¡e eIezIonI IsrueIIune: quuII prospeLLIve per Iu sInIsLru?

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Le elezioni israeliane:
quali prospettive per la sinistra?

Gli elettori israeliani sono stati
chiamati a rinnovare la Knesset il 28
marzo 2006, in una situazione
politica modificata dalla formazione
del nuovo partito Kadima e dalla
esclusione dalla competizione, per le
gravissime condizioni di salute, del
suo fondatore Ariel Sharon.

Oltre alla nascita della nuova
formazione politica centrista, gli
elettori dovevano valutare il nuovo
profilo assunto dal Partito Laburista
privato di un dirigente storico come
Shimon Peres (passato al Kadima),
ma che si è presentato con un
nuovo leader il sindacalista ed ebreo
di origine orientale Amir Peretz.
Nelle precedenti elezioni del 2003
Peretz guidava una piccola
formazione politica chiamata Am
Ehad (Una Nazione) che aveva posto
al centro del proprio programma le
difesa dei ceti sociali più deboli. Am
Ehad aveva raccolto il 2,8%
consentendo a Peretz di entrare in
Parlamento. Confluito nuovamente
nel Partito Laburista, da cui
proveniva, nelle primarie interne al
maggior partito della sinistra
moderata, Peretz è riuscito a
sconfiggere di misura il suo quasi
omonimo Peres.

Il Partito Laburista è stato il partito
che ha avuto il principale ruolo nella
formazione di Israele ed è stato per
diversi decenni la forza politica
dominante. La sua base era
costituita soprattutto da ebrei
provenienti dai Paesi dell´Europa
centro-orientale. L´incapacità di
rinnovarsi e di inglobare le nuove
ondate migratorie provenienti dai
Paesi arabi e poi dall´ex Unione
Sovietica ha portato al declino di
questo partito. Nelle elezioni del 28
marzo ha ottenuto il 15,0% con un
leggero incremento rispetto al
14,5% del 2003. Un miglioramento
sufficiente a consolidare la
leadership di Peretz, dato che è
riuscito a contenere l´offensiva di
Kadima sul proprio elettorato. Più
difficile il compito di riconquistare un
ruolo centrale nel sistema politico
israeliano, che si presenta sempre
più frammentato.

A sinistra del Partito laburista si
collocano tre liste: Meretz, Hadash e
Balad.

Meretz-Yachad

Il Meretz-Yachad è quanto resta
della tradizione sionista di
orientamento marxista interpretata
dal Mapam. Questo partito nei primi
anni della formazione di Israele
aveva un notevole consenso
elettorale ed era fortemente
radicato nel movimento dei kibbutz
e nel sindacato Histadrut. Il suo
profilo ideologico lo avvicinava ai
partiti comunisti. Molti dei suoi
dirigenti ed intellettuali si
consideravano marxisti-leninisti e
filosovietici e differivano dal
movimento comunista ufficiale solo
per l´atteggiamento positivo assunto
nei confronti del sionismo. Mentre
nel 1948 l´Unione Sovietica e gli altri
paesi del campo socialista in
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particolare la Cecoslovacchia, si
schierarono nettamente a favore di
Israele, a partire dagli anni ´50
cominciarono a guardare con
sempre maggiore favore al nascente
nazionalismo arabo, accusando
Israele di essere diventato uno
strumento dell´imperialismo
americano. Questo contribuì
all´isolamento e alla crisi del
sionismo marxista.

Le radici del Mapam erano
anch´esse, come per i laburisti, nel
mondo dell´immigrazione di
provenienze europea dove erano
forti i valori collettivisti. L´isolamento
internazionale e la crisi del
movimento dei kibbutz, hanno
progressivamente eroso il consenso
del Mapam. Attraverso l´unificazione
con altri gruppi di diversa
provenienza che condividevano la
comune posizione pacifista nei
confronti della questione
palestinese, il Mapam si è
trasformato in Meretz
abbandonando i riferimenti marxisti
e trasformandosi in "Partito
Socialdemocratico¨ (questo è la
denominazione ufficiale utilizzata in
inglese).

