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Agide Vandini

LE OTTO CHIESE 1 DELLA STORIA DI FILO
Ubicazione e storia degli edifici di culto nel territorio di Filo

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Note ed appunti utilizzati nella conversazione alla Casa Comunale di Filo di Alfonsine del 5 febbraio 2011

Nota storico-geografica preliminare. Filo, che dava il nome alla strettissima Riviera fluviale (Riperia Fili o Riperia Padi) un tempo adiacente l¶antico letto del Po di Primaro (il cui nuovo percorso oggi è comunemente definito Reno) fu comune autonomo dello Stato Pontificio dal lontano Medio Evo e fino al 1859. Comprendeva tutto il territorio fra San Biagio e Sant¶Alberto includendo Longastrino ed Anita. Oggi le due frazioni ai due lati di Po Vecchio che portano il nome di Filo, una in comune di Argenta(FE), l¶altra in comune di Alfonsine (RA), risultano, rispetto alle condizioni originarie, totalmente risanate dalle secolari paludi e molto ampliate dalle grandi bonifiche e dal riassetto fluviale dei secoli XVIII, XIX e XX. Si compongono di piccole e sparse borgate le cui principali sono: Rossetta, Case Selvatiche, Vallone, Borgo Maggiore, Borgo Ravegnano, Sant¶Anna, Borgo Molino, Chiavica di legno, Garusola. L¶altitudine (o depressione) sul livello del mare varia a seconda delle posizioni, ma all¶incrocio stradale del Borgo Maggiore è di + 3,43 mt. La superficie complessiva del territorio è di 64,65 Kmq di cui 39, 94 nella frazione argentana (73% del totale) e 14,71 nella frazione alfonsinese (27% del totale). Negli ultimi decenni Filo ha subito un fortissimo decremento di popolazione. Al 30 giugno del 2002 vivevano in questo territorio 2.240 abitanti (1.705 nella frazione argentana - 76% del totale - e 535 in quella alfonsinese - 24% del totale -) con una densità per Kmq di 41 ab. (43 nella frazione argentana e 36 in quella alfonsinese).

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Edificio di culto n. 1 - LA CHIESA DI S. MARIA IN FILO
FILVECCHIO E IL DOCUMENTO DELL¶ANNO 10222 Circa l¶originaria collocazione del villaggio di Filus, va ricordato che le fonti storiche3 riferiscono, dopo l¶anno Mille (1022) dell¶esistenza di una chiesa, la Ecclesia Sancta Maria in Filum. La presumibile ubicazione della stessa, sulla base di univoche deduzioni ricavate dalle molteplici fonti documentarie, va considerata presso l¶attuale Borgo Molino. Questa località, a partire dalla seconda metà del Trecento, fu definita Villa Fili veteris ovvero Filvecchio o quartiere vecchio di Filo (1353)4 mantenendo questa denominazione fino a che vi si costruì, nel XVI secolo, l¶imponente molino Bentivoglio5. Ci fu quindi uno spostamento, intorno alla metà del secolo XIV, dell¶abitato principale di Filo dal Borgo Molino verso il luogo ove oggi sorge la terza chiesa di S.Agata, luogo che, per semplicità, nelle mie trattazioni storiche identifico come «Borgo Maggiore». La citazione più antica del toponimo Filus è contenuta nel documento dell¶anno 1022.

(02) particolare del testo con le parole : « eccl(esi)a S(an)c(t)e Marie q(ui) d(icitu)r in Filu(m) »

(01) AA Ra, Pergamena n. 2906 (25 settembre, anno 1022)

Si tratta di un prezioso documento arcivescovile consistente in un atto di concessione livellaria, ossia affittuaria, dell'arcivescovo ravennate Eriberto (1019-1027) ad alcuni coloni di Filo con alla testa Vitale Bergunzo. E¶ documentata con chiarezza l¶esistenza della chiesa di Santa Maria nel luogo chiamato Filo già nell¶anno 1022 e, questa attestazione, che pur non ci permette di conoscere l¶epoca di costruzione della chiesa, ci dà comunque modo di considerarla la più antica di tutta l¶antica Riperia Padi da San Biagio a Sant¶Alberto. Questa la traduzione del testo integrale latino, trascritto dallo studioso Don Ruggero Benecetti6 :
2 Si veda in A.VANDINI, Filo la nostra terra , Faenza, Edit, 2004, pp.38-41. A questo testo si fa riferimento intorno al contesto storico ambientale in cui si collocano le notizie di seguito riportate. In qualche caso il testo originario viene opportunamente rivisto, ampliato e integrato. 3 Il documento medievale e la sua traduzione sono riportati per esteso poco più oltre nel testo e nelle note. Una sua sintesi fu pubblicata in M.FANTUZZI, Monumenti ravennati de¶ secoli di mezzo , Venezia, 1801-1804, I, p. 391. 4 Ovvero «villa Filo veteris Riperiae [...] Quarterio veteris Fili » (Ibidem, III, p. 326). La definizione si trova anche in altri documenti ravennati di fine Trecento. 5 Verso la fine del Cinquecento, nei primi anni dopo la costruzione del Molino Bentivoglio, il luogo veniva ancora d efinito Villa Fili Veteris. (Archivio di Stato Fe, Bentivoglio, Patrim., Lib. 57, Fasc. 35, 15 giugno 1576 Investitio Ill.mo Do.ni Cornelij Bentivoli ab Antonio De Martijs ecc. ). L¶ultima testimonianza di detta denominazione risale al 1593, ed è un appunto che fa parte di un «Estimo di tutto il ferrarese fatto da Giambattista Aleotti detto l¶Argenta», ossia un «Breve sumario di tutte le quantità de i terreni, casamenti ecc. ». Nel fascicolo è inserito un appunto firmato con le quantità di terreno riferibil e alle «infrascritte ville, cioè [...] Fillo Vecchio, Fillo Nuovo, Longastrini, Casalvatiche, San Biagio» (AS Fe, ASC, Patrim ., Libro 29, Fasc. 2). 6 Documento n.75 della raccolta di Don Ruggero Benecetti: « Livello, 1022 settembre 25, Ravenna. Vitale Bergunzo ed altri coloni chiedono a livello all'arcivescovo Eriberto terra e palude nel territorio di Argenta, pieve di San Giorgio. Originale, G 2906 [A]. Reg.: Fantuzz i, I,391, n. 45. Pergamena di mm 250 x 567, leggerme nte erosa al bordo superiore ed inferiore. Rogatario il notaio Onesto (1001 -1028), Buzzi, 45. Manca l'escatocollo. Al posto sei rozzi segni di croce forse autografi. Nel recto, in corsiva del secolo XVIII: "1022 7ber 25". Nel dorso, del secolo XII: "T(e rri)t(orio) Argente, de una lu(n)garia t(er)re". Cf. Buzzi, 45, 157, 176. + HERIBERTUS SERVUS SERVORU(M) D(E)I DIVINA GR(ACI)A ARCHIEP(ISCOPU)S, uti nob(is) Vitale q(ui) v(ocatur) Bergunzo, Petro de Mortizo, Bonaldo Scannavite, Petro de Albare, Petro Gatto, P etro Troncamorso, Dominico Scannavite, Ravenno de Hugo, Martino cognato suo, Ioh(anne)s de Gisa, Gualterio, Bonizo Samanna, Martino Sedazario, nos om(ne)s seu filiis n(ost)ris , libell(ario) nom(ine) concedistis nob(is) rem iuris s(an)c(t)e v(est)re Rav (e nnatis ) eccl(esie), idest una longaria terre iuxta Patorenu(m), cu(m) padule sua iusta se, quod extenditur da caput de Arre usq(ue) estimatu(m) miliariu(m) unu(m) longe ab eccl(esi)a S(an)c(t)e Marie q(ui) d(icitu)r in Fi lu(m), que(m) ad n(ost)ris reservamus manib(us) et da Patorenu(m) usq(ue) ad corio de Aserbale. Et insuper concedistis nob(is) ex alia parte Patorenu(m) da Cur siulo usq(ue) estimatu(m) miliariu(m) unu(m) longe ad ia(m)dicta eccl(esi)a S(an)c(t)e Marie in Filu(m) usq(ue) in padule dom(nica) quanta(m) laborare potuerim(us). Q(ue) s(uprascrip)ta res iuris s(an)c(t)e v(est)re Rav(ennatis) eccl(esie) constit(uto) territ(orio) Argente, plebe S(an)c(t) i Georgii, v(e)l si iuste petim(us) et ab aliis minime detinentur, abend(um), tenend(um), stirpan d(um), cultand(um), pastinand(um), p(ro)paginand(um), ateguo et canal(e) ibid(em) fatjend(um), vos ipsi sup(er)sedend(um), defensand(um), et in om(n)ib(us) meliorand(um), in annis advenientib(us) viginti et nov(em) ad renovand(um), salva sanatjone dom(nica) dand(um), qualiter obtinere potuerimus dom(inacioni) s(an)c(t)e v(est)re Rav(ennatis) eccl(esie) ex die kalendaru(m) septembriu(m). In n(omine) Patris et Filii et Sp(iritu)s S(an)c(t)i. Anno D(e)o propitjo pontificat(us) dom(ni) Benedicti su( m)mi pontifitjs et huniversal(is) pape in ap(osto)l(i)ca sacratiss(ima) beati Petri sed(e) detjmo, sitq(ue) imp(e)r(ante) dom(no) Henrico mangno imp(e)r(atore) in Italia anno nono, die vigesimo q(ui)nto mense september, ind(icione) sexta, Rav(enne). Ita sane ut infera m(us) dom(nice) ratjonib(us) vob(is) v(est)risq(ue) successorib(us) singul(is) q(ui)b(us)q(ue) anni, hoc est terratico de om(n)i labore maiore in ca(m)po cappa(m) q(ui)nta(m) traend(am) p(er) n os ad area et trituland(am), minuto modio sexto, vino amfora(m) tertja(m), arbore pecto ponentem semel postea sit nob(is) coloni cesso. Exenio vero per hunoquoq(ue) anno dare debeam(us) de grano quartariu(m) unu(m), pullo uno, lino madera, huna(m) p(er) unu(m)lque(m)q(ue) petitore. Et abeam(us) lice ntja(m) adtollere

HERIBERTO SERVO DEI SERVI DI DIO PER DIVINA GRAZIA ARCIVESCOVO, davanti a noi Vitale chiamato Bergunzo, Petro de Mortizo, Bonaldo Scannavite, Petro de Albare, Petro Gatto, Petro Troncamorso, Dominico Scannavite, Ravenno de Hugo, Martino cognato suo, Iohannes de Gisa, Gualterio, Bonizo Samanna, Martino Sedazario, a noi tutti, oppure ai figli nostri, concedeste a livello beni di diritto della vostra santa Chiesa ravennate, cioè una striscia di terra vicino al Patorenum [Po di Primaro], con la sua padula [golena, palude], che si estende da Caput de Arre [San Biagio] fino a circa un miglio di distanza dalla chiesa di Santa Maria che è detta in Filo, che riserviamo alle nostre mani dal Patorenum fino al corio di Aserbale. E oltre a ciò concedeste a noi dall¶altra parte del Patorenum da Cursiulo fino all¶incirca ad un miglio di distanza dalla già detta chiesa di Santa Maria in Filo fino alla padula dominicale quanta ne potevamo lavorare. I soprascritti beni di diritto della vostra Chiesa ravennate appartengono al territorio di Argenta, pieve di San Giorgio, che con buon diritto chiediamo e d¶altronde in nessun modo sono occupati, per averli, tenerli, estirparli, coltivarli, pastinarli7, propagginarli [bonificarli?], facendo nel medesimo luogo un canale, abitandovi, difendendolo e migliorandolo in tutto, per i prossimi ventinove anni e con possibilità di rinnovo, salvo risaname nto da dare al signore, nel modo che potremo ottenere dalla signoria della vostra santa Chiesa ravennate. Dato il giorno delle calende di settembre. In nome del Padre e dello Spirito Santo. Anno a Dio propizio del signore Benedetto sommo pontefice e padre universale, nella sacra sede apostolica del beato Pietro anno decimo, regnando il signore Henrico magno imperatore in Italia anno nono, il giorno venticinque del mese di settembre, indizione sesta, Ravenna. In questo modo certamente poniamo sotto le vostre ragioni e dei vostri singoli successori e per i detti anni il terratico di ogni lavoro maggiore di campagna traendone per noi cinque cappe 8 nell¶aia da trebbiare, sei piccoli moggi, tre anfore di vino, un albero sfrondato portato fino a noi dal colono per una sola volta. Ogni anno dobbiamo dare un quartario di grano, un pollo, un panno di lino imbevuto per ogni richiedente. Ed abbiamo licenza di prendere singole case secondo la consuetudine del luogo e campi che ripuliremo, vigne che impianteremo fino ad us ufruire per sei anni dei beni che rendere dobbiamo poi al signore e restituire come sopra si legge. Dedotto tutto il terratico dominicale fin dove la nave dominica possa giungere [fino cioè agli imbarchi o pon tili sul Po]. Esecutori naturalmente la vostra santa chiesa ravennate ossia il fattore e l¶amministratore che dobbiamo incaricare ed il suo incarico egli porterà a termine con onore ed obbedienza. E non abbiano licenza né livello infine tali soprascritti uomini a c oncedere, vendere, ovvero a trasferire in altro rispettabile luogo poiché non intendiamo permetterlo per alcuna ragione. Se veramente la controparte di questo livello tentasse di andarsene prima di un tempo predefinito il contratto s¶intenderà risolto da parte d ella vostra santa chiesa ravennate e prima di dare inizio a qualsiasi lite o interpellanza, si applicherà una penale di due once d¶oro e poi verrà cercata una soluzione rimanendo questo livello nella sua validità. Questo livello viene trascritto nel suo vero tenore da Hon esto, notaio di vostra santa chiesa ravennate, scrivendolo e rogandolo, nel giorno, mese e nella sopradetta indizione sesta, a Ravenna.

