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Gli allucinogeni nel mito. Racconti sull'origine delle piante psicoattive

Gli allucinogeni nel mito. Racconti sull'origine delle piante psicoattive

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SAMORINI GIORGIO, 1995, Gli allucinogeni nel mito. Racconti sull’origine delle piante psicoattive, Nautilus, Torino, 172 pp.
SAMORINI GIORGIO, 1995, Gli allucinogeni nel mito. Racconti sull’origine delle piante psicoattive, Nautilus, Torino, 172 pp.

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GIORGIO

SAMORINI
GIORGIO SAMORINI
GLI ALLUCINOGENI
NEL MITO
RACCONTI
SULL'ORIGINE DELLE PIANTE PSICOATTIVE
A U T L U s
Questi resti non sono sOttoposti ad al cun copyrighr
NAUTlLUS
c. P. 1311
10100 TORINO - 1995
INTRODUZIONE
Alcuni comporcamenri accompagnano l'uomo da sempre, ovvero da
quando egli è "diventato" uomo, c, in un cerro qual senso, lo caran c­
ri zzano e lo definiscono. Ad esempio. l'uomo produce arre, è mosso
da un' impulso artistico che lo accompagna sin dalle sue origini. Ne
ab biamo una dimostrazione considerando la datazione dell e rappre­
sentazioni artistiche, ritenute pill anti che, che sono gi unte fìno a
noi: pitture preistoriche rupesrri local izzate in Tanzania e in Austra­
li a, datate attorno ai 45.000-40.000 anni [, (una data "vicina" a quella
generalmc,uc anribui rJ all ' uhi mo, in ord ine cronologico, degli
Ominidi, l'Homo sapiens). '
Questi atavici comportamenti umani - tra cui l' impulso anist ico ­
possono essere consideratj come "costanti comportamentali", che con­
rinuamente rinnovano il di venire dell'uomo. Si Ha([a di impulsi
comportamentali irreprimibili, che si manifestano all ' interno della
società degli uomini, senza distinzione di razze o popoli : sono corn­
portalllenti (fans-culturali.
Un'altra di queste "costanti" è la tendenza dell ' uomo a cercare, attra­
verso i più disparati metodi, di modifìcare il suo staro di coscien za
ordinario, allo scopo di vivere esperienze psico-fì siche in altri stati
mentali; stat i mentali che, per loro natura, sono poss ibili e >' naturali "
nel medesinlo modo in cui riteni amo "nat urale" lo stato di coscienza
in cui ordi nariamente conduciamo la nostra esistenza. Tale conside­
razione risulta avvallaradall'atavicità insita nell'impul.so a vivere questo
tipo di esperi enze, e dalla loro insopprimibili tà, storicamente accer­
tata.
La storia del rapporto fra l' uomo e i suoi stat i modifìcat i di coscien­
za, dimostra come questi siano in stretta relazione con un' altra im­
porrante "costante" Limana: l'impulso rdigioso. Non può essere ca­
sual e il fatto che, presso (utt i i popoli , i rapimenti eS[atici e di tcanse
- considerat! fca gl i stati pill elevati della coscienza - vengano cui tu­
7
ralmente interpretati come fenomeni di squisito carattere misti co,
spiritua.le, religioso. Anzi, è da ri tenere che l'origi ne del rapporro
del l'uomo con gli stati modificati di coscienza sia direttamente con­
nessa all a nasci ta del suo impulso reli gioso. V'è anche chi ritiene che,
nell a storia del genere umano, la coscienza sia apparsa originalmente
come quell o che viene ora chiamato lo "stato mist ico di coscienza",
Ciò spieghe rebbe il mori vo per cui i mi srici parlano di una "erà del­
l' oro" in cui le visioni mist iche erano molto comuni .
2
La modifì cazione del lo statO di coscienza, oltre a presentarsi in casi
forse malamente definiti "spontanei", viene indona attraverso un am­
pio spettro di tecni che, che l'uomo ha via via scoperto ed elaboratO
nel corso della sua storia. Dall e tecni che di deprivazione sensoriale e
di mortifì cazione fisica, a quell e meditative e asceti che, sino a quelle
che ut ili zza no, come fattori scatenanti gli sta ti. di transe e di
possessione. la danza e il suono di determinati strumenti musicali;
infine (non certo in ordine di importanza), le tecni che che prevedo­
no l' uso di vegetali dorari di effetti psicoattivi, per lo più di tipo
allucinogeno. Q uest' ult ima è una delle pill ant iche tecni che di mo­
dificazione dell a coscienza, e origi na quasi certamente dalla lunga
Età dell a Pietra.
In rutto il mondo sono diffuse piante e funghi , il cui consumo indu­
ce nell ' uomo allucinazioni e visioni , acco mpagnate da profondi stari
emot ivi inruitivi, "illuminanti", "rivelatori ", e in tutti i ci nque conti­
nent i sono es istite e continuano a esistere culture che utilizzano que­
sti parti colari vegetali come srrùmenti per trascendere la realtà ordi­
nar ia e per comunicare con il mondo degli spirit i e degli dei, con l' al
di là, con l' Altro.
La maggior parte di queste pi anre ri entra nel gruppo dei cosiddetti
allucinogeni, nori anche come psichedelici ("rivelatori dell a mente") o
come enteogeni (" che rivelano la divinità che è in te")' con esplicito
riferimento al fatro che 10 scopo principal e del loro impiego è quell o
di ottenere stat i mentali di ispirazione rel igiosa.
3
Numerose culture han no pOSto il vegetale sacro al centro del loro
sistema reli gioso e come fulcro del sisrena interprerat ivo dei di versi
asperti dell a realtà e della vira, allo stesso modo in cui popolazioni,
n'ibll e sette, hanno posto le tecni che meditJ ri ve e asceti che. e le
esperi enze mentali conseguenti, come fulcro deUa loro vita spirituale
e terrena.
Piante e funghi psicoattivi sono stat i ovunque considerat i come un
8
dono lasciato agli uomini dalle divinità, e, a volte, sono stati identi­
ficati totalmente con un dio. E' il caso del Soma dei RgVeda - i più
antichi testi religiosi indiani - consideratO al contempo un dio e una
bevanda dell' immortalità, ricavata, seguendo l' ipotesi di Ri chard G.
\X'asson, dal fungo psicoatt ivo Amanita 'lnuscaria,4 fl Soma veni va
preparato ritualmente e consUlTI aro dagli officianti nel corso di pre­
cise cerimonie religiose. Un noto inno dei RgVeda reci ta: (Abbi amo
bevuto il Soma I siamo diventati immonali / siamo giunti all a luce /
abbiamo incontrato gli dei ».5
Dagli Huichol del Messico, il cactuS del peyote, identifìcato con il
cervo e con il mais, è considerato "fame della loro vita". G li shivaiti
indiani uti lizzano gli effetti del bhmzg (marijuana) per comunicare
con il dio Shiva. I Fang de l Gabon, durante alcuni rit i iniziatici,
consumano enormi quaNt ità di radice di iboga - un potente
a11ucinogeno - che provoca un prolungato stato di coma, durante il
quale l'anima dell'iniziando compie un "viaggio" sino all e "radici
della vita e al contatto direno con Nzamé", il loro dio.
Le piante sacre sono ut il izzate anche per scopi curativi, sebbene tale
uso non sia separabil e da un pill generale comesto spirituale-reljgio­
so: nelle culture tradizionali gli enteogeni non vengono considerari
mere medicine per il corpo umano, bensì medicine sacre, per il siste­
ma inscindibil e meme/corpo. I sistemi di cura tradizionali , incen­
trati sulla figura del lo sciamano (o, comunque, del lo "specialista" ­
sciamano, curandero, vegetali sta - che conduce la cerimonia visionaria
collettiva), che si basano sull ' impi ego di un enteogeno, operano at­
traversò un meccanismo che al cuni studi osi occidentali defini scono
"sociopsicoterapeutico". Nella maggior parte dei casi - fra i quali
ricordiamo le velttdas mazateche (Messico), sedute di cura in cui ven­
gono uti li zzati i funghi allucinogeni, e le mesadas del Perù andino, in
cui viene uti lizzato il potente cactus del San Pedro - la pianta
psicoattiva vi ene consumata da tutti i pa rtecipanti alla cerimonia,
malati compresi. N el corso del successivo stato visionario, lo sciamano
"capta" i messaggi inviati dallo spirito del la pianta, o dall'entità spi­
rituale o divina ch'essa rappresenta, e li "u aduce" per la colJettivi tà.
Si tratta di un fenomeno di "diagnosi magica" mediante il quale le
enti tà sovrannaturali , che "abitano" nell a pianta, comunicano allo
sciamano le cause della malauia e quali rimedi ut iJizzare (ad esem­
pio, quali piante medi cinali impi egaIe).
In diverse culture questi vegeta li vengono impiegati anche per scopi
magici, ovvero per indurre poteri psichici paranormali, mediante i
9
quali effenuare operazioni magiche: prevedere il futuro, vedere e co­
mLLtli care con persone di stanti , ritrova re un oggeuo smarrito, indi ­
viduare il colpevole di un misfatto, ecc. Gli stati modificati di co­
scienza - secondo quantO affermano coloro che vivono queste espe­
ri enze - possono essere accompagnati dall a liberazione di poteri
paranormali. Si incontra, ad esempio, un parallelismo di quesro
fenomeno nei siddhi (poteti psichi ci), acquisit i dagli yogi" indiani
nel COrso delle loro prati che ascetiche, e non è casuale che nel Bengala
la canapa indi ana venga denominata con il medesimo termine siddhi.
Vi sono cas i in cui la medesima pianta viene uti li zzata per different i
scopi, a seconda del contesto e degli specifìci presupposti cul turali .
E' il caso, ad esempio, del pqote, il cactus all ucinogeno considerato
come un'ostia sacra (il "Crisro Rosso") dalle tri bll di Indi ani del Nord
America. Tali rri bù hanno dato vira, dalla metà .del secolo scorso,
medi ante l'uso rituale coll ett ivo di questo cactus, al consolidato
movimento religioso della Native Amer;can Cburch. Nel Messico set­
tentrionale, i Tarahumara continuano invece a urili zza re il peyote
escl usivamente du rante le ceri moni e di cura dei loro malati , mentre
gli Aztechi del Messico precolombiano - secondo quanto riportano
le font i del periodo dell a Conqui sta - ne faceva no uso a scopi magici,
per ri trovare un oggetto smarrito, per predire avveniment i futuri , o
per smascherare un colpevole.
[I grado di socializzazione dell e esperienze che prevedono il consu­
mo di vegetali sacri varia notevolmente, a seconda del contestO so­
ciale e del t ipo di approccio culturale connesso all 'esperi enza. Nel
riro del Soma, la bevanda ven iva conslimaca un icamente dagli
offi ciami. E' questo un esempio di uso di vegetali inebrianti ri serva­
[Q escl usivamente alla casta prelatizia, o a si ngoli indj vidui prescelti
come intermedi ar i, mediante i quali avve ni va il contatto fra gli dei e
il popolo. Anche nell e culmre reli giose sciamaniche, probabile culla
d'origine del sentimenm reli gioso umano, lo sciamano funge da in­
termedi ario fra la sua gente e l'al di là. Le esperienz.e visionarie, al­
l'interno dell e sedute, possono essere vissute da un folto gruppo di
individui, ma lo scia mano resta comunque la figura-chiave dell ' espe­
rienza coll eniva. Frequente è pure il caso di movimenri reli giosi al
cui interno la consumazione della pi anra psicoattiva avviene in ma­
niera più apertamente coll ettiva, a mo' di comunione, allargata a
tutti i partecipanti al rito. In [ali contesti, l'allucinogeno viene consi­
deraro e vissuto come intermediario individuale fra ciascun indivi­
duo e la divinità.
G
IO
Lo stretto rapporto che si viene a creare fra l'uomo e le piante
psicoattive giunge naturalmente a influenzare anche i miti e le cre­
denze dei popoli che fanno uso di tali piante, sino al punto in cui ­
soprattutto se questo rapporto è di origine locale, e non di importa­
zione - esse arrivano a ricoprire un significativo ruolo simbolico nel­
le cosmogonie e nelle antropogonie di queste popolazioni.
Fra i miti e i racconti che trattano di piante psicoanive si evidenziano
- per numero e per ricchezza d'elaborazione - quelli che trattano
della loro origine, o dell'origine del rapporto di questi con l'uomo.
Riguardo a molte di queste piante, la scienza occidentale, e partico­
larmente 1'etnobotanica, non è tuttora in grado di spiegare in che
modo, e con quali logiche deduttive, l'uomo sia arrivato a scoprirne
le particolari proprietà psicoattive, spesso confinate unicamente ad
alcune loro parti (fiori, semi, radici, ecc.), o accompagnate da effetti
tossici tali da far ritenere la pianta velenosa, ancor prima che
psicoattiva. Per alcune piante è plausibile la scoperta casuale, mentre
per altre si è fatto riferimento all'osservazione compiuta dall'uomo
sul comportamento di alcuni animali, dopo che questi avevano con­
sumato la pianta, rimanendone inebriati (tali osservazioni vengono,
in effetti, riportate in vari miti). Ad esempio, le popolazioni della
Siberia che utilizzano l'agarico rnuscario - il noto e vistoso fungo dal
cappello rosso cosparso di macchie punti formi bianche - affermano
di averne scoperto gli effetti osservando le renne che, dopo averlo
ingerito, ne rimanevano inebriate.
1\1a vi sono anche vegetali psicoattivi la cui scoperta da parte dell'uo­
mo rimane enigmatica. E' il caso dello yajé, una bevanda allucinogena
diffusa nell' Amazwnia, ricavata cucinando insieme due distinte pian­
te, entrambe indispensabili ai fini degli effetti visionari della bevan­
da; se assunta da sola, ciascuna di queste piante non induce alcun
effetto. V'è quindi da chiedersi come abbiano potuto gli abitanci
dell' Amazzonia, migliaia di anni fa, scoprire che "questa piantà' e
"quella pianta", fra le migliaia della foresta, solo se utilizzate contem­
poraneamente potevano indurre un effetto allucinogeno. Per gli in­
digeni il problema non sussiste: non l'hanno di certo appreso da
loro, ma è stato lo spirito della foresta o lo Spirito dello yajé, meglio
noto come Donna-Yajé, che, UJl giorno, tanto tempo fa, glielo ha
personalmente indicato.
Di qui, il "miro d'origine" della pianta psicoattiva, più o meno ela­
borato, che spiega, motiva - e continuamente fonda -la sua esistenza
e il suo rapporto causale con l'uomo.
Il
Frequentemente. in questi raccomi gli enteogeni originano da un'ema­
nazione diretta del1e divinjtà, per volontà del le quali le pi ante sacre
vengono donate all'umanità, come mezzo di comuni cazione con le
realtà extra-umane. NeUa mjtologia dei Fang del Gabon, gli spirjti
dei mani indicano a Bandzioku, una donna, la piama dell ' iboga, e le
insegnano come util izzarl a. affi nché essa possa "vederli " e comuni ­
care con loro. Fra gli Indian i del Nord America, lo Spirito del Peyote
si presenta in sogno a un uomo (o a una donna) e indi ca loro il
peyote, la sacra radice, come strumento di salvezza della sua tribù.
Diversi miti trattano dell 'origine della pianta fuoriusceme dal cada­
vere o dalla tomba di un uomo, il più dell e volte un eroe culrural e
che, dopo aver fondatO le regole rribali , i rir i di passaggio, i principi
dell'agricoltura, o altre importanti istituzioni sociali , el argi sce un
ultimo dono alla sua tribì:l t rasfo rmandosi, al momenro della sua
morte, nel vegetal e psicoattivo. Questi l'acconci ri entrano nel pill
vasto insi eme dei mitj rel ativi all 'origine dell e piante coltivate dal­
J'uomo, peculiari dei popoli colrivatori, e caratteri zzat i dal mori vo
della trasformazione di uno spi rito - di un dema, per dirla con Jensen
7
- spesso mediante smembramento, nella pianta omonima.
Per una medesima pi anta possono esistere differenti miti rel at ivi alla
sua origine, e per ciascuno di quest i possono essere state riportate
differenti versioni: ciò avviene sop rattutto in base alla diffusione geo­
etnografi ca dell 'utilizzo della pianta. Ad esempio, si conoscono deci­
ne di versioni del medesimo mito d'ori gine dell ' uso deJ peyote pres­
so gli Indiani del Nord America; in prati ca, ne esiste una versione
per ogni tribù indiàna che ha adottato questo cactus allucinogeno
come droga sacramen rale.
Si presentano casi in cui un mito tratta co ntemporanea mente il tema
dell 'origine della pianra e quell o dell 'o rigine del suo uso da parte
dell'uomo, soprattutto in quei racconti in cui l' origine dell ' uomo e
l' origine della pianta sacra sono in stretta relazione temporale fra di
loro (nel tempo del mito, si intende) . In numerosi altri cas i, invece,
i racconti trattano esclusivamente dell'origine del rapporto dell ' uo­
mo con la pianta. considerando questa come preesistente all 'evento
raccontato nel mito, senza specifì carne l'origine.
Fra i miti qui riportati , si ril eva una cerra vari abilità nel grado di
"purezza etnografì ca". Vari raccont i hanno subìto le influenze e le
interpretazioni di culture esterne, fìno a perdere, in alcuni casi, le
caratteri sti che di mito d'origine. sepolte sotto una spessa colt re di
modifìcazioni interpretacive. [n di versi casi ciò che ci è pervenuto è
12
un racconro, una stori ell a O un semplice aneddoto, Frutto dell a seco­
lare volgarizzazione e folcl orizzazione degli antichi miti.
Quelle popolazioni la cui cul tura e la cui reli gione sono state sogget­
te a un Fe nomeno di sincretismo con reli gioni esterne, quali il cri ­
st ianesimo, l'islamismo, il buddhismo, hanno elaborato e adattato la
loro mi tologia attraverso un processo di sovrapposizioni e di compa­
razioni simboli che, che si riAettono anche sui Illiri d'origine delle
pi ante psicoanive. Ad esernpi o, in alcune versioni del mico d'origine
del l'uso del peyote tra gli Indi ani del Nord America, non è pill lo
Spirito del Peyore, bensì Gesù Cristo, che si ri vela all'indiano per
indicargli la sacra radice.
Come ri cercatore nel campo di indagine muhidisciplinare dell ' uti ­
lizzo umano dei vegetali psic03nivi, e senza pretesa di usurpare cam­
pi di ricerca pertinenti agli studiosi specialisti della mitologia, del ­
l' antropologia e del la sto ri a delle religioni, CO I1 il presente lavoro ho
inteso ordinare e offrire un insieme di materi ali mitologici - la mag­
gior parre inedi ta in Italia - ritenendo uti le, o per lo meno soggett i­
vamente interessante, il fatro di potere leggere, uno di segu.ico all 'al­
tro, i racconti sulle origini del la marijuana, del tabacco, del peyote,
dell ' amanita ffiuscaria, del1a mandragora, ecc. Accanto a una più estesa
presentazione dei mi ti riguardantj le pi ante allucinogene (enteogeni) ,
ho riportato alcuni miti relatIvi al1e piante eccitanti e all e piante
dall e quali si ri cavano bevande alcooli che.
YAJÉ
(AYAH UASCA)
Lo yajé, aln i menti noto come ayahU'llSco, caopil natem, è il pi ù im­
portante al lucinogeno della foresta amazzoni ca. Il suo impiego per
scopi rel igiosi e magico-rerapeucici è anualmenre diffuso presso la
maggior parte dell e [[ibll che occupano l'area di foresta t ropicale
distribuita fra PertI, Ecuador, Colo mbia e Brasile. Le sue origini si
perd ono nel lungo neo liri co tropi cale: la document az io ne
archeol ogica ne avrebbe evidenziata un'anti chità di 5000 anni. ]
Lo ynjé si presenta come una beva nda o ttenuta dall a prolungata cot­
tura di una liana della famigli a dell e Malpighi aceae - Banisteriopsis
caapi (Spr. ex Griseb. ) Morton - assieme all e fogli e di un arbusto ­
P'ychotria vi/idis Rui z & Pavon, deUa fa miglia dell e Rubiaceae. Una
peculi ari tà d i questo allucinoge no consiste nel la necessa ri a
compresenza di ènrrambi i tipi di vegetaJi affinché si mani fes ti l' ef­
fetto visionario. Frequentemente, all a bevanda-base vengono aggiunti
altri ingredienti vegetali che influiscono sull 'effetto alluci nogeno,
offrendo una serie di esperi enze psichiche t radizionalmente ben col­
laudata.
Dai tempi di Ri chard Spruce (l85 1), il botanico che per p ri mo, fra
gli europei, entrò a contatto con questa beva nda e ne descrisse gli usi
e le propri età, numerosi antropologi ed etnografi hanno osservato le
tribù amazzoni che che fa nno LI SO dello yajé, descrivendone i ri t i e
riporta ndo un ricco materi ale mitologico. L USO dell a beva nda è tra­
dizionalmente legato aUe prat iche sciamani che, e anche nell' ut ilizzo
collettivo, la distribuzione dell o yajéè sotto il diretto controll o del lo
sciamano. Lo yajé viene bevuto all o scopo di raggiungere il mondo
sovrannaturale e contattare gli spiriti della foresta, ottenere poteri
sovrannaturali, o anche curare le frequent i vitt ime di malefi ci. Q ue­
14
st\dtimo tipo di cura si basa sull'individuazione e sull a rimozione
dal corpo del paziente di particol ari oggetti magici (quali le "frecce
magiche", virotes), che rappresentano le armi invisibili pitl temute
degli stregoni e dei fattucch ieri . Presso molte tribù amazzoniche le
esperi enze visionarie ottenute con lo yajé rappresentano una fonte di
informazioni d' importanza primaria per l' interpretazione della real­
rà e degli accadimenti dell a vira.
I temi pitl comuni dell e visioni indotte dalla bevanda riguardano,
per gli indios, anaconde, altri renili , e di versi animali, in parti colare
il giaguaro. Il rettile rappresenta la liana dello yajé, e il suo simboli­
smo raggi unge le immagini e gl i eventi che possono essere oggetto di
una "renilifì cazione": dalla complessa rete tluvi ale della foresta sino
all' ar[o del vomitare, frequente sintomo fi siologico conseguente
all ' ingestione della bevanda, interpretato come la fuoriuscita di un
serpente dal corpo del consumatore, atuaverso la bocca. Il giaguaro
è il tipico animale nel quale si trasforma lo sciamano. Una comune
es peri enza riguarda la separazione dell'anima dal corpo dell o
sciamano, con conseguente sensazione di "volare"; anche la sensa­
zione di vedere spiriti e di vini tà, così come quella di poter vedere
luoghi e persone distant i, o i responsabili dell'invio di malatti e attra­
verso pratiche srregoni che, Fa nno parre del le comuni esperienze vis­
sute dagli sciamani.
2
Verificaro il ruolo centrale assun ro da questa bevanda nelle credenze
e nell'interprerazione del mondo di queste popolazioni, v'è da pre­
supporre l'esistenza di miti relativi all a sua ori gi ne specifici e ben
srrut[lJraci .
Il seguente mito èStaro raccolto da Reichel-Dolmatoff presso i Tukano
della regione del Vaupés, nell' estrema zona Sud-Est della Colombia,
ai confini con il Brasil e. G li event i narrari sono riferiti al1 'epoca della
comparsa dei primi uomini sull a terra. Nel mi to, Ipanoré è il luogo
Qve i primi indi ani del fiume Vaupés di scesero dal cielo, portati da
una canoa a forma di anaconda. La Casa delle Acque è il luogo in cui
fu eretta dagli uomini la prima capanna (ma/oca):
I p rimi uomini si erano riuniti nella Casa delle Acque. situata in
UrlO macchia proprio sotto lpanoré. suLfiume Vaupés inferiore. e sta­
vano preparando cashiri.
3
Stavano cercando una bevanda, una po­
zione intossicante cbe li avrebbe portati oltre gli stretti confini del­
lesperienza di ogni giorno, per cui stavano preparando differenti
15
tipi di birra fermentata. Il Padre-Sole aveva promesso loro una be­
vanda miracolosa; alleVa detto foro che stavano per riceverla come
supremo dono che avrebbe per sempre legato la gente di questa terra
con i poteri splendenti delle forze celesti, Gli uomini erano in aspet­
tativa; si erano riuniti per ricevere ilfovore esaltato, e, attendendolo,
bevevano e cantavano nella Casa delle Acque.
Una donna era fra loro, /4 prima donna deLfa Creazione, e mentre
L'eccitazione degli uomini aumentava e la CIIJtl inizùwll Il riempirsi
delle voci e dei movimenti deL/a folla, essa si mosse inosservata e uscì.
La donna portava un bambino (nel grembo). Quando il Padre-Sole
la creò nella Casa delle Acque, egli aveva ingravidato il corpo di lei
attraverso gli o c d ) J ~ ' guardando ii suo splendore si ingravidò,4 e ora
stava per partorire, per cui lasciò la casa e camminò nel buio della
foresta. Mentre gli uomini continuavano a cantare, lei diede vita a
un bambino, un bambino che stava per diventare lo yajé, la liana
lltl.rcotictl., un bambino sttperumano che era nato in un accecante
bagliore di luce. La donna - Donna Yajé era il suo nome - tagliò ii
cordone ombelicaie, quindi prese aicune foglie rOHO-SCU,.e della pian­
ta carayurù5, e iniziò a strofinare con queste il corpo del bambino.
Di seguito, prese una manciata di foglie di rooka
6
, che sono verdi
sulla superficie superiore ma rosse brillanti su quella inferiore, e nuo­
vamente sfregò con queste il corpo de! bambino. E mentre stava
sfi-egando e pulendo il bambino, diede forma al suo piccolo corpo. la
sua testa, le sue braccia e le sue gambe, una per una.
Quando il bambino fo luminoso e risplendente, lo presefi" ie brac­
cia e tornò verso la Casa aelle Acque. Camminò per tutta la notte, fa
via le era mostrata dalla lllce emanata dal corpo del bambino. Quando
giunse alla fine del sentiero, di fronte alla casa, si reggeva ancora in
piedi. ALl'interno gli uomini erano seduti e ora, improvvisamente, si
sentirono paraliZZdti e agitati. Non era dovuto alla bevanda che
avevano bevuto; era p er qua!cos'altro, ma nessuno sapeva cosa fosse.
Si sentivano storditi e intorpiditi, e stavano tutti guardando attra­
verso la porta la donna che si ergeva in piedi al tetmine del sentiero,
di fronte alla casa. Lentamente, la Donna Yajé camminò verso la
casa ed entrò, Tenendo il bambino fra le sue braccia si dispose neL
mezzo deLla grande stanza, ave era collocato un paniere con orna­
menti di piume, vicino al focolare, e qui si fermò. Gli uomini la
guardavano e si sentivano impallidire; la luce brillante e la vista deL
bambino rosso sangue stava causando ioro la perdita dei sensi. Si
sentivano come se stessero affogando in acque vorticose.
16
La donna si guardò attorno e chiese: "Chi è il padre di questo bam­
Un uomo che le era seduto vicino disse: "Sono io suo padre.":
Togliendosi uno dei suoi orecchini di rame, lo ruppe a metà per il
lato della sua lungheZZll e, affirrando il bambino, tagliò via un pez­
zo del cordone ombelicale con la lama affikrta dell'orecchino. Un
altro uomo si alzò ed esclamò: ''Sono io il padre del bambù10
1
" e
strappò via la gamba destl'll del bambino. Quindi tutti gli uomini si
alzarono e urlarono: ''Siamo t1lttipadri del bambino'; e si precipita­
rono suL corpo dell'infante e lo ridussero a pezzi. Ciascun uomo ne
strappò una parte e se lo tenne per se, fino a che nulla jù lasciato.
E da allora, ogni tribù, ogni gruppo di uomini, ebbe kr sua propria
liana narcotica?
Lo stesso aveva raccolto, aJcuni anni prima, una
versione del medesimo miro presso i Desana, una tribù appartenen­
te alla medesi ma farniglia lingui stica rukanoide, stanziata lungo il
ramo colombiano del Rio Papurì. In questa versione, l'avvento dello
yajé presso gli uomini è coll ocato più espli ciramente "al principio del
tempo". Presso le rribùTukano, un motivo comune ri guarda l' arrivo
dei primi uomini sulla terra, po n ati da una grande canoa celeste a
forma di anaconda: la Canoa-Anaconda, che è viva ed è guidata da
Pamurl- mahse, il "germinawre", un essere sovrannaturale, diretta
emanazione del Padre-Sole (Panl1lri sign ifi ca "fermentare") . Mentre
la canoa risaliva i fiumi per diffondere su tutta la terra la razza uma­
na, apparve Donna Yajé.
L'origine dell o yajéviene quindi posta in su etra relazione temporale
con }' origine degli uomini: dopo essere stati depositati nella foresta
dall 'Anaconda cel este, e dopo aver cost rui to la prima maloca, giunge
innanzi a loro, come prima donna, la rnadre del lo yajé, e il primo
parto di una donna, 3vvenuro in questo mondo, riguarda non un
essere umano, bensì la sacra liana.
Secondo un al[J'o mito
9
della medes ima regione del Vaupés
colo mbiano, i primi abitanti della terra gi unsero dalla Via Lauea in
una canoa trascinata da una anaconda che trasportava un uomo, una
donna e tre pi ante. tune dotate di effetti inebriaJHi : cflSsavo) coca e
canpi (yaje).
Ogni sciamano Tukano (pay!) possiede particolari oggetti, conside­
rati basilari strumen ti magi c.i della sua professione. Fra questi si
annoverano degli orecchini di rame, che il payé orriene direttamente
dal Tuono - una di vini tà in relazione con lo spirito del giaguaro ­
17
durante il suo apprendistato. E' il Tuono stesso che indossa questi
monili , utilizzandoli per produrre il fulmine. IO Il fatto che strumenti
magici peculiari del payé vengano, nel miro, portati e utilizzati dai
primi uomini per fare a pezzi il Bambino Yajé, fa supporre che questi
primi uomini fossero contemporaneamente i primi sciamani. Anche
la preparazione e la ri cerca di bevande inebrianti è competenza degli
sciaman i, e in un altro miro Desana
ll
si specifica che Pamurl-mahse,
il "germinatore" del genere umano, era un payé, allo stesso modo del
Padre-Sole.
Nella versione Desana si riporta che gli avi di tutti i gruppi dei Tukano
si erano riuniti nell a Casa delle Acque per ricevere il rampi cante yajé.
di Bambino Yaj é fu parrorico mentre gl i uomini cercavano un modo
di inrossicarsi),.l2 Analogamente, nella versione Tukano esiste un espli­
cito riferimento al fatto che i primi uomini che vennero a contatto
con lo yajé lo stavano cercando e attendendo, secondo quanto aveva
comuni cato loro lo stesso Padre-Sole. L'elemento d i anticipata con­
sapevolezza del sopraggiungere del nuovo vegetale sacro e della sua
ricerca, si presenta solo in quesro mito, fra tutti i miti di origine dell e
diverse piante qui prese in considerazione.
Il 111iro riporta che gli uomini cosÌ riuniti , alla ricerca della bevanda
promessa dal Padre-Sole, stavano realizzando ca,hiri e "differenti tipi
di birra fermentata"; ciò potrebbe essere un indizio di una più antica
presenza delle bevande fermemate ri spetto a quella dello yajé. Va
tuttavia osservaro, che lo stato di stupore in cui si ritrovano gli uo­
mini non è causaro dall e bevute di cashiri - come viene esplicitato
nel testo - bensì è dovutC> aUa presenza del bambi no-yajé o, nella
versione Desana, tale stupore si è manifestaro dal momento stesso
della sua nascita.
Come ha giustamente posto in rili evo Reichel-Dolmatoff," il sacri­
fi cio finale del bambino-yajé, compiuto dai primi uomini mentre si
trovavano in uno statO di stupore e di agitazione - "uno sraro di
transe narcotica"14 - riveste il mito di un [Ono dioni siaco.
La versione Desana di questa parte del miro, che ini zia col rientco
della Donna Yajé nella maloca dopo aver partorito, offre ul(eriori e
in teressanti particolari:
La donna si era portata al centro della maloca. Vi erano una scatola
di copricapi fotti con piume e un focolare. Quando entrò, soltanto
uno degli uomini aveva tenuto la testa ti posto e non SI: era stordito.
Gli IImnini stavano bevendo quando la donna aveva avuto il bam­
18
bino, e subito erano stati presi dallo stordùnento. Prima si erano
sentiti afferrare dalle vertigini; poi era sop raggiunta una luce mssa,
ed essi vedevano colori rossi, il sangue del parto. Quindi essa era
entrata con il bambino, e quando aveva attraversato la porta, tutti
avevano perso i sensi. Solo uno di essi aveva resistito e aveva afferrato
il primo ramo di yajé. Fu in quel momento che il nostro avo agì
come un ladro; si tolse uno dei suoi orecchini di mme e Lo spezzò in
due, e con la pane tagliente I ~ c i s e il cordone ombelicale. Ne tagliò un
grosso pezzo. Questa è La ragione per cui Lo yajé cresce a forma di
rampicante. Tutti strapparono brandelli del bambino (.r "
Da quesro brano risalta l'associazione esistente fra la liana dello yajé
e il cordone ombeli cale, dovuta all a rassomi gli anza nella form a, e
alle comuni valenze simboliche. Più oltre si verifi cherà anche "asso­
ciazione simbolica fra la li ana-cordone ombeli cale e il serpente, un
animal e frequentemente citato nelle all ucinazioni indotte dall o yajé.
Il tema centrale delle differenti versio ni di questo mito è suscerribil e
di interpretazioni di natura sessual e. Fra i Tukano, la grande casa
comune, la maLoca, rappresenta un utero; la porta della casa simbo­
leggia una vagina; anche la scatola nell a quale sono contenuti gli
ornamenti di piume è legata a un simbolismo femminil e, poiché le
stesse piume di uccelli , specifici ornamenti per gli uomini, vengono
interpretati come loro "fertilizzanti". La scena della Donna-Yajé che
entra nell a porta-vagina e penetra nell a casa-utero, in mezw all o
stordimento degli uomini, equivarrebbe, quindi , a un atto sessua,le.
Lo stàto emotivo-visionario indotto dall'assunzione dello yajée quello
del mornento del coito vengono considerati dai Tukano equi vaIenrj;
un'equival enza che si rispecchi a nell'affinità tra le rispettive parole
che li des ignano. L6
In un'altra versione del medesimo mito Tukano, il Bambino-Yajé
sopravvisse e si trasformò in un anziano, che custodiva gelosamente
il segreto dell'azione allucinogena: le Da questo vecchio formarono il
seme, poiché fu il possessore dello yajé. li desidetio di possedere que­
Sto pene portò alla cteazione del seme. Il vecchio era un dono dello
yajé, cioè, il dono dell 'atto sessuale. Essi erano i fi gli ed egli eta il
padre)). l ì In questa variante del miro viene maggiormente espli citata
l'idemirà fra lo yajé e il membro viril e, analogamente a quell a esi­
stente tra gli effetti allucinatori dell a li ana e l'atto sessuale.
Un payéDesana, commentando alcuni passi del mito d'ori gine dello
yajé - in particolare le motivazioni che avrebbero ponaro il Padre
19
Sole a donare la sacra bevanda agli uomini - fornisce una spiegazione
che ci ill umina sul rapporto fra l'uomo e i suoi allucinogeni presso
questa popolazione:
Era la luce gialla. Le persone erano come animali; essi non sapevano
come usare la Luce gialla. lL Padre SoLe doveva insegnare Loro come
usarla (.) L'umanità aveva bisogno di un mezzo di comunicazione;
era per questo motivo che il Padre SoLe stava cercando Lo yaj" (.) EgLi
pensò epensò, fino a che trovò iL giusto colore che le persone avrebbe­
ro usato quando scelgono le Loro dOline. EgLi diede il coLore aLla gente;
diede Loro La Luce gialla. Diede Loro Lo yaj". E dando Lo yajé, diede
Loro la Loro vita,· diede Loro Le regole con le quaLi avrebbero vissuto.
Una volta che ebbero yajé, essi trovarono i loro argomenti, le loro
conversazioni. Ora avevano trovato iL loro posto, anche se era in
mezzo ad affin"i ed errori. Lì seduti, nella Casa delle Acque, aveva­
no trovato il/oro modo di vivere. 18
In un'altro passo relativo al mito di creazio ne, si ripon a che il Padre
Sole creò l'umanità quando ebbe r"intenzione gialla". Questa espres­
sione si ri ferisce all'arra sessuaJe. li colore giall o è per i Desana iJ
colore delrarro sessuale e, al contempo, per l'identificazione simbo­
li ca fra questo e la beva nda, il colore del lo ya}é." Q uesto passo espri­
me un concetto basil are dell a cultura Desana e, più in generale, delle
diverse popolazioni tr ibali che utili zzano lo ya}é: questo allucinogeno
è la fonte del l"'lIrnanizzazione" dell' uomo, promomre del processo
di accul turazione umana. .
Anche fra i Desana che vivono lungo la parte brasiliana del Rio Vaupés
- separati da quelli dell a regione colombiana, oltre che dal confine
po li tico. dall 'insediamento di un gruppo di Indiani \X1itoro, di lin­
gua e cul tura tupì - è conosciuta una versione del mi ro di origine del
caapi, inserita in una lunga cosmogonia. che ai uta a comprendere
meglio il rapporto e la simultaneità tra gli eventj relativi al parto del
Cflllpi da pane di una donna o ri ginaria. e gli uomi ni testimoni
inrerarti vi di questa nascita sovrannaturale. Proni pote del Mondo,
generato da Bisnonna del Mondo (il primo essere aU[Qcrearosj dal
nulla), è il Creatore del Mondo; Boléka è il primo uomo, il primo
sciamano e il capo deUa scirpe dei Desana. La Grande Casa del Ma­
estro di CantO è considerata la casa più imporrante (la trentesima)
fra le sessantanove Case success ivamente visitate dal1a lunga [fama
cosmogonica. Gahapf è una vari ante locale di Caapi:
20
Quando Pronipote del Mondo giunse alla Crande Casa del Maestro
di Canto, insieme al fi"{/tello Boléka, Uomo dell'Universo, nacque
l'E'sere Misterioso chiamato Cahapi Mahsan, Persona di Cahapi.
Ecco come avvenne.
Creatore del i\1onclo e Boiéka fleero un rito con sigaro [di tabacco} e
ipadu {coca'O} per le due prime donne che Terzo Tuono, Serpente
Trasformatore, aveva creato da! loro vomito. Una di esse masticò
ipadu, l'altra jùmò sigaro. Quella che masticò j padu partorì, e nac­
quero da questo parto gli uccelfi ara e japll e altri tlcceili ancora, dai
colori variopinti. Fu così p ossibile Il tutti avere gli ornamenti di piu­
me,
La donna chefirmò sigaro partorì, e da questo parto nacque Persona
di Cahap/' nel giorno in cui il Creatore distribul i linguaggi alle
varie tribù. Quando avvertì le doglie, le sue garnbe cominciarono a
tremare e ii suo tremito si trasmise alle gambe degli uomini che si
trovavano nella Crande Casa deliVaestro di Canto. Quando poi
ebbe il sussulto del parto, questo si comunicò anche aLl'umanità, che
era nella Grande Casa. Per riscaldarsi attizzò ilfuoco, il cui caiore si
trasmise uguaLmente a tutta l'umanità.
Essa collocò sul suolo su cui doveva cadere il nascituJ'o degli intrecci
di afllma di differenti colori: stuoia di arllma-ranocchio di foresta;
stuoia di arllma-manioca grattugiata; stuoia di aruma -pioggia; scuoia
di aruma-serpente. La visione della molteplicità dei colori di quegli
intrecci penetrò negli occhi deli'umanità, che si trovava nella Gran­
de Casa del Maestro di Canto. Mentre bevevano caapi", il baia, il
kllllìu e j danzatori videro i disegni sulle stuoie intrecciate che erano
apparse magicamente quando nacque Persona di Cahapi. Il kumu
proclamava I1d alta voce, uno per lino, il nOl'ne dei disegni, affinché
fossero ricordati. Tali nomi erano: quarti di beij u, ginocchio di fan­
tasma, picciolo di peperoncino, losanga, ramo d'albero.
Prima che Persona di Cahapi nascesse, la madre perdette sangue. Il
rosso di quel sangue impregnò gli occhi dell'umanità. Dopo la nasci­
ta del bambino, la madre recise il cordone ombelicale. Nella visione
che gli uomini ebbero, il cordone apparve come piccoli serpenti. Poi
la madre andò a lavare Ilfiglio, che a contatto con l'acqua rabbrivi­
dì di freddo. Anche questo tremito raggiunse gli uomi"i,
Subito dopo dipime il volto del bambi>lo con il colol'e estratto dalle
foglie della liana carajuru e con argilla bianca, rossa e gialla. Cii
uomini, stimoLttti dal caapl, videro in visione i colori della pittura
del volto del bambino.
21
Successivamente, la madre introdusse iL figLio nella maloca dove si
trovava l'umanità, cioè nella Grande Casa del Maestro di Canto.
Quando Persona di Gahapl entrò nella maloca, le visioni erano così
numerose che nessuno riusciva più a vedere. anzi non riuscivano
neppure a riconoscersi tra 10ro.
12
Segue la scena sacrificale dello smembramento del bambino-yajé da
pan e degli uomini presenti nel la maloca.
Le diverse tribù del gruppo linguistico tukano hanno creato un par­
ticolare sistema di classificazione delle immagini percepite durante
lo stato allucinatorio indotto dallo yajé. Esse distinguono quelle per­
cepite durante il primo stadio dell' effettO, chiamate t'lOméri ("dipin­
gere con punti colorat i") , caratteri zzate da forme geometriche sem­
plici, da quell e percepite durante un se,eondo stadio. chiamate tere,
caratterizzate da forme geometriche più compl esse (griglie, linee a
zig-zag. ondulate. ecc.), sino a quelle percepite in uno stadi o ancora
più avanzato dell'effetto allucinatorio, costituite da immagini fi gu­
rati ve e pittoriche, interpretate dagli indi os per lo più come scene
mi tologiche. Dalle immagini no,!,-éri e tere, fra le quali rientrano quel le
cicate nel mito sopra riportato. è influenzata non solo rutta rarte
tukano, ma anche il loro sistema classifi catorio e relazional e del
mondo esterno.
23
Cinstaneabil e Reiehel-Dolmatoff pubbli cò la versione Desana di un
differente mito di origine dello yajé, in associazione a quello dell a
pianta della coca, nel quale il tema dei parto divino continua a gioca­
re un ruolo central e. In questo caso, la portatri ce sovrannatural e del­
lo yajéè una delle fìglie di Val-mahse, il Signore degli Animali . Vìh6
è una polvere da fìuto all ucinogena ricavata dai bacelli di piante del­
la famigli a delle leguminose:"
11 Sole aveva la polvere vih6 nel SitO ombelico, ma una figlia di Val­
mahs!!possedeva la pianta yajé. Era gravida, e con le doglie delparto
andò sulla spiaggia e ~ stesa al suolo, si contorceva nel dolore. Ut'la
vecchia donna Desana volle aiutarla e afferrò fa sua mano, ma La
figlia di Vaì-mahse si contorse così duramente che ella ruppe il suo
dito, e la vecchia donna lo prese. Mise il dito nella sua maloca, ma
un giovane uomo lo rubò e lo piantò. La pianta yajé originò da
questo dito. La stessa cosa successe con un'altra figlia di Vai-mahse.
Quando ebbe le doglie del parto, si contorse sdraiata sulla spiaggia, e
una vecchia donna giunse in suo aiuto. Afferrò fa sua mano e ruppe
22
una delle dita della '''gazza e lo seppellì. La pianta di coca originò
da questo dito."
La continuazione del racconto non spi ega cosa accada in seguito alle
fi gli e di VaÌ -mahse, in tal modo mutil ate, e ai loro figli , ma v'è da
supporre che i figli siano considerati oggeni del sacrificio attraverso
cui avviene la trasformazione in pianta. L'informatore Desana del
racconto precedente fece un breve riferimento a un mito in cui sono
coinvolte le dira delle mani e le droghe allucinogene: queste ultime
"furono rubate, in forma di un dito o di un fallo, da aquile che le
porrarono nella Via Lattea»26 (nella cosmovisione dei Tukano la Via
Lanea è la dimora delle allucinazioni e delle visioni). In un altro
mito Desana è riportato che "l'aquila rubò il dito della pianra dell a
coca e lo mangi ò fi no a che non ne fu 5atollo».27
Rirroviamo il simbolismo delle dita in un mito d'ori gine dello yajé
degli Indiani Wiroto - gruppo emico disperso fra i fiumi tributari
del Rio delle Amazzoni , in particolare a occidente del porto di Lerlcia
- inserito nel racconto noto come "storia di Unamaray" . Questo
eroe cultural e scoprì le proprietà dello yajé mentre studi ava le virtll
delle diverse li ane della foresta: "Afferrò la liana dello yajé per il suo
apice, che non era altro che il dito indice del dio della saggezza,
Unamara". 28
Fra i miri cosmogoni ci dei Tariana, una tribù Tukano che abita in
una zona vicino a quella dei Desana e dei Tukano veri e propri , lun­
, go il corso del Rio Papur', è presente un mito di origine del caapi,
inserito in un più articolato racconto della creazione.
29
Agli inizi dei
tempi, Coadidop, una fanciul la giovane e vergine, viveva sola nello
spazio vUOto. Con il fumo di tabacco, impregnatO dellarre del suo
seno, creò un uomo, il Tuono, e gli impartì il compito di creare altri
uomini. Per prima cosa, questo primo uomo-Tuono creò altri tre
fratell i Tuoni. Coadidop, da parte sua, e sempre con l'ausilio del
tabacco e del latte dei suoi seni , creò due ragazze vergini , due sorelle,
Caiçaro e Paramano. 11 raccomo prosegue con la descrizione della
creazione della terra e dell ' istituzione dei ri tuali femminili del pas­
saggio dall a pubertà all ' adolescenza. A un certo punto, i Tuoni , dopo
aver fallito nel tentativo di autoingravidarsi , invitarono le due sorelle
a un incontro festoso, durante il qual e esse vennero magi camente
ingravidate, con l'apparente assenza dei Tuoni , mentre mangiavano,
l'una l' abi!,30 e l'altra ipadù. Caiçaro - apparentemente la sorella che
,
23
aveva mangiato abiL - diede all a luce un bambino tutto pieno di
buchi, J lIrliparì , un noro eroe cui turale delle tri bù tu kanoidi , Ill entre
Paramano, che aveva mangiato ipadù (coca), diede all a luce il caapi:
Era iL tempo in cui Daxsea, Vanana, Pirà-tapuya, Aropaço. 7ityuca
31
arrivavano in[Olmo di pesci, risaLendo iLfiume (noi Tariana siamo
stati creati diversamente). Un serpente era la Loro canoa. Avvicina­
rono fa canoa alla riva e scesero; i pesci diventarono gente.
Essi videro l'altra delle due sorelle (Paramano) che stava riposando, e
dissero: "Questa deve avere un !lfiglio delid prima sorella
Uuruparì) fu allevato ,u,i Tuoni, ilfiglio della seconda da questa
gente, e fu il padre del caapi. Da lui focero il caapi. TImi bevvero il
caapi creato da quel fondullo. "
Incontriamo ancora una volta il tema del sacrifì cio di un bambino
"sovrannatural e", mediante il qual e il genere umano otti ene la pian­
ta sacra. Secondo un differente racconto Tariana,33 è ]uruparì stesso
a fare do no del caapi agli uomini , poco prima di scomparire
definiti vamente dalla loro vista: il caapi sarebbe il suo sangue.
Nell a pur ricca mi rologia delle diverse rribù Shuar dell 'Ecuador, che
utili zzano la medesima bevanda, da essi denominata natem, non sem­
bra siano presenti veri e propri miti d'ori gine dell'allucinogeno, ad
eccezione, forse, di un "mi to cL Natem" riportato da Plutarco Naranjo,
raccolto [fa i Ji varo.
34
Il racconto tratta d i un uomo molro saggio e
veggente, una specie di eroe culturale, chiamato Natem, il guai e,
dopo avere insegnato all a sua tribù [a maniera di cacciare gli animali
e di curare i malat i, divenuto ormai vecchi o ed essendo in procinto
di lasciare questa terra, fece sì che il suo spiri to si reincarnasse nella
pianta del natem, affinché gli uomini avessero ancora la possibilità di
incontrarlo (sotto l'effetto visionari o) e di chi edergli dei consigli .
Appaiono (facce di un mito d'origine della liana al lucinogena in un
odierno testo didattico Shuar, dedicato alla corretta preparazi one e
uti lizw dell a bevanda
3
' . Un cacciatore dei tempi antichi , nel tacco­
gli ere liane e altre piante dall e quali ricavare il veleno per le frecce,
raccolse un gio rno la sacra liana e la porrò a casa. Durante la notte
ebbe un sogno rivelatore del le propri età visionarie e curative di quel­
la liana.
Presso le popolazioni urbane met icce dell'Amazzonia Peruviana, l' uso
dell a bevanda al lucinogena - qui denominata ayahuasca - è srrena­
24
mente finali zzato all a diagnosi e alla cura delle malatt ie. Le sedute
terapeut iche sono guidate dal vegetalista, lo sciamano conoscitore
dell e erbe e dell e loro proprietà. Lormai secolare influenza dell e mis­
sioni catroli che ha ponatO, presso queste popolazioni , un ceno gra­
do di sincretismo col cri stianesimo riguardo il simbolismo e l' inter­
pretazione dell' esperienza visionaria.
36
Luis Eduardo Luna ha ri portato un mi ro d'origine delI' ayahuasca
raccontato da Pablo Amar ingo, un ex-vegetalista di Pucallpa (Dipar­
timenro dell'Ucayalli), noto per i suoi dipinri influenzati dall 'espe­
rienza visionaria indotta dalla bevanda:
Questo è ciò che vidi in una visione che quasi mi uccise. Posso atte­
stare che fra le più remote tribù del Perù, ve n'è una chiamata Shiris,
di gra'ndi guerrieri. Fra loro v'era un re chiamato Sillchihuyacui, il
quale, dopo essere stato sconfitto da unaltra tribù, giunse, affianto
dal dolore, in un giardirlO ove egli aveva piantato diversi alberi. Lì
egli morì, e venne seppellito nei dintorni.
Alcuni anni più tardi, egli apparve in sogno a sua moglie, "egina
Gaamacuina, e le chiese di andare presso la sua tomba con alcune
deLLe sue principesse, portando con se il suo scudo, La sua lancia, la
sua mazza di bronzi) da guerra e la sua fionda, la zucca dalla quale
era solito bere, e il SItO vaso per la chi cha {birra di mais]. Le diede
quindi alcune istruzioni riguardo La pianta che era cresciuta sulla
sua tomba.
La regina fece come indicato, e mentre stava lasciando Le armi del
marito vicino alla tomba, vide con gran terrore che egli emergeva
dJ2ILa tomba, col suo corpo brii/ante e radiante di luce, portante una
mazza da guerra d'oro fra le mani. La regina e le sue compagne
stramazzarono al suolo inorridite, in faccia al terreno, incapaci di
guardare direttamente il re. Una di loro iniziò a urlare: "Ayaruna/!
Reimi.'! Ayaruna/!':
IL re disse: "lVon abbiate paura, sumac huarmi ci tas. Ascoltate le mie
parole, affinché in futuro siate in grado cii comu,nicare con me. Mo­
rii triste e amareggiato a causa di unl1 sconfitta che non fui in grado
di prevedere. Ogni volta che lo desiderate, potete ricevere buoni con­
sigli e conoscenza su altri mondi. Ho fotto crescere una pianta filoii
dai miei capelli. Questa liana è cresciuta e si è arrampicata all'albe­
ro vicino alla mia tomba, e li èfiorita, producendo semi. Da questa
37
pianta prenderete delle fette, e la chiamerete ayahuasca. Ecco per­
ché le canzonP8 che questa pianta insegna sono tristi e mejanconiche,
25
come sefossero suonate su arpe e quenas. 39 E dovete mescolar/a con fa
pianta chiamata chacru na
40
che sta crescendo vicino ai miei piedi.
Con l'aiuto di queste due piante sarete in grado di vedere colori fon­
tastici e suoni, e sarete in grado di sviluppare la vostra psiche e acqui­
sire profonda conoscenza dnlfe eu/t/tre det passato".41
Siamo ben lontani dalla ricchezza simboli ca e dall'o ri ginalità dei miti
precedenti; inoltre, dell 'origine sovrannaturale dell a sacra pianta,
collocata in itlud tempore, ai tempi dell e origini dell'umanità, non
v'è più traccia.
Uno degli informatori mes,izo di Luna affermò che fra gli Zaparo
del l' Ecuado r amazwnico si ri teneva che la liana dell 'ayahuasca creb­
be dall a carne e dall e ossa di un uomo ucciso da suo fra ,elio; dal suo
corpo si formò la pianta ehacruna.
42
Citi amo, ancora, un miro d'origine dell 'uso della beva nda, registra­
ro nel 1948 daAlfred Métraux presso la piccola tribù dei Cashinahua,
stanziata lungo il Rio Curanj a, nel Perù sud-orientale:
Le proprietà into55icanti delfhoni (ayahusca) fitrono rivelate agli
uomini da uno spirito flmminile delt'acqua. Un uomo che aveva
o55ervato le SIle [dello spirito dell'acqua} relazioni intime con il tapiro,
riuscì a catturarla. Essa lo portò sott'acqua e gli diede un decotto di
honi, che provocò strani turbamenti in lui, ma anche g/i foce vedere
visioni meravigliose. 7òrnò in questo mondo e rivelò il segreto agli
uomini deLla tribù. Fu inghiottito successivamente da numerosi ser­
penti, ma gli rimase ancora il tempo per insegnare agli (altri) uomi­
ni come usare layahuasca.
43
'
Più recentemente, A. Marcel
44
ha riportatO un' estesa versione di questo
miro, il cui nucleo non si di scosta dall a precedente.
Anche presso i Pi aroa del Venezuela del Sud la sacra bevanda, chia­
mara da'dii, viene offerra all'eroe cultural eWahari da un serpente
gigante, Ohuoda'e, suo antenato sovrannatural e.
45
26
PEYOTE
Il peyote' è un piccolo cactus che vive nell e zone deserti che del Mes­
sico settentri onal e e degli adiacenti territori degli Stati Uniti. Le po­
polazioni che vissero e si susseguirono per diversi mill enni Sli questo
territorio, hanno f<! no un largo impi ego di quesco all ucinogeno, per
scopi magici. religiosi e rerapeuti ci.
1 dati archeologici hanno confermato un interesse dell 'uomo nei con­
fromi del peyote della durata di almeno 3000 anni, ovvero risalente
all e epoche preistoriche della formazione dell e culture messicane.
Nei vasellami e nell 'arte plastica di queste culrure. non mancano
rappresentazioni esplicite del peyote, inserite in scene a carattere re­
ligioso. ' Ai tempi della Conquista, i primi cronisri spagnoli riporta­
rono l'uso del peyod presso i Chichimechi e i Tolrechi, e, nonostante
i tentativi dei colonizzato ri spagnoli d_i reprimere questa usanza fra
gli indigeni , l' uso del peyore per scopi magico-reli giosi venne prati ­
caro e tramandato segretamente sino ai nosui giorni.
Attualmente, l'uso del peyote viene liberamente praticaw da un cer­
to numero di tribll messicane, in particolare da Huichol , Tarahufl1ara
e Cora.
Nella seconda metà dd secolo scorso, alcune tribù di Indiani del
Nord Ameri ca, a seguito di ripetute scorreri e nel Messico settenuio­
nai e, ebbero l'opportunità di conoscere le proprietà meravigliose del
cactus, e lo adottarono come sacramento nell 'ambito dei propri riti
religiosi. Fu così che il peyote si diffuse presso le tribù degli Indi ani
nordamericani, in particolare quelli delle grandi pianure, dando vita
a un esteSO movimento pan-Indiano di rinnovata identità culturale e
di identifi cazione razziale, rappresentato dalla Native American
Chu rch: una religione sincreti ca con il Cristianesimo, nella quale il
peyote, iden tifìcato con il C risto Rosso, ricopre il ruolo di sacra­
mento e di fattore salvifì co.
Gli Huichol abitano nella Sierra Madre, nello stato messicano di
27'
Nayarit, un territorio nel quale il peyote non cresce. Per procurarse­
lo, gruppi di indi ani affrontano ogni anno una lunga marcia, attra­
verso un percorso di ci rca trecento mi gli a, fino a raggiungere il de­
serro di San Lui s PotoS!, nei dintorni di Real de Catorce, sede dell a
mitica Wirikuta, ove dimorano gli spiriti, i kakauyarixi, i G randi
An tenati. Qui l' hikuri - il nome huichol del peyote - appare agli
indiani come l'Anziano Fratell o Cervo, la cui cartura e consumazio­
ne permette di «trovare la propria vita". I primi cactus incontrati
vengono ritualmente "cacciati" e consumati sul luogo; segue la rac­
colta massiva del peyote, in scorte suffì cienti a soddisfare l'uso an­
nual e della uibù. Infìne, dopo le dovute offerte e cerimonie di rin­
graziamento e di saluto agli spi riti del posto, il gruppo di pell egrini
riprende la strada del ritorno.
Il pellegrinaggio a Wiriktlta è la manifestazione ' più sacra nel cicl o
dell e cerimonie reli giose huichol, ed è considerato come un viaggio
ini zi atico, che ogni indiano peyot ista aspira a eseguire almeno una
volta durante la sua vita. Gl i sciamani della tribù - i l'nara'akà me­
acquistano i pieni poteri della professione solo dopo avere completa­
to il quinto pellegrinaggio. '
Parl ando di Wi rikllta, lo sciamano Ramon Silva di ceva all a sua
interlocutri ce, Barbara MyerhofT: «II Nostro Grande Padre passò di
qui nei Tempi Antichi; fu lui a metterl o [il peyme] qui, fu nei Tempi
Antichi che gli venne dato il suo nome, quando il Nost ro Grande
Padre passò di qui, quando Kauyumari passò di qui . E' un posto
molto bello,
11 peyote è onnipresente nell à cultura hllichol, e viene uti li zzato nei
piil d isparati contest i: per co muni care con gli dei , gli antenati e gli
spiriti dell a natura, per suonare, per controllare la pioggia, per cura­
re, per benedire le persone, per localizzare il cervo durante le cacce
rituali , in occasione dell e elezioni dei rappresenranri governarivi
hllichol, e in molte altre occasioni . Lo stato visionario indotto dal
peyote è anche fonte primaria di ispirazione della ricca arte prodotra
da questi indiani .
5
Gli Huichol identifìcano il peyote con il cervo, e considerano la pianta
come il Padrone sovra nnatural e dell e Specie dei Cervi. Nei tempi
antichi, il mais - alimento basilare degli Hui chol, che praticano
un'agri coltura piuttosto primiti va - avrebbe avuto di peyote,
e mais, cervo e peyote, sono in una certa mani era la medesima enri­
tà: un "complesso" si mboli co che si coll oca alle radici dell ' intera cul­
tll ra hui chol.
28
In un miw raccolm da C. Lumholtz agli inizi di questo secolo, si
afferma che:
L' hi ' kuli (peyote) e {hau'ts ima (acqua) sorsero dalla fonte di un
cervo. Fu un cervo (u n dio cervo) a lasciare le piante di hi ' kuli nella
sua impronta, la prima volta che apparve nella regione dove crescono
le piante, per poi mutare in un hi' kuli di grande dimensione, e fu in
quel momento che gli dèi sentirono per la prima volta gli effetti sti­
molanti che produce l hi ' kuli. Questi [gli effetti} provenivano cM
una pozione magica, ricavata pestando in u.n mortaio corno di cer­
vo, e non hi' kuli, mescolato con acqua.
6
E' qui espli cito il riferimento al peyote come cibo inebriante degli
dei.
Il motivo della nascita del cactus dall e orme lasci ate dal cervo è pre­
sence anche nel seguente mi m, dove il sacro cervo altro non è che il
Fratello Maggiore, Tama'ts Palisi' ke, dio dei venti o dell 'arj a, il quaJe
era apparso agli indiani sotto forma di quesro animale (Bisno nno
Coda di Cervo è una specie di "Signo re degli Animali", tìgli o di
Tate'vali , la principal e divinità huichol del fuoco):
Molto tempo Jà, quando gli antenati degli Huichol giunsero per la
prima volta nel luogo dove attua/malte cresce l hi ' kuli , essi videro
un cervo che foce appenti cinque passi, e quindi sparì. Quando si
avvicinarono alle orme [del cervo}, scoprirono che ciascuna era un
hi'kuli. In totale erano cinque, uno per ogni impronta.
Essi lanciarono frecce verso ciascun hi ' ktÙi , senZll ferirlo, due in cima
a ciascuno, di modo che la parte posteriore di una delle frecce segna­
!ava verso l 'est e l'altra verso l'ovest. lVel luogo ave il cervo era scom­
parso, venne trovato un hi ' kuli di grandi dimensioni, che vennechia­
mato Pa'li o Wapali. Dopo qualche tempo, estrassero le Fecce, e le
custodirono neffe foretre. Lasciarono solamente quelle che avevano
c01Jjìccato sult h j' kuli ma&,oiore, come era stato ordinato loro da Bi­
snonno Coda di Cervo. Quindi, si sedettero e mangiarono l hi ' kuli.
Tama'ts Palùi'ke restò nel luogo ave era apparso per la prima volta
fhi ' kuli , e oggi lo sipuò vedere in forma di altare. E' l'am principa­
le, un grande hi ' kuli.
7
Ancora oggi gli Hui chol , nel loro pel legrinaggio a Wirikuta, sono
salici "cacciare" il cervo-peyote, eseguendo la medesima ceri monia
del le frecce, come indi cato nel mi to. In effetti, ad ogn i pellegrinag­
29
giù, gli indiani rin novano il ricordo del la prima mi tica ricerca del
peyote da parte degli dei, e, da un preciso momento del tragitto in
po i, i pell egrini assumono l'identità di spiriti , poiché solo in questo
stato possono ripetere le ancestrali gesta divine della caccia, del l'uc­
cisione, e dell a raccolta del cervo-peyoce. Infart i, nei tempi miti ci, fu
Tatev.'arì, il Grande Sciamano Fuoco, Nostro Nonno, a guidare gli
dei all a ricerca del peyote:
Si racconta che il dio del fuoco venne presso di loro [gli dei} mentre
stavano seduti in circoLo in un tempio Huicl'01. e ognuno si lamenta­
va di un disturbo diverso. Richiesto di rivelare quale era la causa dei
loro mali, il Grande Sciamano Fuoco rispose che essi sojJrivano per­
ché non erano andati a cacciare il divino Cervo a Wirikuta, come
avevano fotto gli antichi avi, e cosÌ erano privi dei poteri terapeutici
della sua carne miracolosa. Decisero di prendere ano e frecce e segui­
re Tatewarì verso la terra lontana del Cervo-Peyotl, alla ''ricerca del­
la propria vita':s
Il motivo dei malan ni di cui soffrono gli dei e della loro guari gione,
med iante il sacro cactus, trova riscontro nell 'utilizzo del peyoce qua­
le agente psicodiagnosti co, nel corso delle cerimoni e di cura guidate
dal mara'akà me. Dutante la sacra caccia nel paese di Wirikuta, gli
indiani colpi scono con le frecce il primo peyote che incontrano, iden­
rificandolo con il cervo (personificazione del di o dei vent i Tama'ts
Palisi'ke) che apparì ai loro anrenari, e dall e cui orme nacquero le
prime piante di perote. Le àltre piante che verranno in seguito rac­
colte sono considerate germogliate dalle corna, dalla schi ena, dagli
zoccoli , e da altre parti del corpo del cervo-peyo[e ucciso,
L. Diguet - che scrisse, come Lumholrz, agli ini zi del ' 900 - raccolse
un differente mito huichol, nel quale il peyote viene fatto originare
da cocci di vasellame:
Quando il loro grande capo Majakuagy ["Coda di Daino'] ebbe
riunito fra le tribù. Guachichile i suoi partigiani per andare a fonda ­
re il suo regno sui Luoghi poco accessibili e naturaLmente ben difesi
della sierra di Nayarit, egli e i suoi partigiani litrono raggiunti dagli
avversari deLle loro dottrine.
Vennero dispersi e vennero distrutti i loro utensili che servivano per
attingere l'acqua epreparare gli alimenti. Gli dei, volendo mostrarsi
compmsionevoli nei confi·onti delle sventure di quelli che erano ri­
30
masti fedeli ai precetti del Legislatore, procurarorlo loro iL mezzo di
continuare la peregrinazione; per questo trasformarono i cocci degli
utensili in una pianta meravigliosa, che avrebbe permesso loro di
affrontare le marce p iù penose attraverso il deserto, senza doversi
p,·eoccupare delle necessità della vita'
Prima di abbandonare gli Huichol, ricordiamo che essi, oltre al peyote,
conoscono e utilizzano un gruppo di altri cactus e piante allucinogene.
Tra queste, gioca un ruolo significat ivo nell a mitol ogia la Datura
innoxia Mi}!. , lO il tolanche dei 1vtessicani , chiamato kiéri nella lingua
hui chol. Nella mirologia, questa pianta viene impersonifìcata da Kiéti
Téwi yari, Persona-Datura, considerato il capo sovrannaturale degli
stregoni. Gli Huichol hanno elaborato un complesso racconto che
tratta della lotta e l' eroe culturale Kauyumari ,
cervo sacro e spirito-aiutante degli sciamani, che vince tal e confron­
to. Il racconto narra degli sforzi di Ki éri T éwiyiri per distrarre gli
Hui chol dall'uso del peyote, allo scopo di attrarli all'uso deUa datura,
e della sua uccisione final e da parre di Kauyumari, con la sua conse­
guente trasformazione nell a pianta OInonima. In quanto mito d' oti­
gine della Datura, esso verrà riportato e discusso nel capitolo dedica­
to a queste piante; ci basti qui osservare come questa contrapposizione
a li vello mitologico abbia po[Uto verosimilmente rappresentare (ide­
alizzare) una conflinualità e un'ostilità efferrivamente presentatesi
fra i due cldti del peyote e della datura ad un certo momento della
storia religiosa huichol.
La diffusione dell'uso per scopi religiosi del peyote fra gli Indiani del
Nord America, in parti colare quelli delle Grandi Pianure, originò
nel XVTJ1 secolo) attraverso il contatto di gruppi di lndiani con le
popolazioni del Messico sett entri onale, che già facevano uso del cac­
tus. Si riti ene che i primi Indiani a ricevere la conoscenza del peyote
dai Carrizo del Messico nordorientale furono i Lipan Apache, in una
data precedente a qual siasi esteso contatto con l'uomo bianco.
Attorno agli ini zi del ventesimo secolo, l'uso del peyote era già salda­
mente diffuso presso le più importanti tribù di Indi ani dell e Pianu­
re, fra i quali ricordiamo gli Oto, i Caddo, gli Arapaho, i Delaware e
i Cheyenne. Att ualmente, la Peyotl Religion è diffusa presso la mag­
gior parte dell e tribù degli Stati Uniti, e ha raggiunto anche alcune
rribù del Canada, stanziate a migliaia di chilometri di di stanza dall e
aree di crescita del caCfUS. La storia di questo movimento religioso ­
31
che alcuni studiosi interpretano come un culto "nativista", "revitalista"
o "di crisi" dell e tribù indi ane
ll
- è ri cca di personaggi cari smatici , di
"profeti del peyote", promorori di innovazioni teologiche e rituali
che di frequente hanno dato ori gine a sette e a frammentazioni in­
terne aJ cul to.
Il più noro di questi profeti è John Wilson, vissuto a cavallo del
1900, ri conosciuro dalla maggior parte degli Indi ani come il fonda­
tore della reli gione del peyote negli Stati Uniti. Egli elaborò una
cerimonia del peyote, chiamata Grande Luna, che si svolgeva per
tutto il corso di una notte aU'interno di un tipi riservaw a queste
occasioni . I panecipanri siedono in circolo attorno al fuoco, consu­
mano il peyote, suonano e cantano sino al sopraggiungere dell'alba,
seguendo un complesso insieme di regole e di ruoli cerimoniali. La
Grande Luna diWilson è caratterizzata da una signifi cativa influen­
za del Cristianesimo.
Un al tro noto profeta peyotista, Elk Hair, della tribll dei Delaware,
elaborò lIna differente cerimoni a del peyote, la Pi ccola Luna, dai
connotati fortemente anti-cristiani e in nena contrapposizione con
la visione di W il son. Per Hair, il peyote doveva essere usato esclusi­
vamente dagli Indiani , e si doveva evitare qualunque associazione
con la religione dell'uomo Bianco. Questo movimento, fortemente
nativista, venne in seguito riassorbito dal più generale cul to sincretico
con il Cristianesimo.
Nel corso di un secolo la religione del pe)'ote si rafforzò e si suurturò
sempre più, dando vita alla Native American Church, una "Chi esa
Peyorista" che, dopo ulla lunga e tormentata battaglia giuridi ca e
parl amentare, venne legalmente ri conosciuta dal governo deg li Stati
Un iti. Nel 1922 i pe)'otisti erano stimati atto rno a 13.000 individui ;
nel 1970 i membri della Native American C hLlrch erano 250.000. "
Gli Indi ani non hanno un vero e proprio mito d'orig ine del peyote.
rna possiedono un mi to d'origine dell'uso del cactus, comune a tu[te
le uibù, Di tal e mito sono state riportate numerose versioni; in pra­
tica, ogni gruppo di Indi ani ne ha elaborata lIna personal e, con dif­
ferenze generalmente di poco rili evo. La seguell te versione è stata
raccolta nel 1950 da C.S. Brant presso gli Apache-Kiowa:
C'è unII storia di molto tempofo sull'origine del peyote. E5511 rag­
giunge i tempi in cui gli Indiani combattevano gli uni contro gli
altri.
Dall'altro lato del Nuovo Messico era accampato un gruppo di ln­
32
dian i, il quale venne attaccato da altre bande. Le montagne lì erano
molto alte. La tribù che venne attaccata si disperse. Rimasero solo
una donna e suofiglio. Essi erano Upan Apache. Faceva molto caldo
ed era secco Lì. Cacqua era tutta evaporata. Essi non avevano nè cibo.
nè acqua, e non c'era nessuno Lì attorno.
La donna disse al suo mgazzo: "Sono stanca, affamata e assetata. Tu
vai avanti. Se non trovi nulla è probabile che morirai da qualche
parte".
Era mattino presto. 11 ragazzo andò verso i monti. Sua madre gli
aveva detto di gtlardarsi attorno per vedere se riusciva a scorgere
qualcuno. Egli camminò nei paraggi. Quindi, qualcuno dall'alto gli
parlò. Disse: "So che sei affamato. Guarda in basso davanti a te.
Vedrai qualcosa di verde. Mangialo". Egli vide ,ma pianta verde, la
scalzò fuori e si mise a t:naugiarla. Guardò attorno e ne scorse molte
altre. Ne mangiò alcune. Presto la sua fame se ne andò via. come se
avesse mangiato una qlUlntità di carne. Estrll5se qualche altra pian­
ta e la prese per sua madre. Egli le riftri della voce che gli aveva
parlAto. La rnadre mangiò alcune piante, e si sentì come se avesse
mangiato un grosso pasto di carne. La sua fome se ne era andata.
Verso fa metà del pomeriggio foceva molto caldo. Essa disse: ",Non so
chi ci abbia dato ciò, ma voglio pregarlo". Pregò per l'acqua e per
trOl)are nuovamente la sua gente. Più tardi una nube iniziò ti OSC1t­
mre il cielo e v'era il tuono. La pioggia cadde e l'acqua fluì lungo le
montagne. Essi bevvero e si riposarono lì quella notte.
Durante la notte la donna fece un sogno. Qualcuno si rivolse a lei
dicendo: uGuarda lassù e 1)edrai un certo monte ': Essa guardò e vide
de!la gente che si muoveva lungo le colline. C'era un ruscello nei
dintorni. Era ad est di dove ella e il suo raga= erano sdraiati. Nel
sogno le venne detto di salire al mattino su di un alto monte e di
guardare {da lassù]. e avrebbe visto la ma gente. Le venne detto di
portare il peyote alla sua gente e che sarebbe stato fotto in l'nodo che
tutto questo acct1desse.
La mattina seguente si lavarono e mangiarono qualche peyote. Essa
parlò del sogno a suo figlio. Salirono il monte e osservaronodall'alto,
come le era Sfato detto nel sogno. Essa vide della gente sistemata in un
accampamento. Sapeva dal suo sogno che sarebbero stati degli India­
ni. Con il ragazzo si incamminò verso di loro. Un uomo li incontrò.
Li riconobbe per quelli in precedenza perduti. Furono felici di veder­
si gli uni con gli altri. Quando raggiumero l'accampamento egli in­
formò tutti della 10m presenza.
33
Il ragazzo aveva il peyote con se. Dopo che si fitrono sistemati, il
1'llgazzo chiese Il sua madre difissllre un tipi. separato, tutto per lui.
Egli disse che vi sarebbe entrato quelLz notte e avrebbe mangiato il
peyote. e dopo di che sarebbe andato sui monti ave si sarebbe sdraia­
to. Si sedette dentro al tipi e mise il peyote sul terreno. disponendolo
proprio ne! modo in cui era disposto quando lo scorse la prima volta.
Pregò allo spirito che gli aveva mostrato il peyote: "Ti, mi hai aiuta­
to. Quando mangio peyote questa notte voglio che tu mi aiuti per
h'ovare una via per lui': Egli aveva un arco e una freccia, e tambu­
rellò sulla corda con la fi'eCCÙ1. Cantò due canzoni. Fumò una pipa
ricavata dall'osso di una zampa di cervo. Tamburellò e cantò per
tutta la notte. Presto al mattino andò sui monti e vi rimase per tutto
il giorno e tutta fa notte. Il mattino seguente tornò indietro. Fece
numerose volte. Montò un tipi e cantò e tamburellò per tutta
la notte, e poi si recò sui monti.
Presto gli uomini iniziarono a parlare fra di loro, Dissero: "Quel
mgaZZIJ conosce
Una volta, un vecchio uomo si avvicinò al tipi del1'l1gazzo. Lo chia­
mò e gù chiese: "Hai paura di fasciarmi entrare? Voglio Il
ragazzo gli disse di entrare, e il vecchio uomo si sedette accanto a lui.
fl ragazzo gli diede da fumare Lz pipa e la depose vicino alfooeo. Poi
il ragazzo gli diede da mangiare ilpeyote. Al mattino presto, salirono
sui 'monti e tornarono allaccampamento poco prima chefacesse buio.
La madre del ragazzo aveva nel frattempo smontato il tipi. Dopo di
che, la gente chiese al vecchio uomo che cosa era successo. EsSI: dissero
che la volta seguente sarebbero tutti entrati nel tipi.
Non molto tempo dopo il ragazzo montò nuovamente il tipi. Venne
il 'Vecchio uomo. Un aln'o uomo sopraggiunse e chiese di poter entra­
re. Gli venne detto di entrare in senso orario e di accudire alfuoco. Il
mattino seguente i tre salirono sui monti e vi rimasero sino al cadere
del sole. La madre del ragazzo smontò il tipi.
!l giorno dopo il ragazzo disse loro che stavano terminando le provvi­
ste di peyote e sarebbe andato per [procurarsene} dell'altro. Andò
dove cresceva e ne portò indietro dell'altro.
La volta seguente montm'ono il tipi ed ebbero un incontro, giunse un
quarto uomo. Gli dissem di sedersi sul Lzto nord. Il giorno dopo an­
dm'ono tutti sui monti come [avevano fotto} prima. L'uomo chiese se
potevano arrivare altri. e gli venne detto che sarebbero stati i benve­
nuti. Quando vi fu un nuovo incontro, arrivarono tutti quegli uo­
mini e si sedettero, iniziando dal lato sud lungo ilperimetro del tipi.
34
Poiché si svolse un incontro dopo l'altro, arrivarono sempre più uo­
mini, fino a che il tipi ne fu pieno.
Per tutto il tempo il ragazzo si chiedeva come migliorare il suono del
suo arco e freccia, Egli tagliò un lungo bastone e pensò: «Userò questo
per pregare, così che quando divento vecchio posso usarlo per cammi­
nare". Prese un corno e vi mùe dei sassi per fare un sonaglio, Al
seguente incontro egli utilizzò quelle cose. Tenendo il bastone e agi­
tando il corno, cantò alcune canzoni che aveva composto. Poi h'ovò
un co ntenitore di legno, già jò1·mato. Vi versò dell'acqua e vi allacciò
sopra una pelle. Costruì una bacchetta per tamburo con un gambo
di yueca. Durante il seguente incontro diede il tamburo all'uomo
[che sedeva) vicino a lui, affinché suonasse per lui mentr'egli canta­
va. Al mattino disse altuomo vicino a lui di slacciare iL tamburo.
Egli disse: «Fo rse a causa.di questo corno avrerno un pasto. Il suono
di questo tambul'O mi ricorda il tuono che udii, e l'acqua [presente]
in esso mi ricorda la pioggia che giunse, Pensate alle cose che sarà
buono avere qui". Gli altri appresero le canzoni da per 10m, e presto
ogni cosa iniziò ad adattarsi neL giusto modo durante gli incontri.
Diverse persone aggiunsero nuove cose.
Le pietre" sul tamburo rappresentavano i pali del tipi; la cinghia
rapprese/ltava la fone che lega i pali del tipi in cima.
Più tardi Nayokogal apprese del p'lote e lo portò a noi. Col tempo
arrivò a nord fin i Dakota.
Attualmente è la nO::itra religione. Anche oggigz'o rno diversi uomini
aggiungono cose per eseguirlo meglio. Il ragazzo disse a loro, tempo
fo. ai pensare alle cose da aggiungere perforio meglio. Ora gli incon­
tri si svoLgono durante le festività. quali ilgiorno dei Ringraziamen­
to e la Pasqua, e vi è stato aggiunto il pasto comunitario. 14
Il racconto è cost ituito di due pani : un mi to rel ativo al1'ori gine del ­
l'uso del peyote, seguiro da un mi ro dell 'origine del suo culro. Que­
sta seconda parte, che ri guarda la laboriosa ricerca del rituale più
appropriam per il peyore da parte del suo scopri tore, e la successiva
partecipazione al ri to di un gruppo sempre più numeroso di uomini
della tribù, è assente in molte versioni.
]11 varie versioni, la prima parte ini zia con un riferimenro a una guerra
in atto fra tribù indiane, o fra Indiani e (ribll messicane, A seguito di
una rovinosa battagli a, e di una fuga generale, un uomo (o un ragaz­
zo) rimane solo e sperduto in territori o nemi co, affamaro, assetaro, e
consapevole di essere sul punto di morire. In alcune versioni - come
35
nella prima delle quattro vers ioni delaware, raccolte da Vincenzo
Perrullo
ls
- sono gli Indi ani in fuga che abbandonano una donna
malata con un bambino, e sono questi a trovarsi in uno stato di fame
e di sete, di peri colo per la loro vita. Nell a versione tramandata dai
Kàiowa, una donna si trova in uno staro di disperazione perché ritie­
ne che i suoi due fratell i, paniti per una spedizione di guerra, siano
moni.
16
In un altro gruppo di varianti , un ragazzo, un uomo, o en­
trambi , stanno cacciando assieme ad altri indiani , ma si perdono e
finiscono per trovarsi anch'essi affamati , assetati , e in pericolo di vita,
o, piil precisameme, sul "punto di morire" . Quesro Stato precario, di
pericolo, di "cri si" della vita umana, precedente e predisponente l'in­
contro fra l'uomo e la pianta sacra, è un mori vo che si presenta con
una cen a frequenza fra i miti inerenti le pi ante psico3nive.
A quesro punro del racconto, subentra una voce mi steriosa che indi ­
ca al ragazw, alla donna, o all'uomo, il peyote che cresce sul terreno
circostante, e di ce loro di mangiarlo. In alcuni casi la voce misteriosa
si presenta in sogno; in altri si manifesta non solo la voce, bensì la
fi gura intera di una persona. In una versione Siollx, si tratra della
"figura di un uomo ondeggiante nell' aria circa quattro passi sopra la
testa"i
l 7
in una delle versioni delaware egli appare "come un Indiano.
vestito all a mani era dei grandi capi del proprio popol o". 18 Un'altra
versione delaware arriva a specifi care che quell ' uomo era Peyote (lo
"Spirito del Peyote")," e in alcune altre - come quell a winnebago più
so((O riportata
20
- questa persona viene identifi cata con Gesù C risto.
Nel la stragrande maggioranza dei casi è dunque un'entità sovranna­
tural e che indi ca il sacro èactus agli Indi an i. In alcuni casi sembra
essere l' uomo stesso a scoprire, da se, le proprietà del cactus, man­
giandolo perché affamato e non avendo altro cibo a portata di mano;
ma durante il conseguente stato visionario, sarà sempre un'entità
sovrannaturale a presentarsi, affermando di essere stata l'artefice di
quell ' incontro.
A quesco punto, l' entità sovrannaturale insegna come usare il peyote,
quali canti cantare per l'occasione, e spi ega il moti vo per cui ha por­
tato il peyote fra gli uomini. Infine, indi ca la strada del ritorno, e il
ragazzo, la donna, o l' uomo, raggiungono sani e salvi j compagni
dell a loro tribù, portando con se il sacro cact us.
In una versione raccolta da James Mooney fra i Kiowa dell'Oklahoma,
fu una giovane ragazza, perdurasi a seguito di una spedizione di guerra,
a incontrare il peyore, e a porrarlo fra la gente della sua tribù. Questa
ragazza viene ora venerata come la «Donna Peyore".21
36
La seguen[e versione, raCCOI1[J(J a Paul Radin da Alben Hensley, un
indiano della trbù dei Winnebago del Wisconsin, è caran erizzara da
foni influenze cris[iane:
Un tempo, nel sud, 1m indiano proveniente dalla tribù chiamata
Mescalero Apache, stava girovagando nel territorio chiamato Messi­
co; andò a cacciare negli alti monti. e si perdene. Per tre giorni girò
senza acqull e senZil cibo. Stava quasi per morire di sete, ma conti­
nuò fa girovagare}, fino a che raggiunse i piedi di IIna certa collina,
sulla cu.i cima avrebbe potuto trovare fombra sotto un albero che
cresceva Lì. Desiderava morire li. Fu con grande difficoltà che rag­
giunse iL Luogo e. quando fu lÌ, si sdraiò sulla schiena e rimase COS!,
col corpo disteso verso il sud e la testa appoggiata a qualcoJtl. DisteJe
il braccio destro verso opest e il braccio sinistro verso est, e appena
fotto ciò, sentl qualcosa di freddo toccare le sue mani: '<Cose?': Ji
chiese. C'era dell'acqua al ma interno, sebbene contenesse anche de!
cibo. Quindi prese ciò che era vicino alla sua mano destra, se lo portò
alla bocca e lo mangiò. Quindi, sdraiato sul terreno, uno spirito
sacro entrò in lui e, prendendo lo spirito dell'Indiano, lo portò via
nelle regioni superiori. Li [/'indiano] "id, tm uomo che gli parlò:
"Sono stato io Il forti passare attraverso questa Jofferel1Z1l, poiché se
non avessifotto cosÌ, non avresti mai potuto sentire la giusta [religio­
ne). E' per questo motivo che ho posto della santità in ciò che hai
mangiato. l\Jio Padre me lo diede e mi fu permesso di ;ortarlo sulla
terra. lV/i è anche stato permesso di riprendedo indietro e di idria tl
qualche altro Indiano. Per iL momento questa religione esiste Il sud,
ma ora desidero che si estenda a nord. Voi Indiani state combattendo
gli uni contro gli altri, ed è allo scopo di formare ciò, che potete
stringervi le mllni e partecipare assieme al cibo che vi sto donando
come peyote. Ora vi dovete amare l'un l'altro. Il creatore delia terra è
mio padre. Tempo fo inviai questo vangelo attraverso l'oceano, ma
non lo comprendavate. Om ti insegnerò come comprenderlo. " Quin­
di, lo condusse in una dimora dove sta'vano mangiando peyote. Lì gli
insegnò le canzoni e tutto ciò che proveniva da questa cerimonia. Poi
gli disse: "Ora vai dol filO popolo e insegna loro tutro ciò che ti ho
detto. Vai dolla tua gente al nord e insegna loro. Ho posto la mia
sacrt.llità in ciò che mangi. Ciò che mio padre mi diede. l'ho posto lì
dentro". Quindi gli disse di tornare a casa. Egli pensò di essere mor­
to, ma era in realtà ii suo spirito che lo aveva Lasciato. In breve tempo
l'uomo si Jentì nuovamente bene.
37
C'erano molte piante di peyote attorno al luogo dove era giaciuto. e le
raccolse prima cli partire. Quindi tornò alla sua dimora. Egli aveva
creduto di essersi perso, ma gli sembrò difficilmente possibile che ciò
fosse stato frutto del caso. Il suo essersi perduto per le montagne gli
sembrò simboleggiasse la condizione della gente prima di aver man­
giato il peyote; si sarebbero perduti e avrebbero poi ritrovato la loro
via.
22
Il racconto prosegue con una interpretazione personale del narrato­
re, Hensley, che chiarisce il motivo per cui lo spiri to del peyote (Cri­
sw ) afferma che è nelle sue possibi lità riprendersi indietro la pianta e
donarla a qualche altro Indiano: la belli cosa tribù dei Mescalero
Apache, pur utili zzando il peyote, continuò a fare le guerre e le razzìe
di bestiame, e per questo venne quasi compl etamente di strutta claUe
altre tribù. Fu in questo modo che il peyote venne "ripreso indierro"
e donato ad altre tcibù.
23
Infine, presso alcune tribù, fra le qual i i Lipan Apache del Texas, 24 il
miw delle origini dell'uso e del culto del peyote si riduce a un rac­
conto piuttosto reali stico, che narra di come un indiano della uibù,
partecipando in qualità di ospite al rito peyotista di un'altra tribù, ne
apprese l'uso e le relative cerimoni e, diFFondendole poi Fra la gente
della propri a tribù; viene in tal modo giustificaro con moti vi di dif­
fusione cultural e ciò che altre tribù giustifi cano con morivi di inter­
posti interventi divini.
38
CANNABIS
La canapa indiana, altrimenti nota come marijuana- Cannabis sativtl
L. 1, famiglia dell e Cnnnabaceae - di origine asiatica, è utilizzata da
mill enni come pianta psicoa[(iva, medicinale. e da fibra; i suoi effetti
psicoatrivi hanno influenzaro e cominuano a inAuenzare il pensiero
e le abitudini di vita di milioni di individui.
La canapa si presenta in due forme, sessualmentc complementari: la
pianta femmini le e quell a maschile. Le fogli e e le cime fiorifere della
canapa femmina vengono fumate, oppure, come avviene in lndia e
nel!' Afri ca settentrionale, esse vengono lavorate per ricavarne una
resina solidificata, l' hashish, che viene fumata o ingerita.
In Cina, i dati archeologici hanno dimosrraco che l'uso della canapa
ri sale ad almeno 8. 000 anni fa, e, relativamente all'uso della sua fibra
vegecale, è stata uno dei più affermati culti geni dell e civilizzazioni
delle Età del Bronzo e del Ferro. Z E' d'altronde impen­
sabile un' ignoranza relativa ai suoi effetti sulla mente umana, ac­
compagnata a un uso della medesima pianta come fìbra tess ile, dal
momento che risulra possibile rimanere vittime dei suoi effetti, du­
rante le fasi deHa lavotazione come fibra
3
.
Dall'Asia, la marijhuana si diffuse presso i Germani, i Greci, i Ro­
mani e ahri popoli europei e del bacino del Mediterraneo, prima
dell'era crst iana. Raggiunse l'Afri ca in epoche pre-islamjche, e ap­
prodò in America attorno alla metà del XV secolo d.C.
4
Arrualmen­
te, viene utilizzata come droga psicoattiva da estese fasce di popola­
zioni distribuite nei cinque continenti, comprese quell e di cultura
occidentale.
In India, questa pianta, chiamata bhang. assume un imporrante si­
gnificato religioso, in quanto specie prediletta del dio Shiva; i devoti
induisti la utilizzano come fonte di ispirazione mistica. Nella lerrera-
,

