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La Giusta Memoria

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LA GIUSTA MEMORIA

UNA DIVERSA LETTURA DELLA RISOLUZIONE EUROPEA DEL 15 MARZO 2009
Poco   piu   di   un   anno   fa,   Il   2   Aprile   2009,   il   Parlamento   Europeo   ha   approvato   un’importante  risoluzione   sulla   coscienza   europea   e   il   totalitarismo.   Essa   parte   dalla   constatazione   che   del  fenomeno totalitario, pur avendo interessato tutta l’Europa, in modi differenti e con diversa durata  temporale, non si è ancora sviluppata una memoria pienamente condivisa. Questo è dovuto al  fatto che non è maturata un’eguale condanna del comunismo come del nazismo e del fascismo,  sia all’interno delle singole nazioni che al livello degli organismi internazionali. Accomunare il comunismo alle ideologie nazi­fasciste è un grave errore non solo dal punto di vista  storico ma anche dal punto di vista morale. Il comunismo avrebbe dovuto rappresentare “un modello di società in cui lo sviluppo del singolo è  condizionato dallo sviluppo della collettività” questo significa una reale parità degli individui e  una   società   volta   verso   il   superamento   di   squilibri   economici,   culturali   e   psicologici   che   ne  possono derivare, mentre nel “corporativismo nero” sappiamo tutti che i cittadini, privati di ogni  libertà, erano semplici pedine di un vile gioco orchestrato da pochi. Tale condanna unanime e senza distinzioni genererebbe la denigrazione e criminalizzazione dei  partigiani comunisti negando peraltro il ruolo politico e militare decisivo svolto dall’URSS di Stalin  nella vittoria contro il nazi­fascismo e insieme motiverebbe gli eredi dei fascisti e dei repubblichini  alla riabilitazione del ventennio mussoliniano e la “repubblica sociale” di Salò Tale condanna offende tutti i comunisti del mondo che durante la seconda guerra mondiale e  nei vari movimenti di resistenze internazionali diedero la propria vita e quella delle proprie mogli,  fidanzate e figli per fermare e gloriosamente sconfiggere il nazi­fascismo. E’ inaudito equiparare il  comunismo al nazi­fascismo; fu quest’ ultimo il vero nemico dell’umanità intera, contro la quale  mise in atto un sistematico genocidio per far posto ad una sola razza, quella ariana. Sono trascorsi 67 anni da quel fatidico 2 febbraio 1943, quando in un rigidissimo inverno le truppe   naziste della 6° Armata comandata dal Fedmaresciallo Von Paulus, si arresero sconfitte in quel  inferno chiamato Stalingrado. La battaglia di Stalingrado, oltre ad essere stata una delle battaglie  più sanguinose della Seconda Guerra Mondiale, è stata sicuramente uno di quegli eventi capace  di   modificare  il  corso   della  storia   e   quindi   di   rimanere  indelebilmente   impresso   nella   memoria  come patrimonio culturale dell’umanità.  Ma cosa rappresenta oggi la battaglia di Stalingrado?  La battaglia di Stalingrado ha rappresentato e rappresenta tutt’ oggi il duro scontro tra due delle  potente totalitarie mai esistite al mondo, ma che, anche se entrambe totalitarie, portatrici di ideali  e  valori  diametralmente  opposti..  Storicamente  è  stata  la battaglia  piu  significativa  di tutta la  seconda   guerra   mondiale   in   quanto   è   stata   il   punto   di   svolta   per   la   caduta   militare   della  Germania.   Fino   a   quel   momento   l’   esercito   tedesco   sembrava   imbattibile,   aveva   avuto   una  miriade   di   successi   in   Olanda,   Belgio,   Francia,   Danimarca,   Polonia,   Cecoslovacchia,   Austria,  Iugoslavia, Romania e Grecia, praticamente mezza Europa, e forse più, stava sotto il suo dominio.  