E¶ un documento che, oltre a testimoniare dell¶esistenza della chiesa di S.Maria e del luogo chiamato Filo, dà modo di comprendere i rapporti allora in uso nel Medioevo fra contadini e proprietari terrieri. Esso ci permette alcune annotazioni fondamentali: 1. La collocazione geografica della striscia (longaria)9 di terra lungo il Primaro (qui chiamato Patorenum nel largo significato di fiume Po) da San Biagio (Caput de Arre) a circa un miglio dal Molino di Filo (usq[ue] estimatu[m] miliariu[m] unu[m] longe ab eccl[esi]a S[an]c[t]e Marie q[ui] d[icitu]r in Filu[m]). Ne è rimasta traccia evidente nel toponimo locale «Bergunzona», il podere fra Filo e Molino, oggi dei Ravón (Venieri), che dovette appartenere nel secolo XI a Vitale Bergunzo, e che, ancora oggi a quasi un millennio di distanza, è ancora chiamata in catasto col nome del suo primo colono. 2. L¶esistenza di terra coltivabile anche oltre il fiume; i coloni ottengono infatti concessioni nella alia parte Patorenu[m] da Cursiulo [presumibilmente Rossetta di Filo] usq[ue] estimatu[m] miliariu[m] unu[m] longe ad ia[m] dicta eccl[esi]a S[an]c[t]e Marie in Filu[m] usq[ue] in padule dom[nica] quanta[m] laborare potuerim[us]. 3. I campi ottenuti a «livello» risultano fino ad allora incolti (et ab aliis minime detinentur) e ciò pare indicare che si tratti di terreno paludoso recentemente emerso in conseguenza delle torbide fluviali. Per l¶opera di bonifica del terreno si rende quindi necessario un canale di scolo che i coloni si impegnano a
casal(e) singul(o), secund(um) consuetudinem ipsiu(s) lotjs et roncu(m) que(m) roncaverim(us) et vinea(m) q(ue) inibi pastenav erim(us) usq(ue) sex annos fruere debeam(us) nichil in dom(nico) reddere debeam(us), postea reddere debeam(us) sic(ut) sup(erius) l (egitur). Deductu(m) totu(m) terraticu(m) dom(nico) in (i)nt(egro) cu(m) ipso exenio p(er) nos colonis usq(ue) ubi navis dom(nica) potueri p(er)venire. Actorem silicet s(an)c(t)e v(est)re Rav(ennatis) eccl(esie ) et villicu(m) seu et ministerial(e) sussipe re debeam(us) et susseptjone(m) eis facere cu(m) onore et obedientja. Et non abeam(us) licentja(m) unc libell(um) aut s(uprascrip)tas alicui homini dare v(e)l vendere seu transferre aut in alio ven(erabili) loco relinq(ue)re audelam(us) p(er) nullu(m) ingeniu(m) v(e)l argumentum. Si q(ui)s vero pars n(ost)ri contra hunc libell(um) ire temtave[rimus] ante prefinitu(m) tempus p(er )solvere debeam(us) parti s(an)c(t)e v(est)re Rav(ennatis) eccl(esie), ante om(n)e litjs i[ni]tju(m) aut interpell(acionem), pene n om(ine) auri unc(ias) duas et post pene sol(ucionem) man(ente) ic libell(um) in sua [firmitate]. Quos vero libell(os) uno tinore conscripto Honesto not(arium) s (an)c(t)e v(est)re [Ravennatis] eccl(esie) scribend(um) rogavim(us), sub die, mense et ind(icion e) s(uprascrip)ta sexta, Rav(enne).+ + + + + +. 7 Veniva definito pastinatio l¶impianto di nuove viti a carico del colono, un onere che all¶epoca riduceva normalmente il tributo sul vino da 1/2 ad 1/3. 8 Misura romagnola pari a due dozzine ancora in uso ne ll¶Ottocento riferita in particolare a uova, pere o simili ( A. M ORRI, Vocabolario romagnoloitaliano, Faenza, P.Conti all¶Apollo, 1840, p.173). 9 Si tratta di appellativo non infrequente nel nostro territorio. Si sa ad esempio di un altro fondo in Filo, u bicato a Case Selvatiche, territorio di Ravenna, che nel secolo XVI veniva ancora denominato «Le Lungare», e rilevabile nel Protocollo A e di Filo 1566 -1650 concernente i livelli della Mensa di Ravenna. E¶ una concessione livellaria del 23 maggio 1567 iner ente il sito dell'investitura di Domenico Brunaldi di Filo (A rchivio Arcivescovile Ra, Catastrum -A- Investiturarum S. Metropolitanae Ecclesie Ravennae in Riperis Fili Agri Ravennate , c. 5 recto). Il sito porta ancora in catasto il nome del suo concessionario cinquecentesco: La Brunalda.

scavare (ateguo et canal[e] ibid[em] fatjend[um]. Il canale da scavarsi potrebbe essere quel «canale dei Ravennati» che in età Moderna prese il nome di «Canale di Filo» o «Canale del Molino».
CONSIDERAZIONI INTORNO ALL¶UBICAZIONE (A.VANDINI, Filo la nostra terra, cit. p.292-295)

Le fonti che ci consentono la precisa ubicazione della chiesa sono, in primo luogo, le pergamene ravennati datate 121910 e 135011 che indicano la chiesa di S. Maria in Filo molto prossima ad una importante fossa canale collegata al Primaro. Al riguardo sappiamo che, nel basso Medioevo, la fossa canale più importante era quella che in questo luogo prendeva acqua dalla chiavica chiamata a metà Cinquecento «La Rotta» e che il Marchese Bentivoglio ripristinò per dare acqua ai molini e alle risaie ubicate all¶attuale Ca¶ Motta. Dovendosi ritenere l¶antica fossa canale, detta anche «canale dei ravennati», di maggiore importanza rispetto ad ogni altra fossa filese collegata al Primaro, l¶ubicazione dell¶Ecclesia Sancta Maria in località Borgo Molino ne diviene la conseguenza logica. L¶ipotesi è poi confortata da altri documenti della fine del secolo XIV ed anche da considerazioni e testimonianze di altra fonte12, sicché se ne deve conseguentemente dedurre che l¶insediamento antico si trovasse intorno alla chiesa in località Borgo Molino, poi denominato, nel corso del Trecento, quartiere vecchio di Filo, allorché l¶abitato principale si spostò verso ovest, ossia nell¶attuale Borgo Maggiore 13. Del resto, anche il ravennate Fantuzzi (1740-1806) non ebbe dubbi sulla identificazione del complesso della chiesa di S.Maria con la chiesetta (Sant¶Agata I) ancora esistente alla sua epoca, vicino al Canale de¶ Ravennati, il corso d¶acqua che, a partire dal secolo XVII troviamo denominato Canale dei Molini di Filo. Anche le testimonianze contenute nelle Sacre Visite del secolo XVII14 , portano a ritenere con univocità l¶ubicazione della chiesa di S.Maria in Filo al Borgo Molino, chiesa citata nei documenti ravennati fino al 137315 , epoca in cui fu affiancata da altro edificio di culto dedicato a Sant¶Agata (Sant¶Agata I che vedremo
10 Si riporta uno stralcio del documento:« An. 1219 Privilegium Venerabilis D. Simonis Archiep. S. R. E. concedentis D. Archidiacono, & Cardinalibus ejusdem Ecclesie. [« ] Item Ecclesiam S.. Marie in loco Fili cum decimis & pr imitüs omni oblatione sua vivorum, & mortuorum, & omni possessione sua & cum fossa canale terris, vineis pratis pascuis silvis campis & c. Dat. Rav. Kal. Augusti 1219 in Palatio Archiepiscopatus» (M. FANTUZZI, op. cit., II, p. 290). La chiesa fu inoltre oggetto di atti di conferma datati 1195 ( Ibidem, II, p.290) e 1262 ( Ibidem, II, p. 215) 11 Index Ecclesiarum Monasteriorum, Hospitalium & C. quorum habetur mentio in veteri extimo anni 1350 circiter. [« ] N. Nel mento vato Cattastro fra le partite di S.Maria di Filo si legge la seguente: Item habet in fundo Filinucli unam tornat. Sex perticas sex pedes & septem uncias terre arative, tres perticas, tres pedes, tres uncias, & tres punctas vineis & sex tornat. Paludis iuxta Ecclesiam de Filo dictam Benvenutam . . . . . padum, & Canale Ravennatum & C. Questo Canale de¶ Ravennati si vede vicino alla Chiesa di S.Maria in Filo tuttavia esistente, e perciò alla s inistra del Po di Primaro. [« ] (M.FANTUZZI, op.cit., VI, p.131). Il termine «Benvenutam» p otrebbe riferirsi alla palude (ultra) padum, oppure, più verosimilmente, alla costruenda Ecclesia poi dedicata a S.Agata (I) nei pressi del Padum. 12 Secondo altre pergamene citate dal Bertoldi ( F.L. BERTOLDI, Memorie Storiche d¶Argenta ., cit, III, parte 1, p. 43) del 1367, 1390, 1391, Filvecchio non potrebbe che identificarsi con la parte confinante con Fossa Pudola (o Putrida), località a sinistra Primaro oltre la Fossa M enata di Longastrino. Si tratta di documenti «già esistenti presso i signori Aleotti di Argenta, ed ora per loro dono appresso di me» ove «si denomina ancora Filo antico, Filvecchio ± pectiam unam terre etc. positam in districtu Rav. in Riperia Padi in villa fili veteris ± Actum in comitatu Raven. In villa fili veteris ± una petia terre etc. posita in territorio Raven. in fundo fossapudole sive fili veteris « ». Egli giunge a ritenere che possa trattarsi dello stesso luogo, una supposizione evidentemente sbagliata poiché sia Filo che Fossa Pudola sono entrambi citati in doc umenti molto anteriori. Di ciò sembra tener conto anche il Malagù, secondo il quale si potrebbe pensare ad una diversa ubicazione del nucleo abitato. (Cfr. U. MALAGÙ, Guida del ferrarese , Verona, Giacometti, 1967, p. 172). Della collocazione dell¶antica c hiesa di S.Maria al Molino sembrano poi esser certi sia Don Cellini che annotò : «« al di là dei Molini di Filo, ov'era un tempo la Parrocchiale » (v. anche nota seguente ) e Mons. M.Mazzotti che scrisse: «Sino al 1525 la chiesa parrocchiale era sita nella lo calità chiamata ³Molini di Filo´, ma essa nel sec. XVI non era più dedicata alla Madonna, bensì alla martire catanese S. Agata, il che fa pen sare che non si trattasse più della chiesa già ricordata nel 1022. Avvalora l¶ipotesi il fatto che la chiesa antica è sempre detta in territorio argentano [ci si riferisce evidentemente alla dipendenza di S.Maria dalla Pieve di S.Giorgio indicata nell¶anno 1022] e che quando fu costruita dove oggi è, fu costruita i n terreno già della chiesa» (M.M AZZOTTI, Itinerari della sacra visita , «L¶argine», 24 settembre, 1955 ). 13 Una conferma viene anche dalla Descriptio Romandiolae di pochi anni dopo (1371) ove si riscontra alla Villa Riperie Fili (Filvecchio) un numero di focularia (25) ridotto rispetto a Villa Lombardia (40). Circa le ragioni dello spostamento del centro di Filo verso ovest e della costruzione di una nuova chiesa di Sant¶Agata nel Borgo Maggiore, si può supporre che, con l¶interrimento del Morticium fossero ormai venuti meno ostacoli ad una espansione verso ovest e che, per questa ragione, si sia dato luogo ad una sostanziale fusione con l¶abitato di Villa Lombardia, o quanto meno con le sua parte orientale. Un¶altra spiegazione potrebbe individuarsi in effetti differenziati della peste nera che, come sappiamo ebbe a colpire anche il nostro territorio alla metà del Trecento. Dello spostamento si occupò anche Magrini nelle sue ottocentesche memorie: «Nuova chiesa di Filo. La nuova chiesa di Filo fu eretta nell¶anno 1507 [Don Cellini indica il 1525] al borgo sup eriore. La chiesa vecchia era situata in prossimità dei mulini di Filo, e precisamente ove trovasi oggi il casino padronale Rampi, oltre il canale alla sinistra della strada Comunale» ( L.M AGRINI, Memorie storico-conologiche, Casalecchio, Grafis, 1988, p.139). 14 Si tratta di documenti in cui S.Agata Vecchia in località Molino viene definita l¶antica chiesa Parrocchiale di Filo. Disponi amo in proposito di altre testimonianze. Nell¶anno 1684 troviamo fra i beni della chiesa: «[« ]Nam D. Georgius et Fratres de Tarronis Ravennatensis solvunt quotannis baioch. 43 et [« ] petia terrae positam in hac villa in loco dicto S.Agata Vecchia, confinia sunt bona dicta S.Agata, et dicti SS. De Tarronibus [« ]» (AA Ra, Sacra Visita, Miscellanea, Tomo 189 (1bis), 1684, p. 375 verso). In un documento di fine Settecento la chiesetta viene così descritta: «Oratorio dedicato a S.Agata di ragione della già casa Tarroni di Ravenna ora del Signor Ruggini (AS Fe, Miscellanea Migliori, Tomo 33, LXXVI, doc . 1). Nell¶anno 1823, fra i «Proventi e legati della Compagnia del S.S.Sacramento», venne annotato dal Parroco di Filo, «Un livello di un pezzo di terra post o in luogo detto S.Agata vecchia, [che] confina da una parte [con] le ragioni una volta della Chiesa Parrocchiale ed ora per permut a alli signori Bruggini, olim Tarroni di Ravenna [...]» (AA Ra, Sacra Visita, n. 20, anno 1823, c. 893). 15 E¶ questa l¶ultima citazione della chiesa di S.Maria in Filo rintracciata. Atto datato 13 maggio 1373 (AS Ra, Memoriale XXII, c.92 v.).

successivamente), che ebbe forse inizialmente finalità di culto specifico verso la Santa protettrice dalle catastrofi e che poi al crollo e alla rovina della chiesa più antica (XVI secolo) divenne, chiesa parrocchiale. Le deduzioni lasciano ben pochi margini di incertezza ed i dubbi rimanenti intorno alla continuità o discontinuità degli edifici di Borgo Molino (S.Maria e S.Agata in Filvecchio) sciogliere soltanto all¶eventuale rinvenimento di qualche resto della prima chiesa, o della annessa necropoli medievale16. L¶immagine della chiesa di Santa Maria in Filo e degli altri edifici di culto di età medievale ci sono state tramandate dal disegno veneziano datato 1460:

(3) - Particolare Chiesa di S.Maria

(4) ± Particolare dell¶Hospitale di Filo e chiesetta annessa .

(9)- Il disegno veneziano risalente al 1460

Edificio di culto n. 2 - L¶ HOSPITALE DI SAN GIOVANNI IN FILO

SAN GIOVANNI BATTISTA Giovanni il Battista, santo, predicatore e profeta (sec. I d.C.) ricordato nei Vangeli come colui che annunzia la venuta del Messia, è, n ella storia della Redenzione, tra le personalità più singolari: è l'ultimo profeta e il primo apostolo, in quanto precede il Messia e gli rende testimonianza. «E¶ più che un profeta - disse Gesù - egli è colui del quale sta scritto: µEcco io mando il mio messaggero davanti alla tua faccia, per preparare la tua via dinanzi a te¶». Fustigatore dell'ipocrisia e del malcostume, pagò co l martirio il rigore morale che egli non solo predicava, ma metteva in pratica, senza cedimenti anche di fronte alla minaccia di morte. Arrestato per ordine di Erode Antipa, di cui egli biasimava la condotta lussuriosa con la cognata Erodiade, fu fatto dec apitare su richiesta di Salomè, figlia di Erodiade. Di questo prototipo del monaco e del missionario, la Chiesa ricorda il 24 giugno la nascita, ed il 29 agosto il martirio. Attributi frequenti del Battista sono un medaglione in cui è raffigurato l¶agnello , simbolo di Cristo, ed una croce a cui è legato un nastro con la scritta: «Ecce agnus Dei»

(05A) Una effigie del Santo

16 Giova qui riportare la testimonianza dei Coatti ( Bis n) che abitano da generazioni l¶antico podere S.Agata, ove la madonnina della facciata recava la data del 1660. Essi sostengono che nel campo ad est della casa furono rinvenuti in passato ossa e resti di un cimite ro. Si tramanda inoltre di una chiesina nei pressi. Pare che qualcosa ancora esista in proprietà Petronici. Infine, essi ricordano che, in quella posizione, durante passati lavori di aratura, furono rinvenute molte pietre.

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° L¶antico Hospitale di S.Giovanni in Filo (L¶Irôla, 8-gennaio 2009: www.filese.blogspot.com ) Note storiche alla luce di vecchi e nuovi documenti di Agide Vandini
(http://www.scribd.com /doc/9695193/LAntico-Hospitale-Filo)

Intorno all¶antico Hospitale filese ho riportato le notizie storiche raccolte nel volume che pochi anni fa ho dedicato alla storia del territorio17. Alcuni documenti ritrovati di recente nell¶Archivio Parrocchiale di Filo18 permettono ora di chiarire qualche incertezza e di riempire qualche vuoto. E¶ perciò il caso di riprendere il tema, allo scopo di approfondirlo e di capire meglio perché tale Hospitale sorse nel territorio filese, quale funzione ebbe ad avere nell¶arco dei secoli, ed anche come e perché, ciò che rimaneva di questa struttura, finì per essere definitivamente soppresso ed eliminato a fine Ottocento.

