Università per Stranieri di Perugia

Facoltà di Lingua e Cultura Italiana Corso di Laurea in Insegnamento della Lingua e della Cultura Italiana a Stranieri

Il sillabo di Italiano L2 e i sussidi didattici: verso una convergenza
Laureanda Laura Barberis Relatore Prof.ssa Maria Clotilde Boriosi Correlatore Prof. Roberto Dolci

Anno accademico 2006/2007

Sommario
Introduzione 1. Il Quadro comune europeo di riferimento per le lingue: apprendimento, insegnamento, valutazione 1.1. I Livelli comuni di riferimento 1.2. Le basi concettuali del Quadro comune 1.3. La centralità dell’apprendente e la lingua come azione sociale 1.4. Usi del Quadro comune 2. Il sillabo dell’Università per Stranieri di Perugia 2.1. I Corsi di Lingua e Cultura Italiana dell’Università per Stranieri di Perugia 2.2. Progettare un corso di lingua: curricolo e sillabo 2.3. Il sillabo dell’Università per Stranieri di Perugia 3. I sussidi didattici 3.1. Percorso di scelta di materiali didattici: analisi 4. Indagine sulla ricezione del sillabo dell’Università per Stranieri di Perugia da parte dei docenti e conseguenti riflessi sull’uso di sussidi didattici 4.1. Obiettivi dell’indagine e questionario utilizzato per le interviste 4.2. Risultati delle interviste 4.3. Analisi dei dati 4.3.1. Il sillabo e la pratica didattica 4.3.2. Il cambiamento del manuale e le motivazioni 4.3.3. Il libro di testo, il suo utilizzo e i materiali integrativi 4.3.4. Gli insiemi di materiali e il sillabo 4.3.5. Nuovi manuali di riferimento 4.3.6. I risultati del percorso di apprendimento e il sillabo 5. Conclusioni Bibliografia Sitografia pag. 17 pag. 19 pag. 23 pag. 26 pag. 27 pag. 3 pag. 5 pag. 5 pag. 9 pag. 12 pag. 15 pag. 17

pag. 28 pag. 28 pag. 33 pag. 42 pag. 42 pag. 43 pag. 44 pag. 45 pag. 46 pag. 46 pag. 47 pag. 49 pag. 50

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Introduzione
I Corsi di Lingua e Cultura Italiana dell’Università per Stranieri di Perugia rappresentano, per ogni studente che ha scelto di formarsi nel campo dell’insegnamento dell’italiano come L2, la possibilità di osservare l’applicazione nella pratica di ciò che apprende sui libri ed attraverso i propri docenti. Nell’anno accademico 2006/2007 è iniziato un processo di riforma che prevede la riorganizzazione dei corsi di lingua sulla base delle proposte di politica linguistica elaborate dal Consiglio d’Europa, che “hanno contribuito ad innovare profondamente la metodologia dell’insegnamento linguistico”1 e sono ormai ampiamente condivise. La nuova strutturazione dei corsi e la programmazione didattica, che è stata per la prima volta ufficialmente elaborata ed adottata, si fondano in particolare sul Quadro comune europeo di riferimento per le lingue: apprendimento, insegnamento, valutazione, documento che presenta indicazioni e spunti di riflessione ad uso di tutti coloro che fanno a vario titolo parte del percorso di apprendimento di una lingua seconda (docenti, apprendenti, esaminatori, autori di libri di testo, estensori di sillabi e programmi ecc.). L’obiettivo del presente lavoro è scoprire in che modo interagiscono i due principali strumenti di cui il docente di Italiano L2 dispone per organizzare la propria pratica didattica: il sillabo e i sussidi didattici. Per questo motivo è stata condotta un’indagine che ha coinvolto un gruppo di tredici docenti dei livelli A1 e A2; le interviste fatte agli
1

Vedovelli M., Guida all’italiano per stranieri. La prospettiva del Quadro Comune europeo per le lingue, Roma, Carocci, 2002, pag. 13.

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informanti

hanno

riguardato

la

loro

ricezione

della

nuova

programmazione didattica, l’uso dei materiali didattici prima e dopo l’adozione del nuovo sillabo e il rapporto che si è creato tra sillabo e materiali didattici. Dato il breve periodo di applicazione del nuovo sillabo, si può prospettare una situazione incerta in cui vengono sperimentati metodi atti a coordinare la pratica didattica e la nuova programmazione, le cui conseguenze potrebbero non essere ancora determinabili.

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1.

Il Quadro comune europeo di riferimento per le lingue: apprendimento, insegnamento, valutazione

Il

Quadro

comune

europeo

di

riferimento

per

le

lingue:

apprendimento, insegnamento, valutazione è un documento elaborato dalla Divisione Lingue Moderne del Consiglio d’Europa ed è disponibile in due versioni: la prima, degli anni 1996-97, è accessibile a tutti sul sito Internet dell’ente, in inglese e francese, e la seconda versione, a stampa e leggermente diversa nei contenuti e nella loro collocazione nel testo, è stata pubblicata nel 2001 in lingua inglese ed è stata tradotta in italiano nel 2002, a cura di F. Quartapelle e D. Bertocchi. Il Quadro comune è frutto di ricerche linguistiche, glottodidattiche e pedagogiche iniziate nel 1971, a cui hanno partecipato istituzioni ed esperti provenienti dai 41 Stati membri del Consiglio d’Europa e anche da oltreoceano, segnale questo che “la proposta di politica linguistica è fatta nella consapevolezza di ampliare i suoi confini oltre la realtà europea”2. 1.1. I Livelli comuni di riferimento

Il Quadro comune rappresenta il più importante strumento per la definizione di una politica linguistica europea “intesa come gestione programmatica del contatto fra lingue e culture”3; accanto a proposte
2

Vedovelli M., Guida all’italiano per stranieri. La prospettiva del Quadro Comune europeo per le lingue, Roma, Carocci, 2002, pag. 23. 3 Vedovelli M., Villarini A., “Dalla linguistica acquisizionale alla didattica acquisizionale: le sequenze sintattiche nei materiali per l’italiano L2 destinati agli immigrati stranieri”, in A. Giacalone Ramat (a cura di), Verso l’italiano. Percorsi e strategie di acquisizione, Roma, Carocci, 2003, pag. 271.

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generali di politica linguistica, valide per la L1 e la L2, vengono descritti i Livelli comuni di riferimento, livelli generali di competenza linguistica, definiti mediante appositi descrittori. All’elaborazione dei descrittori hanno collaborato, con due ricerche condotte tra il 1993 e il 1996, quasi 300 insegnanti e studenti di complessivamente circa 500 classi della scuola secondaria, inferiore e superiore, e dell’educazione per gli adulti. Gli insegnanti hanno preso in esame descrittori di competenza linguistica, ne hanno valutato la chiarezza e la pertinenza, li hanno confrontati con prestazioni di allievi e li hanno messi in ordine di difficoltà. Con questa procedura hanno individuato i punti di cesura che hanno permesso di classificare la padronanza linguistica in sei livelli (A1/A2, B1/B2, C1/C2), che possono essere raggiunti da colui che studia una lingua nel suo percorso di apprendimento, ripartiti in tre macrolivelli: elementare (A), intermedio (B) ed avanzato (C).

(Fig. 1)4

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Consiglio d’Europa, Common European Framework of Reference for Languages: Learning, Teaching, Assessment, Modern Languages Division, Strasbourg, Cambridge University Press, Cambridge, 2001. Trad. it di F. Quartapelle, D. Bertocchi, Quadro Comune Europeo di riferimento per le lingue: apprendimento, insegnamento, valutazione, RCS Scuola, Milano– La Nuova ItaliaOxford, Firenze, 2002, pag. 30.

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I Livelli comuni di riferimento sono presentati nel terzo capitolo del Quadro, dove vengono discusse anche le caratteristiche di flessibilità dell’organizzazione dei descrittori e di coerenza interna dal punto di vista del contenuto. Dato che il processo di apprendimento è un continuum, la flessibilità dell’approccio ad albero permette di sviluppare i rami che si ritengono più significativi e focalizzare l’attenzione, sia in sede di apprendimento che di valutazione, su livelli intermedi come il Livello sopravvivenza potenziato (A2+), se necessario.
“Livello di sopravvivenza (Waystage) potenziato (A2+). Si può notare che qui la partecipazione alla conversazione è più attiva, anche se all’interno di confini ben delimitati e condotta con qualche aiuto dell’interlocutore; per esempio: avvia, sostiene e conclude una breve e semplice conversazione faccia a faccia; comprende abbastanza per cavarsela senza eccessivo sforzo in semplici scambi di routine; riesce a farsi comprendere e a scambiare idee e informazioni su argomenti familiari in situazioni quotidiane prevedibili, a condizione che, se necessario, l’interlocutore collabori; riesce a comunicare su argomenti elementari a condizione di poter chiedere aiuto per esprimere ciò vuol dire; se la cava nelle situazioni quotidiane di contenuto prevedibile, anche se deve per lo più adattare il suo messaggio e trovare le parole; interagisce con relativa disinvoltura, e con qualche aiuto, in situazioni strutturate ma la partecipazione a una discussione libera è molto limitata; è significativo che abbia maggiore abilità a sostenere dei monologhi, per esempio: esprime in termini semplici ciò che prova; descrive in modo esteso aspetti quotidiani del proprio ambiente, ad esempio le persone, i luoghi, un’esperienza di lavoro o di studio; descrive attività svolte ed esperienze personali; descrive abitudini e routine; espone progetti e accordi presi; spiega che cosa gli/le piace o non piace; produce una descrizione breve ed elementare di avvenimenti e attività; descrive i suoi animali domestici e le cose che possiede; usa semplici enunciati descrittivi per parlare brevemente e per confrontare gli oggetti e le cose che possiede.”5

Il Quadro comune fornisce una serie di scale e griglie a disposizione degli utenti del documento per descrivere il proprio sistema linguistico. Una prima scala delinea, in modo sintetico, per ciascuno

5

Quadro Comune Europeo di riferimento per le lingue: apprendimento, insegnamento, valutazione, RCS Scuola, Milano– La Nuova Italia- Oxford, Firenze, 2002, pag. 42.

