Tommaso d’Aquino L’ente e l’essenza

http://www.ariannascuola.eu/joomla/filosofia/la-filosofia-scolastica/tommaso-daquino/il-de-ente-et-essentia.html

PROEMIO Poiché un piccolo errore fatto in principio diventa grande alla fine, come dice Aristotele" nel primo libro del De coelo et mundo, e poiché l'ente e l'essenza sono ciò che vengono concepiti per primi dall'intelletto, come dice Avicenna nel primo libro della sua Metafisica, per non essere tratti in errore dal non conoscere queste cose e per sciogliere la loro difficoltà bisogna spiegare che cosa si intende con il nome di essenza e con quello di ente, come si trovino nelle diverse realtà e come si riferiscano ai concetti logici, cioè al genere, alla specie e alla differenza. Poiché dobbiamo arrivare alla conoscenza delle cose semplici partendo da quelle composte, e partendo da quelle posteriori giungere a quelle anteriori in quanto è metodo didattico più conveniente per quanti iniziano iniziare dalle cose più facili, così è opportuno procedere dal significato di ente a quello di essenza.

CAPITOLO PRIMO Bisogna sapere che, come dice Aristotele nel quinto libro della Metafisica, l'ente per sé si dice in sue sensi: il primo è quello per cui si divide nelle dieci categorie, il secondo è quello che esprime, nelle proposizioni, il loro essere vere. La differenza è che nel secondo senso può essere detto ente tutto ciò su cui può essere formulato un giudizio affermativo, anche se ciò non pone nulla come esistente nella realtà. In questo senso anche le negazioni e le privazioni si dicono enti, e infatti diciamo che l'affermazione è opposta alla negazione e che la cecità è nell'occhio. Ma nel primo senso non si può dire ente se non ciò che ponga qualcosa come esistente nella realtà, e di conseguenza, secondo questo modo di intendere, la cecità e le realtà di questo tipo non sono enti. Il termine di essenza non deriva quindi dall'ente inteso nel secondo senso, poiché in riferimento ad esso sono dette enti delle realtà che non hanno essenza, come è evidente nelle privazioni: piuttosto, il concetto di essenza deriva dall'ente inteso nel primo senso. Perciò Averroè, nello stesso luogo, nota: l'ente inteso nel primo senso è ciò che indica l'essenza della cosa. E poiché, come si è detto, 1'ente inteso in questo senso si divide nelle dieci categorie, è necessario che l'essenza significhi qualcosa di comune a tutte le nature, per le quali i diversi enti vengono collocati nei diversi generi e specie, come 1'umanità è 1'essenza dell'uomo e così via. E poiché ciò per cui le cose sono costituite nel proprio genere o specie è ciò che indichiamo con la definizione che dice cosa è quella realtà, i filosofi trasformano il termine essenza in quello di quiddità e questo è ciò che Aristotele spesso chiama quod quid erat esse, ossia ciò per cui qualcosa è qualcosa di determinato. Viene anche detta forma, in quanto con questa parola si indica l'essere determinato di ogni cosa, come dice Avicenna nel secondo libro della sua Metafisica. Infine può essere detta anche natura, assumendo il termine nel primo dei quattro sensi che Boezio, nel De duabus naturis, gli assegna, secondo il quale natura è ciò che in qualunque modo può essere colto dall'intelletto. Infatti una realtà non è intelligibile se non per la sua essenza e la sua definizione: e infatti Aristotele dice, nel quarto libro della Metafisica che ogni sostanza è natura. Il termine natura, assunto in questo significato, sembra indicare l'essenza

Tutto ciò. CAPITOLO SECONDO Nelle sostanze composte. che ousia significa composto. quindi. e neppure può determinare qualcosa secondo il genere o la specie: ciò è possibile solo grazie a ciò per cui qualcosa è in atto. E neppure si può affermare che la materia. Ousia infatti presso i Greci ha lo stesso significato che essenza per i Latini. Anche Avicenna dice che la quiddità delle sostanze composte è la stessa composizione di materia e forma. poiché una realtà è conoscibile proprio in virtù della sua essenza e viene classificata in genere e specie grazie ad essa. forma e materia sono note. ma in modo più vero e più nobile in quelle semplici. in quanto nessuna realtà può mandare della propria operazione. D'altra parte non si può neppure sostenere che 1'essenza indichi la relazione tra la materia e la forma. per lo meno quella sostanza semplice e prima che è Dio. Il concetto di quiddità in realtà viene desunto da ciò che indica la definizione. mentre la materia non è principio di conoscenza. ma entrambe. ma è detta essenza in quanto con essa e in essa l'ente ha l'essere. ma solo in un certo senso. commentando le Categorie. in forza della quale la cosa viene detta ente. quest’ultima è resa ente in atto e realtà determinata. e perciò ciò che si aggiunge non da alla materia semplicemente l'essere in atto. è proprio dell'essenza. Perciò quando viene acquisita una forma simile (cioè accidentale) non si può dire che generi qualcosa in senso vero e proprio. Da quanto è stato detto è evidente. a proposito del settimo libro della Metafisica. Sono infatti causa di quelle composte. la cosa stessa. come nell'uomo l'anima e il corpo. Infatti vediamo qui. non ci sarebbe alcuna differenza tra le definizioni delle realtà fisiche e quelle delle realtà matematiche. o come un ente indipendente dalla sua essenza: questo tipo di definizioni infatti è tipico degli accidenti. l'essenza in senso vero e proprio è nelle sostanze. e la cui definizione perciò deve comprendere il soggetto che è esterno al loro genere. Resta stabilito che il termine essenza nelle sostanze composte indica ciò che è composto dalla materia e dalla forma. invece. venga posta come qualcosa di aggiunto alla sua essenza. Ciò è . necessariamente. per esempio. come egli stesso spiega nel libro De duabus naturis. o qualcosa di aggiunto ad esse: infatti ciò sarebbe. come in altri casi. che è atto della materia. un accidente o comunque qualcosa di estraneo alla cosa in questione. Infatti attraverso la forma. ma da ciò che li raccoglie entrambi. Tra le sostanze alcune sono semplici e altre composte: in entrambe c'è l'essenza. Ma poiché le essenze di quelle sostanze sono per noi più nascoste bisogna iniziare dall'essenza delle sostanze composte. in quanto è metodo didattico più conveniente partire dalle cose più facili. e solo secondariamente e in senso relativo gli accidenti. sebbene sia solo la forma a suo modo la causa di questo essere.della realtà in quanto è ordinata alla propria operazione. scrive: "La natura che hanno le specie nelle cose generabili è qualcosa di medio. infatti. per il fatto che possiedono un essere più nobile. sebbene alcuni si sforzano di sostenere questa tesi. nella definizione della sostanza naturale. che la materia da sola non è l'essenza. fa esistere in atto una cosa bianca. E infine Averroè. infatti. non sia solo forma o solo materia. Boezio è d'accordo con questa affermazione quando dice. È evidente. e non sarebbe possibile conoscere. e negli accidenti solo in un certo senso e relativamente. come fanno gi accidenti: la bianchezza. che l'essenza è ciò che viene indicato cn la definizione della cosa. E neppure si può identificare l'essenza con la sola forma della sostanza composta. poiché l'essere della sostanza composta non è solo l'essere della forma e neppure quello della sola materia bensì dallo stesso composto: l'essenza invece è ciò sotto il cui profilo la cosa è detta esistente. E' evidente quindi che l'essenza comprende materia e forma. Non si può però sostenere che una sola di queste due realtà sia l'essenza. che le cose che sono costituite di più principi non traggono il loro nome da uno solo di quei principi. che non hanno una essenza in senso proprio. Da qui segue necessariamente che l'essenza. Il ragionamento infine conferma queste affermazioni autorevoli. ma l'essere-tale. cioè composto di materia e forma". e la definizione delle sostanze naturali contiene non solo la forma ma anche la materia: se così non fosse. Ma poiché l'ente è in senso assoluto e primario la sostanza. attraverso di essa.

