Acciaio 1

Elementi strutturali e collegamenti in acciaio
Il materiale di seguito riportato è liberamente tratto da appunti preparati nel 1998 da A. D’Aveni e
F. Neri per il corso di Progetto di strutture della Facoltà di Ingegneria. Nel 2001 ho apportato alcune
integrazioni per metterlo a disposizione degli studenti del Laboratorio di Costruzioni II (Facoltà di
Architettura). Nel settembre 2008 ho ripreso il testo per adattarlo alle nuove normative (DM
14/1/2008 ed Eurocodice 3 vers. 2004).
Aurelio Ghersi
1. Riferimenti bibliografici
Un libro molto completo dal punto di vista teorico (anche al di là degli argomenti trattati nel corso) è:
G. Ballio, F.M. Mazzolani, Strutture in acciaio, Hoepli.
Interessante, in particolar modo per i richiami storici, è il libro:
E. F. Radogna, Tecnica delle costruzioni, acciaio, Masson.
Un po’ più applicativo è il libro:
N. Scibilia, Progetto di strutture in acciaio, Flaccovio.
Indicazioni generali su modellazione, analisi strutturale, metodi di verifica (dalle tensioni ammissi-
bili allo stato limite ultimo), normativa sono contenute nei primi tre capitoli del mio libro:
A. Ghersi, Il cemento armato. Dalle tensioni ammissibili agli stati limite: un approccio unita-
rio, Flaccovio.
Indispensabile riferimento è infine la normativa, italiana ed europea.
Normativa italiana
Il riferimento base è:
D.M. 14/1/08. Norme Tecniche per le Costruzioni.
Sono ormai superate, anche se possono essere applicate ancora per breve tempo, le normative precedenti:
D.M. 9/1/96. Norme tecniche per il calcolo, l’esecuzione ed il collaudo delle strutture in ce-
mento armato, normale e precompresso e per le strutture metalliche - Parte II.
CNR 10011-86. Costruzioni di acciaio - Istruzioni per il calcolo, l’esecuzione, il collaudo e la
manutenzione.
CNR 10022-84. Profilati d’acciaio formati a freddo - Istruzioni per l’impiego nelle costruzioni.
D.M. 14/2/92. Norme tecniche per l’esecuzione delle opere in cemento armato normale e pre-
compresso e per le strutture metalliche
Normativa europea
La norma europea relativa all’acciaio è:
Eurocodice 3. Progettazione delle strutture di acciaio.
Di questo complesso normativo, molto vasto, evidenzio in particolare:
Eurocodice 3. Progettazione delle strutture di acciaio. Parte 1-1: Regole generali e regole per
edifici (anno 2004).
Eurocodice 3. Progettazione delle strutture di acciaio. Parte 1-3: Regole generali e regole ag-
giuntive per elementi piegati a freddo e lamiere (anno 2006).
Eurocodice 3. Progettazione delle strutture di acciaio. Parte 1-8: Progetto dei collegamenti
(anno 2004).
Le prescrizioni dell’Eurocodice 3 devono essere integrate da indicazioni contenute in Appendici
Nazionali (al momento esistenti solo come bozza).
Acciaio 2
2. Metodi di verifica e normativa di riferimento per strutture in acciaio
Anche per l’acciaio il metodo degli stati limite ha ormai completamente sostituito il metodo delle
tensioni ammissibili.
Per chi può essere interessato, lascio un breve commento relativo alle normative precedenti.
Se si esaminano le prescrizioni delle precedenti normative italiane si può notare che esse hanno subito negli
anni una progressiva evoluzione, dal metodo delle tensioni ammissibili a quello degli stati limite, non prive
di resistenze e compromessi. Solo così si può interpretare la definizione di due stati limite ultimi, lo stato li-
mite elastico della sezione e lo stato limite di collasso plastico della struttura, da usare l’uno in alternativa
dell’altro.
Lo stato limite elastico assume che le azioni di calcolo non comportino in alcun punto della sezione il supe-
ramento della deformazione unitaria corrispondente al limite elastico del materiale. Fino alla precedente edi-
zione della norma (D.M. 14/2/92) ciò comportava una perfetta coincidenza col metodo delle tensioni ammis-
sibili. Infatti operando allo stato limite si usavano carichi maggiorati del 50% rispetto a quelli validi per le
tensioni ammissibili (γ
g
e γ
q
= 1.5) e contemporaneamente una resistenza del 50% più alta (perché la tensione
ammissibile era i 2/3 di quella di snervamento ed inoltre per lo stato limite elastico è γ
m
=

1), con un modello
di calcolo e di verifica lineare. Col D.M. 9/1/96 questa coincidenza non è più perfetta, perché ora γ
g
= 1.4 e
γ
q
= 1.5, ma la sostanza non è cambiata.
Lo stato limite di collasso plastico fa invece riferimento alla completa plasticizzazione delle sezioni (valutata
riducendo la soglia di snervamento con γ
m
=

1.12) e consente di usare un’analisi non lineare fino a giungere
alla trasformazione della struttura, o di una sua parte, in un meccanismo. L’impostazione è quindi sostan-
zialmente equivalente a quella dello stato limite ultimo, così come è definito nell’Eurocodice 3, anche se
l’enfasi posta sull’uso di un’analisi non lineare è addirittura maggiore dell’importanza data ad essa
dall’Eurocodice 3.
La presenza di questa duplice possibilità è ulteriormente complicata dal rinvio che la norma italiana fa alle
istruzioni CNR 10011-86. Queste sono state infatti concepite quando il metodo di riferimento era quello del-
le tensioni ammissibili e sono state solo ritoccate per includere gli stati limite, creando grosse perplessità in
chi cerca di applicarle affiancandole allo stato limite di collasso plastico della struttura. Personalmente, io ri-
tengo più corretto considerarle valide solo nell’ambito in cui sono nate e quindi col metodo delle tensioni
ammissibili o con l’equivalente stato limite elastico della sezione.
Passando poi all’Eurocodice 3, occorre prestare attenzione alle modifiche introdotte col decreto di applica-
zione nazionale (NAD) italiano, cioè la sezione III del D.M. 9/1/96. In particolare, esso ritocca i valori inca-
sellati dei coefficienti parziali di sicurezza del materiale ma comporta anche altre aggiunte e variazioni, so-
prattutto per quanto riguarda le saldature (ad esempio, per le saldature di testa reintroduce la distinzione tra
giunti di prima e seconda classe, presente nella norma italiana ma assente nella versione originaria
dell’Eurocodice 3).
La nuova normativa italiana è sostanzialmente coincidente con l’Eurocodice 3 (versione 2004). Le
Appendici Nazionali agli Eurocodici sono state approvate ma non ancora pubblicate sulla Gazzetta
Ufficiale. Le variazioni rispetto al testo europeo mi sembrano però minime e di scarsa importanza.
3. L’acciaio per carpenteria metallica
3. 1. Composizione chimica e caratteristiche meccaniche
L’acciaio è una lega ferro-carbonio. La quantità di carbonio condiziona la resistenza e la duttilità (la
prima cresce e la seconda diminuisce all’aumentare del contenuto in carbonio). I più comuni acciai
per carpenteria metallica hanno un contenuto in carbonio molto basso (da 0.17% a 0.22%) e sono
quindi estremamente duttili. Una caratteristica importante è anche la tenacità dell’acciaio, cioè la
sua capacità di evitare rottura fragile alle basse temperature.
La normativa (D.M. 9/1/96, punto 2.1, valido anche per chi usa l’Eurocodice 3) impone limiti alle
caratteristiche meccaniche (tensione di rottura e di snervamento) ed all’allungamento a rottura dei
diversi tipi di acciaio, nonché limiti alla resilienza (legati alla temperatura ed al grado di saldabili-
tà), necessari per garantire la tenacità (si veda anche il punto 2.3.2).
Acciaio 3
Negli acciai sono contenute piccole quantità di manganese e silicio, che favoriscono la saldabilità, e
di altri elementi (fosforo, zolfo, ecc.) che sono da considerare impurità inevitabili. Per la saldabilità
dell’acciaio è importante il grado di disossidazione: l’ossigeno presente nell’acciaio fuso si combina
col carbonio formando monossido di carbonio CO che nel raffreddamento torna allo stato gassoso
creando diffuse soffiature (l’acciaio viene detto effervescente); l’aggiunta di alluminio e silicio, che
si combinano con l’ossigeno formando ossidi che vengono poi eliminati, riduce la formazione di
monossido di carbonio (acciai calmati o semicalmati).
Precisi limiti alla composizione chimica dell’acciaio per strutture saldate erano riportati nel punto 2.3.1 del
D.M. 9/1/96:
Fe 360-430 Grado B: C≤0.24% P≤0.055% S≤0.055%
Grado C: C≤0.22% P≤0.050% S≤0.050%
Grado D: C≤0.22% P≤0.045% S≤0.045%
Fe 510 Grado B: C≤0.26% Mn≤1.6% Si≤0.6% P≤0.050% S≤0.050%
Grado C: C≤0.24% Mn≤1.6% Si≤0.6% P≤0.050% S≤0.050%
Grado D: C≤0.22% Mn≤1.6% Si≤0.6% P≤0.045% S≤0.045%
3.2. Prove sull’acciaio
Le prove di laboratorio che più frequentemente si effettuano sugli acciai da carpenteria metallica
sono:
− prova di trazione;
− prova di resilienza;
− prova di piegamento.
Vengono talvolta effettuate anche le seguenti prove:
− prova a compressione globale;
− prova di durezza;
− prova di fatica.
Prova di trazione
Si effettua su di un provino sagomato secondo la UNI 556 ottenendo il diagramma tensione defor-
mazione σ−ε.

Caratteristiche geometriche del provino
1


1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 4
La prova fornisce i valori della forza di trazione e della variazione di distanza di due punti di riferi-
mento. La tensione viene valutata dividendo la forza di trazione per l’area nominale A
0
del provino;
quindi nelle fasi finali della prova, quando si verifica la strizione (cioè una forte riduzione della se-
zione) la tensione nominale si riduce anche se la reale tensione va sempre crescendo. La deforma-
zione viene valutata dividendo la variazione di distanza tra i punti di riferimento per la distanza ini-
ziale L
0
. La distanza L
0
è pari a 5 volte il diametro del provino (se questo non avesse sezione circo-
lare si assumerebbe
0 0
65 . 5 A L = ).
Dalla prova di trazione si ricava la tensione di snervamento f
y
e la corrispondente deformazione ε
y
;
la deformazione in cui inizia l’incrudimento ε
h
(che è circa 12-15 volte ε
y
); a tensione di rottura a
trazione f
u
(il massimo raggiunto nella prova) e la corrispondente deformazione ε
u
; la deformazione
a rottura. ε
t
.
fy
fu
ε
y
ε
h
ε
t
ε
u
1
2
3
4
1 ramo elastico
2 snervamento
3 incrudimento
4 tratto decrescente
(il valore nominale
decresce, ma quello
reale cresce sempre e la
sezione si riduce)

diagramma σ-ε per l’acciaio
Nota 1: per indicare la tensione di rottura a trazione (il massimo raggiunto nella prova) l’Euroco-
dice 3 usa il simbolo f
u
mentre la normativa italiana usa f
t
. Io mi sono attenuto alla simbo-
logia dell’Eurocodice 3. In maniera analoga ho usato i pedici u e t per le deformazioni.
Nota 2: In caso di prova ciclica si ha uno scarico e ricarico elastico, ma all’inversione del carico
l’andamento diventa curvilineo (effetto Bauschinger)
Prova di resilienza
La prova di resilienza mette in evidenza la resistenza alla rottura fragile (resilienza) degli acciai.
Si effettua col pendolo di Charpy, operando su un provino predisposto con intagli standardizzati.

prova di resilienza
1


1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 5
Il pendolo, lasciato cadere da un’altezza h
0
, rom-
pe il provino e risale dal lato opposto ad un’al-
tezza h. La quantità h
0
-h è proporzionale al-
l’energia di rottura della provetta; essa, rapporta-
ta all’area di rottura, fornisce il valore della resi-
lienza. Il grafico resilienza-temperatura che si ot-
tiene da queste prove permette di individuare la
temperatura di transizione intesa come quella
temperatura al di sotto della quale vi è un brusco
decadimento della resilienza.

grafico resilienza-temperatura
1

Poiché i risultati della prova sono fortemente dipendenti dalla forma dell’intaglio essi non rappre-
sentano dati sperimentali obiettivi. I valori di resilienza, come anche la temperatura di transizione,
hanno solo significato di riferimento nel senso che bassi valori di resilienza sono spie di rischio di
fragilità. Per modificare (abbassare) la temperatura di transizione è necessario intervenire sulla
composizione chimica (carbonio, manganese e nichel).
La norma italiana (D.M. 9/1/96, punto 2.1) fissa una resilienza di 27 J alla temperatura di −20
°
C,
0
°
C, +20
°
C rispettivamente per acciai di grado B, C, D, valutata per un provino con intaglio a V ed
area 0.8 cm
2
.
Prova di piegamento
Consiste nel sottoporre il provino ad una deformazione plastica per flessione, piegandolo a un ango-
lo α pari a 90° o più frequentemente 180°. Essa consente di accertare l’attitudine del materiale a
sopportare grandi deformazioni a freddo senza rompersi. La prova di piegamento fornisce inoltre,
come anche quella di allungamento a rottura, indicazioni sulla duttilità del materiale.
Le UNI 564 e 5468 danno indicazioni su come effettuare la prova rispettivamente per i profili a se-
zione aperta e cava.
Prova di compressione globale (stub column test)
Questa prova viene fatta su tronchi di profilato di opportune dimensioni ed è utile per valutare il
comportamento globale dei profilati.

stub column test
1


1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 6
La prova di compressione globale eviden-
zia una tensione limite media di proporzio-
nalità σ
m
più bassa della corrispondente ot-
tenuta da una prova a trazione su provini
normalizzati. Questo fenomeno è dovuto
all’influenza delle imperfezioni strutturali
(tensioni residue, non omogenea distribu-
zione delle caratteristiche meccaniche nella
sezione) che hanno un ruolo degradante
sulle caratteristiche meccaniche.

confronto tra risultati di prova a trazione
e prova a compressione globale
1

Prova di durezza
Consiste nella misura del diametro dell’impronta di penetrazione lasciata sul provino da una sfera di
acciaio sottoposta ad un carico F per un determinato intervallo di tempo. La prova viene effettuata
con apparecchi diversi (Brinell, Vichers, Rockwell) che si differenziano tra di loro per la forma del
penetratore.
La durezza Brinell è data da:
( )
impronta dell' diametro
sfera della diametro
N/mm
2
0
2
2
0
2
d
d
d d d d
F
HB
|
.
|

\
|
− − π
=

I valori della durezza Brinell rappresentano la resistenza superficiale alla penetrazione e sono anche
grossolanamente proporzionali al valore di resistenza meccanica.
Prova a fatica
Mette in evidenza la riduzione, rispetto al valore originario, della resistenza meccanica a seguito di
cicli di sollecitazioni di intensità oscillante nel tempo.

prova a fatica

1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 7
La prova consiste nel far ruotare il provino attorno al proprio asse con un carico verticale appeso
all’estremità. La conseguente sollecitazione momento flettente M da luogo, nella sezione di indagi-
ne, a valori di tensione che variano con legge sinusoidale nel tempo t.
Il diagramma in scala semilogaritmica f-n (dove n è il numero di cicli di carico) mostra che vi è un
valore limite di resistenza al di sotto del quale il materiale non risente più dei cicli di carico.

diagramma tensione-numero di cicli
1

I risultati portano alle seguenti conclusioni:
− se il materiale è sottoposto a carichi ripetuti la rottura può verificarsi per una tensione inferiore a
quella corrispondente alla resistenza statica;
− il numero dei cicli necessario per raggiungere la rottura è, a parità di tensione massima, tanto più
grande quanto minore è l’ampiezza ∆σ di oscillazione della tensione.

cicli di tensione nella prova a fatica
1

3.3. Acciai da carpenteria metallica
Gli acciai laminati a caldo utilizzati in Italia erano individuati con le seguenti sigle:
Fe 360 Fe410 Fe530
nelle quali il numero che compare indica la tensione di rottura (in N

mm
-2
). Oggi si usano invece le sigle:
S 235 S 275 S 355
nelle quali il numero che compare indica tensione di snervamento (in

N mm
-2
).
Le NTC08 (punto 11.3.4.1) definiscono i valori nominali della resistenza di snervamento f
y
e della
resistenza a rottura per trazione f
u
, da utilizzare nel calcolo come valori caratteristici, con la seguen-
te tabella:
Spessore t (mm)
t ≤ 40 mm 40 mm < t ≤ 100 mm
Tipo
nominale
di acciaio
f
y
(N/mm
2
) f
u
(N/mm
2
) f
y
(N/mm
2
) f
u
(N/mm
2
)
S 235 (ex Fe 360) 235 360 215 360
S 275 (ex Fe 430) 275 430 255 410
S 355 (ex Fe 510) 355 510 335 470

1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 8
Solo per completezza si riportano le indicazioni, un po’ più particolareggiate, che erano contenute
nel punto 2.1 del D.M. 9/1/96
1
:
− per sezioni a profilo aperto
Simbolo
adottato
Simbolo
UNI
Caratteristica o parametro
Fe 360
(1)
Fe 430
(1)
Fe 510
(1)
f
t
R
m

tensione (carico unitario)
di rottura a trazione [N/mm
2
]
(2)
≥ 340
≤ 470
(3)
≥ 410
≤ 560
(4)
≥ 490
≤ 630
f
y
R
e

tensione (carico unitario)
di snervamento [N/mm
2
]
(5)
≥ 235
(6)
≥ 275
(7)
≥ 355
B +20°C ≥ 27 ≥ 27 ≥ 27
C 0°C ≥ 27 ≥ 27 ≥ 27
D −20°C ≥ 27 ≥ 27 ≥ 27
KV KV
Resilienza KV [J]
(8)
DD −20°C − − ≥ 40
Allungamento % a rottura (
0 0
65 , 5 A L ⋅ = )
- per lamiere
≥ 24
(9)
≥ 20
(9)
≥ 20
(9) ε
t
A
min

- per barre, laminati mercantili, profilati, larghi
piatti
≥ 26
(10)
≥ 22
(10)
≥ 22
(10)
(1) Rientrano in questi tipi di acciai, oltre agli acciai Fe 360, Fe 430 ed Fe 510 nei gradi B, C, D e DD della UNI EN
10025 (febbraio 1992), anche altri tipi di acciai purché rispondenti alle caratteristiche indicate in questo prospetto.
(2) Per spessori maggiori di 3 mm fino a 100 mm.
(3) Per spessore maggiori di 3 mm fino a 100 mm.
(4) Per spessori maggiori di 3 mm fino a 100 mm.
(5) Per spessori fino a 16 mm;
per spessori maggiori di 16 mm fino a 40 mm è ammessa la riduzione di 10 N/mm
2
;
per spessori maggiori di 40 mm fino a 100 mm è ammessa la riduzione di 20 N/mm
2
.
(6) Per spessori fino a 16 mm;
per spessori maggiori di 16 mm fino a 40 mm è ammessa la riduzione di 10 N/mm
2
;
per spessori maggiori di 40 mm fino a 63 mm è ammessa la riduzione di 20 N/mm
2
;
per spessori maggiori di 63 mm fino a 80 mm è ammessa la riduzione di 30 N/mm
2
;
per spessori maggiori di 80 mm fino a 100 mm è ammessa la riduzione di 40 N/mm
2
.
(7) Per spessori fino a 16 mm;
per spessori maggiori di 16 mm fino a 40 mm è ammessa la riduzione di 10 N/mm
2
;
per spessori maggiori di 40 mm fino a 63 mm è ammessa la riduzione di 20 N/mm
2
;
per spessori maggiori di 63 mm fino a 80 mm è ammessa la riduzione di 30 N/mm
2
;
per spessori maggiori di 80 mm fino a 100 mm è ammessa la riduzione di 40 N/mm
2
.
(8) Per spessori maggiori di 10 mm fino a 100 mm.
(9) Da provette trasversali per lamiere, nastri e larghi piatti con larghezza 600 mm;
per spessori maggiori di 3 mm fino a 40 mm;
per spessori maggiori di 40 mm fino a 63 mm è ammessa la riduzione di 1 punto;
per spessori maggiori di 63 mm fino a 100 mm è ammessa la riduzione di 2 punti.
(10) Da provette longitudinali per barre, laminati mercantili, profilati e larghi piatti con larghezza < 600 mm;
per spessori maggiori di 3 mm fino a 40 mm;
per spessori maggiori di 40 mm fino a 63 mm è ammessa la riduzione di 1 punto;
per spessori maggiori di 63 mm fino a 100 mm è ammessa la riduzione di 2 punti.


1
Nota per lo studente. Ovviamente queste tabelle sono riportate a titolo informativo; è importante conoscere solo i con-
cetti e valori essenziali: valori “standard” della tensione di snervamento; il fatto che la tensione di snervamento è mino-
re per spessori elevati; il fatto che la deformazione unitaria a rottura è molto elevata, oltre il 20%.
Acciaio 9
− per sezioni a profilo cavo
Simbolo
adottato
Simbolo
UNI
Caratteristica o parametro
Fe 360
(1)
Fe 430
(1)
Fe 510
(1)
f
t
R
m

tensione (carico unitario)
di rottura a trazione [N/mm
2
]
≥ 360 ≥ 430 ≥ 510
f
y
R
e

tensione (carico unitario)
di snervamento [N/mm
2
]
(2)
≥ 235
(2)
≥ 275
(3)
≥ 355
B +20°C ≥ 27 ≥ 27 ≥ 27
C 0°C ≥ 27 ≥ 27 ≥ 27 KV KV Resilienza KV [J]
D −20°C ≥ 27 ≥ 27 ≥ 27
ε
t
A
min

Allungamento percentuale a rottura
(
0 0
65 , 5 A L ⋅ = ) %
≥ 24 ≥ 21 ≥ 20
(1) Rientrano in questi tipi di acciai, oltre agli acciai Fe 360, Fe 430 ed Fe 510 nei gradi B, C e D della UNI 7806 (di-
cembre 1979) e UNI 7810 (dicembre 1979), anche altri tipi di acciai purché rispondenti alle caratteristiche indicate
in questo prospetto.
(2) Per spessori fino a 16 mm;
per spessori maggiori di 16 mm fino a 40 mm è ammessa la riduzione di 10 N/mm
2
.
(3) Per spessori fino a 16 mm;
per spessori oltre 16 mm fino a 35 mm è ammessa la riduzione di 10 N/mm
2
;
per spessori maggiori di 35 mm e fino a 40 mm è ammessa la riduzione di 20 N/mm
2
.
In commercio sono presenti altri tipi di acciaio ad alto limite elastico (EX-TEN, T1 e NICUAGE, tutti con
f
y
=650 N/mm
2
).
Sulla base delle caratteristiche di saldabilità gli acciai sono suddivisi in tre gradi di saldabilità, B, C o D, e
anche DD per Fe 510 (nell’ordine dal meno saldabile al più saldabile). Per una struttura bullonata si impie-
gherà acciaio di grado B.
Il grado di saldabilità è legato alla composizione chimica, al grado di disossidazione, alla fragilità (resilien-
za).
Per quanto riguarda il metodo delle tensioni ammissibili, il D.M. 14/2/92 punto 3.1.1 imponeva come limiti
ammissibili a trazione e compressione per acciaio laminato i valori riportati nella seguente tabella
s
σ [N/mm
2
]
materiale
t ≤ 40 mm t > 40 mm
Fe 360 160 140
Fe 430 190 170
Fe 510 240 210

Acciaio 10
3.4. Tipologie degli elementi in acciaio
Gli elementi in acciaio vengono prodotti industrialmente mediante un processo di laminazione a
caldo o di sagomatura a freddo e sono così classificati:
− elementi laminati a caldo;
profilati, lamiere (lamierini, con t < 1 mm; lamiere sottili, con 1 mm ≤ t ≤4 mm; ecc.), larghi
piatti, barre;
− elementi sagomati a freddo:
lamiere grecate, profili sottili.
Elementi laminati a caldo
Profilati: aste di acciaio aventi sezioni particolari a contorno aperto o cavo;
lamiere: manufatti di spessore non superiore a 50 mm e di larghezza pari alla massima
dimensione del laminatoio;
larghi piatti: manufatti di spessore non superiore a 40 mm e larghezza compresa tra 200 e
1000 mm;
barre
Profilati
I tipi di sezione e le dimensioni geometriche dei profilati sono unificate in ambito europeo; le loro
caratteristiche sono riportate in un sagomario.
IPE
a C (o a U) angolari
HE

scatolari
tubolare

profilati con sezione a contorno aperto profilati con sezione a contorno chiuso
I profili a doppio T sono utilizzati soprattutto come travi e colonne di strutture a telaio. Ne esistono
due distinte tipologie: IPE ed HE. I profili IPE hanno una larghezza b dell’ala pari alla metà dell’al-
tezza h. I profili HE hanno invece b=h; per essere più precisi, esiste una serie normale, HEB, nella
quale è effettivamente b=h fino ad una altezza di 300 mm (per altezze maggiori b rimane costante-
mente pari a 300 mm), una serie leggera, HEA, ed una serie pesante, HEM, che hanno spessori
maggiori e piccole differenze nell’altezza rispetto alla serie normale.
A parità di area della sezione (e quindi di peso e costo) i profili IPE hanno momento d’inerzia e
modulo di resistenza nettamente maggiore rispetto agli HE e sono quindi più convenienti in caso di
aste soggette a flessione semplice; il momento d’inerzia è però molto basso e ciò li rende inadatti a
sopportare momento flettente in due piani diversi ed anche molto sensibile all’instabilità in un pia-
no. I momenti d’inerzia dei profili HE nelle due direzioni hanno una minore differenza e ciò rende
questi profili più adatti ad essere usati come colonne (perché le colonne sono soggette a sforzo nor-
male oltre che a momento flettente e questo inoltre agisce spesso in due direzioni).
I profili a C e gli angolari sono usati soprattutto come aste di travature reticolari o aste di controven-
tatura; vengono spesso accoppiati a due a due sia perché ciò conferisce simmetria alla sezione com-
posta sia per comodità di realizzazione dei collegamenti.
Acciaio 11
A titolo di esempio è riportata una sintesi, relativamente ad un profilo IPE, delle informazioni che si
possono reperire sul sagomario.

Larghi piatti e lamiere
Questi prodotti permettono di realizzare per semplice saldatura o bullonatura elementi strutturali
fuori marca.
In commercio sono disponibili:
a) una vasta gamma di profili saldati a doppio T realiz-
zati con lamiere e larghi piatti dello spessore di 12-
14-19-22-25-26 mm che raggiungono altezze di 1700
mm;
ISE HSE HSD
b) alcuni tipi di profilati ibridi la cui sezione è realizzata
accoppiando lamiere e larghi piatti di qualità diversa.
L’uso contemporaneo di acciai di diversa resistenza
permette di avere una “quarta dimensione” nelle co-
struzioni in acciaio;
Fe 510
Fe 510
Fe 360
c) alcuni tipi di profilati detti “Jumbo” realizzati con
lamiere o larghi piatti di notevole spessore;
Acciaio 12
d) una vasta gamma di profilati dalle forme più fantasiose.

possibili profilati ottenibili mediante composizione di larghi piatti
1

Elementi sagomati a freddo
Lamiere grecate: elementi ottenuti mediante piegatura a freddo di lamierini o lamiere sottili. So-
no di vastissimo impiego come elementi orizzontali e verticali di chiusura

Profili sottili: elementi strutturali di sezioni, in genere a contorno aperto, ottenuti mediante
piegatura a freddo di nastri di acciaio di spessore di circa 3-4 mm
profilo con irrigidimenti nell’ala
profili con irrigidimenti di bordo
profili senza irrigidimenti di bordo

Nell’ambito dei profili sottili si possono ottenere le sezioni più varie che realizzano il massimo
sfruttamento del materiale, anche “per forma” con conseguente ottimizzazione del peso strutturale.
L’esiguo spessore di questi profili richiede una particolare attenzione del progettista ai pericoli con-
nessi con fenomeni di corrosione e/o di instabilità locale.