Nelle elezioni del 28 marzo, il
Meretz, guidato da Yossi Beilin, uno
dei protagonisti della formulazione
del piano di Ginevra per una
soluzione pacifica del problema
israelo-palestinese, ha ottenuto
118.000 voti, pari al 3,8%. Rispetto
al 2003 il calo è piuttosto netto.
Infatti nelle elezioni per la
precedente Knesset aveva ottenuto
164.000 voti, pari al 5,2%. I seggi
sono scesi da 6 a 5.

I dirigenti appartenenti alla
maggioranza del partito ritengono
che il Meretz abbia sostanzialmente
mantenuto la propria forza elettorale
in quanto il seggio perduto
apparteneva alla fazione
"Democratic Choice¨ di Roman
Bronfman (un ebreo di origine
russa, che si è poi allontanto dal
Meretz). Yossi Beilin esprime una
valutazione positiva del fatto che il
voto di protesta sia andato al
"Partito dei Pensionati¨, presente
per la prima volta, che ha
conquistato 7 seggi, le cui richieste
per un miglioramento del welfare
per gli anziani sono valide e
giustificate e il cui approccio al
processo di pace è "pragmatico e
centrista¨, come ha sostenuto nella
lettera inviata ai sostenitori del
Meretz negli Stati Uniti.

Inoltre sempre secondo Beilin per la
prima volta nella storia di Israele la
maggioranza della Knesset è stata
eletta su una piattaforma che
sostiene la divisione della Palestina
tra due Stati. Per quanto riguarda il
futuro governo il leader del Meretz
auspicava -nella stessa lettera - che
il suo partito potesse entrare a far
parte del nuovo governo. Ma alla
fine non è stato accettato nella
coalizione guidata da Ehud Olmert,
nonostante un appello diffuso pochi
giorni prima della presentazione
della nuova compagine alla Knesset,
dai leaders del movimento dei
kibbutz per chiedere l´inserimento
del Meretz nella coalizione. L´appello
di Zeev Schor e Gabri Bargil è stato
rivolto non a Olmert ma al leader
laburista Peretz, cercando di
convincerlo che la presenza del
Meretz avrebbe aiutato gli stesso
laburisti nel sostenere la loro
politica.

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Secondo gli osservatori critici del
Meretz, il risultato elettorale
negativo sarebbe stato causato dalla
scarsa popolarità del piano di pace
di Ginevra tra l´elettorato ebraico,
ma anche dall´immagine del suo
leader Beilin, considerato come
appartenente all´elite sociale
israeliana, che da tempo sta
perdendo credibilità e consenso.
Critiche sono emerse anche
all´interno del partito anche se non
mettono in discussione la politica
perseguita quanto alcuni iniziative di
Beilin, considerate elettoralmente
dannose. In particolare la deputata
Zahava Gal-On ha polemizzato con il
leader del partito per il suo incontro,
avvenuto in campagna elettorale,
con Avigdor Lieberman, il leader
della formulazione populista di
destra sostenuta dagli elettori di
origine russa.

Hadash

Il Fronte Democratico per la Pace e
l´Uguaglianza (Hadash) è una
coalizione politico-elettorale la cui
maggiore componente è il Partito
Comunista Israeliano (Maki), di
tradizione filosovietica.

La fase pre-elettorale è stata
caratterizzata da forti tensioni
all´interno del Fronte che si sono
inasprite nel momento della
formazione della lista. Il sistema
elettorale israeliano è proporzionale
e non prevede preferenze. Pertanto
la formazione della lista stabilisce di
fatto chi saranno i parlamentari
eletti (un sistema analogo a quello
utilizzato nelle recenti elezioni
italiane). A metà gennaio si è riunito
il Consiglio di Hadash al quale hanno
partecipato circa 500 delegati. Al
primo posto della lista è stato
confermato Muammad Barakah,
comunista, con il 69 % dei voti
favorevoli. Al secondo posto anziché
Issam Mahul, parlamentare uscente
e Segretario generale del Maki è
stato eletto Hanna Swaid,
indipendente. Al terzo posto è stato
inserito Dov Hanin, ebreo e dirigente
del Partito Comunista.