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dei sei livelli, il profilo globale di chi usa e apprende la lingua (Fig. 26).

6

Ibid., pag. 32.

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C2

Livello Avanzato

C1

B2

Livello Intermedio

B1

A2

Livello Elementare

A1

È in grado di comprendere senza sforzo praticamente tutto ciò che ascolta o legge. Sa riassumere informazioni tratte da diverse fonti, orali e scritte, ristrutturando in un testo coerente le argomentazioni e le parti informative. Si esprime spontaneamente, in modo molto scorrevole e preciso e rende distintamente sottili sfumature di significato anche in situazioni piuttosto complesse. È in grado di comprendere un’ampia gamma di testi complessi e piuttosto lunghi e ne sa ricavare anche il significato implicito. Si esprime in modo scorrevole e spontaneo, senza un eccessivo sforzo per cercare le parole. Usa la lingua in modo flessibile ed efficace per scopi sociali, accademici e professionali. Sa produrre testi chiari, ben strutturati e articolati su argomenti complessi, mostrando di saper controllare le strutture discorsive, i connettivi e i meccanismi di coesione. È in grado di comprendere le idee fondamentali di testi complessi su argomenti sia concreti sia astratti, comprese le discussioni tecniche nel proprio settore di specializzazione. È in grado di interagire con relativa scioltezza e spontaneità, tanto che l’interazione con un parlante nativo si sviluppa senza eccessiva fatica e tensione. Sa produrre testi chiari e articolati su un’ampia gamma di argomenti e esprimere un’opinione su un argomento d’attualità, esponendo i pro e i contro delle diverse opzioni. È in grado di comprendere i punti essenziali di messaggi chiari in lingua standard su argomenti familiari che affronta normalmente al lavoro, a scuola, nel tempo libero, ecc. Se la cava in molte situazioni che si possono presentare viaggiando in una regione dove si parla la lingua in questione. Sa produrre testi semplici e coerenti su argomenti che gli siano familiari o siano di suo interesse. È in grado di descrivere esperienze e avvenimenti, sogni, speranze, ambizioni, di esporre brevemente ragioni e dare spiegazioni su opinioni e progetti. Riesce a comprendere frasi isolate ed espressioni di uso frequente relative ad ambiti di immediata rilevanza (ad es. informazioni di base sulla persona e sulla famiglia, acquisti, geografia locale, lavoro). Riesce a comunicare in attività semplici e di routine che richiedono solo uno scambio di informazioni semplice e diretto su argomenti familiari e abituali. Riesce a descrivere in termini semplici aspetti del proprio vissuto e del proprio ambiente ed elementi che si riferiscono a bisogni immediati. Riesce a comprendere e utilizzare espressioni familiari di uso quotidiano e formule molto comuni per soddisfare bisogni di tipo concreto. Sa presentare se stesso/a e altri ed è in grado di porre domande su dati personali e rispondere a domande analoghe (il luogo dove abita, le persone che conosce, le cose che possiede). È in 9 grado di interagire in modo semplice purché l’interlocutore parli lentamente e chiaramente e sia disposto a collaborare.

Fig. 2. Livelli comuni di riferimento: scala globale

In una griglia, destinata all’autovalutazione, sono indicate, in termini pur sempre generici, quali sono le attività di ascolto, lettura, interazione orale, produzione orale e produzione scritta che si possono realizzare ai diversi livelli. Le categorie di riferimento di una seconda griglia, invece, sono funzionali alla valutazione degli aspetti qualitativi dell’uso della lingua parlata. Le due griglie costituiscono il primo passo verso l’analisi che si realizza poi nelle scale esemplificative, che vengono presentate successivamente nel Quadro e amplificano in modo utile la suddivisione globale e costituiscono una preziosa indicazione di ciò che ci si può attendere dagli studenti alla fine di ogni tappa formativa di rilievo. I Livelli comuni di riferimento sono la sezione più nota del Quadro comune e sono stati accolti e adottati come punti di riferimento da parecchi sistemi educativi, tra cui dall’ALTE, l’Association of Language Testers in Europe, a cui aderiscono enti di diversi paesi preposti al rilascio di certificazioni di competenza linguistica, a mezzo d’esame, nella lingua del loro paese (l’Italia è rappresentata dall’Università per Stranieri di Perugia). 1.2. Le basi concettuali del Quadro comune Il Quadro comune non è però solo un elenco di compiti e funzioni linguistiche suddivise in livelli utili alla valutazione e alla programmazione, oppure un documento che proclama unicamente la

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necessità di essere uniti nella diversità anche dal punto di vista linguistico e promuove quindi il plurilinguismo e la pluriculturalità come risorsa e punto di riferimento per lo sviluppo dell’Europa, ma anche, e soprattutto, uno strumento tassonomico, un mezzo per la descrizione esplicita di ciò che si fa quando si apprende/insegna una lingua. Come esplicitato nelle Note per il lettore, il Quadro “pone domande, non dà risposte” (pag. XII), e forse proprio a causa dei suoi spunti di riflessione sta diventando una base condivisa per la creazione, e in alcuni casi l’adattamento, di corsi di lingua, sillabi, materiali didattici e certificazioni. I destinatari, cioè tutti coloro che a vario titolo fanno parte del processo di apprendimento di una lingua – docenti, apprendenti, esaminatori, autori di libri di testo, formatori, amministratori scolastici, estensori di programmi – sono stimolati a riflettere sull’importanza del loro ruolo e sulle basi teoriche delle loro decisioni, mettendo in gioco le proprie abitudini e convinzioni. J. L. M. Trim, padre del Progetto Lingue Moderne del Consiglio d’Europa e del Quadro comune, in occasione di un convegno che si è tenuto nel novembre 2004 a Ca’ Foscari, ha definito il Quadro:
“non un manuale, ma una cornice, un catalogo piuttosto di una descrizione. (…) presta attenzione ai numerosi parametri dell’uso della lingua e delle competenze linguistiche, invitando il lettore a riflettere sulla rilevanza di ogni componente per il proprio lavoro. Quindi guarda alle questioni relative al metodo di insegnamento, allo sviluppo del curriculum e da ultimo al testing e alla valutazione. (…) Il Quadro presenta una vasta gamma di opzioni, invita i lettori a identificare il proprio modo di operare, a considerare alternative, a formulare giudizi informati, a prendere le proprie decisioni e a essere pronti a difenderle e a discuterne in modo aperto e sensato con altri operatori del settore di opinioni diverse.”7

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Trim J.L.M., “Cosa offre il Quadro Comune europeo di riferimento all’insegnante?”, InIt , 15, 2005, pag. 7.

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L’interscambio di opinioni tra operatori, intesa anche come possibilità di “aumentare la qualità della comunicazione fra i cittadini europei, che hanno diverse lingue e culture”8, si collega a uno dei criteri su cui si basa il Quadro: la trasparenza, cioè la necessità di una formulazione chiara ed esplicita dell’informazione, che risulti quindi accessibile e comprensibile ai fruitori del documento. I criteri di trasparenza, coerenza ed esaustività espressi dal Quadro non implicano la scelta di un unico modello teorico di riferimento, perché questo precluderebbe la libertà di scelta e la creatività degli utenti, ma questo non vuol dire che il documento non fornisca una propria visione dell’uso linguistico e delle variabili da valutare per agevolare il processo di apprendimento. Infatti, nonostante la volontà espressa di prendere in considerazione in modo generico il linguaggio e i suoi meccanismi, il documento adotta un approccio “orientato all’azione, nel senso che considera le persone che usano e apprendono una lingua innanzitutto come attori sociali, vale a dire come membri di una società che hanno dei compiti (di tipo non solo linguistico) da portare a termine in circostanze date, in un ambiente specifico e all’interno di un determinato campo d’azione”9. Alla base c’è dunque una visione pragmatica e sociolinguistica della lingua, vista come sistema di usi linguistici a disposizione dell’apprendente che, in quanto agente sociale provvisto di una identità, di risorse cognitive, affettive e specifiche abilità, si relaziona ad altri agenti sociali per raggiungere determinati obiettivi, realizzati eseguendo dei compiti, in un determinato contesto.
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Vedovelli M., Guida all’italiano per stranieri. La prospettiva del Quadro Comune europeo per le lingue, Roma, Carocci, 2002, pag. 25. 9 Quadro Comune Europeo di riferimento per le lingue: apprendimento, insegnamento, valutazione, RCS Scuola, Milano– La Nuova Italia- Oxford, Firenze, 2002, pag. 11.

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1.3. La centralità dell’apprendente e la lingua come azione sociale Il Quadro fornisce una dettagliata analisi dell’uso della lingua, delle competenze linguistiche, delle conoscenze e delle abilità scomponendole in elementi che consentono di definire “obiettivi di qualsiasi tipo e descrivere i risultati raggiunti tenendo conto dei diversi bisogni, caratteristiche e risorse degli apprendenti”10.
“L'uso della lingua, incluso il suo apprendimento, comprende le azioni compiute da persone che, in quanto individui e attori sociali, sviluppano una gamma di competenze sia generali, sia, nello specifico, linguisticocomunicative. Gli individui utilizzano le proprie competenze in contesti e condizioni differenti con vincoli diversi per realizzare delle attività linguistiche. Queste implicano i processi linguistici di produrre e/o ricevere testi su determinati temi in domini specifici, con l'attivazione delle strategie che sembrano essere più adatte a portare a buon fine i compiti previsti. Il controllo che gli interlocutori esercitano su queste azioni li porta a rafforzare e modificare le loro competenze.”11

La centralità dell’apprendente e dei suoi bisogni, motivazioni, caratteristiche e risorse, concetto ormai condiviso dagli operatori della didattica delle lingue straniere, è assunto a fondamento della proposta europea e le competenze individuali, generali e linguisticocomunicative, vengono considerate nel Quadro comune insieme alle componenti e dimensioni dell’uso linguistico che influiscono sull’apprendimento di una lingua. Le competenze generali dell’apprendente analizzate dal Quadro comune sono il sapere, cioè la conoscenza dichiarativa, derivante
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Quadro Comune Europeo di riferimento per le lingue: apprendimento, insegnamento, valutazione, RCS Scuola, Milano– La Nuova Italia- Oxford, Firenze, 2002, pag. 6 11 Ibid., pag 12.

