Fisica II

Introduzione
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Data ultima revisione 24/05/00
Politecnico di Torino
CeTeM
CONSORZIO NETTUNO
POLITECNICO DI TORINO
DIPLOMI UNIVERSITARI TELEDIDATTICI
POLO DI TORINO
DISPENSE DI FISICA II
Anno Accademico 1999-2000
Sommario
Versione 1.2
Fisica II
Introduzione
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Data ultima revisione 24/05/00
Politecnico di Torino
CeTeM
Le dispense si articolano in 14 esercitazioni che corrispondono ai 14
gruppi di due ore che vengono svolte in aula dal tutor. Ciascuna esercitazione
contiene dapprima una parte di teoria in cui sono omesse le dimostrazioni
(eventualmente reperibili su libri di testo), ma vengono piuttosto messe in
rilievo le formule e i concetti necessari per lo svolgimento degli esercizi,
proposti nella seconda parte di ogni esercitazione. La parte di esercizi è
strutturata in modo tale da accompagnare lo studente nelle 3 fasi del
processo di apprendimento e preparazione all’esame: una prima fase di
esercizi svolti, una seconda di esercizi proposti ed infine un momento di
autoverifica mediante quiz.
Le dispense sono frutto di una riorganizzazione delle precedenti
versioni opera di GianLuca Ghigo, Fabrizio Giorgis, Alessandro Pelizzola e
Mauro Rajteri a cui vanno i ringraziamenti degli autori: Sergio Ferrero, Marco
Pretti, Enrica Ruffino e Giovanni Alberto Ummarino.
Sommario
Fisica II
1 Richiami di teoria
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Data ultima revisione 30/06/00 Autore: Giovanni Alberto Ummarino
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CeTeM
La parola elettricità deriva dal greco electron (ambra) perché già i greci nel 600 a.C.
sapevano che una barretta d’ambra strofinata con un panno attrae piccoli frammenti di
foglie secche. Quando un corpo manifesta questa proprietà si dice che possiede una
carica elettrica. Esistono due tipi diversi di cariche, che convenzionalmente vengono
chiamate positive e negative. Nel sistema internazionale (SI) l’unità di misura della carica
è il coulomb (C). La carica elettrica è una grandezza quantizzata, ciò significa che può
assumere solo valori discreti, multipli della carica elementare che ha il valore di e
= 1.602 ⋅ 10
-19
C. Sperimentalmente si osserva che cariche dello stesso tipo si respingono
e cariche di tipo opposto si attraggono. L’elettrostatica si occupa dello studio delle cariche
elettriche a riposo e si basa su tre leggi fondamentali: la legge di Coulomb, il principio di
conservazione della carica ed il principio di sovrapposizione degli effetti.
Legge di Coulomb
Il fisico Charles Coulomb nel 1785 determinò in termini quantitativi l’interazione tra cariche
elettriche. Mediante esperimenti con una bilancia di torsione, Coulomb dedusse che la
forza esercitata da una carica puntiforme q1 su di un’altra carica puntiforme q
2
posta ad
una distanza r
21
dalla prima è del tipo
r
u
r
q q
k F
2
21
2 1
21
·
dove k è una costante di proporzionalità e u
r
è un versore diretto verso q2 lungo la
congiungente delle due cariche. Nel sistema internazionale la costante k si esprime nella
forma
2 2 9 2 2 9
0
10 9 10 988 . 8
4
1
− −
⋅ ≅ ⋅ · · C Nm C Nm k
πε
dove ε
0
si chiama costante dielettrica (o permittività) del vuoto e vale ε
0
≈8.85 ⋅ 10
-12
C
2
N
-1
m
-2
Principio di conservazione della carica
Questo principio afferma che la quantità totale di carica elettrica che si produce in
qualsiasi processo è nulla. Tutti gli esperimenti, fino ad ora, hanno confermato la validità di
questa legge, che deve essere considerata una delle leggi fondamentali della fisica.
Principio di sovrapposizione degli effetti
In presenza di più di due cariche elettriche questo principio consente di considerare la
forza agente su di una carica come la somma di tutte le forze tra ciascuna coppia di
cariche come se tutte le altre non esistessero.
Campo elettrico
Una carica esercita su altre cariche una forza elettrica svolgendo un’azione a distanza.
Per meglio descrivere questo fenomeno è utile introdurre il concetto di campo come
mediatore tra le cariche. Si può considerare che ogni carica genera un campo elettrico in
tutto lo spazio e ogni altra carica interagisce con tale campo dando luogo alla forza
Fisica II
1 Richiami di teoria
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Data ultima revisione 30/06/00 Autore: Giovanni Alberto Ummarino
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elettrica. L’intensità di campo elettrico che esiste in un punto dello spazio è definita
come il rapporto tra la forza che agisce su una carica di prova q ed il valore di tale carica
q
F
E ·
Dimensionalmente il campo è una forza per unità di carica quindi si misura in [N C
-1
].
Per visualizzare il campo elettrico, che è un campo vettoriale, si possono tracciare delle
linee che indicano la direzione del campo in tutti i punti dello spazio (linee di forza). Tali
linee, per definizione, escono dalle cariche positive ed entrano in quelle negative; la loro
densità è proporzionale all’intensità del campo.
Nei materiali in cui sono presenti cariche libere di muoversi (conduttori), in condizioni
statiche il campo elettrico deve essere nullo, perché altrimenti ci sarebbe una forza che
farebbe muovere le cariche; per lo stesso motivo le linee di forza del campo devono
essere perpendicolari alla superficie esterna del materiale.
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1 Esercitazioni
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Esercizi svolti
Esercizio 1.1
Calcolare la forza che agisce sulla carica Q
1
= 100 µC, dovuta alle cariche Q
2
= -30 µC e
Q
3
= 70 µC disposte come riportato in figura
Soluzione: La forza che agisce sulla carica Q
1
è data dalla composizione vettoriale delle
forze dovute alle due cariche Q
3
e Q
3
N . F F F
N F F
N F F F
N
r
Q Q
k F
N
r
Q Q
k F
y
x
) j 5 . 87 i 7 51 ( j i
5 . 87 sen
7 . 51 cos
175
9 . 99
13 13 13
13 13
12 13 13
2
13
3 1
13
2
12
2 1
12
− · + ·
− · − ·
· − ·
· ·
· ·
α
α
Esercizio 1.2
Due palline, con uguale massa m e carica q, sono appese come mostrato in figura.
Calcolare la distanza tra le due palline sapendo che q = 2.4 ⋅ 10
-6
C, l =120 cm e m = 10 g.
Soluzione: Sulle palline agiscono la forza peso e la forza di Coulomb
mg F
x
q
k F
p e
· ·
2
2
y
x
Q
1
Q
2
Q
3
52 cm
60 cm
α
l
x
θ
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1 Esercitazioni
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All’equilibrio la forza risultante che agisce sulle palline deve avere la stessa direzione del
filo che le sostiene, quindi deve essere:
p
e
F
F
· θ tan
Facendo l’ipotesi che l’angolo θ sia piccolo )
2
sen (tan
l
x
· ≈ θ θ si ottiene
cm x
mg
lq
x 8 . 10 ;
2
0
2
3
· ·
πε
Esercizio 1.3
Un sottile anello di raggio a possiede una carica totale Q distribuita uniformemente su di
esso. Calcolare il valore del campo elettrico per un generico punto A sull’asse dell’anello.
Soluzione: La carica presente su un segmentino dl dell’anello è
dl
a
Q
dQ
π 2
·
e produce un campo elettrico
dl
ar
Q
dE
3
0
2 4
1
π πε
⋅ ·
Il campo totale è dato dall’integrazione su tutta la circonferenza, ma per ragioni di
simmetria il campo risultante è diretto lungo x, quindi
a
r
x
A
dl
θ
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1 Esercitazioni
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CeTeM
2 / 3 2 2
0
2
0
2 / 3 2 2
0
2 2
) ( 4
1
) ( 2 4
1
cos
cos
a x
Qx
dl
a x a
Q
E
r
x
a x r
dE dE E
a
x
+
⋅ ·
+
⋅ ·
· + ·
· ·

∫ ∫
πε π πε
θ
θ
π
Esercizio 1.4
Un elettrone che si muove lungo la direzione x con velocità v
0
= 10
7
m/s è sottoposto, per
un tratto lungo d = 4 cm, ad un campo elettrico uniforme E = 10
4
N/C ortogonale alla sua
velocità. Calcolare in quale direzione si muove l’elettrone dopo aver attraversato la regione
in cui è presente il campo elettrico.
Soluzione: Il campo elettrico imprime all’elettrone un’accelerazione
m
qE
m
F
a
y
− · ·
che lo fa spostare nella direzione y secondo la legge
2
2
1
t a y
y
·
mentre lungo l’asse x si muove con moto uniforme
t v x
0
·
Eliminando la variabile t dalle equazioni si ottiene
2
2
0
2
x
mv
qE
y − ·
Le componenti della velocità dell’elettrone all’uscita del campo sono
E
x
Fisica II
1 Esercitazioni
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CeTeM
0
0
2 v v
mv
qEd
y a v
x y y
· · ·
da cui è possibile ricavare l’angolo che la direzione dell’elettrone forma con l’asse x
° − · − · ·

· 35 7 . 0 tan
2
0
θ θ
mv
qEx
v
v
x
y
Esercizio 1.5
Su un piano orizzontale sono poste due cariche q ad una distanza 2a l’una dall’altra.
Determinare il punto appartenente all’asse x (perpendicolare alla congiungente delle due
cariche e passante per il suo punto medio) in cui il campo elettrico raggiunge il valore
massimo.
Soluzione:
2
0 2 0
) 3 (
) ( ) (
3 ) (
) (
cos sen
sen cos
2 2
2 2 2
3 2 2
2 2
3 2 2
2 2 2 2 / 3 2 2
2 / 3 2 2
2 2
2 2
2 2 2 2
1 1
2 2
a
x x a
dx
dE
x x a
x a
a x
kq
x a
x a x x a
kq
dx
dE
x a
x
kq
x a
x
x a
q
k E
a x
x
a x
a
E E E E
x a
q
k E
x
x
x
y x
t · · − ⇒ ·
− +
+
+
·
+
+ − +
·
+
·
+

+
·
+
·
+
·
· ·
+
·
θ θ
θ θ
Esercizi proposti
Esercizio 1.6
Un dipolo elettrico di momento p è posto a distanza a= 1 m da una carica puntiforme
Q=+10
-10
coulomb parallelamente al campo elettrico generato da quest’ultima.
Se sul dipolo agisce una forza di intensità F= 1 newton, quanto vale il momento di dipolo?
Come deve essere orientato il dipolo affinché la forza sia attrattiva?
Risultato: p=0.55 coulomb m
q
x
q
2a
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1 Esercitazioni
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Esercizio 1.7
Secondo il modello di Bohr nell’atomo di idrogeno non eccitato l’elettrone (carica –e=-1.6
10
-19
coulomb, massa m
e
=9.1 10
-31
kg) descrive attorno al nucleo (carica +e=1.6 10
-19
coulomb, massa m
e
=1.67 10
-27
kg) un orbita circolare di raggio r=5.3 10
-11 m.
Nell’ipotesi che la massa sia indipendente dalla velocità determinare:
1) La forza di attrazione F che si esercita tra il nucleo e l’elettrone.
2) La velocità v dell’elettrone.
3) La frequenza í di rivoluzione dell’elettrone.
4) L’energia totale U dell’elettrone.
Risultato: F=3.6 10
-47
newton , v= 2.2 10
6
m/sec, í=6.5 10
15
giri/sec, U= -13.7 eV
Esercizio 1.8
Un dipolo elettrico è costituito da due cariche opposte di modulo Q= 10
-6
coulomb poste
fra loro a distanza d=2 cm. Esso è immerso in un campo elettrico uniforme di intensità 10
5
newton/coulomb. Determinare:
1) Il valore massimo del momento meccanico M che si esercita sul dipolo.
2) Il lavoro U che bisogna compiere per ruotare il dipolo di 180 º attorno al suo baricentro
partendo dalla posizione di equilibrio.
Risultato: M=2.3 newton metro, U= 4 10
-3
joule
Esercizio 1.9
Si abbiano due sferette conduttrici uguali, l’una A fissa e l’altra B mobile, di massa m=2.3
grammi, sospese nel vuoto mediante fili di lunghezza l=12 cm a un punto O. Inizialmente
le due sferette si toccano. Se si porta su ciascuna sferetta la carica q, la sferetta B si
allontana da A e nella nuova posizione di equilibrio il filo di sospensione di b forma un
angolo á= 60 º con quello di A.
Calcolare il valore della carica q.
Risultato: q=1.8 10
-8
coulomb
Esercizio 1.10
Un pendolo è costituito da un filo sottile di massa trascurabile di lunghezza l=0.9 metri al
cui estremo libero è attaccata una sferetta di materiale conduttore di massa m=5 10
-4
Kg.
Si immagini di caricare la sferetta con una carica positiva q=10
-7
coulomb e di fare
oscillare il pendolo, nel vuoto, in un campo elettrico uniforme E diretto secondo la
verticale; in un primo tempo il verso del campo elettrico sia dall’alto verso il basso ed in un
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1 Esercitazioni
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secondo momento dal basso verso l’alto. Nel primo caso la durata di 50 piccole
oscillazioni complete è di 86 secondi, mentre nel secondo caso è di 107 secondi.
Calcolare l’equazione differenziale che descrive il moto del pendolo e integrarla.
Calcolare l’intensità del campo elettrico E.
Risultato: E=1.06 10
4
volt/m
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1 Quesiti di autoverifica
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1) Una carica elettrica si sposta da un punto A ad un punto B esclusivamente sotto
l'effetto di un campo elettrico statico presente nello spazio:
a) l'energia potenziale della carica aumenta.
b) l'energia cinetica della carica aumenta.
c) per il principio di conservazione dell'energia, l'energia cinetica diminuisce mentre
l’energia potenziale aumenta.
d) l'energia cinetica della carica rimane costante.
2) Le linee di forza del campo elettrostatico:
a) sono sempre rette in accordo con la legge di Coulomb.
b) possono avere forma qualsiasi.
c) non possono essere linee chiuse.
d) sono sempre linee chiuse.
3) Quanto lontani devono essere due protoni (q
p
= 1.6⋅10
-19
C, ε
0
= 8.85⋅10
-12
C
2
/N⋅m
2
)
perché la loro forza di interazione sia uguale al peso di un protone sulla superficie
terrestre (m
p
= 1.67⋅10
-27
kg, g = 9.81 m/s
2
)
a) ≈ 1 metro.
b) ≈ 10 metri.
c) ≈ 1 centimetro.
d) ≈ 10 centimetri.
4) Perché due linee del campo elettrostatico non possono mai intersecarsi?
a) perché il campo elettrostatico è conservativo.
b)perché il potenziale elettrostatico è una funzione scalare.
c) perché il campo
r
E ha in ogni punto un modulo, una direzione ed un verso.
d) perché per il campo elettrostatico vale la legge di Gauss.
5) Un elettrone è collocato in una zona dello spazio in cui è stato fatto il vuoto e dove è
presente un campo elettrico uniforme: se si trascura la forza gravitazionale, quale delle
seguenti proprietà caratterizza il moto successivo dell'elettrone?
a) velocità costante nella direzione del campo e nel verso opposto.
b) accelerazione costante nella direzione del campo e nel verso opposto.
c) velocità costante nella direzione e nel verso del campo.
d) accelerazione costante nella direzione e nel verso del campo.
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2 Richiami di teoria
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Flusso vettore
Si consideri una superficie S in una regione dello spazio in cui è presente un campo
vettoriale A. In ogni punto della superficie è possibile definire un versore perpendicolare
ad S. Si definisce flusso del vettore A attraverso la superficie S

⋅ · Φ
S
A
ds u A
Nel caso in cui la superficie sia chiusa si assume convenzionalmente che il versore u sia
orientato verso l’esterno della superficie e si usa la notazione

⋅ · Φ
S
A
ds u A
Teorema di Gauss
Il teorema di Gauss afferma che il flusso del campo elettrico attraverso una qualsiasi
superficie chiusa è proporzionale alla carica contenuta al suo interno e precisamente
0
ε
q
ds u E
S
A
· ⋅ · Φ

[1]
Questo teorema, derivato dalle leggi fondamentali dell’elettrostatica, risulta molto utile
nella soluzione dei problemi di elettrostatica in cui sia possibile, in base a considerazioni di
simmetria, determinare la direzione del campo elettrico e quindi scegliere una superficie di
integrazione che facilita il calcolo del flusso.
Applicando il teorema della divergenza alla [1] si ottiene una espressione del teorema di
Gauss che vale puntualmente e coinvolge grandezze microscopiche
0

ε
ρ
· ⋅ ∇ · E E div
dove ρ è la densità volumica di carica in un punto dello spazio e l’operatore divergenza è
così definito
z
E
y
Ey
x
E
E k
z
j
y
i
x
E
z x


+


+


· ⋅

,
`

.
|


+


+


· ⋅ ∇
Potenziale elettrico
Il lavoro compiuto da forze conservative è indipendente dal cammino percorso e quindi per
esse è possibile definire un’energia potenziale. Siccome le forze centrali sono
conservative , anche per la forza di Coulomb, che ha un andamento del tipo 1/r
2
, è
possibile definire un’energia potenziale U (che è una grandezza scalare). La variazione di
energia potenziale di una carica q che viene spostata in un campo elettrico da un punto a
ad un punto b è uguale al lavoro compiuto dalla forza elettrica cambiata di segno
∫ ∫
⋅ − · ⋅ − · − · −
b
a
b
a
ab a b
ds E q ds F L U U
E’ utile definire il potenziale elettrico, o più semplicemente potenziale, come l’energia
potenziale per unità di carica
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2 Richiami di teoria
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CeTeM
q
U
V ·
L’energia potenziale è definita a meno di una costante, quindi è conveniente determinare
la differenza di potenziale elettrico (o tensione) come
q
U
V

· ∆
L’unità di misura della tensione è il volt [V]=[J C
-1
]. Le relazioni che legano il campo
elettrico al potenziale sono

⋅ − ·
b
a
ab
ds E V

,
`

.
|


+


+


·

,
`

.
|


+


+


− · −∇ · k
z
V
j
y
V
i
x
V
V k
z
j
y
i
x
V E
In un campo elettrico uniforme la differenza di potenziale tra due punti è
Ed ds E V V
b
a
b a
· ⋅ − · −

dove d indica la proiezione, nella direzione del campo, della distanza tra i due punti.
Per poter definire il potenziale in un punto è necessario scegliere un punto di riferimento in
cui il potenziale è nullo; se si suppone che tale punto sia all’infinito, allora per una carica q
posta nell’origine, il potenziale è dato dalla formula
r
q
r V
0
4
1
) (
πε
·
Le superfici che hanno lo stesso potenziale si dicono equipotenziali e sono perpendicolari
alle linee di campo perché spostandosi su di esse il campo E non deve compiere lavoro.
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2 Esercitazioni
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Esercizi svolti
Esercizio 2.1
Su di un filo di lunghezza infinita è distribuita una carica uniforme per unità di lunghezza λ
= 25 nC/m. Calcolare il campo elettrico in un punto che dista 15 cm dal filo.
Soluzione: La direzione del campo elettrico, grazie alla simmetria del problema, è
radiale rispetto al filo, quindi applicando il teorema di Gauss alla superficie riportata in
figura si ottiene un contributo al flusso solo dalla superficie laterale del cilindro
0 0
2 ) (
ε
λ
ε
π
l Q
rl r E ds E
e
· · · ⋅ · Φ

da questa relazione si può ricavare il valore del campo elettrico in funzione r
C N / 10 3
2
) (
3
0
⋅ · ·
r
r E
πε
λ
Esercizio 2.2
Si consideri un cilindro di raggio R e lunghezza indefinita entro il quale vi siano delle
cariche distribuite con densità di volume uniforme ρ. Determinare il campo elettrostatico in
un generico punto P all’interno del cilindro e la differenza di potenziale tra l’asse del
cilindro e le superfici laterali.
Soluzione: Consideriamo il cilindro, coassiale a quello dato, passante per il generico
punto P distante r dall’asse. Il campo elettrico è radiale rispetto all’asse del cilindro, per cui
contribuisce al calcolo del flusso solo la superficie laterale
0
2
0
int
2 ) (
ε
ρπ
ε
π
h r Q
rh r E ds E
e
· · · ⋅ · Φ

l
r
l
R
h
r
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2 Esercitazioni
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da cui si ricava il campo
0
2
) (
ε
ρr
r E ·
La differenza di potenziale è
2
0 0 0 0
0
4 2
R dr r dr E V V
R R
R
ε
ρ
ε
ρ
· · ⋅ · −
∫ ∫
Esercizio 2.3
Una sfera di raggio a possiede una densità di carica ρ = k / r
2
, dove r indica la distanza dal
centro della sfera e k è una costante. Calcolare il campo elettrico ed il potenziale
all’interno della sfera considerando che all’esterno della sfera sia ρ = 0.
Soluzione: La simmetria sferica implica che il campo è radiale, quindi si può applicare il
teorema di Gauss ad una sfera di raggio R concentrica a quella data. La carica contenuta
all’interno di tale sfera è
kR dr r q
R
π π ρ 4 4
0
2
· ·

Il campo su tale sfera vale
R
k
R
q
R E
0
2
0
4
) (
ε πε
· ·
Calcoliamo ora il potenziale della sfera di raggio R, supponendo di porre V

=V(r = ∞)=0,
∫ ∫ ∫
∞ ∞
+ · ·
a
a
R R
R
Edr Edr Edr V
R
a
r
Fisica II
2 Esercitazioni
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Data ultima revisione 30/06/00 Autore: Giovanni Alberto Ummarino
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CeTeM
il secondo integrale indica il potenziale sulla superficie della sfera di raggio a che contiene
la carica totale q = 4πka e quindi vale
0 0
4 ε πε
k
a
q
V
a
· ·
si ottiene, infine,

,
`

.
|
+ · + · + ·
∫ ∫
1 log
0 0
R
a k
V dr
r
k
V Edr V
a
a
R
a
a
R
R
ε ε
Esercizio 2.4
Nel tubo catodico di un televisore gli elettroni vengono accelerati, partendo dalla
condizione di riposo, da una tensione di 4000 V. Calcolare la velocità finale dell’elettrone.
Soluzione: La variazione di energia potenziale subita dall’elettrone in seguito all’effetto
del potenziale è
J 10 4 . 6 .
16 −
⋅ · · ∆ qV U
La diminuzione di energia potenziale si trasforma in energia cinetica e ricordando che
l’elettrone parte da fermo si ottiene
Esercizio 2.5
Con la stessa geometria dell’esercizio 1.3 calcolare il potenziale lungo l’asse e quindi
ricavare il campo elettrico.
Soluzione: Ogni elemento dell’anello, che possiede una carica dQ, crea un potenziale che
vale
r
dQ
R E
0
4
1
) (
πε
·
Il potenziale totale si ottiene integrando tutti i contributi dV
2 2
0 0
4
1
4
1
x a
Q
dq
r
dV V
+
· · ·
∫ ∫
πε πε
Il campo elettrico si ricava derivando il potenziale rispetto alla variabile x
( )
2 / 3
2 2
0
0
4
1
x a
Qx
x
V
E
+
·


− ·
πε
Fisica II
2 Esercitazioni
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Politecnico di Torino
CeTeM
Esercizio 2.6
Sui vertici di un quadrato di lato l = 5 ⋅ 10
-9
m vi sono quattro protoni. Calcolare quale
velocità deve avere un protone che si muove lungo la perpendicolare al quadrato passante
per il suo centro ed inizialmente ad una distanza d = 5 ⋅ 10
-9
m, affinché riesca a
raggiungere il centro del quadrato.
Soluzione:
s / m 10 15 . 1
2
1
2
2 2
2
1
2
1
2
2 1 1
4
4
2
2
4
4
4
4
4
2
2
0
2
2
2
2 0
2
0 0
2
0
2
2
0
2
0
⋅ ·

,
`

.
|
+
− ·
·

,
`

.
|
+
− ·

,
`

.
|
− · ∆
·
+ ·
·
·
l
d
l m
q
v
mv
l
d
l
q
r r
q
U
l
r
l
d r
r
q
U
r
q
V
d
d
πε
πε πε
πε
πε
d
2 / l
Fisica II
2 Esercitazioni
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Politecnico di Torino
CeTeM
Esercizi proposti
Esercizio 2.7
Un filo rettilineo indefinito è carico con densità lineare ë=8.85 10
-8
coulomb/metro. Trovare
il campo elettrico E a 10 metri di distanza dal filo.
Risultato: E=1.6 10
2
newton/metro
Esercizio 2.8
Calcolare il lavoro L necessario per caricare una sfera conduttrice di raggio R= 10 cm e
con una carica q=1 ìcoulomb.
Risultato: L=4.5 10
-2
joule
Esercizio 2.9
Due armature metalliche piane e parallele si trovano alla distanza d=1 cm. Ciascuna delle
armature ha un’ area S=10 cm
2
. Esse vengono caricate con cariche uguali e di segno
contrario q=10
-10
coulomb. Calcolare la differenza di potenziale fra le armature.
Risultato: ÄV=113 volt
Esercizio 2.10
Una carica positiva q è distribuita su tutto il volume di una sfera di raggio R. La densità di
carica varia con il raggio secondo la legge: ñ=á r. Determinare á e il campo elettrico E
all’interno della sfera.
Risultato: á=q/(ðR
4
), E=q r
2
/(4 ð å
0
R
4
)
Esercizio 2.11
Un cilindro circolare retto di altezza indefinita e raggio R è carico di segno negativo su
tutto il volume con densità di carica ñ. Trovare il campo elettrico E all’interno del cilindro e
successivamente la differenza di potenziale fra l’asse e le generatrici.
Risultato: E= ñ r/(2 å
0
), ÄV=ñ R
2
/(4 å
0
)
Fisica II
2 Quesiti di autovarifica
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Data ultima revisione 30/06/00 Autore: Giovanni Alberto Ummarino
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CeTeM
1) Se il flusso del campo
r
E attraverso una superficie chiusa è nullo, si deduce che:
a) all'interno della superficie non ci sono cariche elettriche.
b) nessuna linea di forza attraversa la superficie.
c) all'interno della superficie la somma algebrica delle cariche è nulla.
d) all'interno della superficie ci sono solo cariche elettriche negative.
2) Nella formula della legge di Gauss
0
i
i
/e q dS n E


· ⋅
S
r
r
,
r
E è il campo dovuto
esclusivamente alle cariche q
i
interne alla superficie chiusa S.
a) Vero.
b) Falso. E' il campo elettrico esistente nella regione di spazio qualunque sia la sua
origine.
c) Vero, ma soltanto se le cariche q
i
sono puntiformi.
d) Falso. E' il campo elettrico esistente nella regione di spazio qualunque sia la sua
origine, purché non siano presenti anche fenomeni di induzione elettromagnetica.
3) Una prima superficie di Gauss è una sfera di raggio R e una seconda superficie di
Gauss è una sfera concentrica alla prima di raggio r < R Se il flusso del campo elettrico
attraverso la prima superficie è Q/ε
0
ed il flusso attraverso la seconda superficie è nullo,
che cosa si può concludere?
a) una carica Q puntiforme è presente nel centro delle due sfere.
b) una carica Q è distribuita uniformemente nella zona all'interno della sfera più piccola.
c) una carica Q è posta nell'intercapedine tra le due sfere.
d) una carica Q è posta subito all'esterno della sfera maggiore.
4) Il potenziale di una configurazione di cariche puntiformi è nullo solo in determinati punti.
Questo significa che la forza su una carica puntiforme è nulla in tali punti?
a) si.
b) no.
c) si, ma solo se le cariche che generano il campo sono di segno opposto alla carica di
prova.
d) no, ma solo se il potenziale ha una simmetria sferica.
5) Il potenziale elettrostatico in un dato punto dello spazio ha valore nullo. Il campo
elettrico nello stesso punto è:
a) nullo.
b) infinito.
c) indeterminabile.
d) massimo.
Fisica II
3 Richiami di teoria
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Data ultima revisione 30/06/00 Autore: Gianni Ummarino
Politecnico di Torino
CeTeM
Dipolo elettrico
Un dipolo elettrico è la combinazione di due cariche q uguali in modulo, ma di segno
opposto, separate da una distanza d. Si definisce come momento di dipolo elettrico il
vettore
k qd p ·
dove k è un versore diretto dalla carica negativa verso quella positiva. Il potenziale
prodotto da un dipolo a grande distanza (r >> d) è
2
0
cos
4
1
) (
r
p
r v
ϑ
πε
·
Condensatore
I condensatori sono dei dispositivi che servono ad immagazzinare delle cariche elettriche
e sono costituiti da due armature di materiale conduttore isolate tra loro. Quando si applica
al condensatore una differenza di potenziale costante, sulle sue armature si accumulano
cariche di segno opposto, ma uguali in modulo. La costante di proporzionalità che lega la
carica presente sul condensatore alla sua differenza di potenziale si chiama capacità
V
Q
C ·
e la sua unità di misura è il farad [F = C / V].
La capacità dipende dalla geometria del campione; nel caso di un condensatore ad
armature piane parallele il suo valore è
d
A
C
0
ε ·
dove A è la superficie delle armature e d la loro distanza.
Nel caso di più condensatori collegati in serie o in parallelo le formule per il calcolo della
capacità totale sono riportate in tabella
Collegamento in serie Collegamento in parallelo
n
C C C C
1
...
1 1 1
2 1
+ + + ·
n
C C C C ...
2 1
+ + ·
Energia del campo elettrico
Un corpo elettricamente carico quando si scarica libera dell’energia che può essere
attribuita a tutto il campo elettrico che viene prodotto dal corpo nello spazio circostante. La
densità di energia, cioè l’energia per unità di volume, che si attribuisce al campo elettrico
Vale
C1 C2 Cn
C1 C2 Cn
Fisica II
3 Richiami di teoria
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Data ultima revisione 30/06/00 Autore: Gianni Ummarino
Politecnico di Torino
CeTeM
2
0
2
1
E w ε ·
Nel caso del condensatore l’energia che esso immagazzina vale
C
Q
CV QV W
2
2
2
1
2
1
2
1
· · ·
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3 Esercitazioni
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Data ultima revisione 30/06/00 Autore: Giovanni Alberto Ummarino
Politecnico di Torino
CeTeM
Esercizi svolti
Esercizio 3.1
Calcolare le componenti cartesiane del campo elettrico generato da un dipolo p orientato
lungo l’asse x in un punto lontano rispetto alle dimensioni del dipolo.
Soluzione:
( ) ( ) ( )

3
4

3
4

2
4
2 / 5
2 2 2
0
2 / 5
2 2 2
0
2 / 5
2 2 2
2 2 2
0 z y x
xz p
E
z y x
xy p
E
z y x
x z y p
E
z y x
+ +
·
+ +
·
+ +
− +
− ·
πε πε πε
Esercizio 3.2
Calcolare la capacità di un condensatore formato da due superfici sferiche concentriche di
raggio R
1
ed R
2
e caricate con una carica Q.
Soluzione: Si applica il teorema di Gauss ad una sfera concentrica con quelle del
condensatore ed avente raggio R
1
< r < R
2
. Le linee di forza hanno un andamento radiale
e quindi
2
0 0
2
4
) ( ; 4 ) (
r
Q
r E
Q
r r E
E
πε ε
π · · · Φ
La differenza di potenziale tra le due sfere è
1 2
1 2
0
2 1
4
2
1
R R
R R Q
dr E V V
R
R

· ⋅ · −

πε
ricordando che V Q C ∆ · / si ricava
1 2
1 2
0
4
R R
R R
C

· πε
r
R
2
R
1
Fisica II
3 Esercitazioni
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Data ultima revisione 30/06/00 Autore: Giovanni Alberto Ummarino
Politecnico di Torino
CeTeM
Si noti che
a) se R
2
>> R
1
allora C=4πε
0
R
1
b) se R
2
≈ R
1
≈ R, con d = R
2
- R
1
,
d
S
d
R
C
0
2
0
4 ε πε · ·
che è il valore di un condensatore piano.
Esercizio 3.3
Determinare la capacità e l’energia totale del circuito in figura quando C
1
= 1pF, C
2
= 2 pF,
C
3
= 3 pF, C
4
= 4 pF, C
5
= 5 pF e V
ab
= 100 V. Calcolare, inoltre, la carica e la tensione di
ciascun condensatore.
Soluzione: Applicando le regole sui condensatori in parallelo ed in serie si ottiene
pF 4 . 7
pF 4 2
pF 6
5 1234
4 123
4 123
1234
3 2 1 123
· + ·
·
+
·
· + + ·
C C C
.
C C
C C
C
C C C C
tot
L’energia del sistema è
J 10 7 . 3
2
1
5 2 −
⋅ · ·
ab tot tot
V C W
Le cariche ed i potenziali di ogni condensatore sono rispettivamente
pC 120 pC 80 pC 40 V 40
V 60 nC 24 . 0 nC 5 . 0 V 100
123 3 3 123 2 2 123 1 1 4 123
4
4
5 1234 4 5 5 5 5
· · · · · · · − ·
· · · · · · · ·
V C q V C q V C q V V V
C
q
V V C q V C q V V
ab
ab ab
C4
C1
C2
C3
C5
a b
Fisica II
3 Esercitazioni
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Data ultima revisione 30/06/00 Autore: Giovanni Alberto Ummarino
Politecnico di Torino
CeTeM
Esercizio 3.4
Sia dato un condensatore piano con armature di area A e distanti d (supporre d
trascurabile rispetto alle dimensioni delle armature). Calcolare la forza che un’armatura
esercita sull’altra quando il condensatore possiede una carica Q.
Soluzione:
A
Q
F QE F
A
Q
E
0
2
0
2
1

2 ε ε
· · ·
Esercizio 3.5
Nel circuito di figura il deviatore è inizialmente nella posizione 1, quindi viene commutato
sulla posizione 2. Calcolare:
a) l’energia fornita dal generatore quando siamo nella posizione 1;
b) la quantità di carica posseduta dai due condensatori nella posizione 2;
c) l’energia incamerata nei due condensatori nella posizione 2.
Soluzione: L’energia fornita dal generatore coincide con l’energia posseduta dal
condensatore C
1
nella posizione 1
J 2 . 7
2
1
2
1
µ · · V C W
La carica posseduta C
1
in questa condizione è
C 2 . 1
1
µ · · V C Q
Quando si passa alla posizione 2 la carica che era posseduta solo da C
1
si distribuisce
anche su C
2
in modo che la differenza di potenziale sui due condensatori sia uguale;
possiamo, dunque, scrivere le due equazioni
2
2
1
1
2 1
;
C
Q
C
Q
Q Q Q · + ·
da cui si ricava:
V =12
C
2
=0.2 µF C
1
=0.1 µF
1 2
Fisica II
3 Esercitazioni
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Data ultima revisione 30/06/00 Autore: Giovanni Alberto Ummarino
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CeTeM
C 4 . 0
C 8 . 0
1
2 1
2
1
2
µ
µ
· − ·
·
+
·
Q Q Q
C
C
Q
Q
L’energia posseduta dai due condensatori nella posizione 2 è
J 6 . 1
2
1
J 8 . 0
2
1
2
2
21
2
1
2
1
1
µ
µ
· ·
· ·
C
Q
W
C
Q
W
Si osserva che l’energia totale del sistema nella posizione 2 è minore di quella di partenza.
Il motivo è da attribuire alle perdite che avvengono nel transitorio tra le due configurazioni.
Esercizi proposti
Esercizio 3.6
Un sottile conduttore rettilineo collega due sfere metalliche scariche, la cui lunghezza è
grande rispetto ai raggi delle due sfere (R
1
=10 cm, R
2
=20 cm). La sfera di raggio minore è
cava. Se a 4 cm dal suo centro viene posta una carica positiva q e il suo potenziale risulta
in tal modo di 10 volt, quanto vale la carica q?
Risultato: q=3.32 10
-10
coulomb
Esercizio 3.7
Una sfera metallica isolata di raggio R=30 cm porta una carica elettrica Q=23,5 coulomb.
Si determini il raggio R’ della sfera entro cui è contenuto il 90% dell’energia elettrostatica
del sistema.
Risultato: R’=3 m
Esercizio 3.8
Un condensatore da 2 microfarad è carico a 10000 volt. Esso viene connesso in parallelo
con un condensatore da 8 microfarad. Qual’ è il potenziale V risultante? Qual è l’energia
immagazzinata U e U’ nei condensatori prima e dopo averli collegati?
Risultato: V=2 10
3
volt, U=100 joule, U’=10 joule
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3 Esercitazioni
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Data ultima revisione 30/06/00 Autore: Giovanni Alberto Ummarino
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CeTeM
Esercizio 3.9
Una carica elettrica Q=2 coulomb può essere ripartita tra due conduttori sferici di raggi
R
1
=10 cm e R
2
=20 cm

rispettivamente. I due conduttori sono posti a distanza grande
rispetto ad R
1
e R
2
, cosicché i fenomeni di induzione elettrostatica possono essere
trascurati.
Determinare:
Come deve essere ripartita la carica q tra i due conduttori affinché l’energia potenziale del
sistema risulti minima?
Quale relazione sussiste tra i potenziali V
1
e V
2
delle due sfere quando si realizza la
condizione di cui al punto 1).
Risultato: Q
1
=1 coulomb , Q
2
=2 coulomb, V
1
=V
2
Esercizio 3.10
Una d.d.p. V=100 volt è applicata ha un condensatore piano. Lo spazio fra le armature è
riempito con acqua a 20 ºC (å
r
=80.3). Successivamente il sistema viene portato alla
temperatura di 60 ºC e si constata che la d.d.p. fra le armature è salita al valore V’=121
volt. Quanto vale la costante dielettrica dell’acqua å’
r
a 60 ºC? In quale percentuale varia
l’energia elettrostatica U del sistema?
Risultato: å’
r
=66.3, U/U=21/100
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3 Esercitazioni
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Data ultima revisione 30/06/00 Autore: Giovanni Alberto Ummarino
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CeTeM
Quiz a risposta multipla
1) Un condensatore a facce piane e parallele viene riempito per metà del suo volume
interno da un dielettrico con costante dielettrica relativa ε
r
= 2. Se C
0
era la capacità del
condensatore quando tra le armature c'era solo l'aria, la sua nuova capacità è:
a) minore della capacità C
0
.
b) esattamente uguale alla capacità C
0
.
c) maggiore della capacità C
0
.
d) maggiore o minore della capacità C
0
a seconda che la superficie di separazione tra
dielettrico e aria sia parallela o perpendicolare alle armature.
2) In quale rapporto sta il raggio terrestre (R ≈ 6⋅10
6

m) con il raggio r di una sfera
conduttrice avente la capacità di un Farad?
a) R/r ≈ 10
-2
.
b) R/r ≈ 10
2
.
c) R/r ≈ 10
4
.
d) R/r ≈ 1.
3) Devo realizzare una capacità di 8 ± 1 nF ma dispongo solo di 3 condensatori di capacità
C
1
=C
2
= 10 nF e C
3
= 50 nF. Posso ottenere la capacità richiesta collegando:
a) tutti e tre i condensatori in serie.
b) C
1
e C
2
in parallelo tra loro e C
3
in serie al parallelo dei due.
c) non posso ottenere in nessun modo la capacità richiesta.
d) C
1
e C
3
in parallelo tra loro e C
2
in serie al parallelo dei due.
4) Un condensatore piano carico e isolato viene connesso in parallelo ad un condensatore
identico ma scarico. Se W è l’energia immagazzinata nel primo condensatore, l’energia
finale del sistema è:
a) W
1
=W.
b) W
1
=2W.
c) W
1
=W/4.
d) W
1
=W/2.
5) Se le armature di un condensatore piano, connesso con un generatore di f.e.m.
costante, sono lasciate libere di muoversi, esse tendono ad avvicinarsi perché portatrici di
cariche di segno opposto e:
a) L’energia elettrostatica diminuisce, trasformandosi in energia cinetica delle armature.
b) L’energia elettrostatica aumenta.
c) L’energia elettrostatica rimane invariata.
Fisica II
3 Esercitazioni
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CeTeM
d) La carica elettrica sulle armature diminuisce fino ad annullarsi quando le due armature
giungono a contatto.
Fisica II
3 Quesiti di autoverifica
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CeTeM
1) Un condensatore a facce piane e parallele viene riempito per metà del suo volume
interno da un dielettrico con costante dielettrica relativa ε
r
= 2. Se C
0
era la capacità del
condensatore quando tra le armature c'era solo l'aria, la sua nuova capacità è:
a) minore della capacità C
0
.
b) esattamente uguale alla capacità C
0
.
c) maggiore della capacità C
0
.
d) maggiore o minore della capacità C
0
a seconda che la superficie di separazione tra
dielettrico e aria sia parallela o perpendicolare alle armature.
2) In quale rapporto sta il raggio terrestre (R ≈ 6⋅10
6

m) con il raggio r di una sfera
conduttrice avente la capacità di un Farad?
a) R/r ≈ 10
-2
.
b) R/r ≈ 10
2
.
c) R/r ≈ 10
4
.
d) R/r ≈ 1.
3) Devo realizzare una capacità di 8 ± 1 nF ma dispongo solo di 3 condensatori di capacità
C
1
=C
2
= 10 nF e C
3
= 50 nF. Posso ottenere la capacità richiesta collegando:
a) tutti e tre i condensatori in serie.
b) C
1
e C
2
in parallelo tra loro e C
3
in serie al parallelo dei due.
c) non posso ottenere in nessun modo la capacità richiesta.
d) C
1
e C
3
in parallelo tra loro e C
2
in serie al parallelo dei due.
4) Un condensatore piano carico e isolato viene connesso in parallelo ad un condensatore
identico ma scarico. Se W è l’energia immagazzinata nel primo condensatore, l’energia
finale del sistema è:
a) W
1
=W.
b) W
1
=2W.
c) W
1
=W/4.
d) W
1
=W/2.
5) Se le armature di un condensatore piano, connesso con un generatore di f.e.m.
costante, sono lasciate libere di muoversi, esse tendono ad avvicinarsi perché portatrici di
cariche di segno opposto e:
a) L’energia elettrostatica diminuisce, trasformandosi in energia cinetica delle armature.
b) L’energia elettrostatica aumenta.
c) L’energia elettrostatica rimane invariata.
d) La carica elettrica sulle armature diminuisce fino ad annullarsi quando le due armature
giungono a contatto.
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4 Richiami di teoria
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CeTeM
Corrente elettrica
Lo studio delle cariche elettriche in moto può ancora essere affrontato con le leggi
dell’elettrostatica perché non vengono sviluppati campi dipendenti dal tempo.
In un filo di materiale conduttore vi sono degli elettroni che sono in grado di muoversi
liberamente e di creare un flusso di cariche attraverso la sezione del filo. La quantità netta
di carica che attraversa la sezione del filo nell’unità di tempo prende il nome di corrente
elettrica. La corrente media è quindi definita come
t
Q
I


·
dove ∆Q è la carica che attraversa la sezione del conduttore nel tempo ∆t. La corrente
istantanea viene definita facendo tendere a zero il tempo ∆t
dt
dQ
I ·
L’unità di misura della corrente nel SI è l’ampere [A]=[C s
-1
].
E’ possibile collegare la corrente a grandezze microscopiche tramite la densità di corrente,
cioè la corrente per unità di superficie, che è esprimibile come
d
nev j − ·
dove n è il numero di elettroni di conduzione per unità di volume, e è la carica dell’elettrone
e v
d
è la velocità di deriva degli elettroni.
Legge di Ohm
Affinché circoli della corrente in un filo è necessario che sia presente una differenza di
potenziale ai suoi capi. La relazione che lega la tensione alla corrente è la legge di Ohm
RI V ·
in cui R indica la resistenza elettrica del materiale. L’unità di misura della resistenza è
l’ohm [Ω]=[V A
-1
]. Nel caso di fili conduttori la resistenza dipende dalla forma geometrica
secondo la relazione
S
l
R ρ ·
dove l è la lunghezza del filo, S è l’area della sezione trasversale del filo e ρ è una
costante di proporzionalità che dipende dal materiale e si chiama resistività (unità di
misura [Ω m]). L’inverso della resistività si chiama conducibilità e si indica con il simbolo σ.
La legge di Ohm può essere scritta in funzione di grandezze microscopiche nel seguente
modo
E j σ ·
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4 Richiami di teoria
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Data ultima revisione 30/06/00 Autore: Giovanni Alberto Ummarino
Politecnico di Torino
CeTeM
Potenza elettrica
La potenza che deve essere spesa dal campo elettrico per mantenere una corrente I i n
presenza di una differenza di potenziale V vale
VI P ·
Applicando la legge di Ohm si può anche scrivere
R
V
R I P
2
2
· ·
Tale potenza viene completamente trasformata in calore in seguito all’attrito che gli
elettroni incontrano nel materiale (effetto Joule).
Resistenza elettrica
Per un filo di materiale conduttore di lunghezza L e sezione S la resistenza si può
esprimere come: R=ñ(T)• L/A dove la quantità ñ(T) è detta resistività, si misura in ohm-
metro, e dipende dalla temperatura. Nei migliori conduttori (argento rame e oro), a 293 K,
vale 1.59-2.44 10
-8
•m ed ha un andamento lineare con la temperatura (ñ(T)=áT+â).
In alcuni materiali, detti superconduttori, invece la resistività, al di sotto di una temperatura
caratteristica del materiale (temperatura critica), si annulla bruscamente: per il piombo ad
esempio T
c
=7.18 K, il mercurio T
c
=4.15 mentre per il composto ceramico non
stechiometrico di ittrio, bario, rame e ossigeno (YBCO) T
c
=91 K. La più alta temperatura
critica conosciuta si ha in un composto di mercurio, bario, calcio, rame e ossigeno
(HBCCO) ed è 135 K.
Fisica II
4 Esercitazioni
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Politecnico di Torino
CeTeM
Esercizi svolti
Esercizio 4.1
In un materiale isolante si ricava una semisfera di raggio r
1
= 1 m, sulla cui superficie si
deposita uno strato conduttore, che viene riempita di un liquido con ρ =5 ⋅ 10
10
Ωm. Nel
liquido si immerge un elettrodo emisferico di raggio r
2
= 0.5 m e concentrico con l'altra
emisfera. Determinare la corrente che circola nel liquido quando è applicata una tensione
tra i due elettrodi V = 50 V.
Soluzione: Per motivi di simmetria le linee equipotenziali sono delle semisfere.
Consideriamo la resistenza posseduta dal guscio delimitato dalle due semisfere di raggio r
e r + dr
2
2 r
dr
S
dr
dR
π
ρ ρ · ·
La resistenza totale si ottiene integrando su r

Ω ·

· ·
2
1
G 80
2 2
2 1
2 1
2
r
r
r r
r r
r
dr
R
π
ρ
π
ρ
La corrente che circola si ricava dalla legge di Ohm
pA 3 . 6 · ·
R
V
I
Esercizio 4.2
Un'automobile elettrica ha dieci batterie da 12 V e 70 Ah. Calcolare la potenza richiesta
per l'avanzamento e quanta strada riesce a percorrere il veicolo se viaggia ad una velocità
media di 30 km/h e la forza di attrito con l'asfalto è di 180 N.
r
r
2
r + dr
r
1
Fisica II
4 Esercitazioni
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CeTeM
Soluzione: La potenza richiesta è data dal prodotto della forza che si deve opporre
all'attrito per la velocità desiderata
W 1500 · · Fv P
L'energia potenziale accumulata nelle batterie (in cui si suppone che il potenziale sia
costante ed indipendente dal valore della carica posseduta) è
QV dq V Vdq U Vdq dU · · · ·
∫ ∫

Le batterie riusciranno a fornire la potenza richiesta per un tempo
s 20160 · · ·
P
QV
P
U
t
In tale tempo l'auto percorre uno spazio
km 168 · · vt s
Esercizio 4.3
Calcolare il diametro di un filo di rame (ρ =168 ⋅ 10
-8
Ωm) in cui circola una corrente di 40
A, affinché dissipi una potenza di 1.6 W per ogni metro di lunghezza.
Soluzione:
mm 6 . 4 2 2
2
2
2
2 2 2
· · ·
·
· · · ·
·
P
l
I r d
r
I
l
P
r
l
I
s
l
I R I IV P
RI V
π
ρ
π
ρ
π
ρ ρ
Esercizio 4.4
Una resistenza filiforme di sezione S = 1 mm
2
è costituita dall'unione di un filo di
lunghezza l
1
=10 mm e resistività ρ
1
= 5 ⋅ 10
-5
Ωm con un filo di lunghezza l
2
=5 mm e
resistività ρ
2
= 3ρ
1
. Quando la resistenza è attraversata da una corrente uniforme I = 5 A
calcolare:
a) i campi elettrici nei due materiali
b) la differenza di potenziale ai capi della resistenza
c) la carica presente sulla superficie di separazione dei due materiali.
Fisica II
4 Esercitazioni
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CeTeM
Soluzione:
[ ]
( ) ( ) C 10 43 . 4 E
V 25 . 6
V/m 750 3
V/m 250
15
1 2 0
0
1 2
1 1 2 2 1 2
2 2
2
1 1
1 1
1 2 2 2
1 1 1

⋅ · − · · − · Φ
· + · + · ∆
·
· ·
· · · ·
· · ·
S E E q
q
S E
l l
S
I
V V V
S
l
I V
S
l
I IR V
E
S
I
J E
S
I
J E
m
m
ε
ε
ρ ρ
ρ
ρ
ρ ρ
ρ ρ
Esercizio 4.5
Un motore è collegato alla batteria di alimentazione tramite un cavo di rame (ρ = 1.69⋅10
-8
Ωm e n =8.49⋅10
28
elettroni/m
3
) di diametro d = 5 mm e lunghezza l = 1 m. Calcolare il
tempo impiegato da un elettrone per andare dalla batteria al motore quando circola una
corrente I = 100 A.
Soluzione: La densità di corrente che circola nel filo vale
2
2
A/mm 1 . 5
4
· · ·
d
I
S
I
j
π
l
1
l
2
I
a b
Fisica II
4 Esercitazioni
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Politecnico di Torino
CeTeM
La velocità con cui si spostano gli elettroni nel filo è
mm/s 38 . 0 · ·
ne
j
v
d
Infine, si può ottenere il tempo impiegato per percorrere la distanza l come
' ' 23 ' 44 · ·
d
v
l
t
Occorre notare che nonostante questo tempo sia grande gli effetti delle variazioni di
grandezze elettriche si trasmettono alla velocità della luce!.
Esercizio 4.6
Determinare la resistenza totale del circuito di figura, la corrente e la tensione in ciascuna
resistenza.
NOTA: in tabella sono riportate le principali regole di calcolo di resistenze equivalenti delle
reti resistive.
Serie Parallelo
R
eq
=R
1
+ R
2
+ R
3
+… R
n
n eq
R R R R R
1
...
1 1 1 1
3 2 1
+ + + + ·
R
2
R
3
R
1
R
4
I
1
I
4
I
2
I
3
I
tot
a
b
V
ab
= 10 V
R
1
= 5 kΩ
R
2
= 10 kΩ
R
3
= 10 kΩ
R
4
= 10 kΩ
R
1
R
2
R
n
R
1
R
2
R
n
R
1
R
2
R
n
Fisica II
4 Esercitazioni
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CeTeM
Soluzione:
mA 5 . 0
k 10
V 5
3
I
mA 5 . 0
k 10
V 5
2
I
V 5 V 5 V 10
mA 2
k 5
V 10
5V k 5 mA 1 mA 1
mA 1
k 5
k 10
k 5
3
R3
2
R2
1 3 2
1 1 1 4 1
4
4
4 4
4 123
4 123
23 1 123
3 2
3 2
23
·

