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D Casa 2007-10-27 nr 571

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Supplemento al quotidiano 'la Repubblica'
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D

la Repubblica delle Donne
SUPPLEMENTO A D DELLA REPUBBLICA N.571 DEL 27 OTTOBRE 2007

CASA
Tessuti

NUOVI DECOR PERICOLOSI
Architettura

PSICO HOUSE IN AUSTRALIA
Collezionisti

DESIGN CULT ANNI ’50, ’70...
Interni francesi

NEL CASTELLO DI MICHEL PERRY

ABITARE IN UN MODULO

214

D
27 ottobre 2007

CASA
D attualità

126

58 72

107

35 Opinione Edifici Nouvelle Cuisine di Bertrand Tschumi 37 Tendenza Design da sera di Leonora Sartori 45 Intervista Stupire è un buon motivo di Lorenza Pignatti 51 Extraordinari Appuntamenti e buone idee di M. Calzavara e B. Scardi 58 Nuovi Atelier Timorous Beastes cioè Creature Timorose di Barbara Casavecchia 67 Talenti Nuncin di Virginio Briatore 72 Altri giardini Sensibili alle foglie di Leonora Sartori 87 Tendenza Crochet fai da te di Monica Teli 98 Progetto Puzzle di cedro e tè di Femke Bijlsma 107 Storia Italian heroes di Alberto Bassi 126 New décor Design vuole disegno di Leonora Sartori 134 Privato Un castello per nuove Cinderelle di Laura Mari 147 Romantico Presenze (quasi) invisibili di Monica Baio 152 Architettura Abitare una psico house di Karin Mayer 159 Art&Craft Andrea l’alchimista di Ambra Radaelli 165 Mappa shopping Pechino di Arianna Lelli Mami e Chiara Di Pinto 172 Guida Le parole sono un décor di Giuliana Zoppis 179 Rivelazioni Post-Soviet di Beatrice Rossetti
Segue a pagina 16

192
D interni
Prefabbricati dall’aria lieve ma stabile, unità abitative (anni ’50) ideali, arredi new fusion, ambienti camaleontici. Fatti di design storico e poesia 186 Parigi Abitare in un modulo di Laura Mari 192 Stati Uniti La mia casa per posta di Francesca Gentile 198 Interni Un posto per leggere di Beatrice Rossetti 206 Shopping Intorno a un romanzo di Beatrice Rossetti 208 Francia Il mio piccolo teatro in scatola di Laurence Dougier 214 Interni Multitasking di Deborah Piana Agostinetti 222 Shopping Silhouette flessibili di Deborah Piana Agostinetti 224 Viaggio Newfolk e blu Siberia di Alice Trevi

37 87 236
In copertina
Una casa quasi vernacolare, che ricorda una caverna. Rivestita di legno di cedro, è un progetto dell’architetto-artista Terunobu Fujimori, rivelazione dell’ultima Biennale di Architettura di Venezia. Un edificio che attiva tutti i sensi, sollecitando esperienze tattili, oltre che visive. Foto Alessio Guarino

D utile
231 Dossier In copertina 234 Cult Storia + Natura di Ottavia Borella 236 Fuoriluogo Incontri luminosi di B.O. 240 Interni Nuovo Classico di B.O. 248 Focus Luci per nottambuli di B.O. 252 Accessori Eleganza grafica di Ottavia Borella 254 Guida Silenzio di Leonora Sartori 256 Guida Audiolibri di Beatrice Scardi 258 Maestro James Turrell di L. Sartori 260 Libri Nuovi habitat di Beatrice Scardi 264 Tutti gli indirizzi

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D
DIRETTO DA KICCA MENONI A cura di Amalia Zordan Art director Stefania Giarlotta Controllo editoriale Ivana Fellegara

Supplemento a D - la Repubblica delle Donne n. 571 del 27 ottobre 2007 DIRETTORE RESPONSABILE: EZIO MAURO

CASA
In redazione Leonora Sartori, Alessandra Dacrema (segreteria), Alessandra Parodi (grafica e controllo tecnico)

Redazione D Casa: via De Alessandri 11, 20144 Milano tel. 02.4671.51 fax 02.4671.5382 dcasa@repubblica.it Gruppo Editoriale L’Espresso SpA Presidente onorario: Carlo Caracciolo Consiglio di amministrazione. Presidente: Carlo De Benedetti Consigliere delegato: Marco Benedetto Consiglieri: Agar Brugiavini, Carlo Caracciolo, Rodolfo De Benedetti, Francesco Dini, Sergio Erede, Mario Greco, Luca Parravicini Crespi, Alberto Piaser. Direttore generale holding: Fabio Tacciaria. Direttori centrali di gruppo: Sergio Cortese (tecnologie e produzione), Roberto Moro (personale), Alessandro Alacevich (investor relation), Stefano Mignanego (relazioni esterne), Marco Moroni (sviluppo). Divisione la Repubblica: via Cristoforo Colombo 149, 00147 Roma, tel. 06.4982.1 Direttore generale: Carlo Ottino Sviluppo supplementi: Giorgio Martelli Concessionaria per la pubblicità: A. Manzoni & C. S.p.A. Via Nervesa 21, 20139 Milano, tel. 02.5749.4803 Stampa: Rotosud, Oricola (AQ); Elcograf, Beverate di Brivio (LC) Preparazione: Grafotitoli Bassoli s.r.l., Sesto S. Giovanni (MI); C.P Roma .S., Allestimento: Legatoria Europea, Ariccia (Roma); Legatoria del Sud, Ariccia (Roma) Supplemento al numero odierno da vendersi esclusivamente con il quotidiano la Repubblica Registrazione Tribunale di Roma n.122 del 18/3/96

24 novembre 2007

Il prossimo D CASA uscirà il

l’opinione

di Bertrand Tschumi*

EDIFICI NOUVELLE CUISINE

Ogni anno viene sconvolto il piano urbanistico di almeno 20 grandi città nel mondo. Spesso con esiti deprimenti, com’è successo in Cina, Medio Oriente, India. Eppure, alla stessa velocità, si potrebbero provare nuovi modelli. Usando il buon senso e la semplicità

Disegno del Parc de la Villette di Parigi, progetto con cui Tschumi ha vinto il primo premio del concorso Internazionale nel 1982.

M
Testo raccolto da Alessandra Orlandoni

i piace la nouvelle cuisine fatta con ingredienti semplici e di ottima qualità. Non amo i condimenti e i piatti elaborati come la paella, dove i sapori sono mischiati e confusi. In un certo senso i miei gusti si riflettono nel mio modo di fare architettura. Per molti anni l’architettura è stata caratterizzata da regole e stili: nel XIX secolo era il classicismo, nel XX il modernismo. Negli ultimi anni le cose sono diventate più interessanti: gli architetti hanno smesso di seguire teorie. Viviamo un periodo di assoluta libertà, con due conseguenze. Quella buona è che gli architetti possono gestire le problematiche in modo diverso perché l’architettura è uno strumento politico. Quando un cliente o un’amministrazione pubblica vogliono un progetto, sia esso biblioteca, museo, hotel, chiedono un nuovo concept che modifichi in modo radicale la percezione della città (vedi il mio progetto per il Nuovo Museo dell’Acropoli di Atene, che doveva richiamare i marmi del British Museum). Ma allo stesso tempo, essendo tutto possibile, spesso mancano rigore e intensità intellettuale. Possono gli architetti modellare le città? O il potere economico dello sviluppo è tale che questi non possono che seguirne il flusso? Le città costruite a velocità impressionante e senza criterio negli ultimi dieci anni in Cina, in Medio Oriente e India sono inquietanti: tutte uguali! A questa velocità, potremmo invece testare nuovi modelli di urbanizzazione. Ogni anno viene ridisegnato il masterplan di almeno venti città nel mondo: perché non sperimentare nuovi modelli? La sostenibilità è importante, ma dipende sia dal buon senso che dall’indu-

stria. Io vivo a New York dove moltissimi edifici hanno grandi pareti vetrate rivolte a sud: gli ambienti si surriscaldano e le persone attivano i condizionatori anche d’inverno, con il riscaldamento acceso! Lo spreco è enorme, e non è questione di sostenibilità ma di buon senso. Ero a Granada questa estate e ho visitato le architetture musulmane, che consentono una temperatura fresca negli edifici e nelle abitazioni basandosi sul buon senso. Amo la ricchezza di lifestyle possibili nelle città. Trent’anni fa, negli anni Settanta, i giovani artisti si appropriavano di ampi spazi industriali abbandonati per viverci: così nasceva il loft. Sfortunatamente i costruttori chiedono appartamenti convenzionali, come se vivessimo ancora nell’800. È stata appena ultimata una torre di 70 piani che ho progettato nel Lower East Side: a eccezione degli appartamenti all’ultimo piano, davvero speciali, il resto delle abitazioni è frazionato in piccole stanze, tripli bagni, ripostigli. Sarebbe stato più interessante sperimentare l’openliving! Noi architetti siamo pronti a proporre spazi straordinari anche nelle abitazioni normali, ma il mondo commerciale è ancora molto conservatore. A meno che le persone comuni non si convincano di meritare di più.
*BERTRAND TSCHUMI, progettista e architetto, nato a Losanna nel 1944, vive tra New York e Parigi. Tra i suoi progetti più recenti, il Nuovo Museo dell’Acropoli di Atene, il Lerner Center della Columbia University di NY, il Campus di Miami e il Mam di San Paolo.

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Tendenza

Collane vittoriane, lampadari di piume, tavoli sagomati da regina delle nevi. Tra sperimentazione e haute couture, oggetti che sembrano ideati per partecipare a un party. Senza dimenticare il cappello di Leonora Sartori

Design da sera

© Autumn de Wilde/Giant Artists 2007

Una modella alla prova costume nel backstage della collezione A/I 07 di Rodarte.

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L

’eleganza», diceva Gabrielle Bonheur Chanel, lei, Coco, «non è prerogativa di chi è appena uscito dall’adolescenza, ma di chi ha già il futuro in mano». Quasi nessuna chance, dunque, per i “giovani dentro” o teenager-quarantenni. Trattasi di cosa da adulti. Quelli veri. Abbastanza forti per non seguire la moda in modo fetish, ma sufficientemente sereni per innamorarsi di un oggetto senza interrogarsi troppo sull’utilità. «Da qualche tempo il design sta ripercorrendo gli stessi codici della moda e dell’abbigliamento. Questo è un momento di riscoperta dell’ostentazione e del formalismo», afferma Giulia Ceriani di Baba Consulting (www.baba consulting.com). «Esiste una tendenza, anche nella casa, che porta a differenziare gli spazi in base all’uso. Alcune stanze sono più confortevoli e accoglienti, altre sono pensate come luogo di rappresentanza e per questo predisposte all’eccellenza e al ricevimento, caratterizzate da arredi che puntano sull’unicità del pezzo, magari in edizione limitata per sottolineare uno status. I codici dominanti in questo stile? Nero, glittering, oro». Lo testimoniano il design in abito scuro di Privé, la collezione stile rétro di Philippe Starck per Cassina, le librerie di Marc Newson, pesanti (sono in marmo) status symbol in edizione limitatissima e prezzo (in)adeguato (dai

Dall’alto al basso. Jeeves, le bombette luminose del designer Jake Phipps (www.jakephipps.com). Collane in stile vittoriano, sculture di tessuto di Katherine Wardropper, vincitrice del premio Pulse 2007 di Vogue come miglior collezione dell’anno (www. katherinewardropper. com). Il minicastello di James Rigler presentato alla mostra al Tent per il 100% Design London (www.vunderland.net).

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200mila ai 400mila dollari, ma sold out alla mostra al Gagosian nel marzo di quest’anno), le poltrone effetto raso Chantilly o la luccicante Diamond Collection di Edra. Una ricerca di esclusività, ricercatezza e seduzione che attinge da suggestioni antiche e mondi paralleli, come quello del cinema con gli abiti barocco-punk di Marie Antoinette (nel film di Sofia Coppola), o della musica, il video Grace Kelly di Mika (visto su YouTube da quasi 17 milioni di persone) dove il cantante ancheggia in vestaglia tigrata durante un party casalingo tra vecchi quadri e candele (sotto l’attenta direzione artistica della sorella, che cura l’art direction del cantante). Una tendenza capace di trasformare il solito ambiente in un vero reame personale, materializzandosi in oggetti imprevisti. Eccola in Bird (nero pinguino, profilo da colomba) disegnato dagli Eames per Vitra, nei tavoli di plastica con intarsi antichi di Ida Wanler (www.idawanler.com), in un castello personale (basta una casetta di legno per gli attrezzi, ma va corredata da un minitorrione in ferro, come ha fatto il giovane designer James

Dall’alto al basso. Untitled Chandeliers di Jodie Carey, artista scultrice uscita dal Royal College of Art di Londra (www. jodiecarey.co.uk). Bird, decorazione di Charles e Ray Eames per Vitra (www.vitra.com). Farfalle nere zen, tappeto 100% lino, design di Belinda Mazzer per la collezione Segni di colore di Art-Fabrica tappeti contemporanei (www.art-fabrica.it).

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Tendenza

Rigler www.vunderland.net), oggetti nello stile da favola da Regina delle nevi, come il tavolo Dessouschic disegnato da Noè Duchaufour per Zanotta o il lampadario di piume bianche Pokkari (in giapponese significa “il sole tra le nuvole” di Nosigner). Questi oggetti sanno creare scenografie da castellane, con principesse dai colletti di pizzo vaporosi e dalle gonne enormi, soffici e fruscianti, che si muovono con vibrazioni sontuose in saloni senza fine (come quelli del film Elizabeth, the golden age, appena presentato al Festival del cinema di Roma, con una Cate Blanchett cinquecentesca). Questo, il sogno. Ma come si traduce l’eleganza nella contemporaneità? Diciamo subito che è colta ma anche rilassata, casual, stravagante. Seguono questa linea le giovani stiliste di Rodarte (www.rodarte.net), le sorelle Kate e Laura Mulleavy, ragazze medio-normali di Pasadena (bassine, capelli scuri, sguardo accigliato, golfino nero, non magrissime) che hanno inventato abiti per neoprincipesse, patchwork di tessuti ricchi di immaginazione, belli, leggeri, dai colori cipriati, femminili. Quasi non occorre indossarli. Basta averli nell’armadio e sognare l’occasione giusta. Un principe azzurro o un ranocchio verde.

Dall’alto al basso. Pokkari, uno dei magici lampadari del giapponese Nosigner, vincitore del premio Good Design Award 2007 (http:// nosigner.com). Dessouschic di Noè Duchaufour per Zanotta (www. zanotta.it). Una scena del film Elizabeth, the golden age, thriller storico ambientato nel XVI secolo, diretto da Shekhar Kapur, con Cate Blanchett e Geoffrey Rush. Nelle sale dal 2 novembre.

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INTERVISTA Susan Yelavich è una delle talent scout più note al mondo. Il suo lavoro è viaggiare, guardare, selezionare. E rivelare di Lorenza Pignatti

S

crittrice, membro del Critical Studies Department alla Parsons School of Design di New York e curatrice della National Design Triennal del 2003 di New York, Susan Yelavich ha da poco pubblicato un libro dedicato a un tema controverso eppure ricco di fascino: l’ornamento. È Contemporary World Interiors, per l’editore londinese Phaidon. Susan ama l’Italia, e proprio il nostro Paese è stato il punto di partenza per la sua ricerca sull’uso e il

STUPIRE È UN BUON MOTIVO
senso della decorazione, di cui ha messo in discussione pregiudizi e luoghi comuni. L’illuminazione? Durante la prima visita in Sicilia, dove Susan aveva appena ottenuto la Rolland Prize Fellowship in Design all’American Academy di Roma. La incontriamo alla Naba (Nuova Accademia di Belle Arti) di Milano, dove dal prossimo anno insegnerà al biennio specialistico in Design del tessuto e dei materiali. Cosa significa, oggi, parlare di ornamento?

«In effetti, occuparsene all’inizio del XXI secolo può apparire old fashion. Invece la decorazione, come artefatto e come idea, può offrire ai designer strategie che vanno oltre l’opposizione, oramai consunta di moderno-postmoderno, per cercare caratteri locali, personali, da comunicare poi in modo globale. Indica l’atto del diventare anziché quello dell’essere. E va oltre lo stile univoco, che nella società attuale, globalizzata e multiculturale, può essere

soffocante. Per rispondere alla domanda, l’ornamento può essere un singolo oggetto - penso al Cinderella Table di Jeroen Verhoeven o alle recinzioni metalliche con ricamo floreale realizzate dal gruppo olandese Demakersvan - oppure può essere un sistema di pattern e motivi, come quelli che si trovano sul tetto della Concert Hall di Amburgo, progettata da Herzog & de Meuron».
La decorazione per Susan: Electronic Wallpaper Display e Bio Wall di R. Wingfield.

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Quindi la decorazione può essere una strategia? «Beh, sì. Può essere intrinseca alla struttura dell’oggetto, parte di un progetto. L’esempio forse più conosciuto sono le pareti mobili di Ronan & Erwan Bouroullec, allo stesso tempo elemento divisorio e ornamento, oppure l’armadio di Mattia Bonetti, che si mimetizza con i materiali di cui è fatta una casa. E, ancora, opere meno conosciute, come Walls with Ears di Rachel

Wingfield, carta da parati con pattern grafici che riprendono le forme della natura. Con dispositivi sonori che s’illuminano a seconda dei suoni presenti nell’ambiente: più questo è rumoroso, più brillante diventa il wallpaper. Prassi applicata anche al textile design, come History Tablecloth, una tovaglia che si illumina quando vi si posano sopra oggetti: di nuovo, più vengono lasciati, più la tovaglia si accende. La decorazione è strutturale alla progettazione dell’abito nella prima collezione

Ecoture della stilista londinese Deborah Milner, che ha proposto un tipo di decorazione realizzata con materiali sostenibili: pizzi in plastica riciclata e decori in legno di sandalo, creati in collaborazione con comunità aborigene australiane. Sono tutti casi che indicano le possibilità fornite dall’ornamento contemporaneo». Il vecchio statement di Adolf Loos, «Ornamento e delitto», in questo scenario risulta del tutto bandito. «Diciamo che suona inadeguato. Ora

l’ornamento può diventare modalità partecipativa, come succede in Walltherapy, i wallpainting non finiti di Rachel Wingfield, che lascia indicazioni grafiche e palette di colore affinché sia il visitatore a terminare l’opera. In effetti, l’ironia presente nei wallcovering in vinile di Petra Blaisse, che sembrano cotone o rafia mentre in realtà sono immagini fotografiche, ai tempi di Loos non sarebbe stata colta. Ora, invece, è possibile, visto che i confini tra reale e virtuale si stanno

Sopra, a sinistra, ancora una creazione di Rachel Wingfield, Botanical Scan. Sulla destra, un abito ecoture realizzato da Deborah Milner. Sotto, paper cut dell’artista Kara Walker.

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«NON CREDIATE CHE L’ORNAMENTO SIA QUALCOSA DI DELIZIOSO E SUPERFLUO. PENSATE A CERTI PATTERN DI HERZOG & DE MEURON»
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confondendo sempre più. Il discorso va oltre le carte da parati, che nel secolo scorso erano l’emblema della decorazione superflua; lo possiamo applicare a tutte le arti. Ora c’è molta più libertà e molti meno pregiudizi nei confronti delle arti applicate. Persino alcuni artisti, penso a Wim Delvoye o a Yinka Shonibare, utilizzano pattern decorativi per realizzare le opere. I designer rovistano negli archivi per ritrovare suggestioni e indizi,

possibilità del tutto negata dal modernismo, con la sua enfasi sul futuro. Hella Jongerius, membro di Droog Design prima di mettersi in proprio a Rotterdam, dove ha fondato lo studio JongeriusLab, ha realizzato tappeti riprendendo stampe e decorazioni presenti nella collezione del Cooper-Hewitt National Design Museum di New York. Le ha reinventate con uno stile knitting che permette di riconoscere il riferimento storico e iconografico. Analogamente, la scultrice

newyorkese Courtney Smith ha scelto mobili rococò per frantumarli e mostrare le cicatrici e le ferite della storia. O ancora, lo studio londinese Fat (Fashion Architecture Taste) nell’intervenire sugli edifici popolari di Manchester ha introdotto riferimenti storici in un linguaggio del tutto nuovo». La sua passione per l’Italia le è stata utile? «Molto. Devo a un viaggio italiano l’idea di fare una ricerca sull’ornamento e sulla decorazione. La prima volta che sono stata

in Sicilia, ho ritrovato indizi di un percorso iconografico che era già stato tracciato da Maria Rosa Menocal nel libro Ornament of the World, in cui prendeva in esame la Spagna medievale. L’incrocio tra stili e culture diverse, quella araba e quella cristiana, presente nel Duomo di Monreale, mi ha fatto mettere in discussione l’approccio negativo e colonialista che generalmente è legato all’ornamento. Questo è stato solo l’inizio. La ricerca si è ampliata. E non è ancora finita».

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«CURIOSAMENTE ORA C’È MOLTA PIÙ LIBERTÀ E QUASI NESSUN PREGIUDIZIO NEI CONFRONTI DELLE ARTI APPLICATE. SONO LA NUOVA AVANGUARDIA»
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Sopra, il sipario plissettato dell’Hackney Empire Theatre di Londra, del 1901. Sotto, Cinderella table, mobili antichi ridisegnati al computer dello studio olandese Demakersvan.

