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Religione oci a aritain
d i Pietro Palazziìri

p èT,Mquadrar/e-iI tema, c i pare che • occorra partire dà due -premesse: dai principi di' dottrina, con 1 a n a l i l'Ati-tore fissa l e r e l a z i o n i che l a religione i n genere c la. religione, rivelata in.particolare hanno c®n l a società /civile. dalle conclusioni. elie= l'Autore, trae netT applicazione dei., p r i n c i p i "dottrinali fondamentali a l l a pratica; , ' „ - •. '
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*•; _ Rapporti tra Religióne e Società .. ' L a questione viene" posta e risolta i n due m o d i ; '13 vedere n e l piano e nei term i n i p r o p r i della filosofia p o l i t i c a come la-religione i n genere si Jnnesta nelFamh i f o del bene comune n e l l a società civile e l a sua competenza i n merito; 2) investigare i n t e r m i n i più. ampi, desunti dalla 'filosofìa della cultura, le relazioni, ohe esistono t r a l a religione e ,quella che suole chiamarsi,« cultura temporale ». Là dottrina dell'Autore intorno alla cultura, a l bene comune nella società politica ed Intorno a tutta l a dottrina p o l i tica e sociale rìdeste una certa nota di personalismo. L a persona' u m a n a relativamente ai suoi L e n i ed a l fine supremo e specifico proprio,, n o n è soggetta- alla : competenza, e quindi all'autorità della . società politica: i l hene comune della so-, cietà civile estende i l suo interèsse a que^ afa beni i n modo tale da essere subordinato a l l a persóna umana. L'Autore cerca "di fondare, l a ; sua r i mòn&- personalistica della v i t a sociale i n una certa considerazióne metafìsica del: 4

ruórno, ciré entra nella società. Propugna infatti l a . distinzione _—_ che. crede dedurre dar genuini p r i n c i p i della filosofìa d i S. Tommaso feà'ILdiiplice.-aspettò metafìsico, della natura umana': aspettò d i personalità e d i i n dhidualità; . Carne persona — n e l senso d e l l a filosofìa tomista —•" l'uomo è i m a sostanza, coinplèta,- spirituale;'«sui juris.», auton o m a (cioè n o n soggetta direttamente a d alcuna creatina),- fornita d i un'abBqndante f i f a dello spiritò:. . N e l l a società entra -proprio " per l'impulso della p i e - , nezza della sua vita spirituale ( « e x . anundantia ») ; v i resta q u i n d i còme qualche cosa' d i indjpendeiìie,. « sui i u ris », n o n soggetta a d alcuna creatura; -come u n tutto,; secondo l'adagio della f i losofia-perenne: Ratio pariis contràriatur personae, . A l l a persona spetta l'indipendenza e-la totalità: « L a persóna h a una.dignità assoluta, perchè è i n relazióne -diretta-con l*assoIuto, nel quale solo può trovare i l suo pieno compimento; B u a p a t r i a spiri— tuale è tutto Tunlverso dei beni, .aventi valore assoluto ». (Cristianesimo e Democrazia, Sfilano, 1950 f i * e d . Mew'.T.ork 1945], p. 83). , .« ' ; Spetta ancora alla persona l a capacità d i donarsi e d i comunicarsi con altri niell a conoscenza e nell amore. •SiccomèV p o i l'individuo materiale.;— poicìiè l a personalità nell'uomo (diversamente ciré i n Di© e n e i p u r i spiriti) s i realizza insième a l l a individualità-della natura — presenta quelle deficienze., l i mitazioni e d imperfezioni* che earatte1 rizzane^ l a individualità materiale, {gàie
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a dire è lina parte, di u n tutto-superiore, soggetto, indigente, imperfetto), -entra, nella società per indigenza (per trovarvi iì suo complemento) e v i resta come u n a parte soggetta al tutto sociale. . L a nozione d i persona," secondo Fautore, è analogica e cosi i n concreto, può realizzarsi i n v a r i m o d i . Nell'uomo si verifica proprio n e l modo individualistico materiale. ' .Tutte le cose che esistono, esistono come i n d i v i d u i . Tuttavia, mentre nei p u r i spiriti l'individualità deriva dalla forma specifica, loro propria, g l i enti materiali invece l'hanno i n ragione della materia, legata alla quantità, come insegna l a filosofìa tomista. Questo si verifica anche nell'uomo, che è composto d i materia. Perciò, come individuo, secondo l a v i sione che ne h a Maritain, l'uomo offre u n aspetto d'imperfezione, d'indigenza e d i soggezione. (La personne et le bìen commnn, p. 36). . - - ..," _ L a distinzione esposta presenta un'applicazione molto interessante, per deter-. minare i rapporti t r a l'uomo e l a società; per risolvere proprio quella autonomia, che-costituisce i l problema sociale per eccellenza: fin dove, l'uomo deve essere soggetto alla società e fin dove l a società resta subordinata al singolo. - • . L'uomo, prosegue Maritain', che entra tutto nel "fondare l a società, còme persona, m a i n quanto individuo materiale per motivo d i indigenza, i n parte, è soggetto alla società, ed i n parte invece ~rimane indipendente dalla società. Secondo .certi suoi beni dipende totalmente dalla società ed egli stesso deve soggiacere all'autorità e competenza della società stessa; riguardo invece ad altri beni sorpassa l a società. E ' - soggettò alla società i n quanto individuo ed i n relazione a tutti i beni, che spettano" alla'sua i n d i vidualità; supera l a "società,- e non è ad essa soggetto, i n quanto persona e n e i riguardi di tutte quelle cose che appartengono alla sua personalità. •
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Maritain sotto questo aspetto .— e ne viene d i ' Conseguenza logica — sottrae alla competenza della società civile semplicemente i fini supremi della persona . umana. Ecco le s u e . f o r m u l a z i o n i : "«La persona u m a n a s'impegna per i n tero come parte della società politica, m a non i n virtù di tutto ciò che è i n l e i persona e di tutto ciò che l e appartiene. In virtù di altre cose che sono i n lei, essa è pure intimamente al d i sopra della società politica... Io sono parte dello Stato i n ragione d i certe relazioni con l a vita comune, che interessano tutto i l mio ès-. sere; m a i n ragione d i altre relaziona.. V i sono i n m e beni e valori, che non sono dello Stato, ne per lo Stato e che sono a l di f u o r i dello Stato... ». « ... L'uomo è oltre l a .comunità p o l i tica secondo le cose che sono i n l u i e di l u i ; provenendo dall'essere la. persona- • lità come preordinata all'assoluto, dipende, quanto alla sua. essenza stessa, da più in- alto che -non l a comunità politica, e concerne propriamente" i l complemento sopratemporale della persona i n quanto, persona». (Op. e, p. 88-89). Come è noto,.la religione ed U s u o fine ed i beni che appartengono a quell'ambito d i beni e d i fini, sono indipendenti dalla subordinazione verso l a società politica,• ., " ' Ciò vale di ogni religione come tale. In base a queste premesse i l M a r i t a i n così delinea i l rapporto della religione rispetto alla società civile ed ai fini della medesima: riguardo alla religione come tale, l'uomo n o n è subordinato alla società p o l i t i c a ; i l fine e i l valore della religione-superano.di gran lunga l a competenza del hene comune . della Società civile. • . . ."„' A quali conseguenze conduca immediatamente questo principio, apparirà tra breve.
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Religione e cultura temporale

