L ’ATTIVITA’ GIURISDIZIONALE L’art. 24 c.

1 della Costituzione stabilisce che tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. L’attività giurisdizionale è l’attività di procedere per la tutela dei propri interessi. Caratteri fondamentali della giurisdizione sono la strumentalità e la sostitutività. L’attività giurisdizionale è strumentale rispetto ai diritti che vuol tutelare poiché costituisce lo strumento per la loro attuazione, i diritti da tutelare costituiscono la materia o sostanza della tutela giurisdizionale e sono detti diritti sostanziali in quanto sostanza delle regole strumentali per la loro tutela, ossia le norme processuali. Il diritto sostanziale offre la tutela primaria degli interessi, mentre l’attività giurisdizionale (processuale) ne offre l’eventuale tutela secondaria. La natura sostitutiva consiste nel fatto che gli organi giurisdizionali si sostituiscono a coloro che avrebbero dovuto tenere il comportamento previsto dalle norme sostanziali in via primaria per attuare la protezione in via secondaria. Questa sostituzione è imposta dal Divieto di Autodifesa, l’ordinamento nel momento in cui vieta al singolo di farsi giustizia da solo gli offre una protezione sostitutiva che è precisamente la tutela giurisdizionale. Questa definizione funzionale della giurisdizione non diverge da altre definizione fornite da autorevoli giuristi: Redenti considera la giurisdizione come attuazione delle sanzioni, Carnelutti vede nella giurisdizione l’attività di composizione delle liti. In taluni casi l’attività giurisdizionale non presuppone la lesione del diritto sostanziale. Ciò avviene in primo luogo nei casi in cui l’attività giurisdizionale è costitutiva o estintiva o modificativa dei diritti. Si tratta di circostante che non implicano la violazione di alcuna norma ma sono contemplate da certe norme come condizione necessaria per la determinazione di certi effetti che possono realizzarsi solo con l’opera dell’organo giurisdizionale. Questo tipo di attività si chiama giurisdizione costitutiva necessaria che ha per oggetto i diritti potestativi necessari.

Esiste anche una attività di giurisdizione costitutiva non necessaria nel senso che gli effetti costitutivi avrebbero potuto essere attuati anche indipendentemente dall’opera del giudice con la conseguenza che quest’ultimo interviene solo quando manca l’attuazione spontanea o primaria. L’altro tipo di attività è di accertamento mero. Ciò accade quando non c’è ancora violazione del diritto ma solo la sua contestazione sicché il bisogno di tutela è di sola certezza: si pensi al soggetto che senza ledere un diritto di proprietà altrui lo contesta. A questo punto possiamo dire che la nozione di giurisdizione dal punto di vista della sua funzione dovrebbe riferirsi soltanto all’attuazione del diritto sostanziale avendo cura di precisare che tale attuazione avviene per lo più in via secondaria e sostitutiva ma talvolta in via primaria. Sotto il profilo della struttura esistono diversi tipi di giurisdizione. Il primo è la COGNIZIONE la cui funzione è quella di enunciare l’esistenza del diritto come volontà concreta di legge (ossia della volontà astratta di legge – o norma – divenuta concreta in forza dei fatti costitutivi del diritto). A questo punto la funzione propria dell’attività di cognizione emerge come una funzione di accertamento, cioè di determinare la certezza sulla esistenza o meno di un diritto. Dovrà trattarsi di una certezza non esclusiva di un singolo ma obiettiva ossia fatta propria dall’ordinamento e tale da permettere che la regola posta essere imposta all’osservanza di tutti. Naturalmente la certezza non nasce obbiettiva ma può formarsi con il convincimento di uno o più soggetti. Il meccanismo per arrivare all’obbiettività consisterà nella pronuncia di un giudice non più controvertibile. Sul piano soggettivo la trasformazione del convincimento del giudice in certezza si verifica con la cessazione di ogni effettiva contestazione interna. Ne deriva che la struttura più idonea al conseguimento della funzione della cognizione è quella che realizza l’incontrovertibilità che in concreto si ottiene con l’assoggettamento delle pronunce del giudice ad un numero limitato di strumenti di riesame (o mezzi di impugnazione) che nel nostro ordinamento sono elencati nell’art 324 cpc (giudizio di primo grado, giudizio di appello o di secondo grado oltre ad un riesame solo di

diritto cioè il giudizio di cassazione)e il cui esaurimento all’incontrovertibilità detta “cosa giudicata formale”che si coordina con la “cosa giudicata sostanziale”che ne costituisce il risultato. Dunque la struttura della cognizione è quella della sua idoneità ad un accertamento idoneo ad assumere l’incontrovertibilità propria della cosa giudicata formale attuata da un giudice in posizione di imparzialità. Il secondo tipo di attività è detto di ESECUZIONE FORZATA la cui funzione è l’attuazione materiale della volontà concreta di legge ossia dei diritti. Si tratta di eseguire perciò l’organo la cui attività viene in particolare rilievo è l’ufficiale giudiziario. Il terzo tipo di attività giurisdizionale è quella CAUTELARE. La sua funzione non è autonoma ma strumentale alle precedenti attività e consiste nell’ovviare ai pericoli che, nel tempo occorrente per ottenere la tutela giurisdizionale, possono comprometterne il risultato ossia la fruttuosità o effettività (es. sequestri, provvedimenti d’urgenza). Ciò postula da un lato il riscontro dell’esigenza di questo tipo di tutela con caratteri strutturali di tipo cognitorio; dall’altro la sua attuazione materiale con caratteri strutturali analoghi a quelli dell’esecuzione forzata. Un quarto tipo di attività che è giurisdizionale solo perché è attuata dai giudici e opera indirettamente su diritti è la GIURISDIZIONE VOLONTARIA che ha la funzione di integrare o realizzare la fattispecie costitutiva di uno stato personale o familiare (es adozione di maggiorenni) o di un determinato potere. La giurisdizione volontaria non tutela interessi immediati dello Stato ma interessi dei privati che solo mediamente investono lo Stato. Queste caratteristiche strutturali non sono univoche in quanto da un lato è svolta da organi giurisdizionali in posizione di imparzialità (come nella cognizione) mentre dall’altro si concreta in pronunce di revocabili e modificabili, ossia prive dell’idoneità alla cosa giudicata ed è proprio a questa caratteristica strutturale che si riconduce la tipica caratteristica funzionale per la quale la giurisdizione volontaria non attua diritti ma interessi o comunque situazioni più sfumate.

Solo sotto il profilo funzionale la . Sotto il profilo funzionale la giurisdizione comprende sia la cognizione che l’esecuzione e la cautela mentre sotto il profilo strutturale le differenze tra cognizione ed esecuzione conducono inevitabilmente a limitare la nozione della giurisdizione ad una sola di tali attività cioè la cognizione. atti notarili) che possono tuttavia essere contestati in sede di cognizione con l’opposizione all’esecuzione. assegni. cambiali. ossia i titoli esecutivi stragiudiziali (es. mancata conclusione di un contratto). ossia un processo di cognizione che può anche svolgersi contemporaneamente al processo di esecuzione. Nei rapporti tra cognizione ed esecuzione la legge attribuisce alle sentenze di primo grado un livello di certezza che. Altre volte l’esigenza di tutela è di sola esecuzione forzata. è ritenuto sufficiente per fondare l’esecuzione forzata però chi intraprende l’esecuzione senza che sussista il giudicato lo farà a suo rischio. La seconda ipotesi si verifica nei casi di cognizione costitutiva non necessaria in cui la violazione consiste nella mancata attuazione di una modificazione giuridica che può essere attuata dal giudice ma senza operare nel mondo materiale (es. Ciò accade nei casi in cui la certezza sull’esistenza del diritto in modo sufficiente per l’esecuzione si fonda su atti di formazione non giudiziale. pur non essendo ancora incontrovertibile. nei casi in cui l’ordinamento per ragioni di opportunità ritiene di poter consentire l’esecuzione forzata prescindendo da quel massimo grado di certezza obbiettiva dato dall’incontrovertibilità del giudicato.Ma in che modo stanno in rapporto questi tipi di attività? Il più delle volte la cognizione si svolge in funzione dell’esecuzione nel qual caso il provvedimento che la conclude si chiama condanna ma talvolta l’esigenza di tutela è di sola cognizione come nell’accertamento mero e nell’attività costitutiva necessaria e non necessaria: si tratta di tutti quei casi in cui l’esigenza di tutela non tocca il mondo materiale o perché non si è verificata nessuna violazione o perché si tratta di una violazione le cui conseguenze possono essere eliminate senza operare sul mondo materiale.

Le situazioni giuridiche processuali viste fin’ora possono essere dette semplici poiché corrispondono ciascuna ad un singolo specifico comportamento che si realizza con un singolo atto. CAP. Gli oneri invece sono poteri formulati come doveri ipotetici. Per lo più i doveri concernono soltanto gli organi del processo. ufficiale giudiziale che notificando l’atto di citazione esercita un potere perché l’atto così compiuto da luogo ad altre situazione giuridiche. se chiamiamo atti giuridici processuali le attuazioni dei comportamenti astrattamente previste come fattispecie dei poteri possiamo dire che il procedere giuridico in cui consiste il processo si realizza attraverso una successione alternata di poteri e di atti. Le facoltà non contribuiscono in quanto tali alla dinamica del processo poiché si esauriscono in se stesse senza dar luogo a modificazioni giuridiche e neppure i doveri che peraltro sono spesso valutati come poteri (es. Ciascun atto introduce situazioni giuridiche processuali che in quanto sono di potere introducono altri atti in una serie alternata di atti e poteri nella quale si realizza la dinamica processuale.giurisdizione può essere affiancata e contrapposta alle altre due attività fondamentali dello Stato (legislazione e amministrazione). II IL PROCESSO E I SUOI REQUISITI Il processo non è altro che lo svolgimento dell’attività giurisdizionale. Gli effetti giuridici prodotti non sono altro che determinazioni di nuovi soprattutto di potere. è un figurato procedere nel senso dell’alternarsi di poteri e di atti che ne costituiscono l’esercizio. . tenendo presente che i poteri sono (insieme alle facoltà e ai doveri) le situazioni giuridiche di dover tenere quel comportamento o di potere tenerlo. ma al tempo stesso assolve a un dovere). In quest’ultimo caso ciò può accadere nel doppio senso per cui per quel soggetto è lecito quel comportamento e dall’altro se il soggetto tiene quel comportamento produce determinati effetti giuridici.

In questo senso si parla di dovere decisorio del giudice e di diritto alla tutela giurisdizionale o diritto di azione. e quindi che il giudice abbia effettivamente il potere di decidere quella controversia. I presupposti di validità o procedibilità del processo: requisiti che debbono esistere prima della proposizione della domanda. Essi sono due: la competenza. con riguardo sia al soggetto che chiederà la tutela giurisdizionale sia a quello nei cui confronti la domanda verrà proposta. È costituito da un unico requisito: la giurisdizione. affinché il giudice sia tenuto a rendere una pronuncia che giunga fino al merito. sia un giudice. ossia il potere di compiere atti nel processo. ossia che quel soggetto al quale la domanda verrà proposta. la legittimazione processuale. Essi si distinguono in: presupposti di esistenza e presupposti di validità o di procedibilità del processo. i presupposti processuali sono quei requisiti che debbono esistere prima dell’atto col quale si chiede la tutela giurisdizionale. I presupposti del processo “Presupposto” significa requisito che deve esistere prima di un determinato atto perché da quell’atto discendono determinate conseguenze. e quindi sia dotato del potere di giudicare. In questo caso si può parlare di un generico e globale dovere decisorio del giudice. che è la domanda. ma della domanda stessa costituiscono requisiti intrinseci con riguardo al suo contenuto: le condizioni dell’azione. . Riferendosi al rapporto giuridico processuale.Accanto a queste situazioni semplici si possono individuare alcune situazioni che anzicchè rifarsi ai singoli atti concernono l’intera serie di quegli atti considerata globalmente che cioè si riferiscono al risultato unitario del processo. Esiste un altro ordine di requisiti che non sono presupposti perché la loro esistenza non è richiesta prima della proposizione della domanda. I presupposti di esistenza del processo: requisiti che debbono sussistere prima della proposizione della domanda perché la domanda stessa possa dar vita ad un processo.

a tutti salve solo le disposizioni in tema di capacità. nessuno può far valere nel processo in nome proprio un diritto altrui”. 1 . 81 c. prevista dall’art.c. Si possono far valere soltanto quei diritti che si affermano come diritti propri e la cui titolarità passiva si afferma in capo a colui contro il quale si propone la domanda. 2900 c.Le condizioni dell’azione sono tre: Possibilità giuridica (o esistenza del diritto): che consiste nella esistenza di una norma che contempli in astratto il diritto che si vuol far valere. dall’art. secondo cui “fuori dei casi espressamente previsti dalla legge. Legittimazione ad agire: consiste nella corrispondenza tra colui che agisce (attore) ed il titolare del diritto fatto valere. quindi. Interesse ad agire (art.p. il cui esercizio da avvio al processo spetta per l’art.p. il giudice non avrà motivo di portare il suo esame sul merito. a favore del creditore nel caso che il debitore trascuri di far valere i propri diritti. CAP. Tale condizione. indirettamente. si può desumere. 1 della Cost. III L ’AZIONE La domanda e il potere di proporla Il potere di proporre la domanda. 24 co.c. e tra colui contro il quale si agisce (convenuto) ed il soggetto che ha violato tale diritto.c. 100 c. Quindi “un soggetto agisce in nome proprio per un proprio diritto”. Si parla di legittimazione straordinaria1 o sostituzione processuale.): l’interesse per cui si agisce o contraddice deve essere concreto (ossia deve sussistere concretamente) ed attuale (ossia deve esistere al momento della pronuncia del giudice). difetto di azione. Un esempio di legittimazione straordinaria è l’azione surrogatoria.. ma dovrà arrestarsi al rilievo di tale difetto: difetto di interesse e.. Mancando l’interesse ad agire.