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Particolare di Carta del ravennate di Vincenzo Coronelli (1650 -1718) tratto da A.VANDINI, L¶antico comune della Riviera di Filo, Ferrara, SATE, 1981, p. 26. La carta, imprecisa nelle distanze e nella distribuzione dei luoghi fra la Bastia e Menate, indica la presenza, ancora nel secolo XVII, dell¶«Ospitale di Filo» in posizione mediana fra Fil o e Case Selvatiche.

Fu in posizione intermedia fra Filo e le Case Selvatiche, ad ovest dell¶attuale «Via Dosso Bindella», in località ancora oggi detta di San Giovanni, che sorse in età medievale l¶importante luogo pio19. La struttura, nell¶elenco delle chiese ravennati dell¶anno 1350, fu denominata Hospitale di S.Joannis Baptiste de Villa Lombardia Riveriae Padi. Era con la denominazione di Villa Lombardia, infatti, che si indicava in epoca medievale la località20, posizionata lungo una Riviera del Po di Primaro piuttosto popolata e fiorente e che, a metà del Trecento, annoverava, da Ovest ad Est, fra San Biagio e la Menata di Longastrino, questi villaggi: Sabbionara, Case Selvatiche, Villa Lombardia e Filvecchio, quest¶ultimo poi chiamato, a partire da fine Cinquecento, Molino di Filo21 .

Dove e per quale funzione sorsero Hospitales e Xenodochia Il lemma dell¶italiano corrente «ospedale» deriva, come si sa, dal latino ³hospitale´; ³hospitalia´ infatti erano le stanze destinate agli ospiti. Fu nel periodo carolingio che la voce ³hospitale´ sostituì quella greca
A.VANDINI , Filo la nostra terra , cit., pp. 218-223. Ricerche e trascrizioni di documenti effettuate in collaborazione con Beniamino Carlotti. L¶ubicazione dell¶ Hospitale fu indicata anche da G.B. Aleotti che, intorno all¶anno 1600, nell¶ambito delle misurazioni della profondità del Primaro, ne annotò una, per la sua nota «Difesa», «Dritto San Giovanni», ovvero in posizione intermedia fra «Ca' Salvatiche» e la «Chiesa di Filo». 20 Si vedano nel testo già citato le innumerevoli notizie intorno a Villa Lombardia (Ibidem, pp. 37ss, 215ss ed altre). 21 Si rimanda ogni approfondimento su formazione e popolamento del territorio, al testo già citato ( Ibidem, pp. 42 ss.).
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di ³xenodokéion´ (xenodochium) per gli ospizi destinati ai pellegrini; soltanto molto più tardi il termine assunse il significato di luogo di cura per gli ammalati e di ricovero per i poveri, sicché hospitale e xenodochio furono per molto tempo intercambiabili. Lo xenodochio nel Medioevo era quindi una struttura di appoggio per i viaggiatori, adibita ad ospizio gratuito per pellegrini e forestieri, solitamente posta sul percorso di una via di pellegrinaggio, gestita di norma da monaci che offrivano alloggio e cibo. Dallo xenodochium-hospitale si differenziavano altre strutture quali il nosocomium (dal greco ³nosocomeion´), una tipologia di ospizio destinato esclusivamente ai malati, nonché i lazzaretti e lebbrosari, luoghi, come si può intuire, destinati alla separazione e alla segregazione istituzionalizzata dei malati.

La funzione dell¶Hospitale di Filo L¶ospizio di S.Joannis in Filo fu senza alcun dubbio uno xenodochium-hospitale. La stessa dedicazione al santo appare coerente con questa funzione22 . Della precisa qualificazione si ha conferma, ormai in epoca moderna, in due annotazioni di avvenuto decesso reperite nell¶apposito registro parrocchiale a fine Seicento. Nella prima di queste il defunto, già ricoverato all¶ospizio, è un viaggiatore colpito da lebbra e da febbre maligna (malaria si direbbe); nella seconda si tratta invece di un abitante della Parrocchia, anch¶esso colpito da febbri maligne. In entrambi i casi, il luogo pio viene indicato proprio come xenodochio:

(07) Trascrizione: Anno Domini 1698 Die 8 Marciis. Joseph olim Francisci Bondoli, ex oppido vulgo nuncupatus Russi Romandiolae, aetatis suae annorum circiter quadragintasex, ut ille mihi infrascripto Rectori vetulis, hac transiens Ferrariae versus, «. Militandi in castro illius civitatis, in xenodochio huius Parochia, cui titulus Sancti Joannes Baptistae infirmatus est ex morbo Leprae nec febris malignae, quae Reverendo Domino Antonio Cesari Cappellanus huius ecclesia die tertia supradicti vite sua pendis errata, nec eundem sacri olei unctione die sexta eiusdem roboratus, in Comunione Sactae Romane Matris Ecclesiae vita in morte commutavis, cuius corpus sepultu s est in Coemeterio huius ecclesia. Etc. Traduzione: Nell¶anno del Signore 1698 il giorno 8 marzo. Giuseppe del fu Francesco Bondoli, della cittadella volgarmente chiamata Russi della Romandiola, dell¶età di quarantasei anni circa, [annoto io] sottoscritt o Rettore anziano, [che] transitando verso Ferrara, e militando nel centro di quella città, nell¶ospizio di questa parrocchia, chiamato San Giovanni Battista, ammalato di lebbra e febbre maligna, fu da Don Antonio Cesari, cappellano di questa chiesa, il giorno 3 del mese corrente, giudicato in fin di vita, data la sacra unzione, e il giorno sei, in Comunione con la Santa Madre Chiesa, la vita sua si commutò in morte e il suo corpo fu sepolto nel cimitero di questa chiesa. Ecc.

22 Essa richiama infatti l¶ospizio ricostruito in Terrasanta nel 1023 da alcuni mercanti di Amalfi e Salerno sul luogo del monastero di San Giovanni Battista, alo scopo di servire i pellegrini cristiani che intendevano visitare i paesi e i luoghi dove Gesù era nato, vissuto, morto, risorto e asceso al cielo. Quella struttura era gestita da monaci benedettini.

(08) Trascrizione: Anno Domini 1700 Die 29 Aprilis. Dominicus olim Joannis De Fabris huius Parochia aetatis suae Annorum circiter quinquaginta septe ultimo loco mora trahens in xenodochio Santi Joannis Baptistae advenis esse finivis, cuius corpus sepultus est in Coemeterio huius Ec clesia. Ex hoc saeculo migravit ex infirmitate febris malignae mihi suo Rectori vitae coinfessus die vigesima septima supradicti, Sanctissimo Sacramento pro viatico Rev. Georgius Zenus Capellanus die seguenti refectus, nec ab eodem ipso die sacri olei Unctione roboratus ad Animae suae commendatione etc. Traduzione. Nell¶anno del Signore 1700, giorno 29 aprile. Domenico, figlio di Giovanni de Fabris di questa parrocchia dell¶età di cinquantasette anni circa, entrato come ultimo luogo secondo gli usi nell¶os pizio di san Giovanni Battista, ivi finì la sua vita, il suo corpo fu sepolto nel cimitero di questa chiesa. Da questa vita migrò dopo malattia per febbre maligna e confessò a me suo parroco il giorno 27 di detto mese, lo stesso giorno gli fu concesso il Santissimo Sacramento tramite viatico da Rev. Giorgio Zeno cappellano e il giorno seguente gli fu data l¶estrema unzione per la redenzione della sua anima ecc.

Il perché dell¶ubicazione della struttura nella Riperia Padi, va innanzi tutto ricercato nell¶importanza rivestita dal Po di Primaro in età medievale sia come via di comunicazione fra Ravenna e l¶Alta Italia, sia come luogo di produzione e smercio del sale, data la contiguità con le Valli di Comacchio e le loro acque saline23. Va da sé che le popolazioni emiliane, lombarde e piemontesi che verso l¶Adriatico portavano merci, principalmente lana ed armi, da qui si approvvigionassero di sale, materiale prezioso, «oro bianco» indispensabile per l'alimentazione e per la conservazione dei cibi, di difficoltoso reperimento nelle regioni del settentrione lontane dal mare. Questo commercio si sviluppò prevalentemente lungo il Po ed il suo braccio più meridionale, considerato che in pianura il trasporto si effettuava per via fluviale per limitare i costi e venivano utilizzate allo scopo grandi chiatte in grado di trasportare notevoli tonnellate di sale per ogni carico. La riviera del Po di Primaro costituiva una importante e vitale via di comunicazione, un tratto obbligato anche per chi proveniva dalla navigazione interna e consentiva di raggiungere, oltretutto, importanti luoghi religiosi come quelli ravennati. Ciò determinava certamente la presenza di «pellegrini e romei», come testimonia la novella che qui ambientò il Sacchetti nel suo Centonovelle, una comica vicenda che egli ambienta nell¶Hostaria di case Selvatiche, all¶epoca della Peste Nera di metà Trecento24. Da quanto si è cercato di esporre, si comprende l¶importanza dei traffici di persone e di merci che in età medievale dovevano interessare il tratto fluviale, fino a spiegare convenientemente il posizionamento di un Hospitale a metà strada fra Ravenna e Ferrara. A queste considerazioni ne vanno poi aggiunte altre in ordine alla morfologia di un territorio paludoso, soltanto in parte emerso fra il fiume e le valli, che offriva spazi isolati di terra da bonificare, luoghi ricchi d¶acqua e di cibo, idonei al raccoglimento ed alla preghiera, terre all¶epoca pressoché integralmente di proprietà della Chiesa ravennate, che qui insediò una importante ed accertata presenza di monache, ossia il Monastero dei Dossi25.

23 Circa l¶importanza e l¶estensione della fabbricazione di sale nella Riviera del Po si veda, nel testo già citato, il capitolo Ibidem, pp.123-128. 24 Ibidem, pp. 170 ss. 25 Intorno al convento dei Dossi, si vedano disegni e notizie nel testo già citato ( Ibidem, pp.244 ss.).

«Tracce di antiche saline»,

Come si reggevano e come funzionavano queste strutture26 Gli xenodochi in origine erano luoghi sottoposti a due forme di autorità: quella vescovile, corrispondente al potere spirituale, e quella temporale, costituita da Ordini religiosi, da Consorzi ed Opere Pie. Il potere temporale eleggeva un responsabile che prestava giuramento e rendeva conto dell¶operato al vescovo. Al rettore dello xenodochio, laico o monaco, competeva la responsabilità del buon funzionamento dell¶ospizio. Egli sovrintendeva ai beni mobili ed immobili, agli ammalati e ai pellegrini, così come alla disciplina del complesso. Aveva l¶autorità di scacciare ospiti indegni, di infliggere pene pecuniarie e di arrestare eventuali colpevoli di furti o di atti di disonestà. Il sostentamento materiale derivava soprattutto da lasciti testamentari, particolarmente di beni immobili, appezzamenti di terreni od edifici. Architettonicamente gli elementi specialistici dello xenodochio erano in genere: grandi cameroni e qualche stanza singola, l¶oratorio, il portico, le stalle per le cavalcature ed il pozzo, o comunque la possibilità di attingere facilmente acqua potabile, indispensabile per l¶igiene dei singoli e del complesso. All¶esterno, in posizione ben visibile, questi edifici recavano simboli della loro funzione ricettiva, in genere ³pezzi´ legati al cibo, come pestelli in pietra per il sale, scodelle e ciotole in ceramica smaltata a colori, oggetti che indicavano al viaggiatore la possibilità di sosta e di ristoro27. Era un simbolismo che ovviava all¶uso di scritte, del resto incomprensibili alla maggioranza analfabeta dei viandanti. Nel basso medioevo i pellegrini erano di norma dotati di lettera di presentazione redatta da autorità ecclesiastiche, esibita al Rettore dello xenodochio come credenziale. Dal dovere di protezione dell¶ospitante verso l¶ospitato, derivavano implicitamente anche dei diritti. Il principale era quello che permetteva di divenire possessore dei beni del viaggiatore se questi moriva durante il soggiorno nell¶ospizio. L¶ospitalità per i forestieri era praticata anche presso i monasteri femminili. Come si presentava l¶Hospitale di Filo L¶aspetto esteriore della struttura ci è offerto dall¶arazzo veneziano (Archivio di Stato Venezia, dis.177) ove tutta la Riperia Padi fu ritratta a metà Quattrocento. Di questo disegno si riporta il particolare riguardante il territorio filese:

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26 Quanto riassunto in questo paragrafo proviene da M. L. BELLONI , Hospitales e xenodochi: mercanti e pellegrini dal Lario al Ceresio, Sampietro Editore, Menaggio, 1997, pp.52,62. 27 In epoca più tarda e in tempi più evoluti, alcuni xenodochi esposero una valva di conchiglia secondo l¶iconografia pittorica dei Santi pellegrini od elemosinieri.

A quanto si può desumere dal particolareggiato disegno, il complesso dell¶Hospitale comprendente anche la chiesetta dovrebbe corrispondere alle costruzioni raffigurate a sinistra dell¶abitato e della chiesa parrocchiale a nord del fiume. Qualche dettaglio intorno al luogo religioso ed assistenziale si legge nei rapporti delle vi ite pastorali s effettuate dagli arcivescovi ravennati nel nostro territorio. In una di queste (15 maggio 1571) si indica la necessità di alcuni interventi: «Che si faciano due vitriate alle fenestre del altare, un paro de lenzuoli p(er) uso del hospitale, che si faci la spesa over(o) scabello del altare, che si metta dentro il vaso de l¶acqua, che si faci una tela da coprire l¶ancona del altare, che si tengano dei letti di piuma ed i suoi fornimenti p(er) aloggiar i poveri[...]»28 . In un¶altra successiva occasione, durante la visita pastorale dell¶Arcivescovo Cristoforo Boncompagni alla chiesa di Filo del 15 ottobre 1613, risulta che l¶ospizio disponeva di una chiesetta unita alla parrocchia di Filo. L¶oratorio viene detto piccolo, posto a breve distanza dal Po. Sul suo altare si venerava l¶immagine di San Giovanni Battista, precursore del Signore. L¶Ospizio, in quell¶anno, consisteva di un edificio con due sole stanze, in una delle quali si trovavano due letti per gli eventuali pellegrini29.

