Manuale di progettazione per

strutture in acciaio inossidabile
(Terza Edizione)







ii








© 2006 Euro Inox e The Steel Construction Institute
2-87997-206-X
2-87997-039-3 (Prima Edizione)

Euro Inox e The Steel Construction Institute hanno fatto ogni sforzo per far sì che le informazioni presentate siano tecnicamente
corrette. In ogni caso, si avvisa il lettore che il materiale qui contenuto è presentato unicamente per informazione generale. Euro
Inox, The Steel Construction Institute e tutti coloro che hanno fornito contributi non rispondono di qualunque danno o perdita
causata dall’impiego delle informazioni contenute in questa pubblicazione.
ISBN 2-87997-187-X CD-ROM

ISBN 2-87997-204-3 versione inglese

ISBN 2-87997-205-1 versione francese

ISBN 2-87997-207-8 versione spagnola

ISBN 2-87997-208-6 versione finlandese

ISBN 2-87997-209-4 versione svedese

ISBN 2-87997-210-8 versione tedesca


iii
PREFAZIONE
Terza edizione
Questa Terza Edizione del Manuale di Progettazione è stata redatta dallo Steel Construction
Institute come risultato del progetto di ricerca FRAC Progetto di valorizzazione –
Progettazione strutturale in acciaio inossidabile lavorato a freddo (contratto RFS2-CT-
2005-00036). Si tratta di una revisione completa della Seconda Edizione con lo scopo di
includere gli acciai inossidabili austenitici lavorati a freddo e aggiornare tutti i riferimenti
alle nuove versioni degli Eurocodici. Questa terza Edizione fa riferimento alle parti
principali delle EN 1990, EN 1991 ed EN 1993. L’approccio della progettazione strutturale
al fuoco nel Cap. 7 è stato aggiornato e sono state inserite nuove sezioni sulla durabilità
dell’acciaio inossidabile in strutture interrate e sulla valutazione del costo del ciclo di vita
della struttura (life cycle costing).
Tre nuovi esempi di progettazione sono stati aggiunti per mostrare l’uso appropriato
dell’acciaio inossidabile. Questi sono stati completati dai seguenti partner del suddetto
progetto FRAC:
• Universitat Politècnica de Catalunya (UPC)
• The Swedish Institute of Steel Construction (SBI)
• Technical Research Centre of Finland (VTT)
Un comitato di verifica progettuale, composto dai rappresentanti di ogni partecipante,
subcontraenti ed organismi finanziatori, ha offerto la sua supervisione ai lavori ed ha
contribuito alla redazione del manuale. Le seguenti organizzazioni hanno partecipato alla
stesura di questa Terza Edizione:
• The Steel Construction Institute (SCI) (coordinatore del progetto)
• Centro Sviluppo Materiali (CSM)
• CUST, University of Blaise Pascale
• Euro Inox
• RWTH Aachen Institute of Steel Construction
• Technical Research Centre of Finland (VTT)
• The Swedish Institute of Steel Construction (SBI)
• Universitat Politècnica de Catalunya (UPC)

Seconda edizione
Questo manuale di progettazione è stato redatto dallo Steel Construction Institute per essere
pubblicato come risultato del programma finanziato dalla CECA "Progetto di valorizzazione
- Sviluppo dell'uso di acciaio inossidabile in edilizia" (contratto 7215-PP-056) e costituisce
una revisione completa del Manuale di progettazione per strutture in acciaio inossidabile
preparato dallo stesso Istituto fra il 1989 ed il 1992 e pubblicato da Euro Inox nel 1994.
Questa nuova edizione tiene conto dei progressi delle conoscenze in tema di comportamento
delle strutture in acciaio inossidabile nell'ultimo decennio ed, in particolare, sono stati
inseriti i nuovi suggerimenti di progettazione del progetto finanziato dalla CECA e

iv
recentemente concluso, Sviluppo dell'uso di acciaio inossidabile nell'edilizia (contratto
7210-SA/842), che è stato ampliato con l'inserimento del progetto di strutture resistenti al
fuoco. Negli ultimi 10 anni sono state emesse nuove norme europee sugli acciai inossidabili,
sui collegamenti, sulla produzione, sul montaggio, sulle saldature, ecc. Questo manuale è
stato aggiornato alle normative attuali ed ai dati in esse precisati.
Un comitato di verifica progettuale, composto dai rappresentanti di ogni partecipante,
subcontraenti ed organismi finanziatori, ha offerto la sua supervisione ai lavori ed ha
contribuito alla redazione del manuale.
Gli esempi riportati sono stati effettuati presso i seguenti partecipanti:
• Istituto di Tecnologia di Luleå;
• Centro di Ricerca Tecnica della Finlandia (VTT);
• RWTH di Aachen;
• Centre Technique Industrial de la Construction Métallique (CTICM)
• The Steel Construction Institute (SCI)
Sono stati membri del comitato direttivo e/o hanno redatto gli esempi di progetto:
Nancy Baddoo The Steel Construction Institute
Massimo Barteri Centro Sviluppo Materiali (CSM)
Bassam Burgan The Steel Construction Institute
Helena Burstrand Knutsson Swedish Institute of Steel Construction (SBI)
Lars Hamrebjörk Swedish Institute of Steel Construction (SBI)
Jouko Kouhi Technical Research Centre of Finland (VTT)
Roland Martland Health and Safety Executive (UK)
Enrique Mirambell Universitat Politècnica de Catalunya (UPC)
Anders Olsson AvestaPolarit AB (publ) (ex Luleå Institute of Technology)
Thomas Pauly Euro Inox
Esther Real Universitat Politècnica de Catalunya (UPC)
Ivor Ryan Centre Technique Industrial de la Construction Métallique
Heiko Stangenberg RWTH Aachen Institute of Steel Construction
Asko Talja Technical Research Centre of Finland (VTT)








v


RINGRAZIAMENTI

Si ringraziano vivamente i seguenti organismi per il loro sostegno finanziario al progetto:
• Fondo di Ricerca per l’Acciaio ed il Carbone (FRAC) (ex Comunità Europea del
Carbone e dell'Acciaio (CECA))
• Euro Inox
• Health and Safety Executive (Regno Unito)
• Outokumpu Stainless Oy.

vi
PREMESSA
Questo manuale è stato preparato per guidare ingegneri esperti nella progettazione di
strutture in acciaio in generale, non necessariamente solo inossidabile. Non deve considerarsi
assolutamente come pubblicazione di carattere ufficiale, né come testo in grado di esimere i
progettisti dalla loro responsabilità di garantire, nei risultati, la sicurezza e la funzionalità
delle strutture.
Il manuale è diviso in due parti:
• Parte I Raccomandazioni
• Parte II Esempi di Progettazione
Le raccomandazioni della Parte I sono formulate secondo la filosofia degli stati limite ed,
all'occorrenza, si adeguano a quelle delle seguenti Parti dell’Eurocodice 3, Progettazione
delle strutture in acciaio:
EN 1993-1-1 Progetto di strutture in acciaio: norme generali sugli edifici
EN 1993-1-2 Progetto di strutture in acciaio: strutture anti-incendio
EN 1993-1-3 Progetto di strutture in acciaio: elementi e lamiere sottili formati a
freddo
EN 1993-1-4 Progetto di strutture in acciaio: acciai inossidabili
EN 1993-1-5 Progetto di strutture in acciaio: elementi strutturali a piastra
EN 1993-1-8 Progetto di strutture in acciaio: giunti e collegamenti
EN 1993-1-9 Progetto di strutture in acciaio: resistenza alla fatica
EN 1993-1-10 Progetto di strutture in acciaio: qualifica dei materiali per tenacità
alla frattura
Questo Manuale fornisce per alcuni fattori solo valori raccomandati, che possono essere
soggetti a modifica a livello nazionale attraverso Documenti Nazionali di Applicazione.
Gli Esempi di Progettazione contenuti nella Parte II mostrano come devono utilizzarsi le
Raccomandazioni. Un sistema di riferimenti incrociati individua il capitolo degli esempi
corrispondente alla raccomandazione in oggetto.
Le Raccomandazioni e gli Esempi di Progettazione sono disponibili on-line presso Steelbiz
(www.steelbiz.org) e sul sito web di Euro Inox (www.euro-inox.org). Un Commento alle
Raccomandazioni, che include un insieme completo di riferimenti, è inoltre disponibile on-
line su questi siti. Lo scopo del Commento alle Raccomandazioni è consentire al progettista
di valutare i fondamenti delle raccomandazioni e facilitare lo sviluppo di revisioni non
appena nuovi dati si rendano disponibili. Con l’occasione, vengono presentati i risultati di
varie campagne sperimentali condotte specificatamente per fornire una base di dati
sperimentali al Manuale. Le Raccomandazioni, gli Esempi di Progettazione e il Commento
alle Raccomandazioni sono anche disponibili su un CD edito da Euro Inox.

vii
Uno strumento di progettazione on-line è inoltre disponibile al link www.steel-
stainless.org/software per la progettazione di membrature in acciaio inossidabile formate a
freddo soggette a tensione assiale, compressione assiale o flessione. Lo strumento di
progettazione calcola le proprietà della sezione e la resistenza delle membrature in accordo
con le raccomandazioni contenute in questo Manuale di Progettazione.
Le raccomandazioni di progettazione presentate in questo manuale si fondano sulle migliori
conoscenze a disposizione all'atto della pubblicazione. Comunque, da parte dei partecipanti
al progetto e degli altri partecipanti alla redazione del manuale, non si assume alcuna
responsabilità per lesioni personali, morti, perdite, danni o ritardi, comunque causati, per
l'uso dei suggerimenti contenuti in questo manuale.

viii




ix
INDICE

PREFAZIONE iii
RINGRAZIAMENTI v
PREMESSA vi
PARTE I - Raccomandazioni
1 INTRODUZIONE 1
1.1 Scopo 1
1.2 Simboli 1
1.3 Convenzione per gli assi delle membrature 3
1.4 Unità di misura 3

2 PRINCIPI DI PROGETTAZIONE 5
2.1 Requisiti generali 5
2.2 Progettazione agli stati limite 5
2.3 Carichi 7

3 MATERIALI: PROPRIETA’, SCELTA E DURABILITA’ 11
3.1 Qualità dei materiali 11
3.2 Comportamento meccanico e valori di progetto
delle caratteristiche meccaniche
16
3.3 Proprietà fisiche 21
3.4 Effetti della temperatura 22
3.5 Life cycle costing 22
3.6 Scelta dei materiali 23
3.7 Durabilità 26

4 PROPRIETA’ DELLE SEZIONI TRASVERSALI 35
4.1 Generalità 35
4.2 Rapporti massimi larghezza/spessore 35
4.3 Classificazione delle sezioni trasversali 35
4.4 Larghezze efficaci 39
4.5 Elementi irrigiditi 44
4.6 Calcolo delle proprietà delle sezioni 48
4.7 Resistenza delle sezioni 50

5 PROGETTO DELLE MEMBRATURE 55
5.1 Introduzione 55
5.2 Membrature soggette a trazione 55
5.3 Membrature soggette a compressione 55
5.4 Membrature soggette a flessione 59
5.5 Membrature soggette alla combinazione di
carichi assiali e momenti flettenti
70

6 PROGETTO DEI COLLEGAMENTI 73
6.1 Raccomandazioni generali 73
6.2 Giunti bullonati 75
6.3 Viti autofilettanti 80
6.4 Giunti saldati 80

x

7 PROGETTO DI STRUTTURE RESISTENTI AL FUOCO 85
7.1 Generalità 85
7.2 Proprietà meccaniche ad elevata temperatura 85
7.3 Proprietà termiche ad elevata temperatura 88
7.4 Determinazione della resistenza al fuoco delle
strutture
89

8 FATICA 97

9 PROVE 98
9.1 Generalità 98
9.2 Determinazione della curva
sforzo/deformazione
98
9.3 Prove su membrature 98

10 ASPETTI DELLA FABBRICAZIONE 100
10.1 Introduzione 100
10.2 Immagazzinamento e movimentazione 100
10.3 Operazioni di formatura 101
10.4 Saldatura 103
10.5 Grippaggio 108
10.6 Finitura 108

APPENDICE A – Relazione fra le designazioni degli acciai inossidabili 111

APPENDICE B - Snellezza λ
LT
per instabilità laterale-torsionale 113
B.1 Caso generale 113
B.2 Casi particolari 116

APPENDICE C – Caratteristiche dei materiali per il calcolo degli spostamenti 117
PARTE II - Esempi di progettazione 119
1 - Colonna a sezione circolare cava (CHS) 121
2 - Colonna saldata con sezione trasversale ad H e vincoli laterali 123
3 - Dimensionamento della lamiera grecata per una copertura a due luci 127
4 – Resistenza a fatica di un giunto saldato tra elementi cavi 135
5 – Giunto saldato 139
6 – Giunto bullonato 147
7 – Resistenza a taglio di una trave alta 153
8 – Resistenza di una trave ai carichi concentrati 159
9 – Trave con la flangia compressa non vincolata 165
10 – Colonna con carico assiale in caso d’ incendio 173
11 - Dimensionamento della lamiera grecata per una copertura a due luci 181
12 – Trave a C formata a freddo per una pavimentazione esterna 187
13 – Travatura reticolare composta da elementi cavi 195
1
1 INTRODUZIONE
1.1 Scopo
I suggerimenti di questa parte del manuale valgono per specifici tipi di acciai
inossidabili impiegati nelle strutture. Servono principalmente per il progetto di
elementi e di componenti strutturali secondari per edifici, installazioni offshore e
analoghe. Non devono utilizzarsi per strutture particolari, tipo quelle per gli
impianti nucleari per i quali già esistono norme specifiche per l’impiego
dell’acciaio inossidabile.
I suggerimenti riguardano aspetti del comportamento del materiale, la
progettazione di elementi profilati a freddo e saldati ed i loro collegamenti.
Valgono per gli acciai inossidabili di tipo austenitico e duplex, che sono impiegati
solitamente per applicazioni strutturali o architettoniche. Le raccomandazioni sono
state confermate esclusivamente per materiali con carico di snervamento nominale
f
y
inferiore a 480 N/mm
2
. Resistenze maggiori possono essere considerate nella
progettazione se il progetto viene opportunamente corredato da apposite prove. I
suggerimenti sono stati formulati usando il metodo degli stati limite.

1.2 Simboli
In generale i simboli usati in questo Manuale sono gli stessi usati nell’
Eurocodice 3, EN 1993-1-1, Progetto di strutture in acciaio, Parte 1.1, Norme
generali. E' stato fatto largo uso di indici, come ad es. N
b,z,Rd
è la resistenza di
progetto (indice Rd) di un pilastro soggetto ad un carico assiale (N) di instabilità
(indice "b") rispetto all'asse minore (indice "z").
Dimensioni ed assi delle sezioni sono illustrati in fig.1.1. Occorre ricordare che, a
differenza della normale pratica di molti paesi, l'asse maggiore di una sezione è di
solito quello indicato con "y-y" e quello minore con "z-z", si veda il Cap. 1.3.
Lettere latine maiuscole
A azione eccezionale, area
C valore fissato, coefficiente
E modulo di elasticità, effetto delle azioni
F azione, forza
G azione permanente, modulo di elasticità tangenziale
I momento d’inerzia
L lunghezza, campata
M momento flettente
N forza assiale
Q azione variabile
R resistenza
V azione di taglio
W modulo di resistenza
Lettere greche maiuscole
∆ differenza in…. (precede il simbolo principale)

2
Lettere latine minuscole
a distanza tra elementi di rinforzo; larghezza della sezione di gola dei
cordoni di saldatura
b larghezza, ampiezza
c distanza; sporgenza
d diametro; profondità
e eccentricità; spostamento dell’asse neutro, distanza dal bordo;
distanza dall’estremità
f resistenza di un materiale
g intervallo
h altezza
i raggio di inerzia; numero intero
k coefficiente; fattore; lunghezza di schiacciamento
l lunghezza, campata, lunghezza libera di inflessione
m costante
n numero di….
p passo; interasse
q forza uniformemente distribuita
r raggio; raggio di raccordo
s passo sfalsato
t spessore
uu asse maggiore
vv asse minore
ww deformazione per arricciatura
xx.yy,zz: assi ortogonali
Lettere greche minuscole
α (alfa) Rapporto; coefficiente
β (beta) Rapporto; coefficiente
γ (gamma) Coefficiente parziale di sicurezza
ε (epsilon) Deformazione; Coefficiente
5 . 0
210000
235
|
|
.
|

\
|
=
y
f
E

λ (lambda) rapporto di snellezza (una barra sopra il simbolo
indica “parametro adimensionale”)
ρ (rho) Coefficiente di riduzione
σ (sigma) Tensione normale
τ (tau) Tensione tangenziale
ϕ (fi) Rapporto
χ (chi) Coefficiente di riduzione (per instabilità)
ψ (psi) Rapporto tra le tensioni; coefficiente di riduzione
Indici
a Valore medio
b Appoggio, instabilità, bullone
c Sezione trasversale
cr Critico
d Progetto
E Eulero
eff Efficace
e Efficace (con ulteriori indici)
el Elastico
f Ala
g Lordo
3
i,j,k Indici (in sostituzione di valori numerici)
k Caratteristica
LT Laterale-torsionale
M (riferito a) momento flettente
N (riferito a) forza assiale
net Netto
o Iniziale
pl Plastico
R Resistenza
r Valore ridotto
S Forza interna; momento interno; secante
s Sollecitazione a trazione (area); irrigidimento
t Tensione; trazione; torsione
u Asse principale maggiore della sezione trasversale; ultima
V (riferito a) azione di taglio
v Taglio, asse principale minore della sezione trasversale
w Anima ; saldatura; ingobbamento
x asse lungo la membratura
y Snervamento (valore sperimentale); asse della sezione trasversale (asse
maggiore salvo che per sezioni non simmetriche)
z Asse della sezione trasversale (asse minore salvo che per sezioni non
simmetriche))
σ Tensione normale
τ Tensione tangenziale

1.3 Convenzione per gli assi delle membrature
In generale la convenzione per gli assi delle membrature è la seguente:
xx- secondo la lunghezza della membratura
yy- asse della sezione trasversale perpendicolare all’anima,
o all’ala maggiore per sezioni angolari;
zz- asse della sezione trasversale parallelo all’anima, o
all’ala maggiore per sezioni in angolari.
L'asse yy rappresenta normalmente l'asse maggiore della sezione, e quello zz il
minore. Per sezioni angolari non simmetriche gli assi maggiore e minore (uu e vv)
sono inclinati rispetto agli assi yy e zz (fig.1.1).
La convenzione utilizzata per gli indici che indicano gli assi per i momenti, è la
seguente:
"Si usa l'asse intorno al quale il momento agisce".
Per esempio, per una sezione ad I il momento flettente agente nel piano dell’anima
è definito M
y
perché agisce attorno all'asse della sezione trasversale perpendicolare
all’anima.

1.4 Unità di misura
Si consiglia si usare nei calcoli le seguenti unità di misura:
• Forze e carichi kN, kN/m, kN/m
2

4
• Massa specifica kg/m
3

• Peso specifico kN/m
3

• Tensioni e resistenze N/mm
2
(= MN/m
2
or MPa)
• Momento flettente kNm
Si tenga presente che, secondo la pratica europea il simbolo “,” è utilizzato per
separare la parte intera da quella decimale di un numero.

w
y y y
t
w
d
t
f
h
t
d
y
z z
z z
b b
z z
y
r
y
h y
b
z z
t
h
y
v
u
u
v
b
h
t

Figura 1.1 Dimensioni ed assi delle sezioni
5
2 PRINCIPI DI PROGETTAZIONE
2.1 Requisiti generali
Una struttura deve essere progettata e costruita per:
• Mantenersi integra per tutta la sua durata in servizio
• Sostenere i carichi prevedibili durante la costruzione, la messa in opera e il
servizio
• Limitare i danni dovuti ai sovraccarichi eccezionali
• Essere adeguatamente durevole in rapporto ai suoi costi di manutenzione.
Questi requisiti possono essere rispettati se si usano materiali adatti, una
appropriata progettazione e definendo e specificando procedure per il controllo
della qualità in fase di costruzione ed, all'occorrenza, un programma di
manutenzione.
Le strutture devono essere progettate tenendo conto di tutti gli stati limite relativi.

2.2 Progettazione agli stati limite
Gli stati limite sono condizioni restrittive che, qualora superate, impediscono alla
struttura di rispettare le prestazioni richieste. Sono noti tre tipi di stati limite: stato
limite ultimo, stato limite di servizio e stato limite di durabilità. Lo stato limite
ultimo è quello che, superato, può causare in tutto o in parte il collasso della
struttura e in tal modo pregiudicare la sicurezza delle persone. Lo stato limite di
servizio è quello per il quale, se esso viene superato, non possono più essere
rispettati particolari requisiti di utilizzo. Lo stato limite di durabilità può
considerarsi come un sottoinsieme degli altri due, dipendendo, ad es., dal fatto che
la corrosione può pregiudicare la resistenza della struttura o il suo aspetto. Alcuni
esempi pertinenti sono di seguito illustrati.
Stato limite ultimo:
• Resistenza (compresi snervamento, rottura, instabilità e formazione di
cinematismi )
• Stabilità contro svergolamenti e sbandamenti
• Fratture dovute a fatica
Stato limite di servizio:
• Spostamenti
• Vibrazioni (ad es. indotte dal vento)
• Danni riparabili imputabili alla fatica
• Scorrimento viscoso
Stato limite di durabilità
• Corrosione
• Stabilità metallurgica
6
Stato limite ultimo
Per lo stato limite ultimo, deve essere rispettata la seguente relazione:
S
d
≤ R
d
(2.1)
dove:
S
d
è il valore di progetto delle forze e dei momenti nella membratura o
nell’elemento dovuti ai carichi, incrementati secondo i coefficienti di
sicurezza, applicati sulla struttura (F
d
, vedi Capitolo 2.3) e
R
d
è la corrispondente resistenza di progetto indicata nella relativa appendice
di queste raccomandazioni.
La resistenza di progetto R
d
, è normalmente data come R
k

M
dove R
k
è la
resistenza caratteristica e γ
M
è un coefficiente parziale di sicurezza. Il coefficiente
parziale γ
M
assume diversi valori. La tabella 2.1 fornisce i valori di γ
M
da usare con
questo Manuale di Progettazione, presi dalla EN 1993-1-4. Deve essere inoltre
fatto riferimento al Documento Nazionale di Applicazione (DNA) della norma
EN 1993-1-4 relativo al Paese per il quale si sta progettando la struttura, poiché
esso potrebbe indicare valori γ
M
differenti che devono essere utilizzati al posto dei
valori riportati nella tabella 2.1. (Se non è disponibile un DNA, allora i fattori γ
M

devono essere concordati con il cliente e con l’autorità competente.)
Tabella 2.1 Valori raccomandati per γ
M
Per la resistenza di: Simbolo
Valore
(EN 1993-1-4)
Sezioni trasversali progettate oltre lo
snervamento, compresa instabilità
locale
γ
M0
1,10
Membrature progettate all’instabilità
mediante prove sulle membrature
stesse
γ
M1
1,10
Sezioni tese progettate a rottura
γ
M2
1,25
Bulloni, saldature, perni e alette per le
giunzioni
γ
M2
1,25

In alternativa alla determinazione della resistenza di progetto mediante calcoli
analitici, è ammessa la prova diretta su materiali, elementi e strutture (in merito,
cfr. il Cap.9).
Stati limite di servizio
La corrispondente relazione per gli stati limite di servizio è:
E
d


C
d
(2.2)
dove:
E
d
è il valore di progetto di un effetto, ad esempio l’inflessione di una
membratura in risposta alle forze ed ai momenti agenti su di essa, a causa
di un carico caratteristico applicato sull’elemento F
k
(vedere Cap. 2.3.4),
e
C
d
è il corrispondente valore ammissibile dell’effetto.

7
Stati limite di durabilità
Per questi tipi di stati limite occorre considerare i fenomeni di corrosione, trattati
nel Cap. 3.7.

2.3 Carichi
2.3.1 Generalità
Negli Eurocodici, il carico è espresso in termini di “azioni”. Una ”azione” è
definita come:
• Un insieme di forze (carichi) applicate alle strutture (azione diretta)
• Un insieme di deformazioni imposte o accelerazioni causate, ad es., da
variazioni di temperatura, variazioni di umidità, assestamenti disomogenei o
terremoti (azione indiretta)
I valori caratteristici (F
k
) delle singole azioni sono precisati:
• in EN 1991, Azioni sulle strutture, (che sarà sostituita dalla EN 1991 e
Documenti nazionali di Applicazione) o su altre norme relative ai carichi;
oppure
• dal cliente, o dal progettista dopo aver consultato il cliente, purché siano
rispettati i valori minimi prescritti dalle relative norme per i carichi o dalle
Autorità competenti.
I valori di progetto delle singole azioni (F
d
) si ottengono moltiplicando le azioni
caratteristiche per i coefficienti parziali di sicurezza (γ
F
).
In fase di progetto si devono considerare tutte le possibili combinazioni reali delle
azioni ed identificarne i casi più gravosi.
2.3.2 Stato limite ultimo – Azioni
Si possono distinguere i seguenti tipi di azione:
• Azioni “permanenti” (G), ad es., peso proprio della struttura, equipaggiamenti,
impianti ausiliari e fissi;
• Azioni “variabili” (Q), ad es., carichi imposti, carichi di vento, carichi di neve,
azioni causate per effetto della temperatura;
• Azioni “eccezionali” (A), ad es., dovuto ad esplosioni, incendi o urti di veicoli.
La EN 1990 Principi di Progettazione Strutturale fornisce combinazioni di carichi
da utilizzare nella progettazione di edifici e valori raccomandati per i coefficienti
parziali moltiplicatori dei carichi (γ
F
).
Deve essere inoltre fatto riferimento all’ Documento Nazionale di Appliacazione
(DNA) della norma EN 1990 relativo al Paese per il quale si sta progettando la
struttura, poiché esso potrebbe indicare valori γ
F
differenti che devono essere
utilizzati al posto dei valori raccomandati. Il Documento Nazionale di Applicazione
fornisce inoltre valori raccomandati per i fattori di riduzione (ψ) delle
combinazioni di carichi variabili e (ξ) dei carichi permanenti sfavorevoli. (Se un
DNA non è disponibile, allora i fattori γ
F
, ψ e ξ devono essere concordati con il
cliente e l’autorità competente.)
8
Come riportato nella EN 1990, per impiego normale, cioè in casi che non
coinvolgono carichi eccezionali, la combinazione delle azioni può essere espressa
come:
∑ ∑
> ≥
+ +
1
, , , 1 ,
1
1 , j k, j G,

i
i k i o i Q k
j
Q
Q Q G ψ γ γ γ (2.3)
o in alternativa, la meno favorevole tra le seguenti espressioni:
∑ ∑
> ≥
+ +
1
, , , 1 ,
1
1 , 0 1 , j k, j G,

i
i k i o i Q k
j
Q
Q Q G ψ γ ψ γ γ (2.4a)
∑ ∑
> ≥
+ +
1
, , , 1 ,
1
1 , j k, j G,

i
i k i o i Q k
j
Q j
Q Q G ψ γ γ γ ξ (2.4b)
dove
Gk,j è il valore caratteristico dell’azione permanente
Qk,1 è il valore caratteristico dell’azione variabile principale 1 (cioè l’azione
variabile più sfavorevole)
Qk,i sono i valori caratteristici delle azioni variabili di accompagnamento i
j è l’indice dell’azione permanente
i è l’indice dell’azione variabile
γG,j è il fattore parziale per l’azione permanente Gk,j
γQ,1 è il fattore parziale per l’azione variabile principale 1
ξj è un fattore di riduzione per le azioni permanenti sfavorevoli G
ψ0,i è un fattore di riduzione per il valore della combinazione di un’azione
variabile Q.
Tuttavia, di nuovo un riferimento deve essere fatto all’DNA relativo al Paese per il
quale si sta progettando la struttura.
Nella EN 1990 sono raccomandati i seguenti valori:
γG,j = 1,35 (per effetti sfavorevoli)
γQ,1 = 1,5 γQ,i = 1,5
ξ = 0,85
Il valore di ψ
0
dipende dal tipo di carico (si veda in proposito la EN 1990).
Le equazioni 2.4a e 2.4b sono state introdotte poiché l’equazione 2.3 era
eccessivamente pessimistica per strutture pesanti. Per strutture in acciaio, le
equazioni 2.4a e 2.4b generalmente danno carichi più leggeri rispetto all’equazione
2.3.

9
2.3.3 Stato limite ultimo – Carichi sulle strutture offshore
Si deve fare riferimento alle norme API RP2A – LRFD: Recommended Practice for
Planning, Designing and Constructing Fixed Offshore Platforms - Load and
Resistance Factor Design, First Edition, 1993.
Nell’uso di questo Manuale, per il progetto dei componenti in acciaio inossidabile
della parte superiore della struttura, vengono suggerite le seguenti combinazioni
dei carichi insieme ai carichi specificati nelle API RP2A. Si noti che vengono
utilizzati gli stessi simboli delle API RP2A.
Condizioni normali d’esercizio:
1,3D
1
+ 1,3D
2
+ 1,5L
1
+ 1,5L
2
+ 1,2(W
o
+ 1,25D
n
) (2.5)
Condizioni estreme di maltempo:
1,1D
1
+ 1,1D
2
+ 1,1L
1
+ 1,35(W
e
+ 1,25D
n
) (2.6)
In presenza di carichi verticali che si oppongono alle forze interne dovute a vento,
onde e correnti, i carichi verticali possono così ridursi:
0,9D
1
+ 0,9D
2
+ 0,8L
1
+ 1,35(W
e
+ 1,25D
n
) (2.7)
dove:
D
1
è il carico permanente, che comprende il peso proprio delle strutture,
equipaggiamenti, impianti ausiliari e fissi
D
2
è il carico permanente comprensivo del peso di equipaggiamenti ed altre
voci variabili a seconda delle diverse modalità operative
L
1
è il carico accidentale 1, comprensivo del peso dei carburanti presenti
nelle condotte e nei serbatoi
L
2
è il carico accidentale, costituito da carichi di breve durata dovute ad
operazioni quali sollevamento di utensili da trivellazione e sollevamento
mediante gru, macchinari in funzione, ormeggio serbatoi e carico degli
elicotteri
W
o
è il valore di calcolo del carico o dell’effetto del vento, delle onde e delle
correnti
W
e
è il valore limite del carico o dell’effetto del vento, delle onde e delle
correnti (periodo di ritorno di 100 anni)
D
n
è la forza d’inerzia

2.3.4 Carichi allo stato limite di servizio
Gli stati limite di servizio devono essere verificati per le seguenti combinazioni di
carichi:
• caratteristica
• frequente
• quasi permanente.
La EN 1990 fornisce le combinazioni di carichi da utilizzare nella progettazione delle
costruzione. (Deve essere inoltre fatto riferimento all’ DNA relativo al Paese per il
quale si sta progettando la struttura.)
10
Per la combinazione caratteristica, normalmente utilizzata per gli stati limite ultimi,
deve essere impiegata la seguente combinazione di carichi:
∑ ∑
> ≥
+ +
1
, , 1 ,
1
j k,

i
i k i o k
j
Q Q G ψ (2.8)
dove tutti i termini sono definiti nella Cap. 2.3.2.
Si noti che l’EN 1990 fornisce le combinazioni appropriate delle azioni da usare
nelle seguenti situazioni:
• per calcolare gli spostamenti sotto combinazioni normali di azioni (Appendice
A.1.4.3(1))
• quando occorre tener conto delle deformazioni a lungo termine causate da
ritiro, rilassamento o viscosità (Appendice A.1.4.3(6))
• se si devono considerare l'aspetto della struttura, il benessere degli operatori o
il funzionamento dei macchinari (Appendice A.1.4.3(4) e (5)).

11
3 MATERIALI: PROPRIETA’, SCELTA E
DURABILITA’
3.1 Qualità dei materiali
3.1.1 Introduzione
Esistono vari tipi di acciaio inossidabile e non tutti sono adatti per applicazioni
strutturali, specie se saldati. Gli acciai inossidabili sono distinti in 5 gruppi o classi
a seconda della loro struttura metallurgica (ossia, austenitici, ferritici, martensitici,
duplex ed indurenti per precipitazione). Gli acciai inossidabili austenitici ed i
duplex sono di solito i più utilizzati per la costruzione di strutture.
Gli acciai inossidabili austenitici offrono una buona combinazione di proprietà di
resistenza alla corrosione, di formatura e di fabbricazione; i duplex presentano una
forte resistenza all'usura, con ottima resistenza alla tensocorrosione (corrosione
sotto tensione).
I tipi più comunemente usati, tipicamente definiti come austenitici standard, sono
1.4301 (noto come AISI 304) e 1.4401 (noto come AISI 316). Contengono il 17-
18% di cromo e l’8-11% di nichel. I tipi a basso tenore di carbonio di queste classi
sono 1.4307 (AISI 304L) e 1.4404 (AISI 316L). I tipi 1.4301 e 1.4401 erano, in
passato, fabbricati con un contenuto in carbonio notevolmente più elevato con
implicazioni sul comportamento alla corrosione
1
. Per evitare problemi riguardanti
la resistenza a corrosione in presenza di saldature, si sarebbero dovuti impiegare i
tipi "L" o gli acciai stabilizzati, come il tipo 1.4541 o 1.4571.
Il tipo 1.4318 è un acciaio inossidabile a basso tenore di carbonio ed elevato
contenuto di azoto che incrudisce molto rapidamente quando lavorato a freddo;
generalmente è utilizzato nell’industria automobilistica, negli aeroplani, per la
realizzazione di componenti strutturali per carrozze treni ed elementi architettonici
portanti.
In questo manuale sono contemplati soltanto gli acciai ottenuti con trattamenti di
laminazione e formatura, e non quelli prodotti tramite getti. Nel Cap. 3.6 vengono
fornite indicazioni sulla scelta dei tipi di acciaio per particolari applicazioni.
3.1.2 Norme
Prodotti piani e prodotti lunghi
La normativa di riferimento è la EN 10088, Acciai inossidabili, costituita da tre
parti:
• Parte 1, Elenchi degli acciai inossidabili che fornisce la composizione chimica
e dati di riferimento riguardanti alcune caratteristiche fisiche, come il modulo
di elasticità E;

1
Il carbonio presente nell'acciaio reagisce con il cromo e provoca la precipitazione
di carburi di cromo ai bordi dei grani in dati cicli termici, ad es., nelle zone
termicamente alterate delle saldature ("ZTA"). La migrazione locale del cromo
dalla regione di confine delle particelle di carburi genera un attacco corrosivo
preferenziale intercristallino e questo acciaio viene definito sensibilizzato o affetto
da degradazione da saldatura (cfr. 3.7.2).
12
• Parte 2, Condizioni tecniche di fornitura per lamiere sottili, piastre e nastri per
impieghi generali che fornisce le caratteristiche tecniche e la composizione
chimica dei materiali usati per la formatura dei profilati;
• Parte 3, Condizioni tecniche di fornitura per prodotti semilavorati, barre, tondi
e profilati per impieghi generali, che fornisce le proprietà tecniche e la
composizione chimica dei materiali usati per i prodotti lunghi.
Il sistema di designazione della EN 10088 si basa sul numero Europeo dell’acciaio
e sul nome dell’acciaio.
Ad es., il tipo AISI 304L ha il numero di acciaio 1.4307, in cui:
1. 43 07
Indica il materiale
(acciaio)
Indica un gruppo di
acciai inossidabili
Identifica la sua
qualità

Il sistema del nome dell’acciaio offre qualche chiarimento sulla composizione
chimica dell'acciaio. Il nome dell’acciaio numero 1.4307 è X2CrNi18-9, dove:
X 2 CrNi 18-9
Indica un
acciaio molto
legato
100 x % di
Carbonio
Simboli chimici degli
elementi principali
presenti nella lega
Percentuali dei
principali elementi
presenti nella lega

Ogni nome di un acciaio inossidabile ha un unico numero corrispondente. Va
notato che, sebbene le designazioni delle DIN tedesche siano simili, non sono tutte
identiche a quelle della EN 10088. Nell’Appendice A è presente una tabella di
equivalenza fra le varie designazioni nazionali e quella europea degli acciai
inossidabili.
La tabella3.1 illustra le caratteristiche meccaniche per gli acciai inossidabili
comuni specificate nella EN 10088-2. La composizione chimica di tali acciai è
presente nella tabella3.2.
Sia gli acciai inossidabili austenitici che gli acciai duplex possono essere ritenuti
adeguatamente tenaci e non suscettibili a frattura fragile per temperature di servizio
fino a − 40°C.
I valori di progetto delle proprietà meccaniche sono indicati nel Cap. 3.2.4.


13



Tabella 3.1 Valori di specifica delle proprietà meccaniche dei comuni
acciai inossidabili secondo EN-10088-2

Tipo di
acciaio
Forme
di
prodott
o
(1)

Spessor
e max
(mm)
Minimo carico
unitario di
scostamento dalla
proporzionalità
dello 0,2%
(2)

(N/mm
2
)
Resistenza a
trazione
(N/mm
2
)
Allungament
o dopo
rottura (%)
C 8 230 540 – 750 45
(3)

H 13,5 210 520 – 720 45
(3)

1.4301
P 75 210 520 – 720 45
C 8 220 520 –700 45
H 13,5 200 520 –700 45
Acciai
austenitici
al Cr-Ni
1.4307
P 75 200 500 – 700 45
C 8 240 530 – 680 40
H 13,5 220 530 – 680 40 1.4401
P 75 220 520 – 670 45
C 8 240 530 – 680 40
H 13,5 220 530 – 680 40
Acciai
austenitici
al Cr-Ni-
Mo
1.4404
P 75 220 520 – 670 45
C 8 220 520 – 720 40
H 13,5 200 520 – 720 40 1.4541
P 75 200 500 – 700 40
C 8 240 540 – 690 40
H 13,5 220 540 – 690 40
Acciai
austenitici
stabilizzati
1.4571
P 75 220 520 – 670 40
C 8 350 650 – 850 35
H 13,5 330 650 – 850 35
Acciai
austenitici
basso C
arricchiti
al Ni
1.4318
P 75 330 630 – 830 45
C 8 450 650 – 850 20
H 13,5 400 650 – 850 20 1.4362
P 75 400 630 – 800 25
C 8 500 700 – 950 20
H 13,5 460 700 – 950 25
Acciai
duplex
1.4462
P 75 460 640 – 840 25
Note.
(1) C = nastri laminati a freddo, H = nastri laminati a caldo, P = lamiere laminate a caldo
(2) Proprietà delle sezioni trasversali
(3) Per materiali stirati e raddrizzati , il valore min. è inferiore del 5%
14

Tabella 3.2 Composizione chimica secondo EN 10088-2
Contenuto leganti (max. o ammissibile) in % sul peso


Tipo di
acciaio
C Cr Ni Mo Altri
1.4301 0,07 17,5 – 19,5 8,0 – 10,5
1.4307 0,03 17,5 – 19,5 8,0 – 10,5
1.4401 0,07 16,5 – 18,5 10,0 – 13,0 2,0 – 2,5
1.4404 0,03 16,5 – 18,5 10,0 – 13,0 2,0 – 2,5
1.4541 0,08 17,0 – 19,0 9,0 – 12,0
Ti:
5xC – 0,7 (1)
1.4571 0,08 16,5 – 18,5 10,5 – 13,5 2,0 – 2,5
Ti:
5xC – 0,7 (1)
A
c
c
i
a
i

a
u
s
t
e
n
i
t
i
c
i

1.4318 0,03 16,5 – 18,5 6,0 - 8,0
N:
0,1 – 0,2
1.4362 0,03 22,0 – 24,0 3,5 – 5,5 0,1 – 0,6
N:
0,05 – 0,2
A
c
c
i
a
i

d
u
p
l
e
x

1.4462 0,03 21,0 – 23,0 4,5 – 6,5 2,5 – 3,5
N:
0,1 – 0,22
Nota:
(1) Il titanio si aggiunge per stabilizzare il carbonio e per migliorare le proprietà anticorrosione nelle
zone termicamente alterate delle saldature. Tuttavia, salvo che nella fabbricazione di profilati pesanti,
l’uso di acciai inossidabili austenitici al Ti è stato praticamente sostituito dalla rapida disponibilità dei
tipi 1.4307 e 1.4404.



Elementi di collegamento
Gli elementi di collegamento in acciaio inossidabile sono contemplati dalla
EN ISO 3506, Elementi di collegamento in acciaio inossidabile resistenti a
corrosione. La specifica indica la composizione chimica e le proprietà per i
elementi di collegamento per le classi austenitiche, martensitiche e ferritiche. Sono
ammessi materiali alternativi, non presenti nella specifica, se rispettano i requisiti
richiesti per le caratteristiche fisiche e meccaniche ed hanno una resistenza
equivalente alla corrosione.
Nelle EN ISO 3506, il materiale per bulloni e dadi è caratterizzato dalla lettera "A"
per gli austenitici, dalla "F" per i ferritici e dalla "C" per i martensitici. Si consiglia
l’utilizzo di elementi di collegamento austenitici, per i quali le proprietà sono date
dalle Tabelle 3.3 e 3.4 (ricavate dalla EN ISO 3506). La lettera è seguita da un
numero (1, 2, 3, 4 o 5) che rispecchia la resistenza alla corrosione, in cui "1"
rappresenta la più bassa e "5" la più alta.
Gli acciai di tipo A1, a causa del loro alto contenuto in zolfo, hanno una resistenza
alla corrosione più bassa rispetto a quelli con un normale tenore di zolfo. Bisogna
porre attenzione qualora si prendessero in considerazione gli elementi di
collegamento di tipo A1; cfr. al riguardo il Cap.3.6.1.
Gli acciai di tipo A2 hanno resistenza alla corrosione equivalente a quella del tipo
1.4301; gli acciai di tipo A3 sono acciai inossidabili stabilizzati con resistenza alla
corrosione equivalente a quella del tipo 1.4541. (Si definisce "stabilizzato" un
acciaio che ha in lega un forte agente di formazione di carburi, come il titanio che
15
reagisce prevalentemente con il carbonio ed evita la formazione di carburi di
cromo).
Gli acciai di tipo A4 contengono molibdeno ed hanno resistenza alla corrosione
equivalente alla classe 1.4401. Gli acciai di tipo A5 sono acciai inossidabili al
molibdeno stabilizzati, con caratteristiche degli acciai del tipo 1.4571.
Gli elementi di collegamento austenitici possono essere ottenuti con tre livelli
massimi di resistenza (conosciuti come "classi di resistenza"), come mostrato nella
tabella 3.3. Occorre tener presente che i valori devono essere concordati per
fissaggi maggiori dell’M39 per la classe di proprietà 50, e dell’M24 per le classi di
proprietà 70 e 80, poiché i valori dipendono dalla lega e dal metodo di lavorazione.
Gli elementi di collegamento prodotti con classe di proprietà 50 sono non
magnetici, quelli delle classi 70 e 80 possono mostrare invece qualche caratteristica
magnetica.
La condizione dell’acciaio degli elementi di collegamento nella classe di proprietà
50 è “ricotto”, con più elevata resistenza alla corrosione. Le classi di proprietà 70 e
80 sono lavorate a freddo e ciò può influire leggermente sulla resistenza alla
corrosione. Gli elementi di collegamento con classe di proprietà 50, con filettatura
ottenuta a macchina, possono mostrare una maggiore tendenza all’usura della
filettatura; cfr. in merito il Cap. 10.5.
Occorre tenere conto della necessità di adattare resistenza e proprietà anti-
corrosione dei dadi e del materiale originario.
Si raccomanda di sottoporre a prova campioni di ogni lotto di produzione.


Tabella 3.3 Valori minimi delle proprietà per tipi di elementi di
collegamento austenitici secondo ISO 3506
Bulloni Dadi
Tipo di
acciaio
(1)


Classe di
resistenza
Diametro
filettato
Resistenza
max. a
trazione
(2)

(N/mm
2
)
Carico unitario
di scostamento
dalla
proporzionalità
dello 0,2%
(N/mm
2
)
Sollecitazion
e massima

(N/mm
2
)
50 ≤ M39 500 210 500
70 ≤ M24
(3)
700 450 700
A1, A2, A3,
A4 and A5
80 ≤ M24
(3)
800 600 800
Note:
(1) Oltre ai vari tipi di acciaio contemplati in EN 1SO 3056 per le classi di proprietà 50, 70 e 80, possono
usarsi altri tipi di acciaio indicati nella EN 10088-3.
(2) La resistenza a trazione si calcola sull'area sollecitata.
(3) Per fissaggi con diametro nominale della filettatura d > 24 mm, le caratteristiche meccaniche devono
essere concordate fra fornitore e utilizzatore e contrassegnate con la classe di proprietà secondo
questa tabella.







16


Tabella 3.4 Composizione chimica di elementi di collegamento secondo
EN ISO 3506
Composizione chimica (in % sul peso)
(1)

Tipo di
acciaio
C Cr Ni Mo Si Mn P S Altri
A1 0,12 16,0 –
18,0
5,0 -
10,0
0,7 1,0 6,5 0,20 0,15 -
0,35

A2 0,1 15,0 –
20,0
8,0 –
19,0
(2)
1,0 2,0 0,05 0,03
A3 0,08 17,0 -
19,0
9,0 -
12,0
(2)
1,0 2,0 0,045 0,03
sia Ti:

5xC –
0,8
sia Nb/Ta:

10xC – 1,0
A4 0,08 16,0 -
18,5
10,0 -
15,0
2,0 -
3,0
1,0 2,0 0,045 0,03
A5 0,08 16,0 -
18,5
10,5 -
14,0
2,0 -
3,0
1,0 2,0 0,045 0,03 sia Ti:

5xC – 0,8
sia Nb/Ta:

10xC – 1,0
Note:
(1) I valori sono i massimi salvo altre indicazioni
(2) Il molibdeno può essere presente a discrezione del produttore




3.2 Comportamento meccanico e valori di
progetto delle caratteristiche meccaniche
3.2.1 Comportamento sforzo-deformazione
Il comportamento sforzo-deformazione degli acciai inossidabili differisce per
numerosi aspetti da quello degli acciai al carbonio. La differenza più importante è
quella della forma della curva sforzo-deformazione. Mentre gli acciai al carbonio
mostrano un comportamento elastico lineare fino al limite di snervamento ed una
curva piatta prima di giungere all'incrudimento, l'acciaio inossidabile presenta un
andamento più arrotondato con un limite di snervamento non ben definito (vedi fig.
3.1). Pertanto, il "limite" di snervamento dell'acciaio inossidabile è generalmente
indicato come la tensione che dà luogo ad uno scostamento dalla linea di
proporzionalità dello 0,2% durante la prova di trazione.
Si osservi che la fig. 3.1 illustra tipiche curve sforzo/deformazione sperimentali,
tali curve danno una rappresentazione verosimile del comportamento di alcuni
materiali allo stato di fornitura e non sono quelle da utilizzate in fase di progetto.
Alcuni gradi di acciaio inossidabile, come il 1.4318, incrudiscono a velocità più
elevata di altri.
Gli acciai inossidabili possono assorbire urti considerevoli senza fratturarsi, a causa
della loro eccellente duttilità (specialmente i tipi austenitici) e delle loro
caratteristiche di incrudimento.
17

600
200
0
σ
σ
0,2
0,2
0,005 0,010 0,015
E
E
0,002
N/mm²
σ
ε
400
1.4318
1.4462
Acciaio al
carbonio
S355
1.4301/1.4401


0,2
è il carico corrispondente ad uno scostamento dalla linea di proporzionalità
dello 0,2%)
Figura 3.1 Tipiche curve sforzo/deformazione per acciai inossidabili ed
acciai al carbonio (trazione nella direzione di laminazione)

3.2.2 Fattori che influiscono sul comportamento
sforzo/deformazione
Esistono alcuni fattori che possono variare l’andamento della curva
sforzo/deformazione per ogni tipo di acciaio inossidabile. Questi fattori, che
possono essere tra loro dipendenti, riguardano:
Lavorazione a freddo:
Il grado di resistenza dei tipi duplex ed austenitici è migliorato dalla lavorazione a
freddo (come quella che si ha durante le operazioni di laminazione a freddo,
comprese il livellamento/spianatura a rulli). Associata a questo miglioramento, si
riscontra una diminuzione della duttilità, che in genere non comporta conseguenze
negative, dato l'elevato valore della duttilità soprattutto per gli acciai inossidabili
austenitici.
La tabella 3.5 fornisce i livelli di incrudimento specificati nella EN 1993-1-4 che
sono presi dalla normativa europea per gli acciai inossidabili EN 10088. Gli acciai
lavorati a freddo possono essere specificati in termini di carico di snervamento
minimo allo 0.2% di scostamento dalla proporzionalità o carico massimo a trazione
o durezza.
Quando l’acciaio inossidabile è lavorato a freddo, esso tende a manifestare un
comportamento a trazione e compressione non-simmetrico e un’anisotriopia
(differenti caratteristiche di sforzo-deformazone nelle direzioni longitudinale e
trasversale rispetto a quella di laminazione). Il grado di asimmetria a di anisotropia
dipende dal tipo di acciaio, dal livello di lavorazione a freddo e dal percorso di
produzione. La fig. 3.2 mostra le curve sforzo-deformazione per il tipo 1.4318
lavorato a freddo a livello C850; la resistenza a compressione in direzione
longitudinale giace ben al disotto della resistenza a trazione nella direzione
trasversale (valore tradizionalmente dato nelle norme di prodotto come la
18
EN 10088). È perciò necessaria particolare attenzione nella scelta della resistenza
di progetto per il materiale lavorato a freddo (vedere il Cap. 3.2.4). L’acciaio
inossidabile lavorato a freddo generalmente costa tra il 10% e il 100% in più
dell’equivalente materiale ricotto, in funzione del tipo di acciaio, della forma di
prodotto e del livello di lavorazione a freddo.
Tabella 3.5 Livelli di resistenza per lavorazione a freddo secondo la
EN 10088-2 (applicabile a prodotti piani di spessore ≤ 6 mm)
Livello di
lavorazione
a freddo
Minimo carico
unitario di
scostamento
0,2% (N/mm
2
)
1) 2)
Minima
resistenza a
trazione
1) 2)

Tipi di acciaio inossidabile disponibili
nelle relativa condizione
CP350 350 700
3)
1.4301, 1.4541, 1.4401, 1.4571
CP500 500 850
3)
1.4301, 1.4541, 1.4401, 1.4571, 1.4318
CP700 700 1000
3)
1.4318, 1.4301
C700 350
3)
700 1.4301, 1.4541, 1.4401, 1.4571
C850 500
3)
850 1.4301, 1.4541, 1.4401, 1.4571, 1.4318
C1000 700
3)
1000 1.4318, 1.4301
Note:
(1) Valori intermedi di scostamento dello 0,2% o della resistenza a trazione possono
essere concordati col produttore dell’acciaio.
(2) Il massimo spessore disponibile per ogni livello di resistenza decresce all’aumentare
della resistenza richiesta. Il massimo spessore disponibile e l’allungamento residuo
sono inoltre dipendenti dalla capacità di incrudimento dell’acciaio e dal livello di
lavorazione a freddo – informazioni più precise possono essere richieste dal
produttore.
(3) Non specificato, i valori mostrati sono solo indicativi.


400
200
0
0,005
σ
ε
600
800
1000
0,010 0,015 0,020 0,025 0,030
trazione longitudinale
N/mm²
compressione longitudinale
trazione trasversale
compressione trasversale

Figura 3.2 Tipiche curve sforzo - deformazione per il tipo 1.4318
lavorato a freddo al livello C850

19
Tipico degli angoli delle sezioni dei profilati formati a freddo è un miglioramento
del 50% circa della resistenza allo 0,2% di scostamento dalla proporzionalità.
Tuttavia l'effetto è localizzato e l'aumento di resistenza della membratura dipende
dalla posizione degli angoli nella sezione; ad esempio, in una trave si avrebbe un
vantaggio ridotto in corrispondenza degli angoli prossimi all'asse neutro. Il
miglioramento della resistenza è più che sufficiente a compensare gli effetti dovuti
all'assottigliamento del materiale negli angoli deformati a freddo. Si consiglia di
verificare con prove (si veda Cap. 9) qualunque vantaggio strutturale si intenda
assumere a causa dell’aumento di resistenza locale per lavorazione a freddo. Per
profilati strutturali cavi lavorati a freddo sono disponibili in alcuni paesi come la
Finlandia, Certificazioni nazionali che permettono l’utilizzo delle proprietà della
lavorazione a freddo.
Una successiva saldatura delle membrature avrà un parziale effetto di ricottura con
una conseguente riduzione di qualunque proprietà derivante dalla lavorazione a
freddo. Il Cap. 6 fornisce le linee guida per il progetto di connessioni saldate tra
elementi strutturali formati a freddo.
Sensibilità alla velocità di deformazione
La sensibilità alla velocità di deformazione è più pronunciata negli acciai
inossidabili che in quelli al carbonio. In altri termini, negli acciai inossidabili si può
ottenere una resistenza proporzionalmente superiore per rapide variazioni di
deformazione rispetto a quelli al carbonio.
Trattamenti termici
I produttori di acciaio inossidabile offrono vari tipi di finiture che comportano la
ricottura o addolcimento. La ricottura, o addolcimento, riduce l’aumento di
resistenza e l’anisotropia.
3.2.3 Valori tipici delle caratteristiche meccaniche
Dai punti 3.2.1 e 3.2.2 risulta chiaro che, quando si considerano le proprietà
meccaniche degli acciai inossidabili rispetto a quelli al carbonio, vengono coinvolti
molti più fattori. La loro metallurgia è più complessa ed il processo di
fabbricazione ha conseguenze di maggior rilievo sulle loro proprietà finali. Per
ogni tipo di acciaio si possono verificare delle differenze nelle proprietà
meccaniche per materiali fabbricati da produttori diversi. Tuttavia, le caratteristiche
meccaniche, che dipendono dalla composizione chimica e dai trattamenti termo-
meccanici, sono ampiamente sotto controllo da parte dei produttori ed è possibile
concordare le proprietà desiderate con i singoli produttori.
Da un punto di vista strutturale, è significativo il margine con il quale la resistenza
allo 0,2% supera il minimo valore ammesso. I valori tipici di resistenza sono fra il
20 ed il 35% al di sopra dei minimi di specifica. Il margine di miglioramento
osservato per la resistenza allo 0,2% non è riscontrato per i valori di resistenza a
rottura a trazione, che sono di solito soltanto il 10% circa al di sopra dei minimi
specificati.
3.2.4 Valori di progetto delle caratteristiche meccaniche
Prodotti piani
Sono da considerarsi tre diversi casi: valori minimi previsti, valori risultanti da
prove dirette sul materiale o valori certificati dallo stabilimento di produzione.
(i) Progetto con i valori minimi previsti
Materiale allo stato ricotto
20
Si utilizzino come resistenza caratteristica allo snervamento, f
y
, e resistenza
caratteristica a rottura, f
u
, i valori minimi previsti nella EN 10088-2 e
riportati in tabella 3.1;
Materiale lavorato a freddo
Valori nominali più elevati possono essere adottati per f
y
, e f
u
di materiali
forniti in condizioni di lavorato a freddo, secondo quanto specificato nella
EN 10088.
Per materiali forniti con una specificata resistenza allo 0.2% di
scostamento (ad esempio nella condizione CP350), la tensione minima di
scostamento dello 0.2% riportata in tabella 3.5 può essere preso come f
y
.
Per tenere in debito conto l’asimmetria che si manifesta nel materiale allo
stato incrudito, in quei casi in cui la compressione in direzione
longitudinale è una condizione di carico prevalente (i.e. nel comportamento
a colonna o a flessione con sezione prevalentemente compressa) il valore
di f
y
, dovrebbe essere preso pari a 0,8 × tensione di scostamento dello
0.2%. L’utilizzo di valori più elevati è ammesso se avallato da opportune
prove sperimentali (si veda Cap. 9).
Per materiali forniti con una specificata resistenza a trazione (ad esempio
nella condizione C700), la resistenza minima a trazione riportato in
tabella 3.5 può essere presa come f
u
, il valore minimo di scostamento dello
0.2% da prendere per f
y
dovrebbe essere concordato con il produttore.
Nota 1: Sezioni cave rettangolari sono disponibili in materiale lavorato a freddo
con resistenze intermedie tra CP350 e CP500 con carico di snervamento e
carico di rottura garantiti dal produttore (con carico di snervamento valido in
trazione e compressione).
Nota 2: Le regole di progettazione contenute in questo Manuale sono
applicabili a materiali fino al grado CP500 e C850. Per gradi più elevati, la
progettazione deve essere condotta mediante prove sperimentali in accordo al
Cap. 9, fa eccezione la resistenza della sezione di Classe 1, 2, e 3 in assenza
di instabilità locale o globale, che può essere calcolata in accordo al Cap. 4.
(ii) Progetto con i valori sperimentali
E’ un caso da prendere in considerazione solo quando sono state eseguite
prove di trazione su provini ricavati da lamiere o da nastri dai quali
vengono formate o prodotte le membrature. Il progettista deve inoltre
essere certo che le prove siano state svolte secondo norme riconosciute, ad
es. secondo le EN 10002-1, e che i procedimenti adottati dal costruttore
siano tali che le membrature siano state effettivamente fabbricate con il
materiale testato e montate correttamente nella struttura.
Il valore della resistenza di progetto può essere ricavato statisticamente
secondo le raccomandazioni dell'Allegato Z alla EN 1993-1-1 (da
sostituirsi con l’Allegato D alla EN 1990).
La resistenza caratteristica a rottura a trazione f
u
deve soddisfare il valore
minimo fornito nella EN 10088-2.
(iii) Progetto con i valori certificati dell'acciaieria
Sono valori della resistenza misurati allo 0,2% presenti nei certificati
dell'acciaieria (o del fornitore). Il valore della resistenza di progetto può
essere ricavato statisticamente secondo le raccomandazioni dell'Allegato Z
alla EN 1993-1-1 (sostituita con l’Allegato D alla EN 1990).
21
La resistenza caratteristica a rottura a trazione f
u
deve soddisfare il valore
minimo fornito nella EN 10088-2.
Per tutti gli acciai standard austenitici e duplex, utilizzati solitamente nelle
applicazioni strutturali, viene utilizzato, per il modulo di Young, un valore di
200.000 N/mm
2
come previsto dalla EN 10088-2. Per la valutazione degli
spostamenti è più indicato il modulo secante, vedere il Cap. 5.4.6. Per questi tipi di
acciai si può assumere, per il rapporto di Poisson, un valore di 0,3 e, per il modulo
di elasticità tangenziale G , il valore 76 900 N/mm
2
.
Viti e bulloni
Per calcolare la resistenza di un fissaggio sotto trazione, taglio o loro
combinazione, si assume per la resistenza f
ub
:
f
ub
= σ
ub

dove σ
ub
è il valore minimo previsto per la resistenza a rottura a trazione indicata
nella tabella 3.3 per una specifica classe di resistenza.
Per la resistenza a lungo termine di un fissaggio, si deve far riferimento alla
EN 1990 per l’appropriata combinazione di azioni allo stato limite ultimo.

3.3 Proprietà fisiche
La tabella 3.6 fornisce le proprietà fisiche a temperatura ambiente allo stato ricotto
dei tipi riportati nella EN 10088-1 e considerati in questo Manuale. Le proprietà
fisiche possono variare leggermente a seconda della forma e delle dimensioni del
prodotto, ma di solito queste variazioni non sono di rilevante importanza nelle
applicazioni.
Tabella 3.6 Proprietà fisiche a temperatura ambiente, stato ricotto
Tipo di acciaio Densità
(kg/m
3
)
Dilatazione
termica da 20° a
100°C (10
-6
/ °C)
Conducibilità
termica
(W/m °C)
Capacità termica
(J/kg °C)
1.4301 7900 16 15 500
1.4307 7900 16 15 500
1.4401 8000 16 15 500
1.4404 8000 16 15 500
1.4541 7900 16 15 500
1.4571 8000 16,5 15 500
1.4318 7900 16 15 500
1.4362 7800 13 15 500
1.4462 7800 13 15 500

La proprietà fisica più importante, dal punto di vista strutturale, è il coefficiente di
dilatazione lineare che, per i tipi austenitici, è assai diverso rispetto a quello degli
acciai al carbonio (12 x 10-6/°C). Quando vengono usati insieme acciai al carbonio
ed acciai inossidabili bisogna tener conto, in fase di progetto, degli effetti dovuti
alla differenza di dilatazione termica.
22
I tipi duplex e ferritici sono magnetici. Nelle applicazioni dove le proprietà non
magnetiche degli acciai austenitici sono importanti, occorre porre la massima
attenzione nella scelta dei prodotti di consumo usati in saldatura per ridurre al
minimo il contenuto di ferrite nei cordoni. Un livello considerevole di
deformazione a freddo, specie per gli acciai austenitici poco legati, può anche
incrementare la permeabilità magnetica; la successiva ricottura dovrebbe
ripristinare le proprietà non magnetiche. Per le applicazioni non magnetiche è
raccomandabile che venga fornita dal produttore dell’acciaio un’ulteriore
consulenza.

3.4 Effetti della temperatura
Gli acciai austenitici sono impiegati per applicazioni criogeniche. Rispetto agli
acciai al carbonio i tipi duplex ed austenitici mantengono una frazione più elevata
della loro resistenza al di sopra dei 550°C circa. Tuttavia, il progetto di strutture
soggette ad altissima o bassissima temperatura per lunghi periodi esula dai fini di
questo Manuale. Molto più importanti, rispetto alle proprietà considerate in questo
Cap. 3, sono altre proprietà meccaniche e i diversi fenomeni di corrosione. Nella
maggior parte dei casi sono più adatti, per applicazioni in condizioni ad elevata
temperatura, altri tipi di acciai inossidabili rispetto a quelli qui considerati, per i
quali si dovrebbe far ricorso ad ulteriori approfondimenti.
Gli acciai duplex non possono essere impiegati a lungo termine per temperature
superiori ai 300°C per la possibilità di infragilimento.
Il Cap. 7 tratta del progetto di strutture resistenti al fuoco e fornisce le proprietà
meccaniche e fisiche alle alte temperature.

3.5 Life cycle costing
C’è una crescente consapevolezza sul fatto che i costi del ciclo di vita (o dell’intera
vita), e non solo i costi iniziali, devono essere considerati quando si selezionano i
materiali. I costi del ciclo di vita prendono in considerazione:
• costi iniziali
• costi operativi
• valore residuo
L’acciaio inossidabile viene a volte considerato un materiale costoso. Tuttavia,
l’esperienza ha dimostrato che utilizzando un materiale resistente alla corrosione
per evitare la futura manutenzione, si possono risparmiare i costi di messa fuori
servizio e ripristino della struttura, che superano di gran lunga i costi iniziali del
materiale.
Il costo iniziale dei prodotti strutturali in acciaio inossidabile è
approssimativamente quattro volte quello dell’equivalente prodotto in acciaio al
carbonio. Tuttavia si avranno risparmi dalla mancanza di operazioni di rivestimento
superficiale a intervalli regolari (ripetuti) di tempo.
L’eccellente resistenza alla corrosione dell’acciaio inossidabile può offrire molti
vantaggi, tra cui:
• minori costi e frequenza di ispezioni
23
• minori costi di manutenzione
• lunga vita in servizio
L’acciaio inossidabile ha un elevato valore residuo (valore alla fine della vita della
struttura), sebbene questo sia di rado un fattore decisionale per una struttura con
una lunga vita di progetto (ad esempio sopra i 50 anni).
Il Life Cycle Costing utilizza il principio standard di contabilità del flusso di cassa
scontato per ridurre tutti quei costi a valori attuali. Il tasso di sconto comprende
inflazione, tassi di interesse bancari, tasse e, eventualmente, un fattore di rischio.
Questo consente un confronto realistico sulla base delle opzioni disponibili e dei
vantaggi potenziali a lungo termine nell’utilizzo dell’acciaio da valutarsi rispetto
alla selezione di altri materiali.