A Stalingrado, per la prima volta, una divisione tedesca comandata da generale Von Paulus si  arrese  senza   condizioni  ai   russi  e  circa  91.000   soldati  tedeschi,   compreso   il  suddetto  generale,  presero la strada della prigione. Spento anche l’ultimo nucleo di resistenza, nel pomeriggio un  aereo da ricognizione nazista sorvolò la città, non riportando alcun segno di combattimento.  65 anni fa invece , il 27 gennaio 1945, inseguendo i tedeschi in ritirata dalla Polonia, l’Armata Rossa  di Stalin liberava il campo di sterminio di Auschwitz, salvando così la vita a decine di migliaia di  prigionieri che i nazisti non avevano fatto in tempo a sopprimere o a trascinare con loro verso una   morte praticamente certa. Fu così che, attraverso gli occhi dei soldati sovietici, fieri e impazienti di  saldare il conto coi barbari nazifascisti, ma sbigottiti e commossi di fronte all’improvviso spettacolo  dell’immane  tragedia,   il  mondo   intero   conobbe   l’orrore   del   più   grande   genocidio   della  storia 

moderna: quello di milioni di ebrei, ma anche di slavi, zingari, sinti, omosessuali, minorati, oppositori  politici,   resistenti   e   soldati   prigionieri,   che   Hitler   e   i   gerarchi   nazisti   avevano   pianificato  scientificamente e attuato su scala industriale nei campi di sterminio disseminati in Germania e in  tutta l’Europa occupata, di cui Auschwitz era il più grande e il più importante. Mentre giustamente tutti celebriamo il 60° anniversario della liberazione di Auschwitz, ricordando  l’olocausto di 6 milioni di ebrei e di tutte le vittime dei lager nazisti, non si dimentichi anche la   gloriosa Armata Rossa e l’Unione Sovietica di Stalin, alle quali spetta incontestabilmente il merito  storico principale di aver sostenuto e vinto la lotta mortale per distruggere il mostro nazifascista: sia  per aver pagato con oltre 20 milioni di morti il prezzo più alto per la vittoria, sia per l’eroismo con  cui   hanno   bloccato   e   costretto   per   la   prima   volta   ad   arretrare   le   armate   hitleriane   che  spadroneggiavano imbattute in tutta Europa. I media occidentali espressione della borghesia imperialista, hanno sempre enfatizzato lo sbarco  in Normandia quale evento risolutore dello scenario europeo. Niente di tutto ciò si avvicina alla  realtà   dei   fatti.   Infatti   gli   anglo­americani   sbarcarono   in   Normandia   combattendo   contro   un  nemico agonizzante, ormai dissanguato dalla durissima lotta che dal 1941 stava combattendo  contro l’U.R.S.S.  La stessa Unione Sovietica sopportò da sola per tre lunghi anni il peso del conflitto prima che  nell’estate del 1944 si aprisse il famoso secondo fronte, tanto richiesto da Stalin. Sia gli statunitensi  che gli inglesi, diedero il via al famoso sbarco quando furono sicuri di trovare davanti a sé un  nemico debole e sconfitto.  Il   D­Day,   un   evento   più   cinematografico   che   bellico   creato   ad   arte   per   la   propaganda  occidentale, contribuì ben poco alla sconfitta della Germania, oramai devastata e inginocchiata  dalla poderosa offensiva sovietica. Il vero motivo dello sbarco in Normandia fu geo­politico, infatti,  impauriti   dei   successi   travolgenti   dell’Armata   Rossa,   le   truppe   imperialiste   cercarono   di  conquistare più territori possibili, onde evitare di dover consegnare l’Europa all’Unione Sovietica.  Erano le prime avvisaglie della Guerra Fredda.  Fu invece l’esercito sovietico, espressione delle masse popolari comuniste, che sconfisse il nazismo  permettendo   alla   libertà   di   continuare   a   viaggiare   sulla   via   della   giustizia   proletaria.   