Perché il processo possa però procedere alla pronuncia sul merito la domanda deve avere dei requisiti intrinseci che vengono definiti condizioni dell’azione dalla cui sussistenza dipende l’accoglibilità della domanda nell’ipotesi che sia vero quanto in essa esposta. casi definiti di legittimazione straordinaria o sostituzione processuale (es. Non - - . ma lesione soltanto affermata nella domanda mentre la verifica effettiva costituisce già il risultato del processo di cognizione. Quando la domanda possiede quei requisiti oltre a costituire l’esercizio del potere di proporre la domanda costituisce al tempo stesso il primo atto di esercizio dell’azione intesa come quella situazione giuridica che ricomprende in se l’intera posizione giuridica del soggetto che chiede la tutela giurisdizionale con riferimento all’intero processo. Questi requisiti condizionano l’azione nel senso che da essi dipende il diritto ad ottenere una pronuncia sul merito. Le singole condizioni dell’azione Le singole condizioni dell’azione sono: - La possibilità giuridica: deve esistere una norma che contempli in astratto il diritto che si vuole fare valere L’interesse ad agire di cui all’art. Nel caso dell’accertamento mero l’affermazione del fato lesivo sarà sostituita dall’affermazione della contestazione o del vanto. 100 cpc che consiste nell’affermare che si sono verificati in concreto uno o più fatti costitutivi previsti in astratto da una norma e dei fatti lesivi di un diritto. azione surrogatoria del creditore). Perché la domanda sia idonea ad avviare un processo indipendentemente dalla sua attitudine a pervenire alla pronuncia sul merito basta che la domanda possa obbiettivamente considerarsi tale.L’atto col quale si propone la domanda può assumere le forme dell’atto di citazione oppure quelle del ricorso. La legittimazione ad agire consiste nell’affermazione della titolarità attiva in capo a chi pone la domanda e passiva in capo a colui contro cui è proposta la domanda. Si possono far valere solo quei diritti che si affermano come diritti propri salvi i casi in cui la legge espressamente di far valere diritti altrui.

l’azione è di condanna. dunque se la domanda contiene l’affermazione di un diritto violato e di un conseguente bisogno di restaurazione sul piano materiale. Le azioni di cognizione Se l’azione è diritto alla tutela giurisdizionale. azione esecutiva e azione cautelare. Nel caso si tratti di contestazione di tipo affermativo si parla di mero accertamento negativo. poi nei quali la scelta del legislatore è determinata da esigenze di natura sociale come la legittimazione a far valere interessi collettivi o diffusi. L’azione di cognizione è diritto verso il giudice ad un provvedimento sul merito. l’azione è basata sulla violazione e perciò postula un quid plus rispetto all’accertamento mero. L’ordinamento contempla alcune figure di azioni di condanna che prestano elementi di specialità. o condanne speciali: . in contrapposizione di mero accertamento positivo. L’azione di condanna. La cognizione si chiama condanna quando si svolge in funzione ed in preparazione dell’esecuzione forzata. La legittimazione ad agire coincide con la titolarità dell’azione. è chiaro che esistono tanti tipi di giurisdizione quanti sono i tipi di tutela giurisdizionale perciò si parla di azione di cognizione. L’azione è un diritto astratto ma solo parzialmente astratto in quanto postula un aggancio al diritto sostanziale: l’aggancio consiste nell’affermazione nel senso che l’esistenza dell’azione è condizionata dal fatto che il diritto sostanziale sia affermato nella domanda come esistente e quindi meritevole di tutela. L’azione di mero accertamento prevede che l’interesse ad agire sia determinato dalla contestazione che deve assumere un grado di consistenza e serietà.mancano casi. L’azione di cognizione si distingue dall’azione di mero accertamento che introduce un processo di cognizione destinato a chiudersi con una sentenza di mero accertamento e azione costitutiva che introduce un processo di cognizione destinato a chiudersi con una sentenza costitutiva.

Vi sono tuttavia dei casi in cui la legge stessa eccezionalmente configura delle autentiche condanne in futuro: es. Es. sia nel senso che la condizione appartenga al diritto sostanziale accertato (es. convalida dello sfratto per finita locazione prima della scadenza e le condanne a prestazioni alimentari o mantenimento. 3) Condanna in futuro. decreto ingiuntivo in cui si può avere una pronunci senza neppure sentire l’altra parte.1) La condanna generica prevista dall’ art. In taluni casi la cognizione è sommaria perché superficiale. dall’altro è una condanna che non potrà contemplare una esecuzione forzata fino a quando non sarà integrata con la condanna riguardante il quantum. 278 cpc che prevede la possibilità di scindere la pronuncia sul “se” si una certa prestazione. Anche queste azioni non possono che essere riconosciute di accertamento mero poiché prima della scadenza non può esserci violazione. 4) Accertamento con prevalente funzione esecutiva. non essendoci una violazione. . Si tratta di una figura speciale perché la sentenza che si può ottenere se da un lato è una condanna perche consegue ad un’esigenza di tutela determinata da una violazione. In altri casi la cognizione è sommaria perché incompleta (es. Si tratta di azioni volte ad ottenere una condanna attuale ad una prestazione soggetta ad un termine e perciò eseguibile solo dopo il decorso del termine. 2) Condanna condizionale sia nel senso che il giudice fa dipendere l’esecuzione dal verificarsi di una condizione ma in questo caso la condizione investe solo la condanna e non l’azione. sarà di accertamento mero. Sono caratterizzati dalla sommarietà della cognizione per ottenere più rapidamente l’esecutività. dalla pronuncia sul “quantum” lasciandola ad un'altra fase del processo oppure ad un processo successivo. il diritto di tizio al pagamento di 100 da parte di caio se si verificherà una certa condizione)in quest’ultimo caso definibile come condanna a prestazione condizionata la sentenza potrà essere di condanna solo dopo l’avveramento della condizione mentre prima.

L’azione preventiva non sembra configurabile un tipo di azione preventiva autonomo. Ma la differenza tra la sentenza di condanna e la sentenza costitutiva sta nel fatto che mentre nella condanna il giudice non può che rimandare l’attuazione effettiva del diritto ad un’attività tutelatrice ulteriore da compiersi dall’organo esecutivo. .condanne con riserva) che sono provvedimenti a contenuto di condanna pronunciati nonostante che l’esame di alcune questioni sia stato accantonato per essere compiuto in seguito (ordinanza di rilascio) L’azione costitutiva che oltre ad accertare il diritto ad una modificazione giuridica contemporaneamente realizza il quid pluris rispetto all’accertamento ossia la modificazione giuridica. nella sentenza costitutiva l’ulteriore attuazione del diritto accertato può compiersi subito e direttamente dal giudice dal momento che per attuarla bisogna operare solo nel campo degli effetti giuridici. Corrispondenza tra chiesto e pronunciato). La situazione è paragonabile a quanto accade nella condanna in cui si è pure visto che l’accertamento non basta per attuare la tutela ma costituisce la premessa logica e giuridica per l’ulteriore attività tutelatrice che è l’esecuzione forzata. IV IL DOVERE DECISORIO DEL GIUDICE Il contenuto del dovere decisorio del giudice: il giudizio A fronte del diritto di azione sta il dovere decisorio del giudice cioè il dovere di compiere tutti quegli atti che coordinandosi a vicenda conducono alla pronuncia del provvedimento sul merito. A questo punto possiamo dire che l’accertamento è l’elemento comune a tutti i tipi di azione. 112 cpc che stabilisce che “ il giudice deve decidere su tutta la domanda e non oltre i limiti di essa (cd. CAP. Il dovere decisorio è fondato sull’art. ossia alla decisione.

Possiamo dire. Il contenuto del dovere decisorio del giudice è il giudizio che è la sintesi di due distinti momenti logici: a) L’enunciazione in astratto dell’attuale portata della norma (cd giudizio di diritto). colui che propone la domanda . Giudizio di fatto). anche su istanza del pubblico ministero o d’ufficio”. b) Riscontro che. mentre il giudizio di fatto presuppone la messa a fuoco di elementi rilevanti che a sua volta presuppone il riferimento alla portata della norma. Naturalmente il sillogisma non è altro che uno schema di una serie di operazioni mentali più complesse. La regola della disponibilità della tutela giurisdizionale trova immediata correlazione in un’altra regola: il principio della domanda che stabilisce che chi vuol far valere un giudizio deve proporre la domanda al giudice competente. quando la legge lo dispone. Se il giudice non decide su tutta la domanda può verificarsi una totale o parziale omissione di pronuncia mentre se eccede i limiti della domanda può verificarsi il vizio di ultrapetizione quindi svolgerebbe un’attività non solo non dovuta ma non richiesta. dunque che l’ambito della dovere decisorio del giudice è determinato dall’ambito della domanda a cominciare dalla sua attitudine ad ottenere la pronuncia sul merito. si sono verificati i fatti costitutivi e gli eventuali fatti lesivi (cd. nel caso concreto. La sintesi di questi due momenti è il cd sillogisma del giudice o giudizio nel quale la premessa maggiore è il giudizio di diritto in cui il giudice opera come giurista mentre la premessa minore è costituita dal giudizio sul fatto in cui il giudice opera come storico. La correlazione tra il dovere decisorio e la domanda della parte è espressione del principio di disponibilità della tutela giurisdizionale che ispira l’art 2097 il quale enuncia che la tutela giurisdizionale è presentata “su domanda di parte e. I due giudizi non possono compiersi indipendentemente l’uno dall’altro perché il giudizio di diritto presuppone un primo orientamento che deve essere dato dai fatti. almeno in senso logico. Bisognerà tener presente che innanzi tutto ciascuna delle due premesse costituisce a sua volta il risultato di un giudizio.

acquista un diritto al processo e al conseguente potere decisorio del giudice in quanto il dovere viene in essere solo se c’è la domanda ed è la domanda che vincola il giudice al dovere di giudicare. in questo senso si parla di disponibilità dell’oggetto del processo in capo a colui che propone la domanda. Nel nostro ordinamento il giudizio di equità quando è imposto o necessario riguarda solo il giudizio innanzi al giudice delle cause minori o giudice di pace. l’equità sostitutiva non può essere imposta alle parti. Il giudice è vincolato. La legge prevede anche il ricorso anche all’equità (integrativa) per integrare la . pur dovendo applicare le norme del diritto (art 113 cpc) è libero di applicare le norme che ritiene meglio applicabili nel caso concreto. costitutiva). La pronuncia secondo equità La pronuncia secondo equità costituisce un’eccezione di cui alla regola dell’art 113 cpc. a pronunciarsi su tutta l’estensione della domanda. sia nell’ambito del giudizio (di diritto e di fatto) ma è proprio nei fatti costitutivi e solo nei loro riguardi che si manifesta l’esclusiva dell’attore nella determinazione del dovere del giudice e quindi dell’oggetto del processo. fatto salvo il dubbio di costituzionalità o di interpretazione del diritto comunitario. inoltre. di condanna. formulare e applicare una regola particolare per il caso concreto che elabora nella propria coscienza (cd equità sostitutiva). ne consegue che la disponibilità dell’oggetto del processo si concentra e si concreta in quella parte di domanda che contiene l’affermazione dei fatti costitutivi e degli eventuali fatti lesivi. In particolare tale vincolo si manifesta con riguardo al tipo di azione esercitata (di mero accertamento. Il giudice deve giudicare su tutti i fatti che solo allegati o affermati nella domanda e solo su quelli ma a quei fatti può applicare le norme di diritto che ritiene più adeguate. Ma poiché nel momento del giudizio che riguarda le norme. secondo il quale il giudice nel giudicare deve seguire le norme di diritto. Ma per l’anomalia della deroga alla portata generale delle norme. In determinati casi particolari può risultare più opportuno che il giudice lasci da parte la regola generale e astratta per cercare. In questi casi il giudice opera come legislatore e giudice insieme.

questo fenomeno è diverso perché consiste in un giudizio fondato sulla norma che rimanda all’equità solo per specificare elementi non configurabili in astratto. (art 213 cpc). .Il potere di disporre un interrogatorio non formale delle parti (art 117 cpc) Il sistema dispositivo viene sostituito da elementi inquisitori nel processo del lavoro in cui è previsto che il giudice possa disporre d’ufficio l’ammissione di ogni mezzo di prova e nel processo davanti . si è ispirata ad un sistema di dispositivo attenuato che pur vincolando il giudice alle offerte di prova delle parti contempla casi previsti dalla legge che costituiscono eccezioni importanti. sia vincolato anche sul modo di giudicare su quei fatti cioè di potersi avvalere soltanto degli strumenti di convincimento ( prove ) che gli sono forniti dalle parti.La richiesta d’ufficio di informazioni alla P. Il principio della disponibilità delle prove Ci si domanda se il giudice oltre ad essere vincolato dalla disponibilità dell’oggetto del processo con riguardo ai fatti affermati o allegati dalle parti. .I fatti notori: il giudice può porre a fondamento della sua decisione le nozioni di fatto che rientrano nella comune esperienza (art 115 cpc). o un sistema dispositivo. I casi previsti dalla legge riguardano: . A questo risponde l’art 115 cpc che enuncia anche la sussistenza di tale vincolo ma “ salvi i casi previsti dalla legge”il che significa che la disponibilità in capo alle parti si estende anche alle prove (principio della disponibilità delle prove) ma solo in modo limitato cioè nel senso che la scelta del nostro ordinamento tra un sistema di tipo inquisitorio.A. oppure possa acquisire prove di sua iniziativa . caratterizzato dal fatto che il giudice ha facoltà di iniziativa nell’avvalersi dei mezzi di prova.portata di determinate norme.

