soprintendenza per i beni culturali ed ambientali di palermo

Carlo Pastena
IntroduzIone
alla storIa della sCrIttura
Palermo
regione siciliana
assessorato dei beni culturali, ambientali e della P.I.
dipartimento dei beni culturali ed ambientali, dell’educazione permanente
e dell’architettura e dell’arte contemporanea
2009
4 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
In copertina: Palermo, Palazzo della zisa. Iscrizione trilingue datata 1149, in quattro
differenti scritture: ebraica, araba, latina e greca.
Il testo in caratteri ebraici, è scritto in lingua giudeo-araba, cioè arabo magrebino in
caratteri ebraici.
Impaginazione e grafca
Michele lombardi
Pastena, Carlo
Introduzione alla storia della scrittura / Carlo Pastena. - Palermo : regione siciliana,
assessorato dei beni culturali, ambientali e della pubblica istruzione, dipartimento
dei beni culturali, ambientali, dell’educazione permanente e dell’architettura e
dell’arte contemporanea, 2009.
IsBn 978-88-6164-121-1
1. scrittura – storia.
411.09 Cdd-21 sBn Pal0222519
CIP - Biblioteca centrale della regione siciliana “alberto Bombace”
© Carlo Pastena, 2009
© regione siciliana, assessorato dei beni culturali, ambientali e della pubblica
istruzione, dipartimento dei beni culturali, ambientali, dell’educazione permanente
e dell’architettura e dell’arte contemporanea, 2009
Io zaherano e il prolumo delle giovani donne
e l’inchiostro e il prolumo degli uomini
al-Māvardī, poeta e calligralo arabo ,º¯2-¡O3S)
7
Scrivere. Contemporaneità del tema
Il lavoro ponderoso ma non ridondante che il collega, studioso ed amico
Carlo Pastena generosamente offre alla soprintendenza di Palermo ci lusinga
e ci onora.
tale pluriennale fatica, infatti, si inscrive nell’attività di conoscenze che
fonda, certo, l’esistere del nostro Istituto ma che si nutre, invero, di studi
privatamente coltivati sia pur ricevendo fondamento vitale dall’impegno
pubblico della quotidiana fatica.
da tale virtuoso e profcuo intrecciarsi del pubblico e del privato nasce
questa storia della scrittura, originale e composita operazione non meramente
compilativa.
essa, infatti, non disdegnando una qualche contaminazione di forme
espressive, rivela all’occhio dei meno avvezzi a studi siffatti un interessante
stimolo all’indagare il come, il quando ed il perché di alcuni fondamentali
passaggi, miscugli, imbarbarimenti, trasformazioni e sublimazioni che in un
mondo qual è quello da second life che sempre più costantemente ci viene
proposto trova singolari assonanze.
ed ancora ritorna in un mondo globalizzato, nonostante le dichiarate
volontà di recupero e valorizzazione delle identità culturali, il tema della
contaminazione; virtuosa pratica, necessaria, che lungi dal nutrirsi di crudeli
respingimenti, si concreta nella pratica quotidiana dei confronti, esitanti e
talvolta anche diffdenti, ma suffcientemente arditi fno a pervenire ad un
non pregiudiziale scrutarsi, indagarsi, scoprirsi, conoscersi per assumere e
concedere, per dare e ricevere, in sintesi per crescere. ecco, così, immagino
questa fatica del mettere in relazione i “diversi” modi del comunicare
attraverso lo scrivere, magia dell’uomo, privilegio ma anche condanna per la
defnitività dell’avere tombalmente compiuto. eppure quale novella Fenice
si ha in questo testo della spirale magica che la scrittura innesta: pensiero che
si reifca, si fa res per fondare per costruire, per osare e per superarsi.
e, allora grati ancora una volta.
adele mormino
Soprintendente BB. CC. e AA. di Palermoe
introduzione
alla storia della scrittura
11 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Ia loto in copertina di questo volume, riproduce la stele quadrilingue
palermitana, con il testo in caratteri e lingua araba, ebraica, latina e greca.
Questa lapide, piu di qualunque altra cosa, testimonia in maniera eloquente
il melting-pot culturale, linguistico e in ultimo genetico, come hanno
dimostrato gli studi di A. Piazza e di I. Cavalli-Slorza¨, che caratterizza
la cultura siciliana, le cui testimonianze, sono conservate, oggi, negli
archivi e nelle biblioteche. L non e un caso che questo libro nasca dopo
oltre trent’anni trascorsi nelle biblioteche, luoghi storicamente destinati
a conservare le testimonianze grahche dell’uomo, hn dalla nascita della
scrittura in Mesopotamia e in Lgitto nel IV millennio a.C.
Durante questi anni di studio e di lavoro, ho avuto occasione di venire in
contatto con scritture e lingue di tutto il mondo, occidentali e orientali,
antiche e moderne, in libri a volte schedati in maniera approssimativa
per gli oggettivi limiti linguistici dei bibliotecari. Partendo dallo studio
dell’ebraico, ho potuto poco alla volta allargare i miei interessi e le mie
ricerche alle scritture di tutto il mondo, hno a quando non ho ritenuto
losse giunto il momento di dover scrivere questo libro.
In Italia, a diherenza di altri paesi, l’insegnamento delle lingue del Vicino,
Medio ed Lstremo Oriente e per lo piu di recente costituzione e non esiste
una grande tradizione nello studio della storia della scrittura, insegnata solo
in poche universita italiane. Diversa la situazione in altre nazioni. Presso
la Biblioteque nationale de Irance, ad esempio, da oltre un ventennio e
portato avanti un progetto per la conoscenza della storia della scrittura, con
una speciale collana dedicata a questo argomento, oltre a numerosi libri e
mostre sulle opere a stampa e manoscritte in caratteri arabi, persiani, ecc. In
Inghilterra il British Museum ha dedicato anch’esso una collana alla storia
della scrittura, valorizzando i propri londi, e allestendo parecchie mostre
su numerose lingue asiatiche e del Vicino Oriente, producendo e mettendo
in vendita numerosi gadget, che vanno dalla riproduzione della “Pietra di
Rosetta” su delle cravatte, a orologi con i numeri in caratteri cuneilormi.
Þegli Stati Uniti d’America, poi, e normale trovare nelle emeroteche delle
*
a. Piazza et al., “a genetic history of Ital” annual of Human Genetics, 52 (1988) 203-213;
l. Cavalli sforza, storia e geografa dei geni umani, Milano, 1997.
12 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Introduzione
grandi biblioteche, quotidiani e monograhe in cinese o coreano, o arabo,
rivolti a quelle lasce della popolazione americana originaria di quelle regioni
che vuole mantenere un collegamento con la propria patria.
Þel campo editoriale si deve altresi rilevare che nei paesi esteri sono
disponibili numerosissime storie della scrittura, spesso di tipo divulgativo.
Anche in Italia nel corso degli ultimi quarant’anni vi e stata una discreta
produzione editoriale su questo argomento, come ad esempio le storie
della scrittura di D. Diringer ,¡º6º), M.C. Amadasi Cuzzo ,¡ºS¯), C.R.
Cardona ,¡ºS¯), j.C. Ievrier ,¡ºº2, traduzione italiana dell’opera edita
nel ¡ºS+), I. Celb ,¡ºº3, traduzione italiana dell’opera edita nel ¡º63), A.
Caur ,¡ºº¯ traduzione italiana dell’opera edita nel ¡ºº2), hno alla recente
“Allabeti” ,2OOO), che illustra le principali scritture antiche occidentali
e dell’oriente. 1ranne alcune eccezioni, il lettore italiano latichera
a trovare un’opera che riunisca in un unico volume, una trattazione,
seppur sintetica, delle scritture indiane e del Sud Lst asiatico, del cinese,
del giapponese, ecc.
Senza nessuna pretesa di completezza, questo volume vuole lornire
una breve descrizione di tutte le principali scritture antiche e moderne,
sia occidentali sia orientali, lo stato delle loro conoscenze attuali,
rimandando per un approlondimento alla bibliograha alla hne del
volume. Þell’opera non ho trattato i pittogrammi preistorici, mentre
per quanto riguarda le scritture alricane, di cui molte recenti, mi
sono limitato a descrivere le principali e le piu antiche. Cli specialisti
troveranno inevitabilmente alcune descrizioni insuhcienti, ma una
trattazione completa richiederebbe un apparato ben piu vasto del
carattere introduttivo di questo volume.
Þell’esposizione della storia della scrittura, ho prelerito seguire un
ordinamento per “tipologia”: scritture cuneilormi, geroglihche, sillabiche,
allabetiche. Dopo la nascita dell’allabeto, ho riunito le scritture per
“lamiglie”: scritture derivate dall’aramaico, dal greco, ecc. con qualche
eccezione. Ad esempio ho trattato in un unico capitolo le antiche scritture
italiche, la cui origine e tuttora discussa e legata a due o piu scritture
antiche.
Per quanto riguarda l’origine della scrittura allabetica, ho riportato
le principali teorie antiche e moderne, compresa quella proposta
recentemente da C. Carbini sull’origine dallo pseudo-geroglihco di
Biblo; pur essendo ormai generalmente accettata l’origine dell’allabeto
dall’egiziano geroglihco, manca un accordo su quale sia stata la scrittura
che ha latto da “ponte” alla nascita dell’allabeto. In appendice, ho inserito
un capitolo sulla scrittura runica e su quella ogamica, che per numerosi
aspetti possono essere considerate delle scritture a se stanti. Þell’ultimo
capitolo, ho trattato brevemente l’origine dei numeri, con particolare
rilerimento a quelli indo-arabi. Chiude l’opera, un glossario dei principali
13 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Introduzione
termini utilizzati, una breve cronologia generale della scrittura, e inhne la
bibliograha generale, ordinata per scrittura, preceduta da un’introduzione
sulle principali opere dedicate all’argomento.
A conclusione di questo lavoro, devo ringraziare la dott.ssa Adele
Mormino, Soprintendente BB. CC. e AA. di Palermo, per avere accettato
di proporre la stampa di questo volume all’Assessorato regionale Beni
culturali; l’arch. S. Biondo, responsabile del Servizio Museograhco
dell’Assessorato, per avere accettato di pubblicarlo, e inhne un particolare
ringraziamento ad Anna Maria Cuccia, che nel corso degli ultimi cinque
anni di redazione di quest’opera, ha letto le varie stesure proponendo
correzioni e aggiustamenti.
Palermo, Agosto 2OOº
carlo Pastena
15 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
IÞDICL
¯ Scrivere. Contemporaneita del tema
Adele Mormino
¡¡ Introduzione
23 1. i Prodromi della scrittura
23 ¡.¡. Ia cultura Danubiana tra VI e IV millennio a.C.
2+ ¡.2. Il caso della scrittura di 1ǎrtǎria
27 2. dai tokens al cuneiforme:
la nascita della scrittura Presso i sumeri
2¯ 2.¡. I tokens e l’origine della scrittura sumera
3¡ 2.2. Ia scrittura sumera: dai pittogrammi al cuneilorme
33 2.3. Ia dihusione del cuneilorme presso i Babilonesi e gli Assiri
3S 2.+. I’accadico
+¡ 2.3. Ia nascita della scrittura nei miti sumeri
+2 2.6 Cli scribi in Mesopotamia: l’arte dello scrivere
++ 2.6.¡. Il colophon
++ 2.6.2. Io scriba ed i suoi strumenti
+6 2.6.3. Ia lettura delle tavolette d’argilla
47 3. la diffusione della scrittura cuneiforme nel mondo antico
+¯ 3.¡. Llamico
+º 3.2. Lblaita
3O 3.3. Hurrico
3O 3.+. Palaico
3¡ 3.3. Ittita
32 3.6. Iuvio
32 3.¯. Urarteo
33 3.S. Ienicio cuneilorme
33 3.º. Persiano cuneilorme
55 4. la decifrazione delle scritture cuneiformi
36 +.¡. Ia decilrazione del persiano cuneilorme
3¯ +.2. Ia decilrazione dell’elamico cuneilorme
3¯ +.3. Ia decilrazione dell’accadico
16 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Indice
3º +.+. Ia decilrazione del sumero
6O +.3. Ia decilrazione dell’ittita cuneilorme
61 5. la scrittura degli dei: l’egiziano geroglifico
6¡ 3.¡. I’egiziano geroglihco
6+ 3.2. I cartigli
6+ 3.3. Ia classihcazione degli geroglihci Lgiziani
63 3.+. Ia costruzione degli geroglihci
66 3.3. I’enigma della scrittura egiziana geroglihca
6¯ 3.6. Il geroglihco e le altre scritture egiziane:
lo ieratico ed il demotico
6¯ 3.6.¡.Ia scrittura ieratica
6º 3.6.2. Ia scrittura demotica
6º 3.¯. Io sviluppo della scrittura egiziana
¯2 3.S. I’origine della scrittura nei miti Lgiziani
¯2 3.º. Ia decilrazione dell’egiziano geroglihco
¯3 3.º.¡. jean-Irançoise Champollion
77 6. l’arte della scrittura in egitto
¯¯ 6.¡. Ia pianta del papiro
¯S 6.2. Usi del papiro
¯º 6.3.Ia labbricazione della carta di papiro
S¡ 6.+. I modi dello scrivere
83 7. altre scritture geroglifiche
S3 ¯.¡. Proto-elamico
S+ ¯.2. Scrittura dell’Indo
S3 ¯.3. Scrittura cinese
S¯ ¯.3.¡. Io sviluppo della scrittura cinese
º¡ ¯.3.2. Ia trascrizione della scrittura cinese
º2 ¯.3.3. I dizionari della lingua cinese
º3 ¯.3.+. I segni della scrittura cinese
º6 ¯.3.3. Ia dihusione della scrittura cinese
º¯ ¯.+. Il Ceroglihco A di Creta
ºS ¯.3. Il disco di Iesto
ºS ¯.6. Ittita geroglihco
¡O¡ ¯.¯. Iuvio geroglihco
¡O¡ ¯.S. Scrittura meroitica
¡O2 ¯.º. Una scrittura geroglihca in Polinesia:
la rongorongo dell’Isola di Pasqua
17 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Indice
105 8. le scritture mesoamericane
¡O3 S.¡. Ie civilta precolombiane
¡O3 S.2. Ia scrittura maya
¡OS S.3. Ia scrittura azteca
110 9. le scritture sillabiche
¡¡O º.¡.Scrittura pseudo-geroglihca di Biblo
¡¡¡ º.2. Scrittura Iineare A e Iineare B
¡¡3 º.3. Scritture cipriote
¡¡+ º.+. Scrittura giapponese
¡¡6 º.+.¡. I kani¡ e i due sillabari giapponesi
¡2O º.+.2. Ia struttura grammaticale del giapponese
121 10. la nascita dell’alfabeto
¡2¡ ¡O.¡. Ie teorie antiche sull’origine della scrittura allabetica
¡23 ¡O.2. Ie teorie moderne sull’origine della scrittura allabetica
¡3O ¡O.3. Ia sequenza allabetica nella scrittura lenicia
131 11. le Prime scritture alfabetiche
¡3¡ ¡¡.¡.Scrittura ugaritica
¡3+ ¡¡.¡.¡. Ia decilrazione dell’ugaritico
¡3+ ¡¡.2. Ia scrittura lenicia
¡36 ¡¡.2.¡.Io sviluppo della scrittura lenicio-punica
¡+2 ¡¡.3. Ia decilrazione della scrittura lenicia:
l’abbe jean-jacques Barthelemy
143 12. le scritture alfabetiche nord-semitiche
¡+3 ¡2.¡.Cli allabeti cananaici
¡+3 ¡2.¡.¡. Scrittura paleo-ebraica
¡++ ¡2.¡.2. Scrittura samaritana
¡+3 ¡2.¡.3. Scrittura moabitica
¡+3 ¡2.¡.+. Scrittura edomita
¡+3 ¡2.¡.3. Scrittura hlistea
¡+¯ ¡2.¡.6.Scrittura ammonitica
¡+¯ ¡2.2. Cli allabeti aramaici
¡+¯ ¡2.2.¡. Cli Aramei
¡+S ¡2.2.2. Ia lingua aramaica
¡3¡ ¡2.2.3. Ia scrittura aramaica
¡32 ¡2.3. Scritture aramaiche occidentali
¡32 ¡2.3.¡. Scrittura ebraica quadrata
18 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Indice
¡36 ¡2.3.2. Scrittura nabatea
¡36 ¡2.3.3. Scrittura palmirena
¡3¯ ¡2.+. Scritture aramaiche orientali
¡3¯ ¡2.+.¡. Scrittura siriaca
¡3º ¡2.+.2. Scrittura mandea
160 13. le scritture arabe antiche
¡6O ¡3.¡. Ia scrittura teimanite o proto-araba
¡6¡ ¡3.2. Ie scritture nordarabiche
¡6¡ ¡3.2.¡. Scrittura di 1eima
¡6¡ ¡3.2.2. Scritture dedanita e lihyanita
¡62 ¡3.2.3. Scrittura tamudena
¡62 ¡3.2.+. Scrittura salaitica
¡62 ¡3.3. Ie scritture sud-arabiche
¡63 ¡3.3.¡.Scrittura etiopica
168 14. la scrittura araba classica
¡6º ¡+.¡. I’adattamento della scrittura nabatea alla lingua araba
¡6º ¡+.2. Ie lettere dell’allabeto arabo
¡¯O ¡+.3. Ie vocali e altri segni ortograhci
¡¯¡ ¡+.+. Io sviluppo della scrittura araba
¡¯3 ¡+.3. Ia dihusione della scrittura araba
¡S3 ¡+.6. Ie altre scritture derivate dall’arabo
184 15. la diffusione della scrittura aramaica
in asia centro-meridionale: le scritture iraniche
¡S+ ¡3.¡. Scritture aramaiche in Iran
¡S3 ¡3.2. Ia scrittura pahlavi
¡S¯ ¡3.3. Scrittura avestica
¡S¯ ¡3.+. Scrittura sogdiana
¡ºO ¡3.3. Scrittura manichea
192 16. scritture derivate dall’aramaico nei Paesi
di ambito linguistico altaico
¡º2 ¡6.¡. Scrittura paleo-turca ,rune orkhon)
¡º3 ¡6.2. Scrittura uigura
¡º+ ¡6.3. Scrittura mongola
196 17. le scritture indiane
¡ºS ¡¯.¡. Scrittura kharoṣṭhī o indo-battriana
19 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Indice
¡ºS ¡¯.¡.¡. I’origine della scrittura kharoṣṭhī
¡ºº ¡¯.2. Scrittura brāhmī
¡ºº ¡¯.2.¡. I’origine della scrittura brāhmī
2O2 ¡¯.2.2. Scritture sviluppate dalla brāhmī
2O2 ¡¯.3. Scritture indiane settentrionali
2¡O ¡¯.+. Scritture indiane meridionali
2¡2 ¡¯.3. Scritture del gruppo pāli
213 18. le scritture del sud-est asiatico
2¡3 ¡S.¡. Scritture mon e birmana
2¡3 ¡S.2. Scrittura khmer o cambogiana
2¡3 ¡S.3. Scritture tai
2¡¯ ¡S.+. Scrittura giavanese
2¡¯ ¡S.3. Scrittura čam
22O ¡S.6. Scrittura singalese
22O ¡S.¯. Scritture malesi
221 19. i materiali scrittori in india e nel sud-est asiatico
223 20. l’alfabeto greco
223 2O.¡. I’origine dell’allabeto greco nei miti
223 2O.2. I’adattamento della scrittura lenicia a quella greca
22¯ 2O.3. Cli allabeti greci epicorici
22S 2O.+. I’evoluzione della scrittura greca
23¡ 2O.+.¡. Ia scrittura greca maiuscola
233 2O.+.2. Ia scrittura greca minuscola
233 2O.3. Ia punteggiatura e gli accenti
239 21. le scritture derivate direttamente
o indirettamente dal greco
23º 2¡.¡. Scritture derivate dal greco in Luropa
23º 2¡.¡.¡. Scrittura armena
2+¡ 2¡.¡.2. Scrittura georgiana
2+¡ 2¡.¡.3. Scrittura alvana o albanese
2+2 2¡.¡.+. Scrittura gotica o mesogotica
2+3 2¡.¡.3. Scritture slave
2+3 2¡.¡.3.¡. Ia scrittura glagolitica
2+6 2¡.¡.3.2. Ia scrittura cirillica
2+S 2¡.2. Scritture derivate dal greco in Alrica
2+S 2¡.2.¡. Scrittura copta
20 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Indice
23¡ 2¡.3. Scrittura derivate dal greco in Asia
23¡ 2¡.3.¡. Scrittura lrigia
23¡ 2¡.3.2. Scrittura sidetica
233 2¡.3.3. Scrittura licia
233 2¡.3.+. Scrittura lidia
233 2¡.3.3. Scrittura caria
257 22. le scritture dell’italia antica
23¯ 22.¡. I’Ltrusco
23º 22.¡.¡. Ia nascita della scrittura etrusca
26¡ 22.¡.2. Cli allabeti-modello
26¡ 22.2. Cli antichi allabeti italici oltre l’etrusco
26¡ 22.2.¡. Allabeti dell’Italia centro-meridionale
262 22.2.¡.¡. Allabeto lalisco
262 22.2.¡.2. Allabeto nord piceno
262 22.2.2. Allabeti sabellici
262 22.2.2.¡. Allabeto sabino
263 22.2.2.2. Allabeti medio-adriatici
263 22.2.2.3. Allabeto osco-umbro
26+ 22.2.2.+. Allabeti sabellici minori
263 22.2.3. Allabeto messapico
263 22.2.+. Allabeti della Sicilia
266 22.2.+.¡. Allabeto siculo
266 22.2.+.2. Allabeto elimo
266 22.+. Allabeti dell’ Italia settentrionale
266 22.+.¡. Allabeto venetico o veneto
26¯ 22.+.2. Allabeto leponzio
26S 22.+.3. Allabeto gallico
26S 22.+.+. Allabeto ligure
26S 22.+.3. Allabeto retico
26S 22.+. 6. Allabeto camuno
26º 22.3. Il sistema d’interpunzione
270 23. la scrittura latina
2¯3 23.¡. I’evoluzione della scrittura latina
2¯+ 23.¡.¡. I’onciale e la semionciale
2¯+ 23.¡.2. Ie scritture nazionali
2¯6 23.¡.3. Ia minuscola carolina
2¯¯ 23.¡.+. Ia scrittura gotica testuale
2¯S 23.¡.3. Ia scrittura semigotica e la scrittura umanistica
21 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Indice
2¯S 23.¡.6. Ia scrittura cancelleresca e la mercantile
2¯º 23.¡.¯. Ia nascita della stampa e la scrittura latina
2S¡ 23.¡.S. Ia scrittura latina dal XVI al XX secolo
2S+ 23.2. Ia punteggiatura
aPPendice i
2S¯ Ia scrittura dei numeri
2S¯ Lgiziani
2SS Sumeri ed Accadi
2SS Altre scritture semitiche
2Sº Cinesi
2Sº Indiani
2ºO Creci
2º¡ I numeri romani
2º¡ Ie cilre arabe
2º+ Aztechi e Maya
2º3 I’origine della parola cilra
2º6 Cronologia dei segni e dei simboli matematici
aPPendice ii
2ºS Ie rune
2ºS Origine delle rune
2ºS Ia lorma dei caratteri runici
2ºº I ritrovamenti di testi runici
2ºº I sistemi runici
3O¡ I luthorcs
3O2 Rune e magia
aPPendice iii
3O3 Ia scrittura ogamica
307 glossario
311 cronologia delle scritture
313 oPere generali sulla storia della scrittura
317 bibliografia consultata
347 referenze fotografiche
23 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
¡.
I PRODROMI DLIIA SCRI11URA
Sull’origine dei primi segni grahci, che in qualche modo sono antecedenti
alle prime lorme di scrittura, recenti ritrovamenti hanno portato alcuni
studiosi a identihcare certi casi che, se non possono propriamente essere
dehniti delle scritture, si collocano in una lase che puo essere dehnita proto-
scrittura. Questi sono rappresentati principalmente dalle testimonianze
della cultura Danubiana tra il VI e il IV millennio a.C. e dai tokens.
¡.¡. Ia cultura Danubiana tra VI e IV millennio a.C.
Ia cultura sorta tra la hne del VI e l’inizio del IV millennio a.C., sul
bacino del Danubio, le cui vestigia sono state ritrovate hno in Cermania
e in Irancia, dall’Alsazia hno a Parigi, mostra un particolare interessante
per la storia della scrittura a seguito del ritrovamento vicino il villaggio
di Slatino in Bulgaria, di un vaso dell’epoca neolitica le cui linee mostrano
le lasi della luna. Questi segni, se non possono essere dehniti un testo
scritto poiche non contengono parole, possono pero essere letti. In altre
parole, come ha scritto l’assiriologa jean-Marie Durand «questo popolo
ha imparato a leggere prima d’imparare a scrivere-. Successive tracce di
un tentativo di creare una scrittura si trovano nel sito di Vinča, uno dei
principali centri di questa cultura, situato a ¡+ km. dall’odierna Belgrado,
dove sono state ritrovate numerose statuette ,probabilmente d’origine
votiva), di cui sei recano dei segni chiaramente astratti. Da un loro esame
L. Masson
¡
ha tratto la conclusione che la loro lorma non e casuale e
che la loro disposizione suggerisce un senso di lettura da sinistra verso
destra
2
. Ulteriori testimonianze provengono poi dal territorio jugoslavo,
da Banat e dalla 1ransilvania e in particolare dal sito di 1urdaş, scoperto
tra il ¡S¯3 e il ¡S¯º della nostra era. Statuette simili sono state inoltre
rinvenute anche in Serbia, nel nord di Soha in Bulgaria e in Irancia nel
sito di Rosheim nell’Alsazia, dove vasi e tavolette votive, generalmente
¡
L. Masson, “I’ecriture dans les civilisations danubiennes neholitiques”. Kadmos XXIII,
2 ,¡ºS+):Sº-¡23.
2
Ibid.
24 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
I prodromi della scrittura
dietro la hgura, recano incisi questi segni. Secondo alcuni studiosi questi
disegni conterrebbero un simbolismo legato alla lertilita, ma la loro esatta
lunzione e ancora un mistero, anche se sembrano conlermare la teoria
secondo la quale essi rappresenterebbero una lase di transizione tra i
grahti preistorici e il tentativo di lar nascere una scrittura ,hg. a).
hg. a - Alcuni simboli trovati a Vinča ,VI-V millennio a.C.).
Þuove testimonianze di pittogrammi o d’altri segni, sarebbero rinvenibili
anche nei siti di Kotacpart in Ungheria, a Karanovo, Cradešnica, Chitila
Ierma, 1angîra e Rast, in Bulgaria. Intorno al 3SOO a.C. pero, l’arrivo delle
popolazioni indoeuropee porto alla scomparsa di questa civilta danubiana,
e con essa dei primi tentativi di creare una scrittura.
hg. b ¡ - 1avolette votive provenienti da 1ărtăria
¡.2. Il caso della scrittura di 1ărtăria
Un posto particolare nella storia dell’origine della scrittura, spetta al
25 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
I prodromi della scrittura
ritrovamento latto nel ¡º6O a 1ărtăria, nella valle di Mureš in Romania a
una ventina di chilometri da 1urdaş, di tre tavolette d’argilla ,hg. b ¡-2).
Purtroppo non e stato possibile datarle con la prova del C
¡+
, poiche subito
dopo la loro scoperta lurono inserite in un lorno elettrico per consolidarle.
Queste tavolette recano tutte il lato inciso diviso in linee che lormano
dei quadrati al cui interno sono lacilmente identihcabili hgure come
un animale, un vaso, ecc. Ie immagini rappresentate, ricordano quelle
presenti in manulatti simili ritrovati in Sumeria a Uruk - D¡emdet Þaṣr
3
e,
allo stato attuale, l’ipotesi che trova maggior credito e quella che le ritiene
una produzione realizzata sotto l’inhusso della cultura mesopotamica.
hg. b 2 - 1avoletta votiva proveniente da 1ărtăria
3
A. Ialkenstein, Die neusumerischen Cerichtsurkundenm, Munchen, ¡º36-¡º3¯.
27 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
2.
DAI 1OKLÞS AI CUÞLIIORML:
IA ÞASCI1A DLIIA SCRI11URA PRLSSO I SUMLRI
Þel IV millennio a.C. i Sumeri, una popolazione di origine nomade proveniente
probabilmente dalle montagne tra l’Iran e l’India, s’insedio nella bassa
Mesopotamia
+
. Per una curiosa circostanza, mentre l’esistenza dei Babilonesi
e Assiri era nota hn dai tempi antichi perche citati nella Bibbia, nessuna lonte
aveva mai parlato del popolo dei Sumeri. Ia prima testimonianza relativa
alla loro civilta, lu rinvenuta solo nel ¡S33, quando capito sotto gli occhi degli
studiosi una tavoletta in caratteri cuneilormi ma in un idioma assolutamente
incomprensibile. Dagli scavi condotti dall’inizio del XX secolo, venne alla
luce la civilta di Sumer, molto anteriore a quelle Babilonese e Assira
3
, cui si
deve tra le altre cose, verso la hne del IV millennio a.C., nell’era indicata dagli
archeologi come Uruk IV ,3+OO-32OO a.C.), la nascita della scrittura.
2.¡. I tokens e l’origine della scrittura sumera
Ia lase immediatamente prima della nascita della scrittura sumera, a
giudizio di molti archeologi, e rappresentata dai tokens o count stones o,
con il termine latino proposto da P. Michalovski, calculus
6
, termine reso
in italiano con l’espressione -gettoni di conto-, che copre solo in parte
l’area semantica del termine ,hg. ¡).
+
Il termine di Sumeri con cui e identihcato questo popolo, si deve ai Babilonesi che attri-
buirono loro il nome di Shumer che signihca terra coltivata, mentre i Sumeri chiamavano
se stessi teste nere, nome che ha latto ipotizzare una loro origine dalla regione dell’Indo.
3
Studi recenti hanno identihcato Sumer con la biblica Shinar. Ia prima citazione si ha in
Cenesi, ¡O, ¡O, ed indica quella parte della Mesopotamia dove si trovavano Sumer e Accad,
corrispondente al moderno Iraq, a sud di Baghdad.
6
P. Michalovski, “Larly Mesopotamian Communicative System: Art, Iiterature, and
Writing” A.C. Cunther, Investigating Artistic Lnviroments in the Ancient Þear Last,
Washington ,DC), ¡ººO. 33-6º.
Fig. 1
Pane
Metallo
Lana
Pecora femmina
Pecora
Traduzione Traduzione Pittogramma Pittogramma
Latte di
pecora
Birra
Olio
Token Token
28 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Dai tokens al cuneiforme: la nascita della scrittura presso i Sumeri
I tokens, rinvenuti in numero considerevole ,oltre ¡O.OOO) in Iran
¯
, Iraq
S
,
Siria, Palestina e 1urchia, sono datati dal IX al IV millennio a.C. e sono
costituiti da oggetti d’argilla, piu raramente di pietra, di lorma varia, con
incisi dei segni in lunzione contabile. D. Schmandt-Besserat
º
una delle
maggiori esperte nel campo, lornisce questa dehnizione dei tokens
¡O
:
-Piccolo manulatto, generalmente modellato in argilla secondo uno
dei sedici tipi elencati di seguito: coni, slere, dischi, cilindri, tetraedri,
ovoidali, rettangolari, triangolari, biconici, parabolici, rotondi, ovali, a
vaso, ad attrezzo, a lorma d’animale, altre lorme-.
I tokens semplici, i piu antichi, sono caratterizzati da lorme geometriche
incise, mentre quelli complessi, piu recenti, portano incisi dei simboli
che potrebbero rappresentare la prima manilestazione della scrittura che
secondo alcuni si sviluppo poi nelle lorme piu complesse dei pittogrammi
sumeri.
I tokens nascono da esigenze puramente amministrative. I piu antichi,
ognuno con impresso un sigillo, rappresentava una quantita d’oggetti
contati; nel corso del tempo pero, essi subirono un’evoluzione verso
lorme sempre piu complesse e con incisioni di vario tipo. Lssi potevano,
inoltre, essere raccolti da una stringa passata attraverso un loro ed essere
chiusi all’estremita da una manciata d’argilla sulla quale poteva essere
apposto un sigillo o in alternativa, potevano essere rinchiusi come in
una busta all’interno di una slera, anch’essa d’argilla, particolarmente
adatta a ricevere l’impressione di un sigillo cilindrico rotolato sulla sua
superhcie. D. Schmandt-Besserat attraverso uno studio di tutti i tokens
che sono stati rinvenuti ha potuto osservare come sia possibile trovare
impressi dei segni simili ai pittogrammi sumeri presenti nelle tavolette
arcaiche di Uruk, da cui si deduce che i tokens possono rappresentare la
¯
Il nome di Iran, viene dal medio-persiano Ērān, in lingua pahlavi ’yr’n, attestato per la
prima volta in una iscrizione relativa alla investitura di Ardashir I ,2O6-2+¡ d.C.) a Þaqsh-
e Rustam, ¡2 Km. a nord ovest di Persepoli. Il 2¡ marzo ¡º33, lo scia Reza Pahlavi chiese
lormalmente alla comunita internazionale di rilerirsi al Paese con il suo nome originario,
Iran, ma a seguito di numerose proteste, nel ¡º3º lu annunciato che sia il nome di Persia
che quello di Iran potevano essere usati indiherentemente. I’¡ aprile ¡º¯º, dopo la luga
dello scia Reza Pahlavi, lu uhcialmente proclamata la Repubblica islamica dell’Iran. Se-
condo Lrodoto ,Hist. Iibro I, ¡23), il nome di Persia proverrebbe dal mitico eroe Perseo.
S
I’attuale Iraq coincide in gran parte con l’antica Mesopotamia, dove si insediarono prima
i Sumeri e poi i Babilonesi.
º
D. Schmandt-Besserat, Belore vriting, Austin, ¡ºº2, v. ¡, ¡¯; v. 2, XXI-XXXIII.
¡O
Ibid., v. ¡, ¡3.
29 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Dai tokens al cuneiforme: la nascita della scrittura presso i Sumeri
prima manilestazione della scrittura sumera. D. Schmandt-Besserat ha
spiegato cosi questo passaggio:
«I primi segni di calcolo astratto si hanno nelle tavolette d’argilla, le cosiddette
tavolette pittograhche numeriche. Il passaggio dal sistema tridimensionale
dei contrassegni a quello bidimensionale su tavoletta puo essere documentato
passo passo. Inizialmente intorno al 33OO a.C. circa lurono inventate le buste
,slere d’argilla cave, dai 3 ai ¡O cm. di diametro) usate per contenere i piccoli
contrassegni d’argilla appartenenti a una particolare transazione. Alcune
delle buste presentavano impressi sulla superhcie esterna dei segni che
corrispondevano alla lorma dei contrassegni contenuti all’interno. Questi
segni impressi rendevano possibile controllare, in qualsiasi momento, il
numero e il tipo dei contrassegni contenuti nelle buste. Quando il sistema
dei segni lu generalmente compreso, la presenza dei contrassegni all’interno
delle buste si rivelo superhua. I’invenzione delle buste porto, quindi, a un
sistema totalmente nuovo. Ie buste lurono appiattite e divennero tavolette
d’argilla e i simboli dei contrassegni lurono impressi su di esse…»
¡¡
.
Piu recentemente la studiosa americana, ritornando su questo tema,
ha distinto sei diverse lasi nel passaggio dai tokens alla scrittura
cuneilorme
¡2
:
¡. creazione dei tokens;
2. i tokens sono conservati dentro la busta d’argilla;
3. sulla busta d’argilla e impressa l’impronta dei tokens;
+. la tavoletta d’argilla che reca l’impronta dei tokens e appiattita e
nasce la tavoletta con le incisioni;
3. su queste tavolette si comincia a scrivere con pittogrammi;
6. nasce la scrittura cuneilorme.
Questa tesi, apre il problema piu complesso sull’origine della scrittura
sumera, che puo essere ricondotta a tre ipotesi principali
¡3
: quella
pittograhca, quella ideograhca e quella proposta da j-j. Classner
¡+
.
¡¡
D. Schmandt-Besserat, “Conto e contabilita nel Medio Oriente preistorico” I.M.Iales,
Prima dell’allabeto, Venezia, ¡ºSº. 3+-3º. Per una piu ampia sintesi di questa teoria, vedi:
D. Schmandt-Besserat, Hov Writing come About. Austin, ¡ºº6.
¡2
D. Schmandt-Besserat, When Writing Met Art. Irom Symbol to Story, Austin, 2OO¯. 3.
¡3
Sulle diverse teorie relative all’origine della scrittura sumera, vedi la sintesi di P. Mander,
I Sumeri, Roma, 2OO¯. +¯-36.
¡+
j-j. Classner, Lcrir a Sumer, Paris, 2OOO.
30 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Dai tokens al cuneiforme: la nascita della scrittura presso i Sumeri
¡. Ipotesi pittograhca: secondo coloro che sostengono l’origine pittograhca
della scrittura sumera, questa si articolerebbe in tre lasi successive:
a. scrittura delle cose, durante la quale gli oggetti sono riprodotti
iconograhcamente, senza ampliamenti nel campo espressivo;
b. scrittura delle parole, immediatamente successiva alla precedente,
nella quale i segni rappresentano parole e non piu cose;
c. scrittura del parlato, in cui e compiuto il passaggio dehnitivo, e con
la scrittura si rappresentano segni lonetici.
2. Ipotesi ideograhca: la seconda ipotesi, ha origine dalle tesi avanzate da A.
Ialkenstein
¡3
, il quale ritiene che le origini della scrittura sumera non siano
da ricercare in una lase pittograhca, ma direttamente in quella ideograhca.
Avendo mostrato questa, sin dall’inizio, un carattere convenzionale, senza
mai essere transitata per uno stadio preliminare di scrittura delle cose,
conseguirebbe che i primi segni non lurono pittogrammi ma ideogrammi. A
riprova di quanto detto, l’autore riporta l’esempio del gralema utilizzato per
indicare ovino, un cerchio in cui s’incrociano due diametri, un segno che in
nessuna maniera puo riportare all’immagine dell’animale. Il secondo stadio
di questa evoluzione, sempre secondo il Ialkenstein, sarebbe rappresentato
dall’uso sillabograhco degli ideogrammi; in questa maniera il gralema di
ovino assumerebbe il signihcato lonetico di <lu- e sarebbe impiegato per
esprimere questo suono, senza alcun rilerimento all’animale originariamente
rappresentato. Questa teoria trova un’implicita conlerma nelle tesi ora esposte
di D. Schmandt-Besserat, che sembrano conlermare quanto dichiarato dal
Ialkenstain, relativamente a un’origine ideograhca della scrittura sumera
derivata direttamente dai caratteri incisi sui tokens, i quali sarebbero stati
gralemi tridimensionali, poi scritti sulle tavolette d’argilla.
3. Ipotesi di j-j. Classner: alle tesi del Ialkenstein si contrappone quella
recentemente esposta da j-j. Classner, il quale avvalendosi degli strumenti
della linguistica moderna, pone il problema in una nuova prospettiva
¡6
.
Io studioso lrancese individua nei gralemi impressi sui tokens solo dei
segni numerici, distinti secondo la natura degli oggetti contati. Il Classner
osserva quindi che i numeri, in quanto tali, sono un atto creativo, poiche
non esistono in natura e quindi esprimono un pensiero concettuale
astratto. Lssi inoltre, hanno un valore semiologico se considerati come
segni, e insieme un valore ermeneutico, nella misura in cui il segno inlorma
¡3
A. Ialkenstein, Archaische 1exte aus Uruk, Berlin, ¡º36.
¡6
j-j. Classner, Lcrir a Sumer… op. cit. ¡6¡-2¡3.
31 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Dai tokens al cuneiforme: la nascita della scrittura presso i Sumeri
anche sulla natura del bene quantihcato e sull’unita di misura impiegata.
P. Mander, esponendo questa teoria, osserva cosi come:
«solo una minima parte dei segni che saranno inventati subito dopo i
numerali siano “pittogrammi”, ovvero disegni che rispecchiano la
realta, e come sia invece prevalente, nella lormazione del repertorio dei
segni, il principio dell’astrazione e dell’analogia. Conseguenza diretta e
l’indebolimento della tesi che considera la scrittura nata solo per soddislare
esigenze amministrative; prova ne sia che dei circa 3.OOO testi di Uruk,
l’S3/ sono, si, amministrativi, ma lra i rimanenti si trovano numerosi testi
lessicali. Anzi questi ultimi ricorrono nel piu antico livello della scrittura,
tanto che si deve ahermare che i testi lessicali e i testi amministrativi
nascono assieme
¡¯
-.
Da quanto mostrato, appare chiaro che i gralemi incisi sui tokens sono
molto probabilmente all’origine della scrittura sumera, ma il loro ruolo
non appare ancora del tutto chiarito
¡S
.
2.2. Ia scrittura sumera: dai pittogrammi al cuneilorme
Ie prime teorie, ritenevano che in origine vi lossero uno o piu gruppi
linguistici rimasti sconosciuti, che avrebbero inventato la scrittura, in
seguito adottata dai Sumeri, ma dopo gli studi condotti da A. Ialkenstein
sui testi arcaici di Uruk
¡º
, oggi tutti gli studiosi sono concordi nel ritenere
che questa sarebbe stata inventata proprio per rappresentare questa lingua.
I momenti londamentali dell’evoluzione della scrittura sumera dal IV al
III millennio a.C., possono essere divisi, seppure con approssimazione, in
quattro periodi principali:
I. periodo Uruk IV ,3+OO-32OO a.C.): la scrittura e pittograhca, in altre
parole e composta di disegni che riproducono le lorme degli oggetti.
Per esempio un uccello indica l’uccello, un uomo indica l’uomo, ecc.
oppure una loro parte ,testa di bue, testa di cane, ecc.)
2O
,hg. 2);
II. periodo D¡mdet-Þaṣr/Uruk III ,2SOO a.C.): nel secondo periodo i
¡¯
P. Mander, I Sumeri… op. cit. 33.
¡S
Sull’origine della scrittura cuneilorme vedi anche: j.S. Cooper, “Babylonian Beginnings:
the Origin ol the Cuneilorm Writing System in Comparative Perspective” 1he Iirst Wri-
ting… Cambridge, 2OO+. ¯¡-ºº.
¡º
A. Ialkenstein, Archaische 1exte… op. cit.
2O
Per un esempio di tavoletta d’argilla con pittogrammi Sumeri clr.: Þaissance de l’ecritu-
re, Paris, ¡ºS2. 3¡ e 32 tav. nn. ¯ e S.
32 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Dai tokens al cuneiforme: la nascita della scrittura presso i Sumeri
Fig. 2 - Il passaggio dagli ideogrammi sumeri al cuneiforme.
33 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Dai tokens al cuneiforme: la nascita della scrittura presso i Sumeri
pittogrammi sumeri sono usati per indicare oggetti ahni all’immagine
rappresentata o anche delle azioni. Ia rappresentazione del piede
indica il camminare, quella del bastone il comando, ecc. I’oggetto
cosi non rappresenta piu la cosa in se, ma un rapporto piu evoluto,
esprimendo un concetto legato alla rappresentazione grahca; questi
segni sono chiamati ideogrammi o piu correttamente logogrammi,
esprimendo parti di un discorso o intere parole.
III. periodo Ur arcaica ,2¯OO a.c.): compiuto questo passaggio concettuale,
i Sumeri si rendono conto che una lrase scritta in questa maniera non
puo esprimere la complessita del discorso. Percio lanno un successivo
passo, cominciando a utilizzare i segni pittograhci attribuendo loro
un valore lonetico ,lonogrammi) indipendentemente da cio che essi
rappresentano. Se, per esempio, disegnano il simbolo dell’acqua che si
pronunciava <A- questo puo essere utilizzato per indicare l’oggetto
rappresentato, vale a dire l’acqua, ma anche il suhsso <a- per indicare
il genitivo e il locativo