· ·
·

· ·
· − · − · − · ·
·

· ·
· Ω ⋅ · ⋅ · · − ·
· · ·
Ω ·
+
·
Ω · + ·
Ω ·
+
·
R
V
R
V
V V V V V V
R
V
I
R I V I I I
R
V
I V V
R R
R R
R
R R R
R R
R R
R
R
R
R ab ac ab R R
eq
ab
tot
R R R tot R
R
R ab R
eq
Esercizi proposti
Esercizio 4.7
Qual è la lunghezza l del filo incandescente di tungsteno di una lampadina se essa
assorbe la potenza W=40 watt a V=220 volt e il diametro del filo è d=25 micron? La
resistenza specifica del tungsteno è approssimativamente proporzionale alla temperatura
assoluta e a t
0
= 18 ºC, essa vale ñ
0
=5.6 10 ohm metro. La temperatura del filo
incandescente è T
0
=2500 ºK.
Risultato: l=1.2 m
Esercizio 4.8
Uno scaldabagno elettrico contenente 50 litri d’acqua, consuma 10
3
watt con una tensione
di 110 volt.
Come deve essere modificata la sua resistenza R per poterlo utilizzare con una tensione
di 220 volt, a parità di potenza? (Si trascuri l’effetto della temperatura sulla resistenza).
Se il rendimento dello scaldabagno è ç=80%, in quanto tempo t la temperatura dell’acqua
passa da 20 a 60 gradi centigradi?
Risultato: R=48 ohm, t=2.85 ore
Fisica II
4 Esercitazioni
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Data ultima revisione 30/06/00 Autore: Giovanni Alberto Ummarino
Politecnico di Torino
CeTeM
Esercizio 4.9
Una pila ha forza elettromotrice f=1.534 volt. Se si misura la differenza di potenziale ai
capi della pila con un voltmetro avente resistenza interna R’=1000 ohm si trova V=1.498
volt.
Determinare la resistenza interna r della pila. Quando è massima la potenza dissipata su
una resistenza di carico R.
Risultato: r=24.2 ohm, R=r
Esercizio 4.10
Un fornello da 500 watt e 220 volt viene usato per portare all’ebollizione 10 litri d’acqua,
inizialmente alla temperatura di 20 ºC.
1) Se il rendimento del sistema di riscaldamento è del 70%, dopo quanto tempo t l’acqua
incomincia a bollire a pressione ordinaria
2)Quanto vale la resistenza R del fornello?
Risultato: t=9.55 10
3
sec, R=96.8 ohm
Esercizio 4.11
Un condensatore è costituito da due armature A
1
e A
2
piane e parallele nel vuoto:
l’armatura A
1
è fissa, mentre l’armatura A
2
si muove nel proprio piano con velocità
costante in modo tale che l’area della porzione di A
2
che è affacciata ad A
1
aumenta di 2
m
2
al secondo. La distanza fra le armature è h=1 mm. A
1
e A
2
sono connesse ai poli di
una batteria di f.e.m. f= 2 volt mediante due fili conduttori di resistenza totale R=10
7
ohm.
Il circuito è percorso da una corrente elettrica di intensità i costante.
Determinare:
1) Qual è la d.d.p. V tra le armature del condensatore?
Qual è il valore dell’intensità di corrente i?
(Si immagini che i due fili conduttori rimangano fissi durante il movimento di A
2
).
Risultato: V=1.7 volt, i=3 10
-8
ampere
Fisica II
4 Quesiti di autoverifica
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Data ultima revisione 30/06/00 Autore: Giovanni Alberto Ummarino
Politecnico di Torino
CeTeM
1) Quanta energia può fornire un generatore di forza elettromotrice?
a) dipende dalle dimensioni del generatore.
b) dipende dalla resistenza interna del generatore.
c) tanta quanta ne è stata immagazzinata nel generatore sotto forma chimica,
meccanica, nucleare, etc.
d) dipende dal modo in cui l'energia viene utilizzata.
2) Devo realizzare una resistenza di 77.5 ohm e ho 3 resistenze di valore: R1 = 100 ohm,
R2 = 40 ohm ed R3 = 60 ohm. Come devo montarle per avere la resistenza richiesta?
a) R1 in parallelo ad R2 ed in parallelo ad R3.
b) R1 in serie al parallelo di R2 ed R3.
c) R3 in serie al parallelo di R1 ed R2.
d) R2 in serie al parallelo di R1 ed R3.
3) Come varia il modulo del campo elettrico nell’interno di un generatore di f.m.e. costante,
quando si collega quest’ultimo a una resistenza esterna?
a)Non esiste campo elettrico nell’interno di un generatore, ma solo potenziale elettrico.
b) Aumenta.
c) Rimane costante.
d) Diminuisce.
4) Come sono le superfici equipotenziali in un conduttore omogeneo rettilineo di sezione
circolare percorso da corrente?
a) Coincidono con le sezioni circolari del conduttore.
b) La superficie esterna è equipotenziale.
c) Sono equipotenziali le superfici corrispondenti alle sezioni del conduttore fra le quali
viene misurata la d.d.p.
d) Sono equipotenziali le superfici cilindriche concentriche con il conduttore.
5) Si ha un circuito costituito da una resistenza R e da un generatore avente forza
elettromotrice f e resistenza interna r. Che valore deve avere R, affinché la potenza in
essa dissipata sia massima?
a) R=0.
b) R= .
c) R=r.
d) R=r/2.
Fisica II
5 Richiami di teoria
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Data ultima revisione 29/06/00 Autore: Giovanni Alberto Ummarino
Politecnico di Torino
CeTeM
Forza di Lorentz, definizione di campo magnetico
Una particella di carica q, in moto con velocità v
v
in presenza di un campo magnetico, è
soggetto ad una forza, detta forza di Lorentz, data da:
, B v q F
v
v
v
∧ ·
dove B
v
è un vettore che prende il nome di campo di induzione magnetica o semplicemente
di campo magnetico. Se siamo interessati solo al modulo della forza possiamo anche
scrivere
F=qvB sinφ,
dove φ è l’angolo formato dai vettori v
v
e B
v
.
L’equazione che esprime la forza di Lorentz può essere considerata come la definizione
(operativa) del campo magnetico, in perfetta analogia con la E q F
v v
· che definisce il
campo elettrico. L’unità di misura del campo magnetico, detta tesla (simbolo T), risulta
quindi essere
.
) (
1
sec) / (
1
1
m A
N
m C
N
T

·

·
Si osservi che la forza di Lorentz risulta essere ortogonale sia al campo, sia alla velocità, e
quindi non compie lavoro, essendo
. 0 · ⋅ · ⋅ · dt v F s d F L d
v
v
v
v v
Ciò significa che un campo magnetico induce solo una variazione della direzione del moto
della particella, senza alterare il modulo della velocità.
Un caso particolare piuttosto interessante è quello di una particella avente carica q e
massa m che si muove con velocità iniziale v
v
in una regione in cui è presente un campo
uniforme B
v
, ortogonale a v
v
. Il suo moto risulta essere un moto circolare uniforme la cui
accelerazione centripeta è data da
m
qvB
m
F
a · · ,
da cui utilizzando la cinematica del moto circolare uniforme, è possibile ricavare il raggio
della traiettoria R=
qB
mv
e la velocità angolare
m
qB
w· , detta anche pulsazione di
ciclotrone.
Quando invece la velocità iniziale v
v
non è ortogonale al campo (uniforme) B
v
, il moto della
particella avviene lungo un’elica, cioè il moto è la composizione di un moto circolare nel
piano ortogonale a B
v
con un moto rettilineo uniforme lungo la direzione parallela a B
v
.
Fisica II
5 Richiami di teoria
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Data ultima revisione 29/06/00 Autore: Giovanni Alberto Ummarino
Politecnico di Torino
CeTeM
Forza magnetica su una corrente
Si consideri un tratto infinitesimo dl di un conduttore percorso da corrente di intensità i, in
presenza di un campo magnetico B
v
. Ciascun portatore di carica avrà la carica elementare
q
0
e la velocità
0
nq
j
v
d
·
v
, dove n è il numero di portatori per unità di volume e
t
u
A
i
j
v
v
· è
la densità di corrente, essendo A l’area della sezione del conduttore
t
u
v
il versore tangente
al conduttore stesso, Su ogni portatore agirà quindi la forza elementare di Lorentz
B j
n
B v q F
d
v v v
v
v
∧ · ∧ ·
1
,
e su tutto il tratto di filo, di volume dV=Adl, agirà la forza di Lorentz
B l d i B u dl i dV F n F d
t
v v v
v
v v
∧ ⋅ · ∧ ⋅ ⋅ · ·
0
dove si è posto
t
u dl l d
v
v
⋅ · .
Per un filo rettilineo di lunghezza l avremo quindi, posto
t
u l l
v
v
·
B l i F
v v v
∧ · .
Spire e dipoli magnetici
Ad una spira (che per semplicità supponiamo giacente in un piano) percorsa da una
corrente di intensità i si associa un momento di dipolo magnetico n iA
v v
· µ , dove A è l’area
della superficie delimitata dalla spira ed n
v
la normale al piano. È facile verificare (cfr.
Esercizio 5.3) che, in presenza di un campo magnetico uniforme B
v
, la spira è soggetta ad
un momento meccanico
B
v
v v
∧ · µ τ
al quale corrisponde un’energia potenziale
B U
v
v
• − · µ ,
in perfetta analogia con la teoria dei dipoli elettrici.
Fisica II
5 Esercitazioni
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Data ultima revisione 29/06/00 Autore: Giovanni Alberto Ummarino
Politecnico di Torino
CeTeM
Esercizi svolti
Esercizio 5.1
Una particella α, di carica e q 2 · (e=-1.6 10
-19
C è la carica dell’elettrone) e massa
m=6.68 10
-27
Kg, è in moto in un campo magnetico di intensità B=1 T con velocità pari a
1/15 della velocità della luce, ortogonale al campo. Calcolare il raggio della sua traiettoria
e il periodo di rotazione.
Soluzione:
cm
qB
mv
R 42 ≅ ·
sec 10 3 . 1
2 2
7 −
⋅ ≅ · ·
qB
m
T
π
ω
π
Esercizio 5.2
Un elettrone è accelerato da una differenza di potenziale pari a 5000 V ed è diretto verso
una regione in cui vi sono due elettrodi piani paralleli, distanti tra loro 5 cm, ai quali è
applicata una differenza di potenziale pari a 1000 V. L’elettrone entra perpendicolarmente
al campo E
v
presente tra i due elettrodi. Determinare il campo B
v
che deve essere
presente tra gli elettrodi affinchè l’elettrone non venga deviato.
Soluzione: Inizialmente l’elettrone viene portato ad una velocità v
0
che si ottiene
uguagliando la sua energia cinetica (supponiamo trascurabile la sua velocità iniziale) al
lavoro compiuto dalla prima differenza di potenziale:
sec / 10 2 . 4
2
2
1
7 1
0 0 1
m
m
V e
v v m V e
e
e
⋅ ≅ · ⇒ · .
Quando si trova tra i due elettrodi è soggetto ad una forza di natura elettrostatica, diretta
dall’elettrodo negativo verso quello positivo, di modulo
d
V
e E e F
e
2
· · , dove d è la
distanza tra i due elettrodi, e, se il campo B
r
è ortogonale alla velocità e parallelo agli
elettrodi, ad una forza di Lorentz di modulo B v e F
m 0
· . Ugualiando le due forze si ricava:
. 10 8 . 4
4
0
2
T
d v
V
B

⋅ ≅ ·
Fisica II
5 Esercitazioni
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Data ultima revisione 29/06/00 Autore: Giovanni Alberto Ummarino
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CeTeM
Esercizio 5.3
Una spira rettangolare di lati a e b, percorsa da una corrente di intensità i, è immersa in un
campo magnetico uniforme B
r
che forma un angolo θ con la normale al piano della spira
(vedi figura). Determinare la forza e il momento meccanico risultanti sulla spira e la sua
energia potenziale.
Soluzione: I due lati di lunghezza a sono soggetti a due forze di ugual modulo iaB F
a
· ,
ugual direzione (ortogonale sia al campo, sia ai lati) e verso opposto. Lo stesso avviene
per i lati di lunghezza b, sui quali agiscono forze di modulo θ cos ibB F
b
· . La risultante
delle forze agenti sulla spira è quindi nulla.
Per calcolare il momento meccanico si osservi che la coppia di forze agenti sui lati di
lunghezza b ha braccio nullo, mentre quella delle forze agenti sui lati dilunghezza a ha
braccio θ bsin , e quindi il momento meccanico risultante ha modulo θ τ iabBsin · e tende
ad allontanare i lati di lunghezza b dalla direzione del campo: Introducendo il vettore
momento di dipolo magnetico
n iA
r
r
· µ ,
dove A=ab è l'area della spira ed n
r
il versore ad essa normale, si può scrivere la relazione
vettoriale
B
r
r r
∧ · µ τ .
L'energia potenziale della spira può essere calcolata come il lavoro necessario per portare
la spira da una posizione di riferimento (scegliamo 2 /
0
π θ · ) alla generica posizione
caratterizzata dall'angolo θ formato dai vettori B
r
ed n
r
.Si ha quindi:
( ) B B d Bsin d U
r
r
• − · − · · ·
∫ ∫
µ θ µ θ θ µ θ τ θ
θ
π
θ
π
cos
2 / 2 /
,
espressione analoga a quella già nota per un dipolo elettrico in campo uniforme (oppure
per un pendolo semplice in campo gravitazionale, per cui la spira avrà la stessa dinamica
e in particolare lo stesso periodo).
Fisica II
5 Esercitazioni
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CeTeM
Esercizio 5.4
La bobina di un galvanometro è costituita da N spire piane di area A; essa ha un momento
d'inerzia I ed è sospesa mediante un filo di torsione di costante elastica k in un campo di
induzione magnetica B
r
; in condizioni di riposo la normale alle spire è perpendicolare a B
r
.
A partire dall'istante t=0 nella bobina viene iniettata una corrente t
T
sin i i
,
`

.
|
·
π 2
0
per un
intervallo di tempo pari a T/2.
a) Supponendo che nell'intervallo di tempo in cui fluisce la corrente l'angolo di cui ruota la
bobina sia molto piccolo, così che il momento torcente del filo sia trascurabile,
calcolare la velocità angolare che la bobina possiede all'istante t= T/2.
b) Mostrare che l'ampiezza delle oscillazioni libere che la bobina compie una volta
cessato il flusso di corrente è proporzionale alla carica elettrica totale fluita nella
bobina. Si trascurino gli attriti ed il coefficiente di autoinduzione e si considerino le
oscillazioni di piccola ampiezza.
Soluzione:
a) La corrente iniettata dall'istante t=0 determina un movimento della spira stessa
soggetta ad un momento
B
r
r r
∧ · µ τ
dove
n NAi
r
r
· µ
Essendo B n
r
r
⊥ si ha
NAiB · τ
Per cui si trova
NAiB I · α
Dove θ α
& &
· rappresenta l'accelerazione angolare. Integrandola tra 0 e T/2 si trova la
velocità richiesta:

· ·
,
`

.
|
·
2 /
0
0 0
...
2
T
I
T NABi
tdt
T
sin
I
NABi
π
π
θ
&
b) Cessato il flusso di corrente la bobina è soggetta al momento torcente del filo, per cui
si ha:
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5 Esercitazioni
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CeTeM
θ θ k I − ·
& &
la cui soluzione, dello stesso tipo di quella vista per una molla e per il pendolo, è
( ) t sin ω θ θ
0
·
dove
I
k
· ω . Per cui ( ) t
I
k
ω θ θ cos
0
·
&
.
A t=0 (cioè quando si spegne la corrente) si sa, dal punto a), che
π
θ
I
T NABi
0
·
&
.
Abbinando le due espressioni scritte per θ
&
si trova che l'ampiezza dell'oscillazione è:
kI
T NABi
π
θ
0
0
·
Essendo inoltre
π
T i
idt Q
T
0
2 /
0
... · · ·

si ottiene infine la proporzionalità tra
0
θ e Q
kI
NAB
Q
·
0
θ
Esercizio 5.5
Un protone di massa m e carica +e ed una particella di massa 4m e carica +2e si
muovono in un campo magnetico uniforme descrivendo circonferenze di uguale raggio,
con velocità non relativistica.
a) Calcolare il rapporto tra le velocità lineari, le velocità angolari e le energie cinetiche.
b) Qualora le particelle descrivessero eliche identiche, calcolare i rapporti tra le
componenti parallela e perpendicolare all'asse dell'elica della velocità lineare.
Soluzione:
a) Il raggio R della circonferenza descritto da una particella di massa m e carica q che si
muove in un campo magnetico B con velocità lineare v è dato da
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5 Esercitazioni
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CeTeM
qB
mv
R ·
Nel presente problema le due particelle sono immerse nello stesso campo magnetico e
descrivono circonferenza uguali, per cui imponendo
α
R R
p
· si trova il rapporto tra le
velocità lineari
2
2
4
· · ·
p
p p
m q
m q
v
v
α
α
α
Essendo R v ω · si ha che il rapporto tra le velocità angolari è
2 ·
α
ω
ω
p
Infine essendo l'energia cinetica
2
2
mv
E ·
4 ·
α
E
E
p
b) La componente perpendicolare all'asse dell'elica si ottiene considerando la
componente del moto lungo la circonferenza, per cui:
2 · ·


p
p p
m q
m q
v
v
α
α
α
La componente parallela all'asse dell'elica è tale da fare percorrere alla particella un tratto
L (passo dell'elica) in un tempo
ω
π 2
· T , pari cioè al periodo impiegato per percorrere la
circonferenza.
Descrivendo eliche identiche, i due passi saranno uguali, per cui:
p
p
L v L
ω
π
ω
π
α
α α
2 2
// //
· ·
cioè:
2
//
//
·
α
v
v
p
Fisica II
5 Esercitazioni
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Data ultima revisione 29/06/00 Autore: Giovanni Alberto Ummarino
Politecnico di Torino
CeTeM
Esercizi proposti
Esercizio 5.6
Un protone di carica C q
19
10 6 . 1

⋅ · + e massa kg m
27
10 6 . 1

⋅ · con energia cinetica
MeV E 5 · entra in direzione formante un angolo ° · 30
i
θ con l'asse x in una regione
dove esiste un campo magnetico di induzione T B 1 · , perpendicolare al piano ed
entrante. Calcolare:
a) l'angolo
u
θ tra la direzione lungo la quale il protone esce dal campo e l'asse x;
b) la distanza 2d tra il punto di uscita
u
P ed il punto di ingresso
i
P sull'asse x, illustrando
in figura la traiettoria del protone;
c) dire se è variata l'energia del protone e spiegare il perché.
P
u
P
i
θ
i
B
x
Risultato:
a) ° · 30
u
θ ; b) m d 3 . 0 2 · ; c) No…
Esercizio 5.7
Un piccolo magnete con momento di dipolo µ
r
orientato lungo l'asse x è sospeso ad un filo
con costante elastica torsionale k. Il momento d'inerzia del magnete rispetto all'asse del
filo (asse z) sia J . Qual è il periodo T delle piccole oscillazioni torsionali del dipolo allorchè
esso sia inserito in una regione di campo magnetico B
r
diretto lungo l'asse y?
Risultato:
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5 Esercitazioni
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CeTeM
k B
J
T
+
·
µ
π 2
Esercizio 5.8
Un filo metallico di massa m scivola senza attrito su due rotaie poste a distanza d. Il
binario è posto in un campo di induzione magnetica B diretto perpendicolarmente al piano
del binario.
Una corrente costante i circola dal generatore G lungo una rotaia, attraversa il filo e torna
al generatore attraverso l'altra rotaia. Trovare la velocità (modulo, direzione e verso) del
filo in funzione del tempo nell'ipotesi che esso sia fermo per t=0.
Risultato:
m
idBt
v ·
Esercizio 5.9
Una spira rettangolare di filo percorsa da una corrente di 2 A è sospesa verticalmente e
attaccata al piatto destro di una bilancia. Quando il sistema è bilanciato, viene introdotto in
un campo magnetico esterno. Il campo agisce solamente nella parte inferiore della spira in
direzione perpendicolare al lato della spira. Sapendo che la spira è larga 20 cm ed è
necessario aggiungere una massa di 13.5 g sul piatto sinistro della bilancia per equilibrare
il sistema, determinare B.
Risultato:
B=0.33 T
Esercizio 5.10
Un filo rettilineo conduttore di sezione circolare costituito da un materiale di densità pari a
2.5 g/cm
3
è posto in un campo magnetico uniforme in modo che l'asse del filo sia
perpendicolare alla direzione del campo. Nel filo si stabilisce una densità di corrente di
2.4x10
6
A/m
2
e si fa aumentare il campo magnetico fino a quando la forza magnetica
agente sul filo bilancia esattamente quella gravitazionale. Calcolare il valore di B al
raggiungimento di questa condizione.
Risultato:
B=1.1 x 10
-4
T
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5 Quesiti di autoverifica
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Data ultima revisione 29/06/00 Autore: Giovanni Alberto Ummarino
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1. Un elettrone si muove nel verso positivo dell'asse x, in una zona dove è presente un
campo magnetico diretto nel verso negativo dell'asse z. quale di queste affermazioni è
corretta?
i) La forza magnetica è diretta lungo l'asse y con verso negativo.
ii) L'elettrone continuerà a muoversi nel verso positivo dell'asse x.
iii) L'elettrone descrive una circonferenza di raggio R=mv
2
/qB nel piano xy.
iv) L'elettrone si muove su un elica il cui asse è x.
2. Due cariche vengono immesse in un campo magnetico perpendicolare rispetto alle loro
velocità (concordi). Se le cariche sono deflesse in versi opposti, cosa si può dire di
loro?
i) Le due cariche hanno segno opposto.
ii) Le due cariche hanno velocità diverse, in particolare una è nulla.
iii) Le due cariche sono soggette a forze elettriche opposte.
iv) Le due cariche hanno stesso segno ma una è doppia rispetto all'altra.
3. Se una carica positiva si muove rettilineamente lungo l'asse x in una certa regione di
spazio si può dire che:
i) in quella regione il campo magnetico è nullo.
ii) in quella regione il campo magnetico è diretto lungo l'asse z positivo e il campo
elettrico è nullo.
iii) in quella regione il campo magnetico è diretto lungo l0asse z positivo e il campo
elettrico lungo l'asse z negativo.
iv) in quella regione il campo magnetico è diretto lungo l'asse x e il campo elettrico
lungo z.
4. Una particella descrive un'elica se:
i) è carica e la sua velocità iniziale forma un angolo diverso da 90° con il campo
magnetico in cui è immersa.
ii) è carica e viene immersa in una regione in cui il campo magnetico ha un profilo
elicoidale.
iii) è immersa in un campo magnetico ortogonale alla sua velocità iniziale.
iv) è carica e in moto.
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6 Richiami di teoria
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Legge di Biot e Savart
Un tratto l d
r
di conduttore percorso da una corrente di intensità i genera, in un punto P, il
campo magnetico
2
0
3
0
4 4
r
u l d
i
r
r l d
i B d
r
r
r
r
r
r

·

·
π
µ
π
µ
,
dove r
r
è il vettore che va dal conduttore al punto P, r r u
r
/
r r
· è il versore corrispondente,
e
0
µ è una costante detta permeabilità magnetica del vuoto, il cui valore in unità SI è:
2
7
0
10 4
A
N


⋅ · π µ
Applicando la legge di Biot e Savart ad un conduttore rettilineo indefinito percorso da una
corrente di intensità i si dimostra che il modulo del campo magnetico dipende dalla
distanza r dal filo secondo la legge
( )
r
i
r B
π
µ
2
0
· .
Le linee di campo risultano essere delle circonferenze centrate nel conduttore e giacenti in
piani ad esso perpendicolari. Utilizzando i risultati precedenti si verifica facilmente che i
due conduttori rettilinei indefiniti tra loro paralleli, percorsi da correnti di intensità i
1
e i
2
e
distanti d l'uno dall'altro, si attraggono (per correnti concordi) o si respingono (per correnti
discordi) con una forza per unità di lunghezza data, in modulo, da:
d
i i
l F
π
µ
2
2 1 0
· .
La legge di Ampére
A partire dalla legge di Biot e Savart è possibile dimostrare una relazione concettualmente
analoga al teorema di Gauss per l'elettrostatica, detta legge di Ampére:
i l d B
0
µ · •

r r
,
dove i è la somma (algebrica) di tutte le correnti concatenate con il cammino di
integrazione (cioè di tutte le correnti che tagliano una qualunque superficie connessa
avente come bordo il cammino di integrazione).
La legge di Ampére, come già il teorema di Gauss nell'elettrostatica, è di grande utilità in
tutte le situazioni ad elevata simmetria, come il conduttore rettilineo indefinito o il solenoide
ideale.
Fisica II
6 Richiami di teoria
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Applicando la legge di Ampére ad un solenoide ideale (lunghezza infinita, avvolgimento
compatto) avente n spire per unità di lunghezza e percorso da una corrente di intensità i si
dimostra che, all'interno del solenoide, il campo magnetico ha modulo ni B
0
µ · .
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6 Esercitazioni
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Esercizi svolti
Esercizio 6.1
Una spira circolare di raggio a è percorsa da una corrente di intensità i. Determinare il
campo B
r
prodotto dalla spira in un punto P sul suo asse, a distanza x dal centro della
spira.
Soluzione: un elemento infinitesimo di corrente di lunghezza dl produrrà un campo di
modulo
2
0
4
r
dl i
dB
π
µ
· ,
2 2 2
a x r + ·
la cui direzione forma un angolo φ con l'asse della spira, tale che r a · φ cos .
Considerando l'elemento di corrente dl', simmetrico di dl rispetto al centro della spira, si
vede che la somma vettoriale dei campi B d
r
e ' B d
r
dovuti ai due elementi simmetrici è un
vettore parallelo all'asse della spira, poiché le componenti ortogonali all'asse si eliminano.
Poiché la componente di B d
r
parallela all'asse è:
dl
r
a i
dB dB
3
0
//
4
cos
π
µ
φ · · ,
il campo totale in P (diretto lungo l'asse della spira) avrà modulo
3
2
0
3
0
//
2 4 r
ia
dl
r
ia
dB B
µ
π
µ
· · ·
∫ ∫
,
ovvero
( )
2 3
2 2
2
0
2 a x
ia
B
+
·
µ
.
Utilizzando l'espressione precedente è facile ottenere il campo al centro della spira (x=0)
a
i
B
2
0
µ
· ,
e l'andamento del campo a grande distanza dalla spira (x>>a)
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6 Esercitazioni
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3
2
0
2x
ia
B
µ
≅ ,
risultato analogo a quello già visto per il dipolo elettrico.
Esercizio 6.2
Determinare il campo B
r
nel centro della semicirconferenza (vedi figura) supponendo che
il conduttore ABDE sia percorso da una corrente di intensità i.
Soluzione:
Per i due tratti rettilinei l d
r
è sempre parallelo ad r
r
nella legge di Biot e Savart, quindi il
loro contributo è nullo. Per il tratto semicircolare si osservi che il suo contributo è
esattamente metà di quello di una spira circolare nel suo centro, e quindi (cfr. l'esercizio
precedente)
R
i
B
4
0
µ
·
Esercizio 6.3
Una lamina conduttrice infinitamente estesa è percorsa da una corrente di densità lineare
λ. Determinare il campo B
r
da essa generato.
Soluzione:
Per ragioni di simmetria, il campo deve essere parallelo alla lamina e ortogonale alla
direzione della corrente, e può dipendere solo dalla distanza dalla lamina. Inoltre avrà
versi opposti dai due lati della lamina. Il modo più semplice per calcolarne il modulo è
usare la legge di Ampère, scegliendo come cammino di integrazione un rettangolo,
giacente su un piano ortogonale alla direzione della corrente, e simmetrico rispetto alla
lamina. Poiché i due lati ortogonali alla lamina non contribuiscono alla circuitazione, si
avrà, scegliendo opportunamente il verso di percorrenza,
( )

· • x lB l d B 2
r r
,
dove l è la lunghezza dei lati paralleli alla lamina e x la loro distanza dalla lamina stessa.
La corrente concatenata con questo cammino ha intensità l i λ · e quindi il modulo del
campo risulta essere
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6 Esercitazioni
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λ µ
0
2
1
· B ,
indipendente da x.
Esercizio 6.4
Un cavo coassiale è costituito da un conduttore interno (cilindro pieno di raggio c) e uno
esterno (regione compresa tra due superfici cilindriche di raggi b e a>b). I due conduttori
sono percorsi da correnti di uguale intensità i dirette in verso opposto, con densità di
corrente uniforme. Determinare il campo magnetico in funzione della distanza dall'asse.
Soluzione:
Poiché la distribuzione di correnti ha simmetria cilindrica, le linee del campo B
r
devono
essere della circonferenze aventi centro sull'asse, orientate in verso antiorario, e il modulo
di B
r
può dipendere solo dalla distanza dall'asse, ( ) r B B · .
Per determinare ( ) r B calcoliamo la circuitazione che compare al primo membro della
legge di Ampère pungo una linea di campo, ottenendo
( )

· • r rB l d B π 2
r r
.
• Per r<c la corrente concatenata con il cammino di integrazione vale
2
2
c
r
i i
c
· ,
e quindi il modulo del campo è
( )
2
0
2 c
ir
r B
π
µ
· .
• Per c<r<b si ha i i
c
· e quindi
( )
r
i
r B
π
µ
2
0
· .
• Per b<r<a si ha
,
2 2
2 2
2 2
2 2
b a
r a
i
b a
b r
i i i
c


·


− ·
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da cui
( )
2 2
2 2
0
2
b a
r a
r
i
r B


·
π
µ
.
• Infine per r>a si ha 0 ·
c
i e quindi ( ) 0 ≡ r B .
Esercizio 6.5
Un avvolgimento di corrente di forma toroidale e sezione rettangolare è costituito da
n=100 spire percorse da una corrente i = 5 A. I raggi interno ed esterno sono
rispettivamente r
1
= 5 cm ed r
2
= 6 cm, e la larghezza del toroide è a = 1 cm. Determinare il
campo B
r
all'interno del toroide e i suoi valori massimo e minimo.
Soluzione:
Si applica la legge di Ampère scegliendo come cammino di integrazione una circonferenza
di raggio r, coassiale con il toroide e ad esso interna, ottenendo
( ) ( )
r
nI
r B nI r rB
π
µ
µ π
2
2
0
0
· ⇒ · .
Direzione e verso di B
r
sono determinati dalle condizioni di simmetria.
Per i valori minimo e massimo si ottiene:
T
r
nI
B
3
2
0
min
10 67 . 1
2

⋅ ≅ ·
π
µ
T
r
nI
B
3
1
0
max
10 00 . 2
2

⋅ ≅ ·
π
µ
.
Esercizi proposti
Esercizio 6.6
Un protone di massa kg m
7
10 6 . 1

⋅ · , di energia cinetica J E
17
10 6 . 1

⋅ · e velocità
diretta radialmente si trova sull'asse di un solenoide rettilineo indefinito di raggio R = 10
cm e costituito da n = 100 spire/cm. Quale valore deve avere la corrente elettrica per
impedire al protone di uscire dal solenoide?
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6 Esercitazioni
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Risultato: A i 15 . 1 ≥
Esercizio 6.7
Due fili rettilinei indefiniti sono posti verticalmente in posizione fissa e parallelamente a
distanza d l'uno dall'altro; in essi fluiscono le correnti i
1
e i
2
. Nel piano che li contiene e fra
di essi è posto un terzo filo parallelo ai primi due, nel quale fluisce la corrente i
3
; esso è
libero di spostarsi lateralmente, mantenendosi parallelo a sé stesso, nel piano dei primi
due. Determinare la posizione di equilibrio stabile o instabile.
Risultato: La posizione di equilibrio si trova a distanza di
1
/(i
1
+i
2
) dal filo 1; l'equilibrio è
instabile se i
3
ha lo stesso verso di i
1
e i
2
, stabile se ha verso opposto.
Esercizio 6.8
Sulla superficie di un disco di plastica di raggio a, è distribuita uniformemente una carica q.
Se il disco è posto in rotazione uniforme attorno al suo asse, con velocità angolare ω,
determinare il campo magnetico al centro del disco e il momento di dipolo del disco.
Suggerimento: scomporre il disco in spire concentriche infinitesime.
Risultato:
a
q
B
π
ω µ
2
0
·
2
2
qa ω
µ · .
Esercizio 6.9
Nel modello di Bohr dell'atomo di idrogeno, l'elettrone ruota intorno al nucleo ad una
frequenza
1 15
sec 10 7

⋅ · ν e genera un campo magnetico B = 14 T al centro dell'orbita.
Calcolare il raggio dell'orbita dell'elettrone.
Risultato:
m a
11
10 5

⋅ · .
Esercizio 6.10
Una spira rettangolare di lati a e b, percorsa da una corrente di intensità i, so trova sullo
stesso piano di un filo rettilineo indefinito percorso da una corrente I, con i lati di lunghezza
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6 Esercitazioni
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a paralleli al filo. Il più vicino dei due lati di lunghezza a dista d dal filo stesso e la corrente
in esso ha lo stesso verso di quella nel filo. Determinare la forza risultante sulla spira.
Risultato:
( ) b d d
Iiab
F
+
·
π
µ
2
0
.
Esercizio 6.11
Quattro lunghi fili di rame sono fra loro paralleli e disposti ai vertici di un quadrato di lato
a=20 cm. In ogni filo circola una corrente i=20 A nel verso mostrato in figura. Determinare
B
r
al centro del quadrato.
Risultato: Il campo risultante è diretto verso l'alto e vale
T B
5
10 8

⋅ · .
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6 Quesiti di autoverifica
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1. Dati due fili indefiniti distanti d e percorsi dalla stessa corrente concorde I, in qual
posizione deve essere posto un terzo filo, concorde ai primi due, per stare in equilibrio?
i) A metà tra i due fili.
ii) In qualunque posizione a destra dei due fili.
iii) In qualunque posizione a sinistra dei due fili.
iv) In qualunque posizione tra i due fili.
2. Dati due fili indefiniti distanti d e percorsi rispettivamente dalle correnti I e 2I discordi,
quale è la posizione di equilibrio di un terzo filo, concorde al primo?
i) A distanza d dal primo filo, cioè il primo filo sta al centro e, simmetricamente ad
esso, a distanza d, stanno il secondo ed il terzo filo.
ii) A metà tra i due fili.
iii) In qualunque posizione a destra dei due fili.
iv) In qualunque posizione a sinistra dei due fili.
3. Dato un filo rettilineo di raggio a e percorso da una corrente I qual è l'andamento del
campo magnetico interno?
i) Cresce con la distanza dall'asse del filo.
ii) Decresce con la distanza dall'asse del filo.
iii) E' nullo.
iv) E' uguale a quello esterno.
Fisica II
7 Richiami di teoria
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Data ultima revisione 29/06/00 Autore: Giovanni Alberto Ummarino
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Flusso magnetico
Il flusso del campo magnetico B
r
attraverso una superficie S è definito come

• · Φ
S
B
dS n B
r
r
,
dove n
r
è il versore normale alla superficie. Se il campo magnetico è costante e forma un
angolo φ con la normale ad una superficie piana di area A si ha
φ cos BA
B
· Φ
L'unità di misura del flusso magnetico è il weber (simbolo Wb), e si vede facilmente che
1 Wb = 1T m
2
= 1 V s.
Legge di Faraday
La legge di induzione di Faraday permette di calcolare la forza elettromotrice (differenza di
potenziale) E indotta in un circuito, qualora si conosca, in funzione del tempo, il flusso del
campo magnetico attraverso una qualunque superficie delimitata dal circuito. Può essere
scritta nella forma
dt
d
B
Φ
− · E .
Legge di Lenz
La legge di Lenz serve a determinare il verso della corrente indotta in un circuito, e ha il
seguente enunciato:
la corrente indotta ha verso tale da opporsi alla variazione di flusso che l'ha generata.
Questo significa che se, ad esempio, si ha un aumento del flusso (che può essere causato
sia dall'aumento di B, che di A o di φ cos ) viene a generarsi per la legge di Faraday una
forza elettromotrice, e quindi una corrente che deve essere orientata in modo tale che il
campo magnetico che essa stessa genera sia diretto in senso opposto a quello originario.
Fisica II
7 Esercitazioni
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Data ultima revisione 29/06/00 Autore: Giovanni Alberto Ummarino
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Esercizi svolti
Esercizio 7.1
Il campo magnetico che agisce perpendicolarmente ad un circuito costituito da 3 spire di
30 cm di diametro, passa da un valore di 0.4T a -–.65T in 180 msec. Calcolare la tensione
indotta nelle spire, supponendo che la variazione del campo magnetico sia uniforme.
Soluzione:
Il flusso concatenato con il circuito vale
2
3 r B
B
π · Φ ,
dove r = 15 cm è il raggio delle spire. La forza elettromotrice indotta sarà quindi, secondo
la legge di Faraday,
dt
dB
r
2
3π − · E .
Poiché la variazione del campo è uniforme nel tempo possiamo scrivere
sec 38 . 5 T
t
B
dt
dB
− ≅


· ,
e quindi V E 24 . 1 ≅ .
Esercizio 7.2
Cento spire di filo di rame isolato sono avvolte in modo da formare una bobina la cui
sezione ha un'area di 10
-3
m
2
e sono collegate ad una resistenza. La resistenza totale del
circuito è di 10 Ω. Se l'induzione magnetica nello spazio interno alla bobina cambia
passando da 1.0 T in un verso a 1.0 T in verso opposto, quanta carica passa attraverso il
circuito?
Soluzione:
L'intensità di corrente che attraversa il circuito sarà, usando le leggi di Ohm e di Faraday,
dt
d
R R
i
B
Φ
− · ·
1 E
.
Integrando nel tempo si ottiene la carica q (l'equazione che risulta è nota come legge di
Felici)
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7 Esercitazioni
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B
R
idt q ∆Φ − · ·

1
e quindi, in questo caso,
R
B A
q

− ·
100
.
Sostituendo i valori numerici si trova, in valore assoluto, q =0.02 C.
Esercizio 7.3
Una spira di forma qualunque giace su un piano orizzontale, in presenza di un campo
magnetico diretto verticalmente dal basso verso l'alto. Determinare il verso della corrente
indotta nella spira, visto da un osservatore che si trova al di sopra della spira (e che quind
vede il campo puntare verso se stesso), nei seguenti casi: (a)la spira viene dilata
meccanicamente; (b)il modulo del campo diminuisce nel tempo.
Soluzione: (a) Quando la spira si dilata il flusso ad essa concatenato aumenta. Per la
legge di Lenz il verso della corrente indotta deve essere tale da opporsi a questo aumento,
e quindi il campo generato dalla corrente indotta deve essere opposto al campo esterno.
La regola della mano destra ci dice che il verso della corrente indotta è orario.
(b) In questo caso, per la legge di Lenz, il campo della corrente indotta deve avere lo
stesso verso di quello esterno, per contrastare la diminuzione di quest'ultimo. Il verso della
corrente indotta è quindi antiorario.
Esercizio 7.4
Nel filo indefinito dell'esercizio 6.10 la corrente I passa da 0 a 90 mA in 15 msec, con
variazione uniforme. Supponendo a = 30 cm, b = 10 cm e d = 5 cm determinare la forza
elettromotrice indotta nella spira.
Soluzione: Il flusso concatenato con la spira vale

,
`

.
|
+ · · • · Φ
∫ ∫
+
d
b Ia
r
dr Ia
dS n B
b d
d
B
1 ln
2 2
0 0
π
µ
π
µ
r
r
,
e quindi la forza elettromotrice vale
dt
dI
d
b a

,
`

.
|
+ − · 1 ln
2
0
π
µ
E .
Numericamente e in valore assoluto V E
7
10 96 . 3

⋅ ≅ .
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7 Esercitazioni
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Esercizio 7.5
Due esperienze di natura elettrica vengono compiute nello stesso laboratorio. In una, una
corrente variabile nel tempo secondo la legge ( ) t sin I I ω
0
· con il massimo valore di I
uguale ad 1 A passa in un lungo filo rettilineo. Nell'altra viene impiegata una bobina
quadrata piana costituita da 50 spire sovrapposte di area media S = 0.25 m
2
.
a) Calcolare a quale distanza d dal filo deve trovarsi il centro della bobina se la frequenza
della corrente è di 1000 Hz e se si vuole che nella bobina venga a manifestarsi una
f.e.m. minore 10
-3
V.
b) Quali orientamenti della bobina garantiscono f.e.m.=0 per qualsiasi valore della
distanza d?
Soluzione: Poiché la corrente nel filo è variabile, sarà pure variabile nel tempo il campo
magnetico B generato ad una generica distanza r dal filo. Di conseguenza sarà variabile
il flusso del campo magnetico della bobina che sarà soggetta ad una f.e.m. indotta.
Dato che ogni fascia infinitesima, lunga S l · , in cui si può pensare composta la spira
quadrata, ha una diversa distanza dal filo, il flusso del campo magnetico è dato da

+

,
`

.
|

+
· · ·
2
2
0 0 0 0
2
2
ln
2
cos
...
2
l d
l d
l d
l d t l I N
ldx
x
I
N
π
ω µ
π
µ
φ
Per cui la f.e.m. è

,
`

.
|

+
· − ·
2
2
ln
2
. . .
0 0
l d
l d t sin l I N
dt
d
m e f
π
ω ω µ φ
e raggiunge il suo massimo quando 1 · t sinω . Affinché non si manifesti una f.e.m.
maggiore di 10
-3
V basta quindi imporre
3
10 . . .

< m e f
da cui, svolgendo i calcoli, si ricava d < 15.71 m.
Esercizi proposti
Esercizio 7.6
Nell'esercizio 6.10, uno dei due lati di lunghezza b trasla parallelamente a se stesso con
velocità costante v. Determinare la forza elettromotrice indotta nella spira e, detta R la
resistenza della spira, confrontare la potenza dissipata per effetto Joule con quella
necessaria per mantenere costante la velocità del lato mobile.
Fisica II
7 Esercitazioni
© Politecnico di Torino Pagina 4 di 5
Data ultima revisione 29/06/00 Autore: Giovanni Alberto Ummarino
Politecnico di Torino
CeTeM
Risultato: Bbv − · ε ;
( )
R
Bbv
P
J
2
· ; ibBv P
e
·
Esercizio 7.7
Un filo di lunghezza l, massa m e resistenza R scorre senza attrito su rotaie parallele di
resistenza trascurabile. Il piano della rotaie forma un angolo θ con il piano orizzontale e
all'estremità inferiore il circuito è chiuso da un filo, anch'esso di resistenza trascurabile, in
modo da formare una spira rettangolare. In tutta la regione esiste un campo magnetico
uniforme diretto verticalmente dal basso verso l'alto. Dimostrare che il filo raggiunge una
velocità limite e calcolarla.
Risultato:
θ
θ
2 2 2
cos l B
mgRsin
v · .
Esercizio 7.8
Una bobina rettangolare formata da N = 100 spire sovrapposte di lati a = 1 cm e b = 5 cm
è collegata a dei collettori circolari e ruota intorno all'asse AA' con velocità angolare ω in
un campo magnetico B = 0.4 T. Ricavare l'espressione del flusso quando la bobina si
trova nella posizione di figura ( B
r
ortogonale al piano della spira) e della differenza di
potenziale massima tra i collettori specificando la posizione della bobina rispetto al campo.
Calcolare poi a quale velocità angolare la bobina deve ruotare per ottenere una differenza
di potenziale massima pari a 100 V.
ω
B
b
a A’
A
Risultato:
n B con Wb
r
r
// 02 . 0 · φ ; n B con NBab
r
r
⊥ · ω ε
max
; sec / 5000 rad · ω
Fisica II
7 Esercitazioni
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Data ultima revisione 29/06/00 Autore: Giovanni Alberto Ummarino
Politecnico di Torino
CeTeM
Esercizio 7.9
Una spira quadrata di lato L = 4 / λ può traslare lungo l'asse x, parallelamente al piano
(x,y). Essa è immersa in una regione in cui il campo magnetico è
) cos( ) (
0
t kx sin B B B
z
ω · · .
Calcolare:
a) la forza elettromotrice indotta in funzione del tempo quando la spira si trova con lo
spigolo inferiore sinistro coincidente con l'origine O.
b) di quale tratto x si deve traslare la spira dalla posizione di cui al punto a) per avere il
massimo valore del flusso del campo magnetico attraverso la spira all'istante t=0.
Risultato:
a)
k
L B
m e f
ω
0
. . . ·
b) 8 λ · x
Esercizio 7.10
Una spira rettangolare di lati l
1
= 0.5 m e l
2
= 1 m viene rimossa con velocità costante v = 3
m/sec e parallela al lato maggiore della spia da una regione dove è presente un campo
magnetico B =1T perpendicolare alla spira stessa. Sapendo che la resistenza elettrica
nella spira è R = 1.5 Ω trovare la corrente che circola nella spira.
Risultato: I = 1A
Fisica II
7 Quesiti di autoverifica
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Data ultima revisione 29/06/00 Autore: Giovanni Alberto Ummarino
Politecnico di Torino
CeTeM
1. Una spira piana è posta in un campo magnetico uniforme diretto lungo l'asse z. Se la
normale alla spira è diretta lungo l'asse y cosa si può dire?
i) Il flusso magnetico è nullo.
ii) La forza elettromotrice indotta è massima.
iii) Ruotando la spira con velocità ω, la forza elettromotrice indotta è massima quando
la normale alla spira coincide con l'asse z.
iv) Ruotando la spira con velocità ω, il flusso varia ma è sempre diverso da zero.
2. Dato un campo magnetico lungo l'asse z e volendo indurre in una spira deformabile,
posta nel piano xy, una forza elettromotrice quale di queste possibilità devo scartare?
i) Ruoto la spira rispetto all'asse z.
ii) Deformo la spira.
iii) Rendo il campo magnetico variabile lungo l'asse z.
iv) Ruoto la spira rispetto ad un qualunque asse nel piano xy.
3. Cosa significa la legge di Lenz?
i) Esprime la tendenza di un sistema fisico a ritornare nel suo stato di equilibrio
iniziale.
ii) Permette di determinare il modulo della forza elettromotrice indotta.
iii) Permette di determinare la direzione della corrente totale in un circuito.
iv) Permette di determinare il calore dissipato in un circuito.
4. Quale di questi dispositivi non funzione sulla base del principio di induzione
magnetica?
i) Televisione
ii) Dinamo
iii) Motore elettrico
iv) Sistema di frenatura di metropolitane.
5. Quale di queste leggi rende conto del fatto che non esiste il monopolo magnetico?
i) La legge di Gauss del magnetismo
ii) La legge di Ampère
iii) La legge di Biot-Savart
iv) La legge di Faraday
Fisica II
8 Richiami di teoria
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Data ultima revisione 30/06/00 Autore: Marco Pretti
Politecnico di Torino
CeTeM
Autoinduzione
Si consideri il flusso magnetico Φ
B
attraverso una superficie delimitata da un conduttore
percorso da una corrente di intensità I. Poiché, per la legge di Biot-Savart, il campo
magnetico è proporzionale ad I, lo stesso varrà per il suo flusso: Φ
B
∝ I. La costante di
proporzionalità
L
I
B
·
Φ
viene chiamata induttanza e si misura in henry (simbolo H). Si verifica facilmente che
1H · 1Ω⋅s .
Nel caso di un solenoide ideale di area A, lunghezza l ed avente n spire per unità di
lunghezza si ottiene
L · µ
0
n
2
lA .
Se la corrente I nel circuito varia, anche Φ
B
varia e, per la legge di Faraday-Henry, nel
circuito si ha una forza elettromotrice indotta. Questo fenomeno viene chiamato
autoinduzione ed è descritto quantitativamente dalla relazione
E · −L
dI
dt
,
che può essere dedotta dalla legge di Faraday-Henry usando la definizione di induttanza.
Energia del campo magnetico
Come per il campo elettrico, anche al campo magnetico è associata un'energia, la cui
densità si scrive nella forma
w
B
·
1
2
2
0
µ
.
Nel caso di un circuito di induttanza L, percorso da una corrente di intensità I, integrando
la densità di energia del campo magnetico su tutto lo spazio, si ottiene l'energia totale
W LI ·
1
2
2
.
Fisica II
8 Richiami di teoria
© Politecnico di Torino Pagina 2 di 2
Data ultima revisione 30/06/00 Autore: Marco Pretti
Politecnico di Torino
CeTeM
Mutua induzione
Si consideri un circuito (che chiameremo circuito 1) percorso da una corrente I
1
, posto in
prossimità di un altro circuito (che chiameremo circuito 2). Al variare di I
1
varierà il flusso
magnetico concatenato con il circuito 2, nel quale pertanto si avrà una forza elettromotrice
indotta, in accordo alla legge di Faraday-Henry
E
2 1 2 1
1
· −M
dI
dt
dove M
21
è una costante che ha le dimensioni di un'induttanza.
Scambiando il ruolo dei due circuiti potremo scrivere
E
1 2 1 2
2
· −M
dI
dt
,
dove I
2
è la corrente che scorre nel circuito 2.
Si può dimostrare, per mezzo di considerazioni energetiche, che le due costanti sono
uguali, e definire quindi il coefficiente di mutua induzione
M · M
12
· M
21
.
Fisica II
8 Esercitazioni
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Data ultima revisione 30/06/00 Autore: Marco Pretti
Politecnico di Torino
CeTeM
Esercizi svolti
Esercizio 8.1
Un avvolgimento di forma toroidale e sezione rettangolare è costituito da N · 100 spire; i
raggi interno ed esterno sono rispettivamente r
1
· 5cm e r
2
· 6cm e la larghezza del toroide
è a · 1cm.
Calcolare l'induttanza del toroide e l'energia magnetica in esso immagazzinata nell'ipotesi
che nel circuito scorra una corrente I · 5A.
Soluzione:
Il campo magnetico all'interno dell'avvolgimento forma delle linee di forza circolari e il suo
modulo, che per ragioni di simmetria dipende solo dalla distanza r dall'asse del toroide, si
può calcolare tramite il teorema di Ampère e risulta essere
B r
NI
r
( ) ·
µ
π
0
2
.
Conseguentemente il flusso magnetico attraverso la sezione del toroide vale
Φ
B
r
r
r
r
B ndS a B r dr a
NI dr
r
NIa r
r
· ⋅ · · · ∫ ∫ ∫
r
$ ( )
sezione
ln
1
2
1
2
0 0 2
1
2 2
µ
π
µ
π
.
Essendo il flusso Φ
B
concatenato a N spire, l'induttanza è dunque
L
N
I
N a r
r
B
· · ≈
Φ µ
π
0
2
2
1
2
3 65 ln H . µ ,
mentre l'energia magnetica è
W LI
N I a r
r
· · ≈ ×