sia soltanto particolare e non universale. Infatti la determinazione dell'individuo nei confronti della specie avviene attraverso la materia nella quale si possono individuare le tre dimensioni. perché nessuna parte integrante può venire predicata dell'intero di cui è parte. In questo modo corpo sarà il genere "animale" poiché nell'animale non è possibile concepire nulla che non sia contenuto implicitamente nel corpo. Nella definizione di uomo entra invece la materia non signata perché nella definizione di uomo non entra questo osso e questa carne. tuttavia un corpo non viene detto dolce per il calore. che sono la sua essenza". In questo senso il corpo è parte materiale e integrale dell'animale poiché l'anima sarà qualcosa di ulteriore a ciò che è significato col nome di "corpo" e si aggiungerà allo stesso corpo. Come accada questo si può vedere se si consideri la differenza tra il corpo inteso come parte dell'animale e il corpo inteso come genere: non si può dire che è genere allo stesso modo in cui è parte dell'intero. sebbene nei due casi ci siano due modi diversi di determinazione. che possiede una forma tale da implicare in quella realtà la possibilità di indicare le tre dimensioni. a proposito del settimo libro della Metafisica. in modo che. ma come indeterminato. Il corpo può anche essere inteso in modo tale da indicare una realtà che possieda una forma per la quale si possano indicare in essa realtà le tre dimensioni. cioè anima e corpo. che ha la natura sensitiva e in più quella intellettiva. non avviene per qualcosa che esiste nell'essenza della specie e che non c'è in nessun modo in quella del genere: piuttosto. come appare evidente nell'uomo. La conseguenza sarebbe che gli universali non avrebbero una definizione. anche alla perfezione che consiste nel possedere una forma tale che in essa possano essere determinate le tre dimensioni. può indicare una certa realtà determinata. ma solo una sua parte. Questa materia non entra nella definizione di uomo in quanto uomo. dato che l'essenza è ciò che viene indicato con la definizione. . Ma questa determinazione o designazione. corpo. ma solo la materia signata. in quanto determinate quantitativamente. costituiscono il corpo nella categoria della quantità. che troviamo nella specie rispetto al genere. Quindi il nome corpo può essere inteso in diversi significati. come da due parti. Quindi questo nome. se si aggiunge qualcos'altro. Infatti viene detto corpo se considerato nella categoria della sostanza. per il fatto di avere una natura tale che in esso si possono indicare le tre dimensioni. sembra seguire che l'essenza. sia che da essa possa provenire un'ulteriore perfezione oppure no. si può aggiungere un'altra perfezione. Ma dato che il principio di individuazione è là materia. Queste stesse imensioni. non verrebbe predicato di lui. CAPITOLO TERZO Risulta quindi evidente che l'essenza dell'uomo e quella di Socrate non differiscono se non per il fatto che nella seconda esiste qualcosa di determinato quantitativamente e nella prima no: perciò Avicenna.evidente nei sapori: la dolcezza è causata dall'azione del caldo che digerisce l'umido. ma per il sapore che comprende il caldo e 1'umido. mentre la determinazione della specie nei confronti del genere avviene attraverso la differenza specifica che deriva dalla forma. Bisogna perciò sapere che non la materia intesa in qualunque senso è principio di individuazione. Ma accade in natura che a ciò che possiede una sola perfezione possa aggiungersi una perfezione ulteriore. qualunque sia quella forma. se Socrate avesse una definizione. tutto ciò che esiste nella specie esiste anche nel genere. In modo simile. come la vita o qualcosa del genere. nota: "Socrate non è altro che animalità e razionalità. ma l'osso e la carne intesi in senso assoluto questa è la materia non signata dell'uomo. e chiamo materia signata quella considerata sotto certe dimensioni. Infatti. che raccoglie contemporaneamente in sé forma e materia. e sebbene il questo modo il calore sia la causa della dolcezza. ma entrerebbe nella definizione di Socrate. se l'animale non fosse tutto ciò che è l'uomo. E così anche l'essenza del genere e quella della specie differiscono per una maggiore o minore determinazione. sia qualcosa di ulteriore al significato di corpo inteso in questo modo. cosi che l'animale sarà costituito da queste due realtà. con esclusione di ogni altra perfezione che possa seguire da quella forma.

