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Scuola Italiana di Counseling Motivazionale

Sede di Ferrara Anno 2008-2009

ELEMENTI DI GRAMMATICA DEL LINGUAGGIO NON VERBALE
Tiziana Campi, Susanna Fabbri, Pietro Ingrosso, M. Carlotta Rossi

Ferrara, Giugno 2009

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INDICE
1. ELEMENTI GENERALI DELLA COMUNICAZIONE 1.1 Comunicazione : definizioni 1.2 Elementi universali della comunicazione 1.3 Comunicazione come relazione 1.4 Modalita’ comunicative 1.5 Comunicazone e ascolto 1.6 BIBLIOGRAFIA 2. LA COMUNICAZIONE NON VERBALE 2.1 La Comunicazione Non Verbale 2.2 E’ impossibile non comunicare 2.3 Involontarietà della comunicazione non verbale 2.4 Codifica e decodifica 2.5 Considerazioni conclusive 2.6 BIBLIOGRAFIA 3. IL SORRISO, IL SILENZIO E IL SALUTO NELLE DIFFERENTI CULTURE 3.1 Introduzione 3.2 La CNV comune in tutto il mondo 3.3 Il sorriso 3.4 Il silenzio 3,5 Il silenzio diverso nelle diverse lingue 3.6 Il saluto 3.7 BIBLIOGRAFIA 4. METODOLOGIE TERAPEUTICHE BASATE SULLA CNV 4.1 Introduzione 4.2 Pet-Therapy 4.3 Art-therapy 4.4 Musicoterapia 4.5 Danzaterapia 4.6 Social Skills Training 4.7 BIBLIOGRAFIA

Nota:
Alcune illustrazioni sono prese da vari siti internet che da parte loro attingono a varie fonti, soprattutto giornalistiche non indicate; eventuali fotografi aventi diritti di copyright sono pregati a mettersi in contatto con gli autori.

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1. ELEMENTI GENERALI DELLA COMUNICAZIONE
1.1 LA COMUNICAZIONE : definizioni

Etimologicamente il termine comunicazione deriva dal latino, anche se in quella lingua il significato coincideva con il concetto di “condivisione”. Nel corso dei secoli e degli studi in materia, molteplici sono stati le definizioni con cui si è cercato di definire efficacemente il concetto di comunicazione. Di seguito elencherò alcune di queste definizioni tratte dal testo di B.Valli (1) : “la comunicazione è condivisione di significati espressi e condivisi attraverso i canali fondamentali della prassi comunicativa : verbale, non verbale e paraverbale” “si ha comunicazione ogniqualvolta una proprietà, una risorsa, uno stato viene trasmesso da un soggetto ad un altro comprendendo nella categoria dei soggetti anche quelli inanimati” “ la comunicazione è uno schema stimolo-risposta dove ogni comportamento d’un essere vivente, che ne influenza un altro ne rappresenta una forma “comunicazione è qualsiasi scambio di valori sociali condotto secondo regole determinate” “la comunicazione è il passaggio o il trasferimento di informazioni da un soggetto (fonte o emittente) ad un altro (ricevente o destinatario) per mezzo di di veicoli di varia natura : ottici, acustici, elettrici, idraulici ecc.” “si ha comunicazione quando due o più soggetti giungono a condividere i medesimi significati” “comunicazione è la formazione di un’entità sociale a partire da individui singoli, mediante l’uso di un linguaggio o di segni, o anche l’avere in comune elementi di comportamento, o di modi di vita, grazie all’esistenza di insiemi di regole “ Da questo breve elenco appare chiaro come la definizione di comunicazione possa rivolgersi prioritariamente ad aspetti costruttivistici, o riguardare in modo fondamentale aspetti relazionali, ed è solo approfondendo entrambi gli ambiti, che è possibile trarre una sintesi di elementi condivisi che possano descrivere efficacemente il processo della comunicazione

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concetti. fax. un gesto. immagini mentali in un messaggio comunicabile attraverso un codice Decodifica : è il percorso contrario svolto dal ricevente che trasforma il messaggio da codice ad idee. dato. Canale : è il mezzo sensoriale (vista.) coinvolto nella comunicazione.sensazione) Codice : è il sistema di segni che si usa quando si comunica. ELEMENTI UNIVERSALI DELLA COMUNICAZIONE Emittente : è il soggetto (o i soggetti) che comunica il messaggio Ricevente : è il soggetto ( o i soggetti) che riceve il messaggio Messaggio : è il contenuto di ciò che si comunica (informazione.2. Puo’ essere una lingua. udito. ecc) o tecnico (telefono. posta ecc.1. Codifica : è l’attività che svolge l’emittente per trasformare idee. immagini mentali Feed-Back : è l’interscambio che avviene fra emittente e ricevente quando l’informazione di ritorno permette all’emittente di percepire se il messaggio è stato ricevuto e/o capito Contesto : è il luogo fisico o sociale in cui avviene lo scambio comunicativo. Può favorire o complicare il processo comunicativo Appare evidente come una perturbazione che si verifichi in uno qualsiasi degli elementi costitutivi del processo comunicativo produce un “rumore” ovvero dei disturbi/interferenze di varia natura : (a) Fisica o oggettiva che agiscono direttamente sul Canale o sui Comunicanti 4 . e senza il quale non avviene il messaggio. un disegno ecc. concetti.

dove non è possibile stabilire con certezza quale sia la causa e quale l’effetto. o quello che gli altri pensano di noi. ma impone comportamenti che vi si adeguino (3). si mette assieme. l’identità personale. Nella sua opera . non è subito disponibile. in tutti gli scambi di parole ed azioni che abbiamo con gli altri esseri umani.3. invia un messaggio agli altri che lo si voglia oppure no. in quanto possiamo vederlo. COMUNICAZIONE COME RELAZIONE E’ Paul Watzlawick . nella realtà. pertanto. attraverso fenomeni di (a): Distorsione Dispersione Inefficienza Inefficacia Rifiuto (eventualmente) Una comunicazione efficace deve quindi ridurre al minimo i “rumori” che si creano nel suo processo costruttivo. quello che pensiamo di noi stessi. che hanno modificato in modo radicale il percorso della psicologia contemporanea. dei bisogni. L’uomo non è mai un pianeta isolato dagli altri anche quando è solo. poiché è immediatamente disponibile ai nostri occhi. nel 1967 che pone le basi del concetto di comunicazione come relazione. silenzioso o in mezzo al nulla. pertanto : “ è impossibile non comunicare ” (2) Nella comunicazione l’essere umano si apre all’altro . La circolarità mette fuori campo il dualismo causa-effetto che ha dato forma per secoli a tutti i discorsi scientifici. La comunicazione. Viceversa. pezzo dopo pezzo. il sistema delle persone che comunicano con altre persone è sempre un universo a se 5 . l’insieme degli stimoli. contengano e limitino i filtri psicosociali 1. Essa rappresenta quindi un sistema dove i comportamenti sono circolari. perché ogni comportamento è comunicazione. mediante idonei correttivi che rendano più confortevole lo spazio fisico. ed ogni comportamento è insieme azione e risposta di un altro comportamento (3) . migliorino il livello di comprensione. in quanto. e quindi la via maestra per comprendere la psiche umana è l’osservazione dell’uomo mentre comunica.Semantica o di significato Affettiva e/o Psicosociale messaggi e ai comunicanti che agiscono che agiscono sulla Codificazione e Decodificazione sui Filtri affettivi e psicosociali con cui si da valore ai I problemi di comunicazione si manifestano direttamente sui messaggi inviati. cosa viene prima e cosa dopo. delle esperienze che contribuiscono a ciò che si vede.”Pragmatica della comunicazione umana” (2) egli enuncia gli assiomi della comunicazione. Watzlawick sottolinea come quello che noi conosciamo realmente di una persona è il suo comportamento. non trasmette solo informazioni.

occorre imparare a gestire coscientemente il processo comunicativo. i sentimenti.modificando le regole. più facilmente può tradire gli stati d’animo. essere complementari. di congruità comunicativa. la comunicazione “si ammala” ed occorre un intervento esterno che . studiare . Appare . Quando le regole che tengono in vita il sistema fanno “corto circuito”.A chi ci si rivolge (ovvero chi sono i soggetti con cui entrare in relazione) b. ecc) c. agli oggetti che ci circondano.L’obiettivo della comunicazione ( indicazioni.Cosa si vuole comunicare (ovvero quali sono i punti fondamentali per avere l’effetto voluto) d. possa guarirla (4). ai gesti. A questo proposito in letteratura è riportato che : (7) Se un soggetto vuole dire 100 In realtà dice 80 Il ricevente sente 50 (a causa dei “rumori” derivati da ambiente/contesto) Capisce 30 Ricorda 20 Ma spesso è convinto di avere capito 100!! In effetti una comunicazione efficace non può prescindere dalla congruità fra i comportamenti verbali e non verbali. ecc che caratterizzano il nostro modo di essere comunicandolo agli altri (5) Appare evidente come l’utilizzo congiunto delle diverse modalità comunicative produca i migliori risultati nel trasferimento delle informazioni. Essendo meno censurabile. e sia cardine delle relazioni d’aiuto. imparare ed applicare nuove e migliori competenze in materia comunicativa. alla postura. 1. che aiutino il percorso di “guarigione” di un processo comunicativo andato in corto circuito (4). definendo con esattezza (5) : a.In che modo comunicare (decidendo quali strumenti comunicativi sono i più idonei ad ottenere l’effetto voluto) Le modalità comunicative con le quali gli esseri umani si relazionano fra loro sono : Comunicazione verbale : che utilizza le parole come codice condiviso Comunicazione non verbale : legata alle espressioni del volto.stante. MODALITA’ COMUNICATIVE Se comunicare in modo efficace rappresenta la chiave di volta di una relazione d’aiuto. Poiché non tutti sono dotati naturalmente di chiarezza espositiva. infatti gli elementi di comunicazione verbale e non verbale possono (6) : contraddirsi. al tono della voce. in quanto il variare delle modalità comunicative permette di utilizzare i diversi canali percettivi migliorando le possibilità di una comunicazione efficace(6). le opinioni . governato da regole e processi propri. sostituirsi. Comunicazione simbolica : legata al modo di vestire. grazie alla scienza della comunicazione umana. 6 . ecc. riflessioni. pertanto.4. è possibile. evidente come chi si occupa di relazione d’aiuto deve avere fra le proprie competenze di base anche quelle relative alla “comunicazione efficace”. di capacità empatica. essere sottolineanti Usare in modo congruo entrambi i canali risulta necessario per il migliore passaggio della informazione comunicativa.