dal punto di vista tecnico si inquadra interamente negli schemi del processo ad impulso di parte. Da questa regola si risale al principio del contraddittorio al quale è intitolata la norma che si riconduce a . Per quanto riguarda la valutazione delle prove l’art 116 cpc enuncia il principio della libera valutazione da parte del giudice secondo il suo prudente apprezzamento. Il principio del contraddittorio e il c. Con questa scelta il legislatore ha conseguito il fine di sottrarre ai privati l’esclusiva nel far valere diritti indisponibili senza rinnegare la scelta di fondo di un sistema imperniato sull’impulso di parte e sul sistema dispositivo. in questo caso il sistema ad impulso di parte non ha alternativa se non con riguardo a particolari eccezioni. Quest’ultima o soggetto passivo della domanda è colui che subirà gli effetti della pronuncia richiesta e che per questo motivo deve essere “regolarmente citato”.d.al giudice monocratico il quale può disporre d’ufficio prove testimoniali. Così il PM se dal punto di vista della funzione può essere ricondotto ad un processo ad impulso d’ufficio. se lo vuole. cioè messo in condizione di comparire davanti al giudice . dotato di poteri analoghi a quelli delle parti. La funzione del PM nell’ambito del sistema di impulso di parte Con riguardo all’iniziativa nella richiesta di tutela giurisdizionale occorre tenere presente la portata determinate della disponibilità di tale tutela e dell’oggetto del processo come conseguenza di diritti disponibili. 101 del cpc sotto la rubrica “principio del contraddittorio” enuncia che il giudice non può pronunciare su alcuna domanda se la parte contro la quale è proposta non è stata regolarmente citata e non è comparsa. li esercita nell’interesse pubblico. diritto costituzionale alla difesa L’art. Impulso si parte e impulso d’ufficio. Tale soggetto è il Pubblico Ministero che. e di contrastare la domanda rivolta contro di lui. Se però di tratta di diritti indisponibili perché coordinati con interessi pubblici il mantenimento della tecnica ad impulso di parte postula la configurazione di un soggetto che eserciti l’impulso di parte nell’interesse pubblico.

sia di uguaglianza rispetto all’attore. la sua comparizione è dunque un requisito sostitutivo rispetto alla regolare citazione sicchè la congiunzione “e” dovrebbe essere riferita solo all’ipotesi dell’irregolarità della citazione e come alternativa alla regolarità stessa. La comparizione del soggetto passivo davanti al giudice è considerata come un sintomo del fatto che il soggetto sia posto in condizione di conoscere le modalità della sua chiamata innanzi al giudice. ciò però non impedisce che vi siano eccezioni purchè il legislatore faccia salvo il principio dell’uguaglianza delle parti e della possibilità di difendersi: es. La comparizione del soggetto passivo della domanda toglie rilievo ad ogni eventuale vizio della citazione. In sintesi audiatur altera pars. L’autonomia e la disponibilità del diritto alla tutela esige che il convenuto non sia obbligato a svolgere difese o cmq partecipare attivamente al processo. ma se non lo vuole la sua inerzia non può impedire lo svolgimento del . almeno sul piano formale. Tale uguaglianza non può essere completa e totale per il semplice fatto che il convenuto entra nel processo nel momento in cui l’attore ne ha già determinato l’oggetto i cui limiti il convenuto è tenuto a rispettare. CAP V IL CONVENUTO L ’inerzia del convenuto e le sue conseguenze In applicazione della regola del contraddittorio il convenuto deve avere una posizione che. La regola del contraddittorio vale solo se il convenuto è posto in condizione di difendersi se lo vuole. domanda proposta con ricorso o procedimento ingiuntivo nei quali la legge consente addirittura una pronuncia inaudita altera parte.sua volta al principio di uguaglianza delle parti secondo cui chi subirà gli effetti del processo deve poter svolgere in quel processo un ruolo attivo. A ciò è finalizzato il diritto costituzionale alla difesa cioè il diritto del soggetto passivo della domanda di essere posto concretamente in condizione di difendersi attraverso la regolarità della citazione il cui scopo si rivela già conseguito se il soggetto passivo della domanda compare davanti al giudice.

a sostegno della sua domanda di rigetto. Nel linguaggio processuale. Questa possibilità risulta indirettamente dall’art 2697 cc che pone la prova dei fatti a carico di chi li afferma definendo “eccezione” l’affermazione dei fatti estintivi. può affermare e chiedere di provare altri fatti? Al riguardo va tenuto presente che i fatti giuridici possono avere efficacia non solo costitutiva dei diritti ma anche efficacia estintiva o impeditiva o modificativa. Inoltre l’inerzia non vincola l’esito lasciando il giudice libero nella formazione del suo convincimento. con queste allegazioni l’oggetto del processo si allarga rispetto a quello determinato dalla domanda. il termine eccezione suole essere usato con significati di varia ampiezza il più ampio dei quali comprende ogni tipo di istanza con funzione di contrasto rispetto alla domanda. L’inerzia del convenuto potrà giovare all’attore e nuocere al convenuto solo in linea pratica in quanto l’attore avrà più facilità a determinare il convincimento del giudice sia in diritto che in fatto. sola eccezione a questa regola può ravvisarsi in quei casi di provvedimenti speciali nei quali espressamente la legge affermi il contrario. Le eccezioni di cui ci occupiamo sono le eccezioni di merito o sostanziali che consistono nella richiesta di una decisione negativa su una domanda altrui sul fondamento di fatti impeditivi modificativi o estintivi. un . impeditivi e modificativi. Il convenuto può avvalersi del potere di offrire al giudice determinati mezzi di prova (art 115 cpc) ma sempre restando nei limiti dell’oggetto del processo determinato dall’attore. Con la richiesta di rigetto il convenuto esercita un’azione di accertamento mero di segno opposto rispetto a quello dell’azione esercitata dall’attore a sostegno della quale azione di segno opposto può svolgere un’attività difensiva la quale potrà riguardare sia il diritto che il fatto. Ma il più delle volte il convenuto non resterà inerte e proporrà una sorta di propria domanda al giudice che ovviamente si riferirà a quella posta dall’attore e sarà di rigetto rispetto a quest’ultima.processo. Ma il convenuto. Ma nulla esclude che il giudice si arresti ad una pronuncia sul processo o che si pronunci sul merito respingendo la domanda.

impeditivi o modificativi producono il loro effetto automaticamente (es. E’ opportuno tener presente infine che anche l’efficacia estintiva. modificativa e impeditiva dei fatti che costituiscono oggetto di eccezione può rimanere a sua volta estinta. . impeditivi e modificativi esiste un’esclusiva del convenuto e cioè dispone che tale esclusiva esiste nei casi di eccezioni che possono essere proposte soltanto dalle parti. come per l’eccezione di prescrizione e per quella di compensazione ma quando ciò non accade è determinante il rilievo che in alcuni casi i fatti estintivi. controeccezione ed il cui esempio più frequente è l’interruzione della prescrizione. In altri casi invece tali effetti si producono soltanto a seguito dell’esercizio di un contro diritto (es. risoluzione per inadempimento) e quindi occorre la previa assunzione delle relative iniziative e dunque un’eccezione espressa nella quale si sostanzia la sfera di disponibilità del convenuto sui fatti estintivi. Nel nostro codice il dovere di tener conto delle eccezioni è contemplato dall’art 112 cpc dicendo che “il giudice non può pronunciare d’ufficio sulle eccezioni che possono essere proposte soltanto dalle parti” dunque egli non può pronunciare d’ufficio sulle eccezioni le quali possono essere proposte dalle parti e risponde anche al quesito se sui fatti estintivi. il pagamento del debito) e dunque il giudice deve tenerne conto d’ufficio. impeditivi e modificativi. Qual è il fondamento di questa distinzione? In alcuni casi la legge stabilisce espressamente che l’eccezione è proponibile solo dalle parti. modificata o impedita da altri fatti la cui allegazione configura la cd.allargamento che però non riguarda la domanda stessa ma che riguarda i fatti che il giudice può e deve conoscere. questa norma afferma implicitamente che esistono due categorie di eccezioni: quelle sulle quali il giudice può pronunciarsi d’ufficio e quelle che possono essere proposte solo dalle parti dal che si desume che se da un lato non si può parlare di una generale esclusiva del convenuto e dall’altro non si può dire che chi resiste alla domanda sia del tutto privo una zona di esclusiva dell’oggetto del processo e che è limitata a quei soli fatti che stanno a fondamento delle eccezioni che possono essere proposte soltanto dalle parti dette eccezioni in senso proprio e stretto.

Un’esigenza analoga si determina nel caso in cui la seconda azione viene proposta quando il processo introdotto dalla prima azione non è ancora terminato ma è pendente. . L’operazione di identificazione dell’azione esercitata in concreto è necessaria per l’applicazione della regola ne bis in idem che sta alla base del rilievo della cosa giudicata ( per verificare se un’azione coincide o meno con quella su cui è sceso il giudicato). Un problema di identificazione di azioni può sorgere con riguardo alle regole del contraddittorio e del doppio grado di giurisdizione perché in ossequio a queste regole il legislatore vieta la proposizione di domande nuove sia nel corso del giudizio di primo grado sia in appello e per verificare se una domanda è nuova si dovrà ricorrere all’identificazione delle azioni. proponendo una sua domanda o domanda riconvenzionale che allarga l’oggetto del processo anche con riguardo alla domanda. in questo caso la regola ne bis in idem si traduce nel divieto al secondo giudice di pronunciarsi e deve dare atto della litispendenza. il singolo processo individuato nel suo oggetto sostanziale viene indicato con il temine causa e per determinare e individuare nei suoi confini una causa occorre individuare l’ambito dell’azione che l’ha introdotta. la domanda del convenuto dipenda dallo stesso titolo su cui si fonda la domanda dell’attore o su cui si fonda l’eccezione dello stesso convenuto. Ciò è possibile solo quando tra questa domanda e quella dell’attore sussista un collegamento che ne renda opportuna la trattazione congiunta ossia quando.così l’art 36 cpc. a seguito della eccezione di litispendenza il giudice dovrà risolvere e impostare un problema di identificazione delle due azioni on riguardo all’ambito e ai confini dell’azione già pendente. CAP VI L ’INDIVIDUAZIONE DELL ’OGGETTO DEL PROCESSO L’attore con l’esercizio della sua azione determina l’oggetto sostanziale del processo.Il convenuto può andare anche oltre il limite della richiesta di rigetto della domanda dell’attore.

A) gli elementi soggettivi “personae” e i limito soggettivi del giudicato Perché due azioni possano essere dette identiche devono essere identici tutti i loro elementi. Gli elementi soggettivi dell’azione sono il soggetto passivo e il soggetto attivo. In terzo luogo si deve prendere atto che l’ordinamento offre molti esempi di casi di astensione degli effetti del giudicato nei confronti di soggetti che non furono parti nel processo. Rispetto a questi soggetti si determinano i limiti soggettivi del giudicato secondo l’art 2909 per il quale”l’accertamento del contenuto della sentenza passata in giudicato fa stato ad ogni effetto tra le parti. Ma al di fuori di questi casi il giudicato non si estende ai terzi. Gli elementi soggettivi dell’azione. Questi sono in primo luogo gli eredi e aventi causa. oppure si ha il caso di più soggetti legittimati all’esercizio di un’azione che può essere esercitata una sola volta. se c’è rappresentanza il riferimento è al rappresentato. se c’è sostituzione al sostituito. oppure il caso in cui il diritti dei soggetti si trova in un rapporto di pregiudizialità . Il petitum e la causa petendi Gli elementi oggettivi dell’azione sono 2: l’oggetto e il titolo.dipendenza.Gli elementi individuatori delle azioni. se anche uno solo degli elementi è diverso non si parla più si identità delle azioni ma di connessione. L’oggetto o petitum è ciò che si chiede con la domanda e poiché la domanda è rivolta a due soggetti (giudice e l’altra parte) il petitum assumerà due aspetti diversi. In secondo luogo se si tiene presente che con la parola “parti” non si intende solo i soggetti degli atti del processo (parti processuali) ma anche i soggetti del rapporto sostanziale affermato o dell’azione (parte in senso sostanziale) ed è proprio a queste che si riferisce l’art 2909. i loro eredi o aventi causa”. In via immediata si rivolge al giudice . o i casi di estensione anormale solo nei casi previsti dalla legge. Possono essere così evidenziati alcuni punti fermi: in primo luogo la sentenza non può pregiudicare altri che furono estranei alla lite.

che è l’oggetto del processo. il mero accertamento ecc… In via mediata la domanda si volge alla controparte a cui si chiede un bene della vita (petitum mediato).al quale si chiede un provvedimento (petitum immediato): la condanna. il diritto sostanziale affermato in forza del quale viene chiesto il petitum. Causa petendi vuol dire ragione del domandare cioè la ragione obbiettiva su cui si fonda la domanda. dunque ciò che individua la causa petendi è il fatto costitutivo del diritto talvolta in correlazione con il fatto lesivo di quel diritto. Anche questo elemento deve coincidere perché si abbia identità di azioni la quale postula sotto questo profilo l’identità tra petitum immediato e mediato. se considerato per se stesso come il titolo o causa petendi. Non sempre il fenomeno del venire in essere di un diritto si verifica secondo lo schema di un fatto che è costitutivo di un diritto poiché qualche volta può fatti possono cospirare nel costituire un solo diritto e poiché la causa petendi consiste nel diritto sostanziale affermato può accadere che il riferimento a fatti diversi non basti ad implicare la diversità della causa petendi e quindi dell’azione. ma in altri casi l’individuazione del fatto costitutivo dovrà essere integrata con l’individuazione del fatto lesivo affermato poiché è questo che normalmente concreta l’interesse ad agire che pure costituisce un elemento della causa petendi (passiva). Petitum mediato e causa petendi sono dunque le due angolazioni del diritto sostanziale affermato. . lo è sicuramente nei casi in cui la tutela giurisdizionale prescinde dalla violazione e si dice che l’interesse ad agire è in re ipsa (diritto potestativo). Il bene della vita presuppone il riferimento più o meno esplicito ad un diritto sostanziale che qualifica come petitum il bene della vita richiesto e viene in rilievo. Il fatto costitutivo del diritto affermato non è sempre sufficiente per individuare la causa petendi. Il diritto affermato nel quale convergono viene in rilievo come entità concreta se si ricorda che ciò che individua il diritto come volontà concreta di legge non è la norma di legge ma i fatti costitutivi del diritto appare evidente come la causa petendi si risolva nel riferimento concreto a quel fatto o a quei fatti che sono affermati e allegati come costitutivi.