1
2 4
4 56 10
2 0
2 2
2
1
5
µ
π
ln J . .
Si può verificare che l'energia magnetica avrebbe potuto essere calcolata anche
integrando la densità di energia all'interno del toroide, ottenendo il medesimo risultato
W wdV
B
dV B r a rdr
N I a dr
r
N I a r
r
r
r
r
r
· · · · ·
∫ ∫ ∫ ∫
v o l u me v o l u me
ln
1
2
1
2
2
4 4
2
0 0
2 0
2 2
0
2 2
2
1
1
2
1
2
µ µ
π
µ
π
µ
π
( ) .
Fisica II
8 Esercitazioni
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Data ultima revisione 30/06/00 Autore: Marco Pretti
Politecnico di Torino
CeTeM
Esercizio 8.2
Si consideri un cavo coassiale costituito da due superfici cilindriche di raggi r
1
e r
2
> r
1
,
percorse da correnti (uniformemente distribuite) di intensità I. Determinare l'energia
magnetica immagazzinata (per unità di lunghezza) e l'induttanza (per unità di lunghezza)
di tale cavo.
Soluzione:
Per ragioni di simmetria il campo magnetico forma linee di forza circolari centrate sull'asse
del cavo e il suo modulo dipende solo dalla distanza da tale asse. Utilizzando il teorema di
Ampère si dimostra che il campo magnetico è presente solo nella regione compresa tra i
due conduttori e ha modulo
B r
I
r
( ) ·
µ
π
0
2
,
dove r indica appunto la distanza dall'asse.
La densità di energia magnetica è quindi anch'essa funzione della distanza dall'asse e
vale
w r
B r I
r
( )
( )
· ·
1
2 8
2
0
0
2
2 2
µ
µ
π
.
Per l'energia immagazzinata in un tratto di lunghezza l avremo pertanto
W wdV w r l rdr
I l dr
r
I l r
r
r
r
r
r
· · · · ∫ ∫ ∫
volume
ln ( ) 2
4 4 1
2
1
2
0
2
0
2
2
1
π
µ
π
µ
π
L'induttanza può poi essere calcolata facilmente osservando che
L
W
I
l r
r
· ·
2
2
2
0 2
1
µ
π
ln .
Si vede facilmente che entrambe le grandezze calcolate su un generico tratto di cavo
dipendono (linearmente) solo dalla lunghezza l del tratto e non dalla posizione assoluta di
questo. Ha quindi senso definire le densità di energia magnetica e induttanza per unità di
lunghezza nel seguente modo naturale
W=
W
l
I r
r
·
µ
π
0
2
2
1
4
ln
L · ·
L
l
r
r
µ
π
0 2
1
2
ln .
Fisica II
8 Esercitazioni
© Politecnico di Torino Pagina 3 di 4
Data ultima revisione 30/06/00 Autore: Marco Pretti
Politecnico di Torino
CeTeM
Esercizio 8.3
Una bobina di N spire è avvolta attorno ad un lungo solenoide di sezione circolare di
raggio R, avente n spire per unità di lunghezza.
Calcolare il coefficiente di mutua induzione tra bobina e solenoide.
Soluzione:
Detta I la corrente nel solenoide, il campo al suo interno ha modulo B · µ
0
nI. Il flusso
concatenato con la bobina è quindi
Φ
B
NB R N nI R · · π µ π
2
0
2
,
per cui il coefficiente di mutua induzione risulta essere
M
I
N n R
B
· ·
Φ
µ π
0
2
.
Esercizi proposti
Esercizio 8.4
Calcolare l’induttanza per unità di lunghezza di una linea di trasmissione a piattina,
costituita da due conduttori cilindrici di raggio a · 0.25mm e posti a distanza (interasse)
d · 5mm. Un filo viene usato come conduttore di andata e l’altro come conduttore di
ritorno. Si ipotizzi che la corrente scorra interamente sulla superficie dei due conduttori.
Che cosa succede se questa ipotesi viene rimossa e ad esempio la corrente risulta
distribuita uniformemente nei conduttori?
Risultato:
L ·


µ
π
0
118 ln .
d a
a
µH/ m
Se la corrente è distribuita l’induttanza aumenta leggermente in conseguenza del flusso
autoconcatenato a ciascun filo.
Esercizio 8.5
Nel centro di una spira di raggio R si trova una seconda spira molto piccola di area
A << R
2
; i piani delle due spire formano un angolo θ. Si calcoli la mutua induttanza M del
sistema.
Fisica II
8 Esercitazioni
© Politecnico di Torino Pagina 4 di 4
Data ultima revisione 30/06/00 Autore: Marco Pretti
Politecnico di Torino
CeTeM
Risultato:
M
A
R

µ θ
0
2
cos
Esercizio 8.6
Un generatore di corrente sinusoidale a
frequenza f impone una corrente I(t) di
ampiezza I
0
in un avvolgimento di induttanza L.
La tensione V(t) ai capi dell’avvolgimento viene
misurata da un oscilloscopio con la
convenzione di segno mostrata in figura
(convenzione degli utilizzatori). Mostrare che
V(t) è ancora sinusoidale con la stessa
frequenza ma sfasata in anticipo di un quarto di
periodo e determinarne l’ampiezza V
0
.
Risultato:
I t I ft ( ) sen( ) ·
0

V t V ft ( ) cos( ) ·
0

V fLI
0 0
2 · π
L
I(t)
l l
l l
V(t)
Fisica II
8 Quesiti di autoverifica
© Politecnico di Torino Pagina 1 di 1
Data ultima revisione 30/06/00 Autore: Marco Pretti
Politecnico di Torino
CeTeM
1) Che cos’è l’induttanza o coefficiente di autoinduzione?
a) Il rapporto tra il flusso magnetico concatenato a un circuito e la corrente che
scorre nello stesso circuito
b) Il rapporto tra il flusso magnetico concatenato a un circuito e generato dalla
corrente che vi scorre e l’intensità della corrente stessa
c) Il rapporto tra il flusso magnetico concatenato a un circuito e la corrente che
scorre in un altro circuito
d) Il rapporto tra il flusso magnetico concatenato a un circuito e generato dalla
corrente che vi scorre e l’intensità della corrente che scorre in un altro circuito
2) Che cos’è la mutua induttanza o coefficiente di mutua induzione fra due circuiti?
a) Il rapporto tra il flusso magnetico concatenato a uno dei circuiti e la corrente che
scorre nel circuito stesso
b) Il rapporto tra il flusso magnetico concatenato a uno dei due circuiti e generato
dalla corrente che vi scorre e l’intensità della corrente stessa
c) Il rapporto tra il flusso magnetico concatenato a uno dei due circuiti e la corrente
che scorre nell’altro circuito
d) Il rapporto tra il flusso magnetico concatenato a uno dei due circuiti e generato
dalla corrente che scorre nell’altro circuito e l’intensità della corrente stessa
3) Siano dati due circuiti di induttanze L
1
e L
2
in cui scorrono rispettivamente le correnti I
1
e
I
2
. La mutua induttanza tra i due circuiti vale M. Come si calcolano i flussi magnetici Φ
1
e
Φ
2
concatenati ai due circuiti?
a) Φ
1
· L
1
I
1
, Φ
2
· L
2
I
2
b) Φ
1
· L
1
I
1
, Φ
2
· MI
1

c) Φ
1
· L
1
I
1
+ MI
2
, Φ
2
· L
2
I
2
+ MI
1

d) Non si possono determinare con i parametri dati
Scheda N. 9
4215 Fisica II
© Politecnico di Torino Pagina 1 di 3
Data ultima revisione 07/06/00 Autore: Sergio Ferrero
Politecnico di Torino
CeTeM
Rappresentazione di onde
La generica espressione di un’onda che si propaga lungo un asse x può essere espressa
come
f x t f x vt ( , ) ( ) · t (1)
dove v è la velocità di propagazione, ed il segno davanti ad essa indica la direzione di
propagazione
f(x-vt)
nell’intervallo di tempo t’ l’onda si
sposta nello spazio rigidamente di
una distanza pari a vt’
Qualunque funzione del tipo (1) soddisfa l’equazione alle derivate parziali




2
2 2
2
2
1 f
x v
f
t
· equazione delle onde
Vengono definite armoniche onde del tipo
( ) [ ] [ ] f x vt Asin k x vt Asin kx t ( ) t · t · tω con ω=ν⋅k
Tale onda è caratterizzata da una periodicità spaziale di periodo λ=2π/k, dove λ è la
lunghezza d’onda, e da una periodicità temporale di periodo T=2π/ω.
La frequenza di oscillazione è ν=1/T=ω/2π e vale la relazione ν⋅λ=v.
La velocità di fase è la velocità di propagazione di una singola onda armonica v=ω/k. Un
qualunque segnale, sia esso periodico non armonico o in generale aperiodico, può
essere rappresentato come una somma di funzioni armoniche (analisi di Fourier). Nel
caso in cui le funzioni armoniche si propaghino in un mezzo in cui le rispettive velocità di
fase v dipendono dalla lunghezza d’onda, la velocità con cui si propaga l’energia
trasportata dal segnale è la cosiddetta velocità di gruppo v
g
v v
dv
dk
k
g
· + ⋅
x
x
t=t’
t=0
vt’
Scheda N. 9
4215 Fisica II
© Politecnico di Torino Pagina 2 di 3
Data ultima revisione 07/06/00 Autore: Sergio Ferrero
Politecnico di Torino
CeTeM
Equazioni di Maxwell e onde elettromagnetiche
Le equazioni di Maxwell consistono in quattro relazioni che legano il campo elettrico e
magnetico, che sono state descritte nelle schede precedenti. Esse possono essere
espresse in forma integrale o differenziale:
r
r
E u dS
q
n
⋅ · ∫
ε
0
∇⋅ ·
r
E
ρ
ε
0
Legge di Gauss per l’elettricità
r
r
B u dS
n
⋅ · ∫ 0 ∇⋅ ·
r
B 0 Legge di Gauss per il magnetismo
∫ ∫
⋅ − · ⋅ dS u B
dt
d
dl u E
n t
r
r
r
r
∇× · −
r
r
E
B
t


Legge dell’induzione di Faraday
r
r
r
r
B u dS I
d
dt
E u dS
T n
⋅ · + ⋅
∫ ∫
µ ε µ
0 0 0
∇× · +
r r
r
B j
E
t
µ ε µ


0 0 0
Legge di Ampère
Supponiamo non vi siano cariche libere statiche né correnti di conduzione, se ci poniamo
in un sistema di riferimento cartesiano e supponiamo che i campi elettrico (E) e magnetico
(B) siano costantemente orientati rispettivamente lungo gli assi x e y, si dimostra,
manipolando opportunamente le equazioni di Maxwell, che i due campi soddisfano
l’equazione delle onde


µ ε


2
2 0 0
2
2
E
z
E
t
x x
·


µ ε


2
2 0 0
2
2
B
z
B
t
y y
·
per cui le soluzioni delle suddette equazioni non sono altro che onde trasversali tra loro
ortogonali (come si suol dire polarizzate linearmente) che si propagano lungo l’asse z (E
⊥ B) con una velocità c ·
1
0 0
ε µ
che è la velocità della luce nel vuoto (3⋅10
8
m/s).
Se sono imposte le soluzioni armoniche per E e B, si ricava che in ogni istante E = c⋅B.
Le densità volumica di energia elettrica e magnetica sono rispettivamente
w E
el
·
1
2
0
2
ε w B
mag
·
1
2
0
2
µ

per cui w w w E
tot el mag
· + · ε
0
2
Un’onda elettromagnetica trasporta nello spazio energia, il flusso di tale energia per unità
di tempo per unità di superficie è dato dal vettore di Poynting
r r r
S E B · ×
1
0
µ
che ha la
direzione di propagazione dell’onda.
Scheda N. 9
4215 Fisica II
© Politecnico di Torino Pagina 3 di 3
Data ultima revisione 07/06/00 Autore: Sergio Ferrero
Politecnico di Torino
CeTeM
Una carica elettrica, che si muove di moto accelerato, irradia onde elettromagnetiche; in
particolare, una carica che compie oscillazioni armoniche irradia onde armoniche con la
stessa frequenza di oscillazione.
Le equazioni di Maxwell possono essere risolte anche nel caso in cui le onde si
propaghino in un mezzo materiale diverso dal vuoto; in questo caso la velocitàdi fase è
diversa da c ed è data da v=c/n, dove n è il cosiddetto indice di rifrazione del mezzo.
Esercizi Scheda N. 9
4215 Fisica II
© Politecnico di Torino Pagina 1 di 6
Data ultima revisione 07/06/00 Autore: Sergio Ferrero
Politecnico di Torino
CeTeM
Esercizi con soluzione
Esercizio 9.1
Tre diverse onde sonore hanno frequenza ν rispettivamente 10 Hz, 1000 Hz e 50 Mhz.
Determinare le lunghezze d’onda corrispondenti ed i periodi di oscillazione, sapendo che
la velocità del suono nell’aria è v=330 m/s.
SOLUZIONE Ricordando le relazioni λ=v/ν e T=1/ν, , ottengo l
1
=33 m T
1
=.1 s, l
2
=.33m
T
2
=1 ms, l
3
=6.6 10
-6
m T
3
=20 ns.
Esercizio 9.2
Un’onda elettromagnetica piana sinusoidale, di frequenza ν=100 Khz, polarizzata
linearmente, si propaga nel vuoto nel verso positivo dell’asse x.
a) Se il campo elettrico ha ampiezza E
0
=10 V/m quanto vale l’ampiezza del campo
magnetico?
b) Si determinino le espressioni in funzione del tempo del campo elettrico e di quello
magnetico se all’istante t
1
= 7.5 µs nel punto dell’asse x di ascissa x
1
=57 m il campo
elettrico ha componente E
1
=E
0
=10 V/m secondo l’asse y.
SOLUZIONE
a) B
0
= E
0
/ c = 33.3 nT.
b) Deve essere
E
0
sin [k(x
1
- x
0
) - ω⋅t
1
] = E
0
quindi
k(x
1
- x
0
) - ω⋅t = (2nπ + π/2) rad
con n intero positivo o negativo: si ottiene
x
0
= x
1
- ct
1
- (n + 1/4)⋅λ = -2943 m - n⋅λ essendo λ= c/ν= 3000 m
a questo punto, il campo magnetico e quello elettrico si ottengono dalle equazioni
armoniche
E = E
0
sin[ k (x-x
0
) - ω⋅t] B = cE
0
sin[ k (x-x
0
) - ω⋅t]
Esercizio 9.3
Il campo elettrico del segnale raccolto da un ricevitore radio ha un’ampiezza massima E
0
=
0.1 V/m; approssimando ad un’onda piana l’onda ricevuta, si calcoli:
a) l’intensità media dell’onda;
Esercizi Scheda N. 9
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b) la potenza della stazione se questa irradia isotropicamente ed è posta a distanza d =
500 m dall’apparecchio ricevitore.
SOLUZIONE
a) l’intensità media è rappresentata dal valor medio del vettore di Poynting
( ) ( ) ( ) I P t E t B t
c
E sin t · · ·
r r r
1 1
0 0
0
2 2
µ µ
ω
b) I rappresenta l’energia che in media, nell’unità di tempo, attraversa l’unità di
superficie; poiché la stazione irradia isotropicamente, la potenza media che attraversa la
superficie sferica con centro nella stazione e raggio r risulta 4
2
πr I e coincide con la
potenza media irradiata dalla stazione, quindi W
media staz.
= 4
2
πr I = 41.7 Watt.
Esercizio 9.4
Un’onda elettromagnetica piana, di frequenza ν=250 Khz, si propaga nel vuoto e si riflette
sopra una superficie piana perfettamente conduttrice, disposta perpendicolarmente alla
sua direzione di propagazione. A quale distanze dalla superficie si formano il primo
massimo e minimo del campo elettrico?
SOLUZIONE
Si consideri un asse x perpendicolare alla superficie piana conduttrice, con l’origine O su
questa. L’onda elettromagnetica piana con il campo elettrico costantemente polarizzato
lungo l’asse y, può in generale scriversi come sovrapposizione di un’onda progressiva ed
una regressiva, cioè
E(x,t)=E
0
sin(kx-ω⋅t) + E
1
sin(kx + ω⋅t + φ)
la superficie è perfettamente conduttrice, quindi in tutti i suoi punti, quindi nel piano x=0
E=0 in qualunque istante t; da ciò segue che E
0
=E
1
e φ =0 , per cui applicando la formula
di prostaferesi
sin a + sin b = 2 sin [(a + b)/2]cos[(a + b)/2]
ottengo:
E(x,t)=E
0
sin(kx-ω⋅t) + E
0
sin(kx + ω⋅t)=2E
0
sin(kx)cos(ω⋅t)
che è l’equazione di un’onda stazionaria, caratterizzata dall’avere una velocità di
propagazione nulla. Nei punti di ascisse x=(2n + 1)π/(2k) = (2n + 1) λ/4 l’ampiezza elettrica
è massima (ventri), i punti di ascisse x=n⋅λ/2 sono invece i minimi (nodi). Nel nostro caso
λ=c/ν, per cui si ha il primo ventre per l
max
=300 m ed il primo nodo per x=0.
Esercizi Scheda N. 9
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Esercizio 9.5
Il vettore di Poynting di un’onda elettromagnetica piana nel vuoto è dato da:
ed è orientato quindi lungo il semiasse positivo delle ascisse in un sistema di riferimento
cartesiano (x,y,z). Il valore dell’ampiezza S
0
è 40 W/m
3
, il numero d’onda k vale 20 m
-1
e la
pulsazione angolare ω vale 3x10
9
s
-1
.
Viene richiesto di calcolare la lunghezza d’onda λ, la frequenza ν dell’onda e il valore dei
moduli del campo elettrico E e del campo magnetico B.
SOLUZIONE
Ricordando le relazioni k=2π/λ e ω=2πν posso scrivere:
¹
¹
¹
¹
¹
'
¹
⋅ · · ·
· · ·
Hz 10 592 . 1
28 . 6
10
2
m 314 . 0
20
28 . 6 2
8
9
π
ω
ν
π
λ
k
per ciò che riguarda invece il valore assunto dai moduli dei campi elettrico e magnetico
ricordiamo che
r r r
S E B · ×
1
0
µ
ed inoltre che B=E/c. Di conseguenza avremo che :
¹
¹
¹
¹
¹
'
¹
⋅ ·
·
⇒ ⋅ · ⋅ ·

T 10 409 . 0
V/m 8 . 122

c
1 1
6 0 0
B
E
E E B E S
µ µ
x
u t kx S t x S ) ( cos ) , (
2
0
ω − ·
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Esercizi con soluzione
Esercizio 9.6
Un’onda radio si propaga in un mezzo nel quale è ε
r
=1.5 e µ
r
=1.05 con una frequenza
uguale a 100 KHz. Si calcoli la lunghezza d’onda.
SOLUZIONE λ=2390 m.
Esercizio 9.7
Un’onda elettromagnetica si propaga in un mezzo con velocità 1.5⋅10
8
m/s. Sapendo che
la costante dielettrica relativa del mezzo è 3, si calcoli la permeabilità magnetica del
mezzo.
SOLUZIONE µ
r
=1.33.
Esercizio 9.8
Un’onda elettromagnetica piana di frequenza f=7.5⋅10
14
Hz si propaga lungo l’asse x. Essa
è polarizzata rettilinearmente con il campo elettrico E che forma l’angolo θ=30° con il piano
x,y ed ha ampiezza E
0
=10
3
V/m. Scrivere l’equazione di quest’onda e calcolare
l’ampiezza del campo magnetico.
SOLUZIONE E
y
=0.866 µ
r
=1.33.
Esercizio 9.9
Le onde luminose nel vuoto hanno una lunghezza d’onda che varia da un massimo di
circa 0.8 µm per il rosso ad un minimo di circa 0.4 µm per il violetto. Si determino i valori
minimo e massimo della frequenza di vibrazione del loro campo elettromagnetico.
SOLUZIONE 3.75⋅10
14
Hz ; 7.5⋅10
14
Hz.
Esercizio 9.10
Il campo elettrico di un’onda elettromagnetica piana ha un’ampiezza di 10
-2
N/C. Si trovi la
grandezza del campoi magnetico e l’energia per unità di volume.
SOLUZIONE B=3.33⋅10
11
T; E = 8.85⋅10
16
J/m
3
.
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Domande a Test.
Domanda 9.1
Un’onda elettromagnetica piana polarizzata si propaga nel vuoto con frequenza ν = 250
kHz. La sua lunghezza d’onda λ e la sua velocità di propagazione v valgono:
1) λ = 1200 km ; v = 3 10
6
m/s
2) λ = 1200 m ; v = 3 10
8
m/s
3) λ = 1200 cm ; v = 3 10
8
m/s
4) λ = 1200 km ; v = 3 10
8
m/s
RISPOSTA CORRETTA : 2
Domanda 9.2
Si sovrappongono due onde piane monocromatiche descritte dalle equazioni
( ) ( ) t x t x 2 3 sen 4 e 2 3 sen 4
2 1
+ · − · ξ ξ . Se le lunghezze sono espresse in metri e i tempi in secondi, la
velocità di gruppo della risultante vale:
1) 0,667 m/s
2) 0
3) 1,333 m/s
4) Non si può dire se non si specificano le proprietà del mezzo entro il quale avviene la propagazione.
RISPOSTA CORRETTA : 2
Domanda 9.3
La legge di Gauss nel vuoto si può esprimere mediante la formula
1) V E ∇ − ·
r r
2)

· ⋅ 0 dl u E
l
)
r
3)
t
B
E


− · ∧ ∇
r
r r
4)
0
/ ε ρ · ⋅ ∇ E
r r
RISPOSTA CORRETTA : 4
Domanda 9.4
Un’onda elettromagnetica di frequenza f=5⋅GHz si propaga in un mezzo con indice di
rifrazione n=2.5. La sua velocità di fase vale:
1) v=3⋅10
8
m/s
2) v=5⋅10
9
m/s
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3) v=1.2⋅10
8
m/s
4) v=2⋅10
-10
m/s
RISPOSTA CORRETTA : 3
Domanda 9.5
Un’onda elettromagnetica polarizzata linearmente si propaga nel vuoto. Il modulo del
campo magnetico vale B=5⋅10
-8
T. La densità volumica di energia vale:
1) w=1.99⋅10
-9
J/m
3
2) w=3.5⋅10
-9
J/m
3
3) w=5⋅10
3
J/m
3
4) w=1.99⋅10
9
J/m
3
RISPOSTA CORRETTA : 1
Scheda N. 10
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Circuiti elettrici RC
Si consideri un circuito costituito da una resistenza R, un condensatore di capacitàC ed
un generatore di forza elettromotrice continua V connesso con un interruttore
nel momento in cui chiudo l’interruttore, le
cariche vengono spostate da una faccia
all’altra del condensatore (il condensatore si
carica).
V RI V
C
· + da cui si ricava l’equazione:
V RC
dV
dt
V
C
C
· + che ammette soluzione
( )
V t V
t
RC
c
· − −
|
.

`
,

|
.

`
,
1 exp
l’andamento della corrente è invece ( ) I t
dQ
dt
C
dV
dt
V
R
t
RC
C
· · · −
|
.

`
,
exp
Supponiamo ora di rimuovere il generatore dopo che il condensatore ha raggiunto la
tensione di saturazione ai suoi capi V
c
=V.
Alla chiusura dell’interruttore V
c
-RI=0, per
cui
RC
dV
dt
V
C
C
+ · 0 che ammette soluzione
( ) V t V
t
RC
C
· −
|
.

`
,
exp e di conseguenza
( ) I t
V
R
t
RC
· − −
|
.

`
,
exp
C
R
V
c
-
-
+
+
-
-
+
+
I
C
R
V
I
V
C
Scheda N. 10
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Circuiti elettrici RL
Si consideri un circuito costituito da una resistenza R, una bobina di induttanza L ed un
generatore di forza elettromotrice continua V connesso con un interruttore
Alla chiusura dell’interruttore,il generatore
tende a far circolare corrente in R ed in L
V V RI
L
· + ed essendo V L
dI
dt
L
· si ricava
dI
dt
R
L
I
V
L
+ − · 0 che ammette soluzione
( )
I t
V
R
t
L R
· − −
|
.

`
,

|
.

`
,
1 exp
/
e di conseguenza, la tensione ai capi dell’induttore risulta
( ) V t L
dI
dt
V
t
L R
L
· · −
|
.

`
,
exp
/
Supponiamo ora di rimuovere il generatore dopo che la corrente nel circuito ha raggiunto
il valore di saturazione I=V/R
Alla chiusura dell’interruttore V RI
L
+ · 0 per
cui
dI
dt
R
L
I + · 0 che ammette soluzione
( ) I t
V
R
t
L R
· −
|
.

`
,
exp
/
e di conseguenza
( ) V t V
t
L R
L
· − −
|
.

`
,
exp
/
L
R
L
I
R
V
V
L
I
V
L
Scheda N. 10
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Circuiti elettrici LC
Supponiamo di connettere in serie un condensatore carico con un induttore
Il condensatore tende a scaricarsi
attraverso l’induttore, supponendo non vi
sia dissipazione, vi è un trasferimento di
energia dal condensatore (energ. campo
elettrico) alla bobina (energ. campo
magnetico); quando il condensatore è
completamente scarico la bobina continua a trasportare carica al condensatore che si
ricarica in verso opposto, nuovamente si trasferisce energia dall’induttore al
condensatore; quando il condensatore è completamente carico, nuovamente tende a
scaricarsi facendo fluire carica in senso opposto e così via. Quantitativamente ciò può
essere descritto imponendo la conservazione dell’energia totale del circuito
E
tot
=E
magnetica
+E
elettrica
=(1/2)LI
2
+ (1/2)q
2
/C
dE
dt
LI
dI
dt
q
C
dq
dt
tot
· + · 0 da cui
d q
dt LC
q
2
2
1
0 + · la cui soluzione è ( ) ( ) q t q t
M
· + cos ω φ con
ω ·
1
LC
in definitiva si ha un’osciilazione armonica della carica.
Circuiti elettrici RLC
In questo caso
dE
dt
IR
tot
· −
2
(dissipazione
per effetto joule), da cui segue l’equazione
d q
dt
R
L
dq
dt LC
q
2
2
1
0 + + · che ammette
soluzione
( ) ( ) q t q
R
L
t t
m
· −
|
.

`
,
exp cos
2
ω che rappresenta un’oscillazione smorzata.
C
L
+ +
R
C
L
+ +
Scheda N. 10
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Nel caso si colleghi al circuito RLC un generatore di tensione alternata V=V
0
sin( t),
si ottiene ( ) L
d q
dt
R
dq
dt C
q Vsin i
2
2
1
+ + · ω da cui si ricava una corrente
( ) ( ) ( ) [ ] I t I sin t · +
0
ω ω φ ω con ( ) I
V
R L
C
0
0
2
2
1
2
1
ω
ω
ω
·
+ −
|
.

`
,

]
]
]
e
( )
φ ω
ω
ω
·

|
.

`
,

arc
L
C
R
tan
1
. Si
noti che per
( )
ω ω · ·
1
1
2
0
LC
[frequenza di risonanza del circuito], la corrente è la massima
possibile.
Esercizi Scheda N. 10
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Esercizi con soluzione svolta
Esercizio 10.1
Si consideri il circuito
V = 10 Volts
R
1
= 5 Ω
R
2
= 10 Ω
C = 2 µF
sapendo che per t = 0 T
1
on T
2
off
t = 15 µs T
1
off T
2
on
determinare l’andamento di I
C
(t) e V
C
(t).
SOLUZIONE
per 0 < t < 15 µs il circuito risulta essere
supponendo il condensatore inizialmente
scarico
( )
I t
V
R
t
R C
C
· −
|
.

`
,

1 1
exp
( )
V t V
t
R C
C
· − −
|
.

`
,

]
]
] 1
1
exp (il condensatore si
carica)
V
C
(15 µs)=7.8 V I
C
(15 µs)=0.45 A
per t > 15 µs il circuito si modifica come
R
1
V
C
I
C
R
1
I
C
T
1
R
2
C
V
C
T
2
V
V
C
Esercizi Scheda N. 10
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CeTeM
( )
( )
I t
V s
R
t
R C
C
C
· − −
|
.

`
,

15
2
µ
exp
( ) ( ) ( ) V t I t R V s
t
R C
C C C
· − ⋅ · −
|
.

`
,

2
2
15µ exp
(il condensatore si scarica)
Esercizio 10.2
Un induttore (L=4 10
-4
H) ed una resistenza (R=5 ohm) sono posti in serie ad un
generatore di tensione continua (V=200 Volts)
a) quanto tempo occorre affinchè la corrente che fluisce nella resistenza raggiunga il 60%
della corrente finale?
b) quanta energia è accumulata nel campo magnetico dopo che la corrente ha raggiunto il
suo valore massimo?
c) calcolare che valore raggiunge la corrente dopo un tempo pari a 3 costanti di tempo
τ=L/R del circuito.
I
C
R
2
C
V
C
I
C
(t)
t
t
V
C
(t)
2 A
.45A
-.78A
7.8V
15µs
regime di
carica
regime di
scarica
Esercizi Scheda N. 10
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SOLUZIONE
a)
( )
( )
I t
V
R
t
L R
· − −
|
.

`
,

]
]
]
1 exp
/
I
MAX
= V/R
quindi si impone
( )
0 6 1 . exp
/
⋅ · − −
|
.

`
,

]
]
]
V
R
V
R
t
L R
da cui ( ) t
L
R
s · − − · ⋅

ln . . 1 0 6 7 2 10
6
b) E LI L
V
R
J
MAX
· ·
|
.

`
,
·
1
2
1
2
0 32
2
2
.
c) ( )
[ ] I
L
R
V
R
A 3 1 3 38
|
.

`
,
· − − · exp
Esercizio 10.3
La corrente in un corto circuito RL passa da 1.16 A a 10.2 mA nei 1.5 s che seguono la
rimozione della batteria del circuito. Supponendo che L valga 9.44 H, determinare la
resistenza R del circuito.
SOLUZIONE
( )
( )
I t I
t
L
R
I A
MAX MAX
· −
|
.

`
,

· exp . 116
( )
( )
I s mA I
ms
H
R
MAX
15 10 2
15
9 44
. . exp
.
.
· · −
|
.

`
,

da cui si ricava
( )
R
L
s
A
A
·

|
.

`
,
·

15
116
10 2 10
29 8
3
.
ln
.
.
. Ω
Esercizio 10.4
L’interrutore t del circuito in figura si chiude quando V
c
=2/3 E e si apre quando V
c
=1/3 E. Il
risultato è che V
c
ha l’andamento mostrato in figura.
Se R
1
=40Ω, R
2
=10Ω, C=2⋅10
-6
F, calcolare quanto valgono il tempo di carica t
c
, il tempo di
scarica t
s
e il periodo dell’oscillazione.
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SOLUZIONE
Durante la fase di carica l’interruttore è aperto, di conseguenza la carica avviene
attraverso le resistenze R
1
e R
2
che sono in serie. Si ha quindi che in un generico istante t
1
la tensione sulla capacità vale 1/3 E, mentre ad un generico istante t
1
la tensione sulla
capacità vale 2/3 E.
Analiticamente la situazione è descritta dalle seguenti equazioni:
s t t
RC
RC
e
e
e E E
e E
E
e E
t
t
t
t
t
100 con 2 ln
3
1
ln
t
3
2
ln
t

3
1
3
2
R R R con
1
3
2
1
3
1 V
c 1 2
2
1
RC
RC
2 1
RC
RC
RC
c
2
1
2
1
µ τ τ · · − ⇒
¹
¹
¹
¹
¹
'
¹
− ·
− ·

¹
¹
¹
¹
¹
'
¹
·
·
+ ·
¹
¹
¹
¹
¹
'
¹

,
`

.
|
− ⋅ ·

,
`

.
|
− ⋅ ·

,
`

.
|
− ⋅ ·





dove il tempo di carica t
c
vale t
2
-t
1
ossia t
c
=69.3 µs.
Durante la fase di scarica l’interruttore è chiuso, quindi il generatore di tensione e la
resistenza R
1
sono esclusi dal circuito. Di conseguenza si avrà:
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s t t
RC
RC
e
e
e E E
e E E
e E
t
t
t
t
t
20 con 2 ln
3
1
ln
t
3
2
ln
t

3
1
3
2
R R con
3
1
3
2

3
2
V
c 1 2
2
1
RC
RC
2
RC
RC
RC
c
2
1
2
1
µ τ τ · · − ⇒
¹
¹
¹
¹
¹
'
¹
− ·
− ·

¹
¹
¹
¹
¹
'
¹
·
·
·
¹
¹
¹
¹
¹
'
¹
⋅ ·
⋅ ·
⇒ ⋅ ·





dove il tempo di scarica t
s
vale t
2
-t
1
ossia t
s
=13.9 µs.
Il periodo con cui si ripete la forma d’onda è dato da
T= t
c
+t
s
= 69.3µs+13.9µs=83.2µs.
Esercizio 10.5
Si determini il tempo necessario affinché in un circuito RLC, la massima energia presente
sul condensatore durante un’oscillazione si riduca a metà del suo valore iniziale. Si
assuma q=q
MAX
a t=0.
SOLUZIONE
( )
( )
( ) q t q
R
L
t
MAX
· − exp cos
2
ω φ , = 0
( )
[ ]
E
q t
C
condensatore
·
2
2
affinché E=E
MAX
/2 q
q
MAX
·
2
quindi si impone exp −
|
.

`
,
·
R
L 2
1
2
da cui t
L
R
· ln2
Esercizi Scheda N. 10
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Esercizi con soluzione
Esercizio 10.6
In un circuito oscillante LC, si determini qual è il valore della carica su un condensatore
(espresso in funzione della carica massima) quando l’energia totale del circuito è
suddivisa in parti uguali fra il campo magnetico ed il campo elettrico. Quanto tempo deve
passare affinché si realizzi questa condizione, nel caso si assuma al tempo t=0 la carica
q=q
MAX
? (Si esprima tale valore in frazione di periodo e si utilizzino i valori di L=4 mH e
C=6 nF)
RISULTATO [ q
q
MAX
·
2
, t=T/8= 0.397 10
-7
s ]
Esercizio 10.7
Un resistore con R=100Ω è connesso ad un generatore di forza elettromotrice alternata
E=E
0
cosωt, con ω=314 rad/sec. Successivamente esso è connesso ad un generatore con
2 E=E
0
cosωt secondo lo schema della figura. Si vuole che anche in questo secondo caso
la corrente erogata dal generatore sia in fase con le f.e.m. e che la differenza di potenziale
ai capi di R valga E. Calcolare i valori di L e C.
RISULTATO [ L=0.55 H C=13.8µF]
Esercizio 10.8
Determinare per il circuito in figura l’espressione della pulsazione di risonanza e calcolarla
in particolare per R
L
=R
C
=1Ω, L=10
-3
H, C=10
-9
F. Se R
L
e R
C
pur restando uguali,
assumono un qualunque valore diverso da 1 il risultato cambia?
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RISULTATO [ ω=10
6
rad/s]
Esercizio 10.9
Con un consumo di energia uguale a 0.5 J, un condensatore viene caricato per mezzo di
un generatore di forza elettromotrice costante di valore 1000 V. Raggiunto l’equilibrio il
condensatore viene staccato dal generatore e collegato con un’induttanza uguale a 2 H. Si
determini la frequenza delle oscillazioni nel circuito oscillante LC.
RISULTATO [ f=113 Hz ]
Esercizio 10.10
Nel circuito rappresentato in figura si ha che E=25 V, R
1
=1Ω, R
2
=4Ω, R
3
=8Ω, R
4
=2Ω,
R
5
=5Ω, C=3µF. Calcolare la differenza di potenziale V
B
-V
A
in condizioni stazionarie e, se
si sconnette il generatore, in quanto tempo la carica del condensatore si riduce a un
decimo di quella iniziale.
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RISULTATO [V
B
-V
A
=-6 V ; t=24.9µs ]
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Domande a Test.
Domanda 10.1
Un condensatore di capacità C viene scaricato su un cavo coassiale di resistenza elettrica
R e coefficiente di autoinduzione L
0
.
Le energie immagazzinate nel condensatore e nel cavo coassiale:
1) tendono a zero per tempi tendenti ad infinito;
2) variano nel tempo con legge sinusoidale;
3) hanno somma costante nel tempo.
4) crescono al crescere del tempo
RISPOSTA CORRETTA : 1
Domanda 10.2
Un condensatore, a facce circolari piane e parallele di raggio a e distanti h<<a, è caricato
ad una differenza di potenziale V
0
ed in seguito viene fatto scaricare su una resistenza R.
La corrente nel circuito vale:
1) i(t)=(V
0
/R)⋅ exp[(-ht)/ε
0
RS)]
2) i(t)=(V
0
/R)
3) i(t)=(V
0
/R)⋅ exp[(-ht)]
4) i(t)=(V
0
/R)⋅ t
RISPOSTA CORRETTA: 1
Domanda 10.3
Dato il circuito in figura la frequenza di risonanza del circuito vale:
RISPOSTA CORRETTA: 1
) C C C ( L
1
3 2 1
+ +
· ω
) C C C (
L
3 2 1
+ +
· ω
) C C C ( L
C C C C C C
3 2 1
2 1 3 2 2 1
⋅ ⋅
+ +
· ω
L
) C C C (
3 2 1
+ +
· ω
1)
2)
3)
4)
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Domanda 10.4
Nel circuito di utilizzazione di una corrente alternata la tensione V ai capi del circuito e
l’intensità della corrente che lo percorre sono sfasati:
1) se il circuito è puramente ohmico
2) se il circuito ha un sensibile coefficiente di autoinduzione L
3) se nel circuito sono inserite delle capacità
4) sempre
RISPOSTA CORRETTA: 2 - 3
Domanda 10.5
Nel circuito di utilizzazione di una forza elettromotrice alternata l’intensità della corrente:
1) è sempre in fase con la f.e.m.
2) non è mai in fase con le f.e.m,
3) è in fase con la f.e.m. solo se il circuito è puramente ohmico
4) è in fase con le f.e.m. solo se
dove R è la resistenza totale del circuito di utilizzazione.
RISPOSTA CORRETTA: 3 - 4
( )
( ) t Isin
R
t sin E
i ω ·
ω ⋅
·
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Conduttori e dielettrici
In un conduttore ideale, le cariche possono muoversi liberamente in esso, ne consegue
che se lo immergiamo in un campo elettrostatico, all’interno del conduttore il campo
elettrico risulterànullo, se ciò non fosse, avremmo un moto di cariche e non saremmo più
in condizioni statiche.
In un materiale non conduttore, tutte le cariche sono fortemente vincolate ed un campo
elettrostatico può facilmente penetrare al suo interno.
Si consideri un condensatore a facce piane parallele distanti d e di superficie S. Nel caso
in cui tra le piastre non sia interposto alcun materiale, la capacitàrisulta essere C
S
d
· ε
0
ed il campo elettrico tra le piastre E
lib
·
ρ
ε
0
dove ρ
lib
è la densità superficiale di cariche
libere presenti sulle piastre stesse. Qualora si inserisca un materiale non conduttore
(dielettrico), la capacità aumenta di un fattore ε
r
che è la cosiddetta costante dielettrica
relativa, caratteristica intrinseca di ogni dielettrico (C
S
d
r
· ε ε
0
). Ciò è dovuto al fatto che a
parità di cariche libere sulla piastra, il campo elettrico all’interno delle piastre è minore
rispetto a quello applicato dalle suddette cariche. Si ha infatti che E
tot
=E
appl.
-E
pol
, dove E
pol
è il campo elettrico opposto in verso rispetto a quello applicato, prodotto dai dipoli elettrici
che si sono formati nel dielettrico.
Polarizzazione e spostamento elettrico
Si definisce vettore polarizzazione P di un materiale, il suo momento di dipolo elettrico per
unità di volume, mentre il vettore spostamento elettrico, detto anche induzione elettrica
D=ε
0
ε
r
E
tot
.
Si dimostra che D = ε
0
E
tot
+ P. In prima approssimazione, il vettore polarizzazione è
direttamente proporzionale al campo elettrico presente in un materiale P = ε
0
χ
e
E
tot
dove χ
e
è la suscettibilitàelettrica del materiale, per cui D = ε
0
E
tot
+ ε
0
χ
e
E
tot
= ε
0
ε
r
E
tot
ossia ε
r
=1+χ
e
.
In un dielettrico, il teorema di Gauss risulta cosí modificato
( ) r
r
E u dS
q q
N
lib pol
⋅ ·
+

ε
0
dove q
pol
sono le cariche di polarizzazione dovuti ai dipoli elettrici, mentre per il vettore
spostamento D
r
r
D u dS q
N lib
⋅ · ∫
Scheda N. 11
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Alla superficie di separazione tra due diversi dielettrici, le linee di flusso dei campi D ed E
subiscono una deflessione, tuttavia le componenti normali di D e parallele di E (rispetto
all’interfaccia di separazione) si mantengono costanti.
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Esercizi con soluzione svolti
Esercizio 11.1
Si calcoli la capacità dei condensatori a piatti paralleli riempiti da diversi dielettrici come in
figura
SOLUZIONE
a) Il condensatore è equivalente alla serie di due condensatori con le rispettive
costanti dielettriche relative ε
1
ed ε
2
, superfici delle armature dimezzate rispetto a quelle
del condensatore complessivo (A) e distanze tra le armature d. Ne consegue che
C
A
d
· +
ε
ε ε
0
1 2
2
( ).
b) Il condensatore è equivalente al parallelo di due condensatori con le rispettive ε
1
ed ε
2
, stesse superfici A e distanze tra le armature d/2. Ne segue che C
A
d
·
+
|
.

`
,

2
0 1 2
1 2
ε ε ε
ε ε
.
c) Il condensatore è equivalente al parallelo di C
1
con la serie C
2
+ C
3
, in cui le
superfici e le distanze tra le armature sono rispettivamente per C
1
:A/2 e 2d, per C
2
e C
3
:A/2 e d. Quindi
ε
1
ε
2
d
ε
1
ε
2
d
ε
1
ε
2
d
ε
1
ε
2
d
ε
1
ε
2
ε
1
ε
2
d
2d
ε
3
d
caso a) caso b)
caso c)
A A
A
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C
A
d
· +

+
|
.

`
,

ε ε ε ε
ε ε
0 1 2 3
2 3
2 2
Esercizio 11.2
Si consideri un condensatore a facce piane parallele con piatti di area A distanti d l’uno
dall’altro. Una differenza di potenziale V
0
viene applicata sui piatti. La batteria viene, poi,
staccata e una piastra dielettrica di spessore b e costante dielettrica ε
r
viene inserita tra i
piatti. Si assuma che A=115 cm
2
, d=1.24 cm, b=0.78cm, ε
r
=2.61, V
0
=85.5 V.
a) Qual è la capacità C
0
prima che la piastra venga inserita?
b) Quale carica libera appare sui piatti?
c) Qual è il campo elettrico E
0
nelle zone vuote tra i piatti e la piastra dielettrica?
d) Si calcoli il campo elettrico E nella piastra dielettrica.
e) Qual è la differenza di potenziale tra i piatti, dopo che la piastra dielettrica è stata
introdotta?
f) Qual è la capacità quando la piastra è posizionata?
SOLUZIONE
a) C
A
d
pF
0
0
821 · ·
ε
.
b) La carica libera presente sulle armature è q CV C · · ⋅

0 0
10
7 02 10 .
poiché la batteria viene staccata prima che la piastra venga inserita, la carica libera rimane
invariata quando la piastra viene posizionata all’interno del condensatore.
c) Si applica la legge di Gauss considerando una superficie S che racchiude solo
l’armatura su cui si accumulano cariche libere positive. Si ha che
S
D u dS E A q E
q
A
V
m
N

r
r
⋅ · · · · ∫ ε
ε
0 0 0
0
6900 ,
Si noti che il valore E
0
resta invariato quando la piastra è introdotta. Esso dipende solo
dalla carica libera sui piatti.
d) Si applica nuovamente la legge di Gauss, questa volta su una superficie S
|
che
racchiude l’armatura su cui si accumulano cariche libere positive e penetra (parzialmente
in profondità) nella piastra dielettrica. Si trova che
S
D u dS EA q E
q
A
E
V
m
N r
r r
|
,
r
r
⋅ · − · − · · · ∫ ε ε
ε ε ε
0
0
0
2640
Il segno meno compare quando si calcola il prodotto interno E·u
N
poichè E ed u
N
(versore normale uscente dalla superficie S
|
) hanno versi opposti.
e) La differenza di potenziale risulta Edl E d b Eb V · − + · ∫
0
52 3 ( ) . .
f) La capacità con piastra posizionata è C
q
V
pF · · 134 . .
Esercizi Scheda N. 11
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Esercizio 11.3
Un condensatore piano, le cui armature hanno area S=200 cm
2
e distano d=4 mm, è
immerso in un olio di costante dielettrica relativa ε
r
=4; le armature sono collegate ai poli di
un generatore e la loro differenza di potenziale è V=300 Volt.
a) Qual è l’intensità della forza F agente sopra un’armatura?
b) Le armature vengono portate ad una distanza d
1
=2 mm (la loro differenza di
potenziale viene mantenuta costante): qual è l’energia erogata dal generatore?
SOLUZIONE
a) Le armature si attraggono l’una verso l’altra. Per calcolare il modulo di F si può
immaginare di staccare il condensatore dal generatore e di variare di dx la
distanza x tra le armature: il lavoro eseguito risulta dL=Fdx ed equivale alla
variazione dU dell’energia U immagazzinata dal condensatore
U
Q
C
Q x
S
dU
Q dx
S
F
U
x
Q
S
SV
x
r
· · · · · · ·
2 2 2 2 2
2 0
2 2 2 2
1
2 ε ε

∂ ε
ε
ε ε ε ,
cosicché per x=d risulta F=2 10
-3
N.
Va osservato che nel processo precedente il condensatore è stato staccato dal
generatore per evitare che quest’ultimo contribuisse a variarne l’energia elettrostatica.
b) Quando la distanza tra le armature viene variata dal valore d a d
1
, la carica del
condensatore collegato al generatore subisce la variazione
( ) Q Q C C V S
d d
V nC
1 1
1
1 1
53 − · − · −
|
.

