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Ile Julia. Isola Ferdinandea. Graham Island 1831

Ile Julia. Isola Ferdinandea. Graham Island 1831

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Isola Ferdinandea

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Localizzazione Coordinate Altitudine massima sommersa nel canale di Sicilia 37°10′00″N 12°43′00″E37.16667°N 12.71667°E -6,9 m s.l.m.

L'Isola Ferdinandea, attualmente cartografata anche come "Banco Graham"[1], è una vasta piattaforma rocciosa situata a circa 6 metri dalla superficie marina tra Sciacca e l'isola di Pantelleria. Essa costituisce la bocca di un vulcano sommerso che eruttando, nel 1831, si innalzò dall'acqua formando l'isola, la quale crebbe fino ad una superficie di circa 4 km² e 65 m di altezza. Tuttavia essa era composta prevalentemente da tefrite, materiale roccioso eruttivo facilmente erodibile dall'azione delle onde. A conclusione dell'episodio eruttivo si verificò una rapida subsidenza e l'isola scomparve definitivamente sotto le onde nel gennaio del 1832, ponendo fine temporaneamente al problema sorto circa la sua sovranità. Geografia Mentre si trovava sopra il livello del mare, l'isola si presentava con una forma conica per via della sua attività vulcanica; proprio a causa di quest'ultima la sua superficie era esclusivamente rocciosa e formata interamente da materiale residuo delle varie eruzioni, come la tefra già citata prima. Altra conseguenza del vulcanesimo furono due laghetti sulfurei costantemente in ebollizione, situati all'esterno del vulcano; essi si possono considerare, insieme allo pseudotorrente formatosi quando tracimava l'acqua che vi era nel cratere, come gli unici aspetti idrografici dell'isola. Recenti ricerche oceanografiche hanno evidenziato che l'isola costituisce – con i vicini banchi "Terribile" e "Nerita" – uno dei coni accessori del vulcano sottomarino Empedocle, un edificio vulcanico paragonabile all'Etna per larghezza della base e elevato mediamente di circa 500 metri dal fondo del mare. La sommità del suddetto banco raggiunge una superficie di 30 metri quadrati, nel quale la profondità varia dagli 8 ai 12 metri; nei seguenti 200 metri circa il terreno è molto irregolare e oltre questa distanza esso precipita formando fosse che arrivano fino a 60/100 metri[2]. Posizione Ferdinandea è situata nel Canale di Sicilia, una zona dove vulcani simili sono molto diffusi, alle coordinate 37°10'N e 12°43'E, a 16 miglia nautiche (30 km) dalla costa di Sciacca e 29 miglia nautiche (55 km) dall'isola di Pantelleria. La sua profondità minima è di 6,9 metri sotto il livello del mare. Storia I primi resoconti sull'attività sottomarina dell'isola risalgono alla Prima guerra punica. Successivamente essa apparve e scomparve alcune volte nel corso del XVII secolo, rimanendo comunque in superficie solo per tempi brevissimi. L'emersione Verso la fine di giugno del 1831, nel tratto di mare a metà strada tra Sciacca e Pantelleria si verificarono alcune scosse sismiche di fortissima intensità, che vennero avvertite fino a Palermo e che causarono gravi danni alla costa sudoccidentale della Sicilia. Successivamente gli abitanti delle zone vicine e gli equipaggi di alcune navi di passaggio affermarono di aver visto colonne di fumo e pietra pomice uscire dalle acque, assieme a violenti zampilli di lava eruttati dal vulcano. Fu poi segnalata nei giorni seguenti dai pescatori del luogo, una zona in cui il mare ribolliva continuamente e dove vi erano morìe di pesci, causate molto probabilmente dall'esalazione dei gas vulcanici[3]. Il 7 luglio, F. Trafiletti, capitano della nave "Gustavo", riferì di aver avvistato un isolotto alto circa 8 metri che sputava cenere e lapilli. La completa emersione