In questi diritti la portata individuatrice dell’azione è polarizzata nella causa petendi che almeno tendenzialmente implica il petitum.dunque bisogna verificare se il fatto diverso fonda un diritto diverso oppure lo stesso diritto. cumulo e concorso di azioni Il fenomeno della comunanza parziale di elementi tra due o più azioni se non interessa l’ordinamento sotto il profilo della litispendenza o del giudicato lo interessa sotto il profilo della connessione cioè quello dell’eventuale opportunità che le due o più cause siano esaminate e trattate insieme. Si ha connessione soggettiva quando due o più cause hanno in comune entrambi i soggetti. Connessione. La connessione può dipendere sia dalla comunanza di entrambi gli elementi soggettivi e sia della comunanza di almeno uno degli elemento oggettivi. Passando in rassegna i diversi tipi di diritto sostanziale va constatato che la categoria dei diritti rispetto ai quali il fenomeno si verifica è quella dei diritti relativi ed in particolare dei diritti di obbligazione ad una prestazione generica poiché ciascuno di questi diritti nasce con il proprio rispettivo fatto costitutivo che è diverso per ogni singolo diritto sicché è solo in questo fatto che si ravvisa la causa petendi. Si può rendere possibile la trattazione congiunta col cumulo oggettivo conseguente alla connessione soggettiva e che consiste in sostanza nella proposizione di più azioni diverse dalla stessa parte e contro la stessa parte nello stesso processo (più domande anche non connesse). . Anche nei diritti alla modificazione giuridica diversi fatti genetici possono fondare lo stesso diritto e la stessa azione. Rispetto ai diritti assoluti (esclusi i diritti di garanzia) la situazione è diversa perché questi diritti sono sempre identici qualunque sia il fatto che ne costituisce la genesi. In sostanza nel campo dei diritti relativi poiché il diritto può venire in essere più di una volta tra gli stessi soggetti ad ogni fatto costitutivo corrisponde un diverso diritto e quindi una diversa causa petendi ed una diversa azione.

. ma può avvenire con la medesima sentenza. Questo fenomeno di più parti nello stesso processo si chiama litisconsorzio e si risolve in una facoltà per chi agisce (litisconsorzio facoltativo art 103 cpc). Al quale fenomeno si contrappone quello del cumulo condizionale che si verifica quando due o più domande vengono proposte nello stesso processo alla condizione che una di queste sia previamente accolta (cumulo successivo o condizionale in senso stretto) e previamente respinta (cumulo eventuale o subordinato). Questo fenomeno è il concorso di azioni. La comunanza di alcuni elementi di 2 o più azioni può far si che la conseguente connessione assuma rilievo sotto il profilo dell’eventualità che l’esercizio di un’azione consegua il risultato pratico anche di un’altra azione con la conseguenza che questa diviene obiettivamente inutile. D’altra parte può accadere che azioni concorrenti sorgano dagli stessi fatti in quanto rientranti in diverse previsioni normative. la pregiudizialità e la garanzia. Si può avere concorso di azioni per connessione di petitum e di causa petendi quando lo stesso diritto potestativo necessario viene attribuito a soggetti diversi. Nel caso che due o più azioni concorrenti vengano proposte nello stesso processo. si verifica il fenomeno del cumulo alternativo di azioni o di domande.La connessione oggettiva invece può dare luogo alla possibilità di cumulo soggettivo cioè alla possibilità che in relazione e a causa della connessione di uno o di tutti gli elementi oggettivi si sovrappongono nello stesso processo anche gli elementi soggettivi (che sono diversi). In questi casi la pronuncia sull’azione condizionata non postula il passaggio in giudicato della pronuncia sull’azione condizionante. Inoltre si può avere un concorso di azioni per connessione oggettiva rispetto al petitum quando all’identità dei soggetti e del petitum corrispondano varie cause petendi. Figure particolari di connessione sono oltre alla riconversione anche l’accessorietà.

dall’alro alle ragioni per le quali i poteri decisori dovrebbero essere attribuiti a taluno di questi soggetti. La generalità fa si che il tema della giurisdizione si pone come un sistema di limiti a questa spettanza. .CAP VI IL GIUDICE I SUOI AUSILIARI E GLI UFFICI COMPLEMENTARI L’art 1 del cpc afferma che la giurisdizione civile è esercitata dai giudici ordinari secondo le norme del codice salve disposizioni di legge. Un criterio di ordine generale è dettato dall’art. viene in rilievo solo la posizione del convenuto rispetto al quale la giurisdizione non è più condizionata dalla cittadinanza ma solo dal domicilio o residenza. I limiti si riferiscono da un lato ai soggetti diversi dai giudici ordinari italiani ai quali potrebbero spettare poteri decisori (es. L’art 16 delle disp della legge in generale dispone che “ lo straniero è ammesso a godere dei diritti civili attribuiti al cittadino a condizione di reciprocità” e che in ogni caso la legge italiano non preclude allo straniero la giurisdizione italiana. Il potere giurisdizionale spetta ai giudici ordinari considerati tutti insieme dunque la giurisdizione presenta il carattere della generalità nel quale si condensa il disposto dell’art 102 co 1 Cost e dell’art 1 cpc secondo cui il potere giurisdizionale dello Stato spetta di regola ai giudici ordinari rispetto a tutte le cause. I limiti in particolare a) Mancanza di domicilio o residenza Prima della legge 218/1995 il primo ordine di limiti riguardava la qualità di straniero che può appartenere ad una delle parti. 5 cpc secondo cui la giurisdizione si determina con riguardo alla legge vigente e allo stato di fatto esistente al momento della proposizione della domanda restando senza conseguenza gli eventuali mutamenti successivi: è questa la Perpetuatio Jurisdictionis. perciò fermo restando che lo straniero può farsi attore davanti ai nostri giudici. Nel caso in cui convenuto sia uno stato straniero la consuetudine internazionale esclude che lo stato possa essere convenuto davanti a un giudice ordinario di altro stato pur potendo agire come attore. giudici di altri stati).

CAPITOLO 8 Le parti e i difensori Tutte le sezioni NOZIONE E QUALITÀ DI PARTE NEL PROCESSO Ciascuno dei soggetti del processo è non è definito dalla legge come «parte». da un lato. «fanno» il processo (attore) e. A tale situazione processuale si aggiunge la posizione di parte «imparziale» che sono appunto i giudici e gli uffici collaterali. dall'altro lato. Nel linguaggio giuridico processuale il termine “parte” sta ad indicare il ruolo soggettivo nel processo e si riferisce a quei soggetti che. . ne subiscono gli effetti (convenuto). e Tale nel termine è adottato la in numerosissime implica la disposizioni linguaggio comune parola contrapposizione tra soggetti nell’ambito di un comune contesto. ne subiscono gli effetti e sono perciò i destinatari dei provvedimenti del giudice. Parti nel processo sono dunque quei soggetti che compiono atti del processo.

Tale è la qualificazione minia di parte processuale, per cui se c’ed domanda c’è processo e dunque, parte. Nella rappresentanza processuale è parte il rappresentato e nella sostituzione il sostituito, in quanto titolari del rapporto giuridico dedotto in giudizio. In tali termini si parla di parte “sostanziale” di cui all’art. 2909 c.d., mentre la dottrina parla di parte “processuale” con riferimento ai soggetti che intervengono in giudizio. La qualità di parte in senso processuale fa riferimento alle situazioni giuridiche dedotte in giudizio e, dunque, vale per ogni tipo di processo

LA CAPACITA’ DI STARE IN GIUDIZIO (O CAPACITA’ PROCESSUALE) E LA LEGITTIMAZIONE PROCESSUALE

Se la parte si afferma come titolare del diritto dedotto in giudizio si dice parte legittimata ad agire. Se la parte, invece, ha il potere di proporre domanda è legittimata ad processum, ossia ha la legittimazione processuale per esercitare i poteri e le facoltà che l’ordinamento le riconosce fino alla pronuncia di merito della causa. Il termine legittimazione processuale non è utilizzato dal codice di rito, che invece si riferisce all’art. 75 c.pc. ai soggetti che possono stare in giudizio.

In effetti, il potere di stare in giudizio è riconosciuto ai soggetti che hanno la capacità processuale, la quale dipende dalla capacità di agire o del libero esercizio dei diritti, ex art. 75, comma 1, c.p.c. Dunque, capacità processuale significa capacità di stare in giudizio, L’art. 75 c.p.c. nei commi successivi e l’art. 77 c.p.c. prevedono soggetti che possono stare in giudizio in termini di legittimazione processuale. I concetti di capacità processuale, riferita alla capacità di stare in giudizio, e la legittimazione processuale, come potere di stare in giudizio, dipendono l’uno dall’altro, per cui si parla di parte nel senso di soggetti che “possono” stare in giudizio, in quanto legittimati processuali.

LA RAPPRESENTANZA PROCESSUALE LEGALE, L’ASSISTENZA, L’AUTORIZZAZIONE E LA RAPPRESENTANZA PROCESSUALE DEGLI ENTI. IL CURATORE SPECIALE

L’espressione “possono stare in giudizio” di cui all’art. 75 e “stanno in giudizio” di cui all’art. 77 c.p.c. si riferiscono alla legittimazione processuale. Il problema si pone in riferimento ai soggetti che non hanno la capacità di stare in giudizio, per incapacità d’agire ovvero per i falliti. Il legislatore risolve il problema con la previsione dell’art. 75, comma 2, c.p.c. attraverso lo strumento della rappresentanza legale, per cui altro soggetto, il rappresentante, esercita i poteri processuali che la legge riconosce in capo all’incapace, detto rappresentato. Il potere rappresentativo è riconosciuto in capo al soggetto che agisce ovvero attraverso la c.d. contemplatio domini, ossia agendo spendendo il nome del rappresentato. Nel caso di rappresentanza “volontaria” il potere rappresentativo è conferito mediante procura ad un soggetto, mentre nel caso di rappresentanza “legale” esso è conferito dalla legge al soggetto che è legittimato processualmente a rappresentare l’altro. Così dispone l’art. 75, comma 2, c.p.c. per cui chi non ha il libero esercizio dei propri diritti può stare in giudizio mediante il proprio rappresentante (se non rappresentati). Inoltre, l’art. 75, commi 2, 3 e 4, prevede che lo stare in giudizio dei semincapaci e degli enti rinvia alle disposizioni previste per gli istituti di assistenza in tema di autorizzazione e della c.d. rappresentanza organica, in quanto i semincapaci stanno in giudizio mediante l’assistenza del curatore e talvolta previa autorizzazione del giudice tutelare o del tribunale.

LA RAPPPRESENTANZA PROCESSUALE VOLONTARIA. dunque. comitati ed enti non riconosciuti. ex art. possono stare in giudizio ai sensi di cui all’art.c. Gli enti che non sono riconosciuti come persone giuridiche.c.. (rappresentanti legali pro-tempore) e talora si richiede la previa autorizzazione. l’art. la legittimazione processuale.La legittimazione processuale delle persone giuridiche è attribuita ai rispettivi rappresentanti legali a norma della legge o dello statuto. ma non per incapacità del rappresentato.c. . 75. c.p.c. alla persona giuridica. Nel caso in cui manchi la persona dotata di tale rappresentanza o assistenza. 75. comma 4. comma 3. a mezzo di soggetti che hanno i poteri di agire in campo sostanziale e. CENNI SULLE DISFUNZIONI DEGLI STRUMENTI SOSTIUTIVI E/O INTEGRATIVI DELLA LEGITTIMAZIONE PROCESSUALE Si configura la rappresentanza processuale volontaria ai sensi dell’art. bensì per sua volontà. prevede la nomina urgente di un curatore speciale all’incapace. 78 c. Parimenti in caso di conflitto di interessi tra il rappresentante ed il rappresentato. quali associazioni.p. 77 c. in quanto ad un soggetto è conferito il potere di stare in giudizio da parte di un soggetto. all’associazione non riconosciuta con poteri di rappresentanza o di assistenza provvisoria ossia finché non subentri colui al quale spetta la rappresentanza o l’assistenza.p. c.p.

77. Se il soggetto che agisce o contro il quale si agisce è.p. il quale rende invalida la domanda da lui proposta ed il processo deve arrestarsi a seguito della pronuncia su tale difetto. Anche il rappresentante volontario dovrà effettuare la c. più precisamente il potere rappresentativo è riconosciuto in capo a colui che ha la possibilità di intervenire sul piano sostanziale rispetto a tali diritti.Tale rappresentanza richiede uno specifico conferimento per iscritto a chi è già rappresentante in campo sostanziale e.c. contemplatio domini.d. però. Se tale vizio non è rilevato ed è stata pronunciata sentenza. privo di legittimazione processuale si verifica l’ipotesi del c. Così il procuratore generale ed il procuratore a determinati affari. per cui è sufficiente la qualità del rappresentante sostanziale.). mentre la mancata autorizzazione implica difetto di legittimazione processuale e nullità rilevabile d’ufficio. 182 c.p. il potere rappresentativo processuale si presume conferito al procuratore generale di chi non ha la residenza o domicilio nella Repubblica e all’institore (art. per cui nel processo non opera la negotiorum gestio né la ratifica del suo operato i cui effetti sono conseguibili ai sensi di cui all’art.c. falsus procurator. ossia esercitare il potere rappresentativo mediante la dichiarazione del rappresentante di agire in nome del rappresentato in quanto legittimato nel processo. tranne che per gli atti urgenti e le misure cautelari.d. c. comma 2. il giudicato non investirà il rappresentato. . Tuttavia. Il difetto di autorizzazione è invece sanabile.

i quali spesso si avvalgono della collaborazione dei “difensori” per stare in giudizio. ossia del difensore. b) il difensore assicura serenità e distacco necessaria per l’esame della controversia rispetto all’animosità delle parti. ossia che compie atti del processo. si distinguono in: b. è definita come “diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento”. b.c. RAGIONI E LIMITI DELLA C. la quale: a) all’art.p. La legge ammette la figura del “difensore” nel processo in quanto: a) gli atti del processo richiedono l’ausilio del tecnico del diritto. la cui attività è il “ministero di difensore”. Cost. b) all’art. NECESSARIETA’ DEL PATROCINIO.I DIFENSORI E I CONSULENTI TECNICI DI PARTE I DIFENSORI: LE DUE DISTINTE FUNZIONI DEL (GIA’) PROCURAOTE E DELL’AVVOCATO. RAPPORTI CON C. ossia all’attività degli ausiliari di parte che. a sua volta. è la parte o il suo rappresentante. Per effetto della L. 82 c. n. Tali due diverse funzioni del difensore sono poste a fondamento della “difesa”.D. si riferisce al “patrocinio”.1) coloro che la legge chiama “procuratori”.2) coloro che dalla legge sono chiamati “avvocati” la cui attività è quella di “assistenza di difensore”.D. DIRITTO COSTITUZIONALE ALLA DIFESA Il soggetto che “sta in giudizio”. 24. 27/ 1997 la qualifica professionale di procuratore legale (che esercita il ministero del difensore) e . comma 2.

