HESSE. NARCISO E BOCCADORO Titolo originale: NARZISS UND GOLDMUND Traduzione di C.

Baseggio Prima edizione: Berlino 1930 Prima edizione italiana: Milano 1933 1957 by Hermann Hesse, Montagnola CAPI~OLO I Davanti all'arco d'ingresso, retto da colonnette gemelle, del convento di Mariabronn, sul margine della strada c'era un castagno, un solitario figlio del Sud, che un pellegrino aveva riportato da Roma in tempi lontani, un nobile castagno dal tronco vigoroso; la cerchia dei suoi rami si chinava dolcemente sopra la strada, respirava libera e ampia nel vento; in primavera, quando intorno tutto era gi… verde e anche i noci del monastero mettevano gi… le loro foglioline rossicce, esso faceva attendere ancora a lungo le sue fronde, poi quando le notti eran pi— brevi, irradiava di tra il fogliame la sua fioritura esotica, d'un verde bianchiccio e languido, dal profumo aspro e intenso, pieno di richiami, quasi opprimente; e in ottobre, quando l'altra frutta era gi… raccolta e il vino nei tini, lasciava cadere al vento d'autunno i frutti spinosi dalla corona ingiallita: non tutti gli anni maturavano; per essi s'azzuffavano i ragazzi del convento, e il sottopriore Gregorio, oriundo del mezzod•, li arrostiva in camera sua sul fuoco del camino_ Esotico e delicato, il bell'albero faceva stormir la sua chioma sopra l'ingresso del convento, ospite sensibile e facilmente infreddolito, originario d'altra zona, misteriosamente imparentato con le agili colonnette gemelle del portale e con la decorazione in pietra degli archi delle finestre, dei cornicioni e dei pilastri, amato da chi aveva sangue latino nelle vene e guardato con curiosit…, come uno straniero, dalla gente del luogo. Sotto l'albero esotico eran gi… passate parecchie generaziOni di scolari: le loro lavagnette sotto il braccio, chiacchierando, ridendo, giocando, litigando, scalzi o calzati secondo la stagione, un fiore in bocca, una noce fra i denti o una palla di neve in mano. Ne venivan sempre di nuovi: ogni paio d'anni erano altri visi; i pi— s'assomigliavano: biondi e ricciuti. Parecchi rimanevano, diventavano novlzi, diventavano monaci, ricevevano la tonsura, portavano tonaca e cordone, leggevano libri, istruivano i ragazzl, mvecchiavano, morivano. Altri, terminati gli anni di scuola, venivano ricondotti a casa dai genitori: in castelli feudali, in dimore di commercianti e d'artigiani, correvano il mondo, dediti ai loro passatempi e alle loro professloni; rltornavano qualche volta in visita al convento, fatti uomini portavano i loro figlioletti come scolari ai padri, sostavano un poco a guardar sorridenti e pensierosi l castagno, Sl perdevano di nuovo. Nelle celle e nelle sale del monastero, fra le pesanti arcate rotonde delle finestre e le doppie svelte colonne di pietra rossa, si viveva, s'insegnava, si studiava, si amministrava, si governava; arti e scienze d'ogni genere, pie e mondane, chiare ed oscure, erano l… coltivate e passavano in retaggio di generaZione in generazione. Si scrivevano

e commentavano libri, si meditavano sistemi, si raccoglievano opere di scrittori antichi, si miniavano manoscritti, si coltivava la fede del popolo, si sorrideva della fede del popolo. Dottrina e religiosit…, semplicit… e scaltrezza, sapienza dei Vangeli e sapienza dei greci, magia blanca e nera, tutto aveva la sua fioritura, per tutto c'era posto: per l'isolamento e per la penitenza come per la vita soclevole e per il benessere; il prevalere di questa o quella tendenza dipendeva dalla persona dell'abate in carica e dalla corrente dominante del tempo. In alcuni periodi il convento era rinomato e frequentato per i suoi esorcisti e conoscitori di demoni, in altri per la sua musica eccellente, ora per un santo padre che praticava guarigioni e miracoli, e ora per i suoi intingoli di luccio e per i suoi pasticci di fegato di cervo: ogni cosa aveva la sua epoca. E nella schiera dei monaci e degli scolari, di quelli pii e di quelli tiepidi, degli astinenti e dei prosperosi, fra i tanti che vemvano, vlvevano e morivano, c'era sempre stato questo o quell'individuo singolare, che tutti amavano o che tutti temevano, uno eletto, del quale si continuava a parlare a lungo, quando i suoi contemporanei eran gi… dimenticati. Anche in quel momento c'erano nel monastero di Mariabronn due personalit… singolari: un vecchio e un giovane. Fra i molti frati che sciamavano per i dormitori, per le

chiese e per le aule scolastiche, due ce n'erano di cui tutti parlavano, a cui tutti guardavano: l'abate Daniele, il vecchio, e l'allievo Narciso, il giovane, che aveva cominciato da poco il noviziato, ma per le Sue doti particolari, contro ogni tradizione, era gi… impiegato come insegnante, specialmente di greco. Questi due, l'abate e il novizio, avevano autorit… nel convento, attiravano l'attenzione e la curiosit…, erano ammirati, invidiati e in segreto anche calunniati. L'abate era generalmente amato, non aveva nemici; tutto in lui era bont…, semplicit…, umilt…. Solo gli eruditi del convento mescolavano al loro affetto un po' di degnazione, poich‚ l'abate Daniele poteva essere un santo, ma certo un dotto non era. Egli possedeva quella semplicit… che Š saggezza, ma il suo latino era modesto, e il greco non lo sapeva affatto. Quei pochi che all'occasione sorridevano della semplicit… dell'abate erano tanto pi— incantati di Narciso, il fanciullo prodigio, il bel giovane dal greco elegante, dall'inappuntabile contegno cavalleresco, dallo sguardo calmo e penetrante di pensatore, dalle labbra severe e ben disegnate. Gli eruditi amavano in lui la straordinaria conoscenza del greco, quasi tutti la nobilt… e la finezza; molti ne erano innamorati. Ma la sua taciturnit…, il suo dominio sopra se stesso, le sue maniere eccessivamente compiute urtavano taluni. Abate e novizio portavano ciascuno a modo suo il destino dell'eletto, ciascuno a modo suo dominava e soffriva. Sentivano fra loro un'afffinit… e un'attrazione reciproca pi— torte che verso tutti gli altri ospiti del convento; e tuttavia non riuscivano ad avvicinarsi, a scaldarsi l'uno accanto all'altro. L'abate trattava il giovane con la massima sollecitudine, col massimo riguardo, aveva cura di lui come di un fratello eccezionale, delicato, forse precocemente maturo, forse esposto a pericoli. Il giovane accoglieva con at-

teggiamento irreprensibile ogni ordine, ogni consiglio, ogni elogio dell'abate, non contraddiceva mai, non si mostrava mai indispettito, e se era vero il giudizio dell'abate su di lui, se il suo unico difetto era l'orgoglio, sapeva nasconderlo meravigliosamente. Non si poteva dir nulla contro di lui: era perfetto, era superiore a tutti. Ma pochi gli diventaVano amici davvero, tranne gli eruditi; la sua distmzione lo circondava come un'atmosfera di gelo. --Narciso,--gli disse un giorno l'abate dopo una confessione, -- devo dichiararmi colpevole di un giudizio severo a tuo riguardo. Ti ho ritenuto spesso orgoglioso e forse ti ho fatto torto. Sei molto solo, mio giovane fratello, sei Isolato, hai ammiratori, ma non amici. Io vorrei aver occaslone di biasimarti qualche volta, ma non c'Š motivo. Vorrei che tu fossi qualche volta scortese, come lo sono facilmente i giovani della tua et…. Tu non lo sei mai. Qualche volta sono preoccupato per te, Narciso. Il glovane alz• i suoi occhi scuri in viso all'abate. --lo desidero molto, reverendo padre, di non darvi preoccupazioni. Pu• essere ch'io sia orgoglioso, reverendo padre. Vi prego, punitemi. A volte sento io stesso il desiderio di punirmi. Mandatemi in un eremitaggio, padre, o fatemi compiere servizi umili. --Tanto per una cosa quanto per l'altra sei troppo giovane, caro fratello, -- disse l'abate. -- Inoltre hai attitudini eccellenti per le lingue e per la speculazione, figliolo; sarebhe uno sprecare questi doni divini, se io volessi importi dei servizi umili. Probabilmente diventerai un maestro e uno scienziato. Non lo desideri anche tu? -- Perdonate, padre, non mi rendo conto con tanta precislone dei miei desideri. Le scienze mi daranno sempre piacere: come potrebbe essere altrimenti? Ma non credo che esse debbano diventare il mio unico campo. Non sono sempre i desideri a determinare il destino e la missione di un uomo: ci pu• essere qualcos'altro, di predestinato. L'abate ascoltava, facendosi serio. Tuttavia un sorriso illuminava il suo volto canuto, mentre diceva: --Per quel tanto che ho imparato a conoscere gli uomini, incliniamo tutti, specialmente in giovent—, a confondere la provvidenza COi nostri desideri. Ma poich‚ tu credi di conoscere fin d'ora la tua destinazione, dimmi, a che cosa credi di essere destmato ? Narciso socchiuse gli occhi scuri, che scomparvero sotto le lunghe ciglia nere. Tacque. --Parla, figliolo, -- ammon• l'abate dopo aver atteso a lungo. A voce bassa, con lo sguardo chino, Narciso cominci• a parlare. --Credo di sapere, reverendo padre, che innanzi tutto sono destinato alla vita claustrale. Diventer•, credo, monaco, sacerdote, sottopriore e forse abate. Non lo credo perch‚ lo desideri. Il mio desiderio non mira a cariche. Ma mi verranno imposte. Rimasero a lungo silenziosi.

non solo della mia.La particolarit…. Questa propriet… mi costringe a servire gli altri. -. venerato padre.Posso vedere.Sei disposto a darmi un esempio? -. Se non fossi nato per la vita monastica. --Pu• darsi.Lo comando.. credo. Sapresti vedere. -. costringerti a parlare.. -. il quale preferirebbe custodir le capre o suonare la campanella in un eremo e ascoltar la confessione dei contading anzich‚ dirigere un grande convento.Mi Š penoso parlare.Sono disposto. e avrete una fine serena. -.Sei un sognatore e hai delle visioni. reverendo padre? -. -. Ma quella stessa penitenza la imporr• anche a me ". perch‚ le scienze greche e le altre che si coltlvano In questo monastero non rechino turbamento e pericolo alle anime di coloro che vi sono affidati. che pensate molto benevolmente in proposito.Bene. Poich‚ non vorrei penetrare nei segreti dei nostri fratelli a loro insaputa. E sarete esaudito.domand• esitando il vegliardo.Lo comandate. padre. --Quale tua particolarit….--Hai gi… sperimentato codesta tua capacit… di conoscere gli uomini e il loro destino ? -.. Nel piccolo parlatorio dell'abate si fece silenzio. -.--assent• l'abate. padre.rispose Narciso lentamente. -di possedere un'intuizione dell'indole e della vocazione degli uomini. o fratello sognatore. forse ha meditato troppo. che cosa penso in cuor mio a questo proposito? -. come neppur io me ne fido.--disse con benevolenza.. Finalmente il vegliardo parl•. Ecco . So che avete un amore particolare per la santa Madre di Dio e che a lel di preferenza rivolgete le vostre preghiere.--Perch‚ hai questa convinzione? -. -. Potrei imporgli una penitenza. sul conto del tuo abate Daniele? Narciso alz• le palpebre e guard• l'abate negli occhi. oltre alla dottrina. Pensate: ® Questo giovane scolaro corre qualche pericolo. che non gli far… male. ma anche di quella degli altri. perch‚ non vi scappi la pazienza col sottopriore Gregorio. Tuttavia lo faccio. ti d… questa convinzione? -. Talvolta pregate che vi sia concessa una fine serena.L'ho sperimentata. So che siete un servo di Dio. dominandoli. --Anche le visioni pie e buone possono ingannare. Talvolta pregate. dovrei diventare un giudice o un uomo di stato.Anche a me Š penoso. mio giovane fratello. Parla! Narciso chin• il capo e mormor•: --E poco quello che so di voi. ha delle visioni. non fidartene. vuoi dirmi che cosa credi di sapere sul conto mio. Talvolta pregate.

sentendo di aver ragione. per una specie di gelosia. --Non prender troppo sul serio le tue visioni. E lodevole da parte di Narciso che la scuola gli stia cos• a cuore e ch'egh aspiri a migliorare i programmi d'insegnamento. il vecchio li guard• sereno. Ma non dimentic• nei giorni seguenti di tener d'occhio i due insegnanti. Ammettiamo che tu abbia lusingato un vecchio. Era un ragazzo. Padre e figlio legarono i cavalli al castagno e dal portale si fece loro incontro il frate portinaio. Ammettiamo che il vecchio abbia per un momento ascoltato volentieri questa promessa. ma mio assistente e devi uniformarti alla mia volont…. Con questo scherzo bonario li conged•. e io far• altrettanto. e a ogni nuova discussione seguivano giorni di silenzio imbronciato. che sapeva anche giustificare con ragioni convincentl. Sorridendo fece cenno al novizio di congedarsi. domani dopo la prima messa: lo reciterai con umllt… e devozione. --Va bene. non superficialmente. auguro che non vi manchino mai superiori pi— ignoranti di voi. Ma se il suo superiore Š di un'altra opinione. Un'altra volta l'abate Daniele dovette comporre un dissidio fra il pi— giovane dei padri insegnanti e Narciso perch‚ non potevano accordarsi su di un punto del programma didattico: Narciso insisteva con molto calore sulla necessit… d'introdurre nell'insegnamento alcuni mutamenh. Dio richiede qualcos'altro da noi. Reciterai un rosario. abbiamo chiacchierato abbastanza. Quando ebbero esposto minutamente e motivato ciascuno le proprie idee. che suo padre aveva gi… annunciato da tempo e che un giorno di primavera arriv• per studiare alia scuola del convento. voi non pensate certo che io di queste cose m'intenda tanto quanto voi. Tu sai che spctterebbe a me decidere e non a te. ma padre Lorenzo. Biasimo Narciso di non aver saputo cedere. tu non sei mio collega. dove di visi se ne vedevan giungere e partire tanti: e il nuovo ospite non era di quelli che passano inosservati e si dimenticano presto. Ora va. Ma poich‚ dal tanta importanza alla cosa e io ti sono bens• superiore per autorit… ma non per sapere e per ingegno. per vedere se si fosse ristabilito fra loro un buon accordo. --disse. un po' offeso. Narclso deve tacere e ubbidire. facciamola finita con questa discussione. Narciso. Ora basta. E a tutti e due. e disse: --Cari fratelli. Or avvenne che un viso nuovo fece la sua comparsa nel convento. Finalmente padre Lorenzo. giovane fratello. esporremo la questione al nostro padre abate e lasceremo decidere a lui Cos• fecero. disse: --Ebbene. non voleva acconsentlre. miei giovani dotti. . scuotendo un poco la testa canuta. se per causa loro l'ordine e l'obbedienza venissero turbati in questa casa. non c'Š nulla di meglio contro l'orgoglio--. ritornava sull'argomento. che aver delle visioni. e tutti i miglioramenti della scuola non compenserebbero il danno. L'abate si alz•. e padre Daniele ascolt• con paziente bene volenza la disputa dei due eruditi sulla loro concezione dell'insegnamento della grammatica. finch‚ Narciso. non voglio prendere io stesso la decisione. promettendogli una morte benigna. Narciso.quello che pensate ora.

Il portinaio lo accompagn• tosto nella stalla presso il granaio. al quale il ragazzo piacque subito molto.Il ragazzo guard• su all'albero ancora brullo. musica. e in uno dei reparti Boccadoro trov• il sauro che l'aveva portato fin l•. frate portinaio. e il dono fu accettato. Il ragazzo lo ringrazi• gentilmente. -.--non devi esser triste. --Grazie. mostratemi subito. lo accolse subito il portiere. dottrina. nuovi giochi che non conosci ancora. vedrai. il ragazzo mise le braccia intorno al collo dell'animale. --In compenso trovi qui compagni. egli lo salut• rispettoso e col viso rattristato. Quasi tutti in principio hanno un po' di nostalgia per il babbo. -.Oh. vieni da me. -. battendogli affettuosamente la mano sulla spalla. che taceva con deferenza.--Un albero come questo. e una cosa e l'altra. e trattennero volentieri il figlio_ Boccadoro fu presentato ai maestri e gli fu assegnato un letto nel dormitorio degli scolari. soddisfece la sua curiosit…. vi ringrazio molto! E se volete farmi un piacere. Quando il padre ripart• sul suo cavallo. di sterco e d'orzo.rispose il ragazzo. -. e verso sera anche dall'abate.non l'ho mai veduto_ Un bell'albero. Ma portinaio. ho solo il babbo. accost• la guancia alla sua fronte larga e chiazzata di bian- . Il frate sorrise. ma accolse l'invito solo per una notte. dichiarando di dover ripartire l'indomani. e precedette i nuovi arrivati sotto il portale e su per la grande scalinata di pietra. Il cavallo aveva gi… riconosciuto il padroncino e tendeva la testa verso di lui. funzionario imperiale. Allora si volt• e una lacrima gli luccicava sulle lunghe ciglia bionde. Boccadoro entr• senza sgomento nel monastero: sentiva di aver incontrato gi… due esseri di cui poteva farsi amico. fu invitato a rimanere qualche tempo ospite del convento. per i fratelli. per la mamma. Ma vedrai: si vive anche qui. ma tanto l'abate quanto il direttore guardarono subito con simpatia quel bel ragazzo fine. -. La conversazione coi monaci si svolse cortese e fredda.--disse a mo' di conforto. dov'Š il nostro cavallino. -. vi prego. fin che scomparve fra il granaio e il mulino sotto lo stretto portone ad arco del cortile esterno del convento. e tutt'altro che male. dal volto preoccupato e un po' contratto.disse. Offerse al convento uno dei suoi due cavalli. I visitatori furono ricevuti prima dal padre direttore della scuola. present• suo figlio. strano! Mi piacerebbe sapere come si chiama. un signore maturo. che mio padre ha lasciato qui. All'uno e all'altro il padre di Boccadoro. Vorrei salutarlo e vedere se sta bene anche lui. poi rimase immobile a seguirlo con gli occhi. Il giorno seguente lasciarono partire senza rammarico il padre. Boccadoro lo guard• sorridendo.lo non ho n‚ fratelli n‚ mamma. non si cur• delle parole del figlio. cordiale.Signorino. gli diede la mano e disse: --lo mi chiamo Boccadoro e debbo venire a scuola qui --. l'albero e il portiere. Nella penombra tiepida c'era un forte odor di cavalli. E quando hai bisogno di qualcuno che ti voglia bene. Il padre.

Continuava ad osservare il giovane maestro. Il mattino. serio come un erudito. a letto. Bless.Buon giorno. caro. e alla partenza del padre aveva pianto un poco. cos• serio e insieme cos• attraente e amabiie. ed era ancora stanco del lungo viaggio. Boccadoro diede ascolto a quello di cui si parlava. e fine come un principe. l'accarezz• affettuosamente e gli sussurr• all'orecchio: -. ma poi s'accorse di aver dimenticato la strada che conduceva alla sua aula e che gli avevano mostrata il giorno prima: rise un poco. e l'assistente Narciso si volt• verso di lui. s'era sentito oppresso. a vedere di te--. della sua voce alata. senza tuttavia comprendere subito. Prov• un senso di benessere. stai bene? Mi vuoi bene ancora? Hai anche tu da mangiare? Pensi anche tu a casa? Bless. quegli acconsent• volentieri. che bella cosa 229 che tu sia rimasto qui! Verr• spesso a trovarti.co. appena desto. maggiore di lui di pochi anni appena. piccolo. dove una dozzina di ragazzi e giovinetti stavan seduti nei banchi. anche i suoi vicini di banco l'avevano notato ed avevan passato la parola agli altri. compiacendosi della sua figura diritta e slanciata.disse. Non appena il giovane maestro ebbe lasciato l'aula. -. positiva. -. Il portinaio era stato gentile con lui. arross• e preg• il portiere di guidarlo.domand• uno. sogghignando. Tolse dal risvolto della manica un pezzo di pane che aveva messo da parte a colazione.--Ne ver- . Era stupito di trovare un insegnante cos• giovane. l… nella stalla c'era Bless. -. All'ingresso interno ringrazi• il frate e gli diede la mano. un pezzetto di patria: ed ecco ora questo maestro straordinariamente giovane. senza sorridere: gl'indic• un posto nel banco posteriore e prosegu• la lezione. Era arrivato in mezzo a gente buona ed amabile. Entr• allora nella classe. Ma quando la lezione fu terminata e gli scolari si alzaronO chiassosi. del suo occhio freddo e lampeggiante. instancabile. vasto come la piazza del mercato di una grande citt… e piantato in parte a tigli. fredda. Narciso salut• brevemente. Boccadoro sussult• e s'accorse un po' confuso di aver dormito. mio bravo. Pieno di gratitudine. lo sbriciol• e lo diedc da mangiare al cavallo. --Uno scolaro scelto!--motteggi• un altro. E non fu il solo ad accorgersene. Boccadoro sedette. Poi salut• Bless e segu• il portiere attraverso il cortile.Sono Boccadoro. cavallino mio. Ma ormai tutto andava bene.il nuovo scolaro. ed era pronto ad amarla e a fare di tutto per guadagnarsene l'amicizia. era stupito e lieto di trovare questo giovane maestro cos• bello cos• distinto. delle sue labbra energiche che spiccavan le sillabe con precisa chiarezza. con una voce cos• dominata. i compagni presero a tirare e urtare Boccadoro da tutte le parti. era contento. l'abate l'aveva accolto tanto benevolmente. avvincente. --Dormito abbastanza? -.

si riconcili• cavallerescamente col suo nemico.--propose uno. credo d'aver cominciato io. avanti! Sorridendo. si sentiva alquanto mortificato. cominci bene. il direttore. --Ah? Ha cominciato lui? --Non so. e quando cerc• e raggiunse i suoi compagni a cena. di ravviarsi con le dita i biondissimi cal~elli scompigliati.r… fuori un bel luminare della Chiesa. -. si gett• sul primo che gli capit• e impegn• subito con lui una lotta violenta. Boccadoro stent• a trovare un vero amico. molti fra i compagni gli furono subito amici. --Bravo. --Chi poi? --Non so. Quando videro che Boccadoro non soccombeva e assestava dei buoni pugni al colosso. ricevette cazzotti e infine fu lasciato cadere. e io sono andato in collera. cominci• a dibattersi cercando di liberarsi. che correva confuso e cercava. Il suo avversario era un pezzo di ragazzo e tutti stettero ad osservare il duello con avida curiosit…. S'addormenta come un tasso proprio alla prima lezione! --Mettetelo a letto. Pur essendo in buoni rapporti con tutti. che ti Š accaduto?--domand•. --Be'. Ed ora spicciati a venire a cena. erano appena scomparsi che entrava padre Martino.rispose il ragazzo. Gli altri poi erano sorpresi che l'energlCo pugflatore nel quale avevano creduto di trovare un placevole attaccabrighe fosse invece un collega molto pacifico.l'ho messo fuori combattimento. Uno ha fatto la lotta con me. Lo guard• stupito. Boccadoro era persuaso che la prima azione della sua ~ita di convento fosse stata una sciocchezza molto sconveniente. e si sent• subito benvenuto in quella cerchia. -. segu• con lo sguardo Boccadoro. . quei furfanti? -. ragazzo mio! Tieni a mente: se tu fai a pugni ancora una volta qui in classe. fra i suoi compagni non c'era nessuno al quale si sentisse affine o che destasse in lui una partlcolare simpatia. Invece fu a®olto con rispetto e cordialit…. strada facendo. Boccadoro and• sulle furie. sarai punito. Svegliato da tanto strepito. che pareva aspirare soprattutto alla gloria di scolaro modello. prima ancora ch'egli conoscesse uno di loro per nome. No.Oh no. no? Ti hanno fatto qualcosa. e lo afferrarono per le braccia e per le gambe per portarlo via fra le risa generali. Mi hanno canzonato. e si trovava di fronte all'unico ragazzo rimasto. Ma a un tratto tutti si dispersero precipitosamente.--Tu sei Boccadoro. il piccolo. Si liber• da questo con uno strattone. Non conosco ancora nessuno. gli occhi azzurri del fanciullo brillavano confusi nel viso acceso e un po' pesto. mentre uno lo tratteneva ancora per un piede.

Avrebbe desiderato diventare fl servitore personale di quel sant'uomo. E non lo tratteneva soltanto la timidezza. dotto. L'altro che aveva destato l'affetto di Boccadoro possedeva occhio pi— acuto e intuito pi— penetrante. Boccadoro era radioso e florido. e offrire a lui come tributo costante tutto il suo giovanile ardore di devozione. E nondimeno tendeva con tutte le forze spirituali della sua giovinezza a questi due ideali. Se Narciso sembrava un pensatore e un analizzatore. il suo mo:lo di comandare e di governare. umile come se prestasse un servizio. affetto e rispetto: l'abate Daniele e l'assistente Narciso. ma si teneva riserbato. quantunque il padre di Boccadoro gli avesse fatto alcune allusioni ed espresso chiaramente il desiderio che suo figlio rimanesse in quel convento per sernpre Pareva che qualche macchia segreta oscurasse la nascita d Boccadoro. inconciliabili. santa. i suoi gesti calmi e buoni. Solitario com'era nella sua superiorit…. senza dare gran peso alle sue allusioni. ma di rlmanere possibilmente in convento per sempre e di consacrare la sua vita a Dio.C'erano due uomini nel convento. che occupavano i suoi pensieri e per i quali sentiva ammirazione. e questo certo era deshnato e chiesto anche da Dio. Poich‚ Boccadoro aveva intenzione non solo di terminare la scuola. entrambi si distmguevano dagli altri per doti e caratteristiche palesi. che gli piacevano. stargli sempre vicino. si sentiva il cuore cos• turbato e combattuto fra opposti affetti. Nessuno pareva accorgersene guardando quel bel ragazzo fiorente. nobile. questo era fl desiderio e il comando di suo padre. Anche l'abate non se n'accorgeva. Egli non poteva avere per ideale e per modello il buono ed umile abate e insieme il saputo. Boccadoro ammirava ardentemente quel suo maestro bello e dall'intelligenza superiore. che attiravano il cuore di Boccadoro. entrambi avevano ricevuto un monito particolare dal destmo Narciso s'interessava vivamente a quella giovane anlma. bench‚ sembrasse il suo opposto in tutto. il quale alle parole di lui e alla sua aria d'importanza aveva contrapposto una cortese freddezza. Spesso ne soffriva. che qualche colpa taciuta richiedesse espiaZione. un segreto compito d'espiazione e di sacrificio. A volte. eppure su di lul gravava una tara. il suo sguardo chiaro e pieno di sollecitudine. Lo tratteneva anche il senso che Narciso fosse un pericolo per lui. Spesso bastava una piccola canzonatura o l'insolenza di un compagno per farlo montare . Ma il padre era piaciuto poco all'abate. Narciso aveva subito compreso quale magnifico uccello d'oro gli fosse volato incontro. tutto questo lo attirava straordinariamente. questa era la sua volont…. di cui aveva subito riconosciuto l'indole e la sorte. nei primi mesi della sua vita scolastica. per guadagnarsi le simpatie di Narciso non trovava altro modo che sforzarsi fino all'estenuazione d'essere uno scolaro attento e docile. ubbidiente e servizievole. aveva subito sentito in Boccadoro l'anima affine. L'abate Daniele gli sembrava quasi un santo: la sua semplicit… e la sua bonti. che gli veniva una gran tentazione di fuggire o di sfogare con i compagni il suo tormento e la sua collera interiore. una tara d'origine. perspicace Narciso. e imparare da lui una vita pura. Se Narciso era scuro e magro. Ma c'era al di sopra dei contrasti qualcosa che li accomunava: entrambi erano nature superiori. Boccadoro sembrava un sognatore e un'anima di fanciullo. Ma Boccadoro era timido.

e non solo i suoi scolari . caro.. e solo con uno sforzo estremo riusciva a contenersi e a voltar le spalle in silenzio. per quanta seduzione avesse per lui un'amicizia con Boccadoro. Il nucleo e il senso della sua vita erano di servire lo spirito. e di quasi tutte si rendeva conto. Desiderava e voleva smceramente essere un bravo scolaro venir ammesso presto al noviziato e diventar poi un pio e tranquillo fratello dei padri. di fronte a quel ragazzi di pochi anni minori di lui. lo sorvegliava. come se fosse magglore di vent'anni: era abituato ad astenersi severa23s mente da ogni preferenza per chicchessia e ad imporsi una particolare giustizia e sollecitudine verso quelli che gli erano antipatici. A poco a poco la sua sofferenza crebbe e divenne palese. il suo opposto e il suo complemento. di passare affettuosamente la mano fra i suoi chiari capelli blondi Ma non l'avrebbe mai fatto. Inoltre in qualit… di asslstente con funzioni di insegnante. Com'era stupito e scoraggiato. di provocare il suo riso simpatico. ma senza la relahva carlca ed autorit…. che non di rado s'innamoravano di scolari o di novizi. era abituato a comportarsi. il verbo. a tutti caro. No. ribellione e antipatla verso il maestro di latino. del saper meglio e dell'essere pi— intelligente degli altri. Ora li comprendeva meglio. Non sapeva egli stesso quel che gli succedeva. avrebbe voluto attirarlo a s‚. radioso. con gli occhi chiusi. lo baciava. spesso il suo sguardo era spento: il suo riso. si faceva sempre meno frequente.. e solo nei momenti di minor vigilanza si permetteva la compiacenza dell'orgoglio. nel constatare talvolta in se stesso tendenze e stati d'animo riprovevoli: distrazione e svogliatezza nello studio.improvviSamente. illummarlo. lui cos• buono. era convinto che tutte le sue forze e le sue doti tendessero a questa meta placida e pia e non conosceva altre aspirazioni. ln primo luogo lo legava e lo frenava l'orrore per quegli insegnanti e quei monaci. mai. Egli stesso aveva sentito pi— volte con ripugnanza sopra di s‚ cupidi occhi di uomini attempati. appoggiava il capo sul suo collo. essa era un pericolo e non doveva intaccare il nucleo della sua vita. Egli serviva lo spirito. sogni e fantasie o sonnolenza durante le lezioni. Desiderava farselo amico. presentiva in quel giovinetto bello. allo spirito dedicava la sua vita austera. Ma si tratteneva per diverse ragioni. permalosit… e irosa impazlenza con i compagni! Ma ci• che lo turbava di pi— era che fl suo affetto per Narciso non riuscisse a conciliarsi con l'affetto per l'abate Daniele. Narciso pensava infatti al ragazzo pi— assai che questi non sospettasse.ad alte mete . anch'egli sentiva la tentazione d'innamorarsi del bel Boccadoro. Pi— volte aveva opposto alle loro genhlezze e alle loro moine una tacita difesa. s'interessava a lui. erano di guidare con tranquilla superiorit… i suoi scolari . guidarlo. Le sue guance s'allungavano. Intanto qualche volta gli pareva di sentire con intima certezza che anche Narciso gli voleva bene. su tutte le furie. pallido come un cencio Allora andava a cercare nella stalla il cavallo Bless. piangeva accanto a lui. Perci• gli sembrava strano e triste che questa meta semplice e bella fosse cos• difficile da raggiungere. accrescere le sue forze e portarle a fioritura.

Boccadoro si sgoment•. Certo. tornare indietro e correre a letto. Era tanto stanco e non si sentiva bene. --voglio raccontarti una cosa. Ma sapevano rientrare da vie segrete senza farsi vedere. aveva avuto mal di capo tutto il pomeriggio. ma. forse l… fuori. Boccadoro ricord•. era proibito. in cerca di segreti piaceri ed avventure d'ogni genere. Boccadoro diede senz'altro la sua parola. a lanciar palle di neve. come sempre. dammi prima la tua parola che sarai solidale e non mi denuncerai ai maestri. alle leggi e ai concetti d'onore della scolaresca.spirituali. era chiuso. Era l'ora di ricreazione dopo cena. e questo appunto costituiva il divertimento. che avevano raccolto dalle generazioni passate l'usanza di ricordarsi qualche volta che non erano monaci e di uscire una sera dal convento per recarsi al villaggio. egli lo sapeva bene.--gli disse Adolfo. chiacchierare nelle aule e anche passeggiare nel cortile esterno del convento. il torpore ed ogni sorta di . una cosa allegra. --Ma allora il portone Š chiuso. le leggi non scritte erano pi— forti di quelle scritte.. a cui un ragazzo che si rispetti non doveva sottrarsi. qualcosa che poteva far dimenticare il dolor di capo. al pallone. gi… cento volte aveva giocato coi camerati.Boccadoro. rinunciando al proprio interesse. al quale egli apparteneva. a rincorrersi. spesso gli doleva il capo. Adolfo lo trascin• fuori dal portale sotto gli alberi. mentre lo trascinava gi— per le scale. Ma si vergognava un poco davanti a Adolfo. in cui era permesso giocare nei dormitori. ® Andare al villaggio ¯ era peccato. nella notte sarebbero ritornati. e a scuola faceva fatica a star desto e attento. Avrebbe preferito dir di no. con quelle parole s'intendeva una scappata notturna degli allievi. sotto i tigli del cortile e sotto il bel castagno. E chiss…. Era un divertimento e un'avventura. era venuta la primavera. e Boccadoro non si sarebbe mai sottratto. e gli bisbigli• che c'era un gruppetto di buoni e arditi compagni. poteva far parte dell'onore di uno scolaro l'affrontare il pericolo.--obiett• Boccadoro. Una sera gli si avvicin• Adolfo. ma Boccadoro si sentiva stanco e debole. ai briganti. quello scolaro con cui il primo incontro era stato uno scambio di pugni e insieme al quale quell'inverno aveva cominciato a studiare Euclide. ed era severamente proibita e punita dalla regola del convento. fin tanto ch'era scolaro. Ma tu sei uno scolaro modello e vuoi certo diventar vescovo. -. C'era un onore di convento e c'era un onore di scolari: talvolta si trovavano in conflitto. La frase ® andare al villaggio " era gii arrivata al suo orecchio. Ma egli comprendeva benissimo che appunto per questo fra ® ragazzi che si rispettano ¯. Da pi— d'un anno ormai Boccadoro era scolaro del convento di Mariabronn. non era la prima volta. e che era segno di una certa distinzione essere invitato a quell'avventura. nell'avventura c'era qualcosa di bello e di nuovo.

Nicchi• un poco. Adolfo aveva portato dei doni. e dietro di lei usc• dall'oscurit… una fanciullina dalle lunghe trecce scure. Da una finestra passarono. La scappata furtiva e la . poi ritorn• con un boccale di terracotta grigia a fiori azzurri. magra. per terra. Il compagno lo condusse nel mulino del convento. Parlavano a voce bassa. gi… in piena oscurit…. poi a un tratto scoppi• a ridere e disse di s•. Era una scappata nel mondo. gli altri univano di tanto in tanto le loro risate. si trovarono in un giardino. i bassi comignoli emergevano pi— chiari dai cupi costoloni della travatura: non una luce brillava. buss• ancora. gli scolari. le due ragazze sopra duri sgabelli e intorno a loro. bevendo di quando in quando il mosto. Adolfo buss• ad un'imposta. Si dileguarono inosservati sotto i tigli nell'ampio cortile gi… buio. non troppo gloriosa. Una serva di contadini. le sussurrava parole all'orecchio. Tutto pareva gi… addormentato. ma la notte alitava sopra di loro solenne e inquietante. Ogni tanto uno s'alzava e accarezzava i capelli e la nuca della ragazza magra. che dovettero gettare sopra il torrente per passare dall'altra parte. mentre Adolfo faceva di tutto per persuaderlo. ma forse una liberazione. non gli importava nulla. Sul focolare c'era una piccola lampada ad olio e sull'esiguo lucignolo ardeva una debole fiamma vacillante. sopra di loro si levavano frusciando gli uccelli notturni. la piccola rimaneva impassibile.malessere. calpestarono la terra molle delle aiuole. Al margine del bosco stava gi… un compagno. Egli bevve e pass• il bicchiere agli altri. Adolfo e Corrado tenevano la conversazione. qualche stella si mostrava umida e lucente fra le nubi quiete. era indifferente. la grande era la serva e la graziosa piccola la figlia di casa. Alla minuscola fiamma della lampada sedettero. La ragazzina dalle trecce usc• senza lume. il cui portone esterno a quell'ora era chiuso. Tutto questo era eccitante e misterioso e piacque molto al ragazzo. dalla porta. Ed eccoli fuori sulla strada maestra. che riluceva scialba e scomparivl nel bosco nero. accelerando il ritmo dei loro cuori. a tastoni. Marciarono cos• in quattro attraverso il bosco. Š vero. dentro si ud• del rumore e subito s'accese una luce. poich‚ non sarebbe mai pi— ritornato l•. rimase via a lungo. dove nel crepuscolo e nel continuo fragore delle ruote era facile intrufolarsi senza farsi udire n‚ vedere. su di un umido e sdrucciolevole deposito d'assi di legno. e dopo una buona attesa ne giunse a gran passi un altro il lungo Everardo. Adolfo precedeva. aspett•. pens• Boccadoro. incespicarono in alcuni gradini e si fermarono al muro di una casa. Di l… dal bosco raggiunsero in un'oretta il villaggio. diede la mano ai giovani invadenti. scavalcarono una siepe. un'esperienza. strisciarono silenziosi attorno ad alcune case. furtiva e proibita. ne portarono via una. Del resto. Corrado. una mezza pagnotta di pan bianco del convento e qualcos'altro in un sacchetto di carta: Boccadoro immagin• che fosse un po' d'incenso rubato o di cera da candele o qualcosa di simile. che porse a Corrado. Corrado chiacchierava e faceva dello spirito. l'imposta s'aperse e l'uno dietro l'altro entrarono in una cucina dal nero camino e dal pavimento di terracotta. Forse. che seguirono il suo esempio: era forte mosto di sidro.

Avrebbe preferito non guardar altro che la piccola dalle trecce. N~RC150 E BOCCADORO -.Verrai ancora? --domand• lei. La sua voce timida era come un soffio. intercalando alla conversazione frasi latine. ma senza pericoli.sussurr•. sviandosi. Egli rimase immobile. guardando di traverso con una certa avidit…. solo quando fu fuori e in piedi. E poich‚ tutta la conversazione doveva svolgersi in tono di bisbiglio la scena aveva in verit… qualche cosa di comico. lo seguirono Everardo e Adolfo.Vieni ancora! -. Ella si sporse in fuori finch‚ trovarono proprio vicini a quelli di le mani.sussurr•: e la sua bocca sfior• la bocca di lui in un bacio infantile. ma per lui no. -. era cosa pi— che proibita. non era permesso di giocare con le ragazze. andava a posarsi sul dolce viso silenzioso della fanciulla. tutti le diedero la mano. di misterioso. Se ne stava rannicchiato per terra. quella visita notturna alle ragazze. Poi Corrado salto per primo dalla finestra. No. Ma il suo cuore batteva forte e inquieto nella penombra della misera cucina.le parole e le tenerezze degli scolari erano esaurite. non sarebbe pi— tornato. Talvolta. Poi fissava rigido dinanzi a s‚. Poi tutti diedero la mano alla piccola. a lui. ma questo appunto proibiva a se stesso. Boccadoro per ultimo. Dalla finestra Sl sporgeva la piccola dalle trecce. trovava Immancabilmente gli occhi scuri di lei che lo fissavano come affascinati. Quando anche Boccadoro stava scavalcando. . --Boccadoro! -. Boccadoro scosse il capo. Era bens• proibito. senza pronunciare una parola. egli lo sentiva. afferrava una delle tenerezze che gli altri si scambiavano. Era passata forse un'ora . di cui la pi— tenera era un timido baclo. si senti trattenere da una mano sulla spalla: Non pot‚ fermarsi. Tutti e tre pareva godessero le grazie della servetta. le si avvicinavano di quando in quando con le loro plccole goffe moine. era peccato. con lo sguardo fisso nella fiammella del lumino sospeso. Quello invece che accadeva l•. ma la trasgressione del divieto non opprimeva troppo la coscienza. di eccitante. Ogni volta per• che la sua volont… cedeva e I suo sguardo. che si sapeva destinato alla vita monastica e all'ascesi. Everardo cominci• a sbadigliare. Tutti s'alzarono. Boccadoro per ultimo. Ella stese testa egli sent• sulle sue tempie il mani. Pareva che sapessero esattamente ci• ch'era loro permesso m quel luogo. Allora la ragazza maggiore li invit• a partire. ma Boccadoro non lo sentiva.passeggiata notturna attraverso il bosco erano state belle: qualcosa d'inconsueto. gli prese la calore di quelle piccole i suoi occhi scuri si lui. si volt• esitante. Per gli altri forse anche questo non rappresentava che una piccola marachella. I suoi compagni facevano gli eroi davanti alle ragazze e Si davano importanza.Boccadoro non aveva mai vissuto un'ora cos• lunga . si fece silenzio e segu• un certo imbarazzo.

voleva parlare. -. --Boccadoro. rinnovato ad ogni istante e ad ogni istante fallito. Oggi non hai testa per il greco. appoggi• il capo su di un leggio.--disse in un tono cos• affettuoso come Boccadoro non l'aveva mai udito parlare. prima di sollevare il ragazzo singhiozzante. Il ragazzo lo guardava.--disse. dopo starai meglio. rlentrarono dalle finestre bifore nel convento e nel dormitorlo. il mulmo. lo mand• con un incarico in biblioteca. A un tratto cadde da un lato. ma Boccadoro aveva cos• brutta cera. Finita la lezione. No? Gi… finito? Gi… in piedi? Bene. attraverso il torrente.Egli corse in fretta dietro gli altri. si graffi• una mano contro un cespuglio di rose. Š il meglio che tu possa fare. lo chiam• a s‚.Ma s•. gl'indic• uno dei due letti vuoti. Attese a lungo una risposta. Ma alla lezione di greco verso mezzogiorno. con gli occhi smarriti. che padre Martino gli domand• se fosse malato. molto usati in convento. Adolfo gli gett• un'occhiata ammonitrice ed egli disse che non aveva nulla. ma non disse nulla e l'osserv• attentamente. in una camera per gli ammalati. e scoppi• in un tal pianto. a non lasciar scorgere nulla. e. Anch'egli s'accorse che Boccadoro era malato. Nessuno incontr• i nottambuli. mentre Boccadoro cominciava docilmente a svestirsi. questi due bene~cia. come aveva promesso. alla colazione. L… lo segu•. e per vie segrete. evitando le aule. Ordin• anche.ma s•. lo rialzava. Alla mattina il lungo Everardo dovette essere sveghato coi pugni. -. Qua. non c'Š bisogno che tu parli. fra le due piccole teste d'angelo in legno di quercia che l'ornavanO da una parte e dall'altra. Boccadoro. "Mai pi—!" diceva imperiosa la sua volont…. tanto pesante era il suo sonno. fiut• odor di terra umida e di concime. una minestrina. chinava il capo. ti mandiamo una minestrina da malati e un bicchiere di vino. e un bicchiere di vino aromatico. forse hai faticato tutta mattina a tenerti su. Era lo sforzo violento. usc• per annunciare al direttore che il ragazzo era malato. ti metterai a letto e questa sera starai molto meglio. siedi. attravers• il giardinetto. "Domani ancora!" supplicava il cuore singhlozzante. erano assai graditi dalla maggior parte dei malati di poco conto. piangi pure. in classe. non poteva. inciamp• nelle aiuole. cercava di rimettersi dal suo smarrimento. Allora ti mettiamo a letto. Tutti furono puntuali alla prima messa. di tettoia in tettoia. Vedo che non ne puoi pi—. Ora piangi pure. di . allora andiamo in infermeria. disteso sul letto. che ritornarono indisturbati a Mariabronn. contraeva le labbra. Per non attirar l'attenzione degli scolari. Un'ora prima forse avrebbe saputo spiegarsi quale fosse la causa di una cos• indicibile stanchezza quale tremenda tensione dell'animo gli rendesse la testa vuota e gli facesse bruciar gli occhi. s'arrampic• sulla siepe e via di galoppo fuori del villaggio. --posso aiutarti? Vedo che sei angustiato Forse sei malato. verso il bosco. sei stato molto bravo. Vieni! Lo condusse. che Narciso si sent• imbarazzato e distolse un momento lo sguardo. la piazza dei tigli. amice. Narciso non gli tolse gli occhi di dosso. pallido.

s'era accasclato dinanzi a lui. sapeva che non sarebbe riuscito a possedere davvero l'amico se non dopo averlo condotto alla conoscenza. con curiosit… indagatrice ed anche con un po' d'invldia. non la folle e bella scappata dal convento chiuso. lui davanti a quell'essere superiore s'era lasciato andare. senza rendersi conto di nulla. che sarebbero diventati amlcn Quel giorno era stato Boccadoro ad aver bisogno di lui. quando fosse venuto il momento. Narciso. la disperazione aveva perduto una buona met… della sua forza. dei suoi servigi. il Silenzio della camera solitaria e il buon letto facevano bene.dimenticare la sera precedente. singhiozzante! Invece di cattivarselo con le armi pi— nobili. che gli scolari solevano ricevere solo nei giorni di festa. quel giovane cos• fine. con la filosofia.. riprese il piatto. Strana amicizia fu quella che s'inizi• fra Narciso e Boccadoro. Ma il pianto aveva allentato la grande tensione. s'era mostrato confuso. e talvolta pareva dispiacesse a loro stessi. Per lui tutto era spirito. Per Boccadoro fu innanzi tutto una liberazione e una guarigione. recando una minestra di farina un pezzetto di pan bianco e un bicchierino di vin rosso. lo allontan•. debole da far piet…! Non se lo sarebbe mai perdonato. distinto. il respiro e le parole della fanciulla. o l'uscire e l'entrare scavalcando siepi e finestre. dalla bocca sottile e lievemente beffarda! E lui. Narciso accettava l'alto destino. non avrebbe pi— potuto guardar Narciso negli occhi senza arrossire. una nuova esperienza. intelligente. Narciso gli aveva dimostrato premura. Un'altra volta forse egli stesso sarebbe stato debole e avrebbe avuto bisogno di un aiuto. Narciso gli voleva bene. il pensatore. e per molto tempo fu ll solo a riconoscerne con chiarezza il destino la portata e il significato. il contatto delle sue mani. l'indomani non sarebbe stato pi— necessario mandargli del vino. Vide che Boccadoro non era malato. ebbe da principio la parte pi— difficile. cosciente e responsabile. ingoi• qualche altra cucchiaiata. con l'eroismo dello spirito e la dignit… dello stoicismo. Ma ora s'era aggiunto qualcosa di nuovo. non gli era dato abbandonarsi spensieratamente ad un'attrazione. Il suo giovanile bisogno d'amore era stato po- . anche l'amore. il bacio delle sue labbra. Boccadoro mangi• e bevette: vuot• il piatto a met…. di un affetto. Fervido e ardente. ma uniCamente quel momento presso la finestra scura della cucina. un nuovo sgomento.. Narciso l'osserv• a lungo. E quando un po' pi— tardi la porta s'aperse piano ed entr• Narciso per vedere il malato. o meglio non la sera.. Per molto tempo. ma la testa non funzionava. balbettante. con affetto. Dopo un'oretta entr• un frate inserviente. E da quel ragazzo avrebbe potuto accettarlo. Boccadoro s'abbandonava alla nuova vita come per gioco. col greco. Ma sent• anche che il ghiaccio era rotto. questi giaceva immerso nel sonno e le sue guance erano rltornate rosee. non la passeggiata nel bosco n‚ lo sdrucciolevole ponticello di fortuna sul nero torrente del mulino. ricominci• a pensare. In quell'amicizia egli era lo spirito reggente. piaceva a pochi. Narciso s'era occupato di lui. in pieno affetto egli rimase solitario.

era stato compromesso alla radice dallo sguardo di quegli occhi scuri. della logica. In realt… Narciso conosceva perfettamente l'amico. Pareva ch'egli ignorasse e non ammettesse vie senza meta. Qui gli era permesso di amare. proteso col fervore del primo slancio giovanile verso un pio ideale di eroismo ascetico. che l• stava il suo nemico e il suo demone. in freddezze inattese ed enigmatiche. Perch‚ egli era ben lungi dal considerare l'amico come il suo contrapposto. Aveva bens• mostrato la sua sollecitudine per Boccadoro. alla sua forza naturale. com'era chiaro e inesorabile quel Narciso! Pareva ch'egli non conoscesse n‚ desiderasse un innocente abbandono reciproco. Ma non riusciva ad afferrarlo. di donare il suo cuore ad un amico ammirato. appagarsi della vista gradevole di quei begli occhi. e lo aiutava e lo consigliava fedelmente in tutte le cose di scuola e di studio. di un'ostentazione di superiorit… da parte del pi— anziano e del pi— assennato. Gli pareva che bastasse l'amore. vagabondaggi sognanti. Non era affatto un maestrO pedante. che la donna era il suo pericolo. ma un miracolo. A lui non era lecito innamorarSi. gli spiegava difficili passi d bri. a cui si riteneva destinato e chiamato. tutto quello in cui aveva creduto. di trasformare e di spiritualizzare le fiamme pericolose dei sensi in nobili fuochi d'offerta. al suo culto un nuovo altare. disposto con tutta la sua volont… ad accettarla. della teologia. Poich‚ se Boccadoro si . Boccadoro sentiva bene che non si trattava di semplice pedanteria di maestro. che volesse nutrir di greco una glovane anima fervida e rispondere con la logica ad un amore innocente Piuttosto amava troppo il biondo giovinetto. maggiore e pi— saggio di lui. un cammino comune e grato sul terreno dell'amicizia. Destinato dal padre alla vita monastica. egll aveva sentito in modo irresistibile. Ma subito nella primavera di quest'amicizia egli si trov• ad urtare in ostacoli strani. alla sua rigogliosa pienezza di vita. la dedizione sincera. lo illuminava nel campo della grammatica. sentiva che c'era qualcosa d'altro. e la sua amiCizla lo rendeva spesso triste e perplesso. Ma com'era austero e sicuro. ma non sembrava mai soddisfatto dell'amico e d'accordo con lui.tentemente destato dalla vista e dal bacio di una graziosa fanciulla. gli era permesso di darsi senza peccato. per cancellare le differenze. al primo incontro fugace. egli non doveva permettere al suo amore d'indugiare anche un solo momento nei sensi. della vicinanza di quella biondezza luminosa e florida. Ed ecco il destino porgergli una salvezza. e soffocato subito senza speranza. per superare i contrasti. per fare di due esseri uno solo. quando questi sembrava malato. perch‚ amare per lui non era uno stato naturale. che non lo prendesse sul serlo. spesso sembrava perfino che lo deridesse un poco. non era cieco alla sua fiorente bellezza. e per lui questo era un pericolo. ecco nel momento pi— grave venirgli incontro quell'amicizia e offrire al suo desiderio un giardino rigoglioso. Poich‚ in fondo all'anima egli sentiva che tutto il sogno della sua vita fino a quel giorno. in esigenze che lo sgomentavano. al primo saluto del sesso femminino. al primo appello che la vita aveva rivolto ai suoi sensi. qualcosa di pi— profondo. di pi— importante.

Sarebbe stato difficile. ma io allora rimasi veramente imbarazzato. tanto era ampio l'arco teso fra di loro! Un veggente e un cieco: cos• camminavano a fianco. Passarono mesi. ma non c'era nessuno. Il cammino per accostarsi alla meta fu di una lentezza estrema. Vedeva questa natura racchiusa entro una dura corazza d'immaginazioni di errori d'educazione. ricord• all'amico quell'inizio della loro unione ed accenn• lievemente al segreto. quando cerc• d'indagare la vicenda che aveva spinto. Narciso continu• a indagare. mi sarei liberato volentieri di quella faccenda in confessione ed avrei ac- cettato volentieri una penitenza. non complicato. fuorch‚ l'abate. perch‚ ne era l'altra met…. Il suo compito gli era chiaro: svelare questo segreto a colui che lo portava in s‚. Narciso era veramente destinato a quella vita. la comprendeva a fondo. Vedeva la natura di Boccadoro e. e se il cieco ignorava la sua cecit…. e la cosa pi— penosa era che ci• gli sarebbe forse costato la perdita dell'amico. -Ma l'imbarazzato ero io! Ero io che stavo l• senza riuscire a metter fuori una parola e inghiottivo saliva. in un'ora di debolezza. malgrado fosse l'opposto della sua. l'altro disse senza ambagi: --Peccato. nella pi— elevata.sentiva destinato a diventar monaco ed asceta e a tendere per tutta la vita verso la santit…. di quella giovane vita. la traccia era trovata.--quella mattina che sembravi malato non l'hai dimenticata. L'indagine fu meno difficile di quel che avesse pensato. il ragazzo sconvolto verso di lui. --Ricordi anche tu.--prov• a dire. la met… perduta. Tanto eran lontani l'uno dall'altro non ostante tutta la loro amicizia. prima che fosse possibile anche solo attaccare seriamente il discorso e giungere ad una discussione sostanziale. amando. Del resto. liberarlo dalla sua corazza restituirgli la sua vera natura. poich‚ allora siamo diventati amici. Prudente e scaltro. Ma al mio confessore non sono stato capace di dirla. A lui era permesso d'amare in una forma sola. leggeva con tanta maggior chiarezza. e da tempo intuiva tutto il segreto. ne arrossisco ancora oggi credevo che non sarei pi— stato capace di comparire ai tuoi occhi. Quando dunque Narciso. alla vocazione di Boccadoro per la vita ascetica Narciso non credeva. in un momento che gli parve favorevole. Lasciarmi vedere da te cos• miseramente debole ! . il solllevo era solo suo. Io ho dovuto ripensarci spesso. --Tu imbarazzato? -. in cui avesse abbastanza confidenza. fin che scoppiai a piangere come un bambino! Vergogna. e l'abate non era il suo confessore. La prima breccia fu aperta da Narciso. Forse non te n'accorgesti.esclam• l'amico incredulo. che tu non abbia ancora ricevuto gli ordini e non possa ancora confessare. Boccadoro sentiva da un pezzo il bisogno di confessare l'esperienza di quella notte. di parole paterne. Egli aveva una singolare capacit… di leggere nell'animo degli uomini e in questo caso.

perch‚ avevi ceduto a qualcos'altro. se avessi solo steso la mano per toccare la ragazza. -. se Š sconvolto dalla febbre. Era la ragazza. che allora il peccato mi avrebbe inghiottito come la bocca dell'mferno e non mi avrebbe pi— restituito. sopra pensiero. per quanto anche questo non sia precisamente un esercizio preparatorio alla vita monastica.Narciso procedette tastando. se fosse cos• semplice! Ci• che Š bene. che opprimeva la mia coscienza. piangere davanti a un amico. questi non sono che la pi— piccola parte di lui. . caro.esclam• Narciso severo. sta zitto!--protest• Boccadoro. poi disse lentamente: -. non avrei pi— potuto tornare indietro.--disse lentamente cercando le parole. oppure si confessano e tutto Š finito e uno non ci pensa pi—.E vero. Invece non eri affatto malato! Non c'era ombra di febbre! E di questo ti vergogni. codeste sciocchezze? P poi cos• grave? Boccadoro proruppe adirato. io allora ti ritenni proprlo malato.--non Š sempre una cosa sola con l amore del Bene Ah. ® andare al villaggio ¯ Š una cosa proibita. Tu puoi attenerti ai comandamenti ed essere lontanissimo da Dio. --L'amore di Dio. --Alt! -. -.Non sai. maestro per giunta: non era degno della tua natura. perch‚ qualcos'altro ti aveva sopraffatto. addio amore di Dio e del Bene! Narciso fece un cenno del capo. lo sappiamo sta nei comandamenti. una volta bisogna pur che la dica! A capo chino raccont• all'amico la storia di quella notte. Ma tante cose proibite si fanno e poi ci si ride sopra. --Capisco. come quasi ogni scolaro. Nessuno si vergogna di lasciarsi vincere da una febbre. Ammettiamo che tu sia il mio confessore.S•. addio virt—. -. Era qualcos'altro. Era avvenuta dunque una cosa molto strana? Boccadoro esit• un poco. Narciso osserv• sorridendo: -. Era un sentimento che non so descriverti! Sentivo che se avessi ceduto a quell'adescamento.--Volevo dire: non era quel tantino di disubbidienza. nevvero? Ti vergogni. che per molti pii padri proprio questi esercizi furono necessari? Non sai che una vita di libertinaggio pu• essere una delle vie pi— brevi per giungere ad una vita di santlt… ? --Ah.che sia stata per te una cosa spiacevole. E addio bei sogni. Anche un Aristotele. Perch‚ non avresti dovuto commettere anche tu. pu• comportarsi in modo strano. era avvenuta una cosa strana.disse. amico mio. Ebbene. Ma Dio non Š solo nei comandamenti. senza ritegno: --Parli proprio come un maestro di scuola! Sai benissimo di che si tratta! Naturalmente non vedo un gran peccato nel burlarsi una volta tanto delle regole del convento e nel partecipare a una scappata da scolari. Un pezzo di ragazzo gagliardo come te.

Ebbene. T. non sono simile a te. Tacque. . ch'era riuscito a scindere quella magnifica natura e a metterla in contrasto con i suoi Istinti orlglnari. la madre primigenia. il demone doveva esser trovato.--Ma non mi capisci? --gemette Boccadoro. Ma com'era possibile che in un giovane cos• bello. se fossi un vescovo o un sacerdote o anche solo un piccolo semphce monaco. Narciso non aveva pi— dubbi sulla natura del segreto di Boccadoro. no! -. --Vedi che ti capisco. non hai preso ancora nessun ordine. Se oggi o domani fossi sedotto da una bella ragazza e cedessi alla tentazione. se fossi I abate Daniele o il tuo patrono. Sei uno scolaro. il risveglio del sesso urtasse contro un'oshllt… tanto accanita? Ci doveva essere un demone all'opera. E vero che anch'io porto in cuore un voto inespresso in questo hai ragione. caro. Solo quel peccato. Eppure non hai ragione. evocato. neppur tu hai fatto un voto ma non ti permetterestl mai di toccare una donna! O m inganno? Non sei cos•? Non sei quello che io ti credevo? Non hai forse fatto anche tu da un pezzo in cuor tuo il giuramento non ancor prestato a parole davanti ai superiori. Tu senti nella donna. il pi— sacro che io porti in me. Avresti ragione. nel sesso la quintessenZa di ci• che chiami ® mondo ¯ e ® peccato ¯. Ma simile a te non sono affatto. --Certo che ti capisco. san Crisostomo. di cui ti rammenterai un giorno. un nemico segreto. --Non un voto scritto! --esclam• Boccadoro eccltato. non violeresti nessun voto. li potresti confessare e riparare. e non ti senti legato da questo per sempre ? Non sei dunque simile a me ? --No. o se tuo padre ha questo desiderio per te. -. e se anche hai il desiderio di rimanere per sempre in convento. proprio cos• sento. sano e fiorente. non romperesti nessun giuramento. Di tutti gli altri peccati o ti senti incapace. non come tu credi. messo in luce: poi l'avrebbero vinto. Boccadoro. Ma perch‚ Narciso pronunciava quelle parole? Perch‚ il voto inespresso di Narciso doveva essere pi— sacro del suo? L'amico non lo prendeva dunque sul serio.Ma un voto non scritto. o ti pare che se h commettessi non ti opprimerebbero tanto. Eva. non hai per• fatto ancora alcun voto.Ecco. per me non vale? Neppur tu hai preso gli ordim. Ma tu non sei nulla di tutto questo. vi era celata. vedeva in lui soltanto un fanciullo? I turbamenti e le tristezze di quella singolare amiciZla rlcominciavano. Non puoi capire che ci• che vale forse per altri. E non hai tutti i torti: la storia di Eva e del serpente non Š in verit… una favola oziosa. Ti dico: la nostra amicizia non ha altro scopo e altro senso che quello di mostrarti come tu sia completamente dissimile da me! Boccadoro rimase sconcertato: Narciso aveva parlato con uno sguardo e con un tono che non ammettevano contraddizione. dico oggi una parola.

Non era bene per Boccadoro staccarsi dal compagni. venisse rimosso dalla sua carnera prlvllegiata e privato dell'attivit… didattica? Se non avcsse fatto buona prova come maestro. non voleva mostrarsi sconoscente per il privilegio di aver . In lui abate. Ma anche gli altri. lasciava che gll eventi seguissero il loro corso. ch'era semplice ospite e scolaro. Se pensava quanto era pi— semplice. Non sopravvalutava queste doti. a volte un passatempo. il pericolo non sembrava grande. si poteva aspettare. L'abate non credeva di dover temere che Narciso favorisse ed eccitasse ancor pi— quello zelo commovente. con gli occhi aperti. Ma era giusto che Narciso. non era cristiano. il giovane eccezionale dalle doti straordinarle. ma. dato lo scolaro. per i quali era evidente che non si poteva sospettare una colpa in quella relazione. forse un po' presuntuose. poich‚ egli non dubitava un istante della sua purezZa. No. nulla fuorch‚ voci. I maligni la screditavano come contro natura.Intanto Boccadoro era sempre pi— evitato e lasciato in disparte dai compagni. certo non scevra di pericolo. doveva sospirare e sorridere insieme. fuorch‚ la gelosa diffidenza degli altri. L'abate si mantenne in disparte. mantenendo stretti rapporti esclusivamente con uno maggiore di lui. pareva si sentisse membro del convento e gi… quasi confratello. con cui gi… allora. scuotevano il capo. Boccadoro non aveva suscitato altra impressione a parte la grazia seducente della sua persona. Nessuno vedeva di buon occhio la sua amicizia con Narciso. ma. se la sua amiclzla l'avesse indotto a qualche trascuratezza e parzialit… l'abate lo avrebbe immediatamente richiamato. Nessuno voleva concedere a quei due di essere amici. non voleva lasciarsi prendere lui pure dalla diffidenza. ed erano specialmente quelli innamorati di uno dei due giovani. erano un grazioso supplemento. Piuttosto c'era da temere per Boccadoro che l'amico gli comunicasse una certa presunzione spirituale e un certo orgoglio di erudito. Ma non esisteva nulla contro di lui. a volte un pericolo. In oltre quarant'anni di vita claustrale egli aveva assistito a molte amicizie fra giovani: facevano parte del quadro del convento. che gli altri insegnanti consideravano spiritualmente pari a loro. ma senza immischiarsi. pareva che unendosl fra di loro essi si fossero orgogliosamente isolati dagll altrl. con un maestro. non era claustrale. ma Immaturo. Se Narciso non si fosse trovato in una posizione d'eccezione fra scolari e insegnantl. perfino un po' saccente. o meglio essi si sentivano abbandonati e in certo modo traditi da lui. anzi superiore. che quella di un certo zelo prematuro. pi— pacifico e pi— comodo per un rettore dirigere individui mediocri invece che nature grandi e forti. accuse. Inoltre l'abate sapeva delle singolari attitudini di Narciso a penetrare e conoscere gli uomini. come aristocratici per i quali gli altri fossero d'un hvello troppo inferiore. l'abate non avrebbe esitato a ordinare una separazlone fra i due. e ci• non era collegiale. All'orecchio dell'abate Daniele giunsero voci. Un'amicizia cos• fervida e cos• esclusiva era una cosa rara. altre gli sarebbero state pi— gradite nel giovane ma non dubitava che questi avesse riscontrato nello scolaro Boccadoro una individualit… d'eccezione e che lo conoscesse molto meglio di lui e di qualsiasi aitro. calunnie.

Ma donde attingeva tanta potenza? Come aveva potuto riempire l'anima di Boccadoro di sogni. dominante nella vita di Boccadoro. una musica. di essere sempre trattato un po' come un bambino. Perch‚ dunque questa creatura d'amore. No. forse di un artista. Non era cosa strana e sospetta? Quando Boccadoro parlava di una trota pescata da ragazzo. Tutto ci• che vi era di vitale e di radioso in questo giovane parlava chiaro: egli portava tutti i segni di un uomo forte. spesso col garzone di quest'ultimo appostava la lontra. quest'uomo dai sensi fini e ricchi.affidate alle sue cure due nature di eccezlone. oppure cuocevano focacce con la farina fine dei prelati. raccontava di un compagno. in ogni caso di un individuo straordinariamente capace di amare. Ma poteva averla suscitata? Con quale incantesimo aveva stregato il figlio. potente. con cui era in ottimi rapporti. solo dall'odore. un cavallo. il cui destino e la cui felicit… consistevano nell'essere infiammabile e nel sapersi donare. Narciso rifletteva molto sul conto dell'amico. quando descriveva una farfalla. perch‚ questi credesse ad una destinazione e ad un dovere simile? Che uomo poteva essere quel padre? Per quanto egli avesse portato pi— volte con intenzione il discorso su di lui. C'era altro da fare durante la lunga glornata. Pur stando molto insieme con Narciso. Sapeva che il padre di Boccadoro aveva favorito questa mania. Narciso non riusciva ad immaginarsi questo padre. imitava un grido d'uccello. se questo padre fosse stato davvero una figura cos• importante. perch‚ dunque aveva la mania d'essere un sacerdote dello spirito. si vedeva qualche cosa. ch'erano cos• estranei alla sua natura intima? Anche Boccadoro si lambiccava il cervello. non gli piaceva. talvolta dubitava persmo che fosse veramente il padre di Boccadoro. e Boccadoro ne avesse parlato non poco. Era un dolo vuoto. Riusciva sempre con le preghlere e con l'astuzia a procurarsi l'occasione di cavalcare un'ora o due sul suo Bless. Spesso andava ad appiattarsi accanto al frate portmalo. che Boccadoro riconosceva ad occhi chiusi fra tutte le altre qualit… di farina. avrebbe saputo offrire altre immagini di lui! A Narciso questo padre non ispirava molta fiducia. gli rimanevano parecchie ore da dedicare alle sue vecchie abitudini e ai suoi piaceri Anche i servizi divini erano per lui il pi— delle volte una gioia . un asceta? Narciso si stillava il cervello in cerca d'una spiegazione. non riusciva a vederlo. Per quanto sl senhsse sicuro dell'affetto cordiale del suo amico aveva pur sempre il senso penoso di non essere preso abbastanza sul serlo da lui. si presentavanO immagini. un sole mattutino. che poteva sentlre ed amare con tanta intensit… il profumo d'un fiore. ed era molto benvoluto dai pochi vlcini del convento. non si vedeva nulla. un volo d'uccello. La sua particolare capacit… di comprendere e sentire l'indole e la destinazione degli uomini lo aveva illuminato da un pezzo sulla natura di Boccadoro. riccamente dotato nei sensi e nell'anima. egli lo avrebbe saputo descrlvere In altro modo. Quando parlava di suo padre. specialmente dal mugnaio. di un cane o di un mendicante. E che significava l'insistenza dell'amico nel fargll mtendere che non era simile a lui7 Questo travaglio del pensiero non esauriva tuttavia le giornate di Boccadoro. Egli non era capace di stillarsi a lungo ll cervello.

che spuntavan fuori dalla pietra delle colonne e s'intrecciavano. E amava molto i canti liturgici. dalle vocali piene e sonore. A lungo andare lo irritava e lo annoiava sentirsi attorno degli estranei. che oltre alla natura. oppure.cantava volentieri nel coro degli scolari. di gulde della sua vita. amava di pi— il mondo d'immagml e d suoni della liturgia. specialmente gli inni a Maria. contro ogni sua intenzione. cos• parlanti ed espressive. con quei tondini e quelle corone ben profilate. Gli pareva un mistero intimo e prezioso. quantunque avessero anch'esse la loro bellezza. Di tanto in tanto interrompeva anche per qualche momento quello stato di freddezza che lo separava ormai dai suoi compagni. era riuscito a dimenticare la fanciulla dalle trecce. a non pensarci pi— o quasi plu. e talvolta cercava di disegnare anche dal vero fiori cavalli. d'insegnarle il linguaggio con cui il suo segreto avrebbe potuto com~unicarsi. di essere di nuovo invitato ad ® andare al villaggio ¯ Sussult• e si ritir• immediatamente. non aveva dato nessuna immagine concreta. con quei fiori e quelle foglie lussureggianti. No. In fondo al cuore non amava l'erudizione. Da queste figure di pietra e di legno si sentiva attratto amava pensarle in misterioso rapporto con la sua persona come una specie di padrini immortali e onniscienti. di protettori. e . fatta dagli uomini. Seguiva adorando il loro significato sublime. Due volte con questi riavvicinamenti ottenne. Per molto tempo egli si era sforzato apparentemente invano di destare quell'anima. C'era l'ombra amorfa di un padre rispettato. la grammatica e la logica. ascoltava fl bel latino solenne della messa. Non di rado passava una delle sue ore libere a riprodurre sulla carta tali figure e teste d'animali e fasci di foglie. dai ritornelli pii. un paio di cuori. un paio di visi. recitava volentlerl un rosario davanti ad un altare preferito. Quello che l'amico gli aveva raccontato della sua origine e della sua casa. C~PITOLO IV I tentativi di Narciso per scoprire il segreto di Boccadoro erano rimasti per molto tempo senza effetto. alle sue piante e ai suoi animall ci fosse anche questa seconda natura. Gli piaceva il ritmo severo e fermo di questi canti. dai suonl profondi e prolungati. silenziosa. dimenticando il senso. vedeva nelle nubi d'incenso luccicare l'oro degli arredi e degli ornamenti e sulle colonne le placide e venerande figure dei santi. Cos• sentiva un amore e una dolce relazione segreta con le colonne e i capitelli delle finestre e delle porte. queste plante di pietra e di legno. queste figure umane. amava le misure solenni d? quei versi e si lasciava invadere tutto da essi. volti umani. il ripetersi delle loro invocazioni e delle loro esaltazioni. con gli ornamenti degli altari. ed ora riusclva a far ridere un vicino di banco imbronciato. non andava pm al vlllaggio. gli evangehstl con gli animali e sant'Jacopo col cappello e la blsaccia da pellegrino. questi animali. ora a far chiacchierare un vicino di letto taciturno. e per un po' di tempo si sforzava di essere cordiale e riguadagnava un paio d'occhi.

a me invece sembrano l'unica cosa importante. un discorso che li port• a un tratto nel cuore della loro amicizia e la illumin• di nuove luci. le parole vennero dopo. E scienza altro appunto non Š per citare le tue parole. di trovar differenze. Uno ha delle scarpe da contadino ed Š un contadino.Certo. Io sono per natura un erudito. Quando parli della grande differenza che c'Š ad esempio fra te e me. un altro ha una corona in capo ed Š un re. nuovi vincoli fra anima ed anima. di cul altro non era rimasto che un nome scialbo. Boccadoro: -. inatteso da entrambi. che la mania . Boccadoro interruppe: --Tu parli sempre delle diversit…. per i quali un tratto della loro vita Š andato perduto e che sotto la pressione di una sventura o di un incantesimo sono stati costretti a dimenticare una parte del loro passato. Non si potrebbe designare meglio la sua essenza. Narciso: --Ma se tanto il contadino quanto il re indossano vesti d'oro. stradelline appena visibili di cani e di gatti. il bambino non li distingue pi—. Ma non era rimasto vano l'affetto che lo legava all'amico.s'intavol• fra loro.Neppur la scienza. a poco a poco mi sono convinto che questa Š la tua specialit…. Cos• un giorno . senza parole. . A poco a poco l'animata fantasia di Boccadoro s'era insinuata per magiche vie nei pensieri dell'amico e nel loro linguaggio. cos• come fra due residenze puo correre una strada maestra per le vetture e per i cavalieri. s'accorse anche di aver creduto troppo nel potere della ragione. un Imguaggio d'anime e di cenni. E cos•! Per te le differenze non hanno molta importanza. molta parte della natura di Boccadoro. Egli comprese che in questo caso il semplice interrogare ed istruire non serviva a nulla.. Nonostante la profonda differenza delle loro nature avevano imparato molto l'uno dall'altro. nella luce dell'amore.era vacanza e i due amici stavano insieme nella biblioteca . Per noi uomini di scienza nulla Š importante se non lo stabilire delle diversit…: scienza significa arte di distinguere. Avevano parlato dell'astrologia. Boccadoro: -. accanto al linguaggio della ragione. Ma le vedono anche i bambini pur senza tutta la vostra scienza. Maturavano lentamente. A poco a poco Narciso. di destini. sentieri nascosti per mnamorati.. Trovare ad esempio in ogni uomo le caratteristiche che lo distinguono dagli altri significa conoscerlo. anzi era proibita. di vocazioni.pOi la leggenda di una madre gi… da tempo scomparsa o morta. la mia vocazione Š la scienza. Certo sono differenze. tu cogli proprio nel segno.Va bene. a poco a poco era nato fra loro. ma accanto si formano tante altre piccole vie laterali: viottoli per i bimbi che giocano. aveva riconosclUto nell'amico uno di quegli individui. mi par sempre ch'essa non consista in altro che nella tua singolare mania di trovar differenze! Narciso: -. e Narciso aveva detto che essa era un tentativo di mettere ordine e sistema nelle molte e diverse specie di uomini. non vana la consuetudine dello star molto insieme. e questi dal canto suo aveva imparato a comprendere e a sentire. esperto di legger nelle anime. che nel convento non si studiava. e di aver detto molte cose invano.

sul petto del quale egli riposava. Devi abituarti. ma Š pi— paziente.. La nostra destinazione Š la stessa: il ritorno a Dio. o il mare e la terra.E per questo che tante volte non prendi sul serio i miei pensieri ? Narciso esit• un poco a rispondere. mlghore o peggiore. Boccadoro. Insomma voi eruditi siete orgogliosi e ci giudicate sempre pi— stupidi di voi. parli anche spesso di differenze di destino. Boccadoro: -. te lo concedo. Credimi.Anche un bambino intelligente riconoscer… il re dallo sguardo o dal portamento. Essa non Š certo pi— intelligente del bambino. a che io prenda sul serio soltanto te stesso. non rileva soltanto le caratteristiche pi— grossolane. di vocazione. Dico soltanto: sei diverso. Non Š il nostro compito quello d'avvicinarci. ma nella vita no. Perch‚ ad esempio tu dovresti avere una vocazione diversa dalla mia? Sei un cristiano come me. Poi disse con voce chiara e dura: -. sei deciso come me a scegliere la vita monastica. ogni sorriso tuo Ma i tuoi pensieri. io prendo sul serio ogni suono della tua voce. siamo il sole e la luna. e quell'altro discepolo che lo trad•. ogni gesto. colpito.Mi fa piacere che tu cominci a comprendere questo.Per nessuna via ci avviciniamo. quei due non avevano forse la stessa vocazione? Boccadoro: -.Forse s•.Sei un sofista. cos• come non s'avvicinano fra loro il sole e la luna..Parlo sul serio. Narciso: -. Fra poco comprenderai allora altres• che io non penso all'intelligenza quando parlo della differenza fra te e me. Non dico: tu sei pi— intelligente o pi— stupldo. Ma tu non parli solo di differenze di caratteristiche. sei figlio come me del buon Padre che sta in cielo. teneva il capo chino: il suo volto s'era fatto triste. Narciso! Per questa via non ci avviciniamo. Perch‚ vuoi che presti 2ss . Nel trattato della dogmatica certo un uomo Š esattamente uguale all'altro. caro amico. Noi due. Narciso: --Benissimo. si pu• essere molto intelligenti anche senza tutta 1:l vr~Ctra scienza Narciso: -. siamo il mare e la terra La nostra meta non Š di trasformarci l'uno nell'altro. Finalmente disse: -. ma di conoscerci l'un l'altro e d'imparar a vedere ed a rispettare nell'altro ci• ch'egli Š il nostro opposto e il nostro : complemento. Prendo sul serio quello che riconosco in te di essenziale e di necessario. caro Boccadoro. li prendo meno sul serio. A me pare: il discepolo prediletto del Redentore. Boccadoro: --Questo si capisce. Boccadoro: --Non dir cos•! Narciso: -. La nostra meta Š la stessa: la beatitudine eterna.per questo.Narciso: -.

sentiva l'amico piu aperto. sveglio Š chi conosce con l'intelletto e con la coscienza se stesso. la mia aspirazione alla vita monastica. grave: -. Ricorda quel che dicevamo dianzi: un fanciullo intelligente non Š di necessit… pi— sciocco di un erudito. Ti far… soffrire finch‚ non le avrai dato ascolto. E si lasci• indurre dal successo a dire pi— di quel che fosse nelle sue intenZioni. Narciso aveva parlato con calore. ma alle parole . che mi hai sempre considerato soltanto un bambino! Narciso insistette: --Una parte dei tuoi pensieri li considero infantili. Tu credi che ti giudichi troppo poco erudito. per me sei troppo poco te stesso..disse. Boccadoro aveva ascoltato con stupore. Hai dimenticato la tua infanzia. quel giorno.c'Š un punto solo in Cui ti sono superiore: io sono sveglio. troppo poco logico. le proprie forze intime e irrazionali. --Vedi. per te non sono altro che fanciullaggini! Narciso lo guard•.lo ti prendo sul serio quando sei Boccadoro. quando hai tante altre doti? Boccadoro sorrise con amarezza. si lasci• trasportare dalle sue stesse p~arole. anzi a volte dormi del tutto. ad esempio. la coscienza e il mondo dei sogni sono lontanissimi fra loro. Boccadoro s'era rltirato da quel colloquio stupito e persino offeso. -. i propri istinti e le proprie debolezze e sa tenerne conto. lo spirito e la natura. Questa volta Narciso rmsc• a dargli. in questo ti sono superiore e ti posso aiutare.. ma pochi giorni dopo mostr• egli stesso il desiderio di continuarlo. per far un erudito e un monaco basta una stoffa meno preziosa della tua. Per me. -. tu non sei un monaco. Tu non sei un erudito. Ma se il fanciullo vuol parlare di scienza con l'erudito. e dalle profondit… della tua anima essa ti cerca. in tutto il resto. o troppo poco pio. mentre tu lo sei soltanto a mezzo. questi non lo prende sul serio. Basta! Nell'essere sveglio. No. Ma tu non sei sempre Boccadoro.particolare attenzione proprio ai tuoi pensieri. ripeto. Boccadoro esclam• con impeto: --Anche quando non parlo di scienza tu sorridi di me! Tutta la mia religiosit…. caro. o meglio lo sarai non appena avrai trovato te stesso. Questo tu devi imparare: ecco il senso che pu• esserci per te nell'avermi incontrato In te. e pi— pronto ad accogliere le sue parole: sentiva di far presa su di lui.... un'immagine ch'egli pot‚ comprendere meglio. Io non mi auguro altro se non che tu divenga Boccadoro in tutto e per tutto.. sei tu superiore a me. della differenza fra le loro nature. i miei sforzi per progredire negli studi.--Lo dicevo bene. Boccadoro. sono pl— forte di te.

e corse via confuso. col respiro affannoso. che per abitudine. non me lo perdonerei mai. Tu sei un artista. Gli rincresceva di lasciarlo solo in quel momento.continu• Narciso. viviamo nell'aridit…. i tuoi sogni sono di fanciulle. --Certo. la nostra Š l'Idea. gli amanti sono quasi sempre superiori a noi uomini di pensiero. Narciso. Santa Madre di Dio. chiuse gli occhi. a voi il giardino dell'amore. E s'accorgeva con stupore che qualcuna di que- ste parole aveva scosso profondamente l'amico. Molte delle sue parole l'avevano colpito come spade alle ultime impallid•. io a te! --balbett• Boccadoro tanto per dir qualcosa. e neppure a te! Ora va via subito e lasciami solo. ma la fronte corrugata di Boccadoro gli impose d'uscire. quando Narciso se n accorse e lo interrog• spaventato. ricordi? Non deve ripetersi.. e. Ma nessun singhiozzo liberatore lo aiut• questa volta a superare l'angoscia. di assolutamente insopportabile. a te la luna e le stelle. rispose pallidissimo con la voce spenta: --Mi Š capitato una volta di accasciarmi e di piangere davanti a te.. --Superiore.. I poeti. mentre Narciso parlava in una specie d'inebbriamento oratorio. il nostro Š di asfissiare nel vuoto. io veglio nel deserto.. dotate di sensi forti e delicati. Narciso era costernato. solo di qualche grado pi— intensa.. -. A me splende il sole. a voi Š data la forza dell'amore e della esperienza viva. Voi vivete nella pienezza. mi hai detto parole terribili. i sognatori. l'impressione di dover vedere qualcosa di terribile. Noi spirituali. era lo stesso senso di soffocamento interiore... io un pensatore Tu dormi sul petto della madre.. che era mai? Era avvenuto qualcosa? L'avevano ammazzato? Aveva egli ucciso? Che cosa era stato detto di terribile? . con le mani inerti. esit• qualche secondo. Il vostro pericolo Š di affogare nel mondo dei sensi. col cuore mortalmente oppresso. gli ispirati. Era la stessa angoscia d'allora. rimase immobile. La vostra patria Š la terra. i miei di ragazzi. -. il bel paese dell'arte. A voi appartiene la ricchezza della vita. Con la sensazione di essere ferito profondamente e senza speranza. pallido come un cadavere. non viviamo nella pienezza. per concedere all'amico la solitudine di cui aveva bisogno. La vostra origine Š materna. spesso teneva a lungo chiusi gli occhi o li fissava innanzi a s‚. a voi il succo dei frutti. Boccadoro aveva ascoltato con gli occhi spalancati. come se in tal modo trovasse meglio le parole. non s'era accorto di nulla. mentre parlava.® hai dimenticato la tua infanzia ¯ aveva sussultato come colpito da una freccia.Le nature come la tua. aveva avuto la sensazione di parlare meglio del solito. come se l'amico gli avesse inferto a un tratto un pugnale nel petto. che in qualche punto egli aveva toccato sul vivo. S'era lasciato trasportare dalle sue parole. era come irrigidito. Questa volta la tensione dell'animo di Boccadoro non si risolse in lacrime. che pur sembriamo spesso guldarvi e dirigervi. Non aveva veduto il volto dell'amico contrarsi improvvisamente e come avvizzirsi.

eccitati. Lo guard• con tristezza. il viso infossato sul petto. Poi.a luminoso il cielo. nel chiostro. chiam• due frati pi— giovani. E il vecchio se n'and• sospirando. si lanci• fuori della stanza. che stava in fondo al suo essere. dall'alto di ciascuna delle colonne tre teste di pietra. teste di cani o di lupi. senza trovare una via verso la luce. litigando e accusandosi a vicenda. ma il peso era troppo grave per le sue forze. La ferita gli straziava l'anima. esperto in medicina. tremante d'angoscia: "Ora perdo la ragione. svenuto sull'impiantito. aveva pregato. Lo avvolse un deliquio. finch‚ usc• fuori all'aperto. "Ora devo morire. E l• trov• lo scolaro Boccadoro. Cattiva giornata davvero. sopra le poche aiuole verdi splendev. ora le bestiacce mi mangiano". vide sopra di s‚ uno dei capitelli con le tre teste d'animali. furenti l'un contro l'altro per il ripetersi di vecchie e futili gelosie. e gli abbaiassero dentro. s'era ritirato nella cappella della chiesa inferiore. che fu presto trovato e si present•. Narciso s'aggir• per il convento in cerca dell'amico. L'abate Daniele aveva avuto una giornata poco piacevole: due dei monaci anziani erano andati da lui. coi loro occhi fissi. Egli li aveva ascoltati. si perdette nei desiderati meandri del non essere. Era giunto nel rifugio pi— interno del monastero. perch‚ lo portassero su. Alzando meccanicamente lo sguardo. Coi movimenti di uno che nuoti. era entrato un momento nel chiostro per aspirarne il profumo. Intanto fece cercare Narciso. lo fissavano con gli occhi spalancati. spaventato dal pallore esangue di quel volto di solito fiorente di giovinezza. la sofferenza era troppo grande. ci mancava ancor questo! Tent• di sollevare il ragazzo. come un avvelenato: aveva una sensazione quasi straziante di dover liberarsi da qualcosa di micidiale. fin troppo a lungo. infine li aveva congedati severamente. un profumo di rose attraversava in dolci e lente ondate l'aria umida e fresca emanante dalla pietra Narciso. ch'era scattato in un impeto di dolore selvaggio. lo aveva colto. e subito ebbe l'impressione che i tre mostri fossero nelle sue viscere. aveva raggiunto il limite estremo. che dai corridoi mettevano nel giardinetto del chiostro. verso la ragione. per corridoi e scale. e mand• insieme a loro padre Anselmo. Boccadoro stava sotto una delle pesanti arcate.Respirava a stento. li aveva ammoniti. ma non lo trov•. Con un sussulto cadde ai piedi della colonna. aveva fatto in quell'ora ci• che da tempo era la meta dei suoi desideri: aveva chiamato per nome il demone che possedeva il suo amico. Un'angoscia mortale gli stringeva la gola e lo stomaco. ma senza effetto." sent• rabbrividendo. fugg• incosciente negli angoli pi— tranquilli e pi— deserti del convento. s'era rialzato senza trovare ristoro. imponendo a ciascuno una penitenza abbastanza dura. Qualcuna delle sue parole aveva toccato nel cuore di Boccadoro il segreto. ma in cuore gli era rimasto il senso che l'opera sua era stata vana Esausto. E subito dopo. . attratto dalla mite fragranza delle rose. senza immaginarlo.