sia l'anima o la pietreità o qualunque altra. quando si diceva che i corpo è ciò che possiede una forma tale per cui si possono indicare nella realtà le tre dimensioni. come una parte e non come implicitamente contenuta nel concetto di animale: e cosi animale non sarebbe un genere. La differenza specifica invece e al contrario è come una determinazione presa da una forma in modo determinato. Sebbene il genere indichi l'essenza della specie nella sua globalità. come è evidente quando si dice "animato". E perciò il genere non viene predicato. escludendo altre perfezioni. da un lato la materia determinata col nome del genere e dall'altro la forma determinata indicata col nome della differenza specifica. senza determinare la forma specifica. come la forma determina la materia che è numericamente una: piuttosto. il concetto di animale esprime la natura della cosa senza determinare la forma specifica ma soltanto ciò che è materiale rispetto alla perfezione ultima. rispetto all'animale. ma di un concetto che deriva da altri due concetti. ossia ciò che ha l'anima: infatti non si precisa che cosa sia. Così si dice che l'uomo è composto di anima e di corpo come una realtà che sia composta da altre due senza essere né l'una né l'altra. In modo simile anche la differenza specifica indica la globalità dell'ente individuale. non è per questo necessario che specie diverse delle quali sia identico il genere abbiano un'unica essenza. e così la specie. Il concetto poi della differenza razionale consiste nella determinazione della forma speciale: da questi due concetti risulta il concetto di specie o di definizione. Questo avviene non perché ciò che il genere indica sia una natura identica nelle diverse specie cui si aggiunga. alla forma e al concreto composto esistente nella realtà. sebbene sia desunta dalla forma in modo da indicare la globalità dell'ente. Anche la definizione indica la globalità dell'ente. ma è desunto da essa in modo da indicare la globalità dell'ente. e nemmeno la differenza è la forma. Così la forma dell'animale è contenuta implicitamente nella forma del corpo. Ma la definizione o specie li comprende entrambi. così neppure un concetto può essere definito attraverso i concetti di cui è composto: tanto è vero che non si dice che la definizione sia il genere o la differenza specifica. Perciò Avicenna afferma che il genere non viene pensato nella differenza specifica come una parte dell'essenza. Identico è il rapporto che e'è tra animale e uomo. la differenza specifica come una realtà ulteriore. ma in modi diversi. perché l'unità del genere deriva dalla sua stessa indeterminazione o mancanza di differenze. anche se non è materia. materiale nei confronti di un modo d'essere di ordine superiore. modo d1essere che è come l'aspetto. come il soggetto viene predicato delle passioni. Noi infatti diciamo che l'uomo è un animale razionale.L’anima infatti non è un forma diversa da quella per cui in quella realtà si potevano indicare le tre dimensioni : per questo. qualunque sia quella forma. senza che nel suo primo concetto sia inclusa la materia determinata. come dice Aristotele nel terzo libro della Metafisica e nel quarto libro dei Topici. forse. non solo la forma. se un corpo o qualcosa d'altro. allora qualunque altro modo di essere superiore sopraggiungesse. e non soltanto la materia. come per esempio il soggetto nel concetto delle passioni. non si intende ciò nel senso di una cosa che deriva da altre due cose. Da tutto ciò risulta evidente la ragione per cui genere. se non. perché il genere indica la globalità dell'ente come una certa determinazione che determina l'aspetto materiale della cosa. questo avviene perché il genere .non che risulta dall'animale e dal razionale come diciamo che risulta dal1'anima e dal corpo. L'uomo infatti non è né l'anima né il corpo. propriamente parlando. come risulta evidente dal fatto che si chiama corpo quel modo d'essere per cui si possono determinare nella realtà le tre dimensioni. E se si dice che in qualche modo l'uomo risulta da animale e razionale. a determinarla. sia che sia un'anima soltanto sensitiva sia che sia sensitiva e razionale insieme. si intendeva qualunque forma. come una realtà composta da altre due non può essere definita da esse. Perciò il genere deriva dalla materia. sebbene non siano affatto questi ultimi: infatti il genere non è la materia. Così infatti il genere indica in modo indeterminato tutto ciò che è nella specie. sarebbe da considerare. Ma è genere in quanto indica una realtà dalla cui forma provengono sensibilità e capacità di movimento. Se infatti il termine animale indicasse soltanto una realtà che avesse la perfezione di sentire e di muoversi grazie a un principio a lui intrinseco. ma solo come un ente al di fuori di essa. Perciò. specie e differenza si riferiscono rispettivamente alla materia. in quanto il corpo è il suo genere. della differenza.

Se però si vuole indicare la natura della specie con esclusione della materia signata. ma piuttosto è la forma che è il tutto. E poiché la parte non si predica del tutto. come si è visto che il genere contiene la differenza. invece. e perciò la parola "uomo" si predica degli individui. commentando il dodicesimo libro della Metafisica. perché "umanità" indica ciò per cui l'uomo è uomo. in quanto è predicato della specie. Ma. Perciò Averroè. indica l’essenza dell'uomo come parte perché non contiene nel suo significato nulla se non ciò che è proprio dell'uomo in quanto è uomo. Da ciò è evidente che attraverso l'aggiunta della differenza specifica e la soppressione di quella indeterminazione che era la causa dell'unità del genere. come il corpo è la parte materiale dell'uomo. Poiché. non q'ome se fosse aggiunta dall'esterno alle parti essenziali. indichi in modo indistinto tutto ciò che per essenza è nell'individuo. cioè forma e materia. perché la parola "uomo" la indica come un qualcosa di globale e come un tutto. come la forma della casa si aggiunge dal di fuori alle sue parti integrali che la compongono. Così quindi è evidente che la parola "uomo" e la parola "umanità" indicano l'essenza dell'uomo ma in modo diverso. La materia signata. così è necessario che ciò che è specie. in quanto non esclude la determinazione della materia ma la contiene implicitamente e in modo indistinto. che è la materia signata. come si è detto. la natura della specie è indeterminata rispetto all'individuo. La parola "umanità". Così "umanità" è intesa come una certa forma. dice che la materia prima è una per la mancanza di una forma qualsiasi. Per questo motivo talvolta il termina "essenza" si trova predicato della realtà (si dice infatti che Socrate è una essenza) e talvolta no (come quando si dice che l'essenza di Socrate non è Socrate). con esclusione della forma determinata che porta alla completa determinazione la specie. sebbene in modo indeterminato. però. l'umanità non si predica né dell'uomo né di Socrate. Perciò Avicenna dice che la quiddità del composto non è lo stesso composto di cui è quiddità. nome di "umanità". indica la parte formale. e così verrà indicata col •. la determinazione della specie nei confronti del genere avviene attraverso la forma. è evidente che dal suo significato è esclusa ed eliminata la materia signata. la si tratterà come parte. mentre la determinazione dell•individuo nei confronti della specie avviene attraverso la materia: perciò è necessario che il termine che indica ciò da cui viene assunta la natura di genere. rimangono le specie diverse per essenza. come si è detto. implica nel proprio significato. che è il principio di individuazione. con esclusione della materia signata. e si dice che è forma del tutto. ed esclude una determinazione della materia: perciò non viene predicata degli individui.indichi la parte materiale del tutto in questione.. così come l'umanità. in quanto è predicato dell'individuo. CAPITOLO QUARTO . tutto ciò che è presente in modo determinato nella specie. ma che il genere è uno per la sua unione con la forma che esprime. come si è detto. In questo senso l'essenza di Socrate è contenuta nel concetto di uomo. Al contrario il termine che indica ciò da cui viene assunta la natura di specie.A maggior ragione è necessario che sia accolta in un qualcosa. raccogliendo forma e materia senza però comprendere quei principi per cui viene designata la materia. anche se non in modo determinato come quella indicata dalla differenza specifica (che non è altro che la forma indicata in modo indeterminato dal genere). non è ciò per cui l'uomo è uomo. sebbene sia essa stessa composta.indica una forma. Dal momento che il concetto di "umanità" comprende solo ciò da cui l'uomo riceve il suo esser-uomo. si ha questa conseguenza: come ciò che è genere. come quella del genere è indeterminata rispetto alla specie. perché "uomo" si predica di Socrate. sebbene sia un composto. e perciò in nessun modo è tra quei principi da cui l'uomo riceve l'esser-uomo. tuttavia non è l'uomo.