alla Cassazione. . senza limiti territoriali (art. non vi è obbligo di cumulare la funzione del procuratore con quella dell’avvocato. onere del patrocinio) riguarda soltanto i casi in cui la legge prescrive il necessario ministero del difensore. Infatti. 82. pari ad €.). in quanto la necessità di avvalersi del difensore (c. per le cause di valore non eccedente un milione. Quanto alle rispettive funzioni. c. Il ministero del difensore è prescritto anche per le cause di lavoro. come previsto nei giudizi innanzi ai Tribunali. salvo che abbiano valore inferiore a €. n. al quale si affianca l’albo speciale degli avvocati abilitati al patrocinio innanzi alla Corte di Cassazione ed alle altre giurisdizioni superiori. n. comma 1. dunque.46 (art. 6 della L. alle Corti d’appello. Il ministero può altresì svolgersi. la legge stabilisce che esse possono essere cumulate e. 82 del R.d. necessario nei giudizi innanzi al Giudice di Pace. Tale ministero del difensore non è. ferma la necessità di elezione di domicilio nella circoscrizione territoriale del giudice innanzi al quale si svolge il giudizio (art.c.11 per cui la parte può stare personalmente in giudizio. in quanto è stato soppresso l’albo dei procuratori legali confluito nell’unica albo degli avvocati. mentre per le cause di valore superiore la legge richiede il ministero del difensore. invece. l’attività propria di ciascuna figura professionale opera autonomamente.p.D. come l’assistenza.129.avvocato (che esercita l’assistenza del difensore) si sono formalmente unificate. 37/1934). 27/ 1997). 516.

va considerato che la legge chiama “ministero del difensore” il c. salvo che egli non abbia ricevuto espressamente il potere di tale diritto come da apposita riserva di parte (c. ossia avvalendosi della c. La procura speciale alla lite può essere proposta da persona individuabile mediante sottoscrizione leggibile ovvero dall’intestazione dell’atto che. rappresentanza tecnica.d. in quanto ad essa riservati personalmente. in quanto si realizza un subconferimento al difensore dell’esercizio dei poteri che la legge riconosce in capo alla parte e che alla stessa restano tali. . ossia il potere di compiere e di ricevere in nome della parte tutti gli atti del processo. procura). RAPPRESENTANZA TECNICA Quanto all’attività dei difensori ed alla loro tecnica del “ministero”.D.IL “MINISTERO” DEL DIFENSORE E LA C. in quanto si riferisce genericamente ad una serie indeterminata di liti. in quanto si riferisce ad una singola lite e deve essere conferita con atto pubblico o scrittura privata autenticata. può esercitare personalmente i poteri soltanto a mezzo difensore.d.d. ius postulando. La parte. alle liti. infatti. in calce o a margine del documento. in quanto la legge conferisce al difensore l’esercizio dei medesimi poteri conferiti alla parte. Il conferimento dei poteri al difensore avviene con apposito atto che può essere: a) procura generale. b) procura speciale alla lite. esclusi soltanto quelli che implicano diritto di contesa.

p. Nell’attività processuale il difensore prende in considerazione i rapporti con la parte ai soli fini delle conseguenze processuali . ma a lui non è riconosciuta alcuna autonomia rispetto alla disposizione dei diritti sostanziali oggetto di causa. rappresentanza tecnica che si contrappone alla c. quando non è espressa una volontà diversa ex art. La procura speciale si presume conferita soltanto per un determinato grado del processo.c.p.c. è difesa in giudizio dall’Avvocatura dello Stato. Infine. gli effetti dei suoi atti sono assunti in suo nome ed egli stesso assume la veste di parte con conseguenti responsabilità anche al fine delle spese di giudizio. Attraverso lo “jus postulandi” si realizza la figura della c.c.contiene gli elementi di cui all’art. comma 3. L’attore può rilasciare la procura anche dopo la notificazione dell’atto di citazione. 83. se il difensore agisce in giudizio senza alcuna procura. in quanto esercita poteri discrezionali autonomi rispetto alla parte più ampi di quelli del rappresentante. 125.d.p. comma 4. c. c. La PA. invece.d. rappresentanza processuale in senso proprio. 83. purché essa sussista prima della costituzione in giudizio ex art. tra cui l’autenticazione della sottoscrizione della parte mediante firma del difensore. ossia al fatto che anche il rappresentante legale o il rappresentante volontario debbono o possono stare in giudizio con il ministero del difensore. comma 2. Invero. il difensore non è semplicemente un “nuncius” della parte. c.

d. esercita l’assistenza in propria persona. in quanto egli svolge attività difensiva volta a determinare il convincimento del giudice. 87 c. e non in nome della parte. revoca. Pertanto egli è difensore in prima persona. ma il loro contenuto. a favore della parte. la facoltà di trasmissione di atti o provvedimento del processo o anche di altro processo ad altro difensore munito di procura a mezzo telecomunicazione (fax.email) e la copia fotostatica o l’email si ritiene conforme all’atto trasmesso. 83 c. L’”ASSISTENZA” DELL’AVVOCATO E DEL CONSULENTE TECNICO DI PARTE L’assistenza del difensore. La stessa funzione è svolta dal consulente tecnico di parte di cui all’art.p. ossia non giuridica. rinuncia) e tali rapporti vanno ricondotti alla figura di contratto di prestazione d’opera (c.c. .(procura. Infine.c. la legge n. contratto di patrocinio).p. assume nel processo un ruoto tecnico che non riguarda la forma degli atti. infatti. per cui la legge consente alle parti di incaricare tale consulente nei casi in cui il giudice dove giudicare su casi che investono la risoluzione di problemi di natura tecnica.. L’avvocato. ossia il “ministero” rappresentato dall’avvocato. 183/ 1993 ha attribuito al difensore munito di procura di cui all’art.

.

. per cui le parti ed i loro difensori devono comportarsi in giudizio con lealtà e probità. 88. Si deve trattare di espressioni che. però. tra cui il dovere di cui all’art. non riguardano l’oggetto della causa.I DOVERI E LE RESPONSABILITA’ DELLE PARTI E DEI DIFENSORI IL DOVERE DI LEALTA’ E PROBITA’ E IL DIVIETO DI ESPRESSIONI OFFENSIVE O SCONVENIENTI Alle parti processuali la legge riconosce determinati oneri. ad esempio. Secondo alcuni autori.c.p. invece secondo altri (MANDRIOLI) tale comportamento leale e probo è assunto dalla norma a contenuto di un preciso dovere che la legge incombe alle parti ed ai loro difensori. il rimborso delle spese processuali nonché il divieto di inserire negli scritti difensivi espressioni sconvenienti o offensive. LA RESPONSABILITA’ PER LE SPESE A) L’ONERE DI ANTICIPAZIONE . la norma in parola si riferisce ad un comportamento corretto. per cui può essere disposta la cancellazione delle stesse ed alla persona offesa può essere assegnata una somma di denaro a titolo di risarcimento del danno. quali. in quanto la violazione di tale dovere comporta sanzioni. comma 1. c.

L’art. . risulta avere ragione. la parte soccombente può agire o resistere in giudizio in quanto non ha commesso alcun illecito e. si afferma che le spese del processo sono considerate innanzitutto sotto il profilo della loro anticipazione. in quanto esse sono poste a carico di chi compie i singoli atti per cui anticipa le spese necessarie al processo.p.B) LA REGOLA DELLA SOCCOMBENZA E IL SUO FONDAMENTO GIURIDICO La responsabilità per le spese del processo è posta a carico della parte soccombente al giudizio e a favore dell’altra. bensì nel senso di autoresponsabilità o deterrente di chi agisce in giudizio o resiste in giudizio. ma senza fondamento risarcitorio. a fine processo. 91 c. può esercitare il proprio diritto di difesa. In secondo luogo.c. Pertanto. compreso il compenso dell’avvocato. perché altrimenti subirebbe una decurtazione del proprio diritto. il cui carico definitivo si trasferisce alla parte soccombente. dunque. In particolare. A sua volta. le spese del processo non possono gravare in ogni caso sulla parte che. la necessità di chi si rivolge al giudice per ottenere la tutela del proprio diritto non può rilevarsi a suo danno mediante il riconoscimento della responsabilità per le spese processuali. a fine giudizio. prevede che le spese processuali siano poste a carico del soccombente. ma semmai essa va posta a carico della parte soccombente.

nel senso di soccombenza reciproca. TEMERARIETA’ DELLA LITE E) FIGURE PARTICOLARI DI RESPONSABILITA’ PER LE SPESE F) LA DISTRAZIONE DELLE SPESE La soccombenza della parte alle spese processuali è suggerita da ragioni di opportunità e la legge attribuisce al giudice (art. il comportamento in violazione dell’art. comma 2. può “compensare” le spese di tutto o in parte del processo se sussistono “giusti motivi”.c. C) I “GIUSTI MOTIVI” ED ALTRE RAGIONI DI TEMPERAMENTO DELLA REGOLA DELLA SOCCOMBENZA. riconducibili al . Inoltre. comma 1.p. le spese della procedura sono a carico dell’esecutato e nel processo cautelare le spese sono a carico del richiedente il provvedimento del giudice se la richiesta è stata rigettata. D) LA RESPONSABILITA’ AGGRAVATA O PER C. Nel processo esecutivo. c. il giudice ai sensi dell’at.c.D. compreso il compenso del difensore di quest’ultima.p. 92.c.Con la sentenza che conclude il processo si determinano le spese processuali.) il potere di ridurre in sede di “liquidazione” la ripetizione delle spese ritenute eccessive o superflue nonché di sanzionare con il rimborso delle spese anche non ripetibili e indipendentemente dalla soccombenza. per cui il giudice “liquida” le stesse a favore della parte vittoriosa. 88 c.p. c. 92.

posto a fondamento del risarcimento dei danno di cui all’art. ai sensi dell’art. può fondare il diritto al risarcimento di tutti i danni subiti per essere stati costretti a partecipare ad un giudizio obiettivamente ingiustificato. per cui la colpa grave viene equiparata al dolo. temerarietà della lite. che poi risultano infondati a seguito di accertamento sulla fondatezza del relativo diritto di cui si è richiesta l’esecuzione o la cautela.p.. che.comportamento delle parti nonché per ragioni obiettive di dubbiosità delle questioni prospettate dalle parti od anche per altre ragioni di solidarietà sociale. Nel processo esecutivo e cautelare. La legge prende in considerazione la “mala fede” che rileva l’abuso del diritto di azione da cui scaturisce il comportamento illecito. viene imputato tale comportamento per il fatto di aver agito o resistito in mala fede o con colpa grave. che può sussistere soltanto se le parti in giudizio hanno tenuto un comportamento tale da configurarsi come illecito. il risarcimento del danno presuppone il fatto il illecito. alla soccombenza può aggiungersi una vera e propria responsabilità aggravata a carico della parte che ha agito o resistito in giudizio con malafede o colpa grave di cui all’art.p.c. 96 c.d. 96. dunque. comma 1.c.p. Al soccombente. c. per cui si parla della c. Pertanto. ossia la mancanza della pur minima avvedutezza e consapevolezza delle conseguenze dei propri atti. 96 c. In effetti.c. e ad essa equipara la “colpa grave”. . la responsabilità aggravata consiste nel fatto che la parte può avvalersi del titolo esecutivo o del provvedimento cautelare.

distrazione delle spese a favore del procuratore antistatario). il giudice non può decidere e deve ordinare alle parti di integrare il contraddittorio (art. in quanto essi hanno agito senza la normale prudenza. per cui. si configura una fattispecie di responsabilità che può implicare un illecito e fondare un risarcimento del danno.c. IL LITISCONSORZIO NECESSARIO E IL LITISCONSORZIO FACOLTATIVO La legge si occupa di comunanza della lite a più soggetti indicando tale fenomeno con il termine litisconsorzio che può essere: a) litisconsorzio necessario: consiste nel fatto che due o più soggetti sono legittimati ad agire o a contraddire in modo necessariamente congiunto nel medesimo processo. L’art.) nel termine perentorio che. per cui abbiamo tutti tali soggetti devono partecipare nel processo.d. ossia nelle ipotesi in cui si agisce “senza la normale prudenza”. in quanto tutti attori o tutti convenuti. in mancanza di tale partecipazione. 102 c. curatori.pc. eliminando il tramite della parte vittoriosa (c. considera la condanna alle spese in proprio di tutori. 94 c. se non rispettato. . Il difensore della parte vittoriosa può ottenere la distrazione a suo favore della spese poste a carico della parte soccombente.In ogni caso di abuso del diritto. determina l’estinzione del processo.p. affinché il giudice possa decidere. rappresentanti secondo principi della responsabilità aggravata.