1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 13
4. Le imperfezioni
I modelli con i quali calcoliamo le strutture sono in genere fondati sull’ipotesi che l’asta sia “ideale”
cioè perfettamente rettilinea, omogenea, isotropa ed esente da stati tensionali interni precedenti l’ap-
plicazione del carico. In realtà le aste prodotte industrialmente presentano inevitabilmente imperfe-
zioni nella sezione e su tutta la lunghezza, causate dal processo di produzione.
Le imperfezioni possono essere:
− meccaniche
− geometriche
4.1. Imperfezioni di tipo meccanico
Sia nei profili laminati a caldo che in quelli laminati a freddo e a composizione saldata, sono pre-
senti imperfezioni che riguardano le caratteristiche meccaniche, quali:
− la presenza di tensioni residue (stati tensionali autoequilibrati nelle sezioni trasversali);
− la disomogenea distribuzione delle caratteristiche meccaniche nelle sezioni trasversali e lungo
l’asse dei profilati.
Profili laminati a caldo - tensioni residue
Le tensioni residue si formano a causa del processo di raffreddamento successivo alla laminazione
(600° C) e possono venire modificate da eventuali processi termici o da raddrizzamento di natura
meccanica. Nella figura seguente è schematizzato il processo temporale dell’andamento dello stato
tensionale della sezione del profilo a seguito del suo raffreddamento.

variazione dello stato tensionale durante il raffreddamento
1


1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 14
Le parti esterne dell’ala e quella centrale dell’anima si raffreddano più rapidamente e tendono quin-
di ad accorciarsi in misura maggiore rispetto ai punti di intersezione ala-anima. Questo tende a ge-
nerare tensioni di trazione all’estremo delle ali e compressione all’intersezione ala-anima (b) che
però si smorzano (c) grazie alle deformazioni viscose delle parti più calde, non ancora ben solidifi-
cate. Il successivo raffreddamento dei punti di intersezione ala-anima, quando il resto del profilo è
ormai raffreddato e quindi solidificato, genera trazione all’attacco ala-anima e compressione agli e-
stremi delle ali e al centro dell’anima (d) e questo stato tensionale autoequilibrato rimane presente
nel profilato.
Si tenga presente che i valori delle tensioni residue possono essere molto elevati, pari a oltre la metà
della tensione di snervamento se non addirittura comparabili ad essa.
I parametri che influenzano questo comportamento sono la conducibilità termica k, il peso specifico
del materiale γ, il calore specifico del materiale c ed il coefficiente di dilatazione termica α. Questi
sono combinati nel rapporto k/γ c da cui in definitiva dipende la differenza di temperatura fra i vari
punti della sezione del profilato. Poiché negli acciai il rapporto k/γ c è costante ,la distribuzione del-
le tensioni residue dipende dalla geometria delle sezioni trasversali, ossia dai rapporti.
h/b t
w
/h t
w
/b t
f
/h t
f
/b
con h = altezza della sezione t
w
= spessore dell’anima
b = larghezza delle ali t
f
= spessore delle ali

andamenti sperimentali delle tensioni residue in travi a doppio T
1


modelli proposti per l’andamento delle tensioni residue
1


1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 15
Profili laminati a caldo - caratteristiche meccaniche
Si è potuto costatare sperimentalmente che vi è una certa dispersione dei risultati anche nei valori
delle caratteristiche meccaniche più importanti.

distribuzione dello snervamento f
y
sulla sezione trasversale di un profilato HEA
e valori misurati per vari profilati HE
1

Profili a composizione saldata - tensioni residue
Le tensioni residue sono causate dal disomogeneo apporto di calore dovuto alla saldatura. Il cordo-
ne di saldatura viene depositato allo stato fuso e le zone adiacenti ad esso raggiungono presto la
temperatura di fusione. A causa di questi differenti salti termici sulla sezione sono presenti, a salda-
tura ultimata, tensioni residue di trazione nella zona prossima alla saldatura e di compressione nella
zona più lontana.

tensioni residue dovute al procedimento di saldatura
1

Profili formati a freddo - tensioni residue
Le tensioni residue in questi tipi di profilati sono causate dal processo di produzione. È evidente che
durante la formatura a freddo, le fibre superficiali tendono ad allungarsi mentre quelle interne ri-
mangono indeformate. A queste possono aggiungersi di tipo flessionale (cioè con andamento varia-
bile lungo lo spessore in maniera lineare intrecciata) dovute alla piegatura.

1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 16

tensioni residue da formatura a freddo
1

Profili formati a freddo - caratteristiche meccaniche
La variazione delle caratteristiche meccaniche lungo la sezione è dovuta all’incrudimento per piega-
tura del materiale. L’operazione di piegatura produce un innalzamento del limite elastico del mate-
riale tanto maggiore quanto più piccolo è il raggio di curvatura della piega. All’aumento della resi-
stenza si accompagna però una diminuzione della resilienza che rende il profilo fragile.
4.2. Considerazioni sull’importanza delle imperfezioni meccaniche
L’influenza delle tensioni residue sullo stato tensionale e sulla relazione tra caratteristiche della sol-
lecitazione e deformazioni è mostrato esemplificativamente nel caso di un profilato a doppio T con
tensioni residue pari a 0.5 f
y
, soggetto ad una azione assiale N (si è imposto l’allungamento ∆L e
quindi la deformazione e si è ricavato il conseguente stato tensionale e il valore di N).
allungamento

∆L 0 0.5 ε
y
L 1.0 ε
y
L 1.5 ε
y
L
ala
ε
σ
anima
ε
σ
+
+
+
+
+
+ −
+
+



fy
εy
N 0 (2 A
f
+A
w
) 0.5 f
y
(2 A
f
+A
w
) 0.875 f
y
(2 A
f
+A
w
) 1.0 f
y

Si nota che la relazione N-∆L si discosta dall’andamento lineare a partire da deformazioni ben più
piccole di quelle corrispondenti allo snervamento, ma il valore massimo di N coincide con quello di
un’asta ideale anche se è raggiunto per deformazioni maggiori. In definitiva, le tensioni residue au-
toequilibrate (così come la variazione delle caratteristiche meccaniche) non alterano il comporta-
mento globale (resistenza ultima) della sezione trasversale, ma influiscono sul comportamento sotto
carichi di esercizio; esse inoltre possono aumentare il rischio di instabilità di un’asta o innescare pe-
ricolosi fenomeni di instabilità locale delle parti compresse di una sezione.

1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 17
4.3. Imperfezioni geometriche
Con questo termine vengono indicate tutte le variazioni di dimensione o forma dell’asta rispetto alla
geometria ideale.
Imperfezioni geometriche della sezione trasversale
Le variazioni che interessano la sezione trasversale dipendono da:
− graduale consumo di rulli sbozzatori;
− variazioni degli spessori e delle dimensioni delle lamiere nei profili saldati;
− mancata ortogonalità degli elementi che compongono le sezioni.
Un’indagine su 5000 profili a doppio T (HEA e HEB) ha dato i seguenti risultati:
− la variazione della larghezza delle ali e dell’altezza della sezione è molto contenuta;
− lo spessore delle ali e delle anime tende ad essere rispettivamente minore e maggiore rispetto al
valore nominale;

distribuzione di frequenza delle caratteristiche geometriche dei profilati
1

− anche l’area A, il momento d’inerzia I, il modulo di resistenza elastico W e plastico W
pl
tendono
a discostarsi dai valori nominali.

distribuzione di frequenza di area e modulo di resistenza
1

Un’altra importante variazione rispetto alle dimensioni nominali si ha nei profili sottili piegati a
freddo. Per effetto della piegatura si ha infatti una riduzione dello spessore t nella zona della piega;
il valore medio dello spessore ridotto t
red
può essere assunto pari a
t
t r
t k r
t
red
|
|
.
|

\
|
+
+
=
5 . 0

dove r è il raggio interno di piegatura e k è un fattore di riduzione, dipendente dal rapporto r/t (per
r/t>1.5 si può utilizzare il valore k=0.35).

1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 18
Imperfezioni geometriche dell’asse dell’asta
La variazioni più importante è la deviazione dell’asse dell’asta dalla sua posizione ideale perfetta-
mente rettilinea.
Il modello di asta con cui usualmente si tiene conto di tale imperfezione è:
e
0
e

modello di imperfezioni dell’asta
1

in cui
e eccentricità del carico all’estremità dell’asta causata dalle variazioni di geometria della se-
zione trasversale;
e
0
freccia in mezzeria dovuta alla configurazione dell’asta reale che ha una deformata iniziale
di tipo sinusoidale.

deformate reali e deformata sinusoidale usata nel modello
1

4.4. Considerazioni sull’importanza delle imperfezioni geometriche
Le imperfezioni geometriche possono condizionare in misura rilevante il comportamento degli ele-
menti strutturali.
La normativa italiana e quella europea impongono di tenerne conto in diverse circostanze:
− nella valutazione del comportamento globale di una struttura intelaiata (imperfezione laterale φ
delle colonne), dei sistemi di controvento e delle membrature (Eurocodice 3, punto 5.2.4);
− nella verifica di aste compresse, considerando per l’asta reale, imperfetta, una tensione critica in-
feriore a quella dell’asta ideale (metodo ω della norma italiana; coefficiente χ dell’Eurocodice
3).

1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 19
5. Confronto tra elementi strutturali in cemento armato e in acciaio
Nel confrontare tra loro strutture o elementi strutturali in cemento armato e in acciaio occorre tenere
conto di vari aspetti:
− le modalità costruttive, che condizionano il comportamento strutturale e la scelta dei modelli di
calcolo ma soprattutto l’importanza da dare ai particolari costruttivi;
− l’influenza della differenza di resistenza tra acciaio e calcestruzzo, che per strutture in acciaio
rende possibile l’uso di sezioni molto minori rispetto a quelle consuete in strutture in cemento
armato, comportando di conseguenza:
− problemi di deformabilità;
− problemi di instabilità;
− maggiore sensibilità a condizioni di carico trascurabili nel cemento armato;
− vantaggi nel caso di grandi luci e in zona sismica;
− il diverso comportamento a trazione e a compressione.
Modalità costruttive
Le strutture in cemento armato ordinario sono usualmente realizzate in opera, preparando gabbie di
armatura e casseforme ed effettuando quindi il getto di calcestruzzo. Le riprese di getto, se realizza-
te con cura, non inficiano la continuità degli elementi strutturali. Per questo motivo i modelli geo-
metrici utilizzati nell’analisi strutturale sono sempre quelli di trave continua o telaio. Quando si
vuole realizzare una connessione parziale, ad esempio una cerniera, occorre intervenire con oppor-
tuni accorgimenti costruttivi.
Le strutture in acciaio sono invece realizzate mediante l’assemblaggio di elementi monodimensio-
nali (profilati) o bidimensionali (lamiere) prodotti in stabilimenti siderurgici e preparati (taglio, fo-
ratura, saldatura) in officina. Le strutture in acciaio hanno quindi un grado di vincolo mutuo tra i va-
ri elementi che tende ad essere il minimo possibile ed è necessario intervenire con opportuni accor-
gimenti costruttivi se si vuole elevare il grado di iperstaticità della struttura.
Lo studio dei collegamenti diventa una parte predominante del progetto di strutture in acciaio, a cui
si dedica più tempo e più cura che al progetto delle aste stesse e che spesso condiziona la scelta del-
le sezioni degli elementi strutturali.
Deformabilità
Nonostante il modulo elastico dell’acciaio sia quasi il triplo rispetto a quello del calcestruzzo, la
dimensione delle sezioni in acciaio è tanto più piccola rispetto a quella delle sezioni in cemento ar-
mato da rendere molto rilevanti i problemi di esercizio connessi alla deformabilità. In numerosi casi
la scelta della sezione è condizionata più dai limiti di deformabilità che dai limiti di resistenza. Non
a caso la precedente versione dell’Eurocodice 3 presentava prima gli stati limite di servizio e poi gli
stati limite ultimi.
Instabilità
L’uso di sezioni molto piccole rende le aste compresse e le strutture dotate di elementi compressi
particolarmente sensibili al problema dell’instabilità (dell’asta o dell’intera struttura). Nelle strutture
in acciaio è quindi essenziale la verifica di stabilità delle aste compresse ed è spesso importante te-
nere conto degli effetti del secondo ordine nell’analisi strutturale, problemi entrambi usualmente
trascurati nel caso di strutture in cemento armato.
L’analisi dell’asta o della struttura ai fini dell’instabilità deve sempre essere effettuata tenendo con-
to della reale tridimensionalità della struttura, perché anche per schemi che analizzeremmo nel pia-
no l’instabilizzazione può avvenire al di fuori del piano stesso.
Acciaio 20

Influenza della tridimensionalità sull’instabilizzazione della struttura
1

Sensibilità a schemi di carico
A causa della differenza di sezioni, il peso proprio ha un’incidenza molto minore rispetto agli altri
carichi portati. Ad esempio una copertura non praticabile in acciaio pesa circa 0.15÷0.30 kN m
-2
a
fronte di 2÷3 kN m
-2
di una copertura in cemento armato. Un carico da neve di 0.90 kN m
-2
rappre-
senta quindi il 70÷90% del carico totale per la copertura in acciaio ed il 20÷30% per quella in ce-
mento armato. Inoltre il carico da depressione del vento, che può valere 0.30÷0.50 kN m
-2
, è sempre
trascurabile per una struttura in cemento armato (perché riduce le sollecitazioni) mentre può essere
molto pericoloso per una struttura in acciaio (perché può portare a un’inversione di segno nelle sol-
lecitazioni e quindi all’instabilizzazione di elementi che con le usuali combinazioni di carico sareb-
bero sempre tesi).
Strutture di grande luce o in zona sismica
La bassa incidenza del peso proprio è estremamente utile in due casi:
− strutture di grande luce: il peso proprio di travi in cemento armato cresce all’aumentare della lu-
ce, tanto che il carico portato può diventare minimo rispetto ad esso ed oltre certe dimensioni una
trave in cemento armato non riesce nemmeno a portare se stessa; con l’acciaio possono invece
raggiungersi luci molto maggiori;
− strutture in zona sismica: l’azione sismica è proporzionale alle masse presenti; la riduzione del
peso proprio comporta quindi anche una riduzione di tali azioni.
Comportamento a trazione e a compressione
Il calcestruzzo lavora sempre meglio a compressione. L’acciaio in compressione, oltre a presentare
il rischio di instabilità dell’elemento o della struttura, ha anche problemi di instabilità locale che ri-
ducono la capacità di sopportare momento accoppiato a sforzo normale di compressione.
M M
N N
c.a. acciaio
compressione compressione


1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 21
6. Stati limite di servizio
Necessità di limitare:
− deformazioni che possono compromettere l’uso della struttura;
− vibrazioni che possono dare fastidio o danno;
− danni agli elementi non strutturali.
6.1. Controllo degli spostamenti Eurocodice 3, punto 4.2
Spostamenti verticali
L’Eurocodice 3 fornisce limiti agli spostamenti (riferiti all’effetto della combinazione di carichi ra-
ra). Ad esempio,avendo indicato con δ
max
la feccia dovuta al carico totale e con δ
2
quella dovuta ai
soli carichi variabili:
− per solai in generale: L
250
1
max
< δ L
300
1
2
< δ
− per solai con tramezzi: L
250
1
max
< δ L
350
1
2
< δ
I limiti degli spostamenti sono spesso più gravosi dei limiti di resistenza; ad esempio per una trave
semplicemente appoggiata con carico permanente g e variabile q si ha:
I
h L q g h
I
M
2 8
) (
2
2
max
+
= = σ ⇒
h q g I
L
s
) (
16
2
+
σ
=
I E
L q g
4
max
) (
384
5 +
= δ (se non vi è controfreccia) ⇒ L
I E
L q g
250
1 ) (
384
5
4
<
+

da cui si ricava
s
E
h
L
σ
>
8 . 4
250
1

I E
L q
4
2
384
5
= δ ⇒ L
I E
L q
350
1
384
5
4
< (se vi sono tramezzi)
da cui si ricava
q
q g E
h
L
s
+
σ
>
8 . 4
350
1

Se si ha ad esempio E=206000 MPa;
s
σ =160 MPa (acciaio Fe 360) e g=q, i due limiti diventano
rispettivamente 72 . 24 >
h
L
e 31 . 35 >
h
L

Diagrammando il rapporto freccia elastica-
luce trave in funzione del rapporto luce
trave-altezza sezione (ossia δ
max
/L−L/h) si
ottiene che per rapporti L/h compresi tra
15-30 il rapporto δ
max
/L è accettabile se la
tensione del materiale è ben al di sotto del
valore ammissibile.
1

1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 22
Nota 1: nel calcolo delle frecce occorre tenere conto delle deformazioni indotte da scorrimenti nei
collegamenti bullonati. Ad esempio per una travatura reticolare si hanno ulteriori frecce
dovuta agli scorrimenti nei correnti (δ
c
) e nelle diagonali (δ
d
) che possono essere valutate
con le espressioni:
) (
6
0
d d
h
L n
c
− = δ
) (
0
d d
h
L
p
L
d
d
− = δ
con
n = numero di giunti nei correnti
L
d
= lunghezza delle aste diagonali
p = passo delle aste diagonali
d
0
-d = gioco foro-bullone
Nota 2: particolari accorgimenti devono essere presi per evitare il ristagno di acqua piovana, per
evitare un effetto a catena (il peso dell’acqua aumenta la freccia, quindi può ristagnare una
maggiore quantità di acqua, con un ulteriore incremento di peso e di freccia, ecc.); si dovrà
tenere conto di imprecisioni dell’esecuzione, cedimenti delle fondazioni, inflessioni dei
materiali di copertura e degli elementi strutturali.
Spostamenti orizzontali
Gli spostamenti orizzontali indotti dal vento devono essere minori di:
− in ciascun piano: h
300
1

− per l’intera struttura:
tot
h
500
1

6.2. Controllo delle vibrazioni Eurocodice 3, punto 4.3
Persone che camminano inducono vibrazioni con frequenza di circa 2 cicli/s (da 1.6 a 2.4 cicli/s a
seconda che si cammini lentamente o si corra); la frequenza naturale del solaio deve essere maggio-
re di 3 cicli/s per evitare risonanza.
In caso di solai sui quali si salta o si balla in modo ritmico, la frequenza naturale del solaio deve es-
sere maggiore di 5 cicli/s.
Per trovare espressioni che forniscono la frequenza naturale di oscillazione del solaio occorrerebbe
scrivere le equazioni del moto; si ottiene all’incirca
δ
=
5
f
con
f = frequenza (cicli/s)
δ = freccia provocata dai carichi agenti (cm)
Da queste relazioni derivano le imposizione dell’Eurocodice 3, riferite alla combinazione di carico
frequente:
− per solai in genere freccia totale δ
1
+ δ
2
< 28 mm
− per solai soggetti a moto ritmico freccia totale δ
1
+ δ
2
< 10 mm
Acciaio 23
7. Verifica e progetto di sezioni in acciaio – metodo delle tensioni ammissibili
Il metodo delle tensioni ammissibili si basa sull’idea di applicare un coefficiente di sicurezza esclu-
sivamente alle tensioni, considerando accettabili, sotto l’azione dei carichi “massimi”, tensioni ade-
guatamente più basse di quella di snervamento (circa i due terzi). I valori delle tensioni ammissibili
sono stati riportati in precedenza.
In questo modo si ha il vantaggio di poter assumere un diagramma σ-ε lineare (almeno per l’ac-
ciaio) e di utilizzare tutte le formule fornite dallo studio di travi realizzate con materiale elastico li-
neare, studiate nel corso di Scienza delle costruzioni.
In presenza di sole tensioni normali la verifica consiste quindi nel calcolare il valore massimo della
tensione nella sezione e controllare che sia
s
σ ≤ σ
max

Quando sono presenti contemporaneamente più tensioni, si adotterà il criterio di resistenza di
Hencky-Von Mises calcolando una tensione ideale e confrontandola con quella ammissibile, cioè
verificando che sia
s id
σ ≤ τ + σ = σ
2 2
3
Si noti che in presenza di sole τ si ha 3 τ = σ
id
, il che equivale a considerare accettabile una τ non
superiore a 3 /
s
σ .
Nota: nel seguito si considererà come asse x l’asse dell’asta; come asse y un asse nel piano della
sezione, verticale e orientato verso l’alto; come asse z un asse nel piano della sezione, oriz-
zontale e orientato verso sinistra (per maggior dettaglio, si veda il mio volume sul cemento
armato, cap. 6).
7.1. Trazione
In presenza di uno sforzo assiale di trazione N centrato, cioè applicato al baricentro della sezione,
tutti i punti della sezione avranno la stessa deformazione ε e tensione σ. Poiché, per definizione, lo
sforzo normale è la risultante delle tensioni, si ha
∫ ∫
σ = σ = σ = A dA dA N
e quindi, noto N e l’area della sezione
A
N
= σ
A E
N
= ε
e la verifica consisterà nel calcolare la tensione e confrontarla col valore ammissibile
s
σ .
Viceversa, in fase di progetto è noto solo lo sforzo assiale N e l’area necessaria per la sezione si ri-
cava dalla condizione
s
A
N
σ ≤ = σ che porta a
s
N
A
σ

Nota: se un’asta tesa è collegata alle altre aste mediante bulloni, occorre tener conto del fatto che i
fori praticati per inserire i bulloni ne indeboliscono la sezione. L’area che si ottiene dalla espressio-
ne sopra riportata deve essere quindi quella della sezione netta.
7.2. Flessione semplice
In presenza di flessione semplice, cioè solo di un momento flettente M, il diagramma delle defor-
mazioni e delle tensioni è lineare. Per semplicità si considera qui la presenza del solo momento M
z
.
Indicando con ε
G
la deformazione unitaria in corrispondenza del baricentro e con χ la curvatura (de-
rivata delle ε, cioè inclinazione del loro diagramma), la deformazione di un punto generico è data da
y
G
χ + ε = ε e la tensione è quindi ) ( y E
G
χ + ε = σ .
Acciaio 24
Poiché, per definizione, il momento flettente è il momento risultante delle tensioni rispetto al bari-
centro, si ha
∫ ∫ ∫ ∫
χ − = χ − ε − = χ + ε − = σ − =
z G G z
I E dA y E dA y E dA y y E dA y M
2
) (
mentre dalla condizione N=0 si ricava
∫ ∫ ∫ ∫
ε = χ + ε = χ + ε = σ = A E dA y E dA E dA y E dA N
G G G
) ( =0
Si ha così
0 = ε
G

z
z
I E
M
− = χ
e quindi
y
I
M
z
z
− = σ
Il diagramma delle tensioni è quindi “a farfalla” e si annulla in corrispondenza del baricentro della
sezione. Il valore massimo della tensione si raggiunge all’estremo (superiore o inferiore, a seconda
della posizione del baricentro) cioè per y=y
sup
o y=y
inf
.
Il rapporto I / y
sup
o I / y
inf
viene detto modulo di resistenza della sezione e indicato col simbolo W.
Quindi in generale si dirà che la tensione massima(in valore assoluto) è fornita dall’espressione
W
M
= σ
max

dove W è il (minimo) modulo di resistenza della sezione. La verifica consisterà quindi nel calcolare
la tensione e confrontarla col valore ammissibile
s
σ .
Viceversa, in fase di progetto è noto solo il momento flettente M ed il modulo di resistenza necessa-
rio per la sezione si ricava dalla condizione
s
W
M
σ ≤ = σ
max
che porta a
s
M
W
σ

7.3. Flessione composta
Anche nel caso di flessione composta, cioè quando sono contemporaneamente presenti uno sforzo
normale N ed un momento flettente M, il diagramma delle deformazioni e delle tensioni è lineare.
Pensando sempre, per semplicità, alla presenza del solo momento M
z
si ricava, analogamente a
quanto visto in precedenza, il valore della tensione
y
I
M
A
N
z
z
− = σ
che raggiunge il valore massimo ancora all’estremo (superiore o inferiore, a seconda della posizione
del baricentro) cioè per y=y
sup
o y=y
inf
. La verifica consisterà sempre nel calcolare la tensione e con-
frontarla col valore ammissibile
s
σ .
Meno semplice è il problema del progetto della sezione, perché per un’assegnata coppia M-N la ten-
sione massima dipende da due valori (A, I
z
). Si procede di solito per tentativi, scegliendo una sezio-
ne (e quindi A e I
z
) e poi verificandola. Quando, come spesso capita, è prevalente l’effetto di M, si
potrà calcolare un valore minimo di I
z
con l’espressione vista per la flessione semplice; sarà però in
genere opportuno maggiorare un po’ la sezione rispetto a quanto necessario per la sola flessione.
7.4. Taglio
Il taglio V non è, di solito, particolarmente condizionante. O meglio, tenendo conto che taglio e fles-
sione sono tra loro legati, i profilati prodotti industrialmente e destinati ad elementi soggetti a fles-
sione e taglio hanno caratteristiche tali da farli andare in crisi prima per flessione che per taglio. In
generale, quindi, le sezioni saranno progettate per flessione e solo alla fine verificate a taglio.
Acciaio 25
Il diagramma di tensioni nella sezione è ricavato mediante la formula di Jouravski
b I
S V
= τ
(per sapere come tale formula è ricavata, si legga un libro di Scienza delle costruzioni oppure il ca-
pitolo 10 del mio libro sul cemento armato).
Nel caso di sezioni a doppio T, come le IPE ed HE utilizzate per travi o pilastri, il diagramma delle
τ lungo l’anima è parabolico, ma parte da valori agli estremi già rilevanti, percentualmente non
molto minori del massimo che si raggiunge in corrispondenza del baricentro. Ai fini pratici, basta
quindi calcolare la τ massima utilizzando, nell’espressione di Jouravski, il valore del momento sta-
tico di mezza sezione (fornito dai sagomari).
In una sezione soggetta a solo taglio, la verifica consiste quindi nel controllare che
3
max
s G
b I
S V σ
≤ = τ essendo S
G
il momento statico di mezza sezione.
Se invece vi è contemporaneamente taglio e momento flettente occorre applicare il criterio di resi-
stenza di Hencky-Von Mises calcolando la σ
id
, che sarà probabilmente massima in prossimità
dell’attacco tra ala e anima (anche se, ripeto, in genere la τ non è molto rilevante.
8. Verifica e progetto di sezioni in acciaio – metodo degli stati limite
Le verifiche allo stato limite ultimo, nell’ambito del metodo degli stati limite, si basano sull’idea di
applicare coefficienti di sicurezza sia ai carichi che alle resistenze dei materiali. I carichi permanenti
g e variabili q sono amplificati rispetto ai loro valori caratteristici (usati nel metodo delle tensioni
ammissibili) mediante i coefficienti γ
g
e γ
q
. I valori del carico così ottenuti, da utilizzare nel calcolo,
vengono indicati col pedice d (da design = calcolo). Le caratteristiche di sollecitazione provocate da
questi carichi vengono indicate col pedice Ed (ad esempio M
Ed
, momento sollecitante di calcolo).
Come resistenza, per l’acciaio si fa riferimento f
yd
, ovvero alla tensione di snervamento f
y
ridotta
mediante opportuni coefficienti γ
M
(l’Eurocodice 3 ne prevede parecchi, in funzione del tipo di veri-
fica e dell’elemento da verificare; nella verifica delle sezioni si usa in genere γ
M0
che vale 1.05 per il
NAD italiano). Il diagramma σ-ε del materiale sarà sempre non lineare (elastico – perfettamente
plastico per l’acciaio). In genere, non sarà quindi possibile utilizzare le formule fornite dallo studio
di travi realizzate con materiale elastico lineare, studiate nel corso di Scienza delle costruzioni. Le
caratteristiche di sollecitazione massime sopportabili da una sezione sono indicate col pedice Rd (ad
esempio M
Rd
, momento resistente di calcolo).
La verifica di resistenza consisterà sempre nel controllare che il valore sollecitante non superi quel-
lo resistente (o, nel caso di presenza contemporanea di più caratteristiche della sollecitazione, che
l’insieme di caratteristiche sollecitanti costituisca un punto non esterno al dominio delle caratteristi-
che resistenti).
8.1. Trazione
In presenza di uno sforzo assiale di trazione N centrato, cioè applicato al baricentro della sezione,
tutti i punti della sezione avranno la stessa deformazione ε. Si raggiungerà quindi lo snervamento
contemporaneamente in tutti i punti (σ=f
yd
ovunque). Poiché, per definizione, lo sforzo normale è la
risultante delle tensioni, si ha
∫ ∫
γ
= = σ =
0 M
y
yd Rd
f
A dA f dA N
In fase di progetto è noto lo sforzo assiale sollecitante N
Ed
e l’area necessaria per la sezione si ricava
dalla condizione
Acciaio 26
0 M
y
Sd
f
A N
γ
≤ che porta a
0
/
M y
Sd
f
N
A
γ

Nota: se un’asta tesa è collegata alle altre aste mediante bulloni, occorre tener conto del fatto che i
fori praticati per inserire i bulloni ne indeboliscono la sezione. La sezione con fori si snerverà sem-
pre prima delle altre, per uno sforzo normale pari a A
net
f
yd
, ma nel valutare la resistenza ultima
dell’asta si può andare oltre. Con forti deformazioni plastiche in corrispondenza del foro (che però
provocano un allungamento trascurabile dell’asta) si arriva infatti all’incrudimento dell’acciaio, che
può così raggiungere la tensione di rottura f
u
. L’Eurocodice 3 impone di valutare la resistenza
dell’asta come il minore tra la resistenza della sezione trasversale non forata
0
,
M
y
Rd pl
f
A N
γ
=
e la resistenza ultima della sezione forata
2
,
9 . 0
M
u
net Rd u
f
A N
γ
=
Si noti in questo caso l’uso del coefficiente riduttivo 0.9 (che credo voglia tener conto delle possibi-
li variazioni dell’area netta) nonché di un coefficiente di sicurezza maggiore per le tensioni (γ
M2
va-
le 1.25 per il NAD italiano).
Se tra i due è minore N
pl,Rd
l’asta avrà un comportamento duttile, perché la sezione standard si sner-
va prima che si abbia la rottura in corrispondenza della sezione forata.
8.2. Flessione semplice
In presenza di flessione semplice, cioè solo di un momento flettente M, il diagramma delle defor-
mazioni è lineare. Man mano che crescono le deformazioni, si ha un corrispondente aumento delle
tensioni, fino al raggiungimento dello snervamento. All’ulteriore crescita delle deformazioni non
può seguire un aumento della tensione nei punti snervati, ma la zona snervata si ampia fino a rag-
giungere la situazione mostrata in figura: metà sezione è snervata con tensione pari a +f
yd
, l’alta me-
tà con tensione pari a –f
yd
.
y
z
ε σ
−f
yd
+f
yd

Poiché, per definizione, il momento flettente è il momento risultante delle tensioni rispetto al bari-
centro, si ha
yd sez yd yd yd yd Rd
f S dA y f dA y f dA y f dA y f dA y M
2 / 1
inf sup inf sup
2 = − = − − − = σ − =
∫ ∫ ∫ ∫ ∫

dato che il momento statico della metà superiore della sezione è uguale e opposto al momento stati-
co della metà inferiore. Per evidenziare l’analogia di questa espressione con quella usata nell’ipotesi
di comportamento lineare, la quantità 2 S
1/2 sez
(doppio del momento statico di mezza sezione) viene
chiamata modulo di resistenza plastico ed indicata col simbolo W
pl
. Si ha in definitiva
0 M
y
pl Rd
f
W M
γ
=
In fase di progetto è noto il momento flettente M
Sd
ed il modulo di resistenza necessario per la se-
zione si ricava dalla condizione
0 M
y
pl Sd
f
W M
γ
≤ che porta a
0
/
M y
Sd
pl
f
M
W
γ

Acciaio 27
8.3. Flessione composta
Il problema della flessione composta è più complesso, a causa della non linearità del diagramma σ-ε
dell’acciaio. L’Eurocodice 3 (punto 5.4.8) fornisce numerose indicazioni, in verità alquanto com-
plesse (direi quasi scoraggianti). La più comunemente utilizzata, per profili a doppio T come gli IPE
e gli HE, corrisponde al dominio riportato in figura, nel quale il momento limite è pari a quello che
si ha in assenza di sforzo normale finché N
Sd
è (in valore assoluto) minore di un decimo dello sforzo
normale limite (che si ha in assenza di flessione), e poi decresce linearmente.