comunicobene.P. E’ opportuno sottolineare come l’ascolto rappresenti un’abilità complessa che richiede impegno. delle proprie emozioni.comunicobene.5. Infatti. Infatti : l’ascolto è il primo passo nella relazione in quanto : per comunicare è necessario ascoltare senza ascolto non c’è comunicazione Ascoltare attivamente significa essere empatici. nel processo di comunicazione la capacità di ascolto rappresenta una condizione essenziale per conoscere in modo approfondito i soggetti con i quali si comunica. i gesti. 2000 3. 2002 6. scuola.E. Franco Angeli ed. le preoccupazioni che manifesta. per entrare in contatto con le loro specifiche esigenze (c) . Franco Angeli ed. e nelle relazioni d’aiuto professionali anche una specifica formazione.Pesce.melchior#uniud. società. L’ascolto attivo così praticato non è mai una formula meccanica e ripetitiva. della propria mappa di riferimento. interesse. 2005 4.Ingrosso “comunicare la salute: scenari. tecniche. riconoscere ed accettare il suo punto di vista.DF Slowie “doctors should help patients to communicate better with them” BMJ 1999 5. 1999 2. i dubbi. progetti per il benessere e la qualità della vita” Collana Scienza e Salute. in famiglia” Collana Trend. 1999 SITOGRAFIA a.com 7 .B.Scaldaferri “ incontinenza urinaria: la comunicazione efficace con il paziente incontinente” Pacini ed. lavoro.Melchior “gli elementi della comunicazione” www.1.Moia “comunicazione personale”. mettersi nei “panni dell’altro”. è in grado di comunicare stima. accogliere e comprendere le emozioni. Cosa si ascolta (c): I contenuti di ciò che l’altro dice con le parole (verbale) e di ciò che non dice con il silenzio Il tono vocale utilizzato (paraverbale).it b.Watzlawick “pragmatica della comunicazione umana” Il Mulino ed. del proprio processo di consapevolezza.T. Autoascolto di chi fornisce la relazione d’aiuto.Gandini “ le competenze e la valorizzazione del patrimonio umano in sanità” Collana Scienze e Salute.Scotti “comunicazione come relazione” www. COMUNICAZONE E ASCOLTO La comunicazione con l’altro è una strada a due sensi ed i messaggi che siamo in grado di inviare/comprendere dipendono dalla capacità di integrare il senso dell’udito ( fattore fisico) con l’ascolto che è invece un’azione intellettuale (8).com c. 2006 8.F. BIBLIOGRAFIA 1.“comunicazione pubblica” www. con gli amici. valori ecc.claudio.J.L.6. R.M. gli sguardi. i movimenti dell’altro (non verbale) Il contesto in cui la persona vive : famiglia.C. e rappresenta pertanto l’espressione verbale dell’empatia (8) 1. Come gestire efficacemente la comunicazione sul lavoro.Valli “comunicazione e media” Carrocci ed. immedesimazione. Franco Angeli ed.Dugger “ le tecniche di ascolto. intenzionalità.2005 7.

o se ci “nascondiamo”dietro un giornale. con le relazioni e con la cultura di riferimento. 2. in molti casi superano il linguaggio. esprimere informazioni sul carattere e la cultura degli interlocutori. il linguaggio del nostro corpo comunica il nostro desiderio di isolarci. (Paramahansa Yogananda) Ogni comportamento comunica e tutto è comportamento. CNV. fanno parte i gesti. Infatti. trasmettere emozioni. In generale. le espressioni del volto.2. specificare ciò che è stato affermato attraverso il linguaggio. La comunicazione non verbale permette anche di creare maggiore intimità e di raggiungere l’interlocutore sul piano emotivo. cerca di acquistare la capacità di comprendere con tutta la tua intelligenza. si ritiene che nella comunicazione non verbale siano inestricabilmente legati sia fattori genetici. poiché può essere l’indizio di un ottimo rapporto e di una comunicazione intensa oppure il segnale di una pessima relazione e di una comunicazione deteriorata.1. l’abbigliamento – per citare solo alcuni esempi e tutti quegli elementi estranei al linguaggio che ci permettono di comprendere qualcosa di una persona. Questi aspetti comunicativi hanno una notevole efficacia . Altri dicono che è stato perché sapeva che ascoltare è il doppio più difficile che parlare”. La Comunicazione Non Verbale Comunicazione Non Verbale (CNV): espressione che indica tutti i modi di comunicare diversi dal linguaggio. LA COMUNICAZIONE NON VERBALE Dio ci ha dato due orecchie ed una sola bocca. perfino l’assenza. la tua intuizione. le posture. E’ impossibile non comunicare Immergiti profondamente nei silenziosi aneliti del tuo SE’ interiore. e non è neanche il semplice riverbero degli stati emotivi dell’uomo. ad esempio se rimaniamo in silenzio in una conversazione tra amici. b) la funzione di valutazione (il silenzio può indicare consenso e approvazione o segnalare dissenso e disapprovazione). Nello studio del sistema vocale il SILENZIO merita particolare attenzione. I valori comunicativi positivi o negativi del silenzio riguardano molti aspetti quali: a) i legami affettivi (il silenzio può unire due persone in una profonda condivisione di affetti o può separarli attraverso sentimenti di ostilità e di odio). la tua saggezza. allontanare l’ambiguità.(anonimo) 2. gli atteggiamenti. c) il processo di rivelazione ( il silenzio può rendere manifesto qualcosa a 8 . i segni tracciati sul corpo. sia fattori culturali. il tatto l’odore. esso costituisce un modo strategico di comunicare e il suo significato varia con le situazioni. l’orientamento e le distanze nello spazio. Della comunicazione non verbale. ma secondo la teoria dominante in questo momento. attraverso il quale l’individuo si pone in relazione con gli altri (vedi /comunicazione). Alcuni dicono che è stato perché voleva che il tempo che passiamo ad ascoltare fosse doppio del tempo che passiamo a parlare.2. Pertanto la comunicazione non verbale non è “accessoria” alla verbale. le intonazione della voce. l’aspetto fisico. e con tutto il tuo amore. nel comunicare all’interlocutore il contesto in cui avviene la comunicazione stessa: possono mostrare ironia o serietà. il valore comunicativo del silenzio è da attribuire alla sua ambiguità. Infatti in quanto assenza di parola.

dove in un’azienda. in questo tipo di culture il silenzio è inteso come indicatore di fiducia. Nessun tipo di interazione può essere analizzata in maniera totalmente razionale. i partecipanti prendono lunghe pause di silenzio fra un intervento e l’altro. la postura. Se queste ultime fossero affidate esclusivamente al sistema linguistico. Anche fra i maori della Nuova Zelanda il silenzio costituisce un importante atto comunicativo per regolare i rapporti sociali: in una conversazione hanno diritto di parola le persone che hanno maggiore potere sociale. di armonia e di intesa. Esse concernono dove. 9 . Per esempio. d) una funzione di attivazione ( il silenzio può indicare una forte concentrazione mentale o può segnalare una dispersione mentale. in un partito. Quando si incontrano due persone che si ritengono di pari posizione. l’individuo che occupa la posizione subalterna tende a mantenersi in una condizione di silenzio e di ascolto. Comunque vorrei ricordare il detto: “ La parola è d’argento ma il silenzio è d’oro”. Situazioni analoghe succedono anche nelle culture occidentali. In tali situazioni è prudente non esporsi. lo sguardo. si chiedono conto delle ragioni per cui ciascuno non ha iniziato a salutare. i tempi di latenza delle pause sono assai ridotti e il silenzio è considerato come una minaccia e come una mancanza di cooperazione per la gestione della conversazione medesima. la distanza fisica. il silenzio presenta importanti variazioni culturali. vaga o ambigua. il silenzio è governato da un insieme complesso di standard sociali definiti come le regole del silenzio. si assiste a una successione rapida dei turni di parola. Inoltre. poiché anche l’enunciato TI AMO può significare l’opposto se detto con un certo tono e accompagnato da certi gesti ed espressioni facciali. come e per che cosa usarlo. nelle culture occidentali ( individualistiche). La comunicazione non verbale serve esprimere le emozioni. qualificate da una comunicazione ad alta contestualizzazione. ecc. di confidenza. Sotto questo profilo le emozioni sono comunicate prevalentemente dalla CNV nel suo insieme. si è osservato che il silenzio è associato a situazioni sociali in cui la relazione fra i partecipanti è incerta. in fase sia di produzione sia di riconoscimento. Già Ovidio ci diceva che il silenzio è un segno di forza. caratterizzate da una comunicazione a bassa contestualizzazione. la mimica facciale. si ha una notevole accelerazione nei dialoghi. Per contro. e vanno imparate dal bambino piccolo. Parimenti. poco conosciuta. Data la sua natura intrinsecamente ambigua. In generale. In funzione della sua complessità. La voce. convergono insieme per manifestare una data esperienza emotiva congiuntamente con gli aspetti linguistici in funzione di un determinato contesto di interazione. dopo un certo periodo di silenzio e un saluto ritualistico abbreviato. si è verificato che il silenzio è un atto comunicativo associato a situazioni sociali in cui vi è una distribuzione nota e asimmetrica di potere sociale fra i partecipanti Nel caso di discrepanza di status sociale. nelle culture orientali (collettivistiche). fra i wolof del Senegal il silenzio è una strategia comunicativa per assumere uno status superiore nello scambio dei saluti: saluta per primo chi si percepisce di livello sociale inferiore. la seconda definisce la prima. priva di emozioni e proprio le emozioni che s’instaurano definiscono il tipo di relazione. Infatti si insegna ai bambini di non parlare con gli estranei. i gesti. non vi sarebbe spazio per loro. mentre chi è giovane o in una posizione subalterna rimane in silenzio per deferenza e rispetto. In generale. in quanto segnale di riflessione e di ponderatezza. in una scuola parla di più chi ha maggiore peso decisionale e sta più in silenzio chi è in posizione subordinata. Di conseguenza. Ogni comportamento ha una componente di contenuto e una di relazione.qualcun altro o può essere una barriera opaca rispetto a una data informazione). quando. al pari del linguaggio e degli altri sistemi di segnalazione.

