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IL PICCOLO MARTEDÌ 20 SETTEMBRE 2011

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Arrivanelle librerie pubblicatoda Dalaieditoreil terzoromanzo delloscrittore triestinopienodi azioneecolpi di scena
di Alessandro Mezzena Lona

NARRATIVA » L’ANTICIPAZIONE

COMINCIA COSÌ

Un mare di guai per quel ragazzo che se la fila con il panettone

T

rieste sa nascondere bene il suo lato oscuro. Perché è una città che il crimine usa come luogo di transito. Come ponte di collegamento tra la vecchia Europa e lo sterminatomondonuovo che staa Est. In città, difficilmente vengono a regolare i conti le varie mafie. Droga e armi si fermano al massimo qualche ora. E se di tanto in tanto qualcuno ci rimette la pelle in un delitto, al novanta per cento l’omicidio ha preso forma in ambito familiare. O in qualche piccolo giro di sfigatelli folgorati dal culto di chi sta molto in alto nella gerarchia della malavita. Insomma, Trieste è uno scenario perfetto per le storie nere di Alberto Custerlina. Perché lo scrittore triestino, che si sta confermando come uno dei migliori autori italiani di noir, ama seguire le trame oscure che si intrecciano attorno a noi. Per raccontare crimini e misfatti dell’Europa del terzo millennio senza farsi incantare dalla quiete apparente che regna sovrana. E dopo “Balkan Bang!”, dopo “Mano Nera”, arriva adesso la terza parte di questo suo viaggio nelmondodei trafficiillegali,dei killerprezzolati,deibossocculti. Si intitola “Cul-de-sac” lo pubblica Dalai editore e approda propriooggi nelle librerie. Tanti ci provano a costruire trame gialle. Adesso, poi, va di moda, in assenza di idee migliori, costruire rocamboleschi omicidi, gettarsi all’inseguimento di spietati assassini. Pochi, però, riescono a elaborare uno stile tutto loro. Come quello di Alberto Custerlina. Che ha trovato un linguaggioperfettopercostruire pagine e pagine piene di azione, di colpi di scena, di linguaggi serrati e adrenalinici. Che ha spiato con la fantasia quella zona d’ombra che collega Trieste con l’ex Jugoslavia. E che fa entrare in campo i signori della mafia russa, di quella albanese. Senza dimenticare chi si illude di poter truffare in proprio e finisce per sbattere la faccia contro il muro delcrimineorganizzato. Al centro di questo mondo complicato c’è Zeno Weber. Fascista irriducibile, che si tiene in casa il busto di Mussolini e ha chiamato l’amato gatto Ben come Benito, ex militare della Folgore ed ex poliziotto, ha combattuto da mercenario nelle sporche guerre dei Balcani. Riducendosi, adesso, a fare l’uomo della sicurezza in un supermercato qualunque. Dove, in più, i rapporti carnali che intrattiene con la fascinosa proprietaria finisconosolopercomplicargli lavita. E sì, perché quando lui si intenerisce davanti a un ragazzino che sgraffigna un panettone, ricordandogli la sua impacciata adolescenza, lei lo caccia. Costringendolo a elemosinare un postodaistruttore difullcontact