A) L’INTERVENTO VOLONTARIO Dopo l’avvio del processo si può verificare l’intervento volontario di cui all’art. si parla di litisconsorzio alternativo in quanto caratterizzato da un medesimo petitum verso più soggetti in alternativa tra loro sia dal lato attivo che passivo.La necessità del litisconsorzio sussiste nei casi in cui è impossibile per il giudice pronunciarsi sulla causa in base alle ragioni di diritto che determinano la necessità della partecipazione di altri soggetti nel medesimo processo sia per ragioni di opportunità previste dalla legge sua quando la pronuncia stessa del giudice adito non può essere adottata se non in presenza di tutti i soggetti che devono partecipare al giudizio. per cui si esige uno svolgimento unitario dei relativi giudizi. 103 c. L’INTERVENTO.p.. litisconsorzio unitario. . E’ una figura elaborata dalla dottrina. Infine. ossia di una successiva attuazione del litisconsorzio che può verificarsi anche indipendentemente dalla integrazione del contraddittorio mediante l’ingresso spontaneo o coatto di uno o più soggetti nel processo in corso. b) litisconsorzio facoltativo: consiste nella mera opportunità del cumulo soggettivo che consegue alla connessione oggettiva tra più processi (art.d.c. 102 c. invece. Il c.c.).p. considera lo stesso petitum e la stessa causa petendi.

che determina una connessione oggettiva tra l’azione in corso e l’azione che il terzo intende esercitare o che si vuole esercitare nei suoi confronti. il quale dà luogo ad intervento volontario e ad intervento coatto. In entrambi i due casi. L’intervento volontario è di due tipi: . il terzo da valere un suo diritto connesso all’oggetto del giudizio in corso. opposizione di terzo di cui all’art. ma soprattutto per i risvolti pratici che possono derivare da tale sentenza i cui effetti possono estendersi nei suoi confronti. sia per petitum che per causa petendi. 404 c. la legge consente al terzo che non sia intervenuto in giudizio la c.d. 105 c.Tale ingresso di terzi nel processo in corso si spiega come legittimazione per la necessità o la facoltatività del litisconsorzio. L’interesse del terzo nell’intervenire nel processo in corso consiste non tanto perché la sentenza (inter alios) sia a lui opponibile e possa pregiudicarlo nel suo diritto.p. contro la sentenza che produce effetti nei suoi confronti. La legge prescrive l’intervento del terzo in giudizio per ragioni di necessità o di connessione tra cause. l’intervento realizza un litisconsorzio in corso di causa. Del resto.pc. in quanto considera: a) la legittimazione ad intervenire spontaneamente o la legittimazione attiva ad intervenire (intervento volontario). b) la legittimazione passiva a subire l’intervento ossia ad esser chiamati in giudizio (intervento coatto).. in quanto si verifica mediante “chiamata” del terzo in giudizio. Quanto all’intervento volontario di cui all’art.c.

per cui vi è connessione oggettiva.2) intervento litisconsortile: . ossia afferma. dipendente da quest’ultima.a.c).p.p. condizionata. Gli articolo 267 e 268 c. comma 1. B) L’INTERVENTO COATTO A ISTANZA DI PARTE L’intervento coatto si realizza: a) ad istanza di parte b) o quando è chiamato in corso di giudizio.c.c. disciplinano le modalità di attuazione dell’intervento volontario. se il terzo non fa valere un proprio diritto ma si limita a sostenere il diritto di un’altra parte del processo. a.adesivo autonomo. un diritto autonomo con quello delle altri parti (art.p. in quanto citato in giudizio ai sensi di cui all’art. 106 c. c. . che riflettono la disciplina del processo di cognizione.adesivo dipendente. L’intervento coatto ad istanza di parte determina la posizione processuale del terzo come convenuto. Il terzo è convenuto in giudizio o chiamato da una delle parti per comunione della causa o perché si pretende da lui la garanzia. 105. per cui la sua posizione non è autonoma ma riflessa.1) intervento principale. se il terzo fa valere il suo diritto soltanto contro alcune delle parti ovvero adesivo dipendente se il terzo . se il terzo fa valere.

Le ragioni dell’intervento coatto sono le stesse del litisconsorzio. poiché tale ordine non sussisteva affatto prima ed il giudice. C) L’INTERVENTO COATTO PER ORDINE DEL GIUDICE E’ ordinato dal giudice se ritiene la causa comune al terzo e tale ordine è rivolto non direttamente al terzo. in quanto lui stesso avrebbe potuto intervenire per rivendicare un proprio diritto ovvero proporre un intervento adesivo considerando che la sentenza avrebbe potuto produrre i suoi effetti anche nei suoi confronti. ma alle parti che con atto di citazione devo chiamare in giudizio il terzo. 102 c.c. mentre l’art. considera la necessità del litisconsorzio che fonda l’ordine del giudice. ossia l’opportunità della contemporanea partecipazione al processo di tutte le parti interessate dagli effetti della sentenza.L’intervento del terzo determina altresì una situazione di litisconsorzio. destinataria dell’ordine del giudice di far intervenire il terzo in giudizio è la parte che ha interesse alla prosecuzione del giudizio. nell’intervento coatto la necessità del litisconsorzio è l’effetto stesso dell’ordine del giudice. In particolare. Tuttavia.p. ossia quello di ottenere che la sentenza sia efficace anche contro il terzo al fine di prevenire le pretese o per l’immediata rivalsa in caso di soccombenza. per cui se la chiamata non avviene la causa stessa è cancellata dal ruolo ed il processo si estingue. Le ragioni pratiche della chiamata in causa del terzo appaiono evidenti considerando lo scopo di chi propone la medesima chiamata. a sua .

L’estromissione non sottrae. Ciò implica. in quanto presuppone un provvedimento del giudice che può essere impugnabile. quando il garante accetta di partecipare al giudizio in luogo suo (art.discrezione. in ogni caso.) b) l’estromissione obbligazione dell’obbligato di che non contesta la sua a ed accetta depositare ciò che deve disposizione della parte che il giudice riconoscerà creditrice. che non è mai immediata ed effettiva.p. . LA SUCCESSIONE NEL PROCESSO E LA SUCCESSIONE NEL DIRITTO CONTROVERSO Tali fenomeni determinano un mutamento nella posizione delle parti processuali. in ogni caso. L’ESTROMISSIONE L’estromissione sta ad indicare l’uscita di una parte dal processo. in quanto l’ordine del giudice deve fondarsi su ragioni di opportunità sulle quali si fonda l’ordine della chiamata del terzo. una certa discrezionalità del giudice in ordine al principio della domanda. decide la necessità dell’intervento del terzo in corso di causa a pena l’estinzione del processo stesso.c. l’obbligato all’efficacia della sentenza pronunciata nel processo. 108 c. La legge prevede due tipi di estromissione: a) l’estromissione del garantito.

può determinare la cessazione della materia del contendere.p.d. 111.p. che assume la veste di sostituto processuale. In tale ultima ipotesi di trasferimento. 111. il processo prosegue da chi e nei confronti di chi subentra nella parte che ha cessato di essere parte processuale.d. 110 c. persona fisica. entra nel processo automaticamente. in quanto il processo prosegue tra le parti originarie. così con la morte del coniuge nel giudizio di separazione personale ovvero in caso di estinzione della persona giuridica ex art.p.La morte della parte.c. se essa consegue al trasferimento del diritto controverso di cui all’art. c. rapporto giuridico processuale.p.c. nel senso che colui che era . ossia la successione nel processo si sensi dell’art. 111 c.p. che può verificarsi per atto tra vivi o per causa di morte (legato). ossia il suo successore a titolo particolare ex art. ma dopo la fase di interruzione del processo. comma 3. il processo è proseguito dal successore universale o in suo confronto”. 110 c. riguarda la posizione processuale o il c..c. comma 2.c. Il successore a titolo particolare può intervenire nel processo e può essere estromesso ex art. Il successore. successione universale che. Tale trasferimento non è opponibile all’altra parte. dunque. La successione processuale può essere a titolo particolare. Tali fenomeni danno luogo alla c.c che dispone che “ quando la parte viene meno per morte o per altra causa. c. cui segue la sua autonoma iniziativa al fine di proseguire il processo che può determinarsi come riassunzione o costituzione spontanea del successore. senza investire il diritto sostanziale oggetto di causa.

Il P.M. comma 4.). è tecnicamente parte processuale e funzionalmente è interprete degli interessi pubblici.c. CAPITOLO 9 LA FUNZIONE DEL P. Attraverso la figura del Pubblico Ministero l’ordinamento giuridico assicura la tutela dei diritti. in quanto ha il compito di portare nel processo l’espressione degli interessi pubblici posti a fondamento dell’ordinamento giuridico.alienante resta tale nonostante l’intervenuta sostituzione processuale. .p. 111. c. salvo le norme sull’acquisto in buona fede dei terzi e sulla trascrizione (art.M. in quanto esso opera sul piano pubblicistico seppure imperniato in un processo istituito per iniziativa di parte. La sentenza ha effetto nei confronti del successore processuale a titolo particolare ed è impugnabile anche da lui.

Il P.M. considerati a seconda della diversa intensità del pubblico interesse considerato.M. Il P.M. nei casi tassativamente indicati all’art. è interveniente facoltativo in quanto egli ravvisa un interesse pubblico rispetto ad ogni altra causa.M. Il P. 70 per cui il PM deve intervenire nel processo a pena di nullità rilevabile d’ufficio nelle ipotesi previste dalla norma. 1. tenuto conto delle diverse attribuzioni di poteri riconosciutegli che sono sostanzialmente due: .La legge configura tre diversi interventi del P. è riconosciuta la qualità di parte nei casi previsti dalla legge 2. è interveniente necessario. nel processo civile.M. La legge prevede poteri al PM nell’assolvimento delle proprie funzioni in ambito processuale. nonché nelle cause matrimoniali e della capacità delle persone e negli altri casi previsti dalla legge e nei giudizi in Cassazione 3. in quanto al P. I casi tassativi di intervento del PM sono quelli in cui vi è stata inerzia da parte del titolare del diritto e della cause che lo stesso PM avrebbe potuto proporre. esercita l’azione nei casi stabiliti dalla legge per cui egli assume la veste di attore e si verifica una sorta di legittimazione straordinaria.

per cui il PM non può introdurre nel processo conclusioni se non nei limiti delle domande proposte dalle parti Il PM può proporre impugnazioni contro le sentenza di cause matrimoniali e quelle che dichiarano l’efficacia o l’inefficacia delle sentenza straniere relative a cause matrimoniali salvo le cause di separazione personale dei coniugi. e non di ricusazione. . per cui egli deve proseguire il processo o proporre impugnazioni 2) la posizione del PM interveniente in ogni caso Si tratta di poteri che sono limitati dalle domande proposte dalle parti. prevista per i giudici. Si tratta della situazione processuale per cui il PM è investito dalla legge della titolarità dell’azione. Il PM può altresì proporre la revocazione della sentenza quando essa sia stata pronunciata senza che egli sia stato sentito o quando la sentenza determina la collusione tra le parti per frodare la legge Ai magistrati dell’ufficio del PM si estende la disciplina in materia di astensione.1) la posizione del PM che ha proposto o che potrebbe proporre l’azione.

ossia la sua materia.d. una situazione dinamica che si articola mediante una serie di atti disciplinati nel processo stesso (c. risponde al raggiungimento degli scopi sostanziali degli atti ed il processo . in quanto ciascun atto processuale è considerato dalla legge in riferimento ad una determinata forma rispetto ad una specifica materia (forma – contenuto). la legge processuale si occupa della disciplina delle forme di tali atti e dei relativi effetti.CAPITOLO 10 ATTI PROCESSUALI Il processo si attua mediante l’esercizio dei poteri giudiziari mediante atti processuali. In particolare.c.p. atti processuali) di cui al Titolo VI del c. Il processo è. per cui si parla di procedimento o nesso procedurale con riferimento al susseguirsi di tali atti e poteri nell’ambito del giudizio. La forma dell’atto processuale è la sua estrinsecazione in un comportamento esteriore oggettivamente individuabile ed apprezzabile e che si contrappone alla sua sostanza o contenuto. dunque. Forma e contenuto degli atti processuali sono tra loro coordinati. in quanto si afferma la necessità di contare sulla validità obiettiva degli atti processuali propri o altrui al fine della validità del giudizio stesso. La disciplina della forma degli atti processuali. dunque.

IL PRINCPIO DELLA STRUMENTALITA’ DELLE FORME O DELLA CONGRUITA’ DELLE FORME ALLO SCOPO E IL PRINCIPIO DELLA LIBERTA’ DELLE FORME La disciplina legislativa della forma degli atti processuali si ispira al principio della congruità delle forme allo scopo obiettivo dell’atto. 12 e 131 con riguardo agli atti di cui non siano disciplinate le rispettive forme.compensa l’assenza della disciplina della formazione della volontà e degli scopi soggettivi perseguiti dalle parti rispetto al diritto sostanziale posto a fondamento degli stessi. dunque. Tale principio è enunciato indirettamente dagli artt. La libertà delle forme degli atti processuali è. le forme prescelte dal legislatore sono considerate le più idonee al conseguimento dello scopo che s’intende raggiungere e tale fenomeno è indicato con il termine formalismo. Le norme assolvono ad una funzione di chiusura del sistema. Dunque. circoscritta alla congruità degli atti processuali rispetto allo scopo e s’identifica con la forma prescritta dal legislatore anche quando il legislatore ha . ossia alla sua funzione che esso deve assolvere nell’ambito del processo. in quanto siano invece dello compiuti scopo con le forme più dal idonee al raggiungimento perseguito legislatore considerandoli nell’ambito processuale. in quanto alle parti non è dato il potere di determinare qualsivoglia tipo di atto processuale se non quelli che sono previsti in funzione dello scopo.