Lo scontro all´interno di Hadash si
trascina da diversi anni. Da una
parte vi sono Mahul, l´ex
parlamentare Gozanski e la
maggioranza del Maki che insiste
affinché fra i primi tre candidati,
quindi in posizione eleggibile, vi sia
anche un ebreo ed era contraria a
confermare l´accordo con il politico
arabo nazionalista moderato Ahmad
Tibi (già consulente politico di
Arafat). Nel 2003 Hadash si era
alleato a Tibi che era stato eletto
insieme a Barakah e Mahul. Per la
prima volta da molto tempo nessun
ebreo era entrato alla Knesseth nella
lista di Hadash. Il risultato della
votazione sulla composizione della
lista, che ha visto l´inserimento di
Swaid al posto di Mahul, è piuttosto
soprendente in quanto il 75% dei
membri di Hadash sono anche
iscritti al Partito Comunista. Questo
conferma come le divisioni passino
anche all´interno dei comunisti.

Favorevoli invece a mantenere
l´alleanza politica ed elettorale con
Tibi erano invece Barakah e altri
esponenti di rilievo della
componente araba di Hadash.

Fino all´ultimo è stata incerta le
configurazione delle liste che si
rivolgono all´elettorato arabo. Già
nel 2003 vi erano tre movimenti
contrapposti. Oltre ad Hadash, si
presentarono la Lista Araba Unita,
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vicina al movimento islamico, e la
Assemblea Nazionale Democratica
(Balad), guidata da Azmi Bishara, ex
militante del Partito Comunista.

Il Fronte Democratico per la Pace e
l´Uguaglianza ottenne 94.000 pari al
3,0% e tre seggi (di cui uno, come
detto, a Tibi); la Lista Araba Unita
raccolse 66.000 voti, pari al 2,1% e
due seggi; il Balad ottenne 71.000
voti, pari al 2,3% e 3 seggi.

La modifica alla legge elettorale,
intervenuta nel frattempo ha alzato
la soglia di sbarramento necessaria
per entrare alla Knesset, dall´1,5 al
2%. Vi era quindi il timore che la
concorrenza tra le tre liste potesse
portare alla dispersione del voto
arabo. Alla fine le differenze
politiche e ideologiche ma anche i
conflitti personali hanno reso
impossibile la riduzione del numero
delle liste. La principale differenza
rispetto al 2003 è stata la rottura di
Tibi con Hadash e la sua alleanza
con la Lista Araba Unita.

La campagna elettorale di
Hadash

Ci sono due elementi della
campagna del Fronte che sono stati
messi in evidenza dalla stampa
israeliana.

Il primo è la riaffermazione del
carattere misto e non solo arabo
della coalizione. Benché la stampa lo
collochi normalmente (soprattutto
nei sondaggi) sotto la categoria
indistinta delle "liste arabe¨, il
Fronte, oltre a presentare
candidature ebraiche, ha sviluppato
una campagna rivolta
specificamente alla maggioranza
degli elettori. Il quotidiano israeliano
Jerusalem Post ha riferito di un
iniziativa elettorale tenuta nella
sinagoga progressista di
Gerusalemme Kol Haneshama alla
presenza di circa 150 elettori ebrei.
All´incontro erano presenti per
Hadash, Dov Khenin, avvocato
ambientalista, Khulood Badawi, una
nota attivista araba per i diritti
umani e Ishai Menuchin, fondatore
di Yesh Gvul, l´organizzazione dei
soldati refuznik (che si rifiutano di
partecipare all´occupazione militare
dei territori palestinesi).

Jerusalem Post ha riferito che i
presenti erano meno interessati alla
questione del conflitto israelo-
palestinese, per il quale il Fronte ha
sempre sostenuto la soluzione dei
due stati, quanto a temi "civili¨ quali
la sperimentazione scientifica sugli
animali, la legalizzazione dell´aborto
e l´atteggiamento verso la comunità
gay. I rappresentanti del Fronte
hanno dichiarato di essere favorevoli
alla legalizzazione dell´aborto in
quanto "una donna ha diritto al
controllo sul proprio corpo¨. Tutti e
tre i candidati del Fronte hanno
dichiarato di sostenere i diritti degli
omossessuali, anche se Badawi ha
precisato che lei si concentrerà
prioritariamente sui diritti delle
donne arabe, tra cui quello di poter
andare all´Università.