secondo il primo modo di considerarla. l'uomo non potrebbe mai esistere al di fuori di questo individuo determinato. Perciò resta che la nozione di genere o specie convenga all'essenza in quanto considerata come tutto. abbia l'esistenza in un individuo determinato. è quella che si predica di tutti gli individui. Ma l'esser bianco o nero. e non potrebbe moltiplicarsi negli individui. In questo modo viene predicato per accidens qualcosa dell'essenza in relazione a ciò in cui si trova a esistere. considerata in questo modo. se non ciò che le conviene in quanto tale. anche se a questa stessa natura. In modo analogo non si può sostenere che le nozioni di genre e di specie convengano all'essenza 'in quanto sono realtà esistenti al di fuori degli individui r come sostenevano i platonici. non sarebbe dovuto nessuno di questi attributi. Se infatti la pluralità appartenesse per essenza al concetto di umanità. Questa natura. perché caratteristiche dell'universale sono l'unità e il riferirsi a più individui. accidenti diversi accompagnano questa natura. convenga all'essenza in quanto considerata come parte. e per la stessa ragione l'umanità non è la specie. Nelle realtà individuali essa possiede un'esistenza molteplice in relazione alla diversità degli individui. perché in questo modo genere e specie non si predicherebbero di questo individuo. perché se 1'esistere in un individuo determinato spettasse di diritto all’uomo in quanto uomo. Infatti se il riferirsi a più individui appartenesse al concetto di "uomo". se appartenesse all'uomo in quanto uomo il non esistere in questo individuo. allora in qualunque realtà si trovasse l'umanità si ritroverebbe il riferirsi a più individui. Qualunque altra determinazione le venga attribuita. non vi esisterebbe mai. o qualunque determinazione che non appartenga alla nozione di umanità. Nel primo di questi modi l’essenza viene considerata secondo la sua propria nozione. l'umanità non potrebbe mai realizzarsi nella forma dell'unità pur essendo una quando si realizza in Socrate. Allo stesso modo. le viene attribuita in modo errato. considerata in modo assoluto. non appartiene nessuno di questi due caratteri. non spetta all'uomo in quanto tale. La natura o essenza può essere considerata in un secondo modo. In relazione all’uno e all'altro modo di essere. Questa natura possiede poi un duplice modo di esistere: uno nelle realtà individuali e l'altro nello spirito. Quindi è evidente che la natura dell'uomo. prescinde da qualsiasi modo d'esistere. perché sia 1'una sia l'altra sono esterne al concetto di umanità. in modo tuttavia da non escluderne nessuno. specie e differenza specifica. in quanto uomo. Perciò Avicenna afferma che la razionalità non è la differenza specifica. e questa è la considerazione assoluta: nulla è vero dell'essenza. ma il principio della differenza. e le altre determinazioni che sono contenute nella sua definizione. come si può dire che l'uomo è bianco perché Socrate è bianco. ed entrambe gli possono spettare solo in modo accidentale. E' falso infatti dire che l'essenza dell'uomo. intesa secondo la sua considerazione assoluta. bisogna esaminare in quali rapporti stia nei confronti delle nozioni di genere. e ciò è falso.Esaminato il significato del termine essenza nelle sostanze composte. Tuttavia non si può sostenere che il carattere di universalità appartiene alla natura intesa in questo modo. non si può accettare né l'una né l'altra cosa. può venir considerata in due modi. Ma la natura o essenza. sebbene ciò non spetti all'uomo in quanto uomo. per esempio con il termine "uomo" o "animale". è impossibile che una nozione universale. per esempio col termine "umanità" o "animalità". in quanto implicitamente e indistintamente contiene tutto ciò che è nell'individuo. cioè quella del genere o della specie. se fosse l'unità ad appartenere essenzialmente alla nozione di umanità. Per esempio all'uomo in quanto uomo spetta l'esser ragionevole e animale. intesa in questo senso. così considerata. cioè in modo assoluto. Perciò se ci si chiede se si può dire che la natura. in relazione all'esistenza che possiede in questa o quella realtà concreta. Poiché ciò cui conviene il concetto di genere o specie o differenza è predicato di questo singolo individuo determinato dalla materia. perché in Socrate non si trova affatto questo . sia "una" o "molte". né l'animalità il genere. in questo primo modo di considerarla. mentre alla natura umana. Allo stesso modo. La verità invece è che all’uomo in quanto uomo non compete di realizzarsi in questo o quel singolare o nello spirito. allora la natura di Socrate e Platone sarebbe una e identica. né d'altra parte ciò che è separato può essere utile alla conoscenza di questa realtà singola e concreta. Infatti non si può dire che Socrate sia ciò che è separato da lui.

affermando e negando. ma in quanto viene riferita alle cose come loro similitudine. Questo accadrebbe di necessità. cioè nell'anima. ma piuttosto ciò cui l'intelletto la attribuisce: per esempio ciò che è indicato dal termine "animale". in quanto viene confrontata alle realtà che esistono fuori dell'anima perché è un'unica rappresentazione di tutte. e anche Avicenna sostiene questa tesi nella sua Metafisica. spetta la predicabilità. tuttavia. inteso secondo il modo di esistere che possiede in Socrate o secondo la sua considerazione assoluta. in quanto esiste in questo o quell'intelletto. È chiaro così come l'essenza o natura si rapporti alla nozione di specie: la nozione di specie non è tra le caratteristiche che spettano all'essenza secondo la sua considerazione assoluta. Nondimeno tuttavia ciò cui l'intelletto attribuisce la predicabilità. sebbene questa essenza. l'intelletto trova il concetto di "specie" e glielo attribuisce. Rimane dunque che la nozione di specie appartenga alla natura umana in relazione a quel modo di esistere che la natura stessa possiede nell'intelletto. Perciò. Allo stesso modo non si può affermare che la nozione di genere e specie spetti alla natura umana intesa secondo il modo di esistere che essa possiede negli individui. Poiché alla natura umana. vuole concludere dall'universalità della forma in quanto pensata l'unità dell'intelletto per tutti gli uomini: infatti l'universalità non appartiene alla forma in relazione al modo di esistere che possiede nell'intelletto. Perciò Averroè scrive. non è la stessa entità logica del genere. e così possiede un carattere di univocità nei confronti di tutti gli individui che esistono indipendentemente dall'anima. e ha come fondamento nella realtà stessa 1’identità reale di questi termini dei quali uno viene predicato dell'altro. che è l'intelletto a produrre l'universalità nelle cose. che si realizza. nelle . preso per sé. allo stesso modo. Infatti la stessa natura umana possiede nell'intelletto un modo di esistere astratto da ogni carattere individuante. Perciò è chiaro l'errore di Averroè che. se ci potesse essere una statua materiale che rappresenti molti uomini contemporaneamente. Tuttavia al genere. in quanto sarebbe una rappresentazione unica di una molteplicità di cose. è una specie intelligibile particolare. ma avrebbe anche un carattere di universalità. e il concetto di "specie" non le appartiene direttamente ma è tra gli accidenti che la accompagnano in relazione al modo di esistere che possiede nell'intelletto. in quanto è similitudine di tutti in modo uguale e conduce alla conoscenza di tutti quegli individui in quanto sono uomini. assegnandola a qualcosa d'altro. e neppure tra gli accidenti che accompagnano il modo di esistere che possiede fuori dell’anima. cioè in quanto è uomo: infatti tutto ciò che appartiene all'uomo in quanto uomo si predica di Socrate. cosa che la nozione di universale esige. abbia la caratteristica dell'universalità. La predicazione infatti è qualcosa che si compie attraverso 1'azione dell’intelletto che giudica. il termine "specie" non si predica di Socrate. perché è contenuta nella sua definizione. se il carattere di specie appartenesse all’uomo. perché negli individui non si trova la natura umana in quanto una. attraverso 1’azione dell'intelletto. così da poter dire che "Socrate è la specie". in quanto esisterebbe in una materia determinata. cioè come qualcosa di unitario appartenente a tutti gli individui. ma tutto ciò che è in lui è individuale. nel commento al terzo libro del De anima. commentando il primo libro del De anima. considerata in modo assoluto. è evidente che quella immagine o specie della statua possiederebbe una esistenza singolare e propria. in relazione al quale le appartengono anche la nozione di genere e quella di differenza CAPITOLO QUINTO Ora resta da vedere in che modo si realizzi l'essenza nelle sostanze separate. Perciò la caratteristica della predicabilità è contenuta nella nozione di questa entità logica che è il genere.riferirsi a più individui. Per il fatto che possiede una relazione di tal genere con tutti gli individui. ma è tra gli accidenti che accompagnano il modo di esistere che l'essenza possiede nell'intelletto. appartiene di venir predicata di Socrate. Così. quando si realizza nell'intelletto.