Sono curiosi colloqui! -. Voi dite che io gli ho parlato come un padre spirituale. Narciso. Sapete ch'egli Š nell'et… in cui cominciano le lotte con l'istinto sessuale. reverendo padre. ha qualche disturbo? E cagionevole? Dorme male? Non mangia? Ha qualche sofferenza? -. non sei ancora stato ordinato sacerdote. l'ho trovato io nel chiostro.rispose Narciso in tono mite. -. sono state cattive. Tu non hai nemmeno cura d'anime. -. Boccadoro? Voglio dire.S•. -. c svenuto. non c'Š dubbio. sforzandosi di rimaner calmo. non ho voluto arrogarmi nessuna autorit… di questo genere. dominando come sempre il suo contegno sue parole. egli Š mio amico. reverendo padre.No. fino ad oggi era sano. Ha diciassette anni? --Ne ha diciotto. Perci• ti ho fatto chiamare. .non le conosciamo ancora. La cosa non mi piace. --Lo so. ma risoluto. che quegli ricevuta. non senza un contento. Š un discorso. -. Parla.-.Come sapete. Ho una speciale simpatia per lui e credo di comprenderlo molto bene.disse. L'abate scosse il capo. Non gli Š capitato nessun accidente.Lo so che questa Š la tua specialit….Sai gi…? --gli domand•. ho sentito or ora che Š ammalato o che gli Š capitato un accidente: lo hanno portato su a braccia. ho creduto soltanto di conoscerlo meglio di quanto egli si conosca. Speriamo che tu non abbia provocato nulla di male. da padre spirituale. Che cosa ti ha indotto a tenere a Boccadoro simili discorsi? -. --Di Boccadoro? S•. Sano di corpo.Le conseguenze.. --Lo vedremo. -. come vedi. no. -. Mi sembra che tu debba in qualche modo esserne a parte: Š il tuo intimo. Come mai assumi con uno scolaro il tono del direttore di coscienza e gli parli di cose che riguardano solo quest'ultimo? Le conseguenze. dove veramente non aveva nulla da cercare..E nel resto ? --Nell'anima Š malato. Ma ora parliamo del tuo operato. rifer• brevemente il colloquio con e l'impressione violenta. inattesa. Io sono rimasto un po' spaventato per l'effetto violento del nostro colloquio ma non dubito che le conseguenze saranno buone per Boccadoro. E malato. L'abate alz• le spalle. e le Boccadoro ne aveva certo mal- -. -. direi.11 discorso che mi hai riferito si potrebbe chiamare una violazione dell'anima altrui. Ma tu non sei il padre spirituale di Boccadoro.

so nulla neppur io. attraverso cui passano tutti. quasi non conoscesse pi— n‚ me n‚ se stesso. a quell'uomo un po' affettato. che gli era scappata. Ora Š stato svegliato. ma col divieto. Io gli dissi tante volte che dormiva. Non si pu• chiamarlo per questo malato nell'anima.Non era nelle mie intenZioni provocare la scossa violenta. Non ne. non ne dubito. e a cui tutta la faccenda riusciva molesta e penosa.. e ch'egli si era sforzato di soffocare nel figlioletto il ricordo materno e i vizi che dalla madre poteva aver ereditati. --Ah? E quale parte? -. Ripens• al padre di Boccadoro. Aveva detto ch'era stato da lei disonorato.Sua madre e tutto quello che si riferisce a lei. come aveva indovinato bene. Narciso non era mai piaciuto cos• poco all'abate come in quel momento. Per il momento si limit• a sen- . dev'essere penetrata nella tenebra. senza ammonizione. poich‚ quello che dice di suo padre non ce lo fa apparir tale da avere un figlio cos• bello. Intanto padre Anselmo aveva fatto coricare lo svenuto su di un letto e s'era seduto al suo capezzale. lo arguisco da indizi. che ha dimenticato la sua infanzia e sua madre. credo. Non gli parve consigliabile richiamarlo bruscamente alla coscienza con mezzi violenti. che non era desto del tutto. Gi…. Narciso fu congedato. L'aspetto del ragazzo non prometteva nulla di buono. ricord• anche a un tratto come egli avesse parlato a proposito della moglie. Qualcuna delle mie parole deve averlo colpito. per questo solo no. Era come esanimato. Ma si ha l'impressione che si vergogni di lei.Diciotto. perch‚ ha dimenticato una parte del suo passato. Ma queste lotte sono cosa naturale. di visitare il malato. gi… da tempo. Abbastanza tardi. che non ispirava troppa fiducia. quel ruminatore di pensieri. per il momento. L'abate. Eppure da lei deve aver ereditato la maggior parte delle sue doti. cominci• a riflettere.-. il quale da principio aveva sorriso fra s‚ di quei discorsi. forzando la memoria. reverendo padre. per espiare i falli della mamma. E tuttavia. Il vecchio dal volto rugoso e bonario lo guardava benevolmente.. contro la quale lotto gi… da tanto tempo. se non che l'ha perduta presto. che oggi ha sopraffatto Boccadoro. --No. Egli soffre. Vi era riuscito: e il ragazzo si dichiarava disposto. Io gli ho osservato ch'egli non conosce se stesso. so soltanto che l… dev'essere l'origine della sua malattia. cos• ben dotato e originale. che gli parevano saccenti e presuntuosi. Narciso disse: -. Ma Boccadoro era gi… malato prima. Boccadoro probabilmente non sa altro di sua madre. mi guardava. come sembrava conoscer bene davvero Boccadoro! Infine. perci• queste lotte sono per lui pi— pericolose che per altri. a offrire la sua vita a Dio. Tutto questo non mi Š stato riferito. e. interrogato ancora su ci• ch'era avvenuto quel giorno.

si risveglier… e rimarr… in vita. --Non sappiamo Badate che nessuno lo avvicini. La lingua non si poteva vedere. Ma pi— guardava quel viso verdastro e contratto. quel maestro troppo giovane e precoce.domand•. I dolori molto forti fanno perdere i sensi. che tutti avevano subito preso a benvolere. Padre Anselmo aveva esperienza. E svenuto: forse Š stata una colica. di mettersi insieme con quell'erudito orgoglioso. chiamatemi. Se peggiorasse.tirgli il polso e ad ascoltare il cuore. con lo sguardo fisso sul voito del ragazzo privo di sensi. guard• il malato. Nessuna ferita. pi— i suoi sospetti prendevano un'altra piega. --Non potrebbe derivare da una scossa morale? --Non dico di no. Ma. giovane. pens• a suo padre. Non bisogna lasciargli avvicinare nessuno. Avrebbe atteso. Il cuore Š sano. pensava con irritazione. No. non dovevano cercar lontano il colpevole: e questi l'avrebbe vista brutta! L'abate s'avvicin•. Certo. nessuna traccia di colpi o di caduta. --Vorrei aspettare ancora.alato. un cos• caro e schietto figlio della natura. con quel grammatico. Vi prego di rimanere finch‚ Š desto. foss'anche di notte Prima di uscire il vegliardo si chin• ancora una volta sul rr. sorvegliato. Che bisogno aveva un ragazzo cos• sano. Ma Narciso aveva ragione: quel figliolo non assomigliava proprio in nulla a suo padre! Ah. per Cui il suo greco era pi— importante di tutto ci• ch'Š vivo al mondo? Quando dopo parecchio tempo la porta s'apr• ed entr• l'abate il padre era ancora seduto. eran cose che capitavano. pens•. un'offesa? Allora tutto sarebbe spiegato. Esitava a formulare il sospetto perfino in cuor suo. Pi— d'una volta nel corso della sua lunga vita gli era capitato di vedere degli ossessi. Che volto simpatico. Anche a lui aveva fatto un'ottima impressione. se quel povero ragazzo era stato davvero stregato. il ragazzo aveva mangiato qualche porcheria. pi— preoccupante. Ecco ora i frutti di una simile amicizia: certo Narciso aveva la sua parte di colpa in questa corbelleria. gli sollev• piano una palpebra --Si pu• destarlo? -. verrebbe la febbre. del sale d'acetosella o qualche altra sciocchezza. ingenuo! E dovergli ora star accanto per soccorrerlo. Se fosse un avvelenamento. ma non poteva soffrire il suo amico. forse del rabarbaro. pens• al giorno in cui gli avevano condotto quel bel ragazzo biondo e sereno. quante preoccupazioni dappertutto! Com'Š insuf- . e forse non potere! Certo la causa poteva essere una colica: avrebbe prescritto del vino caldo. Egli voleva bene a Boccadoro. Si sa qualcosa? Ha avuto forse un forte spavento? Un annuncio di morte? Una disputa violenta. dagli occhi chiari. --C'Š pericolo? --Non credo.

. Oh. Vide Lei. cos• grande cos• doloroso. --Chi c'Š -. Faccio luce. . Grazie. Sentiva di essere in un letto. l'ineffabilmente Amata. Era Narciso. Ma dove? Che cos'era spuntato l… davanti a lui.Sono malato? -. Padre Anselmo. e tuttavia aveva dimenticato.. com'era stato male! Chiuse gli occhi. sentiamo il polso. con un coipo brusco. Ma dov'era stato? Di dove veniva? Da qual mondo strano di esperienze? Era stato altrove. Sentiva la testa vuota e aveva le vertigini. Dammi la mano. -. radiosa figura dalla bocca fiorente. che cosa? Un confuso groviglio d'immagini gli turbin• davanti. si dest•. -. se non era forse un pagano? E di quel che i due giovani sarebbero diventati un giorno. con superbi occhi azzurri e luminosi la Perduta lo guard• di nuovo.ficiente tutta la nostra opera! Non aveva forse egli stesso trascurato in qualche modo quel povero ragazzo? Gli aveva dato il confessore adatto? Era giusto che nessuno in convento conoscesse bene quello scolaro quanto Narciso? E poteva giovargli questo amico. Accese la piccola lampada sospesa e il chiarore si diffuse sopra il suo volto rugoso e benevolo. l… dove qualcosa si era sprigionato in quel giorno. e poi di nuovo scomparsoi Tese l'orecchio verso il fondo della sua anima. Ud• il malato muoversi. mamma! Montagne di macerie. tutto ritorn• presente: ricord•. che s'era assopito nella poltrona accanto al letto. Vide: era diventato veggente. tre teste di cani.domand• il giovane. Vide la grande. era responsabile anche lun Quando Boccadoro rinvenne. S'alz• cauto. qualcosa di straordinario di splendido. Siete molto buono.domand• Boccadoro.Sono io. Oh! mamma. Vide sua madre.. Si svegli• di nuovo e. era buio. vide delle teste di cani. dai fulgidi capelli. mentre il mondo dei sogni Si dileguava rapidamente. ritrov• l'immagine e trasal• come per una volutt… dolorosa. padre Anselmo.Sei svenuto. ? -. seppe. Si riaddorment•. mari d'oblio erano rimossi scomparsi. Come ti senti ? --Bene. che faceva ancora il noviziato. Al tempo stesso credette di udire una voce: ® Hai dimenticato la tua infanzia ¯. quasi ostile? Dio sa se anche Narciso non aveva avuto da tempo un trattamento sbagliato? Dio sa se dietro la maschera dell'obbedienza egli non celava del male.. respirare. ed aspir• il profumo delle rose. figliolo mio. Narciso? E in un attimo. Di chi era quella voce? Tese l'orecchio. cos• delizioso. pens• trov•. aveva visto qualcosa. ma non sapeva dove e non stette neppure a pensarci: gli era indifferente. dove qualcosa era avvenuto. non aver paura. di terribile e d'indimenticabile. molto lontano. vide. che non era ancor frate n‚ aveva ricevuto gli ordini e le cui idee ostentavano tutte una superiorit… cos• sgradevole.

ma solo dai racconti altrui. riapparve la donna bionda e radiosa. piccino. Gli venne in mente che gi… una volta era stato malato e allora s'era occupato di lui Narciso. pensavo che dovessi avere una colica. Ci hai procurato un bello spavento. con gli occhi ritornati chiari.. prima bevi un sorso di vino caldo. la madre. Boccadoro rimase sveglio ancora un poco. di tenerezza e di monito profondo. Vuotiamo insieme un bicchiere. Š qui pronto. La cosa gli piacque molto. O mamma! Come. questa volta era padre Anselmo a prestargli le sue cure. un boccaletto di vino bollito con aroml.Non mi sento pi— nulla. rifiammeggiarono le parole dell'amico. era gradevolissimo e curioso essere l• in letto. --Certo sarai stanco. Alla nostra buona amicizia! Aveva avuto cura di tener pronto. se ce lo dividiamo con equit…. Presto ti riaddormenterai. La mamma era cosa di cui non si doveva parlare. sono solo stanco. ti faccia buon pro! Lasciami vedere se ce n'Š ancora. E il tuo vino l'hai gi… finito? Cos•. Mostra la lingua. tocc• il bicchiere e assaggi•. Boccadoro.--Un bravo infermiere. come aveva potuto dimenticarla? C~PITOLO V Fino allora Boccadoro aveva saputo qualcosa di sua madre. Poi il vecchio and• a coricarsi. d'origine distinta. beviamo un po' di questo filtro magico. Dunque. Il vino caldo era drogato con cannella e garofano e addolcito con lo zucchero. che non sa tenersi desto! Via. e bere col vecchio padre un bicchiere di dolce vin caldo nel cuor della notte. l'immagine di lei gli era sfuggita e del poco che credeva di saperne aveva taciuto a Narciso la massima parte. di cui ci si vergognava. --No. alla luce di quella lampadina. Ora. Era stata una ballerina. penserai.. Boccadoro! Disteso l… nel chiostro come un cadaverino! Davvero non hai mal di ventre ? Risero e si divisero onestamente il resto del vino aromatico. ma pagana e non buona. E bella: una volta di pi— il vostro vecchio Anselmo non ha capito nulla. --To'. ragazzo mio. entro un reciplente d'acqua calda. --Hai dolor di ventre? -. pian piano le immagini risalirono dal fondo della sua anima. il padre di Bocca- . egli non ne aveva mai bevuto. mentre Boccadoro lo guardava riconoscente e divertito. Per un mezzo bicchiere ciascuno basta. una bella e selvaggia creatura. padre Anselmo disse le sue barzellette.domand• il vecchio. salute! Boccadoro rise. e la visione lo percorse tutto come un vento caldo. Domani resti a letto tranquillo. nulla di pi— delizioso che una piccola bevuta di nascosto nella notte. Allora non Š questo. di ardore. --Abbiamo dormito un bel pezzetto tutti e due! -disse ridendo il medico. siamo uomini. poi vengo io e ti visito. come una nube di vita.

prese a educare il figlioletto. cos• raccontava. nel dubbio che fosse pagana. diafana.--lo non ho mai amato nessuno in vita mia come mia madre. che prima aveva spesso respmto i cenni e i moniti dell'amico come una molesta pretesa di saperne di pi— e di volerlo migliorare. divent• bigotto e coltiv• in Boccadoro la convinzione ch'egli dovesse offrire la sua vita a Dio per espiare le colpe materne. quale era stata realmente per lui nella vita. quel prematuro monachismo. quel credersi obbligato a servir Dio proprio in convento. quella che non nasceva dai racconti del padre e dei servi o dalle voci oscure e cattive intorno a lei. Sennonch‚ dopo alcuni anni di mansuetudine e di vita regolare si era risvegliato in lei il ricordo delle sue antiche arti ed abitudini ed ella aveva cominciato a dar scandalo. --E incomprensibile come avessi potuto dimenticarla. pallida. di spavento. a sedurre uomini. Narciso aveva hnito da poco il suo noviziato e aveva preso l'abito. Tutto ci• era noto anche a Boccadoro come un'orribile leggendaj ma egli aveva imparato ad allontanarla da s‚. non ho mai venerato e ammirato nessuno come lei. Il giovane sembrava diventato pi— giovane e al tempo stesso . bench‚ non amasse parlarne. dalla miseria e dalla vergogna. poi si spense. Ed ecco ora risorgere quell'immagine. di saccente. quasi a dimenticarla.doro l'aveva raccolta. di vergogna. guizzante come la coda di una cometa. di non serio. ma che costituiva il suo ricordo personale: la madre. e invece della moglie mal riuscita. l'aveva fatta battezzare e istruire nella religione. Non solo quello svenimento non aveva avuto cattive conseguenze. e qualche allusione in proposito aveva fatto anche all'abate nell'afffidargli il figlio. Dio sa come fu possibile offuscare nella mia anima quell'immagine radiosa e trasformarla a poco a poco in quella strega cattiva. Quante parole di lui s'erano avverate come profezie! Come gli aveva visto in fondo all'animo quello scrutatore inquietante. di continue sorprese. cos• ardentemente. l'aveva sposata e ridotta una donna per bene. Questo era press'a poco ci• che il padre soleva raccontare della moglie scomparsa. Il suo contegno verso Boccadoro s'era singolarmente mutato. Suo marito si rimise lentamente da quegli anni d'inquietudine. dopo il grande avvenlmento era pieno di stupita ammirazione per la sua sapienza. ma si era come dileguato anche quel certo che di non schietto. --disse un giorno all'amico. come aveva indovinato il segreto della sua vita. somigliantissimo alla madre nella figura e nel volto. Aveva poi dimenticato e perduto del tutto l'immagine vera della madre. era scomparsa per sempre. ch'ella era per mio padre e fu durante tanti anni per me. dopo essere stata pi— volte raggiunta e riportata a casa dal marito. a rimaner fuori di casa giornate e settimane intere. la sua ferita nascosta! Con quanta intelligenza lo aveva guarito! Il giovane sembrava guarito davvero. aveva acquistato fama di strega e infine. rimase profondamente contristato. rappresentava per me il sole e la luna. La sua fama rimase viva ancora per qualche tempo fama cattiva. che si notava prima nella personalit… di Boccadoro. Boccadoro. cos• incondizionatamente. l'astro dei suoi primi anni.

che per tanto tempo egli aveva scambiato per suoi propri desideri. ed era una grande felicit…. Anche la sua smania di disputa nei colloqui con l'amico era passata. egli aveva potuto favorire il loro sviluppo. Tutto ci• egli doveva a Narciso. La passione di Boccadoro per le scienze era molto diminuita. poteva quasi dividerla. una tendenza ai digiuni e alle lunghe orazioni. Spesso il presentimento era delizioso. Dopo la guarigione il suo istinto s'era molto afffinato. senza pi— alcun senso di superiorit…. pur non sapendo ancor nulla delle sue mete future. Sapeva sempre sul conto di Boccadoro pi— di quel che ne sapesse Boccadoro stesso. sentiva con una chiarezza sicura. Ed egli sfogava la piena della sua passione. E lo avvolgeva allora il profumo di quel mondo materno che guardava misterioso con occhi d'enigma e d'amore. forse nella morte. Vedeva Boccadoro nutrito da fonti misteriose. come un dolce innamoramento. da quando aveva trovato se stesso. Spesso per• le orazioni si perdevano di nuovo in sogni: sogni splendidi e strani. alimentava la religiosit… di Boccadoro. di ascesi. alle penitenze volontarie. di forze che a lui erano estranee. Vedeva con gioia l'amico liberarsi dalla sua guida. su cui egli non avrebbe mai posto il piede. spesso inquietante. e pur talvolta era triste. lo guardava con grande modestia. vedeva avvicinarsi la fine di quell'amicizia. Narciso lo presentiva ed era impotente. che mormorava profondo come il mare e come il paradiso. La madre era ritornata a lui. di giorno. Sentiva di essere un gradino superato. nell'angustia. ch'era stata tanto per lui. a cui tutti i suoi sensi partecipavano.pi— maturo. colei ch'era da tanto tempo perduta. il suo appello non aveva nulla di comune con quei comandamenti paterni. s'era destato un bisogno di vita ritirata. Ma Narciso da qualche tempo teneva con l'amico un contegno singolarmente cauto. di eserciZi spirituali. mentre l'altro aveva tanta ammirazione per lui. Ma dove lo conduceva il suo richiamo allettatore? Nell'incerto. alle confessioni frequenti. Intanto in Narciso. si vergognava ripensando a certe loro conversazioni d'un tempo. Questo sentimento. la via del suo beniamino conduceva in paesi. Spesso forte. e Boccadoro poteva capire questa tendenza. senza pi— volerlo ammaestrare. ma non gli era dato di partecipare ad esse. che vezzeggiando balbettava suoni senza . non presentiva ancora dove essa l'avrebbe condotto. in una rete di seduzioni. Indubbiamente non lo conduceva nella sicurezza placida e silente di una cella monastica. che il suo destino si stava preparando. sia in seguito alle vicende con Boccadoro. in lunghe preghiere alla santa Madre di Dio. poich‚ se questi aveva ritrovato la sua anima ed era pronto a seguirne l'appello. sia col compimento del noviziato. in una specie di dormiveglia. angoscioso e scottante come una violenta sensazione fisica. che un certo periodo d'innocenza e di tranquillit… ben protetta era ormai passato per lui e che tutto in lui era teso e pronto. nella comunit… di un chiostro per tutta la vita. ch'era tutta un anelito verso sua madre. lo teneva sveglio met… della notte. una scorza che si butta via. spesso anche era cupo e profondamente angoscioso. sogni di lei.

. e venivano da un mondo pi— bello. dipendeva da lui. Una volta sogn• d'essere adulto. dai tralci e dai cespugli pendevano bacche enormi. altre volte trovava in essi ogni redenzione.. Spesso sognava pesci che nuotavano e uccelli che vola269 vano. messaggeri di liete novelle di felicit… pol scomparivano come guizzanti fantasmi. docile. che aveva sapor di zucchero e di sale che sfiorava con serica chioma le labbra e gli occhi anelanti. gli entravano nel corpo. come un pensiero. l'avvenire. in cui la madre. Il giovane sprofondava in questi sogni. Il gioco lo divertiva. oppure avevano occhi e li movevano con astuto languore. con alberi favolosi. non solo il dolce sguardo azzurro dell'amore. mondo tenebroso e imperscrutabile. raggiava da lui come uno sguardo. ma seduto per terra come un bimbo: aveva dinanzi dell'argilla e come un bimbo la impastava foggiando figure: un cavallino. come peccati mortali inespiabili. in queste trame a mille fili dei suoi sensi animati. ogni colpa. da profondit… infinite e perdute sbocciavano i fiorellini del ricordo. selva aspra e spinosa. un toro. il sorriso soave promettente felicit…. ma eran misteri della madre. grotte azzurre cupe e profonde. fiori giganteschi. o meglio traboccanti di senso e lusinganti come carezze. la Madonna e l'amante eran tutt'uno. come quelli che s'annidano nella cavit… d'una ascella. umide e brillanti. irta di fantastici pericoli. e a . o del santo di cui portava il nome. ogni miseria. come il suo respiro. un giardino incantato. e dalla bocca d'oro uscivan parole e le parole erano uccellini sciamanti. ladioso e aureo mattino di vita. in lei. s'appoggiava ad un albero tastando. ogni armonia. non c'eran pi— e invece di un messaggio avevano portato nuovi misteri. la carezza del conforto. che nuotavano verso di lui neri e argentei. sotto veli di grazia erano anche ogni orrore e ogni tenebra. fra l'erbe occhieggiavano pupille scintillantl d'animali sconosciuti. Spesso sognava un giardino. gli apparivano poi come orrendi delitti e sacrilegi. un ometto. A volte quei sogni. ogni nascita e ogni legge di morte. una donnina. erano il piccolo cerchio scuro il piccolo abisso minaccioso entro il suo occhio fulgido. allettante e pericoloso. venivano da lei. freddi e lucidi. afferrava un ramo e vedeva sentiva fra il ramo e il tronco un incresparsl aggrovigliato e folto di peli. Molta infanzia obliata riamorava in questi sogni materni. Una volta sogn• di se stesso. Non solo risorgeva in essi con tutto il suo fascino il passato diletto: infanzia e amor materno. sui rami strisciavano viscidi e nervosi serpenti. e ritornava a lui. splendevan lucenti olezzavan presaghi: ricordi di sentimenti. che a coglierle gli si gonfiavano nella mano e spandevano un succo caldo come sangue. La vita lo fissava piena di mistero. forse di esperienze forse di sogni dell'et… infantile. ed ogni pesce od uccello era una sua creatura. conducevano a lei. lo attraversavano. ogni ansia. E non solo tutti gli incanti erano nella madre. ogni brama.senso. sogn• di Crisostomo dalla bocca d'oro. Talvolta si sognava di pesci. che volavano via a stormi agitando l'ali. ma s'ergeva anche minaccioso e promettente.

di fiumane e di vie lattee. rizza le penne. si volt• e con profondo stupore. Il mondo reale (aula scolastica. Certo. che s'agitava in quel mondo immaginario dell'anima. mi ricorda in un attimo tutti i ruscelli e i fiumi del mondo. vide che le sue piccole figure d'argilla eran diventate grandi e vive. Non tollera che un omega diventi un serpente o un uccello. e inoltrandosi nel mondo. -. che tu non diverrai mai un erudito? .lo credo. Lo spirito ama ci• che Š saldo. per l'uso delle scienze non vanno. mette la coda. Si gonfia. ma non senza gioia. tu non dai molta importanza a lettere di questo genere. Š un pesce. formato. Poi si stanc• e cammin• oltre. Come enormi e muti giganti gli passaron di fianco e continuarono la loro marcia. Boccadoro. Taivolta scrivo una lettera greca. in un serpente che s'inalbera e poi striscia via quieto in mezzo ai fiori: ed ecco gi… ritornare al suo posto l'arida pagina della grammatica . un tono prolungato nell'Ave diventava la porta del paradiso. Un nulla bastava a forare questa membrana sottile: qualcosa di misteriOSo nel suono di una parola greca in mezzo ad un'arida lezione.. dormitorio e cappella) non era che una superficie. Ebbene. -. -. vero? Ma io ti dico: con esse Dio scrisse il mondo. con spavento. Mi credi ora. un'ondata di profumo dalla bisaccia in cui padre Anselmo raccoglieva erbe per i suoi studi bo- tanici. Narciso. bastavano questi piccoli stimoli per forare la membrana della realt… e per scatenare. ma solo di fronte ad essa.gli disse un giorno.. dietro la placida aridit… di questa. vuole poter essere sicuro dei suoi segni. il tumulto d'abissi. tutto ci• ch'esiste di fresco e'di umido l'oceano di Omero e l'acqua su cui camminava Pietro.. In questo mondo di sogni Boccadoro viveva pi— che in quello della realt….Sono lettere magiche: con esse si possono scongiurare tutti i demoni. Lo spirito non pu• vivere nella natura. giganteschi e silenziosi. una sottile membrana tremante sopra il mondo trascendente delle immagini e dei sogni.. ama ci• che Š non ci• . solo poche volte ne fece cenno a Narciso. Boccadoro parlava raramente di questo suo mondo di sogni. alti come torri.quegli animali e a quegli uomini faceva delle parti genitali ridicolmente grandi: in sogno gli pareva una cosa molto spiritosa. vola via. -. ingrandendo sempre. cortile del convento. un ti~eta o un omeg. come suo contrapposto. e girando appena un pochino la penna vedo la lettera che guiZza.a.che un petalo di fiore o un vermiciattolo sul nostro cammino dica e contenga molto pi— di tutti i libri dell'intera biblioteca Con le lettere e con le parole non si pu• dir nulla. -.disse Narciso con tristezza. il reale e non il possibile. Una iniziale latina diventava il volto olezzante della madre. che diviene. biblioteca.Do loro molta importanZa. qualcosa di grande e di silenzioso che s'avvicinava. ride. -. una lettera greca si trasformava in un cavallo in corsa. ma sent• dietro di s‚ qualcosa che viveva. la vista d'un tralcio di pietra che spuntava dal capitello della colonna d'un arco di finestra. oppure la lettera diventa un uccello.

Oh s•. Ma Oggl non so plu che cosa veramente voglia e desideri. tu ti sei svegliato e ora hai anche riconosciuto la differenza fra te e me.--Non so davvero. era perfettamente d'accordo. Parlava scherzando.disse quasi ridendo.disse cDn quella voce cantante. . -. Forse sarebbe il me glio. l'ho sempre desiderato anch'io.Tl capisco bene. Ora nulla pi— Š semplice.soggiunse Narciso. e di fronte all'immagine di lei quella di mio padre divenne a un tratto piccina. di essere simile a lui. la differenza fra origini materne e paterne. -. rigide e pur delicate. quelle mani aristocratiche. Prima tutto era semplice. O credi ancora che la tua vocazione sia di rimanere tutta la vita in un chiostro? Boccadoro osservava pensieroso le mani del suo amico. o gi… ora. Vorresti ritorn~re . neppur le lettere. Guard• pensieroso davanti a s‚ e a un tratto esclam•: -. fra anima e spirito. e lo disprezzo un poco. che la tua aspirazione a una vita monastica era un errore. Ha commciato a riportarti verso tua madre e ti avviciner… ancor pi— a lei. -. Ma forse hai ragione anche in questo. Poich‚ se non devo diventare uno scienziato. -. Non so che sar… di me. giuravo su quello che diceva. quasi ingrata. Ma non appena mia madre fu di nuovo presente alla mia anima. non lo giudico troppo severamenre. Narciso lo guardava in silenzio. tutto ci• che Š spirituale. Sono qui da pi— di tre anni e non Š ancora venuto a trovarmi. Quanto poi a tuo padre. una trovata di tuo padre. Narciso. greco e matematica ho gi… studiato abbastanza. no certo. . il suo sguardo era come una carezza.l lui? --No. Tu giudichi un po' severamente mio padre. Ora non abbiamo pi— bisogno di disputare. triste. il quale voleva con ci• purificare la memoria di tua madre o anche solo vendicarsi di lei.Ma come fai tu a dirmi sempre delle parole. contrario e ostile alla madre. o a ri- .Si vedr… bene dove conduce la tua strada. semplice come le lettere dell'alfabeto nel libro di lettura. che gli era venuta da qualche tempo e che indugiava a lungo su ogni suono. non voglio ritornare da mio padre. non posso pensare ora a queste cose --E non devi nemmeno. Spera che io rimanga qui per sempre. Altrimenti lo farei appena terminata la scuola. un po' lenta.Non ho pi— affatto il ticchio di aspirare al vostro spirito. Tutto ha acquistato pi— significati e pi— volti. Ed ora io tendo a considerare paterno. E presto riconoscerai anche che la tua vita in convento. Poi disse: -. Egli non ha avuto la vita facile. -. --Non so. di latino. Nessuno poteva mettere in dubbio che fossero mani d'asceta e di scienziato. ma non riusc• a rasserenare il volto triste dell'amico. --Mi avviene con lo spirito e con la dottrina press'a poco come m'Š avvenuto con mio padre: credevo di amarlo molto. Boccadoro lo credeva da un pezzo. magre e bianche. tornai a sapere ci• che Š davvero l'amore. No.

Dovetti destarti perche dormivi. In questo periodo non parler• di cose del mondo. nel convento. -. Lo guard• esitante.. Talvolta non volevi capirmi. Io posso essere tuo amico ma non posso essere innamorato. non fu sempre facile con te e dovetti anche farti del male.volgermi delle domande che m'illuminano e mi rendono chiaro a me stesso? Anche ora Š stata la tua domanda. Quello che potevi imparare da me. -. E con voce sommessa. . interroga la sua immagine. Spesso mi hai detto. ti ha destato. se vorrei ritornare da mio padre. tu non puoi. ho fatto il voto. questo a tutta prima ti fece male. a scoprire che io ero sotto un incantesimo e avevo dimenticato la mia infanzia! Chi t'ha appreso a conoscere gli uomini cos• bene? Non posso impararlo anch'io? Narciso scosse il capo sorridendo --No. parole che al momento non ho compreso affatto e che poi hanno acquistato tanta importanza per me! Sei stato tu a chiamare materna la mia origine. ma tu non sei di quelli. ma ferma e dura. Anche quando ti ricordai tua madre.Dunque io non posso imparare nulla? Rimarr• sempre ignorante. non carezzarmi i capelli! Lascia stare! Non posso sopportarlo. se dopo un breve periodo di tempo avesse raggiunto il suo scopo e potesse cessare senz'altro? Ne hai dunque abbastanza di me? Ti son forse venuto in uggia? Narciso passeggiava concitato in su e in gi—. Lascia andare. Ci sono uomini che possono imparare molte cose. disse: -. Boccadoro! La nostra amicizia Š stata buona. ascoltala! La mia meta invece non Š incerta. caro. con gli occhi a terra. -. io non posso n‚ guidarti n‚ accompagnarti verso di essa. spero che si rinnover… ancora e sempre e condurr… a nuove mete. Š finito. --Oh no!--esclam• Boccadoro. Era necessario.--Non siamo diventati amici per questo! Che amicizia sarebbe. o bambino. Come fai? Sembra che tu sappia tutto. Š qul. spesso t'impennavi come un puledro. Io spero che non sia finita. Per il momento una meta non c'Š La tua Š In. tu avrai una strada pi— bella e pi— difficile della mia. certa. poi si ferm• davanti all'amico. da cui potrai imparare.disse con dolcezza. sul conto tuo e mio.. come un bambino? --Ci saranno altri. a farmi improvvisamente sentire che non voglio. Tu non sarai mai uno studioso. con lo sguardo fermo nel volto duro e scarno. Sono monaco. Interroga tua madre. Prima di essere consacrato mi far• esonerare per molte settimane dall'insegnamento e mi ritirer• a fare esercizi e astinenza. poi riprese a passeggiare avanti e indietro.Ascolta. Tu hai altre doti. ha avuto uno scopo e l'ha raggiunto. E a che scopo del resto? Non ne hai bisogno. neanche con te. s'arrest• un'altra volta e fiss• Boccadoro. mi chiama a ogni ora. e ti trovarono per terra come morto nel chiostro. Sei pi— ricco di me e sei anche pi— debole. No. molto male.sai bene che non mi sei venuto in uggia.

. Io non voglio n‚ accrescere la ricchezza del convento. Se anche domani tu dessi fuoco a tutto il nostro convento o proclamassi nel mondo qualche pazza dottrina eterodossa. o ritirarsi a meditare.. mi conosci ancora cos• poco! Ho distrutto forse in te un futuro monaco e in compenso ti ho aperto una via per un destino non comune.Amico mio. hai servito davvero lo spirito? Forse hai sottratto al convento un novizio zelante e volonteroso. Mi hai presentato delle difficolt….Oh s•. Non c'Š altra meta. -.disse.Non c'Š altra meta per un monaco? Narciso: -. --Va bene. E indifferente. ingrandirai la biblioteca. ma io non sono nemico delle difficolt…. Io voglio nei limiti delle mie possibilit… servire lo spirito. Ma dove sar… la meta? Narciso sorrise appena. o vescovo. E quando avrai terminato gli esercizi. quando hai risanato la mia anima. quando avrai digiunato e pregato e vegliato abbastanza. -. Boccadoro lo interruppe.Le hai superate in un modo curioso! Ma dimmi un po': quando ml hal alutato. cos• come lo intendo io. Forse scriverai libri anche tu? No? Ebbene. le mie doti trovino il terreno migliore. Migliorerai l'istruzione. Ho imparato da esse. -. Non Š una meta? Boccadoro medit• a lungo la risposta. null'altro.D'ostacolo? O Boccadoro.La meta? Forse morir• direttore di scuola. La meta Š questa: mettermi sempre l… dove io possa servlr meglio. uno che far… e creder… e si sforzer… di raggiungere proprio il contrario di quello che tu giudichi buono ! --Perch‚ no? -. -. e hai creato allo spirito un avversario. n‚ riformare l'Ordine o la Chiesa. in parte le ho superate.. nessuno mi ha aiutato pi— di te. Disse con tristezza: -. quasi scherzando: -. Fra qualche anno sarai primo maestro. -. -.Boccadoro cap•. Per un monaco pu• essere scopo della vita studiar l'ebraico. il pi— largo campo d'azione. Pos• affettuosamente le mani sulle spalle dell'amico . Per me queste non sono mete. commentare Aristotele. Boccadoro: -. o cento altre cose. dove la mia indole. o decorare la chiesa del convento.disse Narciso con seriet… profonda.rispose Narciso. la mia qualit…. io non mi pentlrel neppure un momento di averti aiutato a trovare quella via. hberato. guldato. se fossi entrato nell'ordine per sempre.Farai dunque quello che avrei fatto anch'io.. o abate. no. forse anche gi… direttore di scuola. ce ne sono.Hai ragione.Ti sono stato molto di ostacolo nel cammino che ti conduce alla meta? -. quale sar… poi la tua meta? --Lo sai.

come Narciso aveva visto bene tutto questo gi… da tanto tempo. di non saperlo alutare a schiudersi. i compagni. i maestri. solo per aspettare. gli esercizi. la mia meta comprende anche questo: divenga io maestro o abate. e di non comprenderlo. solo per timore dell'inospitalit… di una terra straniera. il suo seggio in refettorio. Che faceva ancora l•? Aspettava: rimaneva sotto il tetto del convento come un viandante indeciso si ferma. a volte si poteva udirlo mormorar preghiere in una delle cappelle. Ella non aveva avuto una meta. piccolo Boccadoro. Narciso non gli avrebbe appartenuto pi—. Oh. Ma gli altri. la scuola. inginocchiato sul pavimento di pietra. Š vero. si sapeva che aveva iniziato i grandi esercizi. non aver nulla di comune con lui. Mai! Suonavano come parole d'addio ed era infatti quasi una pregustazione del congedo. nel momento in cui mi chiami seriamente e senta d'aver bisogno di me. non parlargli. senza Narciso non gli importava p. si era impegnato. lo studio e lo spirito Lo aveva allettato il suo esempio: diventare come Narciso era stato il suo ideale. C'era. quando piove. ma non raggiungerlo. anche lui egli aveva venerato. forse da un pezzo era naufragata.non apparteneva a quel mondo. di rado. sembrava divenuto a un tratto invisibile. solo come ospite. anche l'abate. il dovere e l'onore. apparteneva a un ordinamento e a un dovere preciso. amato. Meditando questi pensieri. valente e singolare. E ti dico ancora: qualunque cosa avvenga di te e di me. C'era ancora. ebbe la sensazione precisa che ormai non eran pi— fratelli. osservando l'amico che gli stava dinanzi. si poteva vederlo. Quel glovane che gli stava dinanzi non era un sognatore In attesa di un appello del destino. e s'era lanciata alla ventura. Un altro maestro impartiva le sue lezioni. che digiunava e nella notte s'alzava tre volte a pregare. il marito e il figlio. a lui no. come aveva avuto ragione! Poco dopo quel giorno Narciso era come scomparso. . avrebbe ricominciato a parlare. a volte si poteva scorgerlo attraversare il chiostro. Cos• era capitato un giorno anche a sua madre. non vorrei mai trovarmi nella condizione d'incontrare un uomo forte. camerati.--Vedi.— nulla. l'occhio fisso a una meta. la comunit… e l'ordine. confessore o altro. Boccadoro sapeva: Narciso sarebbe ricomparso..la cosa gli era diventata ormai chiara .. Le mete eran riservate ad altri. comunque Sl svolga la nostra vlta. come non ne aveva lui. egli era senza patria.del tutto. la grammatica e la logica. lo attendeva un mondo sconosciuto. dello Spirito. il volto risoluto.. Boccadoro. a prosperare. i servizi divini tutto il convento. il dormitorio. era un mo- naco. eppure era passato in un altro mondo. non era invisibile. sotto un tetto od un albero. ma del passato non sarebbe ritornato nulla.. Aveva abbandonato la casa e il focolare. avrebbe ripreso il suo posto di lavoro. il refettorio. non accadr… mai che. pari: che le loro vie si erano gi… separate. mi trovi sordo al tuo appello. il suo leggio in biblioteca rimaneva vuoto C'era ancora. anche in lui aveva visto un esempio sublime. della Chiesa. Egli invece . era un servo e un soldato dell'Ordine. si rendeva conto anche di un'altra cosa: che solo in virt— di Narciso egli aveva apprezzato e amato il convento e la vita monastica.

andava in cerca d'erbe. S'accorgeva con singolare sorpresa come pochi fossero gli uomini e i volti dai quali gli riuscisse penoso staccarsi. a loro s'abbandonava. non soltanto la vostra insulsa grammatica. s'appoggiava ai tigli del cortile. dagli apostoli del portale. Il padre gli mostr• una pianta seccata. Perch‚ la gioia fosse completa. il doloroso pungolo della nostalgia. ben custodita fra due fogli di carta e gli domand• se la conoscesse e se sapesse descrivere esattamente come si presentava fuori nei campi. e subito . ed anche davanti ai begli intagli del coro.. che se lo teneva volentieri al fianco. Cos• come il suo amico Narciso s'aggirava bens• nel crepuscolo della chiesa e viveva nella cella della penitenza. A loro apparteneva. le delizie e le angosce dei suoi sogni. In piena lettura o in pieno studio. Gi… allora. e forse anche il gioviale portiere e l'allegro vicino. dove i mille occhi eran tutti gli occhi della madre. il battito ansioso del cuore. al grande castagno. ma per lui era diventato un'ombra tutto quello che gli stava intorno non aveva pi— realt… sapeva d'autunno e di passato. Tutto questo un giorno sarebbe stato per lui un ricordo. dove i suoni risonavano tutti come la voce della madre. Si fermava a lungo davanti a loro. Con padre Anselmo. al pozzo nel chiostro. ma tutto era gi… estraneo e quasi un ricordo. un piccolo libro illustrato nel cuore. Boccadoro fu molto riconoscente per il graditissimo incarico di erborizzare un paio d'ore. S•. Anche la conoscenza della natura Š una scienza. in pozzi profondi pieni di cupe melodie. Pi— penoso gli sarebbe stato prender congedo dalla grande Madonna di pietra nella cappella. c'era il vecchio abate Daniele. --In compenso guadagni un pomerlggio di vacanza. ottenne dal frate stalliere il cavallo Bless.. diventava fantasma. cominciava a sfuggirgli. ma anche questi erano gi… diventati quasi irreali. invece di starsene seduto sui banchi della scuola. egli poteva immergersi in se stesso e dimenticar tuttO abbandonandosi alle correnti e alle voci della sua anima che lo trasportavano lontano. Visitava tutti i luoghi che gli erano diventati cari o che avevano un significato per lui. Di vivo e di reale non c'era pi— nulla fuorch‚ la sua vita interiore. Un giorno padre Anselmo chiam• Boccadoro nella sua farmacia. indicandogli i luoghi dove cresceva di preferenza.La vita di Boccadoro in quel periodo non era pi— che un indugiare e un prender congedo. Boccadoro sapeva: si chiamava erba di san Giovanni. credo che non avrai nulla in contrario e che non ci perderai nulla. Boccadoro era pratico del luogo. mio caro. il mugnaio. Il vecchio monaco fu soddisfatto e diede al giovane l'incarico di raccogliere nel pomeriggio un bel fascio di quell'erba. il grazioso sempliciario deliziosamente profumato. ed anche il caro e buon padre Anselmo. in abissi variopinti pieni di favolose avventure. Dovette descriverne minutamente tutte le caratteristiche. alla colonna con le tre teste d'animali. in mezzo ai suoi compagni di scuola. perdeva di realt…. mentre ci viveva ancora in mezzo. si trasformava in passato. presso il mugnaio del convento osservava il lavoro dei garzoni e si lasciava talvolta invitar a bere un bicchier di vino e a mangiar pesci fritti. C'era Narciso.

si tenne quieto quieto per veder ricomparire le lucertole fuggite. ven t'anni. poi si ricord• del suo compito e cerc• uno dei posti che padre Anselmo gli aveva descritti. Alcuni tratti di campo eran tenuti in maggeSe coperti di erbacce d'ogni genere. sedette sulle pietre a riposare Faceva caldo ed egli volgeva lo sguardo con desiderio all'oscurit… ombrosa di un bosco lontano. Boccadoro contempl• assorto le curve della conchiglia. con l'orecchio teso. Rimase seduto sui ciottoli caldi. ma di lul. felice. poteva scorgere ancora. Chiuse gli occhi per sentire le forme solo col tocco delle dita. spuntavano in mezzo a rami secchi di vecce. mont• in sella e part• al trotto. una campanula azzurra. di l• dov'era. dieci. chiacchier• con lui gli diede del pane. e avrebbe avuto sempre i suoi capelli bianchi e radi e quel curlosi fasci di rughe intorno agli occhi. Raccolse un guscio di chiocciola vuoto. la spirale intaccata. che. un lago verde di canne. si vagava sulla terra. Cavalc• un'oretta o pi— senza meta. fine come un ricamo! Curioso e incomprensibile tutto. nella giornata calda e luminosa. ed ecco i primi arbusti gialli e fioriti dell'erba di san Giovanni. ma il vecchio padre non ci sarebbe stato pi— Forse invece sarebbe vissuto ancora a lungo. l'occhio di un uomo o di una mucca. a cicoria azzurra e rigogliosa e a poligono scolorito. Ivi sotto un acero ombroso leg• il cavallo. non poteva andare ormai pi— a cogliersi l'erba di san Giovanni. tutto caldo dal sole. anche le pietre. che tinn• lieve- mente fra i ciottoli. ma poi tutto passava e non avveniva nulla e l'enigma non era risolto e il segreto incanto non era rotto e mfine si diventava vecchi e si appariva scaltriti come padre Anselmo o saggi come l'abate Daniele e forse non Sl sapeva ancora nulla e si aspettava sempre. e a volte era come se qualcosa di non mai veduto e pur da tanto tempo agognato dovesse avvenire a un tratto e un velo cadere. con gli ultimi fiori pallidi e gi… molte capsule di semi mature. che lo salut• festosamente. era una sua . che sarebbe stato fra venti anni? Ah come tutto era incomprensibile e triste in fondo. annus• l'erba di san Giovanni e guard• contro luce le foglioline per osservarne i cento minuscoli trafori. aveva le gambe malate. in ciascuna delle mille piccole foglioline Š trapunto questo minuscolo firmamento. godendo l'aria e il profumo dei campl. ma non voleva scostarsi troppo dalle sue piante e dal cavallo. e sopra tutto la gioia del cavalcare. Curioso! pens•. che aveva per lui tanta simpatia. le lucertole. anche se era bello! Non si sapeva nulla. tutto! Padre Anselmo. piccole piante stente di papavero. qualche mucchio di ciottoli ammonticchiato fra un campo e l'altro era abitato da lucertole. le piante. e tante cose guardavano cos• provocanti e promettenti e ispiratrici di desiderio: una stella serotina. Boccadoro cominci• a coglierli. e cerh giorni non poteva muoversi: la sua arte medica non era in grado di guarirlo. Si viveva. Forse sarebbe morto presto e le erbe avrebbero continuato a profumare il suo sempliclarlo. la cavit… vuota coi suoi riflessi madreperlacei. poi si mise alla ricerca delle piante.dopo la mensa and• a prendere nella stalla l'animale. Quando n'ebbe in mano un bel fascio. si cavalcava per i boschi. Boccadoro. il capriccioso assottigliamento della coroncina.

le piaceva molto. lo lascl• cercare e trovare. -. stuzzicando. Boccadoro apr• gli occhi. caldi e bruni. s'accorse che dormiva. come mai era capitato l• sui maggesi? Vide sorridendo che aveva colto fiori: eran gi… quasi appassiti. -. si ferm• proprio davanti a Boccadoro e lo esamin•. sorrise affettuosa. un piccolo garofano selvatico rosso vivo in bocca. la testa abbandonata in seno alla donna. s'accese come una vampa d'oro. continuava ii gioco. incantato dalla meraviglia della struttura. la tastava.Sono la Lisa.vecchia abitudine. un fascio d'erbe in mano. finch‚ afferr• le labbra di lui con bramosa violenza e gli scosse il sangue. un suo gioco favorito. e lentamente cominci• a sorridere anche lui.Tu! -. -. gustando il nome. declin• e si spense. Non si spavent•. s'avvicin• cauta sui bruni piedi nudi. La breve incantevole beatitudine dell'amore s'inarc• sopra di lui. Girando la chiocciola fra le dita sciolte.ripet‚ lui. La donna stette quieta. dai due astri caldi e bruni scendeva una luce benigna La donna allora sorrise al suo sguardo attonito.disse.Tu! Chi sei? -. La sua testa era appoggiata mollemente sul grembo di una donna. ma non seppe fissare pi— oltre il pensiero: la chiocciola gli sfugg• dalle dita. pensava come in sogno. sotto l'acero Bless impaziente attendeva. un viso abbronzato dal sole estivo La donna s'avvicinava. destandolo fin nel profondo. Gli sembrava che ci• designasse in certo modo una insufficienza e una mancanza di valore di tutta la facolt… intellettuale. adescando. non c'era pericolo. -. Questa.. --Lisa. un fazzoletto rosso legato intorno ai capelli neri. . gli carezz• i capelli. nei suoi occhi assonnati e stupiti guardavan da vicino altri occhi. l'osserv• a lungo di lontano. sei cara. ritornando da foreste di sogno.rispose. sulle sue ginocchia avvizzivano le piante. Egli giacque con gli occhi chiusi. s'addorment• al sole. Sulle sue labbra sorridenti scese la bocca di lei. Vide il giovane seduto. Con la testa piegata sulle sue erbe. dalla magia del corporeo. Dal bosco lontano s'avanzava qualcuno: una giovane donna con un vestito azzurro stinto. si salutarono con un dolce bacio. Non una parola era stata pronunciata. che richiam• improvviso a Boccadoro il ricordo di quella sera nel villaggio e della fanciulletta dalle trecce. lo fece ardere e plac• il suo ardore. era una delle deficienze della scuola e della dottrina: una tendenza dello spirito pareva quella di vedere e rappresentare tutto come se fosse piano e avesse solo due dimensioni. Sulle sue scarpe correvano le lucertole. Finalmente egli apr• gll occhi. carezzandone le forme. ed egli si sent• stanco e assonnato. -. che appassendo cominciavano a diffondere un profumo sempre pi— intenso. La sua difffidenza spar•: il bel ragazzo dormente non mostrava nulla di pericoloso. senza premere. curiosa e diffidente. lo lasci• ritornare a poco a poco in s‚. Ma il bacio non finiva La bocca della donna indugiava sulla sua..Lisa. Nel gioco lungo e muto la donna bruna ammaestr• a poco a poco il ragazzo e si diede a lui.

Ti piaccio dunque. Lisa? Dove abiti. Vieni stanotte? --Oh. sui campi e in cielo. Š stata la prima volta? Prima di me non hai ancor voluto bene a nessuna ? Egli scosse il capo. Posso venir da te. bambinello mio? --Ah. Addio. Debbo tornare Indietro.Vivi dunque al convento ? -..Prova! Egli prov•. io sar• nelle vicinanze. sul cavallo fumante.E dove ? -. Lisa. --A Mariabronn? Sei di l…? Non vuoi dunque rimanere ccn me? --Mi piacerebbe molto. --E rimani allora! --No. e poi va pure.Dl'. --Oh. Boccadoro giunse al convento nel crepuscolo. Debbo raccogliere ancora di quest'erba .Al convento.S•. -. piccolo Boccadoro. gett• uno sguardo intorno a s‚. --Non abiti in nessun luogo? E dove dormi allora? --Se vuoi. piccolo Boccadoro. soddisfatta.il sole Š gi… basso. Ma non vorresti dirmi il tuo nome?.Ella avvicin• la bocca al suo orecchio e vi sussurr•: -. Ella rise.esclam•.. Ma non ci voglio pi— restare. perch‚ a un frate che s'era divertito a guazzare scalzo nel ruscello era entrato un coccio nel piede. ora debbo andare. -. sono scolaro. Fu lieto di trovare padre Anselmo molto affaccendato. mi piaci molto. con te nel bosco o sul fieno. tesoro. dove stai di casa? --Non abito in nessun luogo. --Allora stanotte esci dal convento e fa questo grido. da padre Anselmo. Poi a un tratto balz• in piedi. sarebbe scorretto. Ah. Boccadoro ti chiami? Dammi ancora un bacio. Ora si trattava di trovare Narciso. Interrog• uno dei . -. -. Verr•. s•! Dove? Dove ti trovo? --Sai fare il grido di una civettina? --Non ho mai provato -.

il suo sguardo semiassente. il misero giaciglio. So che tu non dovresti parlare con me in questo momento. senza padre. caro. sparuto. Vuoi prendere congedo. Nella luce crepuscolare somigliava a un morto. scappo. NarCISO. Š necessario.Perdonami! -. gli dissero. Guard• Boccadoro in silenzio. il volto di Narciso estenuato dalle veglie e dalle penitenze. che uscivano affilate e spettrali dalle maniche della tonaca.. )DDi ct~o Ah non DOSSO raCcontart T-ltto si Š deciso COS• all'improvviso! e qui tuo padre. rigido. Non farti riguardo per me.No.disse. che fatic• a riconoscere l'amico ed a comprendere le sue parole. -. Dl' solo il necessario. La vita stessa Š venuta a me.. Vengo per dirti addio. perch‚ di notte osservava le vigilie. severo ed esausto. --Allora Š necessario. La cella. Non nel volto. io sto bene. Sullo stretto giaciglio era disteso Narciso. sentendosi rimorder la coscienza. dici? Vai via dunque ? Vado. come se facesse uno sforzo per svegliarsi. se ti disturbo. caro. Narciso non veniva a cena. senza un rimprovero. le braccia incrociate sul petto: ma non dormiva e aveva gli occhi aperti. era giorno di digiuno per lui e in quel momento probabilmente dormiva. O debbo dirtelo io. il volto pallido e affilato. Durante i lunghi esercizi il suo amico dormiva in una delle celle per i penitenti nell'interno del convento Senza riflettere un attimo egli corse l…. senza permesso. Qua. Me ne vado. --Non c'Š nulla da perdonare. Narciso chin• gli occhi sulle proprie dita lunghe e bianche. Ti faccio disonore. Boccadoro gli si mise vicino. te ne prego. ma senza muoversi ed evidentemente cos• assorto in un altro tempo e in un altro mondo. C'Š un quarto d'ora di tempo. Era severamente proibito. No. ma fallo ugualmente. Narciso ritorn• in s‚. non Š per un capriccio. ma in quel momento non importava. --Narciso! Perdonami perdonami. Origli• alla porta: non si udiva nulla. batt‚ un momento le palpebre. Entr• piano. S'era drizzato a sedere. nulla. ma nella voce si poteva indovinare un sorriso. cos• coricato come era sul dorso. quel che ti Š capitato? .frati che servivano nel refettorio. poi comincia la prima vigilia. o un suo messagglo' -. --E necessario? --domand• con voce spenta. tutto gli mostrava chiaramente quanto egli stonasse in quel luogo. Boccadoro corse. siediti accanto a me.S•. -. Non voglio che tu sia venuto invano. mentre diceva: --Abbiamo pochissimo tempo. e dillo con chiarezza e brevit…. sul nudo tavolaccio.

Di che. ecco a un tratto una bella donna straniera. che non mi condanni del tutto E l'unico nel convento. mentre mia madre era bionda come me e aveva tutt'altro aspetto. -. Ma ora parla. Tutta la mia nostalgia. Ero fuori nei campi e dormivo sotto la canicola. Ma pure era lei. Penser• molto a te. Uscita come dai sogni del mio cuore. --Com'era possibile che ti volessi trattenere? Sai qual Š il mio pensiero.Della tua amicizia.. di tutto. Hai qualche altro desiderio? --Una preghiera. e tutto fu trasformato. oltre a te. hai conosciuto una donna. Boccadoro? -. Mi mancherai. Ma questa volta non l'hai detto bene. sentii subito che mia madre era venuta per portarmi con s‚.. -. Il tuo stato. Me ne vado appena vien notte. s•. --Lo so.li occhi castani scuri e i caDelli neri. prega qualche volta per me! E. piccolo mio. della tua pazienza. ha tutte le caratteristiche di quel genere di ebbrezza. Mi ha insegnato che cos'Š una donna e qual Š il suo mistero. quando mi svegliai e mi trovai con la testa sulle ginocchia di una bella donna. Narciso ascolt• e fece un cenno affermativo.E venuto all'improvviso. era il suo appello. -.Ormai l'hai detto. Anche di questo mi sono reso conto a un tratto: che non posso rimanere pi— in questa casa. --Come fai a sapere anche questo? -.. non Š esatto. -. Anche di avermi ascoltato oggi.disse. amice. il cui giudizio non mi sia indifferente. Non che io abbia preso questa donna per mia madre: aveva .Sei innamorato. era un messaggio suo. che pur Š penoso per te..preg• Boccadoro.. ogni mia dolce ansia. Ma dove andrai.. Posso fare qualche cosa per te? --Se ti Š possibile. Ora so molte cose.-. Se penserai a me in seguito. che si chiama innamoramento. tutti i miei sogni. che mi tiene il capo in grembo e mi sorride come un fiore ed Š tanto affettuosa con me: al primo suo bacio mi sentii struggere e provai una sofferenza strana. amice. -. -.ma Š press'a poco quello che io m'aspettavo.Dillo. E tutt'altra cosa. incantato: tutto aveva acquistato un senso. dl' una parola al nostro abate. ogni segreto in me assopito si dest•. In una mezz'ora mi ha reso di parecchi anni pi— maturo. Anche di non aver tentato di trattenermi. Boccadoro? Hai una . Lui e tu. neppur un giorno.Me lo faciliti tu stesso. Narciso. grazie! -. ti prego Boccadoro appoggi• timidamente la mano sulla spalla dell'amico.

proprio nell'ora in cui egli. Penso che il cammino sar… difficile. avvolgerla tutta in s‚ e sentirsi avvolti da lei. Ma vedi: amare una donna. Per me Š la via che conduce alla vita. forse una zingara. Conoscendo la ritrosia dell'amico per le tenerezze. Te l'ho gi… detto: una meta non l'ho. perch‚ sento ch'Š necessario e perch‚ oggi ho avuto una cos• meravigliosa esperienza. per servire soltanto lo spirito e diventare veramente minilter verbi divi~zi! Narciso era l… disteso. Narciso. Vado. gli carezz• soltanto le mani. una vagabonda. Una meta non l'ho. Non Š da schernire. e che un pochino schernisci.. ch'Š stata tanto affettuosa con me. assorto in meditazioni. Boccadoro. chiss… come verrai accolto! Boccadoro si appoggi• all'amico. confuso e sconcertante tutto questo! Venire dall'amico col cuore traboccante. -. a quanto pare. se par sciocco quello che dico.. non Š la stessa cosa che tu chiami ® essere innamorati ¯.disse. un morto a vederlo. con il volto pallido e le mani dimagrite. sai che il tuo cammino insieme con lei sar… forse brevissimo? Non dovresti far troppo assegnamento. com'era infinitamente strano. --Lo so -.Non devi credere che io sia del tutto cieco e ignaro. darsi a lei. debbo lasciarti! Ti ringrazio di avermi sacrificato oggi un poco del tuo sonno. l'uno appoggiato all'altro.Bene. consumato dai digiuni. Addio. credo. s•. un marito. Boccadoro lo abbracci•. inghiottita dalla tenebra della porta che metteva nella chiesa.. ma non vado per lei. il suo cuore. da doveri e da virt—. Oh. Ma non m'immagino certo di correre incontro soltanto alla felicit… e al piacere. ti aspetto. . spossato e spento. perch‚ devo. com'era curioso. crocefiggeva e sacrificava la sua giovent—. Poi Boccadoro continu•: -. Tacque e sospir•. assorbita e reclamata da esercizi. una straniera. non Š la mia meta. e dalle veglie. darsi a lei! Non rider di me. Ma dimmi.meta? Vai da quella donna? --Vado con lei. Pu• aver dei parenti. No. caro. e si sottoponeva alla pi— severa scuola d'obbedienza. perch‚ una voce mi chiama. non lo baci•. Ma sar… anche bello. i suoi sensi. La notte calava: Narciso chiuse la cella dietro di s‚ e s'avvi• alla chiesa: i suoi sandali risonavano sull'impiantito. al senso della vita. Anche quella donna. con tutta l'effervescenza dell'ebbrezza d'amore. spero. vieni da me o chiamami. e rimasero cos• seduti.quantunque finora non ci abbia ancor pensato. Se un giorno dovessi trovarti a mal partito. Vado da lei. su quella donna. -. Ah. Ritornerai: te ne prego. Mi fa tanta pena staccarmi da te! --Non affliggere il tuo cuore e il mio! Non ti dimenticher• mai. Dio sia con te! Si era alzato. Boccadoro segu• con occhio affettuoso la figura allampanata fino in capo al corridoio. tristi e pur felici nel sentimento della loro amicizia indistruttibile.. dove scomparve come un'ombra. Vado volentieri. E tanto bello appartenere a una donna.

Narciso stava prostrato davanti all'altare sulle ginocchia stanche. dogett• i vestiti sulfredda che gli sala forte corrente. e chiaramente. i suoi pensieri tornarono a Narciso. i miei di ragazzi". mentre lui. e non aveva paura. s'allontan• furtivo sotto i tigli del cortile cercando l'uscita attraverso il mulino. quel gioco dei sensi ebbro e irresponsabile! Eppure l'uno e l'altro erano amore. A lui non spettava altro che proseguire per le sue folli vie alla ventura. facendolo soffrire. Il suo cuore rabbrivid• un attimo. amare l'amico orante nella chiesa notturna. fuggiva per trovare in qualche luogo sotto gli alberi la sua Lisa e ripetere con lei quei giochi dolci e bruti! Narciso avrebbe saputo dire cose interessanti in proposito. che aveva ancora indosso il profumo di una donna. l• nella notte! Dietro di lui stava il convento: appena una parvenza di patria. Sent• con chiarezza umiliante che in quel momento egli faceva precisamente ci• che l'altro aveva preveduto e a cui l'aveva condotto. Mentre dall'altra parte si rivestiva. con la mente chiara e il gesto affettuoso.eppure come aveva accolto subito l'amico. Questa volta non c'erano assi presso il vette passare senza ponte. non era Narciso. Ebbene: lui. A lui non spettava altro che darsi ed amare. sul campo inondato di sole. era cos• terribilmente solo. come erano diversi l'uno dall'altro. seguendo vie ben pi— proibite e pericolose. cos• disinteressato. e all'innamorato. I tuoi sogni sono di fanciulle. e dir su di essi cose importanti. in cui non gli erano concesse pi— di due ore di riposo e di sonno. ed ora Narciso era scomparso. Come diverso da quell'altro amore. col cuore agitato da mille sentimenti in lotta. preparato e purificato per una notte di preghiera e di contemplazione. per ® andare al villaggio ¯. Boccadoro. come non si assomigliavano. Rivide con straordinaria lucidit… quel Narciso saggio e un po' beffardo che lo aveva sentito dire tante sciocchezze. quello che in un'ora grave. Boccadoro. io veglio nel deserto. Ah. quindi scese nell'acqua liva fino al petto e attravers• a guado torrentello. ma pur cara per lunga consuetudine! Sent• per• anche un'altra cosa: che ormai Narciso non era pi— per lui la guida ammonitrice e sapiente. A lui non spettava indagare questi intricati enigmi belli e terribili. non pensava al portiere n‚ all'abate n‚ ai maestri. gli aveva aperto gli occhi. il risve- . Con quanta agitazione e segreta paura s'era indotto allora alla piccola scappata proibita! Ed ecco che ormai s'allontanava per sempre. Si spogli• e l'altra sponda. non meno della bella donna giovane e ardente che lo attendeva. cos• spiritualizzato. aveva prestato l'orecchio e sacrificato lo scarso riposo fra due penitenze! Strano e meravigliosamente bello era che ci fosse anche questo genere d'amore. l…. Alcune delle parole che Narciso gli aveva dette allora gli risonarono distintamente all'orecchio: "Tu dormi sul petto della madre. dopo avergli mostrato ancora una volta in quell'ultima ora. Quando. non pot‚ far a meno di sorridere all'improvviso ricordo della sera in Cui per la stessa via segreta aveva lasciato il convento insieme a Corrado.