ad esempio chiediamo ad un nostro amico di prestarci l’auto e questo ci risponde che lo farà. 10 . nel caso di un forte rumore improvviso). anche se spesso inconsapevolmente. abbassa inconsciamente il tono di voce. Parimenti. formali e solenni e in presenza di interlocutori estranei. In questo caso le espressioni non verbali sono simili alle interiezioni e alle escavazioni. I messaggi che passano attraverso la comunicazione non verbale possono essere decodificati inconsapevolmente poiché spesso sono impressioni difficili da ricondurre a un elemento comunicativo specifico. per assicurare una certa immagine di sé. seri e pieni di buone intenzioni ma. non potrà mantenere la parola data. I sistemi non verbali di significazione e di segnalazione presentano un certo grado di universalità. a questo punto. come quando ci troviamo in situazioni ufficiali. dentro di noi ci siamo detti: “Questo non mi convince?”. influenza e modifica il comportamento dell’emittente. creda alle cose che dice. ma anche un notevole grado di variabilità. di personalità e di contesto. con la sua reazione. Se il messaggio verbale e quello non verbale sono congruenti cioè dicono la stessa cosa. dovuto alle differenze di cultura . Involontarietà della comunicazione non verbale Una caratteristica della CNV è il carattere solitamente involontario delle informazioni che gli interlocutori forniscono su se stessi. per il 10/20% ciò che sente. i sistemi non verbali possono variare da un grado assai ridotto di controllo a un grado elevato di volontarietà. allora la comunicazione analogica serve a sottolineare. non si convince di quanto stiamo dicendo. allora chi ci ascolta. Se invece il messaggio verbale. Nel primo caso la CNV corrisponde a una forma di esternalizzazione più o meno automatica di quanto il soggetto prova dentro di sé. si rende conto che qualcosa non va. intese come manifestazioni spontanee e “naturali” di ciò che uno sente dentro di sé. noi abbiamo l’impressione che la persona che parla sia sincera. da un punto di vista logico ci ha fatto discorsi ineccepibili. per esempio. Quante volte è accaduto di incontrare qualcuno che. prestiamo ascolto solo alle parole dette. introdurre il concetto di interazione. possiamo pensare alle manifestazioni sostanzialmente involontarie e automatiche di trasalimento ( come. ad evidenziare il messaggio stesso. In questo esempio riscontriamo una serie di incongruenze tra comunicazione logica e inconscia. per quanto concerne il controllo dei processi comunicativi. I segnali sul piano della relazione e quelli sul piano del contenuto possono essere congruenti o incongruenti. quando poi se ne andato. o tende ad allontanarsi da noi (quasi a prendere le distanze dell’affermazione). e quello non verbale sono incongruenti. E’ dimostrato che il destinatario ricorda per il 30/35% ciò che vede. In altre circostanze le espressioni emotive sono soggette ad una importante controllo volontarie. non dovremo meravigliarci se il nostro amico ci chiamerà per dirci che a causa di un impegno imprevisto. Eppure. in quanto i movimenti sottesi ai segni non verbali sono governati da strutture e meccanismi neurobiologici geneticamente definiti. al pari delle parole sono governati da una precisa regia comunicativa in funzione della propria intenzione e traguardo. per il 50% ciò che vede e sente. Va osservato che anche il ricevente. In questo caso generalmente. In questo caso i segni non verbali. In pratica la congruenza convince l’interlocutore. ha fatto dei bei discorsi! La spiegazione è semplice: il nostro inconscio decodifica i segnali non verbali del nostro interlocutore e filtra le incongruenze.Questo medesimo quadro di segni non verbali consente di operare le opportune differenze per procedere al riconoscimento e alla attribuzione di una certa emozione all’interlocutore. se mentre asserisce scuote la testa (come ad indicare un “no”). Se. E’ utile. Non notiamo. Ma non si può limitare il nostro interesse all’effetto della comunicazione sul ricevente.

che gli individui possiedono nella codifica dei segnali non verbali.Si definisce interazione il processo per cui. ad esempio interpretano il sorriso e la vicinanza come un segnale di gradimento. a elementi della situazione e del contesto. Ad esempio. di informazioni ad un’altra persona. saper se chi abbiamo di fronte gradisce o rifiuta i nostri argomenti. e questa operazione può essere. CODIFICA E DECODIFICA L’individuo è il suo corpo. l’assenza di sorriso è generalmente interpretata come un segno di dominanza. con le rispettive comunicazioni ed i rispettivi comportamenti. in una serie di relazioni a catena senza fine. uno sbadiglio in segno di noia o il rossore del volto per un’emozione). in una relazione le persone si influenzano reciprocamente. normalmente si ritiene non opportuno l’uso di alcuni atteggiamenti durante le prime fasi di un rapporto: presentarsi infatti a una persona che non conosciamo utilizzando un comportamento troppo espansivo e 11 . cioè attribuisce a un segnale un significato largamente diffuso (es. a volte a sua insaputa. Decodifica significa non solo vedere e percepire questi messaggi ma interpretarli. in molti casi. l’inflessione della voce. Per contro il suo corpo parla di lui. attraverso i canali e i segnali corporei. che l’altro non è capace di cogliere o capire. non corretta. alle norme sociali e culturali e ai soggetti coinvolti nell’interazione. In questo processo si possono verificare diverse possibilità: • I due interlocutori attribuiscono a un segnale non verbale lo stesso significato. è la capacità di regolare l’intensità e il tipo di segnali da utilizzare in rapporto alla situazione. • Un individuo invia un messaggio ingannevole. la gestualità. è un essere parlante e. • Un emittente non ha intenzione di comunicare. Un’abilità importante . la spazialità.3. ai differenti significati che a questi segnali si attribuiscono in culture diverse. Infatti: tutto il comportamento è comunicazione e tutta la comunicazione influenza il comportamento. 2. Codifica è l’invio. • Un emittente non intende comunicare e il ricevente interpreta in modo scorretto il suo comportamento. • Un ricevente B interpreta in modo sbagliato il comportamento dell’emittente A e questo si può verificare sia perché A è stato un’emittente inefficace sia perché B è stato un ricevente inefficace o per tutti e due i motivi. nominandosi. (il linguaggio della comunicazione di Vincenzo Fanelli) . ma il ricevente può comunque decodificare i messaggi contenuti nel suo comportamento (es. consapevole o inconsapevole. mentre distogliere lo sguardo significa menzogna). parla del suo corpo. La capacità di codifica e decodifica dei segnali non verbali dipende quindi da molti fattori che sono riferibili alle caratteristiche individuali dei partecipanti all’interazione. Conoscere la CNV è un ottimo sistema per decodificare la comunicazione del nostro interlocutore in tempo reale.

Questi segnali forniscono importanti informazioni sulla percezione degli interlocutori e esercitano una grande influenza sull’interazione tra gli individui. I segnali di rifiuto: • Sfregamento della punta del naso con il dito indice della mano. da sinistra a destra o viceversa • Sfregamento della punta del naso con il dito indice della mano. ripetuto più volte.confidenziale può provocare una reazione di fastidio e allontanamento. dal basso verso l’alto • Variazione posturale indietro del corpo o del tronco (se seduti) • Spostamento del capo indietro • Allontanamento di oggetti dal proprio corpo 12 . con un movimento in verticale. Gli atti analogici più significativi esprimenti gradimento consentono all’interlocutore l’accesso alla sua emotività. Elemento chiave nei processi di codifica e decodifica della CNV è l’informazione retroattiva o di feedback. opposta cioè a quella che si desiderava ottenere. che solleva di qualche cm la gonna • Allargare braccia e gambe Quando l’interlocutore esprime un atto analogico di rifiuto. come se intendesse dire: ”vai avanti così che vai bene”. che “viaggia” tra gli interlocutori. I segnali di gradimento: • Bacio analogico • Pressione della lingua nella zona maxillo-facciale • Accarezzamento delle labbra • Linguino • Mordicchiamento interno delle labbra o della lingua • Suzioni di uno o più dita • Suzione di un oggetto • Accarezzamento dei capelli • Variazione posturale in avanti del corpo o del tronco (se seduti) • Spostamento di oggetti verso il proprio corpo • Toccare con la mano l’interlocutore (o comunque promuovere un contatto amichevole) • Inserirsi un dito nel orecchio ed effettuare un lieve massaggio • Soggetto femminile. ripetuto più volte. da seduto. sarà cura dell’operatore escludere il tipo di argomento. il segno o la parola che sono stati causa del rifiuto. con un movimento in orizzontale.

Ci sono alcune discipline come la cinesica.ideografici. come abbiamo detto il sistema CINESICO è l’intera gamma dei movimenti del corpo: a) Espressioni facciali Sono sempre state viste come le espressioni dei sentimenti. Risente comunque molto della cultura di appartenenza. La CINESICA è lo studio dei gesti.• Atto di spolverare o spazzare via • Riassettarsi. A proposito del sistema cinesico vorrei ricordare IL LINGUAGGIO DEI SEGNI. ma possiede anche un proprio codice. come l’ALT dei vigili). c) Gestualità delle mani Accompagna frequentemente il normale linguaggio verbale. esercizi di interpretazione su ciascun elemento della comunicazione non verbale. affetto. la loro vicinanza. la prossemica. Quindi. interessi. tuttavia è da ricordare che esistono anche le espressioni “false”. gli “indicatori dello stato affettivo” (gesti nervosi ecc. la fisiognomica e la cronemica che hanno elaborato dei sistemi di interpretazione basati essenzialmente su questi elementi. Gli studiosi Paul Ekman e Walther Friesen hanno elaborato una classificazione molto importante per interpretare la comunicazione non verbale e in particolare una griglia che individua le caratteristiche dei gesti all’interno di una situazione comunicativa. spaziali. le espressioni del volto. e si concentra sul contatto fisico tra gli interlocutori. gli “adattatori (i movimenti che regolano la posizione del corpo rispetto agli altri o agli oggetti). E’ il sistema dei segni impiegato dai sordomuti e ha le proprietà del linguaggio vero e proprio in termini di arbitrarietà nella relazione fra segno e referente. con consapevolezza o meno. pictografici). lo sguardo e tutti quegli aspetti non verbali che compaiono in una situazione di conversazione o di relazione tra le persone. come ad esempio il turno di parola). i “movimenti regolatori” (che regolano appunto gli interventi in una conversazione. ci sono gli “emblemi”( i gesti intenzionali codificati attraverso significati specifici che possono essere tradotti con il linguaggio.). menzogne ( ad esempio nei gesti di chiusura o apertura del corpo). minacce. le posture. i “gesti illustratori” (si suddividono in bacchette. del loro aspetto comunicativo e significativo. cinetografici. Ad esempio. come dimostra il fatto che si gesticola anche quando si è soli (al telefono per esempio). deittici. i movimenti del capo. Sono gesti pienamente convenzionali all’interno della 13 . b) Postura del corpo Segnala spesso il coinvolgimento nella conversazione. pulirsi spolverarsi • Raschiamento • Braccia conserte e gambe accavallate • Mani sui fianchi Nelle relazioni sociali le persone praticano continuamente. Già a partire dall’infanzia. ciascuno è abituato a leggere nell’atteggiamento degli altri predisposizioni. ma questo dipende molto anche dal “contesto” in cui ci si trova.