Extraordinari

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ALTALENA GLAMOUR Un guscio per evadere, una culla in cui isolarsi. Hive è un dondolo da appendere all’albero, in legno compensato con tre diverse forme. L’autore è l’inglese Nick Rawcliff, 31 anni, matto per il fai-da-te (www.rawstudio.co.uk).

Palestre di cristallo, sedie feticcio di grandi pianisti, abiti aspirapolvere e lampadari stellari. Appuntamenti con mostre e buone idee di M. Calzavara e B. Scardi

A TAVOLA CON UN SINGLE Il problema della casa contemporanea, soprattutto per i giovani single, è la mancanza di spazio. Ecco dunque Smart Board, idea ingegnosa di Giles WilsonCopp: un mobile multifunzionale che nasconde in sé tavolo+credenza+quattro sedie estraibili. Vincitore del premio Best New Designer al 100%design di Londra 2007 (www.100percentdesign.co.uk).

RENNA O ANGELO? FARFALLA Pluto Design (www.plutoprodukter.se) è uno studio specializzato in appendiabiti di tutte le forme e colori, per bagno, camera, cucina. Da quelli a farfalla alle ali d’angelo, dai fiorellini di prato alle renne scandinave per finire con piccoli teschi che ridono. Microinterventi per cambiare una parete. Anche in argento sul sito ww.formodesign.com.
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GIUNGLA DA MURO Le carte da parati della giovane artista inglese Anna Hill sembrano uscite da un museo di scienze naturali. Tra uccelli che spiccano il volo e tigri pronte a balzare nella stanza, foreste lussureggianti e giungla intricata, questi wallpaper sono però esili e raffinati, da giardino incantato (www.anna-hill.co.uk).

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Extraordinari
GLORIA B/N Grande fotografo del ’900, art director di Vogue e Vanity fair negli anni Venti e curatore della mostra The family man (dagli anni Cinquanta vista nel mondo da 9 milioni di persone). Edward Steichen è ora raccontato attraverso le sue fotografie al museo Jeu de Paume, Parigi, fino al 30/12 (www.jeudepaume.org). Nella foto, l’attrice Gloria Swanson nel 1924.

MATTONI+CRISTALLO Un centro per lo sport e la cultura a Copenaghen, attaccato a un palazzo storico. Crystal è disegnato come un algoritmo da b&k+Arno Brandlhuber (di Berlino, tra gli architetti più disinibiti nel panorama tedesco) e dal danese Dorte Mandrup. Ossatura in acciaio, grandi travi in legno e una leggera pelle in policarbonato. Sperimentalismo ma con rigore. La poesia è una conseguenza.

SIEDITI ANCORA, GLENN La sedia/feticcio con cui Glenn Gould si presentava ai suoi concerti (sempre quella, sempre uguale, un po’ storta ma bella) ridisegnata oggi dal designer francese René Bouchara e prodotta dall’azienda Cazzaro, nel 75° dalla nascita del pianista. Definita da Gould “la sua migliore amica”, il remake è oggi in vendita su www.glenngould-chair.com.

GUARDA COME DONDOLO Un giapponese, un greco e un inglese under 30. Un gusto innato per il design. Frullate il tutto. Il risultato è Lime Studio, un trio multiculturale con sede a Londra, che crea oggetti divertenti, provocatori, sperimentali. Come Leaf rocking chair, sedia a dondolo dalla forma di foglia (www.limestudio.co.uk).

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Extraordinari
MA LE STELLE QUANTE SONO Design trompe l’oeil, piccoli specchi magnetici a forma di coniglietto da mettere in un angolo o lampade effetto notte di San Lorenzo. Made in Germany, a Offenbach, dai giovani Sandra Tanand e Johannes Schiebe, insieme Taschide, quest’anno al Designersblock (www.taschide.com).

FABBRICA D’ACQUA Che cosa si può fare di interi distretti industriali quando non operano più? Li si converte. Vedi, a Schio, la Fabbrica Alta e il Lanificio (200 anni di storia). Quest’ultimo, costruito insieme alla roggia artificiale (7 km) che ne alimentava i telai, ha da poco la nuova Area Espositiva (progetto Studio Marco Zordan, Venezia): ampi spazi per manifestazioni collettive, culturali e artistiche. Uno spettacolare dispositivo di accesso gioca la carta delle trasparenze, rivelando le antiche strutture, i macchinari in ghisa, e l’acqua. Che sotto corre (www.comune.schio.vi.it).

DIVANO BOMBON O-l-o: un divano per tre. Ricorda un pupazzo o un divano da cartoni animati, con tratti semplici stile Simpson, ma in realtà è un pezzo da intenditori. Disegnato da Simone Micheli per la collezione invernale dell’italiana Adrenalina, è rivestito in finta pelle lucida e ha i piedini in acciaio. C’è in vari colori, consigliato il rosso fiammante. Natalizio (www.adrenalina.it).

VIA COL VENTO Una ventata irrompe in passerella. L’ultima fonte di ispirazione per la moda è... un’aspirapolvere! Dalla collaborazione tra lo stilista Issey Miyake e James Dyson, design engineer inventore dell’aspirapolvere Cyclone, nascono abiti alla ricerca di sinergie inaspettate tra vento e vestiti. Una nuova fase creativa tesa alla costruzione di un equilibrio organico tra design, tecnologia e bellezza (www.isseymiyake.dyson.com).

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Extraordinari
IKEBANA IN CERAMICA I “Portali” dell’archi-designer Andrea Branzi sono microspazi, simili ma diversi, ciascuno caratterizzato da un fiore e da una forma in ceramica bianca. Piccoli ambienti creati per la meditazione casalinga, miniarchitetture pietrificate in forma di vaso unite alla presenza viva dei fiori. Alla Tingo Design Gallery di Milano fino al 17 novembre (www.tingo.it, ww.andreabranzi.it).

DONNA CON CAMERA La prima retrospettiva su Lee Miller, icona di stile e modella sulla copertina di Vogue, poi musa di Man Ray e artista dirompente. Uno spirito libero che attraversò il ’900 con la sua fotografia capace di creare un immaginario di forza e sensualità. Ma incredibilmente vero. Al Victoria and Albert Museum, Londra, fino al 6/01/08 (www.vam.ac.uk).

PARETI PRIVATE Alla Brasserie di New York disegnata dagli architetti Diller e Scofidio vanno a cenare gli americani che vogliono sentirsi europei. E gli europei che amano vivere da americani. Questo e altri lavori dello studio, in un libro+dvd che copre la loro evoluzione dal 1979 fino ai progetti multimediali. G. Incerti, D. Ricchi, D. Simpson, Diller+Scofidio (+Renfro), Skira.
Fire Mask © Lee Miller Archives England. All Rights reserved

LA CURVA DELL’ALBERO Arborism è un tavolo con gambe come rami. Una forma che non nasce dall’estro del designer, il giovanissimo Nosigner, ma è creata a partire da un algoritmo chiamato Tree Curve (curva ad albero). «Dovremmo vivere circondati da oggetti con un’anima naturale, solo così ci salveremmo da città senza più alberi» spiega (http://nosigner.com).

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Timorous Beasties cioè Creature Timorose
Hanno attaccato l’ultima oasi protetta inglese: la carta da parati. L’esito? Un giro d’affari di un milione di sterline
di Barbara Casavecchia Foto Emma Hardy

NUOVI ATELIER

rima che Pechino venisse designata sede olimpica per il 2008, online girava un finto dossier di documentazione per la candidatura di Glasgow, infarcito di “specialità” cittadine. Per svolgere meglio le gare di pentathlon, per esempio, suggeriva di sostituire le discipline ufficiali con borseggio, scasso e violazione di domicilio, esibizionismo, corsa su auto rubata, incendio doloso. La cattiva reputazione di alcuni quartieri della città scozzese e il suo elevato tasso di criminalità sono altrettanto proverbiali del sense of humour locale: working class, strafottente, surreale. Niente di strano, allora, che due designer glaswegian come i Timorous Beasties (Paul Simmons e Alistair McAuley, entrambi quarantenni; si sono conosciuti frequentando il corso di Textile Design della School of Art cittadina nell’84 e collaborano dal ’90) abbiano applicato un’idea simile alle loro carte da parati - inserendovi, anziché i pae-

P

Il tecnico di stampa Gavin Thomson con un telaio. Dall’alto, in senso orario: sullo sfondo, wallpaper Branch Out, bianco su crema; l’archivio di vecchie carte da parati; Paul Simmons e Alistair McAuley con il telaio della Glasgow Toile; prove di stampa della nuova stoffa Tree of Life (2007); Alistair McAuley con il telaio di “Napoleon Bee”.

Paul Simmons al lavoro su un pezzo inedito commissionato dalla Rsamd di Glasgow (Royal Scottish Academy of Music and Dance); la nuova stoffa Tree of Life e un rotolo della carta da parati Black Flower; la cucina dello studio; sullo sfondo, carta da parati Leaf, grigio su avorio; telai serigrafici per carta da parati e stoffe. A destra, Gavin Thomson con un rotolo di Oriental Orchid.

saggi campestri e le scene arcadiche delle toiles de jouy settecentesche, ciminiere, fabbriche dismesse, senzatetto, prostitute, drogati. Non il genere di cose che uno s’immagina alle pareti della cameretta dei bambini, o in un salotto bon ton col caminetto acceso: eppure, proprio le “nefandezze” della Glasgow Toile e London Toile (100 sterline a rotolo) hanno fatto da rampa di lancio al successo internazionale del duo, che prende il nome da un verso della poesia To a Mouse di Robert Burn. «Lavoriamo in un mercato dove è facile scioccare la gente», ha spiegato Simmons in un’intervista al Guardian, constatando come la carta da parati in Gran Bretagna sia una delle poche oasi protette il cui pubblico sia ancora disposto a scandalizzarsi, dopo decenni di “terrorismo” visivo da parte

Partono sempre da carta e penna, dedicando molta attenzione al disegno, tracciato con precisione d’altri tempi. Ma i soggetti, a guardarli da vicino, raccontano porzioni di vita - e scandali - contemporanei
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Dall’alto: la sedia ricoperta con il motivo Aviator, creata per una mostra, e rotoli di carta da parati nello spazio espositivo dello studio; Gavin Thomson mentre “fora” manualmente la tenda Aviator.

di artisti come Damien Hirst e i gemelli Chapman (Dinos Chapman, l’anno scorso ha ordinato oltre cinquemila rotoli dei Beasties). Nel frattempo, le collezioni si sono ampliate, accogliendo motivi damascati e fiori (H + S), profili delle coste europee intrecciati come macchie di Rorschach (Studio), sciami d’api, coleotteri, mosche tze tze, farfalle giganti (Entomology), iguane (Superwide), siringhe, orchidee intrecciate a scene porno (Oriental Orchid) - basta avvicinarsi e guardare con un po’ d’attenzione - oltre a tende, tessuti, ceramiche, tappeti. Il tutto, di pari passo all’aumento vertiginoso del giro d’affari, che ha abbondantemente superato il milione di sterline all’anno. E così, in aggiunta all’ormai classico negozio di Great Western Road a Glasgow, all’inizio del ’07, i Timorous Beasties ne hanno aperto un altro anche a Londra, a Clarkenwell, con l’intento di «fornire una cura a quel genere di interior

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Si ispirano a un mix di fonti che va da William Morris al design olandese, passando per Leonardo e Klee, le moto italiane e i film di Ridley Scott
design globalizzato che fa venire la nausea a tutti. Anche perché tutti ormai hanno in casa le stesse cose: il tavolinetto, il tappeto grigio…». S’ispirano a un mix di fonti che va da William Morris al design olandese, passando per Leonardo e Klee, le moto italiane e il cinema di Ridley Scott. Partono sempre da carta e penna, dedicando molta attenzione al disegno, tracciato con precisione d’altri tempi; lo scansiscono e ingrandiscono digitalmente, per poi seguire a passo a passo la produzione, per buona parte manuale, facendo prove di inchiostratura e stampa su stoffa e carta, prendendosi il tempo necessario per giungere al risultato che piace a loro - e basta, indipendentemente da quello che il mercato sembra volere in quel momento. Una lezione che hanno imparato agli inizi, in piena era Thatcher, facendosi largo a spintoni tra cascate di fiorellini zuccherosi.

Dall’alto: Paul Simmons mentre controlla la superficie stampata del motivo Thistle; sullo sfondo, carta da parati Thistle completa; Gavin Thomson al lavoro sul telaio di Aviator; Alistair McAuley con la carta da parati Black Flower.

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(Nuncin)
TALENTI Il suo nome
italiano è Nunzia Carbone. Dopo aver progettato a Parigi e New York, ora sta ridisegnando Shanghai
di Virginio Briatore

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uncin è a letto nella sua mansarda e le viene da ridere. Sono le sette del mattino, e oggi non ha fretta di alzarsi. Cerca di capire cosa stiano friggendo, a quell’ora, i chiassosi e simpatici vicini con cui divide una piccola palazzina di tre piani, sopravvissuta al ciclone edilizio che da dieci anni, ogni giorno, si abbatte su Shanghai. Anche lei è qui grazie al ciclone: il suo lavoro di progettista va a gonfie vele e, nel suo studio, lavorano ormai dieci architetti, tra cui un italiano arrivato da poco e una portoghese. Nel milieu internazionale di Shanghai, il nome di Nuncin si sta fa-

cendo strada. Tra i suoi clienti ci sono importanti società cinesi, sedi diplomatiche, multinazionali, giovani manager europei e americani. Ma oggi ha deciso di non andare in studio: vuole concedersi una pausa, una passeggiata in un giorno feriale, come faceva quando era appena arrivata in città. Ora che lavora come una forsennata, fra taxi, studio, casa, cantieri e metrò le mancano quelle lunghe camminate a piedi alla scoperta del fiume, dei vecchi quartieri, dei piccoli parchi o di tutto quell’incessante nuovo che spunta ovunque. Nuncin ha i capelli lisci e neri, come tutte qui, con qualche filo d’argento che fa capolino, senza disturbare. Da non molto ha passato i 45 anni, sta bene, la vita le sorride, ma come tutti, quando il sole caldo dell’esistenza comincia ad affievolirsi, si fa una domanda: «Che ci faccio io qui?». Quando questo succede, se ne va nel posto prediletto, lungo le rive dello Huangpu, il fiume che è il padre e la madre

Rocco del crocco, sofà a forma di coccodrillo con cuore scaldabile.

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«I primi tre mesi ho vagato senza meta, scoprendo le case con il lavatoio e la cucina comune, i parrucchieri per strada, gli artigiani»

Sopra, due progetti del 2005/2006 di N. Carbone, M. Guzzini e S. Petric. A destra, Lucciola, 2005.

della Perla d’Oriente. Si siede in un locale del waterfront con una tazza di tè verde bollente fra le mani e inizia a ricordare. Parla sottovoce, lentamente, con sorrisi lievi, gli occhi aperti, lontani. Parla a se stessa e a tutti, come se dovesse raccontare al mondo la sua vita. «Mi chiamo Nunzia Carbone e sono nata a Bergamo da genitori lucani, ma di quel Sud selvatico conosco poco o niente. Finito il liceo volevo studiare design. Sono andata a Milano dove però, nel 1980, questa materia si insegnava solo nelle scuole private. Ne ho frequentata una e, per un po’, ho cercato di dare esami anche al Politecnico. Poi mi sono stufata, e a 26 anni ho iniziato a lavorare nello Studio Azzarello come assistente di progettazione». A trent’anni è già a New York. «Lì la mia testa ha preso

una scossa: mi si è aperto un altro mondo. Sono rimasta quattro anni, diventando project leader nello Studio Zero Design. Avevo studiato da designer, volevo fare la designer, ma il lavoro mi portava sempre verso l’architettura: case, negozi, uffici. Sono tornata a Milano, che un po’ mi piace ma dove mi manca sempre qualcosa: forse il cielo, o la serenità. Per sei anni ho collaborato con lo Studio Vudafieri e spesso ho seguito lavori a Parigi, tornandovi a vivere più volte, ognuna per diversi mesi». A Nuncin piacciono Parigi e la Francia. «Forse è per questo che, qui a Shanghai, vado spesso nell’ex Concessione Francese a vedere come, già solo piantando platani, siano riusciti a ricreare un’atmosfera e una cultura». Poi, «non so se siano state le fatiche, l’amore, i

lutti o l’energia vitale», ma quando il millennio cambia se ne va. «Sono venuta a Shanghai e mi sono innamorata del caos. Non un caos inutile e maldestro: un caos diverso, bello! Non conoscevo nessuno, ma un amico di un amico, un tedesco che doveva stare un anno a Pechino, mi ha prestato il suo appartamento, al 24° piano di una torre nel posto più caratteristico della città: il lungofiume d’impronta europea che chiamano Bund». Questo colpo di fortuna la tranquillizza, e trascorre i tre mesi successivi «camminando ogni giorno, felice, senza itinerario, cercando di scoprire Shanghai. Ho annusato la storia, le case a schiera con il lavatoio e la cucina comune, dove tutti si incontrano e l’umanità è viva. E anche i parrucchieri per strada, gli artigiani, tutto questo mondo che viene spazzato via dalle scavatrici. Già c’erano i grandi architetti, le imprese americane e tedesche, pochi creativi stranieri, e quei pochi erano uomini. All’inizio, per capire le dinamiche e i problemi, ho lavorato in uno studio di architettura mezzo americano e mezzo di Hong Kong. Ho fatto amicizia con i giova-

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ITALIANI IN CINA
Lo studio Gregotti Associati ha realizzato in Cina decine di progetti. Per esempio per la nuova città di Pujiang, nella parte sud di Shanghai, che dovrà accogliere 100mila persone entro il 2010. Gregotti si occuperà di estendere la parte orientale del distretto finanziario di Lujiazui, o Pudong. Cibic & Partners ha appena firmato per realizzare la Città degli Orti: un parco a bassa densità abitativa che si svilupperà su un milione di mq, vicino ai laghi fuori Shanghai. A Pechino, lo studio di Ricardo Bello Dias sta arredando i 19 piani di un nuovo hotel di lusso il Morgan Plaza Center, che i cinesi chiamano Pangu - a due passi dallo stadio olimpico.

Sopra, Capital Logistic&Transport, progetto del 2007 di N. Carbone e L. Arcadu. A destra, un interno di Suzhou Road 703, Shanghai 2006.

ni collaboratori cinesi, e, quando un italiano mi ha chiesto di occuparmi di casa sua, mi sono messa per conto mio, fondando con un socio la Dedo Design». L’anno dopo, nel 2002, Nuncin e il suo collega sistemano gli uffici della General Electric, la nuova scuola del Wall Street Institute, gli interni pubblici del Consolato francese, lo show room della Mercedes. «Questa è la forza di Shanghai! L’elemento che la caratterizza è l’idea che tutto può essere fatto, tutto è possibile. Tutto è veloce, si fa, è faticoso, forse non è perfetto, non è il massimo della qualità ma si fa, oggi! Tutti vivono questa pulsione che, dicono, durerà almeno sino al World Expo del 2010. Tutto è futu-

ro. Al tempo stesso il geomante è onnipresente, e ti suggerisce, con la sua bussola, dove orientare il grattacielo, dove mettere il letto oppure come girare la scrivania. A Shanghai è semplice incontrare persone e avere uno scambio, essere invitati a mangiare a casa loro. Per certi aspetti, ricorda il nostro Meridione. Sui cantieri a volte mi ritrovo da sola. Allora mi faccio capire come posso, con schizzi, parole, disegni, ma tutti sorridono e si sforzano di aiutarmi. Anche un poveretto per strada, se gli fai una foto non si rivolta scocciato: sorride, lascia fare». Ora Nuncin ha tanto lavoro: a Shanghai il passaparola batte il marketing sei a zero! «Anche il mio

studio mi piace molto. Sorge in una vecchia scuola; noi occupiamo una grande aula al secondo piano, senza ascensore. Non avete idea di quanto tempo si perda, qui, negli ascensori: in media, per entrarci c’è una coda di dieci minuti. Ho fatto una scelta di cui sono contenta, e mi rendo conto della fortuna che ho nel potermi esprimere. Nei miei progetti, sia oggetti che spazi, c’è sempre una componente di gioco. Mi piacciono gli ambienti puliti, ariosi, in cui posso inserire un pezzo kitsch, un segno tenero o esagerato, una sorpresa: tagliando una parete o nascondendo contenitori e servizi dietro quinte di porte misteriose». La luce è l’elemento con cui crea percorsi, atmosfere, invenzioni. Ecco un esempio: «La linea continua di neon che, aiutata da invisibili lenze, viaggia sospesa sopra le scrivanie». L’Europa le manca? «Ogni tanto sì. Mi mancano i suoi centri storici, non del tutto stravolti dalla modernità. Sono stufa del nuovo. Che, spesso, non è neanche bello».

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SENSIBILI ALLE FOGLIE
La parete mimetica per isolare un cottage in Svezia. Nella pagina accanto, la passerella di legno sospesa tra gli alberi di Atelier Bow Wow.