Quindi   è  grazie all’eroico sacrificio di migliaia di proletari, se oggi abbiamo l’ illusione della libertà. Ma nella sostanza dove sta la differenza tra Abu­Grahib e Guantanamo e i lager nazisti? Tra il   muro israeliano che ruba la terra ai palestinesi e li fa vivere come in carcere, e il muro del ghetto  di   Varsavia   eretto   dai   nazisti?   Tra   la   distruzione   di   Falluja,   rasa   al   suolo   ed   espugnata   con  bombardamenti terrificanti, gas asfissianti e napalm, o di Jenin, spianata e ridotta in macerie con  dentro   i   suoi   abitanti   dai   sionisti,   e   la   distruzione   di   città   martiri   come   Guernica,   Leningrado,  Stalingrado e tutte le altre messe a ferro e fuoco dai nazifascisti? In   questo   quadro   di   forzata   comparazione   viene   perennemente   ritirata   fuori   la   questione   dei  Gulag   sovietici   equiparandoli   vigliaccamente   ai   campi   di   concentramento   nazisti. Le origini del Gulag, abbreviazione di Glavnoje upravlenije lagerej (Amministrazione generale dei  campi di lavoro correttivi), sono da ricondursi ad un decreto del Commissario del popolo per gli  interni nel 1919. Nell’Occidente  capitalista  la  detenzione   doveva  avere,   e  l’ha  tutt’oggi,   un  carattere  punitivo.  Nell’Urss   di   Lenin   e   Stalin   rivestiva   un   carattere   correttivo   e   rieducavo. I Gulag si ispiravano al principio sancito solennemente dalla prima Costituzione sovietica del 1918  che   stabiliva   che   il   lavoro   era   un   dovere   per   tutti   i   cittadini   della   Repubblica   dei   soviet   e  proclamava la parola d’ordine: “Chi non lavora non mangia”. Solo affacciare un parallelo tra i  Gulag e i lager nazisti, è un falso storico a tutto tondo. Quelli hitleriani erano centri di sistematico   sterminio, dove furono commessi i più efferati crimini contro l’umanità che la storia ricordi. Nell’Urss  di Lenin e Stalin chi sbagliava pagava non con le camere a gas o i forni crematori ma provando,  nella stragrande maggioranza dei casi, per la prima volta nella vita cosa volesse dire realmente  lavorare. Un gran baccano velenoso è fatto ad arte infine sul numero dei detenuti nei Gulag, nel 1921 i 

detenuti erano 70 mila su una popolazione di oltre 135 milioni e nel momento della sua massima  estensione, all’inizio degli anni ’50, anche stime parlano all’incirca di 2 milioni e mezzo di detenuti  su una popolazione di più di 200 milioni. Nulla toglie che siano stati commessi degli errori alle  spalle e contro le indicazioni del comitato centrale, ma voglio ricordare a tal proposito che ciò  esiste anche nelle piu moderni carceri americane. Fu Stalin infatti in prima persona a rimuovere  dal posto di Commissario del popolo per gli affari interni prima Jagoda (1936), poi Ezov (destituito  nel `38 e condannato e fucilato nel 1940) e a criticare pubblicamente più volte l’ambizioso Beria,  denunciandone  gli  eccessi  e  ricordando  loro  scopi e  natura  dei  campi  di  rieducazione  e  chi  doveva   realmente   finirci. Altre   falsificazioni   riguardano   le   condizioni   di   vita   e   di   lavoro   nei   Gulag.   La   borghesia   e   i   suoi  sostenitori parlano di malattie, morti per fame, bieco schiavismo, negazione dei più elementari  diritti. Tutt’oggi giudicano e definiscono come il regno della democrazia gli Usa, dove impera la  pena di morte fascista, dove i penitenziari come Alcatraz hanno fatto la peggiore storia detentiva,  mentre a Guantanamo i prigionieri islamici vengono trattati come bestie, torturati e annientati  psicologicamente. E si può non pensare ai boia sionisti israeliani che schiacciano e sfruttano i  palestinesi in enormi campi lager nei territori occupati? L’inferno   di   queste   carceri   davvero   non   ha   nulla   a   che   vedere   con   i   campi   di   rieducazione  dell’epoca.  