Sulla questione dei rapporti con
Hamas, Khenin ha dichiarato di
sostenere i negoziati con i
palestinesi attraverso l´OLP e il
presidente dell´Autorità Mahamoud
Abbas. Da sottolineare un´altra
affermazione di Dov Khenin, riferita
dal Jerusalem Post, riguardante la
questione del giudizio sul sionismo.
"Non siamo un movimento
ideologico¨, ha dichiarato
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l´esponente comunista, "non
abbiamo una posizione sul sionismo,
nel nostro partito c´è gente che è
sionista e c´è gente che è anti-
sionista¨. Tradizionalmente il Maki,
si è caratterizzato come partito della
sinistra anti-sionista anche se
favorevole alla presenza di due stati
in Palestina. Da questa dichiarazione
emerge come per Hadash l´essere
pro o contro il sionismo non sia una
discriminante e che questa posizione
sia fatta propria dagli stessi
comunisti.

Un altro elemento significativo
dell´evoluzione del profilo del Fronte
Democratico per la Pace e
l´Uguaglianza è il ruolo dato ai temi
della tutela dell´ambiente. Il
quotidiano israeliano Haaretz ha
scritto che Hadash si è trasformato
molto tranquillamente nella lista più
ambientalista tra quelle in
condizione di entrare nella Knesset.
A sostegno di questa tesi il giornale
riferisce il ruolo che in materia
hanno da tempo due dei tre
candidati della lista posti in
situazione di eleggibilità, Dov Khenin
e Hanna Swaid. Il primo è stato per
diversi anni presidente di "Vita e
ambiente¨, il forum che raccoglie le
organizzazioni ambientaliste di
Israele. Il secondo è direttore del
Centro Arabo per la Pianificazione
Alternativa. Tra il 1995 e il 2003 è
stato membro del consiglio
nazionale per la pianificazione e la
costruzione ed ha attivamente
partecipato a decisive battaglie per
la tutela dell´ambiente, in particolare
a Haifa e a Jaffa.

Haaretz collega il ruolo dei due
esponenti della sinistra alternativa
israeliana con l´evoluzione in corso
nel movimento ambientalista, il cui
dibattito tende sempre più a
collegare i danni all´ambiente con
aspetti di disuguaglianza sociale, in
quanto spesso la parte della
popolazione che ne soffre subisce
anche condizioni sociali disagiate.

Per il giornale israeliano la
determinazione di una parte
maggioritaria di Hadash nel rifiutare
l´alleanza con settori nazionalisti
arabi come il partito di Ahmed Tibi e
il Balad possono indicare il tentativo
di ampliare l´agenda del partito
combinando le posizioni sulla pace,
sui diritti della minoranza araba e
sulle questioni sociali anche i temi
rosso-verdi.

Hadash conquista tre seggi

I comunisti e i loro alleati nel Fronte
hanno ottenuto 85.823 voti, pari al
2,73% e tre parlamentari. Nelle
elezioni precedenti avevano raccolto
93.819 voti pari al 2,98%. Si è
registrato pertanto un calo di circa
8.000 voti, in parte dovuto alla
flessione nella partecipazione
complessiva al voto, corrispondente
ad una diminuzione percentuale
dello 0,26. La lista di Hadash aveva
ottenuto 3 seggi nelle precedenti
elezioni, ma uno di questi era
andato ad Ahmed Tibi, quindi in
termini di parlamentari il Fronte
ottiene un eletto in più.