La regia delle oscillazioni tra affinazione/vicinanza e riservatezza/distanza è mediata attraverso la gestione della propria TERRITORIALITA’. La loro trasgressione è sanzionata. Con i nostri amici le distanze sono ridotte. cominciamo a sperimentare particolari stati psico-fisici o variazioni emotive come ad esempio “fastidio” o “imbarazzo” e reagiamo di conseguenza. con gli estranei. Il territorio è un’area geografica che assume risvolti e significati psicologici nel corso degli scambi di comunicazione. ci separa e ci protegge dal resto del mondo. il territorio domestico è nettamente distinto da quello pubblico attraverso precisi confini sia fisici (per esempio. conoscente. In esso prova un senso di agio e ne possiede il controllo. come irrigidimenti muscolari. sono caratterizzati dalla segmentazione e dall’analiticità sul piano semiotico. amico partner ed ancora da davanti di lato o da dietro. Il primo è il territorio dove gli individui hanno la libertà di accesso.estraneo. una distanza che ci avvolge. Lo spazio che ci separa dagli altri e uno spazio mentale che esiste nella nostra mappa del mondo ed è chiamato spazio prossemica. sia psicologici (per esempio. E’ molto interessante rendersi conto che un istante prima di avvertire consapevolmente variazioni emotive. il nostro corpo e/o quello degli altri. può essere la propria casa. per le invasioni o abbandoni dello spazio prossemica. Il territorio domestico è il territorio in cui l’individuo sente di avere libertà di movimento in maniera regolare e abituale.comunità dei partecipanti. Anche la PROSSEMICA ha una certa rilevanza nello studio della comunicazione non verbale. modificazioni di postura. Oltre all’American Sign Language (ASL). La distanza tra noi e gli altri è importante e queste distanza sono diverse da persona a persona. L’idioma de Senas (Nicaraguan Sign Language NSL) è diventato oggetto di studio in tempi recenti. la proprietà privata). ripristinando le giuste” distanze. se infatti una persona si avvicina “troppo” a noi. Di norma. E’ interessante osservare che ogni linguaggio presenta dei segni presenta variazioni dialettali anche in funzione della comunità locale. Lo spazio che sussiste tra noi e gli altri non è neutro. ma è regolato da norme e vincoli ufficiali e convenzionali. le reazioni a una invasione di tale territorio). Inoltre la gestione di tale territorio personale concerne anche la regolazione della DISTANZA 14 . alle variazioni di distanza. con il nostro partner si riducono fino al contatto fisico. in noi o negli altri. sia legali (per esempio. Nel territorio pubblico una certa porzione di spazio è marcata a livello di comunicazione non verbale come propria attraverso segnali e indicatori (come oggetti) e può essere rivendicata come appartenente a sé in quella data circostanza. variazione della respirazione e altre. Tutti noi intorno al nostro corpo abbiamo uno spazio. poiché studia l’organizzazione delle distanze tra le persone. Occorre distinguere fra territorio pubblico e territorio domestico. la porta di casa). Possiamo facilmente verificare quindi come le distanze e le relazioni siano diverse quando ci facciamo avvicinare o ci avviciniamo ad un uomo o ad una donna. perché si sviluppa tutto intorno a noi. l’ufficio o il club degli amici. sono molto grandi. le comunica attraverso modificazioni non-verbali.

Esistono altresì. ma non sentire l’odore. quelle sudamericane e latine sono caratterizzate da una cultura della vicinanza. pertanto. • Zona Pubblica (oltre i 360 cm) è la distanza tenuta in situazioni pubbliche ufficiali che comporta una enfatizzazione dei movimenti e una intensità elevata della voce. tanto più gode di una posizione sociale elevata. vige il principio secondo cui tanto più spazio uno ha a propria disposizione. contatto visivo e uditivo. il calore. A questo proposito si è soliti distinguere diversi tipi di distanza. è il territorio in cui l’individuo sente di avere libertà di movimento in maniera regolare e abituale: in esso prova un senso di agio e ne possiede il controllo. vederlo in modo distinto. • Zona Intima (0 – 45o 50 cm) è la distanza delle relazioni intime: ci si può toccare. importanti significati a livello comunicativo. di manipolazione del partner per metterlo a suo agio o a disagio. quelle asiatiche e indiane sono caratterizzate da una cultura della distanza: in esse la distanza interpersonale è grande. in quanto essa è percepita come una forma di invasione. sentire l’odore del partner. Per contro. rilevanti differenze culturali nella prossemica. poiché in esse la distanza interpersonale è ridotta. • Zona Sociale (120 – 360 cm) è la distanza per le interazioni meno personali. • Zona Personale (50 – 100 o 120 cm) è l’area invisibile che circonda in maniera costante il nostro corpo. All’opposto. Parimenti nelle culture occidentali lo spazio pubblico diventa 15 . nonché come una minaccia. Alcune popolazioni come quelle europee settentrionali. Principalmente contatto visivo.PERSONALE che rappresenta un buon indicatore della distanza comunicativa fra le persone. La regolazione dello spazio assume. parlare sottovoce. Tale principio non vale soltanto per le abitazioni private ma soprattutto per gli uffici nelle aziende (private o pubbliche) dove il confronto sociale è assai forte. come quelle arabe. mantengono un’angolazione obliqua e ogni riduzione spaziale è percepita come invasione. avvertire l’intensità delle sue reazioni. la violazione del proprio spazio suscita consistenti reazioni di difesa. mantengono un’angolazione diretta e la distanza è valutata come freddezza e ostilità. è una sorta di “bolla spaziale personale” che ci accompagna in continuazione e la cui distanza varia da interazione a interazione: è possibile toccare l’altro. altre popolazioni. in quanto può favorire i processi di intimità. di dominanza. relazioni formali. In generale.

ma vi è altresì la necessità della sincronia comunicativa come capacità di sintonizzare il flusso comunicativo al fine di ottenere una sequenza regolare e fluida di scambi. nonché di fraintendimenti comunicativi. 16 . il tipo fisico i lineamenti del volto influenzano fortemente le relazioni interpersonali. governata da regole precise (come il codice stradale). Come area di ricerca sulla CNV è ancora agli inizi. per creare armonia reciproca. con pause limitate. sfasamenti e condizioni di disagio. Per contro. Si tratta di processi fondamentali. mentre in occidente la traiettoria dei movimenti è spesso oggetto di negoziazione ed è. in queste ultime culture. mentre nelle culture arabe lo spazio pubblico continua a rimanere pubblico. spesso inconsapevole. di frustrazioni e di delusioni reciproche. e fra uno scambio e l’altro amano rispettare lunghe pause e silenzi di meditazione. La CNV assume un valore specifico nel mantenimento e nel cambiamento delle relazioni. LA FISIOGNOMICA è un campo di studi interessato più al volto che alla gestualità. nonché per stabilire una interazione globalmente soddisfacente. in ogni condizione.4. efficienti. (Paramahansa Yogananda) La CNV è parte integrante della comunicazione in quanto partecipa ha pieno titolo alla costruzione e trasmissione dei significati all’interno di una articolazione complessa e sinergica. i toni della voce. le posture possono veicolare significati anche molto differenti secondo il contesto in cui sono inseriti. di norma. Ogni soggetto è portatore. e la comunicazione con soggetti che hanno ritmi biologici e psicologici differenti può generare distonie. Non soltanto vi è l’esistenza della sintonia semantica per generare un atto comunicativo coerente e unitario. le cose non avvengono in questo modo. E’ comunque necessario conoscere i codici di una cultura o di un ambiente specifico per comprendere i segni della comunicazione non-verbale: i gesti. La cronemica indica la presenza di tempi e di ritmi diversi nelle interazioni comunicativa. in quanto. di uno specifico ritmo personale che da per scontato sia eguale a quello degli altri di norma. essa può essere rilevante ai fini della comunicazione non verbale perché elementi quali l’età. CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE E’ bellissimo quando le persone che hanno punti di vista divergenti si incontrano per sottolineare non le proprie differenze. un individuo ha il diritto di “impossessarsi” di una determinata traiettoria di movimento e di pretendere la precedenza nei confronti di altri. fra l’altro. Tale condizione è alla base di incomprensioni. Ma anche all’interno della medesima cultura individui diversi hanno ritmi circadiani differenti. Per contro nelle culture lente le persone trovano offensivo affrettare la conversazione. Per esempio. dal ciclo-sonno veglia alla velocità nella assunzione del cibo. LA CRONEMICA concerne il modo con cui gli individui percepiscono e usano il tempo per organizzare le loro attività e per scandire la propria esperienza. per generare attrazione ed interesse. nel camminare nel leggere nel parlare ecc. 2. ma il tempo è una variabile basilare per la comunicazione. ma le proprie affinità.“personale”una volta che sia occupato da un certo soggetto che ne può rivendicare il processo (come “questo posto è mio”). la razza. nelle culture veloci i turni di parola nella conversazione sono rapidi.

AOL.HALL.).BONAIUTO& MARICCHIOLO (2003).CAROCCI THE NONVERBAL DICTIONARY OF GESTURES. ROMA. EDWARD T.. (1972). IL MULINO-STRUMENTI LA COMUNICAZIONE NON VERBALE . CENTER FOR NONVERBAL STUDIES PRESS HTTP:/MEMBERS.LILIANA PAOLA PACIFICO.PACCAGNELLA. EDWARD T. WASHINGTON.MILANO – BOMPIANI IL LINGUAGGIO SILENZIONSO . coinvolge gli aspetti affettivi ed emotivi tale rilevanza comporta importanti implicazioni nei vari settori dell’esistenza umana (dall’intimità della famiglia ai contesti pubblici del lavoro.5. XENIA EDIZIONI SOCIOLOGIA DELLA COMUNICAZIONE – L.MILANO – GARZANTI COMPORTAMENTO NON VERBALE E COMUNICAZIONE – RICCI BITTI&CORTESI (1977) BOLOGNA – IL MULINO 17 .più del linguistico. ai contesti giuridici ecc. SIGN& BODY LANGUAGE CUES. alla gestione della politica al tempo libero al campo delle cure mediche e psicologiche. 2. DAVID B. (2002) SPOKANE.HTM LA DIMENSIONE NASCOSTA – HALL. BIBLIOGRAFIA • • • • • • • • • PSICOLOGIA DELLA COMUNICAZIONE A CURA DI LUIGI ANOLLI. (1991).COM/NONVERBAL2/DICTION1. GIVENS. IL MULINO – BOLOGNA 2004 LA COMUNICAZIONE NON VERBALE .