M
Rd
N
Rd
1.11 M
Rd
0.1 N
Rd


8.4. Taglio
La resistenza a taglio allo stato limite ultimo si valuta pensando alla piena plasticizzazione (a taglio)
dell’anima. Con l’ulteriore considerazione, già fatta, che ad una tensione tangenziale τ corrisponde
una tensione normale equivalente 3 τ = σ
id
(e quindi che il limite tensionale per le τ sarà pari a
3 /
yd
f ), si ha
0
3 /
M
y
v Rd
f
A V
γ
=
dove A
v
è l’area a taglio che per semplicità può essere assunta pari a
w v
t h A 04 . 1 = (h altezza del
profilato, t
w
spessore dell’anima). Questa formula è cautelativa (fin troppo); le nuove norme forni-
scono formule più dettagliate.
In presenza contemporanea di momento flettente e taglio, è possibile effettuare verifiche separate
per le due caratteristiche della sollecitazione finché V
Sd
≤ 0.5 V
Rd
. In caso contrario occorre ridurre
la resistenza flessionale in misura dipendente dall’entità del taglio.
9. Verifica di aste compresse
In presenza di uno sforzo normale N di compressione, la resistenza di un’asta è fortemente condi-
zionata dal problema dell’instabilità. Nel corso di Scienza delle costruzioni si è studiata la trattazio-
ne di Eulero, che ha mostrato come al raggiungimento di un particolare valore di N, detto carico cri-
tico N
cr
, si abbia una biforcazione dei rami di equilibrio. È cioè possibile una doppia soluzione: una
configurazione deformata solo estensionalmente, nella quale l’asse dell’asta rimane rettilineo; una
configurazione con deformazioni anche flessionali, nella quale l’asse dell’asta si incurva. L’espres-
sione trovata da Eulero è
2
0
2
l
I E
N
cr
π
=
ed in essa E è il modulo di elasticità del materiale, I il momento d’inerzia della sezione trasversale
dell’asta, l
0
la lunghezza libera d’inflessione (distanza tra due successivi punti di flesso della defor-
mata: l
0
= l per trave appoggiata-appoggiata, l
0
= l/2 per trave incastrata-incastrata, l
0
= 2 l per trave
incastrata e libera, cioè per una mensola).
L’espressione può essere modificata per fornire la tensione critica σ
cr
(tensione provocata dal carico
critico)
Acciaio 28
2
2
2
0
2 2
2
0
2
λ
π
=
ρ π
=
π
= σ
E
l
E
l A
I E
cr

essendo I

/

A = ρ
2
(quadrato del raggio d’inerzia della sezione) e λ = l
0
/ ρ (il parametro dimensiona-
le λ è detto snellezza dell’asta). In un grafico che abbia come ascisse la snellezza λ e come ordinate
la tensione critica σ
cr
, come quello sotto riportato, la relazione sopra scritta è rappresentata da una
iperbole (curva 1).

0
50
100
150
200
250
300
350 MPa
0 50 100 150 200 250
2 (materiale
elasto-plastico)
1 (Eulero)
a
b
c
d
σ
cr

λ
Relazione tra
tensione critica e
snellezza
(acciaio Fe360)
λ
1
=93

L’espressione del carico critico Euleriano è stata ricavata per un’asta ideale, realizzata in materiale
linearmente elastico ed infinitamente resistente. Nella realtà l’acciaio può essere assimilato, al più, a
un materiale elastico-perfettamente plastico. Al raggiungimento della tensione di snervamento esso
perde ogni resistenza e non può essere aumentato il carico portato. La tensione critica non può
quindi superare la tensione di snervamento, come mostrato dalla curva 2.
Occorre inoltre tenere presente le imperfezioni geometriche e meccaniche dell’asta. A causa di que-
ste, la tensione nella sezione non è uniforme. Di conseguenza, al crescere di N si raggiungerà preco-
cemente la tensione di snervamento in una parte della sezione; ciò comporta una riduzione di rigi-
dezza ed una precoce instabilizzazione dell’asta. Il carico critico N
cr
e la tensione critica σ
cr

(quest’ultima intesa come valore medio, N/A) saranno tanto minori quanto maggiori sono le imper-
fezioni (curve a, b, c, d).
Il rapporto tra tensione critica σ
cr
e tensione di snervamento f
y
è indicato dall’Eurocodice 3 col sim-
bolo χ. Per ricavare tale valore sono fornite sia formule (punto 5.5.1.2) che tabelle (prospetto 5.5.2).
Il coefficiente χ è messo in relazione con la snellezza adimensionalizzata
1
λ
λ
= λ
essendo λ
1
quel valore della snellezza per la quale la tensione critica è pari a f
y

y
f
E
π = λ
1

cioè l’ascissa del punto di intersezione tra l’iperbole di Eulero e la retta orizzontale σ
cr
= f
y
. La scel-
ta tra le curve a, b, c, d dipende esclusivamente dalla forma della sezione (vedi prospetto 5.5.3). La
resistenza a compressione è in definitiva fornita dall’espressione
0
,
M
y
Rd b
f
A N
γ
χ =
Nota: la normativa italiana utilizza invece il coefficiente ω, rapporto tra tensione di snervamento e
tensione critica (quindi l’inverso di χ) e, anziché ridurre la tensione ammissibile, amplifica di ω
(che è sempre maggiore o uguale a uno) l’effetto dei carichi.
Acciaio 29
10. I collegamenti – considerazioni generali
Un collegamento può essere classificato:
− in base alla rigidezza: collegamento
¦
¹
¦
´
¦
semirigido
rigido
cerniera a

− in base alla resistenza: collegamento
¦
¹
¦
´
¦
resistenza di ripristino parziale a
resistenza di ripristino completo a
cerniera a

In base alla rigidezza:
− È considerato collegamento a cerniera quello che trasmette le forze di progetto permettendo la
rotazione relativa delle parti unite senza far insorgere momenti secondari.
− È considerato collegamento rigido quello che trasmette le caratteristiche di sollecitazione di pro-
getto senza che la sua deformazione faccia insorgere effetti secondari che possano ridurre la resi-
stenza dell’unione più del 5%.
− È considerato collegamento semi rigido quello che non soddisfa i requisiti delle categorie prece-
denti. È in grado di trasmettere le caratteristiche di sollecitazione di progetto ed assicurare con-
temporaneamente un grado di interazione fra le parti collegate, che può essere previsto sulla base
della relazione momento-curvatura.
In base alla resistenza:
− È considerato collegamento a cerniera quello che è in grado di trasmettere le forze di progetto
senza far insorgere momenti secondari; la capacità di rotazione deve essere sufficiente da per-
mettere lo sviluppo delle cerniere plastiche necessarie.
− È considerato collegamento a completo ripristino di resistenza quello che è in grado di trasmette-
re le caratteristiche di sollecitazione ultime del meno resistente tra gli elementi collegati. Non è
necessario verificare la capacità di rotazione dell’unione se la resistenza di progetto è 1.2 volte
quella plastica dell’elemento meno resistente.
− È considerato collegamento a parziale ripristino di resistenza quello che è in grado di trasmettere
le caratteristiche di sollecitazione di progetto ma non quelle ultime dell’elemento meno resisten-
te. La capacità di rotazione del collegamento deve essere dimostrata sperimentalmente e se sede
di cerniera plastica deve essere tale da permettere lo sviluppo di tutte le cerniere plastiche neces-
sarie.
11. Unioni saldate
11.1. Procedimenti di saldatura
La possibilità di unire lamiere mediante saldatura è strettamente connessa alla capacità di produrre
alta temperatura in modo localizzato.
Le lamiere da saldare vengono di norma tagliate con il cannello a fiamma ossiacetilenica (reazione
esotermica a 3100 °C di acetilene C
2
H
2
e ossigeno O
2
) che fondendo il metallo produce un taglio
abbastanza netto e tale da non richiedere ulteriori lavorazioni prima della saldatura.
I procedimenti di saldatura si differenziano in funzione della sorgente termica utilizzata e delle mo-
dalità di protezione del bagno fuso contro l’azione dell’aria. I procedimenti di saldatura possono es-
sere raggruppati in tre classi:
− manuali: saldatura ossiacetilenica o saldatura ad arco con elettrodi rivestiti;
− semiautomatici: saldatura a filo continuo sotto protezione di gas;
− automatici: saldatura ad arco sommerso.
Acciaio 30
Procedimenti manuali
Saldatura ossiacetilenica: la sorgente termica viene fornita da una reazione fortemente esotermica
tra acetilene ed ossigeno C
2
H
2
+O
2
=2CO+H
2
con produzione di gas riducenti e calore. Il materiale di
apporto viene fornito dall’operatore sotto forma di bacchetta metallica.
Questo procedimento è ora molto meno utilizzato che in passato.
Saldatura ad arco con elettrodi rivestiti: la sorgente termica viene fornita dall’arco elettrico fatto
scoccare tra materiale base ed elettrodo. L’elettrodo ha anche funzione di materiale di apporto ed è
costituito da una bacchetta cilindrica con rivestimento la cui fusione genera gas per la protezione
della zona fusa. Gli elettrodi, in funzione del rivestimento, sono classificati in basici, acidi e cellu-
losici.
Il materiale di apporto, di qualità controllata e migliore del materiale base, si mescola nella zona fu-
sa secondo un rapporto di diluizione (area del cordone fuso del materiale base/area totale della zona
fusa). All’aumentare del rapporto di diluizione aumenta la profondità fusa del materiale base e
quindi il rischio di scorie (principalmente zolfo e fosforo).

Saldatura ad arco con elettrodi rivestiti
1

11.2. Difetti di saldatura
La solidificazione del materiale fuso ed il trattamento termico della zona di materiale base attorno
alla saldatura possono dar luogo a:
− cricche a freddo: si generano ai bordi della saldatura per effetto dei cicli termici ad elevata velo-
cità di raffreddamento che danno luogo a fenomeni simili a quella della tempera.
La prevenzione da questo fenomeno può ottenersi con un preriscaldamento del pezzo, facendo
più passate di saldatura ed utilizzando elettrodi con rivestimento basico.

Cricche a freddo
1

− cricche a caldo: si generano durante la solidificazione della zona fusa e a seguito di scorie pro-
venienti dal materiale base; queste ultime tendono a segregare in zone preferenziali e a tempera-
ture più basse del materiale circostante dando luogo a tensioni da ritiro e a non coesione del ma-
teriale.

1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 31

Cricche a caldo
1

− tensioni residue: quando i pezzi da saldare sono impediti di deformarsi nascono tensioni residue
di entità rilevanti come si dimostra di seguito:

E 0.75 E
18 . 0
con ) mm (N 10 270 = =
m
0
2 - 0 2
¹
´
¦
=
= ∆
× σ
σ

L L
L
L
=
E
L
A E
L N
L
m m

nella quale la tensione dell’acciaio è prossima a valori di snervamento non appena L L
2
0
10

= .

Effetto della variazione termica
1

− deformazioni permanenti: quando i pezzi da saldare non sono vincolati si hanno spostamenti re-
lativi importanti che possono essere corretti con frecce iniziali di segno opposto, con bloccaggio
dei pezzi da saldare o con studio delle sequenze di saldatura.

Deformazioni permanenti
1

− difetti da esecuzione: sono dovuti a cavità contenenti scoria per sequenze improprie delle passate
di saldatura, a mancata penetrazione dei pezzi da saldare o ad incollatura tra materiale di apporto
fuso e materiale base non ancora fuso.

Difetti di esecuzione
1


1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 32
11.3. Controlli delle saldature
Il metodo più usato per eseguire controlli sull’idoneità della saldatura è l’esame radiografico; i di-
fetti interni appaiono come macchie più scure nella pellicola che vengono confrontate con quelle
corrispondenti a difetti campione.
Altri procedimenti sono l’esame ad ultrasuoni e l’esame con liquidi penetranti.
11.4. Classificazione delle unioni saldate
Le saldature si suddividono in due tipologie, nettamente differenti per comportamento e verifiche da
effettuare: saldature a completa penetrazione e saldature a cordoni d’angolo.

Si parla inoltre di saldature a parziale penetrazione per intendere saldature analoghe a quelle a
completa penetrazione, ma nelle quali rimane una discontinuità tra i due pezzi (queste saldature so-
no in genere verificate come se fossero a cordoni d’angolo).
Ulteriori distinzioni sono a volte fatte per specificare la posizione dell’operatore, la posizione reci-
proca dei pezzi, la direzione della forza agente e la forma della sezione del cordone di saldatura.
− posizione dell’operatore
1
− posizione reciproca dei pezzi
1


1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 33
− direzione della forza che sollecita
1

− forma della sezione del cordone
1

11.5. Giunti a completa penetrazione
In questi giunti è indispensabile la preparazione dei lembi dei pezzi da saldare. Tale operazione è
detta cianfrinatura, perché lo smusso è denominato cianfrino.

Preparazione dei pezzi da saldare
1

Gli elementi tipici della preparazione sono:
− l’angolo di smusso α;
− la sua profondità d;
− la spalla rettilinea s
− la distanza tra i lembi g.
Nota: per avere un giunto a completa penetrazione la spalla rettilinea deve essere piccola, in modo
da essere fusa e far parte della saldatura. In caso contrario non vi è una completa unione tra i pezzi
saldati. Un giunto di tale tipo è detto a parziale penetrazione e viene di solito verificato come se fos-
se a cordone d’angolo.

Flusso delle tensioni in una saldatura a completa penetrazione
1


1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 34
Il giunto a completa penetrazione ripristina la continuità tra i pezzi. Lo stato tensionale è quindi
quasi uguale a quello del pezzo continuo. Poiché il materiale di apporto ha una resistenza pari o su-
periore a quella del materiale base, la rottura teoricamente dovrebbe avvenire fuori dal giunto. Solo
la presenza di imperfezioni può portare alla rottura nella sezione saldata.
La verifica di una saldatura a completa penetrazione viene effettuata con lo stesso criterio utilizzato
per la verifica delle sezioni, cioè determinando la tensione massima oppure, in presenza di sollecita-
zioni composte, la tensione ideale in base al criterio di resistenza di Hencky-Von Mises
2
//
2
//
2
3 τ + σ σ − σ + σ = σ
⊥ ⊥ id

avendo indicato con
σ

la tensione di trazione o compressione normale alla sezione longitudinale della saldatura;
σ
//
la tensione di trazione o compressione parallela all’asse della saldatura;
τ la tensione tangenziale nella sezione longitudinale della saldatura.

Stato tensionale nelle saldature a completa penetrazione
1

Ai fini delle verifiche di collegamenti saldati a completa penetrazione, la normativa italiana faceva
riferimento a due classi di qualità della saldatura:
− I classe: la saldatura è eseguita con elettrodi di qualità 3 o 4 secondo la norma UNI 2132 e soddi-
sfa i controlli radiografici previsti dal raggruppamento B della UNI 7278;
− II classe: la saldatura è eseguita con elettrodi di qualità 2, 3 o 4 secondo la norma UNI 2132 e
soddisfa i controlli radiografici previsti dal raggruppamento F della UNI 7278.
Il valore limite imposto dalla norma italiana per la tensione è f
d
se la saldatura è di prima classe,
0.85 f
d
se la saldatura è di seconda classe (per tenere conto del minor controllo delle imperfezioni
che si ha in questo caso).
Nelle NTC08 questa distinzione di classi non è più riportata: in sostanza non è quindi necessario ve-
rificare espressamente le saldature a competa penetrazione.
Per l’Eurocodice 3 la resistenza di una saldatura di testa a completa penetrazione è pari alla resi-
stenza della parte più debole tra quelle giuntate. Non occorre in tal caso una specifica verifica della
saldatura. La versione originale dell’Eurocodice 3 non fa distinzione tra saldature di prima o secon-
da classe. Il NAD italiano aveva reintrodotto tale distinzione ed il coefficiente riduttivo da usare nel
caso di saldatura di seconda classe. Più precisamente, imponeva di usare un coefficiente γ
Mw
= 1.05
per saldature di I classe e γ
Mw
= 1.20 per saldature di II classe. Questa distinzione non è invece pre-
sente negli Allegati Nazionali alla versione 2004 dell’Eurocodice 3.
11.6. Giunti a cordone d’angolo
Definizioni
La sezione resistente di una saldatura a cordoni d’angolo è la sua sezione di gola. Essa è definita
come l’area di lunghezza L pari a quella del cordone ed altezza a quella minore del triangolo in-
scritto nella sezione trasversale della saldatura.

1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 35

Sezione di gola
1

Le componenti di tensione nella sezione di gola sono:
σ

componente normale alla sezione di gola;
τ

componente tangenziale, ortogonale all’asse del cordone, sul piano della sezione di gola;
τ
//
componente tangenziale, parallela all’asse del cordone, sul piano della sezione di gola.
Spesso si fa riferimento alle corrispondenti tensioni ribaltate su uno dei due lati del cordone:
n

tensione normale alla sezione di gola;
t

tensione tangenziale sul piano della sezione di gola ortogonale all’asse del cordone;
t
//
tensione tangenziale sul piano della sezione di gola parallela all’asse del cordone.

Stato tensionale nella sezione di gola
1


Stato tensionale nella sezione ribaltata su uno dei lati
del cordone
1

Normalmente alla sezione trasversale e parallela all’asse del cordone agisce la σ
//
. Tale componente
di tensione non ha però influenza sul comportamento del giunto e quindi non interviene nelle verifi-
che di resistenza.

Stato tensionale nella sezione trasversale del cordone di saldatura
1


1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 36
Dominio di resistenza
Nei giunti a cordoni d’angolo la distribuzione reale delle componenti delle tensioni nella sezione è
molto complessa. Tuttavia si considera che le tensioni si distribuiscono uniformemente sulla sezio-
ne della saldatura per il comportamento duttile del materiale.

Flusso di tensioni attraverso la saldatura
1

Le prove sperimentali fatte, al fine di tracciare il dominio di resistenza, hanno portato ad una figura
geometrica indicata come “peroide”.

Peroide e tipi di provette utilizzati per ottenere i punti diversi del dominio di rottura
1

Poiché tale dominio mal si prestava ad essere rappresentato da una equazione matematica, si pensò
di utilizzare al suo posto un ellissoide di rotazione.

1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 37
Detta f
uw
la resistenza della saldatura, si è inizialmente proposto un ellissoide di rotazione intorno
all’asse σ

, con semiassi luno τ
//
e τ

pari a 0.75 f
uw
. L’equazione di tale ellissoide è
( ) ( )
1
0.75 0.75
2
2
//
2
2
2
2
=
τ
+
τ
+
σ
⊥ ⊥
w u w u w u
f f f

o in forma più nota, come condizione di resistenza
w u id
f ≤ σ
con
( ) 8 . 1
2
//
2 2
d i
τ + τ + σ = σ
⊥ ⊥

d w w u
f f β =
ed essendo 8 . 1
0.75
1

2
= .
Il coefficiente β
w
, detto coefficiente di efficienza del cordone, serve a tenere conto del fatto che la
resistenza del materiale di apporto della saldatura è diversa – maggiore – rispetto a quella del mate-
riale base.
In sede ISO (International Standard Organization) fu proposta una formula più generale che meglio
si adattava alle esperienze dei vari paesi, ossia
( )
2
//
2 2
id
τ + τ + σ = σ
⊥ ⊥ w
k con k
w
non minore di 1.8
L’Italia con le raccomandazioni CNR-UNI 10011 adottò la seguente formulazione
( )
d w
f β ≤ τ + τ + σ = σ
⊥ ⊥
3
2
//
2 2
id
con
¹
´
¦
= β
2 tipo acciai per 25 . 1
1 tipo acciai per 1

w

A seguito di ulteriori campagne di prove sperimentali, risultò che il dominio di resistenza non pote-
va essere assimilato ad un ellissoide di rotazione in quanto si ottenne il valore di 0.58 f
uw
per il se-
miasse minore τ

e il valore 0.70 f
uw
per il semiasse medio τ
//
.
Per quanto sopra fu aggiornato il dominio di resistenza con
2
//
2 2
d i
2 3 τ + τ + σ = σ
⊥ ⊥
essendo
( )
2
0.58
1
= 3 e
( )
2
0.70
1
= 2
Tuttavia queste formule non erano di pratico utilizzo, poiché le componenti di tensione sulla sezio-
ne di gola nella posizione reale erano difficili da determinare. Sono invece di più rapido impiego
quelle formule che consentono di effettuare la verifica facendo riferimento alle tensioni n

, t

, t
//
che
agiscono sulla sezione di gola ribaltata su uno dei due lati del cordone.
È possibile ricavare, mediante una trasformazione di coordinate, la tensione ideale σ
id
in funzione
delle tensioni n

, t

, t
//
. Utilizzando la trasformazione di coordinate
⊥ ⊥ ⊥



− σ α
(
(
(
¸
(

¸

(
(
(
¸
(

¸

α α
α α
=
(
(
(
¸
(

¸

τ
τ
σ
n tra angolo l' essendo
t
t
n
1 0 0
0 cos sin -
0 sin cos
//

si perviene a una relazione alquanto complicata:
( ) ( ) ( ) ( ) t 1 1
2
1
=
2
//
2 2 2
//
2 2
d i w w w w
k t n k t n k k + − − + + τ + τ + σ = σ
⊥ ⊥ ⊥ ⊥ ⊥ ⊥

Tuttavia, se il dominio di resistenza fosse una sfera (ovvero se k
w
=1) le relazioni non varierebbero
rispetto al sistema di riferimento. È stato quindi proposto di utilizzare come dominio di resistenza
una sfera di raggio r, che ha la stessa equazione rispetto a σ

, τ

, τ
//
ed a n

, t

, t
//

1
r
t
r
t
r
n
r r r
2
2
//
2
2
2
2
2
2
//
2
2
2
2
= + + =
τ
+
τ
+
σ
⊥ ⊥ ⊥ ⊥

Acciaio 38
Normative straniere
Diverse furono le proposte relativamente al valore del raggio della sfera:
− 0.58 f
uw
per gli inglesi
− 0.61 f
uw
per gli americani
− 0.70 f
uw
per i tedeschi
Generalizzando i risultati, il dominio di resistenza è dato dalla seguente equazione
f t t n
1

d w
2
//
2 2
d i
β ≤ + +
χ
= σ
⊥ ⊥
con
2 tipo acciaio per 0 . 1
1 tipo acciaio per 25 . 1
0.70 0.58

w
w
¦
¹
¦
´
¦
= β
= β
≤ χ ≤

1

Normativa italiana
La normativa italiana scelse la sfera tedesca (r=0.70 f
uw
), ma si cautelò nei confronti delle τ

e volle
che nei casi più comuni la verifica fosse la più semplice possibile. Adottò pertanto il criterio della
sfera mozza, ossia un dominio di resistenza costituito da una sfera tagliata da due coppie di piani ri-
spettivamente ortogonali agli assi σ

e τ

e passanti per i punti σ

= 0.58 f
uw
2
e τ

= 0.58 f
uw
2
.
In linea generale la tensione ideale deve essere contenuta sia nella sfera di raggio r=0.70 f
uw
che nel
cilindro a base quadrata di diagonale
( )
2 058 2 . f
u w
.

1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 39
1

Limitare la σ
id
dentro il cilindro significa che la componente O' K non deve essere esterna al qua-
drato ABCD. Questo richiede che nel piano n

-t

la componente O’K sia interna o al massimo sulla
retta AB, ossia
uw
f 2 58 . 0 t n ≤ +
⊥ ⊥

che per quadranti diversi da quello positivo diventa
uw
f 2 58 . 0 t n ≤ +
⊥ ⊥


1


n

t

B
A
uw
f 2 58 . 0
0.58 f
uw
O’


1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 40
In definitiva si richiede che siano soddisfatte le seguenti relazioni:
(1)
d d w
f f = 70 . 0 t t n
w1
2
//
2 2
d,1 i
α β ≤ + + = σ
⊥ ⊥

(2)
d d w
f f n
w2 d,2 i
= 2 0.58 = t = α β + σ
⊥ ⊥

con
Acciaio f
y

MPa
α
w1
α
w2
β
w

Fe 360 235 0.85 1.00 1.25
Fe 430 275 0.70 0.85 1.00
Fe 510 355 0.70 0.85 1.00
Eurocodice 3
L’Eurocodice 3 in sostanza riprende il criterio della sfera inglese, perché richiede che la risultante
delle tensioni sia minore della resistenza di progetto a taglio f
vw.d
che vale
2
.
3 /
M w
u
d vw
f
f
γ β
=
La sfera ha quindi raggio 0.58 f
u
/ γ
M2

Il coefficiente β
w
ha significato analogo a quello della norma italiana, anche se è sostanzialmente
l’inverso perché sta al denominatore. Esso vale:
0.80 per acciaio Fe 360
0.85 per acciaio Fe 430
0.90 per acciaio Fe 510
La resistenza di una saldatura di lunghezza unitaria è quindi fornita dalla relazione
a f F
d vw Rd w . .
=
qualunque sia l’orientazione della forza da trasmettere. Moltiplicando per la lunghezza L del cordo-
ne si ottiene la resistenza totale della saldatura.
12. Unioni bullonate
12.1. Riferimenti di normativa
Nella tabella seguente sono riportati gli argomenti che verranno trattati e il riferimento agli articoli
contenuti nelle normative prese in esame.
Tabella 1 - Argomenti trattati e riferimenti normativi
Argomento
D.M. 9/1/96,
parte II
CNR 10011-86 Eurocodice 3
Classificazione dadi, bulloni, rosette 2.5, 2.6, 4.2 4.1.3 3.3.2
Tolleranze dei fori 7.3.2 5.3.2 7.5.2
Interasse e distanza dai margini 7.3.3, 7.2.4 5.3.3 6.5.1
Verifica dei bulloni a taglio e trazione 4.2 5.3.4 6.5.5
Verifica al rifollamento della lamiera 4.2 5.3.6 6.5.5
Verifica a punzonamento − − 6.5.5
Verifica dei
collegamenti ad attrito
4.4 4.2.2, 5.3.7 6.5.8
Acciaio 41
12.2. I bulloni
I bulloni sono costituiti da:
a) vite con testa esagonale e gambo filettato in tutta o in parte della sua lunghezza;
b) dado di forma esagonale;
c) rondella (o rosetta) sia del tipo elastico che rigido.
Può essere presente anche:
d) controdado per garantire che il dado non si sviti neanche in presenza di vibrazioni.
c)
a) b)
d)

Bullone
1

Le caratteristiche geometriche che individuano il bullone sono lunghezza e diametro (nominale). La
lunghezza è importante perché deve essere tale da assicurare l’attraversamento degli elementi da
collegare, ma non deve essere eccessiva per evitare sprechi e necessità di tagliare i pezzi in eccesso.
Molto importante è anche la lunghezza della parte filettata. Nel caso, molto frequente, di bulloni
sollecitati a taglio è preferibile che la parte del gambo interna al collegamento non sia filettata per
offrire una maggiore area resistente al taglio; se si verifica tale condizione è possibile considerare
nei calcoli l’area nominale del gambo, altrimenti bisogna considerare un’area ridotta, detta area re-
sistente. Ciò non vale per i bulloni sottoposti a trazione perché in ogni caso la rottura avviene nella
sezione più debole e quindi bisogna fare riferimento sempre all’area resistente.
I diametri accettati dalle normative italiana ed europea sono gli stessi. La norma UNI-10011 li iden-
tifica con la misura in millimetri, mentre l’Eurocodice fa precedere tale numero da una emme maiu-
scola.
Tabella 2 - Diametri usualmente adottati (mm)
CNR 10011-86 12 14 16 18 20 22 24 27 30
Eurocodice 3 M12 M14 M16 M18 M20 M22 M24 M27 M30

Filettatura, diametro nominale e resistente del bullone
1


1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 42
Per la presenza della filettatura, la sezione resistente differisce dalla sezione nominale. Indicando
con
− A l’area nominale del bullone
− A
res
l’area della sezione resistente del bullone
− d il diametro nominale del bullone
− d
n
il diametro del nocciolo
− d
m
il diametro medio
− d
res
il diametro della sezione resistente del bullone
− p il passo della filettatura
si ha, per filettature a profilo triangolare:

2
2268 . 1 6495 . 0
m n
res n m
d d
d p d d p d d
+
= − = − =
4 4
2 2
d
A
d
A
res
res
π
= <
π
= (A
res
= 0.75÷0.82 A)
Tabella 3 - Passo della filettatura p (mm) e area nominale A e resistente A
res
(mm
2
)
diametro d 12 14 16 18 20 22 24 27 30
passo p 1.75 2.00 2.00 2.50 2.50 2.50 3.00 3.00 3.50
A 113 154 201 254 314 380 452 573 707
A
res
84.3 115 157 192 245 303 353 459 581
A
res
/ A 0.75 0.75 0.78 0.75 0.78 0.80 0.78 0.80 0.82
12.3. Classe di resistenza dei bulloni
La classe di resistenza rappresenta le caratteristiche meccaniche dell’acciaio di cui è costituito il
bullone ed è identificata da due numeri, separati da un punto, dai quali è possibile risalire ai valori
della tensione di snervamento e di rottura a trazione. Infatti il primo numero rappresenta un cente-
simo del valore di rottura espresso in N mm
-2
, mentre il secondo rappresenta, a meno di un fattore
10, il rapporto tra la tensione di snervamento e quella di rottura. Ad esempio, per la classe 4.6 si ha
f
u
=400 N mm
-2
(4×100), e f
y
/

f
u
=0.6.
Tabella 4 - Classi di bulloni adottate e caratteristiche meccaniche
classe del
bullone
f
ub
(N mm
-2
) f
yb
(N mm
-2
)
D.M. 9/1/96 CNR 10011-86 Eurocodice 3 NTC08
4.6 400 240 si si si si
4.8 400 320 − − si −
5.6 500 300 si si si si
5.8 500 400 − − si −
6.6 600 360 − si − −
6.8 600 480 si
(1)
− si si
8.8 800 640 si si si si
10.9 1000 900 si si si si
(1)
ma con resistenza di calcolo uguale alla classe 6.6
Si noti che per quanto riguarda i simboli utilizzati per indicare la tensione di rottura permane la soli-
ta differenza tra normativa italiana (che usa f
t
) e l’Eurocodice 3 (che usa f
u
). L’Eurocodice aggiunge
Acciaio 43
inoltre il pedice b per sottolineare che le caratteristiche sono riferite al bullone (e quindi usa, in de-
finitiva, i simboli f
yb
e f
ub
).
Non tutte le classi adottate dalla normativa italiana sono ammesse da quella europea e viceversa.
Nella tabella 4 sono elencate le classi di bulloni adottate dalle norme e i loro valori di resistenza.
Questi valori vengono utilizzati per le verifiche di resistenza delle bullonature, ma con diverso ap-
proccio nelle due normative. La norma italiana definisce a priori la resistenza di progetto da con-
frontare con i valori ottenuti dal calcolo, indicata col simbolo f
k,N
e pari al minore tra 0.7 f
t
(0.6 f
t
per
classe 6.8) ed f
y
. L’Eurocodice 3 introduce invece dei coefficienti di sicurezza proprio nelle formule
per la verifica, adottandone diversi a seconda delle verifiche.
I bulloni di classe 8.8 e 10.9 sono detti bulloni ad alta resistenza e vengono usati principalmente per
le unioni ad attrito.
12.4. Serraggio
Quando si avvita il dado del bullone, una volta avvenuto il contatto tra le piastre un ulteriore avvi-
tamento (effettuato applicando una coppia detta coppia di serraggio) comporta l’allungamento del
gambo con conseguente trazione nel bullone e compressione nelle lamiere collegate. Questo stato
tensionale è benefico per l’unione in quanto evita scorrimenti relativi e ne aumenta le prestazioni in
esercizio. Tuttavia il serraggio non deve essere spinto oltre un certo limite per non compromettere la
resistenza ultima della unione.
L’entità ottimale della coppia di serraggio può essere valutata sulla base di considerazioni riferite
alla figura seguente.