. gli battevan sul volto i rami dei cespugli. Gi… gli veniva incontro dal bosco. il bosco era finito. di rado indugiava. Lisa era l…. forse per sempre esser separato da lui. da lontano. solo allora si rese conto che fra lui e Lisa non erano state scambiate parole che da ultimo. nel bosco. era entrato in un mondo dove non si parlava. pareva ci vedesse nel buio come una volpe o una martora. Passarono a guado un piccolo ruscello che scorreva tacito. Egli stese le mani per sentirla. di rado si fermava. e anche allora pochissime e insignificanti. era stato penoso e umiliante per lui il ricordo di quel periodo di soggezione! Ormai era veggente. di quel palpare e frugar cieco e muto. in cui avrebbe trovato da s‚ la sua vita. a volte sopra un morbido cuscino di musco. dove le parole non avevano signifi- cato. i capelli. Fu lieto di questa nuova coscienza. "Ci chiamiamo come gli animali. Era contento. Egli si lasciava condurre. prese fiato e lanci• meglio che pot‚ il grido della civetta." non pot‚ far a meno di pensare: e ricord• l'ora d'amore passata nel pomeriggio. Ormai sentiva di aver varcato la soglia di un paese. Quando si fu allontanato d'un centinaio di passi dalle mura del convento. Dopo un lungo tratto giunsero fra alcuni pini isolati e distanti gli uni dagli altri. non era pi— un fanciullo e uno scolaro. Ella sapeva cavarsela sempre. con un dolce profumo di fieno. nel paese cieco e misterioso. s• ch'egli le stava al fianco a fatica. non aveva pi— bisogno di parole o di pensieri. . com'era doloroso prender congedo! Sapere l'amico inginocchiato nella chiesa non potergli dare nulla. si ferm•. Un grido uguale rispose. gi— per il torrente. la vita snella e le anche robuste. a volte era tenebra fitta. di quello struggimento anelante... Non pensava pi—. dove ci si attirava l'un l'altro col grido della civetta. a volte su dure coste di radici. Che lunghi colloqui invece aveva avuto con Narciso! Ma ormai.gliatore. La cinse con un braccio e continu• il cammino con lei senza parlare. l• all'aperto il silenzio era ancora pi— intenso che nella foresta: non pi— fruscii di cespugli. Percorsero silenziosi un tratto di selva buia. non poterlo aiutare. senza pensieri. alla fine delle loro tenerezze. senza domandare: dove? Ella procedeva sicura nella foresta notturna. neppure al convento abbandonato. Come faceva bene questo sentimento! Eppure. senza parole. non pi— scricchiolio di legni secchi. essere qualcosa per lui! E per tanto tempo. il collo e la nuca. non veder pi— il suo occhio nobile e bello! Si strapp• di l… e segu• il viottolo sassoso. solo di Lisa aveva bisogno. cos• gli parve. nella notte. i rovi gli trattenevan le vesti. il pallido cielo notturno si stendeva libero e vasto.. una valle prativa li accolse. non udir pi— la sua voce. senZa inciampare. camminava senza urtare. non pi— guizzi d'animali notturni. in cui nessun Narciso poteva guidarlo pi—. le tast• con tenerezza il capo. non saperne nulla. a volte fra rade chiome d'albero brillava sopra di loro il cielo sereno. neppure a Narciso.

sentirono le loro fronti asciugarsi e i loro volti rinfrescarsi a poco a poco. perch‚ erano un po' stanchi. osserv• stupito e s'accorse che la luce crepuscolare si diffondeva e s'intensificava. Si coricarono. ascoltarono il silenzio. con lo sguardo chino e un'espressione solenne. egli si drizz• a sedere le scost• delicatamente la veste dal collo. Quando si chin• sul volto di Lisa e cominci• a baciare nel buio le sue labbra. e mormor• incantato: -.poi s'addormentavano di nuovo. che non voleva sedurlo e istruirlo. la forza della giovinezza e la bellezza semplice e sana di un corpo di donna. . non pensava n‚ al passato n‚ all'avvenire Solo a grado a grado si lasci• attirare e ammaliare dal profumo e dal calore della sua bella e rispose via via alle carezze delle sue mani e sent• felice ch'ella cominciava a infiammarsi e gli si stringeva sempre pi— vicina No. contemplando e baciando vinta dal fascino. finch‚ le spalle e il seno brillarono nel fresco chiaror lunare. Boccadoro se ne stava rannicchiato. come se in quel momento la sua bellezza si rivelasse per la prima volta anche a lei. Lisa. Egli sentiva chiaramente tutto ci• ch'era bello e importante. gustando quella gradevole sensazione di stanchezza. sent• felice il divampar tacito e lento del fuoco che s'era acceso in loro e che faceva del loro piccolo giaciglio il centro palpitante e ardente di tutta la notte silenziosa. Dormirono profondamente. tirando finalmente il fiato e godendo il riposo.occhi e la fronte di lei rilucere in un mite chiarore. riaccendendosi e riallacciandosi. perduti nei loro giochi. sul collo chiaro e florido della donna. sentiva anche chiaramente che questa volta ella voleva essere amata in un modo diverso dalla prima. Con gli occhi e con le labbra segu• estasiato le ombre delicate. saliva dall'anima d'entrambi la grande tristezza. affondata nel fieno. Dopo l'ultimo amplesso giacquero esausti.Come sei bella! Ella sorrise come di un dono. Sedettero entrambi sul fieno. . --Restiamo qui--disse. respirava penosamente. aspirava in lunghe boccate la notte e l'aroma del fieno. qui non c'era bisogno di parole n‚ di pensiero. l'aiut• a liberarsene. vide a un tratto gli. piegava e stendeva le ginocchia per gioco. Allora comprese e si volt•: dal margine dei boschi neri ed immensi saliva la luna. ella rimaneva immobile. e al risveglio si volgevano di nuovo l'uno all'altro. come se fossero condannati a essere poi svegli in eterno e dovessero in quelle ore raccogliere in s‚ tutto il sonno dell'universo. ma aspettare il suo attacco e la sua brama. e insieme s'assopivano e s'addormentavano.Presso un grosso fastello di fieno Lisa si ferm•. il suo scaldarsi e il suo fremere di desiderio. supino. alla quale trovarono rifugio nel sonno. In silenzio si lasci• percorrere tutto da quelle correnti. disperatamente. Boccadoro. dormirono con avidit…. gli amanti riposavano sul loro giaciglio dolcemente illuminato. Vide la luce bianca e dolce spandersi meravigliosamente sulla fronte e sulle gote. Mentre nella campagna l'aria si faceva fresca e d'ora in ora la luna saliva pi— alta. fissava immobile il pallido cielo lunare. come se fosse per l'ultima volta.

E poich‚ Boccadoro sent• che il Cuore della donna anelava a staccarsi da lui e ch'ella preferiva ricever percosse dall'altro che da lui buone parole. tu non puoi venire con me. -. sono come te.disse.disse un po' oppressa e imbarazzata. a quanto pareva.. Ma intanto si mise a correre. se egli ti d… le busse? Ella diede uno strappone per liberarsi la mano.--disse. Gli faceva pena vederla fuggire cos• sui prati falciati.--Non volevo svegliarti. credevo che saresti andato in collera e che forse mi avresti battuta. Ella si volt• di scatto.Ma tu appartieni al convento. Non vorresti rimanere con me invece che con tuo marito. Egli non disse pi— nulla e la segu• con lo sguardo. come spaventata. -.Destandosi. Io devo andare da mio marito. --Debbo andarmene ora. ella cominci• a piangere. Dobbiamo gi… incamminarci? Abbiamo forse una patria? -. Che mi batta mio marito. distratto e ancora in dormiveglia. -.lo no. Š giusto. che gli diede parecchio da pensare. Ma non volevo prender busse anche da te. chiamata e attirata da qualche potenza. --Lisa. --Ma ora sono sveglio.--io non ti batter•.disse infine. no.Ho sbagliato i miei conti. mi batter… perch‚ sono rimasta fuo ri la notte Gli dir• che mi sono smarrita. --Sei gi… desta? -. no. n‚ oggi n‚ mai. -. Verr• con te. Gli faceva pena. lasci• andare la mano.avevo creduto che saremmo rimasti insieme. Egli trattenne la sua mano. --No. si capisce. da una potenza sconosciuta. Con le mani sugli occhi lacrimosi. non aveva avuto fortuna. Ma davvero volevi lasciarmi dormire e scappar via senza dirmi addio? --Ah. --grid• con voce piagnucolosa. S'alz• e le diede la mano. corse via. In quel momento Boccadoro ricord• che Narciso gliel'aveva predetto. Ella guard• da un lato. si sa. ma anche per se stesso sentiva un poco piet…. -. --Boccadoro. Boccadoro vide Lisa intenta a ravviarsi i capelli neri.. .Non appartengo pi— al convento. -. La guard•.disse Lisa. Ma' naturalmente non lo creder…. -. Ed era proprio cos•. sono solo e non ho meta.

mastic• con avidit… i piccoli chicchi lubrici. corse al ruscello. Oh. a fargli del bene e a fargli del male. una citt…. Non pi— campana che chiamasse alla levata. Pass• accanto ad un campo di grano: le spighe eran quasi mature. se era destino . Ormai aveva riposato. Poi trov• delle nocciole ancora molto verdi e addent• con gioia i gusci. non si era mai sentito cos• esausto. Quanti sogni la bruna donna straniera gli aveva tradotto in realt…. C'era tempo anche pi— tardi di sentirsi infelice. tutto quel giorno e poi I mdomam e poi pi— giorni ancora. abbandonato. Ci potevano essere perfino dei briganti. le sgran• con le dita e coi denti. anche di queste fece provvista. mangi•. quanti desideri ardenti aveva placati e quanti ne aveva destati! Davanti a lui si stendevano campi e lande. Molti ricordi allora gli affollarono la mente. In un bosco simile aveva abitato santa Genoveffa. ancora. il suo cammino non era pi— una passeggiata che finisce immancabilmente nel ritorno. farfalle brune e lucenti s'alzavano a volo e scomparivano capricciose a zig-zag. maggesi inariditi e boschi cupi. molte sensazioni tenere e deliziose lo avvolsero del loro profumo come fiori esotici E vi ripensava mentre iniziava gagliardo la sua marcia. Ricominciava la foresta. una pineta interrotta da querce e da frassini. molte immagini di quella notte d'amore. come un insetto. con un vecchio padre barbuto in una caverna o in una capanna di corteccia. a lui non avrebbero fatto nulla. li avrebbe salutati volentieri. schiantandoli. si lav• e bevve. Non ritorn• a se stesso che quando il sole gi… alto gli bruci• le membra. E gi… s'era riaddormentato. una minestra di farina. magici ricordi! 11 suo stomaco s'era destato come un lupo. Ma lo sapeva bene: forse poteva camminare a lungo nel bosco.. Per la prima volta il mondo gli si apriva dinanzi. in esso stava il suo destino. forse al di l… c'erano cascine e mulini. come l'avrebbe incontrata volentieri! Oppure ci poteva essere nel bosco qualche eremo. si rinfresc•. senza incontrare nessuno. se ne riemp• le tasche. Anche questo bisognava accettare. all'entrata in chiesa. E intanto era ancora stanco e avido di sonno. c'eran mirtilli in quantit….. La sua storia gli era sempre piaciuta. una scodella di latte. e risentiva tutto. quan- te gemme aveva fatto sbocciare. gustava. cielo e clima del mondo eran cielo e clima suoi. Forse in quel bosco abitavano anche i carbonai. s'alz• in fretta. egli era una parte di esso. in attesa. odorava. qui sost•. piantato in asso.eccolo l• solo e un po' intontito. Sarebbe stato bello incontrare un essere umano. lastava tutto ancora. chiunque fosse. forse un villaggio. Il grande mondo era finalmente diventato reale. Ed egli era piccolo nel grande universo e correva piccolo come una lepre. attraverso i. alla mensa! Oh. suo azzurro e il suo verde infinito. alla lezione. come aveva fame! Una mezza pagnotta di pan d'orzo. ne colse ancora. pronto ad accoglierlo. Egli non era pi— uno scolaro che vede il mondo dalla finestra. Fra l'erba rada e dura del bosco spuntavano campanule azzurre.

affaccendati e come ossessi. il muso d'un pesce. incantatore. lo fissavano.agitarsi e un grufolar tra il fogliame. la corsa dell'animale e rest• un pezzo in ascolto col batticuore. pensava. vide qualcosa. Pettirossi e fringuelli volavano in quantit…. forse una scrofa. c'era soltanto la sua pelle vuota.. gi… verso sera. come un piccolo dio. bisognava lasciar venire ogm cosa come voleva. concentrando gli occhi neri rotondi e impauriti. fiori.Non si poteva pensar molto. poi via di corsa con le orecchie abbassate e un chiaror di pelo sotto la coda. che al suo avvicinarsi sbucavano a un tratto dal fogliame. Oh. segu• con l'orecchio. Vide merli neri col becco giallo. Ud• il batter d'un picchio e tent• di sorprenderlo.. agitato. in cima ad un albero aveva messo una testa. Incontr• lepri. dopo che tutto era tornato quieto. e sopra si libravano alcune libellule con l'ali d'un azzurro cupo. il sopracciglio d'un uomo. teste umane. egli la raccolse e l'osserv•: un bel disegno grigio e marrone corre dorso e i r~n lel sole la traversavano: era sottile come una ragnatela. avrebbe parlato il linguaggio dei picchi e tratto tante buone cose dalla corteccia. forse per un giorno. non sapeva. E una volta. uno sguazzar nella terra umida e un grosso animale dalla corporatura pesante correr via quasi invisibile. creature secondo la sua volont…: nel calice d'un fiore aveva disegnato gli occhi e una bocca. animali. Peccato non poter parlare con gli animali! Sarebbe stato bello chiamare il picchio e dirgli qualche parola gentile e forse apprendere qualche cosa della sua vita fra gli alberi. avrebbe picchiato col becco forte nella corteccia. che parevano intenti a un gioco incomprensibile. E in questo gioco aveva passato spesso ore felici. ud• uno schiantar di rami. e fuggivano radendo terra. del suo lavoro. dopo essersi affaticato a lungo invano. potersi trasformare come Sl trasformavano allora le linee disegnate per gioco sulla sua tavoletta! Boccadoro sarebbe diventato cos• volentieri un plCchio. lo martellava muovendo avanti e indietro la testina operosa. tracciando linee e lasciandosi sorprendere egli stesso da quel che ne usciva: la foglia d'un albero. . sulla quale correvano alla rinfusa. sarebbe corso su per i tronchi lisci. alberi. Come sonava dolce e vigoroso il martellar del picchio nel legno risonante! Molti animali si trovarono sul cammino di Boccadoro. Rimase a lungo immobile. creando. ragni dalle gambe lunghe. facendosi puntello con le penne della coda. che non fugg•: non era viva. che guardavano fisso. mentre solitario. finalmente riusc• ad avvistarlo e stette per qualche tempo a osservarlo. ad un ciuffo di foglie che spuntavano fuori da un ramo aveva dato forma di dita. della sua gioia. foglie. frangendo la sterpaglia: forse un cervo. attaccato a un tronco. forse per un mese: avrebbe abitato sulle cime. o meglio non vide nulla fuorch‚ un . A un certo punto nel bosco c'era una buca. una pozza piena d'acqua verde e densa. potersi trasformare! Gli venne in mente che tante volte nelle ore d'ozio aveva disegnato e tracciato col gesso figure sulla sua lavagna. In una piccola radura trov• una lunga serpe. la coda d'una volpe. incantato. E spesso aveva giocato a lungo cos•. ansante per lo spavento. Oh.

ascoltava curioso e inquieto i mille rumori notturni. Riconobbe con gioia i segni della vicinanza umana: terra coltivata. con loro doveva vivere. La paura della foresta incomincl• a scemare. non sentire pi— un bacio. linguaggio e tutto il resto. dovette pernottarvi. apparteneva ormai alla famiglia delle volpi e dei caprioli. turbato. non dir buongiorno e buonanotte a nessuno non poter guardare nel viso e negli occhi di un proprio simile. forse anche a far fuoco. non contemplar pi— donne e fanciulle. essere insomma loro ospite. Essere un orso e amare un'orsa non sarebbe poi male. Al mattino si guard• intorno nel bosco. gli vennero in mente le colonne della grande chiesa del convento. abituarsi a loro. si sforzava d'immaginare che sarebbe avvenuto. con loro misurarsi e andar d'accordo. Una volta giunse in un tratto di selva perfettamente piano. con pochi alberi a basso fusto. strisce di campo a segala e ad avena. Nel suo letto di musco. Mentre si cercava un giaciglio e si fabbricava un letto di musco. molto meglio per lo meno che conservare ragione. un orso o un cervo. s'inginocchi• presso il giaciglio e recit• due volte la sua orazione. e con ci• passar la vita solo e triste e senz'amore. pensava. avrebbe tentato di diventare un animale. con nuova gioia s'affid• a quella vita. Non vedere anima viva.Non trov• modo d'uscire dalla foresta. pur continuando a camminare e regolandosi col sole. non abbandonarsi pi— al delizioso gioco segreto delle labbra e delle membra. . per quel giorno e per quello precedente. Nel cuor della notte si svegli• spaventato. S'alz•. Ma restar sempre e poi sempre solo e abitare fra gli alberi che dormono silenziosi e vivere fra gli animali che fuggono e con cui non si pu• parlare. sia pur rinunciando alla beatitudine eterna. E pens• che sarebbe stata una grande disgrazia. che divorava Lisa fra baci e carezze. era inconcepibile! Se questo fosse stato il suo destino.. Gli venne in mente che quel giorno e il giorno innanzi aveva dimenticato la preghiera della sera. se non avesse pi— trovato una via d'uscita dai boschi e avesse dovuto rimaner dentro per sempre. misteriosi e incomprensibili della foresta. di quella chiesa sotto il cui portale nero aveva visto scomparire il suo amico Narciso. gli altri eran tutti grossi abeti bianchi. doveva essere insopportabilmente triste. Erano ormai i suoi camerati. annosi e diritti. Quanto tempo era passato? Proprio due giorni soltanto? Solo dopo due giorni e due notti giunse in capo alla foresta. non sapeva perch‚: sentiva un'angoscia infinita e ne cerc• a lungo la ragione. Poi s'addorment• e sogn• bestie e uomini: egli era un orso. prima d'addormentarsi. Viver di bacche era possibile e anche dormire sul musco: inoltre sarebbe certo riuscito a fabbricarsi una capanna. Poco dopo era riaddormentato. doveva viver con loro. prati attraversati qua e l… da stretti sentieri per breve tratto visibili. Boccadoro colse della segala e la mastic•. stupito: aveva dimenticato dov'era. oh. Dopo aver marciato un poco fra quelle colonne. degli abeti e dei pini. con loro dividere l'aria e il sole e aspettare il giorno e patir la fame.

che da un tubo di legno versava la sua acqua entro un lungo trogolo pure di legno. non lo rifiuto. Infine si alz• nell'ombra e s:avvicin• una vecchietta. che veniva dalla luce viva del mezzod•. riparandosi gli occhi con la mano. La vecchietta guardava melensa. ma non ebbe risposta. osserv• l'ospite.Salutarti voglio. a poco a poco per• sopra gli strilli del bimbo spaventato si fece udire una tenue voce senile. la guardava colar fuori dalle dita. A ogni buon conto fece un saluto cortese. Serio e felice. alcuni tetti di paglia.--disse Boccadoro cordialmente. bevette l'acqua fresca. che gli son• all'orecchio dolce. con occhi presbiti. e vide con gioia spuntar Su dai sambuchi. mentre la vecchia tagliava una fetta di pane per il bambino. l'avena. S'avvicin• esplorando alla capanna dalla quale era partito il muggito. ud• estasiato la melodia d'u- na fontana. Vide una panca di legno addossata alla parete e sedette. Dopo un'oretta pass• vicino ad un campo. sul ciglio era drizzata una croce: s'inginocchi• e preg• Svoltando dalla sporgenza di un colle si trov• all'improvviso davanti a un tiglio ombroso. spalanc• la boccuccia. La vecchia tagli• un'altra fetta della pagnotta e la port• a Boccadoro. . Boccadoro lo segu• nella cucina. che guardava ora lo straniero con curiosa attenzione pronto per• ad ogni istante a piangere e a correl via. premeva quella poltiglia fra le mani. nonnina.e che tutti i santi benedicano la tua faccia buona. ma non c'Š fretta per questo. squisita. contrasse il visetto tondo e strillando si precipit• carponi nella capanna. --Salute. Finalmente avrebbe riveduto gli uomini. da principio non riusc• di scorgere nulla.disse Boccadoro. mamma. i fiordalisi sfioriti e sbiancati.la campagna lavorata lo guardava sorridente. che avevan gi… le bacche scure. e riposare un tantino e aiutarti ad accendere il fuoco. son tre giorni che non vedo un viso umano. appeha levati gli occhi e scorto uno straniero. piccolo. Ma pi— di tutti questi segni amichevoli. lo commosse il muggito di una mucca. Davanti alla porta di casa sedeva nella polvere un ragazzetto dai capelli rossicci e dagli occhi celesti. che. -. caldo e ospitale come un saluto e un benvenuto. che cercava di consolare il piccolo. tutto gli faceva un'impressione umana e cordiale dopo il lungo andare per la selva incolta: il sentierino. --Buongiorno. Se mi vuoi dare un pezzo di pane. -. Boccadoro le diede la mano e carezz• un poco la sua. con accanto un vaso di terracotta pieno d'acqua: e con la polvere e con l'acqua faceva una pasta che gi… aveva inzaccherato le sue gambe nude. era cos• buia che a lui. ne faceva delle palle e per impastare e plasmare s'aiutava anche col mento. -. Ma il bambino. --Che vuoi? --domand• incerta.

Lo lasci• masticare un paio di bocconi e riport• fuori il piccolo al sole. sedette di nuovo nella penombra fumosa e stette a guardare il gioco delle fiamme. In viaggio.domand• la donna. Aiutami a tagliare trucioli.--disse questi. dietro suo ordine. Š pieno di mirtilli. Uno scolaro.Non so. finch‚ prendevano fuoco. l'affaccendarsi della vecchietta. Boccadoro. Ella lo guard• fra tonta e canzonatoria e scosse un poco la testa sul collo magro e rugoso. Gli piaceva molto. mentre ella li metteva nella cenere e si chinava sopra e s'affannava a soffiare.Da Mariabronn. Io devo cuocere la minestra. la stanza semibuia con la tavola e la panca. e la donna gli disse che dietro avevano anche un porcile.Be'. la fontana. che. il fuoco divamp• luminoso sul focolare aperto. intanto udiva dietro un assito la mucca che frugava e tirava colpi nella greppia. Non pu• camminar Deve morire? -. appesa ad una catena fuligginosa. bench‚ non dicesse una parola e guardasse un po' impaurito. di tanto in tanto entrava in cucina e. non .Sai qualche novit…? --Non un gran che. lo sbuffare e il ruminar della mucca e i suoi colpi contro la parete. Poi torn•. Ha male alle gambe. --Be'. Egli le tagli• trucioli quanti ne volle e stette a guardare.Questo no. Il tiglio. -. e la vecchia era la nonna del contadino e la bisnonna del piccolo. penzolava dalla cappa del cammo. ella mise sulle fiamme una grande pentola nera. Anche due capre c'erano.Hai lo stomaco vuoto? -. il guiZzar delle fiamme sotto la pentola. mangia allora! Da dove vieni? -. che c'Š di lui? -. sapeva di cibo e di pace. e un coltello. di patria.Gli diede un ciocco d'abete asciugato per bene sul focolare. poi accatast• secondo un SuO ordine segreto e preciso legni d'abete e di faggio. spann• la scodella del latte. Conosci padre Anselmo? --No. curiosa. dal convento.malato. -. --Dio ti compenser…. -. -. Questi si chiamava Kuno.Sei un prete? --Questo no. and• ad attinger acqua alla fontana. forse. di esseri umani e di calore. -. e domand•: -.Malato? deve morire? --Non so.--Grazie mille. sopra le quali appariva e spariva nel rosso bagliore il viso rugoso ed ossuto della vecchia. -. lascialo morire. tutto questo era bello e buono.

Al di l… delle capanne trov• una cappella e vicino un bel boschetto. No. Come era bello e aristocratico quello straniero. Sedettero e ciascuno intinse il suo pane nella comune scodella di latte. Il contadino stava gi… per gridare e. Boccadoro domand• se poteva rimanere fino all'indomani e dormire sotto il loro tetto. lo mise sotto lo zampillo. passeggiando in su e in gi— fra i grossi tronchi. c'Š del fie no. Allora venne fuori la contadina con un secchio in mano. C'era odor di fuoco nella capanna. rispose l'uomo. trasse il giovane per un braccio sulla porta. finch‚ il latte diminu• e il contadino vuot• il resto. Disse a mezza voce: --Se stasera sei ancora qui vicino. e con un certo suono nella voce un po' velata e con qualche altra cosa ancora. ascoltando l'acqua corrente. E con che allora? Con gli occhi. Rimase l• all'ombra. ti porter• da mangiare Laggi—. il contadino s'affaccend• nella stalla Boccadoro era uscito dalla casa. ma poi rise. poi osserv• con piacere il suo collo bianco e fine. le sue mani distinte e lisce e i loro movimenti agili e armoniosi. furono molto stupiti di trovare uno straniero in casa. s•. che seduceva blanda. sent• lo sguardo caldo dei suoi grandi occhi chiari. finch‚ trabocc•. vide le sue braccia forti afferrare il secchio. Vuoi fermarti l…? Egli le guard• il viso lentigginoso. Un po' pi— tardi entr• nella cucina. diffidente. diede la mano a lui e alla nonna e ringrazi•. ma fuori c'era ancora tanto fieno dappertutto. perch‚ non c'era posto. un focolare domestico. con una emanazione delicata e sottile della pelle. gli batt‚ benevolo la mano sulla spalla e lo invit• a mangiare. Le sorrise e accenn• di s•. che sonava come una carezza. Gi… ella se n'andava col secchio pieno e scompariva nel buio della porta. Salut• e usc•.plangeva pi—. quella voce giovane e maschia. per vedere il suo volto alla luce del giorno. con un profumo forse. La contadina aveva il piccolo accanto e non partecipava alla conversazione. Era indeciso. dalla quale uo- . un gruppo di forti querce annose. Poc'anzi era per lui ancora un asilo. ma durante il pasto i suoi occhi curiosi presero possesso del giovane straniero. dietro quel lungo campo d'orzo. avrebbe trovato certo un giaciglio. I capelli e lo sguardo di lui le avevano fatto subito impressione. Dopo mangiato. Venne il contadino con sua moglie. tutto il resto non l'aveva detto con parole. di fuliggine e di latte. eppure gli rincresceva di doversene andare. che irradiava calore. sotto le quali l'erba era bassa. pensava. Egli rimase seduto. Alla contadina n'era occorsa una sola per indicargli il luogo dell'appuntamento. che cantava misteriosamente. eran le donne e l'amore. Avrebbe voluto sentire quella voce ancora per un pezzo. s'era lavato le mani alla fontana e sedeva sul bordo basso. non avevan bisogno davvero di parole. cerc• il contadino. e gi… ridiventava terra straniera. e cos• giovane! Ma quello che pi— l'attirava e la innamorava era la voce di lui. rinfrescandosi e ascoltando l'acqua. Strana cosa. non aveva pi— nulla da cercare l•. grato e contento. che raccoglieranno solo domani.

che toni. come tutto era bello e caldo e stranamente fugace! Era peccato. ma che si Š portata al mondo con la nascita. come nel grembo di una donna o nel cervello di un pensatore fremeva la vita. CioŠ tranquilla forse no. l'eterno impulso a pensare! Osserv• con quanta grazia e con quanta intelligenza le foglie della piantina erano ordinate intorno allo ste- . non era libero come l'uccello nell'aria? Non lo amavano le donne. Forse era questo ci• che nella teologia si chiamava peccato originale? Poteva darsi. la vita stessa portava con s‚ qualcosa come una colpa. avrebbe dovuto sentire in qualche segreto recesso della sua anima questa colpa? Non era forse felice? Non era giovane e sano. non la vo. che membra. tremava la gioia. altrimenti. e da ogni parte si trovava la felicit…. e ci voleva gi… per questo un caso fortunato. perch‚.. era fortuna che l'amore non avesse bisogno di parole. socchiuso nella pienezza della volutt…. che doti. Colse nell'erba un fiorellino violetto.. lo avvicin• all'occhio. pur sapendo di non essere un pensatore? Eppure era bello vivere. Certo tutt'altri che Lisa.ccidere piuttosto che commettere un peccato simile. nulla si poteva esprimere. che sguardi.. guard• entro il piccolo calice. com'egli aveva trovato una nuova donna? Come tutto andava veloce. non era bello sentire di poter dare loro come amante lo stesso profondo piacere ch'egli provava? E perch‚ allora non era felice del tutto? Perch‚ nella sua giovane felicit…. si domandava con curiosit… come sarebbe stata quella donna alta e bionda. come nella virt— e nella saggezza di Narciso. e la sua coscienZa era tranquilla. mille parole di dotti e di poeti non sarebbero riuscite ad esprimerlo! Nulla. e come l'aveva imparato presto! Si rallegrava pensando alla sera. coi suoi capelli neri e lisci. Curioso: era una specie di delicato linguaggio segreto. Ed ecco la seconda donna che egli attendeva. doveva insinuarsi di quando in quando questa strana sofferenza. ma non l'adulterio. un essere cos• puro e cos• sapiente come Narciso si sarebbe sottoposto a penitenze come un condannato? E perch‚ egli stesso. era adulterio. Era il sentimento di una colpa che non si Š commessa. S•. Boccadoro.. una particolare amicizia e disposizione! No. questo rammarico per la transitoriet… umana? Perch‚ doveva tante volte tormentarsi il cervello a forza di pensare. con i suoi brevi sospiri? L'aveva picchiata il marito? Pensava ancora a lui? Aveva gi… trovato un nuovo amante. Ah. altrimenti sarebbe stato pieno di malintesi e di pazzie. perch‚ non si sapeva proprio nulla? Perch‚ non si poteva parlare con quel fiore? Ma se neppure due uomini riuscivano a parlarsi davvero.mini e donne riconoscono subito la reciproca brama.. come l'occhio di Lisa. non sapeva definirlo con un nome. poc'anzi si sarebbe lasciato u. dove scorrevano vene e vivevano minuscoli sottilissimi organi. Dov'era in quel momento la Lisa. Oh. Era qualcos'altro. quest'ansia sommessa. era quasi franto e non mostrava pi— che un po' di bianco nel taglio delle palpebre convulse. con la sua pelle bruna. che baci avrebbe avuto. escogitare e tuttavia si aveva sempre in s‚ il bisogno prepotente di parlare. lutt… di quando in quando la turbavano e la opprimevano.

di cui avesse sentito ancora la nostalgia fra le dal sote- e rab- . se un uomo fosse stato capace di creare un solo fiore come quello! Ma nessuno era capace. -. L… aspett•. braccia forti. si mise in cammino per cercare il luogo indicato dalla contadina. nessun eroe e nessun imperatore. mani delicate. arrossate le. Ella giunse con un panno di lino. mostra ci• che mi hai portato di bello! Molto di bello gli aveva portato: labbra forti e assetate. ma sotto il collo e gi— per la persona era bianca e nera. Oh. Boccadoro rest• solo. sapendo che una donna era in istrada e non recava altro cke amore. Molte donne l'avevano lasciato all'alba e alcune se n'erano andate piangendo. e quando sent• sul suo corpo le mani di lui. se mi amano e per una notte d'amore violano la fede coniugale.rispose lui. quali non aveva mai conosciute. Boccadoro fu felice con lei. Poi ella se n'and• sospirando. si stacc• con pena. abbronzato dal sole. se interrogava il suo cuore.Dopo. dai quali spesso temono d'esser picchiate?". semplice e. C~P•TOLO Vlll Boccadoro aveva gi… camminato a lungo. perch‚ ritornano subito tutte ai loro mariti. la sua pelle brivid• e nella sua gola si modul• un suono come quello di un gatto che fa le fusa. Sapeva pochi giochi. Solo pi— tardi si ricord• del pane e del lardo e mangi• in solitudine. dappertutto desiderato e favorito dalle donne. Quando il sole cal•. nobile. ma era meravigliosamente vigorosa. --Per te.--Mangia! -. Veramente egli non aveva rivolto a nessuna quell'invito.lo. di rado pernottando due volte nello stesso luogo. Parole ne sapeva poche. Era bello aspettare cos•. malgrado tutta la forza. quale felicit…. denti forti e brillanti. a nessuna aveva suggerito quell'idea. Era un amore infantile e cupido. stringeva come se volesse spezzare il collo al suo amante. non poteva rimanere. meno di Llsa. ingegnosa.Non ho fame di pane. era gl… notte alta.. vedeva che la libert… gli era cara e non ricordava una donna amata. nessun papa e nessun santo. ho fame di te. egli li amava. ma pi— d'uno non aveva neppur la meta della chiarezza e della sapienza. affettuose sensibili. -.. Quale godimento. ma in fondo alla sua gola cantava una musica dolce e allettatrice. I verSi di Virgilio eran belli. felice e triste insieme. ancora pudico. dimagrito dal vagabondaggio e dalla scarsit… del cibo. dell'ingegnosa bellezza di quella spirale. pi— d'una volta egli aveva pensato: "Perch‚ nessuna rimane con me? Perch‚. Nessuna l'aveva pregato sul serio di rimanere. --disse. Lo snod• e glielo mise davanti. secondo cui le minuscole foglioline si ordinavano su per lo stelo. che opera incantevole. in cui aveva avvolto un grosso pezzo di pane e una fetta di lardo. nessuna l'aveva mai pregato di prenderla seco ed era stata pronta per amore a dividere con lui le gioie e le angustie della vita errabonda.

ma non aspuassero ad altra comunanza con lui che non fosse quella breve e senza parole di una notte nel fieno o sul musco? Era perch‚ viveva da vagabondo e i sedentari provavano orrore per la vita dei senza-patria? O dipendeva proprio solo da lui dalla sua persona. a odorarle: acquist• un orecchio finissimo per ogni sorta di voce e pi— d'una volta dal suo semplice suono sapeva indovinare con sicurezza il genere della donna e la sua capacit… d'amare. timide e ben protette! Ma imparava volentieri anche dalle donne. le giovanissime. aperto a ogni seduzione: e per questo appunto seducente egli stesso. In breve non impar• solo molte qualit… e molte arti d'amore. era quel suo candore infantile. Cominci• per tempo ad accorgersi che forse il senso del suo vagabondaggio stava proprio in questo. Impar• anche a vedere le donne nella loro variet…. nulla ch'ella non provocasse da lui. a sentirle. accogliendo in s‚ le esperienze di molte amanti. un modo di baciare. forse era nella sua natura che le donne lo desiderassero e lo trovassero bello. non faceva nulla a una donna ch'ella non bramasse. anche se l… le attendevano le busse? Non si stancava d'imparar dalle donne. E tuttavia gli riusciva strano e un poco triste che l'amore si mostrasse sempre cos• fugace. al pudore e alla spudoratezza. Questo era ci• che ogni donna dai sensi accorti intuiva subito in Boccadoro. che non avevano ancora marito e non sapevano nulla. che forse egli era sospmto da una donna all'altra appunto perch‚ potesse imparare a esercitare con sempre maggior finezza. Al buio. una rotula muoversi entro il ginocchio. ma poi ritornassero ai loro uomini. un gioco speciale. Forse era guesto il suo destmo: Imparare a conoscere le donne e l'amore in mille modi e in mille . quella sua innocenza curiosa della brama. cos• amate. egli era presso ogni donna amata proprio COSi come essa lo desiderava e lo sognava. col tatto delicato delle dita imparava a distinguere una chioma femminile o una qualit… di pelle o di pelurie dall'altra. quell'essere aperto e meravigliosamente pronto a ci• che una donna poteva desiderare da lui. Boccadoro accondiscendeva a tutto. ora ingenuo come un ragazzo iniziato per la prlma volta. Era giusto questo? Era cos• sempre e dappertutto? O dipendeva da lui. Senza saperlo. e con la stessa rapidit… con cui divampava fosse anche sazio. ora raffinato ed esperto. questa capacit… di conoscere e di distinguere. variet… e profondit…. che le donne lo desiderassero come una bella bambola. ad occhi chiusi. ma erano quasi sempre irraggiungibili. con l'altra impetuoso e intraprendente. a tastarle. Egli intanto imparava. La sua bellezza da sola non sarebbe bastata a condurgli cos• facilmente le donne. Con sempre nuovo rapimento contemplava gli infiniti modi diversi come una testa poteva reggersi sul collo.braccia di quella che le era succeduta. una particolare maniera di darsi o di difendersi. al sospiro e al riso. quello delle donne come il suo. questo lo rendeva il suo beniamino. un gesto. Pi— l'attiravano invero le fanciulle. una capigliatura staccarsi dalla fronte. di esse poteva innamorarsi con ardore. Era pronto al gioco e alla lotta. era insaziabile e docile come un bimbo. Ognuna gli lasciava qualcosa. con l'una delicato e paziente nell'attesa.

e. nell'autunno e nell'inverno passati aveva fatto la sua esperienza. qui non dimentlcava nulla. un avvertimento divino l'aveva indotto a unirsi a una schiera di pellegrini e ad espiare cos• la sua giovent— peccaminosa. Era il prmcipio d'autunno. A quale scopo ci• dovesse servire. presto le notti sarebbero diventate fredde. al ritorno aveva trovato il padre morto e la casa vuota. quattro. come Boccadoro venne a sapere a poco a poco. qui le esperienze si accumulavano e si ordmavano da s‚. Chlese cibo e asilo per la notte. per cul rlmanere. sentiva solo di essere in cammino Se per il latino e per la logica aveva certe attitudini .il suo latino era molto deficiente e lo inceppava ad ogni passo. Le due figlie tenevano gli occhi bassi: la maggiore aveva diciotto anni. e non senza preoccupazione pensava ai mes venturi. s'era sposato. poich‚ ormai cominciava la vecchiaia. Offerse dunque a Boccadoro un abito nuovo e libero asilo. trovarono un bel panno marrone. Si era dato tutto alla vita guerresca e mondana. s'era accinto a scrivere una minuta relazione del suo pellegrinaggio.confess• al glovane. ad . Anche l'abito nuovo era assai deslderabile. da lui raccolti. Era autunno: Boccadoro sapeva quel che ci• significava per un vagabondo. Il vecchio parlo con modestia al giovane della sua passione per la dottrina e per i libri gli mostr• un piccolo cofano pieno di scritti. per il gioco con le donne era eccezionalmente dotato. e altre donne. certo non sapeva. Boccadoro giunse al castello di un aglato cavaliere. con cui fecero confezionare un abito ed un berretto per Boccadoro. qui imparava senza fatica. molti. aveva perduto la moglie e allevato le figliole. Fu accolto cortesemente. se voleva correggergli in bella copia CiO che aveva scritto fino allora. vi aveva fissato la sua dimora. cos• come taluni musicisti sanno sonare non un solo strumento.forme diverse fino alla perfezione. singolari e sorprendenti . Ma dopo la prlma colazione ll cavaliere lo prese da parte e lo condusse m una stanza ch'egli si era arredata per scopi speciali.non per• doti rare. dove conducesse. Aveva gi… messo insieme parecchi capitoli. finch‚. nell'inverno la vita del vagabondo era dura. uno scrittoio che s'era f atto costruire e una provvista di bella carta e pergamena. gravemente malato. ma tre. Accett• senza esitare Dopo pochi giorni la dispensiera del castello doveva aprire l'armadio delle stoffe. Questo bravo cavaliere era stato a scuola in giovent—: poi. non se ne vedevano. quando gi… da un anno o due vagava per il mondo. Era andato a Roma e perfino a Costantinopoli.per l'amore. ma . Un giorno. la mlnore sedici appena: Lidia e Giulia. e quando il cavaliere ud• che lo straniero aveva studiato e sapeva il greco. Veramente il cavaliere aveva pensato al nero. lo fece passare dalla tavola dei servl alla sua e lo tratt• quasi come suo pari. che aveva due figlie giovani e belle. Ma sopra tutto piacque al giovane la prospettiva di rimanere ancora a lungo nella stessa casa con le due belle sorelle. e poi aiutarlo a continuare. Il giorno dopo Boccadoro voleva proseguire: non c'era per lui nessuna speranza di poter conquistare una di quelle belle e bionde damigelle.

Furono accolti molto cortesemente e subito il letto di Boccadoro fu trasportato dalla camera dei forestieri nello studio. Procur• cos• un gran godimento al cavaliere che non gli era avaro di lodi. fece amicizia coi cani e pot‚ cavalcare a suo placlmento.Boccadoro trov• pi— d'un passatempo: prese parte alla caccla e dal cacciatore Enrico impar• a tirar con la balestra. trattava Lidia come una dama. La voce e qualcosa nello sguardo di lei gli avevano appena rlvelato la sua compiacenza e la sua brama. Egll accondiscendeva a tutto. rlusciva con la sua conversazione a trattenere le fanciulle a tavola un po' pi— a lungo del solito. operarsi un mutamento . Nel castello . giunsero a cavallo un signore di un possedimento vlCmo. o parlava con un cane o con un cavallo. Venne fuori cos• un tore. Un giorno arriv• una visita. Ogni giorno passavano almeno due ore a quel lavoro.una specie di grande masseria fortificata .una specie di veste da magister. oppure col cacciatore Enrico o con la dispenslera Lea. ma il suo ospite non ne volle sapere e riusc• a dissuaderlo. rivolgendogli molte domande curiose. Boccadoro partecip• con gioia al festoso trambusto e sublto s accorse d'attirare l'attenzione della signora straniera. In quell'autunno le foglie indugiarono a lungo sugli alti frassini del cortile. informandosi della vita del convento. ma qua e l… trasform• anche le brevi frasi impacciate in eleganti periodi latini. La minore era la pi— bella. e lo trattava come una besha rara d'erudito. la giornata mite ll aveva indotti ad una gita pi— lunga del consueto e cos• erano arrivati fin l… e chiedevano alloggio per la notte. vennero ammazzati alcuni polli e cercati pesci al mulino. ma cos• sdegnosa che non diceva quasi una parola con Boccadoro. con crescente attenzione. fra rispettoso e canzonatorio. in giardino rimasero fioriti a lungo gli asteri e le rose. non sarebbe stato difficile fare all'amore. ma sempre con un fare da gran dama superiore e un po' beffarda. Lidia. e Boccadoro non solo corresse i molti vocaboli inesatti ed errati. era contento e sentiva d'aver fatto un progresso. la camera fu messa in ordine per i visitatorl. che abitava vicinissima. Egli trattava ambedue col massimo riguardo ed ossequio. una grossa vecchia che aveva una voce maschile e una gran voglia di ridere e di scherzare o mfine col guardiano dei cani o con un pastore. Rilessero insieme ci• ch'era stato scritto fino allora. con solide costruzioni e una perfetta eonseeJ~tio tem por~m. dopo cena. e quando. fiera per timidezza. Con la moglle del mugnaio. che egli noto anche. Delle due figlie del cavaliere era entusiasta. ma egli si teneva riserbato e faceva l'ingenuo. che gli stava benPIo ida paggiO e un po' da Caccia Anche col latino non and• male. ma l'una e l'altra sentlvano la sua vicinanza come una corte assidua. o quando Lldia in cortile o in giardino gli rivolgeva talvolta la parola e Sl permetteva qualche piccolo scherzo. La plu giovane si chiudeva tutta. Di rado lo si vedeva solo. La maggiore. aveva trovato con lul un tono speclale. Giulia come una monachella. con sua moglie ed un palafreniere.

e la destra di lul. continu• a raccontare aneddoti di convento e sent• che la straniera pi— che le storie ascoltava intensamente la sua voce insinuante. Complet• nella sua immaginazione quello che a loro era vletato. I suoi occhi brillavano. Anche gli altri stavano attenti. dell'imperatore e del vescovo. Lidia ascoltava. Lidia era presente quando gli ospiti salirono a cavallo. Le tre donne lo sentivano ciascuna in modo diverso: la piccola Giulia con violenta riluttanza e resistenza. mentre montava in sella. e mentre i due signori parlavano del raccolto. egli rimase incantato non tanto di quel gioco quanto dell'ansia cupa e silenziosa. larga e ferma. quando scorgeva o intuiva che il ginocchio di Boccadoro sfiorava sotto la tavola quello della straniera. i pensieri d'amore. Lidia con un doloroso tumulto del cuore. ciascuno dei quali era carico di significato e rovente di ardore. ud• i loro baci. li vide abbracciati. respingendo ogni invito di rlmanere pi— a lungo. il suo padrone con benevolenza. di lotta reciproca gli volavano intorno come Dopo cena Giulia si ritir•. disse parole d'addio: ma non sapeva quel che faceva. Gli altri rimasero ancora un'ora. La mattina seguente il cielo era coperto. Lidia non l'aveva mai udito parlare COS•: era come sbocciato. nella sua voce cantava la fellcit…. l'ospite con volto impassibile. e vedeva intessersi fra i suoi fili lenti una fitta e dolce rete di domande e di risposte. Poi non dorm•. soffiava n vento umido. tutti i suoi sensi erano concentratl nello sguardo con cui osserv• la dama posare il plede. una blanda resistenza e la pi— viva gelosia. e per met… della notte stette in ascolto col batticuore. fredda come una piccola monaca. con cui Lidia lo seguiva con occhi curiosi e fiammeggiantl. di sguardi. Si chino sotto la tavola e sfior• con una carezza il piede e la gamba della dama: vide Lidia impallidire e mordersi le labbra. convinta che i due si sarebbero trovati insieme. a proposito di nulla. e l'ospite. con la sua candela nel candeliere di terracotta lasci• il terrazzo. ma toccato anch'egli dal fuoco che ardeva nel giovane.in Lidia: divent• chiusa e taciturna e comincl• a osservare lui e la dama. di dedizione. fra le mani di Boccadoro. la moglie del cavaliere con soddisfazlone ragglante. insistette per partire subito. sentlva il contatto sul suo proprio corpo e sussultava. . Boccadoro sentiva tutte queste ondate che rifluivano a lui come risposte segrete alle sue seduzioni. Infine egli lasci• cadere con intenzione un coltello per terra. implorava l'amore. e tremo persino d'agitazione. Quando durante la cena festosa il piede della signora prese a giocare sotto la tavola col piede di Boccadoro. e. che ondeggiava fra l'intimo desiderio. un negligente chiacchierio. tutta accesa. La fanciulla aspirava l'atmosfera con avidit… e insieme con orrore. di piccoli gesti. afferrare la scarpa e strmgere per un momento con forza il piede della donna. temendo e desiderando al tempo stesso che il cavaliere ingannato sorprendesse gli amanti e trafiggesse col suo pugnale il cuore di quell'abominevole Boccadoro. strinse loro la mano. c'era un fremito di volutt… nell'aria. fra Boccadoro e la dama. di accenti. era gi… notte avanzata. e che le allungava il volto e le faceva ardere gli occhi. di reslstenza.

ancora ieri sera ero in dubbio. sent• il cavallo scaldarsi sotto di. Fiera.Partiti gli ospiti. Presto l'avrebbe raggiunta. Per campi di stoppie e di maggese. i campi acquattati. Quel giorno il loro latino non avanz• di molto. ma cavalli e cavalieri erano riscaldati dalla corsa. che meraviglia che tu sia fuggita da me! Cos• ho veduto per la prima volta che mi vuoi un po' di bene. apparentemente indifferente. Dopo una mezz'ora ud• risonare in basso la voce imperiosa di Lidia e condurre innanzi un cavallo. spron• il suo cavallo e si diede alla fuga. e gli rideva il cuore. smontiamol Balz• rapido dal cavalio e nello stesso istante afferro le redini di lei. continu• a cavalcare come se nulla fosse stato. come se fosse sola. cavalc• respirando a pieni polmoni nella giornata grigia. Com'era bello! Ah.chiam• sottovoce. cara devi essere stanca. per la landa e per tratti di palude coperti di canne e setoloni. incontro al vento d'autunno fresco ed umido. --Lidia! Ella rimase muta. mentre con piccoli gridi affettuosi eccitava il cavallo. serrando sempre pi— il trotto. il cavaliere s'affacci• alla finestra e guard• gi— sorridendo e scuotendo la testa. Boccadoro era distratto. Egli Si lana• verso di lei.s‚ e il suo stesso sangue mfocarsi. Ella non diede risposta. usc• inosservato sul suo cavallo. Sulla cresta alta di un colle. lo conged• prima del solito. Sceso nel cortile. i gruppi d'aceri. il suo signore. poi di nuovo sulla landa bruna e deserta. Egli le dava la caccia come ad una preda. --Com'era bello. Solo quando hai cercato di sfuggirmi. ora riapparlva con capelli al vento. l'ho capito a un tratto. Ora scompariva. nella campagna scolorita. ma poi riconduceva lo sguardo alla sua meta. benevolo. vederti cavalcare da lontano~ I tuoi capelli vo`lavano dietro di te come una saetta d'o ro. Boccadoro dovette ritirarsi nello studio a lavorare. i boschetti di ontani. perch‚ non gli scappasse un'altra volta Ella lo guard• pallidissima e. Egli spinse il cavallo accanto al suo e i due animali proseguirono tranquilli l'uno di fianco all'altro. appena ella si vide inseguita. mentre usciva a cavallo dal cortfle. quand'egli la depose a ter . nitida contro il cielo nuvoloso color di cenere. Non si volt• verso l'inseguitore. Quando Lidia lo sent• vicino. traversando vallette di ontani e pinete imporrite. rinunci• alla fuga e mise il cavallo al passo. scoperse la figura di Lidia. Bella. Non lo sapevo. eretta sopra il cavallo che trottava lento. --Lidia! -. le rive fangose degli stagni. con occhi sereni coglieva a volo le caratteristiche del paesaggio. alla bella fuggitiva. poi entrambi seguirono con lo sguardo Lidia. Lidia.

quando pot‚ parlare. E colpa mia. Che sciocchezza era stata! Le parole non erano necessarie nell'amore. finch‚ riusc• a dominarli.Sono cos• cathvo? -. anch'egli sent• che c'era qualcosa di cui dolersi. Appoggi• dolcemente il volto sul ginocchio di lei e il contatto gli fece subito bene. Quanto imbarazzo. scoppi• in lacrime. Boccadoro. taceva e guardava lontano. Ma non ostante tutto ci• ch'ella aveva detto. e l'amore non conosce pudore.ra. le sue labbra si fecero ancor pi— sdegnose. vleni a tender lacci a me! Non sai davvero che cosa sia la vergogna. -. Non disse pi— nulla. poich‚ lo sguardo con cui ella lo fissava era cos• beilo e infelice. Come puoi credere che io ti voglia bene? Dimentichiamo questo! Ma come posso dimenticare ci• che ho dovuto vedere ieri sera? -. perdonami! Tu domandi se non ho pudore.noi parliamo ora di cose di cui non si dovrebbe parlare. e anche la sofferenza che le contraeva le labbra era amore. il dolore di lei gli si comunic•.Ah.rispose lui umile. Con ogni riguardo egli la condusse qualche passo avanti. Gi… da un po' Boccadoro si era pentito delle parole che le aveva dette prima di farla scender da cavallo. Dipendeva dall'aver parlato. Poich‚ non venne. Rimase inginocchiato davanti a lei e. S•. lo guard• con gli occhi umidi e ripet‚: --Non hai dunque proprio pudore? -. erano parole impertinenti. a te non s'addice di parlarmi cos•. Egli non si era mai trovato in una situazione simile. Non essere in collera! Pareva quasi ch'ella non udisse. Immobile. Riusciva a stento a metter fuori le parole.leri sera? E che cos'hai veduto? --Ah. egli vedeva nel suo occhio l'amore. Egli credeva al suo occhio pi— che alle sue parole Ma Lidia aveva atteso una risposta.Sei un seduttore di donne. non mentire cos•l Era orribile e impudente quello che facevi con quella Signora davanti ai miei occhi! Non hai vergogna? Perfino la gamba le accarezzastl. come se fosse sola. Ma era un po' perplesso e triste e anch'ella continuava ad apparire triste: sedeva immobile. -. vedi. la fece sedere sull'erba inaridita e le s'inginocchi• accanto. sotto la tavola. lottava energicamente. faceva quella bocca amara e fissava lo sguardo lontano. . Ma ti voglio bene. come sei cattivo! --cominci•.Perdona. avrebbe dovuto tacere. non far cos•. sotto la nostra tavola! Davanti a me. davanti ai miei occhi! E ora che quella se n'Š andata. Lasciami dimenticare quello che mi hai detto dianzi. -. Ella lottava coi singhiozzi. certo ne ho. -.

baci• con dolcezza le sue dita sottili. ne sent• la palma con la nuca. NARCISO E BOCCADORO 311 lice di amarti. conosceva le dita lunghe e agili dalle unghie lunghe rosee e ben arcuate. egli affond• il capo In quella mano. belle fortemente arcuate delle sue dita.disse lei. Boccadoro pensava con gioia e commozione alla corrispondenza che esisteva fra la forma elegante e giovanile del ginocchio di Lidia e le unghie. Allora sent• la mano di lei posarsi timida e lieve come una piuma sopra i suoi capelli. mentre scendevano dai cavalli e gi… accorreva un garzone di stalla. Non ci hai mai pensato? la conosceva quasi come la propria. si alzarono. Che sciocchi! E all'ultimo istante. Riconoscente si strinse a quel ginocchio. --Ti prego. -. infantile. ella comparve nello studio. salirono sui loro cavalli. con gli occhi chiusi. Andarono di galoppo. quando il padre fu uscito.dobbiamo andare a casa. Come era bella Lidia. ma era amore. lasci• che la sua guancia e la sua bocca parlassero con lui. Riconoscente. partirono.. Il cuore di Boccadoro era al colmo della felicit…. eppure gli pareva d'aver ricevuto un dono ed era tutto pieno di lei. -. su quel ginocchio. Boccadoro.E ora d'andare! Egli sollev• il capo. la guard• teneramente. E il suo volto rimase. con le guance. In quel momento le dita lunghe e tenere parlavano timide con le ciocche dei suoi capelli. sussurr• all'orecchio di Boccadoro.Non avremmo dovuto arrivare tutti e due insieme. rapida e ardente: --Dimmi se stanotte sei stato presso quella donna! -Egli scosse ripetutamente la testa e s'accinse a toglier le redini dal suo cavallo. --Si pu• baciare solo la propria sposa. non lo respinse. Il loro linguaggio era infantile e trepldo. Egli obbed• subito. alzati. Nel pomeriggio. la cui forma nobile e allungata gli s'impresse dentro a poco a poco. Sono contento quando ti vedo cavalcare e quando sento la tua voce e quando le tue dita mi accarezzano i capelli. Allora ella disse: -. Cara mano! pens• mentre sentiva sul suo capo la carezza delicata. . cos• infantilmente pura e delicata! Non l'aveva ancora baciata. Come andr… a finire? io non ci penso. Egli aveva gi… pi— volte osservato e ammirato quella mano. e solo quand'erano gi… quasi a casa e stavano per entrare nel cortile ella esclam• sgomenta: -. Sar• contento quando ti potr• baciare.quanta mestizia! Ma il ginocchio accolse benevolo la sua guancia..

-- E proprio vero? -- domand• subito con passione; ed egli cap• immediatamente ci• che intendeva. -- Perch‚ allora hai giocato con lei, cos• vergognosamente e l'hal fatta innamorare? --Tutto era diretto a te,--diss'egli.--Credimi, avrei preferito mille volte carezzare il tuo piede che il suo. Ma il tuo piede non Š mai venuto a me sotto la tavola, non mi hai domandato se ti voglio bene. --Mi vuoi bene davvero, Boccadoro? -- Oh s•! --Ma come andr… a finire? -- Non lo so, Lidia. E neppur me ne curo. Sono fe--No, non ci ho mai pensato. E perch‚ dovrel lu sai come me che non puoi diventare mia sposa. -- E cos•. E poich‚ tu non puoi diventare mio marito e rimanere sempre con me, hai fatto molto male a parlarmi d'amore. Hai forse creduto di potermi sedurre? --Non ho creduto e pensato nulla, Lidia; io penso in genere molto meno di quel che tu creda. Non desidero altro se non che tu mi voglia baciare. Parliamo troppo. Gli amanti non parlano. Io credo che non mi VuOi bene. - Stamattina hai detto il contrario. - E tu hai fatto il contrario! --lo? Che vuoi dire? -- Prima di tutto sei scappata di galoppo quando mi hai visto giungere. Allora io ho creduto che tu mi amassi. Poi non hai potuto fare a meno di piangere, e io ho creduto che fosse perch‚ mi volessi bene. Poi, quando la mia testa era appoggiata al tuo ginocchio, mi hai accarezzato, e io ho creduto che fosse amore. Ma ora non dimostri di volermi bene. --lo non sono come la donna di cui ieri accarezzavi il piede, tu sembri abituato a donne di quella fatta. --No, grazie a Dio, tu sei molto pi— bella e pi— fine di lei --Non voglio dir questo. --Oh, ma Š cos•. Sai tu come sei bella? -- Ho uno specchio. --Ci hai mai veduto la tua fronte, Lidia, e poi le spalle, e poi le unghie, e poi le ginocchia? E hai veduto come tutto questo si assomiglia ed Š in armonia, come tutto ha la stessa forma, una forma lunga, distesa, definita e molto slanciata? L'hai veduto?

--Come parli! Veramente non l'ho mai veduto, ma ora che lo dici so ci• che intendi. Senti, sei un gran seduttore, ora tenti di rendermi vana. -- Peccato, non riesco proprio a contentarti. Ma perch‚ debbo tenerci a renderti vana? Sei bella e vorrei mostrarti che te ne sono grato. Tu mi constringi a dirtelo a parole; potrei dirtelo mille volte meglio che con le parole. A parole non ti posso dar nulla. A parole non posso neppure imparar nulla da te, n‚ tu da me. --E che cosa dovrei imparare da te? --lo da te, Lidia, e tu da me. Ma non vuoi. Tu vuoi amare solo colui di cui sarai sposa. Egli rider…, quando vedr… che non hai imparato nulla, neppure a baciare. --Ah, nel baciare dunque vorresti istruirmi, signor magister? Egli le sorrise, Se anche le sue parole non gli piacevano, poteva tuttavia sentire dietro quel tono saputo, un po violento e artificioso, la sua verginit… che, assalita dalla concupiscenza, se ne difendeva con sgomento. Egli non rispose pi—. Le sorrise, cattiv• con gli occhi lo sguardo inquieto di lei, mentr'ella non senza resistenza cedeva al fascino, avvicin• lentamente il proprio volto al suo, finch‚ le labbra si toccarono. Sfior• lieve la bocca di lei, che rispose con un piccolo bacio infantile e poi s'aperse come in doloroso stupore, quand'egli non le permise di staccarsi. Con dolce insistenza egli segu• la bocca che fuggiva, finch‚ questa ritorn• esitante verso di lui, e senza violenza, insegn• alla fanciulla ammaliata come si riceve e come si d… un bacio, finch‚ ella, esausta, lasci• cadere il viso sulla sua spalla. Egli non la scosse, aspir• felice il profumo dei suoi folti capelli biondi, le mormor• all'orecchio parole tenere e consolanti e in quel momento si ramment• del giorno in cui, scolaro ignaro, era stato iniziato al mistero dalla zingara Lisa. Come erano neri i suoi capelli, com'era bruna la sua pelle e come bruciava il sole, e l'erba vizza di san Giovanni come odorava! Quanto tempo era passato, da quale lontananza gli ribalenava davanti! Com'era appassito presto ci• che poc'anzi fioriva ancora! Lidia si drizz• lentamente, col viso trasformato, i suoi occhi innamorati lo guardavano grandi e seri. --Lasciami andare, Boccadoro, -- disse, -- sono stata tanto tempo con te. Oh, caro, caro! Ogni giorno trovarono la loro ora segreta, e Boccadoro sl lasclava guidare interamente dall'amante: quell'amore di fanciulla lo rendeva meravigliosamente felice e lo com-

moveva. Talvolta per un'ora intera ella non voleva far altro che tenere le mani di lui nelle sue e guardarlo negli occhi, poi si congedava con un bacio infantile. Altre volte baciava con abbandono, insaziabile, ma non tollerava di essere toccata. Una volta, arrossendo intensamente

e con uno sforzo su se stessa, nel desiderio di procurargli una grande gioia gli lasci• contemplare un seno; lo estrasse timida dalla veste; quand'egli, in ginocchio, l'ebbe baciato, lo ricoperse con cura, sempre rossa fino ai capelli. Parlavano anche, ma in un modo nuovo, non pi— come il primo giorno; inventavano nomi l'uno per l'altro, ella gli raccontava volentieri della sua infanzia, dei suoi sogni e dei suoi giochi. Spesso parlava anche di quel loro amore, che le sembrava ingiusto, poich‚ egli non poteva sposarla; ne parlava triste e rassegnata e adornava il suo amore col segreto di quella tristezza come un velo nero. Per la prima volta Boccadoro si sentiva non solo desiderato, ma amato da una donna. Un giorno Lidia disse: --Sei tanto bello e sembri tanto sereno, ma in fondo ai tuoi occhi non c'Š serenit…, c'Š solo tristezza; come se i tuoi occhi sapessero che la felicit… non esiste, che ogni cosa bella e cara non rimane a lungo presso di nol. Tu hai gli occhi pi— belli che ci possano essere e i pi— tristi. Credo che sia perch‚ non hai patria. Sei venuto a me dai boschi, un giorno riprenderai il tuo cammino e tornerai a dormire sul musco e a vagare per il mondo... Ma la mia patria dov'Š Quando partirai, avr• ? bens• ancora un padre e una sorella, una camera ed una finestra, dove sedere pensando a te; ma una vera patria non l'avr• pi—. Egli la lasciava dire, a volte sorrideva, a volte rimaneva turbato. Non la consolava mai con parole, solo con lievi carezze, tenendo la testa di lei sul suo petto e mormorando sommesso magici suoni vuoti di senso, come quelli che le nutrici mormorano ai bimbi per acquetarli, quando piangono. Un giorno Lidia disse: -- Vorrei un po' sapere, Boccadoro, che cos'avverr… di te; tante volte ci penso. Non avrai una vita comune n‚ facile. Ah, pur che ti vada bene! Qualche volta penso che dovresti diventar poeta, uno che ha sogui e visioni e sa esprimerli bene. Ah, tu girerai tutto il mondo, e tutte le donne ti ameranno, ma tu resterai solo. Ritorna piuttosto al convento dall'amico di cui ml hai raccontato tante cose! lo pregher• per te, perch‚ tu non debba un giorno morire solo nel bosco. Cos• parlava talvolta, seria e pensosa, gli occhi smarriti. Ma poi sapeva ridere ancora e cavalcare con lui per la campagna nell'autunno avanzato, o proporgli indovinelli scherzosi e tempestarlo di fronde secche e di ghiande lucenti. Una sera Boccadoro era nel suo letto, in attesa del sonno 11 suo cuore era greve: greve e forte gli pulsava nel petto, con una sensazione dolce e dolorosa, traboccante d'amore, traboccante di tristezza e di perplessit…. Sentiva il vento novembrino scuotere il tetto; era ormai abituato ad aspettare a lungo prima che giungesse il sonno, Recitava fra s‚, come soleva ogni sera, un inno a Maria: Tota pul~bra e, Maria, et maeula originalis non est in te. Tu laetitia Israel,

Tu advo~ata pe~atorum! L'inno penetrava nella sua anima con la sua musica placida, mentre fuori cantava il vento, cantava del peregrinar senza pace, della foresta, dell'autunno, della vita dei vagabondi. Egli pensava a Lidia e pensava a Narciso e a sua madre; gonfio ed oppresso era il suo cuore inquieto. A un tratto sussult• e sbarr• gli occhi incredulo: la porta della camera s'era aperta, nel buio entrava una figura avvolta in una lunga camicia bianca, entrava silenziosa Lidia, a piedi nudi sull'impiantito, chiudeva piano la porta e si metteva a sedere sul suo letto. -- Lidia -- bisbigli• lui, -- colombina mia, mio fiorellino bianco! Lidia, che fai? --Vengo da te, -- rispose, -- solo per un momento. Voglio vedere una volta come sta nel suo lettino il mio Boccadoro, il mio cuor d'oro. Si coric• accanto a lui e rimasero in silenzio, mentre i loro cuori battevano forte. Ella si lasci• baciare, lasci• che le mani di lui giocassero ammirate con le sue membra: di pi— non era permesso. Dopo un poco allontan• dolcemente da s‚ quelle mani, lo baci• su~li occhi, si alz•

tacita e spar•. La porta cigol•, nell'armatura del tetto il vento scricchiolava e soffiava. Tutto era pieno di magia, di mistero, di ansiet…, di promessa, di minaccia. Boccadoro non sapeva quel che pensasse o facesse. Quando dopo un assopimento inquieto si ridest•, il suo guanciale era bagnato di lacrime. Ritorn• dopo alcuni giorni, il dolce fantasma bianco, e rimase presso di lui un quarto d'ora, come la prima volta. Cinta dalle sue braccia, gli sussurrava all'orecchio: aveva tante cose da dire, che le facevano pena. Egli l'ascoltava affettuoso, sostenendo il corpo di lei col braccio sinistro e carezzandole con la destra le ginocchia. --Mio Boccadoro, --diss'ella con voce smorzata e con la bocca sulla guancia di lui, -- Š cos• triste che io non possa diventare mai tua! Non durer… pi— a lungo la nostra piccola felicit…, il nostro piccolo segreto. Giulia ha gi… qualche sospetto, presto mi costringer… a rivelarglielo. Oppure se n'accorger… il babbo. Se egli mi trovasse qui vicino a te, mio uccellino d'oro, la tua Lidia la vedrebbe brutta; se ne rimarrebbe con gli occhi pieni di lacrime a guardar su verso gli alberi e vedrebbe il suo diletto, appeso l… in alto ciondolare al vento. Ah, senti, fuggi piuttosto, fuggi subiito, prima che mio padre ti faccia legare e impiccare. Ho gi… visto impiccare un uomo, un ladro. Non voglio veder te, fuggi piuttosto e dimenticami; pur che tu non debba morire. Doruccio, che gli uccelli non vengano a beccare i tuoi occhi azzurri! Ma no, mio tesoro, non devi andartene... ah, che far• se mi lasci sola? --Non vuoi venire con me, Lidia? Fuggiamo insieme, il mondo Š grande! --Sarebbe molto bello, -- disse lei con voce dolente,

io reco disonore a tutta la casa. qualunque cosa Lidia facesse. entrambe gli erano parse appetibili. era di una bellezza non comune. AhimŠ a noi Š vietato . una bambina e ora pareva onnisciente! Senza dubbio era pi— bella di Lidia. ad entrambe senza distinzione aveva fatto la corte. forse non lo capisci. sono una ragazza cattiva. potremmo essere tanto felici! Non me lo permetti? Ella respinse la mano di lui.ah. questo non ti Š permesso. -. -. Curiosa l'impressione che gli faceva questa Giulia. ma Giulia pi— bella e pi— seducente. Mio :lro devi lasciarmi e tornar a dormire con le zingare e con le contadine. dovr• finire col vederti impiccato. Tu. non posso. egli riconosceva spesso con stupore la differenza fra la brama e l'amore. tanto bello percorrere con te il mondo intero! Ma non posso. Ed io. Talvolta faceva la corte con ricercata galanteria alla piccola Giulia. noi due siamo nati per soffrire. Egli non avrebbe mai trasgredito un divieto.No. un cenno suo. non sono immaginazioni. L'anima della fanciulla gli si era rivelata e gli era diventata cara: nell'infantilit…. Ma in qualche segreto recesso della mia anima sono ancora fiera.. senza indignazione ma con forza. mio povero piccolo. va prima che ti prendano e ti leghino! Non saremo mai felici mai. Non posso! Non sarei capace come non potrei mangiare in un piatto sudicio o dormire nel letto di un lebbroso. qualunque desiderio o giudizio esprimesse. e del resto era assolutamente necessario mantenere buoni rapporti con questa persona importante. Devi lasciarmi questo. E non posso nemmeno disonorare mio padre. I suoi sensi restavano inappagati e il suo cuore si ribellava spesso con violenza a quella soggezione. piccolo zingaro.disse. nell'inclinazione alla tristezza pareva simile alla sua. Doruccio.-. Ah. Egii le sfiorava lieve le ginocchia e tentando una delicata e intima carezza chiedeva: --Fiorellino mio. va. Ma soffriva. Da principio aveva guardato le due sorelle con gli stessi occhi. -. non dir nulla. altrimenti non potr• pi— venire qui in camera tua. che ora aveva l'ingenuit… d. e si scost• un poco. Era meravigliato egli stesso di quanto potere ella avesse su di lui.. spesso era profondamente stupito e incantato nel constatare come quell'anima corrispondesse al corpo che l'ospitava. da rinunciare per amore perfino a possederla interamente. Io faccio male. A me Š proibito. un desiderio. No. e l… nessuno pu• entrare. nella tenerezza. la sua parola e l'atteggiamento della sua anima erano perfettamente improntati al taglio dei suoi occhi e alla forma delle sue dita! . da entrambe non aveva tolto gli occhi di dosso. unita con quella sua ingenuit… infantile un po' saccente. aveva per Boccadoro una grande attrattiva: spesso era vivamente innamorato di Giulia. Ma poi quale potere aveva acquistato Lidia su di lui! Ormai egli l'amava tanto. Non posso dormire nel bosco e vivere da vagabonda e avere fili di paglia nei capelli. ingannandola fin dov'era possibile.no. tutto ci• che sarebbe buono e bello. e questa. io verr• rinchiusa e poi mandata in un convento. E proprio da questa forte attrattiva che la sorella esercitava sui suoi sensi. Talvolta si sforzava di liberarsi.

belle quelle notti insonni. la linea delle sue sopracciglia. con tanti imbarazzi. vedeva di rado la piccola. In poche settimane quel- . ma nei momenti d'oblio poteva guardarlo con ammirazione e cupida curiosit…. nei sogni avidi gustava furtivamente della loro intimit…. il profilo della sua testa. sopra foglietti che teneva ben celati.sapevolezza. e aveva tentato di disegnare a memoria. esperienze e stati d'animo da sedentari. Con Giulia la situazione s'era fatta un po' critica. forse terribile. anima e corpo. la bella e capricciosa creatura guizzava fra i due amanti come una fiamma irrequieta. Era diffficile vivere cos• come viveva allora: amato. aveva questo diritto. a cui erano stati fino allora abituati i suoi desideri amorosi. n‚ di quei facili appagamenti. ma non mai placati. tutto era cos• scabroso. Provocante e perturbatrice. talvolta andava perfino a trovarla nel letto e respirava allora con segreta avidit… nella zona dell'amore e del sesso. ah. bello e delizioso tutto. rassegnato della sua voce. ora lasciava scorgere una pericolosa con. tutte quelle complicazioni e quei sentimenti aggrovigliati? Non erano sentimenti. Chi ne soffriva di pi— era Lidia. in cui egli credeva di scorgere le forme fondamentali e le leggi secondo cui era plasmato l'essere di Lidia. da gente amante delle stanze riscaldate? Non aveva egli il diritto del vagabondo senza esigenze. ia sua mano. A volte Boccadoro si meravigliava di non essersene andato da un peZZo. ogni giorno ed ogni ora Il loro amore poteva essere scoperto e la loro felicit…. Evidentemente ella intuiva l'ondata d'amore in cui nuotava la sorella maggiore. ed era un pazzo a cercare l• una specie di patria e a pagarla con tante sofferenze. E tuttavia lo faceva e soffriva. con la mente agitata e col cuore oppresso. cos• dii~cile e inquieta avere una fine. e in cuor suo si sentiva felice. Con Lidia era spesso molto affettuosa. e i suoi sensi si volgevano pieni di curiosit… e di desiderio a quel paradiso.Questi momenti. cos• pericoloso! Specialmente non bisognava con trariare e offendere Giulia. la sua follia senza speranza. in brevissimo tempo s'era trasformata da una bambina in una potenza. talvolta vedeva lo sguardo di lui posarsi sulla sorella con un godimento pieno d'ammirazione. Boccadoro. con gli istinti sempre eccitati e affamati. n‚ di una felicit… permessa e durevole. senza che il suc intelletto caparbio volesse ammetterlo. A Boccadoro mostrava una freddezza e un'avversione esagerata. soffriva volentieri. eppure era una meraviglia! Meravigliosa era la tristezza cupa e pur bella di quell'amore. complicato e faticoso vivere in quel modo. ora si fingeva ignara. di sottrarsi a quelle complicate delicatezze e di ridersene? S•. come il suono perduto. Non osava dir nulla. e per di pi— in continuo pericolo. quando parlava del suo amore e della sua ansia. come l'espressione dolorosa delle labbra di Lidia. Perch‚ rimaneva l• e sopportava tutto. avevano spesso suscitato in Boccadoro il desiderio di fissare e riprodurre qualcosa di quella figura. Era sciocco e diffficile. il suo ginocchio. ma senza speranza. sfiorando maliziosa il mistero proibito e vagheggiato. fuorch‚ ai pasti. Lidia inoltre non poteva non accorgersi che Boccadoro non era insensibile alle grazie di Giulia. da legittimi. con tratti di penna. Altre volte invece lasciava capire in modo quasi offensivo che sapeva del fallo segreto di Lidia e lo disprezzava.

alla siccit…. La notte. Aveva sognato di sua madre e di Narciso: vedeva ancora distintamente le due figure. Le due sorelle quel giorno avevano avuto un litigio. A colazione mangiarono una minestra di farina. guazz• nella neve. alla neve. le immagini d'un sogno. un chiarore nuovo. ma Š ancora qui! Una mattina Boccadoro si dest• nel suo letto poco dopo l'alba e rimase un pezzo a meditare. Non era pi— un ragazzo. Lo colp• il contrasto fra l'inquietudine del suo cuore e la placida rassegnazione del mondo invernale: come campi e boschi. Ma ci• che doveva rendere indimenticabile a Boccadoro quel primo giorno d'inverno accadde quando gi… s'era fatta notte da un pezzo.l'espressione di dolore s'era diffusa sul suo volto giovanile. colli e lande s'abbandonavano tranquilli. quando mi sveglio. ma non sapeva decidersi a parlarne al suo diletto e a metterlo in ansia. quando tutta la casa fu immersa nel silenzio e nella tenebra. per sentir battere il suo cuore e per attinger conforto dalla sua vicinanza. mentre ancora gli aleggiavano intorno. era gi… vicino Natale. Lidia venne da lui come al solito. la tast• con le mani. con mansuetudine commovente. ma pi— maturo e pi— ricco nell'anima. Era turbata e inquieta. Con la sua voce dolce e smarrita Lidia gli diceva: -Non devi esser triste. con che dolce e bella pazienza aceri e frassini portavano il loro carico invernale! Non era possibile divŠ ntar come loro. e sentiva che anch'egli in quelle poche settimane era diventato diverso e pi— uomo: non pi— saggio di prima. non pi— felice. d'averti comunicato la mia ansia e la mia pena! Di notte faccio sogni cos• strani! Cammino sempre in un deserto. di cui Boccadoro non sapeva nulla. sconnesse. sempre dovr• andare cos•. e gli era diventata consueta. ai rosai curvi sotto l'insolito peso. Giaceva cos• silenziosa sul cuore di lui. Quando si fu liberato dalle fila del sogno. lo udiva sussurrare di tanto in tanto qualche parolina affettuosa e sentiva la sua mano fra i capelli. ma tu non ci sei e io so che ti ho perduto e che sempre. alla pioggia. che entrava dalla stretta apertura della finestra. tutti parlavano della prima neve. sola. anche le ragazze erano gi… state fuori. lo vedr• ancora. forse per qualche settimana. Balz• in piedi e corse al davanzale: vide questo. gli si mise accanto senza dir parola e gli appoggi• la testa sul petto. Poi. Quell'anno la neve giungeva tardi. non devi esserlo per causa mia. al vento. al sole. tutti. il tetto della scuderia. pass• nel giardino e guard• di l… dalla siepe imbiancata. cammino e cammino e ti cerco. cos• vasto e cos• tetro che non so dire. Perdonami d'averti reso triste. non importa. io vorrei solo farti lieto e vederti felice. Il cavaliere raccontava dei paesi del Sud. Ma a un tratto . Boccadoro avrebbe tanto voluto ritrarre le linee di quel volto. penso: oh gioia! oh meraviglia! egli Š qui. dove la neve non cadeva mai. temeva che Giulia la tradisse. imparare da loro? Usc• pensieroso nel cortile. lo colp• una luce strana.non era ancor passato molto tempo . ma pi— esperto. forse per qualche giorno. l'ingresso del cortile e tutta la campagna fuori risplender bianchi azzurrognoli nel manto della prima neve dell'anno.

vieni pure. egli si preoccupava di Lidia.. come se avesse ricevuto una coltellata. -come si sta nel tuo letto. --Altrimenti ti gelano i piedi. -. aggrappandosi a Boccadoro. gettato sopra la semplice camicia. di esso. ed ella s'abbandon• tacita e curiosa a quella mano tentatrice. Ella scivol• fuori da un mantello. perch‚ Lidia aveva affondato il viso nel cuscino e giaceva immobile.--le sussurr• all'orecchio. che nello sgomento non riconobbe subito. Anche Boccadoro si spavent• non poco. solo poco tempo prima. ma con segreta volutt…. avrebbe corrisposto ai suoi desideri. Quella mano gl'insegnava tante cose! Mentre faceva conoscenza con le belle membra di Giulia. Allora. con un tono di scherno e di gioia maligna. Intanto per•. avrebbe pure proseguire a lei era stata le labbra sfiorava Lidia e con l… mano dovuto costringere Lidia a darglisi. ma anche il lato ridico!o ii esso. -. vide col cuore oppresso che era Giulia. e lo lasci• cadere in terra. come si fa con un gattino.Non mi piace restare in camera cos• sola. quando vide aprirsi la porta della camera ed entrare una figura. sentiva il contatto dei fianchi di Giulia. -. Giulia. non oppose resistenza. inducendola cos• a poco a poco a sollevare almeno il viso e a volgerlo verso di lui. Solo quando l'apparizione fu vicina al letto e si chin• sopra. Con un gemito.disse Boccadoro gettando indietro la coperta. egli sentiva per la prima volta non solo la bellezza senza speranZl del suo amore per Lidia. O mi prendete con voi e stiamo a letto in tre. immobili nell'attesa.--noi soffriamo delle pene inutili. Boccadoro per acquetarla le sfior• i capelli con la guancia e con mano lieve le carezz• le anche e le gino®hia. -. ma con voce malsicura.Dovevo pur vedere una volta. e per un momento egli non pot‚ esimersi dal pensare quanto quella situazione. cos• gli pa- reva mentre con Giulia.Ma s•. mentre dall'altra parte la sua mano teneva la sorella sotto l'incantesimo. sommesse note d'amore. avvinta e raccolta ne sent• il fascino. . le mormorava all'orecchio le consuete. Boccadoro con una fanciulla per parte. Lidia ricadde indietro. Amarla e rinunciare un'assurdit… e un'ingiustizia.ricominci• lei. senza far rumore.Ella sal• sul lettino stretto ed egli riusc• a farle un po' di posto a stento. o vado a svegliare il babbo. questa. opper il suo cammino. Come potremmo esser felici tutti e tre! Facciamo dunque quello che vuole il nostro sangue! Ella si ritrasse con orrore e la brama di lui cerc• rifugio presso la sorella. durante questa specie di scongiuro.ella sussult• atterrita e si drizz• a sedere con gli occhi sbarrati. Con una strana inquietudine. le baci• la bocca e gli occhi. e la coscienza di quanto fosse penosa e bizzarra tutta la situazione cresceva in lui fino a diventare insopportabile. -. lusingata dalla sua mano. che mia sorella visita tanto volentieri. Egli avrebbe dovuto. disse: -. --Cuor mio. Alfine furono coricati tutti e tre.