Secondo Roger G. Se si escludono infatti alcuni sentimenti “protopatici” quali il disgusto. il complesso dei gesti. In questo senso il sorriso può essere 18 . Axtell.1. posture e segni è in gran parte dovuto all’apprendimento e quindi al contesto socio-culturale e linguistico. Nei capitoli precedenti è stato sottolineato il fatto che la congruenza tra le informazioni orali e il LNV è decisiva affinché la comunicazione sia effettiva. possibile ricostruire l’identikit delle varie culture esistenti nel mondo. sesso. come già detto. il sorridere ("ultimate gesture") è un messaggio universale che rispecchia in chi lo riceve un’attitudine alla benevolenza e buona disposizione. Dallo studio di ognuna di tali espressioni è. non viene dunque appreso per imitazione. ciò che provoca tali sentimenti può cambiare a seconda dell’ambiente culturale. anche in questi casi. esattamente come le espressioni musicali.2.3. Ciò è particolarmente vero quanto la comunicazione avviene tra soggetti appartenenti a diverse culture in quanto il LNV.fattore nell’efficacia o meno della comunicazione nelle relazioni umane. IL SORRISO E’ il SORRISO che è il principe della CNV in tutto il mondo. l’ira. Il Sorriso il Silenzio e il Saluto Rappresentano espressioni non verbali fondamentali nelle relazioni umane. Introduzione Il Linguaggio Non Verbale (LNV) è un importante -e spesso determinante. 3.4. Secondo la neurofisiologia il discorso è più articolato: esso nasce come reazione fisiologica per poi diventare una espressione con intenti comunicativi. il Silenzio e Il Saluto nelle differenti culture When in Rome. di una reazione sostenuta da un “pacchetto” di centri nervosi comune a tutti. le sintassi linguistiche e l’abbigliamento. La faccia che noi facciamo quando siamo in preda all’IRA o alla TRISTEZZA o alla PAURA o al SORRISO è anche universale sebbene. come vedremo. Il Sorriso. 3. la paura. è solo in parte comune e universale a tutti gli esseri umani potendo in gran parte differire per ragioni culturali. la tristezza e il sorriso che rispondono a circuiti neurali e a gruppi di muscoli mimici ben definiti e comuni a tutti.3. do as the Romans do 3. In questo capitolo ci si limiterà ad offrire un sommario di argomenti che mirano appunto ad evidenziare la complessità degli argomenti stessi e la loro centralità nel rapporto empatico (sorriso) e linguistico-paraverbale (il silenzio e il saluto). Si tratta. in teoria. 3. Secondo il lemma di Wikipedia il sorriso si presenta spontaneamente in tutti i bambini. età e religione. LNV comune in tutto il mondo Provare DISGUSTO comporta il raggrinzimento della pelle del naso e l’elevazione del labbro da entrambi i lati. sebbene le cose che provocano davvero disgusto possono cambiare a seconda dei contesti culturali.

rivolgendosi prima agli oggetti che ha intorno. Anche l'espressione in sé ormai non coinvolge più solo la bocca ma tutto il volto. Aztell raccomanda il sorriso a tutti i businnessmen come la modalità principe per iniziare e conservare buone relazioni in giro per il mondo. Una nota antropologica è però necessaria per chiarire il carattere innato del sorriso. il sorriso acquista un'ulteriore maturazione. Questo viene considerato il primo sorriso sociale. come ad esempio le proprie mani. Axtel è il vero gigante nel repertorio del linguaggio non verbale e una verità traducibile in tutte le lingue: sorridere fa bene a chi sorride e a chi il sorriso lo riceve. diventando non più una reazione ad uno stimolo. diventando a tutti gli effetti uno dei primi strumenti comunicativi.considerato un comportamento tipico e distintivo della specie umana nei confronti delle altre specie animali. Tale meccanismo metabolico sarebbe filogeneticamente antichissimo e viene attivato dai “neuroni specchio” la cui esistenza e prima mappatura è stata evidenziata da ricercatori italiani (Università di Parma). nei neonati. il sorriso viene provocato alla visione di un volto umano. e non il piacere. e quindi ancora non riconosciuto dal bambino. In effetti non si può negare che mentre in Europa o negli Stati Uniti è pressoché automatico sorridere quando si salutano gli altri. ma una vera e propria espressione dell'individuo. Dal quarto mese. e poi alle altre persone. facilmente riconoscibile per le circostanze e il contesto relazionale in cui nasce. il sorriso diventa definitivamente una forma di socializzazione. ad esempio la voce di una persona. Sorridi 19 . del proprio corpo e delle altre persone. Esso si osserva soprattutto durante il sonno. Insomma il sorriso per Roger G. Dopo i sei mesi. ancora non ben definito. in in Corea sorridere mentre si saluta un’altra persona può apparire sconveniente in quanto per il coreano. Si tratta della stessa nota che viene proposta da vari autori che studiano l’Epigenetica e che ritengono che anche il sorriso risenta dell’educazione e del contesto culturale. Verso la quinta settimana di vita del bambino. quello che sembra un sorriso è un semplice stiramento delle labbra. Allo stiramento della labbra si aggiunge lo strizzamento degli occhi. Secondo ormai consolidate acquisizioni neurobiochimiche sorridere rilascia a livello del Sistema Nervoso Centrale alcuni mediatori biochimici “del benessere” comunemente classificati nel gruppo delle Endorfine. attivatori di uno stato di lieve euforia. un sorriso di solito indica imbarazzo. o da stimoli rumorosi esterni. il bambino utilizza sempre più il sorriso come linguaggio. Secondo la Neuro-psicologia Infantile. Pur con tale annotazione si può affermare che raramente il sorriso è incomprensibile. Durante la conoscenza dell'ambiente e il riconoscimento degli oggetti. ed è la conseguenza di stimoli dell'attività del sistema nervoso. Viene escluso da queste considerazioni il sorriso “falso” o sardonico o sarcastico o beffardo.

significa riconoscere che l'inconscio è innanzitutto un discorso senza parole. Battisti Un silenzio eloquente! E’ questa la definizione che si da in italiano dei silenzi carichi di significato. Il silenzio riflessivo. di resistenza o di apertura all'inconscio. denota generalmente una personalità profonda e matura e dev’essere sempre rispettato. IL SILENZIO “Si può tacere senza dare il silenzio come spiegazione P. rinunciare. diventa importante la creatività del counselor nel saper interpretare ed usare egli 20 . quasi misteriosa. Che si tratti del silenzio del cliente o di quello del counselor. oppure Metacomunicazione: “Ne vuoi riparlare?” “C’è qualcosa che ho detto che ti ha offeso?” ecc. si potrebbe dire. 3. alla psicologia. alla musica. Il tema del silenzio è presente nella nostra cultura già dai tempi di Platone ed è ancora oggi una questione epistemologica complessa e. alla linguistica. è in definitiva un modo di mostrare il silenzio della psiche e non interferire nell’ideazione-espressione dell’interlocutore. soprattutto in campo neuro-psichiatrico perché tendono a misconoscere tutto ciò che non è ingabbiabile in un prestabilito contenitore di significati. 3) Silenzio imbarazzato: esiste ovviamente anche questo. 2) Silenzio comunicativo: stato di grazia che interviene tra due persone (tra più di due sembra davvero difficile) che senza scambiarsi una parola sono in perfetta armonia e comunicano tramite sensazioni ed emozioni.5. Marcela Danon psicologa ed esperta di eco-psicologia offre una classificazione dei silenzi in ambito relazionale.L. Secondo la classificazione della Danon esistono fondamentalmente tre tipi di silenzio. da trattare diversamente: 1) Silenzio riflessivo. dunque. comunicazione. Tra gli isolotti che si possono visitare nel vasto arcipelago delle tematiche della comunicazione si può avere il piacere di incontrare una citazione dell’etnopsichiatra John Nane che illumina l’aspetto psicoanalitico del silenzio: Tacere. spaziando dall’acustica all’astrofisica. Roger . di un silenzio cronico o effimero. E’ sempre esercizio rischioso operare delle classificazioni. quando fra due interlocutori cala il gelo oppure non c’è proprio più nulla da dire. Assolutamente vietato interrompere questa pausa di riflessione con domande petulanti tipo “Allora cosa ne pensi?” .Gestures: The Do's and Taboos). Strategie suggerite dall’autrice: Riformulazione. Chi interrompe questo momento magico con una frase buttata lì tanto per dire meriterebbe la gogna. E’ noto a tutti che il silenzio è sempre presente nella comunicazione e che i suoi effetti possono essere altrettanto potenti che una parola effettivamente pronunciata. quando occorre.“Allora quando mi rispondi?”. e tuttavia è un esercizio a cui non si rinuncia quando si vuol dare uno sguardo d’insieme al campo d’indagine. Si tratta di una definizione che riconosce esplicitamente il silenzio come espressione e. Panella . specialmente nella relazione d’aiuto. in altre parole a subordinare il fenomeno biologico concreto alla sua formulazione astratta. Al secondo tentativo a vuoto. tipico di chi sta rielaborando le informazioni ricevute e vuole pensare prima di dare una risposta. ossia agganciarsi all’ultima frase o parola densa di significato pronunciata dal nostro interlocutore prima di chiudersi nel mutismo e provare così a riaprire la conversazione. Una sintesi superdensa di un secolo di psicoanalisi! Come dire che il saper non dire nulla quando l'occasione lo richiede.liberamente e spesso! Ripete spesso in uno dei suoi libri più famosi (Axtell. Assumendo che tra le tre forme del silenzio appena descritte esistano commistioni e sovrapposizioni. esso costituisce un fatto analitico di primaria importanza nello svolgimento del colloquio.

3. Alcuni autori (tra i quali la Danon) si soffermano sulla funzione d'insight e riflessione del silenzio.Io? Sei tu che taci! . difensiva. In altre parole l’interpretazione del silenzio risente molto del CONTESTO CULTURALE in cui viene prodotta ed in cui acquisisce possibili significati desumibili oltre che dalle regole comunicative di ciascun contesto. che dal silenzio passano al verbale in questo modo: . Un’esperienza fondamentale nell’educazione dei sentimenti.perché taci? . proprio perché non esplicito o chiaramente rilevatore di contenuti.Non è vero. variabile a seconda delle circostanze e del contesto relazionale. Il silenzio si assapora liberando la mente da tutto ciò che non è “qui ed ora”.Si. lasciando a casa amici e parenti logorroici e passeggiare in un prato o in un bosco osservando con occhi incantati i magnifici colori delle stagioni e ascoltando gli ineffabili suoni della natura tutti accordati sul giro armonico del Silenzio.6. offensiva. in questo caso il silenzio che si crea all'interno del colloquio è legato ad un fase momentanea in cui cliente e counselor non sanno cosa dire. uno scarto maggiore di significazione rispetto al silenzio tra sistemi 21 . C’è anche una storia sul significato del silenzio. inoltre tradotte o meglio “convertite” in un qualsiasi dialetto italiano avrebbero un altro colore e forse aggiungerebbero nuove sfumature prima assenti. assume quindi atteggiamenti difensivi per non farsi coinvolgere ulteriormente nella conversazione. magari di un’altra regione e non interessata alle ragioni dei due dialoganti forse coglierebbe solo l’aspetto linguistico delle battute. sto parlando io per primo! . Secondo Danon è' importante che il counselor individui quelli che possono essere i benefici del silenzio. Interessante poi la funzione di vuoto del silenzio. Altri usano il silenzio con l’intenzione di creare un’atmosfera calda e d'ascolto che faciliti l'alleanza tra cliente e counselor. “quest'ultimo infatti serve ad entrambi sia per riflettere. conscio che il silenzio. apprensiva. non quando il silenzio è vuoto bensì quando è pieno. andando con passi tardi e lenti mentre si ascoltano gli augelli cantar e muggire gli armenti. è parte integrante di quello scambio "verbale" che si crea nel setting del counseling e che varie piste o tracce diverse fra loro possono essere percorse. Il Silenzio diverso nelle diverse lingue Nella comunicazione il silenzio è un fattore interattivo non facilmente leggibile come la parola o come la gestualità. oppure indifferente. Esiste. spegnendo i cellulari e possibilmente anche il cervello che rimugina pensieri e problemi. il colloquio interiore tra il dentro e il fuori di noi. Altre tesi si soffermano sul significato di opposizione/resistenza al colloquio stesso: per qualche ragione il cliente non vuole partecipare al colloquio. sedute su una panchina. Inizialmente la psicoanalisi considerava il silenzio come il rifiuto della regola del parlare. ed è più facilmente rilevabile.stesso con arte l’”esperienza allenata” (trained experience) del silenzio. Si immagini la scena di due persone. Una terza persona. cosi come la parola. E’ possibile gustarlo da soli o in compagnia di un’altra persona amata o amica. anche e soprattutto da fattori antropologici e più generalmente culturali.Infine. inavvertita. e quindi soggetto all’interpretazione. meglio fuori città. ma rinvia ad una dimensione più criptica del senso da attribuirle. successivamente sono stati attribuiti significati diversi. sia per facilitare la comunicazione”. In realtà Il silenzio può essere una pausa condivisa ma anche non condivisa e dunque conflittiva in potenza o in atto. ma avevo parlato io per ultimo! Tale scambio di battute può avere un contenuto umoristico ma anche rappresentare l’esordio di un litigio. il 4) Silenzio Meditativo. ma può anche mascherare una mancanza di concentrazione e distrazione.