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dall’esperienza e dall’apprendimento formale, le abilità e il saper fare, conoscenza di tipo procedurale, il saper essere, la somma delle caratteristiche individuali, della personalità e di fattori culturali anche modificabili, la competenza esistenziale, e il saper apprendere, che coinvolge tutte le altre. Sebbene tutte le competenze prettamente umane influenzino in vari modi la comunicazione, quella che ha maggiore attinenza con la capacità comunicativa dell’apprendente è la competenza linguisticocomunicativa, che si articola in competenze propriamente linguistiche, competenze sociolinguistiche e competenze pragmatiche. Il Quadro, identificando e classificando le componenti più importanti di queste competenze, definisce parametri e categorie, graduate quando possibile, utili a descrivere e classificare il contenuto linguistico. La competenza linguistica, definita dal Quadro come “conoscenza e capacità d’uso di strumenti formali con cui si possono comporre e formulare messaggi ben strutturati e dotati di significato”12, comprende componenti lessicali, grammaticali, morfosintattiche, semantiche, fonologiche, ortografiche e ortoepiche. La competenza sociolinguistica è relativa alle conoscenze e abilità implicate nella dimensione sociale dell’uso del linguaggio, e le sue componenti sono: gli elementi linguistici che segnalano i rapporti sociali, come la differenza di status; le regole di cortesia; le espressioni di saggezza popolare; le differenze di registro; la varietà linguistica e di accento. La competenza pragmatica riguarda “i diversi aspetti della capacità di colui che usa la lingua di produrre e capire la

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Quadro Comune Europeo di riferimento per le lingue: apprendimento, insegnamento, valutazione, RCS Scuola, Milano– La Nuova Italia- Oxford, Firenze, 2002, pag. 134.

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lingua oltre il livello della frase”13, cioè l’uso funzionale delle risorse linguistiche nella gestione di scenari e copioni interazionali e si divide in competenza discorsiva, funzionale e di pianificazione. Il Quadro comune afferma che “la competenza linguisticocomunicativa dell’utente/apprendente è attualizzata nella messa in atto di varie attività linguistiche”14, che identifica nella produzione (orale e scritta), nella ricezione (orale e scritta), nell’interazione (orale e scritta) e nella mediazione (orale e scritta); la produzione e la ricezione vengono considerate attività primarie, dato che sono alla base sia dell’interazione che della mediazione, considerata soprattutto come interpretariato e traduzione. Nell’ambito della glottodidattica italiana la produzione, orale e scritta, e la ricezione, orale e scritta, vengono considerate abilità (termine usato nel Quadro in abbinamento al saper fare, cioè la conoscenza procedurale), mentre nessuna autonomia funzionale è riconosciuta alle attività di interazione e mediazione; considerare la produzione e la ricezione attività esclusivamente monodirezionali e basare le altre due sulla presenza di almeno due interattanti significa “proporre un modello glottodidattico riduttivo delle elaborazioni ed esperienze sullo sviluppo delle capacità di gestire le attività produttive e ricettive”15. Le attività linguistiche si contestualizzano in determinati domini, che si possono definire come settori della vita sociale comprendenti un insieme di conoscenze, situazioni, rapporti e pratiche relativamente omogeneo; i domini considerati rilevanti per l’apprendimento
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Trim J.L.M., “Cosa offre il Quadro Comune europeo di riferimento all’insegnante?”, InIt , 15, 2005, pag. 10. 14 , Quadro Comune Europeo di riferimento per le lingue: apprendimento, insegnamento, valutazione, RCS Scuola, Milano– La Nuova Italia - Oxford, Firenze, 2002, pag. 14. 15 Vedovelli M., Guida all’italiano per stranieri. La prospettiva del Quadro Comune europeo per le lingue, Roma, Carocci, 2002, pag. 46.

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linguistico sono il dominio pubblico, quello personale, quello professionale e quello educativo. L’apprendente, in quanto attore sociale, si pone degli obiettivi che comportano la realizzazione di compiti anche non prettamente linguistici, ma che possono richiedere l’apporto della competenza comunicativa dell’individuo; nel caso questi compiti non siano “di routine o automatici, richiedono l’uso di strategie nella comunicazione e nell’apprendimento. Questi compiti, nel momento in cui coinvolgono attività linguistiche, implicano la gestione di testi orali o scritti”16. 1.4. Usi del Quadro comune Il Quadro comune, ponendosi come strumento aperto, dinamico, flessibile, non dogmatico e di facile uso, che consente di mantenere un collegamento costante fra il piano teorico e quello operativo, può essere utile a tutti coloro che si occupano di apprendimento/insegnamento. Chi si occupa di politica linguistica trova nel Quadro i concetti espressi dal Consiglio d’Europa in merito allo sviluppo di un’educazione linguistica permanente funzionale alla collaborazione e allo scambio tra cittadini europei per “pervenire a una maggiore unità”17. Le autorità che delineano le indicazioni per i curricoli, formulano i programmi o decidono i sillabi si servono del Quadro per specificare
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Quadro Comune Europeo di riferimento per le lingue: apprendimento, insegnamento, valutazione, RCS Scuola, Milano– La Nuova Italia- Oxford, Firenze, 2002, pag. 19. 17 Consiglio d’Europa, Raccomandazione R (82) 18 del Comitato dei Ministri agli Stati membri sulle lingue moderne, Appendice A di Girard D., Trim J.L.M., 1988.

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gli obiettivi di apprendimento di alto livello, in termini di compiti, temi e competenze, e possono voler esplicitare in dettaglio “i repertori lessicali, grammaticali e nozionali/funzionali che serviranno agli apprendenti per svolgere i compiti e affrontare gli argomenti”18 Chi si occupa di esami e certificazioni considererà i parametri di apprendimento che riterrà rilevanti per le certificazioni e ne determinerà il livello; il Quadro potrà essere la base delle decisioni concrete in merito ai compiti, alle attività e ai temi da proporre e valutare. Gli autori di libri di testo e coloro che progettano i corsi sulla base del Quadro comune “sono tenuti a prendere decisioni concrete e precise in merito alla selezione e alla progressione di testi, attività, lessico e grammatica da presentare all’apprendente”19. Gli insegnanti trovano nel Quadro uno strumento di analisi della loro pratica didattica e un’opportunità di approfondimento dei presupposti teorici alla stessa, oltre a indicatori linguistici comuni e condivisi a cui fare riferimento. Per gli apprendenti il Quadro comune è l’occasione di “diventare più consapevoli delle opzioni offerte e operare le proprie scelte sulla base di motivazioni specifiche”20, passando così da un apprendimento “reattivo” a un apprendimento autonomo.

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Quadro Comune Europeo di riferimento per le lingue: apprendimento, insegnamento, valutazione, RCS Scuola, Milano– La Nuova Italia- Oxford, Firenze, 2002, pag. 173. 19 Ibid., pag. 173. 20 Ibid., pag. 174.

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2. Il sillabo dell’Università per Stranieri di Perugia
2.1. I Corsi di Lingua e Cultura Italiana dell’Università per Stranieri di Perugia L’Università per Stranieri di Perugia è nata all’inizio degli anni Venti del secolo scorso come Istituto di Alta Cultura ed è uno dei centri con più esperienza nell’insegnamento della Lingua e della Cultura Italiana a studenti stranieri; l’Ateneo organizza Corsi di Lingua e Cultura Italiana ordinari, straordinari ed intensivi, Corsi di Perfezionamento e Aggiornamento per insegnanti di Italiano L2 e Corsi di Alta Cultura, Formazione e Specializzazione, oltre a Corsi di Laurea di primo e secondo livello e Master di primo e secondo livello, e contribuisce a mantenere sempre attiva e vivace la ricerca in campo glottodidattico. Parte integrante dell’impegno dell’Università nella diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo è il Centro per la Valutazione e la Certificazione Linguistica (CVCL), che si occupa principalmente dell’elaborazione e della distribuzione in tutto il mondo di prove d’esame volte a certificare il livello di conoscenza dell’italiano inteso come lingua straniera; attualmente il Centro collabora con la Divisione per le Politiche Linguistiche del Consiglio d’Europa e con la Direzione Generale degli Affari Internazionali del Ministero della Pubblica Istruzione alla realizzazione di due progetti che si riferiscono al Quadro Comune, in materia di certificazione linguistica e di descrizione delle lingue nazionali e regionali.

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A partire dall’anno accademico 2006/2007, l’Università per Stranieri di Perugia, ha apportato dei cambiamenti significativi nell’ambito dei suoi Corsi di Lingua e Cultura Italiana, sia a livello di articolazione che di programmazione dei corsi. I corsi di lingua dell’Ateneo presentavano fino ad allora una strutturazione in cinque gradi, che comprendeva un I grado Elementare, un II grado Progredito, un III grado Intermedio, un IV grado Avanzato e un V grado Superiore; per quanto riguarda i corsi ordinari, nei primi due gradi il carico orario era suddiviso in lezioni di Lingua Italiana, Esercitazioni di Lingua Italiana ed Esercitazioni di Fonetica, nel terzo grado a queste si aggiungevano le Esercitazioni di Lingua e Civiltà Italiana, mentre nel IV e V grado, oltre a Lingua Italiana – Linguistica Italiana nel grado Superiore – ed Esercitazioni era presente una vasta gamma di lezioni, tra cui Storia della musica, Geografia Economica ed Istituzioni di diritto privato, e lo studente poteva scegliere un indirizzo linguistico, uno culturale oppure uno tecnico-economico. Gli studenti interessati ad una certificazione potevano svolgere le prove relative ad ogni grado presso il CVCL e, in caso di esito positivo, ottenere il corrispondente certificato CELI (CELI 1, CELI 2, CELI 3, CELI 4 o CELI 5). L’articolazione attuale dei corsi prende a modello la suddivisione del Quadro Comune: sono presenti infatti un Corso Elementare di 1° livello (A1), un Corso Elementare di 2° livello (A2), un Corso Intermedio di 1° livello (B1), un Corso Intermedio di 2° livello (B2), un Corso Avanzato di 1° livello (C1) e un Corso Avanzato di 2° livello (C2). Il carico orario dei primi tre corsi ordinari è suddiviso tra Lingua Italiana, Esercitazioni orali ed Esercitazioni di pronuncia e

