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CRONACA

Caccia hi-tech al Leonardo perduto raggi gamma per scovare il capolavoro
Ultimo round nella ricerca della misteriosa "Battaglia di Anghiari" che si crede sia in Palazzo Vecchio. Il radar ha rivelato un'intercapedine dietro la parete. Ora uno strumento nucleare deve trovare il colore
di ERNESTO FERRARA

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Indiana Jones ha per ora trovato l'intercapedine. Il vuoto che celerebbe la parete dove tra il 1505 e il 1506 Leonardo Da Vinci affrescò la misteriosa "Battaglia di Anghiari". Ma non si sa ancora se su quel muro nascosto, oggi coperto da un affresco del Vasari nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, esistono tracce di colore, pigmenti del rosso vermiglione o del bianco che Leonardo si suppone avesse usato. Se il capolavoro che generazioni di storici hanno ritenuto perduto c'è ancora. Gli apparecchi usati nell'ultima settimana non basteranno, il 17 settembre a Washington il National Geographic svelerà i risultati delle ultime analisi costate 250 mila dollari, sorta di "Tac" - fatta con apposite antenne radar racchiuse in una scatola alta un metro e larga 60 centimetri - in grado di rilevare spessore e continuità dell'intercapedine. Ma per risolvere l'enigma ora serve l'ultimo sforzo: solo un sofisticato strumento basato sulla tecnologia nucleare, che spruzza fasci neutronici sulle pareti affrescate, potrà dire la verità. I raggi gamma "di ritorno" generati dall'onda di neutroni, catturati da cristalli di rame capaci di metterli a fuoco, potranno dire se dietro Vasari ci sono tracce di mercurio, stagno o piombo. Se ci sono cioè i pigmenti di colore dell'opera di Leonardo. Solo che l'apparecchio va costruito ex novo, testato e poi montato. E si stima che per l'operazione serviranno tra i 2 e i 3 milioni di dollari: tutti ancora da trovare. È la caccia al Da Vinci mai visto che ora si fa serrata per entrare nella fase finale, tanto da interessare New York Times, Herald Tribune, Cnn e Bbc. Solo l'ultima suggestione di un'epopea affascinante e misteriosa che dura dal 1975, da quando per la prima volta l'ingegnere fiorentino Maurizio Seracini e Carlo Pedretti, storico ritenuto fra i massimi esperti di Leonardo, si convinsero che la "Battaglia di Anghiari" - la pittura murale commissionata a Leonardo dal gonfaloniere della rinata repubblica fiorentina che doveva rappresentare un episodio degli scontri tra esercito fiorentino e milanese del giugno 1404 - poteva essere dietro uno degli affreschi del Vasari. Cioè l'artista che su commissione di Cosimo I, circa 50 anni dopo, rimise mani all'intera architettura del Salone dei Cinquecento: accorciandolo, innalzandolo e affrescando tutte le pareti con sei affreschi simbolo della potenza dei Medici, dalla presa di Siena alla sconfitta di Pisa. L'autore delle "Vite" conservò il dipinto del genio del Rinascimento oppure il capolavoro che celebrava il concetto della libertas repubblicana andò perduto? È davvero un indizio la bandiera con la scritta "Cerca Trova" di bianco in campo verde che lo stesso Vasari collocò in uno degli affreschi dello stesso Salone, dedicato alla vittoria di Cosimo I a Marciano in Val di Chiana? Da 36 anni Seracini - che nella sua carriera ha esaminato qualcosa come 2600 dipinti, da anni dirige un centro di ricerca interdisciplinare all'Università della California, San Diego, e nei prossimi mesi potrebbe aprirne uno a Firenze - dedica la vita a questa ricerca: prima con gli ultrasuoni, poi con lo spettro termico, ora con il radar, a breve, se si troveranno i soldi, con la tecnologia nucleare. "Tra mille difficoltà, nel quasi disinteresse generale di un Paese che sembra non aver voglia di cercare un capolavoro di Leonardo: ma non ho mai trovato elementi oggettivi tali da far dire che la Battaglia di Anghiari non ci sia", dice Seracini. Il primo round della caccia, finanziata da tre fondazioni americane, finì presto, già nel 1977: poi una ventina d'anni di vuoto, o quasi. Si deve aspettare il 2000 perché gli studi ricomincino: e anche quella volta non furono un mecenate o il governo italiano a finanziare la ricerca ma il Kalpa group di Loel Guinness. Quella fase durò tre anni e mezzo, poi si interruppe. Solo nel 2005, per l'interesse dell'allora presidente della Provincia Matteo Renzi, sindaco di Firenze dal 2009, riprese l'ultima caccia, quella ancora in corso. E su cui ora Renzi, già pregustando una scoperta che potrebbe diventare fenomeno di risonanza mondiale, vorrebbe mettere il punto fine nel 2012.
(31 agosto 2011)
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