costantemente immerso nell’orgia di relazioni cinesteico-comunicative a cui ha fatto eco la ricerca soggettiva dell’esperienza “forte” e “veloce”. allora. sommersa Ciò che del silenzio. lo stare in gruppo senza parlare è culturalmente ammesso soltanto quando le persone “fanno qualcosa” e quando ci sono situazioni luttuose o terribilmente dolorose. da popolo a popolo. insomma. già mezzo secolo fa. Si immagini adesso il seguente dialogo. Il non parlare può esser valutato negativamente come un “non saper che dire”. ancora. timore di non essere compresi e rifiutati nel momento in cui ci si rende “altri”.culturali differenti –come quelli tra città e campagna. può esser visto come “segno” di conflittualità non dichiarata. indispettire. Da un lato. sempre tra le due persone sulla panchina: perché taci? Io non taccio. pur di non affrontare quel momento tanto temuto che è il silenzio. quasi che ogni gesto fosse solo da “consumare” e non da vivere… la parola stessa. penso! E tu perché parli? Io non parlo. H. Ci si sforza di avviare conversazioni. Da un punto di vista sociologico. La fobia di dover parlare a tutti i costi quando si sta insieme è a tal punto radicata da far rinunciare a talune persone di incontrarsi con altre perché non si hanno argomenti di conversazione o cose da riportare. dal contingente. che l’Occidente ha il vizio di considerare l’individuo come valore assoluto. di raccontare barzellette (magari le stesse che vediamo e sentiamo tutti I giorni in TV). sia d’obbligo il parlare. La stessa immagine del silenzio varia. non è abituata al silenzio. e quindi procura ansia d’interpretazione. tra mondo occidentale ed orientale. ma poco differenziato dalla collettività. come se andasse bene esserci per gli altri e che l’esserci anche solo per se stessi. Il silenzio sembra quindi isolare. dal sociale. e quindi creare imbarazzo. Marcuse scriveva. anche. fosse un atto di differenziazione eccessivamente pericoloso per il vivere comunitario. tutta occidentale. anche se non se ne sente la necessità o il desiderio. e la società che questa ha prodotto nel corso del tempo. agisco! 22 . Nella società consumista e tecnologica. dall’altro. però. Nella cultura occidentale il silenzio è assenza. la paura del silenzio è paura di mettere dei confini tra Sé e l’Altro (Danon) e. Nord e Sud e. in maniera ancora più eclatante. in cui tutto è da fare subito e nella confusione. o può esser letto come “volontà di non voler dire”. in una prospettiva di massificazione della quotidianità e della socialità. la cultura occidentale. il silenzio diventa un vuoto da colmare. si è strutturato uno stile di vita caotico. sconnettere. da cultura a cultura. 1984). e non presenza: quasi una fuga dal reale. Forse. infastidire. frenetico. implicita. ed è questa una capacità che la civiltà occidentale progredita ha perso da tempo. 1984). è diventato sottofondo rumoroso di una socialità in cui si parla molto e si comunica poco (Pacifico. l’iperproduzione tecnologica ha determinato un aumento parossistico del rumore che ha contribuito ad accrescere l’inquinamento acustico a cui è soggetto l’uomo occidentale. di considerarlo una forma di comunicazione positiva (Pacifico. ma non da rendere funzionale o da riutilizzare. quindi non sempre “connessi” al circuito sociale fatto di interazioni verbali e di relazioni pragmatiche.di ricordare episodi del passato. Tipico della moderna cultura occidentale è che quando due o più persone che si conoscono stanno insieme ed interagiscano. nel vivere quotidiano inquieta maggiormente è l’incapacità. dai contenuti eccitanti. nell’ansia di esser rifiutati o percepiti come incapaci di comunicare. Ma stare in silenzio è anche ascoltare gli altri. mal disporre. sentenziare o altro ancora. oppure. strumento di comunicazione e di relazione.

per queste culture. seppur funzionalmente al limite con i meccanismi di difesa. “La pace sia conte con la misericordia di Allah e le sue benedizioni. Anzi. Infidel “Al magnifico Signore.A parte la quasi impossibilità di tradurre esattamente il dialogo anche solo in un qualche dialetto italiano senza dover immettere qualche lemma o parola colorita che comunque modifica in qualche misura (nei non testimoni soprattutto!) l’interpretazione di quanto dicono le due persone. L’assenza di comunicazione verbale non imbarazza. come quelle Saharawi o quelle CentroAfricane. la funzione del silenzio è altamente considerata. nei Balcani e nei Paesi dell’Est. infatti. il linguaggio del corpo. fattore che connette gli individui in una dimensione a-problematica dello scambio comunicativo in cui il silenzio è visto come uno dei tanti modi per dire di sé senza parlare. tesoro del vecchio e del nuovo Testamento. e possiedono un margine più ampio e positivo di significati da attribuire al silenzio in particolare.6. ponderatezza e saggezza nella vita (Devi. corona radiosa dei teologi. un emblema si intimità che. all’interno delle quali viene celebrata l’assenza di parola come elemento fondamentale della meditazione. Presso alcune popolazioni africane. In Oriente. Lo stesso meccanismo comunicativo è dovuto ad un medesimo substrato culturale anche nei Paesi Arabi. nella relazione interattiva. dove gli insegnamenti e le iniziazioni sono conferite attraverso l’eliminazione della parola e la meditazione silenziosa . sia come momento di riflessione. e non per questo imbarazza o maldispone. potrebbe sembrare solo patologico. ma anche nella ex-Urss. 3. fustigatore degli eretici. al Signor 23 . interazione di per sé. 1981). 2003). il silenzio è una forma di protezione. dove il silenzio come dono consente di riscoprire. eterna luce della religione. in genere. la medesima funzione viene riconosciuta al silenzio dalla dottrina indù praticata in India. chiarissimo specchio di ogni eroica virtù – al mobilissimo padrone. In Oriente il silenzio è addirittura al centro di feste religiose. È la base su cui innestare la conoscenza attraverso l’espressività fisica. all’aurea luce delle sette arti liberali. ma in realtà è anche culturale. lo spazio silenzioso è destinato alla riflessione e all’elaborazione dei contenuti trasmessi dal linguaggio verbale. in cui il tessuto sociale è meno disgregato e le tradizioni storico-religiose rivestono ancora un’importanza vitale rispetto al senso di appartenenza dei singoli alla collettività.” Non si può rispondere ad un saluto formulato in maniera diversa da quanto raccomandato dal Profeta. si immagini la imprevedibile variabilità di significati che potrebbe avere la traduzione e soprattutto l’interpretazione in Cinese o Vietnamita da un punto di vista dell’antropologia culturale. ma anche nelle culture ad altro livello di sviluppo e di industrializzazione. Il silenzio è. ma al contrario completa l’interazione tra le persone a tal punto che. Nella maggior parte delle società cosiddette “tradizionali”. Valle. si utilizza molto il linguaggio non verbale. come grimaldello per sollecitare la conoscenza e per farsi esso stesso modus manifestandi (Chatwin). sempre sulla panchina. il silenzio è parte integrante sia della vita quotidiana sia della prassi comunicativa interattiva (Chatwin. la fisionomica. Espero dell’ordine dei Domenicani. IL SALUTO Il solo saluto consentito nei paesi islamici è “Assalamu-Allaikum Warahmatullahi Wabarakaatuhu. sia come parte del rito che precede avvenimenti particolarmente solenni. essendo radicato in un codice espressivo personale che viene veicolato attraverso la comunicazione ma che non si risolve in essa. Ayaan Hirsi Ali. forme “altre” di scambio di informazioni che utilizzano la metafora del donare il silenzio come gioco e curiosità. in quanto pausa nella comunicazione. In Africa.

il più infimo discepolo e umilissimo servitore della Sua Maestà!” Erasmo da Rotterdam A’ Frà. il duca di Borgogna. 24 . “intra nos”. E’ significativo a questo proposito un aneddoto che riguarda protagonisti della corte reale di Francia intorno al 1700. la gestualità. Le formalità che prima conoscevano una più ampia regolarizzazione pubblica e.acci tua. in decadi più recenti. La riduzione delle formailtà. dove è impossibile salutare ciascuno dei presenti. quando nei rapporti tra i ceti diversi si seguiva una più estesa e rigida formalità. concedevano più libertà tra uguali. Secondo Norbert Elias. figlia del Re sole. pare dunque. al figlio. Se esiste una certa familiarità o un rapporto simpatico. come per esempio il cosiddetto “saluto romano”. oggi sono senza dubbio inferiori rispetto alla loro quantità. allo stesso tempo accetti una informalità più alta tra quelli che appartengono allo stesso gruppo sociale.. anche il gesto decade. ma è il gesto in se che ha conquistato un ruolo fondamentale anche nel salutare a distanza. bacia i piedi in segno di saluto. ma private ed interne anche nei luoghi pubblici (Elias). e sua moglie. siano veramente sospese. in compenso. al comportamento infantile. Il saluto verbale può essere accompagnato da un gesto. se ad un gruppo di amici venisse in mente di fare un cosa del genere durante una festa. La principessa Liselotte racconta in una lettera come avrebbe divertito la corte organizzando insieme al suo illustre consorte. ma sono diventate un compito dell’individuo che. Certamente rimangono nel verbale le differenze tra il “tu” e il “lei”. le possibilità espressive offerte dal tono della voce e dal lessico ma è il LNV. una gara di scoregge.politici. per esempio davanti a un auditorium. il principe di Orleans. che illustra meglio i ruoli e le funzioni di chi saluta o risponde al saluto. gli altri ospiti avrebbero reazioni diverse da un profondo imbarazzo… Anche in versione dialettale ormai… La licenza al gioco. del cosiddetto “cinema natalizio” o “da cassetta”) Il Saluto è generalmente espresso in forma verbale ma è sempre accompagnato. E’ molto improbabile che oggi. che si tratti di espressioni verbali o non verbali sembra valere la regola che una società che possiede un’alta formalità tra persone di rango sociale diverso. ecc. Sempre secondo Elias sono pochi i gesti universalmente diffusi e la loro accettabilità è strettamente legata a contesti storici e al radicamento negli usi e costumi delle varie culture. cinema del neorealismo italiano e.maestro.. visto che sono diventate regole non semplicemente pubbliche e esterne. la postura. me venisse ‘n colpo! Saluto affettuoso fra amici nelle borgate romane (cfr. più o meno codificato. sia stata più grande in quei tempi ormai lontani. in compenso. li m. Non possono esserlo. basta anche un gesto come il braccio alzato. l’abbigliamento. con la sconfitta dei movimenti – o altre forme di organizzazione . oppure negli incontri in strada quando non è prevista una sosta che permetterebbe altre forme di interazione. Quando si è creato un preciso significato ideologico. non trova più nessun ambiente in cui le norme inespresse di quello che si fa e quello che non si fa. in tutte le culture da espressioni non verbali legate ad altri elementi quali il contesto. d’altro canto. gran fijo de na m…tta. ha portato l’uomo borghese ad interiorizzare una maggiore quantità di tabù soprattutto rispetto al proprio corpo.