Non disponiamo al momento della
suddivisione dei voti tra gli elettori
arabi e quelli ebrei e quindi non è
possibile valutare se la scelta
operata di riequilibrare la presenza
ebraica abbia consentito di
incrementare i voti al di fuori della
minoranza araba. I dati suddivisi per
regione indicano però che gran
parte del voto resta concentrato
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nelle regioni dove vivono
prevalentemente i cittadini arabo-
israeiliani: Akko 14,08% (-2,34%),
Yisrael 13,26% (-2,26%), Hadera
9,41% (+3,63%), Kineret 5,60 %
(1,79%). In queste quattro regioni
Hadash raccoglie 65.502 voti (nelle
precedenti elezioni erano 68.501).
Per quanto riguarda le maggiori
città, Hadash ottiene lo 0,34% a
Gerusalemme, lo 0,95% a Tel Aviv,
l´ 1,15% a Beer Sheva e il 2, 87%
ad Haifa.

Le elezioni hanno evidenziato un
cambiamento nel rapporto relativo
tra le liste a maggioranza araba. Nel
2003 Hadash aveva il 2,98% contro
il 2,26% di Balad e il 2,08% della
Lista Araba Unita. Nelle elezioni del
28 marzo La Lista Araba Unita
diventa la più forte con il 3,01%,
contro il 2,73% di Hadash e il
2,29% di Balad. E´ quindi la lista più
moderata e anticomunista, vicina al
movimento islamico e con un forte
sostegno nella comunità beduina, a
beneficiare della crescita di voti
grazie anche alla nuova alleanza
stretta con il partito di Tibi. E´ stato
comunque sventato il timore, molto
forte prima del voto, che
l´innalzamento della soglia di
sbarramento del 2% per entrare alla
Knesset potesse mettere a rischio la
rappresentanza dei partiti arabi.

L´Ufficio politico del PC Israeliano
(Maki) ha dato un giudizio positivo
del voto ottenuto dal Fronte,
considerata la concorrenza esistente
nel voto della minoranza araba.
Inoltre il Fronte si è scontrato con le
barriere del nazionalismo e del
razzismo tra l´elettorato israeliano e
la mancanza di speranza tra gli
elettori sia arabi che ebrei. Il Maki
rivendica come "strategicamente
corretta¨ la decisione di sottolineare
l´importanza della partecipazione
alle elezioni con una lista la cui
composizione garantisse il carattere
arabo-ebraico del futuro gruppo alla
Knesset. Incoraggiato dal voto, il
Maki si propone di costruire un
ampio fronte ebraico-arabo per la
difesa della democrazia in Israele e
contro le politiche razziste e
discriminatorie.

Per quanto riguarda il quadro
complessivo emerso da voto, i
comunisti rilevano che il calo della
partecipazione (dal 68% al 63%)
dimostra una crescente sfiducia
dell´opinione pubblica nei confronti
del sistema politico. La sconfitta dei
partiti che si sono opposti al ritiro
dai territori indica nuovamente che
la maggioranza degli israeliana
condivide una qualche forma di
evacuazione degli insediamenti.
Esiste inoltre una crescente
opposizione alle politiche socio-
economiche neoliberiste condotte
negli ultimi anni.

Per quanto riguarda il nuovo partito
Kadima, l´opinione del PCI è che
esso abbia presentato un
programma teso a cancellare le
differenze politiche e a proporsi
come il partito dell´unità nazionale.
Il relativo successo del Kadima, che
simbolizzerebbe "la fine della
politica¨ in quanto include i leader
sia del Likud di destra che del
Labour di sinistra, è l´espressione
della profondità della crisi non la sua
soluzione.

Il nuovo governo guidato da Olmert
continuerà la politica di Sharon:
annessione ad Israele degli
insediamenti nella West Bank,
brutale oppressione dei palestinesi,
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privatizzazioni e taglio delle spese
sociali.

Balad

L´Assemblea Nazionale Democratica,
la cui sigla in ebraico è Balad, è
stata fondata nel 1996 da Azmi
Bishara, ex militante del Partito
Comunista. Si definisce come
partito nazionale democratico e
progressista e a differenza di
Hadash contesta il carattere ebraico
dello stato di Israele. Sostiene la
necessità di trasformarlo in uno
stato secolare, unica condizione
grazie alla quale i cittadini arabi
possono ottenere tutti i diritti
culturali e nazionali.