Questa duplice posizione dell'uomo, nei riguardi della società, si verifica i n pieno nelle relazioni con l a società p o l i tica i n particolare. N e l l a luce della d L sanzione su esposta si deve determinare quando lo stato tiene soggetto l'uomo a sè e quando lo stesso uomo'sorpassa l a società politica. .- • .

In altro senso l a stessa questione del rapporto fondamentale fra religione, e società civile è svolto dall'Autore — i n termini a l u i abbastanza f a m i l i a r i é veramente originali -—• nome relazione v i gente fra due o r d i n i distinti: d e l l a religione e della cultura temporale. • L a cultura per M a r i t a i n è quella .parte dell'attività ' dell'uomo, che appartiene

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• alla sua vita terrena e temporale ; è quel(Cfr. L'uomo e Io Stato, p. 183; Umanel'attività essenzialmente ordinata alla simo integrale, p. 83). ' realizzazione dei fini e dei beni tempoh) Che p o i l a religione, per natura r a l i dell'umanità: dei.fini m a t e r i a l i (cosua, sìa più nobile ed eccellente della me è i l progresso tecnico ed economico) , cultura, è cosa evidente. L a cultura è e dei fini spirituali (come sono le attività quindi subordinata alla religione, come speculative e i e virtù). Come tale, l a cul- i l fine intermedio al fine ultimo. Se quetura è opera umana, d i ordine naturale, sta subordinazione h a veramente luogo, immanente nelle capacità- umane. L a l a cultura viene intrinsecamente elevata parte della cultura temporale, che. si r i ed acquista l a sua più piena perfezione, ferisce all'ambito dell'attività umana sopur rimanendo nel suo ordine e distinta ciale, è l a stessa società civile. Là cultura dalla religione. (Cfr. Umanesimo integraè inoltre opera temporale e terrena, l a le, p. .83)." / ' > . vita civile stessa è considerata come per.Ciò h a come conseguenza l a superiofinente alla cultura. -. rità della società religiosa (la Chiesa) r i spetto alla società civile, e l a soggezione " L a religione è invece quell'attività e di quest'ultima alla religione ed alla requella sfera d i fini e d i valori, che costiligione r i v e l a t a i n particolare. « I l Regnò tuiscono l a destinazione, dell'uomo sop r a m i a turale, eterno, ultraterreno, Que- •di D i o è essenzialmente spirituale... M a proprio perchè è spirituale, i l Regno di sto "vale anche per l a religione naturale. ' Inoltre l a religione rivelata, come si sa, . Dio è di natura migliore e più alta che i , regni e le repubbliche della terra. A l l o n " importa l'elevazione soprannaturale deltaniamo dalla parola " superiorità " ogni l'uomo e l a sua destinazione al fine, che. attributo accidentale d i dominio e dì s u p e r a l a stessa natura. (Umanesimo inegemonia; "intendiamo questa parola n e l tegrale, p. 82). * suo significato p u r o ; v u o l dire u n posto Come si possono delimitare le relapiù alto nella scala dei valori, u n a d i zioni t r a ' u n ordine e l'altro, cioè t r a l'orgnità più alta. I l secondo principio genedine- temporale della cultura e l'ordine rale da porsi... è l a superiorità• d e l l a . ultraterreno della religione? Chiesa, cioè dello spirituale s u l corpo poSi possono ridurre a tre r a p p o r t i : relitico o sullo Stato ». (Cfr. L'uomo e lo lazione d i distinzione tra cultura e r e l i Stato, p. 184). gione, d i subordinazione della cultura c) L a distinzione posta f r a religione a l l a religione e di coesistenza d i -ame cultura non significa separazione combedue. pleta di ambedue nell'attività umana - a) E ' proprio dell'essenza d i ogni reconcreta. ligione che sorpassi l'ambito della cultuE ' di essenza- della religione' che pener a "temporale, come ordine distinto d i fini tri, vivifichi e, ordinando l'uomo a l suo e d i valori. Così anche l a religione p u r a fine ultimo, lo elevi intrinsecamente. • mente, naturale s i distingue, per l'oggetto, Per questo g l i stessi scopi, p r o p r i della dalla cultura. Questa distinzione, i n base cultura, s i raggiungono più efficacemente ad u n nuovo titolo ed i n senso pieno è e più perfettamente. Perciò l'unità si rivendicata dalla religióne rivelata, che conserva, anche i n concreto, nella vita si presenta come soprannaturale. umana. L'autore insiste nella distinzione di Riguardo alla religione rivelata p o i questo doppio ordine d i attività umana. tutto ciò è particolarmente vero. Ne conL a religione non diventa m a i « p a r t e » segue, i n pratica, i l principio d i collabodella cultura temporale. Se.ciò avvenisse, razione necessaria f r a Chiesa, come'so-, l a religione diventerebbe priva, della sua cietà religiosa, e Stato, come società stessa n a t u r a . - : - . civile. . ' . •• "; •• L a religione di Cristo è universale; apOra, come l a religione naturale, e ] l a punto perciò rivendica l a sua distinzione reHgione rivelata, i n concreto potranno dalla cultura temporale. coesistere con l a cultura temporale, nel Per sua stessa natura, n o n cade dunpiano della vita civile dell'uomo, conserque nell'ambito della competenza della vando l a distinzione : d i ambedue g l i orsocietà c i v i l e , ' i l c u i n o m p i t o si" svolge s o l dini e l a necessaria subordinazione della cultura alla religione? _ :" . • , . tanto nel campo della cultura temporale.,
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L a realtà, dice l'Autore, òhe ..deve i n formare i p r i n c i p i della dottrina, è m u l - riforme e quanto m a i diversa. L e norme astratte, che determinano le -relazioni f r a religione e cultura, debbono adattarsi a tipi ed a.forme storiche d i cultura, assai - differenti. • L a società civile infatti, nel decorso dei tempi, subisce ' varie mutazioni allo" esterno e all'interno.della sua ispirazione ideale. Quindi, conclude l'Autore, l ' a p p l i cazione dei p r i n c i p i dottrinali. non può essere univoca, cioè, secondo. Io. stesso esemplare concreto, secondo l'unica forma esteriore; nè tuttavia-del tutto; equivoca, come-se .gli stessi p r i n c i p i fossero, mutevoli, m a analogica, cioè.in m o d i ed i n forme esterne, diverse,, secondo quanto richiede l a realtà oggettiva. Tutte queste, forme però, realizzano i p r i n c i p i i m m u tàbili secondo l'indice della -proporzione". L a nozione tomistica' dell'analogia, a n che nell'ambito dell'azione,. h a così una. grandissima i m p o r t a n z a . - ' .