3.6 Scelta dei materiali
3.6.1 Tipi
Nella maggior parte delle strutture in acciaio inossidabile si intende sfruttare la
resistenza alla corrosione sia per motivi estetici, che per ridurre al minimo la
manutenzione o avere la massima durata. La resistenza alla corrosione deve
pertanto essere il criterio fondamentale per la selezione del tipo di acciaio più
adatto.
La resistenza alla corrosione degli acciai inossidabili è dovuta alla presenza di un
film passivo in superficie che, permettendo un adeguato rifornimento di ossigeno o
di agenti ossidanti, tende spontaneamente a riformarsi in caso di danni. Questa
pellicola di ossidi è dovuta principalmente alla presenza di cromo nell'acciaio;
anche l'aggiunta di nichel e di altri elementi in lega possono sostanzialmente
migliorare la protezione assicurata dal film. In particolare si utilizza una piccola
aggiunta di molibdeno per migliorare la resistenza alla corrosione da pitting
dell'acciaio (cfr. 3.7.2).
La corrosione può avere inizio quando lo strato superficiale di ossidi subisce danni
di origine meccanica o di origine elettrochimica.
Una progettazione accurata deve garantire risultati sicuri, i progettisti devono
quindi essere consapevoli che anche gli acciai inossidabili possono, in determinate
circostanze, essere soggetti a diverse forme di corrosione. Nonostante la presenza
di questi effetti di degrado, è perfettamente possibile utilizzare tipi di acciaio
inossidabile molto efficaci, ammesso che si tenga conto di alcuni principi
elementari. I problemi possono manifestarsi quando, nell’uso di questi materiali,
non si prendono in considerazione i principi della corrosione.
La scelta di un corretto tipo di acciaio inossidabile deve tener conto dell'ambiente
di esercizio, del processo con cui è stato prodotto, della finitura superficiale e della
manutenzione della struttura. Va osservato che le esigenze di manutenzione sono
minime: il semplice lavaggio dell'acciaio inossidabile, eventualmente anche da
parte della pioggia, è assai importante per l'aumento della sua durata in servizio.
Il primo passo è la caratterizzazione dell'ambiente di esercizio, compresa la
previsione di variazioni ragionevoli dalle condizioni di progetto. Nella valutazione
dell'ambiente atmosferico, particolare attenzione deve essere dedicata alle
condizioni locali, come la presenza di ciminiere che possono espellere fumi
24
corrosivi. Devono essere considerati anche possibili sviluppi o cambiamenti d’uso.
Fattori di rilievo possono essere anche le condizioni superficiali, la temperatura
dell'acciaio e le sollecitazioni previste (vedi Cap. 3.7.2).
I tipi di acciaio più indicati possono essere selezionati per offrire una globale e
soddisfacente resistenza alla corrosione nell'ambiente in cui saranno inseriti. La
scelta deve tener conto del tipo di corrosione che può manifestarsi in maniera
significativa nell'ambiente interessato. A tal fine è necessario valutare il tipo di
corrosione che si riscontra negli acciai inossidabili. Il Cap. 3.7 puntualizza i
principi basilari della corrosione negli acciai inossidabili e precisa le condizioni in
cui l'acciaio inossidabile è esente da qualsiasi rischio e complicazione. In esso sono
inoltre illustrati i punti generali di una corretta pratica ed anche i casi in cui gli
acciai inossidabili devono essere utilizzati con precauzione. In questi ultimi casi
dovrebbe essere richiesta una consulenza specialistica per utilizzare con successo
l’acciaio inossidabile nella maggior parte dei casi.
Successivamente, va tenuto conto delle proprietà meccaniche, della facilità di
produzione, della disponibilità delle diverse forme del prodotto, della finitura
superficiale e dei costi.
La valutazione dell’adeguatezza di un tipo di acciaio può essere meglio effettuata
se si fa riferimento alle utilizzazioni dell'acciaio inossidabile presenti in
applicazioni ed ambienti simili. La tabella 3.7 fornisce indicazioni per la scelta dei
tipi più adatti dal punto di vista atmosferico. Le normative nazionali devono essere
inoltre controllate, poiché in molti casi possono essere assai più restrittive. Per i
casi di acciai inossidabili immersi, si veda il Cap. 3.7.3.. Quando l'acciaio
inossidabile viene a contatto con prodotti chimici, dovrebbe essere richiesta una
consulenza specialistica.
Tabella 3.7 Tipi di acciaio inossidabile consigliati per impiego in differenti
tipologie di atmosfera
Ubicazione
Rurale Urbana Industriale Marina
Tipo di acciaio
L M H L M H L M H L M H
Acciai austenitici al cromo-nichel
(es. 1.4301, 1.4307, 1.4541,
1.4318)
Τ Τ Τ Τ Τ (Τ) (Τ) (Τ) X Τ (Τ) X
Acciai austenitici al cromonichel-
molibdeno (es. 1.4401, 1.4404,
1.4571), duplex 1.4362
0 0 0 0 Τ Τ Τ Τ (Τ) Τ Τ (Τ)
Acciai duplex (1.4462) 0 0 0 0 0 0 0 0 Τ 0 0 Τ
L Condizioni di minima corrosione per una certa categoria; es. clima temperato a bassa umidità, bassa
temperatura.
M Condizioni tipiche della categoria.
H Condizioni di corrosione più elevata della categoria; es. presenza continua di forte umidità, elevata
temperatura ambiente ed aria inquinata particolarmente aggressiva.
O Potenzialmente eccedente le specifiche per quanto riguarda la corrosione.
Τ Probabilmente la migliore scelta per la resistenza alla corrosione e costo.
X Probabilmente soggetto ad eccesso di corrosione.
(T) Da tenere in considerazione se si prendono alcune precauzioni (es. quando è richiesta una
superficie relativamente levigata e quando si esegue un regolare lavaggio)
NOTE: Le normative nazionali possono contenere requisiti più restrittivi.
Occorre prestare attenzione all’uso di acciai inossidabili a lavorabilità migliorata
per gli elementi di collegamento. L'aggiunta di zolfo nella composizione di questi
acciai austenitici, li rende meno resistenti alla corrosione, specie se usati in
ambienti industriali o marini. Ciò vale in particolare per gli elementi di
25
collegamento di materiale A1 secondo la EN ISO 3506; vedasi. al riguardo la
tabella3.3.
3.6.2 Disponibilità dei tipi di prodotti
Tipi generici di prodotti
Nastri, lamiere e barre sono tutti prodotti largamente disponibili nelle classi di
acciaio inossidabile trattate in questo Manuale. I prodotti tubolari sono disponibili
nei tipi austenitici ed anche nel tipo duplex 1.4462 (2205). I prodotti tubolari nel
tipo duplex 1.4362 (2304) non hanno larga diffusione, poiché questo tipo è da poco
utilizzato nell’industria delle costruzioni, anche se ormai viene usato da alcuni anni
per pareti anti-esplosione nelle strutture offshore.
Esistono diversi profilati laminati (angolari, profilati a C, a T, rettangolari cavi e ad
I) nei tipi austenitici standard, come ad es. 1.4301 e 1.4401, ma non per le qualità
degli acciai inossidabili duplex. (Si noti che sono molti i prodotti laminati
disponibili nei tipi 1.4301 e 1.4401 rispetto a quelli a basso tenore di carbonio
1.4307 e 1.4404). Generalmente gli elementi possono essere fabbricati per
formatura a freddo (laminazione o piegatura) o assemblati mediante saldatura.
Il materiale nella condizione di lavorato a freddo è disponibile in varie tipologie di
prodotto tra cui lamiere, nastri, barre e sezioni cave:
• lamiere e nastri (spessori tipicamente ≤ 6.0 mm)
• barre rotonde (diametri da 5 mm a 60 mm)
• sezioni cave quadrate e rettangolari (dimensioni della sezione fino a
400 mm, spessori da 1,2 mm a 6,0 mm).
I gradi di acciaio inossidabile commercialmente disponibili in condizione di
lavorato a freddo sono anche dati in tabella 3.5.
Formatura a freddo
E' importante verificare a priori, con i potenziali fornitori, i limiti della formatura a
freddo, poiché gli acciai inossidabili richiedono carichi per la formatura stessa più
elevati rispetto agli acciai al carbonio. La lunghezza degli elementi formati a
freddo su pressa è necessariamente limitata dalle dimensioni della macchina o dalla
sua potenza nel caso di materiali più spessi o più resistenti. I tipi duplex richiedono
circa il doppio del carico di formatura applicato ai materiali austenitici e pertanto,
di conseguenza, la serie degli elementi in duplex è più limitata. Inoltre, a causa
della minore duttilità dei materiali duplex, devono essere impiegati raggi di
piegatura superiori. Ulteriori informazioni sono presenti nel Cap. 10.3.2.
Finitura superficiale
In determinate applicazioni, la finitura e l'aspetto delle superfici hanno un certo
rilievo. I produttori offrono una serie di finiture standard: finitura di stabilimento,
finitura opaca e finitura lucida. Si possono inoltre offrire finiture con tessiture
personalizzate. Nonostante le diverse finiture siano standardizzate, la variabilità dei
trattamenti crea differenze d’aspetto fra le varie acciaierie e anche fra i prodotti
dello stesso stabilimento. La finitura lucida è utilizzata frequentemente nelle
applicazioni architettoniche, tuttavia si deve tener conto che questo tipo di finitura
evidenzia qualsiasi difetto di non planarità del materiale, specialmente nei pannelli.
Questo problema può essere risolto con l'utilizzo di lamiere sottili irrigidite,
goffrate, tessute, modellate o profilate.
26
Viti e bulloni
Gli elementi di collegamento più ampiamente disponibili sono quelli della classe di
proprietà 70 secondo la EN ISO 3506. Agli elementi di collegamento della classe di
proprietà 70 ed 80 si applicano alcune restrizioni (cfr. tabella3.3). E' anche
possibile utilizzare fissaggi "speciali" ordinati su misura, offrendo in alcuni casi
una soluzione economica.
Gli elementi di collegamento possono essere fabbricati con diverse tecniche, ad
esempio tramite macchine utensili, per formatura o fucinatura. I filetti ottenuti
mediante macchina utensile non devono essere usati in ambienti fortemente
aggressivi (ad esempio ambienti marini.) per il problema di una eventuale
corrosione interstiziale. Devono perciò essere preferiti gli elementi di collegamento
ottenuti per rullatura perché sono generalmente più robusti di quelli fatti a
macchina ed offrono miglior resistenza al grippaggio.

3.7 Durabilità
3.7.1 Premessa
Gli acciai inossidabili sono molto resistenti alla corrosione e possono essere usati
in maniera soddisfacente nella maggior parte degli ambienti. I limiti di resistenza
alla corrosione di un determinato acciaio inossidabile dipendono dai suoi
costituenti; ciò significa che ogni tipo di acciaio risponde in maniera leggermente
diversa quando lo si espone ad un ambiente corrosivo. La scelta del tipo di acciaio
inossidabile più adatto per una determinata applicazione deve essere accuratamente
studiata. Generalmente, più alto è il grado di resistenza alla corrosione, più elevato
è il costo del materiale. Ad esempio, l'acciaio tipo 1.4401 è più costoso del 1.4301
per l’aggiunta del molibdeno.
Il materiale in condizione di lavorato a freddo ha una resistenza alla corrosione
simile a quella del materiale ricotto.
I motivi più comuni per cui un metallo non rispetta le aspettative in tema di
resistenza alla corrosione sono:
a) non corretta valutazione dell'ambiente o dell'esposizione per condizioni
inaspettate, ad es una contaminazione da ioni cloruro non prevista;
b) il processo di lavorazione dell’acciaio inossidabile, che può aver indotto
condizioni non previste nella valutazione iniziale.
Sebbene gli acciai inossidabili possano scolorire e macchiarsi (spesso per
contaminazione con acciaio al carbonio), hanno una durata notevole in edilizia. In
ambienti industriali aggressivi ed in ambienti marini le prove non hanno mostrato
nessuna riduzione delle capacità degli elementi, anche in presenza di una leggera
perdita di peso. Tuttavia, le sgradevoli macchie di ruggine sulle superfici esterne
possono essere ancora considerate, da parte degli utenti, come un difetto. Una
scelta accurata del tipo di materiale, un'efficiente valutazione dei dettagli ed una
adeguata lavorazione, possono ridurre notevolmente la possibilità di macchie
(degrado) e di corrosione; nel Cap. 10 vengono forniti consigli pratici in merito.
L'esperienza dimostra che, generalmente, entro i primi due o tre anni di vita della
struttura, cominciano a manifestarsi seri problemi di corrosione.
27
In determinati ambienti aggressivi, alcuni tipi di acciaio inossidabile possono
essere soggetti ad attacchi localizzati. I sei meccanismi di questi attacchi sono
descritti in seguito; gli ultimi tre si riscontrano, tuttavia, raramente nelle strutture su
terraferma.
Va rilevato che la presenza di umidità (compresa quella per condensazione) è un
fattore determinante per lo sviluppo della corrosione.
3.7.2 Tipi di corrosione e prestazioni dei tipi di acciaio
Corrosione per pitting
Come indica lo stesso termine inglese pitting questo tipo di corrosione si manifesta
in punti localizzati. Esso si verifica in seguito alla rottura locale dello strato
protettivo, di solito causata da ioni cloro; anche altri alogenuri, solfati ed altri
anioni possono avere effetti simili. Nei punti di innesco i prodotti della corrosione
possono creare una soluzione molto corrosiva, che spesso comporta un forte
avanzamento del fenomeno. Comunque, nella maggior parte delle applicazioni
strutturali, la distribuzione dei punti di corrosione è generalmente superficiale e la
riduzione della sezione di un elemento è trascurabile. I prodotti della corrosione
possono però macchiare le parti architettoniche in vista. La corrosione da pitting
deve essere ancora meno accettata nelle tubazioni, condotte e strutture di
contenimento.
Poiché gli ioni cloro sono la causa predominante di corrosione da pitting, gli
ambienti marini e litoranei risultano essere ambienti molto aggressivi. La
probabilità che vi siano altre cause di corrosione da pitting, oltre la presenza di
cloruri, dipende anche da fattori quali la temperatura, l’alcalinità, l’acidità e il
contenuto di agenti ossidanti. La resistenza al pitting di un acciaio inossidabile
dipende dalla sua composizione chimica; essa è favorita dalla presenza di cromo,
molibdeno e azoto.
Una misura approssimativa della resistenza alla corrosione da pitting è data dal
coefficiente di pitting, definito PRE (Pitting Resistance Equivalent), espresso da:
PRE = % (in peso) di Cr + 3,3 x % (in peso) di Mo + 30 x % (in peso) di N.
PRE = % (in peso) di Cr + 3,3 x % (in peso) di Mo + 16 x % (in peso) di N per i
gradi duplex
Il PRE di un acciaio inossidabile è un indice pratico della sua resistenza al pitting
rispetto ad altri acciai inossidabili, ma non ha un significato assoluto.
Il tipo 1.4301 ha il PRE più basso rispetto ai tipi considerati in questo Manuale, per
cui non è indicato per applicazioni architettoniche in ambienti marini, eccetto forse,
che per componenti di strutture interne effettivamente riparati dagli spruzzi del
mare e dall'atmosfera salmastra. Il tipo 1.4301 può mostrare livelli di corrosione da
pitting inaccettabili in ambienti industriali aggressivi; pertanto in questi casi sono
preferibili i tipi 1.4401 o duplex.
Corrosione interstiziale
La corrosione interstiziale si manifesta negli stessi ambienti in cui si genera la
corrosione da pitting. La corrosione inizia più facilmente in un interstizio che non
su una superficie libera, poiché la diffusione degli ossidanti, indispensabili per la
conservazione della pellicola passiva, è limitata. La severità dell’interstizio dipende
molto dalla sua geometria: tanto più stretta e profonda è la fessura, tanto più sono
favorevoli le condizioni per lo sviluppo della corrosione. Questo potrebbe essere un
28
problema solamente in soluzioni stagnanti, dove si può verificare un accumulo di
cloruri.
La fessura può essere causata da un giunto metallo-metallo, da una guarnizione, da
incrostazioni biologiche, da depositi e da danni superficiali, quali scalfitture
profonde. Bisognerebbe fare il possibile per eliminare le fessure, ma spesso non è
possibile eliminarle completamente.
Come nel caso della corrosione da pitting, i leganti come cromo, molibdeno e azoto
migliorano la resistenza agli attacchi e pertanto la resistenza alla corrosione
interstiziale aumenta passando dal tipo 1.4301 a quello 1.4401, fino al 1.4462.
Corrosione galvanica
Quando due diversi metalli sono a contatto elettrico tramite un elettrolita (cioè un
liquido conduttore di elettricità come l'acqua marina o acqua dolce non depurata),
si stabilisce una corrente attraverso l’elettrolita che va dal metallo costituente
l'anodo a quello che funge da catodo, che è il più nobile. Di conseguenza, il metallo
meno nobile si corrode.
Questa forma di corrosione assume particolare rilevanza nel caso di collegamenti
tra acciai inossidabili ed acciai al carbonio o basso-legati. Ciò si verifica pure nel
caso di giunti fra due diversi acciai inossidabili, sebbene in misura minore. E'
importante scegliere un filo d’apporto per saldatura che sia nobile almeno quanto il
materiale su cui viene depositato. In ambienti corrosivi dove può essere presente
acqua come grandi impianti industriali e ambienti costieri, e per strutture immerse
in acque marine o salmastre, i bulloni martensitici e ferritici (vedasi 3.1.2) devono
essere esclusi dai collegamenti in acciaio inossidabile austenitico.
La corrosione galvanica non deve costituire un problema per gli acciai inossidabili,
sebbene in alcuni casi la sua prevenzione possa richiedere misure precauzionali
apparentemente eccessive.
La corrosione galvanica, in linea di principio, deve essere evitata impedendo il
flusso di corrente mediante:
• isolamento dei metalli diversi, ad es. interrompendo il contatto fra metalli
(vedasi 6.1.1);
• eliminazione del ponte elettrolita, cioè interrompendo il circuito elettrolitico
mediante verniciatura o altro rivestimento. Quando si ricorre a quest'ultima
soluzione e non è possibile rivestire entrambi i metalli, è preferibile ricoprire il
più nobile (ossia l'acciaio inossidabile nel caso di contatto elettrolitico fra
acciaio inossidabile ed acciaio al carbonio).
Il rischio di un profondo attacco corrosivo è maggiore se l'area del metallo più
nobile (ossia l'acciaio inossidabile) è grande rispetto a quella del metallo meno
nobile (cioè l'acciaio al carbonio). Particolare attenzione merita l'utilizzo di vernici
o di altri rivestimenti per l'acciaio al carbonio. In presenza di minuscoli pori o
cavità nel rivestimento, la superficie ridotta dell'acciaio al carbonio nudo presenterà
un valore molto elevato del rapporto area catodica/area anodica e può verificarsi un
fenomeno di pitting considerevole nell'acciaio al carbonio. Questo è naturalmente
molto più grave nel caso di materiali immersi. Per questo motivo è preferibile
verniciare l'acciaio inossidabile: ogni poro darà luogo a minime differenze fra le
aree.
29
Negli elementi di collegamento e nei collegamenti, rapporti sfavorevoli fra aree si
verificano con notevole probabilità. Bisogna evitare l'uso di bulloni in acciaio al
carbonio su membrature in acciaio inossidabile in quanto, essendo alto il rapporto
fra l'area dell’acciaio inox e quella dell’acciaio al carbonio, i bulloni saranno
soggetti ad attacchi aggressivi. Viceversa l'entità dell'attacco ad una membratura in
acciaio al carbonio in presenza di bullonature in acciaio inossidabile è
sensibilmente minore. In genere é opportuno riferirsi all’esperienza maturata in
situazioni locali simili, infatti, spesso, metalli diversi, in presenza di condizioni
occasionali di condensazione o di umidità, specialmente in caso di bassa
conducibilità dell'elettrolita, possono essere accoppiati senza effetti rischiosi.
E' difficile prevedere questi effetti perché l'entità della corrosione è determinata da
una serie di fenomeni complessi. L'utilizzo di tabelle dei potenziali elettrici ignora
la presenza di pellicole superficiali di ossidi, l'effetto del rapporto fra superfici ed il
comportamento chimico dei diversi elettroliti. Un uso acritico di queste tabelle può
quindi condurre a risultati sbagliati. Esse dovrebbero essere utilizzate con molta
attenzione ed unicamente per una valutazione iniziale.
Gli acciai inossidabili costituiscono, di solito, in una coppia di metalli, il catodo e
sono quindi immuni da corrosione. I contatti fra acciai austenitici con lo zinco e
l'alluminio possono causare una maggior corrosione di questi due metalli. Ciò può
essere trascurabile dal punto di vista strutturale, tuttavia può risultare sgradevole il
polverino bianco/grigio che si viene a formare. L'accoppiamento con il rame deve
essere generalmente evitato.
Il comportamento generale degli accoppiamenti fra metalli in ambienti rurali,
urbani, industriali e costieri è completamente documentato nel PD 6484,
Osservazioni sulla corrosione nei contatti bimetallici e sua riduzione.
Tensocorrosione (Corrosione sotto tensione)
Lo sviluppo delle rotture per tensocorrosione ("SCC", ovvero Stress Corrosion
Cracking) richiede la simultanea presenza di sollecitazioni a trazione e di specifici
fattori ambientali che raramente si ritrovano negli ambienti dei normali edifici. Non
occorre che le sollecitazioni siano molto alte rispetto a quelle di snervamento del
materiale e possono essere imputabili ai carichi e agli effetti residui dei
procedimenti di fabbricazione, quali saldature o piegature. Particolare attenzione
merita l’utilizzo di membrature in acciaio inossidabile con elevate tensioni residue
(ad es., per deformazione a freddo) in ambienti ricchi di cloruri (ad es., piscine,
installazioni costiere o strutture offshore).
Gli acciai inossidabili duplex presentano in genere una maggior resistenza alla
tensocorrosione rispetto agli austenitici considerati in questo Manuale. Per quelle
applicazioni nelle quali la SCC risulta essere una forma di corrosione pericolosa
sono stati sviluppati acciai inossidabili austenitici molto legati 1.4539, 1.4529,
1.4547, 1.4565 (non considerati in questo Manuale) .
Una certa cautela deve essere esercitata quando componenti contenenti elevate tensioni
residue (ad esempio per lavorazione a freddo) sono utilizzati in ambienti ricchi di ioni
cloruro (ad esempio piscine al coperto, ambiente marittimo, offshore). La EN1993-1-4
raccomanda che nel caso di membrature portanti in atmosfera contenente cloruri che
non possono essere pulite regolarmente (ad esempio coperture sospese al disopra di
piscine), devono essere utilizzati solo i tipi 1.4529, 1.4547, 1.4565, a meno che la
concentrazione di ioni cloruro in acqua sia (eccezionalmente) ≤ 250 mg/l, nel qual
caso è utilizzabile anche il tipo 1.4539. Possono essere utilizzati anche altri tipi dei
quali sia possibile dimostrare una equivalente resistenza alla rottura per
tensocorrosione in queste atmosfere.
30

Corrosione generale (uniforme)
Nelle condizioni normali, in cui tipicamente si trovano le strutture, gli acciai
inossidabili non mostrano quella riduzione della sezione, in seguito alla formazione
di ruggine, che caratterizza gli acciai al carbonio e quelli basso legati.
L'acciaio inossidabile è resistente a molte sostanze chimiche; infatti è utilizzato a
volte per il loro contenimento. Nei casi in cui l'acciaio inossidabile viene a contatto
con prodotti chimici è opportuno consultare apposite tabelle presenti in letteratura
oppure ricorrere ad esperti in corrosione.
Corrosione intergranulare (sensibilizzazione) e degrado della
saldatura
Quando gli acciai inossidabili austenitici sono soggetti a prolungate esposizioni fra
i 450 e 850°C, il carbonio, in essi contenuto, migra verso i bordi dei grani e
precipita come carburo di cromo, che a sua volta asporta cromo dalla soluzione
solida e ne riduce il contenuto nella zona adiacente al bordo dei grani stessi. In
queste condizioni l'acciaio viene detto sensibilizzato. Il bordo del grano diventa una
zona preferenziale per un attacco in seguito ad una successiva esposizione in
ambiente corrosivo. Questo fenomeno, se si manifesta nella zona termicamente
alterata di una saldatura, è noto anche come degrado della saldatura.
Per impedire la corrosione intergranulare si può ricorrere a tre soluzioni:
• impiegare acciai a basso tenore di carbonio;
• usare acciai stabilizzati con titanio e niobio, poiché questi elementi,
combinandosi preferenzialmente con il carbonio, formano particelle stabili
e riducono di conseguenza il rischio di formazione di carburi di cromo;
• ricorrere a trattamenti termici, anche se raramente utilizzati nella pratica
come soluzione alla corrosione intergranulare.
I tipi di acciai inossidabili a basso tenore di carbonio (0,03% massimo), di spessore
fino a 20 mm, non sono soggetti a corrosione intergranulare in seguito alla
saldatura ad arco.
3.7.3 Corrosione in determinati ambienti
Aria
L'aria differisce da ambiente ad ambiente e conseguentemente mutano i suoi effetti
sugli acciai inossidabili. L'atmosfera delle zone rurali, non contaminata dai fumi
dell'industria o dalla salsedine delle coste, è particolarmente "favorevole" in
termini di resistenza alla corrosione, anche nelle aree a forte umidità. L'atmosfera
nelle aree industriali e marine è considerevolmente più aggressiva. E' opportuno
fare riferimento alla tabella 3.7 per la scelta dei tipi più adatti di acciaio
inossidabile.
La causa più comune di corrosione atmosferica sono le particelle metalliche di
ferro che si formano nel corso della produzione e del montaggio ed i cloruri di
origine marina, derivanti da trattamenti industriali e dal cloruro di calcio usato per
la produzione del cemento. Alcune particelle depositate, pur se inerti, sono in grado
di assorbire deboli soluzioni acide di anidride solforosa che possono rompere la
pellicola passiva in punti localizzati.
31
L'aspetto generale degli acciai inossidabili esposti è influenzato dalla finitura
superficiale (la migliore è quella più liscia) e dal lavaggio, regolare o meno
(eseguito appositamente o dovuto alla pioggia).
Acqua marina
L'acqua marina, compresa quella salmastra, ha un alto contenuto di cloruri ed è
perciò estremamente corrosiva, specie se fluisce lentamente (sotto 1,5 m/s circa.).
A basse velocità del flusso d'acqua può manifestarsi una notevole corrosione per
pitting nei tipi 1.4301 e 1.4401 i quali possono essere inoltre colpiti da attacchi
nelle fessure, presenti come dettagli di progetto oppure derivanti dall'azione di
organismi incrostanti.
Gli spruzzi d’acqua salata possono provocare maggiori attacchi rispetto a quelli
dovuti ad una totale immersione poiché la concentrazione dei cloruri aumenta per
effetto dell'evaporazione dell'acqua o per la deposizione di cristalli di sale.
Bisogna considerare la possibilità di una forte corrosione galvanica nei casi in cui
l'acciaio inossidabile venga utilizzato con altri metalli in presenza di acqua di mare.
Altri tipi di acqua
Gli acciai inossidabili austenitici, sono, in genere, sufficientemente adatti in
presenza di acqua distillata, di rubinetto e di caldaia. In caso di acidità elevata,
deve preferirsi il tipo 1.4401; altrimenti anche il tipo 1.4301 è sufficiente. Per
evitare problemi di corrosione da pitting o interstiziale, in presenza di minime
quantità di cloruri, è consigliabile l’utilizzo del tipo 1.4401 che è il più adatto in
questi casi. Particolare attenzione va riservata alle acque fluviali: la presenza di
attività biologiche e microbiologiche può provocare, in tempi relativamente brevi,
fenomeni di pitting negli acciai inossidabili austenitici.
E' necessario considerare le probabilità di fenomeni di erosione-corrosione nel caso
di acque che contengono particelle abrasive.
Ambienti con presenza di prodotti chimici
Gli acciai inossidabili sono largamente impiegati in ambienti in cui sono presenti
sostanze chimiche e non si ritiene ora opportuno scendere troppo nei dettagli. In
molti casi possono essere maggiormente adatti acciai diversi da quelli trattati in
questo Manuale. A riguardo sarebbe opportuna la consulenza di un esperto in
corrosione.
La documentazione dei produttori sui risultati delle prove di resistenza alla
corrosione per numerosi prodotti chimici richiede un’attenta interpretazione.
Nonostante essa possa offrire un'indicazione sulle resistenze alla corrosione di un
certo tipo di acciaio, le condizioni operative (temperatura, pressione,
concentrazione, ecc.) variano ed in genere sono diverse da quelle di prova; inoltre
le impurità ed il grado di aerazione della soluzione possono avere un notevole
effetto sui risultati.
Terreni
La corrosione esterna dell’acciaio inossidabile interrato dipende dalla chimica e
dalla resistività del terreno. I terreni differiscono nella loro corrosività in funzione
del livello di umidità, del pH, dell’aerazione, della presenza di contaminazione
chimica, dell’attività microbiologica e del drenaggio superficiale. Gli acciai
inossidabili generalmente lavorano bene in una varietà di terreni e particolarmente
bene in terreni ad alta resistività, sebbene della corrosione per pitting (vaiolatura) si
sia manifestata in terreni umidi a bassa resistività.
32
La presenza di specie chimiche aggressive come ioni cloruro e solfati così come di
alcuni tipi di batteri e di correnti vaganti (dovute all’alimentazione di sistemi di
trasporto elettrici locali come treni e tram) può causare corrosione localizzata. Lo
sviluppo di corrente vagante può essere soppresso con un adeguato isolamento
elettrico delle strutture (es. rivestimenti o avvolgimenti nel caso di condutture) e/o
mediante protezione catodica.
Per la selezione del tipo, è raccomandato considerare la resistenza alla corrosione
dell’acciaio inossidabile interrato in primo luogo in relazione alla presenza di ioni
cloruro, in secondo luogo in funzione della resistività e del pH del terreno,
assumendo in tutti i casi terreni scarsamente drenati. La tabella 3.8 raccomanda i
gradi sfruttabili per differenti condizioni di terreno.
Tabella 3.8 Tipi di acciaio inossidabile per l’impiego in differenti tipologie
di terreno
Sito Condizioni del terreno Tipo di acciaio
Entroterra
Cl < 500 ppm
Resistività >1000 ohm cm
pH > 4.5
1.4301
1.4404
Marino – zona non soggetta a
maree
Cl < 1500 ppm
Resistività >1000 ohm cm
pH > 4.5
1.4404
Marino – zona soggetta a
maree

1.4410
1.4547
Nota:
Il tipo 1.4410 è un duplex e il tipo 1.4547 è un super-austenitico. Questi tipi non sono
generalmente utilizzati nelle costruzioni e non rientrano tra gli scopi di questo Manuale
di Progettazione.

Controllo della corrosione in fase di progetto
L'operazione più importante nella prevenzione dei problemi di corrosione è la
scelta di una qualità appropriata di acciaio inossidabile, prodotto con processi adatti
in funzione dell'ambiente di servizio. Tuttavia, dopo la scelta di un particolare
acciaio, bisogna fare il possibile per sfruttare al massimo la resistenza alla
corrosione del materiale, ponendo la massima attenzione ai dettagli. In fase di
programmazione e nella fase della progettazione esecutiva devono essere
considerate le azioni anticorrosive.
La tabella 3.9 fornisce una lista di controllo. Non tutti i punti offriranno i migliori
dettagli dal punto di vista strutturale, né tutti i punti devono ritenersi applicabili ad
ogni ambiente. Alcuni suggerimenti sono superflui, in particolare in ambienti poco
corrosivi o in ambienti sottoposti a regolare manutenzione. La fig. 3.3 illustra le
caratteristiche di progetto, valide e non, per la durabilità.
33
Tabella 3.9 Controllo della corrosione in fase di progetto
Evitare l'accumulo di sporcizia:
• orientare i profili ad angolo e a C per render minima la possibilità di
infiltrazione di sporcizia
• prevedere fori di drenaggio con dimensioni sufficienti per evitare
l’intasamento
• evitare superfici orizzontali
• prevedere una leggera inclinazione nei rinforzi "a fazzoletto" normalmente
giacenti su piani orizzontali;
• usare elementi tubolari e barre (sigillandoli con aria o gas anidri in caso di
rischio di formazione di condense pericolose)
• specificare finiture levigate
Evitare fessure:
• impiegare connessioni saldate anziché bullonate
• usare saldatura o stuccatura per riempire le connessioni
• sono preferibili cordoni di saldatura rivestiti/profilati
• evitare incrostazioni di microrganismi
Ridurre la possibilità di rotture da tensocorrosione negli ambienti in cui essa
può manifestarsi (cfr. 3.7.2):
• ridurre al minimo le tensioni residue di fabbricazione con un'accurata scelta
dei cicli di saldatura
• effettuare una pallinatura (evitando però l’uso di pallini di ferro/acciaio)
Ridurre la possibilità di corrosione da pitting (ved. Cap. 10):
• asportare le gocce di saldatura
• decapare l'acciaio inossidabile per asportare i residui indesiderati dei
prodotti di saldatura. Evitare reagenti fortemente ossidanti contenenti
cloruri, come il cloruro ferrico; ricorrere viceversa ad un bagno o ad una
pasta decapante contenenti una miscela di acido nitrico e di acido
fluoridrico. Le saldature devono sempre essere pulite per ripristinare la
resistenza alla corrosione
• evitare l'inserimento di particelle di acciai al carbonio (ad es., utilizzare
locali di fabbrica ed utensili esclusivamente per l'acciaio inossidabile)
• adottare un idoneo piano di manutenzione
Ridurre la possibilità di corrosione galvanica (ved. 3.7.2):
• fornire un isolamento elettrico
• utilizzare vernici appropriate
• ridurre l'esposizione all'umidità
• impiegare metalli con potenziali elettrici molto vicini

34

Figura 3.3 Confronto di dettagli progettati in maniera errata e corretta ai
fini della curabilità
Errato Corretto
Saldatura
per punti
Riempimento
della fessura
Angoli
vivi
Angoli
arrotondati
cordone di
saldatura
Si No


35
4 PROPRIETA’ DELLE SEZIONI
TRASVERSALI
4.1 Generalità
Le raccomandazioni dei Cap. 4 e 5 valgono per le sezioni trasversali di elementi
con i limiti dimensionali indicati in 4.2.
I rapporti lunghezza/spessore degli elementi stabiliscono se gli elementi stessi,
quando sono parzialmente o totalmente soggetti a compressione, presentano
fenomeni di instabilità locale con conseguente diminuzione della resistenza della
loro sezione. Gli elementi e le sezioni trasversali sono classificati nelle Classi 1, 2,
3 e 4 in funzione della loro suscettibilità all’instabilità e alla loro capacità di ruotare
(Classi 1 e 2), cfr. 4.3.
In fase di progetto si può tener conto della resistenza ridotta delle sezioni
trasversali della Classe 4, impiegando la larghezza efficace degli elementi, cfr.
4.4.1.
Per calcolare le proprietà della sezione di lamiere sottili ed elementi strutturali
formati a freddo a sezione aperta possono essere utilizzate le dimensioni sulla linea
media della sezione. Per altri tipi di elementi devono essere utilizzate le dimensioni
effettive della sezione.

4.2 Rapporti massimi larghezza/spessore
La tabella 4.1 fornisce i rapporti massimi larghezza/spessore per gli elementi in
acciaio inossidabile.

4.3 Classificazione delle sezioni trasversali
4.3.1 Generalità
In linea di principio, le sezioni trasversali di elementi in acciaio inossidabile si
classificano allo stesso modo di quelle degli acciai al carbonio. Si distinguono le
seguenti quattro classi:
Classe 1 sezioni trasversali che possono formare cerniere plastiche con
capacità di rotazioni così come previste nell'analisi plastica;
Classe 2 sezioni trasversali in grado di offrire un momento plastico
resistente, ma con limitate possibilità di rotazione;
Classe 3 sezioni trasversali in cui la sollecitazione calcolata in
corrispondenza della fibra più compressa della membratura può
raggiungere la resistenza di snervamento, ma non sono in grado di
sviluppare, a causa dell’instabilità locale, un momento plastico
resistente;
36
Classe 4 sezioni trasversali in cui si manifesta l’instabilità locale prima
ancora che sia raggiunto il limite di snervamento in uno o più punti
delle sezioni;


Tabella 4.1 Massimi rapporti larghezza/spessore
a) Elemento piano, eventualmente
irrigidito, connesso lungo un bordo
ad un’anima e con l’altro bordo
libero
b/t ≤ 50

b b

b) Elemento piano, eventualmente
irrigidito, connesso lungo un bordo
ad un’anima e lungo l’altro bordo
ad una piccola semplice aletta
b/t ≤ 60
c/t ≤ 50


b b
c
c) Elemento piano, eventualmente
irrigidito, connesso lungo entrambi i
bordi ad un’anima o ad una flangia
b/t ≤ 400

b b





h/t ≤ 400
h
Note:
Gli elementi piani, come in (a), con rapporti b/t superiori a 30 e tutti gli elementi
piani con rapporti b/t approssimativamente superiori a 75, possono mostrare, per i
carichi in condizioni di esercizio, distorsioni visibili.

La classificazione di una sezione trasversale dipende dalla classe più alta (cioè
quella più sfavorevole) delle parti che la costituiscono, soggette totalmente o
parzialmente a compressione. Si osservi che la classificazione delle sezioni
trasversali può variare, in funzione del momento o del carico assiale agenti, lungo
la lunghezza dell'elemento.

4.3.2 Limiti di classificazione di parti di sezioni trasversali
Gli elementi sono classificati nelle Classi 1, 2 e 3 a seconda dei limiti precisati
nella tabella 4.2. Gli elementi che non raggiungono i requisiti della Classe 3 sono
classificati nella Classe 4.


37

Tabella 4.2 Rapporti massimi larghezza/spessore per parti soggette a
compressione (foglio 1)
Parti interne compresse
h Asse della
flessione
c c
t t t
c
+
– –
Elastica Plastica
+
c
y f
y f
y f
ψ
y f
Distribuzione delle sollecitazioni
(Compressione: positiva)
c
c
α
Plastica

Asse della
flessione
t t
c c
t
c

Classe Parte soggetta a
flessione
Parte soggetta a
compressione
Parte soggetta a flessione e
compressione
1 ε 0 , 56 / ≤ t c ε 7 , 25 / ≤ t c

se 5 , 0 > α :
) 1 13 /( 308 / − ≤ α ε t c


se
5 , 0 ≤ α
:
α ε / 28 / ≤ t c

2

ε 2 , 58 / ≤ t c


ε 7 , 26 / ≤ t c

se 5 , 0 > α :
) 1 13 /( 320 / − ≤ α ε t c


se
5 , 0 ≤ α
:
α ε / 1 , 29 / ≤ t c

3 ε 8 , 74 / ≤ t c

ε 7 , 30 / ≤ t c


σ
ε k t c 3 , 15 / ≤

per
σ
k vedasi 4.4.1
Tipo 1.4301 1.4401 1.4462
f
y
(N/mm
2
) 210 220 460
5 , 0
000 210
235
(
(
¸
(

¸

=
E
f
y
ε

ε 1,03 1,01 0,698
Note:
Per sezioni cave c può essere prudenzialmente assunto come (h-2t) or (b-2t)
E = 200 000 N/mm
2
α =
|
|
.
|

\
|
+
∑ w y
Ed
t c f
N
1
2
1
per sezioni simmetriche rispetto all’asse principale



38
Tabella 4.2 (continua) Rapporti massimi larghezza/spessore per parti
soggette a compressione (foglio 2)
Flange esterne
c
+

+

c
αc
+

+

c
αc
c
t
t
Distribuzione delle sollecitazioni (compressione: positiva)
Estremo in tensione
Elastica Elastica
Plastica Plastica
Estremo in compressione
Parte soggetta a flessione e
compressione
Classe Tipo di sezione
Parte soggetta a
compressione
Estremo in
compressione
Estremo in
trazione
Formato a freddo
ε 0 , 10 / ≤ t c

α
ε 10
/ ≤ t c

α α
ε 10
/ ≤ t c

1
Saldato
ε 0 , 9 / ≤ t c
α
ε 9
/ ≤ t c

α α
ε 9
/ ≤ t c

Formato a freddo
ε 4 , 10 / ≤ t c

α
ε 4 , 10
/ ≤ t c

α α
ε 4 , 10
/ ≤ t c

2
Saldato
ε 4 , 9 / ≤ t c
α
ε 4 , 9
/ ≤ t c

α α
ε 4 , 9
/ ≤ t c

Formato a freddo
ε 9 , 11 / ≤ t c
σ
ε k t c 1 , 18 / ≤
For

σ
k
see 4.4.1.
3
Saldato
ε 0 , 11 / ≤ t c

σ
ε k t c 7 , 16 / ≤
For

σ
k
see 4.4.1.
Angolari Si faccia riferimento anche alle Flange esterne
Non si applica ad angolari in contatto con altri elementi per tutta la lunghezza

h
b
h
b
t t


Classe Sezione compressa
3
h/t ≤ 11,9 ε ; (b + h)/2t ≤ 9,1 ε
Tipo 1.4301 1.4401 1.4462
f
y
(N/mm
2
) 210 220 460
5 , 0
000 210
235
(
(
¸
(

¸

=
E
f
y
ε

ε 1,03 1,01 0,698
Note:
E = 200 000 N/mm
2
α =
|
|
.
|

\
|
+
∑ w y
Ed
t c f
N
1
2
1
per sezioni simmetriche rispetto all’asse principale

39
Tabella 4.2 (continua) Rapporti massimi larghezza/spessore per parti
soggette a compressione (foglio 3)
Elementi tubolari
d
t


Classe Sezione soggetta a
flessione
Sezione soggetta a
compressione
1 2
50 / ε ≤ t d

2
50 / ε ≤ t d

2 2
70 / ε ≤ t d

2
70 / ε ≤ t d

3 2
280 / ε ≤ t d

Nota: per
2
280 / ε > t d

si veda EN 1993-1-6
2
90 / ε ≤ t d
Nota: per
2
90 / ε > t d
si veda EN 1993-1-6
Tipo 1.4301 1.4401 1.4462
f
y
(N/mm
2
) 210 220 460
5 , 0
000 210
235
(
(
¸
(

¸

=
E
f
y
ε

ε 1,03 1,01 0,698
Nota:
E = 200 000 N/mm
2




4.4 Larghezze efficaci
4.4.1 Larghezze efficaci degli elementi con sezione trasversale
di Classe 4
Le proprietà delle sezioni trasversali della Classe 4 possono essere determinate
analiticamente impiegando le larghezze efficaci delle parti in compressione totale o
parziale. In alternativa si possono eseguire prove dirette, vedi Cap. 9.
L’area efficace di una sezione trasversale di Classe 4 in compressione totale o
parziale, A
eff
, è l’area lorda della sezione trasversale meno la somma delle aree non
efficaci di ciascun elemento snello che costituisce la sezione trasversale stessa.
L’area efficace di ciascun elemento di Classe 4 è data dalla larghezza efficace, b
eff
,
calcolata nel seguito, moltiplicata per lo spessore dell’elemento. Quando la sezione
trasversale è soggetta a flessione, è necessario calcolare un momento d’inerzia
efficace, I
eff
, ed un modulo efficace della sezione, W
eff.
.
Le larghezze efficaci degli elementi in compressione totale o parziale, possono
desumersi dalla tabella 4.3 per elementi interni e dalla tabella 4.4 per elementi
esterni.
40
Le larghezze efficaci delle flange compresse si possono basare sul rapporto ψ di
sollecitazione determinato per la sezione trasversale lorda (ψ è definito nelle
tabelle 4.3 e 4.4). Le larghezze efficaci delle ali devono determinarsi con il
rapporto di sollecitazione ψ stabilito per una sezione trasversale che comprende
l'area efficace della flangia di compressione e l'area lorda dell’anima e della flangia
in tensione.
Il fattore di riduzione ρ può essere calcolato nel seguente modo:
Elementi interni laminati a freddo o saldati:

2
125 , 0 772 , 0
p p
λ λ
ρ − =

1 (4.1a)
Elementi esterni formati a freddo:

2
231 , 0 1
p p
λ λ
ρ − =

1 (4.1b)
Elementi esterni saldati:

2
242 , 0 1
p p
λ λ
ρ − =

1 (4.1c)
dove
p
λ è la snellezza dell’elemento definita come:

σ
ε
λ
k
t b
p
4 , 28
/
= (4.2)
in cui
t è lo spessore
σ
k è il coefficiente d’instabilità corrispondente al rapporto ψ della tabella 4.3
o 4.4 a seconda del caso
b è la larghezza diversa caso per caso:
b = d per le anime (eccetto sezioni cave rettangolari)
b = larghezza dell’elemento piano per anime di sezioni cave
rettangolari, che può essere assunta sempre pari a h-2t
b = b per elementi di flange interne (eccetto sezioni cave rettangolari)
b = larghezza dell’elemento piano per flange di sezioni cave
rettangolari, che può essere b-2t
b = c per flange esterne
b = (b + h)/2 per angolari con ali uguali
b = h or (b+h)/2 per angolari con ali diverse
ε è il coefficiente del materiale, definito alla tabella 4.2.
Generalmente l'asse neutro della sezione efficace si trova ad una distanza e
dall’asse neutro della sezione reale, vedi figg. 4.1 e 4.2. Ciò va tenuto in conto nel
calcolo delle proprietà della sezione trasversale efficace.
41
Quando una sezione trasversale è soggetta a compressione assiale, le
raccomandazioni al Cap. 5.5.2 tengono conto del momento supplementare ∆M,
dato da:
∆M = N e
N

in cui e
N
è lo spostamento dell'asse neutro quando la sezione trasversale è soggetta
a compressione uniforme, vedi fig. 4.2.

Tabella 4.3 Elementi interni soggetti a compressione
Distribuzione delle sollecitazioni
(compressione positiva)
Larghezza efficace b
eff

b
e1
σ σ
1 2
b
e2
b

: 1 = ψ

b
eff
= ρb

b
e1
= 0,5 b
eff
b
e2
= 0,5 b
eff

b
e1
b
e2
σ
2
σ
1
b

: 0 1 ≥ >ψ

b
eff
= ρb

ψ −
=
5
2
eff
1
b
b
e
b
e2
= b
eff
- b
e1

σ
2
σ
1
b b
e1 e2
b b
c t
b

: 0 < ψ

b
eff
= ρ b
c
= ρb / (1-ψ)

b
e1
= 0,4 b
eff
b
e2
= 0,6 b
eff

ψ = σ
2

1
1 1 > ψ > 0 0 0 > ψ > -1 -1 -1 > ψ > -3
Fattore di
instabilità k
σ

4,0 8,2 / (1,05 + ψ) 7,81 7,81 – 6,29ψ + 9,78ψ
2
23,9 5,98 (1 - ψ)
2




42

Tabella 4.4 Elementi esterni soggetti a compressione
Distribuzione delle sollecitazioni
(compressione positiva)
Larghezza efficace b
eff

σ
2
σ
1
c
b
eff

: 0 1 ≥ >ψ
b
eff
= ρ c

σ
1
b
t
σ
2
b
eff
c
b

: 0 < ψ
b
eff
= ρ b
c
= ρ c / (1-ψ)

ψ = σ
2

1
1 0 -1
3 1 − ≥ ≥ + ψ
Fattore di instabilità k
σ
0,43 0,57 0,85 0,57 – 0,21ψ + 0,07ψ
2

b
eff
σ
σ
1
2
c

: 0 1 ≥ >ψ
b
eff
= ρ c

b
eff
σ
1
b b
c t
σ
2

: 0 < ψ
b
eff
= ρ b
c
= ρ c / (1-ψ)

ψ = σ
2

1
1 1 > ψ > 0 0 0 > ψ > -1 -1
Fattore di
instabilità k
σ

0,43 0,578 / (ψ + 0,34) 1,70 1,7 - 5ψ + 17,1ψ
2
23,8


43
Asse neutro
area efficace

Area
non efficace
Asse
Neutro
e
e
Sezione trasversale
lorda
M
M
Asse
Neutro
Area
non efficace
Asse
neutro
area
efficace
Sezione trasversale
efficace
Figura 4.1 Sezioni trasversali di Classe 4 soggette a momento flettente


Asse neutro
della sezione
trasversale lorda
e
Sezione trasversale
lorda
N
Asse neutro
della sezione
efficace
Sezione trasversale
efficace

Figura 4.2 Sezioni trasversali di Classe 4 soggette a compressione

4.4.2 Effetti della diffusione dello sforzo di taglio
L’effetto dello sforzo di taglio sulle flange può essere trascurato se b
0
< L
e
/50 dove
b
0
è pari alla larghezza della flangia esterna o a metà della larghezza di un elemento
interno e L
e
è la distanza fra i punti di momento flettente nullo. Dove questo limite
per b
0
è superato, devono essere considerati gli effetti dello sforzo di taglio sulle
flange; in questo caso sono applicabili le linee guida per l’acciaio al carbonio
contenute nella EN 1993-1-5. Da notare che la EN 1993-1-5 richiede che lo sforzo
di taglio sulle flange venga preso in considerazione sia per gli stati limite di
servizio che per gli stati limite ultimi.
44
4.4.3 Accartocciamento delle flange
Per una membratura soggetto a flessione o un profilato ad arco in cui il lato concavo
sia in compressione, se le flange sono particolarmente larghe rispetto alle dimensioni
della sezione, deve essere preso in considerazione l’effetto sulla capacità portante
dell’accartocciamento di una flangia (cioè della sua curvatura verso l’interno, in
direzione del piano neutro), a meno che tale accartocciamento risulti inferiore al 5%
dello spessore della sezione trasversale del profilato. Se l’accartocciamento è più
grande, allora la riduzione della resistenza dell’elemento, ad esempio a causa di una
riduzione della lunghezza del braccio di leva di parti delle ampie flange, e il possibile
effetto della flessione delle anime, devono essere presi in considerazione.
I rapporti larghezza-spessore delle flange in tipiche travi in acciaio inossidabile sono
tali da rendere improbabile l’accartocciamento delle flange. Dove richiesto, è
applicabile la guida per acciai al carbonio contenuta nella EN 1993-1-3

4.5 Elementi irrigiditi
4.5.1 Irrigidimenti ai bordi
Per gli irrigidimenti ai bordi valgono le indicazioni per gli acciai al carbonio
presenti nella EN 1993-1-3.
4.5.2 Irrigidimenti intermedi
Per gli irrigidimenti intermedi valgono le indicazioni per gli acciai al carbonio
presenti nella EN 1993-1-3.
4.5.3 Profilati trapezoidali di copertura con irrigidimenti
intermedi sulle flange
La sezione trasversale efficace di una flangia con irrigidimenti intermedi, soggetta
a compressione uniforme, è costituita dalle aree efficaci ridotte degli irrigidimenti
A
s,red
che comprendono oltre all’area dell’irrigidimento stesso anche due strisce
appartenenti alla flangia, di larghezza 0,5b
eff
o 15t, adiacenti all’irrigidimento (vedi
figg. 4.3 e 4.4).


calcolare I
calcolare A
eff eff 0,5b 0,5b 0,5b
15t
b b b b
15t 15t
b b b
p p
b
p,1 p,1
b
p,2
b
e
e
b
b
b
min(15t;0,5b
)
p,2
a a
2,eff
0,5b 1,eff
s
s
Sezione per
Sezione per
r
r
s
o
r r

Figura 4.3 Flange in compressione con uno, due o più irrigidimenti

45

a a
b
s
b b
1 2
p,1 p,2
b b
1,e1 1,e2 2,e1 2,e2 b b b b
Irrigidimento intermedio
,
s
I A
s
Figura 4.4 Irrigidimento intermedio

Per un singolo irrigidimento centrale alla flangia, la tensione critica di instabilità
elastica
s cr,
σ (usata per determinare
d
λ ) si ottiene con la seguente formula:
) 3 2 ( 4
2 , 4
s p
2
3
s
s
w
s cr,
b b b
t I
A
E k
p
+
= σ (4.3)
dove:
b
p
è la larghezza teorica della porzione piana dell’elemento in figg. 4.3, 4.4
e 4.5
b
s
è la larghezza dell’irrigidimento misurata lungo il suo perimetro, vedi
figg. 4.3, 4.4 e 4.5
A
s
è l’area della sezione trasversale dell’irrigidimento intermedio, cioè
( )
s e e
b b b t + +
1 , 2 2 , 1
, vedi figg. 4.3, 4.4 e 4.5
I
s
è il momento d’inerzia dell’irrigidimento, assunto come il momento
d’inerzia dell’area efficace A
s
rispetto all’asse baricentrico a-a della
sezione trasversale, vedi figg. 4.3, 4.4 e 4.5
k
w
è un coefficiente che tiene conto della parziale limitazione rotazionale
della flangia irrigidita offerta dalle anime o da altri elementi adiacenti,
vedi sotto. Per il calcolo della sezione trasversale efficace, soggetta a
compressione assiale, k
w
=1,0.
Per due irrigidimenti di flangia disposti simmetricamente, la sollecitazione critica
d’instabilità elastica
s cr,
σ si ottiene da:
) 4 3 ( 8
2 , 4
1 e
2
1
3
s
s
w
s cr,
b b b
t I
A
E k

= σ (4.4)
in cui:
s 2 , p 1 , p e
2 2 b b b b + + = (4.5)
r 1 , p 1
5 , 0 b b b + = (4.6)
dove:
b
p,1
è la larghezza teorica di una delle parti piane esterne, vedi figg. 4.3, 4.4 e
4.5
46
b
p,2
è la larghezza teorica della parte piana centrale, vedi figg. 4.3, 4.4 e 4.5
b
r
è la larghezza complessiva dell’irrigidimento, vedi figg. 4.3, 4.4 e 4.5

Il valore di k
w
può essere calcolato a partire dalla lunghezza libera di inflessione l
b

della flangia compressa, nella maniera seguente:
se
wo w
w
b
, 2 k k
s
l
= ≥ (4.7)
se
(
(
¸
(

¸

|
|
.
|

\
|
− − − = <
2
w
b
w
b
wo wo w
w
b
2
) 1 ( , 2
s
l
s
l
k k k
s
l
(4.8)
dove:
s
w
è la lunghezza inclinata dell’anima, vedi fig. 4.5.
In alternativa, il coefficiente di limitazione rotazionale k
w
può essere
cautelativamente assunto come 1,0 come nel caso di un vincolo a cerniera.
I valori di l
b
e di k
w0
possono essere determinati da:
a) per una flangia in compressione con un irrigidimento intermedio:
4
3
s p
2
p s
b
) 3 2 (
07 , 3
t
b b b I
l
+
= (4.9)
d w
d w
wo
5 , 0
2
b s
b s
k
+
+
= (4.10)
con
s p d
2 b b b + = (4.11)

47
a) Punto intermedio di un angolo
o di una curva


/2
φ φ
r
m
m
r = r + t
g = r [tan( /2) - sin ( /2)]
φ/2
φ/2
r
r p
p
b
b
b
t
g
X
P
w
φ
b s
w
p
w
c) Larghezza uniforme teorica b per un’anima
(b =lunghezza inclinata s )
p
p w


s
h
h
p
p,c
b
b
b
c
p p
b
p,c
p,d
b
c
b
d
b
p
b
p b
d) Larghezza uniforme teorica b dei tratti piani
adiacenti agli irrigidimenti
p
d) Larghezza uniforme teorica b dei tratti piani
b, c, d
p
X intersezione delle mediane
P mezzeria dell’angolo

Figura 4.5 Larghezze teoriche dei tratti piani b
p
tenendo conto degli
spigoli arrotondati

b) per una flangia in compressione con due o tre irrigidimenti intermedi:
4
3
1 e
2
1 s
b
) 4 3 (
65 , 3
t
b b b I
l

= (4.12)
) 4 3 ( ) 6 4 (
) 4 3 )( 2 (
1 e w 1 e 1
1 e w e
wo
b b s b b b
b b s b
k
− + −
− +
= (4.13)
L’area efficace ridotta dell’irrigidimento A
s,red
, per tener conto dell’instabilità
locale, deve assumersi come:
ser com,
MO y
s d red s,
/
σ
γ
χ
f
A A = ma sempre
s red s,
A A ≤ (4.14)
dove:
48
σ
com,ser
è la massima tensione di compressione nell’irrigidimento (calcolata sulla
base della sezione efficace) in condizioni di carico allo stato limite di
servizio.
Se le anime non sono rinforzate, il coefficiente di riduzione
d
χ si ottiene dalle
seguenti espressioni:
se 65 , 0
d
≤ λ 0 , 1
d
= χ (4.15)
se 38 , 1 65 , 0
d
< < λ
d
d
723 , 0 47 , 1 λ χ − = (4.16)
se 38 , 1
d
≥ λ
d
d
66 , 0
λ
χ = (4.17)
dove
s cr, y
d
/ σ λ f =
Se le anime sono rinforzate si deve fare riferimento alla EN 1993-1-3.
Nel calcolo delle proprietà delle sezioni efficaci l’area efficace ridotta A
s,red
può
essere rappresentata impiegando uno spessore ridotto
s red s, red
/ A A t t = per tutti gli
elementi inclusi in A
s
.

4.6 Calcolo delle proprietà delle sezioni
4.6.1 Generalità
Il calcolo delle proprietà delle sezioni deve essere eseguito a regola d’arte,
considerando ogni riduzione dell’area lorda dovuta ad instabilità locale o alla
presenza di fori, a seconda dei casi. Si può trascurare l’assottigliamento del
materiale negli angoli laminati a freddo in quanto compensato dall’aumento di
resistenza ottenuto con l’incrudimento.
4.6.2 Influenza degli angoli arrotondati
L’influenza degli spigoli arrotondati sulla resistenza della sezione trasversale può
essere trascurata se il raggio interno r≤5t e r≤0.10b
p
; in tal caso la sezione può
essere considerata formata da elementi piani con spigoli vivi.
L’influenza degli angoli arrotondati sulle proprietà delle sezioni può essere
considerata con sufficiente approssimazione utilizzando le proprietà calcolate per
sezioni analoghe a spigoli vivi, vedi fig. 4.6, e riducendole, con sufficiente
precisione, tramite le seguenti approssimazioni:
A
g
= A
g,sh
(1 - δ) (4.18)
I
g
= I
g,sh
(1 – 2δ) (4.19)
I
w
= I
w,sh
(1 – 4δ) (4.20)
con
δ =
∑ ∑
= =
m
i
i p
n
j
j
b r
1
,
1
/ 43 , 0
(4.21)
dove:
A
g
è l’area della sezione trasversale lorda
49
A
g.sh
è il valore di A
g
per una sezione trasversale a spigoli vivi
b
p,i
è la larghezza teorica piana dell’i–esimo tratto piano di una sezione
trasversale a spigoli vivi
I
g
è il momento d’inerzia dell’area della sezione trasversale lorda
I
g,sh
è il valore di I
g
per una sezione trasversale a spigoli vivi
I
w
è la costante di ingobbamento della sezione trasversale lorda
I
w,sh
è il valore di I
w
per una sezione trasversale a spigoli vivi
m è il numero dei tratti piani
n è il numero dei tratti curvi
r
j
è il raggio di curvatura interno del j–esimo tratto curvo
La riduzione sopra citata può pure essere applicata nel calcolo delle proprietà
efficaci A
eff
, I
y,eff
, I
z,eff
e I
w,ef,
purché le larghezze teoriche dei tratti piani siano
misurate tra i punti d’intersezione delle loro mediane rispetto allo spessore.
Sezione trasversale
reale
=
bp,i
Sezione trasversale
idealizzata
Figura 4.6 Sezione trasversale reale ed idealizzata

4.6.3 Sezione lorda
Nel calcolare le proprietà delle sezioni trasversali lorde i fori per gli elementi di
collegamento (viti e bulloni) non devono essere detratti, ma deve essere considerata
una riduzione per le aperture di maggiori dimensioni.
4.6.4 Sezione netta
La superficie netta di una sezione o di un elemento della sezione deve essere
valutata in termini di superficie lorda tenendo conto opportunamente delle
riduzioni dovute a tutte le aperture, compresi i fori per gli elementi di collegamento
(viti e bulloni), per i quali si deve considerare il loro diametro nominale.
Quando i fori non sono disposti sfalsati, l'area da sottrarre all’area lorda deve
essere calcolata come la massima delle somme delle superfici dei fori in qualsiasi
sezione perpendicolare alla direzione dello sforzo.
Se i fori sono sfalsati (fig. 4.7) l’area totale dei fori da sottrarre è la maggiore tra:
• l’area dei fori lungo un percorso perpendicolare alla direzione dello sforzo,
come per fori non sfalsati (piano di rottura (2) in fig. 4.7)
• |
|
.
|

\
|


p
s
nd t
4
2
0

50
dove:
s è l’interasse dei fori in direzione parallela allo sforzo
p è l’interasse dei fori in direzione perpendicolare allo sforzo
t è lo spessore
n

è il numero di fori seguendo una qualunque linea (diagonale o a zig-zag)
che si estende progressivamente attraverso tutto l'elemento, o sua parte
(piano di rottura (1) in fig. 4.7)
d
0
è il diametro del foro
Per profilati tipo angolari con fori su entrambe le ali, la distanza va presa al centro
dello spessore, vedi fig. 4.8.
1
2
s s
p

Figura 4.7 Fori sfalsati


p

Figura 4.8 Tratto utile per angolare con fori in entrambe le ali


4.7 Resistenza delle sezioni
4.7.1 Generalità
Questo Capitolo si occupa esclusivamente della resistenza delle sezioni trasversali;
tuttavia è comunque necessario un controllo dei possibili fenomeni d’instabilità per
stabilire la resistenza di una membratura. L’instabilità di una membratura è
analizzata nel Cap. 5. I coefficienti γ
M
impiegati in questo capitolo sono riportati
nella tabella 2.1.
L'incrudimento connesso al processo di laminazione a freddo (vedi 3.2.2) aumenta
generalmente la resistenza delle sezioni trasversali, ma non sono ancora disponibili
51
dati sufficienti per offrire raccomandazioni per il progetto. Se si vogliono sfruttare i
vantaggi dell'incrudimento, si suggerisce di determinare la resistenza delle sezioni
trasversali mediante prove dirette (vedi Cap. 9).
In casi eccezionali si possono utilizzare, nella progettazione, le proprietà di
incrudimento per deformazione dell'acciaio inossidabile, vedi 4.7.7.
4.7.2 Sezioni trasversali soggette a trazione
La resistenza delle sezioni trasversali soggette solamente a trazione uniforme, N
t.Rd
,
può essere assunta come la più bassa fra:
a) la resistenza plastica di progetto della sezione trasversale reale:
M0
y g
Rd pl,
γ
f A
N =
(4.22)
b) la resistenza massima di progetto della sezione trasversale al netto dei fori per
gli elementi di collegamento:
M2
u net r
Rd u,
γ
f A k
N =
(4.23)
dove:
A
g
è l’area lorda
A
net
è l’area netta o l’area netta efficace (vedi 4.6.4)
f
y
è la resistenza caratteristica allo snervamento (generalmente assunta
come il valore minimo previsto della tensione unitaria di scostamento
dalla proporzionalità allo 0.2%, vedi tabella 3.1)
f
u
è la resistenza caratteristica a rottura per trazione (generalmente assunta
come valore minimo previsto, vedi tabella 3.1)
k
r
= )] 3 , 0 / ( 3 1 [
0
− + u d r comunque 0 , 1 ≤
r
k (4.24)
r = [numero di bulloni nella sezione trasversale]/[numero totale dei bulloni
nella giunzione]
d
0
è il diametro nominale del foro per il bullone
u = 2e
2
comunque
2
p u ≤
4.7.3 Sezioni trasversali soggette a compressione
La resistenza di una sezione trasversale soggetta a compressione, N
c,Rd
, con
risultante agente sul baricentro della sezione lorda (per sezioni trasversali di Classe
1, 2 e 3) o della sezione efficace (per sezioni trasversali della Classe 4), può essere
assunta come:
N
c.Rd
= A
g
f
y

M0
per sezioni traversali di Classe 1, 2 o 3 (4.25)
N
c.Rd
= A
eff
f
y

M0
per sezioni traversali della Classe 4 (4.26)
Nota: le sezioni di Classe 4 non doppiamente simmetriche possono essere
determinate secondo 4.7.6 per tener conto del momento flettente aggiuntivo ∆M
Ed

causato dallo spostamento del baricentro nella sezione efficace, vedi 4.4.1
52
4.7.4 Sezioni trasversali soggette a momento flettente
In assenza di azioni di taglio e azioni assiali, il momento resistente di progetto di
una sezione trasversale soggetta a flessione semplice, M
c,Rd
, è dato da:
M
c.Rd
= W
pl
f
y

M0
per le sezioni trasversali di Classe 1 o 2 (4.27)
M
c.Rd
= W
el
f
y

M0
per quelle di Classe 3 (4.28)
M
c.Rd
= W
eff
f
y

M0
per quelle di Classe 4 (4.29)
dove:
W
pl
modulo di resistenza plastico della sezione
W
el
modulo di resistenza elastico della sezione
W
eff
modulo di resistenza elastico della sezione efficace
Per sezioni trasversali soggette a flessione composta, vedasi 4.7.6.
4.7.5 Sezioni trasversali soggette a taglio
Il taglio resistente plastico di una sezione trasversale, V
Rd
, può di solito essere
assunto come:
M0 y v Rd
/ ) 3 / ( γ f A V = (4.30)
dove:
A
v
è l’area di taglio, che può assumersi come segue:
a) per profilati laminati ad I e H, caricati trasversalmente rispetto al
loro asse ( )
f w f
t r t bt A 2 2 + + − ma non minore di
w w
t h η
b) per profilati laminati a U, caricati trasversalmente rispetto al loro
asse ( )
f w f
t r t bt A + + − 2
c) per profilati laminati a T, caricati trasversalmente rispetto al loro
asse ( )
f
9 , 0 bt A−
d) per profilati saldati ad I, H e scatolari, caricati trasversalmente
rispetto al loro asse: ( )
∑ w w
t h η
e) per profilati saldati a I, H, U e scatolari con carico parallelo
rispetto al loro asse: ( )


w w
t h A
f) per profilati tubolari laminati a sezione rettangolare di spessore
uniforme:
- con carico parallelo all’altezza: ) /( h b Ah +
- con carico parallelo alla larghezza: ) /( h b Ab +
g) per profilati tubolari a sezione circolare di spessore uniforme:
π / 2A
A è l’area della sezione
h è l’altezza totale
b è la larghezza totale
53
h
w
è l’altezza dell’anima della sezione
r è il raggio degli angoli
t
f
è lo spessore della flangia
t
w
è lo spessore dell’anima (se non è costante va preso il valore minimo)
η vedere la EN 1993-1-5 (la EN 1993-1-4 raccomanda η = 1,20
Nota: lo stesso valore di ηdeve essere utilizzato per calcolare la resistenza
all’instabilità locale a taglio così come utilizzato per calcolare la resistenza alla
deformazione plastica di taglio. Per temperature superiori a 400 °C, va assunto
pari a 1.0.
Anche la resistenza all’instabilità per taglio deve essere controllata, vedi 5.4.3.
4.7.6 Sezioni trasversali soggette a combinazioni di carichi
Quando sono contemporaneamente presenti sulla sezione momento flettente e
carico assiale allora deve essere verificato quanto segue.
Per sezioni di Classe 1 e 2 il criterio di resistenza da soddisfare è:
Rd N, Ed
M M ≤ (4.31)
dove:
M
N,Rd

è il momento resistente plastico di progetto, ridotto opportunamente per la
presenza della forza assiale N
Ed
.


Per sezioni simmetriche rispetto ad entrambi gli assi (ad I, H o altro) non bisogna
tenere in conto l’effetto della forza assiale sul momento resistente plastico rispetto
all’asse y-y quando entrambi i seguenti criteri sono soddisfatti:
Rd pl, Ed
25 , 0 N N ≤ and (4.32a)
M0 y w w Ed
/ 5 , 0 γ f t h N ≤ (4.32b)
In assenza di forze di taglio per le sezioni di Classe 3 e 4 la massima tensione
longitudinale deve soddisfare il seguente criterio di resistenza:
M0 y Ed x,
/ γ σ f ≤ (4.33)
dove:
Ed x,
σ è la massima tensione longitudinale dovuta alla forza assiale ed al
momento flettente di progetto, calcolata rispetto alla sezione netta.
Per le sezioni di Classe 4 deve inoltre essere soddisfatto il seguente criterio:
1
0 min , ,
Nz Ed Ed z,
0 min , ,
Ny Ed Ed y,
0
Ed

+
+
+
+
M y z eff M y y eff M y eff
f W
e N M
f W
e N M
f A
N
γ γ γ
(4.34)
dove:
A
eff
è l’area efficace della sezione soggetta a compressione uniforme
W
eff,min
è il modulo di resistenza efficace calcolato rispetto all’asse pincipale
54
e
N
è lo spostamento che subisce l’asse baricentrico principale nel calcolo
della sezione efficace per compressione uniforme
Si noti che per sezioni angolari gli assi y e z precedentemente nominati
corrispondono rispettivamente agli assi u e v.
Se V
Ed
supera il 50% di V
pl.Rd
, la resistenza di progetto della sezione trasversale in
presenza di una combinazione del momento e della sollecitazione assiale deve
essere calcolata, per l’area soggetta a taglio, con un carico di snervamento ridotto,
(1 - ρ) f
y
, in cui ρ = (2V
Ed
/ V
pl.Rd
- 1)
2
.
4.7.7 Sfruttamento delle proprietà allo stato incrudito
In determinati casi, come quello di travi soggette a carichi accidentali di breve
durata, è possibile considerare, in fase di progetto, i vantaggi delle proprietà
dell'incrudimento degli acciai inossidabili.
A tal proposito può essere adottato, in tutti i calcoli, un valore σ
0
della resistenza
allo snervamento f
y
, superiore rispetto a quello solito di scostamento dalla
proporzionalità dello 0.2%. Si raccomanda che, in mancanza di una valutazione più
dettagliata, che probabilmente richiederebbe una analisi non lineare agli elementi
finiti, siano osservate le seguenti limitazioni:
• la sezione trasversale deve essere di Classe 1 o 2 e calcolata usando σ
0
anziché
f
y
nella determinazione di ε nella tabella 4.2;
• la sezione trasversale è soggetta solamente a flessione semplice secondo l'asse
maggiore;
• la membratura considerata non deve essere interessata da alcun fenomeno di
instabilità (flessionale, torsionale, torsionale-laterale o locale, vedi Cap.5),
utilizzando ancora σ
0
in tutti i calcoli;
• i collegamenti alle membrature adiacenti e le membrature stesse devono essere
abbastanza robusti da migliorare la resistenza della membratura.
Particolare attenzione va posta nella determinazione dei requisiti di resistenza dei
collegamenti.
Per le sezioni trasversali di Classe 3 e 4, si possono assumere resistenze maggiori
purché i relativi valori siano verificati dalle prove dirette citate nel Cap. 9.