ALTRI GIARDINI Nuovi progetti

vegetali altamente mimetici. Confusi tra i rami, in microterrazzi in città, a protezione di un edificio. Ecologici ma affascinanti. Come camaleonti di Leonora Sartori

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Progetto Murman/Alberts Foto di Åke E:son Lindman

In questa pagina, Monkey Way, ponte a tre metri da terra creato da Bow Wow per la biennale di San Paolo. Nella pagina accanto, Casa Nido, di Martin Azua, per la biennale di Nantes.

UN RIFUGIO CHE DIVENTA NIDO. PER OSSERVARE GLI UCCELLI, OPPURE NASCONDERSI

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n enorme nido appeso a un albero, una parete mimetica per un cottage svedese, serre e giardini per minibalconi urbani e un corridoio sospeso tra gli alberi: quattro progetti tra Brasile, Francia, Svezia e Giappone accomunati dal colore (verde), dalla sensibilità (eco) e dalla prospettiva (sollevata da terra). Questi progetti ci avvicinano al mondo silenzioso delle piante, con un unico intento: essere leggeri, non dare disturbo, intervenire poco, mimetizzarsi il più possibile con il mondo vegetale e creare miniparadisi dentro casa, alla portata di tutti. Martin Azua, designer spagnolo di Barcellona, è specializzato in piccole abitazioni mobili per tempi precari. Casa Basica, un sacchettino che se lanciato in aria si apre e forma una tenda monoposto, è stato uno dei suoi primi lavori da esordiente nel ’99. Pensato per i senzatetto, oggi fa parte della collezione del MoMa. Alla ricerca di case di veloce consumo e piccolo impatto ambientale, Martin ha ideato per Estuaire, la biennale d’arte di Nantes 2007, Casa Nido. Inconsistente, invisibile, leggera però solida e avventurosa, è la casa sull’albero che tutti sognano da bambini. Non solo una capanna di legno sospesa tra i rami, ma un rifugio, una sfida alla gravità e al pensiero comune, un luogo da cui osservare il mondo in silenzio, un nascondiglio in cui meditare e fare piani segreti e straordinari in barba ai comuni mortali rimasti a livel-

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Namaiki, giovani designer con sede a Tokyo, lavorano con serre e piccoli giardini, aggiungendo dettagli bizzarri come amache e coniglietti.

ATELIER BOW WOW HA IDEATO UNA PASSERELLA SOSPESA A 3 METRI DA TERRA

lo terra. Per Martin è «soprattutto un punto di osservazione della vita animale, un habitat essenziale dove passare una notte». Una struttura semplice di metallo e corda intorno a cui si fanno passare rami e foglie, imitando il metodo degli uccelli per i loro nidi. Altro progetto, altro animale guida. Nato pensando alle scimmie, Monkey Way (cioè, il “percorso della scimmia”, perché infatti ci si muove tra i rami a tre metri da terra come sanno fare quasi tutti i primati, uomo escluso) è il progetto del duo giapponese di architetti Yoshiharu Tsukamoto e Momoyo Kaijima, in arte Atelier Bow Wow. Costruito in occasione della 27a biennale di architettura di San Paolo, è una passerella di legno che fuoriesce da un’architettura contemporanea con facciata a specchio per infilarsi tra le foglie della vegetazione di fronte, appoggiandosi ai rami degli alberi e sostenuta da tronchi come una palafitta in un bosco. Un camminamento che per chi lo percorre ha la funzione di un breve pellegrinaggio dalla modernità alla natura, dalla claustrofobia alle foglie. Anche quella di Hans Murman e Ulla Alberts, marito e moglie, entrambi architetti con base a Stoccolma, è una sfida tra modernità e natura, edilizia contemporanea e alberi. «Quando abbiamo deciso di costruire una casa nell’isola di Gotland, tutti i nostri vicini erano preoccupati. Spaventati, soprattutto, dall’impatto dell’architettura contemporanea su una piccola isola intatta e assolutamente verde. Hans ebbe un’idea.

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MINUSCOLE SERRE ATTREZZATE PER PARTY NOTTURNI CON MUSICA E ZONA CHILL OUT SUL BALCONE
Fotografò dei pini e stampò l’immagine su una rete di plastica che poi tese tutto intorno ai tre lati della casa». Una vera operazione di camouflage che rese la Juniper House pressoché invisibile all’esterno. A Tokyo, dove chi vive in città deve invece accontentarsi di microspazi misurati e piccoli appezzamenti di terra ricavati tra una casa e l’altra, i due Namaiki (il neozelandese David Duval Smith e l’inglese Michael Frank) hanno abbandonato le loro sperimentazioni video psichedeliche per creare piccoli angoli verdi casalinghi. Ora stanno lavorando a una “giungla commestibile”, serre/orto colme di piante e rampicanti, pensate come aree per party notturni e feste con gli amici, con musica, danze, brindisi e zona chill out su un’amaca appesa. Nascosti tra piantine ed erbette, si nascondono i loro famosi coniglietti di plastica, rosa o verde fluo.
Una serra-giardino di Namaiki sul terrazzo di un piccolo appartamento a Tokyo. Sotto, a Gotland, cottage in legno circondato da rete mimetica.

Crochet fai da te
Foto di Paolo Bramati

TENDENZA È possibile tessere gli arredi (oltre al proprio destino)? Sì di Monica Teli
In fondo sulla sinistra, Twist (h cm 199x31x67) di Carlo Colombo per Arflex, libreria in truciolare placcato palissandro con finitura ebano (800 euro a modulo). All’interno, coralli segnaposto in vetro sabbiato bianco (31 euro) da Tad e tazzine da caffè in ceramica con cucchiaino, di Mariavera Chiari per MV% Ceramics Design (20 euro ciascuna). Lampada da tavolo con paralume in tessuto ricamato a mano, da Nap Atelier. Piatto in ceramica Haikus, di Marcel Wanders per B&B Italia (205 euro). M’ama non m’ama, design Marco Stefanini, vasi margherite in acciaio inox (a partire da 220 euro) da Dilmos. Il disegno sulla parete è stato realizzato da Volume 14. Tappeto Little field of flowers, di Nani Marquina (4.282,80 euro) da Jannelli&Volpi Store.

In primo piano sulla destra, Ukiyo, design Tomita Kaztuhiko per Moroso, tavolino con piano in cotone costampato poliestere (214 euro). Sopra, la scultura di tazzine di Paola Miraglia (180 euro) da Nap Atelier e la macchinina in latta, da Rossana Orlandi. In fondo sulla sinistra, Eden Bergère, design Kaiser Soze, poltrona con rivestimento in lino grezzo dipinto a mano, pezzo unico (2.680 euro) da Tad. Accanto, due borse in fibra intrecciata (a partire da 50 euro) da Entrata Libera e una pista con trenino in legno, da Ikea. In primo piano, a terra, tappeto Roses in pura lana di Nani Marquina (2.550 euro) da Jannelli&Volpi Store e televisore vintage da Cantiere Bovisa. Appesi alla parete, i quadri e le scritte ricamati a piccolo punto, da Marco Lucia Nervetti. La carta da parati della collezione Giacaranda, in vinilico lavabile (43,90 euro a rollo), è distribuita da Jannelli&Volpi.

Foto di Paolo Bramati

In primo piano sul pavimento, Unfinished Crochet, opera di Aldo Lanzini realizzata con lane colorate miste lavorate all’uncinetto (prezzo su richiesta). Appoggiato alla parete, sulla sinistra, Susie, pouf extralarge (cm 190x80x80) con rivestimento in ottoman di cotone e applicazioni a fiori in shantung di seta, da Salvatore+Marie. A destra, scaletta vintage laccata, da Cantiere Bovisa, su cui sono appoggiati una tazzina con piattino in ceramica opaca (17,50 euro) e un cucchiaino in silver (18,50 euro), entrambi da Tad. Lampada a sospensione a sei bracci in ferro laccato bianco, con applicazioni in resina decorata a mano e pompon in lana, da Volume 14. La parete è stata dipinta con idropittura da estratti vegetali a pigmenti naturali, priva di sostanze tossiche, di Solas, colore NO 0075 (44 euro la lattina da 14 litri). I disegni sulla parete sono stati realizzati da Volume 14; la scritta Believe, ricamata a piccolo punto, da Marco Lucia Nervetti.

Foto di Paolo Bramati

Appoggiato al muro, sulla destra, attaccapanni in legno di Stefania Passera per Nap Atelier; applicazioni in passamaneria e bracciali in latta di Daria Bazdan, sempre da Nap Atelier. Appesi: abito a fiori da Salvatore+Marie e borsa giapponese da Nap Atelier. Sul ripiano, trapunta in cotone ricamato (250 euro) di Stefania Passera per Nap Atelier e cappellini in lana mohair (185 euro) di Marzi. Cagnolino a lavorazione crochet (93 euro) da Rossana Orlandi. Davanti, sulla sinistra, tavolino con piano in ceramica a righe (285 euro) di Mariavera Chiari, da Nap Atelier. Sopra, scultura di bicchieri in ceramica di Paola Miraglia. Lampadario Leran in rattan (diametro cm 60) da Ikea (a partire da 29,95 euro). A terra, tappeto Sea Grass, di Nani Marquina (2.370 euro) da Jannelli&Volpi Store. Appesi alla parete, patchwork di tessuti per arredamento, in cotone e lino ricamati, in vendita da Silva, e carte da parati assortite, di Jannelli&Volpi.

Foto di Paolo Bramati

Appoggiata alla parete, panca in hemlock Groove (cm 2.400x45), design Piero Lissoni per Porro (prezzo su richiesta). Sopra sono allineati cuscini in seta ricamata a fiori con applicazioni di bottoni in madreperla o perline, di varie grandezze (a partire da 36 euro) da Tad. Davanti, sulla destra, pouf Barocco (cm 40x40x40) con struttura in poliuretano, rivestito in pelle serigrafata argento (202,80 euro) da Jannelli&Volpi Store. A terra, tappeto Autumne Baroque (cm 220x320), in pura lana della Nuova Zelanda e lavorato a mano (2.615 euro), design Robert le Heros per la collezione Les Provinciales di Roche Bobois. In primo piano: a sinistra, piccola macchina da cucire per bambina, da Nap Atelier. Appesi alla parete, vassoi in plastica rigida, con all’interno ricami a piccolo punto (a partire da 8 euro) da Rossana Orlandi. La carta da parati, della collezione On-on, è prodotta da Jannelli&Volpi (93 euro a rollo).

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Foto di Paolo Bramati

In fondo sulla sinistra, sgabello Mr. Erik di Bonaldo, con struttura in acciaio cromato e seduta in rafia. Accanto, la sedia imbottita Victor, con rivestimento in tessuto a ramages di velluto, di Bonaldo. Scala in legno (100 euro) da Understate, con appese lettere in legno, da Rossana Orlandi. In primo piano a sinistra, pouf in lino con ricami in iuta (338 euro) da Tad, con albero candeliere (60 euro) da Controbuffet. Tappeto in lana di manifattura sarda, disegnato da Patricia Urquiola per Moroso (3.990 euro). Il piatto in ceramica lilla prodotto da Tad (10,44 euro) contiene una scatola, da Nap Atelier. Tappeti in viscosa a tinta unita, da Tad (a partire da 132 euro). Appesi al muro: orologio meccano di Think Tank (105 euro) e mensole incorniciate, da Controbuffet (70 euro l’uno). All’interno, scultura di Paola Miraglia e pecora da Rossana Orlandi. La carta da parati della collezione Giacaranda (43,90 euro a rollo) è distribuita da Jannelli&Volpi.

Foto di Paolo Bramati

Puzzle di cedro e tè
PROGETTO
Un tetto che sa di muschio, pareti ruvide come cortecce. Terunobu Fujimori ha una strana visione dello spazio. Fatta di legno intagliato, suoni e odori
di Femke Bijlsma Foto Alessio Guarino

L’esterno di casa Yakisugi, con tavole scure di cedro, effetto legno bruciato, chiamate yakisugi, tipiche delle case rurali locali. La piccola stanza a gru ospita la cerimonia del tè.

La sala da pranzo si affaccia sull’unica grande apertura a caverna. La piccola scala porta alla stanza per il tè. Il legno che ricopre tutto l’ambiente è ruvido, da “toccare”.

Sopra, l’interno della stanza per la cerimonia del tè, con il pavimento in stuoia e una sezione di tronco come mensola. Accanto, la sala pranzo con la stufa fatta da gips e decorata dallo stesso Fujimori-san.

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on tutta l’architettura giapponese è trasparente e minimale. Gli edifici di Terunobu Fujimori, costruiti con argilla, legno e pietra, esprimono un lato completamente differente della stessa cultura. Le sue strutture sembrano mescolare stili antichi e vernacolari, con un aspetto bizzarro e familiare. Fujimori, uno degli architetti più famosi in Giappone, era poco conosciuto all’estero finché non ha rappresentato il suo Paese all’ultima Biennale di Architettura di Venezia (nel 2006). La casa Yakisugi a Nagano è la sua ultima creazione. È stata progettata per una coppia di Tokyo, entrambi editori di libri di architettura. Avevano chiesto a Fujimori di disegnare l’ampliamento della vecchia residenza di famiglia, dove i loro antenati avevano vissuto per generazioni. Insieme all’architetto Keiichi Kwakami, ha così lavorato intorno al concetto di caverna, il rifugio più primitivo in assoluto. Un lato del living room è interamente aperto verso l’esterno, con finestre che seguono la forma tonda dell’interno, per ottenere, come dice Fujimori, “uno spazio aperto anche se è chiuso”. La casa ha solo un piano, se non si considera la sala da tè che, grazie a una

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costruzione a forma di gru, sta sul tetto come una mini casa separata. Vi si accede attraverso una piccola scala di legno. Quando si sale su questi pioli intagliati a mano, e si entra nella piccola stanza con finestre che guardano sul fogliame, si rivive la sensazione che si ha da bambini quando ci si nasconde nella casa sull’albero. Un’analoga minicasa accanto al vecchio edificio serve per tenere gli attrezzi da giardino e prevede un bagno. È l’ultima aggiunta di Fujimori, che ha individuato con precisione la collocazione delle strutture e la forma del giardino. Spesso, nel cantiere, era possibile incontrarlo tra gli operai, intento a intagliare le colonne di legno dell’interno con un coltello. Le splendide tavole scure di cedro con una qualità di fumo, di legno bruciato, chiamate yakisugi, usate per le pareti esterne, sono tipiche delle case rurali locali. Il giardino è una composizione di linee e forme fluide che collega la nuova alla vecchia struttura. Per l’acqua piovana è stato ideato un sistema speciale che la convoglia attraverso il giardino lungo una tubatura di bambù.

In basso, la camera padronale, con i letti che ricordano quelli degli chalet di montagna. Il legno è lo stesso per mobili e pareti. A destra, l’apertura verso il giardino.

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Italian heroes

STORIA Divani, vetri, tavoli, lampade. Nel tempo ne abbiamo visti tanti, ma solo alcuni restano memorabili. Fanno parte del passato del Made in Italy ma anche del nostro, personale. Ecco che cosa li ha resi straordinari (seconda puntata) di Alberto Bassi* Foto Luca Fregoso

* Storico del design, docente allo Iuav di Venezia, direttore e fondatore di www.design-italia.it

Victoria & Albert (Moroso)

Il percorso di ricerca di Ron Arad è tra i più vitali del design contemporaneo. Molto è cambiato dal ready-made e dai mobili metallici degli anni Ottanta e quelli successivi, risultato del dialogo con Moroso, Kartell, Vitra. Resta identica, nel tempo, l’intenzione di tradurre nella produzione un’idea molto personale, dove confluiscono differenti sensibilità. A partire dalla fascinazione per le linee fluide, che rimandano alle forme organiche. Superfici morbide, fluttuanti e mai interrotte caratterizzano gli arredi di Arad e gli interventi di interior design. La tecnologia dà poi concretezza alla complessità di queste forme. Una delle collaborazioni più proficue - con l’azienda friulana Moroso - ha dato vita, nel 2000, alle sedute Victoria & Albert, dedicate all’omonimo museo londinese. Il divano in particolare ha un forte impatto visivo grazie alle cromie decise, a cominciare da quella rossa, e alla forma sinuosa. Ora la serie si è arricchita della sedia in materiale plastico Little Albert. Analoga nella forma, è diversa per l’adozione del polietilene tinto in massa resistente alla luce solare, al variare della temperatura e riciclabile - e della tecnologia produttiva, rotazionale. (numero verde 800-016 811, www.moroso.it)

Lampada Taccia (Flos)
Nel 1962 nasce l’azienda dell’illuminazione Flos, con l’obiettivo di mettere in produzione alcune lampade progettate da Achille e Pier Giacomo Castiglioni: Taccia, Arco, Relemme, Toio e Ventosa (le prime tre tuttora in catalogo). I modelli affrontano in modo innovativo le tipologie classiche degli apparecchi (da terra, da tavolo, a sospensione) e sono il risultato di due percorsi intrecciati: da una parte le ricerche degli architetti sulla luce, dall’altra il definirsi di un’impresa che sarà protagonista dell’affermazione del design italiano nel mondo. La lampada da tavolo Taccia (’59) ha una base - un cilindro in metallo cromato - che contiene la sorgente luminosa, ed è rivestita da un anello con superficie alettata, laccata con vernice antitermica. L’intercapedine così formata favorisce il moto dell’aria per il raffreddamento, mentre l’anello esterno, ispirato ai motori delle auto, impedisce la fuoriuscita della luce dalla base ed evita il contatto della mano con il cilindro caldo. L’illuminazione sul piano avviene per riflessione. Il riflettore è fatto con un disco convesso di alluminio laccato bianco, sostenuto dal diffusore: una campana di vetro trasparente rovesciata, facilmente orientabile. Taccia documenta il metodo dei Castiglioni. Lo spiega Achille: «Ai giovani che vogliono dedicarsi alla progettazione, dico: andare a spasso per le strade e i prati, a vedere un po’ come è fatto il mondo. Le idee sono già tutte lì. Basta raccoglierle». (www.flos.com)
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Tavolo Quaderna (Zanotta)

Fra i molti oggetti che arrivano a noi dagli anni Sessanta c’è il tavolo Quaderna (’70) prodotto da Zanotta dal ’71. A differenza di altre icone del periodo, inconfondibilmente pop, è un pezzo colto, intellettuale, difficile. Ideato dai fiorentini di Superstudio, ne mostra la svolta dopo l’esplosiva metà dei Sessanta, connotata da colori squillanti e forme ondulate e biomorfe. Poco dopo, mutato il contesto economico e sociale, «divenne chiaro», scriveva il gruppo, «che disegnare mobili e oggetti non era la soluzione dei problemi dell’abitare, né di quelli della vita, e tantomeno serviva a salvarsi l’anima. Il problema era distaccarsi da tali attività di design, adottando il minimo sforzo in un processo riduttivo generale». Al concetto si riferiscono gli Istogrammi d’architettura, del 1969: un reticolo generatore applicabile in aree e scale diverse, «per l’edificazione di una natura serena e immobile in cui riconoscersi». La serie Misura, che comprende Quaderna, ne è il risultato. Dapprima c’è un unico piano quadrettato “con gambe”, che diventa tavolo o spazio per dormire. Poi sedie, letti, lampade, oggetti. «Non pensammo mai a un futuro tutto a quadretti, a un mondo tutta bellezza e ragione. Rimossi i riquadri neri dai piani dei tavoli, questi restano solo scacchiere per angeli». (www.zanotta.it)

Piani cottura (Alpes Inox)
Far coesistere spazio di lavoro, piani di cottura, e avere una superficie pulita e sgombra sul mobile cucina. Sono gli obiettivi raggiunti dai piani cottura ribaltabili di Nico Moretto, fondatore e progettista dell’azienda Alpes Inox. Premiati nel 1998 con il Compasso d’oro, i piani (la prima serie è degli inizi anni ’70) permettono di impiegare altrimenti la superficie dedicata alla cottura, grazie alla rotazione e sollevamento in verticale del complesso griglie-bruciatori, alimentato dalla testata. I fuochi sono più distanti fra loro, perché concepiti in doppi moduli con cruscotto frontale, azionabili singolarmente e installabili anche su superfici di lavoro esistenti. La gamma è ampia: undici modelli da due a sei fiamme, inclusa una piastra elettrica. Il sistema è facile da pulire anche in lavastoviglie, perché realizzato in acciaio inox al nichelcromo 19/10. Fondata nel ’54 a Bassano del Grappa, Alpes Inox è specializzata in elettrodomestici da incasso in acciaio inox, connotati da elevato standard tecnico e qualitativo, attenzione al design, senza dimenticare la sicurezza e la limitazione di scarti e consumi. «Voglio essere un designer che si occupa di tutto», dice Moretto, «affidabilità e sicurezza, funzione e forma; superare i confini della professione e capire cosa serve alla gente». L’immagine supera le mode verso un design “senza tempo”. (www.alpesinox.com)