`
,
· ε
l’energia erogata nel processo dal generatore è
E=(Q
1
- Q) V = (C
1
- C) V
2
= 16 10
-6
J.
Si può osservare che la variazione di energia elettrostatica del condensatore è
∆U=(1/2)(C
1
- C) V
2
, mentre il lavoro delle forze esterne, con F ricavata precedentemente,
risulta ( ) L Fdx C C V
d
d
· · − ∫
1
2
1
2
1
per cui è rispettato il principio di conservazione
dell’energia E + L = ∆U.
Esercizio 11.4
Una sfera metallica di raggio R
1
si trova all’interno di un guscio sferico conduttore di raggio
interno R
2
e raggio esterno R
3
, concentrico alla sfera metallica. Lo spazio compreso tra i
due conduttori è riempito da un dielettrico omogeneo ed isotropo. Se il guscio è a
potenziale V
0
mentre il potenziale della sfera interna è nullo, si calcoli il potenziale
elettrostatico a distanza r (0 ≤ r < ∞) dal centro della sfera.
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SOLUZIONE
Siano Q
1
, Q
2
, Q
3
le cariche distribuite sopra le tre superfici metalliche: nel guscio
metallico il campo è nullo, quindi Q
2
= - Q
1
. Per r ≤ R
1
risulta V=0; per R
1
≤ r < R
2
è D=Q
1
/ (4πr
2
) , E= Q
1
/ (4πε
0
ε
r
r
2
), quindi V= - [Q
1
/ (4πε
0
ε
r
)] (1/R
1
- 1/r); ma per r=R
2
deve
essere V=V
0
, quindi Q
1
=-4πε
0
ε
r
V
0
R
1
R
2
/ (R
2
- R
1
). Per r > R
3
è V = V
0
+ [Q
3
/ (4πε
0
)] (1/r -
1/R
3
).
Esercizio 11.5
Dopo aver caricato due condensatori di capacità C
1
=5 µF e C
2
=4 µF alle differenza di
potenziali di V
1
=300V e V
2
=250V, si collegano fra loro le armature negative e viene posto
in parallelo ai primi due un terzo condensatore, scarico, di capacità C=1 µF. Determinare
la carica presente alla fine su ciascun condensatore e la variazione di energia
elettrostatica nel processo.
SOLUZIONE
Sui due condensatori avremo le seguenti carica
Perciò la carica totale è data da q=q
1
+ q
1
=2.5⋅10
-3
C. L’energia iniziale vale perciò
U=q
2
/2C=0.350 J.
Alla fine si ha:
V
in
=q/(C
1
+ C
2
+ C
3
)=250 V
Di conseguenza le cariche accumulate sui condensatori saranno:
L’energia elettrostatica finale del processo sarà data da U=q
2
/2C=0.313 J con una
conseguente variazione di –0.037 J.
C 10 0 . 1 C V q C 10 5 . 1 C V q
3
2 2 2
3
1 1 1
− −
⋅ · ⋅ · ⋅ · ⋅ · e
C 10 25 . 0 C V q C 10 0 . 1 C V q C 10 25 . 1 C V q
3
3 3
'
3
3
2 2
'
2
3
1 1
'
1
− − −
⋅ · ⋅ · ⋅ · ⋅ · ⋅ · ⋅ ·
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Esercizi con soluzione
Esercizio 11.6
Una piastra di rame di spessore b viene inserita in un condensatore a piatti paralleli
a) Quale sarà la capacità dopo che la lastra è stata introdotta?
b) Se una carica q viene mantenuta sui piatti, si trovi il rapporto tra l’energia
immagazzinata prima e quella immagazzinata dopo che la piastra viene inserita.
c) Quale lavoro viene compiuto sulla lastra, mentre viene inserita?
RISULTATO [ a)
( )
ε
0
A
d b −
, b)
( )
d
d b −
, c)
q b
A
2
0
2 ε
]
Esercizio 11.7
Un condensatore piano con armature di area S distanti h è riempito da due lastre di
dielettrico, una di spessore d
1
e costante dielettrica relativa ε
1
, l’altra di spessore d
2
e
costante dielettrica relativa ε
2
. Ai capi del condensatore è applicata una differenza di
potenziale V.
Calcolare i valori E
1
e E
2
del campo elettrico nei due dielettrici e la densità di carica di
polarizzazione σ
p
sulla superficie di separazione tra i due dielettrici.
RISULTATO [
( )
2 2 1 1
2 1 0
p
2 0
0
2
1 0
0
1
; ;
d d
E E
ε ε
ε ε ε
σ
ε ε
σ
ε ε
σ
+

· · · ]
b
d
A
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Esercizio 11.8
Due condensatori di capacità C
1
=200 pF e C
2
=1000 pF sono connessi in parallelo e
caricati a un differenza di potenziale di 400V. Successivamente lo spazio tra le armature di
C
1
viene completamente riempito di acqua distillata (con ε
r
=80). Calcolare la variazione
della differenza ∆V di potenziale ai capi di C
2
, la carica di polarizzazione q
p
sulle facce del
dielettrico, la variazione di energia elettrostatica del sistema ∆U.
RISULTATO [ ∆V = -371.8V ; q
p
=44.46⋅10
-8
C ; ∆U=-8.92⋅10
-5
J ]
Esercizio 11.9
Un condensatore piano è costituito da due piastre piane e parallele di forma quadrata di
lato L mantenute a distanza d (con d molto più piccolo di L). il condensatore è
parzialmente immerso in un liquido dielettrico isotropo, lineare ed omogeneo di costante
dielettrica ε e densità di massa ρ. Le due piastre sono inizialmente scariche e la parte
sommersa delle piastre ha altezza x
0
come mostrato nella figura. Ad un certo istante t=0
le due piastre sono collegate ad un generatore di forza elettromotrice V. In queste
condizioni si osserva che il liquido contenuto fra le piastre si solleva finché raggiunge una
altezza x dall’estremità inferiore delle piastre. All’istante t=0 immediatamente successivo
all’applicazione della forza elettromotrice, cioè quando x=x
0
, si calcoli la carica elettrica
presente sulle armature I e II e la forza agente sull’armatura II in direzione, modulo e
verso.
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RISULTATO
Q
I
=[ε (Lx
0
/d)+ε
0
(L
2
–Lx
0
)/d] ; Q
II
=-[ε (Lx
0
/d)+ε
0
(L
2
–Lx
0
)/d]
La forza agente sulla piastra II è attrattiva, ossia è diretta in verso opposto all’asse z e
vale in modulo:
Esercizio 11.10
In una sfera di raggio di raggio R uniformemente carica con densità ρ viene praticata una
cavità sferica tale da avere la superficie tangente alla superficie esterna della sfera di
raggio R e al centro della sfera stessa. Dentro la cavità c’è il vuoto.
Determinare l’espressione della forza F esercitata su di una carica puntiforme q posta in
un punto P esterno alla sfera ad una distanza l e su di una carica q posta nel centro della
cavità.
RISULTATO
0
2
2
0
3
1
6

3 ε
ρ
ε
ρ R
E
l
R
E

·

·
¹
'
¹
¹
'
¹
− + · ) (
2 2
0
2
2
2
0
0
2
2
Lx L
d
V
Lx
d
V
F
II
ε ε
Esercizi Scheda N. 11
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Data ultima revisione 07/06/00 Autore: Sergio Ferrero
Politecnico di Torino
CeTeM
Domande a Test.
Domanda 11.1
Nel caso di molecole non polari, la polarizzazione causata da un campo elettrico esterno è
dovuta essenzialmente
1. Alla deformazione della molecola indotta dall’interazione tra campo esterno e cariche
della molecola stessa
2. Al fatto di non essere nel vuoto
3. Al momento meccanico applicato dal campo sulla molecola
4. All’interazione con le molecole circostanti
RISPOSTA CORRETTA : 1
Domanda 11.2
Per “polarizzazione” elettrica di un materiale si intende
1. Il momento di dipolo elettrico in esso indotto da un campo esterno
2. Il momento di dipolo presente in ogni singola molecola
3. Il momento di dipolo indotto per unità di volume
4. La densità di carica superficiale sul dielettrico
RISPOSTA CORRETTA : 3
Domanda 11.3
Il vettore spostamento elettrico a parità di distribuzione di cariche
1. Ha un valore che dipende dal materiale in cui ci si trova
2. Ha lo stesso valore qualunque sia il materiale in cui ci si trova
3. Ha un valore che dipende dalla densità di carica di polarizzazione presente nel
materiale
4. Ha un valore che di pende dal materiale e dalla forma del dielettrico
RISPOSTA CORRETTA : 2
Domanda 11.4
In un dielettrico anisotropo la polarizzazione è in generale
1. Parallela al campo elettrico totale
2. Parallela al campo elettrico che ci sarebbe nel vuoto
3. Sghemba tanto rispetto al campo elettrico nel vuoto che a quello totale
4. Indefinibile
RISPOSTA CORRETTA : 3
Esercizi Scheda N. 11
4215 Fisica II
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Domanda 11.5
Nel caso di due piastre piane conduttrici cariche affaciate con densità superficiale di carica
σ e poste nel vuoto, i campi elettrici interno ed esterno alle due piastre valgono:
1. E
int
=0 E
ext
=σ/ε
0
2. E
int
=2σ/ε
0
E
ext
=0
3. E
int
=σ/2ε
0
E
ext
=0
4. E
int
=σ/ε
0
E
ext
=0
RISPOSTA CORRETTA : 4
Scheda N. 12
4215 Fisica II
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Data ultima revisione 07/06/00 Autore: Sergio Ferrero
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CeTeM
Campo magnetico nella materia: i vettori magnetici
Partendo dal modello atomico classico, gli elettroni possono essere pensati come cariche
rotanti intorno ai nuclei, quindi come spire ideali percorse da correnti, in altri termini dei
dipoli magnetici elementari. Tali correnti microscopiche, generano un campo proprio e
tendono ad orientarsi, in presenza di un campo magnetico generato da correnti esterne,
come conseguenza si genera nel corpo un campo magnetico aggiuntivo. Il giànoto vettore
B caratterizza il campo magnetico risultante, mentre per caratterizzare il campo
magnetico generato dalle correnti esterne macroscopiche, indipendentemente dalle
proprietàdel mezzo circostante, si introduce il vettore H. Se si considera un solenoide, H
è la corrente che circola in esso per unità di lunghezza. Si definisce il vettore
magnetizzazione M di un materiale, come il momento di dipolo per unitàdi volume, esso
risulta essere in modulo uguale alle correnti di magnetizzazione superficiale per unità di
lunghezza (dovute ai dipoli magnetici). In generale i tre vettori magnetici sono legati dalla
relazione B = µ
0
( H + M ). Per la quasi totalità dei materiali il vettore polarizzazione è
direttamente proporzionale al campo H conseguente ad una corrente applicata al circuito
magnetizzante M=χ
mag
H dove χ
mag
è la suscettivitàmagnetica del materiale , quindi
B = µ
0
(H + χ
mag
H ) = µ
0
µ
r
H con µ
r
= 1+χ
mag
detta permeabilitàmagnetica relativa.
In un materiale la legge di Ampère per i campi B ed H risulta
( )
r
r
r
r
B u dl i i B u dl i
N cond magn N r cond
⋅ · + ⋅ · ∫ ∫ µ µ µ
0 0

r
r
H u dl i
N cond
⋅ · ∫
dove i
cond
è la corrente di conduzione (macroscopica esterna) e i
magn
è la corrente di
magnetizzazione (microscopica interna).
La legge di Laplace e quella di Biot-Savart risultano così modificate
r
r
r
B i
dl u
r
i
r
r
cond
r r cond
·
∧ µ µ
π
µ µ
π
0
2
0
4 2
B(r) =
mentre per il campo magnetico in un solenoide e la relativa densità volumica di energia
magnetica (valida in generale per una qualunque distribuzione di B)
B ni
r cond
r
· µ µ
µ µ
0
0
w =
B
2
2
Si dimostra infine che, alla superficie di separazione di due materiali, la componente
normale del campo B risulta invariata, lo stesso dicasi per la componente di H parallela
all’interfaccia.
Scheda N. 12
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Data ultima revisione 07/06/00 Autore: Sergio Ferrero
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CeTeM
Materiali paramagnetici, diamagnetici e ferromagnetici
I materiali paramagnetici sono caratterizzati dall’avere una piccola suscettibilitàmagnetica
positiva costante ( χ
mag
~ 10
-4
10
-5
); in essi gli atomi possiedono momenti di dipolo
magnetico orientati casualmente in assenza di campi esterni; qualora si applichi un
campo magnetico esterno i dipoli si orientano concordemente con il campo, cosicchè il
campo magnetico risultante è maggiore di quello applicato.
I materiali diamagnetici sono caratterizzati dall’avere una suscettivitàmagnetica negativa
costante (χ
mag
~ 10
-5
); in essi gli atomi non hanno un momento di dipolo permanente, ma
ne acquisiscono uno indotto dal campo magnetico applicato, tale campo indotto, per
quanto si è visto nell’induzione elettromagnetica, è tale da opporsi a quello applicato, per
cui il campo magnetico risultante è minore di quello applicato. In realtàil diamagnetismo si
ha in tutti i materiali, tuttavia esso è generalmente un effetto molto minore del
paramagnetismo.
Infine, i materiali ferromagnetici hanno una suscettività magnetica positiva elevatissima

mag
fino a 10
10
) che risulta essere una funzione del campo magnetico applicato; in essi vi
è una forte interazione tra i momenti di dipolo magnetici atomici vicini che li mantiene
allineati anche quando il campo magnetico esterno viene rimosso.
Esercizi Scheda N. 12
4215 Fisica II
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Data ultima revisione 07/06/00 Autore: Sergio Ferrero
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Esercizi con soluzione svolti
Esercizio 12.1
Un filo rettilineo, indefinito, percorso da una corrente di intensità i=4 A, è immerso in un
mezzo omogeneo, isotropo, indefinito e di permeabilità magnetica relativa µ
r
=1.02. Si
calcolino i campi H e B, e la densità di energia magnetica w in un punto distante d=5 cm
dal filo.
SOLUZIONE
Se il filo si trovasse nel vuoto si avrebbe
H
i
d
A m H
i
d
Wb m
0 0
0 6 2
2
12 7
2
16 10 · · · · · ⋅

π
µ
µ
π
. / / , B
0
poiché il filo è immerso in un mezzo indefinito, omogeneo ed isotropo
H H B H
i
d
r
r
· · · · · ⋅

0 0
0 6
12 7
2
163 10 . . A / m , T µ µ
µ µ
π
w
B
J m
r
· · ⋅

2
0
4 3
2
104 10
µ µ
. /
Esercizio 12.2
Un solenoide di lunghezza l=60 cm e raggio r=5 cm, è formato da n=700 spire/metro ed è
percorso da una corrente di intensità i=3 A. Un cilindro di ferro, di raggio r=2 cm e della
stessa lunghezza del solenoide, è tenuto fermo con il suo asse coincidente con quello del
solenoide e si trova per metà della lunghezza all’interno del solenoide stesso. Si calcoli la
forza agente sul cilindro di ferro assumendo il valore µ
r
=800 per la permeabilità magnetica
del ferro.
SOLUZIONE
Un metodo semplice per calcolare la forza in questione può basarsi su considerazioni
energetiche. Se la sbarra si sposta di un tratto ∆x verso l’interno del solenoide l’energia
del sistema subisce una variazione ∆U: va però osservato che la situazione del campo
magnetico nelle vicinanze delle estremità del solenoide e di quelle del cilindro non
cambia. In punti non troppo vicini alle estremità si ha H=ni. La variazione di energia
magnetica del solenoide ∆U
sol
è quindi:
( ) ∆ ∆ ∆ ∆ U H S x H S x n i r x
sol r r
· − · −
1
2
1
2
1
2
1
0
2
0
2
0
2 2 2
µ µ µ µ µ π
Esercizi Scheda N. 12
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Data ultima revisione 07/06/00 Autore: Sergio Ferrero
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poiché il flusso di campo magnetico nel solenoide cambia se il cilindro penetra in esso, vi
sarà una forza elettromotrice autoindotta che provoca una corrente opposta ad i (corrente
erogata dal generatore); affinché la corrente totale che percorre il solenoide resti
costante, il generatore dovrà fornire una potenza e quindi un’energia maggiori
rispettivamente di ∆P
gen
e ∆E
gen
∆P V i
t
i
Li
t
i i
dL
dt
gen
· ⋅ · · ⋅ · ⋅
∂φ



( )
2
∆ ∆ ∆ ∆ ∆ ∆ E Pdt i L i n l x S n xS n lS n i r x
gen r r
· · · − + − · −
2 2
0
2
0
2
0
2
0
2 2 2
1 [ ( ) ] ( ) µ µ µ µ µ µ π
si noti che la variazione di energia fornita dal generatore è doppia rispetto alla variazione
di energia magnetica relativa al solenoide. Ora, essendo ∆ ∆ ∆ E F x E
gen sol
− · si può
ricavare la forza che tende a risucchiare il cilindro di ferro
( ) F
E E
x
n i r N
gen sol
r
·

· − ·
∆ ∆

1
2
1 2 78
0
2 2 2
µ µ π .
Esercizio 12.3
Un anello di ferro, di sezione S=5 cm
2
, ha un piccolo intraferro di spessore δ=4 mm e la
circonferenza media dell’anello (compreso l’intraferro) è 2πr
0
=40 cm; intorno all’anello
sono avvolte N=500 spire percorse da una corrente di intensità i e nell’anello il campo
magnetico è B=1 T. Si calcoli i, l’intensità del vettore H e la magnetizzazione M all’interno
del ferro usando il valore χ
m
=5400.
SOLUZIONE
Per il teorema di Ampère si ha
r
r
H u dS r H H Ni
T Fe a
⋅ · − + · ∫ ( ) 2
0
π δ δ . La componente di B
perpendicolare alla superficie di separazione tra due materiali diversi è continua nel
passaggio da un materiale all’altro, quindi B ha lo stesso valore nel ferro e nell’aria
dell’intraferro, di conseguenza è µ
Fe
H
Fe
= µ
0
H
a
. Si ricava
( )
( )
i
r B
N
m
·

+
+

]
]
] ⋅ ·
2
1
65
0
0
π δ
χ
δ
µ
. A
H
B
Fe
Fe
· ·
µ
147 A / m
M
B
H · − · ⋅
µ
0
5
7 96 10 . A / m
Esercizi Scheda N. 12
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Data ultima revisione 07/06/00 Autore: Sergio Ferrero
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Esercizio 12.4
Una sbarra di volume V=500 cm
3
è magnetizzata uniformemente, possiede un momento
magnetico µ =200 Am
2
ed il campo B al suo interno vale 0.1 T. Si calcoli:
a) l’intensità del campo magnetico H all’interno della sbarra;
b) il valore massimo M
max
del momento delle forze risentite dalla sbarra se posta in un
campo magnetico esterno uniforme B
e
= 1 T.
SOLUZIONE
a) Il vettore M è il momento magnetico per unità di volume, di conseguenza il suo modulo
risulta M=µ / V= 4 10
5
A/m. I vettori magnetici B, H ed M sono legati dalla relazione
B=µ
0
(H + M), poichè H ed M sono paralleli, si ricava: H
B
M · − · ⋅
µ
0
5
32 10 . A / m.
b) Sotto l’azione del campo magnetico esterno la sbarra magnetizzata risente delle forze
di momento risultante M = µ ^ B
e
: il valore massimo del modulo del momento meccanico
è M
max
=µ B
e
=200 Nm.
Esercizio 12.5
Due anelli toroidali eguali sono formati dallo stesso materiale ferromagnetico
magnetizzato uniformemente; la lunghezza media è d=20 cm. Il primo anello C è
continuo, il secondo anello D ha un interferro di spessore h=5mm. Il campo magnetico nel
primo anello è B
C
=0.314 T. Calcolare il campo H
C
nel primo anello e quanto valgono nel
secondo anello il campo magnetico B
D
, il campo H
D
nell’interferro e il campo H
D
nel ferro.
SOLUZIONE
Per ciò che riguarda il primo anello si ha che B
C

0
M.
e quindi il vettore magnetizzazione M assume il seguente valore : M=2.5⋅10
5
A/m.
Mentre il vettore H
C
è nullo.
Per ciò che riguarda il secondo anello si avrà che
B
D
d=µ
0
i
m

0
M (d-h) e quindi B
D

0
M (1-h/d)=0.306 T
A questo punto il vettore H nell’intraferro dell’anello D varrà H
0
=B
D

0
=2.44⋅10
5
A/m,
mentre all’interno del ferro
H
D
=-H
0
h/(d-h)=-6.26⋅10
3
A/m.
Esercizi Scheda N. 12
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Data ultima revisione 07/06/00 Autore: Sergio Ferrero
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Esercizi con soluzione
Esercizio 12.6
Calcolare l’intensità di corrente che percorre un filo rettilineo molto lungo affinche in un
punto a distanza pari a 20 cm dal filo l’intensità magnetica sia H=7.96 A spira / m.
SOLUZIONE [ i=10A ]
Esercizio 12.7
Un solenoide molto lungo piegato a forma di toroidale viene riempito con un nucleo di
ferro. Sapendo che la corrente che percorre l’avvolgimento è i=2A, che il numero delle
spire per unità di lunghezza è 10 spire/cm e che il valore di B è pari a 1W/m
2
, calcolare:
1. l’intensità magnetica H
1
in presenza del nucleo di ferro;
2. l’intensità magnetica H
2
in assenza del nucleo di ferro;
3. l’intensità M
1
di magnetizzazione in presenza del nucleo di ferro;
4. l’intensità M
2
di magnetizzazione in assenza del nucleo di ferro.
SOLUZIONE [ H
1
= 2⋅10
3
A/m ; H
2
= 2⋅10
3
A/m ; M
1
= 7.9⋅10
5
A/m ; H
1
= 0]
Esercizio 12.8
Un solenoide toroidale è riempito con un materiale avente permeabilità magnetica relativa
µ
m
. Calcolare i campi H e B al suo interno.
SOLUZIONE [ ]
Esercizio 12.9
In una materiale ferromagnetico contenuto all’interno di un solenoide molto lungo sono
praticate due piccole cavità cilindriche, entrambi coassiali al solenoide. Nella prima larga è
piatta, si misura B
2
=7.54⋅10
-2
T, nella seconda, sottile e allungata, si misura B
1
=1.26⋅10
-3
T. Calcolare la suscettività magnetica del materiale e la sua magnetizzazione.
r
N
B
r
N
H
m
2
i

2
i
0
π
µ µ
π
· ·
Esercizi Scheda N. 12
4215 Fisica II
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Data ultima revisione 07/06/00 Autore: Sergio Ferrero
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SOLUZIONE [ χ
m
=58.8 M=5.9⋅10
4
A/m]
Esercizio 12.10
Due guaine cilindriche conduttrici, indefinite, coassiali, di spessore trascurabile, sono
percorse entrambe e nello stesso verso da una corrente i. I raggi delle due guaine sono
a=2cm e B=4cm. L’intercapedine tra di esse, inizialmente vuota, viene completamente
riempita con un materiale di permeabilità magnetica relativa µ
m
e l’energia magnetica
aumenta di ∆U=1.73⋅10
-3
J/m. Sapendo che la circuitazione di B lungo una circonferenza
di raggio r>b, concentrica al sistema, vale 2π⋅10
-5
Tm, calcolare i valori della corrente i e
della permeabilità µ
m
.
SOLUZIONE [ i=25A µ
m
=40.9 ]
Esercizi Scheda N. 12
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Domande a Test
Domanda 12.1
Il potenziale vettore è
1. Parallelo al campo magnetico
2. Perpendicolare al campo magnetico
3. In generale non è né parallelo né perpendicolare al campo magnetico
4. Dipende dalla presenza o meno di un campo elettrico
RISPOSTA CORRETTA : 2
Domanda 12.2
L’intensità magnetica H può essere misurata in :
1. Ampere/m
2. Volt/m
3. Ohm/m
4. Weber/m
RISPOSTA CORRETTA : 1
Domanda 12.3
La permeabilità delle sostanza paramagnetiche :
1. è sempre minore dell’unità
2. rappresenta un parametro dipendente dal campo magnetico esterno
3. è una grandezza strettamente legata alla geometria del corpo immerso nel campo
magnetico
4. nessuna delle precedenti affermazioni è corretta
RISPOSTA CORRETTA : 4
Domanda 12.4
Possiamo affermare che la permeabilità relativa delle sostanze ferromagnetiche:
1. è una costante che caratterizza la sostanza considerata
2. varia al variare dello stato di magnetizzazione della materia
Esercizi Scheda N. 12
4215 Fisica II
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Data ultima revisione 07/06/00 Autore: Sergio Ferrero
Politecnico di Torino
CeTeM
3. è indipendente dalla temperatura
4. aumenta linearmente con l’aumentare del campo magnetico esterno
RISPOSTA CORRETTA : 2
Domanda 12.5
Un materiale ferromagnetico è caratterizzato :
1. dall’esistenza di tanti piccoli elementi di volume aventi ognuno un momento magnetico
proprio
2. dal fatto che si magnetizza in modo che l’induzione B è direttamente proporzionale
all’intensità del campo H
3. dalla proprietà di attrarre sempre, anche allo stato naturale, la limatura di ferro
4. dal fatto di non poter essere più smagnetizzato una volta magnetizzato
RISPOSTA CORRETTA : 1
Fisica II
13 Richiami di teoria
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Data ultima revisione 30/06/00 Autore: Marco Pretti
Politecnico di Torino
CeTeM
Natura della luce
Prima del XIX secolo si pensava che la luce fosse costituita da un flusso di particelle che
venivano emesse da una sorgente e che stimolavano il senso della vista entrando
nell'occhio. Il più illustre sostenitore di questa teoria corpuscolare fu Isaac Newton. Già nel
1678 il danese Christian Huygens propose una teoria ondulatoria che era in grado di
spegare i fenomeni di riflessione e rifrazione della luce altrettanto bene della teoria di
Newton. La natura ondulatoria della luce non fu però generalmente accettata fino al 1801,
anno in cui Thomas Young studiò il fenomeno dell'interferenza.
Il più importante sviluppo riguardante la teoria della luce si ebbe nel 1873, quando Maxwell
predisse che la luce era una forma di onda elettromagnetica ad alta frequenza. La teoria
cosiddetta "classica" dell'elettromagnetismo, spiega infatti la maggior parte delle proprietà
della luce.
Tuttavia alcuni fenomeni, come l'effetto fotoelettrico, non trovarono adeguata spiegazione
fino al 1905, anno in cui Einstein ne propose la soluzione utilizzando il concetto di
quantizzazione sviluppato da Max Planck nel 1900. Il modello della quantizzazione
assume che l'energia di un'onda luminosa sia distribuita in "pacchetti" di energia chiamati
fotoni, per cui l'energia è quantizzata. Questi fotoni si comportano, in determinati casi,
come particelle. In questi particolari casi si recupera, in un certo senso, la teoria
corpuscolare che era stata alla base delle prime interpretazioni dei fenomeni luminosi.
Tuttavia l'energia dei fotoni è determinata dalla frequenza dell'onda elettromagnetica.
Ma allora la luce è un'onda o una particella? La domanda è mal posta: si può attribuire alla
luce una doppia natura, corpuscolare ed ondulatoria. A seconda del tipo di esperimento si
mette in rilievo un aspetto anzichè l'altro.
Ottica geometrica
Trascurando la teoria quantistica, la trattazione dei fenomeni luminosi andrebbe fatta
nell'ambito dell'elettromagnetismo e quindi in termini ondulatori (ottica ondulatoria).
Tuttavia è possibile affrontare molti problemi di ottica senza ricorrere ad una trattazione
ondulatoria. In particolare, quando la luce incontra, durante il suo cammino, ostacoli le cui
dimensioni sono sempre molto maggiori della sua lunghezza d'anda, è possibile ricorrere
ad una descrizione che utilizza il solo concetto di raggio di luce, definito come la normale
al fronte d'onda.
In questa scheda utilizzeremo tale approssimazione, che è detta ottica geometrica. L'unico
riferimento alla natura ondulatoria della luce sarà contenuto nell'indice di rifrazione del
mezzo, definito già nella scheda 9 come n = c / v (rapporto tra la velocità della luce nel
vuoto e la velocità della luce nel mezzo).
Fisica II
13 Richiami di teoria
© Politecnico di Torino Pagina 2 di 2
Data ultima revisione 30/06/00 Autore: Marco Pretti
Politecnico di Torino
CeTeM
Riflessione e rifrazione della luce
Un raggio di luce che incide su una superficie speculare piana formando un angolo θ
i
con
la normale al piano, viene riflesso secondo un angolo θ
r
= θ
i
, misurato dalla parte opposta
al raggio incidente rispetto alla normale. Raggio incidente, raggio riflesso e normale
giacciono sullo stesso piano.
Se il piano, anzichè essere una superficie
completamente speculare, è la superficie di
separazione tra due mezzi con diverso indice
di rifrazione, parte della luce viene riflessa
secondo la regola appena enunciata, e parte
attraversa l'interfaccia tra i due mezzi; è
quest'ultimo il fenomeno della rifrazione.
Se il raggio proveniente dal primo mezzo,
dotato di indice di rifrazione n
1
, incide
sull'interfaccia secondo un angolo θ
i
, e viene
rifratto nel secondo mezzo, con indice di rifrazione n
2
, secondo un angolo θ
t
, si dimostra
che vale la relazione (legge di Snell):
n n
i t 1 2
sen sen θ θ ·
Riflessione totale
Quando la luce cerca di propagarsi da un mezzo di dato indice di rifrazione (n
2
) ad un
mezzo con indice di rifrazione minore (n
1
), si definisce un angolo di incidenza critico (o
angolo limite) θ
c
tale che
sen θ
c
n
n
·
2
1
Per angoli di incidenza maggiori di θ
c
il fascio luminoso è totalmente riflesso al confine e
non vi è raggio rifratto.
raggio raggio
incidente riflesso
θ
i
θ
r
θ
t
raggio rifratto
Fisica II
13 Esercitazioni
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Data ultima revisione 30/06/00 Autore: Marco Pretti
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CeTeM
Esercizi svolti
Esercizio 13.1
Un fascio di luce passa dalla regione A alla regione B di un mezzo con indice di rifrazione
n
1
attraverso una spessa lastra di materiale il cui indice di rifrazione è n
2
. Di quale angolo
viene deviato il fascio emergente rispetto al fascio incidente?
Soluzione:
Utilizzando la legge di Snell per l'interfaccia
superiore si ha
sen sen θ θ
2
1
2
1
·
n
n
,
mentre per l'interfaccia inferiore si ha
sen sen θ θ
3
2
1
2
·
n
n
.
Sostituendo la prima espressione nella seconda,
si ottiene dunque
sen sen sen θ θ θ
3
2
1
1
2
1 1
·
|
.

`
,
·
n
n
n
n
,
cioè θ
3
· θ
1
e lo strato non altera la direzione del fascio.
Esercizio 13.2
Un piccolo corpo luminoso posto sul fondo di un largo recipiente colmo d'acqua (n
acqua

4/3) e profondo 100cm emette raggi di luce verso l'alto in tutte le direzioni (vedi figura).
Sulla supeficie dell'acqua si forma un cerchio di luce causato dai raggi che vengono rifratti
passando nell'aria (n
aria
≈ 1). All'esterno del cerchio i raggi vengono totalmente riflessi e
rimangono nell'acqua. Determinare il raggio R di questo cerchio.
R
θ
c
A θ
1
θ
3
B
n
1
n
2
n
1
Fisica II
13 Esercitazioni
© Politecnico di Torino Pagina 2 di 6
Data ultima revisione 30/06/00 Autore: Marco Pretti
Politecnico di Torino
CeTeM
Soluzione:
La riflessione totale ha luogo quando l'angolo di incidenza è maggiore dell'angolo critico
θ
c
, che si può ricavare facilmente dalla legge di Snell, imponendo che l'angolo formato dal
raggio con la normale in aria sia retto:
n n
c acqua aria
o
sen sen θ · ⇒ 90
⇒ · ≈ sen
aria
acqua
θ
c
n
n
0 75 . .
Si ricava quindi facilmente θ
c
≈ 48.6°. Per ragioni geometriche il valore R del raggio del
cerchio è infine dato da
R
c
· × ≈ × · 100cm tan cm cm θ 100 113 113 . .
Esercizio 13.3
Due specchi (A e B) formano un angolo α. Un raggio di luce viene riflesso da A e
successivamente da B. Determinare l’angolo γ di deflessione del raggio in funzione di α e
verificare che esso è indipendente dall’angolo di incidenza del raggio su A. Determinare
poi l'angolo α in modo che il raggio
incidente venga deflesso, dal sistema
formato dai due specchi, di γ · 180°.
Soluzione:
Supponiamo che il raggio incidente
giunga sul primo specchio A secondo un
angolo di incidenza θ
Α
. La direzione del
raggio riflesso sarà ruotata, rispetto alla
direzione del raggio incidente, di un
angolo γ
Α
· 180°−2θ
Α
(il che è evidente
dalla figura considerando il
prolungamento del raggio oltre lo specchio). Analogamente la seconda riflessione
apporterà una ulteriore rotazione antioraria di un angolo γ
Β
· 180°−2θ
Β
, dove θ
Β
è l’angolo
di incidenza sullo specchio B. L'angolo di rotazione totale si può scrivere dunque come
γ · γ
A
+ γ
B
= 360°−2(θ
Α
+ θ
Β
).
L'angolo θ
Β
può poi essere determinato con considerazioni geometriche sul triangolo
formato dai due specchi e dal raggio intermedio. Imponendo infatti che la somma degli
θ
Α
θ
Α
α 180°−α
90°−θ
Β
90°−θ
Α
θ
Β
θ
Β
A
B
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13 Esercitazioni
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angoli interni di tale triangolo valga 180° si ottiene facilmente
θ
Α
+ θ
Β
· 180°−α ,
da cui
γ · 2α .
Si osserva cioè che la deviazione totale è sempre doppia dell'angolo α ed è indipendente
dall'angolo di incidenza θ
A
. A questo punto, se si vuole una deflessione totale γ · 180°
basta porre α · 90°. Osserviamo che in questo modo si costruisce un sistema che riflette i
raggi luminosi in direzione uguale a quella di partenza indipendentemente da quale sia
questa direzione e su un principio simile si basano i catarifrangenti delle autovetture.
Esercizio 13.4
Qual è il minimo valore dell'indice di rifrazione di un prisma di 45° impiegato per deviare un
fascio di luce ad angolo retto mediante riflessione totale?
45º
45º
B
A
C
Soluzione:
Il raggio entra nel prisma perpendicolarmente alla faccia AB e quindi non subisce
deviazioni. Forma poi un angolo di incidenza di 45° con la normale alla faccia AC. Perchè il
fascio venga riflesso totalmente da AC occorre che l'angolo critico sia θ
c
< 90°. Dopo
questa riflessione totale il fascio luminoso attraversa la faccia BC senza ulteriori
deformazioni ed emerge dal prisma deviato ad angolo retto rispetto al raggio incidente.
Pertanto il valore minimo dell'indice di rifrazione è dato dalla condizione di riflessione totale
sulla faccia AC
n n
prisma
o
aria
o
sen sen45 90 · .
Tenendo conto che n
aria
≈ 1 abbiamo dunque
n
prisma o
sen
≈ ≈
1
45
1414 . .
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Esercizio 13.5
Si definisce cammino ottico di un raggio luminoso il prodotto della lunghezza del cammino
geometrico l percorso dal raggio per l'indice di rifrazione n del mezzo (è un oggetto
proporzionale al tempo che la luce impiega a fare il percorso). Si dimostra che le leggi
dell'ottica geometrica si possono ricavare imponendo che il cammino ottico di un raggio
per andare da un punto P
1
a un punto P
2
fissati sia stazionario, ovvero minimo o massimo
(principio di Fermat). Da questo principio deriva in particolare il fatto che in un mezzo con
indice di rifrazione uniforme il percorso dei raggi luminosi sia rettilineo (minimo).
Derivare la legge della rifrazione di Snell a partire dal principio di Fermat, ipotizzando che
il punto P
1
si trovi in un mezzo con indice di rifrazione n
1
e che il punto P
2
si trovi in un
mezzo con indice di rifrazione n
2
.
y
y
2
P
2
y θ
2
θ
1
P
1
y
1
x
x
1
z x
2
¤
Soluzione:
Dallo schema di figura si vede che il piano y−z (asse z supposto uscente dalla pagina)
viene assunto come separatore dei due mezzi omogenei con indici di rifrazione n
1
e n
2
rispettivamente. Fissati il punto di partenza P
1
nel mezzo 1, con coordinate (x
1
,y
1
,0), e il
punto di arrivo P
2
nel mezzo 2, con coordinate (x
2
,y
2
,0), per quanto detto nel testo, il
percorso del raggio nei mezzi omogenei deve essere rettilineo e quindi le uniche due
variabili rispetto a cui si può rendere stazionario il cammino ottico sono l'ordinata y e la
quota z del raggio alla separazione dei due mezzi. Calcolando le lunghezze l
1
e l
2
del
raggio nei due mezzi, il cammino ottico si può scrivere come
f y z n l n l n x y y z n x y y z ( , ) ( ) ( ) · + · + − + + + − +
1 1 2 2 1 1
2
1
2 2
2 2
2
2
2 2
.
Per cercare il punto stazionario calcoliamo poi le derivate rispetto a y e z e imponiamo che
siano uguali a zero:
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f
y
y z n
y y
x y y z
n
y y
x y y z
f
z
y z n
z
x y y z
n
z
x y y z
( , )
( ) ( )
( , )
( ) ( )
·

+ − +
+

+ − +
·
·
+ − +
+
+ − +
·
1
1
1
2
1
2 2
2
2
2
2
2
2 2
1
1
2
1
2 2
2
2
2
2
2 2
0
0
.
La seconda condizione implica che sia z · 0, ovvero che il punto di intersezione del raggio
con il piano di separazione dei due mezzi sia complanare con P
1
e P
2
. Inoltre è facile
vedere dalla figura che nella prima equazione le quantità che moltiplicano gli indici di
rifrazione corrispondono rispettivamente ai seni degli angoli θ
1
e −θ
2
, da cui
n n
1 1 2 2
0 sen sen θ θ − · ,
che è proprio la legge di Snell della rifrazione.
Esercizi proposti
Esercizio 13.6
Si consideri il sistema descritto nell'esercizio 13.1. Si è dimostrato che il raggio entrante e
il raggio uscente dalla lastra di indice di rifrazione n
2
sono paralleli. Determinarne la
distanza d in funzione dello spessore t della lastra e dell'angolo di incidenza θ
1
, nell'ipotesi
che quest'ultimo sia piccolo.
Risultato:
d t
n
n
≈ −
|
.

`
,
1
1
2
1
θ
Esercizio 13.7
Si consideri il sistema descritto nell'esercizio
13.2 e riportato qui a fianco, con un
osservatore posto nel punto indicato dal
simbolo ⇓. A causa della rifrazione
l'osservatore vede il corpo luminoso a una
profondità inferiore a quella reale.
Determinare tale profondità nelle stesse
ipotesi dell'esercizio 13.2 (profondità del
recipiente = 100cm, n
acqua
≈ 4/3, n
aria
≈ 1).
Suggerimento: l'immagine apparente
(virtuale) dell'oggetto luminoso si deve trovare
nel punto di incontro dei prolungamenti in acqua (tratteggiati in figura) dei due raggi
uscenti in aria. Infatti l'osservatore percepisce la profondità di un punto tramite l'angolo
formato dai due raggi provenienti dal punto e incidenti sui suoi occhi e tale angolo deve

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essere piccolo. Verificare che se l'angolo è piccolo la profondità apparente non dipende
dall'angolo stesso.
Risultato:
h h
n
n
apparente reale
aria
acqua
cm . = cm · ≈ × 100 0 75 75 .
Esercizio 13.8
Si consideri un raggio luminoso che attraversa
un prisma triangolare equilatero, di indice di
rifrazione n · 1.5, parallelamente a una faccia,
così come indicato nella figura qui a fianco.
Determinare l'angolo di deflessione δ tra il
raggio entrante e il raggio uscente dal prisma.
Risultato: δ ≈ 37.18°
Esercizio 13.9
Si consideri un prisma a 45° di indice di
rifrazione n · 1.5 e utilizzato in riflessione totale,
come indicato nello schema qui a fianco.
Determinare l'angolo critico θ
c
e verificare che la
condizione di riflessione totale è verificata per il
raggio disegnato in figura come linea intera. Se
ora si fa incidere un raggio non perpendicolare ma
con un angolo di incidenza θ
1
(linea tratteggiata),
determinare l'angolo di incidenza massimo θ
1max
per cui si ha ancora riflessione totale e verificare
che quando questa è soddisfatta il raggio uscente è sempre parallelo a quello entrante.
Risultato:
θ
c
n
· ≈ ° arcsen
1
4181 .
θ
θ
θ
1
4 79
max
arcsen
sen 45
sen
·
°−
≈ °
( )
.
c
c
Esercizio 13.10
Utilizzando il principio di Fermat, introdotto nell'esercizio 13.5, derivare la legge della
riflessione, ipotizzando che un raggio luminoso parta da un punto P
1
e arrivi a un punto
P
1
', entrambi nel mezzo con indice di rifrazione n
1
, passando per un punto della superficie
riflettente di coordinate da determinarsi.
δ
45°
45°
θ
1
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13 Quesiti di autoverifica
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1) Se un raggio luminoso che transita in un mezzo omogeneo con un certo indice di
rifrazione attraversa una superficie di separazione e passa in un altro mezzo omogeneo
con un indice di rifrazione più elevato
a) il raggio subisce un allontanamento dalla normale alla superficie che separa i
due mezzi, in accordo alla legge della rifrazione di Snell
b) il raggio subisce un avvicinamento alla normale alla superficie che separa i due
mezzi, in accordo alla legge della rifrazione di Snell
c) il raggio subisce un allontanamento dalla normale ed eventualmente una
riflessione totale se l’angolo di incidenza è superiore a un certo angolo critico
d) il raggio subisce un avvicinamento alla normale ed eventualmente una
riflessione totale se l’angolo di incidenza è inferiore a un certo angolo critico
2) Se un raggio luminoso che transita in un mezzo omogeneo con un certo indice di
rifrazione attraversa una superficie di separazione e passa in un altro mezzo omogeneo
con un indice di rifrazione inferiore
a) il raggio non viene deviato, purché l’angolo non sia superiore a un certo angolo
critico
b) il raggio subisce un avvicinamento alla normale alla superficie che separa i due
mezzi, in accordo alla legge della rifrazione di Snell
c) il raggio subisce un allontanamento dalla normale ed eventualmente una
riflessione totale se l’angolo di incidenza è superiore a un certo angolo critico
d) il raggio subisce un avvicinamento alla normale ed eventualmente una
riflessione totale se l’angolo di incidenza è inferiore a un certo angolo critico
3) Il fenomeno della riflessione totale si può avere quando
a) un raggio luminoso passa da un mezzo con indice di rifrazione minore a un
mezzo con indice di rifrazione maggiore e l’angolo di incidenza è superiore a un
certo angolo critico
b) un raggio luminoso passa da un mezzo con indice di rifrazione maggiore a un
mezzo con indice di rifrazione minore
c) un raggio luminoso passa da un mezzo con indice di rifrazione maggiore a un
mezzo con indice di rifrazione minore e l’angolo di incidenza è superiore a un certo
angolo critico
d) un raggio luminoso, attraversando una superficie di separazione tra due mezzi
con diverso indice di rifrazione, subisce un allontanamento dalla normale alla
superficie
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13 Quesiti di autoverifica
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3) Un nuotatore è steso sul fondo di un lago, dove l'acqua ha profondità h · 3.00m e
guarda verso l'alto. Tenendo conto che l'indice di rifrazione dell'acqua è n ≈ 4/3 e quello
dell'aria è circa 1, a che distanza minima d dai suoi occhi deve trovarsi un sasso posato
sul fondo affinché egli lo veda per riflessione totale?
a) 6.00m
b) 3.00m
c) 6.80m
d) 4.50m
4)Una lastra di spessore costante è costituita da materiale trasparente con indice di
rifrazione che, spostandosi dalla faccia 1 alla faccia 2, aumenta dal valore n
1
fino a n
2
> n
1
.
Un raggio di luce incide sopra la faccia 1 con angolo di incidenza θ
1
. L'angolo θ
2
formato
dal raggio con la normale alla faccia 2
a) è tale che n
1
senθ
1
· n
2
senθ
2
b) è tale che senθ
1
· n
2
senθ
2
c) è tale che n
1
senθ
1
· senθ
2
d) non si può determinare senza conoscere come varia l'indice di rifrazione
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14 Richiami di teoria
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Ottica ondulatoria
Vi sono fenomeni luminosi che non possono essere compresi in termini di ottica
geometrica, ma richiedono considerazioni di ottica ondulatoria. Tra questi vi sono il
fenomeno dell'interferenza e quello della diffrazione.
In termini di ottica ondulatoria si può dare una ulteriore interpretazione dell'indice di
rifrazione di un mezzo. Questo era stato definito come rapporto tra la velocità c della luce
nel vuoto e la velocità v della luce nel mezzo. Nel caso della luce monocromatica (ovvero
di una onda elettromagnetica con frequenza f fissata) vale la relazione
v · λf ,
dove λ è la lunghezza d'onda. La frequenza dell'onda non dipende dal mezzo, ma solo
dalla sorgente, mentre la velocità di propagazione, e quindi la lunghezza d'onda,
dipendono dal mezzo. Se la relazione precedente vale in un generico mezzo, nel vuoto
avremo
c · λ
0
f ,
dove con λ
0
abbiamo indicato la lunghezza d'onda nel vuoto. Applicando queste due
relazioni alla definizione di indice di rifrazione ed eliminando la frequenza troviamo
facilmente
n
c
v
· ·
λ
λ
0
.
Abbiamo quindi mostrato che, nel caso di luce monocromatica, l'indice di rifrazione è
uguale al rapporto tra la lunghezza d'onda nel vuoto e la lunghezza d'onda nel mezzo.
E' utile ricordare anche il principio di Huygens: ciascun punto di un campo ondulatorio,
portato ad oscillare, diviene esso stesso sorgente di onde elementari secondarie. L'onda
risultante, che si propaga oltre, si forma dalla sovrapposizione di tutte le onde emesse da
queste sorgenti elementari secondarie puntiformi.
Interferenza
Affinchè le onde luminose emesse da due o più sorgenti interferiscano (costruttivamente o
distruttivamente) è necessario che le sorgenti siano coerenti, cioè che mantengano una
fase costante l'una rispetto all'altra. Non è facile ottenere questa condizione per le sorgenti
reali: è necessario ricorrere ad artifici come la doppia fenditura, illuminata da una sola
sorgente luminosa. Per il principio di Huygens le due fenditure si comportano a tutti gli
effetti come due sorgenti coerenti. Se le fenditure sono poste ad una distanza d e si
osservano le figure di interferenza su uno schermo posto a distanza D >> d, la differenza
di cammino ottico δ per le onde luminose emesse in ogni istante dalle due fenditure
dipende dall'angolo θ tra la normale al piano delle fenditure e la direzione considerata:
δ · d senθ (vedi figura).
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14 Richiami di teoria
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L'interferenza è costruttiva (frange chiare sullo schermo) quando la differenza di cammino
ottico è pari ad un numero intero di lunghezze d'onda:
· · · t t δ θ λ d m m sen ( , , ,... ) 0 1 2 ,
ed è invece distruttiva (frange scure sullo schermo) quando la differenza di cammino ottico
è pari a un multiplo dispari di mezza lunghezza d'onda, ovvero
· · + · t t δ θ λ d m m sen ( ) ( , , ,. .. )
1
2
0 1 2 .
sorgente
D
schermo
d
δ
θ
θ
θ
y
0
Sullo schermo appaiono frange di interferenza, alternativamente chiare e scure.
Nell'approssimazione di D molto grande (interferenza all'infinito) e angoli θ piccoli, le
posizioni delle frange chiare, misurate a partire da O, si possono scrivere come
y m
D
d
m
· λ ,
mentre le posizioni delle frange scure sono
( ) y m
D
d
m
· +
1
2
λ .
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14 Richiami di teoria
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Interferenza nelle lamine sottili
Effetti di interferenza si osservano anche nelle lamine sottili, come ad esempio sottili strati
di olio sull'acqua o bolle di sapone. L'interferenza è dovuta, in questo caso, alla doppia
riflessione del raggio incidente sulle superfici superiore ed inferiore della lamina. Per
determinare le condizioni di interferenza
(costruttiva o distruttiva), occorre tenere conto,
oltre che dello sfasamento dovuto alla differenza
di cammino ottico, del fatto che un'onda che si
propaga in un mezzo con un dato indice di
rifrazione e che viene riflessa da un mezzo con
indice di rifrazione maggiore subisce un ulteriore
sfasamento di π. La condizione di interferenza
costruttiva nel caso di luce che incide quasi
perpendicolarmente ad una lamina di spessore
s posta in aria è data da
( ) 2 0 1 2
1
2
s m m = ( = , , , ... ) + t t λ ,
dove λ è la lunghezza d'onda della luce nel mezzo di indice di rifrazione n. Ricordando che
questa è legata alla lunghezza d'onda nel vuoto λ
0
dalla relazione λ · λ
0
/n abbiamo poi
( ) 2 0 1 2
1
2
ns m m = ( = , , ,... )
0
+ t t λ .
Osserviamo che il primo termine a secondo membro tiene conto della differenza di
cammino ottico, mentre il secondo termine tiene conto dello sfasamento dovuto alla
riflessione sulla superficie superiore. Analogamente la condizione di interferenza distruttiva
é
2 0 1 2 ns m m = = , , ,. ..
o
λ ( ) t t .
Diffrazione
La natura ondulatoria della luce si manifesta anche in un altro importante fenomeno,
quello della diffrazione, che si osserva quando un'onda luminosa incontra ostacoli o
fenditure aventi dimensioni confrontabili con la sua lunghezza d'onda. Se ad esempio
un'onda luminosa piana di lunghezza d'onda λ incontra uno schermo opaco sul quale è
stata aperta una fenditura rettangolare di grande lunghezza e di spessore b ∼ λ, si
constata che l'intensità luminosa non si distribuisce uniformemente su un secondo
schermo posto dietro la fenditura. Al contrario si osserva un massimo di intensità luminosa
n
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molto pronunciato al centro dello schermo e una successione di massimi secondari, via via
meno pronunciati, disposti simmetricamente a sinistra e a destra della riga principale. Gli
zeri di intensità luminosa si hanno quando tra le sorgenti elementari di cui si può pensare
sia costituita la fenditura vale la condizione di interferenza distruttiva
b m m sen = ( = θ λ t t 1 2 , ,... ) .
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14 Esercitazioni
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Esercizi svolti
Esercizio 14.1
La lunghezza d'onda in aria della luce gialla del sodio è λ
0
· 589nm. Determinare:
a) la sua frequenza f;
b) la sua lunghezza d'onda λ in un vetro il cui indice di rifrazione è n · 1.52;
c) la sua velocità v in questo vetro.
Soluzione:
a) La frequenza è data dall'espressione
f
c
· ·


≈ ⋅

λ
0
8
7
14
3 10
5 89 10
5 09 10
ms
m
Hz
-1
.
. .
b) La lunghezza d'onda in un mezzo è legata all'indice di rifrazione del mezzo stesso dalla
relazione
λ
λ
· · ·
0
589
152
387 5
n
nm
nm
.
. .
c) La velocità nel vetro si ricava infine utilizzando la definizione di indice di rifrazione
v
c
n
· ·

≈ ⋅


3 10
152
8 1
1
ms
1.97 10 ms
8
.
.
Osserviamo che sia la lunghezza d'onda che la velocità sono riscalate dello stesso fattore,
che è l'indice di rifrazione. I valori di entrambe queste grandezze sono inferiori ai
corrispondenti valori nel vuoto.
Esercizio 14.2
Uno schermo dista D · 1.20m da una sorgente a doppia fenditura. La distanza tra le due
fenditure è di d · 0.03mm. La frangia chiara del secondo ordine si trova a y
2
· 4.5cm dalla
linea centrale. Determinare:
a) la lunghezza d'onda della luce;
b) la distanza tra frange chiare adiacenti.
Soluzione:
a) Poiché la distanza del massimo di ordine m dalla linea centrale è data, nell'ipotesi D
>> y
m
(che risulta verificata), dalla relazione
y m
D
d
m
· λ ,
si ottiene, per la lunghezza d'onda, nel caso m · 2
λ· · ·
⋅ ⋅

·
− −
y d
mD
y d
D
m 2
5 2
2
3 10 4 5 10
2 1 2
562 5
m m
m
nm
.
.
. .
b) Secondo la relazione introdotta al punto (a) le frange risultano equispaziate, per cui è
facile vedere che la distanza tra frange adiacenti deve essere
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∆y
y
m
y
m
· · ·
2
2
2 25 . cm .
Esercizio 14.3
Una sorgente emette luce di due lunghezze d'onda nella regione del visibile, date da
λ · 430nm e λ′ · 510nm. La sorgente è usata in un esperimento di interferenza da doppia
fenditura in cui le fenditure distano d · 0.025mm e lo schermo è posto a D · 1.50m. Trovare
la separazione tra le frange chiare del terzo ordine corrispondenti alle due lunghezze
d'onda.
Soluzione:
I valori delle posizioni delle frange chiare del terzo ordine per le due lunghezze d'onda
sono dati da
y
D
d
3
3 7 74 · · λ . cm
′ · ′ · y
D
d
3
3 918 λ . cm.
Quindi la separazione tra le frange risulta essere
∆y y y
D
d
= cm ′ − · ′ − ·
3 3
3 1 ( ) .44 λ λ .
Esercizio 14.4
Calcolare lo spessore minimo della pellicola di una bolla di sapone (n · 1.46) tale che si
abbia interferenza costruttiva nella luce riflessa quando la pellicola è illuminata con luce di
lunghezza d'onda nel vuoto pari a λ
0
· 600nm.
Soluzione:
La condizione di intereferenza costruttiva è data dalla relazione
( ) 2
1
2 0
ns m = + λ ,
dove s è lo spessore della pellicola e m un numero naturale qualsiasi. Lo spessore minimo
si ha ovviamente per m = 0, quindi
s
n
=
nm
nm
λ
0
4
600
4 1
102 7 ·


.46
. .
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Esercizio 14.5
Una cella solare di silicio (n
Si
· 3.5) è ricoperta da un sottile strato di monossido di silicio
(n
SiO
· 1.45). Determinare lo spessore minimo dello strato in grado di produrre riflessione
minima ad una lunghezza d'onda di λ
0
· 550nm, cioè al centro dello spettro solare.
Soluzione:
La luce riflessa è minima quando i due raggi
soddisfano la condizione di interferenza
distruttiva. Occorre però notare che la situazione
è differente rispetto al caso di una lamina
immersa in aria. Infatti entrambi i raggi subiscono
uno sfasamento di π, in quanto vengono riflessi da
un mezzo con indice di rifrazione maggiore di
quello del mezzo in cui si propagano. In questo
caso la condizione di interferenza distruttiva è
dunque
( ) 2
1
2
s m = + λ,
dove s è lo spessore dello strato, m un generico numero naturale e λ la lunghezza d'onda
della luce nell'ossido. Il minimo spessore si ha per m · 0, da cui
s ·
λ
4
(si parla tecnicamente di strati antiriflesso a lambda-quarti). Conoscendo la lunghezza
d'onda λ
0
nel vuoto e l'indice di rifrazione dell'ossido possiamo infine scrivere
s
n
=
nm
nm
SiO
λ
0
4
550
4 1
94 8 ·


.45
.
Esercizio 14.6
Una fenditura di larghezza b · 0.1mm viene illuminata da raggi paralleli di lunghezza
d'onda λ · 600nm e si osservano le bande di diffrazione prodotte su uno schermo distante
D · 40cm dalla fenditura. Quanto dista la terza banda scura dalla banda luminosa
centrale?
Soluzione:
Per una fenditura singola la m-esima banda scura viene individuata dalla relazione b
senθ · mλ, per cui
sen . θ
λ
· ·
⋅ ×
·


m
b
3 6 10
10
0 018
7
4
m
m
.
Poichè θ è piccolo è possibile approssimare la funzione senθ con tgθ · y
m
/D, dove y
m
è la
distanza tra il la m-esima banda scura ed il centro dello schermo e D è la distanza tra la
fenditura e lo schermo. Si ottiene:
y D tg
3
40 0 018 0 72 = cm . = . cm θ ≈ ⋅
n
SiO
· 1.45
n
Si
· 3.5
SiO
Si
Fisica II
14 Esercitazioni
© Politecnico di Torino Pagina 4 di 5
Data ultima revisione 30/06/00 Autore: Marco Pretti
Politecnico di Torino
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Esercizio 14.7
In una figura di diffrazione la distanza fra il primo minimo di destra e il primo minimo di
sinistra è di 5.2mm. Lo schermo sul quale si forma la figura dista D · 80cm dalla fenditura
e la lunghezza d'onda della luce è λ · 546nm. Calcolare la larghezza della fenditura.
Soluzione:
La distanza della prima banda scura dal centro dello schermo è
y
1
5 2
2 6 · ·
.
.
mm
2
mm
(i minimi laterali sono simmetrici).
Poiché y
1
<< D si considerano angoli piccoli ed è quindi possibile scrivere
sen tan
.
. θ θ ≈ · ·
×
×
· ×



y
D
1
3
2
3
2 6 10
80 10
3 25 10
m
m
,
dove q è come al solito l'angolo formato dai raggi interferenti con la normale allo schermo.
Dalla legge della diffrazione è ora possibile ricavare la larghezza b della fenditura nel
seguente modo:
b · ·
×
×
·


λ
θ sen .
.
546 10
3 25 10
0168
9
3
m
mm.
Esercizi proposti
Esercizio 14.8
L'esperimento di Young (interferenza da due fenditure) viene compiuto con la luce verde di
lunghezza d'onda λ · 514.5nm fornita da un laser ad argon. Se la distanza tra le due
fenditure è d · 1mm, determinare la separazione ∆y tra due frange successive su uno
schermo posto a distanza D · 3m dalle fenditure. Questa separazione dipende dal numero
d'ordine delle frange?
Risultato:
∆y ≈ 1.54mm
La spaziatura dipende a rigore dal numero d'ordine della frangia, ma è circa costante per
le frange più vicine al centro dello schermo.
Esercizio 14.9
Un fascio di luce monocromatica con lunghezza d'onda (nel vuoto) λ
0
· 500nm incide
normalmente sopra una pellicola di spessore d · 1µm ed indice di rifrazione n · 1.4. Una
parte della luce che entra nella pellicola viene poi riflessa dalla seconda superficie. Si
calcoli:
a) il numero N di lunghezze d'onda contenute nel cammino percorso dalla luce nella
pellicola, dal punto di incidenza al punto di uscita;
b) lo sfasamento φ tra le onde che entrano e quelle che escono.
Fisica II
14 Esercitazioni
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Risultato:
a) N · 5.6
b) φ · 1.2π
Esercizio 14.10
La superficie di una lastra di vetro è resa invisibile per la luce gialla del mercurio
(lunghezza d'onda nel vuoto λ
0
· 578nm) in condizioni di incidenza normale, facendo
depositare sulla superficie stessa una sottile pellicola avente indice di rifrazione n · 1.55.
L'indice di rifrazione del vetro vale circa 1.5. Si calcoli il minimo spessore s che deve avere
la pellicola.
Risultato:
s ≈ 0.186µm
Esercizio 14.11
Si consideri un esperimento di diffrazione da una fenditura investita da luce bianca
incidente normalmente. Si determini la lunghezza d'onda λ′ della componente il cui terzo
minimo di intensità coincide con il secondo minimo della luce rossa di lunghezza d'onda
λ · 650nm.
Risultato:
λ′ ≈ 433nm
Fisica II
14 Quesiti di autoverifica
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Data ultima revisione 30/06/00 Autore: Marco Pretti
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1) Si consideri una luce monocromatica. Quale delle seguenti affermazioni è corretta?
a) La frequenza della luce è indipendente dal mezzo, mentre la lunghezza d'onda
in un mezzo può essere maggiore o minore di quella nel vuoto, a seconda
dell'indice di rifrazione
b) La frequenza della luce è indipendente dal mezzo, mentre la velocità di
propagazione e la lunghezza d'onda sono minori in un mezzo e maggiori nel vuoto
c) La frequenza della luce è indipendente dal mezzo; la velocità di propagazione in
un mezzo è minore di quella nel vuoto, mentre la lunghezza d'onda è maggiore
d) La velocità della luce è indipendente dal mezzo, mentre la lunghezza d'onda
dipende dall'indice di rifrazione
2) Si consideri un esperimento di Young (interferenza da due fenditure) con luce
monocromatica. Come si fa ad aumentare la spaziatura tra le frange?
a) Aumentando la frequenza della luce
b) Diminuendo la lunghezza d'onda della luce
c) Diminuendo la distanza dello schermo
d) Diminuendo la distanza tra le fenditure
3) Si consideri un esperimento di Young (interferenza da due fenditure) con luce costituita
da più componenti monocromatiche. Che cosa si osserva sullo schermo?
a) Un massimo di intensità per ciascuna componente monocromatica
b) Un massimo di intensità centrale e una serie di massimi laterali equispaziati, in
ciascuno dei quali tutte le componenti sono sovrapposte
c) Un massimo centrale in cui le componenti sono sovrapposte, una serie di
massimi laterali in cui le componenti sono separate e la separazione che aumenta
allontanandosi dal centro
d) Un massimo centrale e una serie di massimi laterali in cui le componenti sono
separate e la separazione che diminuisce allontanandosi dal centro
4) Qual è la condizione per cui un film sottile di dato indice di rifrazione, deposto su un
materiale di indice di rifrazione maggiore, costituisca uno strato antiriflesso per luce
monocromatica di data lunghezza d'onda in condizioni di incidenza normale?
a) Che lo spessore sia un multiplo di mezza lunghezza d'onda
b) Che lo spessore sia un multiplo dispari di mezza lunghezza d'onda
c) Che lo spessore sia un multiplo pari di un quarto lunghezza d'onda
Fisica II
14 Quesiti di autoverifica
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d) Che lo spessore sia un multiplo dispari di un quarto di lunghezza d'onda
5) Si consideri un esperimento di diffrazione di luce monocromatica da una fenditura. Che
cosa può provocare un allargamento della figura di diffrazione?
a) Un aumento della lunghezza d'onda della luce
b) Una diminuzione della lunghezza d'onda della luce
c) Un aumento della larghezza della fenditura
d) Un avvicinamento dello schermo

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Fisica II Introduzione

Sommario

Le dispense si articolano in 14 esercitazioni che corrispondono ai 14 gruppi di due ore che vengono svolte in aula dal tutor. Ciascuna esercitazione contiene dapprima una parte di teoria in cui sono omesse le dimostrazioni (eventualmente reperibili su libri di testo), ma vengono piuttosto messe in rilievo le formule e i concetti necessari per lo svolgimento degli esercizi, proposti nella seconda parte di ogni esercitazione. La parte di esercizi è strutturata in modo tale da accompagnare lo studente nelle 3 fasi del processo di apprendimento e preparazione all’esame: una prima fase di esercizi svolti, una seconda di esercizi proposti ed infine un momento di autoverifica mediante quiz. Le dispense sono frutto di una riorganizzazione delle precedenti versioni opera di GianLuca Ghigo, Fabrizio Giorgis, Alessandro Pelizzola e Mauro Rajteri a cui vanno i ringraziamenti degli autori: Sergio Ferrero, Marco Pretti, Enrica Ruffino e Giovanni Alberto Ummarino.