Della partecipazione di Giulia all'avventura non aveva detto nulla. Lidia rimase desta ed angustiata finch‚ la luce scialba del giorno si diffuse sopra la neve. Quando Boccadoro si present• nello studio all'ora consueta. Giulia verso il mattino. e respir• quando la casa risprofond• nel silenzio.--disse il cavaliere. andiamo! Giulia trasal•. Le due sorelle guizzarono via dalla camera. Ella si rizz• a un tratto. appena ud• sulle scale il passo di suo padre. A quel sospiro. che poteva tradirli tutti. volgendo . si ritrovarono soli e pensosi. s'era messo gli stivali. Tosto s'alz•. Boccadoro le segu• con l'orecchio. tacite e furtive. usc• e gli chiese un colloquio. Boccadoro e Giulia dormivano ancora.rispose con un lungo sospiro tremante di volutt…. combattuto da opposti sentimenti. in scarpe da casa e abito di feltro. giacch‚ anche le due sorelle. attraverso il cortile e fuori del portone. s'alz• in silenzio. Boccadoro s'addorment• solo dopo mezzanotte. di solito intento alle sue scritture. Boccadoro prese dal chiodo il berretto e segu• il suo signore gi— per le scale. gett• via le coperte. che gi… il cavaliere sapeva tutto ci• che Lidia aveva creduto di comunicargli. la baci• e le sussurr• con ardore: -Domani. ma rimaSero sveglie ciascuna nel suo letto. bast• a mostrarle il pericolo. si vest•. Ma Boccadoro. s'era risolta a por fine ad ogni cosa. la commosse e. balz• in piedi ed esclam•: -. offeso e deluso in tutti i suoi istinti. in cielo indugiava ancora l'aurora. mentre le dita dei piedi le si contraevano per il freddo sul pavimento di pietra. la violenza incauta di quel grido. Pareva che uno spirito di sventura e di contraddizione. il giovane seguiva. raggiunta la loro camera. che il demone dell'assurdit…. silenziose e sdegnose. dopo essere stati insieme in una situazione strana e contro natura. il cuore di Lidia si contrasse di gelosia come se vi avessero stillato dentro veleno. dell'isolamento e dello smarrimcnto si fosse impadronito della casa. Senza tentar di distinguere fra la preoccupazione per la virt— adolescente di Giulia e la propria gelosia.la concili•. che malgrado l'oscurit… non sfugg• all'altra. domani! Lidia attendeva ritta e scalza.--debbo fare un giro con te. cap• subito di che si trattava.Giulia. s'inginocchi• davanti al suo piccolo Redentore di legno e preg• a lungo. la giubba ed aveva cinto la spada. Il cavaliere precedeva in silenzio. non si sentirono di venire ad una spiegazione. Giulia. Cos• i tre giovani. Le loro suole scricchiolavano sulla neve lievemente gelata. vide che il cavaliere. --Mettiti il berretto. Raccolse da terra il mantello di Giulia e glielo avvolse intorno alle spalle. con un gesto umile e sofferente. l'abbracci• in fretta.

e riprenderai la tua vita di va~abondo. seduto in mezzo alla palude deserta. percorsa tante volte a cavallo: sapeva che di l… dalla palude gelata c'era un granaio del cavaliere. --Ora continuerai solo. di fame. Quel distacco gli riusciva amaro. di tribolazione. mai pi— le due sorelle. quell'esser condotto via cos• senza una parola. il signore davanti. I bagliori rosati nel cielo nuvoloso erano svaniti. la terra straniera. verso il tetto ripido. a cui da qualche tempo s'era disabituato. coperto di neve. fin che Boccadoro fu scomparso dietro la cresta del primo colle. e nella luce scialba del mattino nevoso i suo viso incorniciato dalla barba grigia sembrava spento Rimase come un fantasma e non si mosse. .pi— volte gli occhi indietro verso il castello. senza poter far nulla. entrambi senza parlare. gli faceva male. Ma quell'andare cos• in silenzio dietro quell'uomo solenne e offeso. Per dopo avrebbe provveduto il oomani. Ma egli non ci credeva. il sole non ~nllnto cominci• a nevicare lent~mf ntl niccoli fiocchi CAPI~OLO IX Boccadoro conosceva la regione.S~o dovessi un giorno ricomparire nelle vicinanze della mia casa. e pi— oltre una casa colonica. pensava a lei con tenerezza. No la sua vita non era in pericolo. Cammin• finch‚ fu stanco. in uno di questi due luoghi avrebbe potuto sostar‚ e pernottare. Ma se tu osassi ritornare. Infine il freddo lo cacci• via. -sempre in questa direzione. la tua vita sarebbe perduta. sarest' ucciso. tuttavia il cuore gli si stringeva dolorosamente. sapeva di stento. sostava sotto un frassino brullo e solitario. che Dio ti perdoni! Rimase cos•. e tuttavia dalla sua vastit…. non aveva che da scappare e il vecchio sarebbe rimasto l… con la sua spada. Mai pi— avrebbe riveduto quel tetto e quelle finestre. mai pi— quello studio e quellfl camera da letto. Molto allettante non era. verso la finestra della sua camera. Oh. finch‚ tutto scomparve e non pot‚ scorgere pi— nulla. Il cavaliere era armato. Non voglio vendicarmi. Ho ormai finito d'andare a cavallo" pens•. in quella giornata d'inverno gelida e accigliata. Boccadoro cominci• a pensare al suo destino. mondo immenso! La neve cadeva rada. A poco a poco lo riprenoeva quel senso della libert… e della terra straniera. Finalmente il cavaliere s'arrest•. regnava un silenzio immobile e infinito. Camminarono cos• per un'ora. di quel povero timido cuore? Gli faceva tanta pena. alla quale eri ni hitl ltr. fino in capo all'universo. s'alz• con le gambe irrigi- . -. Che n'era mai di Lidia. E ora va. Da tempo s'era abituato all'idea di una partenza improvvisa. forse lo avrebbe ucciso. dove era conosciuto. dalla sua grandezza ed inesorabile asperit… veniva al cuore viziato e sconvolto di Boccadoro un suono rassicurante e quasi di conforto.disse con voce spezzata. avrei dovuto essere pi— prudente e non lasciare un uomo cos• giovane a contatta con le mie figliole. lontano i dossi selvosi e le nubi si confondevano in un solo grigiore. gli diventava di passo in passo pi— penoso. mentre. Il pericolo era minimo.

-. come una martora o una volpe. avrei un cavallo e mi sentirei padrone del mondo!". ho da Debbo tornare veduta un momento solo. Temporale in signore corre in su e in gi—. Una bella giornata ci hai procurato. che puntava ostinatamente su di lui. -. -. -.-. non posso fermarmi. Ma il signore non deve accorgersi che sono uscito. lagi~ter Boccadoro! Sono contento di essermela svignata per un poco. --Dove vai. Ma quando nel cavaliere riconobbe il giovane stalliere Gianni. con quegli occhi azzurri chiari come l'acqua e con quel viso di buon ragazzo impacciato. Un'idea fulminea gli travers• la mente: "Se riuscissi ad uccidere questo cavaliere. non . Nella lunga corsa per la campagna deserta gli vennero meno i pensieri. sopravvivere in quel freddo inospitale. per ammazzare quel caro e buon figliolone. Fuggire sarebbe stato inutile. senza vera e propria paura. rimase dunque in attesa. In quel momento scorse il cavaliere e riconobbe da lontano un cavallo della stalla del suo signore. le costrinse a poco a poco ad un passo di marcia.Dl'.Hai gi… fatto un bel pezzo di strada! Ecco. -. e con questa commissione! Mi costerebbe la testa! Prendi dunque! Gli porse un pacchetto. Credette d'udire in lontananza uno scalpitar di cavallo e si guard• attorno stupito. debbo solo salutarti e consegnarti questo. bisognava avere un cuore di sasso! Lo salut• con cordialit… e salut• anche affettuosamente il cavallo Annibale. Gianni. ma con ansiosa Curiosit… e con un certo batticuore. indietro.Pane? Una crosta debbo avercela ancora. non pot‚ fare a meno di ridere. Poi fece per ripartire. come re Saul. Gianni? -.domand• Boccadoro.Da te.dite. --Non ti ha incaricato di nulla? Non hai una letterina? --Nulla. che Boccadoro ritir•. che lo riconobbe subito.Della signorina Lidia.Salutarmi da parte di chi? -. tutto il resto non era importante. L'ho casa. gli accarezz• il collo umido e caldo. -. la scarsa luce della giornata fosca pareva gi… declinare. il Dunque.Senti ancora un momento solo! Tu. consegnarti codesto pacchetto. sarei un signore. sai. bisognava mantener caldo il corpo. e possibilmente non morire subito l• nell'aperta campagna.rise il ragazzo coi denti brillanti. per quanto dolci e belli fossero. Non era pi— il caso di pensare o di coltivar sentimenti. -. Possibile che lo inseguissero? Afferr• il piccolo coltello da caccia che teneva in tasca e prepar• aperto il fodero di legno. raggiungere un asilo per la notte. null'altro.Si frug• nelle tasche e ne cav• fuori un pezzo di pan nero.domand•.E che cosa fa la signorina? -. Gianni. non hai in tasca per caso un pezzo di pane? Dammelo! -.

ben avvolto nella lana. che dolore e piacere potessero essere simili come fratelli. . neanch per denaro. evidentemente un lavoro che Lidia aveva fatto per lui. neanche in cambio d'un altro. e. La contadina di cui era ospite partor• nella notte e Boccadoro assistette: eran corsi a chiamarlo sul suo pagliericcio. senza che ne comprendesse il perch‚. Alla luce della fiaccola di pinastro. Se vengono i lupi. Rimise in fretta la giacca. Dentro trov• un giubbetto a maglia di lana grigia e forte. e ora doveva andare. Gli rincresceva moltissimo che potesse capitar qualcosa a magi~ter Boccadoro. il ragazzo ripart• a cavallo. Pass• la notte nel granaio e il mattino per tempo riprese la marcia. e nel prosciutto era aperta una piccola fessura. rallegrandosi della bella cinghia di cuoio con cui era legato. glielo avesse chiesto perfino santa Genoveffa! Ecco. un pezzo di prosciutto. Per molte notti sogn• il cavaliere e la sua spada e le due sorelle. nascose la moneta d'oro nella tasca pi— sicura. sospinto dal freddo e dal vento gelido. o che so io. ma in fondo non era diversa: lo stesso contrarsi in una specie di smorfia. ma il suo coltello. Era la prima volta ch'egli assisteva ad un parto. e gli rincresceva tanto. lo stesso accendersi e spegnersi. sarebbe meglio che avessi in mano qualcosa di solido.potresti cedermi il tuo coltello da caccia ? Io ne ho uno piccolo. si allacci• la cinghia intorno e continu• il suo cammino attrdverso i campi. si sentiva stanco. non aveva voglia di chiacchierare e di essere interrogato. Ci• che scorse in quel volto di partoriente parve almeno a lui degno del pi— vivo interesse. no. che non avevano pane ma una zuppa di miglio. lo sorprese in modo strano. non lo avrebbe ceduto mai. in cui stava un ducato d'oro lucente. perplesso. coi doni di Lidia in mano. poi si tolse la giacca e s'infil• il giubbetto di lana: teneva un bel caldo gradevole. per molti giorni la solitudine e la tristezza gli oppressero il cuore. Ma dal contadino non voleva andare. e gli augurava buona fortuna. Poi sciolse l'involto. oh no. Boccadoro rimase l• nella neve. Di scritto nulla. ebbe una rivelazione inattesa: le linee di quel volto contratto che gridava erano ben poco dissimili da quelle ch'egli aveva viste in altri volti di donne nel momento dell'ebbrezza d'amore! L'espressione della grande sofferenza nel volto umano era pi— violenta e pi— sfigurante che l'espressione di un grande godimento. era ora di raggiungere un luogo di sosta. Una delle notti seguenti trov• asilo in un villaggio presso poveri contadini.. Qui l'aspettavano nuove esperienze. Boccadoro lo segu• con gli occhi e con una strana sensazione di dolore al cuore. sebbene l… avrebbe avuto pi— caldo e certo anche del latte. Ma di questo Gianni non volle assolutamente sapere... fissava con occhi ardenti e stupiti il volto della donna e si sent• arricchito a un tratto di una nuova esperienza. Questa rivelazione. mentre osservava con grande curiosit… il volto della donna in preda alle doglie.. in realt… non trov• altro da fare che tener il lume mentre la levatrice s'affaccendava. c'era anche qualcosa di duro. perch‚ prestasse aiuto. Si strinsero la mano.

perch‚. rimase un'altra notte nel villaggio e rese felice la donna. incontrata la mattina dopo la notte del parto e che rispose subito all'interrogazione dei suoi occhi innamorati. Il re di Boemia Š mio fratello. Ma Š meglio. il pi— per• lo lascia fare a me. perch‚ il giorno seguente nello stesso villaggio incontr• un compagno. Da allora. e si lasci• facilmente persuadere a continuare il cammino insieme. Se non avessi ammazzato la belva. Quell'indugio condusse a una nuova vicenda.Qualcos'altro ancora gli Cdpit• in quel villaggio. che conquist• subito il giovane camerata. il curioso fratello esclam•: --Di accademie ne ho frequentate abbastanza. 11 saeeula aeeulort~m amen. quand'era stato ospite nei casolari o nei villaggi. ficcava il naso in ogni stalla e in ogni cucina e non pareva disposto a lasciar la borgata prima che ciascuna casa gli avesse pagato il suo tributo. e prese alloggio nella modesta casa d'uno di loro. e sulla metafisica della salsiccia di fegato poche volte furono dette cose cos• sostanziali come le esposi io nella mia tesi di laurea a Leida. arniCe. in ogni caso in due si era pi— forti e c'era meno da temere Ma prima di proseguire. corro come un misero porco per le terre tedesche. e l'altro ieri. che lo salut• con squarci di latino e si present• per un gollardo vagante. dopo tutti gli amori eccitanti delle ultime settimane e le loro delusioni. un perticone avventuroso di nome Vittore. sono chiamato lo spauracchio dei contadini. che il suo istinto si trovava di nuovo appagato. tuttavia c'era in quel vagabondo indurito alle fatiche qualcosa che gli piaceva. sono stato a Colonia ed a Parigi. Per amor di una vicina. Raccontava ai contadini della guerra in Italia . vera o sballata che fosse la storia del lupo ammaZzato. egli girava di capanna in capanna. poich‚ era la prima volta dopo tanto tempo. mio piccolo collega. Alla sua domanda dove fosse stato scolaro e qual meta avesse il suo viaggio. signor collega. dall'aspetto fra il prete e il brigante. con la cara anima torturata da fame e sete incommensurabili. e in fin dei conti un arrosto di lepre non s'Š mai sentito cos• bene come nel mio povero stomaco. aveva una certa paura di quel lungo tanghero ispido e delle risate poco gradevoli con cul accompagnava i propri scherzi. e. ancora poco avvezzo a quel l'allegria disperata e al latino dei goliardi vaganti. voleva adoperarmi malamente per salvare la vita a un lupo semiaffamato. e la mia professione Š d'insegnare il latino alle donne giovani e di far passare per incanto le salsicce dal camino nel mio ventre La mia meta Š il letto della moglie del sindaco. Egli non faceva come aveva fatto fino allora Boccadoro nelle sue peregrinazioni. vivere giorno per giorno. attaccava discorso con ogni donna. frate Vittore voleva parlar latino coi contadini come diceva lui. spietato come sono i padri. Boccadoro. quantunque l'et… dello studente l'avesse passata da un pezzo. non ti sarebbe mai toccato l'onore di fare la mia simpatica conoscenza. per l'anima mia poveretta. difficilmente mi sar… risparmiato l'obbligo di dedicarmi alla fastidiosa carriera dell'arcivescovo. Quest'uomo dalla barbetta aguzza salut• dunque Boccadoro con una certa cordialit… e con quel gaio spirito del vagabondo. e il padre di noi tutti nutre lui come me. se non sar• mangiato prima dalle cornacchie.

aveva imparato diverse cose da Vittore. che si diventa vecchi che sulla faccia da bambino cresce la barba e si formano ie rughe. e all'improvviSO Ci s'accorge d'essere ospiti brutti e sgraditi. o in uno studio ben riscaldato. piccolo Boccadoro. registrarsi con gli occhi acuti e vigili ogni volto. che fosse stato dappertutto. o della sua Curiosit…. fino a farla scoppiare. non mi pare che tu sia destinato a girovagare un pezzo. Ma guarda. che aveva patito la fame e il freddo e nella dura lotta per una misera vita pericolante s'era fatto accorto e sfrontato.e cantava presso il focolare la canzone della battaglia di Pavia. L'abitudine divenuta istinto di riferir tutto ai tre grandi bisogni del vagabondo. impressionare con un linguaggio pittoresco e impudente da ciurmatore. Boccadoro s'accorgeva ch'era un vagabondo navigato e scaltrito. poche volte alla sua preghiera cortese gli era stato negato il diritto d'ospitalit…. in un dolce e tiepido talamo. e gli uomini pensano: ® O Dio. intanto che raccontava o spacciava discorsi eruditi. ed esplorare palmo a palmo ogni angolo di bosco e di campagna in cerca di un luogo adatto per sostare o per dormire.assicurarsi contro il pericolo della vita. Del resto. bello e hai un aspetto cos• innocente. storpiar latino e atteggiarsi a Scienziato. appena varcata la soglia di una stanza. ogni scodella e ogni pagnotta. Dopo tre giorni •i marcia in comune. o della sua paura: eran tutte arti in cui Vittore era diventato maestro. tornerai ad appiattarti in qualche luogo dove si vive pi— comodamente. Riconoscere la vicinanza di abitazioni umane dai segni meno appariscenti. trovare un asilo per la notte e procurarsi il cibo. Piaci alle donne. ora conquistarla con le lusinghe. costui Š innocuo. di fette di pera regalate. e. ogni cassetto che si apriva. sei giovane. sarebbe un giorno divenuto anch'egli cos•? L'indomani si misero in cammino e per la prima volta Boccadoro speriment• il vagabonoaggio in due. Tali dunque diventavano quelli che vivevano a lungo da vagabondi. Vesti anche abiti cos• eleganti. che ti si potrebbe prendere per un . E cos• istruiva spesso il suo giovane compagno Un giorno questi gli rispose che a lui non piaceva avvicinarSi alla gente con riflessione cos• calcolata e che. o in un bel conventino grasso. far lo spaccone per sbalordire. di pezzi di pane. sebbene non conoscesse tutte quelle arti. a te pu• darsi che vada bene. come pure il grado del suo buon cuore. Boccadoro lo guardava stupito compiere instancabile la sua campagna e cra spaventare la gente. che i pantaloni si lacerano. un uomo che aveva molto veduto e vissuto. e invece della giovinezza e dell'innocenza non parla pi— dagli occhi che la fame: allora uno dev'essersi indurito e aver imparato qualcosa dal mondo. anche di notte. fl grado di benessere o di miseria del proprietario. altrimenti ben presto giace sul letamaio e i cani gli orinano addosso. fratellino. di noci. e intanto si riempiva la camicia sopra la cintura. pareva che sapesse tutto. il lungo Vittore si mise a ridere e gli disse in tono bonario: -. ch'Š un ottimo biglietto d'alloggio. costui non fa male a nessuno! ¯.. anche d'inverno.aveva insegnato molte cose a quell'uomo che girava il mondo da tanti anni. hai mani troppo fini e riccioli troppo belli.Vedi. fiutare istantaneamente. raccomandava alle nonne rimedi contro la gotta e contro la caduta dei denti.

E percorse cos• distanze sempre maggiori. -. e con questa egli. vedendolo cos• adirato. per via degli animali. senza muoversi. ci avrebbe pensato lui. pensando al suo ducato. E ridendo sempre. di castelli o di conventi fra s‚ e la grande paura. ritornerai a cavallo nel tuo castello e ti sposerai la signorina! Ragazzo. Vittore. Ma tu non vuoi. Vittore dichiarava che Boccadoro era stato un asino senza pari ad andarsene cos• e ad abbandonare il castello con le ragazze al buon Dio. E via dicendo. si ritrasse. mentre vedeva le cime degli abeti puntarsi aguzze contro il cielo pallido e sentiva con solennit… e con un poco d'inquietudine il silenzio profondo della notte invernale e il battito solitario del suo cuore caldo e vivo nella quiete fredda e muta. ascoltava il respiro del compagno dormiente. Mangiarono pane e formaggio dalle tasche piene di Vittore. perch‚ aveva freddo.glovane gentfluomo. ritornando senza far rumore. Rimase a lungo appoggiato a un tronco di pino. che cammina solo soletto per il mondo incompren- . naturalmente Boccadoro non doveva farsi vedere. Scoppi• allora il primo dissidio fra i due compagni. Bisognava rimediare. non ne sarebbe uscito senza portar fuori qualcosa di denaro e di viveri. si rifiut• di ascoltare una parola di pi— su quell'argomento o di rivelare al compagno il nome del cavaliere e la via per arrivare a lui. e Boccadoro. questi la sent• cercare e tastare su tutte le tasche e le cu-iture. cos• e cos•. ma. basta. gli narr• un poco delle due figlie del cavaliere. mentre l'altro si coricava sui rami d'abete. Boccadoro protest• e fin• con l'andar sulle furie. e questo in verit… non Š molto gentile e collegiale da parte tua. Vittore. quante nobili sciocchezze hai per la testa! Be'. ragazzo mio. Raccont• del soggiorno in casa del cavaliere e come avesse guadagnato il bell'abito scrivendo latino. per le ferite del Redentore. Poi cominci• a camminare in su e in gi—.disse. Avrebbero ricercato il castello. Pi— forte che mai lo penetr• il sentimento del vagabondo. Boccadoro si vergogn• della sua collera e si mostr• gentile e servizievole. torn• a ridere e prese un fare bonario. sarebbe andato al castello e. fu grato a Vittore quando lo vide cercare un posto per passar la notte e costruire fra due tronchi sul margine del bosco una specie di riparo allestendo un giaciglio di rami d'abete accatastati. per non impedire all'altro di addormentarsi. poi. andiamo pure avanti e geliamoci le dita dei piedi! Boccadoro rimase di cattivo umore e taciturno fino a sera. non abituato a mentire. pass• la mano sui vestiti di Boccadoro. Ma Vittore volle sapere perch‚ aveva lasciato un nido cos• caldo proprio nel cuore del rigido inverno. offerse al compagno la sua giacca di lana per la notte e stabilirono insieme di far la guardia a turno.non romperti i denti! Io ti dico solo che ci lasci sfuggire un buon bottino. poich‚ in quel giorno non avevano trovato alcuna abitazione o traccia d'uomo. e Boccadoro volle vegliare per primo. tu sei un nobiluomo. --Be'. -. Bastava che scrivesse una letterina a Lidia. ma lasciasse pur provvedere a lui. che non ha costruito mura di case.

No. forse un'ora dopo. solo fra le stelle fredde e beffarde. Doveva per• essersi un poco assopito. Egli finse di dormlre. il piccolo coltello da caccia e lo inferse brusca- . n‚ quell'insinuarsi astuto e furtivo. che gli tastavano caute i vestiti. Poche stelle si scorgevano in cielo. nell'altra il ducato. si coric• sul giaciglio e chiuse gli occhi.ora devi dormire tu. un senso d'inquietudine e di dimdenza. Senza muoversi apr• gli occhi e disse con disprezzo: -. -. Poich‚ questi si difendeva e si ribellava. perch‚ sussult• sorpreso nel sentire su di s‚ le mani di Vittore. non riuscendo a liberarsi. inginocchiandoglisi sul petto. Mise la mano in tasca. fu colto a un tratto dal terrore della morte.e lo chiam•. si gir• e rigir• come in preda al sonno.Vattene ora. non si sarebbe sentito mai veramente protetto e sicuro. a quel burlone. e oltre ai pensieri un senso che non confessava a se stesso. qui non c'Š nulla da rubare. si dibatteva violentemente con tutto il corpo. anche se avesse continuato per un pezzo la vita del girovago. l'altro strinse pi— forte. forse Boccadoro non sarebbe diventato mai del tutto simile a lui. mentre l'altro continuava a stringere. estrasse. che lo rese chiaro ed accorto. Boccadoro. In una tasca aveva il suo coltello. egli non sarebbe mai diventato come Vittore. Ma quando. altrimenti domanl non sei m gamba. ma non dorm•: lo tenevano desto pensieri. che gl'ispirava il suo compagno. Quel modo di difendersi dall'ignoto spaventoso non avrebbe potuto impararlo. Dopo parecchio tempo Vittore si svegli• . Boccadoro rimase irritatissimo contro di lui e decise di lasciarlo l'indomani. il mondo lo avrebbe sempre circondato con la sua bellezza enigmatica e inquietante. Gli pareva incomprensibile di aver potuto parlare di Lidia a quell'uomo rozzo dal riso sguaiato. Vittore si chin• di nuovo sopra Boccadoro e ricominci• a tastare. pensava.egli non aveva voluto destarlo . ma in alto le nubi parevano agitate. agit• le braccia e Vittore si ritir•. e un giorno si sarebbe rincantucciato entro delle mura. fra gli animali in agguato.grid•. il ladro afferr• il collo di Boccadoro e cominci• a stringere. Forse quell'uomo accorto e sfrontato aveva ragione. sempre egli avrebbe dovuto tender l'orecchio a quel silenzio. a quello sfacciato mendicante' Era irritato contro di lui e contro se stesso e andava pen sando al modo e all'occasione migliori di separarsi da lui. fra gli alberi pazienti e fermi. un vero e proprio giramondo. in mezzo al quale il battito del cuore era cos• timido e fragile. Era stanco. quegli divenne freddo dall'Ira. ma. che non poteva pi— respirare. e neppure quel genere di buffoneria chiassosa e sfacciata. Vittore avrebbe senza dubbio rubato l'uno e l'altro. Nello spavento del sentirsi apostrofato. -. Boccadoro ubbid•. se li avesse trovati. non un alito di vento. E tuttavia sarebbe rimasto sempre senza patria e senza meta.sibile ed ostile. --Vieni. quell'allegria disperata e parolaia del fanfarone.

ingordamente. Sperduto nella regione deserta e sepolta sotto la neve. senza cibo e quasi senza sonno. assapor• la sua vita salva. egli le seguiva con lo sguardo Irato.sent• la sua voce mormorare. Ansante. Cerc• allora d'alzarsi e il lungo corpo del compagno s'abbatt‚ su di lui floscio e molle. Ma poi si sentiva di nuovo sospinto innanzi e correva avido e disperato in cerca della vita. e nella miseria pi— penosa lo ristorava e lo inebbriava la forza insensata e selvaggia di chi non vuol morire. tutto il sangue che aveva versato e vag• ancora un giorno e una notte senza meta e in preda all'angoscia. non dovevano averlo in pasto no. Boccadoro respir• e tirando il fiato profondamente. aveva un sapore aspro ed eccitante. nessuna traccia d'uomo Qualche cornacchia volava sopra di lui. Dopo un momento le mani di Vittore si allentarono. con un terribile gemito. -.Cara Madre di Dio. chiuse gh occhi e si diede perduto. inginocchiato sul morente. mentre il suo sangue inondava il volto di Boccadoro. -. teneva folli dialoghi con . non aveva pi— altro desiderio che di addormentarsi e morire nella neve. Gli alz• il capo. Dal ginepro coperto di neve coglieva con le mani livide dal gelo le piccole bacche inaridite e masticava quel cibo crudo e amaro. appena fu giorno. soffiandosi sulle mani irrigidite. le sue dita guazzarono nel sangue. fin tanto che un resto di forza gli rimaneva nelle gambe e una scintilla di calore nel sangue.mente e alla cieca. mentre. S'alzava e riprendeva la gara inesorabile con la morte. dalla bocca la vita se ne andava in gemlti vaghi. nell'individuo inginocchiato sopra di lui. Ma infine la sofferenza del corpo lo scosse e pose termine al suo pentimento affannoso. lo ripose nel fodero di legno. senza tetto. vedeva diffonderglisi sul volto il pallore. Correva e correva e nella febbre dell'esaurimento e dell'ultimo sforzo strani pensieri s'impossessavano di lui. mescolato con gll aghi degli abeti. Improvvisamente gli divenne insopportabile rimanere in quel luogo. rabbrividendo. E nella grigla luce notturna vide il lungo compagno stramazzato al suolo. ora l'ho ucciso. si lav• via con la neve. la straordinaria potenza del puro e semplice istinto della vita. sedeva in cima a un colle per una breve sosta e scrutava avido da ogni parte: nulla si vedeva fuor che landa e selva. Raccolse il suo coltello. '`Ora ho ammazzato un uomo" pens• Boccadoro: e continu• a ripeterselo. pi— volte. sempre pi— fiochi. senza via. La morte dell'allegro goliardo gli pesava sull'anima. balz• in piedi e corse vla con quanta forza aveva nei garretti. egli si trov• in grave angustia. quindi in tasca. lo asciug• nella maglia che l'altro indossava e ch'era stata lavorata dalle mani di Lidia per il suo diletto. Ia fame urlava nel suo corpo come una belva feroce. poi mgoiava neve a manate per placar la sete. ma esso ricadde pesante e molle come un sacco. pi— d'una volta si getto per terra esausto in mezzo alla campagna. No. Allora finalmente questi riusc• a levarsi in piedi. quando fece per toccarlo. Dal petto e dal collo continuava a grondar sangue.

corri e tieni bene insieme le ossa. coi piccoli seni di lei. vogliono staccarsi. come va? Ti splende la luna attraverso alle budella giovanotto. carissimo. corri m fretta. il mondo Š pieno di morte pleno di morte. mangione! ¯ Simili discorsi scherzosi sputava e abbaiava per conto suo. Quando stramazz• per l'ultima volta e rimase disteso per terra. Narciso. Ah. continuamente. la sua nuova sapienza. un'ora ancora prima della morte. le brutte tonache nere. Poi. i suoi scherzi. ti tiran le orecchie le volpi? Dici d'aver ucciso un lupo? Gli hai morsicato la gola o gli hai strappato la coda eh? Volevi rubare il mio ducato. le gridava un'infinit… di parole tenere e cercava di sedurla con moine insensate e spudorate: che venisse da lul. Cadeva sui cespugli. ¯ Per un pezzo il misero errante non seppe piu dove andasse. ora taciti. essa guarda dentro dalla finestra e ride e conosce perfettamente ciascuno di voi. gli parlava aspro e beffardo! ® Be'. e allora parlava con Narciso e gli comunicava le sue nuove idee. o astuto fratello. correva contro gli alberi. dove di notte aveva tenuto la fiaccola di pinastro sopra . con la pelurla bionda e crespa sotto le sue ascelle. ¯ gli diceva. madonna Morte. se giacesse per terra o stesse in piedi. sull'albero stanno le cornacchie. dove fosse. la nostra povera gola e il nostro stomaco! Ah. nella sua fuga cieca.se stesso. non rimarranno con noi. tutto al diavolo. e ti ha fatto solletico alle costole? E avevi ancora tutti i sacchi pieni di pane. Cantate pure i vostri salmi e bruaate per bene le candele sull'altare e recitate i vostri vespri e i vostrl mattutini e raccogliete erbe nel laboratorio e raccogllete libri nella biblioteca! Digiuni. ® hai orrore hai veduto qualcosa? S•. lo stupido spaccone! Ma poi i suoi pensieri ed i suoi discorsi s'allontanavano dal povero e lungo Vittore. dietro ogni albero e non vi giova costruir mura e dormitori e cappelle e chiese. eh vecchio mio. che dicesse. di salsiccia e di formagglo. mentre procedeva rigido e inciampando nell'erica secca e coperta di neve. nel cuor della notte la sentite ridere dietro le vostre finestre e pronunciare i vostri nomi. precipitava nella neve e fra le spine. trionfante grazie al divampare a sprazzi della bramosia di vivere. il piccolo Boccadoro ti ha sorpreso. reverendo. trionfava di lui. Parlava. porco. lo scherniva per essersi lasciata ammazZare l babbeo. che si lasciasse cadere la camicina. e ti privera di tutto. ® Hai paura. supplichevole e provocante. un momentino prima ch'egll crepasse miseramente. con le sue gambe. la sul campo c'Š il babau. essa sta su ogni siepe. Ti aiuter… ben lei. ricominciava a bisbigliare. ora ad alta voce. cos• come l'aveva lasciata quella notte. ingiuriava il morto. le nostre povere ossa! Ah. fino alle ossa. Parlava con Vittore l'ucciso. E si vedeva davanti Giulia la bella piccola Giulia. ebbro di sofferenza. Corri. era nello stesso piccolo villaggio dove alcuni giorni prima aveva incontrato il goliardo vagante. vecchio ingordo! Ma guarda un po'. Ma l'istinto m lui era forte e lo spingeva avanti. quel povero briciolo di cervello che abblamo sotto ll cranio! Tutto se n'andr…. che salisse con lui in cielo. amico? Ti privl del sonno.

giornate nella neve. ma dimenticato non era. inzuppata di sangue. perch‚ la giacca di lana era l… con Vittore nella foresta. il sonno. e che male gli aveva fatto la fame. l'amarezza spesso mortale degli stenti. e com'era stramazzato il compagno Vittore. giornate e settlmane aveva passato nella foresta. ed egli stesso come aveva sentito la morte in agguato intorno a s‚ nei giorni di fame. Qualcosa rimaneva che non si poteva esprimere. Non pass• molto tempo che Boccadoro fu di nuovo in gamba e pronto a riprendere il cammino. che colpi le aveva dato. la pi— strana era stata quella di difendersi contro la morte. Il denaro per lui non aveva molta importanza. Era l'unico regalo di Lidia che gli fosse rimasto. l'ansioso tender l'orecchio ai rumori della foresta e degli animali. qualcosa di terribile e anche di prezioso. questo gli era rimasto scritto nel cuore. la notte fredda e paurosa nel bosco sotto quegli abeti. di sapersi piccolo. che la donna gli portava da bere. con nessun altro. misero e minacciato. come i gesti e le espressioni della volutt…. cos• rapido e silenziosol Oh. s'accorse che non aveva pi— il ducato in tasca. ch'eran cos• simili a quelli di una partoriente e di un morente. gli ridiedero la coscienza e il vigore. barcollante e quasi incosciente dell'ultima giornata di fame? Ci pens• e ripens• a lungo. Per giornate intere era stato ospite dei campi estivi. Quando Boccadoro. Ma quella moneta d'oro gli era preziosa per due ragioni. versando a fiotti il suo sangue. che freddo! E come aveva lottato contro la mort`e. e di tutte queste esperienze la pi— forte. la morte spaventosa del compagno. L… rimase disteso e la gente accorse e fece circolo intorno e chiacchier•. la lotta telribile sul giaciglio. l'amore girovago e infedele. L'aveva forse perduto nella marcia spaventosa. con quale angoscla e con quale irata volutt… s'era difeso! Gli pareva che dopo queste esperienze non ci fosse pi— gran che da Imparare. i giorni e le notti di freddo. In due anni appena egli aveva conosciuto smo in fondo la gioia e il dolore della vita vagabonda: la solitudine. e che freddo aveva avuto. e il latte di capra. quasl dimenticato. tutto era ormai lontano. eppure di sentire in s‚ nell'ultima lotta disperata quella forza bella e terribile. Con Narciso avrebbe forse potuto parlarne. giornate nell'attesa paurosa della morte e nella vicinanza della morte. egli non ne conosceva quasi il valore. quella meravigliosa tenacit… della vita. Quel ducato gli era caro. un'esperienZa. Questo aveva lasciato un'eco.la donna partoriente. solo che tutto quanto gli era capitato in quegli ultlmi templ si era come allontanato in un passato remoto. egli non udiva plu nulla. la libert…. La marcia con Vittore. La donna che gli aveva concesso il suo amore lo riconobbe e si spavent• vedendolo in quello stato. un cerchio mtorno al cuore. Il calore della stalla. per . solo superato. ritorn• per la prima volta completamente in s‚. di fame e di delirio. qualcosa di sprofondato ma d'inobliabile. lasci• gridare il marito e trascin• Boccadoro mezzo morto nella stalla. non voleva darlo perduto. ebbe compassione di lui. un gusto sulla lingua. sul suo pagliericcio nella stalla. per essa si era difeso contro Vittore. solo passato. E poi era stata proprio quella moneta d'oro ch'egli non aveva voluto lasciarsi rubare. Come aveva gridato e contratto il viso quella partoriente.

tutto ci• che poteva esservi sulla terra di fehcit…. -. si riemp• gli occhi insaziabili di boschi di monti e di nubi. e al tempo stesso COSi stupido! Si gira il mondo con un ducato sclolto nella tasca aperta? O bambino. CAPITOLO X Il ghiaccio ricominci• a spingere i fiumi in basso. posto alle strette..le sussurr•. ch'egll s'affrett• a dimenticare.disse la donna con tenerezza.Cristina. una volta. il dormire d'estate nella foresta. di villaggio villaggio. Boccadoro riprese la sua corsa in mezzo all'alternarsi vivace delle stagioni. lo aveva ucciso. Molte piogge e molte nevi eran cadute su Boccadoro quando un giorno. i primi freddi cattivi.. eppure tutto a ogni ritorno appariva diverso: il lungo vagare per campi e lande o per strade sassose. --. -. appena ti ebbi coricato qul sulla paglla. perch‚ in quei giorni cambiava la luna e certo il tempo si sarebbe fatto plU mite Cos• avvenne. ella lo trattenne. pi— d'una volta nella sera fresca sedette col cuore oppresso e triste ai piedi d'una finestra llluminata. che rallegr• i suoi occhi e suscit• nel suo cuore . che non ostante la debolezza le gett• le braccla al collo. tuttO ritornava. l'aria era pregna d'umidit…. Fece di tutto per mostrarle la sua gratitudme. che tenendosi per mano ritornavano a casa dopo aver voltato il fieno o colto i luppoli fl prlmo brlvido dell'autunno. Quand'egli ripart•. cammin• di casolare in casolare.--cos• intelligente e fine. sotto le foglie morte tornarono ad olezzar le viole. dall'alto della cresta di un monte vide stendersi dinanzi a s‚ un nuovo paesaggio. ma non dimentic• quel servlzio d amore e quel sorriso furbo e bonario nel volto di contadma. egli ne rimase cos• incantato. prima di mostrargli ll punto della giacca dove glielo aveva solidamente CUCltO. salito su per un bosco di faggi diradato ma gi… verde di tenere gemme. caro pazzerello! La tua moneta d'oro la trovai io. il cui rosso bagliore irradiava. m alto si sentiva gemere il vento australe.Tu? E dov'Š ora? --Cercala. di pace. di donna in donna. -.io avevo in tasca una moneta d'oro ed ora non c'Š pi—. -. due volte. di calore domestico. Dopo aver riflettuto a lungo. quando dopo breve tempo fu di nuovo in grado di marciare e volle rlprendere il cammino. tutta l'avventura di quella notte orrenda perdeva in certo modo ogni senso e ogni valore. dolce e Irraggiunglbile per lui. te ne sei accorto? --fece lei con un sorriso singolarmente affettuoso e furbo insieme. la neve giaceva sul suolo grigia e malata. e il nastro variopinto scorreva davanti ai suoi occhi infinito. Tutto si ripeteva C10 ch'egli credeva ormai di conoscere bene. e lo lasci• cercare davvero un bel po'.Ah. Agglunse una buona dose di consigli materni. --Che curioso ragazzo sei mai. -.--rispose quella ridendo. fece le sue confidenze alla contadina.essa. e. Se ora il ducato era perduto. il gironzolar nei villaggi dietro le schiere delle giovanette.

e si lasciava portar volentieri da quell onda lieta. dopo tanto meditar fra s‚ e s‚ quella serenit… in mezzo a uomini loquaci e soddisfatti.un'ondata di presentimenti. Vide zattere e barconi. riceveva in compenso pane e carne e il permesso di viaggiare con loro. fiut• alle porte delle cantine l'odor di botti e di vino e sulla riva del fiume il profumo fresco dell'acqua che sa di pesce. raggiunse veicoli. Essa lo prendeva con s‚. Trov• un parroco grassotto. Veniva qualcosa di nuovo e Boccadoro se ne ralGi… la sera di quel giorno era in un bel villaggio. era finito per un pezzo quel girovagare senza strade per regioni tutte landa. Ella rideva e chiacchierava volentieri e a lui pareva che la pi— bella cosa sarebbe stata diventar garzone mugnaio e rimanere sempre l…. egli lo sapeva. laggi— c'era un paese ricco e ubertoso. foresta e solitudine. Prima per• volle provare a chieder cibo nella casa parrocchiale. dopo tanta indigenza quel saziarsi ogni giorno di cibo abbondante gli faceva bene. con alcune omissioni e con un po' di fantasia. Fra i tronchi grigi e i rami lievemente ondegglanh vide gi— una valle bruna e verde. inginocchiate sulla terra bruna. in mezzo alla quale luccicava vitreo e azzurrognolo un grande fiume. in una selva o in un'umlda palude. conventi e ricche citt…. nutrito di buon cibo e di buon vino. le grazlose travature delle case a comignolo eran dipinte di rosso. Laggi— scorreva fl fiume e lo fiancheggiava una delle strade pi— belle e piu celebri della Germania. Il giorno dopo contlnu• il suo viaggio sulla strada che seguiva il fiume. e chi voleva poteva viaggiare per giorni e settimane su quella strada. Ormai. Dopo tanta solitudine quel mondo socievole di gente che viaggiava. sulla strada maestra tra il fiume e i rossi vigneti. e pi— s'avvicinava alla citt… vescovile pi— la strada si faceva popolosa ed allegra. che rimase due giorni sul luogo a farle la corte. Sedeva coi pescatori. sorrldevano donne dietro siepi e giardini o. l'ospitavano villaggi e cittadine. c'erano portoni d'ingresso a volta e viottoli di pietra m scalinata. aiutava i carrettieri a dar da mangiare ai cavalli ed a strigliarli. e a sera cantavano fanciulle per le strade dei villaggi. attendevano alla piantagione. osserv• la casa di Dio e il camposanto e non manco di guardarsi attorno in cerca d'un buon granaio. In un mulino una servetta gli piacque tanto. e le giornate primaverili fuggivano raplde e fitte d'immagini. senza temere ch'essa si perdesse a un tratto. alcuni lo raccolsero per un tratto. e dovette passar la sera in lunghi conversari col sacerdote. dopo di che fu accolto gentilmente. castelli. con la testa rossa. dove solo di rado si poteva incontrare un casolare o un piccolo povero villaggio. che lo interrog• e al quale. egll raccont• la sua vita. Il nuovo arrlvato Si aggir• curioso in ogni via e in ogni angolo. come le mlsere straducole di campagna. l… navigavano zattere e barche e la strada conduceva a bei villaggi. dove salire eventualmente per la notte. . di desideri e di speranze Da glorni egli si sapeva vicino a questa regione e l'aspettava m quell'ora meridiana essa lo sorprese e ci• che l'occhio raccolse in quel primo incontro conferm• e rafforz• le sue aspettahve. una fucina gettava sulla strada rosso bagllor di fuoco e sonori rintocchi d'incudine.

Fimta la messa e fattosi silenzio nella chiesa del convento. da quanto tempo non si confessava! 11 numero e la gravit… dei suoi peccati gli parevano notevoli. si sorrisero ed ella lo condusse in una rimessa. che lo guardava e lo stuzzicava con la punta di un salciuolo. ancora caldo della mucca. era una ragazza di contadini. parl• di questo e di quello. le raccont• della foresta e del caprioli. la ragazza era scappata da un pezzo. Era giorno da un pezzo. si lanci• su di lui coi pugni tesi e quegli ebbe da fare a difendersi. stanco a un tratto. aveva tanti plCcoli peccati. sotto gli alberi gi… coperti di foglie. gettando luci sul fiume ed ombre sotto gli alberi. sull'imbrunire and• a fare una passeggiata in riva al fiume. perito per mano sua. Boccadoro. che aveva trovato poco prima lungo la strada e s'era messo in tasca. lasclandola sola. si baciarono ancora una volta. non sapeva perch‚. ma pi— grave di tutto gli pesava sulla coscienza la morte di Vittore. sotto le radici delle piante rumoreggiava e gemeva la corrente. come ll rumore dei sandali sugl'impiantiti. Trov• un padre e gli fece la sua confessione. La ragazza si chiamava Francesca. in un mondo di argento e di silenzio. riusc• a farla sorrldere. la consol• un poco. l'aria fredda della pietra. finch‚ ella accett• anche un bacio. Senti il bisogno di confessarsi e di purificarsi. tanti piccoli vizi. Ma ii confessore pareva conoscere la Vl . gli rincrebbe d'abbandonarla. La sera di quel giorno trov• asilo in un convento. L'acqua scorreva calma e maestosa. Appena vide Boccadoro seduto accanto alla ragazza.Un giorno ch'era in un villaggio. vi pass• sopra la mano e si riaddorment•. dove si poteva dormir meglio. Trov• una ragazza seduta che piangeva: aveva litigato con l'innamorato. le accarezz• la mano. era pronto ad accettare una severa penitenza. che non aveva troppa fiducia nella pace lasci• in asso il suo asilo notturno e prosegu• il cammino per met… della notte al chiaro di luna. Sentiva il desiderio di sgravarsi in qualche modo del suo passato. poco dopo fu di nuovo svegliato dallo stesso solletico. contento. si era calmato e pentito del litigio. quando lo svegli• un solletico sul volto. assonnato. che se n'era andato. Oh. si coric• sotto l'albero pi— vicino e s'addorment•. Egli s'alz• barcollando. Boccadoro rimase m ginocchio. Boccadoro le si sedette accanto e ascolt• i suoi lagni. poi egli rlpart•. Egli le don• un nastro azzurro per i capelll. Ma a questO punto ritorn• l'amato bene a cercarla. la mattina assistette alla messa. su dal colle sorgeva la luna. sapeva di patria e lo commoveva. finalmente per• Boccadoro mise l'avversario fuori combattimento e il giovanotto corse al vfllagglo Imprecando. forse lo commoveva solo il ricordo di Mariabronn e della sua gioventu pla. il cuore gli si gonfi• stranamente di mille ricordi. di notte aveva fatto molti sogni. lieto delle sue gambe robuste. splrante dalle volte. fin che la rugiada gli lav• via dalle scarpe la polvere bianca ed egli. di mutar vita in qualche modo. L• dormuono un poco l'uno accanto all'altra. ma sopra tutto delle coltellate nel collo e nella schiena del povero Vittore. con una strana agitazione in cuore. poi ella cor- se via e ritorn• con un secchiello di latte.

--Molti lo dicono. ? vi prego. Boccadoro ringrazi• con effusione. certo.Altri invece sostengono che non Š una vera Madre di Dio. -. che aspetto ha? --Figlio mio. come gli occhi brillavano e la bella fronte s'incurvava sopra una bocca dolorosa. com'ella stendeva la mano fine e vlrgmea. l'ha donata un benefattore del nostro convento fatta da maestro Nicola. ch'egli si sentiva stringere il cuore. si trov• alle spalle il padre. recit• all'altare le orazloni prescrittegli dal padre e gi… stava per lasciare la chiesa. Usc• dalla chiesa trasformato. Ebbene. che gli parl• e lo attir• straordinariamente. intagliatore in legno nella nostra citt… vescovile.rispose Boccadoro. biasimo e ammon• serio e benevolo. che Š troppo moderna e mondana e che tutto Š esagerato e non Š vero. l'avete veduto! Oh.ta del vagabondo. Gli pareva di vedere l… realizzato qualcosa che gi… tante e tante volte aveva veduto nei sogni e nei presentimenti.disse il sacerdote. mi sembri addirittura entusiasta di lui. a una giornata di viaggio da qui e ha gran fama come artista. Si trova solo da un anno nella nostra chiesa. senza pensare a condanna. A te piace dunque. Il padre se n'and• sorridendo. non inorrid•. a cui tante e tante volte aveva anelato. --Ineffabilmente bella. cos• bello profondo e animato. egli invece rimase ancora a lungo davanti a quella figura misteriosa. Gli artisti di solito non sono santi. tutto questo era cos• vivo. Non si saziava di contemplare quella bocca. come gli pareva di non aver veduto mai.. Si voltava per andarsene. e anch'egli probabilmente non lo Š ma un uomo . --Ti sembra bella? -. quel movimento dolce e affettuoso del collo. il modo come il manto azzurro le cadeva glu dalle spalle esili. il cui petto sembrava respirasse e nel cui volto c'erano insieme tanto dolore e tanta dolcezza. quando un raggio di sole penetr• dalla finestra nel tempio egli lo segu• con lo sguardo e vide allora in una cappelia laterale una figura. Boccadoro s'alz• alleggerito. --Oh. ma poi era costretto a tornare indietro. Era una Madre di Dio in legno. dotato e di grande ingegno. -. Si sentono molte dispute in proposito. ascolt• tranquillo. ditemi qualcosa di lui! Dev'essere un uomo meravigliosamente dotato chi sa creare un'opera simile --Non so molto di lui. da cui s'era confessato. si volse ad essa con occhi innamoratl e la contempl• con devota e profonda commozione. sono contento. Quando finalmente volle andare davvero. va a cercarlo e portagli un saluto di padre Bonifacio.domand• amichevolmente. i suoi passi lo portarono . --Maestro Nicola? Chi Š dov'Š Lo conoscete? Oh . la delicata soavit… con cul stava china. -. Io l'ho veduto qualche volta..

in un mondo completamente mutato.. coi capelli illumlnati dalla luce mite della lampada che pendeva dietro di lei. si scosse la polvere dai vestiti e dalle scarpe. e Boccadoro riusc• a stento a dominarsi e a rispondere solo che aveva una commissione da fargli. Il signore gli disse allora il nome della via dove abitava il maestro. scorse una figura che s'avvicinava al davanzale. Affannato ma felice. che a Boccadoro parve avere quaranta o cinquant'anni. finalmente s'imbatt‚ in un signore vestito di velluto con risvolti di pelliccia e gli domand• dove poteva trovare maestro Nicola. buss• a diverse porte. fin che ella lo condusse dentro. che Boccadoro pens• potesse essere opera dello stesso maestro. riusc• a trovarla. Giunse in una piazza circondata di case fastose. Vide una finestra illuminarsi e. una bellissima fanciulla bionda. citt… e vescovo non gl'importavano. Boccadoro rifer• il . che tante volte aveva deriso negli altri. Egli guard• il forestiero con gli occhi azzurri chiari e penetranti e domand• brevemente che cosa desiderasse. La bella e allegra strada maestra su cui camminava non era pi— quello ch'era stata il giorno innanzi. s'era fatta notte. Cavalieri e cocchi. ai carri e alle carrozze. stava il maestro in grembiule da lavoro: un uomo alto e barbuto. un teatro festoso ed una comoda dimora.. non era pi— che una strada. a forza di do. proprio quando si voltava per andarsene. vide spiccar le torri dietro le mura. la via che conduceva al maestro Egli correva impaziente. quando la citt… si ridest• e ricominciarono i suoi mille rumori. la via che conduceva alla citt…. molte delle quali eran dipinte od ornate di decorazioni plastlche. ma egli riusc• a intenerire la vecchia. vide stemmi scolpiti ed insegne dipinte sopra la porta. Venne una domestica. ch'era la sua officina. entr• col cuore palpitante. e quando Boccadoro. In una piccola sala. La mattina dopo. Boccadoro possedeva quello che non aveva posseduto mai. guard• su alle finestre e poco manc• che non corresse dentro. Dal momento in cui aveva ammirato la dolce e santa figura di legno. ai cavalieri in sella.! mandare. si ferm• dinanzi alla casa del maestro. Che mai voleva da lui? domand• il signore di rimando. e allora forse tutta la sua vita dissoluta avrebbe acquistato un alto significato e un valore. Boccadoro si lav• V150 e mani nel convento dov'era stato ospite quella notte. e rimase molto deluso che quella non ne sapesse nulla. Sopra la porta d'una di esse stava grande e pomposa la figura di un lanzichenecco. Ma rimase ancora a lungo davanti alla casa. oppure invidiato: una meta! Aveva una meta e forse l'avrebbe raggiunta. che non voleva introdurlo subito. sal• scale. ma aveva un certo atteggiamento e un modo di gonfiare i polpacci e di sporgere innanzi il mento barbuto. Questo nuovo sentimento lo penetrava di gioia e di timore e gli dava ali ai piedi. a colori forti e brillantn Non era bella come la figura che aveva veduto m quella chiesa di convento. senza quasi badare al chiasso e al lieto tumulto delle strade. Giunse prima ancora di sera. si domm• e attese. ch'egli era tutto sudato e impolverato dalla marcia della giornata. Entr• nella casa. Ma gli venne in mente ch'era gi… tardi. Alla prima persona che incontr• sotto la porta domand• dove abitava maestro Nicola. ricerc• la via del maestro e buss• al portone di casa.

giovanotto. una certa linea. non vengo da nessun luogo. ci ho ripensato a lungo e alcun: di questi pensieri hanno continuato a tormentarmi e non mi hanno lasciato pace. Sono rimasto colpito nell'osservare come in una figura ritorni sempre in tutte le sue parti una certa forma. e chi sono i tuoi geni--Non ho genitori.E perch‚ pensi di diventare un intagliatore? Hai gi… provato a far qualcosa di simile? Hai dei disegni? -. che ha quel dato ginocchio. --Che sorta di desiderio? --Vorrei diventare vostro scolaro e imparare da voi. ma quel dolore s'Š trasformato al tempo stesso in pura felicit… e in sorriso. poi scappai. pass• come una vampata nelle mie membra. Caro maestro Nicola. dove imparai il latino e il greco. quella data spalla e quella fronte. non c'Š uomo di cui possa aver paura. . ho un desiderio solo e grande. Oh.saluto del padre Bonifacio. ho sperimentato la foresta la neve e la fame. e per anni ed anni ho girato il mondo. Ma a me non piace tenere apprendisti e due aiutanti li ho gi…. non guardatemi cos• arcigno. ho visto molti volti e molte figure.Sai quello che dici? -. che mi rlemple ll cuore cos• da farmi male. --Non sei il solo.disse Boccadoro col fiato oppresso. E un'altra cosa mi ha colpito. null'altro che amore e venerazione mi conducono da voi. -. Da dove vieni tu. una spalla all'anca. Vi posso per• dire perch‚ vorrei imparare quest'arte. lasciatemi imparare da voi! Nicola. -ho visto l… nel convento la vostra Madonna. senza mutare l'espressione arcigna del volto.S•. -. Fui scolaro in un convento. ma non li ho pi—. su quel viso bello e soave c'Š tanto dolore. per questo sono venuto. maestro. io seppi a un tratto quello che dovevo fare e dove dovevo andare. Io non sono pauroso. ad avere questo desiderio. ho vissuto a lungo da vagabondo.Ho fatto molti disegni. tutti i miei pensieri e i miei sogni di tanti anni mi apparvero confermati e all'improvviso non furon pi— vani. lo so. vi prego con tutto il cuore. Il maestro guard• lo straniero con occhio penetrante. aveva ascoltato attentamente. Ah. Ma di voi ho paura. come una fronte corrisponda al ginocchio. me n'accorsi una notte in cui dovetti prestar aiuto presso una partoriente: che la massima sofferenza e la suprema volutt… hanno un'espressione perfettamente simile. Oh. e come tutto questo in fondo sia una cosa sola con l'essenza e con l'anima dell'uomo. fino a oggi. Mi sono fatto molte idee. -. Proprio questo fu ci• che trovai espresso con mio sommo incanto e stupore nella vostra Madonna. --Nient'altro? -.Maestro. Quando vidi quel volto.

Aveva un aspetto diverso da quello che Boccadoro s'era immaginato. ma anche fede nel proprio compito. piene di un sentimento delicato e vibrante. pi— modesto. trattavano l'argilla come le mani di un amante trattano la donna amata che gli s'abbandona: innamorate. Lo sguardo scrutatore. -. Quelle mani s'affondavano nella creta che plasmavano. non si chiacchiera. nella testa severa e gi… un po' incanutita e nelle mani d'artefice dure ma nobili e vive. un'opera tenace. possedeva cos• meravigliose forze magiche. qui non importa ci• che uno ha meditato e sa dire. Vediamo se sai fare qualche cosa. Guardava attentamente quell'uomo che. che poi s'erano alzate ed eran diventate giganti. io vado al mio lavoro. Hai gi… plasmato con la creta o con la cera? Boccadoro pens• subito a un sogno di molto tempo prima. in cui aveva impastato con la creta delle figurine. pi— freddo. vedi. che gli volgeva quasi le spalle e continuava a lavorare a una figurina di creta. della carta e del carbone. Questa Š un'officina e qui si lavora. e Boccadoro. magistrali. molto meno raggiante e cattivante. Mi pare che le tue intenzioni siano serie. molta modestia e conoscenza del dubbio valore d'ogni lavoro umano vi stavano scritti. cupide e pie al tempo stesso. Non s'affrett•. Questo almeno era ci• che l'osservatore leggeva nella testa del maestro. ora abbiamo parlato abbastanza. non aver fretta. e mi stupisce anche che alla tua et… tu possa dire tante cose sulla volutt… e sulla sofferenza. Boccadoro osservava rapito e ammirato quelle mani benedette. tu va al tuo. importa solo ci• che uno sa fare con le sue mani. Avrebbe volentieri . e sicure. Allora disegnerai qualche cosa. infinita. pi— vecchio. Forse allora potr• vedere quali sono le tue attitudini. Quell'uomo. dedicatosi a un'opera che molti suoi predecessori avevano iniziata e ch'egli doveva un giorno lasciare ai suoi posteri. Mi piacerebbe discorrere una sera con te di queste cose davanti a un bicchier di vino. Boccadoro sedette sulla seggiola che Nicola gli aveva indicata. e nient'affatto felice. era rivolto in quel momento al suo lavoro. L… c'Š una tavola. uno st~udioso taciturno e austero. liberato da esso. Ma non ne disse nulla e dichiar• che non s'era mai provato in simili lavori. poteva abbracciare la figura del maestro in ogni suo particolare. molta pazienza. Ecco.--tu sai parlare d'arte in modo sorprendente. Ma vedi: scambiare conversazioni piacevoli e intelligenti non Š lo stesso che vivere e lavorare insieme un paio d'anni. senZa tuttavia far distinzione fra il prendere e il dare. perci• non voglio mandarti via cos• senz'altro. bramose. duratura.Bene. puoi rimanere fino a mezzogiorno o anche fino a sera. Il linguaggio delle mani invece era diverso: fra esse e la testa c'era un contrasto. in cui eran raccolti il lavoro e la dedizione di molte generazioni. osservando con affettuosa curiosit… il maestro. davanti alla tavola da disegno. pensava. prima stette ad aspettare. Siediti e disegna.--Giovanotto. come per antichissima e profonda esperienza. inesorabilmente acuto. avrebbe potuto essere anche uno scienziato. quieto come uno scolaro timido. molto studio e riflessione.--disse. con dita ferme ma sensibilissime.

da quando s'era staccato dal convento. Era l'immagine del suo amico Narciso.. quantunque avesse anch'essa variet… di tratti e rivelasse molte lotte. le cui colonnette portavano piccole . se stesso e il luogo dov'era.disegnato il maestro. la bella bocca serrata e l'occhio un po' triste resi energici e aristocratici dall'assoluta dedizione allo spirito. deline• con dita amorose e rispettose la figura che aveva in cuore. I miei aiutanti non sono qui. Come in sogno. Questi era l…. un giovane monaco ed erudito. -. che lo paralizzava. lavati le mani. Sempre pi— si concretava in unit… e pienezza. Da allora. Quando ritorn•.E il mio amico. -. puoi venire con me. lo prese con cura fra le mani esperte. senza contraddizioni. Lascia vedere. lavorano altrove. le mani delicate e fini.. e l'osservava attentamente con lo sguardo acuto dei suoi chiari occhi azzurri e severi. spingendo il giovane da una parte. cercando d'indagarne il mistero. non aveva mai visto l'amico con tanta chiarezza. Boccadoro cominci• a disegnare cauto. sentiva l'opera sua come il pagamento di un debito. hai disegnato qualche cosa? Si mise dietro a Boccadoro e gett• lo sguardo sul grande foglio disegnato. che aveva molto amato e profondamente ammirato e quest'immagine era tutta d'un pezzo. col disegno fra le mani.Bene. il collo lungo. sempre pi— chiara si manifestava la legge intima di quell'essere amato: la nobile testa foggiata dallo spirito. animate dalla lotta per spiritualizzarsi. -. che il maestro gli gettava di tanto in tanto un'occhiata. se non ci fosse stato quel contrasto fra il volto e le mani. Boccadoro ubbid•. Non s'accorse che la luce nella stanza si spostava a poco a poco. l'immagine dell'uomo ch'egli conosceva meglio di tutti. questi era uscito. Nicola s'avvicin• alla tavola da disegno. che il suo cuore gli aveva imposto: innalzare l'immagine dell'amico e conservarla cos•. poi ricomparve. senza volont…. non aveva mai posseduto in s‚ cos• completa l'immagine di lui.domand• dopo qualche tempo. che gli dava un aspetto maestoso e solenne. Senza farci sopra dei pensieri. trov• il cortile e la fontana. Boccadoro s'era destato dal suo sogno e fissava il maestro con ansiosa aspettativa. e dimentic• il maestro. lo ud• affaccendarsi nella stanza accanto. si lav• le mani e chiss… che cosa avrebbe dato per conoscere i pensieri del maestro.Chi Š questo che hai disegnato? -. un'altra immagine cominci• a delinearsi nella sua anima e diventar visibile. poi. eppure animato da una preparazione e da una necessit… intima. come viveva in quel momento nella sua anima. s'era lavato anche lui e invece del grembiule indossava una bella giubba di panno. come un ringraziamento. le spalle esili. io vado a tavola. Precedette Boccadoro su per una scala con la balaustra di noce. dicendo: --E mezzogiorno. l… in cortile c'Š la fontana. Come un atto di offerta eseguiva il compito che gli era toccato. Poi andiamo a mangiare. Dopo ch'ebbe contemplato per un'ora buona l'artista che lavorava dinanzi a lui.

veramente il suo nome non lo so ancora. abbiamo orrore della caducit…. ma se ne stava tutta pudica e inaccessibile come in una campana di vetro e non rivolgeva n‚ una parola n‚ uno sguardo al forestiero. pens•. e fors'anche d'ogni spirito. La fanciulla mise un piatto. che continuamente ripullulava dal fondo alla superficie in bianche perle. Dopo mangiato il maestro disse: -. aspett•. le pareti e il soffitto di legno duro. Forse. sedette sulla vasca della fontana e stette a guardare il filo d'acqua che scorreva ininterrottamente dalla canna e cadeva nella profonda vasca di pietra. Era passata un'ora e pi— da che il maestro aveva visto il suo disegno. --Elisabetta. mangi• un poco e si sent• malsicuro ed oppresso. Š la paura della morte. E. usc• e ritorn• poco dopo con la domestica che portava il pranzo: carne di maiale. Boccadoro rimase silenzioso. Durante il pasto il padre parl• di questo e di quello con la fanciulla. Nello specchio scuro della fontana vide la propria immagine e pens• che quel Boccadoro che lo guardava dall'acqua non era pi— da un pezzo il Boccadoro del convento o quello di Lidia e neppur pi— il Boccadoro delle foreste. Non and• nell'officina.disse il maestro. babbo.lo voglio riposare ancora mezz'ora.teste d'angelo scolpite. ho condotto un ospite. e non ne aveva ancora detto una parola. Scese in cortile. -. nell'angolo della finestra c'era una tavola apparecchiata. lenticchie e pan bianco. -. Pens• che ogni uomo corre senza posa e si trasforma e infine si dissolve. La donna che ha servito di modello al maestro per la sua bella Madre di Dio Š forse gi… avvizzita o morta.devi mettere un posto di pi—. e presto sar… morto anche lui. per stabilire qualche cosa che abbia una durata pi— lunga di noi stessi. E dover aspettare ancora mezz'ora! Be'. --Boccadoro. lo facciamo per salvare qualche cosa della grande danza macabra. sollevando minuscole onde e portando seco continuamente un poco d'aria. non voleva rivedere il suo disegno in quel momento. vediamo con tristezza i fiori appassire e le foglie cadere e sentiamo nel nostro cuore la certezza che anche noi siamo caduchi e presto avvizziremo Se dunque come artisti creiamo figure o come pensaton cerchiamo leggi e formuliamo pensieri. Possiamo mangiare? -. Boccadoro lo disse. La ragazza gli piaceva molto: era una bella figura imponente.. Noi la temiamo. altri abiteranno nella sua . alta quasi come suo padre.. attravers• un atrio pieno di statue antiche e moderne ed entr• in una bella stanza col pavimento.Subito. la radice d'ogni arte. Tu va nell'officina o fa un giretto fuori poi parleremo di quella faccenda Boccadoro salut• e usc•. Entr• di corsa una giovinetta che Boccadoro riconobbe: era la bella fanciulla della sera prima. non c'era niente da fare. dunque. mentre la sua immagine creata dall'artista rimane sempre immutabilmente la stessa.

Grid• con veemenza: -. guard• pi— volte il disegno di Boccadoro. Ma un tentativo puoi farlo.. non ostante questi. forse ci sei destinato. altri mangeranno alla sua tavola. L'impazienza di Boccadoro era giunta al colmo. Immediatamente tagli• la cucitura intorno al Nicola lo guard• stupito moneta. Puoi. Ti ho detto qual Š l'usanza per gli apprendisti nella nostra corporaZione Ma n‚ io sono un maestro comune. E chi non Š stato apprendista e non ha compiuto i suoi anni di scuola. . ciascuna delle parole assennate del maestro lo metteva alla tortura e gli sembrava terribilmente noiosa e pedante. Maestro Nicola passeggi• in su e in gi—. che Š cos• fiorente e triste insleme. Se ti Š possibile rimanere qualche tempo qui in citt….Perch‚ mi dite tutto questo. Ha dei difetti ma. Ascoltami. Ma apprendista non puoi ormai pi— diventare. puoi venire da me e imparare qualche cosa. Boccadoro temesse di non ricever denaro da trasse di tasca il suo coltello. --No. Poich‚ fece una pausa. Ma tu sei gi… un giovanotto e per l'et… potresti da un pezzo essere lavorante e anche gi… maestro. Un apprendista con la barba nella nostra corporazione non s'Š ancor veduto. quattordici o al massimo quindici anni.rompere nella mia officina un paio di coltelli da intaglio e rovinare un paio di ceppi. Tu non mi sembri del resto uno che si lasci dar ordini e mandare in giro. si mise a ridere. questo intendevi? --disse ridendo. E poi t'ho gi… detto che io non voglio tenere apprendisti in casa. Ho visto il tuo disegno. puoi tenere il tuo denaro. e se si vedr… che non sei un intagliatore ti volgerai ad altro. ma la sua opera rimarr… nella tacita chiesa del convento briller… ancora dopo cent'anni e pi— e rester… sempre bella e sorrider… sempre con la stessa bocca. --Ah. adesso anche tu devi avere la pazienza di ascoltarmi. se non avete alcuna intenzione di prendermi alla vostra scuola ? Il maestro continu• impassibile nel tono di prima: -lo ho riflettuto per un'ora sulla tua richiesta. ti avrei regalato un mezzo fiorino e ti avrei congedato e dimenticato. puoi andartene quando vuoi. si ferm• infine alla finestra e disse col suo fare un po' esitante ed asciutto: -. ducato nascosto e lo cav• fuori. quando Boccadoro gli porse la pens• che il maestro lui. Senza impegno e senza contratto. Questo ti sia detto prima. Questi sogliono cominciare la loro scuola a tredici. Sei contento? Boccadoro aveva ascoltato confuso e commosso. e la met… del tempo che passano presso il maestro debbono servire come garzoni e far da bidelli. Š bello. n‚ tu un apprendista comune.Da noi l'usanza Š che un apprendista studi per lo meno quattro anni e che suo padre paghi al maestro una somma per l'insegnamento. Del disegno non voglio dire di pi—. Ud• il maestro che scendeva la scala e corse nell'officina.. Vorrei aiutarti a diventare un artista. giovanotto. nella nostra corporazione non pu• neppure diventare lavorante e maestro. e.casa. Se non lo fosse.

del quale ci si potesse fidare. se hai la luna buona. senza giustificarsi. Con l'aiuto del maestro trov• alloggio nella casa di un doratore sulla piazza del mercato del pesce. -. potrebbe facilmente aver la tentazione di pretendere da te quello che ogni maestro pretende dai suoi dipendenti. con mille giochi e mille visioni gradite. che pur possedendo alte doti non trovano mai i mezzi buoni per manifestarle. Vi ringrazio di cuore di volermelo concedere. destandosi.esclam•. Imparava con facilit…. Ci sono infatti di quelli. ma che non trovano la via di estrinsecare queste immagini e di comunicarle per la gioia degli altri. Ieri nell'officina del cortile dove dovevi ripulire i due angeli. Sapeva egli stesso di non essere un uomo diligente. Fin tanto che un lavoro lo interessava. Certo nell'intaglio doveva mettere tutto il suo Impegno e incontrava difficolt… e delusioni e talvolta gli capitava di rovinare un bel pezzo di legno e di tagliarsi le dita con energia. CAPI~OLO Xl Nuove immagini circondarono Boccadoro nella citt… e una nuova vita cominci• per lui. seducenti e rigogliose. e dal maestro e dal doratore impar• l'arte di trattare il legno e il gesso. Chi non sapesse che non sei un cittadino e un artigiano. Cominci• per Boccadoro il periodo pi— lieto e pi— puro. Boccadoro non soffriva di questa deficienza. era un lavoratore zelante. le sue donne. gli imponeva compiti difficili o gli dava la coscienza e la gioia della sua capacit…. Ritengo gran fortuna poter imparare da voi. a cui Š dato sentire con profondit… e intensit… la bellezza del mondo e portare nella loro anima immagini nobili e sublimi. gli veniva naturale. hai dormito met… della giornata. Gli riusciva facile e lo divertiva adoperare le mani e apprendere le abilit… del mestiere. piena di letizia e di promesse. Ma super• presto i principi e acquiSt• ~=T destrezza. cos• come gli riusciva facile nelle ore serali imparare da alcuni compagni a sonare il liuto e a danzare la domenica sulle piazze dei villaggi. alla superficie la vita giocava per lu in tutti i suoi colori. la vernice e l'orpello. Fortuna che sappiamo che vieni dalla strada e dai boschi e che un giorno ci ritornerai. gli donava nuovi sentimenti e nuove speranze. Di fuori gli veniva incontro la ricca citt… vescovile con tutte le sue arti. bens• un vagabondo e un fannullone. Aveva ragione di rimproverarlo cos• e Boccadoro lo ascoltava in silenzio. Boccadoro. Boccadoro non era di quegli artisti infelici. Ma la settimana scorsa sei andato a zonzo due giorni.--Vi ringrazio di cuore.Sono vagabondo e sapr• cavarmela qui in citt… come fuori nei boschi. Tu sei un ottimo lavoratore. Ma al pesante lavoro manuale si sottoponeva malvolentieri e que- . -.Fortuna che non sei mio apprendista o lavorante. Capisco che non vogliate prendervi cure e responsabilit… per me come per uno scolaretto. Se anche il fondo di tristezza e di sapere della sua anima rimaneva intatto. Spesso per• il maestro era malcontento di lui e gli diceva: -. cos• lo accolse la nuova vita. di dentro la sua natura d'artista. Come la regione e la citt… lo avevano accolto gaie. i colori.

e lo scolaro penetrava con amore e con . moderata. bisogno d'indipendenza. Era stato l'amore allora a temprarlo e a dargli ali. un uomo che resisteva energicamente ai pi— forti istinti di Boccadoro e che si era adagiato in una vita quieta. della vita claustrale e della virt—. Allora per una occhiata d'approvazione dell'amato maestro poteva affaticarsi per ore. Solo questo poteva capire: che ammirava bens• maestro Nicola.gli altri lavori non difficili. ma non lo amava come un tempo aveva amato Narciso. erano per Boccadoro modelli venerati. gli erano spesso insopportabili. Quantunque Boccadoro onorasse il suo maestro e non si permettesse d'interrogare altri sul conto di lui o di giudicarlo in faccia ad altri. che in fondo al cuore non gl'importavano proprio nulla? Ci pensava spesso. le cui mani sapevano trasformare per incanto in figure visibili presentimenti ed esperienze profonde. Narciso era diventato suo amico e. cosa strana. le migliori per lo meno. proprio il dotto Narciso gli aveva mostratO la sua inettitudine a diventar scienziato e aveva evocato in lui l'immagine della madre perduta. spirlto vagabondo. per giornate intere. amor di donne. ma il maestro in se stesso non era un modello per lui. che viveva silenzioso e dimesso nella sua casa tranquilla con la figlia e con una brutta servente. Egli stesso a volte se ne meravigliava. si era messo su di una nuova via ed era ritornato sedentario. talvolta anzi si compiaceva di deluderlo e d'indispettirlo. ma richiedenti tempo e diligenza. Invece della dottrina. in capo a un anno egli sapeva fino al minimo particolare tutto quello che si poteva sapere di Nicola. giacch‚ l'affetto di lui non si poteva conquistare che attraverso la stima e l'approvazione. che fanno pur parte del mestiere e voglion essere eseguiti con costanza e pazienza. amata e altrettanto odiata. Accanto all'artista che aveva scolpito quella Madonna dalla bocca pi— bella e pi— dolorosa che si potesse immaginare. Le figure create dalle mani di Nicola. regolarissima e decorosa. accanto al veggente e al sapiente. perch‚ era riuscito a dedicarsi con instancabile zelo alla sintassi latina e a imparare tutti quegli aoristi greci. vi era in maestro Nicola un altro uomo: un padre di famiglia e un maestro di corporazione un po' rigido e meticoloso. Infine aveva visto quella figura di Maria scolpita dal maestro. che non gli lasciava requie. aveva scoperto in s‚ un artlsta. Ci• dipendeva a parer suo dal dissidio che riscontrava nella personalit… del maestro. Questo maestro era per lui una persona importante. mentre ora non ne aveva pi—. Ed ora? Dove conduceva la sua strada? Donde venivano gli ostacoli? Per il momento non poteva riconoscerlo. il suo studio altro non era stato se non uno sforzo costante per cattivarsi l'animo di Narciso. i potenti istinti originari della sua natura s'erano impadroniti di lui: sesso. Poi la meta agognata era stata raggiunta. Eran bastati quei pochi anni di vagabondaggio a renderlo pigro e incostante? Era l'eredit… di sua madre che cresceva in lui e prendeva il sopravvento? O dov'era la deficienza? Ricordava benissimo i suoi primi anni in convento quand'era un ottimo e diligente scolaro_ Perch‚ allora si applicava con tanta pazienza. un vedovo.