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grafia, mentre nel Corso di livello B2 le Esercitazioni sono orali e di pronuncia, a cui vengono aggiunti Aspetti di cultura italiana. I Corsi Avanzati sono strutturati in tre indirizzi – linguistico, culturale e tecnico-economico – che presentano insegnamenti specifici, come Terminologia e tecniche artistiche, Linguaggi dei mass-media e Tecnica industriale e commerciale, oltre a quelli fondamentali comuni (Lingua Italiana, Esercitazioni e Fonetica della lingua italiana); il Corso di livello C2 offre allo studente la possibilità di scegliere tra due percorsi all’interno dell’indirizzo culturale, il percorso culturalelinguistico e il percorso culturale, e presenta – in tutti gli indirizzi – una distinzione tra insegnamenti fondamentali, caratterizzanti e complementari comuni: lo studente, per completare il piano di studi, deve seguire gli insegnamenti fondamentali e scegliere almeno tre insegnamenti caratterizzanti e due complementari comuni. Confrontando la strutturazione attuale con quella preesistente si nota che è stato aggiunto un corso per principianti, corrispondente al livello A1 del Quadro Comune Europeo, che “si configura come un corso propedeutico al corso Elementare di 2° livello per gli studenti di lingue tipologicamente distanti dall’italiano o come corso straordinario mensile o bimestrale per studenti, principianti assoluti, che non possono frequentare un corso ordinario”21. Parallelamente, a livello di certificazione, è stato aggiunto il CELI Impatto ai cinque certificati esistenti. 2.2. Progettare un corso di lingua: curricolo e sillabo

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Sillabo per i corsi di lingua e cultura italiana a stranieri dell’Università per stranieri di Perugia.

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La programmazione di un corso di lingua è un processo in bilico tra teoria e pratica, dato che inevitabilmente ogni decisione su obiettivi e contenuti del corso è basata su una determinata visione del percorso di apprendimento/insegnamento e del sistema lingua; infatti nella storia della didattica linguistica ciascun approccio ha elaborato propri modelli operativi, che sono stati testati e a volte ridimensionati attraverso la sperimentazione nella pratica didattica. L’attività di programmazione del percorso di studio di una lingua non materna si concretizza nell’elaborazione di curricoli e sillabi. Il curricolo è un programma a lunga scadenza, che comprende più momenti correlati: per pianificare l’attività didattica in modo che faciliti l’apprendente nel suo percorso verso la L2 occorre analizzare i bisogni che lo muovono e successivamente stabilire gli obiettivi necessari a soddisfarli; in seguito si selezionano e graduano i contenuti da proporre e si definiscono le attività da svolgere in classe e i materiali da utilizzare. Tappa necessaria di questo tipo di pianificazione è la verifica dei risultati ottenuti, cioè una valutazione dei progressi degli apprendenti e della funzionalità del curricolo stesso, in modo da apportare eventuali modifiche. Il sillabo è “quella parte dell’attività curricolare che si riferisce alla specificazione e alla sequenziazione dei contenuti di insegnamento fatta in termini di conoscenze e/o abilità”22, che nella maggior parte dei casi si concretizza in un elenco di contenuti, temi e obiettivi minimi, nei termini di funzioni linguistiche e comunicative, strutture, contenuti grammaticali e lessico. Sono, ad esempio, dei sillabi – o corpora – i volumi del Consiglio d'Europa che descrivono i livelli soglia delle principali lingue europee.
22

Ciliberti A., Manuale di Glottodidattica, Firenze, La Nuova Italia, 1994, pag. 100.

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Data la forte dipendenza dei sillabi dai presupposti teorici a cui si rifanno i loro ideatori, si è creata una differenziazione tra sillabi orientati sul prodotto e sillabi orientati sul processo: i primi, intesi come piani proposizionali, considerano le conoscenze e/o capacità da apprendere/insegnare come contenuti statici e sistemici, mentre i secondi, intesi come piani processuali, le considerano come procedimenti o operazioni sottostanti alle abilità e al “saper fare”. Della prima categoria fanno parte i sillabi formali e i sillabi nozionalifunzionali, mentre della seconda i sillabi basati su compiti e abilità e i sillabi processuali “tout court”. Il sillabo formale, detto anche strutturale o grammaticale, ha alla base una concezione della lingua come insieme finito di regole ed elementi intersecabili, da apprendere uno alla volta secondo una scala di complessità, spesso grammaticale; gli obiettivi sono l’accuratezza formale e la correttezza della produzione linguistica. Il sillabo nozionale-funzionale è il risultato di una diversa visione della lingua e della comunicazione: il conoscere una L2 in modo accurato non garantisce l’uso appropriato della stessa. L’attenzione viene così ad essere focalizzata anche sulla competenza comunicativa dell’apprendente, non solo su quella linguistica. Questo tipo di sillabo propone “i contenuti di un programma di insegnamento tenendo conto della maggiore o minore generalità delle funzioni e della loro maggiore o minore usualità di realizzazione linguistica”23 e l’obiettivo è fornire al discente la possibilità di realizzare positivamente l’interazione, raggiungendo i propri scopi. I sillabi processuali spingono l’apprendente a riflettere sul processo di apprendimento, scoprendo attivamente, attraverso compiti e attività,
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Ciliberti A., Manuale di Glottodidattica, Firenze, La Nuova Italia, 1994, pag. 102.

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come si comunica e come si impara a comunicare; in questi sillabi il discente è realmente al centro dell’attenzione, con i suoi bisogni attuali e futuri e le sue peculiarità di apprendimento. Nei sillabi basati su compiti (task-based) sono presenti liste di attività realistiche e significative che devono essere svolte dagli apprendenti attraverso l’uso il più possibile spontaneo della L2, negoziando significati in maniera rilevante per i loro interessi e scopi; i compiti presentati possono essere comunicativi o di apprendimento, come ad esempio un role play riguardante la prenotazione di un viaggio. I sillabi processuali veri e propri “aggiungono alla focalizzazione sui processi di comunicazione e a quella sui processi di apprendimento (…) un forte interesse per ciò che avviene nella situazione di classe, per come cioè la comunicazione e l’apprendimento vi abbiano luogo”24; questo tipo di sillabo è una negoziazione tra insegnante e apprendenti, un progetto in continua evoluzione che punta sulla comunicazione, sull’apprendimento e sull’attività sociale dell’insegnamento e apprendimento nella classe. Anch’esso basato su compiti e attività, il sillabo processuale è molto più flessibile – e meno prevedibile nei suoi sviluppi – degli altri tipi di sillabi, ma facilita la partecipazione degli apprendenti, migliorando la loro consapevolezza e aumentandone la motivazione. La scelta di un tipo di sillabo piuttosto che un altro – o l’uso integrato di più tipologie – dipende essenzialmente dalle caratteristiche degli apprendenti a cui è destinato, cioè principalmente dai loro bisogni, stili cognitivi (o stili di apprendimento) e risorse; altri fattori, sia personali che ambientali, influenzeranno le scelte metodologiche dell’insegnante nella realtà sociale della classe.
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Ciliberti A., Manuale di Glottodidattica, Firenze, La Nuova Italia, 1994, pag. 108.

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2.3. Il sillabo dell’Università per Stranieri di Perugia I cambiamenti attuati a partire da ottobre 2006 hanno interessato anche la programmazione, in particolare il sillabo, dei Corsi di Lingua e Cultura Italiana dell’Università per Stranieri di Perugia. Fino al precedente anno accademico i docenti non disponevano di un documento ufficiale cui attenersi, e si affidavano alle conoscenze proprie e dei colleghi con maggiore esperienza; questo comportava che non ci fosse una delimitazione chiara e netta della gamma degli elementi da proporre – e dei risultati attesi – in ognuno dei cinque gradi presenti, se non in riferimento agli esami di certificazione o ai manuali usati. L’introduzione di un sillabo ufficiale rappresenta la possibilità di avere una base comune su cui lavorare, confrontando idee e metodi, per offrire agli apprendenti corsi meglio organizzati e quindi percorsi più omogenei. Il sillabo, tuttora in fase di sperimentazione, si propone come “la sottile cornice di un quadro che verrà riempito e arricchito di contenuti linguistici e culturali dall’insegnante”25, un insieme di linee guida che vogliono servire come punti di partenza del percorso di apprendimento/insegnamento senza limitare apprendenti e docenti con una gabbia che impone ciò che deve essere appreso.

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Sillabo per i corsi di lingua e cultura italiana a stranieri dell’Università per stranieri di Perugia, pag. 17.

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Nella Premessa, il sillabo rimanda a “quei testi e documenti ufficiali ai quali la didattica linguistica attuale deve necessariamente fare riferimento”26, cioè il Quadro comune europeo di riferimento per le lingue: apprendimento, insegnamento, valutazione e i documenti pubblicati dal Consiglio d’Europa fra il 1977 e il 199727. Suggerisce, inoltre, come punto di riferimento per il lessico il Vocabolario di Base della Lingua Italiana di Tullio De Mauro, e, per l’ approfondimento e l’ampliamento dei contenuti grammaticali ai diversi livelli, grammatiche didattiche e descrittive in commercio. Il sillabo adottato è di tipo nozionale-funzionale, integrato da alcuni aspetti strutturali e con una marcata attenzione all’interazione; esso indica, per ogni livello, gli obiettivi generali del corso, le funzioni comunicative e gli argomenti grammaticali di base che verranno presentati ed esercitati, la competenza lessico-semantica da raggiungere, i principali temi della comunicazione da proporre e il livello di comprensione e produzione di testi da raggiungere. Gli obiettivi del corso di ogni livello definiscono il profilo dell’apprendente al termine del corso:
“(…) lo studente deve essere in grado di comprendere e produrre frasi ed espressioni di uso frequente relative ad ambiti di immediata rilevanza (ad es.: informazioni di base sulla persona, sulla famiglia, acquisti, geografia locale, studio e lavoro…). Inoltre deve essere in grado di comunicare in situazioni di routine, di descrivere in modo semplice ed appropriato aspetti della propria esperienza personale e del proprio ambiente e tratti che si riferiscono a bisogni immediati.”28

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Ibid., pag. 17. Il Waystage Level (1977), il Threshold Level (1977) e il Vantage Level (1997) sono stati messi a punto per l’inglese da J.A. van Ek e J.L.M. Trim e successivamente adattati alle altre lingue europee. Per l’italiano: Galli de’ Paratesi N., Livello soglia per l’insegnamento dell’italiano come lingua straniera, Strasbourg, Council of Europe, 1981. 28 Obiettivi del corso - Corso Elementare di 2° livello (A2), Sillabo per i corsi di lingua e cultura italiana a stranieri dell’Università per stranieri di Perugia.