55
5 PROGETTO DI ELEMENTI
5.1 Introduzione
Le verifiche di progetto per le membrature in acciaio inossidabile sono analoghe a
quelle richieste per le membrature in acciaio al carbonio. Si raccomanda di ricavare
forze e momenti agenti su di essi da un'analisi elastica globale.
Oltre alla resistenza delle sezioni trasversali, vedi Cap. 4, si deve tener conto dei
fenomeni di instabilità globale delle membrature, di cui si occupa questo capitolo.
Un possibile metodo progettuale per affrontare la verifica dell’instabilità delle
membrature in acciaio inossidabile è quello di usare il modulo tangente, in
corrispondenza del carico di punta, anziché il modulo iniziale come nelle norme
per gli acciai al carbonio. L’assunzione di livelli di approssimazione sulla
geometria e sulle tensioni residue analoghi a quelli degli acciai al carbonio e
l’utilizzo delle stesse regole valide per gli acciai al carbonio permette di solito di
raggiungere risultati soddisfacenti. I progettisti possono seguire questa strada, che
però richiede tecniche di soluzione iterative, che non sono state trattate in questo
manuale, salvo in alcuni casi in cui sono state applicate per ricavare curve
progettuali da usare con il modulo iniziale. E’ stato dato invece maggior rilievo alla
taratura mediante dati sperimentali disponibili.
I paragrafi seguenti si applicano a sezioni almeno un asse di simmetria. La
resistenza di membrature sprovviste di un qualunque asse di simmetria deve essere
verificata con prove appropriate.
5.2 Membrature soggette a trazione
Le membrature soggette unicamente a trazione non presentano fenomeni di
instabilità; pertanto, il loro progetto può basarsi solamente sulla resistenza della
sezione trasversale, cfr. 4.7.2, e sulla resistenza dei loro giunti, vedi Cap.6.
Per un angolare connesso solo mediante un’ala o per altre membrature connesse in
modo asimmetrico:
Rd u, Rd pl, Rd t,
N N N ≤ =
(5.1)

dove i termini sono definiti in 4.7.2 and N
u,Rd
è ricavato nella 6.2.3, equazioni 6.5,
6.6 o 6.7

5.3 Membrature soggette a compressione
5.3.1 Generalità
Gli elementi soggetti a compressione possono subire numerosi tipi di instabilità, tra
cui:
• instabilità delle parti piane della sezione (soltanto per la Classe 4)
• instabilità flessionale,
• instabilità torsionale,
• instabilità flesso-torsionale.
56
Sezioni con due assi di simmetria (profilati cavi rettangolari e
circolari, travi ad I, ecc.)
Le sezioni trasversali a simmetria doppia non necessitano di verifica per
l’instabilità flesso-torsionale dato che il loro centro di taglio coincide con il loro
baricentro; l'instabilità torsionale può però essere critica.
I profilati a sezione rettangolare e tubolari non presentano instabilità torsionale.
Per la serie dimensionale di profilati cavi rettangolari, tipicamente usati in edilizia,
l’instabilità torsionale non è critica, ma deve essere tenuto in conto solo per i tipi
rettangolari cavi con rapporti h/b insolitamente elevati.
Sezioni con un asse di simmetria (angolari ad ali eguali, profilati a U,
ecc.)
Occorre verificare i profilati del tipo a sezione a U e gli angolari ad ali uguali per
l’instabilità flesso-torsionale poiché il loro centro di tagli non coincide con il loro
baricentro.
Sezioni antisimmetriche (profilati a Z, a croce, ecc.)
L’instabilità torsionale può essere il modo critico di instabilità per questi elementi.
5.3.2 Instabilità delle lamiere
Si tiene conto dell’instabilità della lamiera per le sezioni di Classe 4 usando il
coefficiente β
A,c
, che è il rapporto fra l'area efficace e quella lorda della sezione
trasversale. Occorre considerare nelle sezioni trasversali asimmetriche di Classe 4
il momento supplementare, dovuto allo spostamento dell'asse neutro della sezione
efficace da quello della sezione lorda come illustrato in 5.5.
5.3.3 Instabilità per flessione
La resistenza all’instabilità per flessione deve essere determinata mediante la:
N
b,Rd
= χ β
A
A
g
f
y
/ γ
M1
(5.2)
dove:
β
A
= 1 per le sezioni trasversali di Classe 1, 2, 3
= A
eff
/A
g
per le sezioni trasversali di Classe 4
A
eff
è l’area efficace di sezioni trasversali di Classe 4
A
g
è l’area lorda
χ è il coefficiente di riduzione per tenere conto dell’instabilità, dato da:

| |
1
1
5 , 0
2 2

− +
=
λ ϕ ϕ
χ (5.3)
in cui:
( ) ( )
2
0
1 5 , 0 λ λ λ α ϕ + − + = (5.4)
E
f
i
L
N
Af
A A y
cr
cr
y
1
β
π
β
λ = = (5.5)
57
dove
α
è il fattore di imperfezione definito nella tabella 5.1
cr
N
è la forza elastica critica per il relativo modo di instabilità basata sulle
proprietà della sezione trasversale lorda
0
λ
è la snellezza limite adimensionale definita in tabella 5.1
cr
L
è la lunghezza libera di inflessione nel piano di instabilità considerato,
determinata sulla base delle condizioni vincolari
i
è il raggio giratore intorno al relativo asse, determinato utilizzando le
proprietà della sezione trasversale lorda
Le curve di instabilità sono illustrate in fig. 5.1. I valori per α e
0
λ riportati nella
tabella 5.1 non si applicano a sezioni cave ricotte dopo la fabbricazione.
Se la snellezza adimensionale è tale che
0
λ λ ≤ o
2
0
λ ≤
cr
Ed
N
N
gli effetti di
instabilità possono essere trascurati ed è necessario verificare solo la sezione
trasversale.

0
0
C
o
e
f
f
i
c
i
e
n
t
e

d
i

r
i
d
u
z
i
o
n
e

χ
Snellezza adimensionale λ
1,0
0,9
0,8
0,7
0,6
0,5
0,4
0,3
0,2
0,1
0,2 0,4 0,6 0,8 1,0 1,2 1,4 1,6 1,8 2,0 2,2 2,4 2,6 2,8 3,0
Instabilità torsionale e flesso-torsionale
Instabilità flessionale-Sezioni aperte
formate a freddo e cave
Instabilità flessionale-Sezioni aperte
saldate (asse minore)
Instabilità flessionale-Sezioni aperte
saldate (asse maggiore)

Figura 5.1 Curve di instabilità flessionale, torsionale e flesso-torsionale

Il calcolo della lunghezza libera di inflessione deve essere basato sui principi della
meccanica strutturale, prendendo in considerazione le condizioni al contorno.


58
Tabella 5.1 Valori di α e
0
λ per l’instabilità flessionale, torsionale e
flesso-torsionale
Tipo di instabilità Tipo di elemento α
0
λ
Flessionale Profilati aperti formati a freddo 0,49 0,40
Profilati cavi (saldati e non) 0,49 0,40
Profilati aperti saldati (asse maggiore) 0,49 0,20
Profilati aperti saldati (asse minore) 0,76 0,20
Torsionale e flesso-
torsionale
Tutti gli elemnti 0,34 0,20

5.3.4 Instabilità torsionale e flesso-torsionale
La resistenza a questi modi di instabilità è determinabile come indicato in 5.3.3 con
la sostituzione di λ con
T
λ , come nelle equazioni 5.6 e 5.7, ed assumendo
α = 0,34 e
0
λ = 0,2.
cr
g
N
A f
A y
T
β
λ = (5.6)
in cui:
β
A
= 1 per le sezioni trasversali di Classe 1, 2, 3
= A
eff
/A
g
per le sezioni trasversali di Classe 4
TF cr, cr
N N = e
T cr, cr
N N <
dove:
T cr
N
,
è la forza elastica critica di instabilità torsionale
|
|
.
|

\
|
+ =
2
2
2
0
,
1
T
W
t T cr
l
EI
GI
i
N
π
(5.7a)
TF cr
N
,
è la forza elastica critica di instabilità torsionale-flessionale
Per sezioni trasversali simmetriche rispetto all’asse y-y (ad esempio 0
0
= z )
(
(
(
¸
(

¸

|
|
.
|

\
|
+
|
|
.
|

\
|
− − + =
y cr,
T cr,
2
2
y cr,
T cr,
y cr,
T cr, y cr,
TF cr,
4 1 1
2 N
N
i
y
N
N
N
N N
N
o
o
β
(5.7b)
in cui
2
0
2
0
2 2 2
0
z y i i i
z y
+ + + =
y
i
e
z
i
sono i raggi giratori della sezione trasversale lorda intorno agli
assi y e z rispettivamente
59
0
y
e
0
z
sono le coordinate del centro di taglio con riferimento al
baricentro della sezione lorda
G
è il modulo di taglio
T
l
è la lunghezza di instabilità della membratura per l’instabilità
torsionale (vedere la EN 1993-1-3)
T
I
è la costante torsionale della sezione trasversale lorda
W
I
è la costante di imbozzamento della sezione trasversale lorda
2
0
0
1
|
|
.
|

\
|
− =
i
y
β

y cr
N
,
e
z cr
N
,
sono le forze elastiche critiche assiali per instabilità
flessionale rispetto agli assi y-y e z-z rispettivamente.
Per una sezioni trasversali con due assi di simmetria il centro di taglio coincide con
il baricentro, e quindi
0
0
= y
e
0
0
= z
e
T cr TF cr
N N
, ,
= purché
y cr T cr
N N
, ,
< e
z cr T cr
N N
, ,
<
Da notare che per gli angoli, gli assi y e z sopra menzionati devono essere presi
rispettivamente come assi u e v.

5.4 Membrature soggette a flessione
5.4.1 Generalità
Un elemento è sottoposto a flessione semplice quando è sollecitato
perpendicolarmente all'asse longitudinale ed è collegato in modo tale da escludere
sollecitazioni di torsione, trazione o compressione alle sue estremità.
Per determinare il momento resistente di una trave si deve tener conto dei seguenti
fattori:
• snervamento della sezione trasversale (vedi 4.7)
• instabilità delle parti piane (soltanto per sezioni di Classe 4 - vedi 4.7)
• instabilità laterale per torsione (vedi 5.4.2)
• instabilità per taglio (vedi 5.4.3)
• resistenza locale in corrispondenza dei punti di applicazione del carico o delle
reazioni vincolari.
Si deve ricordare che per gli elementi sottoposti a flessione, le flange vanno
verificate allo sforzo di taglio e all'accartocciamento secondo quanto riportato in
4.4.2 e 4.4.3.
La flessione composta deve essere trattata come descritto in 5.5.3

60
5.4.2 Instabilità laterale per torsione
La possibilità di instabilità laterale per torsione può essere trascurata nelle seguenti
circostanze:
• Trave soggetta a flessione esclusivamente secondo l'asse minore;
• Travi vincolate lateralmente per tutta la loro lunghezza da rinforzi
d'irrigidimento
• Travi la cui snellezza laterale dimensionale è
LT
λ ≤ 0,4 (vedi sotto) o per
16 , 0 ≤
cr
Ed
M
M
.
In ogni altro caso, la resistenza all'instabilità laterale per torsione deve essere
determinata mediante:
M
b,Rd
= χ
LT
β
W,y
W
pl,y
f
y

M1
(5.8)
dove
β
W,y
= 1 per sezioni trasversali di Classe 1 o 2
= W
el,y
/W
pl,y
per sezioni trasversali di Classe 3
= W
eff,y
/W
pl,y
per sezioni trasversali di Classe 4
χ
LT
è il coefficiente di riduzione che tiene conto dell’instabilità laterale per
torsione, dato da
| |
1
1
5 . 0
2
LT
2
LT LT
LT

− +
=
λ ϕ ϕ
χ (5.9)
in cui:
( ) ( )
2
LT LT LT LT
4 , 0 1 5 , 0 λ λ α ϕ + − + = (5.10)
cr
y y
LT
M
f W
= λ
(5.11)

α
LT
è il coefficiente di correzione
= 0,34 per elementi formati a freddo e tubolari (con o senza saldatura)
= 0,76 per elementi saldati a sezione aperta e altri per i quali non sono
disponibili dati sperimentali
M
cr
è il momento elastico critico per l’instabilità laterale torsionale
(Appendice B).
Da notare che per gli angolari gli assi y e z suddetti devono essere considerato asse
u e v rispettivamente.
Le curve di instabilità laterale-torsionale sono illustrate in fig. 5.2.


61
0
0
Snellezza adimensionale λ
LT
χ
L
T
Instabilità laterale da torsione
- sezioni saldate
1,0
0,9
0,8
0,7
0,6
0,5
0,4
0,3
0,2
0,1
0,2 0,4 0,6 0,8 1,0 1,2 1,4 1,8 1,6 2,0 2,2 2,4 2,6 2,8 3,0
Instabilità laterale da torsione
- sezioni formate a freddo
F
a
t
t
o
r
e

d
i

r
i
d
u
z
i
o
n
e

Figura 5.2 Curve di instabilità laterale-torsionale

5.4.3 Resistenza a taglio
5.4.3 Resistenza a taglio
La resistenza a taglio è limitata sia dalla resistenza plastica a taglio (cfr. 4.7.5) sia
da quella all’instabilità per taglio.
La resistenza all’instabilità per taglio deve essere controllata quando risulti
η ε / 52 /
w
≥ t h
per anima non irrigidita o
η ε
τ
/ 23 /
w
k t h ≥
per anima
irrigidita.
La resistenza all’instabilità per taglio per una trave deve essere calcolata come
segue:
M1
, , ,

η t h f
V V V
w yw
Rd bf Rd bw Rd b
≤ + = (5.12a)
nella quale il contributo dell’anima è dato da:
M1
,

χ t h f
V
w yw w
Rd bw
= (5.12b)
dove:

w
h è l’altezza dell’anima (fig. 5.3)
ε è definita nella tabella 4.2

τ
k è il coefficiente di instabilità per taglio

Rd bw
V
,
è il contributo dell’anima alla resistenza all’instabilità per taglio
62

Rd bf
V
,
è il contributo delle flange alla resistenza all’instabilità per taglio

yw
f è il carico di snervamento caratteristico dell’anima
η vedere la EN 1993-1-5 (la EN 1993-1-4 raccomanda 20 , 1 = η )
Nota: Lo stesso valore di η utilizzato per calcolare la resistenza
all’instabilità per taglio deve essere utilizzato per la resistenza plastica
a taglio. Per temperature superiori a 400°C, η deve essere preso pari a
1,0.

f
f
t
t
t
f
h
w
a
w
b

Figura 5.3 Simboli per le dimensioni geometriche

Per anime con irrigidimenti trasversali soltanto agli appoggi e per anime anche con
irrigidimenti trasversali intermedi e/o longitudinali, il contributo dell’anima al
parametro
w
χ è dato da:
η χ =
w
per η λ / 60 , 0 ≤
w
(5.13a)
2
05 , 0 64 , 0
11 , 0
w
w
w
λ
λ
χ − + =
per η λ / 60 , 0 >
w
(5.13b)
Per anime con irrigidimenti trasversali solamente agli appoggi, la snellezza
adimensionale
w
λ
deve essere assunta come:
|
|
.
|

\
|
=
ε
λ
w
w
w
t
h
4 , 86
(5.14)
Per anime con irrigidimenti trasversali agli appoggi e con irrigidimenti trasversali
e/o longitudinali intermedi, la snellezza adimensionale
w
λ
deve essere assunta
come:
|
|
.
|

\
|
=
τ
ε
λ
k t
h
w
w
w
4 , 37
(5.15)
dove k
τ
è il coefficiente d’instabilità per taglio più piccolo per il pannello d’anima.
Per anime con irrigidimenti trasversali indeformabili e senza irrigidimenti
63
longitudinali o con più di due irrigidimenti longitudinali, k
τ
può essere calcolato
come segue:
( )
st w
k a h k
τ τ
+ + =
2
/ 00 , 4 34 , 5
quando
1 / ≥
w
h a
(5.16a)

( )
st w
k a h k
τ τ
+ + =
2
/ 34 , 5 00 , 4
quando
1 / <
w
h a
(5.16b)
dove:
( ) 4
3
2
/ 9
w
sl
w st
h t
I
a h k =
τ
ma non meno di
w
s
h
I
t
1
1 , 2

dove:
a è la distanza fra le mezzerie degli irrigidimenti trasversali, vedi fig. 5.3.
1 s
I è il momento d’inerzia dell’irrigidimento longitudinale riferito all’asse z
Le equazioni 5.16 si applicano anche a piastre con uno o due irrigidimenti
longitudinali se il rapporto a/h
w
≥ 3. Per piastre con uno o due irrigidimenti
longitudinali e rapporto a/h
w
< 3 bisogna fare riferimento all’Allegato A3 della
EN 1993-1-5.
Per semplicità il contributo delle flange χ
f
può essere trascurato. Tuttavia, se la
resistenza della flangia non è completamente utilizzata per contrastare il momento
flettente (M
Ed
< M
f,Rd
) allora il contributo delle flange può essere valutato come
segue:
(
(
¸
(

¸

|
|
.
|

\
|
− =
2
, 1
2
,
1
Rd f
Ed
M
yf f f
Rd bf
M
M
c
f t b
V
γ
(5.17)
dove:
f
b e
f
t sono presi per la flangia che fornisce la resistenza assiale minore,
con
f
b non maggiore di
f
t ε 15 sia all’intradosso che all’estradosso
Rd f
M
,
è il momento resistente della sezione trasversale costituita soltanto
dall’area efficace delle flange
0
,
,
M
k f
Rd f
M
M
γ
=
|
|
.
|

\
|
+ =
yw w w
yf f f
f h t
f t b
a c
2
2
5 , 3
17 , 0
e
65 , 0 ≤
a
c

yf
f
è la tensione caratteristica di snervamento della flangia
Se è applicata anche una forza assiale N
Ed
, il valore di M
f,Rd
deve essere ridotto del
fattore:
64
( )
(
(
(
(
¸
(

¸

+

0
2 1
1
M
f f
Ed
A A
N
γ
(5.18)
dove A
f1
e A
f2
sono le aree delle flange superiore ed inferiore rispettivamente.
La verifica deve essere condotta come segue:
0 , 1
,
3
≤ =
Rd b
Ed
V
V
η (5.19)
dove:
Ed
V
è la forza di taglio di progetto comprensiva del taglio indotto dal
momento torcente.
La verifica di una membratura nel caso di flessione biassiale deve essere eseguita
come segue:
0 , 1
/ / /
0 ,
, ,
0 ,
, ,
0
1

+
+
+
+ =
M eff z y
N z Ed Ed z
M eff y y
N y Ed Ed y
M eff y
Ed
W f
e N M
W f
e N M
A f
N
γ γ γ
η
(5.20)
dove:
eff
A
è l’area efficace della sezione trasversale (cfr. 4.4.1)
N y
e
,
è l’eccentricità dell’asse neutro rispetto all’asse y (cfr. 4.4.1)
N z
e
,
è l’eccentricità dell’asse neutro rispetto all’asse z (cfr. 4.4.1)
Ed y
M
,
è il momento flettente di progetto riferito all’asse y
Ed z
M
,
è il momento flettente di progetto riferito all’asse z
Ed
N
è la forza assiale di progetto
eff y
W
,
è il modulo efficace della sezione riferito all’asse y (cfr. 4.4.1)
eff z
W
,
è il modulo efficace della sezione riferito all’asse z (cfr. 4.4.1)
Gli effetti dell’azione M
Ed
e N
Ed
devono includere gli effetti globali del secondo
ordine dove rilevanti. La verifica dell’instabilità della piastra del pannello deve
essere eseguita per le risultanti delle tensioni ad una distanza di 0,4a o 0,5b,
qualunque sia la più piccola, dall’estremità del pannello dove le tensioni sono più
alte.
A condizione che
3
η (vedi sotto) non superi il valore di 0,5, la resistenza di
progetto al momento flettente e al carico assiale non deve essere ridotta per tener
conto della forza di taglio. Se
3
η è maggiore di 0,5 gli effetti combinati di
flessione e taglio nell’anima di una trave ad I o scatolare devono soddisfare il
seguente criterio:
65
( ) 0 , 1 1 2 1
2
3
, 1
,
1
≤ −
|
|
.
|

\
|
− + η η
Rd p
Rd f
M
M
per
Rd p
Rd f
M
M
, 1
,
1
≥ η
(5.21)
dove:
Rd f
M
,
è il momento resistente plastico di progetto della sezione costituita
dall’area efficace delle flange
Rd p
M
, 1
è il momento resistente plastico di progetto della sezione costituita
dall’area efficace delle flange e dall’area lorda dell’anima
indipendentemente dalla sua Classe di appartenenza
Rd p
Ed
M
M
, 1
1
= η
(5.22)
Rd bw
Ed
V
V
,
3
= η
(5.23)
Le tensioni sono assunte positive. M
Ed
e N
Ed
devono includere gli effetti del
secondo ordine dove rilevanti.
Il criterio dato nell’equazione 5.21 deve essere verificato su tutte le sezioni
trasversali tranne quelle posizionate ad una distanza inferiore a h
w
/2 da un
appoggio con irrigidimento trasversale.
Se è presente un carico assiale N
Ed
, allora M
pl,Rd
deve essere sostituito dal momento
resistente plastico ridotto M
N,Rd
secondo la 6.2.9 della EN 1993-1-1 e M
f,Rd
deve
essere ridotto in accordo all’equazione 5.18. Ci si deve riferire alla EN 1993-1-5 se
lo sforzo assiale è così grande che tutta l’anima risulta essere in compressione.

5.4.4 Rottura, deformazione ed instabilità delle anime
Purché le flange siano trattenute lateralmente, la resistenza di un’anima di sezione
non irrigidita, soggetta a carichi concentrati o a reazione degli appoggi sarà
controllata da uno dei tre possibili seguenti modi di rottura:
• rottura dell’anima in prossimità della flangia con deformazione plastica della
flangia;
• deformazione dell’anima sottoforma di instabilità localizzata e rottura
dell’anima in prossimità della flangia e con deformazione plastica della flangia;
• instabilità dell’ anima per la maggior parte dell'altezza della membratura.
Per sezioni strutturali laminate a freddo possono adottarsi le indicazioni della ENV
1993-1-3 (che sarà sostituita dalla EN 1993-1-3) per gli acciai al carbonio.
Per travi laminate e saldate, si deve adottare il seguente procedimento, basato sulle
indicazioni della ENV 1993-1-5 (che sarà sostituita dalla EN 1993-1-5).
Per anime irrigidite o meno la resistenza di progetto all’instabilità locale per
applicazione di un carico trasversale è pari a:
1 M w eff yw Rd
/ γ t L f F = (5.24)
66
dove:
L
eff
è la lunghezza efficace di resistenza alle forze trasversali, data da:
y F
l L χ =
eff

dove:
y
l

è la lunghezza efficace caricata che dipende dalla larghezza dell’appoggio
rigido s
s

F
χ

è il fattore di riduzione per l’instabilità locale
Occorre inoltre considerare l'effetto della forza trasversale sul momento resistente
dell'elemento.
Per determinare L
eff
si deve distinguere fra tre diversi tipi di forze applicate, e
precisamente:
• forze applicate su una flangia e contrastate dalla resistenza al taglio dell’anima
(fig. 5.4a);
• forze applicate su una flangia e trasferite direttamente all'altra flangia
attraverso l’anima (fig. 5.4b);
• forze applicate su una flangia in prossimità di un appoggio non irrigidito (fig.
5.4c)

s s
V V
F
s
Tipo a)
V
Tipo c)
s s
F
s
s s
F
s
Tipo b)
c
S 1,S 2,S

2
w
F
2 6
(
¸
(

¸

+ =
a
h
k
2
w
F
2 5 , 3
(
¸
(

¸

+ =
a
h
k
2
w
s
F
6 2
(
¸
(

¸
+
+ =
h
c s
k
Figura 5.4 Coefficienti di instabilità per diversi tipi di applicazione di
forze sull’anima.

Lunghezza di appoggio rigido
La lunghezza di un appoggio rigido s
s
, su una flangia, è il tratto su cui è realmente
distribuita la forza applicata e può essere determinata, considerando la diffusione
del carico nell’acciaio, con una pendenza 1:1, vedi fig.5.5, tuttavia s
s
non può
essere maggiore della larghezza dell’anima h
w
.
In presenza di molti carichi concentrati disposti vicini gli uni agli altri, occorre
verificare la resistenza per ogni singolo carico, nonché per carico totale con s
s
pari
alla distanza da centro a centro fra i carichi più esterni.


67
s
s
F
s
F
s
s
s
F
s
s
s
45°
s
s
F
s
t
f
F
s
s s =0

Figura 5.5 Lunghezza di un appoggio rigido

Lunghezza efficace sotto carico
La lunghezza efficace caricata, l
y
, deve essere calcolata impiegando due parametri
adimensionali, m
1
e m
2
, che si ottengono da:
w yw
f yf
1
t f
b f
m = (5.25)
5 , 0 per 02 , 0 F
2
f
w
2
>
|
|
.
|

\
|
= λ
t
h
m (5.26a)
5 , 0 per 0 F
2
≤ = λ m (5.26b)
Per i casi a) e b) in fig. 5.4, l
y
deve essere ricavata con la formula:
| |
2 1 f s y
1 2 m m t s l + + + = (5.27)
ma l
y
non deve superare la distanza tra due irrigidimenti trasversali adiacenti.
Per il caso c) in fig. 5.4, l
y
deve ottenersi dal più piccolo dei valori dati dalle
formule 5.28 e 5.29. Nella 5.30 s
s
deve assumersi nulla se la struttura che genera la
sollecitazione non ha la stessa inclnazione della trave, cfr. fig. 5.5.
(
(
(
¸
(

¸

+
(
¸
(

¸

+ + =
2
2
f
e 1
f e y
2
m
t
l m
t l l (5.28)
2 1 f e y
m m t l l + + = (5.29)
dove l
e
è dato da:
c s
h f
Et k
l + ≤ =
s
w yw
2
w F
e
2
(5.30)
Lunghezza resistente efficace
La lunghezza resistente efficace deve calcolarsi come segue:
y eff
l L
F
χ = (5.31)
con
68
0 . 1
5 , 0
≤ =
F
F
λ
χ (5.32)
cr
yw w y
F
F
f t l
= λ (5.33)
w
3
w
F cr
9 , 0
h
t
E k F = (5.34)
dove:
k
F
è il coefficiente di instabilità per i diversi modi di applicazione delle forze
(fig. 5.4).
Da notare che per calcolare
2
m , deve essere assunto un valore per
F
λ . Una volta
calcolato il valore di
F
λ , può essere necessario ricalcolare il valore di
2
m .

5.4.5 Irrigidimenti trasversali
Gli irrigidimenti trasversali agli appoggi ed in altre posizioni dove gravano forze
esterne significative, devono preferibilmente applicarsi su entrambi i lati e
simmetricamente rispetto alla mezzeria dell’anima. Questi irrigidimenti devono
essere verificati a rottura e instabilità delle sezioni trasversali. Gli irrigidimenti
intermedi non soggetti a forze esterne devono essere verificati solo all’instabilità.
La sezione trasversale efficace da usare nella verifica all'instabilità deve
comprendere una parte dell’anima, come si vede dalla fig. 5.6. In corrispondenza
delle estremità della trave o in prossimità di un’apertura nell’anima, la larghezza
dell’anima da comprendere nel calcolo della sezione dell’irrigidimento non deve
superare quella realmente disponibile.
w
11 t
w
11 t
w
11 t
w
11 t
t
w
t
w
A
s
A
s
e
ε ε ε ε

Figura 5.6 Sezioni trasversali efficaci degli irrigidimenti per l'instabilità

La resistenza all'instabilità degli irrigidimenti simmetrici può essere determinata
come indicato in 5.3.3 assumendo α = 0,76 e
0
λ = 0,2. La lunghezza d’instabilità
deve essere coerente con le condizioni vincolari, ma non inferiore a 0,75h
w
che
corrisponde a vincoli di incastro ad entrambe le estremità. Valori maggiori della
lunghezza d’instabilità possono essere assunti quando il vincolo agli estremi è
meno rigido.
Per rinforzi su un solo lato o altri di tipo non simmetrico, l'eccentricità che ne
consegue deve essere determinata come indicato in 5.5.2
Agli appoggi o in posizioni intermedie dove sono applicati carichi considerevoli, la
resistenza all'instabilità deve essere superiore alla reazione vincolare o al carico
69
applicato. In altre posizioni intermedie, la sforzo di compressione N
Ed
, negli
irrigidimenti può ricavarsi dalla:
M1
w w yw
2
Ed Ed
3
1
γ λ
t h f
V N
w
− = (5.35)
dove:
V
Ed
è lo sforzo di taglio di progetto sulla membratura
La precedente espressione va calcolata supponendo che l’irrigidimento in questione
sia stato rimosso.
Il momento d’inerzia in un’area di un irrigidimento intermedio, I
s
, deve soddisfare
quanto segue:
2 3
w
3
w s w
/ 5 , 1 , 2 / a t h I h a ≥ <
(5.36)
3
w w s w
75 , 0 , 2 / t h I h a ≥ ≥
(5.37)

5.4.6 Determinazione degli spostamenti
Gli spostamenti vanno determinati in base alla combinazione dei carichi relativa
allo stato limite di servizio.
La freccia elastica delle travi (cioè quella che non forma una cerniera plastica) può
essere stimata con la normale teoria delle strutture, salvo impiegare il modulo
secante di elasticità al posto del modulo di Young. Il modulo secante elastico varia
con il grado di sollecitazione ed i suoi valori possono ricavarsi dall'Appendice C.
Questo metodo semplificato è accurato nello stimare le frecce quando il modulo
secante si basa sulla sollecitazione massima in un elemento e questa non supera il
65% del carico unitario di scostamento dalla proporzionalità dello 0,2%. A livelli di
sollecitazione più elevati, il metodo diventa troppo cautelativo ed è preferibile
utilizzarne un altro più accurato (ad es. quello che richiede un’integrazione sulla
lunghezza dell’elemento).
Nel caso di sezioni trasversali di Classe 4 e/o di elementi soggetti a sforzo di taglio,
occorre tener conto nei calcoli di una sezione efficace. Come prima valutazione è
opportuno utilizzare la sezione efficace basata sulle larghezze efficaci indicate in
4.4.1 e/o 4.4.2. Per una maggior precisione si può utilizzare una sezione efficace
basata su larghezze efficaci all’instabilità determinate sull’effettiva sollecitazione
sull'elemento, assumendo ε in 4.4.1 (ma non in 4.4.2) come:
2 / 1
000 210
235
(
¸
(

¸

=
E
σ
ε (5.38)
dove:
σ è lo sforzo effettivamente agente sulla sezione trasversale efficace
dell'elemento
E è il modulo di Young:

70
5.5 Membrature soggette alla combinazione di
carichi assiali e momenti flettenti
5.5.1 Trazione e flessione
Membrature soggette a trazione e flessione devono essere verificate all’instabilità
laterale, secondo 5.4.2 sotto l’effetto del solo momento; esse devono inoltre essere
verificate sotto gli effetti combinati di carico assiale e momento nei punti di
massimo momento flettente e carico assiale. Deve essere soddisfatta la seguente
relazione:
1
Rd z,
Ed z,
Rd y,
Ed y,
Rd
Ed
≤ + +
M
M
M
M
N
N
(5.39)
dove:
N
Ed
è il carico assiale di progetto agente nella posizione critica della
membratura
N
Rd
è la resistenza di progetto dell’elemento
M
y,Ed
è il momento di progetto rispetto all’asse principale agente nella sezione
critica
M
y,Rd
è il momento resistente rispetto all’asse principale in assenza di carico
assiale e tenendo conto di ogni riduzione dovuta all’azione del taglio
(cfr. 4.7.4)
M
z,Ed
è il momento di progetto rispetto all’asse secondario agente nella sezione
critica
M
z,Rd
è il momento resistente rispetto all’asse secondario in assenza di carico
assiale e tenendo conto di ogni riduzione dovuta all’azione del taglio
(cfr. 4.7.4).

5.5.2 Compressione e flessione
Oltre a rispettare i requisiti di resistenza delle sezioni trasversali (cfr. 4.7.6) in ogni
punto della lunghezza dell'elemento e i requisiti di resistenza per le membrature nel
loro comportamento globale (cfr. 5.4), si devono considerare gli effetti dovuti alla
presenza contemporanea di sforzi di compressione e momenti flettenti.
Compressione assiale e momento secondo l'asse maggiore
Per evitare lo svergolamento da instabilità rispetto all'asse maggiore, deve essere:
1
/
e
) (
M1 y y pl, y W,
Ny Ed Ed y,
min Rd b,
Ed

|
|
.
|

\
| +
+
γ β f W
N M
k
N
N
y
(5.40)
Per evitare lo svergolamento da instabilità rispetto all'asse minore (per elementi
soggetti ad instabilità laterale-torsionale) deve essere:
1
e
) (
Rd b,
Ny Ed Ed y,
LT
1 min Rd b,
Ed

|
|
.
|

\
| +
+
M
N M
k
N
N
(5.41)


71
Compressione assiale e momento secondo l'asse minore
Per evitare lo svergolamento rispetto all'asse minore, deve essere:
1
/ ) (
M1 y z pl, z W,
Nz Ed Ed z,
min Rd b,
Ed

|
|
.
|

\
| +
+
γ β f W
e N M
k
N
N
z
(5.42)
Compressione assiale e momento secondo entrambi gli assi
Tutti gli elementi devono soddisfare la condizione:
1
/ / ) (
M1 y z pl, z W,
Nz Ed Ed z,
1 M y y pl, y W,
Ny Ed Ed y,
min Rd b,
Ed

|
|
.
|

\
| +
+
|
|
.
|

\
| +
+
γ β γ β f W
e N M
k
f W
e N M
k
N
N
z y
(5.43)
Gli elementi potenzialmente soggetti ad instabilità laterale-torsionale devono
inoltre soddisfare la condizione:
1
/ ) (
M1 y z pl, z W,
Nz Ed Ed z,
Rd b,
Ny Ed Ed y,
1 min Rd b,
Ed

|
|
.
|

\
| +
+
|
|
.
|

\
| +
+
γ β f W
e N M
k
M
e N M
k
N
N
z LT
(5.44)
dove:
e
Ny
ed e
Nz
sono definiti in 4.7.6
N
Ed
, M
y,Ed
e M
z,Ed
sono i valori di progetto rispettivamente del carico di
compressione e dei momenti massimi rispetto agli assi y-y e z-z agenti
sull'elemento
(N
b,Rd
)
min
è il più piccolo valore di N
b,Rd
per i seguenti quattro modi di instabilità:
flessionale rispetto all’asse y, flessionale rispetto all’asse z, torsionale e
flessionale-torsionale (cfr. 5.3.3 e 5.3.4)
(N
b,Rd
)
min1
è il più piccolo valore di N
b,Rd
per i seguenti tre modi di instabilità:
flessionale rispetto all’asse z, torsionale e flessionale-torsionale (cfr. 5.3.3 e
5.3.4)
β
W,y
, β
W,z
sono i valori di β
W
determinati per gli assi y e z rispettivamente, in cui:
β
W
= 1 per sezioni trasversali di Classe 1 o 2

= W
el
/W
pl
per sezioni trasversali di Classe 3
= W
eff
, W
pl
per sezioni trasversali di Classe 4
W
pl,y
, e W
pl,z
sono i moduli di plasticità per gli assi y e z rispettivamente
M
b,Rd
è la resistenza di progetto all’instabilità laterale-torsionale (cfr. 5.4.2)
k
y
, k
z
, k
LT
sono I fattori di interazione
( )
y Rd, b,
Ed
y
y
5 , 0 2 0 , 1
N
N
k − + = λ ma
y Rd, b,
Ed
y
2 2 , 1 2 , 1
N
N
k + ≤ ≤
( )
( )
1 min
Rd b,
Ed
z
z
5 , 0 2 0 , 1
N
N
k − + = λ

ma

( )
1 min
Rd b,
Ed
z
2 2 , 1 2 , 1
N
N
k + ≤ ≤

0 , 1
LT
= k

72
Da notare che gli Documenti Nazionali di Applicazione possono indicare altre
formule di interazione differenti da quelle sopra indicate.
Da osservare che negli angolari, gli assi y e z precedenti devono essere presi
rispettivamente come assi u e v.
73
6 PROGETTO DEI COLLEGAMENTI
6.1 Raccomandazioni generali
6.1.1 Durabilità
La progettazione dei collegamenti richiede speciali attenzioni al fine di preservare
il più possibile le proprietà anti-corrosione.
Ciò è particolarmente vero per giunti, che possono inumidirsi in caso di maltempo,
spruzzi, immersione, formazione di condense, ecc. E’ necessario considerare con
attenzione la possibilità di evitare o ridurre i problemi di corrosione connessi,
collocando i giunti lontano da fonti di umidità. In alternativa, può essere possibile
eliminare tali fonti; ad es., con adeguata ventilazione, nel caso di condense o
accertando che la temperatura ambiente all'interno della struttura sia sempre
superiore al punto di rugiada.
Quando non è possibile evitare l’umidità per un collegamento fra acciaio
inossidabile ed acciaio al carbonio, bisogna impedire la corrosione galvanica, cfr.
3.7.2. Deve sempre essere evitato l'uso di bulloni in acciaio al carbonio per il
collegamento di elementi della struttura in acciaio inossidabile. Nei giunti
bullonati, per i quali è prevedibile un livello di corrosione inaccettabile, devono
essere assolutamente adottate misure per isolare elettricamente gli elementi in
acciaio al carbonio da quelli in acciaio inossidabile. Ciò implica l'adozione di
rondelle e possibilmente di bussole, isolanti; in fig. 6.1 sono illustrati i tipici
dettagli. Per le strutture offshore le autorità preposte alla certificazione talvolta
possono richiedere questi provvedimenti, per cui si raccomanda di prendere fin
dall'inizio contatti con tali autorità onde stabilire in partenza i precisi requisiti
richiesti.
Rondella isolante
Guarnizione
isolante
Lamiera in
acciaio al carbonio
Bullone e dado
in acciaio inossidabile
Rondella in
acciaio inossidabile
Bussola isolante

Lamiera in
acciaio inossidabile

Figura 6.1 Particolare di un giunto bullonato tra due materiali metallici
diversi (contro la corrosione galvanica)
In caso di saldature di parti di acciaio normale con altre in inossidabile, si consiglia
generalmente che ogni tipo di verniciatura dell'acciaio al carbonio sia estesa al
cordone di saldatura e copra parzialmente l'acciaio inossidabile.
Occorre dedicare particolare cura alla scelta dei materiali in relazione all’ambiente,
onde evitare la corrosione interstiziale nei giunti imbullonati (vedi 3.7.2)
Il ciclo di riscaldamento e raffreddamento tipico della saldatura influisce sulla
microstruttura di tutti gli acciai inossidabili, in alcuni tipi più che in altri e ciò
74
assume notevole rilievo nel caso di acciai inossidabili duplex. E' quindi
indispensabile l’adozione di tipi di saldatura e di consumabili adatti e che le
operazioni relative siano eseguite da saldatori esperti e qualificati. Direttive al
riguardo figurano al paragrafo 10.4.
6.1.2 Presupposti per la progettazione
I giunti possono essere progettati distribuendo in maniera realistica forze e
momenti interni, tenuto conto della rigidezza relativa degli elementi da connettere.
Gli sforzi interni ed i momenti devono equilibrare le forze ed i momenti applicati.
Ogni elemento considerato, per sopportare il carico presunto, deve essere in grado
di resistere alle forze assunte nell'analisi e produrre deformazioni in accordo con la
deformabilità dell’elemento.
6.1.3 Intersezioni e giunti assiali
Gli elementi uniti da un giunto sono normalmente disposti in maniera tale che gli
assi dei loro baricentri s'intersechino in un punto. Quando si ha eccentricità
nell'intersezione, elementi e giunti devono essere progettati per compensare i
diversi momenti flettenti. Per angolari bullonati e giunti a T, collegati con almeno
due bulloni ad ogni giunto, al posto degli assi dei baricentri, possono adottarsi le
linee di posizionamento dei bulloni agli angoli o sulle T, allo scopo di determinare
l’intersezione.
I giunti assiali nelle travi devono essere preferibilmente posti nei punti più prossimi
al punto di inversione della flessione (valore zero del momento flettente). Per i
giunti assiali nei pilastri occorre tener conto di momenti dovuti agli effetti P-δ.
6.1.4 Ulteriori considerazioni generali
Se un giunto è soggetto ad urti, vibrazioni o a frequenti cambiamenti di segno degli
sforzi significativi, è preferibile realizzarlo per saldatura. I giunti così sollecitati
devono anche essere verificati a fatica (cfr. 8).
La facilità di fabbricazione e di montaggio sono aspetti da considerare nella
progettazione di giunti e di giunti assiali. Occorre prestare attenzione:
• all'uso di particolari standardizzati
• alle tolleranze necessarie per un montaggio in condizioni di sicurezza
• alle tolleranze di serraggio dei bulloni
• alle necessità di accesso per eseguire saldature
• ai requisiti dei procedimenti di saldatura
• agli effetti delle tolleranze angolari e di lunghezza per il montaggio.
Deve osservarsi che le distorsioni causate da saldature si manifestano
maggiormente negli acciai inossidabili austenitici rispetto a quelli al carbonio
(cfr. 10.4.4). Deve, inoltre, essere dedicata attenzione alle esigenze successive
d'ispezione e manutenzione.


75
6.2 Giunti bullonati
6.2.1 Generalità
Le raccomandazioni di questo Paragrafo valgono per giunti con bulloni in fori
passanti entro le tolleranze dove occorre resistere a taglio, trazione o a taglio e
trazione combinati. E' buona pratica usare rondelle sotto la testa della vite e sotto il
dado. Indicazioni sui materiali più adatti per bulloni e dadi figurano in 3.1.2 e 10.5.
Gli sforzi di taglio sono trasferiti ai bulloni ed agli elementi connessi. Non viene
fornita alcuna raccomandazione per giunti dove il taglio si trasferisce mediante
resistenze di attrito (cfr. 6.2.2).
La resistenza di un giunto deve assumersi come la minore tra la resistenza delle
parti connesse (cfr. 6.2.3) e quella degli elementi di collegamento (cfr. 6.2.4).
Per limitare le deformazioni irreversibili sui giunti bullonati, gli sforzi sui bulloni e
sulle sezioni trasversali nette ai fori dei bulloni, per effetto delle combinazioni di
carico caratteristiche, devono avere come limite il valore della resistenza allo
snervamento.
6.2.2 Bulloni precaricati
I bulloni presollecitati in acciaio inossidabile possono essere usati solo se sono
state adottate tecniche idonee di pretensionamento. Se i bulloni in acciaio
inossidabile sono eccessivamente serrati, può verificarsi il grippaggio dei filetti.
Quando si esegue la presollecitazione, occorre considerare il rilassamento della
tensione di serraggio con il passar del tempo. I giunti non devono essere progettati
per resistere allo scivolamento agli stati limite ultimi o di servizio, salvo il caso in
cui l'accettabilità della particolare soluzione sia confermata da prove.
6.2.3 Parti connesse
Fori
I fori possono essere eseguiti con trapanatura o punzonatura. Tuttavia,
l’incrudimento associato alla punzonatura può aumentare la sensibilità alla
corrosione e, pertanto, i fori punzonati sono meno adatti in ambienti aggressivi (es.
ambienti industriali o marini).
I massimi giochi per i fori standard sono i seguenti:
1 mm per bulloni M12 e M14 (M14 non è una dimensione standard)
2 mm per bulloni da M16 a M24
3 mm per bulloni M27 e maggiori.
Posizione dei fori
La distanza dal bordo è definita come la distanza dal centro di un foro al bordo
adiacente della parte da collegare perpendicolarmente alla direzione del carico; la
distanza dall’estremità è definita similmente ma nella direzione in cui la giunzione
si sviluppa.
Il valore minimo della distanza dall’estremità,
1
e , o quello della distanza dal
bordo,
2
e , (fig. 6.2) deve essere preso pari a
0
2 , 1 d , dove
0
d è il diametro del foro
del bullone. Da notare che può essere necessaria una distanza dall’estremità
maggiore di questa per fornire una adeguate resistenza portante come di seguito
precisato.
76
Il massimo valore della distanza dal bordo o della distanza dall’estremità deve
essere limitato a mm t 40 4 + , dove t è lo spessore dello strato esterno più sottile.
L’interasse minimo tra i centri dei fori nella direzione del carico ( p
1
) è
0
2 , 2 d (fig.
6.2). La corrispondente distanza minima ortogonale alla direzione di carico (p
2
), è
0
4 , 2 d .
La distanza massima dei bulloni in ogni direzione deve essere tale che l’instabilità
locale a compressione degli elementi sovrapposti sia presa in considerazione,
vedere la EN 1993-1-8.
p e
e
p
2
2
Direzione
di trasferimento
del carico
1 1

2
2
2
p
p
L
o
o


p 1,2d
L 2,4d

Figura 6.2 Simboli per la definizione della posizione dei fori

Per file di fori sfalsati, si può usare una spaziatura minima tra le file p
2
=1,5d
0
se la
distanza minima tra due qualsiasi bulloni in una fila sfalsata è L ≥ 2,2d
0
.
Resistenza portante
La resistenza disponibile di un giunto bullonato in acciaio inossidabile è, di solito,
fissata da criteri di servizio, secondo i quali l'allungamento del foro ai carichi di
lavoro deve essere limitato. Per evitare lo svolgimento di una verifica di servizio
separata, si consiglia di stabilire un limite all'allungamento del foro sotto il carico
massimo, adottando un valore ridotto di f
u,red
.
Per limitare l'allungamento del foro al carico massimo, f
u,red
deve essere ricavato
dalla:
u y
f f f 6 . 0 5 . 0
red u,
+ = but
u
f ≤ (6.1)
La resistenza portante di ogni strato connesso in un giunto deve essere determinata,
sommando la resistenza, F
b,Rd
, ricavata in ogni posizione dei bulloni. Il valore di
F
b,Rd
è dato da:
2
, 1
,
M
red u b
Rd b
dt f k
F
γ
α
= (6.2)
In cui
b
α è il valore più piccolo fra:
77

d
α

red u ub
f f
,
/
• 1,0
dove:
d è il diametro del bullone
t è lo spessore dello strato connesso
f
u
è la resistenza caratteristica a trazione dello strato connesso (di solito
presa come il valore minimo specificato della resistenza a trazione,
vedere tabella 3.1).
0 1
3 / d e
d
= α per i bulloni di estremità nella direzione di trasferimento del
carico
4
1
3
0
1
− =
d
p
d
α per i bulloni interni nella direzione di trasferimento del carico
k
1
è il valore più piccolo tra 7 , 1 8 , 2
0
2

d
e
e 2,5 per i bulloni di bordo nella
direzione ortogonale a quella di trasferimento del carico
k
1
è il valore più piccolo tra 7 , 1 4 , 1
0
2

d
p
e 2,5 per i bulloni interni nella
direzione ortogonale a quella di trasferimento del carico
Per giunti a semplice sovrapposizione di piatti con un'unica fila perpendicolare alla
direzione dello sforzo, i bulloni devono essere dotati di rondelle sotto testa e sotto
il dado e la resistenza portante di ciascun bullone deve essere ulteriormente limitata
a:
M2
red u,
Rd b,
5 , 1
γ
t d f
F = (6.3)
La resistenza di un gruppo di bulloni può determinarsi come somma delle
resistenze portanti, F
b,Rd
, dei singoli bulloni, purché la resistenza al taglio di
progetto di ogni singolo bullone, F
v,Rd
, sia maggiore o eguale alla resistenza
portante di progetto, F
b,Rd
. In caso contrario la resistenza di una serie di bulloni
deve essere determinata, impiegando la resistenza più bassa dei singoli bulloni
moltiplicata per il numero di bulloni.
Resistenza a trazione
La resistenza a trazione delle parti connesse è limitata dalla minore fra:
a) la resistenza plastica di progetto della sezione trasversale lorda:
M0
y g
Rd pl,
γ
f A
N =
(6.4)
b) la resistenza ultima della sezione trasversale netta in corrispondenza dei fori:
78
M2
u net r
Rd u,
γ
f A k
N =
(6.5)

i cui simboli sono stati definiti al paragrafo 4.7.2.
Deve essere notato che l’equazione per la resistenza ultima della sezione netta deve
essere applicata solamente quando sono presenti rondelle, sia sotto la testa della
vite, che sotto il dado.
Se viene richiesto un comportamento duttile, la resistenza plastica della sezione
lorda deve essere inferiore alla resistenza ultima della sezione trasversale netta.
Requisiti di duttilità e di capacità di rotazione sono presenti nella EN 1993-1-8. I
requisiti per la progettazione antisismica sono dati nella EN 1998.
Progettazione della resistenza allo strappo
Valgono le indicazioni di EN 1993-1-8.
Angolari connessi lungo un lato ed altri elementi in trazione connessi
asimmetricamente
L'eccentricità dei bulloni nei giunti di estremità e gli effetti degli spazi e delle
distanze dell'estremità dei bulloni devono essere tenute in considerazione nella
determinazione della resistenza di progetto di elementi asimmetrici, oltre che di
elementi simmetrici collegati in maniera asimmetrica, come gli angolari connessi
su di un solo lato.
Gli angolari connessi con un'unica fila di bulloni lungo un lato possono essere
considerati sollecitati in maniera concentrica; la resistenza ultima di progetto della
sezione netta può essere determinata come segue:
Con 1 bullone
( )
M2
u 0 2
Rd u,
5 , 0 0 , 2
γ
f t d e
N

= (6.6)
Con 2 bulloni
M2
u net 2
Rd u,
γ
β f A
N = (6.7)
con 3 bulloni o più
M2
u net 3
Rd u,
γ
β f A
N = (6.8)
in cui:
β
2
e β
3
sono i coefficienti di riduzione dipendenti dal passo p
1
di tabella 6.1. Per
valori intermedi di p
1
, il valore di β può essere determinato per
interpolazione lineare
A
net
è l’area netta dell'angolare. Per un angolare a lati diversi collegato lungo il
suo lato più corto, A
net
deve essere assunta uguale all'area della sezione netta
di un angolare equivalente a lati uguali con lunghezza del lato pari a quella
del lato più corto.


79
Tabella 6.1 Coefficienti di riduzione β
2
and β
3
Passo, p
1

Tipo di connessione Factor ≤ 2,5d
0
≥ 5,0d
0

con 2 bulloni β
2
0,4 0,7
con 3 bulloni o più β
3
0,5 0,7


6.2.4 Elementi di collegamento (viti e bulloni)
Aree nette
L'area del bullone da usare nel calcolo dei bulloni in trazione deve essere assunta
come area soggetta a trazione, definita nella normativa appropriata del prodotto.
Per bulloni soggetti a taglio, può essere usata la maggiore area del gambo, se si
garantisce che la parte filettata sia al di fuori del piano in cui agisce lo sforzo di
taglio considerando anche che i bulloni possano essere inseriti da entrambi i versi.
Se non si può garantire questa condizione, si deve usare l'area resistente a trazione.
Resistenza al taglio
La resistenza al taglio di un bullone dipende dal numero dei piani di azione del
taglio e dalla loro posizione lungo il bullone stesso. Per ogni piano di applicazione
del taglio, la resistenza del bullone, in assenza di sollecitazioni di trazione, può
essere stabilita come segue:
M2
ub
Rd v,
γ
α A f
F = (6.9)
dove:
A è l’area netta come precisato nel precedente paragrafo
f
ub
è la resistenza ultima del bullone
Il valore di α può essere definito nel Documento Nazionale di Applicazione. I
valori raccomandati sono:
• se il piano di taglio passa per la porzione non filettata del bullone, α = 0,6
• se il piano di taglio passa per la porzione filettata del bullone, α = 0,5
Resistenza a trazione
La resistenza a trazione di un bullone è data dalla F
t,Rd
:
M2
s ub 2
,
γ
A f k
F
Rd t
= (6.10)
dove:
k2 = 0,63 per bulloni a testa conica, altrimenti k2 = 0,9.
Qualora si progettino bulloni per resistere ad uno sforzo di trazione, essi devono
essere proporzionati per resistere anche alla sollecitazione supplementare dovuta ad
effetti di leva, qualora questo possa avvenire. Le direttive per tener conto delle
forze di strappo sono date in EN 1993-1-8.
80
Trazione e taglio combinati
Quando un bullone è contemporaneamente soggetto a sforzi di trazione, (compresa
quella di strappo), F
t,Ed
, e di taglio, F
v,Ed
, devono essere considerati gli effetti della
loro interazione; ciò si ottiene, applicando la relazione seguente:
0 , 1
4 , 1
Rd t,
Ed t,
Rd v,
Ed v,
≤ +
F
F
F
F
(6.11)

dove F
v,Rd
e F
t,Rd
si ricavano rispettivamente dalle precedenti (6.9) e (6.10). Da
notare che le forze esterne di progetto (che includono anche il carico supplementare
dovuto ad azione di leva) devono anche essere minori delle resistenze di progetto.
Giunti lunghi e lunghezze di aderenza grandi
Nei giunti particolarmente estesi (ossia con distanza tra primo ed ultimo bullone
oltre 500 mm o maggiore 15 volte il diametro dei bulloni), o quando la lunghezza
di aderenza (cioè lo spessore complessivo degli strati da unire) è superiore a 5 volte
il diametro dei bulloni, la resistenza al taglio deve essere ridotta. In mancanza di
dati per acciai inossidabili si consiglia di consultare la normativa per acciai al
carbonio nelle stesse condizioni, contenuta nella EN 1993-1-8.

6.3 Viti autofilettanti
Il progetto di connessioni con viti autofilettanti per lamiere di acciaio inossidabile
può seguire le indicazioni della EN 1993-1-3, con l’eccezione che la resistenza
all’espulsione della vite che dovrebbe essere determinate da opportune prove
sperimentali. Per evitare la rottura della vite o della sua filettatura la capacità della
vite di forare e filettare lamiere di acciaio inossidabile deve essere dimostrata da
opportuni risultati sperimentali. Per la resistenza a trazione delle parti connesse si
deve far riferimento al valore ridotto f
u,red
secondo l’equazione 6.1.

6.4 Giunti saldati
6.4.1 Generalità
E' indispensabile che le saldature siano eseguite con procedimenti corretti, con
l’uso di consumabili compatibili e da saldatori esperti e qualificati, vedi 10.4; tutto
ciò, non soltanto per garantire la resistenza delle saldature e per avere un profilo
definito per le saldature stesse, ma anche per conservare la resistenza a corrosione
della saldatura e del materiale ad essa adiacente.
Le seguenti raccomandazioni valgono per saldature a piena o parziale penetrazione
dei giunti di testa e per saldature d'angolo con procedimento di saldatura ad arco,
quali:
N° di Nome del
processo processo
111: Saldatura ad arco con elettrodi rivestiti (saldatura manuale ad arco,
SMAW)
121 Saldatura ad arco sommerso con elettrodo a filo (SAW)
81
122: Saldatura ad arco sommerso con elettrodo a piattina
131 Saldatura ad arco con elettrodo metallico in atmosfera di gas inerte
(MIG)
135 Saldatura ad arco con elettrodo metallico in atmosfera di gas attivo
(MAG)
137 Saldatura ad arco con elettrodo metallico a filo con flusso incorporato
141 Saldatura ad atmosfera inerte con elettrodo in tungsteno (TIG)
15 Saldatura ad arco a plasma (PAW).
I numeri di processo sono quelli definiti nella EN ISO 4063.
Devono essere utilizzati consumabili compatibili in modo che lo snervamento della
saldatura e la resistenza ultima superino quelle del materiale base. La tabella 6.2
indica i consumabili adatti per diversi tipi di acciaio inossidabile mentre la
tabella 6.3 fornisce le proprietà meccaniche dei consumabili stessi.
Tabella 6.2 Tipi di acciaio inossidabile e relativi elettrodi
Materiale base Elettrodi


Tipo
Elettrodi ricoperti
EN 1600
Fili e cordoni
EN 12072
Elettrodi con flusso
incorporato
EN 12073
1.4301
1.4306
1.4307
1.4318
1.4541
E 19 9
E 19 9 L
E 19 9 L
E 19 9 L
E 19 9 Nb
G 19 9 L
G 19 9 L
G 19 9 L
G 19 9 L
G 19 9 Nb
T 19 9 L
T 19 9 L
T 19 9 L
T 19 9 L
T 19 9 Nb
1.4401
1.4404
1.4571
E 19 12 2
E 19 12 3 L
E 19 12 3 Nb
G 19 12 3 L
G 19 12 3 L
G 19 12 3 Nb
T 19 12 3 L
T 19 12 3 L
T 19 12 3 Nb
1.4362
1.4462
E 25 7 2 N L
E 25 7 2 N L
G 25 7 2 L
G 25 7 2 L
T 22 9 3 N L
T 22 9 3 N L

Tabella 6.3 Proprietà meccaniche dei consumabili per acciaio
inossidabile in accordo con EN 1600, EN 12072 e EN 12073
Material di apporto Resistenza allo
snervamento
N/mm
2

Resistenza a trazione
N/mm
2

E 19 9
E/G/T 19 9 L
E/G/T 19 9 Nb
350
320
350
550
510
550
E 19 12 2
E/G/T 19 12 3 L
E/G/T 19 12 3 Nb
350
320
350
550
510
550
E 25 7 2 N L
G 25 7 2 L
T 22 9 3 N L
500
500
450
700
700
550

Particolare attenzione merita il caso in cui si utilizzi, come principio di
progettazione, il valore del carico convenzionale di scostamento dalla
proporzionalità dello 0,2% (cioè la progettazione secondo 3.2.4(ii)). I produttori di
acciai inossidabili e di consumabili possono essere di aiuto nella scelta degli
consumabili più adatti. Il metallo del cordone di saldatura deve essere almeno
altrettanto nobile come il materiale base.
82
Saldature intermittenti ad angolo e saldature intermittenti di testa a parziale
penetrazione devono essere evitate in tutti gli ambienti, salvo in quelli meno
predisposti a dare problemi di corrosione. Inoltre le saldature di testa intermittenti
devono essere eseguite con particolare attenzione in ambienti litoranei o fortemente
inquinati, specie quando può aversi flusso indotto dalla tensione superficiale.
6.4.2 Saldature a cordoni d’angolo
Impieghi
Le saldature ad angolo si eseguono per collegare elementi, quando le facce di
fusione formano angoli da 60° a 120°. Per angoli inferiori a 60°, la saldatura ad
angolo può essere eseguita ma, ai fini progettuali, devono essere considerate come
saldature di testa a parziale penetrazione. Per angoli oltre 120°, questo tipo di
saldatura non è affidabile in termini di trasmissione di forze.
Una saldatura ad angolo non deve essere eseguita in condizioni che possono
originare un momento flettente rispetto all'asse longitudinale del cordone, nel caso
questo dia luogo a tensioni alla radice della saldatura.
Lunghezza efficace e dimensioni dello spessore di gola
Per la lunghezza efficace di una saldatura ad angolo si può prendere la lunghezza
totale del giunto. Tuttavia, saldature con lunghezza efficace inferiore a 40 mm o a
sei volte lo spessore di gola non sono affidabili per quanto riguarda la trasmissione
delle forze.
Per lo spessore di gola, a, di una saldatura ad angolo può essere presa l’altezza del
più grande triangolo iscritto (di solito isoscele), misurata perpendicolarmente al
lato più esterno del triangolo, vedi fig. 6.3. Si può inoltre beneficiare dello spessore
di gola aggiuntivo in una saldatura ad angolo a penetrazione profonda, vedi
fig. 6.4, soltanto se le prove dimostrano che la penetrazione richiesta può essere
effettivamente raggiunta.

a
a
a
a

Figura 6.3 Spessore di gola di una saldatura a cordoni d’angolo

83
a

Figura 6.4 Penetrazione in profondità di una saldatura a cordoni
d’angolo

Sollecitazione di progetto e resistenza di progetto al taglio
La sollecitazione di progetto si ottiene come somma vettoriale di tutte le forze e dei
momenti trasmessi dalla saldatura. Essa si calcola per la lunghezza efficace e per lo
spessore di gola (vedi sopra). La sollecitazione di progetto non deve essere
superiore resistenza di progetto al taglio.
La resistenza di progetto della saldatura ad angolo sarà sufficiente se risulteranno
soddisfatte entrambe le seguenti condizioni:
( ) | |
2
5 , 0
2
||
2 2
3
M w
u
f
γ β
τ τ σ ≤ + +
⊥ ⊥
(6.12a)
2
9 , 0
M
u
f
γ
σ ≤

(6.12b)
dove:

σ è la tensione normale ortogonale alla sezione di gola

τ è la tensione di taglio (nel piano della sezione di gola) perpendicolare
all’asse della saldatura
||
τ è la tensione di taglio (nel piano della sezione di gola) parallela all’asse
della saldatura
f
u
è resistenza a trazione caratteristica della parte più debole tra quelle
giuntate
β
w
è presa pari a 1,0 per tutte le classi di resistenza nominale di acciaio
inossidabile, a meno che un valore più basso risulti giustificato da prove
sperimentali.
In alternativa per calcolare la resistenza di progetto di una saldatura a cordoni
d’angolo può essere usato il metodo semplificato riportato in EN 1993-1-8 al
paragrafo 4.5.3.3.
6.4.3 Giunti di testa
Saldature di testa a penetrazione completa
La resistenza di progetto di un giunto di testa a penetrazione completa deve essere
assunta uguale alla resistenza di progetto della più debole delle parti saldate,
purché la saldatura soddisfi le condizioni suggerite in 6.4.1.
84
Saldature di testa a parziale penetrazione
Le saldature di testa a parziale penetrazione possono essere eseguite per trasmettere
sforzi di taglio. Non sono consigliate, quando possono essere soggette a trazione.
La resistenza di un giunto di testa a parziale penetrazione può essere determinata
allo stesso modo delle saldature a cordoni d’angolo a penetrazione profonda. Lo
spessore di gola di un giunto di testa a parziale penetrazione può essere assunto
come la profondità di penetrazione effettivamente ottenuta durante le qualifiche
delle procedure di saldatura. Se queste prove non sono state effettuate, lo spessore
di gola può essere calcolato come la profondità di preparazione della saldatura,
diminuita di 3 mm.
6.4.4 Saldatura dell’acciaio inossidabile lavorato a freddo
Gli stessi principi si applicano per saldare l’acciaio inossidabile lavorato a freddo
così come per l’acciaio inossidabile ricotto, a condizioni che:
• il giunto saldato sia soggetto a carico assiale,
• il livello di resistenza per lavorazione a freddo non superi CP500 o C850,
• lo spessore del materiale non superi 8,0 mm,
• i consumabili siano scelti in accordo alla tabella 6.2,
• la resistenza del materiale base nelle zone termicamente alterate si basi sulla
resistenza a trazione del materiale base ricotto.
Il materiale d’apporto può avere una resistenza più bassa del metallo base, in questo
caso la resistenza di progetto della giunzione saldata (a cordoni d’angolo o di testa)
deve essere basata sul carico di rottura del materiale di apporto (con
w
β

pari a 1,0).

85
7 PROGETTO DI STRUTTURE
RESISTENTI AL FUOCO
7.1 Generalità
Questo capitolo si occupa di strutture in acciaio inossidabile, che, per ragioni di
rispetto della sicurezza all’incendio, devono rispettare predeterminate condizioni
per evitare il prematuro collasso in caso di esposizione alle fiamme. Le
raccomandazioni riguardano esclusivamente metodi passivi di protezione
dall’incendio e valgono per i tipi di acciai inossidabili e per le strutture progettate
secondo le regole dei capitoli da 1 a 6 di questo Manuale.
In genere, gli acciai inossidabili austenitici, quando sono esposti a temperature
elevate, subiscono una minore riduzione dei livelli di resistenza (quando la
temperatura supera i 550°C circa) e rigidezza (per tutte le alte temperatura) rispetto
agli acciai al carbonio.
La EN 1991-1-2 precisa le azioni termiche e meccaniche su strutture esposte al
fuoco. Il fuoco è indicato negli Eurocodici come un carico accidentale di progetto.
La EN 1990 indica le combinazioni delle azioni accidentali di progetto e consiglia
di assumere uguali a 1,0 i coefficienti parziali moltiplicatori delle azioni sopra
citate. La EN 1993-1-2 raccomanda che il coefficiente parziale di sicurezza del
materiale, γ
M,fi
, sia posto uguale a 1,0 in caso di incendio.
I requisiti prestazionali di una struttura in acciaio inossidabile, soggetta a carico
accidentale d’incendio, non sono diversi da quelli previsti per strutture di acciaio al
carbonio, e precisamente:
• Se il tipo di struttura richiede una certa resistenza in caso di incendio, la
struttura deve essere progettata e costruita in modo da conservare la sua
capacità portante durante l’esposizione alle fiamme;
• Qualora il buon funzionamento delle protezioni antincendio o degli elementi
taglia-fuoco sia dipendente dalle deformazioni della struttura portante, devono
essere applicati criteri per il calcolo delle deformazioni causate dall’incendio.
Tuttavia, non è necessario considerare la deformazione della struttura portante,
se la resistenza al fuoco degli elementi taglia-fuoco si basa sulla curva standard
d’incendio.