La copertina del romanzo

Da “Cul-de-sac” di Alberto Custerlina pubblichiamo l’inizio della prima parte, “Zeno Weber”, per gentile concessione di Dalai editore. di ALBERTO CUSTERLINA a ragazzino spesso gli capitava qualche piccolo incidente: saliva su un albero per raccogliere ciliegie e non riusciva più a scendere, smontava un giocattolo e non riusciva più a rimontarlo, si metteva contro uno più grande di lui e immancabilmente le prendeva. Di solito, a problema risolto, sua madre appoggiava le mani sui fianchi, inclinava la testa e lo guardava con un occhio chiuso e uno aperto. Poi diceva: «Zeno Weber, prima di tuffarti devi sapere cosa troveraisottoilpelodell’acqua». Così cominciò a fantasticare sulle biforcazioni che si possono presentare nel flusso della vita dopo una determinata scelta o un evento inaspettato. Diventato adolescente aveva iniziato a chiamarle sinergie. Aveva scoperto la parola in un romanzo di fantascienza e all’epoca non sapeva esattamente cosa volesse dire (è probabile che tuttora non lo sappia), ma siccome il protagonista si comportava più o meno come lui, gli era parsa adeguata. La prima volta che aveva raccontato queste riflessioni a suo padre, lui leavevachiamatestronzate. Sinergie o stronzate che fossero, Zeno Weber aveva preso l’abitudine di provare a immaginare il suo futuro e aveva continuato a farloanche daadulto.Raramente ciazzeccava. Questa volta, però, ci prese in pieno. Dal momento in cui vide il ragazzino che se la filava con un panettone sottobraccio, fino al maldestro atterraggio sull’asfalto ghiacciato, passò poco più di un minutoduranteilquale glifluìnel cervello circa un quarto d’ora del suo possibile futuro prossimo. Previde che sarebbe tornato al supermercato a mani vuote e avrebbe affrontato Carole nel suo ufficio. E, come al solito, la sua bocca carnosa, le tette che sforzavano i bottoni della camicetta, la minigonna, le calze velate e le Chanel tacco dieci avrebbero mandato in orbita il suo livello di testosterone. «Così te lo sei lasciato scappare». Non una domanda, un’affermazione. Leifacevasolo affermazioni. Lui avrebbe annuito allargando le braccia e perdendosi nella scollatura.[...]

D

Armi, sangue, intrighi: questo è l’impasto dei romanzi di Alberto Custerlina che lui stesso definisce “Turbo Noir” (l’immagine è dell’Archivio Corbis)

Il volto noir di Trieste dentro il “Cul-de-sac” di Alberto Custerlina
RITRATTO
❙❙ L’uomo che viene dal’elettronica Prima di farsiapprezzare come scrittore di romanzi,Alberto Custerlina, che è nato aTrieste nel 1965,si èoccupato soprattutto di elettronica, informaticae geologia. Poisiè dedicato parttime alla formazione. E’stato finalista2009 al Premio Camaiore di LetteraturaGiallacon il suo romanzod'esordio “Balkan Bang!”. Quandogli chiedono di definire chetipo di storiescrive, l’autore risponde: «Sono TurboNoir». Glisfondiche utilizza peri suoiromanzi sonoquelli compresi nell’area geograficatra Trieste e i Balcani, che conosce moltobene. tanto da affermare:«Sono nato sull’orlo dei Balcani». Lo scrittore triestino Alberto Custerlina è nato nel 1965 e ha pubblicato altri due romanzi prima di “Cul-de-sac”: “Balkan Bang!” e “Mano Nera”. Si è occupato part time di formazione e si è interessato di elettronica, informatica, geologia

nella palestra che frequentava quando era un po’ meno arrugginito. Ma buttare via il tempo a seguire quattro mocciosi tra il ringe lostretching nonfaperlui. Così si aggrappa all’offerta del suo ex capo in polizia. Deve pedinare tre cinquantenni che sembra apprezzino un po’ troppo le ragazze in vendita in Slovenia. Peccato che il pedinamento, all’apparenza un gioco da sbarbatelli, lo porti sul luogo di

un delitto bestiale. Roba da far sospettare che di mezzo ci sia qualche satanista in acido. E allora? Semplice: l’affare è molto più sporco di quanto Zeno possa immaginare. E quando lui prova a mettere sotto protezione uno dei cinquantenni, si ritrova contro la mafia albanese. E scopre al volo che quell’uomo, in realtà, non se la filava solo con le puttane. Ma anche con i soldi degli altri.

Custerlina, a questo punto, imbarca il lettore su una sorta di ottovolante narrativo. Facendolo sfrecciare giù per ripidissime discese, costringendolo a guardare dentro il doppio fondo della verità. E riportando sotto le luci della ribalta uno dei più riusciti personaggi della narrativa di questi anni. La croata Ljudmila Horvat. Quella che, sussurando, chiamano la Santa. Una donna

splendida, che non disdegna il cilicio e ostenta una fede incrollabile in Dio. E che quando l’Uomo chiama non esita a trasformarsi in un killer. Droga, soldi, uranio impoverito. E in mezzo, Custerlina piazza una sfida in cui nessuno si può fidare di nessuno. Credete: è davvero difficile smettere di leggere questo libro prima che sia finito.
©RIPRODUZIONERISERVATA

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