DOMENICA 27 NOVEMBRE 2011

R CULT

s 50

TOP TEN I LIBRI PIÙ VENDUTI

1
100 PUNTI 2

Christopher Paolini INHERITANCE

Rizzoli 24

pagg. 834

2
61 PUNTI 6

Fabio Volo LE PRIME LUCI DEL MATTINO

Mondadori 19 pagg. 244

3
54 PUNTI 3

Giorgio Faletti TRE ATTI E DUE TEMPI

Einaudi 12

pagg. 151

4
39 PUNTI 2

Haruki Murakami 1Q84

Einaudi 20

pagg. 722

5
35 PUNTI 3

Alessandro Baricco MR. GWYN

Feltrinelli 14 pagg. 158

Il saggio

LA SCRITTRICE

Storia e politica della jettatura
LUCIANA SICA
ussolini temeva i menagrami anche più degli antifascisti e Togliatti in tasca teneva sempre gelosamente dei chiodi di ferro... In un "capriccio filosofico" erudito ma faceto, in un saggetto ben documentato eppure sempre sul filo dell’ironia, un analista (di formazione lacaniana) traccia una storia semiseria e senz’altro trasversale della diffusa credenza nello jettatore. Guarda caso, nasce all’apogeo dell’Illuminismo quando paradossalmente la fede nella ragione produce a sua volta superstizioni e pratiche magico-occultiste. Il terrore della male sorte, nient’affatto tipico di culture arcaiche e contadine, rompe con le vecchie credenze nel malocchio e a sorpresa oggi fiorisce proprio nei Paesi più colti e tecnologicamente avanzati, diventa un’angoscia quanto mai metropolitana, una reazione oscura al predominio della cultura secolarizzata. Se il positivismo ottocentesco produceva lo spiritismo da salotto, la nostra epoca nel segno di Internet e Wikipedia ha tutt’altro che cancellato le pratiche più irrazionali e il “sapere superstizioso” sembra rappresentare una sfida se non proprio una rivolta contro le massime autorità culturali, come la Chiesa o la Scienza.

M

Fuori di testo

ZANGANEH
LILA AZAM
Iraniana, nata a Parigi da genitori in fuga dalla rivoluzione khomeinista, il suo libro è una celebrazione dell’opera di un grande esule, Vladimir Nabokov “Da lui ho imparato che la letteratura è un modo per guardare e capire la bellezza del mondo”
ANTONIO MONDA
l New Yorker l’ha definito «Una lettera d’amore alla letteratura» mentre Salman Rushdie ha scritto che si tratta di «una gioiosa risposta allo spirito dell’intera opera di Nabokov». Stiamo parlando di un libro, Un incantevole sogno di felicità(L’ancora del Mediterraneo, pag. 220, euro 18,50, traduzione di Stefania Rega). L’ha scritto Lila Azam Zanganeh in modo raffinato, estremamente colto e sempre intelligente. L’autrice, un’iraniana di 35 anni nata a Parigi, dove i genitori erano sfuggiti alla rivoluzione khomeinista, celebra l’opera di Nabokov attraverso quindici capitoli corredati da disegni e fotografie, ed individua la felicità anche nelle pagine segnate dall’angoscia e dalla morte. «Devo a Nabokov se ho cambiato il modo di vedere non solo la letteratura, ma anche la vita». Lei ama la letteratura ma dichiara di aver “paura dei libri e della lettura”. «Perché è un amore che richiede uno sforzo enorme: chi vuole assorbire la sostanza di un libro deve pagare un prezzo. Per leggere Ada ci ho messo cinque mesi, ma quel libro mi ha fatto capire che una delle funzioni più importanti della letteratura è quella di insegnare a vedere il mondo».

La battaglia infinita contro i refusi
STEFANO BARTEZZAGHI
gni tanto esce in Italia un libro dello scrittore e professore David Lodge. L’ultimo è La coscienza e il romanzo (Bompiani), un saggio con tipico titolo a binomio, come La rabbia e l’orgoglio, Apocalittici e integrati, Essere e Tempo, Il vecchio e il mare e Gli asparagi e l’immortalità dell’anima (assegnate voi i giusti autori che qui sono in ordine alfabetico: Campanile, Eco, Fallaci, Heidegger, Hemingway). Ci aspettiamo, quindi, di leggere la congiunzione E fra i due termini. Ma quando riponiamo il libro di costa nello scaffale ci accorgiamo che nella sovraccoperta c’è un’altra E, questa volta nel cognome dell’autore, che è diventato David Lodege. Una E che diremmo disgiuntiva, visto che separa l’ostico cozzo di consonanti e dà aria alla sillabica, come accade in romanesco. A Lódege! Così, magari lo scrittore viene salutato a Trastevere, quando ci va. Errori se ne sono sempre fatti parecchi, ora se ne correggono meno. Se qualcuno si fosse illuso che il computer ce li avrebbe corretti tutti si è ricreduto per tempo. La percentuale è anzi aumentata parecchio, il computer aiuta meno persone a lavorare di più e quindi di fretta, e peggio. Il refuso ora ha conquistato la roccaforte del nome dell’autore. La battaglia continua.