; alla stessa maniera il simbolo per indicare il
cielo <AÞ- puo essere utilizzato anche per indicare l’inhsso verbale
<an-, ecc.
IV. periodo Iarah
22
,26OO a.C.): in questo quarto periodo si completa il
passaggio all’uso dei gralemi in lunzione lonetica
23
. I’utilizzo di un
supporto d’argilla, unito a una maggiore velocita nello scrivere, porta
i Sumeri a una stilizzazione delle immagini, mantenendo inalterato
il loro valore logograhco, lonetico o determinativo, arrivando alla
creazione di quella che oggi e chiamata scrittura cuneilorme per la
lorma dei suoi caratteri costituita da cunei, ma che dai Sumeri erano
detti triangoli ,in sumero santak e in accadico santakku)
2+
.
Da un punto di vista grahco, nel cuneilorme sumero si distinguono 3
elementi base che compongono ogni gralema:
¡. Cuneo orizzontale:
2. Cuneo obliquo dall’alto in basso:
3. Cuneo obliquo dal basso in alto:
+. Cuneo ad angolo:

Con questo termine in alcune lingue s’indica lo stato in luogo. Ad esempio: in casa; nel
mare, ecc.
22
Þome dell’antica citta di Shuruppak, in Iraq.
23
P. Mander, I’origine del cuneilorme, Roma, 2OO3. ¡6.
2+
Sul passaggio dalle tavolette con segni pittograhci a quelle in scrittura cuneilorme, vedi:
Þaissance de l’ecriture, op. cit. ¯¯, n. 3O.
34 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Dai tokens al cuneiforme: la nascita della scrittura presso i Sumeri
3. Cuneo verticale:
Combinando tra loro questi cinque elementi di base, possono essere
scritti tutti i segni che servono. Dal periodo paleo-accadico pero, cioe
verso la hne del terzo millennio a.C., si arriva a una semplihcazione dei
segni cuneilormi i quali sono costituiti quasi esclusivamente da tre tipi di
cunei
23
:
¡. quelli verticali, con la testa in alto
2. quelli orizzontali con la testa a sinistra
3. quelli obliqui con la testa in posizione centrale oppure in alto a sinistra
Riguardo al numero dei segni, i Sumeri ne utilizzano circa 2OOO, che
a diherenza della scrittura egiziana non sono mai codihcati poiche la
velocita di scrittura e la semplihcazione per loro sono piu importanti della
bellezza grahca, cosi che, gia verso l’inizio del III millennio a.C., sono
ridotti a SOO; i Babilonesi diminuiscono ulteriormente il loro numero,
portandoli a circa 3¯O segni di cui soltanto 2OO-3OO entrano nell’uso
corrente.
Dal punto di vista linguistico il sumero, lingua agglutinante non semitica,
e costituita da S vocali ,<a-, <ā-, <e-, <ē-, <i-, <ī-, <u-, <ū - mentre e discussa
l’esistenza delle vocali <o- e <ō -) e ¡3 consonanti ,labiali: <p-, <b-; dentali:
<t-, <d-; gutturali: <k-, <g-; liquide. <l-, <r-; sibilanti: <s-, <š-, <z-; ahricate.
<h-; nasali. <m-, <n-, <ḡ-)
26
.
I segni cuneilormi per rappresentare questa lingua, sono divisi dagli
studiosi in cinque classi

:
¡. logogrammi, che servono a scrivere basi nominali o verbali come ad
esempio: <lú- “persona”, <mu- “nome”, <dug- “buono”, ecc.;
2. sillabogrammi o segni sillabici utilizzati per esprimere una sola sillaba, che
puo essere rappresentata da una sola vocale ,V), consonante+vocale ,CV),
vocale+consonante ,VC), o consonante+vocale+consonante ,CVC)
2S
;
3. complementi lonetici, detti anche indicatori lonetici, che possono essere
considerati un’ulteriore suddivisione dei sillabogrammi, usati per meglio
specihcare la lettura di un singolo segno o di un gruppo di segni;
23
C.B. Walker, Ia scrittura cuneilorme, Roma, 2OOS. ¡6-¡¯, ¯6.
26
D.O.Ldzard, Sumerian Crammar, Ieiden, 2OO3. ¡+-22. Vedi anche: I. D’Agostino – P.
Mander, Appunti di grammatica sumera, Roma, 2OO¯. 2O-2+.

D.O.Ldzard, Sumerian Crammar, op. cit. S-¡O.
2S
Ibid. ¡¡
35 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Dai tokens al cuneiforme: la nascita della scrittura presso i Sumeri
+. segni per indicare i numeri o una combinazione di numeri e unita di
misura;
3. determinativi. Il determinativo, molto sviluppato in sumero e
nell’egiziano geroglihco, preposto o posposto all’ideogramma serve
per specihcare a quale area semantica si rilerisce la parola che precede
o segue il segno. Questa necessita nasce dal latto che alcuni segni
possono essere letti sia come ideogrammi sia come sillabogrammi.
Va comunque notato che il determinativo, nella scrittura sumera, e
scritto in caratteri piu piccoli sopra la linea della scrittura. Un’altra
particolarita del cuneilorme, e data poi dalla presenza di omoloni e
poliloni

, che rendono piu complessa la lettura del cuneilorme.
Il cuneilorme si conhgura cosi come una scrittura complessa, la cui lettura
equivale alla decilrazione di un rebus, per alcuni versi simile alla lettura
dell’egiziano geroglihco. A giudizio di alcuni studiosi, questa pero, sarebbe stata
una scelta ben precisa latta dai popoli mesopotamici, per i quali la sacralita del
segno, sia esso grahco o lonico, esprime un’energia che si considera raccolta
nel segno stesso
3O
, come avviene nel caso dell’egiziano geroglihco.
2.3. Ia dihusione del cuneilorme presso i Babilonesi e gli Assiri
Come tutte le scritture, il cuneilorme aveva diverse caratteristiche grahche,
e di conseguenza linguistiche, che ci consentono oggi di datare le iscrizioni
sia su tavolette d’argilla sia sulla pietra o su altri materiali. 1ralasciando
lo sviluppo grahco che questa scrittura ebbe presso alcune antiche civilta
del Vicino Oriente

, di cui in proporzione ci sono rimaste solo poche
migliaia di documenti
32
, per capire come si sviluppo questa scrittura nel
corso dei secoli seguenti, bisogna rivolgersi ai popoli che s’insediarono
dopo i Sumeri in Mesopotamia, cioe ai Babilonesi e Assiri, la cui civilta e
detta accadica
33
, dal nome della citta di Akkad.

Si parla di omolonia, quando lo stesso suono e rappresentato da gralemi diversi; si ha in-
vece il principio della polilonia, quando con uno stesso gralema si indicano cose diverse.
3O
P. Mander, I’origine del cuneilorme … op. cit. +2

Con questo termine si intende l’area che va dalle coste Lgee della 1urchia all’Iran centrale
e dal nord dell’Anatolia al Mar Rosso ,clr.: M. Van de Mieroop, A History ol the Ancient
Þear Last, 2. ed., Malden, 2OO+. ¡).
32
Per una quantihcazione degli archivi di tavolette in caratteri cuneilormi nel Vicino
Oriente Antico, vedi: P. Matthiae, Cli archivi reali di Lbla, Roma, 2OOS. ¡S¯-¡º+; Sugli
archivi del Vicino Oriente antico: O. Pedersen, Archives and Iibraries in the Ancient Þear
Last, ¡3OO-3OO B.C., Bethesda ,Maryland), ¡ºSS.
33
Con il termine di accadico oggi s’indica la lingua dei documenti, lasciataci dai Babilonesi
ed Assiri abitanti la Mesopotamia, dal III millennio a.C. hno alla loro scomparsa dehnitiva
36 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Dai tokens al cuneiforme: la nascita della scrittura presso i Sumeri
Þel III millennio a.C. i Babilonesi, popolazione semitica insediatasi
in Mesopotamia vicino ai Sumeri intorno alla meta del III millennio
a.C., prendono in prestito da questi ultimi prima la lingua e poi
la scrittura cuneilorme. 1engono poi, solamente quest’ultima per
trascrivere la propria lingua semitica, l’accadico, la quale pero molto
spesso mantiene nella scrittura parole e gralie sumere, rendendo spesso
dillicoltosa la sua lettura. Il cuneilorme babilonese, e generalmente
diviso in:
Scrittura paleo-accadica: premesso che le prime testimonianze della lingua
accadica sono costituite da nomi propri di persona che appaiono nei testi
di Iarah del 26OO a.C. circa, mentre i primi testi letterari sono datati
dal 233O a.C., volendo descrivere lo sviluppo della scrittura cuneilorme
babilonese, bisogna partire dall’anno 233+, con l’ascesa al trono di Sargon
I, londatore della dinastia di Akkad, che rappresenta l’inizio dei testi
in questa scrittura detta paleo-accadica. Il declino dell’impero accadico
nel 222O a.C. circa, e la londazione del regno sumerico di UR nel
2¡¡2 a.C., lanno si che il sumerico divenga nuovamente la lingua d’uso
dell’amministrazione.
Scrittura paleo-babilonese: con l’instaurarsi della prima dinastia di Isin,
nella Mesopotamia meridionale si apre l’epoca detta paleo-babilonese
,2O¡¯-¡3º3 a.C.) che si conclude con la presa di Babilonia da parte degli
Ittiti nel ¡3º3 a.C. In questo periodo si succedono nell’ordine le dinastie
di Isin, quella Amorrita di Iarsa e inhne quella Babilonese. Iin dalla hne
del XX secolo a.C., il sumerico non e piu la lingua e scrittura prevalente,
avendo nuovamente e dehnitivamente ceduto il passo all’accadico
nonostante la dinastia di Babilonia abbia assunto il controllo di Sumer e
Akkad solo nel ¡¯63 a.C.
Scrittura medio-babilonese: i testi successivi sono relativi alla dinastia
Cassita ,¡3¯O ca.-¡¡6O a.C.), i quali sono detti medio-babilonesi; a questo
all’inizio dell’era volgare. Questo nome proviene dall’impero londato dal Babilonese Sar-
gon I re della citta di Akkad e dalla sua dinastia ,233O-2¡6O a.C.). Ie prime testimonianze
dell’accadico risalgono al III millennio a.C. nei testi di Iarah, ed arrivano all’inizio del II
millennio a.C. A partire da questa data, l’accadico si distingue nei due dialetti principali
parlati in Mesopotamia, dotati ognuno di una particolare graha cuneilorme, il babilonese
nel sud e l’assiro nel nord del paese, la cui periodizzazione puo essere cosi distinta:
Meta del III millennio a.C.
– inizio del II millennio a.C.: antico accadico
2OOO-¡3OO a.C. paleo-babilonese paleo-assiro
¡33O-¡OOO a.C. medio-babilonese medio assiro
¡OOO-6OO a.C. neo-babilonese neo-assiro
6OO a.C. -¡OO ,o III sec.) d.C. tardo babilonese //
37 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Dai tokens al cuneiforme: la nascita della scrittura presso i Sumeri
periodo risale la corrispondenza delle Iettere di 1ell el-Amarna e degli
archivi di Ugarit in Siria.
Scrittura neo-babilonese: le tavolette in scrittura cuneilorme che vanno
dall’anno ¡OOO a.C. hno agli inizi della dinastia Caldea ,o neo-babilonese),
sono invece dehniti neo-babilonesi, mentre quelle posteriori sono dette
tardo-babilonesi. Si deve comunque osservare che alcuni autori tracciano
la linea di demarcazione della hne del periodo neo-babilonese dopo la
sconhtta della dinastia Caldea per opera di Ciro, nel 33º a.C. Da Alessandro
Magno ,336-323 a.C.) in poi, l’uso della scrittura cuneilorme, ormai
sostituita da quella consonantica aramaica, si riduce drasticamente, hno a
scomparire del tutto; l’ultimo testo in cuneilorme conosciuto, e un testo
di astronomia del ¯3 d.C.
Per quanto riguarda i documenti cuneilormi assiri
3+
, per opera
dell’omonima popolazione che si era insediata nel nord della
Mesopotamia, nell’estrema regione settentrionale dell’odierno Iraq,
i testi piu antichi sono scritti in paleo-babilonese, ma un gruppo
particolare di tavolette trovate a Kanesh, vicino l’odierna Kultepe
in 1urchia orientale, la quale e risultata essere la documentazione
commerciale di una colonia di Aššur del XIX secolo a.C., utilizza un
sistema grahco molto particolare, dehnito dagli studiosi scrittura paleo-
assira. Dall’area propriamente Assira nel nord del paese, provengono
invece delle tavolette del XV secolo ritrovate a Þuzi ,odierna Yorgan
1epe)
33
, ma poiche in quel periodo la citta era sotto il dominio del
regno Hurrita dei Mitanni, queste sono chiamate semplicemente testi
di Þuzi; questi documenti sono comunque redatti in medio-babilonese,
con lrequenti espressioni in lingua hurrita.
Scrittura medio-assira: testi medio-assiri, compaiono con la prima
espansione dell’Assiria oltre la madrepatria, nel XII secolo a.C.
Scrittura neo-assira: la grande maggioranza dei testi che ci sono giunti,
e del periodo neo-assiro ,¡OOO-6Oº a.C.) e provengono dagli archivi di
Þinive e Kalhu, citta situate ambedue vicino l’odierna citta di Mossul
in Iran.
3+
Cli Assiri sono una popolazione semitica che abitava il paese di Aššur, cioe la zona lra
lo Zag superiore ed il 1igri. Dai Babilonesi avevano ricevuto la loro cultura ma sotto molti
punti la civilta assira aveva un aspetto particolare, in parte inhuenzato dal popolo dei
Mitanni che abitavano il nord del paese.
33
O. Pedersen, Archives and Iibaries in the Ancient Þear Last, ¡3OO-3OO B.C., Bethesda
,Maryland), ¡ºSS. ¡3-2S.
38 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Dai tokens al cuneiforme: la nascita della scrittura presso i Sumeri
2.+. I’accadico
Dal punto di vista lonologico l’accadico, indicando con questo nome i
due dialetti Babilonese e Assiro, possiede solo tre vocali ,<a-, <i- <u-, cui
si aggiunge la <e-, derivata da mutamenti lonetici ma alcuni studiosi
ipotizzano esista anche una <o- o <u-) e ¡¯ consonanti ,labiali: <b-,
<p-; dentali: <d-, <t-, <ṭ-; palatali: <g-, <k-, <q-; sibilanti: <z-, <s-, <š-,
<ṣ-; velari: <ḫ-; nasali: <m-, <n-; liquide: <l-, <r-); cui vanno aggiunte le
semiconsonanti <v- e <¡-
36
.
I gralemi cuneilormi nella scrittura accadica possono avere un valore:
¡. monoconsonantico, che a sua volta si divide in:
a) monoconsonantico chiuso del tipo <ab-, <ib-, ecc. ,VC);
b) monoconsonantico aperto del tipo <ba-, <bi-, ecc. ,CV);
2. sillabico biconsonantico del tipo <kur-, <sag-, ecc. ,CVC) ,hg. 3);
3. polisillabico ,raro) come <bal-, <amat-, <nanna-, ecc.
+. ideograhco, poiche tutte le parole ,sostantivi, aggettivi, verbi,
preposizioni, ecc.) possono essere scritte, oltre che loneticamente, anche
con logogrammi. Per esempio il sostantivo <kaspum- ,argento), puo
essere scritto loneticamente <ka-as-pu-um- oppure ideograhcamente
<KUC.BABBAR- ,hg. +);
3. logograhco, cioe gralemi utilizzati per rappresentare parti del discorso
o parole;
6. determinativo, il quale non e letto ma preposto o posposto al segno
grahco, serve per indicare l’ambito semantico cui si rilerisce. Cosi ad
esempio gli oggetti di legno potevano avere il prehsso <giš-, quelli di
pietra <na
+
-, gli oggetti di rame <urudu-, le citta <uru-, ecc.
1ra i determinativi preposti, a puro scopo indicativo, si possono citare:
Ideogramma Valore allabetico Signihcato
DIÞCIR il dio per nomi di divinita
ed esseri celesti;
URU āl citta per nomi di localita;
SAI sinnišat donna, per nomi lemminili,
36
W. Von Soden, Crundriss der Akkadischen Crammatik, 3. ed. Roma, ¡ºº3. ¡O-36; W.
Von Soden,– W. Röllig, Das Akkadische Syllabar. +. Auhage. Roma, ¡ºº¡; A. Iancellotti,
Crammatica della lingua accadica, jerusalem, ¡º62. 22-23; A. Ungnad, Akkadian Cram-
mar. Revised by Iubor Marouš, Atlanta, ¡ºº2. ¡3-2º. I’ordine allabetico delle lettere in
accadico e: <’, a, b, d, e, g, ḫ, i, y ,¡), k, l, m, n, p, q, r, s, ṣ,š,t, ṭ, u, v, z-.
39 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Dai tokens al cuneiforme: la nascita della scrittura presso i Sumeri
Fig. 3. lista dei segni cuneiformi dell’accadico.
40 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Dai tokens al cuneiforme: la nascita della scrittura presso i Sumeri
Fig. 4. lista dei segni cuneiformi dell’accadico.
41 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Dai tokens al cuneiforme: la nascita della scrittura presso i Sumeri
1ra i determinativi posposti:
Ideogramma Valore allabetico Signihcato
HA nūnu pesce
HU iššūru uccello
KI erṣet terra lrequentissimo per
nomi di citta e regioni
DIDII usato per indicare il duale
KAM utilizzato dopo i numerali
2.3. Ia nascita della scrittura nei miti sumeri

Ia leggenda sull’origine della scrittura e narrata in lorma epica in un
racconto sumero risalente al IV millennio a.C. nelle vicende che videro
contrapposti il mitico re sumero Lnmerkar, secondo sovrano della I
dinastia di Uruk e il signore di Aratta, una citta dell’altopiano iranico. In
questo racconto Lnmerkar chiede al signore di Aratta di sottomettersi
alla sua supremazia politico-economica e tutto il racconto si svolge lra
un messaggero che la la spola tra il regno di Uruk in Sumeria e la citta
di Aratta. A un certo punto il messaggio e troppo lungo per essere
riportato tutto a memoria e allora e scritto su una tavoletta d’argilla.
Si noti pero, che questo racconto non lornisce nessuna inlormazione
sulla nascita della scrittura, come invece avviene presso gli Lgiziani
che la consideravano un dono del dio 1hot. Io scriba cosi racconta
questo momento:
-Il messaggero aveva la “lingua pesante”, non era capace di ripeterlo;
poiche il messaggero aveva la “lingua pesante”, e non era capace di
ripeterlo, il signore di Kullab ¸Urukj impasto l’argilla e v’incise le parole
come in una tavoletta;
- prima nessuno aveva mai inciso parole nell’argilla – ora quando il dio
sole risplendette, cio lu manilesto: il signore di Kullab incise le parole
come in una tavoletta, ed esse lurono visibili-.

Su questo mito si veda: S. Cohen, Lnmerkar and the Iord ol Aratta, Ann Arbor, ¡º¯3; C.
Pettinato, Angeli e demoni a Babilonia, Milano, 2OO¡. 3S; j.-j. Classner, Lcrir a Sumer. I’in-
vention du cuneilorm, Paris, 2OOO. 22, +¡-++. Per il testo originale con traduzione a lronte
vedi: H. Vanstiphout, Lpics ol Sumerian King. 1he Matter ol Aratta, Atlanta, 2OO3. S3-S¯,
vv. 3OO-3+¡. Per il testo in italiano: C. Pettinato, I Sumeri, Milano, ¡ºº2. 33-+3.
42 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Dai tokens al cuneiforme: la nascita della scrittura presso i Sumeri
Il poema prosegue con la consegna del messaggio al signore di Aratta:
-Lnmerkar, il hglio del dio Utu, mi ha consegnato una tavoletta
d’argilla;
o signore di Aratta, esamina la tavoletta, apprendi il cuore della sua
parola;
ordinami cio che debbo rilerire riguardo il messaggio ricevuto
¸…j
Il signore di Aratta, dall’araldo,
prese la tavoletta lavorata artisticamente:
il signore di Aratta scruto la tavoletta:
- la parola detta ha lorma di chiodo
3S
, la sua struttura trahgge -,
il signore di Aratta scruta la tavoletta lavorata artisticamente-.
2.6 Cli scribi in Mesopotamia: l’arte dello scrivere
Per capire la maniera con cui erano incise le tavolette d’argilla, si deve
risalire all’ambiente di lavoro dello scriba sumero-accadico: egli siede
sul lastricato seduto a gambe incrociate, con una giara d’argilla accanto
a se e degli scahali per conservare e disporre le tavolette incise, riposte
verticalmente su un ripiano, la prima appoggiata contro il muro e le altre
in hla. Ia creta modellata a lorma di tavoletta, e rapidamente incisa con
un bastoncino di canna, il quale originariamente ha una punta di lorma
cilindrica e serve per i segni circolari o semicircolari, mentre l’altra estremita
che reca un taglio obliquo, e usato per incidere tutti gli altri segni. Con
il tempo pero, questo strumento muta lorma, per adattarsi all’utilizzo
della scrittura cuneilorme, la punta e tagliata a lorma triangolare, per
ottenere la caratteristica incisione della testa del cuneo, mentre l’altra
estremita e piatta per spianare l’argilla incisa. Io scriba pressa la punta
della canna tagliata triangolarmente e poi traccia una linea completando
il segno: un insieme di cunei, disposti in maniera diherente, indicano
sillabe o logogrammi diherenti. Da un punto di vista esteriore, in genere
le tavolette sono incise da ambedue le lacciate, suddivise dagli scribi in
colonne verticali di un numero imprecisato di righe, oggi dehnite registri.
Io scriba comincia sempre con l’incidere la prima colonna della lacciata
anteriore, procedendo dall’alto verso il basso, e all’interno d’ogni colonna
procedendo da destra verso sinistra. Ciunto all’ultima colonna della lacciata,
ribalta la tavoletta, seguendo nella scrittura un procedimento opposto,
poiche le colonne vanno dal basso verso l’alto, sicche la prima colonna
3S
I cunei della scrittura cuneilorme sono anche chiamati chiodi.
43 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Dai tokens al cuneiforme: la nascita della scrittura presso i Sumeri
del verso e in corrispondenza dell’ultima colonna del recto. In origine
le colonne sono orizzontali, ma verso la hne del terzo millennio a.C., si
cominciano a tracciare i segni da sinistra verso destra in senso verticale, a
seguito di una successiva rotazione delle tavolette stesse di novanta gradi,
operata dagli scribi di Mesopotamia e di Siria dopo l’inizio della dinastia
di Akkad. I’inversione del senso della scrittura, da sinistra verso destra,
risponderebbe, secondo alcuni studiosi, a un’esigenza pratica, poiche in
questa maniera lo scriba che incideva l’argilla, non rischiava di rovinare
con la mano quanto aveva gia inciso sull’argilla lresca. Questa tesi e pero
contestata da alcuni assiriologi i quali hanno osservato che hno alla meta del
II millennio a.C., la maggior parte delle iscrizioni sui monumenti in pietra
e tutte quelle sui sigilli mantengono il vecchio orientamento sinistrorso
della scrittura. In realta questa diversita, sembrerebbe avvalorare la tesi ora
esposta, per cui sull’argilla si scriverebbe da sinistra verso destra, per non
rovinare con la mano quanto inciso, mentre sulla pietra, non esistendo
questo pericolo, si manterrebbe il verso della scrittura tradizionale da
destra verso sinistra.
1ra gli altri materiali scrittori utilizzati nell’antica civilta mesopotamica,
oltre l’argilla e la pietra, vanno citati anche gli ostraka, ,cocci d’argilla),
il papiro, il cuoio, le tavolette di legno e le tavolette cerate, di cui ci sono
rimasti rari esempi

.
In numerose tavolette d’argilla assiro-babilonesi, non e raro trovare alla hne
di ogni lacciata, il primo rigo della tavoletta seguente: questo richiamo,
chiamato in inglese catchline, trova un riscontro anche nei manoscritti
greci e latini e nei primi libri a stampa, dove, alla hne della pagina, e
scritto l’inizio della pagina seguente per lornire un aiuto all’impaginatore
del libro o del manoscritto.
1ra i materiali scrittori, oltre l’argilla e la pietra, deve essere citato l’uso delle
tavolette di legno. In questo senso, particolarmente interessante appare il
loro uso nell’impero Ittita ,II millennio a.C.), dove per indicare lo scriba
su legno esiste un’espressione specihca ,

DUB.SAR.CISH = scriba delle
tavolette di legno), che larebbe pensare a una specializzazione degli scribi.
Un argomento largamente dibattuto, e il livello di allabetizzazione
presso i Sumeri e gli Accadi, ritenendo gli assiriologi che il saper leggere
e scrivere sia troppo dihcile perche sia conosciuto da tutti. Premesso che
indubbiamente la scrittura cuneilorme e complessa, sia nella scrittura sia
nella lettura, recentemente si e latta sempre piu strada l’ipotesi che il saper

C. Pastena, Storia dei materiali scrittori, Catania, 2OOS.
44 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Dai tokens al cuneiforme: la nascita della scrittura presso i Sumeri
scrivere e leggere losse piu dihuso di quanto si credesse in precedenza,
come attesterebbero la gran quantita di tavolette ritrovate, oltre l’analisi
di numerosi altri elementi. Inoltre nel periodo paleo-babilonese, e
sicuramente accertata la presenza, seppure rara, di donne tra gli scribi
+O
.
2.6.¡. Il colophon

In genere, le tavolette d’argomento letterario recano alla hne del testo un
colophon, che secondo l’analisi condotta da H. Hunger
+2
puo contenere tre
generi d’inlormazioni:
¡. dati bibliograhci in senso stretto ,titolo dell’opera, ecc.);
2. dati personali ,il nome di chi aveva scritto la tavoletta);
3. dati di varia natura.
Il colophon appare prestissimo nella storia delle letterature mesopotamiche:
si trova gia nei testi letterari e lessicali di Iarah ,circa 26OO a.C.), di Abu
Salabikh ,circa 23OO a.C.), di Lbla ,circa 23OO a.C.). Il dato che in ogni modo
appare piu interessante notare e come il suo uso con le stesse tipologie
identihcate dall’Hunger, e presente anche nei papiri letterari greci e latini,
i quali recano generalmente alla hne del testo il titolo dell’opera, chiamato
in greco -ἑπιγραφή- ,hepigraphḗ) e in latino titulus, inscriptio.
Senza eccessive modihche, il colophon nel XV secolo d.C. passa dai manoscritti
agli incunaboli
+3
e ai libri antichi a stampa, dove alla hne del volume si puo
trovare il titolo e l’autore dell’opera, l’anno di stampa ,non piu quello della prima
redazione dell’opera), il nome del tipogralo che ha ormai sostituito quello del
copista e l’indicazione del numero e dell’ordine dei lascicoli. Si arriva cosi al libro
moderno, dove alla hne del volume o a volte nel verso del lrontespizio si trova il
titolo originale dell’opera, il nome dello stampatore, quello di eventuali curatori,
il copyright, ecc. Il colophon e quindi un’invenzione nata quasi insieme alla
scrittura che ha ormai piu di cinquemila anni.
2.6.2. Io scriba e i suoi strumenti
++
Ia nostra conoscenza del mondo dello scriba mesopotamico, e
+O
Per un approlondimento del problema clr. D. Charpin, Iire et ecrire a Babylone, Paris,
2OOS. 3¡-3¡.

Sul colophon nelle varie ere e nei vari paesi, vedi: C. Sirat, Writing as Handvork…,
1urnhout, 2OO6. ++3-+¯+.
+2
H. Hunger, ”Babylonische und Assyrische Kolophone“ Alter Orient und Altes 1esta-
ment ,¡º6S): ¡23.
+3
Con il termine incunabolo s’indica l’opera stampata tra la nascita della stampa a caratteri
mobili intorno al ¡+33 circa ed il 3¡ dicembre ¡3OO.
++
j-j, Classner, Lcrir a Sumer... op. cit.; D. Charpin, Iire et ecrire a Babylone, Paris, 2OOS.
45 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Dai tokens al cuneiforme: la nascita della scrittura presso i Sumeri
sostanzialmente basata sui ritrovamenti risalenti alla hne del II millennio
a.C. Sulla base di cio sappiamo che in Mesopotamia gli scribi, come tutti gli
artigiani, dovevano compiere un periodo di addestramento, al termine del
quale potevano guadagnarsi il diritto di chiamarsi “dubsar”, cioe “scriba”,
ed entrare a lar parte di una elite.
Ie antiche lingue sumera e accadica ci hanno tramandato il nome dello
scriba e dei suoi strumenti nell’antica Mesopotamia:

DUB.SAR, e colui che scrive le tavolette ,in accadico: ṭupšarru);
CI indicava la canna per scrivere, prima a sezione tonda e poi triangolare
,in accadico: qanù);
L-DUB-BA era il nome dato alla casa delle tavolette ,in accadico: bit ṭuppi);
DUB indicava la tavoletta d’argilla ,in accadico: ṭuppu).
Cli scribi erano sotto la protezione della dea sumera “Þisaba”, ma in
seguito, in epoca babilonese, il posto lu preso dal dio “Þabu”, il cui
simbolo era uno stilo. Þabu era rahgurato da una tavoletta d’argilla e da
un bastoncino per inciderla posati su un altare retto dal dragone cornuto,
suo attributo animale.
I’istruzione dello scriba, cominciava in tenera eta nell’ “e-dubab”, la “casa
delle tavolette” citata. Il maestro era chiamato “ummia” o, in accadico,
“ummanu”, il quale poteva essere ahancato da un “adda e-dubba” “padre
della casa delle tavolette” e da un “ugula” “impiegato”. Ia maggior parte
dell’istruzione iniziale e la disciplina, erano assicurate da un “lratello
maggiore”, probabilmente uno scolaro anziano, che a seconda dei casi,
l’alunno doveva adulare o corrompere, per evitare di essere bastonato.
I’addestramento dello scolaro cominciava con l’insegnamento alla
preparazione della tavoletta d’argilla e all’uso dello stilo. I primi passi
erano latti utilizzando un pezzetto d’argilla qualunque, su cui imparava
ad imprimere un segno cuneilorme semplice, noto in sumerico come “ge”,
in babilonese “miḫistu”, e quindi continuava imparando ad imprimere i
cunei orizzontali, verticali ed obliqui, cosi come nelle scuole elementari
dei paesi occidentali, si comincia ad insegnare a scrivere lacendo tracciare
delle linee con una biro su dei logli di carta.
Una volta assunta una certa abilita nel tracciare questi segni, cominciava
hnalmente l’addestramento alla scrittura delle diverse sillabe che
componevano la scrittura cuneilorme. A quanto sappiamo, uno dei primi
esercizi era quello di scrivere dei nomi propri, come sembrerebbe dalla
lettura di alcune tavolette che recano scritte solo due o tre nomi personali,
con una graha molto incerta.
Conclusa anche questa lase, lo studente cominciava ad utilizzare la
“tavoletta d’argilla standard”, se cosi la possiamo dehnire, di lorma tonda
o a panetto. Su questa il maestro di solito scriveva tre righe da un lato
della tavoletta, ad esempio nomi di divinita, un elenco di termini tecnici,
ecc.; lo scolaro doveva studiarle attentamente e quindi girare la tavoletta e
46 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Dai tokens al cuneiforme: la nascita della scrittura presso i Sumeri
provare a riprodurre cio che aveva scritto il maestro.
Inhne lo studente cominciava lo stadio dell’apprendimento e della scrittura
della letteratura sumera: la conoscenza della lingua e letteratura sumera,
erano parte integrante della lormazione dello scriba, cosi come il latino ed
il greco nella scuola moderna.
Una parte del curriculum dello studente, era poi dedicato allo studio della
matematica insegnata dal “dubsar nišid” ,scriba della contabilita), dal
“dubsar zaga” ,scriba delle misurazioni) e dal “dubsar ašaga”, ,scriba dei
campi) equivalente al nostro geometra. In una tavoletta che ci e giunta, e
riportato un dialogo tra due scolari, in cui il piu anziano chiede al giovane:
“Conosci le moltiplicazioni, i reciproci, coehcienti, sai lar tornare i conti,
conosci la contabilita amministrativa, come lare i pagamenti di ogni tipo,
dividere le proprieta e delimitare le porzioni dei campi7”.
2.6.3. Ia lettura delle tavolette d’argilla
Un aspetto interessante nella lettura delle tavolette d’argilla e spiegato da C.
Pettinato
+3
attraverso il citato mito sumero sulla nascita della scrittura. Il
passo, tratto dalla letteratura sumera, narra della prima volta che l’argilla lu
utilizzata per scrivere un messaggio. A un certo punto del racconto e scritto:
-Il signore di Kullab ¸Urukj impasto l’argilla e v’incise le parole come in
una tavoletta;
- prima nessuno aveva mai inciso parole nell’argilla – ora, quando il dio
sole risplendette, cio lu manilesto: il signore di Kullab incise le parole
come in una tavoletta, ed esse lurono visibili-.
Ie parole: …ora quando il dio sole risplendette, cio lu manilesto… possono
sembrare poco chiare. C. Pettinato, a questo proposito, racconta la prima
volta che provo a leggere una tavoletta in caratteri cuneilormi presso il British
Museum: non riusciva a distinguere i caratteri, pur conoscendo perlettamente
la lingua e la scrittura sumero-accadica. In quell’occasione i conservatori del
Museo gli spiegarono che per leggere le tavolette era necessaria la luce radente,
e la stessa esperienza la ripete durante gli scavi a Lbla, quando non riusciva
a leggere le tavolette in caratteri cuneilormi alla luce dell’alba o a quella del
tramonto, ma solo quando il sole era alto nel cielo.
+3
C. Pettinato, I Sumeri, Milano, ¡ºº2. 3º-+O.
47 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
3.
IA DIIIUSIOÞL DLIIA SCRI11URA CUÞLIIORML
ÞLI MOÞDO AÞ1ICO
Ia scrittura cuneilorme per oltre tremila anni, dal IV millennio a.C. e hno
alla hne del VI secolo a.C., e la scrittura lranca dell’antico Vicino Oriente,
utilizzata per scrivere anche altre lingue pur dotate di una propria scrittura.
Þel II millennio a.C. in Anatolia, tra le scritture in caratteri cuneilormi,
oltre l’ugaritico, lorse la prima scrittura completamente allabetica, di
cui si discutera in seguito nel capitolo relativo alla nascita dell’allabeto si
possono citare: l’elamico, l’ittita, l’hurrico, il luvio, e il palaico. In Lgitto
poi, si trovano le lamose Iettere di 1ell el-Amarna, con la corrispondenza
diplomatica tra i sovrani Babilonesi, Assiri, Ittiti e Mitanni e i laraoni egizi
della XVIII dinastia, datate tra il ¡332 e il ¡336 a.C., redatte in caratteri
cuneilormi, che oltre a assumere una grande importanza per la storia del
Vicino Oriente antico, contengono alcune glosse in scrittura cuneilorme e
lingua cananaica. Purtroppo la trascrizione in caratteri cuneilormi di lingue
cosi diverse, in molti casi non semitiche, ha portato spesso a una trascrizione
non ledele della lingua; comunque questa ebbe una vita molto lunga, come
attesta l’iscrizione in cuneilorme risalente al ¯3 d.C, la piu recente che si
conosca, ma le ricerche condotte portano gli studiosi a ritenere che questa
scrittura sia stata utilizzata almeno hno al III secolo d.C.
+6

3.¡. Llamico
La scrittura elamica, utilizzata per scrivere l’omonima lingua, di tipo
agglutinante quindi non semitica ne indoeuropea, puo essere di tre tipi:
elamica pittograhca ,hg. 3), elamica geroglihca, di cui si discutera in
seguito, ed elamica cuneilorme.
Quella cuneilorme puo essere divisa in:
¡. cuneilorme accadica ,III-II millennio a.C.), cosi dehnita perche dalle
caratteristiche molto simili alla scrittura accadica;
2. cuneilorme neoelamica ,I millennio a.C.), notevolmente semplihcata
rispetto alla precedente.
+6
M.j. Celler, “1he Iast Wedge” Zeitschrilt lur Assyriologie S¯ ,¡ºº¯): +3-º3.
48 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La diffusione della scrittura cuneiforme nel mondo antico
Fig. 5 - 1. Qualche segno protoelamita. 2-6. alcuni vasetti di susa I con decorazione stilizzata. 4 diversi
motivi pittorici dei vasi di susa I.
49 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La diffusione della scrittura cuneiforme nel mondo antico
I’elamico cuneilorme e caratterizzato da una radicale diminuzione del
numero dei segni, che nel III-II millennio a.C. si riducono a circa ¡3O
segni sillabici

, 23 geroglihci e sette determinativi; il gran numero dei
poliloni e omoloni presenti nell’accadico sono inoltre notevolmente
diminuiti, ma non eliminati completamente. Il piu antico testo in lingua
e scrittura elamica cuneilorme, che risale al XXIII secolo a.C., contiene
un trattato concluso tra il re di Akkad, Þāramsîn e il sovrano elamico
Hita; il testo piu recente risale invece all’epoca dell’impero persiano
Achemenide, alla hne del V secolo a.C.
Crammaticalmente nell’elamico cuneilorme sono presenti quattro vocali
,<a-, <i-, <u-, <e-, e lorse la <o-) e ¡+ consonanti ,labiali. <b-, <p-; dentali.
<t-, <ť-; velari: <k-, <k’-; dentali. <š-, <s-, <ṣ-, <z-; nasali: <m-, <n-; liquide:
<l-, <r-) oltre le semivocali <į- e lorse la <y-
+S
.
3.2. Lblaita
Ia scoperta della citta di Lbla e dei suoi archivi reali con i documenti
in lingua e scrittura cuneilorme eblaita, hno allora sconosciuta, si deve
alla missione italiana diretta da P. Matthiae, che nel ¡º6+ comincio
l’esplorazione del sito di 1ell Mardikh nel sud della Siria portando alla
luce l’antica civilta di Lbla. Cli scavi proseguiti per parecchi anni, nel
periodo dal ¡º¯+ al 2OO+ hanno portato alla scoperta degli archivi del
regno risalenti a un periodo intorno al 23OO a.C. composti di poco meno
di 2.OOO tavolette integre, circa 6.OOO lrammenti di grandi dimensioni e
quasi º.OOO lrammenti piccoli o relativamente piccoli. Questi documenti
sono in gran parte amministrativi, relativi alla contabilita della corte,
ma sono presenti anche testi letterari e testi lessicali. Ia decilrazione di
questa scrittura sconosciuta, si deve a C. Pettinato, che ha permesso di
identihcare la lingua eblaita come appartenente al gruppo delle lingue del
semitico nord-occidentale

. Questa scoperta e di enorme importanza,
sia perche quella eblaita e una scrittura anteriore all’accadico la quale
si e sviluppata direttamente da quella sumerica, sia perche hno allora,
d’accordo con il lamoso assiriologo Wollram von Soden, gli studiosi
ritenevano che durante il terzo millennio a.C. la scrittura cuneilorme
non losse conosciuta luori della Mesopotamia.