N e l l a prospettiva dell'autore, i l nostro problema v a risolto non solo teoreticamente, cioè nel piano della dottrina astratta, m a anche n e l l a p r o p r i a dimensione storica. N o n solo infatti i rapporti fra religione, società e cultura civile vanno fìssati nell'accezione sostanziale dei termini, m a si deve vedere ancora se ciò che è stabilito dottrinalmente, nel vigente tipo d i cultura e d i vita civile può e deve essere realizzato. I l problema - dell'Autore è pertanto quello dell'ideale storico concreto della cristianità, cioè della f o r m a concreta d i vita'civile, alla quale dà origine l a coesistenza della religione rivelata i n q u a l che determinato tipo di cultura temporale. L a cristianità stessa è una certa form a d i cultura, ispirata dal Cristianesimo, l a quale può essere- molteplice, sebbene l a religione rivelata-sia una sola. L'ideale storico concreto è i l tipo e. là f o r m a esteriore concreta, a realizzare l a quale" tende, e deve tendere un qualche

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periodo storico. (L'uomo e lo Stato, p a gina 188). • L a cultura e l a vita civile del nostro tempo è cambiata, specialmente in- relazione ad altri tempi. D i conseguenza ecco i l problema .del tipo e della forma esteriore della nuova cristianità, da realizzarsi nel nostro tempo. Ecco i l problema del modo con cui oggi i l Cristianesimo deve esistere nella vita temporale e l a Chiesa nella società. L'odierna vita civile

Per risolvere i l problema occorre perciò. definire, oltre i p r i n c i p i dottrinali, anche l a natura ed i caratteri p r o p r i dell a vita civile nell'odierna età storica e determinare come quest'ultima sia informata dalla religione rivelata. a) Ciò che soprattutto, e più prof ondamente, denota l a "vita sociale odierna è i l suo carattere profano e laico. Infatti i l fine, che essa sì propone d i ottenere, non è ormai"più qualche cosa d i sacro. Questo poteva essere i l fine della cultura cristiana nel medioevo, quando si prospettava i l sacro impero, cioè una. comunità religiosa ed insieme temporale, da fondarsi sulla terra, nella quale l a potestà temporale dovesse servire da istru•mento a i fini anche religiosi. Oggi invece si va i n cerca di qualche altro fine, i m manente nella cultura e nella vita temporale: pieno conseguimento della l i bertà e della dignità umana e realizzazione dei v a l o r i temporali dell'uomo; .valori questi tuttavia che sono v e r i v a lori, e che anche l a religione rivelata riconosce e conserva. ,
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b) Come p r i m a particolare nota della società civile odièrna l'Autore segnala l a sua struttura pluralistica. L a società civile oggi si forma, infatti, come, unità organica, dalla pluralità delle società subalterne, che godono d i u n a certa autonomia. ' -L'unità, della società p o l i t i c a odierna tende al minimo piuttosto che a l massim o ; i n questo modo l a società può meglio favorire l a libertà personale. (Umanesimo integrale, p. 132-135). c) A l t r a nota particolare s i h a nel fatto che l a società civile odierna fìssa i l proprio fine temporale come autonomo relativamente al fìne spirituale della re-