Al rinnovamento della tradizione del vetro di Murano ha dato un grande contributo Venini. Fondata a Venezia nel 1921 da Paolo Venini, giovane milanese neolaureato in giurisprudenza, e Giacomo Cappellin, antiquario, Vsm (Vetri Soffiati Muranesi Cappellin Venini & C.), come si chiamava all’inizio, sviluppa una produzione all’avanguardia che stimola un cambiamento tecnico-formale e di mercato, venendo presto imitata da altre vetrerie. Il simbolo di questo spirito moderno è il vaso Veronese del primo direttore artistico, Vittorio Zecchin; e le ricerche di Napoleone Martinuzzi e Carlo Scarpa vengono replicate all’infinito, fino a oggi. In particolare Scarpa, che dirige la vetreria dal 1934 al 1947, disegnando oggetti pensati per valorizzare il materiale, che deve essere tradizionale e raffinato. Anticipa così i tempi e avvia una ricerca sulle tecniche che porta a soluzioni irripetibili. Fra gli oggetti e i vasi filigranati, sommersi, incisi, martellati, corrosi, pennellati, granulari (solo per citare alcune lavorazioni), un posto particolare meritano le Murrine, dalle contrastanti cromie, e soprattutto i vasi Tessuti. Presentati nel 1940, sono frutto di una lavorazione ideata da Scarpa: il disegno si ottiene accostando a caldo canne piatte sottilissime disposte a colori alterni. Lavori, quelli di Scarpa, che esprimono ancora oggi un linguaggio vitale e contemporaneo. (www.venini.it)

Vaso Tessuto (Venini)

Panca Ripples (Horm)
Tra le collaborazioni fra designer globali e imprese italiane, alcune sembrano muoversi in una sorta di limbo atemporale, svincolate dai condizionamenti del mercato. È il caso di quella fra Toyo Ito e l’azienda friulana Horm, che ha portato dal 2003 alla realizzazione di una collezione di oggetti fra cui Ripples, panca-scultura premiata con il Compasso d’oro nel 2004. I prodotti nascono da «piccoli schizzi», afferma l’architetto, «che, meglio di elaborati disegni o modelli, fanno comprendere le idee alla base del progetto». Non diversamente da quanto avviene per le sue architetture, la fisicità degli oggetti di Ito è riscattata dalla volontà di generare fluidità visiva e fisica, derivata, assieme alla ricerca di levità, da una sentita ispirazione naturalistica. E infatti, «la panca è stata sviluppata basandosi sull’incresparsi dell’acqua, una delle immagini più importanti da cui ha origine la mia architettura». La superficie di Ripples mostra una serie di cerchi concentrici scavati sul legno a cinque strati, ognuno di diversa essenza e colore, realizzati con un pantografo a controllo numerico e poi levigati a mano. Questa modellazione configura sedute di varie dimensioni, favorendo la socializzazione. Analoga ispirazione ha determinato l’aspetto estremamente leggero dell’oggetto: la perizia dell’azienda è riuscita a celare un’ossatura centrale metallica dentro la struttura lignea. (www.horm.it)

Minikitchen (Boffi)

Le soluzioni per dare agli arredi la possibilità di movimento/trasformazione sono state, nel tempo, innumerevoli. Amache, sedie sdraio, carrelli per servire sono stati forniti di ruote e maniglie, meccanismi per aprire, chiudere e girare, per farli scendere e salire, renderli sovrapponibili, impilabili o pieghevoli. Per quanto riguarda la cucina, che presenta l’ulteriore complicazione dei sistemi impiantistici, una delle esperienze più interessanti è Minikitchen, ideata nel 1963 da Joe Colombo e prodotta da Boffi. L’azienda della Brianza già nei primi anni Cinquanta ha avviato collaborazioni con i designer, e investimenti su processi avanzati di produzione. Minikitchen è un monoblocco su ruote, del tutto autosufficiente, alimentato elettricamente. In mezzo metro cubo racchiude gli elettrodomestici per cucinare, oltre a stoviglie e utensili per sei persone. Realizzata in legno, acciaio inox e materiali plastici, esplicita le ricerche che il designer faceva in quegli anni sulle “attrezzature” e sugli oggetti-macchina trasformabili. La piccola cucina è stata dunque protagonista di un momento in cui si mettevano in discussione, assieme agli assetti sociali ed economici, le consuetudini borghesi dell’abitare. Si guardava a un futuro utopico, popolato di nuove tecnologie e, appunto, di oggetti trasformabili e sempre in movimento. Minikitchen è stata riproposta di recente: una struttura di multistrato marino e Corian® vuole interpretare le esigenze di un nuovo abitante “neonomade” e, allo stesso tempo, costretto in alloggi di ridotte dimensioni. (www.boffi.it)

Superleggera (Cassina)
La sedia Superleggera di Gio Ponti per Cassina è uno dei simboli indelebili del design italiano nel mondo: semplice, essenziale eppure sofisticata. Prodotta nel 1957, contribuisce in modo decisivo a indirizzare verso il design la storica azienda della Brianza, fondata nel 1927 da Cesare e Umberto Cassina. Se nel dopoguerra la produzione ha iniziato a standardizzarsi, e a guardare a grandi commesse per alberghi, spazi pubblici e soprattutto navi (ben 58 in quegli anni, tra cui l’Andrea Doria, la Raffaello, la Michelangelo), nel decennio successivo iniziano le collaborazioni con importanti architetti e designer come Ponti, Gianfranco Frattini, Ico Parisi e Vico Magistretti. La Superleggera rappresenta la completa adesione al linguaggio moderno, coniugata però con le notevoli capacità esecutive presenti sul territorio. Ponti ha voluto reinterpretare la tipica sedia di Chiavari - un prodotto di qualità del primo ’800: leggera, elastica, resistente ed elegante - partendo dall’interesse per le nuove tecnologie e processi produttivi. Il risultato è un oggetto che può essere sollevato con un solo dito. Viene scelto il legno di frassino, molto flessibile. Gli incastri sono curati in modo da aumentarne la superficie, e realizzare una struttura solidissima a dispetto delle sezioni molto esili. I tecnici dell’azienda lavorano poi sulle sezioni delle gambe, facendole diventare triangolari e ovoidali. Per la produzione si adotta la tecnica della piegatura e curvatura ad alta frequenza. La Superleggera, come la sedia di Chiavari, ha l’impagliatura della seduta quadrata, in canna d’India. (www.cassina.it)

Lampada Mite (Foscarini)
Fortuna e longevità di alcuni prodotti sembrano dipendere dall’equilibrio fra tradizione ed elementi inediti. È un esempio la lampada Mite, disegnata da Marc Sadler e prodotta da Foscarini dal 2000 (Compasso d’oro nell’anno successivo). In questo oggetto, la classica forma delle lampade da terra a rifrazione al soffitto, dette Luminator, si coniuga con un materiale e una tecnologia produttiva innovativi. Mite utilizza un diffusore in tessuto di vetro con avvolto un filo in carbonio nella versione nera, in kevlar nella versione gialla. «L’intento del progetto», spiega Sadler, «è trovare un trait d’union fra le tecniche impiegate per il vetro e la materia in questione. In questo caso ho pensato a un sistema che già usavo per mazze da golf, racchette da tennis, sci». Sfruttando il procedimento del rowing, e individuando un produttore specializzato in canne da pesca e remi disposto ad adeguare i processi a questa nuova richiesta, viene realizzato un diffusore trasparente, infrangibile, flessibile e leggero. Decisivi per l’effetto luminoso sono la collocazione della sorgente, che viene sospesa dal bordo evitando così le ombre che sarebbero prodotte da un’asta centrale di supporto, e l’anello di finitura superiore, in acciaio inox spazzolato, che convoglia la luce al soffitto. (www.foscarini.com)

Design vuole Disegno
Pareti popolate da elefanti da parata e fanciulle siberiane. Cuscini che contengono boschi orientali e manifesti che raccontano (altre) storie. Gli illustratori inventano luoghi magici. Tanto da farli diventare i nuovi cult
di Leonora Sartori

NEW DÉCOR

Una foresta del Nord Europa nel disegno di Camilla Engman. Accanto, la casacastello di Harriet Russell.

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Mick Marston
Nato nello Yorkshire inglese nel 1965, dopo anni di lavoretti senza prospettive Mick decide di seguire un corso di graphic design al Politecnico di Leeds. Nel 1992 si laurea con il massimo dei voti e inizia subito a lavorare nel dipartimento di disegno artistico della sua università mentre prova a esplorare la strada delle illustrazioni pubblicitarie. È un successo. In pochi anni, i suoi lavori sono pubblicati da diverse riviste internazionali, su copertine di libri e siti web. Alcune di queste ora sono esposte in gallerie inglesi e americane. (www.thefutilevignette.com)

Maddalena Fragnito
In alto, gli animali stilizzati di Mick Marston. In basso, uno dei personaggi di Maddalena Fragnito per il libro di racconti.

Ha studiato animazione, cinema e scenografia tra l’Italia e la Spagna e ha lavorato a Fabrica. Illustra libri per amici e crea scenografie magiche e surreali per cortometraggi. Selezionata dall’annuale dell’American Illustrator 2006, disegna sempre e ovunque, su tovaglioli, sketch book e pezzi di giornale. (www.rmachine.org)

Camilla Engman

Cresciuta a Trollhattan, una piccola città svedese immersa nel verde, ha sviluppato sin da piccola un profondo amore per la natura e le foreste. Si è laureata in Belle Arti presso l’università di Göteborg, dove ha iniziato la sua carriera di illustratrice. Ambientazioni rigorosamente scandinave e personaggi appena accennati, dal tratto leggero e delicato, misteriosi e buffi come gli elfi del bosco. Camilla ha lavorato fra gli altri per Walt Disney e New York Times. (www.camillaengman.com)

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Tina Mansuwan

Nata a Bangkok nel 1981, durante i primi anni di vita ha viaggiato moltissimo tra il Sultanato del Brunei, Londra e Stoccolma. Laureata al prestigioso St. Martins College di Londra in Arte e Design nel 2003, ora è tornata a vivere a Bangkok. I suoi lavori mescolano uno stile grafico orientale a personaggi della letteratura occidentale: come la favola di Peter Pan ambientata in una Neverland essenziale popolata di esseri del bosco dagli occhi grandi, fatine, volpi e pavoni geometrici e coloratissimi. Il suo tratto raffinato, un po’ manga un po’ liberty, la rende una delle giovani promesse nel mondo dell’illustrazione. (www.centralillustration.com) Metà finlandese e metà inglese, Sanna, 24 anni, è cresciuta trascorrendo tutte le estati a Paltaniemi, un villaggio in Finlandia, dove andava a pescare e a esplorare la foresta, la più estesa in Europa. L’atmosfera magica e suggestiva delle lande lapponi ha ispirato il suo lavoro. Ancora oggi i suoi soggetti ricordano molto i protagonisti delle saghe scandinave, come le bamboline della serie Maiden, abiti tradizionali e stile del futuro. Laureata in Arte all’università di Brighton si specializza in serigrafia. Negli ultimi anni ha creato una serie di sete in edizione limitata raffiguranti le sue Maiden. Tutti i suoi prodotti (cuscini, tessuti e immagini) si possono acquistare on line dal suo sito. (www.sanna-annukka.com)

Sanna Annukka

In alto, la forchetta décor di Tina Mansuwan. In basso, le Maiden (fanciulle) di Sanna Annukka.

27 OTTOBRE 2007

Ian Bilbey

Impossibile non citarlo. Ian è un vero mito del mondo dell’illustrazione. Un grande vecchio che dall’alto dei suoi 80 anni (sissignore) continua ad essere assolutamente contemporaneo. Ha collaborato con le piùgrandi aziende, come Paul Smith, per cui ha curato il disegno di alcune shopping bag e di campagne pubblicitarie, ma anche Issey Miyake, Volkswagen e British Telecom. Nato e cresciuto a Londra, ora vive nella campagna inglese e quando non disegna, ama correre con auto d’epoca sportive. (www.ianbilbey.com) Olivier Kuntzel e Florence Deygas sono due artisti francesi. Famosi per aver disegnato i personaggi simbolo del concept store francese Colette, i cagnolini Caperino e Peperone, Olivier e Florence creano vignette (rigorosamente in bianco e nero), ma anche animazioni cult, come quelle indimenticabili dei titoli di coda del film Prova a Prendermi di Steven Spielberg e fantastici vinili da parete per Domestic. (www.domestic.fr)

Kuntzel+Deygas

In alto, un disegno di Ian Bilbey, autore cult nell’illustrazione. In basso, Cap e Pep, i due cagnolini del duo francese Kuntzel+Deygas.

Harriet Russell

Harriet è nata nel 1977 a Londra, dove vive e lavora. Ha studiato illustrazione alla Glasgow School of Art e alla Central Saint Martins di Londra. Terminati gli studi nel 2001 ha cominciato a collaborare come freelance presso case editrici e testate giornalistiche come Penguin Books, Random House, Sunday Times e The Guardian. Harriet ama disegnare a mano, usando penne, matite e talvolta tempere, per poi aggiungere il colore al computer. Di recente ha iniziato a lavorare con dei collage. (www.harrietrussell.co.uk)

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Un castello per nuove Cinderelle
PRIVATO
Michel Perry, uno dei più eclettici shoes designer, nel suo Château de Voudenay, in Borgogna. Misto di ’700 e futuro
di Laura Mari Foto Jean-François Jaussaud

A destra, Michel Perry in una sala del castello di Voudenay. Il pavimento è in cemento grezzo, le pareti rivelano le tracce dei precedenti intonaci. Sopra, una sua creazione. Pagina accanto, il salone ha, come elemento architettonico forte, la scala a chiocciola, in cemento e ferro battuto.

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Nell’edificio, i muri raccontano tutti gli interventi fatti nel tempo. A sinistra, il bagno non è stato piastrellato ed è arredato con elementi free standing. Sotto, la sala da pranzo, con il soffitto in travi di legno dipinte di salvia pallido. Elementi storici convivono con pezzi di design. A destra, Perry nel giardino con la moglie Cécile, stilista di abbigliamento per bambini, e la figlia Louise.

Foto di P .Pallo/Contrasto - M.Mianonna/Sygma/Neri

I colori sono quelli preferiti di Perry. Il verde anice per il soffitto di legno, il burro per i tessuti, il rosa blush e shocking per i tendaggi

L

’epoca feticcio di Michel Perry è il XVIII secolo, di cui apprezza il libertinaggio e la civetteria, nonché l’architettura. «Non a caso ad avermi affascinato non è stata l’idea di avere un castello di 1.200 metri quadrati solo per me, quanto il poterlo trasformare in un teatro vivente, in continua evoluzione e aperto a tutti. E infatti qui le porte sono sempre spalancate» spiega Perry. Discendente di una famiglia di calzaturieri, nell’87 Michel ha dato vita al marchio che porta il suo nome. Nemico del “total look”, e di tutto ciò che è ordinato, controllato o calcolato, Perry ha riprodotto la sua filosofia nel suo castello di Voudenay, nel cuore della Borgogna. Ma nonostante l’eclettismo degli oggetti, recuperati durante i viaggi, vi si respira una sorprendente armonia. La scoperta dello Château de Voudenay è stata del tutto fortuita. Nel Natale 2001, Michel e la moglie Cécile si trovavano in zona per un appuntamento di lavoro. Dopo essersi persi, sono arrivati a Voudenay. E nella vetrina di un’agenzia immobiliare hanno letto: «Vendesi castello del XVIII secolo». Cosìsi sono ritrovati davanti al

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Gli unici elementi che hanno resistito al tempo sono la facciata e un tunnel segreto di 8 km

In alto, la famiglia Perry seduta sul divano sotto una scultura-trofeo. Qui i mobili contemporanei o di modernariato. A destra: il rosa “blush” delle tende ricorda Maria Antonietta, la musa di Michel, e sfiora il tavolo dove disegna le calzature.

punto del cancello d’ingresso: peccato che non ci fosse nessun cancello. Né porte o finestre. «L’intero edificio era diroccato. Un cumulo di macerie. Però ci è piaciuto subito». Gli unici elementi che hanno resistito al tempo sono la facciata e un misterioso tunnel sotterraneo, lungo circa otto chilometri, che portava al castello di Condé. I lavori sono iniziati da tetto e facciata. Porte, finestre e imposte rimangono sempre aperte, a Voudenay. Le due superbe colonne del muro di cinta sono rimaste senza cancello: quasi un invito a entrare. All’interno, Michel e Cécile hanno mantenuto i muri come li hanno trovati, con i segni del tempo e dei precedenti proprietari. Risultato: un insieme di pietre millenarie, calce, stucchi, vestigia di boiserie, colori. Campate e travi in legno «sono state rimpiazzate da travetti in ferro, di forma simile ai soffitti a cassettoni». Nell’ingresso, la grande scala a chiocciola è stata ridisegnata dallo stesso Perry: quasi cinque tonnellate di ferro ne

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Ci sono oggetti di design, di Knoll e di Cardin. Lampade anni ’60 e ’70, mobili Luigi XVI

All’attività di stilista (a sin.), Perry affianca quella di pittore figurativo (in basso). Tutte le stanze sono volutamente non finite, per ospitare la memoria come elemento decorativo.

compongono le centinaia di motivi. Al primo piano si trovano saloni, la sala da pranzo, la cucina, gli studi. Al secondo, le camere da letto e un’altra serie di saloni «luminosissimi», dove lo stilista immagina e realizza le scarpe. Per l’arredamento, Michel ha riunito tutti i pezzi raccolti nell’arco della vita. «Ogni oggetto è un ricordo. Ci sono creazioni di design, di Knoll o di Cardin. E un divano Steiner in pelle accanto a un mobile Luigi XVI». Qui rivivono i colori prediletti da Perry: il rosa shocking e il rosa “blush”. E ancora il verde anice, l’avorio del soffitto, il burro della sala da pranzo, che contrastano con l’onnipresente grigio del cemento e del ferro. L’illuminazione è affidata a lampade di design e insoliti lampadari degli anni ’60 e ’70 o del XVIII secolo. Per accentuarne il chiarore, diafano e naturale, le altissime finestre sono rivestite da una tela avorio o burro, senza orli, di una suprema semplicità. (Agenzia Photo Aura)

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ROMANTICO

Presenze (quasi) invisibili
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uò essere visto come la risposta alla produzione industriale, fantastica e allo stesso tempo deprimente, perché ci rende tutti uguali. L’effetto tricot, in un oggetto, restituisce quella dose di “manualità” che dà unicità a qualunque cosa. Negli esempi più importanti lo troviamo applicato in pezzi unici, a metà tra arte e scultura. Ma c’è anche una nobile e affettuosa via di mezzo, frequentata da molti giovani designer, con esiti romantici, di grande trasparenza. I loro sono progetti che non costituiscono una barriera per l’occhio né sovrastimolano l’attenzione. Spesso introducono a mondi
Dall’alto: lampada Franje, design Marcel Reulen per Dark; collana in nylon e argento, Rita Bey Yu Lin per Amulet of imperfection.

Trasparente, luminoso. Il design a vocazione light ha una sola regola: non invadere. Lo fa usando trame knitwear che lasciano passare l’aria e lo sguardo
di Monica Baio

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Dall’alto: occhiale in acciaio inossidabile in edizione limitata di Prodesign Denmark; Lace Fence, rete metallica effetto ricamo, del gruppo olandese Demarkesvan; i cappellini rétro dell’artista Lucia Sammarco.

Un soffio scompiglia il ramo che rende unica la lampada Flora: avvolto intorno a una lampadina, dà alla luce la forma di un bosco da favola
diversi dalla realtà, dove ci si può avventurare con animo naï Si può scegliere la lamf. pada Franje, disegnata da Marcel Reulen per Dark (www.dark. be), che rimanda a un boudoir parigino d’altri tempi: è femminile e romantica, ma anche ironica grazie ai tentacoli lunghi fino a terra, fili di tessuto da muovere con un tocco leggero. Lo stesso che ha scompigliato il ramo di Flora, disegnato da Tord Boontje (www.tordboontje.com): avvolto intorno a una lampadina, dà alla luce la forma di un bosco favoloso. La tecnologia al laser, così come la stampa, applicate a metallo, plastica o tessuto (vedi la collezione Happy di Kvadrat, www.kvadrat.com), possono essere così garbate da far dimenticare che si tratta di processi industriali. Sono un capriccio della natura interpretato da una mano paziente gli occhiali Iris di ProDesignDenmark (www. prodesigndenmark.com ): la superficie intagliata fa del dettaglio estetico il segno di una femminilità in evoluzione, che annulla il solito glamour da diva. Sembra che ci sia la mano di una donna, magari il sapere tramandato da una nonna all’avanguardia, nel progetto

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La materia perde consistenza, ma non la sua forza espressiva. La collana Waiting for blossoming è una ragnatela senza peso, che si fa notare per contrasto
Lace Fence ( www.demakersvan.com): la più muta delle recinzioni industriali non delimita lo spazio in modo rigido e ostile, ma con la gentilezza del ricamo. L’intarsio dà struttura anche alla luce nella lampada Fortuny (www.pallucco. net), che invita lo sguardo a passare attraverso la superficie e a vedere cosa c’è oltre. Trame d’arte sono quelle di Conversation Pieces: l’artista Lucia Sammarco (www.clau-

diagianferrari.it) crea cappellini delicati intrecciando fili di ferro e texture su esili scheletri. La materia perde consistenza, ma non forza espressiva, nella collana Waiting for blossoming ( www.ritabeyyulin.com), una ragnatela senza peso. Infine, il craft può ridare vita a un vecchio arredo: fusto e decori della sedia Visual Inner Structure (www. bility.is) vestono un nuovo abito di lana con il sapore del non finito.