dell'isola avvenne però nella notte fra il 10 e l'11 luglio 1831, quando dopo una scossa tellurica, il vulcano sottomarino aprì la sua bocca eruttando detriti e lava che formarono una piccola isola di circa quattro chilometri di circonferenza e sessanta metri d'altezza. Michele Arena scriveva delle eruzioni e dell'aspetto dell'isola: « sono state sempre precedute da brevi scosse di terremoto che si sono susseguite con fortissimo fragore di boati […] testimoni dell'evento furono i capitani Trafiletti e Corrao, naviganti in quel mare (latitudine 37,11 nord e longitudine 12,44 est) che osservarono un getto d'acqua a cui tennero dietro colonne di fiamme e di fumo che si elevavano ad un'altezza di 550 metri circa. Il 16 luglio si vide emergere la testa di un vulcano in piena eruzione e il 18 lo stesso capitano Corrao, di ritorno, osservò il cono del vulcano che sporgeva dal mare. Presto si vide emergere un'isoletta che crebbe sempre in eruzione e raggiunse, il 4 agosto, una base di tre miglia di circonferenza ed un'altezza di sessanta metri, con due preminenze, una da levante ed una da tramontana, a guisa di due montagne legate insieme; con due laghetti bollenti » Non appena venne diffusa la notizia dell'apparizione di questo piccolo lembo di terra, il primo studioso a giungere sul posto fu Karl Hoffman, docente di geologia presso l'Università di Berlino, che si trovava casualmente in Sicilia. Il professore, dopo un'accurata ricognizione, ne riferì i risultati in una lettera indirizzata al duca di Serradifalco. Il governo borbonico, intanto, aveva immediatamente inviato sul posto il fisico Domenico Scinà, il quale compilò una relazione intitolata "Breve ragguaglio al novello vulcano apparso nel mare di Sciacca". Il professor Carlo Gemmellaro, docente di Storia Naturale presso l'Università degli Studi di Catania, provvide invece a stilare una relazione circostanziata che suscitò l'interesse di molti illustri uomini di cultura scientifica, soprattutto stranieri. Le dispute territoriali L'isoletta suscitò subito l'interesse di alcune potenze straniere, che nel Mar Mediterraneo cercavano punti strategici per gli approdi delle loro flotte, sia mercantili che militari. L'Inghilterra, che col suo ammiraglio sir Percival Otham si trovava nelle acque dell'isola, dopo un'accurata ricognizione prese possesso di questa in nome di Sua Maestà Britannica. Il 24 agosto giunse sul posto il capitano Jenhouse, che vi piantò la bandiera britannica, chiamando l'isola "Graham", nome dell'attuale banco sottomarino. Questi avvenimenti fecero montare una protesta degli abitanti del Regno delle Due Sicilie, che assieme a quelle del capitano Corrao, arrivarono anche alla casa borbonica. Si propose di nominare l'isola "Corrao", chiedendo inoltre al re provvedimenti contro il sopruso inglese. Il 26 settembre dello stesso anno la Francia, venendo contro all'azione inglese, inviava il brigantino "La Fleche", comandato dal capitano di corvetta Jean La Pierre, il quale recava con sé una missione diretta dal geologo Constant Prévost insieme al pittore Edmond Joinville, al quale si devono i disegni di quel fenomeno eccezionale. I Francesi fecero approfonditi rilievi e ricognizioni accurate fino al 29 settembre, e il materiale raccolto venne inviato al viceammiraglio della flotta francese De Rigny e relazionato alla Société Géologique de France, durante la seduta del 7 novembre 1831. Il contenuto di queste relazioni stabilivano che l'isola, sotto l'azione delle onde, aveva subito diverse frane, che a loro volta avevano provocato grandi erosioni sui fianchi; quindi i crolli avevano trascinato con sé una grande quantità di detriti. Pertanto l'isola, non avendo una base consistente, si poteva inabissare bruscamente. Come gli inglesi, anche i francesi non avevano chiesto alcun permesso al re Ferdinando II di Borbone, quale legittimo proprietario dell'isola, essendo questa sorta nella acque siciliane. Anzi i francesi la ribattezzarono "Iulia" in riferimento alla sua comparsa avvenuta nel mese di luglio, poi posero una targa a futura memoria con la seguente iscrizione: "Isola Iulia – i sigg. Constant Prévost, professore di geologia all'Università di Parigi – Edmond Joinville, pittore 27, 28, 29 settembre 1831". In segno di possesso venne innalzata sul punto più alto la bandiera francese. Il re Ferdinando II, constatando l'interesse internazionale che l'isoletta aveva suscitato, inviò sul posto la corvetta bombardiera "Etna" al comando del capitano Corrao il quale, sceso sull'isola, piantò la bandiera borbonica battezzando l'isola "Ferdinandea" in onore del sovrano. Sembrava che l'evento non suscitasse altro clamore, invece giunse sul posto il capitano Jenhouse con una potente fregata inglese e il Corrao, grazie alla mediazione del capitano Douglas, ottenne di rimettere la questione ai rispettivi governi. In realtà l'isola godeva dello statuto di Insula in mari nata, cioè, in quanto emersa dal mare, la prima nazione o persona a mettervi piede avrebbe potuto, secondo la legge, rivendicarla legittimamente (in questo caso gli Inglesi). Il fatto che l'isola fosse nata nelle acque siciliane, però, complicava la situazione. L'inabissamento Non passò molto tempo che il pronostico francese cominciò ad avverarsi. Le persone che viaggiavano sul vaporetto "Francesco I" riferirono che l'isola aveva un perimetro di mezzo miglio e l'altezza si era abbassata. Verso la fine d'ottobre del 1831 il governo borbonico prese posizione ufficiale ed inviò ai governi di Gran Bretagna e Francia una memoria con la quale dette loro notizia dell'evento, ricordando che a norma del diritto internazionale la nuova terra apparteneva alla Sicilia. Tuttavia, a quanto sembra i due governi non risposero e fra le due nazioni, entrambe interessate a favorire le loro posizioni strategiche nel Mediterraneo, iniziarono le rivalità. Il 7 novembre di quell'anno, l'inglese Walker, capitano dell'Alban, misurò l'isola, che risultava ridotta ad un quarto di miglio con un'altezza di venti metri. Il 16 novembre si scorgevano soltanto piccole porzioni e l'8 dicembre il capitano Allotta, del brigantino Achille, ne costatò la scomparsa, mentre alcune colonne d'acqua si alzavano e si abbassavano. Dell'isola rimaneva un vasto banco di roccia lavica. Nel 1846 e nel 1863 l'isoletta è riapparsa ancora in superficie, per poi scomparire nuovamente dopo pochi giorni. Di essa rimangono solo i molti nomi avuti in seguito alla disputa internazionale: Giulia, Nerita, Corrao, Hotham, Graham, Sciacca, Ferdinandea. Oggi Col terremoto del 1968 nella valle del Belice, le acque circostanti il banco di Graham furono viste intorbidirsi e ribollire, cosa che venne interpretata come un probabile segnale che l'isola Ferdinandea stesse per riemergere. Così non fu, ma venne segnalato un movimento nelle acque internazionali di alcune navi britanniche della flotta del Mediterraneo. A scanso di equivoci i siciliani posero sulla superficie del banco Graham una targa in pietra, sulla quale si legge: « Questo lembo di terra una volta isola Ferdinandea era e sarà sempre del popolo siciliano. » Andata distrutta qualche anno fa, probabilmente colpita da un'ancora, la targa è stata prontamente sostituita. Successivamente il vulcano è rimasto dormiente per decenni, con la cima circa 8 metri sotto il pelo dell'acqua. Nel 1986 fu erroneamente scambiato per un sottomarino libico e colpito da un missile della U.S. Air Force nella sua rotta per bombardare Tripoli.[4] Nel 2002 una rinnovata attività sismica nella zona ha indotto i vulcanologi a congetturare sopra un imminente nuovo episodio eruttivo con conseguente nuova emersione dell'isola. Per evitare in anticipo una nuova disputa di sovranità, dei sommozzatori italiani hanno piantato un tricolore sulla cima del vulcano di cui si aspettava la riemersione.[5][6] Anche allora le eruzioni non si sono verificate e la cima di Ferdinandea è rimasta circa 8 metri sotto il livello del mare. Nel mese di settembre del 2006, una

