Friedrich Nietzsche.

Leggere vita e opere → pag. 384-387
Filosofia e malattia.
La filosofia di Nietzsche nel corso del tempo è stata interpretata in alcuni modi: – Interpretazione positivistica: per cui la filosofia di Nietzsche è dovuta ad una mente malata, dunque la filosofia stessa è malata. – Interpretazione “avanguardista”: che al contrario vedeva nella malattia di Nietzsche la condizione creativa del suo filosofare. Ad oggi però è universalmente riconosciuto che il pensiero filosofico di un pensatore, Nietzsche nello specifico, debba essere giudicato in maniera oggettiva solo per le teorie e le argomentazioni che presenta.

Nazificazione e denazificazione.

Per diverso tempo si è pensato che Nietzsche fosse strettamente legato al nazismo. Tale legame è stato agevolato dalle operazioni della sorella, Elizabeth Nietzsche, che risistemando gli ultimi appunti de fratello ha contribuito a dare di lui l'idea di teorico e difensore di una rigenerazione reazionaria dell'umanità. Tuttavia non bisogna demonizzare Elizabeth, infatti nonostante abbia le sue responsabilità, Nietzsche stesso presenta aspetti antidemocratici e antiegualitari nei suoi testi. Ma dal secondo dopoguerra in poi, con l'avvio di un processo di “denazificazione”, anche la figura di Nietzsche è stata rivalutata e definita poi come “progressista”. Tralasciando queste esagerazioni, bisogna rendersi conto degli elementi di novità e rottura nella filosofia di Nietzsche e delle componenti reazionarie.

Le caratteristiche del pensiero e della scrittura di Nietzsche.
Il pensiero di Nietzsche è caratterizzato da una radicale critica alla civiltà e filosofia occidentale, che mira alla distruzione delle certezze del passato. Questa demolizione del passato non è però fine a se stessa, anzi è seguita da un aspetto costruttivo che definisce un nuovo tipo di umanità (identificata nell'immagine del “superuomo”). Nietzsche inoltre usa varie forme di comunicazione filosofica: inizialmente utilizzò il saggio e il trattato, in seguito si servì dell'aforisma (che per essere capito necessitava dell'<<arte dell'interpretazione>>); poi impiegò il linguaggio della poesia e della prosa, un linguaggio profetico ricco di simboli, allegorie, parabole. Negli ultimi scritti prevalgono invece l'esposizione autobiografica e l'invettiva polemica. Questi stili sono accomunati dal fatto che Nietzsche mette “anima e corpo” nel suo filosofare, che è inoltre volutamente asistematico. Questo perché il filosofo vede nel sistema il desiderio di impadronirsi della totalità del reale (cosa destinata all'insuccesso) e perché il sistema è qualcosa di chiuso, mentre Nietzsche predilige gli “orizzonti aperti”. A causa del suo essere asistematico non si può interpretare il suo pensiero in maniera univoca poiché presenta una pluralità di significati.

Le fasi del filosofare nietzscheano.
Il pensiero di Nietzsche può essere suddiviso in alcune fasi, le quali sono tappe transitorie di un pensiero in continuo movimento: 1) Gli scritti giovanili del periodo wagneriano-schopenhaueriano. 2) Gli scritti intermedi del periodo “illuministico” (o “genealogico”). 3) Gli scritti del “meriggio” (o “di Zarathustra”). 4) Gli scritti degli ultimi anni (o “del tramonto”).