Dall’alto: Visual Inner Structure, sedia gomitolo dell’islandese Gudrun Lija; Flora, di Tord Boontje, è un decoro floreale tagliato al laser da un foglio di rame; lampada Fortuny, di M. Fortuny per Pallucco, festeggia i cento anni con nuove finiture.

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ABITARE UNA PSICO HOUSE
ARCHITETTURA Finestre che stanno dove non ci si aspetta, piani che declinano in modo impercettibile. Lo studio australiano Donovan Hill progetta case private partendo dalle emozioni di chi ci vivrà di Karin Mayer e Timothy Hill Foto K. Mayer

In queste pagine, alcuni interni di N House progettati dallo studio Donovan Hill. Oltre alle finestre di nuova concezione, le stanze sono state “liberate”, seguendo l’idea della piazza. D 152
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Foto di J. Linkins

Il loro è un modo insolito di suddividere il paesaggio. Lo ritagliano in porzioni di misura diversa. Così non sembra mai lo stesso

In alto, le terrazze diseguali di D House diversificano il panorama.

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i chiamano Brian Donovan e Timothy Hill e sono titolari di uno studio che sta reinterpretando il carattere australiano dell’architettura. A partire da Brisbane, la città dove appunto lavorano, e che hanno rivoluzionato progettando oltre 50 case, decine di edifici residenziali a media densità e diversi grandi edifici istituzionali, oltre a tre campus universitari. Niente male per due architetti poco più che quarantenni. Il loro principio costruttivo è: cerchiamo di prevedere una “piazza” all’italiana ogni volta che si può. Per aiutare gli

scambi e l’interazione sociale nell’ambito di una cultura piuttosto timida e riservata. Uno dei loro progetti più esemplari è la D House, vincitrice di sei premi tra i quali il premio internazionale UK ar+d e quello dell’Istituto Reale Australiano di Architettura. La casa sorge nella zona suburbana di New Farm, e occupa solo 300 mq (un terzo della media delle case monofamiliari qui). Il corpo dell’edificio sorge su un sito stretto, circondato da mura, pile di terreno e vegetazione. Ed ecco lo svolgimento strambo e affascinante da parte dello studio Dono-

van Hill: l’interno del living è percorso in lunghezza da una grande finestra: aperta, può dare l’idea che la strada entri nell’edificio, pur senza interferire con la privacy. Gli spazi più intimi - camere da letto e bagni - occupano una superficie parallela. Gli abitanti possono spostarsi senza interruzioni tra interno ed esterno, pubblico e privato. La D House seziona, come un medico legale, il rapporto tra dimora e luogo, tra spazio e spazio, da occupare in molti modi diversi. Proprio ciò che cercava la proprietaria, Geraldine Cleary, che racconta: «Du-

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rante la progettazione, Timothy Hill mi ha “interrogato” a lungo sul mio modo di vivere con gli altri, la mia emotività, ciò che mi dà equilibrio, gioia. Improvvisamente non stavamo parlando di spazi fisici, ma psichici». A differenza della D House, che sorge su un’area inclinata e si sviluppa su un piano unico, il progetto della N House è una rete di livelli e ambienti, che trasformano una superficie in forte pendenza in un susseguirsi di terrazze disuguali, per guardare lo stesso panorama in modo diverso. La N House sor-

ge attorno a un cortile, occupato da un giardino, un portico di ingresso, percorsi che portano alle varie parti della casa e una zona relax. L’abitazione è fortemente imperniata sulla zona centrale esterna, che si distingue appena dagli spazi interni più specifici. E mantiene il collegamento con la città, attraverso vedute panoramiche del centro. È il contesto perfetto per raduni e occasioni impreviste. Il sovrapporsi di camere e itinerari spinge ogni ambiente a “chiacchierare” con quanto succede intorno. Si ha l’impressione
Dall’alto: il living della D House e l’edificio di Brisbane visto da fuori.

di ridefinire costantemente i confini tra dentro e fuori. L’insieme, così vario, offre un caleidoscopio di esperienze visive, sociali e sperimentali. Dice Shay O’HaraSmith, proprietaria con il marito Patrick e le tre figlie adolescenti: «Spostandosi per la casa si attraversano sequenze in cui prima il paesaggio è nascosto, poi è esplicito. È una serie di sorprese. Questi ambienti hanno reso varia la nostra vita, ci fanno interagire in modo diverso come famiglia. Sono spazi attivi, che accendono scintille».

Andrea l’alchimista
Mizzau lavora fili di metallo per creare gioielli, oggetti d’arredo, immensi gazebo, poesie sonore di Ambra Radaelli Produzione Letizia Donati Foto Nathalie Krag

ART&CRAFT

L’artista fiorentino Andrea Mizzau al lavoro. In alto, una delle sue sculture in rame.

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eduto a terra o al piccolo tavolo da bridge appartenuto alla nonna, Andrea Mizzau intreccia fili di metallo per dare vita a oggetti e prototipi per installazioni outdoor. Reti, intrecci, nodi informi, ammassi, ma anche superfici piane, leggermente “spiegazzate” e incise, sono le forme ricorrenti del suo lavoro. «Si tratta di “forme informi”, poco definite, perché il loro valore non è nella perfezione industriale ma nell’essere state toccate da mani, nell’essere permeate di vita», spiega Andrea MIzzau, che dal quartiere più cool di Firenze, San Niccolò, sta per

trasferire lo studio in campagna, a Greve in Chianti, «per privilegiare ancora di più la sensorialità». Il risultato sono monili, candelabri, centrotavola, anelli, collane, medaglioni, cinture, fibbie, ma anche gazebo giganti, sculture da abitare in giardino. Tutti pezzi unici. Oggetti dal forte rimando arcaico, oppure piccoli e preziosi giochi, come quelli della produzione più recente: anelli e catene con bilie in movimento, che rimandano a nuove esperienze sensoriali e visive. «L’obiettivo è arrivare a creazioni complete, che facciano immaginare più cose possibili», dice ancora l’artista. «Per

Sono opere dal forte sapore arcaico, o piccoli monili preziosi. Come quelli dell’ultima produzione: anelli e catene “sonori” con, nascoste, bilie in movimento
In alto. Uno dei suoi gazebo di sapore medievale. A destra, sospensioni, ventagli, decorazioni.

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«Non uso la saldatura ma l’imparentamento, una sorta di incastro tuttora diffuso in Oriente. Fu utilizzato anche a Firenze, nella costruzione di Palazzo Vecchio»
esempio, per quanto riguarda i gioielli, cerco di realizzarli in modo che soddisfino non soltanto la vista, ma anche il tatto e l’udito». Il rame è il materiale d’elezione, per la duttilità e il colore. «Da sempre è uno dei più lavorati dall’uomo. Perfetto per me, che faccio lavori low tech prediligendo l’idea, il contenuto». Ma Mizzau crea anche con ottone, ferro, argento puro, oro, ossiIl materiale d’elezione è il rame. Ma l’artista usa anche oro, argento, ossidiana, vetri colorati, pietre preziose.

diana, pietre preziose, vetri colorati o semplici bilie. Ogni materiale viene utilizzato per il suo potere evocativo, quasi alchemico. «La mia è una ricerca simbolica su modalità antiche di lavorazione», afferma l’artista fiorentino. «Per esempio, non uso la saldatura ma l’imparentamento, una sorta di incastro ottenuto scaldando, raffreddando e martellando secondo una certa sequenza. È una tecnica più da fabbri che da orafi, tuttora diffusa in Oriente; da noi fu usata, per esempio, nella costruzione di Palazzo Vecchio, proprio qui a Firenze». A Mizzau non sono mancati i riconoscimenti, anche a livello internazionale. Il MoMa di New York ha acquistato una sua cartella di poesie visive,

realizzata in collaborazione con il poeta Luciano Caruso ed edita da Del Forte. E stilisti importanti, tra cui Cavalli e Mila Schön, gli hanno affidato alcuni accessori. Diverse anche le mostre d’arte e le installazioni. I progetti per il futuro sono per il giardino di un’importante famiglia milanese - Andrea Mizzau realizza anche splendidi gazebo - e per la copertura del parcheggio di una notissima casa di moda. «E poi, sto cercando fondi per aprire una scuola», dice l’artista, che è anche counselor psicologico. «L’obiettivo è aiutare, attraverso il lavoro manuale, i soggetti disagiati, affetti da problemi psichici o da dipendenze». Per info: www.andreamizzau.it.

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Pechino
Abiti confuciani rivisitati, opere “elettrizzate”, mercatini china-cheap. La muraglia vista da una cabinovia e una mostra che confonde arte e vita (spericolata). E la sera? Un tuffo negli anni Ottanta
di Arianna Lelli Mani e Chiara Di Pinto

MAPPA SHOPPING

Illustrazione di E. Leoni

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Pechino
OPERAI + COLLEZIONISTI Dashanzi Art Zone, www.798space.com, Jiuxianqiaolu 4, tel. 0086.10.6437.6248 Una fabbrica di componenti elettrici in parte ancora funzionante, la 798, ospita le migliori gallerie d’arte di Pechino, abitazioni di artisti, bar, librerie, ristoranti, scritte di propaganda. Un polo unico, vitalissimo.

DIVISE DA RIVOLUZIONE Fengling Fashion Design www.fenglingart.com Jiuxianqiao Road 4 Chaoyang District area n. 2 tel. 0086.10.6436.3926 Abiti originali, dall’epoca confuciana alla rivoluzione culturale, rivisitati con spille, revers a contrasto, lunghezze inedite. Una chicca? Il quipao (abito tradizionale), però in stoffa militare verde, con tanto di stella rossa come ornamento.

GIOCARE A DADI Club China Doll, Second floor Tongli Studios Sanlitun Bei lu, Chaoyang district, Sanlitun, tel. 0086.10.6417.4699 Un po’ club privé, un po’ manga bar: perfetto prima del tour delle discoteche di Sanlitun. Se volete far parte del posto, chiedete una magnum di Jack Daniel’s e giocate ai dadi. NON SOLO TÈ AL GELSOMINO Green Tea House www.greenteahouse.com.cn Gongti 100 complex 6 Goungtixilu tel. 0086.10.6552.8310 Mentre la Cina cambia in fretta, una cosa, forse l’unica, è immutata da millenni: il rito del tè. E qui lo si gusta al meglio. Lo stile è un po’ affettato, ma i divanetti bianchi di giorno a ridosso delle altissime finestre sul verde e le monumentali sedie nere la sera valgono una visita. Si può cenare, ma i prezzi sono più newyorkesi che cinesi.

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GALLERIA POLITICA Linda Gallery Jiuxianquiaolu 4 Chaoyang district area n. 2 tel. 0086.10.8459.9235 È specializzata in arte cinese contemporanea e visual art. Il tema delle opere è metabolizzare il passato maoista attraverso opere neopop, che estetizzano e moltiplicano la figura di Mao. Nella foto, un’opera di Jiang Shuo.

SERATE IN HUTONG Red Capital House www.redcapitalclub.com.cn Xiaguandi village 28 yanxi township, Huairou district, tel. 0086.10.8401.8886 Ideale per un salto nel passato comunista, il club è nascosto in un vecchio hutong (le piccole vie tipiche delle città cinesi).

MURAGLIA AL VOLO Grande Muraglia Simatai www.simatai-greatwall.net Un tratto a due ore da Pechino, parzialmente restaurato, molto suggestivo e ancora poco turistico (con strutture anni 70). Imperdibile il giro in cabinovia alla cima.

ESSERE E DIVENTARE Spazio 798, www.798space.com, Hall centrale Jiuxianqiaolu 4, tel. 0086.10.6437.6248 Nella mostra fotografica di Xu Yong + Yu Na, la serie di foto Solution vuole indagare temi sociali scomodi. Nelle foto, l’identità di Yu Na passa da quella di prostituta (che era, fino a poco tempo fa) a quella di artista (la sua attuale occupazione): ecco la “soluzione” del titolo.

Pechino

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PER NOTTAMBULI Sanlitun Chaoyang District Tra le strade doc per la vita notturna, è in via di riqualificazione per le Olimpiadi del 2008. Si passa da un locale messicano alla discoteca con bagni in capsule tempestate di swarovsky e tunnel di neon colorati.

STREET & CHIC Mercatino (ovunque lungo le strade) Se Pechino è la vostra prima tappa cinese, non cedete subito alle tentazioni: troverete gli stessi oggetti più avanti, replicati con perfezione cinese. Se invece vi fermate nella metropoli, allora qui siete nel paradiso: gli scaffali sono stracolmi di statuette di Mao in versione militare o domestica, a seconda delle preferenze. E ancora: poster di propaganda, vecchie foto, gabbiette per grilli in osso o legno, latte dipinte, antiche porcellane... Quasi tutto è falso, per cui iniziate a contrattare fino a un terzo del prezzo che vi chiedono.

Pechino

PASSATO E MAO Mao Live, www.maolive.com tel. 0086.10.6402.5080 Locale underground, sede di concerti rock e post punk. Arredamento: grossi divani sfondati e pareti ricoperte dai pensieri di chi è stato qui. Perfetto per una birra o un veloce spuntino. La vista dei frequentatori è un salto indietro, alla fine degli anni 80, in particolare per le capigliature hairspray-style.

NOTTI SEGRETE Beijing Hebei Guest House www.hbyhotel.com.cn L’hotel nel cuore di Pechino, accanto alla città proibita, ha cortili illuminati da lanterne rosse, su cui si affacciano le stanze. È stato la residenza di un generale dell’imperatore nell’epoca Quing.

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La casa di Elisabeth Laugier: dall’alto, verde sulla terrazza tra i tetti di Parigi; maxiserigrafie sulle ante scorrevoli della zona pranzo.

Dall’alto: presenze iconografiche su carta, tela, acciaio e specchio animano le pareti di stanze e corridoi; la veranda è come un piccolo, ironico museo.

LE PAROLE SONO UN DECOR
GUIDA Una casa eccentrica
e creativa, ideata per suggerire idee. Che sono scritte, letteralmente. Elisabeth Laugier ha deciso di stampare pensieri e ricordi su sedie, ante degli armadi, scale, piumino. Trasformando le stanze in un museo ironico e domestico. In compagnia della Gioconda, qualche filosofo greco, Napoleone. Nelle prossime pagine, gli indirizzi per trovare oggetti storici e accessori intellettuali

A sinistra in alto, la libreria; sopra, un affresco in mosaico Bisazza; sotto, nella camera matrimoniale, versi poetici sul copritrapunta.

di Giuliana Zoppis Foto di Antoine Baralhè

Intervista

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na casa ma anche un atelier, e una somma delle esperienze, abitative e non, di una vita. È a Parigi, il luogo di elezione della ginevrina Elisabeth Laugier: qui concentra oggetti da lei ideati, e affidati all’équipe di creativi Chateaushop. Che oggi è un marchio di design dallo stile particolarissimo, mix di storia e modernità (www.chateaushop.com). Nella nuova casa, gli specchi e i dipinti riproducono i tratti della Gioconda, di Enrico IV o di Napoleone. E antichi raccoglitori in cuoio convivono con la tv a schermo piatto, in un mélange chic che non si prende sul serio. Diversi angoli con tavoli e divani invitano alla convivialità, perché una grande famiglia come quella di Elisabeth deve potersi agitare e muovere. Dappertutto, il bianco e nero: tema che, anche se dominante, è valorizzato dai cromatismi di antichi dipinti (non necessariamente autentici) e copertine di libri d’arte. È il talento di annullare il formale e il freddo. E uno stile da imitare. Ecco qualche suggerimento.

Dall’alto: la cucina, teatro di una continua, grande festa familiare; le finestre sono ritagliate come feritoie di un moderno castello.

Tattoo eleganti Dopo il boom della street art e del body tattoo, segni grafici e decori colonizzano le superfici di casa, andando a personalizzare tessuti e pavimenti, cucine ed elettrodomestici. Con l’aiuto della tecnica digitale. Somiglia a una grande pagina di quaderno l’armadio ad ante con scritte leggere Arte di Veneran (www.veneran. com). Una cucina “sartoriale” in ebano e Corian è quella proposta da TM Italia; i disegni floreali in stile giapponese sono realizzati con la tecnica della sublimazione (www.tmitalia.com). Ancora ispirazione orientale per il frigorifero Dream Zen di Samsung, con l’ideogramma del feng shui sull’anta nera antracite (www.samsung.com/it). Esili decori incisi su ceramica rendono unici tavoli, tavolini e console di Macmamau (www.macmamau.it). E ancora: impronte creative sulle piastrelle in bianco e nero a ricami floreali di Ragno (www.ragno.it), sui tessuti d’arredo di Zimmer+Rohde (www.zimmer-rohde.com) e di Designers Guild (rigati, pattern grafici e fiori; www.designersguild. com). Infine, suggestioni da pop art sui rivestimenti ceramici Revolution di Attivissimo (www.attivissimosrl.it). Nascondere mostrando altro Un armadio per custodire oggetti, abiti, libri, ricordi, che si relaziona con l’arredo in modo discreto, quasi come un prolungamento “attrezzato” di pareti e soffitti. L’acronimo N.O.W. (design Daniele Lago 2007) indica un armadio che “scompare” e si integra con l’architettura della casa. Ha fasce modulari, da 21 a 115 cm, che possono avere colori differenti o riprodurre fotografie (www.lago.it). Come il N.O.W., altri sistemi sono nati per contenere e simula-

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re. Per esempio, gli armadi scorrevoli e le librerie di Poliform: Wall System, librerie a spalla portante, e il sistema Club, con cui “tappezzare” intere pareti (www.poliform.it). Il “tutto-su-misura” del nuovo Gliss 5th di Molteni è una proposta a 360 gradi: l’armadio sostiene le attrezzature interne grazie a un innovativo schienale metallico. È possibile ritagliare profondi tagli verticali, in cui trovano posto oggetti solitamente ingombranti come abiti da sera o attrezzature sportive. E scegliere rivestimenti in legno wengè, noce, rovere naturale e tinto grigio, o finiture laccate. Le maniglie sono in acetato, materiale utilizzato per la prima volta nell’arredamento (www.molteni.it). Shopping tra Moma e Triennale Per acquistare prodotti di design, storici e recenti, ottimi gli shop dei musei più importanti. A cominciare dalla Triennale di Milano, con una collezione di pezzi unici in edizione limitata e numerata, che portano la firma di personaggi come Joe Colombo e Gaetano Pesce (www.triennale.it). Al Centre Pompidou di Parigi, la boutique Printemps Design vi accoglie con le sedie di Verner Panton, gli spremiagrumi di Starck per Alessi, i portafoto di Matali Crasset, gli oggetti magnetici dell’artista di punta Claude Closky in esclusiva per il Centre (www.cnac-gp.fr). Al Design Museum di Londra si trovano i vasi di Zaha Hadid, gli orologi da tavolo di Sebastian Wrong, i lampadari traforati di Tord Boontje, l’appendiabiti di Charles&Ray Eames, gli accessori di Alex Taylor e Marc Newson, le Tivoli Radio di Henry Kloss (www.designmuseum.org). A Monaco, il famoso museo d’arte e design propone, tra le novità, le mensole-origami Diana di Kostantin Grcic, i mobili-scultura dei Droog Design, gli sgabelli di Marcel Wanders, Frank Ghery e Jasper Morrison, e una selezione di oggetti da cucina al top del design: coltelli, pentole, stoviglie, bollitori (www.die-neuesammlung.de). Il Modern Shop del celebre museo newyorkese è una vera miniera per mobili, complementi, lampade e oggetti dei creativi emergenti, difficili da scovare altrove: la Ravioli Chair di Greg Lynn, la Tower of Tips (un organizer a clip) di Barbara Flanagan, le nuove proposte by Muji per il Moma (a prezzi speciali, www.moma.org). Dal sito del Vitra Museum di Weil am Rhein si accede direttamente allo shop online: libri sui protagonisti e le tendenze del design contemporaneo, cartoleria d’autore, riproduzioni in miniatura delle sedie più famose e - una vera chicca - la riedizione, realizzata nello stabilimento Vitra, delle sedute celebri di Charles&Ray Eames, George Nelson, Verner Panton, Isamu Noguchi, Jean Prouvé, Bruno Taut (www.design-museum.de). (Foto dell’ag. Inside/Speranza Olycom)

Dall’alto: bianco totale nelle grandi stanze luminose (sedia di Panton per Vitra); versi e proverbi sulle piastrelle di ceramica.