4 del DPR n. per cui si considerano le forme più idonee al raggiungimento dello scopo. ALCUNE REGOLE GENERALI: LA LINGUA ITALIANA. se udienza collegiale. in quanto “ rappresentazione informatica di atti. ai sensi dell’art. Invero. 445/ 2000. fatti o dati giuridicamente rilevanti”. 1 del DPR n. ORALITA’ (UDIENZE). L’udienza può essere: a) privata se svolta innanzi al giudice istruttore. L’udienza è diretta dal singolo giudice o dal presidente del collegio. CONTENUTO DI ALCUNI ATTI Nel processo è prescritto l’uso della lingua italiana. . Costituisce una variante a tale regola il documento informatico di cui all’art. per cui se deve essere sentito una persona che non conosce la lingua italiana.omesso di disciplinare le forme degli atti. 123/ 2001 “tutti gli atti e i provvedimenti del processo possono essere compiuti come documenti informatici sottoscritti con firma digitale” dalle parti o dal giudice o dal cancelliere. il giudice deve nominare un interprete o un traduttore per l’esame dei documenti redatti in lingua straniera. il quale regola la discussione. Le udienze costituiscono il momento d’incontro tra giudice e le parti. Gli atti processuali possono essere estrinsecati in forma orale e l’oralità è la manifestazione tipica degli atti nel processo.

al fine di consentire ulteriori effetti. determinano decadenza dal potere di compiere gli atti processuali in caso di loro inosservanza soltanto . dunque. prevedendo che un determinato atto va compiuto entro un certo termine. invece. se si tratta di udienza in cui si svolge la causa. in quanto la loro inosservanza determina la decadenza automatica dal potere di compiere l’atto e non possono essere derogati o abbreviati neppure su accordo delle parti. LA DECADENZA E LE PRECLUSIONI I termini indicano i periodi di tempo previsti dalla legge per il compimento degli atti processuali.b) pubblica. Dell’udienza è data redazione mediante processo verbale redatto dal cancelliere sotto la direzione del giudice. .ritardare il compimento di un atto. I termini assolvono alla funzione della ragionevolezza dello svolgimento del processo. * I termini acceleratori sono perentori. Il legislatore ha previsto i termini processuali rispondendo a diverse esigenze: . possono essere acceleratori o dilatatori. I TERMINI. * I termini ordinatori.accelerare il cammino del giudizio. I termini .

cause di lavoro e previdenziali. I PROVVEDIMENTI DEL GIUDICE IN GENERALE . ossia a perdita. Non si tiene conto dei giorni festivi. per cui non resta alla parte chiedere la possibilità della rimessione in termini o restituzione in termini nelle ipotesi previste dal legislatore. estinzione. ma si computa il “dies ad quem”. convalida di sfratto. per cui essa è prorogata di diritto al primo giorno seguente non festivo. Dal 1 agosto al 15 settembre di ogni anno vige la sospensione dei termini processuali e di proposizione delle domande. procedimenti cautelari. salvo cause in materia alimentare. opposizioni all’esecuzione. dichiarazione di revoca del fallimento. Nel caso in cui la legge preveda che un determinato atto debba essere compiuto a pena di decadenza in concomitanza o non oltre un altro atto. Se si tratta di giorni liberi si esclude sia il dies a quo sia il dies a quem. la decadenza di questo può dare luogo alla preclusione del compimento dell’altro.previo valutazione discrezionale del giudice. Il computo dei termini processuali tiene conto del calendario comune e se trattasi di termini calcolati a giorni (o anche ad ore) si considera la regola del “dies a quo non computatur in termino”. consumazione della facoltà processuale. il quale può altresì prorogarli. salvo che esso coincida con il giorno di scadenza.

. 131 prevede tre tipi di atti del giudice: 1) la sentenza 2) l’ordinanza 3) il decreto La sentenza assolve la funzione decisoria (a conclusione del processo) L’ordinanza ed il decreto assolvono la funzione ordinatoria (durante lo svolgimento del processo) LA SENTENZA La sentenza è il provvedimento del giudice con il quale egli assolve alla sua funzione decisoria e può essere: a) di accoglimento o di rigetto della domanda b) di mero accertamento: accerta il diritto assolvendo ad una funzione di certezza determinata dalla contestazione alla domanda.L’art. d) costitutiva: dopo aver accertato il diritto alla modificazione giuridica dà luogo a tale modificazione. c) di condanna: accerta il diritto e consente l’esecuzione forzata.

La sentenza. data della deliberazione e sottoscrizione del giudice La mancanza di sottoscrizione determina la nullità assoluta ed insanabile della sentenza. per cui si dice sentenza definitiva del processo con riguardo al merito o sul processo. La sentenza sul processo riguarda le questioni di giurisdizione.contenuto della sentenza. di competenza o altre questioni definite dalla legge come pregiudiziali. attinenti al processo. un volta sottoscritta. quali: a) indicazione del giudice che l’ha pronunciata b) indicazione delle parti e dei loro difensori c) conclusioni del PM e delle parti d) esposizione concisa del processo e dei motivi in fatto ed in diritto della decisione (motivazione) e) dispositivo. che le attribuisce efficacia: il cancelliere entro cinque giorni dalla pubblicazione ne dà notizia alle parti costituite mediante . La sentenza può essere anche non definitiva. in quanto risolvendo una questione pregiudiziale non definisce il processo ovvero definisce il merito soltanto parzialmente. L’art. 132 individua i requisiti di forma .La sentenza può concludere o meno il processo. viene depositata nella cancelleria del giudice che l’ha emessa ed il cancelliere provvede alla sua pubblicazione.

tenuto conto che la data di pubblicazione della sentenza costituisce il dies a quo per la decorrenza del termine annuale di impugnazione in mancanza di notificazione della sentenza. ed è pronunciata in contraddittorio tra le parti ed è succintamente motivata. regola lo svolgimento del processo e risolve le questioni procedurali. altrimenti si procede con regolamento di competenza se nel caso siano decorsi tali termini (vedi artt. Eccezionalmente può assolvere a funzione decisoria nei casi previsti dalla legge. per cui essa va comunicata al cancelliere che la comunica alle parti ed è scritta in calce al processo verbale.biglietto contenente il dispositivo o anche mediante telefax o posta elettronica ex art. ma revocabile. L’ordinanza può essere pronunciata dal giudice in udienza ed è inserita nel processo verbale. . È ammesso che il giudice mediante ordinanza possa pronunciare provvedimenti che anticipano gli effetti della pronuncia definitiva di condanna. 327 e 47). 80/2005. L’ordinanza non è impugnabile. L’ORDINANZA E IL DECRETO L’ordinanza assolve di regola alla funzione ordinatoria. L’eventuale successiva notificazione della sentenza è un atto dell’ufficiale giudiziario ad istanza della parte interessata per la proposizione di tutte le impugnazioni. ma può essere pronunciata fuori udienza. 133 novellato dalla legge n.

come ad esempio la pronuncia dei provvedimenti del giudice.Il decreto assolve alla funzione ordinatoria. informa i soggetti del processo che si sono verificati determinati fatti rilevanti per il processo stesso. ed è adottato dal giudice senza contraddittorio tra le parti. Il decreto va sottoscritto dal giudice. Essa avviene mediante biglietto di cancelleria trasmesso per posta o notificato a mezzo ufficiale giudiziario. Ha la funzione strumentale di portare a conoscenza del destinatario l’esistenza di una altro atto che viene consegnato in copia e che attesta. per cui la notificazione condiziona l’efficacia dell’atto oggetto di notificazione. . LE COMUNICAZIONI E LE NOTIFICAZIONI La comunicazione è l’atto con il quale il cancelliere. Il decreto può essere pronunciato d’ufficio dal giudice o su istanza di parte. e non decisoria. bensì di operazioni. con relazione l’avvenuta consegna. per dovere d’ufficio. a seguito dell’istanza di parte o del PM o del cancelliere. salvo che la legge prescriva diversamente. mediante richiesta nel processo verbale o con ricorso. per cui esso non va motivato. Quanto agli atti adottati dall’organo esecutivo del processo di esecuzione forzata non si parla di atti. La notificazione è un atto dell’ufficiale giudiziario.

In caso di irreperibilità del destinatario o inesistenza di persone che diano affidamento o di loro rifiuto. cercato nel comune di residenza o di domicilio. L’ufficiale giudiziario deve indicare nella relazione della sua notifica le ragioni della mancata consegna dell’atto al suo destinatario e deve darne notizia della parte che lo ha incaricato dell’avvenuta notificazione dell’atto stesso. Ulteriori forme equipollenti alla notificazione non sono ammesse nel nostro sistema processuale.Il principio della congruità ispira la disciplina della notificazione. la copia dell’atto va notificata al portiere dello stabile dove è sita l’abitazione. 140 prevede il deposito dell’atto nella casa comunale con affissione ed avvisi. . per cui la conoscenza dell’atto acquisita con altri mezzi è ritenuta irrilevante ai fini processuali. l’azienda del destinatario e se il portiere manca. in quanto il suo scopo è quello di dare conoscenza legale dell’atto da notificare al destinatario dello stesso. a un vicino di casa che sottoscrive per ricevuta. La notificazione dell’atto può verificarsi: a) con consegna in mani proprie dell’atto al su o diretto destinatario con consegna dell’atto ad altre persone che diano però affidamento di effettuare la consegna a favore de destinatario. l’ufficio. b) c) in mancanza delle persone suddette. l’art.

preferito configurare una particolare nozione della nullità specificamente per il diritto processuale civile. più precisamente. in mancanza della quale l'atto processuale produce egualmente i suoi effetti. e. 141. Per le notifiche di atti a persone giuridiche si applica l’art.Se non sono conosciuti né residenza. che non rileva solamente l'inefficacia dell'atto. una nozione di nullità che ricomprende anche alcuni caratteri propri dell' annullabilità. Per le notifiche all’estero si procede secondo le convezioni internazionali e se ciò non è possibile si applica l’art. 142. di una pronuncia. . la nullità è definita come oggetto di una pronuncia da parte del giudice. La nullità è intesa come inidoneità dell'atto a produrre i suoi effetti in conseguenza di un determinato vizio. In tutti questi casi la notifica avviene nel 20° giorno successivo a quello dell’ultima formalità prescritta ex art. ma di questa inefficacia è un elemento costitutivo. né domicilio. 143. una pronuncia. la consegna della copia dell’atto avviene secondo le modalità di cui all’art. l’atto è depositato nella casa comunale dell’ultima residenza altrimenti è consegnato al PM. Se il destinatario dell’atto ha eletto domicilio presso una persona o un ufficio. né dimora del destinatario. 145. LA NULLITÀ DEGLI ATTI PROCESSUALI CIVILI IN GENERALE Il legislatore ha.

sia pure in via momentanea. mentre quest'ultima opera di diritto e può essere oggetto soltanto di una pronuncia di accertamento mero e dichiarativo. ne dichiari la nullità. così contrapponendosi alla pronuncia dichiarativa della nullità. sotto la rubrica «estensione della nullità». dall'altro lato. Quella pronuncia determina a posteriori il crollo dell'intera serie di atti successivi. come un'autentica dichiarazione di nullità. rilevato il vizio. che ha portata costitutiva detta. come è proprio della dichiarazione di nullità. è essenziale per l'inefficacia dell'atto. nel 3 . che. Si tratta.All’annullabilità si contrappone la nullità nel senso che. la pronuncia con la quale il giudice dà atto della nullità opera ex tunc con efficacia retroattiva. in quanto l'atto non ha mai prodotto effetti. dichiara che l'atto non ha mai avuto efficacia. aggiungendo che «la nullità di una parte dell'atto non colpisce le altre parti che ne sono indipendenti» ed ancora precisando. Nel diritto sostanziale la pronuncia di annullamento opera ex nunc. nella disciplina degli atti processuali. come quella di annullamento. fino a quando una pronuncia del giudice che. mentre. di una pronuncia che. l'annullabilità invece rimane priva di conseguenze fino a quando non interviene la pronuncia del giudice. sottrae loro . nonostante i vizi dai quali possono essere congeniti. sono comunque efficaci. 159. appunto. Gli atti processuali.quell'efficacia precaria che aveva consentito il compimento degli atti successivi nella serie procedimentale. quindi. di annullamento. si evidenzia la portata dell'art.e fin dal momento in cui sono stati compiuti . da un lato. prevede «la nullità di un atto non importa quella degli atti precedenti né di quelli successivi che ne sono indipendenti». che invece opera ex tunc.

opera ex tunc e travolge gli atti che dipendono dall'atto nullo e soltanto quelli. stabilendo che la nullità. che «se il vizio impedisce un determinato effetto. L'art. Si pensi ai requisiti generali del processo. 156 sotto la rubrica «rilevanza della nullità». ogni possibilità di equivoci.comma. d'altro canto. . una volta pronunciata. si riferisce esplicitamente l'ipotesi della mancanza di requisiti «di forma» o «formali». la capacità processuale. come i presupposti processuali:la competenza del giudice. il potere rappresentativo. l'ordinamento elimina. ossia dalla mancanza di un requisito nella fattispecie dell'atto di cui si tratta. l'ordinamento non fa che trarre le più logiche deduzioni dalla strutturazione del processo come serie di atti reciprocamente coordinati nel senso che gli effetti prodotti da un atto entrano a comporre la fattispecie che consente il valido compimento dell'atto successivo e così via fino all' atto finale. ossia la sentenza. LE RAGIONI CHE FONDANO LA PRONUNCIA DELLA NULLITÀ: I VIZI DELL'ATTO La nullità è determinata da un vizio. mentre. la legittimazione processuale. oppure alle condizioni dell'azione come la legittimazione ad agire o l'interesse ad agire. Disponendo che l'efficacia esiste fino a quando una pronuncia del giudice abbia dichiarato il contrario. l'atto può tuttavia produrre gli altri effetti ai quali è idoneo».

quando dispone in concreto quali sono i requisiti degli atti. perciò l'art. si estrinseca in condizioni diverse da quelle volute dalla legge. Perciò è forse più corretto ritenere che questa disciplina delle nullità riguarda tutti i requisiti degli atti.col divenire formali anch'essi. Pertanto. poiché quando un atto si compie senza che quello precedente abbia posseduto tutti i requisiti. di quel criterio o principio. In applicazione. considerati nel loro aspetto formale. che la loro mancanza dà luogo a nullità. finiscono .è un evidente corollario del principio della strumentalità delle forme o della congruità delle forme allo scopo. l'art. espressamente. Il principio per il quale la disciplina delle forme di ciascun atto è in relazione con la funzione obbiettiva di tale atto. ossia del principio . La legge. tale disciplina generale si deve invece applicare in via analogica. Ma la soluzione migliore è considerare che anche i requisiti che inizialmente hanno natura non formale.che trova il suo fondamento negli artt.Il riferimento ai requisiti formali va inteso come esclusione dei requisiti non formali dalla disciplina generale delle nullità. stabilisce anche.criterio enunciato nel 20 comma dell'art. 156 .con lo svolgersi della serie degli atti . 156 prende in considerazione innanzitutto questa ipotesi. secondo altri. il criterio in base al quale la legge risponde al fondamentale interrogativo di cui trattasi . 121 e 131. stabilendo che la pronuncia della nullità presuppone . nel senso che i requisiti formali ai quali la legge attribuisce rilievo determinante sono quelli e solo quelli che sono necessari per il conseguimento della funzione o scopo obbiettivo dei singoli atti. 156 dispone che la nullità può essere pronunciata quando l'atto manca dei requisiti formali indispensabili per il raggiungimento dello scopo.