Tragedia e filosofia. La nascita e la decadenza della tragedia. La Nascita della tragedia è un'opera principalmente di stampo filosofico, nella quale però coesistono
anche filologia, estetica, teoria della cultura. Il tema centrale dell'opera è la distinzione fra: • Apollineo: nasce da un atteggiamento di fuga rispetto al divenire, si esprime nelle forme armoniose della scultura e della poesia epica. • Dionisiaco: scaturisce dalla forza vitale e dalla partecipazione al divenire, è rappresentato dall'esaltazione creatrice della musica e della poesia lirica. Questi sono i due impulsi di base dello spirito e dell'arte greci. Secondo Nietzsche il mondo greco non era sereno ed equilibrato, ma dominato dal dionisiaco che porta a scorgere i drammi dell'esistenza, ecco che nasce l'apollineo come tentativo di rendere razionale e armonico il caos. Per Nietzsche: • Inizialmente in Grecia l'impulso dionisiaco e apollineo vissero separati e opposti. • In un secondo momento vissero in perfetta armonia nella tragedia attica (di Sofocle ed Eschilo), in cui si realizza il dramma tragico perché Dioniso è rappresentato tramite delle “immagini” che trasformano il suo vissuto di sofferenza in un mondo ideale di bellezza e compiutezza. • Successivamente la sintesi fra dionisiaco e apollineo entra in crisi a causa del prevalere dell'apollineo, e la tragedia decade . Ciò avviene con la tragedia di Euripide che attinge da Socrate (filosofo, secondo Nietzsche, che “uccide” le profondità istintuali della vita). Con il decadere della tragedia per Nietzsche decade anche la civiltà occidentale nel suo complesso, così che spirito dionisiaco e apollineo si trovano in contrapposizione: il primo è incarnato dall'uomo tragico, che dice “sì” alla vita, il secondo invece è l'uomo teoretico che violenta la vita con “la sferza dei suoi sillogismi”. Spirito tragico e accettazione della vita: la natura metafisica dell'arte. Nietzsche si ispira a Schopenhauer per quanto riguarda il carattere orribile dell'essere, tuttavia i due filosofi si differenziano per quanto riguarda il “modo” di affrontare la crudeltà della vita: – Rinunciare e fuggire la vita, atteggiamento proposto da Schopenhauer e tipico della morale cristiana. – Accettare la vita così com'è. Atteggiamento proposto da Nietzsche che esalta la vita e il superamento dell'uomo. Ecco che quindi Nietzsche si schiera con Dioniso, che incarna tutte le passioni della vita, per dire “sì” al mondo; quest'ultimo è per il filosofo una specie di gioco estetico e tragico, basato sulla lotta continua fra gli opposti. Solo l'arte riesce a capirlo davvero e assume così il ruolo di strumento della filosofia. Grazie all'arte è possibile spiegare il mondo, quindi è necessaria una rinascita di una cultura tragica (ormai decaduta) incentrata sull'arte e in particolare sulla musica. Dunque Nietzsche si rifà a due importanti figure: Schopenhauer per la filosofia e Wagner per la musica.

Storia e vita.

Nietzsche ne le “Considerazioni inattuali” analizza la cultura a lui contemporanea, e in particolare critica: • Storicismo e storiografismo: perchè per il filosofo l'eccesso di storia indebolisce le potenzialità creatrici dell'uomo, il quale tende a non impegnarsi in ciò che fa poiché ormai crede che non ci sia più nulla da scoprire o inventare. Inoltre la cultura storicistica favorisce l'adorazione “del fatto” e fa diventare l'uomo il risultato di un processo necessario → ciò lo costringe a piegarsi alla storia. Tale “adorazione” porta anche ad un “consumismo della storia”, cioè una mercificazione dei fatti (come si fa oggi con i delitti e le tragedie) che fa guardare l'uomo sempre al passato e non al futuro. Nietzsche sottolinea poi l'importanza dell'oblio, quindi della dimenticanza. Innanzi tutto perché “senza una certa dose di incoscienza non c'è felicità” e in secondo luogo perché per riuscire ad agire adeguatamente nel presente è necessario saper dimenticare il passato. Nietzsche riconosce comunque un'importanza nella storia, purché questa sia al servizio della vita, cioè il passato deve aiutarci nelle scelte del presente. Per il filosofo esistono tre modi di rapportarsi alla storia i quali sono legati ai tre tipi di storia: • Storia monumentale, propria di chi è attivo ed ha aspirazioni e guarda al passato per cercarvi dei modelli e maestri. Aspetto negativo → Tendenza alla mitizzazione della storia, con il tentativo di cancellarne gli aspetti negativi. • Storia antiquaria, propria di chi persevera e venera, costoro guardano al passato con fedeltà e amore. Aspetto negativo → Tendenza alla “mummificazione” della vita, quindi ostacolare ogni progetto di cambiamento. • Storia critica, propria di chi soffre e necessita di essere liberato, quindi si guarda al passato con la speranza di trovare tale liberazione. La storia critica sottopone il passato ad un processo in cui è la vita stessa a giudicare. Aspetto negativo → Presunzione nel credere di poter tagliare del tutto con il passato, dimenticando che il passato ha condizionato ciò che è il nostro presente. Questi tre generi sono validi nel proprio ambito, e si riesce a correggere l'aspetto negativo di ognuno tramite un approccio alla storia che integra tutte e tre le tipologie di rapporto con la storia stessa.

Il metodo storico-genealogico e la filosofia del mattino.
Con “Umano, troppo umano” Nietzsche inizia il periodo detto “illuministico”, caratterizzato dal ripudio dei maestri di un tempo (Schopenhauer e Wagner) e dal privilegiamento della prospettiva della scienza rispetto a quella dell'arte e della metafisica come via d'accesso all'essere. L'arte in particolare ora è considerata come residuo di una cultura di stampo mitico, e la figura di rilievo non è più quella dell'artista per Nietzsche, bensì quella del filosofo educato agli ideali della scienza. Ecco perché questa fase del pensiero di Nietzsche è detta “illuministica”, e non perché abbia cieca fiducia nella ragione, ma perché impegnato in un'opera di critica della cultura tramite la scienza. Per scienza Nietzsche intende: ➢ Metodo di pensiero capace di svincolare gli uomini dagli “errori” delle loro menti. Questo metodo ha un procedimento critico di tipo storico-genealogico; critico perché fa del sospetto la “regola” per indagare, e storico-genealogico poiché non esistono realtà statiche e immutabili, ma ogni realtà sia frutto di un processo. Questo metodo vuole far scaturire un certo atteggiamento dal suo opposto (es. la verità dalla menzogna) e mettere a nudo le matrici umane. I concetti sui quali si concretizza questa fase del pensiero di Nietzsche sono lo spirito libero, identificato con il “viandante” che grazie alla scienza riesce ad emanciparsi dal passato, che inaugura una “filosofia del mattino” che vede la vita come “Libero esperimento senza certezze precostituite”. Altre discipline poste sotto critica da Nietzsche sono la morale e la metafisica, quest'ultima in particolare viene criticata con la teoria della “morte di Dio”.