ligione, sehbene si tratti di un fìne solamente intermedio e subalterno riguardo allo spirituale. L o Stato è ormai oggi un agente principale (nel senso scolastico), per quanto funzioni solamente come agente intermedio. Rivendicando così l a p r o p r i a autonomia, lo Stato diviene essenzialmentelaìco e profano. (Op. e, p. 141-142). d) L a terza nota dello Stato al giorno d'oggi è l'ispirazione di tutta l a vita civile odierna diretta a salvaguardare la libertà delle singole persone. Tale libertà è l'espressione concreta d i tutti i valóri della persona e condizione principale per raggiungere l a vera perfezione spirituale. (Op. e, p. 142-144). e) Quarta nota è l'affermazione d i uguaglianza essenziale d i tutti coloro che. costituiscono l a società civile, l a quale è concepita come comunità di collaboratori n e l l a medesima impresa. D a q u i der i v a l a concezione democratica dell'autorità: quelli che hanno i l potere sono, soci della comunità, designati per volontà d e i soci a tenerne l'autorità reale ed - effettiva. (Umanesimo integrale,-xp .-.152). f) L ' u l t i m a nòta infine riguarda i l . carattere delle relazioni inter-individualT di coloro che nella società lavorano per un'opera comune. Questa opera comune, come si è già detto, è di natura profana: realizzazione cioè della libertà e della dignità della persona umana. Quindi anche i l vincolo; con cui le singole membra si uniscono sul piano dell'attività politica e .civile, è qualche cosa di profano-; consiste nel proposito d i edificare i l regime temporale, i n cui la persona u m a n a possa raggiungere l a pienezza della p r o p r i a vita. N o n è più qualche cosa d i sacro, come potrebbe essere i l desiderio di edificare i l Regno dì D i o sulla terra. (Op. e, p. 161-162).
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. Tutte queste caratteristiche che siamo venuti illustrando, sono insieme v a l o r i autentici, . conquistati dall'umanità nel corso dei secoli. L a nuova cristianità pertanto deve conservarli ed assimilarli. Dall'affermazione del principio della indipendenza della persona dalla società politica riguardo a i heni a l e i , propri, l'Autore ne deriva immediatamente e perentoriamente l'assoluta libertà confessionale nella società civile. =

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Questa libertà importa anzitutto l'indipendenza dei singoli credenti dallo Stato, per quanto riguarda l a loro professione religiosa; i m p l i c a inoltre libertà, per le associazioni religiose esistenti nello Stato, Esige tutto ciò l a stessa n a tura del fine, a cui sono ordinate le associazioni medesime; fine' che. appartiene come tale alla vita "della persona, e non cade sotto l a competenza dello Stato. :

Libertà per altre confessioni . Per questi motivi l a Chiesa di Cristo deve godere della perfetta libertà ed i n dipendenza dallo Stato, come società semplicemente religiosa. Ciò lo esige l a retta visione del bene comune temporale e della competenza dello Stato verso le singole persone. Anche per altro titolo, ancor più i m portante, l a Chièsa rivendica per sè questa libertà: l a sua stessa.natura e-costituzione. L a Chiesa infatti esiste còme società perfetta, con proprio fine, con propria, autorità, auto-sufficienza ed i n dipendenza e con i -diritti i n v i o l a b i l i , commessigli d a l suo Fondatore. Questi però sono m o t i v i teologici, che indicano l a posizione fondamentale della Chiesa e dello Stato, solo,pei: coloro che 'credono, (L'uomo e lo Stato, p. 180-181). .; L a principale ragione, per c u i rivendi- '. chiamo libertà alla Chiesa, vale anche -per "le altre religioni o confessioni. Anche esse rivendicano l a " p r o p r i a autonomia verso lo Stato per l'essenziale superiorità della'persona e della propria vita, nei riguardi della società civile (tolleranza civile). •" ' Laicità ed autonomia dello Stato Nelle presenti condizioni della vita sociale, ìa religione rivelata e là Chiesa i n particolare n o n richiedono allo Stato mezzi a se p r o p r i a l d i f u o r i dell'ambito pròprio dello Stato... , ' " Mezzi propri dèlio Sfato sono le azioni esterne e materiali, sulle quali lo Stato può esercitare -la .sua • giurisdizione i h vista del bene comune. L o Stato v a fuori dall'ambito del suo fine specifico, se cura beni, che per sè non appartengono a l bene comune. \ ... ~ • • ',, ; . • ;
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Direttamente agisce, secondo - i l fine pròprio della Chiesa, se agisce intorno alle cose della Chiesa non i n quanto,anche esse appartengono a l bene comune, m a semplicemente .perchè sono cose del' l a Chiesa. • • •; : Che lo Stato non sia soggetto per titolo diretto alla Chiesa, come u n semplice mezzo, lo esige l a distinzione stessa tra spirituale e temporale, cioè f r a le due società; " » < - M a r i t a i n intende p o i dimostrare che ne l a debita subordinazione dei fini e deh l'ordine temporale ' a l fine spirituale, ne l a indispensabile collaborazione t r a Stato e" Chiesa", richiedono u n certo determinato modo d i aiuto scambievole. , Ecco alcune specificazioni di principio. La tolleranza civile . L a religione rivelata può ottenere nella società civile odierna un posto" a lèi proprio, anche, se l'unità religiosa non è sancita dallo Stato. M a q u a n d o esistono più confessioni religiose, più ò meno lontane dalla vera religione; lo Stato cristiano può e deve concedere anche ad esse l a esistènza ed ì diritti loro" p r o p r i (tolleranza civile). " . -• . Tutto ciò viene richiesto dalla struttura pluralistica dello Stato moderno. Perciò lo Stato (che è piuttosto formato da società, che godono diritti positivi, anziché da singoli'individui) può e deve concedere là tolleranza civile senza-che per questo siano Iesi i diritti della verità e dell'unica religione." • 'V '. ' Questo atteggi aniento non è giustificato dal fatto che l a verità e-1?errore- debbano ottenere uguali- diritti, come insegna i l liberalismo teologico; n i a per nrotivi. di hene comune, cioè per evitare m a l i maggiori, -che sorgerebbero dall'intolleranza ' (anzitutto l'indurimento della coscienza) e per l a piena attuazione del bene spirituale dì tutti i cittadini, bene che, quantunque sia soltanto relativo,"è però, . r i guardo alla situazione concreta dei citta. dini, massimo n e l suo; ordine. • . L o Stato cristiano,, insieme con l a tolleranza, orienta l e "sue leggi e là sua struttura temporale al senso cristiano, e può quindi chiamarsi « cristiano ». , . L a medesima tolleranza è richièsta, oltre che. dal principio del pluralismo;' anche dalla natura-profana del vincolo