39
tura religiosa indi ana, viene denominata principalmente vi}aya, "vit­
tori a", e in alcuni antichi scrini sanscriti viene chiamata indracarana,
"cibo degli dei".
Un tema sanscrito sull' origine dell a canapa la fa apparire ai tempi
mitologici dell 'evento cosmico conosciuto come il "Frullamenw del ­
l'Oceano Primordial e", at tribuendole quindi una priorità assoluta
nella cosmogenesi, ri spe[w al [csm del mondo vegetale e allo stesso
uomo.
Nel mito del "Frull amento", gli dei e i titani, in lotta per il domini o
del mondo, conclusero un'all ea nza temporanea allo scopo di esrrarre
l' amrta, l'Eli sir dell'Immortalità, dal Mare Universale. Dopo che essi
ebbero lavorato all ' impresa per mill e anni, dal latte dell'uni verso,
cosÌ "frullato", emersero numerose entità, quali , ad esempio, la dea
Loto e l'el efa me bianco, Airavata. Alla fine, apparve il med ico degli
dei, che po rtava l' amrta in una ciotola dal colore latteo,S La canapa
sarebbe emersa, assieme alle alne entità di vine, come frutto di que­
sto evento cosmogoni co.
6
Una variante popolare di questo mito ri­
porta che, quando l' amrta venne prodo((o dal "frull amenw" del­
l'oceano primordi ale, si rese necessario purifìcarlo con qualche cosa
di appropri aro, Mahadev - ritenuto uno dei più grandi asce[Ì Yogi,
qui divinizzatO e prepostO alla creazione della canapa - risolse il pro­
blema della purifi cazione dell ' amrta, creando il bhang (canapa) .
Mahadev lo creò direttamente dal suo corpo, e per questo la pi anta
viene chi amata da al cuni anga}, "nata dal corpo". Secondo un altro
racconro, alcune gocce di amrta, al momento dell a sua creazion e,
caddero sul terreno, e nel 'punto in cui caddero germogli ò una pian­
ta di bhrmg. 7
Accanto al bhang, anche la pianta della datura (dhurdhura) è un
allucinogeno prescelto da Shiva. Un mito riportato durante il perio­
do medievale indiano, ma dai connotat i più arcaici, [.1 originare la
marijuana dal succo di datura., costituendo con ciò lino di quei rari
cas i di interazione a li vello mitologico fra due o pill piante sacre,
tu n e dispensarrici di dimensioni estatiche e di "vie>} verso le regioni
del sovrannatural e:
In jhinjhgarh viveva Korwassi Dewar il Baiga ema moglie Andaro.
Avevano una figlia il cui nome era Suknibai. Mahadeo venne per
servirfa come Lamsena, e lavorò per cinque anni nella loro casa, Ma
il Dewar e sua moglie non diedero cibo a sufficienza al ragazzo) con
il risultato ch'egli o'ebbe molto magro.
40
Quando ii servizio di cinque anni fit iL Dewar e sua
moglie dissero il Mahadeo: "Ora vai e chiama i tuoi parenti e cele­
breremo iL tuo matrimonio': Mahadeo chiamò tigri, orsi, serpenti,
scorpioni, e Li portò aLla sua festa di matrimonio. IL Dewar aveva
raccolro una grande quantità di cibo e di liqum-e, e quando vide gli
animaLi e i rettiLi alLa fista di matrirnonio di si arrabbiò
moLto, poiché diceva: «Chi mangerÌl il festino che ho procurato?".
Allora Mahadeo, con il suo potere magico, foce il1 modo che gli ani­
mali dicessero che avrebbero bevuto il liquore del Baiga, ma i serpen­
ti e gli scorpioni dissero: "Noi dobbiamo avere ganja (canapa)".
Il Baiga offrì le tazze di liquore agli orsi e ttlle tigri per bere, ma non
aveva ga nj a, e si domandò come ottenerla. Alia/ine, inviò sua mo­
glie a raccoglien foglie di datura e, quando le portò a Cilia, le spre­
mette fino a cadde a terra una goccia di sl/cco. Da questa goccia
nacque la pianta di canapa. Allora, il Baiga prese l'acqua di dodici
taniche efoce una pipa grossa come dodici aie. Miscelò le foglie di
datura con l'acqua, riempì la pipa, e la offrì da bere ai serpenti e agli
scorpioni. Presto divennero ebbri e si misero Il danmre. Mentre i
serpenti danzavano - a quei giorni avevano la posizione eretta come
gli uomini - i loro posteriori si ruppero, e da allora strisciarono piatti
suL ten-eno.
8
Il rapporro tra ganja e datura è qui ambivalence, sino a giungere a
una certa identi fi cazione dell e due piante nel passo in cui la pozione
acquosa di datura viene offe rra ai serpenti e agli scorpioni - entrambi
animali velenosi - dentro a una pi pa, strumento comunemente im­
piegato per fumare la canapa e la sua resi na. A rigor di logica, la
canapa appena creata, e non la datura, dovrebbe essere offerra dal
Ba:iga ai serpent i e agli scorpioni , ma la sostit uzione nel testo potreb­
be voler propri o sottolineare l'equivalenza simbolica e funzionale fra
le due pi ante.
II seguente racconto, tratto dalla medesima seri e di quello preceden­
te, è anch'esso ambientJro in un mondo zoo-mitologico fanrasrico
arcaICO:
Maisur Dewar viveva nella giungla RanjhukaroLa, e si manteneva
filando i vestiti. Un giorno, quando era nella profònda foresta, trovò
un cobra nero femrnùza e se ne innamorò. Prese l'abitudine quoti­
diana di andare a massaggiare le sue mani e i suoi piedi. Un giorno
lo fice con tanto vigore, che si sentì stanco e si Lamentò profondamen­
,
41
te. Il cobra femmina pensò: '1l mio Dewar è stanco, come posso man­
dargli via la stanchezza?" Si graffiò la testa ed estrasse due semi e
gLieli offrì. "Pianta questi - disse - e quando gli alberi cresceranno,
raccogli le foglie. foi una pipa di terracotta, e fumarle) ", Ma Dewar
p er errore prese le foglie con acqua, e ciò Lo rese così ubriaco che non
potè nè vedere, nè udire.
9
In questo racconto, come in quello precedente, è riscont rabi le un'asso­
ciazione simboli ca fra la canapa e i serpenti ; in quest' ul timo, anzi, i
primi semi del la pianta originano dalla testa di un cobra. Questo
rapporto simboli co porrebbe essere molto arca ico, e porrebbe esse re
stato elaboraro nel le regioni meridional i delJ ' Ind ia. Va ricordato an­
che, che il cobra è il serpente sacro a Shiva; esso accompagna costan­
temente la di vini tà nelJe rappresentazioni iconografì che.
Il motivo del l'errore commesso nella preparazione e nell 'assunzione
della prima dose di droga vegetale. con conseguente eccesso di
ineb riamenro di colui (o di coloro) che la esperimentano. si presenta
anche in altr i miti che riguardano differenti pi ante psicoartive.
I mistici sufì della Persia t ramandano una leggenda sull a scoperra
degli efferri psicoarrivi del1 a canapa, dov uta all 'attenta osservazione e
all'intuizione di un monaco. Rjporri amo la versione proposta da Paolo
Mantegazza nel 187 1:
Haidel; capo degli asceti e dei jlagelùmti, viveva fra le più rigide
privazioni su di un monte fra Nishabol' e Rarna, dOlle aveva fondato
un convento di fochiri, Egli viveva già da dieci anni in quella solitu­
dine, senzaverla mai lasciata per un'ora; quando in un !l'orno ar­
dente d'estate partì tlltto solo pei campi, Al ritorno il suo volto bril­
lava di gioia, accolse le visite dei suoi confrateLLi e li invitò alla C011­
versazione. Interrogato sulla sua letizia narrò come avesse trovato
nella sua gita una p i a n t a ~ che sotto il calore più soffocante sembrava
ballare alsole piena di gioia, mentre tutte le altre se ne stavano torpide
e tranquille, Egli allora raccolse di quelle foglie e ne mangiò, Con­
dusse colà i suoi frati; tutti ne mangiarono e tutti divennero allegri.
Pare però che lo sceicco Haider usasse specialmente di una tintura
alcoolica di canape. perché un poeta arabo canta la coppa di smeral­
do di Haider. Questi sopravvisse dieci anni alla Sila scoperta, e quan­
do rnorì, i suoi discepoli, assecondando un suo desiderio, piantarono
suLla sila tomba una pianta di canape. Da quella tomba santa si
spa"e l'haschisch ne! Khorasan, 'o
42
E' probabile che, originariamente, questo racconro venisse traman­
dato segretamente fra i membri dell e sene sufì, i quali adonarono
l' uso della canapa fra le tecniche di modificazione dell a coscienza
ch'essi praticavano per scopi misti co-ri velatori.
La ca napa è consi derata anche un potente afrod isiaco, una proprietà
che emerge dalla seguente leggenda ne palese riguardante il dio Shi va
e la sua sposa di vina Parvati:
Shiva, il creatore e distruttore del mondo, viveva con la sua compa­
gna Pal'vati sulla cima del monte Himalaya, il tetto del m ondo. Ma
non rimaneva mai in casa, bensì amava vagare suLLe montagne, ove
si dava ai piaceri conviviali con le ninfe celesti. Ciò dùpiaceva a
Parvati. Cosi ella si mise a cercare un meZZfJ per legare lo Jposo Il se e
alla elISa. Trovò una pianta di canapa, della quale portò con se i
resinosi fiori femminili. Appena Shiva fece ritorno a casa, Parvati
gli diede dafumare Id canapa. Immediatamente Shiva, colto da gran­
de eccitazione e da infinita concupùcienza, afferrò la sua compagna.
Con divina beatitudine essi si unirono. Shiva sperimentò un'estasi
santa, che più tardi dOtlella aprire le porte del paradiso ai suoi
adoratori. Da allora) Shiva rimase con la sua sposa Parvati. E sem­
pre, prima di unirsi, fomavano la canapa. Per questo, la canapa è il
miglior afi'odisiaco: è stata donata agli esseri u.mani perché possano
vivere insieme felici nella pace domestica. Il
. La mot.Ìvazione dell ' uso dell a canapa come afrodisiaco "per la pace
domestica" ha un carattere più profano dell e motivazioni del suo
uso, a scopo srrenamente religioso, del monaco sufì del passo prece­
dente; un fa tto che uadisce una certa moderni rà del racconto. Inol­
t re, questo non rrana dell 'origine del la canapa: Parvari "rrova", e non
crea, la pianta che farà fwnare allo sposo divino.
Riportiamo, ancora, un'anri ca leggenda cinese, nell a quale il mot ivo
degli effetti visionari dell a canapa è accompagnato da ulla descrizio­
ne sarcast ica e ridicoli zzante dell a loro scoperta:
Un contadino aveva raccoLto una specie di canapa e, dopo averla
fotta seccare in tm capanno, l'aveva venduta al governo, che aveva
bisogno di corde per le navi della marina imperiale. Un anno, l'aiu­
tante del contadino - u.n ragazzo grasso e pigro - s'addormentò men­
tre sorvegliava ilfuoco neL capanno dove si seccava la canapa. P o c ~
43
dopo, una favilla incendiò il capanno, e fù unafortuna se il ragazzo
riuscì a svegliarsi in tempo e a correre per chiamare il contadino.
Quando tornarono, il capanno bruciava allegramente, e per un caso
fortunato, un colpo di vento soffiò quelfùmo inftrnale verso di loro.
Tossendo e qUflSi soffocando per quello che avevano respirato, il con­
tadino e il ntgazzo si diressero verso un grande campo lì vicino, dove
jùrono vinti da un fungo sonno da ubriachi, pieno di sogni paradisiaci
e di donne lascive. Quei sogni furono così vividi che il contadino, al
suo risveglio, decise di rinunciare a picchiare il ragazzo, e di mettersi
invece subito al lavoro per costruire un altro capanno e fore un altro
raccolto di canapa. Quando il nuovo capanno fu riempito di canapa
fresca, il padrone diede fuoco a una fascina, ve la gettò dentro e si
inumidì un dito per vedere da che parte timva il vento. Ancora una
l/olta respirarono fiano in abbondanza e furono sopra/fotti da sogni
decisametlte lascivi; una volta svegliatisi, costruirono, riempirono e
incenerir01w un altro capanno. Altri capanni si consumarono tra le
fiamme, mentre il contadino e l'aiutante jùmavano sempre di più
queila canapa che faceva sognal'e.
12
Si evidenzia in questa leggenda uno sfondo denigrarorio nei con­
fronti degli efferri dell a canapa o, forse, solamente, nei confronti del
rapporto dei contad ini con la pianta. E' interessante notare come il
tipo di ca napa che provoca i sogni visionari ai due contadini sia quella
colti vata per le sue fibre, un fatto che dimostra una consapevol ezza
di ami ca da[a circa il potenziale psicoanivo anche di questo tipo di
canapa.
44
SOLANACEE
La grande famiglia deUe Solanacee annovera generi e specie di pialHe
di gra nde importanza alimentare per l'uomo: la patata, il pomodo­
ro, e anche un fo lt o gruppo di piant e med ici nali , toss iche e
aJJ ucinogene. Diverse specie, ora largamente impi egate in rutti i COI1­
ri nenri, so no ori ginarie del le Ame ri che, e la loro di ffusio ne
exrracol1 tinenraJe è datata ai periodi post-colombian i.
Fra gli aJ lucinogeni vegetali, le solanacee psicoa[[Ìve rappresentano il
pill fol to gruppo biochimico.
1
Si (ran a di specie tossiche, oltre che
PSiC03 tt ive; a certi dosaggi, gli effett i sull ' uomo risulrano prevalente­
mente psicoattivi, mentre, con dosaggi a volte di poco superi ori.
subentrano efferri maggiormenre tossici per il corpo. spesso letali.
Per quel che riguarda il loro effetto psichi co, queste piante inducono
un tipo parti colare di es perienza, e non è un fatto casuale che alcuni
ùudiosi le abbiano cl assifì cate in una categoria a pan e, quell a dei
"delirogeni".2 Un'al tra cararreri stica riscontrata frequentemente nel­
l'uso di tali piante, a dosaggi medio-alt i, ri siede nell a diffìcoh à di
ricordare, in segui to, ciò che si è vissuto durante l'esperienz.:,l. Il loro
utilizzo in dosi sbagli ate e in un contesto inadeguato, può provocare
effe tti devastant i sull a psiche wnana (di ripo, per r appunro, del iran­
ti). Di ciò sono ben consapevoli i consumarori tradizionali , che han­
no elaborato siste.mi cerimoni ali di puri fì cazione e di preparazione
fisico- psichi ca all ' uso di queste piante. allo scopo di assicurare una
buona riuscita dell 'esperienza (ovvero, di ass icurare la risposta
esperenziale pitl attesa e meglio interpretabile nel contesto culturale
in cui essa avviene).
Le solanacee all ucinogene sono U[ ilizz..1te dai tempi preistori ci come
enteogeni , st rument i magico-divinatori, e medicine dagl i effett i
porrenrosi. Era probabil mente una sola nacea - neUa tattispeci e la
45
mandragora - l' erba mo(y della maga C irce in O mero, tanto celebra­
ta dai poeti greci e romani . E' una solanacea - una specie di DahtraO
di Solandra - la malevola pi anta-spirito che, presso gli Hui chol del
Messico, e a un li\'ell o mitologico, osa sfidare il potente e benevolo
spi rito del peyote, rimanendone sopraffa tta. E' ancora una solanacea,
una datura, la pianta che, insieme aHa canapa indi ana, è prescelta daJ
di o indi ano Shiva e dai suoi devoti . Inolt re, un gruppo di ben nOte
solanacee eutopee - mandragora, giusquiamo, bell adonna, datura - è
da considerare come la fo nte principale dell e esperienze visionarie
dell e "st reghe" dei peri odi medievali , le quali mescolava no con do­
vuta pe rizia questi ingredi enti nella preparazione degli unguenti
impi egati per "volare" 3.
Nonostante l' importanza che queste piante hanno avutO nell a storia
delle culture europee, l'opera secolare deU'Inquisizione sembra esse­
re riuscita nel suo intento di smantellare le rel ative conoscenze ac­
quisite e tramandate per secoli . Anche i miti e le credenze relative a
queste pi ante europee hanno fo rtemente risenti to del l' opposizione
ecclesiast ica, col risultato che ci sono pervenuti solo rar i passi che le
riguardano, con moti vi originali sepolti daUe srrat ifìcate incrostazioni
dell ' interpl'etatio cri stiana.
Datura
Tutte le specie del genere Datura sono potenti allucinogeni . Si pre­
sentano come arbusti 'piuttosto ramificati , e aJcune specie del Sud
Ameri ca, ca ratterizzate da dimensio ni arboree, sono stare recente­
mente inserite dai botani ci in un dist into genere di Solanacee, quel ­
lo deUe Brugmansia. Le dature hanno Ra ri a calice molto appari ­
scenti , di colore variabile; i fru tti sono per lo più spi nosi, e conten­
gono ciascuno centi naia di semi. Nell ' impi ego a scopo allucinogeno
della pi anta, le foglie, la radi ce e i semi sono le parti più frequente­
mente utili zzate; vengono consumate direttamente o ne viene pre­
parato un decorro. Potendo essere consumate diretmmentc, il loro
uso, in vari e pani del mondo, porrebbe avere un'età molto anti ca,
originando nei periodi neoliti ci dell ' umanità, o essere ancora prece­
dente. Nonostante ciò, i datj archeologici a ri guardo sono pochi ,
concentrati principalmente in Nord Ameri ca, dove riguardano le
anti che popolazioni Pueblo e altri gruppi di pra to-Indiani '
Nelle Ameri che, le Darure
s
sono largamente utilizzate nei ri t i ini zia­
46
tici e in altri tipi di cerimonie religiose. Possono essere considerate
come gli allucinogeni pie, diffusi nel Nuovo Mondo, fra gli apici
generativi di quel "complesso narcoti co" amerindiano, evi denziato
da Wesron La Barre'"
Presso gli Zuni - indiani pueblo del Nuovo Messico - la D inoxia,
chi amata a-neg-Ia-kya, viene utilizzata dagli "sciamani del la pioggia"
durante le sedute no([urne: essi ne masticano la radice per comuni­
care con gli spiriti . Per gli Zuni , questa pianta ha un'origine divina, e
appaniene agl i sciamani della pioggia, cbe sono gli unici ai quali è
concesso raccoglierla. Q uest i ritengono che, quando uno sciamano
consuma una certa quantità di radi ce di datura, Ida pioggia verrà
sicuramente il giorno dopo la consumazione della medicina (datura),
a meno che colui alla quale è Stata data non abbia un cuore mal va­
gIO>!.
Un altro cuti oso ucilizzo della pianta riguarda ]'individuazione del
responsabil e di un furto. La persona derubara si appella allo sciamano
della pioggi a, il quale raggiunge di sera l'abitazione del derubaro,
portando COI1 se un pezzo di radi ce di datura; nelle dovute condizio­
ni di oscurità e di assenza di fuoco, lo sciamano fa consumare al
derubato la sacra medicina, lo rinchiude in una piccola stanza del­
l' abitazione, e si mette in attento ascolto in una stanza attigua. Quan­
do gli effetti deUa "medicina" iniziano a farsi sentire. il derubato si
muove, scalpita, e parla dicendo cose apparen[emenre senza senso;
durante il suo delirio verbale, si ritiene ch'egJi pronunci il nome di
colui che lo ha derubato. TaJe nome viene prontamente captaro
daJlo sciamano in ascolto. La manina seguenre) il derubato non ri ­
corda nulla di ciò che ha detto o ha t:'ltto durante la notte, ma sarà lo
sciamano a rivelargli il nome del responsabile del furto.?
M.C. Stevenson riportò il seguenre racconro zuni sull'origine del ­
l'a-neg-la-kya Ci Divini sono figli gemell i del Padre Sole):
Nei tempi antichi, un ragazzo e una ragazza, fratello e sorella (il
l/ol/1e del ragazzo era A'neglakya e il nome della ragazza
A 'neglakyatsi'tJa), vivevano nelL'interno deLLa terra, ma di frequente
venivano neL mondo eJterno e gir01lagavano, osservando moLto atten­
tamente ogni cosa che vedevano e udivano, e ripetendo tutto alla loro
madre. Questo costante pariare non piaceva ai Divini. [ncontrando
il ragazzo e La ragazza, i Divini chiesem; "Come state?': e ilfrateLLo
e la sorella risposero: "Siamo felici" (A volte A'lIeglakya e
A'negiakyatsiisa apparivano sulLa terra come persone vecchie). Es; i
47
ai Divini come potevano fare un SOn1W e vedere spiriti, e
come potevano caml1zinare per un po' e vedere uno che aveva com­
messo un f urto. Dopo questo incontro, i D ivini conclusero che
A'neglalryll e A 'neglalryatsi'tsll sapevano troppo e che stati
esiliati per sempre da questo mondo; così, i Divini causarono fa scom­
parsa delfratello e della nella terra per sempre. Nell/togo dove
i due discesero, spuntarono dei fiori - fiori esattamente come quelli
ch'essi portano su ogni lato delle 10m teste quando sono in visita sulla
terra.
8
I chiamarono la pianta a' neglakya, dal nome del ra­
gazzo. La pianta originale ha 'molti bambini sparsi sulla terra; alcu­
nifiori sono tinti di giallo> alcuni di blu, alcuni di rosso, alcuni sono
tutti bianchi - i colori che provengono dai quattro punti cmdinali .'J
"Vedere spiriti" e "vedere il responsabile di un furto" sono propri età
magiche e paranormali, considerare ripiche degli effetti delle darure,
possedute nel raCConto dall a coppia di ragazzi - fratell o e sorell a - e
rrasferite, in seguiro, all a prima pianta di datura, nella qual e sembra­
no impli citamente confluire entrambe le valenze, maschil e e femmi ­
nil e, det lo Stato modifì cato di coscienza (s pesso in forma di vera e
propria "possessione") indotto da quesra droga.
Nel capitolo dedi caro al peyote, trattando dell a mirol ogia degli
Hui chol del Messico settencrionale, si era accennato al fatto che in
essa è presente un racconto, appartenente al ciclo cosmogonico, che
ri ferisce di una lona miri ca fra 1' eroe culturale Kauyt'lInari - qui nel
ruolo di "spirito del 'peyote" - e Kiéri T éwiyari, Persona- Datura,
personifìcazione dell a D. innoxia, il toloache dei Messicani. Gli Hui chol
considetano questa pianta (chi amara kiéri o kiéli, o anche Arbol del
Vien to) come il capo sovrannaturale degli stregoni, e le attribui scono
poteri malvagi, in netta contrapposizione ai poteri benevoli elargiri
dal peyore. Nel racconto, è Kauyumari a uscire vittori oso dalla lotta,
uccidendo Persona-Datura. Come hanno posro giustamente in rili e­
vo Pe(cr Furst e Barbara M yerhoff, che hanno raccolto e d iscusso
un'estesa ve rsio ne del mit o d i Ki éri T éwiyari , IO ques ta
contrapposizione fra le due fi gure mitologiche è molto probabi lmente
frutto dell' ideal izzazione d.i una conflittualità di poteri realmente
verifi catasi all ' interno dell a stori a religiosa e cul(llraJe hui chol, fra il
culto del pe)'ore e quell o della darura. Questi due auro ri sono giunri
alla concl usione che gli Huicholuti li zzarono la datura prima di adot­
tare il peyote, nonostante, nel mi ro, il peyote sia considerato pre­
48
es istente alla nascita di Persona-Datura, e quindi all a sua tras torma­
zione nell 'omonima pianta.
Il ciclo di Kiéri T éwiyari ini zia con la nascita di questo essere sovran­
natura le dal vento. Si n da pi ccolo, dall a sua bocca fuoriescono pipi­
suel li, lupi , serpenti, e altre creature identifì cate con la stregoneria,
con le malani e e con la morte. Kiéri T éwiyari agisce come un vero
sciamano, un mard'akd me: utilizza il tamburo sciamani co, le sacre
frecce cerimoniali , e offre ad altri la datura; alcune del le sue vittime
i mpazziscono, al tre apprendono l'an e della stregoneria, potendo così
inviare malan ie e morte. A questo punro del racconto interviene
Kauyamari , il qual e affronta Persona-Datura. lniziaLllente, quest i
cerca di sfuggire al dest ino mutando più volte la sua torma; qui ndi ,
chiedendo aiuw al Padre Sole, fa un ulcimo tentat ivo di sfuggire al
duel lo offrendo a Kali)'umari (Uno il suo sapere in cambio cleUa vita,
ma egli rifiuta, poiché già conosce tutro ciò che gli serve sui segreti
del rivale. Nella lotta che segue, Kauyumari lancia dell e frecce con­
tro Ki éri, il qual e renta invano di difendersi, vomitando tutti i tipi di
cose cattive in forma di colori brillanri. Ma Kallyùmari (o KallymaIi)
neutralizza il potere del suo nemi co per mezzo del peyote, e uccide
infine Kiéri con una freccia al cuore. In realtà, .Ki éri non muore, non
può morire, e vi ene quindi trasformato nella pi anta deUa datura:
Quando [Kiértj morì, non morì. Solamente la sua anima ritornò al
vento, dove era nato. Quando morì, quando le frecce di Kduydmari
lo uccisero, si trasformò. Giunse a una rupe dove poter crescere, per
essere trasformato in Albero. Poiché Nostro Nonno e Nostro Padre
non lo avrebbero ammesso in alcun luogo: "Sei malvagio. Perciò resti
qui in questo mondo!': Giunse alfa rupe e Lì cadde fa sua anima,
cadde come una pietra. Lì si trasformò in Albero, che corninciò ti
crescere, a crescere verso l'alto, sino ad arrivare al quinto livello; un
albero con cinque rami. Allora il vento ebbe comptlSsione; lo soffiò
per di qua e per di là, nelle cinque direzioni. Gli disse: "Là, in quei
campi; là stai verde, là puoi crescere': Il
Kiéri non ha un sesso ben defìniro: a volre è uomo, a volte è donna.
Più speci fi catamente, viene ri ferito che è uomo quando la persona
che ne rimane posseduta è una donna, mentre è donna quando la
persona posseduta è un uomo.
11
Il numero cinque è ri corrente nel simboli smo hui chol: ricordiamo le
cinque direzioni , le ci nque frecce necessarie per catturare il cervo­