La “morte di Dio” e la fine delle illusioni metafisiche. Realtà e menzogna. Per capire che intenda Nietzsche con “morte di Dio” è bene avere chiara la concezione nietzscheana di Dio:
Simbolo di ogni prospettiva oltremondana, cioè si contrappone a questo mondo con un altro mondo. Dio costituisce allora una fuga dalla vita e una rivolta contro questa. • Personificazione delle certezze ultime dell'umanità, cioè di tutte quelle credenze metafisiche elaborate nei millenni che hanno tentato di dare sicurezza e ordine alla vita. Ma secondo Nietzsche anche questa è una menzogna: un cosmo ordinato e provvidenziale non esiste, noi viviamo in un unico mondo, che è malvagio, caotico e senza senso. Viste le caratteristiche di questo mondo gli uomini non hanno potuto fare altro che crearsi una realtà metafisica che potesse dare loro sicurezza. Ecco che quindi le religioni hanno avuto modo di proliferare così tanto. Ed ecco che quindi Dio va a costituire la più grande e vecchia menzogna dell'uomo. Per Nietzsche è superfluo dimostrare la non esistenza di Dio, poiché questa tesi è già supportata dai caratteri della nostra realtà (caotica, crudele, ecc), bisogna invece chiedersi perché ha avuto origine Dio → dalla paure dell'uomo di fronte all'essere. E soprattutto bisogna prendere atto della morte di Dio. Il grande annuncio. Nella Gaia Scienza Nietzsche scrive il racconto “dell'uomo folle” per annunciare in maniera drammatica la morte di Dio. Il racconto, chiaramente scritto in linguaggio metaforico, vede un folle uomo che annuncia la morte di Dio nella derisione comune. L'uomo capisce che il momento non è ancora adatto e finisce per andare in una chiesa, cantando e definendola il sepolcro di Dio. Come è facile immaginare l'uomo folle è il filosofo-profeta, mentre la derisione rappresenta l'ateismo superficiale dei filosofi dell'800. Nel racconto sono inoltre presenti metafore come bere tutta l'acqua del mare, che indicano la difficoltà e lo sforzo sovrumano nell'uccidere Dio, e il senso di smarrimento che ne deriva dopo è rappresentato da un'altra metafora (precipitare nello spazio vuoto). L'arrivare “troppo presto” dell'uomo folle indica che nelle masse non si è ancora concretizzata la coscienza della morte di Dio, ma questo avverrà in futuro. Infine l'immagine della chiesa come “sepolcro” indica la crisi moderna delle religioni. Infatti Nietzsche ritiene il cristianesimo una religione ormai superata, e osserva che comunque tantissime persone ancora non riescono a farne a meno. La morte di Dio e l'avvento del superuomo. La morte di Dio è un atto che porta grande sofferenza nell'uomo, è un trauma che però porta l'uomo ad essere un superuomo. Solo chi è in grado di guardare in faccia la realtà e di prendere atto del crollo degli assoluti è ormai maturo e pronto a lasciarsi dietro la voragine causata dalla morte di Dio, e dedicarsi al mare di possibilità che gli permettono una libera progettazione di sé. La morte di Dio per Nietzsche non è solo una “critica alla cultura”, ma si configura anche come il frutto di una persuasione filosofica e al tempo stesso di una consapevolezza epocale. Si può dire quindi che la sua sia una visuale di tipo filosofico-storico. E infatti l'ateismo per il filosofo è quasi un istinto, il quale lo porta a volere risposte meno grossolane come quella di Dio. In ogni caso la morte di Dio è una condizione necessaria per far sì che nasca il superuomo, ed è la condizione su cui si fonda il pensiero di Nietzsche. L'ateismo del filosofo è inequivocabile, Dio è definitivamente morto e con lui tutto ciò che si può assolutizzare e che può continuare a “dettare valori”, come il socialismo, il progresso, il nazionalismo, ecc. Nonostante Nietzsche in alcuni frammenti parli di un Dio coniato a immagine del superuomo, per lui Dio inteso come essere metafisico e valore dei valori è realmente morto, quindi il suo ateismo è inequivocabile. •

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