M-j. Steve, Syllabaire elamite. Histoire et paleographie, Þeulchatel-Paris, ¡ºº2.
+S
M. Khačik¡an, 1he Llamite Ianguage, Roma, ¡ººS. 3-¡O.

Sugli archivi reali di Lbla, vedi in particolare: P. Matthiae, Cli archivi reali di Lbla,
Milano-Roma, 2OOS.
50 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La diffusione della scrittura cuneiforme nel mondo antico
3.3. Hurrico
Ie prime notizie sul popolo degli Hurrici che risalgono al III millennio
a.C. e arrivano hno alla hne del II millennio a.C., sono relative al loro
insediamento nel nord della Siria e in alcune parti del moderno Iraq e
della 1urchia, nella parte adesso abitata dai Curdi. Cli Hurrici londarono
intorno al XV secolo a.C. il regno dei Mitanni
3O
che divenne una delle
principali potenze rivali dell’impero Lgiziano. I’adattamento del
sillabario cuneilorme paleo-babilonese alla lingua hurrica si ritrova per
la prima volta in un’iscrizione monumentale della hne del III millennio
a.C. ma testimonianze di questa lingua si trovano anche nelle lettere di
1ell el-Amarna

, nella corrispondenza tra i re Mitanni e i Iaraoni egiziani
della XVIII dinastia, dove e presente un testo in lingua hurrica di oltre
3OO righe. Dalle poche testimonianze di questa scrittura, che trascriveva
una lingua di tipo ergativo, sappiamo che l’uso dei determinativi e dei
logogrammi e molto limitato, inoltre tra le vocali manca la <o-, come
nell’accadico e nell’ittita. Þelle lettere dei Mitanni, si ritrova un numero
limitato di segni sillabici: +¡ segni consonante+vocale ,CV), 3¡ segni
vocale+consonante ,VC), e 26 segni consonante+vocale+consonante
,CVC), alcuni dei quali hanno un doppio valore. Inoltre sono distinte
solo parzialmente la <e- e la <i-.
Oltre che in cuneilorme paleo-babilonese, in lingua hurrica sono note
alcune iscrizioni in scrittura cuneilorme ugaritica.
3.+. Palaico
Il palaico, lingua degli abitanti della citta di Pala, era originariamente
parlato in Anatolia centro-settentrionale, coincidente con la Pahagonia
32

classica, probabilmente all’epoca della prima attestazione della lingua
ittita ,XVI secolo a.C.) non era piu parlata, e rimaneva solo come lingua
cultuale all’epoca imperiale ittita. I testi in questa lingua, scritti con
gli stessi caratteri cuneilormi paleo-babilonesi utilizzati per scrivere la
lingua ittita e quella luvia, provengono dagli archivi e dalle biblioteche di
3O
Ia prima attestazione di questo nome si ha a 1ebe, nella tomba di Maenhemet, un lun-
zionario egiziano dell’inizio del XV secolo a.C. I’origine del nome Mitanni o ,Mittani) e
ignota. Ie piu antiche attestazioni in testi in scrittura cuneilorme, portano a ritenere che
derivi dal nome di persona Maitta, e percio sarebbe piu corretto indicare il nome di questo
regno come Maittani o Mittani, preleribile a quello tradizionale di Mitanni.

O. Pedersen, Archives and Iibaries in the Ancient Þear Last, ¡3OO-3OO B.C., Bethesda
,Maryland), ¡ºSS. 3S-+2.
32
Regione antica dell’Asia Minore settentrionale, compresa tra Bitinia, Calazia, Ponto e
Mar Þero.
51 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La diffusione della scrittura cuneiforme nel mondo antico
Ḫattuša, e sono di carattere religioso e cultuale. Sebbene i testi pervenuti
siano molto lrammentari, si puo ahermare che il palaico sia una lingua
indeuropea
33
.
3.3. Iittita
Ia lingua che oggi chiamiamo ittita, o in italiano piu correttamente etea,
,da hethaeus) era denominata dai suoi parlanti nešili
3+
, la lingua di Þeša,
citta che per questa popolazione era di grande importanza. Ia sua esistenza
e attestata da alcune migliaia di tavolette d’argilla in scrittura sia cuneilorme
sia geroglihca che vanno dal XVI al XII sec. a.C., ritrovate principalmente
negli archivi reali a Ḫattuša, l’odierna Boğazköy, la capitale dell’impero
ittita. Sull’origine di questo popolo
33
esistono ancora oggi molti dubbi:
probabilmente proveniente dall’Asia Minore, nel terzo millennio a.C. e gia
presente in Cappadocia e intorno al 2OOO a.C. si espande verso il sud ,Siria e
Palestina), l’est ,Armenia), il nord ,hno al Mar Þero); gli Ittiti lanno anche
un tentativo d’espansione verso la Mesopotamia, ma sono respinti.
Ia lingua ittita, tuttora la piu antica lingua indoeuropea consegnata alla
scrittura, e convenzionalmente divisa in tre periodi principali:
antico ittita ,dal ¡3¯O al ¡+3O a.C.): rappresenta la lase piu antica della
lingua, ed e documentata da un ristretto numero di testi;
medio ittita ,dal ¡+3O al ¡3SO a.C.): e il periodo di transizione tra la lase
antica e quella piu tarda;
neo-ittita recente ,dal ¡3SO al ¡2OO a.C.): rappresenta la lase piu tarda della
lingua.
Þella scrittura ittita cuneilorme, che dal punto di vista grahco e ahne
a quella paleo-babilonese, sono presenti ideogrammi, lonogrammi e
determinativi, che precedono, o piu raramente seguono, il termine
cui si rileriscono. Uno stesso segno cuneilorme ideograhco puo essere
pronunciato in maniera diversa a secondo che sia letto in ittita, in accadico,
in sumero, in hurrico, ecc. Seguendo il principio dell’omolonia inoltre,
talora gli scribi partendo dalla somiglianza lonetica tra sillabe e parole
delle varie lingue da essi conosciute, sostituiscono le sillabe lonetiche con
ideogrammi la cui lettura, in una delle altre lingue, e simile alla sillaba
lonetica di partenza. I sillabogrammi ittiti possono essere di quattro tipi:
33
H.C. Melchert, Anatolian Historical Phonology, Amsterdam-Atalanta, ¡ºº+. ¡ºO-22S;
O. Carruba, Das Palaische. 1exte, Crammatik, Iexikon, Wiesbaden, ¡º¯O.
3+
Da cui “lingua nesita” o “nesio”
33
Il nome di Ittita con cui e oggi identihcato questo popolo, viene da quello attribuito loro
dalle popolazioni conhnanti che li chiamavano Hatti, da cui il nome Ittiti
52 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La diffusione della scrittura cuneiforme nel mondo antico
¡. segni per la sola vocale ,V);
2. segni per la vocale+consonante ,VC);
3. segni per la consonante+vocale ,CV);
+. segni per la consonante+vocale+consonante ,CVC).
Dal punto di vista lonologico l’ittita e costituito da ¡S consonanti ,b, p,
d, t, g, k, kv, gv, š, H, h, ts, l, r, m, n, v, y) e otto vocali ,<a, ā, e, ē, i,
ī, u, ū-, manca la <o-); le vocali lunghe sono rappresentate grahcamente
mediante la ripetizione delle vocali stesse
36
.
3.6. Iuvio
Il luvio, lingua dei Iuviti, ci e noto da alcuni testi rituali in scrittura
cuneilorme, datati tra il XVI e il XII secolo a.C., provenienti da
Ḫattuša

, odierna Boğazköy, che presentano larghe parti scritte in
luvio, oltre a dei testi ittiti che contenengono solo alcune parole in
questa lingua scritti, come per il palaico, nei caratteri cuneilormi
paleo-babilonesi utilizzati per l’ittita. In questo caso si possono avere
due possibilita: nel primo le parole in luvio sono dei prestiti linguistici
e alla parola sono ahsse desinenze ittite; nel secondo caso queste sono
considerate alla stregua di parole straniere. 1alvolta alcune parole luvie
sono precedute dal segno di glossa ,Clossenkeilvörter = parole glossate),
costituito da due cunei anteposti al termine; questi sono termini ,verbi,
sostantivi, aggettivi) a tema eteo e desinenza luvia, o a tema luvio e
desinenza etea, ritenuti dagli studiosi di grande importanza dal punto
di vista linguistico.
3.¯. Urarteo
Ia scrittura cuneilorme accadica, lu utilizzata anche per trascrivere la
lingua degli Urarti, gli antichi abitanti dell’Urartu, un antico regno in
Anatolia orientale che lu una delle grandi potenze del Vicino Oriente tra
il IX e l’VIII secolo a.C. Il sillabario urarteo e estremamente ristretto, con
soli 3¯ segni del tipo CV e ¡º VC, cui si aggiungono cinque vocali: <a-,
<e-, <i-, <u-, <ú-. Ie principali iscrizioni urartee superstiti sono iscritte su
monumenti in pietra e sono narrazioni storiche dei re di Urartu. Oltre che
in cuneilorme, questa scrittura e attestata anche in un ristretto numero
d’iscrizioni pittograhche, non ancora decilrate.
36
R. Irancia, Iineamenti di grammatica ittita, Roma, 2OO3.

O. Pedersen, Archives and Iibaries in the Ancient Þear Last, ¡3OO-3OO B.C., Bethesda
,Maryland), ¡ºSS. ++-36.
53 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La diffusione della scrittura cuneiforme nel mondo antico
3.S. Ienicio cuneilorme
Il lenicio, di cui si parlera piu dihusamente in seguito, e attestato allo
stato attuale delle nostre conoscenze, anche in sei iscrizioni in caratteri
cuneilormi
3S
, datate alla seconda meta del XIII secolo a.C., che utilizzano
un allabeto cuneilorme ugaritico ridotto. Ia presenza di questi documenti
solleva il quesito del perche, se la scrittura lenicia losse ormai stata creata,
si dovesse ricorrere a quella cuneilorme. C. Carbini a questo proposito,
ritiene che la scrittura lenicia losse usata solo nell’ambito religioso, mentre
quella cuneilorme ridotta aveva un impiego esclusivamente prolano ,nomi
di labbricanti o di proprietari di oggetti di uso comune)

.
3.º. Persiano cuneilorme
Il cuneilorme paleo-persiano secondo la dehnizione di D. Diringer, o
persepolita come si prelerisce chiamarlo oggi, si distingue dal cuneilorme
accadico per il minor numero di cunei ,due, tre o quattro, raramente
cinque) con cui e tratteggiato ogni segno. I testi in questa scrittura
risalgono al periodo dell’Impero Achemenide
6O
,3+º-33O a.C.), e tra questi
il piu importante e la stele trilingue di Dario I a Behistun. Ia scrittura,
orientata da sinistra verso destra, si avvicina a quell’allabetica cuneilorme
di Ugarit, di cui si dicutera in seguito, tanto che alcuni autori la dehniscono,
insieme a quella geroglihca meroitica, scrittura quasi-allabetica. I’origine
del cuneilorme persiano e latto risalire secondo la tradizione a Ciro il
Crande ,33O-32º a.C.) ma studi recenti hanno mostrato che non esistono
iscrizioni anteriori a quelle di Dario ,+3º-+S3 a.C.)

.
Il persiano cuneilorme e composto di +¡ segni
62
,hg. 6):
Quattro ideogrammi per -re-, -provincia-, -regione- e -Aura Mazdā-, il
dio supremo;
tre segni per le vocali <a, i, u-;
tredici consonanti ciascuna delle quali puo avere valore di semplice
consonante o di consonante seguita da <-a- breve ,la <a- lunga e
rappresentata da un segno addizionale);
dieci segni per le consonanti <k, g, t, n, r- ognuna in due lorme: consonanti
3S
Un’anlora da 1ell Þebi Mend ,Siria); un’anlora e un’ansa da Kamid el-Ioz, un’ansa da
Sarepta; un coltello bronzeo dal 1abor e una coppa d’argento da Hala Sultan 1ekke ,Ci-
pro).

C. Carbini, Introduzione all’epigraha semitica, Brescia, 2OO6. ¯¯-¯S.
6O Dal nome del mitico re Achemene, londatore della dinastia persiana degli Achemenidi.

L. Morano, “I’uso della scrittura tra i popoli iranici...” Ia scrittura nel Vicino Oriente
antico, Milano, 2OOº. ¡¡¯.
62
Ibid., ¡¡S; R.C. Kent, Old Persian: Crammar, 1exts, Iexicon, Þev Haveen, ¡º33. ¡¡-2+.
54 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La diffusione della scrittura cuneiforme nel mondo antico
pure o seguite dalla vocale <-ă- e consonanti seguite da <-u-;
quattro segni per <v- e <ĵ- le quali possono essere pure o seguite da <-a- e
da <-i-;
sei segni per le consonanti <d- e <m- per indicare una consonante o
consonante seguita da <-a-, consonate seguita da <-i-, consonante seguita
da <-u-;
Un cuneo obliquo per indicare la separazione delle parole.
Ie nasali che precedono consonanti sono omesse e certe consonati hnali
non sono indicate, lorse perche nel tardo persiano antico s’indeboliscono
o non sono pronunciate.
Ogni segno di questa scrittura puo essere usato sia con il suo valore
consonantico che con quello sillabico, ma purtroppo non esistono regole
precise e solo la conoscenza della lingua consente una corretta lettura.
Questa scrittura poteva rappresentare un momento di passaggio dalla
scrittura sillabica a quella allabetica, nonostante la presenza di quattro
ideogrammi, ma ormai l’allabeto lenicio si era dihuso in tutto l’oriente
dando origine a numerose altre scritture.
Fig. 6 - Persiano cuneiforme sillabico
Re Cuore Nazione Dio
55 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
+.
IA DLCIIRAZIOÞL
DLIIL SCRI11URL CUÞLIIORMI
Ie prime notizie della scrittura cuneilorme si devono a Lrodoto ,Hist.
libro IV, S¯)
63
che cita genericamente degli ᾿ Aσσύρια γραμματα ,Assyria
grammata) senza pero lornire nessuna inlormazione su questa scrittura.
Ia loro riscoperta si ha nel ¡6O6 della nostra era, per merito dei lratelli
Ciambattista e Cirolamo Vecchietti, quando visitando alcune rovine nel
Vicino Oriente osservarono certe scritture d’intagliamenti. Ia notizia
della prima iscrizione in cuneilorme in Luropa si deve invece al celebre
esploratore Pietro della Valle che il ¡3 ottobre ¡62¡, ,quindici anni dopo
le prime notizie lornite dai lratelli Vecchietti) copio, sulla terrazza
di Cihilminār nella citta persiana di Shiras, cinque gruppi di segni
cuneilormi persiani e li riporto in una lettera inviata a un amico a Þapoli.
Questa lettera lu pero pubblicata nel ¡63S e solo nel ¡6¯+ il lrancese jean
Chardin
6+
visitando l’India e la Persia pubblico la prima copia integrale di
un’iscrizione, sappiamo oggi persiana, in caratteri cuneilormi. Þel ¡¯63
Cartsen Þiebuhr porto con se dal suo viaggio a Persepoli trascrizioni molto
ledeli d’iscrizioni trilingue e le pubblico nel ¡¯SS
63
, identihcandovi tre
diverse scritture cuneilormi che lurono rispettivamente l’antico persiano,
l’elamico, e il babilonese.
Per quanto riguarda il nome di scrittura cuneilorme alcuni attribuiscono
il merito di aver assegnato questo nome allo studioso tedesco Lngelbart
Kámpler
66
nel ¡6S6; secondo altri, invece, la prima volta questo termine
lu utilizzato da 1homas Hyde, prolessore d’ebraico e arabo all’Universita
di Oxlord, che nel suo libro sulla Persia

pubblicato nel ¡¯OO li dehni
ductuli pyramidales seu cuneilormes. Va in ogni caso precisato che recenti
63
Hist. libro IV, S¯: -Dario, dopo aver contemplato il Ponto, navigo indietro hno al ponte,
il cui costruttore era stato Mandrocle di Samo. L dopo aver contemplato anche il Bosloro
vi pose due stele di marmo bianco, lacendo incidere su di una in caratteri assiri ¸assyria
grammataj, sull’altra in caratteri greci….-
6+
jean Chardin, Voyages de monsieur le chevalier Chardin en Perse et autres lieux de
l’Orient, Amsterdam, ¡6S6-¡¯¡¡.
63
C. Þiebuhr, Reisebeschreibung von Arabien und anderen umliegenden Iándern, ¡¯¯+-
¡¯¯S.
66
j. Iriedrich, Decilrazione delle scritture scomparse, Iirenze, ¡º63. 6O.

1. Hyde, Veterum Persarum et Parthorum et Medorum religionis historia, Oxonii, ¡¯OO.
56 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La decifrazione delle scritture cuneiformi
ritrovamenti hanno messo in luce che la scrittura cuneilorme, nella sua
lorma piu arcaica, non aveva la hgura di un cuneo, ma semplicemente di
un tratto privo della caratteristica testa.
+.¡. Ia decilrazione del persiano cuneilorme
6S
Ia prima scrittura cuneilorme a essere decilrata, lu il persiano e il primo
passo lu compiuto da O.C.1ychsen cui va il merito di avere compreso
gia nel ¡¯ºS che nel persiano cuneilorme un solo cuneo obliquo aveva la
lunzione di dividere le parole. Piu avanti si spinse I.C.C. Munter che in
una sua opera pubblicata nel ¡SO2, sulla base di considerazioni storiche,
argomento che le iscrizioni appartenevano alla dinastia Achemenide ,6+S-
33O a.C.) e percio la loro lingua doveva essere ahne a quella dell’Avesta

,
il libro sacro degli Iranici. Inoltre riusci a stabilire che, delle tre scritture
cuneilormi persepolitane trascritte da C. Þiebuhr, la prima doveva essere
allabetica ,il persiano), la seconda e la terza sillabiche ,rispettivamente
l’elamico e il babilonese). Il merito di aver per primo interpretato questa
scrittura cuneilorme non va pero a un orientalista, ma a un prolessore di
liceo, Ceorg Iriedrich Crotelend di Cöttingen ,¡¯¯3-¡S33) che, senza aver
conoscenza delle lingue orientali, seppe attribuire il giusto valore ad alcuni
segni allabetici. Il Crotelend, inlatti, studiando l’iscrizione persiana, arrivo
a intuire la posizione d’alcuni nomi personali; basandosi sulla successione
dei re lornita da Lrodoto, riusci a risalire alla lorma originale del loro
nome sulla base di quella data negli antichi testi iranici e piu precisamente
nell’Avesta. Pote cosi leggere alcune parole e arrivare a identihcare ¡3 segni
con valore allabetico ,di cui pero quattro risultarono poi inesatti) arrivando
a decilrare la scrittura persiana cuneilorme senza l’ausilio di un’iscrizione
bilingue. In un primo tempo lo studio del Crotelend ,pubblicato in lorma
ridotta e solo nel ¡S¡3 in maniera completa) non lu preso in considerazione
dagli orientalisti che non continuarono il suo lavoro. Iu solo con gli studi
del Rask nel ¡S26, cui si deve il merito di aver identihcato i segni per
n
,a)
e m
,a)
e la desinenza per il genitivo plurale ,<–ānām- che corrisponde
all’avestico <–anąm-), che la lingua di questa scrittura lu messa in relazione
con l’avestico portando nel ¡S36 L. Burnoul e C. Iassen, a intraprendere
una sistematica comparazione con quest’antica lingua persiana. C. Iassen
6S
Sulla decilrazione del persiano cuneilorme vedi anche: R.C. Kent, Old Persian: Cram-
mar, 1exts, Iexicon, Þev Haven, ¡º33. ¡O-¡¡.

Ie lingue iraniane antiche sono due: l’antico persiano e l’avestico, con cui e scritta l’Ave-
sta, il testo sacro degli zoroastriani, redatto tra il VI ed il IV secolo a.C., coevo quindi
all’antico persiano.
57 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La decifrazione delle scritture cuneiformi
nel ¡S+3 poi, scopri che ogni consonante aveva una vocale inerente, come
nell’antica scrittura indiana. Þel ¡S+6-¡S+¯ il Ravlinson pubblico la
grande iscrizione di Behistun, dehnita la Pietra di Rosetta delle iscrizioni
cuneilormi e inhne il lavoro di decilrazione lu portato a completamento
dagli studi dell’Hincks e in particolare dell’Oppert, il quale nel ¡SS3 stabili
il valore dell’ultimo ,e molto raramente usato), segno lonetico, il quale e
attestato solo in quattro nomi stranieri.
+.2. Ia decilrazione dell’elamico cuneilorme
Decilrato il persiano cuneilorme, lu piu lacile interpretare la seconda
iscrizione della pietra di Behistun, come oggi si sa scritta in neo-elamico,
che con i suoi ¡¡¡ segni appariva molto piu semplice della terza, scritta
in accadico, ricca invece di centinaia di diversi gralemi. Il Crotelend lece
i primi tentativi nel ¡S3¯ constatando che i nomi di persona maschili
erano sempre preceduti da un cuneo posto dinanzi in senso verticale:
il determinativo per i nomi di persona maschili come sappiamo oggi.
Maggiori risultati lurono raggiunti dal Þorris, che nel ¡S33 pubblico la
redazione elamica della pietra di Behistun consentendo l’identihcazione
della quasi totalita dei segni con valore sillabico; tuttavia ancora oggi,
questa scrittura presenta numerose incognite. Per quanto riguarda invece
la scrittura elamica dei secoli XIII-XII a.C., detta medio-elamica, anch’essa
cuneilorme, la mancanza di tavolette con il testo in altre lingue ha reso
piu dihcoltosa la sua decilrazione; un notevole aiuto e venuto dai testi in
neo-elamico delle iscrizioni del periodo Achemenide che hanno lornito il
signihcato di numerose parole.
+.3. Ia decilrazione dell’accadico
Piu complessa lu la decilrazione dell’accadico, poiche, a seguito degli scavi
condotti dal lrancese Botta nel palazzo del re assiro Sargon e nel ¡S+3
dall’inglese Iayard tra le rovine di Þinive, lurono portati alla luce una gran
quantita di tavolette d’argilla scritte in cuneilorme accadico lornendo agli
studiosi un vastissimo materiale epigrahco, ma non ancora la chiave per
poterlo leggere. Ancora una volta si cerco la chiave per la sua decilrazione
nell’iscrizione di Behistun, ma come scrisse il Ravlison nel ¡S3O:
-Voglio lrancamente conlessare che, dopo essermi impadronito di ogni
segno e di ogni vocabolo babilonese, per i quali trovai qualche aiuto
nelle iscrizioni trilingue, sia con una prova diretta, sia con una chiave,
piu di una volta sono stato tentato, quando mi slorzavo d’applicare la
chiave trovata all’interpretazione delle iscrizioni assire, di rinunciare allo
58 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La decifrazione delle scritture cuneiformi
studio una volta per sempre, poiche disperavo completamente anche di un
qualunque risultato soddislacente-.
Þel ¡S+3 Isidor Iövenstern, sostenne il carattere semitico della lingua
accadica, ahermando erroneamente che i segni cuneilormi erano delle
semplici consonanti come nelle altre lingue semitiche ,lenicio, aramaico,
ecc.); inoltre constato che per la <r- vi erano sette diversi segni, che
oggi sappiamo indicare sette diverse sillabe ,<ar, ir, er, ur, ra, ri, ru-).
I’intuizione che questi non erano segni allabetici, ma sillabici, si deve a
Ldvard Hincks, che nel ¡S3O scrisse:
-non c’e un solo segno che indichi soltanto una semplice consonante,
piuttosto i segni rappresentano una consonante preceduta o seguita da
una vocale-.
A lui si deve anche l’intuizione che questi caratteri potevano avere un valore
non solo sillabico, ma anche ideograhco o determinativo, identihcando
con esattezza i determinativi usati per i nomi di divinita, paesi e citta.
Un’ultima importante scoperta si deve al Ravlinson, giustamente
chiamato dagli Inglesi padre dell’assiriologia, il quale scopri il principio
della polilonia nell’accadico:
-Puo essere provato oltre ogni dubbio che una grandissima parte dei segni
assiri e polilonica-.
Questa intuizione lu dimostrata grazie alla scoperta delle prime
liste grammaticali, lessicali e grahche degli scribi mesopotamici, che
consentirono di comprendere come una stessa parola poteva essere scritta
attribuendo ai segni cuneilormi un diverso valore ,logograhco, sillabico
o determinativo). Inhne si deve a quest’orientalista il merito di aver
identihcato correttamente una lista di 2+6 segni, ancora oggi in gran
parte validi, che lurono aggiunti alla sua pubblicazione del testo accadico
dell’iscrizione di Behistun. Ia conlerma della decilrazione dell’accadico,
si ebbe quando nel ¡S3¯, trovandosi contemporaneamente a Iondra
Ceorge Ravlinson, Ldvard Hincks, Willliam Henry Iox 1albot e jules
Oppert, la Royal Society diede ai quattro studiosi un testo abbastanza
lungo chiedendo loro di tradurlo. All’apertura delle buste con le quattro
traduzioni in una solenne seduta, si vide che i quattro testi sostanzialmente
concordavano nei punti salienti. Ia lingua era stata decilrata, restava
adesso il lungo lavoro d’approlondimento per arrivare a una lista completa
59 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La decifrazione delle scritture cuneiformi
dei segni cuneilormi accadici, operazione compiuta tra il XIX e il XX.
Per quanto riguardava il signihcato delle parole, lu applicato il modello
etimologizzante, in pratica accertato che l’accadico e una lingua semitica,
si ricorse alla comparazione con l’arabo e l’ebraico per interpretare il
signihcato delle parole della lingua assiro-babilonese. Ad esempio: <kī-
signihca sia in ebraico sia in accadico <come-; in accadico e arabo <lā- e
in ebraico <lō- esprimono la negazione <no-; <casa- si dice in accadico
<bītu-, in arabo <baitu- e in ebraico <ba¡it-; ecc.
+.+. Ia decilrazione del sumero
¯O
Ia prima tavoletta in caratteri cuneilormi ma lingua sumera, lu rinvenuta
nel ¡S33 ma questa, pur essendo leggibile, sluggiva a ogni interpretazione
linguistica. Quella del sumero non lu quindi la decilrazione di una
scrittura, ma piuttosto l’interpretazione di una lingua sconosciuta. Þel
¡S6º jules Oppert scopri per primo il nome di questa lingua misteriosa,
che appariva chiaramente come una lingua agglutinante che non aveva
nessuna relazione con le altre lingue semitiche ne con nessun altro gruppo
linguistico conosciuto, ma lu solo nel ¡SSº che un testo bilingue diede
correttamente la precisa indicazione di lingua di Sumer, conlerma che si
ebbe pero solo nel ¡ºO3. A proposito della lingua sumerica si accese una
viva disputa, che poco aveva di scientihco
¯¡
. Ia cultura europea e americana
allora dominanti, si rihutavano di riconoscere l’esistenza di una grande
cultura non indoeuropea agli albori della civilta umana, che avesse anche
inventato la scrittura. In questo quadro, non mancarono le teorie ariane e
antisemitiche, in cui s’inseri anche la violenta polemica del grande semitista
joseph Halevy, che nel tentativo di demolire i presupposti delle concezioni
antisemite, dilendendo la semiticita della civilta mesopotamica, arrivo a
ipotizzare che il sumero losse una lingua inventata dai sacerdoti babilonesi
come codice segreto che poi con il passare dei secoli si era traslormata in
lingua naturale. 1esi questa, sostenuta ancora nel suo ultimo libro pubblicato
nel ¡º¡2, quando ormai il sumero era stato identihcato come una lingua
autonoma. Il merito di aver riconosciuto un’autonomia a questa lingua,
va a Ir. 1hureau-Dangin, che nel ¡ºO3 pubblico l’opera: Ies inscription
de Sumer et d’Akkad, lornendo per primo una traduzione delle iscrizioni
sumeriche. Cli studi per la sua decilrazione sono proseguiti nel corso di
tutto il XX secolo e proseguono ancora oggi, specie grazie al rinvenimento
¯O
j. Bottero, Mesopotamie. I’ecriture, la raison et les dieux, Paris, ¡ºS¯. ¡22-¡2+.
¯¡
Vedi la postlazione di P. Mender all’opera: H. Winckler, Ia cultura spirituale di Babilo-
nia, Roma, 2OO+, e in particolare le pp. ¡3¯-¡66.
60 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La decifrazione delle scritture cuneiformi
di liste lessicali bilingue sumero-babilonesi, che hanno consentito di
arrivare alla lormulazione delle moderne grammatiche sumere, pur con
molte incertezze su numerosi aspetti lonetici di questa lingua.
+.3. Ia decilrazione dell’ittita cuneilorme
Þel ¡ºO6 Hugo Winckler, tra le rovine di Boğazköy, ¡3O km a ovest di
Ankara, ritrovo l’archivio di stato dei re Ittiti, scritto in ittita cuneilorme.
Queste tavolette, scritte in caratteri cuneilormi paleo-babilonesi, lurono
trascritte da Iriedrich Hrozny, il quale intui che la lingua era indoeuropea.
Per dimostrare la sua teoria lo studioso ceco, prolessore a Vienna, applico
alla loro decilrazione il metodo combinatorio con quello etimologizzante
arrivando a individuare alcuni segni gia noti nel sumero, nel babilonese e
nell’assiro. Ie intuizioni del Hrozny non lurono pero subito accettate dal
mondo scientihco, che solo dopo approlondite e diverse ricerche dovette
convenire che la lingua delle tavolette cuneilormi di Boğazköy era di
matrice indoeuropea. Cli studi condotti negli anni seguenti, e i ritrovamenti
di nuove tavolette, hanno permesso oggi una buona comprensione della
lingua ittita
¯2
.
¯2
Sulla decilrazione dell’ittita cuneilorme vedi: R. Irancia, Iineamenti di grammatica
ittita, Roma, 2OO3. +-3.
61 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
3.
IA SCRI11URA DLCII DLI:
I’LCIZIAÞO CLROCIIIICO
Il termine geroglihco viene dal greco ἰερος ,ieros) sacro e γλύφή ,glylḗ)
scultura; in origine questo termine era attribuito esclusivamente alla scrittura
egiziana monumentale, ma con il tempo e passato a indicare anche le altre
scritture geroglihche come ad esempio quella maya, paleo-ittita, ecc.
3.¡. I’egiziano geroglihco
Ie prime testimonianze della scrittura egiziana sono anteriori al periodo
predinastico, come attestato dal risultato di uno scavo condotto nel ¡ºSº
che ha consentito il rinvenimento di alcuni caratteri incisi su etichette
di osso. Questo ritrovamento e stato latto all’interno della necropoli
reale di Abydos, nell’Alto Lgitto, nella tomba indicata con la sigla U-¡,
una sepoltura reale del periodo di Þaqada IIIa, risalente alla hne del IV
millennio a.C.
¯3
, in un’epoca pressoche coeva alla nascita della scrittura
sumera in Mesopotamia. Molto probabilmente esistevano gia rapporti tra
l’Lgitto, l’antica Mesopotamia e il popolo dei Sumeri, ma le caratteristiche
grahche dell’egiziano geroglihco, i supporti scrittori utilizzati nonche le
tecniche di scrittura, hanno portato a ritenere la nascita del geroglihco
egiziano una creazione autonoma. In Mesopotamia inoltre, possiamo
identihcare una proto-scrittura, i tokens, assente invece nella storia della
cultura egiziana, almeno allo stato attuale delle nostre conoscenze. Il
geroglihco egiziano nasce cosi in maniera improvvisa, ancora incerto
nelle sue lorme grahche e linguistiche, ma gia con una sua struttura
organizzata che si mantiene quasi invariata per tremila anni. Se, inlatti,
osserviamo le steli poste intorno alla piramide del laraone D¡er secondo
re della prima dinastia ,ca. 3¡OO-3O33 a.C.) possiamo osservare che:
¡. sono gia presenti 2¡ segni allabetici su un totale di 2+;
2. le altre categorie di segni sono gia ben attestate ,segni biconsonantici,
triconsonantici e determinativi);
3. il modo in cui questi diherenti segni si combinano per lormare le parole
¯3
Clr.: j. Baines, “1he Larliest Lgyptian Writing Development, Context, Purpose” 1he
Iirst Writing… Cambridge, 2OO+. ¡3O-¡Sº, e in particolare il postscript, a p. ¡S3, dove
sono lornite ulteriori inlormazioni sugli studi relativi a questo ritrovamento.
62 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura degli dei: l’egiziano geroglifco
Fig. 7 - I segni con valore alfabetico dell’egiziano geroglifco
63 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura degli dei: l’egiziano geroglifco
e le loro dimensioni sono quelli presenti anche nell’egiziano classico ,o
medio-egiziano 2OOO-¡3¯3 a.C.), il periodo della horitura della lingua
e scrittura egiziana;
+. il numero dei segni sconosciuti o in ogni caso non presenti nelle
iscrizioni dei secoli posteriori e molto ridotto.
Ia scrittura egizia e composta di circa ¯3O segni piu lrequenti, diventati
circa ¯.3OO in eta tolemaica e romana, lorse per reazione alla lingua e
scrittura dell’invasore, il cui valore puo essere di tre tipi:
¡. segni lonetici: l’egiziano ha 2+ segni con un valore puramente allabetico-
consonantico ,hg. ¯); vi sono poi altri segni con valore biconsonantico
e altri con valore triconsonantico.
2. segni pittograhci: appartengono a questa categoria tutti quei segni che
sono usati con valore ideograhco e non consonantico.
3. determinativi: con questo termine sono indicati quei segni che non
hanno un valore ideograhco o consonantico, ma sono utilizzati solo per
specihcare l’ambito semantico cui si rilerisce la parola, come avviene
anche nel sumero, nell’accadico, ecc.
Per l’uomo egizio ogni pittogramma rappresenta non un blocco compatto
che non si pronunciava realmente, ma uno scheletro consonantico, che
si presta a svariate vocalizzazioni. A questo proposito va ricordato che
nell’egiziano, come in tutte le lingue camito-semitiche, o alro-asiatiche come
sono dehnite adesso, antiche e moderne, le parole sono lormate da una radice
generalmente triconsonantica che esprime il concetto; l’aggiunta delle vocali,
che non sono generalmente scritte, modihca il signihcato della parola, e di
conseguenza cambiando la vocalizzazione cambia anche il suo signihcato.
Ia mancanza dei segni per indicare le vocali nell’egiziano geroglihco, porta
oggi a delle dihcolta nella trascrizione di questa scrittura; per superare questo
problema in alcuni casi si ricorre al conlronto con le parole della lingua copta,
lorma tarda dell’egiziano che aiuta, seppure con qualche approssimazione, a
conoscere l’esatta pronuncia o in altri casi si conlronta con eventuali prestiti
da o in altre lingue. In mancanza di qualunque altro termine di conlronto gli
studiosi convenzionalmente inseriscono la vocale <e-.
Per scrivere una parola astratta l’egizio utilizzava l’immagine di un
oggetto il cui nome si pronunciava circa allo stesso modo. Ad esempio
per rappresentare la parola <s
3
-
¯+
hgli attraverso l’immagine di un’anatra
¯+
Con il segno <
3
- si indica un suono simile all’aleph ebraico, che rappresenta l’emissione di
64 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura degli dei: l’egiziano geroglifco
, ) che a sua volta si pronunciava <s
3
-; il termine maestro, <nb- era
rahgurato attraverso la cesta, perche cesta era pronunciato <nb.t-, ecc.
Ieggere l’egiziano equivale a decilrare un rebus, cosi come avviene nel
sumero, nell’accadico e nelle altre scritture cuneilormi.
3.2. I cartigli
Una particolarita grahca dell’egiziano geroglihco e rappresentata dal
cartiglio, in egiziano chiamato <scenu-, con parola derivante dalla stessa
radice del verbo <sceni- circondare, entro cui era scritto il nome del laraone
o del dignitario. Il cartiglio primitivo consiste in un cerchio, ma se questo
simboleggiasse il disco solare oppure tutto cio che circonda il sole, in altre
parole il mondo del laraone, non e ancora chiaro. Molto presto la lorma
del cartiglio si modihca, allungandosi sensibilmente hno a raggiungere la
lorma di un ovale e, in un rilievo di Sahura ,V dinastia, 23OO-2+ºO a.C.),
appare gia come una doppia corda dalle estremita annodate.
Il nome della regina Cleopatra dentro un cartiglio.
Anche se in lorme diverse, l’uso di inserire il nome di un dignitario dentro un
cartiglio e sopravvissuto hno a oggi: si pensi ai sigilli medievali, circolari o dalla
lorma ovale, entro cui era inserito il nome del re, o ancora al bollo tondo con lo
stemma e il sigillo dello stato italiano
¯3
; si puo quindi dire che l’invenzione del
cartiglio, seppure in maniere diverse, e sopravvissuta hno ai nostri giorni.
3.3. Ia classihcazione degli geroglihci egiziani
A. H. Cardiner ha proposto una divisione oggi utilizzata dagli egittologi,
degli geroglihci piu comuni presenti nei testi, raggruppati sulla base di cio
che essi rappresentano
¯6
:
A. Uomo e le sue occupazioni ,33 segni);
B. Donna e le sue occupazioni ,¯ segni);
C. Divinita antropomorle ,2O segni);
hato richiesta dalle vocali pronunciate isolatamente. Somiglia alla <h- lrancese di heure.
¯3
Sulla slragistica o scienza dei sigilli, vedi: C. C. Bascape, Sigillograha: il sigillo nella
diplomatica, nel diritto, nella storia, nell’arte, Milano, ¡º6º-¡ºS+, ed in particolare il v¡,
¡º-3¡.
¯6
A.H. Cardiner, Lgyptian Crammar, 1hird Ldition, Oxlord, ¡º3¯.
65 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura degli dei: l’egiziano geroglifco
D. Parti del corpo umano ,63 segni);
L. Mammileri ,3+ segni);
I. Parti di mammileri ,32 segni);
C. Uccelli ,3+ segni);
H. Parti di uccelli ,S segni);
I. Animali anhbi, rettili, ecc. ,¡3 segni)
K. Pesci e parti di pesci ,6 segni);
I. Invertebrati e insetti ,¯ segni);
M. Alberi e piante ,++ segni);
Þ. Cielo, terra e acqua ,+2 segni);
O. Palazzi, parti di palazzi, ecc. ,3¡ segni)
P. Barche e parti di barche ,¡¡ segni);
Q. Corredo domestico e lunebre ,¯ segni);
R. Arredi del 1empio e arredi sacri ,23 segni);
S. Corone, vesti, bastoni, ecc. ,+3 segni)
1. Strumenti di guerra, di caccia e di macellazione ,33 segni);
U. Agricoltura, arti e mestieri ,+¡ segni);
V. Iuni, hbre, ceste, ecc. ,3S segni);
W. Vasi di pietra e di terracotta ,23 segni);
X. Pagnotte e dolci ,S segni);
Y. Scrittura, giochi, musica ,S segni);
Z. 1rattini, Segni derivati dallo Ieratico, Iigure geometriche ,¡¡ segni);
AA. Segni d’incerta classihcazione ,3¡ segni).
3.+. Ia costruzione degli geroglihci
Ogni geroglihco egiziano e scritto secondo una precisa proporzione:
tracciato un quadrato ,hg. S), alcuni geroglihci sono cosi grandi da
riempirlo tutto altri invece occupano mezzo quadrato, e altri ancora un
quarto di quadrato. Ia scrittura procede continua, senza una divisione
tra le parole, ma la lettura e resa piu lacile dall’uso dei determinativi
che consentono di distinguere le parole tra loro. Ia direzione della
scrittura e variabile: puo andare dall’alto verso il basso in colonne, o da
destra verso sinistra o da sinistra verso destra, ed esistono anche dei
testi retrogradi. Per comprendere il verso della scrittura e suhciente
vedere il lato verso cui sono rivolte le hgure animate: se essi guardano
a destra, si legge da destra verso sinistra, se guardano a sinistra il verso
di lettura e da sinistra verso destra.
66 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura degli dei: l’egiziano geroglifco
3.3. I’enigma della scrittura egiziana geroglihca
Ia scrittura egiziana pone degli interrogativi a oggi senza risposta e di
dihcile soluzione. Se gli Lgiziani, come detto in precedenza, avevano
gia sviluppato un sistema di scrittura lonetico-allabetica con segni che
rahgurano un’unica consonante, perche nel corso degli oltre tremila anni
di storia non hanno mai sviluppato un sistema consonantico puro, ma
continuavano a mescolare nella stessa lrase segni ideograhci, segni con
valore consonantico, biconsonantico o triconsonantico e altri con valore
di determinativi7 Ia risposta non e lacile poiche la scrittura aveva un
valore sacro, riservato a un’elite rappresentata dagli scribi e dai sacerdoti.
Se losse stato utilizzato un sistema consonantico puro probabilmente la
scrittura sarebbe stata piu lacile da comprendere e da dihondere. Þon
e un caso che questa, insieme alla medicina e alla matematica lossero
studiate nella casa della vita ,in egiziano: <pr-‘nh-)
¯¯
, un luogo dove alcuni
apprendevano i segreti della scienza, mentre altri erano iniziati ai misteri
della religione e della teurgia, considerandole tutte lacenti parte di un
unico gruppo d’insegnamenti. Ia scrittura manteneva quindi sempre una
sua sacralita cui il popolo non poteva e non doveva accedere: lacevano
eccezione i suoi usi amministrativi, ma anche questi erano riservati a una
particolare casta, quella degli scribi. Ia stessa struttura della scrittura, un
misto di segni consonantici e ideograhci, doveva rimanere immutabile
cosi come l’aveva donata il dio 1hot agli uomini: ogni modihca sarebbe
equivalsa a un atto sacrilego.
¯¯
P. Chalioungui, 1he House ol Iile, Per Ankh. Magical and Medical Science in Ancient
Lgypt, Amsterdam, ¡º¯3.
Iig. S - Ia scrittura egiziana dentro il quadrato egizio.
Quadrato intero
= ¡/2 quadrato + ¡/+ + ¡/+
= ¡/+ + ¡/+ + ¡/2
= ¡/2 + ¡/2
67 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura degli dei: l’egiziano geroglifco
3.6. Il geroglihco e le altre scritture egiziane: lo ieratico e il demotico
Dal punto di vista grahco, nell’egiziano geroglihco si assiste a un
lenomeno diverso da quello osservato nel passaggio dall’ideograhco
sumero alla sua stilizzazione nella scrittura cuneilorme. Þelle grandi
iscrizioni nelle piramidi e nei templi egizi, si utilizza sempre una
scrittura detta monumentale composta dalla riproduzione accurata
degli geroglihci, che pur mostrando alcune varianti grahche, non muta
sostanzialmente nel tempo. Parallelamente, ma non in sostituzione, quasi
prevalentemente nella redazione dei testi su papiro e utilizzata invece
una lorma di scrittura piu corsiva, oggi detta scrittura ieratica ,hg. º),
stilizzazione dei piu curati caratteri geroglihci. Molto piu tardi, intorno
all’VIII secolo a.C. ,XXV e XXVI dinastia), accanto al geroglihco e allo
ieratico si comincia a utilizzare una terza lorma grahca detta invece
scrittura demotica
¯S
perche considerata piu semplice e quindi popolare,
di diretta derivazione dalla scrittura ieratica. Il rapporto tre queste
scritture egiziane e ben espresso da C. Ielebvre
¯º
:
-le scritture ieratica e demotica stavano all’egiziano geroglihco come la
scrittura corsiva latina stava all’onciale-.
3.6.¡. Ia scrittura ieratica
Il termine scrittura ieratica, dal greco ἰερατικός ,hieratikos = sacerdotale),
dal tema ἰερα ,hiera = sacro), con cui e chiamata questa scrittura, si deve
a Clemente Alessandrino
SO
. Con questa dehnizione s’indica oggi quel tipo
di scrittura corsiva degli geroglihci egiziani utilizzata non solo per i testi
religiosi, ma anche prolani