49
peyote, le cinque impronte dell 'orma lasciata da un cervo, e le cin­
que costo!arure di cui sono normalmente dotate le piante di peyote,
considerate le più sacre e le predilette dagli sciamani.
Riportiamo di segui(Q una versione estesa dello stesso mi to, raccolta
da R,M, Zingg nel 1934:
Però, quando erano passati appena lO giorni da quando Kallymdli
avetJa ammansito il Sole e aveva fatto sparire la malattia mediante i
suoi canti e le sue cerimonie, il perverso sciamano Kieli Tewiali in­
gannò la gentefocendosi pagareper un cantofolso, Attraverso il crepitio
deljùoco, Tatevali (Nonno Fuoco) disse a Kauymdli che ciò non a " , ~ b ­
be causato alcun danno importante, sempre che si fossero messi Il
intonare canei corretti in altra cerimonia. La malattia {/ncora una
volta iniziò ad attraversare il mondo . .
Per tanto, Kau)'l1uili si mise a cantare, usando al contempo le sue
piume di sciamano con i crotali di serpente a sonagli. Per mezzo di
questo pennacchio da sciamano afferrò una reaka.
13
La teaka venne
gettata alfuoco. Dopo, gli animali vennero puLiti ritualmente con
erba, per curarli. Il pasto contaminato venne poi bruciato.
Sebbene Datura, lo stregone, avesse fabbricato le ulll tuweli
l
4,
Kauymdfi non ne aveva paura. Si impadronì di queste frecce e le
scagliò contro gli animali e iL mais, prima che Datura avesse offerto
il polline della datura ai quattro punti cardinali,
Nel canto che segu.ì, a Kauymdli venne detto di catturare il perverso
sciamano, Datura" e di tagliargli l'orecchio e l'alluce del piede affin­
ché fuoriuscisse il sangue. Qu.esto sarebbe stato il castigo per Datura
per la sua stregoneria. Oltre a questo, a Kauynuiti venne ordinato di
legare il perverso sciamano, e di portarlo fino al folò all'interno del
tempio, Poi, seguendo le istruzioni delle grandi dee del mare, doveva
b,-uciare la Datura Ile!folò e seppellire il suo corpo in un luogo molto
lontano.
Quando Kauymdli fece ciò, dal corpo bruciato dello megone spuntò
una pietra.
Poiché il Sole temeva ancora le grandi dee del mare, decise di aiutare
Datura, sempre che questo gli pmmettesse di aiutarlo nelle sile lotte
con le dee della pioggia, Di conseguenza, il Sole trasformò Da,ura
affinché fosse meno cattivo. Gli consegnò una rancheria in un luogo
vicino al mare, do've ci sono cinquanta scogliere. Lì crebbe la datura.
fl perverso sciamano [ne] mangiò 1m pezzetto di foglia, e in tal modo
non pote'più toccare il peyote. Preparò i suoi parajèrnalia allo stesso
50
modo in cui lo fanno gli Jmichol per una cerimonia. Poi celebrò la
prima cerimonia di magia nera, che ancora oggi eseguono gli huichol
malvagi.
Legrandi dee del mare inviarono a Datura un armadillo femmina.
Questo animale divenne Jua sposa. Poiché Datura era ancor più
malvagio che buono, Armadillo smise di essere una grande dea del
mare per trasformarsi in un animale. Agli huichol mangia Le
perché nei _primi tempi le aveva mangiate per disseminare i semi
nelle quattro regioni del mondo. Le venne comandato anche di rnan­
giare larve e vermi. Ancora oggi larmadillo si nutre in questo modo. 15
Gli sciamani huichol che praticano la magia nera (stregoneria) man­
giano un pezzo foglia di datura. ma non devono toccare il peyore.
Gli Huichol rirengono che, se quakuno mangiasse datura e peyote
ass ieme, porrebbe inebriarsi fìno a morire.
La versione d i Zingg prosegue con il tentativo di Kauyma,li di con­
trastare gli effetti noci vi dell a magia nera della Datuta, dal cui cada­
vere (prima di essere trasformato nella pianta omonima) erano fuo­
riusciti lupi. serpemi, fe lini, e altri animali che ancora oggi terroriz­
zano gli Huichol. Kauymali decide, per questo, di consultare il dio
Sole, con l'ausilio del peyote:
Per questo scopo venne preparata una cerimonia. Come auspici di
buon esito, il Sole collocò dieci collane di peyote' mllaltare. Ciò me
17
felice la gente. Macinarono ilpeyote e lo mescolarono con il tesguino.
Ciò nonostante, commisero l'errore di bere la miscela prima della
conclusione della cerimonia, e si ubriacarono, e impazzirono alpun­
to che Kal/ymdli temerte per la loro vita. Ma Kal/ymdli poté risanar­
li sputando" sul peyote che era rimasto. Diede quindi agli uomini
un pezzetto di queJto peyote. per via deL quale essi si calmarono e
poterono rimanere seri durante tutto ii canto del mito.
19
Mediante la cerimonia di consultazione e durante questo canto,
KauymaJi apprende che il dio Sole avrebbe placata la sua collera pro­
vocata dal fal so canto dell a Datura, solo se gli fossero stati offetti
parafernalia cerimoniali nel paese del peyote (nel miti co luogo di
Wiri kuta, presso San Luis Porosi). e se fosse stata eseguita la danza
del peyote in determinate cerimoni e (la cui nascita trova un'origine
causale proprio in quesro mito).
fra datura e peyote, segnata da precisi tabù rimaI i,

51
è descritta anche in alt ri racconti mitologici. [n uno di quest i, rac­
ca iro da T. Knab, viene ri ferito di come Kayuyamari una volta cercò
di prendere un ra!TIO dell a pianta-dio kié/i con lo scopo di "rubare la
sua magia". Come pu ni zione per tale audace azione, Kayuyamari
venne trasFormato in pi etra. Tuttavia, essendo un dio, il suo cuore,
dopo aver assunro la forma di un frammento di quar,lO, tornò all a
grotta degli dei; in tal modo egli continuò a vivere. La for mazi one
rocciosa che si di ce sia il corpo di Kayuyamari , può essere oggi vista
sull a scogliera, sopra la parti colare pianta-dio kié/i, dell a quale
Kayuyamari aveva cercato di rubare un ramo.
20
Lo stesso autore offre un' aJtra versione del mito d'ori gine del kié/i,
ma identifica la pianta con alcune specie di Solandra, appartenenti
all a medes ima fami gli a dell e Solan aceae, e anch' esse potenti
allucinogeni , dagli effett i affini a quelli dell a d'"ura. Queste piante,
chiamate kié/itsa, "cattivo kiélt, vengono impi egate dagli sciamani
hui chol nel corso di riti segret i, ed è questo Stato di segretezza a
creare una certa confusione fra gli antropol ogi e gli etnobotanici
nell 'ident ificazione del Riéli. Nell a versione di Knab della battagli a
fra Kiéri Téwiyari e Kauyùmari, viene specifìcato che Kiéri vomitò
tutta la sua stregoneria sul mondo per ferma re Kauyumari , cosicchè
egli non ebbe più nulla per sconfiggere Ki uyL'ln13ri.
2L
In questa ver­
sione, Kiéri Téwiyari appare potente e peri coloso, ma non totalmen­
te malevolo c, dopo che si è trasformato in pian ta (Datura o Salandra
che sia), gli viene affìdato il compi to di governare sui venti.
Presso l'attuale gruppo etni co Tepehuan del Messico Occidentale, è
srato raccolw un racconto che tratta del tofoache. Q uesto termine
deri va dal nihuatl «testa inclinata", così chiamata poiché si
ri tiene che i semi di tale pianta abbiano la propri età di fa re addor­
mentare, quindi di fare "inclinare la testa", A una attenta osservazio­
ne, il racconto parrebbe contenere la trama di un mito delle ori gini
della pianta, rrasfiguratO in seguito all'interpretazione cristiana:
Cerano due fratelli che erano molto pigri ed erano entrambi musici­
sti, Non volevano cercare nè mais nè aftro, e La madre li rimproverò
percfJé non cercavano mais, Essi si misero a canzmillare fino a giun­
gere a una pianura. Si avvicinarono a un burrone che stava su un'af­
ta rupe e videro che lì vera una vasca d'acqua. Stavano morendo per
la sete, e abbassarono le loro foscie per bere acqua, Ma non era acqua
ciò che brillava: era ,unaro. Allora presero tutto il denaro. Il Fratello
52
maggiore se ne andò con tutto il denaro lasciando lì il minore, nel
mezzo del burrone.
Passarono cinque gt"orni, e dopo cinque giorni cadde una scala di
denti di vipera (cuamecate). Allora, poiché Dio lo aiutò, egli" sal!
,fino t'n cima, e là sul bordo trovò il suo violino, e si m.ise a suonare
gumdando Il oriente. Là scorse un fùmo molto alto fino al cielo, e
allora di,.,-e: "Che Dio mi dia il permesso di giungere fino a quel
fiono ". Così andò per il piano suonando fino a che vi giunse, e tutto
mI nebbia.
Si stava riposando, quando giunse una ragazza molto bella alla la­
gtma. Le propose il matrimonio e la ragazza acconsentì. Vissero in­
sieme per un anno, e il Toloache ritornò con le sue cose e con la
consorte. Arrivando, disse a stia madre di sistemare la casa, di erigere
un piccolo altare, poich1 ritornava con moglie. Quando la vecchia se
ne andò, non vide altro che una vipera. La vecchia si arrabbiò col
figlio e andò a prendere la moglie. E la portò e la mise in un altare.
Dalla fattoria della vecchietta, L'acqua si trovava molto lontano, e la
moglie chiese in prestito una brocca per andare adattingere l 'acqua.
La vecchiaie disse che avrebbe impiegato un giorno intero per anda­
re e tornare. Afferrò la brocca e immediatamente, lì vicùlO, compar­
ve un pozzo. E tornò Il casa. Arrivando, disse aLla suocera che aveva
farne. La vecchia le disse che non aveva nè rortilfas, nè mais. La
donna le disJe di avvicinarsi afla madia per vedere se era vero. Si
JjJorsero, e la madia era piena di mais; Ji avvicinarono a un'altra, e
questa era piena fino in cima di mais colorato, e l'altra di mais gial­
lo.. E vissero cosÌ alcuni giorni di piacere.
Aflora il Toloaehe si cercò una donna, un'amante. Le amanti erano
la Tlaeoache e Corvojemmina. Usciva tutte le notti per ballare. Poi
iniziò a sospettare il Mais, che era la moglie di Toloache. Allora
Tolotlc;'e fitggì e la dorma se ne tornò dalla madre. Ed egli andò
presso di lei, e le chiese perdono e tornò a prenderla. E vissero alcuni
giorni in accordo. In seguito, egli riprese a mortificarla e Mais se ne
andò dal padre, Dio Nostro Signore; gli disse che se avesse accordato
le setteparole, l'avrebbe perdonato. altrimenti no. Non potè accorda­
re le sette parole; giunse appena a cinque.
Poi Dio Nostro Signore disse a San GiovanrJi Battista e a San Giu­
seppe di battezzarlo, ma egli n.on si prestò. Aliom lo affimtrono e gli
inchiodarono la testa in un tepetate.
23
Probabi lmente, la parte fi nale del raccolHo originale riguardava la
53
trasformazione di Toloache nell a pianta omonima; l' influenza cri ­
stiana, eliminando quesro motivo e sostituendolo con quello del rifìu­
to del bauesimo e dell'uccisione di Toloache, senza la successiva ri ­
nascita vegetale, ha svuotato di significato l'intero racconto.
Un interessante mito sulle origi ni di differenti specie di darura è
presente fra il gruppo Jlvaro degli Aguaruna, stanziato lungo il corso
superiore del Rio Mayo, nel Perù settentrionale. Gli Aguaruna uti ­
lizzano quattro specie di Datura?i ciascuna con specifi che modalità
e finalit à d' uso: per curare, per stregare, per l'acqui sizione di visioni.
Una di queste specie, chi amata mamabaikua, non viene coltivata
dagli indigeni , bensì è raccolta all o stato selvatico. Le al[re tre specie,
chiamate baikua, bltkute tsuak, vengono coltivate, e nel mito vengo­
no farre originare dal corpo d_i un uomo, che personifica la prima
specie di datura, quella selvatica: .
Tempo fa, un giovane uomo si trovò ad essere affamato mentre tor­
nava da un viaggio di caccia. Si fermò a mangiare i frutti di
mamabafkua, non conoscendo la pianta, e presto cadde in un pro­
fondo sonno come fosse morto. \lénne trovato dalla sua famiglia, la
quale lo portò alla sua casa. Dopo molto tempo si svegliò eparlò delle
visioni che aveva avuto. EgLi era ora un waimaku.
25
Altri giovani
iniziarono a piantare fa pianta mamabafkua, così da poter ricercare
i sogni che li avrebbero resiwaimaku.
Un altro giovane (chiamato Bikut in molte versioni del mito), che
non aveva mai avuto.rapporti sessuali con una donna, bevve i/succo
di mamabafkua venti volte. Dopo aver preso mamabaikua così tan­
te volte, egLi poteva vedere Le cose come uno sciamano. Se urta donna
lasciava la casa per commettere adulterio, egli lo vedeva e le tagliava
la testa con un macete. EgLi poteva dire se un uomo era venuto a
mangiare dopo aver defecato senza essersi lavato le mani. Egli vede­
va se un uomo aveva commesso incesto, e uccideva sempre una simiLe
persona con la sua lancia dicendo agli altri: "Non vedete che questa
era una persona cattiva, che aveva appena avuto rapporti sessuali
con sua sorella o qualcun'altra nella sua fomiglia? Egli è qui giunto
{on i suoi vestiti coperti di vermi. Un uomo coraggioso che mangia
con lui diviene un codardo", egli disse. Uccise molte persone, e alla
fine venne legato con corde dagli altri.
Durante questo tempo, era in atto una guerra con queLli della parte
inferiore deL fiume (Huambisa). Costoro uccisero moLti Aguaruna.
54
!l giovane Bikut venne slegato e gli venne tlata la sua lancia affinché
potesse combattere. Egli si bagnò, tirò indietro i suoi capelil: e si
svestì. Poi andò incontro ai suoi nemici.
Poiché ii suo sogno era così forte, uccise molti Hllamhisa. Uno di
quelli tlella parte inforiore tlel fiume si recò presso un riparo nella
foresta per cercare una visione uguale a quella di Bikut. Egli ottenne
una visione, e ferì Bikut in battaglia. Infine, i nemici della parte
inferiore del fiume uccisero Bikut. Essi lasciarono il suo corpo sul
terreno, e venne bruciato dalla sua famiglia.
Dal flmore destro tlel corpo tli Bikut crebbe shiwang baikua, e tlal
femore sinistro crebbetahimat bikut. Dalla sua spina crebbe muntuk
rsuak. Da queste piante, i nostri anteuoti presero le piante che ab­
biamo oggi: baikua, bikut e tsùak
26
Nel testo non viene illronraro il tema dell 'ori gine della datura selva­
tica, il mamabafkua, ma in un aJrro racconro aguaruna, registrato da
Brent Berlin nel 1977,27 si riporta che il mamabaikua venne creato
quando Nungkui. un "donatore" mitologico di manioca e di tutte le
altre piante coltivate, trasformò molte di queste in specie simi li , ma
meno utili. Esiste una relazione di reciprocità fra l'eroe e le piante
del mito. Seguendo Michael F. Btown, «Bikut acquista i suoi poteri
attraverso l'uso del mamabaikua, ed è implicito che i tre discendenti
del mamabaiklla che sorgono dalle sue ossa acquistano il loro potere
per virtù dell e sue gesta come visionario e guerriero. Egli , cosÌ. aiuta
le piante nel trasformarsi da uno stato naturale a uno culturale, ed
esse ricambiano, trasformandolo da una persona ordinaria a un eroe
culturale». " Anche in questo racconto, come in quelli degli Huichol ,
risalta la stretta relazione esistente tra la pianta - o meglio, tfa gli
effetti della pianta - e la stregoneria. Tale relazione è ambivalente,
conseguentemente all ' ambivalenza della stessa stregoneria, nei suoi
opposti aspetti funzionali benevoli e malevoli. Nel racconto aguaruna
è l'eccesso di chiaroveggenza, indono da un forte uso della datura,
che trasforma Bikut da un perso naggio socialmente benefico a uno
socialmente dannoso. Le tribù Huachipaite e Zapiteri del gruppo
indigeno Mashco, stanziate nei dipartimenti peruviani amazzonici
di Cuzco e Madre de Dios, utilizzano la Brugmansiax insignis (Barb.­
Rodr.)Loclnvood, chiamata xayapa, per curare e per ottenere delle
visioni. Per gli Huachipaire, Xayapa era un uomo che, un giorno, si
avvicinò alla fattoria annunciando la sua trasformazione in una "me­
dicina", e quindi si mutò in pianta.
l
?
55
Nel Vecchio Mondo, la Datura metelL., di o ri gine asiatica, è la spe­
cie più diffusa e la pi tl uti lizzata co me narcoti co, fra le popolazioni
euroasiatiche. In India, essa è ri tenuta una dell e piante sacre a Shiva,
e i suoi appariscenti fìori bianchi vengono offerti sugli altari, nei
gio rni dedi cat i all 'adorazione di questa di vini tà. I fiori di datura sono
anche tra i più frequenti atrributi nell ' iconografia del dio, coll ocat i
sull e sue trecce insieme a un teschi o e all'immagine di un quarto di
luna.
30
Nel Vttmana Purano, si ripo rta che questa pianta nacque o r i ~
ginalmenre dal petto di Shiva, 31 La stessa Datura metei è ci rata nel
testo cinese di Materia Medica 'Peu t'sao kang mu, scritto nel 1590 da
Li-Shi -Chen; questo autore riporta che il nome dell a pianta, man t'o
fohua, è preso da un noto sutra buddi sta, in cui si afferma che quan­
do Buddha predica un sermone, i cieli irrora no i petal i dei fiori di
questa pianta con gocce di pioggia. Secondo una piil antica tradi zio­
ne taoista, il nome della pianta è quello di una delie stel le circumpolari,
e si ritiene che ogni messaggero, maJ,daro da questa stella sull a terra,
tenga nell a sua mano uno di quest i fi ori . Per tal e motivo, i Cinesi
chi amano questo fiore con lo stesso nome dell a stell a. " Si potrebbe
qui ravvisare la traccia di un antico mi ro d' origine della pianta, che
la descri veva come originaria del mondo astrale.
Mandragora
Presso le culture del baci no del Mediterraneo, la mandragora" pos­
siede una lunga tradizione come pi a nta magica, afrodi siaca,
allucinogena e medi cinale. E' una delle più rinomate piante della
stregoneri a medievale europea, ma le sue virtù sono nOte fin dal II
mill ennio a.C. La conoscenza di questa pianta è inFatti testimoniata
da repert i archeologici egiziani a partire dal XIVsecolo a.c. (durante
la va Di nastia), e immagini della pianta sono State identificate in
anti chi bassorili evi a Boghaz-keui. Assieme all a nin feaJ<i e al papave­
ro da oppio - anch'esse piante dotate di propri età psicoatt ive - veniva
impiegata per fare lIngliemi capaci di indurre stati ipnoti ci, di transe
ed estatici.
35
Conosciuta dagli antichi Germani , dai Greci e dai Romani , è stata
suggerita l' ident ifi cazione di questa pianta con l' eni gmat ica erba moly
di Omero.
36
Nel racconto, inseri ro nel decimo li bro deWOdi ssea, è LI
dio H ermes, i.I "messaggero degli det, a donare la magica erba a
Ulisse, affinché egli possa uti li zzarla come agente protettivo co ntrO
56
gli effetti maligni del fi ltro della maga Circe, capace di trasformare
gli uo mini che ne bevono, in animal i, nell a fattispecie in maiali.
Nel racco ntO ameri co. l'erba mo/y svolge dunque lill a funzione op­
posta a quel la delle cJ assiche erbe magiche: evita la trasfo rmazione in
animal e, anzichè inclurla. Per OmeTo «la radice era nera, si mi le al
latte il fi ore, ",o/y la chi amano i numi . St rapparl a è difficile per le
creature mo nali , ma gli d ei tutto possono)I.
37
La diffì coltà di
esti rpazione del la pianta è un motivo che si presenterà secoli più
tardi , anche nei racconti med ievali sulla mandragora; un morivo che
ha proVQC3m timore nei confronti dell' erba, ma che ha anche dato
impulso all 'e laborazio ne di part icolari pratiche magiche protettive
per la sua raccolta.
A part ire dalla sua prima apparizione nell e opere di Omero, l'erba
mo/y è stata cel ebrata a più riprese dagli aucor i greci e latini , e ha
influenza to la fa ntasia d i non pochi autori medi evali.
Alcuni autori ta rdo-latini ci hanno tramandato un mito d' o rigine
del mo/y. Nell a versione di Eustazio, il gigante Pi coloo si era perduta­
mente innamoraro di Circe. ed era intenzio nato a rapida dall'i sola
in cui dimorava; ma il di o Helios (Sole) , padre di Circe, venne in
ai uto dell a fi gli a uccidendo il gigante:
E dal sangue del gigante sparro sulla terra germogliò il moly> che
prende nome dalla "fotica della Ma il suo fiore, dal bian­
core abbagliante come quello del latte, proviene dall'abbagliante
HeLios, che vinse il combattimento; la nera radice spunta dai nero
sangue deL gigante. ovvero, se ne può spiegare la natura coL fotto che
Circe diviene speltralmente smorta per lo spavento."
Le caratteristi che del nlOly. come vengono riportate dall a lunga seri e
di amori cl assici e del periodo medi evale, so no stare oggetto di una
seri e di rielabo razioni e di fantasi ose interpretazioni . e nessuna de­
scrizione - neppure quel la originaria di Omero - corri sponde a quel­
la dell a pianta dell a mandragora. Cidenrificazione bo tani ca del mo!)'
rimane una questi one aperta, come lo sono, del resto, quel le relat ive
a un folto gruppo di piante dall e proprietà magiche e psicoatt ive
descriue dagli auto ri classici.
La mandragora è nota nella cultura ebraica ed è presente nell 'Anti co
TeStan1enro.
39
Essa viene citata in un racconto dal le co nnotazioni
piuttostO "pagane", in cui fa pianta viene urili zzata come mezzo di
scambio per le sue propri età afrodisiache e fecondanri.
40
In effen i,

57
questa pianta è scata considerata, un po' ovunque, come un porten­
toso afrodi si aco, e non a caso Afrodite, la dea greca dell ' Amore, ave­
va l'appell ativo di "Mandragoritis".
La grossa radi ce e i frutri (bacche rosse) erano le parti dell a pianta
utilizzate per gli effetti medicinali e psicoattivi . Da tempi remoci ,
nella fOfma della radi ce si sono volute ravvisare le f.Htezze di un uomo
o di una do nna, e questa antropomorfì zzazione, con la dist inzione
fra mandragore "maschio1> e "femmina", è stata fonte di ispirazione
nella mitologia, nelle credenze e nei riti relativi a questa pianta.
Come aveva evidenziaro Mircea Eliade,41 i racconti sulla mandragora
hanno influenzato un più vasto cerchio di miti ri guardanti pi ante
dalla grossa radice, e fortemente antropomorfizzate nella loro imer­
pretazione simboli ca. Un'altra nota radi ce del medesimo gruppo
mirologico è il ging-seng.
In diverse fonti dei periodi medi evali , è ripart'ata la credenza secon­
do la qual e, quando un condannato a morte viene impiccato, nel
momento in cui muore, emette il suo seme, o la sua urina, che, ca­
dendo al suolo, danno origine alla mandragora. A questo tema segue
solitamenre la descri zione del procedimento per la raccolta deUa pian­
ta: si riteneva che chiunque tentasse di sradicarl a, ma anche chiun­
.. . .. .
que VI IIlClampasse lI1aVVerrl[amente, o VI passasse troppo VICIl10, ne
morisse. La raccolra si basava sul sacrificio di un ca ne, per lo pitl
nero, che veniva legato per la coda o per il collo, alla radi ce della
pi anra: nei momento in cui, correndo in direzione opposta alla radi ­
ce, l'avesse sradicara, il cane sarebbe mano. E' un racconto diffuso
nei paesi germanici, in in Francia e altrove.
H
E' probabil e che il rema dell a nascita dell a mandragora dall e gocce di
sperma o dall ' urina di un impiccato, facesse originariamente pane
di un mito di origine della pianta. La persona impi ccata - un con­
dannato a morte per reati gravi, oppure per furto, ma innocente,
come viene specificato in ruverse fOllri - sarebbe quindi s[ata un cer­
ro uomo, probabil e protagonista del raCCOnto originari o: nella cra­
sformazione del mito in credenza popolare, scompare il motivo dell a
condanna iniqua, e l'analogia vi ene riferita a ogni condannato im­
piccato. II rapporto fra mandragora e morte è presente in altre cre­
denze, come quell a che associ a la sua presenza a luoghi ove siano
seppelliti dei cadaveri (i dintorni di un cimitero sarebbero il suo
habitat preferito).
Nella cultura greca, è stato evidenziato un certo rappono fra la
mandragora, il cane, e la dea Ecate;4J il regno di questa tenebrosa
58
divinità ddroltretomba è identificato proprio con j cimiteri.
A un differente mito originario potrebbero essere farri risalire un
gruppo di racconti popolari e mitologici presenti nell e culture euro­
pee, arabe e asiati che. Da questi racconti emerge un tema collocato
al tempo dell e origini dell'uomo, nel quale l'uomo stesso viene farro
originare dall a mandragora, sfruttando, a questo scopo, l'immagine
fortemente antropomorfa (o antropomorfìzzata) dell a sua radice. ((I
primi uomini sarebbero stati una famiglia di gigantesche mandragore
sensitive, che il sole avrebbe animato e che, da sole. si sarebbero
distaccate daJIa terra); oppure, 1( l'uomo apparve ori ginariamente sulla
terra in forma di mostruose mandragore, animate da una vita istinti­
va, e che il soffio dell'Altissimo costrinse, traslllutò, sgrossò, e infine
sradicò, per farne degli esseri dotari di pensiero e di movimento pro­
prio ( .. ) Da ciò potremmo dedurre che la mandragora è legata a un
miro d'origine dell ' uomo»,44 Sebbene non si trarti di un miro d'ori­
gine dell a mandragora, è interessa nte notare come, in queste
cosmogoni e, l'origine della pianta sia ritenuta più anti ca di quell a
dell'uomo.
Un mito d'origine della mandragora è presente nella seguente leg­
genda, raccolta in Siria da M.R. Puaux:
Quando Dio creò il mondo, si riservò La creazione degli esseri viventi
suLla ten-a, nelle acque e neLl'aria; ma, neL suo contratto con Satana,
aveva dimenticato ilsotto-SIIolo. Lo spirito del Male, geloso del Cre­
atore. volle, anche lui, fabbricare degLi uomini e deLLe donne viventi
sotto terra, Il suo genio inventivo, ma incompLeto, non portò che alfa
plasmazione informe delle mandragore. Dal momento che queste,
strappate da te17'd, penetrano neL r-egno di Dio, cessano di vivere, 45
Come si vede, un mito d' origine dell a mandragora vero e proprio,
ben srru([urato
l
non ci è pervenuco; solo qualche traccia isolara e
continuamente rimaneggiata ha incontrato una certa fortuna nell a
credenza popolare e nella favoli st ica. Resta il fatto che la mandragora
è stata considerata una pianta primordiale, creata ptima, o ai primordj ,
dell'umanità, ed è probabil e che, seguendo Massimo Izzi, "la local iz­
zazione del la mandragora in Paradiso (o comunque in un giardino
primordiale, teatro della creazione prim.i geni a), sia antecedente al
cristianesimo,} ,46
Forse, ciò che si avvicina maggior mente a un mi to d' origine, se non
proprio della pianta, del suo uso, lo incontriamo neUe fonti più an­
59
ri ehe che trattano della mandragora, nell a cultura egiziana. Si tratta
di un racconto chi amato Distruzione e salvataggio del genere umano,
che si è conservato in varie tombe regali, e appaniene alla letteratura
egiziana di caratrere strettamente rel igioso.
In questo racconto, il dio solare Ra ha intenzione di punire gli uomi ­
ni perché non lo venerano. Invia quindi la dea Hathor a distruggere
l'umanità. Ma cambia idea, ed escogita lino stratagemma per ferma­
re la dea, che è già pronta all a strage:
Disse allora Ra: "Chiamatemi messaggeri che corrano rapidamente,
che si affrettino come l'ombra di un corpo".
Furono portati allora questi messaggeri sull'istante. E disse quindi fa
Maestà di qliesto dio: "Recatevi Il Elefontina, e portatemi didit in
quantità': Gli j;,rol1o portate questedidit, e la Maestà di questo dio
grande foce che i/ Chiomato" che abita a E/iopoli macinasse queste
d idir, e che inoltre schiave spremessero f'orzo perfarne birra. Quin­
di, jùrono pO:ite queste didir in questa bevanda, ed essa fu come il
sangue degli uomini.
Si ficero 7.000 brocche di birra. Venne quindi la Maestà del re dell"
Valle e re del Delta Ra con questi dei per vedere questa birra.
venne la mattina dell'uccùione clegLi uomini d.a parte del/a dea
nei giorno in cui essi rientravano.
Disse allora la Maestà di Ro: "Quanto è bello questo' Con questo io
proteggerò gli uomini/" Disse Ra: "Portatelo al luogo dove vuole
uccidere gli uomini",
Si levò presto la Maestà del re della Valle e re del Delta Ra, al t"mi­
ne della notte, perfare che si ver:iflSSe questa bevanda sopo rifera. Fu­
rono cosÌ- sommersi i campi per tre palmi sotto f'acqua,48 per la po­
tenza della Maestà di questo dio.
Vénne allora questa dea del mattino presto, e trovò questo sommerso.
Bella ne fu la sua foccia, ed essa si mise a bere, e fil una cosa gradita
al suo ctiore, tanto che se ne venne ubriaca, e non riconobbe gLi uo­
mnll.
DÙJ'e allora fa Maestà di Ra a questa dea: "Benvenuta in pace, o
diletta' E questa fù l'orzgine delle Giovanette di Jamu
4 9
Disse allora la Maestà di Ra a questa dea: "Si facciano per lei bevan­
de soporifere nella celebraz ione della festa annuale, e si distribuisca­
no alle schiave': Questa è l'origine de! bevande soporifere in
distribuzione alle scbiave per la fista di Hathor da parte di tutti gli
uomini fino ai primo giorno. 50
60
Le pi ante didit, come le d'dym in ugariti co e le duda'im in ebraico,
sono le mandragore. Concordi amo con le conclusioni di Izzi: «Non
siamo di fronte a un sempli ce resoconto di una terapia: siamo al
cospetto di una sorta di seconda antropogenesi , di un salvataggio
dell'umanità. La mandragora qui non è un semplice sonnifero, ma
una radi ce di vita, lo strumento scelto dal dio per la salvezza del
mond o\>j 5
1
un mito d'origine dell 'uso dell a mandragora, attraverso
l'isriruzione di un cul to che prevede il suo consumo rituale.
Tabacco
In un recente articolo, Si lvio Pagani presenta la pianta del tabacco
come segue: Il tabacco '- nelle sue due principali specie Nicotitma
tabacum L. e N rustica L - è originario dell'Ameri ca del Sud e di
quell a Centrale. La sua diffusione e il suo utilizzo come droga
volurruari a fra i popoli occidentali , sono stori camente frutro del con­
tatto fra il Nuovo e il Vecchi o Mondo (in maniera analoga ad altre
specie vegetaJi originari e dell e Ameri che, des tinate a diventare
cultigeni primari neJl e economi e agricol e di t Ut to il mondo, quali il
mais, la patata, il pomodoro, ecc.). Nell e Ameri che, il tabacco è sta­
ro e viene ancora impi egato come un puro allucinogeno, capace di
indurre modificazioni del lo stato di coscienza che frequentemente
raggiungono la transe e l' ''uscira'' dal corpo. L'uso del tabacco ri entra
nel la maggior parte dei riti reli giosi dell'Arneri ca indigena, e tale pianta
viene utilizzata come mezw di comuni cazione con gli spiriti. E' inoltre
ritenuta ulla indispensabil e "medicina" nell e cerimonie sciamani che
di cura, insieme ad altri allucinogeni (ayahuasca, datura, ecc.), op­
pure da solo, ricoprendo efficacemente il ruolo di vegetale sacro, di
strumenw "psi codiagnosti co"52. Una prati ca diffusa fra gli sciamani
dell'Amazwnia consiste nell 'espellere i mali dal corpo del mal ato
att raverso il fumo del tabacco, precedentemente inalato dall o
sciamano;5J inoltre, il fumo del tabacco è denso di valenze sovranna­
rurali che si rispecchi ano nei numerosi luoghi mitologici amerindi ani
(il Grande Fumo, la Casa del Fumo, ecc.).
Presso le culture originari e, il tabacco è dunque considerato e i'Her­
pretato come una pi anta visiona ri a ed enreogena; un fatto
contraddirorio con la nocività e l' assenza di effett i allucinogeni attri­
buite a questa droga dalla culrura occidentale. V'è chi ha cercato di
porre un rimedio a questa stridente co ntraddizione chiamando in
61
causa vari fattori: le di fferenze nei modi d i assunzione, dei process i
di lavorazione dell a pi anta, le differenze biochimi che fra i cultiva r.
D'altro lato, v'è chi ri tiene che le di ffe renze nell ' approccio culturale
al tabacco siano la causa di reazioni così contrastanti. Ricordiamo
che, in Europa, il tabacco
54
fu inizialmente consideratO come una
miracolosa pianta medicinale, e che l' idea che esso sia dannoso alla
salute è una recente appropriazione deUa cultu ra occi dental e.
Nel l'America del Nord, il tabacco viene sopratturto fumato, ma nel­
l'America del Sud, diverse rribill 'assumono per via nasale, orale (suc­
chiandone le fogli e, tenute fra le gengive, o, pitl di rettamente, be­
vendone un infuso), e persino retral e. Il rapporto dell ' uomo con il
tabacco potrebbe essere moltO antico, mi Uenario, e la sua ricca e
sedimentata mitologia avvalorerebbe questa ipotesi. E' noto che i
principali popoli centro- e sud-americani del periodo dell a Conqui ­
sta avevano riservato un ruolo signifìcativo al tabacco all ' interno dell e
pratiche rel igiose, così come nei pantheon divini, e i resti archeologici
aztechi e maya sono ricchi di vestigia di tale culto.
55
I mit i sull' origine del tabacco e sul suo uso sono numerosissimi: in
pratica, ogni t ribù indigena americana ha elaborato un mi to d' ori gi ­
ne deUa pianta. Anche fra le popolazioni indigene del Vecchio Mon­
do, che hanno ado[(aro da alcuni secoli il tabacco come loro droga, o
pianta sacra - come quell e africane o ind iane - ritroviamo miri in cui
la scoperta del tabacco è considerata di origine divina, o sovrannatu­
rale.
Il seguente racconro è stato raccolto presso i Warrau della Guiana.
Esso contiene tutt i gli el ementi relativi all 'approccio sacro con la
pianta, adottato da questa popolazione:
Un uomo aveva vissuto con una donna per molto, molto tempo: que­
sta era bravissima a fare le amache, ma non poteva avere bambini.
Allora egli prese con se una seconda compagna; da essa ebbe un bam­
bino, e cosi fo folice.
Il bambino. Kurusiwari, crebbe rapidamente, e mentre la matrigna
tesseva L'amaca, soleva andare adattaccarsi aLla corda sospesa, allen­
tandola. La vecchia sopportò per un po' tutte queste noie, ma un
giorno che il bambino era ancora più fostidioso deL solito, gli disse:
"litI' via e mettiti a giocare laggiù ". /1 piccolo obbedì, si allontanò,
ma presto trotterellò indietro e di nuovo prese Il giocare con La corda.
Allora la donna lo respinse, di modo che il bambino cadde per terra
62
e pianse. Nessuno notò L'incidente, e nessuno lo vide uscire dalla casa.
Suo padre e sua madre intanto giacevano insieme nella loro amaca,
ed era giorno inoltrato quando s'accorsero della sua mancanza. Il
bambino non si trovò da nessuna parte. cosicchè essi andar01w da un
loro llicino e lì VIdero il loro bambino che giocava con alcuni altri
bambini. Spiegarono ai loro vicini la ragione della visita, come
fossero venuti a cercare il loro piccolo e così, passando da una cosa a
un'altra, entrarono in animata conversazione, e dimenticarono il
loro vero scopo, col risultato che quando ebbero finito di chiacchiera­
re, non si trovò più non solo il loro bambino. Kurusiwari, ma nep­
pure uno dei bambini dei ioro vicini, Matura-UJari. COSt. i quattro
genitori si misero alla ricerca dei due bambini, e andarono aLla casa
di un 'vicino, dove ii ·videro giocare con un terzo bambino, Kdwai­
wari. Ma anche questa cllsa accadde ciò che cm accaduto nell'al­
tra: tutti i genitori cominciarono a chiacchierare e dimenticarono il
loro vero JCOpO, finchè si accorsero che tutti e tre i bambini mancava­
no. Si ebbero così sei genitori alla ricerca di tre bambini; ma, alla
fine del primo giorno, la terza coppia abbandonò la ricerca, e alla
fine del secondo giOl'no la seconda coppia fece altrettanto,
Ne! frattempo, i tre bambini aveV(,lnO continuato a vagabondare,
facendo amicizia con le marabu ntas variopinte}, che a quei
tempi parlavano ma non pungevano. Fu.rono questi bambini che
dissero alle vespe nere di pu.ngere la gente e alle vespe rosse di dar loro
anche la febbre.
E fil quando i bambini arrivarono sulla spiaggia del mare, ch'essi
furono raggiunti dalla prima coppia di genitori. 1'-'1a essi ormai non
erano più bambini, bensì ragazzi grandi. I genitori espressero la loro
gioia per averlifinalmente ritrovati, e, llaturalmente, si aspettavano
di vederli tornare a casa; ma il capo dei tre - Kunw:wari, il ragazzo
che era mancato dalla prima casa - disse: «lo non posso tornare.
Quando la mia matrigna mi ha respinto, sono caduto e ho pianto,
mentre voi non mi avete neppure rivolto uno sguardo. Non tornerò ':
Ma quando il e la madre lo implorarono con le lacrime agli
occhi di ritornare, egli cedette e promise loro che, se avessero costruito
una adatta hebu-anoku ["Casa dello Spirito'] e lo avessero 'èhia­
mato" con il tabacco, lo visto. Egli e gli altri due ragazzi
attraversarono ii mare, e i genitori tornarono a casa.
Non appena vi furono giunti, il padre cominciò a costruire la 'casa
dello Spirito", e quando questa iù finita, vi bruciò foglie di papaia,
foglie di cotone e foglie di caffè, ma tutte furono inutili: non c'era
63
"forza" in nessuna di queste, e una simile forza poteva essere fornita
soLo dai tabacco. Ma Il quei tempi non avevamo qui questa pianta:
cresceva lontano, in un'isola ai di là del mare. Non so se quest'isola
fosse Trinidcrd o no, ma noi Warrau In chiamiamo Niho-yuni [''sen­
za uomini"}, perché era popolata soltanto da donne, secondo quei
che ne raccontano i nostri vecchi. Dunque, il padre addolorato spedì
una specie di airone
S6
a prendere qualche seme di tabacco; ma questo
uccello 11011 tornò, ed egli inviò varie alfre specie di uccelli marini,
uno dopo l'aLtro, e tutti ebbero fa stessa sorte. Venivano uccisi dalLa
donna che stava di guardia, non appena si posavano suL campo di
tabacco.
Perduta ogni speranza di veder mai tornare nessuno dei suoi messag­
geri, egli si recò a consultare un fratello, che gli portò una gru. Que­
st'uccello andò a cercarsi un posto, per passar"vi La notte sulla riva del
mare, in modo da essere pro11to a partire di buon'ora il mattino se­
guente. Mentre si stava riposando, venne il suo piccolo amico, iL colibrì,
e gli domandò cosa stesse focendo: "Mi preparo per domattina - gli
rispose - debbo volarefino a Nibo-yuniper prendere il seme di tabac­
co". IL colibrì si offrì di andare lui ili sua vece, ma l'altro considerò
assurda la proposta. e gli ricordò che la sua barca era troppo piccola e
che sarebbe andata a fondo. Per nulla scoraggiato. però. l'uccellino si
svegliò prima ciel giorno, com'è sua abitudine, e, dicendo "fo vado':
si alzò in volo. All'alba. la gru aprì le ali e, navigando maestosamen­
te. già aveva percorso metà del viaggio. quando vide il colibrì che
lottava nell'acqua. .
Questi aveva fotto 1m coraggioso tentativo, ma naturaLmente non
poteva avanzare contro vento. La gru Lo raccolse e se fo posò sulla
parte posteriore delle cosce, che sporgevano aLl'indietro. Questa posi­
zione andò benissimo per il piccolo colibrÌ fintanto che non capitò
aLcun incidente; ma quando La gru si mise Il fare i propri bisogni, III
faccia del colibrì s'insudiciò, ed egli si trovò costretto a fidarsi ancora
delle proprie ali. sicchè raggiume Nibo-yuni per primo. e vi attese la
sua grande amica che giunse poco dopo. Egli disse alla gru di rima­
nere lì mentre sarebbe andato al campo del tabacco; era piccolo. po­
teva volare veLocemente, e nessuno lo avrebbe visto mentre rubava il
seme. Stava dunque mettendo in opera il suo piano, quando la don­
na di guardia cercò di coLpirlo, ma egli era troppo astuto e, saLtando
rapidamente di fiore in fiore, subito raccolse quanto seme gli occorre­
va e tornò daLla gru. '/Imica - disse - torniamo Il casa adesso ': e
flcendo seguire l'atto alle parole. l'uccellino pme il volo. e questa
64
volta, sospinto daL vento, giunse a casa per primo e senza incidenti.
Qui consegnò il seme al padrone della gru, e questi lo passò a suo
fintello, dicendogli di piantarlo. Una volta piantato, il seme crebbe
rapidamente, e quando le foglie forono diventate ben grandi, il fiu­
tello gli mostrò come preparare il tabacco. Ilfratello lo mandò anche
a cercare della corteccia per avvolgere la foglia," ed egli portò il
winnam6ru che era proprio quello che serviva. Lo mandò poi a cer­
care ! hebu-mararo [sonaglio}, ed egli portò zucche di tutte le di­
mensioni, ma alfa fine tornò con una zucca che aveva staccato daL
lato ad est dell'albero; questo era quel che ci voleva. Il padre senza
figliolo cominciò dunque a 'cantare" con il sonaglio, e il figlio e gli
altri due giovani vennero alla sua chiamata; adesso essi erano tre
spiriti, e tutti e tre, rivolgendosi a lui come a un padre, chiesero del
tabacco, cf/egli dette loro. Sono questi medesimi tre spiriti del Tabac­
co, Kurusi-wari, Matura-wari e Kdwai-wari, che sempre rispondo­
no quando il sonaglio del pi ai
58
li chiama, e, naturalmente, fo il
povero padre abbandonato che divenne il primo piai , tutto per il
gran dolore che ebbe per aver perduto il SItO bambino e per il deside­
rio di rivederlo ancora una volta. 59
C. Lévi-Strauss, che ri porta un riassunto e discute quesw mi ro nelle
sue Mythologiques, fa notare come quesro sia da ricollegare a un più
generale gruppo di miti gui anesi, ri guardanti l'ori gine del le bavande
narcoriche, fra le quali figura il tabacco macerato in acqua.
GO
rn que­
sro e in altri racconti Warrau, il tabacco è consideraro presente, nei
tèmpi mitici, in un'isola al di là del mare o in mezzo al mare, luogo
privilegiato poiché sede dell ' al di là e del regno dei morti e degli
spiriti . li fatto che il primo uomo - il padre ci tato nel racconm - che
impiegò il rabacco per contattare gli spiriri . sia divenuto, per diretta
conseguenza, il primo sciamano, è significativo dell ' importanza at­
ui bui ta a questa pianta nelle teori e e nelle pratiche scia man iche.
Nell a mi tologia amerinda, si incontrano numerosi rife rimenti che
associano il colibrì con il tabacco, come nel racconto warrau in cui
l' uccell o è l' artefi ce principale del recupero dei semi di tabacco. Ciò
può essere in parte spiegato con il fatto che questi pi ccoli uccelli
sono soliti nidifì care presso questa pianta.
li colibrì è il personaggio principale anche del seguente raccontO
mitologico dei Cherokee, una tribù nord-americana, attualmente
stanziata in un territorio fra il Tennessee, l'Alabama e la Georgia:
Agli inizi del mondo, quando uomini e animali erano simili, cera