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Attività svolta e dipendenza gerarchica Dell¶importante attività di assistenza svolta dal luogo pio fino a tutta l¶Età Moderna, si ha percezione dalle note delle ricorrenti Sacre Visite. Quanto alla dipendenza gerarchica, ben poco funzionale doveva apparire ai suoi gestori quella di dover render conto al Vicario arcivescovile di Argenta, una subordinazione di cui si ha notizia nell¶anno 1580, quando, nella sua visita, Boncompagni Arcivescovo della Città et Diocesi di Ravenna annota: «Visitavit Hospitale S.Ioannis de villa Fili cuius cura habent homines dicta villa in duo massarijs eligunt [«] et habet in redditu circa libras 40 et habet dictus S.Johannis hospitandi peregrinos et reddunt rationem quotamque Vicario Argenta[ ]»30 (Ho visitato l¶Hospitale di San Giovanni in Filo tenuta dalla parrocchia, gli abitanti di quel paese eleggono due massari [ ] hanno un reddito di circa 40 lire ed è in grado di ospitare, detto S.Giovanni, i pellegrini, e devono rendere conto al Vicario arcivescovile di Argenta). Che questa dipendenza causasse inconvenienti, lo si apprende da quanto scriveva diversi anni dopo il massaro dell¶Hospitale di Filo all¶arcivescovo di Ravenna Guinigi (1674-1691):
Piacque al fu Ill.mo e R.mo Monsignor Marcellini di felice memoria, suffragane o dell¶E(minentissi)mo e R(everendissi)mo Cardinale Altieri già Arcivescovo di Ravenna, in occasione di visita, decretare, che da massari pro tempore dell¶Ospitale di Filo Diocesi di Ravenna, non si spendessero denari a beneficio de gl¶infermi [...] senza il placet [...] di monsignor Vicario Arc(ivescovi)le residente in Argenta, al che riuscendo di grave incomodo a detto Ospitale, a causa della distanza del luoco, per il che molte e molte volte detti infermi, e in specie li passaggeri che ponno esser aiutat i con quelle carità che sono necessarie. Pertanto Arcangelo Bondioli al presente massaro di detto venerabile luoco supplica la bontà di V.S. Ill(ustrissi)ma e R(everendissi)ma ordinare che in avvenire non sia d¶uopo portarsi in Argenta per aver il consenso di detto Monsignor Vicario per l¶effetto suddetto, ma che liberamente da detti massari pro tempore possino con saputa del R(everen)do Rettore di Filo somministrarsi le carità necessarie a detti infermi passeggeri »31.

La gestione amministrativa Nell¶inventario dello «Stato delle Anime della Parrocchia di Filo» dell¶anno 1750 il rettore di S. Agata annotò: «L¶Ospitale di S.Giovanni Battista di Filo esige d¶annua entrata scudi ventitre, 36 e quattro (Scudi 23.36:4)». Nel successivo elenco dei parrocchiani, raggruppati per ogni casa di abitazione indicata col nome del proprietario, vi si scorrono i nominativi censiti presso l¶Hospitale e la tipologia di presenze fa pensare ad un luogo di accoglimento di pellegrini e bisognosi. Su questo aspetto e sulle condizoni i dell¶intero complesso è interessante riportare alcuni brani del rapporto di visita arcivescovile nello stesso anno 1750:
«Semplice visita alla Chiesa di S.Giovanni Battista ed Ospedale annesso. [...]Altare: trovato decentemente custodito. Vasellam e sacro e suppellettili : lodati. Oneri : consistono in quattro messe, che celebra il Parroco di Filo alle ricorrenze annuali di S.Antonio Abate, il giorno della Natività di San Giovanni Battista, nella festività di S.Lucia, nella festività di S.Giovanni
Archivio Arcivescovile Ra venna, Sacra Visita, Prot. I, 1571, c.27 verso. M.M AZZOTTI, Itinerari della sacra visita , «L¶argine», 24 settembre 1955. 30 Archivio Arcivescovile Ravenna, Sacra Visita, Tomo II, anno 1579 -1580, p.88 verso. 31 Archivio Arcivescovile Ravenna, Diversorum, Pr ot. 8 c. 530.
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Evangelista. Ospedale: due lettini sono distesi per i pellegrini ed i davvero poverissimi, seppure in strettezze, preziosissimo.C onti dell¶amministrazione: Verificati, e controllati insieme ai conti amministrativi degli altri Pii Istituti della Chiesa di Filo » .

Quanto ai beni patrimoniali di cui disponeva l¶hospitale, si hanno notizie fin dal Quattrocento. In un estimo (adequatio) del clero del marchesato ferrarese risalente all¶anno 1410, e contenente una serie di beni ecclesiastici di varia allocazione geografica, si trova elencato: «Hospitale S.Johannis de Fillo s. 0, d.0, q. ½ (0)». L¶ospedale, come altri del resto, aveva un «incontroverso carattere di personalità giuridica ecclesiastica ed era perciò soggetto al regime contributivo proprio dei luoghi religiosi»32. Dalla stessa fonte apprendiamo specifiche notizie intorno ad alcuni antichi lasciti:
«San Giovanni di Filo, ricorre nella adequatio del 1410 con la quota di mezzo quarto di denaro, corrispondente ad un reddito d i appena soldi 10. Era attivo ancora nel 1469, quando l'ospedale fu nominato erede universale da Lena, moglie di Peregrino, con testamento del 24 luglio, notaio Aventi Bongiacomo, rogato nello stesso ospedale ».

Da un¶antica Mappa arcivescovile delle proprietà alla destra del Primaro, risulta in epoca più tarda, nell¶anno 1703, che l¶«Ospitale di S.Giovanni» possedeva anche una striscia di terreno che dalle rive del Po conduceva fino alle adiacenti valli ravegnane all¶altezza dell¶odierno Cimitero. Tale striscia di terreno, dalla forma di un largo sentiero, in tutto poco più di 21 tornature, pare indicare un antico diritto di sfruttamento delle risorse vallive da parte dell¶Hospitale. La pianta della Possessione Cobianchi (anno 1819), che qui si riporta, indica poi, ai suoi confini, sotto le ragioni dell¶«Ospitale di S.Gio(vanni) Bat(tis)ta di Filo» una larga porzione di terreno «pascolivo e vallivo» a sud ed a ovest della casa dei Dossi fino all¶attuale «via Tamerischi». Si tratta verosimilmente del corpo di terreno «seminativo, pascolivo e vallivo situato nella Parrocchia di Filo» che l¶Ospedale di San Giovanni in Filo, ormai in via di liquidazione, cedette all¶asta al Conte Francesco Massari il 20 novembre 1870.

(10) Pianta della Possessione Cobianchi 1819 ± particolare. (Archivio di Stato di Ferrara, documento rintracciato dal sig. Bruno Folletti. Posizione archivistica non annotata )

La fine dell¶Hospitale Il ridimensionamento della struttura ebbe inizio con le leggi napoleoniche e con le depredazioni del patrimonio ecclesiastico che ne derivarono a fine Settecento. Il racconto del lungo declino che portò alla chiusura dell¶attività, alla riduzione a semplice oratorio, ed infine alla vendita a privati della costruzione rimasta, è tutto nel documento datato 1860, reperito di recente fra le carte dell¶Archivio parrocchiale di

32 A. FRANCESCHINI, Il sapore del sale: ricerche sulla assistenza ospedaliera nel secolo XV in una città di punta. Ferrara , Ferrara, Deput. Prov. Ferrar. St.Patria, 1981, s.IV, Vol. I.

Filo. Esso può testimoniare di quanto sia stata dolorosa, all¶indomani dell¶Unità d¶Italia, la rinuncia da parte del rettore di S.Agata in Filo, a questa attività assistenziale svolta per secoli.

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Ecco la completa trascrizione del documento:

Legazione di Ferrara. Comune e Parrocchia di Filo. Questo giorno 4 febbraio 1860. Eravi una volta nel Comune e Parrocchia di Filo un Ospedale chiamato di San Giovanni e l¶annessa sua amministrazione arricchita di alcune possessioni e censi. All¶epoca di Napoleone I° questi beni furono indemaniati, e non rimase che la chiesa di san Giovanni colla casa appresso ed un appezzamento di terra incolta e pochi censi, da cui si ricavava un¶annua rendita di una trentina di scudi depurati: somma riconosciuta allora necessaria al mantenimento della chiesa, casa, altare e legato di S.Giovanni. Da quell¶epoca in poi ha conservato il detto Ospedale il nome di Oratorio di San Giovanni e anche abusivamente Pubblica Beneficienza. I Parroci però pro tempore non hanno mancato di tenere una piccola amministrazione a parte e di distribuire ed erogare ai poveri ed infermi della parrocchia ciò che rimanevano dopo avere occorso alle spese della chiesa, casa, altare e legato di San Giovanni. Ora una Commissione Municipale presieduta dal Sig. Vandini di Argenta si è fatta a chiedere, in nome del Governo presente, l¶Amministrazione di questo luogo pio; e con minacce replicate di arresto e di pene me l¶ha carpita dall¶Archivio Parrocchiale, a viva forza a cui non ho potuto positivamente oppormi, come chè abbia replicatamente protestato contro l¶ingiusta spoliazione dei diritti della Chiesa e dei Vescovi. Egli è solo al ratto e alla violenza, che io cedo l¶Amministrazione di San Giovanni, e faccio formale protesta alla presenza di Dio contro questo atto ingiusto e violento; ed inoltre appello al buon senso pubblico non essere il presente luogo pio nella categoria dei beni di Pubblica Beneficienza ricercati, come rilevasi dall¶esposta narrativa. Intendo però e voglio, che dalla nominata Commissione mi sia fatto un regolare Inventario delle carte toltemi in doppio originale, e che la presente protesta sia inserita nell¶atto pubblico,che sono per eseguire, firmato da ambo le parti. In fede. 4 Febbraio 1860. Don Giacinto Tazzari, Parroco di Filo ed Amministratore di San Giovanni.

Le ultime tracce L¶inventario dei beni della chiesa di Don Cellini, parroco di Filo, datato 20 aprile 1890, riporta fra gli altri:
«...Il secondo soppresso è l¶Oratorio di S.Giovanni Battista posto vicino all¶argine sinistro del Primaro abbandonato e che guarda colla faccia la strada comunale di Fil dalla parte di settentrione. Di questo o Oratorio essendosi impossessato la Congregazione di Carità di Argenta, mentre era un luogo pio, fin dall¶anno 1860, fu dalla medesima Congregazione venduto nell¶anno 1871 ad un certo Squarzoni Stefano di Filo, il quale lo ha reso in uno stato di abitazione«» Nella mappa catastale di quel periodo, nelle adiacenze di Cà Fabbri, è infatti annotato a matita il nome di Squarzoni Stefano33. L¶attività del vecchio ospizio, sotto il nome di «Istituto San Giovanni di Filo», divenne parte delle Opere Pie amministrate dalla Congregazione di Carità di Argenta che ne amministrava i beni34. L¶ultima testimonianza dell¶Hospitale ci è fornita, sul finire dell¶Ottocento, dal settimanale illustrato dell'Arma, Il Carabiniere, che, nel n. 4 del 26 gennaio 1884, nell¶articolo dal titolo «Le stazioni dei carabinieri reali illustrate», descrive così la stazione di Filo: «[« ] Piccolo borgo tra le Valli di Comacchio ed il Po di Primaro, in sito fertile di cereali, ma non troppo salubre per la quantità di acque stagnanti che lo circondano. Possiede un ospedale di antica fondazione, al quale è unita una Congregazione di carità, posto a circa due chilometri dalla chiesa parrocchiale35». °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
33 Riporta in proposito il Magrini: «Vendita all¶asta dei Beni de¶ Pii Istituti d¶Argenta. Questa congregazione di carità nell¶estate 1870 ha venduto al pubblico incanto tutti i beni appartenenti ai pii istituti e col ricavato ha acquisito tante cartelle del consolidato italian o. Nella prima asta ha venduto: [« ] 7° Casa ed oratorio detto di S.Giovanni appartenente all¶Ospitale S.Giovanni in Filo ± deliberato a Balla Domenico, poscia ceduto a Squarzoni Stefano di Filo per la somma di It. £. 1453.29. 8° Terreno coltivo detto di S.Giovanni appartenente all¶Ospitale S.Giovanni in Filo ± venduto al signor conte Massari [« ] ». (L.MAGRINI , op.cit., p.121) 34 Nella pubblicazione del com.di Argenta «Ordinamenti e risultati della Beneficenza Comunale nel ventennio 1878 -1897, del 1898», ritroviamo l'istituto San Giovanni di Filo nella parte relativa alle Opere Pie amministrate dalla Congregazione di Carità. Scopo dell'istituzione era quello di forn ire «carne e pane ai poveri infermi» di Filo. Il suo reddito nel 1898 ammontava a 157,77 lire, di cui 79,43 destinate alle spese di amministrazione, a legati di messe e tasse: meno della metà dell'intero reddito, 78,34 lire, rimaneva perciò a disposizione per gli scopi di beneficenza ( E.CHECCOLI, Filo della memoria, Prato, Editrice Consumatori, 2002, p. 49). 35 Ibidem, pp. 49-50.

Edificio di culto n. 3 - IL MONASTERO DEI DOSSI (A.VANDINI,op.cit., pp.244-245)
Il disegno del convento, rinvenuto presso l¶Archicio di Stato di Modena, con guglia e torretta campanaria, presente su mappa seicentesca, viene a confortare finalmente la tradizione popolare che in questi secoli ha testimoniato di una presenza monastica in quella parte del nostro territorio. La scritta che lo sormonta ed il disegno dell¶opera che vi si trova nelle vicinanze appaiono in proposito molto eloquenti.

(12) Schizzo raffigurante la valle a nord del Po di Primaro tra Argenta e Mulino di Filo (secolo XVII) (AS Mo, Mappario Estense, Serie Acque, n. 366)

(13) Particolare col Monastero dei Dossi

Nella mappa, nei pressi dell¶edificio religioso, vi si legge nitidamente «confini de moniche - Masi36 » ed a conforto dell¶ipotesi di una residenza monacale c¶è anche qualche altra circostanza meritevole di approfondimento. Una traccia ce la fornisce infatti un atto del 1177 in cui alcune proprietà in Filo vengono conferite alle monache del monastero benedettino di S.Andrea in Ravenna (Monasterium Sororum Sancti Andree majoris)37, e la loro presenza nel territorio è documentata fino a metà Cinquecento38. Una residenza abitativa di una certa importanza delle monache nel luogo divenuto nel XIV secolo il Borgo Maggiore di Filo, è confermato in precedenza nell¶atto datato 30 maggio 1383, che vedremo in seguito, redatto «sub porticu domus abitaciones domine Monache posita in villa Fili riperie Padi districtus Ravenne», ossia : «sotto il portico della casa d¶abitazione di proprietà delle Monache posto in Filo nella Riviera del Po distretto di Ravenna»39 . Si tratta di tracce convergenti che danno corpo alla presenza di una piccola comunità di monache dedita ad attività presumibilmente collegate al vicino Hospitale di S.Giovanni Battista, e ad un monastero più tardi convertito a residenza rurale. E¶ pensabile che la concentrazione dell¶abitato nel Borgo Maggiore (XIV secolo) e la conseguente costruzione della chiesa di S.Agata in Filo (XVI secolo) e forse anche un , ridimensionamento dell¶Hospitale, abbiano segnato il trasferimento altrove dell¶attività monacale fin lì svolta ai Dossi ed una conversione del vecchio edificio all¶attività agricola.