© Politecnico di Torino Data ultima revisione 24/05/00

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Fisica II 1 Richiami di teoria

La parola elettricità deriva dal greco electron (ambra) perché già i greci nel 600 a.C. sapevano che una barretta d’ambra strofinata con un panno attrae piccoli frammenti di foglie secche. Quando un corpo manifesta questa proprietà si dice che possiede una carica elettrica. Esistono due tipi diversi di cariche, che convenzionalmente vengono chiamate positive e negative. Nel sistema internazionale (SI) l’unità di misura della carica è il coulomb (C). La carica elettrica è una grandezza quantizzata, ciò significa che può assumere solo valori discreti, multipli della carica elementare che ha il valore di e -19 = 1.602 ⋅ 10 C. Sperimentalmente si osserva che cariche dello stesso tipo si respingono e cariche di tipo opposto si attraggono. L’elettrostatica si occupa dello studio delle cariche elettriche a riposo e si basa su tre leggi fondamentali: la legge di Coulomb, il principio di conservazione della carica ed il principio di sovrapposizione degli effetti.

Legge di Coulomb
Il fisico Charles Coulomb nel 1785 determinò in termini quantitativi l’interazione tra cariche elettriche. Mediante esperimenti con una bilancia di torsione, Coulomb dedusse che la forza esercitata da una carica puntiforme q1 su di un’altra carica puntiforme q2 posta ad una distanza r21 dalla prima è del tipo qq F21 = k 1 22 u r r21 dove k è una costante di proporzionalità e ur è un versore diretto verso q2 lungo la congiungente delle due cariche. Nel sistema internazionale la costante k si esprime nella forma 1 k= = 8.988 ⋅ 109 Nm2 C − 2 ≅ 9 ⋅ 109 Nm2 C −2 4πε0 dove ε0 si chiama costante dielettrica (o permittività) del vuoto e vale ε0 ≈8.85 ⋅ 10-12 C2 N-1 m-2

Principio di conservazione della carica
Questo principio afferma che la quantità totale di carica elettrica che si produce in qualsiasi processo è nulla. Tutti gli esperimenti, fino ad ora, hanno confermato la validità di questa legge, che deve essere considerata una delle leggi fondamentali della fisica.

Principio di sovrapposizione degli effetti
In presenza di più di due cariche elettriche questo principio consente di considerare la forza agente su di una carica come la somma di tutte le forze tra ciascuna coppia di cariche come se tutte le altre non esistessero.

Campo elettrico
Una carica esercita su altre cariche una forza elettrica svolgendo un’azione a distanza. Per meglio descrivere questo fenomeno è utile introdurre il concetto di campo come mediatore tra le cariche. Si può considerare che ogni carica genera un campo elettrico in tutto lo spazio e ogni altra carica interagisce con tale campo dando luogo alla forza © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 1 di 2 Autore: Giovanni Alberto Ummarino

L’intensità di campo elettrico che esiste in un punto dello spazio è definita come il rapporto tra la forza che agisce su una carica di prova q ed il valore di tale carica F E= q Dimensionalmente il campo è una forza per unità di carica quindi si misura in [N C -1]. si possono tracciare delle linee che indicano la direzione del campo in tutti i punti dello spazio (linee di forza). in condizioni c statiche il campo elettrico deve essere nullo. Per visualizzare il campo elettrico. per lo stesso motivo le linee di forza del campo devono essere perpendicolari alla superficie esterna del materiale. perché altrimenti ci sarebbe una forza che farebbe muovere le cariche.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 1 Richiami di teoria elettrica. per definizione. escono dalle cariche positive ed entrano in quelle negative. Tali linee. Nei materiali in cui sono presenti cariche libere di muoversi ( onduttori). la loro densità è proporzionale all’intensità del campo. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 2 di 2 Autore: Giovanni Alberto Ummarino . che è un campo vettoriale.

θ l x Soluzione: Sulle palline agiscono la forza peso e la forza di Coulomb q2 Fe = k 2 Fp = mg x © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 1 di 6 Autore: Giovanni Alberto Ummarino .7 N F13 y = − F13 sen α = −87.4 ⋅ 10-6 C.9 N r12 2 Q1 Q3 = 175 N r13 2 F13 x = F13 cosα − F12 = 51. sono appese come mostrato in figura.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 1 Esercitazioni Esercizi svolti Esercizio 1.5 j) N Esercizio 1.5 N F13 = F13 i + F13 j = (51. Calcolare la distanza tra le due palline sapendo che q = 2. con uguale massa m e carica q.2 Due palline.7i − 87. dovuta alle cariche Q2 = -30 µC e Q3 = 70 µC disposte come riportato in figura Q3 60 cm α y x Q1 Q2 52 cm Soluzione: La forza che agisce sulla carica Q1 è data dalla composizione vettoriale delle forze dovute alle due cariche Q3 e Q3 F12 = k F13 = k Q1Q2 = 99.1 Calcolare la forza che agisce sulla carica Q1 = 100 µC. l =120 cm e m = 10 g.

Calcolare il valore del campo elettrico per un generico punto A sull’asse dell’anello. ma per ragioni di simmetria il campo risultante è diretto lungo x. 2πε0 mg x3 = x = 10. quindi © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 2 di 6 Autore: Giovanni Alberto Ummarino . dl r a θ A x Soluzione: La carica presente su un segmentino dl dell’anello è dQ = e produce un campo elettrico dE = Q dl 2πa 1 Q ⋅ dl 4πε0 2πar 3 Il campo totale è dato dall’integrazione su tutta la circonferenza. quindi deve essere: tan θ = Fe Fp x ) si ottiene 2l Facendo l’ipotesi che l’angolo θ sia piccolo (tan θ ≈ sen θ = lq 2 .3 Un sottile anello di raggio a possiede una carica totale Q distribuita uniformemente su di esso.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 1 Esercitazioni All’equilibrio la forza risultante che agisce sulle palline deve avere la stessa direzione del filo che le sostiene.8 cm Esercizio 1.

E x Soluzione: Il campo elettrico imprime all’elettrone un’accelerazione ay = F qE =− m m che lo fa spostare nella direzione y secondo la legge y= 1 a yt 2 2 mentre lungo l’asse x si muove con moto uniforme x = v0 t Eliminando la variabile t dalle equazioni si ottiene y=− qE 2 x 2 2mv0 Le componenti della velocità dell’elettrone all’uscita del campo sono © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 3 di 6 Autore: Giovanni Alberto Ummarino .Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 1 Esercitazioni E = ∫ dE x = ∫ cosθ dE r = x2 + a2 E= cosθ = x r 2 πa 1 Q ⋅ 2 4πε0 2πa ( x + a 2 ) 3 / 2 ∫ dl = 4πε 0 1 ⋅ 0 Qx ( x + a 2 )3 / 2 2 Esercizio 1. per un tratto lungo d = 4 cm. ad un campo elettrico uniforme E = 104 N/C ortogonale alla sua velocità.4 Un elettrone che si muove lungo la direzione x con velocità v0 = 107 m/s è sottoposto. Calcolare in quale direzione si muove l’elettrone dopo aver attraversato la regione in cui è presente il campo elettrico.

Se sul dipolo agisce una forza di intensità F= 1 newton.7 2 mv0 θ = −35° Esercizio 1. Determinare il punto appartenente all’asse x (perpendicolare alla congiungente delle due cariche e passante per il suo punto medio) in cui il campo elettrico raggiunge il valore massimo.5 Su un piano orizzontale sono poste due cariche q ad una distanza 2a l’una dall’altra.6 Un dipolo elettrico di momento p è posto a distanza a= 1 m da una carica puntiforme Q=+10-10 coulomb parallelamente al campo elettrico generato da quest’ultima. quanto vale il momento di dipolo? Come deve essere orientato il dipolo affinché la forza sia attrattiva? Risultato: p=0.55 coulomb m © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 4 di 6 Autore: Giovanni Alberto Ummarino .Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 1 Esercitazioni qEd mv0 vx = v0 v y = 2a y y = da cui è possibile ricavare l’angolo che la direzione dell’elettrone forma con l’asse x tan θ = − vy vx = qEx = −0. q 2a x q Soluzione: q E=k 2 E x = E1 cos θ E y = E1 sen θ a + x2 a x sen θ = cosθ = 2 2 2 x +a x + a2 q x x Ex = k 2 ⋅ = kq 2 2 2 2 a +x ( a + x 2 ) 3/ 2 a +x dEx ( a 2 + x 2 ) 3 / 2 − 3x 2 a 2 + x 2 x 2 + a2 = kq = kq 2 ( a 2 + x 2 − 3x 2 ) 2 2 3 2 3 dx (a + x ) (a + x ) dEx a = 0 ⇒ a 2 − 2x 2 = 0 x=± dx 2 Esercizi proposti Esercizio 1.

Se si porta su ciascuna sferetta la carica q. U= 4 10-3 joule Esercizio 1. Risultato: F=3.6 10-19 coulomb.8 10-8 coulomb Esercizio 1.3 newton metro. massa me =1. 2) La velocità v dell’elettrone. Nell’ipotesi che la massa sia indipendente dalla velocità determinare: 1) La forza di attrazione F che si esercita tra il nucleo e l’elettrone. Esso è immerso in un campo elettrico uniforme di intensità 105 newton/coulomb. 3) La frequenza í di rivoluzione dell’elettrone.7 Secondo il modello di Bohr nell’atomo di idrogeno non eccitato l’elettrone (carica –e=-1.6 10-19 coulomb. Calcolare il valore della carica q. in un primo tempo il verso del campo elettrico sia dall’alto verso il basso ed in un © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 5 di 6 Autore: Giovanni Alberto Ummarino . Risultato: M=2. 4) L’energia totale U dell’elettrone. Si immagini di caricare la sferetta con una carica positiva q=10-7 coulomb e di fare oscillare il pendolo.10 Un pendolo è costituito da un filo sottile di massa trascurabile di lunghezza l=0.8 Un dipolo elettrico è costituito da due cariche opposte di modulo Q= 10-6 coulomb poste fra loro a distanza d=2 cm. nel vuoto. v= 2.9 metri al cui estremo libero è attaccata una sferetta di materiale conduttore di massa m=5 10-4 Kg.67 10-27 kg) un orbita circolare di raggio r=5. l’una A fissa e l’altra B mobile.5 1015 giri/sec.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 1 Esercitazioni Esercizio 1. í=6. massa m =9.6 10-47 newton .9 Si abbiano due sferette conduttrici uguali.7 eV e Esercizio 1. sospese nel vuoto mediante fili di lunghezza l=12 cm a un punto O.1 10-31 kg) descrive attorno al nucleo (carica +e=1.2 106 m/sec. U= -13. di massa m=2.3 grammi. 2) Il lavoro U che bisogna compiere per ruotare il dipolo di 180 º attorno al suo baricentro partendo dalla posizione di equilibrio. in un campo elettrico uniforme E diretto secondo la verticale.3 10-11 m. Inizialmente le due sferette si toccano. Risultato: q=1. la sferetta B si allontana da A e nella nuova posizione di equilibrio il filo di sospensione di b forma un angolo á= 60 º con quello di A. Determinare: 1) Il valore massimo del momento meccanico M che si esercita sul dipolo.

Calcolare l’intensità del campo elettrico E.06 104 volt/m © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 6 di 6 Autore: Giovanni Alberto Ummarino . Risultato: E=1. mentre nel secondo caso è di 107 secondi.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 1 Esercitazioni secondo momento dal basso verso l’alto. Nel primo caso la durata di 50 piccole oscillazioni complete è di 86 secondi. Calcolare l’equazione differenziale che descrive il moto del pendolo e integrarla.

c) per il principio di conservazione dell'energia. b)perché il potenziale elettrostatico è una funzione scalare. b) possono avere forma qualsiasi. 2) Le linee di forza del campo elettrostatico: a) sono sempre rette in accordo con la legge di Coulomb. 4) Perché due linee del campo elettrostatico non possono mai intersecarsi? a) perché il campo elettrostatico è conservativo. c) ≈ 1 centimetro. c) velocità costante nella direzione e nel verso del campo. r c) perché il campo E ha in ogni punto un modulo. d) perché per il campo elettrostatico vale la legge di Gauss.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 1 Quesiti di autoverifica 1) Una carica elettrica si sposta da un punto A ad un punto B esclusivamente sotto l'effetto di un campo elettrico statico presente nello spazio: a) l'energia potenziale della carica aumenta. 3) Quanto lontani devono essere due protoni (qp = 1. 5) Un elettrone è collocato in una zona dello spazio in cui è stato fatto il vuoto e dove è presente un campo elettrico uniforme: se si trascura la forza gravitazionale.6 ⋅10-19 C. d) ≈ 10 centimetri. d) sono sempre linee chiuse. l'energia cinetica diminuisce mentre l’energia potenziale aumenta. g = 9. una direzione ed un verso. c) non possono essere linee chiuse. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 1 di 1 Autore: Giovanni Alberto Ummarino . d) accelerazione costante nella direzione e nel verso del campo. quale delle seguenti proprietà caratterizza il moto successivo dell'elettrone? a) velocità costante nella direzione del campo e nel verso opposto.85⋅10-12 C2/N⋅m2) perché la loro forza di interazione sia uguale al peso di un protone sulla superficie terrestre (mp = 1.81 m/s2) a) ≈ 1 metro. b) l'energia cinetica della carica aumenta. b) accelerazione costante nella direzione del campo e nel verso opposto. b) ≈ 10 metri. d) l'energia cinetica della carica rimane costante.67⋅10-27 kg. ε0 = 8.

in base a considerazioni di simmetria. è possibile definire un’energia potenziale U (che è una grandezza scalare). derivato dalle leggi fondamentali dell’elettrostatica. In ogni punto della superficie è possibile definire un versore perpendicolare ad S. anche per la forza di Coulomb. risulta molto utile nella soluzione dei problemi di elettrostatica in cui sia possibile. come l’energia potenziale per unità di carica © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 1 di 2 Autore: Gianni Alberto Ummarino . Siccome le forze centrali sono conservative . o più semplicemente potenziale. Si definisce flusso del vettore A attraverso la superficie S Φ A = ∫ A ⋅ u ds S Nel caso in cui la superficie sia chiusa si assume convenzionalmente che il versore u sia orientato verso l’esterno della superficie e si usa la notazione Φ A = ∫ A ⋅ u ds S Teorema di Gauss Il teorema di Gauss afferma che il flusso del campo elettrico attraverso una qualsiasi superficie chiusa è proporzionale alla carica contenuta al suo interno e precisamente q Φ A = ∫ E ⋅ u ds = [1] ε0 S Questo teorema. La variazione di energia potenziale di una carica q che viene spostata in un campo elettrico da un punto a ad un punto b è uguale al lavoro compiuto dalla forza elettrica cambiata di segno U b − Ua = − Lab = − ∫ F ⋅ ds = − q ∫ E ⋅ ds a a b b E’ utile definire il potenziale elettrico. determinare la direzione del campo elettrico e quindi scegliere una superficie di integrazione che facilita il calcolo del flusso. che ha un andamento del tipo 1/r2. Applicando il teorema della divergenza alla [1] si ottiene una espressione del teorema di Gauss che vale puntualmente e coinvolge grandezze microscopiche ρ div E = ∇ ⋅ E = ε0 dove ρ è la densità volumica di carica in un punto dello spazio e l’operatore divergenza è così definito ∂ ∂ ∂  ∂E x ∂Ey ∂E z ∇⋅E =  i +  ∂x ∂y j + ∂z k  ⋅ E = ∂x + ∂y + ∂z    Potenziale elettrico Il lavoro compiuto da forze conservative è indipendente dal cammino percorso e quindi per esse è possibile definire un’energia potenziale.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 2 Richiami di teoria Flusso vettore Si consideri una superficie S in una regione dello spazio in cui è presente un campo vettoriale A.

Per poter definire il potenziale in un punto è necessario scegliere un punto di riferimento in cui il potenziale è nullo. della distanza tra i due punti. se si suppone che tale punto sia all’infinito.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 2 Richiami di teoria V= U q L’energia potenziale è definita a meno di una costante. quindi è conveniente determinare la differenza di potenziale elettrico (o tensione) come ∆U ∆V = q L’unità di misura della tensione è il volt [V]=[J C-1]. allora per una carica q posta nell’origine. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 2 di 2 Autore: Gianni Alberto Ummarino . Le relazioni che legano il campo elettrico al potenziale sono Vab = −∫ E ⋅ ds a b  ∂ ∂ ∂   ∂V ∂V ∂V  E = −∇V = − i +  ∂x ∂y j + ∂z k V =  ∂x i + ∂y j + ∂z k         In un campo elettrico uniforme la differenza di potenziale tra due punti è Va − Vb = −∫ E ⋅ ds = Ed a b dove d indica la proiezione. nella direzione del campo. il potenziale è dato dalla formula 1 q V (r) = 4πε0 r Le superfici che hanno lo stesso potenziale si dicono equipotenziali e sono perpendicolari alle linee di campo perché spostandosi su di esse il campo E non deve compiere lavoro.

per cui contribuisce al calcolo del flusso solo la superficie laterale Φ e = ∫ E ⋅ ds = E ( r )2πrh = © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Qint ρπr 2 h = ε0 ε0 Pagina 1 di 5 Autore: Giovanni Alberto Ummarino . coassiale a quello dato. r l Soluzione: La direzione del campo elettrico. h r R l Soluzione: Consideriamo il cilindro. passante per il generico punto P distante r dall’asse.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 2 Esercitazioni Esercizi svolti Esercizio 2. è radiale rispetto al filo. Il campo elettrico è radiale rispetto all’asse del cilindro. quindi applicando il teorema di Gauss alla superficie riportata in figura si ottiene un contributo al flusso solo dalla superficie laterale del cilindro Φ e = ∫ E ⋅ ds = E ( r )2πrl = Q λl = ε0 ε0 da questa relazione si può ricavare il valore del campo elettrico in funzione r E (r) = λ = 3 ⋅ 103 N / C 2πε0 r Esercizio 2.2 Si consideri un cilindro di raggio R e lunghezza indefinita entro il quale vi siano delle cariche distribuite con densità di volume uniforme ρ. grazie alla simmetria del problema.1 Su di un filo di lunghezza infinita è distribuita una carica uniforme per unità di lunghezza λ = 25 nC/m. Calcolare il campo elettrico in un punto che dista 15 cm dal filo. Determinare il campo elettrostatico in un generico punto P all’interno del cilindro e la differenza di potenziale tra l’asse del cilindro e le superfici laterali.

VR = ∫ Edr = ∫ Edr + ∫ Edr R R a ∞ a ∞ © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 2 di 5 Autore: Giovanni Alberto Ummarino . a R r Soluzione: La simmetria sferica implica che il campo è radiale. quindi si può applicare il teorema di Gauss ad una sfera di raggio R concentrica a quella data. dove r indica la distanza dal centro della sfera e k è una costante.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 2 Esercitazioni da cui si ricava il campo E (r) = ρr 2ε0 La differenza di potenziale è V0 − VR = ∫ E ⋅ dr = 0 R ρ R ρ 2 ∫ r dr = 4ε0 R 2ε0 0 Esercizio 2. Calcolare il campo elettrico ed il potenziale all’interno della sfera considerando che all’esterno della sfera sia ρ = 0.3 Una sfera di raggio a possiede una densità di carica ρ = k / r2. supponendo di porre V ∞ =V(r = ∞)=0. La carica contenuta all’interno di tale sfera è q = ∫ ρ4πr 2 dr = 4πkR 0 R Il campo su tale sfera vale E (R ) = q k = 2 4πε0 R ε0 R Calcoliamo ora il potenziale della sfera di raggio R.

partendo dalla condizione di riposo.6.5 Con la stessa geometria dell’esercizio 1. Calcolare la velocità finale dell’elettrone. Soluzione: La variazione di energia potenziale subita dall’elettrone in seguito all’effetto del potenziale è ∆U = qV = . crea un potenziale che vale 1 dQ E ( R) = 4πε0 r Il potenziale totale si ottiene integrando tutti i contributi dV V = ∫ dV = 1 1 ∫ dq = 4πε0 4πε0 r Q a + x2 2 Il campo elettrico si ricava derivando il potenziale rispetto alla variabile x E0 = − ∂V 1 Qx = ∂x 4πε0 (a 2 + x 2 )3 / 2 © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 3 di 5 Autore: Giovanni Alberto Ummarino .4 Nel tubo catodico di un televisore gli elettroni vengono accelerati. che possiede una carica dQ. da una tensione di 4000 V. Soluzione: Ogni elemento dell’anello.3 calcolare il potenziale lungo l’asse e quindi ricavare il campo elettrico.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 2 Esercitazioni il secondo integrale indica il potenziale sulla superficie della sfera di raggio a che contiene la carica totale q = 4πka e quindi vale q k Va = = 4πε0 a ε0 si ottiene. infine. a a k k  a  VR = ∫ Edr + Va = ∫ dr + Va =  log + 1 εr ε0  R  R R 0 Esercizio 2.4 ⋅ 10− 16 J La diminuzione di energia potenziale si trasforma in energia cinetica e ricordando che l’elettrone parte da fermo si ottiene Esercizio 2.

Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 2 Esercitazioni Esercizio 2.15 ⋅ 104 m / s     © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 4 di 5 Autore: Giovanni Alberto Ummarino . affinché riesca a raggiungere il centro del quadrato.6 Sui vertici di un quadrato di lato l = 5 ⋅ 10-9 m vi sono quattro protoni. Calcolare quale velocità deve avere un protone che si muove lungo la perpendicolare al quadrato passante per il suo centro ed inizialmente ad una distanza d = 5 ⋅ 10-9 m. d l/ 2 Soluzione: V= U= 4q 4πε0 r 4q 2 4πε0 r l2 2 rd = d 2 + r0 = l 2 2   4q  1 1  q  2 1  − = ∆U =  r r  πε  l 2 − 4πε0  d l2 0  0 2  d +  2  2    = 1 mv 2  2    v=   2q  2 1 l 2 − mπε0 l2  d2 +  2  2    = 1.

Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 2 Esercitazioni Esercizi proposti Esercizio 2. Risultato: E=1.85 10-8 coulomb/metro. Risultato: L=4.6 102 newton/metro Esercizio 2. E=q r2/(4 ð å 0 R4) Esercizio 2.10 Una carica positiva q è distribuita su tutto il volume di una sfera di raggio R.9 Due armature metalliche piane e parallele si trovano alla distanza d=1 cm. Risultato: ÄV=113 volt Esercizio 2. La densità di carica varia con il raggio secondo la legge: ñ=á r.7 Un filo rettilineo indefinito è carico con densità lineare ë=8. Trovare il campo elettrico E a 10 metri di distanza dal filo. ÄV=ñ R2/(4 å 0) © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 5 di 5 Autore: Giovanni Alberto Ummarino .8 Calcolare il lavoro L necessario per caricare una sfera conduttrice di raggio R= 10 cm e con una carica q=1 ìcoulomb. Risultato: E= ñ r/(2 å 0). Risultato: á=q/(ðR4). Ciascuna delle armature ha un’ area S=10 cm2.11 Un cilindro circolare retto di altezza indefinita e raggio R è carico di segno negativo su tutto il volume con densità di carica ñ. Calcolare la differenza di potenziale fra le armature.5 10-2 joule Esercizio 2. Esse vengono caricate con cariche uguali e di segno contrario q=10-10 coulomb. Determinare á e il campo elettrico E all’interno della sfera. Trovare il campo elettrico E all’interno del cilindro e successivamente la differenza di potenziale fra l’asse e le generatrici.

2) Nella formula della legge di Gauss r r r E ⋅ ndS = ∑iq i /e 0 . ma soltanto se le cariche q i sono puntiformi. E' il campo elettrico esistente nella regione di spazio qualunque sia la sua origine. che cosa si può concludere? a) una carica Q puntiforme è presente nel centro delle due sfere. b) infinito. c) si. b) una carica Q è distribuita uniformemente nella zona all'interno della sfera più piccola. c) una carica Q è posta nell'intercapedine tra le due sfere. b) Falso. ma solo se le cariche che generano il campo sono di segno opposto alla carica di prova. E è il campo dovuto ∫ S esclusivamente alle cariche q i interne alla superficie chiusa S.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 2 Quesiti di autovarifica r 1) Se il flusso del campo E attraverso una superficie chiusa è nullo. 4) Il potenziale di una configurazione di cariche puntiformi è nullo solo in determinati punti. b) nessuna linea di forza attraversa la superficie. c) indeterminabile. c) all'interno della superficie la somma algebrica delle cariche è nulla. b) no. E' il campo elettrico esistente nella regione di spazio qualunque sia la sua origine. si deduce che: a) all'interno della superficie non ci sono cariche elettriche. d) Falso. 3) Una prima superficie di Gauss è una sfera di raggio R e una seconda superficie di Gauss è una sfera concentrica alla prima di raggio r < R Se il flusso del campo elettrico attraverso la prima superficie è Q/ε0 ed il flusso attraverso la seconda superficie è nullo. d) massimo. purché non siano presenti anche fenomeni di induzione elettromagnetica. c) Vero. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 1 di 1 Autore: Giovanni Alberto Ummarino . Il campo elettrico nello stesso punto è: a) nullo. d) una carica Q è posta subito all'esterno della sfera maggiore. d) no. ma solo se il potenziale ha una simmetria sferica. 5) Il potenziale elettrostatico in un dato punto dello spazio ha valore nullo. d) all'interno della superficie ci sono solo cariche elettriche negative. Questo significa che la forza su una carica puntiforme è nulla in tali punti? a) si. a) Vero.

separate da una distanza d... Si definisce come momento di dipolo elettrico il vettore p = qd k dove k è un versore diretto dalla carica negativa verso quella positiva. La densità di energia. ma di segno opposto..Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 3 Richiami di teoria Dipolo elettrico Un dipolo elettrico è la combinazione di due cariche q uguali in modulo. Quando si applica al condensatore una differenza di potenziale costante. La costante di proporzionalità che lega la carica presente sul condensatore alla sua differenza di potenziale si chiama capacità Q C= V e la sua unità di misura è il farad [F = C / V]. nel caso di un condensatore ad armature piane parallele il suo valore è A C = ε0 d dove A è la superficie delle armature e d la loro distanza. sulle sue armature si accumulano cariche di segno opposto. La capacità dipende dalla geometria del campione.. cioè l’energia per unità di volume. ma uguali in modulo. che si attribuisce al campo elettrico Vale © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 1 di 2 Autore: Gianni Ummarino .Cn Energia del campo elettrico Un corpo elettricamente carico quando si scarica libera dell’energia che può essere attribuita a tutto il campo elettrico che viene prodotto dal corpo nello spazio circostante. Nel caso di più condensatori collegati in serie o in parallelo le formule per il calcolo della capacità totale sono riportate in tabella Collegamento in serie C1 C2 Cn C1 Collegamento in parallelo C2 Cn 1 1 1 1 = + + . + C C1 C2 Cn C = C1 + C2 + . Il potenziale prodotto da un dipolo a grande distanza (r >> d) è 1 p cosϑ v (r) = 4πε0 r 2 Condensatore I condensatori sono dei dispositivi che servono ad immagazzinare delle cariche elettriche e sono costituiti da due armature di materiale conduttore isolate tra loro.

Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 3 Richiami di teoria 1 w = ε0 E 2 2 Nel caso del condensatore l’energia che esso immagazzina vale 1 1 1 Q2 2 W = QV = CV = 2 2 2 C © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 2 di 2 Autore: Gianni Ummarino .

2 Calcolare la capacità di un condensatore formato da due superfici sferiche concentriche di raggio R1 ed R2 e caricate con una carica Q. R1 r R2 Soluzione: Si applica il teorema di Gauss ad una sfera concentrica con quelle del condensatore ed avente raggio R1 < r < R2.1 Calcolare le componenti cartesiane del campo elettrico generato da un dipolo p orientato lungo l’asse x in un punto lontano rispetto alle dimensioni del dipolo. E( r ) = ε0 4πε0 r 2 La differenza di potenziale tra le due sfere è V1 − V2 = ∫ E ⋅ dr = R1 R2 Q R2 − R1 4πε0 R2 R1 ricordando che C = Q / ∆V si ricava C = 4πε0 R2 R1 R2 − R1 © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 1 di 7 Autore: Giovanni Alberto Ummarino .Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 3 Esercitazioni Esercizi svolti Esercizio 3. Soluzione: p y2 + z 2 − 2 x2 Ex = − 4πε0 x 2 + y 2 + z 2 5 / 2 p 3xy 4πε0 x 2 + y 2 + z 2 p 3 xz 4πε0 x 2 + y 2 + z 2 ( ) Ey = ( ) 5/ 2 Ez = ( ) 5/2 Esercizio 3. Le linee di forza hanno un andamento radiale e quindi Q Q Φ E = E( r )4πr 2 = .

C3 = 3 pF.R1.5 nC q1 = C1V123 = 40 pC q4 = C1234Vab = 0. la carica e la tensione di ciascun condensatore.7 ⋅ 10 −5 J 2 Le cariche ed i potenziali di ogni condensatore sono rispettivamente V5 = Vab = 100 V V123 = Vab − V4 = 40 V q5 = C5V5 = 0.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 3 Esercitazioni Si noti che a) se R2 >> R1 allora C=4πε0R1 b) se R2 ≈ R1 ≈ R.4 pF C123 + C4 pF Ctot = C1234 + C5 = 7. Calcolare. Esercizio 3. C4 = 4 pF.3 Determinare la capacità e l’energia totale del circuito in figura quando C1 = 1pF.4 L’energia del sistema è 1 2 Wtot = CtotVab = 3. con d = R2 . C1 C4 C2 C3 a C5 b Soluzione: Applicando le regole sui condensatori in parallelo ed in serie si ottiene C123 = C1 + C2 + C3 = 6 pF C1234 = C123C4 = 2 . C2 = 2 pF.24 nC q2 = C2V123 = 80 pC V5 = q4 = 60 V C4 q3 = C3V123 = 120 pC © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 2 di 7 Autore: Giovanni Alberto Ummarino . C = 4πε0 R2 S = ε0 d d che è il valore di un condensatore piano. C5 = 5 pF e Vab = 100 V. inoltre.

Soluzione: E= Q 2ε0 A F = QE F= 1 Q2 2 ε0 A Esercizio 3. Q1 Q2 = C1 C2 © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 3 di 7 Autore: Giovanni Alberto Ummarino . scrivere le due equazioni Q = Q1 + Q2 da cui si ricava: . dunque.1 µF C2=0. possiamo.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 3 Esercitazioni Esercizio 3. 1 V =12 2 C1=0. quindi viene commutato sulla posizione 2.2 µC Quando si passa alla posizione 2 la carica che era posseduta solo da C1 si distribuisce anche su C2 in modo che la differenza di potenziale sui due condensatori sia uguale. Calcolare la forza che un’armatura esercita sull’altra quando il condensatore possiede una carica Q. Calcolare: a) l’energia fornita dal generatore quando siamo nella posizione 1. c) l’energia incamerata nei due condensatori nella posizione 2.2 µJ 2 La carica posseduta C1 in questa condizione è Q = C1V = 1.5 Nel circuito di figura il deviatore è inizialmente nella posizione 1. b) la quantità di carica posseduta dai due condensatori nella posizione 2.4 Sia dato un condensatore piano con armature di area A e distanti d (supporre d trascurabile rispetto alle dimensioni delle armature).2 µF Soluzione: L’energia fornita dal generatore coincide con l’energia posseduta dal condensatore C1 nella posizione 1 1 W = C1V 2 = 7.

32 10-10 coulomb Esercizio 3.8 µC C1 +1 C2 Q1 = Q − Q2 = 0. la cui lunghezza è grande rispetto ai raggi delle due sfere (R1=10 cm. Qual’ è il potenziale V risultante? Qual è l’energia immagazzinata U e U’ nei condensatori prima e dopo averli collegati? Risultato: V=2 103 volt. Esso viene connesso in parallelo con un condensatore da 8 microfarad.5 coulomb. U’=10 joule © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 4 di 7 Autore: Giovanni Alberto Ummarino .8 µJ 2 C1 W2 = 2 1 Q21 = 1. Se a 4 cm dal suo centro viene posta una carica positiva q e il suo potenziale risulta in tal modo di 10 volt.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 3 Q2 = Esercitazioni Q = 0.7 Una sfera metallica isolata di raggio R=30 cm porta una carica elettrica Q=23. La sfera di raggio minore è cava.8 Un condensatore da 2 microfarad è carico a 10000 volt.6 µJ 2 C2 Si osserva che l’energia totale del sistema nella posizione 2 è minore di quella di partenza. quanto vale la carica q? Risultato: q=3. U=100 joule. Risultato: R’=3 m Esercizio 3. Il motivo è da attribuire alle perdite che avvengono nel transitorio tra le due configurazioni. R2=20 cm).6 Un sottile conduttore rettilineo collega due sfere metalliche scariche.4 µC L’energia posseduta dai due condensatori nella posizione 2 è 1 Q12 W1 = = 0. Esercizi proposti Esercizio 3. Si determini il raggio R’ della sfera entro cui è contenuto il 90% dell’energia elettrostatica del sistema.

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Esercizio 3.9 Una carica elettrica Q=2 coulomb può essere ripartita tra due conduttori sferici di raggi R1=10 cm e R2=20 cm rispettivamente. I due conduttori sono posti a distanza grande rispetto ad R1 e R2, cosicché i fenomeni di induzione elettrostatica possono essere trascurati. Determinare: Come deve essere ripartita la carica q tra i due conduttori affinché l’energia potenziale del sistema risulti minima? Quale relazione sussiste tra i potenziali V 1 e V 2 delle due sfere quando si realizza la condizione di cui al punto 1). Risultato: Q1=1 coulomb , Q2=2 coulomb, V 1=V 2

Esercizio 3.10 Una d.d.p. V=100 volt è applicata ha un condensatore piano. Lo spazio fra le armature è riempito con acqua a 20 ºC (år =80.3). Successivamente il sistema viene portato alla temperatura di 60 ºC e si constata che la d.d.p. fra le armature è salita al valore V’=121 volt. Quanto vale la costante dielettrica dell’acqua å’r a 60 ºC? In quale percentuale varia l’energia elettrostatica U del sistema? Risultato: å’r=66.3, U/U=21/100

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Quiz a risposta multipla 1) Un condensatore a facce piane e parallele viene riempito per metà del suo volume interno da un dielettrico con costante dielettrica relativa εr = 2. Se C 0 era la capacità del condensatore quando tra le armature c'era solo l'aria, la sua nuova capacità è: a) minore della capacità C0. b) esattamente uguale alla capacità C0. c) maggiore della capacità C0. d) maggiore o minore della capacità C0 a seconda che la superficie di separazione tra dielettrico e aria sia parallela o perpendicolare alle armature. 2) In quale rapporto sta il raggio terrestre (R ≈ 6⋅106 m) con il raggio r di una sfera conduttrice avente la capacità di un Farad? a) R/r ≈ 10-2. b) R/r ≈ 102. c) R/r ≈ 104. d) R/r ≈ 1.

3) Devo realizzare una capacità di 8 ± 1 nF ma dispongo solo di 3 condensatori di capacità C1=C 2= 10 nF e C 3= 50 nF. Posso ottenere la capacità richiesta collegando: a) tutti e tre i condensatori in serie. b) C 1 e C 2 in parallelo tra loro e C 3 in serie al parallelo dei due. c) non posso ottenere in nessun modo la capacità richiesta. d) C 1 e C 3 in parallelo tra loro e C 2 in serie al parallelo dei due. 4) Un condensatore piano carico e isolato viene connesso in parallelo ad un condensatore identico ma scarico. Se W è l’energia immagazzinata nel primo condensatore, l’energia finale del sistema è: a) W1=W. b) W1=2W. c) W1=W/4. d) W1=W/2. 5) Se le armature di un condensatore piano, connesso con un generatore di f.e.m. costante, sono lasciate libere di muoversi, esse tendono ad avvicinarsi perché portatrici di cariche di segno opposto e: a) L’energia elettrostatica diminuisce, trasformandosi in energia cinetica delle armature. b) L’energia elettrostatica aumenta. c) L’energia elettrostatica rimane invariata. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 6 di 7 Autore: Giovanni Alberto Ummarino

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d) La carica elettrica sulle armature diminuisce fino ad annullarsi quando le due armature giungono a contatto.

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la sua nuova capacità è: a) minore della capacità C 0. 4) Un condensatore piano carico e isolato viene connesso in parallelo ad un condensatore identico ma scarico. c) W1=W/4. b) L’energia elettrostatica aumenta. l’energia finale del sistema è: a) W1=W.m. Posso ottenere la capacità richiesta collegando: a) tutti e tre i condensatori in serie. Se W è l’energia immagazzinata nel primo condensatore. d) R/r ≈ 1. c) non posso ottenere in nessun modo la capacità richiesta. b) W1=2W. connesso con un generatore di f. c) maggiore della capacità C 0. c) L’energia elettrostatica rimane invariata. 5) Se le armature di un condensatore piano. d) C 1 e C 3 in parallelo tra loro e C 2 in serie al parallelo dei due. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 1 di 1 Autore: Giovanni Alberto Ummarino . d) maggiore o minore della capacità C 0 a seconda che la superficie di separazione tra dielettrico e aria sia parallela o perpendicolare alle armature. d) W1=W/2. b) esattamente uguale alla capacità C 0. 2) In quale rapporto sta il raggio terrestre (R ≈ 6⋅106 m) con il raggio r di una sfera conduttrice avente la capacità di un Farad? a) R/r ≈ 10-2. Se C 0 era la capacità del condensatore quando tra le armature c'era solo l'aria. b) R/r ≈ 102. b) C 1 e C 2 in parallelo tra loro e C 3 in serie al parallelo dei due. costante. sono lasciate libere di muoversi.e. trasformandosi in energia cinetica delle armature. d) La carica elettrica sulle armature diminuisce fino ad annullarsi quando le due armature giungono a contatto. c) R/r ≈ 104. 3) Devo realizzare una capacità di 8 ± 1 nF ma dispongo solo di 3 condensatori di capacità C1=C 2= 10 nF e C 3= 50 nF. esse tendono ad avvicinarsi perché portatrici di cariche di segno opposto e: a) L’energia elettrostatica diminuisce.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 3 Quesiti di autoverifica 1) Un condensatore a facce piane e parallele viene riempito per metà del suo volume interno da un dielettrico con costante dielettrica relativa εr = 2.

La legge di Ohm può essere scritta in funzione di grandezze microscopiche nel seguente modo j=σE © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 1 di 2 Autore: Giovanni Alberto Ummarino . cioè la corrente per unità di superficie. Nel caso di fili conduttori la resistenza dipende dalla forma geometrica secondo la relazione l R=ρ S dove l è la lunghezza del filo. La quantità netta di carica che attraversa la sezione del filo nell’unità di tempo prende il nome di corrente elettrica. L’inverso della resistività si chiama conducibilità e si indica con il simbolo σ.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 4 Richiami di teoria Corrente elettrica Lo studio delle cariche elettriche in moto può ancora essere affrontato con le leggi dell’elettrostatica perché non vengono sviluppati campi dipendenti dal tempo. In un filo di materiale conduttore vi sono degli elettroni che sono in grado di muoversi liberamente e di creare un flusso di cariche attraverso la sezione del filo. La corrente media è quindi definita come ∆Q I = ∆t dove ∆Q è la carica che attraversa la sezione del conduttore nel tempo ∆t. La relazione che lega la tensione alla corrente è la legge di Ohm V = RI in cui R indica la resistenza elettrica del materiale. L’unità di misura della resistenza è l’ohm [Ω]=[V A-1]. La corrente istantanea viene definita facendo tendere a zero il tempo ∆t dQ I= dt L’unità di misura della corrente nel SI è l’ampere [A]=[C s-1]. e è la carica dell’elettrone e vd è la velocità di deriva degli elettroni. Legge di Ohm Affinché circoli della corrente in un filo è necessario che sia presente una differenza di potenziale ai suoi capi. E’ possibile collegare la corrente a grandezze microscopiche tramite la densità di corrente . che è esprimibile come j = −nev d dove n è il numero di elettroni di conduzione per unità di volume. S è l’area della sezione trasversale del filo e ρ è una costante di proporzionalità che dipende dal materiale e si chiama resistività (unità di misura [Ω m]).

Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 4 Richiami di teoria Potenza elettrica La potenza che deve essere spesa dal campo elettrico per mantenere una corrente I in presenza di una differenza di potenziale V vale P = VI Applicando la legge di Ohm si può anche scrivere V2 P = I 2R = R Tale potenza viene completamente trasformata in calore in seguito all’attrito che gli elettroni incontrano nel materiale (effetto Joule).44 10-8 •m ed ha un andamento lineare con la temperatura (ñ(T)=áT+â). Nei migliori conduttori (argento rame e oro). bario. detti superconduttori. vale 1. rame e ossigeno (YBCO) Tc =91 K. La più alta temperatura critica conosciuta si ha in un composto di mercurio.59-2. bario. e dipende dalla temperatura. al di sotto di una temperatura caratteristica del materiale (temperatura critica). si misura in ohmmetro. rame e ossigeno (HBCCO) ed è 135 K. calcio. a 293 K.18 K. invece la resistività. il mercurio Tc =4. si annulla bruscamente: per il piombo ad esempio Tc =7. Resistenza elettrica Per un filo di materiale conduttore di lunghezza L e sezione S la resistenza si può esprimere come: R=ñ(T)• L/A dove la quantità ñ(T) è detta resistività.15 mentre per il composto ceramico non stechiometrico di ittrio. In alcuni materiali. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 2 di 2 Autore: Giovanni Alberto Ummarino .

Consideriamo la resistenza posseduta dal guscio delimitato dalle due semisfere di raggio r e r + dr dr dr dR = ρ = ρ S 2πr 2 La resistenza totale si ottiene integrando su r R= ρ r2 dr ρ r1 − r2 ∫r1 r 2 = 2π r1 r2 = 80 GΩ 2π La corrente che circola si ricava dalla legge di Ohm I= V = 6.3 pA R Esercizio 4.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 4 Esercitazioni Esercizi svolti Esercizio 4. Calcolare la potenza richiesta per l'avanzamento e quanta strada riesce a percorrere il veicolo se viaggia ad una velocità media di 30 km/h e la forza di attrito con l'asfalto è di 180 N.1 In un materiale isolante si ricava una semisfera di raggio r1 = 1 m. r2 r1 r r + dr Soluzione: Per motivi di simmetria le linee equipotenziali sono delle semisfere. che viene riempita di un liquido con ρ =5 ⋅ 1010 Ωm. Determinare la corrente che circola nel liquido quando è applicata una tensione tra i due elettrodi V = 50 V. Nel liquido si immerge un elettrodo emisferico di raggio r2 = 0. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 1 di 6 Autore: Giovanni Alberto Ummarino . sulla cui superficie si deposita uno strato conduttore.5 m e concentrico con l'altra emisfera.2 Un'automobile elettrica ha dieci batterie da 12 V e 70 Ah.

affinché dissipi una potenza di 1.3 Calcolare il diametro di un filo di rame (ρ =168 ⋅ 10-8 Ωm) in cui circola una corrente di 40 A.6 W per ogni metro di lunghezza. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 2 di 6 Autore: Giovanni Alberto Ummarino .Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 4 Esercitazioni Soluzione: La potenza richiesta è data dal prodotto della forza che si deve opporre all'attrito per la velocità desiderata P = Fv = 1500 W L'energia potenziale accumulata nelle batterie (in cui si suppone che il potenziale sia costante ed indipendente dal valore della carica posseduta) è dU = Vdq U = ∫ Vdq = V ∫ dq = QV Le batterie riusciranno a fornire la potenza richiesta per un tempo t= U QV = = 20160 s P P In tale tempo l'auto percorre uno spazio s = vt = 168 km Esercizio 4.6 mm πP ρl ρl = I2 2 s πr Esercizio 4. Quando la resistenza è attraversata da una corrente uniforme I = 5 A calcolare: a) i campi elettrici nei due materiali b) la differenza di potenziale ai capi della resistenza c) la carica presente sulla superficie di separazione dei due materiali. Soluzione: V = RI P = IV = I 2 R = I 2 P I2ρ = l πr 2 d = 2r = 2 I ρl = 4.4 Una resistenza filiforme di sezione S = 1 mm2 è costituita dall'unione di un filo di lunghezza l1 =10 mm e resistività ρ1 = 5 ⋅ 10-5 Ωm con un filo di lunghezza l2 =5 mm e resistività ρ2 = 3ρ1.

43 ⋅10 −15 C ε0 E1 = ρ1 J = ρ1 Esercizio 4.5 Un motore è collegato alla batteria di alimentazione tramite un cavo di rame (ρ = 1.1 A/mm 2 2 S πd © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 3 di 6 Autore: Giovanni Alberto Ummarino . Calcolare il tempo impiegato da un elettrone per andare dalla batteria al motore quando circola una corrente I = 100 A.69⋅10-8 Ωm e n =8. Soluzione: La densità di corrente che circola nel filo vale j= I 4I = = 5.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 4 Esercitazioni l1 l2 I b Soluzione: a I = 250 V/m S I E2 = ρ2 J = ρ2 = 3E1 = 750 V/m S ρl V1 = IR1 = I 1 1 S ρl V2 = I 2 2 S I ∆V = V2 + V1 = [ ρ2 l 2 + ρ1l1 ] = 6.49⋅1028 elettroni/m3) di diametro d = 5 mm e lunghezza l = 1 m.25 V S q Φ = (E 2 − E1 )S = m q m = ε0 ( E2 − E1 )S = 4.