si sono perse anche alcune forme di saluto che per secoli sono state quella più diffuse quali il baciamano e levarsi il cappello. proprio nel senso più stretto dell’abbigliamento. per esempio “giù il cappello!” o anche “tanto di cappello!” etc. nelle culture occidentali si è per lo più perso. che tendono. Non è un caso che.Nelle società occidentali. La trasformazione di alcuni gesti in formule verbali non significa una tendenza generale di riduzione del saluto alla parola. L’aspetto esteriore rappresenta la dominanza della vista nella percezione della realtà. Anche il saluto ormai universalmente diffuso.). portamento controllato.o anche l’italiano “ciao” . invece. ma espressioni del tipo “mi inchino davanti all’autorità di…” sono formule consuete in quasi tutte le lingue europee. si presti grande attenzione alla prima impressione che si potrebbe provocare all’inizio di una trattativa ecc. normalmente la nostra prima impressione riguarda il suo aspetto esteriore: la mimica. è da interpretare in questa ottica: la “stretta di mano”. però. il gesto.). però. mentre l’austriaco “servus” . di fronte ad una tendenziale riduzione di formalità. esso determina l’impatto iniziale con un’altra persona. in compenso si espone a quello dell’appiattimento verso una grigia uniformità. nel mondo dall’alta finanza. caratterizzate da un impatto della gestualità e della presentazione esterna degli interlocutori ancora più forte rispetto alle sue parti centrali. La riduzione della presentazione individuale segue ovviamente l’intenzione di ridurre il rischio di fare ‘una brutta figura’ a partire dal primo contatto visivo. indifferentemente se radicato o no nella cultura del singolo paese. del commercio e della politica. molto diffuso nelle culture asiatiche nella funzione sia di saluto che di reverenza in generale.sono sempre leciti. Il gesto sopravvive. Il “bacio sulla mano” ugualmente è diventato un gesto molto raro che viene considerato per lo più esagerato. perché nessuno si ricorda delle loro origini nella stessa radice “servo” e “schiavo”). Questo gesto è una sorta di via di mezzo tra il saluto a distanza e quello con un contatto fisico più intimo nelle varie forme di 25 . il portamento e i vestiti (Irenäus Eibl-Eibesfeldt). sorriso obbligatorio ecc. spesso all’” under statement” ironico (come suonerebbe oggi anche un saluto d’addio del tipo “suo servo”. Il processo di migrazione dal gesto al linguaggio verbale è piuttosto comune: l’inchino. A parte i militari e altri pubblici funzionari simili. Quando incontriamo una persona. oggi sono forse soltanto i “banker” (e parzialmente i politici) ad accettare la “divisa” (vestito scuro. Le fasi iniziali e quelle conclusive dell’atto comunicativo sono. verbalmente nelle espressioni come. con i radicali cambiamenti di costumi e di moda nel Novecento. mentre la formula verbale è accettata non soltanto ironicamente (“baciamo le mani” in Sicilia ad es.

comunque. europei e orientali. Nonostante la restrizione di significati specifici che la stretta di mano ha inevitabilmente subito a causa della sua diffusione globale. un affare. forme alternative alla stretta di mano come il ‘bacio fraterno’ sono del tutto sparite (mentre baci sulla guancia con abbracci sono diventi sempre più diffusi. questo gesto si presenta lo stesso molto più complesso di quanto appaia a prima vista. dal mercato dell’auto alla diplomazia politica. nel caso di difficile individuazione. nel mondo del commercio e della politica può essere letto come segnale di volontà di intesa. Dopo il ‘crollo del muro di Berlino’ e l’allargamento del capitalismo occidentale ai paesi dell’Est. 2000) La stretta di mano parte dalla convinzione dell’uguaglianza tra gli interlocutori.con la mano nel vuoto… anche lui informato del fatto che in Occidente il saluto-incontro comincia con una stretta di mano. L’internazionalizzazione del gesto comporta il suo sradicamento dalle specifiche tradizioni culturali e di conseguenza un tendenziale svuotamento del suo significato. La generale funzione antropologica resta quella di tutte le forme di saluto e di stabilire un primo contatto amichevole: si tratta di una combinazione di auto-rappresentazione e assicurazione. esiste. Seminari interculturali tra americani. tra amici non ci si saluterebbe mai in tal modo! ( Johannes Galli. e questo significato continua a sopravvivere in vaste aree di negoziazioni. la cortesia chiede di presentarsi nel ruolo di inferiorità (Carola Otterstedt. Il fatto che la stretta di mano nel contesto della comunicazione interculturale si sia universalmente affermata nella funzione di gesto di saluto. non vuol dire che si sia introdotto e radicato nelle culture del mondo che fino a poco fa non ne facevano nessun uso. mentre i risultati della ricerca interculturale tra studenti di varie nazioni portano alla constatazione che gli studenti giapponesi sono indirizzati a cercare sempre le differenti collocazioni nella struttura sociale. lascia interdetto il suo interlocutore asiatico .bacio o abbraccio: tradizionalmente legato alla funzione di suggellare un accordo. La diffusione di questo saluto è diventata talmente totale nei contesti citati che il bravo businessman che ha appena imparato che in Giappone si usa l’inchino per salutare. evidenziano che gli asiatici usano questo gesto di saluto esclusivamente in contesti ufficiali e di lavoro. 1993). 26 . per esempio. si cerca di far capire all’altro chi siamo e che abbiamo intenzione pacifiche (Irenäus Eibl-Eibesfeldt. la possibilità di affidarle alla mimica che lo accompagna. cioè partono dall’idea che nel primo incontro deve essere stabilito chi dei due occupa la posizione più alta e chi quella più bassa e. Una volta offrire la mano dava il segnale di intenzioni pacifiche – chi dà la mano nuda fa vedere che non ha armi in pugno -. oggi. ma per lo più introdotti o accompagnati dalla stretta di mano). Anche se tali sottigliezze difficilmente possono essere espresse con il gesto.

Piper. 11: Studien über die Deutschen. che vuol dire: mi inchino davanti alle qualità divine che sono in te.. Per esprimere questi due messaggi fondamentali.. per buona parte non è facilmente controllabile. forse per fortuna. 2000 11) Norbert Elias. in “Sri vidya.. Naturalmente anche le mani stesse permettono una grande molteplicità di varianti che va dallo sfiorare soltanto le dita dell’altro alla vera e propria stretta che aumenta anche la valenza del gesto in relazione alla sua durata nel tempo.. un'espressione involontaria del nostro stato d'animo.. Nuova serie) 1999 (Prima edizione 1968) 27 . Concludiamo con il saluto che a noi sembra più bello perché esprime un profondo rispetto verso la dignità dell'altro: "Namaste". Manuale di psicologia relazionale. Adelphi. mentre le varie forme di inchino (per lo più solo accennato) possono sottolineare la stima reciproca oppure. John Wiley & Sons. Gesammelte Schriften. simpatia e antipatia. Silenzio e Parola. 17... 1993 8) Pacifico P. la mimica e il portamento. Machtkämpfe und Abschiedsgestaltung im interkulturellen Vergleich. BIBLIOGRAFIA 1) Axtell.Crescita personale e coscienza ambientale Urra Edizioni maggio 2006 3) Marcella Danon: Counseling .-Carter B. Fare silenzio per comunicare. in “Riza psicosomatica”. Meglio così. L' uomo a una dimensione . 1984 10) Devi K.-Heiman H. 1984. Grundriß der Humantheologie. vol. 1991 2) Marcella Danon: Ecopsicologia . Gestures: The Do's and Taboos of Body Language Around the World. invece. Il portamento durante la stretta di mano significa la conferma di uguaglianza quando le due persone si mettono una di fronte all’altra con la schiena dritta. quando soltanto uno dei due si inchina. 2003. n. Adelphi. Ed è anche una fortuna che queste espressioni siano tendenzialmente universali perché radicate nelle potenzialità di tutti gli uomini del globo di sentire e trasmettere gioia.. 5) Chatwin B.1986). La “pratica del silenzio” tra meditazione. A. d’accordo con Elias. München 1986 13) Marcuse Herbert. 1984. rabbia. Mente e natura. per lo più legate alla mimica che. interiorità ed inattese “Riza psicosomatica”. la comunicazione interculturale si ridurrebbe in tutto il mondo a quella diplomatica che da sempre ha dovuto imparare a nascondere i propri sentimenti. se no.La terapia per aiutare gli altri ad affrontare i propri problemi con un nuovo spirito Red Edizioni . -Angelo C. I mutamenti nel ciclo vitale della famiglia: una prospettiva sulla normalità. Roger E.F. il gesto della stretta di mano si avvale di variazioni che riguardano le mani stesse. 7) Mc Goldrick M. Die Biologie des menschlichen Verhaltens. Franco Angeli. Per concludere si può affermare. il rituale posizionamento di inferiorità.P.Gennaio 2009 4) Andolfi M. 9) Pacifico P. La combinazione della posizione che affianca uno all’altro con le mani incrociate si inserisce nei rituali politici che cercano di dimostrare all’opinione pubblica almeno l’intenzione di intesa o di collaborazione. di sfumature. Einaudi (collana Piccola biblioteca Einaudi.. Il viceré di Ouidah. che anche il saluto ormai universalmente accettato contiene in sé un'infinità di sfaccettature. München 1993 12) Irenäus Eibl-Eibesfeldt. Valle C. 1981 6) Bateson G. ed è.