7.2 Proprietà meccaniche ad elevata temperatura
La tabella 7.1 precisa i valori dei coefficienti di conservazione di resistenza e
rigidezza (rispetto ai valori appropriati a 20°C) e del parametro g
2,θ
per 4 tipi di
acciaio inossidabile ad alta temperatura. Questi coefficienti sono necessari per
stabilire la relazione sforzo/deformazione ad elevate temperature e sono definiti
come segue:
k
0,2proof,θ
Carico unitario di scostamento dalla proporzionalità dello 0,2% alla
temperatura θ, rispetto al valore di progetto a 20°C, ossia
y proof, 0,2
f f
θ

g
2,θ
Parametro usato per il calcolo di f
2,θ

86
f
2,θ
resistenza al 2% di deformazione totale alla temperatura θ, si ricava
mediante la seguente espressione:
) (
proof, 2 , 0 u, , 2 proof, 2 , 0 2, θ θ θ θ θ
− + = f f g f f (7.1)
k
u,θ
resistenza a trazione alla temperatura θ, rispetto alla resistenza a
trazione a 20°C, ossia
u u,
f f
θ

k
E,θ
pendenza del tratto lineare elastico alla temperatura θ, rispetto alla
pendenza a 20°C, ossia E E
θ

in cui :
E modulo di Young a 20°C (= 200 000 N/mm
2
)
f
y
resistenza caratteristica allo snervamento a 20°C definita in 3.2.4
f
u
resistenza a trazione a 20°C, definita in 3.2.4.
Nel determinare la resistenza strutturale al fuoco di membrature in acciaio
inossidabile, devono essere utilizzati i seguenti parametri come resistenza
caratteristica del materiale:
Pilastri
θ , 2 , 0 proof
f (sezioni trasversali di tutte le Classi)
Travi vincolate
θ , 2
f
(sezioni trasversali di Classe 1, 2 o 3)

θ , 2 , 0 proof
f
(sezioni trasversali di Classe 4)
Travi non vincolate
θ , 2 , 0 proof
f
(sezioni trasversali di tutte le Classi)
Membrature a trazione
θ , 2
f (sezioni trasversali di tutte le Classi)
Nel determinare la resistenza al fuoco di, anziché la resistenza caratteristica a
snervamento a temperatura ambiente, f
y
, si adotta la resistenza caratteristica della
deformazione totale al 2%, f
2,θ
.
Tuttavia per travi vincolate ed elementi tesi delle Classi 1, 2 e 3, in casi nei quali si
devono considerare criteri di deformazione, si consiglia di usare la resistenza ad
una deformazione totale di 1,0%, f
1,θ
, anziché f
2,θ
. Il valore di f
1,θ
deve calcolarsi
con la relazione seguente:
) ( 5 , 0
0,2proof, u, 2, 0,2proof, 1, θ θ θ θ θ
− + = f f g f f (7.2)
I valori di f
0,2proof,θ
sono ottenibili dalla tensione unitaria di scostamento dalla
proporzionalità dello 0,2% a 20°C, mediante il coefficiente di correzione k
0,2proof,θ
.
in tabella 7.1

87
Tabella 7.1 Coefficienti di conservazione della resistenza e della
rigidezza e parametro g
2,θ
ad alte temperature
Temperatura
θ

(°C)
Fattore di
conservazione
k
0,2proof,2

Parametro

g
2,θ

Fattore di
conservazione
k
u,θ

Fattore di
conservazione
k
E,θ

Tipo 1.4301
20 1,00 0,26 1,00 1,00
100 0,82 0,24 0,87 0,96
200 0,68 0,19 0,77 0,92
300 0,64 0,19 0,73 0,88
400 0,60 0,19 0,72 0,84
500 0,54 0,19 0,67 0,80
600 0,49 0,22 0,58 0,76
700 0,40 0,26 0,43 0,71
800 0,27 0,35 0,27 0,63
900 0,14 0,38 0,15 0,45
1000 0,06 0,40 0,07 0,20
1100 0,03 0,40 0,03 0,10
1200 0,00 0,40 0,00 0,00
Tipo 1.4401
20 1,00 0,24 1,00 1,00
100 0,88 0,24 0,93 0,96
200 0,76 0,24 0,87 0,92
300 0,71 0,24 0,84 0,88
400 0,66 0,21 0,83 0,84
500 0,63 0,20 0,79 0,80
600 0,61 0,19 0,72 0,76
700 0,51 0,24 0,55 0,71
800 0,40 0,35 0,34 0,63
900 0,19 0,38 0,18 0,45
1000 0,10 0,40 0,09 0,20
1100 0,05 0,40 0,04 0,10
1200 0,00 0,40 0,00 0,00
Tipo 1.4571
20 1,00 0,25 1,00 1,00
100 0,89 0,25 0,88 0,96
200 0,83 0,25 0,81 0,92
300 0,77 0,24 0,80 0,88
400 0,72 0,22 0,80 0,84
500 0,69 0,21 0,77 0,80
600 0,66 0,21 0,71 0,76
700 0,59 0,25 0,57 0,71
800 0,50 0,35 0,38 0,63
900 0,28 0,38 0,22 0,45
1000 0,15 0,40 0,11 0,20
1100 0,075 0,40 0,055 0,10
1200 0,00 0,40 0,00 0,00
Tipo 1.4462
20 1,00 0,35 1,00 1,00
100 0,91 0,35 0,93 0,96
200 0,80 0,32 0,85 0,92
300 0,75 0,30 0,83 0,88
400 0,72 0,28 0,82 0,84
500 0,65 0,30 0,71 0,80
600 0,56 0,33 0,57 0,76
700 0,37 0,40 0,38 0,71
800 0,26 0,41 0,29 0,63
900 0,10 0,45 0,12 0,45
1000 0,03 0,47 0,04 0,20
1100 0,015 0,47 0,02 0,10
1200 0,00 0,47 0,00 0,00


88
Tabella 7.1 (continua) Coefficienti di conservazione della resistenza e
della rigidezza e parametro g
2,θ
ad alte temperature
Temperatura
θ

(°C)
Fattore di
conservazione
k
0,2proof,2

Parametro
g
2,θ

Fattore di
conservazione
k
u,θ

Fattore di
conservazione
k
E,θ

Tipo 1.4318
20 1.00 0.25 1.00 1.00
100 0.78 0.25 0.74 0.96
200 0.65 0.25 0.73 0.92
300 0.57 0.25 0.64 0.88
400 0.51 0.25 0.60 0.84
500 0.48 0.25 0.55 0.80
600 0.46 0.27 0.52 0.76
700 0.40 0.27 0.40 0.71
800 0.27 0.26 0.26 0.63
Tipo 1.4318 C850
20 1.00 0.21 1.00 1.00
100 0.86 0.24 0.71 0.91
200 0.77 0.25 0.61 0.88
300 0.69 0.24 0.60 0.84
400 0.68 0.24 0.57 0.80
500 0.65 0.25 0.53 0.76
600 0.54 0.25 0.45 0.72
700 0.40 0.26 0.34 0.67
800 0.23 0.25 0.24 0.52
900 0.11 0.25 0.10 0.35
Tipo 1.4571 C850
20 1.00 0.36 1.00 1.00
100 0.96 0.36 0.94 0.96
200 0.95 0.36 0.88 0.92
300 0.92 0.36 0.84 0.88
400 0.89 0.36 0.82 0.84
500 0.83 0.36 0.79 0.80
600 0.81 0.36 0.72 0.76
700 0.60 0.37 0.53 0.71
800 0.35 0.39 0.38 0.63
900 0.10 0.40 0.20 0.45


7.3 Proprietà termiche ad elevata temperatura
7.3.1 Dilatazione termica
La dilatazione termica lineare di acciai inossidabili austenitici, ∆l

/

l, può calcolarsi
con la :
∆l

/

l =(16 + 4,79 × 10
-3
θ
a
− 1,243 × 10
-6
θ
a
2
) × (θ
a
−20) 10
-6
(7.3)
dove:
l è la lunghezza a 20

°C;
∆l è l’allungamento dovuto alla temperatura;
θ
a
è la temperatura [°C] dell’acciaio
7.3.2 Calore specifico
Il calore specifico c
a
di un acciaio inossidabile può ricavarsi dalla:
c
a
= 450 + 0,280 × θ
a
- 2,91 × 10
-4
θ
a
2
+ 1,34 × 10
-7
θ
a
3
J/kgK (7.4)
89
dove:
θ
a
è definito in 7.3.1
7.3.3 Conducibilità termica
La conducibilità termica di un acciaio inossidabile λ
a
può determinarsi dalla:
λ
a
= 14,6 + 1,27 × 10
-2
θ
a
W/mK (7.5)
dove:
θ
a
è definito in 7.3.1


7.4 Determinazione della resistenza al fuoco
delle strutture
La resistenza al fuoco di una struttura può essere determinata con uno dei tre
metodi seguenti:
• metodo semplice di calcolo applicato a tutti i singoli elementi;
• metodi approfonditi di calcolo;
• mediante prove dirette.
Il metodo semplice di calcolo si fonda su presupposti cautelativi. I metodi
approfonditi di calcolo in fase di progetto tengono conto in modo realistico di
principi d'ingegneria applicati a specifici casi. Quando non sia possibile applicare il
metodo di calcolo semplice, occorre avvalersi di uno degli altri due metodi.
I metodi approfonditi di calcolo sono oggetto del Commento alle
Raccomandazioni di questo manuale (cfr. Premessa).
7.4.1 Classificazione delle sezioni trasversali
Nel progettare strutture resistenti al fuoco, si deve adottare il metodo di
classificazione di sezioni trasversali del Cap. 4, usando le proprietà di progetto a
temperatura ambiente.
7.4.2 Membrature soggette a trazione
La resistenza di progetto N
fi,θ,Rd
di un elemento soggetto a trazione alla temperatura
uniforme θ
a
deve essere determinata con:
N
fi,θ,Rd
= k
2,θ
N
Rd

M,0
/

γ
M,fi
] (7.6)
dove:
k
2,θ

y
f f /
, 2 θ
= , è il coefficiente di conservazione della resistenza al 2% della
deformazione totale alla temperatura θ
a
;
N
Rd
è la resistenza di progetto della sezione trasversale N
pl,Rd
a temperatura
ambiente, secondo il Paragrafo 4.7.2.
γ
M0
e

γ
M,fi
sono fattori parziali di sicurezza, vedi tabella 2.1.
In caso di disuniformità nella temperatura degli elementi, la resistenza di progetto è
data da:
90
N
fi,t,Rd
=

=
θ
n
i
y
f k A
1
fi M, i , , 2 i
/ γ (7.7)
dove:
A
i
è l’area della sezione trasversale dell’elemento a temperatura uniforme
θ
i
è la temperatura dell’elemento con area A
i

k
2,θ,i
è il coefficiente di conservazione della resistenza al 2% di deformazione
alla temperatura θ
i
(cfr. 7.2)
In alternativa, la resistenza di progetto N
fi,t,Rd
al tempo t di una membratura
soggetta a trazione con distribuzione non uniforme della temperatura, può
assumersi prudenzialmente uguale alla resistenza di progetto N
fi,θ,Rd
della stessa
membratura soggetta a trazione ma a temperatura uniforme, θ
a
, pari alla massima
temperatura θ
a,max
raggiunta al tempo t.
7.4.3 Membrature soggette a compressione
Le seguenti raccomandazioni si applicano a pilastri con sezioni trasversali delle
Classi 1, 2, 3 o 4 che sono:
• formate a freddo, aperte (non saldate), es. a C o angolari;
• formate a freddo, cave (saldate o non), es. profilati tondi o rettangolari cavi.
La resistenza di progetto all’instabilità, N
b,fi,t,Rd
, al tempo t di una membratura
compressa a temperatura uniforme, θ
a
, è data dalle
fi M y proof fi Rd t fi b
f AK N
, , 2 , 0 , , ,
/ γ χ
θ
= per le sezioni di Classe 1, 2 o 3 (7.8)
fi M y proof eff fi Rd t fi b
f K A N
, , 2 , 0 , , ,
/ γ χ
θ
=
per le sezioni di Classe 4 (7.9)
dove:
θ
κ
, 2 , 0 proof
è il coefficienti di conservazione della resistenza allo 0,2% di
scostamento dalla proporzionalità, alla temperatura θ
a
(cfr. 7.2)
fi
χ è il coefficiente di riduzione per instabilità flessionale in presenza di
incendio, data da:
2 2
1
θ θ θ
λ ϕ ϕ
χ
− +
=
fi
ma comunque 1
fi
≤ χ (7.10)
dove:
( ) | |
2
0
1 5 , 0
θ θ θ
λ λ λ α ϕ + − + =
(7.11)
in cui α e
0
λ sono i coefficienti di instabilità a temperatura ambiente dati nella
tabella 5.1.

La snellezza adimensionale modificata
θ
λ alla temperatura θ è data da
(
(
¸
(

¸

=
θ
θ
θ
λ λ
,
, 2 , 0
E
proof
k
k
per le sezioni trasversali di tutte le Classi (7.12)
91
dove:
k
E,θ
è il coefficiente di conservazione della pendenza del tratto lineare elastico
alla temperatura θ (cfr. 7.2)

Se la temperatura di un elemento non è uniforme, la resistenza a compressione può
valutarsi prudenzialmente, supponendo una temperatura uniforme uguale alla
temperatura massima dell'elemento.
In caso di progettazione al fuoco, la lunghezza d’inflessione l
fi
di un pilastro deve
essere determinata come nel caso di progettazione a temperatura ambiente.
Tuttavia, per un telaio controventato, la lunghezza d’inflessione l
fi
può ricavarsi
considerando il pilastro incastrato in corrispondenza delle giunzioni colonna-
colonna dei compartimenti inferiore e superiore. Questo vale unicamente se gli
elementi strutturali che separano i compartimenti hanno una resistenza al fuoco non
inferiore a quella del pilastro.
Nel caso di un telaio controventato, in cui ogni piano è dotato di compartimenti
antincendio con sufficiente resistenza al fuoco, la lunghezza d’inflessione di un
pilastro ad un piano intermedio è data da: l
fi
= 0,5L e, al piano più alto, è data da: l
fi

= 0,7L, dove L è l’altezza del piano corrispondente (vedi fig.7.1).

l
4
Pa r e t e d i c o n t r ovento
o a l t r o s i s t e m a di
co n t r o v e n t a t u r a
Zone separate
anti-incendio
ad ogni piano

Tratto del pi l a s t r o
esposto al fu o c o
L
4
L
L
L
3
2
1
2
D e f o r m azione
d o v u t a al fuoco
fi,4
= 0,7L l
l
fi,2

= 0,5L
Tratto del pilas t r o
esposto al fuo c o

Figura 7.1 Lunghezze d’inflessione dei pilastri in strutture controventate


7.4.4 Travi vincolate lateralmente
Il momento resistente di progetto M
fi,θ,Rd
di una sezione trasversale a temperatura
uniforme θ
a
deve essere determinato mediante le:
M
fi,θ,Rd
= k
2,θ

M,0
/

γ
M,fi
] M
Rd
per sezioni di Classe 1, 2 o 3 (7.13)
M
fi,θ,Rd
= k
0,2proof,θ

M,0
/

γ
M,fi
] M
Rd
per sezioni di Classe 4 (7.14)
dove:
M
Rd
è il momento resistente plastico della sezione trasversale lorda M
pl,Rd
(di
Classe 1 o 2), il momento resistente elastico della sezione trasversale
lorda M
el,Rd
(Classe 3) o il momento resistente elastico della sezione
trasversale efficace M
eff,Rd
(Classe 4) calcolati a temperatura ambiente.
92
k
2,θ
e

k
0,2proof,θ
sono definiti in 7.4.3
Se occorre considerare gli effetti del taglio, si deve adottare il momento resistente
ridotto di progetto a temperatura normale secondo 4.7.6.
Il momento resistente di progetto, M
fi,t,Rd
, al tempo t, di una sezione trasversale di
una membratura, con distribuzione non uniforme di temperatura, può essere
determinata cautelativamente mediante la:
M
fi,t,Rd
= M
fi,θ,Rd
/

κ
1
κ
2
(7.16)
in cui:
M
fi,θ,Rd
è il momento resistente di progetto della sezione trasversale (o della
sezione trasversale efficace per Classe 4) alla temperatura uniforme θ
a

eguale alla temperatura massima della sezione in questione
κ
1
è un coefficiente di adattamento per temperatura disuniforme nella
sezione trasversale, vedi tabella 7.2
κ
2
è un coefficiente di adattamento per temperatura disuniforme lungo la
trave, vedi tabella 7.2.

Tabella 7.2 Coefficienti di adattamento
Condizioni di esposizione κ
1

Trave esposta all’incendio su tutti e 4 i lati 1,0
Trave senza protezione antincendio esposta su 3 lati e con una soletta di
calcestruzzo sul quarto lato
0,70
Trave con protezione antincendio esposta su 3 lati e con una soletta di
calcestruzzo sul quarto lato
0,85
κ
2

Agli appoggi di una trave staticamente indeterminata 0,85
In tutti gli altri casi 1,0


Il taglio resistente di progetto V
fi,t,Rd
al tempo t di una sezione trasversale, con
distribuzione non uniforme della temperatura deve determinarsi mediante le:
V
fi,t,Rd
= k
2,θ, web
V
Rd

M,0
/

γ
M,fi
] per sezioni trasversali di Classe 1, 2 o 3 (7.16)
V
fi,t,Rd
= k
0,2proof,θ, web
V
Rd

M,0
/

γ
M,fi
] per sezioni trasversali di Classe 4 (7.17)
dove:
V
Rd
è il taglio resistente di progetto di una sezione trasversale lorda a
temperatura ambiente, secondo 4.7.5.
θ
web
è la temperatura dell’anima della sezione.

7.4.5 Travi non vincolate lateralmente
Il momento resistente di progetto all’instabilità M
b,fi,t,Rd
al tempo t di una trave non
vincolata lateralmente deve determinarsi mediante le:
fi M y proof y p fi LT Rd t fi b
f k W M
, , 2 , 0 , 1 , , , ,
/ γ χ
θ
= per sezioni di Classe 1 e 2 (7.18)
93
fi M y proof y e fi LT Rd t fi b
f k W M
, , 2 , 0 , 1 , , , ,
/ γ χ
θ
= per sezioni di Classe 3 (7.19)
fi M y proof y eff fi LT Rd t fi b
f k W M
, , 2 , 0 , , , , ,
/ γ χ
θ
= per sezioni di Classe 4 (7.20)
dove:
χ
LT,fi
è il coefficiente di riduzione per instabilità flesso-torsionale in presenza
di incendio, dato da:
2
,
2
, ,
,
1
θ θ θ
λ ϕ ϕ
χ
LT LT LT
fi LT
− +
= (7.21)
e
( ) | |
2
, , ,
4 , 0 1 5 , 0
θ θ θ
λ λ α ϕ
LT LT LT LT
+ − + = (7.22)
in cui
LT
α è il fattore di imperfezione a temperatura ambiente dato nel
paragrafo 5.4.2.
k
0,2proof,θ
è il coefficiente di conservazione definito nel paragrafo 7.2 alla
temperatura massima θ raggiunta in qualsiasi punto della sezione.
La snellezza adimensionale
θ
λ
, LT
alla temperatura θ è data da:
5 , 0
,
, 2 , 0
,
(
(
¸
(

¸

=
θ
θ
θ λ λ
E
proof
LT LT
k
k
per sezioni trasversali di tutte le Classi (7.23)
dove:
k
E,θ
è il coefficiente di conservazione definito nel paragrafo 7.2 alla
temperatura θ.

7.4.6 Elementi soggetti a compressione assiale e flessione
Gli effetti combinati dei carichi di compressione e dei momenti flettenti deve
essere verificato secondo le seguenti espressioni onde evitare l’instabilità secondo
gli assi maggiore e minore e le instabilità laterali-torsionali:
a) Per sezioni trasversali di Classe 1, 2 o 3
1
Rd , fi, z,
Ed fi, z, z
Rd , fi, y,
Ed fi, y, y
fi M,
y
0,2proof, fi min,
Ed fi,
≤ + +
θ θ
θ
M
M k
M
M k
f
k A
N
γ
χ

(7.24)
1
Rd , fi, z,
Ed fi, z, z
Rd , fi, y, fi LT,
Ed fi, y, LT
fi M,
y
0,2proof, fi min1,
Ed fi,
≤ + +
θ θ
θ
M
M k
M
M k
f
k A
N
χ
γ
χ

(7.25)
dove:
N
fi,Ed
, M
y,fi,Ed
e M
z,fi,Ed
sono il carico assiale ed i momenti flettenti in presenza
d’incendio
M
y,fi,θ,Rd
e M
z,fi,θ,Rd
sono definiti in 7.4.4
94
k
2,θ
è il coefficiente di conservazione alla temperatura θ, definito in 7.2
χ
min,fi
è il più piccolo coefficiente di riduzione per instabilità flessionale
(rispetto ad entrambi gli assi), torsionale e flesso-torsionale alla
temperatura θ, definito in 7.4.3
χ
min1,fi
è il più piccolo coefficiente di riduzione per instabilità flessionale rispetto
all’asse z, torsionale e flesso-torsionale alla temperatura θ, definito in
7.4.3
χ
LT,fi
è il coefficiente di riduzione per l’instabilità laterale-torsionale alla
temperatura θ, definite in 7.4.5
1 1
fi M,
y
0,2proof, fi z,
Ed fi, LT
≤ − =
γ
χ
µ
θ
f
k A
N
k
LT

(7.26)
9 , 0 15 , 0 15 , 0
LT M,
z,
≤ − =
θ
β λ µ
LT
(7.27)
3 1
fi M,
y
0,2proof, fi y,
Ed fi, y
≤ − =
γ
χ
µ
θ
f
k A
N
k
y

(7.28)
( ) 8 , 0 29 , 0 44 , 0 3 2 , 1
y M,
y,
y M,
≤ − + − =
θ
β λ β µ
y
(7.29)
3 1
fi M,
y
0,2proof, fi z,
Ed fi, z
≤ − =
γ
χ
µ
θ
f
k A
N
k
z

(7.30)
( ) 8 , 0 29 , 0 44 , 0 5 2
z M,
z,
z M,
≤ − + − =
θ
β λ β µ
z
e 1 , 1
z,

θ
λ (7.31)
M
β è il fattore di momento uniforme equivalente (vedi tabella 7.3).

b) Per sezioni trasversali di Classe 4:
1
Rd , fi, z,
Ed fi, Ed fi, z, z
Rd , fi, y,
Ed fi, Ed fi, y, y
fi M,
y
0,2proof, eff fi min,
Ed fi,

+
+
+
+
θ θ
θ
M
e N M k
M
e N M k
f
k A
N
z y
γ
χ

(7.32)
1
Rd , fi, z,
Sd i, Sd fi, z, z
Rd , fi, y, fi LT,
Sd fi, Sd fi, y, LT
fi M,
y
0,2proof, eff fi min1,
Sd fi,

+
+
+
+
θ θ
θ
M
e N M k
M
e N M k
f
k A
N
z f y
χ
γ
χ

(7.33)
in cui i simboli sono stati definiti al punto (a) precedente, salvo che nel calcolo di
k
y
, k
z
e k
LT
per i quali l’area lorda A deve essere sostituita con l’area efficace A
eff
e
k
2,θ
con k
0,2proof,θ
(definito in 7.2).
95
Tabella 7.3 Fattori del momento equivalente uniforme β
M

Diagramma del momento Fattore β
M

Momento di estremità
M
M ψ
1
1

-1 ≤ ψ ≤ 1
β
M,
ψ
= 1,8 – 0,7ψ
Momento dovuto a carichi laterali nel
piano

M
Q

M
Q


β
M,Q

= 1,3



β
M,Q

= 1,4
Momento dovuto alla sovrapposizione
di carichi laterali nel piano momento
alle estremità
M
1
M
Q

M






( )
ψ ψ
β β

β β
, , , M Q M
Q
M M
M
M
− + =
M
1

M
M
Q




M
Q
= |max M| dovuto al solo carico laterale
M
1
M
M
Q



M
1
∆ M
M
Q


diagramma del momento senza cambio di
segno:
∆M =|max M|




diagramma del momento con cambio di segno:
∆M = |max M|+ |min M|




7.4.7 Calcolo dell’aumento della temperatura negli acciai
inossidabili
Il metodo per calcolare l’aumento di temperatura negli acciai al carbonio può
applicarsi agli acciai inossidabili.
L’aumento della temperatura in un profilato nudo di acciaio inossidabile
uniformemente riscaldato nell’intervallo di tempo t si ricava dalla:
t h
c
V A
∆ = ∆
d net,
a a
m
t a,
&
ρ
θ (7.34)
dove:
96
c
a
è il calore specifico (in J/kgK) dell’acciaio inossidabile come fornito da
7.3.2
ρ
a
è la densità (in kg/m
3
) dell’acciaio inossidabile, indicata in Tabella 3.5 (di
solito considerata indipendente dalla temperatura)
A
m
/V è il fattore di sezione per membrature non protette in acciaio
A
m
è l’area dell’elemento per lunghezza unitaria
V è il volume dell’elemento per lunghezza unitaria
d net,
h
&
è il valore di progetto del flusso netto di calore per area unitaria
=
r net, c net,
h h + (7.35)
dove:
c net,
h
&
= ( )
a g c
θ θ α − (7.36)
r net,
h
&
= ( ) ( ) | |
4
a
4
g
8
res
273 273 10 67 , 5 + − + ×

θ θ ε φ (7.37)
α
c
è il coefficiente di scambio termico per convenzione (di solito assunto
come 25W/m
2
K)
θ
g
è la temperatura dei gas d’incendio nell’ambiente di esposizione
dell’elemento (in °C) data dalla curva temperatura nominale-tempo
θ
a
è la temperatura (in °C) della sezione di acciaio, che si ritiene uniforme al
tempo t
φ è il fattore di configurazione
ε
res
è l’emissività risultante
Il parametro ε
res
rappresenta la radiazione trasmessa dalle fiamme alla superficie in
acciaio inossidabile e la sua grandezza dipende dal grado di esposizione diretta
dell'elemento alle fiamme. Un valore minore di ε
res
si avrà per elementi
parzialmente schermati contro gli effetti dell'irradiamento da parte del fuoco;
cautelativamente il parametro ε
res
deve essere assunto pari a 0,2.
La precedente espressione di incremento della temperatura (7.34) può essere
utilizzata per determinare le temperature dell'acciaio per integrazione incrementale,
se è nota la variazione della temperatura d’incendio nel tempo. La curva
temperatura nominale - tempo per un incendio di materiale cellulosico è data nella
EN 1991-1-2 come:
θ
g
= 20+345log
10
(8t+1) (7.38)
dove
t è il tempo trascorso (minuti).
97
8 FATICA
Nelle strutture, in tutto o in parte sottoposte a significative sollecitazioni variabili,
particolare attenzione deve dedicarsi al fenomeno della fatica. In genere ciò non è
necessario per strutture di edifici, salvo che per gli elementi di sostegno di
ascensori e montacarichi, macchinari vibranti, carichi mobili e per gli elementi
soggetti ad oscillazioni per effetto del vento.
Analogamente alle strutture in acciaio al carbonio, la presenza concomitante di
sollecitazioni severe e giunti saldati con inevitabile presenza di difetti (porosità,
piccoli intagli) comporta in questi punti una probabilità di rottura per fatica
maggiore rispetto alle altre parti della struttura. Per gli acciai inossidabili valgono
le stesse direttive seguite per gli acciai al carbonio nella valutazione della
resistenza a fatica, vedi EN 1993-1-9.
Per ridurre la vulnerabilità di una struttura nei confronti della fatica, molto può
essere ottenuto adottando corrette pratiche di progettazione, che implicano una
giudiziosa selezione della configurazione strutturale ed una accurata scelta dei
dettagli costruttivi resistenti a fatica. Già nelle prima fasi della progettazione
bisogna tener conto degli effetti della fatica. Se gli effetti della fatica vengono
analizzati solo in seguito alla valutazione degli altri aspetti della progettazione, si
possono ottenere realizzazioni non adeguate o eccessivamente costose. E'
importante considerare, allo stesso tempo, le esigenze dei fornitori e dei costruttori.
A tal proposito si raccomanda di prevedere tempestive consultazioni tecniche con i
fornitori ed i costruttori per evidenziare le zone più sensibili della struttura verso le
rotture a fatica, per concordare precauzioni particolari ed essere al corrente di
eventuali problemi di fabbricazione e di montaggio. In particolare, occorre tenere
conto, nella valutazione della resistenza a fatica, della presenza di fori o di attacchi
per il sollevamento per agevolare il montaggio della struttura.
Eventuali problemi di fatica possono essere eliminati con opportuni accorgimenti
nei dettagli costruttivi ed evitando:
• bruschi cambiamenti delle sezioni trasversali e, in generale, zone di
concentrazione delle sollecitazioni;
• disallineamenti ed eccentricità;
• piccole discontinuità dei materiali, come scalfitture e marcature da rettifica;
• saldature non strettamente necessarie di elementi secondari, ad es. per la
movimentazione delle strutture;
• saldature a penetrazione parziale, a cordoni d’angolo, intermittenti, e con barrette
di sostegno;
• schizzi delle saldature ad arco.
Nonostante le tecniche di saldatura perfezionate, come quella con controllo del
cordone, la molatura del piede del cordone, e la martellatura, possano migliorare la
resistenza alla fatica dei giunti, i dati disponibili sono insufficienti per quantificare
gli eventuali vantaggi per gli acciai inossidabili. Occorre inoltre tener presente che
per le tecniche sopra citate, è necessario operare, per ottenere i massimi benefici,
con personale tecnico specializzato ed esperto.
98
9 PROVE
9.1 Generalità
Le prove su elementi fabbricati e membrature in acciaio inossidabile possono
essere richieste per numerose ragioni:
• se il progetto deve essere basato sui dati effettivi del materiale (cfr. 3.2.4);
• se si vuole tener conto del miglioramento della resistenza agli angoli di
elementi formati a freddo (cfr. 3.2.2 e 4.7.1);
• se le dimensioni di un elemento vanno oltre i limiti ammessi (come quelli
forniti in 4.2);
• se alcune strutture o loro componenti devono basarsi sui risultati delle prove di
un prototipo;
• se è richiesta la conferma del rispetto nella produzione di caratteristiche
precedentemente concordate.
Per gli acciai inossidabili valgono le stesse precauzioni e gli stessi requisiti delle
procedure di prova e di valutazione dei risultati che si applicano per gli acciai al
carbonio. Si raccomanda a tale proposito di consultare l’Allegato D della EN 1990.
Esistono, comunque, determinati aspetti sul comportamento degli acciai
inossidabili che richiedono una progettazione più accurata delle prove rispetto a
quella effettuata per gli acciai al carbonio. Viene fornita qui di seguito una breve
rassegna orientativa.
9.2 Determinazione della curva sforzo/deformazione
La Norma Europea da applicare per le prove sui materiali è la EN 10002-1
Materiali metallici - Prove di trazione - Metodo di prova (a temperatura ambiente).
Questa norma non fornisce dettagli sulle modalità di realizzazione ed afferraggio
dei provini, nonostante i diagrammi suggeriscano che le estremità debbano essere
serrate. Si raccomanda, comunque, che il carico sia applicato tramite perni passanti
attraverso le estremità di un campione e di area sufficiente per resistere allo sforzo
di taglio durante la prova. Questo per garantire che il carico sul provino sia
applicato assialmente, permettendo così di ricavare l'effettivo andamento della
curva sforzo/deformazione senza alcun effetto secondario dovuto ad un prematuro
snervamento per l'eccentricità del carico. L’assialità del carico può essere verificata
da prove in campo elastico con un estensimetro disposto a varie orientazioni
rispetto al campione.
Occorre tener conto degli effetti della velocità di deformazione, cfr. 3.2.2.
9.3 Prove sulle membrature
Si raccomanda che le prove sulle membrature siano in piena scala, o quanto più
prossime ad essa, in relazione alla disponibilità di apparecchiature, e che i
campioni siano ricavati con gli stessi processi di fabbricazione degli elementi che
costituiranno la struttura definitiva. Se i componenti sono saldati, il campione
prototipo deve essere stato saldato con la stessa tecnica.
Poiché l’acciaio inossidabile può presentare anisotropia si raccomanda che i
provini siano ottenuti da lamiere e nastri orientati nello stesso verso (ossia,
trasversalmente o parallelamente alla direzione di laminazione) dei materiali che
99
verranno utilizzati per la struttura definitiva. Se l'orientamento finale non è noto o
non può essere garantito, può essere necessario eseguire prove sia in direzione
parallela, sia trasversale ed adottare per i calcoli i valori meno favorevoli ottenuti.
Gli acciai inossidabili presentano duttilità ed incrudimento superiori a quelli degli
acciai al carbonio e perciò potrebbe essere necessario che le attrezzature di prova
siano di prestazioni superiori rispetto a quelle per gli elementi in acciaio al
carbonio di equivalente resistenza allo snervamento. Ciò vale non solamente per la
capacità di applicazione del carico delle apparecchiature, ma anche per l'ampiezza
delle deformazioni dei provini da esse causate.
Va osservato che, sotto carichi più elevati sui provini, gli effetti dello scorrimento si
manifestano maggiormente, di conseguenza le letture delle deformazioni e degli
spostamenti non si stabilizzano entro intervalli di tempo ragionevoli.
Per materiali incruditi, la resistenza a trazione e a compressione deve essere
determinata nella direzione dell’incrudimento. La valutazione dei risultati delle
prove deve essere effettuata facendo riferimento alla resistenza corrispondente.


100
10 ASPETTI DELLA FABBRICAZIONE
10.1 Introduzione
Questo capitolo intende approfondire, a beneficio dei progettisti, particolari aspetti
della fabbricazione degli acciai inossidabili, con una serie di raccomandazioni per
la "buona pratica di fabbricazione"; intende inoltre stabilire le modalità di
accertamento preliminare dell'idoneità di un produttore.
L'acciaio inossidabile non è un materiale di difficile lavorazione, sebbene sia per
molti aspetti diverso dall’acciaio al carbonio e deve quindi essere trattato
conseguentemente. Molti processi di fabbricazione e di giunzione sono simili a
quelli degli acciai al carbonio, ma le caratteristiche differenti degli acciai
inossidabili richiedono attenzione speciale in molti aspetti di tali processi. E' quindi
essenziale che si stabiliscano opportuni contatti fra progettisti e produttori fin dalle
prime fasi della progettazione per assicurare che siano adottati i metodi di
produzione più indicati.
Un obiettivo irrinunciabile è il mantenimento delle proprietà anticorrosione. E'
indispensabile adottare le opportune cautele in tutte le fasi di immagazzinamento,
movimentazione e formatura per ridurre al minimo le possibili cause di
compromissione della formazione dello strato auto passivante. Particolare
attenzione deve essere posta nel ristabilire la completa resistenza alla corrosione
delle zone saldate. Sebbene fondamentali, le precauzioni sono semplici e, in linea
di massima, fanno parte della "buona pratica" di progetto.
E' importante preservare un buon aspetto delle superfici dell’acciaio inossidabile in
ogni fase della fabbricazione. I difetti superficiali sono non solo esteticamente poco
gradevoli, ma in linea di massima inaccettabili, dal momento che rimediarvi
richiede sovente tempo ed un imprevisto impegno economico. Mentre
normalmente i difetti di strutture in acciaio al carbonio sono nascosti dalla
verniciatura, questa può avvenire solo di rado per le strutture in acciaio
inossidabile.
La forma di una struttura può essere dettata dal tipo di materiale disponibile; al
riguardo si deve riconoscere che la disponibilità di elementi in acciaio inossidabile
laminati a caldo è assai inferiore a quella degli acciai al carbonio con un
conseguente uso più vasto di elementi formati a freddo e saldati. Inoltre, date le
usuali dimensioni delle presse, si ottengono elementi relativamente più corti che
implicano un maggior numero di giunti assiali. Nel dettaglio dei giunti, va tenuto
conto delle tolleranze per i bulloni in prossimità dei raggi di piegatura e del
probabile manifestarsi di problemi dovuti alle distorsioni causate dalle saldature.
Il progetto di norma europeo per la fabbricazione ed il montaggio di strutture in
acciaio e acciaio inossidabile è la prEN 1090, Esecuzione di strutture in acciaio e
strutture in alluminio. La Norma relativa alla saldatura di acciai inossidabili è la
EN 1011-3 Saldatura. Raccomandazioni per la saldatura di materiali metallici.
Saldatura ad arco di acciai inossidabili.

10.2 Immagazzinamento e movimentazione
Generalmente in fase di immagazzinamento o di movimentazione degli acciai
inossidabili occorre una maggior cura rispetto agli acciai al carbonio, allo scopo di
101
non danneggiare la loro finitura superficiale (specie le superfici a ricottura brillante
o levigate) e di impedire contaminazione con ghisa o acciaio al carbonio. Le
procedure di stoccaggio e di movimentazione devono essere concordate fra gli
interessati, definite in anticipo rispetto ad ogni ciclo di fabbricazione e dettagliate
sufficientemente per soddisfare esigenze speciali. Tali procedure ad es. prevedono
che:
• l'acciaio sia controllato per verificare l'assenza di danni superficiali
immediatamente dopo la consegna;
• l'acciaio può essere rivestito con plastica o altro materiale, che deve essere
lasciato per il tempo più lungo possibile prima del processo di
lavorazione/fabbricazione. Il rivestimento di protezione deve, all'occorrenza,
essere preteso negli ordini di acquisto (es., in caso di finitura brillante);
• si eviti l’immagazzinamento in atmosfere saline umide; le rastrelliere di
deposito non devono presentare superfici ruvide in acciaio al carbonio e
devono perciò essere ricoperte da listelli o guaine di legno, gomma o plastica.
Fogli e lamiere devono essere preferibilmente accatastati in verticale; se
disposti orizzontalmente, i fogli possono spostarsi con rischio di essere
contaminati da acciai al carbonio e di subire danni in superficie;
• elementi di sollevamento in acciaio al carbonio, tipo catene, ganci, supporti,
siano evitati; anche in questo caso, l'impiego di materiali isolanti o di ventose
impedisce all'acciaio inossidabile di essere contaminato con acciaio al
carbonio; le forche dei carrelli a forca devono essere protette;
• si impedisca il contatto con prodotti chimici, compresi lubrificanti (oli e grassi
che potrebbero danneggiare determinati tipi di finitura);
• idealmente, i locali in cui è presente acciaio inossidabile dovrebbero essere
distinti da quelli destinati agli acciai al carbonio; per la lavorazione degli acciai
inossidabili dovrebbero essere usati solo utensili dedicati (ciò vale in maniera
particolare per le mole e per le spazzole metalliche). Da notare che queste
ultime, e la cosiddetta "lana d’acciaio", devono essere in acciaio inossidabile e
generalmente di qualità simili sotto il profilo della resistenza a corrosione (in
altri termini, non adoperare spazzole in acciaio inossidabile ferritico su acciai
inossidabili austenitici);
• a titolo precauzionale, in fase di fabbricazione e di montaggio, ci si assicuri di
asportare ogni bava a spigolo vivo, dovuta alle operazioni eseguite con cesoie;
• sia data la debita importanza ad ogni esigenza di protezione della finitura del
materiale durante il trasporto.

10.3 Operazioni di formatura
10.3.1 Taglio
L'acciaio inossidabile è un materiale relativamente più costoso rispetto ad altri
metalli e deve essere posta cura per evitare sfridi eccessivi nelle operazioni di
taglio. Va fatto notare che si potranno verificare maggiori sfridi se il materiale ha
una satinatura (o un motivo monodirezionale) che occorre conservare in fase di
fabbricazione. Alcune tracce lasciate da matite o penne per la marcatura
dell’acciaio sono difficili da eliminare o danno luogo a macchie se apposte
direttamente sulla superficie (e non su un qualunque film protettivo); occorre
perciò prestare particolare cura in merito.
102
L'acciaio inossidabile può essere tagliato con i metodi classici, come mediante
cesoie e seghe; ma la potenza richiesta, a causa dell'incrudimento, è maggiore
rispetto a quella che occorre per un acciaio al carbonio. Se possibile, il taglio (e in
generale ogni lavorazione su macchina utensile) deve eseguirsi su materiale ricotto
per limitare l'incrudimento e l'usura degli utensili.
Per tagliare secondo linee diritte sono largamente impiegate cesoie a ghigliottina.
Usando ghigliottine ad estremità aperte, può eseguirsi un taglio continuo in
lunghezza maggiore delle lame taglianti, sebbene si corra il rischio di avere gradini
sul bordo tagliato.
Si applicano anche tecniche ad arco plasma che si dimostrano particolarmente utili
per tagliare lastre spesse e profilati i cui bordi devono essere lavorati a macchina,
ad es. per poter essere saldati. Il taglio a fiamma ossiacetilenica non è adatto per gli
acciai inossidabili, a meno che non si operi con una polvere flussante per saldatura.
10.3.2 Formatura a freddo
L'acciaio inossidabile si può modellare rapidamente con metodi usuali di formatura
a freddo, tipo piegatura, imbutitura, pressatura e stampaggio profondo. Per
impieghi in edilizia la piegatura su pressa è la tecnologia maggiormente applicata,
sebbene per forti quantitativi di prodotti sottili, la formatura a rulli possa essere più
economica.
Anche in questo caso, a causa dell’incrudimento, la potenza necessaria per piegare
un acciaio inossidabile è superiore a quella necessaria per la piegatura di un acciaio
al carbonio (circa il 50% in più per gli inossidabili austenitici, o addirittura oltre
per i duplex). Inoltre, l'acciaio inossidabile deve essere deformato in maniera tale
da contrastare l'effetto del ritorno elastico, accorgimento non necessario nel caso
dell’acciaio al carbonio. Per sezioni trasversali di geometria complessa è opportuno
interessare il fornitore o il produttore fin dall'inizio.
L'elevata duttilità dell'acciaio inossidabile permette la formatura a raggi di
curvatura ridotti, probabilmente fino alla metà dello spessore nel caso di materiale
ricotto. Comunque, si suggerisce genericamente di adottare i seguenti raggi interni
minimi:
2t per gli austenitici;
2,5t per i duplex;
dove t è lo spessore del materiale.
Per la piegatura degli elementi tubolari, possono applicarsi le seguenti indicazioni:
• il rapporto fra diametro esterno del tubo e spessore della parete non deve essere
superiore a 15 (per evitare costose lavorazioni con gli utensili);
• il raggio di piegatura (rispetto alla mezzeria del tubo) non deve superare 2,5d,
dove d è il diametro esterno;
• ogni cordone di saldatura deve essere depositato in vicinanza dell'asse neutro
per ridurre le sollecitazioni di piegatura alla saldatura.
10.3.3 Fori
I fori possono essere ricavati a trapano o a punzone. Nella foratura deve essere
conservato il senso positivo del taglio per evitare incrudimento; ciò implica punta
aguzza con angolo di spoglia e velocità di taglio appropriati. Non è consigliato
l'impiego di punzoni tondi a punta centrale in quanto causano incrudimento delle
superfici. Sia il trapano che il punzone devono essere di tipo a punta triangolare. I
103
fori a punzone su acciaio inossidabile austenitico possono essere ricavati fino ad
una profondità di 20 mm; la maggior durezza dei tipi duplex riduce questa
profondità. Il diametro minimo di foro a punzone è di 2 mm maggiore dello
spessore del foglio. I fori a punzone devono evitarsi in ambienti corrosivi in quanto
presentano incrudimento ai bordi.

10.4 Saldatura
10.4.1 Introduzione
La saldatura degli acciai inossidabili austenitici e duplex è effettuata largamente
con successo tramite i normali trattamenti che risultano soddisfacenti, purché si
impieghino consumabili adatti. Pulizia generale ed assenza di contaminazione
sono i requisiti fondamentali per ottenere una saldatura di buona qualità. Bisogna
eliminare ogni traccia di oli, residui di idrocarburi, marcature con lapis a cera, ecc.
per evitare la loro decomposizione ed il rischio che apportino carbonio. Il cordone
deve essere privo di zinco, compreso quello contenuto in prodotti galvanizzati, e di
rame e delle sue leghe (occorre dedicare attenzione quando si impieghino barre di
appoggio in rame; deve essere ricavata una gola nella barra immediatamente
prossima all'area di fusione).
Per gli acciai inossidabili è molto più importante, rispetto agli acciai al carbonio,
ridurre i punti in cui può aver inizio la corrosione interstiziale (cfr. 3.7.2). Difetti di
saldatura, come incisioni marginali, scarsa penetrazione, spruzzi, inclusioni di
scoria, archi secondari sono tutte potenziali cause di corrosione e devono quindi
essere ridotte al minimo. Archi secondari o funzionamento dell’arco con messa a
terra mal collegata possono pure rovinare il film superficiale e potenzialmente
essere causa di corrosione preferenziale con conseguente degrado dell'aspetto di
una struttura.
Nei casi in cui l'aspetto di una saldatura è importante, il tecnico deve precisarne il
profilo e le condizioni superficiali desiderate. Ciò può influire sul tipo di saldatura
scelta e sul trattamento post-saldatura. Si deve inoltre tener conto della posizione
delle saldature, ponendosi la domanda se sia possibile eseguire l'idoneo trattamento
post-saldatura.
Devono essere controllati l’apporto termico e la temperatura di interpass per ridurre
al minimo le distorsioni (vedi 10.4.4) e per evitare eventuali problemi di carattere
metallurgico (vedi 10.4.5).
La saldatura deve essere eseguita con un procedimento approvato secondo una
normativa come la EN ISO 15609-1 Specifiche e qualificazione delle procedure di
saldatura per materiali metallici - Specifiche della procedura di saldatura.
Saldatura ad arco. I saldatori devono essere qualificati secondo la EN 287-1 Prove
di qualificazione dei saldatori - Saldatura per fusione. Acciai. Le procedure di
saldatura comprendono i seguenti elementi:
• verifica del metodo di saldatura con particolare attenzione alle ragioni della
scelta e dei requisiti di prova della procedura di saldatura stessa
• qualifica dei saldatori
• controllo delle operazioni di saldatura nelle fasi di: preparazione, saldatura e
trattamento post-saldatura
• livello dell'ispezione e delle tecniche non distruttive da applicare
104
• criteri di accettazione per il livello accettabile dei difetti di saldatura.
Non dovrebbero sussistere problemi di saldatura negli acciai inossidabili purché si
seguano procedure adatte; comunque un tecnico deve ricordare che negli acciai
inossidabili la distorsione dovuta ad una saldatura è in genere maggiore di quella
che si riscontra negli acciai al carbonio, vedi 10.4.4.
Non è mai permesso saldare le viti ai loro dadi, in quanto i materiali sono stati
realizzati esclusivamente per offrire resistenza e non per essere saldati a fusione.
10.4.2 Metodi di saldatura
Come ricordato in precedenza, per gli acciai inossidabili si possono usare i normali
metodi di saldatura per fusione. La tabella 10.1 specifica quali sono i più adatti a
seconda degli spessori, ecc.
Tabella 10.1 Procedimenti di saldatura e loro idoneità per gli acciai
inossidabili
Tecnica di saldatura
(EN ISO 4063)
Forma di
prodotto
adatta
Tipo di
giunto
saldato
Range di
spessori
saldabile
Posizione di
saldatura
Condizioni
di cantiere/
officina
necessarie
111 Saldatura ad arco
con elettrodi rivestiti
(SMAW)
Tutte
escluse le
lamiere
Tutte 3 mm
(1)
o più
Tutte
Tutte
131 Saldatura ad arco in
atmosfera di gas inerte
con elettrodo metallico
(MIG)
Tutte Tutte 2 mm
(1)
o più

Tutte
Tutte
(2)

141 Saldatura ad arco in
atmosfera di gas inerte
con elettrodo in
tungsteno (TIG)
Tutte Tutte Fino a 10 mm
Tutte
Tutte
(2)

121/122 Saldatura ad
arco sommerso
Tutte
escluse le
lamiere
Tutte 3 mm
(1)
o più
Solo
posizione
sottotesta
Tutte
2 Saldatura per
resistenza
Solo le
lamiere
Tutte
Fino a 3 mm
circa
Tutte Tutte
Note:
(1) dipende dal tipo di giunto da realizzare.
(2) più sensibile alle condizioni climatiche dunque è necessaria una migliore protezione dell’ambiente.


10.4.3 Consumabili
I consumabili sul mercato sono stati formulati per assicurare saldature di resistenza
equivalente e di caratteristiche anticorrosione analoghe a quelle dei metalli su cui
sono depositati e per ridurre al minimo il rischio di cricche in fase di
solidificazione. In caso di applicazioni particolari, come in ambienti insolitamente
aggressivi o dove sia richiesta l'assoluta assenza di proprietà magnetiche, si devono
sempre consultare i produttori di acciai e di consumabili .
Tutti i prodotti di consumo devono osservare i requisiti della prEN 1090; è
indispensabile che essi siano tenuti esenti da inquinanti ed immagazzinati secondo
le istruzioni dei loro fabbricanti.
105
10.4.4 Distorsioni causate dalla saldatura
Al pari degli altri metalli, gli acciai inossidabili sono soggetti alle stesse distorsioni
in fase di saldatura (piegamenti, inarcamenti, restringimenti, ecc.) tipiche delle
strutture in acciaio al carbonio. Quelle degli acciai inossidabili, specie se
austenitici, sono maggiori per effetto del maggior grado di dilatazione termica e
della minore conducibilità termica (che causa gradienti termici più elevati) degli
acciai inossidabili rispetto agli acciai al carbonio (cfr. 3.3).
Queste distorsioni possono essere tenute sotto controllo; ma non essere eliminate
del tutto. Progettisti e montatori devono preoccuparsi di quanto segue:
Progettisti
• Ridurre al minimo le saldature da eseguire;
• Ridurne le dimensioni;
• Ridurre le aree da saldare; ad es., negli elementi spessi specificare la
preparazione a doppio V, a U semplice o doppia, anziché a V;
• Adottare giunti simmetrici;
• Progettare in modo da poter accettare tolleranze dimensionali maggiori;

Costruttori
• Usare efficaci attrezzature a morsa; se possibile l'attrezzatura deve essere
dotata di parti in rame o in alluminio che accrescono la dispersione termica
dell'area saldata;
• Se queste attrezzature non sono disponibili, usare una saldatura d’imbastitura a
spaziatura stretta;
• Prima di saldare, accertare l'ottimizzazione di giunti ed allineamenti;
• Adottare il minimo apporto termico ammissibile per il metodo di saldatura
prescelto;
• Fare passate bilanciate in appropriata sequenza (ad es., deposito a gradini
successivi e simili).
10.4.5 Osservazioni metallurgiche
Non è possibile qui analizzare completamente la metallurgia degli acciai
inossidabili, salvo alcuni aspetti di maggior rilievo.

Formazione di precipitati nei tipi austenitici
Negli inossidabili austenitici non si ha eccesso di crescita delle dimensioni dei
grani né di precipitazione di fasi fragili ed intermetalliche nella zona termicamente
alterata. Le procedure di saldatura sono solitamente orientate al controllo del tempo
in cui la zona della saldatura resta nell’intervallo delle tipiche temperature di
precipitazione (450-900°C). Una riparazione eccessiva della saldatura accresce
naturalmente il tempo di permanenza ed è perciò limitata a tre riparazioni rilevanti.
La formazione di precipitati di carburi di cromo e la susseguente perdita di
proprietà anticorrosive sono state illustrate in 3.2.6 Corrosione intergranulare; in
tale occasione si è ricordato che il fenomeno non è preoccupante nel caso di acciai
inossidabili austenitici a basso contenuto di carbonio (cioè i tipi 1.4307 e 1.4404).
Tuttavia gli effetti del degrado da saldatura possono manifestarsi nei tipi a
contenuto standard di carbonio in strutture con spessore di piastra superiore a 10
mm circa.
106
Cricche di solidificazione nei tipi austenitici
Si evita la formazione di cricche di solidificazione se il cordone di saldatura
contiene circa il 5% di ferrite. L'industria siderurgica opera in maniera da
equilibrare la composizione ed i trattamenti termici dei tipi comuni di acciai
inossidabili austenitici per garantire che essi, alla consegna non contengano
virtualmente ferrite, ma che ne formeranno un quantitativo sufficiente in un
cordone di saldatura autogena (cioè, senza aggiunta di apporti). Anche così, per
ridurre il rischio di cricche, è prudente ridurre l’apporto termico, la temperatura di
interpass e l’entità dei vincoli quando si esegue una saldatura autogena. Nei
particolari di maggior spessore si aggiunge metallo di apporto e l'impiego di
consumabili di buona qualità assicura la formazione della quantità di ferrite
occorrente. Di solito non serve misurare la quantità esatta di ferrite formatasi;
metodi adatti di saldatura e consumabili idonei riducono i rischi di formazione di
cricche in fase di solidificazione.
Fragilità degli acciai inossidabili duplex
Gli inossidabili duplex sono sensibili alla fragilità a 475°C e da fase σ. La prima si
ha quando l'acciaio è tenuto troppo a lungo fra 550 e 400°C, o raffreddato troppo
lentamente fra i due valori di temperatura sopra citati; il fenomeno dà origine ad un
aumento della resistenza a trazione e di durezza contemporaneamente ad una
riduzione della duttilità a trazione ed alla resistenza agli urti. La fragilità dovuta
alla fase σ può manifestarsi dopo una lunga esposizione a temperature fra 565 e
900°C, ma può verificarsi in solo mezz’ora in presenza di condizioni appropriate
(che dipendono dalla composizione e dalle condizioni termo-meccaniche
dell'acciaio). Gli effetti della fragilità in fase σ sono maggiori a temperatura
ambiente, Entrambi i tipi di fragilità pregiudicano la resistenza alla corrosione e la
tenacità.
Entrambe le forme di fragilità possono essere tenute adeguatamente sotto controllo
adottando metodi di saldatura idonei; si consiglia una temperatura di interpass di
200°C massima per le passate intermedie. Particolare cura va riservata alla
saldatura di elementi pesanti.
Per evitare fragilità, si devono evitare prolungate esposizioni a temperature oltre i
300°C.
10.4.6 Trattamento dopo saldatura
E’ consigliabile fabbricare una struttura per saldatura sia dal punto di vista tecnico,
che economico. Un trattamento post-saldatura è generalmente necessario,
specialmente se si tratta di processi di saldatura ad arco, come si vedrà
nell'immediato seguito. E' importante che questi trattamenti siano definiti onde
evitare costi supplementari gravosi ed eventuali deficienze in tema di prestazioni.
Le tecniche di finitura comuni a tutti i tipi di struttura, sono illustrate in 10.6.
Il trattamento usuale per rifinire i cordoni è quello di utilizzare spazzole metalliche
o mole abrasive. I montatori della struttura devono limitare al massimo le molature
e, se possibile, ricorrere esclusivamente alle spazzole metalliche, perché il calore
sviluppato da una mola può pregiudicare la resistenza alla corrosione. Deve essere
tenuto presente che abrasivi e spazzole metalliche devono essere d’acciaio
inossidabile (cfr. 10.2).
Costituisce una buona pratica asportare ogni traccia di colorazione termica.
Tuttavia, una colorazione giallognola è ammissibile se l'acciaio inossidabile
assicura un buon margine di resistenza alle particolari condizioni ambientali.
Quando ciò non si verifica, o se per motivi estetici la colorazione deve essere
107
eliminata, il trattamento da effettuare è il decapaggio (cfr. 10.6) o la sabbiatura con
vetro. Il decapaggio può effettuarsi per immersione in apposito bagno (cfr. 10.6) o
mediante paste decapanti secondo le istruzioni dei fornitori.
Il martellamento della superficie di un cordone di saldatura è un trattamento post
saldatura che produce specifici vantaggi: introduce infatti tensioni interne di
compressione che migliorano la resistenza alla fatica, alla tensocorrosione e
l'aspetto estetico. La martellatura comunque non può giustificare una modifica
della verifica a fatica.
L'asportazione di metallo, durante lavorazioni onerose su macchine utensili,
comporta un rilascio delle tensioni interne e la formazione di distorsioni delle
strutture saldate. Nei casi in cui la distorsione non rispetti le tolleranze
dimensionali, deve essere eseguito un apposito trattamento termico. Di massima,
ciò vale soltanto come opzione per componenti di piccole dimensioni e soltanto per
i tipi poco soggetti alla sensibilizzazione (cfr. 3.7.2), come gli acciai inossidabili a
basso tenore di carbonio, 1.4307 e 1.4404 o gli stabilizzati 1.4541 e 1.4571.
10.4.7 Controllo delle saldature
La tabella 10.2 illustra le ispezioni normalmente eseguite sulle saldature di acciai
inossidabili e di acciai al carbonio.
I metodi si adottano a seconda delle necessità in funzione del livello di integrità
strutturale e di corrosione richiesto per l'ambiente in questione. In ogni modo,
controlli a vista devono essere effettuati in ogni fase di una saldatura per evitare
l'insorgere di problemi che potrebbero diventare seri ed influenti se trascurati
mentre la costruzione va avanti. L’importanza delle ispezioni delle superfici in
acciaio inossidabile rispetto a quelle di solito effettuate per superfici in acciaio al
carbonio, deriva dal fatto che l'acciaio inossidabile è usato principalmente per
resistere alla corrosione e anche un piccolo difetto superficiale può esporlo ad
attacchi corrosivi.
Tabella 10.2 Metodi di controllo delle saldature
Tipo NDT Acciai inossidabili
austenitici
Acciai inossidabili
duplex
Acciai al carbonio
Superfici Visivo
DPI
Visivo
DPI
Visivo
DPI
MPI
Volume Raggi X
Raggi gamma
Raggi X
Raggi gamma
Raggi X
Raggi gamma
Ultrasuoni
NDT – Prove non distruttive
DPI – Ispezione con liquidi penetranti
MPI – Ispezione con particelle magnetiche

Le ispezioni con particelle magnetiche non possono essere prese in considerazione
per gli inossidabili austenitici che sono non magnetici. I metodi agli ultrasuoni non
sono largamente impiegati per il controllo delle saldature a causa della difficoltà di
una loro corretta interpretazione; possono comunque essere usati sul materiale
base. La radiografia a raggi gamma non è in grado di rilevare cricche o carenza di
fusione in particolari di acciaio inossidabile di spessore inferiore a 10 mm.
108

10.5 Grippaggio
Quando superfici sono sotto carico e in moto l'una rispetto all'altra, può verificarsi
un grippaggio a causa dell’aderenza localizzata e rottura delle superfici. In alcuni
casi possono verificarsi connessioni per saldatura e grippaggio. Per evitare i
problemi di grippaggio possono usarsi i metodi seguenti:
• Usare tipi standard diversi di acciaio inossidabile (che differiscono per
composizione, tasso di incrudimento e durezza). Ad es. combinazioni vite-dado
A2-C2, A4-C4 o A2-A4 come indicato in EN ISO 3506;
• In casi critici, si può usare come componente un tipo brevettato di acciaio
inossidabile ad elevato incrudimento o applicare rivestimenti superficiali duri;
• Ricorrere ad agenti antigrippaggio.
Va sottolineato che se si impiegano acciai o rivestimenti dissimili, è indispensabile
garantire l'ottenimento del livello voluto di resistenza alla corrosione. Ingrassare i
bulloni può essere vantaggioso ma può causare contaminazione da sporcizia e
difficoltà di immagazzinamento .
Si raccomanda che il materiale avvitabile sia stato formato a freddo con classe di
resistenza minima 70 (vedi tab. 3.3). Esso non deve inoltre essere utilizzato allo
stato ricotto poiché suscettibile al grippaggio. E’ preferibile sostituire filettature
ottenute a rullatura a filetti prodotti su macchina utensile a causa della sua
propensione al grippaggio; inoltre filettature a passo corto e di forma adatta con un
serraggio deciso riducono la possibilità di grippaggi.

10.6 Finitura
La finitura delle superfici in acciaio inossidabile è un aspetto importante della
progettazione e deve essere chiaramente precisata a seconda delle esigenze
architettoniche o funzionali. Tanto più raffinata è la finitura, tanto più è alto il suo
costo. E' questo un punto che, considerato in anticipo, evita notevole spreco di
tempo e di denaro. La programmazione iniziale è sostanziale nel ridurre le spese.
Ad es., se una saldatura tra due tubolari contigui di un corrimano di scala o di una
balaustra è celata all'interno di un montante, le spese di finitura superficiale
saranno ridotte e l'aspetto definitivo dei particolari ne trarrà notevole giovamento.
La superficie in acciaio deve essere riportata alla sua originaria resistenza alla
corrosione asportando ogni traccia di scorie e di contaminazione. Il decapaggio in
bagno acido stacca qualsiasi scoria, che può essere eliminata con una successiva
passata con spazzola di setola, ed asporta inoltre ogni particella incorporata di
acciaio al carbonio o di ferro.
I trattamenti abrasivi, come molatura, levigatura e lucidatura danno finiture
unidirezionali e quindi mischiare i cordoni può non essere facile su lamiere/fogli a
superfici laminate normalmente. Serve un certo grado di sperimentazione per
stabilire nel dettaglio il procedimento più adatto per la finitura desiderata.
La lucidatura elettrolitica asporta un sottile strato superficiale; è possibile ottenere
un’ampia gamma di finiture, da quella opaca alla brillante, dipendenti in notevole
misura dalle condizioni originali del materiale.
109
Sono noti altri trattamenti (elettrodeposizione, barilatura, incisione, colorazione e
brunitura), che non sono comunque comuni per l’acciaio inossidabile strutturale e
quindi non verranno qui descritti.
E' opportuno sottolineare ancora una volta che la superficie deve essere esente da
qualsiasi contaminazione quando è assemblata. Particolare attenzione occorre
dedicare alle possibili contaminazioni causate dalla vicinanza di lavorazioni a base
di acciai al carbonio, specie se da polvere di molatura. In queste condizioni i
materiali in acciaio inossidabile immagazzinati devono essere protetti da pellicole
di plastica, ovvero nel contratto deve figurare una clausola per la completa
ripulitura una volta completata la struttura.
110
111
APPENDICE A
Relazione fra le designazioni degli acciai
inossidabili
Nella tabella A1, sono riportate le conversioni tra le designazioni della EN 10088 e
quelle tedesche, britanniche, francesi, italiane, svedesi, spagnole e statunitensi.



T
a
b
e
l
l
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1


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-

-

-

-


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Z

2

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2
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5

A
z


2
3
7
7

-

-

S

3
1
8
0
3


112
113
APPENDICE B
Snellezza λ
LT
per instabilità laterale-
torsionale
B.1 Caso Generale
Il momento elastico critico per instabilità laterale-torsionale M
cr
per una trave di
sezione uniforme è dato dalla:
( )
( )
( ) ( )
|
|
|
.
|

\
|
− −
(
(
¸
(

¸

− + +
|
|
.
|

\
|
=
j 3 g 2
2 / 1
2
j 3 g 2
z
2
t
2
z
z
w
2
w
z
2
z
z
2
1 cr
z C z C z C z C
EI
GI L k
I
I
k
k
L k
EI
C M
π
π
dove:
C
1
, C
2
e C
3
sono coefficienti dipendenti dalle condizioni di carico e di vincolo,
vedi tabelle B.1 e B.2.
I
t
è la costante di torsione
I
w
è la costante di ingobbamento
I
z
è il momento d’inerzia dell’area rispetto all’asse minore
k, k
w
sono coefficienti di lunghezza efficace.
L è la lunghezza della trave fra i punti vincolati lateralmente
z
g
= z
a
& z
s

z
a
è la coordinata del punto di applicazione del carico
z
s
è la coordinata del centro di taglio
z
j
=
( )
y
A
s
I
dA z y z
z
2
2 2

+

Nella valutazione di z
j
, z è negativo per la flangia compressa, z
j
è positivo quando
la flangia, con il valore più alto di I
z
è compressa nel punto ove si ha momento
massimo
.
Notare che z
j
= 0 per qualunque sezione a flangie uguali, compresi
profilati a C e profili a Z.
Per carichi di gravità, z
g
è negativo per carichi applicati al di sopra del centro di
taglio. Nel caso generale, z
g
è negativo per carichi che agiscono verso il centro di
taglio dai rispettivi punti di applicazione del carico. Notare che se al carico si
impedisce di spostarsi lateralmente con la trave, allora z
g
= 0.
I fattori di lunghezza efficace k
z
e k
w
variano da 0,5 per incastro completo, a 1,0 per
mancanza di incastro, con 0,7 nel caso di un estremo fisso ed uno libero. Le
normali condizioni di vincolo a ciascuna estremità sono:
k
z
= k
w
= 1,0
- vincolato per movimenti laterali, libero di ruotare nel piano
- vincolato per rotazioni attorno all’asse longitudinale, libero di ingobbarsi.
114
Il fattore k
z
si riferisce alla rotazione dell’estremità su di un piano. E’ analogo al
rapporto l/L per una membratura in compressione. Il fattore k
w
si riferisce
all’ingobbamento di un’estremità. Tranne che in condizioni particolari di stabilità
all’ingobbamento, k
w
deve essere preso pari a 1,0.