. Ia prima iscrizione in ieratico e il nome
del Re Scorpione, del periodo predinastico ,hne IV millennio a.C.); altre
testimonianze si trovano durante tutto il corso della storia egiziana, ma
solo eccezionalmente questa scrittura e utilizzata in iscrizioni parietali,
essendo destinata all’utilizzo nei testi su papiro vergati con il calamo o
il pennello. L opinione comune, che la scrittura ieratica si sia sviluppata
in lunzione dell’utilizzo del papiro, una superhcie ruvida, poco adatta
per disegnare i complessi geroglihci
S2
. Sia la scrittura geroglihca sia quella
ieratica sono dehnite con la stessa espressione: <sš n pr-‘nḫ- scrittura della
¯S
Demotico proviene dal greco dēmotikos, derivato di demos = popolo.
¯º
C. Ielebvre, Crammaire de l’egyptienne classique, Ie Caire, ¡º33. S.
SO
Clemente Alessandrino, Stromata, V, +.

S. Pernigotti, Scuola e cultura nell’Lgitto del Þuovo Regno, Brescia, 2OO3.¡º-2S.
S2
Ibid. 23-2+.
68 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura degli dei: l’egiziano geroglifco
casa della vita o anche <sš n mdv nṯr- scrittura delle parole divine. Ia
scrittura ieratica subisce una evoluzione durante la XXI dinastia ,¡O¯O-
º+3 a.C.), periodo in cui l’unita dello stato egiziano entra in crisi, com’era
gia successo durante il Primo Periodo Intermedio ,c. 2¡6O-2O33 a.C.) e
poi di nuovo durante il Secondo Periodo Intermedio ,c. ¡63O-¡33O a.C.).
A tale crisi del potere centrale la riscontro una bipartizione della scrittura
ieratica che si diherenzia in due diverse scuole scrittorie, corrispondenti
ai due centri del potere, uno al sud, presso 1ebe, e l’altro a nord. Io
ieratico meridionale si evolve in un tipo di scrittura corsiva riservato ai
testi amministrativi ,non si conoscono allo stato attuale testi letterari)
chiamato dagli studiosi ieratico anormale o ieratico corsivo che resta in
uso nell’area tebana hno alla hne della XXVI dinastia ,l’ultimo documento
conosciuto e dell’anno 3+ di Amasis che regno dal 3¯O al 326 a.C.), quando
Fig. 9. l’evoluzione dei segni nell’egiziano geroglifco, ieratico e demotico. 2. alcune parole scritte in
egiziano geroglifco, ieratico e demotico.
69 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura degli dei: l’egiziano geroglifco
e sostituito dal demotico. Poco, invece, sappiamo dello ieratico del nord
di cui non ci sono giunti documenti per il periodo antico, che continua il
suo sviluppo grahco ed e utilizzato hno al periodo tardo-romano.
3.6.2. Ia scrittura demotica
Durante il regno di Psammetico I ,66+-6¡O a.C.), primo re della
XXVI dinastia, riunihcatore dell’Lgitto, si lorma una nuova scrittura
che si dihonde nel paese secondo una direttrice che va da nord a sud,
derivata direttamente dallo ieratico anormale: la scrittura demotica. In
realta il termine non deve trarre in inganno, poiche questa scrittura e
estremamente complessa e di dihcilissima lettura, utilizzata sicuramente
hno all’¡¡ dicembre del +32 d.C., ultimo documento datato in demotico
che conosciamo.
In Lgitto intorno al VII secolo a.C., erano cosi utilizzate tre diverse
scritture
S3
:
¡. la scrittura geroglihca, utilizzata quasi esclusivamente per scopi epigrahci
e monumentali e quindi continuata a essere tracciata essenzialmente
sulla pietra ,scrittura sacra incisa);
2. la scrittura ieratica, derivata da quella geroglihca, riservata
prevalentemente alla redazione dei testi religiosi ,scrittura sacra);
3. la scrittura demotica, di diretta derivazione da quella ieratica, impiegata
per tutti gli altri usi, non senza qualche sconhnamento nei campi
riservati agli geroglihci ,il caso della Pietra di Rosetta e solo il piu
noto) e allo ieratico ,testi religiosi).
Questa situazione continua hno alla hne della storia egiziana, tanto
che alla hne del III e all’inizio del IV secolo d.C. nelle scuole egiziane si
continuano ancora a insegnare tutti e tre i sistemi di scrittura.
3.¯. Io sviluppo della scrittura egiziana
Þel corso dei suoi oltre 33OO anni di storia, dal 32OO a.C. hno al IV-V secolo
d.C., nella scrittura egiziana si possono osservare alcuni cambiamenti che
A. Ioprieno divide in sei periodi
S+
:
a) Il Periodo arcaico
In questa lase iniziale la nascita della scrittura e generalmente associata con
S3
S. Pernigotti, Ieggere i geroglihci, Imola, 2OO2. 3¯.
S+
A. Ioprieno, Ancient Lgyptian. A Iinguistic Introduction, Cambridge, ¡ºº3. 3-S.
70 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura degli dei: l’egiziano geroglifco
la graduale centralizzazione del potere. Allo stato attuale non e chiaro il
momento che ha caratterizzato la nascita della scrittura che va dal periodo
predinastico ad Abido ,Re Scorpione, Iri-hor, Ka, Þarmer) ,hg. ¡O) alla
hne del IV millennio a.C., hno alla creazione di un sistema ideograhco
e consonantico ,monoconsonantico, biconsonantico e triconsonantico)
alla hne della III dinastia ,2¯OO a.C.): la scrittura del periodo arcaico e
caratterizzata da una grande presenza di pittogrammi.
Fig. 10 - tavoletta di narmer.
b) I’Antico Regno
Con l’emergere di una societa molto burocratizzata, la quantita e la
complessita dei documenti si espande drammaticamente ,Dinastie IV-
VI, 263O-2¡3O a.C.) e il numero dei segni utilizzati diviene leggermente
superiore ai mille con un’alta lrequenza dell’uso dei determinativi.
I testi di questo periodo che ci sono pervenuti sono documenti
amministrativi, lunebri, iscrizioni sulle pareti delle piramidi tra cui il
corpus teologico dei 1esti delle Piramidi cosi chiamato perche scritto
nelle tombe reali della hne della V dinastia ,233O a.C.), ecc.
c) Il sistema classico
Durante il Medio Regno ,2O3O-¡¯3O a.C.) l’autorita del potere centrale si va
ahevolendo in maniera signihcativa a lavore della provincia. Un nuovo
sistema d’insegnamento presso le burocrazie hssa una nuova ortograha
riducendo il numero delle possibilita di scrivere una stessa parola a una o due
opzioni. Questo nuovo sistema convenzionale d’ortograha consiste nell’uso
di un pittogramma o di una sequenza di lonogrammi, spesso complementari,
seguiti da un determinativo. Il numero dei segni utilizzati e portato a circa
71 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura degli dei: l’egiziano geroglifco
¯3O, ma il sistema classico rimane nelle scritture monumentali e nei manuali
ieratici hno alla hne della XVIII dinastia ,¡3OO a.C. circa).
d) Ortograha Ramesside
Durante la XIX dinastia ,dal ¡3¡O al ¡¡º3 a.C.) la scrittura e caratterizzata da
un gran numero di cambiamenti nella convenzione grahca degli geroglihci
e ancor piu nella redazione dei testi in scrittura ieratica. Il quadrato ideale,
al cui interno puo essere inscritto un geroglihco, arriva a contenerne hno
a quattro cambiando le proporzioni che avevano caratterizzato la scrittura
hn dai primi secoli della sua nascita. Ia scrittura del periodo Ramesside
e il lrutto di due diverse tendenze: da un lato il tentativo di mantenere
inalterata la struttura grahca dell’egiziano e dall’altra quella di rendere
l’evoluzione lonetica della lingua parlata. Il risultato e una costante
interazione di pittogrammi e segni lonetici, spesso nella stessa parola.
e) Demotico
Con la caduta di un lorte potere centrale alla hne del I millennio a.C., viene
a mancare anche l’egemonia grahca che hno allora aveva caratterizzato
la scrittura geroglihca. Durante la XXVI dinastia ,VII secolo a.C.)
comincia ad ahermarsi la scrittura demotica, sviluppatasi nel nord del
Paese, che rompendo con la tradizione precedente utilizza un numero
ridotto di segni stilizzati in lorme convenzionali, in cui e percepibile la
diretta derivazione dal geroglihco, ma in cui i determinativi perdono
gran parte della loro lunzione di classihcatori lessicali. Il demotico
risponde essenzialmente alle esigenze di una dihusione della scrittura
da parte di varie classi sociali, determinando una scissione dehnitiva con
la scrittura monumentale geroglihca, ampliando la base d’utilizzatori,
senza per questo diventare popolare nel senso moderno del termine.
l) Il sistema 1olemaico
Þel periodo 1olemaico e in quello Romano ,dal IV secolo a.C. hno al III secolo
d.C.) la scrittura smette di essere riservata a un’elite della popolazione,
essenzialmente quella dei sacerdoti, e aumenta ulteriormente il numero
dei segni utilizzati che divengono alcune centinaia. In questo periodo,
lorse anche sotto la pressione delle scritture allabetiche che si andavano
dihondendo, si applica il principio dell’acrolonia: in pratica e preso solo
il valore della prima consonante del segno. Questo sistema e usato anche
per i testi crittogralati, una lorma di scrittura hgurativa in cui sono
attribuiti agli geroglihci tradizionali signihcati simbolici o mitologici.
Sempre in questo periodo molti geroglihci sono usati con valore
allabetico e non ideograhco, rendendo la scrittura di dihcile lettura e
consentendo ai circoli esoterici di utilizzarla attribuendo ad ogni segno
un valore diverso cosi da impedirne la lettura ai non iniziati.
72 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura degli dei: l’egiziano geroglifco
3.S. I’origine della scrittura nei miti Lgiziani
1hot, dio della citta di Lrmopoli, dall’aspetto d’ibis o di babbuino, era
secondo la mitologia egiziana l’inventore della scrittura e dei numeri, scriba
degli dei e patrono degli scribi. Þel Iibro dei morti cosi si presenta:
-Io sono 1hot, scriba eccellente dalle mani pure, signore di purezza che
scaccia il male, scriba di verita, il cui abominio e la lalsita, il cui calamo
protegge il Signore dell’Universo, signore delle leggi che la parlare gli
scritti, le cui parole riorganizzano le Due Rive.
Io sono il Signore dell’esattezza, il testimone imparziale degli dei, che
accantona la parola ahnche resti-
S3
.
Secondo il mito riportato nella cosi detta Stele di Metternich
S6
, oggi conservata
al museo del Cairo, in un’epoca imprecisata ma collocabile all’incirca tra
+O.OOO e º.OOO anni la, 1hot avrebbe inventato la scrittura allo scopo di
redigere Il libro, testo assoluto che avrebbe descritto minuziosamente il
rituale da compiere per giungere a una completa traslormazione dell’Uomo
da comune mortale a ipotetica Divinita-Re del creato.
Il Papiro di 1uris, la cui traduzione e stata pubblicata verso la hne del XIX
secolo, narra invece che un gruppo d’iniziati Lgiziani lacendo uso delle
lormule contenute nel misterioso Iibro tento una specie di colpo di stato
ai danni del Iaraone. Il golpe lalli miseramente e i congiurati andarono
incontro a una triste hne, ma immediatamente dopo la loro condanna il
Iaraone decise di completare l’opera decretando anche la distruzione del
Iibro allo scopo di evitare nuovi guai. Secondo la tradizione esoterica,
questo libro sarebbe invece sopravvissuto alla distruzione decisa dal
Iaraone, conservato nelle lame dei tarocchi.
3.º. Ia decilrazione dell’egiziano geroglihco
Þel ¡++2 il viaggiatore horentino Cristoloro Buondelmonti porto a Iirenze
dall’isola greca di Andros un manoscritto dal titolo Hierogliphica attribuita
a uno sconosciuto autore classico di nome Orapollo

. Quest’opera scritta in
greco, ritenuta al pari delle opere di Lrmete 1rismegisto, un antichissimo testo
in grado di svelare i segreti degli geroglihci, lu per la prima volta stampata
S3
“Iibro dei morti, Cap. CIXXXII” L. Bresciani, 1esti religiosi dell’Antico Lgitto, Mi-
lano, 2OO¡. ¯6S.
S6
V.S. Colenishchev, Die Metternichstele in der Originalgrosse zum ersten Mal, Wiesba-
den, ¡ºS2; C.L. Sander-Hansen, Die 1exte der Metternichstele, Kopenhagen, ¡º36.

Per una traduzione italiana con testo a lronte vedi: Orapollo. I geroglihci. Introduzione,
traduzione e testo a lronte di Mario Andrea Rigoni e Llena Zanco, Milano, ¡ºº6.
73 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura degli dei: l’egiziano geroglifco
in greco nel ¡3O3 dal celebre tipogralo veneziano Aldo Manuzio, ma nel solo
XVI secolo si ebbero piu di trenta tra edizioni e traduzioni senza contare
le numerosissime copie manoscritte che circolavano in Luropa. Di Orapollo,
autore dell’opera, si conosce poco: recenti studi tendono a identihcarlo con un
autore vissuto sotto Zenone ,+¯+-+º¡ d.C.), che diresse una delle ultime scuole
pagane dell’Lgitto. Ia particolarita degli Hierogliphica consisteva nel latto
che Orapollo ohriva un’interpretazione della scrittura egiziana puramente
simbolica e come tutti gli scrittori greco-egiziani che in precedenza si erano
occupati di questa scrittura, s’interessava esclusivamente dei cosiddetti
geroglihci enigmatici. Questi ultimi avevano caratterizzato la scrittura del
Periodo tolemaico e si ritenevano una sorta di codice segreto destinato a
rendere inaccessibile ai prolani antichissimi misteri hlosohci e religiosi. Þel
XVI e XVII secolo d.C. l’opera di Orapollo suscito una grande attenzione
nel clima di rinnovato interesse per gli studi neoplatonici sviluppatosi in
Luropa, tanto che nel ¡636 il gesuita Atanasius Kircher, autore di una precisa
e documentata grammatica copta, lorma tarda dell’egiziano, pubblico a
Roma l’opera Prodromus Coptus sive Aegyptiacus ,Roma, Stamperia della
Congregazione De Propaganda Iide, ¡636). In questo libro il Kircher, sulla
base degli Hierogliphica di Orapollo, lorniva un’interpretazione allegorica dei
geroglihci egiziani, inhuenzando prolondamente tutti gli studiosi dopo di lui
e lu lorse proprio questo a ritardare la decilrazione della lingua, essendo gli
studiosi convinti che l’egiziano dovesse essere letto solo in maniera allegorica.
Va in ogni caso detto che gli studi piu recenti hanno in parte rivalutato
l’opera di Orapollo, male interpretato nei secoli passati, tanto che lo stesso
Champollion nel suo Precis du Systeme hierogliphique des anciens egyptiens
,¡S2+), pur esprimendo un giudizio negativo sugli Hierogliphica riconobbe
che nell’opera almeno trenta geroglihci potevano trovare un riscontro
nell’antica scrittura e di questi tredici sembravano avere il giusto signihcato.
3.º.¡. jean-Irançoise Champollion
je tiens l’ahaire! ,Ce l’ho latta!). Con queste parole gridate nelle strade
di Parigi nel ¡S22 jean-Irançoise Champollion annunciava di essere
riuscito a decilrare gli geroglihci, ma la strada non era stata breve.
Prolondo conoscitore del copto, ma anche di altre lingue semitiche
antiche, lo Champollion si dedicava presto allo studio degli geroglihci
egizi, spendendovi gran parte della sua breve vita. Ciustamente convinto,
come l’inglese 1homas Young, che il copto losse solo una lase tarda
dell’antica lingua egizia, comprendeva presto che gli geroglihci potevano
essere scritti sia con un valore lonetico sia con un valore ideograhco.
Ia conlerma di quest’ipotesi lo Champollion l’otteneva da un obelisco
74 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura degli dei: l’egiziano geroglifco
bilingue greco-egiziano geroglihco, rinvenuto nell’isola di Iile in Lgitto,
in cui si leggevano, nella parte greca, i nomi di 1olomeo e Cleopatra.
I nomi dei due sovrani erano stranieri e quindi pensava, si sarebbero
dovuti scrivere cosi come si pronunciavano nella lingua originale.
Cartiglio di 1olomeo
Cartiglio di Cleopatra
Conlrontando i due cartigli <Ptolmys- e <Kliopadrat- Champollion
si rendeva conto che, come si aspettava, alcuni segni <p- e <l- erano
comuni nei due nomi. I due cartigli lornivano allo studioso tredici segni
allabetici per dodici suoni poiche la <t-, per il principio dell’omolonia
,rappresentazione dello stesso suono con caratteri diherenti), era diversa
nei due nomi. A questo proposito va chiarito che, contrariamente
a quanto comunemente si crede, la Pietra di Rosetta non svolse un
ruolo essenziale per la decilrazione del geroglihco, ma lorni solo delle
conlerme a quanto lo Champollion aveva gia compreso della lingua
egizia. Applicando lo stesso metodo utilizzato con successo nel XVIII
secolo dall’abbe Barthelemy per decilrare prima il palmireno e poi il
lenicio, il giovane lrancese riusci a leggere altri cartigli di re stranieri,
in particolare greco-romani: rimase pero il problema della lettura degli
antichi nomi dei laraoni egiziani. Il ¡+ settembre ¡S22, Champollion
ricevette alcune riproduzioni di bassorilievi provenienti dal tempio di
Abu Simbel e una in particolare lo interesso
SS
:
SS
Su Champollion e la decilrazione dell’egiziano geroglihco, vedi: I ë R Adkins, Ie chiavi
dell’Lgitto, Casale Monlerrato, 2OO+. Vedi anche il sito all’indirizzo:
http://vvv.cartigli.it/Iinguistica/Þuove_pagine/decilrazione_¡.htm ,ultima
consultazione: 3¡.S.2OOº).
75 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura degli dei: l’egiziano geroglifco
Fig. 11 - la IV tavola della lettre à M. dacier di J.Champollion, con l’alfabeto geroglifco e demotico
76 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura degli dei: l’egiziano geroglifco
Secondo l’allabeto da lui trovato gli ultimi due segni rappresentavano due
<S- mentre gli altri erano sconosciuti. Il primo pero ricordava il sole ed
egli lo leggeva come in copto <RA-: otteneva cosi <Ra+7+ss- e il pensiero
andava subito a Ramesse dando cosi il valore di <m- al segno centrale.
Champollion trovava lo stesso segno nel cartiglio dove
il primo segno era noto per rappresentare il dio 1hot: il nome doveva
quindi leggersi <1hot+m+s-, vale a dire 1utmosis.
Ia conlerma dehnitiva della soluzione la ottenne dalla Pietra di Rosetta,
dove il segno dubbio era parte del termine genethlia ,compleanno); il
lrancese pensava al copto <mise = dare vita- e cosi pote non solo leggere, ma
anche tradurre il nome di Ramsete ,= Ra lo ha generato). Il ragionamento
di Champollion risulto esatto, anche se il simbolo in realta un bilittero
e si legge <ms-; l’errore non era pero sostanziale e la via per la decilrazione
degli geroglihci era aperta.
I risultati di questi lavori lurono presentati in documenti rimasti lamosi:
Iettre a M. Dacier nel ¡S22 ,hg. ¡¡), Precis du systeme Hieroglyphique
nel ¡S2+ e nella Crammaire Lgyptienne pubblicata postuma nel ¡S36 dal
lratello jacques-joseph.
77 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
6.
I’AR1L DLIIA SCRI11URA IÞ LCI11O
6.¡. Ia pianta del papiro
Il supporto scrittorio principale presso gli egizi e il papiro, di cui l’Lgitto
e ricco; la pianta e la Cyperus papyrus, dell’ordine delle papiracee, dal
lusto a sezione triangolare, alto anche hno a 3 metri che cresce nelle zone
paludose caratterizzate da un clima caldo-umido.
Il papiro, secondo la testimonianza di Lrodoto ,II, º2,3; V 3S,3) ed
Lschilo ,Supplici, ¯6¡), a partire dal V secolo a.C., era detto in greco
βύβλος ,=byblos) o βίβλος ,=brblos). Dal IV secolo a.C., lu anche
chiamata πάπυρος ,=papyros), termine che potrebbe originariamente aver
designato solo lusto e solo successivamente, per estensione, l’intera pianta.
Il corrispondente termine latino era papyrus o papyrum, che indicava sia
la carta da scrivere, che quella scritta, sia qualunque oggetto latto di papiro
come, per esempio, una veste. 1eolrasto ,3¡¯-2S¯ a.C.), parla di πάπυρος
,papyros) quando tratta dei vari impieghi della pianta, mentre di βύβλος
,byblos) quando si occupa della labbricazione della carta, rilerendosi lorse
al midollo della pianta da cui si tagliavano le strisce per lare i logli. I
termini papyros e byblos sono entrati nelle lingue occidentali per indicare
la carta di stracci: da papyros viene il lrancese papier, l’inglese paper, il
tedesco Papier, lo spagnolo papel, l’arabo lālīr. Con il termine papiro,
si intende spesso anche un “documento o una carta”, mentre da byblos,
deriva invece il primo elemento di vocaboli composti che contengono la
parola “libro” come ad esempio Biblioteca.
Il papiro e cosi descritto da Plinio

:
-Dunque il papiro nasce negli acquitrini d’Lgitto o nei pantani lasciati dal
Þilo dopo le inondazioni, dove le acque stagnano in pozze prolonde non
piu di due cubiti. Ha una radice obliqua della grossezza di un braccio, un
lusto a sezione triangolare non piu lungo di dieci cubiti, che si assottiglia
verso l’alto e termina, simile a un tirso
ºO
, con un’inhorescenza priva di semi
e senza altro uso se non quello di larne corone per le statue degli dei-.

Plinius, Þat.His., XIII, ¯¡.
ºO
Il tirso era un bastone attorniato d’edera e di tralci di vite, portato da Bacco e dai seguaci
del suo culto.
78 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
L’arte della scrittura in Egitto
6.2. Usi del papiro
Il papiro presso gli Lgiziani, in uso hno al medioevo, era utilizzato nei
modi piu svariati:
come alimento  : la masticazione del suo gambo, e lorse delle radici,
e molto nutriente e comunemente dihusa in Lgitto dove entra a lar
parte della dieta del popolo egiziano.
per costruire sandali  : il papiro e intrecciato per labbricare sandali
molto resistenti.
per intrecciare cordami  : le corde latte con il papiro, sono molto
apprezzate nell’antichita. Il loro uso e attestato anche nel X secolod.C.
in Sicilia.
per realizzare ceste e stuoie  : queste sono ancora dihuse all’epoca della
spedizione napoleonica in Lgitto.
per lare stoppini per i lucignoli  .
per realizzare le vele per le imbarcazioni  .
per labbricare piccoli canotti adatti alla navigazione nei canali del Þilo  .
per realizzare capi di vestiario  , di cui purtroppo non ci sono
sopravvissuti esemplari.
per lare il cartonnage 
º¡
, vale a dire l’involucro di cartongesso con il quale
nell’antico Lgitto a partire all’incirca dal I millennio a.C. e avvolta
la mummia del delunto, in sostituzione del piu complesso sarcolago
antropoide. Inizialmente il cartonnage e composto di tela e gesso ma
nel III secolo a.C. al posto della tela si comincia a impiegare in misura
sempre piu massiccia la carta straccia di papiro gia utilizzato, la quale
e recuperata da archivi, scuole, case private e biblioteche
º2
.
per lare utensili  , indispensabile in una terra priva di loreste.
come legna per ardere  , quello invecchiato e secco.
per lare piccoli imbuti  , in cui e inserito l’incenso che bruciando, emana
un piacevolissimo odore.
come ornamento  , utilizzando la sua cima.
º¡
M. Capasso, Introduzione alla papirologia, Bologna. 2OO3. ¡+¡-¡++.
º2
Ia labbricazione del cartonnage si articola in tre lasi: a) macerazione della carta di pa-
piro, che spesso dopo essere stata inumidita, era tagliata e modellata hno a largli assumere
la lorma desiderata; b) applicazione su questo strato papiraceo di un secondo strato, co-
stituito da sabbia, gesso e calcio, agglutinati con colla e gelatina; c) esecuzione, su questo
secondo strato, mediante colori di origine minerale hssati con gomma arabica, di una serie
di pitture: i tratti del viso ed altre ornamentazioni sulla maschera; gli dei protettori sul
pettorale; piedi e calzari sulla lasciatura inleriore.
79 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
L’arte della scrittura in Egitto
In medicina, oltre che da Plinio e da altri autori classici, il suo uso e
prescritto dal Papiro medico egiziano Lbers
º3
, per la cura degli occhi, e
dal Papiro di Berlino 3O¡¯
º+
per la protezione della madre e del bambino.
6.3. Ia labbricazione della carta di papiro
Purtroppo sulla tecnica di labbricazione della carta di papiro, nata
presumibilmente verso la hne del IV a.C., ci sono giunte poche notizie;
siamo quindi costretti a rivolgerci al piu tardo periodo greco-romano per
ottenere inlormazioni storiche sulle sue tecniche di lavorazione. Þotizie
dettagliate ci vengono da Plinio ,23-¯º d.C.), che ci lornisce anche notizie
sui vari tipi di carta disponibili
º3
. Ia labbricazione avviene vicino il luogo
º3
1. Bardinet, Ies papyrus medicaux de l’Lgypte pharaonique, Paris, ¡ºº3. 3O3, 3+3.
º+
1. Bardinet, Ies papyrus medicaux…, op. cit. +¯¯.
95
Plinius, nat. Hist, XIII, 74-77. «74. Per ottenere la carta dal papiro, si divide quest’ultimo
con un ago [si trattava di un utensile acuminato destinato ad operazioni di questo tipo], in
strisce sottilissime ma larghe il più possibile. le migliori sono quelle ricavate dal centro della
pianta, poi via via tutte le altre, secondo l’ordine di taglio. anticamente la carta riservata
esclusivamente ai testi sacri veniva chiamata “ieratica”; più tardi, per adulazione, essa prese
il nome di “carta di augusto”, così come quella di seconda qualità assunse l’appellativo di
“carta livia” dal nome di sua moglie; in tal modo la “ieratica” scese al terzo posto. 75. la
varietà immediatamente seguente era stata chiamata “carta dell’anfteatro” dal luogo della sua
fabbricazione; a roma ne assunse l’appalto la bottega dell’ingegnoso Fanno, il quale dopo
averla assottigliata tramite un accurato processo di modifcazione, da scadente che era la rese
di prima qualità e le diede il suo nome; quella che non era stata rilavorata in questo modo
manteneva l’originario nome di “carta anfteatro” 76. dopo questa troviamo la “saitica”, dal
nome della città in cui c’è maggiore abbondanza di papiro, fatta con materiale di qualità
inferiore, e ancora la “teneotica”, così chiamata da una località vicina [la cittadina di tanis,
oggi san el-Hagar], e fabbricata con fbre ancora più prossime alla corteccia; è questa già una
carta che si vende a peso, non in base alla qualità. Quanto poi all’ “emporitica”, inutilizzabile
per scrivere, serve ad avvolgere le altre carte e ad imballare mercanzie; questo è il motivo per
cui il suo nome si rifà a quello dei mercanti. dopo questa c’è solo lo strato più esterno del
papiro, che somiglia ad un giunco e non è utilizzabile neppure per farne corde, a meno che
queste non lavorino in acqua. 77. tutto il papiro si “tesse” su una tavola inumidita con acqua
del nilo, il cui limo ha l’effetto di una colla. Per prima cosa si stendono verticalmente sulla
tavola le strisce, rispettando, per il possibile, l’originaria lunghezza del papiro, e se ne tagliano
le parti eccedenti da ambedue i lati, poi si dispone sopra un altro strato di strisce, in senso
normale alle prime, quindi si pressa il tutto, si fanno seccare i fogli al sole, e si uniscono l’uno
all’altro in ordine sempre decrescente di qualità, fno ad arrivare ai più scadenti. un rotolo
non ne contiene mai più di venti.” 81. le asperità del papiro vengono levigate con un dente
[forse una zanna d’elefante] o con una conchiglia, ma ciò provoca la caduta delle lettere. la
carta, se levigata, assorbe di meno ed è più brillante. se all’inizio il papiro viene bagnato senza
cura l’umidità, spesso rispunta; ci se ne accorge dal battere del martello o anche dall’odore,
nel caso che la trascuratezza iniziale sia stata ancora maggiore. anche a occhio ci accorgiamo
della picchettatura dovuta alla muffa, ma se una striscia inserita al centro dell’incollatura
80 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
L’arte della scrittura in Egitto
dove cresce il papiro, consentendo cosi di lavorarlo ancora lresco; la pianta
e tagliata in strisce sottilissime nel senso della lunghezza
º6
chiamate in
greco φίλυραι ,phrlyrai), disposte in strisce parallele, un poco sovrapposte
tra loro, in modo che il papiro asciugandosi non lasci dei vuoti nel primo
strato. A questo se ne sovrappone un secondo, perpendicolarmente al
primo, slruttando il potere adesivo delle sostanze mucillaginose possedute
dalla pianta. In alcuni casi, pero, e attestata anche la presenza di colle,
lorse una specie di pasta di miglio, al hne di lar aderire meglio i due strati
lra loro: quindi il loglio e battuto ,in egiziano antico esiste l’espressione:
battere come un papiro) ed essiccato al sole. Ia carta e poi levigata con
utensili d’avorio o con una conchiglia
º¯
. I logli detti in greco κολλήματα
,kollḗmata) s’incollano uno di seguito all’altro, con colla latta di larina
e aceto, hno a lormare un rotolo detto in greco τόμος ,tomos), da cui
l’italiano tomo dal verbo τέμνειν ,temnein), tagliare. I rotoli di papiro
erano messi in commercio isolatamente o in rotoli di venti logli uniti tra
loro, ma su ordinazione la lunghezza poteva anche variare.
Come gia Plinio, anche S. Isidoro ,36O-636 d.C.) nella sua opera
ºS
ci
è spugnosa a causa del fungo del papiro, questo difetto non si riconosce se non quando la
scrittura sbiadisce: tanto grande è la possibilità di falsifcazione. In tal caso, dunque, si ripete
il lavoro di tessitura. 82. Per quanto riguarda la colla, si usa quella comune, fatta con for
di farina, stemperata in acqua bollente e con una spruzzata assai scarsa di aceto; la colla da
falegname e la gomma, infatti, sono poco tenaci. un procedimento più accurato consiste nel
far bollire della mollica di pane fermentato e nel farla colare: in questo modo lo strato di colla
alle giunture è ridotto al minimo e la carta che se ne ottiene è più elastica di quella trattata con
acqua del nilo. ad ogni modo tutte le colle devono essere vecchie di un giorno, né di più né
di meno. dopo tali operazioni la carta è assottigliata col martello e passata nella colla, poi di
nuovo pressata per spianarla e battuta col martello».
º6
Dal lusto di papiro si ricavano mediamente da ¡S a 23 strisce.
º¯
Una ricostruzione sulla possibile tecnica di labbricazione della carta di papiro e stata
recentemente condotta da C. Basile, “Metodo usato dagli antichi Lgizi per la labbricazione
e la preservazione della carta-papiro” Aegyptus IVII ,¡º¯¯) ¡ºO-¡ºº che ha sottoposto ad
analisi chimica alcuni papiri antichi.
ºS
S. Isidoro ,Ltym. VI ¡O, 2-3) -¸2j Il nome carta dato ai logli di papiro deriva dal latto
che il rivestimento del papiro stesso, una volta staccato, e incollato carptim, il che signihca
a piu riprese. Lsistono numerose varieta di logli. Ia prima e la piu pregiata e l’augustea
regia: e quella di maggior lormato ed e stata cosi chiamata in onore di Ottaviano Augu-
sto. ¸3j la seconda e la libyana, in onore della Provincia libica. Ia terza e detta ieratica, in
quanto era scelta per la conlezione dei libri sacri: e simile all’augustea, ma un po’ colorata.
¸+j Ia quarta e la teneotica, cosi chiamata dal nome del quartiere alessandrino in cui si lab-
bricava. Ia quinta e la saitica, che prende il nome dalla citta lortihcata di Sais. ¸3j Ia sesta
e la corneliana, latta conlezionare per la prima volta dal preletto d’Lgitto Cornelio Callo.
Ia settima e la emporetica, il che signihca commerciale: e cosi chiamata perche, essendo
meno delle altre adatta alla scrittura, e usata per imballare le merci».
81 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
L’arte della scrittura in Egitto
lornisce inlormazioni sui vari tipi di carta di papiro la quale a seconda che
losse piu o meno pregiata, aveva un diverso uso. Si distinguono cosi:
Augustea: la piu pregiata, cosi chiamata in onore dell’imperatore Augusto,
era lunga cm 2+,3;
Iiviana: in onore di Iivia, larga come l’Augustea, ma meno hne;
Claudiana: Usata ai tempi dell’imperatore Claudio, univa le caratteristiche
dell’Augustea e della Iiviana, ma era meno adatta a scrivere;
Hieratica: probabilmente chiamata κάρτης βασιλικός ,Chartḗs basilikos =
loglio di papiro del re) al tempo dei 1olomei, usata dai sacerdoti egizi
per scrivere i testi sacri, nella scrittura appunto denominata ieratica,
larga cm. 2O,33;
Amphitheatrica: lorse labbricata vicino l’anhteatro alessandrino, larga
cm. ¡6,63, che un certo Iannio sottopose a un trattamento di sua
invenzione da cui il nome di charta lanniana;
1eneotica: dal nome del sito dove si labbricava ,1aenea presso Alessandria)
realizzata dalla parte del midollo piu vicina alla scorza e percio dura e
grossa di spessore, venduta a peso;
Sartica: dal nome della citta di Sais latta con la parte inleriore degli steli,
larga cm. ¡2,º3-¡+,¯S;
Corneliana: dal nome di Cornelio Callo, preletto d’Lgitto;
Lmporetica: la piu scadente, usata per avvolgere le mercanzie, molto dura
e grossa, non adatta alla scrittura, larga cm. ¡¡,Oº.
6.+. I modi dello scrivere
Come abbiamo detto in precedenza, gli geroglihci egiziani sono scritti sia
sulle pareti dei templi e delle piramidi sia su papiro, e sul modo di scriverli
alcuni ritrovamenti archeologici ci hanno aiutato a lare chiarezza. In una
statua della V dinastia
ºº
,23OO-233O a.C.) si vede lo scriba seduto per terra
a gambe incrociate, mentre tiene il rotolo poggiato sulle gambe intento
nell’atto dello scrivere. Una seconda posizione e, invece, probabilmente
adottata nel caso di redazione di una lettera, come si evince da due
bassorilievi
¡OO
. Þella prima immagine si vedono alcuni scribi che tengono
una gamba piegata a sorreggere il loglio poggiato sopra una tavoletta di
legno, mentre l’altra poggia per terra; nella mano destra un calamo, mentre
con la sinistra e tenuto lermo il loglio di papiro insieme agli strumenti
per scrivere. Piu interessante un’altra hgura, dove gli scribi, nella stessa
ºº
Clr.: j.B. Pritchard, 1he ancient Þear Last in Pictures relating to the Old 1estament,
Princeton, ¡º6º. ¯3, tav. 23¡-232.
¡OO
Ibid. tav. 233.
82 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
L’arte della scrittura in Egitto
posizione che nella precedente immagine, recano sull’orecchio sinistro
due calami. Cli strumenti dello scriba, come hanno dimostrato gli scavi
archeologici, sono composti di un giunco, tagliato in punta per tracciare
le lettere ,calamo), due piccoli recipienti dove contenere i pigmenti rosso
e nero, e una piccolissima brocca in cui e conservata l’acqua necessaria a
sciogliere gli inchiostri
¡O¡
. Cli scribi, per ammorbidire la punta e renderla
slrangiata e hlamentosa, erano soliti masticare l’estremita del calamo,
rendendolo molto simile a un pennello, atto a disegnare sul papiro i huidi
segni delle scritture corsive. Il colore nero e ottenuto dal nerolumo, il
rosso da un’ocra naturale, ambedue stemperati in acqua e gomma. Quando
non e usato, il calamo e riposto in una paletta di legno scavata all’interno,
in cui sono riposte le bacchette per scrivere; gli strumenti dello scriba sono
riprodotti anche nell’ideogramma o determinativo <sš-scrivere e in quello
per rotolo di papiro <md
3
t-. Þella realta da quello che sappiamo, lo scriba
si serve anche d’altri strumenti, come ad esempio vassoietti in pietra per
lrantumare i pigmenti, oltre a un coltellino per tagliare il papiro; per una
scrittura piu agevole e destinato alla scrittura il lato del papiro con le
hbre disposte orizzontalmente ,recto) che costituisce la parte interna del
rotolo. Quando lo scritto non serve piu, il rotolo puo essere riutilizzato
scrivendo anche sul verso ,rotolo opistogralo) o lavato per togliere la
scrittura precedente ed essere riscritto ,palinsesto).
¡O¡
Ibid., tav. 23+.
83 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
¯.
AI1RL SCRI11URL
CLROCIIIICHL
Oltre i Sumeri, gli Lgiziani, e gli altri popoli di cui si e discusso in
precedenza, esistono anche altre lingue che hanno utilizzato o utilizzano
gli geroglihci come sistema di scrittura. Qui di seguito, si da una breve
esposizione delle principali.
¯.¡. Scrittura proto-elamica
Þel panorama delle scritture antiche del Vicino Oriente, un posto
particolare e occupato dalla scrittura nata nella citta di Llam intorno al IV-
III millennio a.C., la quale, contemporanea della scrittura sumera, presenta
lorti somiglianze con quest’ultima. Il rapporto tra queste due ancora oggi
non e stato chiarito; essa inoltre mostra numerose somiglianze anche
con le scritture geroglihche Lgee, ma anche in questo caso il rapporto
tra loro non e chiaro
¡O2
. Ia sua lorma piu antica, quella geroglihca, allo
stato attuale delle nostre conoscenze nasce e si sviluppa a ovest e a sud
della Persia alla hne del IV o all’inizio del III millennio a.C.; in seguito,
sotto l’inhuenza delle scritture utilizzate nei paesi vicini, e abbandonata
per passare a quella cuneilorme sumero-accadica. Ie scritture elamiche
geroglihche conosciute sono due:
¡. scrittura proto-elamica, di tipo pittograhco, simile a quella tardo-
sumerica, risalente al c. 3+OO-2¯OO a.C., ancora indecilrata;
2. scrittura antico elamica geroglihca o elamica lineare, caratterizzata da
un certo numero di logogrammi, databile alla hne del c. 2¯OO-2¡OO
a.C., solo in parte decilrata, principalmente grazie ai contributi di W.
Hinz e P. Meriggi
¡O3
.
Ia scrittura geroglihca proto-elamica appare per la prima volta a Susa,
capitale dell’antica Llam e puo essere latta risalire al cosiddetto Periodo
¡O2
P. Meriggi, Ia scrittura proto-elamica, Roma. ¡º¯¡-¡º¯+. v. ¡, 3.
¡O3
Vedi anche: M. Khačik¡an, 1he Llamite Ianguage, Roma, ¡ººS.
84 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Altre scritture geroglifche
D¡emdet Þaṣr, verso il 2ºOO a.C. L stata ritrovata su parecchie centinaia
di tavolette d’argilla, ma a oggi nessuno dei segni di questa scrittura puo
essere chiaramente letto, anche se si e certi di una sua derivazione dalla
scrittura sumera e dell’esistenza di un sistema decimale
¡O+
. Ie tavolette in
caratteri proto-elamici, hanno un andamento della scrittura particolare:
essa va dall’alto verso il basso, e una volta arrivati alla hne, la tavoletta e
girata e continuata a scrivere sul verso
¡O3
. I’antico elamico e invece una
scrittura sillabica derivata dalla proto-elamica e utilizzata tra il 223O e il
222O a.C., solo parzialmente decilrata grazie agli studi di Walter Hinz.
Questo secondo tipo di scrittura consiste in un numero molto limitato di
segni, solo cinquantacinque, che diheriscono grandemente nella lorma da
quelli del periodo precedente. Il verso della scrittura e in colonne verticali
dall’alto verso il basso.
¯.2. Scrittura dell’Indo
¡O3 bis
Cli scavi condotti dal ¡º2O della nostra era, hanno portato alla luce
la civilta degli Harrapan, hno ad allora sconosciuta, nata intorno al
IV millennio a.C., situata tra l’est del Belucistan e la Valle del’Indo. I
principali siti di questa popolazione lurono la Valle dell’Indo, e Mohen¡o-
daru, una citta vicina al Collo Persico. Iino al 26OO a.C., questo popolo
non risulta avere una propria scrittura, ma si limita a “marcare” il
vasellame con dei segni. A partire dal 23OO a.C. e hno al ¡¯OO a.C., lorse
in seguito ai contatti dei mercanti con i paesi Mesopotamici ,sumeri,
accadi, ecc.) ed Lgiziani, nasce e si sviluppa una lorma di scrittura
geroglihca, che non trova un conlronto con altre scritture conosciute,
hno a quando intorno al ¡ºOO a.C., essa scompare insieme alla civilta
Harrapan che l’aveva utilizzata. Ia scrittura dell’Indo ,inglese: Indus
script; lrancese: Lcriture proto-indienne) ,hg. ¡2), nella letteratura in
lingua italiana detta anche scrittura proto-indiana, e composta di circa
+OO segni, ma molti hanno numerose varianti, si scrive generalmente
da destra verso sinistra, ma non mancano le iscrizioni da sinistra verso
destra. A giudizio di numerosi studiosi questa scrittura dovrebbe essere
di tipo logograhco, ma nonostante i numerosi tentativi, a oggi essa e
ancora indecilrata.
¡O+
Sullo stato attuale della decilrazione del protoelamico vedi: R.K. Lnglund, “1he State
ol Decipherment ol Proto-Llamite” 1he Iirst Writing… op. cit. ¡OO-¡+º.
¡O3 bis
S. Iarmer, et al. “1he Collapse ol the Indus-Script 1hesis: 1he Mith ol a Iiterate
Harrapan Civilization” Llectronic journal ol Vedis Studies, ¡¡-2 ,2OO+) ¡º-3¯.
¡O3
Ibid., ¡23, hg. 3.¡3.
85 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Altre scritture geroglifche
Fig. 12 - scelta di segni della scrittura dell’Indo.
¯.3. Scrittura cinese
Ia dehnizione che spesso e data di questa scrittura come ideograhca,
rischia di trarre in inganno. I linguisti, sulla base delle loro indagini,
l’hanno dehnita vord-vriting, logographic-vriting
¡O6
, morlematica
¡O¯