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POST-SOVIET
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d appena 31 anni, Maxim Velkovsky è stato già modello, attore di sit com, autore di fumetti, editore di una rivista. Ora è la rivelazione del design ceco. Durante gli studi all’Accademia d’arte, architettura e design di Praga, progetta il suo primo pezzo di design. Pure è un semplice bicchiere del tutto simile a quelli di plastica, ma in sottilissima porcellana bianca: l’archetipo del bicchiere di oggi, ma in versione ipersofisticata. Con questo prodotto, Velkovsky comincia ad attirare l’attenzione su di sé. Lo stesso concetto di Pure viene poi ripreso da altri
Velkovsky nel salotto di casa. L’armadio bianco contiene la raccolta di porcellane d’epoca.
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RIVELAZIONI Maxim Velkovsky
è il designer più promettente della Repubblica Ceca. Nei suoi lavori, tracce socialiste e ironie new global
di Beatrice Rossetti Foto Piero Gemelli

Nel socialismo gli allievi scolpivano le teste dei politici. Lui l’ha fatto in democrazia

designer molto noti. Al giovane ceco, l’onore di essere stato il primo a formulare questo semplice pensiero. Velkovsky racconta di essere stato un figlio del comunismo reale fino a 13 anni, quando all’improvviso tutto è cambiato. Durante il socialismo, nell’ora di educazione artistica, si scolpivano le teste dei politici; lui lo ha fatto in democrazia. I suoi oggetti riflettono esattamente la sua storia: vedi le teste di Lenin, tipico oggetto di propaganda di regime, che Velkovsky ha reinterpretato come pezzo di design. Nei suoi progetti c’è molto know how della tradizione ceca. L’ispirazione arriva anche dalla sua mania di raccogliere pezzi vintage di porcellana, in un grande armadio bianco che costituisce il cuore del living di casa sua. Ha scelto di abitare nel quartiere residenziale e un po’ periferico Praga 6, nella zona nord della città: case basse,
In alto, il laboratorio, con prototipi di vecchi e nuovi prodotti. Sotto, in senso orario: il bicchiere Pure, il portacandele a forma di fetta di torta, lo stivalevaso-portaombrelli Waterproof, e il porta t-light.

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In senso orario: la scala gialla che conduce in camera da letto, matrioske, tazze con la croce rossa, il bagno dove una svastica funge da porta carta igienica e la zona studio.

molto verde. Maxim vive all’ultimo piano di un piccolo edificio in collina. Al piano terra, staccato dal corpo principale e affacciato su un microgiardino, si trova l’atelier vero e proprio, un capanno di autentico caos creativo, dove Velkovsky raccoglie i prototipi delle sue creazioni, gli studi per nuovi progetti e vari memorabilia del regime

comunista. Più in alto c’è la sua casa, dal cui balcone si vede tutta Praga. Cinque anni fa, con Jacob Berdych, Velkovsky ha fondato Qubus, uno studio di design con cui ha iniziato la produzione di oggetti in porcellana e vetro. I suoi pezzi si trovano da Mint a Londra, Sentou a Parigi, Luisa delle Piane e Rossana Orlandi a Milano.

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“O UN GG DE A SI DO SP L P CA BB DI AZ OS TOL IAM MO UN IAL SIB A, O PR DU SISI). I ILE OVVPEN FL EFA LA TE L NO (EC ER SA NE ESS BB R. S MA ST OLO O E RE AR LLE IBI RIC I B CH RO GI NT DEN RE P LI ( AT AS E C È L CI, RO TR DI RO R. I E A S HI O EC I L O ID SS LUN CI UI AM SV ON IM EA IM T P M IA IL OM IT LI E P Z E ER ET M UP IC I PE AG J. ME OD O M PO I, T R AB INE ANNTTE I DE ODE RN ITA , UN EY DI I NT IT , AR ESS I I À M CH ER NT O IT E EL DE ET LIG LL TI EN O E ) TI

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ABITARE IN UN MODULO
PARIGI Torna la geniale unità realizzata nel 1952 da Le Corbusier. È una copia esatta, ospitata da uno strano museo di Laura Mari Foto Henri Del Olmo

In alto, l’originale, negli anni Cinquanta. A destra, uno dei living, inondato di luce da una vetrata sulla loggia.

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a copia esatta di un appartamento immaginato da Le Corbusier per la Cité Radieuse di Marsiglia si trova nella Cité de l’Architecture et du Patrimoine, il più grande museo d’architettura al mondo, inaugurata a marzo a Parigi. Alla copia hanno lavorato diciassette scuole professionali e tecniche dell’Ile-deFrance: ognuna ha realizzato un elemento (loggia, soffitto, parete divisoria, mobile della cucina…). Un’opera che omaggia un’avventura architettonica e umana senza precedenti. Nel 1952 un oggetto urbano inedito, la prima Unità Abitativa ideata e realizzata da Le Corbusier, apre le sue porte multicolori sul boulevard Michelet, a Marsiglia. Commissionata dal governo che vi vuole alloggiare i suoi funzionari (capienza: 1.600 persone), la Cité Radieuse rappresenta per il suo architetto un laboratorio sociale. Incastrati gli uni negli altri su sette piani, i 337 appartamenti formano un vero villaggio verticale, con un hotel, negozi, una scuola, una palestra e una piscina al-

Al centro, altre due immagini d’epoca. La Cité Radieuse fu realizzata a Marsiglia, e suscitò reazioni non sempre favorevoli. Nelle altre due foto, ancora dettagli degli appartamenti: su sette piani ce ne sono 337, incastrati gli uni negli altri.

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È STATO REALIZZATO SU SCALA UMANA, RIFERENDOSI A UN UOMO CON LE BRACCIA ALZATE

A sinistra, la scala, disegnata da Jean Prouvé, è simile alla passerella di una nave e collega con un dolce pendio i due livelli della cellula. Concepita a partire da due montanti di lamiera piegata con gradini in rovere, costituisce una “scultura in sé”.

l’aperto. Abitare, lavorare, coltivare il corpo e lo spirito, circolare: sono quattro le funzioni-chiave alla base della costruzione. È la prima volta che un immobile di questo tipo viene realizzato su scala umana: riferendosi alla statura di un uomo con le braccia alzate, Le Corbusier ha creato il Modulor, uno strumento di misurazione utilizzato come base per tutti i calcoli. Obiettivo: un edificio più adatto all’uso degli uomini. Sicuramente troppo moderno per il gusto dell’epoca, il grande vascello in cemento non smette di suscitare polemiche. All’epoca persino il New Yorker parla della Follia di Marsi-

glia. Solo il tempo rende giustizia a Le Corbusier. Oltre mezzo secolo dopo, l’Unità Abitativa di Marsiglia riscuote enorme successo, attirando visitatori da ogni parte del mondo e guadagnandosi una candidatura alla classificazione dell’Unesco. Malgrado i costi elevati, questi appartamenti si vendono facilmente e l’associazione dei proprietari porta avanti il vecchio ideale di vita comunitaria. (Ag. Luigi Volpe) Cité Radieuse di Marsiglia, presso la Cité de l’Architecture et du Patrimoine, Palais de Chaillot, 1, place du Trocadéro, 75116 Parigi (tel. +33.1 5851.5200, www.citechaillot.fr)

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La mia casa per posta
Kit e istruzioni arrivano con un corriere. Il resto è tutto da fare, certo, ma lo si può fare ovunque. Firmato Rocio Romero, è il futuro dell’abitare in America. Al riparo dai disastri dell’industria immobiliare
di F. Gentile Foto Dean Kaufman

STATI UNITI

Il prefabbricato nel Missouri, dove vivono l’architetto Rocio Romero e il marito Cale.

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Niente a che vedere con le sgraziate mobile-home: l’architetto cileno si rivolge a un mercato di massa, ma non trascura estetica e qualità della vita

na casa per posta. Dopo aver ricevuto il kit e le istruzioni, dovete solo costruirla. È il futuro delle abitazioni negli Usa. Una risposta efficace agli oneri, e ai disastri, dell’industria immobiliare, in linea con lo spirito individualista e on the road degli americani. È anche il sogno di ogni architetto: rendere l’opera accessibile a chiunque, portare il gusto tra la gente, migliorare la qualità della vita. Nonostante il riferimento sia d’obbligo (anche la leggera somiglianza), dimenticate le mobile-home, sgraziati cassoni di alluminio proletari, hippy e “white trash”. L.V. è una “scatoletta” elegantissima, un prefabbricato

minimale, progettato da Rocio Romero. L’acquirente, per la modica cifra di partenza di circa 36 mila dollari, può piazzarla in qualsiasi angolo del globo. Come ogni oggetto di design industriale che si rispetti (dalla Olivetti alla Brionvega di lontana memoria), L.V. si rivolge a un mercato di massa, conservando funzionalità, bellezza e originalità. Come spesso accade per le idee efficaci, anche questa è scaturita da un’esigenza concreta. Nel 2000 i genitori di Rocio Romero le chiesero di disegnare un’abitazione
Da sinistra: metallo e piastrelle grigio cemento per la toilette; la cucina si affaccia sul living chiaro. Tavolo e sedie Ikea, jukebox Wurlitzer.

Il modello base ha due camere, due bagni, un living e una cucina su cento metri quadrati. Ma esistono anche piccoli cottage. Il prezzo di partenza? 20 mila dollari

estiva in Cile, la loro terra d’origine, piacevole e dal budget limitato. Romero assemblò quattro pareti metalliche e molte vetrate e siglò il tutto con L.V., iniziali della località balneare Laguna Verde, a ovest di Santiago. Progettare una miniresidenza richiede un equilibrismo tecnico particolare. «Tutto è intimamente legato», ci spiega la solare Romero. «Progettare prefabbricati non significa solo proporre un design grandioso che tutti ameranno, ma anche tornare sui propri passi, per pensare all’assemblaggio di tutti i componenti. Ogni piccola mossa serve a informare su come la casa deve essere disegnata e composta». A Laguna Verde nacque

un gioiellino e allo stesso tempo un’impresa. Al modello base di L.V. (due stanze da letto, due bagni, living e cucina su un centinaio di metri quadri) seguirono dei prototipi più elaborati e di maggiore metratura. A partire dal successo negli Usa, Rocio Romero - che vive a Perryville, Missouri, ovviamente in un prefabbricato - ha pensato anche a una collezione mini, denominata Camp series: 40 metri quadrati da usare come cottage per gli ospiti, studio-ufficio, casa weekend. Il prezzo? A prova di mutuo: 20 mila dollari.
Da sinistra: la zona relax ha pareti in legno, e divano e poltroncina di pelle vintage; un particolare dell’ingresso; l’esterno della casa.

INTERNI Loft urbano, colori ikebana, pezzi old China. È new fusion di Beatrice
Rossetti Foto Michel Bousquet
SUL DONDOLO Da sinistra: sedia cinese in bambù primi ’800, da Blu Cina; cuscino a pois bianchi e neri di Marimekko, Jannelli&Volpi Store. Seduta sospesa con struttura in rattan e cuscino in poliuretano Katà, design Enzo Berti per Ferrea; plaid Foster in lana bouclé verde/turchese di Somma. A terra, tappeti in pura lana Flokati di Ikea (200x140 cm) e telefono vintage, da Rossana Orlandi. Vasi cilindrici in legno e porcellana gialla di Blu Cina. Lilium del Centro internazionale dei bulbi da fiore. A destra, secchio e brocca in zinco da Leroy Merlin e opera pittorica, da Salvatore + Marie. A LETTO Letto Sleepy working bed di Philippe Starck per Cassina, costituito da giroletto e testiera imbottiti, struttura portante smontabile in acciaio e una serie di accessori come comodini, piani di appoggio e lampade dedicate di Flos. Orologio e caffettiera Alessi vintage, da Rossana Orlandi. Come comodino, Sgabello in legno grezzo di Katrin Arens. Il letto è vestito con lenzuola in percalle color lime e federa in raso di cotone stampata b/n entrambi di Zucchi. Piumone Bassetti. Plaid color naturale in lana norvegese di Zana. A terra, pvc effetto metallo mandorlato, da Leroy Merlin.

UN POSTO PER LEGGERE

IN CUCINA La cucina Cinqueterre, disegnata da Vico Magistretti per Schiffini, è un blocco in alluminio con ante ondulate. Questa composizione è costituita da top in bambù, piano cottura a quattro fuochi, lavandino doppio in acciaio. In primo piano, in taglio sulla destra, bidone con coperchio in metallo zincato, da Leroy Merlin. Sgabello alto in tondino d’acciaio verniciato bianco Juliette design Hannes Wettstein per Baleri Italia. Sul piano di lavoro, da sinistra: pentola a vapore in grès porcellanato e oliera color verde salvia, Laboratorio Pesaro. Vasi in ceramica bianca a forma di flaconi di detersivo liquido, da Raw. I fiori sono degli steli di Nerine del Centro Internazionale dei bulbi da fiore Pappagallo in porcellana cinese fine ’800, da Blu Cina. Ciotola in legno tornito a tre gambe di Eno, da Rossana Orlandi. Robot da cucina Artisan color verde mela di KitchenAid. Boccale in ceramica bianca, Laboratorio Pesaro. Multipot, lampada ibrida e multifunzionale, design Donegani e Lauda per Rotaliana. A parete piastrelle rigate in ceramica bianche della collezione Pleasures decoro Stripes di Lea Ceramiche (dim. 225x333 mm).

IN BAGNO A terra, in primo piano, tappetino color glicine, Society. Da sinistra: tavolinetto portapiante vintage, da Rossana Orlandi, come pure la toilet paper nera. Piccolo dipinto Prendersi cura di sé di Giulio Zanet, da Wannabee Gallery. Sanitari della serie Calla di Ideal Standard. Asciugamani Mour in lenpur color avorio, Society. A parete piccola insegna in metallo smaltato bianco primo ’900, da Raw, come il porta-sapone proveniente da un albergo parigino. La parete del bagno è rivestita con mosaico della collezione Opus Romano di Bisazza. A COLAZIONE Piatto celeste in gres, Laboratorio Pesaro. Tovaglia e tovagliolo rosa ton sur ton di Vallesusa. Forchetta Vertigo, Christofle, Tazza da tè con decoro di fiori all’interno, da Salvatore+Marie. Brocca in vetro turchese di Iittala, da Jannelli&Volpi Store. Nella brocca, una dalia bianca. Lampada da tavolo con diffusore in vetro soffiato opalino bianco (l’interruttore a raggi infrarossi permette di spegnere la luce posando il libro sulla base ottenendo così un effetto segnalibro), Buonanotte, design Giulio Iacchetti per Studio Italia. Sedie vintage, mercatino second hand. A parete carta da parati bianca ritinteggiabile Wallton, da Jannelli&Volpi (dim. rollo 10x0,53 m).

PER TERRA Sul tavolino basso rotondo in legno laccato bianco Ring di Massimo Lorusso per Arketipo, vaso cinese in porcellana verde pallido di Blu Cina e candeliere in ceramica rosa da Salvatore+Marie. A terra, tappeto in cotone e fascette in pelle di SOGGIORNO nel 1995 l'ex capo delle forze armate l'attuale senatore Rodolfo Biazon, arrestò a Manila du una sacca anatomica bufalo, Ikea (dim. 180x120 cm). La seduta a terra Big Bag è e condannati per il primo attentato alle torri gemelle nel ‘93.Nel 1995 l'ex capo Davide Groppi. Sopra, due cuscini in cotone: acquamarina con a impermeabile, delle forze armate l'attuale senatore Rodolfo Biazon, arrestò Manila due terroristi Abdul Hakim e terroristi Abdul Hakim Murad e Salvatore+Marie e fucsia con pois rossi di Marimekko, da disegno stampato, da Ramzi Jousef. Anni dopo furono estradati negli Usa e condannati per il primo attentato alle torri gemelle nel ‘93.Nel 1995 l'ex vaso cinese cilindrico in porcellana turchese, Blu Cina Jannelli&Volpi Store. Grande LETTO Ramzi Jousef. Anni dopo furono estradati negli Usa e condannati per il primo attentato alle torri design Katrin‘93.Nel con dalie. Libri a portata di mano sulla Bacchetta magica gemelle nel Arens. 1995 l'ex capo delle forze armate l'attuale senatore Rodolfo Biazon, arrestò a Manilaacciaio verniciato Helsinky XL, design SEDUTI A UN TAVOLO Tavolo quadrato in due terroristi Abdul Hakim Murad e Ramzi Jousef. Anni dopo furono estradati negliCaronnicondannati per il Desalto; lampada da torri gemelle nel B in metallo, design Usa e e Bonanomi per primo attentato alle tavolo Josephine ‘93. e condannati per il primo attentato alle torri gemelle nel ‘93.Nel 1995 l'ex capo delleArtemide. Antica sedia cinese in olmo e bambù, da Blu Francisco Gomez Paz per forze armate l'attuale senatore Rodolfo Biazon, arrestò a Manila due terroristi Abdul Hakim Cina. A terra, da sinistra, portariviste in lamiera d’acciaio verniciato rosa, Sintesi. Piccolo tappeto a cerchi concentrici, Jannelli&Volpi Store. Tavolino-pouff in cartone stampato con immagine di pila di libri, Sentou-Parigi. A parete dal basso: mensola in alluminio laccato bianco Origami Book di Piero Lissoni per Porro: Mensola luminosa in alluminio, design Claudio Caramel per Desalto. Coppia di mensoline in poliuretano di Enrico Baleri per Baleri Italia. (Ha collaborato Cora Vohwinkel)

INTORNO A UN ROMANZO
SHOPPING Luci gialle,
divani turchesi, clessidre. In un giorno di pioggia
di Beatrice Rossetti e Cora Vohwinkel
in metallo Lampada Daphine o (331 euro), verniciat ini, design Tommaso Cim . na.it) Lumina (www.lumi

Woofy è un portacavi elettrici in plastica a forma di cane disegnato da Gabriel Nigro per Norman Copenaghen (160 euro).

Tavolino basso in legno laccato bianco lucido della collezione Living di De Sede (1.535 euro, www.desede.ch).

Tavolo Tango laccato bianco (1.700 euro), design Giulio Iacche tti pe (www.thonet-vienna.c r Gebruder Thonet om).

Tris di tavolini in quercia Alex (444 euro), design Philippe Allaeys per E15.

Poltroncina séparé Jupe rivestita in abaca, design Luca Nichetto per Coin (530 euro).

Tessuto Lehtimaja, in puro cotone stampato con motivo di foglie, prodo (32 euro, www.marime tto da Marimekko kko.com).

Clessidre da un disegno di Paolo Venini, nelle nuove versioni cromatiche (440 euro).

Poltrona Baffo in metallo vern iciato bianco, riedizione di un pez zo del 1969, design Dam per Busnelli (3.0 88 euro).

o, con struttura in legno, Divano componibile Molved amente sfoderabili e schienale in piuma complet cuscini e oberto turchese, design Ludovica+R rivestiti in tessuto ). ) di Swan (www.swanitaly.com Palomba (da 5.940 euro

Portaombrelli Umbrella in metallo e vera spugna di mare, design Eva Schildt per Design House Stockholm (154 euro).

Libreria a colonna Totem disegnata da Mario Prandina (700 euro). Fa parte di una produzione limitata di 100 pezzi (www.plinioilgiovane.it).

QUESTO PICCOLO TEATRO IN SCATOLA
FRANCIA Un’abitazione-atelier che funziona come una macchina perfetta. Con pareti
che scivolano, mobili su ruote e, per divano, una rete sospesa
L’angolo del riposo, con tre panche che fungono da letti o divani. La casa parigina dell’architetto Nathalie Wolberg si trova in un’ex tipografia, su un isolotto nella zona di SaintOuen, famosa per il suo mercatino delle pulci.

di Laurence Dougier Foto Bruno Suet

UN LOFT MODULABILE DI 180 MQ SU TRE PIANI, CHE CAMBIA PELLE IN BASE ALLE ATTIVITÀ. AVVOLTO DI LUCE GIALLA, FUCSIA, PETROLIO

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’ex tipografia sorge su un isolotto a Saint-Ouen, sede dell’omonimo mercato delle pulci, vicino ai quartieri nord di Parigi. Oggi ha cambiato destinazione: è diventata un atelier. Se la funzione crea l’organo, l’aforisma di Lamarck applicato all’architettura vuole che sia la posizione a determinare tutto. Ma questo significherebbe escludere il libero arbitrio, e i tentativi di giovani creativi come Nathalie Wolberg, l’architetto che si è impegnata a inventare un universo fedele al suo carattere, alle voglie, al senso dell’umorismo, passioni. Il risultato ruota attorno a un concetto luminoso: vivere e lavorare non in locali perfettamente strutturati, ma in ambienti che si possono suddividere e ricollegare a piacimento. Questo loft modulabile - anche se la proprietaria preferisce definirlo “casa-atelier” - di 180 metri quadrati ripartiti su tre piani, cambia pelle in base agli umori e alle esigenze. I mobili su ruote, disegnati e realizzati su misura, permettono innumerevoli apparizioni e sparizioni. E, anche se il pianoterra è consacrato alle attività domestiche e il primo agli spazi professionali, niente vieta di mescolare i generi. Per passare dall’uno all’altro, ecco il pezzo forte: la scala full metal, con i gradini arrotondati che galleggiano nel vuoto e placche di metallo tagliate e inserite nella struttura del muro. Ricoperta di linoleum beige, beneficia di un alone giallo, che richiama le altre tracce colorate - dal fucsia al verde acido al blu petrolio - disseminate in tutta la casa sotto forma di fasci luminosi: presenze tanto caIn questa pagina, dall’alto, la libreria e lo spazio per il computer sono ricavati da una parete mobile attrezzata. Pagina a destra, all’uscita della camera, la zona bagno, con due lavabi in Corian®.

lorose quanto futuristiche. Nathalie Wolberg si è affidata agli elementi fondamentali del suo lavoro. Scultrice di spazi, celebra ogni istante della giornata con l’aiuto di doppie pareti divisorie, fabbricate su misura e illuminate all’interno da neon colorati, destinate a separare gli spazi abitativi e a creare livelli più o meno intimi. Appena entrati, si distingue un angolo dedicato alle postazioni multimediali, con tre lunghe panche. Al secondo piano si trovano cucina e sala da pranzo modulabili, biblioteca e angolo lettura. Sullo sfondo, un bagno in linoleum blu, con una doccia all’italiana e una vasca; il tutto «concepito come una cassa sensoriale», spiega Wolberg. Basta l’espressione “camera con vista” per descrivere una creazione contenuta in una cassa di legno sospesa fra il pavimento e il soffitto, a tre metri e mezzo di altezza. È stato necessario cercare la perpendicolare, incoraggiare i sogni

fra terra e cielo per poi appendere un’impressionante rete, del tipo usato sui catamarani. Subito sopra, una grande vetrata rischiara l’insieme con un pozzo di luce. Qui si tocca un punto essenziale. Come non pensare al sole in questa abitazione così eterea, con un’architettura dalla perfetta leggibilità? Di certo ad alcuni potrò sembrare scomoda, perché, come tutte le “macchine”, da abitare o meno, costringe a ripensare il nostro modo di interagire con lo spazio. Non a caso i progetti di Wolberg portano a riflettere sul posto dell’arte e dell’architettura il rapporto alla vita normale. Quale slittamento si produce passando dall’uno all’altra? Nel piano dedicato alla casa-atelier, lo studio dispone di un’imponente terrazza. Da qui la vista spazia non su Saint-Ouen e il suo mercatino, ma sulle foglie e i rami dei castagni, e su un piccolo lotto di casette in mattoni. C’è fascino. C’è vita. (Foto Ag. Luigi Volpe)
Nell’altra pagina: fissata al soffitto, la camera si apre verso la piattaforma e riceve la luce del giorno. A destra: per Wolberg la rete è uno spazio di decompressione. Sotto, le prime due foto in senso orario: in cucina, mobili su misura e su ruote. Nella terza immagine: in fondo al loft, sotto la camera, una scala scende nel seminterrato.