Certo   non  si  può   negare   che  c’erano   le  malattie  come  il   tifo   e  lo   scorbuto,  che  infierivano   anche   nelle   città   durante   l’aggressione   imperialista   occidentale   e   dei  controrivoluzionari bianchi dopo il 1917. Certo è che il cibo era scarso in quel periodo o durante la  seconda guerra mondiale, ma questa era la difficile e inevitabile situazione di tutto il paese, di   tutto   il   popolo   sovietico,   dove   i   prodotti   alimentari   erano   razionati. Eppure nonostante la costruzione del primo Stato socialista, sia avvenuta in circostanze durissime,  in   mezzo   all’accerchiamento   imperialista   che   tentava   di   strangolarlo   economicamente   e  politicamente   dall’esterno,   e   con   gli   assalti   delle   armate   bianche   e   dei   revisionisti,   anche  l’esempio   dato   dai   Gulag   rappresenta   un’esperienza   storica   inedita. All’inizio degli anni ’30 con il contributo del lavoro dei rieducandi vennero creati grandi centri  industriali   negli   Urali,   nel   Kuzbass   e   sul   Volga;   le   città   di   Magnitogorsk   e   Komsomolsk   sull’Amur  sorsero su terre vergini. Nuove tecnologie furono portate nelle remote terre del Kazakhstan e del  Caucaso.   Fu   costruita   la   gigantesca   diga   del   Dnepr,   che   triplicò   la   produzione   di   energia  elettrica. E poi ancora strade, ferrovie e idrovie, e altre importanti attività produttive dei campi di  lavoro   come   l’estrazione   dell’oro   e   di   materiali   non   ferrosi,   fino   al   taglio   del   legname. I detenuti non erano identificati con un numero come nei lager nazisti. Si sentivano comunque  parte integrante della cittadinanza sovietica, tanto più dalla fine degli anni ’30 in poi allorché  venne applicato il principio secondo cui essi dovevano essere utilizzati in base alle loro particolari  capacità e specializzazioni. Basti ricordare che lo stesso Tupolev, padre dell’aeronautica sovietica,  iniziò a dare i suoi contributi lavorando nei Gulag e dopo aver pagato il suo tributo alla giustizia   sovietica   rientrò   tranquillamente   al   suo   posto   di   progettatore. Come dirà  il grande scrittore Gorki per celebrare la costruzione del canale Belomor avvenuta  nell’estate del 1933, “Stalin è stato l’artefice delle comunità di lavoro e di una politica di recupero  attraverso il lavoro. è stato Stalin a lanciare l’idea di costruire il canale tra il Mar Bianco e il Baltico  con l’impiego di detenuti, poiché sotto la sua guida era possibile un tale metodo di recupero dei  pregiudicati”. Dice nulla ai vari scrittori che riempiono pagine e pagine di menzogne il fatto che l’annuncio  della morte di Stalin il 5 marzo 1953 fu accolto nei Gulag non con indifferenza interessata, come si  dovrebbe   dedurre   dalla   loro   velenosa   analisi,   ma   con   scene   di   dolore   simili   a   quelle   che  attraversavano in lungo e largo lo sterminato paese sovietico? Sappiamo tutti come sono finiti   Hitler, Mussolini e tutti i dittatori della loro stessa natura.  Infine è necessario volgere lo sguardo al nostro paese. Come si può non citare gli sforzi e i passi in avanti portati a termine nei vari paesi europei durante  la resistenza e la liberazione? I partiti della sinistra italiana (comunista, socialista e d’ azione) sono  sempre stati al primo posto nella lotta all’ ideologia nazi­fascista ed  è grazie alle loro denuncie  continue, ovviamente clandestine, che le masse non si sono uniformate al pensiero di regime. È  stato inoltre fondamentale il contributo di questi partiti alla lotta armata di liberazione.