Masi era il seicentesco proprietario dei terreni adiacenti. «1177 luglio 9, Venezia. Papa Alessandro III conferma a Calismera, badessa del monastero benedettino di S.Andrea di Ravenna e alle sue consorelle i beni pervenuti per donazioni o concessioni di pontefici, re e imperatori, e in particolare: [« ] in Filo cento tornature di terra[« ]» ( C.CURRADI, Fonti per la storia di Ravenna (secoli XI-XV) in * Storia di Ravenna, III, cit., p.768). Si tenga conto che una tornatura ravennate equivaleva a mq. 3.417,6 3. Gli interessi di tale monastero sembrano poi ancora presenti il 12 giugno 1355 in una transazione riguardante alcune proprietà in Villa Sablonaria in Filo, che vanno da uno latere Padus ad confines Bandi (AS Ra, Memoriale III.2 c,32 v.). 38 AA Ra, Diversorum, Prot. 26, cc. 48 -55. Investitura data nel 1567 al Gambilioni della metà per indiviso colli Nobili alias Roperti d¶un podere posto nella Riviera di Filo, nel quale si dice esservi 100 tornature delle monache di S.Andrea di Ravenna. E¶ un atto di cui s ono oggetto «terreni casamentivi, arativi, vidati, arborati, prativi, boschivi et vallivi positi in fundo, et pertinentijs Riperiae Fili, loco qui dicitur Le C ase Salvadeghe Diocesis Ravennatensis iuxta [...]confines totius dicti poderis, iuxta uno capite Padum, alio capite [...] ville Bandi, et [...] Territorij Argentae. Uno latere Iura Venerabilium D¶no Canonicae Cardinalium de Ravenna, et alio latere iura Monasterij, et Ecclesia Sancti Joannis Evangelista de Ravenna, in quo quidem podere sunt Centum Tornatura Terrarum per olim Christophorum, et Bonaventuram, fratres de Bonleis et nu¶c per eorum heredes, seu per causam habentes ab eis tentar¶, et possessarum iuris, et de iure Monasterij Ecclesiae Sancti Andreae de Ravenna cui salvum sit, et r esservatum, omne suum ius. 39 AS Ra, Memoriale XXXI, c. 64 recto (trascrizione Prof. G.Rabotti). Il testo del memoriale viene riportato più oltre in relazi one alle chiese di S.Agata.
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Edifici di culto n. 4, 5, 6 ± LE TRE CHIESE DI SANT¶AGATA (A.VANDINI, op. cit., pp. 251-259)
L¶attuale chiesa di Filo (Sant¶Agata III) è la quarta parrocchiale del territorio e la terza dedicata a Sant¶Agata. Si è già detto dell¶antica chiesa altomedievale di S.Maria in Filo (IX?-XIV secolo), prima parrocchiale ubicata a Borgo Molino, della seconda (XIV-XVI secolo) dedicata a Sant¶Agata ed edificata ancora a Filvecchio o Borgo Molino. La terza, ossia quella Cinquecentesca (XVI-XX secolo) e la quarta, l¶attuale chiesa senza campanile, sono invece state edificate nel Borgo Nuovo oggi Borgo Maggiore. SANT¶AGATA I IN FILVECCHIO (4) Alla seconda chiesa parrocchiale di Filo, detta anche Sant¶Agata Vecchia di Borgo Molino, già si è accennato a proposito della chiesa di Santa Maria. La certezza di una chiesa parrocchiale dedicata Sant¶Agata, fra il 1373, ultima traccia documentaria della chiesa di S.Maria40, ed il 1578, data di consacrazione della chiesa Cinquecentesca in Borgo Maggiore, ce la dà il memoriale ravennate datato 30 maggio 138341:

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Grazie alla trascrizione e traduzione gentilmente offerta dal Prof. Giuseppe Rabotti, leggiamo: «Eiusdem millesimo indictionis [1383] die. XXX. mensis madii. tempore etc. sub porticu domus abitaciones domine Monache posita in villa Fili riperie Padi districtus Rav. presentibus domino Dominicho rectore Ecclesie S.Agate de Filo, Benedicto filio quondam Mattolini de Filo Anthonio filio quondam Martini Ghirondi omnibus dictis testibus habitantibus dicte riperie Padi districtus Rav. et alii». «Nello stesso anno ed indizione [1383], il giorno 30 del mese di maggio, sotto il portico della casa d¶abitazione di proprietà delle Monache, posto in Filo nella Riviera del Po distretto di Ravenna, presenti Don Domenico, rettore della chiesa di S.Agata di Filo, Benedetto figlio del fu Mattolino di Filo, Antonio figlio del fu Martino Ghirondi, ognuno dei quali conosciuto in detta riviera del Po distretto di Ravenna ed altrove». Tale S. Agata Ecclesia in Filo non compare ancora nell¶elenco delle chiese ravennati del 135042 e ciò pare indicarne l¶edificazione nella seconda metà del Trecento, quindi fra il 1350 ed il 1383. Nel disegno veneziano del 1460 appare affiancata alla chiesa S.Maria e ciò sembra spiegare quanto ancora si asseriva nel XVII secolo, ad ogni Sacra visita dell¶Arcivescovo all¶Oratorio di S.Agata del Molino di Filo, allorché i suoi resti, ormai adibiti ad oratorio, venivano definiti «Cellulae ubi antiquitus erat ecclesia Parochialis Fili»43 o anche «Ecclesiae veteris S.Agatae olim Parochialis»44, ovvero «l¶antica chiesa parrocchiale di Filo».
(15) La chiesa di S.Agata I, a fianco di S.Maria in Filo, tratta dal disegno della metà del sec. XV 45 (- v. fig. 9 -)

La dedicazione a Sant¶Agata, ci indica attendibilmente la presenza contemporanea in Filvecchio della chiesa di S.Maria e, come già si è detto in precedenza, il suo culto potrebbe risalire ai secolari problemi idrologici del nostro territorio, donde la devozione ad una santa considerata protettrice dalle calamità naturali incluse le inondazioni.

40 Gli ultimi atti in ordine di tempo in cui viene citata la chiesa di S.Maria in Filo s ono infatti nell¶ordine, un testamento emesso a Filo in Villa Sablonaria Riveria Padi il 31 agosto 1366 - ove è beneficiaria insieme all¶Ospedale San Giovanni Battista di Villa Lombardia Fili - (AS Ra, Memoriale XV, carta 29 v. e 30 r.) ed una transazione del 13 maggio 1373 (AS Ra, Memoriale XXII, carta 92 v.). 41 AS Ra., Memoriale XXXI, c. 64 recto. 42 M.FANTUZZI, op.cit., VI, p.131. 43 AA Ra, Sacra Visita, Tomo 16, anno 1674, p. 281. 44 AA Ra, Sacra Visita , Tomo 18, anno 1678, pp. 514 -515 ribadito in AA Ra, Sacra Visita, Miscellanea, Tomo 189 (1bis), anno 1684, p. 377 recto. 45 AS Ve, dis.177, da D.LEONI-G.M ONTANARI, Storia di Longastrino , Cesena, Il Ponte Vecchio, 2002 ., p.33.

Con l¶edificazione di una nuova chiesa parrocchiale (Sant¶Agata II) in Borgo Maggiore, avvenuta nel corso del Cinquecento, Sant¶Agata I fu dunque riconvertita ad Oratorio, raffigurata nelle carte seicentesche, come si vede nel particolare della Carta di Cesare Mengoli datata 161346, ove è indicata a Borgo Molino, ad un terzo circa della distanza fra Sant¶Agata II e l¶ansa del Po di Menata di Longastrino.

(16) Il posizionamento della chies e di S.Agata II e I ad inizio Seicento

Le ultime notizie raccolte intorno alla parrocchiale ancora sita in Filvecchio, con la chiesa Cinquecentesca che all¶epoca era ancora in costruzione nel Borgo Maggiore, risalgono rispettivamente al 1571 allorché, durante la visita dell'arcivescovo, al parroco furono raccomandati alcuni lavori e molta prudenza negli attraversamenti del fiume allorché si portavano i sacramenti al di là dal Po. Infine è giunta fino a noi una testimonianza del Cappellano di Filo risalente all¶anno 1577, anno precedente alla consacrazione della nuova chiesa, riguardante la religiosità dei filesi47.
RELIGIOSITÀ DEI FILESI Ecco quanto ebbe a riferire il Parroco di Filo il 20 settembre 1577, durante la Sacra Visita dell¶Arcivescovo di Ravenna : «[« ]Io tengo conto diligente de tutte l¶anime della Comunione, et la Quaresima le scrivo fameglia per fameglia, et quando vengano a confessarsi le noto et quando vengano anco alla Comunione similmente le noto, et così v edo chi si confessa et comunica et per gratia di Dio non ho alcuno nella mia parochia che non si confessa et comunica, et in questa Pasqua tutti si sono confessati et comunicati, et qui si vive cristianamente, et con timor di Dio, et si attende alle devoti oni, et quando ci fusse nessuno che non si fusse confessato et comunicato io li haveria denuntiato, si come denuntiai al Reverendo Vicario in Argenta che tutti della mi a parochia si erano confessati et comunicati come ne appar le mie lettere presso di Sua Signoria. Reverendissima et tanto è la verità»48.

Ridotta ormai nell¶importanza e nelle dimensioni, la chiesetta-Oratorio in località Rampi si trovava nelle adiacenze di una villa patrizia (Palazzo Tarroni e poi Boroni o Borioni), ed a poca distanza da quell¶importante opificio che fu, per tutto il territorio, il molino Bentivoglio. Considerato che il vecchio borgo mantenne anche in età Moderna una certa consistenza di abitanti, è ragionevole pensare che l¶Oratorio fungesse da luogo di culto abituale di quella comunità. Fu sempre regolarmente visitato durante le ispezioni episcopali ed a fine Seicento, definendolo «l¶antica chiesa parrocchiale di Filo», se ne chiedevano interventi di manutenzione laddove necessario49. Fu soppresso nella seconda metà del secolo XIX, ormai considerato pericolante e di questo diedero testimonianza due parroci di Filo: Don Spinelli, che ne osteggiò la demolizione50, e Don Cellini 51.
A. VANDINI, L¶antico comune della riviera di Filo , Ferrara, Sate, 1981, p. 29. Fu richiesto fra l¶altro:« [« ] che si accomodino tutti i pali della chiesa che sono di calcina[« ] che si tieni l¶altare a lat o destro del altar maggiore sendo che non si possi celebrare per il scalino [...] per esser troppo presso all¶altar maggiore [...] che faci reindorare le colonelle della custodia del S(antissi)mo Sacramento» Questa infine la raccomandazione più importante: «[...] che nel portar il S(antissi)mo Sacramento di là dal fiume , sin ché si faccia altra provisione, s¶avverti di pigliar mano s icura et di non passar col S(antissi)mo Sacramento in tempo di pericolo, né di notte, anche si porti il baldachino sempre che ci siano tanti che si possi portare massime quand¶occorre passar il fiume» (AA Ra, Sacra Visita, Prot. I, c. 27 ve rso). 48 Testimonianza di Don Michele Cavallari, Cappellano di Filo, facente le veci del Rettore Don Francesco Franceschini (AA Ra, Sacra Visi ta Tomo I, 1577, p. 40 recto). Sulla religiosità dei filesi, che possono vantare un Beato appartenuto all¶ordine dei Francescani, si veda anche quanto già riportato in A.VANDINI, Filo la nostra terra, cit., Parte Prima, al capitolo Uomo e ambiente, fiume e palude. Vanno infine doverosamente ricordate le falcoltà predicatorie del nostro ottocentesco parroco Don Giuseppe Battaglia, ret tore di S.Agata in Filo per una ventina d¶anni (1808 ± 1827). Le prediche che tenne in Fusignano (1815) ed in Bagnacavallo (1817) sono ricordate in due opuscoli (editi dai Tipi Melandri in Lugo) gentilme nte segnalati da Vanni Geminiani. Vi si loda la «rara ed inaudita facondia» e «l¶applauso ed universale aggradimento» con cui furono accolte. 49 Anno 1674: «Visitatio cellulae ubi antiquitus erat ecclesia Parochialis Fili [...] Cellulam visitavit et cum restauratam illam invenerit nihil providendum indicavit» (AA Ra, Sacra Visita, Tomo 16, p. 281). Anno 1678 : Visitatio Ecclesiae veteris S.Agatae olim Parochialis [...] decrevit reconcinnetur tectum Ecclesiae. Cruz supra pinnaculum Ecclesiae reaptetur, ne cadat (sia riparato il tetto e sistemata la croce sopra il pinnacolo affinché non cada : AA Ra, Sacra Visita, Tomo 18, pp. 514 -515). Anno 1684: Visitatio Ecclesiae veteris S.Agatae olim Parochialis [...] decrevit reconcinnetur tectum Ecclesiae ubi opus est, ut in antecedentis visitatio[...] (si raccomanda ancora la riparazione del tetto: AA Ra,Sacra Visita, Miscellanea, Tomo 189 (1bis), p.377 r.) 50 La demolizione fu richiesta dal proprietario Conte Rampi e l¶allora Parroco di Filo Don Ermenegildo Spinelli il 31 marzo 1854 indirizzò all¶Arcivescovado di Ravenna, nella persona di Don Eduardo Triossi, Pro -Segretario di Sacra Visita, la seguente lettera (AA Ra, Sacra Visita n. 169(100) Vicariato d¶Argenta): «Molto Reverendo Signore, dalla Pregiatissima Sua 18 spirante, rilevo come il Signor Conte Cesare Rampi abbia fatto istanza all¶Eminentissimo Nostro Arcivescovo per la demolizione dell¶Oratorio di Sua proprietà situato in questa Villa, e pel trasfer imento del Legato da quello alla mia Parrocchiale, coll¶obbligo del Parroco pro tempore di far celebrare quattro Mess e nella domenica in albis colla limosina assegnata de baiocchi 40 per ogni Messa, senza potersi pretendere altro da Lui. Lungi pertanto dall¶offendere direttamente, od indirettamente la delic atezza dell¶Eminentissimo, per l¶impegno ch¶Egli potesse avere pe l prericordato Signor Conte Rampi, io Le dico che non potrei accettarlo a condizioni cotanto ristrette, quante volte per Rescritto dell¶Eminentissimo, non potesse soddisfarsi il detto Legato nel giorno della Titolare Sant¶Agata a¶ cinque febbraio d¶ogni anno, ed a condizione che in detto Rescritto il Parroco pro tempore venisse facoltizzato di applicare egli pure in quegli anni nei quali la detta t itolare verrà in giorno festivo,
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SANT¶AGATA II, LA CHIESA DEL SECOLO XVI (5) Nel corso del Cinquecento, nel luogo in cui da un paio di secoli si è formato il nuovo abitato fra Filvecchio e Villa Lombardia, viene eretta la terza chiesa parrocchiale, S.Agata II in Filo, in posizione quindi più centrale rispetto al territorio di riferimento. Un territorio la cui dipendenza dalla chiesa ravennate non è mai stata modificata. La nomina del rettore di S.Agata in Filo, infatti, così come quella di S.Giuliano di Longastrino, a differenza di altre parrocchie vicine, è sempre stata di diritto dell¶Arcivescovo di Ravenna52. Va anche sottolineato come, secondo i documenti medievali, alla parrocchia di Filo sia sempre stato attribuito un territorio molto vasto, talvolta più esteso della giurisdizione civile53 e come su di esso abbiano gravato per secoli privilegi, in parte dei Canonici di Ravenna (Borgo Molino e Borgo Maggiore), ed i parte dei RR.PP. di S.Francesco di Argenta (S.Giovanni in Lombardia, Ca¶ Salvatiche e Sabbionara )54. L¶inizio lavori della terza chiesa, secondo i verbali di visita episcopale di età Moderna, data all¶anno 1525 e la sua consacrazione all¶anno 157855. Sulla data di posa della prima pietra c¶è discordanza fra le fonti storiche56, ma, in ogni caso, deve essersi trattato di una edificazione piuttosto lenta e durata oltre mezzo secolo57. DESCRIZIONI DELLA CHIESA CINQUECENTESCA DI SANT¶AGATA II Secondo quanto ci riporta Mons. Mazzotti58, in una visita pastorale del 15 ottobre 1613 da parte dell¶Arcivescovo Boncompagni, questa chiesa
[ ] ci viene descritta ad una sola navata con tre altari. Il principale di essi era dedicato a S. Agata e nell¶immagine dipinta sul muro sovrastante si vedeva in mezzo la figura della Madonna, la quale aveva alla destra la Santa titolare ed alla sinistra S. Apollonia.
rimettendo l¶applicazione pro populo» al susseguente giorno. Che però s¶Egli non ottiene un Rescritto del suesposto tenore, e non si ritrova in grado di pagare un Napoleone d¶oro da venti franchi ogni anno, pel soddisfo nella Domenica in albis, per la scarsezza dei sacerdoti, i quali ratione itineris» pretendono, oltre uno scudo d i limosina, la cibaria per sé ed il foraggio per cavallo, io non assumerei un cotale impegno». Va da sé che il nostro Parroco fu garbatamente incoraggiato ad accettare. 51 Dall¶inventario di Don Cellini datato 1890: Nei confini di questa parrocchia esistev ano tre pubblici oratori; due di questi furono soppressi. Il primo soppresso da molti anni era denominato l'oratorio di S.Agata posto al di là dei Molini di Filo, ov'era un tempo la Parrocchiale ed era allora di proprietà del Signor Antonio fu Cesare Rampi di Faenza». 52 [Argenta:] Li due Arcipreti di S.Nicolò e S.Giacomo vengono per privilegio antichissimo eletti e presentati dalli parrocchiani delle rispettive parrocchie e li concorrenti non sono admissibili al concorso se non sono cittadini. Il Parroco d i Boccaleone, e quello di Bando sono di concorso presso Monsignor Arcivescovo di Ravenna. Marmorta è di nomina della Casa Mata e Baccadelli di Bologna e la Sussidiale di Molinella d i Monsignor Arcivescovo suddetto. Il Parroco della Lavezzola viene nominato dalla casa Bentivoglio di Ferrara. Riviera: La nomina del Parroco di S.Biaggio è di ragione della Abbazia di S.Giovanni Evangelista di Ravenna, padrona fondiaria di essa villa. Li due parrochi di Filo e Longas trino sono di concorso presso Monsignor Arcive scovo di Ravenna» (AS Fe, Miscellanea Migliori, Tomo 33, LXXVI, doc. 3, Lettera 16 novembre 1783 di Niccolò Capozzi da Argent a). 53 Da una lettera ai sigg. Conti Massari, del Sindaco di Filo Domenico Fogli, datata 4 aprile 1829 (AS Fe, Massari, Patrim., Lib . EE, Fasc..341 e 370) si apprende che, all¶epoca, la parrocchia di Filo aveva competenza anche per la cascina di Rosolo che era di giurisdizione civil e argentana. 54 Una bipartizione quest¶ultima dovuta alla composita storia delle diverse località del ter ritorio filese. 55 Ecco quanto annotò Don Cellini a p. 3 del suo Inventario»: ...Questa chiesa fu edificata dalle fondamenta nell'anno 1525 e consacrata nel dì 19 novembre dell'anno 1578 da Monsignor Cristoforo Boncompagni di Bologna» (Le stesse informazioni si rilevano i n AA Ra, Sacra Visita, 1915, n. 112). Monsignor Boncompagni, nipote di Gregorio XIII, risulta effettivamente arcivescovo di Ravenna nel periodo 15 ott. 1578 ± 3 ott. 1603 (Cfr. AA Ra, Annuario Diocesano 2000, Ravenna, Archidiocesi di Ravenna -Cervia, 2000, p. 37 ed AA Ra, Hierarchia Catholica Medii et Recentioris Aevi, a cura di L. Schmitz-Kallenberg, Padova, Altera, 1923, III, p. 283). 56 Circa la data di costruzione L.Magrini, medico condotto a Filo nel 1872, riporta il 1507 ( op.cit. , p. 22) senza citare pe rò la fonte. 57 Alcuni appunti intorno al trasferimento della chiesa parrocchiale da Filvecchio al Borgo Maggiore. Come si è già detto, pare ragionevole ritenere che la visita episcopale nell¶anno 1571 sia avvenuta alla chiesa di Filvecchio e che in quella stessa vecchia chiesa risiedesse il parroco di Filo Don Andr ea Ricobuoni, processato dal Sant¶Uffizio nel 1567. Don Ricobuoni, in quegli anni di controriforma si era forse macchiato di man chevolezze che, dalle fonti consultate, non ci è dato conoscere. A quanto si può capire da una corrispondenza di alcuni anni dopo (1576), fu mandato ad espiare qualche colpa alla Cappella di S.Giacomo in Argenta, indi riabilitato col Giubileo del 1575. (AA Ra, Diversorum, Prot. 116, cc.268 -271). Egli doveva essere parroco di Filvecchio, poiché non inserito nell¶ Elenco Rettori di S. Agata in Filo che il diligente Don Cellini trascrisse nel 1890. Il primo di questi, Don Francesco Franceschini di Cesena, risulta con certezza già rettore di Filo nell¶anno 1567, anno del proce sso Ricobuoni. (v. Lettera di presentazione del suo Vescovo datata 23 luglio 1567 in AA Ra, Diversorum, prot. 143, c.3 recto) e ciò confermerebbe un trasferimento della Parrocchiale» d urante il suo rettorato. Questo l¶elenco di Don Cellini: 1) 1573-1584: Don Francesco Franceschini; 2) 1584 - giu 1591: Don Ercole Sinibaldi; 3) 1593 - ago 1593: Don Alfonso Confortini; 4) mar 1594 - ago 1600: Don Flaminio Fabbroni ; 5) apr 1601 - mar 1602: Don Federico Fabbroni ; 6) dic 1602 - ago 1616: Don Iaffetto Bardelli; 7) nov 1616- feb 1621: Don Lorenzo Solojni ; 8) giu 1621 - 1624 : Don Francesco Ironovelli; 9) 1625 - mar 1667: Don Pietro Paolo Battistini ; 10) mar 1667 - feb 1672: Don Giuseppe Mestolini; 11) set 1672 - dic 1675: Don Gianpaolo Rondinelli; 12) gen 1676 - mar 1710: Don Domenico M. Simoni [Domenico Maria Armani : AA Ra, Sacra Visita, Miscellanea, Tomo 189 (1bis) p. 374 verso]; 13) giu 1710 - mar 1711: Don Domenico M. Zaberoni; 14) apr 1711 - ago 1727: Don Domenico Antonio De Carli ; 15) gen 1728 - apr 1739: Don Ippolito Centofanti; 16) mag 1739 - giu 1768: Don Clemente Cobianchi; 17) lug 1768 - dic 1777: Don Simone Samaritani; 18) mar 1778 - nov 1795: Don Cesare Antonio Torreggiani; 19) feb 1796 mar 1797: Don Michele Domenico Calderoni; 20) giu 1797 - ago 1807: Don Carlo Maccolini; 21) ago 1808 - giu 1827: Don Giuseppe Battaglia ; 22) ott 1828 - ott 1844: Don Emidio Cobianchi; 23) apr 1845 - nov 1857: Don Ermenegildo Spinelli ; 24) giu 1858 - feb 1868: Don Giacinto Tazzari. A questi aggiungiamo: 25) giu 1868 - ott 1915: Don Giuseppe Cellini; 26) set 1916 - feb 1925: Don Alberto Mazzini; 27) ott 1925 - mar 1947 : Don Giovanni Bezzi; 28) giu 1947 - feb 1953: Don Giuseppe Menegatti ; 29) dic 1953 - set 1984 : Don Etelberto Treghaghi; 30) ott 1984 - set 1999 : Don Gianfranco Pavani; 31) dal set 1999: Don Maurizio Venturini . 58 M.M AZZOTTI, Itinerari della sacra visita , L¶argine», 24 settembre 1955 .