Per un anziano che deve riabilitare un arto sarà più motivante e piacevole farlo spazzolando o portando a spasso un tenero cane. La soddisfazione di questi bisogni. tali metodologie cercano di accompagnare la persona in difficoltà a scoprire le proprie emozioni. Introduzione In base agli argomenti fin qui esposti appare evidente come il processo comunicativo non verbale rappresenta un elemento decisivo. oltre a garantire la sostituzione di affetti carenti o mancanti. sociali.1. in quanto necessaria al mantenimento di un buon equilibrio psico-fisico. rappresentando un valido aiuto in pazienti con problemi di comportamento sociale e di comunicazione. un tampone. relazione interpersonale. Esistono comunque. Infatti l’animale.4. Nei bambini con problemi particolari. di gioco. 4. alla musica. La degenza di un bambino in un reparto d’ospedale. agli animali che hanno un ruolo da tramite fra il mondo interno della persona ed il mondo sociale (1) . vive all’interno di una relazione. fa da tramite. saranno meno carichi d’ansia. negli anziani.2. Pet-Therapy La pet-therapy è una metodologia che utilizza i benefici effetti derivanti dalla interazione con gli animali. in alcune categorie di malati e di disabili fisici e psichici il contatto con un animale può aiutare a soddisfare bisogni di sicurezza. il proprio io interno. ai materiali. e questo grazie ai colori. affiancando ed integrando le terapie mediche tradizionali. un prelievo. è uno degli scopi della pet-therapy che offre. L’interazione con un animale può svolgere anche la funzione di ammortizzatore in particolari condizioni di stress e di conflittualità. METODOLOGIE TERAPEUTICHE BASATE SULLA CNV 4. nei suoi molteplici aspetti. Attraverso di essa.nell’ambito della comunicazione e della relazione d’aiuto. metodologie terapeutiche che vedono nella comunicazione non verbale il fulcro della loro azione. abbraccia l’essere umano di tutte le età. a riappropriarsi positivamente delle sensazioni corporee. diminuisce il senso di insicurezza. di ilarità. E’ dimostrato infatti che accarezzare un animale domestico stimola la pressione arteriosa. attraverso attività assistite dagli animali (AAA). specie se bambini o anziani. E’ stato dimostrato che il contatto con un animale. e vanno sempre più sviluppandosi. l’occasione cioè di interagire con gli altri per mezzo suo (3). e a recuperare abilità eventualmente perse (3). interventi mirati a migliorare la qualità di vita e dei rapporti umani dei pazienti (a). ma anche per chi soffre di alcune forme di disabilità e/o di ritardo mentale e per pazienti 28 . come l’uomo. se al ritorno ci sarà ad attenderlo un divertente “amico a quattro zampe” (2). a favorire interventi mirati al raggiungimento di funzioni fisiche . La pet-therapy può anche contribuire. e da tenere in grande considerazione . emotive e/o cognitive (3). è particolarmente adatto a favorire contatti interpersonali. isolamento e solitudine di una persona (2). affetto. riduce i battiti cardiaci. offendo spunti di conversazione.

it/dettaglio/phPrimoPiano. esprimendoli simbolicamente. muovendo l’espressione dei vissuti profondi : la scarica delle tensioni. Anche il Ministero della salute pone in evidenza il valore terapeutico dell’interazione con gli animali (www. in caso contrario è meglio rivolgersi ad altro tipo di intervento 4. Attraverso il lavoro artistico avviene qualcosa di molto importante : la persona attua un riconoscimento di sé e della propria presenza . La musicoterapia è basata sugli studi dedicati agli effetti della musica sull’uomo. Inoltre. Musicoterapia L’importanza della musica è testimoniata in tutta la storia umana. Art-therapy L’arteterapia può essere definita “un intervento di aiuto e di sostegno alla persona a mediazione non verbale che utilizza materiali artistici e processo creativo come sostituzione o integrazione della comunicazione verbale”(4) L’intervento terapeutico si svolge attraverso un percorso in cui la persona è protagonista di quanto avviene : il paziente esprime contenuti personali che possono essere ricordi. avviene un processo di auto comprensione più profonda (b). Si rivela utile anche in soggetti con disturbi della personalità e diversi tipi di dipendenza (b). Inoltre. creta e collage sono gli strumenti con cui è possibile creare un clima di maggiore rilassamento. il disegnare.3. apertura e fiducia nell’ambito di un percorso terapeutico e di crescita personale (4). nei portatori di handicap.psichiatrici o tossicodipendenti (3). e sulla pressione arteriosa. tempere e colori. Ecco allora che anche nelle immagini più cariche di sofferenza e di angoscia. sogni. La musicoterapia si basa sulla capacità dei suoni di favorire una comunicazione che oltrepassa il linguaggio. dalle origini sino ai giorni nostri.jsp?id=118) anche se va ricordato come la petterapy non sia una metodologia adatta a chiunque. l’elemento essenziale affinchè questo tipo di intervento sia davvero indicato. sensazioni. permette di poterle osservare come qualcosa di staccato da sé. E’ un insieme di tecniche basate sull’uso di suono e musica come strumenti atti a facilitare lo sviluppo di una relazione capace di produrre effetti benefici su chi vi partecipa (c). in una forma visiva concreta. E’ infatti scientificamente provato come la musica abbia effetti positivi sulla frequenza cardiaca e respiratoria. 4. emozioni con il dipingere. recentemente è stata introdotta anche come supporto terapeutico per il paziente anziano.ministerosalute. ne sia intimamente attratta (3). il modellare. è che la persona che deve usufruire di questa metodica. Matite e pastelli colorati. e tutti gli effetti che animano 29 .4. si crea uno spazio di comprensione e di elaborazione che può essere di aiuto all’individuo nella ricerca di nuove modalità di interazione fra il proprio mondo interno e il mondo relazionale esterno (4). in grado di lasciare una traccia.nella prevenzione delle conflittualità del periodo adolescenziale o nello sviluppo della creatività dei bambini (b). L’arteterapia in origine applicata in ambito psichiatrico. nel momento in cui le sensazioni si traducono nell’oggetto artistico. desideri. Il riuscire a raffigurare immagini. sentimenti ed emozioni. Deve essere evitata in caso di pazienti con immunosoppressione o fobie specifiche.

immagini mentali. ricordi. Questo è in grado di favorire un miglioramento delle capacità dell’individuo in ambito emotivo-affettivo. con i suoi movimenti e la sua espressività. appropriatamente definita come “il linguaggio delle emozioni” (c). Danzaterapia La danza terapia è una tecnica di mediazione corporea che utilizza il corpo come strumento di cambiamento (6). Gli obiettivi terapeutici sono costituiti dal favorire la comunicazione con gli altri. l’esprimersi attraverso il corpo.l’interiorità umana (5). Questo obiettivo viene raggiunto attraverso le sintonizzazioni. 4. La musica è stata. Essa trova impiego anche dove occorra un rinforzo delle funzioni dell’Io. inoltre . ha lo scopo di dare corpo alle emozioni. Gli elementi chiave dei programmi di SST sono il modeling.6. infatti. in altri termini. nel tempo. che presentano difficoltà nel funzionamento sociale. l’esercizio ripetuto delle abilità. l’equilibrio fra tensioni interne e creatività (c). attraverso l’acquisizione di nuovi schemi motori più articolati ed armonici (c). dal consentire la modificazione del proprio vissuto corporeo. volti a ricostruire un repertorio di nuove abilità in grado di migliorare le capacità di agire all’interno della società (7). capaci di stimolare sensazioni. La danzaterapia influisce. e che possono costituire un impulso per l’elaborazione simbolica dei processi senso percettivi. emozioni. Social Skills Training Per percorsi di SST si intendono dei percorsi individuali terapeutico/riabilitativi di soggetti con handicap fisici o psichici. ovvero risposte date in risonanza allo stato affettivo di base. positivamente in ambito cognitivo. ai vissuti. pensieri La produzione (musicoterapia attiva) in cui si utilizzano semplici strumenti musicali.5. favorendo la nascita di una personalità integrata dell’individuo ( c). atti a costruire un dialogo sonoro in grado di facilitare l’espressione dei vissuti emotivi. l’uso di rinforzi (anche sociali). e incrementando le modalità di scaricamento delle tensioni. con conseguente aumento dell’autostima e dell’immagine di sé. l’autostima. permettendo un maggiore controllo delle emozioni. La musicoterapia dispone di due tecniche fondamentali : L’ascolto (musicoterapia ricettiva) in cui vengono ascoltati brani musicali opportunamente scelti dal musico terapista. L’elemento sostanziale è il fare. tradurli in parole (c ). 4. riscoprendo il corpo come strumento di relazione (6). in modo da poterli poi. a pensieri e sensazioni. il 30 . La finalità principale della musicoterapia è l’integrazione e lo sviluppo della personalità dell’individuo nello spazio. più facilmente . che sono le fondamenta di qualsiasi modalità di comunicazione non verbale. che non richiedono particolare competenza tecnica. e nelle relazioni sociali attraverso l’armonizzazione dei diversi analizzatori sensoriali. aumentando così la consapevolezza di sé.

quindi.www. l’intervento.it c. Uno degli scopi principali del SST è quello di incrementare le capacità del soggetto di funzionare efficacemente in contesti reali di vita (7) il SST .N. è fondato sull’accettazione e la disponibilità.www. 2001 SITOGRAFIA : a . diagnosi e terapie” Scione ed.E. Questo tipo di intervento. la relazione di aiuto nei luoghi di cura: l’ascolto del paziente per un servizio migliore” “Comunicazione personale”. sintomi.Natali-F.pettherapy. 2006 3. agisce anche sulla soddisfazione che l’individuo prova per la propria quotidianità (d). 2004 7-D.N.www. e si declina attraverso la consapevolezza dei gesti compiuti e la conoscenza empatica.centroitaca. è in grado di rafforzare le capacità di adattamento agli agenti stressanti e alle richieste ambientali. 2007 5. Quest’ultima rappresenta l’elemento fondamentale dell’intervento.Allegrucci “pet therapy : quando la relazione d’aiuto con l’animale diventa terapeutica” Medical Team Magazine.www.net d.it 31 .F.Zaffagnini “counceling. 2004 4.it b.Evans “la scienza del sentimento” ed Laterza. 2006 2. BIBLIOGRAFIA 1-G.Varie possono essere le abilità sociali sulle quali strutturare un intervento di Social Skills Training fra cui : Capacità di relazione interpersonale Capacità di autonomia nella gestione della quotidianità Miglioramento nella gestione del comportamento Interventi su specifici deficit legati alla tipologia dell’handicap 4.Centro Studi Methafora “infanzia e adolescenza : la gestione dei disturbi dell’età evolutiva nella relazione d’aiuto” AkoComment Special Edition. 2005 6.lifegate. ma tutto questo può avvenire esclusivamente grazie alla relazione che si crea con il terapeuta.7.Allegrucci “riconoscere l’ansia: guida alle cause. che si rivolge all’individuo come persona nel tentativo di favorirne il processo di cambiamento (d).Rossi “psicologia clinica per le professioni sanitarie” Ed Il Mulino.feedback dei comportamenti bersaglio dell’addestramento e l’assegnazione di compiti aventi il fine di promuovere l’uso di nuove abilità e lavorando sullo stimolo in situazioni differenti fra loro.pertanto.artecometerapia. favorendo l’acquisizione di un proprio ruolo all’interno dell’ambiente di vita. Impegnoso “esprimersi con l’arteterapia” Collana Essere.