o scrittura monosillabica. V. Alleton, invece, prelerisce parlare piu
genericamente di caratteri cinesi o con un termine piu specialistico di
sinogrammi
¡OS
.
I’origine della scrittura cinese e sicuramente pittograhca, ma ben
presto questa e divenuta essenzialmente morlemica, in altre parole ogni
segno rappresenta un singolo morlema, che nella maggioranza dei casi
nel cinese antico e monosillabico. I singoli caratteri di questa scrittura
possono anche essere dehniti dei logogrammi, poiche ogni segno serve a
scrivere una parola o piu precisamente ogni logogramma serve a dehnire
una parola sia in termini di suono sia di signihcato. Due logogrammi uniti
possono poi essere utilizzati per lormare una parola, come ad esempio
l’aeroplano, nel cinese moderno si scrive <lei¡i- composto di <lei- ,volare)
e <¡i- ,meccanismo); le parole con un suono simile ,omolone) sono pero
generalmente rappresentate da segni diherenti.
A questo punto bisogna rilerire una particolarita sorprendente
della lingua letteraria antica, che a causa della limitazione della sua
slera d’uso alla letteratura, non era intelligibile se letta ad alta voce,
¡O6
I. Bloomheld, Ianguage, Þev York, ¡º33. 2S3.
¡O¯
L. Benveniste, Problemes de linguistique generale, Paris, ¡º66. 2+.
¡OS
V. Alleton, Ia scrittura cinese, Roma, 2OO6. ¡3.
86 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Altre scritture geroglifche
con la conseguenza che questa poteva essere utilizzata solo come
lingua scritta
¡Oº
. Questo era possibile, e lo e tuttora, per la natura
semassiograhca
¡¡O
del sistema gralematico cinese, dove i logogrammi
sono portatori di un signihcato che e generalmente comprensibile anche
a chi e competente di una varieta diversa da quella standard, anche
se assegnera a tali unita una lettura spesso diversa; questo permette
addirittura una rudimentale comunicazione tra cinesi e parlanti
lingue genericamente e tipologicamente diverse come il giapponese e
il coreano, che utilizzano parte dei caratteri cinesi nel proprio sistema
gralematico, tramite il medium scritto
¡¡¡
.



K’ien=cielo iui=acqua li=fuoco
(mari,laghi,ecc.)



chen=tuono sun=vento k’an=acqua
(fumi,torrenti,ecc.)



ken=monti k’un=terra
I trigrammi bagua
Secondo la tradizione, l’invenzione degli otto mistici trigrammi bagua, da
cui sarebbe nata la scrittura cinese, si devono al mitico primo imperatore
della Cina, Iu-Xi ,2S3¡-2¯3S a.C.), che ricavo i caratteri dallo studio della
natura. Secondo altre versioni l’invenzione si deve invece a Huang-di ,verso
¡Oº
C. Sampson, Chinese Script and the Diversity ol Writing System” Iinguistics 32 ,¡ºº+):
¡2¡-¡22.
¡¡O
Cioe che rappresentano una serie di concetti, non di per se rileribili a una data struttura
linguistica.
¡¡¡
Ie lingue extraeuropee: Asia e Alrica. A cura di L. Banh e Þ. Crandi, Roma: Carocci,
2OOS. 3¯2.
87 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Altre scritture geroglifche
il 2¯OO a.C.), oppure a 1a-Yu, che la ricevette da un dragone e secondo
un’altra tradizione ancora il merito va a 1s’ang-Kie e 1su-Sung, segretari
di Huang-di, tanto che ambedue lurono divinizzati come 1ze shen, vale a
dire divinita della scrittura. L in ogni modo ragionevole ritenere che verso
il XVII secolo a.C. la scrittura losse gia presente in Cina.
¯.3.¡. Io sviluppo della scrittura cinese
Ia storia della scrittura cinese puo essere divisa in sei lasi, che partendo
da quella piu antica attestata su alcuni cocci di terracotta non ancora
identihcati, che potremmo dehnire una proto-scrittura, risalenti al IV
millennio a.C., arriva alla moderna scrittura cinese
¡¡2
.
Iase I -Ia proto-scrittura cinese
Ia prima attestazione di una lorma di scrittura cinese risale al +SOO a.C.
e sarebbe costituita da ¡¡ caratteri incisi su lrammenti di ceramica
¡¡3
;
altre testimonianze di una scrittura geroglihca risalenti al 2SOO-23OO
a.C., denominata 1aoshu, provengono invece dai centri della cultura di
Iongshan, e dal villaggio neolitico di Banpo, vicino a Xi’an, nel bacino
del Iiume Ciallo ma questi segni non sono messi in diretta relazione con
la scrittura cinese, la quale e latta cominciare uhcialmente con gli oracoli
scritti su osso alla hne del II millennio a.C. nel Periodo Shang.
Iase II - Ia scrittura nell’Lra Shang
All’origine della scrittura cinese attuale, si trova la scrittura dell’Lra Shang
,¡6OO-¡O+6 a.C.), proveniente dalla prima capitale, la moderna Anyang,
dove sono state ritrovate numerose testimonianze di caratteri incisi datati
alla hne del II millennio a.C.
¡¡+
. Ia scrittura di questo periodo e divisa in:
¡iaguven ,甲骨文 = oracolo scritto su osso), con rilerimento ai ritrovamenti
ehettuati di iscrizioni incise su ossa e conchiglie;
¡inven ,金文= scrittura su bronzo) che costituisce la lase successiva,
caratterizzata dalle iscrizioni su bronzo, che va dal periodo degli Zhou
Occidentali ,XI secolo - ¯¯¡ a.C.), hno al periodo delle Primavere e
¡¡2
Per esempi delle varie scritture cinesi, vedi in particolare: L. Iazzioli,– L. Chan Mei
Iig, Caratteri cinesi. Milano, ¡ºS6; Shi Bo, Lncres de China. Ies maîtres de la calligra-
phie chinoise, Paris, 2OO3; Shi Bo, Lntre ciel et terre. 2. ed., Paris, 2OOO; Huan Haquing,
Ia scrittura cinese, Milano, Vallardi, 2OOS. Sulla scrittura corsiva: Iang-yu Wang, Chi-
nese Cursive Script, Þev Haven, ¡º3S.
¡¡3
Cheung Kvong-yue, “Recent Archaeological Lvidence Relating to the Origin ol Chi-
nese Characters” 1he Origins ol Chinese Civilization, ed. David Þ. Keightley, Berkley and
Ios Angeles, ¡ºS3. 323-3º¡.
¡¡+
Bagley, Robert W. Anyang, “Writing and the Origin ol the Chinese Writing System”
1he Iirst Writing… op. cit. ¡ºO-2+º.
88 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Altre scritture geroglifche
Autunni
¡¡3
,dinastia degli Zhou orientali, ¯¯O-+¯6 a.C.).
Ambedue queste scritture, ¡iaguven e ¡inven, sono nello stile chiamato
dazhuan ,大篆 = del grande sigillo). Si deve inoltre notare che la struttura
e lo stile della scrittura in questi due periodi sono simili a quella del tardo
Periodo Shang.
Iase III- Ia scrittura xiăozhuan ,小篆 = del piccolo sigillo)
Sotto la dinastia Qrn ,22¡-2O¯ a.C.), si arriva a una standardizzazione
della scrittura, quando Qrn Shĭ Huangdi, il primo imperatore cinese
¡¡6
,
decise di unihcare tutte le scritture allora presenti in Cina, per renderle
accessibili a tutta la popolazione. Cosi, lece compilare da un gruppo
di letterati diretti dal ministro Ii Si, un manuale con tremila caratteri
di uso piu comune, e questa scrittura, chiamata zhuanshū ,篆書 = del
sigillo), o anche xiăozhuan ,小篆 = del piccolo sigillo), e imposta a tutti
gli scribi. Questa rilorma non impedisce, in ogni caso, una controversia
tra i sostenitori della scrittura classica detta testo antico ,=甲骨文) e quelli
della scrittura nuova, chiamata testo nuovo ,=金文).
Iase IV – Ia scrittura lishū
La scrittura xiăozhuan, bella e armoniosa, e molto complicata da
scrivere, cosi sempre durante la dinastia Qin ,III secolo a.C.), anche
grazie all’introduzione del pennello per tracciare i caratteri cinesi,
nasce un secondo stile, utilizzato nei documenti uhciali e nelle scritture
private, detto lishū ,隸書 = scrittura dei lunzionari). L caratterizzato
da un diverso spessore delle linee, un aumento della proporzione delle
linee rette, e caratteri leggermente piu larghi che alti. Si hanno cosi
due varianti della stessa scrittura: la prima, detta xiăozhuan, utilizzata
nelle iscrizioni su pietra o bronzo e in genere nei testi uhciali, la
seconda, lishū, con cui sono scritti i documenti pubblici generici e gli
scritti della vita quotidiana.
Iase V – Ia scrittura sotto la dinastia Han
Verso l’inizio della nostra era, sotto la dinastia Han ,23-22O d.C.), si
lormano poi tre diversi stili di scrittura:
¡. căoshū ,草書=scrittura da brutta copia);
2. kăishū ,楷書=regolare);
3. xrngshū ,行書=corsiva).
¡¡3
Con Primavere e Autunni, titolo di un’opera attribuita dalla tradizione a Conlucio, e con
Stati combattenti, si indicano tradizionalmente i due periodi dei Zhou orientali.
¡¡6
Si deve a lui l’unihcazione sotto il suo dominio nel 22¡ a.C., di tutti i regni hno allora divisi.
89 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Altre scritture geroglifche
¡. căoshū o ts’ao-shu ,草書=scrittura d’erba o anche scrittura da brutta
copia
¡¡¯
): e uno stile essenzialmente corsivo e abbreviato, di dihcile
lettura, in cui ogni carattere e scritto con un solo movimento e in cui
tutti i caratteri sono legati tra loro, hno a scrivere un’intera colonna,
con un solo tratto di pennello; sono inoltre omessi alcuni tratti che
compongono i singoli caratteri, eccetto i segni che ne hanno pochi. Io
stile căoshū, a sua volta si divide in zangcao ,=corsivo ordinato), che
ha una vaga somiglianza con lo stile amministrativo e in kuangcao
,=corsivo impazzito) introdotto nell’VIII secolo d.C. da Zhang Xu
e Huai Su ,¯23-¯S3), che con poche pennellate lega non solo i tratti
ma tutti i caratteri dell’intero brano, rendendo la scrittura simile a
un arabesco.
2. kăishū ,楷書=regolare): in questo stile di scrittura, molto calligrahco,
i tratti sono caratterizzati da una rigida regolarita, da cui il nome che
signihcava modello di scrittura da imitare. Poco diherente dal lishū,
l’imperatore Iiu Xie con un decreto imperiale nel 2OO d.C. impose a
tutta la popolazione l’utilizzo di questa nuova lorma grahca, ma e solo
dal V secolo d.C. che questa diviene lo standard per il cinese scritto,
arrivando a essere utilizzata hno a oggi.
3. xrngshū ,行書=corsiva): stile anch’esso corsivo, ma che a diherenza del
precedente mantiene tutti i tratti, tenendo separati i segni tra loro.
Ia scrittura kăishū e molto complicata, quella căoshū illeggibile: degli
intellettuali ribelli cercarono allora di creare un nuovo stile grahco,
mescolando l’eleganza della kăishū con la lacilita della căoshū e nacque
cosi questa nuova scrittura corsiva che riesce a unire i pregi delle due
precedenti.
Iase VI – Ia scrittura contemporanea
Risale al ¡º33, la proposta del governo nazionalista di semplihcare
duemilaquattrocento caratteri che porta, tra il ¡º36 e il ¡º+S, alla
discussione sull’eventuale adozione di un sistema di scrittura basato sui
caratteri latini ,Iatinxua xin venzi “nuova scrittura latinizzata”). Þel
¡º33 e pubblicato da parte del “Comitato per la rilorma della scrittura”
,Wenzi gaige veiyuanhui), istituito tra il ¡º3+ e il ¡º36, una lista di oltre
mille caratteri non corretti ,yitizi). I’ultimo provvedimento in materia
di semplihcazione dei caratteri risale al ¡º¯¯ e si rilerisce alla proposta
di semplihcazione di S33 ulteriori caratteri; questa proposta e stata pero
¡¡¯
Il termine “cao”, che signihca “erba”, e stato preso in prestito per “cao” “lare la brutta
copia”.
90 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Altre scritture geroglifche
abbandonata, poiche questi non compaiono nell’elenco dehnitivo dei
caratteri dihuso nel ¡ºSO
¡¡S
. ,hg. ¡2b)
Attualmente esistono due lorme di scrittura principali: quella semplihcata,
utilizzata nel continente cinese e a Singapore, e quella non semplihcata,
in vigore nell’Isola di 1aivan e in tutte le altre comunita cinesi sparse nel
mondo. All’origine di questa diversita, si trova la rilorma della scrittura
gia citata, voluta dalla Repubblica popolare cinese nel ¡º36 attraverso la
Commissione nazionale per la rilorma della scrittura, la quale ha prodotto
una lista di ¡.¯OO caratteri semplihcati, che in una nuova edizione
aggiornata del ¡º6+, lurono portati a 2.23S. I principi di questa operazione
di semplihcazione, pubblicata negli atti del Consiglio dei ministri della
Repubblica cinese del 2S gennaio ¡º36, sono stati:
a) sostituzione del carattere con una sua variante corsiva;
b) sostituzione del carattere con una variante arcaica piu semplice;
c) sostituzione di un carattere omolono composto di un numero inleriore
di tratti;
d) sostituzione di un carattere intero con una parte di esso;
e) riduzione del numero di tratti di un carattere, sostituendo un componente
complesso con uno piu semplice;
Questa rilorma ha previsto anche un orientamento della scrittura da
sinistra verso destra, abbandonando il tradizionale andamento in colonne
da destra verso sinistra. A seguito di questa disposizione, il primo gennaio
¡º33, il quotidiano Cuangming ribao ,Chiarezze) ha adottato la disposizone
orizzontale; il settanta per cento delle riviste ha aderito in quella data al
cambiamento. Un anno dopo, il primo gennaio ¡º36, il Renmin ribao
,Quotidiano del popolo) e tutti i giornali del paese hanno a loro volta
cambiato la direzione ai loro testi.
Pur con indubbi vantaggi, questa rilorma, abolendo l’uso di certi
pittogrammi, ha tolto qualcosa alla bellezza della scrittura cinese, con la
conseguenza che non tutti i calligrah hanno accettato questa scrittura
semplihcata, come ad esempio i cinesi di Hong Kong, quelli di 1aivan
e delle Chinatovn sparse nel mondo, i quali continuano a utilizzare i
caratteri non semplihcati. Va comunque ricordato che una semplihcazione
nella scrittura cinese, lu voluta per primo dall’imperatore Qrn nel III
secolo a.C.
¡¡S
L. Banh, “Ideogrammi cinesi e dintorni: sistemi di scrittura nell’estremo Oriente e nel
sud-est asiatico” Origini della scrittura, Milano, 2OO2. 2Oº.
91 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Altre scritture geroglifche
¯.3.2. Ia trascrizione della scrittura cinese
In epoca moderna, il primo a tentare una trascrizione dei caratteri cinesi
in allabeto latino e il missionario gesuita Matteo Ricci, che nel ¡6O3
pubblica un opuscolo, andato perduto, che contiene un testo in cinese
con la trascrizione in caratteri allabetici latini. Un successivo tentativo
e latto nel ¡626 dal gesuita lrancese Þicolas 1ruigault, il quale stampa
un dizionario cinese con la trascrizione allabetica in lettere latine della
pronuncia dei caratteri; in realta si tratta di una versione rahnata del
sistema di M. Ricci. A questo la seguito la prima traduzione latina
dell’opera di Conlucio, per opera del gesuita Prospero Intorcetta, che nel
¡66º pubblica a Coa l’opera Sinarum Scientia. Ha il testo su due colonne:
92 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Altre scritture geroglifche
a sinistra la traduzione latina e a destra il testo in caratteri cinesi, con
accanto a ogni segno la trascrizione in caratteri latini. Ben presto, pero, i
tentativi di trascrivere i caratteri cinesi in allabeto latino si moltiplicano,
ma senza un metodo unico, cosi che il P. j. H. Premar, che nel XVIII
secolo scrive una grammatica cinese, annota come una medesima sillaba e
trascritta <chi- dagli spagnoli, <ci- dagli italiani, <tchi- dai lrancesi.
Dopo la londazione della Repubblica Popolare Cinese, e elaborato un
nuovo sistema di trascrizione in caratteri latini, approvato nel ¡º3S e
chiamato Hanyŭ pīnyīn, cui ci si rilerisce comunemente come pīnyīn
,=拼音 letteralmente: sillabare) hnalizzato alla dihusione della pronuncia
standard della lingua unitaria nazionale e non gia a sostituire la scrittura
tradizionale. Questo sistema e stato riconosciuto come Standard ISO per
la romanizzazione della scrittura cinese
¡¡º
.
¯.3.3. I dizionari della lingua cinese
Un momento londamentale nella lormazione della scrittura cinese, e
rappresentato dal dizionario etimologico cinese compilato da Xu Sheng
,3O-¡2+ d.C.), il quale nel suo Shuo ven ¡ie zi ,=spiegazione dei segni e
analisi dei caratteri) registra º.333 ideogrammi, spiegandone il signihcato e
indicandone la pronunzia, sulla base di un’attenta collazione dei testi antichi.
Quest’opera costituisce una pietra miliare nell’evoluzione della lingua
cinese scritta, contribuendo in una certa misura a hssare e a standardizzare
i signihcati dei caratteri, che hno a allora avevano conosciuto numerosi
cambiamenti
¡2O
. Particolarmente rilevante e anche il grande dizionario
composto nel ¡¯¡6, sotto l’imperatore Kang-xi, segnato dalla volonta di
“lare ordine” nella selva degli ideogrammi e, soprattutto, di cancellare
caratteri che lossero lrutto di varianti d’uso ,spesso individuali) ritenute
volgari. Il numero degli ideogrammi cinesi oggi, e in ogni caso molto alto,
rappresentando ognuno una cosa diherente cosi che nel dizionario dell’epoca
Kangxi ,¡662-¡¯22), sono raccolti ++.++º ideogrammi ordinati sulla base
di 2¡+ radicali ,segni base usati come chiavi di lettura per l’ordinamento nei
vocabolari), ma piu di 3O.OOO sono varianti e doppioni. Þell’uso comune,
una persona di media cultura deve conoscere non piu di tre-quattromila
segni, che salgono a novemila per una persona colta, mentre lra tredici e
¡¡º
Þorma UÞI-ISO ¯OºS:2OO3. Inlormazione e documentazione - Romanizzazione della
lingua Cinese. Vedi anche: AIA-IC, Romanization 1ables…, Washington ,DC), ¡ºº¯. +3-
33. Quest’ultima opera propone una trascrizione molto diherente dalla norma UÞI-ISO
¯OºS:2OO3.
¡2O
M. Sabbattini – P. Santangelo, Storia della Cina, Roma, 2OO3. ¡S2.
93 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Altre scritture geroglifche
quattordicimila ideogrammi sono tutti quelli adoperati nella scienza, nella
vita quotidiana, nella letteratura, ecc.
¯.3.+. I segni della scrittura cinese
Þel primo lavoro hlologico sistematico dedicato alla scrittura cinse, lo
Shuōven i¡ězi, completato nel ¡OO d.C. da Xǔ Shen, vengono individuate
sei categorie di caratteri, chiamate liu shū ,i sei principi della scrittura
¡2¡
)
,hg. ¡3):
¡. zhĭshi, ideogrammi semplici ,letteralmente: indicatori, caratteri
indicanti cose) rappresentano idee astratte suggerite dal segno, che
hanno come relerente per lo piu concetti;
2. xiangxrng o pittogrammi, rappresentazioni grahche di relerenti
concreti, come hgure umane e d’animali, ecc.;
3. huiyi ,letteralmente: unione di signihcati), sono composti per lo piu
di due componenti semantici che si combinano per lormare un nuovo
signihcato, come <mrng- brillante composto da <ri- sole e <yue- luna;
+. xrngshēng, lorma e suono o composti lonetici, che costituiscono il
gruppo piu consistente di caratteri cinesi, sono composti di una parte
che lunge da indicatore semantico, ovvero chiarisce l’area semantica
,approssimativa) di appartenenza del carattere e una parte che
suggerisce la pronuncia;
3. ¡iǎ¡ie o prestiti, che nulla hanno in comune con i prestiti lessicali di altre
lingue, sono caratteri creati per hssare grahcamente una parola e che
sono in seguito utilizzati per scriverne un’altra, come <van- diecimila,
che originariamente era un pittogramma che indicava lo scorpione;
6. zhuǎnzhu estensioni di signihcato, dove la rappresentazione di un oggetto
concreto e estesa, metaloricamente, alla designazione di un concetto
astratto, come al carattere <bei- nord che indica due persone che si danno
le spalle, da cui viene il signihcato di nord contrapposto a sud.
Dal punto di vista grahco, nella scrittura cinese, sono riconosciuti solo
otto tratti ,ma taluni ne hanno contati hno a sessantaquattro), alcuni dei
quali hanno una o piu varianti: la loro combinazione genera poi tutti gli
ideogrammi. Cli otto tratti londamentali sono
¡22
:
¡2¡
j. Þorman, Chinese, Cambridge, ¡ºSS. 6¯-6º; Ie lingue extraeuropee: Asia e Alrica…
op. cit. +O+-+O3.
¡22
M. Abbiati – Chen Iiansheng, Caratteri cinesi, Venezia, 2OO¡. ¡¡-22; V. Alletton, La
scrittura cinese, Roma, 2OO6. 3O-3+.
94 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Altre scritture geroglifche
Fig. 13- 1. Il segno yong (eterno) composto da otto tratti diversi. 2. I nove tratti che compongono i
segni cinesi. 3. le 214 classiche cinesi. 4. trecento segni primari.
95 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Altre scritture geroglifche
¡. il tratto orizzontale ,heng)
2. il tratto verticale ,shu);
3. il tratto discendente a sinistra ,pie);
+. il tratto discendente a destra ,na);
3. la goccia ,diăn);
6. l’uncino ,gōu);
¯. il tratto ascendente ,tr);
S. il tratto ribattuto ,zhe).
Ia sequenza con cui questi sono tracciati, non e mai casuale, ma segue un
preciso ordine stabilito da una tradizione secolare:
¡. il tratto orizzontale prima di quello verticale ,o di quello discendente, a
sinistra o a destra) tranne quando il tratto orizzontale e l’ultimo tratto
nella parte bassa del carattere;
2. il tratto discendente a sinistra prima di quello discendente a destra;
3. il tratto ,o il componente) superiore prima di quello inleriore;
+. il tratto ,o il componente ) a sinistra prima di quello a destra;
3. gli elementi esterni precedono quelli interni;
6. certi caratteri a tripode sono scritti secondo il seguente ordine: centro,
parte sinistra, parte destra;
¯. nei caratteri con una cornice esterna, prima si tracciano i primi due tratti
della cornice, poi si scrive la parte interna e inhne si chiude la cornice;
S. quando e in alto e a destra, il punto si scrive per ultimo.
Il rispetto dei principi che regolano la sequenza dei tratti, rende possibile
dare ai caratteri un aspetto equilibrato e gradevole, oltre a rendere piu
veloce la scrittura.
Ia direzione tradizionale della scrittura cinese e dall’alto in basso, mentre
le righe si susseguono da destra a sinistra, ma a seguito della rilorma
grahca varata dal governo nel ¡º36, gia citata, oggi il cinese e scritto
in linee orizzontali da sinistra verso destra; testi brevi, come i nomi
sulle lacciate dei palazzi, possono pero essere scritti orizzontalmente
da destra verso sinistra. I segni hanno l’aspetto quadrato, tutti di
dimensioni identiche, senza riguardo al numero dei tratti dei quali
sono composti; questa caratteristica grahca avvicina la scrittura cinese
a quella dell’egiziano geroglihco e al suo quadrato ideale, in cui ogni
geroglihco e inserito in un quadrato perletto. I testi antichi non hanno
la punteggiatura, con inevitabili dihcolta di lettura; solo nel ¡º¡º della
nostra era, un gruppo di prolessori presento una petizione al ministero,
96 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Altre scritture geroglifche
chiedendo l’introduzione di un sistema d’interpunzione basato su quello
inglese, attualmente utilizzato
¡23
.
¯.3.3. Ia dihusione della scrittura cinese
Ia Cina e sempre stata un elemento di rilerimento per l’Lstremo Oriente
e il Sud-est asiatico. Scrive a tal proposito L. Banh
¡2+
:
-Il lattore unihcante l’insieme delle tradizioni culturali dell’Lstremo
Oriente e del sud-est asiatico e costituito indiscutibilmente dal modello
culturale cinese, il quale nelle sue varie articolazioni spazio-temporali
ha contribuito, in tempi e con modalita diversi, a “segnare” in modo
vistoso le realta scio-culturali contigue. ¸…j Vettore lorte e indiscusso
della tradizione culturale cinese e stato ,ed e ancora) il suo particolare
sistema di hssazione gralematica: i “caratteri cinesi” ,hanzi lett. “caratteri
degli Han”) o ideogrammi sono stati inlatti utilizzati in aree diverse del
continente asiatico per hssare a livello gralematico sistemi linguistici
tipologicamente lontani tra loro: due lingue isolanti quali il cinese e il
vietnamita ,quest’ultima lingua austro-asiatica); due lingue ,di latto
isolate e) agglutinanti quali il coreano ed il giapponese-.
Piu specihcatamente, oltre il giapponese di cui si parlera piu dihusamente
in seguito, tra le lingue che hanno utilizzato o utilizzano i caratteri cinesi
si ricordano:
Coreano: la scrittura cinese e introdotta in Corea nel V secolo d.C., sia per
scrivere i prestiti dal cinese, sia la lingua coreana, pur avendo quest’ultima una
struttura linguistica diherente. Þel XV secolo d.C. e inventata da Seycong
,¡3º¯-¡+3O), quarto sovrano della dinastia Cosen, una scrittura allabetica
coreana, costituita da ventisei segni, che mantiene l’impostazione grahca
del cinese, come la giustapposizione delle consonanti e vocali, all’interno di
un quadrato ideale che lo riempiono quasi totalmente, composta di blocchi
compatti, separati tra loro da spazi uguali. Questo sistema di scrittura
tradizionale, e chiamato hankul ,=grande scrittura), ma inizialmente
dehnito ennum ,=scrittura vernacolare, volgare). Io hankul e promulgato
uhcialmente da Seycong il º ottobre ¡++6, mediante il celebre scritto
Hvunmin Cengum ,=I corretti suoni per istruire il popolo), ma e per molti
¡23
Sul sistema di punteggiatura nel cinese moderno, vedi: M. Abbiati, Crammatica di
cinese moderno, op, cit.¡º3-¡º6.
¡2+
L. Banh, Ideogrammi cinesi e dintorni… op. cit. ¡¯3 e ssg.
97 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Altre scritture geroglifche
anni contrastato dagli ambienti colti, poiche considerato elemento di rottura
con la tradizione coreana, hno a allora ancorata a modelli grahci cinesi. Dopo
la morte di Seycong, lo hankul e ampiamente subordinato rispetto ai caratteri
cinesi, e considerato un tipo di scrittura inleriore adatto alle donne. Þel ¡Sº+,
lo hankul e dichiarato dal re Kocong strumento per la resa dei documenti
uhciali, ma per molto tempo e utilizzato unitamente ai caratteri cinesi. 1ra
il ¡º¡O e il ¡º+O, durante l’occupazione giapponese della Corea, l’uso dello
hankul e vietato, ma dal ¡º+3, nel clima di ritrovata indipendenza, questa
scrittura e reintrodotta come simbolo del risveglio del paese. In seguito alla
divisione del Paese in Corea del Sud e Corea del Þord, si e avuta un’ulteriore
diversihcazione: mentre nella Corea del Þord, e utilizzata solo la scrittura
hankul, nella Corea del Sud. Questa e ahancata dai ¡.SOO caratteri cinesi,
hssati dopo il ¡º+3 come complemento per la scrittura dello hankul, cosi
che un testo puo esser redatto, oltre che in orizzontale, anche verticalmente
,caratteri cinesi), in colonne orientate da destra verso sinistra.
Vietnamita: inizialmente il vietnamita e rappresentato con i caratteri cinesi:
tale sistema di scrittura e noto con il nome di chữ hán, ,=scrittura degli
Han) hn dal X secolo d.C. Intorno all’XI secolo, i dotti vietnamiti sentono
la necessita di scrivere testi nella loro lingua e si dihonde cosi il sistema chữ
nõm, ugualmente basato sui caratteri cinesi, presi a prestito e variamente
combinati. Il sistema chữ quốc-ngữ, inhne, si deve ai missionari cattolici,
spagnoli, portoghesi, italiani e soprattutto lrancesi, che dal XVII secolo, per
scopi pratici, trascrissero in caratteri latini la lingua vietnamita.
¯.+. Il Ceroglihco A di Creta
Alla scrittura lineare A ,vedi inlra) si ahanca hn dall’origine e si mantiene
per circa un secolo e mezzo, dal ¡SOO circa al ¡63O a.C. circa, un’altra scrittura,
lorse logo-sillabica, composta cioe da logogrammi e sillabogrammi, il cosi
detto Ceroglihco A. Lsso e attestato soprattutto da tavolette appartenenti
agli archivi dei Palazzi minoici di Cnosso e di Mallia e, sporadicamente,
nelle isole del Mare Lgeo ,Citera e Samotracia), in un periodo compreso lra
il XVIII e il XVII sec. a.C., il periodo dei cosiddetti “primi palazzi” cretesi.
In questa scrittura che ha origine quasi certamente da quella egiziana, i
primi sono segni corrispondenti a parole mentre i secondi sono segni
corrispondenti a sillabe. Il sillabario del “geroglihco” cretese, allo stato attuale
delle conoscenze, si compone di º6 segni ,¡O dei quali utilizzati anche come
logogrammi). I logogrammi hnora individuati sono 33 e rappresentano
oggetti e derrate. A questi segni si aggiungono quattro simboli per le cilre
,¡, ¡O, ¡OO e ¡OOO) e nove per le lrazioni ,di valore incerto, in qualche caso
usati anche in legatura). Il verso della scrittura non e dehnito, puo percio
98 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Altre scritture geroglifche
andare da destra verso sinistra o da sinistra verso destra; aiuta la lettura, una
croce posta spesso come marcatura ad indicare l’inizio della lrase
¡23
.
¯.3. Il disco di Iesto
Di tutt’altro genere il Disco di Iesto, un piatto circolare di terracotta datato
al XVII secolo a.C. ritrovato nella citta di Iesto a Creta. Questo disco reca
delle incisioni su ambedue le lacce latte quando l’argilla era ancora lresca;
la direzione della scrittura e destrograda ,dall’esterno verso l’interno) e
i segni sono puramente pittograhci. In tutto sono stati identihcati 2+¡
segni, di cui ¡23 su una laccia e ¡¡S sull’altra. I. Pernier vi ha riconosciuto
+3 tipi diversi di segni che raggruppa in ¯ classi: ¡) hgura umana e sue
parti; 2) animali e parti di essi; 3) vegetali e loro derivati; +) espressioni
topograhche e marine; 3) costruzioni e suppellettili; 6) armi, strumenti,
utensili; ¯) simboli incerti ,hg. ¡+).
Ia scrittura e tuttora indecilrata, nonostante i numerosi tentativi; la
stessa origine di questo manulatto e incerta: secondo alcuni studiosi e di
produzione locale, secondo altri proverrebbe dal Þord-Alrica.
¯.6. Ittita geroglihco o eteo geroglihco
Il nome d’ittita geroglihco e stato introdotto nel ¡S¯O dallo studioso inglese
Archibald Sayce ,¡S+6-¡º33); a quel tempo si conoscevano solo le civilta Lgiziana
e quelle Babilonese e Assira, queste ultime viste come due entita autonome dal
punto di vista grahco e linguistico, ma la scoperta degli Ittiti lece intravedere la
¡23
Il corpus completo dei testi in geroglihco cretese in: jean-Pierre Olivier - Iouis Codart,
Corpus hieroglyphicarum Inscriptionum Cretae ,CHIC), Ahenes-Rome, ¡ºº6.
99 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Altre scritture geroglifche
possibilita di una terza civilta nell’Oriente antico. Ia scrittura ittita geroglihca
o etea geroglihca, e attestata in due diversi periodi ,hg. ¡3):
a) imperiale ittita ,circa ¡+OO-¡2OO a.C.), che si sovrappone all’ittita
cuneilorme;
b) neo-ittita ,circa ¡OOO-¯OO a.C.) utilizzata dagli stati che succedettero
all’impero Ittita.
Fig. 14 - disco di Festo
100 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Altre scritture geroglifche
Ia lingua rappresentata e connessa, ma assolutamente non identica, al
cosiddetto ittita cuneilorme, ma mentre quest’ultima e utilizzata hno al
¡2OO a.C., limitatamente all’area vicino a Boǧazköy, l’ittita geroglihco e
attestato hno al ¯OO a.C. nel sud-est dell’Anatolia e nel nord-ovest della
Siria, alla perileria dell’impero Ittita. Ia scrittura neo-ittita e chiaramente
una continuazione del piu antico geroglihco imperiale ittita, ma piu
evoluta rispetto al modello precedente: linguisticamente essa si avvicina
alla scrittura babilonese e a quella egiziana, combinando logogrammi,
sillabogrammi e determinativi. Ia struttura dell’ittita geroglihco, simile
alle altre scritture logosillabiche dell’area Anatolica, e composta di circa
sessanta segni del tipo <pa, pe, pi, pu-, ognuno dei quali rappresenta una
sillaba che inizia per consonante e termina per vocale ,CV); piu di 2OO
sono i logogrammi identihcati nelle iscrizioni note, e di questi circa ¡3O
sono d’uso regolare. I segni sono inseriti uno accanto all’altro, a volte
anche sovrapposti e le legature tra due segni sono lrequenti, mentre le
parole qualche volta sono separate da segni speciali. Þon esiste un unico
senso per la scrittura che puo andare da destra a sinistra, da sinistra a
destra oppure puo essere bustroledica.
I primi successi nella decilrazione dell’ittita geroglihco, si devono ad A.
Sayce, il quale riusci a identihcare gli geroglihci che rappresentavano citta,
re, paese e dio, e le desinenze del nominativo e dell’accusativo, ma accanto
a queste corrette interpretazioni il Sayce ne lece molte altre prive di un
londamento. A questi primi tentativi lecero seguito quelli di j. Menant
,¡SºO ca.), P. jensen ,¡Sº+) R.C. 1hompson, R. Covley e C. Irank che
provarono a decilrare questa scrittura durante e dopo la prima guerra
mondiale. Un signihcativo passo avanti si lece, pero, solo verso il ¡º3O
per merito dell’italiano P. Meriggi, di I. j. Celb, di L. Iorrer e di H. 1h.
Bossert: il Meriggi per primo individuo il geroglihco usato per indicare
la parola “hglio” e quindi una genealogia che si rivelo molto utile per
leggere i nomi dei re; a I.j. Celb si deve tra l’altro l’identihcazione del
verbo “lare”. Il riconoscimento di una lormula di maledizione da parte del
Iorrer lu invece londamentale per analizzare la costruzione del periodo
e il Bossert, inhne, trovo il modo di leggere correttamente il nome del re
Warpalava e il nome kupapa, una dea spesso menzionata nelle iscrizioni.
Þell’autunno del ¡º+¯ sulla collina di Karatepe nella Cilicia orientale il
Bossert trovo molte lunghe iscrizioni della hne dell’VIII secolo a.C., parte
in scrittura geroglihca ittita e parte in lenicio, che presto risultarono
bilingui, consentendo una ripresa dei tentativi d’interpretazione di questa
scrittura, che continuano ancora oggi.
101 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Altre scritture geroglifche
¯.¯. Iuvio geroglihco
Il luvio, oltre che in caratteri cuneilormi ittiti o paleo-babilonesi, e scritto
anche in geroglihco. Questa scrittura e un misto del sistema logograhco
e di quello sillabico: le parole possono essere scritte come logogrammi
,particolarmente lrequenti nei testi del II millennio a.C.), in maniera
interamente lonetica, o con un logogramma e un complemento lonetico;
i logogrammi si possono trovare anche prima del complemento lonetico
con la lunzione di determinativo. Il luvio attestato nei testi cuneilormi
e quello in caratteri geroglihci, a giudizio degli studiosi, possono essere
considerati due dialetti strettamente connessi alla lingua luvia, di cui
tuttavia restano ancora da decilrare le reciproche interrelazioni. Il luvio
geroglihco e noto da alcuni sigilli, da cui si ricavano dei nomi di persona,
da iscrizioni dedicatorie, da lettere oltre che da alcune strisce di piombo
con testi di carattere economico
¡26
.
¯.S. Scrittura meroitica
Il nome di questa scrittura deriva dalla citta di Meroë, la capitale piu
recente dell’antico regno etiopico, situata in Þubia. Cli studi condotti
hanno accertato che in origine questo popolo si serviva della lingua e
scrittura egiziana per gli atti uhciali e solo in seguito, intorno alla hne del
III o al principio del II secolo a.C., era arrivato a creare questa scrittura
particolare per rappresentare la lingua indigena, che lu utilizzata hno
alla caduta dell’impero nella prima meta del IV secolo d.C. Della scrittura
meroitica, si conoscono due tipi, uno geroglihco monumentale e uno
corsivo, probabilmente rispettivamente derivati il geroglihco da quello
egiziano, e il corsivo dal demotico. Ia scrittura meroitica e composta di
¡3 segni consonantici + la vocale <a-, quattro segni per le vocali <a, e, i,
o-, un segno per la <a- iniziale, e quattro per le sillabe <ne-, <se-, <te-,e
<to-; le lettere non sono unite e ogni parola e divisa dalla successiva
per mezzo di due o tre punti in linea verticale ,hg. ¡6). Ia direzione
della scrittura e da destra verso sinistra, ma nel caso del geroglihco, in
colonne, con ehetto decorativo. Ia scrittura meroitica, pur geniale nella
sua lormulazione, e probabilmente inhuenzata dalla lingua greca, e in
ogni modo arrivo molto in ritardo rispetto ad altre scritture allabetiche
come l’ugaritico e il lenicio.
Ie iscrizioni meroitiche si conoscono hn dal ¡S2O, ma per molto tempo
¡26
H.C. Melkert, 1he Iuvians, Ieiden ë Boston, 2OO+. S-26; A. Payne, Hierogliphyc
Iuvian, Wiesbaden, 2OO+; sulle tavolette di piombo con iscrizioni in luvio geroglihco,
databili lorse al VII secolo a.C., vedi: O. Pedersen, Archives and Iibraries…, op. cit. ¡3¯.
102 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Altre scritture geroglifche
lurono ritenute illeggibili, hno a quando tra il ¡º¡O e il ¡º3O l’egittologo
inglese I. Il. Crihth
¡2¯
, partendo dall’iscrizione di Benaga, redatta in
comune egiziano, ma con i nomi dei re e delle regine in egiziano e in
meroitico, non riusci a lornire una sua possibile interpretazione di questa
scrittura, che pero rimane ancora oggi in gran parte indecilrata.
¯.º. Una scrittura geroglihca in Polinesia: la rongorongo dell’Isola di
Pasqua
I’Isola di Pasqua, in lingua indigena chiamata Rapa nui, la piu orientale
dell’arcipelago Polinesiano, situata a circa 3.6OO km a ovest delle coste
cilene, lu scoperta solo nel ¡¯22, per opera dell’ammiraglio olandese j.
Roggeveen. Quest’isola, abitata da circa ¡.+OO persone, deve la sua lama
soprattutto ai Þaunau, una serie di enormi sculture scolpite nella tenera
roccia vulcanica che dominano Playa de Anakena che lurono erette tra
+OO e ºOO anni la, ma che a tutt’oggi nessuno sa con esattezza a chi
attribuire ne quale losse la loro lunzione. Ia prima notizia di una scrittura
dell’Isola di Pasqua, si deve al missionario Ronssel, che per primo trovo
delle tavolette di legno, con incisi strani segni, chiamate dagli indigeni
kohan rongorongo ,in lingua rapanui: legni con inlormazioni), che
lurono inviate nel ¡S66 al vescovo di 1ahiti, Ilorentin Ltienne jaussen.
Quest’ultimo, lavorando con Metoro 1aouaoure, un 1ahitiano originario
dell’Isola di Pasqua, creo una lista di alcune centinaia di segni, divisi in
¡2¯
Crihth, I. Il. Karanog: 1he Meroitic Inscriptions ol Shablul and Karanog, Philadel-
phia, ¡º¡¡.
Fig. 16 - Caratteri geroglifci e scrittura meroitica
103 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Altre scritture geroglifche
base al soggetto che sembrava rappresentare, con l’equivalente lrancese e
la traduzione in rapanui. In tempi piu recenti, 1.S. Barthel ha identihcato
altre due scritture locali, la ta’u e la mama, che mostrano, pero, un’origine
diversa da quella rongorongo.
Della scrittura rongorongo, ancora sostanzialmente indecilrata, ci sono
rimaste solo 26 tavolette di legno conservate in numerosi musei. Ie indagini
condotte, hanno consentito di identihcare il tipo di legno usato ,1hespesia
populnea) presente in Polinesia, mentre l’analisi al C
¡+
ha permesso di datare
queste tavolette incise tra il ¡6SO d.C. e il ¡¯+O d.C.
¡2S
Secondo le tradizioni
locali, queste lurono portate circa ºOO anni prima da guerrieri giunti su due
grandi piroghe al comando del capo Hotu-Matua; secondo un’altra versione
invece esse sarebbero state scritte nella stessa isola e avrebbero riprodotto
documenti portati dagli invasori. Comunque alla hne del XIX secolo, pare
ci losse una sola persona in grado di leggerle, ma alla sua morte, verso il
¡S6O, questa conoscenza e andata estinta. Sull’origine di questa scrittura,
tuttora ignota, va citata la tesi di C. de Hevesy, che ritiene di riscontrare una
gran similitudine tra i segni rongorongo e quelli della scrittura dell’Indo, ma
questa tesi molto suggestiva, che implicherebbe dei rapporti tra la Valle
dell’Indo e questa sperduta isola nell’oceano, non e molto seguita.
Ia scrittura procede dall’alto verso il basso, da destra verso sinistra;
arrivati alla hne della riga, continua da sinistra verso destra, e quindi di
nuovo da destra verso sinistra. Rispetto alla scrittura bustroledica pero, le
lettere non hanno il rovesciamento laterale che caratterizza questo modo
di scrivere: la sua direzione puo, quindi, essere dehnita invertita.
La scrittura rongorongo, apparentemente composta di oltre ¡3O segni, ma
secondo alcuni studiosi da ¡2O ,secondo altri sarebbero addirittura ¯¯S),
sembrerebbe di tipo ideograhco, e seguendo quest’ipotesi si sarebbe riusciti
a identihcare i segni per “luna”, “lucertola” e quello per indicare il “dio
1ane”. Þel ¡ºS¯ Sergei R¡abchikov
¡2º
, ha avanzato l’ipotesi che questa
scrittura potesse essere simile ad altre che mescolavano segni ideograhci a
segni lonetici, come nell’egiziano geroglihco. Sviluppando sostanzialmente
tale ipotesi, M.j. Macri
¡3O
, partendo dalle osservazioni di C. Iee
¡3¡
, che
¡2S
C. Orliac, “1he Rongorongo 1ablets lrom Laster Island: Botanical Identihcation and
¡+C dating” Archaeology in Oceania +O, 3 ,2OO3): ¡¡3-¡2O.
¡2º
Serge¡ V. R¡abchikov, “Progress Report on the Decipherment ol the Lastern Island
Writing Sistem” journal ol the Polynesian Society º6 ,¡ºS¯): 36¡-36¯.
¡3O
M.j. Macri, “Rongorongo ol Lastern Island” 1he World’s Writing Systems, Þev York
– Oxlord, ¡ºº6. ¡S3-¡SS.
¡3¡
C. Iee, Rock Art ol Lastern Island: Symbols ol Pover, Prayers to the Cods. Ios Angeles
,CA), ¡ºº2.
104 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Altre scritture geroglifche
riscontravano una similitudine tra la scrittura rongorongo e l’arte dell’Isola
di Pasqua ha raggiunto la conclusione, invece, che la molteplicita dei segni
derivi in realta dal loro raddoppio, dalla concatenazione e dal verso della
scrittura, la quale e bustroledica. In base a quest’interpretazione, il loro
numero si ridurrebbe a ¯O segni, suhciente per un sillabario che rappresenta
una lingua, la rapanui, composta di sole ¡O consonanti e 3 vocali
¡32
, cosi
che solo 33 segni sono richiesti per rappresentare tutte le sillabe composte
di una vocale singola ,V) o da una consonante + una vocale ,CV). Inoltre
M.j. Macri ritiene che alcuni segni possano avere un valore logograhco,
come quello utilizzato per indicare la “luna” o la “lucertola”.
¡32
Ie lingue polinesiane sono caratterizzate da un ridotto numero di segni consonantici.
I’havaiano ad esempio, lingua appartenente al gruppo polinesiano, ha solo otto conso-
nanti e cinque vocali.
105 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
S.
IL SCRI11URL MLSOAMLRICAÞL
Sempre nell’ambito delle scritture geroglihche, un posto particolare deve
essere dedicato alle scritture mesoamericane, sviluppatesi in maniera
autonoma nel continente americano.
S.¡. Ie civilta precolombiane
I Maya non lurono il primo popolo mesoaericano a utilizzare la scrittura,
nata probabilmente in quelle regioni, per opera di una civilta ancora non
identihcata con certezza. Probabilmente la prima lorma di scrittura in
questa parte del mondo, si deve alla civilta Olmec, che hori tra il ¡2OO e
il +OO a.C., conosciuta dai siti di 1res Zapotes, Ia Venta e San Iorenzo
nel Collo del Messico. Questa scrittura, solo recentemente decilrata, e
composta di un sistema misto, sia geroglihco sia logosillabico
¡33
.
Un’altra attestazione di una scrittura in Mesoamerica, si ha verso al hne
della meta del I millennio a.C. sul monte Alban, nella Valle di Oaxaca; questa
scrittura e attestata dal VI secolo a.C. hno al ¡3O d.C., in una zona nota
perche associata alla lingua zapotec, una branca della lamiglia linguistica
otomanguea. Ia sua decilrazione e attualmente in corso, ma si ritiene
che si scrivesse in colonne, dall’alto verso basso e che losse letta da destra
verso sinistra. I’ipotesi che la scrittura zapotec, di tipo logograhco, abbia
origine da quella iconograha olmeca, rimane a oggi l’ipotesi lavorita per
giustihcare l’origine delle scritture mesoamericane
¡3+
, anche se allo stato
attuale delle nostre conoscenze, esistono ancora molti dubbi sull’origine
della scrittura in questa regione
¡33
.
S.2. Ia scrittura maya
Ia scrittura della civilta Maya che sorse in America centrale tra il 3OO e
¡33
1. Kaulman and j. justeson, “Lpi-Olmec” 1he Cambridge Lnciclopedia ol the World’s
Ianguages… Cambridge, 2OO+. ¡O¯O-¡¡OS ed in particolare le pp. ¡O¯2-¡O¯S.
¡3+
S.D. Houston, “Writing in Larly Mesoamerica” 1he Iirst Writing… Cambridge,
2OO+. 2¯+-3¡2, ed in particolare le pp. 2S+-2SS.
¡33
Su questo argomento vedi: 1he Cambridge Lnciclopedia ol the World’s Ianguages…
op. cit. ¡O+¡-¡¡¡¡; M. Coe-j. Kerr, 1he Art ol Maya Scribe, Þev York, ¡ººº. 63-¯O; S.D.
Houston, “Writing in Larly Mesoamerica” 1he Iirst Writing…, op. cit. 2¯+-3¡2.
106 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture mesoamericane
il ¡2OO d.C. con un periodo classico che va dal 3OO al ºOO d.C., e di tipo
logosillabico nel senso che unisce logogrammi a segni lonetici con valore
sillabico, in un gruppo complesso polivalente ,hg. ¡¯). Cli geroglihci
maya, per analogia con quelli aztechi, sono dehniti glih; questa scrittura e
ampiamente documentata in numerose iscrizioni su stele di pietra, altari,
vasi, ecc. e da quattro codici manoscritti conservati rispettivamente a
Madrid ,Codice 1ro-Cortesiano), Dresda, Parigi, e il quarto, detto Codice
Crolier, ritrovato nel ¡º63 ed esposto per la prima volta nel Crolier club
¡36