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Sui due altari minori, che si trovavano circa a metà dei muri laterali, si venerava, a quello di sinistra la Vergine Annunziata, a quello di destra la Madonna del Rosario. A fianco alla chiesa s¶innalzava una torre quadrata che aveva al sommo due sole camp ane; anche il cimitero era aderente ai muri della chiesa, al suo lato sinistro. E¶ questa la chiesa che, sostanzialmente, è arrivata ai nostri tempi.

Della chiesa cinquecentesca, oltre a qualche vecchia foto, disponiamo, grazie all¶accuratissima descrizione che ne fece Don Cellini, dei particolari del suo interno e delle sue pertinenze. Ecco come si presentava nel 1890 la vecchia chiesa di Sant¶Agata un quarantina d¶anni prima della sua demolizione:

(17) La vecchia chiesa del Borgo Maggiore in Filo (Sant¶Agata II) col suo campanile a fine anni ¶20.

[...] La Chiesa parrocchiale sotto il titolo di S. Agata in Filo è formata da una sola navata senza soffitto, per essere cadu to nell'anno 1873, essa è soltanto cuppata tavellata e travata con facciata verso Ponente. Essa ha tre cappelle soffittate, per prima, che è in mezzo, è posto l'altare maggiore dedicato a S.Agata ed a S.Apollonia come rilevasi dal quadro entro l'ancona situata in co ro, la quale ancona poi è opera dell'anno 1615. L'altare è formato di mattoni ver niciati a marmo ed ha un gradino, sua predella e mensa di legno, nella quale evvi la pietra consacrata. Al di sopra della mensa vi sono tre gradini pure di mattoni verniciati per sost egno dei candelieri, in mezzo poi dei quali è locato il Ciborio di Legno. Più avanti pure a cornu epistole e precisamente avanti al pulpito evvi un finestrone con rispettive lastre e tenda; come pure evvi un finestrone a mezza luna con lastre e tenda sopra dell'organo. Intorno alla chiesa vi sono i quadri rappresentanti la via crucis di legno con cristallo e croce di legno indorato e suoi bracci di ferro portante ciascuno una candela per l'esercizio della via crucis. Sul piano della chiesa a due file vi sono i Banchi N°23 dei quali dodi ci a cornu epistole, ed undici a cornu evan gelii, tutti di proprietà dei popolani ad eccezione di due segnati coi N° 5 e 7, il 1° a cornu evangelii, il 2° a cornu epistole che sono di proprietà del Parroco pro tempore con legati. Altre otto banche e quattro piccoli banchi s i ritrovano in chiesa di proprietà delle Confraternite 59. Sul pavimento della chiesa ritrovansi tre pietre sepolcrali, su quella di mezzo trovansi le seguenti lettere iniziali S.A. Su quella a cornu evangelii si legge «Sepulcra Chrismaritatis(?) 1574» con stemma. Ed in quella a cornu epistole evvi la seguente iscrizione «Hoc est sepulcrum Hercolis Magistri Joanis et Joanis De Aleottis J.C. Sinibaldi et Hered. con stemma, ma senza data o millesimo 60». [« ]

Don Cellini faceva poi seguire la descrizione della torre campanaria e delle campane:
A sinistra del coro trovasi la sagrestia vecchia detta Fratina che ora serve per abitazione del campanaro, essa è composta di due vani uno a pian terreno e l'altro al primo piano. Mediante poi una porta, che trovasi a pian terreno di detta Fratina si va alla torre delle campane che ha quattro lati e quattro piani con scale di legno. La guglia di questa torre fu restaurata nell'anno 1846, allorché vi furono poste quattro catene all'imposizione degli archi, fu fatta nuova la croce, e banderuola colle lettere «Protettrice Sant'Agata 1846». Nella medesima torre vi sono i tellari per sostenere le campane fatte fare nel detto anno 1846 61. Nella suddetta torre vi sono
59 Quanto ai banchi della chiesa di S.Agata II, si ha conoscenza da alcuni documenti ravennati di una spinosa diatriba sorta nel 1737, ai tempi di Don Ippolito Centofanti, per una sistemazione che provocò dissidi fra alcune facoltose famiglie filesi (Corelli, Tellani e Scarna nti) e che ebbe a tormenta re i sonni anche del Capitano Pontificio Geminiano Antonio Fabbri. Andiamo con ordine. Don Ippolito, già Economo della nostra chie sa ai tempi del suo predecessore Don Domenico De Carli, era divenuto nel 1728 rettore di S.Agata, scelto a pieni voti fra una lunga lista di pretendenti e quindi ritenuto il Magis Dignus da parte dell¶Arcivescovo Maffeo Nicolò Farsetti (AA Ra, Diversorum, Prot. 19, c. 116, 4 settembre 1727). Mal gliene incolse tuttavia quando, una decina d¶anni dopo, ebbe la bella idea di modific are la sistemazione di alcuni banchi di preghiera in modo t uttavia da far insorgere l¶indignazione dei Corelli. Quella famiglia infatti veniva obbligata «ad una perpetua soggezione di dar il passaggio e ripassaggio delli Padroni » dei banchi contigui. Dovette intervenire nientemeno che il predetto Capitano Fabbri con una puntigliosa e prolungata serie di lettere dirette all¶Arcivescovado di Ravenna, cercando di dirimere la questione e di «riparare insieme agl¶inconvenienti che nascer potrebbero per questa ca priciosa innovazione del Signor Rettore, nata piuttosto da uno sfogo di qualche sua passione, che da alcun altro motivo forse dal medesimo addotto...». Alle lettere vennero compiegati laboriosi schizzi con proposte di faticoso compromesso (AA Ra, Diversoru m, Prot.47, cc.712 -715). Pare che la questione sia andata per le lunghe e che alla fine, davanti ad un tale dispiegamento di forze, abbia dovuto soccombere Don Ippolito, allora quarantatreenne. Fatto sta che o per questa o per altre ragioni, un paio di ann i dopo (maggio 1739) egli venne sostituito da Don Clemente Cobianchi. 60 Archivio Parrocchiale di Filo, «Inventario» Don Cellini, pp. 8 -9. 61 Furono benedette il 3 maggio 1846 dall¶eminentissimo Cardinale Falconieri. (AA Ra, Sacra Visita 1915, n.112). A prop osito delle nostre campane si tramanda nel territorio, da tempi molto antichi, una curiosa leggenda dietro la quale potrebbero esserci fatti realmente avvenuti. Si è sempre detto infatti che le campane di Filo fossero di grande pregio , ed indubbiamente quelle lasciateci dalla vecchia chiesa lo sono, ma , stando a quanto si raccontava ancora agli inizi del Novecento, queste campane, non sarebbero proprio quelle originarie della chiesa del paese. Due di esse, sostituite a metà Ottocento , finite chissà dove in qualche chiesa di maggiore lignaggio, poiché campane particolarmente preziose. Esse, si diceva, erano rimaste a Filo per uno strano capriccio del destino; passarono di qui in transito lungo il fiume, ma l'imbarcazione che le trasportava venne bloccata nei nostri paraggi, o per decisione di qualche guarnigione militare, o per impresa piratesca, o per altro accidente . Fatto sta che , stando alla leggenda, essa sarebbe stata privata del suo prezioso carico di prestigiose campane rimaste perciò , per alcuni secoli e fino al 1846, nel nostro territorio e nella nostra chiesa.

tre campane fuse dal Sig. Gaetano Brighenti e nipote Clemente nel dì 17 marzo dell'anno su ddetto, dietro alla premura e diligenza del parroco Don Spinelli Ermenegildo di buona rinomanza. La prima, ossia la Campana maggiore pesa libbre 730 bolognesi: in es sa vi sono effigiate le immagini di Gesù crocifisso e di S.Agata con questa iscrizione:« Ex aere Ermenegildi Spinelli Rectoris, totiusque popoli Fili fusa et erecta anno 1846» E all'opposto: «Cajetanus Brighenti et Clemens nepos Bonon;...» La seconda o mezzana è di libbre 512: in essa vi sono le immagini della B.V. del Rosario e di S. Antonio di Padova colla iscrizione suddetta. La terza, o piccola, è di libbre 380: in essa vi sono le figure di S. Giuliana Falconieri e di S. Ermenegildo Re e Martino colla iscrizione suddetta. Queste tre campane furono benedette nel dopo mezzogiorno del 3 maggio 18 46 dall'Eminentissimo e Reverendissimo Signor Cardinale Falconieri Mellini degnissimo arcivescovo e Principe della Città ed Archidiocesi di Ravenna di felice rimembranza, il quale per tratto di somma sua innata bontà volle recarsi a questa chiesa di S. Aga ta in Filo per compiervi una tale funzione dopo alla quale ebbe elegantissimo sermone al numerosissimo popolo accorso, cui infine impartì la pastorale sua benedizione. E' poi degno d'essere notato che il primo suono funebre dato da queste nuove campane fu per la Santità di nostro Signore Papa Gregorio decimosesto 62 di felice ricordanza 63.