Resistenza e la guerra partigiana hanno avuto in Italia un carattere diverso da quello che ebbero  in   altri  paesi  d’Europa.   L’Italia  non   era   soltanto   un   paese  invaso   dallo   straniero,   ma  un   paese  oppresso dalla dittatura fascista. La guerra partigiana non fu soltanto lotta per l’indipendenza ed   insurrezione nazionale per la conquista della libertà, ma fu – molto più che in altri paesi – lotta  militare e lotta sociale nello stesso tempo: essa fu antifascista ed ebbe carattere di lotta contro  quei gruppi del grande capitale che avevano dato vita al fascismo e portato il paese alla rovina.  La guerra di liberazione combattuta in Italia – sebbene tradita nelle sue aspirazioni più avanzate –  rappresenta l’esperienza storica più importante compiuta dal proletariato e dalle masse popolari  nella lotta per prendere il potere, liberarsi dal capitalismo ed avviare la trasformazione socialista  della società italiana. È stato ampiamente dimostrato che protagonista principale della guerra  partigiana e della Resistenza fu la classe operaia dei centri industriali, e che il contributo maggiore  venne dato dall’avanguardia della classe operaia e dei lavoratori, il Partito comunista. Tutte   le   formazioni   partigiane,   qualunque   fosse   la   loro   ispirazione   politica,   si   appoggiarono  direttamente   o   indirettamente   alle   lotte   della   classe   operaia,   dei   contadini,   dei   lavoratori.   La  Resistenza non avrebbe potuto vivere neppure un mese senza l’aiuto – diretto o indiretto – delle  masse lavoratrici, senza le migliaia di agitazioni e di scioperi che ebbero alla loro testa comunisti e  socialisti, e senza l’aiuto diretto e quotidiano delle masse contadine il cui eroismo è simboleggiato  dal sacrificio dei fratelli Cervi. E’ questo il nocciolo della questione, è questo che dice la storia, tutto il resto sono solo falsità e  menzogne. Chi la vuol riscrivere a uso e consumo della borghesia  se ne assume le responsabilità  di fronte al proletariato e a quanti aspirano a una nuova società senza sfruttati e sfruttatori. Il  problema  non  è   solo  ricordare  correttamente,  ma  anche  prendere coscienza  e  denunciare  fortemente   che   oggi   il   nazismo   e   il   fascismo   esistono   sempre,   hanno   solo   cambiato   modi   e  sembianze, ma la fiamma è ancora purtroppo viva in piu partiti… come il movimento estremista  tedesco (Republikaner di Rolf Schlierer,), gli italiani (Fiamma tricolore, Forza Nuova e Fronte Sociale   Nazionale),   la   spagnola  Democrazia   Nazionale,  il   Partito   Nazionale   britannico  del   leader   Nick  Griffin, il Fronte ellenico, l’ungherese Partito della giustizia e della vita. Nel momento in cui razzismo e antisemitismo tornano ad affacciarsi in società scosse dalla crisi  economica   e   di   valori,   la   memoria   assume   il   profilo   di   uno   strumento   indispensabile   perché  nessuno possa più essere vittima di violenze o discriminazioni per il colore della sua pelle, la fede  che professa o la cultura di cui è portatore. Mentre le formazioni neocomuniste lottano perché‚ in  Italia, in Europa, nel mondo avanzino e si affermino  le istanze di libertà  dei popoli, di giustizia  sociale, di pace e di solidarietà internazionali; si impegnano per la salvaguardia della natura e  dell’ambiente; perseguono il superamento del capitalismo e del patriarcato come condizione per  costruire una società democratica e socialista di donne e di uomini liberi ed uguali, nella piena  valorizzazione della differenza di genere, dei percorsi politici di emancipazione e di libertà delle  donne,   nonché   in   difesa   della   piena   espressione   dell’identità   e   dell’orientamento   sessuali;  avversano   attivamente   l’antisemitismo   e   ogni   forma   di   razzismo,   di   discriminazione,   di  sfruttamento, le formazioni neo fasciste di tutta europa non negano il loro vergognoso passato,  anzi lo inneggiano perseverando nella discriminazione, nella xenofobia, nell’omofobia e in tutte  quelle forme di razzismo care ai moti nazi­fascisti del novecento. Il   messaggio   dunque   che   si   vorrebbe   mandare:   condanna   del   comunismo,   equiparato   al  fascismo ed al nazismo, non rappresenta la storia e la memoria di molti, troppi, paesi europei nei   quali i valori comunisti, anti­nazi­fascisti e della resistenza hanno dato grandissimo peso a quella  che fu la liberazione e successivamente la ricostruzione. Chi vuole scrivere la storia in chiave revisionista non può e non deve farlo con avvenimenti di tale  portata che per sempre rimarranno nella memoria storica dell’Europa. Iskra Area Flegrea www.iskrassociazione.org Facebook: Iskra Area Flegrea iskrassociazione@gmail.com

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