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che unisce i cittadini nella società civile odierna. E ciò avviene perchè per i l perfezionaménto della società civile non s i esigè l'unità religiosa e dottrinale ed i l pieno possesso della verità da patte d i tutti. ' . •• I l fine.comune sì deve conseguire con qualche cosa d i pratico e n o n d i dottrinale; si esige là collaborazione, n o n l a unità dottrinale. Questo fìne è inoltre profano; l a sua attuazione n o n richiede, perciò, la. professione della intera verità " cristiana. (Umanesimo integrale, p. 163).
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Laicità dello Stato

. N e l l a edificazione della società civile, anche i n o n cristiani possono, avere u n a piena parte. . • L a società civile, i n secondo luogo, può essere cristiana, anche se conserva l a propria laicità. Lo. Stato modèrno è laico, perchè persegue u n fìne essenzialmente profano è laico (nel senso spiegato) ed inoltre:rivendica per sè, i n m o d o p a r t i colare, l a propria autonomia, secondo l a caratteristica della vita civile odierna. • Questa laicità dello Stato si estende, per-Maritain a tre conseguenze pratiche, che vertono sulla qualificazione esterna dello Stato come « cristiano », sulla esterna professione di fede e sulla posizione •giuridicamente privilegiata della .Chiesa n e i confi'ònti dello Stato. . • -.' ù) L a denominazione esterna dello Stato come « cristiano » è'del tutto priva di significato, perchè l a società civile oggi è essenzialmente laica. L o Stato,, che dà pieno campo" alla religione rivelata, n e i modo che f r a poco diremo, può più convenientemente denominarsi Stato laico costituito alla m a n i e r a cristiana oppure società civile laica, vitalmente cristiana. (Umanesimo integrale, p. .142).' * - ' b) L a -professione esterna d i cristianesimo cioè i l culto i n senso largo, a l quale l a società politica, come tale, è tenuta, n o n s i deve svolgere i n ' m o d o così esclusivo da allontanare tutte le altre società confessionali dalle manifestazioni del' proprio culto» (L'uomo e lo Stato, p:.-208)..-. V** "v • Xn. - realtà". può-' -accadere 'che' tale culto 'sia" esclusivamente, cristi ano. M a colui che prof essa altre finalità n o n può essere-privato del proprio diritto. "." - -; •
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c) Quanto alla, collaborazione, della società civile ai fini della religione rivelata non si richiede u n a posizione giuridica di privilegio a favore della-Chiesa e dei suoi membri sopra gli a l t r i L o Stato cioè, perchè possa chiamarsi veramente cristiano, non è obbligato a rivendicare, n e l suo statuto, dei vantaggi tem-porali particolari alla Chiesa, negandoli agli altri. , , • - ',. • .-" Questo n o n è, considerate le condizioni attuali,, u n modo adatto d i aiutare là Chiesa. E ' escluso dallo stesso p r i n c i p i o , della tolleranza civile; è inoltre contrario àncora alle esigenze della uguaglianz a civile d i tutti. Sarebbe infine contro i l fine comune dello Stato,-il quale,"in questa maniera, non renderebbe a tutti-' ciò che deve. (Cristianesimo e democrazia, . 96% : • -" P

La sottrazione,, del braccio secolare Finalmente l a società civile, -perchè rènda alla Chiesa i l dovuto aiuto e possa chiamarsi cristiana, n o n è tenuta a.farlo agendo a m o dò d i bràccio secolare, estirpando eioè commezzi coercitivi ed esterni l'errore i n m a t e r i a religiosa e. difendendo con g l i stessi metodi la-liberta cristiana. A simile concezione si oppone l a chiar a distinzione f r a spirituale e temporale, l a limitazione dello Stato all'ordine temporale, l a piena autonomia della società civile n e l proprio ambito e l a aspirazìone_ della v i t a civile a costituirsi-, a difesa .e ad aiuto della libertà spirituale delle persone, ciò che caratterizza l a società politica odiernaI diritti della verità si. debbono-difendere piuttosto con mezzi spirituali, cioè con l a persuasione e l a - illuminazione delle menti. .-. * " " L o Stato cristiano ,, a) L a religione rivelata deve entrare nella società civile, piuttosto -che. come una forza che impone -allo Stato .nel piano "della sua - costituzione temporale forine-determinate, còme l'agente--spirituale più sublime, che dall'esterno ispira e dirige t u t t a ' l a v i t a civile secondo i l proprio ordine.. = -' L'influsso, pertanto, della religione è piuttosto inorale ed intrinseco che mate:

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riale ed estrinseco. L a religione rivelata più che u n a fórma esterna dello Stato cristiano, è l a sua anima, ehe vitalmente penetra e regge tutto l'ambito della vita temporale. • Così si verifica che l a religione veramente subordina positivamente l a società civile ed i l suo fine temporale, al fìne . ultimo dell'uomo; nello stesso tempo conserva l a sua distinzione dal temporale e l a p r o p r i a superiorità. (L'uomo e lo Stato, p.-195, 198). - *; In pratica l'influsso vitale della r e l i gione rivelata nella v i t a temporale d i pende dall'azione dei m e m b r i della Chiesa, i n quanto questi, operando'nel- l'ambito - della v i t a civile, sono ispirati dai p r i n c i p i della religione e conducano gli estrànei a meglio conoscerli. (Op. e, p. 201). Anzitutto i fini che lo Stato, n e l l a sua azione temporale, persegue concretamente, sono moralmente retti : anzi l a religione rivelata- spesso dimostra che quei v a l o r i e quei fini sono superiori, a g l i altri. , • . Inoltre le leggi della società civile, seb- • "bene a volte tollerino altre professioni religiose, che. sono, lungi, dalla verità di Cristo, tuttavia intrinsecamente tendono al bene ed alla "morale perfezione dei cittadini. (L'uomo e lo Staio, p. 205-206), Infine l a religione rivelata coltiva lé virtù sociali sia n e i governanti. che n e l popolo.. Così l a società civile ottiene i l massimo aiuto dalla religione ed anche nel suo aspetto esterno si fa. cristiana. (Umanesimo integrale, p. 136). b) L a collaborazione dello Stato ai fini della Chiesa deve essere indiretta. Ciò si verifica, quando lo' Stato, agendo nell'ambito deLbene comune temporale crea i l massimo delle condizioni favore- . voli, nella quali l a Chiesa possa raggiungere i suoi scopi. Queste condizioni vengono poste quando l o Stato tende alla perfetta ed. integra attuazione del bene comune temporale, e nello stesso piano del benessere temporale coadiuva le attività della Chiesa. (L'uomo e lo Stato, p, 211-212; Umanesimo integrale, p. 144). E ' dunque l a stess& attuazione del bene comune che esige che lo Stato collabori con l a - Chiesa. I n pratica: ciò importa molteplici condizioni. P r i m a d i tutto che l o Stato riconosca la Chiesa come istituto sociale, quale
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essa s i presenta: cioè cqme società per-; fetta, dotata del suo fine specifico e dei! suoi diritti, avente l a sua p r o p r i a costi-j tuzione sociale visibile. I n . a l t r i termini] si richiede che lo Stato' conceda piena libertà alla Chiesa di conseguire^ i l suoi scopo con i mezzi necessari. (L'uomo e lo\ -Stato, p. 213-214).• . L o Stato per questo motivo, deve rico-j noscere nella sua legislazione ciò che/lai Chiesa rivendica nel piano-sociale visi-j bile. In questo caso non si tratta di pri-j vilegi materiali della Chiesa sopra gli; altri, m a soltanto d i adattamento della! legislazione all'Istituto giuridico proprioi della "Chiesa. * " ' i In secondò luogo è logico che lo Statoj intervenga anche nelle cose delia Gliiesa,! i n quanto queste cadono i n alcuni casi! nella sfera del bene comune temporale.! • In,.terzo luogo è pure logico che dò! Stato sia aperto ai benefici chèla Chiesaj v u o l conferirgli nel conseguimento ' del! proprio fine spirituale. /"'! Quando perciò l a Chiesa, nel suo pianoj di attività temporale fonda attività edj òpere, lo Stato è tenuto" a favorirle. A n che ai suoi ministri deve rendere più facile i l loro compito. Per questo motivo l o Stato deve positivamente aiutare le attività sociali, benefiche, culturali ed educative della Chiesa. Ciò basta perchè l a verità/che l a Chiesa esclusivamente detiene, ottenga u n a posizione privilegiata sopra l'errore. • '-" ._,* Ecco dunque i n che cosa consiste « l o Stato laico costituito Cristianamente», quale si propone come ideale della nuova cultura temporale cristiana. L a religione rivelata n o n può ottenere ormai più negli Stati odierni u n a posizione • giuridica esclusiva, essendo; ammesse giuridicamente anche altre confessioni religiose. Nè l o , Stato è tenuto a servire immediatamente l a religione; ùnicamente vera, con i p r o p r i mezzi: nè l a Chiesa può rivendicare qualche reale potere sopra lo Stato od u n a posizione esterna di privilegio. L a religione rivelata deve essere invece l'anima di detta società civile e della cultura temporale, vivificandola vigorosamente "dall'esterno : mentre lo Stato deve positivamente.aiutare "la Chiesa, perchè lo esige lo. stesso benessere temporale. Ciò tuttavia deve avvenire agendo unicamente éntro l'ambito del proprio fine temporale.
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STUDI

• >E' indubbio che là posizione d e l l A u tore i n molte cose differisce dalla dottrina'cattolica tradizionale, Nè M a r i t a i n lo nasconde, per quanto "cerchi d i giustificare l a propria'posizione.
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Maritain rispetto alla dottrina cattolica tradizionale

Lo Stato moderno, egli osserva, è d i versissimo dallo Stato con, i l quale la. Chiesa aveva a che fare fino a Leone XII. Asserendo l'unione f r a Chiesa e Stato, egli h a i n vista u n tipo, determinato dì Stato, poiché parla di principi, re, monarchi, e n o n lo Stato moderno. L a sua tesi i m p l i c a n o n soltanto prìncipi i m m u tabili, ma- anche una concreta applicazione storica."Egli condanna l a .separazione completa, proclamata dalle repubbliche giacobino-liberali. M a v i può essere u n altro tipo di separazione, u n regime di armonia, n e l quale i princìpi r i mangono intatti. • . • -Quello che interessa la. Chiesa è. che goda della libertà di predicare e di agire e che, di conseguenza, possa raggiungere gli n o m i n i d i ogni nazione; che i suoi membri vivano sempre più una vita realmente' cristiana, influendo così sugli organi governativi - e prendano parte .all ' azione p o l i t i c a ; , che l a legge morale sia osservata nelle- nazioni e le direttive, emanate dalla..Chiesa, siano accolte dai v a r i organi dello Stato; che n e i paesi d i tradizione cattolica, sebbene modernizzati, sia tenuto conto della maggioranza (talvòlta appéna nominale) dei cattolici e che certi favori tradizionali, implicitamente ratificati dalla popolazione, continuino ad essere concessi come mezzi che facilitano l a missione della Chiesa. Comunque le differenze che- esistono tra l a teoria di M a r i t a i n e l a dottrina/tradizionale non si possono nascondere, nè minimizzare. * Differenze nella soluzione del problema In materia di relazioni t r a Stato e Chiesa l a dottrina cattolica si colloca f r a due estremi: t r a la teoria ierdcratica d i quelli che, innalzando più del giusto i diritti della Chiesa, -attribuirono ad essa i diritti politici, concedendole i l potere