A lato della chiesa, ove venne successivamente realizzato l¶asilo parrocchiale, si trovava invece un tempo il cimitero del paese64, trasferito nel sito attuale nella seconda metà dell¶Ottocento, poiché divenuto insufficiente alle necessità65. SANT¶AGATA III - LA QUARTA PARROCCHIALE E CHIESA ATTUALE (6) Come sappiamo la vecchia e pericolante chiesa cinquecentesca di S.Agata, venne abbattuta intorno al 1931 dopo aver costruito, proprio dietro di essa, l¶attuale quarta chiesa parrocchiale, un alto e ambizioso edificio privo di campanile la cui realizzazione non fu neppure portata completamente a termine66.

(18) Ultimi giorni di vita per la chiesa cinquecentesca

Si scavò doverosamente la pavimentazione della vecchia chiesa, ma la nuova facciata non venne mai completata, mentre le vecchie eppur prestigiose campane, che i tempi moderni hanno quasi ridotto al
Gregorio XVI, al secolo Bartolomeo Alberto Capellari (Belluno 1765 - Roma 1846). Vanni Geminiani riferiva intorno ad una verifica del 2003: « la situazione delle campane nel loro alloggia mento di fortuna è risultata preoccupante e pericolosa. Il battacchio della maggiore è caduto sul pianerottolo di sostegno. Tutti gli attacchi in legno sono da sostituir e. In caso d¶uso si rischia il loro crollo al suolo, come già avvenne il 12 maggio 1931 , quando la più piccola uscita dall'incavo, crollò a terra e il chierico che la suonava si salvò per miracolo..» 64 Durante la visita arcivescovile dell¶anno 1750 in ordine al Cimitero si annotatò: «Ad Cemeterium: bene clausum cum muro, et janua vecte, et sera observatus invenit, et cadaveribus onustum, et supergeminatum, aeris insalubris emolumentum indeficiens » (Cimitero. Ben chiuso con un muro, con porta e catenaccio, trovato custodito di sera, pieno di cadaveri sovrapposti, che accrescono l¶aria insalub re). AA Ra, Sacra Visita, 1750, vol. 39, c.276 v. 65 Ciò avvenne esattamente nel 1873-74 ed in un terreno dell¶allora Duca Galeazzo Massari. La spesa venne ripartita equamente fra i comuni di Argenta ed Alfonsine : «Il concorso alle spese per la realizzazio ne del nuovo cimitero venne calcolato in base alla media ponderale dei morti degli ultimi quattro anni tra la popolazione residente in Filo d'Argenta e in Filo d'Alfonsine. Essendo stati registrati 42 decessi per la parte di Arg enta e 20 per quella di Alfo nsine, il comune di Argenta concorse per due terzi alla spesa e quello di Alfonsine per un terzo» ( E.CHECCOLI, op.cit., p. 21). 66 «[« ]le condizioni dell'edificio nel 1929 convinsero la Curia a stanziare novantanove mila lire per la costruzione di una nuov a chiesa. Nel ³Cronicon´ tenuto dal parroco Don Giovanni Bezzi è descritta la posa della prima pietra della erigenda chiesa, una pietra rettangolare d i marmo, forata al centro e contenente una pergamena così concepita: "Nell'Anno del Signore 1929, il 20 Ott obre sotto il pontificato di Pio XI, Re d'Italia Vittorio Emanuele III. S. Ecc. R.m. Mons. Antonio Lega Vescovo di Ravenna e Principe, Vescovo di Cervia, con solenne rito benedisse e pose la prima pie tra di questa chiesa dedicata a S. Agata, eretta su dise gno dell'Ing. Francesco Gualandi di Bologna, sul luogo della vecchia chiesa e del campanile cadenti..." Un discorso a parte merita proprio il campanile, che dopo essere stato demolito, non solo non fu costruito, ma non fu neppure progettato, p oiché l'intera somma stanziata era appena sufficiente alla realizzazione della chiesa. Anzi non si sarebbe neppure dimostrato sufficiente a tal scopo poiché la terra di Filo, da sempre paludosa e periodicamente inondata, si rivelò ricca di torba proprio dove doveva sor gere la nuova chiesa, si dovettero quindi realizzare fondamenta più solide e costose tanto da non permettere il compimento della facciata rimasta solo in progetto. (C.COATTI, Filo e le sue chiese, «Appunti», 2, 1990, pp. 1718) « Il 18 novembre dello stess o anno iniziò la demolizione del campanile e l¶inaugurazione dell¶edificio attuale avvenne il 28 ottobre 1934 con la presenza dello stesso arcivescovo di Ravenna» ( E.CHECCOLI, op.cit., p. 21).
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silenzio, furono ricoverate, in assenza di un¶appropriata torre campanaria, in un surreale alloggiamento di fortuna in laterizio, oggi cadente, triste e malinconico. Là si trovano ancora dopo quasi un secolo. Nonostante qualche piccola miglioria degli anni più recenti la chiesa di S.Agata appare poco consona alla tradizione e alla storia del paese, soprattutto riflettendo sull¶antica consistenza patrimoniale della Parrocchia di Filo, in parte alienata nel corso degli anni, senza che si sia provveduto, fino ad oggi, ad un opportuno reinvestimento dei proventi, ossia al degno completamento del principale edificio di culto in loco, pur sempre al servizio di una comunità di oltre duemila anime. Qui si riporta l¶accurata descrizione dell¶edificio attuale tratta da D.Giglioli67:
[ ] è stata riedificata approssimativament e sulla precedente. È ad unica navata e porta all'interno alcune vestigia della precedente, costruita nel cinquecento. Entrando, sulla sinistra, si vede il fonte battesimale ricavato diversi anni or sono d a un capitello proveniente dalla chiesa di Consandolo con l'inserimento armonico di una pietra tombale proveniente dalla chiesa precedente. Sulla lapide sono raffigurate un elmo, uno scudo e le ali vittoriose, forse espressione della sepoltura di guerri eri. Vi è riportata anche una scritta: ...LCRVS, ERCO LIS ET JOANNIS IN X DUEHER» 68. Poco avanti, sempre a sinistra troviamo una bella tela di Camillo Ricci [degno allievo dello Scarsellino] raffigurante l¶ Annunciazione. Le parole che si scambiano l'Angelo e la Madonna sono dipinte dal pittore come uscenti dalle bocche dei soggetti ritratti, precorrendo, possiamo dire, il fumetto mode rno. L'opera è del 1606 e Camillo Ricci a quel tempo aveva sedici anni, ce ne informa l'autore stesso con una scritta sulla tela: CAMILLVS RICCIVS FERRARIENSIS AETATIS SVAE ANNO XVI HANCP. PINXIT MDCVI». Nell'ancona dell'altare c'è una tela raffigurante la Madonna col Bambino e in adorazione S.Agata e S.Apollinare69 . La chiesa è arricchita da lucenti candelieri del 1700 in legno intarsiato e dorato. Possiede inoltre, relegata in sagrestia una bella statua barocca del 1702 fatta in car tone romano, come si usava a quel tempo. La Madonna viene portata in processione per le vie del paese l'ultima domenica di maggio. La facciata della chiesa è ancora incompleta e presenta di rifinito solo il portale con la scalinata 70.

(19) L¶annunciazione, (Camillo Ricci, 1606)

(22) L¶attuale chiesa di S.Agata

D.GIGLIOLI , Argenta e i suoi dintorni , Ferrara, Belriguardo, 1984, I, pp.216-217. Il 13 Agosto 1931 si scavò il piancito della vecchia chiesa e si aprirono le urne sepolcrali. Si trattava di tre urne, quell a di mezzo portava due sigle:V.S. Sembra però che ve ne fossero altre, forse consumate dal tempo. Quella a C ornu Evangelii diceva: "Sepulcrum communitatis 1577" l'altra a Cornu Aepistulae portava questa iscrizione: HOC EST SEPULCRUM HERCOLIS / MAGISTRI IOANIS / ET IOANIS DE ALEOTIS / TIBERY CAESARIS SINIBALDI / ET HEREDES [posuere]. Ogni urna conteneva resti mor tali in quantità [ ]» ( C.COATTI, Filo e le sue chiese , Appunti», 2, 1990, pp. 17 18). E¶ una lapide che conferma l¶antico radicamento filese della famiglia Aleotti (vedi la valle e possessione omonima, l¶Agliöta) che espresse diversi Giudici d¶Argini del la nostra Riviera. Non è dato però sapere con certezza se anche il grande G.B. Aleotti, detto l¶Argenta, fosse nato a Filo. E¶ certamente nato nel 1546 nell¶Argentano, Giovan Battista Aleotti, ma non è altrettanto certo se nell¶antica Argenta o nel vic ino villaggio di Filo [...]» (S.RAIMONDI, G.B. Aleotti fra letteratura e scienza , Ferrara, Università degli Studi, A.A. 1997 -1998, Tesi di Laurea, Relatore Prof. W.Moretti, p. 6). 69 Vanni Geminiani segnala che il Corbara in una breve nota del Bollettino d ei Musei ferraresi» (4,1974, Excursus nell'appendice romagnola della Legazione ferrarese, p. 45, n. 6) attribuisce questo dipinto a Barbara Longhi (ravennate figlia del più famoso Luca, nata nel 1552): Di Barbara [ Longhi] annoto un rame con Madonna presso di me, e altra Madonna a Filo di Argenta». C¶è però anche chi ipotizza una attribuzione al fratello Francesco Longhi, anch¶esso di scuola ravennate (primo Seicento). 70 La bella croce in ferro battuto che sta sulla sommità della chiesa fu fatta da Ottavio Gennari (Beppino d¶i frëb) il rinomato armaiolo d i Borgo Molino. 71 Crocefissione su faesite, donato nel 1990 alla chiesa di S.Agata da Alfeo Capra, pittore filese (1902 -1997), maestro del colore delicato, tributato di grandi riconoscimenti e noto come il pittore della nebbia» (si vedano le note biografiche in A.VANDINI, Letture filesi , CDROM,2002. pp. 99-101). Il pittore è sepolto, per sua espressa volontà, nel nostro camposanto.
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(20) La Madonna con S.Agata e S.Apollonia (Scuola ravennate, primo µ600)

(21) La crocefissione (Alfeo Capra, sec.XX) 71

(23) Il progetto dell¶Ing.Gualandi

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SANT¶AGATA, LA VITA ED IL CULTO72
La santa patrona di Filo visse a Catania, a metà del III secolo d.C., al tempo dell¶imperatore Decio. La città a quell¶epoca era assai fiorente in virtù di un¶ottima posizione geografica ed era amministrata dal proconsole Quinziano, uomo rude, prepotente e superbo che viveva con moglie, famiglia e numerosa corte al palazzo pretorio. Visse perciò al tempo del le persecuzioni ai cristiani i quali, denunciati o no, erano ricercati d¶ufficio, rintracciati, torturati ed infine uccisi. La nascita di Agata risalirebbe all¶anno 235 d.C. da famiglia nobile e ricca. La ragazza, che la tradizione popolare ricorda bella c ome un bocciolo di rosa, dai lineamenti delicati, le labbra rosee ed i capelli biondi, aveva abbracciato la fede cristiana e trascorreva le giornate della sua adolescenza in un sereno ambiente familiare. Raggiunti i 15 anni, per il suo voto di verginità e la consacrazione a sposa di Cristo, incuriosì Quinziano che, per capriccio ed interesse personale, ne ordinò la cattura. Agata si sottrasse per un po¶ nascondendosi lontano da Catania, ma fu raggiunta dagli apparitores, sgherri che la trascinarono al cospe tto di Quinzano. La giovane respinse con fermezza i tentativi di seduzione di costui che volle convincerla a cedere alle sue (24) Un¶immagine sacra di Sant¶Agata lusinghe, affidandola ad Afrodisia, matrona dissoluta, maestra di vizi e di corruzione. Nessuno strumento di persuasione riuscì a p iegare la sua ferrea volontà ed anche le minacce di morte si dimostrarono impotenti. Agata non cedette e fu perciò riconsegnata a Quinzano, il quale promosse un processo con la speranza di piegarla con la forza . Fu subito chiaro però che egli non riusciva a controbattere le parole taglienti che la ragazza gli rivolgeva con semplicità e saggezza. Neppure le perc osse portarono al benché minimo cedimento sicché Quinzano ordinò che la giovane venisse rinchiusa in carcere, incatenata e senza acqua né cibo. Portata per una seconda volta davanti al proconsole e dimostratasi più ferma che mai, la giovane venne infine sottoposta ad orrende torture. Il proconsole esasperato dal fallimento di ogni tentativo si accanì ulteriorment e, ordinando agli aguzzini che venissero amputate le mammelle della giovinetta, quasi a distruggere ciò che non aveva potuto ottenere. Nessun segno di turbamento segnò però il volto e le parole di Agata: «Tu strazi il mio corpo», disse, «ma la mia an ima rimane intatta». Secondo la tradizione essa poi, riportata nel buio della cella, sarebbe stata visitata da San Pietro che ne guarì le ferite. Quattro giorni dopo fu condotta in tribunale per la terza volta e Quinzano sentendosi sconfitto ne decretò la morte più atroce: un letto di tizzoni ardenti. Qui, un secondo miracolo avrebbe impedito al fuoco di bruciare il corpo, straziato ed ormai senza vita, di Agata. Era il 5 febbraio del 251 d.C. Un tremendo terremoto seguì la morte di Agata, il palazzo di Quinzano crollò ed egli finì annegato durante la fuga. Il corpo di Agata fu invece accolto con devozione e deposto in un sarcofago di pietra. Si narra che, già un anno dopo, il velo rosso della santa fu portato in proces sione per arrestare la colata lavica dell¶Et na che minacciava Catania. Il culto di sant¶Agata si diffuse quindi rapidamente; la sua tomba divenne meta di numerosi pellegrinaggi ed altri miracoli ebbero a compiersi in occasione di calamità naturali. La devozione per sant¶Agata protettrice contro i p ericoli del fuoco si diffuse durante il Medioevo. Si disse a quell¶epoca che, se la santa proteggeva contro il fuoco di un vulcano, a maggior ragione poteva difendere contro tutti gli incendi. Sempre durante il Medioevo si diffuse la credenza che sant¶Agat a proteggesse anche contro qualsiasi calamità naturale: inondazioni, bufere, epidemie e carestie. Travagliata fu poi la vicenda delle sue spoglie che, nel 1040, vennero portate via dai Bizantini e riportate sul suolo catane se 86 anni dopo, nel 1126, e festeggiate dal popolo devoto. Dal 1376 la testa ed il torace di sant¶Agata sono custoditi nella cattedrale di Catania in un prez ioso reliquiario d¶argento dall¶aspetto di una statua a mezzo busto.