Tabella B.1 Valori dei coefficienti C1 e C3 corrispondenti ai valori del
fattore di lunghezza efficace kz: momenti agenti alle
estremità
Valore dei fattori
C
3

Momenti alle
estremità e
condizioni di
appoggio
Diagramma del
momento flettente
Valore
di k
z


C
1

0
f
≤ ψ 0
f
> ψ
1,0 1,00 1,000
ψ = +1
0,5 1,05 1,019
1,0 1,14 1,000
ψ = +¾
0,5 1,19 1,017
1,0 1,31 1,000
ψ = +½
0,5 1,37 1,000
1,0 1,52 1,000
ψ = +¼
0,5 1,60 1,000
1,0 1,77 1,000
ψ = 0
0,5 1,86 1,000
1,0 2,06 1,000 0,850
ψ = - ¼
0,5 2,15 1,000 0,650
1,0 2,35 1,000
f
2 , 1 3 , 1 ψ −
ψ = - ½
0,5 2,42 0,950
f
77 , 0 ψ −
1,0 2,60 1,000
f
55 , 0 ψ −
ψ = - ¾
0,5 2,57 0,850
f
35 , 0 ψ −
1,0 2,60
f
ψ −
f
ψ −





M
ψ
M

ψ = - 1
0,5 2,45
f
7 , 0 125 , 0 ψ −

f
7 , 0 125 , 0 ψ − −






115
Tabella B.2 Valori dei coefficienti C1, C2 e C3 corrispondenti ai valori
del fattore di lunghezza efficace kz: casi di carico
trasversale
Valore dei fattori
Carico e condizioni
agli appoggi
Diagramma del
momento
flettente
Valore
di k
z

C
1

C
2
C
3

q


1,0
0,5
1,12
0,97
0,45
0,36
0,525
0,478
F


1,0
0,5
1,35
1,05
0,59
0,48
0,411
0,338
F F


1,0
0,5
1,04
0,95
0,42
0,31
0,562
0,539

Da notare che le tabelle B.1 e B.2 si possono usare solo nel caso di profili ad I
monosimmetrici per i quali 9 , 0 9 , 0
f
≤ ≤ − ψ
dove:
ft fc
ft fc
f
I I
I I
+

= ψ
in cui:
I
fc
è il momento d’inerzia dell’area della flangia in compressione attorno
all’asse minore della sezione
I
ft
è il momento d’inerzia dell’area della flangia in tensione attorno all’asse
minore della sezione
0
f
= ψ per sezioni bisimmetriche
0
f
> ψ per sezioni monosimmetriche, quando la flangia maggiore è in
compressione
0
f
< ψ per sezioni monosimmetriche, quando la flangia minore è in
compressione
Si possono usare per z
j
le seguenti approssimazioni:
2
8 , 0
s
f j
h
z ψ = quando 0
f
≥ ψ
2
s
f j
h
z ψ = quando 0
f
< ψ
dove:
h
s
è la distanza tra i centri di taglio delle flangie

116
B.2 Casi particolari
B.2.1 Sezioni bisimmetriche
Il momento elastico critico per instabilità laterale-torsionale di una trave di sezione
uniforme e simmetrica con flangie uguali, z
j
=0 è:
( )
( )
( )
|
|
|
.
|

\
|

(
(
¸
(

¸

+ +
|
|
.
|

\
|
=
g 2
2 / 1
2
g 2
z
2
t
2
z
z
w
2
w
z
2
z
z
2
1 cr
z C z C
EI
GI L k
I
I
k
k
L k
EI
C M
π
π

Per carico con momento d’incastro e carichi trasversali applicati al centro di taglio
C
2
z
g
=0. In questi casi si ha:
( )
( )
2 / 1
z
2
t
2
z
z
w
2
w
z
2
z
z
2
1 cr
(
(
¸
(

¸

+
|
|
.
|

\
|
=
EI
GI L k
I
I
k
k
L k
EI
C M
π
π

Per condizioni normali di vincolo a ciascuna estremità, k
z
=k
w
=1,0:

2 / 1
z
2
t
2
z
w
2
z
2
1 cr
(
(
¸
(

¸

+ =
EI
GI L
I
I
L
EI
C M
π
π

117
APPENDICE C
Caratteristiche dei materiali per il calcolo
degli spostamenti
Il modulo secante, E
S
, da impiegare nei calcoli per la determinazione degli
spostamenti, (vedi 5.4.6) deve essere accertato per le membrature rispetto al senso
di laminazione. Se l'orientamento non è noto, o non può essere garantito, si deve
usare il valore per la direzione longitudinale.
Il valore del modulo secante può ricavarsi come segue:
E
S
= (E
S1
+ E
S2
)/2
dove:
E
S1
è il modulo secante corrispondente alla sollecitazione nella flangia
soggetta a trazione
E
S2
è il modulo secante corrispondente alla sollecitazione nella flangia
soggetta a compressione
I valori dei moduli secanti E
S1
e E
S2
per l’appropriato orientamento e le
sollecitazioni di progetto previste per l’esercizio, possono essere valutati secondo
l'equazione seguente adottando le costanti date in tabella C.1. In alternativa, i valori
per i tipi 1.4301, 1.4401 e 1.4462 possono essere ricavati dalla tabella C.2,
interpolando linearmente all'occorrenza.
|
|
.
|

\
|
=
f
002 0 1
y
ser Ed, i,
n
ser Ed, ,
,
σ
σ
i
i s
E
, +
E
E

e i = 1,2
dove:
ser Ed i , ,
σ
è la sollecitazione di progetto allo stato limite di servizio nelle
flange in trazione o in compressione
E = 200 000 N/mm
2
Per semplificare, la variazione di E
S
lungo la membratura può essere trascurata e si
può usare per tutta la lunghezza il minimo valore di E
S
per questo elemento (che
corrisponde al massimo valore delle sollecitazioni σ
1
e σ
2
nell’elemento stesso).
118
Tabella C.1 Valori delle costanti da usare per la determinazione del
modulo secante
n
Tipo
f
y
N/mm
2

Direzione
longitudinale
Direzione
trasversale
1.4301 210
1.4307 200
1.4541 200
1.4318 330
6,0 8,0
1.4401 220
1.4404 220
1.4571 220
7,0 9,0
1.4362 400
1.4462 460
5,0 5,0

Tabella C.2 Moduli secanti per calcoli degli spostamenti per I tipi 1.4301,
1.4401 e 1.4462
Modulo secante (kN/mm
2
)
Tipo 1.4301 Tipo 1.4401 Tipo 1.4462
Rapporto delle
sollecitazioni
(σ/f
y
)
Direzione
longitudinale
Direzione
trasversale
Direzione
longitudinale
Direzione
trasversale
Qualsiasi
direzione
0,00 200 200 200 200 200
0,20 200 200 200 200 200
0,25 200 200 200 200 199
0,30 199 200 200 200 199
0,35 199 200 199 200 197

0,40 198 200 199 200 196
0,42 197 199 198 200 195
0,44 196 199 197 199 194
0,46 195 199 197 199 193
0,48 194 198 196 199 191

0,50 192 198 194 199 190
0,52 190 197 193 198 188
0,54 188 196 191 197 186
0,56 185 195 189 197 184
0,58 183 194 187 195 182

0,60 179 192 184 194 180
0,62 176 190 181 192 177
0,64 172 187 178 190 175
0,66 168 184 174 188 172
0,68 163 181 170 185 169

0,70 158 177 165 181 165
0,72 152 172 160 177 162
0,74 147 167 154 172 159
0,76 141 161 148 166 155
119

PARTE II – ESEMPI DI PROGETTAZIONE

Questa parte fornisce dieci esempi di progettazione che illustrano l’applicazione
delle regole di progetto. Gli esempi sono:
Esempio di progettazione 1 - Colonna a sezione circolare cava soggetta a
compressione assiale.
Esempio di progettazione 2 - Colonna saldata con una sezione trasversale ad
H di Classe 4, soggetta ad una combinazione di compressione assiale e flessione.
Esempio di progettazione 3 - Lamiera grecata con sezione trasversale di
Classe 4 per un tetto, soggetta a flessione.
Esempio di progettazione 4 - Resistenza a fatica di un giunto saldato tra
profilati cavi.
Esempio di progettazione 5 - Progetto di un giunto saldato.
Esempio di progettazione 6 - Progetto di un giunto bullonato.
Esempio di progettazione 7 - Trave alta con sezione trasversale di Classe 4,
soggetta a flessione. La resistenza allo sforzo di taglio è critica.
Esempio di progettazione 8 - Trave alta con sezione trasversale di Classe 4,
soggetta a flessione. La resistenza ai carichi trasversali è critica.
Esempio di progettazione 9 - Profilato a C formato a freddo la flangia in
compressione vincolata lateralmente. L’instabilità laterale-torsionale tra i vincoli
laterali intermedi è critica.
Esempio di progettazione 10 - Profilato cavo rettangolare soggetto a
compressione assiale e flessione con resistenza al fuoco di 30 minuti.
Esempio di progettazione 11 - Dimensionamento della lamiera grecata per
una copertura a due luci. Confronto tra livello d’incrudimento CP500 e materiale
ricotto.
Esempio di progettazione 12 - Trave a C formata a freddo CP500 per una
pavimentazione esterna: verifica dell’instabilità leterale-torsinale.
Esempio di progettazione 13 - Travatura reticolare composta da elementi cavi:
verifica allo SLU e all’incendio. Confronto tra livello d’incrudimento CP460 e
materiale ricotto.
Le travi alte negli esempi 7 e 8 sono in tipo duplex 1.4462. Le membrature degli
altri esempi sono nei tipi austenitici 1.4301 o 1.4401.
I riferimenti al margine degli esempi di progettazione rinviano a paragrafi di testo o
ad espressioni/equazioni di questa pubblicazione, tranne specifica indicazione.
120

 2006 Euro Inox e The Steel Construction Institute 2-87997-206-X 2-87997-039-3 (Prima Edizione) Euro Inox e The Steel Construction Institute hanno fatto ogni sforzo per far sì che le informazioni presentate siano tecnicamente corrette. In ogni caso, si avvisa il lettore che il materiale qui contenuto è presentato unicamente per informazione generale. Euro Inox, The Steel Construction Institute e tutti coloro che hanno fornito contributi non rispondono di qualunque danno o perdita causata dall’impiego delle informazioni contenute in questa pubblicazione.
ISBN 2-87997-187-X ISBN 2-87997-204-3 ISBN 2-87997-205-1 ISBN 2-87997-207-8 ISBN 2-87997-208-6 ISBN 2-87997-209-4 ISBN 2-87997-210-8 CD-ROM versione inglese versione francese versione spagnola versione finlandese versione svedese versione tedesca

ii

PREFAZIONE
Terza edizione
Questa Terza Edizione del Manuale di Progettazione è stata redatta dallo Steel Construction Institute come risultato del progetto di ricerca FRAC Progetto di valorizzazione – Progettazione strutturale in acciaio inossidabile lavorato a freddo (contratto RFS2-CT2005-00036). Si tratta di una revisione completa della Seconda Edizione con lo scopo di includere gli acciai inossidabili austenitici lavorati a freddo e aggiornare tutti i riferimenti alle nuove versioni degli Eurocodici. Questa terza Edizione fa riferimento alle parti principali delle EN 1990, EN 1991 ed EN 1993. L’approccio della progettazione strutturale al fuoco nel Cap. 7 è stato aggiornato e sono state inserite nuove sezioni sulla durabilità dell’acciaio inossidabile in strutture interrate e sulla valutazione del costo del ciclo di vita della struttura (life cycle costing). Tre nuovi esempi di progettazione sono stati aggiunti per mostrare l’uso appropriato dell’acciaio inossidabile. Questi sono stati completati dai seguenti partner del suddetto progetto FRAC: • • • Universitat Politècnica de Catalunya (UPC) The Swedish Institute of Steel Construction (SBI) Technical Research Centre of Finland (VTT)

Un comitato di verifica progettuale, composto dai rappresentanti di ogni partecipante, subcontraenti ed organismi finanziatori, ha offerto la sua supervisione ai lavori ed ha contribuito alla redazione del manuale. Le seguenti organizzazioni hanno partecipato alla stesura di questa Terza Edizione: • • • • • • • • The Steel Construction Institute (SCI) Centro Sviluppo Materiali (CSM) CUST, University of Blaise Pascale Euro Inox RWTH Aachen Institute of Steel Construction Technical Research Centre of Finland (VTT) The Swedish Institute of Steel Construction (SBI) Universitat Politècnica de Catalunya (UPC) (coordinatore del progetto)

Seconda edizione
Questo manuale di progettazione è stato redatto dallo Steel Construction Institute per essere pubblicato come risultato del programma finanziato dalla CECA "Progetto di valorizzazione - Sviluppo dell'uso di acciaio inossidabile in edilizia" (contratto 7215-PP-056) e costituisce una revisione completa del Manuale di progettazione per strutture in acciaio inossidabile preparato dallo stesso Istituto fra il 1989 ed il 1992 e pubblicato da Euro Inox nel 1994. Questa nuova edizione tiene conto dei progressi delle conoscenze in tema di comportamento delle strutture in acciaio inossidabile nell'ultimo decennio ed, in particolare, sono stati inseriti i nuovi suggerimenti di progettazione del progetto finanziato dalla CECA e

iii

sul montaggio. RWTH di Aachen. sulla produzione. ecc. Sviluppo dell'uso di acciaio inossidabile nell'edilizia (contratto 7210-SA/842). che è stato ampliato con l'inserimento del progetto di strutture resistenti al fuoco. composto dai rappresentanti di ogni partecipante. Un comitato di verifica progettuale. subcontraenti ed organismi finanziatori. sulle saldature. Gli esempi riportati sono stati effettuati presso i seguenti partecipanti: • • • • • Istituto di Tecnologia di Luleå. sui collegamenti. ha offerto la sua supervisione ai lavori ed ha contribuito alla redazione del manuale.recentemente concluso. Negli ultimi 10 anni sono state emesse nuove norme europee sugli acciai inossidabili. Questo manuale è stato aggiornato alle normative attuali ed ai dati in esse precisati. Centre Technique Industrial de la Construction Métallique (CTICM) The Steel Construction Institute (SCI) The Steel Construction Institute Centro Sviluppo Materiali (CSM) The Steel Construction Institute Swedish Institute of Steel Construction (SBI) Swedish Institute of Steel Construction (SBI) Technical Research Centre of Finland (VTT) Health and Safety Executive (UK) Universitat Politècnica de Catalunya (UPC) AvestaPolarit AB (publ) (ex Luleå Institute of Technology) Euro Inox Universitat Politècnica de Catalunya (UPC) Centre Technique Industrial de la Construction Métallique RWTH Aachen Institute of Steel Construction Technical Research Centre of Finland (VTT) Sono stati membri del comitato direttivo e/o hanno redatto gli esempi di progetto: Nancy Baddoo Massimo Barteri Bassam Burgan Helena Burstrand Knutsson Lars Hamrebjörk Jouko Kouhi Roland Martland Enrique Mirambell Anders Olsson Thomas Pauly Esther Real Ivor Ryan Heiko Stangenberg Asko Talja iv . Centro di Ricerca Tecnica della Finlandia (VTT).

RINGRAZIAMENTI Si ringraziano vivamente i seguenti organismi per il loro sostegno finanziario al progetto: • • • • Fondo di Ricerca per l’Acciaio ed il Carbone (FRAC) (ex Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio (CECA)) Euro Inox Health and Safety Executive (Regno Unito) Outokumpu Stainless Oy. v .

Con l’occasione. si adeguano a quelle delle seguenti Parti dell’Eurocodice 3. vi . Gli Esempi di Progettazione contenuti nella Parte II mostrano come devono utilizzarsi le Raccomandazioni.euro-inox. Un Commento alle Raccomandazioni. né come testo in grado di esimere i progettisti dalla loro responsabilità di garantire.PREMESSA Questo manuale è stato preparato per guidare ingegneri esperti nella progettazione di strutture in acciaio in generale. Un sistema di riferimenti incrociati individua il capitolo degli esempi corrispondente alla raccomandazione in oggetto.org) e sul sito web di Euro Inox (www. Progettazione delle strutture in acciaio: EN 1993-1-1 EN 1993-1-2 EN 1993-1-3 EN 1993-1-4 EN 1993-1-5 EN 1993-1-8 EN 1993-1-9 EN 1993-1-10 Progetto di strutture in acciaio: norme generali sugli edifici Progetto di strutture in acciaio: strutture anti-incendio Progetto di strutture in acciaio: elementi e lamiere sottili formati a freddo Progetto di strutture in acciaio: acciai inossidabili Progetto di strutture in acciaio: elementi strutturali a piastra Progetto di strutture in acciaio: giunti e collegamenti Progetto di strutture in acciaio: resistenza alla fatica Progetto di strutture in acciaio: qualifica dei materiali per tenacità alla frattura Questo Manuale fornisce per alcuni fattori solo valori raccomandati. vengono presentati i risultati di varie campagne sperimentali condotte specificatamente per fornire una base di dati sperimentali al Manuale. Il manuale è diviso in due parti: • • Parte I Parte II Raccomandazioni Esempi di Progettazione Le raccomandazioni della Parte I sono formulate secondo la filosofia degli stati limite ed. non necessariamente solo inossidabile. Non deve considerarsi assolutamente come pubblicazione di carattere ufficiale.steelbiz. che include un insieme completo di riferimenti. la sicurezza e la funzionalità delle strutture. Lo scopo del Commento alle Raccomandazioni è consentire al progettista di valutare i fondamenti delle raccomandazioni e facilitare lo sviluppo di revisioni non appena nuovi dati si rendano disponibili. Le Raccomandazioni e gli Esempi di Progettazione sono disponibili on-line presso Steelbiz (www. nei risultati. che possono essere soggetti a modifica a livello nazionale attraverso Documenti Nazionali di Applicazione. è inoltre disponibile online su questi siti.org). Le Raccomandazioni. gli Esempi di Progettazione e il Commento alle Raccomandazioni sono anche disponibili su un CD edito da Euro Inox. all'occorrenza.

steelstainless. comunque causati.org/software per la progettazione di membrature in acciaio inossidabile formate a freddo soggette a tensione assiale. vii .Uno strumento di progettazione on-line è inoltre disponibile al link www. morti. danni o ritardi. Le raccomandazioni di progettazione presentate in questo manuale si fondano sulle migliori conoscenze a disposizione all'atto della pubblicazione. compressione assiale o flessione. Comunque. per l'uso dei suggerimenti contenuti in questo manuale. Lo strumento di progettazione calcola le proprietà della sezione e la resistenza delle membrature in accordo con le raccomandazioni contenute in questo Manuale di Progettazione. da parte dei partecipanti al progetto e degli altri partecipanti alla redazione del manuale. non si assume alcuna responsabilità per lesioni personali. perdite.

viii .

7 Durabilità PROPRIETA’ DELLE SEZIONI TRASVERSALI 4.2 Progettazione agli stati limite 2.4 Effetti della temperatura 3.1 1.4 Giunti saldati 3 4 5 6 ix .1 Introduzione 5.6 Calcolo delle proprietà delle sezioni 4.4 Larghezze efficaci 4.2 Membrature soggette a trazione 5.3 Membrature soggette a compressione 5.3 Proprietà fisiche 3.3 1.7 Resistenza delle sezioni PROGETTO DELLE MEMBRATURE 5.INDICE PREFAZIONE RINGRAZIAMENTI PREMESSA PARTE I .4 Membrature soggette a flessione 5.2 Comportamento meccanico e valori di progetto delle caratteristiche meccaniche 3.6 Scelta dei materiali 3.3 Classificazione delle sezioni trasversali 4.2 Rapporti massimi larghezza/spessore 4.1 Qualità dei materiali 3.5 Elementi irrigiditi 4.3 Carichi MATERIALI: PROPRIETA’. SCELTA E DURABILITA’ 3.5 Life cycle costing 3.1 Requisiti generali 2.1 Generalità 4.5 Membrature soggette alla combinazione di carichi assiali e momenti flettenti PROGETTO DEI COLLEGAMENTI 6.2 1.3 Viti autofilettanti 6.Raccomandazioni 1 INTRODUZIONE 1.1 Raccomandazioni generali 6.2 Giunti bullonati 6.4 Scopo Simboli Convenzione per gli assi delle membrature Unità di misura 1 1 1 3 3 5 5 5 7 11 11 16 21 22 22 23 26 35 35 35 35 39 44 48 50 55 55 55 55 59 70 73 73 75 80 80 iii v vi 2 PRINCIPI DI PROGETTAZIONE 2.

2 Casi particolari APPENDICE C – Caratteristiche dei materiali per il calcolo degli spostamenti PARTE II .Esempi di progettazione 1 .1 Introduzione 10.5 Grippaggio 10.Colonna saldata con sezione trasversale ad H e vincoli laterali 3 .Colonna a sezione circolare cava (CHS) 2 .Dimensionamento della lamiera grecata per una copertura a due luci 12 – Trave a C formata a freddo per una pavimentazione esterna 13 – Travatura reticolare composta da elementi cavi x .Dimensionamento della lamiera grecata per una copertura a due luci 4 – Resistenza a fatica di un giunto saldato tra elementi cavi 5 – Giunto saldato 6 – Giunto bullonato 7 – Resistenza a taglio di una trave alta 8 – Resistenza di una trave ai carichi concentrati 9 – Trave con la flangia compressa non vincolata 10 – Colonna con carico assiale in caso d’ incendio 11 .3 Operazioni di formatura 10.3 Generalità Determinazione della curva sforzo/deformazione Prove su membrature 85 85 85 88 89 97 98 98 98 98 100 100 100 101 103 108 108 111 113 113 116 117 119 121 123 127 135 139 147 153 159 165 173 181 187 195 8 9 10 ASPETTI DELLA FABBRICAZIONE 10.7 PROGETTO DI STRUTTURE RESISTENTI AL FUOCO 7.1 Caso generale B.6 Finitura APPENDICE A – Relazione fra le designazioni degli acciai inossidabili APPENDICE B .1 Generalità 7.1 9.Snellezza λLT per instabilità laterale-torsionale B.2 9.2 Proprietà meccaniche ad elevata temperatura 7.3 Proprietà termiche ad elevata temperatura 7.2 Immagazzinamento e movimentazione 10.4 Determinazione della resistenza al fuoco delle strutture FATICA PROVE 9.4 Saldatura 10.

1. Parte 1. a differenza della normale pratica di molti paesi. I suggerimenti sono stati formulati usando il metodo degli stati limite.1. Norme generali. installazioni offshore e analoghe. si veda il Cap. l'asse maggiore di una sezione è di solito quello indicato con "y-y" e quello minore con "z-z".z. campata momento flettente forza assiale azione variabile resistenza azione di taglio modulo di resistenza Lettere greche maiuscole ∆ differenza in…. I suggerimenti riguardano aspetti del comportamento del materiale. EN 1993-1-1.1 1. tipo quelle per gli impianti nucleari per i quali già esistono norme specifiche per l’impiego dell’acciaio inossidabile. che sono impiegati solitamente per applicazioni strutturali o architettoniche.2 Simboli In generale i simboli usati in questo Manuale sono gli stessi usati nell’ Eurocodice 3. Occorre ricordare che. Nb. Dimensioni ed assi delle sezioni sono illustrati in fig. effetto delle azioni azione. (precede il simbolo principale) 1 . E' stato fatto largo uso di indici. Le raccomandazioni sono state confermate esclusivamente per materiali con carico di snervamento nominale fy inferiore a 480 N/mm2. come ad es.3.Rd è la resistenza di progetto (indice Rd) di un pilastro soggetto ad un carico assiale (N) di instabilità (indice "b") rispetto all'asse minore (indice "z"). Progetto di strutture in acciaio. 1. modulo di elasticità tangenziale momento d’inerzia lunghezza. area valore fissato. Non devono utilizzarsi per strutture particolari. 1.1.1 INTRODUZIONE Scopo I suggerimenti di questa parte del manuale valgono per specifici tipi di acciai inossidabili impiegati nelle strutture. Resistenze maggiori possono essere considerate nella progettazione se il progetto viene opportunamente corredato da apposite prove. la progettazione di elementi profilati a freddo e saldati ed i loro collegamenti. coefficiente modulo di elasticità. Lettere latine maiuscole A C E F G I L M N Q R V W azione eccezionale. forza azione permanente. Servono principalmente per il progetto di elementi e di componenti strutturali secondari per edifici. Valgono per gli acciai inossidabili di tipo austenitico e duplex.

coefficiente Rapporto.5 rapporto di snellezza (una barra sopra il simbolo indica “parametro adimensionale”) Coefficiente di riduzione Tensione normale Tensione tangenziale Rapporto Coefficiente di riduzione (per instabilità) Rapporto tra le tensioni. campata. interasse forza uniformemente distribuita raggio. bullone Sezione trasversale Critico Progetto Eulero Efficace Efficace (con ulteriori indici) Elastico Ala Lordo 2 (alfa) (beta) (gamma) (epsilon) (lambda) (rho) (sigma) (tau) (fi) (chi) (psi) Rapporto. distanza dal bordo. coefficiente di riduzione . larghezza della sezione di gola dei cordoni di saldatura larghezza. ampiezza distanza. fattore. coefficiente Coefficiente parziale di sicurezza  235 E Deformazione.zz: distanza tra elementi di rinforzo. numero intero coefficiente. instabilità. lunghezza libera di inflessione costante numero di…. spostamento dell’asse neutro. Coefficiente =   210000 f y      0. raggio di raccordo passo sfalsato spessore asse maggiore asse minore deformazione per arricciatura assi ortogonali Lettere greche minuscole α β γ ε λ ρ σ τ ϕ χ ψ Indici a b c cr d E eff e el f g Valore medio Appoggio. passo. distanza dall’estremità resistenza di un materiale intervallo altezza raggio di inerzia. profondità eccentricità. lunghezza di schiacciamento lunghezza.Lettere latine minuscole a b c d e f g h i k l m n p q r s t uu vv ww xx.yy. sporgenza diametro.

Per esempio. ultima (riferito a) azione di taglio Taglio. e quello zz il minore. è la seguente: "Si usa l'asse intorno al quale il momento agisce".4 • Unità di misura Forze e carichi kN. saldatura. kN/m2 Si consiglia si usare nei calcoli le seguenti unità di misura: 3 . secante Sollecitazione a trazione (area).i.j. Per sezioni angolari non simmetriche gli assi maggiore e minore (uu e vv) sono inclinati rispetto agli assi yy e zz (fig. kN/m. torsione Asse principale maggiore della sezione trasversale. 1.1. o all’ala maggiore per sezioni in angolari. La convenzione utilizzata per gli indici che indicano gli assi per i momenti. o all’ala maggiore per sezioni angolari. ingobbamento asse lungo la membratura Snervamento (valore sperimentale).1).3 xxyyzz- Convenzione per gli assi delle membrature secondo la lunghezza della membratura asse della sezione trasversale perpendicolare all’anima. asse principale minore della sezione trasversale Anima . asse della sezione trasversale parallelo all’anima.k k LT M N net o pl R r S s t u V v w x y z σ τ Indici (in sostituzione di valori numerici) Caratteristica Laterale-torsionale (riferito a) momento flettente (riferito a) forza assiale Netto Iniziale Plastico Resistenza Valore ridotto Forza interna. In generale la convenzione per gli assi delle membrature è la seguente: L'asse yy rappresenta normalmente l'asse maggiore della sezione. trazione. irrigidimento Tensione. asse della sezione trasversale (asse maggiore salvo che per sezioni non simmetriche) Asse della sezione trasversale (asse minore salvo che per sezioni non simmetriche)) Tensione normale Tensione tangenziale 1. per una sezione ad I il momento flettente agente nel piano dell’anima è definito My perché agisce attorno all'asse della sezione trasversale perpendicolare all’anima. momento interno.

• • • • Massa specifica Peso specifico Tensioni e resistenze Momento flettente kg/m3 kN/m3 N/mm2 (= MN/m2 or MPa) kNm Si tenga presente che.1 Dimensioni ed assi delle sezioni 4 .” è utilizzato per separare la parte intera da quella decimale di un numero. b z z b tw hw d y y h y d y tf z z t r h y y h y u z b z v b u y v z z t t Figura 1. secondo la pratica europea il simbolo “.

può causare in tutto o in parte il collasso della struttura e in tal modo pregiudicare la sicurezza delle persone. ad es. se esso viene superato. Sono noti tre tipi di stati limite: stato limite ultimo. superato. dipendendo. Lo stato limite di durabilità può considerarsi come un sottoinsieme degli altri due. dal fatto che la corrosione può pregiudicare la resistenza della struttura o il suo aspetto. instabilità e formazione di cinematismi ) Stabilità contro svergolamenti e sbandamenti Fratture dovute a fatica Stato limite di servizio: • • • • Spostamenti Vibrazioni (ad es. qualora superate. impediscono alla struttura di rispettare le prestazioni richieste.. Le strutture devono essere progettate tenendo conto di tutti gli stati limite relativi. stato limite di servizio e stato limite di durabilità. all'occorrenza. Una struttura deve essere progettata e costruita per: Questi requisiti possono essere rispettati se si usano materiali adatti.1 • • • • PRINCIPI DI PROGETTAZIONE Requisiti generali Mantenersi integra per tutta la sua durata in servizio Sostenere i carichi prevedibili durante la costruzione.2 2. Alcuni esempi pertinenti sono di seguito illustrati. Lo stato limite di servizio è quello per il quale. un programma di manutenzione.2 Progettazione agli stati limite Gli stati limite sono condizioni restrittive che. non possono più essere rispettati particolari requisiti di utilizzo. 2. Lo stato limite ultimo è quello che. indotte dal vento) Danni riparabili imputabili alla fatica Scorrimento viscoso Stato limite di durabilità • • Corrosione Stabilità metallurgica 5 . Stato limite ultimo: • • • Resistenza (compresi snervamento. la messa in opera e il servizio Limitare i danni dovuti ai sovraccarichi eccezionali Essere adeguatamente durevole in rapporto ai suoi costi di manutenzione. rottura. una appropriata progettazione e definendo e specificando procedure per il controllo della qualità in fase di costruzione ed.

10 1.2) Cd 6 .Stato limite ultimo Per lo stato limite ultimo. cfr.9). (2. 2. poiché esso potrebbe indicare valori γM differenti che devono essere utilizzati al posto dei valori riportati nella tabella 2. saldature.25 In alternativa alla determinazione della resistenza di progetto mediante calcoli analitici. La tabella 2. (Se non è disponibile un DNA. elementi e strutture (in merito. Deve essere inoltre fatto riferimento al Documento Nazionale di Applicazione (DNA) della norma EN 1993-1-4 relativo al Paese per il quale si sta progettando la struttura. a causa di un carico caratteristico applicato sull’elemento Fk (vedere Cap. compresa instabilità locale Membrature progettate all’instabilità mediante prove sulle membrature stesse Sezioni tese progettate a rottura Bulloni.1. e è il corrispondente valore ammissibile dell’effetto. incrementati secondo i coefficienti di sicurezza. (2. ad esempio l’inflessione di una membratura in risposta alle forze ed ai momenti agenti su di essa. vedi Capitolo 2. allora i fattori γM devono essere concordati con il cliente e con l’autorità competente. è ammessa la prova diretta su materiali. applicati sulla struttura (Fd. Stati limite di servizio La corrispondente relazione per gli stati limite di servizio è: Ed ≤ Cd dove: Ed è il valore di progetto di un effetto. perni e alette per le giunzioni γM0 γM1 γM2 γM2 1.25 1.3.4).1) Rd La resistenza di progetto Rd.) Tabella 2.1 Valori raccomandati per γM Simbolo Valore (EN 1993-1-4) Per la resistenza di: Sezioni trasversali progettate oltre lo snervamento. è normalmente data come Rk/γM dove Rk è la resistenza caratteristica e γM è un coefficiente parziale di sicurezza. Il coefficiente parziale γM assume diversi valori.10 1. il Cap. deve essere rispettata la seguente relazione: S d ≤ Rd dove: Sd è il valore di progetto delle forze e dei momenti nella membratura o nell’elemento dovuti ai carichi.1 fornisce i valori di γM da usare con questo Manuale di Progettazione.3) e è la corrispondente resistenza di progetto indicata nella relativa appendice di queste raccomandazioni. presi dalla EN 1993-1-4.

3. trattati nel Cap. incendi o urti di veicoli. purché siano rispettati i valori minimi prescritti dalle relative norme per i carichi o dalle Autorità competenti. ad es.2 • • • Stato limite ultimo – Azioni Si possono distinguere i seguenti tipi di azione: Azioni “permanenti” (G).3. allora i fattori γF. equipaggiamenti.Stati limite di durabilità Per questi tipi di stati limite occorre considerare i fenomeni di corrosione.7. ad es. Il Documento Nazionale di Applicazione fornisce inoltre valori raccomandati per i fattori di riduzione (ψ) delle combinazioni di carichi variabili e (ξ) dei carichi permanenti sfavorevoli.. 2. Azioni “eccezionali” (A). peso proprio della struttura. da variazioni di temperatura. assestamenti disomogenei o terremoti (azione indiretta) I valori caratteristici (Fk) delle singole azioni sono precisati: • in EN 1991. ad es.1 Carichi Generalità Negli Eurocodici.. Azioni “variabili” (Q). ad es. carichi di neve. Deve essere inoltre fatto riferimento all’ Documento Nazionale di Appliacazione (DNA) della norma EN 1990 relativo al Paese per il quale si sta progettando la struttura. In fase di progetto si devono considerare tutte le possibili combinazioni reali delle azioni ed identificarne i casi più gravosi. variazioni di umidità. il carico è espresso in termini di “azioni”. Azioni sulle strutture. dovuto ad esplosioni. 3. impianti ausiliari e fissi. (che sarà sostituita dalla EN 1991 e Documenti nazionali di Applicazione) o su altre norme relative ai carichi. poiché esso potrebbe indicare valori γF differenti che devono essere utilizzati al posto dei valori raccomandati..) 7 . • I valori di progetto delle singole azioni (Fd) si ottengono moltiplicando le azioni caratteristiche per i coefficienti parziali di sicurezza (γF). 2. azioni causate per effetto della temperatura. o dal progettista dopo aver consultato il cliente. La EN 1990 Principi di Progettazione Strutturale fornisce combinazioni di carichi da utilizzare nella progettazione di edifici e valori raccomandati per i coefficienti parziali moltiplicatori dei carichi (γF).3 2.. (Se un DNA non è disponibile. ψ e ξ devono essere concordati con il cliente e l’autorità competente. carichi di vento. carichi imposti. oppure dal cliente. Una ”azione” è definita come: • • Un insieme di forze (carichi) applicate alle strutture (azione diretta) Un insieme di deformazioni imposte o accelerazioni causate.

i i >1 G.j è il fattore parziale per l’azione variabile principale 1 è un fattore di riduzione per le azioni permanenti sfavorevoli G è un fattore di riduzione per il valore della combinazione di un’azione variabile Q.1 + ∑ γ Q .i i >1 (2.4b) dove Gk. j Gk.i Qk .1 ξj ψ0. j + γ Q . j + γ Q .i j i γG.i è il valore caratteristico dell’azione permanente è il valore caratteristico dell’azione variabile principale 1 (cioè l’azione variabile più sfavorevole) sono i valori caratteristici delle azioni variabili di accompagnamento i è l’indice dell’azione permanente è l’indice dell’azione variabile è il fattore parziale per l’azione permanente Gk. Tuttavia. per impiego normale.85 Il valore di ψ0 dipende dal tipo di carico (si veda in proposito la EN 1990).4a e 2.j Qk. Per strutture in acciaio.i = 1.1 Qk.1 = 1. j Gk.3. Nella EN 1990 sono raccomandati i seguenti valori: γG.1Qk .1 + ∑ γ Q . cioè in casi che non coinvolgono carichi eccezionali.3 era eccessivamente pessimistica per strutture pesanti. la meno favorevole tra le seguenti espressioni: ∑γ j ≥1 j ≥1 G.1Qk .Come riportato nella EN 1990.4a) ∑ξ γ j Gk.iψ o .4a e 2.i Qk .3) o in alternativa.1ψ 0.1Qk .4b sono state introdotte poiché l’equazione 2. di nuovo un riferimento deve essere fatto all’DNA relativo al Paese per il quale si sta progettando la struttura.i Qk . j + γ Q .iψ o .i i >1 (2. le equazioni 2. Le equazioni 2. j (2.4b generalmente danno carichi più leggeri rispetto all’equazione 2. 8 .35 (per effetti sfavorevoli) γQ. la combinazione delle azioni può essere espressa come: ∑γ j ≥1 G.5 γQ.1 + ∑ γ Q .iψ o .j = 1.j γQ.5 ξ = 0.

6) (2.25Dn) dove: D1 D2 L1 L2 è il carico permanente. onde e correnti.1D1 + 1.7) Wo We Dn 2.9D1 + 0.9D2 + 0. (Deve essere inoltre fatto riferimento all’ DNA relativo al Paese per il quale si sta progettando la struttura.35(We + 1.25Dn) Condizioni estreme di maltempo: 1.25Dn) (2. impianti ausiliari e fissi è il carico permanente comprensivo del peso di equipaggiamenti ed altre voci variabili a seconda delle diverse modalità operative è il carico accidentale 1.5L1 + 1.Load and Resistance Factor Design.8L1 + 1. per il progetto dei componenti in acciaio inossidabile della parte superiore della struttura.2.1L1 + 1.3. Si noti che vengono utilizzati gli stessi simboli delle API RP2A. costituito da carichi di breve durata dovute ad operazioni quali sollevamento di utensili da trivellazione e sollevamento mediante gru. La EN 1990 fornisce le combinazioni di carichi da utilizzare nella progettazione delle costruzione.1D2 + 1.2(Wo + 1. First Edition.5) In presenza di carichi verticali che si oppongono alle forze interne dovute a vento. comprensivo del peso dei carburanti presenti nelle condotte e nei serbatoi è il carico accidentale.) 9 . ormeggio serbatoi e carico degli elicotteri è il valore di calcolo del carico o dell’effetto del vento. i carichi verticali possono così ridursi: 0.3D1 + 1. delle onde e delle correnti (periodo di ritorno di 100 anni) è la forza d’inerzia (2. Condizioni normali d’esercizio: 1. Nell’uso di questo Manuale. che comprende il peso proprio delle strutture.3D2 + 1. macchinari in funzione. 1993.5L2 + 1.4 Carichi allo stato limite di servizio Gli stati limite di servizio devono essere verificati per le seguenti combinazioni di carichi: • • • caratteristica frequente quasi permanente. vengono suggerite le seguenti combinazioni dei carichi insieme ai carichi specificati nelle API RP2A.3 Stato limite ultimo – Carichi sulle strutture offshore Si deve fare riferimento alle norme API RP2A – LRFD: Recommended Practice for Planning. delle onde e delle correnti è il valore limite del carico o dell’effetto del vento.3. equipaggiamenti. Designing and Constructing Fixed Offshore Platforms .35(We + 1.

1.4. il benessere degli operatori o il funzionamento dei macchinari (Appendice A.1.4. Si noti che l’EN 1990 fornisce le combinazioni appropriate delle azioni da usare nelle seguenti situazioni: • • • per calcolare gli spostamenti sotto combinazioni normali di azioni (Appendice A.i i >1 (2. normalmente utilizzata per gli stati limite ultimi. 10 .2.3(6)) se si devono considerare l'aspetto della struttura. j + Qk .3.Per la combinazione caratteristica. rilassamento o viscosità (Appendice A.3(1)) quando occorre tener conto delle deformazioni a lungo termine causate da ritiro. 2.i Qk .1 + ∑ψ o . deve essere impiegata la seguente combinazione di carichi: ∑G j ≥1 k.3(4) e (5)).8) dove tutti i termini sono definiti nella Cap.1.4.

Contengono il 1718% di cromo e l’8-11% di nichel.1 3. SCELTA E DURABILITA’ Qualità dei materiali Introduzione 3.4404 (AISI 316L). Gli acciai inossidabili sono distinti in 5 gruppi o classi a seconda della loro struttura metallurgica (ossia.1.4301 (noto come AISI 304) e 1. i duplex presentano una forte resistenza all'usura. Gli acciai inossidabili austenitici offrono una buona combinazione di proprietà di resistenza alla corrosione. tipicamente definiti come austenitici standard. I tipi a basso tenore di carbonio di queste classi sono 1. ferritici.7.4301 e 1. In questo manuale sono contemplati soltanto gli acciai ottenuti con trattamenti di laminazione e formatura. Acciai inossidabili. La migrazione locale del cromo dalla regione di confine delle particelle di carburi genera un attacco corrosivo preferenziale intercristallino e questo acciaio viene definito sensibilizzato o affetto da degradazione da saldatura (cfr. ad es. si sarebbero dovuti impiegare i tipi "L" o gli acciai stabilizzati. Il tipo 1. in passato.4307 (AISI 304L) e 1. I tipi 1.4401 (noto come AISI 316). per la realizzazione di componenti strutturali per carrozze treni ed elementi architettonici portanti. Per evitare problemi riguardanti la resistenza a corrosione in presenza di saldature. generalmente è utilizzato nell’industria automobilistica.1.4401 erano. Elenchi degli acciai inossidabili che fornisce la composizione chimica e dati di riferimento riguardanti alcune caratteristiche fisiche.. come il tipo 1. sono 1.2). Gli acciai inossidabili austenitici ed i duplex sono di solito i più utilizzati per la costruzione di strutture. negli aeroplani. 1 Il carbonio presente nell'acciaio reagisce con il cromo e provoca la precipitazione di carburi di cromo ai bordi dei grani in dati cicli termici. specie se saldati. martensitici.4318 è un acciaio inossidabile a basso tenore di carbonio ed elevato contenuto di azoto che incrudisce molto rapidamente quando lavorato a freddo. fabbricati con un contenuto in carbonio notevolmente più elevato con implicazioni sul comportamento alla corrosione1. I tipi più comunemente usati. 3.2 Norme Prodotti piani e prodotti lunghi La normativa di riferimento è la EN 10088. costituita da tre parti: • Parte 1. e non quelli prodotti tramite getti. duplex ed indurenti per precipitazione).6 vengono fornite indicazioni sulla scelta dei tipi di acciaio per particolari applicazioni.3 MATERIALI: PROPRIETA’. nelle zone termicamente alterate delle saldature ("ZTA"). di formatura e di fabbricazione.4541 o 1. 3. 3. con ottima resistenza alla tensocorrosione (corrosione sotto tensione). austenitici. Nel Cap.1 Esistono vari tipi di acciaio inossidabile e non tutti sono adatti per applicazioni strutturali. 11 . come il modulo di elasticità E.4571.

piastre e nastri per impieghi generali che fornisce le caratteristiche tecniche e la composizione chimica dei materiali usati per la formatura dei profilati.. Parte 3. I valori di progetto delle proprietà meccaniche sono indicati nel Cap.2.2.• Parte 2. Ad es.4307. dove: X Indica un acciaio molto legato 2 100 x % di Carbonio CrNi Simboli chimici degli elementi principali presenti nella lega 18-9 Percentuali dei principali elementi presenti nella lega Ogni nome di un acciaio inossidabile ha un unico numero corrispondente. il tipo AISI 304L ha il numero di acciaio 1. non sono tutte identiche a quelle della EN 10088.4307 è X2CrNi18-9. Il nome dell’acciaio numero 1. Indica il materiale (acciaio) 43 Indica un gruppo di acciai inossidabili 07 Identifica la sua qualità Il sistema del nome dell’acciaio offre qualche chiarimento sulla composizione chimica dell'acciaio. Va notato che. in cui: 1.4. 12 . • Il sistema di designazione della EN 10088 si basa sul numero Europeo dell’acciaio e sul nome dell’acciaio. Sia gli acciai inossidabili austenitici che gli acciai duplex possono essere ritenuti adeguatamente tenaci e non suscettibili a frattura fragile per temperature di servizio fino a − 40°C. tondi e profilati per impieghi generali. Nell’Appendice A è presente una tabella di equivalenza fra le varie designazioni nazionali e quella europea degli acciai inossidabili. La composizione chimica di tali acciai è presente nella tabella3. La tabella3.1 illustra le caratteristiche meccaniche per gli acciai inossidabili comuni specificate nella EN 10088-2. Condizioni tecniche di fornitura per prodotti semilavorati. che fornisce le proprietà tecniche e la composizione chimica dei materiali usati per i prodotti lunghi. Condizioni tecniche di fornitura per lamiere sottili. sebbene le designazioni delle DIN tedesche siano simili. 3. barre.

è inferiore del 5% 13 . P = lamiere laminate a caldo (2) Proprietà delle sezioni trasversali (3) Per materiali stirati e raddrizzati .5 75 8 13.5 75 8 13.5 75 8 13.4462 H P Acciai austenitici basso C arricchiti al Ni Acciai duplex Note.5 75 8 13.4307 H P C 1. H = nastri laminati a caldo.Tabella 3.4362 H P C 1.4571 H P C 1.5 75 230 210 210 220 200 200 240 220 220 240 220 220 220 200 200 240 220 220 350 330 330 450 400 400 500 460 460 540 – 750 520 – 720 520 – 720 520 –700 520 –700 500 – 700 530 – 680 530 – 680 520 – 670 530 – 680 530 – 680 520 – 670 520 – 720 520 – 720 500 – 700 540 – 690 540 – 690 520 – 670 650 – 850 650 – 850 630 – 830 650 – 850 650 – 850 630 – 800 700 – 950 700 – 950 640 – 840 45(3) 45(3) 45 45 45 45 40 40 45 40 40 45 40 40 40 40 40 40 35 35 45 20 20 25 20 25 25 Acciai austenitici al Cr-NiMo Acciai austenitici stabilizzati C 1.2% 2 (N/mm ) Resistenza a trazione 2 (N/mm ) Allungament o dopo rottura (%) Tipo di acciaio Acciai austenitici al Cr-Ni C 1.4301 H P C 1.5 75 8 13.1 Valori di specifica delle proprietà meccaniche dei comuni acciai inossidabili secondo EN-10088-2 Forme di prodott (1) o Spessor e max (mm) Minimo carico unitario di scostamento dalla proporzionalità (2) dello 0.4404 H P 8 13. (1) C = nastri laminati a freddo. il valore min.5 75 8 13.4541 H P C 1.4318 H P C 1.4401 H P C 1.5 75 8 13.5 75 8 13.

Si consiglia l’utilizzo di elementi di collegamento austenitici.5 6. non presenti nella specifica. il materiale per bulloni e dadi è caratterizzato dalla lettera "A" per gli austenitici.5 22.5 2.05 – 0.5 – 18.0 9.5 – 19.03 0.5 2.5 2. a causa del loro alto contenuto in zolfo. Elementi di collegamento in acciaio inossidabile resistenti a corrosione.0 .0 – 23. come il titanio che 14 .3.03 0.0 16.0 – 12. cfr.0 – 13.5 – 18.4301.07 0. Nelle EN ISO 3506.0 Ni 8.0 10.2 N: 0. se rispettano i requisiti richiesti per le caratteristiche fisiche e meccaniche ed hanno una resistenza equivalente alla corrosione.07 0.5 4. Sono ammessi materiali alternativi.1 – 0.0 – 19.22 Mo Altri Nota: (1) Il titanio si aggiunge per stabilizzare il carbonio e per migliorare le proprietà anticorrosione nelle zone termicamente alterate delle saldature.03 Cr 17.1 – 0.4318 Acciai duplex 1.4462 Composizione chimica secondo EN 10088-2 Contenuto leganti (max.5 – 6.0 – 10. Gli acciai di tipo A1.5 Ti: 5xC – 0. La lettera è seguita da un numero (1.5 – 19.7 (1) N: 0.4301 1. 4 o 5) che rispecchia la resistenza alla corrosione. in cui "1" rappresenta la più bassa e "5" la più alta.5 8.0 3.4541 1.03 0.0 10.2 Tipo di acciaio 1.6 2.0 – 2.5 – 3.0 – 2.1. Elementi di collegamento Gli elementi di collegamento in acciaio inossidabile sono contemplati dalla EN ISO 3506.4307 e 1.5 10.0 – 2.5 – 5. 3. Gli acciai di tipo A2 hanno resistenza alla corrosione equivalente a quella del tipo 1. l’uso di acciai inossidabili austenitici al Ti è stato praticamente sostituito dalla rapida disponibilità dei tipi 1.5 17.5 16.5 16.03 0.4307 Acciai austenitici 1.7 (1) Ti: 5xC – 0. o ammissibile) in % sul peso C 0.4401 1.08 0.4571 1.0 – 13.5 – 18. gli acciai di tipo A3 sono acciai inossidabili stabilizzati con resistenza alla corrosione equivalente a quella del tipo 1.08 0. dalla "F" per i ferritici e dalla "C" per i martensitici.4404 1.6. La specifica indica la composizione chimica e le proprietà per i elementi di collegamento per le classi austenitiche.Tabella 3.0 – 24.5 0.5 – 18. 2.5 16.2 N: 0.1 – 0.0 – 10.8.5 – 13.3 e 3. (Si definisce "stabilizzato" un acciaio che ha in lega un forte agente di formazione di carburi. salvo che nella fabbricazione di profilati pesanti. hanno una resistenza alla corrosione più bassa rispetto a quelli con un normale tenore di zolfo.4 (ricavate dalla EN ISO 3506).4362 1.5 17. Bisogna porre attenzione qualora si prendessero in considerazione gli elementi di collegamento di tipo A1. Tuttavia.4541.4404. martensitiche e ferritiche. per i quali le proprietà sono date dalle Tabelle 3.0 21. al riguardo il Cap.

con filettatura ottenuta a macchina. Gli acciai di tipo A5 sono acciai inossidabili al molibdeno stabilizzati. in merito il Cap. e dell’M24 per le classi di proprietà 70 e 80.2% 2 (N/mm ) 210 450 600 A1. Gli elementi di collegamento prodotti con classe di proprietà 50 sono non magnetici. A3. come mostrato nella tabella 3.3 Valori minimi delle proprietà per tipi di elementi di collegamento austenitici secondo ISO 3506 Bulloni Dadi Sollecitazion e massima 2 (N/mm ) Tipo di (1) acciaio Classe di resistenza Diametro filettato Resistenza max. Gli elementi di collegamento austenitici possono essere ottenuti con tre livelli massimi di resistenza (conosciuti come "classi di resistenza"). 70 e 80. le caratteristiche meccaniche devono essere concordate fra fornitore e utilizzatore e contrassegnate con la classe di proprietà secondo questa tabella. con più elevata resistenza alla corrosione. A2.5. Si raccomanda di sottoporre a prova campioni di ogni lotto di produzione. possono mostrare una maggiore tendenza all’usura della filettatura. possono usarsi altri tipi di acciaio indicati nella EN 10088-3. La condizione dell’acciaio degli elementi di collegamento nella classe di proprietà 50 è “ricotto”. (3) Per fissaggi con diametro nominale della filettatura d > 24 mm. cfr. con caratteristiche degli acciai del tipo 1. Occorre tenere conto della necessità di adattare resistenza e proprietà anticorrosione dei dadi e del materiale originario. a (2) trazione 2 (N/mm ) 500 700 800 Carico unitario di scostamento dalla proporzionalità dello 0. Tabella 3.4401. Le classi di proprietà 70 e 80 sono lavorate a freddo e ciò può influire leggermente sulla resistenza alla corrosione. 15 . quelli delle classi 70 e 80 possono mostrare invece qualche caratteristica magnetica. Gli elementi di collegamento con classe di proprietà 50. A4 and A5 50 70 80 ≤ M39 ≤ M24 ≤ M24 (3) (3) 500 700 800 Note: (1) Oltre ai vari tipi di acciaio contemplati in EN 1SO 3056 per le classi di proprietà 50. poiché i valori dipendono dalla lega e dal metodo di lavorazione.3. 10.4571. (2) La resistenza a trazione si calcola sull'area sollecitata.reagisce prevalentemente con il carbonio ed evita la formazione di carburi di cromo). Occorre tener presente che i valori devono essere concordati per fissaggi maggiori dell’M39 per la classe di proprietà 50. Gli acciai di tipo A4 contengono molibdeno ed hanno resistenza alla corrosione equivalente alla classe 1.

come il 1.0 17. incrudiscono a velocità più elevata di altri.2% durante la prova di trazione.4 Tipo di acciaio A1 A2 A3 Composizione chimica di elementi di collegamento secondo EN ISO 3506 Composizione chimica (in % sul peso) (1) C 0.Tabella 3.08 Cr 16.08 0.045 0. Mentre gli acciai al carbonio mostrano un comportamento elastico lineare fino al limite di snervamento ed una curva piatta prima di giungere all'incrudimento. Si osservi che la fig.0 1.0 1.0 2.7 (2) Si 1.1 Comportamento meccanico e valori di progetto delle caratteristiche meccaniche Comportamento sforzo-deformazione Il comportamento sforzo-deformazione degli acciai inossidabili differisce per numerosi aspetti da quello degli acciai al carbonio.0 2.0 2. La differenza più importante è quella della forma della curva sforzo-deformazione.03 Altri (2) sia Ti: ≥ 5xC – 0.0 – 18.8 sia Nb/Ta: ≥ 10xC – 1.5 14. tali curve danno una rappresentazione verosimile del comportamento di alcuni materiali allo stato di fornitura e non sono quelle da utilizzate in fase di progetto.0 8. a causa della loro eccellente duttilità (specialmente i tipi austenitici) e delle loro caratteristiche di incrudimento.4318.05 0.5 2.0 Note: (1) I valori sono i massimi salvo altre indicazioni (2) Il molibdeno può essere presente a discrezione del produttore 3.8 sia Nb/Ta: ≥ 10xC – 1.0 0.2.0 2.0 Mo 0.35 0. l'acciaio inossidabile presenta un andamento più arrotondato con un limite di snervamento non ben definito (vedi fig.0 P 0.0 15.15 0. 3.0 A4 A5 0. 3. 16 .1 illustra tipiche curve sforzo/deformazione sperimentali.0 Mn 6.5 16.1).045 0.045 S 0.0 – 19.0 19. il "limite" di snervamento dell'acciaio inossidabile è generalmente indicato come la tensione che dà luogo ad uno scostamento dalla linea di proporzionalità dello 0.5 10.1 0.0 15.0 3.03 0.0 10. Pertanto.0 1. Alcuni gradi di acciaio inossidabile.0 1.03 sia Ti: ≥ 5xC – 0.0 12.0 3.0 18.0 10.0 2.0 18.0 – 20.0 Ni 5.0 9.2 3. Gli acciai inossidabili possono assorbire urti considerevoli senza fratturarsi.20 0.03 0.08 16.12 0.

dato l'elevato valore della duttilità soprattutto per gli acciai inossidabili austenitici. si riscontra una diminuzione della duttilità.2 400 1.2 mostra le curve sforzo-deformazione per il tipo 1.4462 Acciaio al carbonio S355 σ σ0. La fig.1 Tipiche curve sforzo/deformazione per acciai inossidabili ed acciai al carbonio (trazione nella direzione di laminazione) 3. la resistenza a compressione in direzione longitudinale giace ben al disotto della resistenza a trazione nella direzione trasversale (valore tradizionalmente dato nelle norme di prodotto come la 17 . che in genere non comporta conseguenze negative. La tabella 3.015 ε (σ0.4318 1. Gli acciai lavorati a freddo possono essere specificati in termini di carico di snervamento minimo allo 0.4318 lavorato a freddo a livello C850. Questi fattori. riguardano: Lavorazione a freddo: Il grado di resistenza dei tipi duplex ed austenitici è migliorato dalla lavorazione a freddo (come quella che si ha durante le operazioni di laminazione a freddo. esso tende a manifestare un comportamento a trazione e compressione non-simmetrico e un’anisotriopia (differenti caratteristiche di sforzo-deformazone nelle direzioni longitudinale e trasversale rispetto a quella di laminazione).N/mm² 600 E 1.2%) Figura 3.2 200 0 0. comprese il livellamento/spianatura a rulli).002 0. che possono essere tra loro dipendenti.4301/1.005 0.4401 E σ0.5 fornisce i livelli di incrudimento specificati nella EN 1993-1-4 che sono presi dalla normativa europea per gli acciai inossidabili EN 10088.2% di scostamento dalla proporzionalità o carico massimo a trazione o durezza. Quando l’acciaio inossidabile è lavorato a freddo.010 0.2. dal livello di lavorazione a freddo e dal percorso di produzione.2 Fattori che influiscono sul comportamento sforzo/deformazione Esistono alcuni fattori che possono variare l’andamento della curva sforzo/deformazione per ogni tipo di acciaio inossidabile. Il grado di asimmetria a di anisotropia dipende dal tipo di acciaio. Associata a questo miglioramento. 3.2 è il carico corrispondente ad uno scostamento dalla linea di proporzionalità dello 0.

1. 1. 1.4301. i valori mostrati sono solo indicativi.4541.4).2.4301 1.005 0. (2) Il massimo spessore disponibile per ogni livello di resistenza decresce all’aumentare della resistenza richiesta. L’acciaio inossidabile lavorato a freddo generalmente costa tra il 10% e il 100% in più dell’equivalente materiale ricotto.5 Livelli di resistenza per lavorazione a freddo secondo la EN 10088-2 (applicabile a prodotti piani di spessore ≤ 6 mm) Minima resistenza a trazione1) 2) 700 3) 850 3) Minimo carico Livello di unitario di lavorazione scostamento 2 1) 2) a freddo 0. 3. 1. Il massimo spessore disponibile e l’allungamento residuo sono inoltre dipendenti dalla capacità di incrudimento dell’acciaio e dal livello di lavorazione a freddo – informazioni più precise possono essere richieste dal produttore. È perciò necessaria particolare attenzione nella scelta della resistenza di progetto per il materiale lavorato a freddo (vedere il Cap.4318. 1.4301.020 0.2% o della resistenza a trazione possono essere concordati col produttore dell’acciaio.4401.025 0. 1. 1.4541. 1. 1.4318 1.4301 CP350 CP500 CP700 C700 C850 C1000 350 500 700 350 3) 500 3) 1000 3) 700 850 1000 700 3) Note: (1) Valori intermedi di scostamento dello 0.4571 1. 1.4301.4541. 1. 1.4571 1. della forma di prodotto e del livello di lavorazione a freddo.4401. 1.2% (N/mm ) Tipi di acciaio inossidabile disponibili nelle relativa condizione 1.4318.4318 lavorato a freddo al livello C850 18 . N/mm² 800 600 400 200 0 0.EN 10088).030 trazione longitudinale compressione longitudinale trazione trasversale compressione trasversale σ 1000 ε Figura 3. 1.4571.010 0.4401. in funzione del tipo di acciaio. 1.015 0.4301.4541.4318 1.2 Tipiche curve sforzo .4571.4401. 1. (3) Non specificato. Tabella 3.deformazione per il tipo 1.

Tipico degli angoli delle sezioni dei profilati formati a freddo è un miglioramento del 50% circa della resistenza allo 0,2% di scostamento dalla proporzionalità. Tuttavia l'effetto è localizzato e l'aumento di resistenza della membratura dipende dalla posizione degli angoli nella sezione; ad esempio, in una trave si avrebbe un vantaggio ridotto in corrispondenza degli angoli prossimi all'asse neutro. Il miglioramento della resistenza è più che sufficiente a compensare gli effetti dovuti all'assottigliamento del materiale negli angoli deformati a freddo. Si consiglia di verificare con prove (si veda Cap. 9) qualunque vantaggio strutturale si intenda assumere a causa dell’aumento di resistenza locale per lavorazione a freddo. Per profilati strutturali cavi lavorati a freddo sono disponibili in alcuni paesi come la Finlandia, Certificazioni nazionali che permettono l’utilizzo delle proprietà della lavorazione a freddo. Una successiva saldatura delle membrature avrà un parziale effetto di ricottura con una conseguente riduzione di qualunque proprietà derivante dalla lavorazione a freddo. Il Cap. 6 fornisce le linee guida per il progetto di connessioni saldate tra elementi strutturali formati a freddo. Sensibilità alla velocità di deformazione La sensibilità alla velocità di deformazione è più pronunciata negli acciai inossidabili che in quelli al carbonio. In altri termini, negli acciai inossidabili si può ottenere una resistenza proporzionalmente superiore per rapide variazioni di deformazione rispetto a quelli al carbonio. Trattamenti termici I produttori di acciaio inossidabile offrono vari tipi di finiture che comportano la ricottura o addolcimento. La ricottura, o addolcimento, riduce l’aumento di resistenza e l’anisotropia.

3.2.3

Valori tipici delle caratteristiche meccaniche

Dai punti 3.2.1 e 3.2.2 risulta chiaro che, quando si considerano le proprietà meccaniche degli acciai inossidabili rispetto a quelli al carbonio, vengono coinvolti molti più fattori. La loro metallurgia è più complessa ed il processo di fabbricazione ha conseguenze di maggior rilievo sulle loro proprietà finali. Per ogni tipo di acciaio si possono verificare delle differenze nelle proprietà meccaniche per materiali fabbricati da produttori diversi. Tuttavia, le caratteristiche meccaniche, che dipendono dalla composizione chimica e dai trattamenti termomeccanici, sono ampiamente sotto controllo da parte dei produttori ed è possibile concordare le proprietà desiderate con i singoli produttori. Da un punto di vista strutturale, è significativo il margine con il quale la resistenza allo 0,2% supera il minimo valore ammesso. I valori tipici di resistenza sono fra il 20 ed il 35% al di sopra dei minimi di specifica. Il margine di miglioramento osservato per la resistenza allo 0,2% non è riscontrato per i valori di resistenza a rottura a trazione, che sono di solito soltanto il 10% circa al di sopra dei minimi specificati.

3.2.4

Valori di progetto delle caratteristiche meccaniche

Prodotti piani Sono da considerarsi tre diversi casi: valori minimi previsti, valori risultanti da prove dirette sul materiale o valori certificati dallo stabilimento di produzione. (i) Progetto con i valori minimi previsti
Materiale allo stato ricotto
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Si utilizzino come resistenza caratteristica allo snervamento, fy, e resistenza caratteristica a rottura, fu , i valori minimi previsti nella EN 10088-2 e riportati in tabella 3.1;
Materiale lavorato a freddo Valori nominali più elevati possono essere adottati per fy, e fu di materiali forniti in condizioni di lavorato a freddo, secondo quanto specificato nella EN 10088.

Per materiali forniti con una specificata resistenza allo 0.2% di scostamento (ad esempio nella condizione CP350), la tensione minima di scostamento dello 0.2% riportata in tabella 3.5 può essere preso come fy. Per tenere in debito conto l’asimmetria che si manifesta nel materiale allo stato incrudito, in quei casi in cui la compressione in direzione longitudinale è una condizione di carico prevalente (i.e. nel comportamento a colonna o a flessione con sezione prevalentemente compressa) il valore di fy, dovrebbe essere preso pari a 0,8 × tensione di scostamento dello 0.2%. L’utilizzo di valori più elevati è ammesso se avallato da opportune prove sperimentali (si veda Cap. 9). Per materiali forniti con una specificata resistenza a trazione (ad esempio nella condizione C700), la resistenza minima a trazione riportato in tabella 3.5 può essere presa come fu, il valore minimo di scostamento dello 0.2% da prendere per fy dovrebbe essere concordato con il produttore.
Nota 1: Sezioni cave rettangolari sono disponibili in materiale lavorato a freddo con resistenze intermedie tra CP350 e CP500 con carico di snervamento e carico di rottura garantiti dal produttore (con carico di snervamento valido in trazione e compressione). Nota 2: Le regole di progettazione contenute in questo Manuale sono applicabili a materiali fino al grado CP500 e C850. Per gradi più elevati, la progettazione deve essere condotta mediante prove sperimentali in accordo al Cap. 9, fa eccezione la resistenza della sezione di Classe 1, 2, e 3 in assenza di instabilità locale o globale, che può essere calcolata in accordo al Cap. 4.

(ii)

Progetto con i valori sperimentali E’ un caso da prendere in considerazione solo quando sono state eseguite prove di trazione su provini ricavati da lamiere o da nastri dai quali vengono formate o prodotte le membrature. Il progettista deve inoltre essere certo che le prove siano state svolte secondo norme riconosciute, ad es. secondo le EN 10002-1, e che i procedimenti adottati dal costruttore siano tali che le membrature siano state effettivamente fabbricate con il materiale testato e montate correttamente nella struttura. Il valore della resistenza di progetto può essere ricavato statisticamente secondo le raccomandazioni dell'Allegato Z alla EN 1993-1-1 (da sostituirsi con l’Allegato D alla EN 1990). La resistenza caratteristica a rottura a trazione fu deve soddisfare il valore minimo fornito nella EN 10088-2.

(iii)

Progetto con i valori certificati dell'acciaieria Sono valori della resistenza misurati allo 0,2% presenti nei certificati dell'acciaieria (o del fornitore). Il valore della resistenza di progetto può essere ricavato statisticamente secondo le raccomandazioni dell'Allegato Z alla EN 1993-1-1 (sostituita con l’Allegato D alla EN 1990).
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La resistenza caratteristica a rottura a trazione fu deve soddisfare il valore minimo fornito nella EN 10088-2. Per tutti gli acciai standard austenitici e duplex, utilizzati solitamente nelle applicazioni strutturali, viene utilizzato, per il modulo di Young, un valore di 200.000 N/mm2 come previsto dalla EN 10088-2. Per la valutazione degli spostamenti è più indicato il modulo secante, vedere il Cap. 5.4.6. Per questi tipi di acciai si può assumere, per il rapporto di Poisson, un valore di 0,3 e, per il modulo di elasticità tangenziale G , il valore 76 900 N/mm2. Viti e bulloni Per calcolare la resistenza di un fissaggio sotto trazione, taglio o loro combinazione, si assume per la resistenza fub: fub = σub dove σub è il valore minimo previsto per la resistenza a rottura a trazione indicata nella tabella 3.3 per una specifica classe di resistenza. Per la resistenza a lungo termine di un fissaggio, si deve far riferimento alla EN 1990 per l’appropriata combinazione di azioni allo stato limite ultimo.

3.3

Proprietà fisiche

La tabella 3.6 fornisce le proprietà fisiche a temperatura ambiente allo stato ricotto dei tipi riportati nella EN 10088-1 e considerati in questo Manuale. Le proprietà fisiche possono variare leggermente a seconda della forma e delle dimensioni del prodotto, ma di solito queste variazioni non sono di rilevante importanza nelle applicazioni. Tabella 3.6
Tipo di acciaio

Proprietà fisiche a temperatura ambiente, stato ricotto
Densità (kg/m3) 7900 7900 8000 8000 7900 8000 7900 7800 7800 Dilatazione termica da 20° a -6 100°C (10 / °C) 16 16 16 16 16 16,5 16 13 13 Conducibilità termica (W/m °C) 15 15 15 15 15 15 15 15 15 Capacità termica (J/kg °C) 500 500 500 500 500 500 500 500 500

1.4301 1.4307 1.4401 1.4404 1.4541 1.4571 1.4318 1.4362 1.4462

La proprietà fisica più importante, dal punto di vista strutturale, è il coefficiente di dilatazione lineare che, per i tipi austenitici, è assai diverso rispetto a quello degli acciai al carbonio (12 x 10-6/°C). Quando vengono usati insieme acciai al carbonio ed acciai inossidabili bisogna tener conto, in fase di progetto, degli effetti dovuti alla differenza di dilatazione termica.

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Molto più importanti. devono essere considerati quando si selezionano i materiali. Il costo iniziale dei prodotti strutturali in acciaio inossidabile è approssimativamente quattro volte quello dell’equivalente prodotto in acciaio al carbonio. Tuttavia si avranno risparmi dalla mancanza di operazioni di rivestimento superficiale a intervalli regolari (ripetuti) di tempo.I tipi duplex e ferritici sono magnetici. occorre porre la massima attenzione nella scelta dei prodotti di consumo usati in saldatura per ridurre al minimo il contenuto di ferrite nei cordoni. L’eccellente resistenza alla corrosione dell’acciaio inossidabile può offrire molti vantaggi. tra cui: • minori costi e frequenza di ispezioni 22 . specie per gli acciai austenitici poco legati.5 Life cycle costing C’è una crescente consapevolezza sul fatto che i costi del ciclo di vita (o dell’intera vita). Per le applicazioni non magnetiche è raccomandabile che venga fornita dal produttore dell’acciaio un’ulteriore consulenza. l’esperienza ha dimostrato che utilizzando un materiale resistente alla corrosione per evitare la futura manutenzione. 3. 3. 7 tratta del progetto di strutture resistenti al fuoco e fornisce le proprietà meccaniche e fisiche alle alte temperature. sono altre proprietà meccaniche e i diversi fenomeni di corrosione. Gli acciai duplex non possono essere impiegati a lungo termine per temperature superiori ai 300°C per la possibilità di infragilimento. il progetto di strutture soggette ad altissima o bassissima temperatura per lunghi periodi esula dai fini di questo Manuale. I costi del ciclo di vita prendono in considerazione: • • • costi iniziali costi operativi valore residuo L’acciaio inossidabile viene a volte considerato un materiale costoso. Il Cap. Rispetto agli acciai al carbonio i tipi duplex ed austenitici mantengono una frazione più elevata della loro resistenza al di sopra dei 550°C circa. che superano di gran lunga i costi iniziali del materiale. per applicazioni in condizioni ad elevata temperatura. e non solo i costi iniziali. altri tipi di acciai inossidabili rispetto a quelli qui considerati. Nella maggior parte dei casi sono più adatti. Tuttavia. Un livello considerevole di deformazione a freddo. può anche incrementare la permeabilità magnetica. si possono risparmiare i costi di messa fuori servizio e ripristino della struttura. la successiva ricottura dovrebbe ripristinare le proprietà non magnetiche. Tuttavia. rispetto alle proprietà considerate in questo Cap. per i quali si dovrebbe far ricorso ad ulteriori approfondimenti. Nelle applicazioni dove le proprietà non magnetiche degli acciai austenitici sono importanti. 3.4 Effetti della temperatura Gli acciai austenitici sono impiegati per applicazioni criogeniche.