Balad è il partito più vicino alle
correnti nazionaliste palestinesi ed è
sorto criticando il PC Israeliano in
quanto questo partito ha adottato
un "approccio inclusivo¨ nel
delineare il ruolo dei cittadini arabi
all´interno dello stato di Israele.
Inoltre a differenza dei comunisti, il
Balad non ha sostenuto gli accordi di
Oslo. Nelle elezioni del 28 marzo il
partito di Bishara ha confermato i
suoi due parlamentari, con un
incremento di circa 10.000 voti.

L'Organizzazione per l'Azione
Democratica (ODA)

L´ODA, la cui sigla in arabo è Da´am,
è un piccolo gruppo marxista
radicale che presente alle elezioni
con una propria lista che aveva la
particolarità di essere l´unica guidata
da una donna, Asma Agbarieh e di
includere una forte presenza di
lavoratori tra i candidati.

Il gruppo è sorto ad Haifa nel
novembre del 1995 e fin dalla sua
nascita aveva deciso di partecipare
alle elezioni. In precedenza i suoi
promotori avevano votato per
Hadash, ma erano giunti alla
conclusione che il Partito Comunista,
dopo il crollo dell´Unione Sovietica,
avesse abbandonato il marxismo.
Anche l´ODA come il Balad di Azmi
Bishara si è opposto agli accordi di
Oslo, che hanno aperto la strada al
riconoscimento dell´Autorità
Nazionale Palestinese.

L´ODA ritiene necessario costituire in
Israele un partito dei lavoratori, che
si basi soprattutto sui lavoratori
arabi, e si considera parte del
movimento internazionale contro la
globalizzazione e contro la guerra.
L´attività del partito si appoggia
soprattutto su una ONG formata nel
1995, il Workers Advice Center.

Il risultato dell´ODA rimane del tutto
marginale. Il 28 marzo ha raccolto
solo 3.691 voti, pari a circa lo 0,1%.
Nel 2003 aveva raccolto 1.925 voti.
Una progressione modesta ed
insufficiente a farlo realmente
entrare nello scenario politico.

Conclusioni

Le elezioni della Knesset del marso
scorso, hanno prodotto diversi
cambiamenti nel quadro politico, con
la scomparsa di alcuni partiti (come
il centrista Shinui), la sconfitta di
altri (il Likud) l´emergere di nuove
forze politiche (oltre al Kadima,
anche il partito dei pensionati, e il
partito degli immigrati russi di
Liberman). Non sembra però che
questi cambiamenti siano in grado di
dare una soluzione duratura alla
crisi del sistema politico israeliano.

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Per quanto riguarda le principali
questioni a cui la politica israeliana
dovrebbe dare soluzione, il conflitto
con i palestinesi e la crisi sociale,
non sembra che il futuro governo
possa determinare cambiamenti
radicali e positivi.

La sinistra pacifista, sia quella
strettamente ebraica del Meretz, che
quella arabo-ebraica di Hadash resta
divisa e con una influenza politica
limitata. Hadash ha retto
all´emergere delle correnti
nazionaliste e islamiche nella
minoranza palestinese, ma non ha
più il netto predominio che ha avuto
fino agli anni ´80 tra gli elettori della
minoranza araba. Il Meretz da parte
sua resta il principale riferimento
dell´opinione pubblica pacifista
ebraica, anche per gli stretti legami
con il movimento "Peace now¨, ma
non ha potuto o non ha voluto
collegare questo tema alle
problematiche di carattere
economico e sociale.

Alla luce del successo della destra
islamica di Hamas nelle elezioni
nell´Autorià Nazionale Palestinese,
emerge come la mancata soluzione
del conflitto israelo-palestinese,
insieme ad altri fattori, abbia
determinato la crisi delle
componenti laiche e di sinistra sia in
Israele che in Palestina.

FRANCO FERRARI
Parma, 7 maggio 2006

Fonti: siti web del Maki, Meretz-
Yachad, Balad e ODA, della Knesset
e edizioni on line dei quotidiani
Haaretz e Jerusalem Post, pagina di
Wikipedia in inglese sulle elezioni
israeliane.

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