Vedeva ch'egli non teneva in casa n‚ apprendisti n‚ lavoranti. un volto ch'egli desiderava ardentemente di riuscir a cogliere e rappresentare da artista. poche giornate potevano talvolta trasformarlo e ringiovanirlo in modo strano. Sapeva anche che dietro la severa e precoce astinenza del vedovo c'erano ancora in gioco istinti vivi e che. sent• il desiderio di rappresentarla ma non com'era allora. per cui quell'innocenza non lo commoveva e non lo disarmava (egli non sarebbe mai stato capace di sedurre una bambina). sia nella volutt…. Con l'andar del tempo oltre a questa curiosit… c'era qualcos'altro che tratteneva Boccadoro in casa del maestro e gli dava da fare. Gi… da tempo esso non era pi— quello che gli era ricomparso un giorno dalle perdute profondit… della memoria dopo i colloqui con . o se corrispondesse anche alla sua natura. contrarsi e sfogliarsi. Elisabetta. ella non entrava mai nell'officina ed egli non sapeva capire se la sua ritrosia di fronte agli uomini le fosse solo imposta dal padre. Elisabetta era una fanciulla molto preziosa e custodita. ma anzi lo eccitava e lo provocava. ma gl'ispirava al tempo stesso diffidenza e perfino dispetto: una grande calma ed innocenza. Non poteva far a meno di notare che il maestro non l'aveva pi— invitato a tavola e che cercava d'ostacolargli ogni incontro con lei. sia nella sofferenza. che gli piaceva molto. chi poi volesse sposarla doveva innanzi tutto esser figlio di buona famiglia. in una cittadina straniera dove ponevano in opera un pulpito scolpito. Osservava che nutriva per la sua bella figliola un affetto commovente e geloso e cercava di tenerla nascosta a tutti. cos• diversa da quella delle donne vagabonde e delle contadine. Era il volto della madre. e rivelare cos• il suo segreto. quando un incarico di fuori lo costringeva a mettersi in viaggio. un orgoglio. sensibili e sofferenti. aveva attirato fin dal primo giorno l'attenzione di Boccadoro. un'onest… e una pureZa. membro di una delle corporazioni superiori e possibilmente posseder anche denaro e una casa. bens• coi tratti ridesti. non una piccola vergine ma una Maddalena. che dimorava nella sua anima ma non gli apparteneva del tutto. bench‚ ci fosse abbastanza spazio. qualcosa di strano. Era la bella figliola. Vi era poi un altro volto. e per un amore senza nozze non c'era speranza. nei segreti dell'indole e della vita di lui. Riusciva di rado a vederla. Vedeva che usciva solo di rado e di rado inVitava ospiti a casa sua. ma che continuamente gli sfuggiva e gli si velava. C'era qualcosa in lei che ancora gli era rimasto ignoto. che lo attraeva violentemente. dietro tutta la sua cortesia e il suo decoro si celava una certa freddezza. con curiosit… sempre desta. una sera aveva visitato di nascosto una prostituta. lo vedeva bene. Talvolta la sua brama avrebbe voluto vedere quel volto calmo. che non eran tuttavia ingenuit….diffidenza. bello e immobile. E una volta aveva anche osservato che Nicola. La bellezza di Elisabetta. e poi per parecchi giorni era rimasto inquieto e di cattivo umore. Non appena la figura di lei gli divenne un poco familiare come immagine intimd.

e molti altri volti di donna. non doveva rappresentare un. cos• egli stesso sperava di raffigurare un giorno. la figura gli sembrava troppo impudica e mondana. quando fosse pi— maturo e pi— sicuro della sua capacit…. non pensava n‚ alla gioia n‚ alla caducit… della vita. egli lavorava solo nelle ore in cui si sentiva preparato. della sorella di Lidia. Boccadoro la esegu• in legno sotto le spoglie del discepolo Giovanni. che un tempo era stata solo il ricordo della madre sua e del suo amore per lei. e non avveniva di rado: amori.Narciso. nei momenti di pericolo e di vicinanza della morte il volto della madre si era a poco a poco trasformato e arricchito. per lasciare poi al maestro l'ultimo tocco . bicchierate coi compagni. ogni volta ch'era uscito di carreggiata. In essa si erano impressi i tratti della zingara Lisa. di una madre dell'umanit…. feste da ballo. talvolta gli appariva in sogno. perch‚ egli volesse farle da padrino. quale egli la portava nel cuore come la cosa pi— sacra pi— antica e pi— amata. Spesso credeva di vederla. la sua natura d'artista e la sua anima. oppure lavorava distratto e a malincuore. se riusciva.a donna particolare. non era pi— l'immagine della propria madre. era diventato pi— profondo e pi— vario. e non solo i volti delle donne amate avevano cooperato a trasformare quell'immagine orig•naria e a darle tratti nuovi. In queste ore non era n‚ lieto n‚ triste. Nelle giornate di vagabondaggio. Eva. se un giorno fosse riuscito a renderla visibile. Il maestro lod• il lavoro. Ma al suo apostolo Giovanni. l'immagine di un'Eva. ma anche ogni emozione. Come maestro Nicola in alcune Madonne aveva rappresentato l'immagine della Madre di Dio addolorata con una perfezione ed una forza espressiva che a Boccadoro parevano insuperabili. Boccadoro lavorava alla figura di Narciso con grande amore. perch‚. ma non esaud• il desiderio espresso da Boccadoro di farla fondere in metallo. Nicola voleva metterla in un gruppo della crocefissione. di Lidia. se non che doveva mostrare la volutt… della vita nella sua intima parentela col dolore e con la morte. nelle notti d'amore. Nel corso di un anno Boccadoro aveva imparato molto. gioco di dadi e anche risse frequenti lo travolgevano cos• che per uno o pi— giorni egli disertava l'officina. ogni esperienza ed ogni avventura. che gli era stato ordinato e al quale lavoravano da tempo esclusivamente i suoi due aiutanti. con dedizione e umilt…. Questa figura infatti. Poi cominci• il lavoro intorno alla statua di Narciso. la cui figura amata e pensosa gli usciva dal legno sempre pi— pura. l'immagine della madre del mondo. continuava a trasformarSi e ad arricchirsi. Ma questa immagine intima. Ma di questo volto d'Eva e di quello che doveva esprimere egli non avrebbe saputo dir altro. La sua prima opera riuscita fu appunto una statuetta di creta alta due buone spanne: la figura graziosa e seducente della piccola Giulia. ma la vita stessa come madre primigenia. nei momenti di nostalgia. gli ritornava in cuore quel sentimento di rispetto puro e . in questo lavoro ritrovava se stesso. la figlia del cavaliere. Nel disegno aveva raggiunto presto una grande sicurezza e oltre all'intaglio Nicola gli faceva talvolta provare anche a modellar la creta. ma dai tratti e dai colori di questa si era svolta a poco a poco un'immagine materna impersonale.

che pi— d'una domenica egli era tornato a visitare nel convento. denaro non per grandi imprese o grandi piaceri. Cos•. quei senatori e quei preposti. nel suo cuore stesso. Egli conosceva parecchie di queste opere. Cos•. ma denaro per sua figlia. egli lo sapeva da un pezzo. per il piacere della propria abilit…. per colletti di pizzo e vesti di broccato. La prima volta che si rese conto di questo si sent• desolatamente triste. non valeva la pena d essere artisti. Cos• era nata la Madonna indimenticabile del maestro. ma non sacre. se dalle mani dell'uomo uscissero solo di queste opere d'arte. era l'altro piuttosto. lieto di lasciarsi guidare da lui. col quale un tempo si era dato all'amico. fatte con grande maestria. per un letto matrimoniale in noce. era Narciso che si serviva delle mani dell'artista per uscire dalla transitoriet… e mutabilit… della vita e per rappresentare l'immagine pura del suo essere. che il maestro aveva su nel vestibolo. l'immagine della madre dell'umanit…. denaro per il corredo di lei. piccola felicit…. se non portavano che piacere. Perch‚ maestro Nicola prendeva tutte queste commissioni? Perch‚ si teneva due aiutanti? Perch‚ stava ad ascoltare per ore ed ore. se non ardevano come il sole e non avevano la potenza delle tempeste. per anime tranquille e soddisfatte poteva anche valer la pena. Ah. Boccadoro sentiva talvolta con un brivido. che con tutta la loro grazia d'invenzione e malgrado tutta la cura dell'esecuzione non erano in fondo che giochi. Per altri forse. erano nate le due o tre statue antiche pi— belle. con le misure in mano.. per vanit…. gradimento. per lui pi— misteriosa e pi— veneranda ancora. cose graziose e squisite. per trastullo. l'orgoglio e il disprezzo del vagabondo per i sedentari e i possidenti. sian pur carini. œ non solo di Nicola e di altri maestri. Egli cercava altro. quando gli ordinavano un portale o un pulpito? Per due ragioni. ornamento delle chiese e delle sale di consiglio. quell'unica. quell'altra. necessarie. Si potevano creare anche altre figure. belle cose certo. per cittadini. gioia degli amatori d'arte. Oh. con sua propria confusione e tristezza.luminoso. per fare graziose figurine d'angeli o altri giochetti. . ma per lui no. Cos• sarebbe nata un giorno anche quell'immagine. ch'era gi… da un pezzo una fanciulla ricca. non vere immagini dell'anima. in questo modo sacro e misterioso. anche se ben pagato. Dorare con lucente orpello una corona di Maria elegante come un merletto non era lavoro per lui. spesso era sul punto di scappare. nascevano le vere opere. immagini sante. pieno di coperte e di lenzuola preziose! Come se la bella ragazza non potesse sperimentare l'amore altrettanto bene in un fienile qualsiasi! In quelle ore di meditazione s'agitava profondo in Boccadoro il sangue della madre. A volte il mestiere e il maestro gli erano odiosi come i fagiolini col filo. due ragioni meschine: perch‚ teneva a essere l'artista celebre e coperto di com~ missioni e perch‚ voleva accumular denaro.. Per lui arte ed artisti non valevan nulla. Non era Boccadoro che creava una figura di sua propria volont…. nelle sue stesse mani egli aveva sentito come un artista possa mettere al mondo simili cose graziose. per artigiani. non profanate da una volont… e da una vanit…! Ma non era cos•.

scolpire a poco a poco.fosse per settimane o soltanto per qualche ora . delle sue risse frequenti. dei suoi molti amori. quale poche volte riesce anche ai grandi maestri. s'era trasformato da tempo in tutt'altro uomo. della sua indifferenza per il denaro e per la propriet…. Amici non ne aveva. Quel resto di grazia adolescente e d'ingenuit… fanciullesca. il maestro osservava quello zingaro. E sebbene avesse un senso molto delicato della bellezza e amasse sopra tutto le fanciulle giovanissime. ma anche di una curiosit… sempre desta. Queste potevano conqulstarlo facilmente. Anche il suo animo. Con un sentimento di amore e di affinit… spirituale che non confessava del tutto a se stesso. poco amato dagli uomini. su cui non si poteva far conto e che aveva messo a dura prova la sua pazienza. per quanto fosse spesso furente contro di lui. Per quante cose egli disapprovasse nel suo scolaro. che vedeva nascere sotto i suoi occhi. il suo aspetto intimo.ompimento. la figura in legno del discepolo. che nessuno voleva e che lo conqulstava per le vie della compassione non solo. un giorno essa sarebbe giunta a c. E appena cominciava a darsl ad una donna . su quel primo disegno cos• commovente e cos• bello malgrado la sua inesperienza. Inoltre non gli era sfuggito con che occhi quel vagabondo guardasse sua figlia Elisabetta.essa diventava bella per lui ed egli le si dava tutto. le donne lo avevan reso sapiente. Era difficile ch'egli sapesse resistere a una donna. L'esperienza gli aveva insegnato che ogni donna e bella e pu• donare felicit…. rispondeva alla minima seduzione. che quella meno apparlsCente e disprezzata dagli uomini Š capace di un ardore e di una dedizione inaudite. molto ambito dalle donne. si era molto mutato. da quando Narciso l'aveva destato dal dolce sonno dei suoi anm di convento. che quella sfiorita Š ricca di una te- . che aveva attirato a Boccadoro tante simpatie. il suo cuore apparteneva alle donne. nello sboccio della loro primavera. del suo Giovanni non gli diceva mai una parola. capricciosamente ma con tenacia infallibile. Non ostante tutti i capricci e le interruzloni. da quando l'avevano plasmato il mondo e la vlta vagabonda. Il grazioso scolaro mlte e benvoluto da tuttl. Nelle sale da ballo rlmaneva talvolta accanto ad una ragazza matura e scoraggiata. si lasciava tuttavia commuovere e sedurre anche dalle donne meno belle e non pi— giovani. era andato a poco a poco perdendosi negli ultimi anni. per quanti rimproveri gli rivolgesse. grazle al quale allora egli l'aveva tenuto presso di s‚. il vagabondaggio gli aveva fatto perder le grazie della prima giovinezza.Anche il maestro s'era gi… pentito pi— d'una volta e amaramente di aver aderito alla preghiera di quel giovanotto dal carattere difficile. venuto a lui dal boschi. non lo faceva per senso di dovere o per imbarazzo. Ci• ch'era venuto a sapere del tenore di vita di Boccadoro. Narciso l'aveva destato. Se tuttavia esercitava con lui maggior pazienza di quel che gli fosse agevole. Egli era diventato un bell'uomo forte. pio e servizievole. un compagno infido. e allora sarebbe stata un'opera quale nessuno dei suoi lavoranti avrebbe mai potuto fare. della sua prodigalit…. bastava uno sguardo di desiderio. il maestro non ne dubitava. ma per amore dell'apostolo Giovanni. non poteva indurlo a maggior mitezza: s'era preso in casa uno zingaro.

il suo rapido spegnersi: ecco ci• che per lui conteneva il nocciolo di ogni esperienza. non si poteva. Si poteva sentire fino alle lacrime la nostalgia di Narciso. che l'arte era un'unionc del mondo paterno e materno. La madre era Eva. non amava mai a met…. In questo tutte le donne erano uguali.. L'amore delle donne. e solo allora Boccadoro comprendeva a fondo le parole dell'amico e vedeva in lui il proprio contrapposto e questo appunto voleva rappresentare e rendere visibile nella sua figura di Giovanni. Egli sapeva non con le parole e con la coscienza. non avrebbe mai fatto per essi il minimo sacrificio e gettava via spensieratamente il denaro. senza pensiero. lo spirito. Con un senso misterioso Boccadoro presentiva anche il segreto della sua natura d'artista. del suo profondo amore per l'arte e a volte del suo odio violento contro di essa. Morte e volutt… erano una cosa sola. col sentimento. alla volutt… e alla morte. in lei amore e crudelt… erano una cosa sola. il suo breve ardere appassionato. si poteva chiamare anche tomba e corruzione. la cui rivelazlone pu• render felici.. era la fonte della felicit… e la fonte della morte. e darle un valore. ma raggiungerlo. la volont… non erano la sua patria.nerezza dolce e malinconica pi— che materna. che in certi periodi guadagnava in abbondanza. cos• l'intima solitudine e l'abbandono alla tristezza eran sicuri d'essere a un tratto inghiottiti dal desiderio. Intuiva. Come l'estasi d'amore nel momento della sua massima tensione e felicit… Š sicura di dover scomparire e morire l'istante appresso. Ma c'erano donne che cominclavano veramente ad avvincerlo dopo tre o dopo dieci notti d'amore. ma con la voce pi— profon~a del sangue. pi— essa ~iventava per lui un simbolo sacro. La madre della vita si poteva chiamare amore o piacere. da un nuovo volgersi al lato luminoso della vita. Verso la pi— giovane e la pi— bella egli non era di un'ombra pi— affettuoso o pi— grato che verso la brutta. Il lato paterno della vita. uccideva eternamente. diventare come lui. generava eternamente. in molteplici immagini. e pi— egli portava in s‚ la sua figura. Certo non tutte potevano tenerlo avvinto per un'ugual durata di tempo. L'accendersi repentino e incantevole del piacere amoroso. e altre che gi… dopo la prima volta erano esaurite e dimenticate. ci• che diventava per lui l'immagine di ogni delizia e di ogni dolore della vita. per lui un vescovo o un mendicante valevano lo stesso. A quella tristezza e al brivido provocato dalla fugacit… del piacere egli poteva abbandonarsi con la stessa dedizione che all'amore. il gioco dei sessi stava per lui in cima a tutto e il fondo della sua frequente tendenza alla malinconia e al disgusto aveva origine nell'esperienza di quanto sia instabile e fugace la volutt…. che la sua vita conduceva alla madre. L'ambizione gli era sconosciuta. anche il guadagno e la propriet… non riuscivano ad interessarlo. e anche quella malinconia era amore. che ogni donna ha il suo segreto e il suo fascino. Quella era la patria di Narciso. poteva cominclare nella sfera pi— sensuale e condurlo in quella pi— astrat- . si poteva sognare meravigliosamente di lui. li disprezzava. Ogni mancanza di giovinezza e di bellezza era compensata da qualche atteggiamento particolare. dello spirito e del sangue. Amore e volutt… gli parevano l'unica cosa che potesse davvero scaldare la vita.

ta. costava moltissimo. Ritrovava una parte di ci• che sacrificava. Non al maestro egli doveva ubbidire. spaz20 con cura lo stanzino. Ad essa egli aveva sacrificato la libert… selvaggia dei boschi. Tutta l'impetuosit… frenata. Boccadoro prese una scopa. mettergli il pugno sotto il mento. quando talvolta abbandonava infuriato l'officina e il lavoro: per lui quella vita era una schiavit—. che spesso lo amareggiava fino a diventargli insopportabile. di strumenti. l'ebbrezza dello spazio. con la goia strozzata e la bava alla bocca. tutto questo egli aveva gettato da s‚. essere assalito a un tratto in un viottolo scuro. Ma l'arte non era un puro dono. Ma pi— di tutte la Madre Eva avrebbe mostrato un giorno questo doppio volto. l'orgoglio della mlseria e doveva rinnovare continuamente il sacrificio. esigeva sacrifici. In istrada per recarsi da una ragazza o di ritorno dal ballo. rivoltarsi fulmineo e passare dalla difesa all'attacco. ma all'arte. nelle risse coi rivali. oppure di una figurazione simbolica splendida e sempre nuova del dissidio della sua natura. stringere ansando il nemico boccheggiante. Port• a termine il suo lavoro in uno stanzino per il deposito dei legni dietro l'officina dei lavoranti. la solitudine e l'indipendenza. fin che durava il lavoro intorno al discepolo Giovanni. Tutto ci• riempiva le sue giornate e tutto aveva anche un senso. non si poteva avere per niente. questo carattere maschile e femminile. questo insieme d'istinto e di pura spiritualit…. o anche prender le mosse in un puro mondo d'idee e finire nella carne pi— sanguigna. Tutte quelle opere d'arte. n‚ all'avvenire. l'aspra volutt… del pericolo. Venne finalmen~e la mattina in cui la figura fu pronta. se un giorno egli fosse riuscito a rappresentarla. in alcune avventure che si collegavano con l'amore. Questo si protrasse a lungo e gli ultimi tocchi delicati alla modellazione del volto e delle mani furono dati in un raccoglimento pa2iente e solenne. E piaceva anche alle donne. ch'erano veramente sublimi e non solo bei giochetti di prestigiatore. errabonda. quelle che erano pregne dell'eterno mistero. n‚ al bisogno. di oro: esigeva lavoro e pazienza. questa dea apparentemente cos• spirituale. tolse delicatamente col pennello l'ultima polvere di legno dai capelli del suo Gio- . aveva d'uopo di tante cose futili! Di un tetto sopra il capo. ricevere un paio di bastonate. Per pi— di tre anni Borcadoro le aveva sacrificato ci• ch'egli conosceva di pi— alto e di pi— indispensabile accanto alla volutt… dell'amore: la libert…. Gli altri potevano giudicarlo capriccioso. il vagare nell'infinito. tutte le opere genuine e indubbie di un artista avevano questo duplice aspetto pericoloso e sorridente. l'arbitrio della vita . di creta. di colori. tutta la forza repressa della sua natura si sfogava da quella valvola. era cosa che gli piaceva moltissimo e guariva per un po' di tempo i suoi umori tetri. prenderlo per i capelli o afferrarlo energicamente alla gola. Nell'arte e nell'essere artista stava per Boccadoro la possibilit… di una conciliazione dei suoi contrasti pi— profondi. insubordinato e prepotente. e si vendicava un poco della schiavit— di quella vita ordinata e sedentaria. L'arte. L'essere libero. di legni. egli divenne un noto e temuto rissaiolo. per esempio quella Madonna del maestro.

La contemplazione. Nicola non aveva visto la figura da parecchio tempo e aveva lasciato lavorare Boccadoro senza disturbarlo. gi… l'indomani essa non gli apparterrebbe pi—. a quelle mani lunghe. che potesse rappresentare. pio e spirituale. La vagheggiata immagine delle immagini. il dolore e la morte non erano ignoti. a quella figura slanciata. non aspetterebbe pi— le sue mani. nella veste del bel discepolo favorito. Potreste forse venir un momento a guardarla prima d'andare a tavola. lasciando la porta aperta perch‚ ci fosse pi— luce. ma ignoti erano loro la disperazione. immobile. che poteva forse ripetersi ancora una volta nella sua vita. passata. una donna dopo il primo parto deve sentire qualcosa di simile agitarsi nel suo cuore. finch‚ Nicola lo vide e lo chiam•. una seriet… profonda e insieme gi… il timore segreto di quel momento. ma anche dal maestro. E gli pareva che il meglio sarebbe stato prender congedo quel giorno stesso non solo dal suo Giovanni. la rivolta. conforto e senso della vita. non tollerava dissonanze. vengo subito. A quel volto bello. classificata ed inghiottita dal corso normale della vita. dalla citt… e dall'arte. in cui anche quest'esperienza unica e sublime sia vissuta. Immobile guardava l'amico Narciso. fin• con una tempesta di ansie e di pensieri gravi. Entr• piano e rimase sulla soglia. Ora osservava l'opera con sllenziosa attenzione. e per lungo tempo. di dedizione e di piet… ch'era come il germoglio d'un sorriso. la figura della Madre degll uomml non gli era ancora raggiungibile. quasi librata. un'ora e pi—. Ecco l• la sua opera: il bel discepolo sarebbe rimasto e la sua fioritura delicata non avrebbe mai avuto fine. Doveva rimettersi a lustrare figurine d'angelo. con un'espressione di calma. un'alta consacrazione. Passarono insieme nello stanzino. levate in un pio gesto di grazia. che l'aveva creato. cominciata come un'adorazione al monumento della sua prima giovinez2a e della sua amicizia. Un uomo nel giorno delle sue noz2e o in cui venga armato cavaliere. Boccadoro. osservava l'opera sua. invaso dal sentimento solenne di un avvenimento grande e raro. Egli invece. con la testa alta in ascolto. Egli rimaneva vuoto. doveva ormai prender congedo dalla propria opera. era intonata a pureZza. Egli non aveva pi— nulla da fare in quel luogo. --Volentieri. non sarebbe pi— per lui rifugio.La mia statua Š finita. ma forse poteva anche rimanere unico. quantunque fossero pieni di giovinezza e di musica intima. e il suo volto chiuso si faceva bello e luminoso: Boccadoro vide i suoi occhi azzurri e severi . non crescerebbe e fiorirebbe pi— sotto di esse. non c'erano immagini nella sua anima.vanni e rimase a lungo davanti ad esso. la guida dei suoi anni giovanili. il disordine. l• davanti a lui. Lieta o triste che fosse l'a- nima dietro quei nobili lineamenti. o a Intaghare ornamenti? Si strapp• di l… e pass• nell'officina del maestro.--Che c'Š Boccadoro? -.

pensai fra me: un'opera come questa non ti riuscir… una seconda volta.Bene. --disse Nicola. con l'abito della festa. disse con un sospiro: -. non per arte e per accuratezza. Via. ci fu un'altra sorpresa il maestro gli regal• un borsellino di cuoio con due monete d'oro: il suo compenso per la statua eseguita Questa volta egli non rimase muto.diventare sereni. ma sapeva quale elogio significassero le parole del maestro. Š seria.Pu• darsi.Sapete che in questa figura io non ho rappresentato me stesso.quando ebbi terminata la figura e la guardai. A mezzogiorno Boccadoro arriv•. Nicola. prova d'esame. non Š questo davvero il momento di scappare Ma per oggi fai vacanza. ma ricca di felicit… e di pace. Perci•. -. Gli occhi di Bo~cadoro non stavano oziosi. maestro credo che presto ritorner• alla vita del vagabondo. -. lo sai tu stesso. e ne fu lieto. Boccadoro dava poca importanza alla corporazione. quando era entrato col batticuore in quelle belle stanze silenziose Anche Elisabetta era elegante. Entrambi gli rivolgevano la parola e fu fatto un brindisi. -. mentre saliva la scala che conduceva al vestibolo tutto adorno di statue.Molto bene. pettinato e lavato. oltre al carpione e al vino. Boccadoro: ora strer• la tua figura a quelli r• che ti diano un diploma di -. Si direbbe fatta da un uomo che ha in cuore molta luce. -. e a mezzogiorno sarai mlo osplte. E la tua hai finito d'imparare. egli me l'ha messa nell'anima -.--E un mistero. Egli vi ha portato la chiarezza e la pace.disse Boccadoro. Il lavoro per te dovrebbe cominciare proprio ora. coglieva l'occasione per osservare attentamente la bella ragazza dal viso aristocratico e un poco . in che modo nasca una figura come questa. Modella corporazione e chiedemaestro: l'hai meritato. Questa volta sapeva quanta importanza avesse e che raro favore fosse un invito alla mensa del maestro.S•. rigirando lentamente intorno alla statua del Giovanni. ma il mio pi— caro amico. con una catena ornata di pietre preziose intorno al collo. Nicola lo guard• stupito e malcontento. Ma. mentre padre e figlia chiacchieravano fra loro. -. era ben lungi dal sentire in s‚ il rispetto e la timida gioia dell'altra volta. Boccadoro sorrise. -. molta serenit…. --Ne riparleremo. un'opera simlle non si ripete. e a tavola. E un mistero.Questa figura Š piena di religiosit… e di chiarezza.disse il maestro. Io non sono precisamente umile ma debbo dire: ho fatto molte opere che sono di gran iunga inferiori alla tua. ma per verit…. non io. Non sono stato io a creare quell'immagine.

Nella chiesa del convento visit• e contempl• la Madre di Dio. pieno di domande.. Per ragglungere di questi effetti. rimase un poco ad ammirare le sculture in legno del vestibolo. pieno di dubbi. dove un giorno aveva visto per la prima volta l'opera del maestro e udito il nome di lui. C~PITOLO Xll Il giorno dopo Boccadoro non seppe decidersi ad andare all'officina. tutte queste belle7ze non erano nulla in confronto dell'insieme. non solo vissuto. che ancora una volta lo soggiog• e lo rap•. oltre ogni aspettativa. osservando i mercanti di pesce e le loro donne vigorose. con la bocca dolorosamente aperta e gli occhi d'oro fissi in un'espressione d'angoscia. altri invece Si rlbellavano furenti e disperati. ma esistevano ed erano molto belle. movimenti lievi e delicati nella veste. Dopo tavola ringrazi•. era pi— bella del suo Giovanni. Come gi… in tante altre giornate di cathvo umore. ma anche eseguito con sicura maestria fin nell'ultimo partlcolare? Era una grande queStlOne. fini accorgimenti nello sfruttare le accidentalit… nella struttura del legno. cammin• a zonzo per la citt…. Forse valeva dunque la pena di metter tutta la propria vlta al servlzlo dell'arte. ma superiore per arte. e ci• lo lasciava deluso. Come gi… tante volte. a prezzo della libert…. indeciso e sfaccendato. e i suoi sguardi non dissimulavano quanto gli piacesse. poi pass• il pomeriggio a zonzo per la citt….. mentre estraevano dai loro tini i pesci freddi e argentei. per llbero slancio etereo. Boccadoro ritorn• in citt… a notte tarda col cavallo stanco. poi sal• nella sua camera in plaZZa del mercato del pesce.altero. a prezzo delle grandi esperienze. alcuni dei quali s'arrendevano quleti alla morte. ma anche gli occhi e le mam meravigliosamente addestrati ed esercitati. Egli scorgeva ora nell'opera partlcolari che solo l'artista vede. Era stato molto onorato dal maestro. uno doveva avere non soltanto l'anima ricca d'immagini. Egli tornava a sentir vivo il desiderio di costringere quel bel volto immobile a parlare e a rivelare il suo segreto. pari per profondit… intima e misteriosa. e anche nell'artista pi— ispirato eran possibili solo quando conoscesse a fondo il suo mestiere. arditezze nella formazione delle lunghe mam e delle dita. Ella si mostrava gentile con lui. Vide le donne e le ragaze che andavano al mercato. contemplato e concepito in amore. mentre offrivano in vendita e decantavano la loro merce. pur di riuscir a produrre qualcosa di cos• bello. senza per• arrossire n‚ riscaldarsi. Eran passat¡ due anni e gli pareva un tempo infinito. era in disaccordo con se stesso. C'era ancora aperta un'osteria: mangi• del pane e bevette del vino. della semplicit… e sincerit… della visione. Perch‚ ci• non lo rendeva lieto? Perch‚ tutto quell'onore sapeva cos• poco di festa per lui? Gli venne un'ispirazione e la segu•: prese a nolo un cavallo e si diresse verso il convento. sost• specialmente presso la fontana. lo prendeva una viva compassione per quelle bestie .

la fantasticheria tormentosa. n‚ i pescatori n‚ le pesclvendole n‚ i compratori che tiravan sul prez2o.. tutta la nobllt…. nulla li commoveva! Tutti erano soddisfatti o af- faccendati. gli era tornato l'accordo ingenuo con la vita. gridavano. al goliardo vagante. giocando con un gatto. della mortc. quanto tempo dovrebbe passare. quell'importanza e quella calma stagnante dell'anima. urlavano per due soldi. lunghi e tirati. fino a darne il brivido?. si ruttavano in faccia. sozzo ed ottuso. non vedevano quella tremenda lotta disperata e vana. costretto a fissar gli occhi nell'abisso. Š vero. avevano interesse. ridevano. nulla sapevano e osservavano nulla parlava loro! Che importava se un povero grazioso animale s'irrigidiva sotto i loro occhi. e il mondo sarebbe stato di nuovo buono e meraviglioso: fino a quando non ritornasse un'altra volta la tristezza. molto pi— sozzi dei porci! Anch'egli. Talvolta allora da quel suo disperato abbandono alla visione dell'assurdo e del pauroso gli era'sbocciata una gioia improvvisa. prima che anch'esse perdessero la loro forma e diventassero terra? Ecco. che rabbrivldivano nell'ultlmo lieve tremito sulla pelle morente e pOI giacevano mortl e spenti. un innamoramento appassionato. per il loro star a bocca aperta e non vedere. facevan chiasso. ah. stringente angoscla della vita umana. in quel momento. perch‚ questi erano cos• ottusi e roz2i e inconcepibilmente stolti e miopl. odorando un fiore. l'amore opprimente e senza speranza per i pesci morlbondi. facevan dello spirito. l'orrore per il quietO vivere degli uomini. a cui un glorno aveva piantato il coltello fra le costole e che aveva abbandonato. dell'incertezza d'ogm attlvit….. avevano fretta. Porci erano. per i fiori che appassiscono. molto peggio. In questi momenti il suo pensiero riandava sempre con penosa curiosit… e con angOsCIa profonda a Vittore. talora tutt'a un tratto come per incanto. alla contemplazione del dolore.. sui rami d'abete. domani o dopodomani. oppure.. e s'era sentito trascinar via nella solitudine e nella fantastlcherla tormentata. e tutti stavano bene. la gioia e la tranquillit… l'avevano abbandonato e quell'illusione grassa e corpacciuta era caduta dal suo spirito. decenni o solo anni. spinto alla vita vagabonda. coperto di sangue. perch‚ non vedevano quelle bocche. che avverrebbe di loro. quella soddisfazione di s‚. S•. tutto il dolore e tutta la cupa. E le ossa. miseri pezzi di carne per la tavola del ghiottone soddisfatto? Nulla vedevano questi uomin¡. o se qualcosa di lui era rimasto.e una trlste indignazione contro gli uomini. Nulla vedevano. rimaste eran certo le ossa e forse qualche ciuffo di capelli. la voglia di cantare una bella canzone o di disegnare. e pensava e ripensava che mai poteva esser avvenuto di quel Vittore: se gli animali l'avevano divorato del tutto. Anche questa volta sarebbe tornato. soddisfattissimi di s‚ e del mondo. perch‚ tutti quanti non vedevano nulla. Ma poi sempre. era stato spesso in mezzo a loro e s'era sentito contento fra i suoi simili e aveva fatto la corte alle ragazze e aveva mangiato ridendo senza orrore i pesci arrostiti. mentre guardava i pesci con . quell'Insopportabile trasformazione dei misterlosl ammall cos• meravigliosamente belli. tutti erano in regola. quegli occhi spaventatl a morte e quelle code che si dibattevano violentemente. o se un maestrO rendeva visibile in un volto santo la speranza.

di quel Vittore che un giorno gli avrebbe rubato tanto volentieri il suo ducato. di opprimente nostalgia tumultuava nel suo cuore. Forse era stato trovato e sepolto? E se ci• era avvenuto. come la luna. della gente affaccendata. chino sopra l'abisso della vita. sopra tutto vagava. ebbeall'improvviso una visione. il lampeggiar d'un baleno: vide il volto della Madre primigenia.compassione e la gente del mercato con disgusto. era altrettanto cara la super- ba e fredda signorina Elisabetta quanto le ossa. lo vide sorridere alle nascite. Che magnifico rigoglio c'era stato in lui stesso. egli avrebbe creduto di aver fra le mani tutta la felicit… del mondo. dei compratori di pesce. quel viso pallido e balenante. ch'era pur stata piena d'avventure e di storie. Ma il suo bagliore scialbo guizzava ancora in fondo all'anima di Boccadoro. Che il diavolo li portasse! Ah. d'estate avanzata. il suo sorriso inquietante. Tutto aveva lo stesso valore per la Madre dei viventi. dei cittadini. Boccadoro. una cosa arida e senza gioia.. sorridere all'arte. Mentre era immerso in questi pensieri. sorridere alla putrefazione. che pure non era stata delle pi— comuni? C'era ancora un Vittore nei sogni delle donne che l'avevano amato? Ah. nulla pi— di quanto rimanesse della lunga figura di brigante del povero Vittore.. con l'anima piena d'aspirazioni artistiche e di timida e profonda venerazione per il maestro Nicola! E che cosa era rimasto di tutto questo? Nulla. fiorire in fretta ed in fretta appassire: poi cadeva sopra la neve. sulle cui labbra grevi era passato come una folata di vento e come un raggio di luna quell'indefinibile sorriso di morte! . Se allora qualcunq gli avesse detto che sarebbe venuto un giorno in cui Nicola lo avrebbe riconosciuto suo pari e avrebbe chiesto per lui alla corporazione il diploma di maestro. con un sorriso vago e uno sguardo bello e crudele. alle foglie crepitanti dell'autunno.. il cuore gonfio d'inquieta tristezza e di amara ostilit… per il mondo e per se stesso. tutto avevano divorato i vermi? C'erano ancora capelli sul suo cranio e sopracciglia sopra le sue orbite? E della vita di Vittore. ai fiori. e un'ondata di vita. Gi… il lampo s'era spento e il misterioso volto della Madre era scomparso. matura. a lel era altrettanto caro Boccadoro con le sue malinconiche meditazioni quanto il carpione morente sul selciato del mercato dei pesci. tutto era ormai putrefatto. che n'era rimasto? Oltre ai pochi ricordi che conservava di lui il suo uccisore. e del gioco fantastico dei suoi scherzi e delle sue curiose barzellette. Boccadoro. sopravviveva ancora qualcosa di quell'esistenza umana. quando pochi anni prima era giunto in quella citt…. doveva pensare a Vittore. No.. tutto probabilmente finito e dileguato! E questa era la sorte di tutti e di tutto. no. alle morti. disperse nella foresta. quella bocca piena. Fu un momento solo. Ed ecco che questo non era ormal plu che un fiore avvizzito. di dolore. Ia sua carne s'era ormai staccata tutta dalle ossa. egli non voleva la felicit… e la sazlet… degli altri.

il Giovanni. sentire l'estate e l'inverno. Basta cos•. liberarmi di tutto quello che ho vissuto e imparato qui da voi. Parleremo del tuo avvenire: ho diversi progetti. maestro. Io voglio soffrire la fame e la sete e voglio dimenticarmi. Desidererei bens• di poter fare un giorno qualcosa di cos• profondamente commovente come la vostra Madre di Dio. fra qualche giorno. Per riuscirvi debbo vivere ancora molto e arricchirmi d'altre esperienze. vorrei dirvi qualcosa che forse ora so dire e poi non pi—. ma come poteva aiutarlo? Egli conosceva un punto del fiume. ma che oggi non posso ancora rappresentare. Allora entr• da lui. o fra dieci. attese fin che ud• Nicola lasciar il lavoro e lavarsi le mani. -. Forse potr• fra tre..Tu hai parlato. in cui bisogna che parli con qualcuno. Il maestro era ben intenzionato verso di lui. -. io sono molto pi— vecchio di te e ho parecchie esperienze. diventar suo parl mi sembrava la meta pi— alta di questa terra.disse. Il suo volto era severo. nessuna immagine che mi chiami. Penso in un altro modo. ma ti capisco e so quello che intendi. quattro anni. vivere come voi vivete non voglio. caro Boccadoro: non ora. dove l'acqua non era alta e scorreva sopra un fondo pieno di rottami e di rifiuti. credimi. ma non in collera. e VOI siete il solo che forse mi pu• capire. -. non voglio questo. maestro: posso farlo mentre vi lavate le mani e indossate la giubba. quantunque ci sia molto da fare. Il maestro che s'era lavato e asciugato le mani. ma insomma Š quel che Š Non ne ho un'altra da fare. Mi trovo in uno stato. Fra un po' di giorni ti far• chiamare. non l'ho saputa fare cos• perfetta come la vostra Madre di Dio. -.e io ho ascoltato. la pi— bella figura che io conosca Quest'uomo io ho amato e venerato.Permettetemi di dirvi due parole. dalle case del sobborgo dei pescatori vi getta- . ma diventare come voi. che un giorno dovr•. Non ti considero come un mio aiutante: tu hai bisogno di libert…. non voglio esercitar il mestiere e verniciar figure e intagliar pulpiti e condurre una vita d'artigiano nell'officina e guadagnar denaro e diventar simile a tutti gli artigiani. Boccadoro se n'and• insoddisfatto. Ho sete d'una boccata di verit…. O meglio. io voglio vivere e girovagare.Boccadoro and• a casa del maestro: era verso mezzogiorno. guardare il mondo. una sacra immagine lontana.. Ora ho creato anch'io una figura. Non ti aspetto al lavoro. Parlo al maestro che ha fatto quella Madonna laggi— nel chiostro. Vorrei discutere di alcune cose con te. Vedi. Passa. non c'Š . Non parlo all'uomo che possiede un'officina famosa e riceve onorevoli incarichi da citt… e da conventi e ha due assistenti e una casa bella e ricca. ce n'Š una. conosco codesto senso di vuoto. Fino allora abbi pazienza! So bene quel che si prova quando si Š terminata un'opera che stava a cuore. o anche mai Ma fino a quel momento. si volt• verso Boccadoro e lo guard•. intanto puoi passare il tempo come ti pare. che mi costringa a rappresentarla. sperimentare la sua bellezza e il suo orrore. o pi— tardi ancora.

a Mariabronn. se la bellezza di quelle cose indefinibili era senza forma e stava soltanto nel mistero. vide tremare sul fondo bagliori informi.. ogni acqua lo attraeva. E guardando di lass—. un nulla che conteneva in s‚ tutte le immagini del mondo.. Narciso! Per veder lui. tutte queste visioni irreali e fatate. si vedevan qua e l… luccicare e scintillare con un baglior d'oro smorzato e suggestivo. cose irriconoscibili. tutte le immagini reali dell'anima: non avevano contorno. la lasciavano solo presentire come una bella possibilit… lontana. Con una precisione matematica egli avrebbe saputo riprodurre in un disegno il labbro inferiore o le palpebre della Madonna di . Nulla era pi— inesorabilmente chiaro e definito della linea di una testa o di una bocca disegnata o scolpita nel legno. erano velati ed ambigui. cos• il profilo vago d'un uomo. o un tegolo smaltato. o una falce storta gettata via. attraverso la corrente cristallina. per tenere la sua mano. per parlare un'ora con lui. fiss• perdutamente il fiume che scorreva. Ma perch‚ queste cose erano cos• belle. ma aveva sem- pre un fascino magico e suggestivo quel subitaneo e smorzato scintillar d'aurei tesori.. si rammentava d'aver veduto nelle lettere latine e greche simili forme di sogno. Egli amava molto l'acqua. non avevano forma. veduto di scorcio. quante centinaia d'anni addietro? Ah. oppure come nella notte sotto un carro da trasporto pendeva una lanterna e proiettava sui muri le ombre giganti e gigantesche dei raggi delle ruote. immersi nel fondo umido e nero.. simili trasfigurazioni magiche. non ne aveva parlato con Narciso allora? Ah. che si voltolava laggi— e riceveva per un attimo sulle chiare pinne del ventre e sulle scaglie un raggio di luce. d'avvenimenti e di storie come tutto Virgilio. nelle opere dell'arte avveniva precisamente il contrario. esse eran tutte forma. poteva talvolta annunciare qualcosa d'infinitamente bello o d'immensamente triste. sedette sul muro di sponda e guard• gi— nell'acqua. se erano proprio il contrario di ci• che di bello pu• fare un artista? Giacch‚. non si poteva mai riconoscere con precisione di che si trattasse. un grosso capitone od una lasca.forse un vecchio coccio di piatto. Una volta. un'aCqua nel Cui cristallo stavano le forme di tutti gli uomini. un nulla e pur ricco delle pi— liete promesse. questo gioco d'ombre poteva per la durata d'un minuto esser pieno di visioni. Come l… nella penombra della verde profondit… fluviale brillava col guizzo d'un baleno qualcosa d'indefinibile fra l'oro e l'argento. Boccadoro si sprofond• di nuovo in quel gioco. Della stessa stoffa magica e irreale eran tessuti i sogni notturni. quando era stato. perch‚ erano cos• ineffabilmente belle e davano tanta felicit…. di tutti gli animali. Simili a questo piccolo mistero dell'acqua gli pareva che fossero tutti i misteri veri. per udire la sua voce calma e saggia. Si rec• l….. avrebbe dato volentieri i suoi due ducati d'oro. talvolta poteva essere anche uno di quei pesci che vivono nella melma. come possibilit… sempre deste. il fondo cupo e indistinto. degli angeli e dei demoni.vano dentro ogni sorta d'immondizie. immagin• corone regali e bianche spalle di donne. questo rilucer d'oro sotto l'acqua queste ombre e queste intuizioni. parlavano perfettamente chiaro.

Ed ecco che la decisione s'era fatta imminente. L'arte era una bella cosa. Se io avesSl escogltato da me questa figura. bens• nell'aver riuniti in s‚ e pacificati i pi— grandi contrastl. una notte d'inverno. vorrei rappresentare da artista e costringere a rivelarsi E la figura della grande generatrice.Nicola. in questa o quella singolarit…. non lo era per lui. altrimenti inconciliabili nel mondo. Si trovava su di una via importante: la via verso la Madre. lungo tempo. che io inseguo che pi— volte ho veduto balenarmi dinanzi e che. era lei la sua stella. egli stesso aveva lavorato ad alcune di esse. attratto. Ma una cosa sapeva: segulre la Madre. poco importerebbe. della Madre primigenia: e il suo mistero non sta. in una particolare pienezza o magrezza. solo il richiamo della Madre. l… era celato il senso della sua vlta. solidit… od eleganza. Boccadoro pensava ancora: un mistero Š appunto quello che io amo. un'opera delle sue mani. si Š completamente trasformata in questa nuova e vi sta dentro come il nocciolo in una ciliegia. non l'arte egli doveva seguire. Non meno d'allora. nascita e morte. Officine. a le doveva affidare il suo destino. L'immagine della mia propria madre. quando in un villaggio. io potrei capire le sue manchevolezze e dimenticarla. Non riusclva a spiegarsi come fosse possibile che quanto si poteva pensare di pi— determinato e di pi— formato agisse sull'anima allo stesso modo come ci• che v'era di pi— inafferrabile e di pi— informe. Forse l… stava la meta. d'evanescente. Boccadoro s'abbandonava tutto a queste riflessioni. in ogni caso egli doveva seguirla. era bene. tutto era diventato chiaro. ma non era una dea n‚ una meta. Forse. essere in cammino verso di lei. forse sarebbe rimasta sempre sogno. Questo era ci• che avevano in comune il sogno e l'opera d'arte pi— perfetta: il mistero. l'ho veduta! Essa vive in me l'ho ripetutamente incontrata. dovetti tenere il lume sopra il letto di una contadina partoriente: allora l'immagine cominci• a vivere in me. se fosse solo un gioco del mlo pensiero o un ambizioso desiderio d'artista. anche oggi. non ostante una certa bellezza. Una cosa per• gli si rivel• in questa meditazione: perch‚ tante opere d'arte inappuntabili e ben fatte non gli piacessero e. l… non c'era nulla d'indefinito. Ebbene. chiamato da lel. quasi odiose. La presentii la prima volta. aureo balemo di un sacro mistero. vita e annientamento. chiese e palazzi erano pieni di queste opere insopportabill. l'ansia innanzi a una decisione. presentimento. un tempo la pi— cara per me. quando aveva detto addio a Narciso e al convento. attrattiva. Sentiva poi chiaramente la sua situazione attuale. era vita. Davano una delusione profonda. forza o grazia. ma poi a un tratto mi rlbalena davantl. non lo sapeva. Spesso Š stata lontana e perduta. come quello di un'altra figura. A che . Forse un giorno dalla Madre sarebbe uscita una figura plasmata e a tutti visibile. d'illusorio. perch‚ mancava loro l'essenziale: il mistero. se mi sar… possibile un giorno. gli riuscissero noiose. Ma la Madre primigenia non Š un pensiero perch‚ l'ho inventata io. bont… e crudelt…. Forse non avrebbe mai saputo rappresentare la sua immagine.

E con una chiarez2a tediosa vide in precedenza tutto quello che sarebbe avvenuto nei momenti successivi: come ella avrebbe riconosciuto il suo segnale e si sarebbe ritratta. tavolta il suo canto ammutoliva ed egli addentava un grosso pezzo di pan bianco. le vide circondate da teste di pesci accorsi in fretta a sciami.poteva giovare render sempre plu abfli le sue dita. all'improvviso si ramment• di tutte le altre volte ch'era stato l• cos• ad aspettare. Ma pareva che fosse il giorno delle decisioni e delle intuizioni profonde. Col fischio consueto l'attir• alla finestra della cucina. a un tratto non gli era pi— possibile. gett• nell'acqua lentamente l'una dopo l'altra le palline di pane. con in mano della carne affumicata che egli avrebbe preso. avrebbe ancora potuto fare spensieratamente. e gli parve a un tratto infinitamente stupido e brutto quel provocare ancora una volta tutto un succedersi meccanico di cose gi… vissute e rappresentarvi la solita parte: ricever la salsiccia. In maestro Nicola si poteva vedere dove ci• conducesse. indegno di lui. L'amava egli ancora. La ragaz2a . con viva soddisfazione. la desiderava sul serio? No. che serviva in casa d'un macellaio e ch'egli chiamava ® signora delle salslcce e dei prosciutti ¯.. sottile peluria argentea sull'orlo di un'ala di farfalla erano infinitamente pi— belli. al denaro e alla vita sedentaria. intascarla e consumarla poi di la dal fiume. sentirsi premer contro il petto quel seno robusto e premerlo a sua volta un poco in cambio del dono. Ci• che il giorno mnan2i. Un ragazzo scendeva cantando per la strada m riva al fiume. l'oro nell'occhio d'un carpione e la delicata. A un tratto credette di scorgere nel volto buono e rozzo di lei un'espressione di consuetudine priva d'anima. Conduceva alla fattura di leggiadri e preziosi trastulli. A una a una le vide affondare e scomparire. Sporgendosi dal parapetto. quando gi… egli tendeva la mano per darle il consueto segnale. senza mistero. pi— VIVI. poi scomparire in una di quelle bocche. ne trasse fuori con due dita un po' di mollica e ne form• delle pallottole. qualcosa di meccanico. gi… troppe volte era stato li. sul volto si gel• il sorriso. le vide affondare chiare nell'acqua scura. pl— deliziosi di tutta una sala piena di quelle opere d'arte. che aveva in mano. aveva intenzione di farsi dare da lei qualche cosa da mangiare. quattro talleri al pezzo.. Non descrisse fino in fondo il gesto abituale con la mano. Conduceva alla gloria e alla fama. ai quali soltanto Š accessibile il mistero. Quando Caterina comparve alla finestra e sorrise dal viso sodo e un po' rozo. Poi sent• fame e and• a cercare una delle sue belle. a immagini di san Sebastiano e a testine d'angelo graziosamente ricciute. accarez2ando un poco la ragaz2a e stringendola a s‚. Boccadoro lo vide e gli chiese un pez2etto del suo pane. per ricomparire poco dopo alla porta di servizio. a ricchi altari e pulpiti d'ogni sorta. in uno di quei vigneti la cui terra rossa e pmgue splendeva cos• viva sotto i pampini rigogliosi e dove m primavera fiorivano i piccoli giacinti az2urri dal delicato profumo della frutta a nocciolo. com'ella s'aspettava. troppe volte aveva veduto quel sorriso sempre uguale e l'aveva ricambiato senza l'impulso del cuore. nel suo sorriso cordiale qualcosa che aveva visto troppo spesso. e a un inaridimento e intristimento di quei sensi interiori. Oh.

La vlta l• aveva perduto il suo significato. deciso a non mostrarsi mai pi—. com'era diventato schifosamente Slmile a quei pingui cittadini! In giro per il mondo. col sorriso d'amore triste e crudele. O vita errabonda. perfino l'amore. ma bisognava osare. per i quali ogni giorno s'ammazzavano tanti maiali e tanti vitelli e si tiravan su dal fiume tantl poveri e bei pesci! Ed egli stesso. il fiorellino era appassito. era stata sopportabile. poich‚ naturalmente il giovane sarebbe diventato presto suo genero. La rivedeva a momenti: gigantesca con le stelle nei capelli. era un osso senza midollo. una vita dopo l'altra e lentamente li lasciava cadere nell'abisso senza fondo. Tutto sfioriva presto. Ormai era finita. presto era esaurito ogni piacere e nulla rimaneva fuor che ossa e polvere. gli avrebbe messo in ordine . schifiltosi quei grassi cittadini. Cos• il maestro faceva accuratamente i suoi calcoli. il profumo s'era dfleguato. mentre Boccadoro vedeva impallldire dietro di s‚ un tratto di vita sfiorito e vagava per la regione familiare in una triste ebbrez2a d'addio. una cosa rimaneva: la Madre eterna. Forse era un rischio. A un tratto ne aveva abbastanza. antichisslma ed eternamente giovane. tutto riusclva cos• facile e costava cos• poco. ed egli aveva gi… voltato le spalle ed era scomparso in fondo al vicolo. coglieva giocando con la mano un fiore dopo l'altro. ci sputava sopra. Ma una figura come il Giovanni anche il migliore di tutti gli assistenti assoldati da Nicola non l'avrebbe mai saputa fare. In quei giorni. . . Accarezzasse un altro quel seno! Mangiasse un altro quelle buone salsicce! Quanto si divorava e si dissipava ogni giorno in quella pingue citt… soddisfatta! Com'eran pigri viziati. seduta a sognare sul margine del mondo. fin ch'egli aveva lavorato al suo Giovanni. o libert…. o landa rischiarata dalla luna. Avrebbe fatto restaurare e ingrandire per Boccadoro la parte posteriore dell'officina. di discutere e d eseguire con lui tutte le grandi commissioni che riceveva e di associarlo al loro reddito. Ma no. nella campagna coperta di neve. Era stata bella e aveva avuto un senso fin che ll maestro era stato un modello. presso i sedentari. Elisabetta una principessa. che tante volte poteva tormentarlo cos• profondamente e cos• profondamente inebbriarlo. anche per Elisabetta. maestro Nicola si dava gran pena per provvedere al suo avvenire e per rendere sedentario per sempre quell ospite inquieto. o traccla d'animali cautamente osservata nell'erba umida e grlgla del mattino! L• in citt…. come s'era viziato e guastato anche lui...era ancora alla finestra a guardare. Con un'ondata violenta lo afferr• il sentimento della caducit…. n‚ egli voleva vedere la sua celebre officina decadere ad una volgare industria manuale. ed egli stesso diventava vecchio e le sue ispirazioni e la sua forza creatrice impoverivano. Sarebbe stato difficile con quel Boccadoro. Persuase la corporazione ad assegnare a Boccadoro il diploma di maestro e medit• il progetto di legarlo durevolmente a s‚ non come subalterno ma come collaboratore. una prugna secca o una crosta di pan vecchio erano ben pi— appetitose che l• nel benessere tutto il pranzo di una corporazione.

Io non rimango pi— qui. -.Maestro. Ma per conto mio. E un giorno Boccadoro. torno a girare il mondo.la stanza sotto tetto. Elisabetta non era contraria. Il maestro. . Ricomparve spaz201ato e pettinato. -.--e non ho bisogno di dirti che non s'Š mai dato che un giovane. fu mandato a chiamare e invitato di nuovo a mensa. La tua fortuna Š fatta. Nicola impallid• e lo guard• con occhi cupi. gli avrebbe regalato anche dei bei vestiti nuovi per il suo ricevimento nella corporazione.aggiunse alle sue sorprendenti comunicazioni. Cos• tutte le fila eran tirate e l'esca appesa dietro il laccio per accalappiare l'uccello. avevo creduto di procurarti una gran gioia. ancora semipieno. senza neppur aver assolto il periodo di scuola prescritto. Ecco invece come stavano le cose. allontan• da s‚ il bicchiere. sedette di nuovo nella bella stanza un po' troppo solenne. mi sono gi… deciso da un pezzo. Boccadoro.non abbiatevene a male! Vi ringrazio con tutto il cuore della vostra benevolenza e vi ringrazio ancor pi— della pazienza con cui m'avete trattato come scolaro.disse Boccadoro. Non dimenticher• mai quale debito ho verso di voi. S'era atteso che Nicola lo rimproverasse un poco per i giorni trascorsi in ozio e poi gli proponesse di rimaner con lui come assistente. --Deciso a che? -. Boccadoro guardava il suo maestro. sia diventato cos• presto maestro e abbia trovato subito il nido caldo. che non s'era pi— lasciato vedere. -. Mi spiace un poco. prenditi pur tempo per riflettere. s'alz• dicendo: --Dunque la mia proposta ti giunge inattesa. E se maestro Nicola e la professione non erano ancora riusciti del tutto a domare quello zingaro. cercando a fatica le parole. forse prima vuoi pensarci su. con un volto gi… un po' teso e deluso nel non veder subito accettata con gioia e con umilt… la sua cnorevole offerta. finch‚ questa si allontan• e Nicola venne fuori col Suo progetto e con la sua proposta. Ma non ho bisogno di tempo per riflettere.Era gi… cosa stabilita in me prima che accettassi il vostro invito e che avessi la minima idea delle vostre onorevoli offerte. -. -. Si sentiva triste e imbarazzato di sedere cos• di fronte a quell'uomo. Se il giovanotto era costretto a fissare la sua dimora e se il maestro voleva. Non trov• subito una rlsposta. che da quel pranzo in poi s'aspettava qualcosa di simile.Mi hai inteso. tocc• di nuovo il bicchiere col maestro e con la figliola del maestro. Chiese poi con cautela l'opinione di Elisabetta. ella era contenta Anche qui dunque nessun ostacolo. meravigliato e col cuore oppresso. E guarda. Elisabetta avrebbe saputo compiere l'opera.

usc• piano dalla stanza. non c'era altro da fare che prender congedo. mentre varcava la soglia per uscire. un vecchio panforte indurito in forma di cuore ed altre simili bazzecole. debbo viagglare. Allora Boccadoro. alcuni regali delle sue belle: un maz20 di fiori artificiali. Va! Boccadoro gli tese ancora la mano. Il maestro fece l'atto di sputarci sopra. Poi il maestro s'arrest• a un tratto. volt• le spalle. un giorno. allora va! Ma va subito! Che non ti riveda pi—. "Se non altro Š stata una cosa rapida! Se non altro non si son dette parole inutili!" Questo era l'unico pensiero che lo confortava. affinch‚ io non faccia e non dica qualche cosa. sibfl• fra i denti: --Bene. un paio di scarpe da ballo. di cui potrei pentirmi un giorno. -. Permettete che vi rmgrazi ancora una volta di Cuore. sempre piu rapidamente. un rotolo di disegni.--Maestro. poi le provvigioni. e separiamoci da amici.credetemi. che prendono le cose consuete quando il nostro cuore ha detto loro addio. Boccadoro cominci• i preparativi per la partenza. si domin• con un terribile sforzo e. che affil• sulla cote in cortile. i suoi passi rintronavano dalla collera. intorno c'eran cose che gli appartenevano: un cappello della festa. Appeso alla parete era un quadro dipinto da lui. era ormai la porta di una casa straniera e chiusa per lui. Con le lacrime agli occhi.supplic• Boccadoro. -. scivol• gi— dalla scala lasciando scorrer l m~no sulle teste scolpite delle colonnette. Veramente non c'era molto da preparare. e la strada e la citt… lo guardavano a un tratto con quel volto mutato ed estraneo. Nel sacco mise alcune camicie che possedeva e qualche disegno pi— piccolo rotolato intorno a un pezzo di manico di. scopa. Boccadoro non l'aveva mai veduto cos•. senza guardare Boccadoro. rimase un poco davanti al suo Giovanni per prender congedo. debbo ritrovare la libert…. un bicchiere color rosso rubino. Debbo andarmene. ormai era tutta cianfrusaglia importuna. Pot‚ almeno barattare col padrone di casa il bicchiere color rubino contro un forte e buon coltello da caccia. Giunto nella sua camera. s'era sbiancato in volto e commcl• a cammlnare in su e in gi— per la stanza. gli tese la mano Nicola non la prese. e lasci• la casa con un'amarez2a in cuore. una serie di figurine di creta plasmate da lui. una dolce Madonna. da basso entr• nella piccola officina del cortile. sbriciol• il panforte e lo diede in pasto ai polli del cortile vicino... un piccolo liuto. fuori si mise il berretto. non voglio offendervi! Vi ho detto la mia decisione Non pu• pi— mutare. Il resto della roba dovette rimaner l…. . nel lasciare il castello del cavaliere e la povera Lidia. regal• la Madonna alla padrona di casa e n'ebbe in cambio un dono utile: un vecchio sacco da viaggio in cuoio e un'abbondante provianda per il viaggio. ch'era pure diventato pallido. poich‚ nulla gli era consentito di portare con s‚. Si volse a guardare la porta di quella casa. pi— profonda di quella provata. ognuna delle quali aveva il suo significato e la sua storia e gli era stata cara.

semplici istinti e bisogni. Si chiamava Maria.. caldo e freddo. non esiste una mira. gli serv• in cucina del latte caldo e del pane. con gli occhi chiusi. e pareva molto triste per la sua partenza. avevano preso da un peZZo l'anima di Boccadoro. egli era un artista. Egii la ringrazi• e nel dirle addio la baci• pietoso sulla bocca sottile.. pallidissima. la vicinanza segreta e costante della morte. ella ricevette il bacio. nella prima avida ebbrezza della riconquistata libert…. vive sempre come al primo giorno. Non bisognava darvi importanza. una creatura quieta e malaticcia con dei begli occhi. senza un tetto sopra di s‚. la storia. della povert… e ansiet… con cui ogni essere porta il suo tantino di sangue caldo attraverso il ghiaccio degli spazi. dipendenti solo dalle vicende dell'atmosfera e della stagione. quando uno voleva mettersi in viaggio. mentr'egli stava per lasciar la casa senza far rumore. la morte gelida e inesorabile. Dalla mano del cielo prendono ora per ora ci• che vien loro dato: sole. nel quale credono cosi disperatamente quelli che hanno una casa. ma vestita e ravviata con cura. Un vagabondo pu• essere delicato o rozzo. pioggia. La semplicit… fanciullesca della vita girovaga. perch‚ non vuole che gli si rammenti tutto questo: la fugacit… d'ogni esistenza. Boccadoro dovette tornar ad imparare la vita senza patria e senza tempo del giramondo. che. il suo staccarsi dalla legge e dallo spirito. c'era sempre qualcosa che s'attaccava alle calcagna. Tuttavia al mattino qualcuno s'era alzato. coraggioso o pauroso. da cui sarebbe stato conveniente prender commiato. Non soggetti ad alcuno. Devotamente. lo disprezza e lo teme. presso una di queste aveva dormito ancora la notte innanzi. C~PITOLO Xlll Nei primi tempi del suo nuovo vagabondaggio. senza dirle nulla dei suoi progetti. ingegnoso o melenso. Egli non disse addio a nessuno. Pu• essere intelligente o sciocco. per loro non esiste il tempo. fuorch‚ alla gente di casa. che riempie intorno a noi l'universo. Lo fece la sera. per poter partire all'alba. S•. ma con un difetto all'articolazione del femore. e sono i fratelli degli animali. i vagabondi conducono la loro vita semplice e coraggiosa. ma nel cuore Š sempre un fanciullo. Sono i figli di Adamo. Ma in lui albergavano anche lo spirito e la volont…. il continuo avvizzire d'ogni vita. imprimendole il loro marchio profondo. il suo abbandonarsi al destino. neve. avanti l'inizio di ogni storia universale. benessere e indigenza. nebbia. Era la figlia di casa. una bambina di quindici anni. e ci• rendeva la sua vita pi— ricca e pi— difficile. lo invit• in cucina a bere una zuppa di latte. avere coscienza profonda della fragilit… e caducit… d'ogni vita. in possesso di nulla. sempre egli Š il contrapposto e il nemico del possidente e del sedentario. o solo seguire puerilmente e avidamente i comandi del suo povero stomaco. Solo la scissione e il contrasto rendono .C'erano parecchie donne nella citt…. e neppur quell'idolo dello sviluppo e del progresso. misera e forte. Con un viso affaticato dalla veglia. che la faceva zoppicare. esposti a tutti gli eventi. che lo odia. e la sua vita sar… sempre guidata da pochi. degl'innocenti. dell'uomo cacciato dal Paradiso. senza una meta dinanzi a s‚. la sua origine materna.

Sapeva un po' di latino. e che sarebbe l'amore senza l'eterna mortale ostilit… dei sessi? Estate e autunno declinarono. Da ragazzo era stato chierico ed aveva servito messa con passione. era un uomo ancor giovane. invano lo rampognarono. per appagare il suo Impulso e per espiare i peccati suoi e di suo padre. che gli si un• senza quasi ch'egli se ne accorgesse e di cui non si liber• per un pezzo. egli era tutto contemplazione. l'incenso e la fiamma delle candele.ricca e fiorente una vita. in cui Boccadoro tir• innanzi fra gli stenti. e di trasformarlo in senso. nella cui officina egli aveva lavorato fino allora da falegname. aveva chiesto l'ospitalit… d'innumerevoli conventi e parrocchie. era artista. Lo spingeva innanzi tutto la voglia di girare il mondo. Un giorno Boccadoro. Figlio d'artigiani. a cui s'univa una specie di religiosit… superficiale. Invano le donne piansero. aveva contemplato le Alpi e il Mezzogiorno. che dopo l'avventura cruenta con Vittore aveva sempre vagato da solo. in ogni sosta pensierosa con lo sguardo aperto sulle valli fiorite e sfiorite. una passione per il servizio divino. Appena il vecchio fu sotto terr Rf)h. e invece di provvedere alla madre e alla sorella si mise in viaggio senza la benedizione dell'una e fra le irate invettive dell'altra. per poi camminare inebbriato nella dolce primavera olezzante. ma non era la dottrina la meta delle sue aspirazioni infantili. e a Roma s'era sentito perfettamente a suo agio fra tutte quelle chiese e quelle istituzioni pie. cioŠ una tendenza a dimorare in vicinanza di chiese e d'istituzioni ecclesiastiche. ma aveva una certa simpatia per lui. egli fu irremovibile. Un anno succedeva all'altro e Boccadoro pareva aver dimenticato che ci fosse altro sulla terra fuorch‚ fame ed amore e quella corsa tacita e inquietante delle stagioni. che si chiamava Roberto e aveva la sua residenza sul lago di Costanza. era andato per qualche tempo a scuola dai monaci di San Gallo e fin da ragaz20 s'era messo in testa di compiere un pellegrinaggio a Roma. Questo non era per• del genere di Vittore. Boccadoro non lo prendeva molto sul serio. bens• la contemplazione e l'esaltazione tranquilla all'ombra della volta d'una chiesa. i funerali. per i battesimi. le stagioni passavano cos• rapidamente e l'alto sole estivo ritornava ogni volta a declinare. che sarebbe il piacere dei sensi. pareva ch'egli fosse completamente sprofondato nel materno mondo primitivo degli istinti. soffriva del tormentoso desiderio di scongiurare con lo spirito l'incantevole nonsenso della vita che passa. fin che aveva colto la prima occasione di attuarlo. si sentiva un poco affine nell'istintiva tendenza al vagabondaggio e a correr terre straniere Roberto dunque era partito contento ed era giunto anche a Roma. le messe. vennero i mesi magri. aveva continuato ad accarezzare questo pensiero. in veste e cappello da pellegrino.ortr hi~rf a sua madre e a sua sorella che nulla poteva trattenerlo dall'intraprendere subito il pellegrinaggio a Roma. Che sarebbero la ragione e la temperanza senza la conoscenza dell'ebbrezza. se dietro di esso non stesse la morte. s'incontr• in un compagno. aveva ascoltato centinaia di messe e fatto devozioni nei luoghi pi— celebri e pi— sacri e ricevuto sacramenti e respi- . Ma in ogni sogno. Questa occasione era stata la morte del padre.

Il loro viaggio fu interrotto un giorno in modo inatteso Giunti in vicinanza d'un villaggio. una sassata lo colpiva al petto. lo incontr• ancora qua e l… e fin• col rimanergli a fianco. la sua audacia. e rosari consacrati. si fece dare dalla madre qualche quattrino. da quando l'aveva veduto disegnare con la matita rossa. viandante fra laico ed ecclesiastico. presso il quale essi riposavano. Boccadoro gli piaceva molto. stanghe e correggiati. aveva preso a servizio e poi sposato un bravo garzone falegname e governava cos• perfettamente la casa e l'officina che il reduce. si smarr• nella cittadina pi— vicina. Da quando s'era accorto che Boccadoro sapeva a memoria una quantit… di versi latini e di canti. non era stato certo ricevuto come il figliol prodigo: la sorella nel frattempo s'era assunta tutti i doveri e i diritti domestici. Roberto lo aspettava tremante sotto un crocefisso che sorgeva In mezzo alla campagna. quando poco dopo parl• di nuovo d'andarsene e di viaggiare. nessuno lo invit• a rimanere. e. e a Boccadoro non rimase altro da fare che seguire a passo pi— lento il fuggiasco. come se non esistesse. la sua forza e la sua sincerit… Si abituarono l'uno all'altro. torn• a indossare la veste del pellegrino e inizi• un nuovo pellegrinaggio senza meta attraverso la Germania. allora non si poteva chiacchierare. e il capo grid• loro da lontano di ritornare subito sui loro passi e di andarsene senza lasciarsi pi— vedere. con lui scambi• le esperienze del vagabondo. Una cosa sola non tollerava: quando era colto dalla sua tristezza o dalle sue fantasticherie. poich‚ anche Boccadoro aveva un buon carattere. Roberto l'aveva imparato presto. taceva ostinatamente e neppure guardava l'altro. da quando lo aveva sentito analizzare davanti al portale d'una cattedrale le statue in pietra. egli considerava il suo Compagno un prediletto da Dio e quasi un mago. cammin• un giorno con lui. dopo un breve soggiorno. Era rimasto via un anno e pi—. e. delle figure in grandezza naturale su di un muro liscio. Egli non se ne crucci•.rato pi— incenso di quel che fosse necessario per i suoi piccoli peccati di giovent— e per quelli di suo padre. --Ma che cos'hanno nei loro testoni quegli zotici7 C'Š forse la guerra? Mettono guardie armate davanti ai loro nido e non vogliono lasciar entrare nessuno! Mi fa . n‚ consolare: bisognava lasciarlo fare e tacere. ci• gli piaceva meno. Si volt• in cerca di Roberto. I contadini avanzavano minacciosi. Gli tintinnavano addosso medaglie di rame. quando infine era tornato alla casetta paterna. furono accolti da un gruppetto di contadini armati di randelli. a grandi e rapidi tratti. ma questi se l'era data a gambe come un ossesso. ammirava il suo sapere. il suo spirito e amava la sua salute. Cos• s'imbatt‚ in Boccadoro. cercava di cattivarselo con piccoli servigi. Roberto s'accorse poi che Boccadoro era anche un beniamino delle donne e che ne conquistava parecchie con un'occhiata e con un sorriso. --Sei scappato come un eroe! --disse ridendo Boccadoro. desideroso di sapere che cosa ci fosse. al diavolo. Mentre Boccadoro si fermava. si riconobbe del tutto superfluo. ricordo di noti luoghi di pellegrinaggio. altrimenti li avrebbero ammazzati. compagno di viaggio pacifico e servizievole. ma non poteva esimersi dall'ammirarlo. n‚ interrogare.

Nell'altro letto . Il focolare era pieno di cenere. nulla s'udiva. Questa masseria. Ritornarono alla casa. un ragazzo di forse otto o nove anni. seduta sulla seggiola. nei ciocchi carbonizzati covavano ancora le scintille. pareva una vecchia. cominciarono a indovinare il mistero. l'acqua sparsa. batterono ancora coi pugni contro la porta: di nuovo nessuna rlsposta. sulla soglia che metteva nella camera posteriore. -. Tocc• amichevolmente sulla spalla la donna seduta. Curioso. "Questo Š il secondo" pens• Boccadoro. nella retrocamera: le imposte qui erano aperte e la luce del giorno entrava chiara. sul fondo. nella corte c'era sull'erba una mucca che muggiva. non ancora del tutto assorbita dal suolo. la casa sembrava incantata. dove giaceva rovesciata una brocca di terracotta. non ottennero risposta. Solo il mattino seguente in una masseria isolata fecero alcune esperienZe. Egli spense con precauzione la sua fiaccola e calpest• le scintille sul pavlmento. egli vi soffi• dentro. -. sul cui tetto di paglia luccicava al sole il musco verde chiaro: anche l… non trovarono anima viva. che cosa ci pu• esser sotto? N‚ l'uno n‚ l'altro lo sapeva. Uno era vuoto. andarono al granaio. S'avvicinarono alla casa. coi fili in parte fissati ai capelli e alle ginocchia. sul dorso. un braccio pendeva fino a terra. si capiva ch'era ora di mungerla. Il suo viso infossato riluceva scialbo nei colori inconsueti della morte. e le due mani facevan dei piccoli pugni stretti ed irati.grid• forte. composta di capanna. sotto il lenzuolo grigio e ruvido spuntava la paglia. ella non si mosse s'accorse allora ch'era avvolta in una ragnatela. attizz• e som•. Gridare non serviva a nulla. come in un brutto sogno and• avanti. Boccadoro s'inoltr•. fin che si lev• una fiamma ed egli pot‚ accendere una lunga scheggia di legno.Buongiorno. Vide sotto i capelli grigi un cadaverico viso violaceo con un occhio aperto che luccicava vuoto e plumbeo. --Non c'Š nessuno?--Ma tutto rest• silenzioso. col volto gonfio e sfigurato vestito della sola camicia. C'erano tre letti. Via. nella quale rimaneva ancora una piccola pozza. era corsa verso una conca. e nella stessa stanza. Nel secondo era disteso un altro corpo. Roberto era rlmasto davanti alla porta. Con questa illumin• il volto della donna seduta. meravigliati e colpiti dalla desolata solitudine di quella dimora. qualcuno era l… seduto e dormlva. non un passo. un uomo con la barba. La donna era morta l•. doveva essere il contadino. un odore strano e ripugnante. Boccadoro prov• ad aprire e trov• con stupore che la porta non era chiusa. bussarono alla porta. non un grido di bimbo. andarono verso la stalla era aperta e vuota. rigido. la spinse verso l'interno ed entr• nella stanza buia. con la testa appoggiata indietro e il mento e la barba volti all'ins—. non un affilar di falce. Giaceva col ventre sulla traversa. Allora nella penombra vide qualcuno sul sedile di fondo del camino. Nella capanna c'era cattivo odore.meraviglia. "Costei Š morta" pens• Boccadoro con un lieve brivido. e per convincersi s'affaccend• intorno al fuoco. giaceva stranamente silenziosa e addormentata: non una voce umana. trov• disteso un altro cadavere. stalla e granaio e circondata da un cortile verdeggiante d'erba alta e con molti alberi da frutta. non si poteva pi— soccorrerla. Con la scheggia ardente in mano Boccadoro continu• a cercare.