perché la forma stessa. in quanto sono accolte nella materia signata. per quelle sostanze. ma non viceversa. La prima è che l’essenza della sostanza composta può essere indicata come tutto o come parte. che coincide con la sua forma. e "forma" è da intendersi. ma solo quella corporea. presa in tutta la sua estensione. è intelligibile in atto. e le intelligenze separate sono forme di questo tipo: perciò non è necessario che l'essenza o quiddità di queste sostanze sia qualcosa di diverso dalla forma stessa. Perciò quelle forme che sono prossime in massimo grado al primo principio sono forme per sé sussistenti. La forma infatti. avviene che alcune di esse siano identiche per specie e diverse numericamente. non può esserci in tal caso una simile moltiplicazione. più individui di una stessa specie. dal momento che la materia non viene qualificata come corporea se non per il fatto che è attuata da una forma corporea. sebbene siano soltanto forma senza materia. una . senza materia. Ciò non può essere. così danon averla come proprio elemento costitutivo e da non essere neppure come una forma impressa in essa. ma non è impossibile che qualche forma esista senza materia. Perciò è necessario che in qualunque sostanza intelligente ci sia una totale immunità dalla materia. si moltiplicano in relazione alle divisioni di quest'ultima. E perciò è. in quanto forma. il primo sostenitore di questa posizione. Infatti. come anche le altre forme. perché non c'è qualcosa d'altro che la riceve. Ma essa si oppone alle opinioni comuni dei filosofi. Però c’è. non ha bisogno della materia. non dipende dalla materia. poiché le essenze delle realtà composte. anche quella corporea. Se infatti ciò avvenisse solo a causa della materia corporea. perché la forma da l'essere alla materia: perciò è impossibile che la materia esista senza nessuna forma. Perciò l'essenza di una realtà composta non si può predicare in un modo qualsiasi di quella stessa realtà: infatti non si può dire che l’uomo sia la sua quiddità. Infatti vediamo che le forme non sono intelligibili in atto se non in quanto sono separate dalla materia e dalle condizioni che le sono proprie. può venir predicato di quella sostanza. dal momento che non c'è nulla qui. a causa della determinazione della materia. in quanto sono accolte in essa e da essa prodotte. come esplicitamente sostiene Avicenna. se si intende essenza. Sebbene tutti concedano la semplicità della causa prima. oltre alla forma. Tuttavia non esiste neppure in queste sostanze.intelligenze separate e nella causa prima. non può essere indicata che come un tutto. In questo dunque sono differenti l'essenza della sostanza semplice e quella della sostanza composta: la prima è solo forma. Perciò nell'anima o nell'intelligenza separata in nessun modo e'è una composizione di materia e forma. in quanto sono astratte dalla materia. Tale è il rapporto tra materia e forma. in qualunque modo si prenda. che possa fungere quasi da ricettacolo della forma stessa. La forma infatti. che le chiamano "sostanze separate dalla materia" e provano che sono prive di ogni materialità. come avviene per le forme materiali. quella che ha la funzione di causa può esistere senza l'altra. lì. in esse. Da ciò seguono altre due differenze. È agevole scorgere come ciò avvenga. La dimostrazione migliore di questa affermazione parte dalla capacità intellettiva che si trova in esse. Ma l'essenza di una realtà semplice. come si è detto. allora bisognerebbe concludere che la materia possiede la caratteristica di impedire la intelligibilità per averla ricevuta dalla forma corporea. una composizione di forma ed essere. che è atto primo e puro. nello stesso modo che nelle sostanze corporee. Perciò l'essenza di una sostanza semplice. Se si trovano certe forme che non possono esistere senza materia. come la stessa quiddità o natura semplice. l'autore del libro Fons vitae. come si è detto. la seconda comprende forma e materia. alcuni si sforzano si introdurre la composizione di materia e forma sia nelle intelligenze separate sia nell'anima: sembra sia stato Avicebron. di due realtà qualunque che siano tra loro in rapporto di causa ed effetto. ma che esistano tante specie quanti individui ci sono. e non sono rese intelligibili in atto se non attraverso l'attività di una sostanza intelligente. nell'anima e nell'intelligenza separata. La seconda differenza è che. Per questo nel commento alla nona proposizione del De causis si dice che l'intelligenza esiste avendo forma ed essere. Dal momento invece che l'essenza della realtà semplice non viene accolta in una materia. Neppure si può sostenere che non è la materia in generale a impedire la intelligibilità. necessario che non ci siano. Così Avicenna scrive che "la quiddità del semplice è quella stessa realtà semplice". questo avviene in quanto sono lontane dal primo principio.