• •

minori costi di manutenzione lunga vita in servizio

L’acciaio inossidabile ha un elevato valore residuo (valore alla fine della vita della struttura), sebbene questo sia di rado un fattore decisionale per una struttura con una lunga vita di progetto (ad esempio sopra i 50 anni). Il Life Cycle Costing utilizza il principio standard di contabilità del flusso di cassa scontato per ridurre tutti quei costi a valori attuali. Il tasso di sconto comprende inflazione, tassi di interesse bancari, tasse e, eventualmente, un fattore di rischio. Questo consente un confronto realistico sulla base delle opzioni disponibili e dei vantaggi potenziali a lungo termine nell’utilizzo dell’acciaio da valutarsi rispetto alla selezione di altri materiali.

3.6
3.6.1

Scelta dei materiali
Tipi
strutture in acciaio inossidabile si intende sfruttare la sia per motivi estetici, che per ridurre al minimo la massima durata. La resistenza alla corrosione deve fondamentale per la selezione del tipo di acciaio più

Nella maggior parte delle resistenza alla corrosione manutenzione o avere la pertanto essere il criterio adatto.

La resistenza alla corrosione degli acciai inossidabili è dovuta alla presenza di un film passivo in superficie che, permettendo un adeguato rifornimento di ossigeno o di agenti ossidanti, tende spontaneamente a riformarsi in caso di danni. Questa pellicola di ossidi è dovuta principalmente alla presenza di cromo nell'acciaio; anche l'aggiunta di nichel e di altri elementi in lega possono sostanzialmente migliorare la protezione assicurata dal film. In particolare si utilizza una piccola aggiunta di molibdeno per migliorare la resistenza alla corrosione da pitting dell'acciaio (cfr. 3.7.2). La corrosione può avere inizio quando lo strato superficiale di ossidi subisce danni di origine meccanica o di origine elettrochimica. Una progettazione accurata deve garantire risultati sicuri, i progettisti devono quindi essere consapevoli che anche gli acciai inossidabili possono, in determinate circostanze, essere soggetti a diverse forme di corrosione. Nonostante la presenza di questi effetti di degrado, è perfettamente possibile utilizzare tipi di acciaio inossidabile molto efficaci, ammesso che si tenga conto di alcuni principi elementari. I problemi possono manifestarsi quando, nell’uso di questi materiali, non si prendono in considerazione i principi della corrosione. La scelta di un corretto tipo di acciaio inossidabile deve tener conto dell'ambiente di esercizio, del processo con cui è stato prodotto, della finitura superficiale e della manutenzione della struttura. Va osservato che le esigenze di manutenzione sono minime: il semplice lavaggio dell'acciaio inossidabile, eventualmente anche da parte della pioggia, è assai importante per l'aumento della sua durata in servizio. Il primo passo è la caratterizzazione dell'ambiente di esercizio, compresa la previsione di variazioni ragionevoli dalle condizioni di progetto. Nella valutazione dell'ambiente atmosferico, particolare attenzione deve essere dedicata alle condizioni locali, come la presenza di ciminiere che possono espellere fumi
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corrosivi. Devono essere considerati anche possibili sviluppi o cambiamenti d’uso. Fattori di rilievo possono essere anche le condizioni superficiali, la temperatura dell'acciaio e le sollecitazioni previste (vedi Cap. 3.7.2). I tipi di acciaio più indicati possono essere selezionati per offrire una globale e soddisfacente resistenza alla corrosione nell'ambiente in cui saranno inseriti. La scelta deve tener conto del tipo di corrosione che può manifestarsi in maniera significativa nell'ambiente interessato. A tal fine è necessario valutare il tipo di corrosione che si riscontra negli acciai inossidabili. Il Cap. 3.7 puntualizza i principi basilari della corrosione negli acciai inossidabili e precisa le condizioni in cui l'acciaio inossidabile è esente da qualsiasi rischio e complicazione. In esso sono inoltre illustrati i punti generali di una corretta pratica ed anche i casi in cui gli acciai inossidabili devono essere utilizzati con precauzione. In questi ultimi casi dovrebbe essere richiesta una consulenza specialistica per utilizzare con successo l’acciaio inossidabile nella maggior parte dei casi. Successivamente, va tenuto conto delle proprietà meccaniche, della facilità di produzione, della disponibilità delle diverse forme del prodotto, della finitura superficiale e dei costi. La valutazione dell’adeguatezza di un tipo di acciaio può essere meglio effettuata se si fa riferimento alle utilizzazioni dell'acciaio inossidabile presenti in applicazioni ed ambienti simili. La tabella 3.7 fornisce indicazioni per la scelta dei tipi più adatti dal punto di vista atmosferico. Le normative nazionali devono essere inoltre controllate, poiché in molti casi possono essere assai più restrittive. Per i casi di acciai inossidabili immersi, si veda il Cap. 3.7.3.. Quando l'acciaio inossidabile viene a contatto con prodotti chimici, dovrebbe essere richiesta una consulenza specialistica. Tabella 3.7 Tipi di acciaio inossidabile consigliati per impiego in differenti tipologie di atmosfera
Ubicazione Tipo di acciaio L Acciai austenitici al cromo-nichel (es. 1.4301, 1.4307, 1.4541, 1.4318) Acciai austenitici al cromonichelmolibdeno (es. 1.4401, 1.4404, 1.4571), duplex 1.4362 Acciai duplex (1.4462)
L

Rurale M H L

Urbana M H

Industriale L M H X L

Marina M (Τ) H X

Τ

Τ

Τ

Τ

Τ

(Τ) (Τ) (Τ)

Τ

0

0

0

0

Τ

Τ

Τ

Τ

(Τ)

Τ

Τ

(Τ)

0

0

0

0

0

0

0

0

Τ

0

0

Τ

Condizioni di minima corrosione per una certa categoria; es. clima temperato a bassa umidità, bassa temperatura. M Condizioni tipiche della categoria. H Condizioni di corrosione più elevata della categoria; es. presenza continua di forte umidità, elevata temperatura ambiente ed aria inquinata particolarmente aggressiva. O Potenzialmente eccedente le specifiche per quanto riguarda la corrosione. Τ Probabilmente la migliore scelta per la resistenza alla corrosione e costo. X Probabilmente soggetto ad eccesso di corrosione. (T) Da tenere in considerazione se si prendono alcune precauzioni (es. quando è richiesta una superficie relativamente levigata e quando si esegue un regolare lavaggio) NOTE: Le normative nazionali possono contenere requisiti più restrittivi.

Occorre prestare attenzione all’uso di acciai inossidabili a lavorabilità migliorata per gli elementi di collegamento. L'aggiunta di zolfo nella composizione di questi acciai austenitici, li rende meno resistenti alla corrosione, specie se usati in ambienti industriali o marini. Ciò vale in particolare per gli elementi di
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collegamento di materiale A1 secondo la EN ISO 3506; vedasi. al riguardo la tabella3.3.

3.6.2

Disponibilità dei tipi di prodotti

Tipi generici di prodotti Nastri, lamiere e barre sono tutti prodotti largamente disponibili nelle classi di acciaio inossidabile trattate in questo Manuale. I prodotti tubolari sono disponibili nei tipi austenitici ed anche nel tipo duplex 1.4462 (2205). I prodotti tubolari nel tipo duplex 1.4362 (2304) non hanno larga diffusione, poiché questo tipo è da poco utilizzato nell’industria delle costruzioni, anche se ormai viene usato da alcuni anni per pareti anti-esplosione nelle strutture offshore. Esistono diversi profilati laminati (angolari, profilati a C, a T, rettangolari cavi e ad I) nei tipi austenitici standard, come ad es. 1.4301 e 1.4401, ma non per le qualità degli acciai inossidabili duplex. (Si noti che sono molti i prodotti laminati disponibili nei tipi 1.4301 e 1.4401 rispetto a quelli a basso tenore di carbonio 1.4307 e 1.4404). Generalmente gli elementi possono essere fabbricati per formatura a freddo (laminazione o piegatura) o assemblati mediante saldatura. Il materiale nella condizione di lavorato a freddo è disponibile in varie tipologie di prodotto tra cui lamiere, nastri, barre e sezioni cave: • • • lamiere e nastri (spessori tipicamente ≤ 6.0 mm) barre rotonde (diametri da 5 mm a 60 mm) sezioni cave quadrate e rettangolari (dimensioni della sezione fino a 400 mm, spessori da 1,2 mm a 6,0 mm).

I gradi di acciaio inossidabile commercialmente disponibili in condizione di lavorato a freddo sono anche dati in tabella 3.5. Formatura a freddo E' importante verificare a priori, con i potenziali fornitori, i limiti della formatura a freddo, poiché gli acciai inossidabili richiedono carichi per la formatura stessa più elevati rispetto agli acciai al carbonio. La lunghezza degli elementi formati a freddo su pressa è necessariamente limitata dalle dimensioni della macchina o dalla sua potenza nel caso di materiali più spessi o più resistenti. I tipi duplex richiedono circa il doppio del carico di formatura applicato ai materiali austenitici e pertanto, di conseguenza, la serie degli elementi in duplex è più limitata. Inoltre, a causa della minore duttilità dei materiali duplex, devono essere impiegati raggi di piegatura superiori. Ulteriori informazioni sono presenti nel Cap. 10.3.2. Finitura superficiale In determinate applicazioni, la finitura e l'aspetto delle superfici hanno un certo rilievo. I produttori offrono una serie di finiture standard: finitura di stabilimento, finitura opaca e finitura lucida. Si possono inoltre offrire finiture con tessiture personalizzate. Nonostante le diverse finiture siano standardizzate, la variabilità dei trattamenti crea differenze d’aspetto fra le varie acciaierie e anche fra i prodotti dello stesso stabilimento. La finitura lucida è utilizzata frequentemente nelle applicazioni architettoniche, tuttavia si deve tener conto che questo tipo di finitura evidenzia qualsiasi difetto di non planarità del materiale, specialmente nei pannelli. Questo problema può essere risolto con l'utilizzo di lamiere sottili irrigidite, goffrate, tessute, modellate o profilate.

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b) il processo di lavorazione dell’acciaio inossidabile. che può aver indotto condizioni non previste nella valutazione iniziale. ad esempio tramite macchine utensili. 3. La scelta del tipo di acciaio inossidabile più adatto per una determinata applicazione deve essere accuratamente studiata. un'efficiente valutazione dei dettagli ed una adeguata lavorazione.4401 è più costoso del 1. cominciano a manifestarsi seri problemi di corrosione.1 Premessa Gli acciai inossidabili sono molto resistenti alla corrosione e possono essere usati in maniera soddisfacente nella maggior parte degli ambienti. Devono perciò essere preferiti gli elementi di collegamento ottenuti per rullatura perché sono generalmente più robusti di quelli fatti a macchina ed offrono miglior resistenza al grippaggio. generalmente. più alto è il grado di resistenza alla corrosione. Agli elementi di collegamento della classe di proprietà 70 ed 80 si applicano alcune restrizioni (cfr.7. tabella3. le sgradevoli macchie di ruggine sulle superfici esterne possono essere ancora considerate. Il materiale in condizione di lavorato a freddo ha una resistenza alla corrosione simile a quella del materiale ricotto.7 Durabilità 3. offrendo in alcuni casi una soluzione economica. In ambienti industriali aggressivi ed in ambienti marini le prove non hanno mostrato nessuna riduzione delle capacità degli elementi. Una scelta accurata del tipo di materiale. anche in presenza di una leggera perdita di peso.4301 per l’aggiunta del molibdeno.) per il problema di una eventuale corrosione interstiziale. 10 vengono forniti consigli pratici in merito.3).Viti e bulloni Gli elementi di collegamento più ampiamente disponibili sono quelli della classe di proprietà 70 secondo la EN ISO 3506. Tuttavia. l'acciaio tipo 1. da parte degli utenti. nel Cap. ad es una contaminazione da ioni cloruro non prevista. I motivi più comuni per cui un metallo non rispetta le aspettative in tema di resistenza alla corrosione sono: a) non corretta valutazione dell'ambiente o dell'esposizione per condizioni inaspettate. I limiti di resistenza alla corrosione di un determinato acciaio inossidabile dipendono dai suoi costituenti. come un difetto. Gli elementi di collegamento possono essere fabbricati con diverse tecniche. entro i primi due o tre anni di vita della struttura. L'esperienza dimostra che. più elevato è il costo del materiale. E' anche possibile utilizzare fissaggi "speciali" ordinati su misura. per formatura o fucinatura. possono ridurre notevolmente la possibilità di macchie (degrado) e di corrosione. Generalmente. ciò significa che ogni tipo di acciaio risponde in maniera leggermente diversa quando lo si espone ad un ambiente corrosivo. I filetti ottenuti mediante macchina utensile non devono essere usati in ambienti fortemente aggressivi (ad esempio ambienti marini. Ad esempio. hanno una durata notevole in edilizia. Sebbene gli acciai inossidabili possano scolorire e macchiarsi (spesso per contaminazione con acciaio al carbonio). 26 .

2 Tipi di corrosione e prestazioni dei tipi di acciaio Corrosione per pitting Come indica lo stesso termine inglese pitting questo tipo di corrosione si manifesta in punti localizzati. Poiché gli ioni cloro sono la causa predominante di corrosione da pitting. gli ambienti marini e litoranei risultano essere ambienti molto aggressivi. raramente nelle strutture su terraferma. Comunque.3 x % (in peso) di Mo + 16 x % (in peso) di N per i gradi duplex Il PRE di un acciaio inossidabile è un indice pratico della sua resistenza al pitting rispetto ad altri acciai inossidabili. La corrosione da pitting deve essere ancora meno accettata nelle tubazioni. Il tipo 1. La resistenza al pitting di un acciaio inossidabile dipende dalla sua composizione chimica. anche altri alogenuri. 3.In determinati ambienti aggressivi. Il tipo 1. condotte e strutture di contenimento. I prodotti della corrosione possono però macchiare le parti architettoniche in vista. PRE = % (in peso) di Cr + 3. Una misura approssimativa della resistenza alla corrosione da pitting è data dal coefficiente di pitting. Questo potrebbe essere un 27 . nella maggior parte delle applicazioni strutturali. alcuni tipi di acciaio inossidabile possono essere soggetti ad attacchi localizzati. molibdeno e azoto. oltre la presenza di cloruri. I sei meccanismi di questi attacchi sono descritti in seguito. eccetto forse. ma non ha un significato assoluto. è limitata. essa è favorita dalla presenza di cromo. espresso da: PRE = % (in peso) di Cr + 3. l’alcalinità. Va rilevato che la presenza di umidità (compresa quella per condensazione) è un fattore determinante per lo sviluppo della corrosione. La severità dell’interstizio dipende molto dalla sua geometria: tanto più stretta e profonda è la fessura. Esso si verifica in seguito alla rottura locale dello strato protettivo. che per componenti di strutture interne effettivamente riparati dagli spruzzi del mare e dall'atmosfera salmastra. La corrosione inizia più facilmente in un interstizio che non su una superficie libera. tuttavia. solfati ed altri anioni possono avere effetti simili. tanto più sono favorevoli le condizioni per lo sviluppo della corrosione. La probabilità che vi siano altre cause di corrosione da pitting. che spesso comporta un forte avanzamento del fenomeno.4301 ha il PRE più basso rispetto ai tipi considerati in questo Manuale. pertanto in questi casi sono preferibili i tipi 1. l’acidità e il contenuto di agenti ossidanti. gli ultimi tre si riscontrano.4401 o duplex. la distribuzione dei punti di corrosione è generalmente superficiale e la riduzione della sezione di un elemento è trascurabile. Corrosione interstiziale La corrosione interstiziale si manifesta negli stessi ambienti in cui si genera la corrosione da pitting.7. poiché la diffusione degli ossidanti. dipende anche da fattori quali la temperatura. Nei punti di innesco i prodotti della corrosione possono creare una soluzione molto corrosiva. di solito causata da ioni cloro.3 x % (in peso) di Mo + 30 x % (in peso) di N. definito PRE (Pitting Resistance Equivalent).4301 può mostrare livelli di corrosione da pitting inaccettabili in ambienti industriali aggressivi. indispensabili per la conservazione della pellicola passiva. per cui non è indicato per applicazioni architettoniche in ambienti marini.

Corrosione galvanica Quando due diversi metalli sono a contatto elettrico tramite un elettrolita (cioè un liquido conduttore di elettricità come l'acqua marina o acqua dolce non depurata). Questo è naturalmente molto più grave nel caso di materiali immersi. eliminazione del ponte elettrolita. ad es.4462. Quando si ricorre a quest'ultima soluzione e non è possibile rivestire entrambi i metalli. Bisognerebbe fare il possibile per eliminare le fessure. dove si può verificare un accumulo di cloruri. da una guarnizione. cioè interrompendo il circuito elettrolitico mediante verniciatura o altro rivestimento. In presenza di minuscoli pori o cavità nel rivestimento. deve essere evitata impedendo il flusso di corrente mediante: • • isolamento dei metalli diversi. i leganti come cromo. Questa forma di corrosione assume particolare rilevanza nel caso di collegamenti tra acciai inossidabili ed acciai al carbonio o basso-legati. La corrosione galvanica non deve costituire un problema per gli acciai inossidabili. che è il più nobile. interrompendo il contatto fra metalli (vedasi 6. La fessura può essere causata da un giunto metallo-metallo. Ciò si verifica pure nel caso di giunti fra due diversi acciai inossidabili. molibdeno e azoto migliorano la resistenza agli attacchi e pertanto la resistenza alla corrosione interstiziale aumenta passando dal tipo 1. la superficie ridotta dell'acciaio al carbonio nudo presenterà un valore molto elevato del rapporto area catodica/area anodica e può verificarsi un fenomeno di pitting considerevole nell'acciaio al carbonio. Di conseguenza. quali scalfitture profonde. il metallo meno nobile si corrode. Il rischio di un profondo attacco corrosivo è maggiore se l'area del metallo più nobile (ossia l'acciaio inossidabile) è grande rispetto a quella del metallo meno nobile (cioè l'acciaio al carbonio). fino al 1. da depositi e da danni superficiali. sebbene in misura minore. Per questo motivo è preferibile verniciare l'acciaio inossidabile: ogni poro darà luogo a minime differenze fra le aree.problema solamente in soluzioni stagnanti.4401. In ambienti corrosivi dove può essere presente acqua come grandi impianti industriali e ambienti costieri.4301 a quello 1. in linea di principio. e per strutture immerse in acque marine o salmastre.2) devono essere esclusi dai collegamenti in acciaio inossidabile austenitico. si stabilisce una corrente attraverso l’elettrolita che va dal metallo costituente l'anodo a quello che funge da catodo.1). da incrostazioni biologiche. sebbene in alcuni casi la sua prevenzione possa richiedere misure precauzionali apparentemente eccessive. i bulloni martensitici e ferritici (vedasi 3. 28 . ma spesso non è possibile eliminarle completamente. Come nel caso della corrosione da pitting.1. è preferibile ricoprire il più nobile (ossia l'acciaio inossidabile nel caso di contatto elettrolitico fra acciaio inossidabile ed acciaio al carbonio).1. La corrosione galvanica. Particolare attenzione merita l'utilizzo di vernici o di altri rivestimenti per l'acciaio al carbonio. E' importante scegliere un filo d’apporto per saldatura che sia nobile almeno quanto il materiale su cui viene depositato.

Bisogna evitare l'uso di bulloni in acciaio al carbonio su membrature in acciaio inossidabile in quanto. L'utilizzo di tabelle dei potenziali elettrici ignora la presenza di pellicole superficiali di ossidi. L'accoppiamento con il rame deve essere generalmente evitato. E' difficile prevedere questi effetti perché l'entità della corrosione è determinata da una serie di fenomeni complessi. piscine. i bulloni saranno soggetti ad attacchi aggressivi. 1.4539. 29 .. Un uso acritico di queste tabelle può quindi condurre a risultati sbagliati. Particolare attenzione merita l’utilizzo di membrature in acciaio inossidabile con elevate tensioni residue (ad es. ovvero Stress Corrosion Cracking) richiede la simultanea presenza di sollecitazioni a trazione e di specifici fattori ambientali che raramente si ritrovano negli ambienti dei normali edifici. rapporti sfavorevoli fra aree si verificano con notevole probabilità. Viceversa l'entità dell'attacco ad una membratura in acciaio al carbonio in presenza di bullonature in acciaio inossidabile è sensibilmente minore. Gli acciai inossidabili duplex presentano in genere una maggior resistenza alla tensocorrosione rispetto agli austenitici considerati in questo Manuale.Negli elementi di collegamento e nei collegamenti. Possono essere utilizzati anche altri tipi dei quali sia possibile dimostrare una equivalente resistenza alla rottura per tensocorrosione in queste atmosfere. 1. di solito. tuttavia può risultare sgradevole il polverino bianco/grigio che si viene a formare. Gli acciai inossidabili costituiscono. 1. industriali e costieri è completamente documentato nel PD 6484. Una certa cautela deve essere esercitata quando componenti contenenti elevate tensioni residue (ad esempio per lavorazione a freddo) sono utilizzati in ambienti ricchi di ioni cloruro (ad esempio piscine al coperto. devono essere utilizzati solo i tipi 1. quali saldature o piegature. Tensocorrosione (Corrosione sotto tensione) Lo sviluppo delle rotture per tensocorrosione ("SCC". urbani. Ciò può essere trascurabile dal punto di vista strutturale. I contatti fra acciai austenitici con lo zinco e l'alluminio possono causare una maggior corrosione di questi due metalli. a meno che la concentrazione di ioni cloruro in acqua sia (eccezionalmente) ≤ 250 mg/l. ambiente marittimo. nel qual caso è utilizzabile anche il tipo 1. offshore).4529. in presenza di condizioni occasionali di condensazione o di umidità. il catodo e sono quindi immuni da corrosione.. Esse dovrebbero essere utilizzate con molta attenzione ed unicamente per una valutazione iniziale. Osservazioni sulla corrosione nei contatti bimetallici e sua riduzione. l'effetto del rapporto fra superfici ed il comportamento chimico dei diversi elettroliti. Il comportamento generale degli accoppiamenti fra metalli in ambienti rurali.4547. essendo alto il rapporto fra l'area dell’acciaio inox e quella dell’acciaio al carbonio. installazioni costiere o strutture offshore). metalli diversi. spesso. In genere é opportuno riferirsi all’esperienza maturata in situazioni locali simili.4539.4547.4565 (non considerati in questo Manuale) . infatti. La EN1993-1-4 raccomanda che nel caso di membrature portanti in atmosfera contenente cloruri che non possono essere pulite regolarmente (ad esempio coperture sospese al disopra di piscine).4529. specialmente in caso di bassa conducibilità dell'elettrolita. Per quelle applicazioni nelle quali la SCC risulta essere una forma di corrosione pericolosa sono stati sviluppati acciai inossidabili austenitici molto legati 1. 1.4565. per deformazione a freddo) in ambienti ricchi di cloruri (ad es. 1. possono essere accoppiati senza effetti rischiosi. Non occorre che le sollecitazioni siano molto alte rispetto a quelle di snervamento del materiale e possono essere imputabili ai carichi e agli effetti residui dei procedimenti di fabbricazione. in una coppia di metalli.

infatti è utilizzato a volte per il loro contenimento.3 Corrosione in determinati ambienti Aria L'aria differisce da ambiente ad ambiente e conseguentemente mutano i suoi effetti sugli acciai inossidabili. è noto anche come degrado della saldatura. che a sua volta asporta cromo dalla soluzione solida e ne riduce il contenuto nella zona adiacente al bordo dei grani stessi. L'acciaio inossidabile è resistente a molte sostanze chimiche. in essi contenuto. Per impedire la corrosione intergranulare si può ricorrere a tre soluzioni: • • impiegare acciai a basso tenore di carbonio. migra verso i bordi dei grani e precipita come carburo di cromo. in cui tipicamente si trovano le strutture. Nei casi in cui l'acciaio inossidabile viene a contatto con prodotti chimici è opportuno consultare apposite tabelle presenti in letteratura oppure ricorrere ad esperti in corrosione. • I tipi di acciai inossidabili a basso tenore di carbonio (0. L'atmosfera delle zone rurali.7. La causa più comune di corrosione atmosferica sono le particelle metalliche di ferro che si formano nel corso della produzione e del montaggio ed i cloruri di origine marina. se si manifesta nella zona termicamente alterata di una saldatura. è particolarmente "favorevole" in termini di resistenza alla corrosione. 3. in seguito alla formazione di ruggine.7 per la scelta dei tipi più adatti di acciaio inossidabile. combinandosi preferenzialmente con il carbonio.Corrosione generale (uniforme) Nelle condizioni normali. sono in grado di assorbire deboli soluzioni acide di anidride solforosa che possono rompere la pellicola passiva in punti localizzati. 30 . usare acciai stabilizzati con titanio e niobio. di spessore fino a 20 mm. ricorrere a trattamenti termici. E' opportuno fare riferimento alla tabella 3. Il bordo del grano diventa una zona preferenziale per un attacco in seguito ad una successiva esposizione in ambiente corrosivo. formano particelle stabili e riducono di conseguenza il rischio di formazione di carburi di cromo. non sono soggetti a corrosione intergranulare in seguito alla saldatura ad arco. non contaminata dai fumi dell'industria o dalla salsedine delle coste.03% massimo). anche se raramente utilizzati nella pratica come soluzione alla corrosione intergranulare. pur se inerti. Corrosione intergranulare (sensibilizzazione) e degrado della saldatura Quando gli acciai inossidabili austenitici sono soggetti a prolungate esposizioni fra i 450 e 850°C. In queste condizioni l'acciaio viene detto sensibilizzato. il carbonio. che caratterizza gli acciai al carbonio e quelli basso legati. derivanti da trattamenti industriali e dal cloruro di calcio usato per la produzione del cemento. L'atmosfera nelle aree industriali e marine è considerevolmente più aggressiva. Questo fenomeno. anche nelle aree a forte umidità. Alcune particelle depositate. poiché questi elementi. gli acciai inossidabili non mostrano quella riduzione della sezione.

inoltre le impurità ed il grado di aerazione della soluzione possono avere un notevole effetto sui risultati. deve preferirsi il tipo 1. I terreni differiscono nella loro corrosività in funzione del livello di umidità. La documentazione dei produttori sui risultati delle prove di resistenza alla corrosione per numerosi prodotti chimici richiede un’attenta interpretazione.) variano ed in genere sono diverse da quelle di prova. in presenza di minime quantità di cloruri. ecc.4301 è sufficiente.4401 i quali possono essere inoltre colpiti da attacchi nelle fessure. in tempi relativamente brevi. A riguardo sarebbe opportuna la consulenza di un esperto in corrosione. dell’aerazione. fenomeni di pitting negli acciai inossidabili austenitici. Ambienti con presenza di prodotti chimici Gli acciai inossidabili sono largamente impiegati in ambienti in cui sono presenti sostanze chimiche e non si ritiene ora opportuno scendere troppo nei dettagli.4301 e 1. altrimenti anche il tipo 1. concentrazione. è consigliabile l’utilizzo del tipo 1. Nonostante essa possa offrire un'indicazione sulle resistenze alla corrosione di un certo tipo di acciaio. di rubinetto e di caldaia. In caso di acidità elevata. sono.L'aspetto generale degli acciai inossidabili esposti è influenzato dalla finitura superficiale (la migliore è quella più liscia) e dal lavaggio. sufficientemente adatti in presenza di acqua distillata. Altri tipi di acqua Gli acciai inossidabili austenitici. sebbene della corrosione per pitting (vaiolatura) si sia manifestata in terreni umidi a bassa resistività.4401.5 m/s circa. Particolare attenzione va riservata alle acque fluviali: la presenza di attività biologiche e microbiologiche può provocare. ha un alto contenuto di cloruri ed è perciò estremamente corrosiva. Per evitare problemi di corrosione da pitting o interstiziale. regolare o meno (eseguito appositamente o dovuto alla pioggia). In molti casi possono essere maggiormente adatti acciai diversi da quelli trattati in questo Manuale. Gli acciai inossidabili generalmente lavorano bene in una varietà di terreni e particolarmente bene in terreni ad alta resistività.). specie se fluisce lentamente (sotto 1. presenti come dettagli di progetto oppure derivanti dall'azione di organismi incrostanti.4401 che è il più adatto in questi casi. Bisogna considerare la possibilità di una forte corrosione galvanica nei casi in cui l'acciaio inossidabile venga utilizzato con altri metalli in presenza di acqua di mare. le condizioni operative (temperatura. pressione. Acqua marina L'acqua marina. Gli spruzzi d’acqua salata possono provocare maggiori attacchi rispetto a quelli dovuti ad una totale immersione poiché la concentrazione dei cloruri aumenta per effetto dell'evaporazione dell'acqua o per la deposizione di cristalli di sale. dell’attività microbiologica e del drenaggio superficiale. 31 . della presenza di contaminazione chimica. Terreni La corrosione esterna dell’acciaio inossidabile interrato dipende dalla chimica e dalla resistività del terreno. compresa quella salmastra. E' necessario considerare le probabilità di fenomeni di erosione-corrosione nel caso di acque che contengono particelle abrasive. del pH. A basse velocità del flusso d'acqua può manifestarsi una notevole corrosione per pitting nei tipi 1. in genere.

32 . assumendo in tutti i casi terreni scarsamente drenati. in particolare in ambienti poco corrosivi o in ambienti sottoposti a regolare manutenzione.8 Sito Entroterra Tipi di acciaio inossidabile per l’impiego in differenti tipologie di terreno Condizioni del terreno Cl < 500 ppm Resistività >1000 ohm cm pH > 4.4547 è un super-austenitico.4410 1. Questi tipi non sono generalmente utilizzati nelle costruzioni e non rientrano tra gli scopi di questo Manuale di Progettazione. La tabella 3.5 Tipo di acciaio 1. 3. Lo sviluppo di corrente vagante può essere soppresso con un adeguato isolamento elettrico delle strutture (es. La tabella 3.5 Cl < 1500 ppm Resistività >1000 ohm cm pH > 4. Per la selezione del tipo. né tutti i punti devono ritenersi applicabili ad ogni ambiente.4404 1.4404 Marino – zona non soggetta a maree Marino – zona soggetta a maree Nota: 1. In fase di programmazione e nella fase della progettazione esecutiva devono essere considerate le azioni anticorrosive. Alcuni suggerimenti sono superflui. Tabella 3.8 raccomanda i gradi sfruttabili per differenti condizioni di terreno. ponendo la massima attenzione ai dettagli. è raccomandato considerare la resistenza alla corrosione dell’acciaio inossidabile interrato in primo luogo in relazione alla presenza di ioni cloruro. Controllo della corrosione in fase di progetto L'operazione più importante nella prevenzione dei problemi di corrosione è la scelta di una qualità appropriata di acciaio inossidabile. bisogna fare il possibile per sfruttare al massimo la resistenza alla corrosione del materiale.La presenza di specie chimiche aggressive come ioni cloruro e solfati così come di alcuni tipi di batteri e di correnti vaganti (dovute all’alimentazione di sistemi di trasporto elettrici locali come treni e tram) può causare corrosione localizzata. prodotto con processi adatti in funzione dell'ambiente di servizio.4301 1. in secondo luogo in funzione della resistività e del pH del terreno.9 fornisce una lista di controllo. Tuttavia. La fig. dopo la scelta di un particolare acciaio. Non tutti i punti offriranno i migliori dettagli dal punto di vista strutturale. rivestimenti o avvolgimenti nel caso di condutture) e/o mediante protezione catodica.4547 Il tipo 1.3 illustra le caratteristiche di progetto. valide e non. per la durabilità.4410 è un duplex e il tipo 1.

usare elementi tubolari e barre (sigillandoli con aria o gas anidri in caso di rischio di formazione di condense pericolose) specificare finiture levigate Evitare fessure: • • • • impiegare connessioni saldate anziché bullonate usare saldatura o stuccatura per riempire le connessioni sono preferibili cordoni di saldatura rivestiti/profilati evitare incrostazioni di microrganismi Ridurre la possibilità di rotture da tensocorrosione negli ambienti in cui essa può manifestarsi (cfr. Cap.. Le saldature devono sempre essere pulite per ripristinare la resistenza alla corrosione evitare l'inserimento di particelle di acciai al carbonio (ad es. ricorrere viceversa ad un bagno o ad una pasta decapante contenenti una miscela di acido nitrico e di acido fluoridrico.7. 3. 3. 10): • • asportare le gocce di saldatura decapare l'acciaio inossidabile per asportare i residui indesiderati dei prodotti di saldatura.9 Controllo della corrosione in fase di progetto Evitare l'accumulo di sporcizia: • • • • • • orientare i profili ad angolo e a C per render minima la possibilità di infiltrazione di sporcizia prevedere fori di drenaggio con dimensioni sufficienti per evitare l’intasamento evitare superfici orizzontali prevedere una leggera inclinazione nei rinforzi "a fazzoletto" normalmente giacenti su piani orizzontali. utilizzare locali di fabbrica ed utensili esclusivamente per l'acciaio inossidabile) adottare un idoneo piano di manutenzione • • Ridurre la possibilità di corrosione galvanica (ved.2): • • • • fornire un isolamento elettrico utilizzare vernici appropriate ridurre l'esposizione all'umidità impiegare metalli con potenziali elettrici molto vicini 33 .7.2): • • ridurre al minimo le tensioni residue di fabbricazione con un'accurata scelta dei cicli di saldatura effettuare una pallinatura (evitando però l’uso di pallini di ferro/acciaio) Ridurre la possibilità di corrosione da pitting (ved. come il cloruro ferrico. Evitare reagenti fortemente ossidanti contenenti cloruri.Tabella 3.

Figura 3.3 Confronto di dettagli progettati in maniera errata e corretta ai fini della curabilità Errato Corretto No Si Angoli vivi Angoli arrotondati cordone di saldatura Saldatura per punti Riempimento della fessura 34 .

2. impiegando la larghezza efficace degli elementi. Per calcolare le proprietà della sezione di lamiere sottili ed elementi strutturali formati a freddo a sezione aperta possono essere utilizzate le dimensioni sulla linea media della sezione.3. quando sono parzialmente o totalmente soggetti a compressione.3. 4. ma non sono in grado di sviluppare. Si distinguono le seguenti quattro classi: Classe 1 Classe 2 Classe 3 sezioni trasversali che possono formare cerniere plastiche con capacità di rotazioni così come previste nell'analisi plastica. 4. cfr.4. sezioni trasversali in grado di offrire un momento plastico resistente. presentano fenomeni di instabilità locale con conseguente diminuzione della resistenza della loro sezione. sezioni trasversali in cui la sollecitazione calcolata in corrispondenza della fibra più compressa della membratura può raggiungere la resistenza di snervamento. un momento plastico resistente.1 Classificazione delle sezioni trasversali Generalità In linea di principio. 3 e 4 in funzione della loro suscettibilità all’instabilità e alla loro capacità di ruotare (Classi 1 e 2). cfr. Per altri tipi di elementi devono essere utilizzate le dimensioni effettive della sezione.4 PROPRIETA’ DELLE SEZIONI TRASVERSALI Generalità 4. a causa dell’instabilità locale. ma con limitate possibilità di rotazione.3 4. 4. 35 . Gli elementi e le sezioni trasversali sono classificati nelle Classi 1.2 Rapporti massimi larghezza/spessore La tabella 4. 2. In fase di progetto si può tener conto della resistenza ridotta delle sezioni trasversali della Classe 4. le sezioni trasversali di elementi in acciaio inossidabile si classificano allo stesso modo di quelle degli acciai al carbonio.1.1 fornisce i rapporti massimi larghezza/spessore per gli elementi in acciaio inossidabile. 4. 4 e 5 valgono per le sezioni trasversali di elementi con i limiti dimensionali indicati in 4.1 Le raccomandazioni dei Cap. I rapporti lunghezza/spessore degli elementi stabiliscono se gli elementi stessi.

con rapporti b/t superiori a 30 e tutti gli elementi piani con rapporti b/t approssimativamente superiori a 75. come in (a). La classificazione di una sezione trasversale dipende dalla classe più alta (cioè quella più sfavorevole) delle parti che la costituiscono. eventualmente irrigidito.Classe 4 sezioni trasversali in cui si manifesta l’instabilità locale prima ancora che sia raggiunto il limite di snervamento in uno o più punti delle sezioni. Tabella 4. possono mostrare. 4. Si osservi che la classificazione delle sezioni trasversali può variare.3. per i carichi in condizioni di esercizio. connesso lungo entrambi i bordi ad un’anima o ad una flangia b/t ≤ 400 b b h/t ≤ 400 h Note: Gli elementi piani. 36 . 2 e 3 a seconda dei limiti precisati nella tabella 4. Gli elementi che non raggiungono i requisiti della Classe 3 sono classificati nella Classe 4. connesso lungo un bordo ad un’anima e lungo l’altro bordo ad una piccola semplice aletta b/t ≤ 60 c/t ≤ 50 b b c c) Elemento piano.1 Massimi rapporti larghezza/spessore b/t ≤ 50 b b a) Elemento piano.2.2 Limiti di classificazione di parti di sezioni trasversali Gli elementi sono classificati nelle Classi 1. eventualmente irrigidito. lungo la lunghezza dell'elemento. distorsioni visibili. in funzione del momento o del carico assiale agenti. eventualmente irrigidito. connesso lungo un bordo ad un’anima e con l’altro bordo libero b) Elemento piano. soggette totalmente o parzialmente a compressione.

1 3 c / t ≤ 74.Tabella 4.698 ε Note: Per sezioni cave c può essere prudenzialmente assunto come (h-2t) or (b-2t) E = 200 000 N/mm α = 1 1 + 2  2  N Ed fy c ∑   per sezioni simmetriche rispetto all’asse principale tw   37 .03 1.1ε / α c / t ≤ 15. 5 : c / t ≤ 320ε /(13α − 1) 2 c / t ≤ 58.3ε kσ per kσ vedasi 4. 7ε se α ≤ 0. 5 : c / t ≤ 308ε /(13α − 1) 1 c / t ≤ 56.4301 210 1.4. 7ε ε =  235  fy   E  210 000   0. 5 : c / t ≤ 29.4401 220 1. 5 : c / t ≤ 28ε / α se α > 0. 0ε c / t ≤ 25.01 1.2 Rapporti massimi larghezza/spessore per parti soggette a compressione (foglio 1) Distribuzione delle sollecitazioni (Compressione: positiva) + fy + fy Parti interne compresse t c h t c c t Asse della flessione ψf y – Elastica c αc c fy – Plastica t c c t t c Asse della flessione Classe Parte soggetta a flessione Parte soggetta a compressione Parte soggetta a flessione e compressione se α > 0.4462 460 0. 5 Tipo fy (N/mm ) 2 1. 7ε se α ≤ 0. 2ε c / t ≤ 26.8ε c / t ≤ 30.

1ε kσ c / t ≤ 16.1. 4ε 9. 4ε 1 α c/t≤ c/t ≤ c/t≤ c/ t≤ 10ε α α 9ε Saldato c/t≤ c/t≤ 9ε α α α α 10. For kσ see 4. 4ε c / t ≤ 9.4301 210 1.01 1.4401 220 1. Saldato Angolari Si faccia riferimento anche alle Flange esterne Non si applica ad angolari in contatto con altri elementi per tutta la lunghezza h h t b t b Classe Sezione compressa h/t ≤ 11.03 1. 7ε kσ For kσ see 4. 5 3 ε =  235  fy   E  210 000   (b + h)/2t ≤ 9. 0ε c / t ≤ 10.698 Note: E = 200 000 N/mm α = 1 1 + 2  2  N Ed fy c ∑   per sezioni simmetriche rispetto all’asse principale tw   38 . 0ε 3 c / t ≤ 18.2 (continua) Rapporti massimi larghezza/spessore per parti soggette a compressione (foglio 2) Flange esterne c Distribuzione delle sollecitazioni (compressione: positiva) Estremo in compressione Estremo in tensione t c t Plastica + c Elastica + – αc c Elastica – αc + – + – Plastica Parte soggetta a flessione e compressione Classe Parte soggetta a Tipo di sezione compressione Estremo in compressione c/t≤ 10ε Estremo in trazione Formato a freddo c / t ≤ 10. 4ε α α Saldato Formato a freddo c/t ≤ α c / t ≤ 11. 4ε 2 α α 9. 0ε c / t ≤ 9.1 ε Tipo fy (N/mm ) ε 2 1. 9ε c / t ≤ 11.4ε Formato a freddo 10.9 ε .Tabella 4. 0.4.1.4.4462 460 0.

9. è l’area lorda della sezione trasversale meno la somma delle aree non efficaci di ciascun elemento snello che costituisce la sezione trasversale stessa. L’area efficace di ciascun elemento di Classe 4 è data dalla larghezza efficace.698 1. Le larghezze efficaci degli elementi in compressione totale o parziale. calcolata nel seguito. Weff.03 fy (N/mm2) ε Nota: E = 200 000 N/mm 2 4.4401 220 1. Aeff.4 4. Quando la sezione trasversale è soggetta a flessione. ed un modulo efficace della sezione.4301 210 1.1 Larghezze efficaci Larghezze efficaci degli elementi con sezione trasversale di Classe 4 Le proprietà delle sezioni trasversali della Classe 4 possono essere determinate analiticamente impiegando le larghezze efficaci delle parti in compressione totale o parziale. vedi Cap. In alternativa si possono eseguire prove dirette. Ieff. moltiplicata per lo spessore dell’elemento. 39 .4 per elementi esterni. è necessario calcolare un momento d’inerzia efficace.4462 460 0.01 1. possono desumersi dalla tabella 4.. L’area efficace di una sezione trasversale di Classe 4 in compressione totale o parziale.4.2 Elementi tubolari (continua) Rapporti massimi larghezza/spessore per parti soggette a compressione (foglio 3) d t Classe Sezione soggetta a flessione d / t ≤ 50ε 2 d / t ≤ 70ε 2 d / t ≤ 280ε 2 Sezione soggetta a compressione d / t ≤ 50ε 2 d / t ≤ 70ε 2 d / t ≤ 90ε 2 1 2 3 Nota: per d / t > 280ε 2 si veda EN 1993-1-6 Tipo  235  E ε =   f y 210 000    0. beff.3 per elementi interni e dalla tabella 4. 5 Nota: per d / t > 90ε 2 si veda EN 1993-1-6 1.Tabella 4.

3 o 4. che può essere b-2t b = b = b = ε c per flange esterne (b + h)/2 per angolari con ali uguali h or (b+h)/2 per angolari con ali diverse è il coefficiente del materiale.1 e 4. Il fattore di riduzione ρ può essere calcolato nel seguente modo: Elementi interni laminati a freddo o saldati: ρ = 0. definito alla tabella 4. 4ε kσ è lo spessore (4. 242 ≤ 1 2 λp (4. Le larghezze efficaci delle ali devono determinarsi con il rapporto di sollecitazione ψ stabilito per una sezione trasversale che comprende l'area efficace della flangia di compressione e l'area lorda dell’anima e della flangia in tensione. Ciò va tenuto in conto nel calcolo delle proprietà della sezione trasversale efficace.1a) Elementi esterni formati a freddo: ρ = 1 λp − 0.4). 40 .3 e 4. 231 ≤ 1 2 λp (4. 772 λp − 0. 4.125 ≤ 1 2 λp (4. che può essere assunta sempre pari a h-2t b b = b per elementi di flange interne (eccetto sezioni cave rettangolari) = larghezza dell’elemento piano per flange di sezioni cave rettangolari.1c) dove λ p è la snellezza dell’elemento definita come: λp = in cui t b/t 28. vedi figg.1b) Elementi esterni saldati: ρ = 1 λp − 0.2.2) kσ b è il coefficiente d’instabilità corrispondente al rapporto ψ della tabella 4.4 a seconda del caso è la larghezza diversa caso per caso: b = d per le anime (eccetto sezioni cave rettangolari) b = larghezza dell’elemento piano per anime di sezioni cave rettangolari.2.Le larghezze efficaci delle flange compresse si possono basare sul rapporto ψ di sollecitazione determinato per la sezione trasversale lorda (ψ è definito nelle tabelle 4. Generalmente l'asse neutro della sezione efficace si trova ad una distanza e dall’asse neutro della sezione reale.

0 8.2 / (1.5 beff 1 >ψ ≥ 0 : be2 = 0.4 beff be2 = 0.5 beff σ1 b e1 b b e2 σ2 beff = ρb be1 = 2 beff 5 −ψ be2 = beff . 5.29ψ + 9.81 – 6.98 (1 .5. Tabella 4.6 beff -1 -1 > ψ > -3 ψ = σ2/σ1 Fattore di instabilità kσ 1 1>ψ>0 0 0 > ψ > -1 4.2.be1 bc σ1 bt ψ < 0: be1 b e2 b σ2 beff = ρ bc = ρb / (1-ψ) be1 = 0.05 + ψ) 7.3 Elementi interni soggetti a compressione Larghezza efficace beff Distribuzione delle sollecitazioni (compressione positiva) ψ =1 : σ1 σ2 b e1 b b e2 beff = ρb be1 = 0. le raccomandazioni al Cap.2 tengono conto del momento supplementare ∆M. dato da: ∆M = N eN in cui eN è lo spostamento dell'asse neutro quando la sezione trasversale è soggetta a compressione uniforme.78ψ2 23.9 5.Quando una sezione trasversale è soggetta a compressione assiale.81 7. 4. vedi fig.ψ)2 41 .

7 .8 42 .Tabella 4.1ψ2 23.5ψ + 17.4 Elementi esterni soggetti a compressione Larghezza efficace beff 1 >ψ ≥ 0 : Distribuzione delle sollecitazioni (compressione positiva) b eff σ2 σ1 beff = ρ c c bt bc σ1 ψ <0 : beff = ρ bc = ρ c / (1-ψ) σ2 b eff ψ = σ2/σ1 1 0 -1 +1 ≥ψ ≥ − 3 Fattore di instabilità kσ 0.43 0.70 1.85 1 >ψ ≥ 0 : 0.07ψ2 b eff σ1 beff = ρ c σ2 c b eff σ1 ψ <0 : beff = ρ bc = ρ c / (1-ψ) bc bt σ2 ψ = σ2/σ1 Fattore di instabilità kσ 1 1>ψ>0 0 0 > ψ > -1 -1 0.21ψ + 0.34) 1.57 0.43 0.57 – 0.578 / (ψ + 0.

in questo caso sono applicabili le linee guida per l’acciaio al carbonio contenute nella EN 1993-1-5.Area non efficace Asse Neutro eM Asse neutro area efficace Area non efficace Asse Neutro eM Asse neutro area efficace Sezione trasversale Sezione trasversale lorda efficace Figura 4. 43 .4.1 Sezioni trasversali di Classe 4 soggette a momento flettente Asse neutro della sezione trasversale lorda eN Asse neutro della sezione efficace Sezione trasversale Sezione trasversale lorda efficace Figura 4. devono essere considerati gli effetti dello sforzo di taglio sulle flange.2 Effetti della diffusione dello sforzo di taglio L’effetto dello sforzo di taglio sulle flange può essere trascurato se b0 < Le /50 dove b0 è pari alla larghezza della flangia esterna o a metà della larghezza di un elemento interno e Le è la distanza fra i punti di momento flettente nullo. Dove questo limite per b0 è superato. Da notare che la EN 1993-1-5 richiede che lo sforzo di taglio sulle flange venga preso in considerazione sia per gli stati limite di servizio che per gli stati limite ultimi.2 Sezioni trasversali di Classe 4 soggette a compressione 4.

5b eff 15t Sezione per calcolare As Sezione per calcolare Is 0.1 br a bs bo be a Figura 4. Se l’accartocciamento è più grande. soggetta a compressione uniforme.3 Accartocciamento delle flange Per una membratura soggetto a flessione o un profilato ad arco in cui il lato concavo sia in compressione.1 Elementi irrigiditi Irrigidimenti ai bordi Per gli irrigidimenti ai bordi valgono le indicazioni per gli acciai al carbonio presenti nella EN 1993-1-3.3 Flange in compressione con uno. deve essere preso in considerazione l’effetto sulla capacità portante dell’accartocciamento di una flangia (cioè della sua curvatura verso l’interno.5b1.2 be br bp.eff 15t bp br bp bp.5. allora la riduzione della resistenza dell’elemento. 0.5beff 15t 0. 4.5.2 Irrigidimenti intermedi Per gli irrigidimenti intermedi valgono le indicazioni per gli acciai al carbonio presenti nella EN 1993-1-3. due o più irrigidimenti 44 . 4.0.5b p. e il possibile effetto della flessione delle anime.5.4.5 4. Dove richiesto.5b2. devono essere presi in considerazione.5beff o 15t.4). è costituita dalle aree efficaci ridotte degli irrigidimenti As. in direzione del piano neutro). adiacenti all’irrigidimento (vedi figg.eff min(15t. 4.3 Profilati trapezoidali di copertura con irrigidimenti intermedi sulle flange La sezione trasversale efficace di una flangia con irrigidimenti intermedi. ad esempio a causa di una riduzione della lunghezza del braccio di leva di parti delle ampie flange. a meno che tale accartocciamento risulti inferiore al 5% dello spessore della sezione trasversale del profilato.2 ) 0. è applicabile la guida per acciai al carbonio contenuta nella EN 1993-1-3 4.1 br bp.red che comprendono oltre all’area dell’irrigidimento stesso anche due strisce appartenenti alla flangia. se le flange sono particolarmente larghe rispetto alle dimensioni della sezione. I rapporti larghezza-spessore delle flange in tipiche travi in acciaio inossidabile sono tali da rendere improbabile l’accartocciamento delle flange.3 e 4.4. di larghezza 0.

4 e 4.4) be = 2bp.4 e 4.6) dove: bp.e2 Irrigidimento intermedio As .3. 2 k w E As Is t3 2 8b1 (3be − 4b1 ) (4. 4.4 Irrigidimento intermedio Per un singolo irrigidimento centrale alla flangia. s = dove: bp bs As Is 4. s (usata per determinare λ d ) si ottiene con la seguente formula: σ cr.5 è un coefficiente che tiene conto della parziale limitazione rotazionale della flangia irrigidita offerta dalle anime o da altri elementi adiacenti. 5br (4. vedi figg. I s Figura 4. cioè t (b1. s = in cui: 4.2 b2.5 è la larghezza dell’irrigidimento misurata lungo il suo perimetro. Per il calcolo della sezione trasversale efficace.5) (4. kw=1. 4. 4. vedi figg. 4. kw Per due irrigidimenti di flangia disposti simmetricamente.e1 b1.3. s si ottiene da: σ cr. 4. assunto come il momento d’inerzia dell’area efficace As rispetto all’asse baricentrico a-a della sezione trasversale. la sollecitazione critica d’instabilità elastica σ cr. 4. e 2 + b2. 4. soggetta a compressione assiale.e1 a b2 bp.5 45 .5 è il momento d’inerzia dell’irrigidimento.3) è la larghezza teorica della porzione piana dell’elemento in figg.3.1 è la larghezza teorica di una delle parti piane esterne.3.e2 a bs b2. la tensione critica di instabilità elastica σ cr. vedi figg. vedi figg.1 + bp. 4.4 e 4. 2 + 2bs b1 = bp.b1 bp.3.4 e 4.1 b 1.0. e1 + bs ) . 4. 4.1 + 0.4 e 4. 2 k w E As Is t3 2 4b p ( 2bp + 3bs ) (4.5 è l’area della sezione trasversale dell’irrigidimento intermedio. vedi sotto.

In alternativa. il coefficiente di limitazione rotazionale kw può essere cautelativamente assunto come 1. 5bd con bd = 2bp + bs 46 .7) l se b < 2.4 e 4.3. vedi figg. 4.11) sw + 2bd sw + 0.5. 4.4 e 4.5 è la larghezza complessiva dell’irrigidimento. sw k w = k wo 2  2l  lb   b − 1) −    sw  sw       (4. vedi figg.5 Il valore di kw può essere calcolato a partire dalla lunghezza libera di inflessione lb della flangia compressa.10) (4.2 br è la larghezza teorica della parte piana centrale. 4. 4. 4. vedi fig.8) è la lunghezza inclinata dell’anima. I valori di lb e di kw0 possono essere determinati da: a) per una flangia in compressione con un irrigidimento intermedio: lb = 3.0 come nel caso di un vincolo a cerniera.3.9) (4. sw dove: sw k w = k wo − ( k wo (4.bp. nella maniera seguente: se lb ≥ 2. 07 k wo = 4 2 I s bp ( 2bp + 3bs ) t3 (4.

14) 47 .12) (4.red. c. ser ma sempre As. deve assumersi come: As. 65 k wo = 4 2 I s b1 (3be − 4b1 ) t3 (4.13) ( 2be + sw )(3be − 4b1 ) b1 ( 4be − 6b1 ) + sw (3be − 4b1 ) L’area efficace ridotta dell’irrigidimento As.sin (φ /2)] a) Punto intermedio di un angolo o di una curva sw φ b p sw hw h c) Larghezza uniforme teorica bp per un’anima (bp=lunghezza inclinata sw) bp.gr X r bp t P φ/2 φ/2 b bp X intersezione delle mediane P mezzeria dell’angolo r m = r + t /2 g r = rm[tan ( φ /2) .5 Larghezze teoriche dei tratti piani bp tenendo conto degli spigoli arrotondati b) per una flangia in compressione con due o tre irrigidimenti intermedi: lb = 3.d d bp bp b bp bp. red = χ d As dove: f y / γ MO σ com. red ≤ As (4.c c b p. d d) Larghezza uniforme teorica bp dei tratti piani adiacenti agli irrigidimenti Figura 4. per tener conto dell’instabilità locale.c c bp bp d) Larghezza uniforme teorica bp dei tratti piani b.

σcom. e riducendole. Se le anime non sono rinforzate. 4.6 4. s λd dove λ d = Se le anime sono rinforzate si deve fare riferimento alla EN 1993-1-3. tramite le seguenti approssimazioni: Ag Ig Iw = Ag.20) con δ (4.sh (1 – 4δ) = 0.sh (1 .red / As per tutti gli elementi inclusi in As.i j =1 i =1 n m (4. Nel calcolo delle proprietà delle sezioni efficaci l’area efficace ridotta As.10bp. vedi fig. 65 0. Si può trascurare l’assottigliamento del materiale negli angoli laminati a freddo in quanto compensato dall’aumento di resistenza ottenuto con l’incrudimento. 65 < λ d < 1.red può essere rappresentata impiegando uno spessore ridotto t red = t As.43∑ r j / ∑ b p .sh (1 – 2δ) = Iw.ser è la massima tensione di compressione nell’irrigidimento (calcolata sulla base della sezione efficace) in condizioni di carico allo stato limite di servizio. 723λ d χd = 0. L’influenza degli angoli arrotondati sulle proprietà delle sezioni può essere considerata con sufficiente approssimazione utilizzando le proprietà calcolate per sezioni analoghe a spigoli vivi. a seconda dei casi. 4.21) dove: Ag è l’area della sezione trasversale lorda 48 .6.1 Calcolo delle proprietà delle sezioni Generalità Il calcolo delle proprietà delle sezioni deve essere eseguito a regola d’arte. il coefficiente di riduzione χ d si ottiene dalle seguenti espressioni: se λ d ≤ 0.17) se se λ d ≥ 1. in tal caso la sezione può essere considerata formata da elementi piani con spigoli vivi.6. 4. 66 (4. 47 − 0.δ) = Ig.6.19) (4.15) (4. con sufficiente precisione.16) (4. considerando ogni riduzione dell’area lorda dovuta ad instabilità locale o alla presenza di fori.2 Influenza degli angoli arrotondati L’influenza degli spigoli arrotondati sulla resistenza della sezione trasversale può essere trascurata se il raggio interno r≤5t e r≤0. 0 χ d = 1. 38 χ d = 1. 38 f y / σ cr.18) (4.

4 Sezione netta La superficie netta di una sezione o di un elemento della sezione deve essere valutata in termini di superficie lorda tenendo conto opportunamente delle riduzioni dovute a tutte le aperture.6 Sezione trasversale reale ed idealizzata 4.eff.Ag.i = Sezione trasversale Sezione trasversale idealizzata reale Figura 4.6.i Ig Ig.3 Sezione lorda Nel calcolare le proprietà delle sezioni trasversali lorde i fori per gli elementi di collegamento (viti e bulloni) non devono essere detratti. 4.ef.eff e Iw. Quando i fori non sono disposti sfalsati. 4. 4. Iz.sh m n rj è la larghezza teorica piana dell’i–esimo tratto piano di una sezione trasversale a spigoli vivi è il momento d’inerzia dell’area della sezione trasversale lorda è il valore di Ig per una sezione trasversale a spigoli vivi è la costante di ingobbamento della sezione trasversale lorda è il valore di Iw per una sezione trasversale a spigoli vivi è il numero dei tratti piani è il numero dei tratti curvi è il raggio di curvatura interno del j–esimo tratto curvo La riduzione sopra citata può pure essere applicata nel calcolo delle proprietà efficaci Aeff. per i quali si deve considerare il loro diametro nominale.sh Iw Iw.7) l’area totale dei fori da sottrarre è la maggiore tra: • l’area dei fori lungo un percorso perpendicolare alla direzione dello sforzo.sh è il valore di Ag per una sezione trasversale a spigoli vivi bp. l'area da sottrarre all’area lorda deve essere calcolata come la massima delle somme delle superfici dei fori in qualsiasi sezione perpendicolare alla direzione dello sforzo. come per fori non sfalsati (piano di rottura (2) in fig. Se i fori sono sfalsati (fig. compresi i fori per gli elementi di collegamento (viti e bulloni). ma deve essere considerata una riduzione per le aperture di maggiori dimensioni.7) •  s2   t  nd 0 − ∑  4p   49 . purché le larghezze teoriche dei tratti piani siano misurate tra i punti d’intersezione delle loro mediane rispetto allo spessore. bp. Iy.6.

tuttavia è comunque necessario un controllo dei possibili fenomeni d’instabilità per stabilire la resistenza di una membratura. I coefficienti γM impiegati in questo capitolo sono riportati nella tabella 2. la distanza va presa al centro dello spessore.dove: s p t n è l’interasse dei fori in direzione parallela allo sforzo è l’interasse dei fori in direzione perpendicolare allo sforzo è lo spessore è il numero di fori seguendo una qualunque linea (diagonale o a zig-zag) che si estende progressivamente attraverso tutto l'elemento.7) è il diametro del foro d0 Per profilati tipo angolari con fori su entrambe le ali. 4. vedi fig. L'incrudimento connesso al processo di laminazione a freddo (vedi 3.7 4.1. o sua parte (piano di rottura (1) in fig.8.2.2) aumenta generalmente la resistenza delle sezioni trasversali. ma non sono ancora disponibili 50 .1 Resistenza delle sezioni Generalità Questo Capitolo si occupa esclusivamente della resistenza delle sezioni trasversali. 4.7 s Fori sfalsati p Figura 4.7. p 1 2 s Figura 4. L’instabilità di una membratura è analizzata nel Cap.8 Tratto utile per angolare con fori in entrambe le ali 4. 5.

con risultante agente sul baricentro della sezione lorda (per sezioni trasversali di Classe 1. In casi eccezionali si possono utilizzare.4) è la resistenza caratteristica allo snervamento (generalmente assunta come il valore minimo previsto della tensione unitaria di scostamento dalla proporzionalità allo 0. può essere assunta come: Nc.3 Sezioni trasversali soggette a compressione La resistenza di una sezione trasversale soggetta a compressione. Rd = k r Anet f u γ M2 (4. 0 (4. può essere assunta come la più bassa fra: a) la resistenza plastica di progetto della sezione trasversale reale: N pl.23) dove: Ag Anet fy è l’area lorda è l’area netta o l’area netta efficace (vedi 4. 2 e 3) o della sezione efficace (per sezioni trasversali della Classe 4).7. 9).7. nella progettazione.3)] comunque kr ≤ 1.1) è la resistenza caratteristica a rottura per trazione (generalmente assunta come valore minimo previsto. vedi 4.Rd. le proprietà di incrudimento per deformazione dell'acciaio inossidabile.2 Sezioni trasversali soggette a trazione La resistenza delle sezioni trasversali soggette solamente a trazione uniforme.25) (4.2%. si suggerisce di determinare la resistenza delle sezioni trasversali mediante prove dirette (vedi Cap.Rd. vedi tabella 3.7. Rd = Ag f y γ M0 (4.Rd = Aeff fy/γM0 per sezioni traversali di Classe 1.22) b) la resistenza massima di progetto della sezione trasversale al netto dei fori per gli elementi di collegamento: N u.1) = [1 + 3r ( d 0 / u − 0. 2 o 3 per sezioni traversali della Classe 4 (4.1 51 .dati sufficienti per offrire raccomandazioni per il progetto. vedi 4.24) fu kr r d0 u = [numero di bulloni nella sezione trasversale]/[numero totale dei bulloni nella giunzione] è il diametro nominale del foro per il bullone = 2e2 comunque u ≤ p2 4.7.6 per tener conto del momento flettente aggiuntivo ∆MEd causato dallo spostamento del baricentro nella sezione efficace.26) Nota: le sezioni di Classe 4 non doppiamente simmetriche possono essere determinate secondo 4.Rd = Ag fy/γM0 Nc.7. Nc.6. Nt. Se si vogliono sfruttare i vantaggi dell'incrudimento. vedi tabella 3.4. 4.

caricati trasversalmente rispetto al loro asse 0.4 Sezioni trasversali soggette a momento flettente In assenza di azioni di taglio e azioni assiali.27) (4.6.5 Sezioni trasversali soggette a taglio Il taglio resistente plastico di una sezione trasversale.Rd.7.29) dove: Wpl Wel Weff modulo di resistenza plastico della sezione modulo di resistenza elastico della sezione modulo di resistenza elastico della sezione efficace Per sezioni trasversali soggette a flessione composta.7. che può assumersi come segue: a) per profilati laminati ad I e H. H. caricati trasversalmente rispetto al loro asse A − 2bt f + (t w + 2r ) t f ma non minore di ηhw t w b) per profilati laminati a U.9( A − bt f ) d) per profilati saldati ad I.30) è l’area di taglio. Mc. H e scatolari. VRd. vedasi 4.con carico parallelo alla larghezza: Ab /(b + h) g) per profilati tubolari a sezione circolare di spessore uniforme: 2A / π A h b è l’area della sezione è l’altezza totale è la larghezza totale 52 .4.28) (4.con carico parallelo all’altezza: Ah /(b + h) . caricati trasversalmente rispetto al loro asse: η (hw t w ) ∑ e) per profilati saldati a I. 4. è dato da: Mc. U e scatolari con carico parallelo rispetto al loro asse: A − (hw t w ) ∑ f) per profilati tubolari laminati a sezione rettangolare di spessore uniforme: .Rd = Wpl fy/γM0 Mc. può di solito essere assunto come: VRd = Av ( f y / 3 ) / γ M0 dove: Av (4.Rd = Weff fy/γM0 per le sezioni trasversali di Classe 1 o 2 per quelle di Classe 3 per quelle di Classe 4 (4.7. il momento resistente di progetto di una sezione trasversale soggetta a flessione semplice. caricati trasversalmente rispetto al loro asse A − 2bt f + (t w + r )t f c) per profilati laminati a T.Rd = Wel fy/γM0 Mc.

Rd è il momento resistente plastico di progetto.6 Sezioni trasversali soggette a combinazioni di carichi Quando sono contemporaneamente presenti sulla sezione momento flettente e carico assiale allora deve essere verificato quanto segue. va assunto pari a 1. vedi 5.32a) (4. Ed + N Ed e Nz N Ed + + ≤1 Aeff f y γ M 0 Weff . calcolata rispetto alla sezione netta.25 N pl.Rd dove: (4. Per le sezioni di Classe 4 deve inoltre essere soddisfatto il seguente criterio: M y. ridotto opportunamente per la presenza della forza assiale NEd.31) MN. 4. Per sezioni simmetriche rispetto ad entrambi gli assi (ad I. Ed + N Ed e Ny M z. y.20 Nota: lo stesso valore di ηdeve essere utilizzato per calcolare la resistenza all’instabilità locale a taglio così come utilizzato per calcolare la resistenza alla deformazione plastica di taglio. min f y γ M 0 Weff . η Anche la resistenza all’instabilità per taglio deve essere controllata.32b) In assenza di forze di taglio per le sezioni di Classe 3 e 4 la massima tensione longitudinale deve soddisfare il seguente criterio di resistenza: σ x. z.hw r tf tw è l’altezza dell’anima della sezione è il raggio degli angoli è lo spessore della flangia è lo spessore dell’anima (se non è costante va preso il valore minimo) vedere la EN 1993-1-5 (la EN 1993-1-4 raccomanda η = 1. min f y γ M 0 (4.Ed è la massima tensione longitudinale dovuta alla forza assiale ed al momento flettente di progetto.5hw t w f y / γ M0 (4.0.Ed ≤ f y / γ M0 dove: (4.7.Rd and N Ed ≤ 0. H o altro) non bisogna tenere in conto l’effetto della forza assiale sul momento resistente plastico rispetto all’asse y-y quando entrambi i seguenti criteri sono soddisfatti: N Ed ≤ 0. Per temperature superiori a 400 °C.3.33) σ x.34) dove: Aeff è l’area efficace della sezione soggetta a compressione uniforme Weff. Per sezioni di Classe 1 e 2 il criterio di resistenza da soddisfare è: M Ed ≤ M N.min è il modulo di resistenza efficace calcolato rispetto all’asse pincipale 53 .4.

utilizzando ancora σ0 in tutti i calcoli.7. per l’area soggetta a taglio. i vantaggi delle proprietà dell'incrudimento degli acciai inossidabili. si possono assumere resistenze maggiori purché i relativi valori siano verificati dalle prove dirette citate nel Cap. con un carico di snervamento ridotto.eN è lo spostamento che subisce l’asse baricentrico principale nel calcolo della sezione efficace per compressione uniforme Si noti che per sezioni angolari gli assi y e z precedentemente nominati corrispondono rispettivamente agli assi u e v. un valore σ0 della resistenza allo snervamento fy. (1 . Per le sezioni trasversali di Classe 3 e 4. vedi Cap.Rd . come quello di travi soggette a carichi accidentali di breve durata.2%. in tutti i calcoli. A tal proposito può essere adottato. i collegamenti alle membrature adiacenti e le membrature stesse devono essere abbastanza robusti da migliorare la resistenza della membratura. torsionale. la membratura considerata non deve essere interessata da alcun fenomeno di instabilità (flessionale.Rd.ρ) fy . la resistenza di progetto della sezione trasversale in presenza di una combinazione del momento e della sollecitazione assiale deve essere calcolata.2. Se VEd supera il 50% di Vpl. in fase di progetto. Si raccomanda che.1)2. la sezione trasversale è soggetta solamente a flessione semplice secondo l'asse maggiore. 54 . che probabilmente richiederebbe una analisi non lineare agli elementi finiti.5). in cui ρ = (2VEd/ Vpl. superiore rispetto a quello solito di scostamento dalla proporzionalità dello 0. in mancanza di una valutazione più dettagliata.7 Sfruttamento delle proprietà allo stato incrudito In determinati casi. siano osservate le seguenti limitazioni: • • • la sezione trasversale deve essere di Classe 1 o 2 e calcolata usando σ0 anziché fy nella determinazione di ε nella tabella 4. torsionale-laterale o locale. • Particolare attenzione va posta nella determinazione dei requisiti di resistenza dei collegamenti. è possibile considerare. 9. 4.