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La parte relativa alla competenza comunicativa presenta la funzioni comunicative di base del livello:
“Nell’ambito del corso elementare di 1° livello verranno presentate ed esercitate alcune funzioni comunicative, come ad esempio: presentarsi e presentare qualcuno; esprimere saluti e convenevoli e rispondere; ringraziare e rispondere a un ringraziamento; scusarsi e rispondere alle scuse; invitare e accettare o declinare un invito; esprimere preferenze e informarsi sulle preferenze degli altri; esprimere e chiedere appartenenza, congratularsi; parlare di eventi passati; descrivere persone, luoghi ed oggetti; chiedere e dare informazioni su orari e luoghi, …”29

La descrizione della competenza linguistica da raggiungere è data dall’elencazione degli argomenti grammaticali che saranno presentati durante il corso:
“Al termine del corso lo studente deve saper usare con una certa sicurezza alcuni strutture semplici della lingua e dimostrare di conoscere i meccanismi di base della morfologia italiana. In particolare durante il corso ordinario si riproporranno ad un livello di maggior analisi e dettaglio gli argomenti linguistici del livello precedente e a questi si aggiungeranno i seguenti: forme e uso dell’articolo partitivo; presente dei più frequenti verbi irregolari; preposizioni semplici e articolate; aggettivi e pronomi dimostrativi; aggettivi e pronomi interrogativi comuni; passato prossimo e participio passato (verbi regolari e irregolari più frequenti); verbi riflessivi e alcuni verbi pronominali; futuro: forme e usi e periodo ipotetico con il presente e futuro indicativo; imperfetto: forme ed usi più comuni; pronomi personali oggetto diretto e indiretto (forme toniche e atone); particelle pronominali “ne” e “ci”; numerali (cardinali e ordinali); gradi dell’aggettivo (positivo, comparativo, superlativo); avverbi di luogo, di tempo, di quantità e qualità più frequenti; imperativo e forme imperativali più comuni; condizionale: forme e alcuni usi pragmatici.”30

La competenza lessico-semantica viene descritta in riferimento al bagaglio lessicale atteso al termine del corso e al tipo di analisi che verrà proposta:
“A questo livello lo studente dovrà raggiungere un bagaglio lessicale, a livello ricettivo, che comprenda almeno 400/600 parole del Vocabolario di Base (VdB) con particolare attenzione ai termini di larga disponibilità
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Competenza comunicativa - Corso Elementare di 1° livello (A1), Sillabo per i corsi di lingua e cultura italiana a stranieri dell’Università per stranieri di Perugia. 30 Competenza linguistica - Corso Elementare di 2° livello (A2), Sillabo per i corsi di lingua e cultura italiana a stranieri dell’Università per stranieri di Perugia.

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(oggetti e cose della vita quotidiana, numeri, nomi di giorni, mesi, stagioni, ecc.).”31

I principali temi della comunicazione che vengono elencati sono di base nei primi livelli e esemplificativi nei livelli più alti, infatti il docente potrà proporre altre tematiche in base agli interessi e alle conoscenze specifiche degli studenti:
“Le attività comunicative interne alla classe avranno come argomenti temi della realtà sociale e culturale e riguarderanno aspetti e problematiche vicine agli interessi e ai bisogni dei discenti. In particolare, nel corso elementare di 2° livello si potranno trattare, oltre a quelli già indicativi al livello precedente, argomenti relativi a: identità personale; abitazione e ambiente; vita quotidiana (in famiglia e nella società); tempo libero, divertimenti e sport; viaggi e mezzi di trasporto; vacanze e ferie; lavoro e studio; acquisti di beni e servizi; salute e benessere; tempo meteorologico, ecc.”32

La parte relativa alla comprensione e produzione di testi indica il livello da raggiungere nelle abilità ricettive e produttive:
“Al termine del corso lo studente deve essere in grado di comprendere e utilizzare espressioni di uso quotidiano e formule molto comuni per soddisfare bisogni di tipo concreto, di interagire in modo semplice purché l’interlocutore parli lentamente e chiaramente e sia disposto a collaborare. Per quanto riguarda le abilità produttive deve essere in grado di: scrivere una breve e semplice cartolina, redigere brevi messaggi di uso comune; compilare moduli con dati personali; dare informazioni relative a dati personali e a determinate situazioni concrete.”33

3. I sussidi didattici
La gamma dei sussidi alla pratica didattica è pressoché infinita, se si tiene conto che, oltre a manuali, grammatiche, eserciziari, software didattici e materiali audiovisivi, ogni oggetto della vita quotidiana e non può essere usato in classe a sostegno dell’insegnamento (come
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Competenza lessico-semantica - Corso Elementare di 1° livello (A1), Sillabo per i corsi di lingua e cultura italiana a stranieri dell’Università per stranieri di Perugia. 32 Principali temi della comunicazione - Corso Elementare di 2° livello (A2), Sillabo per i corsi di lingua e cultura italiana a stranieri dell’Università per stranieri di Perugia. 33 Comprensione e produzione di testi - Corso Elementare di 1° livello (A1), Sillabo per i corsi di lingua e cultura italiana a stranieri dell’Università per stranieri di Perugia.

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fotografie, carte geografiche o biglie, dei realia che chi insegna utilizza per propri scopi, diversi da quelli primari dell’oggetto, ad esempio come stimolo alla conversazione). I sussidi didattici giocano un ruolo fondamentale nell’apprendimento guidato, infatti servono sia al lavoro congiunto del docente e degli apprendenti in classe che allo studio autonomo dell’apprendente, che ha con il loro ausilio la possibilità di agire consapevolmente sul processo di apprendimento. Nell’ambito dell’insegnamento dell’italiano come lingua seconda, i materiali didattici disponibili sono molteplici e il docente si trova costretto a scegliere, fra una vasta gamma di libri di testo, manuali, eserciziari, quaderni per lo sviluppo delle diverse abilità, prodotti in Italia e all’estero, il sussidio che maggiormente si adatta alle esigenze e agli obiettivi del livello in cui deve operare. 3.1. Percorso di scelta di materiali didattici: analisi Per scegliere un sussidio didattico destinato a un determinato gruppo di apprendenti, l’insegnante può avvalersi di una griglia di analisi, come ad esempio quella relativa ai materiali didattici per l’italiano L2 (GAM) proposta da Vedovelli34, che consente di comparare diversi materiali e strumenti. In tal modo l’insegnante è in grado di stabilire se i sussidi di cui dispone sono idonei a perseguire gli obiettivi reali che si è posto (e quelli generali dettati dalla programmazione didattica), e se sono adatti al tipo di apprendenti e alla metodologia che intende utilizzare.
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Vedovelli M., Guida all’italiano per stranieri. La prospettiva del Quadro Comune europeo per le lingue, Roma, Carocci, 2002, pag. 215.

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Le voci principali di questa griglia sono: l’identificazione del tipo di materiale didattico; l’eventuale riferimento al tipo di destinatari; i quadri teorici di riferimento in relazione ai modelli di teoria linguistica; i modelli glottodidattici di riferimento; i modelli di apprendimento; i livelli di competenze cui è orientato; i contenuti culturali; le indicazioni per gli studenti; l’analisi della struttura del sillabo soggiacente al materiale; la valutazione inerente al grado di rigidità/flessibilità dei contenuti linguistici e culturali, delle indicazioni didattiche e dell’uso dei materiali che chiama in causa la gestione più o meno autonoma degli strumenti di insegnamento da parte del docente.

4. Indagine sulla ricezione del sillabo dell’Università per Stranieri di Perugia da parte dei docenti e conseguenti riflessi sull’uso di sussidi didattici.
4.1. Obiettivi dell’indagine e questionario utilizzato per le interviste L’introduzione del nuovo sillabo e la ristrutturazione dei Corsi di Lingua italiana dell’Università per Stranieri di Perugia ha inevitabilmente comportato dei cambiamenti per i docenti, e maggiormente per coloro che si sono trovati ad insegnare nel livello elementare, a causa della suddivisione del precedente livello “principianti” in due livelli diversi: Corso Elementare di 1° livello (A1) destinato a principianti assoluti e, specificatamente, ad apprendenti di madrelingue tipologicamente distanti dall’italiano; Corso Elementare di 2° livello (A2), destinato a falsi principianti,

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coloro cioè che hanno già qualche nozione della lingua italiana, o a principianti assoluti che intendono frequentare un corso di durata trimestrale. Per indagare sulla ricezione di queste innovazioni soprattutto in relazione al ruolo che assumono i materiali didattici, in quanto sussidio sia per i docenti che per gli apprendenti, e su eventuali mutamenti nel loro utilizzo a seguito dell’adozione del nuovo sillabo, è stata condotta una ricerca che ha coinvolto alcuni docenti di italiano L2 nei corsi elementari di 1° e 2° livello, disposti a rispondere ad alcune domande e a esprimere le proprie opinioni rispetto alle tematiche sopra citate. Il gruppo di informanti era composto da tredici docenti che hanno insegnato in uno o più corsi di livello elementare dell’Università per Stranieri di Perugia durante l’anno accademico 2006/2007, sia come titolari del corso di lingua che come addetti alle esercitazioni orali e di pronuncia e grafia. Del gruppo facevano parte insegnanti che nel corso degli anni hanno prestato servizio sia all’Università per Stranieri di Perugia che in altre istituzioni, italiane ed estere, ed hanno esperienza di programmazione didattica, certificazione linguistica e realizzazione di libri di testo. Dei docenti che si sono resi disponibili ad essere intervistati, otto insegnavano in un corso di livello A1 e cinque in un corso di livello A2. Le interviste effettuate sono state condotte sulla base di un questionario in cui ogni quesito è un possibile punto di partenza per una riflessione da parte dell’informante. Il questionario è stato predisposto sulla base di alcune griglie di valutazione, analisi e confronto di manuali e materiali per l’insegnamento dell’italiano come L2, tra cui la GAM, elaborata dal gruppo di studio guidato da

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Vedovelli35, e completata da spunti per approfondire il rapporto tra sillabo, materiali e pratica didattica. Le domande che compongono il questionario si possono raggruppare per similarità di scopi e/o di oggetto. Ogni gruppo viene qui di seguito analizzato.
I gruppo: il sillabo e la pratica didattica 1. Ritiene che i contenuti del sillabo attualmente adottato siano rispondenti agli obiettivi del livello in cui Lei opera? 2. Per adeguare la pratica didattica al sillabo ha dovuto operare dei cambiamenti a livello di strategie e tecniche?