. la corrente e la tensione in ciascuna resistenza.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 4 Esercitazioni La velocità con cui si spostano gli elettroni nel filo è vd = j = 0. Itot R1 I1 R2 I2 R3 a I4 R4 I3 b Vab = 10 V R1 = 5 kΩ R2 = 10 kΩ R3 = 10 kΩ R4 = 10 kΩ Serie R1 R1 R2 Rn R2 Rn Parallelo Req =R1 + R2 + R3 +… Rn 1 1 1 1 1 = + + + .. NOTA: in tabella sono riportate le principali regole di calcolo di resistenze equivalenti delle reti resistive.38 mm/s ne Infine. Esercizio 4.6 Determinare la resistenza totale del circuito di figura. + Req R1 R2 R3 Rn © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 4 di 6 Autore: Giovanni Alberto Ummarino . si può ottenere il tempo impiegato per percorrere la distanza l come t= l = 44' 23' ' vd Occorre notare che nonostante questo tempo sia grande gli effetti delle variazioni di grandezze elettriche si trasmettono alla velocità della luce!.

t=2. La temperatura del filo incandescente è T0=2500 ºK.2 m Esercizio 4. essa vale ñ0=5.8 Uno scaldabagno elettrico contenente 50 litri d’acqua. Risultato: l=1. Come deve essere modificata la sua resistenza R per poterlo utilizzare con una tensione di 220 volt. a parità di potenza? (Si trascuri l’effetto della temperatura sulla resistenza).7 Qual è la lunghezza l del filo incandescente di tungsteno di una lampadina se essa assorbe la potenza W=40 watt a V=220 volt e il diametro del filo è d=25 micron? La resistenza specifica del tungsteno è approssimativamente proporzionale alla temperatura assoluta e a t0 = 18 ºC. consuma 103 watt con una tensione di 110 volt.5 mA R2 10 kΩ V 5V I R3 = R 3 = = 0. Se il rendimento dello scaldabagno è ç=80%.85 ore © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 5 di 6 Autore: Giovanni Alberto Ummarino .5 mA R3 10 kΩ Esercizi proposti Esercizio 4. in quanto tempo t la temperatura dell’acqua passa da 20 a 60 gradi centigradi? Risultato: R=48 ohm.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 4 Esercitazioni Soluzione: R23 = R2 R3 = 5 kΩ R2 + R3 R123 = R1 + R23 = 10 kΩ R R Req = 123 4 = 5 kΩ R123 + R4 VR 4 = Vab I R4 = VR 4 = 1 mA R4 VR 1 = I R1 ⋅ R1 = 1 mA ⋅ 5 kΩ = 5V I R 1 = I tot − I R 4 = 1 mA V 10 V I tot = ab = = 2 mA Req 5 kΩ VR 2 = V R 3 = Vab − Vac = Vab − V R1 = 10 V − 5 V = 5 V V 5V I R2 = R 2 = = 0.6 10 ohm metro.

R=96. Quando è massima la potenza dissipata su una resistenza di carico R.m.498 volt.2 ohm. A e A sono connesse ai poli di 1 2 una batteria di f.10 Un fornello da 500 watt e 220 volt viene usato per portare all’ebollizione 10 litri d’acqua.8 ohm Esercizio 4. Il circuito è percorso da una corrente elettrica di intensità i costante. R=r Esercizio 4. dopo quanto tempo t l’acqua incomincia a bollire a pressione ordinaria 2)Quanto vale la resistenza R del fornello? Risultato: t=9. f= 2 volt mediante due fili conduttori di resistenza totale R=107 ohm.11 Un condensatore è costituito da due armature A 1 e A 2 piane e parallele nel vuoto: l’armatura A 1 è fissa.7 volt. Determinare la resistenza interna r della pila.55 103 sec.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 4 Esercitazioni Esercizio 4.p. Risultato: V=1. Se si misura la differenza di potenziale ai capi della pila con un voltmetro avente resistenza interna R’=1000 ohm si trova V=1.d. Risultato: r=24. i=3 10-8 ampere © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 6 di 6 Autore: Giovanni Alberto Ummarino . V tra le armature del condensatore? Qual è il valore dell’intensità di corrente i? (Si immagini che i due fili conduttori rimangano fissi durante il movimento di A 2).e. mentre l’armatura A 2 si muove nel proprio piano con velocità costante in modo tale che l’area della porzione di A 2 che è affacciata ad A 1 aumenta di 2 m2 al secondo. La distanza fra le armature è h=1 mm. Determinare: 1) Qual è la d. 1) Se il rendimento del sistema di riscaldamento è del 70%. inizialmente alla temperatura di 20 ºC.534 volt.9 Una pila ha forza elettromotrice f=1.

d) R2 in serie al parallelo di R1 ed R3. d) Diminuisce. 3) Come varia il modulo del campo elettrico nell’interno di un generatore di f. costante. Che valore deve avere R. quando si collega quest’ultimo a una resistenza esterna? a)Non esiste campo elettrico nell’interno di un generatore. b) Aumenta. nucleare. d) R=r/2. c) Sono equipotenziali le superfici corrispondenti alle sezioni del conduttore fra le quali viene misurata la d. 2) Devo realizzare una resistenza di 77. ma solo potenziale elettrico. b) R1 in serie al parallelo di R2 ed R3. b) R= . R2 = 40 ohm ed R3 = 60 ohm. affinché la potenza in essa dissipata sia massima? a) R=0. c) tanta quanta ne è stata immagazzinata nel generatore sotto forma chimica. d) Sono equipotenziali le superfici cilindriche concentriche con il conduttore. b) La superficie esterna è equipotenziale.p.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 4 Quesiti di autoverifica 1) Quanta energia può fornire un generatore di forza elettromotrice? a) dipende dalle dimensioni del generatore. c) R3 in serie al parallelo di R1 ed R2. c) Rimane costante. 5) Si ha un circuito costituito da una resistenza R e da un generatore avente forza elettromotrice f e resistenza interna r. meccanica.d. etc.m. 4) Come sono le superfici equipotenziali in un conduttore omogeneo rettilineo di sezione circolare percorso da corrente? a) Coincidono con le sezioni circolari del conduttore. c) R=r. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 1 di 1 Autore: Giovanni Alberto Ummarino .5 ohm e ho 3 resistenze di valore: R1 = 100 ohm. Come devo montarle per avere la resistenza richiesta? a) R1 in parallelo ad R2 ed in parallelo ad R3. b) dipende dalla resistenza interna del generatore.e. d) dipende dal modo in cui l'energia viene utilizzata.

è soggetto ad una forza. v v Quando invece la velocità iniziale v non è ortogonale al campo (uniforme) B . ortogonale a v . definizione di campo magnetico v Una particella di carica q. Il suo moto risulta essere un moto circolare uniforme la cui accelerazione centripeta è data da a= F qvB = . data da: v v v F = qv ∧ B. il moto della particella avviene lungo un’elica. detta anche pulsazione di qB ciclotrone. cioè il moto è la composizione di un moto circolare nel v v piano ortogonale a B con un moto rettilineo uniforme lungo la direzione parallela a B . Se siamo interessati solo al modulo della forza possiamo anche scrivere F=qvB sinφ. v v dove φ è l’angolo formato dai vettori v e B . m m da cui utilizzando la cinematica del moto circolare uniforme. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 29/06/00 Pagina 1 di 2 Autore: Giovanni Alberto Ummarino . L’unità di misura del campo magnetico. senza alterare il modulo della velocità. è possibile ricavare il raggio mv della traiettoria R= e la velocità angolare w = qB m . e quindi non compie lavoro. Ciò significa che un campo magnetico induce solo una variazione della direzione del moto della particella. essendo v v v v v dL = F ⋅ ds = F ⋅ v dt = 0. v dove B è un vettore che prende il nome di campo di induzione magnetica o semplicemente di campo magnetico. sia alla velocità. detta forza di Lorentz. (C ⋅ m / sec) ( A ⋅ m) Si osservi che la forza di Lorentz risulta essere ortogonale sia al campo. Un caso particolare piuttosto interessante è quello di una particella avente carica q e v massa m che si muove con velocità iniziale v in una regione in cui è presente un campo v v uniforme B .Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 5 Richiami di teoria Forza di Lorentz. in perfetta analogia con la F = qE che definisce il campo elettrico. detta tesla (simbolo T). L’equazione che esprime la forza di Lorentz può essere considerata come la definizione v v (operativa) del campo magnetico. risulta quindi essere 1T = 1N = 1N . in moto con velocità v in presenza di un campo magnetico.

Ciascun portatore di carica avrà la carica elementare v i v v j q 0 e la velocità v d = .Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 5 Richiami di teoria Forza magnetica su una corrente Si consideri un tratto infinitesimo dlvdi un conduttore percorso da corrente di intensità i. la spira è soggetta ad un momento meccanico v v v τ = µ∧ B al quale corrisponde un’energia potenziale v v U = −µ• B . in perfetta analogia con la teoria dei dipoli elettrici. essendo A l’area della sezione del conduttore ut il versore tangente al conduttore stesso. n e su tutto il tratto di filo. dove A è l’area v della superficie delimitata dalla spira ed n la normale al piano. v Esercizio 5. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 29/06/00 Pagina 2 di 2 Autore: Giovanni Alberto Ummarino . in presenza di un campo magnetico B .3) che. in presenza di un campo magnetico uniforme B . Spire e dipoli magnetici Ad una spira (che per semplicità supponiamo giacente in un piano) percorsa da una v v corrente di intensità i si associa un momento di dipolo magnetico µ = iAn . agirà la forza di Lorentz v v v v v v dF = nF0 dV = i ⋅ dl ⋅ ut ∧ B = i ⋅ dl ∧ B v v dove si è posto dl = dl ⋅ ut . posto l = lut v v v F = il ∧ B . dove n è il numero di portatori per unità di volume e j = ut è nq0 A v la densità di corrente. Su ogni portatore agirà quindi la forza elementare di Lorentz v v 1v v v F = qv d ∧ B = j ∧ B . v v Per un filo rettilineo di lunghezza l avremo quindi. È facile verificare (cfr. di volume dV=Adl.

6 10-19 C è la carica dell’elettrone) e massa m=6. se il campo B è ortogonale alla velocità e parallelo agli elettrodi. è in moto in un campo magnetico di intensità B=1 T con velocità pari a 1/15 della velocità della luce. v 0d © Politecnico di Torino Data ultima revisione 29/06/00 Pagina 1 di 7 Autore: Giovanni Alberto Ummarino . Calcolare il raggio della sua traiettoria e il periodo di rotazione. ortogonale al campo. di carica q = 2 e (e=-1. Ugualiando le due forze si ricava: B= V2 ≅ 4.2 Un elettrone è accelerato da una differenza di potenziale pari a 5000 V ed è diretto verso una regione in cui vi sono due elettrodi piani paralleli.3 ⋅10 − 7 sec ω qB Esercizio 5. diretta 2 dall’elettrodo negativo verso quello positivo.68 10-27 Kg.2 ⋅107 m / sec . 2 me Quando si trova tra i due elettrodi è soggetto ad una forza di natura elettrostatica.1 Una particella α. Determinare il campo B che deve essere presente tra gli elettrodi affinchè l’elettrone non venga deviato. Soluzione: Inizialmente l’elettrone viene portato ad una velocità v 0 che si ottiene uguagliando la sua energia cinetica (supponiamo trascurabile la sua velocità iniziale) al lavoro compiuto dalla prima differenza di potenziale: e V1 = 2 e V1 1 me v0 ⇒ v0 = ≅ 4. e. di modulo Fe = e E = e V d . L’elettrone entra vperpendicolarmente v al campo E presente tra i due elettrodi. ad una forza di Lorentz di modulo Fm = e v0 B .8 ⋅ 10 −4T .Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 5 Esercitazioni Esercizi svolti Esercizio 5. Soluzione: R= mv ≅ 42cm qB T = 2π 2πm = ≅ 1. distanti tra loro 5 cm. dove d è la r distanza tra i due elettrodi. ai quali è applicata una differenza di potenziale pari a 1000 V.

Soluzione: I due lati di lunghezza a sono soggetti a due forze di ugual modulo Fa = iaB . mentre quella delle forze agenti sui lati dilunghezza a ha braccio bsinθ .Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 5 Esercitazioni Esercizio 5. Per calcolare il momento meccanico si osservi che la coppia di forze agenti sui lati di lunghezza b ha braccio nullo.Si ha quindi: U (θ ) = τdθ = ∫π / 2 θ ∫π / 2 θ r r µBsinθdθ = −µB cos θ = −µ • B . si può scrivere la relazione vettoriale r r r τ = µ∧ B . è immersa in un r campo magnetico uniforme B che forma un angolo θ con la normale al piano della spira (vedi figura). © Politecnico di Torino Data ultima revisione 29/06/00 Pagina 2 di 7 Autore: Giovanni Alberto Ummarino . sui quali agiscono forze di modulo Fb = ibB cos θ . per cui la spira avrà la stessa dinamica e in particolare lo stesso periodo). sia ai lati) e verso opposto. L'energia potenziale della spira può essere calcolata come il lavoro necessario per portare la spira da una posizione di riferimento (scegliamo θ0 = π / 2 ) alla generica posizione r r caratterizzata dall'angolo θ formato dai vettori B ed n . espressione analoga a quella già nota per un dipolo elettrico in campo uniforme (oppure per un pendolo semplice in campo gravitazionale. ugual direzione (ortogonale sia al campo. Determinare la forza e il momento meccanico risultanti sulla spira e la sua energia potenziale. e quindi il momento meccanico risultante ha modulo τ = iabBsinθ e tende ad allontanare i lati di lunghezza b dalla direzione del campo: Introducendo il vettore momento di dipolo magnetico r r µ = iAn . percorsa da una corrente di intensità i.3 Una spira rettangolare di lati a e b. La risultante delle forze agenti sulla spira è quindi nulla. r dove A=ab è l'area della spira ed n il versore ad essa normale. Lo stesso avviene per i lati di lunghezza b.

calcolare la velocità angolare che la bobina possiede all'istante t= T/2. a) Supponendo che nell'intervallo di tempo in cui fluisce la corrente l'angolo di cui ruota la bobina sia molto piccolo.  2π  A partire dall'istante t=0 nella bobina viene iniettata una corrente i = i0sin t per un T  intervallo di tempo pari a T/2. per cui si ha: © Politecnico di Torino Data ultima revisione 29/06/00 Pagina 3 di 7 Autore: Giovanni Alberto Ummarino . essa ha un momento d'inerzia I ed è sospesa mediante un filo di torsione di costante elastica k in un campo dir r induzione magnetica B . Integrandola tra 0 e T/2 si trova la velocità richiesta: & θ= ∫0 T /2 NABi0 NABi0T  2π  sin tdt = .. = I Iπ T  b) Cessato il flusso di corrente la bobina è soggetta al momento torcente del filo.. così che il momento torcente del filo sia trascurabile. in condizioni di riposo la normale alle spire è perpendicolare a B .4 La bobina di un galvanometro è costituita da N spire piane di area A. Si trascurino gli attriti ed il coefficiente di autoinduzione e si considerino le oscillazioni di piccola ampiezza.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 5 Esercitazioni Esercizio 5. Soluzione: a) La corrente iniettata dall'istante t=0 determina un movimento della spira stessa soggetta ad un momento r r r τ = µ∧ B dove r r µ = NAin r r Essendo n⊥B si ha τ = NAiB Per cui si trova Iα = NAiB && Dove α = θ rappresenta l'accelerazione angolare. b) Mostrare che l'ampiezza delle oscillazioni libere che la bobina compie una volta cessato il flusso di corrente è proporzionale alla carica elettrica totale fluita nella bobina.

a) Calcolare il rapporto tra le velocità lineari. dal punto a). è θ = θ0sin(ωt ) k k & . I I A t=0 (cioè quando si spegne la corrente) si sa.. che dove ω = & NABi0T .Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 5 Esercitazioni && Iθ = −kθ la cui soluzione. calcolare i rapporti tra le componenti parallela e perpendicolare all'asse dell'elica della velocità lineare. dello stesso tipo di quella vista per una molla e per il pendolo. Soluzione: a) Il raggio R della circonferenza descritto da una particella di massa m e carica q che si muove in un campo magnetico B con velocità lineare v è dato da © Politecnico di Torino Data ultima revisione 29/06/00 Pagina 4 di 7 Autore: Giovanni Alberto Ummarino . b) Qualora le particelle descrivessero eliche identiche. Per cui θ = θ0 cos(ωt ) . = si ottiene infine la proporzionalità tra θ0 e Q θ0 NAB = Q kI NABi0T π kI ∫0 T /2 i0T π Esercizio 5. le velocità angolari e le energie cinetiche. con velocità non relativistica.. θ= Iπ & Abbinando le due espressioni scritte per θ si trova che l'ampiezza dell'oscillazione è: θ0 = Essendo inoltre Q = idt = .5 Un protone di massa m e carica +e ed una particella di massa 4m e carica +2e si muovono in un campo magnetico uniforme descrivendo circonferenze di uguale raggio.

pari cioè al periodo impiegato per percorrere la ω circonferenza. Descrivendo eliche identiche. per cui imponendo Rp = Rα si trova il rapporto tra le velocità lineari vp vα = q pmα qα m p = 4 =2 2 Essendo v = ωR si ha che il rapporto tra le velocità angolari è ωp ωα Infine essendo l'energia cinetica E = mv 2 2 Ep Eα =4 =2 b) La componente perpendicolare all'asse dell'elica si ottiene considerando la componente del moto lungo la circonferenza. i due passi saranno uguali.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 5 Esercitazioni R= mv qB Nel presente problema le due particelle sono immerse nello stesso campo magnetico e descrivono circonferenza uguali. per cui: v p⊥ vα⊥ = q pmα qα mp =2 La componente parallela all'asse dell'elica è tale da fare percorrere alla particella un tratto 2π L (passo dell'elica) in un tempo T = . per cui: Lα = vα // cioè: v p // vα // © Politecnico di Torino Data ultima revisione 29/06/00 =2 2π 2π = Lp // ωα ωp Pagina 5 di 7 Autore: Giovanni Alberto Ummarino .

θi Pi Pu x B Risultato: a) θu = 30° .7 r Un piccolo magnete con momento di dipolo µ orientato lungo l'asse x è sospeso ad un filo con costante elastica torsionale k. Qual è il periodo T delle piccole oscillazioni torsionali del dipolo allorchè r esso sia inserito in una regione di campo magnetico B diretto lungo l'asse y? Risultato: © Politecnico di Torino Data ultima revisione 29/06/00 Pagina 6 di 7 Autore: Giovanni Alberto Ummarino . perpendicolare al piano ed entrante.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 5 Esercitazioni Esercizi proposti Esercizio 5. Calcolare: a) l'angolo θu tra la direzione lungo la quale il protone esce dal campo e l'asse x. b) 2d = 0. 3m . b) la distanza 2d tra il punto di uscita Pu ed il punto di ingresso Pi sull'asse x. c) dire se è variata l'energia del protone e spiegare il perché. 6 ⋅ 10−19C e massa m = 1. illustrando in figura la traiettoria del protone.6 Un protone di carica + q = 1. Il momento d'inerzia del magnete rispetto all'asse del filo (asse z) sia J . 6 ⋅ 10−27 kg con energia cinetica E = 5 MeV entra in direzione formante un angolo θi = 30° con l'asse x in una regione dove esiste un campo magnetico di induzione B = 1 T . c) No… Esercizio 5.

5 g/cm3 è posto in un campo magnetico uniforme in modo che l'asse del filo sia perpendicolare alla direzione del campo. Il binario è posto in un campo di induzione magnetica B diretto perpendicolarmente al piano del binario.8 Un filo metallico di massa m scivola senza attrito su due rotaie poste a distanza d.10 Un filo rettilineo conduttore di sezione circolare costituito da un materiale di densità pari a 2. Trovare la velocità (modulo.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 5 Esercitazioni T = 2π J µB + k Esercizio 5. Sapendo che la spira è larga 20 cm ed è necessario aggiungere una massa di 13. Risultato: B=1. direzione e verso) del filo in funzione del tempo nell'ipotesi che esso sia fermo per t=0.33 T Esercizio 5. Risultato: v = idBt m Esercizio 5. Quando il sistema è bilanciato.1 x 10-4 T Pagina 7 di 7 Autore: Giovanni Alberto Ummarino © Politecnico di Torino Data ultima revisione 29/06/00 . Il campo agisce solamente nella parte inferiore della spira in direzione perpendicolare al lato della spira. Nel filo si stabilisce una densità di corrente di 2.5 g sul piatto sinistro della bilancia per equilibrare il sistema.9 Una spira rettangolare di filo percorsa da una corrente di 2 A è sospesa verticalmente e attaccata al piatto destro di una bilancia. attraversa il filo e torna al generatore attraverso l'altra rotaia. Calcolare il valore di B al raggiungimento di questa condizione. Una corrente costante i circola dal generatore G lungo una rotaia. Risultato: B=0.4x106 A/m2 e si fa aumentare il campo magnetico fino a quando la forza magnetica agente sul filo bilancia esattamente quella gravitazionale. viene introdotto in un campo magnetico esterno. determinare B.

iii) in quella regione il campo magnetico è diretto lungo l0asse z positivo e il campo elettrico lungo l'asse z negativo. iv) Le due cariche hanno stesso segno ma una è doppia rispetto all'altra.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 5 Quesiti di autoverifica 1. ii) L'elettrone continuerà a muoversi nel verso positivo dell'asse x. 4. Se le cariche sono deflesse in versi opposti. iii) è immersa in un campo magnetico ortogonale alla sua velocità iniziale. ii) Le due cariche hanno velocità diverse. ii) in quella regione il campo magnetico è diretto lungo l'asse z positivo e il campo elettrico è nullo. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 29/06/00 Pagina 1 di 1 Autore: Giovanni Alberto Ummarino . iv) in quella regione il campo magnetico è diretto lungo l'asse x e il campo elettrico lungo z. ii) è carica e viene immersa in una regione in cui il campo magnetico ha un profilo elicoidale. in una zona dove è presente un campo magnetico diretto nel verso negativo dell'asse z. Una particella descrive un'elica se: i) è carica e la sua velocità iniziale forma un angolo diverso da 90° con il campo magnetico in cui è immersa. 2. iv) è carica e in moto. Un elettrone si muove nel verso positivo dell'asse x. in particolare una è nulla. Due cariche vengono immesse in un campo magnetico perpendicolare rispetto alle loro velocità (concordi). Se una carica positiva si muove rettilineamente lungo l'asse x in una certa regione di spazio si può dire che: i) in quella regione il campo magnetico è nullo. iii) Le due cariche sono soggette a forze elettriche opposte. cosa si può dire di loro? i) Le due cariche hanno segno opposto. quale di queste affermazioni è corretta? i) La forza magnetica è diretta lungo l'asse y con verso negativo. 3. iii) L'elettrone descrive una circonferenza di raggio R=mv2/qB nel piano xy. iv) L'elettrone si muove su un elica il cui asse è x.

detta legge di Ampére: ∫ r r B • dl = µ0i . © Politecnico di Torino Data ultima revisione 29/06/00 Pagina 1 di 2 Autore: Giovanni Alberto Ummarino . da: F l = µ0i1i2 . ur = r / r è il versore corrispondente. il cui valore in unità SI è: µ0 = 4π ⋅ 10 −7 N A2 Applicando la legge di Biot e Savart ad un conduttore rettilineo indefinito percorso da una corrente di intensità i si dimostra che il modulo del campo magnetico dipende dalla distanza r dal filo secondo la legge B(r ) = µ0i . come già il teorema di Gauss nell'elettrostatica. in un punto P. dove i è la somma (algebrica) di tutte le correnti concatenate con il cammino di integrazione (cioè di tutte le correnti che tagliano una qualunque superficie connessa avente come bordo il cammino di integrazione). percorsi da correnti di intensità i1 e i2 e distanti d l'uno dall'altro. si attraggono (per correnti concordi) o si respingono (per correnti discordi) con una forza per unità di lunghezza data. è di grande utilità in tutte le situazioni ad elevata simmetria. e µ0 è una costante detta permeabilità magnetica del vuoto. 4π 4π r3 r2 r r r dove r è il vettore che va dal conduttore al punto P. 2πr Le linee di campo risultano essere delle circonferenze centrate nel conduttore e giacenti in piani ad esso perpendicolari. La legge di Ampére. Utilizzando i risultati precedenti si verifica facilmente che i due conduttori rettilinei indefiniti tra loro paralleli.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 6 Richiami di teoria Legge di Biot e Savart r Un tratto dl di conduttore percorso da una corrente di intensità i genera. in modulo. come il conduttore rettilineo indefinito o il solenoide ideale. 2πd La legge di Ampére A partire dalla legge di Biot e Savart è possibile dimostrare una relazione concettualmente analoga al teorema di Gauss per l'elettrostatica. il campo magnetico r r r r r µ0 dl ∧ r µ0 dl ∧ ur dB = i = i .

Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 6 Richiami di teoria Applicando la legge di Ampére ad un solenoide ideale (lunghezza infinita. avvolgimento compatto) avente n spire per unità di lunghezza e percorso da una corrente di intensità i si dimostra che. all'interno del solenoide. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 29/06/00 Pagina 2 di 2 Autore: Giovanni Alberto Ummarino . il campo magnetico ha modulo B = µ0ni .

a distanza x dal centro della spira. 4π r 3 il campo totale in P (diretto lungo l'asse della spira) avrà modulo B = dB// = ovvero B= ∫ µ0ia 4πr 3 ∫ dl = µ0ia2 2r 3 .Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 6 Esercitazioni Esercizi svolti Esercizio 6. Considerando l'elemento di corrente dl'. 2 x 2 + a2 ( µ0ia2 ) 32 .1 Una spira circolare di raggio a è percorsa da una corrente di intensità i. 4π r 2 r 2 = x 2 + a2 la cui direzione forma un angolo φ con l'asse della spira. poiché le componenti ortogonali all'asse si eliminano. r Poiché la componente di dB parallela all'asse è: dB// = dB cos φ = µ0i a dl . Soluzione: un elemento infinitesimo di corrente di lunghezza dl produrrà un campo di modulo dB = µ0i dl . tale che cos φ = a r . simmetrico di dl rispetto al centro della spira. si r r vede che la somma vettoriale dei campi dB e dB' dovuti ai due elementi simmetrici è un vettore parallelo all'asse della spira. 2a e l'andamento del campo a grande distanza dalla spira (x>>a) © Politecnico di Torino Data ultima revisione 29/06/00 Pagina 1 di 6 Giovanni Alberto Ummarino . Utilizzando l'espressione precedente è facile ottenere il campo al centro della spira (x=0) B= µ0i . Determinare il r campo B prodotto dalla spira in un punto P sul suo asse.

Inoltre avrà versi opposti dai due lati della lamina. e quindi (cfr. si avrà. e simmetrico rispetto alla lamina. Il modo più semplice per calcolarne il modulo è usare la legge di Ampère. scegliendo opportunamente il verso di percorrenza. e può dipendere solo dalla distanza dalla lamina. risultato analogo a quello già visto per il dipolo elettrico. Poiché i due lati ortogonali alla lamina non contribuiscono alla circuitazione. il campo deve essere parallelo alla lamina e ortogonale alla direzione della corrente. Per il tratto semicircolare si osservi che il suo contributo è esattamente metà di quello di una spira circolare nel suo centro. l'esercizio precedente) B= µ0i 4R Esercizio 6. Esercizio 6. giacente su un piano ortogonale alla direzione della corrente. quindi il loro contributo è nullo.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 6 Esercitazioni B≅ µ0ia2 2x 3 . La corrente concatenata con questo cammino ha intensità i = λl e quindi il modulo del campo risulta essere © Politecnico di Torino Data ultima revisione 29/06/00 Pagina 2 di 6 Giovanni Alberto Ummarino .3 Una lamina conduttrice infinitamente estesa è percorsa da una corrente di densità lineare r λ . Determinare il campo B da essa generato. scegliendo come cammino di integrazione un rettangolo. Soluzione: Per ragioni di simmetria.2 r Determinare il campo B nel centro della semicirconferenza (vedi figura) supponendo che il conduttore ABDE sia percorso da una corrente di intensità i. dove l è la lunghezza dei lati paralleli alla lamina e x la loro distanza dalla lamina stessa. Soluzione: r r Per i due tratti rettilinei dl è sempre parallelo ad r nella legge di Biot e Savart. ∫ r r B • dl = 2lB( x ) .

e quindi il modulo del campo è B(r ) = • Per c<r<b si ha ic = i e quindi B(r ) = • Per b<r<a si ha ic = i − i © Politecnico di Torino Data ultima revisione 29/06/00 r 2 − b2 a2 − b 2 =i a2 − r 2 a 2 − b2 . le linee del campo B devono essere della circonferenze aventi centro sull'asse. ottenendo ∫ • r r B • dl = 2πrB (r ) . e il modulo r di B può dipendere solo dalla distanza dall'asse. orientate in verso antiorario.4 Un cavo coassiale è costituito da un conduttore interno (cilindro pieno di raggio c) e uno esterno (regione compresa tra due superfici cilindriche di raggi b e a>b). Soluzione: r Poiché la distribuzione di correnti ha simmetria cilindrica. Per determinare B(r ) calcoliamo la circuitazione che compare al primo membro della legge di Ampère pungo una linea di campo. con densità di corrente uniforme. 2πr µ0ir 2πc 2 .Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 6 Esercitazioni B= 1 µ0λ . B = B(r ) . Pagina 3 di 6 Giovanni Alberto Ummarino . Per r<c la corrente concatenata con il cammino di integrazione vale ic = i r2 c2 . Determinare il campo magnetico in funzione della distanza dall'asse. Esercizio 6. µ0i . I due conduttori sono percorsi da correnti di uguale intensità i dirette in verso opposto. 2 indipendente da x.

2πr1 Bmax = Esercizi proposti Esercizio 6. e la larghezza del toroide è a = 1 cm. 00 ⋅ 10 −3 T .67 ⋅ 10 −3 T 2πr2 µ0nI ≅ 2. di energia cinetica E = 1. Determinare il r campo B all'interno del toroide e i suoi valori massimo e minimo. coassiale con il toroide e ad esso interna. Per i valori minimo e massimo si ottiene: Bmin = µ0nI ≅ 1. 6 ⋅ 10−17 J e velocità diretta radialmente si trova sull'asse di un solenoide rettilineo indefinito di raggio R = 10 cm e costituito da n = 100 spire/cm.5 Un avvolgimento di corrente di forma toroidale e sezione rettangolare è costituito da n=100 spire percorse da una corrente i = 5 A. 2πr a 2 − b2 Infine per r>a si ha ic = 0 e quindi B(r ) ≡ 0 . I raggi interno ed esterno sono rispettivamente r1 = 5 cm ed r2 = 6 cm. Soluzione: Si applica la legge di Ampère scegliendo come cammino di integrazione una circonferenza di raggio r. Quale valore deve avere la corrente elettrica per impedire al protone di uscire dal solenoide? © Politecnico di Torino Data ultima revisione 29/06/00 Pagina 4 di 6 Giovanni Alberto Ummarino . ottenendo 2πrB (r ) = µ0nI ⇒ B(r ) = µ0nI . Esercizio 6. 2πr r Direzione e verso di B sono determinati dalle condizioni di simmetria. 6 ⋅ 10−7 kg .6 Un protone di massa m = 1.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 6 Esercitazioni da cui B(r ) = • µ0i a2 − r 2 .

Calcolare il raggio dell'orbita dell'elettrone. 2 µ= Esercizio 6. Determinare la posizione di equilibrio stabile o instabile. Nel piano che li contiene e fra di essi è posto un terzo filo parallelo ai primi due. Esercizio 6. determinare il campo magnetico al centro del disco e il momento di dipolo del disco. l'equilibrio è instabile se i3 ha lo stesso verso di i1 e i2. stabile se ha verso opposto.8 Sulla superficie di un disco di plastica di raggio a.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 6 Esercitazioni Risultato: i ≥ 1.10 Una spira rettangolare di lati a e b. mantenendosi parallelo a sé stesso. esso è libero di spostarsi lateralmente.9 Nel modello di Bohr dell'atomo di idrogeno. Risultato: La posizione di equilibrio si trova a distanza di1/(i 1+i 2) dal filo 1. 15 A Esercizio 6. Risultato: B= µ0ωq 2πa ωqa2 . Suggerimento: scomporre il disco in spire concentriche infinitesime. è distribuita uniformemente una carica q. con velocità angolare ω. Se il disco è posto in rotazione uniforme attorno al suo asse. con i lati di lunghezza © Politecnico di Torino Data ultima revisione 29/06/00 Pagina 5 di 6 Giovanni Alberto Ummarino . Risultato: a = 5 ⋅ 10 −11 m . so trova sullo stesso piano di un filo rettilineo indefinito percorso da una corrente I. nel piano dei primi due. nel quale fluisce la corrente i3. Esercizio 6. percorsa da una corrente di intensità i. l'elettrone ruota intorno al nucleo ad una frequenza ν = 7 ⋅ 1015 sec −1 e genera un campo magnetico B = 14 T al centro dell'orbita.7 Due fili rettilinei indefiniti sono posti verticalmente in posizione fissa e parallelamente a distanza d l'uno dall'altro. in essi fluiscono le correnti i1 e i2.

In ogni filo circola una corrente i=20 A nel verso mostrato in figura. Risultato: Il campo risultante è diretto verso l'alto e vale B = 8 ⋅ 10−5 T . Determinare r B al centro del quadrato. Il più vicino dei due lati di lunghezza a dista d dal filo stesso e la corrente in esso ha lo stesso verso di quella nel filo. 2πd (d + b ) Esercizio 6.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 6 Esercitazioni a paralleli al filo. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 29/06/00 Pagina 6 di 6 Giovanni Alberto Ummarino . Determinare la forza risultante sulla spira.11 Quattro lunghi fili di rame sono fra loro paralleli e disposti ai vertici di un quadrato di lato a=20 cm. Risultato: F= µ0Iiab .

© Politecnico di Torino Data ultima revisione 29/06/00 Pagina 1 di 1 Giovanni Alberto Ummarino . E' uguale a quello esterno. in qual posizione deve essere posto un terzo filo. a distanza d. Decresce con la distanza dall'asse del filo. In qualunque posizione a destra dei due fili. iii) In qualunque posizione a destra dei due fili. concorde ai primi due. concorde al primo? i) A distanza d dal primo filo. 3. per stare in equilibrio? i) ii) iii) iv) A metà tra i due fili. Dati due fili indefiniti distanti d e percorsi rispettivamente dalle correnti I e 2I discordi. quale è la posizione di equilibrio di un terzo filo. Dato un filo rettilineo di raggio a e percorso da una corrente I qual è l'andamento del campo magnetico interno? i) ii) iii) iv) Cresce con la distanza dall'asse del filo. simmetricamente ad esso. Dati due fili indefiniti distanti d e percorsi dalla stessa corrente concorde I. stanno il secondo ed il terzo filo. cioè il primo filo sta al centro e. E' nullo. In qualunque posizione a sinistra dei due fili. In qualunque posizione tra i due fili.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 6 Quesiti di autoverifica 1. 2. iv) In qualunque posizione a sinistra dei due fili. ii) A metà tra i due fili.

∫S r dove n è il versore normale alla superficie. Legge di Faraday La legge di induzione di Faraday permette di calcolare la forza elettromotrice (differenza di potenziale) E indotta in un circuito. si ha un aumento del flusso (che può essere causato sia dall'aumento di B. dt Legge di Lenz La legge di Lenz serve a determinare il verso della corrente indotta in un circuito. e ha il seguente enunciato: la corrente indotta ha verso tale da opporsi alla variazione di flusso che l'ha generata. il flusso del campo magnetico attraverso una qualunque superficie delimitata dal circuito. che di A o di cos φ ) viene a generarsi per la legge di Faraday una forza elettromotrice. Questo significa che se. e si vede facilmente che 1 Wb = 1T m2 = 1 V s. qualora si conosca.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 7 Richiami di teoria Flusso magnetico r Il flusso del campo magnetico B attraverso una superficie S è definito come r r Φ B = B • ndS . e quindi una corrente che deve essere orientata in modo tale che il campo magnetico che essa stessa genera sia diretto in senso opposto a quello originario. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 29/06/00 Pagina 1 di 1 Autore: Giovanni Alberto Ummarino . Se il campo magnetico è costante e forma un angolo φ con la normale ad una superficie piana di area A si ha Φ B = BA cos φ L'unità di misura del flusso magnetico è il weber (simbolo Wb). Può essere scritta nella forma E =− dΦ B . in funzione del tempo. ad esempio.

i = E R =− 1 dΦ B . La forza elettromotrice indotta sarà quindi. Se l'induzione magnetica nello spazio interno alla bobina cambia passando da 1.0 T in verso opposto. quanta carica passa attraverso il circuito? Soluzione: L'intensità di corrente che attraversa il circuito sarà. supponendo che la variazione del campo magnetico sia uniforme. Calcolare la tensione indotta nelle spire.0 T in un verso a 1. 24 V . E = −3πr 2 dB . passa da un valore di 0.38 T sec .Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 7 Esercitazioni Esercizi svolti Esercizio 7. R dt Integrando nel tempo si ottiene la carica q (l'equazione che risulta è nota come legge di Felici) © Politecnico di Torino Data ultima revisione 29/06/00 Pagina 1 di 5 Autore: Giovanni Alberto Ummarino . dt ∆t e quindi E ≅ 1.4T a -–. dt Poiché la variazione del campo è uniforme nel tempo possiamo scrivere dB ∆B = ≅ −5. dove r = 15 cm è il raggio delle spire.65T in 180 msec. secondo la legge di Faraday.2 Cento spire di filo di rame isolato sono avvolte in modo da formare una bobina la cui sezione ha un'area di 10-3 m2 e sono collegate ad una resistenza.1 Il campo magnetico che agisce perpendicolarmente ad un circuito costituito da 3 spire di 30 cm di diametro. Esercizio 7. Soluzione: Il flusso concatenato con il circuito vale Φ B = 3Bπr 2 . usando le leggi di Ohm e di Faraday. La resistenza totale del circuito è di 10 Ω .

e quindi il campo generato dalla corrente indotta deve essere opposto al campo esterno. nei seguenti casi: (a)la spira viene dilata meccanicamente. visto da un osservatore che si trova al di sopra della spira (e che quind vede il campo puntare verso se stesso). Soluzione: (a) Quando la spira si dilata il flusso ad essa concatenato aumenta. 2π  d  dt Numericamente e in valore assoluto E ≅ 3. b = 10 cm e d = 5 cm determinare la forza elettromotrice indotta nella spira. q =0.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 7 Esercitazioni q = idt = − e quindi. Supponendo a = 30 cm. r 2π  d  e quindi la forza elettromotrice vale E =− µ0a  b  dI ln 1 +  . in questo caso. in presenza di un campo magnetico diretto verticalmente dal basso verso l'alto. q=− ∫ 1 ∆Φ B R 100 A∆B .3 Una spira di forma qualunque giace su un piano orizzontale. La regola della mano destra ci dice che il verso della corrente indotta è orario. il campo della corrente indotta deve avere lo stesso verso di quello esterno. Esercizio 7. R Sostituendo i valori numerici si trova. (b) In questo caso. Per la legge di Lenz il verso della corrente indotta deve essere tale da opporsi a questo aumento. per contrastare la diminuzione di quest'ultimo. 96 ⋅ 10−7 V . in valore assoluto. Il verso della corrente indotta è quindi antiorario.02 C. Determinare il verso della corrente indotta nella spira. Esercizio 7.10 la corrente I passa da 0 a 90 mA in 15 msec. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 29/06/00 Pagina 2 di 5 Autore: Giovanni Alberto Ummarino . (b)il modulo del campo diminuisce nel tempo. Soluzione: Il flusso concatenato con la spira vale r r µ Ia Φ B = B • ndS = 0 2π ∫ ∫d d+b dr µ0Ia  b  = ln 1 +  . per la legge di Lenz. con variazione uniforme.4 Nel filo indefinito dell'esercizio 6.

= − e raggiunge il suo massimo quando sinωt = 1 .e. Esercizi proposti Esercizio 7.e.m. detta R la resistenza della spira.e. il flusso del campo magnetico è dato da φ =N Per cui la f.m. Affinché non si manifesti una f. minore 10-3 V. ha una diversa distanza dal filo. In una.m. indotta.6 Nell'esercizio 6..m.m.10. lunga l = S . a) Calcolare a quale distanza d dal filo deve trovarsi il centro della bobina se la frequenza della corrente è di 1000 Hz e se si vuole che nella bobina venga a manifestarsi una f. Di conseguenza sarà variabile il flusso del campo magnetico della bobina che sarà soggetta ad una f. Determinare la forza elettromotrice indotta nella spira e.m.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 7 Esercitazioni Esercizio 7. in cui si può pensare composta la spira quadrata. è dφ Nµ0I0lωsinωt  d + l 2  = ln  d − l 2  dt 2π   0 ∫d −l 2 2πx ldx = .. si ricava d < 15.5 Due esperienze di natura elettrica vengono compiute nello stesso laboratorio. < 10 −3 da cui.=0 per qualsiasi valore della distanza d? Soluzione: Poiché la corrente nel filo è variabile. svolgendo i calcoli.e.25 m2 . = d +l 2 µI Nµ0I0l0 cos ωt  d + l 2  ln d −l 2   2π   f . b) Quali orientamenti della bobina garantiscono f. maggiore di 10-3 V basta quindi imporre f .e. una corrente variabile nel tempo secondo la legge I = I 0sin(ωt ) con il massimo valore di I uguale ad 1 A passa in un lungo filo rettilineo. Dato che ogni fascia infinitesima.e. confrontare la potenza dissipata per effetto Joule con quella necessaria per mantenere costante la velocità del lato mobile.71 m. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 29/06/00 Pagina 3 di 5 Autore: Giovanni Alberto Ummarino .e. sarà pure variabile nel tempo il campo magnetico B generato ad una generica distanza r dal filo.m. uno dei due lati di lunghezza b trasla parallelamente a se stesso con velocità costante v. Nell'altra viene impiegata una bobina quadrata piana costituita da 50 spire sovrapposte di area media S = 0.

Esercizio 7. εmax = NBabω con r r B⊥ n . anch'esso di resistenza trascurabile.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 7 Esercitazioni Risultato: ε = −Bbv . Risultato: v= mgRsinθ B2l 2 cos2 θ . massa m e resistenza R scorre senza attrito su rotaie parallele di resistenza trascurabile.8 Una bobina rettangolare formata da N = 100 spire sovrapposte di lati a = 1 cm e b = 5 cm è collegata a dei collettori circolari e ruota intorno all'asse AA' con velocità angolare ω in un campo magnetico B = 0. R Pe = ibBv Esercizio 7. Dimostrare che il filo raggiunge una velocità limite e calcolarla. PJ = (Bbv )2 . in modo da formare una spira rettangolare.4 T.rRicavare l'espressione del flusso quando la bobina si trova nella posizione di figura ( B ortogonale al piano della spira) e della differenza di potenziale massima tra i collettori specificando la posizione della bobina rispetto al campo. Calcolare poi a quale velocità angolare la bobina deve ruotare per ottenere una differenza di potenziale massima pari a 100 V. A a b B A’ ω Risultato: φ = 0. Il piano della rotaie forma un angolo θ con il piano orizzontale e all'estremità inferiore il circuito è chiuso da un filo. In tutta la regione esiste un campo magnetico uniforme diretto verticalmente dal basso verso l'alto. 02 Wb con r r B // n . ω = 5000 rad / sec © Politecnico di Torino Data ultima revisione 29/06/00 Pagina 4 di 5 Autore: Giovanni Alberto Ummarino .7 Un filo di lunghezza l.

Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 7 Esercitazioni Esercizio 7.5 Ω trovare la corrente che circola nella spira. Essa è immersa in una regione in cui il campo magnetico è B = Bz = B0sin( kx ) cos(ωt ) . parallelamente al piano (x. = B0Lω k b) x = λ 8 Esercizio 7. Risultato: I = 1A © Politecnico di Torino Data ultima revisione 29/06/00 Pagina 5 di 5 Autore: Giovanni Alberto Ummarino . Risultato: a) f .m.9 Una spira quadrata di lato L = λ / 4 può traslare lungo l'asse x. Sapendo che la resistenza elettrica nella spira è R = 1.e. b) di quale tratto x si deve traslare la spira dalla posizione di cui al punto a) per avere il massimo valore del flusso del campo magnetico attraverso la spira all'istante t=0.5 m e l2 = 1 m viene rimossa con velocità costante v = 3 m/sec e parallela al lato maggiore della spia da una regione dove è presente un campo magnetico B =1T perpendicolare alla spira stessa. Calcolare: a) la forza elettromotrice indotta in funzione del tempo quando la spira si trova con lo spigolo inferiore sinistro coincidente con l'origine O.y).10 Una spira rettangolare di lati l1 = 0.

3. Se la normale alla spira è diretta lungo l'asse y cosa si può dire? i) Il flusso magnetico è nullo. Ruoto la spira rispetto ad un qualunque asse nel piano xy. Quale di queste leggi rende conto del fatto che non esiste il monopolo magnetico? i) ii) iii) iv) La legge di Gauss del magnetismo La legge di Ampère La legge di Biot-Savart La legge di Faraday © Politecnico di Torino Data ultima revisione 29/06/00 Pagina 1 di 1 Autore: Giovanni Alberto Ummarino . iii) Ruotando la spira con velocità ω. il flusso varia ma è sempre diverso da zero. Dato un campo magnetico lungo l'asse z e volendo indurre in una spira deformabile. Quale di questi dispositivi non funzione sulla base del principio di induzione magnetica? i) ii) iii) iv) Televisione Dinamo Motore elettrico Sistema di frenatura di metropolitane.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 7 Quesiti di autoverifica 1. ii) Permette di determinare il modulo della forza elettromotrice indotta. 4. 5. posta nel piano xy. Cosa significa la legge di Lenz? i) Esprime la tendenza di un sistema fisico a ritornare nel suo stato di equilibrio iniziale. una forza elettromotrice quale di queste possibilità devo scartare? i) ii) iii) iv) Ruoto la spira rispetto all'asse z. iii) Permette di determinare la direzione della corrente totale in un circuito. Una spira piana è posta in un campo magnetico uniforme diretto lungo l'asse z. Deformo la spira. la forza elettromotrice indotta è massima quando la normale alla spira coincide con l'asse z. iv) Ruotando la spira con velocità ω. Rendo il campo magnetico variabile lungo l'asse z. ii) La forza elettromotrice indotta è massima. 2. iv) Permette di determinare il calore dissipato in un circuito.

Poiché. nel circuito si ha una forza elettromotrice indotta. anche ΦB varia e. Questo fenomeno viene chiamato autoinduzione ed è descritto quantitativamente dalla relazione E = −L dI dt . il campo magnetico è proporzionale ad I. percorso da una corrente di intensità I.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 8 Richiami di teoria Autoinduzione Si consideri il flusso magnetico ΦB attraverso una superficie delimitata da un conduttore percorso da una corrente di intensità I. integrando la densità di energia del campo magnetico su tutto lo spazio. Se la corrente I nel circuito varia. Energia del campo magnetico Come per il campo elettrico. la cui densità si scrive nella forma w = 1 B 2 2 µ0 . anche al campo magnetico è associata un'energia. per la legge di Faraday-Henry. La costante di proporzionalità L= ΦB I viene chiamata induttanza e si misura in henry (simbolo H). Si verifica facilmente che 1H = 1Ω⋅s . lunghezza l ed avente n spire per unità di lunghezza si ottiene L = µ0 n2 lA . Nel caso di un circuito di induttanza L. si ottiene l'energia totale W = 1 2 LI 2 . Nel caso di un solenoide ideale di area A. che può essere dedotta dalla legge di Faraday-Henry usando la definizione di induttanza. per la legge di Biot-Savart. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 1 di 2 Autore: Marco Pretti . lo stesso varrà per il suo flusso: ΦB ∝ I.

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Fisica II 8 Richiami di teoria

Mutua induzione
Si consideri un circuito (che chiameremo circuito 1) percorso da una corrente I1 , posto in prossimità di un altro circuito (che chiameremo circuito 2). Al variare di I1 varierà il flusso magnetico concatenato con il circuito 2, nel quale pertanto si avrà una forza elettromotrice indotta, in accordo alla legge di Faraday-Henry
E2 1

= −M21

dI1 dt

dove M 21 è una costante che ha le dimensioni di un'induttanza. Scambiando il ruolo dei due circuiti potremo scrivere
E1 2

= −M12

dI 2 dt

,

dove I2 è la corrente che scorre nel circuito 2. Si può dimostrare, per mezzo di considerazioni energetiche, che le due costanti sono uguali, e definire quindi il coefficiente di mutua induzione M = M 12 = M 21 .

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Fisica II 8 Esercitazioni

Esercizi svolti
Esercizio 8.1 Un avvolgimento di forma toroidale e sezione rettangolare è costituito da N = 100 spire; i raggi interno ed esterno sono rispettivamente r1 = 5cm e r2 = 6cm e la larghezza del toroide è a = 1cm. Calcolare l'induttanza del toroide e l'energia magnetica in esso immagazzinata nell'ipotesi che nel circuito scorra una corrente I = 5A. Soluzione: Il campo magnetico all'interno dell'avvolgimento forma delle linee di forza circolari e il suo modulo, che per ragioni di simmetria dipende solo dalla distanza r dall'asse del toroide, si può calcolare tramite il teorema di Ampère e risulta essere
B (r ) =

µ0 N I . 2 πr

Conseguentemente il flusso magnetico attraverso la sezione del toroide vale ΦB = $ ∫ B ⋅ ndS = a ∫ r
r2

sezione

r1

B( r ) dr = a

µ0 NI 2π

r2

r1

dr µ0 NIa r2 = ln . r 2π r1

Essendo il flusso ΦB concatenato a N spire, l'induttanza è dunque
L = N ΦB I

µ0 N 2 a r2 = ln ≈ 3. 65 µH , 2π r1

mentre l'energia magnetica è
W = 1 2 LI 2 =

µ0 N 2 I 2 a r2 ln ≈ 4. 56 × 10 −5 J . 4π r1

Si può verificare che l'energia magnetica avrebbe potuto essere calcolata anche integrando la densità di energia all'interno del toroide, ottenendo il medesimo risultato
W =

volume

wdV =

volume

1 B

2

2 µ0

dV =

1 2 µ0

r2

r1

B 2 ( r ) a 2 πrdr =

µ0 N 2 I 2 a 4π

r2

dr r

r1

=

µ0 N 2 I 2 a r2 ln . 4π r1

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Pagina 1 di 4 Autore: Marco Pretti

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Fisica II 8 Esercitazioni

Esercizio 8.2 Si consideri un cavo coassiale costituito da due superfici cilindriche di raggi r1 e r2 > r1 , percorse da correnti (uniformemente distribuite) di intensità I. Determinare l'energia magnetica immagazzinata (per unità di lunghezza) e l'induttanza (per unità di lunghezza) di tale cavo. Soluzione: Per ragioni di simmetria il campo magnetico forma linee di forza circolari centrate sull'asse del cavo e il suo modulo dipende solo dalla distanza da tale asse. Utilizzando il teorema di Ampère si dimostra che il campo magnetico è presente solo nella regione compresa tra i due conduttori e ha modulo
B (r ) =

µ0 I , 2π r

dove r indica appunto la distanza dall'asse. La densità di energia magnetica è quindi anch'essa funzione della distanza dall'asse e vale 2 µ I2 1 B (r ) w(r) = = 02 2 . 2 µ0 8π r Per l'energia immagazzinata in un tratto di lunghezza l avremo pertanto W=

volume

∫ wdV = ∫

r2

r1

w( r ) l 2πrdr =

µ0 I 2 l r2 dr µ0 I 2 l r2 ∫ = 4π ln r 4π r1 r 1

L'induttanza può poi essere calcolata facilmente osservando che L= 2W µ0 l r2 = ln . I2 2π r 1

Si vede facilmente che entrambe le grandezze calcolate su un generico tratto di cavo dipendono (linearmente) solo dalla lunghezza l del tratto e non dalla posizione assoluta di questo. Ha quindi senso definire le densità di energia magnetica e induttanza per unità di lunghezza nel seguente modo naturale W µ0 I 2 r2 W= = ln l 4π r1 L µ r L= = 0 ln 2 . l 2π r1 © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 2 di 4 Autore: Marco Pretti

Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 8 Esercitazioni Esercizio 8. Soluzione: Detta I la corrente nel solenoide.25mm e posti a distanza (interasse) d = 5mm.4 Calcolare l’induttanza per unità di lunghezza di una linea di trasmissione a piattina. Calcolare il coefficiente di mutua induzione tra bobina e solenoide. Si ipotizzi che la corrente scorra interamente sulla superficie dei due conduttori. Che cosa succede se questa ipotesi viene rimossa e ad esempio la corrente risulta distribuita uniformemente nei conduttori? Risultato: µ0 d − a L = ln ≈ 118µH / m . Il flusso concatenato con la bobina è quindi ΦB = NBπR 2 = Nµ0 nIπR2 . per cui il coefficiente di mutua induzione risulta essere M = ΦB I = N µ0 n πR 2 . il campo al suo interno ha modulo B = µ0 nI.3 Una bobina di N spire è avvolta attorno ad un lungo solenoide di sezione circolare di raggio R. Esercizio 8. avente n spire per unità di lunghezza. i piani delle due spire formano un angolo θ. Esercizi proposti Esercizio 8. Si calcoli la mutua induttanza M del sistema. costituita da due conduttori cilindrici di raggio a = 0. π a Se la corrente è distribuita l’induttanza aumenta leggermente in conseguenza del flusso autoconcatenato a ciascun filo.5 Nel centro di una spira di raggio R si trova una seconda spira molto piccola di area A << R2 . Un filo viene usato come conduttore di andata e l’altro come conduttore di ritorno. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 3 di 4 Autore: Marco Pretti .