a Þev York, per essere donato poi al Coverno Messicano; l’autenticita
di quest’ultimo manoscritto pero e stata messa in dubbio. Ia Pietra di
Rosetta della scrittura maya, e rappresentata da una registrazione latta
nella meta del XVI secolo dal lrancescano Diego de Ianda, che accanto
ai glih maya inseri la loro pronuncia in lingua spagnola. Sulla base di
quest’opera, il primo a proporre una lettura lonetico-sillabica lu nel ¡º33
il linguista americano Ben¡amin Whorl, ma un notevole progresso e stato
compiuto per opera del russo Yuri Knorosov. Lgli, lavorando all’istituto
di etnologia di Ieningrado, e utilizzando un’edizione di un codice maya
che aveva recuperato nel ¡º+3 dalle macerie della Staatsbibliothek di
Berlino durante la II guerra mondiale, riusci a identihcare alcuni suoni di
questa scrittura. Þuova luce lu poi portata dall’archeologa russa 1atiana
Proskouriakoh, che viveva pero in America, la quale scopri in cima alle
piramidi dell’acropoli di Pedras Þegras, un gruppo di nuove iscrizioni,
che consentirono di identihcare dei nomi dinastici. Anche se esistono
ancora dubbi sulla lettura dei glih maya, oggi questa scrittura puo essere
considerata decilrata. Dal punto di vista grahco i glih maya rappresentano
un interessante sviluppo autoctono nella nascita di una scrittura che, almeno
apparentemente, non ha avuto rapporti con altre civilta del continente
Luro-Asiatico. In essa sono presenti numerosi omoloni ,diversi segni con
uno stesso valore lonetico) e poliloni ,varie letture per uno stesso segno)
per un totale di circa SOO glih identihcati di cui solo 3OO sono d’uso piu
comune. I glih con valore sillabico sono ¡3O e un gruppo speciale di oltre
¡OO glih rappresentano toponimi e/o nomi di divinita tutelari delle citta; i
glih maya spesso sono scritti in due colonne verticali; la loro lettura e latta
dall’alto in basso, da sinistra verso destra.
Il principio lonetico appare piuttosto presto nella scrittura maya. Iin dal
32O d.C. e evidente l’uso del complemento lonetico, in cui una parola e
rappresentata da un logogramma, ma un altro segno e aggiunto a esso
come prehsso o suhsso per indicare come una sua parte deve essere
¡36
Il Crolier Club ol Þev York: e la piu grande e la piu antica societa di biliohli americana.
107 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture mesoamericane
Fig. 17 - alcuni glif Maya.
108 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture mesoamericane
pronunciata. Þella scrittura maya tutte le parole hniscono in consonante,
ma nella scrittura e attestata solo la sillaba che hnisce in vocale. Questo
signihca che, per adattare alcune sillabe, e necessario inserire una vocale
extra, che non va pronunciata, alla hne della parola. Ad esempio la parola
<kakav- cioccolata, e usualmente scritta sillabicamente come <ka-ka-va-.
In questo senso, quando e trascritta, la <a- hnale e inserita tra parentesi
tonda, <ka-kav,a)-, per indicare che non si pronuncia.
Sulla base delle ricerche condotte in questi anni, sappiamo che i Maya
avevano un nutrito gruppo di divinita, e tra queste va citato il dio Itzamna
¡3¯
,
cui si deve nella mitologia Maya l’invenzione della scrittura; alcune sue
rappresentazioni si trovano anche nel Codice di Madrid. Un’altra divinita,
legata anch’essa alla scrittura, ma probabilmente nel senso di colui che la
insegnava e dihondeva, e il dio Pavahtún, lrequentemente rappresentato
nei vasi in ceramica
¡3S
.
S.3. Ia scrittura azteca
Ia scrittura azteca e una delle scritture autoctone dell’America centrale.
Þel periodo precolombiano gli Aztechi, che erano all’apice del loro
potere all’arrivo degli spagnoli nel ¡3¡º, avevano prodotto un ricco corpus
letterario e amministrativo, ma purtroppo molto di questo materiale e
stato distrutto dagli spagnoli e dai sacerdoti al loro seguito come opere
diaboliche. 1estimonianze di questa civilta e della scrittura ci vengono,
oltre che da alcuni manoscritti sopravvissuti alla distruzione, dagli
stessi Conquistadores che tennero delle cronache di quanto venivano
scoprendo. Un esempio e dato dal Codex Mendoza, dal nome di Antonio
De Mendoza, primo vicere della Þuova Spagna dal ¡333 al ¡33O: e un
ampio commentario scritto in spagnolo da un sacerdote che aveva qualche
conoscenza del nahuatl classico, l’idioma utilizzato nella scrittura azteca,
detta anche lingua azteca classica, ormai estinta ma di cui si mantengono
tracce in alcune lingue del Messico. Cli geroglihci aztechi, chiamati dagli
studiosi glih, perche prevalentemente scolpiti, sono particolarmente curati
dal punto di vista grahco, sia quelli scolpiti nella pietra sia quelli dipinti; la
loro origine e chiaramente iconica, ma nonostante questo presentano un
alto livello di standardizzazione. I glih potevano avere sia valore lonetico
sia logograhco, ma nella scrittura azteca non si conosce un numero
¡3¯
M. Miller and K. 1aube, An illustrated Dictionary ol the Cod and Symbols ol Ancient
Mexico and the Maya, Iondon, ¡ºº¯. ºº-¡OO.
¡3S
Ibid. ºº-¡OO, ¡32; vedi anche: M. Coe-j. Kerr, 1he Art ol Maya Scribe, op. cit. ¡O¡-¡Oº.
109 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture mesoamericane
standard di glih e non si e ancora identihcata con assoluta certezza la
direzione della scrittura. Dal punto di vista linguistico gli Aztechi, dopo
essere passati per una lase puramente ideograhca, raggiunsero la piu alta
lorma di sviluppo, quell’iconolonica: la lettura delle iscrizioni e quindi a
rebus, come nell’egiziano geroglihco e nelle antiche scritture cuneilormi
della Mesopotama.
Per quanto riguarda i manoscritti che ci sono pervenuti, questi possono
essere divisi in quattro categorie ,hg. ¡S):
¡. aztechi propriamente detti, dell’altipiano del Messico;
2. xilanchi, della parte settentrionale nell’Oa¡aca;
3. mixtechi, della parte centrale dell’Oa¡aca;
+. zapotechi, cuitatechi, mixi e cinantechi, dell’Oa¡aca e delle Chiapas.
Dei manoscritti aztechi precolombiani oggi ne sono conosciuti solo
quattordici; tra i piu importanti si ricordano: le Mappe 1lotzin e Quinatzin;
il Codice Borgia conservato presso la Biblioteca Vaticana; il Codice Cospi
o Cospiano, conservato in Italia nella Biblioteca universitaria di Bologna;
la maggior parte dei manoscritti e in ogni modo posteriore alla conquista
spagnola.
Fig. 18 - Catechismo azteco.
110 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
º.
IL SCRI11URL SIIIABICHL
A meta tra le scritture ideograhche e quelle allabetiche, si situano
quelle sillabiche, come il paleo-persiano, gia illustrato nel capitolo sulle
scritture cuneilormi, la scrittura pseudo-geroglihca di Biblo, la scrittura
giapponese.
º.¡. Scrittura pseudo-geroglihca di Biblo
Durante gli scavi archeologici presso l’antica citta di Biblo ,lenicio: Cbl,
accadico: Cubla; greco: Byblos; arabo: jubayl), oggi chiamata jbeil, antica
citta lenicia sulla costa del Iibano a circa 3¯ km a nord di Beirut, nel ¡º2º
l’archeologo lrancese M. Dunand
¡3º
, scopri una stele di pietra calcare bianca
risalente al II millennio a.C., ma la datazione e controversa, contenente
un’iscrizione di dieci righe, separata da tratti orizzontali, in cui sono stati
identihcati ¡22 segni rileribili a 3S diversi gralemi. A questa scrittura
chiamata dallo stesso Dunand pseudo-geroglihca di Biblo, si aggiungono
una quindicina d’iscrizioni, tutte rinvenute nella citta di Biblo, composte
d’iscrizioni su lamine e spatole di bronzo e su pietra, probabilmente
tutte risalenti al XIII secolo a.C., mentre secondo C. Carbini, sono invece
da datare al ¡6OO a.C.
¡+O
. A queste iscrizioni, sono da aggiungere quelle
ritrovate luori Biblo:
¡. alcuni segni incisi su un anello d’oro trovato in una tomba di Megiddo,
datati al XIII secolo a.C.;
2. una tavoletta d’argilla trovata nella zona di 1rieste;
3: un oggetto votivo in terracotta, lrammentario, trovato presso Rieti
,Italia centrale).
Dal punto di vista grahco, a giudizio del Dunand questa scrittura si pone
a meta tra il geroglihco egiziano dai tratti netti e precisi e quello ittita,
molto piu trascurato, da cui il nome di pseudo-geroglihco. Secondo
Carbini questa scrittura presenterebbe un totale di ¡O+ gralemi diversi,
¡3º
M. Dunand, Byblia grammata: Documents et recerches sur le developpment de l’ecriture
en Phenice, Beyrouth, ¡º+6.
¡+O
C. Carbini, Ia scrittura pseudo-geroglihca di Biblo… op. cit. 3¯-62; C. Carbini, “All’ori-
gine dell’allabeto” Ie antichita lenicie rivisitate. Miti e culture. S.l., 2OOS. ¡¡-2+.
111 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture sillabiche
ma alcuni rappresenterebbero lorme evolute degli stessi segni
¡+¡
. Secondo
L. Dhorme
¡+2
che ha proposto una sua decilrazione, si tratterebbe di
una scrittura sillabica in cui sono presenti anche elementi allabetici;
C. Carbini ha ripreso recentemente questa ipotesi, concordando sulla
natura sillabica di questa scrittura, ma ritenendola di origine lenicia
risalente al XVI secolo a.C., da cui sarebbe derivata la stessa scrittura
allabetica lenicia
¡+3
.
Þella sua origine, il Carbini vi riconosce inoltre con certezza molti
elementi derivati direttamente dalla scrittura e dalla cultura egizia, con
particolare rilerimento a quattro geroglihci
¡++
.
º.2. Scrittura Iineare A e Iineare B
Risalenti al periodo miceneo ,XVII-XIII secolo a.C.), sono state trovate
alcune iscrizioni posteriori al geroglihco cretese, che sono state chiamate
Iineare A e Iineare B.
Ie tavolette in Iineare A, databili al ¡SOO-¡+OO a.C., sono state rinvenute
in gran parte a Hagia 1riada ,oltre ¡3O tavolette) a Cnosso, Iesto, Kato
Zakro ecc. Secondo alcuni studiosi essa sarebbe servita per esprimere
la lingua locale non greca, lorse semitica o anatolica. Ie iscrizioni in
Iineare A compaiono su oggetti molto vari, ma specialmente su tavolette
d’argilla; un intero archivio di queste tavolette lu scoperto nel ¡º¯3 a
Kudonia, nella parte occidentale dell’isola. Ia scrittura, che ha quasi
sicuramente un valore sillabico, e composta di circa ºO segni e usa alcuni
ideogrammi e un sistema numerale decimale. Da Creta il Iineare A si
dihuse ad altre isole dell’Lgeo ,1era, Melo, Citera, Ceo) e approdo anche
al continente greco. Cli ultimi esempi luori di Creta non scendono dopo
la meta del XV secolo a.C. e a giudizio di alcuni studiosi, la hne di questa
scrittura sarebbe in qualche modo legata alla lamosa, immane esplosione
del vulcano di Santorini.
Piu interessante il caso della scrittura dehnita Iineare B, databile alla
seconda meta del II millennio a.C. Dal punto di vista grahco esistono
due principali teorie sulla sua origine: secondo alcuni, tra cui l’Lvans
che la scopri, questa scrittura sarebbe di diretta derivazione egiziana
,esistono numerose testimonianze dei rapporti commerciali esistenti
¡+¡
C. Carbini, Ia scrittura pseudo-geroglihca di Biblo, op. cit. +¯.
¡+2
L. Dhorme, “Decihrement des inscriptions pseudo-hierogliphiques de Byblos” Syria,
,¡º+S): ¡-33.
¡+3
C. Carbini, Ia scrittura pseudo-geroglihca di Biblo… op. cit. 3¯-62; C. Carbini, All’ori-
gine dell’allabeto… op. cit.
¡++
C. Carbini, All’origine dell’allabeto, op. cit. ¡+-¡6 e la tavola di p. 23.
112 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture sillabiche
tra l’antica civilta micenea e l’Lgitto laraonico); secondo altri invece
sarebbe da mettere in relazione alla scrittura geroglihca cretese.
Piu recentemente, gli studiosi sono stati portati a ritenere che la Iineare
B sia una diretta derivazione dalla Iineare A, quando i barbari greci che
amuirono a Creta e in particolare a Cnosso, adattarono questa scrittura
alla lingua greca. Dopo la devastazione del palazzo di Cnosso ,circa ¡3¯O
a.C.) la Iineare B lu importata nella Crecia continentale, dove lu utilizzata
hno a circa il ¡2OO a.C., cioe hno all’epoca in cui un’immane catastrole
naturale, o una guerra o ambedue, non sconvolsero i palazzi principeschi
del continente greco, con devastazioni e incendi.
I principali elementi della scrittura Iineare B sono:
¡. segni sillabici ,circa ºO);
2. ideogrammi;
3. segni per pesi e misura;
+. segni numerici. ,hg. ¡º)
Þel complesso, questa scrittura mostra ancora un carattere ideograhco, con
ideogrammi hgurativi impiegati a volte da soli, a volte come determinativi
di parole scritte sillabicamente. Ceneralmente e divisa in tre lasi:
Fig. 19. I segni cretesi lineari a. 2. segni lineari B delle tavolette di Cnosso.
113 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture sillabiche
¡) la prelineare B;
2) la lineare B micenea vera e propria;
3) la postlineare B preallabetica
¡+3
.
Ia sua decilrazione si deve all’inglese Michael Ventris, un architetto con
la passione per le lingue, il quale intuendo che dietro i segni di questa
scrittura ci losse una lingua greca arcaica, chiese aiuto a john Chadvick,
allora giovane grecista di Oxlord. Insieme riuscirono a identihcare la lingua
in cui era scritto il Iineare B, un dialetto greco arcaico, riuscendo a dare
a ogni segno il proprio valore sillabico; la decilrazione lu in ogni modo
portata a termine dal solo Chadvick, morendo il Ventris tragicamente
in un incidente nel ¡º32, quando ormai i due studiosi erano vicini alla
soluzione completa del mistero
¡+6
.
º.3. Scritture cipriote
Þell’isola di Cipro tra il XVI secolo a.C ed il III d.C. lurono utilizzate una
dopo l’altra due diverse scritture sillabiche, la cipro-minoica e la cipro-sillabica,
probabilmente ambedue provenienti dalla scrittura Iineare di Creta.
Secondo l’opinione di Olivier Masson, la Iineare A lu importata dai Cretesi
a Cipro intorno alla meta del secondo millennio a.C. e subito utilizzata per
esprimere la lingua locale. Poco dopo, Cipro lu parzialmente occupata da
un’ondata di coloni Creci ,Achei) i quali, non essendo ancora in possesso
di una loro scrittura ,la Iineare B e posteriore) usarono anch’essi la
Iineare A gia esistente nell’Isola, ma adattandola alla lingua locale. In uso
tra il ¡3OO ca. ed il ¡2OO a.C. a questa scrittura lu dato il nome di “cipro-
minoico” da A. Lvans nel ¡ºOº basandosi sulla sua somiglianza visuale
con la Iineare A di Creta. Attualmente sono note circa 23O iscrizioni su
tavolette d’argilla, piedistalli votivi, cilindri e slere d’argilla. Oggetti con
iscrizioni in cipro-minoico sono state trovate anche a Ugarit e sulle coste
siriane, attestando i rapporti tra questi paesi e Cipro. Questa scrittura
sillabica, tuttora non decilrata, scomparve quasi completamente intorno
al XIII secolo a.C., per riahorare, modihcata, nel secolo VIII a.C.
¡+¯
.
Alcuni secoli dopo la scomparsa della scrittura cipro-minoica, nell’isola
¡+3
j.1. Hooker, A Iinear B. An Introduction, Iondon, ¡ºSO.
¡+6
Sulla storia della decilrazione del Iineare B, vedi: j. Chadvick, 1he Decipherment
ol Iinear B, Cambridge, ¡ºº2. In quest’opera l’autore attribuisce molto del merito della
decilrazione a M. Ventris. Particolarmente importante il Postscript datato “May ¡ºº2”
,pp. ¡+¡-¡3¯), in cui l’autore risponde a molte delle critiche mosse alla sua decilrazione di
questa scrittura.
¡+¯
j. P. Olivier, Ldition holistique des textes chypro-minoens, Avec la collaboration de
Irieda Vandenabeele. Pisa-Roma, 2OO¯.
114 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture sillabiche
apparve una seconda scrittura oggi detta cipro-sillabica, che come dice il
nome, e un sistema di scrittura sillabico, attestato a Cipro tra la seconda
meta dell’VIII secolo a.C. ed il 2OO d.C. Ia scrittura cipro-sillabica procede
da destra verso sinistra, come la Iineare B da cui probabilmente discende;
essa e costituita di cinquantasei segni noti, piu qualcuno non ancora
identihcato. 1utte le sillabe hniscono in liquida o sibilante ,<par, pas-),
ma se la hnale e una nasale ,<pan-) e scritta con due sillabogrammi
¡+S
.
Attraverso la scrittura cipro-sillabica erano espresse due lingue:
- il greco, nella lorma del dialetto arcado-cipriota, introdotto a Cipro
a seguito dell’ellenizzazione dell’Isola nel XII secolo a.C. da parte di
genti micenee;
- una lingua locale, che si e soliti chiamare “eteocipriota”, probabilmente
pre-greca, che benche leggibile rimane tuttavia indecilrata.
Dopo piu di un secolo di studi la linea di discendenza che lega Iineare A,
Iineare B, cipro-minoico e cipro-sillabico non e stata ancora dehnita in
dettaglio, a causa di persistenti lacune nelle nostre conoscenze, prime lra
tutte la mancata decilrazione della Iineare A e del cipro-minoico.
I’origine egea del sillabario cipriota e riconosciuta hn dalla hne del XIX
secolo, a seguito degli studi di Arthur Lvans ,a partire dal ¡Sº+) che
identihcano, in particolare, l’origine in ultima analisi minoica del sillabario
in uso a Cipro nell’eta del bronzo, noto come sillabario cipro-minoico e
diretto antenato della scrittura cipro-sillabica dell’eta del lerro.
º.+. Scrittura giapponese
Secondo l’antica cronaca giapponese Ko¡iki, scritta nel ¯¡2 d.C., i dieci
volumi del Rongo ,Analecta di Conlucio) e il volume Sen¡imon ,Iibro
dei mille caratteri), un testo largamente usato per l’apprendimento della
scrittura, lurono importati in Ciappone da uno studioso Coreano di
Paekche
¡+º
, di nome Wani nel sedicesimo anno di regno dell’imperatore
Ō¡in’s
¡3O
. Secondo un’altra cronaca riportata nel Þihon Shoki ,Cronache
del Ciappone), scritto nel ¯2O d.C., si narra invece che Wani venne in
Ciappone come precettore dei hgli dell’imperatore Ō¡in’s. In ogni modo,
ambedue queste cronache tendono a rendere mitologica l’introduzione
della scrittura da parte di Wani.
¡+S
C. Baurain, “I’ecriture syllabique a Chypre” Phoinikeia Crammata: Iire et ecrire en
Mediterranee. Þamur, ¡ºº¡. 3Sº-+2+; O. Masson, Ies inscription chypriotes syllabiques:
Recuil critique et commente, 2. ed., Paris, ¡ºS3.
¡+º
Con questo nome si indica un antico stato della penisola coreana.
¡3O
Ō¡in’s e il quinto imperatore del Ciappone, cui la tradizione attribuisce il periodo di
regno che va dal 2¡O al 3¡O d.C.
115 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture sillabiche
In realta e ormai accertato che il Ciappone conobbe la scrittura durante
un periodo di intensi scambi con la Cina, che considerava un paese con
una civilta piu avanzata della propria, sotto lorma di testi religiosi
e hlosohci buddhisti e conluciani, scritti in lingua e caratteri cinesi.
Cli studiosi ritengono in ogni modo che i Ciapponesi iniziarono a
usare i caratteri cinesi per scrivere la lingua autoctona solo intorno
al V secolo d.C., epoca a cui risalgono i primi reperti conosciuti
¡3¡
,
ma e solo a partire dall’era Suiko ,hne del VI – VII secolo d.C.) che si
ritrovano le prime tracce del tentativo di rappresentare, per mezzo dei
caratteri cinesi, alcuni aspetti della lingua autoctona
¡32
. Sara pero solo
¡3¡
A. 1ollini, Ia scrittura del Ciappone antico, Venezia, 2OO3. ¡3, e in particolare le pp.
¡ºº-2O6 con un elenco delle prime testimonianze hno all’VIII secolo d.C.
¡32
Di latto l’utilizzo della scrittura in Ciappone tra V e VIII secolo, in realta lu motivata
da ragioni socio-politiche, che vide questo paese attuare una prolonda rilorma istitu-
zionale sul modello cinese ,uno stato centralizzato con al vertice un clan di discendenza
divina e al di sotto una burocrazia che governava attraverso leggi scritte).
Fig. 20 - sillabario cipriota.
116 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture sillabiche
intorno all’VIII secolo che i Ciapponesi arriveranno alla creazione di
un proprio sistema di scrittura sillabico, direttamente derivato dagli
ideogrammi cinesi, chiamato in giapponese kan¡i ,pronuncia cinese:
hanzi, letteralmente: caratteri degli Han
¡33
), vale a dire caratteri cinesi.
Avvenne cosi che i logogrammi cinesi lurono letti con i valori propri
della lingua giapponese. Piu precisamente l’accorgimento piu rilevante
lu il man’yōgana, nome che deriva dall’omonima raccolta poetica
dell’VIII secolo, che letteramente signihca: i kana usati nel Man’yō shū.
Piu in generale, indicano i caratteri cinesi usati loneticamente, cioe
l’uso lonetico dei kan¡i, che s’impiego in epoca Þara ,VII secolo d.C.)
per trascrivere le poesie autoctone nonche particelle e le parti hessive
delle parole variabili
¡3+
. Cosi, per esempio, il logogramma cinese <nan-
che signihcava “sud”, e letto in giapponese come <minami-, sempre
con il signihcato di “sud”; “donna”, in cinese pronunciato <nu-, e
letto in giapponese <mu- che signihcava pure “donna”, ecc. Ie opere
piu rappresentative scritte nei diherenti stili di scrittura giapponese
durante l’VIII secolo, sono
¡33
:
- anno ¯¡2: Ko¡iki ,Cronaca di antichi eventi), scritto in uno stile cinese
modihcato, con poemi e nomi propri in man’yōgana;
- anno ¯2O: Þihon Shoki ,Cronache del Ciappone), scritto in un genuino
stile cinese, con poemi e nomi propri in man’yōgana;
- anno ¯3¡: Kailūsō: un’antologia di poesie scritta in stile cinese;
- anno ¯3º: Man’yōshū ,Raccolta di diecimila loglie), una collezione di
poemi Ciapponesi scritti in man’yōgana.
º.+.¡. I kani¡ e i due sillabari giapponesi
I kan¡i, sono classihcabili in 2¡+ chiavi, mutuate dalla classihcazione
dei caratteri cinesi. Ie chiavi, chiamate in Occidente anche radicali,
sono disposte in sequenza, da quelle di un solo segno hno all’ultima di
diciassette segni. Ia chiave e la parte che conlerisce al kan¡i il valore
semantico di un termine. Per esempio i caratteri che hanno il radicale
<kokoro- indicano concetti che hanno relazioni con i sentimenti e le
emozioni; i caratteri che condividono il radicale <hi- hanno relazioni
con termini come incendio o bruciare, ma anche con il cucinare
¡36
. Come
¡33
Ia dinastia Han governo la Cina dal 2O6 a.C. al 22O d.C., periodo simbolo della cultura
cinese.
¡3+
Y. Kubota, Manuale della lingua giapponese classica, Venezia, s.a. ¡
¡33
Yaeco Sato Habein, 1he Histoty ol the japanese Written Ianguage, 1okio, ¡ºS+. ¡O-
¡¡.
¡36
Su questo argomento e sulla classihcazione dei radicali nei caratteri kan¡i, vedi: M. Ma-
117 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture sillabiche
si vedra in seguito, questo principio e presente anche nelle scritture
semitiche allabetiche ,lenicio, ugaritico, aramaico, arabo, ecc.), dove
la radice, generalmente composta di tre consonanti, esprime l’area
semantica cui si rilerisce il termine.
I kan¡i hanno due ordini di lettura: il primo e detto <on yomi-, vale a dire
“lettura on” e il secondo <kun yom- che signihca “lettura kun”.
Il primo deriva dalla lettura cinese del kan¡i, e per ogni carattere ce ne
puo essere piu di uno; lo <on yomi- e utilizzato, quando il carattere e in
combinazione con altri per lormare un lemma.
Il <kun yomi-, invece, rappresenta la lettura giapponese e puo essere piu
di uno per kan¡i ed e utilizzato, quando un carattere e usato come unita
di senso singola. Ad esempio, la parola <¡itensha- “bicicletta”, e composta
di tre caratteri, ognuno dei quali ha degli <on yomi-, che possono essere
combinati per lormare altri lemmi, e dei <kum yomi-, che possono essere
usati da soli; le due categorie di kan¡i rimangono comunque nello stesso
ambito semantico
¡3¯
.
I caratteri di uso comune, chiamati <¡ōyōkan¡i-, considerati secondo
le disposizioni del Ministero dell’Lducazione Ciapponese attualmente
necessari per un livello culturale medio, sono ¡º+3.
Oltre i kan¡i, che sono utilizzati nella scrittura moderna per scrivere la
radice dei verbi e degli aggettivi e per il vocabolario, in Ciappone sono
utilizzati due sillabari, nati nel IX secolo d.C. durante il periodo Heian
in cui ogni segno rappresenta una consonante seguita da una vocale
,CV) o la semplice vocale ,V): questi sillabari sono chiamati hiragana
e katakana
¡3S
.
Hiragana, vuol dire caratteri piani
¡3º
, e i segni sono in elletti, lormati
da una linea piu morbida rispetto a quelli katakana, ben adattabile
a una scrittura corsiva. Questo sillabario, sviluppato dalla scrittura
corsiva cinese ,căoshū), e usato nei giornali, nelle belle lettere e piu
generalmente nella vita di tutti i giorni, anche se con le sue oltre
trecento varianti e molto complesso. Ia scrittura ha un andamento
corsivo, come il modello cinese da cui deriva; generalmente utilizzato
insieme ai caratteri cinesi, il suo ordinamento segue l’Iroha ,il
suono delle prime tre sillabe) mentre l’orientamento della scrittura
strangelo, Þ. Ozava, M. Saito, Crammatica giapponese, Milano, 2OO¯. XVIII-XIX.
¡3¯
Ibid. XVIII-XIX.
¡3S
Questi sillabari sono detti kana, termine lorse derivato da kanna = nomi ,caratteri)
provvisori.
¡3º
M. Mastrangelo, et al. Crammatica giapponese, op. cit. XIX-XX.
118 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture sillabiche
e uguale a quello del sillabario katakana ,dall’alto verso il basso e
da destra verso sinistra). Il documento piu antico in caratteri
hiragana e una copia del IX secolo d.C. del Kokinshu, una celebre
raccolta di poesie giapponesi. Si ritiene che questa scrittura derivi
dalla calligralia corsiva del man’yōgana, ma molto della sua origine
rimane tuttora sconosciuto. Va notato che il verso della scrittura in
tempi recentissimi ha subito un radicale cambiamento adattandosi
ai ritrovati tecnologici: in particolare nei romanzi che si leggono sui
cellulari chiamati keithai shosetsu, la scrittura procede da sinistra
verso destra in senso orizzontale.
Katakana, vale a dire carattere lormato da una parte
¡6O
e, in ehetti,
grahcamente molti segni sono stati creati isolando una parte di un kan¡i.
Questa scrittura, detta anche Yamatogana, ,da: Yamato = Ciappone), e
molto piu semplice e di lacile apprendimento rispetto all’hiragana, ed e
utilizzata principalmente nella letteratura scientihca e nei documenti
pubblici. Utilizzata generalmente quando si vuole dare enlasi a un
discorso, il katakana e ordinata secondo il Cu¡ūon¡un ,= ordine dei
cinquanta suoni). Il sillabario Katakana e composto di soli +¯ suoni
sillabici tradizionali: la scrittura, che ha un andamento angolare dei
caratteri, procede dall’alto verso il basso e da destra verso sinistra, come
nella scrittura cinese antica.
Ia scrittura del giapponese moderno, e il lrutto di una lunga evoluzione
grahca, cui hanno contribuito molteplici lattori
¡6¡
. Questa, oggi, e il
risultato di tre diversi componenti:
¡. i caratteri kan¡i, che sono generalmente usati per scrivere le parole
piene;
2. gli hiragana per tutte le parole lunzione ,cioe preposizioni, posposizioni,
ecc.);
3. i katakana usati per rendere i prestiti da lingue straniere ,con l’eccezione
del cinese, i cui prestiti sono sempre scritti, per evidenti ragioni, in
kan¡i).
Il risultato e una scrittura detta kana ma¡iri, composta d’ideogrammi
cinesi ,kan¡i) e sillabogrammi giapponesi.
¡6O
Ibid. XIX-XX
¡6¡
Per un approlondimento di rinvia alle opere gia citate di A. 1ollini, Ia scrittura del
Ciapponese antico, Venezia, 2OO3, e a quella di Yaeco Sato Habein, 1he Histoty ol the
japanese Written Ianguage, 1okio, ¡ºS+.
119 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture sillabiche
Sillabario Hiragana
あ か さ た な は ま や ら ろ
a ka sa ta na ha ma ya ra va
い き し ち に ひ み り ゐ
i ki shi chi ni hi mi ri vi
う く す つ ぬ ふ む ゆ る
u ku su tsu nu hu mu yu ru
え け せ て ね へ め れ ゑ
e ke se te ne he me re ve
お こ そ と の ほ も よ を
o ko so to no ho mo yo ro vo