65
una sola pianta di tabacco, presso la quale tutti si recavano per [pren­
dere} il loro tabacco, fin quando le oche Dagul'ktlla rubarono e la
portarono fontano verso sud La gente soffriva senza di essa, e c'era
una vecchia donna che divenne così magra e debole, che ciascuno
pensò che sarebbe presto morta se non fosse stato possibile darle del
tabacco per mantenerla in vita.
Diversi animali si offrirono per andare a cercarlo, uno dopo l'altro,
prima i più grandi e poi i più piccoli, ma i Dagtìl'k,11i vedevano e li
uccidevano tutti quanti, prima che potessero raccogliere la pianta.
Dopo gli altri, la piccola làlpa tentò di raggiungerla viaggiando sot­
to ten'a, ma i Dagitul'kit scorsero la sua traccia e la uccisero appena
sbucò fuori.
Alla fine si offrì il Colibrì, ma gli altri gli dissero che era troppo
piccolo e che avrebbe ben potuto starsene a casa. Egli li supplicò di
!asciarlo tentare, e così essi gli mostrarono una pianta in un campo,
egli dissero di mostrar lum ii modo in cui si sarebbe aV1Jicinato [alfa
pianta). Il momento dopo egli era andato, ed essi lo lJidero seduto
sulfil pianta, e poi il momento dopo era nuovamente dietro, ma nes­
suno lo aveva visto andare o venire, poiché era molto veloce. "Questo
è il modo in c-ui agirò ", disse il Colibrì, e così lo lasciarono tentare.
Volò verso est, e quando giunse in vista del tabacco, i Dagl'd'ki't erano
t1itti alla sua ricerca, ma non erano in grado di vederlo poiché era
così piccolo e volava rapidamente. Egli si lanciò sulfil pianta - tsa.' - e
strappò via la cima con le foglie e i semi, ed era già lontano quando
i Dagld'ktt compresero cosa era accaduto.
Prima di giungere a casa con il tabacco, la vecchia donna aveva
perduto i sensi, e la si credette morta, ma egli [il Colibrì} soffiò il
filmo [di tabacco} nelle sue narici, e con un grido di "Tsd'li1!" ["là­
bacco''] ella aprì gli occhi e fil di nuovo in vita
61
LI tabacco assume in questo racconto il valore di "erba dell ' immorta­
li tà", che riporta in vita i moribondi; lIna pianta dalla quaJe dipende
il benessere di tutta la comuni tà. II coli brÌ è un uccell o sciamani co,
adottato per simboleggiare il "volo" dell o sciamano, e anzi, nel rac­
conto cherokee rappresenta probabi lmente lo stesso sciamano. E'
infatti questO uccell o a ridare vita alla vecchia donna. soffiando nel le
sue narici il fumo di tabacco: un'operazione magico-terapeutica pe­
cul iare dell e pratiche degli sciamani amerindi.
Non mancano, un po' ovunque, mi ti che f.'10110 originare il tabacco
dal cadavere o dall e tombe di persone decedute per morte violenra, 62
66
o dalle ceneri di uno spirito della foresta bruciato mentre risiedeva in
un albero.
63
In altri racconti , la pianta o i semi di tabacco vengono
donati agli uomini da cerri animali , in parti colare uccelli, considera­
ti spiriti protettori degli sciamani; così, presso gli Irané (MUnkU),
vicini dei Mundurucu, è un avvoltoio a donare la pianta a un u o m o , 6 ~
mentre presso gli Yanoama dell 'Alto O rinoco (Venezuela) si ritiene
che «quando gli animali erano gente, Wasciò (pippi strello) fu il pri ­
mo che colti vò il tabacco. Un giorno, incontrò un uomo Yanoama, e
lo invitò a prova.te il tabacco ( ... ),.65 In un racconto degli Shuar
dell'Amazwnia equadoriana, noto come (( mito di Etsa", il tabacco
nasce dai genitali di un mostro, dopo che questi è stato affrontato e
ucciso da Etsa, un eroe culturale che si trasformerà, alla fine delle sue
gesta terrene, nel sole.
66
In vari racconti cosmogonici e antropogonici sudameri cani, il tabac­
co gioca un ruolo-chiave, inserito nell e storie del la creazione, quale
agente fondante del divenire e del comporranlento umano.
67
Esso
gioca un significativo ruolo anche nelle mitologie degli Indiani del
Nord America, i quali hanno fatto del tabacco e della sacta pipa i
loro principali oggetti di cul to.
In uno di questi racconti , della rribll dei Pi edi Neri, la consapevolez­
za dell e magiche proprietà del tabacco, e l'opportuna maniera di
trartarlo e di uulizzarlo, vengono ricevute in sogno da quattro uomi­
ni di potere, fratelli fra di loro, i quali , tuttavia, non intendono con­
dividere questa conoscenza con gli altri uomini e, costituendo fra
loro lIna Società del Tabacco, ne mantengono segreto il culto. Eppu­
re, proprio la manca nza della pianta fra la gente comune è causa di
irrequietezza di spirito, di tensioni, di guerre, e di malvagità. Un
giovane uomo, di nome Discorre da Solo, ri ceve allora dai castori la
pianta, e la conoscenza dei canti e dei riti ad essa dedicati, e insieme
all a mogli e potta il sacro tabacco a tutte le tribù. " Appare sottinteso
che, co n il diffondersi del tabacco fra tutti gli uomini , sia terminata
l'era dell a discordia e della malvagità.
I Crik di lingua maskoki dell'Alabama possiedono un mito in cui la
prima pianta di tabacco nasce nel luogo dove una giovane coppia
aveva consumato un rapporto sessuale. e questa associazione fra il
vegetale psicoattivo e l' amplesso è ancora più signifì cativa se si con­
sidera che i Crik chiamano la pianta del tabacco hitci, ma quando la
fumano la denominano nel lo stesso modo con cui indicano l'am­
plesso, haisa.(,') Abbiamo già incontrato una simile identificazione
fra lo stato modificato di coscienza, indotto da un vegetale psicoattivo, ,
67
e lo stato mentale al momento dell 'ampl esso, presso le popolazion i
rukanoane dell ' Amazzoni a, trattando dell' ayahuasca. Riportiamo una
versione di questo miro degli Indiani Hitchi ti, che vivono contigui
ai C rik:
Un uomo aveva perso i suoi cavalli e li scava cercando. Anche una
donna stava cercando dei cavalli. Essi, l'uomo e la donna, si incon­
trarono e si misero a conversare. Si sedettero parlando assieme sotto tl
un albero hickory che foceva una buona ombra. La donna disse:
"Sono in cerca di alcuni callalli che si sono nascosti". L'uomo disse:
(.:4nch'io sto cercando dei Mentre parlavano seduti, qualco­
sa avvenne nell'uomo, ed egli così parlò alla sua compagna: "fo sto
cercando dei cavalli, anche tu stai cercando dei cavalli. Permetti che
dilJentiamo amici, e giaciamo assieme qui, dopo di che ripartiremo "'.
La donna considerò la questione e dù:iC: "Va bene': Entrambi si
iarono, e quando si rialzarono L'uomo se ne andò per la sua strada e
la donna se ne andò per la sua.
L'estate seguente, l'uomo era nuovamente alla ricerca di cavalli, e gli
capitò di passare nel luogo dove aveva parlato con la donna. L'uomo
pensò: "Andrò in quel luogo per guardarlo': Quando lo raggiunse,
vide che una pianta si ergeva dove avevano giaciuto, ma egli non la
conosceva. Stette a osservarla per qualche tempo, e poi ripartì.
Viaggiò eparlò della pianta agli uomini anziani [della tribù). Dis­
se: uHo visto qualche cosa (fatta) così e così Uno di loro
rispose: "Esaminala pe1' vedere se è buona. Quando sarà matura sco­
primi che cosa SucceSJivamente, l'uomo partì per andarla a vede­
re. Vide che era diventata ancora più grande. Zappò attorno alla
pianta per rendere soffice il terreno, e così crebbe meglio, IVe ebbe
cura, e vide le foglie sempre più g",ndi. Quando fiorì, i
fiori erano graziosi, e vide che erano grossi. Quando maturò, il seme
era molto piccolo. Egli prese i semi dal guscio, raccolse delle foglie, e
portò il tutto agli anziani. Essi li osservarono, ma non riconobbero
alcuna pianta a loro nota. Dopo aver osservato i semi e le foglie per
qualche tempo, si arresero. Poi, uno di loro polverizzò le foglie e le
mise in una pipa ricavata da una pannocchia di mais, l 'accese, e la
filmò. L'aroma era gradevole. Tutti gli anziani dissero: "Le foglie di
quella cosa sono buone" e le diedero un nome. La chiamarono hitci
(che significa sia "vedere" che "tabacco''). In tal modo, la donna e
l'uomo insieme crearono il tabacco.
7o
Ancora per il Nord America, citiamo un mitO degli Indiani Wasco,
68
di lingua chinook, abirami lungo il corso del fiume Columbi a. Nel
raCCOI1W, una donna e suo fì glio o([engono il tabacco in un mondo
sovrannatural e, dove viene loro offerto dagli abitanti del luogoj essi
lo parrano quindi sulla rerra di ffondendolo fra gli altri uomini . I.: in­
reressante di questo racconw risiede nell a descrizione del luogo fa n­
tasti co:
La collina che dominava la casa era ricoperta di tabacco seLvatico. Il
vecchio passava nuto il suo tempo il fo re punte difrecce, e quando la
faretra era piena, saliva suLlA montagna. Poi n'discendeva con la
faretra vuota, ma con le mani piene di tabacco. Sia egli che sua figlia
si nutrivano esclusivamente di fitrno di tabacco, e si servivano di una
pipa che aveva ilfornello aperto nel p"oùmgamento del cannello. Per
la tlerità, quettuomo .era un cacciatore, ma la moltitudine del tabac­
co costituiva fa sua unica sefvagginaJ\
Nel mondo sovrannaturale - suo luogo d'origine e di dimora - il
tabacco assume le sembi anze di un animale a cui dare la caccia come
selvaggina. C iò ricorda un'altra pianta sacra e animal e al contempo,
il peyote e il cervo, e la raccolta/caccia degli Hui choles del Messico
del peyote/cervo, che culmina con la sua uccisione a colpi di freccia.
I Portoghesi introdussero la pianta del tabacco in [ndia nel XVI se­
colo, e presto il suo uso si diffuse e si rad icò fra la molti tudine di
emìe di cui è popolato il subcontinente, entrando prontamente a far
parre, come soggetto, dell e mitologie tr ibali.
In un racconto, una divinità rivela in sogno a un uomo la conoscen­
za dell a pianta, considerata abitante originaria dell a foresta. In un
altro, incontri amo il motivo dell a ragazza amata da nessuno che, per
questo, si sui cida, e dall e sue ceneri nasce la pi anta di tabacco, che
sarà, da quel momento, cercata e amata da tun i.
72
In realtà, il mod vo
della "ragazza amata da nessuno" è caratteri sti co di un diffuso mi ro
d'origine del papavero da oppio, dal quale è staro, in questo caso,
tratto e adattato all a pianta del rabacco.
Citiamo, infine, un mito d'origi ne deJ tabacco dei Kamba, popolo
di agr icoltori sedentari del Kenya. In questo racconto africa no, un
uomo, entrando neUa tana di un porcospi no, raggiunge l'al di là,
dove incon tra i suoi genito ri defunti ; quesri gli fanno dono di alcuni
semi del la pianta di tabacco, ch'egli porta con se al ritorno sulla ter­
ra.
7
}
69
POLVERI DA FIUTO
Numerose droghe vegetali sono assumibili per via nasale. E' So.&l ­
ciente ricordare l' uso di fiutare il tabacco ·neU' Europa del XIX seco­
lo. un costume imponato dall ' America, ben presro abbandonato da
una popolazione - quell a occidentale - storicamente non abituata
alle tecni che inaJatori e. In effeni, i.I "compl esso" dell e polveri da fiu­
to è sviJuppato essenzialmente nel N uovo Mondo, in particolare
nell' Ameri ca del Sud, da cui sembra originare.
In Ameri ca btina, le principali fonti vegetali dell e polveri da fiuto ­
polveri effetti allucinogeni - sono alberi dei gene ti Anade1ltmthera
e Viro/a, I dei quali vengono impiegati ri spettivamente i bacelli e la
corteccia. I bacel li vengono abbrusroJjri, ridotti in polvere, frequen­
temente arricchiti di una mi scela alcalina o di cenere; dall a correccia,
invece, si ri cava un es.tratto che, fattO essiccare e polverizzato, viene
inalato, 2
Per inalare queste polveri , gli indi ge ni si avvalgono dell 'aiutO di tubi
inalatori , il cui material e cost itutivo e le cui dimensioni e forme sono
variabili , a seconda dell e etnle e della aree geografi che interessate.
Un tipo di inaJatore molto co mune consiste di un rubicino a forma
di Y ricavato da ossa, legno, o plasmato con la terracotta, la cui dop­
pia estremità viene inserita nell e nari ci. AJ cune tribù amazzoni che,
come quell a degli Yanohami, hanno elaborato una tecni ca inalatoria
in cui lunghe ca nne vengono utilizzate in coppia: un estremo della
canna viene "cari cato" di polvere allucinogena e inseriro quindi nelJ a
nari ce di un uomo; l'altra viene portata alla bocca di un
secondo uomo, il quale soffi a coo forza nella cavi tà deUa canna, pro­
vocando ulla istantanea e violenta introduzione della polvere nelle
profondità del condotto nasale del primo uomo.
I reperti archeologici. cost ituiti soprattutto di tubi inal arori e di (a­
70
volerte impi egate come supporto per le polveri al momento dell ' uso,
sono numerosissi mi, sparsi fra i manufatt i dell e più svariate culture
del Sud- e Centro-Ameri ca, e coprono un periodo di almeno 3.000
anni. Nonostante si presenti un'elevata concentrazione di quest i re­
perti sia nell 'antica culrura Taino delle Anti lle (dove la droga veniva
chiamata cohoba) , che, all 'altro est remo geografico, nell 'antica cul­
tura del deserto di San Pedro de Atacama, nel C il e settentrionale, si
sono volute ritenere come aree originari e dell'uso delle polveri da
fLUto le regioni amazzoni che e quelle sub-andine.
4
Recentemente,
nel deserto di Atacama, è stata rinvenuta una seri e completa di
parafernalia per l'inalazione di polveri . face nte parte di un corredo
funebre datato al 780 d. C. [11 un comenicore era ancora conservata
una parte della droga pol verizzata, la cll i analisi chimi ca ha ri velato
la presenza dei pri ncipi a<tLvi (OMT e altre indolalchilamine).'
Tubi e tavolette sono spesso arri ccrute da moti vi artisti ci, soprattutto
immagini di felini (giaguari) e di uccelli (aquil e, condor), animali
caratteri st ici delle rappresentazion i e dell e simbologie del "volo"
sciamanico. Droghe allucinogene e spiriti ai utanti z.oo morfì (fel ini ,
uccelli , rett ili ) fanno intrinsecamente parte dell a sfera d' azione dello
sciamano. Attraverso l' assunzione dell e droghe, lo scia mano si tra­
sforma in un animale, e sotto questa forma si muove e agisce nd suo
mondo visionari o-mitologico. Il "compl esso" dell e polveri da fiuto,
appartenente a culture di cacciatori e raccogli tori, si inserisce perfet­
tamente in questo contesto sci amanlco.
T primi cronisti spagnoli - in parti colare Ferdinandez Colombo,
Barrolomé de las Casas e Ramon Pane - riportarono un uso della
cohoba nelle Antille,6 per scopi magici e divinatori, in associazione
con il culto di enti tà sovrannaturali , chi amate cemis. Rappresenta­
zioni lignee di questi cemù venivano conservare in capanne costruite
in luogh.i lontani dal villaggio, in cui venivano prati cate le cerimonie
che contemplavano l' inalazione dell a cohoba. L'uso di questa polvere
era proibito all e donne.
Attualmenre, le polveri da huto vengono ancora uti lizzate presso nu­
merose tribù dell 'Amaz.zonia. In alcune region i, come nel Vaupés
colombiano, queste droghe - chiamate )'nkce o )'ato - vengono usate
unicamente dagli sciamani per la diagnosi e il tratta mento dell e ma­
latti e, o per scopi magico-divinatori. Al contrario, fra le rribù del
Ri o Negro (in Brasil e) e dell ' AJro Orinoco (in Venezuela), la polvere,
chi amata épena,7 viene utilizzata nella vita di rutti i giorn i, sia indi vi­
dualmenre che coll ettivamente, oltre che per sco pi cerimoni ali. ,
71
Non sembra siano stati ri portati miti specifici suil 'origine del le pol­
veri da fiuto, sebbene sia probabile la loro es istenza, e, forse, si stan­
no tuttora tramandando fra le tribì.l dedite a queste droghe. Quel
poco indi viduato proviene quasi compl etamente dalle popolazIoni
tukanoidi dell a regione del Vaupés, sia del lato colombiano che di
quel lo brasiliano. Abbiamo già incontrato la mitologia dei gruppi
Tukano trattando dell o J'ajé, la bevanda allucinogena comunemente
uti lizzata da queste stesse popolazion i. e dell a quale ci sono pervenu­
ti estesi miti slJle sue origini , inserid in lunghi racconti cosmogonici.
Nell a cos mogonia dei Desa na,
8
il Sole è il grande Di o creatore,
preesistente, assieme all a Luna, al resto del creato. Egli creò diversi
esseri sovrannaturali , assegnando a ciascuno di quest i uno specifi co
ruolo; fra di essi ri cordiamo: Pamurf-mahse, creatore del genere uma­
no, chiamato anche ii ugerminatore", che'guidò la Canoa-Anaco nda
dall e sfere celesti verso la rerra, dove disseminò le di verse razze e le
varie tribù umane; Emek6 ri -mahse, o Signore del Giorno, responsa­
bil e dell e regole della vita spirituale umana; Diroa-mahsc, o Signore
del Sangue, responsabil e dell a salute e dell a buona vita co tporea del ­
l' uomo. Il racconto cosÌ prosegue:
Egli [il Sole} creò quindi VibO-mahsi!, l'Essere del Vih6' , e gli ordinò
di servire come un -intermediario affinchè. attraverso le allucinazio­
ni, fa gente potesse mettersi in contatto con tutti gli altri esseri 50­
vmnnaturali. La stessa polvere di vih6 proveniva dal Sole, il quale
l'aveva tenuta nascosta nel suo ombelico, ma la Figlia del Sole aveva
graffiato ii suo ombelico e aveva trovato la polve1·c. Mentre Emf'kori­
mahse e Dirod-mahse rappresentano sempre ii pn'ncipio dei bene, ii
Sole diede a Vih6-mahri! il potere di essere buono e cattivo, e lo mise
nella Vìa Lattea come padrone delle malattie e della stregoneria.'"
I Desana consjderano la Via Lattea come la dimora deUe malani e,
ma anche la zona dell e allucinazioni e del le vision i. Questa area del
cielo è dominata da Vih6-mahse: in uno stato di perenne transe,
indotto dall a pol vere viho, egli viaggia lungo la via celeste, ossetvan­
do la terra e i suoi abitanti.
Durante la loro transe, gli scia mani desana (paye) salgono sulla Via
Lattea per parlare con V ih6-mahse, affi nché interceda per loro pres­
so le alne divinità.
11
Nel racconto, la polvere viho origina direrramenre dalla massima d i­
vinità, il Sole. Il motivo del l'ombeli co porrebbe avere una valenza
72
sessuale, come avviene in mohi altr i temi micologiò tukano. alcuni
già incanerati trattando dello yfljé,
L'associazione dell a polvere viho con la sfe ra sessual e è resa ancora
più evi dente in un alero mito desan a, secondo cui viho «è il seme del
Sole, e venne ottenuto, agli inizi dei tempi, dalla Figlia del Sole, in
un' unione incescuosa con suo pad re)"I l Inolere, v'è un tipo di polve­
re da fiuto " chi amata abe yerri viM, "polvere del pene del sole", che
viene impi egata durante le iniziazioni sciamaniche; ad essa è mesco­
lara polvere bianca, ricavata da una specie di fungo d'albero.
La ri cca simbologia sessuale legata all e polveri da fimo e, ancora più
estesamente, all o yajé. trova giustifì cazione nel fatto che le popola­
zioni rukano identificano l' atto del coito, e il relativo stato psichi co
di piacere, con l' ass unzione del la droga e con gli sta ti visionari da
questa indotti. Da ciò·ne consegue l'equival enza simboli ca fra il seme
maschil e e la pol vere da fiuto.
Anche i Barasana stanziati lungo la patte brasiliana del Vaupés inse­
riscono la polvere da fi uto - che chiamano parù'd - nell a propria
cosmogoni a, seppure in mani era frammentatia e senza alcun riferi ­
mento all e circostanze della sua origine, Infatti, nel racconto, il parica
sembrerebbe esse re presente sin dagli inizi della creazione del mon­
do, e, certamente, preesisrente all ' uomo. Gran pane del racconto
[rarta del viaggio sulla [erra intrapreso dalla Canoa-Serpente (Ca­
noa-Anaconda) allo scopo di d iffondervi il genere umano. In questo
caso, la Canoa-Serpente è guidata da tre personaggi: Crearore, Pro­
nipote del Mondo, Boléka. Quest' ulrimo è Uomo dell' Universo, il
Capo degli Indio Desana, ed è anche il primo pajé (sciamano). La
Canoa-Serpente compie un viaggio sull a terra, che è rappresentata
in modo mjrico, sottermandosi in luoghi di potere, denominati Case,
via via creati dai conducenti della Canoa-Serpente.
14
A un certo puma
del racconto leggiamo:
Sulla sponda del Grande Lago, di fronte alla Casa di Latte, esisteva
un'altra casa, la Casa di Parici . Questa casa era stiTta sistemata da
Boléka, all'insaputa di Creatore, e doveva servire come Casa-Difesa
dell'Albero di Paric:i. Era perciò destinata ad abitt1.Zione dello stesso
Boléka, primo grande paj é, e di tutti gli sciamani discendenti da lui
e che dovevano a fui succedere. La casa era quindi soltanto ma. 15­
In un altro passo dell o stesso racconto, al momento in cui Boléka si
accinse a suddi videre e organizzare gli uomini in tribù, leggiamo:
73
Tuttavia
J
prima di dividerli, egli esercitò con essi i suoi poteri e li
distribullom.
In primo luogo suddivise il pari d, detto anche Legno del Sole, che
trasmette all'uomo il potere sciamanico. Il parie! degli Uomini del­
l'Universo è ilpotere più efficace che ci sia. Per appropriarsene, Bo!éka
aveva coiiocato una casa, la Casa del Parid, sulia sponda destra del
Lago di Latte, come abbiamo già detto.
Per diventare sciamano, era necessario fiutare pariGi, come appunto
aveva fatto Boléka, il più grande sciamano, fin dalle origini.
Bo!éka fiu.tò pariGl con loro per ùtruir/i. PariGi aveva il potere di
trasformare un uomo in giaguaro. 16
Non è chi aro il motivo per cui Boléka sistemi la Casa di Paricà "al­
l'insaputa" del Creato re, e nemmeno perché a,vesse collocare questa
Casa "per appropriarsi " dell a polvere da Fiuto: parrebbero elementi
di Ull tema nOI1 tratrato nel testo, un rema probabilmente relativo
proprio all 'origine del parica, asseme nel raccollto.
17
li peregrinaggio di Boléka si conclude senza morte:
Boléka, che accompagnò Dio della Terra durame il viaggio di tra­
sformazione
J
fece tutte queste cose. Egli non fu seppeLlito in terra. Fu
u.n grande sciamano che saD e andò ad abitare nelle sue case, da lui
dùt1'ihllite nello spazio. La principale di esse, la Casa di PariGi) è
iocalizzata a sud. Boléka divenile Pel>ona di Parica: egli è Url essere
eterno. 18
Infì ne, secondo gli Yanoama dell 'Alro Orinoco, che chiamano la pol­
vere da Fimo epéna, fu un uccello a portare la conoscenza della droga
fra gli uomini :
/hall/a (il poltrone) conosceva epéna, e lo mostrò a ](oete ](oetemi,
lIccellino bianco. Koere Koeterniriwe insegnò agli Vimoama come ~ ' i
prende. Fu Koete Koetemi, uccellino bianco che non si trova più
J
che
soffiò per primo nelnllso. Il poltrone si muove così, perché conosceva
e prendeva epéna ."
74
IBOGA
L iboga (o eboka) è un arbusto della fami glia delle Apocynaceae -
Tabernamhe iboga Baill. - diffuso nell 'Mrica equato ri ale occidentale.
Lattuale utilizzo per i suoi effetti psicoanivi , per lo pill inserito nell e
cerimoni e del la rel igione Buiri , ha come epi centro il Gabon, e si è
esteso anche nei paesi limitrofì deUa G uinea Equawriale, CaJnerun,
Congo, Zaire.
Le propri età allucinogene della sua radice sono n Ote da lunga data
presso le popolazioni pigmee dell ' interno della foresta equatoriale, e
da queste, la sua conoscenza è stata trasmessa all e altre popolazioni
che ne fanno attualmente LI SO, in particolare gli Apindji , i M irsogho
e i Fang. Q ueste tre popolazioni del Gabon, che si tramandarono,
secondo l'ordine, la conoscenza dell' iboga, verso l,aseco nda metà del
secolo scorso elaborarono un cuho - il Buhj - in cui ri enrrava la
èonsumazione di questa pianca, sull a base di un sincretismo religio­
so dell e credenze tradizionali con il Cristianes imo, e che fu destinaco
a ingrandirsi e a rafforzarsi sempre più, fino ad essere consideralO
come una religione in forte competizione con le due religioni uffi­
ciali dell a Repubbli ca del Gabon: il Cri srianesimo Missionario e
l' [siamismo.
Non vi sono dati che mettano in luce il grado di antichità del l'uso
dell'iboga da parre dell ' uomo, ma non vi sono neppure dari
conr raddito ri all' ipotesi che, presso i Pi gmei dell a profonda fores ra­
i detentori originari dei "Misteri dell'iboga", il cui LI SO è stato finora
studi ato con diffi coltà - questa conoscenza sia tramandata da mil ­
lenni.. t iboga è una di quelle piante allucinogene la cui scoperta non
è subordinata alla conoscenza dei metodi di cot tura propri dei peri ­
odi neoliti ci dell' umanità; è uti lizzabil e così com'è, in quanto se ne
possono consumare le radi ci fresche, e ciò avvalora l'ipotesi di una ,

75
grande anti chità del suo uso come pianta sacramentale.
Sebbene sÌncretÌco col C ristianesimo, il Bui ri ha conservato molto
delle credenze e dei rituali d' uso originari relativi all a pianta. E' co­
stituiro in numerose sette, che differiscono principalmente nel gra­
do di assorbimento dei valori e del simboli smo cristiano, soggette a
una veloce fram.mentazione, per la continua riel aborazione ed evo­
luzione interna, di natura soprattutto profeti ca. In pratica, anche
all'interno dell e sette, ogni comunità si caratteri zza per una sua per­
sonale interpretazione del "canone buitista", un fatw che si riper­
cuote sulla grande variabili tà nell e procedure cerimoniaJi , nell a rap­
presentazi one estetica, e nei racconti mirologici.
La reli gione Buiti , in parti colare le sue comunità Fang - la popola­
zione di ceppo linguistico bantu più numerosa del Gabon - ha con­
servato e continua a trama ndarsi, oltre al nucleo centrale dei rituali
indigeni del culw dell 'iboga, una parte dei simboli relativi a un vec­
chio culto famil iare fang, il bieri, caratterizzato dal culto degli ante­
nati , attraverso la custodia rituale dei loro crani e ruso di una d iffe­
rente pianta allucinogena, l' alan, l impiegata per mettere l'iniziando
a contatto con gli spiriti degl i antenati.
2
La mitologia buitista risente di questo culto degli antenati , a t31 punto
che è possibil e che alcuni <emi mitologici riferiti all ' iboga e all ' origi­
ne del suo uso facessero parte, un tempo, dell a mitologia propri a del
bini. In efferti, nella storia, il culto del Bi eri è stato progressivamen­
te sostituito dal Buit i, e si è parlato di "assorbimento" del vecchio
culto nel nuovo movimento religioso. Per molto tempo, lo Stesso
Buiti è stato considerato (In cul to degli antenati, e ancora oggi il
termine buitiviene generalmente tradottO con "mort i" O "antenati ",
sebbene, come osserva Stanislaw Swiderski, ' la più corretta etimolo­
gia parrebbe essere quell a che lo fa derivare da "Mbouiti ", nome
proprio di un gruppo di Pigmei, anualmente stanziato in un territo­
ri o distribuito tTa il Gabon e lo Zaire. Il sincret ismo buitista con le
vecchi e crede nze del bieri e con il Cri stianesimo è ben riassunto in
un el emento presente nei (empii , costituito da tre cerchi di metallo
(eka/1 appes i al soffi tto, dei quali il pri mo rappresenta l'osti a dei
cattoli ci, il secondo l'iboga, e il terzo l' alan.
I principali riti buitisti sono di due tipi: l ) le ngozé. o "messe" buitiste,
che si svolgono di notte, per tre noni consecutive (d31 giovedì al
sabato), durante le quali i membri delJ a comunità, riuniti nel templio
(abeii O mbandja), consumano lIna "modesta" dose di radi ce poi ve­
76
ri zzata di iboga. abbandonandosi quindi a danze e canti sino al so­
praggiungere dell 'alba; 2) il rito dell' iniziazione, dai Fang chiamato
tobe si ("sedersi per rerra"), vissuto ogni qual volta un individuo deci­
de di entrare nella comunità religiosa. In questo caso, all' iniziando
viene sornministrata un'enorme dose di iboga - una quantità pari a
centinala di dosi simili a quel le consumate durante le ngozé: una
quant ità che lo porta a uno stato di incoscienza di lunga durata (me­
di amente fra i due e i tre giorni e notti consecutivi ), durante il qual e
la sua anima è impegnata in un "viaggio nell ' al di là", mentre il CO f ­
po rimane steso sul rerreno, in Stato di coma, so rvegliato dai membri
della comunità, 4
L'intera rel igione Buiti è impregnata del simboli smo del sacrificio,
un tempo messo in atto con sacriJìci umani e con atti di antropofagia
rituale. Nel Buiti odginar io, durante i riti di iniziazione e queUi di
fondazione di un nuovo tempi io, era previsto un sacrificio umano;
questo è stato l' atto di accusa principal e su cui si è fo ndata l'opposi­
zione missionaria nei confronti del Buit i e del Bi eri. A di verse anda­
re, le persecuzioni sferrare dai mi ssionari cattolici, con l' avvallo del
governo coloniale fra ncese, colpirono le comunità bu idste, in part i­
colare attorno agli anni 1920 e 1940. Attualmente, il sacri ficio uma­
no non è più praticaro, anzi, è biasimato dai buitisti , i quali lo hanno
da tempo sosti tuito con il sacrifi cio di un poll o. Ma nella mitol ogia
bui tista
l
come vedremo, il sacrificio umano, che ri guarda la prima
persona - una donna - all a qual e viene rivel ata l' iboga, reca ancora
rurra la forza del suo valore originale.
La mitologia buitÌsta è costir uita principalmenre di una complessa
t eogo ni a, nella qual e le anti che cred enze si paragonano, si
sovrappongono o si separano ai temi di entrambi l'Anrico e il Nuovo
Testamento, e di un racconto - noto in fang come "storia di Muma"
- sull 'o rigine dell ' uso dell ' iboga e del Buiti.
Sebbene cosrante nell a sua St ruttura primari a, questa mitologia è
soggetta a numerose variazioni, a testimonza della diversità fra le
sette e fra le ernie, e anche del1e strat ifìcazioni delle interpretazioni
che si sono succedute, per più di un secolo, in pratica a ogni creazio­
ne o riforma di correnti bu1riste. Esistono attualmente alcu ni
"carechi smi " buitisrÌ , scri tti a mano e di diffi cil e lett ura, che potreb­
bero rappresentare i primi ti midi tentativi di giungere a testi scritti ,
ove raccogliere il ri cco patr imonio mitologico e rituale,
Presso i Fang, al vertice del la genealogia divina buitista v'è un dio,