spedizione subacquea della LNI di Sciacca e del Dipartimento della Protezione civile Siciliana, coordinata dal professor Giovanni Lanzafame dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Catania, da bordo di un'unità della Guardia Costiera, ha posizionato un sismografo sulla vetta sottomarina della Ferdinandea, per il monitoraggio dell'attività sismica dell'importante edificio vulcanico. Il “sarcofago” contenente lo strumento di misurazione registratore è stato recuperato da un'altra equipe il 22 settembre 2007. Note 1. ^ Il termine banco indica un'area sommersa il cui fondale si erge in rilievo prossimo alla superficie marina 2. ^ dati dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia 3. ^ Dati raccolti e riuniti dall'INGV 4. ^ (EN) «Italy stakes early claim to submerged island», The Times, 27-11-2002. URL consultato in data 4-9-2010. 5. ^ «Un tricolore sull’isola Ferdinandea», Corriere della Sera. URL consultato in data 4-9-2010. 6. ^ «L'Etna «grazia» il rifugio Sapienza. Ma dal mare risale l'Isola Ferdinandea», Corriere della Sera, 26-11-2002. URL consultato in data 4-9-2010. Bibliografia Fonti storiche • Constant Prévost, Lettre relatant l'exploration de l'île de Julia. Bulletin de la Société Géologique de France, II, p. 3236. 1831. • Société Géologique de France, Rapport sur les travaux de la société en 1831, p. 236-247. 1831. Studi • Salvatore Mazzarella, Dell'isola Ferdinandea e di altre cose, Sellerio Palermo, 1984. ISBN 88-389-0338-7 • Bruno Fuligni, L'île à éclipses. Histoire des apparitions et disparitions d'une terre française en Méditerranée. Les Editions de Paris - Max Chaleil, 2003. • Filippo D'Arpa, L'isola che se ne andò, Mursia Milano 2001, ISBN 88-425-2899-4. Altri progetti Wikimedia Commons contiene file multimediali su Isola Ferdinandea Collegamenti esterni • Ferdinandea pagina dell'INGV • Articolo da "Il dottor StranoWeb" • Informazioni dall'Almanacco Siciliano di Angelo Grifasi • Ulteriori informazioni • (EN) Information from 'Volcanoes and Volcanism' • (EN) BBC News article • (EN) Guardian Unlimited article • (EN) Daily News & Analysis India article • (FR)L’exploration de île Julia par Constant Prévost le 27, 28, et 29 septembre 1831