Queste prime domande sono state poste con l’intenzione di indagare: a) il livello di conoscenza del sillabo e dei livelli di riferimento da parte dei docenti, b) l’opinione degli stessi sull’utilità del sillabo e, c) il tipo di cambiamenti che l’introduzione del sillabo ha reso necessari nella pratica didattica. La prima richiede un giudizio da parte dell’informante sull’applicabilità delle specificazioni del sillabo nel corso di lingua che tiene, in particolare se esse sono adatte a perseguire gli obiettivi del suddetto corso; con la seconda si mira a sapere se la nuova programmazione didattica abbia provocato delle innovazioni negli interventi degli informanti sul percorso di apprendimento.
II gruppo: il cambiamento del manuale e le sue motivazioni 3. Se in precedenza usava un manuale, ha ritenuto di doverlo sostituire? 4. Se sì, il motivo riguarda: - la metodologia adottata? - la scelta dei contenuti grammaticali, lessicali e culturali? - la scarsa varietà di lingua e registri?

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Vedovelli M., Guida all’italiano per stranieri. La prospettiva del Quadro Comune europeo per le lingue, Roma, Carocci, 2002, pag. 215.

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- l’assenza di una guida per l’insegnante in cui fossero esplicitati i principi teorici e le modalità di svolgimento del percorso formativo proposto?

In questa seconda parte si vuole capire quanto l’introduzione del sillabo abbia influito sull’uso, ma soprattutto sulla scelta, dei materiali didattici, e quale sia l’importanza delle diverse parti e dei diversi aspetti di questi ultimi per gli informanti. Il quesito n° 3 è mirato a scoprire se l’informante usasse un manuale prima della riforma dei corsi e se, a seguito di questa, sia stato indotto a sostituirlo con un altro o a scegliere altri materiali didattici, considerati più rispondenti agli obiettivi. Il quesito successivo indaga sugli aspetti negativi che hanno determinato l’eventuale abbandono del vecchio manuale. Le opzioni proposte intendono identificare le motivazioni per le quali l’informante ha scelto il nuovo sussidio didattico: una metodologia “migliore”, una scelta dei contenuti più aderente al sillabo, una più vasta varietà di lingua e registri e/o una guida per l’insegnante di reale utilità.
III gruppo: il libro di testo, il suo utilizzo e i materiali integrativi 5. Quale libro usa attualmente? 6. Il libro risponde in pieno alle esigenze del livello in cui Lei opera? 7. Segue il libro di testo nella sequenza da esso proposta, senza dover anticipare o posticipare la trattazione delle categorie grammaticali? 8. Segue il libro di testo nella sequenza da esso proposta, senza dover anticipare o posticipare la trattazione delle funzioni comunicative? 9. Affianca al libro di testo alcuni materiali integrativi? 10. Se sì, tali materiali sono - tratti da altri sussidi didattici in commercio? - realizzati autonomamente da Lei?

Questa sezione del questionario richiede informazioni circa il manuale utilizzato e la sua rispondenza ai bisogni del livello in cui gli informanti insegnano. I quesiti 7 e 8 costituiscono un ulteriore

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approfondimento di quello precedente e, richiedendo risposte più analitiche, consentono di verificarne la congruenza con la risposta al quesito 6. I quesiti 9 e 10 hanno lo scopo di verificare se gli informanti ravvisino la necessità di utilizzare materiali integrativi e, in caso affermativo, di quale tipologia siano questi.
IV gruppo: gli insiemi di materiali e il sillabo 11. Se non si avvale di un libro di testo, per la scelta dei materiali da usare in classe fa esclusivo riferimento al sillabo adottato per i corsi di lingua dell’Università per Stranieri?

Il quesito 11 è indirizzato a coloro che non usano un manuale di riferimento. Esso richiede agli informanti di indicare se per la scelta dei materiali didattici prendono come punto di riferimento il nuovo sillabo, ovvero seguono altri criteri.
V gruppo: nuovo manuale di riferimento 12. Ritiene utile la realizzazione di un libro di testo ad hoc, tarato sui bisogni e gli obiettivi indicati dall’attuale sillabo?

Questo quesito elicita l’opinione degli informanti sull’utilità o meno di nuovi sussidi didattici elaborati sulla base del sillabo. Le risposte consentono di verificare in che misura gli informanti preferiscano avere a disposizione un libro di testo che, essendo tarato su bisogni e gli obiettivi esplicitati dal sillabo dell’Università per Stranieri, elimini la necessità di individuare un altro manuale di riferimento e di completarlo con materiali integrativi.

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VI gruppo: i risultati del percorso di apprendimento e il sillabo 13. Dica in che misura con il nuovo sillabo sono migliorati i risultati del percorso di apprendimento da Lei guidato.

L’ultimo quesito del questionario richiede agli informanti un giudizio sui risultati ottenuti nei corsi in cui hanno insegnato seguendo il nuovo sillabo, mettendoli in rapporto a quelli che hanno preceduto l’adozione del nuovo sillabo. È da prevedere che il breve lasso tempo intercorso fra l’introduzione del nuovo sillabo e la sua effettiva messa in pratica, seppure in via sperimentale, non sia sufficiente per esprimere una valutazione basata sull’esperienza diretta. 4.2. Risultati delle interviste Informante n° 1 – Dimostra di conoscere il sillabo, ma non ha ben presenti i livelli. I cambiamenti effettuati nella pratica didattica sono da ricollegarsi alla specifica tipologia di corso in cui ha operato, un A1 di studenti cinesi, e al sillabo. Usava e usa un manuale di riferimento (Qui Italia); ritiene che ci sia la necessità di nuovi materiali, dato che quelli esistenti non sono adatti per la scelta dei contenuti grammaticali, lessicali e culturali, e per le esigenze dei livelli. Usava e usa costantemente materiali integrativi, sia tratti da altri manuali sia originali, ma la loro scelta non dipende strettamente dal sillabo. A suo parere i risultati ottenuti con il nuovo sillabo non sono ancora valutabili. Osservazioni: Ritiene insufficiente la formazione degli insegnanti da parte dell’Università; considera i corsi di livello A1 attualmente attivati unicamente dei corsi propedeutici per cinesi; pensa che il

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nuovo sillabo renda l’insegnamento più serio e corretto, anche guardando alla valutazione finale. Informante n° 2 – Dimostra di essere molto competente riguardo ai livelli, ma non ha letto il sillabo. I cambiamenti effettuati nella pratica didattica sono da ricollegarsi alla specifica tipologia di corso in cui ha operato, un A1 potenziato composto da studenti cinesi, non al sillabo. Usava e usa un manuale di riferimento (In Italiano), anche se pensa che nessuno di quelli esistenti risponda alle esigenze di tempi più lunghi per l’assimilazione degli elementi formali basici della lingua da parte degli studenti in questione. Ritiene necessari i materiali integrativi ad ogni livello. E’ favorevole alla creazione di libri di testo specifici per i nuovi livelli introdotti, specialmente A1. A suo parere i risultati ottenuti con il nuovo sillabo non sono ancora valutabili. Osservazioni: Ritiene necessaria una formazione specifica per gli insegnanti dei corsi A1 di cinesi; segnala il problema del piazzamento degli studenti cinesi, automaticamente assegnati al primo livello; segnala il problema di uno stesso sillabo usato in corsi di diversa durata ma di uguale livello, soprattutto in riferimento ai risultati in sede di valutazione. Dà un giudizio positivo sulla maggiore omogeneità tra obiettivi dei corsi e certificazioni con l’introduzione del nuovo sillabo; pensa che il sillabo abbia reso più chiara ai docenti la differenziazione dei livelli, anche se sottolinea che nella pratica è facile scivolare da un livello ad un altro. Suggerisce che i corsi per principianti assoluti siano come minimo di durata bimestrale.

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Informante n° 3 – Dimostra di conoscere il sillabo, anche se non ne è in possesso, e i livelli di riferimento. Ritiene che i contenuti del sillabo siano rispondenti agli obiettivi del livello in cui opera (A2). Non ha effettuato cambiamenti nelle strategie e nelle tecniche usate né nel manuale di riferimento a causa dell’adozione del nuovo sillabo. Considera non adatta la progressione delle categorie grammaticali e delle funzioni comunicative del manuale (Qui Italia), che non risponde in pieno alle esigenze del livello. Usava e usa materiali integrativi originali e tratti da altri manuali per affiancare il libro di testo di riferimento. Pensa sia utile la creazione di nuovi libri di testo. A suo parere, i risultati del percorso di apprendimento con l’introduzione del nuovo sillabo non sono cambiati. Osservazioni: Segnala che sarebbe utile fornire il sillabo agli insegnanti in entrata. Informante n° 4 – Dimostra di aver ben presente il sillabo e i livelli di riferimento. Ritiene i contenuti del sillabo non rispondenti agli obiettivi del livello in cui opera (A2). Non ha effettuato cambiamenti nelle strategie e nelle tecniche usate. Usava un manuale di riferimento, ma ha ritenuto di sostituirlo con materiali vari tratti da manuali in commercio (nel periodo di sperimentazione del nuovo sillabo) a causa della scelta dei contenuti. Per la scelta e la graduazione dei materiali ha come punto di riferimento il sillabo. Ritiene che ci sia la necessità di nuovi materiali. A suo parere i risultati ottenuti con il nuovo sillabo non sono ancora valutabili.