77
unico, Nzamé Mebeghé. Al le origini . Nzamé creò un uovo, dal qua­
le fuoriuscirono tre persone divine gemeHe, Eyené, Noné e Gningone,
corri spondenti, a grandi linee, all a trinità divina cristiana, Padre, Fi­
gli o e Spiri to Samo. Quest'ultimo viene sostituito da una figura fem­
minile, Gningone, considerata la Madre dell a Razza Nera; in alcune
sette, qu esta fìgura si viene a sovrapporre a quella della Santa Vergi­
ne.
Linterpretatio bui tista coinvol ge tuna la Bibbi a e ri sulta per nulla
superfì ciale. Ad esempio, il peccato o riginal e di Adamo ed Eva, chi a­
mati Obola e Biome, ritenut i gemelli , è considerato l'atto del loro
incesto; l'albero del bene e del male o della conoscenza viene identi­
fìcato con l'iboga; le rdigue di Abele diventano le religue degli ante­
nati (bien); il Diluvio Universale diventa in diverse versioni del mito
l'Ozambògha, il diffi cil e passaggio dei Fang dal Camerun al Gabon,
verifì catosi stori camente agli ini zi di questo secolo.
In di versi racconri e sermo ni buirisri , l'iboga viene considerata dono
di Dio fatto agli uomini - alla razza nera - ai tempi primordiali del­
l'ori gine dell 'umanità. Da un sermone recitato in una comunità del­
la setta Yembawé, nel villaggio di Sibang,; leggiamo:
E' a quei tempi, ai tempi dell'origine dell'univeno, che Dio ci ha
dato l'iboga. La terra era ancora molto secca. Fra le prime piante si
trovava così l 'i boga. Il p1'imo uccello che mangiò l'iboga fu fa rondi­
ne (fulyebé). Dopo questa, j"rono il pappagallo (kòs) e il colombo
(nzu m). ,
Il motivo dell a diffusione dell ' iboga sulla terra, per opera dell e tre
specie di uccel li , è ricorrente, ed è da ritenere appartenente allo sfon­
do tradi zio nal e di cui si compone la struttura essenziale della teogonia
buiri sta. Da un altro sermone proseguiamo la lettura:
Dio decise di punire la generazione che non aveva obbedito. In viò
una grande pioggia. Arrivò il diLuvio. Ma per conservare la l)Ùa,
Dio scelse due specie di animali, di uccelli e di pesci. Fra qlwti, scelse
tre uccelli, ai quali confidò un messaggio: nzum, fulyebé e kòs.
Nzum, per il suo gesto abituale di grattare la terra, ha mostrato
come bisogna seppei/ire l'uomo morto. Kòs fì.t scelto per fa sua curio­
sità, ( ..) Fulyebé venne riconosciuto per le sue capacità di ricerca.
Fu ful yebé, chefece germogliare l'iboga: volò sui semi, che quindi si
78
sparpagliarono dappertutto. Così, tutti gli animali poterono man­
giare questi semi e la pianta iboga. Dopo di loro, furono i Bekii (i
Pigmei) ti vedere il Buiti, mangialldo !'iboga. J Pigmei sono fratelli
dei Neri, ma metà figli di scimpanzè e metà di Caino.?
Segue la descrizione del sal vataggio di Adamo ed Eva dal diluvio, e
del ritorno di questi sulla terra e della loro successiva resurrezione
nelle persone di Gesù e di Maria.
Al tri animali possono essere considerati responsabili per aver provo­
cato lo spargimento dei semi del la pi anta, o per ave rl a consumata
per primi , scaprendone in tal modo gli effeni.
In un altro sermone, viene riportato che (,Fu ngi (scimpanzé) che
mangiò per primo l'iboga, perché all ' inizio, in Paradi so, l'uomo
mangiava come gli animali; le cose crude, l' erba e la carne» .8 Il ser­
mone prosegue con un raCCOl1 ro in cui il rema dell a diffusione deUa
conoscenza dell' iboga per opera di un ani male - in questo caso una
specie di scoian olo - è inseri to in un miro d 'ori gine del fuoco, che
sarebbe S[aro ottenuto mediante sfregamento di due piet re roto nde,
sicuate sotto l'albero in cui aveva ni difi cato lo scoiat tolo. Tal i piet re
si sarebbero formate in segui to "ll ' incendio dell 'albero, per opera
dell 'Arcangelo Gabriel e. L'influenza del cristianesimo, uni ta alla gran­
de elasticità interpretativa dei bui t isti , ha pan aro questj a elaborare
diversi altri episodi relati vi all 'ori gine dell'iboga ° al suo uso, collo­
candoli nei più adatti e opportu ni ambi enti mitologici crist iani.
Nel sermone della serra Yembawé, poco olt re il passo ri portato, in
riferimento ai tempi del diluvio si afferma che fu proprio a quei
tempi , l'Ozambògha, che Dio ebbe pietà, e djede all ' uomo neto
l'iboga. In un altro sermone, il dono dell'iboga agli uomini viene
fatto o ri ginare ai tempi dell a cacciata di Obola e Biome (Adamo ed
Eva) dal Paradiso Terrestre. Dopo il peccato - costituito dal rapporto
incestuoso - Dio disse: (("Molt ipli catevi. sapendo che morirete". Pre­
se quindi l'iboga e la diede loro dicendo: "Prendete l' iboga che deve
apri rvi gli occhi , le orecchi e e la buona coscienza che avete perdutO
qua ndo avete peccato" ». 9 In un altro sermone, incont riamo tracce di
un mito d'origine del l'uso dell ' a!an - la pianta all uci nogena utili zza­
ta nel vecchi o culto degli antenat i, il bieri - il cui fil o condurrore
risulta ormai inco mprensibi le:
V'è un solo Dio, ma in tre persone: il Pod" e, il Figlio e io Spirito
Santo. Le nepersonesono anche n't? specie di /lomini: ii Giallo (Nfolé),
79
il Bianco (Nfoumé) e il Nero (Nsollté). Quando vennero, i tre, da
Ozambògha, era il Giallo che comandava a quei tempi per il potere
di Dio Dal momento che avevano portato questi bieri da
Ozambhòga e le ossa del Padre Ngoo e della Madre Ngoo sellza altre
si sono moltiplicati. Fu allora che gli i vampiri, si
ritirarono per riflettere e dissero: "Dato che ci siamo moltiplicati, ci
dobbiamo ora spartire le ossa del Ngoo e della Madre Ngoo,
affinché ciascuna tribù abbia la Sila parte di ossa, fa sua parte di
bieri Essi si spartirono quindi le ossa del Padre Ngoo edella Madre
Ngoo e dissero: "Ora che partiamo, "on dobbiamo più dare !'iboga
agli uomini, per paura t:he i nativi vengano Il sapere ii mistero, af
finché non vedano i morti e li sentano parlare. E' meglio che noi
siamo i soli a saper/o. Daremo loro da mangiare il nlelan. Ora che
noi portiamo il bi eri, ogni tribù deve prendere due crani d'uomini
che hanno moLtiplicato la fomiglia, uomo e donna. Sono questi due
che resteranno con le ossa del Padre Ngoo e della Jl1adre Ngoo che
abbiamo spartito. E tutti si misero d'accordo per dare il melan agli
uomini; da allora tutti gli uomini mangiarono il melan, e presero
l'abitudine di mangiarne. lO
Sembrerebbero qui , in un qualche modo. mi rÌ zzati eventi nguar­
danti l'inconero/scontro fra i due culti dell'alane dell ' iboga, una fase
stori ca probabilmente caratteri zzata anche da una lana per il predo­
minio fra i due cuJ t i.
La sraria di Muma, o di Bandj oku (o Bandzioku), è un racconra
molto diffuso nelle comunità buirisre. e ri guarda l' origine dell' uso
dell'iboga per opera di una donna, Bandjoku, che venne poi sacrifi­
cata e che, attraverso questo sacrificio, istituì il culto bui ti.
Riportiamo la versione raccolta da James Fernandez per bocca di
O na Pastor, o ri ginario dell a rribll degli Okak della Guinea
Equatoriale, ma che ha trascorso - rimanendone perranro influenza­
to - più di dieci anni presso i templi buit i del Gabon. Questo rac­
conto appartiene al cicl o di leggende focalizzare sul binomio uomo
Bianco/uomo Nero:
Dio si chiese perché non aveva mai visto un uomo nero in paradiso.
Era perché essi erano rimasti nelLe proprie vie peccaminose? f.le ebbe
compassione. Ricordò ch'egli aveva creato due popoli, uno bianco e
1/120 nero, ma i preti dei neri non arrivavano più in paradiso. Come
80
poteva aiutare i neri? Un giorno, guardò giù e vide un Pigmeo su un
albero atanga11 che stava raccogliendo dei frutti. Lo fece cadere e
morire, e prese il suo spirito in paradiso. TagLiò via il suo dito destro
della mano e il suo dito destro del piede e li sparse nella foresta.
Questi divennero la pianta dell'iboga. Egli disse al Pigmeo: "Quan­
do Id tua gente mangia questa pianta e prega a me, fa udirò, e quan­
do morirai, avendo mangiato iboga, verrai in paradiso. Dio prese
quindi le ossa del Pigmeo e le mise in un ruscello. ! fi-atelli del Pig­
meo lo cercarono, ma non riuscirono a trovare il suo corpo, e flcero
un funerale senza questo.
Un giorno, la moglie del Pigmeo, Akengue, andò a pescare nella
profondità della foresta. Lasciò i suoi compagni e, ascoltando un ge­
mito che proveniva dall'acqua, vi scavò, e trovò le ossa di un uomo.
Pensando che potessero essere le ossa di suo marito, le lavò e le pose
sulla sponda del ruscello, con l'imetlzione di portarle a casa. Ma
mentre stava pescando, sopraggiunse un gatto selvatico
l1
che raccolse
le ossa e se le portò via. Rimase perplessa, e si mise in partenza per
tornare a casa, ma, improvvisamente, una voce le parlò chiamando­
la, attraverso la foresta, da una grotta. Lì, ilei fondo delia grotta,
v'era il mucchio di ossa su una peLLe di gatto selvatico. Una voce
simile a quella di suo marito le chiese chifosse. E quindi le chiese di
guardare a sinistra verso lì'ngresso della grotta. Li v'era il cespuglio di
iboga. La voce le chiese di mangiare la scorza della radice. Quindi,
la voce le mostrÒ il fongo duma che stava alla sinistra dell'ingresso.
Le chiese di mangiarne. La voce quindi le chiese di girare attorno.
Improvvisamente, la mosca olarazen 13 volò nel suo occhio, accecan­
dola. Quando essa ebbe pulito il suo occhio lacrimante e si girò attor­
no, Le ossa se ne erano andate, e suo marito stava diritto davanti a
lei. Egli le disse che era stato con Dio (Zame) ed era tornato con la
religione dei neri. Egli la rinominò Disumba (,'Origine'), poiché era
l'inizio del Buiti. Era la pianta di iboga che metteva in grado i neri
di vedere i propri morti. Ma doveva essere fotto un pagamento
(okandzo) . Così la donna tornò al villaggio, e arrivò quotidiana­
mente con cibo e offirte.
Intanto, ilfi-atello di suo marito defimto (suo marito per levirato) si
insospettì, e la seguì. La sorprese r"lIa grotta. Ma essa avrebbe voluto
non dirgli nulla. Quindi, suo marito defimto le parlò, dicendole di
dare iboga a SIIO fratello. Quando egli mangiò /'iboga, vide suo fra­
tello morto. Immediatamente il morto chiese ilpagamento, loka..ndw,
per i poteri che avelJa concesso. "Cosa posso darti, io poveritOrIlo ':
81
disse il fratello vivente. "Dammi tua moglie'; disse ilfratello defun­
to, e immediatamente ilfrateLlo vivente si gettò su di essa e la stran­
golò, così che la volenterosa donna trapassò per riunirsi con il suo
primo marito. 14
In un'altra versione (Ayol) la donna è guidata alla grotta da un por­
cospino, un cane, e un uomo, (una configurazi one ri velatrice, per­
ché queste sono le tre stell e neUa fascia di Orione, una costellazione
altrimenti associata con la benedizione ancestrale dei raccolti , nella
lunga e calda stagione piovosa». IS
In questo racconto, la pianta del l'iboga vi ene faua originare, per di­
retta volontà di vina, dalle dita dell a mano e del piede destro di un
pigmeo deceduto per morte violenta. Ri troviamo qui il tema della
nascira di una pianta dalle dita dd corpo di Un uomo o di una don­
na, mani per lo più in mani era violenta, comune anche ad alcuni
miti d'origine di altre piante alluci nogene. Nelle diverse versioni della
storia di Muma che abbiamo preso in considerazione, quesro tema
non è presente, ed è piuttosto da considerare come un'aggi unta al
vero e proprio racconto, che inizia con la morte di un uomo, causata
dalla sua caduta da un albero, mentre stava raccogli endo dei frutti. Il
più dell e volte, si speci fi ca che l'uomo era un pigmeo, e tutta la scena
viene ambientata nell a foresta abitata dai Pigmei. Come dì regola fra
queste popolazion i, la moglie dell ' uomo morto va in sposa a uno dei
fratelli del deceduto.
Segue la scena della donna che va a pesca re nel fiume, da sola, o
accompagnata dai fi gli , òppure insieme a un gruppo di persone; qui,
dopo una co mune pesca infruttuosa, la donna rimane in un qualche
modo da sola a pescare.
Lo statO di una donna sola nella foresta rappresenta, per la matrice
socio-culturale che ha dato ori gine al racconto, una situazione-limi­
te, pertinente all a sfera del timore, del magico, del sacro: si tratta
dell'ambiente iniziatico per eccellenza. Jn una versione raccolta da
Swiderski si legge: «Essi pescarono, pescarono ... e non trovarono nulla.
Il mariro,16 come gli altri che erano con Muma, disse: "Si titorna al
vil1aggio". Ella disse: ((No, non ho pescato null a! Siccome non ho
ottenuto nulla, voglio restare". Le si disse: "Come una povera do nna
come te vuole restare rutta sola nella boscagli a? Perché?". Ell a rispo­
se: ;(No, ho ancora voglia di restare nell a boscagli a!". La gente partì.
Ell a
In diverse versioni viene specificata la stagione in cui si verifica l' epi­
82
sodio: è la stagione secca, un periodo caratterizzaw dalla scars irà di
pesce e di risorse alimentari in genere.
E così, la donna arriva a porre l'a[(enzione su di un foro posto sul
fondo dell 'acqua. nei pressi della riva. il pill dell e volte seguendo il
percorso di un pesce, un siluro bi anco (ma in un caso si parla del
siluro nero, I1go4 che vi cerca rifugio.
La donna, nei tentativo di prendere il pesce, mette una mano dentro
al foro e, con sua grande sorpresa, al pOSto del pesce inizia a estrarvi
delle ossa umane, le ossa del suo primo marito, e le deposita sul
bordo del rio. A questo punto, entra in scena un altro animale di
primaria importanza nella mitologia delle popolazioni del Gabon.
mossingui, un piccolo fdino selvati co con la pelle maculata, simile a
un grosso gana selvati co.
La sua pelle fa parte 'tIei parafernali a dello stregone. ed è usata dai
capi buitisti come simbolo del loro rango.
Nella versione sopra riportata, il gatto selvat ico si presenta dopo la
raccolta delle ossa, e le ruba; successivamente, le ossa ricompaiono
disposte sopra la pelle di mossi7lgui. e questo rapporto fra le ossa
. dell'uomo e la pelle del felino - che rientra fra gli oggetti rituali buitisti
- si incontra in altre versioni, aggiungendo ulteriori particolari. In
una di queste. al sopraggiungere di mossingui. prima della scoperta
delle ossa, Bandjoku reagisce, catturandolo con la rete, un fatto che
giustifica mitologi camente il t ipo di pell e maculata del felino.
Si ritiene infatti che questo animale avesse avuto, originariamente, la
pelle bianca. e fu a causa dell a sua cattura. con la rete di Bandjoku.
che la sua pelle divenne maCldata. In altre versioni. Bandjoku addi­
rittura lo uccide, e una di queste specifi ca che {( il gatto selvatico si
awicinò per afferrare le ossa. La donna. per proteggerle. gettò la sua
rete sull 'animale e lo 18
In un altro brano, è invece lo schel etro del marito a chiedere a
Bandjoku di essere ri coperto con una pelle di gatto selvarico.
19
Fernandez fa notare che. in una versione simil e registrata da Veciana
nel 1954. la donna. chiamata Bandjuku. quando incontrò il gatto
selvatico, lo uccise e avvolse le ossa del marito nella sua pelle; mentre
stava trasportando a casa le ossa, queste le parlarono. e le chi esero di
erigere una capanna per ospitarle.
20
E' possibil e che l' introduzione del braccio di Bandjoku nel foto sot­
to l'acqua, così come l' uscita del gateo selvatico da un al tro foro ­
come viene a volte riportato - siano azioni a valenza sessuale. Del
resto, proprio in questO passo del racconto viene riferita, in un paio
83
di versioni, una scena nella qual e l'uccisione del siluro catturaro dal­
la donna provoca le sue regole:
La gente non pescò nulla, quindi ripartirono. Muma rimase. Eifa
vide ii siluro bianco. Dopo di che vide mossingui uscire da un foro.
Questo animale era tutto nero. La donna lo cop rì con una rete e la
uccise. In seguito, essa catturò il siluro e gli tagliò uia la testa. Quan­
do il sangue si mise a scorrere da! siluro, nello stesso momento la
donna sentì che il sangue scorreva anche dal suo sesso. Elia prese
allora una foglia per asciugare il suo sesso. Laddove gettò la foglia,
nacque l'albero mbel , chiamato anche ezigo. Quindi, raccolse diffi­
renti ossa umane che trovò nel buco da dove cm uscito il siluro.
21
Il sangue del siluro viene messo in Stretta relazione con il sangue
mestruale del la donna, e il sacrificio del siluro, rinnovandosi attra­
verso una donna, dà origine a una speci e vegetal e, l'albero mbel ca­
ratrerizzato da una corteccia bianca e dal legno interno di color ros­
so. rn altri racconti sono le regole di Biome (Eva), la prima donna, a
dare origine a questo albero. La sua corteccia è bianca (simbolo dello
sperma), ma all'interno è di colore rosso (simbolo del sangue), ed è
con questo legno che vengono fabbri cate le arpe sacre (ngombt) .
Il tema successivo riguarda la voce dello spirito del marito morto, o
pill genericamente la voce degli spiriti, che si rivolgono a Bandjoku,
indicandole la pianta di cui mangiare le radici , per poter comunicare
con loro. Il luogo in cui avviene questo primo uso dell ' iboga, e que­
sto primo contatto con gli spiriti dei morti, è solitamente una grotta,
chiamata Kokonangonda. miticamenre abitata dall e genti invisibili .
Al cune versioni specificano che l' iboga cresce al suo ingresso, dall a
parte SII11Sr ra.
A volte, come nella versione di Fernanclez sopra riportata, entra
sorprendentemente in scena un fungo, denominato duma o duna,
che si rrova all a destra dell' ingresso dell a grotta. In queste versioni,
gli spi riti dei morti indicano alla donna di deposi rare sul fungo le
radi ci di iboga raccolte, utili zzandolo come piatto, o ppure, in un
uni co ma significat ivo caso - nella versione di Fernandez - di man­
giare l' iboga assieme al fungo,"
La scena del miro che tratta dell a mosca olarazen, che vola nell 'oc­
chio di Bandj oku, permettendole quindi di vedere gli spiriri dei morti,
è in relazione a un atto rituale comune a molte sette buitiste: a un
cerro momento del rito di ini ziazione, dopo l'assunzione dell ' iboga,
84
gocce di un liquido ottenuto da alcune specie di vegetali, chiamato
ébama, vengono applicate negli occhi dell'iniziando. Leffetto di que­
sto collirio è un'immediata sensazione di bruciore agli occhi piutto­
sto dolorosa; quando le sensazioni di bruciore si attenuano, la visio­
ne (sotto l'effetto dell'iboga) dovrebbe risultare più limpida e più
chiara.
23
In una delle versioni raccolte da Swiderski, leggiamo:
"Bokambo (il marito defunto) obbligò Muma a mangiare l'iboga sul
fungo duma. In seguito, dopo aver preparato dell' ébama dalla bile,
gliela mise negli occhi. Subito essa vide suo marito mono». 24 Ritro­
viamo la medesima procedura nel rito di iniziazione del culto bieri,25
ed è anzi probabile che la sua forma originaria fosse bieri, piuttosto
che buitista.
Durante l'incontro fra Bandjoku e gli spiriti dei morti, questi danno
alla donna un nuovo nome, Disumba, e ciò ha un corrispettivo nella
credenza buitista per la quale, durante il "grande viaggio"
dell'iniziazione, all'iniziando verrebbe dato un nuovo nome (nkombo)
dagli spiriti, o daUe entità divine che egli ha incontrato nell'al di là.
Prima di porre fine all'incontro, gli spiriti esigono da Bandjoku - e lo
esigeranno dal suo nuovo marito e da tutti coloro che, da quel mo­
mento in poi, percorreranno la "via dell'iboga" - un' offerta, l' okandzo,
ancora oggi imposta agli iniziandi in tutte le sette bui ti. Da quel
giorno - prosegue il racconto - la donna si reca quotidianamente
nella foresta, per incontrare gli spiriti, e per portare loro cibo e offer­
te.
Segue la scena, simile in tutte le versioni, in cui il marito, insospetri­
, to, scopre le azioni della donna, consuma anch' esso l'iboga, e vede
gli spiriti dei morti, i quali esigono l' okandzo. Nella versione di
Fernandez, il suggerimento di utilizzare la donna come okandzo vie­
ne proposto dagli spiriti, ma in altre versioni è lo stesso uomo che,
dopo aver offerto vari oggetti, di volta in volta rifiutati dagli spiriti,
non ha altro da offrire che la propria donna. Il sacrificio della donna
avviene per strangolamento, sgozzamento, decapitazione, o avvele­
namento; dopo la sua morte, essa si trasforma nello strumento mu­
sicale buitista per eccellenza, l'arpa (ngombz), il cui suono viene per­
ciò iden tifÌcato con la sua voce.
La versione riportata di seguito è stata raccolta presso una comunità
Ombwiri: pill che una setta buitista, l'Ombwiri è una "società di
guarigione", che utilizza l'iboga per le sue proprietà curative e
"diagnostiche", e che ha elaborato un ciclo rituale e una mitologia
simili a quelle del Buiti.
26
Nell'Ombwiri, diffuso nello stesso ambito
85
erno-geografico del Buiri, il mal ato - attraverso l' ingesrione dell'iboga
- contatta gli imbwiri, geni daJla forma umana abitanti il mondo
invisibile, distinti in acquatici , terrestri e dell 'aria. Attraverso la co­
municazione con essi avviene la guarigione, 0, per lo meno, il mala­
to ottiene importanti indicazioni sulla sua malattia e su come guarir­
ne (ad esempio, quali piante medi cinali utilizzare) .
Nell 'Ombwiri, oltre al l'i boga, gioca un ruolo importante un prepa­
rato vegetale ricavato da un folto gruppo di piante, 1' ekasso, che il
malato-iniziando consuma in un momento preciso del rito. Nel miro
d'origine dell ' Ombwiri, l'ekasJo è presentato insieme all'iboga, come
mezzo di comuni cazione con l'al di làY In questa versione la prota­
gonista si chiama Elamba:
C'era una volta una donna chiamata Elamba-Gnidjogo. Essa era
sposata con un uomo di nome Melonga. Entrambi non erano felici
nel loro villaggio, poiché avevano s e r n p ' ~ eia ridire con le altre perso­
ne. E' per questo che Elamba pensò che era meglio anelarsene elal
villaggio e ritornare in quello della sua fomiglia. Là, suo marito
ricevette, in qualità di genero, un terreno per la sua casa e la sua
piantagione, e in tal modo la vita ji< buona pe>' essi. Ebbero due
figlie dal lo ro matrimonio: Ossigui-Gnidjogho e Nkene-Gnidjogho.
Dopo qualche anno Me/onga morì. Come esigeva il costume, eglifo
interrato in un luogo ig1loto alla sua donna. E/amba restò dunque
vedova per molti anni, pOJ'ché l'usanza non lepermetteva di risposarsi.
Essa 1)iveva con le sue duefiglie, in grande povertà. Il marito Me/onga
si lagnava spesso dall'al di là a Nzame, e lo pregava di aver pietà
della sua donna e di permetter gli di recarsi da essa per aiutarla o per
lo meno per vederla.
Avendo ottenuto questo permesso, Me/onga ispirò un giorno alla sua
donna !'idea di andare Il pescare. Essa prese dunque la sua rete e si
recò con le sue figlie al fiume. Per tutta la mattina tutte e tre si
diedero da fore ma invano. Non presero nulla. Siccome erano già
molto stanche, si riposarono un po' all'ombra. Ma malgrado la fome
e la sfinitezza, E/amba incoraggiò Le figLie a han tornare ancora al
villaggio bensì a insistere nella pesca. Avendo lasciate le figlie al/'om­
bm, essa partì alla ricerca di un altro luogo propizio. Là essa conti­
nuò a fare tutto il possibile ma senza risultati. Di nuovo non pescò
nulla. Pertanto, guarelandosi attorno, già disperata, vide un piccolo
buco al bordo de/l'acqua. Pensò cheforse avrebbe potuto trovarv; dei
pesci o almeno dei granchi. Così tentò di allarga,.e il buco con il
86
macete. Quando in seguito mise dentro le mani, in luogo dei pesci
sperati, prese delle ossa; essa neiù totalmente meravigliata e spaven­
tata. Ma malgrado la sua paura, le ,.iunì tutte; verano le clavicole, le
vertebre, le tibie, le ossa lunghe e anche i polmon?' e il ventre. Si
domandò che significato avesse trovare delle ossa al posto dei pesci.
Proprio mentre stava pensando a questo, udì una VOft proveniente
dalla boscaglia: "Chi mi parla''', essa domandò. Aveva un bel da
guardare ovunque, ma non vide nessuno. Domandò dunque nuova­
mente: "Chi mi parla, e da dove viene questa voce?': Si rese allora
conto che la voce usciva da un termitaio. Poco dopo, udì ancora queL
che diceva (la voce): "lÌ< non puoi vedermi nel tuo stato attuale. Se
vuoi vedermi, guarda proprio accanto al luogo ave ti trovi. Vedrai
due piante. Prendi/e!". Elamba vide in effetti le due piante, le sradi­
cò dal suolo con le loro radici. La prima era /'iboga, l'altra si chiama
ekasso.
Come le aveva detto di fare la voce, preparò con le foglie di ekasso e
le radici dell'iboga un miscuglio, una polvere che consumò. In segui­
to tomò sulla sponda del fiume, sempre secondo gli ordini della voce
misteriosa. Doveva anche tenere la schiena verso la boscaglia e guar­
dare l'acqua.
Non appena scrUtÒ f'acqua, vide apparire in essa, rlQn il suo viso, ma
lo scheletro di 5110 marito. Grande fi' la sorpresa, soprattutto perché
non aveva la testa. Si ricordò allora che in effetti non l'aveva raccoL­
ta. Fu Lui aflom che andò a cercarla. Mettendosela a posto, disse:
"Ora va bene - e proseguì - donna mia, sono io, tuo marito Melonga,
. che ti ha fotto venire qui. Sono io che ho trovato questa possibilità di
v e d e m ~ perché volevo potervi consolare, tu e le bambine. Ti ho chia­
mata per darti il potere di guarire i malati; così avrai Le loro offerte
per vivere. Tu dovrai guarire tutti i malati, ma mai gratuitamente.
Dovrai esigere sempre qualche cosa in cambio, anche un'oJferta mol­
to piccola. Sulla tua strada, tornando al villaggio, incontrerai un
piccolo animale, un gatto selvatico. Passerà con'endo davanti a te.
Uccidilo e prendi la sua pellel':
Il marito quindi scomparve. E/amba tornò verso le sue figlie che si
eram inquietate molto per il ritardo della madre. "Non ho preso
nulla - disse loro - ma sono moLto affaticata; torniamo dunque aL
villaggio':
Mentre tornavano al villa&,oio, a metà del viaggio le figlie furono
sorprese da un animale che passò davanti a loro. Sotto ordine della
madre, le bmnbine lanciarono lo rete sul gatto selvatico, e, a partire
87
da quel momento, esso fu macchiato a causa delLe tracce della rete,
bianche e nere. La donna si ricordò allora delle parole di 5110 marito:
"Quando guarirai un malato, prendi la pelle del gatto selvatico,
mettifa a terra affinché iL malato vi si sieda sopra. Attraverso qu.esta
pelle tutta la forza degli antenati discenderà su di te e sul malato".
Essa aLLora disse: "Visto chefino adora succede tutto ciò che ha detto
mio marito, voglio fore i'esperienw anche sulle bambine. Verificherò
così lo potenza di queste piante prima di parlarne al Si
mise quindi sotto a un albero, una ceiba, dopo aver ben pulito il
luogo. Vi depose Le ossa di suo marito che aveva trasportato con se neL
paniere. Preparò il miscuglio di piante e lo diede da consumare alle
bambine. Poco dopo, udl le sue figliole piangere: "Oh' mamma, ve­
diamo nostro papà. E' 1Jz, oh!, Visto che anche con loro era
riuscito, Eiamba decise di raccontare "tutto al villaggio.
29
Al villaggio viveva il fratello di Elamba. Si accorse presto che Slta
sorelLa si recava regolarmente nelia boscaglia con Le bambine, e decise
di spiarLe. Un giorno dunque, avendole seguite, si avvicinò aL Luogo
nascosto ove la sorella si recava e la vide circondata daLLe sue figlie.
Essa suonava l'arpa e le sue figLie lobaka." Quando Elamba
Gnindjogo si accorse della presenza di suo fratello, entrò in gran col­
lera: "Quale curiosità ti spinge a voLere rubare il mio segreto.'. Vieni
qui e ascoLta bene. Nessu.no deve sapere che cosa faccio qui. Tu dun­
que, poiché sei stato cosÌ curioso, devi ora essere iniziato. Siediti qui
e guarda ciò che facciam o".
Il fratello di Elamba Gnindjogo cominciò in seguito a mangiare
lekasso e Dopo averne mangiata una quantità sufficiente,
guardò neLl'acqua, e co n sua grande sorpresa vi lJide uno spettro: il
suo buon fratello. "Vattene! - gli disse lo spettro - Tutto il ripo­
sa fra le mani di tua sorella".
Elamba p,"{!se allora la pamla e disse: "Fratello mio, poiché tu hai
visto il mio segreto, devi formi un regalo (okandzo), perché mio
marito mi ha detto di non far 12ul!.a senza esigere un regalo in cam­
bio. Bisogna quindi che tu mi dia: due piatti bianchi, due galline,
una ciotola bianca, due piume di pappagallo, due pelli di civetta,
due aghi, una stuoia e una
Suo frateLlo fil allora molto triste perché non vedeva co me poter sod­
disfore una simile esigenza . . Quindi rispose: "SoreLla mia, noi siamo
neLla fores ta: come vuoi ch'io trovi queste cose per dartefe? Ma se
bisogna assoLutamente ch'io ti dia qualcosa, allora offrirò te come
pagamento per iL
88
Fu così che Elamba Gnidjogo venne avvelenata. Prima di morire,
essa disse a suo fratello: «Fratello mio. tu mi haifiuto del male. Poi­
ché mi hai ucciso, dovrai restare e prendere il mio posto. Ma siccome
mi hai fiuto del male, ti maledico e resterai maledetto per sempre.
Sarai sempre accusato di mangiare gii u o m i n i ' ~ Così cominciò ii
Buiti, società segreta degli uomini. L'Ombwiri fu continuato dalle
figlie di Elamba."
In turti i mi ti sull 'origine del Bui,i Bandjoku è l'eroina principale, la
donna che ha fatto scoprire una nuova realtà, e resterà sempre la
figura principale del mj[Q. Ma, come si riscontra in vari miti d'origi­
ne rel ati vi ad altri vegetali psicoartivi, questa prerogativa viene poi
mira alla donna dall ' uomo, a volte in mani era violenta, come nel
caso del sacr ifi cio di Bandj oku.
89
SANPEDRO
Il San Pedro è un cactus colonnare - Trichocereus pachanoi Br. & R.
1
- che cresce in Perù e in Ecuador. in parricolare nelle regioni andine.
Può raggiungere l'altezza di alcuni metri , e viene frequentemente
coltivato attorno all e case, come magica protezione COl1tro gli influs­
si mal evoli. E' dotato di proprietà allucinogene
2
da tempo ricono­
sciute dall e popolazioni andi ne, che lo utilizzano nell e pratiche
scia mani che e magi co- rerapeutiche.
I dati archeologici datano il rapporto dell'uomo con il San Pedro ai
periodi preincaici. E' diffì cil e determinare di quanto questo rappor­
ro affondi nel luogo periodo preincaico. Va tuttavia nmato che que­
sto cacrus, in natura pressoché privo di spine, può essere consumam
così com' è, per percepirne gli effetti psicoarrivi: tale da(Q, come già
rilevato in precedenza per altri vegetali, favori sce l'ipotesi che la s c o ~
pena delle sue proprietà risal ga a periodi piuttos(Q anti chi dell a sto­
ria dell"uomo sudamericano.
La più anti ca raffigurazione del San Pedw è stata riconosciuta su una
stele risalente al primo periodo della C ultura di Chavln, e datata
attorno al 1. 300 a.C. Nell'incisione riprodotta sulla stele, un essere
mitologico antropomorfo regge nella mano destra lUl caCtuS colollnare
dotato di quanTO nervature (vientos) : un tipo di San Pedro raro e
considerato fra i più sacri.
3
Questo grafema si presenterà pressoché
invariato nei reperti archeologici dell e differenti culture che si sono
succecl ure nel Pertl andino e costiero, di frequente in relazione con
feli ni e uccelli , animali tipi camente associati ai poteri sciaman ici.
4
Va ricordata anche la documentazione archeologica costituita da i n ~
cisioni rupestri e da monoliti , recentemente scopert i da Mario Poli a,
nei dintorni di Samanga, neUa provincia peruviana di Ayabaca, a
un'altitudine di 2.300 metri. Fra i diversi motivi geometrici sono
state individuate immagini del San Pedro.
5
Quest ' ultimo rinven i­
mento, per il quale no n è ancora possibile offrire una datazione, è
ancora più signifìcativo se si osserva che si è verificato nel cuore del ­
90
l'area geografi ca interessata dalI'uso attuale del cactus per scopi ma­
gico-terapeutici: un fatto che avvalora l'ipotesi di lIna continuità
dell'uso del San Pedro durante alcuni millenni.
A quanro pare, non ci sono pervenuti miti sul San Pedro elaborati in
epoca preispanica, sebbene ne siano certamente esistiti. I primi cro­
nisti spagnoli hanno riportatO scarse notizie circa il suo uso. Il se­
guente passo, datato nel 1617, è trano daU' archivio dei Gesuiti , ed è
caratterizzato - come la maggior parre dell e cronache redatte da mis­
sionari cri stiani - da un' interpretazione dei fatti in termini di pagana
idolatria: « . . . Essi adoravano l'achuma [il San Pedro} come un dio,
persuasi che Santiago [così chiamavano il fulmine] vi fosse nascosto.
Essi danzavano davanti [all ' achumaJ, e le offrivano del denaro e degli
altri doni , poi facevano la comunione bevendo questa stessa achuma
che faceva Ior.o perdere i sensi. Così aveva no dell e estasi e delle visio­
ni, il demonio appariva loro sono la forma del fulmine ( ... ),,6 Lasso­
ciazione fra il San Pedro e il fulmine è signifi cativa, in quanto raro
tassello pervenutoci di quell a che doveva essere la sfera simbolica che
ruotava attorno al sacro cactus. La credenza che all' interno del San
Pedro fosse nascosto un fulmine rispecchiava forse un perduto mi ro
che faceva ori ginare questa pianta propri o dal fulmine.
Il cacms, conosciuto anche con i nomi di huachuma, huaclmmo,
aguacolla, viene attualmente utilizzato nelle zone mo ntuose del Perù
settentrionale e dell 'Ecuador dal curar/dero, erede di antiche tradi­
zioni sciamaniche e divinatori e, influenzate da secoli di convi venza
co n la religione cristi ana. Questa fi gura di guaritore, conoscitore del
potere delle pi ante, utilizza il San Pedro nel corso di cerimonie not­
turne (mesadas), durante le quali egli contatta le entità sovrannarura­
li responsabili delle malatti e, gli spiriti (encantos) del luogo e dell e
diverse piante, ol tre a percepire i remedios, cioè le piante dotate di
potere terapeuti co, indi cate dallo spirito del San Pedro. ' Ma il
curandero, sempre mediante l' aiuro del San Pedro, può anche indivi­
duare i responsabjJi di funi , di assassinii o di (radimenti , i luoghi
dove sono nascosti dei tesori, o anche vedere persone lontane: tutte
pratiche pertinenti ai campi d'azione dell a divinazione e deUa ma­
gia. Il cactus vi ene cotto in un intruglio, chi amato cimora, nel quale
sono di frequente aggiunte altre pi ante, dagli effetti "rafforzanti".
Mario Polia ha recentemente raccol ro alcuni miti presso i curanderos
peruviani. Si tratta di racconti alquanto frammentari , trarri da epi­
sodi del Nuovo Testamento o dalla vita (immaginaria) di santi cri­
stiani , ai quali i peruviani attribui scono la conoscenza della arti ma­
,

91
giche e cUvinatori e, in particolare San Cipriano. Lo stesso no me di
"San Pedro" viene giustificato dal fatto che questo cactus, come San
Pi etro, è I/avero del cielo, "ha le chiavi del ciel o".
il seguente racconto è stato narraco dal curandero AJfonso Garda
della provincia di Huancabamba (dipattimento di Piuta) :
li San Pedro, quest'erba, noi lo (sic) chiamiamo in distinte forme;
huachumo, come San Pietro perché il San Pedrofo benedetto... Per
dire, al tempo che nostro Signo"e Gesù Cristo (. ..) andava con i suoi
apostoli San Pietro, fo lui, per dire, il guardiano, il protettore delle
porte del cielo. Allora Cmì fece uno scherzo a San Pietro: gli rubò le
chiavi, le trasferì in un altro luogo... già, gli rubò le chiavi (...) Allo­
ra San Pietro andò in cerca delle sue chiavi e non le trovò (...) non
sapeva dove erano. Cosa successe? .. aNoM gli disse poi Gesù.. . «Per­
ché non mangi ii tuo omonimo. il tuo bastone? (..) Perchè non lo
mangi? Mangia il tuo Allora lui l'affirrò: "Allora sei il
mio omonimo, tu (ora) ti chiami San Pedro, ti chiamo San Pedro
Cucinò il San Pedro e lo mangiò. Preparò la sua mesa e giunse ti
vedere dove Gesù gli aveva nascosto le chiavi. e (. . .) le trovò. Questa
era unaprova, una rivelazione. Allora Gesù venne (...), /o benedisse
con la mano destra, CaSt disse; "Con questo San Pedro si curerà, si
otterranno molte E con la mano sinistra lo benedisse e disse:
'Alcuni diranno la verità e altri mentiranno': Già, così è. quella
effettiva è la destra, per questo ( .) ci 5011 0 dei veritieri e dei
menzogner;.
8
Il San Pedro tisulterebbe dunque l'otiginario frutto dell a ttasfotma­
zione del bastone su cui si appoggia San Pietro, un oggetto, anch'es­
so di origine vegetale, carattetistico dell'iconogtafì a del Santo. E' in­
teressante notare come l'oggetto che Gesù fa perdere, per apparence
scherzo, a San Pietro, sia rappresentato proprio da quelle chiavi che,
secondo l'associazione simboli ca con il cactus, servono per trovare
gli oggetti perduti.
Anche nel seguente racconto, narrato dal curandero M<iximo Merino
di Socchabamba (Ayabaca), l'origine del San Pedto avviene in Ull
contesto di prati ca divinatoria:
E' la pianta del tempo di Dio. Prima, (..) quando Dio' andava ( ..)
stava lontano dal suo paese in un altro paese, e quando la vngine
andava allora in cerca delfiglio e non fa trovava, non sapeva neppu­
92
re dove stava. Allora prese i tre bottoni, O sette bottoni di queLLo che
chiamiamo San Pedro e li mangiò. Quindi, dopo poco si appoggiò
con le spalle a un albero, come dire a un alloro, l'alloro benedetto.
Allora in queLL'ombra le venne sonno, e ne! sogno riuscì a vedere dove
si trovava suo figlio (..) (da) allora è benedetto da Dio e Dio bene­
disse quell 'erba che lasciò (a}i curanderos a questo mondo."
Secondo un altro curandero, San Cipriano, l'arcimago, fu il primo a
scoprire il potere del cactus, e lo utilizzò per vedere le cause delle
malattie. La stessa fonte riferisce di un aneddoto nel qual e Gesti ri­
dussedi metà il numero deUe nervature (vientos) del cactus, perché il
potere della pianta era tale. a quei tempi, che gli uomini d'oggi non
sarebbero più in grado di resistervi.
ll
Recentemente, l'antropologa Bonnie Glass-Coflin, che ha studiato
l'utilizzo del San Pedro da parte del le donne mranderas della mede­
sima area geografica, ha registrato un racconto riferitole da una don­
na di 32 anni , che vive nei dintorni d_i Huancabamba, e che chiama
il San Pedro anche con il nome di "Bastone di Cristo":
E' scritto nella Sacra Scrittura che Nostro Signore Gesù Cristo volle
scoprire quale dei suoi discepoli lo amava maggiormente. San Cipriano
lo amava assai. Si dice che alle 8 della sera San Cipriano tagliò
questa pianta [il San Pedro) e la cucinò. La piama gli diede la pos­
sibilità di vedere e gli disse: "Vai, Lo troverai nel Giardino dell'Eden.
Vai molto presto, alle 8 della mattina". Egli andò alle 8 della matti­
na e lo trovò, e Gesù gli disse: "Come è possibile che tu sia qui, non
sapevo che avresti potuto trovarmi': Egli rispose: "'Ho preso una pianta
e L'ho cucinata e questo mi ha fotto sognare, mi ha fotto v e d e r e ' ~ Ed
Egli disse: "Mostramela ': "Si'; rispose San Cipriano, camminò egliela
mostrò. "Ah' - disse GesÙ - Questa pianta è virtù. Questa pianta
possiede tre nomi. IL suo proprio nome è San Pedro. J tre nomi sono:
San Pedro, Huachuma e Virtù > ~ 12
Questi racconti delle origini sono poveri di motivi tradizionali, e più
che antichi mid d'o ri gi ne sminuiti nel signifì cato daIr interpretatio
cristiana, parrebbero quasi interamente frutto dell'attuale immagi­
nario folcJorico sincrerico con il cristianesimo di queste popolazioni.
Lo dimostrerebbe, ad esempio, l' assenza nei racconti di felini O di
uccelli, che dovevano un tempo trovarsi allivello mitologico in stret­
ta associazione con il cactus.
93
]UREMA
Il vinho de jurema (vino del jurema b yurema) è una bevanda ine­
briante ri cavata dal le radici di alcuni alberi del genere Mimosa. l Ve­
niva in passam utilizzata da diverse tribù del Brasile nord-oriental e,
fra le quali i Pancararu, i Cariri, i Tusha, i G uegue, i Pimenteira.
Presso la maggior parte di queste, il suo utili zzo appare Ofa abbando­
nato/ ma la bevanda è attual mente entrata a far parte di alcuni ri­
tuali afro-brasil iani sincretici, diffusi nell a medesima regione.
Ci sono pervenute scarse notizie relative ai ri ti dell 'antico cul to del
Jurema, e nessun dato ri guardo all a sua interpretazione mimlogica.
Presso i Pancararu, la bevanda del jurema veniva assaggiata in primo
luogo dal capo. Solo gli sciamani , i guerrieri e le cam anei (vecchie
donne) potevano partecipare al la cerimonia: essi si ingi nocchiavano
con le reste redinate, e ricevevano quindi le loro porzioni , che indu­
cevano ri cchi sogni . La cerimoni a si svolgeva sopranutro prima di
partire per la guerra. J
Anualmenre, i Cariri-Sho ko. un gruppo indigeno colonizzato stan­
ziato nel territorio brasiliano di Alagoas, e che ha adonaro il moder­
no cul to del jurem a, ha elaborato un interessante racconto, nel quale
la divi ni tà femminil e ]urema è responsabil e dell 'origine mitica della
tribù. Il ri tuale del jurema è integrato nel la cerimonia indigena
dell 'Ouricuri, e nell a jèstade Caboclo deUa tradizione afro-brasiliana,
entrambe fìnalizzate al la cura dei malati e dei "posseduti",
L'Ouri cu ri prende il nome da una parre della foresta, protetta e in­
terdena ad occhi profani, Per preparare la bevanda vengono utilizza­
te solo le radici degli alberi del jurema che crescono all ' interno di
questa parte dell a foresta; gli altri alberi, esterni all'Ouricuri , non
possono essere utilizzati, Inoltre, la bevanda può essere preparata solo
94
da persone che possiedono la conoscenza, mantenuta segreta, dell e
"sacre parole", cioè delle parol e che risvegliano il potere latente dell a
pianta."
Jurema è considerata una divinità creatrice che apparì . nei tempi
mitici , insegnando, a una dell e donne dell e origini, come preparare
una bevanda speciale, che avrebbe permesso all a rribù di avere belle
visioni e una nuova conoscenza del mondo. Mediante il jurema, i
partecipanti ai riti si mettono in comunicazione con i loro antenati,
ascoltano gli ord ini di ] urerna a cui devono obbedire, e hanno
. . ..
premOIllZIOIll attraverso t sognI.
Clarice Novaes da Mota ha recentemente raccolto presso questa tri­
bù la seguente versione del mi to, forn ita dall o sciamano Franci sco
Suira:
Un padre, suo figlio e una nuora, che erano bianchi, più sei persone
di sangue indiano, si erano diretti .verso il bosco tI causa della siccità.
Essi rimasero neLlaforesta per molto tempo, nutrendosi di selvaggina
e piante selvatiche, sino a che il Tupa, o Jurema. fece la medicina
indigena che essi bevvero, e si ubriacarono tutti. Allora, una donna
indianafece la medicina e la diede a suo cugino, a suo suocero, a una
cugina, e al suocero della cugina. Queste quattro persone bevvero la
. medicina e si ubriacarono. Quindi ebbero rapporti sessuali. La don­
na che aveva preparato la medicina ebbe rapporti sessuali con suo
cugino, non con suo suocero [commettendo, quindi, ince:uo}, e da ciò
l'Jacque un bambino.
Questo ji; /'inizio delle tribù indJ?pu. Quella donna formò le tribù
con suo cugino, poiché essa non seppe come preparare il jurema ap­
propriatamente, e per questo si ubriacò. Il jurema che noi preparia­
mo non ci rende ubriachi, ma possiamo parlare con gli antenati.
Così ella e suo cugino generarono la loro famiglia in quella foresta.
La loro famiglia iniziò a diffondersi nei dintorni e a ricevere i nomi
delle tribù. Ciascuna tribù andò in altri luoghi, da un angolo all'al­
tro deL mondo. La fomiglia originale rimase neLla foresta e oggi è
ancora il nostro villaggio. Così iniziò ii mondo.
5
Così, la tribit dei Cariri-Shoko originò da un rapporto incestuoso
provocaw dalla bevuta di una pozione di jurema non preparata cor­
rertamente, cioè senza l'adatta introduzione purificatri ce e spiritua­
le. Nel mito viene riferito che. in un secondo momento, Jurema
insegnò agli sciamani della u ibù come si preparava la bevand"l. Da
95
allora. alle donne è proibi ta la preparazione del jurema. così come è
proibita la loro partecj pazione all ' i ntero ritual e del jurema
dell ' Ouricuri.
Dal racconto emerge una riduzione del ruolo dell a donna, sebbene
vada ri cordato che Jurerna. come portatrice del la sacra bevanda fra
gli uomini , è una divinità benevola femminile; inoltre, dopo l'insuc­
cesso del la donna nella corretra preparazione del la bevanda - un in­
successo che tuttavia crea le razze umane e, in particolare, dà origine
alla tribù da cui proviene il racconto - Jurema insegna la preparazio­
ne della bevanda agli uomini: ma non a uomini qualunque, bensì
agli sciamani, i quali conservano e si tramandano da quei tempi miti ci
il segreto della sua preparazione. Nel racconto, l' ori gi ne dell a bevan­
da è contemporanea al l'ori gine dell'uomo, e di quesro ne è l'artefì ce.
Le persone di pelle bi anca sono presenti nel mito come semplici
speuarori. anzi. la loro presenza, insignifì cante e quas i inutil e ai fini
del racconto, sottolinea proprio l'impossibiljtà per i bianchi di poter
partecipare attivamente al culto del jurema. Gli indi os adepti a que­
sto culto denominano i bianchi con l'appellativo cabeça seca, "testa
secca", a riprova della scarsa considerazione che nutrono nei con­
fronri dei bianchi riguardo al loro porenziale spiriruale.
96
Sopra: Preparazione dello yajé fra gli indi os Kofan della Colombia (da Schul (es &
Hofmann, 1979) .
Sotto: di segnodi un indio Barasana rappresenmnre l' immagi neallu cinaroria ddl ' oJigine
dello yajé (da 1975). Per questi indios deUa Colombja amazzoni ca
la liana allucinogena dello yajé fu partorita dalla prima donna che apparve su questa
rerra, Donna-Yajé.
DeStra in Il/IO: Disegno del pcyore dararo al 1847.
Destra in basso: Rappresentazione della caccia al peyoce in una nierika huichol. Per gli
Hui chol del Messico il peyorc originò dall e orme lasciare da un cervo.
1n alto: Indiani Navaho durame una cerimonia con il peyore dell a Native American
Church (da Aberle, 1966). Pcr gli Jndiani delle Pi anure il peyoce rappresenra il fattore
salvitì w per il popolo dalla pell e rossa.

, ~
-
Destra in nlto:Frutr i di Damra strtlnlonium ("erba del diavolo") .
DestrtJ in bmso: Nieri ka huichol con rappresentazione del la scena minca del l'uccisione
del malvagio Kiéri T éwiyari (" Persona-Daru ra") da parre di K;iuyùmari (spiri ro del
peyot'c) (da Srei nberg, 1979). La contrapposizione fra queste due figLUe mimlogiche è
rrutto di una conAi((uali rà d i poteri real meme veri fì carasi all' in terno dell a storia
culturale e rel igiosa hui chol fra il cul ro del peyote e quel lo della datura.
i nl1tto: Rapprescmazionedel la mand ragora in un manoscr itro del per iodo medievale (da
]zzi, 1987) . In Europa era diffusa la leggenda che vedeva la mandragora nascere dal
terreno in cui er<l caduto lo sperma o l' urina di un uomo impi ccato.
I

Destra in alto: l niziare al culto Buiti del Gabon accantO a un arbusro di iboga.
Destra in basso: un momento della cerimonia notturna buiti sra (ngou).
/n alto: ngombi, arpa buirista (da Swiderslci, 1990). La resta intagli ata è quella di
Bandzioku, la prima donna che, secondo il mito d'origine del Buiri, provò gl i effetti
dell'iboga e venne in seguito sacri fì cata dal mariw. Il suono del ngombi rapprese nta l ~ l
sua voce. I n diversi miri d 'origine dj vegetali psicoan ivi, la prerogativa femminile di
scopr ire O di ricevere in dono dalle divinj cà la conoscenza delle loro proprietà magiche
e curari ve viene in seguito privata alla donna dall' uomo, a volre in mani era violenm,
come nel caso del sacrifì cio buitista dj Bandzjoku.
In fllto: lndios Waika dell 'Amazzonia venezuelana che inalano la polvere da fimo
alluci nogena yopo;
A destrrr. Indio \X'aika SO ((O l'effetto dello yopo. Per i Desana del la Colombia la polvere
da fiu to (viho; è il seme del dio Sole, e venne orrenuw, agli inizi dei tempi , dalla Figlia
del Sole in un' unione incestuosa con il padre.

111 alto: Bassor il ievo appartenente alla cultura Chavfn (Per lI, 1300 a.C.), rappresen tante
un essere mi tologico che tiene in mano un pezzo di cactus San Pedro a quattro venaturc.
Fra i curdndero del le Ande del Perù e dell ' Ecuador il cactus a quattro venatute (vientos),
piuno.'ito raro in natura, è consideraw come il più "poteme".
In bmso:Ceramica Chavin con rappresentazione d i un cervo e del cacrus San Pedro (da
Sharon, 1980).
In Itlto: Coppa in legno hawaia na per il kava (da Srafford, 1977).
[II basso: pianra del b va (Piper meth)'sticum). Jn alcuni miei del le isole dci l)acifìco la
conoscenza dell e proprier?t psicoarrive del bva venne dara all ' uomo in sognQ: fu un
ca nguro ad apparirgli e a insegnarglì l'uso conereo della pianra.
Destra in niro: Amol1ira muscarùz (agarico J1luscario) .
Destra ili bmso: Immagini di incisioni ru pcsrri preiswriche presenti sull e rive dello
Yeni sei (Russ ia), con rappresentazioni di fi gure fe m-minili 50rm011 tate da grossi funghi.
In alto: /(udrl-krdlll , cosrrtlZione rnegali rica dell ' Ind ia del Sud (Kera.l a) con evidenti
sembianze fungi ne. Secono un rn iw siber iano, l'agarico muscario or iginò dallo spuro
dell' Essere Sup remo, per sua volontà e come dono ("al1e3W") per l'umanità.

Destra in alto:Disegno trarto da una piuura rupestre del T assili (Algeria, Sahara) d3.tata
atmrno ai 9000-7000 anni fa .
DeSh'a in basso: Gymnopilus spectllbilù, fungo psico3.[( ivo chiamato in Giappone
maitake. "fungo che fa danzare" .
In alto: bassorilievo provenieme dall a Tessagl ia (Grecia), datato al V secolo a.C., con
rappresentazione dell e due di vinità eleusi ne Demetra e Persefone nell 'arra di scam biarsi
oggetti sacri, fra cui un evidenre fungo. In un miro t ramandatoci dagli autori cl assici,
Perseo Fondò la ci ttà di Mi cene nel luogo in cui egli raccolse un fungo C ne "provò
piacere"
Paginll successiva in alto:Vaso greco con rappresenrazi one di una scena dj sileni che
vendemmiano (da Kerényi, 1992). Secono un arcaico rniro greco, fu una cagna a
parrorirc il primo ceppo di vite.
Pagina s/( (;cessivll in basso: Rappresentazione di Mayahuel. la dea azteca del maglley e del
pulque (codice Borgia. da Gonaalves de Lima, 1986). Per gl i aztechi Fu May:ihuel ­
donna in segui ro divinizzata - a scoprire il procedi Illento della perforazione del mague}'
(agave) allo scopo di farne fuoriuscire la lin fa e produrre q uindi l' inebriante bevanda dci
pulque.
KAVA
Il kava (o kava-kava, yangona, gamoda) è un arbusto della fami glia
dell e Piperaceae - Piper methysticum Forst - diffuso nelle isole della
Melanesia e dell a Polinesia. Dall e sue radici gli indi geni ri cavano
una bevanda inebriante, che viene consumata ancora oggi da buona
parte de ll a popolazione. E' considerata la "droga del Pacifi co",
metaforicamenre intesa come "droga pacifica
n
, portatrice di armo­
niosa socievolezza e di pace.
Gli effeni del kava sono di tipo narcotico e sedativo- ipnotico, e non
di tipo più propriamente allucinogeno. Agisce come forte agente
conciliante e di invito al dialogo, un antidoro a)' ira e all 'ost ilità. La
bevuta collett iva del kava è un ano vissuto ancora oggi in maniera
rituale, in ogni occasione di incontro e di discussione fra più perso­
ne, nei più svariari ambiti sociali: da quelli popolari sino a quelli
diplomati ci e politici. Non è per lo più praticaw un uso individuale.
non collettivizzaw, e nelle isole Fiji l'espressione "bere il kava da
soli" è indice di stregoneria. I
Se o'ggigiorno l' uso di questa bevanda è inserito, pur ritualmente, in
ambiri profani, tradizionalmenre essa veni va impiegata - e in buona
parre degli arcipelaghi della Melanesia ciò accade tutwra - come mezzo
di ispirazione reli giosa e di comuni cazione con gli antenati, o con gli
dei. In questo suo aspetto funziona le-culturale. il kava si avvicina
maggiormente ai vegetal i allucinogeni. A differenza dell e sedute in
cui il kava viene attualmente utilizz3w al lo scopo di st imolare il dia­
logo, presso tali tribù i bevitori del kava "ascoltano" quietamente, e
in si lenzio, gli effetti della pozione e le voci degli antenati, e la bevu­
ta del kava è frequentemelue interpretata come una forma di sacrifi­
cio alle divinità.
Riguardo all ' arcaicità dell'uso del kava, è stato ri levato che il
Pmeth)lsticu.mè una pianta attualmente esistente solo all o statO colti­
vato. Da questo dato gli ernoborani c.i sono soli t i dedurre un' origine
moleo ant ica della coltivazione dell e più d iffuse piante utilizzate dal ­
97
l'uomo che, a causa della prolungata e intensiva colt ivazione, non
sono più in grado di vivere allo stato sel vati co e di vengono sterili i in
pradca, si tratta di speci e create dall'uo mo e da esso ora dipendendo
In base a considerazioni archeoagronomìche, V. LeboH e col 1.
2
han­
no ipotizzato, per la coIrivazione - e quindi per l' uso - dell a pi anta
del kava, un' anti chità di circa 2500-3000 anni .
Varie popolazioni che facevano uso del kava furono colpite da azioni
ostili e repressive da parte dell e prime missioni Presbi teri ane, e più
recentemente Pentacostali e Avventiste, parallelamente a una massiva
introduzione deU'alcool e del suo abuso. Anualmente, l' uso del kava
non è più condannaço, e le u adizioni rel ati ve all a sua preparazione e
consumazione tendono sempre più a essere organizzate secondo una
moderna istituzione nazionale. I C attolici Romani di Pohopei han­
no recentemente incorponaro il k a v a ~ n e i riti di penitenza cristi ani: il
prete lo consuma durante la cerimonia.
3
Il kava è presente in numerosi racconti mi tologici dell e di verse po­
polazio ni che lo utilizzano, stanziate nell e estese regioni insul ari del­
la M el anesia e della Polinesia. Si tratta di una dell e pi ante psicoattive
più fi ccl1e di miti d'origine e di varianti degli stessi. La maggior par­
te di essi ci è pervenuta nell a forma originale, priva di influenze dei
valori cristiani o occidentali. Nella mitologia, il kava è considerato a
volte di natura femminil e, a volte maschil e, di frequente bi sessuata.
In alcuni miti , il kava viene fatto originare direttamente da una divi­
ni tà. In un racconto regist rato a Tikopia, ad esempio, si afferma che
«il kava originò dalla Divinità Femminil e, Pufafine; esso crebbe dal
suo corpo)) .4 In altri casi, la pianta è un dono per gli uomini el argito
dall a di vinità, dagli spiriti benevoli o da eroi semi -divini. In un mito
raccolto nell e l sole Futuna, viene riferito che un uomo entrò in transe,
e fu trasportato a bordo di una nave fantasma: «gli spiriti gli di edero
una radi ce di ktlva, ch'egli teneva ancora in mano quando uscì dallo
stato di transe».' Nell e Isol e Marchesi, esiste la credenza che dal­
l' uni one del dio dell ' agricoltura Atea con una donna, fosse nato Te
Kava, la pi anta awa (kava) ;6 o, ancora, che il kava ori ginasse dalle
estremità del corpo di Kaokao, frutto di un rapporto incestuoso tra
Area e la fi gli a di suo fratell o, morto per non aver voluro nutrirsi.'
In un altro racconto dell e Isole Samoa, il ktlvtl non è un dono offerto
volontariamente dall a divinità, bensì è un mortale di nome Pava a
impossessarsi dei pezzi della pi anta scanari da Tagaloa, il dio del­
l' O ttavo C iel o, mentre questi era in visita sulla terra.
8
E' qui sottill­
98
tesa una considerazione del kava come pianta di propri età e d' uso
esclusivo degli dei , vero e proprio "cibo degli dei". Un riferimento al
"kava degli dei" lo ri troviamo nel nome di kava atua con il quale
viene denomi nata nel l'isola di Tonga lIna differente pianta (Piper
latifolium Fors(
9
), considerata una specie selvatica di kava. Essa veni ­
va utili zzata in di versi arcipel aghi polinesiani per preparare la bevan­
da in tempi anteriori alla conoscenza e all ' uso del kava vero e propri o
(P.methysticum). Differenti miti d' origi ne del vero kava risultano,
quindi . anche miti relativi alla sostituzione di una pianta psicoattiva
con un'altra considerata più "forte", e rientrano nel ciclo di miti con­
nessi al rapporto fra natura e cul tura, nella fatti specie al passaggio,
nel loro rapporto con l'uomo, da piante selvati che a pi ante colti vate.
Una seri e di miti provenienti dalla medesima area geografi ca (Khvai,
sud-ovest di Papua Nuova Guinea), associa il kava al canguro:
Tempofo viveva a Masingle una donna di nome Ua-Ogrere, la qua­
le era la prima persona nel mondo. Un giorno, essa colpì (con arco e
freccia) un canguro, e lo mise sul fuoco per sbruciacchiarne via il
pelo; ma il canguro non era ancora morto, e si dibatteva emanando
un grido: 'Enga-engaf': La donna si impaurl e, pensando ch'egli
fosse un uomo, gettò l'animaLe da parte. f vermi che si formarono neL
canguro morto si trasformarono in persone, e quello lù l'inizio della
tribù Masingle. Ltt pianta del gamoda (kava) crebbe dall'ombelico
del canguro morto, e Ua-Ogrere mostrò alla gente come utilizzar/a.
r..) Agli uomilli, che bevono gamoda, venne proibito di mangiare il
canguro, '/'la le donne lo possono mangiare. poiché esse non prendono
gamoda.
lO
In quesro mito l'ori gine del kavaè contemporanea a quella del l'uma­
nità, e la prima donna di questo mondo fu responsabil e, apparente­
mente involontaria. della sua nascita attraverso l' uccisione (il sacrifì ­
cio) di un canguro dai caratteri sovrannaturali. E' interessante nota­
re come gli uomini e la pianta del kava provengano dalla medesima
sostanza - la carcassa in purrefazione del canguro: da ciò si potrebbe
dedurre una certa "consanguineità" fra i due tipi di esseri viventi.
Lombelico dal quale sorge la pi anta sacra potrebbe avere valenze
sessuali. Abbi amo già incontrato un moti vo simil e in un mi to dei
Desana dell'Am azwnia che tratta dell'origine dell a polvere da fiuto,
vih6, in cui questa, creata dal Sole, veniva custodita nel suo ombeli­
co.