Lo sguardo di Boccadoro andava da un morto all'altro. giaceva una giovinetta bionda come la madre. senza pudori. Non gli rispose. un po' sdegnato. Senza dubbio l'aspetto della capanna era orrendo e il puzzo di cadavere nauseava. una donna grande e robusta. le teste. tutto era pregno di grandiosit… e di destino. i capelli ruvidi e biondi come paglia brillavano nella luce chiara. Quello che gli altri compivano nella bara e nella tomba. Boccadoro aveva simpatia per Roberto. con quella strana mescolanza d'interesse cordiale e di fredda osservazione. nella sua curiosit…. il suo volto era affondato nel letto. l'angoscia. si vedeva ch'era morto con pena. incuranti. Guardava attentamente le figure giacenti e anche quella seduta. intanto. con la porta aperta. si diede tutto alla contemplazione dei morti. abitata da cadaveri. certo non era stato meschino e codardo un uomo che aveva ricevuto la morte a quel modo. Nella nuca e nei capelli della madre. Fuori. Nel volto del contadino c'era fierezza e tetro dolore. ma la sua posizione li sull'uscio e i suoi piccoli pugni stretti rivelavano molto: un dolore smarrito. tutta pervasa dalla morte! Presto a quelle tacite figure la carne sarebbe caduta dalle guance e i topi avrebbero roso loro le dita. Accanto a lei e con lei abbracciata. eppure tutto questo aveva per Boccadoro una forza profonda d'attrazione. quantunque gi… molto sfigurato c'era ancora una traccia dello spavento disperato della morte. come presa e strozzata nel lenzuolo sconvolto. Boccadoro osservava tutto attentamente. Che silenzio in quella capanna incantata! Che odore strano e terribile! Com'era triste e spettrale quella piccola dimora umana. qualcosa in tutto questo cattivava il suo amore e gli penetrava nell'anima. Boccadoro aveva gi… visto pi— di un cadavere. un disperato difendersi contro sofferenze inaudite. ma con virile dignit…. cos• vero. era bello. nelle loro stanze. con macchie grigio azzurre sul volto cadaverico. a paragone dei morti. un'appassionata volont… di fuga. . Ma commovente era il piccolo cadavere del fanciullo. come quello d'un guerriero disteso sul campo di battaglia. E se la fiss• profondamente nell'anima. il suo viso barbuto si profilava nell'aria rigido e fermo. m cul covava ancora sul camino un resto di fuoco. il suo volto non diceva nulla. Roberto cominciava a gridare impaziente e inquieto. ma in quel momento pensava quanto quell'uomo vivo fosse meschino nella sua paura. senza ripari. si leggeva il furore. Quest'atteggiamento calmo e fiero nella sua rigidit…. prono sul ventre attraverso la soglia. tutt'avviluppata e sepolta nel lenzuolo e nella ruvida coperta. Proprio vicino al suo capo c'era un foro praticato nella porta. che hanno gli artisti. ma un'immagine simile del lavoro inesorabile della morte non l'aveva mai incontrata. cos• non simulato. l'ultima funzione e la pi— misera. la decomposizione e la putrefazione. Nel volto della fanciulla. quei cinque la compivano li in casa.giaceva. ben nascosti ed invisibili. che s'era avvoltolata tutta cos• violentemente nel giaciglio. le mani l'atteggiamento in cui s'erano irrigidite. Specialmente la chioma indomita non poteva assolutamente rassegnarsi alla morte. alla luce del giorno. in tutta la sua puerilit….

quando Š seduta cos• su di una seggiola. Stava gi… per darsela a gambe. E probabile he in questa regione Ci sia la peste. Una vecchia morta.. e nessuno ti chiuderebbe gli occhi e nessuno ti farebbe una tomba e ti getterebbe un po' di terra. -. Boccadoro sorrise. --Che c'Š -. Š una curiosa casa colonica. Dunque sta attento e mettiti bene in mente quello che dico. Guarda. la piet… mi stringe la gola. Boccadoro! E tu sei stato tanto tempo l… dentro. puoi vedere cose ancora pi— strane.Entra e guardati attorno. and• difilato al focolare. con la voce tremante ? di paura.Oh. ma se vai avanti due passi. e qualora io ti lasciassi andare tu ti butteresti per terra in qualche campo a morire. non posso. che ieri non vollero lasciarci entrare nel loro villaggio. Dio! Si sente gi… il fetore. Il compagno lo guard• inquieto. piccolo Roberto. certo sei infetto. non avvicinarti a me. -. Mi rincresce. poi a un tratto grid• con voce soffocata: -. i la peste! Per la mia povera anima. mentre quegli si dibatteva e si ribellava. Sui letti ne sono distesi tre. ma fu trattenuto per la falda del suo mantello di pellegrino. scopr• la vecchia seduta e appena s'accorse ch'era morta gett• un urlo. Ma lasciarti scappare. Boccadoro lo guard• severo con un muto rimprovero e lo tenne inesorabilmente stretto. lo sapremo alla prossima masseria o al villaggio.Per amor di Dio! C'Š una donna morta seduta al camino. --sei pi— intelligente di quel che si crederebbe. L'altro lo guard• inorridito.Non c'Š dunque nessuno in casa ? Oh. Š la peste. non posso rimanere accanto a te. Vedremo se noi riusciremo a cavarcela. -.domand• piano. e magari hai toccato i morti! Via.Finalmente le grida di Roberto fuori della porta lo disturbarono: usci. e un ragazzino giace morto attraverso la soglia. Che vuol dire? Perch‚ non c'Š nessuno vicino a lei? Perch‚ non la seppelliscono? Oh.Ragazzo mio. ma sei tornato indietro troppo presto. Tutti sono morti. Š certo uno spettacolo strano. Torn• indietro di corsa con gli occhi sbarrati. Dopo mungeremo la bella mucca che Š l…. Avanti! Roberto entr• incerto nella capanna. caro amico. io sono un uomo compassionevole. e se penso che tu potresti aver preso l… dentro il contagio. la casa Š spopolata. L'intera famiglia Š l… irrigidita. -. Boccadoro. no. forse hai ragione.disse in tono fra amichevole e beffardo. Roberto. Ebbene. Oh Dio ora tutto mi si spiega. I cadaveri sono cinque.. il mio cuore Š troppo tenero. Ecco perch‚ nessuno ha munto la mucca. ma io debbo andarmene. -. adesso capisco anche i contadini. cos• tutto solo. non intendo ripeterlo: . Roberto. -. che occhi fai! Ma parla! Boccadoro lo misur• con una fredda occhiata.Sei un grande eroe.

in altri essi potevano camminare indisturbati per tutte le strade. Roberto si rifiut• d'entrare e scongiur• anche il compagno di non farlo. Roberto viveva nella paura costante della peste. molti morti non sepolti imputridivano sui campi o nelle stanze. cerca un secchio da qualche parte nella stalla.disse Boccadoro esitando. spesso era tutto scombussolato dal terrore. l'anima piena di quel grande autunno. regnava l'abbondanza. Avevano una buona vita. e alla vista dei cadaveri si sentiva male. allora fa quello che vuoi. seppelliscimi o svignatela. E ora lingua in bocca! Non voglio udir nulla. Parecchi villaggi non lasciavano entrare i forestieri. il tuo volto Š cambiato. te e tutti. Proseguendo il loro cammino s'imbatterono presto dappertutto nella morte nera. non si scappa. Boccadoro a volte lo sgridava. Se tu ti ammalerai e morirai.noi due siamo nello stesso pericolo. Credetti che ti fossi preso la peste. In quel mentre udirono una campana e dalla porta della citt… usci . E se sar• io a morire. terribilmente attratto dallo spettacolo di quel grandioso morire. Nelle stalle muggivano le mucche affamate o non munte. Era cos• terribile quello che vedesti l… dentro? -. sarai sepolto da me. Ma prima. perfin nel sonno si tastava il corpo per sentire se non ci fossero bubboni sulle gambe. tienitelo bene a mente! Avremo bisogno l'uno dell'altro. pieno di dolore e di morte. Talvolta gli riappariva l'immagine dell'eterna Madre. bevvero vino e mosto preso in cantine ormai senza padrone. ammazzarono e arrostirono sul margine del bosco capretti e porcellini. teneva a lungo la testa e le mani nel fumo dei loro fuochi da bivacco (ci• era ritenuto salutare). Ma non la gustavano che a met…. che regnava nel paese. Ma se anche non Š la peste. Rimarremo dunque insieme. con un sorriso grave. Molti casolari erano abbandonati.Non era terribile. oppure il bestiame correva selvaggio per la campagna. viso pallido e gigantesco con occhi di Medusa. -. -Non vidi l… dentro nulla fuorch‚ quello che aspetta me. sulle braccia. Essi munsero e diedero da mangiare a pi— d'una mucca e d'una capra. il cuore gonfio del canto della falce mietitrice. Roberto non tent• pi— di fuggire. quando uscisti da quella casa di morti. e fu bene per tutti e due. per me fa lo stesso. credeva continuamente d'aver preso il conta- gio. che possiamo finalmente mungere la mucca. sotto le ascelle. Cos• avvenne. o periremo tutti e due. puoi star sicuro. andava attento e cupo per il paese della morte. e da quel momento Boccadoro comand• e Roberto ubbid•. o sfuggiremo a questa maledetta peste. dalla porta un baluardo dell'altezza delle case correva tutt'intorno alla cinta. Disse solo in tono conciliante: -Per un attimo ebbi paura di te. ma nessuna guardia stava lass— e nessuna vigilava la porta aperta. Non divideva la sua paura e neppure la sua ripugnanza. a volte lo scherniva. caro. Il tuo volto non mi piacque. Un giorno arrivarono ad una piccola citt… fortificata. pu• toccare a te o a me. anche se non prendiamo la peste.

non un riso non un grido. nessuno si cur• di coprire la fossa. i becchini allora accesero da tutte le parti di quella tomba a fior di terra grandi fuochi e senza far parola ritornarono di corsa in citt…. Boccadoro guard• dentro. indispettito ma senza proteste. coi cappucci calati sopra il viso. si dilegu•. Da un'altra casa uscivano singhiozzi e grida lamentose di bambini. molti dei quali nudi. stette a contemplarla fin che quella sent• il suo sguardo ed a sua volta guard• gi—. sotto quella porta aperta. e. delicati ed aspri che intrecciati alla rinfusa come in una rete annunciavano la variet… del lavoro. con qualche foglla secca spiovente. tutto giaceva irrigidito in un silenzio di morte. Roberto. quasi in atto d'accusa. Un paio d'inservienti avvolti in strani mantelli. Non riusc• a trattenere l'amico. il sacerdote mormorando vi fece sopra il segno della cro-e e se n'and•. quella terribile curiosit…. e ricordava le grida dei bimbi. quasi chiassosa. che gli eran gi… fin troppo note. mentre udiva il suo passo risonare sul selciato. della soclevolezza umana. i giochi dei ragazzi. Quando Boccadoro torn• presso Roberto. L• invece. Aveva ben ragione di supplicare: nello sguardo assente di Boccadoro egli scorgeva quella fissit… assorta. quell'inclinazione alle visioni orrende. anche sul volto acceso di lei pass• lento e languido un sorriso. erano carichi di cadaveri. in quella via solitaria. profonda non pi— di tre vangate. --Quasi pettinata? --le grid•. Dietro una finestra aperta si vedeva un fornaio in mezzo alle sue pagnotte e ai suoi panini. due tirati da cavalli ed uno da una coppia di buoi. Boccadoro segu• a breve distanza i carri funebri. avanzarono qualche centinaio di passi. della gioia. pallido in volto. Boccadoro. che un tempo erano stati fioriti e ormai apparivano vuoti. seguito da tre carri. ma una buca scavata in mezzo alla landa deserta. ma grande come una sala. Entr• per la porta incustodita. Boccadoro si ferm• e vide gl'inservienti tirar gi— i morti dai carri con pertiche e anghiere e ammucchiarli nella grande buca. arross• e. solo s'avvi• verso la citt…. correvano accanto. nel quale la melodia chiacchierina d'una fontana zampillante sonava gi… troppo forte. Ella sporse il volto lu- . una camicia fluttuava lieve al vento. Ma nella strada attigua Boccadoro vide dietro una finestra una graziosa fanciulla che Sl pettinava. poich‚ egli le sorrideva amichevolmente. quando vide lo straniero addentare il panino e andar oltre senza pagare. non un suono. Boccadoro indic• uno di questi e il fornaio glielo spinse fuori con precauzione sopra un infornapane. potevan esservi cinquanta o pi— cadaveri gettati l'uno sull'altro. il martellar dei fabbri sulle incudini sonore il fragore dei carri e tanti altri rumori. i litigi delle donne. gli tornavano alla memoria tante altre cittadine e tante porte per cui era passato. ed ecco non gi… un camposanto. Sui davanzali di una bella casa c'era una fila di vasi di terracotta. poi chiuse il suo finestrino. attese che l'altro gli mettesse il denaro sulla pala. questi lo supplic• in ginocchio di proseguire al pi— presto il loro cammino. Qua e l… un braccio o una gamba sporgevan ri~idi contro il cielo. delle occupazioni. spronando gli animali.un sacerdote con una croce in mano.

con un piccolo fardello in mano e un fazzoletto rosso intorno al capo. poi per un'altra e torn• indietro pian piano. Roberto. Roberto era pienamente d'accordo. bimba cara. la sua pazienza era al termine. --Bene.. Adesso verrai con noi e sarai contento di avere una compagnia cosi graziosa. Ella interrog• con gli occhi. Vieni. Ma ti voglio dare anche una gioia. io e Lena saremo il padrone e la padrona di casa e tu sarai il nostro amico e vivrai con noi. Che non ti passi neppur per la mente! Marciarono cos• in tre. non restava pi— insieme. ascolta: per un po' di tempo vogliamo vivere in pace e in buona salute e star lontani dalla pestilenza. fece scene. Ti Š anzi severamente proibito di mettere un dito addosso a Lena. Egli prosegu• a passi lenti. parlo sul serio -. protest•. Da estranei dunque. e fu lieta di vederlo ritornare. era un tentar Dio. Gli fece cenno: egli continu• lentamente il suo cammino e poco dopo ella lo raggiunse. lascia morire i vecchi.minoso e sorridente dal vano della finestra. Vengo con te. o a serviZiO da estranei?. a esprimere la sua . esitante.. ed ella scosse il capo. Vogliamo avere un tantino di vita serena e piacevole. Oh.grid• Boccadoro. andiamo nei boschi e avremo una buona vita. prima ancora d'arrivare alla porta. --Come ti chiami? --le domand• Boccadoro. --No -. stava rannicchiato per terra.Allora vieni con me fuori da questa citt… di morte.--ce n'hai cantate abbastanza. Allora vieni.disse Boccadoro. Ci cercheremo~un bel posticlno con una capanna vuota o ce ne costruiremo una da nol.--Sei in casa di babbo e mamma. --Non pensarci su troppo. La fanciulla stava ancora alla finestra. --Lena.. poi a poco a poco la ragazza cominci• a parlare. --Non ancora malata? --domand• lui. sporta in fuori. via! Poco lontano dalla porta Roberto. stupita. Boccadoro lo lasci• imprecare e protestare. Š cos• brutto qui in citt…! Muoiono tutti. noi siamo giovani e sani e vogliamo passarcela bene ancora un po'. di cattivo umore.--disse. All'arrivo di Boccadoro balz• in piedi e spalanc• tanto d'occhi alla vista della ragazza. Via. fin che Si acquet•. D'accordo? Oh s•. bighellon• per una strada deserta. Ella lo esamin•.. brunetta. Si chiama Lena e resta con me. dico sul serio. Purch‚ non si pretendesse da lui che desse la mano a Lena o toccasse le sue vesti. --questo non si pretende. dapprima in silenzio. -. Questa volta non si arrese subito. Che si portasse fuori una persona da quella maledetta tana appestata e che si pretendesse da lui di tollerare una simile compagnia era pi— che una pazzia. ed egli si rifiutava.

che diventavano sempre pi— azzurre. oltre la landa.se anche non sei carpentiere. . che piace tanto alle lumache e che si pu• mangiare? --Certo -. --Come sei contento oggi! -. si stendevano i boschi neri e. Ora lieto. Lena. Cantiamo ancora qualche cosa? O forse hai fame? Nella mia bisaccia c'Š ancora qualcosa di buono. In un boschetto di betulle c'era una capanna di tronchi greggi. E che mai si poteva dire? Infine Lena si stanc•. Dei due medici uno era morto. -. sono contento oggi. Tante cose orrende aveva da raccontare.I tuoi capelli hanno lo stesso color bruno. Noi vogliamo abitar qui. basse montagne azzurre.disse Boccadoro. tu devi fabbricare nel nostro castello una parete divisoria.rise lei.gioia di rivedere il cielo. crapulavano. gli alberi e i prati: era stato cos• orribile l… dentro. quell'uomo eccezionale! Cantava con arte e perfettamente intonato.l'ho visto tante volte. nessuno la interrompeva. e ne avevano presa una con loro_ -. dietro quelli. che bella cosa che i becchini ti abbiano lasciata per me! Domani troveremo la nostra casetta e ce la passeremo bene e saremo felici che la nostra carne e le nostre ossa stiano ancora cos• bene insieme. -. la piccola citt… doveva essere un inferno. l'altro andava soltanto dai ricchi e in molte case i morti imputridivano perch‚ nessuno li andava a prendere. Cammin facendo avevano incontrato delle capre che giravano senza pastore. Gi… alla seconda canzone Lena prese ad accompagnarlo a mezza voce. e a ogni strofa la sua voce si faceva pi— piena. ora solenne. il fiume di parole s'inaridi. -. che le era toccato vedere. Il giorno seguente trovarono quello che cercavano. -. costruita forse un tempo da spaccalegna o da cacciatori. in altre i becchini rubavano. E cominci• a raccontare e a liberarsi l'animo delle immagini tristi e mostruose. poi a voce spiegata S'avvicinava la sera.Su. lontano. Roberto. in modo che abbiamo due camere.disse Roberto.S•. una volta per• lavoravi da falegname. ma in sordina. nella citt… appestata. da non dirsi. brutte storie. Narr• diverse storie. ho trovato una compagnia cos• carina! Ah Lena. Ed anche lo stesso buon profumo. Š naturale. come per l'intensificarsi di una luce interiore. il canto accompagnava il ritmo dei loro passi. Tutto sapeva fare quel Boccadoro! Eccolo che ora camminava e cantava. Allora Boccadoro si mise a camminare pi— adagio e prese a cantare sommesso una canzone di molte strofe. lasciava che tutto quell'orrore si riversasse e non diceva nulla. -. la porta si lasci• forzare e anche a Roberto la capanna parve comoda e la regione sana. Lena. hai gi… visto qualche volta in autunno nei boschi quel fungo grosso. Boccadoro rimaneva silenzioso e indifferente. Roberto ascoltava inorridito e avido. bordellavano e spesso insieme coi cadaveri tiravan fuori dai letti anche i malati ancora in vita e li gettavano sui carri da boia e poi insieme coi morti gi— nelle fosse. Era vuota. Lena cominci• a sorridere e Roberto ascolt• con piacere e meraviglia: fin allora non aveva mai udito Boccadoro cantare.

bella e presto appassita la giovinezza ! La parete divisoria della capanna divenne assai carina. Nelle vicinanze non c'era anima viva. bella e fugace la felicit…. Da mangiare non c'Š pi— gran che: oggi dobbiamo contentarci di latte di capra. Gli spazi intermedi dovevano essere riempiti da un graticcio di ginestre. un secchio per il latte. timida e inesperta. Non lontano scorreva un ruscello dall'acqua chiara e dolce. Tu costruisci dunque la parete e noi due prepariamo il giaciglio per tutti Domani poi andr• in cerca di cibo. ma tutt'amore. Boccadoro trov• in Lena una cara compagna. Ma non pot‚ finire in un giorno e la sera and• a dormire all'aperto. i giacigli furono perfezionati e fu costruito un focolare. ma divenne bello e pittoresco: tutti vi collaborarono. Lena disse a un tratto come in sogno: --Che sar… poi. in cui quei diavoli mascherati avevano rovesciato tutti i loro carri pieni di cadaveri. Siccome non aveva che il suo coltello e le sue mani. arnesi. ma il guaio era che si trovava pochissimo da mangiare. e Roberto aml• il suo coltello su un ciottolo. e un giorno prese due polli che fuggivano per la campagna. e alla fine vi lavorarono tutti e tre. l'altra per te e per la capra. qualche vaso di terracotta. tanto o poco che sia. ogni cosa che egli port• di l… dovette essere affumicata e lavata. Tutti si misero subito al lavoro. Bella era la vita. Aspir• il profumo dei suoi capelli bruni. Se la prese dolcemente fra le braccia e vegli• ancora a lungo ascoltando il battito del suo cuore quand'ella stanca e sazia s'era gi… addormentata da un pezzo. Ci• richiese del tempo. questa volta senza morti dentro. e Boccadoro propose di sceglierla come quartiere invece della loro capanna di tronchi d'albero.una per Lena e per me. Non molto lontano c'era una casupola di contadini abbandonata. per trovar cibo. e tutti e tre si divertivano a lavorare intorno alla loro piccola dimora ed a renderla ogni giorno un pochino pi— bella. Un giorno che bevevano insieme il loro latte e vantavano la loro vita domestica. Boccadoro e Lena si diedero a cercar paglia. Roberto voleva mostrare la sua abilit… e parlava con molto zelo di tutto ci• che avrebbe voluto costruire. una scure. felci e musco per il glaclgllo. Il pane mancava: in compenso presero un'altra capra e trovarono anche un campicello di rape. si content• di tagliare una dozzina di piccoli tronchi di betulla e ne fece un solido e greggio steccato infisso nel suolo della capanna. ma Roberto si rifiut• inorridito e vide anche di malocchio che Boccadoro entrasse in quella casa vuota. quando verr… l'inverno? . Intanto Lena doveva andare a cercar bacche e badare alla capra. se avesse avuto un banco per piallare. prima che Roberto la toccasse. e mentre si stringeva a lei pensava a quella gran fossa a fior di terra. per tagliare piccoli tronchi e fabbricare la parete. squadra e chiodi. Non era molto ci• che Boccadoro aveva trovato: due sgabelli. Lena era innamorata e felice. la parete intrecciata era finita. Boccadoro faceva piccole escursioni per esplorare la regione. e di ci• era soddisfatto specialmente Roberto: si era sicuri tanto dal contagio quanto dai nemici. Spesso lavorando cantavano. Un giorno passava dopo l'altro. e portava a casa dai dintorni ora una cosa ora l'altra.

quelli sono molto previdenti. Pensava a lei. o l'udiva cantare.Nessuno diede risposta. -. perch‚ ella era tornata a parlare dell'autunno e dell'avvenire. Ma adesso Š ancora estate e dappertutto nella regione si muore. che hai ancora nelle membra la tua cara vita. Chin• la testa. si son gi… rotti la testa tutti i saggi e tutti i santi. ma con un tono di celata minaccia nella voce: -. Prima ancora che l'estate fosse sfiorita del tutto. A poco a poco Lena s'accorse che nessuno pensava all'inverno. e che non ti cada la pioggia sulla camicina. abbiamo parlato abbastanza. Devi pensare che sei sfuggita. Ella s'arrese. Roberto rise. -. fin tanto che ci piace. -. nella speranza di acchiappare una pernice o altra selvaggina. Lena. Ella non era ancora soddisfatta.hai gi… dimenticato i beccamorti e le case deserte e la gran buca fuori porta. che quella loro casa non era una fissa dimora. -. che nessuno pensava sul serio a rimanere tanto tempo nello stesso luogo. la vita nella capanna ebbe la sua fine. Non c'Š una felicit… che duri a lungo. qui invece Š bello e stiamo bene. --Poi tutto Š finito? E tu te n'andrai? Ed io? Boccadoro le afferr• la treccia e gliela tir• un poco. dicendo che si credeva incinta e che non voleva lasciarlo partire. --E poi? --grid• Lena con veemenza. poi girovag• pi— lontano e per un po' di tempo non la vide pi—. diversa da quella che avevano pensato. affettuoso. -. Boccadoro guard• innanzi a s‚ in modo strano. dove ardono i fuochi? Devi esser lieta di non giacere l… in quella fossa. Allora andrai dai tuoi genitori o da chi altri hai.Ma io non voglio andarmene. ch'ella si trovava insieme a dei vagabondi. Lena raccoglieva bacche poco lontano e ogni tanto Boccadoro rasentava il bosco dov'ella si trovava e di l… dal cespuglio vedeva sporgere fuori il suo capo dalla camicia di lino sul collo bruno. Allora Boccadoro le disse in tono scherzoso e incoraggiante. Ma se quello che abbiamo ora non ti basta e non ti d… pi— gioia. che non durer… poi in eterno.Su questo. che puoi ancora ridere e cantare.e non voglio lasciarti andare. quando si sa che presto tutto sar… finito! Boccadoro rispose ancora. Cos• rimasero le cose.disse. o ritornerai a servire in citt… e avrai il tuo pane. Un giorno Boccadoro s'aggirava per la reglone con una fionda.gemette. Perci• restiamo qui. "Presto tutto . piccola Lena. no. fra tenero e irritato. io appicco il fuoco in questo stesso istante alla capanna e ciascuno di noi se ne va per la sua strada. Non aver paura. perch‚ il cibo s'era fatto alquanto scarso. ritornerai a casa quando sar… finita questa pestilenza. Non si pu• esser contenti. come a una bambina: -.-Sciocchina. ma un'ombra era caduta sulla sua gioia. Sta' buona Lena. una volta assaggi• qualche bacca vicino a lei.Tu sei figlia di contadini.

da maestro Nicola. c'Š di che temerti! Ma Boccadoro non aveva voglia di parlarne oltre: il . voglio far in modo di ritornare per l'inizio dell'inverno alla grande citt…. Lena guardava raggiante. si sent• male e cadde esausta fra i mirtilli. saranno ben dieci anni che non lo vedo. dici? Grandioso! Boccadoro. l'inquietudine e la tristezza che erano in lui si sfogarono in una collera furente contro l'attentatore straniero. cupido. --Rotto la nuca. tirer• avanti fin che arriver• al nostro convento di Mariabronn e potr• salutare Narciso. In breve fu abbastanza vicino: s•. Quando infine riusc• a vederla. Tese l'orecchio: quel suono angoscioso si ripet‚. pieni di volutt… e d'ammirazione. floscio e contorto. Poi scagli• via il corpo con la nuca spezzata. Roberto. ma al ripetersi di quelle grida la compassione e l'ansia presero in lui il sopravvento. tre volte. Poco dopo per• pot‚ ritornare con Boccadoro alla capanna. Egli affrett• la corsa. egli credette di riconoscere la voce di Lena e la segu•. una mammella aveva anche un morSo di quel mostro. coperta di una barba lanuta. chiese con avidit… i particolari della lotta. quantunque non gli piacesse essere chiamato. Eccolo l… per terra come un serpente ammazzato. il suo viso grigio dalla barba arruffata e dai radi capelli penzolava miseramente rovesciato all'indietro. molto impressionato dall'avventura. e gridando lottava con un uomo. e all'improvviso s'accorse che pensieri e desideri l'avevano tratto assai lontano. foss'anche solo per un giorno o due. con mani furenti. che trascinava l'intruso. Lena si drizz• giubilante e cadde sul cuore di Boccadoro. e via. "presto sar… ora di troncare ed io mi metter• in cammino da solo e lascer• indietro anche Roberto. lo strozzava. la sua collera non era ancor sazia. Lo sorprese mentre stava per abbattere completamente Lena contro il suolo. continuando a stringere. e gli fece batter la testa contro le rocce angolose. ella tremava ancora in tutto il corpo e respirava affannosamente. passer• l… l'inverno e nella primavera ventura mi comprer• un buon paio di scarpe nuove. Egli le lav• il petto graflfiato. due. e tutta l'irritazione." pensava Boccadoro. la teneva attanagliata. Qui sollev• il vinto con tutto il suo peso. serrando con volutt…. il petto nudo di lei sanguinava: lo straniero.finir…. e gridava il suo nome come se si trovasse in grande pericolo. ma s'era subito messa in piedi e guardava con occhi rapiti. ella era seduta o inginocchiata in mezzo alla landa. Boccadoro lo trascin• per un pezzo sul terreno. A lunghi balzi Boccadoro s'avvicin•. fino ad alcune rocce grige che sporgevano nude dal suolo. privo di forze e quasi esanime. sempre ancora un po' irritato. Debbo rivederlo. con la camicia tutta stracciata. Boccadoro si gett• su di lui. e gli strinse la gola magra e muscolosa. che voleva farle violenza. fin che l'altro lasci• andare la ragazza e gli rimase floscio fra le mani." Un suono inconsueto lo dest• dai suoi pensieri. gli rompeva la nuca e scagliava il cadavere lungi da s‚. ma impallid• a un tratto: lo spavento le tremava ancora nelle membra. era Lena. avrebbe voluto continuare a maltrattarlo. Il suo petto sanguinava. il suo forte amante.

finch‚ nella fissit… prolungata i suoi pensieri svanirono. Va laggi— e cerca di portar via il cadavere. ma fu mandata a letto presto. gettalo gi— nello stagno. Era fresco. Quando pi— tardi Boccadoro and• nel suo pagliericcio. Ubbid• come un agnello. Ma una cosa specialmente gli dava da riflettere. si chin• verso Lena. bello e terribile il suo viso di ragazza campagnola. che gli desse il lampo del desiderio: "Bisognerebbe disegnarlo!". tanta era la sua ammirazione per Boccadoro. con una specle di sgomento. Questi si mostrava taciturno e cupo. A un tratto. aveva abbandonato Narciso. provava un'ansia. che conosceva quegli stati d'animo.suo furore era sbollito. Egli si sentiva inquieto. con gli occhi fissi nella scialba nuvolaglia notturna. potevano avere indosso il veleno della peste. aveva offeso maestro Nicola e rinunciato alla bella Elisabetta. pensava a Vittore. Egli cammin• su e gi— nell'oscurit…. Lena si era coricata nella capanna. era di ottimo umore. egli avrebbe dimenticato il volto di Lena. oppure coprilo bene di terra e di pietre --. mentr'egli squassava e gettava lontano il cadavere di quell'individuo. presto per• si sent• meglio. sentiva pena per la perduta innocenza dell'anima sua. si alz•. un desiderio di riprendere la vita del vagabondo. intuiva che il gioco della vita domestica era finito. fra il rincorrersi delle nubi guizz• come un lampo un volto grande e pallido. Sentiva pena per Vittore. attizz• il fuoco e fece bollire il latte per la cena. e per uccidere l… fra le pietre quel povero diavolo? Aveva un senso tutto questo. Roberto. Il morso al petto le doleva. era balenato un raggio di fierezza e di trionfo. lo lasci• in pace. nell'istante in cui s'addormentava dolcemente sulla pietra. inorriditi e rapiti. poi sedette su di una pietra e s'immerse in pensieri di una tristezza profonda. quale egli non aveva mai veduta n‚ immaginata in un volto di donna. uno sguardo singolare. col passar degli anni. Senza quello sguardo. A quello sguardo egli aveva risentito il desiderio guizZare dentro di se. Se Š troppo faticoso fargli una buca. Ma Roberto rifiut•: non voleva aver a che fare con cadaveri. per accamparsi poi in una landa e aspettare al varco gli animali vagabondi. disse: -Ora potresti fare qualche cosa anche tu. sentiva pena per l'uomo che aveva ammazzato quel giorno. in quegli occhi sbarrati. aveva lo sguardo greve e ve- . il volto di Eva. forse un giorno. Per liberarsi di Roberto. pensava. fin• per alzarsi ed uscire dalla capanna. una gioia profonda e appassionatamente partecipe alla vendetta e all'uccisione. e nell'allontanarsi dal morto egli non aveva potuto far a meno di pensare a quel povero brigante d'un Vittore: era dunque il secondo uomo che moriva per mano sua. in ascolto.. Ma quello sguardo aveva reso grande. e sentiva che non lo avrebbe pi— dimenticato.. non si sa mai. Si lasci• cadere indietro e rimase l… supino. Dormiva. Aveva colto lo sguardo di Lena. valeva la pena d'esser vissuto? Il cuore gli si stringeva per l'assurdit… e per il disprezzo di se stesso. Per questo era fuggito dal convento. Da mesi gli occhi di Boccadoro non avevano colto nulla. una lieve brezza giocava fra le betulle. non sapeva pi— se fissasse le nubi del cielo o il suo torbido mondo interiore. Non potendo dormire.

Boccadoro ne aveva abbastanza. Sul margine del bosco qualche tronco rosso e contorto di pinastro era gi… illummato dal sole. erano subito fuggite. La fecero star a letto. la disse per liberarsi delI altro. No. e preferisco morire. Egii cammin• per un tratto. Boccadoro le aveva dato di tanto in tanto un sorso d'acqua. grandi occhi pieni di volutt… e avidi di sangue. preferisco morire L'indomani stava gi… male. Andava meglio? Se non sl trattava di peste. Lena si sentiva male.Sta' in guardia. quando verso sera ritornarono a casa con la bestia. --E vattene al diavolo!--gli grid• Boccadoro furente. Boccadoro non doveva essere in collera con lui. troppo vile e troppo meschino. Per quanto quel Roberto potesse essere un buon diavolo. alla sua vista. caro. --Va al diavolo tu e la tua pecora!--gli grid• Boccadoro. Non disse nulla ma Roberto. l'aria era fresca e buona. Blsognava prender congedo. Tutte le mattine mi svegliavo con questo pensiero e con questo timore. distese le membra stanche e resplr• profondo. appena sent• che Lena era ancora malata. Dal bosco lo chiam• Roberto. Egli usci un momento dalla capanna per prender aria e guardare il cielo. Boccadoro dorm• fin che lo bagn• la rugiada. sentendosi male dalla paura: paura della peste. Guarirai. senza capra. di non prendere la malattia anche tu. cgli sarebbe rimasto. non preoccuparti. paura della solitudine e della notte. Non affannarti a consolarmi. Quest'ultlma era una bugia. Roberto si dilegu• senza rumore. paura di Boccadoro. e negl'intervalli aveva dormito qualche ora. Al primo albeggiare riconobbe nel volto di lei i chiari segni della morte vicina: era gi… appassito e frollo. la tast• e trov• i bubboni della peste. intanto egli aveva custodito la pecora. -.Afferr• la capra e la tir• dalla sua parte dietro la parete di ginestre. ma all'improvviso spalanc• gli occhi. Devo morire. erano molto stanchi. -. fin che ne catturarono una.--Lena muore e ho preso il contagio anch'io.Non ti voglio pi— rivedere. Presto sarebbe ricominciata la vita vagabonda. Ci fu molto da fare: Roberto la mattina aveva incontrato nel boschetto due pecore che. le colline lontane non si discernevano ancora nella nuvolaglia mattutina.lato. Ella scosse il capo. piuttosto che vedere un glorno il tuo giaciglio vuoto e sapere che mi hai abbandonata. -. Si coric• in vicinanza della capanna. Boccadoro la esamin•. Il giorno dopo Lena era malata. Disse che si sarebbe cercato fuori un posto per dormire e che prendeva la capra con s‚: anch'essa poteva contrarre il male. Corse a chiamare Boccadoro e cacciarono pi— di mezza giornata. fu colto dal sospetto e non rimase nella capanna. Il mondo era bello in quel triste mathno. troppo in contrasto con quell'epoca gran- . non devi venirmi cos• vicino. Boccadoro disse a Lena: --Io resto con te.

perch‚ mangiasse. Gli venne in mente la capra torn• dentro. sulla barba bionda che gli copriva le guance scorrevan due lacrime Ud• Lena che parlava con voce fioca credette che lo chiamasse e si rizz• sul giaciglio. raccolse qualche bracciata di legna secca e di sterpi. e la bestia. balbettava solo parole fra s‚ e s‚ parole di tenerezza e d'invettiva. e cercava d'mumidir con la lingua le labbra gonfie e bluastre. tranne l'acciarino. Anch egll s addorment• di nuovo e vide in sogno il suo cavallo d un tempo. dietro la parete intrecciata. da una lontananza infinita e deserta. rise un attimo. non c'era nient'altro da mangiare. che correva sulla loro pelle portandone via lo splendore e la vita Rimase ancora un poco in ginocchio accanto a Lena. Gli ripugnava lasciarla cosi. vuo gi… lasciarmi anche tu? Ne hai gi… abbastanza di me. Vagare. Bless. ella dormiva. ma ella non parlava a nessuno. Quando Boccadoro torn• presso Lena. ne beveva lui a saziet…. poi cominci• a sospirare profondamente ed a singhiozzare. Qualche volta portava fuori anche la capra. e a poco a poco ridivenne quieta. Ma non poteva. ogni tanto dormiva. getto tutto nella capanna e appicc• il fuoco. Intorno agli occhi ed al naso la fanciulla appariva d'ora in ora pi— vecchia. Egli le si coric• vicino. e quando si desto. per respirare aria fresca. le sue palpebre erano stanche e afflosciate. vedere nuove immagml gll avrebbe fatto bene. fissava immobile il suo volto e assisteva sconfortato. le mormorava parole affettuose. non gli era possibile lasciar l• quella creatura sola a morire Osava appena uscire un pochino ogni due ore. si distese per terra. vagare. respirare stancarsi. e gli vennero in mente i pesci morenti. Ella era cosciente. avrebbe forse sollevato il suo abbattimento profondo. Mor• senza lamento: un breve sussulto. marciare. Sarebbe fuggito volentieri. dopo aver cercato un poco attorno. grid• il suo cuore. che tante volte aveva veduti e compianti in plazza del mercato: cos• si spegnevano anch'essi. Allora egli le dava qualche goccia d'acqua. Roberto si dilegu• e non ritorno pm. il suo occhio segui con amara curiosit… le linee che si contraevano e si confondevano cos• miseramente sotto il somo bruciante della morte Cara Lena. diceva ® Boccadoro ¯ o ® caro ¯. pOI usc• all'aperto e sedette fra i cespugli d'erica. con un moto convulso e con un lieve brivido doloroso. Boccadoro s'alz•. ma attento. Il sole sorse luminoso. Siccome Lena non prendeva pi— latte. bevesse acqua e si muovesse. Poi ritornava presso Lena. la prese con s‚. e il bel castagno del convento gli pareva di rlguardare indietro. Nella notte seguente Lena mor•. sul collo fresco e giovane c'era un viso di nonna che avvizziva rapidamente. ad una dolce patria perduta. Usc•. poi il respiro s' arrest• e un bnvldo le percorse la pelle: a quella vista Boccadoro Sl sent• gonfiare il cuore. Non prese fuori NARCISO E BOCCADORO 403 nulla. al suo morire. si chin• sopra quel volto gi… sfigurato. Solo di rado pronunciava una parola. cara bambma buona.diosa di sconvolgimenti e di fato. e per l'ultima volta guard• il povero viso della morta. In un attimo la parete di ginestra . con la testa sul suo fianco. e quando si destava non apriva pi— gli occhi che a met…. e dorm• fino all'alba Allora entr• per l'ultima volta nella capanna.

sotto un velo d'orrore. i morti rimasti insepolti. oppure si diceva che i colpevoli erano gli ebrei o i latini o i medici. una casa dopo l'altra. e il peggio non erano le case deserte. pareva che non esistessero pi— gioia. Cominci• alle prime masserie e ai primi villaggi e continu•. I monatti e gli sblrrl d'ospedale dominavano come carnefici. Nella follia della paura e dell'esasperazione. La capra saltava impaurita e gemente. stavano accovacciati davanti ai cimiteri o alle loro case spopolate. Ma ci• che l'aspettava era peggio ancora di quanto si fosse immaginato. si diceva. innocenza e amore sulla terra. a volte sonava anch'egli il liuto o ballava alla luce delle torce a vento. Dappertutto il viandante udiva e vedeva cose strane ed orrende. Il fumo dell'incendio lo-segu• fin dentro il bosco. che sembrava avessero perduto occhi e anima sotto Il peso dello spavento e dell'ansia della morte. A volte si rifugiava nelle feste turbolente di chi voleva godere la vita. non riusclva a fuggire. col cuore indignato vide ardere tutta la via degli ebrei. Chi cadeva in sospetto di compiere tale mostruosit… era perduto se. piangenti o imprecanti. per acquistar forza sul punto di mettersl m cammino. i cani da guardia morti di fame e imputriditi alla catena. col viso arroventato dal fuoco. in cui la morte sonava la viola. evitando ogni contatto con gli uomini. prendendo il veleno dai cadaveri degli appestati e fregandolo sui muri e sulle maniglie delle porte. Egli rimase fuori a guardare. egli impar• presto a conoscerne il suono. Altri.secca divamp•. Uomini diabolici. provvedevano con gioia maligna alla propagazione della strage. Tutta la regione. sempre pi— terribile quanto pi— avanzava. Fuggiaschi vagavano solitari. a volte prendeva parte a quei festini disperati. In una citt… Boccadoro. cacciati dalla paura della morte. Inoltre i ricchi davano la colpa ai poveri e vlceversa. d'angoscia. arrostirne un peZzo e mangiare. trascurati nella persona. Boccadoro assisteva con furore e disgusto: il mondo pareva sovvertito e avvelenato. avvisato in tempo. con gli occhi smarriti. Non aveva mai iniziato una peregrmazlone con tanto sconforto. E peggio di tuttO: ognuno cercava per quell'insopportabile calamit… un capro espiatorio. predavano nelle case lasciate vuote dalla morte. di ottenebramento degli spiriti. dappertutto si uccidevano. Ma non gli fu possibile. si bruciavano e si torturavano innocenti. i bambini mendicanti le tombe in massa davanti alle citt… 11 peggio erano i vivi. mentre intorno il popolo urlava e i fuggiaschi atterriti venivano ricacciati nel fuoco con la forza delle armi. fin che tutto il tetto fu in fiamme e le prlme travi precipitarono. a loro capriccio ora lasciaVano i cadaveri insepolti. Sarebbe stato logico uccidere l'animale. o avvelenando le fontane e il bestiame. tenevano orge e celebravano feste da ballo e d'amore. abbrutltl. ognuno affermava di conoscere gli scellerati ch'erano i colpevoli e malvagi promotori della pestilenza. era punito con la morte dalla giustizia o dalla plebe. nelle notti febbrili. spinse la capra nella landa e se ne and•. Genitori che avevano abbandonato i figli colti dal male marlti che avevano abbandonato le mogli. tutto il vasto paese stava sotto un nembo di morte. Altri si riunivano in una gioia di vivere eccltata e sgomenta. Dappertutto sonava la viola della morte. . ora strappavano dai letti i VIVI prlma che avessero esalato l'ultimo respiro e li gettavano sui carri funebri.

era una buona predica. sempre lo afferrava la stessa tacita passione d'essere presente e di camminare con gli occhi aperti attraVerSo l'inferno. tutto proteso verso il dolore urlante del mondo. e Boccadoro si era arreso da un pezzo. il cavaliere. Ma Boccadoro avrebbe desiderato un'altra rappresentazione. amava le donne disperate e febbricitanti per un piatto di minestra aiutava a portar via i morti. C'era dipinta su di una parete la danza macabra: la morte pallida e ossuta portava via ballando gli uomini dalla vita. guardava negli occhi che si spegnevano dei morenti. triste e pur ardente. tutti prendeva con s‚. il medico. . Non aveva paura. L… dove la morte protendeva la sua mano nella vita. Lunga era la via e piena di morte. guardava negli occhi fissi e melensi degli ubriachi. da quando aveva lasciato Lena nella capanna ardente. non echeggiava solo un grldo stridulo e guerriero ma anche un suono profondo e amoroso. non severo e macabro. un suono pieno. Ad altri la morte poteva apparire come un guerriero. dalla sua figurazione truce usciva un suono d'ossa e d'orrore. ed egli si era difeso. mentre le dita di Vittore gli stringevano la gola. materno. Boccadoro. e dei musicanti scheletriti accompagnavano la danza sonando su ossa cave. il lanzichenecco. Mangiava pane ammuffito nelle case spopolate. Egli avanzava triste. non si tirava mai da parte. il vescovo. era sfuggito. in quella notte d'inverno sotto gli abeti. con lo stomaco vuoto. nella neve e nella fame. coi sensi aperti.Paura non ne sentiva. ma dolce e seducente. inebrlato dal canto funebre. Gli occhi curiosi di Boccadoro assorbirono profondamente quella visione Un ignoto collega aveva tratto l'insegnamento da quello ch'egli aveva visto della morte nera e gridava squillante all'orecchio degli uomini la predica amara del dover morire. Il quadro era buono. la morte cantava urlando la sua canzone. da cui ci si poteva difendere. l'abate. In un convento vide un affresco recente e dovette contemplarlo a lungo. nelPascoltare il canto della caducit…. il conte. quel collega sconosciuto non aveva visto e fissato male la cosa. autunnale. in lui il canto selvaggio della morte sonava diverso. coglieva il fiore del piacere presto appassito. Tetro e selvaggio s'era fatto il mondo. con passlone ardente. era instancabile nel contemplare la grande mietitrice. E tuttavia non era quello che egli. il re. Boccadoro ascoltava con l'orecchio teso. Una volta aveva provato l'ansia della morte. sembrava che non gl'importasse pi— nulla della vita. si era difeso. Ma una straordinaria curiosit… lo spingeva e lo teneva desto. Ma con la morte causata dalla peste non si poteva lottare. da quando avanzava giorno per giorno nel paese devastato dalla morte. guardava negli occhi fissi ed ebbri delle donne. e anche In altre due giornate del suo vagabondaggio. aveva vinto. La sua meta era la citt… di maestro Nicola l… lo chiamava la voce del suo cuore. di avvizzimento e di strage. aveva veduto e vissuto L• era dipinta la necessit… della morte. cantava e trincava nelle orge folli. seVera e inesorabile. e vicino alla morte il lumino della vita ardeva pi— chiaro e pi— fervido. con le membra esauste. con le mani e i piedi tremanti. per pochi quattrini aiutava a gettar terra sopra i cadaveri nudi. il contadino. Quella era una morte con cui si poteva combattere. bisognava lasciarla infuriare ed arrendersi. come un richiamo alla patria.

e la sent• piangere ancora e singhiozzare. Boccadoro ebbe compassione di quei capelli cos• belli. le parl• con dolcezza. si batteva il volto e si strappava i neri capelli. e afferr• quelle mani infuriate. le tenne ferme. la bella fanciulla dai capelli neri e dagli occhi ardenti. nuove immagini e nuove esperienze. una forza nuova lo attirava verso il maestro e verso la creazione. accovacciata presso un mucchio di macerie carbonizzate. che gli diede molto da fare e di cui stent• a liberarsi. Le disse che non poteva rimanere cos• sola. Ella gli chiese di aiutarla a seppellire suo padre ed allora raccolsero tutte le ossa traendole dalla cenere ancor calda e le portarono in un luogo nascosto in mezzo ai campi dove le coprirono di terra. Ma dappertutto erano soste. sull'arte. con le narici vibranti egli aspirava l'aria di morte. ella era riuscita a fuggire. che mangiava nella sua mano e lo scaldava nel sonno. per ordine dell'autorit…. parl• alla fanciulla e s'accorse allora che anche il viso e la persona erano bellissimi. Ci• rincrebbe a Boccadoro: si era abituato a parlare con quel cane. dappertutto la compassione o la curiosit… gli chiedevano un'ora. Per tre giorni ebbe con s‚ un contadinello piagnucolante. Con molta pazienza egli le tenne ferme le mani convulse. il suo contatto un brivido d'amore. per mezz'ora di seguito gli rivolgeva discorsi e fantasticherie sulla malvagit… degli uomini. le mormor• espressioni di piet… protettrice. Per diversi giorni lo accompagn• un cane senza padrone. ma un mattino scomparve. e che nella foresta c'erano lupi e zingari. urlava. il suo appello era un richiamo d'amore. Un pochino pazza era forse anche la giovane ebrea Rebecca. come un padre severo: per lui la morte era anche una madre e un'amante. fin che si fu addormentata. Intanto s'era fatta sera e Boccadoro cerc• un posto per dormire. Finalmente glielo prese la moglie di un carbonaio. Egli invece l'avrebbe presa con s‚ e protetta dai lupi e dagli uomini. ma poi era ritornata disperata e s'accusava di non essersi fatta bruciare insieme al padre.un giudice o un carnefice. che l'avrebbero riconosciuta per ebrea e uccisa. con la quale s'attard• due giorni. o che qualche dissoluto vagabondo l'avrebbe maltrattata. sull'esistenza di Dio. lo port• per ore ed ore sulle spalle: un cosino mezz'affamato di cinque o sei anni. a cui era morto il marito e che voleva avere ancora intorno a s‚ qualche cosa di vivo. prepar• alla fanciulla un giaciglio in un boschetto di querce. Quando Boccadoro riprese il suo cammino. Allora dorm• un poco anche lui e alla mattina cominci• la sua corte. e non avrebbe mai tollerato che quelle dolci pal- . un giorno. che aveva conosciuta in giovent— Perch‚ naturalmente nel suo pellegrinaggio attraverso la morte Boccadoro era diventato un pochino pazzo: tutti nel territorio colpito dalla peste erano un poco pazzi e molti lo erano del tutto. La trov• nella campagna davanti ad una piccola citt…. perch‚ gli faceva pena e le voleva molto bene: egli aveva gli occhi aperti e sapeva che cos'Š la bellezza. sul seno e sulle anche d'una giovane figlia di cavaliere di nome Giulia. le promise di vegliare. Ella piangeva perch‚ suo padre era stato bruciato e ridotto in cenere insieme ad altri quattordici ebrei. le offerse aiuto. dopo aver contemplato il dipinto della danza macabra.

Ecco come siete. se non conseguenza di una sofferenza troppo grande. Toltosi il berretto.Rebecca. per il tuo piccolo piede! Cara bella fanciulla. mai pi— avrebbe pensato a qualcosa che potesse somigliare alla gioia. Ma eran tutte parole dette al vento. sarebbe un tal peccato per il tuo collo bianco. e subito dopo la ragazza dev'esser tua e far con te all'amore.pebre intelligenti e quelle belle spalle fossero divorate dagli animali o arse sul rogo. qualcosa che lo commoveva e lo confondcva e gli penetrava nel cuore. poi balz• in piedi e fugg•.--forse hai ragione Io non sono un uomo buono.disse Boccadoro.disse. Ella non voleva far nulla che desse piacere .affermava tetra e furente voleva fare ci• che d… dolore. Guarda. la salut• profondamente come una principesSa e se n'and• col cuore oppresso. Lascia che prima viviamo ancora un poco e ci vogliamo bene. che in tutte le case e le citt… si muore. -. Tacque e la guard• triste: il volto fiero e regale di lei era rigido di ripulsa. Ecco come siete! A tutta prlma pensai che forse tu eri un uomo buono. -. altro non Š se non miseria e disperazione. Egli doveva andarsene. ti porter• da mangiare e non ti toccher•. Boccadoro vedeva ardere nei Su occhi.vedi bene che non ho cattive intenzioni verso di te. -. Ah.disse. avevan gi… parlato troppo --Ascolta. e quanto pi— presto l'avrebbe divorata il lupo. Ma domani o dopodomani o pi— tardi io t'interrogher• di nuovo. non ti toccher•. bens• il voler morire. che tutto Š pieno d'angoscia? Anche il furore di quegli uomini stolti. Perdonami. doveva lasclarla perire. voglio solo vederti e provvedere a te. Per quanto poco si assomigliassero.ecco come siete voi cristiani! Prima aiuti una figlia a seppellir suo padre che la tua gente ha assassinato e di cui l'unghia dell'ultimo dito vale pi— di te. Ma come potev esser buono? Ah. -. siete dei porci! Mentre parlava cos•. Ella lo ascolt• cupa. Solo ora ti ho compresa. ma non il dover morire. il diritto di morire. fino allora ti protegger•.disse infine Rebecca con voce piena d'odio e di disprezzo. . tanto meglio per lei. presto la morte prender… anche noi ed anche noi imputridiremo nei campi e con le nostre ossa giocher… la talpa. vieni con me. dietlo l'odio. -. la tacita dedizione e obbedienza all'appello della madre della terra. Egli dovette rincorrerla e tenerla stretta prima di poter proseguire. -. Sii triste fin che Š necessario Con me potrai esser triste o lieta. Rimase a lungo turbato.non vedi che dappertutto Š la morte. pensi a tuo padre non vuoi saperne d'amore. non aveva voglla di parlare con nessuno. -. che hanno bruciato tuo padre. Supplic• ancora a lungo e a un tratto sent• egli stesso quanto fosse inutile cercare di conquistarla con parole e ragionamenti. Vedeva nei suoi occhi la morte. -.Rebecca. -. Ora sei afflitta. quantunque verso di te le mie intenziom fossero buone. -. potrai fare sempre e soltanto ci• che ti dar… piacere. non c'era nulla da fare.

Egli sentiva con sgomento e con entusiasmo la sua anima piena d'immagini. di trasformarla in immagini durature. ma un po' troppo solenni e un po' rigide e antiquate. Ma una volta pass• davanti ad una chiesa. in altri luoghi orde di gente inselvatichita. anche nel suo convento di Mariabronn c'erano parecchie statue di quel genere. L'estate era passata. Boccadoro s'avvicinava a poco a poco alla sua meta e in quell'ultimo tempo lo coglieva spesso il timore di poter prendere ancora la peste e di dover morire in qualche stalla. nessuna graziosa contadinella lo tratteneva pi— a lungo di una notte. qualche magia. sentiva che quel lungo peregrinare attraverso il paese della morte l'aveva tutta popolata di figure. da giovinetto. e per parecchie notti sogn• la bellezza slanciata e ardente del suo corpo. Per parecchi giorni ancora pens• alla focosa fanciulla dai capelli neri. Era un autunno senza gioia. Pi— tardi. Ma per qualche tempo gli parve di non aver mai amato altre che queste due. le aveva contemplate con un certo altero disprezzo e nella nuova maniera del suo maestro aveva veduto un arte molto pi— viva. sotto il cui portale stavano entro nicchie profonde.quella fiera e povera fanciulla israelita gli ricordava in certo modo Lidia. le aveva contemplate con piacere. rigide e straniere. di officina e di lavoro. ma con un appassionato desiderio di carta e stilo. la pestilenza sarebbe cessata. Per la prima volta in vita sua il mondo gli pareva troppo vasto. Tanta ricchezza gli gonfiava il cuore ed egli sentiva un desiderio invincibile di raccogliersi su di essa. quando alla fine della sua prima grande peregrinazione era stato tanto commosso e rapito da quella dolce e triste Madonna di maestro Nicola. molte statue in pietra di epoca antichissima. la povera. quelle figure di pietra solenni ed arcaiche gli erano parse troppo pesanti. Amare donne come quelle era fonte di dolore. Un tempo. in cui non c'era pi— nessuno per coglier la frutta che cadeva dagli alberi e marciva nell'erba. come ne aveva gi… vedute altre volte. che pareva destinato alla felicit… e alla prosperit… ed era invece gi… votato alla morte Oh perch‚ quelle labbra e quel seno dovevano diventar preda dei ® porci ¯ e imputridire nei campi? Non c era qualche potenza. sorrette da colonnine ornamentali. gli parevano belle e maestose. la saccheggiava e la sperperava. Nessuna graziosa piccola citt… poteva pi— allettarlo a sostare. di darle sfogo. dar loro forma e conservarli cos•. inquieta Lidia e l'ombrosa. amara israelita. E continuava il suo cammino con impulso sempre pi— avido e fervente. la terra germanica troppo grande. Boccadoro attraversava regioni. pi— intima e Di— animata. figure d'angeli. ma senza passione. Ora . prima d'aver gustato la felicit… d'essere ancora in un'officina e di dedicarsi alla creazione artistica. Molti assicuravano che con l'autunno o col principio dell'inverno. c'era una magia: far si che contlnuassero a vivere nella sua anima. di creta e legno. la figlia del cavaliere. apostoli e martiri. sempre con gli occhi aperti e coi sensi curiosi. E non voleva pi— morire. per salvare questi fiori preziosi? S•. proveniente dalle citt… in barbare escursioni.

angeli e santi. immobili. Ah. in nessuno si trovava un prete. ben poco si Š salvato. se ci fosse stata l… anche la bella ebrea Rebecca e la povera Lena arsa insieme alla capanna e la povera Lidia e maestro Nicola ! Ma un giorno ci sarebbero stati e avrebbero avuto vita duratura. pacati e taciti simboli della vita umana. con un doloroso e appassionato desiderio di raccoglimento e di nuova creazione. ho rubato.che ritornava dal mondo con l'anima piena d'immagini. severi e sordi inaccessibili a preghiere e a domande.corsa. i passi di Boccadoro risonavano cupi sotto la volta di pietra. si sarebbero erette un giorno davanti ai posteri. La chiesa era deserta. e i poveri lasciare i loro fratelli insepolti. cerc• un confessionale. erano fuggiti. vedi ci• ch'Š avvenuto di me. Ho veduto tanti innocenti soffrire e perire e tanti malvagi nuotare nel benessere. lo tieni in ordine male. che in quel momento significavano per lui amore e tormento. hai creato male il mondo. Nel suo cuore inselvatichito sorgeva tremante e umile il sentimento della venerazione e un orrore per la sua vita sciupata e consumata. sfidavano ancora da secoli la caducit…. ho viSsuto in ozio e mangiato il pane degli altri. quelle figure antiche ed austere commovevano a un tratto il suo cuore con straordinaria potenza. Ci hai dunque del tutto dimenticati e abbandonati. Ho veduto case e strade piene di morti. Ma se nella chiesa c'erano confessionali. Stavano lass— nelle loro nicchie ristrette. e le loro figure. eppure erano un infinito conforto. erano una vittoria trionfante sulla morte e sulla disperazione. sovrumani e pur creati da mano umana e da spirito umano. vuoi lasciarci andare tutti alla malora? Sospirando usc• dall'alto portale e vide le statue di pietra silenziose. in cui viveva ancora il cuore di un'epoca da lungo tempo tr. nella loro maest… e nella loro bellezza sopravviventi all'estinguersi di una generazione umana dopo l'altra. ho sprecato i miei anni di giovent— come un dissipatore. Fece quello che da gran tempo non faceva. Ritorno dal mondo e sono diventato un uomo cattivo ed inutile. per confessarsi e per farsi punire. egli stesso li avrebbe presentati. ho veduto ricchi barricarsi nelle loro case o fuggire. Padre. CAPITOLO XV Finalmente la meta fu raggiunta e Boccadoro entr• nel- . ho fornicato. e le angosce e le estasi di generazioni scomparse da un peZZo. chiuse gli occhi e mormor• dentro la grata: --Buon Dio. ansia e passione. Stava devotamente dinanzi a quelle statue venerande. irrigidite nella pietra. che si raccontano ai bambini e di cui ridono i preti stessi? Io ho perduto la fiducia in te. perch‚ ci hai creati cos•. temevano il contagio. erano morti. senza nome e senza storia. giacevano all'ospedale. segnata dalle cicatrici e dalle tracce di avventure e di esperienze violente. irraggiungibili. Ho ucciso. Buon Dio. magri ed alti nei rigidi drappeggi delle loro vesti. la tua creazione t'Š venuta in uggia. Egli s'inginocchi• davanti ad uno dei confessionali vuoti. perch‚ ci conduci per vie simili? Non siamo noi tuoi figli? Il Figlio tuo non Š morto per noi? Non ci sono santi e angeli per giudicarci? O sono tutte belle storie inventate. e gli uni diventare sospetti agli altri e ammazzare gli ebrei come bestie.

per dare leggi eccezionali e proteggere la propriet… e la vita dei cittadini. e che un governatore imperiale era venuto per mettere ordine. sotto guiZZavano ancora nel verde cristallo le ombre scure dei pesci. quale non aveva mai provato prima. che spingevano ridendo un vitello. era passato la prima volta in cerca del suo maestro. parte irriconoscibile per nuove costruzioni e per strani segni spiacevoli? Aveva le lacrime a~li occhi. parecchie notiZie l'avevano raggiunto. Gi… per strada. con le officine in cui egli voleva lavorare! Tutto il resto non gli importava. le campane sonore di San Lorenzo. di arrivar l• e di trovar tutto straniero e mutato. ancora scintillava qua e l… nel crepuscolo del fondo quel tenue bagliore d'oro. anche altri ponti ed altre citt… eran belli a vedere. l'epidemia era spenta. e nulla faceva pensare che anche in quella citt… avessero regnato la furia della morte e la folle paura degli uomini. le porte scolpite e i vasi di fiori splendevano nel raggio caldo. Passarono due garzoni di macellaio. In fin dei conti non erano invidiabili i sedentari nelle loro belle case sicure. Purch‚ ci fosse ancora la citt…. che raccoglieva il bucato in una pergola sopra di loro. di essere a casa propria nella stanza e nell'officina. Fresco. un'ondata di ricordi. e scambiarono occhiate e scherzi con una ragazza. Di tutte queste notizie il viandante si era interessato poco. ed ecco che la vita riprendeva il suo corso. e per dominarsi contrasse il volto in una maschera di severit… inconsueta. ricono- . nella loro pacifica vita borghese. la grande piazza luminosa del mercato! Oh. sapeva che anche l… c'era stata la peste e forse vi regnava ancora. parte distrutto e in rovina. fra moglie e figli. o stavano immobili coi musi rivolti contro la corrente.l'ambita citt… per la medesima porta per cui un giorno. mentre si avvicinava alla citt… vescovile. che promette tanto e favorisce i sogni. Quando Boccadoro rivide la citt…. Perch‚ il vescovo aveva lasciato la citt… appena scoppiata la peste e risiedeva lontano in uno dei suoi castelli in campagna. mentre camminava per le strade e riconosceva le case a una a una. un senso di ritrovar la sua patria. nel loro sentimento tranquillante e fortificante di avere una patria. gli gonfi• il cuore. e tuttavia gli pareva di non aver pi— visto e sentito da tanto tempo nulla di simile. verde e azzurro chiaro scclrreva sotto le volte sonore del ponte il fiume lucente Boccadoro sedette un momento sul parapetto dell'argine. che gioia che tutto questo lo avesse aspettato! Non aveva sognato un giorno. cammin facendo. gli avevano raccontato di disordini e di rivolte popolari. il vecchio campanile massiccio della cattedrale e quello nuovo e slanciato della chiesa di Santa Maria. Quando arriv•. le belle fontane. entusiasta di rivedere ogni cosa. a lui capitava lo stesso: eccolo l• seduto. c'era ancora tutto: le porte. si aspettava il ritorno del vescovo e ci si rallegrava della partenza del governatore e della ripresa della pacifica vita normale. le insegne delle osterie e delle corporazioni. Come tutto passava presto! Poco tempo innanzi bruciavano ancora i fuochi della peste e infierivano i terribili monatti. servit— e vicini ? Era tardo pomeriggio e dalla parte della strada illuminata dal sole le case. Oh. si rideva e si scherzava. Ci• accadeva anche in altre acque. tanti anni prima.

spinse da una parte la vecchia. egli avrebbe placato la sua collera. vide nella penombra del noto vestibolo le statue che Nicola aveva raccolte. Negli occhi presbiti e semispenti non brill• alcun segno di benvenuto. non poteva pi— avere importanza. solo alla seconda occhiata. corse su per la scala. do. come se non ci fossero state n‚ miseria n‚ morte. tenero perfino verso i sedentari. con un viso giallo e malaticcio. Non si riceve nessuno. e se anche lo fosse stato. come se all'ultimo momento potesse perdere ancora qualcosa. gli sarebbe parso addirittura impossibile aspettare fino al•'indomani. Era forse un cattivo segno? Una volta non avveniva mai che quella porta fosse tenuta chiusa in pieno giorno. poi tutto sarebbe andato bene. che protestava e inveiva. non riconobbe Boccadoro. lui e la sua ofhcina. e si precipit• per il corrido•o buio verso l'officina. afferr• la maniglia della porta e sussult•. Se gi… tutto in quella casa. ma pi— vecchia e pi— sgarbata. non mi conosci? Debbo andare da maestro Nicola. io non posso star qui a chiacchierare. Venne l stessa vecchia servente che l'aveva ricevuto al suo primo ingresso in quella casa. -. con lo sguardo incerto e l'atteggiamento inquieto.Maestro? Qui non c'Š nessun maestro. S'alz• sorridendo e prosegu•. giovanotto. egli la riconobbe si sent• stringere il cuore. in un vestito nero e disadorno.Qui non c'Š pi— nessun maestro Nicola. Margherita. -. n‚ una Lena n‚ una principessa israelita. Il maestro sarebbe stato ancora in collera con lui? Era passato tanto tempo. Lasci• cadere il battaglio con strepito e aspett•. voleva presentarsi quel giorno stesso al maestro e aver notizie. . alla vista di Elisabetta un vero brivido gli percorse la schiena.scente. Andate pure. Andatevene. non era pi— il caso di differire.--quello Š morto. Seguito dQlla vecchia. Chiam• a voce alta la signorina Elisabetta. in nome di Dio! lo sono Boccadoro. s'avvicin• alla casa ben nota. che gli corse dietro gridando.disse respingendolo. Della bella e superba Elisabetta era rimasta una ragazza spaurita e curva. -. In fretta. Non era diventata pi— brutta. appariva spettrale e incantato come in un sogno angosciosO. Con voce ansiosa egli chiese del maestro. trovandola chiusa. Ella lo guard• inebetita e diffidente. Boccadoro che sentiva crollare tutto dentro di s‚. Affrett• il passo. dal momentO in cui aveva trovato con spavento la porta chiusa. il suo cuore cominci• a sentirsi oppresso e inquieto. Voleva cacciarlo fuori dalla porta: egli la prese per un braccio e le grid•: --Ma parla dunque. Di colpo gli era entrata una grande ansia in cuore. che un tempo aveva fatto ogni giorno per un anno intero recandosi al lavoro. La porta della stanza s'apr• e comparve Elisabetta. Purch‚ il maestro fosse ancora l…. solo quando s'avvicin• alla strada di maestro Nicola e ripercorse quel cammino. Era chiusa. quan.

Sono molto addolorato di dover udire questo! Vedo che avete passato dei giorni gravi.non potete pi— render nessun servigio a lui e neppure a me. Ah. piangeva per la perduta bellezza di Elisabetta. Egli sent• che. fredda era la pietra sulla quale sedeva. -.Perdonate. per la sua propria giovinezza appassita e sciupata. --Ah. Stava seduto e piangeva. Mio padre Š morto. Ud• catenacci.gli usc• dal petto. --Grazie. per la fanciulla ebrea.disse esitante.. sarebbe una gioia per me. Il sole era tramontato dall'acqua saliva un alito freddo. -. Non mi riconoscete? Ma sono Boccadoro.disse. per Roberto. -. La via che fiancheggiava il fiume s'era fatta silenziosa. Piangeva per il maestro morto. L'ostessa lo riconobbe.-. egli le chiese . Pass• un'ora e il crepuscolo era diventato notte. le gocce calde gli cadevano sulle mani e sulle ginocchia. mi si spezza il cuore a trovarvi cos•. Ritorn• a passi lenti in riva al fiume e sedette di nuovo sul muro nel posto d'un tempo. Se cercate lavoro. dovete andare altrove. La voce risonava dura..L'officina? chiusa. -.Signorina Elisabetta. Se uno scolaro riconoscente di vostro padre pu• rendervi qualche servigio. lo avrebbe cacciato fuori con un'ingiuria. "Oh" pensava "se ora cadessi gi— dal muro e scomparissi nel fiume!" 11 mondo era di nuovo pie- no di morte. Gi… era sceso in istrada. cupo appariva il fondo. Finalmente poteva piangere. cos• immersa nel dolore Ella si ritir• dietro la porta della stanza. piangeva per Lena. volevo solo salutare il maestro e voi. siete Boccadoro? -. dove una volta trincava spesso coi compagni.Margherita non voleva lasciarmi entrare. dietro di lui la porta di ancora il colpo secco dei chio come la chiusura del gi… la vecchia aveva sbarrato casa e messo i chiavistelli. Margherita vi condurr… fuori. contro i pilastri del ponte mormorava la corrente. ditelo. Ah. Pi— tardi entr• in un'osteria. -. -. -. se avesse avuto coraggio. -. Egli cerc• di dominarsi.Vi siete affaticato a salire per nulla. fra irata e timorosa.disse cortesemente. che gli son• all'oreccoperchio di una bara. nessun bagliore d'oro luccicava pi—.io non cerco lavoro. -. e nella voce di lei egli riconobbe qualcosa della fierezza d'un tempo. ditemi: Š proprio vero che vostro padre Š morto? Dallo sguardo di lei cap• che in quel momento lo riconosceva e vide anche subito ch'egli non doveva aver lasclato buon ricordo di s‚. --E l'officina? -.fece lui. signorina Elisabetta.

che ella aveva ricevuto con tacita solennit…. Anche i dolori sfiorivano e appassivano. And• in piazza del mercato: l… c'era la casa in cui una volta aveva la sua camera. egli guard• dentro i barili i begli animali lucenti. Nulla aveva consistenza. -. ud• una voce sommessa pronunciare affettuosamente il suo nome. anche questa avrebbe dimenticato.disse la timida voce. Non la conosceva. Una volta. anche l'amarezza di diventare vecchio e stanco. Allora era una bimba. egli vide una giovinetta delicata e patita. L'ostessa lo svegli• il mattino. gli aveva fatto scaldare il latte ed egli le aveva dato un bacio.un pezzo di pane. come le gioie. anche questa sofferenza. che se n'era andato in collera con lui. e voltandosi. anche la sua disperazione per la morte del maestro. in quell'alba prima della sua partenZa. Sopra una panca dell'osteria dorm• la notte. egli ringrazi• e se n'and•. anche i dolori e le disperazioni. ricordava. impallidivano. era Maria. -. perdevano la loro profondit… e il loro valore. fin che veniva un momento in cui non ci si poteva pi— ricordare che cos'era stato a far tanto male. gli aveva fatto scaldare una tazza di latte in cucina. senza dubbio. per via mangi• il suo pezzo di pane. ma zoppicava sempre e appariva un po' emaclata. Tante volte li aveva visti in passato. ma non sapeva perch‚. . Anche il suo dolore di quel giorno sarebbe dunque appassito e divenuto insignificante. in un'altra mattina s'era aggirato per quella piazza ammirando e compiangendo i pesci ed era stato molto triste: quanto tempo era passato da allora e quant'acqua sotto i ponti! Era stato molto triste. mentre raccontava.Boccadoro! Sei proprio tu? -. e gli torn• alla mente che spesso aveva avuto compassione di loro e s'era sentito acceso d'ira contro le pescivendole e i compratori. Dovette raccontargli che era la figlia dei suoi padroni di casa d'un tempo e che un giorno. Le diede la mano. Ma egli non la conosceva. come un sacramento.chiamava timida.Da quando sei tornato in citt…? Non mi conosci pi—? Sono Maria. E perch‚ non gli era pi— aperta un'officina. se ne rammentava bene. Gli faceva piacere che qualcuno in quella citt… lo conoscesse ancora e gli volesse bene. Non aveva pi— pensato a lei. Arross•. Era proprio cos•: anche le cose tristi passavano. Ora s'era fatta alta aveva dei bellissimi occhi. -. ma con grandi occhi scuri. tutto assorto in questi pensieri. Ora egli ricordava tutto: Maria lo aveva aspettato nel mattino freddo e s'era mostrata cos• triste della sua partenza. era la bimba esile dal femore malato che allora s'era presa cura di lui con tanta timida tenerezza. S•. dove gustare la felicit… della creazione e scaricare dall'anima il peso delle immagini? S•. Mentre fissava i pesci. -.Boccadoro. Egli non riusc• a ingoiare n‚ il pane n‚ il vino. neppure il dolore. ella glielo diede e gli offerse insieme gentilmente anche un bicchier di vino. Accanto alla fontana alcune pescivendole offrivano la loro merce viva.

che riceveva continuamente ambasciate e delegazioni come un principe. anche senza officina. Un uomo energico senza dubbio. Dovette pranzare a mezzogiorno coi genitori di lei. -e per un bravo intagliatore ci sarebbe l• un bel nido pronto e denaro a sufficienza.disse il padrone di casa. presto se ne sarebbero andati. erano tanto lieti di rivederlo. nella stanza dove pendeva ancora dalla parete il suo quadro e sul bordo del camino spiccava il suo bicchiere color rubino. Fu salvata. -. e dappertutto la gente era impazzita e malvagia per paura. anche solo con dei ripieghi. Maria gli aveva procurato carta e penna ed egli sedeva nella sua camera e disegnava per ore ed ore e riempiva i grandi fogli. poi riprender• il mio cammino. Pi— di tutto poi lo tratteneva in quel luogo il bisogno ardente di ridiventare artista. --L'officina Š vuota. Ma ormai era tempo che quel regime cessasse. coi suoi pochi cavalieri e soldati aveva ristabilito l'ordine nella citt…. essendo fuggito il vescovo. ma la sua bellezza se n'era andata per sempre. e . che per un po' di tempo. Ho camminato e camminato e dappertutto c'era la pestilenza e intorno giacevano i morti. Egli non poteva ricambiarlo. Pensaci. Rimase perch‚ era deluso e indeciso. Il conte aveva preteso molto dai cittadini. ed era morto prima ancora ch'ella fosse del tutto guarita. suo padre l'aveva curata fino a logorarsl. un favorito dell'imperatore. dell'Agnese. Poi anche l'ospite fu interrogato sulle sue avventure. Qui apprese ci• ch'era avvenuto in casa del suo maestro. ora con altre delicate e curate amorosamente. egli non oppose quasi resistonza. Non ha pi— da scegliere. e anche della sua concubina se n'aveva abbastanza. Venne anche a sapere diversi particolari dell'epoca della peste: che la plebe aveva prima incendiato un ospedale e poi assalito e saccheggiato alcune case di ricchi. forse un giorno tutto questo sar… dimenticato. non c'eran pi— stati n‚ ordine n‚ sicurezza in citt…. Boccadoro! La ragazza non direbbe di no. il conte Enrico. fu invitato a rimanere qualche giorno. Ora ritorno e il mio maestro Š morto! Lasciatemi qui un paio di giorni a riposare. Io sono rimasto in vita. un cortigiano e un guerriero come quello. Allora l'imperatore. e perch‚ l'amore della povera Maria gli faceva bene. Il Consiglio comunale era arcistufo di aver alle costole. Non rimase per riposare. si aspettava il ritorno del vescovo. non poteva darle altro che amicizia e compassione. Nicola non era morto di peste.Maria lo condusse con s‚. quella era una birba matricolata! Be'. che si trovava in quel momento nelle vicinanze.--non parliamo di queste. invece del suo buon vescovo. ora con figure scarabocchiate in fretta.-Ah! --disse egli con tristezza. aveva mandato un governatore. ma la bella Elisabetta aveva preso il contagio ed era stata gravissima. perch‚ il ricordo di tempi pi— felici gli rendeva cara quella citt…. Per un paio di giorni Boccadoro non fece altro che disegnare. ma quella sua adorazione tacita e umile lo riscaldava.

col cuore stranamente diviso fra il senso di rivedere e quello di prender congedo. Disegnando aveva sciolto e liberato la sua anima da quel senso di pesantezza. della candela. coi piccoli pugni serrati. Glielo don•. Pi— di una volta anche abbozz• con tratti lievi e presaghi una grande figura femminile. fuggiasco dalla morte mietitrice. gli faceva un bene infinito. alta e biondissima. Disegn• se stesso come viandante. Nell'istante in cui Boccadoro la vide. a tratti sobri. ricca di . In uno di questi giri incontr• una donna. Poi si dest•. come l'aveva conosciuta un tempo. gi… sul punto di disfarsi nell'informe. la Madre della terra. e di fianco gli sgherri con le lunghe stangh. che le aveva veduto dopo la morte del vagabondo. il suo corpo giovane e bello che pareva fatto per l'amore. Questo fluire d'immagini. con gli occhi biechi che sbirciavano dalle fessure delle maschere nere. che gli riempivano l'animo. di eccessiva pienezza che l'opprimeva. passasse da questo sulla carta. che un giorno aveva visto morto. coi suoi begli occhi e nella bocca un espressione di rinuncia. la cui vista diede a tutti i suoi sentimenti sconvolti un nuovo centro. ballerino nelle orge degli affamati di vita durante la peste. e la bocca grande e carnosa sembrava fatta per prendere e per dare. seduta con le mani in grembo e un barlume di sorriso nel volto sotto gli occhi tristi. In pochi giorni riemp• dei suoi disegni tutti i fogli che Maria gli aveva procurati. abituata al comando. amante. sicurezza di s‚ e curiosit… dei sensi all'erta. ma non chiusa e in atteggiamento difensivo: sotto i suoi occhi un po' freddi vibravano narici mobili.cos• lasciava che il libro delle immagini. Dall'ultimo tagli• via un pezzo e vi disegn• chiaro. schizz• il viso fermo e orgoglioso della signorina Elisabetta. Era una donna a cavallo. disteso sulla soglia della camera dei suoi genitori. Disegn• un carro pieno di cadaveri. la sera. il suo mondo non consisteva d'altro che della tavola. membra solide ed ener- giche e un viso florido. Si ergeva sul cavallo bruno un po' altera e imperiosa. d'ingorgo. con occhi azzurri curiosi e un po' freddi. e anche come gli era apparso nell'ultima notte. nel ritorno alla terra. la ripresa della vita errabonda e cominci• a vagare per la citt…. della carta bianca e. Fin tanto che disegnava. d'amore e di volutt… di sangue. Disegn• un contadinello. il suo volto pieno di dolore e d'indignazione. Chino ed assorto sopra la carta bianca. si ramment• delle avventure pi— recenti: vide dinanzi a s‚. Disegn• molte volte il viso di Lena. il volto amato e temuto di maestro Nicola. la sua bocca altera e amara. aperte a tutti i profumi del mondo. non sapeva dov'era. spirante gioia di godimento e di potenza. Conquistarla gli parve un nobile scopo e rompersi il collo per raggiungerla non gli sarebbe sembrata una brutta morte. queSto dominio che egli acquistava sulle proprie visioni. si dest• viva in lui la brama di misurarsi con quella donna superba. Disegn• pi— volte Rebecca. Sent• subito che quella bionda leonessa era sua pari. con quel suo sorriso pieno di soddisfazione. tirato a stento da tre ronzini. la smorfia della vecchia serva Margherita. la sua bocca sottile e fiera. il viso di Maria. la fanciulla ebrea dagli occhi neri e dalla figura slanciata. inesorabile. questo sentimento vibrante nella mano che disegnava.