Influenza della coppia di serraggio
1

La curva (1) rappresenta il legame N-∆L del bullone sottoposto a trazione (senza alcun serraggio)
mentre la curva (2) rappresenta il legame tra N e ∆L che si ha applicando la coppia di serraggio (N
raggiunge il massimo per un valore ∆L
2
dell’allungamento). Se si applica una forza di trazione suc-
cessivamente ad un serraggio che ha prodotto un allungamento ∆L<∆L
2
, la relazione N-∆L sarà rap-
presentata dalla curva a, e si raggiungeranno quindi le stesse prestazioni del bullone non serrato. Se
invece il serraggio preventivo ha prodotto un ∆L>∆L
2
verrà percorsa la curva b e la resistenza del
bullone sarà minore di quella che avrebbe avuto in assenza di serraggio. È quindi evidente che è ne-
cessario controllare la coppia di serraggio per un buon comportamento dell’unione a trazione.
Indicazioni precise sui valori ottimali per le coppie di serraggio dei bulloni sono riportate nelle i-
struzioni CNR 10011-86 (punto 4.1.3). Esse impongono che la forza di trazione N che nasce nel

1
Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio
Acciaio 44
bullone per effetto del serraggio non superi il valore
res kN b
A f N 80 . 0 = e la coppia di serraggio T
c

non superi il valore
b c
N d T χ = , con χ=0.20. In definitiva il valore massimo della coppia di serrag-
gio è pari a
res kN c
A f d T 16 . 0 = .
L’Eurocodice-3 rinviare in genere ad altre norme più specifiche; nelle indicazioni relative a colle-
gamenti ad attrito indica però come valore della forza di precarico
res ub Cd p
A f F 7 . 0
.
= .
12.5. Diametro dei fori
Il diametro d
0
dei fori è importante poiché condiziona sia la facilità di montaggio della struttura che
la sua deformazione. Un certo gioco foro-bullone è indispensabile in fase di montaggio; esso però
deve essere quanto più piccolo possibile per evitare che a causa dello scorrimento del bullone nel
foro la struttura superi i limiti di deformabilità. I limiti imposti dalla normativa italiana (D.M.
9/1/96, punto 7.3.2; CNR 10011-86, punto 5.3.2) ed europea (punto 7.5.2) sono leggermente diver-
si, come mostrato nella seguente tabella.
Tabella 5 - Tolleranze del gioco foro-bullone (mm)
diametro bullone 12 14 16 18 20 22 24 27 30
Norma italiana 1 1 1 1 1 1.5 1.5 1.5 1.5
Eurocodice 3 1 1 2 2 2 2 2 3 3
La istruzioni CNR 10011-86 consentono tolleranze maggiori rispetto ai valori sopra indicati (1.5
mm se d ≤ 24 mm; 2 mm se d > 24 mm) purché si verifichi che gli assestamenti sotto carico non
portino al superamento dei limiti agli spostamenti imposti in condizioni di servizio.
L’Eurocodice 3 consente una tolleranza di 2 mm anche per bulloni M12 ed M14 purché vengano
applicati degli ulteriori coefficienti di sicurezza in fase di verifica.
Quando si vogliono limitare al massimo le deformazioni indotte dallo scorrimento del bullone nel
foro si adottano fori di diametro molto più prossimo a quello del bullone (fori calibrati, o di preci-
sione) aventi, secondo le norme italiane, un gioco d
0
-d non superiore a 0.3 mm (l’Eurocodice 3 rin-
via ad ulteriori norme di riferimento).
Nei collegamenti ad attrito è possibile adottare fori maggiorati od asolati, con tolleranza maggiori.
12.6. Distanza tra i fori e distanza dei fori dal bordo
In generale il progettista tende a ridurre al minimo la distanza tra i fori (o dei fori dal bordo) per mi-
nimizzare le dimensioni degli elementi di collegamento. Una distanza troppo bassa comporta però
due effetti negativi:
− indebolimento della sezione (problema affrontato nell’effettuare la verifica di resistenza della se-
zione);
− eccessive tensioni localizzate: l’azione trasmessa dal bullone alla lamiera provoca tensioni molto
elevate, superiori a quella di snervamento ma sopportate grazie al contenimento locale delle parti
circostanti (vedi verifica a rifollamento); la zona in cui le tensioni sono molto elevate non è mol-
to estesa, ma occorre evitare che si sovrapponga a zone ugualmente sollecitate per effetto di altri
contatti bullone-lamiera o che raggiunga il bordo della lamiera.
Valori minimi orientativi per la distanza p tra i fori e per la distanza e dei fori dal bordo sono rispet-
tivamente 3 d e 1.5 d. Valori più precisi sono fissati dalla normativa, distinguendo tra direzione pa-
rallela o perpendicolare a quella di applicazione del carico e con piccole differenze tra la normativa
italiana e quella europea.
Acciaio 45
e
2
p
2
e
1
p
1
e
2
e
1
p
1
t
min
direzione di applica-
zione del carico

Interasse tra i fori e distanza dei fori dal bordo
Tabella 6 - Valori minimi dell’interasse tra i fori e della distanza dei fori dal bordo
p
1
p
2
e
1
e
2

Precedente
norma italiana
3 d 3 d 1.5 d 1.5 d
NTC08 e Eurocodice 3 2.2 d
0
2.4 d
0
(1)
1.2 d
0
1.2 d
0
(1)

(1)
adottando il valore minimo 2.4 d
0
e 1.2 d
0
si riduce la resistenza a rifollamento
Anche se la tendenza è in genere quella di ridurre al minimo l’interasse tra i fori, vi possono essere
circostanza nelle quali si utilizzano distanze maggiori. In tali casi occorre tenere presente che vi so-
no dei limiti pure alla distanza massima: le lamiere unite dai bulloni possono infatti essere non per-
fettamente dritte, o possono imbozzarsi - se compresse - per effetto dell’instabilità, e ciò può con-
sentire l’infiltrazione di acqua con conseguente corrosione. La normativa pone quindi dei limiti
massimi, riportati in tabella.
Tabella 7 - Valori massimi dell’interasse tra i fori e della distanza dei fori dal bordo

Norma italiana Eurocodice-3
per elementi tesi 25 t
min

(1) (2)
il minore tra

28 t
min
e 400 mm
p
1

per elementi compressi 15 t
min

(2)
il minore tra

14 t
min
e 200 mm
per elementi tesi 25 t
min

(2)
il minore tra

14 t
min
e 200 mm
p
2

per elementi compressi 15 t
min

(2)
il minore tra

14 t
min
e 200 mm
normalmente 6 t
min

se il bordo è irrigidito 9 t
min

4 t
min
+ 40 mm
e
1
e
2

se l’elemento non è esposto alle
intemperie
12 t
min

il maggiore tra

12 t
min
e 150 mm
(1)
solo se disposti in una fila interna (altrimenti vale lo stesso limite che per elementi
compressi)
(2)
se l’elemento non è esposto alle intemperie il limite è incrementato per 1.5
Acciaio 46
12.7. Categorie di collegamenti bullonati
I collegamenti bullonati possono essere sollecitati:
− a taglio; in questo caso l’azione può essere affidata:
− alla resistenza a taglio dei bulloni (e a rifollamento della lamiera);
− all’attrito, per le azioni di servizio, e alla resistenza a taglio dei bulloni (e a rifollamento della
lamiera), per lo stato limite ultimo;
− all’attrito anche per lo stato limite ultimo;
− a trazione; in questo caso occorre verificare sia la resistenza a trazione del bullone (tenendo con-
to dell’eventuale incremento di sollecitazione per effetto leva) che la resistenza a punzonamento
della lamiera;
− a una combinazione delle due caratteristiche di sollecitazione.
In tutti i collegamenti ad attrito e in quei collegamenti a taglio in cui la resistenza a taglio è minore
della resistenza a rifollamento occorre distribuire le azioni interne con un modello di comportamen-
to elastico (quindi, in caso di coppie, in misura proporzionale alla distanza dal centro di rotazione).
In tutti gli altri casi, si può effettuare una distribuzione dell’azione tra i singoli bulloni con un mo-
dello di comportamento plastico, cioè ipotizzando una qualunque distribuzione equilibrata, purché
basata su deformazioni fisicamente possibili.
Nella verifica dei collegamenti bullonati, con bulloni che lavorano a taglio o trazione, si userà il co-
efficiente di sicurezza parziale γ
Mb
=1.35. Nei collegamenti ad attrito si useranno i valori γ
Ms.ult
=1.25
e γ
Ms.ser
=1.25 per fori normali e γ
Ms.ult
=1.50 per fori asolati.
12.8. Unioni a taglio
La resistenza è pari al minore tra la resistenza a taglio dei bulloni F
v.Rd
e la resistenza a rifollamento
della lamiera F
b.Rd
. Quando la resistenza a rifollamento è minore della resistenza a taglio è possibile
effettuare una distribuzione delle azioni interne tra i bulloni con un modello “plastico”, cioè pen-
sando esclusivamente a garantire l’equilibrio.
Resistenza a taglio dei bulloni
Poiché il bullone è un elemento tozzo, nel valutarne la resistenza a taglio non si può applicare il cri-
terio di resistenza di Hencky-Von Mises, valido per le travi, che porterebbe a 3 τ = σ
id
e quindi a
3 / σ = τ .
Per la normativa italiana, la resistenza a taglio del bullone è valutata ponendo come limite per la
tensione τ il valore 2 /
, , N k V d
f f = . Il massimo taglio sopportabile è quindi 2 /
, N k
f A , dove A è
l’area resistente o quella nominale, a seconda che la sezione del gambo soggetta a taglio sia o no fi-
lettata.
Per l’Eurocodice 3, la resistenza a taglio vale:
2
.
6 . 0
M
ub
Rd V
A f
F
γ
=
se il piano di taglio non attraversa la filettatura
2
.
6 . 0
M
res ub
Rd V
A f
F
γ
=
per bulloni di classe 4.6, 5.6 e 8.8, se il piano di taglio attraversa la filet-
tatura
2
.
5 . 0
M
res ub
Rd V
A f
F
γ
=
per bulloni di classe 4.8, 5.8 e 10.9, se il piano di taglio attraversa la fi-
lettatura
Per bulloni M12 e M14 è possibile usare un gioco foro-bullone di 2 mm purché si riduca del 15% la
resistenza a taglio per bulloni di classe 4.8, 5.8, 6.8 e 10.9 e la resistenza a taglio non sia minore di
quella a rifollamento.
Acciaio 47
Resistenza a rifollamento della lamiera
Se il comportamento del collegamento bullonato fosse perfettamente elastico, senza alcuna defor-
mazione plastica, il contatto tra bullone e lamiera avverrebbe lungo una linea e le tensioni di contat-
to sarebbero infinite. Nella realtà si ha ovviamente una plasticizzazione della lamiera, che consente
un contatto attraverso una superficie più ampia. Le tensioni rimangono comunque molto elevate per
una certa zona e si riducono man mano che ci si allontana dalla sezione di contatto. La tensione
massima viene convenzionalmente valutata come rapporto tra la forza trasmessa ed un’area pari al
prodotto di spessore t della lamiera per diametro d del bullone. Questa tensione può essere notevol-
mente maggiore della tensione di snervamento, grazie al contenimento laterale della lamiera non
plasticizzata. Il limite massimo è condizionato dalla distanza tra i fori e soprattutto dalla distanza
del foro dal bordo.
Per la normativa italiana, la resistenza a rifollamento è pari a α f
d
, essendo f
d
la resistenza di proget-
to della lamiera ed α un coefficiente pari a e
1
/d e comunque non maggiore di 2.5. Operando con-
formemente allo stato limite elastico, la resistenza a rifollamento è quindi pari a α f
y
d t.
Per l’Eurocodice 3 la resistenza a rifollamento vale:
2
.
M
u
Rd b
t d f k
F
γ
α
= dove
α è il minore tra
0
1
3 d
e
25 . 0
3
0
1

d
p

u
ub
f
f
1
k è il minore tra 7 . 1
8 . 2
0
2

d
e
7 . 1
4 . 1
0
2

d
p
2.5
12.9. Unioni a trazione
Nel verificare una unione a trazione, la forza di progetto dovrà tenere conto dell’eventuale azione
dovuta all’effetto leva. La resistenza è pari al minore tra la resistenza a trazione dei bulloni F
t.Rd
e la
resistenza a punzonamento della testa del bullone e del dado B
p.Rd
.

Forza per effetto leva
Resistenza a trazione dei bulloni
A causa del serraggio, i bulloni sono soggetti a una rilevante forza di trazione (0.80 f
kN
A
res
per la
norma italiana). A differenza di quanto potrebbe sembrare a prima vista, ciò non penalizza la resi-
stenza a trazione del complesso bullone-piatto. Infatti quando si applica un’azione di trazione questa
si ripartisce tra bullone e piatto, inducendo sostanzialmente una decompressione del piatto e solo in
minima parte (all’incirca nel rapporto 1 a 10) un incremento di trazione nel bullone. Solo quando il
piatto è completamente decompresso (per un’azione di circa 0.80 f
kN
A
res
) l’ulteriore azione di tra-
zione va a sollecitare solo il bullone.
Acciaio 48
Per la normativa italiana, la resistenza a trazione è quindi pari a f
dN
A
res
(con f
dN
=f
kN
) ma tale valore
deve essere ridotto del 25% se non si tiene conto espressamente dell’effetto leva e di eventuali fles-
sioni parassite nei bulloni.
Per l’Eurocodice 3 , la resistenza a trazione vale:
2
.
9 . 0
M
res ub
Rd t
A f
F
γ
=
Resistenza a punzonamento
La normativa italiana non fornisce indicazioni specifiche per la verifica a punzonamento. L’Euroco-
dice 3 valuta la resistenza a punzonamento della testa del bullone e del dado mediante la seguente
relazione:
2
.
6 . 0
M
u p m
Rd p
f t d
B
γ
π
=
nella quale
t
p
è lo spessore del piatto sotto la testa del bullone o del dado;
d
m
è (ritengo) il diametro di una circonferenza iscritta nella testa o nel dado (l’Eurocodice 3 dice
che è “il valore minore fra il valore medio della distanza misurata tra i punti e fra le superfici
piane della testa del bullone oppure del dado”);
f
u
è la resistenza ultima del piatto.
12.10. Resistenza in presenza di taglio e trazione
La normativa italiana prescrive che si abbia
1
2
,
2
,

|
|
.
|

\
|
σ
+
|
|
.
|

\
|
τ
N d
b
V d
b
f f

dove
A
V
b
= τ è la tensione tangenziale media agente sul bullone;
A
N
b
= σ è la tensione normale media agente sul bullone;
f
d,V
e f
d,N
sono le resistenze di progetto a taglio e a trazione definite in precedenza.
Per l’Eurocodice 3, deve essere invece:
1
4 . 1
.
.
.
.
≤ +
Rd t
Ed t
Rd v
Ed v
F
F
F
F

Eurocodice 3
Normativa italiana
N
V
4.6

Eurocodice 3
Normativa italiana
N
V
10.9

Domini di resistenza a taglio e trazione per bulloni di classe 4.6 e 10.9
Acciaio 49
12.11. Unioni ad attrito
La forza trasmissibile per attrito è direttamente proporzionale alla forza di compressione N
b
che uni-
sce i piatti, generata dal serraggio dei bulloni. Per tale motivo si usano sempre bulloni ad alta resi-
stenza che consentono di avere un forte valore di N
b
(forza di precarico).
Per la normativa italiana la resistenza ad attrito F
f
vale
b
f
f
N F µ
ν
=
1

essendo
ν
f
un coefficiente di sicurezza nei riguardi dello slittamento, da assumersi pari a 1.25 per le ve-
rifiche agli stati limite di esercizio e 1.00 per le verifiche agli stati limite ultimi;
µ il coefficiente di attrito, da assumersi pari a 0.45 per superfici trattate (sabbiatura al metallo
bianco) e 0.30 per superfici non particolarmente trattate (semplice pulizia meccanica con e-
liminazione della ruggine e di impurità) e comunque nelle giunzioni effettuate in opera.
Per l’Eurocodice 3, la resistenza a scorrimento è valutata con
Cd p
M
s
Rd s
F
k
F
.
3
.
γ
µ
=
con
k
s
= 1, 0.85 e 0.7 rispettivamente per gioco foro-bullone normale, per fori maggiorati e per fori
ad asola lunga;
µ =0.50, 0.40, 0.30, 0.20 in funzione del tipo di trattamento di pulizia superficiale (0.45 e 0.30
per le NTC08);
F
p.Cd
= 0.7 f
ub
A
res
forza di precarico

Acciaio 50
Indice
1. Riferimenti bibliografici ............................................................................................................... 1
Normativa italiana .......................................................................................................... 1
Normativa europea.......................................................................................................... 1
2. Metodi di verifica e normativa di riferimento per strutture in acciaio.......................................... 2
3. L’acciaio per carpenteria metallica............................................................................................... 2
3. 1. Composizione chimica e caratteristiche meccaniche .......................................................... 2
3.2. Prove sull’acciaio ................................................................................................................ 3
Prova di trazione............................................................................................................. 3
Prova di resilienza........................................................................................................... 4
Prova di piegamento ....................................................................................................... 5
Prova di compressione globale (stub column test) ......................................................... 5
Prova di durezza ............................................................................................................. 6
Prova a fatica .................................................................................................................. 6
3.3. Acciai da carpenteria metallica ........................................................................................... 7
3.4. Tipologie degli elementi in acciaio ................................................................................... 10
Elementi laminati a caldo ............................................................................................. 10
Profilati ......................................................................................................................... 10
Larghi piatti e lamiere................................................................................................... 11
Elementi sagomati a freddo .......................................................................................... 12
4. Le imperfezioni........................................................................................................................... 13
4.1. Imperfezioni di tipo meccanico......................................................................................... 13
Profili laminati a caldo - tensioni residue..................................................................... 13
Profili laminati a caldo - caratteristiche meccaniche.................................................... 15
Profili a composizione saldata - tensioni residue ......................................................... 15
Profili formati a freddo - tensioni residue..................................................................... 15
Profili formati a freddo - caratteristiche meccaniche ................................................... 16
4.2. Considerazioni sull’importanza delle imperfezioni meccaniche....................................... 16
4.3. Imperfezioni geometriche.................................................................................................. 17
Imperfezioni geometriche della sezione trasversale ..................................................... 17
Imperfezioni geometriche dell’asse dell’asta ............................................................... 18
4.4. Considerazioni sull’importanza delle imperfezioni geometriche...................................... 18
5. Confronto tra elementi strutturali in cemento armato e in acciaio.............................................. 19
Modalità costruttive...................................................................................................... 19
Deformabilità................................................................................................................ 19
Instabilità ...................................................................................................................... 19
Sensibilità a schemi di carico ....................................................................................... 20
Strutture di grande luce o in zona sismica .................................................................... 20
Comportamento a trazione e a compressione ............................................................... 20
6. Stati limite di servizio................................................................................................................. 21
6.1. Controllo degli spostamenti Eurocodice 3, punto 4.2 ....................................................... 21
Spostamenti verticali .................................................................................................... 21
Spostamenti orizzontali ................................................................................................ 22
6.2. Controllo delle vibrazioni Eurocodice 3, punto 4.3 .......................................................... 22
7. Verifica e progetto di sezioni in acciaio – metodo delle tensioni ammissibili ........................... 23
7.1. Trazione............................................................................................................................. 23
7.2. Flessione semplice............................................................................................................. 23
7.3. Flessione composta............................................................................................................ 24
7.4. Taglio................................................................................................................................. 24
Acciaio 51
8. Verifica e progetto di sezioni in acciaio – metodo degli stati limite .......................................... 25
8.1. Trazione............................................................................................................................. 25
8.2. Flessione semplice............................................................................................................. 26
8.3. Flessione composta............................................................................................................ 27
8.4. Taglio................................................................................................................................. 27
9. Verifica di aste compresse .......................................................................................................... 27
10. I collegamenti – considerazioni generali .................................................................................... 29
11. Unioni saldate ............................................................................................................................. 29
11.1. Procedimenti di saldatura .................................................................................................. 29
Procedimenti manuali ................................................................................................... 30
11.2. Difetti di saldatura ............................................................................................................. 30
11.3. Controlli delle saldature .................................................................................................... 32
11.4. Classificazione delle unioni saldate................................................................................... 32
11.5. Giunti a completa penetrazione......................................................................................... 33
11.6. Giunti a cordone d’angolo................................................................................................. 34
Definizioni .................................................................................................................... 34
Dominio di resistenza ................................................................................................... 36
Normative straniere ...................................................................................................... 38
Normativa italiana ........................................................................................................ 38
Eurocodice 3 ................................................................................................................. 40
12. Unioni bullonate.......................................................................................................................... 40
12.1. Riferimenti di normativa ................................................................................................... 40
12.2. I bulloni ............................................................................................................................. 41
12.3. Classe di resistenza dei bulloni.......................................................................................... 42
12.4. Serraggio............................................................................................................................ 43
12.5. Diametro dei fori ............................................................................................................... 44
12.6. Distanza tra i fori e distanza dei fori dal bordo ................................................................. 44
12.7. Categorie di collegamenti bullonati................................................................................... 46
12.8. Unioni a taglio................................................................................................................... 46
Resistenza a taglio dei bulloni ...................................................................................... 46
Resistenza a rifollamento della lamiera........................................................................ 47
12.9. Unioni a trazione ............................................................................................................... 47
Resistenza a trazione dei bulloni .................................................................................. 47
Resistenza a punzonamento.......................................................................................... 48
12.10. Resistenza in presenza di taglio e trazione ................................................................... 48
12.11. Unioni ad attrito............................................................................................................ 49
Indice.................................................................................................................................................. 50

Esempio progettuale (compito del 16/3/05)
Per un tuo progetto, hai deciso di utilizzare aste ottenute saldando tra loro due profilati IPE, come
mostrato in figura. La sezione composta, così ottenuta, deve essere considerata quindi come un’uni-
ca sezione, con caratteristiche che si possono ricavare a partire da quelle del singolo profilato.
coppia di profili
IPE 240
acciaio Fe 430

a) Determina il massimo sforzo normale di trazione che può essere portato dall’asta.
b) Determina il massimo momento flettente che può essere portato dall’asta.
c) Determina il massimo taglio che può essere portato dall’asta.
d) Se l’asta è lunga 3.00 m, incastrata ad un estremo e libera all’altro, determina il massimo sforzo
normale di compressione che può essere portato dall’asta.
e) L’asta, soggetta ad un momento flettente M = 60 kNm (oltre ad un taglio non precisato), deve
essere saldata ad una flangia. Progetta il collegamento saldato.
Nota: momento flettente e taglio sono riferiti al piano di simmetria della sezione composta.
Compito svolto
a) Determina il massimo sforzo normale di trazione che può essere portato dall’asta.
Lo sforzo normale resistente è fornito dall’espressione
0 M
y
Rd
f
A N
γ
=
Nel caso in esame, l’area della sezione è pari alla somma dell’area dei due profilati saldati tra loro e
vale quindi
2
mm 7824 3912 2 = × = A
e la tensione di snervamento è MPa 275 =
y
f
Si ha pertanto
kN 2049 10
05 . 1
275
7824
3
= × × =

Rd
N
b) Determina il massimo momento flettente che può essere portato dall’asta.
Il momento flettente resistente è fornito dall’espressione
0 M
y
pl Rd
f
W M
γ
=
dove W
pl
è il doppio del momento statico S
m
di metà sezione, calcolato rispetto ad un asse baricen-
trico.
Occorre quindi:
− Individuare il baricentro della sezione composta.
− Individuare la posizione della retta che divide la sezione in due parti di area uguale.
− Calcolare il momento statico di una di queste due parti rispetto all’asse baricentrico.
Baricentro della sezione composta
Poiché i profili sono uguali, il baricentro della sezione
composta si trova esattamente a metà tra i baricentri dei
singoli profili. Le posizioni sono indicate nella figura a
fianco, tenendo conto anche dello spessore dell’anima del
profilo (con il pedice 1 ho indicato il profilo superiore, col
pedice 2 quello inferiore).
Si ricorda che i profilati IPE 240 hanno altezza h=240 mm
e larghezza b=120 mm.
G
1

G
2

G
123.1
60
6.2
61.55
Retta che divide la sezione in parti uguali
Come si vede dalla figura, la retta che divide la sezione a-
scia al di sopra una parte dell’ala superiore del profilo 2 e
al di sotto una parte delle due ali del profilo 1 (parti evi-
denziate). Le due aree si devono bilanciare, cioè deve esse-
re (trascurando l’influenza del raccordo circolare)
x x 120 ) 9 . 56 ( 8 . 9 2 = − × ×
Da questa si ricava mm 99 . 7 = x

G
1

G
2

G
56.9-x
56.9
6.2
56.9
x
9.8
Momento statico della metà superiore rispetto all’asse ba-
ricentrico
Si può calcolare come:
− momento statico dell’intero profilo 1 (S
1
)
− meno il momento statico dei due pezzi di ala del profilo
1 da togliere (S
2
)
− più il momento statico del pezzo di ala del profilo 2 da
aggiungere (S
3
)
Quindi
3
1
mm 240784 55 . 61 3912 = × = S
3
2
mm 24929
2
91 . 48
99 . 7 45 . 58 91 . 48 8 . 9 2 = 





− − × × × = S
3
3
mm 52211
2
99 . 7
45 . 58 99 . 7 120 = 





− × × = S
3
mm 268066 52211 24929 240784 = + − =
m
S

G
1

G
2

G
48.91
6.2
58.45
9.8
7.99
Si ha quindi
3
mm 536132 268066 2 2 = × = =
m pl
S W
kNm 4 . 140 10
05 . 1
275
536132
6
= × × =

Rd
M
c) Determina il massimo taglio che può essere portato dall’asta.
Il taglio resistente è fornito dall’espressione
0
3 /
M
y
v Rd
f
A V
γ
=
dove A
v
è l’area a taglio, cioè sostanzialmente l’area dell’anima (cioè di quella parte della sezione
che è parallela alla forza di taglio). Nel caso in esame, la parte di sezione che resiste a taglio è
l’anima del profilato 2 (A
v2
) e le ali del profilato 1 (A
v1
).
L’area A
v
può essere calcolata in vari modi, con minore o maggiore approssimazione.
La via più semplice per conteggiare il contributo dell’anima è valutarlo come
2
2
mm 1548 2 . 6 240 04 . 1 04 . 1 = × × = =
w v
t h A
Oppure lo si può valutare come
2
2
mm 1915 8 . 9 ) 15 2 2 . 6 ( 8 . 9 120 2 3912 ) 2 ( 2 = × × + + × × − = + + − =
f w f v
t r t t b A A
La via più semplice per conteggiare il contributo delle ali è valutarlo come
2
1
mm 2352 8 . 9 120 2 2 = × × = =
f v
t b A
Mi sembra invece meno corretto usare le formule previste per sezioni saldate, perché in quel tipo di
sezioni sono assenti i raccordi circolari (presenti invece in ciascuno dei due profili che compongono
la sezione in esame).
Si ha quindi
2
2 1
mm 3900 1548 2352 = + = + =
v v v
A A A oppure
2
mm 4267
Si noti anche che, dovendo valutare il contributo di un’anima e due ali, lo si poteva anche stimare
immediatamente assegnandogli l’area di una intera sezione, cioè 3912 mm
2
.
Usando ad esempio quest’ultimo valore, si ha
kN 5 . 591 10
05 . 1
3 / 275
3912
3
= × =

Rd
V
d) Se l’asta è lunga 3.00 m, incastrata ad un estremo e libera all’altro, determina il massimo sfor-
zo normale di compressione che può essere portato dall’asta.
Lo sforzo normale resistente a compressione è fornito dall’espressione
0 M
y
bRd
f
A N
γ
χ =
nella quale il coefficiente χ dipende dalla snellezza λ dell’asta e dalla forma della sezione.
La snellezza è
min
0
ρ
= λ
l

con l
0
lunghezza libera d’inflessione, pari a 2 l per asta incastrata ad un estremo e libera all’altro, e
A
I
min
min
= ρ raggio d’inerzia minimo della sezione, legato al momento d’inerzia minimo.
Nel caso in esame, il momento d’inerzia minimo sarà quello rispetto ad un asse verticale, I
y
, somma
dei contributi dei due profili che costituiscono la sezione
4 4 4
min , 2 max , 1 2 1
mm 10 4176 cm 4176 284 3892 × = = + = + = + = I I I I I
y y y

Per controllare che questa sia effettivamente l’inerzia minima, si può calcolare anche I
x
; sfruttando i
teoremi di trasporto, si ha
4 4
4 2 2 2
2 2 2
2
1 1 1
mm 10 7140
cm 7140 115 . 6 12 . 39 3892 115 . 6 12 . 39 284
× =
= = × + + × + = + + + =
− − G G x G G x x
d A I d A I I

Il raggio d’inerzia minimo è quindi mm 06 . 73
7824
10 4176
4
min
=
×
= ρ
e la snellezza 13 . 82
06 . 73
6000
= = λ
La snellezza viene adimensionalizzata dividendola per il valore λ
1

81 . 86
275
210000
1416 . 3
1
= = π = λ
y
f
E

La snellezza adimensionalizzata vale quindi
946 . 0
81 . 86
13 . 82
1
= =
λ
λ
= λ
Per valutare χ occorre anche definire la curva d’instabilità più opportuna. Per sezioni saldate che si
instabilizzano rispetto all’asse di inerzia minima occorre considerare la curva c. Se si stesse facendo
riferimento ad un singolo IPE si potrebbe usare la curva b, meno gravosa, ma ritengo che anche se
le saldature sono limitate, perché riguardano solo l’unione tra i due IPE, sia più giusto far riferimen-
to alla curva c.
Per tale curva, e per la snellezza innanzi valutata, si ottiene (interpolando dalle tabelle o usando le
formule dell’Eurocodice 3) χ = 0.5718. La resistenza dell’asta a compressione è quindi
kN 1172 10
05 . 1
275
7824 5718 . 0
3
= × × × =

bRd
N
e) L’asta, soggetta ad un momento flettente M = 60 kNm (oltre ad un taglio non precisato), deve
essere saldata ad una flangia. Progetta il collegamento saldato.
Se non si effettua una saldatura tutt’intorno ai
due profili (che a me sembrerebbe eccessiva) le
saldature che devono sostenere il momento flet-
tente dovrebbero essere più eccentriche possibi-
le. Si tenga anche presente la posizione dell’asse
neutro, valutata in precedenza. Io disporrei quin-
di cordoni di saldatura come indicato in figura
(altri – non indicati – andrebbero aggiunti per il
taglio). Si noti che ho scelto cordoni tali da forni-
re la stessa lunghezza (160 mm) sia superior-
mente che inferiormente.
Nota: sono ovviamente possibili altre scelte

303.1
40
40
80
278
asse
neutro
allo
SLU
Con la scelta fatta, il braccio z tra i baricentri dei cordoni superiori ed inferiori è pari a circa 278 mm.
La forza che ciascun gruppo di cordoni deve portare è quindi kN 8 . 215
278 . 0
60
= = =
z
M
F
La tensione accettabile nella saldatura è MPa 3 . 216
35 . 1 85 . 0
3 / 430 3 /
=
×
=
γ β
=
Mw w
u
vwd
f
f
L’area di cordone necessaria è
2
3
mm 998
3 . 216
10 8 . 215
=
×
= =
vwd
f
F
A
L’altezza di gola deve essere quindi mm 2 . 6
160
998
= = ≥
l
A
a .
Si può utilizzare un cordone con a=7 mm, oppure usare a=6 mm ed aumentare un po’ la lunghezza
dei cordoni.