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Osservazioni: Ritiene che nei corsi di durata mensile il sillabo debba essere ridotto. Informante n° 5 – Dimostra di essere competente riguardo ai livelli, ma non ha letto il sillabo. Ritiene che i contenuti del sillabo siano rispondenti agli obiettivi del livello in cui opera. Non ha effettuato cambiamenti nelle strategie e nelle tecniche usate a causa dell’adozione del nuovo sillabo, ma ha sostituito il manuale con un insieme di materiali, soprattutto data la specificità del corso (A1 di cinesi, di durata minore rispetto alla norma). La scelta dei materiali da usare è basata sul sillabo (CERF). Pensa sia utile la creazione di nuovi libri di testo. A suo parere, i risultati del percorso di apprendimento con l’introduzione del nuovo sillabo non sono cambiati. Osservazioni: Specifica che le strategie e i materiali cambiano a causa della tipologia della classe, non del sillabo (riferimento al forte numero di corsi di soli orientali/cinesi); giudica un errore dividere gli insegnamenti di lingua e di esercitazioni tra più insegnanti, scelta che a suo parere va a discapito sia degli studenti che dei docenti. Informante n° 6 – Dimostra di aver ben presente il sillabo e i livelli di riferimento. Ritiene che i contenuti del sillabo siano rispondenti agli obiettivi del livello in cui opera (A2). Non ha effettuato cambiamenti nelle strategie e nelle tecniche usate a causa dell’adozione del nuovo sillabo. Usava e usa un manuale di riferimento (Qui Italia), che però non risponde appieno alle esigenze del livello in cui opera. Segue la progressione del manuale per quanto riguarda le funzioni comunicative, ma non quella dei contenuti grammaticali. Usa

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materiali integrativi sia autentici che tratti da manuali in commercio. Non ritiene particolarmente necessaria la creazione di nuovi libri di testo basati sul sillabo. A suo parere, i risultati del percorso di apprendimento con l’introduzione del nuovo sillabo non sono cambiati. Informante n° 7 – Dimostra di aver presente il sillabo ed i livelli di riferimento. Ritiene i contenuti del sillabo adeguati al livello in cui opera (A1). Ha cambiato strategie e tecniche nella pratica didattica a causa dell’introduzione del nuovo sillabo e della nuova organizzazione dei corsi. Usava e usa un manuale di riferimento (Qui Italia), che pur essendo una buona mediazione non risponde appieno alle esigenze del livello in cui opera. Infatti segue la progressione del manuale per quanto riguarda le funzioni comunicative e i contenuti grammaticali, ma lo integra con materiali originali e tratti da altri manuali. Non ritiene utile la creazione di nuovi libri di testo basati sul sillabo, dato che quest’ultimo è comunque da riferire alla classe e le necessità cambiano di volta in volta. A suo parere, i risultati del percorso di apprendimento con l’introduzione del nuovo sillabo non sono cambiati. Osservazioni: Ritiene che un libro completamente adatto al livello non possa esistere, a causa delle naturali differenze tra i gruppi di apprendenti reali, quindi la scelta ottimale è un manuale aperto da integrare. A suo parere il cambiamento non è stato gestito bene e i docenti si sono trovati dentro ad una nuova organizzazione senza la necessaria preparazione/formazione da parte dell’Università.

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Informante n° 8 – Dimostra di essere molto competente riguardo ai livelli di riferimento, ma non conosce il sillabo nei dettagli. Ritiene che i contenuti del sillabo non rispondano agli obiettivi del livello (A2). Non ha cambiato strategie e tecniche né ha ritenuto di dover sostituire il manuale fino ad ora. Si attiene al manuale di riferimento scelto dal docente di Lingua Italiana, manuale che però non risponde appieno alle esigenze del livello in cui opera, e lo integra con materiali originali e tratti da vari manuali. Non segue la progressione proposta dal manuale per le categorie grammaticali, né per le funzioni comunicative. Ritiene utile la creazione di nuovi materiali didattici e manuali con i referenziali relativi al Quadro comune in italiano. I risultati del percorso di apprendimento con l’introduzione del nuovo sillabo non sono per ora valutabili. Osservazioni: Lamenta una disomogeneità del livello di competenza all’interno delle classi, a causa di problemi nello smistamento degli apprendenti durante i test di piazzamento (probabilmente non adeguati ai livelli decisi) e i passaggi di livello; questo origina un abbassamento del livello di competenza degli apprendenti in uscita. Sottolinea che per la scelta dei materiali bisogna tener conto sia dei livelli esplicitati dal Framework sia della classe, cioè le caratteristiche degli studenti e le loro lingue di partenza. Informante n° 9 – Dimostra di conoscere molto bene sia il sillabo che i livelli di riferimento. Non ritiene i contenuti del sillabo rispondenti al corso in cui opera (A1 composto da studenti orientali). Per adeguarsi al sillabo e al tipo di classe ha cambiato strategie e tecniche ed ha sostituito il manuale che utilizzava, a causa della metodologia adottata

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e della scelta dei contenuti grammaticali, lessicali e culturali. Attualmente sperimenta vari materiali autoprodotti, il cui punto di riferimento non è esclusivamente il sillabo. Ritiene utile la creazione di un libro di testo specifico per il nuovo tipo di utenza basato sul sillabo. Per quanto riguarda le sue classi, il sillabo ha cambiato i risultati del percorso di apprendimento in modo positivo. Osservazioni: Ritiene che il sillabo, se usato bene e consapevolmente, migliori i risultati dell’apprendimento. Sottolinea che non sempre c’è la necessità di cambiare manuale, basta che questo sia usato diversamente, che il docente crei un percorso autonomo al suo interno. Informante n° 10 – Dimostra di avere ben presenti il sillabo ed i livelli di riferimento. Ritiene i contenuti del sillabo non rispondenti agli obiettivi del livello in cui opera (A2). Non ha cambiato strategie e tecniche per adeguarsi al sillabo. Usava un materiale di riferimento, che ha sostituito con un insieme di materiali a causa dell’inadeguata scelta dei contenuti grammaticali, lessicali e culturali e della scarsa varietà di lingua e registri. Usa materiali originali e tratti da manuali, graduandoli sulla base del sillabo. Pensa che sia utile creare un manuale tarato sul sillabo. In base all’esperienza finora conseguita, considera che l’introduzione del nuovo sillabo e della nuova organizzazione dei corsi abbiano peggiorato i risultati del percorso di apprendimento. Osservazioni: Sottolinea che non è tanto il sillabo a non funzionare, quanto l’organizzazione dei corsi, soprattutto lo smistamento degli studenti ed il piazzamento nei livelli: ha avuto un corso B1 in cui ha

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dovuto riprendere argomenti grammaticali che si affrontano propriamente nei corsi di livello A1. Informante n° 11 – Dimostra di conoscere bene il sillabo ed i livelli di riferimento. Ritiene che i contenuti del sillabo siano adatti agli obiettivi del corso in cui opera (A1 composto da studenti cinesi). Ha cambiato strategie e tecniche della sua pratica didattica sia a causa del sillabo che della specifica tipologia della classe. Usava un manuale di riferimento, che ha sostituito a causa della metodologia adottata e della scelta dei contenuti grammaticali, lessicali e culturali. Ora usa un insieme di materiali originali che sceglie principalmente in riferimento al sillabo. Ritiene che sia utile la realizzazione di un libro di testo basato sul sillabo. A suo parere, i risultati del percorso d’apprendimento non sono ancora valutabili. Osservazioni: L’informante ha usato come riferimento sia il sillabo dell’Università per Stranieri di Perugia che altri sillabi A1 italiani e stranieri. Sottolinea che le valutazioni dei materiali non possono riferirsi al sillabo, ma devono riferirsi alla classe, che è il filtro con cui si adatta il sillabo e si scelgono gli obiettivi. Informante n° 12 – Dimostra di conoscere bene il sillabo ed i livelli di riferimento. Ritiene i contenuti del sillabo non rispondenti agli obiettivi del livello in cui opera (A1). Ha operato dei cambiamenti a livello di strategie e tecniche a causa dell’introduzione del sillabo. Usava un manuale di riferimento, che ha sostituito a causa della metodologia adottata e della scelta dei contenuti grammaticali, lessicali e culturali. Ora usa Qui Italia, che però non risponde appieno

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alle esigenze del livello in cui opera, per cui non si attiene alla progressione del libro né per le categorie grammaticali né per le funzioni comunicative e affianca al manuale vari materiali originali. Ritiene necessaria la realizzazione di nuovi libri di testo basati sul sillabo. A suo parere i risultati del percorso di apprendimento sono migliorati molto. Osservazioni: Sottolinea che il cambiamento dell’utenza ha molto a che vedere con la necessità di nuovi materiali. Informante n° 13 – Dimostra di conoscere bene il sillabo ed i livelli di riferimento. Ritiene il sillabo troppo ampio per il livello in cui opera (A1 composto per la maggior parte da studenti orientali). Ha cambiato strategie e tecniche nella pratica didattica a causa dell’introduzione del nuovo sillabo e della tipologia della classe. Usava un manuale di riferimento, che ha sostituito con un altro manuale (Piazza Navona) per sperimentare qualcosa di nuovo. Il libro non si è rivelato adatto alle esigenze del corso, in quanto troppo difficile per gli apprendenti sinofoni, quindi l’informante non segue fedelmente il manuale nella sua progressione delle categorie grammaticali e delle funzioni comunicative. Integra il manuale con un insieme di materiali originali e tratti da altre pubblicazioni. Ritiene utile la realizzazione di un libro di testo ad hoc per le classi di apprendenti orientali, ma non per le classi eterogenee. I risultati del percorso di apprendimento non sono valutabili, a causa del cambiamento dell’utenza.