99
Secondo un altro racconto della popolazione Masingle, la prima pian­
ta di kavagermogliò dallo sterco di un canguro) e venne rjuovara da
un uomo: ((Durante la notte, la pianta venne dall' uomo in sogno e
gli insegnò come coltivarl a e come urili zza rl a)).ll Il tema dell a rivela­
zione dell a conoscenza del kava anraverso il sogno è presente anche
in un rerlO racconto Mas ingle, in cui è dal seme del canguro, caduto
a terra, che originano un ragazzo e il kava. Una none, mentre il
ragazw sta sognando, il canguro gli appare e gli insegna l'uso del la
pian ta. Si noti che in quesw caso è il canguro - e non la pianta - a
trasmettere, in sogno, le virtù del kava.
12
Un mi ro d'origine del kava, conosciuto attraverso different i versio­
ni , e di solito funzio nalmente associato all 'origine della canna da
zucchero. è caratterizzato dal tema dell'origine di un vegetale da un
cadavere umano. Ne riportiamo una versione Tonga. raccolta da E.
Bott nel 1972 ( L o ~ a u è un eroe cul,uraJe ta nga) :
Un giorno il Re di Tonga andò a pescare con un amico. Non presero
nulla, e poiché erano stanchi e affamati, attraccarono alla piccola
isola di 'Eueiki per pmcurarsi qualcosa da mangiare. A quel tempo
vera una sola coppia che viI/eva sull'isola e aveva un bambino, una
figlia, ii cui nome era Kava'onau.
13
Essa aveva la !ebbra. Era tempo
di carestia e l'unico cibo che era rimasto aila coppia era una grande
pianta di kape
14
che si ergeva vicino al/a spiaggia. Quando il Re
sbarcò, si sedette per riposare appoggiandosi contro ilfusto di questa
pianta. '
Quando la coppia realizzò chi fosse il ioro ospite. si mise subito a
Cosh1lire Wl forno di terra, ma quando venne per prendere l'unica
pianta da cibo rimasta, non pote' usarla perché il Re l,i era sdraiato
sopra. L'amico del Re vide la coppia colpire qualcosa nella casa e
portaria fuori per esser'e cotta nelforno di terra. Egli aveva visto che
avevano ucciso ia foro figlia, perché non avevano altro da offiire al
loro Re. L'amico del Re riferì al Re ciò che avevafatto la coppia. 11 Re
fu profondamente commosso per il loro sacrificio. Si alzò immedia­
tamente e ritornò nell'isola principale, dicendo alla coppia di dare
adeguata sepoltura al ''cibo ':
Due piante nacquero dalla tomba, una dalla testa e una dai piedi.
Un giorno, la coppia vide un topo mordere la prima pianta, barcol­
lare un po: e poi, mordere I-Il seconda pianta, dopo di che recuperare
il SIIO equilibrio. Un giorno, Loau giunse nell'isola, e la coppia gli
100
disse tutto ciò che em accaduto. Quando Lo/tu udì la storia delfa
coppia ,ùnase in silenzio per qualche tempo, profondamente com­
mosso, e poi parlò in 'versi dicendo loro cosa avrebbero dovuto fore.
Essi doveMno portare le due piante al Re, e dargli le istruzioni di
Lo'au su come le piante avrebbero dovuto essere utilizzate. Quella
che em originata dalla testa, doveva essere utilizzata per preparare
una belJandll, e questa era il kava, e làltra doveva essere mangiata
con la bevanda, e questa era la canna da zucchero. La coppia eseguì
ciò che Io'au aveva detto loro.
inizialmente, il Repensò che la loro piantafosse velenosa. Egli la fece
assaggiare a uno dei s'uoi matapul e.
15
Ma trovando che andava tutto
bene, egù diresse la gente nell'eseguire le istruzioni di Loatt. E così il
kava venne preparato per la prima volta, e le regole e le procedure per
farLo furono così 5tabiLite.
16
Nel racconro, sono riuniri rre remi che possono presentarsi in altri
mi ri, o anche come racconti isolati: il sacrificio della ragazza e la
nascita dell e due piante dalla sua tomba, il comportamento del topo
utili zzato come indi zio dell e propri età della pianta, e la iniziale diffi­
denza del ptimo uomo che assaggia il kava, sospettando lo velenoso.
In alcune versioni , il kava e la canna da zucchero sono posti mag­
giormente in opposizione fra loro, essendo la seconda pianta cons i­
derata come un vero e proprio anridoto allo sraro di stupore prodor­
to dalla prima. Tradizionalmenre, la canna da zucchero viene inge ri ­
ta subito dopo aver bevuto il kava, allo scopo di el iminare dalla boe­
'ca il suo sapore amato. Nella versione Tonga, il kava nasce dal la resta
della defunta, mentre la canna da zucchero germogli a dai suoi piedi.
In un'altra varianre,L' sono la res ta e gli inresr ini - seppelliti
separaramenre dal corpo - a dare origine alle due risperrive pian re, e
in un' altra ancora,IS entrambe originano dalla [esra della persona
mona.
Il tema, com une a tutte le versioni, della malattia dell a lebbta attri­
buira alla figlia sacrifi cata, viene utili zzato per spiegare uno degli
effetti collaterali più evidenti nei bevitori cronici di kaua: estese zo ne
della pell e diventano squamose, e ricordano, nel l'asperro, un ripo di
lebbra.
Così, nella variante Tonga raccolta da Gifford, il racconto si condu­
de con le seguenti osservazioni:
l gennogLi deLkava crescono e si lacerano e diventano viscosi come La
pelle di un lebbroso, poiché la donna Kavaonau era una lebbrosa ... ,

101
E quelli che bevono troppo kava diventano squamos-i come un febbroso,
perchè il kava nacque dal corpo di una donna che aveva la lebbra. "
II tema del copo che barcolla - 0 , seguendo altre varianti, che rimane
paralizzato - dopo aver morso o mast icato la pianta del kava, e che
poi si ristabilisce mordendo °masticando la canna da zucchero, rientra
in quel tipo di miti d 'origine dei vegetali psicoattivi in cui viene,
appunto, "miti zzato" l'evento della scoperta del le proprietà di queste
piante attraverso l'osservazione di particolari comportamenti mani­
festat i dagli animal i che le hanno consumate. In un racconto:
w
del­
l'Isola di Pentecoste (Vanuatu) , un ragazzo, disperaro per la morte
(violenta) di sua sorell a, vede un topo rosicchiare le radici della pian­
ta del kava che era nata sulla sua romba, e quindi morire. Poiché è
sua intenzione farla finita con la vita, ingeri sce una grande quantità
di queste radi ci, ma, anzichè morire, dimentica tutti i suoi dolori. E'
probabi le che la morte del topo sia intesa come apparente, come uno
stato di coma o di forte stupore, così come è probabil e che in questo
racconto manchi qual che elemento del miro originale, perdurosi o
modifìcatosi durante la secolare trasmissione orale.
Nell'Isola di Pentecoste, nell e Nuove Ebridi, si racconta di un uomo
che vide più volte un topO che rosicchiava la radice del kava, morire
e, dopo qualche tempo, tornare in vita. Così l' uomo decise di prova­
re su se stesso gli effett i di questa radice, e in tal modo nacque l'uso
del kava. "
In un racconro
22
proveniente da Samoa (Upolu), in cui si incontra­
no nuovamènte associati il kava e la canna da zucchero, il topo man­
gia per prima la canna da zucchero, e successivamente il kava, rima­
nendone inebriamo Abbiamo in questo caso un' inversione tempora­
le degli eventi, che contraddice la funzione della canna da zucchero
quale ant idoto agli effett i del kava. In un mito raccolt0
23
in Rotuma
(Isole Fij i), un guerriero di nome Kaikaponi, che conosce il kava, si
accorge della sua presenza nell ' isola, grazie all'odore dello sterco di
un topo che, evidentemente, ne aveva mangiato. In effetti , sembra
che i (Opi occasionaImente rosicchino le radici del kava, nelle pian­
tagioni, e ciò potrebbe spiegare il mito; ma va anche tenutO in Gon­
siderazione l'importante ruolo wtemico rivestito dal topo nell'area
del Pacifico.
Ritroviamo l'associazione topo/kava in un mito d'origine del Fuoco
dei Masingara della Nuova Guinea: diverse specie di animali vengo­
no inviate dagli uOlnini a cercare il fuoco, e a ci uscuna di esse viene
102
dato da bere del gamoda (kava), prima della spedizione; ma ogni
volta, ranimale se ne va nella boscaglia. e smette di cercare il fuoco.
Alla fìne, una specie d i iguana, pur avendo bevuw anch'essa il gamoda,
si tuffa in acqua. e uova il fuoco in un' altra isola. 11 primo degli
animali inviati a cercare il fuoco è il topO. 24 Un mi ro raccolto in un
paio di varianti a Tanna (Vanuaru), mette in relazione il kava con
l'organo sessuale femminile. [n una delle due varianti si riporta che
la prima pianta del kava (del "vero kava") germogliò dal suolo fra le
gambe di una donna che stava pelando dei ruberi di yam, e, nella sua
veloce crescita, la pianta raggiunse ed entrò nella sua vagina. La don­
na percepì del le sensazioni piacevol i, e si accorse della pianta; la estrasse
dalla vagina e la pOrtÒ al villaggio, dove presto si diffuse. Riportiamo
per esteso la seconda vari ante di questo mito, caratterizzata da asso­
ciazioni simboliche probabi lmente molro antiche:
Un tempo la gente beveva solo un tipo di kava, quello selvatico. Un
giorno, una donna di Futuna stava sbu.cciando tuberi di yan1 da
sola, in riva al mare. Poiché si era accovacciata nellacqua, uno spi­
rito approffittò del/a sua posizione per infilare una pietra magica
nella sua vagina. Quando essa si accorse della sua presenza, la estras­
se e la osservò. Fu incuriosita nel trovare che era sottile e coperta di
nodi e diger·mogli, e decise di portarla con se al villaggio. Il capo (del
villaggio) pretese la pietra e la po,·tò quel pomeriggio alillogo desti­
nato aLle bevute del kava, ove erano riuniti tutti gli uomini deL viL­
laggio. Essi erano raccolti attonlO aL capo osservando la pietra. quan­
do lo spirito apparì. Egli mostrò loro una pianta di kava della di­
mensione di una albero di ban)'an,25 e disse lo ro che questa era il
vero bva. Disse anche che la pietra era sacra edoveva essere maneg­
giata con rispetto. Essi misero immediatamente la pietra in una sco­
della a forma di canoa intagLiata nel legno sacro, e la spruzzarono
con acqua. Il giorno dopo, la canoa traboccava di migliaia di pietre
identiche (fa loro). La gente venne dai villaggi di tutta l'isola per
portarsi a casa le pietre e, per VII' dei poteri magici delle pietre, gli
uomini sono in grado oggi di coLtivare il kava. Alla donna non è
permesso bere kava e nemmeno di. guardare la sua preparazione> per­
ché una voLta esso venne a contatto con la parte non pulita del mo
corpo. 26
Il simbolismo che qui associa la pianta psicoattiva e la vagina con la
pietra, trova riscontro nel potere feco ndante attribuito a quest't;lri­

103
ma, nelle culture arcaiche del Pacifico e, più in generale, del mondo.
Ri guardo all 'interdi zione alle donne di bere kava, va ri cordato che,
tradi zionalmente, solo quell e che avevano superato la sogli a d'età
dell a me nopausa, e quelle di alto ran go sociale, pa reva no
impunemente consumare la bevanda.
Nel mito raccolro a Tikopia, in cui si fa originare la pianta dal corpo
della Divinità Femmin il e Pufafine, si incontra un più preciso riferi­
menro all ' associazione del kava con la sfera sessuale: (( L'uomo che
per primo si impossessò del kava era stato franato come sposato alla
Divinita Femminile. Esso e la Di vinità Femminile non copularono,
ma, quando egli andò a dormire, la Divinità Femminile andò da lui
ed ebbe Wl rapporto (spiri tuale) con lui ; egli ne era sopraffatto»." In
Melanesia, la pell e secca e squamosa è riconosciuta come un sinro­
ma di eccesso, sia nell'attività sessoale. che nel consumo di kava.
Nella ri cca mirol ogia rel ati va al kava, oltre aUe innumerevoli versio­
ni dei differenti miti d' origine del la pianta, sono presenti miti di
origine dei modi d' uso dell a pianta e dell'istituzione dei riti ad essa
connessi. In un mito Sarnoa, Tagaloa Ui , il primo capo Samoa dall e
origini semi -di vine, isriruisce le regole della preparazione della be­
vanda come segue:
Dopo la sua creazione, Tagaloa Vi fece un vestito p er se con delle
foglie di ti, e si incamrninò verso iL villaggio di Fitiuta. In tal modo
camminò attraversando un boschetto di piante di kava, e scop rì la
casa di un morta/e di nome PatJtT. Pava invitò il capo a entrare nella
sua casa, e qui si tenne la prima cerimonia dei kava in cui erano
coinvolti esseri morta/i.
Quando Tagaloa Ui entrò nella casa, prese posto allo fine della casa,
e Pava si sedette nella parte frontale deLla casa,28 e si mùe a preparare
i/kava. Pava masticò e sputò il kava in unafoglia di laupula'a
29
• che
servì come recipiente per il kava. Le coppe erano fotte di fogLie di
mlltava, e Pava usò le sue dita per spremere il kava, poiché a quei
tempi il colino non era ancora conosciuto.
Mentre Pava stava spremendo ii kava, suo figlio, Fa'alafi, rideva e
giocava vicino al recipiente. Tagaloa Vi disse a Pava di tenere seduto
e quieto il bambino, ma non fil fotto nuLla aLfi,.riverente ragazzo.
Dopo numerosi avvertimenti rimasti inascoltati, Tagaloa Ui raccoùe
una fronda dell'albero del cocco, le diede lo jò,.ma di IIn coltello, e
tagliò il figlio di Pava in due pezzi. Poi Togaloa Ui disse a Pava:
"Questo è il cibo per ilkava. Questa è la tua parte e questa è lo m i a ' ~
Pava si afflisse e non pote' bere il kava.
104
Allora Tagaloa Vi disse: "Facciamo una nuova cerimonia delkava >J.
I1kava e il contenito re e le coppe fotte di foglia vennero gettati via, e
Tagaloa Ui disse a due dei figli di Pava di andare ", Ila montagna
più alta, la casa di Tagaloa Lagi, e prendere /In contenitore di legno
per il kava, coppefotte con le noci di cocco, un colino fotto di hibiscus,
e un nuovo tipo di kava, latasi , t.m singolo ramo dell'albero delkava.
Di nuovo Pava servì come spremitore del kava, e quando questo fu
pronto, Tagaloa Ui disse: ''Portami Ù,. mia coppa perprimo': Tagaloa
Ui non bevve il kava, ma lo versò sul SItO pezzo de! figlio di Pava
morto, e poi sul pezzo di l'ava. Quindi disse: 'Soifua " ["Vita']. Le
due parti si riunirono e il ragazzo riprese tl vivere. Pavafu c O ~ ' ì felice
che batte' le me mani. Pava bevve la sua coppa di kava e Tagaloa Ui
diede i seguenti ordini: ''Fava, non pennettere ai bambini di stare e
di parlare dove si sta preparando il kava per gli alti capi, perché le
cose che provengono dagli alti capi sono sacre': 30
Si ri scontra, infine, una seri e di miri che riguardano la diffusione
dell a pianta nei differenti arcipelaghi melanesiani e polinesiani: seb­
bene in essi non venga trattata llori gine della piantaI sono turravia
inseriti remi , come quel lo del topo. già incontrati nei miti di origine
. .
veri e propn .
Altri temi forni scono spi egazioni miti che d i cen e part icolarità del
luogo. Ad esempio. in un racconro
31
dell e isole Rotuma, la pi anta
del kava, gal leggiando sulle onde, e passando davami all' isola di
Noatau, fece cadere due pietre appena olt re la scogliera: da all ora,
ga niberi , granchi e pesci pescati intorno a quegli scogli sono vel eno·
si, per via del kava che è entrato in loro.In quest i miti si riscontra
una certa an1bival enza relativa al kava, nei valori ad essa attribui ti di
sacra bevanda dispensatri ce di vita e di sospettato e remutO veleno
(in quanto bevanda guasta o corro((a). Ciò potrebbe forse essere
motivato da casi in cui la bevanda sia risulrara tOss ica, a causa di una
sua preparazi one non corretta, o aJ tipo di pianta utilizzata ~ rico r­
di amo la differenza simbolica e di effetto fra il kava "selvati co" e
quell o colt ivato. sottolineata in alcuni racconti - ma potrebbe anche
t rovare una giustificazione negli opposti dpi di uso cui la bevanda
sarebbe soggetr • . In una versione del miro Tonga, il Tui Tonga dice
ai genitori della ragazza lebbrasa di prendersi ben cura del la pianea,
poiché la loto disgrazia o la loro benedizione dipenderanno dalla
maniera in cui la utili zzeranno.
32
Il kava è una fo nte di potere, e può
essere utilizzato sia per scopi buoni che per scopi malvagi.
105
FUNGHI
Cut ilizzo dei funghi allucinogeni si perde nella notte dei tempi. For­
se, i funghi sono la fonte "enreogeni ca" più antica in assoluco, e )'ori­
gine del loro uso è comunque da rintracciare nel periodo pal eolitico
dell'umani tà, nell a lunga Età della Pietra.
La pi ù antica documentazio ne archeologica a riguardo, costituita da
pitture antiche di 7.000 anni , situate nell e zone montuose del deser­
ro del Sahara, ri guarda popolazioni di cacciarori -raccoglirori del pe­
tiodo fìnale del paleoli t ico sahari ano (Epi-pal eoliti co). Queste po­
polazioni hanno lasciato sull a roccia eloquenti scene di raccolta e
adorazione di funghi , e di esseri mjeologici dal cui corpo fuoriescono
funghi. '
La conoscenza dei funghi allucinogeni è di antica data anche in altri
continenri , e si è tramandaca, in alcuni casi, sino ai nostri giorni . Gli
antichi popo li del Messico cemrale indicavano funghi allucinogeni
del genere Psilocybt? col ter mine n.hu. teollanticatl, "cibo degli dei",
e il loro uso per scopi di vinatori è stato tipon ato dalle fonti spagnol e
del periodo della Conquista. Ancora oggi, nella Sierra Mazateca, essi
vengono utilizzati nel corso di cerimo ni e di cura guidate da uno
sciamano, un "signo re del le erbe", durante le quali i funghi vengono
consumati da rutti i presenri , pazienti compresi. Nel corso del con­
seguente "viaggio" coll eni vo, )0 sc iamano "capta" i m essaggi
diagnostici e di indicazio ne terapeutica inviati dai funghi , secondo
un processo "sociopsicoterapeutico" affì ne a quel lo adottato per altri
allucinogeni .
3
CAmanita "'/tscaria (L. per Ft.) Hooker,' il fungo allucinogeno per
eccellenza, ha influenzaw, se non addiri ttura fondato, sistemi di cre­
de nze e di prati che rel igiose, in parti colare quelli a cara[(ere
sciamanico, in Europa, in Asia e in Ameri ca.
106
No[a è l' ipo[esi, avanzata da Ri chard Gordon Wasson,' che identifì ­
ca quesro fungo con il Soma vedico, al contempo bevanda inebrian ­
te che dona l'immortalità e potente di vini tà di quel l' antica religione
insediarasi in India, nel conres [Q delle mi grazioni indo-europee e
indo- iraniche. Con uno sguardo più generale, la cu!nara proro­
indoeuropea di o ri gine nordasiati ca dalla quale o ri ginaro no le diver­
se ondate di popolazioni verso la Grecia, la German ia, l'Iran e ]']11­
dia, portava con se la conoscenza e il culto del l'agarico muscari oj è
dunque probabile che tale conoscenza si sia conservata nelle epoche
posteri ori presso le civil tà che sorsero dall 'imparto fra i po poli
indoeuropei e quelli autoctoni .
In Siberi a, l'uso di questo fungo è a[(estaro nell e immagini di pe[roglifì
di vari siri archeologici, anti chi di almeno 3.000 anni, e vi sono rap­
poni etnografì ci dei secoli sco rs i che ne documentavano ancora l'im ­
piego, confermando una continuità srorica che, dalle profondi tà della
preistori a, raggiunge i nostri giorni .
6
Koriaki , KhalHhy, Chukchee, Mansi, Selkup, Lapponi , utilizzavano
l'agarico musca ri o coll etti vamente, in occasione di cerimoni e e di
feste, oppu re veni va impiegato dagli sciamani per favorire la n·anse
durante le pratiche magico-curati ve, o per contattare gli spiriri dei
morti, nell e pratiche divinatorie e nel l'interpretaz. ione dei sogni .
Nonostante l'antichità e l'enorme di ffusione dell'uso dei funghi
allucinogeni . sia Amanita muscaria che funghi psilocibini ci, è rima­
sta solo una lieve traccia della lo ro presenza neUa mi tologia e nei
racconti popolari o, forse, non è ancora stato esaminato in maniera
approfondita l'immenso materiale mitologico e fo lcl orico raccolto.
Ancor più rari sono i miti d'o rigi ne dei funghi e del loro uso, mi ti
che a volte si possono ri conoscere nell 'aspetto rielaboraro di leggen­
de popolari e perfino di novelle.
Amanita Inuscari a
Si ttatta del vistoso fungo del l'i conografia favolistica europea, di grossa
taglia e dal cappello rosso cosparso di "pun[i" bianchi. E' l'agari co
del mondo dei foll etti , degli gnomi e delle alt re creawre che popola­
no i boschi dell ' immaginazione popolare. E' il toad-stoo4 lo "sgabel­
lo di rospo" degli inglesi. La sua associaz. ione sirnboli ca con il rosPq,

l07
anentamente esaminata dai coniugi Wasson,7 è diffusa su una vasta
area geografica e linguist ica euroasiat ica, e la sua ori gine potrebbe
affondare nel subsrraro cul rurale delle popolazioni pre-indoeuropee.
Altri el ementi simboli ci, in associazione con "agari co muscario, sono
il fulmine e il tuono, iJ serpente, il f31 lo, l'urina (umana e di cerri
animali). l' uovo, il pesce.
Jn un' estesa area euroasiat ica (e anche nell'Ameri ca Centrale e, forse,
in Afri ca) vi sono tracce li nguisti che, mi rologiche e folclori che del la
credenza che l'Amanita muscaria (e, in una fase più tarda, i funghi in
genere) cresca nei luoghi dove cadono i fu lmini. Proprio per l'ampia
diffusione di tali "fossi li" li nguist ici, questa credenza - quesro mito
d'origi ne - deve essere di antichissima data, proveniente dal mondo
dell e popolazio ni d i cacciarori- raccogli tori del lungo periodo
pal eoli tico dell' uomo.
Nei RgVeda indiani , il dio Soma è figlio di Parjanya, il dio del tuO­
no.
La sua associazione con l' urina è dovuta al fatto che l'uri na di un
individuo che ha consumato " agarico musca rio è anch' essa
all ucinogena, all a pari , se non più, dell o stesso fungo: un f.·uto noto
e sfruttato dall e popolazioni dedi te al culto del fungo. E' probabil e
che queste popolazioni abbiano scoperto l'effetro dell ' urina e, ancor
prima, l'effetto del fungo, osservando i.I comportamenw del le ren­
ne, le quali vanno ghiotte e si inebri ano sia con l'agarico muscario,
che con l' urina dell e al tre renne che l' hanno consumato.
8
L UOVO si trova associato con "agarico muscari o perché questo fun­
go, come tutte le specie del genere Amanita, nasce fisiologicamenre
da un ovulo, e ciò pot rebbe avere ri coperto un ruolo di rilievo nei
vecchi miti d' origine del fungo. In diverse regioni dell ' lr31ia setten­
trionale, esso viene denomi naro ovai matt, bolé matt, coca mato. con
chia ro riferimento all e sue propri età inebri anti (chi aro per gli
ernomicologi , e non per la maggior parre dell a popolazione che, pur
chiamandolo con questo nome, non ne comprende pitl il signifìcaro
original e).
LAmanita muscaria, e i funghi in genere, sono stari assunt i anche
come simbolo dell ' unione sessuale, dove il gambo del fungo rappre­
senta il fall o, e il cappel lo la vul va.
Lingestione di Amanita m-uscaria produce uno stato di ebbrezza che,
sviluppandosi in diverse fasi, passa dall 'eufor ia e dall a voglia di ball a­
re e di cantare, a dimensioni all ucinatorie e visionarie, sino a dissol­
versi in un profondo sonno. Effetti pi uttosto comuni sono l'i ni zial e
l08
fase di euforia e di loquacità, e fenomeni di macropsia
9
nella fase
visionaria, elementi che si inca nnano fra i temi delle rdati ve trame
mitologiche.
Nel seguente racconto, in cui il motivo dell' origine del fungo e quel­
lo dell' origine del suo uso sono pressochè contemporanei, il fungo
viene fa([o nascere dalla sali va dell'Essere Supremo. Grande Corvo è
un noto eroe culmrale dell e popolazioni siberiane:
Una volta Grande Corvo catturò una balena, ma non poteva
ricondurfa alfa sua casa nel rnare. lVon era in grado di sollevare il
sacco contenente le provviste di viaggio per la balena. Grande Corvo
si rivolse a Esistenza affinché lo aiutasse. La divinità gli disse: "Va' in
un posto spianato vicino al mare: là troverai soffici gambi bianchi
con teste macchiate. Questi sono gLi spiriti wa' paq. Mangiane aLcu­
ni, e loro ti Grande Corvo andò. AlLora L'Essere Supre­
mo sputò mlla terra, e l'Agarico apparve dal/a sua saliva. Grande
Corvo trovò iljùngo, lo mangiò, e iniziò a sentirsi allegro. Si mise fl
danzare. L'Agarico muscario gli disse: "Come può essere che tu, uomo
così forte, non puoi sollevare quel "E' vero - disse Grande
Corvo - Sono un uomo forte. Andrò e soLLeverò il sacco da viaggio':
Andò, sollevò immediatamente il sacco, e ricondusse !tI baLena a casa.
Quindi, l'Agarico gli mostrò in che modo la balena stava andando
nel mare, e come sarebbe tornata dai suoi compagni. Allora Grande
Corvo disse: «uucial° che L'Agarico resti sulla terra, e lascia che i
miei bambini vedano ciò che vorrà mostrar 10ro': 11
In quesro mito, viene dato particolare rilievo a uno degli effetti ca­
ratteristi ci dell'i ngestione di agari co muscario, che si sviluppa nell e
prime fasi dell'esperienza, e cioè quello euforico e di vigor fìsi co.
Questo Stato può essere esalrato e culturalmente vissuto come lino
stato di "furore", come pare si verifìcasse fra i berserkir, i leggendar i
guerrieri vichinghi , che si distinguevano in battaglia per coraggio e
ferocia. A più riprese è stato ipotizzato che la fur ia di questi guerri eri
fosse indotta dall 'assunzione, poco prima della barraglia, di forti dosi
di agari co muscari o. Il fatto che Grande Corvo sia in grado di fare
sforzi come quell o di trasportare una bal ena, è una ca ratteri st ica de­
gli eroi culturali e dei trickster, e potrebbe essere stato suggerito dal
fenomeno dell a macropsia, tipico dell ' esperienza con questo fun go.
Sempre in Siberia, fra la popolazione rungusa degli Orocci, v'è la
credenza che le anirne dei morti si reincarnino sull a luna sottO forma
109
di funghi e, con quesro asperto, vengano ri mandare sulla terra.
l2
I coniugi Wasson hanno voluto intravedere i resri di un mi to d'ori gi­
ne dei funghi - di tuni i tipi di funghi - in un racconto popol are,
raccolto nel secolo scorso nella regione della Boemia, nel quale è
evidenre la veste interprerari va cristi ana ad esso sovrapposta:
Gesù e Pietro stavano attraversando un villaggio ceco, quando udi­
rono il suono di una musica nuziale p roveniente da un'umile caset­
ta. Essi raggiunsero la festa, ma non prima che Gesù avesse avvertito
Pietro di non accettare cibo all'infilOri di pane e sale, poiché la gente
era molto povera. Gesù e Pietro furon o ben accolti. Essi presao il
pane e il sale che venivano loro offirti, evitando tuttavia Le torte. Ma
un po'più tardi, quando nessuno stava guardando. Pietro fece scivo­
lare aLcune torte neLla sua tasca. Dopo unjJo: Gesù e Pietro ripresero
iL cammino, Gesù immerso nei suoi pensieri, e Pietro in ritardo die­
tro di lui, in modo da poter rosicchiare le sue torte. Ma ad ogni
morso, Gesù si girava e gli chiedeva che cosa stesse mangiando. Pietro
sputava foori il boccone e ripeteva: "Niente': Questo accadde più
volte, fino Il che non rimasero più torte. Quindi, Gesù. disu a Pietro:
"Torna indietro e raccogli tutto ciò che hai sputato, io ti aspetterò ':
Quando Pietro tornò disse a Gesù: "Non ho trovato nulla, ad ecce­
zione di questo che ti mostro. Pensavo fosse cibo, ma, guarda! era una
escrescenza. 1"I1dicata neL suolo': Gesù. dùse: "E' unescrescenza.> ed è
cresciuta dal cibo che hai gettato via". Quindi Pietro chiese perdono,
e venne perdonato. Poi, essi giunsero aLla casetta di una povera don­
na, e le chiesero di c1tcinare ciò che Pietro aveva trovato, e questo si
trasformò in funghi. ed erano buoni. Dato che i fonghi erano sorti
dal cibo della povera geme, Gesù li concesse ai poveri, e insegnò alle
povere donne dove cercarli. E siccome la povera gente ha bisogno di
aiuto, i fimghi si moltiplicano e abbondano. E poiché Pietro, man­
giando!i, rimase tuttavia affamato, i funghi non saziano. I}
Sebbene il racconto si rife risca all'o rigine dei fun ghi in genere, que­
sta generalizzazione, congiun ra men[e all o scopo dell a loro creazione
come nuovo ci bo per i pover i, porrebbe essere fru no dell e
ri elahorazioni cristiane o di quell e ancor precedenti , e lo schema ori ­
ginario riguardava forse pill propri amente l'agari co muscario. Anche
qui , come nel precedente racconw dei Koriaki , si presenta il tema
dell o spuro dal quale nascono i fu nghi.
Analogamente. per i Vasyugan - popolazione ugra siberiana - il pote-
l l O
re dell' Amanita nuucaria deriva dal fatto che essa si ritiene sia stata
creata dall o Sputo del D io dell ' Inferno, e il fungo si dimostrò cosi
potente, che il Diavolo rimase privo di conoscenza per 7 giorni e per
7 notti , dopo averlo mangiato; per quesw gli uomini non ne devono
mangiare troppo. 14
Tracce di un mito d'origine dell'uso dell 'agari co muscari o si incon­
trano in una vecchi a novella inglese, T he Purple Piieus ("Il cappello
rosso")' scritta da H.G. Wells. In essa, si narra di un uomo che, stan­
co della tiranni a della mogl ie, va nel bosco e, preso dalla disperazio­
ne, decide di suicidarsi ingerendo degli agarici muscari ch'egli rite­
neva velenosi, Invece di morirne, cade in uno stato di incosci enza,
durante il quale subisce una trasfor mazione che lo renderà, al risve­
glio, più deciso e pill coraggioso. Quindi, l' uomo (Orna a casa e si
impone sulla mogfie, ristabilendo, all'interno dell a famiglia, l'auto­
rità che aveva perduto.
ls
V'è da notare che si è conservato, pur in
una forma oramai corrotta e romanzata, la situazione di crisi, dovuta
in quesw caso all a disperazione in cui si trova la persona che sta per
avere il primo contatto con il fungo: una ca ratteri stica che abbiamo
già incontrato in altri miti d'origine dell ' uso dei vegetali psicoattivi.
La regione catalana, che si trova nell a parte nord-est della Spagna, è
una zona di parti colare interesse etnomicologico. Josep M. Fericgla
l6
ha evidenziato tracce di una conoscenza e di un uso tradizionale
dell'Amanita muscaria nelle regioni montuose della Catalufia, e que­
sto è l' uni co caso, a noi noto, di sopravvivenza dell'antico culto in
Europa. Larruale uso rradizionale appare tuttavia occasionale e di
tipo '< Iudico", senza obbedire a moti vazioni magiche. sacre o di cul­
to, ma è certo che questo fungo veni va più diffusamente consumato
negli ambienti rurali marginali (pastori , carbonari , contadini isola­
ti), fino all e prime decadi del XX secolo.
Lo stesso autore ha taccolto una leggenda, diffusa nelle valli dei Pire­
nei dell a regione di Andorra (nel versante spagnolo) . in cui ri copre
un ruolo significativo una "pianta magica" che, per il tipo di raccon­
to in cui è inserita, e per l'ambi ente di interesse ernomicologico in
cui è nato il racconto, potrebbe essere un "paravento" dietro al qual e
si nasconde ragarico muscario. La leggenda pone gli avvenimenti
nell' ambiente mitico del paradiso terrestre:
Adamo non poteva rivolgere una sola parola alla SUd compagna de!
paradiso, Eva, pe1'ché questa non parlava mai. Adamo andò quindi
l I I
a lamentarsi da Nostro Signore per il mutismo della sua compagna e
per l'assopimento che si era venuto a crerJre fra loro due, a causa di
tale atteggiamento. Allora Nostro Signore gli consigliò di raccogliere
una pianta magica che cresceva in Paradiso, e dificcarla nella bocca
di Eva: in questo modo le avrebbe eccitato la parola, e Adamo avreb­
be così potuto ascoltarla. Così foce Adamo, ma in luogo di una pian­
ta, come gli aveva consigliato l'-lostro Signore, gliene diede due. Eva
reagì, e iniziò a parfare e a spettegolare con tanta fùria, che non
smise pa tutto il giorno. Adamo tornò dal Signore e gli spiegò che la
sua compagna non smetteva mai (di parlare). Dio gli rispose che
questa sarebbe stata la sua punizione per aver ecceduto nella dose. l i
Possiamo qui facilmente riconoscere il tema della loquacità, come
uno degli effetti generalmente Ticonosciurj nell'esperienza con
l'agarico muscario, e che in questa leggenda gioca addirittura un
ruolo-chiave di tutta la vicenda.
LAmanita muscariaè stata utilizzata anche presso le popolazioni ame­
ricane. Numerosi indizi fanno supporre una conoscenza e un uso di
questo fungo fra le antiche popolazioni Maya. In Guatemala e nel
Messico meridionale è stata rinvenuta una serie di reperti archeologici
in pietra - denominati mushroom-stones, "pietre-fungo" - che hanno
appunto la forma di un grosso fungo, alla cui base sono frequente­
mente inserite immagini solari, di individui in atteggiamenti di ado­
razione o estatici, o di animali, tra cui il rospo. I più antichi di quest i
reperti datanò ai 1.500-1.000 anni a.c., ovvero al periodo di forma­
zione della civilrà Maya. Questi reperti potrebbero aver fatto parte
dei parafernalia di un culto dell 'agarico muscario, che cresce effetti­
vamente nelle zone montuose dell'America centrale.
18
Si sono volute riconoscere rappresentazioni di Amanita mW'cariaan­
che in alcune scene dei Codici Maya, 19 e un dato decisivo e aJ
contempo sorprendente, consiste nel fatto di aver incontrato, fra le
attuali popolazioni guatemalteche, la medesima associazione simbo­
lica che si incontra nelI'eurasia fra l'agarico muscario e il fulmine,
tradotta nella credenza che questo fungo nasca nei luoghi ove cado­
no i fulmini.
l o
1n effetti, questo e altri parallelismi etllomicologici evidenziatisi fra
l'America centrale (e settentrionale) e l'Asia, vengono spiegati am­
mettendo l'esistenza di una radice culturale comune, da collocare
nei periodi in cui i due continenti erano collegati fra di loro attraver­
112
so quella fascia di terra (denominata Beringia), che ora è sommersa
dalle acque dello stretto di Bering. In pratica, le popolazioni umane
che, diversi millenni fa, dall'Asia poterono così raggiungere e popo­
lare l'America del Nord, avevano portato con se la conoscenza
dell' agarico muscario, e la relativa sfera di associazioni simboliche.
Una delle divinità maggiormente adorate dagli attuali maya Tzutuhil,
stanziati attorno allago di Atidan, è Maximon, «un complesso pro­
dotto del miscuglio, a numerosi livelli e in numerose fasi, del rituale
e delle credenze maya e della Chiesa Romana Cattolica»,21 derivante
dall'antica divinità maya Mam. Maximon è rappresentato da un'effige:
un pupazzo di legno, senza braccia e con corte gambe, vestito con
abiti di stoffa, con una maschera sul volto e con Ulla sigaretta in
bocca, simboleggiante le proprietà curative del tabacco. Per tutto
ranno è custodito in una stanzetta, costruita per il suo culto, accan­
to alla chiesa del villaggio. Durante la Settimana Santa, Maximon
diviene oggetto di culto per una moltitudine di indios, i quali seguo­
no con fervore le processioni e i riti di svestizione, lavaggio dei vesti­
ti, e vestizione del pupazw.
Esistono differenti leggende su Maximon, in cui racconti mitologici
originali vengono confusi dall'elasticità interpretariva dell e
rielaborazioni folcloriche. Bernard Lowy ha riportato una di queste
leggende relative all' origine di Maximon:
C'erano un tempo dodici alberi sacri, ciascuno di loro associato a un
diffirente fongo. I Nahuales decisero di scegliere uno di questi alberi
per governare sugli uomini [che abitavano] sulla terra. A ogni albe­
ro, a turno, venne chiesto se avesse voluto accettare la pesante respon­
sabilità. Solo uno accettò, un ben poco promettente candidato di
bassa statura, chiamato Ch' iip o Fratello il1inore. Egli disse che ave­
va fotto un sogno o una visione, nella quale egù era diretto a cercare
una certa collina ai piedi del vulcano San LucaJ
2
, dove un albero
chiamato palo de pito cresceva, attorniato da numerosifonghi. Ap­
pena egli raggiunse l'albero? si alzò un forte vento, proveniente da
sud, portando con se un violento uragano, e l'albero venne spaccato
da un folmine. L'albero era cavo, e all'interno Ch'iip osservò un
vago viso, ch'egli quindi procedette a intagliare dal tenero legno. Questa
effige divenne il dio Maximon. Ogni colpo di coltello di Ch'iip era
accompagnato da una parola sacra, e ogni colpo, similmente, diede
origine a una nota musicale, tono o timbro. Le note fornirono le basi
musicali per i canti tradizionali. Quando Maximon fu completa-;
113
mente formato, ogni Nahua! conferì al nuovo dio creato uno speciale
potere. Quindi, ve1me comandato a lWaximon di alzarsi, perché era
da provare se eglifosse o meno in grado di utilizzare i poteri conferi­
tigli. Gli venne portato davanti un ,ordomuto del villaggio, e a
Maximon venne comandato di curare la. sua infermità.
23
Secondo un'altra versione della leggenda, raccolta dallo Stesso Lowy,
un frammento di uno dei funghi che crescevano attorno al palo de
pilo fu dato da mangiare all'uomo, il quale subito ringiovanì, e l' in­
fermità scomparve. I Nahual es erano compiaciuti, e Maximon fu da
allora il protettore dell a geme Tzuruhil.
Non è chiara l'esistenza dei dodi ci alberi , ciascuno associato a una
differente specie di fungo: potrebbe trattarsi di un tema di influenza
cristiana, come indicherebbe la presenza- del numero dodici, Che
poi il fungo associato al palo de pilo debba essere inteso come Amanita
muscaria, lo testimonierebbero il ca rattere sovrannaturale delle vi­
cende in cui è inserito, e la propri età curativa ad esso conferita, spe­
cificata nella seconda vers ione. Secondo Lowy, si rrarra del fungo
divino, noto fra i Quiché come kaku/ja, identifìcato come Amanita
muscaria, che prende il nome dal dio maya che lo personifi ca. N
Il racconto comiene un mito del le origini (di Maximon, delle note
musicali , deU' azione di curare i mal at i) , e i funghi avevano inizial ­
mente un ruolo-chiave neU'esposizione degli eventi. probabilmente
perduro nelle rielaborazioni posteriori. Ri guardo al paio de piro, va
ricordato che l' asse di legno di cui è costituito il pupazw di Maximon
attualmente adorato', è fatto di questo tipo di albero: si tratta
dell' Erythrina rubrinervia Humb. , Bonpl. & Kunth, 25 che produce
numerosi semi rossi. Tali semi sono tossici, si riti ene siano dotati di
proprietà magiche, e in Guatemala sono comunemente usati come
parafernalia dei curanderos,
Da notare, ancora, la presenza nel racconro del tema del fulmine,
causa del l'abbattimento dell'albero (palo de pito) , da cui ebbe origine
Maximon e la sua prima effige in legno.
Per quanto riguarda gli indiani dell'America settentrionale, esistono
pochi e isol ati dati che att.estano un impi ego del fungo muscario. Si
ha qualche notizia di un suo uso sciamanico e per scopi diagnostici
presso alcune popolazioni algonchine - Oj ibwa, Montagnais, Abenaki
- abi tanti la regione dei Grandi Laghi.
Presso questi gruppi, esiste la credenza secondo la qual e dopo la loro
11 4
morte, essi andranno in paradiso. ove trascorreranno il tempo man­
giando fungh i e avendo rapporti sessuali tra 10ro.
26
Nel 1975, R.G. Wasson ebbe l'opportunità di incontrare una
sciamana O ji bwa, Keewaydinoquay, una delle ulcime detent ri ci del­
le conoscenze tradizionali del suo popolo. Sfruttando l'abili tà di scri­
vere e di parlare nella lingua inglese. essa ha compilato un breve
resoconto suUe credenze e tradizioni micologiche dell a sua tribil
27
e.
soprattuteo, ci ha lasciato un racconto completo e affasci nante. la
"leggenda dei Miskwedo", di natura mi tologica, riguardante l'origi­
ne dell ' uso del miskwedo, il fungo muscario:
Attenzione, racconterò una storia, una storia del Popolo. una storia
del Miskwedo, quel fungo dal cappello rosso che è il bambino spiri­
tuale di Nokomis Giishik, l'Antenato Cedro, e di Nimishomiss
Wigwass, il nostro Antenato Betulla. Ascoltate e apprendete.
Sicuramente questo racconto è vero, poiché fÌt raccontato dai nostri
onorati progenitori. Ora, ciò accadde molto, molto tempo fa, innu­
merevoli lune sono passate da allora e innumerevoli sentieri sono
stati percorsi; sipensa [che avvenne] in uno degli accampamenti tem­
poranei durante la Grande Migrazione del nostro popolo atrrave>"SO
il continente di Minissah, dal territorio del sorgere del Sole, verso
quello del calare del Sole, quando il Divino Megis ci conduceva alla
nostra dimora, la terra promessa di Keewaydinaukee.
C'erano due fratelli, così giovani che non avevano ancora 17.Cevuto i
loro nomi di adulti; erano fratelli di sangue, enrrambi figli della
stessa donna del clan del Gufo e dello stesso uomo del cum dello Sto­
rione. Il primogenito si chiamava Fratelw Maggimt!, e il secorldogenito
era chiamato Fratello Minore. Vivevano soli (Oh, Wa-ey-eah), poi­
ché i loro genitori erano morti con valore lungo il tragitto durante Id
Grande Migrazione. Oh, Wah-ey-eah! Cacciavano la stessa selvaggi­
na, mangiavano lo stesso cibo, e condividevano tutto in pace e anno­
nia - e questo era buona cosa. Ahauw.'
Ora, un giorno, nel luogo dove è raccontata questa storia, i ragazzi
erano molto affamati, avevano lo stomaco vuoto. Poiché c'erano delle
montagne là vicino, si arrampicarono sui pendii rocciosi in cerca di
cibo. Alla fine, giunsero a una grande grotta, collocata in alto, sul
lato della montagna. Parve 10'"0 che dall'apertura della grotta prove­
nisse della luce. Udirono una musica stupefacente, una musica simi­
le al ronzÌo di innumerevoli api. Con molta attenzione, e senza far
rumore, i.FatelLi si avvicinarono, scrutando con curiosità attra:versol
11 5
tapertum. Videro un beLlissimo prato nel quale crescevano molti jùn­
ghi alti, bianchi e rossi - erano beLLissimi wajashkwedeg - che volteg­
giavano, bisbigliando e mormorando, cantando una strana canzone
di aUf}-trio, sotto un cielo briLlante di Luce solare.
Veloce come un fulmine, Fratello Minore balzò attraverso l'apertura,
correndo con giOi·OSO abbandono nel prato deifitnghi mormoranti.
"Fermati! Aspetta! Fermati! - urlò Fratello Maggiore - Non sappia­
mo quali ~ f i r i t i ci sono in questo luogo. Non sappiamo cosa potreb­
bero essere.
Ma Fratello Minore nOn si formò. Era difotto già andato!
Fratello Minore corse verso il fungo più alto, più grande, più. rosso e
più bello di tlttti. Una bianca peluria simile alle piume dei copricapi
dei guerrieri indiani ondeggiava sul suo cappello rosso. Striscie bian­
che trasparenti simili a frange di nuvole turbinavano ritmicamente,
mentre il jùngo girava su se stesso. Fratello Maggiore guardò inon'i­
dito Fratello Minore diventare un tutt'uno con il gambo del fungo
gigante. Vide che a Fratello Minore stava spuntando un cappello
rosso fi.toco. ALl'iniz io lentamente, poi sempre più veLocemente, Fra­
tello Minore si mise Il ruotare al sole. Fratello Maggiore era inorridi­
to. Subito notò dove era sitllato il fungo gigante e la posizione del
piccolo fongo che em stato un tempo suo FrateLlo Minore. Poi corse
via. Corse ta1'lto velocemente quanto le sue gambe potevano regger/o,
lontano dal prato stregato, lontano dalla grande grotta, lontano da
quel terribile foro sul lato della montagna. Corse giù per i sentieri
tortuosi egiù per i pendii rocciosi, senza maiformarsi. fino a che non
!fIunse al v!,"aigio.
:Awoohee.' .
Diede l'allarme agli anziani e agli lIomir'; della medicina. Veloce­
mente raccontò loro tutto ciò che era accaduto.
"Cosa devo fore? - supplicò - Ditemi, oh Saggi, come salvare il mio
piccolo fatellino':
Gli anziani e gli uomini deLla medicina si guardarono fta loro. Scos­
sero la testa.
"Non abbiamo mai udito una cosa simile - dissero - Dobbiamo chie­
dere al Tamburo ':
Dopo aver consultato il Tamburo, che era un Tamburo della Medici­
na, dissero, :.. "Abbiamo una risposta, ma è complicata. Ecco ciò che
devi fore. Devi ricordare ogni parola. Devi andare al luogo chiama­
to il-luogo-delle-Sabbie-Magicbe. E' un'alta scogliera lungo il lago,
con una ripida scarpata e grandi onde che riducono le rocce in sab­
116
bia. Lì potrai raccogliere le sabbie magiche, Onoman. Mettile in
una borsa di pelle di cervo con sacro tabacco, e stringi bene illacdo
quando la chiudi. Pensa a una preghiera di ringraziamento agli
Spiriti di quel posto per aver creato Onoman (le sabbie magiche).
Continua a correre lungo il sentiero fino a che non giungi a il-Luo­
go-Dove-Crescono-gli-Alti-Alberi-e-Nidificano-Ie-Aquile. Trova l'al­
bero più alto e il nido dell'aquila più grande. E' l'Uccello del Tuono.
Devi prendere quattro penne dalla sua coda. Rivolgi all'Uccello del
Tuono una preghiera di ringraziamento e di supplica, mentre conti­
nui a correre in direzione della montagna. Segui lo stesso sentiero
verso il luogo dove la luce della grande grotta splende, attraverso
l'apertura sulla parete della montagna. Quindi mettiti di fonte al­
l'Est con le pen,!e di aquila in mano, e chiedi a Gitchi Manitou di
benedirle. Individua il fungo più grande e più bello. Lui è il capo.
Entra ne! prato stregato più in fretta che puoi, conficca una piuma
d'aquila nel gambo del capo. Smetterà di girare. Poi individua il
Miskwedo più saggio di tutti, il fungo più anziano che sta sporulando,
quello con maggior influenza. Più velocemente che puoi, conficca
un'altra piuma d'aquila nel gambo di questo fungo. Anch'egli smet­
terà di girare. Ora, la terza piuma daquila dovrà essere conficcata
nelgambo delfungo che sai essere Fratello Minore. Poi vma la borsa
di magica Onaman tutta sopra di lui. Con molta attenzione, ri­
muovi ogni pezzetto di questo fungo, dal lucido cappello fino al bul­
bo alla base. Non romperne neanche un pezzettino, altrimenti si
romperà anche una parte di Fratello Minore. Portando ilfungo con
te, affettati verso l'apertura nella montagna. Fermati solo perporre
l'ultima piuma d'aquila protettiva nell'apertura della grotta, quindi
continua a scendere lungo il sentiero, più veloce che puoi. Questo è
ciò che si ritiene tu debba fare. Mano a mano che ti aLLontanerai
dalla montagna, il carico (il ttlO Fratello-fungo) diventerà sempre
più pesante, fino a che tornerà come era in passato. Ci sarà tuo Fra­
teLfo Minore a correrti a fianco. Anche se Lo vedrai accanto a te, come
era un tempo, non parlare, non fennarti. Correndo, tornerà sempre
più come era una voita, eccetto che per una cosa - unapiuma d'aqui­
la sporgerà dalla pelle di Fratello Minore. E là dom-à sempre rima­
nere".
Tutte queste cose accaddero. Accaddero come era stato presagito che
accadessero. Fratello Maggiore ricordò chiaramente ogni particoLare.
Fece esattamente ciò che gli fu detto, procurandosi Le magiche sabbie
e le piume d'aquila. Passò attraverso ilforo sulla parete della montd­
11 7
gna, infilando le penne d'aquila protettive e versando le magiche
sabbie su Fratello Minore. Salvò Fratello Minore, il quale sembrò
tornare come era prima, eccetto che per una strana cosa: una piuma
d'aquila sporgeva dalla sua pelle, proprio come fosse cresciuta lì! I
due ragazzi scesero assieme rapidamente per il sentiero, e tornarono
all'accampamento del Popolo. Li ripresero a vivere, nella medesima
dimora, in pace e in armonia. E questo era cosa buona. Ahauw!
Passarono molti giorni e moLte notti. Lentamente, le cose iniziarono
a cambiare. Wah-ay-eah. Fratello Maggiore si alzava alla mattina
col cuore pieno di tristezza e appremione. Si preoccupava e si preoc­
cupava ed era infolice. Wah-ay-eah. Fratello Minore, al contrario, si
alzava sorridente ogni giorno, iL suo cuore era pieno di folicità e Le :ìUe
labbra cantavano allegria. Ahauw, Zahwendahmowin!
Ora, Fmtello Maggiore si accorse che Fratello M i n m ~ andava di fre­
quente dietro il wigwam
28
per orinare. Vi stava più a lungo deL ne­
cessario, e in particoLare, con la luna piena vi stava per molto, molto
tempo. Alla fine, Fratello Maggiore, al quale non piaceva spiare,
decise che per il bene di suo fratello doveva semplicemente indagare.
Così andò dietro al wigwam e scoprì che, proprio come aveva pema­
to, Fratelfo Minore non stava orinando. Era già sceso per ii sentiero
che porta nella foresta. Fratello Maggiore lo seguì di nascosto, fino a
che giunse i11 una radura.
E cosa vede' Vede Fratello Minore in piedi al centro di uno spazio
aperto, con un folto gruppo di persone attorno a Lui. Le braccia di
Fratello Minore sono allargate, distese come l'ombrello di un fongo. I
suoi vestiti sono bellissimi, di un rosso brillante, e ciuffi di bianche
piume gli adornano la testa. Con una voce aita e vibrante di feLicità.
come il ronzio di innumerevoli api, egli canta al Popolo:
"Per la mia esperienza sovrannaturale,
Nella terra dei Afiskwedo,
Possiedo una cura pe,. aLleviare j vostri mali,
Pe,. scacciare tutte Le vostre infelicità.
Se soio von'ete avvicinarvi al mio pene
E prendere le eccitanti acque che da esso sgorgano
Anche voi potrete essere felici per sempre"
Ogni volta che le nubi oscurano la luna, egli orina. La gente racco­
glie la sua orina nel mokukeg. 29 Bevono questo liquido, che è stato
dato loro come una benedizione dagLi spiriti Miskwedo. Tutti i mem­
118
bri del culto delfongo, tutti i devoti del Miskwedo, Fratello Minore,
che è il fungo capo, il capo tamburo, i tre anziani e i tre gruppi di
officianti minori, si alzano a turno e cantano la loro canzone
Miskwedo. Per tutto il tempo queste persone cantano le loro allegre
canzoni, i loro cuori sono forti, ciascuno fa il favoro di dieci.
Wah-ay-eah, povero Fratello Maggiore! Non capiva le vie del fongo
dal cappello rosso. Non capiva l'uso del liquido del fongo dorato e
delf'e!ùir del pene. Continuava a essere sospettosa.
"Nulla di buono può venirne': si lamentava. Brontolava, si preoccu­
pava ed era infolice. Oh Wah-ay-eah.
Nemmeno Fratello Minore comprese i meccanismi del Sacro Fungo.
lvIa seguitò a essere feLice, e tutta la gente che Lo seguì continuò a
vivere in una stato di beatitudine.
E così fu e così continuò a essere sino ai nostri giorni, ora in questo
fuogo e in questo tempo, come era già allora e come sarà in foturo.
Tutte le persone che sono FRATELLI MAGGIORI, come Fratello
M a ~ i o r e nel nostro racconto, sono infelici perché non capiscono. Bron­
tolano, si preoccupano elitigano. Nemmeno i FRATELLI MINOR!
di questo mondo capiscono, ma bevono ancora le acque de! fongo
dorato e sono felici. Bevono l'Elisir del Grande Miskwedo, e in que­
sto modo viene rivelato molto del sovrannaturale e di altre conoscen­
ze. E' il kesuwabo - il liquido Potere del Sole - Kesuwabo. Ahauw!
Jahwendamowining, ahauw!'o
E' un bel racconro, complero e ricco di temi simbolici arcaiCI; vi
rientra una buona parre della sfera simbolica che ruota attorno
all'agarico rnuscario, e chissà quanti altri miti riguardanti l'origina­
rio incontro dell'uomo con questo fungo erano caratterizzati da una
simile ricchezza di valenze simboliche e di particolari.
Come viene riportato all ' inizio del racconto, l'agarico muscario è il
figlio (il "bambino spirituale") di due divinità arboricole: l'Antenato
Cedro e l'An tenato Betulla. La berulla è uno dei più diffusi alberi
alla cui base vive e fruttifica l'agarico muscario.
La caverna nella montagna, con l'entrata a forma eli foro, qui prescelta
come spazio riservato alla geografica fantastica e mitologica, è un
elemento che suggerisce una certa antichità del racconro, riportan­
daci al mondo dei popoli cacciatori-raccoglitori, che utilizzavano le
caverne come sede dei riti iniziatici. Le penne della coda di un' aquila
- e non di un'aquila qualsiasi, bensÌ dell'Uccello del Tuono - sono un
oggetto peculiare degli "uomini della medicina" delle tribù inoliane