Il Prof. Carlo Gemmellaro, che compì studi sull'isola per conto del governo del Regno delle Due Sicilie Il re Ferdinando II che rivendicò l'isola come territorio dello stato borbonico. Il recupero del sismografo.

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Un gruppo di sub pianterà la bandiera sei metri sotto il mare

Un tricolore sull’isola Ferdinandea
Il vulcano comparve per sei mesi nel 1831. Fu rivendicato da Gran Bretagna, Francia e Regno delle due Sicilie SCIACCA - E’ vissuta poco meno di sei mesi 169 anni fa, eppure fa ancora parlare di sé. E’ l’isola Ferdinandea, un’isolotto vulcanico apparso nel Canale di Sicilia tra Pantelleria e Sciacca (Ag) il 2 luglio 1831 e scomparso il 28 dicembre dello stesso anno dopo essere stato demolito dai flutti. RIVENDICATA DA GRAN BRETAGNA, BORBONI E FRANCIA - Per l’isola Ferdinandea scoppiò una guerra di rivendicazioni territoriali tra la Gran Bretagna, Francia e il Regno borbonico delle Due Sicilie. Il nome dell’isola infatti venne dato in onore del re di Napoli Ferdinando II (che il 17 agosto 1831 la incluse nel regno), ma venne chiamata anche con altri nomi, tra cui quello di Giulia dai francesi in onore del mese di nascita. Inglesi e francesi però riuscirono, tra un’eruzione e un lancio di lapilli, a piantare la propria bandiera. A CHI APPARTIENE? - Per molto tempo ci si dimenticò di Ferdinandea, che giace sul banco Graham (dedicato a sir James Robert George Graham, lord dell’Ammiragliato e uomo politico inglese che partecipò alle vicende della Costituzione siciliana del 1812) a una profondità variabile tra dieci e 25 metri sotto il livello del mare. Ma negli ultimi anni l’innalzamento del vulcano ha portato la cima a una profondità di soli sei metri, facendo ipotizzare una nuova emersione da parte dei ricercatori dell'Istituto geografico nazionale italiano. E da qui il problema: a chi appartiene? Non esistendo più il regno borbonico, inglobato nel Regno d’Italia, la Repubblica italiana se ne considera l’eventuale proprietaria anche per ragioni geografiche, ma qualche inglese non ha dimenticato l’Union Jack che, seppur per breve tempo, sventolò sulle rocce nude e, più per goliardia che per intima convinzione, ha suggerito che Sua Maestà Britannica potrebbe reclamarne la sovranità. La tesi venne ripresa all’inizio dell’anno su un articolo apparso sul «Times». IL TRICOLORE SUL FONDO - Per evitare qualunque tipo di rivendicazione da parte degli inglesi, un gruppo di sub siciliani questa settimana (riporta il sito Trash it!) pianterà la bandiera italiana sotto il mare sulla cima del vulcano Ferdinandea. Appoggiato dai pescatori e dai marinai siciliani, il sindaco di Sciacca, Ignazio Cucchiara, ha annunciato una cerimonia per piantare il tricolore. Naturalmente alla festa è stato invitato anche il principe Carlo d'Inghilterra. (da Trash.it!) http://www.corriere.it/primo_piano/liv_primo_a5.20001113202600.shtml
SITI D'INTERESSE: www.grifasi-sicilia.com/isolaferdinandea.htm www.divermac.it/id14.htm www.sullacrestadellonda.it/cartografia/ferdinandea.htm www.ct.ingv.it/Ufvg/CanaleDiSicilia/Ferdinandea.htm www.corriere.it/primo_piano/liv_primo_a5.20001113202600.shtml it.wikipedia.org/wiki/Isola_Ferdinandea www.adsic.it/Sommario.asp?Entra=/storia/costituzioni/costituzioni.asp http://ilportaledelsud.org/ferdinandea.htm www.divermac.it/id10.htm www.friulanidimarina.org/pagine/ferdinandea.htm www.delteatro.it/hdoc/result_opera.asp?idopera=1948 www.swisseduc.ch/stromboli/others/ferdinandea/ferdinandea02-it.html

http://www.facebook.com/photo.php?fbid=325637823697&set=a.325579183697.189666.310205188697 &type=1&theater

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