Acciaio

2

2. Metodi di verifica e normativa di riferimento per strutture in acciaio
Anche per l’acciaio il metodo degli stati limite ha ormai completamente sostituito il metodo delle tensioni ammissibili. Per chi può essere interessato, lascio un breve commento relativo alle normative precedenti.
Se si esaminano le prescrizioni delle precedenti normative italiane si può notare che esse hanno subito negli anni una progressiva evoluzione, dal metodo delle tensioni ammissibili a quello degli stati limite, non prive di resistenze e compromessi. Solo così si può interpretare la definizione di due stati limite ultimi, lo stato limite elastico della sezione e lo stato limite di collasso plastico della struttura, da usare l’uno in alternativa dell’altro. Lo stato limite elastico assume che le azioni di calcolo non comportino in alcun punto della sezione il superamento della deformazione unitaria corrispondente al limite elastico del materiale. Fino alla precedente edizione della norma (D.M. 14/2/92) ciò comportava una perfetta coincidenza col metodo delle tensioni ammissibili. Infatti operando allo stato limite si usavano carichi maggiorati del 50% rispetto a quelli validi per le tensioni ammissibili (γg e γq = 1.5) e contemporaneamente una resistenza del 50% più alta (perché la tensione ammissibile era i 2/3 di quella di snervamento ed inoltre per lo stato limite elastico è γm = 1), con un modello di calcolo e di verifica lineare. Col D.M. 9/1/96 questa coincidenza non è più perfetta, perché ora γg = 1.4 e γq = 1.5, ma la sostanza non è cambiata. Lo stato limite di collasso plastico fa invece riferimento alla completa plasticizzazione delle sezioni (valutata riducendo la soglia di snervamento con γm = 1.12) e consente di usare un’analisi non lineare fino a giungere alla trasformazione della struttura, o di una sua parte, in un meccanismo. L’impostazione è quindi sostanzialmente equivalente a quella dello stato limite ultimo, così come è definito nell’Eurocodice 3, anche se l’enfasi posta sull’uso di un’analisi non lineare è addirittura maggiore dell’importanza data ad essa dall’Eurocodice 3. La presenza di questa duplice possibilità è ulteriormente complicata dal rinvio che la norma italiana fa alle istruzioni CNR 10011-86. Queste sono state infatti concepite quando il metodo di riferimento era quello delle tensioni ammissibili e sono state solo ritoccate per includere gli stati limite, creando grosse perplessità in chi cerca di applicarle affiancandole allo stato limite di collasso plastico della struttura. Personalmente, io ritengo più corretto considerarle valide solo nell’ambito in cui sono nate e quindi col metodo delle tensioni ammissibili o con l’equivalente stato limite elastico della sezione. Passando poi all’Eurocodice 3, occorre prestare attenzione alle modifiche introdotte col decreto di applicazione nazionale (NAD) italiano, cioè la sezione III del D.M. 9/1/96. In particolare, esso ritocca i valori incasellati dei coefficienti parziali di sicurezza del materiale ma comporta anche altre aggiunte e variazioni, soprattutto per quanto riguarda le saldature (ad esempio, per le saldature di testa reintroduce la distinzione tra giunti di prima e seconda classe, presente nella norma italiana ma assente nella versione originaria dell’Eurocodice 3).

La nuova normativa italiana è sostanzialmente coincidente con l’Eurocodice 3 (versione 2004). Le Appendici Nazionali agli Eurocodici sono state approvate ma non ancora pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale. Le variazioni rispetto al testo europeo mi sembrano però minime e di scarsa importanza.

3. L’acciaio per carpenteria metallica
3. 1. Composizione chimica e caratteristiche meccaniche L’acciaio è una lega ferro-carbonio. La quantità di carbonio condiziona la resistenza e la duttilità (la prima cresce e la seconda diminuisce all’aumentare del contenuto in carbonio). I più comuni acciai per carpenteria metallica hanno un contenuto in carbonio molto basso (da 0.17% a 0.22%) e sono quindi estremamente duttili. Una caratteristica importante è anche la tenacità dell’acciaio, cioè la sua capacità di evitare rottura fragile alle basse temperature. La normativa (D.M. 9/1/96, punto 2.1, valido anche per chi usa l’Eurocodice 3) impone limiti alle caratteristiche meccaniche (tensione di rottura e di snervamento) ed all’allungamento a rottura dei diversi tipi di acciaio, nonché limiti alla resilienza (legati alla temperatura ed al grado di saldabilità), necessari per garantire la tenacità (si veda anche il punto 2.3.2).

Acciaio

3

Negli acciai sono contenute piccole quantità di manganese e silicio, che favoriscono la saldabilità, e di altri elementi (fosforo, zolfo, ecc.) che sono da considerare impurità inevitabili. Per la saldabilità dell’acciaio è importante il grado di disossidazione: l’ossigeno presente nell’acciaio fuso si combina col carbonio formando monossido di carbonio CO che nel raffreddamento torna allo stato gassoso creando diffuse soffiature (l’acciaio viene detto effervescente); l’aggiunta di alluminio e silicio, che si combinano con l’ossigeno formando ossidi che vengono poi eliminati, riduce la formazione di monossido di carbonio (acciai calmati o semicalmati).
Precisi limiti alla composizione chimica dell’acciaio per strutture saldate erano riportati nel punto 2.3.1 del D.M. 9/1/96:
Fe 360-430 Grado B: Grado C: Grado D: Grado B: Grado C: Grado D: C≤0.24% C≤0.22% C≤0.22% C≤0.26% C≤0.24% C≤0.22% P≤0.055% P≤0.050% P≤0.045% Mn≤1.6% Mn≤1.6% Mn≤1.6% S≤0.055% S≤0.050% S≤0.045% Si≤0.6% Si≤0.6% Si≤0.6% P≤0.050% P≤0.050% P≤0.045% S≤0.050% S≤0.050% S≤0.045%

Fe 510

3.2. Prove sull’acciaio Le prove di laboratorio che più frequentemente si effettuano sugli acciai da carpenteria metallica sono: − prova di trazione; − prova di resilienza; − prova di piegamento. Vengono talvolta effettuate anche le seguenti prove: − prova a compressione globale; − prova di durezza; − prova di fatica. Prova di trazione Si effettua su di un provino sagomato secondo la UNI 556 ottenendo il diagramma tensione deformazione σ−ε.

Caratteristiche geometriche del provino1
1

Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio

Acciaio

4

La prova fornisce i valori della forza di trazione e della variazione di distanza di due punti di riferimento. La tensione viene valutata dividendo la forza di trazione per l’area nominale A0 del provino; quindi nelle fasi finali della prova, quando si verifica la strizione (cioè una forte riduzione della sezione) la tensione nominale si riduce anche se la reale tensione va sempre crescendo. La deformazione viene valutata dividendo la variazione di distanza tra i punti di riferimento per la distanza iniziale L0. La distanza L0 è pari a 5 volte il diametro del provino (se questo non avesse sezione circolare si assumerebbe L0 = 5.65 A0 ). Dalla prova di trazione si ricava la tensione di snervamento fy e la corrispondente deformazione εy; la deformazione in cui inizia l’incrudimento εh (che è circa 12-15 volte εy); a tensione di rottura a trazione fu (il massimo raggiunto nella prova) e la corrispondente deformazione εu; la deformazione a rottura. εt.

fu
3 4

fy

2 1

1 2 3 4

ramo elastico snervamento incrudimento tratto decrescente
(il valore nominale decresce, ma quello reale cresce sempre e la sezione si riduce)

εy εh

εu

εt

diagramma σ-ε per l’acciaio

Nota 1: per indicare la tensione di rottura a trazione (il massimo raggiunto nella prova) l’Eurocodice 3 usa il simbolo fu mentre la normativa italiana usa ft. Io mi sono attenuto alla simbologia dell’Eurocodice 3. In maniera analoga ho usato i pedici u e t per le deformazioni. Nota 2: In caso di prova ciclica si ha uno scarico e ricarico elastico, ma all’inversione del carico l’andamento diventa curvilineo (effetto Bauschinger) Prova di resilienza La prova di resilienza mette in evidenza la resistenza alla rottura fragile (resilienza) degli acciai. Si effettua col pendolo di Charpy, operando su un provino predisposto con intagli standardizzati.

prova di resilienza1
1

Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio

Acciaio Il pendolo, lasciato cadere da un’altezza h0, rompe il provino e risale dal lato opposto ad un’altezza h. La quantità h0-h è proporzionale all’energia di rottura della provetta; essa, rapportata all’area di rottura, fornisce il valore della resilienza. Il grafico resilienza-temperatura che si ottiene da queste prove permette di individuare la temperatura di transizione intesa come quella temperatura al di sotto della quale vi è un brusco decadimento della resilienza.
grafico resilienza-temperatura1

5

Poiché i risultati della prova sono fortemente dipendenti dalla forma dell’intaglio essi non rappresentano dati sperimentali obiettivi. I valori di resilienza, come anche la temperatura di transizione, hanno solo significato di riferimento nel senso che bassi valori di resilienza sono spie di rischio di fragilità. Per modificare (abbassare) la temperatura di transizione è necessario intervenire sulla composizione chimica (carbonio, manganese e nichel). La norma italiana (D.M. 9/1/96, punto 2.1) fissa una resilienza di 27 J alla temperatura di −20 °C, 0 °C, +20 °C rispettivamente per acciai di grado B, C, D, valutata per un provino con intaglio a V ed area 0.8 cm2. Prova di piegamento Consiste nel sottoporre il provino ad una deformazione plastica per flessione, piegandolo a un angolo α pari a 90° o più frequentemente 180°. Essa consente di accertare l’attitudine del materiale a sopportare grandi deformazioni a freddo senza rompersi. La prova di piegamento fornisce inoltre, come anche quella di allungamento a rottura, indicazioni sulla duttilità del materiale. Le UNI 564 e 5468 danno indicazioni su come effettuare la prova rispettivamente per i profili a sezione aperta e cava. Prova di compressione globale (stub column test) Questa prova viene fatta su tronchi di profilato di opportune dimensioni ed è utile per valutare il comportamento globale dei profilati.

stub column test1

1

Da Ballio, Mazzolani. Strutture in acciaio

prova a fatica 1 Da Ballio. La durezza Brinell è data da: 2 π d  d − d 2 − d0      d diametro della sfera d 0 diametro dell' impronta HB = 2F (N/mm ) 2 I valori della durezza Brinell rappresentano la resistenza superficiale alla penetrazione e sono anche grossolanamente proporzionali al valore di resistenza meccanica. Strutture in acciaio . Prova a fatica Mette in evidenza la riduzione. La prova viene effettuata con apparecchi diversi (Brinell. non omogenea distribuzione delle caratteristiche meccaniche nella sezione) che hanno un ruolo degradante sulle caratteristiche meccaniche. Mazzolani. della resistenza meccanica a seguito di cicli di sollecitazioni di intensità oscillante nel tempo. Rockwell) che si differenziano tra di loro per la forma del penetratore. 6 confronto tra risultati di prova a trazione e prova a compressione globale1 Prova di durezza Consiste nella misura del diametro dell’impronta di penetrazione lasciata sul provino da una sfera di acciaio sottoposta ad un carico F per un determinato intervallo di tempo. Questo fenomeno è dovuto all’influenza delle imperfezioni strutturali (tensioni residue. rispetto al valore originario. Vichers.Acciaio La prova di compressione globale evidenzia una tensione limite media di proporzionalità σm più bassa della corrispondente ottenuta da una prova a trazione su provini normalizzati.

nella sezione di indagine.Acciaio 7 La prova consiste nel far ruotare il provino attorno al proprio asse con un carico verticale appeso all’estremità. Acciai da carpenteria metallica Gli acciai laminati a caldo utilizzati in Italia erano individuati con le seguenti sigle: Fe 360 Fe410 Fe530 nelle quali il numero che compare indica la tensione di rottura (in N mm-2). diagramma tensione-numero di cicli1 I risultati portano alle seguenti conclusioni: − se il materiale è sottoposto a carichi ripetuti la rottura può verificarsi per una tensione inferiore a quella corrispondente alla resistenza statica. Le NTC08 (punto 11. a valori di tensione che variano con legge sinusoidale nel tempo t. Mazzolani. Il diagramma in scala semilogaritmica f-n (dove n è il numero di cicli di carico) mostra che vi è un valore limite di resistenza al di sotto del quale il materiale non risente più dei cicli di carico. − il numero dei cicli necessario per raggiungere la rottura è. a parità di tensione massima. Strutture in acciaio .3.4. da utilizzare nel calcolo come valori caratteristici. con la seguente tabella: Tipo nominale di acciaio S 235 (ex Fe 360) S 275 (ex Fe 430) S 355 (ex Fe 510) 1 Spessore t (mm) t ≤ 40 mm fy (N/mm2) 235 275 355 fu (N/mm2) 360 430 510 40 mm < t ≤ 100 mm fy (N/mm2) fu (N/mm2) 215 360 255 410 335 470 Da Ballio. cicli di tensione nella prova a fatica1 3. tanto più grande quanto minore è l’ampiezza ∆σ di oscillazione della tensione. La conseguente sollecitazione momento flettente M da luogo.1) definiscono i valori nominali della resistenza di snervamento fy e della resistenza a rottura per trazione fu. Oggi si usano invece le sigle: S 235 S 275 S 355 nelle quali il numero che compare indica tensione di snervamento (in N mm-2).3.

un po’ più particolareggiate. oltre il 20%. per spessori maggiori di 80 mm fino a 100 mm è ammessa la riduzione di 40 N/mm2. (10) Da provette longitudinali per barre. larghi piatti ≥ 26 (10) ≥ 22 (10) ≥ 22 (10) (1) Rientrano in questi tipi di acciai. per spessori maggiori di 40 mm fino a 63 mm è ammessa la riduzione di 1 punto. laminati mercantili. Fe 430 ed Fe 510 nei gradi B. D e DD della UNI EN 10025 (febbraio 1992). (9) Da provette trasversali per lamiere. per spessori maggiori di 16 mm fino a 40 mm è ammessa la riduzione di 10 N/mm2. (6) Per spessori fino a 16 mm. per spessori maggiori di 3 mm fino a 40 mm.per lamiere . che erano contenute nel punto 2.65 ⋅ A0 ) εt Amin . profilati. per spessori maggiori di 40 mm fino a 63 mm è ammessa la riduzione di 20 N/mm2. 1 . per spessori maggiori di 80 mm fino a 100 mm è ammessa la riduzione di 40 N/mm2.per barre. (3) Per spessore maggiori di 3 mm fino a 100 mm. oltre agli acciai Fe 360. è importante conoscere solo i concetti e valori essenziali: valori “standard” della tensione di snervamento. per spessori maggiori di 16 mm fino a 40 mm è ammessa la riduzione di 10 N/mm2. per spessori maggiori di 3 mm fino a 40 mm. Nota per lo studente. 9/1/961: − per sezioni a profilo aperto Simbolo adottato ft fy Simbolo UNI Rm Re Caratteristica o parametro tensione (carico unitario) di rottura a trazione [N/mm2] tensione (carico unitario) di snervamento [N/mm2] B C Resilienza KV [J] (8) Fe 360 (1) (2) Fe 430 (1) (3) Fe 510 (1) (4) ≥ 340 ≤ 470 (5) ≥ 410 ≤ 560 (6) ≥ 490 ≤ 630 (7) KV KV +20°C 0°C D −20°C DD −20°C ≥ 235 ≥ 27 ≥ 27 ≥ 27 − ≥ 24 (9) ≥ 275 ≥ 27 ≥ 27 ≥ 27 − ≥ 20 (9) ≥ 355 ≥ 27 ≥ 27 ≥ 27 ≥ 40 ≥ 20 (9) Allungamento % a rottura ( L0 = 5.1 del D. (2) Per spessori maggiori di 3 mm fino a 100 mm. anche altri tipi di acciai purché rispondenti alle caratteristiche indicate in questo prospetto. il fatto che la tensione di snervamento è minore per spessori elevati. C. per spessori maggiori di 40 mm fino a 100 mm è ammessa la riduzione di 20 N/mm2. (8) Per spessori maggiori di 10 mm fino a 100 mm. (7) Per spessori fino a 16 mm. laminati mercantili. nastri e larghi piatti con larghezza 600 mm. per spessori maggiori di 63 mm fino a 100 mm è ammessa la riduzione di 2 punti. profilati e larghi piatti con larghezza < 600 mm. per spessori maggiori di 63 mm fino a 80 mm è ammessa la riduzione di 30 N/mm2. per spessori maggiori di 63 mm fino a 80 mm è ammessa la riduzione di 30 N/mm2. per spessori maggiori di 16 mm fino a 40 mm è ammessa la riduzione di 10 N/mm2.M. (5) Per spessori fino a 16 mm. Ovviamente queste tabelle sono riportate a titolo informativo. per spessori maggiori di 40 mm fino a 63 mm è ammessa la riduzione di 1 punto. il fatto che la deformazione unitaria a rottura è molto elevata. per spessori maggiori di 63 mm fino a 100 mm è ammessa la riduzione di 2 punti. (4) Per spessori maggiori di 3 mm fino a 100 mm. per spessori maggiori di 40 mm fino a 63 mm è ammessa la riduzione di 20 N/mm2.Acciaio 8 Solo per completezza si riportano le indicazioni.

(2) Per spessori fino a 16 mm. per spessori oltre 16 mm fino a 35 mm è ammessa la riduzione di 10 N/mm2. (3) Per spessori fino a 16 mm. Sulla base delle caratteristiche di saldabilità gli acciai sono suddivisi in tre gradi di saldabilità.Acciaio − per sezioni a profilo cavo 9 Simbolo adottato ft fy Simbolo UNI Rm Re Caratteristica o parametro tensione (carico unitario) di rottura a trazione [N/mm2] tensione (carico unitario) di snervamento [N/mm2] B +20°C C 0°C Resilienza KV [J] D −20°C Allungamento percentuale a rottura ( L0 = 5.1 imponeva come limiti ammissibili a trazione e compressione per acciaio laminato i valori riportati nella seguente tabella materiale Fe 360 Fe 430 Fe 510 σs [N/mm2] t ≤ 40 mm t > 40 mm 160 190 240 140 170 210 .M. Fe 430 ed Fe 510 nei gradi B. Per quanto riguarda il metodo delle tensioni ammissibili. anche altri tipi di acciai purché rispondenti alle caratteristiche indicate in questo prospetto. 14/2/92 punto 3. oltre agli acciai Fe 360.1. al grado di disossidazione. In commercio sono presenti altri tipi di acciaio ad alto limite elastico (EX-TEN.65 ⋅ A0 ) % Fe 360 (1) Fe 430 (1) Fe 510 (1) ≥ 360 (2) ≥ 430 (2) ≥ 510 (3) KV KV ≥ 235 ≥ 27 ≥ 27 ≥ 27 ≥ 24 ≥ 275 ≥ 27 ≥ 27 ≥ 27 ≥ 21 ≥ 355 ≥ 27 ≥ 27 ≥ 27 ≥ 20 εt Amin (1) Rientrano in questi tipi di acciai. per spessori maggiori di 35 mm e fino a 40 mm è ammessa la riduzione di 20 N/mm2. Il grado di saldabilità è legato alla composizione chimica. e anche DD per Fe 510 (nell’ordine dal meno saldabile al più saldabile). Per una struttura bullonata si impiegherà acciaio di grado B. C o D. B. per spessori maggiori di 16 mm fino a 40 mm è ammessa la riduzione di 10 N/mm2. tutti con fy=650 N/mm2). il D. T1 e NICUAGE. C e D della UNI 7806 (dicembre 1979) e UNI 7810 (dicembre 1979). alla fragilità (resilienza).

ecc. lamiere sottili.). . profili sottili. manufatti di spessore non superiore a 40 mm e larghezza compresa tra 200 e 1000 mm.4. lamiere (lamierini. vengono spesso accoppiati a due a due sia perché ciò conferisce simmetria alla sezione composta sia per comodità di realizzazione dei collegamenti.Acciaio 10 3. Ne esistono due distinte tipologie: IPE ed HE. le loro caratteristiche sono riportate in un sagomario. A parità di area della sezione (e quindi di peso e costo) i profili IPE hanno momento d’inerzia e modulo di resistenza nettamente maggiore rispetto agli HE e sono quindi più convenienti in caso di aste soggette a flessione semplice. Tipologie degli elementi in acciaio Gli elementi in acciaio vengono prodotti industrialmente mediante un processo di laminazione a caldo o di sagomatura a freddo e sono così classificati: − elementi laminati a caldo. con 1 mm ≤ t ≤4 mm. per essere più precisi. una serie leggera. Elementi laminati a caldo Profilati: lamiere: larghi piatti: barre Profilati I tipi di sezione e le dimensioni geometriche dei profilati sono unificate in ambito europeo. esiste una serie normale. I momenti d’inerzia dei profili HE nelle due direzioni hanno una minore differenza e ciò rende questi profili più adatti ad essere usati come colonne (perché le colonne sono soggette a sforzo normale oltre che a momento flettente e questo inoltre agisce spesso in due direzioni). I profili HE hanno invece b=h. manufatti di spessore non superiore a 50 mm e di larghezza pari alla massima dimensione del laminatoio. barre. HEM. aste di acciaio aventi sezioni particolari a contorno aperto o cavo. − elementi sagomati a freddo: lamiere grecate. tubolare IPE HE a C (o a U) angolari scatolari profilati con sezione a contorno aperto profilati con sezione a contorno chiuso I profili a doppio T sono utilizzati soprattutto come travi e colonne di strutture a telaio. HEB. I profili IPE hanno una larghezza b dell’ala pari alla metà dell’altezza h. I profili a C e gli angolari sono usati soprattutto come aste di travature reticolari o aste di controventatura. larghi piatti. il momento d’inerzia è però molto basso e ciò li rende inadatti a sopportare momento flettente in due piani diversi ed anche molto sensibile all’instabilità in un piano. nella quale è effettivamente b=h fino ad una altezza di 300 mm (per altezze maggiori b rimane costantemente pari a 300 mm). con t < 1 mm. profilati. HEA. ed una serie pesante. che hanno spessori maggiori e piccole differenze nell’altezza rispetto alla serie normale.

L’uso contemporaneo di acciai di diversa resistenza permette di avere una “quarta dimensione” nelle costruzioni in acciaio. Fe 360 Fe 510 . delle informazioni che si possono reperire sul sagomario. c) alcuni tipi di profilati detti “Jumbo” realizzati con lamiere o larghi piatti di notevole spessore. In commercio sono disponibili: a) una vasta gamma di profili saldati a doppio T realizzati con lamiere e larghi piatti dello spessore di 1214-19-22-25-26 mm che raggiungono altezze di 1700 mm. ISE HSE HSD Fe 510 b) alcuni tipi di profilati ibridi la cui sezione è realizzata accoppiando lamiere e larghi piatti di qualità diversa.Acciaio 11 A titolo di esempio è riportata una sintesi. relativamente ad un profilo IPE. Larghi piatti e lamiere Questi prodotti permettono di realizzare per semplice saldatura o bullonatura elementi strutturali fuori marca.

ottenuti mediante piegatura a freddo di nastri di acciaio di spessore di circa 3-4 mm profili senza irrigidimenti di bordo profili con irrigidimenti di bordo profilo con irrigidimenti nell’ala Nell’ambito dei profili sottili si possono ottenere le sezioni più varie che realizzano il massimo sfruttamento del materiale. anche “per forma” con conseguente ottimizzazione del peso strutturale. Mazzolani. in genere a contorno aperto. Sono di vastissimo impiego come elementi orizzontali e verticali di chiusura Profili sottili: elementi strutturali di sezioni. Strutture in acciaio . L’esiguo spessore di questi profili richiede una particolare attenzione del progettista ai pericoli connessi con fenomeni di corrosione e/o di instabilità locale. 1 Da Ballio. 12 possibili profilati ottenibili mediante composizione di larghi piatti1 Elementi sagomati a freddo Lamiere grecate: elementi ottenuti mediante piegatura a freddo di lamierini o lamiere sottili.Acciaio d) una vasta gamma di profilati dalle forme più fantasiose.