119
del nordameri ca; l'aquila è uno degli uccelli preferiti dall'iconografia
del "volo" sciamani co; il tuono, come si è vi sm, ha strette relazioni
mitologi che con l' agarico muscario nell a rona in cui ebbe origine il
suo culto, l'Eurasia.
Normal Morriseau, un indiano ojibway, ha riportato un'altra versio­
ne di questo racconto, che differisce da quell a di Keewaydinoquay
in numerosi parti colari.
31
Nel racconto di Morriseau, i due fratelli si
chiamano Corrente Rapida e Nuvola d'Argentoj entrambi affamati ,
si incontrano per caso davanti all'apenura dell a roccia, durante l'in­
seguimenro di un cervo. l'apertura della roccia, at u averso un tun­
nel , conduce a un vasto prato disseminato di funghi rossi, intorno ai
quali sciama un gran numero di api ronzanti e di inserti colorati. In
questa versione, vi ene specifi cato che il fratello minore (Nuvola d'Ar­
gento) si trasforma in fungo poicli.é mangia alcuni di questi fun­
ghi." Inoltre, non furono gli anziani e gli uomini dell a medicina (gli
sciamani) a ri velare a Corrente Rapida la fo rmul a per riportare suo
fratello alla sua forma umana, bensÌ un orso, che era considerato
sciamano, il cosiddeno "O rso degli Sciamani".33
Il motivo dell'urina allucinogena di colui che consuma l'Amanita
muscaria è ben sviluppato in entrambe le versioni . II mokukeg, il
contenitore per l' urina fabbricato con correccia di betulla, l' albero
SOttO cui cresce il fungo, ri corda molto da vicino quelli impi egati per
i medesimi scopi fra le popolazioni siberiane. Attraverso la chi arezza
con cui è presentato il motivo dell'urina nel racconro OjibwJ, è pos­
sibile comprendere megli o il tema delle "Acque dell a Vita" presenre
nella mitologia dei Kwakiurl e di altri gruppi di India ni . Esse vengo­
no considerate un do no fatto dalle divinità agli eroi culturali antena­
ti , e altro non sono se non urina umana o, meglio, "urina degli dei".34
Nel racconto di Keewaydinoquay, si potrà notare una certa opposi­
zione funzi onale nell e due figure di Fratello Maggiore e Fratello
Minore, un' opposizione che si viene a creare in seguito all 'avventura
vissuta nella caverna e al contano col magico mondo del fungo. 1n­
fani , inizialmente, i due fratelli vivevano in pace e in armonia, e
facevano insieme ogni cosa. La diversità subentra nell 'approccio con
cui i due fratelli si rivolgono ai funghi ; una differenza di valutazio ne
che giunge a influenzare il loro stesso modo di vivere. Luno (Fratello
Minore, colui che ha accen am la "via del fungo") fa deri va re da que­
sto approccio un'arritudine positiva alla vita, il secondo una negati­
va. Questa opposizione, e la sua estensione a tutti i Fratelli Maggiori
e i Fratelli Minori di questa terra (gli uomini), potrebbe essere una
120
proi ezione mirologica di un periodo più tardo, nel qual e si presenta­
rono problemi di accettazione del la "via del fungo", all'interno delle
modalità di approccio al sacro, adottat i dall e popolazioni Ojibwa.
L1 parte finale del racconto vorrebbe quasi porsi in difesa della "via
del fungo" dagli attacchi di coloro che a quei tempi la osteggiavano,
offrendo moti vazioni che potrebbero apparire pill che mai attuali.
E' interessante, infine, la puntualizzazione quasi filosofica del fatto
che non solo i Fratelli Maggiori , ma neppure i Fratelli Minori , pur
avendo scelto la "via del fungo", comprendono il "funzionamento",
il modo di agite del fungo sull a psiche umana, il motivo dell' esisten­
za di tutto ciò. Quindi , per la moral e fìnale del tacconto (probabil ­
mente un'aggiunta posteriore), l'importante non è cercare di com­
prendere, di rendere logici i meccanismi del la magi a e dei mi steriosi
stati della coscienza, bensì di penetra re in quei mondi del la psiche
che, grazie al la sua natura, è Stato concesso all 'uomo di visitare.
Altri funghi
rer quanto riguarda i funghi allucinogeni differenti da ll 'Amanita
muscaria, in particol are quelli psilocibinici , appare quasi anomala la
mancanza pressochè tOtale di racconti che si possano ricondurre a
un loro mito d'origine.
Unico caso, del resto interessantiss imo, è un racconto riportato in
un anti co libro giapponese, riferibile al fungo Gymnopilus spectabilis
(Fr.)A.H. Smith ' 5 E' un fungo diffuso in tutto l'emisfero occidenta­
le, e le sue propri età psicoarrive sono state pill volte verificate in
Giappone e nel Nord America, menue in Europa questa specie non
sembra produrre effetti analoghi .'·
In Giappone, il maitake ("fungo danzante") - come viene qui chia­
mato il Gyrnnopilus spectabifis- sembra avere avuto in epoche remote
una certa importanza legata al suo culto. come dimostra il racconto
di seguito riportato. Esso fa parte del Konjaku monogatari (,' Novelle
del passato"), una coll ezione di racconti e di aneddoti provenientj
dall ' India, dalla C ina e dal Giappone, compilata verso la fine dell'XI
secolo dopo Cristo. Il racconto è originario della cultura giapponese:
Molto, molto tempo fo, alcuni taglialegna partirono da Kyoto, in
12 1
direzione delle montagne di Kitayama, e si S'marrirono. Non sapen­
do dove andare, quattro o cinque di loro si stavano lamentando della
loro condizione, quando udirono [le voci di} un gruppo di persone
provenire dai tecessi deLle montagne. f tagiialegna si domandarono
con sospetto che sorta di gente avrebbe potuto essere, quando quattro
o cinque monaci buddisti fuoriuscirono danzando e cantando. Ve­
dendo!i, i tag!ia!egna si spaventarono, pensando che monaci che dan­
zano e che cantano non potevano di certo essere esseri umani, bensì
dovevano essere spiriti o demoni. E quando; monaci li Jcorsero e si
diressero verso di Loro, i taglialegna si impaurirono molto e si chiese­
ro: "Come possibile che dei monaci jfloriescano così dai recessi dei
monti, danzando e canta'ndo?".
J monaci alLora dissero: "La nostra apparizione, mentre danz iamo e
cantiamo, vi ha indubbiamente impauriti. /VIa noi siamo soLo dei
monaci e viviamo qui vicino. Siamo venuti per raccogliere fiori da
offrire a Buddha, ma dopo essere tutti insieme saliti suLle colline,
abbiamo smarrito la strada, e non abbiamo [Più] potuto ricordare
come uscire [tornare]. Quindi ci siamo imbattuti in alcuni jùnghi, e
sebbene ci siamo domandati Je non ci saremmo avvelenati mangian­
doli, eravamo affamati, e abbiamo deciso che era meglio raccoglierli
piuttosto che morire di fame. Ma dopo averli raccolti e arrostiti,
trovammo che erano piuttoJto deliziosi, e pensando "Come sono buo­
ni.": li mangiammo. Ma appena terminammo di mangiarh no­
tammo che eravamo costretti a una danza incontroLlabiLe. Proprio
mentre pensavamo: <'Che strano! Abbastanza strano noi. .. ". !
taglialegna non finirono di soprendersi per una storia cosÌ inusuale.
Ora, i tagLialegna erano molto affamati e pensarono: "Piuttosto che
morire, chiediamone un po' per noi': E così essi mangiarono alcuni
dei numerosi fimghi che i monaci avevano raccolto, cosicchè anch'essi
fitro"o costretti a danzare. In quella condizione i monaci e i
tagliafegna rùero e danzarono girando intorno tutti assieme. Dopo
qualche tempo, f'intoSJicazione sembrò dissiparsi, e in un qualche
modo tutti ritrovarono le loro separate vie per tornare a casa. Da
aLlora, i jùnghr'37 sono stati chiamati maitake.
38
Un anno dopo la pubblicazione di j.H. Sanford nella quale veniva
riportato e discusso questo racconto, Wasson
39
ne riportò e ne di­
scusse una traduzione inglese dal testo o ri ginale giapponese, che dif­
ferisce in diversi particolari dalla versione di Sanford. In parti colare,
nel passo relativo all'incontro dei monaci con i funghi , anzichè do­
122
mandarsi se mangiandoli ne sarebbero rimasti avvelenati, Wasson
riporta che i monaci erano a conoscenza del fatw che i funghi li
avrebbero resi "brilli".
Sanford vede in questo racconto la rappresentazione fantas iosa di
Ulla intoss icazione collett iva da funghi , verifìcatasi realmellte molto
tempo fa, datando addirittura questo evenco storico attorno al 1.000
d.C.
40
Tuttavia, questa interpretazione appare un poco semplicista:
di intossicazioni involontarie provocate dal maitakese ne sono sem­
pre ver ificate, ed è evidente la sovrapposizione deW interpretatio
buddi sta. Ad esempio, è possibile che nel racconto originario non
fossero monaci buddisti gli esseri incontrati dai taglialegna, bensì si
trattasse di spiriti O di tengu, noti folletti del folclore giapponese,
caranerizzati da lunghi nasi rossi, più credibili abitanti dei recessi dei
monti. E in effetti, nel racconto sono gli stessi taglialegna a meravi ­
gli arsi e a domandarsi come sia possibil e che dei monaci buddi sti
fuori escano dai recessi dei monti. A differenza di come lo ha inter­
pretato Sanford, è pill plausibile che questo racconto narrasse ini ­
zialmente delle origini, dell ' uso e del culm dei funghi maùake. In­
contriamo qui, di nuovo, i mot.i vi dello smarrimento nel bosco e
della fame come condizione di "crisi" di sopravvivenza, che predi­
spone al primo incont ro fra l'uomo e il vegetale psicoattivo.
Minamoto Takakuni ( 1004-77), colui che compilò il Konjaku
monogllfari, aggiunse al testo il seguente commento: I maitake si tro­
vano ancora, ma coloro che li mangiano non eseguono più danze. E'
costume affermare che ciò era un evel1[o inspiegabile.
41
In effett i, ai
tempi di Takakuni , il termine maitakeveniva associaro a un differen­
te tipo di fungo, commestibile.
42
Il racconto o rigi nari o ha evidente­
mente subi to variazioni, probabilmente operate da copisti che non
ne comprendevano più il senso. giungendo a confondere la specie di
fungo coinvolta.
Un tema comune anche al racconto Oj ibwa, è quello della danza e
dei canti che caratterizzano i momenti di culto coll ettivi e, sorpren­
dente analogia, il luogo originario dell' incontro con i funghi è una
"caverna nella montagna" nel primo racconto, e all ''' interno delle
montagne" nel secondo. II moti vo dell'ilarità e del riso, esplicitato
anche da uno dei nomi popolari del fungo, owaraitake ("fungo del
riso", "fungo che fa ridere"), è in funzione del la credenza che tali
manifestazioni siano un suo peculiare effetto.
43
[n un gr uppo di commedi e comiche scri tte in Giappone nel XIV
secolo, una di queste, intitolata Kusabira ('(Fungo"), proveniente d<Jlla

123
regione di Kyoto, racconta di uno yamabushi, un prcte montano
itinerante, che vcnne chiamato per liberare un giardino da una pletora
di funghi , mediante esorcismo. Egli si sforzò con una preghi era e un
incantesimo dopo l' altro di svolgere il suo compiro, ma i funghi re­
agivano crescendo sempre più velocemente, sino a mettere lo
yamabusj}j in condizione di volare.
44
1 funghi di cui tratta questo
racconto sono quasi certamente di tipo psicoattivo, all a luce dell a
loro capacirà di fare "volare" una persona, un prete. Nonostante nel
racconto non sia presente alcun tema rel ativo all' ori gine dei funghi,
rimane un'inreressante testimonianza dell a vivacità che, un tempo,
caratteri zzava il rapporto uomo/funghi allucinogeni nell 'arcipelago
giapponese.
Un tema comune ad alcuni miti apparténenti a culture molto diffe­
renti fra loro, riguarda, piuttosto che l'origine dei fu nghi, l' origine
di uomini - caposti piti di popolazioni - che nascono da funghi .
[n un passo della cosmogonia dei Toba Batak, dell a regione central e
di Suma tra, un grande fungo nasce nel luogo ave erano cadute le
lacrime di Sideak Parudjar, una di vinità femminil e primordiale, as­
sociata alla luna. Q uesto fungo viene curato per un periodo di nove
mesi, fmo al momento in cui si spacca, e da esso fuoriesce un bel
bambino, Datu Tantan Debata (,'Spirito mandato gl i, da Dio"), che
diventerà un importante antenato dei Batak.
45
Marco Polo, parlando degli Uighur dell a Mongolia, riportò la cre­
denza per la quale il loro primo re non era di origine umana, ma
nacque da una di q u ~ l I e escrescenze che la linfa produce sulla conec­
eia degli alberi , escrescenze che noi designamo col nome di esca. Da
lui originarono turti gl i alt ri Khan.
4G
Ritroviamo un motivo affi ne nell' anti ca mitologi a greca, nei luoghi
letterari in cui si argomenta sull'origine di città e di popolazioni
micenee. II tardo autore latino Ovi dio affermava
47
che, nei dintorni
di Corinto, gli abitanti primigeni erano funghi
l
cheSisifo - ill eggen­
dario fondatore d i questa ci ttà - tramutò in uomini. Diversamente,
lo storico e geografo greco Pausania riporta di aver sent ito racconta­
re che una volta, assetato, (Perseo) ebbe l' idea di strappare un fungo
da terra; sgorgatane acqua, ne bevve e, avendone provato piacere,
diede al luogo il nome di Micene." In effetti , nell 'etimologia degli
stessi nomi di Micene e di Micenei è evi dente la comune radice da
mykes, "fungo}), e gli autori classici presentarono tali temi miti ci a
spiegazione di questi termini. llicordiamo anche che una parola gre­
124
ca molto vicina alla precedente, rnykema, sta a indicare il muggiro di
un toro o il rombo di un tuono."9
Si inconn ano, occasionalmente, temi di racconti mitologi ci che as­
sociano il fungo al pesce e al membro viril e. Lanalogia simboli ca e
iconografica esistente fra il pesce e il fal lo è universal mente nota,
quanm quella esistente fra il fall o e l'uccello. Funghi - in questo caso
all ucinogen i - e pesci sono associat i fra di loro nei dipinti rupestri
del deserto del Sahara, antichi di 7.000 anni ;" il pesce potrebbe rap­
presentare l'animale sotto le cui spogli e le anime di coloro che han­
no mangiato i funghi effettuano ii "viaggio" neU' a] di là, non di rado
identificato con il mondo subacquatico.
In uno dei racconti raccolti da Gerardo Reichel-Dolmatoff nella re­
gione del Vaupés dell 'Amazzonia colombi ana;l e appartenente all 'et­
nia dei Tukano, si parla di un atto incestuoso a,\lvenuto fra cognati. Il
frateUo maggiore deUa donna, per vendicarsi, taglia il pene del fra­
tello. responsabi le dell'incesto, e lo getta nel fiume, dove si trasforma
in una particolare specie di pesce. Il padre di entrambi i fratelli , do­
tato di poteri sovrannaturali, e avvisato da un uccello, giunge in soc­
corso al fi glio evirato, e con il suo soffi o lo rianima. Quindi , estirpa
un fungo e lo pianta nel ragazzo; ma egli vive solo alcuni giorni e poi
muore. Allora la donna rimuove il pene arr ifLciale, che, gettam nel
fiume, si t rasforma in una seconda specie di pesce. Nel medesimo
racconto viene esplicitato che quando il padre Sole venne a creare
questo mondo, si masturbò nella foresta. Lunico testimone era un
fungo che aveva la forma di un pene; è chiamato abé-yéru, "sole­
pene" . 52
[n un miro dei Barasana dell'Amazzonia brasiliana, al figlio del Si­
gnore del Cibo viene amputato il pene. IJ padre allora lo rianima e,
per ovviare all a mmilazione, invelHa il Pene dell a Luna, una specie
di fun go che si svi luppa sul legno putrido, e che ancora oggi è chia­
mato con il nome impostogli dal Signore del Cibo. "
In tun'altra area cultu ral e e geografi ca, presso i Karadjeri del
Kimberl ey (Ausuali a nord-occidentale), in un mito incentrato sui
due frateUi ed eroi culturali Bagadjimbiri, quest i, a un ceno punto
delle loro avventure cosmogoniche, procurano i genitali ai primi
uomini e all e prime donne, che ne erano all ora sprovvisti, intaglian­
done la for ma in due speci e diverse di funghi, e attaccandoli quindi
nelle zone pubiche degli uomini e dell e donne.)" L'atto dell'evirazione
o dell'auro-evirazione è un tema piuttosto d iffuso nelle mitologi e
dell e popolazioni australiane e, di conseguenza, nel le simul aziqni ri­
125
ruali deUe cerimonie iniziadche che, periodicamente, rivivono i tempi
delle origini."
Infine, nel mi to dei Barasana, un'alua specie di fungo viene farro
ori ginare dalI' ipadu, la varierà amazzoni ca dell a phnta della coca:
Allora Dio della Terra si tolse di bocca lipadu,56 e con essa lIr1Se un
albero in due punti distinti, un poco più in alto e un poco più in
basso. L'ipadu si trasformò in una specie difimgo che ancora oggi si
forma sugli alberi."
Non sappi amo di quale fungo lignicolo si t rarti, ma è probabil e che
sia dotato di propri età psicoattive, verificata la sua discendenza mitica
da un altro vegetale psicoattivo, la coca. Del restO, non mancano
notizie, seppure rare, di utilizzo di funghi d' albero nell 'Amazzonia
per i loro effetti inebrianti o eccitanti .
58
l 26
PIANTE ECCITANTI
Coca
La coca - E'ythroxylum coca Lam. , famiglia delle Erythroxylaceae - è
la pi anta sacra per eccell enza del le popolazioni andine e di nUJnerose
tribù del l'Amazzonia. Si distingue in due varierà principali : la varie­
tà coca del le regioni montuose dell e Ande, e ia varietà Ipadu Plowman,
colt ivata nell a foresta tropi cal e.
La masricazione quotidiana del le foglie di coca è una prati ca larga­
mente diffusa fra gli indi os delle Ande, in particol are del Perù e della
Bolivia, e i reperti archeologi ci hanno evidenziato che il rapporto
dell ' uomo con questa pianta risale ad almeno 3000 anni. '
J\:fenrre nell e regioni andine le fogli e di coca vengono tenute sotto
forma di bolo nella bocca' per un certo tempo, e poi rigettate, nell a
foresta amazzoni ca le foglie vengono tostate e ri done a una fine pol­
vere che, dopo l'aggiunta dell e ceneri di alcune piante, viene intro­
dona nell a cavità oralcj gradualmente mescolata con la sali va, essa
passa quindi nello stomaco. G li effetti conseguenti a questi metodi
di assunzione dell a coca sono di tipo ecci tante ed euforico, con nore­
vol e riduzione dello stimolo dell a fa me.
Nelle Ande, l' uso della masti cazione dell a coca a un li vello cosÌ este­
so e abitudinario, fra la popolazione, origina dal periodo della con­
quista spagnola. rconquistatori, quando appresero che la coca ma­
sticata dava vigore fi sico e sopprimeva la fame, ne imposero l'uso fra
le migliaia di indios che lavoravano, in condizioni di semi-schiavitù,
nell e miniere, e in tal modo furono i promotori dell a sua diffusione
tra rutta la popolazione.
Nel periodo incaico, l'uso della coca era ristretto all a casta reale­
prelarizia, l' éli te del sistema reacratico. La coca era tenuta in massi­
ma considerazione dall ' Inca, il figlio del dio Sole, che la considepva

127
e la utilizzava come strumen[Q mediante il quale comunicare con la
divinità. Essa veniva religiosamente chiamata mama coca. In epoche
precedenti, pre-incaiche, l'uso della coca pare fosse diffuso fra i cacique
(capi-villaggio) , i preti e i guaritori o sciamani.
Secondo un mito incaico,J Manco Capac, il primo leggendario re­
dio Inca, quando scese sulla terra, porrò con sè la sacra pianta della
coca: in questa credenza è pal ese una diretta origine divina della pian­
ta.
Garcilaso de La Vega riportò, nei suoi Comentarios Reales del 1609,
un più elaborato mito d'origine in cui Manco Capac, tQ[almente
divinizzato, invia la pianta della coca agli uomini , per confortarli, in
un particolare momento di carestia e di sofferenza:
Durante un periodo di grande carestia e. di grande miseria tra le
tribù [neas, Mando Capac, erede del trono del Sole, gettò uno sguar­
do attento sui suoi figli delle Ande occidentali. Vide grande soffiren­
za, e più ancora lacrime, che per la loro abbondanza umettavano il
suolo sotto i loro piedi. Mando Capae inviò allora al suo popolo un
presagio, fotto da una cometa rossa e scintillante, che illuminava la
terra con i suoi lampi. Lo stesso Dio si trasportò fino alpalazzo del re
Montana, che si precipitò a riverire l'oracolo. Vide Dio sotto forma
di una foglia di coca in fiamme. Quando ilfuoco si spense, l'lmpera­
tore si chinò per prendere l'oggetto che il Dio aveva abbandonato
dietro di se. Comprese subito il messaggio. Mando Capae aveva indi­
cato il Cammino agli uomini. Grazie alla foglia di coca nessuno
avrebbe più sentito n'è la fatica nè la fame.
4
In una leggenda raccolta nel 1571 nella valle di Yucay (Cuzco), è
riportato che le prime piante della coca nacquero dal terreno in cui
era stata uccisa e ridotta a pezzi una bella fanciulla, colpevole di es­
sersi donata a tutti gli uomini che la desideravano.
5
A questa pianta si riferisco no anche le mitologi e dell e tribù
amazzoniche. Abbiamo già riportato un mito d'origine della coca e
dello yajé dei Desana della Colombia nel capitolo dedicato a que­
st'ultima pianta.
6
In esso, le due piante vengono fatte originare dalle
dita dell e mani e dei piedi di due sorelle divine gravide, al momento
del parto. Lassociazione fta la coca e le dita della mano si ripresenta
in un altro racconto Desana, in cui è riportato che d'aquila rubò il
dito della pianta della coca, e lo mangiò hno a che ne fu satollo».7
128
Nella cosmogonia dei Desana che occupano la parre brasiliana del
Rio Vaupés, J'ipadri (polvere di coca) è uno degli oggetti misteriosi e
invisibili che diedero origine a Bisnonna del Mondo, caposdpite della
genealogia divina e del crearo;8 la pianta è dunque considerata
preesistente all'a tro della creazione del mondo, e delle stesse divinità
che lo crearono. La coca esiste da sempre, " ineTeata".
Presso un' altra ttibll rukanoide dell a medesima regione del Vaupés,
incontriamo un mi to di ori gine dell a pianta dal corpo di un U0l110
morto. l i racconto appartiene al ciclo mitologi co dell'Anaconda gam­
bo-di-manioca. Yeba è suo figli o , mentre Yawira è la figlia
dell'Anaconda-pesce:
Yawira, ottenute dal padre le piante eduli coltivate, e portatele a
Yeba, gli ingiunse di clisboscarle un campo, e di non stare troppo a
preoccuparsi di suo fratello minore. Yllwira si fece aiutare da
il frateLlo minore di Yeba, Il trasportare i fasci di gambi di manioca
pronti per essere piantati, ma nel corso del lavoro, lo sedusse, facendo
l'amore lungo il sentiero, ai margini del campo, e, infine, in mezzo
allo stesso campo. Qui, 51/1punto di eiaculare, Nyake morì, e YalOira
ne distese il corpo per tracciare i filari delle piante di coca. Questa
era la coca-nyake, la varietà posseduta t!a allora in poi da! popolo di
Yeba, ed era diversa dalla coca dell'ANaconda-pesce. Quando Yeba
andò a raccogliere la sua coca, dagli arbusti sgorgò sangue umano.
Poi, YalOira ebbe un figlio. ilprogenitore dei Nyake Hino Ria ("Figli
detl:Anaconda Nyake'j, detti anche Rasegana, un sib [setta iniziatica)
di cantori/danzatori.
9
La rrasformazio ne del corpo del fratello minore in pianta di coca è
evidenziata dal motivo del sangue umano che fuoriesce dagli arbu­
sti. Nell'immagine dei ripetuti rappo rti sessuali, sul campo e sul sen­
tiero, v'è forse da ravvisare un rico agrario di fecondazione.
Riportiamo, di seguito, un mito sull'origine della coca e dell e isticu­
zioni del suo uso, registrato presso la tribù dei Càgaba - chi amati
anche Kogui o Kogi - che vive nella Sierra Nevada de Sanra IvIarta,
in Colombia, e apparti ene all a famigli a etoi ca degli Arhuaco. Sintana
è un eroe culturale Càgaba, mentre la Magri è la Madre del genere
umano, più nota col nome di Naowa:
Anticamente non c'era coca, e gli indios soffi-ivano fa fame. Sin tana
chiese la coca alfa Magri. Presso di questa viveva una donna piccolis­
129
sima; Sintana la pr'Cse e fa mutò in coca. Numnùkagve, figlio di
Sintana, la seminò in un tronco; quando la pianta crebbe, presero il
seme e fa portarono a Taminaka, e là, in una vasta pianura, semina­
rono fa coca.
In quel tempo, la Magri aveoa la sua Casa delle Cerimonie; un gior­
no Sintanafece da mangiare. ma non gLi riuscì bene; andò a prende­
re la coca e prol)Ò a cucinarla, ma neanche fa coca gli riuscì bene.
AlLora cucinò fa Magri, e vi riuscì benùsimo.
Allora Sintana ordinò agli uomini di non raccogliere la coca, perché
devono farlo le donne, e disse alle donne di non mangiare la coca,
perchéfo dolere foro lo stomaco e procura diarrea e rnal di denti. Poi
disse che neanche l'uomo de-ve mangiarfa prima di essere battezzato,
perché ilMama [sac"dote stregone}, quando lo battezza, deve dargli
la coca, la zucca, e illegnetto per portare i(cibo alla bocca.'o IIMama
deve anche consigliargli di mangiare coca quando si trova con gLi
altri lIomini nella Casa delle Cerimonie, per udire i consigli delMama
e conversare. l l
Nel morivo della corrura della Magri, la madre del genere umano,
v'è forse da ravvisare una forma di sacrifici o, connesso alrarrivo sulla
terra della nuova pianta. Anche questo racconto fa riferimento al
motivo della fame in cui versa l'umanità, una fame che viene effetti­
vameme all eviata dagli efferri della coca; ma è pur possibile che la
condizione di fame e di carestia rappresenti quella condizione di "crisi"
precedente il primo contatto limano con la pianra, che cararrerizza
vari miti d'origine di piante psicoarrive.
In un altro racconto d.gaba, si tratta delle origini del procedimento
di tostare le foglie di coca: ini zialmente, Bunkuéi, "ragazza-cervo",
figlia di Sinrana, raccoglieva (per conto di suo padre) le foglie già
costare, poiché, chinandosi a raccoglierle e infilando la testa fra le
piante, le foglie divenivano tostate, e in tal modo essa le raccoglieva.
li racconto prosegue con il tenrarivo dello srregone lIi di possedere
Bunkuéi, riuscendovi dopo che si era nascos[Q in una cavità del ter­
reno disposta al centro del campo di coca, e catturando Bunkuéi
mentre essa aveva sembianze di fanciull a. Quando Ili soddisfò i suoi
impul si sessuali con Bunkuéi, ell a perdene la capacità di tosrare le
fogli e di coca al suo passaggio fra le pia.nte, e da all ora le fogli e ven­
gono raccolte verdi, e solo in seguito vengono tostate.
l2
130
Caflè
La pi anta del caffè - Coffillllrabicll L., famiglia dell e Rubiaceae - è di
origine araba. Il fulcro originario della sua colt ivazione e del suo uso
come droga eccitante sembra essere Sfa t a la regione deUo Yemen,
dove la prima colrura di caffè, archeologicamente attestata, è datata
al 575 d.C. Di lì, il suo ut ili zzo si diffuse fra gli Arabi e i Persiani , e,
fra il XVI e il XVII secolo, dalla penisola arabica l'uso del caffè si
diffuse in altre parti del mondo, raggiungendo Par igi nel 1643, l'In­
dia del Sud verso il 1650, l' Indonesia nel 1696, il Brasile nel 1723.
Un diffuso raccontO sulla scoperta degli effetti psicoattivi del caffè
riguarda un capraio di nome Kaldi , il qual e, incuriositO dall e bizzar­
re capriole delle sue ""pre, avrebbe - verso 1'850 d.C. - mangiatO i
frurri degli arbusti sempreverdi di cui si nutri vano le sue bestie. Egli
si sarebbe senri to gioioso, e si sarebbe recato ovunque, molro eccita­
ro, ad annunciare la sua scopertaj 13 una scoperta probabilmente veri ­
fic3rasi, dunque, mediante l'osservazione di particolari comporta­
ment i animali,
Loui s Lewin ripona un racconto diverso, in cui si ripresenta il moti­
vo del le capre eccitate: ,di maronita Faustus Nairo racconta che il
capo di un monastero maomettano aveva appreso dai suoi pastori
che le capre, se mangiavano i chicchi dell 'arbusto del caffè, rimane­
vano assai svegl ie, e nell a none si agitavano e saltavano. Questa noti­
zia l'aveva indotto a preparare con quell a pianta una bevanda} all o
scopo di mantenere desto se e i suoi dervisci, all orchè dovevano tra­
scorrere rutta la notte nell a moschea in
In un
1
altra versione, il Mullah Schadel ih fatica a stare svegli o duran­
te le sue letture del Corano, e dopo aver saputo da un pastore che le
sue capre si eccitavano mangiando un cerro arbusto, ricava da que­
sto una bevanda che lo aiuterà a restare sveglio. 15
Probabilmente, esismno numerosi racconti e varianti simili a quelle
che riport iamo. tune incentrate sul medes imo tema dell a scoperta
degli efferti del caffè medianre l'osservazione dei suoi effetti sulle
capre che se ne cibano.
Un più e1aboram Inito d'ori gine del caffè e del suo uso proviene
dall' ernia degli O romo dell'Eriopia ori ental e. In esso, la pianra del
caffè viene fana originare dalle lacrime della divi ni tà suprema, Waqa:
Un giorno
J
tanto tempo fa, all'epoca in cui Waqa camminava anco­
131
l'a per la terra, egli chiamò un uomo e gli disse: "Vieni: ti dirò il
giorno che
Ma l'uomo rispose: "lo non morirò mai. Perché dovrei morire? VogLio
restare vivo per sempre come te".
"Come potresti - disse Wttqa - restare vivo e non morire? Vieni, ascol­
ta da me il giorno della tua morte. Ti farò morire dopo che avrai
visto i tuoi nipoti fino alla quinta generazione. Vivrai per trecento
anni. Però, quando avrai visto cinque generazioni di nipoti, dovrai
IllO"ire. Come vedi, rimanderò la tua morte per molto tempo",
Rispose l'uomo: "No, non voglio per nulla morire. fa sono tuo figlio.
Voglio rimanere vivo insieme a te':
Cosi si oppose a Waqa e si rifiutò di ascoltar/o.
Allora Waqa disse: «Poiché ti rifiuti di. accettare la mia decisione,
scompari dalla mia vista. }vforrai A queste parole, l'uomo montò
sul suo cavallo e corse via. Correva veloce quanto poteva. Andò d.al
luogo dove sorge il sole fino Il quello dove tramol1ta.
A sera, verso iL tramonto, rfl&,oiunse un luogo dove alcune persone
avevano scavato una tomba, presso la quaLe sedevano, Quando vide­
ro iL cavaliere in arrivo, si dissero: "Guardate, eccolo ",
L'uomo arrestò il suo cavallo. Chiese loro: "Per chi avete scavato que­
sta
"Non sappiamo - dissero - ma pensiamo che sia per te. Stamane
Wrzqa è venuto qui e ci ha detto: «Scavate uno tomba per qualcuno,
per un uomo che si è rifiutato di accettare la mia decisione': E' que­
sto ciò che .Waqa ci ha detto di fore".
"Oh lVaqa' - esclamò l'uomo - Allorll è vero quel che si dice: 'anche se
parti la mattina presto, non puoi sfuggire Il Waqa"'.
Smontò da cavallo, e morì subito, ed essi lo seppellirono.
Dopo cinque giorni, Waqa si ricordò di nllOVO di quell'uomo. Andò
ne! luogo in cui vivevlI quella gente. Gli dissero: "Oh Waqa, è acca­
duto tutto come hai detto. L'uomo è passato di qui ed è morto imme­
diatamente. L'abbiamo seppellito come ci al)evi detto di fare",
"Portatemi alla tomba", disse Waqa. Quando Waqa vide l'uomo gia­
cere ne/la tomba, sgorgarono lacrime dlli suoi occhi, Esse caddero sul
cadavere di quelL'uomo, E, meraviglia: neLlo stesso istante una pian­
ta dì caffè germogliò nel punto in cui erano cadute le lacrime.
E' così che il caffè precede tutte le altre cose. E' così che viene prepara­
to per prùno in tutti i rituali, 11 caffè è la nostra grande medicina,
Fu benedetto da Waqa fra tutti gli alberi, benedetto dalle sue lacri­
me.
132
Tlltte le piante crescollo per la pioggia, ma la pianta del ClIffo èger­
mogliata dalle lacrime di Waqa. '6

La pi aIHa del tè - Camellia sinensù (L.)O.Konrze" - è originaria del­
l'Asia, probabilmente dell ' India del Sud. Verso il V secolo d. C., il tè
era già diffuso in Cina e in Mongolia; nelle vi cinanze di Urga, sono
stati scopeni campioni vegetali di questa pi anta miracolosamente
conservati in al cune tombe preistoriche, 18 deposi tati al loro interno
al momenco dell a sepoltura, in qualità di cibo spirituale di accompa­
gnameIHo dell 'anima del defunto nell'oltretomba.
Sull' origine del tè esiste lill a leggenda cinese che mette in risalto le
propri età eccitanti della pianta:
Durma, il terzo figlio del re indiano Kosjuwo, ilpio capo della reli­
giollefondata dal saggio indiano Sjaka e di/Jùsa nell'Asia orientale,
sbarcò in Cina nel 1519, perpredicare quella religione. Egli viveva
sempre all'aperto, mortificando il proprio corpo e contenendo le pro­
prie passioni. Si nutriva solo di foglie, e cercava di raggiungere la
perfezione della santità passando tutte le notti in contemplazione
deilEnte Supremo. Dopo molti anni, accadde una volta che, esauri­
to dalle lunghe mortificazioni, fu. finalmente sopraffiuto dal sonno.
Al momento del risveglio, fil preso da un tal pentimento per avere
mancato al suo voto e da un tal desiderio di non ricadere più in un
simile peccato di debolezza, che si recise le palpebre, ch'erano state
strumento del suo peccato, e irato le scagliò via. L'indomani, quando
ritornò nel posto deL suo pio tormento, egli vide che là, dove aveva
gettate le sue palpebre recise, era cresciuta, per miracoLo, una p ianta,
che era l'arbusto del tè. Egli ne gustò le foglioline e provò subito una
strana vivacità e una aLlegria mai provate prima, e sentì nuove for­
ze, per sprofondarsi sempre più neLL'essenza divina, senza interruzio­
ne. Egli non si stancava di lodare con i suoi discepoli l'azione delLe
foglie del tè e il modo di gustarle, sicchè la fama di questo arbusto
rapidamente si dijjùse assai.
19
In un'altra versione del medesimo racconto?) sono i d iscepoli cinesi,
e non il maestro zen proveni ente dall'India del Sud, il cedere al son- J

133
no durante le prati che meditative, Anche in questo caso ritroviamo
il motivo dell o strappo delle palpebre del maestro e dell a loro rra­
sformazione in due piante di tè, che avevano il compi tO di al lonta­
nare le insidi e del sonno dai suoi di scepoli .
Cola
l grossi semi (le "noci") del l' albero dell a cola - borani camenre rap­
presemara dal le due specie Cola acuminata (P.Beauv.)Schott & End!.
e Cola nitida (Ve nt. )Schorr & Eng!. 21 - sono dorati di propri età ecci­
ranti (contengono caffeina) e sono latgamente utili zzari in d iverse
regioni dell' Afr ica. Le popolazioni del Sudan e deUa Nigeria sono
parti colarmente dedite al1'uso di tale sostanza. Attorno alla noce di
cola ruota gran parte del la vita sociale e del le relazion i commerciali
di queste popolazioni. Solitamente, la noce viene assuma al lo stato
fresco, ma può anche essere consumata all o stato secco, dopo essere
stata ridotta in polvere.
22
Presso vari e tribù afri cane, la cola viene impi egata in riti di magia e
di divinazione. I Wobé dell a Co"a d'Avorio la considerano lLO dono
parti colare che Dio ha fatto loro, e poiché ha la propri erà di facilitare
il rapporto fta gli uomini , è ri tenuta capace di fac il itare il rappono
degli uomini con gH spiri t i,23
11 seguenre mito d'origine dell a cola appartiene a una tribù del cep­
po li nguist ico Edo deUa Nigeria:
Ototamagmo (il Signa,,' del mondo) e Ototane/imi (il Signore del
cielo) /incontrarono strada facendo, e scambievolmente si chiesero
donde venivano e che cosa Ll1'ldallano a fore. Indi si accordarono di
inconh-arsi di nuovo fra sette giorni pa maontarsi delle storie.
Ototanelimi raccontò la sua storia al tet'reno. e poi lo coprì (in queL
punto) con unguscio di zucca, e Ototdnagmo fece aLtrettanto. Quando
tornarono, trovarono due aLberi di kola, carichi di frutti, e ne rac­
colsero tartti da riempirne Le loro sacche; ne ruppero uno, e Lo misero
ad arrostire suLla brace, ma non si cosse; presero una pentola e ve lo
misero dentro a bolLire, ma dopo essere stato al fnoco tutto iL giorno
non era ancora cotto. ALlora venne Osa (il dio supremo), e con un
coltello tagliò la kola, dicendo che tlttti l avrebbero mangiata cruda
134
senza sofJrirne. Poi ne diede un pezzo a ciascuno, e depose il resto ai
piedi dell 'albero. Da quel tempo gli uomini hanno mangiato la kola
cruda. N
]n questo racconto, i primi due alberi del la noce di cola ori ginano
dal l'a tto di «raccontare storie" da parre di d ue d ivinità, un mori vo
che po trebbe all udere all a loquacità e al la logorroicità che, di fre­
quente, si manifestano come effetti di abbo ndante uso di cola.
Una leggenda del l' Afri ca occidentaJe conserva i tratri di un m_ito d' ori ­
gine del primo contatto fra l'uomo e la noce di cola. Q uesta viene
considerata l' ori ginario cibo degli dei:
Un giorni{ iL Creatore, che era sceso sulla terra per vedere che cosa
jàcevallo gli uomini, e stava loro vicino, mise da parte un pezzo delw
noce di co/a che stava masticando, e più tardi. nel partire, si di men­
ticò di riprender/o. Un uomo, che aveva osservato ciò, prese /'invi­
tante boccone. La dorma lo ammonì di 1101'1 voler mangiare il n'bo
stesso di Dio, ma l'uomo si mise il boccone in bacco. e trovò ch'era di
buon sapore. Ma mentre egli stava masticando. il Creatore tornò,
cercò ilpezzo di noce che aveva dimenticato. e si accorse che l'uomo si
sforzava di inghiottirlo rapidamente. Subito lo afferrò per la gola esi
foce restituire iL frutto. Da allora fa è diventata visibile al
collo dell'uomo; è il segno della forte stretta delle dita divine."
Il racconto tratta dell 'ori gine del cos iddetto "pomo d'Adamo", ed è
probabile che, nella sua forma ori ginar ia, revento di cui narra fosse
fantast icamente ambientato ai tempi dell a ptima coppia umana, cosÌ
come è possibil e ch'esso abbi a, in seguito. assorbito inAuenze e in­
[erpret azlonl cnsdane.
,

135
PIANTE E BEVANDE ALCOLICHE
Vite e vi no
La vite da vino
l
si è gradualmente evoluta dall e viti selvati che. Si è
rnolto discusso sul cenno o ri ginario della colti vazione dell a vite e
della produzione del vino. e, in parti colare, si è dibanuta la singola­
rità o pluralità geografica della "scoperta" & 1 vino.
Anualmenre, la maggior parte degli studi osi è concorde nell' ipotesi
che localizza l'otigine della coltivazione della vite da vino nell e regio·
ni monruose del !vIar Nero e dell\1ar Caspio, in lilla data compresa
fra i 6.000 e i 4.000 anni a.c. Da ciò si è dedotto l'inizio della
domesticazione deUa vite selvatica nell a medesima area geografica,
datato a l 0.000-8.000 a. c. Luomo dell a Transcaucasia avrebbe, quin­
di , prima scoperto le proprietà del vino ri cavato daHa vite selvatica,
e, in seguito - con un processo di colti vazione e di sel ezione dell a
pianta durato alcuni mill enni - sarebbe giumo a ottenere la vite da
. .
V inO vera e propria.
E' possibile che la regione indicata non sia stata l'unica parria della
viticoltura - è stata ad esempio iporizzata una rradi zione vini cola
indipendente originatasi nell a penisola iberica tra il 2.500 e il 2.000
a.c. - ma pare ceno che fu quella la regione in cui la produzione del
vino raggiunse per la prima volta un signifì cadvo ruolo all 'interno
della società umana. Ricordiamo, tuttavia, che Karl Kerényi, il gran­
de studioso dell a mitol ogia greca, ha ipotizzaw un'origine della vjtj­
colmra localizzata in tutt'altra area geografi ca, ovvero nell e regioni
centrali dell' attuale deserto del Sahara - in parti colare nel Tassili
algerino - regioni un tempo ricoperte da un ricco e umido manto
vegetale. '
Dalla regione della Transcaucasia, la viticoltura e le tecni che vinicole
si diffusero verso la Mesopotamia, le regioni orientali del bacino del
Mediterraneo, l'Egitto, rAnatolia e la Grecia.
In Egitto, il vino venne usato per scopi religiosi e socialj sin dai peri­
odi dell'Anti co Regno (2800-2270 a. c.) . Ed è proprio daUa cultura
136
egizia na che ci è pervenuto, trami te Plutarco, un arcaico mi tO sul ­
l'origine della vite. In un passo dell a descrizione plutarchea relat iva
al1a religione egizia, trattando dei culti in Hel iopoli s, leggiamo:
J re usano bere una Limitata quantità cii vino, in virti" di una pre­
scrizione sacra, come Ecateo attesta: essi sono anche sacerdoti. L'uso
del bere sorse a datare dal r'f!gno di Psammetico; prima non bevevano
vino, né lo usavano nelle libazioni come qualcosa di gradito agli dei;
anZi', al contran'o, credevano ch'esso fosse il sangue di coLoro che ave­
vano combattuto un tempo contro gli d e l ~ appunto perché da costoro,
caduti e mescolati alta tenn, erano spuntate, secondo la credenza, le
viti, Ed ecco perché l'ubriacarsi toglie foro il senno e li rende vittime
di allucinazioni: poiché s'impregnano del sangue dei loro antenati,
Tali, i racconti che Eudossu' narra nel secondo libro deL suo Giro
delia terra, colti proprio dalla bocca dei sacerdoti'
II vino sembra essere giunto a Creta durante il periodo minoico tar­
do (1700 a.c. circa) , e raggiunse la Grecia atrorno al XV secolo a.c.,
att raverso, così pare, l' espansione e la diffusione dell a cultura
micenea,'
V'è chi ha volutO vedere in un passo del l'Antico Testamento un (ema
relati vo all ' ori gine della viti colrura, Noè, dopo il Diluvio, uscì con i
suoi figli dall 'Arca e, in qualità di "coltivatore del1a terra" l «com inciò
a piantare una vignalJ ,6 In reaIrà, non sappiamo quanto da questo
passo sia legittimo dedurre, seguendo T. Unwin ,' il luogo dell'or igi­
ne storica della viticoltura, o quanto, più semplicemente, ne possa
conseguire l' importanza primaria attribuita al vino nel la cultura ebrai­
ca, ai tempi della stesura dell a Genesi testamentaria.
Per quanto riguarda la cultura greca, si è soli t i associare il vino a
Dioniso, il "dio del vi no" per eccellenza, ma un [a[[o pare certo:
Dioniso, nella sua forma ori ginari a, non era un dio del vino, allo
stesso modo in cui una differente divi nità del pantheon greco, Apoll o,
non era originalmente associato a un'altra pianta mi steri ca: l' alloro
delfi co. Infatti , solo quando il culro di Apoll o raggiunse Delfi, sede
di un antico oracolo nel cui rito questa piama ri copri va un ruolo
forse determinante. il dio si inserì nell 'oracolo a tal punro da diven­
(arne in breve tempo il suo unico patrono, e tal e da e1 igere Delfì a
sua dimora terrena.
8
Qual cosa di sim ile accadde al "di o di Nisa", ed
è certo che la fi gura e le qualità di questa divinità "st rani era" haqno