55 . 4. I progettisti possono seguire questa strada.1 PROGETTO DI ELEMENTI Introduzione Le verifiche di progetto per le membrature in acciaio inossidabile sono analoghe a quelle richieste per le membrature in acciaio al carbonio. cfr. La resistenza di membrature sprovviste di un qualunque asse di simmetria deve essere verificata con prove appropriate.5 5. salvo in alcuni casi in cui sono state applicate per ricavare curve progettuali da usare con il modulo iniziale. tra cui: • • • • instabilità delle parti piane della sezione (soltanto per la Classe 4) instabilità flessionale. 6. 5.2.Rd è ricavato nella 6. anziché il modulo iniziale come nelle norme per gli acciai al carbonio. L’assunzione di livelli di approssimazione sulla geometria e sulle tensioni residue analoghi a quelli degli acciai al carbonio e l’utilizzo delle stesse regole valide per gli acciai al carbonio permette di solito di raggiungere risultati soddisfacenti.6 o 6. I paragrafi seguenti si applicano a sezioni almeno un asse di simmetria. E’ stato dato invece maggior rilievo alla taratura mediante dati sperimentali disponibili. Oltre alla resistenza delle sezioni trasversali. instabilità torsionale. Rd (5.7. che però richiede tecniche di soluzione iterative. che non sono state trattate in questo manuale.5. di cui si occupa questo capitolo.1) dove i termini sono definiti in 4.7 5. instabilità flesso-torsionale. e sulla resistenza dei loro giunti. Un possibile metodo progettuale per affrontare la verifica dell’instabilità delle membrature in acciaio inossidabile è quello di usare il modulo tangente.3. si deve tener conto dei fenomeni di instabilità globale delle membrature. Per un angolare connesso solo mediante un’ala o per altre membrature connesse in modo asimmetrico: N t. Si raccomanda di ricavare forze e momenti agenti su di essi da un'analisi elastica globale. vedi Cap. vedi Cap.3 5. equazioni 6.2.2 and Nu. 4.3. Rd = N pl. il loro progetto può basarsi solamente sulla resistenza della sezione trasversale.1 Membrature soggette a compressione Generalità Gli elementi soggetti a compressione possono subire numerosi tipi di instabilità. pertanto.2 Membrature soggette a trazione Le membrature soggette unicamente a trazione non presentano fenomeni di instabilità. Rd ≤ N u.7.6. in corrispondenza del carico di punta.

dato da: χ χ= in cui: ϕ + ϕ 2 − λ2 [ 1 ] 0. 3 = Aeff/Ag per le sezioni trasversali di Classe 4 è l’area efficace di sezioni trasversali di Classe 4 è l’area lorda è il coefficiente di riduzione per tenere conto dell’instabilità.c.3 Instabilità per flessione (5. ecc. 5 1 + α (λ − λ0 ) + λ 2 ( ) (5.4) λ= β A Af y N cr = Lcr 1 i π βA fy E (5. a croce. ecc.Rd = χ βA Ag fy / γM1 dove: βA Aeff Ag = 1 per le sezioni trasversali di Classe 1.3) ϕ = 0. 5.3.2 Instabilità delle lamiere Si tiene conto dell’instabilità della lamiera per le sezioni di Classe 4 usando il coefficiente βA.) Occorre verificare i profilati del tipo a sezione a U e gli angolari ad ali uguali per l’instabilità flesso-torsionale poiché il loro centro di tagli non coincide con il loro baricentro. profilati a U. che è il rapporto fra l'area efficace e quella lorda della sezione trasversale. ecc.5) 56 . Sezioni antisimmetriche (profilati a Z. l’instabilità torsionale non è critica.5.) Le sezioni trasversali a simmetria doppia non necessitano di verifica per l’instabilità flesso-torsionale dato che il loro centro di taglio coincide con il loro baricentro. 5 ≤ 1 (5.Sezioni con due assi di simmetria (profilati cavi rettangolari e circolari. dovuto allo spostamento dell'asse neutro della sezione efficace da quello della sezione lorda come illustrato in 5. travi ad I. Sezioni con un asse di simmetria (angolari ad ali eguali.) L’instabilità torsionale può essere il modo critico di instabilità per questi elementi. Occorre considerare nelle sezioni trasversali asimmetriche di Classe 4 il momento supplementare.2) La resistenza all’instabilità per flessione deve essere determinata mediante la: Nb.3. Per la serie dimensionale di profilati cavi rettangolari. ma deve essere tenuto in conto solo per i tipi rettangolari cavi con rapporti h/b insolitamente elevati. 2. I profilati a sezione rettangolare e tubolari non presentano instabilità torsionale. l'instabilità torsionale può però essere critica. tipicamente usati in edilizia. 5.

8 2.6 0. determinato utilizzando le proprietà della sezione trasversale lorda i Le curve di instabilità sono illustrate in fig.0 Snellezza adimensionale λ Curve di instabilità flessionale.8 0.0 Coefficiente di riduzione χ 0. prendendo in considerazione le condizioni al contorno. 1.0 1.3 0.6 1.1 proprietà della sezione trasversale lorda N cr è la forza elastica critica per il relativo modo di instabilità basata sulle λ0 Lcr è la snellezza limite adimensionale definita in tabella 5.2 1. 5.8 1.4 0.9 0.2 0.dove α è il fattore di imperfezione definito nella tabella 5.1.1 è la lunghezza libera di inflessione nel piano di instabilità considerato.2 2.1 Il calcolo della lunghezza libera di inflessione deve essere basato sui principi della meccanica strutturale.2 0.4 0.6 2. determinata sulla base delle condizioni vincolari è il raggio giratore intorno al relativo asse. 57 .1 non si applicano a sezioni cave ricotte dopo la fabbricazione.0 2.4 1.5 0.1 0 Instabilità torsionale e flesso-torsionale Instabilità flessionale-Sezioni aperte formate a freddo e cave Instabilità flessionale-Sezioni aperte saldate (asse minore) Instabilità flessionale-Sezioni aperte saldate (asse maggiore) 0 0. I valori per α e λ0 riportati nella tabella 5.8 3.6 0. Se la snellezza adimensionale è tale che λ ≤ λ0 o N Ed ≤ λ02 gli effetti di N cr instabilità possono essere trascurati ed è necessario verificare solo la sezione trasversale. torsionale e flesso-torsionale Figura 5.7 0.4 2.

3. ed assumendo α = 0.7b) i y iz e sono i raggi giratori della sezione trasversale lorda intorno agli assi y e z rispettivamente 58 .TF e N cr < N cr.76 0.Tabella 5.1 Valori di α e λ0 per l’instabilità flessionale.49 0.20 0. y  N cr.6 e 5. y cr. 3 = Aeff/Ag per le sezioni trasversali di Classe 4 N cr = N cr.T = 1 2 i0  π 2 EI W  GI t +  lT2      (5.7. y  2β cr.T dove: N cr . come nelle equazioni 5.3 con la sostituzione di λ con λT .49 0.2.34 e λ0 = 0.40 0.TF è la forza elastica critica di instabilità torsionale-flessionale Per sezioni trasversali simmetriche rispetto all’asse y-y (ad esempio z 0 = 0 ) N cr.4 Instabilità torsionale e flesso-torsionale La resistenza a questi modi di instabilità è determinabile come indicato in 5.40 0. y  o           (5.T è la forza elastica critica di instabilità torsionale N cr .6) βA = 1 per le sezioni trasversali di Classe 1.7a) N cr .T N 1 −  + 4 yo  cr.TF in cui 2 2 2 2 i0 = i y + i z2 + y 0 + z 0 2  2  N cr.49 0. 2.20 0.34 λ0 0.T   = − i  N 1 + N  N cr. λT = in cui: f y β A Ag N cr (5.3.20 Torsionale e flessotorsionale 5.T  N cr. torsionale e flesso-torsionale Tipo di elemento Profilati aperti formati a freddo Profilati cavi (saldati e non) Profilati aperti saldati (asse maggiore) Profilati aperti saldati (asse minore) Tutti gli elemnti Tipo di instabilità Flessionale α 0.

5.5.vedi 4. trazione o compressione alle sue estremità. y N Per una sezioni trasversali con due assi di simmetria il centro di taglio coincide con il baricentro.2) instabilità per taglio (vedi 5.4.7) instabilità delle parti piane (soltanto per sezioni di Classe 4 . La flessione composta deve essere trattata come descritto in 5. Per determinare il momento resistente di una trave si deve tener conto dei seguenti fattori: • • • • • snervamento della sezione trasversale (vedi 4.2 e 4. N cr . Si deve ricordare che per gli elementi sottoposti a flessione.T < N cr .4.4.7) instabilità laterale per torsione (vedi 5.T purché N cr .3) resistenza locale in corrispondenza dei punti di applicazione del carico o delle reazioni vincolari.4 5.4. z e sono le forze elastiche critiche assiali per instabilità flessionale rispetto agli assi y-y e z-z rispettivamente.y 0 e z 0 sono le coordinate del centro di taglio con riferimento al baricentro della sezione lorda G lT IT è il modulo di taglio è la lunghezza di instabilità della membratura per l’instabilità torsionale (vedere la EN 1993-1-3) è la costante torsionale della sezione trasversale lorda è la costante di imbozzamento della sezione trasversale lorda IW y β = 1−  0 i  0     2 cr . gli assi y e z sopra menzionati devono essere presi rispettivamente come assi u e v. y e N cr .1 Membrature soggette a flessione Generalità Un elemento è sottoposto a flessione semplice quando è sollecitato perpendicolarmente all'asse longitudinale ed è collegato in modo tale da escludere sollecitazioni di torsione. le flange vanno verificate allo sforzo di taglio e all'accartocciamento secondo quanto riportato in 4.3.T < N cr .TF = N cr . e quindi y 0 = 0 e z 0 = 0 e N cr . z Da notare che per gli angoli.4.3 59 .

Travi vincolate lateralmente per tutta la loro lunghezza da rinforzi d'irrigidimento Travi la cui snellezza laterale dimensionale è λ LT ≤ 0.y fy/γM1 (5. la resistenza all'instabilità laterale per torsione deve essere determinata mediante: Mb.9) ϕ LT = 0.8) βW.10) λLT = Wy f y M cr (5.y = 1 per sezioni trasversali di Classe 1 o 2 = Wel.11) αLT è il coefficiente di correzione = 0.y/Wpl. Le curve di instabilità laterale-torsionale sono illustrate in fig. 4 ) + λLT ( 2 ) (5. 60 . M cr In ogni altro caso.y per sezioni trasversali di Classe 3 = Weff.y/Wpl.Rd dove = χLT βW.y per sezioni trasversali di Classe 4 χLT è il coefficiente di riduzione che tiene conto dell’instabilità laterale per torsione. 5. Da notare che per gli angolari gli assi y e z suddetti devono essere considerato asse u e v rispettivamente.2.4 (vedi sotto) o per M Ed ≤ 0. dato da χ LT in cui: = ϕ LT + ϕ LT 2 − λLT 2 [ 1 ] 0. 5 ≤ 1 (5.34 per elementi formati a freddo e tubolari (con o senza saldatura) = 0.5. 5 1 + α LT (λLT − 0.y Wpl.4.2 Instabilità laterale per torsione La possibilità di instabilità laterale per torsione può essere trascurata nelle seguenti circostanze: • • • Trave soggetta a flessione esclusivamente secondo l'asse minore.76 per elementi saldati a sezione aperta e altri per i quali non sono disponibili dati sperimentali Mcr è il momento elastico critico per l’instabilità laterale torsionale (Appendice B).16 .

3 Resistenza a taglio 5.8 2.3 0.12b) hw è l’altezza dell’anima (fig.4 0.2 0.0 Snellezza adimensionale λ LT Instabilità laterale da torsione .3) è definita nella tabella 4.9 0.2 è il coefficiente di instabilità per taglio ε kτ Vbw.6 1.4 1.4.2 0.8 3.1 0 0 0.4 0.sezioni formate a freddo Instabilità laterale da torsione .12a) nella quale il contributo dell’anima è dato da: Vbw.0 Fattore di riduzione χ LT 0.7. Rd = dove: χ w f yw hw t 3γ M1 (5.8 1.8 0.6 2.2 2.2 Curve di instabilità laterale-torsionale 5.0 1.7 0. La resistenza all’instabilità per taglio per una trave deve essere calcolata come segue: Vb .sezioni saldate Figura 5. 5.0 2. Rd + Vbf .3 Resistenza a taglio La resistenza a taglio è limitata sia dalla resistenza plastica a taglio (cfr. La resistenza all’instabilità per taglio deve essere controllata quando risulti hw / t ≥ 52ε / η hw / t ≥ 23ε kτ / η per anima non irrigidita o per anima irrigidita.5 0.1.6 0. 4.2 1. Rd = Vbw.6 0.5) sia da quella all’instabilità per taglio. Rd è il contributo dell’anima alla resistenza all’instabilità per taglio 61 . Rd ≤ ηf yw hw t 3γ M1 (5.4 2.4.

11 + 0. η deve essere preso pari a 1.64 per − 0.14) λw  hw  =    86. Per anime con irrigidimenti trasversali indeformabili e senza irrigidimenti 62 . la snellezza adimensionale λ w deve essere assunta come: (5.Vbf .0. η Nota: tf hw tw tf bf a Figura 5.13b) λw λ w2 per Per anime con irrigidimenti trasversali solamente agli appoggi.13a) (5.60 / η (5. Per temperature superiori a 400°C.15) dove kτ è il coefficiente d’instabilità per taglio più piccolo per il pannello d’anima. la snellezza adimensionale come: λw deve essere assunta λw  hw =   37.60 / η λ w > 0.3 Simboli per le dimensioni geometriche Per anime con irrigidimenti trasversali soltanto agli appoggi e per anime anche con irrigidimenti trasversali intermedi e/o longitudinali.4t ε k w τ      (5.20 ) Lo stesso valore di η utilizzato per calcolare la resistenza all’instabilità per taglio deve essere utilizzato per la resistenza plastica a taglio. il contributo dell’anima al parametro χ w è dato da: χw = η χ w = 0.4 t ε  w   Per anime con irrigidimenti trasversali agli appoggi e con irrigidimenti trasversali e/o longitudinali intermedi.05 λ w ≤ 0. Rd è il contributo delle flange alla resistenza all’instabilità per taglio f yw è il carico di snervamento caratteristico dell’anima vedere la EN 1993-1-5 (la EN 1993-1-4 raccomanda η = 1.

Per piastre con uno o due irrigidimenti longitudinali e rapporto a/hw < 3 bisogna fare riferimento all’Allegato A3 della EN 1993-1-5. Tuttavia.16a) kτ = 4. Rd dove: b f t 2 f yf   M Ed f 1 −  = cγ M 1   M f . Rd è il momento resistente della sezione trasversale costituita soltanto dall’area efficace delle flange M f . con b f non maggiore di 15εt f sia all’intradosso che all’estradosso M f .16b) dove: kτst = 9(hw / a ) dove: 2 4 I sl t hw 3 ma non meno di 2.34(hw / a ) + kτst 2 quando a / hw < 1 (5.5b f t 2 f yf f c = a 0.Rd deve essere ridotto del fattore: 63 .longitudinali o con più di due irrigidimenti longitudinali. vedi fig.00(hw / a ) + kτst 2 quando a / hw ≥ 1 (5.16 si applicano anche a piastre con uno o due irrigidimenti longitudinali se il rapporto a/hw ≥ 3.00 + 5. Per semplicità il contributo delle flange χf può essere trascurato. se la resistenza della flangia non è completamente utilizzata per contrastare il momento flettente (MEd < Mf. Rd = M f . è il momento d’inerzia dell’irrigidimento longitudinale riferito all’asse z I s1 Le equazioni 5.3.Rd) allora il contributo delle flange può essere valutato come segue: Vbf . kτ può essere calcolato come segue: kτ = 5. il valore di Mf.k γ M0     e c ≤ 0.17 + 2  t w hw f yw  f yf è la tensione caratteristica di snervamento della flangia Se è applicata anche una forza assiale NEd.1 I s1 t hw a è la distanza fra le mezzerie degli irrigidimenti trasversali. 5.17) bf e t f sono presi per la flangia che fornisce la resistenza assiale minore.34 + 4.65 a  3. Rd       2     (5.

La verifica deve essere condotta come segue: η3 = VEd ≤ 1.4.eff W z .4a o 0. 4.eff / γ M 0 f yW z .0 Vb .4. A condizione che η 3 (vedi sotto) non superi il valore di 0.0 f y Aeff / γ M 0 f yW y . qualunque sia la più piccola.4.    N Ed 1 −   (A f 1 + A f 2 )    γ M0   (5.5b. Se η 3 è maggiore di 0. Ed N Ed W y .4. la resistenza di progetto al momento flettente e al carico assiale non deve essere ridotta per tener conto della forza di taglio.5. 4. dall’estremità del pannello dove le tensioni sono più alte. 4. La verifica dell’instabilità della piastra del pannello deve essere eseguita per le risultanti delle tensioni ad una distanza di 0.eff è l’area efficace della sezione trasversale (cfr. Ed + N Ed e z . N N Ed + + ≤ 1.5 gli effetti combinati di flessione e taglio nell’anima di una trave ad I o scatolare devono soddisfare il seguente criterio: 64 . Ed M z . 4.1) è l’eccentricità dell’asse neutro rispetto all’asse y (cfr. Ed + N Ed e y . Rd (5.4.1) è il modulo efficace della sezione riferito all’asse z (cfr. 4.eff / γ M 0 (5.N ez.1) è il momento flettente di progetto riferito all’asse y è il momento flettente di progetto riferito all’asse z è la forza assiale di progetto è il modulo efficace della sezione riferito all’asse y (cfr.20) Aeff e y.18) dove Af1 e Af2 sono le aree delle flange superiore ed inferiore rispettivamente.1) Gli effetti dell’azione MEd e NEd devono includere gli effetti globali del secondo ordine dove rilevanti.19) dove: VEd è la forza di taglio di progetto comprensiva del taglio indotto dal momento torcente. N M z .1) è l’eccentricità dell’asse neutro rispetto all’asse z (cfr. La verifica di una membratura nel caso di flessione biassiale deve essere eseguita come segue: η1 = dove: M y .N M y .

Per travi laminate e saldate. Ci si deve riferire alla EN 1993-1-5 se lo sforzo assiale è così grande che tutta l’anima risulta essere in compressione. soggetta a carichi concentrati o a reazione degli appoggi sarà controllata da uno dei tre possibili seguenti modi di rottura: • • • rottura dell’anima in prossimità della flangia con deformazione plastica della flangia. Rd VEd Vbw. Rd (5. Rd   per η1 ≥ M f . Per anime irrigidite o meno la resistenza di progetto all’instabilità locale per applicazione di un carico trasversale è pari a: FRd = f yw Leff t w / γ M1 (5. Rd M p1. Il criterio dato nell’equazione 5. Rd  (2η 3 − 1)2 ≤ 1.21) M f . deformazione ed instabilità delle anime Purché le flange siano trattenute lateralmente.22) (5.24) 65 . Rd è il momento resistente plastico di progetto della sezione costituita dall’area efficace delle flange è il momento resistente plastico di progetto della sezione costituita dall’area efficace delle flange e dall’area lorda dell’anima indipendentemente dalla sua Classe di appartenenza η1 = η3 = M Ed M p1.21 deve essere verificato su tutte le sezioni trasversali tranne quelle posizionate ad una distanza inferiore a hw/2 da un appoggio con irrigidimento trasversale. deformazione dell’anima sottoforma di instabilità localizzata e rottura dell’anima in prossimità della flangia e con deformazione plastica della flangia.Rd deve essere ridotto in accordo all’equazione 5.Rd deve essere sostituito dal momento resistente plastico ridotto MN.η1 + 1 −   dove:  M f .18. Se è presente un carico assiale NEd. 5. basato sulle indicazioni della ENV 1993-1-5 (che sarà sostituita dalla EN 1993-1-5). Rd M p1. Per sezioni strutturali laminate a freddo possono adottarsi le indicazioni della ENV 1993-1-3 (che sarà sostituita dalla EN 1993-1-3) per gli acciai al carbonio. MEd e NEd devono includere gli effetti del secondo ordine dove rilevanti.Rd secondo la 6. si deve adottare il seguente procedimento.4.2.23) Le tensioni sono assunte positive. allora Mpl.0 M p1. la resistenza di un’anima di sezione non irrigidita. Rd (5.9 della EN 1993-1-1 e Mf. instabilità dell’ anima per la maggior parte dell'altezza della membratura.4 Rottura.

4a). tuttavia ss non può essere maggiore della larghezza dell’anima hw. e precisamente: • • • forze applicate su una flangia e contrastate dalla resistenza al taglio dell’anima (fig.5. considerando la diffusione del carico nell’acciaio. forze applicate su una flangia in prossimità di un appoggio non irrigidito (fig. 5 + 2  w   a  2 s + c kF = 2 + 6  s   hw  Coefficienti di instabilità per diversi tipi di applicazione di forze sull’anima.S ss V 2. 5. occorre verificare la resistenza per ogni singolo carico. 5. su una flangia. 66 . Per determinare Leff si deve distinguere fra tre diversi tipi di forze applicate.S 2 Tipo b) Fs ss c Tipo c) Fs ss VS 2 h  kF = 6 + 2  w   a  Figura 5.4c) Tipo a) Fs V1. forze applicate su una flangia e trasferite direttamente all'altra flangia attraverso l’anima (fig.5.4b). nonché per carico totale con ss pari alla distanza da centro a centro fra i carichi più esterni. Lunghezza di appoggio rigido La lunghezza di un appoggio rigido ss. è il tratto su cui è realmente distribuita la forza applicata e può essere determinata. vedi fig. 5.dove: Leff Leff dove: ly è la lunghezza efficace caricata che dipende dalla larghezza dell’appoggio rigido ss è il fattore di riduzione per l’instabilità locale è la lunghezza efficace di resistenza alle forze trasversali. con una pendenza 1:1.4 h  k F = 3. In presenza di molti carichi concentrati disposti vicini gli uni agli altri. data da: = χ Fly χF Occorre inoltre considerare l'effetto della forza trasversale sul momento resistente dell'elemento.

30 ss deve assumersi nulla se la struttura che genera la sollecitazione non ha la stessa inclnazione della trave.02   t  f = 0     per λ F > 0.28 e 5.31) 67 . ly.26b) Per i casi a) e b) in fig. 5.25) 2 m2 m2  hw = 0. fig. Per il caso c) in fig. che si ottengono da: m1 = f yf bf f yw t w (5. ly deve ottenersi dal più piccolo dei valori dati dalle formule 5.30) Lunghezza resistente efficace La lunghezza resistente efficace deve calcolarsi come segue: L eff con = χ F ly (5.27) ma ly non deve superare la distanza tra due irrigidimenti trasversali adiacenti.5 per λ F ≤ 0.4.26a) (5.45° Fs Fs Fs Fs tf Fs ss ss ss ss ss=0 Figura 5.5 Lunghezza di un appoggio rigido Lunghezza efficace sotto carico La lunghezza efficace caricata. 5. deve essere calcolata impiegando due parametri adimensionali. ly deve essere ricavata con la formula: ly = ss + 2 t f 1 + m1 + m 2 [ ] (5.29. m1 e m2.5.5 (5. 2    m1 +  le  + m  le + t f 2    2   tf      ly = (5. Nella 5. cfr. 5.28) ly = le + tf m1 + m 2 (5.29) dove le è dato da: le = 2 k F Et w 2 f yw hw ≤ ss + c (5.4.

6 Sezioni trasversali efficaci degli irrigidimenti per l'instabilità La resistenza all'instabilità degli irrigidimenti simmetrici può essere determinata come indicato in 5.34) kF è il coefficiente di instabilità per i diversi modi di applicazione delle forze (fig.75hw che corrisponde a vincoli di incastro ad entrambe le estremità. l'eccentricità che ne consegue deve essere determinata come indicato in 5. Da notare che per calcolare m 2 .0 (5. può essere necessario ricalcolare il valore di m 2 .6. deve essere assunto un valore per λF . In corrispondenza delle estremità della trave o in prossimità di un’apertura nell’anima. 11 ε t w 11 ε t w tw As e As 11 ε t w 11 ε t w tw Figura 5. 9 k F E 3 tw hw (5. La sezione trasversale efficace da usare nella verifica all'instabilità deve comprendere una parte dell’anima.32) λF = ly t w f yw Fcr 0. la larghezza dell’anima da comprendere nel calcolo della sezione dell’irrigidimento non deve superare quella realmente disponibile. la resistenza all'instabilità deve essere superiore alla reazione vincolare o al carico 68 . Questi irrigidimenti devono essere verificati a rottura e instabilità delle sezioni trasversali.33) Fcr dove: = (5. Valori maggiori della lunghezza d’instabilità possono essere assunti quando il vincolo agli estremi è meno rigido. ma non inferiore a 0.χF = 0. Una volta calcolato il valore di λF .3. Gli irrigidimenti intermedi non soggetti a forze esterne devono essere verificati solo all’instabilità. Per rinforzi su un solo lato o altri di tipo non simmetrico. 5.5. 5. La lunghezza d’instabilità deve essere coerente con le condizioni vincolari.3 assumendo α = 0.2.5 Irrigidimenti trasversali Gli irrigidimenti trasversali agli appoggi ed in altre posizioni dove gravano forze esterne significative.4. devono preferibilmente applicarsi su entrambi i lati e simmetricamente rispetto alla mezzeria dell’anima.4). come si vede dalla fig.76 e λ0 = 0. 5.2 Agli appoggi o in posizioni intermedie dove sono applicati carichi considerevoli.5 λF ≤ 1.

2) come: ε  235 E  =    σ 210 000  σ 1/ 2 (5.2. salvo impiegare il modulo secante di elasticità al posto del modulo di Young. 3 3 I s ≥ 1.2%.applicato.1 e/o 4. la sforzo di compressione NEd.36) (5. assumendo ε in 4.4.4.6 Determinazione degli spostamenti Gli spostamenti vanno determinati in base alla combinazione dei carichi relativa allo stato limite di servizio. Nel caso di sezioni trasversali di Classe 4 e/o di elementi soggetti a sforzo di taglio.38) dove: è lo sforzo effettivamente agente sulla sezione trasversale efficace dell'elemento è il modulo di Young: E 69 .1 (ma non in 4. La freccia elastica delle travi (cioè quella che non forma una cerniera plastica) può essere stimata con la normale teoria delle strutture. Il modulo secante elastico varia con il grado di sollecitazione ed i suoi valori possono ricavarsi dall'Appendice C. Per una maggior precisione si può utilizzare una sezione efficace basata su larghezze efficaci all’instabilità determinate sull’effettiva sollecitazione sull'elemento.4. Questo metodo semplificato è accurato nello stimare le frecce quando il modulo secante si basa sulla sollecitazione massima in un elemento e questa non supera il 65% del carico unitario di scostamento dalla proporzionalità dello 0. Il momento d’inerzia in un’area di un irrigidimento intermedio. occorre tener conto nei calcoli di una sezione efficace. Is.4. In altre posizioni intermedie. Come prima valutazione è opportuno utilizzare la sezione efficace basata sulle larghezze efficaci indicate in 4.37) 5. negli irrigidimenti può ricavarsi dalla: N Ed dove: = VEd − 1 f yw hw t w 3 γ M1 λw 2 (5.35) V Ed è lo sforzo di taglio di progetto sulla membratura La precedente espressione va calcolata supponendo che l’irrigidimento in questione sia stato rimosso. il metodo diventa troppo cautelativo ed è preferibile utilizzarne un altro più accurato (ad es. 75 hw t w (5. deve soddisfare quanto segue: a / hw < a / hw ≥ 2. quello che richiede un’integrazione sulla lunghezza dell’elemento). 5 hw t w / a 2 3 I s ≥ 0.4. A livelli di sollecitazione più elevati. 2.

41) 70 . esse devono inoltre essere verificate sotto gli effetti combinati di carico assiale e momento nei punti di massimo momento flettente e carico assiale.7. deve essere:  M y. Rd M z.4. Rd ) min   ≤1 (5.Ed è il momento di progetto rispetto all’asse principale agente nella sezione critica My. si devono considerare gli effetti dovuti alla presenza contemporanea di sforzi di compressione e momenti flettenti.39) NEd NRd è il carico assiale di progetto agente nella posizione critica della membratura è la resistenza di progetto dell’elemento My. Rd dove: ≤ 1 (5. Ed + N Ed e Ny  N Ed  + ky  β W. Deve essere soddisfatta la seguente relazione: M y. Rd ) min 1      ≤1 (5.6) in ogni punto della lunghezza dell'elemento e i requisiti di resistenza per le membrature nel loro comportamento globale (cfr. 4.7. 4.40) Per evitare lo svergolamento da instabilità rispetto all'asse minore (per elementi soggetti ad instabilità laterale-torsionale) deve essere:  M y.4). Rd ( N b. y W pl. Compressione assiale e momento secondo l'asse maggiore Per evitare lo svergolamento da instabilità rispetto all'asse maggiore. 4.5.Ed è il momento di progetto rispetto all’asse secondario agente nella sezione critica Mz.1 Membrature soggette alla combinazione di carichi assiali e momenti flettenti Trazione e flessione Membrature soggette a trazione e flessione devono essere verificate all’instabilità laterale.4). Ed N Ed + + N Rd M y.Rd è il momento resistente rispetto all’asse secondario in assenza di carico assiale e tenendo conto di ogni riduzione dovuta all’azione del taglio (cfr.5.2 sotto l’effetto del solo momento. 5. y f y / γ M1  ( N b.2 Compressione e flessione Oltre a rispettare i requisiti di resistenza delle sezioni trasversali (cfr. Ed M z.5 5.Rd è il momento resistente rispetto all’asse principale in assenza di carico assiale e tenendo conto di ogni riduzione dovuta all’azione del taglio (cfr. secondo 5. Ed + N Ed e Ny N Ed + k LT   M b.7. 5.4) Mz.5.

Rd  dove:  M z. y f y / γ M1   β W.3.0 + 2 λ y − 0.Compressione assiale e momento secondo l'asse minore Per evitare lo svergolamento rispetto all'asse minore. torsionale e flessionale-torsionale (cfr. z W pl.4) βW. kLT sono I fattori di interazione k y = 1.y.Rd)min1 è il più piccolo valore di Nb. z W pl.5 k LT = 1.3 e 5.z sono i valori di βW determinati per gli assi y e z rispettivamente. 5. Ed + N Ed e Nz  N Ed  + kz   + ky  β W.Rd)min è il più piccolo valore di Nb. deve essere:  M z. z f y / γ M1  ( N b. Ed + N Ed e Ny N Ed + k LT   ( N b.y.7.3. 5. Rd.43) Gli elementi potenzialmente soggetti ad instabilità laterale-torsionale devono inoltre soddisfare la condizione:  M y.Ed e Mz. Ed + N Ed e Ny   M z.2) ky. My. torsionale e flessionale-torsionale (cfr. flessionale rispetto all’asse z.42) Compressione assiale e momento secondo entrambi gli assi Tutti gli elementi devono soddisfare la condizione:  M y. Ed + N Ed e Nz  N Ed  + kz   β W.3.2 ≤ k y ≤ 1. Ed + N Ed e Nz     + kz    β W. Wpl per sezioni trasversali di Classe 4 Wpl. in cui: βW = 1 per sezioni trasversali di Classe 1 o 2 = Wel/Wpl per sezioni trasversali di Classe 3 = Weff . y ( ) (N N Ed b.5 k z = 1.0 + 2 λ z − 0. z f y / γ M1  ( N b.2 + 2 1.0 ( ) NN Ed ma b.z sono i moduli di plasticità per gli assi y e z rispettivamente Mb. y 1.3. kz.Rd per i seguenti tre modi di instabilità: flessionale rispetto all’asse z. z W pl.4) (Nb.2 + 2 N Ed N b.3 e 5. Rd ) min 1 M b.Rd per i seguenti quattro modi di instabilità: flessionale rispetto all’asse y.Rd è la resistenza di progetto all’instabilità laterale-torsionale (cfr.6 NEd. e Wpl.2 ≤ k z ≤ 1.44) eNy ed eNz sono definiti in 4. z f y / γ M1     ≤ 1 (5. Rd min 1 ) ma (N b. y W pl. Rd ) min   ≤1 (5. 5. Rd )min1 N Ed 71 . Rd.Ed sono i valori di progetto rispettivamente del carico di compressione e dei momenti massimi rispetto agli assi y-y e z-z agenti sull'elemento (Nb. βW. Rd ) min     ≤ 1 (5.4.

Da notare che gli Documenti Nazionali di Applicazione possono indicare altre formule di interazione differenti da quelle sopra indicate. Da osservare che negli angolari. 72 . gli assi y e z precedenti devono essere presi rispettivamente come assi u e v.

3. Ciò è particolarmente vero per giunti. per i quali è prevedibile un livello di corrosione inaccettabile. onde evitare la corrosione interstiziale nei giunti imbullonati (vedi 3. Per le strutture offshore le autorità preposte alla certificazione talvolta possono richiedere questi provvedimenti.1 PROGETTO DEI COLLEGAMENTI Raccomandazioni generali Durabilità La progettazione dei collegamenti richiede speciali attenzioni al fine di preservare il più possibile le proprietà anti-corrosione. cfr. isolanti.2. collocando i giunti lontano da fonti di umidità. E’ necessario considerare con attenzione la possibilità di evitare o ridurre i problemi di corrosione connessi. con adeguata ventilazione..7. immersione. devono essere assolutamente adottate misure per isolare elettricamente gli elementi in acciaio al carbonio da quelli in acciaio inossidabile. che possono inumidirsi in caso di maltempo. Deve sempre essere evitato l'uso di bulloni in acciaio al carbonio per il collegamento di elementi della struttura in acciaio inossidabile. si consiglia generalmente che ogni tipo di verniciatura dell'acciaio al carbonio sia estesa al cordone di saldatura e copra parzialmente l'acciaio inossidabile. Rondella isolante Guarnizione isolante Bullone e dado in acciaio inossidabile Rondella in acciaio inossidabile Lamiera in acciaio al carbonio Bussola isolante Figura 6. Ciò implica l'adozione di rondelle e possibilmente di bussole.1 Lamiera in acciaio inossidabile Particolare di un giunto bullonato tra due materiali metallici diversi (contro la corrosione galvanica) In caso di saldature di parti di acciaio normale con altre in inossidabile. Quando non è possibile evitare l’umidità per un collegamento fra acciaio inossidabile ed acciaio al carbonio. In alternativa.6 6.1 6. ad es.7.1 sono illustrati i tipici dettagli. nel caso di condense o accertando che la temperatura ambiente all'interno della struttura sia sempre superiore al punto di rugiada. formazione di condense. in fig. può essere possibile eliminare tali fonti. ecc. in alcuni tipi più che in altri e ciò 73 . bisogna impedire la corrosione galvanica. Nei giunti bullonati. per cui si raccomanda di prendere fin dall'inizio contatti con tali autorità onde stabilire in partenza i precisi requisiti richiesti.2) Il ciclo di riscaldamento e raffreddamento tipico della saldatura influisce sulla microstruttura di tutti gli acciai inossidabili. 6. Occorre dedicare particolare cura alla scelta dei materiali in relazione all’ambiente. spruzzi.1.

Occorre prestare attenzione: • • • • • • all'uso di particolari standardizzati alle tolleranze necessarie per un montaggio in condizioni di sicurezza alle tolleranze di serraggio dei bulloni alle necessità di accesso per eseguire saldature ai requisiti dei procedimenti di saldatura agli effetti delle tolleranze angolari e di lunghezza per il montaggio. Direttive al riguardo figurano al paragrafo 10.1.assume notevole rilievo nel caso di acciai inossidabili duplex.2 Presupposti per la progettazione I giunti possono essere progettati distribuendo in maniera realistica forze e momenti interni. elementi e giunti devono essere progettati per compensare i diversi momenti flettenti. Per i giunti assiali nei pilastri occorre tener conto di momenti dovuti agli effetti P-δ. Deve. deve essere in grado di resistere alle forze assunte nell'analisi e produrre deformazioni in accordo con la deformabilità dell’elemento. 8). 6. I giunti così sollecitati devono anche essere verificati a fatica (cfr. 6. inoltre. è preferibile realizzarlo per saldatura. 74 . 6. tenuto conto della rigidezza relativa degli elementi da connettere. Gli sforzi interni ed i momenti devono equilibrare le forze ed i momenti applicati.4 Ulteriori considerazioni generali Se un giunto è soggetto ad urti.4).1.4. Deve osservarsi che le distorsioni causate da saldature si manifestano maggiormente negli acciai inossidabili austenitici rispetto a quelli al carbonio (cfr. I giunti assiali nelle travi devono essere preferibilmente posti nei punti più prossimi al punto di inversione della flessione (valore zero del momento flettente). essere dedicata attenzione alle esigenze successive d'ispezione e manutenzione. Ogni elemento considerato. per sopportare il carico presunto. La facilità di fabbricazione e di montaggio sono aspetti da considerare nella progettazione di giunti e di giunti assiali. 10.3 Intersezioni e giunti assiali Gli elementi uniti da un giunto sono normalmente disposti in maniera tale che gli assi dei loro baricentri s'intersechino in un punto. vibrazioni o a frequenti cambiamenti di segno degli sforzi significativi. possono adottarsi le linee di posizionamento dei bulloni agli angoli o sulle T. al posto degli assi dei baricentri. collegati con almeno due bulloni ad ogni giunto. Quando si ha eccentricità nell'intersezione.1. Per angolari bullonati e giunti a T. E' quindi indispensabile l’adozione di tipi di saldatura e di consumabili adatti e che le operazioni relative siano eseguite da saldatori esperti e qualificati.4. allo scopo di determinare l’intersezione.

per effetto delle combinazioni di carico caratteristiche. la distanza dall’estremità è definita similmente ma nella direzione in cui la giunzione si sviluppa. può verificarsi il grippaggio dei filetti.2.5.2.2) deve essere preso pari a 1. i fori punzonati sono meno adatti in ambienti aggressivi (es.2.1 Giunti bullonati Generalità Le raccomandazioni di questo Paragrafo valgono per giunti con bulloni in fori passanti entro le tolleranze dove occorre resistere a taglio. Da notare che può essere necessaria una distanza dall’estremità maggiore di questa per fornire una adeguate resistenza portante come di seguito precisato. 6.6.1. 75 .2d 0 . I massimi giochi per i fori standard sono i seguenti: 1 mm per bulloni M12 e M14 (M14 non è una dimensione standard) 2 mm per bulloni da M16 a M24 3 mm per bulloni M27 e maggiori. Per limitare le deformazioni irreversibili sui giunti bullonati. Gli sforzi di taglio sono trasferiti ai bulloni ed agli elementi connessi. trazione o a taglio e trazione combinati. Quando si esegue la presollecitazione.3) e quella degli elementi di collegamento (cfr. l’incrudimento associato alla punzonatura può aumentare la sensibilità alla corrosione e. dove d 0 è il diametro del foro del bullone. 6.2). occorre considerare il rilassamento della tensione di serraggio con il passar del tempo. o quello della distanza dal bordo. devono avere come limite il valore della resistenza allo snervamento. e1 . pertanto.2. 6.3 Fori Parti connesse I fori possono essere eseguiti con trapanatura o punzonatura. E' buona pratica usare rondelle sotto la testa della vite e sotto il dado.2 e 10. e2 .2 6. Posizione dei fori La distanza dal bordo è definita come la distanza dal centro di un foro al bordo adiacente della parte da collegare perpendicolarmente alla direzione del carico. Indicazioni sui materiali più adatti per bulloni e dadi figurano in 3. Tuttavia.2. 6. 6. 6.4). La resistenza di un giunto deve assumersi come la minore tra la resistenza delle parti connesse (cfr. I giunti non devono essere progettati per resistere allo scivolamento agli stati limite ultimi o di servizio.2 Bulloni precaricati I bulloni presollecitati in acciaio inossidabile possono essere usati solo se sono state adottate tecniche idonee di pretensionamento.2. gli sforzi sui bulloni e sulle sezioni trasversali nette ai fori dei bulloni. Non viene fornita alcuna raccomandazione per giunti dove il taglio si trasferisce mediante resistenze di attrito (cfr. Il valore minimo della distanza dall’estremità. Se i bulloni in acciaio inossidabile sono eccessivamente serrati. (fig. salvo il caso in cui l'accettabilità della particolare soluzione sia confermata da prove. ambienti industriali o marini).

vedere la EN 1993-1-8.2) In cui α b è il valore più piccolo fra: 76 . p1 e1 e2 p2 Direzione di trasferimento del carico L p2 ≥1.Il massimo valore della distanza dal bordo o della distanza dall’estremità deve essere limitato a 4t + 40mm . 6.red . red = 0. ricavata in ogni posizione dei bulloni. fu. Per limitare l'allungamento del foro al carico massimo. secondo i quali l'allungamento del foro ai carichi di lavoro deve essere limitato.2d o L ≥2. adottando un valore ridotto di fu. Rd = k1α b f u . Per evitare lo svolgimento di una verifica di servizio separata. La distanza massima dei bulloni in ogni direzione deve essere tale che l’instabilità locale a compressione degli elementi sovrapposti sia presa in considerazione.2d 0 (fig.6 f u but ≤ f u (6. è 2.2d0.4d 0 .red deve essere ricavato dalla: f u.5d0 se la distanza minima tra due qualsiasi bulloni in una fila sfalsata è L ≥ 2.4d o p2 p2 Figura 6. si può usare una spaziatura minima tra le file p2=1.5 f y + 0. Il valore di Fb.Rd.red dt γ M2 (6.2 Simboli per la definizione della posizione dei fori Per file di fori sfalsati.2). si consiglia di stabilire un limite all'allungamento del foro sotto il carico massimo. di solito.Rd è dato da: Fb . L’interasse minimo tra i centri dei fori nella direzione del carico ( p1) è 2. Resistenza portante La resistenza disponibile di un giunto bullonato in acciaio inossidabile è.1) La resistenza portante di ogni strato connesso in un giunto deve essere determinata. Fb. La corrispondente distanza minima ortogonale alla direzione di carico (p2). fissata da criteri di servizio. dove t è lo spessore dello strato esterno più sottile. sommando la resistenza.

7 e 2.5 per i bulloni di bordo nella d0 p2 − 1. Fv.5 f u. In caso contrario la resistenza di una serie di bulloni deve essere determinata.0 dove: d t fu è il diametro del bullone è lo spessore dello strato connesso è la resistenza caratteristica a trazione dello strato connesso (di solito presa come il valore minimo specificato della resistenza a trazione.8 e2 − 1. purché la resistenza al taglio di progetto di ogni singolo bullone. vedere tabella 3.5 per i bulloni interni nella d0 direzione ortogonale a quella di trasferimento del carico k1 è il valore più piccolo tra 1.1).• • • αd f ub / f u .Rd. dei singoli bulloni.red 1.3) La resistenza di un gruppo di bulloni può determinarsi come somma delle resistenze portanti.7 e 2. red d t γ M2 (6.4 direzione ortogonale a quella di trasferimento del carico Per giunti a semplice sovrapposizione di piatti con un'unica fila perpendicolare alla direzione dello sforzo.4) b) la resistenza ultima della sezione trasversale netta in corrispondenza dei fori: 77 . Rd = 1. sia maggiore o eguale alla resistenza portante di progetto. impiegando la resistenza più bassa dei singoli bulloni moltiplicata per il numero di bulloni.Rd. i bulloni devono essere dotati di rondelle sotto testa e sotto il dado e la resistenza portante di ciascun bullone deve essere ulteriormente limitata a: Fb. per i bulloni di estremità nella direzione di trasferimento del carico per i bulloni interni nella direzione di trasferimento del carico α d = e1 / 3d 0 αd = k1 p1 1 − 3d 0 4 è il valore più piccolo tra 2. Fb. Fb. Rd = Ag f y γ M0 (6.Rd. Resistenza a trazione La resistenza a trazione delle parti connesse è limitata dalla minore fra: a) la resistenza plastica di progetto della sezione trasversale lorda: N pl.

7. Progettazione della resistenza allo strappo Valgono le indicazioni di EN 1993-1-8. come gli angolari connessi su di un solo lato. Per valori intermedi di p1. la resistenza ultima di progetto della sezione netta può essere determinata come segue: Con 1 bullone N u. Se viene richiesto un comportamento duttile.7) con 3 bulloni o più in cui: N u. Rd β3 Anet f u γ M2 (6. 5d0 ) t f u γ M2 (6. sia sotto la testa della vite. I requisiti per la progettazione antisismica sono dati nella EN 1998. la resistenza plastica della sezione lorda deve essere inferiore alla resistenza ultima della sezione trasversale netta. che sotto il dado.N u. Angolari connessi lungo un lato ed altri elementi in trazione connessi asimmetricamente L'eccentricità dei bulloni nei giunti di estremità e gli effetti degli spazi e delle distanze dell'estremità dei bulloni devono essere tenute in considerazione nella determinazione della resistenza di progetto di elementi asimmetrici. Gli angolari connessi con un'unica fila di bulloni lungo un lato possono essere considerati sollecitati in maniera concentrica. Anet deve essere assunta uguale all'area della sezione netta di un angolare equivalente a lati uguali con lunghezza del lato pari a quella del lato più corto.1. Requisiti di duttilità e di capacità di rotazione sono presenti nella EN 1993-1-8. Rd = k r Anet f u γ M2 (6.2. Deve essere notato che l’equazione per la resistenza ultima della sezione netta deve essere applicata solamente quando sono presenti rondelle. oltre che di elementi simmetrici collegati in maniera asimmetrica. 0 (e2 − 0. il valore di β può essere determinato per interpolazione lineare Anet è l’area netta dell'angolare.8) β2 e β3 sono i coefficienti di riduzione dipendenti dal passo p1 di tabella 6. Rd = β 2 Anet f u γ M2 = (6. Per un angolare a lati diversi collegato lungo il suo lato più corto.5) i cui simboli sono stati definiti al paragrafo 4. 78 . Rd = 2.6) Con 2 bulloni N u.

può essere stabilita come segue: Fv. Le direttive per tener conto delle forze di strappo sono date in EN 1993-1-8. si deve usare l'area resistente a trazione.63 per bulloni a testa conica. in assenza di sollecitazioni di trazione. Per ogni piano di applicazione del taglio.2. qualora questo possa avvenire.7 0. p1 Factor Tipo di connessione con 2 bulloni con 3 bulloni o più ≤ 2.9) A fub è l’area netta come precisato nel precedente paragrafo è la resistenza ultima del bullone Il valore di α può essere definito nel Documento Nazionale di Applicazione. Rd dove: = k 2 f ub As γ M2 (6. se si garantisce che la parte filettata sia al di fuori del piano in cui agisce lo sforzo di taglio considerando anche che i bulloni possano essere inseriti da entrambi i versi. essi devono essere proporzionati per resistere anche alla sollecitazione supplementare dovuta ad effetti di leva. Se non si può garantire questa condizione.Tabella 6. α = 0. la resistenza del bullone. Per bulloni soggetti a taglio.4 Elementi di collegamento (viti e bulloni) Aree nette L'area del bullone da usare nel calcolo dei bulloni in trazione deve essere assunta come area soggetta a trazione. altrimenti k2 = 0. I valori raccomandati sono: • • se il piano di taglio passa per la porzione non filettata del bullone. può essere usata la maggiore area del gambo.5d0 0.Rd: Ft. Resistenza al taglio La resistenza al taglio di un bullone dipende dal numero dei piani di azione del taglio e dalla loro posizione lungo il bullone stesso.1 Coefficienti di riduzione β2 and β3 Passo. Rd dove: = α f ub A γ M2 (6. 79 .5 Resistenza a trazione La resistenza a trazione di un bullone è data dalla Ft. α = 0.5 ≥ 5.0d0 0. definita nella normativa appropriata del prodotto.4 0.6 se il piano di taglio passa per la porzione filettata del bullone. Qualora si progettino bulloni per resistere ad uno sforzo di trazione.7 β2 β3 6.10) k2 = 0.9.

4. Per la resistenza a trazione delle parti connesse si deve far riferimento al valore ridotto fu.11) dove Fv. (compresa quella di strappo). ma anche per conservare la resistenza a corrosione della saldatura e del materiale ad essa adiacente. quali: N° di processo 111: 121 Nome del processo Saldatura ad arco con elettrodi rivestiti (saldatura manuale ad arco. non soltanto per garantire la resistenza delle saldature e per avere un profilo definito per le saldature stesse. Per evitare la rottura della vite o della sua filettatura la capacità della vite di forare e filettare lamiere di acciaio inossidabile deve essere dimostrata da opportuni risultati sperimentali. Fv.1 Giunti saldati Generalità E' indispensabile che le saldature siano eseguite con procedimenti corretti. Da notare che le forze esterne di progetto (che includono anche il carico supplementare dovuto ad azione di leva) devono anche essere minori delle resistenze di progetto. o quando la lunghezza di aderenza (cioè lo spessore complessivo degli strati da unire) è superiore a 5 volte il diametro dei bulloni. Ed 1. Ft. ciò si ottiene. 6.4.red secondo l’equazione 6. Rd ≤ 1. SMAW) Saldatura ad arco sommerso con elettrodo a filo (SAW) 80 . con l’eccezione che la resistenza all’espulsione della vite che dovrebbe essere determinate da opportune prove sperimentali. Le seguenti raccomandazioni valgono per saldature a piena o parziale penetrazione dei giunti di testa e per saldature d'angolo con procedimento di saldatura ad arco. con l’uso di consumabili compatibili e da saldatori esperti e qualificati.Ed. 4 Ft. Giunti lunghi e lunghezze di aderenza grandi Nei giunti particolarmente estesi (ossia con distanza tra primo ed ultimo bullone oltre 500 mm o maggiore 15 volte il diametro dei bulloni).9) e (6. la resistenza al taglio deve essere ridotta. In mancanza di dati per acciai inossidabili si consiglia di consultare la normativa per acciai al carbonio nelle stesse condizioni. 6.Rd e Ft. Rd + Ft.10). Ed Fv. tutto ciò. vedi 10. 0 (6.4 6.Rd si ricavano rispettivamente dalle precedenti (6. contenuta nella EN 1993-1-8.1. applicando la relazione seguente: Fv.Trazione e taglio combinati Quando un bullone è contemporaneamente soggetto a sforzi di trazione.Ed.3 Viti autofilettanti Il progetto di connessioni con viti autofilettanti per lamiere di acciaio inossidabile può seguire le indicazioni della EN 1993-1-3. e di taglio. devono essere considerati gli effetti della loro interazione.

La tabella 6.4401 1.4307 1.4318 1. Devono essere utilizzati consumabili compatibili in modo che lo snervamento della saldatura e la resistenza ultima superino quelle del materiale base.4571 1.4541 1.2 Materiale base Tipo 1.4462 Tipi di acciaio inossidabile e relativi elettrodi Elettrodi Elettrodi ricoperti EN 1600 E 19 9 E 19 9 L E 19 9 L E 19 9 L E 19 9 Nb E 19 12 2 E 19 12 3 L E 19 12 3 Nb E 25 7 2 N L E 25 7 2 N L Fili e cordoni EN 12072 G 19 9 L G 19 9 L G 19 9 L G 19 9 L G 19 9 Nb G 19 12 3 L G 19 12 3 L G 19 12 3 Nb G 25 7 2 L G 25 7 2 L Elettrodi con flusso incorporato EN 12073 T 19 9 L T 19 9 L T 19 9 L T 19 9 L T 19 9 Nb T 19 12 3 L T 19 12 3 L T 19 12 3 Nb T 22 9 3 N L T 22 9 3 N L Tabella 6. come principio di progettazione.4301 1. I produttori di acciai inossidabili e di consumabili possono essere di aiuto nella scelta degli consumabili più adatti. il valore del carico convenzionale di scostamento dalla proporzionalità dello 0.2. I numeri di processo sono quelli definiti nella EN ISO 4063.3 Proprietà meccaniche dei consumabili per acciaio inossidabile in accordo con EN 1600.4306 1.2% (cioè la progettazione secondo 3. EN 12072 e EN 12073 Resistenza allo snervamento N/mm2 350 320 350 350 320 350 500 500 450 Resistenza a trazione 2 N/mm 550 510 550 550 510 550 700 700 550 Material di apporto E 19 9 E/G/T 19 9 L E/G/T 19 9 Nb E 19 12 2 E/G/T 19 12 3 L E/G/T 19 12 3 Nb E 25 7 2 N L G 25 7 2 L T 22 9 3 N L Particolare attenzione merita il caso in cui si utilizzi. Il metallo del cordone di saldatura deve essere almeno altrettanto nobile come il materiale base.2 indica i consumabili adatti per diversi tipi di acciaio inossidabile mentre la tabella 6.4362 1.4(ii)). Tabella 6.3 fornisce le proprietà meccaniche dei consumabili stessi.4404 1.122: 131 135 137 141 15 Saldatura ad arco sommerso con elettrodo a piattina Saldatura ad arco con elettrodo metallico in atmosfera di gas inerte (MIG) Saldatura ad arco con elettrodo metallico in atmosfera di gas attivo (MAG) Saldatura ad arco con elettrodo metallico a filo con flusso incorporato Saldatura ad atmosfera inerte con elettrodo in tungsteno (TIG) Saldatura ad arco a plasma (PAW). 81 .

Per lo spessore di gola. a a a a Figura 6. vedi fig. ai fini progettuali. 6.4. Lunghezza efficace e dimensioni dello spessore di gola Per la lunghezza efficace di una saldatura ad angolo si può prendere la lunghezza totale del giunto. a. Per angoli oltre 120°. specie quando può aversi flusso indotto dalla tensione superficiale.4. questo tipo di saldatura non è affidabile in termini di trasmissione di forze. nel caso questo dia luogo a tensioni alla radice della saldatura. Inoltre le saldature di testa intermittenti devono essere eseguite con particolare attenzione in ambienti litoranei o fortemente inquinati. 6. saldature con lunghezza efficace inferiore a 40 mm o a sei volte lo spessore di gola non sono affidabili per quanto riguarda la trasmissione delle forze. Si può inoltre beneficiare dello spessore di gola aggiuntivo in una saldatura ad angolo a penetrazione profonda. Per angoli inferiori a 60°.3.2 Saldature a cordoni d’angolo Impieghi Le saldature ad angolo si eseguono per collegare elementi. salvo in quelli meno predisposti a dare problemi di corrosione. soltanto se le prove dimostrano che la penetrazione richiesta può essere effettivamente raggiunta. di una saldatura ad angolo può essere presa l’altezza del più grande triangolo iscritto (di solito isoscele). devono essere considerate come saldature di testa a parziale penetrazione.3 Spessore di gola di una saldatura a cordoni d’angolo 82 .Saldature intermittenti ad angolo e saldature intermittenti di testa a parziale penetrazione devono essere evitate in tutti gli ambienti. quando le facce di fusione formano angoli da 60° a 120°. Una saldatura ad angolo non deve essere eseguita in condizioni che possono originare un momento flettente rispetto all'asse longitudinale del cordone. misurata perpendicolarmente al lato più esterno del triangolo. vedi fig. 6. la saldatura ad angolo può essere eseguita ma. Tuttavia.

La resistenza di progetto della saldatura ad angolo sarà sufficiente se risulteranno soddisfatte entrambe le seguenti condizioni: [σ 2 ⊥ 2 + 3 τ ⊥ + τ ||2 ( )] 0.4.1.4 Penetrazione in profondità di una saldatura a cordoni d’angolo Sollecitazione di progetto e resistenza di progetto al taglio La sollecitazione di progetto si ottiene come somma vettoriale di tutte le forze e dei momenti trasmessi dalla saldatura. a meno che un valore più basso risulti giustificato da prove sperimentali.3 Giunti di testa Saldature di testa a penetrazione completa La resistenza di progetto di un giunto di testa a penetrazione completa deve essere assunta uguale alla resistenza di progetto della più debole delle parti saldate. La sollecitazione di progetto non deve essere superiore resistenza di progetto al taglio.9 f u γM2 (6. 6. Essa si calcola per la lunghezza efficace e per lo spessore di gola (vedi sopra).5 ≤ fu β wγ M 2 (6.0 per tutte le classi di resistenza nominale di acciaio inossidabile.a Figura 6.3.12b) σ⊥ τ⊥ è la tensione normale ortogonale alla sezione di gola è la tensione di taglio (nel piano della sezione di gola) perpendicolare all’asse della saldatura è la tensione di taglio (nel piano della sezione di gola) parallela all’asse della saldatura è resistenza a trazione caratteristica della parte più debole tra quelle giuntate è presa pari a 1.4. 83 . purché la saldatura soddisfi le condizioni suggerite in 6.12a) σ⊥ ≤ dove: 0. τ || fu βw In alternativa per calcolare la resistenza di progetto di una saldatura a cordoni d’angolo può essere usato il metodo semplificato riportato in EN 1993-1-8 al paragrafo 4.5.3.

il livello di resistenza per lavorazione a freddo non superi CP500 o C850.0).4. Se queste prove non sono state effettuate. la resistenza del materiale base nelle zone termicamente alterate si basi sulla resistenza a trazione del materiale base ricotto. lo spessore del materiale non superi 8. La resistenza di un giunto di testa a parziale penetrazione può essere determinata allo stesso modo delle saldature a cordoni d’angolo a penetrazione profonda. in questo caso la resistenza di progetto della giunzione saldata (a cordoni d’angolo o di testa) deve essere basata sul carico di rottura del materiale di apporto (con β w pari a 1.2. Lo spessore di gola di un giunto di testa a parziale penetrazione può essere assunto come la profondità di penetrazione effettivamente ottenuta durante le qualifiche delle procedure di saldatura. 6.4 Saldatura dell’acciaio inossidabile lavorato a freddo Gli stessi principi si applicano per saldare l’acciaio inossidabile lavorato a freddo così come per l’acciaio inossidabile ricotto. diminuita di 3 mm.0 mm. Il materiale d’apporto può avere una resistenza più bassa del metallo base. i consumabili siano scelti in accordo alla tabella 6. 84 . quando possono essere soggette a trazione. a condizioni che: • • • • • il giunto saldato sia soggetto a carico assiale. Non sono consigliate.Saldature di testa a parziale penetrazione Le saldature di testa a parziale penetrazione possono essere eseguite per trasmettere sforzi di taglio. lo spessore di gola può essere calcolato come la profondità di preparazione della saldatura.

Il fuoco è indicato negli Eurocodici come un carico accidentale di progetto. Questi coefficienti sono necessari per stabilire la relazione sforzo/deformazione ad elevate temperature e sono definiti come segue: k0.1 precisa i valori dei coefficienti di conservazione di resistenza e rigidezza (rispetto ai valori appropriati a 20°C) e del parametro g2. gli acciai inossidabili austenitici.θ Carico unitario di scostamento dalla proporzionalità dello 0.2proof. La EN 1990 indica le combinazioni delle azioni accidentali di progetto e consiglia di assumere uguali a 1. subiscono una minore riduzione dei livelli di resistenza (quando la temperatura supera i 550°C circa) e rigidezza (per tutte le alte temperatura) rispetto agli acciai al carbonio. Tuttavia. e precisamente: • Se il tipo di struttura richiede una certa resistenza in caso di incendio. γM. Qualora il buon funzionamento delle protezioni antincendio o degli elementi taglia-fuoco sia dipendente dalle deformazioni della struttura portante.2% alla temperatura θ.0 in caso di incendio.2 Proprietà meccaniche ad elevata temperatura La tabella 7. • 7. ossia f0. rispetto al valore di progetto a 20°C. devono essere applicati criteri per il calcolo delle deformazioni causate dall’incendio.7 PROGETTO DI STRUTTURE RESISTENTI AL FUOCO Generalità 7.1 Questo capitolo si occupa di strutture in acciaio inossidabile.θ Parametro usato per il calcolo di f2. non sono diversi da quelli previsti per strutture di acciaio al carbonio.θ per 4 tipi di acciaio inossidabile ad alta temperatura. che.2 proof. Le raccomandazioni riguardano esclusivamente metodi passivi di protezione dall’incendio e valgono per i tipi di acciai inossidabili e per le strutture progettate secondo le regole dei capitoli da 1 a 6 di questo Manuale. θ fy g2. per ragioni di rispetto della sicurezza all’incendio.θ 85 . devono rispettare predeterminate condizioni per evitare il prematuro collasso in caso di esposizione alle fiamme.fi. la struttura deve essere progettata e costruita in modo da conservare la sua capacità portante durante l’esposizione alle fiamme.0 i coefficienti parziali moltiplicatori delle azioni sopra citate. In genere. non è necessario considerare la deformazione della struttura portante. se la resistenza al fuoco degli elementi taglia-fuoco si basa sulla curva standard d’incendio. I requisiti prestazionali di una struttura in acciaio inossidabile. sia posto uguale a 1. soggetta a carico accidentale d’incendio. quando sono esposti a temperature elevate. La EN 1993-1-2 raccomanda che il coefficiente parziale di sicurezza del materiale. La EN 1991-1-2 precisa le azioni termiche e meccaniche su strutture esposte al fuoco.

θ − f0. 2 proof .θ. 2 e 3.θ.2proof. θ ) (7.1 86 . θ = f0.f2. 2 o 3) (sezioni trasversali di Classe 4) (sezioni trasversali di tutte le Classi) (sezioni trasversali di tutte le Classi) Travi non vincolate Membrature a trazione f 0.4. fy. θ + 0.θ f 2.θ.θ f 0. Il valore di f1.θ deve calcolarsi con la relazione seguente: f1. 2 proof . θ ( f u. si ricava mediante la seguente espressione: f2.θ. θ − f0.θ resistenza al 2% di deformazione totale alla temperatura θ. 2 proof .4 resistenza a trazione a 20°C. f2. ossia f u. si adotta la resistenza caratteristica della deformazione totale al 2%. in casi nei quali si devono considerare criteri di deformazione. si consiglia di usare la resistenza ad una deformazione totale di 1. Tuttavia per travi vincolate ed elementi tesi delle Classi 1.2. definita in 3.2proof.2. 2 proof. anziché la resistenza caratteristica a snervamento a temperatura ambiente. 5g2.θ kE.θ sono ottenibili dalla tensione unitaria di scostamento dalla proporzionalità dello 0. θ + g2.2proof.θ f 2. rispetto alla pendenza a 20°C. mediante il coefficiente di correzione k0. anziché f2. devono essere utilizzati i seguenti parametri come resistenza caratteristica del materiale: Pilastri Travi vincolate f 0. f1.1) resistenza a trazione alla temperatura θ. ossia Eθ E modulo di Young a 20°C (= 200 000 N/mm2) resistenza caratteristica allo snervamento a 20°C definita in 3.2% a 20°C. in tabella 7.θ (sezioni trasversali di tutte le Classi) (sezioni trasversali di Classe 1.2) I valori di f0.0%. θ ) (7. rispetto alla resistenza a trazione a 20°C. θ ( f u.2proof. θ = f0. ku. θ f u pendenza del tratto lineare elastico alla temperatura θ.θ Nel determinare la resistenza al fuoco di. 2 proof.θ in cui : E fy fu Nel determinare la resistenza strutturale al fuoco di membrature in acciaio inossidabile.

30 0.02 0.00 0.45 0.41 0.25 0.45 0.65 0.93 0.24 0.19 0.28 0.92 0.40 0.00 0.35 0.83 0.00 0.22 0.72 0.45 0.04 0.88 0.47 0.10 0.66 0.82 0.85 0.71 0.71 0.80 0.00 1.00 0.00 0.38 0.00 1.71 0.76 0.34 0.38 0.06 0.15 0.24 0.76 0.83 0.45 0.75 0.00 1.67 0.40 0.93 0.47 0.00 1.71 0.4301 20 100 200 300 400 500 600 700 800 900 1000 1100 1200 Tipo 1.58 0.33 0.92 0.15 0.55 0.03 0.29 0.73 0.68 0.88 0.04 0.77 0.80 0.80 0.71 0.4401 20 100 200 300 400 500 600 700 800 900 1000 1100 1200 Tipo 1.87 0.24 0.63 0.80 0.79 0.24 0.51 0.2proof.24 0.91 0.00 0.83 0.50 0.92 0.57 0.59 0.07 0.10 0.03 0.19 0.24 0.4571 20 100 200 300 400 500 600 700 800 900 1000 1100 1200 Tipo 1.71 0.24 0.09 0.88 0.26 0.66 0.56 0.27 0.21 0.20 0.61 0.20 0.20 0.11 0.81 0.84 0.1 Temperatura θ (°C) Tipo 1.54 0.72 0.84 0.14 0.25 0.22 0.38 0.80 0.19 0.40 0.40 0.19 0.76 0.40 0.77 0.18 0.00 Fattore di conservazione kE.22 0.Tabella 7.38 0.00 0.12 0.32 0.37 0.2 1.72 0.49 0.21 0.82 0.40 0.00 1.θ ad alte temperature Fattore di conservazione k0.θ 1.64 0.00 1.84 0.96 0.θ 1.35 0.76 0.00 Parametro g2.4462 20 100 200 300 400 500 600 700 800 900 1000 1100 1200 Coefficienti di conservazione della resistenza e della rigidezza e parametro g2.03 0.28 0.96 0.00 0.00 1.θ 0.80 0.72 0.10 0.84 0.89 0.40 0.88 0.19 0.00 87 .35 0.19 0.30 0.27 0.40 0.88 0.20 0.25 0.00 0.075 0.25 0.00 0.055 0.35 0.88 0.63 0.80 0.63 0.10 0.77 0.40 0.96 0.05 0.60 0.96 0.76 0.47 Fattore di conservazione ku.63 0.015 0.00 1.63 0.20 0.43 0.10 0.00 1.87 0.40 0.45 0.10 0.84 0.26 0.00 0.38 0.26 0.69 0.21 0.40 0.35 0.92 0.57 0.71 0.40 0.00 0.

