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[E-BOOK ITA] Permacultura

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Quando si progettano o si costruiscono stagni
per l'acquicoltura, va posta attenzione alla creazio-
ne di isole di rifugio per la riproduzione degli
uccelli acquatici, di banchise poco profonde lungo
le rive dello stagno (per la crescita di piante palu-
stri e acquatiche adatte alla loro alimentazione) e
di una fossa profonda che funga da rifugio per i
pesci quando lo stagno non raggiunge i tre metri di
profondità e le temperature estive sono elevate.
Inoltre, la presenza di rifugi subacquei come vec-
chi copertoni, tubi di terracotta e tronchi cavi per-
mette di proteggere gli esemplari più piccoli dai
pesci predatori e dai cormorani.

La stabilità degli argini negli stagni si ottiene
con tronchi messi a gradoni, copertoni o gradoni
confezionati a mano e impiantati sul bordo, usan-
do bambù, erba della Pampa e altre specie con
radici superficiali e nodose. Mentre è possibile
piantare arbusti, gli alberi sono da evitare in quan-
to la loro massiccia struttura radicale potrebbe
danneggiare l'argine.
Quando si costruiscono nuovi bacini idrici o sta-
gni per l'acquicoltura bisogna evitare di immettere

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subito i pesci. Infatti, gli stagni di nuova costruzio-
ne non hanno la capacità di fornire un'adeguata
varietà e quantità di cibo come avviene negli stagni
già ben avviati. Dopo che lo stagno è stato riempi-
to per la prima volta, va steso uno strato di paglia
di 5-10 cm attorno al bordo dell'acqua, pestandola
per farla aderire sul terreno bagnato. Questo non
solo minimizza l'erosione del terreno, ma fornisce
anche una copertura e una fonte di cibo per i pic-
coli insetti acquatici. Anche le piante acquatiche
come ninfee, tifa, castagne d'acqua e un certo
numero di erbacce palustri (giunchi vari, millefo-
glio d'acqua) aiutano ad attivare il processo di for-
mazione dello stagno.

I nuovi bacini talvolta sono molto fangosi e tor-
bidi e potrebbero aver bisogno di un'aggiunta di
gesso (circa 560 kg per ettaro). Si può ridurre la
quantità di limo, proveniente dalle acque d'immis-
sione, lasciando crescere l'erba lungo il canale di
deviazione che conduce allo stagno oppure sul
pendio immediatamente a monte dello stagno stes-
so. Un'attenta gestione dell'area di captazione del-
l'acqua (bisogna mantenere la vegetazione e insie-
me incanalare il flusso dell'acqua) è fondamentale
se si vuole evitare che lo stagno si riempia di sedi-
menti.

Per formare un isolotto nel nuovo stagno, si può
semplicemente fare un cumulo d'argilla con un
ultimo strato di terra; altrimenti si possono mettere
in pila dei copertoni e riempirli di terra (fig. 7.19).
II bestiame dovrebbe essere tenuto lontano dagli
stagni per acquicoltura mediante adeguate recin-

zioni, poiché rende fangose le acque, distrugge la
vegetazione e può causare gravi problemi di ero-
sione.

PROFONDITÀ E FORMA DELLO

STAGNO

Il numero di pesci che possono essere tenuti in
uno stagno è direttamente proporzionale alla sua
superficie e non alla profondità o al volume d'ac-
qua. È dalla sua superficie che dipende la quantità
di alimenti disponibili all'interno e attorno all'ac-
qua. In ogni caso, è importante anche la profon-
dità, perché i pesci devono essere in grado di rifu-
giarsi sul fondo per rinfrescarsi nelle ore eccessi-
vamente calde e per sfuggire a cormorani e altri
uccelli predatori. Solitamente viene prevista una
profondità tra i 2 e i 2,5 metri. Di solito si utilizza-
no le seguenti configurazioni.
Stagni in serie. Gruppi di pesci, a differenti
stadi di sviluppo, si distribuiscono in sequenza
scendendo lungo una serie di stagni, alla maniera
di un nastro trasportatore (fig. 7.20A). In base a
questo sistema il cibo per i pesci viene rifornito
attraverso una serie di piccole aree umide per cui si
crea una sorta di catena alimentare (o scala trofica)
che dalle piccole aree umide riversa cibo in abbon-
danza nei bacini principali. Le aree umide che
stanno a monte dei bacini principali sono però
immuni da predatori e quindi gli organismi che
devono fungere da cibo per i pesci sono liberi di
riprodursi quanto più velocemente possibile. Dato
che in acquicoltura il cibo costituisce il 70-90%

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