137
subito, prima, e durante il suo tardo inserimento fra la cerchia degli
dei dell' Olimpo, più di una riel aborazione funzional e, si no a trasfor­
marsi nel dio del vino che conosciamo per come ce lo hanno tra­
mandaro gli autori classici.
Comunque sia, sin dall e sue origini questa divini tà era associata con
particolari vegetali sacri, la cui individuazione è attualmente oggeno
di studi e discuss ioni , Ad esempio, \/è chi vede in Dioniso una
ell enizzazione del dio traco-frigio Sabazia, il cui culro mostra signi­
ficat ivi paralleli con l'anri co culto delI'Haoma-Soma, la sacra bevan­
da delle popolazioni indo-europee di ceppo indo-iranico, 9 Secondo
tale interpretazione, il culto di Dioniso, quel lo più arcaico, sarebbe
stato un culto estati co, ca ratter izzaw dall'u ri li zzo di funghi
allucinogen i, neUa fattispecie l'agarico muscario, di cui è nota l'iden­
t ifi cazione stabi lita da R,G. Wasson, coh il Soma vedico.
lO
Per J, Brosse, nel contesto dionisiaco «il vino non sarebbe che il pun­
tO di arrivo di una serie [di inebrianti], che parte dal nettare divino
passando attraverso la sacra pozione delle Baccanti :.) .11 Diversi autori
hanno voluto vedere nelle bevande fermelHate (a base d'orzo o di
altri cereali ) scoperte precedentemente al vino d'uva, gl i agenri
psic03tt ivi dionisiaci.
V'è chi , ancora, vede in Dioniso una pura "divi nirà dell'estasi", un
dio dell e diversificate modifi cazioni della coscienza indotte dai diffe­
renti inebrianti allora noti.
11
In efferri , è ipotizzabil e che fra le culru­
re polireiste in cui era presente la conoscenza e l'ut ilizzo di un insie­
me di vari ciascuno con il suo grado di "potere" e con
specifi ci riti d' approccio, si fosse giunti a concepire una divinità che
assorbisse in se t uni i differenti poreri ieroborani ci: una peculi are
divinità degli stati indonj dai vegetal i sacri , un dio rappresentato in
esrasi, in associazione univoca con gli stati d i coscienza "suaordina­
fI.
."
Tornando a Dioniso, vanno ricordate le sue affi ni tà con Shiva, affi­
nità che sono state gi ustifi cate con le comuni origini della culrura
greca e di quella indiana, risalenti all e arca iche popolaz ioni
indoeuropee,13 ma che possono essere in pane giustifi care anche dal
comune ruolo svolto da queste divinità di ela rgitri ci di stati visionari
e dell 'espansione della coscienza.
All o scopo di valutare adeguatamente il ruolo del vino nella religio­
ne misreri ca di Dioni so, v'è da tener conto del fatto che, nel mondo
greco classico, veniva ripetutamente raccomandato di "tagliare" il
vino, miscelandolo con una certa quantità d'acqua: si riteneva che il
138
vino bevuto da sol o inducesse la follia. Per François Lissargue «(que­
sta lIsanza dipende sicuramente dall 'alt issima gradazione alcoolica
dovuta all a vendemmia tard iva, effettuata quando le foglie erano già
cadute [ .. ]. La bevanda che se ne ricava, se bevuta alJ o stato puro, è
come una droga peri colosa che può far uscire di senno o
Turravia, è di flìcil e pensare che il vino puro potesse da solo essere il
responsabil e di quegli attacchi di furore, di foJli a e di estasi, così
frequentemente riportat i nell a letteratura e nella mitologia greca. Non
esiste alcun t ipo di vino d' uva che possa gi ustificare i furori e i rapi­
menti dell e Menadi , le donne invasate, che partecipano al corteo
dionisi aco, possedute dal di o attraverso il consumo del le sue bevan­
de sacre. E' piil probabil e, invece, che il vino venisse impiegato come
"liquido madre" (dall e buone potenzial ità solvent i) in cui fa re mace­
rafe fogli e, radici o seini di pi ante allucinogene, e non mancano rife­
riment i a queste pratiche nel la sterminata letteratura classica. Basti
qui ri cordare i l fa moso nepenthes omerico, dagli effetti tranqui lli z­
zanti , che Elena di Troia aggiunse al vino da offrire al lo sposo e agli
ospit i di un ba ncheno.
1S
Uno dei miti greci più ant ichi rel at ivi all 'origine della vite ci è staro
tramandato dall o storico Ionico Ecateo di Mi leto. La patria di que­
sro racconto è l'Etol ia, regione occidentale della Greci a. In esso, l' o ri ­
gi ne del la vite viene posta in relazione con un astro, il Cane di Orio­
ne, Sirio:
Ecate di Mileto, neL dire che la vite fù scoperta in EtoDa, riferisce
quanto segue: "Orestto, figlio di Deucalione, giunse in EtoLia per il
regno, e una sua cagna partorì un ramo; aLlora egli conltlndò che
fosse sotterrato, e da quel ramo nacque una vite dai molti grappoli;
per questo motivo chiamò anche suo figlio Fitio.
16
Onieo, figlio di
costui, fu chiamato così dalle viti". Infatti, g1i alttori Elleni chiama­
vano oinai 1e viti.
17
La cagna che partorisce il ceppo dal quale nascerà la p rima vite, è il
cane del la costellazione di O ri one, cioè Si ria: si riteneva che l'appa­
rizione stagionale di quesro astro fosse responsabile della maturazione
dell a vite. Per Massenzio (I ii sott inteso del mi ro di Oresteo consiste
in un capporto di equi valenza tra la gestazione del la cagna e il pro­
cesso di maturazione dell a pianta nell a terra».18 Oresteo è fì gli o di
Dellcal ione, il quale è fi glio di Prometeo, ol t re a essere l' uni co uomo
sopravvissuto al diluvio, ass ieme all ' uni ca don na sopravvissuta, Picra.
139
Dunque, l'origine deUa vite viene collocata ai tempi miti ci degli ini­
zi di lIna nuova generazione umana, l'ultima secondo l'ordine cro­
nologico dell ' antropogonia greca.
Anche Pausania
l9
riporta questo mito, ambientandolo però nella
Locride Owlis, e aggiungendo che, dal ceppo partorito dall a cagna,
fuoriuscirono, in forma di rami (OZot) , oltre alla vite, anche gli uomi ­
ni della stirpe dei Locresi Ozolii. Per Kerenyi ,l° il mito di Oresteo è
di antichissima data, precedente all'arrivo in Grecia di Dioniso come
dio del vino.
In un altro miro, appartenente alla sfera d'azione di O ineo, re di
Calidone, Dioniso non panecipa alla scoperta del la vite e del vino;
anzi, in questo racconto il vino ha un'origine umana e non divina:
Stafì lo, pastore di Oineo, si era accorto che uno dei caproni del greg­
ge spariva frequentemente e, quando si ricongiungeva al gregge, ap­
pariva sazio, e con un comportamento "strano", Un giorno, Stafìlo
decise di seguire l'animal e, e lo sorprese mentre si cibava dei grappoli
d' uva d.i lIna pianta di vite; raccolse all ora il grappolo e lo porrò a
Oineo. Questi spreme[(e i chicchi d' uva, e ne ottenne una bevanda
che chiamò col suo stesso nome, Oi110S. Chiamò poi il grappolo d'uva
stafiLi, dal nome del suo pastore, Stafi lo. In alcune versioni, il pastore
viene chiamato Orista, forma deformata del nome di Oresteo.
ll
Successivamente, col sopraggiungere di Dioniso nella cultura greca,
Oineo viene coinvolto in un differente mito d'origine della vite. In
questo, Dioniso è ospite del re O ineo, e durante la permanenza a
corre, il dio seduce la mogli e di Oineo, la regina Altaia; dalla loro
unione nascerà u ~ a bambina, Daianeira. Quando Oineo si accorge
della rel azione extracon iugale, si all ontana dalla città, con una scusa.
Dioniso, grato a O ineo per il rispetto a lui rivolto, lo ricompensa,
donandogli la vite e insegnandogli la [ecni ca della preparazione del
VinO.
Apollodoro
22
riporra una versione di un miro d' origine del vino in­
centrato sulla figura di lcario, abitante nel vi ll aggio attico di Icaria.
All'arrivo di Dioniso in Attica, il dio viene ospitaro da Icario. Que­
st' ultimo riceve, come ri compensa dal dio, un tralcio di vite, e l'inse­
gnamento della tecni ca della preparazione del vino. Volendo rendere
partecipe gli altri uomini del dono dionisiaco, lcario si reca presso
alcuni pastori i CJuali, avendo bevuro vino in eccesso e senza mesco­
larlo con l' acqua, credono di essere stati avvel enati, e uccidono Icario.
Secondo una differente versione, sono gli abitanti della Tracia, pres­
so cui si era recato lcario, a compi ere romicidi o. La figli a di lcario,
140
Erigone, guidata dalla propria cagna, si dirige verso il luogo dove è
stato ucciso suo padre e scorgendo ne il cadavere, pone fine all a sua
vira impi ccandosi. AJt re vari anti del miro riguardano il suicidi o della
cagna dopo la morte di Erigone, e l'ordine di Dioniso a lcario di
diffondere il vino fra gli uomini.
Lo scritrore latino Nonno ha riportaro, nelle sue Dionisiache, un
mito molto antico ri guardante la scoperta del la vite, nel quale Dioniso
apprende da un serpente miti co il gusto dell 'uva. La vite è pre-esi­
steme a quesro eve nto nell a sua for ma selvatica, cosi creata per vo­
lontà di vina dal sangue degli dei dell ' Olimpo. Successivamente,
Dioniso inventa il sistema piil primitivo per la produzio ne del vi no,
cioè quello di pigiare l'uva in una cavità ricavata nella roccia. Ciò
avvenne ai tempi miti ci in cui l'infante Dioniso veniva allevato in
una grotta dall a Grande Madre. Riportiamo i passi più sali enti del
raccontO di Nonno:
Ma dai cantori di inni
un'altra più antica storia ~ ' i narra, C01ne un tempo
al/a terra dal cielo scorrendo il flcondo sangue degli Olimpi
generò la bacchica bevanda del grappolo; e come sui colli
senza Cl-tre da se cresceva ilfrutto da raccogliere.
lVon aveva ancora il nome della 1'lObile vite, ma nel folto selvatica
avvolgendosi con rigogliosi 11iticci
crebbe come una foresta di p iante generatrici di vino,
da cui zampillava ilmcco per il peso dei grappoli opimi.
(.)
La voluta della vite abbracciava il pil10 a lei di fronte,
ombreggiando il celato virgulto con fitti tralci,
e l'animo a Pan allietava;
scosso daillento del nord il pino inebriato calLlua
gli aghi profùmati dei rami giù verso le viti.
Attorno ad esso aVllolgendo il sinuoso dorso
un drago suggeva il nettare del fi'utto dolce stillante,
e con ingorde fauci il liquore di Bacco succhiando
versava il succo de! grappolo divenuto vino
e dalla gola aperta gocce purpuree gli arrossavano la barba.
E Bacco che percorre i monti stupì rnirando
come un succo rosso al par di vino del serpe le fauci colorasse,
e volgendo indietro le spire dalle squame screziate
spronfondò nella prossima tana rocciosa
14 l
il serpe variegmo, scorgendo Bflcco. E aL/il vista
del grappolo pregno di rosseggiante rugiada, Bacco
intese gli antichi ortlcoli della juidica Rea.
Smosse le rocce, e con acuminarll punta
dell'acciaio svuotò i recessi della pietra;
avendo lisciato i janchi del pozzo profondo
foce una fOJ:ìa a guisa dei tino ricco di l/IIe,
e recideva i grappoli appena maruri con l'affilato tino,
danda il modello della ricurva folee a venire.
(. .)
Con corna di bue attingevano, in luogo delle tazze
ancora non esùtemi: per cui in regllùo sempre
il divino nome di lui ebbe;t llino annacquato.
H
In fì ne, riponiamo un miro sull'origine dell a tecni ca della potaw ra
dell e viri, ripon am da Pausani a, che. ancora una volta, chiama in
causa l'origi naria osservazione dell ' uomo del rapporro fra causa ed
effeuo nel comporramenro di alcuni animali: gli abi tanti di Naupli a,
ant ica citrà dell 'Argolide. racco ntavano di un asino che \(avend o in­
debi tamente mangiato un tralcio di vite, ne rese così più abbondan­
te il fru uo per il futuro - e in effetti hanno un as ino intagliato nella
roccia, proprio perché questo anirnale avrebbe insegnato loro a po­
tare le viri ».24
Maguey e pulque
Nell a storia dell e bevande fer mentate, il pul que occupa una posizio­
ne di ril ievo nella vita del le popolazioni indi gene del Messico - in
pa rti colare quell e di lingua nahuat!. Nel periodo precedente e suc­
cessivo alla Conqui sta, esso esercitò una significativa influenza sulle
credenze rel igiose e su lla mi tologia di questi popoli. Presso gli Aztechi ,
il pul que era considerato una bevanda inebriante bevuta dagli dei,
allcor pri ma che dagli uomini .
Il pulq ue è un prodotro del la fermentazione della lin fa (aguamie4 di
alcune specie di pi ante succulente del genere Agave,!'; in parti colare
di A.atrovirens Karwinsky ex Sal m-O yck e A./lmericana L. , in tensi­
vamente coltivate in diverse regioni del Messico. LaguamieL viene
farro fe rmentare in recipient i di tcrracorta o di legno; in breve tempo
si viene a forma re un "pulque soave", dolciastro, e q uando la
142
fermentazione aumenta, acquista una lnaggiore gradazione alcolica,
diventando un "pulque forte' ',26 I Nahua utilizzavano t utte le pani
della pianta per scopi differenti: dall e foglie si ricavava carta e un
tessuto per vestiti; dalle sue fibre rigide si otteneva un filo con cui si
costruivano funi, corde e stoffe; con le spi ne si facevano aghi e spi lli ;
la radice cucinata era un alimento nurritizio; dalla linfa si ricavavano
il pulque, un tipo di miel e, e certi pani di zuccheroY
I primi croni sti spagnoli che riferirono dell ' uso del pulque riportaro­
no scene di ubriachezza collettive, che spesso sfociavano in stati di
delirio, di furore e di prostrazione, dovut i, più che all'effetto intrin­
seco del pulque - di natura alcolica - all' aggiunta alla bevanda di
particolari vegetali che ne rafforzavano e ne modificavano gli effetti.
Il pulque scorreva copiosamente durante le cerimonie e le feste in
buona parte del ca)endario rel igioso azteco. Nei riti che prevedevano
il sacrificio dei guerri eri catturati in battaglia, veniva dato ad essi da
bere, poco prima di essere immolati, un ti po di pulque ri cavato da
una particolare specie di Agave,28 il téomet! (da téo, "Dio", e met!,
"maguey", quindi: "agave degli dei"). Nella preparazione della be­
vanda venivano impi egate diverse altre specie di maguey, riconosciu­
te dai Nahua come "maguey bianco", "maguey verde", "maguey di
fuoco", ecc., ciascuna delle quali produceva un tipo diverso di pulque,
e questa differenziazione era destinata ad aumentare attraverso l'ag­
giunta dei diversi additivi e "rinforzanti" vegetali.
Una siffatta variabilità nelle qualità di pulque e nelle relative pro­
pri età psicoattive si rispecchia nella moltitudine di dei relazionati
con questa bevanda. Ess i co rri spo ndono alla fami glia dei
centzontotochtiin, i "quattrocento conigli" , "i numerosi dei del
pulque"29 (possono rutti venire individualmente denominati ome­
tochtli, "due-coni glio", che sembra essere il nome generico degli dei
del pulque). La maggior parte di questi sono considerati degli esseri
umani divini zzati, degli eroi, sebbene nel mito vengano tutti consi­
derati figli di un' uni ca divinità femminile, Mayahuel, la "dea del
maguey". Ma anche Mayahuel, in effetti, sembra essere stata origi­
nalmente un essere umano, in seguito divinizzato. La sua storia si
intreccia con la peregrinazione storica che il popolo dei Méxica in­
traprese, guidata da un sacerdote chiamato mecitli, dalle terre setten­
trionali verso sud, sino a giungere nella Valle del Messico. Q ui i Méxica
si stanziarono, fondando Tenochtirlan, sulle cui rovine è sorta l'at­
tual e Ci ttà del Messico.
Nella sua forma più estesa, il racconto della peregrinazione méxica è
,

143
staro riportato nel la Historia generai de las cosas de Nueva EspailO,
scritta da Fray Bernardino de Sahagun nella seconda metà del J500,
un'opera che rimane fondamental e per lo studi o dei diversi aspetti
della cultura nallua precolombiana, Nel racconro si riporta che, quan­
do nacque colui che sarebbe divenuto il sacerdote-guida del popolo
Méxica, lo si chiamò Citli ("Coniglio") e lo si depose sopra a una
fogli a di maguey: in questo modo egli si irrobustì, e gli venne attri­
buito il nome di mecitii (da me, "maguey". e citli, "coniglio"). Quan­
do divenne il condottiero del suo popolo, i suoi "assalIi lo chi amaro­
no Ivléxi ca, cioè "l'vlaguey-Lepre" ,JO La complessa associazione sim­
boli ca che i Méxica intrecciarono fra maguey. pulque e co niglio, è
dunque presente già agli albori dell a storia e dell a mitologia deUa
civiltà azreca.
A un certo momento delJa peregrinazione, quando i Méxica rag­
giungono il territorio dei Mixteca, una donna - Mayahuel - scopre il
procedimenro della perforazione del maguey all o scopo di farne fuo­
riusci re la linfa; successivamente, un U0l110 di nome Patécarl scopre i
germogli e le tadici dell e piante che rafforzano gli effert i del pulque,
mentre l'elaborazione e il perfezionamemo della bevanda vengono
attribuiti ad altri quatrro uomini. Turri questi personaggi vennero in
seguiro divini zzati, e Pa(écarl fu identificato con lo sposo divino di
Mayahuel,3J Con questo racconto ci troviamo di fronte, più che a un
mito delle origini, all a miti zzazione di lilla scoperta stori ca.
Durante la festa che seguì la scoperta del pulque - prosegue il rac­
conto di Sahagun - un principe huasteco bevve cinque tazze di pulque
e si inebriò aJ\' eccesso, comportandosi, di conseguenza, in maniera
inappropriata.
32
Ritroviamo qui il motivo dell 'eccessivo consumo della
bevanda inebriante, da parte di uno o più uomini, al momento del
primo approccio con essa. Nel culto del pulgue, il mdCIIi! octli, la
quinta tazza di pulque, svolge un ruolo significativo, in quanto è
considerata come quell a che eccede la media normal e di quattro raz­
ze, associate ai quattro punti catdinali.-
H
Un vero e proprio mito d'ori gine del maguey è ripottato nell ' Histoire
du Mechique, opera di un anonimo autore del XVI secolo, trascritta
attorno al 1546 da André Thever. Il racconto è inscritto in un mito
cosmogonico nahua, ambientato ai primordi dell' esistenza umana:
Dopo la creazione dell'uomo, gli dei decisero di fore qualcosa perché
questi non fosse così triste e si ralfegrasse, affinché fosse contento sulla
terra e Lodasse gù dei cantando e danzando.
144
Udito ciò da Ehécatl, Quetzalc6atl, dio dell'aria, si mise a
dove trovare urI Liquore che raLlegrasse gli ltOfnirli, pe;' donarglielo.
Gli venne in mente una dea vergine chiamata Maydhuel, e si recò
quindi dove elfa dimorava> assieme ad altre dee, chegli trovò addor­
mentate. Queste dee erano vigilate dalla 10m nonna, chiamata
Tzitzimitl, "mostro ". Ehécatl svegliò Jl1a)'dhuel e le disse: "Ti vengo
a cercare per portar!i sulla terra", Essa fu d'accordo ed entrambi sce­
sero, egli caricandosela ",Ile spalle. Appena gùmse>'o sulla terra, i due
si trasfonnarono in un aLbero che ha due rami. Uno dei rami si
chiamavaQuetzal huexorl , "querzal salice'; che era quello di Ehécatl,
e l'altro ramo si chiamava Xochicuah ui t L "albero fiore': che era la
dea vergine.
Intanto, la non.na si svegliò, e non incontrando sua nipote, convocò
immediatamente le altre dee, che si chiamavano Tzitzimime. Poi
scesero tutte assieme sulla terra per cercare Ehécati, e i rami dellaLbe­
ro in citi si erano trasformati si separarono l'uno dall'altro. II ramo
delLa dea verginefu riconosciuto daLIa dea anziana, di modo che essa
lo prese e lo ruppe, ofFendone a ciascu.na delle altre dee un pezzo,
affinché lo mangiassero. Ma il ramo che apparteneva a Ehécatl non
lo ruppero, e lo Ia,'ciarono lì.
Dopo che le altre dee furono risalite in cielo, Ehécatl riprese la sua
antica fonna, e si mise a raccogliere le ossa deLla dea che era
stata mangiata dalle sue sorelle. Una volta riuniti i resti, li seppellì,
e da Lì tt.fcÌ una pianta che si chiama metL Da questa
pianta, gli indios fanno il vino che bevono e che ora si conosce come
pulque. Con questo liquore si ubriacano, per il fatto che mettono
alcune radici chiamate upacdi , "medicamenti':34
]n questo miro, la pianta del maguey ori gina dall e ossa di una dea,
Ma)'ahuel, vittima di un sacrifi cio di vino, in quanto il suo corpo,
sotto l'aspetto di un ramo, viene ridotto in pezzi e mangiaro da altre
dee: un interessante motivo "dionisiaco" che si presenta qui come
originario dell a sfera delle azion i divine, e non di queUe umane. Il
motivo del l' uccisione-sacri fi cio di Mayahuel risiede nel l'atto del suo
accoppiamento con il dio del vento Ehécatl , ed è simboleggiato daUa
loro partecipazione, sorto forma di due rami , alla formazione di un
medesimo albero. La radice deU' "partii, o ocpatii (" rimed io del
pul que")' identi ficata da Francisco Hernandez
35
con il quapatli C' me­
dicina del monte"), è uno degli additivi rinforzanti che venivano
normalmente aggiunti alla bevanda durante la fermentazione.

145
Note
Introduzione
I Anati, 1989.
2 Staal, 1976, p. 64.
J La letteratura sugli allucinogeni è estesissima, sia nelle sue ramificazioni
specialistiche di caratrere scientifico, che in quelle di carattere uman isrico.
Citiamo qui di segui co solo alcun i trattati generali, rimandando ai singoli
capitoli per una documentazione più approFondita sulle piante di volta in
volta t rattate: Hoffer & Osmond, 1967; Schultes & Hofmann, 1983; Ort,
1993. Per la flora psicoattiva italiana, cf. Fesri & Ali atra, 1989 e Samorini,
1993b.
4 Wasson, 1967.
, RgVeda, VII,48,3.
6Sarnorini, 1993.
, ]ensen,1954.
Yajé (ayahuasca)
l Naranjo, 1986.
2 Harner, 1973.
3 Bevanda fermentata ricavara dal pane di cassava (Manihot
utilissima Pohl, famiglia delle Euphorbiaceae), o dal mais, o dai fr utti di
palma.
4 L'ingravidamento mediante lo sguardo è un tema ricorrente nella mitolo­
gia Tukano.
5 Dall'arbusto del carayurù (Bignonia chica Humb. & Ponpl. , famiglia delle
Bignoniaceae) i Tukano ricavano il colore rosso che utilizzano per le pi(ture
corporee.
G Piama utilizzata a scopi magici.
, Reichel-Dolmatoff, 1978, pp.3-4.
8 Reichel-Dolmatoff, 1975, pp.134-6.
9 Schultes, 1986, p. !O.
IO Reichel-Dolmatoff, 1975, pp. 78-9.
" Reichel-Dolmatoff, 197 1, p. 36.
" Reichel-Dolmatoff, 1975, p. 135.
u Reichel-Dolmatoff, 1978, p. 4.
146
14 fbid. , p. 5.
1\ Reichel-Dolmatoff, 1975, pp. 135-6.
](, Reichel- Dol matoff, 1976.
17 fbid. , p. 72.
18 Reichel-Dolmatoff, 1975, pp. 155-6.
19 La bevanda dello yajé ha effettivameme tonali tà di colore giallastre.
20 Polvere di foglie di coca (Erythro:xylon coca Lam. var ipadu Plowman).
21 In diversi punti di questa cosmogonia sono present i concraddiz.ioni per
ant icipazio ne degli evemi. Rjsulta ad esempio conrraddirorio, in questo
passo, il fa tto che il caapi venga bevmo ancor prima di essere generaro.
2l Lana & Lana, 1986, pp.51-53 (dalla versione originale del 1980, Ames o
mundo niio existia).
" Reichel -Dolmatoff, 1978 e 1987.
245ul tema della polvere viho presente nell' ombelico del Padre-Sole, cf. p.
64
25 Reichel-DolmatotT, 197 1, pp. 36-7; versione riportaca anche in Schultes,
198 1, p. 174.
" Reichel-Dolmatoff, 197 1, p. 37.
" Ibid., 1971, p. 266.
'" Naranjo, 1983, p. 201.
lO Biocca, 1966, p. 153.
30 Fruteo edule (Lucuma sp.?).
31 Nomi di tri bll Indiane.
32 Biocca, 1966, voI. I , p. 273.
JJ Raccolro da Oliveira, 1931 , ciLin Biacca, 1966, voI. I, p. 153.
34 Naranjo, 1983, p. 113.
J5 Chango, 1984, p. 22.
" Luna, 1986 e 1993.
37 Dal quechua aya, "morro", ehuasca, "li ana": "li ana del morro".
33 E' un riferimento agli icaros, particolar i canci appresi SOtro l' ispirazione
indotta dalla bevanda; costituiscono la quincessenza del potere del vegetalista.
39 Flauti incaici.
4Q Psychotria viridis, il secondo ingrediente indispensabile per la preparazio·
ne della bevanda.
41 Luna & Amaringo. 1991 , p. 50.
42 Ibid., p. 50.
43 Mérraux, 1948, p. 686.
44 Marcel, 1975, pp. 122-131. Ringrazio Luis Eduardo Luna per avermi
indicato questa versione del mito.
45 Mondod, 1976, p. 21.
147
Peyo!e
l Lophophora williamsii (Lem.)Coulrier. famiglia delle Cacr3ceae.
2 Adovasio & Fry, 1976.
-' Si vedano, in part icolare, Rouhier, 1927; Myerhoff, ] 974; Fursr, 1972;
Schaefer, 1994; Beniréz, 1972; \Xia rren, 1982 .
• Myerhoff, 1974, p. 62; cf. inolrre Halifax, 1982, pp. 232-7, che riporra
per esteso la descr iz.ione fatta da Ramon della geografia mitologica di
\X1irikil(J.
, Si veda, ad es., Bernin (Ed. ), 1978.
6 Lumholrz, 1986 (1904), p. 49.
7 Ibid., pp. 44-5.
8 Fursr, 1981, p. 161.
9 Diguer, 1907, pp. 25-6.
IO Specie nota anche col sinonimo d i D. meteloidés DC. ex Duna!.
Il Cf. ad es. Lanrernari , 1977, pp. I-XXIX e 67- 111.
12 L'l bibliografia sulla Pe)'otl Religion è es tesissi ma; citiamo qui solameme
due classici tesci: Aberle, 1966; Srcwart, 1987; ricordiamo anche, (radon o
in ital iano, Marrion & Rachlin, 1988.
l3 Le pietre vengono utilizzate per creare delle sporgenze inrorno al bordo
del tamburo, in modo da poter fissare la pel le al tamburo con delle cinghie
di pell e .
.. Branr, 1950, pp. 213-5.
" Perrullo, 1934, pp. 34-41.
16 J. Mooney, 1897, rip. in Lamernari , pp. 9 5 ~ 6 .
" Erdoes & Ortiz, 1989, p. 117,
'" Perrullo, 1934, p. 35.
" lbid., p. 37.
lO Cf. anche la versione degli Indiani Menomini raccolca da J. 5. Stotkin,
1952, rip.in Anderson, 1987, pp. 23-4.
" J. Mooney, 1898, rip. in Sreward, 1987, p. 36.
22 Radin, 1923, pp. 398-9.
23 lbid., p, 400.
24 Opler, 1938, pp. 272-3.
Cannabis
I Considerata per molto tempo specie unica, diversi botanici attualmente la
considerano discima in due specie, l' una psicoattiva, Cindica Lamarck, e
l'altra minormenre (Csativ/l L. ); ma il problema della speciazione nel gene­
re Cannabis, così importanre anche ai fini giuridi ci, è rLlt('aJtro che risolto.
, Li, 1974; Emboden, 1972.
3 CE l' imporrante lavoro di Raffaele Valieri , 1887.
148
4 Sehu ltes, 1973.
, Zimmer, 1993 (1946), pp. 25 e 99.
6 Majupuria & Joshi, 1989, p. 168.
7 J. Ca mpbell , 1969, rip. in Schleiffer, 1979, p. 70.
S V. Elwi n, 1949, t ip. in Sehleiffer, 1979, pp. 59-60.
, Ibid. , p. 59.
IO Mantegazza, 187 1, Il , p. 452; cf. anche Ciapanna, 1982, p. 72.
" Riitseh, 1991, pp. 82-4.
" Ciapanna, 1982, p. 345.
Solanacee
l Segue, per numero di specie, il gruppo dei funghi psilocibinici; cf. Camilla,
1994 e Festi, 1994,
2 Diaz, 1979.
J Piomel li & Aliotta, 1994; Camilla & Sperrino, 1995.
• Litzinget, 1981; Saffotd, 1920.
5 In panicolare D.inoxia MiU. , D. coeratocflttla Orrega e D.stramonium L.
nel Centro e Nord America, e le specie arboree del vicino genere Brugmansia.
B.candida Perso e B.sanguinea (Ruiz & Pavon) D.Don nel Sud America.
(, La Barte, 1964.
7 Stevenson, 1915, pp. 90-1.
8 Si riferisce alle rapprese nt az ioni dei fior i d i datu ra u ti lizzare
cerimonialmente dagli Zuni, dagli Hopi e da altre tribù limitrofe; sono
[i cavare dai ff utti di certe piante e vengono portare appese ai lati della resta.
9 Stevenson, 191 5, p. 46.
lO Furst & Mye rhoff, t 972.
" Ibid. p. 81.
" Ibid., p. 86.
13 Una piccola pierra che ha la proprietà di far ammalare le persone.
l ~ "Frecce di malattia" fabbricare dagli sciamani-strego ni per l' uri lizzo nell a
magIa nera.
" Zingg, 1982(1938), voI. Il, pp. 192-3.; rip. anche in H. Pfeiffer. 1938,
rip. in Pettazzoni, 1963, voL IV, pp. 17-8. Ringtazio Stacy Sehaefer per
avermi fano prendere visione del manoscritto di Zingg in cui è riponato
questo morivo, conse rvato presso il Laborarorio di Antropologia di 5am3
Fe.
16 Presso gli Huichol, i "bottoni del peyote", ovvero la parre superiore del
cactus, una volta asportati dalla pianta, vengono infilari su corde a mo' di
collane, e quesre vengono appese ed essiccare.
17 Bevanda fort emente alcolica utilizzata dagli Hui chol a fini cerimoniali.
18 Nella maniera cerimoniale degl i sciamani huichol.
" Zingg, 1982(1938), voI. Il , p. 154.

149
" Knab, 1977, p. 82.
" Ibid. , p. 83.
22 Il fratello mi nore, quello che verrà poco dopo indicato con il nome di
Toloache.
2; Olavarria, 1987, pp. 232-4.
14 l\lcune di queste sono Ofa incl use nel genere Brugrnamia.
2'; Sciamano.
26 Brown, 1978, pp. 126-7.
" Rip. in Brown, 1978, p. 126, n. 2.
28 Ibid. , p. 127.
29 Cali&no & Fernandez-Disrel , 1982, p. 135.
30 Zimmer, 1993(1946), pp. 15 1-2.
31 Mehra, 1979, p. 163.
J1 Salford, 1920, pp. 540- 1.
JJ Il numero di specie botaniche interessat.e dal termine "mandragora" è
stato oggcHo di numerose discussioni c, anche, di confusione. Attualmen­
te, in Europa sono ri co nosc i m c le due specie M.offi cinnrum L. e
M .autumnaiis Bertol.; cf. Jackson & Berry, 1979.
34 Nymphaea coendea Sav., famigl ia delle Nymphaeaceae.
35 Emboden, 1989.
36 Rallllcr, 1945; riporraro anche in Rahner, 197 1.
J7 O mero, Odissea, X:304-306.
3B Rip. in Ralmer, 1945, p. 147.
39 Si tratta di una delle rare presenze salienri di un all uci nogeno nell a Bib­
bia; anche l'Acorus ca'amlls L. (Araceae), consideraro e utili zZ3ro come
allucinogeno minore, viene cir3w in alcuni passi.
40 Cen., 29-30; ne esistono diverse varianti testamentarie; cf. Graves & Parai,
1980, pp. 263-270. .
"Eliade, 1990, pp. 11 5-165.
42 Eliade, 1988, pp. 159-169; Borghini, 1986-87.
43 Izzi, 1987, p. 73.
44 Ibid., pp. 52-3.
4> Bouquet, 1952, p. 36.
46 lzzi, 1987, pp. 25-6.
47 Una divini tà minore egizia sconosciuta.
48 La birra con didit.
49 Mito e personaggi ignoti.
so Donadoni (cur.) , 1988, pp. 23 1-2; ri portato anche in Izzi, 1987, p. 37.
" Izzi, 1987, p. 37.
52 Pagani , 1994.
" Stahl, 1925; Wi lberr, 1987.
54 Vi giunse nel 1519.
" Elfer ink, 1983; Robicsek, 1978.
56 Pilerodius sp.
150
57 Cioè, per fare le sigarette.
58 Sciamano.
" Roth, 1915, pp. 334-5, rip. in Perrazzoni, 1963, pp. 85-87.
60 Lévi-Srrallss, 1970, pp. 463-4 e 480.
" Mooney, 1900, pp. 254-5 .
62 Si vedano, ad es., i miti indicati con M 13 e M
24
in Lévi-Strallss, 1990
(1966), pp. 138-140.
Gl Lévi-Srrallss, 1970, p. 429.
" [bid., p. 63, M",.
G5 Biacca, 1966, voI. Il , p. 229.
(,6 J. Fericgla, 1993, comm.pers., che qui ringrazio per avermi fatto prende­
re visione di una versione di questo miro, recemememe raccolta nel corso
delle sue indagini antropologiche presso gli Shllar.
67 Ne è un bell'esempio il racconto mitologico raccolto presso i \'{!arrau e
riporraro in \X1ilbert , pp. 66-72, riportaw parzialmente in Halifax, pp. 226­
232.
68 Erdoes & Orriz (EcIs.), 1989 pp. 11 2-7.
G9 Swanroo, 1929, val. Ili , p. 504.
70 Swanron, 1929, pp. 87-8.
n Lévi-Strauss, 1983(1974), p. 131.
" Mehra, 1979, p. 166.
7) Frolow, 1968.
Polveri da fiuto
I Il primo genere appartiene alla famiglia delle Leguminosae, il secondo a
quella delle Myristicaceae.
2 De Smer, 1985.
3 Le canne possono raggiungere i due metri di lunghezza .
• j Wassen, 1979.
5 Torres et al. , 1991.
6 Ma v'è chj identifica la cohoba descritta dai cronisti spagnoli con il tabacco
da fium; cf. J. WiIben, 1987, pp. 16-7 . .
7 Akee, yato e épena sono cu[te ricava[e da specie del genere Virola, in parti­
colare V.theiodora (Spr. ex Benrh.)Warburg.
~ Tribù di lingua T ukano.
9 Polvere da fìuro allucinogena ricavata dai bacelli di Piptadenia spp.; il
nome deriva dal verbo vihfri, " inalare", "assorbire".
lO Reichel-Dolmaroff, 1971, pp. 27-8.
" Ibid., p. 43.
" Reichel-DoImaroff, 1979, p. 44.
1.3 Preparato dalla corteccia di specie di Viro/a.
,
14 Nel racconto se ne COntano sessantanove.

151
15 Lana & Lana, J986, p. 47.
16 Ibid., p. 62-3.
17 In un ulteriore passo del racconto, Boléka viene detto "natO da PariGi ";
cf. [bid. , p. 67.
" [b/d., pp. 60-70.
" Biacca, 1966, val. no, p. 23 6.
Iboga
1 Plurale melan, Alchomea f/o ribullda l\thil I.Arg., fam. Euphorbi aceae.
2 Raponda-W., lker & Sillans, 1962, pp. 146- 154.
) Swiderski, J 990-9 J, p. 19.
' G. Samorini , 1992 e 1994.
5 Villaggio situatO nei dinrorni di Librev.ill e.
6 Swiderski , 1979, p. 194.
7 Ibid. , recira n. 19, p. 226.
, Ibid., recira n. J 8, p. 223.
' [bid., recita n. J5, pp. 21 0- 11.
IO lbid., recita n. 1, p. 185
\1 Canarium (Pachylobus) ba/samifirum \'V'il1d. , famigl ia dell e Piperaceae.
12 Nsin in fang, al trimemi noco come mosingui o ossingui, piccolo feli no
selvati co dalla pelle maculata.
13 "Egl i mostra la vi a" ,
l' Fernandez, 1982, pp. 32 1-322.
l' [bid., p. 636.
16
11 nuovo marito, il fratell o del defunto.
17 S. Swiderski, 1980, p. 526.
18 Ibid., p. 528.
l' Swiderski , 1965, p. 546.
lO Fernandez, 1982, p. 636.
" Swiderski , 1980, p. 525.
n Fernandez (1972, p. 246 e id., 1982, p. 636) aveva già sorrol inearo l' im­
portanza e l'urgenza di verifìcare se quesm fungo della reaJrà e dell a mirolo­
gia dei Fang fosse psicoanivo. ma la questi one è tuttora insoluta. Personali
indagi ni condorre in Gabon hanno confermato la presenza di questo fungo
nella memo ria colleniva dei Fang. Si (rana di una specie di grandi dimen­
sioni, che cresce sugli alberi, di consistenza dura e dorata di una superficie
superiore concava. Vi ene utilizzato come medicinale per bambini e in certi
riti srregonici. Cf. Samorini , 1994, in particolare il paragrafo El hongo duna.
Presso i Mitsogho, quesco fungo avrebbe un valore simboli co di longevità
(Gollnhofer & Sillans, 1978, p. 457).
23 Questo liquido, che fa molro male, deve fa r"girare"loro gli occhi , affìnchè
essi vedano '''altra cosa" (Swiderski, 1972, p. 186).
152
" Swiderski, 1980, p. 525.
" Fernandez, 1982, p. 261.
"$widerski , 1972.
27 Non è chiaro, per lo meno a chi scrive, se quesm preparato sia dotato di
propri età psicoattive, o se venga ut ilizzato per predisporre il corpo all'as­
sunzione della forte quantità di iboga. Oggigiorno, in diverse comunità
ombwirisre, l' iboga rienrra direrramcme come ingrediente dell' ekasso.
28 Vale a di re, le coscole.
2 ~ Un proponimenro - quello di "parlarne al villaggio" - in conrraddizione
con l'alone di segretezza di cui si avvolge in seguito la donna.
3U Strumento musicale a percussione, cosri[Uiro di due COfti pezzi di legno
che vengono percossi contro un pezzo di legno più lungo tenuco sospeso
alle estremi rà.
31 Questi oggenj fanno parte della lisca di materiale che l'iniziando deve
presemare come offerra alla comunità, nella cerimonia dell ' iniziazione.
Diversi di questi oggeni verranno util izzat i nel corso della cerimonia.
32 Swiderski , 1970, pp. 302-4 .
San Pedro
l Famigli a delle Caccaceae.
2 Contiene, come principale principio activo, la mescal ina, già presente nel
peyote.
3 Il numero di nervature (di "coscole") del San Pedro è soggeno a variazio­
ne; esso viene tenuto in gran COnto dagli sciamani nella valutazione e carat­
terizzazione del SliO parere psicoattivo. li numero quanro aveva un' impor­
(anza primaria nella visione cosmologic.1 incaica.
" Sharon & Donnan, 1977.
' Polia, 1986-87.
6 Salazar-Soler, 1989, p. 824.
' Sharon, 1980; Joral emon, 1984.
8 Polia, 1990, p. 96.
') Nella figura di Gesù Cristo.
" Polia, 1993, p. 8 1.
"lbid. ,p.8 1.
12 Glass-Coffin, 1994. Ringrazio l'Autrice per avermi concesso il permesso
di riportare questo miro.
Jurema
I In panLcolare M.hostiLis (Mart.) Benrh. , M.verrucosa Benrh. , della fami­
gl ia delle Leguminosae. I

153
2 In realtà è ancora aperta la questione se gruppi di indios ne facciano [Utw­
ra un uso tradizionale; cf. SchuJces & Hofmann, 1983, p. 140.
j Lowie, 1946.
• Da Mota & Barros, 1990.
' Da Mota, 1991, pp. 174 -5.
Kava
1 Lebott, Merlin & Lindstcom, 1992.
2 Lebot et al. , 1992 , p. 6.
J Jbid., pp, 11 8 e 205 .
• R. Firth, 1954, tipo in Lebot et al. , 1992, p. 124.
, E.G. Burrows, 1936, cip. in Lebot ec al. , 1992, p. 125.
6 F.W Christian, 1895, rip. in Lebot et al" 1992, p. 125.
7 K. von den Scei nen, ] 934, p. 227.
, DA Mackenzie, 1933, rip. in Lebot et al., 1992, p. 124.
9 Un SUO comune sinonimo è Macropiper /atifoii mn Miq.
lO G. Landtman, 1927, rip. in Lebot et al. , 1992, p. 123-4.
11 G. Landtman, J927, tipo in Lebot et al. , 1992, p. 124.
" Jbid. , p. 124.
13 In alcune versioni il nome è abbreviato a "K·wa".
14 A/ocasia macrorrhiza Schon in Schon & Endl. , famiglia delle Araceae.
IS Anendemi cerimonial i.
16 E. Bott, 1972, rip. in LebO! et al. , 1992, p. 123.
17 Raccolta anche questa in Tonga da E.\V. C ifrord, 1924, rip. in Turner
J.w. , 1986, p.211.
18 Lebor et al. 1992; p. 125.
19 Giffocd, 1924, rip. in Turner, 1986, p. 211.
m Lebot et al. , 1992, pp. J22-3.
21 Rivers, 191 4, rip.i n]è De Felice, 1990(1936), pp. 104-5.
22 Ibid. , p. 125.
2J ].S. Gardiner, 1898, tipo in Pettazzoni, 1963, pp. 367-9.
" Frazer, J993 (1930) , p. 58.
25 Ficus sp.
26 Lebot et al., 1992, p. 127.
27 Fitth, 1970, rip. in Lebott et al. , 1992, p. 124.
28 Tradizional mence, la parre in fondo alla casa è il pOSto d'onore, mentre la
zona frontale è il luogo dei capi per parlare.
29 Tato.
jO Holmes, 1979, p. 109.
31 J. S. Gacdiner, 1898, rip. in Pettazzoni, 1963, Il , pp. 367-9.
" Turner, J986, p. 2 12.
154
Funghi
I Samorini, 1992b.
2 Famiglia delle Strophariaceae. l funghi allucinogeni si suddividono in due
gruppi principali: 1) Amanita muscaria e alcune altre congeneri , di grossa
taglia e legare all a presenza di betulle o di conifere; 2) i funghi psilocibinici,
cioè producenti come principi attivi gli alcaJoidi psilocibina e psilocina.
Sono conoscime oltre cemo di queste specie, diffuse in tutti i continenti e
apparcenenti principalmenre ai generi Psi/oeybe, Panaeolu.s, COflocybe,
Gymnopi/us, P!uteUJ. Questi fungh i si differenziano da quell i del primo grup­
po per dimensioni, habitat ed effeni; cf. Cornacchia et al., 1980; Fesri,
1985.
3 Per (utto ciò si consultino j lavori basilari del "padre" dell ' ernomicologia
moderna, llichard Gorden Wasson e colI.: Wasson & Wasson, 1957; Hei m
& Wassol1. 1958; si veda anche Estrada. 198 1.
4 Famiglia delle Amanitaceae.
' Wasson, 1967.
6 E' stata recentemente confermata la persistenza di questo LISO fino ai n o ~
sui giorni; cf. Saar, 1991.
7 Wasson & Wasson, 1957.
8 L'l renna, oltre alla passione per i funghi , ha una passione anche per l'uri­
na, particolarmente quella umana.
9 Capacità di ingrandimento dei parti colari di ciò che si vede.
lO Evidentemente si sta rivolgendo all'Essere Supremo.
" Wasson, 1967, p. 268.
" Chevalìer & Geerbram, 1986, p. 473.
" Wasson & Wasson, 1957, voI. I, pp. 16- 17.
" Wasson, 1967, p. 281 -2.
15 Wasson & Wasson, 1957, voI. I , pp. 5 1-2.
16 Ferìcgla, 1993.
" Ferìcgla, 1985, p. 157.
" Mayer, 1977.
l' Lowy, 1972.
" Lowy, 1974.
" Mendel son, 1959.
22 Ancora veneraro dai Tzuruhil.
" Lowy, 1980, p. 100.
24 Ibid, p. 100.
25 Fam iglia delle Leguminosae.
26 Wasson, 1979.
" Keewaydì noquay, 1978.
28 Tenda indiana.
2') Conrenirore di con eccia di betulla .
.30 Keewaydinoquay, 1979.
155
} l N. Morriseau, 1965. estesamente discusso da E. Navet, 1993.
J2 Navet, 1993, p. 47.
JJ Ibid, p. 49.
YI Le possibili relazioni con il ciclo dell 'agarico muscario sono già state
evidenziate in P.T. Furst, 1989.
35 Noto anche con il sinoni mo di Pho!iota spectabilis (Fr.)Quél. . famiglia
del le Corrinariaceae.
36 La complessa biochimica di questo fungo - che è anche psilocibinico ­
non è stata sufficientemcn te Studiata, in particolare per i campioni di origi­
ne europea. Cf. Festi, 1985, p. 204.
37 Da mai, "danza" e take, "fungo"; "funghi danzanri", nel senso di "funghi
che fanno danzare".
lO Sanrord, 1972, p. 174.
39 Wasson, 1973, pp. 12- 13.
40 Sanfotd, 1972, p. 178 .
., Wasson, 1973, p. 13.
42 Grifola frondos" (Dicks. ex Fr. )S.F. C ray.
43 Fra i giovani che auualmente milizzano in Europa e in Italia il fungo
Psilocybe semi!ancMlfl (Fr. )Quél. - anch'esso psi locibinico - per i suoi effeni
allucinogeni, sono riponati casi di attacchi di irrefrenabili risate. ed è a loro
noto che <i i funghetti fanno ridere"; cf. Pagani, 1993.
" Wasson , 1973, p. 20.
<1 5 Penazzoni, 1963. vo I. li , p. 14.
"Wasson, 1967, p. 2 16 .
•' Ovidio, Metamorfosi, Vl1: 391-3.
~ 8 Pausania, Guida della Grecia. 11 ,16,3; cf. Samorini & Cam illa, 1995.
'" Wasson , Hofmann & Ruck, 1978, pp. 105-6.
~ o Samorini , 1992. p. 7D.
" Reichel -Dolmaroff, 1971, pp. 261-2.
" Ibid. , P 262.
" Lana & Lana, 1986 , p. 129.
"Wilperr, 1970, p. 163.
" Lanrernari, 1983, pp. 512-3.
S6 Che stava masticando.
" Lana & Lana, 1986, p. 127.
58 Lévi-Suauss, 1960, riponaco in vers.it. in: id., 1978.
Piante eccitanti
, Plowman, 1986.
2 Con l'aggiunta di calce viva, che ne facili(a l' assorbimento.
' Naranjo, 198 1, p. 165.
4 Rip. in Worthon, 1980, p. 24.
156
') Rosrworowski & Canseco, 1973, p. 199.
6 Cf. p. 22.
7 Reiehel-Dolmaroff, 197 1, p. 266.
8 Lana & Lana, 1986, p. 38.
, Hugh-Jones, 1983, p. 245.
lO La zucca che contiene la polvere di coca e un tubi cino di legno sono
ancora oggi gli srrumcnci d'uso pill diffusi in Amazzonia.
Il Milciades Chaves, 1947, rip. in Perrazzoni, 1963, voI. V, p. 151.
12 Preuss, 1921 -22, p. 754.
\J Mauro, 1991, p. 20.
" L. Lewin, 1981(1928), pp. 301-2.
" Escoho<ado, 1989, voI. l , pp. 273-4.
16 L. Barrels, 1983, rip. in Manoleni , 1988, pp. 11 2-3.
17 Famiglia delle Theaceae, nora anche col sinonimo di Thea sinensis L.
'" Lewin, 1981 (1928), p, 317.
" lbid., p. 3 16.
" Brosse, 1992, p. 278.
21 Famiglia delle Sterculariaceae.
" Lewin, 198 1 (1928), voI. III. pp. 326-334.
13 Hauensrcin , 1974.
" Perrazzoni , 1963, voI. I, p. 196.
25 Lewin, 1981 (J 928), p. 327.
Piante e bevande alcoliche
I Vitis vimfira L., della famiglia dell e Vi raceae.
, Kerényi, 1992, p. 73.
3 Matematico e ast ronomo del IV secolo a.C., originario di Cniclo, scrisse
anche un libro di viaggi.
4 Plutarco, De !side et OJiride, G; dalla vers ione a cura di V. edemo, 1962,
p. 17.
5 Unwin, 1993, pp. 59-91.
6 Genesi, 9, 20.
7 Unwin, 1993, p. 81.
' Brel ieh, 198 1 (1969), pp. 409 sgg.
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"Brosse, 1991,p. 109.
12 Samorini , 1993.
\J Danielou, 1980.
" Lissargue, 1989, p. 7.
15 {( Buuò improvvisa nel vino, di cui bevevano, un farmaco che l'ira e il
dolore calmava, oblìo di tune le penel), Omero, Odissea, IV:220-1.
157
16 "Il piantacore".
17 Athen., Il , 35a-b, rip. in Massenzio, 1969, p. 50.
18 Massen z.io, 1969, op. cit., p. 5J.
19 Pausania , Gutda alla Grecia, X, 38 , 1.
" Kerényi , 1992. pp. 89-90.
" Kerényi, 1985 , p. 12 1.
" Apoll odoro, III, 14-7. riassunto in Massenzio, 1969, pp. 29-30.
" Nonno, Dionisiache, XX, 293-362, rip. in Kerényi, 1992, pp. 74-5.
14 Pausania, Guida della Grecia, 11,38 ,3.
25 Famigl ia dell e Agavaceae.
26 Guerrero, 1985; Gonçalves de Lima, 1990 (1975).
27 Si veda, ad esempio, Fray Toribio Motolinia, 154 1 (?), Historia de los lndios
de la Nueva f:.jpafia, []l, 19.
2B A.atrovirens varo sigmatophylla Berger.
29 Gonçalves de Lima, 1986(l956),.pp. 32 e 112.
3' B. Sahagun, Historia.. , X, XXIX, 12, 106.
" Ibid, X, XXIX, 12, 120-1.
" Ibid. , X, XXIX, 12, 122.
3J Seheler, 1975(1904), voI. I, p. 109.
J4 Rip. in Castell6n Huerta, 1987, pp. 154-5.
J5 Hernandez, 1959 ( 1571-76) libro XVI, cap. 52. Lidentificazione botani­
ca del ocpatli è andata perdura, a conseguenza della repressione del suo uso
esercitata dai conquistatori spagnoli ; cf. Gonçalves de Lima, 1990, pp. 41­
3.
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lnsrituto Nacionallndigenista.
170
INDICE
Inrroduzione ........... ...... .. ..... ....... .. .............................................. 7
Yajé (ayahuasca) ....... ............................... .................................. 14
Peyote ........................... ... ........... ............ .. ................................ 27
Cannabis ................................................ ........ .... ...... ...... ... ........ 39
Solanacee ....................... ... ........................ ........ ........ .. .... ...... .... 45
Datura ........................ ....................... ...... ...... .. ......... ... ....... 46
Mandragota ........... ........................................... ........... .... ... 56
Tabacco .. .......... ..... .... .. .. ..... ... .. ............ ..... .. ........................ 61
Polveri da fìut o ................ ............. ... ...... .... ............. .... ... ... ..... .... 70
Iboga ........................... ... ........... ............................... ... ....... .. .... 75
San Pedro ......... ............ .... ............ ....................... ...... .... ......... ... 90
Jurema ................................................... .......... ................. ........ 94
Kava ....... ...... .............................. ................... .................. .. ........ 97
funghl ..... ............ ................. .......... .... ........ ............................ I ~
Amani ta muscaria ..... ......................... ............... .... .......... .. 107
Altri funghi .............................. ............ ... .......................... 121
171
Piante ecciranti .... ........ ... .. ....................................... _........ ...... 127
Coca .................................... ............. ... ....................... ...... 127
Caffè ........................ ........... .. ........... .. ........... .. ........ .. .. ...... 13 1
Tè .................................................. ......... ..... ... ........... ....... 133
Cola ......................... ... ....... .... ........................................... 134
Piante e bevande alcoliche .......... .. ... ........... .. ...... .................. ... 136
Vite e vino ............. ......................................... ............... .. . 136
Maguey e pulque ...................... ........ ... .... ... ... ..... ........ ...... 142
Note .......... .. ................. .............. ... .......... .. ........... ... ..... .......... 146
Bibliogralìa .................... .. .................................... ................. . 159
172
Stampaco per conto di
NAUTILUS
Casel la Posrale 13 11 - Torino
nel Novembre 1995
da La Grafi ca Nuova
Torino

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