L’open government per la trasparenza delle politiche pubbliche

Gianfranco Andriola e Luigi Reggi

Mentre le prime iniziative di apertura dei dati governativi iniziano a dare risultati significativi nei Paesi anglosassoni, anche in Europa si comincia a fare sul serio grazie all’intraprendenza dei cittadini

Interpretare il cambiamento
Come in tutte le organizzazioni di qualunque settore, anche nella pubblica amministrazione le modifiche del contesto – siano esse di natura culturale, sociale o tecnologica – costringono ciclicamente a un ripensamento del proprio ruolo e alla ricerca di nuove modalità di interazione con i proprio utenti. Così come i processi di liberalizzazione iniziati dai Paesi anglosassoni negli anni ottanta, uniti all’utilizzo del marketing come strumento dell’economia aziendale hanno portato al “new public management”, allo stesso modo, dieci anni più tardi, la grande rivoluzione introdotta con il personal computer ha costretto la pubblica amministrazione a iniziare un processo di acquisizione (tecnologica, legislativa e organizzativa) di tecnologie Ict, che di lì a qualche anno avrebbe preso il nome di e-government. Oggi assistiamo ad un nuovo cambio di contesto: la presenza di internet in ogni aspetto nella nostra vita, il web 2.0 e i social network rappresentano di certo la rivoluzione socio-culturale più caratterizzante del decennio appena concluso. Rispetto a tutto questo la pubblica amministrazione necessita, ancora una volta, di trovare nuovi paradigmi. Tra le tante esperienze sperimentate in questo senso, ad oggi, l’open government può essere considerata la dottrina più interessante, di certo quella che ha saputo meglio interpretare le nuove esigenze degli utenti e insieme intuire le potenzialità offerte dal web.

Un nuovo paradigma per trasparenza pubblica
Volendo dare all’open government una data d’inizio – forzata – è ormai convenzione far risalire l’inizio della dottrina al dicembre 2009, cioè al lancio della Open Government Directive da parte del Presidente degli Stati Uniti d’America Barak Obama. Il grande merito della Direttiva di Obama è di aver saputo dare al concetto di trasparenza amministrativa una nuova accezione più contemporanea, individuando nei dati aperti (open data) uno strumento operativo di parteci78

pazione e collaborazione dei cittadini e delle imprese alla cosa pubblica. In una società dell’informazione – come quella che viviamo – il patrimonio informativo prodotto ogni giorno dalle pubbliche amministrazioni assume un valore enorme, e grazie ai dati rilasciati in formato aperto (che semplifica la loro lettura ed elaborazione da parte di una applicazione informatica) e con licenza libera (che favorisce il loro riutilizzo creativo) la pubblica amministrazione trova nell’open data

uno strumento operativo attraverso cui contribuire attivamente allo sviluppo socio-economico di un Paese. Il governo americano nel maggio del 2009 ha dato seguito operativo alla
Ad oggi l’americano Data.gov archivia quasi 3.000 data sets aperti diventando, di fatto, il più grande database libero della conoscenza prodotta da una P.A.

politica di apertura iniziata con il lancio della Open Government Directive con la realizzazione di Data.gov, un portale che archivia in maniera trasversale e sistematica tutti i dati aperti prodotti dalla pubblica amministrazione statunitense. Ad oggi Data.gov archivia quasi 3.000 data sets aperti diventando, di fatto, il più grande database libero della conoscenza prodotta da una pubblica amministrazione. L’obiettivo che un governo si pone, ad esempio, attraverso la realizzazione di una strada è di facilitare lo sviluppo economico di una nazione, facendosi carico di parte dei costi esterni delle aziende e dei cittadini. Una volta realizzata, la strada del nostro ipotetico esempio, viene percorsa allo stesso modo dagli autobus del trasporto pubblico locale, da taxi, dai cittadini; in sostanza ogni soggetto declina il valore infrastrutturale della strada secondo le proprie esigenze. In un’economia

della conoscenza, dove la copertura e la qualità dell’informazione rappresentano un valore enorme, un luogo di raccolta di dati aperti aggiornati, stabili e certificati come Data.gov diventa infrastruttura, al pari di un ponte, un’autostrada o un aeroporto. Ed è proprio in questo che c’è la grande rivoluzione culturale dell’open data: attraverso questa pratica la P.A. ha modo di diventare parte – ad un costo relativamente basso dal momento che i dati verrebbero comunque raccolti dagli enti per mandato istituzionale – dei processi di innovazione di un paese. Vivek Wadhwa, professore associato della Harvard Law School, ha pubblicato lo scorso mese un interessante articolo su TechCrunch dal titolo particolarmente evocativo “The Goldmine Of Opportunities In Gov 2.0”. In particolare Wadhwa espone il caso di BrightScope, una applicazione web based che permette ai cittadini di

orientarsi nel confuso mondo dei piani di pensionamento americani. Parte dei dati che l’applicazione utilizza sono dati governativi aperti, che prima della Open Government Directive e della nascita di Data.gov sarebbero stato impossibile elaborare. Il caso di BrightScope è emblematico per dimostrare le ricadute positive dell’open data: i gestori del sito realizzano un utile significativo (il valore del sito si aggira intorno ai 3 milioni di dollari e ha un previsionale per il prossimo anno di 10 milioni di dollari); i cittadini americani hanno uno strumento valido per valutare i propri piani pensionistici; il governo americano offre indirettamente e a costo zero ai propri cittadini un servizio che prima non c’era. Queste tre categorie non sono altro che il nostro taxi, il cittadino e l’autobus che attraversano contemporaneamente la strada dell’esempio fatto al paragrafo precedente.