diretto nelle cose temporali; e l a teoria del liberalismo, secondo l a quale lo Stato ignora l a Chiesa come società _ che goda d i u n proprio diritto; difende la libertà d i coscienza dei sìngoli-cittadini, ma- non riconosce loro nessun diritto, i n quanto corpo religioso. L a conseguenza logica e giuridica di questa u l t i m a dottrina è i l sistema di separazione o di oppressione i n pratica della Chiesa da parte dello Stato. - — '\ I cattolici "sostengono comunemente i l potere reale, sebbene indiretto della Chiesa sullo Stato, derivante dalla' subordinazione del fine temporale dello Stato verso i l fìne spirituale della Chiesa. Questo potere, parlando/ genericamente^ importa due cose: in. senso negativo che l a cura del fìne spirituale e l a missione della Chiesa- non. venga impedita a motivo d i u n qualche danno temporale che possa derivarne; i n senso positivo che. • l a società civile sia tenuta a servire nelle cose necessarie alla" Chiesa e perciò l e so in ministri i beni temporali, ed i mezzi del proprio .ordine. ; L'esercizio concreto di.tale potestà" si può. considerare sotto due aspetti:" nel piano cioè temporale e morale, ed in quello d i vero potere reale e giuridico. a) N e l primo, aspetto l a religione r i velata esercita u n influsso spirituale, come elemento ispiratore, sullo Stato: vale a dire i fini dell'attività dello Stato sono moralmente ordinati e diretti ai. beni superiori dell'uomo; e l a l o r o " a t tuazione diventa moralmente ed assolutamente giustificata. _ "«* -, ->•,-' b) Nel-secondo aspetto l a Chiesa, come società, influisce sullo Stato con.vera giurisdizione temporale, sebbene i n d i retta. ' Infatti l a Chiesa per questo titolo, r i vendica a sè una .posizione" giuridicaesclusiva nello Stato (e non si può ammettere alcuna tolleranza civile come richiesta dalla-natura delle cose); reclam a Fuso immediato del potere temporale dello Stato nei p r o p r i fini specifici, cioè l'aiuto del braccio secolare i n a l cuni casi; esercita i l suo influsso sul governo dello Stato i n qualche caso, deponendo p r i n c i p i ed abrogando leggi civili. A p p a r e subito quello, i n c u i i l nostro Autore conviene con questa tesi tradizionale e quello, i n c u i sé ne discostà.- / ..' *
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E v i t a certamente tutte le due soluzioni estreme, sia i l liberalismo che l a ierocrazia. A l l a Chiesa attribuisce certissimamente un qualche potere, sulla società eivile. Tuttavia questo potere lo restringe, all'ambito di p u r a potestà spirituale e morale, a modo d i ispirazione ideale, da esercitarsi dall'interno. M a non- ammette nessuna vera giurisdizione della Chiesa sopra lo Stato e niente d i tutto quello, che una simile giurisdizione comporta. A questo s i riduce tutto quello che l'Autore dice circa l a tolleranza civile e circa l'autonomia dello Stato. Con-questo però l'Autore n o n rinnega ogni aiuto positivo, che, nella sfera temporale l a Chiesa possa rivendicare dallo Stato; anzi riafferma-la necessità d i u h aiutò-reciproco. ' Però, secondò l'Autore, lo Stato n o n è. m a i obbligato a prestare tutto l'aiuto r i chiesto fuori dei l i m i t i del proprio benessere temporale, e n o n ' è tenuto ad agire immediatamente i n conformità ai fini della Chiesa i n virtù dì u n a soggè zione della p r o p r i a potestà a quella superiore della Chiesa. L a differènza di soluzione ha, come siamo venuti esponendo, profonde r a dici nella diversa interpretazione-dei principi, dai quali -deriva l a soluzione. Qualche cosa "di nuovo insinua l'Autore, rispetto alla dottrina tradizionale cattolica, quando annunzia i l principio del «personalismo» ed i l «principio della distinzione d e l l e cose temporali dalle spirituali» e quando propone l a .dottrina dèli applicazióne «analogica» dei p r i n c i p i d i azione.
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illustrare questa esenzione con ragioni metafìsiche.« - L'autorità dello Stato è troppo coartata dal suo personalismo: anche l'ambito d e l bene comune della società civile è troppo ristretto al solo benèssere temporale. I l personalismo dell'Autore da molti cattolici è respinto, insieme con le relative conseguenze, (Per u n a confutazione del personalismo mariteniano, cfr. L . L A C H A N C E , Vhumanisme politique, dei. 5. Thomas, Paris 1938 [2 voli])..- Sotto questo aspetto l a dottrina del nostro Autore pecca d i eccessivo i n d i v i du alism o. - ~~-*-"" ~ " V
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Distinzione

delle cose temporali dalle spirituali Il fìne della società civile.è distinto dal fine proprio della Chiesa; ciò è fondamentale per tutta l a dottrina- cattolica; M a l'Autore anche qui i n qualche modo esagera l a disfinzione. Concepisce infatti quei due ordini c o me perfettamente paralleli, i n modo, tale che n o n v i sia alcun obbligo per l'ordine inferiore, i n base alla stessa natura delle Cose, di servire all'ordine immediatamente superiore, come tale. Questa teoria, i n pratica, importa che l a società civile n o n sia d i per sè obbligata a prestare ì p r o p r i mezzi alla religione rivelata e ad aiutare l a Chiesa, se ciò n o n interessa i l bene temporale.stesso. M a i n questo senso il"principio di d i stinzione è rigettato da quasi tutti i Cattolici. _ Qui i A n t o r e pecca^in qualche modo di laicismo e_ ai'libèjTàllsmo "certo nel senso che * insegni " iindifferentismo religioso o l'agnosticismo morale è r e l i gioso, m a perchè restringe troppo i l pra-, tico riconoscimento della religione rivelata come unica vera da parte d e l l a società civile. . L'applicazione analogica dei principi Questa applicazione i n pratica è l a dottrina più caratteristica ed originale ^di M a r i t a i n ; i n realtà costituisce e forma i l punto centrale della sua teoria.-- : N e l l a soluzione della nostra questione egli introduce u n certq^ storicismo o -relativismo. N o n n e l senso che le relazioni dello" Stato verso là Chiesa dipendano