Risultato: I ( t ) = I 0 sen( 2πft ) V ( t ) = V0 cos( 2πft ) V0 = 2πfLI 0 l I(t) L l V(t) l l © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 4 di 4 Autore: Marco Pretti . La tensione V(t) ai capi dell’avvolgimento viene misurata da un oscilloscopio con la convenzione di segno mostrata in figura (convenzione degli utilizzatori).6 Un generatore di corrente sinusoidale a frequenza f impone una corrente I(t) di ampiezza I0 in un avvolgimento di induttanza L.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 8 Esercitazioni Risultato: M≈ µ0 A cosθ 2R Esercizio 8. Mostrare che V(t) è ancora sinusoidale con la stessa frequenza ma sfasata in anticipo di un quarto di periodo e determinarne l’ampiezza V0 .

Φ2 = MI1 c) Φ1 = L1 I1 + MI2 . Φ2 = L2 I2 + MI1 d) Non si possono determinare con i parametri dati © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 1 di 1 Autore: Marco Pretti . Φ2 = L2 I2 b) Φ1 = L1 I1 .Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 8 Quesiti di autoverifica 1) Che cos’è l’induttanza o coefficiente di autoinduzione? a) Il rapporto tra il flusso magnetico concatenato a un circuito e la corrente che scorre nello stesso circuito b) Il rapporto tra il flusso magnetico concatenato a un circuito e generato dalla corrente che vi scorre e l’intensità della corrente stessa c) Il rapporto tra il flusso magnetico concatenato a un circuito e la corrente che scorre in un altro circuito d) Il rapporto tra il flusso magnetico concatenato a un circuito e generato dalla corrente che vi scorre e l’intensità della corrente che scorre in un altro circuito 2) Che cos’è la mutua induttanza o coefficiente di mutua induzione fra due circuiti? a) Il rapporto tra il flusso magnetico concatenato a uno dei circuiti e la corrente che scorre nel circuito stesso b) Il rapporto tra il flusso magnetico concatenato a uno dei due circuiti e generato dalla corrente che vi scorre e l’intensità della corrente stessa c) Il rapporto tra il flusso magnetico concatenato a uno dei due circuiti e la corrente che scorre nell’altro circuito d) Il rapporto tra il flusso magnetico concatenato a uno dei due circuiti e generato dalla corrente che scorre nell’altro circuito e l’intensità della corrente stessa 3) Siano dati due circuiti di induttanze L1 e L2 in cui scorrono rispettivamente le correnti I1 e I2 . Come si calcolano i flussi magnetici Φ1 e Φ2 concatenati ai due circuiti? a) Φ1 = L1 I1 . La mutua induttanza tra i due circuiti vale M.

t ) = f ( x ± vt ) (1) dove v è la velocità di propagazione. la velocità con cui si propaga l’energia trasportata dal segnale è la cosiddetta velocità di gruppovg vg = v + © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 dv ⋅k dk Pagina 1 di 3 Autore: Sergio Ferrero . dove λ è la lunghezza d’onda.Politecnico di Torino CeTeM Scheda N. ed il segno davanti ad essa indica la direzione di propagazione f(x-vt) t=0 x t=t’ x vt’ nell’intervallo di tempo t’ l’onda si sposta nello spazio rigidamente di una distanza pari a vt’ Qualunque funzione del tipo (1) soddisfa l’equazione alle derivate parziali ∂2f 1 ∂2f = 2 ∂x 2 v ∂t 2 Vengono definite armoniche onde del tipo f ( x ± vt ) = Asin[ k ( x ± vt )] = Asin[ kx ± ωt ] con ω=ν⋅k equazione delle onde Tale onda è caratterizzata da una periodicità spaziale di periodo λ=2π/k. 9 4215 Fisica II Rappresentazione di onde La generica espressione di un’onda che si propaga lungo un asse x può essere espressa come f ( x . La velocità di fase è la velocità di propagazione di una singola onda armonica v= /k. Un ω qualunque segnale. può essere rappresentato come una somma di funzioni armoniche (analisi di Fourier). Nel caso in cui le funzioni armoniche si propaghino in un mezzo in cui le rispettive velocità di fase v dipendono dalla lunghezza d’onda. e da una periodicità temporale di periodo T=2 π/ω. sia esso periodico non armonico o in generale aperiodico. La frequenza di oscillazione è ν=1/T=ω/2π e vale la relazione ν⋅λ=v.

che i due campi soddisfano l’equazione delle onde ∂ 2 By ∂ 2 By ∂ 2 Ex ∂ 2 Ex = µ 0ε 0 = µ0ε 0 ∂z 2 ∂t 2 ∂z 2 ∂t 2 per cui le soluzioni delle suddette equazioni non sono altro che onde trasversali tra loro ortogonali (come si suol dire polarizzate linearmente) che si propagano lungo l’asse z (E 1 ⊥ B) con una velocità c = che è la velocità della luce nel vuoto (3 8 m/s). Le densità volumica di energia elettrica e magnetica sono rispettivamente wel = 1 ε E2 2 0 wmag = 1 2 B 2 µ0 per cui w tot = w el + wmag = ε 0 E 2 Un’onda elettromagnetica trasporta nello spazio energia. si dimostra. il flusso di tale energia per unità r 1 r r di tempo per unità di superficie è dato dal vettore di Poynting S = E × B che ha la µ0 direzione di propagazione dell’onda. che sono state descritte nelle schede precedenti. Esse possono essere espresse in forma integrale o differenziale: r ∫ E ⋅ u dS = ε n r q 0 r ρ ∇⋅ E = ε0 r ∇⋅ B = 0 r r ∂B ∇×E = − ∂t Legge di Gauss per l’elettricità Legge di Gauss per il magnetismo Legge dell’induzione di Faraday r ∫ B ⋅ u dS = 0 n r r r d r r ∫ E ⋅ u t dl = − dt ∫ B ⋅ u n dS r r d r r ∫ B ⋅ uT dS = µ0 I + ε 0 µ0 dt ∫ E ⋅ un dS r r r ∂E ∇ × B = µ0 j + ε 0 µ0 ∂t Legge di Ampère Supponiamo non vi siano cariche libere statiche né correnti di conduzione. 9 4215 Fisica II Equazioni di Maxwell e onde elettromagnetiche Le equazioni di Maxwell consistono in quattro relazioni che legano il campo elettrico e magnetico. ⋅10 ε 0 µ0 Se sono imposte le soluzioni armoniche per E e B. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 2 di 3 Autore: Sergio Ferrero .Politecnico di Torino CeTeM Scheda N. se ci poniamo in un sistema di riferimento cartesiano e supponiamo che i campi elettrico (E) e magnetico (B) siano costantemente orientati rispettivamente lungo gli assi x e y. manipolando opportunamente le equazioni di Maxwell. si ricava che in ogni istante E = c⋅B.

irradia onde elettromagnetiche.Politecnico di Torino CeTeM Scheda N. che si muove di moto accelerato. dove n è il cosiddetto indice di rifrazione del mezzo. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 3 di 3 Autore: Sergio Ferrero . in questo caso la velocità di fase è diversa da c ed è data da v=c/n. Le equazioni di Maxwell possono essere risolte anche nel caso in cui le onde si propaghino in un mezzo materiale diverso dal vuoto. 9 4215 Fisica II Una carica elettrica. in particolare. una carica che compie oscillazioni armoniche irradia onde armoniche con la stessa frequenza di oscillazione.

1000 Hz e 50 Mhz. sapendo che la velocità del suono nell’aria è v=330 m/s.5 µs nel punto dell’asse x di ascissa x1=57 m il campo elettrico ha componente E1=E0=10 V/m secondo l’asse y.ω⋅t] Esercizio 9.1 Tre diverse onde sonore hanno frequenza ν rispettivamente 10 Hz. T2=1 ms. approssimando ad un’onda piana l’onda ricevuta.n⋅λ essendo λ= c/ν= 3000 m a questo punto.x0) . si propaga nel vuoto nel verso positivo dell’asse x.1 V/m.ω⋅t1] = E0 k(x1 . .Politecnico di Torino CeTeM Esercizi Scheda N.(n + 1/4)⋅λ = -2943 m .6 10-6 m T3=20 ns. il campo magnetico e quello elettrico si ottengono dalle equazioni armoniche E = E0 sin[ k (x-x0) .ct1 .2 Un’onda elettromagnetica piana sinusoidale.3 nT.33m E0 sin [k(x1 . si calcoli: a) l’intensità media dell’onda. b) Deve essere quindi ottengo l1=33 m T1=.3 Il campo elettrico del segnale raccolto da un ricevitore radio ha un’ampiezza massima E0 = 0.ω⋅t = (2nπ + π/2) rad con n intero positivo o negativo: si ottiene x0 = x1 . a) Se il campo elettrico ha ampiezza E0=10 V/m quanto vale l’ampiezza del campo magnetico? b) Si determinino le espressioni in funzione del tempo del campo elettrico e di quello magnetico se all’istante t1= 7. di frequenza ν=100 Khz.x0) . l3=6. Esercizio 9. SOLUZIONE Ricordando le relazioni λ=v/ν e T=1/ν. polarizzata linearmente.ω⋅t] . l2=. Determinare le lunghezze d’onda corrispondenti ed i periodi di oscillazione. 9 4215 Fisica II Esercizi con soluzione Esercizio 9.1 s. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 1 di 6 Autore: Sergio Ferrero B = cE0 sin[ k (x-x0) . SOLUZIONE a) B0= E0 / c = 33.

SOLUZIONE a) l’intensità media è rappresentata dal valor medio del vettore di Poynting r r 1 r 1 2 2 I = P( t ) = E ( t ) B( t ) = E sin ωt µ0 cµ0 0 b) I rappresenta l’energia che in media. A quale distanze dalla superficie si formano il primo massimo e minimo del campo elettrico? SOLUZIONE Si consideri un asse x perpendicolare alla superficie piana conduttrice. di frequenza ν=250 Khz. da ciò segue che E0=E1 e φ =0 .t)=E0sin(kx-ω⋅t) + E0sin(kx + ω⋅t)=2E0sin(kx)cos(ω⋅t) che è l’equazione di un’onda stazionaria. quindi W media staz. disposta perpendicolarmente alla sua direzione di propagazione. 9 4215 Fisica II b) la potenza della stazione se questa irradia isotropicamente ed è posta a distanza d = 500 m dall’apparecchio ricevitore. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 2 di 6 Autore: Sergio Ferrero . Nel nostro caso λ=c/ν. caratterizzata dall’avere una velocità di propagazione nulla. nell’unità di tempo. cioè E(x. per cui applicando la formula di prostaferesi sin a + sin b = 2 sin [(a + b)/2]cos[(a + b)/2] ottengo: E(x. L’onda elettromagnetica piana con il campo elettrico costantemente polarizzato lungo l’asse y.4 Un’onda elettromagnetica piana.Politecnico di Torino CeTeM Esercizi Scheda N. poiché la stazione irradia isotropicamente. per cui si ha il primo ventre per l max=300 m ed il primo nodo per x=0. si propaga nel vuoto e si riflette sopra una superficie piana perfettamente conduttrice. i punti di ascisse x=n⋅λ/2 sono invece i minimi (nodi).= 4πr 2 I = 41. Esercizio 9.7 Watt. quindi in tutti i suoi punti. quindi nel piano x=0 E=0 in qualunque istante t. la potenza media che attraversa la superficie sferica con centro nella stazione e raggio r risulta 4πr 2 I e coincide con la potenza media irradiata dalla stazione. può in generale scriversi come sovrapposizione di un’onda progressiva ed una regressiva. Nei punti di ascisse x=(2n + 1)π/(2k) = (2n + 1) λ/4 l’ampiezza elettrica è massima (ventri). attraversa l’unità di superficie.t)=E0sin(kx-ω⋅t) + E1sin(kx + ω⋅t + φ) la superficie è perfettamente conduttrice. con l’origine O su questa.

28  per ciò che riguarda invece il valore assunto dai moduli dei campi elettrico e magnetico r 1 r r E × B ed inoltre che B=E/c.Politecnico di Torino CeTeM Esercizi Scheda N.314 m    ω 10 9 ν= = = 1. il numero d’onda k vale 20 m-1 e la pulsazione angolare ω vale 3x109 s-1. 9 4215 Fisica II Esercizio 9.592 ⋅ 10 8 Hz  2π 6.y. t ) = S 0 cos 2 (kx − ω t )u x ed è orientato quindi lungo il semiasse positivo delle ascisse in un sistema di riferimento cartesiano (x.5 Il vettore di Poynting di un’onda elettromagnetica piana nel vuoto è dato da: S ( x.8 V/m     B = 0. la frequenza ν dell’onda e il valore dei moduli del campo elettrico E e del campo magnetico B.28 λ = k = 20 = 0. Viene richiesto di calcolare la lunghezza d’onda λ.z). SOLUZIONE Ricordando le relazioni k=2π/λ e ω=2πν posso scrivere:  2π 6.409 ⋅10 −6 T   © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 3 di 6 Autore: Sergio Ferrero . Il valore dell’ampiezza S0 è 40 W/m3. Di conseguenza avremo che : ricordiamo che S = µ0 S = 1 1 E⋅B = E⋅E µ0 c µ0 ⇒  E = 122.

9 4215 Fisica II Esercizi con soluzione Esercizio 9.33. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 4 di 6 Autore: Sergio Ferrero .5⋅1014 Hz si propaga lungo l’asse x.05 con una frequenza uguale a 100 KHz. Esercizio 9. SOLUZIONE λ=2390 m.y ed ha ampiezza E0 =103 V/m. Esercizio 9.6 Un’onda radio si propaga in un mezzo nel quale è ε r =1.9 Le onde luminose nel vuoto hanno una lunghezza d’onda che varia da un massimo di circa 0. Si calcoli la lunghezza d’onda.Politecnico di Torino CeTeM Esercizi Scheda N. SOLUZIONE 3.866 µr=1. SOLUZIONE B=3.10 Il campo elettrico di un’onda elettromagnetica piana ha un’ampiezza di 10-2 N/C.75⋅1014 Hz . Scrivere l’equazione di quest’onda e calcolare l’ampiezza del campo magnetico.5⋅1014 Hz.33⋅1011 T. SOLUZIONE µr=1. Essa è polarizzata rettilinearmente con il campo elettrico E che forma l’angolo θ=30° con il piano x. Si trovi la grandezza del campoi magnetico e l’energia per unità di volume.85⋅1016 J/m3.7 Un’onda elettromagnetica si propaga in un mezzo con velocità 1. Si determino i valori minimo e massimo della frequenza di vibrazione del loro campo elettromagnetico. Sapendo che la costante dielettrica relativa del mezzo è 3.8 µm per il rosso ad un minimo di circa 0. 7. Esercizio 9. si calcoli la permeabilità magnetica del mezzo. Esercizio 9. E = 8.8 Un’onda elettromagnetica piana di frequenza f=7.5 e µr=1. SOLUZIONE Ey=0.33.4 µm per il violetto.5⋅108 m/s.

La sua velocità di fase vale: 1) v=3⋅10 m/s 2) v=5⋅109 m/s 8 © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 5 di 6 Autore: Sergio Ferrero . Domanda 9.3 r r E = −∇V r ) 2) ∫ E ⋅ u l dl = 0 r r r ∂B 3) ∇ ∧ E = − ∂t r r 4) ∇ ⋅ E = ρ / ε0 1) La legge di Gauss nel vuoto si può esprimere mediante la formula RISPOSTA CORRETTA : 4 Domanda 9. la velocità di gruppo della risultante vale: 1) 0. v = 3 108 m/s 3) λ = 1200 cm . v = 3 106 m/s 2) λ = 1200 m . RISPOSTA CORRETTA : 2 Domanda 9.333 m/s 4) Non si può dire se non si specificano le proprietà del mezzo entro il quale avviene la propagazione. v = 3 108 m/s RISPOSTA CORRETTA : 2 Domanda 9. La sua lunghezza d’onda λ e la sua velocità di propagazione v valgono: 1) λ = 1200 km . v = 3 108 m/s 4) λ = 1200 km . Se le lunghezze sono espresse in metri e i tempi in secondi. 9 4215 Fisica II Domande a Test.Politecnico di Torino CeTeM Esercizi Scheda N.1 Un’onda elettromagnetica piana polarizzata si propaga nel vuoto con frequenza ν = 250 kHz.2 Si sovrappongono due onde piane monocromatiche descritte dalle equazioni ξ1 = 4 sen (3x − 2t ) e ξ 2 = 4 sen (3x + 2t ) .4 Un’onda elettromagnetica di frequenza f=5⋅GHz si propaga in un mezzo con indice di rifrazione n=2.5.667 m/s 2) 0 3) 1.

5 Un’onda elettromagnetica polarizzata linearmente si propaga nel vuoto.99⋅10-9 J/m3 2) w=3.99⋅109 J/m3 RISPOSTA CORRETTA : 1 © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 6 di 6 Autore: Sergio Ferrero .Politecnico di Torino CeTeM Esercizi Scheda N. Il modulo del campo magnetico vale B=5⋅10-8 T.2⋅108 m/s 4) v=2⋅10-10 m/s RISPOSTA CORRETTA : 3 Domanda 9. La densità volumica di energia vale: 1) w=1. 9 4215 Fisica II 3) v=1.5⋅10-9 J/m3 3) w=5⋅103 J/m3 4) w=1.

le cariche vengono spostate da una faccia all’altra del condensatore (il condensatore si carica). C + + + + - R Vc - I Alla chiusura dell’interruttore Vc -RI=0. per cui dV RC C + VC = 0 che ammette soluzione dt  t   e di conseguenza VC ( t ) = V exp −  RC  V  t   I ( t ) = − exp −  RC  R © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 1 di 4 Autore: Sergio Ferrero . un condensatore di capacità C ed un generatore di forza elettromotrice continua V connesso con un interruttore C R nel momento in cui chiudo l’interruttore. VC I V da cui si ricava l’equazione: V = RI + VC  dV  t   V = RC C + VC che ammette soluzione Vc ( t ) = V 1 − exp −  RC  dt  dQ dV V  t   l’andamento della corrente è invece I ( t ) = = C C = exp −  RC  dt dt R Supponiamo ora di rimuovere il generatore dopo che il condensatore ha raggiunto la tensione di saturazione ai suoi capi Vc=V. 10 4215 Fisica II Circuiti elettrici RC Si consideri un circuito costituito da una resistenza R.Politecnico di Torino CeTeM Scheda N.

10 4215 Fisica II Circuiti elettrici RL Si consideri un circuito costituito da una resistenza R. la tensione ai capi dell’induttore risulta 1 − exp −  L / R  R dI  t   VL ( t ) = L = V exp −  L / R dt Supponiamo ora di rimuovere il generatore dopo che la corrente nel circuito ha raggiunto il valore di saturazione I=V/R I( t) = L R VL I Alla chiusura dell’interruttore VL + RI = 0 per dI R cui + I = 0 che ammette soluzione dt L V t    e di conseguenza I ( t ) = exp −  L / R R t    VL ( t ) = −V exp −  L / R © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 2 di 4 Autore: Sergio Ferrero . una bobina di induttanza L ed un generatore di forza elettromotrice continua V connesso con un interruttore L R VL V I Alla chiusura dell’interruttore.Politecnico di Torino CeTeM Scheda N.il generatore tende a far circolare corrente in R ed in L dI V = VL + RI ed essendo VL = L si ricava dt dI R V + I − = 0 che ammette soluzione dt L L V  t   e di conseguenza.

vi è un trasferimento di energia dal condensatore (energ. 10 4215 Fisica II Circuiti elettrici LC Supponiamo di connettere in serie un condensatore carico con un induttore Il condensatore tende a scaricarsi attraverso l’induttore. campo elettrico) alla bobina (energ. da cui segue l’equazione d 2 q R dq 1 + q = 0 che ammette 2 + dt L dt LC soluzione In questo caso C + + L R  R  q( t ) = q m exp − t  cos( ωt ) che rappresenta un’oscillazione smorzata. Quantitativamente ciò può essere descritto imponendo la conservazione dell’energia totale del circuito Etot=Emagnetica+Eelettrica=(1/2)LI2 + (1/2)q2/C C + + L dE tot dI q dq d 2q 1 = LI + = 0 da cui 2 + q = 0 la cui soluzione è q( t ) = q M cos( ωt + φ ) con dt dt C dt dt LC 1 ω= in definitiva si ha un’osciilazione armonica della carica.Politecnico di Torino CeTeM Scheda N. nuovamente si trasferisce energia dall’induttore al condensatore. LC Circuiti elettrici RLC dE tot = − IR 2 (dissipazione dt per effetto joule).  2L  © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 3 di 4 Autore: Sergio Ferrero . nuovamente tende a scaricarsi facendo fluire carica in senso opposto e così via. supponendo non vi sia dissipazione. campo magnetico). quando il condensatore è completamente scarico la bobina continua a trasportare carica al condensatore che si ricarica in verso opposto. quando il condensatore è completamente carico.

d 2q dq 1 si ottiene L 2 + R + q = Vsin( ωi ) da cui si ricava una corrente dt dt C 1    ωL − ωC  V0 e φ ( ω ) = arc tan I ( t ) = I 0 (ω ) sin[ωt + φ ( ω ) ] con I 0 ( ω ) =  . Si 1 R 2 2    2  1     ωL −   R +   ωC  1 noti che per ω = 1 = ω 0 [frequenza di risonanza del circuito]. la corrente è la massima ( LC) 2 possibile. 10 4215 Fisica II Nel caso si colleghi al circuito RLC un generatore di tensione alternata V=V0sin( t). © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 4 di 4 Autore: Sergio Ferrero .Politecnico di Torino CeTeM Scheda N.

45 A per t > 15 µs il circuito si modifica come © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 1 di 10 Autore: Sergio Ferrero .8 V IC(15 µs)=0.1 Si consideri il circuito V = 10 Volts R1 = 5 Ω R2 = 10 Ω C = 2 µF T1 R2 V R1 T2 VC C IC sapendo che per t = 0 T1 on T2 off t = 15 µs T1 off T2 on determinare l’andamento di IC(t) e VC(t). 10 4215 Fisica II Esercizi con soluzione svolta Esercizio 10. SOLUZIONE per 0 < t < 15 µs il circuito risulta essere supponendo il condensatore inizialmente scarico  t  V I C ( t ) = exp −  R1  R1C    t  VC ( t ) = V 1 − exp −  (il condensatore si  R1C   carica) V R1 VC C IC VC(15 µs)=7.Politecnico di Torino CeTeM Esercizi Scheda N.

10 4215 Fisica II  t  VC ( 15µs ) exp −  R2  R C IC ( t ) = − R2 VC C IC  t  VC ( t ) = − IC ( t ) ⋅ R2 = VC (15µs ) exp −   R2 C  (il condensatore si scarica) IC(t) 2A .2 Un induttore (L=4 10-4 H) ed una resistenza (R=5 ohm) sono posti in serie ad un generatore di tensione continua (V=200 Volts) a) quanto tempo occorre affinchè la corrente che fluisce nella resistenza raggiunga il 60% della corrente finale? b) quanta energia è accumulata nel campo magnetico dopo che la corrente ha raggiunto il suo valore massimo? c) calcolare che valore raggiunge la corrente dopo un tempo pari a 3 costanti di tempo τ=L/R del circuito.8V 15µs t Esercizio 10.Politecnico di Torino CeTeM Esercizi Scheda N. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 2 di 10 Autore: Sergio Ferrero .45A -.78A regime di carica regime di scarica t VC(t) 7.

2 mA nei 1.44 H   R  L  116 A  .2 ⋅ 10 −3 A  . © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 3 di 10 Autore: Sergio Ferrero . Il risultato è che Vc ha l’andamento mostrato in figura. calcolare quanto valgono il tempo di carica tc.2mA = I MAX exp .44 H.3 La corrente in un corto circuito RL passa da 1.4 L’interrutore t del circuito in figura si chiude quando Vc=2/3 E e si apre quando Vc=1/3 E.32 J 2 2 R  L V c) I  3  = [1 − exp( −3)] = 38 A  R R 2 SOLUZIONE Esercizio 10.Politecnico di Torino CeTeM Esercizi Scheda N.5 s che seguono la rimozione della batteria del circuito.16 A a 10.2 ⋅ 10−6 s quindi si impone 0.  9. Supponendo che L valga 9. 10 4215 Fisica II  V t   IMAX = V/R 1 − exp − (  L / R )  R   V V t  L  da cui t = − ln(1 − 0. ( ) .  − 15ms  I (15s ) = 10. C=2⋅10-6 F.6) = 7.  = 29. Se R1=40Ω. SOLUZIONE I ( t ) = I MAX  t exp −  L  R       . il tempo di scarica ts e il periodo dell’oscillazione. I MAX = 116 A ( ) Esercizio 10. determinare la resistenza R del circuito.6 ⋅ = 1 − exp −  ( L / R )  R R R a) I ( t ) = 1 2 1 V  b) E = LI MAX = L  = 0.8Ω da cui si ricava R = ln (15s)  10. R2=10Ω.

mentre ad un generico istante t1 la tensione sulla capacità vale 2/3 E. Di conseguenza si avrà: © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 4 di 10 Autore: Sergio Ferrero .3 µs. 10 4215 Fisica II SOLUZIONE Durante la fase di carica l’interruttore è aperto. Durante la fase di scarica l’interruttore è chiuso.Politecnico di Torino CeTeM Esercizi Scheda N. quindi il generatore di tensione e la resistenza R1 sono esclusi dal circuito. Si ha quindi che in un generico istante t1 la tensione sulla capacità vale 1/3 E. di conseguenza la carica avviene attraverso le resistenze R1 e R2 che sono in serie. Analiticamente la situazione è descritta dalle seguenti equazioni: − t1  E   = E ⋅ 1 − e RC   3   −t  Vc = E ⋅ 1 − e RC  ⇒  con R = R 1 + R 2     2 t −2  RC    E = E ⋅ 1 − e   3  −t1 RC 2 = e 3    −t 2 RC 1 = e 3  ⇒ 2  t1  RC = − ln 3    t2 1 = − ln  3  RC ⇒ t 2 − t1 = τ ln 2 con τ c = 100µ s dove il tempo di carica tc vale t2-t1 ossia tc=69.

9µs=83.3µs+13. 10 4215 Fisica II Vc = 2 −t E ⋅ e RC 3 − t1 2 E = E ⋅ e RC 3  ⇒  t 1 −2 E = E ⋅ e RC 3  con R = R 2  −t1 RC 2 = e 3    −t2 RC 1 = e 3  ⇒ 2  t1  RC = − ln 3    t2 1  RC = − ln 3  ⇒ t 2 − t1 = τ ln 2 con τ c = 20 µ s dove il tempo di scarica ts vale t2-t1 ossia ts=13. la massima energia presente sul condensatore durante un’oscillazione si riduca a metà del suo valore iniziale. Il periodo con cui si ripete la forma d’onda è dato da T= tc+ts = 69. φ = 0 2 [ q( t )] affinché E=E /2 Econdensatore = MAX 2C  R 1 quindi si impone exp −  =  2L 2 L da cui t = ln 2 R ( ) q= q MAX 2 © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 5 di 10 Autore: Sergio Ferrero .9 µs.2µs. Esercizio 10. SOLUZIONE q ( t ) = q MAX exp − R 2 L cos( ωt ) .5 Si determini il tempo necessario affinché in un circuito RLC.Politecnico di Torino CeTeM Esercizi Scheda N. Si assuma q=qMAX a t=0.

si determini qual è il valore della carica su un condensatore (espresso in funzione della carica massima) quando l’energia totale del circuito è suddivisa in parti uguali fra il campo magnetico ed il campo elettrico. Si vuole che anche in questo secondo caso la corrente erogata dal generatore sia in fase con le f. e che la differenza di potenziale ai capi di R valga E.Politecnico di Torino CeTeM Esercizi Scheda N. assumono un qualunque valore diverso da 1 il risultato cambia? © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 6 di 10 Autore: Sergio Ferrero . 10 4215 Fisica II Esercizi con soluzione Esercizio 10. Successivamente esso è connesso ad un generatore con 2 E=E0cosωt secondo lo schema della figura. Calcolare i valori di L e C.397 10-7 s ] 2 Esercizio 10.m. t=T/8= 0. Quanto tempo deve passare affinché si realizzi questa condizione.8 Determinare per il circuito in figura l’espressione della pulsazione di risonanza e calcolarla in particolare per RL=RC=1Ω. C=10-9 F.6 In un circuito oscillante LC.8µF] Esercizio 10. nel caso si assuma al tempo t=0 la carica q=qMAX ? (Si esprima tale valore in frazione di periodo e si utilizzino i valori di L=4 mH e C=6 nF) q RISULTATO [ q = MAX .e. L=10-3 H. RISULTATO [ L=0.7 Un resistore con R=100Ω è connesso ad un generatore di forza elettromotrice alternata E=E0cosωt. Se RL e RC pur restando uguali.55 H C=13. con ω=314 rad/sec.

un condensatore viene caricato per mezzo di un generatore di forza elettromotrice costante di valore 1000 V. Si determini la frequenza delle oscillazioni nel circuito oscillante LC.Politecnico di Torino CeTeM Esercizi Scheda N. C=3µF. R3=8Ω. se si sconnette il generatore. in quanto tempo la carica del condensatore si riduce a un decimo di quella iniziale.9 Con un consumo di energia uguale a 0.5 J. Calcolare la differenza di potenziale VB-VA in condizioni stazionarie e. R5=5Ω. Raggiunto l’equilibrio il condensatore viene staccato dal generatore e collegato con un’induttanza uguale a 2 H. 10 4215 Fisica II RISULTATO [ ω=106 rad/s] Esercizio 10. R1=1Ω. R2=4Ω. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 7 di 10 Autore: Sergio Ferrero .10 Nel circuito rappresentato in figura si ha che E=25 V. R4=2Ω. RISULTATO [ f=113 Hz ] Esercizio 10.

t=24. 10 4215 Fisica II RISULTATO [VB-VA =-6 V .Politecnico di Torino CeTeM Esercizi Scheda N.9µs ] © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 8 di 10 Autore: Sergio Ferrero .

a facce circolari piane e parallele di raggio a e distanti h<<a.1 Un condensatore di capacità C viene scaricato su un cavo coassiale di resistenza elettrica R e coefficiente di autoinduzione L0. 3) hanno somma costante nel tempo. La corrente nel circuito vale: 1) i(t)=(V0/R)⋅ exp[(-ht)/ε0RS)] 2) i(t)=(V0/R) 3) i(t)=(V0/R)⋅ exp[(-ht)] 4) i(t)=(V0/R)⋅ t RISPOSTA CORRETTA: 1 Domanda 10. 10 4215 Fisica II Domande a Test.3 Dato il circuito in figura la frequenza di risonanza del circuito vale: 1) ω= 1 L( C 1 + C 2 + C 3 ) L (C 1 + C 2 + C 3 ) C1 C 2 + C 2 C 3 + C 1 C 2 L(C 1 ⋅ C 2 ⋅ C 3 ) (C 1 + C 2 + C 3 ) L RISPOSTA CORRETTA: 1 2) ω= 3) ω= 4) ω= © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 9 di 10 Autore: Sergio Ferrero . 2) variano nel tempo con legge sinusoidale. è caricato ad una differenza di potenziale V0 ed in seguito viene fatto scaricare su una resistenza R. Domanda 10. 4) crescono al crescere del tempo RISPOSTA CORRETTA : 1 Domanda 10.Politecnico di Torino CeTeM Esercizi Scheda N.2 Un condensatore. Le energie immagazzinate nel condensatore e nel cavo coassiale: 1) tendono a zero per tempi tendenti ad infinito.

e. 3) è in fase con la f. solo se il circuito è puramente ohmico 4) è in fase con le f.m. 2) non è mai in fase con le f.m.4 dove R è la resistenza totale del circuito di utilizzazione.5 Nel circuito di utilizzazione di una forza elettromotrice alternata l’intensità della corrente: 1) è sempre in fase con la f. 10 4215 Fisica II Domanda 10. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 10 di 10 Autore: Sergio Ferrero .3 Domanda 10.4 Nel circuito di utilizzazione di una corrente alternata la tensione V ai capi del circuito e l’intensità della corrente che lo percorre sono sfasati: 1) se il circuito è puramente ohmico 2) se il circuito ha un sensibile coefficiente di autoinduzione L 3) se nel circuito sono inserite delle capacità 4) sempre RISPOSTA CORRETTA: 2 .m.Politecnico di Torino CeTeM Esercizi Scheda N.m. solo se i= E ⋅ sin (ωt ) = Isin (ωt ) R RISPOSTA CORRETTA: 3 .e.e.e.

Si consideri un condensatore a facce piane parallele distanti d e di superficie S. Nel caso S in cui tra le piastre non sia interposto alcun materiale. In prima approssimazione. Qualora si inserisca un materiale non conduttore (dielettrico). se ciò non fosse. caratteristica intrinseca di ogni dielettrico (C = ε 0ε r ). Ciò è dovuto al fatto che a d parità di cariche libere sulla piastra. le cariche possono muoversi liberamente in esso. la capacità aumenta di un fattore εr che è la cosiddetta costante dielettrica S relativa.-Epol . Polarizzazione e spostamento elettrico Si definisce vettore polarizzazione P di un materiale. 11 4215 Fisica II Conduttori e dielettrici In un conduttore ideale. tutte le cariche sono fortemente vincolate ed un campo elettrostatico può facilmente penetrare al suo interno. dove Epol è il campo elettrico opposto in verso rispetto a quello applicato. ne consegue che se lo immergiamo in un campo elettrostatico. il campo elettrico all’interno delle piastre è minore rispetto a quello applicato dalle suddette cariche. In un dielettrico. detto anche induzione elettrica D=ε0εrEtot. In un materiale non conduttore. all’interno del conduttore il campo elettrico risulterà nullo. avremmo un moto di cariche e non saremmo più in condizioni statiche. prodotto dai dipoli elettrici che si sono formati nel dielettrico. il teorema di Gauss risulta cosí modificato r ∫E ⋅u r dS = (q lib + q pol ε0 ) N dove qpol sono le cariche di polarizzazione dovuti ai dipoli elettrici.Politecnico di Torino CeTeM Scheda N. mentre per il vettore spostamento D r ∫D⋅ u r N dS = qlib © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 1 di 2 Autore: Sergio Ferrero . mentre il vettore spostamento elettrico. il suo momento di dipolo elettrico per unità di volume. la capacità risulta essere C = ε 0 d ρlib ed il campo elettrico tra le piastre E = dove ρlib è la densità superficiale di cariche ε0 libere presenti sulle piastre stesse. il vettore polarizzazione è direttamente proporzionale al campo elettrico presente in un materiale P = ε0χeEtot dove χe è la suscettibilità elettrica del materiale. per cui D = ε0Etot + ε0χeEtot = ε0εrEtot ossia εr=1+χe. Si ha infatti che Etot=Eappl. Si dimostra che D = ε0Etot + P.

tuttavia le componenti normali di D e parallele di E (rispetto all’interfaccia di separazione) si mantengono costanti. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 2 di 2 Autore: Sergio Ferrero . le linee di flusso dei campi D ed E subiscono una deflessione. 11 4215 Fisica II Alla superficie di separazione tra due diversi dielettrici.Politecnico di Torino CeTeM Scheda N.

superfici delle armature dimezzate rispetto a quelle del condensatore complessivo (A) e distanze tra le armature d. in cui le superfici e le distanze tra le armature sono rispettivamente per C1 :A/2 e 2d. per C2 e C3 :A/2 e d.1 Si calcoli la capacità dei condensatori a piatti paralleli riempiti da diversi dielettrici come in figura caso a) A caso b) ε2 d A ε1 ε1 ε1 ε2 ε2 d A caso c) 2d ε1 ε ε2 2 ε3 d d SOLUZIONE a) Il condensatore è equivalente alla serie di due condensatori con le rispettive costanti dielettriche relative ε1 ed ε2 . Quindi © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 1 di 9 Autore: Sergio Ferrero . 11 4215 Fisica II Esercizi con soluzione svolti Esercizio 11. Ne segue che C = 0  1 2  . stesse superfici A e distanze tra le armature d/2. d  ε1 + ε 2  c) Il condensatore è equivalente al parallelo di C1 con la serie C2 + C3.Politecnico di Torino CeTeM Esercizi Scheda N. Ne consegue che C= ε0 A (ε + ε 2 ). 2d 1 b) Il condensatore è equivalente al parallelo di due condensatori con le rispettive ε1 2ε A  ε ε  ed ε2 .

e) La differenza di potenziale risulta ∫ Edl = E0 (d − b ) + Eb = 52. La batteria viene. poi. Si assuma che A=115 cm2. εr=2. b=0. d) Si applica nuovamente la legge di Gauss.78cm. Esso dipende solo dalla carica libera sui piatti. a) Qual è la capacità C0 prima che la piastra venga inserita? b) Quale carica libera appare sui piatti? c) Qual è il campo elettrico E0 nelle zone vuote tra i piatti e la piastra dielettrica? d) Si calcoli il campo elettrico E nella piastra dielettrica. d=1. .2 Si consideri un condensatore a facce piane parallele con piatti di area A distanti d l’uno dall’altro. Si ha che r r q ∫ S D ⋅ uN dS = ε 0E0 A = q . Una differenza di potenziale V0 viene applicata sui piatti. c) Si applica la legge di Gauss considerando una superficie S che racchiude solo l’armatura su cui si accumulano cariche libere positive. la carica libera rimane invariata quando la piastra viene posizionata all’interno del condensatore. questa volta su una superficie S| che racchiude l’armatura su cui si accumulano cariche libere positive e penetra (parzialmente in profondità) nella piastra dielettrica. V0=85.21 pF d b) La carica libera presente sulle armature è q = C0V0 = 7. q f) La capacità con piastra posizionata è C = = 134 pF .24 cm.02 ⋅ 10−10 C poiché la batteria viene staccata prima che la piastra venga inserita.Politecnico di Torino CeTeM Esercizi Scheda N. V © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 2 di 9 Autore: Sergio Ferrero . Si trova che r r q E ∫ | D ⋅ uN dS = −ε 0ε r EA = −q . staccata e una piastra dielettrica di spessore b e costante dielettrica εr viene inserita tra i piatti. dopo che la piastra dielettrica è stata introdotta? f) Qual è la capacità quando la piastra è posizionata? SOLUZIONE ε A a) C0 = 0 = 8. E = ε ε A = ε 0 = 2640 V m 0 r r S Il segno meno compare quando si calcola il prodotto interno E·uN poichè E ed uN (versore normale uscente dalla superficie S| ) hanno versi opposti.5 V. 11 4215 Fisica II C= ε 0 A  ε1 ε 2 ⋅ ε 3   +  2d  2 ε 2 + ε 3  Esercizio 11.3 V . e) Qual è la differenza di potenziale tra i piatti. E0 = ε A = 6900 V m 0 Si noti che il valore E0 resta invariato quando la piastra è introdotta.61.

Esercizio 11. Per calcolare il modulo di F si può immaginare di staccare il condensatore dal generatore e di variare di dx la distanza x tra le armature: il lavoro eseguito risulta dL=Fdx ed equivale alla variazione dU dell’energia U immagazzinata dal condensatore Q2 Q2 x U= . Se il guscio è a potenziale V0 mentre il potenziale della sfera interna è nullo. con F ricavata precedentemente.C) V2. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 3 di 9 Autore: Sergio Ferrero .3 Un condensatore piano. le cui armature hanno area S=200 cm2 e distano d=4 mm. la carica del condensatore collegato al generatore subisce la variazione  1 1 Q1 − Q = ( C1 − C )V = εS − V = 53nC  d1 d  l’energia erogata nel processo dal generatore è E=(Q1 . è immerso in un olio di costante dielettrica relativa εr=4. b) Quando la distanza tra le armature viene variata dal valore d a d1 . Lo spazio compreso tra i due conduttori è riempito da un dielettrico omogeneo ed isotropo. mentre il lavoro delle forze esterne. le armature sono collegate ai poli di un generatore e la loro differenza di potenziale è V=300 Volt. = 2 C 2εS Q 2 dx dU = 2εS ∂U Q2 1 εSV 2 F= = = ∂x 2εS 2 x 2 ε = ε 0ε r cosicché per x=d risulta F=2 10-3 N. si calcoli il potenziale elettrostatico a distanza r (0 ≤ r < ∞) dal centro della sfera. concentrico alla sfera metallica. d1 1 risulta L = ∫d Fdx = ( C − C1 )V 2 per cui è rispettato il principio di conservazione 2 dell’energia E + L = ∆U.Q) V = (C1 . Si può osservare che la variazione di energia elettrostatica del condensatore è ∆U=(1/2)(C1 .C) V2 = 16 10-6 J. a) Qual è l’intensità della forza F agente sopra un’armatura? b) Le armature vengono portate ad una distanza d1=2 mm (la loro differenza di potenziale viene mantenuta costante): qual è l’energia erogata dal generatore? SOLUZIONE a) Le armature si attraggono l’una verso l’altra. 11 4215 Fisica II Esercizio 11. Va osservato che nel processo precedente il condensatore è stato staccato dal generatore per evitare che quest’ultimo contribuisse a variarne l’energia elettrostatica.Politecnico di Torino CeTeM Esercizi Scheda N.4 Una sfera metallica di raggio R1 si trova all’interno di un guscio sferico conduttore di raggio interno R2 e raggio esterno R3 .

Politecnico di Torino CeTeM Esercizi Scheda N. si collegano fra loro le armature negative e viene posto in parallelo ai primi due un terzo condensatore. Alla fine si ha: Vin=q/(C1+ C2+ C3)=250 V Di conseguenza le cariche accumulate sui condensatori saranno: ' q1 = V1 ⋅ C1 = 1. 11 4215 Fisica II SOLUZIONE Siano Q1 . Per r ≤ R1 risulta V=0. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 4 di 9 Autore: Sergio Ferrero .[Q1 / (4πε0εr)] (1/R1 .0 ⋅ 10 −3 C L’energia iniziale vale perciò Perciò la carica totale è data da q=q1+ q1=2. per R1 ≤ r < R2 è D=Q1 / (4πr2) .1/r).350 J.25 ⋅ 10 −3 C con una L’energia elettrostatica finale del processo sarà data da U=q2/2C=0.Q1 . quindi Q2= .313 J conseguente variazione di –0.5 ⋅ 10 −3 C e q 2 = V2 ⋅ C 2 = 1. U=q2/2C=0. E= Q1 / (4πε0εrr2). SOLUZIONE Sui due condensatori avremo le seguenti carica q 1 = V1 ⋅ C 1 = 1. ma per r=R2 deve essere V=V0 . Per r > R3 è V = V0 + [Q3 / (4πε0)] (1/r 1/R3).5⋅10-3 C. quindi V= . scarico.25 ⋅ 10 −3 C q '2 = V2 ⋅ C 2 = 1.5 Dopo aver caricato due condensatori di capacità C1=5 µF e C2=4 µF alle differenza di potenziali di V1=300V e V2=250V. Q2 . Esercizio 11.R1). Determinare la carica presente alla fine su ciascun condensatore e la variazione di energia elettrostatica nel processo. Q3 le cariche distribuite sopra le tre superfici metalliche: nel guscio metallico il campo è nullo.0 ⋅ 10 −3 C q '3 = V3 ⋅ C 3 = 0. di capacità C=1 µF. quindi Q1=-4πε0εr V0R1R2 / (R2 .037 J.

11 4215 Fisica II Esercizi con soluzione Esercizio 11.Politecnico di Torino CeTeM Esercizi Scheda N. Ai capi del condensatore è applicata una differenza di potenziale V. una di spessore d1 e costante dielettrica relativa ε1. c) Quale lavoro viene compiuto sulla lastra. ε 0ε 1 σ E2 = 0 ε 0ε 2 . Calcolare i valori E1 e E2 del campo elettrico nei due dielettrici e la densità di carica di polarizzazione σp sulla superficie di separazione tra i due dielettrici.6 Una piastra di rame di spessore b viene inserita in un condensatore a piatti paralleli A d b a) Quale sarà la capacità dopo che la lastra è stata introdotta? b) Se una carica q viene mantenuta sui piatti. si trovi il rapporto tra l’energia immagazzinata prima e quella immagazzinata dopo che la piastra viene inserita. l’altra di spessore d2 e costante dielettrica relativa ε2. RISULTATO σ E1 = 0 .7 Un condensatore piano con armature di area S distanti h è riempito da due lastre di dielettrico. ε (ε − ε 2 ) ] σp = 0 1 ε 1 d1 + ε 2 d 2 [ © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 5 di 9 Autore: Sergio Ferrero . mentre viene inserita? RISULTATO [ a) ε0 A q 2b d ] . c) ( d − b) ( d − b) 2 Aε 0 Esercizio 11. b) .

92⋅10-5 J ] Esercizio 11. la carica di polarizzazione qp sulle facce del dielettrico. Le due piastre sono inizialmente scariche e la parte sommersa delle piastre ha altezza x0 come mostrato nella figura.9 Un condensatore piano è costituito da due piastre piane e parallele di forma quadrata di lato L mantenute a distanza d (con d molto più piccolo di L). 11 4215 Fisica II Esercizio 11.46⋅10-8 C . qp=44. modulo e verso. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 6 di 9 Autore: Sergio Ferrero .Politecnico di Torino CeTeM Esercizi Scheda N. lineare ed omogeneo di costante dielettrica ε e densità di massa ρ. il condensatore è parzialmente immerso in un liquido dielettrico isotropo. Successivamente lo spazio tra le armature di C1 viene completamente riempito di acqua distillata (con εr=80). RISULTATO [ ∆V = -371. si calcoli la carica elettrica presente sulle armature I e II e la forza agente sull’armatura II in direzione. All’istante t=0 immediatamente successivo all’applicazione della forza elettromotrice. In queste condizioni si osserva che il liquido contenuto fra le piastre si solleva finché raggiunge una altezza x dall’estremità inferiore delle piastre. cioè quando x=x0 . Calcolare la variazione della differenza ∆V di potenziale ai capi di C2.8 Due condensatori di capacità C1=200 pF e C2=1000 pF sono connessi in parallelo e caricati a un differenza di potenziale di 400V.8V . ∆U=-8. Ad un certo istante t=0 le due piastre sono collegate ad un generatore di forza elettromotrice V. la variazione di energia elettrostatica del sistema ∆U.

Politecnico di Torino CeTeM Esercizi Scheda N. Dentro la cavità c’è il vuoto. RISULTATO ρ ⋅ R3 E1 = 3ε 0 l 2 ρ⋅R 6ε 0 E2 = © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 7 di 9 Autore: Sergio Ferrero .10 In una sfera di raggio di raggio R uniformemente carica con densità ρ viene praticata una cavità sferica tale da avere la superficie tangente alla superficie esterna della sfera di raggio R e al centro della sfera stessa. Determinare l’espressione della forza F esercitata su di una carica puntiforme q posta in un punto P esterno alla sfera ad una distanza l e su di una carica q posta nel centro della cavità. ossia è diretta in verso opposto all’asse z e vale in modulo: ε V 2 ε V2  FII =  Lx 0 + 0 2 ( L2 − Lx 0 ) 2 2 d 2 d  Esercizio 11. QII=-[ε (Lx0/d)+ε0 (L2 –Lx0)/d] La forza agente sulla piastra II è attrattiva. 11 4215 Fisica II RISULTATO QI=[ε (Lx0/d)+ε0 (L2 –Lx0)/d] .

Al fatto di non essere nel vuoto 3. Indefinibile RISPOSTA CORRETTA : 3 © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 8 di 9 Autore: Sergio Ferrero . Al momento meccanico applicato dal campo sulla molecola 4.3 Il vettore spostamento elettrico a parità di distribuzione di cariche 1.2 Per “polarizzazione” elettrica di un materiale si intende 1. Il momento di dipolo presente in ogni singola molecola 3.1 Nel caso di molecole non polari. Parallela al campo elettrico che ci sarebbe nel vuoto 3. All’interazione con le molecole circostanti RISPOSTA CORRETTA : 1 Domanda 11. Alla deformazione della molecola indotta dall’interazione tra campo esterno e cariche della molecola stessa 2. Il momento di dipolo elettrico in esso indotto da un campo esterno 2. Domanda 11. la polarizzazione causata da un campo elettrico esterno è dovuta essenzialmente 1.4 In un dielettrico anisotropo la polarizzazione è in generale 1. Parallela al campo elettrico totale 2.Politecnico di Torino CeTeM Esercizi Scheda N. Ha lo stesso valore qualunque sia il materiale in cui ci si trova 3. 11 4215 Fisica II Domande a Test. Il momento di dipolo indotto per unità di volume 4. Ha un valore che dipende dal materiale in cui ci si trova 2. Ha un valore che di pende dal materiale e dalla forma del dielettrico RISPOSTA CORRETTA : 2 Domanda 11. Sghemba tanto rispetto al campo elettrico nel vuoto che a quello totale 4. La densità di carica superficiale sul dielettrico RISPOSTA CORRETTA : 3 Domanda 11. Ha un valore che dipende dalla densità di carica di polarizzazione presente nel materiale 4.