Dati aperti e politiche di sviluppo: dove vanno a finire i fondi europei?
Per una maggiore trasparenza in campo economico, è cruciale la disponibilità di dati aperti sull’allocazione dei budget governativi, sul dettaglio delle voci di bilancio più significative, sull’attuazione delle misure di stimolo all’economia avviate durante la crisi, sulla destinazione, l’ammontare e l’impatto dei sussidi pubblici alle imprese. Le prime iniziative ufficiali in questo senso sono state lanciate del governo americano: USASpending. gov e Recovery.gov, due portali web nei quali i cittadini possono rispettivamente fare ricerche e recuperare velocemente i dati sulla spesa pubblica e seguire l’impatto del pacchetto di stimolo all’economia. L’effetto Obama, poi, iniziato tra le istituzioni federali, si sta propagando anche tra i singoli Stati americani: 32 di essi, secondo l’US Public Interest Research Group rendono già oggi obbligatorio che i cittadini possano accedere ai database sulla spesa governativa con alto livello di dettaglio. Altre esperienze, invece, si sono sviluppate “dal basso” e organizzate da associazioni o fondazioni quali la Sunlight Foundation negli Stati Uniti o la Open Knowledge Foundation in Inghilterra. È questo il caso del portale “Where does my money go?” (letteralmente “Dove vanno a finire i miei soldi?”) che offre analisi e visualizzazioni interattive dei dati sulla spesa pubblica inglese. Sempre “dal basso” nascono FarmSubsidy e il suo “spin-off ” FishSubsidy. I due siti raccolgono, grazie al lavoro di veri e propri civic hackers, le informazioni sui sussidi erogati dalla politica agricola comune e della politica comune sulla pesca. I dati su ogni singolo beneficiario, opportunamente geo-localizzati, sono aggregati in un unico database su cui è possibile effettuare

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ricerche mirate, impossibili da realizzare nelle modalità tradizionali in cui i dati venivano pubblicati dagli Stati dell’Unione. Più complessa l’operazione di applicare la logica di FarmSubsidy alla politica europea di sviluppo e coesione, che rappresenta la seconda voce del bilancio europeo (35% del totale del bilancio). L’attuazione degli interventi finanziati dai fondi stutturali e al fondo di coesione è infatti demandata a centinaia di Autorità di gestione (AdG) – titolari dei programmi operativi regionali o nazionali – coincidenti molto spesso con singoli Enti regionali, rendendo quindi ancora più difficile la ricostruzione dei singoli beneficiari dei fondi e l’aggregazione in un unico database. La trasparenza di questa politica, fondamentale soprattutto in ottica anti-corruzione, si gioca quindi sulla capacità delle singole AdG di pubblicare i nomi dei beneficiari, i progetti e l’ammontare del finanziamento pubblico, così come previsto dal regolamento dei Fondi Strutturali. Modalità più strin-

genti – seppur non vincolanti – per una più efficace pubblicazione dei dati sono contenute nelle indicazioni che la Commissione ha battezzato European Transparency Initiative (iniziativa europea per la trasparenza). L’iniziativa comprende anche la realizzazione di una mappa cliccabile dell’Europa contenente i link ai siti web dove i database vengono caricati. Le indicazioni della Commissione non comprendono però alcun suggerimento sul formato da utilizzare e quindi la maggior parte delle AdG carica i dati in formato pdf, rendendo impossibile la loro esportazione in un foglio di calcolo per l’analisi e contravvenendo alle buone regole internazionalmente riconosciute in fatto di open data, come gli “8 principi dell’open government data” e le “linee guida W3C”. Da un altro punto di vista, però, se è ovvio che la strada verso una reale trasparenza è ancora lunga, è anche vero che la politica di coesione e le sue regole in fatto di pubblicità e comunicazione stanno rappresentando un’occasione per i

In un’economia della conoscenza, dove la copertura e la qualità dell’informazione rappresentano un valore enorme, Data.gov diventa infrastruttura al pari di un ponte, un’autostrada o un aeroporto

governi regionali e locali in ritardo di sviluppo per aprirsi ad un maggiore controllo esterno e divulgare buone pratiche amministrative. Prova ne sia che proprio i paesi dell’est Europa, da poco membri dell’Unione, sui quali la Commissione sta esercitando particolare pressione, mostrano la maggiore propensione alla diffusione dei propri dati con formati aperti, offrendo al contempo possibilità di ricerca e georeferenziazione. 

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