BREVE TESTO SUGLI ARRIVI ALBANESI DEL GRANDE ESODO A MONOPOLI a firma di Eustachio Cazzorla, Dottore in Economia e commercio

, giornalista di “La Gazzetta del Mezzogiorno” autore della tesi di laurea in Statistica dal titolo "Dal «Paese delle aquile» a Monopoli: analisi del grande esodo e della presenza albanese nel territorio comunale", primo premio 1997 al Concorso internazionale sulle migrazioni, Fondazione "F.Verga" di Milano. Tesi depositata nella Biblioteca nazionale albanese a Tirana, nella Facoltà di Economia dell’Università di Bari e nella Biblioteca Prospero Rendella di Monopoli. ---------Parlare del “Grande esodo albanese” del 1991, significa ritornare indietro di 20 anni, di quando tornando dall’Università, intorno alle 13, appena sceso alla Stazione ferroviaria, di primo acchito mi accorsi che era successo qualcosa di imprevisto e d’importante in città. Tanta preoccupazione a terra ed elicotteri in aria, bastò dirigermi al Porto per vedere uno spettacolo davvero scioccante. Gente e gente ammassata al Molo dei tonni, per quello sbarco imprevisto di cui parlò subito tutto il mondo. Boat people in Porto ed era arrivato il rimorchiatore Erzeni, una piccola imbarcazione carica oltre limite, con 837 persone a bordo. Tra questi vi fu la più giovane degli esuli del grande esodo; una bimba nata in condizioni indescrivibili, lungo il viaggio, in acque italiane, intorno alle 10.30 del 5 marzo. Diventerà ben presto il simbolo dell'esodo verso la Puglia. I genitori la chiameranno Italia, in onore del Paese che per prima l'ha ospitata. La gente ha viaggiato ammassata su ogni angolo disponibile dell'imbarcazione. Alcuni albanesi erano rimasti aggrappati addirittura all'albero centrale durante quel viaggio odisseico. Non era ancora il tempo dei telefonini cellulari e di internet, era il tempo in cui gli articoli li scrivevo ancora con carta e penna e lavoravo per una delle due televisioni locali, quelle che raccontarono subito l’accaduto e che ben presto si videro affiancate dai canali televisivi più importanti e nazionali. E forse solo allora ci rendemmo realmente conto della gravità della situazione. Ma quello dell'Erzeni fu solo l’apice di un fenomeno che era cominciato a luglio del 1990 a Brindisi quando in Puglia arrivarono, al termine della “Crisi delle ambasciate” migliaia di persone sbarcate dai traghetti Espresso Grecia, Appia, Cefalonian Sky e Orient Star. A Monopoli in realtà il primo arrivo di albanesi avvenne il 25 ottobre del 1990 alle 12.30. Su una lancia blù in dotazione alla vigilanza costiera della Polizia di Durazzo c’erano 6 uomini e 2 donne. Chiesero subito asilo politico ai Vigili Urbani di Monopoli, ma successivamente furono sottoposti a fermo di polizia giudiziaria presso il locale Commissariato (da poco inaugurato), con l'imputazione di "importazione e detenzione illegittima di armi e ricettazione di imbarcazione militare". Poi si scoprirà che per ordire la fuga avevano ucciso 2 delle guardie costiere albanesi. Poi fu il momento del Tofik Skilja che approdò il 20 febbraio del 1991 sempre alle 12.30 al Molo dei Tonni. È un peschereccio di proprietà dello Stato albanese con a bordo 8 persone (tra cui un clandestino). Il Tofik Skilja è partito per una battuta di pesca, da Durazzo, due giorni prima, ma durante la notte tra il 19 e il 20 febbraio due componenti dell'equipaggio e il clandestino, neutralizzano il capitano e i restanti pescatori. Il natante viene dirottato verso l'Italia per poi approdare a Monopoli. Solo i tre fuggiaschi chiederanno asilo politico, ma verranno trasferiti presso il locale Commissariato e sottoposti al fermo di polizia giudiziaria con l'accusa di "sequestro plurimo di persona e furto aggravato". Poi il 27 febbraio sempre intorno alle 12 arrivarono al Molo dei Tonni altri due pescherecci di proprietà dello Stato albanese, il Tarini e l'Erzeni, con 17 uomini complessivi di equipaggio di cui solo 9 albanesi chiederanno asilo politico. Poi il 5 marzo è la volta di nuovo dell’Erzeni e in quello stesso pomeriggio, alle 16.10 arrivò sempre al Molo dei Tonni la Herdjt Linasit con a bordo 15 uomini e una donna. Il giorno dopo fu la volta del Debatik nel cuore della notte. Ricordo di quei giorni il lavoro da cronista, la macchina dei Carabinieri al Porto di guardia anche di notte, le chiacchierate con gli uomini radar della locale Capitaneria di Porto per cercare di avere un’anteprima sugli arrivi e quel 6 marzo quando alle 7 del mattino in Porto giunse la

in grotte che visitai di nascosto per completare le interviste per la mia tesi di laurea. qualcuno pensò che si trattava di un ritorno in Albania e si gettò in mare. Erano giovani. dall’andarli a trovare. ospitati negli alberghi cittadini e nella tendopoli Pagano.motonave Kavaja con circa 80 persone a bordo. Cercò un varco fra i pescherecci. Poi riprese il largo alla volta di Bari. l'altra fu la motonave 23 Nëntori. Gli albanesi interagirono con la collettività fino al giugno dello stesso anno. Tra gli albanesi rimasti a bordo. per questioni di sicurezza mia personale. Il capitano dell'imbarcazione dimostrò subito di voler ormeggiare a tutti i costi. fu buona e ospitale con i profughi albanesi. effettuò azzardate manovre fino a rischiare di rimanere incagliato nelle secche del Porto. gente solo in cerca di un futuro. Le autorità portuali negarono l'ormeggio e la dirottarono su Bari a causa degli evidenti problemi di accoglienza di nuovi albanesi in città. Molti vissero in clandestinità nelle campagne dell’Assunta. con tante speranze e voglia di lavorare la terra. provvida nei primi soccorsi. Il 7 marzo alle 9 circa arrivarono due imbarcazioni: una venne dirottata verso Bari. La 23 Nëntori fu l'ultima imbarcazione giunta a Monopoli in quei giorni indimenticabili in cui la città non restò indifferente. lontano nel tempo. si accorse di non poter far sbarcare gli albanesi e ripartì verso l'ormai famoso Molo dei Tonni per fare scendere 194 persone sulle sudicie imbarcazioni giunte nei giorni precedenti. A ripescarlo ci pensarono le motovedette dei Carabinieri. con i compatrioti profughi dalle terre invase dal nemico nella ritirata di Caporetto. Entrò in porto. Gettò l'ancora nei pressi del Molo di Tramontana. . e confermò la stessa generosità che aveva dimostrato con i naufraghi dell'Heleanna e. Molti mi dissuasero.

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