Poiché nelle intelligenze separate vengono poste potenza ed atto. Ma tutto ciò che riceve qualcosa da qualcosa d'altro è in potenza rispetto ad esso. Ma non è possibile che l'esistenza di una realtà sia causata dalla sua stessa forma o quiddità coma da una causa efficiente. sarebbe qualcosa di diverso dal calore non in sé. è necessario che esista una realtà che sia causa dell'esistere per tutte le altre. se non per equivocità. o perché la forma viene accolta in diverse materie. l'essere soggetto e tutte le determinazioni di questo tipo. Perciò non resta che concludere che una tale realtà non possa essere che unica. abbia più . Per esempio se esistesse un calore in sé. dal momento che ogni realtà che non è solo esistere ha una causa del proprio esistere. altro sia il suo esistere altro la sua quiddità o natura o forma. Perciò la distinzione tra loro avviene in rapporto alla potenza e all'atto. come si è detto. proprio per il suo esistere in sé. come la capacità di ridere nell'uomo. Altrimenti si andrebbe all'infinito nelle cause. e quell'esistere è ricevuto come sua attualità. E così nelle intelligenze separate si possono trovare potenza e atto. Perciò bisogna che nelle intelligenze separate l'esistere sia diverso dalla forma e per questo fu detto che l'intelligenza separata è forma ed esistenza. poiché è impossibile che si realizzi la moltiplicazione di una certa realtà se non attraverso l’aggiunta di una qualche differenza. ricevuto da Dio. Perciò è necessario che la stessa quiddità o forma che è l'intelligenza separata sia in potenza rispetto all'esistere che riceve da Dio. e questa è la causa prima che è Dio. Se pensiamo una realtà che sia solo essere. come la luce nell'aria per l'influsso del sole. E' quindi evidente che l'intelligenza separata è forma ed esistere e che riceve l'esistenza dal primo ente che è solo esistere. Ciò si può dimostrare così: qua-lunque determinazione non appartenga al concetto dell'essenza o quiddità le si aggiunge estrinsecamente e si compone con l'essenza. E poiché tutto ciòche esiste in forza di altro si riconduce a ciò che esiste per sé come alla causa prima. perché più vicina al primo principio. che perciò sia l'essere sussistente stesso. è ciò per cui esiste realmente. in modo che l'intelligenza separata gerarchicamente superiore. che se la natura dell'intelletto potenziale fosse sconosciuta non potremmo ammettere una molteplicità nelle sostanze separante. ma non materia e forma. Questa realtà non potrà essere che una sola e prima. cosa che sarebbe impossibile se non ci fosse in esse nessuna potenzialità. Tutto ciò che conviene a qualche cosa o è causato dai principi della sua natura. o perché una cosa è assoluta e l'altra viene accolta in qualcosa d'altro. e ciò che è ricevuto in esso è il suo atto. non sarà difficile ammettere una molteplicità di intelligenze separate. a meno che esista una realtà la cui quiddità sia il suo stesso esistere. perché non sarebbe più l'essere sussistente ma un essere materiale. poiché nessuna essenza può essere pensata senza quelle determinazioni che sono parte dell'essenza. Quindi è necessario che ogni realtà il cui esistere è distinto dalla sua natura abbia l'esistere da altro. o le sopraggiunge da un altro principio estrinseco . Ne segue necessariamente che in qualunque altra realtà. il ricevere. la sua quiddità o essenza è la stessa identica cosa che l'intelligenza separata stessa. oltre ad essa. accompagnano le sostanze intellettuali e quelle materiali in modo del tutto equivoco. come nota Averroè nel commento al terzo libro del De anima. Inoltre anche il patire. e il suo esistere. la quiddità dell'intelligenza separata è la stessa intelligenza separata. perché in questo modo quella realtà sarebbe causa efficiente di se stessa e produrrebbe se stessa all'esistenza. ma possiedono una mescolanza con la potenzialità. come dice Boezio. Molto di meno poi potrebbe accogliere l'aggiunta di una materia. Ma ogni essenza o quiddità può essere concepita senza che si pensi alla sua esistenza. Così il genere si moltiplica nelle specie. così da essere atto puro. oppure di ciò quod est e di esistere. ma essere con in più una certa forma. questo essere non potrebbe accogliere l'aggiunta di nessuna differenza. che sembrano accompagnare le cose in forza della materia. come si moltiplica la specie nei diversi individui. Poiché. Infatti posso capire cosa siano l'uomo o la fenice e tuttavia ignorare se esistano realmente. perché allora non sarebbe più solo essere. per il fatto che essa stessa è puro esistere. Per questo motivo alcuni dicono che una sostanza di questo tipo è composta di ciò quo est e di ciò quod est. il che è impossibile. commentando il terzo libro del De anima. come si è detto. Perciò Averroè nota. Quindi è e-vidente che l'esistere è qualcosa di diverso rispetto ali'essenza o quiddità.assoluta semplicità di natura.

come Dio. perché se così fosse non si potrebbe più pensare che esista qualcosa in cui si possa aggiungere qualche determinazione all'essere. La serie si chiude con l'anima umana che sta all'ultimo posto tra le sostanze intellettive. come si è detto. per il suo stesso esistere in sé sarebbe diverso da quel colore considerato come non esistente in sé. e per questo viene definito semplicemente come l’essere perfetto. e così via le altre. sebbene Dio sia solo esistere. Perciò è un esistere distinto da ogni altro esistere proprio per la sua purezza. nelle quali 'essenza è altro dal loro esistere . così Dio possiede nel proprio esistere tutte le perfezioni. se attraverso una sola qualità potesse compiere le operazioni di tutta le qualità. perché è necessario che tutto ciò che cade in un genere abbia la quiddità come qualcosa di ulteriore al proprio esistere: infatti la quiddità (o natura) del genere (o della specie) non si distingue secondo la nozione di natura in quelle realtà di cui è genere (o specie). In un altro modo si trova l'essenza delle sostanze intellettive create.è evidente come l'essenza si trovi nelle diverse sostanze. se esistesse un colore in sé. ma la loro natura o quiddità è assoluta e non è accolta in nessuna materia.ma le possiede in modo più eccellente di quanto non le posseggano le altre realtà. Da ciò segue che Egli non cade sotto un genere. Per quanto detto. Come uno. come Averroè scrive nel commento al terzo libro del De anima. II loro esistere non è assoluto ma ricevuto e perciò limitato e relativo alla capacità della naturache lo riceve. formalmente. cadere nell'errore di quanti dissero che Dio è quell'essere universale per il quale ogni realtà è. così non ne ammette l'esclusione. In modo simile. Cosi sì dice nel De causis che le intelligenze separate sono infinite inferiormente e finite superiormente. se diciamo che Dio è puro esistere. Anche in queste forme si può rintracciare un ordine e una gerarchia fino alle forme prime degli elementi che sono le più vicine alla materia prima e non hanno quindi nessun altra capacità operativa se non quelle legate alle esigenze delle qualità attive. Sono finite BUCHILO ai loro esistere che ricevono da una realtà superiore. in quanto è proprio dell'anima. in quanto il loro esistere non è possibile senza la materia. Infatti questo esistere che è Dio è tale che non può sopportare nessuna aggiunta. la cui essenza è il suo stesso esistere: si trovano così dei filosofi che dicono che Dio non ha né quiddità né essenza. Si ha infatti un triplice modo in cui l'essenza esiste nelle sostanze. esattamente come. Ma non è inevitabile. Anzi. Così in queste sostanze non esiste una molteplicità di individui in un'unica specie. l'anima tra le altre sostanze intellettive è quella che ha un maggior grado di potenzialità: perciò diventa così vicina alle realtà materiali che una di esse è attratta a partecipare del suo esistere. come Aristotele e Averroè fanno nel quinto libro della Metafisica. posto nell'essere sensibile. Anche Aristotele per lo stesso motivo la paragona alla tavoletta coperta di cera sulla quale non è ancora stato scritto nulla. non è necessario che gli manchino le altre perfezioni e nobiltà. L'essere comune invece. sta alle forme sensibili. così che dall'anima e dal corpo risulta un'unica esistenza in un unico composto. Perciò dopo quella forma che è nell'anima si possono trovare altro forme in possesso di un grado maggiore di potenzialità e più vicine alla materia. ma non sono finite verso il basso perché le loro forme non sono limitate dalla capacità di una qualche materia che le riceva. possiede le perfezioni che esistono in ciascun genere. le possederebbe tutte in quell'unica. come non ammette nel proprio concetto alcuna aggiunta.di quelle passive e di quelle per le quali la materia viene preparata a ricevere la forma.atto e meno potenza. Perciò il suo intelletto potenziale sta alle forme intelligibili come la materia prima. perché in Lui sono una cosa sola mentre nelle altre realtà sono distinte. C'è qualche realtà. CAPITOLO SESTO Dopo ciò che si è visto. che è all'ultimo. sebbene la loro essenza sia senza materia. se non . perché la sua essenza non è altro che il suo esistere. mentre 'esistere è diverso nelle diverse realtà. non dipenda dal corpo. sebbene quell'esistere. Questo è il motivo per cui tutte quelle perfezioni Gli convengono secondo la semplicità del suo essere. Per questo nel commento alla nona proposizione del De causis si dice che l'individuazione della causa prima che è solo esistere avviene attraverso la sua pura bontà.