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. Principio del personalismo Che l a società, i n u l t i m a analisi s i a s u bordinata alla persona .umana, è "dottrina comune della filosofìa politica C r i stiana. (A. OTTAVIANO Institùtiones iuris publìci ecclesiastici, II, Romae 1948, p a gina 169). . -, - .. Ciò importa che lò Stato diriga-in ùltima analisi là p r o p r i a attività al berle delle persone, i n modo degno della persona umana. Ciò premesso M a r i t a i n si spinge più innanzi. Intende infatti l a superiorità della persona come-una asso luta esenzióne della persona e cerca di
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contingentemente ed opportunisticamente dalle condizioni storielle o ambientali; m a perché l a massima parte dei d i ritti, che l a Chiesa rivendica dallo Statò, dipende dalla forma stessa dello Stato", dalla sua intrinseca ispirazione e dal carattere proprio della vita civile del tempo. D i conseguenza quello che nei rapporti del temporale verso l a religione, dello Stato verso l a Chiesa, resta i m m u tato, s i riduce a ben pochi p r i n c i p i generali. . L ' A u t o r e fonda là maggior parte delle sue affermazioni snl piano storico (così tutto quello che dice sulla tolleranza c i vile), non s u l piano dottrinale. E questa è certamente l a radice della profonda divergènza duella sua -dottrina dalle parole e dallo spirito dèlia dottrina cattolica' tradizionale. Osservazioni critiche

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L'affermazione che M a r i t a i n f a del dominio e dell'influsso spirituale della re-, tigione rivelata i n tutta l a v i t a .sociale e politica è i l primo degli aspetti positivi- Tale influsso, trasformatore dall'interno • della v i t a civile è dimostrato l a r gamente come necessaria e sommamente conveniente, ed i suoi frutti concreti sono dimostrati dall'evoluzione storica della società.. . L ' A u t o r e enumera i l complesso dei v a lor-i, che.esclusivamente o quasi solo l a religione d i Cristo può portare n e l l a vita civile,;. e questi v a l o r i oggi,, i n -tempi di crisi universale e d i aberrazione,. sono da ogni parte desiderati. I meriti storici della Chiesa nella direzione della vita sociale sono efficacemente difesi.. Sotto.questo aspetto l a dottrina dell ' Autor e è. Azeramente degna d i essere co-nosciuta. . • U n altro aspetto positivo è l a difesa o rivendicazione che l'Autore f a della piena libertà della Chiesa n e l l a v i t a p o l i tica. E questa libertà non solo importa l a non-ingerenza dello Stato nelle cose proprie della Chiesa, nè u n a semplice indifferenza dello Stato A erso l a Chiesa', -ma implica, ancora che sia dato u n aiuto positivo da parte dello Stato alla Chiesa^ Sebbene non tutte l e ragioni, con cui dal nostro Autore è dipinta' questa l i bertà, ottengano pienamente lo scopo,
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nessuno dubita che l a tesi sia i n sè'da sostenersi specialmente nei tempi moderni. , " I l primo aspetto negativo è l a stessa posizione del problema. Nell'Autore i n fatti si desidererebbe u n a maggiore, d i stinzione f r a i vari aspetti della questione, ed u n a più adeguata considera-, zione dei singoli aspetti del problema-. N o n sonò infatti trattate separata mente ed adeguatamente le cose, che l a stessa ragione (presa nella sua accezione filosofica e sociale) può dimostrare da sè: circa i l nostro problema. Quanto .si h a dalla rivelazione ,"o dal magistero d e l l a Chiesa, per i l M a r i t a i n sarebbe dettato dalle condizioni storiche contingenti. Manca soprattutto u n completo esante giuridico della questione; L e objbljgajzioni infatti che s'impongqno^^a^sociefà cjvilè^ver^o^Ta^religione rivelata, non sono màlTpecm"càtV "da delermiilàziorii giuridiche, " c n V ' i i i " - s e n s o " stretto"arnnanÒ"'il potere d i u n a vera ohr bligazione giuridica. Ciò, sarehbe necessario, trattandosi d i rapporti di ordine sociale. I l presentare queste obbligazioni,' come f a . i l nostro Autore, soltanto come complesso di legami.morali, n o n è affatto sufficiente, anzi nocivo e pregiudizievole. ; Altro aspetto negativo è l a . posizione della dottrina stessa, .che resta sempre assai indeterminata e generica; non è m a i condotta alle sue ultime conseguenze. : Così si A'-erifìca che le affermazioni dell'Autore sono da ritenersi piuttosto come i n t u i z i o n i e suggestioni' che come dottrina assolutaménte fondata ed evoluta. . P e r di. più. l'Autore espone l a sua dottrina o teoria con formule è termini, certamente originali e suggestivi, tuttaAÙa molto indeterminati ed astratti. I l ; che ognuno A ede quanto nuoccia a l l a . c h i a rezza. .' Quando si tratta, - sopratutto., .di enunciare i princìpi fondamentali, l a dottrina dell'Autore rimane nebulosa, i n certa ed ambigua sempre. Di' conseguenza accade che tutta l a posizione od architettura dottrinale del M a r i t a i n può prestare i l fianco ad u n grave pericolo di errori e ad equivoci senza fine. . ...
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Pietro Palazzini

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