O

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LO JETTATORE

I

di Sergio Benvenuto
Mimesis, pagg. 48, euro 3,90

Il racconto

Un tesoro nascosto dentro il videogioco
JAIME D’ALESSANDRO
iamo nel 2044 e il mondo è allo sbando. Sovrappopolato, incapace di ritrovare la speranza, annichilito da decenni di recessione. A pagarne le conseguenze sono soprattutto coloro che il benessere lo hanno conosciuto e che ora arrancano per trovare un letto nelle baraccopoli. Come la madre di Wade Watts, che per gli stenti si suicida a poco più di trent’anni. E così Wade, ragazzino obeso, introverso e con la passione per la tecnologia, cresce da solo. O meglio: cresce online nell’universo di Oasis, Second Life dove perfino le scuole sono state trasferite. E’ l’opera di James Halliday, programmatore geniale che prima di morire ha deciso di regalare il suo immenso patrimonio nascondendolo su Oasis. Inizia in questo modo la più grande caccia al tesoro della storia, fra complotti e colpi di scena, e ovviamente Wade sarà uno dei protagonisti. In realtà il libro di Ernest Cline, classe 1972, è una cavalcata sorprendente fra cyberpunk, anime, film e telefilm anni Ottanta. Un affresco sterminato, denso di citazioni, della cultura geek. Incomprensibile per chi non è cresciuto con i videogame, ma abbastanza affascinate da spingere la Warner Bros a pagare un milione di dollari per i diritti cinematografici.

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PLAYER ONE

di Ernest Cline
Isbn Edizioni, trad. di Laura Spini, pagg. 632, euro 19,90

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È d’accordo con Nabokov quando afferma “non è possibile leggere un libro, si può soltanto rileggerlo”? «Certo: Paul Valéry sosteneva che la letteratura comincia alla seconda lettura: la prima volta si segue la letteralità, poi arriva la consapevolezza, e si apprezza la magia del linguaggio, entrando in un mondo diverso». Perché sostiene che sia necessario “indovinare i libri che desideriamo con il cuore o di cui abbiamo realmente bisogno”? «Perché purtroppo la vita è troppo breve per poter leggere tutto. Sta a noi intuire i libri che possono cambiarci la vita, e ricordo che in Se una notte di inverno un viaggiatore Calvino scrive una cosa suggestiva: anche i libri non letti che teniamo vicino a noi ci impregnano della nostra sostanza». Nabokov scrive: “Perfino nell’oscurità o nella morte le cose vibrano di radiosa bellezza. La luce si trova ovunque” si tratta di un approccio religioso? «In Nabokov è presente una grande dimensione metafisica e mistica, della quale parla in maniera pudica. Era una persona che aveva fede nella bontà fondamentale di ogni cosa, e questa concezione ha radici nella religione. Nonostante la violenza e il caos del mondo, continuava a credere che esistesse un disegno armonico nell’universo, del quale sta a noi cogliere la trama nascosta. Lui usa il termine russo “blazenstvo”, e nei suoi libri è sempre presente una luminosità unica, che a volte si coglie in dettagli che ci fanno intuire un disegno più

grande. Io ritengo con Nabokov che il crimine più grande dell’uomo moderno sia stato quello di aver smesso di guardare, e cito sempre quel suo racconto in cui scrive: “Quest’uomo è un pessimista, e come tutti i pessimisti era una persona ridicola per quanto non sapesse osservare”». Lei racconta un Nabokov entusiasta dell’America. «Ne amava i grandi spazi e l’apertura intellettuale. Aveva detestato la Germania e la Francia, in particolare per l’antisemitismo. L’America gli apparve una soluzione al suo malessere di uomo costretto all’esilio, e parlò spesso della capacità americana di avere gli occhi aperti». Lei scrive: “La vera biografia di uno scrittore dovrebbe coincidere con il suo stile”. «Era una cosa in cui credeva Nabokov: non sono mai stata troppo interessata alle convinzioni o alla biografia degli scrittori. Non riuscirei, ad esempio, ad apprezzare un grande autore come Celine. Per lo scrittore la sostanza è nella lingua, nell’originalità e nell’immaginazione che finisce per prevalere sulla realtà». È vero che polemizzò con un editor del New York che gli chiedeva di semplificare alcuni passaggi di un suo scritto? «Sì e difese la “tortuosità che mi appartiene, e che solo a prima vista può sembrare sgraziata e oscura”, concludendo: «perché non lasciare che il lettore rilegga un periodo di tanto in tanto? Non può fargli male». Nabokov sosteneva che Lolitanon si portasse dietro alcuna morale.

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