come la causa è indicata attraverso un suo effetto:così. si dice che l'essere bipede è la differenza specifica dell'uomo. come l'intellettualità o qualcos'altro di simile. perciò le loro differenze essenziali non possono venire indicate né per sé ne attraverso differenze accidentali. Va saputo però che genere e differenza non sono intesi nello stesso senso nelle sostanze separate e in quelle sensibili. per il fatto che lo ricevono da altro e che. Né. in quanto ha ricevuto 'esistere individuale. In un terzo modo l'essenza si trova nelle sostanze composte di materia e forma. nelle realtà composte di materia e forma. non si può prendere la loro differenza da ciò cheè solo una parte della quiddità. venuto meno il corpo. Dal momento però che le sostanze immateriali sono semplici quiddità. quell'e-sistere rimane sempre individuato. ma da tutta la quiddità stessa. Anche nelle realtà sensibili le differenze essenziali ci sono ignote e perciò vengono indicate attraverso le differenze accidentali che scaturiscono da esse. ma in quanto è principio di differenza. nella realtà. Ma gli accidenti che sono propri delle sostanze immateriali ci sono sconosciuti. che ci resta tuttavia sconosciuta. Avendo infatti l'anima un esistere assoluto. perché in quelle sensibili il genere si assume da ciò che. Perciò Avicenna nota. perché non possiede un esistere individuato se non nel corpo di cui è atto. "è differenza semplici di ciò che è costituito da essa". cioè dalla forma. secondo la spiegazione di Aristotele nell'ottavo libro del De animalibus. è materiale. venga meno anche l'individuazione. Poiché in queste sostanze la quiddità non Coincide con l'esistere. in relazione al suo inizio. e a causa della divisibilità della materia signata in esse è possibile una molteplicità di individui in un'unica specie. perché è impossibile che ciò accada in tutte le cose. è necessario che la distinzione delle sostanze intellettive avvenga sempre in base a due vere differenze. Così in principio del suo De anima Avicenna scrive che non possiedono la "differenza semplice" se non le specie le cui essenze siano composte di materia e forma. non è tuttavia necessario che. come esista in tutti i tipi di sostanza si è . come il più o meno bianco nel partecipare della stessa bianchezza. di nuovo. Così il genere. in queste sostanze il genere viene preso dall'essenza intesa nella sua totalità. cosa che non diversifica la specie. come scrive Aristotele nell'undicesimo libro del De animalibus. Una tale differenza viene detta "semplice" perché viene assunta da ciò che è parte della quiddità della cosa. Non è necessario che queste differenze siano accidentali. per il fatto di essere diventata forma di questo corpo. come dice nella sua Metafisica. Perciò Avicenna scrive che l'individuazione eia molteplicità delle anime dipende dal corpo per quanto riguarda il loro inizio ma non la loro fine. esse sono ordinabili in una categoria.nel caso dell'anima umana per via del corpo cui è unita. Infatti il grado di perfezione nel ricevere la medesima forma non diversifica la specie. specie e differenza. E sebbene la sua individuazione dipenda occasionalmente dal corpo. per esempio. La natura per esempio procede per gradi dalle piante agli animali attraverso alcuni esseri viventi che sono qualcosa di intermedio tra gli animali e le piante. Così queste sostanze sono finite sia verso l'alto sia verso il basso. la loro natura o quiddità è ricevuta nella materia signata. e per questo si trovano in esse genere. al principio del suo De anima. anche se non uguale. sebbene tali differenze specifiche ci siano sconosciute. CAPITOLO SETTIMO Ora resta da vedere come l'essenza esista negli accidenti. Quali rapporti abbia in queste sostanze l'essenza con le categorie logiche si è detto sopra. perché sono in relazione alla maggiore o minore perfezione della sostanza. mentre il diverso grado di perfezione nelle stesse forme o nature partecipate diversifica la specie. inoltre. mentre da ciò che in esse dipende dal loro grado di perfezione si desume la differenza. non nel senso che la forma stessa sia la differenza. in questo tipo di sostanze. In modo simile. che la forma. Infatti una sostanza separata si accorda con le altre nell'immaterialità e ne differisce nei gradi di perfezione in relazione alla distanza dalla potenzialità e alla vicinanza all'atto puro. nelle quali l'esistere è ricevuto e finito. mentre la differenza da ciò che è formale. viene desunto da ciò che deriva dalla loro immaterialità.