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Osservazioni: Sottolinea che il passaggio da classi eterogenee a classi monolingui implica molti cambiamenti a carico del docente, che deve anche confrontarsi con la nuova programmazione didattica e cercare di adattarla alle nuove esigenze che pone il cambio di utenza. 4.3. Analisi dei dati 4.3.1. Il sillabo e la pratica didattica La maggior parte degli informanti conosce il sillabo e tutti, ad eccezione di uno, hanno ben presenti i livelli di riferimento del Quadro comune europeo, ma meno della metà degli intervistati giudica i contenuti del sillabo adeguati alle necessità del livello in cui opera, mentre cinque intervistati sono di parere contrario e due non hanno risposto a questa domanda.
14 12 10 8 6 4 2 0
1) Conosce il sillabo 2) Ha presenti i 3) I contenuti del livelli di riferimento sillabo rispondono agli obiettivi del livello 4) Ha cambiato strategie e tecniche per adeguarsi al sillabo Sì No nessuna risposta (3)/non per il sillabo (4)

L’adeguamento della pratica didattica al sillabo non ha comportato cambiamenti nelle strategie e nelle tecniche per sei informanti, altrettanti hanno operato modifiche a questo livello a causa del sillabo, invece uno a causa della specifica tipologia della classe.

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Dai dati ottenuti si ricava che la conoscenza del sillabo da parte degli insegnanti del livello elementare è buona, come anche la conoscenza dei livelli di riferimento. L’opinione predominante è che ci sia rispondenza tra i contenuti del sillabo e gli obiettivi dei due livelli, ma è comunque molto alta la percentuale di informanti che sono del parere contrario (quasi il 40%). Il fatto che solo la metà degli informanti abbia effettuato dei cambiamenti a livello di strategie e tecniche indica che probabilmente esiste una scarsa propensione ad adeguare la pratica didattica al nuovo sillabo. 4.3.2. Il cambiamento del manuale e le motivazioni Tutti gli intervistati usavano un manuale di riferimento prima dell’introduzione del nuovo sillabo; nove di loro hanno ritenuto di doverlo sostituire e più della metà ha optato per un insieme di materiali tratti da manuali o realizzati autonomamente, mentre i restanti quattro intervistati hanno adottato un altro manuale.

10 8 6 4 2 0
Ha sostituito - per la il manuale a metodologia causa del adottata sillabo - per la scelta dei contenuti

No

- per la scarsa varietà di lingua e registri

- per l'assenza della guida per l'insegnante

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Degli insegnanti che hanno sostituito il manuale, tre affermano di averlo fatto a causa della scelta dei contenuti grammaticali, lessicali e culturali presenti nel precedente manuale e della metodologia adottata, due a causa della sola scelta dei contenuti grammaticali, lessicali e culturali, uno a causa della scarsa varietà di lingua e registri e della scelta dei contenuti grammaticali, lessicali e culturali, e nessuno a causa dell’assenza di una guida per l’insegnante adatta. Una forte indecisione si riscontra per quanto riguarda l’opzione della metodologia adottata: il problema non sembra infatti essere riferito alla metodologia in rapporto al sillabo, quanto piuttosto alle specifiche caratteristiche delle classi (apprendenti sinofoni). 4.3.3. Il libro di testo, il suo utilizzo e i materiali integrativi Cinque dei docenti che al momento dell’intervista usavano un manuale di riferimento hanno scelto Qui Italia (degli intervistati che hanno fatto questa scelta, tre non hanno sostituito il libro di testo dopo l’introduzione del nuovo sillabo), uno In Italiano e uno Piazza Navona. Per nessuno degli intervistati il manuale risponde appieno alle esigenze del livello; solo un informante segue la sequenziazione delle categorie grammaticali e delle funzioni comunicative del libro, mentre un altro si attiene unicamente alla progressione delle funzioni comunicative. Tutti gli informanti affiancano materiali integrativi al manuale di riferimento; i materiali scelti sono sia tratti da sussidi didattici in commercio sia originali per sette di loro, mentre uno preferisce non realizzarli autonomamente e un altro utilizza esclusivamente materiali originali.

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Informanti: Ora usa un manuale - Qui Italia - Piazza Navona - In Italiano Il libro risponde in pieno alle esigenze del livello Segue fedelmente la progressione del libro per le categorie grammaticali Segue fedelmente la progressione del libro per le funzioni comunicative Usa materiali integrativi - tratti da altri manuali - originali

1

2

3

4

5

6

7

8

9

10 11 12 13 tot. 8 5 1 1 0 1

2 8 7 7

La tabella evidenzia una contraddizione: i libri scelti dagli informanti non si rivelano, a loro stesso giudizio, adeguati alle loro esigenze e agli obiettivi dei livelli. A causa di ciò, la progressione dei contenuti all’interno dei manuali non viene rispettata e gli intervistati fanno largo uso di materiali integrativi da affiancare ai manuali di riferimento. 4.3.4. Gli insiemi di materiali e il sillabo I cinque informanti che hanno dichiarato di non avvalersi di un manuale di riferimento usano in classe materiali vari: due di loro affiancano materiali autoprodotti a materiali tratti da manuali in
Si avvale di materiali originali Si avvale di materiali tratti da manuali di riferimento Si avvale sia di materiali originali che di materiali tratti da altri manuali

commercio, due utilizzano solo i primi e uno solo i secondi; la loro scelta e graduazione è basata totalmente sul sillabo per quattro dei cinque informanti, invece per il quinto esso rappresenta solo un sostegno cui affidarsi in caso di necessità.

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4.3.5. Nuovi manuali di riferimento La maggioranza dei docenti intervistati ritiene utile la realizzazione di un manuale tarato sui bisogni e gli obiettivi indicati dall’attuale sillabo, soprattutto indirizzato alla nuova tipologia di utenza. Solo secondo due informanti l’elaborazione di un libro di testo specifico in questo senso non è necessaria. 4.3.6. I risultati del percorso di apprendimento e il sillabo Secondo meno della nei
7 6 5 4 3 2 1 0 I risultati sono migliorati I risultati sono peggiorati I risultati non sono cambiati Numero Informanti
12 10 8 6 4 2 0 Favorevole Contrario

Realizzazione di un manuale apposito tarato sull'attuale sillabo

metà degli informanti i cambiamenti risultati del percorso di apprendimento causati dall’introduzione del nuovo sillabo non sono valutabili, dati il breve

I risultati non sono ancora valutabili

tempo di applicazione ed il cambiamento dell’utenza; quattro non li ritengono mutati e solo secondo due informanti essi sono migliorati, mentre uno crede che siano peggiorati.

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5. Conclusioni
L’indagine ha messo in luce alcune questioni che hanno reso problematica la ricezione del nuovo sillabo e difficoltoso il suo utilizzo nella pratica didattica. Non tutti i docenti ritengono il nuovo sillabo adatto come base dei corsi di livello elementare, di conseguenza molti di loro non hanno ritenuto di adeguarsi alla nuova programmazione, oppure hanno cercato di farlo, ma si sono scontrati con altre difficoltà, come la mancanza di sussidi didattici pienamente rispondenti alle esigenze dei due livelli presi in considerazione. Per ovviare a questo problema i manuali vengono utilizzati in maniera molto libera e sono affiancati (o sostituiti) da materiali messi a punto dai docenti stessi e da materiali provenienti dalla varietà di libri di testo pubblicati. Un ulteriore disagio è rappresentato da un’apparente non uniformità tra la definizione dei livelli presente nel sillabo e la loro attualizzazione nelle operazioni di piazzamento degli apprendenti, con il risultato che si formano delle classi con competenza linguistica di base non omogenea e con poche probabilità di raggiungere gli obiettivi finali del livello. Un’osservazione fatta frequentemente dai docenti riguarda l’utilizzo dello stesso sillabo in corsi di uguale livello ma di diversa durata, che comporta differenze notevoli nei risultati in sede di valutazione finale; questo è rilevante soprattutto in riferimento al cambiamento avvenuto a livello di utenza. Negli ultimi anni è aumentata molto, infatti, l’affluenza ai corsi di lingua e cultura italiana dell’Università per Stranieri di Perugia di apprendenti parlanti lingue tipologicamente distanti dall’italiano, in

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particolare di apprendenti sinofoni. A ciò si deve aggiungere il passaggio da classi eterogenee a classi quasi totalmente monolingui nei primi livelli, il che implica spesso l’assunzione di nuove competenze da parte dei docenti, che devono confrontarsi con la nuova programmazione didattica e cercare di adattarla alle nuove esigenze imposte dal cambiamento dei destinatari. Esplorando il rapporto tra sillabo e sussidi didattici durante le interviste fatte, è emerso che la valutazione e la scelta dei materiali si riferisce in primo luogo alla tipologia degli apprendenti, che sono il filtro con cui si adatta il sillabo. Gli obiettivi reali da perseguire durante il percorso di apprendimento hanno le loro basi nella programmazione didattica e in documenti come il Quadro comune europeo, che fornisce una vasta gamma di opzioni ai docenti, ma sono determinati unicamente dal confronto di questi con i bisogni attuali e futuri degli apprendenti. Pur nella sua dimensione relativamente ridotta, l’indagine rivela che allo stato attuale esiste una scarsa aderenza dei materiali didattici in uso nei corsi di livello A agli obiettivi e ai contenuti delineati dal sillabo dell’Università per stranieri. In una certa misura alcuni docenti intervistati tentano di ovviare alle carenze dei materiali in commercio ricorrendo a sussidi integrativi, ma ciò comporta che i programmi di alcuni corsi differiscano da altri di pari livello proprio per il modo casuale e non sistematico in cui ciascun insegnante ritiene di adeguarsi al sillabo. Da ciò discende la considerazione che per realizzare una reale convergenza fra il sillabo e i sussidi occorra produrre materiali ad hoc, prospettiva caldeggiata dalla maggior parte dei docenti intervistati.

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