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INTERNI

Combinazioni infinite di colori e design
di Deborah Piana Agostinetti Foto di Luca Fregoso
ANGOLI D’ATTESA Pagina accanto. Tavolo Il Volo, design di Riccardo Blumer, in legno massello verniciato opaco (cm. 120x120xh cm 73), di Alias. Gabbietta per uccelli a forma di casa, da Galleria Luisa delle Piane. All’interno, appesa, lampada a sospensione Drink, in metallo verniciato, design Dante Donegani e Giovanni Lauda, di Rotaliana. Piatti bianchi The White Snow di Driade Kosmo. Tazza da tè bianca e brocche anni ’70, da Galleria Luisa delle Piane. Ciotolina b/n con interno a pois di Ikea. Posate arancioni in polipropilene da Rossana Orlandi. Sgabello impilabile Frosta di Ikea (qui decorato per le foto). In questa pagina, da sinistra. Coppia di sedie in legno laccato, design George J. Sowden, di Memphis. Lampada da terra Mega-Kite, design Marc Sadler, di Foscarini. Pouf arancio K-Baby in plastica plissé, da JV Store. Pentola bianca in grès smaltato, design Sam Baron, per Bosa Ceramiche. Abat-jour in tessuto bianco di La Corbeille Edition, da Galleria Luisa delle Piane. Carta da parati Frutto Proibito, della collezione Fornasetti by Cole & Sons.

MULTITASKING

ANNI ’30 +’50 +’80 Da sinistra: seduta a quattro posti con trave in metallo e scocche laccate bianche, design Lievore, Altherr, Molina, di Arper. Lampadari a sospensione anni ’70 composti da cerchi in vetro soffiato color viola, da Tingo Design Gallery. Orologio da parete Sunflower, design George Nelson, di Vitra. Tavolino Shanghai Tip, laccato nei colori verde, arancio, viola o rosso, design Patricia Urquiola, di Moroso. Tazza in ceramica bianca da Galleria Luisa delle Piane. Piccola libreria in ferro con ripiano in marmo bianco anni ’30, di L’Eclettico. Lampada da tavolo Abat-jour, in vetro nero, design Ettore Sottsass, di B&B. Sedia anni ’70 con seduta e schienale di plastica verde, design Rodney Kinsman, di Spazio ’900. Lampada snodabile da terra Luxy in acciaio verniciato, di Rotaliana. A parete, mobiletto arancio realizzato per la foto. Libreria formata da elementi in legno di pino, design Jasper Morrison, di Established & Sons. Sulla libreria, ciotole in melamina per misurare gli alimenti e caraffa con bicchierini colorati di Royalvkb. Caraffa in ceramica da Galleria Luisa delle Piane. Appendiabiti viola in legno laccato di Spazio ’900. Carta da parati Nanking White di ispirazione orientale, Ralph Lauren Home Collection.

METAMORFOSI Nel primo gruppo a sinistra: tavolino tondo plissettato K-Baby in polipropilene bianco (esiste anche in arancio e in grigio, diametro cm. 46xh cm 50), da JVStore. Lampada da tavolo bianca anni ’70 in plastica, di Spazio ’900. Poltrona bianca Mist in poliuretano schiumato a freddo, rivestita con tessuti elastici, design Rodrigo Torres, di Domodinamica. Quadro La Volpe, design Enzo Mari, Collezione Privata. Lampada da terra in metallo, con paralume in plexiglas (h cm 215), design Michele De Lucchi, di Memphis. Nel secondo gruppo impacchettato con la rete, sedia bianca Logica in multistrato di betulla, qui nella versione bianca, esiste in molti altri colori, design Daniele Lago, di Lago. Tavolino Prismatic in lamiera d’acciaio piegata, con piano esagonale (anche nella versione bianca o nera), design Isamu Noguchi, di Vitra. Brocca bianca di Rossana Orlandi. Tessuto geometrico bianco e verde, in cotone stampato, della collezione Metropolitan (h cm 137), di Duralee.

PER COLLEZIONISTI In primo piano, mobile bar su rotelle Cubotto, riedizione di un pezzo storico del ’68, design Cini Boeri, di Arflex. Sul mobile, vaso con doppio manico, design Ginevra Bria per Bitossi, da Tingo Design Gallery. Lampada a sospensione Random in resina e fibre di vetro intrecciate, design Bertjian Pot, di Moooi/ B&B Italia. Lampada bianca a doppio stelo AB, design P. Deganello con diffusori orientabili, Tingo Design Gallery. Quadro La Mela, design Enzo Mari, di Danese. Tavolo Trevi in legno laccato verde prato, (cm 140x80xh 74), design Roberto Barbieri, di Poliform. Sgabello impilabile Elephant, design Sori Yanagi, di Vitra. Sul tavolo, vaso sfaccettato in ceramica, design Piet Hein Eek, da Rossana Orlandi. Calice nero di cristallo Cristal D’Arques. Coppa blu Rosmunda in vetro soffiato di Venini. Lampada arancio anni ’70, da Spazio ’900. Poltrona verde brillante Fiorenza, con struttura in legno di massello di faggio tinto noce, design Franco Albini, di Arflex. A parete, portafiori in ceramica bianca usati per riporre libri, di L’Eclettico. Cassettiera componibile Morgana, design Daniele Lago, di Lago. Orologio Font, design Sebastian Wrong, di Established & Sons. A terra sculturapappagallo con murrine incastonate, La Murrina. Carta da parati collezione Fornasetti by Cole & Sons. Tappeto Karabakh realizzato a mano di Costruzioni. (Ha
collaborato Ottavia Borella)

SILHOUETTE FLESSIBILI
SHOPPING Per rendere
di Deborah Piana Agostinetti

nuove le pareti, modificare l’arredo esistente, precisare il carattere di un angolo
Lampada Coral in legno di pino curvato (prezzo su richiesta), da montare, diametro 1 m, David Trubridge Design (www.davidtrubridge.com).
Sgabello Stool 60 di Alvar Aalto. Fa parte della collezione Secondo Ciclo di mobili anni ’30, Artek (www.artek.com).

sta) de (prezzo su richie metallo Poltrona verde Wi e con gambe in ile in tessuto sfoderab .derindesign.com). ww cromato, Derin (w

Mobile Radius a quatt cm 120 h x 50 pro ro ante in legno di acero lavora to, fon Modus (www.mod dità x 100 lunghezza (prezzo su ric usfurniture.co.uk, tel. 0044.1460.57 hiesta), 465).
Shocking (350 euro), in lamiera d’acciaio laccata in più colori, Giovanni Casellato Design (tel. 0423.569.879).

Coffee table Spide r (1.138 euro) co n piano in vetro trasparente e ba se in Daniel Rode, Roch legno di noce intagliata, design e Bobois (www.ro che-bobois.com) .

Tessuto con decoro turchese su fondo nero. Design Loop realizzato per l’esibizione Droog at Home di Droog Design (www.droogdesign.nl).

ica 2) ceram n Hoff va 36x10x2 volo (cm sta). Design Dick r.nl). da ta Orologio rezzo su richie .tichelaa (www e legno (p ichelaar Makkum T er Royal p

(prezzo Sedia scultura Bone in alluminio anodizzato li. Design su richiesta) è il primo di una serie di mobi gdesign.nl). Joris Laarman per Droog Design (www.droo

in Baydur e piano Tavolo verde Fluid con gambe imi colori. olare di alluminio, in moltiss in alve Lovegrove (www.cappellini.it). Design Ross

Divano viola componibile Misfit, in tessuto non sfoderabile. Ogni modulo ha misure divers e. Design Ron Arad per Moroso (www.moroso.it).

Libreria modulabile a parete (a partire da 1.820 euro) con fissaggio a muro, design Piero Lissoni con Lorenzo Porro per Porro (www.porro.it).

Carta Wallpaper on Demand, personalizzabile, Jannelli & Volpi (www.jannellievolpi.it).

New folk e blu Siberia
In un’isba fra i larici, le decorazioni tradizionali vengono a patti con la creatività naïf della padrona di casa. Un’artista che ama i gatti
di Alice Trevi Foto Anne Garde

Nel salotto i divani sono coperti da pesanti tessuti tradizionali. I cuscini sono una creazione di Nina, padrona di casa e artista dall’animo infantile.

VIAGGIO

L’arredamento in realtà è minimal - solo un letto e un tavolino - ma i grandi tappeti appesi alle pareti e i tessuti patchwork lo rendono esotico

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ina è una babouchka buriata (i buriati sono la più grande minoranza etnica della Siberia) dal sorriso contagioso. Una siberiana legata alle tradizioni e dalla personalità sorprendente. Vive con la sua famiglia a Khoujir, sull’isola di Olkhon, poco lontano da un lago, in una deliziosa casetta di legno che sorge al limitare di un grande viale sabbioso, fiancheggiato da larici dalle forme tormentate. In estate, il suo giardino è pieno di fiori e frutta e nella serra crescono pomodori, peperoni ed erbe aromatiche. Come in tutte le isba, le tradizionali abitazioni in legno, accanto alla bania, la sauna, si estende un grande campo di patate, l’alimento siberiano per eccellenza. In tutte le sue forme, la patata accompagna l’ oumul , il pesce caratteristico del lago, che si serve salato, affumicato, crudo, fritto, grigliato o con la zuppa. Il piatto viene servito con una delle vodka locali fermentate, prodotte con l’acqua purissima del lago. Entrare nella luminosa

A sinistra, il tappeto tradizionale contrasta con il copriletto a fiori. Sopra a sinistra, la stufa siberiana, utilizzata anche per cucinare, e un angolo della sala da pranzo.

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abitazione di Nina è un piacere già dall’ingresso, che si apre sulla cucina vivace e immacolata. I colori violenti degli spessi tessuti che coprono i divani, le poltrone e le pareti in stile siberiano, e quelli più tenui dei cuscini ricamati, dei manifesti e dei fiori artificiali risultano audaci come gli originalissimi patchwork che Nina inventa e realizza da sola. Pur abitando nella Siberia più profonda, Nina non ha paura di mescolare il rosa, l’arancione, il verde e il giallo limone al blu, il suo colore preferito, né di accostare alcune forme geometriche a motivi floreali o grandi illustrazioni di foreste di betulla e gatti. I raggi di sole, dietro i veli bianchi e ricamati, immergono la casa in una luce magica. Nina non ha paura del gelido inverno. La natura ghiacciata le offre l’opportunità di cambiare arredamento. Riorganizza il suo angolo di vita come fosse uno dei patchwork di cui conserva il segreto, nel calore intenso del legno che brucia nella stufa. (Foto SIC/Ag. Volpe)

Ancora un gioco di rimandi fra il tappeto e il copriletto in una delle camere. A sinistra in alto, il vecchio frigorifero è decorato con uno dei gatti dipinti da Nina. Le tende ricamate sono leggerissime, per lasciar passare più luce possibile.

Ci sono i dipinti di Nina accanto alla vecchia stufa. E i motivi a fiori della tradizione russa, gli stessi che ricoprono le matrioske e le ciotole di legno rosse e oro

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Dossier
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La stanza più intima della casa gioca su contrasti di linee. Di precisione digitale per stelle e luci, morbide per letto e testiera

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copertina

CHIARO+SCURO Non solo per dormire. Ci sono un portacandele per attivare giochi d’ombra, una valigia romantica, cristalli luminosi di Monica Teli Foto di Paolo Bramati
1. Lampada a sospensione Light Shade Shade, design Jurgen Bey (a partire da 864 euro), con cilindro semitrasparente a specchio che nasconde un lampadario a gocce in cristallo per Moooi (in vendita da B&B Italia Store, tel. 02.764441). 2. Carta da parati W 5733/05 della collezione Vintage 2 (112 euro il rollo) di Osborne (tel. 011.4376666, www.osborneandlittle. com). 3. Sagoma testata letto in cartone di Cristophe Koziel, da Rossana Orlandi (tel. 02.4674471). 4. Letto Strip, design Cini Boeri per Arflex (tel. 0362.853043), con struttura in legno e rivestimento in tessuto di lana matelassé (da 2.089 euro) da Understate. Guanciale in piuma d’oca, federa e lenzuola in puro lino, tutto di Bellora (tel. 0331.616111). Copriletto bicolore di Abraham&Thakore, da Tad (tel. 02.65506732). 5. Valigia Fashionaire di Samsonite Black Label (420 euro) in vinile stampato (tel. 02.760411). Portacandele in ferro con candele a forma di uova, da Rossana Orlandi. 6. Tappeto in lana cotta (cm 120x180) da Tad (365 euro).
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Illustrazione di E. Leoni
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cult

STORIA+NATURA Una lampada giapponese degli anni 50, mobili-giocattolo, un appendiabiti camuffato da betulla. E un armadio invisibile di Ottavia Borella

Lampada in carta di riso Akari (200 euro), disegnata negli anni Cinquanta da Isamu Noguchi. La produce Vitra, anche da terra e da soffitto (www.vitra.com).

Paper cupboard, di Studio Job per Moooi (2.981 euro), ricorda i mobili giocattolo di una volta. Da B&B Italia Store (www. moooi.com).

L’appendiabiti Latva (250 euro) ricorda le fronde di una betulla. È in metallo verniciato a polvere, bianco, nero o verde. Disegnato da Mikko Laakkonen, prodotto da Covo (www.covo.com).

Seacities di Fedora Design, tappeto in edizione limitata, è in lana lavorata a mano (www.fedoradesign. com, in Italia da Archishop, tel. 059.216.140).

Tavolino-pouf (diametro cm 35, h cm 45) in poliuretano laccato lucido bianco, verde cedro e nero (378 euro). È Teo di Bpa International (www. bpainternational.com).

Neo Country, poltrona a dondolo disegnata da Ineke Hans e prodotta da Cappellini (1.726 euro), in tiglio con finitura naturale e seduta decorata con processo di sabbiatura (www.cappellini.it).

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fuoriluogo

INCONTRI LUMINOSI Un elefante in acero rosso, quattro sezioni di lampade che diventano intere, acciaio e corda a formare un’amaca di B. O.

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1. Ghost chair degli olandesi Drift, pensata come una sedia del futuro, in plexiglas intagliato al laser (www.designdrift.nl). 2. Una grande amaca da terra di Coro (1.323 euro), con struttura in acciaio inox satinato e seduta in corda di nylon nera (www. coroitalia.com, tel. 0392.726.260). 3. Fra i progetti presentati da Via al Salone del Mobile di Milano in aprile, c’è la lampada di 5.5 designers. Ècostituita da due lastre di specchio incrociate con quattro sezioni di lampade di stili molto diversi, che, grazie al gioco dei riflessi e da diverse angolazioni, ricreano l’immagine intera di tutte e quattro le lampade (www.via.fr). 4. Plywood Elephant, gioco-scultura in legno di acero rosso (1.198 euro). Èprodotto da Vitra in serie limitata, per il centenario della nascita del suo creatore. Charles Eames (www.vitra.com, n. verde 800.505.191). 5. Le Roi di Zanotta, mobile in serie limitata, con pochi esemplari numerati e firmati dal designer Alessandro Dubini (8.630 euro). Ha la struttura in legno placcato, lastre di alluminio decorate e top in corian nero (www.zanotta.it, tel. 0362.4981). 6. French Carafe, una reinterpretazione della classica caraffa da bistrot francese con i bicchieri, di Stijn Roodnat & Marleen Kaptein, prodotta da Royal VKB e distribuita da Seambè (www.royalvkb.com, tel. 02.4800.5798, www.designacademy.nl).

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interni

NUOVO CLASSICO Legno laccato oppure lucido. Di pelle scamosciata o tessuto. Con linee raffinate, essenziali. 100% metropolitano di Ottavia Borella

Poliform Zoe È il letto disegnato da Paolo Piva,

in legno laccato opaco o lucido di diversi colori, oppure in wengè e ovangkol composto (a partire da 2.813 euro). Sintesi di leggerezza orientale e funzionalità occidentale, ha la testata rivestita in tessuto sfoderabile o in pelle, e piani d’appoggio coordinati (www.poliform.it, tel. 031.6951).

Fa parte della nuova collezione 2007. Disegnato da Rodolfo Dordoni, è in pelle scamosciata o tessuto, sostenuto da basi e piedini in black nickel che creano un effetto di leggerezza e richiamano gli altri elementi della collezione. La testata è leggermente inclinata per essere più ergonomica (a partire da 4.280 euro). Nella foto, anche la console Calder, leggera con la struttura in metallo (a partire da 2.280 euro) e il tappeto Beat Unit (cm 200x300), in lana (www.minotti.com, tel. 0362.343.499).

Minotti Wyman

Molteni High-Wave Elegante e classico, con testata
alta morbidamente imbottita, ideato dal designer Hannes Wettstein. È interamente rivestito in tessuto o pelle e ha la testata con inclinazione regolabile in due diverse posizioni: per il riposo e per la lettura. Nella foto, è rivestito in tessuto kenia bianco (2.505 euro senza rete e materasso). Accanto al letto, comodino con cassetti e cassettiera in wengè, sempre disegnati da Hannes Wettstein (www.molteni.it, n. verde 800.387.489).

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interni

ISTINTO FASHION La tendenza sceglie il moka, l’arancio, il ciliegio, l’avorio. Insieme all’acciaio. Per letti (e coppie) dalla personalità forte

Concerto Mercantini

Il programma componibile prevede cassettiere realizzate in diverse forme e colori. La versione in fotografia (a partire da 4.716 euro) ha la testata e le panche in rovere moka e i comodini e la cassettiera in finitura laccata lucida color arancio (www.mercantinistudio.it, n. verde 800.303.233).

Tadau Flou Disegnato da Vico Magistretti negli anni Novanta. La base di appoggio del materasso è in doghe portanti, che salgono senza interruzione a formare la testata. Le doghe, collegate fra loro da un nastro in gros grain di nylon, sono disponibili nelle versioni ciliegio, rovere tinto wengè, laccato lucido e opaco nei colori bianco e avorio. La struttura del letto è invece in tubolare d’acciaio verniciato. Esiste anche il modello con base contenitore. Nella foto, versione matrimoniale (a partire da 1.700 euro) in rovere tinto wengè (www.flou.it, tel. 0362.3731).

Ha testata e base imbottite, rivestite con tessuto o pelle sfoderabili. Disponibile anche nella versione apribile con contenitore sottorete (a partire da 2.007 euro). Accanto al letto, come comodini i contenitori cilindrici Ball, con cassetto, disponibili in diverse essenze di legno o laccato (760 euro). Dall’altro lato il comò Arion (a partire da 1.290 euro), con sei cassetti e maniglia in metallo nichel satinato in rovere naturale, wengè o teak (www.tisettanta.com, tel. 0362.3191).

Charlotte Tisettanta

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interni

COME SU UN’ISOLA Oppure come su un gigantesco divano. Modelli che danno il meglio di sé al centro della stanza. E dell’attenzione

Fat-fat B&B Italia Perfetto per un loft o da posizionare al centro della camera il letto di Patricia Urquiola, grazie alla testata a scomparsa e alla forma morbida. Il rivestimento del giroletto è in pelle a pelo raso bianco. Le testate, posizionabili a diverse altezze, sono rivestite in tessuto (senza rete, a partire da 2.062 euro). Accanto al letto, lo sgabello Pyllon, con seduta in pelle a pelo raso e struttura in acciaio cromato lucido. Della stessa serie il tavolino (549 euro) in acciaio (www.bebitalia.com, n. verde 800.018.370).

Roger Bpa International È un divano trasformabile in letto con struttura in legno e ferro, rivestimento in pelle o in tessuto completamente sfoderabile e cuscini imbottiti in poliuretano espanso. Con un semplice gesto si attiva un meccanismo per cui lo schienale del divano arretra, tramutandolo in chaise-longue oppure in letto (www.bpainternational.com, tel. 031.756645).