Ma ciò che riceve l'accidente è un ente in sé completo che sussiste nel suo proprio esistere. Perciò neppure la forma della sostanza né la materia hanno una essenza completa. Tra questi accidenti che accompagnano la materia si rintraccia una certa diversità. (possiede per sé l'esistere): perciò dalla loro unione risulta quel modo di esistere nel quale la cosa sussiste per sé. Però si trova una forma il cui esistere non dipende dalla materia. perché non si possono definire senza porre un soggetto nella definizione. Come la forma sostanziale non possiede. Da queste due realtà si realizza una realtà unica esistente per sé. Poiché. Avviene così perché non posseggono un essere per sé. la sostanza. come è detto anche nel secondo libro della Metafisica. attraverso il suo unirsi con il proprio soggetto. ma solo per accidens. considerata in se stessa. come l'esser maschio e femmina negli animali. Quindi tra gli accidenti che conseguono la forma ee ne è qualcuno che non ha alcun rapporto con la materia. perché considera l'anima solo in 1quanto è forma di un corpo materiale. . deve essere la causa degli accidenti che partecipano alla nozione di ente in modo secondario e quasi solo in un certo senso. una volta tolta la forma dell'animale. tra quelli che conseguono la forma.ma nessun accidente accompagna la materia senza un certo rapporto con la forma. e così. come l'intendere. e perciò dopo la morte rimane. senza il quale si può continuare a pensare esistente la sostanza. sebbene. come è il caso dell'anima intellettiva. come viene spiegato nel decimo libro della Metafisica. così quando il soggetto riceve 1'accidente dalla composizione di accidente e soggetto risulta l'essere accidentale. per cui. così neppure ciò di cui è forma. Perciò il filosofo che studia l'essere naturale pone il corpo nella definizione dell'anima. Dalla loro unione quindi non può risultare un'essenza. Perciò la forma. così come avviene per la definizione della forma accidentale. una volta venuta meno la forma speciale. d'altra parte la materia non esiste se non grazie alla forma. Come è ente solo in un certo senso. così come ciò che è primo può essere pensato senza ciò che è secondo. per sé l'esistere in modo assoluto senza ciò di cui è forma. dell'esistere per cui la cosa sussiste ed è un ente per sé. Tuttavia tra le forme sostanziali e quelle accidentali c'è una differenza.indipendente dal soggetto. INfatti poiché le parti della sostanza sono forma e materia. queste determinazioni accidentali non rimangono se non in senso equivoco. Altri però accompagnano la la materia in quanto ordinata alla forma generale. come il fuoco che è il limite estremo del calore è la causa del calore in tutte le cose calde. Poiché ciò che in qualsiasi genere si predica in massimo grado e con la massima proprietà è la causa delle realtà che esistono in quel genere. che è al primo posto nel genere dell'ente dal momento che possiede l'essenza nel senso più proprio e più vero. non possegga la nozione completa dell'essenza. ma di un certo esistere secondario. Questo però avviene in modi diversi. la cui diversità è da ricondursi alla materia. Perciò dall'unione dell'accidente e del soggetto risulta una realtà che non è unitaria per sé.così anche possiede l'essenza solo in un certo senso. il quale esistere precede naturalmente l'accidente che sopraggiunge. come invece poteva accadere dall'unione della forma e della materia. cioè la materia. Alcuni accidenti infatti conseguono la materia in quanto è ordinata a una forma speciale. ma come dalla composizione di forma e materia risulta l'essere sostanziale. alcuni accidenti derivano principalmente dalla forma e altri dalla materia. perché anche nella definizione della forma della sostanza è necessario porre ciò di cui è forma: così la sua definizione è possibile solo attraverso l'aggiunta di qualcosa che è esterna al suo genere. Ma possiedono solo una definizione incompleta.detto. come il sentire è altri accidenti di questo genere. e per questo dalla loro unione risulta una certa essenza determinata. come si è detto. 1'essenza è ciò che viene indicato per mezzo della definizione. che hanno un certo rapporto con la materia. rimangono ancora in essa: per esempio la pelle di un etiope è nera per la mescolanza degli elementi e non per un influsso dell'anima. Ci sono altri accidenti invece. che non si realizza attraverso un organo corporeo. come Aristotele dimostra nel terzo libro del De anima. tuttavia è parte dell'essenza completa. è necessario che gli accidenti 5abbiano l'essenza nello stesso modo in cui hanno una definizione. e perciò l'accidente non possiede la nozione dell'essenza completa e non è neppure parte dell'essenza completa. Perciò l'accidente che sopraggiunge non è causa.

In questi casi l'attitudine è un accidente inseparabile. che sopraggiunge da un principio esterno all'essenza della cosa. è separabile. Gli accidenti che conseguono la forma. ma solo in relazione a ciò che è significato in astratto. come specie o genere. perché allora si definirebbero come se fossero sostanze composte. se non per riduzione (ad esempio: bianco e musico). Bisogna anche sapere che gli accidenti talvolta sono causati dai principi essenziali nel loro atto perfetto. come il muoversi e cose simili. per cui dalla loro unione non risulta alcuna natura cui si possa attribuire la nozione di genere o specie. Per esempio la capacità di ridere consegue la forma. eccettuato il Primo principio che è supremamente semplice e a cui non conviene la nozione di genere né quella di specie e per conseguenza neppure la definizione. risultando dalla loro unione una certa determinata natura che che viene collocata propriamente nella categoria della sostanza. in Lui terminiamo e concludiamo questo trattato. come bianchezza e musica. se vengono presi in astratto. come le specie o i generi: per esempio uomo e animale. poiché nelle sostanze a partire dalla materia e dalla fprma si realizza qualcosa di intrinsecamente unitario. mentre la sua realizzazione. che è sempre caldo in atto. È stato chiarito così come 1'essenza è nelle sostanze e negli accidenti. Amen. E' necessario invece che il genere primo venga preso dallo stesso modo di esistere. Il contrario avverrebbe se si volessero definire nel loro significato concreto. secondo questi principi. in soggetto stesso viene assunto nella definizione al posto della differenza. o che comunque non entra nella composizione della cosa. nelle quali la nozione di genere viene presa dalla materia: questo è il caso che si verifica quando diciamo che il camuso è un naso curvo. che indicano il composto.Poiché qualunque realtà è individuata dalla materia e collocata in genere e specie per la sua forma.come l'azione. come la luminosità nell'aria si realizza grazie a un corpo luminoso esterno. perché il ridere dipende da una certa apprensione dell'anima dell'uomo. come in tutte queste realtà esistano le nozioni logiche universali . Ma da accidente e forma non risulta una realtà intrinsecamente unitaria. gli accidenti che accompagnano la materia sono gli accidenti dell'individuo. Le cose starebbero in modo simile anche se un accidente fosse principio di un altro accidente. Poiché gli accidenti non sono composti di materia e forma. come la quantità si dice in relazione alla misura della sostanza e la qualità in relazione alla disposizione della sostanza. Ma poiché i principi propri degli accidenti non sono sempre evidenti. nel quinto libro della Metafisica. Bisogna sepre quindi che negli accidenti genere. in quanto appartengono propriamente a un genere: per esempio quando si dice che il camuso è la curvatura del naso. In questo caso il soggetto il soggetto sarebbe assunto come genere nella loro definizione. e. non si può assumere in essi il genere dalla materia e la differenza dalla forma. come si dice che il principio è nel genere. Poiché le proprietà di un soggetto sono causate dai suoi propri principi. in relazione ai quali gli individui di ciascuna specie differiscono tra loro. La differenza invece è presa dalla diversità dei principi dai quali gli accidenti sono causati. Infatti. come il calore nel fuoco. talvolta assumiamo le differenze degli accidenti dai loro effetti: ad esempio la capacità disgregativa e quella aggregativa si dicono differenze specifiche del colore.così via. la passione e la quantità sono principio della relazione: perciò Aristotele classifica la relazione. nell'uomo. se dice che i loro nomi concreti. Invece la forma o la materia non sono nella categoria se non per riduzione. per cui esistono in tutti gli individui che partecipano alla natura del genere o della specie. Perciò i nomi degli accidenti presi concretamente non vengon assunti nella categoria. proprietà del genere o della specie. a causa della sua semplicità. nelle sostanze composte e in quelle semplici. specie e differenza sono presi in modo diverso che nelle sostanze. in quanto l'ente viene predicato in modi diversi secondo un certo ordine delle dieci categorie. e sono causate dall'abbondanza e dalla scarsità di "luce" dalle quali sono causate le diverse specie di colori. invece. . come dice Aristotele nel quarto libro della Metafisica. sono propriamente nel genere. come avvien nelle sostanze composte. talvolta invece soltanto in relazione a una attitudine la cui realizzazione avviene grazie a un agente esterno.

Sign up to vote on this title
UsefulNot useful