Edificio di culto n. 7 - LA CHIESA DI ROSSETTA (A.VANDINI, op.cit., p.210)

(26) Chiesa di Rossetta. Particolare di disegno risalente alla metà del sec. XV 73 (27) Tratto del Po di Primaro tra S.Biagio e Bastia, nel secolo XVI
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La denominazione Rossetta, ad est dello sbocco che si diede al Santerno nel XV secolo, risale ai suoi antichi possessori, i nobili De Rossetis75, seppure il luogo sia stato talvolta indicato anche come Li Mazapedi o Cursiulo76.
Cfr. M.TORRISI , Sant¶Agata, Cinisello Balsamo, San Paolo, 1997. AS Ve, dis.177, citazione da D. LEONI-G.MONTANARI, op. cit., p.33. AS Mo, Mappario Estense, Serie «Acque», n. 367 tratto da * Progetto Primaro, cit.,p.24. 75 A questa conclusione porta l¶Investitura del 1567 all¶aretino Angelo De Gambilioni di ben 1500 moggia di terreni di quella zo na, in precedenza a favore di «Domino Joanne Baptista et Domine Joanne Paulo fratribus de Nobilibus de Rossetis » (AA Ra, Diversorum, Prot. 26, cc. 48:55). E¶ comunque assai probabile che prima venisse chiamata Cursiulo ( A.VANDINI , op cit., p. 41).
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Ebbe una sua chiesa, di dedicazione ignota, sorta in epoca medievale, probabilmente a metà del Quattrocento, quando fu immesso il Santerno in Po alla Bastia. Comparve regolarmente nella cartografia del territorio fino al secolo XVIII77. Dell¶edificio conosciamo anche la forma, grazie ad un disegno molto antico conservato a Venezia, ed anche l¶ubicazione, lungo l¶attuale via Rossetta, lato est, in posizione intermedia fra l¶argine del Reno e la strada provinciale. Approdo fluviale collegato al fusignanese ed al lughese per via d¶acqua e per via di terra, fu a questa sua caratteristica cui la Rossetta, fin dalla immissione del Santerno nel Po di Primaro (1460), dovette lo sviluppo dell¶insediamento78. I traffici fluviali e gli scambi con la Riviera di Filo e col comacchiese (si pensi al sale in primo luogo), dovevano, in epoca tardo medievale, rivestire ancora notevole importanza ed il nodo Bastia - Rossetta doveva costituire, un crocevia naturale verso i luoghi di smercio dell¶entroterra romagnolo79.

Edificio di culto n. 8 - LA CHIESA DI S.ANNA IN CHIAVICA DI LEGNO (A.VANDINI, op.cit., pp. 322-324)
Il bonificatore Avvocato Cipriano Andrea Ghedini di Bologna, legittimo amministratore ed usufruttuario dei beni delle tre figlie, non si preoccupò soltanto dei campi da prosciugare e da portare a coltivazione «colla vista di provvedere un mezzo di sussistenza a non poche famiglie ivi dimoranti». Rendendosi conto che veniva a crearsi un villaggio nuovo, per favorirne lo sviluppo pensò anche di farsi carico della edificazione di una chiesa destinata al «culto pubblico» ove si potesse celebrar messa. Egli quindi cercò ed ottenne per questo l¶autorizzazione pontificia per la cappella, che corredò di tutte le suppellettili necessarie, e che volle dedicata «al divino culto sotto la invocazione della gloriosa S.Anna»80. Nella chiesetta vanno segnalate alcune pregiate iscrizioni storiche di cui diede testimonianza, nel 1875, David Farabulini81. La prima delle iscrizioni82 è ancora presente, nella sua versione italiana, in una lapide ivi murata83. La seconda iscrizione si trova all'interno della chiesetta 84. Una terza iscrizione infine,
76 Questo toponimo, che pare richiamare il Mazapédar (o Mazapégul), tremendo folletto romagnolo tramandato dalle credenze popolari, viene indicato in una mappa ravennate databile al sec. XVII. Si tratta della Mappa 470 in AA Ra, Diversorum, prot. 35, c.422, ove si cita un «L ocho del Signor Nicolò Baldisari, terra arativa, alborada, prativa, et boschiva, posta nel Territorio di Ravena, sotto la Riviera di Filo, locho della Rossetta detto li Mazapedi». Sul Mazapégul ci si è sofferma in A.VANDINI, Filo la nostra terra , cit. - Parte Terza, al capitolo dedicato al Mondo Popolare. Cursiulo è la denominazione del luogo indicata nella pergamena ravennate dell¶anno 1022. 77 Si citano le carte : Mengoli (1613), De Rossi (1700-1721), Manzieri (1745), Baruffaldi (1758). 78 A.F.Babini riporta in Giovecca, senza purtroppo indicarne la fonte, che nel 1466 alla Rossetta fu gettato un ponte sul Santerno e le spese di manutenzione vennero così ripartite: 1/3 ad Argenta, 1/3 a Lugo, 1/3 a Fusignano e Bagnacavallo ( A.F.BABINI , Giovecca, Bologna, Graficoop, 1980., p.1). 79 Per comprendere l¶importanz a dei traffici con l¶entroterra romagnolo, nonché la complessità delle vie d¶acqua del tempo antico, si riporta una descrizione e commento di L. Gambi che si rifà a Ricobaldo, cronista medievale (sec. XIII -XIV): «[Il testo di Ricobaldo] ci informa che lung o il fiume Po e frontalmente ad Argenta si stendon vasti specchi paludosi in cui ³opposita riva (a quella argentana), exitur Pado´ mediante un cavo o un taglio che porta ad un crocevia di vene lagunari. Se tu - dice Ricobaldo - ³navem ages [prendi la nave]´ lungo il cavo orientato verso mezzogiorno, ³ pervienes ad viam capitis silicis, qui portus est Imolae atque Faventiae´ . Codesto scalo che è Conselice, fa le prime comparse - come ³portus capitis silicis ´ o ³ caput silicis et portus´ - in due documenti degli anni 1084 e 1126, ed era sito a quanto sembra, all¶acme di un cuneo alluvionale, che credo sia quello del fiume Sillaro. In esso si adunavano le merci che poi, lungo le vene lagunari, venivano trasportate sopra chiatte in Po. A valle di Argenta (seguo Riccobaldo) il fiume Po si può scendere fino a rotta S. Biagio (presso la località omonima odierna e posta sul lato destro del suo alveo) traverso la quale ³ per paludes itur ad portus Romandiolae´ e fino a Ravenna [ ANONIMO FERRARESE (Riccobaldo?), Chronicon parvum, a cura di Ludovico Antonio Muratori, in R.I.S., t. VIII, Milano, 1726, colonna 476]. Ma a Ravenna ci si può andare più agevolmente per altra via, cioè lungo il fiume Po, che fl uiva nella grondaia sopra cui si allineano ora Filo, Longastrino, ecc. ». (L.GAMBI, L¶insediamento umano nella regione della bonifica romagnola , Verona, Tip.Veronese, 1950, p. 38). 80 Scriveva a proposito delle sue intenzioni il Priore del Comune di Alfonsine Bonafede Lanconelli il 29 maggio 1840: «[...] sa rebbe assai proficua l¶erezione di una chiesa, ossia Oratorio, [...] per dare modo a quella popolazione sempre crescente per i benefici giornalier i di quei terreni, di udire ne¶ giorni festivi la Santa messa, ed assistere ad altre funzioni di lutto, di cui attualmente le tan te volte rimane impossibilitata di approfittarne, e massime nella stagione invernale per la impraticabilità delle strade che le toglie il bene di potervi accedere[...]» L¶istanza venne inviat a a Sua Santità Gregorio XVI l¶8 agosto 1840 (AA Ra, Sacra visita Vicar.d¶Argenta n. 169(100)) 81 «Perché si conservasse nei posteri la memoria di tanta munificenza, e di sì utile servigio reso a Filo, furono scolpite in ma rmo e poste nel mentovato luogo due latine iscrizioni, che dettò il cav. Luigi Crisostomo Ferrucci, poeta ed epigrafista fra i primi del nostro secolo. In un'altra parte del distretto di Filo è pure una terza iscrizione, scritta dal medesimo autore a ricordo eterno di grande e magnifica opera, che fece per l'ut ile pubblico il Card. Giuseppe Albani, Legato apostolico della provincia di Bologna. Mi gode l'animo che anche in Filo si trovino tre iscrizioni di sì gran letterato, i l quale, ad istanza degli amici fece dono di siffatti lavori a tutte quasi le città e più piccole terre d'Italia. Non vò tacere che a porre nel Comune di Filo le tre belle memorie, e far che le dettasse appunto il celebre latinista, si prese la premura specialmente Luigi Farabulini, mio ottimo padre, di car a e lacrimata memoria, quand'egli accoglieva al solito nella sua casa ospitale, o a villeggiare o a ricrearsi nella caccia, il governatore di Argenta ed altri suoi amici di Lugo, patria del Ferrucci» (D.FARABULINI , La vita del Cardinale Falconieri , Spoleto, 1875). Un sunto biografico sui questo celebre prelato del secolo XIX, nato a Filo il 10 luglio 1833 e morto a Roma il 10 dicembre 1903, è riportato in Filo la nostra terra (cit.), a fine capitolo nell¶itinerario 6. 82 Questa la versione latina del Ferrucci :«HOSPES. AUT. INCOLA - QUEM. PROSPICIS . TRACTUM. R HENO. /INTERIECTUM. ET. PADO - KAROLUS. SEVERINUS . BONONIENSIS - LVUTETIAE. PARISIORUM. CONSISETNS - HUMESCENTEM. PALVDE. IVNCIS. ET. SALTVBUS. HORRIDVUM / PRETIO . COMPARAVIT. AN. MDCCCXXXVII - ANDREAS. CYPRIANVS. GHEDINVS - POST. FATVM. MISERRIMVM. LEVIRI . DESIDERATISSIMI - HERES. AB. INTESTATO. VSUFRVCTVAR . EVNDEM. PVRGATVM. SALICTIS . AEQUATUM, CAMPIS - ARBORIBVS. CONSITVM. AB. SECVLARI . INERTIA . SVSCITAVIT - AEDIFICIIS . OMNIQ. PENU. INSTRVXIT - ET. HONORI. ANNAE. T VTELARIS. AEDE. CONDITA - COLONOS. NOVOS. SE. DOMUM. RESQ. SVAS - PATROCINIO . EIUS. IN. AEVVUM. ADDIXIT». 83 Questo il testo della lapide sopra la porta della chiesa: « OSPITE E PAESANO - QUESTO TERRENO CHE VEDI FRA IL RENO E IL P O VECCHIO - PALUDOSO E SELVAGGIO - CARLO SEVERINI - BOLOGNESE DIMORANTE IN PARIGI - COMPRÒ L¶ANNO MDCCCXXXVII. - DOPO LA MORTE DEL COGNATO AMATISSIMO -

dedicata al ricordo eterno dell¶opera del Cardinale Albani ed andata evidentemente perduta,. doveva trovarsi ai confini di Filo e Longastrino 85. Va ricordato che in origine le chiesette a Villa S.Anna erano due, sorte da ambo i lati. Quella posta al lato ovest, poi abbattuta, non venne mai consacrata, ma fu utilizzata per qualche tempo come abitazione.

(28) Una vecchia immagine di villa S.Anna, con le due chiesette ai lati

(29) La facciata della chiesetta di S.Anna, dopo i recenti restauri 86

SANT¶ANNA S.Anna fu moglie di Gioacchino e madre di Maria Vergine secondo il Protovangelo di Giacomo. La si festeggia il 26 luglio di ogni anno. La pia sposa, dopo lunga sterilità, avrebbe ottenuto dal Signore la nascita di Maria, che portò al Tempio a tre anni, lasciandovela al servizio divino in adempimento del suo voto. Il culto verso i santi genitori della Beata Vergine è molto antico, tra i Greci soprattutto. In Oriente si vener ava S. Anna già nel secolo VI e tale devozione si estese lentamente in tutto l'Occidente a partire dal secolo X fino a raggiungere il suo massimo sviluppo nel secolo XV. Nel 1584 venne istituita la festività di S. Anna. «Dai frutti conoscerete la pianta», dice Gesù nel Vangelo. Noi conosciamo il fiore e il frutto soavissimo derivato dalla pianta annosa: e, dalla santità del frutto, da Maria, viene dedotta la santità dei genitori di lei, Anna e Gioacchino.

(30-216) Sant¶Anna con Maria Vergine fanciulla

L¶ EREDE USUFRUTTUARIO CAVALIERE AVVOCATO - ANDREA CIPRIANO GHEDINI - DA SECOLARE SELVATICHEZZA - QUESTE GIÀ INABITABILI PALUDI DISBOSCANDO E LIVELLANDO - RIDUSSE A COLTURA DI FERTILI CAMPI - DI PIANTAGIONI E VILLARECCI EDIFICI - ERETTA UNA CHIESA IN ONORE DI S.ANNA -

PATROCINIO - I NOVELLI COLONI SE LA CASA LE FORTUNE SUE - BELLE FIGLIUOLE CLEMENTINA CLELIA C ORNELIA- EREDI PROPRIETARIE FIDÒ IN In questa lapide che si pot eva già leggere nel 1868 (cfr. L.MAGRINI , op.cit., p. 111), al testo latino del Ferrucci, furono aggiunti i nomi delle tre eredi di Cipriano Ghedini. 84 « HONORI - ANNAE. VIRGINIS . SANCTAE. PARENTI - ANDREAS. C YPRIANVS. GHEDINIVS - AEDICVLAM. D.P.S. EXTRUXIT - DEDICAVITQ. A. MDCCCXXXXI - CLARISSIMO. FALCONIERIO. C ARD. ARCHIEP. R AVENN. » Inscriptum Domui : « PARVA. EST - ARTIS. L UCELLO - QVAM. PONO - MEAE SED QUAE - BONO SIT. AMPLA - AMICO. ET - HOSPITI». 85 In finib. Fili et Longastrini :« QVOD. DIV . IN VOTIS . FVIT - IOSEPHVS. ALBANIVS . C ARD. LEG. PROV. ONON. - PRAESES. CONSILII . RHENANI. AQVIS. REGUNDIS - INGENTIA . QUAEQUE. ANIMO. COMPLEXVS. RHENVM. FLVMEN - SINISTRORSVM. EXCVRRENS. AGGERE. PER . MATHEMAT. - BONON. ET FERRAR. EXCITATO - CONTINVIT. AVERTIT - IDEMQ. PRAEP. EXTRAORDINARIVS - PROVV. ADMINISTRANDIS. SUBSIDENTES. ACQVAS - IN. FOSSAM LONGASTRINI. CONRIVARI. IVSSIT - DECRETO QVOD. DATVM. EST. POSTR . ID. APR . A. MDCCCXXXII - QVORUM OPERVM. FIDEM. POSSESSORES . PRAEDIORVM - INTRA. FINES . FILI ET L ONGASTRINI. AD. MEMORIAM - IMMORTALIS. BENEFICII . POSTERIS. TRADENDAM - SAXO. COMMENDARI. VOLVERUNT ». 86 La scritta riportata a fianco della porta d¶ingresso recita: «Chiesa di S.Anna - Sec. XIX. Questa chiesa intitolata alla Madre della Ve rgine Maria, giacendo in deplorevole stato di abbandono, fu restaurata negli anni 1988 -90 e riaperta al culto nel 150° anniversario della sua edificazione e dedicazione (1841-1991) Questo restauro si deve all¶opera amorevole dei francescani e degli abitant i, che confidando nella provvidenza, testimoniano la fede e l¶amore in Dio e alla Vergine Maria. A lode di Cristo. Si pone questo ricordo, in occasione della recente S.Visita canonica d i S. Ecc. Mons. Luigi Amaducci Arcivescovo di Ravenna. 12 dicembre 1993 ».
A TANTO PERPETUO ».