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Storytelling1

di Francesco Varanini A metterci in guardia è la pomposa definizione proposta da un adepto: “una metodologia e disciplina che usando i principi della retorica e della narratologia crea racconti influenzanti in cui vari pubblici possono riconoscersi”. Chiunque ragioni attorno al lavoro e a all’organizzazione ha ben presente l’importanza della narrazione: a ricordarlo basta la radice gn: il greco gnosis, il latino congnosco, il tedesco kennen, l’inglese know -ma anche il latino narrare- condividono la stessa idea: ‘accorgersi’, ‘apprendere con l’intelletto’. Ma che dire di questi racconti influenzanti? E chi dovrebbe crearli e proporli in pubblico? Facciamo riferimento all’antica figura del bardo, del rapsodo, del narratore orale delle culture prive di scrittura, o pensiamo semplicemente a ‘one who is accustomed to tell storieso anecdotes in conversation’? Cosa è in realtà questa “disciplina ampia e articolata” ce lo dice in realtà in poche parole colui che ne è considerato il fondatore. Steve Denning, manager della World Bank, già Director of the Africa Region, nel 1996 viene spostato suo malgrado in funzione di staff, a coprire il ruolo di Program Director for Knowledge Management. Tenta invano di mostrare l'importanza del Knowledge Management al personale della Banca. Slides, charts, dati e schemi non bastano a sollecitare l’interesse. Finché un giorno non inciampa (raccontando usa proprio il verbo to stumble) in una storia. “Nel giugno del 1995, un dottore in un piccolo villaggio dello Zambia si connette con il sito del Center for Disease Control di Atlanta e trova risposta ad una domanda riguardante il trattamento della malaria”. La storia, secondo Denning, servì a far capire come fosse importante mettere in Rete le conoscenze di cui la Banca disponeva. In ogni caso, lì cambiò la vita di Denning - che costruì una carriera sullo storytelling inteso come strumento di management. Ciò che appariva nuovo a Denning è cosa nota a chiunque: più di discorsi calati dall’alto vale una storia ben raccontata. Ma sfugge a questi professionisti dello storytelling quello che invece sa ogni lavoratore: tutto dipende dall’autorevolezza e dallo stile del narratore; dal suo apparire spontaneo e disinteressato, o comunque sincero; dalla coerenza tra il mondo di narrare e l’argomento della narrazione. Ogni organizzazione può ben essere intesa come una ‘rete di storie’. Comunicazioni ufficiali dei manager, cose dette alla macchinetta del caffè, barzellette, tutto contribuisce a costruire senso. Ma anche se riscritto da un qualche consulente, e narrato magari da un attore comico, il discorso di un capo resterà sempre il discorso di un capo.

1 Voce tratta da Francesco Varanini, Nuove parole del manager. 113 voci per capire l’azienda, Guerini e Associati, Milano, 2011.

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