Acciaio 13 4.tensioni residue Le tensioni residue si formano a causa del processo di raffreddamento successivo alla laminazione (600° C) e possono venire modificate da eventuali processi termici o da raddrizzamento di natura meccanica. quali: − la presenza di tensioni residue (stati tensionali autoequilibrati nelle sezioni trasversali). sono presenti imperfezioni che riguardano le caratteristiche meccaniche. isotropa ed esente da stati tensionali interni precedenti l’applicazione del carico. In realtà le aste prodotte industrialmente presentano inevitabilmente imperfezioni nella sezione e su tutta la lunghezza. Strutture in acciaio . Imperfezioni di tipo meccanico Sia nei profili laminati a caldo che in quelli laminati a freddo e a composizione saldata. causate dal processo di produzione. Mazzolani. − la disomogenea distribuzione delle caratteristiche meccaniche nelle sezioni trasversali e lungo l’asse dei profilati. Profili laminati a caldo . omogenea. Le imperfezioni possono essere: − meccaniche − geometriche 4.1. variazione dello stato tensionale durante il raffreddamento1 1 Da Ballio. Nella figura seguente è schematizzato il processo temporale dell’andamento dello stato tensionale della sezione del profilo a seguito del suo raffreddamento. Le imperfezioni I modelli con i quali calcoliamo le strutture sono in genere fondati sull’ipotesi che l’asta sia “ideale” cioè perfettamente rettilinea.

quando il resto del profilo è ormai raffreddato e quindi solidificato. Si tenga presente che i valori delle tensioni residue possono essere molto elevati. Questo tende a generare tensioni di trazione all’estremo delle ali e compressione all’intersezione ala-anima (b) che però si smorzano (c) grazie alle deformazioni viscose delle parti più calde. tw/b tf/h tf/b h/b tw/h con h = altezza della sezione tw= spessore dell’anima b = larghezza delle ali tf = spessore delle ali andamenti sperimentali delle tensioni residue in travi a doppio T 1 modelli proposti per l’andamento delle tensioni residue1 1 Da Ballio. il calore specifico del materiale c ed il coefficiente di dilatazione termica α. il peso specifico del materiale γ. Il successivo raffreddamento dei punti di intersezione ala-anima. non ancora ben solidificate. Questi sono combinati nel rapporto k/γ c da cui in definitiva dipende la differenza di temperatura fra i vari punti della sezione del profilato. Poiché negli acciai il rapporto k/γ c è costante . genera trazione all’attacco ala-anima e compressione agli estremi delle ali e al centro dell’anima (d) e questo stato tensionale autoequilibrato rimane presente nel profilato.la distribuzione delle tensioni residue dipende dalla geometria delle sezioni trasversali. pari a oltre la metà della tensione di snervamento se non addirittura comparabili ad essa. Strutture in acciaio .Acciaio 14 Le parti esterne dell’ala e quella centrale dell’anima si raffreddano più rapidamente e tendono quindi ad accorciarsi in misura maggiore rispetto ai punti di intersezione ala-anima. ossia dai rapporti. Mazzolani. I parametri che influenzano questo comportamento sono la conducibilità termica k.

Acciaio Profili laminati a caldo . Il cordone di saldatura viene depositato allo stato fuso e le zone adiacenti ad esso raggiungono presto la temperatura di fusione. distribuzione dello snervamento fy sulla sezione trasversale di un profilato HEA e valori misurati per vari profilati HE1 Profili a composizione saldata . È evidente che durante la formatura a freddo. A queste possono aggiungersi di tipo flessionale (cioè con andamento variabile lungo lo spessore in maniera lineare intrecciata) dovute alla piegatura. Strutture in acciaio . A causa di questi differenti salti termici sulla sezione sono presenti.tensioni residue Le tensioni residue in questi tipi di profilati sono causate dal processo di produzione. a saldatura ultimata. 1 Da Ballio.tensioni residue Le tensioni residue sono causate dal disomogeneo apporto di calore dovuto alla saldatura. Mazzolani. tensioni residue di trazione nella zona prossima alla saldatura e di compressione nella zona più lontana.caratteristiche meccaniche 15 Si è potuto costatare sperimentalmente che vi è una certa dispersione dei risultati anche nei valori delle caratteristiche meccaniche più importanti. tensioni residue dovute al procedimento di saldatura1 Profili formati a freddo . le fibre superficiali tendono ad allungarsi mentre quelle interne rimangono indeformate.

Considerazioni sull’importanza delle imperfezioni meccaniche L’influenza delle tensioni residue sullo stato tensionale e sulla relazione tra caratteristiche della sollecitazione e deformazioni è mostrato esemplificativamente nel caso di un profilato a doppio T con tensioni residue pari a 0. soggetto ad una azione assiale N (si è imposto l’allungamento ∆L e quindi la deformazione e si è ricavato il conseguente stato tensionale e il valore di N). All’aumento della resistenza si accompagna però una diminuzione della resilienza che rende il profilo fragile. ma il valore massimo di N coincide con quello di un’asta ideale anche se è raggiunto per deformazioni maggiori. esse inoltre possono aumentare il rischio di instabilità di un’asta o innescare pericolosi fenomeni di instabilità locale delle parti compresse di una sezione. L’operazione di piegatura produce un innalzamento del limite elastico del materiale tanto maggiore quanto più piccolo è il raggio di curvatura della piega.caratteristiche meccaniche La variazione delle caratteristiche meccaniche lungo la sezione è dovuta all’incrudimento per piegatura del materiale.5 εy L εy ε − + + fy σ anima ε − − + + + − σ + + N 0 (2 Af+Aw) 0.5 εy L 1. ma influiscono sul comportamento sotto carichi di esercizio. allungamento ∆L ala + 0 0.Acciaio 16 tensioni residue da formatura a freddo1 Profili formati a freddo .0 εy L 1. In definitiva. Mazzolani. Strutture in acciaio .2.5 fy (2 Af+Aw) 0. le tensioni residue autoequilibrate (così come la variazione delle caratteristiche meccaniche) non alterano il comportamento globale (resistenza ultima) della sezione trasversale.875 fy (2 Af+Aw) 1. 4. 1 Da Ballio.0 fy Si nota che la relazione N-∆L si discosta dall’andamento lineare a partire da deformazioni ben più piccole di quelle corrispondenti allo snervamento.5 fy.

Imperfezioni geometriche 17 Con questo termine vengono indicate tutte le variazioni di dimensione o forma dell’asta rispetto alla geometria ideale.5 si può utilizzare il valore k=0. il modulo di resistenza elastico W e plastico Wpl tendono a discostarsi dai valori nominali. il momento d’inerzia I. − mancata ortogonalità degli elementi che compongono le sezioni. Un’indagine su 5000 profili a doppio T (HEA e HEB) ha dato i seguenti risultati: − la variazione della larghezza delle ali e dell’altezza della sezione è molto contenuta. distribuzione di frequenza di area e modulo di resistenza1 Un’altra importante variazione rispetto alle dimensioni nominali si ha nei profili sottili piegati a freddo.35).Acciaio 4. dipendente dal rapporto r/t (per r/t>1. Imperfezioni geometriche della sezione trasversale Le variazioni che interessano la sezione trasversale dipendono da: − graduale consumo di rulli sbozzatori. Per effetto della piegatura si ha infatti una riduzione dello spessore t nella zona della piega. distribuzione di frequenza delle caratteristiche geometriche dei profilati1 − anche l’area A. il valore medio dello spessore ridotto tred può essere assunto pari a  r+k t  tred =    r + 0 . 1 Da Ballio. Mazzolani.3. − lo spessore delle ali e delle anime tende ad essere rispettivamente minore e maggiore rispetto al valore nominale.5 t  t   dove r è il raggio interno di piegatura e k è un fattore di riduzione. − variazioni degli spessori e delle dimensioni delle lamiere nei profili saldati. Strutture in acciaio .

4). Considerazioni sull’importanza delle imperfezioni geometriche Le imperfezioni geometriche possono condizionare in misura rilevante il comportamento degli elementi strutturali. Strutture in acciaio . imperfetta. e0 freccia in mezzeria dovuta alla configurazione dell’asta reale che ha una deformata iniziale di tipo sinusoidale. dei sistemi di controvento e delle membrature (Eurocodice 3. − nella verifica di aste compresse. punto 5.4. una tensione critica inferiore a quella dell’asta ideale (metodo ω della norma italiana. 1 Da Ballio. deformate reali e deformata sinusoidale usata nel modello1 4.2.Acciaio Imperfezioni geometriche dell’asse dell’asta 18 La variazioni più importante è la deviazione dell’asse dell’asta dalla sua posizione ideale perfettamente rettilinea. Mazzolani. Il modello di asta con cui usualmente si tiene conto di tale imperfezione è: e e0 modello di imperfezioni dell’asta1 in cui e eccentricità del carico all’estremità dell’asta causata dalle variazioni di geometria della sezione trasversale. considerando per l’asta reale. coefficiente χ dell’Eurocodice 3). La normativa italiana e quella europea impongono di tenerne conto in diverse circostanze: − nella valutazione del comportamento globale di una struttura intelaiata (imperfezione laterale φ delle colonne).

− il diverso comportamento a trazione e a compressione. Non a caso la precedente versione dell’Eurocodice 3 presentava prima gli stati limite di servizio e poi gli stati limite ultimi. − l’influenza della differenza di resistenza tra acciaio e calcestruzzo.Acciaio 19 5. Lo studio dei collegamenti diventa una parte predominante del progetto di strutture in acciaio. − problemi di instabilità. che per strutture in acciaio rende possibile l’uso di sezioni molto minori rispetto a quelle consuete in strutture in cemento armato. − maggiore sensibilità a condizioni di carico trascurabili nel cemento armato. In numerosi casi la scelta della sezione è condizionata più dai limiti di deformabilità che dai limiti di resistenza. Quando si vuole realizzare una connessione parziale. Confronto tra elementi strutturali in cemento armato e in acciaio Nel confrontare tra loro strutture o elementi strutturali in cemento armato e in acciaio occorre tenere conto di vari aspetti: − le modalità costruttive. ad esempio una cerniera. non inficiano la continuità degli elementi strutturali. comportando di conseguenza: − problemi di deformabilità. Instabilità L’uso di sezioni molto piccole rende le aste compresse e le strutture dotate di elementi compressi particolarmente sensibili al problema dell’instabilità (dell’asta o dell’intera struttura). la dimensione delle sezioni in acciaio è tanto più piccola rispetto a quella delle sezioni in cemento armato da rendere molto rilevanti i problemi di esercizio connessi alla deformabilità. a cui si dedica più tempo e più cura che al progetto delle aste stesse e che spesso condiziona la scelta delle sezioni degli elementi strutturali. saldatura) in officina. perché anche per schemi che analizzeremmo nel piano l’instabilizzazione può avvenire al di fuori del piano stesso. che condizionano il comportamento strutturale e la scelta dei modelli di calcolo ma soprattutto l’importanza da dare ai particolari costruttivi. Per questo motivo i modelli geometrici utilizzati nell’analisi strutturale sono sempre quelli di trave continua o telaio. foratura. − vantaggi nel caso di grandi luci e in zona sismica. Modalità costruttive Le strutture in cemento armato ordinario sono usualmente realizzate in opera. . Le strutture in acciaio sono invece realizzate mediante l’assemblaggio di elementi monodimensionali (profilati) o bidimensionali (lamiere) prodotti in stabilimenti siderurgici e preparati (taglio. occorre intervenire con opportuni accorgimenti costruttivi. L’analisi dell’asta o della struttura ai fini dell’instabilità deve sempre essere effettuata tenendo conto della reale tridimensionalità della struttura. se realizzate con cura. Nelle strutture in acciaio è quindi essenziale la verifica di stabilità delle aste compresse ed è spesso importante tenere conto degli effetti del secondo ordine nell’analisi strutturale. Deformabilità Nonostante il modulo elastico dell’acciaio sia quasi il triplo rispetto a quello del calcestruzzo. Le strutture in acciaio hanno quindi un grado di vincolo mutuo tra i vari elementi che tende ad essere il minimo possibile ed è necessario intervenire con opportuni accorgimenti costruttivi se si vuole elevare il grado di iperstaticità della struttura. Le riprese di getto. problemi entrambi usualmente trascurati nel caso di strutture in cemento armato. preparando gabbie di armatura e casseforme ed effettuando quindi il getto di calcestruzzo.

tanto che il carico portato può diventare minimo rispetto ad esso ed oltre certe dimensioni una trave in cemento armato non riesce nemmeno a portare se stessa. con l’acciaio possono invece raggiungersi luci molto maggiori.Acciaio 20 Influenza della tridimensionalità sull’instabilizzazione della struttura1 Sensibilità a schemi di carico A causa della differenza di sezioni. è sempre trascurabile per una struttura in cemento armato (perché riduce le sollecitazioni) mentre può essere molto pericoloso per una struttura in acciaio (perché può portare a un’inversione di segno nelle sollecitazioni e quindi all’instabilizzazione di elementi che con le usuali combinazioni di carico sarebbero sempre tesi). che può valere 0. oltre a presentare il rischio di instabilità dell’elemento o della struttura. − strutture in zona sismica: l’azione sismica è proporzionale alle masse presenti. la riduzione del peso proprio comporta quindi anche una riduzione di tali azioni. Strutture di grande luce o in zona sismica La bassa incidenza del peso proprio è estremamente utile in due casi: − strutture di grande luce: il peso proprio di travi in cemento armato cresce all’aumentare della luce. Ad esempio una copertura non praticabile in acciaio pesa circa 0.50 kN m-2. Un carico da neve di 0.30 kN m-2 a fronte di 2÷3 kN m-2 di una copertura in cemento armato. L’acciaio in compressione. M c.30÷0. Inoltre il carico da depressione del vento.90 kN m-2 rappresenta quindi il 70÷90% del carico totale per la copertura in acciaio ed il 20÷30% per quella in cemento armato. Mazzolani. ha anche problemi di instabilità locale che riducono la capacità di sopportare momento accoppiato a sforzo normale di compressione. M acciaio N compressione N compressione 1 Da Ballio.a. il peso proprio ha un’incidenza molto minore rispetto agli altri carichi portati.15÷0. Strutture in acciaio . Comportamento a trazione e a compressione Il calcestruzzo lavora sempre meglio a compressione.

31 h h Diagrammando il rapporto freccia elasticaluce trave in funzione del rapporto luce trave-altezza sezione (ossia δmax/L−L/h) si ottiene che per rapporti L/h compresi tra 15-30 il rapporto δmax/L è accettabile se la tensione del materiale è ben al di sotto del valore ammissibile. 6. σ s =160 MPa (acciaio Fe 360) e g=q. i due limiti diventano L L rispettivamente > 24. Ad esempio.1.2 da cui si ricava δ2 = 5 q L4 384 E I ⇒ 5 q L4 1 < L (se vi sono tramezzi) 384 E I 350 1 4 .8 E g + q L > da cui si ricava q h 350 σ s Se si ha ad esempio E=206000 MPa. Strutture in acciaio . − danni agli elementi non strutturali. ad esempio per una trave semplicemente appoggiata con carico permanente g e variabile q si ha: 16 σ s M h ( g + q ) L2 h L2 = σ max = = ⇒ I ( g + q) h I 2 8 2I δ max = 5 ( g + q) L4 (se non vi è controfreccia) 384 EI ⇒ 5 ( g + q ) L4 1 < L 384 EI 250 L 1 4 .avendo indicato con δmax la feccia dovuta al carico totale e con δ2 quella dovuta ai soli carichi variabili: 1 1 − per solai in generale: δmax < L δ2 < L 300 250 1 1 − per solai con tramezzi: δmax < L δ2 < L 250 350 I limiti degli spostamenti sono spesso più gravosi dei limiti di resistenza. punto 4.8 E > h 250 σ s Eurocodice 3.72 e > 35. − vibrazioni che possono dare fastidio o danno.Acciaio 21 6. Controllo degli spostamenti Spostamenti verticali L’Eurocodice 3 fornisce limiti agli spostamenti (riferiti all’effetto della combinazione di carichi rara). Stati limite di servizio Necessità di limitare: − deformazioni che possono compromettere l’uso della struttura. 1 1 Da Ballio. Mazzolani.

si dovrà tenere conto di imprecisioni dell’esecuzione. cedimenti delle fondazioni. la frequenza naturale del solaio deve essere maggiore di 3 cicli/s per evitare risonanza.Acciaio 22 Nota 1: nel calcolo delle frecce occorre tenere conto delle deformazioni indotte da scorrimenti nei collegamenti bullonati.3 Persone che camminano inducono vibrazioni con frequenza di circa 2 cicli/s (da 1. Spostamenti orizzontali Gli spostamenti orizzontali indotti dal vento devono essere minori di: 1 − in ciascun piano: h 300 1 htot − per l’intera struttura: 500 6. la frequenza naturale del solaio deve essere maggiore di 5 cicli/s.6 a 2. Controllo delle vibrazioni Eurocodice 3. ecc. Per trovare espressioni che forniscono la frequenza naturale di oscillazione del solaio occorrerebbe scrivere le equazioni del moto. per evitare un effetto a catena (il peso dell’acqua aumenta la freccia.4 cicli/s a seconda che si cammini lentamente o si corra). punto 4. riferite alla combinazione di carico frequente: − per solai in genere freccia totale δ1 + δ2 < 28 mm freccia totale δ1 + δ2 < 10 mm − per solai soggetti a moto ritmico . inflessioni dei materiali di copertura e degli elementi strutturali. con un ulteriore incremento di peso e di freccia. Ad esempio per una travatura reticolare si hanno ulteriori frecce dovuta agli scorrimenti nei correnti (δc) e nelle diagonali (δd) che possono essere valutate con le espressioni: n L δc = (d 0 − d ) 6 h L L δd = d (d 0 − d ) p h con n = numero di giunti nei correnti Ld = lunghezza delle aste diagonali p = passo delle aste diagonali d0-d = gioco foro-bullone Nota 2: particolari accorgimenti devono essere presi per evitare il ristagno di acqua piovana. si ottiene all’incirca 5 f = δ con f = frequenza (cicli/s) δ = freccia provocata dai carichi agenti (cm) Da queste relazioni derivano le imposizione dell’Eurocodice 3. In caso di solai sui quali si salta o si balla in modo ritmico. quindi può ristagnare una maggiore quantità di acqua.2.).

1. L’area che si ottiene dalla espressione sopra riportata deve essere quindi quella della sezione netta. 7. noto N e l’area della sezione N N σ= ε= A EA e la verifica consisterà nel calcolare la tensione e confrontarla col valore ammissibile σ s . Viceversa. Indicando con εG la deformazione unitaria in corrispondenza del baricentro e con χ la curvatura (derivata delle ε. studiate nel corso di Scienza delle costruzioni. la deformazione di un punto generico è data da ε = εG + χ y e la tensione è quindi σ = E (ε G + χ y ) . Per semplicità si considera qui la presenza del solo momento Mz. orizzontale e orientato verso sinistra (per maggior dettaglio. cap. . cioè verificando che sia σ id = σ 2 + 3 τ 2 ≤ σ s Si noti che in presenza di sole τ si ha σ id = τ 3 .Acciaio 23 7. si adotterà il criterio di resistenza di Hencky-Von Mises calcolando una tensione ideale e confrontandola con quella ammissibile. cioè solo di un momento flettente M. per definizione. lo sforzo normale è la risultante delle tensioni. cioè applicato al baricentro della sezione. si ha N = ∫ σ dA = σ ∫ dA = σ A e quindi. cioè inclinazione del loro diagramma). I valori delle tensioni ammissibili sono stati riportati in precedenza. In questo modo si ha il vantaggio di poter assumere un diagramma σ-ε lineare (almeno per l’acciaio) e di utilizzare tutte le formule fornite dallo studio di travi realizzate con materiale elastico lineare. il diagramma delle deformazioni e delle tensioni è lineare. verticale e orientato verso l’alto. 7. il che equivale a considerare accettabile una τ non superiore a σ s / 3 .2. Flessione semplice In presenza di flessione semplice. 6). In presenza di sole tensioni normali la verifica consiste quindi nel calcolare il valore massimo della tensione nella sezione e controllare che sia σ max ≤ σ s Quando sono presenti contemporaneamente più tensioni. tutti i punti della sezione avranno la stessa deformazione ε e tensione σ. Verifica e progetto di sezioni in acciaio – metodo delle tensioni ammissibili Il metodo delle tensioni ammissibili si basa sull’idea di applicare un coefficiente di sicurezza esclusivamente alle tensioni. si veda il mio volume sul cemento armato. Poiché. Trazione In presenza di uno sforzo assiale di trazione N centrato. come asse z un asse nel piano della sezione. sotto l’azione dei carichi “massimi”. Nota: nel seguito si considererà come asse x l’asse dell’asta. occorre tener conto del fatto che i fori praticati per inserire i bulloni ne indeboliscono la sezione. in fase di progetto è noto solo lo sforzo assiale N e l’area necessaria per la sezione si ricava dalla condizione N N che porta a A≥ σ = ≤ σs A σs Nota: se un’asta tesa è collegata alle altre aste mediante bulloni. come asse y un asse nel piano della sezione. considerando accettabili. tensioni adeguatamente più basse di quella di snervamento (circa i due terzi).

Acciaio 24 Poiché. il valore della tensione N M σ= − z y A Iz che raggiunge il valore massimo ancora all’estremo (superiore o inferiore. perché per un’assegnata coppia M-N la tensione massima dipende da due valori (A. O meglio. di solito. Viceversa. Si procede di solito per tentativi. Quindi in generale si dirà che la tensione massima(in valore assoluto) è fornita dall’espressione M σ max = W dove W è il (minimo) modulo di resistenza della sezione. sarà però in genere opportuno maggiorare un po’ la sezione rispetto a quanto necessario per la sola flessione. particolarmente condizionante. come spesso capita. i profilati prodotti industrialmente e destinati ad elementi soggetti a flessione e taglio hanno caratteristiche tali da farli andare in crisi prima per flessione che per taglio. si potrà calcolare un valore minimo di Iz con l’espressione vista per la flessione semplice. Pensando sempre. Iz). Quando. quindi. per definizione. il momento flettente è il momento risultante delle tensioni rispetto al baricentro. . La verifica consisterà sempre nel calcolare la tensione e confrontarla col valore ammissibile σ s . per semplicità. scegliendo una sezione (e quindi A e Iz) e poi verificandola. il diagramma delle deformazioni e delle tensioni è lineare. le sezioni saranno progettate per flessione e solo alla fine verificate a taglio. in fase di progetto è noto solo il momento flettente M ed il modulo di resistenza necessario per la sezione si ricava dalla condizione M M σ max = ≤ σs W≥ che porta a σs W 7. La verifica consisterà quindi nel calcolare la tensione e confrontarla col valore ammissibile σ s . tenendo conto che taglio e flessione sono tra loro legati. analogamente a quanto visto in precedenza. 7. alla presenza del solo momento Mz si ricava. Taglio Il taglio V non è. Il rapporto I / ysup o I / yinf viene detto modulo di resistenza della sezione e indicato col simbolo W. a seconda della posizione del baricentro) cioè per y=ysup o y=yinf. Flessione composta Anche nel caso di flessione composta.4. cioè quando sono contemporaneamente presenti uno sforzo normale N ed un momento flettente M. si ha M z = − ∫ σ y dA = − ∫ E (ε G + χ y ) y dA = − E ε G ∫ y dA − E χ ∫ y 2 dA = − E χ I z mentre dalla condizione N=0 si ricava N = ∫ σ dA = ∫ E (ε G + χ y ) dA = E ε G Si ha così εG = 0 χ=− Mz E Iz ∫ dA + E χ ∫ y dA = E ε G A =0 e quindi M σ=− z y Iz Il diagramma delle tensioni è quindi “a farfalla” e si annulla in corrispondenza del baricentro della sezione. Meno semplice è il problema del progetto della sezione. In generale. è prevalente l’effetto di M.3. Il valore massimo della tensione si raggiunge all’estremo (superiore o inferiore. a seconda della posizione del baricentro) cioè per y=ysup o y=yinf.

Acciaio 25 Il diagramma di tensioni nella sezione è ricavato mediante la formula di Jouravski V S τ= Ib (per sapere come tale formula è ricavata. nel caso di presenza contemporanea di più caratteristiche della sollecitazione. I carichi permanenti g e variabili q sono amplificati rispetto ai loro valori caratteristici (usati nel metodo delle tensioni ammissibili) mediante i coefficienti γg e γq. percentualmente non molto minori del massimo che si raggiunge in corrispondenza del baricentro. Ib 3 Se invece vi è contemporaneamente taglio e momento flettente occorre applicare il criterio di resistenza di Hencky-Von Mises calcolando la σid. Verifica e progetto di sezioni in acciaio – metodo degli stati limite Le verifiche allo stato limite ultimo. Nel caso di sezioni a doppio T. tutti i punti della sezione avranno la stessa deformazione ε. per l’acciaio si fa riferimento fyd . che l’insieme di caratteristiche sollecitanti costituisca un punto non esterno al dominio delle caratteristiche resistenti). da utilizzare nel calcolo. in funzione del tipo di verifica e dell’elemento da verificare. Le caratteristiche di sollecitazione provocate da questi carichi vengono indicate col pedice Ed (ad esempio MEd. nella verifica delle sezioni si usa in genere γM0 che vale 1. Come resistenza. Si raggiungerà quindi lo snervamento contemporaneamente in tutti i punti (σ=fyd ovunque). lo sforzo normale è la risultante delle tensioni. il diagramma delle τ lungo l’anima è parabolico. in genere la τ non è molto rilevante. nell’ambito del metodo degli stati limite. Trazione In presenza di uno sforzo assiale di trazione N centrato. ovvero alla tensione di snervamento fy ridotta mediante opportuni coefficienti γM (l’Eurocodice 3 ne prevede parecchi. per definizione. ripeto. Poiché. studiate nel corso di Scienza delle costruzioni. si legga un libro di Scienza delle costruzioni oppure il capitolo 10 del mio libro sul cemento armato). come le IPE ed HE utilizzate per travi o pilastri.05 per il NAD italiano). basta quindi calcolare la τ massima utilizzando. momento resistente di calcolo). Le caratteristiche di sollecitazione massime sopportabili da una sezione sono indicate col pedice Rd (ad esempio MRd. Il diagramma σ-ε del materiale sarà sempre non lineare (elastico – perfettamente plastico per l’acciaio). Ai fini pratici. 8. il valore del momento statico di mezza sezione (fornito dai sagomari).1. che sarà probabilmente massima in prossimità dell’attacco tra ala e anima (anche se. momento sollecitante di calcolo). In genere. si basano sull’idea di applicare coefficienti di sicurezza sia ai carichi che alle resistenze dei materiali. nell’espressione di Jouravski. La verifica di resistenza consisterà sempre nel controllare che il valore sollecitante non superi quello resistente (o. cioè applicato al baricentro della sezione. I valori del carico così ottenuti. 8. In una sezione soggetta a solo taglio. si ha fy N Rd = ∫ σ dA = f yd ∫ dA = A γM0 In fase di progetto è noto lo sforzo assiale sollecitante NEd e l’area necessaria per la sezione si ricava dalla condizione . ma parte da valori agli estremi già rilevanti. la verifica consiste quindi nel controllare che V SG σ τ max = ≤ s essendo SG il momento statico di mezza sezione. non sarà quindi possibile utilizzare le formule fornite dallo studio di travi realizzate con materiale elastico lineare. vengono indicati col pedice d (da design = calcolo).

il momento flettente è il momento risultante delle tensioni rispetto al baricentro. ma nel valutare la resistenza ultima dell’asta si può andare oltre. l’alta metà con tensione pari a –fyd . il diagramma delle deformazioni è lineare. ma la zona snervata si ampia fino a raggiungere la situazione mostrata in figura: metà sezione è snervata con tensione pari a +fyd . Con forti deformazioni plastiche in corrispondenza del foro (che però provocano un allungamento trascurabile dell’asta) si arriva infatti all’incrudimento dell’acciaio. per definizione. si ha M Rd = − ∫ σ y dA = − ∫ − f yd y dA − ∫ f yd y dA = f yd ∫ y dA − f yd ∫ y dA = 2 S1 / 2 sez f yd sup inf sup inf dato che il momento statico della metà superiore della sezione è uguale e opposto al momento statico della metà inferiore. perché la sezione standard si snerva prima che si abbia la rottura in corrispondenza della sezione forata.Rd l’asta avrà un comportamento duttile. Se tra i due è minore Npl.Acciaio fy 26 N Sd fy / γM0 γM0 Nota: se un’asta tesa è collegata alle altre aste mediante bulloni. Rd = A γM0 e la resistenza ultima della sezione forata f N u .9 Anet u γM2 Si noti in questo caso l’uso del coefficiente riduttivo 0.9 (che credo voglia tener conto delle possibili variazioni dell’area netta) nonché di un coefficiente di sicurezza maggiore per le tensioni (γM2 vale 1. Flessione semplice In presenza di flessione semplice. si ha un corrispondente aumento delle tensioni. fino al raggiungimento dello snervamento. Man mano che crescono le deformazioni. La sezione con fori si snerverà sempre prima delle altre. la quantità 2 S1/2 sez (doppio del momento statico di mezza sezione) viene chiamata modulo di resistenza plastico ed indicata col simbolo Wpl. Per evidenziare l’analogia di questa espressione con quella usata nell’ipotesi di comportamento lineare.25 per il NAD italiano). y ε σ −fyd z +fyd Poiché. Rd = 0.2. N Sd ≤ A che porta a A≥ 8. che può così raggiungere la tensione di rottura fu. occorre tener conto del fatto che i fori praticati per inserire i bulloni ne indeboliscono la sezione. L’Eurocodice 3 impone di valutare la resistenza dell’asta come il minore tra la resistenza della sezione trasversale non forata fy N pl . Si ha in definitiva fy M Rd = W pl γM0 In fase di progetto è noto il momento flettente MSd ed il modulo di resistenza necessario per la sezione si ricava dalla condizione fy M Sd W pl ≥ M Sd ≤ W pl che porta a γM0 fy / γM0 . All’ulteriore crescita delle deformazioni non può seguire un aumento della tensione nei punti snervati. cioè solo di un momento flettente M. per uno sforzo normale pari a Anet fyd.

l0 = 2 l per trave incastrata e libera.11 MRd MRd 0. nella quale l’asse dell’asta rimane rettilineo. tw spessore dell’anima). Nel corso di Scienza delle costruzioni si è studiata la trattazione di Eulero. La più comunemente utilizzata. è possibile effettuare verifiche separate per le due caratteristiche della sollecitazione finché VSd ≤ 0. I il momento d’inerzia della sezione trasversale dell’asta.Acciaio 8. In caso contrario occorre ridurre la resistenza flessionale in misura dipendente dall’entità del taglio. una configurazione con deformazioni anche flessionali. Questa formula è cautelativa (fin troppo).1 NRd NRd 8. L’espressione trovata da Eulero è π2 E I N cr = 2 l0 ed in essa E è il modulo di elasticità del materiale. 9. che ad una tensione tangenziale τ corrisponde una tensione normale equivalente σ id = τ 3 (e quindi che il limite tensionale per le τ sarà pari a f yd / 3 ). per profili a doppio T come gli IPE e gli HE.04 h t w (h altezza del profilato.4. 1. già fatta. la resistenza di un’asta è fortemente condizionata dal problema dell’instabilità.5 VRd . Verifica di aste compresse In presenza di uno sforzo normale N di compressione.8) fornisce numerose indicazioni. Con l’ulteriore considerazione. nella quale l’asse dell’asta si incurva. Flessione composta 27 Il problema della flessione composta è più complesso. L’Eurocodice 3 (punto 5. in verità alquanto complesse (direi quasi scoraggianti). In presenza contemporanea di momento flettente e taglio.4. l0 = l/2 per trave incastrata-incastrata.3. L’espressione può essere modificata per fornire la tensione critica σcr (tensione provocata dal carico critico) . l0 la lunghezza libera d’inflessione (distanza tra due successivi punti di flesso della deformata: l0 = l per trave appoggiata-appoggiata. corrisponde al dominio riportato in figura. si ha fy / 3 V Rd = Av γM0 dove Av è l’area a taglio che per semplicità può essere assunta pari a Av = 1. le nuove norme forniscono formule più dettagliate. che ha mostrato come al raggiungimento di un particolare valore di N. a causa della non linearità del diagramma σ-ε dell’acciaio. nel quale il momento limite è pari a quello che si ha in assenza di sforzo normale finché NSd è (in valore assoluto) minore di un decimo dello sforzo normale limite (che si ha in assenza di flessione). È cioè possibile una doppia soluzione: una configurazione deformata solo estensionalmente. si abbia una biforcazione dei rami di equilibrio. e poi decresce linearmente. detto carico critico Ncr. Taglio La resistenza a taglio allo stato limite ultimo si valuta pensando alla piena plasticizzazione (a taglio) dell’anima. cioè per una mensola).