53 0.26 0.36 0.00 0.92 0.26 0.4318 20 100 200 300 400 500 600 700 800 Tipo 1.36 0.51 0.46 0.4318 C850 20 100 200 300 400 500 600 700 800 900 Tipo 1.81 0.52 0.80 0.40 0.10 1.25 0.63 1.40 0.25 0.71 0.72 0.84 0.25 0.64 0.91 × 10-4 θa2 + 1.76 0.4) Il calore specifico ca di un acciaio inossidabile può ricavarsi dalla: = 450 + 0.11 1.21 0.48 0.88 0.20 Fattore di conservazione kE.2proof.88 0.θ 1.3 7.86 0.61 0.24 0.78 0.25 0.45 0.84 0.91 0.77 0.80 0.68 0.00 0.00 0.24 0.52 0. è l’allungamento dovuto alla temperatura.69 0.36 0.θ Fattore di conservazione ku.4571 C850 20 100 200 300 400 500 600 700 800 900 (continua) Coefficienti di conservazione della resistenza e della rigidezza e parametro g2.88 0.72 0.2. è la temperatura [°C] dell’acciaio θa 7.23 0.25 0. può calcolarsi con la : ∆l / l =(16 + 4.00 0.65 0.26 1.θ 1.67 0.96 0.00 0.83 0.25 0.36 0.60 0.2 ca Calore specifico (7.3) l ∆l è la lunghezza a 20 °C.25 0.92 0.94 0.55 0.00 0.45 0.Tabella 7.74 0.00 0.1 Temperatura θ (°C) Tipo 1.280 × θa .79 0.79 × 10-3 θa − 1.40 0.57 0.84 0.25 0.34 0.89 0.27 0.1 Proprietà termiche ad elevata temperatura Dilatazione termica La dilatazione termica lineare di acciai inossidabili austenitici.38 0.24 0.71 0.54 0.27 1.37 0.57 0.10 Parametro g2.34 × 10-7 θa3 J/kgK 88 .60 0.36 0.96 0.88 0.25 0.71 0.3.35 1.24 0.27 0.76 0. ∆l / l.25 0.96 0.60 0.00 0.3.84 0.82 0.65 0.40 7.243 × 10-6 θa2 ) × (θa −20) 10-6 dove: (7.76 0.θ ad alte temperature Fattore di conservazione k0.36 0.63 0.36 0.92 0.95 0.35 0.25 0.73 0.00 0.2 1.39 0.53 0.80 0.

4.27 × 10-2 θa W/mK dove: (7.7.4. secondo il Paragrafo 4.Rd di un elemento soggetto a trazione alla temperatura uniforme θa deve essere determinata con: Nfi.Rd a temperatura ambiente. si deve adottare il metodo di classificazione di sezioni trasversali del Cap.0 / γM.5) θa è definito in 7.θ / f y .θ.θ. Premessa). la resistenza di progetto è data da: 89 . occorre avvalersi di uno degli altri due metodi. Quando non sia possibile applicare il metodo di calcolo semplice. In caso di disuniformità nella temperatura degli elementi.fi sono fattori parziali di sicurezza.4. γM0 e γM.6 + 1.1 Classificazione delle sezioni trasversali Nel progettare strutture resistenti al fuoco.3. vedi tabella 2.1 7.1.fi ] dove: (7.2 Membrature soggette a trazione La resistenza di progetto Nfi.6) k2. 7.θ NRd [γM.4 Determinazione della resistenza al fuoco delle strutture La resistenza al fuoco di una struttura può essere determinata con uno dei tre metodi seguenti: • • • metodo semplice di calcolo applicato a tutti i singoli elementi. usando le proprietà di progetto a temperatura ambiente. 7. è la resistenza di progetto della sezione trasversale Npl. I metodi approfonditi di calcolo in fase di progetto tengono conto in modo realistico di principi d'ingegneria applicati a specifici casi. è il coefficiente di conservazione della resistenza al 2% della deformazione totale alla temperatura θa .Rd = k2.3 Conducibilità termica La conducibilità termica di un acciaio inossidabile λa può determinarsi dalla: λa = 14. metodi approfonditi di calcolo.3.2. mediante prove dirette. I metodi approfonditi di calcolo sono oggetto del Commento alle Raccomandazioni di questo manuale (cfr.3.θ NRd = f2.1 7. Il metodo semplice di calcolo si fonda su presupposti cautelativi.dove: θa è definito in 7.

1.Rd al tempo t di una membratura soggetta a trazione con distribuzione non uniforme della temperatura. la resistenza di progetto Nfi. 2 proof . data da: 1 ϕθ + ϕθ2 − λθ2 ma comunque χ fi ≤1 (7. fi per le sezioni di Classe 1. fi dove: κ 0. profilati tondi o rettangolari cavi. 2 proof .7) Ai è l’area della sezione trasversale dell’elemento a temperatura uniforme è la temperatura dell’elemento con area Ai θi k2. è data dalle N b .2% di scostamento dalla proporzionalità. formate a freddo. θa. al tempo t di una membratura compressa a temperatura uniforme.i è il coefficiente di conservazione della resistenza al 2% di deformazione alla temperatura θi (cfr.12) 90 . θa.θ    per le sezioni trasversali di tutte le Classi (7.θ.2) In alternativa. 2 proof . fi . 2 o 3 per le sezioni di Classe 4 (7.Rd della stessa membratura soggetta a trazione ma a temperatura uniforme. La snellezza adimensionale modificata λθ alla temperatura θ è data da λθ = λ   k 0. 2.θ f y / γ M . 7.11) in cui α e λ0 sono i coefficienti di instabilità a temperatura ambiente dati nella tabella 5.8) (7.t.θ f y / γ M . Nb. pari alla massima temperatura θa. cave (saldate o non).3 Membrature soggette a compressione Le seguenti raccomandazioni si applicano a pilastri con sezioni trasversali delle Classi 1. i i =1 n f y / γ M. es. θ.5[1 + α (λθ − λ0 ) + λθ2 ] (7.Rd. Rd = χ fi AK 0 .θ.9) N b . fi (7. 7. Rd = χ fi Aeff K 0 .4. es.10) ϕθ = 0. 2 proof .Nfi. può assumersi prudenzialmente uguale alla resistenza di progetto Nfi. 3 o 4 che sono: • • formate a freddo. a C o angolari.t .Rd = dove: ∑ Ai k 2.t.2) χ fi χ fi = dove: è il coefficiente di riduzione per instabilità flessionale in presenza di incendio. La resistenza di progetto all’instabilità.θ    k E .t. fi .θ è il coefficienti di conservazione della resistenza allo 0.max raggiunta al tempo t. 7.fi. alla temperatura θa (cfr.t . aperte (non saldate).

θ.Rd di una sezione trasversale a temperatura uniforme θa deve essere determinato mediante le: Mfi. la resistenza a compressione può valutarsi prudenzialmente.7.θ.4 Travi vincolate lateralmente Il momento resistente di progetto Mfi.θ [γM. 2 o 3 per sezioni di Classe 4 (7.5L 2 L2 L1 Figura 7. Parete di controvento Zone separate o altro sistema di anti-incendio controventatura ad ogni piano Tratto del pilastro esposto al fuoco Deformazione dovuta al fuoco L4 l fi. dove L è l’altezza del piano corrispondente (vedi fig. 91 . per un telaio controventato. In caso di progettazione al fuoco. al piano più alto.13) (7.0 / γM.1).Rd (Classe 4) calcolati a temperatura ambiente.7L 4 Tratto del pilastro L3 esposto al fuoco = ll fi.2) Se la temperatura di un elemento non è uniforme. Tuttavia.θ è il coefficiente di conservazione della pendenza del tratto lineare elastico alla temperatura θ (cfr. la lunghezza d’inflessione lfi può ricavarsi considerando il pilastro incastrato in corrispondenza delle giunzioni colonnacolonna dei compartimenti inferiore e superiore. la lunghezza d’inflessione di un pilastro ad un piano intermedio è data da: lfi = 0. in cui ogni piano è dotato di compartimenti antincendio con sufficiente resistenza al fuoco. la lunghezza d’inflessione lfi di un pilastro deve essere determinata come nel caso di progettazione a temperatura ambiente.fi ] MRd = k0.Rd Mfi.2 0.fi ] MRd per sezioni di Classe 1.2proof.θ [γM. 7.Rd (di Classe 1 o 2).4.14) MRd è il momento resistente plastico della sezione trasversale lorda Mpl.7L.1 Lunghezze d’inflessione dei pilastri in strutture controventate 7.Rd (Classe 3) o il momento resistente elastico della sezione trasversale efficace Meff. Nel caso di un telaio controventato. è data da: lfi = 0.5L e.dove: kE. Questo vale unicamente se gli elementi strutturali che separano i compartimenti hanno una resistenza al fuoco non inferiore a quella del pilastro. il momento resistente elastico della sezione trasversale lorda Mel.Rd dove: = k2. supponendo una temperatura uniforme uguale alla temperatura massima dell'elemento.4= 0.θ.0 / γM.

17) VRd è il taglio resistente di progetto di una sezione trasversale lorda a temperatura ambiente.θ e k0. 2 proof .2 Condizioni di esposizione Trave esposta all’incendio su tutti e 4 i lati Trave senza protezione antincendio esposta su 3 lati e con una soletta di calcestruzzo sul quarto lato Trave con protezione antincendio esposta su 3 lati e con una soletta di calcestruzzo sul quarto lato Agli appoggi di una trave staticamente indeterminata In tutti gli altri casi κ2 0. Il momento resistente di progetto.t.2proof.Rd = Mfi.18) 92 .2proof.t.6.85 1. Mfi.θ.fi. fi per sezioni di Classe 1 e 2 (7.2 è un coefficiente di adattamento per temperatura disuniforme lungo la trave.Rd al tempo t di una trave non vincolata lateralmente deve determinarsi mediante le: M b .4.Rd al tempo t di una sezione trasversale. con distribuzione non uniforme della temperatura deve determinarsi mediante le: Vfi.θ.t.4.7.fi ] dove: per sezioni trasversali di Classe 1.16) Mfi.16) (7.5. θweb è la temperatura dell’anima della sezione.85 Tabella 7. vedi tabella 7.θ.Rd= k2. secondo 4. y k 0.2. web VRd [γM. può essere determinata cautelativamente mediante la: Mfi.0 / γM. 7.0 / γM. Rd = χ LT .t.0 0.Rd è il momento resistente di progetto della sezione trasversale (o della sezione trasversale efficace per Classe 4) alla temperatura uniforme θa eguale alla temperatura massima della sezione in questione κ1 κ2 è un coefficiente di adattamento per temperatura disuniforme nella sezione trasversale. fi . web VRd [γM.Rd. di una sezione trasversale di una membratura. vedi tabella 7.3 Se occorre considerare gli effetti del taglio.t.70 0.Rd / κ1 κ2 in cui: (7.5 Travi non vincolate lateralmente Il momento resistente di progetto all’instabilità Mb.k2. si deve adottare il momento resistente ridotto di progetto a temperatura normale secondo 4.fi ] Vfi.θ. fiW p1.0 Il taglio resistente di progetto Vfi.t .7.θ sono definiti in 7. con distribuzione non uniforme di temperatura.t. al tempo t. 2 o 3 per sezioni trasversali di Classe 4 (7.θ f y / γ M . Coefficienti di adattamento κ1 1.Rd= k0.

fi è il coefficiente di riduzione per instabilità flesso-torsionale in presenza di incendio.θ ] (7. fi per sezioni di Classe 3 (7. y k 0.θ.θ = λ LT dove: kE.fi fy + kLT M y.2 alla temperatura θ.fi.θ.fi A k0. Rd + kz M z.Rd sono definiti in 7.θ + ϕ LT .2proof.fi. 2 o 3 N fi.θ.M b . fiWe1.Ed sono il carico assiale ed i momenti flettenti in presenza d’incendio My.2. Rd ≤1 (7. Rd + kz M z.fi. Ed M z.θ N fi.θ. Rd ≤1 (7.2 alla temperatura massima θ raggiunta in qualsiasi punto della sezione.θ     k E . Ed χ min1. Ed M z.fi.Ed.6 Elementi soggetti a compressione assiale e flessione Gli effetti combinati dei carichi di compressione e dei momenti flettenti deve essere verificato secondo le seguenti espressioni onde evitare l’instabilità secondo gli assi maggiore e minore e le instabilità laterali-torsionali: a) Per sezioni trasversali di Classe 1.24) γ M. Ed fy + k y M y.fi.4 ) + λ LT .θ è il coefficiente di conservazione definito nel paragrafo 7.fi.Rd e Mz.θ dove: γ M. fi .t .fi M y.22) in cui α LT è il fattore di imperfezione a temperatura ambiente dato nel paragrafo 5.θ − 0.fi.5[1 + α LT (λ LT .21) 2 ϕ LT .θ = 0.23) è il coefficiente di conservazione definito nel paragrafo 7.4 93 .θ  k 0.fi.θ (7.19) (7.fi. y k 0. 2 proof .θ − λ LT .4. dato da: χ LT .fi A k0. fi .Ed e Mz.2proof.θ alla temperatura θ è data da: λ LT .5 per sezioni trasversali di tutte le Classi (7. k0.2proof.fi. 2 proof . fi per sezioni di Classe 4 dove: χLT. Ed M y. 2 proof . Rd = χ LT .4.fi.θ    0. 7.20) M b . fi = e 1 2 2 ϕ LT .θ f y / γ M .θ f y / γ M . La snellezza adimensionale λLT .θ. Ed χ min.25) Nfi. fiWeff .4.θ.t .fi χ LT. My.fi. Rd = χ LT .

44 β M. Rd + k z M z. y − 0.5 k LT = 1− µ LT N fi.θ.32) N fi.3). Rd ≤1 γ M.fi A k 0.8 kz = 1− µ z N fi.fi (7.θ fy + k y M y.θ (definito in 7.2proof.26) γ M.θ con k0. 29 ≤ 0. 94 . Sd fy + kLT M y.3 χLT. fi.fi (7. θ. 44 β M.4. Ed e y M y.8 e λ z. fi.Ed χ y.k2.29) (7.fi.Ed χ z. z − 0.fi è il più piccolo coefficiente di riduzione per instabilità flessionale χmin1.θ.fi.4.1 β M è il fattore di momento uniforme equivalente (vedi tabella 7.3 χmin. salvo che nel calcolo di ky.15 ≤ 0.27) (7.fi (7. y − 3)λ y. Sd e z M z.15λ z.2proof. Ed + N fi. fi. definito in 7.4. LT − 0. Ed ez M z. definito in 7. Sd + N fi. θ β M. fi.fi A k 0.Ed χ z.2proof. definito in 7. Ed + N fi.2proof. fi χ LT.θ fy ≤1 (7. b) Per sezioni trasversali di Classe 4: N fi.30) µ y = (1.31) µ z = (2 β M.28) µ LT = 0.fi è il coefficiente di riduzione per l’instabilità laterale-torsionale alla temperatura θ. fi Aeff k0.θ fy ≤3 γ M. θ. torsionale e flesso-torsionale alla temperatura θ.2proof. θ ≤ 1. θ γ M. definite in 7.fi Aeff k0.2 (rispetto ad entrambi gli assi). 29 ≤ 0.fi. torsionale e flesso-torsionale alla temperatura θ.θ fy ≤3 γ M.2).fi è il più piccolo coefficiente di riduzione per instabilità flessionale rispetto all’asse z.fi A k 0. Rd ≤1 (7. Sd + N fi. kz e kLT per i quali l’area lorda A deve essere sostituita con l’area efficace Aeff e k2. z − 5)λ z. Ed χ min.33) in cui i simboli sono stati definiti al punto (a) precedente. θ + 0. Sd e y χ min1.θ è il coefficiente di conservazione alla temperatura θ.fi. 2 β M. fi M y.fi (7.2proof.9 ky = 1− µ y N fi. Rd + k z M z. θ + 0.

Q − β M .3 MQ βM. t = dove: Am V & hnet.Tabella 7. d ∆t ca ρ a (7.3 Fattori del momento equivalente uniforme βM Fattore βM Diagramma del momento Momento di estremità βM.ψ = 1.4 MQ Momento dovuto alla sovrapposizione di carichi laterali nel piano momento alle estremità M1 MQ M1 MQ M1 MQ ∆M β M = β M . L’aumento della temperatura in un profilato nudo di acciaio inossidabile uniformemente riscaldato nell’intervallo di tempo t si ricava dalla: ∆θ a.8 – 0.Q = 1.ψ ∆M ( ) ∆M MQ = max M dovuto al solo carico laterale ∆M diagramma del momento senza cambio di segno: ∆M =max M M1 MQ ∆M diagramma del momento con cambio di segno: ∆M = max M+ min M 7.34) 95 .4.7 Calcolo dell’aumento della temperatura negli acciai inossidabili Il metodo per calcolare l’aumento di temperatura negli acciai al carbonio può applicarsi agli acciai inossidabili.Q = 1.ψ + MQ β M .7ψ M1 -1 ≤ ψ ≤ 1 ψ M1 Momento dovuto a carichi laterali nel piano βM.

cautelativamente il parametro εres deve essere assunto pari a 0.67 × 10 −8 θ g + 273 4 − (θ a + 273)4 (7.5 (di solito considerata indipendente dalla temperatura) è l’area dell’elemento per lunghezza unitaria è il volume dell’elemento per lunghezza unitaria = hnet. Un valore minore di εres si avrà per elementi parzialmente schermati contro gli effetti dell'irradiamento da parte del fuoco.37) αc θg θa φ εres è il coefficiente di scambio termico per convenzione (di solito assunto come 25W/m2K) è la temperatura dei gas d’incendio nell’ambiente di esposizione dell’elemento (in °C) data dalla curva temperatura nominale-tempo è la temperatura (in °C) della sezione di acciaio.35) ρa Am/V è il fattore di sezione per membrature non protette in acciaio Am V & hnet.36) [( ) ] (7.ca è il calore specifico (in J/kgK) dell’acciaio inossidabile come fornito da 7.2 è la densità (in kg/m3) dell’acciaio inossidabile.tempo per un incendio di materiale cellulosico è data nella EN 1991-1-2 come: θg t = 20+345log10(8t+1) è il tempo trascorso (minuti).c + hnet.r = φ ε res 5. d è il valore di progetto del flusso netto di calore per area unitaria dove: & hnet.34) può essere utilizzata per determinare le temperature dell'acciaio per integrazione incrementale. che si ritiene uniforme al tempo t è il fattore di configurazione è l’emissività risultante Il parametro εres rappresenta la radiazione trasmessa dalle fiamme alla superficie in acciaio inossidabile e la sua grandezza dipende dal grado di esposizione diretta dell'elemento alle fiamme. (7. indicata in Tabella 3.2.38) dove 96 . La curva temperatura nominale .c = α c (θ g − θ a ) & hnet. se è nota la variazione della temperatura d’incendio nel tempo.3.r (7. La precedente espressione di incremento della temperatura (7.

a cordoni d’angolo. Nonostante le tecniche di saldatura perfezionate. schizzi delle saldature ad arco. Analogamente alle strutture in acciaio al carbonio. la presenza concomitante di sollecitazioni severe e giunti saldati con inevitabile presenza di difetti (porosità. Per ridurre la vulnerabilità di una struttura nei confronti della fatica. in generale. saldature a penetrazione parziale. zone di concentrazione delle sollecitazioni. che implicano una giudiziosa selezione della configurazione strutturale ed una accurata scelta dei dettagli costruttivi resistenti a fatica. per la movimentazione delle strutture. piccoli intagli) comporta in questi punti una probabilità di rottura per fatica maggiore rispetto alle altre parti della struttura. Eventuali problemi di fatica possono essere eliminati con opportuni accorgimenti nei dettagli costruttivi ed evitando: • • • • • • bruschi cambiamenti delle sezioni trasversali e.8 FATICA Nelle strutture. molto può essere ottenuto adottando corrette pratiche di progettazione. nella valutazione della resistenza a fatica. disallineamenti ed eccentricità. 97 . possano migliorare la resistenza alla fatica dei giunti. e con barrette di sostegno. In genere ciò non è necessario per strutture di edifici. occorre tenere conto. è necessario operare. Occorre inoltre tener presente che per le tecniche sopra citate. In particolare. le esigenze dei fornitori e dei costruttori. la molatura del piede del cordone. carichi mobili e per gli elementi soggetti ad oscillazioni per effetto del vento. i dati disponibili sono insufficienti per quantificare gli eventuali vantaggi per gli acciai inossidabili. allo stesso tempo. piccole discontinuità dei materiali. con personale tecnico specializzato ed esperto. salvo che per gli elementi di sostegno di ascensori e montacarichi. come quella con controllo del cordone. E' importante considerare. Se gli effetti della fatica vengono analizzati solo in seguito alla valutazione degli altri aspetti della progettazione. macchinari vibranti. intermittenti. della presenza di fori o di attacchi per il sollevamento per agevolare il montaggio della struttura. Già nelle prima fasi della progettazione bisogna tener conto degli effetti della fatica. in tutto o in parte sottoposte a significative sollecitazioni variabili. A tal proposito si raccomanda di prevedere tempestive consultazioni tecniche con i fornitori ed i costruttori per evidenziare le zone più sensibili della struttura verso le rotture a fatica. particolare attenzione deve dedicarsi al fenomeno della fatica. Per gli acciai inossidabili valgono le stesse direttive seguite per gli acciai al carbonio nella valutazione della resistenza a fatica. vedi EN 1993-1-9. per ottenere i massimi benefici. si possono ottenere realizzazioni non adeguate o eccessivamente costose. per concordare precauzioni particolari ed essere al corrente di eventuali problemi di fabbricazione e di montaggio. ad es. saldature non strettamente necessarie di elementi secondari. e la martellatura. come scalfitture e marcature da rettifica.

comunque.2. se è richiesta la conferma del rispetto nella produzione di caratteristiche precedentemente concordate.9 9. L’assialità del carico può essere verificata da prove in campo elastico con un estensimetro disposto a varie orientazioni rispetto al campione. se si vuole tener conto del miglioramento della resistenza agli angoli di elementi formati a freddo (cfr. 3.Prove di trazione .2.Metodo di prova (a temperatura ambiente). e che i campioni siano ricavati con gli stessi processi di fabbricazione degli elementi che costituiranno la struttura definitiva. permettendo così di ricavare l'effettivo andamento della curva sforzo/deformazione senza alcun effetto secondario dovuto ad un prematuro snervamento per l'eccentricità del carico. Esistono. Se i componenti sono saldati. in relazione alla disponibilità di apparecchiature. 3. Per gli acciai inossidabili valgono le stesse precauzioni e gli stessi requisiti delle procedure di prova e di valutazione dei risultati che si applicano per gli acciai al carbonio. se alcune strutture o loro componenti devono basarsi sui risultati delle prove di un prototipo. o quanto più prossime ad essa. nonostante i diagrammi suggeriscano che le estremità debbano essere serrate. Poiché l’acciaio inossidabile può presentare anisotropia si raccomanda che i provini siano ottenuti da lamiere e nastri orientati nello stesso verso (ossia. il campione prototipo deve essere stato saldato con la stessa tecnica.2 Determinazione della curva sforzo/deformazione La Norma Europea da applicare per le prove sui materiali è la EN 10002-1 Materiali metallici . Si raccomanda a tale proposito di consultare l’Allegato D della EN 1990. Viene fornita qui di seguito una breve rassegna orientativa.2.2 e 4. Occorre tener conto degli effetti della velocità di deformazione.7. se le dimensioni di un elemento vanno oltre i limiti ammessi (come quelli forniti in 4.1). che il carico sia applicato tramite perni passanti attraverso le estremità di un campione e di area sufficiente per resistere allo sforzo di taglio durante la prova. Questa norma non fornisce dettagli sulle modalità di realizzazione ed afferraggio dei provini.3 Prove sulle membrature Si raccomanda che le prove sulle membrature siano in piena scala. Si raccomanda. cfr. trasversalmente o parallelamente alla direzione di laminazione) dei materiali che 98 .2. Questo per garantire che il carico sul provino sia applicato assialmente.1 • • • • • PROVE Generalità Le prove su elementi fabbricati e membrature in acciaio inossidabile possono essere richieste per numerose ragioni: se il progetto deve essere basato sui dati effettivi del materiale (cfr. 3.2). 9. comunque. determinati aspetti sul comportamento degli acciai inossidabili che richiedono una progettazione più accurata delle prove rispetto a quella effettuata per gli acciai al carbonio. 9.4).

gli effetti dello scorrimento si manifestano maggiormente. sotto carichi più elevati sui provini. può essere necessario eseguire prove sia in direzione parallela. Per materiali incruditi. Se l'orientamento finale non è noto o non può essere garantito.verranno utilizzati per la struttura definitiva. ma anche per l'ampiezza delle deformazioni dei provini da esse causate. Gli acciai inossidabili presentano duttilità ed incrudimento superiori a quelli degli acciai al carbonio e perciò potrebbe essere necessario che le attrezzature di prova siano di prestazioni superiori rispetto a quelle per gli elementi in acciaio al carbonio di equivalente resistenza allo snervamento. Ciò vale non solamente per la capacità di applicazione del carico delle apparecchiature. La valutazione dei risultati delle prove deve essere effettuata facendo riferimento alla resistenza corrispondente. Va osservato che. 99 . sia trasversale ed adottare per i calcoli i valori meno favorevoli ottenuti. di conseguenza le letture delle deformazioni e degli spostamenti non si stabilizzano entro intervalli di tempo ragionevoli. la resistenza a trazione e a compressione deve essere determinata nella direzione dell’incrudimento.

10 ASPETTI DELLA FABBRICAZIONE 10. Inoltre. a beneficio dei progettisti. sebbene sia per molti aspetti diverso dall’acciaio al carbonio e deve quindi essere trattato conseguentemente. Mentre normalmente i difetti di strutture in acciaio al carbonio sono nascosti dalla verniciatura. L'acciaio inossidabile non è un materiale di difficile lavorazione. ma le caratteristiche differenti degli acciai inossidabili richiedono attenzione speciale in molti aspetti di tali processi. particolari aspetti della fabbricazione degli acciai inossidabili. in linea di massima. Un obiettivo irrinunciabile è il mantenimento delle proprietà anticorrosione. al riguardo si deve riconoscere che la disponibilità di elementi in acciaio inossidabile laminati a caldo è assai inferiore a quella degli acciai al carbonio con un conseguente uso più vasto di elementi formati a freddo e saldati. Esecuzione di strutture in acciaio e strutture in alluminio. Raccomandazioni per la saldatura di materiali metallici. va tenuto conto delle tolleranze per i bulloni in prossimità dei raggi di piegatura e del probabile manifestarsi di problemi dovuti alle distorsioni causate dalle saldature. E' importante preservare un buon aspetto delle superfici dell’acciaio inossidabile in ogni fase della fabbricazione. intende inoltre stabilire le modalità di accertamento preliminare dell'idoneità di un produttore. date le usuali dimensioni delle presse. si ottengono elementi relativamente più corti che implicano un maggior numero di giunti assiali.1 Introduzione Questo capitolo intende approfondire. Saldatura ad arco di acciai inossidabili. le precauzioni sono semplici e. movimentazione e formatura per ridurre al minimo le possibili cause di compromissione della formazione dello strato auto passivante. Particolare attenzione deve essere posta nel ristabilire la completa resistenza alla corrosione delle zone saldate. con una serie di raccomandazioni per la "buona pratica di fabbricazione". dal momento che rimediarvi richiede sovente tempo ed un imprevisto impegno economico. E' indispensabile adottare le opportune cautele in tutte le fasi di immagazzinamento. questa può avvenire solo di rado per le strutture in acciaio inossidabile.2 Immagazzinamento e movimentazione Generalmente in fase di immagazzinamento o di movimentazione degli acciai inossidabili occorre una maggior cura rispetto agli acciai al carbonio. Nel dettaglio dei giunti. fanno parte della "buona pratica" di progetto. E' quindi essenziale che si stabiliscano opportuni contatti fra progettisti e produttori fin dalle prime fasi della progettazione per assicurare che siano adottati i metodi di produzione più indicati. Il progetto di norma europeo per la fabbricazione ed il montaggio di strutture in acciaio e acciaio inossidabile è la prEN 1090. La Norma relativa alla saldatura di acciai inossidabili è la EN 1011-3 Saldatura. ma in linea di massima inaccettabili. Molti processi di fabbricazione e di giunzione sono simili a quelli degli acciai al carbonio. 10. Sebbene fondamentali. I difetti superficiali sono non solo esteticamente poco gradevoli. allo scopo di 100 . La forma di una struttura può essere dettata dal tipo di materiale disponibile.

tipo catene. non adoperare spazzole in acciaio inossidabile ferritico su acciai inossidabili austenitici). essere preteso negli ordini di acquisto (es. definite in anticipo rispetto ad ogni ciclo di fabbricazione e dettagliate sufficientemente per soddisfare esigenze speciali. supporti. Fogli e lamiere devono essere preferibilmente accatastati in verticale. Va fatto notare che si potranno verificare maggiori sfridi se il materiale ha una satinatura (o un motivo monodirezionale) che occorre conservare in fase di fabbricazione. in fase di fabbricazione e di montaggio. le forche dei carrelli a forca devono essere protette. l'acciaio può essere rivestito con plastica o altro materiale. i fogli possono spostarsi con rischio di essere contaminati da acciai al carbonio e di subire danni in superficie. Da notare che queste ultime. Le procedure di stoccaggio e di movimentazione devono essere concordate fra gli interessati. sia data la debita importanza ad ogni esigenza di protezione della finitura del materiale durante il trasporto.3 Operazioni di formatura 10. idealmente.3. siano evitati. 101 . l'impiego di materiali isolanti o di ventose impedisce all'acciaio inossidabile di essere contaminato con acciaio al carbonio. devono essere in acciaio inossidabile e generalmente di qualità simili sotto il profilo della resistenza a corrosione (in altri termini. si eviti l’immagazzinamento in atmosfere saline umide. ganci. occorre perciò prestare particolare cura in merito. per la lavorazione degli acciai inossidabili dovrebbero essere usati solo utensili dedicati (ciò vale in maniera particolare per le mole e per le spazzole metalliche). gomma o plastica.. prevedono che: • • l'acciaio sia controllato per verificare l'assenza di danni superficiali immediatamente dopo la consegna.1 Taglio L'acciaio inossidabile è un materiale relativamente più costoso rispetto ad altri metalli e deve essere posta cura per evitare sfridi eccessivi nelle operazioni di taglio. le rastrelliere di deposito non devono presentare superfici ruvide in acciaio al carbonio e devono perciò essere ricoperte da listelli o guaine di legno. compresi lubrificanti (oli e grassi che potrebbero danneggiare determinati tipi di finitura). • • • • • • 10. si impedisca il contatto con prodotti chimici.non danneggiare la loro finitura superficiale (specie le superfici a ricottura brillante o levigate) e di impedire contaminazione con ghisa o acciaio al carbonio. a titolo precauzionale. che deve essere lasciato per il tempo più lungo possibile prima del processo di lavorazione/fabbricazione. dovuta alle operazioni eseguite con cesoie. anche in questo caso. e la cosiddetta "lana d’acciaio". in caso di finitura brillante). se disposti orizzontalmente. Alcune tracce lasciate da matite o penne per la marcatura dell’acciaio sono difficili da eliminare o danno luogo a macchie se apposte direttamente sulla superficie (e non su un qualunque film protettivo). ci si assicuri di asportare ogni bava a spigolo vivo. Tali procedure ad es. elementi di sollevamento in acciaio al carbonio. all'occorrenza. Il rivestimento di protezione deve. i locali in cui è presente acciaio inossidabile dovrebbero essere distinti da quelli destinati agli acciai al carbonio.

come mediante cesoie e seghe. può eseguirsi un taglio continuo in lunghezza maggiore delle lame taglianti. Per tagliare secondo linee diritte sono largamente impiegate cesoie a ghigliottina. Per la piegatura degli elementi tubolari. Usando ghigliottine ad estremità aperte. Sia il trapano che il punzone devono essere di tipo a punta triangolare. il taglio (e in generale ogni lavorazione su macchina utensile) deve eseguirsi su materiale ricotto per limitare l'incrudimento e l'usura degli utensili. per poter essere saldati. la formatura a rulli possa essere più economica. dove t è lo spessore del materiale. ciò implica punta aguzza con angolo di spoglia e velocità di taglio appropriati. l'acciaio inossidabile deve essere deformato in maniera tale da contrastare l'effetto del ritorno elastico. Inoltre. 10. è maggiore rispetto a quella che occorre per un acciaio al carbonio. la potenza necessaria per piegare un acciaio inossidabile è superiore a quella necessaria per la piegatura di un acciaio al carbonio (circa il 50% in più per gli inossidabili austenitici. ad es. Anche in questo caso. possono applicarsi le seguenti indicazioni: • • • il rapporto fra diametro esterno del tubo e spessore della parete non deve essere superiore a 15 (per evitare costose lavorazioni con gli utensili). a causa dell’incrudimento.3. Il taglio a fiamma ossiacetilenica non è adatto per gli acciai inossidabili. Per impieghi in edilizia la piegatura su pressa è la tecnologia maggiormente applicata. tipo piegatura. Per sezioni trasversali di geometria complessa è opportuno interessare il fornitore o il produttore fin dall'inizio.3 Fori I fori possono essere ricavati a trapano o a punzone.2 Formatura a freddo L'acciaio inossidabile si può modellare rapidamente con metodi usuali di formatura a freddo. a meno che non si operi con una polvere flussante per saldatura. imbutitura. si suggerisce genericamente di adottare i seguenti raggi interni minimi: 2t per gli austenitici. a causa dell'incrudimento. il raggio di piegatura (rispetto alla mezzeria del tubo) non deve superare 2. Comunque. L'elevata duttilità dell'acciaio inossidabile permette la formatura a raggi di curvatura ridotti.3. probabilmente fino alla metà dello spessore nel caso di materiale ricotto. Se possibile. ogni cordone di saldatura deve essere depositato in vicinanza dell'asse neutro per ridurre le sollecitazioni di piegatura alla saldatura.5d. pressatura e stampaggio profondo. 2. sebbene si corra il rischio di avere gradini sul bordo tagliato. 10. accorgimento non necessario nel caso dell’acciaio al carbonio. Non è consigliato l'impiego di punzoni tondi a punta centrale in quanto causano incrudimento delle superfici. I 102 .L'acciaio inossidabile può essere tagliato con i metodi classici. dove d è il diametro esterno. ma la potenza richiesta. Nella foratura deve essere conservato il senso positivo del taglio per evitare incrudimento. o addirittura oltre per i duplex). sebbene per forti quantitativi di prodotti sottili.5t per i duplex. Si applicano anche tecniche ad arco plasma che si dimostrano particolarmente utili per tagliare lastre spesse e profilati i cui bordi devono essere lavorati a macchina.

4) e per evitare eventuali problemi di carattere metallurgico (vedi 10. Le procedure di saldatura comprendono i seguenti elementi: • • • • verifica del metodo di saldatura con particolare attenzione alle ragioni della scelta e dei requisiti di prova della procedura di saldatura stessa qualifica dei saldatori controllo delle operazioni di saldatura nelle fasi di: preparazione. per evitare la loro decomposizione ed il rischio che apportino carbonio. Il diametro minimo di foro a punzone è di 2 mm maggiore dello spessore del foglio. archi secondari sono tutte potenziali cause di corrosione e devono quindi essere ridotte al minimo. compreso quello contenuto in prodotti galvanizzati. 10. La saldatura deve essere eseguita con un procedimento approvato secondo una normativa come la EN ISO 15609-1 Specifiche e qualificazione delle procedure di saldatura per materiali metallici . Acciai.5). 3. inclusioni di scoria.2). Difetti di saldatura.Specifiche della procedura di saldatura.Saldatura per fusione.4. Saldatura ad arco. marcature con lapis a cera. residui di idrocarburi. deve essere ricavata una gola nella barra immediatamente prossima all'area di fusione). ponendosi la domanda se sia possibile eseguire l'idoneo trattamento post-saldatura. Bisogna eliminare ogni traccia di oli. I fori a punzone devono evitarsi in ambienti corrosivi in quanto presentano incrudimento ai bordi. scarsa penetrazione. ecc. purché si impieghino consumabili adatti. saldatura e trattamento post-saldatura livello dell'ispezione e delle tecniche non distruttive da applicare 103 .7. rispetto agli acciai al carbonio. Devono essere controllati l’apporto termico e la temperatura di interpass per ridurre al minimo le distorsioni (vedi 10. come incisioni marginali.4. la maggior durezza dei tipi duplex riduce questa profondità. Si deve inoltre tener conto della posizione delle saldature. ridurre i punti in cui può aver inizio la corrosione interstiziale (cfr. Nei casi in cui l'aspetto di una saldatura è importante.fori a punzone su acciaio inossidabile austenitico possono essere ricavati fino ad una profondità di 20 mm.4 Saldatura 10. Per gli acciai inossidabili è molto più importante. e di rame e delle sue leghe (occorre dedicare attenzione quando si impieghino barre di appoggio in rame. Pulizia generale ed assenza di contaminazione sono i requisiti fondamentali per ottenere una saldatura di buona qualità. I saldatori devono essere qualificati secondo la EN 287-1 Prove di qualificazione dei saldatori . Il cordone deve essere privo di zinco. il tecnico deve precisarne il profilo e le condizioni superficiali desiderate.1 Introduzione La saldatura degli acciai inossidabili austenitici e duplex è effettuata largamente con successo tramite i normali trattamenti che risultano soddisfacenti. Archi secondari o funzionamento dell’arco con messa a terra mal collegata possono pure rovinare il film superficiale e potenzialmente essere causa di corrosione preferenziale con conseguente degrado dell'aspetto di una struttura. spruzzi. Ciò può influire sul tipo di saldatura scelta e sul trattamento post-saldatura.4.

4. Tabella 10.4. 104 . Non è mai permesso saldare le viti ai loro dadi. Tutti i prodotti di consumo devono osservare i requisiti della prEN 1090. 10. ecc. Tutte 2 mm(1) o più Tutte Tutte (2) Tutte Fino a 10 mm Tutte Tutte (2) Tutte escluse le lamiere Solo le lamiere Tutte Tutte 3 mm (1) o più Solo posizione sottotesta Tutte Tutte Tutte Fino a 3 mm circa (2) più sensibile alle condizioni climatiche dunque è necessaria una migliore protezione dell’ambiente.1 specifica quali sono i più adatti a seconda degli spessori.1 Procedimenti di saldatura e loro idoneità per gli acciai inossidabili Tecnica di saldatura (EN ISO 4063) Forma di prodotto adatta Tutte escluse le lamiere Tipo di giunto saldato Range di spessori saldabile Posizione di Condizioni saldatura di cantiere/ officina necessarie Tutte Tutte 111 Saldatura ad arco con elettrodi rivestiti (SMAW) Tutte 3 mm(1) o più 131 Saldatura ad arco in atmosfera di gas inerte Tutte con elettrodo metallico (MIG) 141 Saldatura ad arco in atmosfera di gas inerte Tutte con elettrodo in tungsteno (TIG) 121/122 Saldatura ad arco sommerso 2 Saldatura per resistenza Note: (1) dipende dal tipo di giunto da realizzare.2 Metodi di saldatura Come ricordato in precedenza. La tabella 10. in quanto i materiali sono stati realizzati esclusivamente per offrire resistenza e non per essere saldati a fusione. si devono sempre consultare i produttori di acciai e di consumabili .4. è indispensabile che essi siano tenuti esenti da inquinanti ed immagazzinati secondo le istruzioni dei loro fabbricanti. per gli acciai inossidabili si possono usare i normali metodi di saldatura per fusione. Non dovrebbero sussistere problemi di saldatura negli acciai inossidabili purché si seguano procedure adatte.4. comunque un tecnico deve ricordare che negli acciai inossidabili la distorsione dovuta ad una saldatura è in genere maggiore di quella che si riscontra negli acciai al carbonio. In caso di applicazioni particolari. 10.3 Consumabili I consumabili sul mercato sono stati formulati per assicurare saldature di resistenza equivalente e di caratteristiche anticorrosione analoghe a quelle dei metalli su cui sono depositati e per ridurre al minimo il rischio di cricche in fase di solidificazione. come in ambienti insolitamente aggressivi o dove sia richiesta l'assoluta assenza di proprietà magnetiche. vedi 10.• criteri di accettazione per il livello accettabile dei difetti di saldatura.

Prima di saldare. Le procedure di saldatura sono solitamente orientate al controllo del tempo in cui la zona della saldatura resta nell’intervallo delle tipiche temperature di precipitazione (450-900°C). usare una saldatura d’imbastitura a spaziatura stretta. • • • • Ridurne le dimensioni. accertare l'ottimizzazione di giunti ed allineamenti.. ad es. ecc. Progettare in modo da poter accettare tolleranze dimensionali maggiori.) tipiche delle strutture in acciaio al carbonio. specie se austenitici. sono maggiori per effetto del maggior grado di dilatazione termica e della minore conducibilità termica (che causa gradienti termici più elevati) degli acciai inossidabili rispetto agli acciai al carbonio (cfr. in tale occasione si è ricordato che il fenomeno non è preoccupante nel caso di acciai inossidabili austenitici a basso contenuto di carbonio (cioè i tipi 1.4404).4. 10.6 Corrosione intergranulare. Una riparazione eccessiva della saldatura accresce naturalmente il tempo di permanenza ed è perciò limitata a tre riparazioni rilevanti.4.10. Fare passate bilanciate in appropriata sequenza (ad es.4 Distorsioni causate dalla saldatura Al pari degli altri metalli. Ridurre le aree da saldare.3). se possibile l'attrezzatura deve essere dotata di parti in rame o in alluminio che accrescono la dispersione termica dell'area saldata. restringimenti. Tuttavia gli effetti del degrado da saldatura possono manifestarsi nei tipi a contenuto standard di carbonio in strutture con spessore di piastra superiore a 10 mm circa. 3. ma non essere eliminate del tutto. Formazione di precipitati nei tipi austenitici Negli inossidabili austenitici non si ha eccesso di crescita delle dimensioni dei grani né di precipitazione di fasi fragili ed intermetalliche nella zona termicamente alterata. salvo alcuni aspetti di maggior rilievo. Costruttori • Usare efficaci attrezzature a morsa..2. Queste distorsioni possono essere tenute sotto controllo. Adottare il minimo apporto termico ammissibile per il metodo di saldatura prescelto. inarcamenti. Adottare giunti simmetrici. gli acciai inossidabili sono soggetti alle stesse distorsioni in fase di saldatura (piegamenti. Progettisti e montatori devono preoccuparsi di quanto segue: Progettisti • Ridurre al minimo le saldature da eseguire.4307 e 1. Quelle degli acciai inossidabili. La formazione di precipitati di carburi di cromo e la susseguente perdita di proprietà anticorrosive sono state illustrate in 3. a U semplice o doppia.5 Osservazioni metallurgiche Non è possibile qui analizzare completamente la metallurgia degli acciai inossidabili. 105 . negli elementi spessi specificare la preparazione a doppio V. anziché a V. • • • • Se queste attrezzature non sono disponibili. deposito a gradini successivi e simili).

I montatori della struttura devono limitare al massimo le molature e. o raffreddato troppo lentamente fra i due valori di temperatura sopra citati. Un trattamento post-saldatura è generalmente necessario. Di solito non serve misurare la quantità esatta di ferrite formatasi. Entrambe le forme di fragilità possono essere tenute adeguatamente sotto controllo adottando metodi di saldatura idonei. sono illustrate in 10. senza aggiunta di apporti). se possibile. Le tecniche di finitura comuni a tutti i tipi di struttura. Nei particolari di maggior spessore si aggiunge metallo di apporto e l'impiego di consumabili di buona qualità assicura la formazione della quantità di ferrite occorrente. per ridurre il rischio di cricche. la temperatura di interpass e l’entità dei vincoli quando si esegue una saldatura autogena. Quando ciò non si verifica. che economico. una colorazione giallognola è ammissibile se l'acciaio inossidabile assicura un buon margine di resistenza alle particolari condizioni ambientali. La prima si ha quando l'acciaio è tenuto troppo a lungo fra 550 e 400°C. Deve essere tenuto presente che abrasivi e spazzole metalliche devono essere d’acciaio inossidabile (cfr. metodi adatti di saldatura e consumabili idonei riducono i rischi di formazione di cricche in fase di solidificazione. il fenomeno dà origine ad un aumento della resistenza a trazione e di durezza contemporaneamente ad una riduzione della duttilità a trazione ed alla resistenza agli urti. specialmente se si tratta di processi di saldatura ad arco. ma che ne formeranno un quantitativo sufficiente in un cordone di saldatura autogena (cioè. Costituisce una buona pratica asportare ogni traccia di colorazione termica. Fragilità degli acciai inossidabili duplex Gli inossidabili duplex sono sensibili alla fragilità a 475°C e da fase σ.4. come si vedrà nell'immediato seguito. o se per motivi estetici la colorazione deve essere 106 . Per evitare fragilità. Entrambi i tipi di fragilità pregiudicano la resistenza alla corrosione e la tenacità. si devono evitare prolungate esposizioni a temperature oltre i 300°C.6 Trattamento dopo saldatura E’ consigliabile fabbricare una struttura per saldatura sia dal punto di vista tecnico. La fragilità dovuta alla fase σ può manifestarsi dopo una lunga esposizione a temperature fra 565 e 900°C. Il trattamento usuale per rifinire i cordoni è quello di utilizzare spazzole metalliche o mole abrasive. 10. perché il calore sviluppato da una mola può pregiudicare la resistenza alla corrosione.Cricche di solidificazione nei tipi austenitici Si evita la formazione di cricche di solidificazione se il cordone di saldatura contiene circa il 5% di ferrite.2). si consiglia una temperatura di interpass di 200°C massima per le passate intermedie. Anche così. Tuttavia. ma può verificarsi in solo mezz’ora in presenza di condizioni appropriate (che dipendono dalla composizione e dalle condizioni termo-meccaniche dell'acciaio). 10. E' importante che questi trattamenti siano definiti onde evitare costi supplementari gravosi ed eventuali deficienze in tema di prestazioni. ricorrere esclusivamente alle spazzole metalliche. Particolare cura va riservata alla saldatura di elementi pesanti. è prudente ridurre l’apporto termico. L'industria siderurgica opera in maniera da equilibrare la composizione ed i trattamenti termici dei tipi comuni di acciai inossidabili austenitici per garantire che essi.6. alla consegna non contengano virtualmente ferrite. Gli effetti della fragilità in fase σ sono maggiori a temperatura ambiente.

2). deve essere eseguito un apposito trattamento termico. La martellatura comunque non può giustificare una modifica della verifica a fatica. In ogni modo. L'asportazione di metallo. 1. 3. comporta un rilascio delle tensioni interne e la formazione di distorsioni delle strutture saldate.7. durante lavorazioni onerose su macchine utensili. Il martellamento della superficie di un cordone di saldatura è un trattamento post saldatura che produce specifici vantaggi: introduce infatti tensioni interne di compressione che migliorano la resistenza alla fatica. I metodi si adottano a seconda delle necessità in funzione del livello di integrità strutturale e di corrosione richiesto per l'ambiente in questione. I metodi agli ultrasuoni non sono largamente impiegati per il controllo delle saldature a causa della difficoltà di una loro corretta interpretazione. L’importanza delle ispezioni delle superfici in acciaio inossidabile rispetto a quelle di solito effettuate per superfici in acciaio al carbonio.4. 10. controlli a vista devono essere effettuati in ogni fase di una saldatura per evitare l'insorgere di problemi che potrebbero diventare seri ed influenti se trascurati mentre la costruzione va avanti. Tabella 10.2 Metodi di controllo delle saldature Tipo NDT Superfici Acciai inossidabili austenitici Visivo DPI Acciai inossidabili duplex Visivo DPI Acciai al carbonio Visivo DPI MPI Volume Raggi X Raggi gamma Raggi X Raggi gamma Raggi X Raggi gamma Ultrasuoni NDT – Prove non distruttive DPI – Ispezione con liquidi penetranti MPI – Ispezione con particelle magnetiche Le ispezioni con particelle magnetiche non possono essere prese in considerazione per gli inossidabili austenitici che sono non magnetici.6) o mediante paste decapanti secondo le istruzioni dei fornitori. alla tensocorrosione e l'aspetto estetico. Di massima.7 Controllo delle saldature La tabella 10.4541 e 1. il trattamento da effettuare è il decapaggio (cfr. possono comunque essere usati sul materiale base.6) o la sabbiatura con vetro. 10. come gli acciai inossidabili a basso tenore di carbonio.4571. Nei casi in cui la distorsione non rispetti le tolleranze dimensionali. deriva dal fatto che l'acciaio inossidabile è usato principalmente per resistere alla corrosione e anche un piccolo difetto superficiale può esporlo ad attacchi corrosivi. 107 .4404 o gli stabilizzati 1.4307 e 1. 10. La radiografia a raggi gamma non è in grado di rilevare cricche o carenza di fusione in particolari di acciaio inossidabile di spessore inferiore a 10 mm. Il decapaggio può effettuarsi per immersione in apposito bagno (cfr.eliminata. ciò vale soltanto come opzione per componenti di piccole dimensioni e soltanto per i tipi poco soggetti alla sensibilizzazione (cfr.2 illustra le ispezioni normalmente eseguite sulle saldature di acciai inossidabili e di acciai al carbonio.

che può essere eliminata con una successiva passata con spazzola di setola. da quella opaca alla brillante. si può usare come componente un tipo brevettato di acciaio inossidabile ad elevato incrudimento o applicare rivestimenti superficiali duri. Tanto più raffinata è la finitura. In casi critici.10. ed asporta inoltre ogni particella incorporata di acciaio al carbonio o di ferro. evita notevole spreco di tempo e di denaro.. 10. Il decapaggio in bagno acido stacca qualsiasi scoria.5 Grippaggio Quando superfici sono sotto carico e in moto l'una rispetto all'altra. La superficie in acciaio deve essere riportata alla sua originaria resistenza alla corrosione asportando ogni traccia di scorie e di contaminazione. Per evitare i problemi di grippaggio possono usarsi i metodi seguenti: • Usare tipi standard diversi di acciaio inossidabile (che differiscono per composizione. se una saldatura tra due tubolari contigui di un corrimano di scala o di una balaustra è celata all'interno di un montante.3). La lucidatura elettrolitica asporta un sottile strato superficiale. è indispensabile garantire l'ottenimento del livello voluto di resistenza alla corrosione. 3. può verificarsi un grippaggio a causa dell’aderenza localizzata e rottura delle superfici. • • Va sottolineato che se si impiegano acciai o rivestimenti dissimili. levigatura e lucidatura danno finiture unidirezionali e quindi mischiare i cordoni può non essere facile su lamiere/fogli a superfici laminate normalmente. In alcuni casi possono verificarsi connessioni per saldatura e grippaggio. Ad es. Ricorrere ad agenti antigrippaggio. Ingrassare i bulloni può essere vantaggioso ma può causare contaminazione da sporcizia e difficoltà di immagazzinamento . inoltre filettature a passo corto e di forma adatta con un serraggio deciso riducono la possibilità di grippaggi. le spese di finitura superficiale saranno ridotte e l'aspetto definitivo dei particolari ne trarrà notevole giovamento. Esso non deve inoltre essere utilizzato allo stato ricotto poiché suscettibile al grippaggio. Ad es. 108 . considerato in anticipo. dipendenti in notevole misura dalle condizioni originali del materiale. tanto più è alto il suo costo. A4-C4 o A2-A4 come indicato in EN ISO 3506. E’ preferibile sostituire filettature ottenute a rullatura a filetti prodotti su macchina utensile a causa della sua propensione al grippaggio. Serve un certo grado di sperimentazione per stabilire nel dettaglio il procedimento più adatto per la finitura desiderata. E' questo un punto che. combinazioni vite-dado A2-C2. I trattamenti abrasivi.6 Finitura La finitura delle superfici in acciaio inossidabile è un aspetto importante della progettazione e deve essere chiaramente precisata a seconda delle esigenze architettoniche o funzionali. La programmazione iniziale è sostanziale nel ridurre le spese. è possibile ottenere un’ampia gamma di finiture. tasso di incrudimento e durezza). come molatura. Si raccomanda che il materiale avvitabile sia stato formato a freddo con classe di resistenza minima 70 (vedi tab.

che non sono comunque comuni per l’acciaio inossidabile strutturale e quindi non verranno qui descritti. incisione. specie se da polvere di molatura. Particolare attenzione occorre dedicare alle possibili contaminazioni causate dalla vicinanza di lavorazioni a base di acciai al carbonio.Sono noti altri trattamenti (elettrodeposizione. ovvero nel contratto deve figurare una clausola per la completa ripulitura una volta completata la struttura. 109 . E' opportuno sottolineare ancora una volta che la superficie deve essere esente da qualsiasi contaminazione quando è assemblata. colorazione e brunitura). barilatura. In queste condizioni i materiali in acciaio inossidabile immagazzinati devono essere protetti da pellicole di plastica.

110 .

APPENDICE A Relazione fra le designazioni degli acciai inossidabili
Nella tabella A1, sono riportate le conversioni tra le designazioni della EN 10088 e quelle tedesche, britanniche, francesi, italiane, svedesi, spagnole e statunitensi.

111

Tabella A.1
Francia AFNOR Z 6 CN 18-09 UNI X5 CrNi 18 10 SIS 2332 2333 Italia Svezia Spagna UNE 3504

Relazione fra le designazioni degli acciai inossidabili
Stati Uniti AISI 304 304 L 321 316 316L UNS S 30400 S 30403 S 32100 S 31600 S 31603

Tipo di acciaio secondo EN 10088 Designazione X5CrNi18-10 No. 1.4301 X2 CrNi 18 11 X6 CrNiTi 18 11 X5 CrNiMo 17 12 X2 CrNiMo 17 12 X2 CrNiMo 17 13 X6 CrNiMoTi 17 12

Germania (DIN)

No. 1.4301

Designazione X5 CrNi 18 10

112 1.4462 Duplex 2205 Z 2 CND 22-5 Az

X2CrNi19-11 X2CrNi18-9 X6CrNiTi18-10 X5CrNi Mo17-12-2 X5CrNiMo17-12-2 X2CrNiMo17-12-3 X2CrNiMo18-14-3 X1NiCrMoCu25-20-5 X6CrNiMoTi17-12-2 X2CrNin18-10 X2CrNiMoN17-11-2 X2CrNiMoN17-13-5 X1NiCrMoCuN25-20-7 X2CrNiN18-7

1.4306 1.4307 1.4541 1.4401 1.4404 1.4432 1.4435 1.4539 1.4571 1.4311 1.4406 1.4439 1.4529 1.4318

X2 CrNi 19 11 X6 CrNiTi 18 10 X5CrNiMo 17 12 2 X2CrNiMo 17 13 2 X2 CrNiMo 18 14 3 X1 NiCrMoCuN 25 20 5 X6 CrNiMoTi 17 12 2 X2 CrNiN 18 10 X2 CrNiMoN 17 12 2 X2 CrNiMoN 17 13 5 X1 NiCrMoCuN 25 20 6 X2 CrNiN 18 7

1.4306 1.4541 1.4401 1.4404 1.4435 1.4539 1.4571 1.4311 1.4406 1.4439 1.4529 1.4318

Regno Unito BSI 304 S 15 304 S 16 304 S 31 304 S 11 321 S 31 316 S 31 316 S 11 316 S 13 320 S 31 304 S 61 316 S 62 Z 2 CN 18-10 Z 6 CNT 18-10 Z 6 CND 17-11 Z 2 CND 17-12 Z 2 CND 17-13 Z 1 CNDU 25-20 Z 6 CNDT 17-12 Z 2 CN 18-10 Az Z 2 CND 17-12 Az 2352 2337 2347 2348 2353 2562 2350 2371 2377 -

3503 3523 3534 3533 3533 3535 -

S 31603 N 08904 S 31635 S 30453 S 31653 S 31726

X2CrNiMoN22-5-3

1.4462

X2 CrNiMoN 22 5 3

316 L 904 L 316 Ti 304 LN 316 LN 317 LMN 301 LN (302 LN) -

S 31803

APPENDICE B Snellezza λLT per instabilità lateraletorsionale
B.1 Caso Generale
Il momento elastico critico per instabilità laterale-torsionale Mcr per una trave di sezione uniforme è dato dalla:  2 π 2 EI z   k z  I w 

M cr = C1
dove:

(k z L )2   k w   

 

Iz

(k L )2 GI t + z
π 2 EI z

+ C 2 zg − C3 z j

(

)

2

  

1/ 2

  − C 2 zg − C3 z j   

(

)

C1, C2 e C3 sono coefficienti dipendenti dalle condizioni di carico e di vincolo, vedi tabelle B.1 e B.2. It Iw Iz L zg za zs zj
è la costante di torsione è la costante di ingobbamento è il momento d’inerzia dell’area rispetto all’asse minore è la lunghezza della trave fra i punti vincolati lateralmente = za & zs è la coordinata del punto di applicazione del carico è la coordinata del centro di taglio = zs −

k, kw sono coefficienti di lunghezza efficace.

∫ z (y
A

2

+ z 2 ) dA

2 Iy

Nella valutazione di zj, z è negativo per la flangia compressa, zj è positivo quando la flangia, con il valore più alto di Iz è compressa nel punto ove si ha momento massimo. Notare che zj = 0 per qualunque sezione a flangie uguali, compresi profilati a C e profili a Z. Per carichi di gravità, zg è negativo per carichi applicati al di sopra del centro di taglio. Nel caso generale, zg è negativo per carichi che agiscono verso il centro di taglio dai rispettivi punti di applicazione del carico. Notare che se al carico si impedisce di spostarsi lateralmente con la trave, allora zg = 0. I fattori di lunghezza efficace kz e kw variano da 0,5 per incastro completo, a 1,0 per mancanza di incastro, con 0,7 nel caso di un estremo fisso ed uno libero. Le normali condizioni di vincolo a ciascuna estremità sono:

kz = kw = 1,0
vincolato per movimenti laterali, libero di ruotare nel piano vincolato per rotazioni attorno all’asse longitudinale, libero di ingobbarsi.

113

850 −ψ f 0.3 − 1.35 2.0.05 1.14 1.0 ψ=-¾ 0.60 2.06 2.000 1. E’ analogo al rapporto l/L per una membratura in compressione.019 1.1 Valori dei coefficienti C1 e C3 corrispondenti ai valori del fattore di lunghezza efficace kz: momenti agenti alle estremità Diagramma del momento flettente Valore dei fattori Valore di kz 1.52 1.5 1.0 0.5 1.7ψ f 0. Tabella B.125 − 0.850 0.2ψ f 0.45 ψ=0 ψ=-¼ 0.5 1.125 − 0.0 0.000 1.0 0.5 1.0 0.000 1.000 1.42 2.650 1.86 2.000 1.55 − ψ f 0.35 − ψ f ψ=-½ 0.Il fattore kz si riferisce alla rotazione dell’estremità su di un piano.017 1.000 0.37 1.19 1.5 1. kw deve essere preso pari a 1.5 1.15 2.60 2.00 1.000 0.5 1.0 0.000 1.7ψ f ψf > 0 ψ = +1 ψ = +¾ ψ = +½ ψ = +¼ M ψM 1.950 1.60 1.77 1.77 − ψ f 0.31 1.57 2.5 114 .000 1. Tranne che in condizioni particolari di stabilità all’ingobbamento.0 ψ=-1 −ψ f −0.0 0.0 C1 C3 Momenti alle estremità e condizioni di appoggio ψf ≤ 0 1.5 1.000 1. Il fattore kw si riferisce all’ingobbamento di un’estremità.000 1.000 1.

5 Da notare che le tabelle B.97 1.0 0. 9 ≤ ψ f ≤ 0.59 0.04 0.36 0.525 0. quando la flangia minore è in compressione ψf < 0 Si possono usare per zj le seguenti approssimazioni: z j = 0. C2 e C3 corrispondenti ai valori del fattore di lunghezza efficace kz: casi di carico trasversale Diagramma del momento flettente Valore di kz 1.5 F F 1. quando la flangia maggiore è in compressione per sezioni monosimmetriche.539 F 1.411 0.2 Valori dei coefficienti C1.0 0.478 0.338 0.05 1. 9 dove: ψf = in cui: I fc − I ft I fc + I ft Ifc Ift è il momento d’inerzia dell’area della flangia in compressione attorno all’asse minore della sezione è il momento d’inerzia dell’area della flangia in tensione attorno all’asse minore della sezione ψ f = 0 per sezioni bisimmetriche ψf > 0 per sezioni monosimmetriche.Tabella B.42 0.31 0.0 0.95 0. 8ψ f zj = ψf dove: hs è la distanza tra i centri di taglio delle flangie hs 2 hs 2 quando ψ f ≥ 0 quando ψ f < 0 115 .1 e B.562 0.45 0.48 0.2 si possono usare solo nel caso di profili ad I monosimmetrici per i quali − 0.5 C1 Valore dei fattori C2 C3 Carico e condizioni agli appoggi q 1.12 0.35 1.

kz=kw=1.1 Sezioni bisimmetriche Il momento elastico critico per instabilità laterale-torsionale di una trave di sezione uniforme e simmetrica con flangie uguali.2.0: M cr = C1 π 2 EI z  I w L2   Iz  L2GI  + 2 t π EI z   1/ 2 116 .2 Casi particolari B.B. In questi casi si ha: M cr = C1 2 π 2 EI z  k z  I w  (k z L )2    k w  I z    (k L )2 GI t   + z π 2 EI z   1/ 2 Per condizioni normali di vincolo a ciascuna estremità. zj=0 è:  2 π 2 EI z   k z  I w  M cr = C1 (k z L )2   k w        Iz (k L )2 GI t + z π 2 EI z + C 2 zg ( ) 2    1/ 2   − C 2 zg    Per carico con momento d’incastro e carichi trasversali applicati al centro di taglio C2zg=0.

o non può essere garantito.4301. In alternativa.1. 1. Ed.i = 1 + 0.4401 e 1. si deve usare il valore per la direzione longitudinale. Ed.ser  σ i.6) deve essere accertato per le membrature rispetto al senso di laminazione. 117 . Es. i valori per i tipi 1.2 è la sollecitazione di progetto allo stato limite di servizio nelle flange in trazione o in compressione 200 000 N/mm2 E = Per semplificare.002 dove: σ i .4462 possono essere ricavati dalla tabella C.APPENDICE C Caratteristiche dei materiali per il calcolo degli spostamenti Il modulo secante. Se l'orientamento non è noto. possono essere valutati secondo l'equazione seguente adottando le costanti date in tabella C. Il valore del modulo secante può ricavarsi come segue: ES = (ES1 + ES2)/2 dove: ES1 ES2 è il modulo secante corrispondente alla sollecitazione nella flangia soggetta a trazione è il modulo secante corrispondente alla sollecitazione nella flangia soggetta a compressione I valori dei moduli secanti ES1 e ES2 per l’appropriato orientamento e le sollecitazioni di progetto previste per l’esercizio. ser E E σ i . la variazione di ES lungo la membratura può essere trascurata e si può usare per tutta la lunghezza il minimo valore di ES per questo elemento (che corrisponde al massimo valore delle sollecitazioni σ1 e σ2 nell’elemento stesso).ser     fy    n e i = 1. ES. interpolando linearmente all'occorrenza. Ed . (vedi 5.4. da impiegare nei calcoli per la determinazione degli spostamenti.2.

68 0.4318 1.58 0. 1.1 Valori delle costanti da usare per la determinazione del modulo secante fy N/mm2 210 200 200 330 220 220 220 400 460 6.4301 Tipo 1.62 0.0 n Direzione longitudinale Direzione trasversale Tipo 1.76 179 176 172 168 163 158 152 147 141 192 190 187 184 181 177 172 167 161 184 181 178 174 170 165 160 154 148 194 192 190 188 185 181 177 172 166 180 177 175 172 169 165 162 159 155 118 .48 0.50 0.4541 1.4401 1.0 9.52 0.4462 7.66 0.40 0.4362 1.60 0.20 0.72 0.46 0.4404 1.0 Tabella C.30 0.0 5.44 0.4301.4571 1.54 0.42 0.2 Moduli secanti per calcoli degli spostamenti per I tipi 1.4401 e 1.74 0.56 0.4462 Qualsiasi direzione 200 200 199 199 197 196 195 194 193 191 190 188 186 184 182 Direzione Direzione Direzione Direzione longitudinale trasversale longitudinale trasversale 200 200 200 199 199 198 197 196 195 194 192 190 188 185 183 200 200 200 200 200 200 199 199 199 198 198 197 196 195 194 200 200 200 200 199 199 198 197 197 196 194 193 191 189 187 200 200 200 200 200 200 200 199 199 199 199 198 197 197 195 0.70 0.0 5.4301 1.Tabella C.4462 Modulo secante (kN/mm2) Rapporto delle sollecitazioni (σ/fy) Tipo 1.25 0.0 8.00 0.64 0.4401 Tipo 1.4307 1.35 0.

Esempio di progettazione 12 .PARTE II – ESEMPI DI PROGETTAZIONE Questa parte fornisce dieci esempi di progettazione che illustrano l’applicazione delle regole di progetto.4301 o 1. tranne specifica indicazione. Esempio di progettazione 3 .Progetto di un giunto saldato. Esempio di progettazione 11 .Trave alta con sezione trasversale di Classe 4.Lamiera grecata con sezione trasversale di Classe 4 per un tetto.Profilato a C formato a freddo la flangia in compressione vincolata lateralmente. Esempio di progettazione 13 . Confronto tra livello d’incrudimento CP460 e materiale ricotto. soggetta a flessione. soggetta a flessione. Esempio di progettazione 8 . Esempio di progettazione 2 . Esempio di progettazione 6 . I riferimenti al margine degli esempi di progettazione rinviano a paragrafi di testo o ad espressioni/equazioni di questa pubblicazione. Esempio di progettazione 9 . 119 .Profilato cavo rettangolare soggetto a compressione assiale e flessione con resistenza al fuoco di 30 minuti. Esempio di progettazione 10 .Trave alta con sezione trasversale di Classe 4.Colonna a sezione circolare cava soggetta a compressione assiale.Dimensionamento della lamiera grecata per una copertura a due luci. soggetta ad una combinazione di compressione assiale e flessione.Resistenza a fatica di un giunto saldato tra profilati cavi. Le travi alte negli esempi 7 e 8 sono in tipo duplex 1. soggetta a flessione.4462. Gli esempi sono: Esempio di progettazione 1 . Confronto tra livello d’incrudimento CP500 e materiale ricotto.Colonna saldata con una sezione trasversale ad H di Classe 4. Esempio di progettazione 7 .Progetto di un giunto bullonato.Trave a C formata a freddo CP500 per una pavimentazione esterna: verifica dell’instabilità leterale-torsinale.Travatura reticolare composta da elementi cavi: verifica allo SLU e all’incendio. Esempio di progettazione 5 . La resistenza ai carichi trasversali è critica. Esempio di progettazione 4 . L’instabilità laterale-torsionale tra i vincoli laterali intermedi è critica. La resistenza allo sforzo di taglio è critica.4401. Le membrature degli altri esempi sono nei tipi austenitici 1.

120 .

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