che. quella valutazione circa l’indispensabilità del requisito per il raggiungimento dello scopo dell'atto. Con questa regola. 156. Ma che la contraddizione sia solo apparente. Questa disposizione prevede che sussista un vizio che. che abbiano portato al raggiungimento dello scopo. il legislatore. ai termini di uno dei primi due commi dell'articolo.di regola che per il requisito mancante la legge abbia espressamente comminato la nullità. è la regola enunciata dal 2° comma dell'art. ha già compiuto egli stesso una volta per tutte. mentre. ma di cui la realtà concreta è sempre feconda. . mentre. la constatazione che lo scopo è stato raggiunto avviene a posteriori. obbiettivamente imprevedibili. il fatto stesso di ipotizzare un atto che. dall'altro lato. Ciò che conferma. dovrebbe fondare la pronuncia della nullità. da un lato. risulta non appena si pensi che la valutazione di indispensabilità per il raggiungimento dello scopo è compiuta dalla legge a priori in base al quod plerumque accidit. affida invece al giudice. Ed allora parrebbe contraddittorio. sia privo di un requisito indispensabile per il raggiungimento dello scopo. negli altri casi. Quest'ultima constatazione può essere ribadita anche con riferimento alla regola che l'articolo in esame detta nel suo 3° comma e secondo la quale «la nullità non può mai essere pronunciata se l'atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato». che il perno della disciplina dei vizi rilevanti per la pronuncia della nullità. mancando ogni motivo per una pronuncia di nullità. abbia raggiunto tale scopo. e cioè può tener conto di una serie di circostanze. altrimenti la disposizione stessa non avrebbe ragion d'essere. col comminare espressamente la nullità per il difetto di un requisito. d'altra parte.

in relazione a ciò. 164 (nel quadro della regola di cui all'art. previa costituzione. Nulla. raggiungerebbe il suo scopo e la nullità resterebbe sanata. di assumere informazioni presso la cancelleria in modo da poter comparire all'udienza stabilita. mentre ribadisce che il criterio fondamentale è quello dell’idoneità a raggiungere lo scopo. 156) commina espressamente la nullità per l'atto di citazione privo del suddetto requisito. In conclusione il legislatore. l'atto. 164 . nella copia notificata. NULLITÀ RELATIVE E ASSOLUTE. L'INIZIATIVA NELLA PRONUNCIA DELLA NULLITÀ. un atto di citazione manca. quale finalità principale dell' atto di citazione. 156. dell'indicazione della data della prima udienza. infatti. ad esempio. l'art. enuncia che questo criterio va applicato anteponendo i dati forniti dall’esperienza concreta a quelli forniti dalla prevedibilità astratta. col dettare la regola di cui a questo 3° comma.non contemplasse espressamente tale sanatoria sia pure a certe condizioni ed entro certi limiti.nonostante l'inidoneità intrinseca dell'atto. in applicazione dell'art. nonostante la sua obbiettiva inidoneità. Se. poiché sulla base di quell'atto il convenuto non può sapere quando deve comparire: ed infatti. avesse interesse al giudizio. Se ciò avvenisse. quand'anche una specifica disposizione l'art. SANABILI E INSANABILI . è chiaro che non può essere obbiettivamente idoneo alla instaurazione del contraddittorio. impedisce al convenuto che.

il legislatore stesso ha . Pronuncia da compiersi da parte di un giudice: nel processo di cognizione. si dice «giudice» nel senso ampio di ufficio giudiziario davanti al quale pende il giudizio. sia pure in via precaria. il giudice stesso davanti al quale pende il processo. Questa è la soluzione di principio. ha cioè dettato una disciplina che fa dipendere la pronuncia della nullità da un'iniziativa della parte che sarebbe interessata al rilievo del vizio. le gravi conseguenze della nullità. ma anche l' obbiettiva regolarità del processo. che investe non solo interessi di parte.L'atto processuale viziato continua a produrre i suoi effetti. volta all'instaurazione di un giudizio con le caratteristiche della cognizione.ma la consente soltanto per quei casi nei quali. la pronuncia della nullità non richiederebbe alcuna apposita iniziativa di parte e potrebbe pertanto essere compiuta d’ufficio ad opera del giudice. la pronuncia in discorso è di solito compiuta a seguito di un'autonoma apposita iniziativa della parte interessata. ha preferito una soluzione diversa. Il Legislatore onde evitare. che non è strutturalmente idoneo ad una pronuncia. Nel processo di esecuzione. che peraltro non esclude la soluzione opposta . per l'essenzialità del requisito mancante e per la conseguente gravità del pregiudizio. fino a quando non sia sopravvenuta la pronuncia della nullità. Nel processo di cognizione. e la cui eventuale acquiescenza è segno indubbio che il difetto del requisito non ha pregiudicato lo scopo dell' atto: si tratta in sostanza di un ulteriore corollario del principio della strumentalità delle forme. denominato «opposizione agli atti esecutivi».vale a dire quella della pronuncia della nullità anche d'ufficio .

mentre per quelle assolute la rilevabilità d'ufficio non tollera. almeno in linea di principio. il 3° comma del medesimo articolo soggiunge che «la nullità non può essere opposta dalla parte che vi ha dato causa. e in applicazione di evidenti criteri di logica e di equità. salvo che la legge attribuisca loro espressamente i caratteri dell' assolutezza. tali nullità sono rilevabili in ogni stato e grado del giudizio. chiamiamo relative le nullità che possono essere pronunciate solamente a seguito di istanza di parte. possiamo dire che le nullità degli atti processuali civili sono di regola relative. e deve farlo nella prima istanza o difesa successiva all'atto o alla notizia di esso». In relazione a ciò. Con riguardo alle nullità relative.espressamente attribuito al giudice di potere pronunciare la nullità anche d’ufficio. per lo più. sicché. Né basta ancora. poiché. soltanto . e assolute le nullità che possono essere pronunciate anche d'ufficio. limitazioni neppure d'ordine temporale. né da quella che vi abbia rinunciato anche tacitamente». Il 2° comma dell' art. 157 dispone dunque che «soltanto la parte nel cui interesse è stabilito un requisito può opporre la nullità dell'atto per la mancanza del requisito stesso. la legge si è preoccupata di dettare regole precise per stabilire qual è la parte legittimata a chiedere la pronuncia della nullità. e si è preoccupata anche di stabilire delle precise modalità temporali (con conseguente preclusione) per assumere tale iniziativa. Queste regole riguardano solo le nullità relative. ad ulteriore limitazione dell'ambito delle persone che possono far valere la nullità.

Inoltre. Ciò rende evidente che. può accadere che:-la nullità che investe un qualsiasi atto del processo anteriore alla sentenza non sia stata fatta valere o non sia stata rilevata dal giudice prima della pronuncia della sentenza. per poter costituire oggetto di pronuncia da parte del giudice davanti al quale pende il processo. 157 e comunque prima della pronuncia della sentenza. occorre che la nullità. che. poi. da parte del giudice (davanti al quale pende il processo di cognizione. sia rilevata dal giudice al più tardi al momento della pronuncia stessa. 157. naturalmente.eccezionalmente la legge prevede dei limiti di stato o di grado per la loro pronuncia. se relativa. in tal caso. si verifichi la sanatoria ai termini dell'art. sia fatta valere nei termini dell'art. qualora si tratti di nullità relativa. il giudice pronuncia la nullità .naturalmente in quanto ne ravvisi i presupposti ed escluda che si sia verificata la sanatoria con la sua sentenza. non si verifichi alcuna sanatoria. Quando ciò accade. LA NULLITÀ DELLA SENTENZA E LA REGOLA DELL'ASSORBIMENTO DEI VIZI DI NULLITÀ NEI MOTIVI DI GRAVAME I vizi di nullità restano privi di rilievo fino a quando non sia intervenuta una pronuncia su di essi. ma è possibile anche che: perché la parte interessata non avesse avuto tempestiva conoscenza del vizio o perché si tratti di tratti di nullità assoluta. 159. in applicazione della regola di cui all'art. o. è possibile che. accade allora inevitabilmente che. il vizio investe tutti gli atti successivi . se assoluta. potrà costituire oggetto della normale serie delle impugnazioni.

dipendenti. 161. il mezzo di impugnazione successivo. In entrambi i casi si verifica il fenomeno della nullità della sentenza e si pone il problema di come e da chi possa effettuarsi la relativa pronuncia. nella instaurazione del giudicato. nella suddetta proposizione normativa. àLa regola della conversione (o dell'assorbimento) è enunciata nell'art. spetta alla parola «soltanto». LA C. della sentenza. ogni altra possibilità di far valere il vizio compreso. esaurisce. in quanto dipenda dal difetto di un requisito. È appena il caso di sottolineare il ruolo essenziale che. singoli mezzi ad di indicare. appunto. . dal momento che. che pertanto è da considerarsi nulla. INESISTENZA E L'IRREGOLARITÀ. compresa la sentenza.D. LA NULLITÀ DELLE NOTIFICAZIONI . il giudice si è spogliato dei suoi poteri decisorl.la nullità riguardi direttamente e senz' altro la sentenza. col pronunciare la sentenza. come la decadenza conseguente dall'impugnazione per il mancato rispetto delle regole proprie dei impugnazione. LA RINNOVAZIONE. secondo cui «la nullità delle sentenze soggette ad appello o a ricorso per cassazione può essere fatta valere soltanto nei limiti e secondo le regole proprie di questi mezzi di impugnazione». appunto. almeno sul punto che ha costituito oggetto della sua pronuncia.

piuttosto. aggiunge che «questa disposizione non si applica quando la sentenza manca della sottoscrizione del giudice». della c. ma utilizzabile nel suo significato convenzionale di vizio insanabile in modo assoluto. in primo luogo.sia il solo che produce le conseguenze ora vedute o se siano configurabili altri vizi ai quali si possano ricondurre le medesime conseguenze. ossia la portata - . da impedire il passaggio in giudicato. ricorra alla nozione. Occorre ora esaminare se il difetto di sottoscrizione del giudice . il quale dunque è tanto grave ed essenziale da privare dell' efficacia sanante perfino il passaggio in giudicato o. ossia non sanabile neppure attraverso l'applicazione della regola della conversione dei vizi di nullità in motivi di gravame. un «qualcosa» esiste). così implicitamente attribuendo alla disposizione in esame portata esemplificativa. «inesistenza».L’ art. per spiegare il fenomeno. La dottrina e la giurisprudenza non hanno dubbi nel riconoscere quest'ultima possibilità. con l'ulteriore conseguenza che la decadenza dal mezzo di impugnazione non implica sanatoria del vizio. Ed a questo punto. precisare che cosa si intende col dire «questa disposizione non si applica». Si tratta di una nozione certamente inaccettabile nel suo significato logico e letterale (essendo evidente che. ossia la regola detta della conversione o dell'assorbimento. Rispetto a questa proposizione occorre.d. La risposta è: non si applica la regola di cui al 1^ comma. per indicare una fattispecie priva delle basi essenziali perché possa mai verificarsi una sanatoria. per quanto grave sia il vizio. appunto. 161. non si applica nel senso che il vizio di nullità può essere fatto valere anche al di fuori e oltre le modalità e i termini propri del mezzo di impugnazione (e cioè specialmente con un'autonoma azione di accertamento mero. ben si comprende come la dottrina.

d. si vuole. in taluni casi. Al limite opposto si suole parlare di semplice irregolarità.sia pure soltanto sotto certi profili .di fare emergere la possibilità che in taluni casi il vizio può essere talmente grave da impedire perfino il passaggio in giudicato. sullo sfondo. . i casi in cui il difetto del requisito.essenzialmente sistematica . quando esiste quel vizio. ad es. il «qualcosa» che è stato posto in essere non è l'atto di cui si tratta. Ed è appunto in questo senso che si suole utilizzare la nozione della c. Quanto poi alla concreta individuazione di questi vizi. nel senso che sta ad indicare ciò che è di più della nullità. per questa individuazione. autentici giudizi di valore. la legge si serve di questa espressione proprio per assimilare al regime della nullità . inesistenza è l'aspetto più intenso della nullità o se. e per restare alla sentenza. in quanto non pregiudica l'idoneità dell'atto a conseguire il suo scopo. Quando il giudice pronuncia la nullità. «inesistenza» come parametro della gravità del vizio di tutti gli atti del processo (e quindi non solo della sentenza).alcune delle suddette meno gravi difformità dal modello legale. per intendere che. di solito. è automaticamente investito. Con questa nozione-limite si indicano.d. non dà luogo a nullità. o una sentenza non redatta per iscritto o carente di dispositivo o con dispositivo assurdo o impossibile. ancorché subordinato alla presenza di obbiettive condizioni di possibilità. tuttavia. dalla legge di un ulteriore dovere. può essere considerata inesistente una sentenza pronunciata da chi non è un giudice. non sembra infondato il rilievo che. il limite superiore. La c. Così. operano.

solo che sia possibile. si deve qui far cenno di una norma la cui collocazione nell' ambito della disciplina generale delle nullità è alquanto discutibile. si era preoccupato di far salvi gli atti successivi indipendenti da quello viziato.in taluni casi: v. quando sia possibile. 1 comma deve disporre. la rinnovazione degli atti ai quali la nullità si estende». Per la stessa ragione per la quale. vale a dire il compimento di un nuovo atto destinato a produrre i medesimi effetti che avrebbe prodotto l'atto colpito dall'estensione della nullità. ossia della propensione del legislatore a limitare il più possibile i danni della nullità. Si tratta . ma anche . . In applicazione del principio della strumentalità delle forme. la rinnovazione dell' atto nullo e di quelli successivi. 160 c. Naturalmente. principio dell'economia processuale.di un'ulteriore manifestazione del c.come è facile intendere . questa norma dispone che «la notificazione è nulla se non sono osservate le disposizioni circa la persona alla quale deve essere consegnata la copia o se vi è incertezza assoluta sulla persona a cui è fatta o sulla data». ossia l'art.Il giudice che pronuncia la nullità .con disposizioni specifiche.d.p. qui in via generale. il legislatore si preoccupa qui di imporre. l'art. ad es. nel disciplinare 1'estensione della nullità. Da ultimo. col conseguente recupero degli atti successivi.enuncia infatti l'art. dedicato alla nullità di un atto ben determinato: la notificazione. 291 . la legge ha configurato anche l'obbligo del giudice di ordinare la rinnovazione. la rinnovazione può essere compiuta spontaneamente dalla parte interessata. 162.c. Ma.

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