Rd = χ A γM0 Nota: la normativa italiana utilizza invece il coefficiente ω. σ cr = σcr 350 300 250 200 150 100 50 0 0 50 MPa 1 (Eulero) 2 (materiale elasto-plastico) a b c d Relazione tra tensione critica e snellezza (acciaio Fe360) λ1=93 100 150 200 250 λ L’espressione del carico critico Euleriano è stata ricavata per un’asta ideale.2). b. come quello sotto riportato.5. La scelta tra le curve a.5. al più. Il rapporto tra tensione critica σcr e tensione di snervamento fy è indicato dall’Eurocodice 3 col simbolo χ. Nella realtà l’acciaio può essere assimilato. c. come mostrato dalla curva 2. Per ricavare tale valore sono fornite sia formule (punto 5. c. al crescere di N si raggiungerà precocemente la tensione di snervamento in una parte della sezione. d). d dipende esclusivamente dalla forma della sezione (vedi prospetto 5. a un materiale elastico-perfettamente plastico. Il coefficiente χ è messo in relazione con la snellezza adimensionalizzata λ λ= λ1 essendo λ1 quel valore della snellezza per la quale la tensione critica è pari a fy E λ1 = π fy cioè l’ascissa del punto di intersezione tra l’iperbole di Eulero e la retta orizzontale σcr = fy. Il carico critico Ncr e la tensione critica σcr (quest’ultima intesa come valore medio. Al raggiungimento della tensione di snervamento esso perde ogni resistenza e non può essere aumentato il carico portato.Acciaio 28 π2 E I π2 E ρ2 π2 E = = 2 A l 02 l 02 λ 2 essendo I / A = ρ (quadrato del raggio d’inerzia della sezione) e λ = l0 / ρ (il parametro dimensionale λ è detto snellezza dell’asta). In un grafico che abbia come ascisse la snellezza λ e come ordinate la tensione critica σcr. La tensione critica non può quindi superare la tensione di snervamento. La resistenza a compressione è in definitiva fornita dall’espressione fy N b . Occorre inoltre tenere presente le imperfezioni geometriche e meccaniche dell’asta. la relazione sopra scritta è rappresentata da una iperbole (curva 1).3). la tensione nella sezione non è uniforme. ciò comporta una riduzione di rigidezza ed una precoce instabilizzazione dell’asta. N/A) saranno tanto minori quanto maggiori sono le imperfezioni (curve a. amplifica di ω (che è sempre maggiore o uguale a uno) l’effetto dei carichi.2) che tabelle (prospetto 5. . rapporto tra tensione di snervamento e tensione critica (quindi l’inverso di χ) e. realizzata in materiale linearmente elastico ed infinitamente resistente. b. anziché ridurre la tensione ammissibile.5.1. Di conseguenza. A causa di queste.

1. I procedimenti di saldatura si differenziano in funzione della sorgente termica utilizzata e delle modalità di protezione del bagno fuso contro l’azione dell’aria. − È considerato collegamento a completo ripristino di resistenza quello che è in grado di trasmettere le caratteristiche di sollecitazione ultime del meno resistente tra gli elementi collegati. 11. che può essere previsto sulla base della relazione momento-curvatura.2 volte quella plastica dell’elemento meno resistente. − È considerato collegamento rigido quello che trasmette le caratteristiche di sollecitazione di progetto senza che la sua deformazione faccia insorgere effetti secondari che possano ridurre la resistenza dell’unione più del 5%. Unioni saldate 11. I collegamenti – considerazioni generali Un collegamento può essere classificato: − in base alla rigidezza: a cerniera  collegamento rigido semirigido  − in base alla resistenza: a cerniera  collegamento a completo ripristino di resistenza a parziale ripristino di resistenza  In base alla rigidezza: − È considerato collegamento a cerniera quello che trasmette le forze di progetto permettendo la rotazione relativa delle parti unite senza far insorgere momenti secondari. Le lamiere da saldare vengono di norma tagliate con il cannello a fiamma ossiacetilenica (reazione esotermica a 3100 °C di acetilene C2H2 e ossigeno O2) che fondendo il metallo produce un taglio abbastanza netto e tale da non richiedere ulteriori lavorazioni prima della saldatura. − semiautomatici: saldatura a filo continuo sotto protezione di gas. La capacità di rotazione del collegamento deve essere dimostrata sperimentalmente e se sede di cerniera plastica deve essere tale da permettere lo sviluppo di tutte le cerniere plastiche necessarie. − automatici: saldatura ad arco sommerso. − È considerato collegamento a parziale ripristino di resistenza quello che è in grado di trasmettere le caratteristiche di sollecitazione di progetto ma non quelle ultime dell’elemento meno resistente. Non è necessario verificare la capacità di rotazione dell’unione se la resistenza di progetto è 1. la capacità di rotazione deve essere sufficiente da permettere lo sviluppo delle cerniere plastiche necessarie. − È considerato collegamento semi rigido quello che non soddisfa i requisiti delle categorie precedenti. . I procedimenti di saldatura possono essere raggruppati in tre classi: − manuali: saldatura ossiacetilenica o saldatura ad arco con elettrodi rivestiti.Acciaio 29 10. È in grado di trasmettere le caratteristiche di sollecitazione di progetto ed assicurare contemporaneamente un grado di interazione fra le parti collegate. Procedimenti di saldatura La possibilità di unire lamiere mediante saldatura è strettamente connessa alla capacità di produrre alta temperatura in modo localizzato. In base alla resistenza: − È considerato collegamento a cerniera quello che è in grado di trasmettere le forze di progetto senza far insorgere momenti secondari.

2. Saldatura ad arco con elettrodi rivestiti1 11. in funzione del rivestimento.Acciaio Procedimenti manuali 30 Saldatura ossiacetilenica: la sorgente termica viene fornita da una reazione fortemente esotermica tra acetilene ed ossigeno C2H2+O2=2CO+H2 con produzione di gas riducenti e calore. queste ultime tendono a segregare in zone preferenziali e a temperature più basse del materiale circostante dando luogo a tensioni da ritiro e a non coesione del materiale. Strutture in acciaio . Il materiale di apporto. La prevenzione da questo fenomeno può ottenersi con un preriscaldamento del pezzo. All’aumentare del rapporto di diluizione aumenta la profondità fusa del materiale base e quindi il rischio di scorie (principalmente zolfo e fosforo). facendo più passate di saldatura ed utilizzando elettrodi con rivestimento basico. L’elettrodo ha anche funzione di materiale di apporto ed è costituito da una bacchetta cilindrica con rivestimento la cui fusione genera gas per la protezione della zona fusa. Mazzolani. Il materiale di apporto viene fornito dall’operatore sotto forma di bacchetta metallica. di qualità controllata e migliore del materiale base. Difetti di saldatura La solidificazione del materiale fuso ed il trattamento termico della zona di materiale base attorno alla saldatura possono dar luogo a: − cricche a freddo: si generano ai bordi della saldatura per effetto dei cicli termici ad elevata velocità di raffreddamento che danno luogo a fenomeni simili a quella della tempera. 1 Da Ballio. sono classificati in basici. Cricche a freddo1 − cricche a caldo: si generano durante la solidificazione della zona fusa e a seguito di scorie provenienti dal materiale base. Saldatura ad arco con elettrodi rivestiti: la sorgente termica viene fornita dall’arco elettrico fatto scoccare tra materiale base ed elettrodo. Gli elettrodi. acidi e cellulosici. Questo procedimento è ora molto meno utilizzato che in passato. si mescola nella zona fusa secondo un rapporto di diluizione (area del cordone fuso del materiale base/area totale della zona fusa).

Deformazioni permanenti1 − difetti da esecuzione: sono dovuti a cavità contenenti scoria per sequenze improprie delle passate di saldatura. Mazzolani. Strutture in acciaio . Effetto della variazione termica1 − deformazioni permanenti: quando i pezzi da saldare non sono vincolati si hanno spostamenti relativi importanti che possono essere corretti con frecce iniziali di segno opposto. a mancata penetrazione dei pezzi da saldare o ad incollatura tra materiale di apporto fuso e materiale base non ancora fuso.75 E  m nella quale la tensione dell’acciaio è prossima a valori di snervamento non appena L0 = 10 −2 L .18 L0  E = 0. Difetti di esecuzione1 1 Da Ballio.Acciaio 31 Cricche a caldo1 − tensioni residue: quando i pezzi da saldare sono impediti di deformarsi nascono tensioni residue di entità rilevanti come si dimostra di seguito: ∆L = NL σL = Em A Em σ=270 × 10 2 L0 L (N mm -2 ) con ∆L = 0. con bloccaggio dei pezzi da saldare o con studio delle sequenze di saldatura.

− posizione dell’operatore 1 − posizione reciproca dei pezzi 1 1 Da Ballio. 11. Mazzolani. nettamente differenti per comportamento e verifiche da effettuare: saldature a completa penetrazione e saldature a cordoni d’angolo. Strutture in acciaio . Altri procedimenti sono l’esame ad ultrasuoni e l’esame con liquidi penetranti. Ulteriori distinzioni sono a volte fatte per specificare la posizione dell’operatore. la posizione reciproca dei pezzi. i difetti interni appaiono come macchie più scure nella pellicola che vengono confrontate con quelle corrispondenti a difetti campione. Controlli delle saldature 32 Il metodo più usato per eseguire controlli sull’idoneità della saldatura è l’esame radiografico. Classificazione delle unioni saldate Le saldature si suddividono in due tipologie. ma nelle quali rimane una discontinuità tra i due pezzi (queste saldature sono in genere verificate come se fossero a cordoni d’angolo).4.3. la direzione della forza agente e la forma della sezione del cordone di saldatura. Si parla inoltre di saldature a parziale penetrazione per intendere saldature analoghe a quelle a completa penetrazione.Acciaio 11.

Mazzolani.5. Un giunto di tale tipo è detto a parziale penetrazione e viene di solito verificato come se fosse a cordone d’angolo. Tale operazione è detta cianfrinatura. Strutture in acciaio . Preparazione dei pezzi da saldare1 Gli elementi tipici della preparazione sono: − l’angolo di smusso α. − la sua profondità d. − la spalla rettilinea s − la distanza tra i lembi g. In caso contrario non vi è una completa unione tra i pezzi saldati. perché lo smusso è denominato cianfrino. Flusso delle tensioni in una saldatura a completa penetrazione1 1 Da Ballio. Nota: per avere un giunto a completa penetrazione la spalla rettilinea deve essere piccola. Giunti a completa penetrazione In questi giunti è indispensabile la preparazione dei lembi dei pezzi da saldare.Acciaio − direzione della forza che sollecita 33 1 − forma della sezione del cordone 1 11. in modo da essere fusa e far parte della saldatura.

1 Da Ballio. 11. La versione originale dell’Eurocodice 3 non fa distinzione tra saldature di prima o seconda classe.6. Strutture in acciaio . Giunti a cordone d’angolo Definizioni La sezione resistente di una saldatura a cordoni d’angolo è la sua sezione di gola. Più precisamente. Lo stato tensionale è quindi quasi uguale a quello del pezzo continuo. Per l’Eurocodice 3 la resistenza di una saldatura di testa a completa penetrazione è pari alla resistenza della parte più debole tra quelle giuntate. Il NAD italiano aveva reintrodotto tale distinzione ed il coefficiente riduttivo da usare nel caso di saldatura di seconda classe. la normativa italiana faceva riferimento a due classi di qualità della saldatura: − I classe: la saldatura è eseguita con elettrodi di qualità 3 o 4 secondo la norma UNI 2132 e soddisfa i controlli radiografici previsti dal raggruppamento B della UNI 7278. Poiché il materiale di apporto ha una resistenza pari o superiore a quella del materiale base. 3 o 4 secondo la norma UNI 2132 e soddisfa i controlli radiografici previsti dal raggruppamento F della UNI 7278.20 per saldature di II classe. imponeva di usare un coefficiente γMw = 1. la tensione ideale in base al criterio di resistenza di Hencky-Von Mises σ id = σ 2 + σ 2 − σ ⊥ σ // + 3 τ 2 ⊥ // avendo indicato con σ⊥ la tensione di trazione o compressione normale alla sezione longitudinale della saldatura. Questa distinzione non è invece presente negli Allegati Nazionali alla versione 2004 dell’Eurocodice 3.05 per saldature di I classe e γMw = 1. Mazzolani. 0. τ la tensione tangenziale nella sezione longitudinale della saldatura. Essa è definita come l’area di lunghezza L pari a quella del cordone ed altezza a quella minore del triangolo inscritto nella sezione trasversale della saldatura. la rottura teoricamente dovrebbe avvenire fuori dal giunto. La verifica di una saldatura a completa penetrazione viene effettuata con lo stesso criterio utilizzato per la verifica delle sezioni. − II classe: la saldatura è eseguita con elettrodi di qualità 2.85 fd se la saldatura è di seconda classe (per tenere conto del minor controllo delle imperfezioni che si ha in questo caso). Il valore limite imposto dalla norma italiana per la tensione è fd se la saldatura è di prima classe. Solo la presenza di imperfezioni può portare alla rottura nella sezione saldata. σ// la tensione di trazione o compressione parallela all’asse della saldatura. cioè determinando la tensione massima oppure.Acciaio 34 Il giunto a completa penetrazione ripristina la continuità tra i pezzi. Nelle NTC08 questa distinzione di classi non è più riportata: in sostanza non è quindi necessario verificare espressamente le saldature a competa penetrazione. Stato tensionale nelle saldature a completa penetrazione1 Ai fini delle verifiche di collegamenti saldati a completa penetrazione. in presenza di sollecitazioni composte. Non occorre in tal caso una specifica verifica della saldatura.

Stato tensionale nella sezione di gola1 Stato tensionale nella sezione ribaltata su uno dei lati del cordone1 Normalmente alla sezione trasversale e parallela all’asse del cordone agisce la σ//. sul piano della sezione di gola. t// tensione tangenziale sul piano della sezione di gola parallela all’asse del cordone.Acciaio 35 Sezione di gola1 Le componenti di tensione nella sezione di gola sono: σ⊥ componente normale alla sezione di gola. Spesso si fa riferimento alle corrispondenti tensioni ribaltate su uno dei due lati del cordone: n⊥ tensione normale alla sezione di gola. τ⊥ componente tangenziale. sul piano della sezione di gola. Strutture in acciaio . t⊥ tensione tangenziale sul piano della sezione di gola ortogonale all’asse del cordone. Tale componente di tensione non ha però influenza sul comportamento del giunto e quindi non interviene nelle verifiche di resistenza. Mazzolani. Stato tensionale nella sezione trasversale del cordone di saldatura1 1 Da Ballio. ortogonale all’asse del cordone. parallela all’asse del cordone. τ// componente tangenziale.

Mazzolani. Peroide e tipi di provette utilizzati per ottenere i punti diversi del dominio di rottura1 Poiché tale dominio mal si prestava ad essere rappresentato da una equazione matematica. Tuttavia si considera che le tensioni si distribuiscono uniformemente sulla sezione della saldatura per il comportamento duttile del materiale.Acciaio Dominio di resistenza 36 Nei giunti a cordoni d’angolo la distribuzione reale delle componenti delle tensioni nella sezione è molto complessa. si pensò di utilizzare al suo posto un ellissoide di rotazione. al fine di tracciare il dominio di resistenza. Flusso di tensioni attraverso la saldatura1 Le prove sperimentali fatte. hanno portato ad una figura geometrica indicata come “peroide”. Strutture in acciaio . 1 Da Ballio.

58) (0. con semiassi luno τ// e τ⊥ pari a 0. che ha la stessa equazione rispetto a σ⊥. t// σ2 τ2 τ2 n2 t2 t2 ⊥ ⊥ + ⊥ + // = 2 + ⊥ + // = 1 r2 r2 r2 r r2 r2 . Sono invece di più rapido impiego quelle formule che consentono di effettuare la verifica facendo riferimento alle tensioni n⊥.sinα cosα 0  t ⊥   τ//   0 0 1  t       si perviene a una relazione alquanto complicata: 1 2 2 (1 + k w ) (n⊥ + t ⊥ ) − (k w −1) n⊥ t ⊥ + k w t 2 σ i d = σ 2 + k w (τ 2 + τ 2 )= // // ⊥ ⊥ 2 Tuttavia. τ⊥. t⊥. come condizione di resistenza σ id ≤ f u w con 2 2 σ id = σ ⊥ + 1.70)2 Tuttavia queste formule non erano di pratico utilizzo. serve a tenere conto del fatto che la resistenza del materiale di apporto della saldatura è diversa – maggiore – rispetto a quella del materiale base. Per quanto sopra fu aggiornato il dominio di resistenza con 1 1 2 2 e 2= σi d = σ⊥ + 3τ⊥ + 2τ2 essendo 3 = // 2 (0.8 τ ⊥ + τ 2 // ( ) f uw = βw f d 1 = 1. la tensione ideale σid in funzione delle tensioni n⊥. si è inizialmente proposto un ellissoide di rotazione intorno all’asse σ⊥. t// che agiscono sulla sezione di gola ribaltata su uno dei due lati del cordone. mediante una trasformazione di coordinate. se il dominio di resistenza fosse una sfera (ovvero se kw=1) le relazioni non varierebbero rispetto al sistema di riferimento.8 L’Italia con le raccomandazioni CNR-UNI 10011 adottò la seguente formulazione per acciai tipo1 1 σid = σ2 + 3 (τ2 + τ2 ) ≤ βw f d con β w =  // ⊥ ⊥ 1. t⊥. risultò che il dominio di resistenza non poteva essere assimilato ad un ellissoide di rotazione in quanto si ottenne il valore di 0.25 per acciai tipo 2 A seguito di ulteriori campagne di prove sperimentali. 0. È possibile ricavare. τ// ed a n⊥.75 f u w )2 o in forma più nota.58 fuw per il semiasse minore τ⊥ e il valore 0. Utilizzando la trasformazione di coordinate σ⊥   cosα sinα 0 n ⊥       essendo α l' angolo tra σ⊥ − n ⊥  τ⊥  = .75 fuw. t//. detto coefficiente di efficienza del cordone.75 f u w ) (0. poiché le componenti di tensione sulla sezione di gola nella posizione reale erano difficili da determinare.Acciaio 37 Detta fuw la resistenza della saldatura.752 Il coefficiente βw. ossia σ id = σ 2 + k w τ 2 + τ 2 // ⊥ ⊥ ( ) con kw non minore di 1. L’equazione di tale ellissoide è τ2 σ2 τ2 // ⊥ ⊥ + + =1 2 2 f u w (0. ed essendo In sede ISO (International Standard Organization) fu proposta una formula più generale che meglio si adattava alle esperienze dei vari paesi. t⊥. È stato quindi proposto di utilizzare come dominio di resistenza una sfera di raggio r.70 fuw per il semiasse medio τ//.8 .

Adottò pertanto il criterio della sfera mozza. ( ) 1 Da Ballio.25 per acciaio tipo1 χ  β = 1.Acciaio Normative straniere 38 Diverse furono le proposte relativamente al valore del raggio della sfera: − 0.58 fuw2 e τ⊥ = 0.70 fuw per i tedeschi Generalizzando i risultati.61 fuw per gli americani − 0.58 ≤ χ ≤ 0. ma si cautelò nei confronti delle τ⊥ e volle che nei casi più comuni la verifica fosse la più semplice possibile. il dominio di resistenza è dato dalla seguente equazione  0.58 2 f u w . Strutture in acciaio . Mazzolani.58 fuw per gli inglesi − 0.70 fuw). ossia un dominio di resistenza costituito da una sfera tagliata da due coppie di piani rispettivamente ortogonali agli assi σ⊥ e τ⊥ e passanti per i punti σ⊥ = 0.58 fuw2.0 per acciaio tipo 2  w 1 Normativa italiana La normativa italiana scelse la sfera tedesca (r=0.70 1 2 2 2  σi d = n ⊥ + t ⊥ + t // ≤ βw fd con  β w = 1.70 fuw che nel cilindro a base quadrata di diagonale 2 0. In linea generale la tensione ideale deve essere contenuta sia nella sfera di raggio r=0.

ossia n ⊥ + t ⊥ ≤ 0.58 fuw B O’ 1 0.58 2 f uw t⊥ Da Ballio. Questo richiede che nel piano n⊥-t⊥ la componente O’K sia interna o al massimo sulla retta AB.Acciaio 39 1 Limitare la σid dentro il cilindro significa che la componente O' K non deve essere esterna al quadrato ABCD.58 2 f uw 1 n⊥ A 0. Strutture in acciaio .58 2 f uw che per quadranti diversi da quello positivo diventa n ⊥ + t ⊥ ≤ 0. Mazzolani.

d a qualunque sia l’orientazione della forza da trasmettere. 9/1/96.1 = n 2 + t 2 + t 2 ≤ 0.3 5.3.4 CNR 10011-86 4.00 1. Esso vale: 0.Acciaio In definitiva si richiede che siano soddisfatte le seguenti relazioni: (1) σ i d.00 0.2 − 4.5.58 2 β w f d = α w2 f d con Acciaio Fe 360 Fe 430 Fe 510 Eurocodice 3 40 fy MPa 235 275 355 αw1 0. 12.85 per acciaio Fe 430 0.5.2.90 per acciaio Fe 510 La resistenza di una saldatura di lunghezza unitaria è quindi fornita dalla relazione Fw.3. parte II 2. anche se è sostanzialmente l’inverso perché sta al denominatore.2.00 L’Eurocodice 3 in sostanza riprende il criterio della sfera inglese. 7.5.4 5.5. Tabella 1 .6.85 0.d = fu / 3 βw γ M 2 La sfera ha quindi raggio 0.80 per acciaio Fe 360 0.5 6.58 fu / γM2 Il coefficiente βw ha significato analogo a quello della norma italiana.5.25 1.1.3.2 5. Moltiplicando per la lunghezza L del cordone si ottiene la resistenza totale della saldatura.2.2 6. rosette Tolleranze dei fori Interasse e distanza dai margini Verifica dei bulloni a taglio e trazione Verifica al rifollamento della lamiera Verifica a punzonamento Verifica dei collegamenti ad attrito D.2 = t ⊥ + n⊥ = 0.2 7.3.M.5 6.3. bulloni.2 4.1.5.3.8 .6 − 4.3.Argomenti trattati e riferimenti normativi Argomento Classificazione dadi.70 αw2 1.d che vale f vw.70 0.3.3 5.3.2 7. Unioni bullonate 12. 4.7 Eurocodice 3 3.4 4. Rd = f vw. perché richiede che la risultante delle tensioni sia minore della resistenza di progetto a taglio fvw.2 7.85 0.1 6. Riferimenti di normativa Nella tabella seguente sono riportati gli argomenti che verranno trattati e il riferimento agli articoli contenuti nelle normative prese in esame.85 βw 1.5. 5.5 6. 2.70 β w f d = α w1 f d ⊥ ⊥ // (2) σ i d.

b) dado di forma esagonale. I diametri accettati dalle normative italiana ed europea sono gli stessi.Diametri usualmente adottati (mm) CNR 10011-86 Eurocodice 3 12 M12 14 M14 16 M16 18 M18 20 M20 22 M22 24 M24 27 M27 30 M30 Filettatura. La lunghezza è importante perché deve essere tale da assicurare l’attraversamento degli elementi da collegare. c) rondella (o rosetta) sia del tipo elastico che rigido. diametro nominale e resistente del bullone1 1 Da Ballio. a) b) d) c) Bullone1 Le caratteristiche geometriche che individuano il bullone sono lunghezza e diametro (nominale). mentre l’Eurocodice fa precedere tale numero da una emme maiuscola. La norma UNI-10011 li identifica con la misura in millimetri. Tabella 2 . di bulloni sollecitati a taglio è preferibile che la parte del gambo interna al collegamento non sia filettata per offrire una maggiore area resistente al taglio. altrimenti bisogna considerare un’area ridotta. Molto importante è anche la lunghezza della parte filettata. se si verifica tale condizione è possibile considerare nei calcoli l’area nominale del gambo.2. Strutture in acciaio . Mazzolani. I bulloni 41 I bulloni sono costituiti da: a) vite con testa esagonale e gambo filettato in tutta o in parte della sua lunghezza. Può essere presente anche: d) controdado per garantire che il dado non si sviti neanche in presenza di vibrazioni. molto frequente.Acciaio 12. Ciò non vale per i bulloni sottoposti a trazione perché in ogni caso la rottura avviene nella sezione più debole e quindi bisogna fare riferimento sempre all’area resistente. Nel caso. ma non deve essere eccessiva per evitare sprechi e necessità di tagliare i pezzi in eccesso. detta area resistente.

Indicando con − A l’area nominale del bullone − Ares l’area della sezione resistente del bullone il diametro nominale del bullone − d − dn il diametro del nocciolo − dm il diametro medio − dres il diametro della sezione resistente del bullone il passo della filettatura − p si ha. e fy / fu=0.82 A) Tabella 3 .Acciaio 42 Per la presenza della filettatura.75 14 2.75 113 84.00 154 115 0.9 (1) fub (N mm-2) 400 400 500 500 600 600 800 1000 fyb (N mm-2) 240 320 300 400 360 480 640 900 D.80 24 3.6495 p d n = d − 1. per filettature a profilo triangolare: d m = d − 0.6 6.6 si ha fu=400 N mm-2 (4×100). dai quali è possibile risalire ai valori della tensione di snervamento e di rottura a trazione.00 452 353 0. mentre il secondo rappresenta.Passo della filettatura p (mm) e area nominale A e resistente Ares (mm2) diametro d passo p A Ares Ares / A 12 1. Tabella 4 . Ad esempio.6 4.00 201 157 0.78 18 2. 9/1/96 CNR 10011-86 Eurocodice 3 NTC08 si − si − − si (1) si − si − si − si si si si si si − si si si si − si − − si si si si si ma con resistenza di calcolo uguale alla classe 6.75 16 2. Infatti il primo numero rappresenta un centesimo del valore di rottura espresso in N mm-2 .8 5.3.8 6.50 314 245 0.75÷0.50 707 581 0.3 0.78 22 2. la sezione resistente differisce dalla sezione nominale.82 12.8 10. per la classe 4.75 20 2.50 254 192 0.Classi di bulloni adottate e caratteristiche meccaniche classe del bullone 4.78 27 3.80 30 3.6 Si noti che per quanto riguarda i simboli utilizzati per indicare la tensione di rottura permane la solita differenza tra normativa italiana (che usa ft) e l’Eurocodice 3 (che usa fu).8 8.M.6. a meno di un fattore 10.6 5.50 380 303 0. Classe di resistenza dei bulloni La classe di resistenza rappresenta le caratteristiche meccaniche dell’acciaio di cui è costituito il bullone ed è identificata da due numeri. il rapporto tra la tensione di snervamento e quella di rottura. separati da un punto.2268 p d res = dn + dm 2 Ares = 2 π d res 4 < A= π d2 4 (Ares = 0.00 573 459 0. L’Eurocodice aggiunge .

L’entità ottimale della coppia di serraggio può essere valutata sulla base di considerazioni riferite alla figura seguente. la relazione N-∆L sarà rappresentata dalla curva a. Se si applica una forza di trazione successivamente ad un serraggio che ha prodotto un allungamento ∆L<∆L2. indicata col simbolo fk. Influenza della coppia di serraggio1 La curva (1) rappresenta il legame N-∆L del bullone sottoposto a trazione (senza alcun serraggio) mentre la curva (2) rappresenta il legame tra N e ∆L che si ha applicando la coppia di serraggio (N raggiunge il massimo per un valore ∆L2 dell’allungamento).8 e 10.1. I bulloni di classe 8.Acciaio 43 inoltre il pedice b per sottolineare che le caratteristiche sono riferite al bullone (e quindi usa. in definitiva.7 ft (0. Questo stato tensionale è benefico per l’unione in quanto evita scorrimenti relativi e ne aumenta le prestazioni in esercizio. Non tutte le classi adottate dalla normativa italiana sono ammesse da quella europea e viceversa. Mazzolani. Indicazioni precise sui valori ottimali per le coppie di serraggio dei bulloni sono riportate nelle istruzioni CNR 10011-86 (punto 4.4. Serraggio Quando si avvita il dado del bullone. Esse impongono che la forza di trazione N che nasce nel 1 Da Ballio. adottandone diversi a seconda delle verifiche. Questi valori vengono utilizzati per le verifiche di resistenza delle bullonature. 12. i simboli fyb e fub).3). una volta avvenuto il contatto tra le piastre un ulteriore avvitamento (effettuato applicando una coppia detta coppia di serraggio) comporta l’allungamento del gambo con conseguente trazione nel bullone e compressione nelle lamiere collegate. e si raggiungeranno quindi le stesse prestazioni del bullone non serrato. ma con diverso approccio nelle due normative. La norma italiana definisce a priori la resistenza di progetto da confrontare con i valori ottenuti dal calcolo. Tuttavia il serraggio non deve essere spinto oltre un certo limite per non compromettere la resistenza ultima della unione. Se invece il serraggio preventivo ha prodotto un ∆L>∆L2 verrà percorsa la curva b e la resistenza del bullone sarà minore di quella che avrebbe avuto in assenza di serraggio. È quindi evidente che è necessario controllare la coppia di serraggio per un buon comportamento dell’unione a trazione. Strutture in acciaio .9 sono detti bulloni ad alta resistenza e vengono usati principalmente per le unioni ad attrito. L’Eurocodice 3 introduce invece dei coefficienti di sicurezza proprio nelle formule per la verifica.6 ft per classe 6. Nella tabella 4 sono elencate le classi di bulloni adottate dalle norme e i loro valori di resistenza.N e pari al minore tra 0.8) ed fy.