Immediatamente and• a cercare un barbiere che conosceva. -. Quei due giorni lo resero felice. ma avvolta della pi— tenera pelle infantile. Si ferm• presso la vasca di una fontana e cerc• nell'acqua la sua immagine. non voleva arrivare trafelato. mentre un lieve tremito le palpitava intorno alle narici. Giunse fresco e sorridente. ammirato. lo aspett•.fece Boccadoro. stava appoggiata all'edera che s'arrampicava sul muro. fa di me ci• che vuoi. Boccadoro si sentiva superiore. non se ne stup•. Agnese usciva dal castello e il biondo straniero stava al portone e la guardava negli occhi. Allora soltanto guard• indietro. legato l'animale. Era bello mostrarsi a quella donna e sfidarla a battaglia. accompagnata da un palafreniere. Bella ed eCCitante era la sensazione di mettere la propria vita su quell'unico dado. Era bello perdere la propria libert… per quella bellezza. da prender sul serio. in bocca un ramoscello con una coccola di rosa canina. Non gli fu difficile informarsi chi fosse. egli la segu• con lo sguardo: fra la chioma bionda e ricciuta e il colletto di velluto azzurro vide spuntare una nuca salda. l'amante del governatore. e si tolse il berretto. Seppe subito che abitava nel castello ed era Agnese. delicata e selvaggia. era un uomo imponente e ardito. meta di pellegrinaggi. guardando alla volta dell'inseguitore. era l…. Sulla strada che conduceva alla chiesa di San Vito. ma era troppo incolta. Agnese era dall'orefice e all'uscir dall'officina incontrava lo straniero.Oh. Vorrei offrirti in dono me stesso. Dovette aspettare una mezz'ora: lo straniero camminava adagio. Egli si ferm• davanti a lei. La mattina dopo. ma aveva gi… del grigio fra i capelli e delle preoccupazioni sul volto. raggiava di giovinezza riconquistata. -. Egli voleva stringer quella nuca nelle sue mani e strappare a quegli occhi il loro freddo segreto azzurro. avrebbe potuto essere l'imperatrice in persona. -.. Gli parve la donna pi— bella che avesse mai veduta. Egli vide anche il conte. L'inseguimento dur• due giorni. . forte e fiera. I suoi occhi cercarono subito il corteggiatore. S'accordava con quella della bionda signora come una sorella. il governatore. in quell'epoca quasi deserta. bella signora. gli lanci• la sua sfida con un sorriso. Pass• a cavallo.sensi e d'anima.Perch‚ mi corri dietro?--domand• lei. smaniosi di lotta e un po' inquieti. usc• dalla porta inferiore che metteva sul ponte e lo attravers•. Agnese cavalcava intorno al bastione e di fra gli ontani sbucava lo straniero. e con belle parole lo indusse a tagliargli barba e capelli e a pettinarlo per bene. Bene. esperta di passioni per antica eredit… di sangue. La mattina del terZo giorno Agnese usc• a cavallo dal portone del castello.preferirei molto regalarti qualche cosa piuttosto che riceverla da te. Ella mand• via il servo con una commissione e prosegul sola a passo lento. gli occhi negli occhi. ritrovandolo pronto alla sua prima uscita a cavallo. accessibile a tutte le tempeste. Vide che lo straniero la seguiva. Ella lo fulminava un istante coi suoi occhi imperiosi. Ella era scesa da cavallo e.--Che vuoi da me? -.

I vigneti erano gi… spogli. Egli trasse fuori la catena d'oro e disse che aveva l'ordine di non consegnarla a nessuno fuorch‚ alla signora o alla sua cameriera. Ascoltami bene: verso sera tu verrai al castello e mostrerai questa catena. ti sei ingannato. cos• come l'aveva portata in cuore da ragazzo a Mariabronn. Poi intasc• la catena e se n'and•.Come ti chiami ? -. -.Non hai che da comandarmi. correvano messi: un piccolo corteo di sacerdoti e di dignitari della Chiesa veniva introdotto dai servi per la porta interna su per lo scalone. voglio vedere che cosa si pu• fare di te. -. staccati da lui come dal ramo le foglie d'oro. Gli pareva che l'amore non gli avesse mai sorriso cos• luminoso come da quella donna.-. Sei avvisato. desidero riaverla da te. che passandogli accanto domand• piano: -. ricomparve . Boccadoro voleva seguirli. Ma se hai pensato di poter cogliere qui fuori un fiorellino senza pericolo. Boccadoro. Ella si tolse lentamente dal collo una catenella d'oro e gliela consegn•. la cui alta figura. Pu• costarti la vita.Bene. Se qualcuno della servit— ti apostrofer… insolentemente. Ed ecco che in realt… sofferenza e dolore erano gi… passati. Devi sapere che io ho solo due persone sicure nel castello: il palafreniere Max e la mia cameriera Berta. la sfior• lieve con la guancia. prover• di che oro Š la tua bocca. Con tutti gli altri del castello. Che felicit… essere ancora vivo! che in tutti quei mesi tremendi la morte l'avesse risparmiato! La sera si rec• al castello. della giovinezza. Io posso amare solo uomini che sanno al bisogno arrischiare la loro vita. Nel cortile c'era molta animazione. tri~te perfino che anche il dolore e la sofferenza fossero caduchi. Lo fecero accompagnare da un servo. scendendo lungo il fiume verso la citt…. rimarrai tranquillo. della gioia. --. la cui bionda e lieta floridezza gli ricordavano l'immagine di sua madre. il portiere lo trattenne. Solo pochi giorni prima egli era cos• triste.Boccadoro. dagli alberi volavano via le foglie ad una ad una. sii cauto: sono nemici. ch'egli potesse ancora sentirsi correre nel sangue con tanta pienezza e tanto impeto il flutto della vita.Bene. si dissellavano cavalli. dicendo che l'hai trovata. Boccadoro guard• gi— la citt….Siete Boccadoro? --e gli fece segno di seguirla: scomparve in silenzio dietro una porta. Finalmente comparve una donna svelta e graziosa. la baci• delicatamente. e dovette aspettare a lungo nei corridoi. che gli apparve seducente e amica. Devi raggiungere uno dei due e farti introdurre da me. Verrai cosl come sei. Gli stese la mano. ti prendano pure per un mendicante. Solo due giorni prima egli non avrebbe creduto possibile che il mondo gli potesse sorridere ancora con tanta letizia. Ma non deve uscire dalle tue mani. egli la prese sorridendo. compreso il conte. scosse il capo sorri dendo.

Boccadoro.Sono tutto quello che vuoi tu.disse piano. accarezzando le pellicce e sorridendo curioso di tutte le belle cose che gli pendevano intorno Finalmente la porta interna s'apr• e comparve non pi— la cameriera. --Boccadoro.--mio bell'uccello? Sei un guerriero. non sono qui per mangiare i tuoi buoni pasticcini e per bere il tuo buon vino bianco. guardandolo seria coi suoi freddi occhi azZurri.--rise egli sommesso. Si chin• verso di lui. le loro mani giocarono insleme. egli pranza con loro e avr… certo ancora lunghe trattative: le sedute coi preti durano sempre molto. se vuoi. Sii benvenuto. si perdevano nella sua notte profumata. e se metto le dita intorno al tuo collo e suono su di te. cuor mio. attratti l'una verso l'altro e insieme abbracciati. e i servi camminar quatti quatti. Le scost• delicatamente dal collo la pelliccia bianca e le vesti dal corpo. come per provarsi. Vieni. --Hai dovuto aspettare. ma Agnese stessa.--domand• lei. --sono tuo. il liuto non aveva mai vibrato sotto dita cos• forti ed esperte. sedettero. Ella lo condusse nella sua camera da letto. fiutando i vestiti profumati. sentiamo cantare gli angeli.oh. guarnito al collo di pelliccia bianca. vedevano spuntare nella penombra i fiori bianchi dei suoi misteri. in un vestito azzurro chiaro. Sono un musico. Mangiarono e bevettero entrambi dallo stesso calice. --Di dove sei volato gi—. ella gli offerse premurosamente pane. Egli pass• lentamente la sua mano intorno al collo di lei. Su di una tavola era preparata una cena. o solo un povero vagabondo? -. S'avanz• lenta verso di lui.dopo poco e gli accenn• d'entrare. burro e un po' di carne e gli vers• vin bianco in un bel bicchiere azzurrognolo. Egli si trov• in una piccola stanza.--Credo che ora siamo sicuri. che mago sei! Da te. Quest'ora Š per te e per me. con mano adulatrice. C'Š una delegazione di sacerdoti dal conte. e la falce sottile della luna scomparire completamente dietro gli alberi: gli amanti non ne sapevano nulla. sono venuto solo per te. -. mio dolce pesciolino . e i due si salutarono in silenzio nel primo bacio. Il musico non aveva mai sonato un liuto come quello. -. Per loro fioriva il paradiso. o un musico. L• rimase ad attendere una buona mezz'ora. alta e tutta illuminata da candele. su supporti di legno stavano cappelli femminili e in una cassetta aperta ogni sorta di calzature.--bisbigliava lei con ardore al suo orecchio. dalle pareti pendevano vestiti e mantelli. e tu sei il mio dolce liuto. coglievano con mani tenere e grate i suoi frutti agognati. passo passo. le belle labbra piene di desiderio s'avvicinarono alle sue. Fuori cortigiani e preti potevano tenere tutti i loro consigli. in cui c'era un forte sentore di pelliccia e di dolci profumi.

Sulla porta dello spogliatoio la cameriera ricevette Boccadoro e lo condusse fuori del castello. perch‚ devi andartene? Torna domani! Se c'Š pericolo. Qui c'era luce. -. uccidimi! In fondo alla gola di Boccadoro tremava un mormorio di felicit…. caro. non ho voglia di essere ucciso dal conte. Non ho voglia di morire. come lo siamo stati oggi. Era tardi. per un momento si vergogn• della sua povert…. dopo aver atteso due. Per andare in camera sua doveva passare dalla cucina.Mio bel tesoro.--Altrimenti avresti trovato chiusa la porta. Torna. Con sua meraviglia trov• la porta di casa aperta. Scivol• dentro e la chiuse dietro di s‚. -. probabilmente avrebbe dovuto passare la notte fuori. come lo siamo stati oggi.--rispose lei. E perch‚ triste~ --Ah. mentr'ella giaceva tremante con gli occhi chiusi. finch‚ fu vestito. torna domani! Tir• il cordone di un campanello. Allora tu non dovresti andare di notte in case straniere ad amare altre donne. Boccadoro. tre ore. ancora molte volte! Ella rimase distesa in silenzio. Boccadoro. --Boccadoro. Allora egli la coperse piano e le baci• gli occhi. -. Egli le avrebbe dato volentieri una moneta d'oro. Al suo entrare sussult• e balz• in piedi. S'era appena appisolata. Ancora una volta. che tu abbia aspettato. --Mi rincresce. --Oh. Succhiami. Allora rimarresti anche qual- . nessuno pi— sarebbe stato sveglio. Le disse all'orecchio con un sorriso: -. Sembrava a Boccadoro che tutta la felicit… possibile per un essere umano affluisse a lui in quel momento. mentre vedeva fondersi e affievolirsi la durezza di quegli occhi freddi. Maria.Maria. vorrei tanto essere sana e bella e forte. Sono solo un po' triste. ti lascio. Subito dopo. Ancora una volta te e me. vorrei avere un figlio.disse Agnese. --oh. Accanto ad una minuscola lampada a olio Maria stava seduta davanti alla tavola. Prima desidero far felice ancora una volta te e me. --Non devi essere triste. struggimi. con un pallido baglior d'oro simile a quel magico balenar di scintille in fondo al fiume.d'oro. E pi— ancora vorrei morire di te. sei ancora alzata ? --Sono alzata. Nella profondit… di quegli occhi passava come un fremito di tenerezza e di morte. che si spegneva come il brivido argenteo sulla pelle di un pesce morente. ti faccio avvertire. egli s'alz• piano e si vest•. era in piazza del mercato del pesce e guardava su alla sua casa. Verso mezzanotte. S'Š fatto cos• tardi! Non essere in collera con me~ --Non sono mai in collera con te.disse Boccadoro.

. Egli sedette su uno di questi tumuli. In qualche punto di quella lontananza. oltre l'orizzonte. Quel giorno non voleva veder nessuno. il convento . e lo lasci• partire. altrove continuava forse la sua marcia vagabonda il compagno Roberto.che volta vicino a me e mi vorresti un po' di bene Nella sua voce dolce non sonava alcuna speranza. alcuna animosit…. Pass• dall'altra parte del fiume e prese a salire su per le ripide gradinate a traverso i vigneti deserti. mangiato mirtilli. Ho detto delle sciocchezze. fresco di forze e stanco. patito la fame e il freddo. catene dietro catene. e in basso scorreva il fiume con un ampio arco azzurro e la citt… appariva piccola come un giocattolo. pi— oltre ancora di dove l'occhio potesse giungere. s'accovacciavano timidi. di cui gi… il primo giorno aveva rattoppato i buchi. C'erano lass— piccole valli e tumuli ricoperti d'erba. Disse a Maria che aveva intenzione di fare una passeggiata in campagna e sarebbe probabilmente ritornato tardi. e in qualche altro luogo. Ella non rispose nulla. se non l'aveva colto la peste. solo tristezza. la crepitante erba d'autunno offriva un sedile asciutto e l'occhio dominava tutta l'ampia valle e di l… dal fiume le colline e le montagne. e poi gli pareva d'essersi sognato. egli l'aveva percorso a piedi. quella notte. poi si perdette nel bosco e non s'arrest• fin ch'ebbe raggiunto l'ultima cresta. L… il sole splendeva tiepido in mezzo ai tronchi degli alberi brulli. lieto e triste. erano state un giorno vicine e presenti. pianse un poco poi si drizz• e disse timidamente: --Va a letto ora Boccadoro. ella rimase immobile. forse sarebbe finita male. Avrebbe passato la mite giornata d'autunno fuori. Se avesse avuto un cavallo. giacevano le ossa bruciate della buona Lena. In quei boschi egli aveva dormito cento volte. di maestro Nicola. guardando dal fitto dei rami con occhi neri lucenti. che ormai si perdevano nella lontananza e nel ricordo. forse tombe. egli non doveva lasciarsene sfuggir nulla. gli pass• la spazzola sul vestito logoro. Con mano cauta le prese la testa e le careZz• i capelli.. gli riemp• la bisaccia di pane e di mele. Ebbene. sentiva piet…. un'altra volta! Quella felicit… d'amore con Agnese sarebbe forse durata poco. Egli le stava accanto imbarazzato. ma in quel momento era in pieno sboccio. fuorch‚ le campane nelle ore di preghiera. C~PITOLO XVI Boccadoro pass• una giornata di felice impazienza sui colli. forse fortificazioni. fin dove cielo e monti s'incontravano in un gioco di luci azzurrognole e non si distinguevano pm Tutto questo vasto paese. avanzi di antichi templi pagani. non sapeva dir nulla. ai suoi passi i merli fuggivano nella macchia. ero cos• assonnata Buona notte. in qualche luogo laggi— giaceva l'ucciso Vittore. sarebbe andato al convento a trovare la bella Madonna del suo maestro: sentiva un gran desiderio di vederla ancora. rabbrivid• sotto la sua mano. tutte queste regioni. su quelle creste di montagne e strisce di landa aveva camminato. non voleva esser distratto. la preg• di dargli un bel pezZo di pane e di non aspettarlo la sera. sotto gli alberi e sotto le nubi. lontano e incantato. di lass— non si sentiva pi— nessun suono.

Forse c'erano mariti e padri di famiglia. doveva affrettarsi ancora a fare qualcosa. Tutti questi luoghi dispersi. Pareva che tutta l'esistenza fosse basata sulla duplicit…. aspirare ed esplrare insieme. succhiando perdutamente al petto dell'antica Madre Eva: e allora si gustavano bens• piaceri sublimi. allora non si era pi— che strumenti. vive o morte che fossero. domani marcito. Egli non ne aveva visti ancora. unite fra loro. e poi quel libro d'immagini.della sua adolescenza. eppure tutta questa vita aveva un senso soltanto se l'uno e l'altro scopo si potevano raggiungere. dall'altra correva misera e inseguita la povera Rebecca. castelli e conventi. Sarebbe riuscito a salvare qualcosa di questo mondo intimo e a tradurlo nell'esterno? O avrebbe continuato sempre ad andare cos•: sempre nuove citt…. uomo d'intelletto o di sentimento. bisognava sempre pagare l'una cosa con la perdita dell'altra e sempre l'una era altrettanto importante e desiderabile quanto l'al- . lande e boschi. sul contrasto: donna o uomo. allora si serviva bens• l'immortalit…. Cos• era aVVenuto a maestro Nicola. tutto il suo libro di figure. oggi rigoglioso e di colori vivaci. Eran rimaste quelle due o tre figure. istinto e spirito. a creare e a lasciare dietro di s‚ qualcosa che gli sopravvivesse. da lui foggiate una volta nell'officina. E se il giorno dopo la morte avesse colto anche lui. ma non a prezzo della vita! Vivere. poco frutto era rimasto. l'una sopra l'altra. se non c'era questa scissione provocata da un arido aut a~t! Creare. conciliare libert… ed ordine. ci si chiudeva nell'officina e ci si sforzava di costrulre un monumento alla vita fugace: e allora bisognava rinunciare alla vita. quel mondo irreale che viveva nella sua mente. nuove donne. il mondo bello e doloroso dei ricordi. nuovi paesi. tutto questo si sarebbe di nuovo disperso. la pienezza. Oppule si cercava di difendersi. non era possiblle. vagabondo o borghesuccio. nuove vicende. di cui non portava con s‚ che questa inquieta. esistevano dentro di lui. ma nulla salvava dalla caducit…. nel suo amore. Ah. si era allora come un fungo nel bosco. nel suo pentimento. delle sue peregrinazioni. nella sua nostalgia. di tutti gli anni trascorsi dal giorno in cui s'era lanciato nel mondo. c'era da riderne e da piangerne! O si viveva lasciando giocare i propri sensi. specialmente l'apostolo Giovanni. cos• pieno di donne e d'amore. tanto bella quanto tormentosa? Era una cosa terribile essere burlati cos• dalla vita. ma intanto ci s'inaridiva e si perdeva la libert…. di mattini estivi e di notti invernali! Oh. dileguato. che serbando la fedelt… non perdevano il piacere dei sensi? Forse c'erano sedentarl. traboccante pienezza del cuore. nel suo ricordo. essere uomo e donna. Di tutta la sua vita. citt… e villaggi. nuove immagini. ma senza rinunciare alla nobilt… della creazione! Non era dunque possiForse c'erano uomini a cui era possibile. tutte queste persone. la gioia deLla vita. o era perita. da una parte sorgeva il castello del cavaliere dalle belle figliole. a cui la mancanza di libert… e di pericolo non faceva inaridire il cuore? Forse.

per saper rendere cos• felice quella donna meravigliosa. dall'aspetto tanto orgoglioso eppure cos• abbandonata e immemore di se nell'amore. sia che ci• fosse il seme del nemico. Lentamente. i fiori. -Hai note cos• profonde nella tua gola. la sua bella amante regale. Il Dio che aveva creato tutto questo era dunque cattivo od ostile. Boccadoro volse lo sguardo sulla citt…. i fiori. sotto i suol baci e le sue parole d'amore. Al calar della notte era di nuovo in citt… e s'avvicinava al castello. preoccupata. mangiando pane.disse riconoscente. -. se aveva creato i caprioli e i cervl. tutto il mondo d'immagini accumulate in tanti anni nel suo spirito. con gioia e con riconoscenza ricord• la notte trascorsa. gli venne incontro una piccola schiera di ragazzi che cantavano. S aggir• a lungo davanti al castello. l'amicizia e la dimestichezza con gli animali. quan- . gli alberi. Per vivere la felicit… di quella notte. portando in cima a bacchette delle rape incavate. i ponti. camminando. La delegazione dei preti era sempre l…. i pesci e gli uccelli. il peccato originale. fin che comparve Agnese e lo introdusse affettuosamente in camera sua. rideva forse con gioia maligna della sua propria creazione? No. tutto il suo vagabondaggio. la sua miseria. tutto l'ammaestramento delle donne. egli non aveva il diritto di lamentarsi. Agnese era triste. sorridendo. uccello mio. Boccadoro la segu• con lo sguardo. il bosco. sostando. le notti passate a errar nella neve. Ma c'era una scissione nella sua creazione. era stata necessaria tutta la sua vita. le chiese. --Tu sai essere tanto caro. inquieta. ora a una finestra ora all'altra si vedeva comparire un sacerdote. sia che questa fosse mal rmsclta e imperfetta. Ma perch‚ queSt'aSpiraZiOne insoddisfatta doveva esser peccato? Non nasceva da essa tutto ci• che di bello e di santo l'uomo aveva creato e reso a Dio come un'offerta di gratitudine? Oppresso da questi pensieri. le stagioni. Ed ecco anche il castello il superbo vescovado. ella acquist• un po' di fiducia. In loro la natura aveva fatto in modo che il piacere portasse da s‚ il suo frutto e che dalla felicit… dell'amore nascesse il figlio. La piccola mascherata recava un profumo d inverno. Pens• a lei con gioia. la cameriera. Pass• tutta la giornata sulle alture carezzate dall'autunno. Finalmente egli riusc• a insinuarsi nell'interno e a trovare Berta. Ci volevano i sensi affinati nella volutt… e nei perlcolo. Fin tanto che la sua vlta era un giardino in cui sbocciavano fiori magici come Agnese. pensando ad Agnese e alla sera. Il bel volto era affettuoso. Nell'uomo in luogo di questa semplice fecondit… c'era l'eterna aspirazione. in cui avevano intagliato delle facce e infisso candele accese. ma non lieto. non poteva essere cattivo. i pesci le farfalle. in cui allora governava Agnffe. il municipio. Fu di nuovo nascosto nello spogliatoio. e. le acque. L'aria s'era fatta fresca e le case guardavano con gli occhi rossi e quieti delle loro finestre. Boccadoro dovette darsi molta pena per rasserenarla un poco. la vita senza patria. sia che Dio lasciando nell'esistenza umana tale lacuna e tale aspiraZione insoddisfatta avesse Intenzloni sue particolari.tra! Le donne forse avevano in questo la via pi— facile. cerc• il mercato grande e quello del pesce.

do sei affettuoso e tubi e chiacchieri. Ti voglio bene, Boccadoro. Ma se fossimo lontani di qui! Qui non mi piace pi—, del resto fra poco sar… finita, il conte Š gi… richiamato, presto ritorner… quello stupido vescovo 11 conte oggi Š irritato i preti l'hanno infastidito. Ah, Boccadoro, che tu non gii capiti sott'occhio! Non vivresti un'ora di pi—. Ho tanta paura per te. Nella memoria di Boccadoro risalivano suoni quasi estinti... non aveva egli gi… udito una volta, tanto tempo addietro, questa canzone? Cos• gli aveva parlato Lidia un giorno, con lo stesso amore ansioso, con la stessa tenerezza triste. Cos• era venuta di notte in camera sua, piena d'amore e d'inquietudine, preoccupata, agitata dalle immagini spaventose della paura. Egli ascoltava volentieri la canzone della tenerezza ansiosa. Che sarebbe l'amore senza la necessit… di nascondersi? Che sarebbe l'amore senza pericolo ? Attir• a s‚ Agnese con dolcezza, l'accarezz•, le tenne la maDo, le mormor• all'orecchio sommesse lusinghe, le baci• le sopracciglia. Era commosso e rapito di vederla cos• inquieta e preoccupata per lui. Ella riceveva le sue carezze riconoscente, quasi umile, si stringeva a lui piena d'amore, ma non si rasserenava. E a un tratto sussult• bruscamente: si ud• chiudere una porta vicina e rapidi passi s'avvicinarono alla camera. --Per amor di Dio, Š lui, --grid• Agnese disperata, --Š il conte. Presto, per lo spogliatoio puoi fuggire. Presto! Non tradirmi! Gi… l'aveva spinto nello stanzino attiguo, dov'egli si trov• solo; tast• esitante nel buio. Ud• dall'altra parte il conte, che parlava forte con Agnese. Cerc• a tentonl fra gli abiti la porta d'uscita; avanzava un piede dopo l'altro senza far rumore. Eccolo alla porta che metteva nel corridoio- fece per aprirla piano. Solo allora, trovandola chiusa da;l'esterno, anch'egli si spavent• e il suo cuore cominci• a battere con dolorosa violenza. Poteva essere che, per un caso disgraziato, qualcuno avesse chiuso quella porta dopo la sua venuta. Ma non ci credeva. Era caduto in una trappola, era perduto; qualcuno doveva averlo visto, quando s'era insinuato l… dentro. Gli sarebbe costato la testa. Mentre stava tremante nel buio, gli vennero in mente le parole di congedo d'Agnese: "Non tradirmil" No, non l'avrebbe tradita. Il suo cuore martellava, ma la decisione gli diede forza; strinse i denti in atto di sfida Tutto questo era avvenuto in pochi minuti. La porta della camera d'Agnese s'aperse ed entr• il conte, con un candeliere nella sinistra e la spada sguainata nella destra. Nello stesso istante Boccadoro con rapida mossa afferr• alcuni dei vestiti e dei mantelli che pendevano intorno a lui e li prese sul braccio. Dovevano crederlo un ladro forse era una scappatoia. Il conte l'aveva visto subito. S'avvicin• lentamente. --Chi siamo? Che facciamo qui? Rispondere, o colpiSCO .

-- Perdonate, -- mormor• Boccadoro, -- sono un povero uomo e voi siete cos• ricchi! Restituisco tutto quello che ho preso, signore, vedete! E depose i mantelli per terra. --Ah, hai rubato dunque! Non sei stato furbo ad arrischiar la vita per un mantello vecchio. Sei un cittadino? --No, signore, sono un vagabondo. Sono un pover'uomo, sarete mdulgente... -- Smettila! Vorrei un po' sapere se eri cos• sfacciato da voler Importunare la signora. Ma poich‚ sarai impiccato lo stesso, non abbiamo bisogno d'indagarlo. Basta il Buss• con forza contro la porta chiusa, gridando. -Siete cost•! Aprite! La porta fu aperta dall'esterno: tre sgherri erano pronti con le lame sguainate. --Legatelo bene, -- grid• il conte con voce stridente di scherno e di arroganza.--E un vagabondo che ha rubato. Mettetelo al sicuro e domattina all'alba impiccate fl furfante alla forca. A Boccadoro furono legate le mani, senza ch'egli si difendesse. Cos• fu condotto via per il lungo corridoio gl— per le scale, attraverso il cortile interno; un servo pre cedeva con una torcia a vento. Davanti alla porta rotonda di una cantina, guarnita di ferro, gli sgherri si fermarono. Discussero fra loro e inveirono: mancava la chiave della porta. Una guardia prese la torcia, il servo corse indietro in cerca della chiave. Cos• rimasero, i tre uomml armati e quello legato, in attesa davanti alla porta. Lo sgherro che teneva il lume l'accost• curioso al volto del prigioniero In quel momento passavano due sacerdoti dei tanti che erano ospiti al castello; venivano dalla cappella e si fermarono davanti al gruppo; entrambi osservarono attentamente quella scena notturna: le tre guardie, l'uomo legato, l… in piedi, in attesa. Boccadoro non guardava n‚ i sacerdoti, n‚ le sue guardie. Non poteva veder nulla, fuorch‚ la luce tremolante che gli tenevano proprio davanti al viso e che lo abbagliava. E dietro la luce, in una penombra piena d'orrore, vedeva qualcosa ancora, qualcosa d'informe, di grande, di spettrale: l'abisso, la fine, la morte. Stava con gli occhi fissi, senza vedere e udir nulla. Uno dei sacerdoti bisbigli• con premura qualche parola alle guardie. Quando ud• che l'uomo doveva morire ed era un ladro, domand• se aveva avuto un confessore. No, fu risposto, era stato colto m flagrante. --Allora,--disse il sacerdote,--domattina avanti la prima messa verr• io da lui coi Santi Sacramenti e ascolter• la confessione. Voi mi siete garanti che non sar… condotto via prima. Col signor conte parler• io oggi stesso. Quest'uomo sar… un ladro; ma ha diritto come ogni cnstiano al confessore e ai sacramenti.

Le guardie sacerdote: vano visto perch‚ non

non osarono far obiezioni. Conoscevano il era uno dei dignitari della delegazione, lo avepi— d'una volta alla tavola del conte. E pOI, concedere la confessione al povero vagabondo?

I sacerdoti s'allontanarono. Boccadoro era sempre immobile con gli occhi fissi. Finalmente arriv• il servo con le chiavi e apr•. Il prigioniero fu introdotto in una cantma a volta e scese i pochi gradini inciampando e vacillando. C'erano intorno un paio di seggiole a tre gambe senza spalliera e una tavola era il locale che precedeva la cantina dove tenevano ii vino. Accostarono alla tavola un seggiolino e dissero a Boccadoro di sedere. --Domani all'alba verr… un prete, potrai ancora confessarti, -- gli disse una delle guardie. Poi uscirono e chiusero con cura la porta pesante. -- Lasciami qui il lume, camerata, -- preg• Bocca --No, fratellino, potresti combinare qualche malanno Andr… anche cos•. Sii bravo e rassegnati. E poi quanto dura acceso un lume come questo? Fra un'ora sarebbe spento. Buona notte. Eccolo solo nel buio, seduto sul seggiolino, con la testa appogglata sulla tavola. Era brutto sedere cos•: i legacci ai polsi gli facevano male, tuttavia di queste sensazioni si rese conto solo pi— tardi. Da principio rimase seduto l… con la testa sulla tavola come su di un ceppo; sentiva ii bisogno di fare col corpo e con i sensi quello ch'era imposto allora al suo cuore: arrendersi all'inevitabile, rassegnarsi a dover morire. Rimase cos• un'eternit…, angosciosamente piegato, tentando di accettare il destino incombente, di respirarlo, di comprenderlo, di saziarsene. Era sera, cominciava la notte e la fine di quella notte avrebbe portato anche la sua fine Questo doveva cercar di comprendere. Domani non vivra plu. Sara l… impiccato, sar… una cosa su cui si poseranno gli uccelli a beccare, sar… quello che era maestro Nicola quello che era Lena nella capanna arsa, quello che eranO tutti coloro ch'egli aveva veduti distesi nelle case devastate dalla morte e sui convogli zeppi di cadaveri. Non era facfle comprendere questo e capacitarsene. Era addirittura impossibile. C'erano troppe cose, da cui non si era staccato ancora, da cui non aveva ancora preso congedo. Le ore di quella notte gli erano date appunto per questo. Doveva prender congedo dalla bella Agnese, non avrebbe mai pi— veduto la sua figura alta la sua chioma luminosa, i suoi freddi occhi azzurri, mai pi— l'affievolirsi e il tremare dell'orgoglio in quegli occhi, mai pi— la dolce peluria d'oro sulla sua pelle profumata. Addio occhi aZzurri, addio bocca umida e fremente! E aveva sperato di baciarla ancora tante volte! Oh, quel giorno stesso, sui colli, al sole del tardo autunno, come aveva pensato a lei, com'era stato suo, come l'aveva desiderata! Ma anche dai colli doveva prender congedo, dal sole, dal cielo azzurro cosparso di nuvole bianche, dagli alberi e dai boschi, dalla vita errabonda, dalle ore del giorno e dalle

un nflesso luminoso di tutto il mondo variopinto pass• come un lampo nel suo cuore oppresso. un semplice appello lamentoso: "O mamma. Si drizz• a fatica. rese il bosco. Oh. e tutto andava avanti.stagioni dell'anno. nelle sue mani materne. il caro apostolo Giovanni. fanciulle. dai suoi propri occhi. era l'immagine della mamma dula. S'abbandon• singhiozzando a quell'ondata violenta di pianto. Non era la figura materna dei suoi pensierl e dei suoi sogni d'artista. un ricordo. a lel. sere di luna sui ponti. affranto si diede tutto in balia di quel dolore infinito. riconobbe la sua posizione. a lei il suo pianto per que dolore insopportabile di dover morire. dalla fame e dalla sete. come ti posso lasciare! Giaceva piangente sulla tavola come un fanciullo sconsolato. e le mucche muggn vano nelle stalle dei villaggi. sent• dolori violenti. dal sonno e dalla veglia. soffiava il vento spazzando le foglie gialle sul terreno. dal suono del suo lluto. Intorno a lui era buio fitto. tutta la bella vita tumultuosa brill• ancora una volta attraverso i suoi sensi in una luce di tramonto e d'addio. Dall'angoscia del suo cuore sal• un sosplro. e tutto senza di lui. gli rispondeva un'immagine dalla profondit… dei suoi ricordi. la prostrazione e il sonno lo accolsero maternamente nelle loro braccia. brillava il sole' il cielo stellato. la povera Maria dai buoni occhi affettuosi e dall'andatura zoppicante. un primo spruzzo di neve imbiancava le montagne lontane. muti. da tutto. tutto il suo essere e la sua vita Fra le lacrime s'addorment•. ritorn• in s‚. Forse fra un minuto sarebbero ve- . In quel momento forse Maria era ancora alzata. tutti gli alberi proiettavano la loro ombra. anche a questa doveva rinunciare! E dalle sue proprie mani doveva prender congedo. Svegliatosi. non sapeva quante ore gli rimanessero ancora da vivere. le mani. tutti gli uomini guardavano con occhi lieti o tristi. gust• il dolce vino giovane e le giovani noci dure. bella e vlva come non l'aveva pi— veduta dai tempi A lei rivoise il suo lamento. una fanclulla cantava alla finestra ed egli non l'udiva pl—. e i cani abbaiavano. a lei s'abbanono. finito! E la speranza di riveder Narciso. i giovani andavano a ballare. ruscelh nella verde ombra degli ontani. egli si contrasse nel prorompere della sofferenza e sent• sgorgare a una a una le lacrime dagli occhi. E mentre pronunciava il magico nome. o mamma!". dall'amore. fitte dolorose gli attraversavano la schiena e la nuca. il sole g i occhi. Ah. L'indomani un uccello volava per l'aria e Boccadoro non lo vedeva pl—.. da cibo e bevanda. non sapeva quanto tempo avesse dormito. valli e monti boscosi. e la speranza in tutte quelle figure che voleva creare ancora! Finito. egli era strappato da tutto. l'immagme della madre. Fiut• il profumo mattutino della landa. nulla gli apparteneva pi—. I polsi legati gli bruciavano. Dorm• un'ora o due e fu sottratto all'angoscia. la carta e il lapis.. e aspettava seduta e s'addormentava nella sua cucina e si risvegliava e nessun Boccadoro tornava pi— a casa. il fiume contlnuava a scorrere e i pesci scuri a guizzar dentro. o bel mondo radioso d'immagini.

al boia poteva venire una colica. avrebbe fatto ognl sforzo per ammaliarlo. egli non la desl erava. mvece della corda si fregavano sulla pietra le nocche delle sue mani. tutte le altre possibilit… erano sogni. Stava ansante nella notte della sua prigione. Inginocchiatosi. forse poteva convincersi della sua innocenza metter una buona parola per lui. .nutl a portarlo via. non voleva altro che vivere. striscio tastando lungo il muro. Cerc• e li trov•. fino alle spalle. Ma non cedette. Allora si ramment• che gli avevano promesso un sacerdote. Non sapeva se Cl fosse un paradiso e un Padre celeste e un giudizio Ivmo e un'etermt…. barcoll• tenom nell osCurit… fino al muro. La corda si era logorata. non c'era riuscito. avrebbe difeso la sua vita fino all'ultlmo istante con ogni goccia del suo sangue. avrebbe dato lo sgambetto alla guardia. le mani erano gonfiate e paralizzate e le braccia. egli riusc• a scioglierla. sentiva scorrere ll sangue. o aiutarlo a ottenere una proroga o a fuggire? Sl sprofond• sempre pi— in questi pensieri. cercava di lavorare coi denti intorno alle funi. Sl sarebbe difeso. per riscaldarlo. e gli bruciavano come fuoco. per convmcerlo. per lusingarlo. Fu un'impresa difficfle. la forca poteva rompersi. Quando riprese fiato. delle combmaziom. per morire. se avesse potuto indurre il prete a sciogliergli le mam! Sarebbe stato un gran passo mnanzl. che gli sembrava buono. questo resplro. In tutti i casi Boccadoro Sl rifiutava di morire. tent• di logorare la corda fregandola contro uno degli spigoli di pietra dei gradini. fugace. Intanto. Ormai aveva un piano. riglde e contratte in uno spasimo. Allora gll vennero in mente i gradini. Con uno sforzo unoso riusc• dopo un tempo terribilmente lungo a ottenere c e gli sembrassero un poco allentate.. Egli non credeva che i Sacramenti di costui gli potessero giovar molto. Di queste cose aveva perduto da un pezzo ogm certezza. Quando fra la porta e la soglia gi… si scorgeva un filo sottilissimo di grigia luce mattuhna. aveva tentato invano di adattarsi a questa sorte e di accettarla. aveva raggiunto il suo scopo. Non sapeva se anche la pi— completa assoluzione e remissione dei peccatl avrebbe potuto condurlo in paradiso. E se questo non rmsciva. non voleva ancora rinunciare la partlta non poteva ancora essere perduta. nei quali aveva inciampato entrando in quella prigione. avrebbe lottato fino all'ultimo. perch‚ il sangue tornasse a scorrervl. s'appoggi• con tutta la persona a a parete e cominci• a riflettere. Ci doveva pur essere una salvezza! Forse il sacerdote era la salvezza. Ad ogni modo ci potevan sempre essere dei casi. questo sentirsi bene nella propria pele. si sarebbe lanciato a corsa gettando a terra il boia. senza badare alle sofferenze. esplor• passo passo la parete umlda de a cantina in cerca di qualche canto sporgente. Ma ci fosse o non ci fosse un'eternit…. Oh. Il sacerdote era l'unica carta buona nella sua partita. prima inconcepibile. S'alz• furente. Dovette costringerle all'eserclzio.. Avrebbe dunque tentato innanzi tutto di cattivarsi il sacerdote. al movimento. egll non voleva altro che questa vita incerta. le braccia e le manl gonfie g i facevano male. si poteva presentare una possibilit… di fuga. ebbe le mani libere! Ma pOi non poteva quasi muovere un dito.

Se non avesse potuto ottenere che il prete l'aiutasse. atteso. Le sue narici tremavano nella brama di libert… e di vita. non poteva quasi pi— aspettare. ciascuno di quemorte echeggi• come un La porta pesante s'aperse un poco. lentamente. Il momento. dovesse andare a rotoli anche tutto il mondo. guardava con l'occhio di cacciatore l'esigua fessura di luce sotto la porta rischiararsi a poco a poco. Era posslbfle. indossare in fretta la sua veste sacerdotale e con essa fuggire! Prima che gll altri trovassero il cadavere. agognato. non aveva forza sufficiente nelle mani e nelle braccia. e non c'era anche un palafreniere. ormai nella penombra indovinava e rlconosceva forme e misure. senza guardie. non credeva pi— alla morte. era diventato meta dei suoi desideri pi— ardenti. I avrebbe ucciso Con una seggiola sarebbe rluscito. di cui ella credeva di potersi fidare? E se nessuno compariva.. finalmente il nemiselciato del cortile.. la sua risolutezza e vigilanza sarebbero a poco a poco scemate. finch'era ancora viva questa esaltazione. pur che lo lasciassero un attimo solo con lui. E che strana commozione! Il sacerdote. in modo che non si potesse scorgere subito la mancanza delle funi. Poi le sue forze. eppur temuto tanto l'alba come in quell'ora. Entr• un sacerdote senz'accompagnamento. Finalmente il mondo fuori si dest•. stridendo sui cardini. era possibile ch'ella lo abbandonasse al suo destino. perch‚ bisognava cominciare da questo. mentre gli altri da principio sarebbero stati completamente ciechi. Dunque ucciderlo. Il guardiano col sacerdote doveva venir presto. questa decisa volont… di salvezza. Intanto osservava con avidit… il crescer moderato della luce nella fessura. Risonarono passi sul chiave fu introdotta e girata nella sti suoni dopo il lungo silenzio di tuono. E chi sa. pensava e ripensava ci• che doveva dire al sacerdote per guadagnarsi il suo aiuto. la toppa. reggendo un doppiere con due candele. Di un vantaggio era sicuro: i suOi occhi si erano abituati all'oscurit…. forse poteva anche fare qualcosa. Entr• solo. Tutto succedeva diversamente da come fl prigioniero si era immaginato. Se fa. Ma lo amava. Accoccolato davanti alla tavola. Ritorn• presso la tavola e si esercit• a star accoccolato sullo sgabello con le mani fra le ginocchia. avrebbe ucciso con la sedia i guardiani. correre! Maria l'avrebbe lasciato entrare di nascosto. Forse fuori strisciava furtiva la cameriera Berta. la terribile tensione si faceva a lungo andare insopportabile. co s'avvicin•. due o tre o quanti fossero.liva. e poi correre. forse gli sarebbero venuti in aiuto dal di fuori? Agnese era una donna e il suo potere non arrivava lontano. Era deciso a spuntarla. Strozzarlo non poteva. egli doveva esser fuorl dal castello. Boccadoro non aveva mai osservato. Era deciso a vivere ad ogni costo. febbricitante. Da quando le sue mani erano libere. se non gli davano nessun segnale ebbene. dietro il quale . forse neppure il suo coraggio. la sua attenzione. Doveva tentare. allora avrebbe eseguito il suo piano. che poche ore innanzi aveva tanto temuto. Tremante di tensione e di risolutezza. allora.

scacci• la vertigine dalla testa. L'apparizione di quell'abito monacale pareva una buona promessa. ma anche le insegne della carica di abate. Gli sarebbe stato molto difficile uccider quel frate. Ci• non doveva pi— ripetersi. Tutto commcl• a turbinare intorno a lui --S•.mormor• in tono quasi impercettibile. quale avevano indossato un giorno l'abate Daniele padre Anselmo e padre Martino! Quella vista gli diede uno strano colpo al cuore. e il candellere gli trem• nella mano. fece violenza al suo stomaco. Aspettava e taceva. probabilmente per salvargli la vita. Li vide. --Narciso! -. Guard• l'abate in faccia. Strinse i denti. CAPITOLO XVII --Sia lodato Ges— Cristo. Con voce artificiosamente dominata riusc• a dire: -Devi permettermi di chiamarti ancora Narciso. inquieto. Boccadoro rispose a mezza voce. . alz• gli occhi indagatori sull'uomo che gll stava dinanzi. ma gi… da molto tempo ho deposto quel nome. dovette distogliere gli occhi. Singhiozzare e cadere in deliquio fra le lacrlme tutto in lui tendeva in quel momento a un tal Ma dalla profondit… dei ricordi dell'adolescenza. fino a che Boccadoro. forse te ne sei di Gmenticatio. Dietro gli occhi sentiva un bruciore come un mpeto di pianto. l'abito ben noto e familiare. Come un f antasma. quel Narciso gli ricompariva dinanzi. Dal giorno della mia vestizione mi chiamo Boccadoro era scosso fino in fondo al cuore Tutto il mondo s'era mutato a un tratto.. Con mano incerta afferr• il candeliere e lo avvicin• a quel viso stramero. per potervi scorgere gli occhi. Pareva plasmato dallo spirito e dalla volont…: Boccadoro lo guardava ammaliato. ed egli doveva un'altra volta scoppiare in singhiozzi o cadere in deliquio dinanzi a lui? No. con gli occhi fissi per terra.disse il padre deponendo il candellere sulla tavola.mani invisibili avevano richiuso la porta. no. Quest'uomo. egli aveva pianto e s'era lasciato andare davanti a quel volto bello e severo. Non doveva mostrare in quel momento la sua debolezza. Si trattenne. Ma forse non c'era ugualmente altra via d'uscita che l'assassinio. Era un viso scarno. s'accorse allora con sua confusione. non portava solo l'abito dei padri di Mariabronn. indossava l'abito del convento di Mariabronn. Boccadoro. no. dalle labbra sottilissime. il suo stomaco si contraeva. da ragazzo. Il sacerdote taceva. evocati dalla vista di Narciso. sal• un monito: una volta. mentre lo rimetteva sulla tavola. a quegll occhi scurl e onniscienti. nel momento pi— singolare della sua vita. un buon segno. -. Era un Vi50 ch'egli conosceva. e il crollo improvviso e a sua tenslone sovrumana minacciava di soffocarlo tremava e un senso di vertigine gli dava l'impressione che la sua testa fosse una bolla vuota. Fren• il suo cuore. dal taglio netto e marcato. una volta ero Narciso.

a cui soleva ricorrere qualche volta negli dnni di scuola. io sono condannato alla forca e fra un'ora o anche prima sar• probabilmente impiccato Te lo dico solo per chiarirti la situazione. E poi il nostro colloquio. gonfie e sanguinanti! O Boccadoro. Ritorni a Mariabronn? S•? Benissimo. Ero legato e dovevo liberarmi. -. Perch‚ vedi. Perch‚ qui in citt… non puoi rimanere. e partiremo fra due ore.Lo troveremo. Narciso.-. .disse freddo. ma nelle loro parole il riserbo e la commedia durarono ancora per un poco. e io mi unir• al tuo seguito. Bisogner… dunque trovare un cavallo anche per me. Il volto di Narciso rimase impassibile. -. E come? A cavallo? Ottimamente. --Vedo che sei diventato abate lo invece sono sempre un vagabondo. -. per quanto gradito mi sia. Io l'avrei ammazzato e sarei fuggito nelle sue vesti. M'era stato det. -. to che sarebbe venuto un sacerdote.Sicuro. profondamente commossi. -Del resto quanto alla forca ti posso tranquillare. c'era solo il piccolo pericolo di essere ucciso da me. come ti hanno trattato! --Lascia andare. ma era ben disposto ad assecondare quella piccola commedia. E non vuoi darmi la mano? Boccadoro fece un nuovo sforzo su se stesso. Narciso.disse fingendosi anch'egli indifferente. Io stesso me le sono ridotte cos•. CioŠ il mio progetto era questo. mise fuori la sua risposta. Oh. Che proprio tu saresti stato il sacerdote. Ho l'incarico di comunicartelo e di condurti con me. Ma comprendeva e approvava in cuor suo la fierezza che si celava l… sotto e che impediva a Boccadoro di cadergli sul petto piangendo Veramente anch'egli s'era immaginato diverso il loro incontro. ostentando una certa indifferenza a ogni cosa. tutte scorticate. caro. --Bene. amice. --Oh. Avremo dunque tempo sufficiente per raccontarci tante cose. Narciso. non potr… durare a lungo. --Perch‚ coraggioso? Non c'era nessun pericolo. Ti dico io che non fu facile. --Non volevi morire dunque? Volevi difenderti? --Certo volevo.Chiamami cos•. Sei graziato. Ma dl' un po: vuoi darmi la mano ora? Si diedero la mano e se la tennero stretta a lungo. questo non potevo naturalmente immaginarlo. --Scusa. Nulla avrebbe giovato di pi— a Boccadoro per riconquistare subito il cuore dell'amico. Quel tantino di millanteria fanciullesca nel contegno dell'amico lo divertiva moltissimo e insieme lo commoveva. Narciso. ma che mani hai! Per amor di Dio. Con un tono un po' fanciullescamente arrogante e lievemente beffardo. lasceremo dunque questo poco onorevole asilo. Tu del resto sei stato molto coraggioso ad entrare da me cos• senza scorta. Un bel piano.

E la miglior figura che abbia scolpito allora. puoi esserne sicuro. Mentre salivano in sella.parleremo pi— tardi. Narciso! Mi Š venuta in mente una cosa: che gi… una volta ti ho chiamato Giovanni. Narciso. e ti rimarr… per sempre. Egli si conged• da lei e dai suoi genitori. Cavalcarono per il mercato del pesce. Sempre. Partirono e Boccadoro guard• a tutte le finestre del castello. Vogliamo andare? -. Maria era stata molto in pena per lui. oh s•. Narciso lo condusse con s‚ nella camera in cui era ospitato. di queste cose. --Hai dunque pensato ancora a me?--domand• Narciso sottovoce. avrei l… qualcosa ancora da sbrigare. Avresti potuto davvero uccidere un sacerdote. e forse neppure uno dei tuoi padri. Parecchi anni fa ti ho dato una volta il nome di Giovanni. --Non sarebbe stato il primo uomo. Anch'io ho diverse cose da raccontarti. -. Tacquero. in legno. se avesse portato la tonaca di Mariabronn.disse Narciso con voce fredda. le sue mani furono lavate e in parte fasciate. se vorrai Oppure raccontarmi cos• semplicemente della tua vita. no certo. Š naturale.era veramente un bruttissimo piano. Poi rien- . --Bene. Boccadoro ricevette da mangiare.disse Narciso con qualche esitazione. sempre. --Non ti capisco. ringrazi• mille volte. e intendo ridiventarlo. che fosse venuto a te come confessore? --Te no.Ho ancora una preghiera. --No. Prendiamo la via che passa dal mercato del pesce. Altrettanto sottovoce Boccadoro rispose: --Oh s•. la luce scialba del mattino entr•. ho pensato a te. Boccadoro disse: -. un giovane di grandezza naturale. Spinse con forza la porta pesante. promise di ritornare un giorno e part•. Maria rimase sotto la porta di casa fin che i cavalieri furono scomparsi. Non sai ancora nulla. Poco dopo vennero condotti i cavalli. si chiama Giovanni.--Ad ogni modo. Narciso.Un momento ancora. che avrei ucciso. ma non si chiama Narciso. E me ne rallegro. se a una per caso non si vedesse Agnese. S'alz• e and• alla porta. -. Non dissero pi— nulla. Potrai farmi un giorno la tua confessione. Non riusc• a scorgerla. Ma un altro sacerdote qualsiasi. Un giovane monaco che l'accompagnava era intento a preparare i bagagli per il viaggio. Devi sapere che sono stato scultore e intagliatore di figure. Provavano entrambi un senso di pena. -. k l'apostolo Giovanni sotto la croce. -. A un tratto la sua voce divenne triste e cupa. Š la tua immagine.

parlava ancora spesso di te. senza malattia n‚ sofferenze.Ti ricordi ancora del mio cavallino Bless. ho creduto fermamente che ci saremmo rivisti.Certo. Veramente volevo chiedere di tutt'altro. Sette od otto anni fa dovemmo ammazzarlo.L'abate Daniele Š morto gi… otto anni fa. -. per causa della notte passata e anche per causa della peste. NARCISO E BOCCADORO 443 egli che non si era mai curato degli animali e certo non aveva mai conosciuto per nome nessun altro cavallo del convento. Negli ulhml templ non poteva pi— camminare e lo stare a letto era per lui un grande tormento. egli mor• l'anno scorso. Non ne parliamo! Hai altre domande da rivolgermi? -. Il suo successore fu padre Martino. quando ritornai.tr• a passo lento. Ma sono contento che la peste abbia almeno risparmiato te. e la peste venne anche da noi. poich‚ tu sei il suo successore. E volevo evitare di parlare per prima cosa di morti. -. -. -. Ma ormal Cl slamo. -. ero sicuro di ritrovarlo e di lavorare di nuovo con lui.ricominci•. e una volta bisogna pur parlarne. sono abate solo da un anno. mor• d'idropisia. Boccadoro non si rattrist• della morte del piccolo Bless. -. di cui ho veduto troppo. In questo momento non vedo di buon occhio la morte.che il primo essere del vostro convento di cui ho chiesto sia stato il povero cavallino. Ci• gli fece molto piacere. Veramente non ho mai pensato che tu potessi esser morto. non potevo figurarmelo morto.disse Narciso. una volta nostro direttore di scuola. il giovane monaco e un palafreniere armato. Sicuro. si tratta di po- . Anche padre Anselmo non Š pi— in vita. Boccadoro. Cavalcavano in quattro: Narciso.Ti parr… ridicolo. Dimmi quando Š morto l'abate Daniele. --E te ne ricordi? --Oh s•. -. non ancora settantenne. Anche il' mio maestro Nicola. Io non sono il suo successore. che io veneravo molto. Innanzitutto: come mai sei venuto qui nella residenza del vescovo e dal governatore? -. Gli fece piacere che Narciso ne fosse cos• ben informato. molte.E una storia lunga e ti annoierebbe. mi ricordo. Non lo troverai pi— e probabilmente non ti aspettavi neppure di rivederlo. Ti voleva bene.ch'era nella stalla del vostro convento? --Certo. -. zoppicando.E presto raccontato. Ma potevo immaginarmi che Š morto. l'intagliatore in legno. Non Š gentile da parte mia.domand• Boccadoro. Eppure era morto. ne ho fatto l'esperienza purtroppo. Ma la fede pu• ingannare. innanZi tutto del nostro abate Daniele. -. E dimmi anche se i padri Anselmo e Martino sono ancora in vita Sono preparato al peggio. ne sono morti molti.

cos• infantili. quando Narciso aveva chiesto al conte la vita di Boccadoro. cominci• a godere molto di quel viaggio a cavallo.lo non darei un ordine di questo genere. amava le sue domande cos• irruenti. ritorn• giovane e vivace. le sue mani non potevano pi— tenere le briglie. ora in questo momento ci sono parecchie questioni da appianare fra l'imperatore e il nostro ordine. era di nuovo affascinato da Boccadoro.litica. si teneva in sella a fatica. oppure il tuo consenso? Tanti duchi. Il risultato Š stato minimo. senza dubbio egli sapeva anche questo. egli fu messo a letto. Questo mi ha assegnato a una delegazione. Boccadoro si sent• presto stanco. Ma dimmi: saresti capace tu di bruciare degli ebrei? Puoi immaginarti possibile un caso simile? -. Presero quartiere in un villaggio. Boccadoro rise. ma lieto. Non riuscirono a percorrere il tratto di cammino progettato per la giornata. -. s'Š mostrato trattabile.E vero che eri stato arrestato per furto? Il conte dichiar• che ti eri introdotto nel castello e nelle stanze interne e l… avevi rubato. ma poi pot‚ proseguire. Non c'era del resto nessun bisogno che sapesse che la sera innanzi. Ma posso pensare al caso che mi toccasse di assistere a una tale crudelt… e di tollerarla.No.E vero.Una domanda. Da quanto tempo non cavalcava! Si sent• rivivere. cos• piene d'illimitata fiducia nello spirito e nella saggezza dell'amico. borgoma stri. -. a volte faceva gare di galoppo col palafreniere e nei momenti d'espansione assediava l'amico Narciso di cento domande impazienti. Boccadoro era troppo sfinito. Mi stupisce molto che mi abbia lasciato andare. E quando poco dopo le sue mani furono guarite.S•. Ma io avevo un convegno con l'amante del conte.Bruciato gli ebrei? E come? Non ci sono ebrei da non -. questa vita aveva dovuto esser pagata al duro governatore con alcune concesslonl. Il conte Š un favorito dell'imperatore e in molte cose il suo plenipotenziario. e Boccadoro non chiese oltre. c'era veramente tutta l'apparenza che fossi un ladro. vescovi e altre autorit… hanno dato di questi ordini. Dopo un bel po' Narciso domand•: -. -. Narciso lo accontentava calmo. ebbe un po' di febbre e rimase coricato anche il giorno seguente. Narciso: avete bruciato anche voj qualche volta gli ebrei? -. perch‚ dovrei farlo? Mi credi un fanatico? --Comprendimi. che doveva svolgere trattative col conte. . Continuavano a cavalcare. -. Narciso! Voglio dire: puoi pensare che in qualche caso sapresti dare l'ordine di uccidere degli ebrei. Tacque.Eh.

Ah! --esclam• Boccadoro con ira.Benissimo. mio caro. L'uomo dunque Š malvagio. Vedi..Certo.. -. e la vita sulla terra Š piena di volgarit… e di sconcezza. -. s•.Hai accumulato molto rancore contro noi teologi. eppure ti ha un po' ingannato. No?. Io ho sempre venerato la perfezione del Creatore. Tu hai assistito qualche volta ad un rogo di ebrei. esistono la giustizia e la perfezione. agli ebrei arsi. solo non se ne fa alcun uso. che Š una grande armonia di sfere nel cui centro troneggia il Creatore. Ma dietro. Narciso rise.Oh s•. Boccadoro raccont• minutamente la storia di Rebecca. alle strade e . --. Ci sono. questo lo concedete. si possono dimostrare.Ah. caro amico! Ma non sei ancora diventato un pensatore. Ma penso a Rebecca. a quel gran morire. Non voglio dire di te e che tu non sia un buon abate. -. questo. Io. si appassion•.Ebbene. per esempio.La tua memoria Š stupefacente.. ma non mai della creazione.--E quante volte in passato mi affermasti che il mondo Š divino. e in esso ci sono altrettante imperfezioni e colpe quante se ne incontrano fuori nel mondo. e cos• via. -.concluse con veemenza. alle tombe in massa.Ebbene. nessun vero pensatore l'ha mai affermato. Tuttavia noi contrapponiamo sempre e costantemente al peccato originale l'idea della giustizia e cerchiamo di misurare con essa la nostra vita imperfetta e di correggere il male e di metterci in rapporto costante con Dio. in cui dobbiamo vivere? Non Š un inferno? Non Š rivoltante e mostruoso? -. Dicevi che questo si trovava in Aristotele o in san Tomaso. -. Sono ansioso di sentire come spieghi questa contraddizione.che mondo Š questo. -. l'hai impedito?. Vedo finalmente come la pensate voi eruditi. Ma perch‚ dici che non facciamo nessun uso dell'idea della giustizia? Lo facciamo ogni giorno e ogni ora. e che tutto ci• che esiste Š buono.--La tollereresti dunque? -. Il mondo Š cos•.Certo. Š espresso nella Sacra Scrittura e lo vediamo confermato ogm glorno. Boccadoro? -. Che la vita sulla terra sia armonica e giusta e che l'uomo sia buono. -. Dovrai imparare ancora qualche cosa. -. sono abate e ho un convento da dirigere. se non avessi il potere d'impedirla.. Narciso. Non ho mai negato il male nel mondo. tu getti tutto alla rinfusa. e nel racconto si riscald•. Che invece i sentimenti e le aspirazioni del cuore umano siano cattivi. nei vostri pensieri e nei vostri trattati.

eran forse tre anni che vivevo fuori nel mondo e quasi sempre vagabondando. e che il Redentore non si fosse fatto crocifiggere per esso invano. -. attraversando una bella regione. era cos• bella e la sua vista mi colp• tanto. il significato dell'arte? -. Ma non dimenticare che a questi sentimenti tristi e disperati se ne contrappongono ben altri! Quando sul tuo cavallo tu provi un senso di benessere.Hai perfettamente ragione. divenni suo scolaro e lavorai alcuni anni con lui. -.Hai detto molto bene. dimmi tutto. Ma in una cosa t'inganni: tu credi che tutto questo che dici sia pensiero. allora il mondo ti appare tutto diverso. Trovo piacere e dimentico per un'ora l'orrore Ma non per questo esso cessa d'esistere. -. e le case appestate e gli ebrei bruciati non t'impediscono punto di cercare il tuo piacere. Non Š cos•? --Certo.. -. e che sarebbe meglio non l'avessero fatto e Dio non avesse creato questo mondo orrendo. --Cos• avviene alla maggior parte degli uomini. non hai sperimentato qualche altra via? --Oh s•.disse con calore. certo. t'introduci di sera nel castello per fare la corte all'amante del conte. Ho provato la via dell'arte.Di questo mi racconterai ancora in seguito.. ai cani di guardia morti di fame alle loro catene. ma pochi lo sentono con la tua forza e con la tua veemenza e pochi hanno il bisogno di rendersi conto di questi sentimenti Ma dimmi un po': oltre a questa disperata alternativa fra il piacere e l'orrore. che chiesi del maestro che l'aveva fatta e lo cercai.S•.. -sfogati pure.alle stanze dove giacevano fetenti i cadaveri degli appestati. trovai in una chiesa di convento una Madonna di legno. Ti ho gi… detto che fra l'altro sono diventato anche artista. Ma quale fu per te il frutto. sono sentimenti! Sono i sentimenti di un uomo preoccupato dall'orrore dell'esistenza. Š cos•. io cerco continuamente di confortare il mio cuore e di cogliere i bei fiori che sbocciano in mezzo a questo inferno. Dunque tu ti trovi nel mondo circondato di morte e d'orrore e per sfuggire ad esso cerchi il piacere. Ma il piacere non dura e ti rilascia poi nel deserto. proprio cos•.. Un giorno. Poich‚ il mondo Š cos• pieno di morte e d'orrore. Vidi che della farsa e della danza macabra della vita umana qualcosa ri- . oltre a questo. con una certa leggerezza. Narciso fece all'amico un cenno di affettuosa approvazlone. e quando penso a tutto questo e rivedo innanzi a me queste immagini. -. fra la gioia di vivere e il senso della morte.Fu il superamento della caducit…. a tutto quello spaventoso deserto. No. il cuore mi fa male e mi pare che le nostre mamme ci abbiano generati in un mondo disperatamente crudele e diabolico. ai fanciulli derelitti rimasti soli al mondo. o quando. Lo trovai: era un maestro celebre.

maneva e durava: le opere d'arte. essa esiste come immagine nell'anima dell'artista! Questa immagine originaria Š esattamente ci• che gli antichi filosofi chiamano ® idea ¯. d'immagini dunque che non esistono in nessun luogo fuorch‚ nello spirito creatore. ma che possono essere attuate e rese visibili nella materia.S•.Oh no! Tu hai parlato d'immagini originarie. -. a questo spirito in te io mi sono sempre rivolto. vissuto un giorno. io ho grande fiducia nella tua forza e spero che sarai per un pezzo mio ospite a Mariabronn e mi permetterai di allestirti un'officina. dalla eterna alternativa fra piacere e disperazione. -. E un'immagine che ha la sua dimora nell'anima dell'artista. Io credo per• che con la tua definizione tu non hai esaurito ci• che vi Š di meraviglioso nell'arte.esclam• Boccadoro con fervore. Collaborare a questo mi pare un bene e un conforto.. L'ho aspettata. Certo anch'esse un giorno o l'altro passano. L'immagine originaria non Š carne e sangue. ti avvicinasti a me. vivono di queste immagini. . Vedi. in questa danza macabra senza fine e senza senso dell'esistenza corporea. esiste lo spirito creatore. da quando. mio caro. Boccadoro. ed esso ti mostrer… la via per uscire dal torbido garbuglio della vita dei sensi..Hai ragione. di cui l'artista ha conservato le forme o i colori. bruciano o si rovinano o vengono distrutte. --Ebbene. mio caro. che spero di rappresentare e di mostrar~i un giorno. col legno e coi colori. -. qualcosa che esiste ma Š mortale. Ma a ogni modo durano parecchie generazioni e formano al di l… del momento un quieto regno d'immagini e di cose sacre. Š quello di un artista. -. da molto tempo il nostro convento non ha pi— un artista. certi santi e certe Madonne. questo mi sembra convincente.e. perch‚ Š quasi un rendere eterno ci• ch'Š transitorio. quantunque questa possa esserne l'occasione determinante. tu ti sei addentrato nella filosofia e hai espresso uno dei suoi misteri. Narciso. Questo spirito in te non Š quello di un pensatore.Magnifico! Ora. Spero che tu farai altre belle opere. nel nostro mondo di filosofi e di teologi. --Ti prendi gioco di me. da allora. Ma Š spirito. ragazzo. Š spirituale. con la pietra. Ah. Credo che l'arte non consiste solo nello strappare alla morte e portar a pi— lunga durata. -. Io ho veduto pi— di un'opera d'ar. senza saperlo. -.Questo mi piace molto. sono felice di aver udito da te questa confessione. riconoscendo l'esistenza delle idee e delle immagini originarie tu entri nel mondo spirituale. e ammetti che fra la confusione e i dolori di quel campo di battaglia che Š la vita. che non credo siano solo fedeli riproduzioni in un singolo essere umano. -non avrei creduto che tu conoscessi l'arte cos• a fondo! L'immagine originaria di una buona opera d'arte non Š una figura reale. Anche in me. viva. Molto prima che una figura artistica diventi visibile e acquisti realt….

fui io a destarti e a lasciarti avventurare nella vita del mondo. Molte figure l'aspettavano: Narciso. Ora possiamo esser di nuovo amlcn In quel momento parve a Boccadoro che la sua vita avesSe acquistato un senso. il maestro Nicola. l'inizio della maturit… e del raccolto. ma non amo n‚ la castit… n‚ l'ubbidienza. queste virt— non mi sembrano neppure veramente virili. Io non sono un monaco e non voglio nemmeno diventarlo.e il ritorno. nella vita. Poteva ormai essere ospite di quello spirito superiore senza umilt…. ami- . non Š rimasto pi— nulla in me. non prego e non mi comumco. Boccadoro voleva rappresentare con le sue mani. che si mostrava nella sua funzione d'abate. e qualora io riconoscessi che la nostra casa non Š luogo per te. La visione si dilegu•.ammoniva. virile e cavalleresco. Ma egli aveva trovato finalmente con Narciso il rapporto che gli conveniva. non sai pi— che cosa siano la legge e l'ordine.Si direbbe che sei diventato un pagano. e alla povert… mi adatto volentieri. Quest'uomo. nei nostri anni d'adolescenza. Narciso. perch‚ allora gli si rivelava quello che Narciso era diventato: un uomo. non era pi— il giovane d'allora. ma un uomo pieno di sicurezza e di coraggio.da quando tu abbandonasti il tuo maestro Narciso e troVasti il coraggio di essere te stesso. la liberazione .io temo che tu non sappia chi porti con te nel tuo convento. Ma per questo non abbiamo timori. il padre Anselmo. Hai condotto la solita vita mondana. il creatore. me lo mostrerai nelle parole. sar• il primo a pregarti di lasciarla un'altra volta. -. t'invito solo a essere nostro ospite e ad allestirti una officina nel nostro convento. Voglio vedere quel che sei diventato. E quanto a religiosit…. -. -. insieme con te sono responsabile io. la hella Rebecca. non era pi— il dolce e fervido discepolo Giovanni.Narciso. e questo nuovo Narciso. Certo diventeresti un pessimo monaco. ma io non t'invito affatto a entrare nell'ordine. Un uomo dello spirito senza dubbio e della Chiesa. uno che assumeva le sue responsabilit…. non pi— di dipendenza. rendergli visibile nelle opere il proprio mondo interiore era ormai il sogno che carezzava con gioia e desiderio crescente durante quel viaggio Ma talvolta gli venivano anche degli scrupoli. con quella sicurezza tranquilla e con quella sfumatura di scherno per la gente e per la vita del mondo. nelle tue opere. la bella Agnese e tanti altri ancora. Boccadoro era pieno d'ammirazione ogni volta che il suo amico parlava cos•. Narciso non si scompose. Mostrarsi a Narciso. da anni non mi confesso. poich‚ l'altro aveva riconosciuto in lui il suo pari. ma di libert… e di reciprocit…. Non c'Š bisogno che tu ti vanti pi— dei tuoi molti peccati. Conosco i tre grandi voti. hai guardato i porci come il figliol prodigo. come se egli la guardasse da`l'alto e ne vedesse chiaramente le tre grandi tappe: la dipendenza da Narciso. -. il riposo. un condottiero.il periodo della vita libera e vagabonda . Bene o male che ne sia derivato. Quando l'avrai mostrato. dalle mani delicate e dal volto di erudito. E un'altra cosa: non dimenticare che allora. l'abate Daniele.

Questa impressione lo segu• tutto il giorno. Narciso lo lasci• stare. aveva attraversato allontanandosi sotto la neve fine. ansioso. in cui allora. rimanere a mani vuote e col cuore gelato. dov'egli un giorno . fuggire. bella e un po' cattiva: n‚ da lei n‚ dalla servit— Boccadoro venne riconosciuto. Cos• era stata tutta la sua vita: prender congedo. alla cui vista il cuore di Boccadoro cominci• a dolere di lieta ansiet….ci e nemici. riconobbe i colli che un giorno aveva percorsi a cavallo con Lidia. Ella appariva tuttora meravigliosamente bella. con una strana sofferenza egli riconobbe la finestra dello studio. attraversarono quei maggesi sassosi. e il peso dei ricordi gli gravava sul petto. la figlia del cavaliere. ricca d'immagini splendide. ma tutta in pezzi. nei tempi leggendari della giovinezza. alle finestre. e la zingara Lisa aveva fatto di lui un uomo. esser dimenticato. voleva creare opere. ma ancora qualcuno dei cacciatori e dei servi. Nessun vecchio cavaliere. vivi e morti. e un antico granaio. guard• di l… dalla siepe le aiuole gi… invernali. un mattino che gli alberi brulli erano ricoperti di brina. Boccadoro sfior• dolcemente il tronco e si chin• verso uno dei ricci spinosi e spaccati. egli non disse una parola. cos• povera d'amore! La mattma partendo guard• su. s'avvicin• pian piano alla porta della stalla e sblrci• I cavalli ch'eran dentro. Sl desto piu volte. cos• povera di valore. CAPITOLO XVIII . le cui lunghe linee di colli apparvero a Boccadoro come uno strano e noto richiamo. egli non voleva diventare un frate. No. era una delle stazioni prestabilite del loro viaggio. Cos• avvenne. nessuna Lidia c'era pi—. Spuntarono i gruppi di ontani e il mulino e il castello. Cavalcavano nella frescura dell'autunno avanzato e. e un torrente. Ormai s'avvicinavano alla meta e dopo qualche giorno la raggiunsero. Ella non era comparsa e neppure Giulia si mostr• pi—. n‚ pio n‚ erudito. Che vita smembrata e infeconda aveva dietro di s‚. che giacevano bruni e secchi sul terreno. superba e dispotica gentildonna Giulia. se per caso non scorgesse ancora una volta Giulia. e nella casa viveva e governava una bellissima. scacciato e profondamente triste. Cos• poco prima s'era guardato attorno nel cortile del vescovado. Entrarono nel cortile. venne un bosco d'alti frassini. e che l'asilo della sua giovinezza diventasse l'asilo delle sue opere lo rendeva felice. cupo in sella. a fianco di un consorte. Finalmente entrarono sotto il portone di Mariabronn e scesero da cavallo sotto il castagno del mezzogiorno. e la landa che un giorno. con la testa china. Dopo uno spuntino. attraversarono un paese vasto e ondulato con paludi rossicce e deserte. Poco prima che la torre e i tetti del convento divenissero visibili. da quanto tempo! aveva cercato l'erba di san Giovanni per padre Anselmo.oh. Dorm• sulla paglia col palafreniere. aveva udito il cavaliere raccontare del suo pellegrinaggio ed aveva dovuto correggergli il suo latino. nel crepuscolo sgattaiol• in giardino. Boccadoro preg• l'abate di non pronunciare il suo nome in quel luogo e di lasciarlo mangiare insieme al palafreniere con la servit—. per vedere se Agnese si mostrasse ancora una volta.