Squaring Bonaldo È un’isola accogliente, pensata da Giuseppe Viganò secondo un nuovo modo di concepire il letto e i suoi accessori, affrancati dalla collocazione e dall’estetica più classiche. Il letto (a partire da 2.390 euro) diventa tutt’uno con il comodino-pouf, posizionato al posto della testata oppure su un fianco, e con la panca che, come tutti gli elementi della collezione, è rivestita in stoffa o pelle. È inoltre dotato di un dispositivo per regolare l’altezza della rete, e quindi del materasso (www.bonaldo.it, tel. 049.929.9011).
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interni

BABY (E TEENAGER) BED Giocare, disegnare ma anche tenere in ordine e risparmiare spazio. Tra cuori, numeri e tinte decise

Kritter Ikea Per la camera dei ragazzi, Ikea propone

questa serie in legno di pino naturale o laccato di diversi colori. Il letto (cm 165x75) ha la testata decorata con animaletti intagliati nel legno (69,95 euro), motivo ripreso nello schienale della seggiolina (14,95 euro) da affiancare al tavolino (29,95 euro), ideale per giocare e disegnare. Per riporre i giocattoli e tenere in ordine la camera:Trofast (lunghezza un metro, h massima cm 94,49), con struttura in lamina bianca e contenitori estraibili (2,99 euro l’uno) in plastica multicolore (www.ikea.it, tel. 199.114.646).

Kombo Doimo City Line Una soluzione pratica e funzionale per sfruttare al meglio lo spazio: la base del letto (a partire da 699 euro) in rovere è attrezzata con uno spazioso contenitore chiuso da ante scorrevoli in metacrilato arancione. Misure: cm 203x91, 4x73 (www.doimocityline.com, tel. 0438.8918).

Oh! Razio Dynamic Zalf Questa soluzione offre la classica boiserie, Oh! Razio Dynamic bianca, su cui poggiano due letti scorrevoli laccati color rosso. Sull’altra parete, la libreria bianca Link System, su cui è appoggiato a sua volta lo scrittoio Minimal per il computer. Completano la cameretta le mensole sagomate in rosso, da fissare al muro (www.gruppoeuromobil.com, n. verde 800.011.019).
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focus

LUCI & NOTTAMBULI Esili, delicate, ruotano su se stesse, hanno dettagli di tessuto, si ispirano alle fasi lunari. Per accompagnare chiacchiere e letture di B.O.

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1. Ricorda un palloncino legato a un filo Angelina di Penta (a partire da 382 euro). Disegnata da Carlo Colombo, può avere la struttura rossa, nera, bianca o cromata. È disponibile in due misure, nella versione da tavolo, da terra e a sospensione (www.pentalight.it, tel. 031.766.100). 2. Tosca di Foscarini ha il diffusore in vetro soffiato a bocca, lavorato a forte spessore, bianco all’interno e colorato all’esterno. La base, in metallo, è anche portaoggetti (tel. 041.595.3811). 3. C-Spot di Luceplan, in policarbonato con supporti in acciaio inox, emette luce di colore diverso a seconda del filtro nel diffusore. Esiste nella versione da tavolo (148 euro), da terra, a sospensione o applique (www.luceplan.com, tel. 02.662.421). 4. Ispirata alle fasi lunari, Honeymoon di Tronconi è una

lampada da tavolo in due altezze (da cm 26, 192 euro; da cm 46, 408 euro) o da sospensione. Ha il diffusore in vetro opale incamiciato e soffiato, e la struttura in metallo tornito, verniciato bianco opaco (www.tronconi.it, tel. 02.3653.8950). 5. Monroe di Artemide, lampada da tavolo disegnata da Ora Ito, ha base e struttura in acciaio verniciato grigio e diffusore in fibra di vetro alluminizzata. Può ruotare completamente su se stessa (www.artemide.com, tel. 02.9359.0254). 6. Glam di Prandina è una reinterpretazione di Luc Ramael dell’abat jour (a partire da 540 euro). Il diffusore a cilindro schiacciato e la base a tronco di cono sono in vetro soffiato, disponibili in diverse combinazioni di colore. Il cavo di alimentazione è rivestito in tessuto rosso (www.prandina.it, tel. 0424.566.338).

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accessori

ELEGANZA GRAFICA Suggestioni da ogni parte del mondo. Un baldacchino giallo dalla Svezia, una libreria-totem turca, un tavolino-kimono jap di B.O.

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1. Una struttura leggerissima di metallo, formata da tanti cubi accostati e sovrapposti (cm 45x45) per la libreria scultura turca disegnata da Aziz Sariyer e prodotta da Derin (www.derindesign.com). 2. Knoppa, culla a dondolo da appendere al soffitto, in cotone écru decorato a fiori bianchi e neri oppure bianchi e rossi (240 euro), da De Padova (www.depadova.it, tel. 02.7772.0244). 3. Coperta in cotone tricot a righe, double face, di Design House Stockholm (127 euro). Disponibile con diversi abbinamenti di colori, cm 150x100, da Jannelli&Volpi Store (www.jannellievolpi.it, tel 02.2052.3234). 4. Design essenziale e gusto nordico per Hemnes (249 euro), il letto a baldacchino in pino massiccio dipinto di giallo di Ikea, (www.ikea.it, tel. 199.114.646). 5. Insolita forma quadrata (m 2x2) per il tappeto Spirograph di Ligne Roset (771 euro), 85 per cento lana e 15 per cento viscosa. Annodato a mano con fondo chiaro e disegni grafici multicolori (www.ligne-roset.it, tel. 02.4802.2348). 6. Ukiyo di Moroso, tavolino floreale disegnato da Tomita Kazuhiko (231 euro), con struttura in filo d’acciaio e piano d’appoggio decorato con i tessuti dei kimono tradizionali giapponesi, costampati con resina poliestere (www.moroso.it, tel. 0342.577.111).
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guida

SILENZIO Meditazione Zazen contro l’inquinamento acustico. I suoni dei pianeti e i Relais du Silence. Indirizzi per ritrovare il grande assente della nostra vita di Leonora Sartori

Una foto di Vittorio Sella, fotografo di paesaggi di montagna della fine del XIX secolo, in mostra fino al 10/11, Galleria Nepente, Milano. www.nepente.com

Shht! in classe Un’intera classe di scuola elementare, qualche professore e un monaco buddista seduti in silenzio. Bambini in età da Barbie, fan di Undertaker e corse scalmanate, respirano lentamente e si guardano negli occhi. Niente di strano, stanno imparando a stare in silenzio. Una pratica indispensabile oggi (non solo per i bambini), secondo Dinajara Doju Freire, una degli organizzatori di “Spazio al silenzio. Zazen nella scuola”, un progetto di alcune scuole elementari in Piemonte e a Belluno che dal 2003 collaborano con i monaci buddisti per scoprire le potenzialità del silenzio attivo. Una pratica che se svolta di frequente aiuta a calmare la tensione nervosa. Lo confermano anche i test psicometrici e scientifici. Insieme a monaci buddisti zen per sviluppare capacità come calma, pazienza, rispetto, tolleranza, concentrazione, gentilezza, fiducia, generosità. Per informazioni sul progetto con le scuole: dinajara@sanrin.it, www.sanrin.it e il libro Di Silenzio in silenzio, Anima Mundi Editrice.

Contro il rumore, sul web Calm è un progetto della Comunità Europea: un coordinamento per studiare strategie contro l’inquinamento acustico dovuto ai mezzi di trasporto. Il progetto, iniziato con fondi dell’Unione Europea 3 anni fa, si concluderà a Bruxelles nel mese di ottobre 2007 con un grande meeting sul tema (www.calm-network.com, www.silence-ip.org). NoiseOff: associazione statunitense di cittadini riuniti contro l’inquinamento acustico, dalle discoteche al traffico aereo sopra casa (www.noiseoff.org). Anche in Italia, alcune associazioni si battono contro gli eccessi di rumore. Sui loro siti, consigli, consulenza e strategie di azione collettiva (www.missionerumore.it, www.consilivm.it ).

Rock dallo spazio Immaginiamo il sistema solare come un luogo di silenzio. Perfetto e immenso. Muto. Eppure lo spazio ha la sua colonna sonora fatta dell’hard rock dei tuoni di Marte, degli ululati dei venti su Giove e del rumore sibilante dell’atmosfera. Ancora pochissime astronavi o shuttle sono dotati di microfoni. Il New Scientist afferma invece che a partire dalle registrazioni nello spazio si potrebbero capire molte cose: la densità del ghiaccio su un pianeta, e la temperatura di un oceano, ad esempio. Ma l’interesse sta crescendo. Nel 2005 l’agenzia spaziale europea Huygens raccolse il suono del vento che sferzava la luna di Saturno, Titano, grazie a microfoni posti nella navicella. Nei prossimi anni, nuovi suoni si aggiungeranno al nostro immaginario: dai vulcani sulla luna di Giove, Io, alle bolle di metano che scoppiettano su Titano, dallo scricchiolio del ghiaccio sul satellite di Giove, Europa, all’impatto assordante delle meteore che precipitano su un pianeta. Per ora, qualche assaggio, sul sito www.tinuyurl.com/ysvuwc

Non disturbate Vacanza immersi nel più totale silenzio, lontano dagli eccessi mondani e modaioli. Relais du Silence è una catena di alberghi creata in Francia nel 1968 da un gruppo di albergatori desiderosi di offrire agli ospiti un ambiente accogliente e silenzioso che favorisse la riflessione. Oggi la catena annovera 262 hotel sparsi in tutta Europa, uniti dal comune interesse per il rispetto della natura. Castelli, mulini, antichi palazzi o chalet di montagna sono le residenze selezionate per accogliere gli ospiti. Tre le new entry del 2007: Hotel Sant’Andrea sull’Isola d’Elba, Posada de Palacio a Cádiz, in Andalusia, e Hostellerie de la pointe Saint-Mathieu in Bretagna. A gennaio 2008 è prevista l’uscita della Guida Internazionale Relais du Silence, rivista e aggiornata. I prezzi sono compresi tra gli 80 e i 400 euro a notte. Per prenotare, basta andare sul sito www.silencehotel.com

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guida

AUDIOLIBRI Non solo fiabe della buona notte. Ci sono thriller metropolitani, gag da ridere, romanzi fusion jazz e grandi interpreti come Carmelo Bene. Anche per Ipod di Beatrice Scardi

Soundtrack Una vera sound library online a cui chiunque può contribuire. Dal clacson delle auto agli schiamazzi di una festa di compleanno, dal pianto di un neonato ai tuoni di un temporale, suoni come colonna sonora di una vita scaricabili sul computer dal sito www.pdsounds.org.

Risate registrate Audiolibri tutti da ridere quelli che propone l’editore Kowalski. I migliori cabarettisti di Zelig ripropongono i loro cavalli di battaglia in registrazioni live assolutamente inedite. Tra le prossime novità in uscita, le gag dei comici Pisu, Marzocco e dei Pali e Dispari, Kowalski editore, 9,90 euro (www.kowalski.it).

Media Pod di Atelier Bow Wow, spazio privato per letture senza fine.

Must have Non può mancare nella vostra audiolibreria: Lectura Dantis di Carmelo Bene. Un testo con cd audio che ripropone la lettura cantata dall’attore salentino dalla Torre degli Asinelli, il 31 luglio 1981, per le vittime della strage di Bologna. C. Bene, Lectura Dantis, Sossella Editore, 20 euro.

Bestseller Chi è Jim Dale? Qualsiasi ragazzino americano saprebbe rispondere a questa domanda. Dale è l’attore inglese che ha prestato la propria voce per tutti gli audiolibri di Harry Potter nella versione statunitense. Fino a oggi gli audiobook del maghetto più famoso al mondo hanno venduto oltre sei milioni di copie, rilanciando il settore sia in Usa che in Uk. Per i fan italiani, in attesa dell’ultimo capitolo, I doni della morte (in uscita dal 5 gennaio, per Salani), è disponibile la versione testo+ audiolibro in lingua originale (con la casa editrice Scholastic, per la versione Usa, e con la Bloomsbury, per quella inglese).

Giallo audio Un giallo con suoni, voci e colonna sonora basata su un mix di jazz, fusion rock e blues. Tre uomini è un thriller metropolitano tratto da una storia vera in cui Internet gioca un ruolo dominante. Tre amici si trovano in una città semideserta alle prese con un agghiacciante annuncio apparso online. Uno sconosciuto vuole togliersi la vita. I tre amici hanno solo una notte per risolvere l’enigma e salvare una vita. D. Romano, Tre uomini, Rugginenti, 18 euro (www.audiolibrirugginenti.it).

Libri per podcast iLit è un progetto dell’editore Marsilio che ha reso disponibili al download gratuito degli audioracconti tratti da alcuni testi della collana Marsilio X, scaricabili anche per podcast. La compagnia teatrale Teatro Minimo ha interpretato tutte le letture. I titoli disponibili per ora sono Il volo di Sole di G. Giglio, dal romanzo Bungee Jumping; La Nanda di N. D'Attis dal libro Montezuma airbag your pardon e Fanteria mentale di M. Bacci, da Supervita (www.ipodjournal.it).

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maestro

JAMES TURRELL Costruisce spazi per scrutare gli astri e godere della luce. Qui spiega perché, come il colore bianco, anche noi siamo la somma di mille sfumature di Leonora Sartori

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utti noi siamo segni alla ricerca di significato, dice James Turrell. E a questo riguardo costruisce edifici dove gli uomini possano scrutare gli astri e dialogare con le stelle. La natura, la luce, ma anche i grandi edifici costruiti dall’uomo, sono contenitori di messaggi e ci parlano continuamente. Filosofo, interprete della luce e architetto di spazi sensibili, è un artista come non ne esistono più. Oggi James Turrell ha 64 anni, numerosi riconoscimenti internazionali, collaborazioni con famosi architetti, come Tadao Ando con cui ha creato edifici che sono sculture luminose (come il Naoshima Contemporary Art Museum, nel 1998) e una laurea ad honorem appena ricevuta dallo Iuav di Venezia, che dedica in questi giorni una mostra al suo long term project: il Roden Crater. Iniziato oltre trent’anni fa, questo colossale progetto in un cratere vulcanico in Arizona ha coinvolto ingegneri, astrologi e architetti. Lo scopo è aiutare le persone a percepire il cosmo attraverso la luce del sole, ma anche di Venere e delle stelle più antiche del sistema solare. L’apertura del progetto è prevista in-

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Foto di F. Holzherr - A. De Rosa

Dall’alto. Il Roden Crater e l’Alpha Tunnel di Alpha Space. Una delle stanze costruite. James Turrell in Arizona.

torno al 2010 e la lista d’attesa è già lunghissima. James affianca la sua fede quacchera al suo percorso artistico tra spazio, luce e percezione, e costruisce stanze, templi, osservatori, come gli Egizi con le piramidi e i Maja con le loro cattedrali. Sarà che in Arizona, dove abita, la natura è forte e misteriosa, il paesaggio si fonde con il cielo e di notte si vedono milioni di stelle. «Ci nutriamo di luce attraverso la pelle. È parte di noi. La beviamo dall’ambiente e poi va diritta al cervello rendendoci persone felici». Per questo i luoghi in cui viviamo, che raccolgono la luce e la modulano, possono essere davvero potenti o al contrario togliere energia. «Mi piace usare la luce in modo non convenzionale. Non come strumento per illuminare cose, ma come oggetto in sé, capace di creare spazi che ci costringono a vedere finalmente noi stessi. Tolgo tutti gli oggetti dalle stanze: la luce cambia e colpisce diversamente le cose». Non chiedetegli però se preferisce luce naturale o artificiale, bianca o colorata, alba o tramonto. Sarebbe come chiedere a un musicista di scegliere una nota, una sola. «Siamo come il bianco, somma di tutti gli altri colori. Abbiamo bisogno di tutte le note per creare musica e di tutte le sfumature per poter apprezzare la luce. Ciascuno ha la sua simbologia e il suo passato, è difficile trovare una regola uguale per tutti. Per esempio non potrei mai vivere una vita normale, con moglie e figli, in una casa costruita come le mie installazioni luminose. La mia abitazione non è un luogo di meditazione o sperimentazione. Per quello ho costruito le stanze del Roden Crater». James sostiene che i segni vengono a noi in molti modi, attraverso un colore, un odore, una forma, «Come la luce, siamo spettri sensibili e mutevoli, declinabili in forme e tonalità diverse», per questo, non dobbiamo ingabbiarci in una definizione o in forme fisse, né nella vità, né nella nostra casa.

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libri

NUOVI HABITAT Case gitane, roulotte da deserto e palafitte metropolitane (per viaggiatori e pigri stanziali). E ancora, neo déco tra pixel e tricot di Beatrice Scardi
UN ATTIMO STO QUI, PER da bambini era vivere o Se il vostro sogn gigante, , o in un tetris in un’astronave i. Raccoglie che fa per vo questo è il libro parte del architetti di ogni progetti di i con case sono confrontat mondo, che si ano tane e sembr lla e abitazioni ch i temporanei da e ropolitane, rifug met campeggio ch nde da vita frenetica. Te d’uva, sospesi tra gli dano grappoli ricor attacieli te in legno su gr alberi, o palafit rie e location sono va . avveniristici. Le so improbabile io è spes l’uso dello spaz zze ne oprio dalle stra Ma a volte è pr ri. o le idee miglio che nascon raft, Feireiss, Spacec R. Klanten, L. euro. Verlag, 50 Die Gestalten

IL DELIZIOSO AL LASER L’antico merletto si fà scultura, il mobile futuristico e il paralume vengono ricoperti da una cascata di feltro o di alluminio. Cento designer “rivedono” il minimalismo con un uso inaspettato di decorazione e nuove tecnologie. Il risultato è un caleidoscopio di progetti seducenti, fantasia pura applicata alle forme. Vedi l’ombrello di Chris Kabel, che proietta sul muro l’ombra di rami e foglie, come fosse un albero. Moniek E. Bucquoye, Dieter Van Den Storm, Forms with fantasy, Stichting Kunstboek, 29,90 euro.

ONTA QUESTA STANZA MI RACC hi hi, cabaret e varietà sono i luog Circ di vita bohémien, ma deputati allo stile e casa avete mai pensato di arredar una roulotte gitana? vostra come fosse creativo Tanto colore, luci e un caos uti, cuscini, e accogliente di tess ol, tempere. L’autrice, Jeanne Bay zale con è una giovane donna proven ura gitana un profondo amore per la cult ndo. Adora i e lo stile di vita vagabo le dimore paesaggi della Camargue e particolare dei suoi abitanti, con una ruote. predilezione per quelle a due di più. Ma il suo libro mostra molto sta e déco. Lo stile francese, impressioni ème, Jeanne Bayol, Vivre Boh Aubanel, 53 euro.
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Indirizzi

SILVA Via Olona 25 Milano, tel. 02.89400788 SINTESI Zona Industriale Cosa Spilimbergo (PN) tel. 0427.519340 www.gruppo-sintesi.com SOCIETY Via Palermo 1 Milano, tel. 02.72080453 SOLAS Via Regina 16 Cernusco Lombardone (LC), tel. 039.9284687 www.solasnet.it SOMMA Via Stazione 123 Mornago (VA) tel. 0331.900111 www.somma.it SPAZIO '900 V.le Campania 51 Milano tel. 02.70125737 www.spazio900.it SPAZIO ROSSANA ORLANDI Via M. Bandello 14/16 Milano, tel. 02.4674471 www.rossanaorlandi.com STUDIO ITALIA Via Pialoi 32 Marcon (VE) tel. 041.4569266 TAD Via Statuto 12 Milano, tel. 02.65506732 www.taditaly.com THINK TANK C.da da Pietrapiana Castrovillari (CS) tel. 0981.386869 www.thinktankshop.it TINGO DESIGN GALLERY Via Volta 18 Milano tel. 02.29017239 www.tingo.it UNDERSTATE Via Varese 20 Milano, tel. 02.62690435 www.understate.it VALLESUSA Via Garibaldi 125 Gorla Minore (VA) tel. 0331.60751

VENINI Fondamenta Vetrai 50 Murano (VE) tel. 041.2737211 www.venini.com VITRA HOME COLLECTION distribuito da MOLTENI &C Via Rossini 50 Giussano (MI) n. verde 800.505.191 www.vitra.com VOLUME 14 P.le Lagosta 2 Milano, tel. 02.6686832 ww.volume14.it WANNABEE GALLERY Via Goito 3 Milano, tel. 02.36518733 www.wannabee.it ZANA Via Vicenza 7 Meda (MI) tel. 0362.341154 www.zanaitalia.it ZUCCHI Via Legnano 24 Rescaldina (MI) n. verde 800.449.944 www.zucchi.it

ERRATA CORRIGE

Nel D casa del 29/09/07 nel servizio Sentirsi Alice, pag. 178, la poltroncina Wave prodotta da BPA International non è disegnata da Carlo Colombo bensì da Stefano Gallizioli. Nello stesso numero, a pag. 52, in Come si misura una famiglia?, i progetti delle HHD sono di Holiday Homes Design, detenuto da Agorà Prefab srl. L’architetto è Matteo Astolfi. Ci scusiamo con i lettori e gli interessati.

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