5 3 30 1. I limiti imposti dalla normativa italiana (D.3. 9/1/96. punto 5. con χ=0.5 2 27 1. un gioco d0-d non superiore a 0. distinguendo tra direzione parallela o perpendicolare a quella di applicazione del carico e con piccole differenze tra la normativa italiana e quella europea. Un certo gioco foro-bullone è indispensabile in fase di montaggio. . la zona in cui le tensioni sono molto elevate non è molto estesa. superiori a quella di snervamento ma sopportate grazie al contenimento locale delle parti circostanti (vedi verifica a rifollamento). Tabella 5 .5. L’Eurocodice-3 rinviare in genere ad altre norme più specifiche. esso però deve essere quanto più piccolo possibile per evitare che a causa dello scorrimento del bullone nel foro la struttura superi i limiti di deformabilità. Quando si vogliono limitare al massimo le deformazioni indotte dallo scorrimento del bullone nel foro si adottano fori di diametro molto più prossimo a quello del bullone (fori calibrati. Valori più precisi sono fissati dalla normativa.Cd = 0. CNR 10011-86.2.5.Acciaio 44 bullone per effetto del serraggio non superi il valore Nb = 0. L’Eurocodice 3 consente una tolleranza di 2 mm anche per bulloni M12 ed M14 purché vengano applicati degli ulteriori coefficienti di sicurezza in fase di verifica.2) sono leggermente diversi.5 d. ma occorre evitare che si sovrapponga a zone ugualmente sollecitate per effetto di altri contatti bullone-lamiera o che raggiunga il bordo della lamiera. In definitiva il valore massimo della coppia di serraggio è pari a Tc = 0.7 fub Ares . punto 7. 12. nelle indicazioni relative a collegamenti ad attrito indica però come valore della forza di precarico Fp.Tolleranze del gioco foro-bullone (mm) diametro bullone Norma italiana Eurocodice 3 12 1 1 14 1 1 16 1 2 18 1 2 20 1 2 22 1. 2 mm se d > 24 mm) purché si verifichi che gli assestamenti sotto carico non portino al superamento dei limiti agli spostamenti imposti in condizioni di servizio.16 d f kN Ares .5 2 24 1. come mostrato nella seguente tabella. Una distanza troppo bassa comporta però due effetti negativi: − indebolimento della sezione (problema affrontato nell’effettuare la verifica di resistenza della sezione).80 f kN Ares e la coppia di serraggio Tc non superi il valore Tc = χ d Nb .M. con tolleranza maggiori.5 mm se d ≤ 24 mm.2) ed europea (punto 7. Valori minimi orientativi per la distanza p tra i fori e per la distanza e dei fori dal bordo sono rispettivamente 3 d e 1.20. 12. Diametro dei fori Il diametro d0 dei fori è importante poiché condiziona sia la facilità di montaggio della struttura che la sua deformazione. secondo le norme italiane. o di precisione) aventi. Nei collegamenti ad attrito è possibile adottare fori maggiorati od asolati.3 mm (l’Eurocodice 3 rinvia ad ulteriori norme di riferimento). − eccessive tensioni localizzate: l’azione trasmessa dal bullone alla lamiera provoca tensioni molto elevate.5 3 La istruzioni CNR 10011-86 consentono tolleranze maggiori rispetto ai valori sopra indicati (1.3. Distanza tra i fori e distanza dei fori dal bordo In generale il progettista tende a ridurre al minimo la distanza tra i fori (o dei fori dal bordo) per minimizzare le dimensioni degli elementi di collegamento.6.

riportati in tabella.5 d 1.2 d0 si riduce la resistenza a rifollamento Anche se la tendenza è in genere quella di ridurre al minimo l’interasse tra i fori.2 d0 (1) 3d 2. Tabella 7 .2 d0 e2 1.Valori massimi dell’interasse tra i fori e della distanza dei fori dal bordo Norma italiana p1 per elementi tesi per elementi compressi per elementi tesi per elementi compressi normalmente e1 e2 se il bordo è irrigidito se l’elemento non è esposto alle intemperie (1) (1) (2) 25 tmin 15 tmin 25 tmin 15 tmin 6 tmin 9 tmin 12 tmin Eurocodice-3 il minore tra 28 tmin e 400 mm il minore tra 14 tmin e 200 mm il minore tra 14 tmin e 200 mm il minore tra 14 tmin e 200 mm 4 tmin + 40 mm il maggiore tra 12 tmin e 150 mm (2) (2) (2) p2 (2) solo se disposti in una fila interna (altrimenti vale lo stesso limite che per elementi compressi) se l’elemento non è esposto alle intemperie il limite è incrementato per 1.4 d0 (1) e1 1. o possono imbozzarsi .2 d0 adottando il valore minimo 2.5 .4 d0 e 1. In tali casi occorre tenere presente che vi sono dei limiti pure alla distanza massima: le lamiere unite dai bulloni possono infatti essere non perfettamente dritte.Acciaio e2 p2 e2 e1 p1 p1 e1 tmin 45 direzione di applicazione del carico Interasse tra i fori e distanza dei fori dal bordo Tabella 6 .5 d 1. vi possono essere circostanza nelle quali si utilizzano distanze maggiori.se compresse .Valori minimi dell’interasse tra i fori e della distanza dei fori dal bordo p1 Precedente norma italiana NTC08 e Eurocodice 3 (1) p2 3d 2.per effetto dell’instabilità. e ciò può consentire l’infiltrazione di acqua con conseguente corrosione. La normativa pone quindi dei limiti massimi.

Nei collegamenti ad attrito si useranno i valori γMs. cioè ipotizzando una qualunque distribuzione equilibrata.ser=1. In tutti gli altri casi.8. Unioni a taglio La resistenza è pari al minore tra la resistenza a taglio dei bulloni Fv.6 f ub A se il piano di taglio non attraversa la filettatura FV .Rd = lettatura γ M2 Per bulloni M12 e M14 è possibile usare un gioco foro-bullone di 2 mm purché si riduca del 15% la resistenza a taglio per bulloni di classe 4. dove A è l’area resistente o quella nominale. per lo stato limite ultimo. se il piano di taglio attraversa la filet0. Resistenza a taglio dei bulloni Poiché il bullone è un elemento tozzo. in misura proporzionale alla distanza dal centro di rotazione). cioè pensando esclusivamente a garantire l’equilibrio. valido per le travi. − a una combinazione delle due caratteristiche di sollecitazione.9.25 e γMs. in questo caso occorre verificare sia la resistenza a trazione del bullone (tenendo conto dell’eventuale incremento di sollecitazione per effetto leva) che la resistenza a punzonamento della lamiera. − all’attrito. Nella verifica dei collegamenti bullonati.50 per fori asolati.Acciaio 12. 5. e alla resistenza a taglio dei bulloni (e a rifollamento della lamiera). N / 2 . che porterebbe a σid = τ 3 e quindi a τ = σ/ 3 .9 e la resistenza a taglio non sia minore di quella a rifollamento. a seconda che la sezione del gambo soggetta a taglio sia o no filettata.8 e 10. Il massimo taglio sopportabile è quindi A f k .6.Rd = γM 2 per bulloni di classe 4. . la resistenza a taglio del bullone è valutata ponendo come limite per la tensione τ il valore f d .5 f ub Ares FV . Categorie di collegamenti bullonati 46 I collegamenti bullonati possono essere sollecitati: − a taglio.Rd e la resistenza a rifollamento della lamiera Fb.8. 6.ult=1. se il piano di taglio attraversa la fi0. per le azioni di servizio. Per l’Eurocodice 3. in questo caso l’azione può essere affidata: − alla resistenza a taglio dei bulloni (e a rifollamento della lamiera).35. con bulloni che lavorano a taglio o trazione.8 e 10. Per la normativa italiana.8.V = f k .8. si può effettuare una distribuzione dell’azione tra i singoli bulloni con un modello di comportamento plastico. − a trazione.Rd. 5. in caso di coppie. In tutti i collegamenti ad attrito e in quei collegamenti a taglio in cui la resistenza a taglio è minore della resistenza a rifollamento occorre distribuire le azioni interne con un modello di comportamento elastico (quindi.ult=1.6 f ub Ares FV . N / 2 . − all’attrito anche per lo stato limite ultimo. 5. 12.6 e 8. purché basata su deformazioni fisicamente possibili. nel valutarne la resistenza a taglio non si può applicare il criterio di resistenza di Hencky-Von Mises.25 per fori normali e γMs. la resistenza a taglio vale: 0. si userà il coefficiente di sicurezza parziale γMb=1.Rd = tatura γM2 per bulloni di classe 4.8.7. Quando la resistenza a rifollamento è minore della resistenza a taglio è possibile effettuare una distribuzione delle azioni interne tra i bulloni con un modello “plastico”.

4 p2 − 1. Per la normativa italiana. Il limite massimo è condizionato dalla distanza tra i fori e soprattutto dalla distanza del foro dal bordo.7 d0 d0 1 2.80 fkN Ares) l’ulteriore azione di trazione va a sollecitare solo il bullone. Per l’Eurocodice 3 la resistenza a rifollamento vale: k α fu d t Fb. inducendo sostanzialmente una decompressione del piatto e solo in minima parte (all’incirca nel rapporto 1 a 10) un incremento di trazione nel bullone. Forza per effetto leva Resistenza a trazione dei bulloni A causa del serraggio. il contatto tra bullone e lamiera avverrebbe lungo una linea e le tensioni di contatto sarebbero infinite.8 e2 1. Infatti quando si applica un’azione di trazione questa si ripartisce tra bullone e piatto.80 fkN Ares per la norma italiana).5. La tensione massima viene convenzionalmente valutata come rapporto tra la forza trasmessa ed un’area pari al prodotto di spessore t della lamiera per diametro d del bullone. La resistenza è pari al minore tra la resistenza a trazione dei bulloni Ft. i bulloni sono soggetti a una rilevante forza di trazione (0. la resistenza a rifollamento è quindi pari a α fy d t.Rd e la resistenza a punzonamento della testa del bullone e del dado Bp. Questa tensione può essere notevolmente maggiore della tensione di snervamento.Rd = dove γM2 α è il minore tra k è il minore tra e1 3 d0 p1 f ub − 0. senza alcuna deformazione plastica. Solo quando il piatto è completamente decompresso (per un’azione di circa 0. Unioni a trazione Nel verificare una unione a trazione.Acciaio Resistenza a rifollamento della lamiera 47 Se il comportamento del collegamento bullonato fosse perfettamente elastico. che consente un contatto attraverso una superficie più ampia.7 − 1. la resistenza a rifollamento è pari a α fd. essendo fd la resistenza di progetto della lamiera ed α un coefficiente pari a e1/d e comunque non maggiore di 2. la forza di progetto dovrà tenere conto dell’eventuale azione dovuta all’effetto leva. . Nella realtà si ha ovviamente una plasticizzazione della lamiera.5 12. Operando conformemente allo stato limite elastico. ciò non penalizza la resistenza a trazione del complesso bullone-piatto. Le tensioni rimangono comunque molto elevate per una certa zona e si riducono man mano che ci si allontana dalla sezione di contatto. A differenza di quanto potrebbe sembrare a prima vista.9. grazie al contenimento laterale della lamiera non plasticizzata.Rd.25 fu 3 d0 2.

fu è la resistenza ultima del piatto. Rd = γM 2 Resistenza a punzonamento La normativa italiana non fornisce indicazioni specifiche per la verifica a punzonamento. Ed + ≤1 Fv. la resistenza a trazione è quindi pari a fdN Ares (con fdN=fkN) ma tale valore deve essere ridotto del 25% se non si tiene conto espressamente dell’effetto leva e di eventuali flessioni parassite nei bulloni. Resistenza in presenza di taglio e trazione La normativa italiana prescrive che si abbia  τb   σ b   + f  f  d . sono le resistenze di progetto a taglio e a trazione definite in precedenza.9 f ub Ares Ft .Acciaio 48 Per la normativa italiana.Rd V Normativa italiana V Normativa italiana 4. N 2   ≤1   2 dove V A N σb = A τb = è la tensione tangenziale media agente sul bullone.4 Ft .N Per l’Eurocodice 3. è la tensione normale media agente sul bullone.9 N . Ed Ft . dm è (ritengo) il diametro di una circonferenza iscritta nella testa o nel dado (l’Eurocodice 3 dice che è “il valore minore fra il valore medio della distanza misurata tra i punti e fra le superfici piane della testa del bullone oppure del dado”). Rd 1.V e fd. deve essere invece: Fv. 12.10. Per l’Eurocodice 3 .6 Eurocodice 3 10. la resistenza a trazione vale: 0. fd.V   d .6 π d m t p f u B p. Rd = γM 2 nella quale tp è lo spessore del piatto sotto la testa del bullone o del dado.6 e 10.9 Eurocodice 3 N Domini di resistenza a taglio e trazione per bulloni di classe 4. L’Eurocodice 3 valuta la resistenza a punzonamento della testa del bullone e del dado mediante la seguente relazione: 0.

Acciaio 12. Per tale motivo si usano sempre bulloni ad alta resistenza che consentono di avere un forte valore di Nb (forza di precarico). la resistenza a scorrimento è valutata con k µ Fs.7 fub Ares forza di precarico . da assumersi pari a 0.40. µ il coefficiente di attrito. da assumersi pari a 1.45 e 0. µ =0.Cd = 0.00 per le verifiche agli stati limite ultimi. 0. Fp.7 rispettivamente per gioco foro-bullone normale.Rd = s Fp. Per l’Eurocodice 3.45 per superfici trattate (sabbiatura al metallo bianco) e 0.25 per le verifiche agli stati limite di esercizio e 1. 0.20 in funzione del tipo di trattamento di pulizia superficiale (0.85 e 0. 0.50.30 per le NTC08). Unioni ad attrito 49 La forza trasmissibile per attrito è direttamente proporzionale alla forza di compressione Nb che unisce i piatti.30 per superfici non particolarmente trattate (semplice pulizia meccanica con eliminazione della ruggine e di impurità) e comunque nelle giunzioni effettuate in opera.Cd γM 3 con ks = 1. Per la normativa italiana la resistenza ad attrito Ff vale Ff = 1 µ Nb νf essendo νf un coefficiente di sicurezza nei riguardi dello slittamento.11. generata dal serraggio dei bulloni. 0.30. per fori maggiorati e per fori ad asola lunga.

.......................................................................................19 Modalità costruttive ....................................20 Stati limite di servizio ............................................... Composizione chimica e caratteristiche meccaniche ...........................tensioni residue ......................3.............................................tensioni residue .... 1.............................................................20 Comportamento a trazione e a compressione ....... Tipologie degli elementi in acciaio ...................................................................................................................................................................................................................... 7....................................................................................................................................................................22 6...............................................2 3.....caratteristiche meccaniche ...........................13 4........................................ 2...............................................................10 Elementi laminati a caldo ..................2...................................................15 Profili formati a freddo .......................................................................................................................................23 7.................... Trazione....................................................22 Verifica e progetto di sezioni in acciaio – metodo delle tensioni ammissibili .............24 4.....................2 3....4..............................................23 7........... Imperfezioni di tipo meccanico .................13 Profili laminati a caldo .................................................Acciaio 50 Indice 1.....................................................................................................................................................................................................6 Prova a fatica ....................................................................................................... .............................................................................................................5 Prova di durezza .............................................................1.10 Profilati ...................................................... Considerazioni sull’importanza delle imperfezioni geometriche.............................................................15 Profili formati a freddo ......................2.....1 Metodi di verifica e normativa di riferimento per strutture in acciaio................................... 3...........................21 6............................ Imperfezioni geometriche..........................................2 L’acciaio per carpenteria metallica...............................................................................................................17 Imperfezioni geometriche dell’asse dell’asta ................................... punto 4....1..........................................................................................tensioni residue..............1 Normativa europea.........................3.............................................. Flessione composta. Riferimenti bibliografici ......................................................................................................................................................15 Profili a composizione saldata ..........................10 Larghi piatti e lamiere...............................12 Le imperfezioni......................................13 Profili laminati a caldo ....................................... Acciai da carpenteria metallica ................................................................................................................................................................2............ Controllo degli spostamenti Eurocodice 3.....................................................20 Strutture di grande luce o in zona sismica ...............3 ...........................................................3 Prova di trazione ....................................19 Instabilità ................................. Prove sull’acciaio ...............4....................................................................16 4.....caratteristiche meccaniche ................................................................................................................................................. punto 4....................21 Spostamenti verticali ..... 5...............................19 Sensibilità a schemi di carico ................................11 Elementi sagomati a freddo ............4 Prova di piegamento ........ Controllo delle vibrazioni Eurocodice 3...........24 7.....................................17 Imperfezioni geometriche della sezione trasversale .........................................................5 Prova di compressione globale (stub column test) .....1 Normativa italiana ................................... Considerazioni sull’importanza delle imperfezioni meccaniche.........................................................................2 ..................................................................6 3................ Flessione semplice............................................................................18 4.......4......................................................18 Confronto tra elementi strutturali in cemento armato e in acciaio...............23 7................................................................................................ Taglio..............................19 Deformabilità.....16 4..........................21 Spostamenti orizzontali .. 6.......................................................................................2.....7 3.............1.3 Prova di resilienza.........................3.............................

.........................................................................................................................................3............................... Giunti a cordone d’angolo ....29 Procedimenti manuali ..........................................42 12........................25 8.........41 12...... I collegamenti – considerazioni generali ......................................40 12............. Taglio.49 Indice............................11.........2..........................................................................47 12..............................................34 Definizioni ..................................... Trazione........................................................................................30 11.................................................................................................................32 11........33 11..............38 Eurocodice 3 .......................27 8...............................47 Resistenza a punzonamento..............................................................30 11...................1........................................................................................................................... Diametro dei fori ..................................................48 12.................................... Unioni bullonate..2.........4...34 Dominio di resistenza .......................................................... Flessione semplice.................................2.........44 12.................. I bulloni ............................................................................ 51 Verifica e progetto di sezioni in acciaio – metodo degli stati limite .................................................................................................................................................................... Controlli delle saldature .....................................................................................3.....................46 Resistenza a taglio dei bulloni .............................................48 12............................................................................................... Flessione composta..............................................................................4..... Resistenza in presenza di taglio e trazione ...........32 11....................................................... Classe di resistenza dei bulloni........43 12...............................40 12............................................... Riferimenti di normativa ............................................4...............................36 Normative straniere ..................27 10......................................... Unioni ad attrito....................8............ Verifica di aste compresse ....29 11................................................................ Categorie di collegamenti bullonati............................................................................................................................................. Difetti di saldatura ..............................................47 Resistenza a trazione dei bulloni .....................29 11...........10...................................................... Giunti a completa penetrazione ..........6......................................... Unioni a taglio .................................................................40 12...........................6.....5..................................9........................ Classificazione delle unioni saldate..................................................... Procedimenti di saldatura ....................................46 Resistenza a rifollamento della lamiera..........................................1........................................27 9.............................................Acciaio 8..............................................................................................................................26 8..................................................................................46 12.......... Distanza tra i fori e distanza dei fori dal bordo ................................44 12............................. Unioni saldate ........................................................................................5...........................7..........................................................................25 8...................... Unioni a trazione ............................................................................... Serraggio.....................................................3......................................................................................................................................38 Normativa italiana ...................................................................................................................................................1................50 ..............

.

Compito svolto a) Determina il massimo sforzo normale di trazione che può essere portato dall’asta. b) Determina il massimo momento flettente che può essere portato dall’asta. l’area della sezione è pari alla somma dell’area dei due profilati saldati tra loro e vale quindi A = 2 × 3912 = 7824 mm 2 e la tensione di snervamento è f y = 275 MPa Si ha pertanto 275 −3 N Rd = 7824 × × 10 = 2049 kN 1. Nota: momento flettente e taglio sono riferiti al piano di simmetria della sezione composta.Esempio progettuale (compito del 16/3/05) Per un tuo progetto. come mostrato in figura. coppia di profili IPE 240 acciaio Fe 430 a) Determina il massimo sforzo normale di trazione che può essere portato dall’asta. deve essere saldata ad una flangia. hai deciso di utilizzare aste ottenute saldando tra loro due profilati IPE. Il momento flettente resistente è fornito dall’espressione fy M Rd = W pl γM0 dove Wpl è il doppio del momento statico Sm di metà sezione. deve essere considerata quindi come un’unica sezione. La sezione composta. c) Determina il massimo taglio che può essere portato dall’asta. . calcolato rispetto ad un asse baricentrico. determina il massimo sforzo normale di compressione che può essere portato dall’asta. e) L’asta. incastrata ad un estremo e libera all’altro.00 m. Lo sforzo normale resistente è fornito dall’espressione fy N Rd = A γM0 Nel caso in esame. d) Se l’asta è lunga 3. così ottenuta.05 b) Determina il massimo momento flettente che può essere portato dall’asta. Progetta il collegamento saldato. soggetta ad un momento flettente M = 60 kNm (oltre ad un taglio non precisato). con caratteristiche che si possono ricavare a partire da quelle del singolo profilato.

Si ricorda che i profilati IPE 240 hanno altezza h=240 mm e larghezza b=120 mm.2 G1 7. il baricentro della sezione composta si trova esattamente a metà tra i baricentri dei singoli profili.9 x 56. Baricentro della sezione composta Poiché i profili sono uguali.9-x G 9. cioè deve essere (trascurando l’influenza del raccordo circolare) 2 × 9.2 G1 60 61. Le posizioni sono indicate nella figura a fianco.05 6.45 − 7.99 ×  58.Occorre quindi: − Individuare il baricentro della sezione composta.8 G2 Momento statico della metà superiore rispetto all’asse baricentrico Si può calcolare come: − momento statico dell’intero profilo 1 (S1) − meno il momento statico dei due pezzi di ala del profilo 1 da togliere (S2) − più il momento statico del pezzo di ala del profilo 2 da aggiungere (S3) Quindi S1 = 3912 × 61. la retta che divide la sezione ascia al di sopra una parte dell’ala superiore del profilo 2 e al di sotto una parte delle due ali del profilo 1 (parti evidenziate).45 −  = 52211 mm 2   S m = 240784 − 24929 + 52211 = 268066 mm 3 Si ha quindi W pl = 2 S m = 2 × 268066 = 536132 mm 3 M Rd = 536132 × 275 −6 × 10 = 140.99   3 S 3 = 120 × 7.45 48. tenendo conto anche dello spessore dell’anima del profilo (con il pedice 1 ho indicato il profilo superiore.2 G1 56.9 − x) = 120 x Da questa si ricava x = 7.99 58. − Individuare la posizione della retta che divide la sezione in due parti di area uguale.91 G 9.8 × (56.4 kNm 1. 6.55 = 240784 mm 3 48.99 mm 6.91   3 S 2 = 2 × 9. col pedice 2 quello inferiore).8 G2 . − Calcolare il momento statico di una di queste due parti rispetto all’asse baricentrico.55 G G2 123.91 ×  58.8 × 48.9 56.1 Retta che divide la sezione in parti uguali Come si vede dalla figura. Le due aree si devono bilanciare.99 −  = 24929 mm 2   7.

min = 3892 + 284 = 4176 cm 4 = 4176 × 10 4 mm 4 Per controllare che questa sia effettivamente l’inerzia minima.12 × 6. La via più semplice per conteggiare il contributo dell’anima è valutarlo come 2 Av 2 = 1. cioè sostanzialmente l’area dell’anima (cioè di quella parte della sezione che è parallela alla forza di taglio).2 + 2 × 15) × 9. Lo sforzo normale resistente a compressione è fornito dall’espressione fy N bRd = χ A γM0 nella quale il coefficiente χ dipende dalla snellezza λ dell’asta e dalla forma della sezione. Il taglio resistente è fornito dall’espressione fy / 3 V Rd = Av γM0 dove Av è l’area a taglio.c) Determina il massimo taglio che può essere portato dall’asta. Nel caso in esame.max + I 2. L’area Av può essere calcolata in vari modi. con minore o maggiore approssimazione.05 d) Se l’asta è lunga 3. A Nel caso in esame. si ha 2 2 2 2 4 I x = I x1 + A1 d G −G1 + I x 2 + A2 d G −G 2 = 284 + 39. si ha 275 / 3 V Rd = 3912 × 10 −3 = 591.115 = 7140 cm = = 7140 × 10 4 mm 4 . determina il massimo sforzo normale di compressione che può essere portato dall’asta.8 = 2352 mm 2 Mi sembra invece meno corretto usare le formule previste per sezioni saldate. la parte di sezione che resiste a taglio è l’anima del profilato 2 (Av2) e le ali del profilato 1 (Av1). cioè 3912 mm2. Iy. dovendo valutare il contributo di un’anima e due ali. incastrata ad un estremo e libera all’altro. lo si poteva anche stimare immediatamente assegnandogli l’area di una intera sezione.00 m.12 × 6. e I min ρ min = raggio d’inerzia minimo della sezione.04 h t w = 1. perché in quel tipo di sezioni sono assenti i raccordi circolari (presenti invece in ciascuno dei due profili che compongono la sezione in esame). il momento d’inerzia minimo sarà quello rispetto ad un asse verticale. somma dei contributi dei due profili che costituiscono la sezione I y = I y1 + I y 2 = I 1. Si ha quindi 2 2 Av = Av1 + Av 2 = 2352 + 1548 = 3900 mm oppure 4267 mm Si noti anche che. Usando ad esempio quest’ultimo valore. pari a 2 l per asta incastrata ad un estremo e libera all’altro.8 + (6.8 = 1915 mm 2 La via più semplice per conteggiare il contributo delle ali è valutarlo come Av1 = 2 b t f = 2 × 120 × 9.2 = 1548 mm Oppure lo si può valutare come Av 2 = A − 2 b t f + (t w + 2 r ) t f = 3912 − 2 × 120 × 9. legato al momento d’inerzia minimo.115 + 3892 + 39. La snellezza è l λ= 0 ρ min con l0 lunghezza libera d’inflessione.5 kN 1.04 × 240 × 6. si può calcolare anche Ix. sfruttando i teoremi di trasporto.

soggetta ad un momento flettente M = 60 kNm (oltre ad un taglio non precisato). Per sezioni saldate che si instabilizzano rispetto all’asse di inerzia minima occorre considerare la curva c.13 λ= = = 0.3 A 998 L’altezza di gola deve essere quindi a ≥ = = 6.81 Per valutare χ occorre anche definire la curva d’instabilità più opportuna.8 × 10 3 = 998 mm 2 f vwd 216.85 × 1. oppure usare a=6 mm ed aumentare un po’ la lunghezza dei cordoni. si ottiene (interpolando dalle tabelle o usando le formule dell’Eurocodice 3) χ = 0.8 kN z 0.81 275 fy La snellezza adimensionalizzata vale quindi λ 82. l 160 Si può utilizzare un cordone con a=7 mm. Si tenga anche presente la posizione dell’asse neutro. e per la snellezza innanzi valutata.06 mm 7824 4 6000 = 82. Se si stesse facendo riferimento ad un singolo IPE si potrebbe usare la curva b.35 L’area di cordone necessaria è A = 215.5718.05 e) L’asta. il braccio z tra i baricentri dei cordoni superiori ed inferiori è pari a circa 278 mm.13 73.1 278 40 80 Con la scelta fatta. Se non si effettua una saldatura tutt’intorno ai due profili (che a me sembrerebbe eccessiva) le saldature che devono sostenere il momento flettente dovrebbero essere più eccentriche possibile. valutata in precedenza. M 60 La forza che ciascun gruppo di cordoni deve portare è quindi F = = = 215. La resistenza dell’asta a compressione è quindi 275 −3 N bRd = 0. Si noti che ho scelto cordoni tali da fornire la stessa lunghezza (160 mm) sia superiormente che inferiormente.5718 × 7824 × × 10 = 1172 kN 1. deve essere saldata ad una flangia. Progetta il collegamento saldato. perché riguardano solo l’unione tra i due IPE.946 λ 1 86.2 mm . Nota: sono ovviamente possibili altre scelte 40 asse neutro allo SLU 303. Io disporrei quindi cordoni di saldatura come indicato in figura (altri – non indicati – andrebbero aggiunti per il taglio).1416 = 86.278 f / 3 430 / 3 = = 216.3 MPa La tensione accettabile nella saldatura è f vwd = u β w γ Mw 0.Il raggio d’inerzia minimo è quindi ρ min = e la snellezza λ = 4176 × 10 = 73. F = . meno gravosa. sia più giusto far riferimento alla curva c. Per tale curva.06 La snellezza viene adimensionalizzata dividendola per il valore λ1 210000 E λ1 = π = 3. ma ritengo che anche se le saldature sono limitate.

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