Eint=0 Eext=σ/ε0 2. Eint=2σ/ε0 Eext=0 3. Eint=σ/2ε0 Eext=0 4. Eint=σ/ε0 Eext=0 RISPOSTA CORRETTA : 4 © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 9 di 9 Autore: Sergio Ferrero . 11 4215 Fisica II Domanda 11. i campi elettrici interno ed esterno alle due piastre valgono: 1.5 Nel caso di due piastre piane conduttrici cariche affaciate con densità superficiale di carica σ e poste nel vuoto.Politecnico di Torino CeTeM Esercizi Scheda N.

Si definisce il vettore magnetizzazione M di un materiale. Tali correnti microscopiche. indipendentemente dalle proprietà del mezzo circostante. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 1 di 2 Autore: Sergio Ferrero . generano un campo proprio e tendono ad orientarsi. Se si considera un solenoide. esso risulta essere in modulo uguale alle correnti di magnetizzazione superficiale per unità di lunghezza (dovute ai dipoli magnetici). mentre per caratterizzare il campo magnetico generato dalle correnti esterne macroscopiche. gli elettroni possono essere pensati come cariche rotanti intorno ai nuclei. come il momento di dipolo per unità di volume. come conseguenza si genera nel corpo un campo magnetico aggiuntivo. quindi come spire ideali percorse da correnti. H è la corrente che circola in esso per unità di lunghezza. si introduce il vettore H. quindi B = µ0 (H + χmag H ) = µ0 µr H con µr = 1+χmag detta permeabilità magnetica relativa. Il già noto vettore B caratterizza il campo magnetico risultante. In un materiale la legge di Ampère per i campi B ed H risulta r ∫B⋅u r N dl = µ 0 i cond + i magn ( ) r ∫B⋅u r N dl = µ 0 µ r icond r ∫H ⋅u r N dl = icond dove icond è la corrente di conduzione (macroscopica esterna) e imagn è la corrente di magnetizzazione (microscopica interna). in altri termini dei dipoli magnetici elementari. alla superficie di separazione di due materiali. la componente normale del campo B risulta invariata. 12 4215 Fisica II Campo magnetico nella materia: i vettori magnetici Partendo dal modello atomico classico. In generale i tre vettori magnetici sono legati dalla relazione B = µ0( H + M ). Per la quasi totalità dei materiali il vettore polarizzazione è direttamente proporzionale al campo H conseguente ad una corrente applicata al circuito magnetizzante M=χmag H dove χmag è la suscettività magnetica del materiale . in presenza di un campo magnetico generato da correnti esterne. La legge di Laplace e quella di Biot-Savart risultano così modificate r r r µ0 µ r dl ∧ ur B= i 4π cond r 2 B(r) = µ 0 µ ricond 2πr mentre per il campo magnetico in un solenoide e la relativa densità volumica di energia magnetica (valida in generale per una qualunque distribuzione di B) B = µ0 µ r nicond w= B2 2 µ0 µ r Si dimostra infine che. lo stesso dicasi per la componente di H parallela all’interfaccia.Politecnico di Torino CeTeM Scheda N.

tale campo indotto. ma ne acquisiscono uno indotto dal campo magnetico applicato. 12 4215 Fisica II Materiali paramagnetici. è tale da opporsi a quello applicato.Politecnico di Torino CeTeM Scheda N. per cui il campo magnetico risultante è minore di quello applicato. in essi gli atomi non hanno un momento di dipolo permanente. in essi gli atomi possiedono momenti di dipolo magnetico orientati casualmente in assenza di campi esterni. I materiali diamagnetici sono caratterizzati dall’avere una suscettività magnetica negativa costante (χmag ~ 10-5 ). Infine. tuttavia esso è generalmente un effetto molto minore del paramagnetismo. cosicchè il campo magnetico risultante è maggiore di quello applicato. qualora si applichi un campo magnetico esterno i dipoli si orientano concordemente con il campo. per quanto si è visto nell’induzione elettromagnetica. in essi vi è una forte interazione tra i momenti di dipolo magnetici atomici vicini che li mantiene allineati anche quando il campo magnetico esterno viene rimosso. i materiali ferromagnetici hanno una suscettività magnetica positiva elevatissima (χmag fino a 1010) che risulta essere una funzione del campo magnetico applicato. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 2 di 2 Autore: Sergio Ferrero . diamagnetici e ferromagnetici I materiali paramagnetici sono caratterizzati dall’avere una piccola suscettibilità magnetica positiva costante ( χmag ~ 10-4 10-5 ). In realtà il diamagnetismo si ha in tutti i materiali.

è tenuto fermo con il suo asse coincidente con quello del solenoide e si trova per metà della lunghezza all’interno del solenoide stesso. omogeneo ed isotropo µ µi H = H0 = 12.7 A / m . Se la sbarra si sposta di un tratto ∆x verso l’interno del solenoide l’energia del sistema subisce una variazione ∆U: va però osservato che la situazione del campo magnetico nelle vicinanze delle estremità del solenoide e di quelle del cilindro non cambia.2 Un solenoide di lunghezza l=60 cm e raggio r=5 cm.02. 2 µ0 µ r Esercizio 12. indefinito. La variazione di energia magnetica del solenoide ∆Usol è quindi: ∆U sol = 1 1 1 µ 0 µr H 2 S∆x − µ0 H 2 S∆x = µ0 ( µr − 1) n 2i 2πr 2 ∆x 2 2 2 © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 1 di 7 Autore: Sergio Ferrero . Si calcoli la forza agente sul cilindro di ferro assumendo il valore µr=800 per la permeabilità magnetica del ferro. In punti non troppo vicini alle estremità si ha H=ni. isotropo. e la densità di energia magnetica w in un punto distante d=5 cm dal filo. indefinito e di permeabilità magnetica relativa µr=1. Un cilindro di ferro. è immerso in un mezzo omogeneo. SOLUZIONE Un metodo semplice per calcolare la forza in questione può basarsi su considerazioni energetiche. di raggio r=2 cm e della stessa lunghezza del solenoide.3 ⋅ 10−6 T 2πd 2 B w= = 104 ⋅ 10−4 J / m3 . B = µ0 µr H = 0 r = 16. Si calcolino i campi H e B. 12 4215 Fisica II Esercizi con soluzione svolti Esercizio 12. B0 = µ0 H = 0 = 16 ⋅ 10−6 Wb / m2 2πd 2πd poiché il filo è immerso in un mezzo indefinito. SOLUZIONE Se il filo si trovasse nel vuoto si avrebbe µi i H0 = = 12. percorso da una corrente di intensità i=4 A. è formato da n=700 spire/metro ed è percorso da una corrente di intensità i=3 A.7 A / m .Politecnico di Torino CeTeM Esercizi Scheda N.1 Un filo rettilineo.

Politecnico di Torino CeTeM Esercizi Scheda N. Si ricava  ( 2πr − δ )  B 0 i = +δ ⋅ = 6.3 Un anello di ferro. quindi B ha lo stesso valore nel ferro e nell’aria dell’intraferro. vi sarà una forza elettromotrice autoindotta che provoca una corrente opposta ad i (corrente erogata dal generatore).5 A  ( χ m + 1)  Nµ0 B HFe = = 147 A / m µFe B M= − H = 7. SOLUZIONE r r Per il teorema di Ampère si ha ∫ H ⋅ uT dS = (2πr0 − δ )HFe + δHa = Ni . di conseguenza è µFeHFe= µ0Ha. di sezione S=5 cm2.78 N ∆x 2 Esercizio 12. Ora. affinché la corrente totale che percorre il solenoide resti costante. il generatore dovrà fornire una potenza e quindi un’energia maggiori rispettivamente di ∆Pgen e ∆Egen ∆Pgen = V ⋅ i = ∂φ ∂ ( Li ) dL i= ⋅ i = i2 ⋅ ∂t ∂t dt ∆E gen = ∆Pdt = i 2 ∆L = i 2 [ µ0 n 2 (l − ∆x )S + µ0 µ r n 2 ∆xS − µ 0n 2 lS ] = µ 0 ( µ r − 1)n2i 2πr 2 ∆x si noti che la variazione di energia fornita dal generatore è doppia rispetto alla variazione di energia magnetica relativa al solenoide. 12 4215 Fisica II poiché il flusso di campo magnetico nel solenoide cambia se il cilindro penetra in esso. La componente di B perpendicolare alla superficie di separazione tra due materiali diversi è continua nel passaggio da un materiale all’altro. l’intensità del vettore H e la magnetizzazione M all’interno del ferro usando il valore χm=5400. essendo ∆Egen − F∆x = ∆Esol si può ricavare la forza che tende a risucchiare il cilindro di ferro ∆Egen − ∆Esol 1 F= = µ0 ( µr − 1) n 2i 2πr 2 = 2. intorno all’anello sono avvolte N=500 spire percorse da una corrente di intensità i e nell’anello il campo magnetico è B=1 T.96 ⋅ 105 A / m µ0 © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 2 di 7 Autore: Sergio Ferrero . Si calcoli i. ha un piccolo intraferro di spessore δ=4 mm e la circonferenza media dell’anello (compreso l’intraferro) è 2πr0=40 cm.

Si calcoli: a) l’intensità del campo magnetico H all’interno della sbarra. Il primo anello C è continuo.44⋅105 A/m.Politecnico di Torino CeTeM Esercizi Scheda N. si ricava: H = − M = 3. il secondo anello D ha un interferro di spessore h=5mm. H ed M sono legati dalla relazione B B=µ0(H + M). il campo HD nell’interferro e il campo HD nel ferro. e quindi il vettore magnetizzazione M assume il seguente valore : M=2. 0 © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 3 di 7 Autore: Sergio Ferrero . SOLUZIONE Per ciò che riguarda il primo anello si ha che BC=µ0M. Mentre il vettore HC è nullo. Per ciò che riguarda il secondo anello si avrà che BDd=µ0 im=µ0 M (d-h) e quindi BD=µ0 M (1-h/d)=0. 12 4215 Fisica II Esercizio 12. la lunghezza media è d=20 cm.5 Due anelli toroidali eguali sono formati dallo stesso materiale ferromagnetico magnetizzato uniformemente.2 ⋅ 105 A / m.314 T. Esercizio 12. Il campo magnetico nel primo anello è BC=0. H =BD/µ0=2. b) il valore massimo Mmax del momento delle forze risentite dalla sbarra se posta in un campo magnetico esterno uniforme Be= 1 T.26⋅103 A/m. Calcolare il campo HC nel primo anello e quanto valgono nel secondo anello il campo magnetico BD.306 T A questo punto il vettore H nell’intraferro dell’anello D varrà mentre all’interno del ferro HD=-H0h/(d-h)=-6. poichè H ed M sono paralleli. di conseguenza il suo modulo risulta M=µ / V= 4 105 A/m. possiede un momento magnetico µ =200 Am2 ed il campo B al suo interno vale 0.4 Una sbarra di volume V=500 cm3 è magnetizzata uniformemente. SOLUZIONE a) Il vettore M è il momento magnetico per unità di volume.1 T.5⋅105 A/m. µ0 b) Sotto l’azione del campo magnetico esterno la sbarra magnetizzata risente delle forze di momento risultante M = µ ^ Be : il valore massimo del modulo del momento meccanico è Mmax=µ Be=200 Nm. I vettori magnetici B.

si misura B2=7. 2 SOLUZIONE [ H1 = 2⋅103 A/m . H1 = 0] Esercizio 12. M1 = 7.8 Un solenoide toroidale è riempito con un materiale avente permeabilità magnetica relativa µm. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 4 di 7 Autore: Sergio Ferrero . SOLUZIONE [ H = Ni 2π r B= µ0µm N i 2π r ] Esercizio 12. Sapendo che la corrente che percorre l’avvolgimento è i=2A. Calcolare la suscettività magnetica del materiale e la sua magnetizzazione. entrambi coassiali al solenoide Nella prima larga è .26⋅10-3 T. Calcolare i campi H e B al suo interno. nella seconda. 12 4215 Fisica II Esercizi con soluzione Esercizio 12.9⋅105 A/m . 1 2.6 Calcolare l’intensità di corrente che percorre un filo rettilineo molto lungo affinche in un punto a distanza pari a 20 cm dal filo l’intensità magnetica sia H=7. l’intensità magnetica H in assenza del nucleo di ferro. sottile e allungata. che il numero delle 2 spire per unità di lunghezza è 10 spire/cm e che il valore di B è pari a 1W/m.54⋅10 T.Politecnico di Torino CeTeM Esercizi Scheda N. -2 piatta. l’intensità M di magnetizzazione in assenza del nucleo di ferro. calcolare: 1. H2 = 2⋅103 A/m . SOLUZIONE [ i=10A ] Esercizio 12.96 A spira / m.9 In una materiale ferromagnetico contenuto all’interno di un solenoide molto lungo sono praticate due piccole cavità cilindriche. l’intensità magnetica H in presenza del nucleo di ferro. l’intensità M di magnetizzazione in presenza del nucleo di ferro.7 Un solenoide molto lungo piegato a forma di toroidale viene riempito con un nucleo di ferro. 1 4. si misura B1=1. 2 3.

SOLUZIONE [ i=25A µm=40. sono percorse entrambe e nello stesso verso da una corrente i. vale 2π⋅10-5 Tm. 12 4215 Fisica II SOLUZIONE [ χm=58. inizialmente vuota. indefinite.9⋅104 A/m] Esercizio 12. viene completamente riempita con un materiale di permeabilità magnetica relativa µm e l’energia magnetica aumenta di ∆U=1. Sapendo che la circuitazione di B lungo una circonferenza di raggio r>b. L’intercapedine tra di esse.10 Due guaine cilindriche conduttrici. calcolare i valori della corrente i e della permeabilità µm.9 ] © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 5 di 7 Autore: Sergio Ferrero . di spessore trascurabile. I raggi delle due guaine sono a=2cm e B=4cm. concentrica al sistema.8 M=5.Politecnico di Torino CeTeM Esercizi Scheda N.73⋅10-3 J/m. coassiali.

Perpendicolare al campo magnetico 3. Ampere/m 2.Politecnico di Torino CeTeM Esercizi Scheda N. è una costante che caratterizza la sostanza considerata 2. Ohm/m 4. varia al variare dello stato di magnetizzazione della materia © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 6 di 7 Autore: Sergio Ferrero . Parallelo al campo magnetico 2.1 Il potenziale vettore è 1.4 Possiamo affermare che la permeabilità relativa delle sostanze ferromagnetiche: 1. nessuna delle precedenti affermazioni è corretta RISPOSTA CORRETTA : 4 Domanda 12. Dipende dalla presenza o meno di un campo elettrico RISPOSTA CORRETTA : 2 Domanda 12.2 L’intensità magnetica H può essere misurata in : 1. rappresenta un parametro dipendente dal campo magnetico esterno 3. è una grandezza strettamente legata alla geometria del corpo immerso nel campo magnetico 4. Volt/m 3.3 La permeabilità delle sostanza paramagnetiche : 1. Weber/m RISPOSTA CORRETTA : 1 Domanda 12. è sempre minore dell’unità 2. 12 4215 Fisica II Domande a Test Domanda 12. In generale non è né parallelo né perpendicolare al campo magnetico 4.

dal fatto che si magnetizza in modo che l’induzione B è direttamente proporzionale all’intensità del campo H 3. dal fatto di non poter essere più smagnetizzato una volta magnetizzato RISPOSTA CORRETTA : 1 © Politecnico di Torino Data ultima revisione 07/06/00 Pagina 7 di 7 Autore: Sergio Ferrero . è indipendente dalla temperatura 4. 12 4215 Fisica II 3. dall’esistenza di tanti piccoli elementi di volume aventi ognuno un momento magnetico proprio 2. dalla proprietà di attrarre sempre. la limatura di ferro 4.Politecnico di Torino CeTeM Esercizi Scheda N. anche allo stato naturale.5 Un materiale ferromagnetico è caratterizzato : 1. aumenta linearmente con l’aumentare del campo magnetico esterno RISPOSTA CORRETTA : 2 Domanda 12.

non trovarono adeguata spiegazione fino al 1905. quando Maxwell predisse che la luce era una forma di onda elettromagnetica ad alta frequenza. Già nel 1678 il danese Christian Huygens propose una teoria ondulatoria che era in grado di spegare i fenomeni di riflessione e rifrazione della luce altrettanto bene della teoria di Newton. in un certo senso. definito già nella scheda 9 come n = c / v (rapporto tra la velocità della luce nel vuoto e la velocità della luce nel mezzo). Tuttavia l'energia dei fotoni è determinata dalla frequenza dell'onda elettromagnetica. La natura ondulatoria della luce non fu però generalmente accettata fino al 1801. anno in cui Thomas Young studiò il fenomeno dell'interferenza. A seconda del tipo di esperimento si mette in rilievo un aspetto anzichè l'altro. spiega infatti la maggior parte delle proprietà della luce. in determinati casi. per cui l'energia è quantizzata. che è detta ottica geometrica.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 13 Richiami di teoria Natura della luce Prima del XIX secolo si pensava che la luce fosse costituita da un flusso di particelle che venivano emesse da una sorgente e che stimolavano il senso della vista entrando nell'occhio. Ma allora la luce è un'onda o una particella? La domanda è mal posta: si può attribuire alla luce una doppia natura. Il più importante sviluppo riguardante la teoria della luce si ebbe nel 1873. durante il suo cammino. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 1 di 2 Autore: Marco Pretti . Tuttavia alcuni fenomeni. In questa scheda utilizzeremo tale approssimazione. corpuscolare ed ondulatoria. Il modello della quantizzazione assume che l'energia di un'onda luminosa sia distribuita in "pacchetti" di energia chiamati fotoni. L'unico riferimento alla natura ondulatoria della luce sarà contenuto nell'indice di rifrazione del mezzo. anno in cui Einstein ne propose la soluzione utilizzando il concetto di quantizzazione sviluppato da Max Planck nel 1900. la teoria corpuscolare che era stata alla base delle prime interpretazioni dei fenomeni luminosi. Ottica geometrica Trascurando la teoria quantistica. definito come la normale al fronte d'onda. la trattazione dei fenomeni luminosi andrebbe fatta nell'ambito dell'elettromagnetismo e quindi in termini ondulatori (ottica ondulatoria). quando la luce incontra. ostacoli le cui dimensioni sono sempre molto maggiori della sua lunghezza d'anda. Questi fotoni si comportano. come l'effetto fotoelettrico. In particolare. Tuttavia è possibile affrontare molti problemi di ottica senza ricorrere ad una trattazione ondulatoria. come particelle. Il più illustre sostenitore di questa teoria corpuscolare fu Isaac Newton. è possibile ricorrere ad una descrizione che utilizza il solo concetto di raggio di luce. In questi particolari casi si recupera. La teoria cosiddetta "classica" dell'elettromagnetismo.

parte della luce viene riflessa secondo la regola appena enunciata. raggio raggio Se il piano. si dimostra che vale la relazione (legge di Snell): n1senθ i = n2 sen θt Riflessione totale Quando la luce cerca di propagarsi da un mezzo di dato indice di rifrazione (n2) ad un mezzo con indice di rifrazione minore (n1). con indice di rifrazione n2 . Se il raggio proveniente dal primo mezzo. è quest'ultimo il fenomeno della rifrazione. viene riflesso secondo un angolo θr = θi . si definisce un angolo di incidenza critico (o angolo limite) θc tale che n sen θc = 2 n1 Per angoli di incidenza maggiori di θc il fascio luminoso è totalmente riflesso al confine e non vi è raggio rifratto. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 2 di 2 Autore: Marco Pretti . misurato dalla parte opposta al raggio incidente rispetto alla normale. secondo un angolo θt . Raggio incidente. θt dotato di indice di rifrazione n1 . è la superficie di incidente riflesso separazione tra due mezzi con diverso indice θi θ r di rifrazione. e parte attraversa l'interfaccia tra i due mezzi. raggio riflesso e normale giacciono sullo stesso piano.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 13 Richiami di teoria Riflessione e rifrazione della luce Un raggio di luce che incide su una superficie speculare piana formando un angolo θi con la normale al piano. e viene rifratto nel secondo mezzo. anzichè essere una superficie completamente speculare. incide raggio rifratto sull'interfaccia secondo un angolo θi .

1 Un fascio di luce passa dalla regione A alla regione B di un mezzo con indice di rifrazione n1 attraverso una spessa lastra di materiale il cui indice di rifrazione è n2 . Sulla supeficie dell'acqua si forma un cerchio di luce causato dai raggi che vengono rifratti passando nell'aria (naria ≈ 1). R θc © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 1 di 6 Autore: Marco Pretti . n2 mentre per l'interfaccia inferiore si ha n sen θ3 = 2 sen θ 2 . Di quale angolo viene deviato il fascio emergente rispetto al fascio incidente? Soluzione: Utilizzando la legge di Snell per l'interfaccia superiore si ha n sen θ2 = 1 sen θ1 . n1 Sostituendo la prima espressione nella seconda. Esercizio 13. Determinare il raggio R di questo cerchio. All'esterno del cerchio i raggi vengono totalmente riflessi e rimangono nell'acqua.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 13 Esercitazioni Esercizi svolti Esercizio 13.2 Un piccolo corpo luminoso posto sul fondo di un largo recipiente colmo d'acqua (nacqua ≈ 4/3) e profondo 100cm emette raggi di luce verso l'alto in tutte le direzioni (vedi figura). n1  n2  cioè θ3 = θ1 e lo strato non altera la direzione del fascio. si ottiene dunque A θ1 n1 n2 B θ3 n1 sen θ3 =  n2  n1  sen θ1  = sen θ1 .

. nacqua Si ricava quindi facilmente θc ≈ 48. imponendo che l'angolo formato dal raggio con la normale in aria sia retto: n acqua senθ c = naria sen 90 o ⇒ n ⇒ senθ c = aria ≈ 0.75 . dove θΒ è l’angolo di incidenza sullo specchio B. Esercizio 13. rispetto alla direzione del raggio incidente.6°. che si può ricavare facilmente dalla legge di Snell. Determinare poi l'angolo α in modo che il raggio incidente venga deflesso. La direzione del raggio riflesso sarà ruotata. Determinare l’angolo γ di deflessione del raggio in funzione di α e verificare che esso è indipendente dall’angolo di incidenza del raggio su A. L'angolo di rotazione totale si può scrivere dunque come γ = γA + γB = 360°−2(θΑ + θΒ ). L'angolo θΒ può poi essere determinato con considerazioni geometriche sul triangolo formato dai due specchi e dal raggio intermedio. Analogamente la seconda riflessione apporterà una ulteriore rotazione antioraria di un angolo γΒ = 180°−2θΒ . Imponendo infatti che la somma degli © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 2 di 6 Autore: Marco Pretti 90°−θΑ . α 180°−α θΑ θΑ Soluzione: 90°−θΒ Supponiamo che il raggio incidente θΒ giunga sul primo specchio A secondo un θΒ B angolo di incidenza θΑ. Per ragioni geometriche il valore R del raggio del cerchio è infine dato da R = 100cm × tan θc ≈ 100 cm × 113 = 113cm .Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 13 Esercitazioni Soluzione: La riflessione totale ha luogo quando l'angolo di incidenza è maggiore dell'angolo critico θc . dal sistema A formato dai due specchi. di un angolo γΑ = 180°−2θΑ (il che è evidente dalla figura considerando il prolungamento del raggio oltre lo specchio). di γ = 180°. Un raggio di luce viene riflesso da A e successivamente da B.3 Due specchi (A e B) formano un angolo α.

Esercizio 13. sen 45o Pagina 3 di 6 Autore: Marco Pretti © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 . Forma poi un angolo di incidenza di 45° con la normale alla faccia AC. Tenendo conto che naria ≈ 1 abbiamo dunque nprisma ≈ 1 ≈ 1414 . da cui γ = 2α . Perchè il fascio venga riflesso totalmente da AC occorre che l'angolo critico sia θc < 90°. Pertanto il valore minimo dell'indice di rifrazione è dato dalla condizione di riflessione totale sulla faccia AC nprisma sen 45 o = naria sen 90 o .4 Qual è il minimo valore dell'indice di rifrazione di un prisma di 45° impiegato per deviare un fascio di luce ad angolo retto mediante riflessione totale? A 45º 45º B C Soluzione: Il raggio entra nel prisma perpendicolarmente alla faccia AB e quindi non subisce deviazioni. se si vuole una deflessione totale γ = 180° basta porre α = 90°. Osserviamo che in questo modo si costruisce un sistema che riflette i raggi luminosi in direzione uguale a quella di partenza indipendentemente da quale sia questa direzione e su un principio simile si basano i catarifrangenti delle autovetture.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 13 Esercitazioni angoli interni di tale triangolo valga 180° si ottiene facilmente θΑ + θΒ = 180°−α . Si osserva cioè che la deviazione totale è sempre doppia dell'angolo α ed è indipendente dall'angolo di incidenza θA . A questo punto. Dopo questa riflessione totale il fascio luminoso attraversa la faccia BC senza ulteriori deformazioni ed emerge dal prisma deviato ad angolo retto rispetto al raggio incidente. .

y1 . Si dimostra che le leggi dell'ottica geometrica si possono ricavare imponendo che il cammino ottico di un raggio per andare da un punto P1 a un punto P2 fissati sia stazionario. Calcolando le lunghezze l1 e l2 del raggio nei due mezzi. Derivare la legge della rifrazione di Snell a partire dal principio di Fermat. il cammino ottico si può scrivere come 2 f ( y .0).Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 13 Esercitazioni Esercizio 13. il percorso del raggio nei mezzi omogenei deve essere rettilineo e quindi le uniche due variabili rispetto a cui si può rendere stazionario il cammino ottico sono l'ordinata y e la quota z del raggio alla separazione dei due mezzi.0). ovvero minimo o massimo (principio di Fermat). e il punto di arrivo P2 nel mezzo 2. y y2 y θ1 P1 x1 y1 ¤ z θ2 P2 x x2 Soluzione: Dallo schema di figura si vede che il piano y−z (asse z supposto uscente dalla pagina) viene assunto come separatore dei due mezzi omogenei con indici di rifrazione n1 e n2 rispettivamente. ipotizzando che il punto P1 si trovi in un mezzo con indice di rifrazione n1 e che il punto P2 si trovi in un mezzo con indice di rifrazione n2 .5 Si definisce cammino ottico di un raggio luminoso il prodotto della lunghezza del cammino geometrico l percorso dal raggio per l'indice di rifrazione n del mezzo (è un oggetto proporzionale al tempo che la luce impiega a fare il percorso). per quanto detto nel testo. Da questo principio deriva in particolare il fatto che in un mezzo con indice di rifrazione uniforme il percorso dei raggi luminosi sia rettilineo (minimo). Per cercare il punto stazionario calcoliamo poi le derivate rispetto a y e z e imponiamo che siano uguali a zero: © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 4 di 6 Autore: Marco Pretti .y2 . con coordinate (x2 . z) = n1 l1 + n2 l2 = n1 x12 + ( y − y1 ) 2 + z 2 + n 2 x 2 + ( y − y 2 ) 2 + z 2 . Fissati il punto di partenza P1 nel mezzo 1. con coordinate (x1 .

Infatti l'osservatore percepisce la profondità di un punto tramite l'angolo formato dai due raggi provenienti dal punto e incidenti sui suoi occhi e tale angolo deve © Politecnico di Torino Pagina 5 di 6 Autore: Marco Pretti Data ultima revisione 30/06/00 . z z Esercizi proposti Esercizio 13. con un osservatore posto nel punto indicato dal simbolo ⇓. che è proprio la legge di Snell della rifrazione.1. da cui n1sen θ1 − n2 senθ 2 = 0 . Determinarne la distanza d in funzione dello spessore t della lastra e dell'angolo di incidenza θ1 . A causa della rifrazione l'osservatore vede il corpo luminoso a una profondità inferiore a quella reale. Risultato:  n  d ≈ t 1 − 1  θ1  n2  Esercizio 13. Si è dimostrato che il raggio entrante e il raggio uscente dalla lastra di indice di rifrazione n2 sono paralleli. naria ≈ 1). nell'ipotesi che quest'ultimo sia piccolo.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 13 Esercitazioni + n2 y − y2 x + ( y − y2 ) 2 + z 2 2 2 ∂f ( y. z ) = n1 ∂y ∂f ( y. Determinare tale profondità nelle stesse ipotesi dell'esercizio 13. nacqua ≈ 4/3. ⇓ Suggerimento: l'immagine apparente (virtuale) dell'oggetto luminoso si deve trovare nel punto di incontro dei prolungamenti in acqua (tratteggiati in figura) dei due raggi uscenti in aria. z ) = n1 ∂z y − y1 x + ( y − y1 ) + z 2 1 2 2 =0 .6 Si consideri il sistema descritto nell'esercizio 13.2 e riportato qui a fianco.2 (profondità del recipiente = 100cm. + n2 =0 2 2 x 1 + ( y − y1 ) 2 + z 2 x2 + ( y − y2 ) 2 + z 2 La seconda condizione implica che sia z = 0.7 Si consideri il sistema descritto nell'esercizio 13. Inoltre è facile vedere dalla figura che nella prima equazione le quantità che moltiplicano gli indici di rifrazione corrispondono rispettivamente ai seni degli angoli θ1 e −θ2 . ovvero che il punto di intersezione del raggio con il piano di separazione dei due mezzi sia complanare con P1 e P2 .

entrambi nel mezzo con indice di rifrazione n1 . Risultato: δ ≈ 37.79° senθ c θ c = arcsen θ1 max Esercizio 13. derivare la legge della riflessione. di indice di rifrazione n = 1. introdotto nell'esercizio 13. Risultato: 1 ≈ 4181° . © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 6 di 6 Autore: Marco Pretti .8 Si consideri un raggio luminoso che attraversa un prisma triangolare equilatero.18° δ Esercizio 13. nacqua Esercizio 13.75 = 75cm . come indicato nello schema qui a fianco. parallelamente a una faccia. Verificare che se l'angolo è piccolo la profondità apparente non dipende dall'angolo stesso. Se ora si fa incidere un raggio non perpendicolare ma con un angolo di incidenza θ1 (linea tratteggiata). così come indicato nella figura qui a fianco.5 e utilizzato in riflessione totale.5. determinare l'angolo di incidenza massimo θ1max 45° per cui si ha ancora riflessione totale e verificare che quando questa è soddisfatta il raggio uscente è sempre parallelo a quello entrante. ipotizzando che un raggio luminoso parta da un punto P1 e arrivi a un punto P1 '.5.9 Si consideri un prisma a 45° di indice di 45° rifrazione n = 1.10 Utilizzando il principio di Fermat. passando per un punto della superficie riflettente di coordinate da determinarsi.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 13 Esercitazioni essere piccolo. Determinare l'angolo critico θc e verificare che la condizione di riflessione totale è verificata per il θ 1 raggio disegnato in figura come linea intera. Risultato: happarente = hreale naria ≈ 100cm × 0. Determinare l'angolo di deflessione δ tra il raggio entrante e il raggio uscente dal prisma. n sen (45°−θ c ) = arcsen ≈ 4.

subisce un allontanamento dalla normale alla superficie © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 1 di 2 Autore: Marco Pretti . in accordo alla legge della rifrazione di Snell c) il raggio subisce un allontanamento dalla normale ed eventualmente una riflessione totale se l’angolo di incidenza è superiore a un certo angolo critico d) il raggio subisce un avvicinamento alla normale ed eventualmente una riflessione totale se l’angolo di incidenza è inferiore a un certo angolo critico 2) Se un raggio luminoso che transita in un mezzo omogeneo con un certo indice di rifrazione attraversa una superficie di separazione e passa in un altro mezzo omogeneo con un indice di rifrazione inferiore a) il raggio non viene deviato. attraversando una superficie di separazione tra due mezzi con diverso indice di rifrazione.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 13 Quesiti di autoverifica 1) Se un raggio luminoso che transita in un mezzo omogeneo con un certo indice di rifrazione attraversa una superficie di separazione e passa in un altro mezzo omogeneo con un indice di rifrazione più elevato a) il raggio subisce un allontanamento dalla normale alla superficie che separa i due mezzi. in accordo alla legge della rifrazione di Snell b) il raggio subisce un avvicinamento alla normale alla superficie che separa i due mezzi. in accordo alla legge della rifrazione di Snell c) il raggio subisce un allontanamento dalla normale ed eventualmente una riflessione totale se l’angolo di incidenza è superiore a un certo angolo critico d) il raggio subisce un avvicinamento alla normale ed eventualmente una riflessione totale se l’angolo di incidenza è inferiore a un certo angolo critico 3) Il fenomeno della riflessione totale si può avere quando a) un raggio luminoso passa da un mezzo con indice di rifrazione minore a un mezzo con indice di rifrazione maggiore e l’angolo di incidenza è superiore a un certo angolo critico b) un raggio luminoso passa da un mezzo con indice di rifrazione maggiore a un mezzo con indice di rifrazione minore c) un raggio luminoso passa da un mezzo con indice di rifrazione maggiore a un mezzo con indice di rifrazione minore e l’angolo di incidenza è superiore a un certo angolo critico d) un raggio luminoso. purché l’angolo non sia superiore a un certo angolo critico b) il raggio subisce un avvicinamento alla normale alla superficie che separa i due mezzi.

Tenendo conto che l'indice di rifrazione dell'acqua è n ≈ 4/3 e quello dell'aria è circa 1. a che distanza minima d dai suoi occhi deve trovarsi un sasso posato sul fondo affinché egli lo veda per riflessione totale? a) 6.00m b) 3. aumenta dal valore n1 fino a n2 > n1 .50m 4)Una lastra di spessore costante è costituita da materiale trasparente con indice di rifrazione che.00m c) 6. dove l'acqua ha profondità h = 3.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 13 Quesiti di autoverifica 3) Un nuotatore è steso sul fondo di un lago. L'angolo θ2 formato dal raggio con la normale alla faccia 2 a) è tale che n1 senθ1 = n2 senθ2 b) è tale che senθ1 = n2 senθ2 c) è tale che n1 senθ1 = senθ2 d) non si può determinare senza conoscere come varia l'indice di rifrazione © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 2 di 2 Autore: Marco Pretti . spostandosi dalla faccia 1 alla faccia 2.80m d) 4. Un raggio di luce incide sopra la faccia 1 con angolo di incidenza θ1 .00m e guarda verso l'alto.

l'indice di rifrazione è uguale al rapporto tra la lunghezza d'onda nel vuoto e la lunghezza d'onda nel mezzo. E' utile ricordare anche il principio di Huygens: ciascun punto di un campo ondulatorio. che si propaga oltre. Se la relazione precedente vale in un generico mezzo. Applicando queste due relazioni alla definizione di indice di rifrazione ed eliminando la frequenza troviamo facilmente n= c λ0 = . dipendono dal mezzo. la differenza di cammino ottico δ per le onde luminose emesse in ogni istante dalle due fenditure dipende dall'angolo θ tra la normale al piano delle fenditure e la direzione considerata: δ = d senθ (vedi figura). Interferenza Affinchè le onde luminose emesse da due o più sorgenti interferiscano (costruttivamente o distruttivamente) è necessario che le sorgenti siano coerenti.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 14 Richiami di teoria Ottica ondulatoria Vi sono fenomeni luminosi che non possono essere compresi in termini di ottica geometrica. illuminata da una sola sorgente luminosa. nel caso di luce monocromatica. Se le fenditure sono poste ad una distanza d e si osservano le figure di interferenza su uno schermo posto a distanza D >> d. dove λ è la lunghezza d'onda. cioè che mantengano una fase costante l'una rispetto all'altra. si forma dalla sovrapposizione di tutte le onde emesse da queste sorgenti elementari secondarie puntiformi. v λ Abbiamo quindi mostrato che. e quindi la lunghezza d'onda. portato ad oscillare. La frequenza dell'onda non dipende dal mezzo. L'onda risultante. Tra questi vi sono il fenomeno dell'interferenza e quello della diffrazione. mentre la velocità di propagazione. In termini di ottica ondulatoria si può dare una ulteriore interpretazione dell'indice di rifrazione di un mezzo. Questo era stato definito come rapporto tra la velocità c della luce nel vuoto e la velocità v della luce nel mezzo. Nel caso della luce monocromatica (ovvero di una onda elettromagnetica con frequenza f fissata) vale la relazione v = λf . Non è facile ottenere questa condizione per le sorgenti reali: è necessario ricorrere ad artifici come la doppia fenditura. ma richiedono considerazioni di ottica ondulatoria. Per il principio di Huygens le due fenditure si comportano a tutti gli effetti come due sorgenti coerenti. dove con λ0 abbiamo indicato la lunghezza d'onda nel vuoto. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 1 di 4 Autore: Marco Pretti . ma solo dalla sorgente. diviene esso stesso sorgente di onde elementari secondarie. nel vuoto avremo c = λ0 f .

ed è invece distruttiva (frange scure sullo schermo) quando la differenza di cammino ottico è pari a un multiplo dispari di mezza lunghezza d'onda. ovvero δ = d senθ = ( m + 1 )λ 2 ( m = 0.±2. d © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 2 di 4 Autore: Marco Pretti . alternativamente chiare e scure. misurate a partire da O.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 14 Richiami di teoria L'interferenza è costruttiva (frange chiare sullo schermo) quando la differenza di cammino ottico è pari ad un numero intero di lunghezze d'onda: δ = d sen θ = mλ ( m = 0. ) .±2.. ±1. ) ... . si possono scrivere come y m = mλ D . Nell'approssimazione di D molto grande (interferenza all'infinito) e angoli θ piccoli. le posizioni delle frange chiare. ±1.. y θ θ sorgente δ θ d 0 schermo D Sullo schermo appaiono frange di interferenza. d mentre le posizioni delle frange scure sono ym = ( m + 1 2 )λ D ..

. come ad esempio sottili strati di olio sull'acqua o bolle di sapone. ) ..±2. ) .±1.±2.. Ricordando che questa è legata alla lunghezza d'onda nel vuoto λ0 dalla relazione λ = λ0 /n abbiamo poi 2 ns = ( m + 1 2 )λ0 ( m = 0. ±2. oltre che dello sfasamento dovuto alla differenza di cammino ottico.±1. ±1. alla doppia riflessione del raggio incidente sulle superfici superiore ed inferiore della lamina. quello della diffrazione.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 14 Richiami di teoria Interferenza nelle lamine sottili Effetti di interferenza si osservano anche nelle lamine sottili. ) . in questo caso. occorre tenere conto. La condizione di interferenza costruttiva nel caso di luce che incide quasi perpendicolarmente ad una lamina di spessore s posta in aria è data da 2s = (m + 1 2 )λ ( m = 0. mentre il secondo termine tiene conto dello sfasamento dovuto alla riflessione sulla superficie superiore. dove λ è la lunghezza d'onda della luce nel mezzo di indice di rifrazione n. L'interferenza è dovuta. Al contrario si osserva un massimo di intensità luminosa © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 3 di 4 Autore: Marco Pretti . del fatto che un'onda che si propaga in un mezzo con un dato indice di rifrazione e che viene riflessa da un mezzo con indice di rifrazione maggiore subisce un ulteriore n sfasamento di π. Se ad esempio un'onda luminosa piana di lunghezza d'onda λ incontra uno schermo opaco sul quale è stata aperta una fenditura rettangolare di grande lunghezza e di spessore b ∼ λ.. Osserviamo che il primo termine a secondo membro tiene conto della differenza di cammino ottico.. che si osserva quando un'onda luminosa incontra ostacoli o fenditure aventi dimensioni confrontabili con la sua lunghezza d'onda.. . Per determinare le condizioni di interferenza (costruttiva o distruttiva). Diffrazione La natura ondulatoria della luce si manifesta anche in un altro importante fenomeno. .. si constata che l'intensità luminosa non si distribuisce uniformemente su un secondo schermo posto dietro la fenditura. Analogamente la condizione di interferenza distruttiva é 2 ns = mλ o ( m = 0.

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Fisica II 14 Richiami di teoria

molto pronunciato al centro dello schermo e una successione di massimi secondari, via via meno pronunciati, disposti simmetricamente a sinistra e a destra della riga principale. Gli zeri di intensità luminosa si hanno quando tra le sorgenti elementari di cui si può pensare sia costituita la fenditura vale la condizione di interferenza distruttiva b sen θ = mλ ( m = ±1,±2,... ) .

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Fisica II 14 Esercitazioni

Esercizi svolti
Esercizio 14.1 La lunghezza d'onda in aria della luce gialla del sodio è λ0 = 589nm. Determinare: a) la sua frequenza f; b) la sua lunghezza d'onda λ in un vetro il cui indice di rifrazione è n = 1.52; c) la sua velocità v in questo vetro. Soluzione: a) La frequenza è data dall'espressione c 3 ⋅ 10 8 ms -1 f = = ≈ 5.09 ⋅ 1014 Hz . −7 λ0 5.89 ⋅ 10 m b) La lunghezza d'onda in un mezzo è legata all'indice di rifrazione del mezzo stesso dalla relazione λ 589 nm λ= 0 = = 387.5nm . n 1.52 c) La velocità nel vetro si ricava infine utilizzando la definizione di indice di rifrazione c 3 ⋅ 10 8 ms −1 v= = ≈ 1.97 ⋅ 10 8 ms −1 . n 1.52 Osserviamo che sia la lunghezza d'onda che la velocità sono riscalate dello stesso fattore, che è l'indice di rifrazione. I valori di entrambe queste grandezze sono inferiori ai corrispondenti valori nel vuoto.

Esercizio 14.2 Uno schermo dista D = 1.20m da una sorgente a doppia fenditura. La distanza tra le due fenditure è di d = 0.03mm. La frangia chiara del secondo ordine si trova a y2 = 4.5cm dalla linea centrale. Determinare: a) la lunghezza d'onda della luce; b) la distanza tra frange chiare adiacenti. Soluzione: a) Poiché la distanza del massimo di ordine m dalla linea centrale è data, nell'ipotesi D >> ym (che risulta verificata), dalla relazione D y m = mλ , d si ottiene, per la lunghezza d'onda, nel caso m = 2 y d y d 3 ⋅ 10 −5 m 4.5 ⋅ 10 −2 m λ= m = 2 = = 562.5nm . mD 2 D 2 ⋅ 1.2m b) Secondo la relazione introdotta al punto (a) le frange risultano equispaziate, per cui è facile vedere che la distanza tra frange adiacenti deve essere © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 1 di 5 Autore: Marco Pretti

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∆y =

ym y2 = = 2.25cm . m 2

Esercizio 14.3 Una sorgente emette luce di due lunghezze d'onda nella regione del visibile, date da λ = 430nm e λ′ = 510nm. La sorgente è usata in un esperimento di interferenza da doppia fenditura in cui le fenditure distano d = 0.025mm e lo schermo è posto a D = 1.50m. Trovare la separazione tra le frange chiare del terzo ordine corrispondenti alle due lunghezze d'onda. Soluzione: I valori delle posizioni delle frange chiare del terzo ordine per le due lunghezze d'onda sono dati da D y3 = 3λ = 7.74cm d D y3 = 3λ′ = 9.18cm . ′ d Quindi la separazione tra le frange risulta essere D ∆y = y3 − y3 = 3(λ′ − λ) = 1.44 cm . ′ d

Esercizio 14.4 Calcolare lo spessore minimo della pellicola di una bolla di sapone (n = 1.46) tale che si abbia interferenza costruttiva nella luce riflessa quando la pellicola è illuminata con luce di lunghezza d'onda nel vuoto pari a λ0 = 600nm. Soluzione: La condizione di intereferenza costruttiva è data dalla relazione 2 ns = ( m + 1 )λ0 , 2 dove s è lo spessore della pellicola e m un numero naturale qualsiasi. Lo spessore minimo si ha ovviamente per m = 0, quindi λ 600nm s= 0 = ≈ 102.7 nm . 4n 4 ⋅ 1.46

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Conoscendo la lunghezza d'onda λ0 nel vuoto e l'indice di rifrazione dell'ossido possiamo infine scrivere λ 550 nm s= 0 = ≈ 94.018 .45).6 Una fenditura di larghezza b = 0. In questo caso la condizione di interferenza distruttiva è SiO nSiO = 1. Il minimo spessore si ha per m = 0. Occorre però notare che la situazione è differente rispetto al caso di una lamina immersa in aria. b 10 − 4 m Poichè θ è piccolo è possibile approssimare la funzione senθ con tgθ = ym/D. m un generico numero naturale e λ la lunghezza d'onda della luce nell'ossido.1mm viene illuminata da raggi paralleli di lunghezza d'onda λ = 600nm e si osservano le bande di diffrazione prodotte su uno schermo distante D = 40cm dalla fenditura. Infatti entrambi i raggi subiscono uno sfasamento di π.72 cm © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 3 di 5 Autore: Marco Pretti .5 dunque 2 s = ( m + 1 ) λ. Soluzione: La luce riflessa è minima quando i due raggi soddisfano la condizione di interferenza distruttiva.5) è ricoperta da un sottile strato di monossido di silicio (nSiO = 1.5 Una cella solare di silicio (nSi = 3. per cui mλ 3 ⋅ 6 × 10 −7 m sen θ = = = 0.8 nm 4nSiO 4 ⋅ 1. Quanto dista la terza banda scura dalla banda luminosa centrale? Soluzione: Per una fenditura singola la m-esima banda scura viene individuata dalla relazione b senθ = mλ. Si ottiene: y3 = D tgθ ≈ 40 cm ⋅ 0. Determinare lo spessore minimo dello strato in grado di produrre riflessione minima ad una lunghezza d'onda di λ0 = 550nm. 2 dove s è lo spessore dello strato.018 = 0. cioè al centro dello spettro solare.45 Si nSi = 3. da cui λ s= 4 (si parla tecnicamente di strati antiriflesso a lambda-quarti).Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 14 Esercitazioni Esercizio 14. in quanto vengono riflessi da un mezzo con indice di rifrazione maggiore di quello del mezzo in cui si propagano. dove ym è la distanza tra il la m-esima banda scura ed il centro dello schermo e D è la distanza tra la fenditura e lo schermo.45 Esercizio 14.

Soluzione: La distanza della prima banda scura dal centro dello schermo è 5. dal punto di incidenza al punto di uscita.2 mm y1 = = 2. Se la distanza tra le due fenditure è d = 1mm. ma è circa costante per le frange più vicine al centro dello schermo.168mm . Poiché y1 << D si considerano angoli piccoli ed è quindi possibile scrivere y 2. sen θ 3.9 Un fascio di luce monocromatica con lunghezza d'onda (nel vuoto) λ0 = 500nm incide normalmente sopra una pellicola di spessore d = 1µm ed indice di rifrazione n = 1.7 In una figura di diffrazione la distanza fra il primo minimo di destra e il primo minimo di sinistra è di 5. D 80 × 10 −2 m dove q è come al solito l'angolo formato dai raggi interferenti con la normale allo schermo.25 × 10 −3 . Questa separazione dipende dal numero d'ordine delle frange? Risultato: ∆y ≈ 1. Una parte della luce che entra nella pellicola viene poi riflessa dalla seconda superficie.2mm. Si calcoli: a) il numero N di lunghezze d'onda contenute nel cammino percorso dalla luce nella pellicola. Lo schermo sul quale si forma la figura dista D = 80cm dalla fenditura e la lunghezza d'onda della luce è λ = 546nm.54mm La spaziatura dipende a rigore dal numero d'ordine della frangia.8 L'esperimento di Young (interferenza da due fenditure) viene compiuto con la luce verde di lunghezza d'onda λ = 514. b) lo sfasamento φ tra le onde che entrano e quelle che escono. Calcolare la larghezza della fenditura. determinare la separazione ∆y tra due frange successive su uno schermo posto a distanza D = 3m dalle fenditure.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 14 Esercitazioni Esercizio 14.5nm fornita da un laser ad argon. Esercizio 14.25 × 10 −3 Esercizi proposti Esercizio 14.6 × 10 −3 m sen θ ≈ tan θ = 1 = = 3.6mm 2 (i minimi laterali sono simmetrici).4. Dalla legge della diffrazione è ora possibile ricavare la larghezza b della fenditura nel seguente modo: λ 546 × 10 −9 m b= = = 0. © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 4 di 5 Autore: Marco Pretti .

11 Si consideri un esperimento di diffrazione da una fenditura investita da luce bianca incidente normalmente.10 La superficie di una lastra di vetro è resa invisibile per la luce gialla del mercurio (lunghezza d'onda nel vuoto λ0 = 578nm) in condizioni di incidenza normale.2π Esercizio 14. Risultato: λ′ ≈ 433nm © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 5 di 5 Autore: Marco Pretti . Risultato: s ≈ 0.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 14 Esercitazioni Risultato: a) N = 5. L'indice di rifrazione del vetro vale circa 1. Si calcoli il minimo spessore s che deve avere la pellicola. Si determini la lunghezza d'onda λ′ della componente il cui terzo minimo di intensità coincide con il secondo minimo della luce rossa di lunghezza d'onda λ = 650nm.6 b) φ = 1.55. facendo depositare sulla superficie stessa una sottile pellicola avente indice di rifrazione n = 1.186µm Esercizio 14.5.

in ciascuno dei quali tutte le componenti sono sovrapposte c) Un massimo centrale in cui le componenti sono sovrapposte.Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 14 Quesiti di autoverifica 1) Si consideri una luce monocromatica. Che cosa si osserva sullo schermo? a) Un massimo di intensità per ciascuna componente monocromatica b) Un massimo di intensità centrale e una serie di massimi laterali equispaziati. deposto su un materiale di indice di rifrazione maggiore. mentre la velocità di propagazione e la lunghezza d'onda sono minori in un mezzo e maggiori nel vuoto c) La frequenza della luce è indipendente dal mezzo. Come si fa ad aumentare la spaziatura tra le frange? a) Aumentando la frequenza della luce b) Diminuendo la lunghezza d'onda della luce c) Diminuendo la distanza dello schermo d) Diminuendo la distanza tra le fenditure 3) Si consideri un esperimento di Young (interferenza da due fenditure) con luce costituita da più componenti monocromatiche. mentre la lunghezza d'onda è maggiore d) La velocità della luce è indipendente dal mezzo. costituisca uno strato antiriflesso per luce monocromatica di data lunghezza d'onda in condizioni di incidenza normale? a) Che lo spessore sia un multiplo di mezza lunghezza d'onda b) Che lo spessore sia un multiplo dispari di mezza lunghezza d'onda c) Che lo spessore sia un multiplo pari di un quarto lunghezza d'onda © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 1 di 2 Autore: Marco Pretti . Quale delle seguenti affermazioni è corretta? a) La frequenza della luce è indipendente dal mezzo. mentre la lunghezza d'onda dipende dall'indice di rifrazione 2) Si consideri un esperimento di Young (interferenza da due fenditure) con luce monocromatica. la velocità di propagazione in un mezzo è minore di quella nel vuoto. mentre la lunghezza d'onda in un mezzo può essere maggiore o minore di quella nel vuoto. a seconda dell'indice di rifrazione b) La frequenza della luce è indipendente dal mezzo. una serie di massimi laterali in cui le componenti sono separate e la separazione che aumenta allontanandosi dal centro d) Un massimo centrale e una serie di massimi laterali in cui le componenti sono separate e la separazione che diminuisce allontanandosi dal centro 4) Qual è la condizione per cui un film sottile di dato indice di rifrazione.

Politecnico di Torino CeTeM Fisica II 14 Quesiti di autoverifica d) Che lo spessore sia un multiplo dispari di un quarto di lunghezza d'onda 5) Si consideri un esperimento di diffrazione di luce monocromatica da una fenditura. Che cosa può provocare un allargamento della figura di diffrazione? a) Un aumento della lunghezza d'onda della luce b) Una diminuzione della lunghezza d'onda della luce c) Un aumento della larghezza della fenditura d) Un avvicinamento dello schermo © Politecnico di Torino Data ultima revisione 30/06/00 Pagina 2 di 2 Autore: Marco Pretti .

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