In mezzo a questo mondo. Nessuno lo conosceva fuorch‚ l'abate. come cento e pi— anni prima. E di queste cose meravigliose ce n'eran parecchie. se tutto era rimasto uguale come nei suoi anni di scuola. amore lo spingeva a rivedere tutto. nessuno sapeva chi fosse. frati e laici. in cui cadeva l'acqua piovana dal tetto del refettorio dei laici. le statue di pietra e di legno sugli altari. le vecchie pitture. i roseti avvizziti nci chiostro. cos• grazioso e puerile? Ma oltre a questo ben noto convento egli ne ritrovava uno quasi sconosciuto. solo ora capiva la bellezza di queste cose e lo spirito che le aveva create. il mulino e la sua ruota. to quando vedeva l'abate Giovanni. ch'egli stesso a volte se ne meravigliava. acquist• sempre pi— importanza per lui e solo a poco a poco si congiunse con quello gi… conosciuto. pensato e insegnato in quel luogo. la sua prima giovinezza. Era stato davvero anche lui cos• giovane.I primi giorni Boccadoro abit• nel convento stesso. che anche col suo migliore e pi— riuscito lavoro egli non avrebbe mai potuto superare.. Il fascino delle cose che rivedeva lo prese con tanta violenza. se nulla di nuovo si era aggiunto. vivevano in un ordine rigido e laborioso e lo lasciavano in pace. vissuto. ma solo ora la vedeva con occhi svegli e s'accorgeva ch'era un'opera meravigliosa. era di un'origine sola. fra le colonne e le volte. ma proveniva dal medesimo spirito e stava in mezzo alle vecchie mura. di fronte alla fucina. il rintocco del vespro e lo scampanio domenicale. Ma pi— di tutto lo commoveva la campanella della scuola. il gorgoglio dello scuro torrente del mulino fra gli stretti argini muscosi. il rumore dei sandali sull'impiantito. a questa unit… potente tranquilla. e sebbene non vedesse nulla che non fosse gi… stato al suo posto anche allora. scolpito. Poi. Quello che in un paio di secoli era stato costruito. lo conoscevano i portali e le finestre.sua dimora naturale. Vedeva e sentiva le proporzioni degli edifici. la vista degli scolari quando nelPora di ricreazione scendevano le scale e si lanciavano schiamazzando nel cortile. e il vecchio melo nel giardino della fucina stendeva ancora i suoi grandi rami contorti. Accanto alle cunette di pietra. e ciascuna non stava a s‚ e non era un caso.. dipinto. cos• goffo. pur pla- . le volte della chiesa. Da ogni angolo gli alitava incontro dolce e commovente il passato. Poich‚. Ma lo conoscevano gli alberi del cortile. Com'erano giovani e sempliciotti e graziosi i loro visi fanciulleschi. in una delle celle per gli ospiti. Boccadoro si sentiva molto piccolo. crescevano ancora le stesse piccole erbe. di un solo spirito e s'accordava insieme come i rami di un albero. quando il frate portiere andava a chiudere. gli uomini del convento. il tintinnio serale del mazzo di chiavi. nei portali. come nella. a risentire tutti i suoni. Vedeva l'antica Madonna di pietra nella cappella superiore. gi… nei primi giorni gli balz• all'occhio. il suo amico governare e regnare in quell'ordine grandioso e e sopra tutNarciso. fu alloggiato in uno degli edifici d'amministrazione che circondavano il grande cortile come una piazza del mercato. anche da ragazzo gli piaceva e l'aveva disegnata. egli non lo vedeva pi— con gli occhi dello scolaro. dietro sua preghiera. i nidi delle cicogne sul granaio e sul refettorio. le piastrelle dei corridoi.

immagini? o per pensare ti occorrono e ti piaccionO proprio le parole con cui non ci si pu• rappresentare nulla? Si pu• forse pensare senza rappresentarsi qualche cosa ? -. -. abate Giovanni. affinch‚ tu possa vedere se Š valsa la pena di salvarmi d. -. lo stesso pensiero. quantunque il suo atteggiamento verso di lui fosse quello di un buon camerata e di un ospite cordiale.a poco a poco dovr• pure abituarmi al tuo nuovo nome.Questo mi fa piacere. -. ciascuno di loro serviva per• la stessa unit…. -. come facevi con tanta pazlenza quando erl ragazzo. io dar• subito ordine al fabbro e al falegname di mettersi a tua disposizione.lla forca. d'accogliermi come frate laico.cido e sereno. ma i concetti e le astrazioni che tu preferisci non sono anch'essi rappresentazioni. tu saresti l'abate e io il frate laico. In mezzo a questo suo convento Narciso diventava agli occhi di Boccadoro di una grandezza inquietante. Per quanta differenza di persona ci fosse fra il dotto abate Giovanni dalle labbra sottili e il semplice bonario abate Daniele. dopo la penitenza. prepara una lista. -. Vorrei lavorare anch'io e mostrarti quello che sono e che so fare. Boccadoro interruppe: --Scusa. Dunque seguimi ancora una volta. Ma vedi. -. e da questo otteneva la sua dignit…. Š cosa che non sopporto pi— a lungo. come l'abito che vestiva entrambi. Serviti pure di tutto il materiale di lavoro che si pu• raccogliere qui sul posto.Tenter• di seguirti. D'altra parte vivere cos• accanto a te e vedere il tuo lavoro e non essere e non fare nulla io stesso.Fai bene a domandare! Ma certo si pu• pensare senza rappresentazioni! 11 pensiero non ha proprio nulla a . Devi concedermi un po' di tempo per esprimermi: io sono un erudito e vorrei tentare di presentarti la cosa coi mezzi che mi offre il mio mondo di pensiero: non ho altro linguaggio che questo. -. a questo sacrificava la sua persona. E ora ascolta quello che io penso di te e delle tue intenzioni. Allora mi pareva che tu potessi diventare un poeta. lo stesso ordine.disse Narciso formulando le sue parole con pi— precisione ancora del solito. parole dunque con cui ci si potesse rappresentare qualche cosa. Parla pure. Per quello che bisogna far venire da fuori a mezzo dei carrettieri.Senti.Ricordati che gi… ai nostri tempi di scuola io ti dissi pi— volte che ti ritenevo un artista. allora la nostra amicizia sarebbe finita. Ben presto Boccadoro non osava quasi pi— dargli del tu e chiamarlo " Narciso ¯. Ci• li rendeva simili. avevi nel leggere e nello scrivere una certa avversione per i concetti astratti e prediligevi nel linguaggio le parole e i suoni che avevanO qualit… poetiche sensibili. -Puoi cominciare quando vuoi ad allestirti la tua officina. Debbo dirti che qui da voi mi trovo benissimo.gli disse una volta. avrei quasi voglia di farti una confessione generale e di pregarti.

musicisti senza note. quando eravamo giovani: per te il mondo consisteva d'immagini. avresti potuto provocare qualche guaio.disse Boccadoro. Š una cosa sola. per noi non c'Š perfezione. Tuttavia tentano entrambi. dalla possibilit… all'attuazione. la logica. Perch‚ auando un uomo cerca di attuarsi con le doti che la naturl gli ha date fa ci• che pu• fare di pi— alto ed esclusivamente assennato. dove puoi essere creatore e signore. Per noi scolari di Aristotele e di san Tomaso il pi— alto di tutti i concetti Š l'essere perfetto. padrone del mondo delle immagini. ti spiegher•. Quando per• procediamo dalla potenza all'azione. Quando una di queste figure ti Š veramente riuscita. sei diventato un artista. Ci sono fra loro spiriti nobili e altamente dotati. Ti dissi sempre che non eri fatto per diventare un pensatore. quindi non sono per nulla pensatori. Invece. ma in concetti e in forme. mentre come pensatore saresti rimasto ad un grado d'insufficienza. I mistici sono. --Temo. a loro modo. Š mescolato. Esso non si compie in immagini. partecipiamo al vero essere. non ha possibilit…. Sono artisti segreti: poeti senza versi. dove si pensa senza Immagini. L'essere perfet: to Š Dio. Š parziale. Dio invece non Š eterogeneo. ma sono tutti. sono imperfetti. Questo sigaifica: attuarsi. --Ma s•. Ascolta: il pensatore cerca di conoscere e di rappresentare l'essenza del mondo con la logica. per dirla in breve e un po' grossolanamente. quando tu hai liberato l'immagine di un uomo dalle contin- . che in Compenso tu eri un dominatore nel campo delle immagini. senza eccezione. consiste di possibilit…. -. grazie a Dio. non posso esprimerlo altri- menti. cerca di attuare te stesso! --Ti capisco cos• a met…. cos• come un artista intelligente sa benissimo che i suoi pennelli o scalpelli non potranno mai esprimere perfettamente l'essenza radiosa di un angelo o di un santo. Tu devi conoscere questo processo dalla tua propria esperienza. quei pensatori che non sanno staccarsi dalle rappresentazioni. Sta' attento. Tutto quello che c'Š d'altro Š solo a mezzo. ma sii te stesso. Se allora invece di lanciarti nel mondo tu fossi diventato un pensatore. Š in divenire. noi siamo possibilit…. Non possono e non debbono fare altrimenti. pittori senza pennello. Tu avresti potuto diventare uno di questi. Perci• una volta ti ripetevo sempre: non cercar d'imitare il pensatore o l'asceta. noi siamo esseri che divengono. degli uomini infelici. Egli sa che il nostro intelletto e il suo strumento. Proprio l… dove cessano le immagini comincia la filosofia. --che non riuscir• mai a farmi un'idea del tuo mondo di pensiero. Questo era appunto l'oggetto delle nostre dispute frequenti. Š tutto realt…. Ma noi siamo transitori.che fare con le rappresentazioni. siamo di un grado pi— simili al perfetto e al divino. per me di concetti.E un concetto filosofico. ci riuscirai subito. il pensatore come l'artista. Tu sei artista e hai creato pi— di una statua. ma aggiunsi anche che questa non era una deficienza. non c'Š l'essere completo. Saresti cioŠ diventato un mistico. Ma che cosa significa propriamente: attuarsi ? -.

e posso risolvere il problema. Ma egli pu• porsi i problemi anche da s‚. attuato quell'immagine umana.Ho capito. essi possono sorgere in lui come forze impellenti. Š pieno d'imperfezione. interruppe l'amico: --La maggior parte di quello che volevi dire sono riuscito a capirlo. Ma anche il problema dello spazio. Ma mi parrebbe assurdo e puerile che un uomo passasse la sua vita chino sopra simili problemi aritmetici. ed anche di gioia. con cui non si pu• rappresentarsi nulla. Š stato molto pi— facile attuarmi di quello che non sia stato per te. Se mi scrivi davanti una serie di numeri e di segni. ma anche solo praticamente il pensiero puro. che io ho il compito di esercitare e d'insegnare. Narciso. dai quadrati. tuttavia una vita claustrale condotta decorosamente Š per uomini della mia indole infinitamente pi— feconda di progresso che non la vita mondana. come puro problema di pensiero. -. Per sviare il discorso. posso lasciarmi guidare dal pi~i e dal meno. Bisogna aver calcolato e misurato matematicamente pi— di uno spazio reale e fittizio. Imparare a calcolare Š una bellissima cosa. Quindi per me. Che malgrado ci• tu abbia trovato una via e sia diventato un artista. impostigli da un maestro. in cui Š reso facile in certo modo alla mia natura attuarsi. Perch‚ il tuo cammino Š stato ben pi— difficile. oggi non : ne sarei pi— capace. a coprire eternamente la carta di serie numeriche.Bene. suscita tutta la mia ammiraziOne. allora tu hai. puoi spiegartelo con un esempio. -. Non voglio parlare del lato morale. CioŠ lo potevo una volta. Tu immagini che questo zelante calcolatore risolva sempre nuovi problemi scolastici. --T'inganni. prima che ci si possa arrischiare come pensatori al problema dello spa--Va bene.E vero. Ma non posso immaginarmi che il risolvere simili problemi formali abbia altro valore che quello di un'esercitazione intellettuale per scolari. Ma una cosa ancora non mi vuol entrare in testa: quello che tu chiami ® il pensiero puro ¯ il tuo cos• detto pensare senza immagini e operare con parole. --Tu mi vedi. Boccadoro arross• d'imbarazzo per quella lode. richiede una certa protezione dal mondo. Mi vedi vivere in una comunit… e in una tradizione. io posso cavarmela senza nessuna rappresentazione. in un luogo e in un ufficio. non ti aiuta nessuna rappresentazione tu eseguisci un compito formale entro forme di pensiero che hai apprese. dalle parentesi e cos• via.genze e l'hai ridotta ad una forma pura. Boccadoro. non mi sembra in realt… l'oggetto intorno a cui un uomo debba prodigare il suo la- . che mi corrispondono e mi aiutano. Un convento non Š un paradiso. -. qui nella nostra casa. come artista. o amico Boccadoro. Pensa alla matematica! Quali rappresentazioni contengono i numeri? O i segni pi~i e meno? Che immagini contiene un'equazione? Nessuna! Quando tu risolvi un problema aritmetico o algebrico.

a raccontare . l… mettevano tutti i coltelli da intaglio. se non l'avesse prima imparata ed esercitata? Anche l'artista esercita continuamente il suo occhio e la sua fantasia. al trogolo per tuffare il ferro rovente. all'afffilatoio. Eric. Ma come potrebbe ® applicare ¯ qualche cosa. quanto su ciascuno dei suoi monaci. che fece portare l'uno dopo l'altro nel prato dietro le sua officina. all'incudine. come un vecchio. Stese una lista degli oggetti che i carrettieri del convento dovevano portargli a poco a poco dalle citt… vicine. poi gli avrebbe fatto provare anche l'intaglio.voro e i suoi anni. il cui figliolo. dove li colloc• all'asciutto. non Š degna di un pensiero. fin cke io non mi rappresento con essa uno spazio reale. Ti posso rispondere: le occasioni di applicare il nostro pensiero e la volont… di farlo non mancano affatto.Tu vuoi dire che non tieni alcun conto del pensiero. cos• come io giudicher• la tua arte dalle tue opere. Dunque lasciami pensare in pace e giudica il mio pensiero dai suoi effetti. ha applicato cento volte i risultati del suo pensiero. Tu non puoi disprezzare il pensiero come tale cd approvare la sua ® applicazione "! La contraddizione Š chiara. Tu ora sei inquieto ed eccitato. La parola ® spazio ¯ per me non Š nulla. Esamin• dal falegname e nel bosco tutte le provviste di legna tagliata e scelse per s‚ alcuni pezzi. qualche volta Boccadoro lo faceva volentieri e poi si meravigliava a un tratto di trovarsi l• seduto. che lo amava timidamente ed aveva per lui una veneraZione infinita. ch'egli adoperava per la lavorazione del legno. Quando talvolta. Allontanali. per esempio lo spazio stellato. giovane di circa vent'anni. poteva rianimarsi con Eric. gli scalpelli. ad esempio. di cui gli diede lo schizzo preciso. Trov• un locale accanto al portone del cortile. lo aiutava dappertutto. i succhielli e i raschietti. fu da lui affascinato e conquistato Con lui passava mezze giornate alla fucina. costruendovi sopra con le proprie mani una tettoia. perch‚ fra te e le tue opere ci sono ancora degli ostacoli. Spesso Eric lo pregava di raccontargli di maestro Nicola e della citt… vescovile. Ebbe poi molto da fare anche col fabbro. curvi e diritti. pieno di fervido interesse e di curiosit…. Boccadoro gli promise d'insegnargli a sonare il liuto. anche se questo non rivela i suoi effetti che in poche opere reali. osservare e misurare questo mi pare senza dubbio un compito non indegno. cosa ch'egli desiderava vivamente. Boccadoro si sentiva inutile e oppresso. e lo fa ad ogni ora. e noi approviamo tale esercizio. una lunga lista. cercati o fabbricati un'officina e mettiti al lavoro! Molti problemi si risolveranno allora da s‚. Narciso interruppe sorridendo: -. tanto sul suo amico Boccadoro. Boccadoro non desiderava niente di meglio. il figlio del fabbro. un giovane sognatore. che in quel momento era vuoto e s'adattava bene ad officina. Ordin• al falegname una tavola da disegno e altri arnesi. bens• dell'applicazione del pensiero al mondo pratico e visibile. divenne l'amico di Boccadoro. Il pensatore Narciso. nel convento e accanto a Narciso.

La prima opera che voleva eseguire. ch'egli nella sua il suo aiugli sentiva Per la sua prima opera. che usciva da un forte tronco di quercia e girava intorno ad esso. suo successore.di viaggi e di vicende del passato. La parte superiore. si animava. stanco. Prendeva i suoi pasti dal mugnaio. Boccadoro decise di rivestire l'accesso al leggio e il leggio stesso di una decorazione in legno simile a quella di un pulpito. immagini della natura e della semplice vita dei patriarchi. come le antiche opere del convento. Trov• invece dell'altro. nel trafficare dal fabbro e dal falegname. mentre la sua vita doveva cominciare proprio allora. periodi d'insonnia. diventare una parte della sua costruzione e della sua vita. soleva leggere un frate giovane. fuorch‚ tante Eric. Una questione molto importante per lui era con quale soggetto dovesse cominciare il suo lavoro. Le miserie della vita instabile ed errabonda l'avevano forse gi… logorato.cadeva la neve ed era gi… passato Natale. non aspettava pi— la schiera degli scolari alla fine delle lezioni. ma poi la pestilenza e i suoi molti orrori e infine la prigionia nel castello del conte e quella notte orrenda nella cantina lo avevano scosso nelle fibre pi— intime. Quando finalmente il lavoro pot‚ cominciare . A uno di questi voleva dare la figura del defunto abate Daniele. un illanguidimento del piacere e della curiosit…. ma non ce n'era n‚ il bisogno n‚ il posto. e anche questi in certi giorni non dire una parola. doveva. la scala. aveva escogitato dopo lunghe riflessioni questo progetto: delle due parti che la costituivano. in preda all'apatia e all'indifferenza. con la quale intendeva pagare l'ospitalit… del convento. ma fra una attivit… e l'altra non di rado rimaneva seduto per mezz'ore e per ore intere. che non era pi— quello era andato a trovare tante volte da ragazzo. un senso grigio e tiepido di saziet…. con figure a bassorilievo e alcune quasi isolate. l'altra la parola divina. Per il convento era come scomparso.la vita di Boccadoro prese un nuovo aspetto. e a volte in fondo al cuore una certa stanchezza. nessuno lo vedeva pi—. Nel refettorio dei padri c'era una nicchia elevata. rughe sottili sul volto. non vagava pi— nel bosco. in cui. Questa nicchia non aveva ornamenti. non doveva essere un'opera casuale da esporsi in un luogo qualsiasi per curiosit…. E officina non lasciava entrare nessuno. che lo approv• e mostr• di gradirlo molto. l'una doveva rappresentare il mondo. e nella figura di . a un altro quella del defunto padre Martino. tutti lo ammiravano e gli volevano bene. non camminava pi— nel chiostro. il parapetto. La parte inferiore. la tribuna per i lettori. Comunic• il progetto all'abate. Gli sarebbe piaciuto sopra tutto fare un altare o anche un pulpito. avrebbe portato le statue dei quattro evangelisti. Nei preparativi del lavoro. si sgelava. lasciando qualche traccia: peli grigi nella barba bionda. doveva rappresentare la creazione. nelle conversazioni con Eric. Nessuno poteva accorgersi che negli ultimi tempi egli era profondamente mutato e invecchiato oltre i suoi anni: non l'avevano conosciuto prima. durante i pasti. sorridente e trasognato.

Poi doveva tornar a sorridere. di confessarsi e di comunicarsi. --mi sembrava di essere troppo piccino. ora ho il mio lavoro e non sono pi— una nullit…. ma egli non gli mostrava che disegni. e ti accenner• a quali parole e a quali significati tu debba rivolgere particolarmente la tua attenzione. le sofferenze. Gli impose come penitenza di vivere casto e moderato per quattro settimane prima di ricevere la comumone. pi— gravi di quanto non a~esse pensato. Oggi stesso reciter• con te il Pater noster e alcuni inni. Egli faceva la corte alla sua opera con disperato entusiasmo. lottava con essa. Narciso lo accolse alla confessione senz'alcuna solennit…: essa dur• circa due ore. che in confronto ai suoi propri dubbi e agli abissi del suo penslero erano veramente innocenti. la visione della sua vita passata aveva acquistato un certo ordine e una certa chiarezza. anzi con delusione di Boccadoro. non interruppe mai e ascolt• impassibile anche quella parte della confessione. Gli diedero preoccupazioni. ora irritato ed ora tenero. dimentic• il convento. Poi gli disse: --Ti ammonisco e ti prego di non prendere alla leggera questa pemtenza. dimentic• quasi Narciso. --disse. lo ammon• e lo pun• invece senza indulgenza per aver trascurato di pregare. e anche nei racconti che Eric gli chiedeva. le colpe del suo amico. vedeva com'egli era stato scosso e spaventato. L'abate ascolt• con volto impassibile le avventure. nel rivedere e nel ricordare tutte le cose della sua giovent—. ma erano dolci preoccupazioni. vorrei conformarmi all'ordine. E dal momento che vivo in un convento. Dimentic• tutto il resto. commosso dall'ingenuit… dell'amico rimasto fanciullo. Devi seguirlo parola per parola e abbandonarti tutto al suo significato. come a una donna ritrosa. in cui Boccadoro dichiarava la scomparsa della sua fede nella giustizia e nella bont… di Dio. Ogni volta che ti sorpren- . In compenso Boccadoro lo sorprese un giorno col pregarlo di voler ascoltare la sua confessione. Si sentiva all'altezza dell'ora e non voleva aspettare pi— a lungo. come un pescatore all'amo lotta con un gran luccio. Non devi pronunciare e ascoltare le parole sacre come si pronunciano e si ascoltano le parole umane. poich‚ lo trovava preoccupato e pentito per certi pensieri irreligiosi. S'imbatt‚ in gravi difficolt…. mi sentivo gi… abbastanza umiliato davanti a te. Con meraviglia. Fu colpito da parecchie confessioni del penitente. Questi veniva qualche volta a trovarlo. come talvolta era stato vicino alla perdizione. Non so se tu conosca ancora esattamente il testo della messa. Nella vita contemplativa delle prime settimane. --Non mi son saputo decidere finora.Luca voleva immortalare il suo maestro Nicola. ogni ostacolo lo ammaestrava e amnava i suoi sensi. Ora va meglio. di ascoltare ogni mattina la prima messa e di recltare ogni sera tre Pater noster e un inno a Maria. il confessore non attribu• una gravit… eccessiva ai suoi peccatl verl e propri. pose diverse domande.

le preoccupazioni e le soddisfazioni del suo lavoro. Di nuovo il suo ® io ¯ teso e avido si smorzava nell'ordine immenso. o avesse la psicologia dell'abate tanta profondit…. Cos• devi pregare. --Continua. ogni mattina ed ogni sera. di animali e di uomini. e ci• avverr… pi— spesso di quel che tu non creda. ma eseguisci una nota e un movimento dopo l'altro con la maggior purezza e perfezione possibili. ma negli esercizi di piet… si tuffava come in un'acqua fresca e profonda. Fra le tensioni. E di nuovo riusciva. dimenticava gli esercizi.:lisse Narciso. -. quando si sforzava di concentrarsi. tutte le nostre azioni sono puerili. Fosse un caso fortunato. nel centro . L'abate not• con grande soddisfazione che Boccadoro. o se il Dio che ti piace di raffigurarti esista o meno. che lo rese profondamente felice. --hai promesso e devi mantenere. e spesso. di nuovo le parole venerabili passavano su di lui e attraverso lui come stelle. Non sempre riusciva. In confronto di colui al quale si rivolgono le nostre preghiere. quando canti o suoni il liuto. che lo strappava alla pericolosa solitudine di colui che crea. Se a superare la lotta per la creazione della sua opera egli doveva esser solo e ad essa doveva dare tutta la passione dei suoi sensi e della sua anima. Non devi star a pensar se Dio ascolta la tua preghiera. l'ora della devozione lo riconduceva sempre ad uno stato d'innocenza. ricomincia da capo e recitale e falle entrare nel tuo cuore come io t'indicher•. scaduto il termine del periodo di penitenza e ricevuti i Sacramenti. Tu devi assolutamente inibirti durante l'esercizio questi sciocchi pensieri da bambino. lo •mpediva e lo tormentava il penslero che in fin dei conti il recitar preghiere era un affannarsl puerile per un Dio che non esisteva affatto. Dal sostegno massiccio della scala a chiocciola usciva un piccolo mondo di figure. Se ne dolse con l'amlco. o che per lo meno non poteva aiutarlo. che gli lavava via l'orgoglio dell'entusiasmo come pure l'orgogllo della disperazione. egli si sentiva liberato dalle agitazioni della giornata e rinviato con tuttO il suo essere a un ordine superiore. cos• come. nei facili esercizi spirituali ch'eseguiva coscienziosamente. facendolo rientrare qual figlio nel regno di Dio. Devi recitare il tuo Pater noster e il tuo inno a Maria abbandonandoti tutto alle loro parole e riempiendoti di esse. ricordati di questa ora e del mio ammonimento. a volte si estasiava fino alla volutt…. non si pensa se il canto sia utile o no: si canta. Mentre si canta.di a ripetere quelle parole come un organetto. Talvolta alla sera. Durante il lavoro fumava spesso per ira e per impazienZa. fatto sta che da questa confessione e da questa penitenza deriv• per Boccadoro un periodo di soddisfazione e di pace. di piante. non insegui nessun saggio pensiero. non trovava la quiete e il raccoglimento. dopo ore di lavoro febbrile. Non devi neppure preoccuparti se le tue pratlche siano puerili. nessuna speculazione. continu• per settimane e mesi i suoi esercizi quotidiani Intanto la sua opera procedeva.

pensava di richiedere il giovane a suo padre e d'istruirlo come assistente fisso. Se la mia opera non Š abbastanza buona o se egli non sa comprenderla. lo lasciava provare. e cercava di dominare il tumulto del suo cuore. --tu non ti aspetti certo da me che diventi a un tratto un conoscitore d'arte. Avrei dovuto aspettare ancora. Della figura di maestro Nicola era meno soddisfatto. Velo di panni il resto dell'opera e mise in luce solo quella figura. e non lui soltanto. Vide nel volto affilato dell'amico rifiorire qualcosa. e subito egli si sent• liberato. Altre volte invece Boccadoro si occupava di lui.un padre NoŠ fra pampini e grappoli. che aveva il permesso di dare una mano e non carezzava altro pensiero di quello di poter diventare un artista. "se ora uno di noi non regge alla prova. gl'insegnava. pesando anche in quel momento le parole." I minuti gli parevano ore. con l'attenzione e la cura dello scienziato. ma anche tutto quello ch'egli allora rappresentava per noi: la dignit…. cos• egh sta ancora qui davanti a me e con lui tutto ci• che allora Cl era sacro e ci• che ci rende indimenticabile quell'epoca. Non lo sono. dal viso di essa raggiava innocenza e bont…. un sorriso d'amore e d'abbandono. la bont…. l'amava molto. Boccadoro stava dietro di lui. La figura che gli pareva riuscisse meglio era quella a cui dava i tratti dell'abate Daniele. lieto di avere un fedele e uno scolaro. lo sai. sembrava piena d'alti progetti di creazione e insieme di una disperata certezza della vanit… d'ogni creazione. Š un gran male. Essa rivelava dissidio e tristezza.--disse Narciso pianissimo. libero nel gioco artistico. quando tutto era in armonia e nessun dubbio l'oscurava. tutto il mio lavoro qui ha perduto il suo valore. come se la solitudine e la fierezza di quel volto fossero per un istante squarciate e da esso non trasparisse pi— altro che un cuore pieno d'amore. Come il povero padre Danlele stava davanti alla nostra venerazione giovanile. quantunque Eric l'ammirasse pi— delle altre. Durante tutti quei mesi nessuno vide l'opera fuorch‚ Eric. Contempl• senza fretta. in silenzio. piena di rimpianto per un'unit… e un'innocenza perdute. che non ti sembri ridicolo. Della tua arte non saprei dire nulla. Quando l'abate Daniele fu terminato Boccadoro ordin• ad Eric di far pulizia nell'officina. Poi and• da Narciso. "Oh. In certi giorni neppure a lui era leCito entrare nell'officina. una scintilla. Narciso si volt• verso di lui. la semplicit…. Narciso ristette e contempl•. ma guidato da un ordine e da una disciplina segreta. Quando l'opera fosse termmata e riuscita. Ma lasciami dirti una cosa sola. Nell'ora del mezzod• condusse l'amico nella sua officina davanti alla statua. pens• a quella volta che maestro Nicola aveva tenuto in mano il suo primo disegno. --Boccadoro. Alle figure degli evangelisti lavorava nei suoi giorni mighori. un sorriso quasi timido in quel volto tutto spirito e volont…. un libro illustrato un inno di gloria alla creazione e alla sua bellezza. ." pens•. alla prima occhiata ho riconosciuto in questo apostolo il nostro abate Daniele. che non vi fioriva pi— dagli anni della fanciullezza: un sorriso. ed essendo questi occupato aspett• pazientemente fino al giorno dopo.

poich‚ lo spirito gli schiude la conoscenza dell'eterno. di foglie e d'erbe. cresceva e fiorlva una creazione.disse brevemente. E la mia vita. cercava qua o l… una ragazza di contadini. per consuetudme. Š ora che tu vada a tavola. in cui il lavoro gli era impossibile. ricavava dal legno con mano lieve e delicata le teste umane. un occhio. Pensavo press'a poco cos•: poich‚ l'uomo Š una dubbia mescolanza di spirito e di materia. della grammatica e della teologia. Di rado veniva un giorno. CAPITOLO XIX Boccadoro lavor• a quell'opera due anni. cogliere il mistero dell'essere altrettanto profondamente. amlco mio: non soltanto mi hai reso il nostro abate Daniele. Nell'intaglio della scala Boccadoro compose un piccolo paradiso. Un imbarazzo gli strozzava il respiro. Oltre a Eric. e quella dello spirito non Š l'unica e forse neppur la migliore. con uccelli fra i rami. Osservava con gioia e stupore. fissando la volta formata dalle chiome degli alberi o il rigoglio selvaggio delle felci e delle ginestre. la via dei sensi. ml hai rivelato per la prima volta tutto te stesso. egli dovrebbe cercare di staccarsi dai sensi e di entrare nel mondo spirituale. non fosse da prendere troppo sul serio. respirando nel bosco il profumo che gli ricordava la libert… e la vita vagabonda. Allora assegnava un compito allo scolaro e faceva una passeggiata o una cavalcata in campagna. e nel secondo anno Eric gli fu affidato come vero e proprio scolaro. Boccadoro. Una volta Narciso disse pensieroso: -. raffigur• con intenso piacere un delizioso groviglio d'alberi. che qualche volta diventava per lul fl luogo pi— gradito del convento. forse. e da ogni parte sbucavano teste e corpi di animali. Non rimaneva mai lontano pi— d'un giorno o due. un piccolo mondo zampillante: un glOCo forse. Ma. benedetta quest'ora! Nel grande locale si fece silenzio. rigoglioso giardino primordiale rappresent• alcune scene della vita dei patriarchi. o andava a caccia e se ne stava per ore e ore coricato nel verde. intagliava con volutt… le piante che germogliavan rigogliose sotto le sue dita. Di rado questa solerte attivit… subiva un'interruZione. Poi ritornava all'opera con nuova passione. Affermavo bens• di apprezzare altamente l'arte. Non ne parliamo pi—. certo: e rimarr• in essa. -. ma m realt… ero superbo e la guardavo dall'alto in basso. Ma ti vedo per la via opposta.Bene. una barba crespa. solo Narciso conosceva l'opera e veniva spesso nell'officina. in confronto col pensiero e con la scienza. O Boccadoro. -. per elevare la sua vita e darle un significato. Ora soltanto vedo quante vie ci sono per giungere alla conoscenza. -. ma certo non meno buono del gioco della logica.Con questa visione tu mi hai fatto un gran dono. ed esprimerlo .sono contento. in cui un senso d'inquietudine e di saziet… glielo rendeva fastidioso. Comincio a comprendere che cos'Š l'arte. Prima mi pareva che. Boccadoro vide che il suo amico era commosso in fondo al cuore. In mezzo a questo placido. scolpiva una bocca dal taglio vigoroso. mentre la materia lo trascina in basso e lo incatena a ci• ch'Š transitorio. Ora so chi sei.Imparo molto da te. L• fioriva quello che l'amico aveva portato un giorno nel suo inquieto e fiero cuore di fanciullo. non ne ho il diritto.

Io non t'invidio pi— da un pezzo. --Non discutiamo. che l'offerta dev'essere rinnovata. ma l'arte Š pi— innocente. Tu invece cogli nel cuore ci• che vi Š di pi— instabile e mortale e riveli il senso del mondo proprio in quello ch'Š transitorio Tu non prescindi da questo. ma t'invidio per la tua tranquillit…. a difendervi dalla disperazione. Tu non mi vedi lottare non conosci le mie battaglie nello studio e neppur quelle nella cella delle preghiere. triste per tutto quello che nella mia opera non mi Š riuscito e che voialtri non potete affatto vedere. -. e poi io ritorno in un'officina vuota e nuda. Boccadoro inghiott• il buon pesce e la selvaggina. -. --Capisci ora. come l'officina. Ma questo hanno in comune tutti gli uomini di buona volont…: che le nostre opere finiscono per lasciarci umiliati. Ma Š lotta. mi si fa qualche elogio. Boccadoro. e per questa tua dedizione esso diventa ci• che vi Š di pi— alto: il simbolo dell'eterno. Voi pensatori e teologi per• mi pare riusciate meglio a spuntarla con la vita. -. ma non una pace che alberghi durevolmente in noi e non ci abbandoni pi—. --Non dovresti invidiarmi. e la mia anima Š vuota e spogliata. ma il suo cuore e la sua officina rimasero vuoti. egli ricevette encomi e onori. Il nostro pensare Š un continuo astrarre. E bene che tu non le conosca. come anche la tua. ti dai tutto ad esso. un prescindere dal mondo sensibile. non sapeva pi— se l'opera valesse il sacrificio. Noi pensatori cerchiamo di avvicinarci a Dio staccando il mondo da lui. per la tua equanimit…. lodata. Tu vedi solo che io sono soggetto meno di te agli umori variabili e credi che ci• sia pace.--disse Boccadoro. fu contemplata. La si porta via.con molta pi— vivezza di quel che lo possano la maggior parte dei pensatori. un tentativo di costruzione d'un mondo puramente spirituale.e nessuno di noi Š in grado di comprendere l'altro sinc in fondo. amico mio. per la tua pace. per la tua scienza. Tu ti avvicini a lui amando e ricreando la sua creazione. la si mette a posto. senza dubbio. C'Š solo una pace che si conquista continuamente con lotte senza tregua.--che io non posso intendere che cosa significhi pensare senza rappresentazioni. festeggiato col vino pi— vecchio del convento. e tale conquista dev'essere rinnovata giorno per giorno. E non so se puoi capire quello che io sento in cuore all'idea che presto quest'opera sar… finita. Si ripet‚ quello che gi… gli era toccato tanto tempo prima: la sua opera pass• in possesso degli altri. Non c'Š una pace cos• come tu la intendi. Neppur tu vedi tutte le mie lotte. --Pu• darsi.L'ho capito da un pezzo. C'Š la pace.disse Narciso. come ogni vera vita. Narciso. Š lotta e sacrificio. --Non so. e pi— del vin vecchio lo riscaldarono l'interessamento . giudicata. Sono entrambe opere umane e inadeguate. Qualche settimana dopo il grande lavoro di Boccadoro era finito e posto in opera. Il giorno dello scoprimento era invitato a tavola dai padri: c'era banchetto. che dobbiamo sempre ricominciare da capo.

un altare per la cappella di Maria a Neuzell. si sentiva vecchio. Se Eric si mostrava all'altezza del compito. una volta che rimase via parecchi giorni Eric ne inform• l'abate e anche questi temette un poco che Boccadoro potesse essersene andato per sempre. la sua ricerca era piena di nostalgia e di diffidenza. sentiva che l'officina l'aspettava. Non era bene vivere cos• a lungo in un convento. non era pi— giovane. ma animale domestico. E quando era stato fuori un giorno o due ed era andato un poco a zonzo. e si era dato ogni pena per ammaliarla. si sentiva divenuto simile in modo inquietante a maestro Nicola. Lidia la bella e timorosa figlia del cavaliere. Francesca aveva ragione. la sua vita era in disordine: trascurava la prima messa. Nelle sue sCorrlbande aveva trovato una giovane contadina di nome Francesca. Scelse con Eric il legname per l'altare e glielo fece preparare.e la gioia con cui Narciso salut• la sua opera e gli onori che gli furono tributati. era diventato sedentario: non pi— aquila e lepre. il ricordo delle sue peregrinazioni d'un tempo. Fece allora un fermo proponimento: quando fosse terminata la LidiaMaria avrebbe intrapreso un viaggio. Per monaci poteva esser bene. si sentiva profondamente inquieto e scontento. Nel resto quest'incarico non aveva molta importanza per lui. lavor• una settimana alla figura di Lidia. ma non pi— libero. Per questo altare Boccadoro voleva fare una statua di Maria e immortalare in essa una delle figure indimenticabili della sua giovinezza. e con soli uomini. non pi— giovane. poi ricominci• a vagare. Era preoccupato. da quando aveva terminato il grande lavoro. La ragazza ascoltava volentieri le sue chiacchiere. e non erano quei pochi capelli precocemente grigi e quel po' di rughe intorno agli occhi. ma non aveva dimenticato. un impulso irresistibile lo richiamava indietro. Pensava molto a maestro Nicola. e se egli stesso non sarebbe diventato presto come lui diligente e virtuoso e abile. usando tutte le sue antiche arti di seduzione. ma respingeva le sue seduzioni. come l'annusar di un cane in cerca di una traccia perduta. che apparteneva al convento e dove officiava un padre di Mariabronn. era qualcosa di pi— nel suo essere. Osservava se stesso sdegnosamente e scrollava le spalle con disprezzo. per il legno preparato. Non ci era andato pi—. per l'aiutante Eric Non era pi— libero. avrebbe ritentato la vita del vagabondo. egli avrebbe avuto in lui per sempre un buon collaboratore. Una piccola avventura recente gli aveva dato da pensare. Con gli uomini si potevano fare . la coscienza lo rimordeva. aveva perduto la libert…. in vacanza. il quale poteva sostituirlo e lasciarlo libero per quei lavori che soli gli stavano ancora a cuore. rideva divertita ai suoi scherzi. Quando girovagava. aveva ripreso il suo girovagare e le lunghe passeggiate nei boschi. e per la prima volta egli sent• che a una donna giovane egli appariva vecchio. era diventato un altro. Ma ritorn•. nel suo animo. Spesso Boccadoro lo lasciava solo. ma gli sembrava l'occasione buona per far fare a Eric la sua prova di aiutante. ch'egli aveva una responsabilit… per l'altare cominciato. ma non per lui. lo sentiva egli stesso. pi— che nuovi cammini e nuova libert… cercava il profumo del passato. che gli piaceva molto. Un nuovo lavoro desiderato e ordinato dall'abate era gi… abbozzato.

Bene.interruppe Narciso.S•. Quando fu quasi terminata. gli era penetrato nel sangue Il pensiero del viaggio lo consolava. Si tratta d'altro. caro.la statua Š riuscita proprio bene.discorsi belli e saggi. e ora li accetto. Tutto l• intorno a lui era un poco grigio e serio. in nessun altro luogo potrei aver di meglio. la mia vita vagabonda. e mentre s'avvicinava l'estate port• a termine la figura di Maria. lo rapiva una gioia intima e dolorosa.. il beato ozio senza pensieri tutto questo non prosperava fra gli uomini. era necessaria tutta la mia giovinezza. Debbo confessarti che in questi ultimi mesi sono stato qualche volta preoccupato per te.S•. --Te li ho offerti pi— volte -. E invece hai fatto questa statua meravigliosa! Sono contento e sono fiero di te! -. vita all'aperto senza meta. le estrernit… ben arcuate delle unghie Anche Eric contemplava la figura ogni volta che poteva. Ma ora ascoltami. mentre dalle nobili ginocchia di quella egli faceva scendere le pieghe severe della veste. Narciso. un poco grave e maschile. E mentre a poco a poco la figura di Lidia gli usciva dal legno. attendeva bravamente al suo lavoro per esser libero pi— presto. Narciso! Perch‚ questa figura riuscisse bene. con le sue pi— dolci memorie. Non dir nulla. -. poi partir• per il mondo. Lavorava con devozione all'immagine delicata.. l'amore. ma tutto il resto. quella bocca triste e affettuosa. Non Š che qui non mi piaccia. Sai ch'ero qui tuo ospite e non ho mai preso compensi per il mio lavoro. i miei corteggiamenti alle donne. ed egli aveva subito il contagio. e non rattristarti. essi avevano comprensione per il lavoro di un artista.. come se fosse l'ultima sua opera con cura affettuosa diede l'ultimo tocco alle mani. la mostr• all'abate Narciso disse: --Questa Š la tua opera pi— bella. Ti vedevo inquieto e sofferente. il gioco. . con la sua giovineZza. di quella bella e timida figura di fanciulla del ricordo d'allora. Il pozzo sar… presto vuoto. dei suoi primi viaggi. quelle mani nobili le dita lunghe.. non so per quanto. e quando scomparivi e rimanevi assente pi— di un giorno pensavo talora con ansia: forse non torna pi—. per questo ci volevano donne. della sua giovent—. e sempre nuove immagini. Puoi tu capirlo?. le tenerezze. si sentiva malinconicamente innamorato di quell'immagine. Terminer• questa Maria e poi prender• congedo per un bel po' di tempo. Boccadoro si fece fare un semplice abito da cavaliere e un paio di stivali. del suo primo amore. non abbiamo nulla in tutto il convento che le stia a pari. Esaudirai il mio desiderio? Poche parole furono scambiate ancora sull'argomento. Mi far• fare nuovi abiti e quando saranno pronti ti chieder• un cavallo e qualche tallero. il cuore mi s'inaridisce. la sentiva una cosa sola con ci• che v'era di meglio in lui. e ricercher• la mia giovinezza e tutto quello che una volta mi fu cos• caro. Era una felicit… per lui scolpire quel collo chino. Questo Š il pozzo a cui ho attinto.disse Boccadoro. i miei innamoramenti. con ammirazione e con rispettoso amore. -. -. le chiacchiere.

era in ansia per lui e ne aveva la nostalgia. ai capelli. che avesse simili grilli. avido e curioso. peccava di nuovo. Nel suo abito nuovo. E che nessuno mi tocchi la mia figura! Essa rimarr… nella mia camera. Narciso. Boccadoro si mostr• pi— brusco e pi— calmo di quel che non fosse in cuore. Non dimenticare di tenere un occhio su Eric. Narciso pensava molto all'amico. e vi periva. ch'egli ritorni sano e salvo! Ora volava di nuovo qua e l… come una farfalla. caro. --Ti rivedr•? -.Oh s•: se il tuo bel cavallo non mi romper… il collo. -. Quante ansie dava quel ragazzo biondo. E come una malattia: le persone giovani e sane non l'hanno. Poteva perfino sembrare ch'egli procrastinasse la partenza. in cuor suo. Anche maestro Nicola era cos•. quantunque il distacco imminente gli riuscisse penoso. --Ecco. --Sei contento d'intraprendere questo viaggio~ Boccadoro strizz• gli occhi. Che Dio sia con lui. Altrimenti non ci sarebbe pi— nessuno a chiamarti Narciso e a darti preoccupazioni. come se si lasciasse volentieri trattenere ancora da quegli ultimi delicati lavori intorno alla sua statua. come ho detto. mi rivedrai certamente. ma la separazione non mi riesce punto facile e questo attaccamento non mi piace. il caro spensierato? Quell'uomo singolare e diletto aveva ripreso la sua vita tortuosa e senza volont….domand• Narciso. Š gi… qualche cosa. Ma ora che debbo partire. Ogni giorno in qualche ora i pensieri dell'abate ritor- . voglio partire. seduceva le donne assecondava le sue voglie. Aveva preso la sua decisione nella notte. Passava un giorno dopo l'altro ed egli aveva ancora sempre qualche cosa da accomodare. Il distacco riusc• penoso a entrambi. talvolta sorrideva un poco dell'innamoramento di Boccadoro e della sua incapacit… a staccarsi dalla figura di Maria. con un nuovo berretto. sono stato contento. e la chiave non deve uscire dalla tua mano. che si doleva d'invecchiare e guardava con occhi cos• infantili! Come bisognava star inquieti per lui! E tuttavia Narciso. Gi… qualche tempo prima si era confessato e comunicato: ora veniva a dire addio e a ricevere la benedizione per il viaggio.al voito. Tu riderai di me. era contento dell'amico. Ma un giorno Boccadoro lo sorprese. venne da Narciso a prender commiato. forse gli capitava ancora di uccidere cadeva in pericolo e in prigione. Puoi star sicuro. seguendo i suol oscuri e forti istinti. tempestoso e insaziabile: un grande fanciullo. In fondo gli piaceva molto che quel ragazzo baldanzoso fosse cos• difficile da domare. E se n'and• sul suo cavallo. Gli sarebbe ritornato un giorno l'uccello fuggito. mi sembra meno allegro di quel che si potrebbe credere. Ah non facciamo chiacchiere inutili! Benedicimi. girava di nuovo il mondo. recandosi a un tratto da lui per congedarsi. che fosse scappato un'altra volta e un'altra volta si rompesse le corna.

giocare coi piaceri dei sensi e pagarli con le sofferenze. della disperazione? Intorno a queste domande s'aggiravano i pensieri dell'abate quando eran volti al suo amico. Narciso aveva guardato in fondo alla vita disordmata del suo amico. con le mani lavate. con affetto e nostalgia. del piacere. S•. gli aveva mostrato che poteva errare per profondi ottenebramenti. In ogni caso Boccadoro gli aveva mostrato che un uomo destinato all'alto pu• scendere molto gi— nel groviglio ebbro e sanguinoso della vita e insozzarsi di molta polvere e di sangue. gione e della morale. Chi sa allora se non l'avrebbe potuto trattenere? Egli per• non era diventato solo pi— ricco. di cui ogni ora e ogni azione fossero annunciate dalla campana che chiama alla preghiera? L'uomo era davvero creato per studiare Aristotele e Tomaso d'Aquino. con riconoscenza. e formarsi un bel giardino di pensieri pieno d'armonia e camminare senza peccato fra le aiuole ben protette Era forse pi— difficile. e certo era bene che non l'avesse mostrato all'amico. della ra.. erano stati spesso scossi e resi incerti dall'amico. senza tuttavia diventare meschino e volgare senza uccidere in s‚ il divino. la sua dottrina. in fin dei conti era forse anche pi— coraggioso e pi— grande affidarsi alla corrente crudele e tumultuosa. l'ordine e la disciplina di una vita esemplare. era molto pi— pura e pi— buona che la vita di un artista. il suo mondo. Non avrebbe forse dovuto rivelare maggiormente all'amico quanto egli lo amasse. per sapere il greco. plU giusta. pi— valoroso e pi— nobile camminare con le scarpe logore per i boschi e per le strade maeStre. quei volti profondi illu- . era una vita di ordine e di servizio rigoroso. senza che nel sacrario della sua anima si spegnessero la luce divina e la forza creatrice. trasfigurate dalla forma e dall'ordine interiori. la rinuncia al mondo e alla felicit… dei sensi la lontananza dal fango e dal sangue il ritiro nella filosofia e nella devozione. la vita dell'abate era mlghore.navano all'amico. Il mondo in cui viveva ed aveva la sua patria. anzich‚ condurre una vita pulita in disparte dal mondo. la fame e la miseria. e n‚ il suo affetto n‚ la sua stima per lui erano diminuiti. l'edificio cos• ben organizzato dei suoi pensieri. di un vagabondo e di un seduttore di donne. e forse non era soltanto pi— ingenuo e pi— umano condurre una vita come quella di Boccadoro. erano davvero meglio che la vita di Boccadoro? L'uomo era davvero creato per condurre una vita regolata. Senza dubbio. e da quando aveva visto uscire dalle mani macchiate di Boccadoro quelle figure meravigliosamente vive nella loro placidit…. un sacrificio continuo. con la capacit… del peccato. con ansia. la sua vita claustrale. con oscurit… sanguigne. troppo poco forse. Oh no. pi— costante. soffrire il sole e la pioggia. il suo ufficio. Ma da un punto di vista pi— alto.. come non lo desiderasse diverso. commetter peccati e prender su di s‚ le loro amare conseguenze. uno sforzo sempre nuovo verso la chiarezza e la glushzla. dal punto di vista di Dio. per mortificare i propri sensi e per fuggire il mondo? Non era egli creato da Dio con sensi e istmtl. come fosse diventato ricco in grazia sua e della sua arte? Gli aveva detto poco. talvolta anche con qualche scrupolo e qualche rimprovero a se stesso. dal punto di vista del convento. pi— ordinata e pi— esemplare. per merito di Boccadoro: era anche diventato pi— povero: pi— povero e pi— debole.

scuotendola e ammonendola. da allora egli sapeva che in quel cuore incostante di artista e di seduttore c'era una pienezza di luce e di grazia divina. con la sua dialettica! Queste erano le questioni. l'angoscia e la nostalgia d'infinite creature. non teorie. cos• l'amico dopo il suo ritorno gli aveva dato da fare. Com'era povero egli stesso. tanto pi— Narciso sentiva quello che l'amico era stato per lui. un eccellente grammatico. E pOI m silenzio aveva presentato le opere create dalla tempesta e dalla sofferenza della sua vita sferzata: non parole. Questo bene insostituibile gliel'aveva dato solo Boccadoro. le foglie dei faggi. L'amico lontano gli lasci• tempo per le sue medita2ioni. Questi aveva accettato con gratitudme. dalla prima giovinezza in poi. non aveva creato per un numero infimto di uomini. quelle piante e quei fiori innocenti. ogni occhio. ch'egli non gli avesse reso e moltiplicato. non ammonimenti. fieri o sacrl. un conoscitore di Platone. contrapporre alla sua passione la propria disciplina e l'ordine dei propri pensieri. Nulla sapeva della sua origine: Boccadoro non gli aveva mai raccontato la storia di Lidia. con la sua disciplina claustrale. aveva guidato e ammaestrato l'amico. uno o due sottili teologi. col suo sapere. appogglo e incoraggiamento? Narciso ricordava. incoraggiava l'assistente Eric. erano diventate scure e dure. a cui potevano rivolgersi la devozione e la veneraZione. sollevava cautamente il panno che la copriva e s'indugiava a contemplarla. ogni bocca. dal cuore pieno di contrasti e di miserie. Pensava all'assente con nostalgia. tutti quegli atteggiamenti arditl o soavl. sorridendo con malinconia. non spiegazioni. dove c'era la statua di Maria. Quanto pi— Boccadoro rimaneva assente. le cicogne avevano covato da un pezzo sulla torre del portone ed eran loro nati i piccoli. il castagno era fiorlto da un pezzo. Era suo pari. che facevano sul serlo. quelle mani supplici o benedette. Ma . dei simboli della loro mlserla e della loro aspirazione. nulla gli aveva dato Narciso. ogni tralcio e ogni piega di veste non era pi— reale. Nel convento l'abate aveva alcuni padri scienziati.minati dall'anima. plU viva e pi— insostituibile di tutto quello che poteva dare un pensatore? Questo artista. intorno a cui s'aggiravano i suoi pensieri. A lui era stato facile. ed aveva posto la vita di lui su di un nuovo piano. d'un verde tenero e lattlgmoso. delle figure. Aveva fra i monaci alcune anime fedeli e rette. Esserne di nuovo prlvato gh riusciva penoso. l'abate. rlconoscendo sempre la sua superiorit… e la sua gulda. Come tanti anni prima egli aveva influito sulla giovineza di Boccadoro. e trovare in esse conforto. in confronto. tutte le scene Ill CUI. Ma ogni piccolo atteggiamento d'una figura di Boccadoro. Spesso andava nell'officina. Ma non aveva nessuno come lui. nessuno con cui si potesse veramente misurare. Le settimane passavano. nei loro colloqui. che continuava a lavorare all'altare e aspettava ansiosamente il ritorno del suo maestro. a cui avevano insegnato a volare. presenti e futuri. apparire superiore all'amico. Talvolta l'abate aprlva la camera di Boccadoro. ma vlta vera ed elevata. lo aveva scosso e costretto ad esaminare se stesso e a dubitare.

Lo riconobbe bens• alla prima occhiata e il suo cuore esult• incontro a lui. capiva che quella figura di fanciulla aveva vissuto a lungo nel cuore del suo amico. and• direttamente dalla porta alla sua officina. ma gli parve che colui che era tornato fosse tutt'altro uomo: un falso Boccadoro. con un volto semispento.Eric. Non fece gran caso del proprio ritorno. era pieno di amore vivo. un sorriso bonario. l'ammirazione e la nostalgia di un amante. Questo Boccadoro strano e mutato. forse ingannata e abbandonata. Sono molto stanCo C'Š tempo fino a domani. tutta la tenereZ2a. con lineamenti cascanti. fosse affezionato a quell'amico. accanto all'officina. con un'espressione singolare. paziente. sembrava malato e molto stanco. Allora ritorn• Boccadoro! Arriv• un pomeriggio sotto una pioggia fine. Forse egli l'aveva sedotta. di molti anni pi— vecchio. . non c'Š bisogno che tu dica a nessuno che sono arrivato. le rane diventavano silenziose nella peschiera. Disse solo: --Devo dormire--. che pur avrebbe dovuto appartenere soltanto a Dio e al suo ufficio. Diede la mano senza dir nulla: non un saluto. non una domanda. le fece un cenno. vide fuori Eric che attendeva costernato e gli grid•: -. di un senza patria e senza fede. malati e sofferenti. ma non and• a scoprirla e a salutarla.egli sentiva tutto. guard• il suo giovane aiutante negli occhi. come scorrevano torbide e travol~ARCISO E BOCCADORO genti le sue correnti. egli leggeva diversi episodi della storia del suo amico. e non entr• nel convento. In fondo alla stanza vide la sua Madonna sotto i panni. ma piuttosto un sorriso. racchiudendo nel suo V150. in cui per• non stava scritto un dolore. Camminava a stento. non trascurava nulla del suo servizio rigoroso. Era a piedi. senza cavallo. Pareva terribilmente stanco. non veniva meno ai compiti della sua carriera. aveva scolpito quella bella e commovente figura di fanciulla. CAPITOLO XX L'estate passava: papaveri e fiordalisi. si trascinava. nel suo atteggiamento. grigio e terreo. Anche nelle statue della tribuna per la lettura. si tolse le scarpe e s'avvicin• al letto. forse dopo molti anni da che non l'aveva pi— veduta. ma ci• ch'era rimasto l• era tutto buono e fedele. le cicogne volavano alte e si preparavano alla partenza. nelle sue mani. Qui si tolse il berretto e lo lasci• cadere. pareva che venisse dalla camera attigua e fosse stato l• poco prima. Ma soffriva della perdita e soffriva di constatare quanto il suo cuore. Si dominava. Invece si trascino fino alla finestrina. Era la storia di un vagabondo e di un uomo d'istinto. vecchio. e com'erano nobili e limpidi i risultati! Narciso lottava. quando lo vide entrare. Eric si spavent•. Mand• via Eric ed entr• in camera sua. pi— fedele che il migliore dei mariti finch‚. nigelle ed asteri avvizzivano e scomparivano. nel refettorio. non un racconto. Come era misteriosa quella vita. Ma l'aveva portata con s‚ e custodita nella sua anima.

pi— miserando. un po' anche il san Giacomo ch'era in chiesa. Anch'egli vide non solo l'aspetto miseramente avviz2ito e spento di quel volto. ma divenuto estraneo. qualcos'altro gli era andato perduto e l'aveva abbandonato: la giovinezza. era proprio lui. la fiducia in se stesso. gli piaceva: quel povero diavolo vecchio e debole l• nello specchio gli era pi— caro del Boccadoro ch'egli era stato per tanto tempo. Tuttavia quell'immagine. d'indifferenza persino. Quantunque Eric l'avesse preparato. di rassegnazione e di senile . sono di nuovo qui. non ci vediamo da un pezzo Perdonami di non essere ancora venuto a trovarti. Poich‚ non sei venuto a cercarmi. corrispondeva al sentimento ch'egli aveva di se stesso. non avendo ancora trovato il sonno. Rise un poco fra s‚ e vide ridere anche l'immagine dello specchio: un bel tipo aveva riportato a casa dal viaggio! Ben Icgorato e abbronzato ritornava dalla sua breve cavalcata. un po' il vecchio cavaliere che un giorno gli aveva fatto confezionare un vestito da paggio. s'avvicin• pesantemente alla parete. e tuttavia non gli era punto antipatico. un po' maestro Nicola. s'alz•. Rise e abbass• una delle palpebre divenute rugose. oppure di equilibrio interiore. pi— trattabile. e vi si guard•. che appariva cos• antico e grigio sotto il suo cappello da pellegrino. un uomo invecchiato e avvizzito. Osserv• attentamente quel Boccadoro che lo guardava: un Boccadoro stanco. in tutta quella stanchezza e decadenza c'era un tratto di contentezza. Ti disturbo nel tuo lavoro? S'avvicin•.Mi hanno riferito che sei tornato. Dopo un poco. Il giorno dopo era seduto in camera sua. Era pi— vecchio. ma era pi— innocente. quando venne a trovarlo Narciso. Si ferm• sulla porta. che quasi nulla ormai gl'importasse. un uomo sparuto. L'altro gli sorrise affettuosamente. dov'era appeso un piccolo specchio. che non faceva certo bella figura. Narciso. anzi gli piaceva: aveva nel volto qualcosa che il bel Boccadoro di un tempo non aveva avuto. il rosso sulle guance e la forza nello sguardo. ma anche quell'altra espressione strana e simpatica di equilibrio. il vecchio san Giacomo con la barba. vengo io da te. pi— debole. con la barba molto incanutita. Nel volto che lo specchio gli presentava leggeva attentamente. Boccadoro si sollev• dal suo foglio e gli stese la mano. Dio sia ringraziato. Narciso lo guard• negli occhi. Gli ricordava questo o quel volto conosciuto in passato. --S•. come se gli fosse premuto di sapere qualcosa di quello straniero. chino sopra la tavola. Gli fece un cenno e lo riconobbe: s•. sono tanto contento. un volto ben noto. la salute. Dal viaggio era tornato un vecchio molto stanco e diventato un poco ottuso. pi— contento. dicendo: -. la sua borsa da viaggio e i suoi talleri. e non solo ci aveva lasciato il suo cavallo. ma pur sereno e buono. la vista dell'amico spavent• l'abate sino in fondo al cuore. e tentava di disegnare un poco. Ti saluto. Un uomo vecchio e alquanto trascurato lo guardava dal piccolo specchio torbido. Poi si rimise sul letto e finalmente s'addorment•. pareva che non fosse veramente presente.Poi si coric• vestito sul letto.

bonariet…. Esperto nella lettura dei visi umani, vide anche che quel Boccadoro cos• straniato e mutato non era del tutto presente, che la sua anima si era allontanata di molto dalla realt… e camminava sulle vie del sogno, oppure si trovava gi… alla porta che conduce nell'aldil…. -- Sei malato? -- domand• cauto. --S•, sono anche malato. Mi ammalai gi… all'inizio del mio viaggio, gi… nei primi giorni. Ma tu capisci che non volevo tornare indietro subito. Avreste riso di me, se mi aveste veduto ricomparire cos• presto e togliermi gi… i miei stivali di cavaliere. No, questo non mi piaceva. Andai avanti, girai ancora un pochino: mi vergognavo che il viaggio mi fosse riuscito male. Ero stato uno spaccone. Insomma, mi vergognavo. Ebbene, tu capisci, vero? sei un uomo cos• intelligente! Scusa, hai domandato qualche cosa? Mi par d'essere stregato, dimentico continuamente quello di cui si sta parlando. Ma a proposito di mia madre, facesti bene allora. Fu una gran sofferenza, ma... Il mormorio si spense in un sorriso. --Ti faremo guarire, Boccadoro, non ti lasceremo mancar nulla. Ma perch‚ non ritornare subito, quando cominciasti a star male? Davanti a noi non Š proprio il caso che tu ti vergogni. Avresti dovuto ritornare subito. Boccadoro rise. -- S•, adesso mi ricordo. Non mi sentivo di ritornare cos• senz'altro. Sarebbe stata una vergogna. Ma ora sono venuto. Ora sto di nuovo bene. -- Hai avuto molte sofferenze? -- Sofferenze? S•, abbastanza. Ma vedi, le sofferenze sono una bellissima cosa, mi hanno ricondotto alla ragione. Ora non mi vergogno pi—, nemmeno di fronte a te. Allora, quando mi venisti a trovare nella prigione per salvarmi la vita, allora s• dovetti stringere i denti, perch‚ ml vergognavo davanti a te. Ora Š tutto passato. Narciso pose una mano sul braccio di lui: subito egli tacque e chiuse gli occhi sorridendo. S'addorment• placidamente. L'abate usc• costernato e corse a chiamare il medico del convento, padre Antonio, perch‚ visitasse il malato. Quando ritornarono, Boccadoro dormiva seduto alla sua tavola da disegno. Lo portarono a letto, e il medico rimase presso di lui. Lo trov• malato senza speranza. Lo trasportarono in una delle camere destinate agli ammalati, e gli assegnarono Eric come infermiere fisso. Tutta la storia del suo ultimo viaggio non venne mai in luce. Egli raccont• qualche particolare, qualche altro si pot‚ indovinare. Spesso giaceva insensibile, talvolta aveva la febbre e delirava, tal altra era cosciente e allora veniva subito chiamato Narciso, al quale quegli ultimi colloqui con Boccadoro stavano molto a cuore. Alcuni frammenti dei racconti e delle confessioni di Boccadoro furono tramandati da Narciso, altri da Eric.

-- Quando cominciarono le sofferenze? Ancora in principio del mio viaggio. Cavalcavo nella foresta e precipitai col cavallo in un torrente; rimasi tutta la notte nell'acqua fredda. L… dentro, dove mi ruppi le costole, l… cominciarono i miei dolori. Allora non ero ancora molto lontano di qui, ma non volevo tornare indietro: era puerile, lo so. ma pensavo che la cosa dovesse parer comica. Continuai dunque a cavalcare, e quando non potei pi—, perch‚ mi faceva troppo male, vendetti il cavallino; poi giacqui a lungo in un ospedale. Ora rimango qui, Narciso, ho finito di cavalcare. Ho finito di girare il mondo. Ho finito di ballare e di amar le donne. Ah, se non fosse cos•, sarei stato via ancora un pezzo, ancora anni ed anni, Ma quando m'avvidi che fuori, nel mondo, non c'era pi— gioia per me, pensai: prima di morire voglio disegnare ancora un poco e fare un paio di statue; qualche piacere si vuol pure averlo. Narciso gli disse: -- Sono cos• contento che tu sia ritornato! Mi sei mancato tanto, ho pensato a te ogni giorno e spesso avevo paura che tu non volessi ritornare pi—. Boccadoro scosse la testa: -- Via, la perdita non sarebbe stata grande. Narciso, a cui bruciava il cuore di dolore e di affetto, si chin• lentamente verso di lui e fece quello che in tanti anni della loro amicizia non aveva mai fatto, sfior• con le sue labbra i capelli e la fronte di Boccadoro. Questi s'accorse di ci• che accadeva, prima con stupore, poi con commozlone. -- Boccadoro, -- gli sussurr• l'amico all'orecchio, -perdonami di non avertelo saputo dire prima. Avrei dovuto dirtelo allora, quando venni a cercarti nella tua prigione, nella residenza del vescovo, o quando vidi le tue prime figure, o qualche altra volta. Lascia che te lo dica oggi quanto ti voglio bene, quanto tu sei stato sempre per me, come hai arricchito la mia vita. Per te non avr… molta importanza. Tu sei abituato all'amore, esso non Š nulla di strano per te, sei stato amato e viziato da tante donne. Per me Š un'altra cosa. La mia vita Š stata povera d'amore, mi Š mancato il meglio. Il nostro abate Daniele mi diceva un giorno ch'io gli sembravo orgoglioso: forse aveva ragione. Io non sono ingiusto verso gli uomini, mi sforzo di essere giusto e paziente con loro, ma non li ho mai amati. Di due eruditi che ci siano nel convento, il pi— erudito mi Š pi— caro; a un debole scienziato non ho mai pOtuto voler bene, passando sopra alla sua debolezza. Se tuttavia so che cos'Š l'amore, Š per merito tuo. Te ho pOtuto amare, te solo fra gli uomini. Tu non puoi misurare ci• che significhi. Significa la sorgente in un deserto, l'albero fiorito in un terreno selvaggio. A te solo debbo che il mio cuore non sia inaridito, che sia rimasto in me un punto accessibile alla grazia. Boccadoro sorrise lieto e un po' imbarazzato. Con la voce calma e sommessa che aveva nelle ore di lucidit…, disse: -- Quando mi avevi liberato dalla forca e ritornaVamO al convento, io ti chiesi notizie del mio cavallo Bless e tll m,- l ,1P~j Allora vidi che tu, che di solito

non distingui quasi nemmeno un cavallo dall'altro, ti eri interessato del cavallino Bless. Compresi che l'avevi fatto per me e ne fui molto lieto. Ora vedo ch'era proprio cos• e cne mi vuoi bene davvero. Anch'io ti ho sempre voluto bene, Narciso: la met… della mia vita Š stata uno sforzo continuo per guadagnarsi l'animo tuo. Sapevo che anche tu avevi dell'affetto per me, ma non avrei mai sperato che me lo dicessi un giorno, uomo superbo! Ora me l'hai detto, in questo momento in cui non ho pi— nient'altro, in cui la vita errabonda e la libert…, il mondo e le donne mi hanno lasciato in asso. L'accetto, te ne ringrazio. La Lidia-Madonna era nella camera e guardava. --Pensi sempre a morire? -- domand• Narciso. -- S•, ci penso, e penso a quello ch'Š diventata la mia vita. Quand'ero giovinetto e ancora tuo scolaro, avevo il desiderio di diventare una persona spirituale come te. Tu mi hai mostrato che non era la mia vocazione. Allora mi sono gettato dall'altra parte della vita, quella dei sensi, e le donne mi hanno aiutato a trovar l• il mio piacere: sono cos• volonterose e avide! Ma non vorrei parlar di loro con disprezzo e neppure del piacere sensuale; sono stato spesso molto felice. E ho avuto anche la fortuna di sperimentare come la sensualit… possa venir animata. Di qui nasce l'arte. Ma ora le due fiamme sono spente. Non ho pi— la felicit… bruta della volutt…... e non l'avrei nemmeno se le donne mi corressero dietro ancora. E anche creare opere d'arte non Š pi— il mio desiderio; di statue ne ho fatte abbastanza, non Š il numero che conta. Perci• Š ora per me di morire. Sono pronto e curioso della morte. -- Perch‚ curioso? -- domand• Narciso. -- Mah, Š forse un po' sciocco da parte mia. Eppure sono davvero curioso. Non dell'aldil…, Narciso, di questo mi do poco pensiero e, se mi Š lecito dirlo apertamente. non ci credo pi—. Non c'Š un aldil…. L'albero disseccato Š morto per sempre, l'uccello assiderato non torna pi— in vita e cos• pure l'uomo quando Š morto. Si pu• pensare a lui per qualche tempo, dopo che se n'Š andato, ma anche questo non dura a lungo. No, sono curioso della morte, perch‚ la mia fede o il mio sogno Š sempre di essere in cammino verso mia madre. Spero che la morte sia una grande felicit…, una felicit… grande come quella del primO appagamento dell'amore. Non posso staccarmi dal pensiero che, invece della morte armata di falce, sar… mia madre a riprendermi con s‚ e a ricondurmi nel nulla e nell'innocenza. In una delle sue ultime visite, dopo parecchi giorni che Boccadoro non parlava pi—, Narciso lo trov• di nuovo sveglio e loquace. -- Padre Antonio pensa che tu devi avere spesso grandi sofferenze. Come fai, Boccadoro, a sopportarle con tanta tranquillit…? Mi sembra che ora tu abbia trovato la pace. -- Intendi la pace con Dio? No, questa non l'ho trovata. Non voglio far pace con lui. Egli ha creato male il mondo, non c'Š bisogno che noi lo esaltiamo, e anche a lui importer… poco che io lo esalti o no. Ha creato male

era la pi— bella donna che avessi conosciuta e amata. e il suo triste sorriso mi sugge il cuore dal petto. ma a un tratto udii una voce che rideva. non sono dolori. Parlare lo stancava. Prima mi sarei vergognato a dirtelo. Ero l… disteso e il petto mi bruciava dolorosamente ed io volevo difendermi e gridare. volevo rivederla. avrebbero dovuto ammaz2are due volte ogni membro del mio corpo. E allora vidi ch'era lei. non sono nemici. e. . --insist‚. per liberarne il cuore. Cadendo sentii subito spezzarsi qualcosa dentro il mio petto e quello spezzarsi mi fece piacere. Anche ora. lo sentii volentieri. la forza. la morte non mi pareva pi— un male. il senno mi avevano gi… abbandonato. E pensa. volevo essere felice ancora una volta con lei. ma tutto era diverso da allora quand'ero nella prigione. ne fui contento. questo non ti sembra importante. Narciso. ero ancora troppo forte e troppo indomito. che mia madre era presso di me e mi aveva sul suo grembo e mi apriva il petto e affondava le sue dita fra le mie costole. una voce che non avevo pi— udita dalla mia infanzia. la giovinezza. non voleva pi— saperne di me! Ero diventato troppo vecchio per lei. Talvolta non Š accanto a me. avvenne la mia trasformazione Trovai dunque Agnese: non era meno bella d'un tempo ed ebbi anche occasione di mostrarmi a lei e di parlarle. grande come una nube. Ma allora la notizia mi bruci• sul vivo. non pensai pi— che ad Agnese. come in volutt…. della madre. non ero pi— abbastanz bello e gaio. Dovrai ridere. Ella Š zelante nell'opera sua. non sentii pi— male. piena di volutt… e d'amore. Con ci• il mio viaggio era propriamente finito. Narciso lo preg• di aversi riguardo. Allora per la prima volta conobbi le vere sofferenze. come vuoi chiamarla. Ma con le sofferenze nel mio petto ho fatto la pace. Ebbene. e neppure a me oggi sembra importante. mi ruppi le costole e rimasi nell'acqua. quantunque talvolta fossi del parere che la morte mi sarebbe stata lieve. Non avevo nulla in contrario. Continuai a cavalcare. Quel giorno che salii sul mio cavallo e partii di qui. non si riprometteva pi— nulla da me. non volevo ritornare da voi cos• deluso e ridicolo. quando i dolori mi ritornano. sono le dita della madre. Prima non sapevo sopportar bene i dolori. Avevo sentito dire che il conte Enrico era ancora nel paese e con lui la sua amante. Agnese. quella notte nella prigione del conte Enrico. Rimasi nell'acqua e compresi che dovevo morire. L…. ed ebbi un sogno o una visione.No. ma su in cielo: io vedo fra le nubi il suo volto. che mi prendono fuori il cuore. poich‚ precipitai col mio cavallo in una gola e in un torrente. Sentii quei dolori violenti. Talvolta preme e geme. l… essa vaga e sorride con tristezza. questo Š vero. Quando dovevo morire sul serio. Talvolta ride e mormora suoni teneri. una voce femminile profonda. Era la voce di mia madre. Dopo una settimana di cavalcate la trovai. Ma ora Š un'altra cosa. mentre cavalcavo cos•. era un errore. Quando vidi e compresi questo. Tornava sempre a parlare di lei. non fu proprio senza uno scopo.il mondo. -. che da allora ho riavuti spesso. la sua voce s'affievoliva. in quell'ora.--voglio raccontarlo. ne ebbi la rivelazione: non potevo assolutamente morire. e.

-. che mi tiene le dita strette intorno al cuore. era la vita.--preg• Narciso. Ora Š la morte. sussurr•: --Ma come vuoi morire un giorno. Da molti anni. come se fauci di belve mi divorassero le viscere Allora eravamo ancora giovinetti.--aspetta fino a domani. ma tu la rievocasti. potrei darle forma. tutta la mia vita mi sarebbe apparsa inutile. altre chiare. Boccadoro lo quel sorriso che appariva po' ebete. -. l'istinto. con nuovo che aveva riportato dal suo viaggio. era per me la pi— santa di tutte le immagini. Ma gi… allora la madre mi aveva chiamato e io dovetti seguirla. una figura piena d'amore e piena di mistero. la fame. Ci• che mormor• ancora in seguito non fu pi— comprensibile Le due ultime giornate Narciso rimase seduto al suo letto giorno e notte.bisbigli•. Muoio volentieri: essa mi rende facile il trapasso. e con me muore anche il mio sogno. Con gli occhi prese congedo da lui. Volevo raccontarti della madre. cos• vecchio e malato e a volte sembrava un volte era tutto luce di bont… e di saggeZZa. creare una figura della madre Š stato il mio sogno pi— caro e pi— misterioso. a guard• negli occhi col suo sorriso. Era la zingara Lisa. . --Non parlar troppo. Le ultime parole di Boccadoro gli bruciavano nel cuore come fuoco. Ed ora guarda che strano destino: invece d'esser le mie mani a formarla e plasmarla.--Una volta avevo dimenticato mia madre. la volutt….--Ricordi ancora? -. Ascoltami un momento ancora. Alcune gli giunsero indistinte. La vedo ancora e. Š lei a formare ed a plasmare me. ma il loro significato gli rimase nascosto. l'amore. mi ha allettato a morire. Preferisce che io muoia. la bella figura. Ma essa non vuole. e lo guard• spegnersi. Anche allora mi fece molto male. l'immagine della grande Eva-Madre. me la portai sempre in cuore. Ella Š dappertutto.non posso aspettare fino a domani. Debbo prender congedo da te e come congedo debbo dirti ancora tutto. eravamo dei bei ragazzi. Ha le sue mani intorno al mio cuore e lo stacca dal mio corpo e mi svuota. se non hai una madre? Senza madre non si pu• amare Senza madre non si pu• morire. non vuole che io renda visibile il suo mistero. E con un movimento. Narciso. quasi tentasse di scuotere la testa.domand• uno degli ultimi giorni. Narciso ascoltava costernato quelle parole e dovette chinarsi fin sul volto dell'amico per poter afferrarle ancora. Poi il malato spalanc• gli occhi ancora una volta e fiss• a lungo il viso dell'amico. caro. ha le sue dita nel mio petto. se avessi forza nelle mani. era la bella Madonna di maestro Nicola. --Mio caro. Ancora poco tempo fa mi sarebbe stato insopportabile il pensiero di dover morire senza aver realizzato questo mio sogno. era anche l'angoscia.

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