n
Sillabario Katakana
ア カ サ タ ナ ハ マ ヤ ラ ワ
a ka sa ta na ha ma ya ra va
イ キ シ チ ニ ヒ ミ リ ヰ
i ki shi chi ni hi mi ri vi
ウ ク ス ツ ヌ フ ム ユ ル
u ku su tsu nu hu mu yu ru
エ ケ セ テ ネ ヘ メ レ ヱ
e ke se te ne he me re ve
オ コ ソ ト ノ ホ モ ヨ ロ ヲ
o ko so to no ho mo yo ro vo

n
120 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture sillabiche
º.+.2. Ia struttura grammaticale del giapponese
Crammaticalmente nella lingua giapponese sono presenti cinque vocali
,<a-, <i-, <u-, <e-, <o-) che si legano a una delle nove consonanti ,<k-,
<s-, <t-, <n-, <h-, <m-, <y-, <r-, <v-), lormando i suoni base detti puri
,suoni sordi). Va in ogni modo notato che di questi, solo la consonante <n-
puo essere scritta senza vocale. Partendo da questi gralemi, se si aggiunge
in alto a destra ai venti caratteri base una specie di virgolette, detta in
giapponese nigori, si ottengono le combinazioni con le consonanti <g-,
<z-, <d-, <b-; questi gralemi sono detti suoni impuri ,suoni sordi, in
giapponese: dakuon). Se invece si aggiungono sempre in alto a destra a
cinque caratteri base un cerchietto, detto in giapponese handakuten, si
ottiene l’unione delle vocali con la lettera <p-; questi suoni sono detti
suoni semipuri ,handakuon)
¡62
. Dall’unione dei caratteri base, seguiti da
tre lettere, dette piccole ,ヤ <ya-, ュ <yu-, ヨ <yo-) si ottengono altri
trentasei suoni detti contratti. Con il segno “tsu” ,っ), inserito tra due
segni, s’indica invece il raddoppio della consonante.
Ia lettura delle lettere giapponesi nel loro ordinamento tradizionale, da
luogo a una poesia, nella lorma letteraria giapponese tipica detta hai-ku
¡63
:
i-ro-ha-ni-ho-he-to Colori e prolumi
chi-ri-nu-ru-vo presto svaniscono,
va-ka-yo-ta-re-so chi potra vivere
tsu-ne-na-ra-mu in eterno7
u-vu-no-o-ku-ya-ma Oggi ho superato le montagne
ke-lu-ko-e-te-a-sa di questo mondo incostante,
ki-yu-me-mi-shi-ve-hi ma questo e un sogno
mo-se-su-n che non mi allieta.
¡62
C. Mandel, I’allabeto giapponese, Milano, 2OO¯. 3O-3¡.
¡63
Ibid. +3.
121 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
¡O.
IA ÞASCI1A DLII’AIIABL1O
L ormai ampiamente documentato e dimostrato dai ritrovamenti
archeologici, la diretta derivazione di quasi tutte le scritture allabetiche
dal lenicio, ma le ipotesi lormulate sull’origine di questa scrittura sono
diverse. Senza voler entrare nel merito di questa vexata quaestio, si ritiene
opportuno lornire un rapido excursus sulle diverse ipotesi antiche e
moderne.
¡O.¡. Ie teorie antiche sull’origine della scrittura allabetica
Presso gli antichi popoli si riteneva che l’invenzione della scrittura
allabetica losse dovuta ai Ienici
¡6+
, tanto che in greco era chiamata
Φοινικήια ,Phoinikḗia), Φοινικήια γράμματα ,Phoinikḗia grammata),
Φοινίκια γράμματα ,Phoinrkia grammata), καδμήια γράμματα ,Kadmḗia
grammata). Plinio ,Þatur. Hist., V, ¡2) scrive:
-Il popolo stesso dei Ienici gode grande lama per avere inventato l’allabeto
e le scienze astronomiche-.
L Iucano sulla stessa scia ,Bell. civ., III, 22O-2¡):
-I Ienici per primi, se si crede alla lama, osarono rappresentare e hssare
con rozzi segni le parole: Menh non sapeva ancora intrecciare i papiri
del hume, e soltanto belve e uccelli e altri esseri scolpiti nelle pietre
conservavano il linguaggio magico-.
Altri invece ritenevano che i Ienici avessero avuto solo il merito della
dihusione dell’allabeto, attribuendone l’invenzione agli Lgiziani, agli
Assiri, ecc., e lo stesso Plinio riporta altre ipotesi ,Hist. nat. VII, 3¯):
-A mio avviso l’allabeto esiste hn dal tempo degli Assiri, ma alcuni vogliono
che esso lu trovato in Lgitto da Mercurio, come dice Cellio: altri ancora
dicono presso i Siriani; entrambi sostengono che sedici lettere sono state
¡6+
Con il termine di Ienici, gli autori classici identihcavano un gruppo di popolazioni piu
vasto di quello attribuito oggi al popolo con questo nome.
122 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La nascita dell’alfabeto
introdotte in Crecia dalla Ienicia da Cadmo alle quali Palamide ai tempi
della guerra di 1roia ne aggiunse quattro della lorma seguente HYΦX, e
dopo di lui, altre quattro lurono aggiunte da Simonie il lirico ΨΞΩΘ: il
valore di tutte queste lettere si trova nel nostro allabeto. Aristotele dice
che le lettere in origine lurono diciotto e attribuisce l’aggiunta di due
lettere ΦX a Lpicarpo piuttosto che a Palamide e Anticlide scrive che un
certo Menone le trovo in Lgitto quindicimila anni prima di Ioraneo, il
piu antico re di Crecia e si slorza di provare la sua tesi con dei documenti.
D’altra parte da Lpigene, autore molto grave, noi apprendiamo che
i Babilonesi possedevano delle osservazioni astronomiche risalenti a
¯2O.OOO
¡63
anni la, scritte su dei mattoni cotti; oppure, secondo quelli che
dicono di meno, Beroso e Crostodemo, risalenti a +ºO.OOO anni. Dal che si
vede che l’uso dell’allabeto e da sempre. I Pelasgi le portarono in Italia-.
1ra i sostenitori dell’origine egiziana va anche menzionato 1acito
,Annales, XI, ¡+.¡):
-Per primi gli Lgiziani rappresentarono le idee con hgure di animali, e
questi antichissimi documenti del pensiero umano si possono ancora
vedere incisi nel sasso. Lssi si vantano anche inventori dell’allabeto, che poi
i Ienici, potenti sul mare, avrebbero introdotto in Crecia, conseguendone
gloria come se avessero essi inventato cio che invece avevano appreso da
altri. In verita e lama che Cadmo, approdato con una hotta di Ienici,
divulgasse l’uso della scrittura tra le genti ancora rozze della Crecia. Þarrano
alcuni che l’ateniese Cecrope o il tebano Iino e, ai tempi di 1roia, l’argivo
Palamede inventassero le prime sedici lettere dell’allabeto, e in seguito altri,
e specialmente Simonide, le rimanenti. In Italia poi, gli Ltruschi appresero
la scrittura dal corinzio Demarato, gli Aborigeni dall’arcade Lvandro; ed
invero la lorma delle lettere latine e la stessa di quelle greche piu antiche.
Anche da noi del resto le lettere lurono dapprima poche, e in seguito
aumentate. Seguendo tal esempio, Claudio aggiunse tre segni, adoperati
durante il suo regno e caduti poi in disuso: si possono ancora vedere nelle
tavole di bronzo ahsse nelle piazze e nei templi-.
Sul ruolo dei Ienici non come inventori dell’allabeto ma loro dihusori,
scrive anche Lrodoto ,Hist. V, 3S-3º):
-Questi Ienici venuti con Cadmo di cui lacevano parte i Cehrei, abitando
¡63
¯3O.OOO anni secondo il testo di 1he Ioeb Classical Iibrary.
123 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La nascita dell’alfabeto
questa terra, introdussero lra i Creci molte cognizioni, e lra le altre anche
l’allabeto – che i Creci prima, a quanto io credo, non avevano – in un primo
tempo quello di cui si servivano anche tutti i Ienici, poi col passare del tempo, i
Cadmei mutarono anche la lorma delle lettere. In quel tempo la maggior parte
delle terre all’intorno erano abitate da Creci di stirpe ionica, e queste, apprese
dall’insegnamento dei Ienici le lettere, le usarono lievemente modihcate, e
usandole le denominarono -lenicie-, come anche la giustizia voleva, dato che i
Ienici le avevano introdotte in Crecia. Parimenti, secondo l’uso antico gli Ioni
chiamano i libri -pelli-, poiche allora, per la scarsita di papiri, usavano pelli di
capra e di pecora; ed ancora ai miei tempi molti barbari scrivono su pelli del
genere. Io stesso ho visto lettere cadmee nel tempio di Apollo Ismenio a 1ebe
di Boezia, incise su tre tripodi e simili per lo piu alle lettere ioniche-.
e Diodoro Siculo che ne attribuisce l’invenzione ai cretesi ,Bibl. Hist. V,
¯+,¡):
-Alle Muse lu dato dal loro padre Zeus d’inventare le lettere dell’allabeto e di
combinare le parole nel modo che e dehnito “della poesia” Replicando a chi
dice che i Siri sono gli inventori delle lettere, che i Ienici, avendole apprese da
loro, le hanno trasmesse ai greci, che questi Ienici sono quelli che con Cadmo
navigarono alla volta dell’Luropa, e che per questo i Creci chiamano le lettere
lenicie, vi e chi aherma che non lurono i Ienici a inventarle originariamente,
bensi ne mutarono soltanto la lorma, e che la maggioranza degli uomini
utilizzo questo loro modo di scrivere, e che per questo le lettere ricevettero la
denominazione di cui abbiamo detto prima-.
Inhne lo scrittore giudeo Lupolemo, che compose la propria opera intorno
al ¡S3 a.C., aherma che:
«Mose lu il primo sapiente e per primo insegno la scrittura ai giudei; poi
i lenici l’appresero dai giudei e i greci dai lenici- ,Lusebio, Preparazione
evangelica, IX, 26,¡).
Come si vedra nel paragralo seguente, le teorie moderne sull’origine
della scrittura ripercorrono, con altre argomentazioni, le stesse tesi
dell’antichita.
¡O.2. Ie teorie moderne sull’origine della scrittura allabetica
Ie teorie moderne sull’origine delle scritture allabetiche sono numerose e
tra queste possono essere indicate come principali:
124 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La nascita dell’alfabeto
a. Ipotesi egizia
Ia teoria per la quale l’allabeto lenicio derivava dalla scrittura ieratica
egiziana, e la piu antica tra le teorie moderne. Questa ipotesi lu lormulata
per la prima volta da I. Ienormant nel ¡S3S e da Iuzzato, e in seguito
chiaramente esposta da j. Halevy ed L. de Rouge
¡66
i quali ritenevano
che la scrittura ieratica si losse lormata durante il periodo degli H̬yksos.
Pur non essendo ancora state scoperte le iscrizioni paleo-sinaitiche e la
scrittura allabetica ugaritica in caratteri cuneilormi, di cui si parlera in
seguito, quest’ipotesi trovo molti sostenitori, tra cui il Sethe, che in un
primo momento aveva ipotizzato un’origine del lenicio dalla scrittura
geroglihca ittita
¡6¯
.
b. Ipotesi accadica
I’ipotesi di un’origine dell’allabeto lenicio dal cuneilorme accadico lu
lormulata per la prima volta da W. Deecke nel ¡S¯¯, poi da I. Hommel e
ripresa in seguito da I. Delitzsch, ma questa ipotesi oggi e poco seguita.
c. Ipotesi egea
Questa teoria, la cui prima lormulazione si deve a I. Praetorius, ha cercato
di vedere nelle iscrizioni cipriote l’origine del lenicio, ma in seguito alla
scoperta del Iineare A e del Iineare B si e ritenuto di potere identihcare
in queste, e non nel cipriota, l’origine di questo allabeto. A.I. Lvans
¡6S

riteneva, invece, che l’allabeto losse sorto nell’isola di Creta per essere
poi introdotto nella regione siro-palestinese dai Iilistei. A un’attenta
visione dei risultati archeologici si e accertato che i Iilistei approdarono
in Palestina solo all’inizio del XII secolo a.C., quando l’allabeto lenicio
era gia stato inventato; bisogna aggiungere, pero, che quando l’Lvans
lormulo questa teoria non erano ancora noti i risultati degli scavi che
hanno portato nuova luce sulle antiche popolazioni della Palestina.
d. Ipotesi dello pseudo-geroglihco di Biblo
Questa teoria e stata avanzata per primo da M. Dunand
¡6º
il quale, ahermo
che le impronte di alcuni sigilli del periodo eneolitico ,hne del IV millennio
¡66
Comptes rendus de l’Accademie des Inscriptions et Belles-Iettres, s. I, t. 3 ,¡S3º) ¡¡3-
¡2+; Vedi anche: Comptes rendus de l’Accademie des Inscriptions et Belles-Iettres, s. III,
t. I ,¡S¯2):362-366; Memoire sur l’origine egyptienne de l’Alphabet phenicien, Paris, ¡S¯+,
opera postuma pubblicata dal hglio di de Rouge.
¡6¯
Una critica a questa teoria si trova in Scripta Minoa, I, S+ e ss.
¡6S
A.I. Lvans, Scripta Minoa, I, Oxlord, ¡ºOº. ¯¯-º+.
¡6º
M. Dunand, Byblia grammata, Beyrouth, ¡º+6.
125 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La nascita dell’alfabeto
a.C.) trovati a Biblo testimonierebbero le lasi iniziali di un processo che
avrebbe portato alla nascita dell’allabeto. Lgli identihco in una decina
d’iscrizioni trovate in questo sito archeologico negli anni ¡º2º e seguenti e
da lui chiamate pseudo-geroglihco, il prototipo da cui piu tardi si sarebbe
sviluppato l’allabeto lenicio. 1ali iscrizioni, che come detto in precedenza
hanno hnora rivelato ¡22 segni diversi rileribili a 3S diversi gralemi,
presentano una datazione molto incerta, mentre la loro decilrazione non
e ancora accettata da tutti gli studiosi. Dalla scrittura pseudo-geroglihca si
giungerebbe, sempre secondo M. Dunand, durante la XIII dinastia egiziana
,XVIII-XVII secolo a.C.) alla creazione di un allabeto vero e proprio
che lorse esisteva gia durante la XII dinastia ,¡ºº+-¡¯S¡ a.C.). Ie lasi
intermedie di questo sviluppo sarebbero conlermate da alcune iscrizioni:
una in pseudo-geroglihco lineare, un’altra incisa su una statuetta bronzea
e inhne nell’iscrizione di Shapatbaal di Biblo. Quantunque il Dunand nel
postscriptum del ¡º+6 al suo Byblia grammata
¡¯O
abbassi eccessivamente
le datazioni di queste iscrizioni, quest’ipotesi, hno a poco tempo la, ha
trovato poco riscontro negli ambenti scientihci per i numerosi dubbi sulla
cronologia delle iscrizioni prese in esame.
Questa tesi e stata ripresa nel 2OOS da C. Carbini, uno dei piu importanti
epigrahsti semitici, raggiungendo la conclusione che
¡¯¡
:
«l’allabeto lu inventato a Biblo, lorse poco dopo la meta del II millennio
a.C., e che esso nacque dalla scrittura -pseudo-geroglihca-, la quale lu
creata intorno al ¡6OO a.C.-.
Lgli ritiene inoltre che sette segni della scrittura lenicia, sono gia presenti
nella scrittura pseudo-geroglihca: si tratterebbe dei segni < ’ , Y, D, ‛, R,
Š, 1-
¡¯2
. Mentre la “pseudo-geroglihca” era probabilmente utilizzata per
le iscrizioni monumentali, come la geroglihca egiziana, da cui questa
scrittura deriva, quella allabetica lenicia era invece impiegata per scrivere
sul papiro, come avveniva per la ieratica. Secondo questa tesi il principio
allabetico lu conosciuto per primo a Ugarit, dove gli scribi, avrebbero
ritenuto piu comodo usare un allabeto ma in caratteri cuneilormi piu
pratico per scrivere sulle tavolette d’argilla. Dalla scrittura lenicia sarebbero
poi derivate tutte le altre scritture allabetiche del Vicino Oriente.
Relativamente alla scrittura proto-sinaitica, questa avrebbe preso il
¡¯O
Ibid., ¡º¯-2OO.
¡¯¡
C. Carbini, All’origine dell’allabeto, op. cit. ¡¡-2+, ed in particolare le pp. ¡S-¡º.
¡¯2
Ibid. ¡3 e le tavole a p. 23.
126 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La nascita dell’alfabeto
Fig. 21 - scrittura proto-sinaitica: a: Iscrizione su roccia da serabiṭ el-Khadim (incorniciata dai puntini,
la parola “bʽlt”); b: Iscrizione su un lato di una scrittura da serabiṭ el-Khadim; c: Iscrizione su un lato
di un prisma da lachish; d: Iscrizione su una lastra da sichem; e: Iscrizione su una spada da lachish.
127 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La nascita dell’alfabeto
principio allabetico dal lenicio, ma utilizzando solo alcuni ,¡¯ su circa
2+) dei segni derivati dagli geroglihci egiziani
¡¯3
.
e. Ipotesi proto-sinaitica
Þell’inverno ¡ºO+-¡ºO3, il celebre egittologo W. M. Ilinders Petrie durante
una campagna di scavi condotta per conto dell’Lgypt Lxploration Iound,
lece una scoperta ai piedi di una miniera di rame rosso nella zona mineraria
di Serabit el-Khadim ,hg. 2¡), nella penisola del Sinai, slruttata dagli Lgiziani
per estrarre soprattutto turchesi e nelle rovine di un tempio dedicato alle
divinita di Hator e Sapdu. 1rovo diverse iscrizioni che lui lece risalire
alla seconda meta del II millennio a.C. ma che gli studi seguenti hanno
variamente datato, attribuendole in ultimo alla XVIII dinastia ,¡3SO-¡3¡+
a.C.). Dall’analisi di questi testi, A. H. Cardiner, partendo dal presupposto
che si trattasse di una scrittura in lingua semitica e identihcando in ogni
caso una loro origine dalla scrittura egiziana, concluse che a ogni carattere
corrispondeva la prima lettera della parola semitica designante l’oggetto
rappresentato ,principio acrolonico) ,hg. 22-23). Secondo questo principio
il segno della casa si doveva leggere <b- ,casa in ebraico si dice bayt) quello di
occhio <‘- ,occhio si dice ‘ayn), ecc.: sarebbe insomma un’acrolonia importata.
Questa tesi lu in seguito accettata anche dal Sethe, che in un primo tempo
aveva ipotizzato un’origine diretta della scrittura lenicia dal geroglihco ittita.
Queste iscrizioni proto-sinaitiche sono state variamente datate:
- Petrie e Crimme le attribuiscono alla XVIII dinastia egiziana ,¡3OO a.C. ca.);
- Sethe le data alla XIII o XIV dinastia ,¡¯OO a.C.);
- Butin ritiene che appartengano alla XII dinastia ,¡ºº+-¡¯S¡ a.C.).
Comunque sia a oggi il maggior ostacolo a questa ipotesi rimane il latto
che queste iscrizioni sono ancora indecilrate.
l. Ipotesi proto-cananaica
A oggi la tesi che riscuote maggior credito tra gli studiosi, americani
,1h. Caster, W.I. Albright, I.M. Cross, j.I. Healey
¡¯+
, ecc.) e israeliani
,j. Þaveh
¡¯3
), riprende la teoria sopra esposta dell’ipotesi proto-sinaitica,
ammettendo l’esistenza di varie lasi intermedie tra la scrittura proto-
¡¯3
C. Carbini, Introduzione all’epigraha semitica, op. cit. +º, nota 2; Vedi anche: W. Helck,
“Zur Herkunlt der sog. -phönizischen- Schrilt“ Ugarit-Iorschungen + ,¡º¯2):+¡-+3.
¡¯+
j.I. Healey, 1he Larly Alphabet, Iondon, ¡ººO. Una sintesi del suo pensiero in: j.I.
Healey, “Ie origini dell’allabeto, la sua dihusione in Occidente e la nascita della scrittura
araba” Origini della scrittura, Milano, 2OO2. ¡6O-¡¯¡.
¡¯3
j. Þaveh, joseph, Larly History ol the Alphabet, jerusalem, ¡ºS2; j. Þaveh, Origins
ol the Alphabet, jerusalem, ¡ºº3.
128 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La nascita dell’alfabeto
sinaitica, derivata a sua volta da quella egiziana, e la scrittura lenicia vera e
propria. Si sostiene, pero che la derivazione del lenicio da un altro allabeto
sia stata graduale e mediata da un’altra scrittura
¡¯6
, che a giudizio di questi
archeologi sarebbe da identihcare nelle iscrizioni rinvenute a Iachish, Bet
Shemesh, ecc. databili alla prima meta del II millennio a.C. e chiamate in
maniera diversa: il Diringer prelerisce dehnirle antico cananaico o paleo-
cananaico; il Ievrier attribuisce loro il nome di proto-lenicio, usando pero
questo termine in maniera diherente da quello attribuitogli da M. Dunand
nel suo Biblia grammata, gli americani inhne le chiamano proto-cananaiche.
Secondo questa teoria, inoltre, non solo il lenicio, ma tutte le scritture
allabetiche, compresa quella cuneilorme ugaritica, avrebbero avuto origine
da queste iscrizioni proto-cananaiche e su questa base, I.M. Cross, allievo
di W.I. Albright
¡¯¯
, cui si deve la prima rilormulazione di questa ipotesi,
chiamata dallo Sznycer «americana-, basata su una supposta decilrazione
delle iscrizioni proto-sinaitiche, ha proposto questo schema cronologico:
I. Iscrizioni proto-cananaiche
a) antico palestinese ,XVII-XII secolo a.C.)
b) proto-sinaitico ,XV- secolo a.C.)
II. Iscrizioni cananaiche in caratteri cuneilormi
a) Ugarit ,XIV secolo a.C.)
b) palestinese ,XIII-XII secolo a.C.)
¡¯S
Questa tesi, pur suggestiva, trova un grave ostacolo nel ritrovamento
di un’iscrizione in scrittura proto-cananaica ehettuata in Israele in un
contesto archeologico che la daterebbe tra il XII e l’XI secolo a.C.
¡¯º
g. Ipotesi lenicia
Quest’altra ipotesi sull’origine della scrittura lenicia tende ad attribuire a
questo popolo di mercanti il merito di aver sviluppato autonomamente
un proprio sistema grahco consonantico. Sempre secondo questa tesi, la
scelta della lorma dei caratteri secondo alcuni sarebbe stata improntata
al loro totale arbitrio, mentre secondo altri ispirata alle scritture di altri
popoli con cui erano venuti in contatto. R. Dussaud ad esempio, vi vede
una creazione pura e semplice:
¡¯6
1eoria del missing link o dell’anello mancante.
¡¯¯
W.I. Albright, “1he Larly Alphabetic Inscription lrom Sinai and their Deciphrement”
Bullettin ol the American Schools ol Oriental Research ¡¡O ,¡º+S): 6-22.
¡¯S
j.Þaveh, Larly History ol the Alphabeth, op. cit. 3O; Origins ol the Alphabets, op. cit. ¡¯.
¡¯º
M. Kochavi, “An ostracon ol the Period ol the judges lrom Izbet Sartah” 1el Aviv +
,¡º¯¯): ¡-¡3.
129 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La nascita dell’alfabeto
«I Ienici dopo aver appreso, su esempio della scrittura egizia, a eliminare
le vocali, hanno creato le proprie lettere seguendo un principio lineare del
tutto originale
¡SO
-.
Sostenitori di questa teoria sono anche altri studiosi come D. Diringer, R.
Weil, j. De Croot, ecc.; l’ostacolo maggiore e rappresentato dal ritrovamento
in molti altri siti archeologici di caratteri simili a quelli lenici.
Questa ipotesi e stata ripresa in tempi piu recenti sulla base di nuovi
ritrovamenti e procedendo a una revisione della datazione di alcuni
reperti. In particolare partendo da alcune critiche mosse alle tesi della
scuola americana ,ipotesi proto-cananea)
¡S¡
, C. Carbini ha recentemente
riproposto la tesi dell’origine lenicia della scrittura
¡S2
, ma lacendola
derivare dalla pseudo-regoglihca di Biblo, modihcando la sua posizione
rispetto al pensiero espresso in sue precedenti opere
¡S3
.
Ie principali teorie moderne sull’origine della scrittura allabetica possono
essere sintetizzate cosi:
a) all’origine della scrittura allabetica vi era l’egiziano, geroglihco o
ieratico;
b) dalla scrittura geroglihca egiziana provengono le altre scritture:
geroglihco cretese, pseudo-geroglihco di Biblo, proto-sinaitico, ecc. A
questo punto le principali teorie divergono:

b.¡: Secondo un primo gruppo di teorie, l’allabeto avrebbe avuto origine
da una delle scritture derivate direttamente dall’egiziano ,Iineare A e B,
pseudo-geroglihco di Biblo, proto-sinaitico, proto-cananaico, ecc.).
b.2: Secondo altri invece, l’origine dell’allabeto sarebbe una creazione
autonoma dei Ienici, non escludendo comunque un’inhuenza della scrittura
ieratica egiziana nell’invenzione dei segni dell’allabeto. Circostanza,
comunque, che in qualche maniera riporta la nascita dell’allabeto a
un’origine dall’egiziano geroglihco o ieratico.
Allo stato attuale delle nostre conoscenze possiamo ahermare con relativa
¡SO
Citato in: j. C. Ievrier, Storia della scrittura, Cenova, ¡ºº2. ¡ºS.
¡S¡
Vedi in particolare le critiche mosse da M. Sznycer in: “I’origine de l’alphabet semiti-
que” I’espace et la lettre. Paris, ¡º¯¯. ¯º-¡23.
¡S2
C. Carbini, Introduzione all’epigraha semitica. Brescia, 2OO6. +3-6O.
¡S3
C. Carbini, Storia e problemi dell’epigraha semitica. Þapoli, ¡º¯º; C. Carbini, All’origi-
ne dell’allabeto… op. cit.
130 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La nascita dell’alfabeto
certezza un’origine della scrittura allabetica da quella egiziana, come
mostrerebbero una netta similitudine tra i segni degli geroglihci egiziani
e ieratici con diverse scritture antiche, ma rimangono numerosi dubbi
sull’identihcazione della scrittura intermedia derivata dall’egiziano da
cui ha avuto origine l’allabeto lenicio. Molti dubbi suscita invece l’ipotesi
dell’invenzione dell’allabeto come una creazione originale dei Ienici, che
non sembra trovare eccessivi riscontri. Ulteriori verihche e conlerme,
comunque, potranno venire solo dai luturi ritrovamenti archeologici.
¡O.3. Ia sequenza allabetica nella scrittura lenicia
I’ordine delle lettere dell’allabeto e antichissimo, essendo gia attestato
in una tavoletta d’argilla in scrittura cuneilorme ugaritica risalente al
XIV secolo a.C. dove la successione dei segni non segue un ordinamento
apparentemente logico. I tentativi per dare una risposta a questo problema
sono stati innumerevoli, ma tra tutti va citata per la sua originalita l’ipotesi
avanzata da A. Bausani
¡S+
, il quale prolondo conoscitore delle lingue del
Vicino ed Lstremo Oriente, specializzatosi in astronomia araba ed indiana,
nel ¡º¯S ha ipotizzato un’origine astronomica dell’allabeto, nata per uso
calendariale. Piu in dettaglio il Bausani ritiene che l’ordine allabetico del
lenicio rahguri una sorta di calendario dove le consonanti <א- ,aleph), <ט-
,teth) <ע- ,‘ain) e <ת- ,tav), rappresenterebbero, nell’ordine, l’equinozio
d’autunno, il solstizio d’inverno, l’equinozio di primavera e il solstizio
d’estate. Ia lormulazione di questo calendario risalirebbe al 2OOO o al ¡6OO
a.C. quando il plenilunio dell’equinozio autunnale era in vicinanza delle
Pleiadi e questa ipotesi dovrebbe essere conlermata dal ritrovamento, nel
materiale epigrahco siro-palestinese del I millennio a.C., di numerosi vasi
e sigilli che presentano serie allabetiche complete.
¡S+
A. Bausani, “I’allabeto come calendario arcaico“ Oriens Antiquus ¡¯ ,¡º¯S): ¡3¡-¡+6.
131 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
¡¡.
IL PRIML SCRI11URL AIIABL1ICHL
¡¡.¡. Ia scrittura ugaritica
Ia scoperta della citta di Ugarit, odierna Ras Šamrah in Siria, avvenne
casualmente nel ¡º2S per opera di un contadino che arando la terra trovo
un’iscrizione in caratteri cuneilormi: a questo primo causale ritrovamento
lecero seguito scavi sistematici, e una decilrazione molto veloce di questa
scrittura. In questo senso il reperto piu importante e rappresentato da
una tavoletta d’argilla rinvenuta nel ¡º+º, in cui sono sistemati in ordine
allabetico tutti i 3O segni dell’allabeto ugaritico. I caratteri grahci sono
cuneilormi, ma il motivo per cui questa scrittura e trattata in questa parte,
deriva dal latto che ogni segno ha un valore puramente allabetico e l’unica
somiglianza con altre scritture simili ,accadico, paleo-persiano, ecc.) e l’uso
dei cunei per lormare i diversi gralemi. Ia scrittura ugaritica, secondo
alcuni databile tra il XIV e i primi anni dell’XI secolo a.C., utilizza + tipi
di cunei per lormare le lettere, che combinati tra loro, danno origine a
tutti i gralemi:
¡. Cuneo verticale , );
2. Cuneo orizzontale , );
3. Cuneo obliquo ,piuttosto raro) , );
+. Cuneo ad angolo , ).
I’analisi della tavoletta allabetica rinvenuta nel ¡º+º, ha portato alcuni
archeologi a ritenere che questa scrittura losse nata sotto l’inhusso
degli allabeti cananaici ,vedi l’ipotesi proto-cananaica sull’origine della
scrittura). Inlatti, la sequenza mostrata in una tavoletta ordina per prime
le 22 lettere corrispondenti alle lingue cananaiche, seguite dai rimanenti S
segni. Questa teoria non ha pero trovato il generale consenso degli studiosi,
i quali a un approlondimento dell’abbecedario ugaritico hanno ritenuto
che questo losse il modello e non un’imitazione dell’ordine di successione
delle lettere dell’allabeto lenicio. A un ulteriore approlondimento si e
notato inoltre che degli otto segni in piu utilizzati dalla scrittura ugaritica
rispetto a quella lenicia solo tre si trovano alla hne dopo il <t-; gli altri
132 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le prime scritture alfabetiche
Fig. 22 - Comparazione di alcuni alfabeti
133 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le prime scritture alfabetiche
cinque sono intercalati tra gli altri, senza alcuna ragione apparente, ne
grahca ne lonetica, che ne giustihchi la presenza in quel determinato
punto. Rimane quindi aperto il problema di una sua possibile relazione
con il lenicio, di cui si e gia discusso nel capitolo precedente.
Il problema e stato recentemente ripreso da C. Carbini, il quale ritiene che
la scrittura allabetica nasca da quella pseudo-geroghlihca di Biblo, e che
solo in seguito lu conosciuta a Ugarit, dove gli scribi avrebbero ritenuto
piu comodo usare un allabeto ma in caratteri cuneilormi piu pratico per
scrivere sulle tavolette d’argilla
¡S3
.
Ia scrittura ugaritica e composta di 3O segni, compreso un secondo segno
per la <ś- e tre per le vocali <a-, <i-, <u-; il verso della scrittura e da sinistra
verso destra come nell’accadico cuneilorme e in maniera diherente dal
lenicio ,da destra a sinistra). Rispetto alle altre lingue semitiche, l’ugaritico
e molto piu preciso nel rendere l’omonima lingua, recando il maggior
numero di segni rispetto alle altre scritture antiche.
Oltre che a Ugarit, questa scrittura lu utilizzata anche dag̱li Hurriti e dagli
Accadi e alcune brevi iscrizioni sono state trovate in Iibano e in Palestina
,Beth Shemesh, Sarepta, Kamid el-Ioz, 1a’anach e vicino il monte 1abor),
apparentemente per scrivere parole in dialetti cananaici ,hg. 22).
I’allabeto ugaritico¨
Segno Suono Lquivalente Cuneilorme sillabico
<’a-, <’ā- a
<’i-, <’ī-, <’ē- i
<’u-, <’ū-, <’ō- u
<b- be
<g- ga
<d- di
<ḏ-, <ž-
<h- ú
<v- va
<z- zi
<ḥ- ku
<ḫ- ḫa
<ṭ- ṭi
<ẓ-
<y-
¡S3
Vedi inlra, il paragralo sull’origine della scrittura dal pseudo-geroglihco di Biblo.
134 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le prime scritture alfabetiche
<k-
<l-
<m-
<n-
<s-
<ś- zu/sú
<‘-
<ǵ- ḫa
<p- ¸pju
<ṣ- ṣa
<q- qu
<r- ra
<š-
<t- tu
<ṯ- ša
segno di divisione delle parole
¨Ordinamento e corrispondenze secondo: S. Segert, A Basic Crammar ol the
Ugaritic, Berkley, ¡ºS+, p. 2¡.
¡¡.¡.¡. Ia decilrazione dell’ugaritico
Ia decilrazione dell’ugaritico lu molto veloce: gia durante gli scavi del
¡º2º condotti da Cl. Schaeher e C. Chenet, dall’esiguo numero dei segni
utilizzati, s’ipotizzo subito di trovarsi davanti a una scrittura allabetica. Il
primo tentativo di decilrazione per opera del tedesco H. Bauer avvenne nel
¡º3O, un anno dopo i primi ritrovamenti; i segni che riusci a identihcare
correttamente erano solo ¡+ ,piu un altro identihcato in seguito), troppo
pochi per leggere i testi. Il merito di aver apportato un deciso contributo
si deve a L. Dhorme che nel ¡º3O pubblico un breve articolo con la sua
proposta di decilrazione della lingua, mentre nel ¡º3¡ C. Virolleaud dava
alle stampe un’interpretazione dei gralemi ugaritici, eccezion latta per
due o tre la cui lettura era incerta. Da allora sono stati pubblicati numerosi
studi che hanno consentito una completa decilrazione della scrittura
ugaritica gettando nuova luce sulla storia Vicino Oriente antico.
¡¡.2. Ia scrittura lenicia
Φοινίκις ,Phoninrkis) e Punicus, lorme greca e latina della stessa parola,
sono alla base di una terminologia che distingue la lorma orientale e
occidentale della stessa scrittura e lingua: il lenicio. Questa era parlata e
135 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le prime scritture alfabetiche
Lbraico Iatino Ienicio
¡
Lbraico Creco
< א ʼalel ʼalel ἂλφα Α
^ ב b bet beth βpta Β
1 ג g gaml ghimel g£mma Γ
O ד d delt daleth dšlta Δ
^ ה h he he œyῑλ Òn Ε
Y ו v vav vav (uau) ϝaà ϝ
I ז z zai zain zÁta Z
O ח ༥ het het Ãa H
O ט ༥ tet tet qÁta Θ
? י y yod yod „îta I
V כ k kal kal k£ppa Κ
| ל l lamd lamed l£mbda Λ
) מ m men mem mà M
1 נ n nun nun nà Ν
f ס s semk samekh x‹ Ξ
O ע ‘ ‘ain ‘ain ×mikrÒn O
? פ p pe pe p‹ Π
^ צ ༥ ṣade ṣade s£n (?) / ,7)
1 ק q qol qol kÒppa ?
¹ ר r roš resh ∙î P
w ש š šin šin s‹gma Σ
X ת t tau tau taà 1
1 Cfr.: th. nöldeke, Beiträge Zur semitischen Sprachwissenschaft, amsterdam, 1982. 124 e ssg
Forma Nome
delle Traslitterazione delle
lettere Lettere
136 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le prime scritture alfabetiche
scritta a est del Mediterraneo, nella costa a nord della Palestina tra 1iro e
Biblo; il punico invece era la lorma che si ritrovava a Cartagine nell’odierna
1unisia e nelle sue colonie.
Ia scrittura lenicia e composta di 22 consonanti; le vocali non sono
segnate, a eccezione delle lunghe attraverso il sistema delle matres
lectionis. Ia scrittura procede sempre da destra verso sinistra, ma in alcune
lrecce datate tra il XII e l’XI secolo a.C., le iscrizioni a volte sono poste
verticalmente ed una e bustroledica. Ia mancanza delle vocali suscita oggi
delle perplessita nella lettura di un testo, ma queste sono apparenti: in
ehetti, se dovessimo scrivere una parola in una lingua indoeuropea come
l’italiano, l’inglese, o il lrancese, senza indicare le vocali, questa potrebbe
avere signihcati molto diversi tra loro. Þel caso delle lingue alro-asiatiche
e diherente: tutte le parole hanno una radice generalmente composta
di tre consonanti che indicano un’unica cosa. Se ad esempio in lenicio
abbiamo le tre lettere <spr- sappiamo che si tratta di qualcosa connesso
con lo scrivere o al massimo con il contare
¡S6
; invece, se prendiamo tre
consonanti come <spr-, in italiano, queste possono indicare: sapere,
sapore, sparo, spero, spora, seppure, aspro, ecc. Ia questione principe e se
la scrittura lenicia possa essere considerata un allabeto, non indicando le
vocali brevi, ma solo quelle lunghe con il sistema delle matres lectionis.
Questa domanda trova una risposta nel signihcato che vogliamo dare di
allabeto: se intendiamo una scrittura nella quale a ogni segno corrisponde
un suono e viceversa, quello lenicio non e un allabeto, perche al segno <b-
possono corrispondere quattro suoni: <b-, <ba-, <bi-, <bu- ,nel lenicio-
punico vi erano solo le tre vocali <a-, <i-, <u-). Se invece intendiamo una
scrittura semplice ed esclusivamente lonetica senza cioe ideogrammi
allora la risposta e ahermativa. Questo latto ha spinto numerosi studiosi,
come ad esempio I.j. Celb, a ritenere che il lenicio, come le altre scritture
semitiche consonantiche derivate ,aramaico, ebraico, ecc.), lossero scritture
sillabiche compendiarie, cioe ogni segno indica la consonante + la vocale
,CV), o la sua assenza, che il lettore deve completare.
¡¡.2.¡. Io sviluppo della scrittura lenicio-punica
I’iscrizione lenicia piu antica ad oggi rinvenuta e quella del sarcolago
¡S6
j. Olti¡zer – R. jongeling, Dictionary ol the Þorth-West Semitic Inscriptions, Ieiden,
¡ºº3. v. 2, ¯ºS-SO¡.
137 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le prime scritture alfabetiche
di pietra di Aḥiram re di Biblo
¡S¯
databile intorno al XIII secolo a.C.
¡SS
,
mentre la piu recente e del I secolo a.C. ,iscrizione di Sidone datata
º6 a.C.) ,hg. 23); tra questi due estremi si collocano un certo numero
d’iscrizioni, quali quelle su due coni d’argilla da Biblo, una spatola
bronzea, ecc. Oltre a queste, rinvenute in Iibano, esiste un altro gruppo di
documenti trovato durante gli scavi in Palestina, costituito da tre lrecce
trovate a el-Khadr vicino a Betlemme ,XII secolo a.C.) e da un ostrakon
proveniente da Malha ,XI secolo a.C.); il numero maggiore d’iscrizioni
lenicie in ogni modo risale al V secolo a.C.,hg. 2+). Ia scrittura lenicia
intorno al I millennio a.C. lu portata dalle coste della Palestina nelle
colonie del Mediterraneo assumendo caratteristiche grahche diherenti
che consentono oggi d’identihcare il loro luogo d’origine; di certo si sa
in ogni caso che intorno al ºOO a.C. tutti i popoli semitici delle coste del
Mediterraneo conoscevano quest’allabeto. Ia sua principale caratteristica
era sicuramente una notevole unilormita grahca attraverso i secoli, a
parte alcuni tratti che denotavano una sua naturale evoluzione. Il lenicio
si dihuse molto presto in Asia anteriore e nel Bacino del Mediterraneo,
sia per un certo predominio culturale esercitato in alcune zone, sia per
la dihusione delle genti lenicie legate al commercio. 1estimonianze di
questa scrittura si trovano cosi in Cilicia ,1urchia) e in Siria settentrionale,
come testimoniano l’iscrizione del re Kilamuva, dello stato aramaico di
Yaudi, la lunga iscrizione di Karatepe, lenicia e ittita geroglihca ,in lingua
luvia), ecc. Documenti sono stati rinvenuti anche a Cipro, dove i lenici
s’insediarono hn dall’VIII secolo a.C., in Lgitto ,Menh, Abido, Ipsambul),
ecc. Alla hne dell’VIII secolo a.C. la presenza lenicia era ormai attestata
anche a Malta, in Sicilia, in Sardegna e in Spagna.
Ia scrittura lenicia puo essere di tre tipi:
¡. epigrahca monumentale: e la lorma di scrittura meglio attestata,
anche se prima dell’VIII secolo a.C. e dihcile distinguere tra scrittura
aramaica, ammonitica e lenicia, avendo tutte caratteristiche grahche
molto simili.
2. calligrahca: con questo termine s’intende normalmente la scrittura
utilizzata per redigere i documenti scritti su papiro o pergamena.
¡S¯
Questa iscrizione e stata variamente datata. Cli ultimi risultati porterebbero ad at-
tribuirle una data intorno al XIII secolo a.C., ma non mancano voci contrastanti che la
daterebbero all’anno ¡OOO a.C.
¡SS
j.A. Hackett, in 1he Cambridge Lnciclopedia ol the World’s Ianguages… Cambridge,
2OO+. 36¯, identihca come lenicia l’iscrizione proto-sinaitica ritrovata vicino Iuxor, e la
data al ¡SOO a.C., ipotizzando la nascita dell’allabeto intorno al 2OOO a.C. Ma vedi nello
stesso volume l’articolo di D. Pardee, Canaanite dialects. 3S6-3ºO.
138 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le prime scritture alfabetiche
Fig. 23 - scritture monumentali fenicie: 1: Biblio, X sec. a.C. (Yeḥimilk); 2: anatolia, VIII sec. a.C. (Ka-
ratepe); egitto, inizio VI sec. a.C. (abu simbel); 4: Biblico, IV sec. a.C. (shipiḥbaḥal); 5: umm el-amed,
II sec. a.C.; 6; Cartagine, III, II sec. a.C. (tariffa di Marsiglia).
139 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le prime scritture alfabetiche
Fig. 24 - scritture corsive fenicio-puniche: 1: Mozia, VI sec. a.C. (stele; scrittura punica di tipo corsivo con
impiego monumentale); 2: Malta, III-II sec. a.C. (corsivo fenicio tardo); 3: sidone, V sec. a.C.; 4: papiro
fenicio del IV – III sec. a.C.; 5: samaria, metà VIII sec.a.C. (corsivo ebraico); 6: papiro aramaico del 465 a.C.
140 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le prime scritture alfabetiche
Anche se non ci sono rimaste testimonianze, a causa del supporto
molto deperibile, e ipotizzabile che il suo tratteggio losse lortemente
inhuenzato dalla scrittura epigrahca della seconda meta del I millennio
a.C. e da quella punica.
3. corsiva: utilizzata su supporti come il papiro e la pergamena, aveva un
andamento molto veloce, con lrequenti legature e semplihcazione dei
tratti; da questa deriva la scrittura punica.
Dal punto di vista cronologico, j.B. Peckam
¡Sº
ritiene di potere dividere la
scrittura lenicia in due periodi:
a) scrittura lenicia antica: dalle origini hno a circa l’ultimo quarto dell’VIII
secolo a.C.;
b) scrittura lenicia recente: dall’VIII al I secolo a.C.; questa seconda lase e
normalmente latta iniziare con l’iscrizione di Karatepe in Cilicia.
Va in ogni caso detto che questa divisione ha suscitato perplessita presso
alcuni specialisti europei.
L. Iipiński
¡ºO
, prelerisce invece dividerla in:
a) paleo-lenicia, dalle origini all’VIII secolo a.C. Intorno all’XI secolo a.C.,
la scrittura lenicia assume una propria hsionomia, composta di 22
lettere con un proprio tracciato grahco e un orientamento da destra
verso sinistra. Il tipo di scrittura e in ogni modo di tipo epigrahco.
b) medio lenicia, dall’VIII al VI secolo a.C. Dall’VIII secolo a.C. il lenicio si
sviluppa e diherenzia nelle diverse scritture nord-semitiche ,moabita,
edomita, ecc.); all’inizio dell’VIII secolo a.C. si lanno risalire le prime
iscrizioni puniche.
c) lenicio recente, dal V secolo a.C. all’inizio dell’era cristiana. Questo
terzo e ultimo periodo e caratterizzato dalla presenza di un numero
relativamente elevato d’iscrizioni.
Diverso lo sviluppo della scrittura punica, variante locale di quella lenicia,
la cui origine e latta risalire alla citta di Cartagine, londata secondo la
tradizione da coloni di 1iro nell’S¡+-S¡3 a.C. In questa citta la loro presenza
si salda con quella dei Ienici, per questo non e sempre lacile distinguere tra
le due lasi ,lenicia e punica), anche se convenzionalmente il predominio
cartaginese si la risalire alla londazione della prima colonia a Ibiza nel
63+-633 a.C. I’antica Cartagine ,lenicio: qrt hdšt = citta nuova) londata
¡Sº
j.B. Peckham, 1he development ol the Iate Phoenician Script, Cambridge Mass.,
¡º6S.
¡ºO
Dictionnaire de la Civilisation Phenicienne et Punique, 1urnhout, ¡ºº2. ¡+O-¡+3.
141 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le prime scritture alfabetiche
sulla costa settentrionale dell’Alrica, divenne presto il centro principale
della civilta punica. Ie iscrizioni provenienti da questa citta vanno dal
IX al I secolo a.C., mentre sono datate al V secolo a.C. quelle presenti
in Italia ,santuario etrusco di Pyrgi a nord di Roma, a Mozia in Sicilia,
in Sardegna), nel sud della Irancia ,Marsiglia e Avignone), in Spagna
,Siviglia), a Malta, a Cozo, ecc., testimoni dell’espansione di questa civilta.
I’ultima attestazione di una iscrizione punica in ogni caso, risale al I-II
secolo d.C., circa tre secoli dopo la scomparsa della scrittura lenicia.
Ia scrittura punica cronologicamente si puo dividere in:
a) punica, dal IX secolo a.C. hno al I secolo a.C. circa. Derivata direttamente
dalla scrittura lenicia, ha caratteristiche grahche che la distinguono solo
lievemente da quest’ultima, evidenziate in particolar modo dalla maniera
di tracciare le lettere: le aste dei caratteri punici sono, inlatti, notevolmente
allungate e il loro andamento obliquo; inoltre e tipico l’uso di ingrossare le
aste verticali dei segni, producendo un ehetto di chiaroscuro.
b) neopunica, dal I secolo a.C. hno al I secolo d.C. Ia scrittura neopunica, che
gradatamente subentra alla scrittura punica, dopo la distruzione di Cartagine
nel ¡+¯ a.C. si dihonde sia in Alrica sia nelle sue colonie. Ia distruzione
del legame con la madrepatria porta questo tipo di scrittura a svilupparsi
in maniera autonoma, mostrando una lorte tendenza alla corsivizzazione,
lorse legata all’uso di scrivere sul papiro con il pennello, che rende oggi
spesso dihcile distinguere i tracciati delle lettere, e in particolare tra: <n- e
<t-, <b-, <d- e <r-. Inoltre, come attestato da alcune iscrizioni, il numero dei
tratti utilizzati per tracciare le lettere tende a diminuire, come ad esempio
nel caso della <ḥ- ,=) che originariamente necessita di cinque tratti per
essere scritta, e nella corsiva tardo-punica ne utilizza solo tre. Un’altra delle
caratteristiche maggiori della scrittura neopunica e l’impiego delle matres
lectionis che va di pari passo con la decomposizione del sistema lonetico
lenicio nella lingua parlata, che rihette l’ortograha del neopunico.
Ia scrittura neopunica puo ulteriormente essere divisa in:
a) neopunica cartaginese: dalla hne del III secolo a.C., coesiste con il punico
cartaginese, hno alla distruzione della citta nel ¡+6 a.C.;
b) neopunica di tripolitana: attestata da un centinaio d’iscrizioni, databile
tra il I secolo a.C. e il III secolo d.C.;
c) neopunica d’Alrica del nord: nata posteriormente alla caduta di
Cartagine, e la scrittura meglio rappresentata ma anche la piu dihcile
da leggere. Ie iscrizioni provengono dalla 1unisia e dall’Algeria, ma si
trovano anche in Marocco, in Sardegna, Sicilia, Malta, e Spagna.
142 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le prime scritture alfabetiche
¡¡.3. Ia decilrazione della scrittura lenicia: l’abbe jean-jacques
Barthelemy
Se lo Champollion gode meritatamente di una grande lama per avere
decilrato la scrittura egiziana geroglihca, poco noto e citato e l’abbe jean-
jacques Barthelemy ,¡¯¡6-¡¯º3), decilratore delle scritture palmirena e
lenicia, che inauguro la lelice stagione della decilrazione delle scritture
antiche
¡º¡
.
Il Barthelemy, dopo aver decilrato la scrittura palmirena, intorno al ¡¯3S
ahronto il problema della scrittura lenicia. Partendo dal presupposto
che il lenicio losse all’origine della scrittura greca, decise di prendere in
esame due iscrizioni dedicatorie bilingue greco-lenicie, ritrovate a Malta,
applicando lo stesso sistema di analisi che aveva prohcuamente impiegato
quattro anni prima per la decilrazione del palmireno. Ia comparazione
delle due iscrizioni apparve subito alquanto complessa, poiche l’ordine
delle parole era diverso nel testo greco e in quello lenicio. Inoltre i nomi
propri erano tradotti e non trascritti, ma uno dei due lratelli autori della
dedica, portava lo stesso nome di suo padre. Il Barthelemy, identihco cosi
prima i nomi propri e quindi la parola <bn-, “hglio di”, la quale aveva lo
stesso signihcato in lingua ebraica. Al posto del nome di dio “Lracle”,
identihco le consonanti della parola <Melqart-, il suo nome in lenicio.
Inhne riconobbe il nome della citta di 1iro, originaria dei due autori delle
dediche. Partendo da questi elementi, riusci ad identihcare tutte le altre
lettere della scrittura lenicia.
Decilrata con successo questa scrittura, il Barthelemy, si ripropose di
dedicarsi alla decilrazione dell’egiziano geroglihco, comparando il testo
di una stele bilingue copta ed egiziana geroglihca, ed applicando lo
stesso metodo di comparazione utilizzato per il lenicio e il palmireno,
cioe cercando di identihcare i nomi propri, ed ipotizzando che i cartigli
contenessero dei nomi reali. Il Barthelemy non riusci nel suo intento, e solo
nel ¡S2+ per merito dello Champollion la scrittura egiziana lu decilrata,
applicando in gran parte il metodo comparativo utilizzato alcuni decenni
prima dall’abbe Barthelemy.
¡º¡
I’aventure des ecritures: naissances, Paris, ¡ºº¯.¡63-¡6S.
143 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
¡2.
IL SCRI11URL AIIABL1ICHL
ÞORD-SLMI1ICHL
Ia scrittura lenicia, che appartiene al sottogruppo delle scritture semitiche
settentrionali, si dihuse molto velocemente in Asia, Alrica ed Luropa,
dando origine a numerosi altri allabeti. Quelli nel Vicino Oriente antico
sono generalmente distinti in: allabeti cananaici e allabeti aramaici.
¡2.¡. Cli allabeti cananaici
Il ramo degli allabeti cananaici comprende, oltre il lenicio-punico di cui si
e parlato nel capitolo precedente, le scritture:
¡. paleo-ebraica;
2. samaritana;
3. moabita;
+. edomita;
3. hlistea;
6. ammonitica.
¡2.¡.¡. Scrittura paleo-ebraica
Ia scrittura paleo-ebraica o ebraica antica, o semplicemente ebraica come
e dehnita dagli studiosi americani e israeliani per distinguerla da quella
posteriore chiamata ebraica quadrata o giudaica, lu utilizzata dagli Lbrei hno
a circa il 3S6 a.C., l’anno della caduta di Cerusalemme in mano ai Babilonesi.
Il documento in questa scrittura ritenuto piu antico hno a pochi anni la,
era il Calendario di Cezer ,X o lorse IX secolo a.C.
¡º2
), un’iscrizione incisa
su una lastrina di calcare che elencava le operazioni agricole in connessione
con i mesi dell’anno. Studi recenti hanno pero messo in evidenza alcuni
arcaicismi, che porterebbero a ritenere questa iscrizione non ebraica bensi
cananaica, cioe un’attestazione della lase piu antica della lingua utilizzata
in Palestina. A questo proposito va notato che per la loro distribuzione
geograhca e cronologica, le iscrizioni ebraiche si identihcano, di latto, con il
Regno di Ciuda dopo la caduta di Samaria nel ¯22 a.C. Dall’VIII-VI secolo
¡º2
Il Calendario di Cezer e stato variamente datato: j. Cibson, lo ritiene del X secolo a.C.,
I.M. Cross e W. I. Albright del º23 a.C. Clr.: S. I. Cogel, A Crammar ol Lpigraphic He-
brev, Atlanta, ¡ººS. 23 e ss.
144 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture alfabetiche nord-semitiche
a.C. il paleo-ebraico e attestato da alcuni ostraka ed etichette attaccate alle
anlore per dichiararne il contenuto e in questo periodo sono di particolare
importanza un gruppo di lettere provenienti da Iachisch, databili alla
hne del VI secolo a.C. Altro documento epigrahco di particolare rilievo e
rappresentato dall’iscrizione trovata all’interno della galleria che portava
l’acqua da una sorgente alla piscina di Siloe, tipologicamente diversa dalle
altre iscrizioni, che e datata alla hne dell’VIII secolo a.C. Ia scrittura paleo-
ebraica, composta di 22 caratteri, mostra generalmente un lorte andamento
corsivo, lacendo presupporre un suo uso su supporti deperibili come il papiro,
che non ci sono pervenuti, o su ostraka, scritti con il pennello. Presso gli Lbrei
al ritorno in Palestina dall’esilio babilonese nel VI secolo a.C., s’impose l’uso
di scrivere la lingua ebraica in un nuovo carattere detto ebraico quadrato, di
diretta derivazione dalla scrittura aramaica e di cui si discutera in seguito,
largamente dihusa in Mesopotamia dove gli Lbrei erano stati deportati
nei secoli precedenti. Stranamente pero verso il II secolo a.C. accanto alle
iscrizioni in carattere ebraico quadrato, compaiono documenti in caratteri
paleo-ebraici e questo lenomeno, attestato in un primo momento in poche
iscrizioni su anlore e bolle, si generalizza durante il periodo della dinastia
Asmonea ,¡33-63 a.C.) come attestano il ritrovamento d’alcune monete e
i Manoscritti di Qumran. Þon si conosce la durata di questa ripresa della
scrittura paleo-ebraica, che secondo alcuni studiosi ,D. Diringer, I. Kadman,
j. Þaveh, ecc.) e ritenuta una conservazione della scrittura del VI secolo
a.C. all’interno di determinati ristretti circoli e che dura hno alla seconda
rivolta contro i Romani nel ¡33 d.C., mentre a giudizio di C. Carbini ed altri
studiosi, e puramente artihciosa. Va comunque notata una particolarita dei
Manoscritti di Qumran, i quali quando redatti in carattere ebraico quadrato,
recano il nome divino impronunciabile di quattro lettere scritto sempre in
caratteri paleo-ebraici, lorse per evitare una sua pronuncia accidentale.
¡2.¡.2. Scrittura samaritana
Ia scrittura samaritana deriva direttamente da quella paleo-ebraica. Ia
citta di Samaria lu distrutta dagli Assiri nel ¯2¡ a.C., e la sua popolazione,
i Samaritani, lurono deportati in Mesopotamia. Da sempre in contrasto
con i Ciudei, la loro rivalita si acui nel periodo della ricostruzione del
1empio ,33S a.C.), poi durante il periodo di Lsdra e Þeemia ,seconda
meta V sec. a.C. - inizio IV sec. a.C.), per slociare inhne nella separazione
dal resto del giudaismo con la costruzione di un 1empio alternativo a
quello di Cerusalemme sul monte Carizim, verso il 33O a.C. I Samaritani si
considerano come i veri discendenti delle tribu d’Israele, e accettano come
lonte della rivelazione solo il Pentateuco ,i primi cinque libri dell’Antico
145 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture alfabetiche nord-semitiche
1estamento). Ia scrittura samaritana, grahcamente molto vicina a
quella paleo-ebraica, e utilizzata in Palestina dalla hne del II secolo a.C.
per scrivere sia la lingua samaritana, lorma d’aramaico occidentale, che
l’ebraico e l’arabo. I’allabeto e composto di 22 lettere, e non presenta dal
punto di vista grahco particolarita; la scrittura va da destra verso sinistra e
la vocalizzazione, presente solo in alcuni manoscritti biblici, si trova solo
nel periodo tardo della scrittura ,hg. 23).
¡2.¡.3. Scrittura moabitica
Il primo documento attribuibile ai Moabiti, popolazione semitica stanziata
a est del Mar Morto etnograhcamente vicina agli Lbrei e agli Ldomiti, e
la Stele di Meša ,nome di re moabita), databile verso la seconda meta del
IX secolo a.C., cui si aggiunge un gruppo di sigilli databili tra l’VIII e
il VII secolo a.C. Ie iscrizioni presentano alcune caratteristiche vicine
alla scrittura paleo-ebraica, ma le lettere mostrano anche un lorte inhusso
derivante dalla scrittura aramaica mentre la lingua utilizzata e un dialetto
di tipo cananaico.
¡2.¡.+. Scrittura edomita
Cli Ldomiti abitavano a sud dei Moabiti nella zona della Palestina tra
l’attuale Bosra ed Llat; le iscrizioni piu antiche sono latte risalire all’VIII
secolo a.C., la piu recente al V secolo d.C. Ie iscrizioni edomite consistono
in un piccolissimo gruppo composto d’alcuni manici con impronta di
sigillo e alcuni ostraka; da un punto di vista epigrahco sono caratteristiche
le lorme delle lettere <m, n, q-.
¡2.¡.3. Scrittura hlistea
Recentemente C. Carbini e j. Þaveh hanno individuato un gruppo
d’iscrizioni ascrivibili ai Iilistei, popolazione d’origine lorse egea, che si
era stanziata sulle coste della Palestina meridionale verso la hne del II
millennio a.C., in connessione con i cosiddetti Popoli del mare. Questi
documenti appartengono al VII secolo a.C. e sono costituiti da ostraka e
sigilli ritrovati a 1ell Cemmeh, 1ell Iarah, Hirbert Hoga, 1ell Sera, Rasile
e Azor; il materiale piu importante comunque, risale agli scavi condotti
negli anni ’ºO del secolo scorso, proveniente da 1el Miqne, lorse l’antica
Lkron. Ia lingua utilizzata pare di tipo cananaico, la scrittura sembra
quella lenicia, ma mostra similitudini anche con quella aramaica. Alcune
iscrizioni in scrittura hlistea e lingua lenicia, mostrano un andamento
della scrittura destrorso.
146 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture alfabetiche nord-semitiche
Fig. 25 - scrittura samaritana
147 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture alfabetiche nord-semitiche
¡2.¡.6. Scrittura ammonitica
Cli Ammoniti vivevano a nord dei Moabiti e sono in parte noti per i
loro rapporti con gli Israeliti. Ie iscrizioni attribuite a questo popolo si
possono datare tra l’VIII e il V secolo a.C.; a un piccolo gruppo d’iscrizioni
rinvenute intorno agli anni ’¯O del XX secolo, si sono presto aggiunte
quelle su alcuni sigilli, raggiungendo il numero di ¡3O pezzi. Ia lingua e
tradizionalmente classihcata tra le cananaiche ma C. Carbini la considera
invece di tipo arabo settentrionale. Ia classihcazione della scrittura e molto
controversa: I.M. Cross individua una scrittura nazionale ammonita
diversa dall’aramaico, j. Þaveh sottolinea invece la sua somiglianza con
quest’ultima e C. Carbini rileva la connessione delle lorme piu antiche con
il lenicio prima e con l’aramaico poi.
¡2.2. Cli allabeti aramaici
Un discorso a parte merita la scrittura aramaica che, derivata direttamente
da quella lenicia, ebbe un suo autonomo sviluppo grahco che porto
alla lormazione di numerose altre scritture in tutto il mondo antico.
1estimonianze di questa lingua e scrittura si possono trovare hno all’Asia
anteriore dall’VIII secolo a.C., nel vasto Impero Persiano e in tutto
l’Oriente particolarmente nei secoli VI e V a.C. Se ai Ienici va il merito di
aver inventato o dihuso la scrittura allabetica nei paesi del Mediterraneo,
e agli Aramei che va il grandissimo merito di aver dihuso la conoscenza
dell’allabeto in gran parte del mondo allora conosciuto, lacendo derivare
dalla scrittura aramaica, direttamente o indirettamente, la gran parte di
tutte le scritture moderne.
¡2.2.¡. Cli Aramei
Cli Aramei erano una popolazione semitica presente in Mesopotamia e
in Siria settentrionale gia nel II millennio a.C., come attestato nei testi
Accadici e Ittiti, organizzati in stati di relativa potenza solo dopo il ¡¡OO
a.C., che non raggiunsero mai un’unita nazionale, ma stipularono accordi
di lederalismo tra loro. I’Impero Assiro, riorganizzatosi sin sotto l’epoca
di 1ukultî-Þinurta II ,SºO-SS+ a.C.), riusci a sottometterli, cosi che dopo
la caduta di Damasco nel ¯32 a.C., gli Aramei non lurono piu documentati
come potenza autonoma. Con la loro deportazione in Assiria a seguito
della conquista, la lingua e la scrittura aramaica lurono assimilate nella
struttura amministrativa dell’Impero Assiro gia nel VII secolo a.C. e in
seguito, grazie alla semplicita della scrittura rispetto a quella cuneilorme,
l’aramaico divenne la lingua e scrittura uhciale dell’impero, lavorendo
la sua dihusione hno in Asia. Con la caduta dell’Impero Persiano e la
148 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture alfabetiche nord-semitiche
lormazione degli stati Lllenistici, il greco sostitui l’aramaico come lingua
uhciale, ma la scrittura aramaica, ormai solidamente impiantata, si
mantenne, sviluppandosi in una serie di scritture locali nelle quali sono
identihcabili numerose varieta grahche locali.
¡2.2.2. Ia lingua aramaica
Io sviluppo della lingua aramaica e molto complesso, e oggetto di
numerosi studi ma data la sua importanza nel mondo antico e la sua
stretta correlazione con la dihusione della scrittura aramaica, si ritiene di
dover dare un breve cenno. Per semplicita espositiva, oltre la lase arcaica,
di cui pero non ci sono rimaste testimonianze scritte, la sua storia puo
essere divisa in cinque periodi principali
¡º3
:
¡. aramaico antico, º3O a.C. – 6OO a.C.: l’aramaico era parlato durante
il secondo millennio a.C. ma le prime testimonianze scritte, a oggi
rinvenute, risalgono solo all’inizio del I millennio a.C. Questi testi,
costituiti da iscrizioni su pietra, sono generalmente relative alle
varie citta stato aramaiche. Il corpus dei testi che ci e pervenuto
e molto piccolo, ma denota gia una certa varieta di dialetti. Ia
lingua e scrittura aramaiche in questo periodo sono presenti in
Siria ,Aleppo e Damasco), ma anche nella regione a nord-ovest ai
conhni delle citta-stato aramee di Sam’al, presso il villaggio turco
di Zincirli ,antica Sam‘al, citta dell’impero neo-Ittita) ,hg. 26) e a
nord-ovest a 1ell Iekheriye; alcuni testi sono stati rinvenuti luori
dal territorio abitato dagli Aramei, come ad esempio a Deir ‘Alla, in
Ciordania ,hg. 2¯).
2. aramaico classico o dell’impero, 6OO-2OO a.C.: in questo periodo
l’aramaico diviene la lingua lranca dell’impero Babilonese prima e
di quello Persiano poi, dihondendosi dal Basso Lgitto hno all’Asia
minore e al subcontinente indiano. A questo periodo risalgono tra
gli altri, anche le parti della Bibbia ebraica scritte in aramaico: Cenesi
3¡,+¯ ,due parole); Lzra +,S - 6,¡S; ¯,¡2-26; Ceremia ¡O, ¡¡; Daniele
2, +-¯,2S;
3. medio aramaico, 2OO a.C.- 2OO d.C.: dal 2OO a.C. la lingua greca s’impone
¡º3
Sulla storia e dihusione della lingua aramaica vedi: K. Beyer, 1he Aramaic Ianguage.
Cöttingen, ¡ºS6; Ies langues dans le monde ancien et moderne. 1roisieme partie: Ies lan-
gues chamito-semitique. Paris, ¡ºSS. S+-¡O+; An Introduction to Comparative Crammar
ol the Semitic Ianguages. Wiesbaden, ¡ºSO. ¡O-¡3; 1he Semitic Ianguages, Iondon, ¡ºº¯.
¡¡+-¡3O; 33+-3¯¯.
149 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture alfabetiche nord-semitiche
Fig. 26 - Iscrizione aramaica
di Bar-râkib da zincirli.
Fig. 27 - scritture aramaiche: 1. stele di sefre (VIII sec. a.C.);
2. scrittura monumentale di assiria (VIII sec. a.C.); 3:scrittura
corsiva di assiria (VII sec. a.C.); 4: stele di teima (V sec. a.C.);
5: scrittura monumentale di anatolia (IV sec. a.C.).
150 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture alfabetiche nord-semitiche
come lingua uhciale dell’amministrazione, ma l’aramaico scritto
rimane quale veicolo di comunicazione tra i vari gruppi linguistici. Ie
maggiori testimonianze epigrahche di questi anni sono:
a) i documenti in palmireno, dialetto della citta di Palmira situata in
un’oasi del deserto siriano a ¡ºO km. a nord-est di Damasco;
b) i documenti in nabateo, nome del regno con capitale Petra che si
estendeva dal nord di Hed¡az hno ai conhni meridionali della Siria;
c) i documenti provenienti da Hatra, costituiti da alcune iscrizioni
dedicatorie) alcuni documenti isolati provenienti dalla Siria
,specialmente da Dura-Luropos), Asia Minore, Armenia, Ceorgia,
Media, Persia e Babilonia;
+. aramaico tardo o classico 2OO - ¯OO d.C.: la conoscenza di questo periodo
storico della lingua ci proviene in gran parte dalla vasta letteratura
prodotta e da occasionali iscrizioni. In questi secoli la lingua aramaica si
divide in due gruppi principali: aramaico dell’ovest e aramaico dell’est.
Il primo gruppo include l’aramaico samaritano, l’aramaico parlato dagli
ebrei della Palestina, detto anche aramaico della Calilea
¡º+
, ecc.
I’aramaico dell’est invece, tra i principali dialetti include il siriaco
¡º3
,
l’aramaico giudaico-babilonese
¡º6
, e il mandaico. Con la conquista araba,
l’aramaico parlato ebbe hne, ma sopravvisse come lingua letteraria hno
al XIII secolo d.C.
3. aramaico moderno, dal ¯OO d.C. a oggi: quest’ultimo periodo e
caratterizzato dal graduale declino dell’aramaico e dalla sempre
¡º+
1estimoniato dalle iscrizioni presenti in maggioranza nelle sinagoghe, dai numerosi
lrammenti della Bibbia in aramaico ,1argum neohti, i lrammenti della Cenizah del Cairo,
ecc.).
¡º3
Il siriaco e un dialetto aramaico nato nella citta di Ldessa ,oggi Ourla) durante il pe-
riodo alessandrino prima della colonizzazione romana del 2¡6; a partire dal II sec. d.C.
con l’espansione del cristianesimo e sotto l’impulso della prestigiosa scuola teologica co-
stituitasi in Siria questo dialetto divenne una lingua scritta e per piu di un millennio
la piu importante lingua del cristianesimo orientale. Dopo la condanna nel Concilio di
Calcedonia del +3¡ della dottrina del monohsismo, una gran parte della chiesa orientale
si trovo separata dalla chiesa e dalla lingua greca, cosicche il siriaco divenne la lingua e la
scrittura liturgica e letteraria. Ia scissione tra Ciacobiti e Þestoriani, a partire dal Concilio
di Lleso del +3¡, e l’insediamento dei Þestoriani a Þisibe lece si che il siriaco si dihondes-
se in Oriente, trovandolo attestato hno in India e in Cina. A partire dal VII secolo con
l’avanzata della conquista islamica, il siriaco lu utilizzato solo nei testi teologici, mentre
come lingua dotta sopravvisse hno al XIV secolo, quando cedette dehnitivamente il passo
all’arabo. Ancora oggi il siriaco e utilizzato come lingua liturgica presso le diverse comu-
nita cristiane d’Oriente, nella chiesa siriana cattolica e giacobita, nella chiesa nestoriana
detta caldea e presso i Maroniti.
¡º6
1almud babilonese e letteratura halakica.
151 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture alfabetiche nord-semitiche
maggiore dihusione della lingua araba nel Vicino Oriente. Þumerosi
dialetti locali, come quello di Ṭuroyo nel sud-est della 1urchia e di
Ma’lulan in Siria lurono parlati hno al XIX secolo, ma alla hne del
XX, molti di questi hanno cessato di esistere. Ie ultime testimonianze
di questa lingua sono oggi rappresentate da piccolissime comunita
presenti nel 1urkestan iracheno e a Baghdād, mentre e rimasta stabile
la popolazione nella piana di Mossul: complessivamente i parlanti
l’aramaico, nel dialetto neo-siriaco, oggi possono essere stimati in
circa +O.OOO persone le quali pero utilizzano generalmente l’allabeto
latino, mentre i cristiani dell’Iraq continuano a utilizzare la scrittura
siriaca
¡º¯
.
¡2.2.3. Ia scrittura aramaica
Ia scrittura aramaica, come detto in precedenza, e attestata hn dal IX secolo
a.C. con varie iscrizioni monumentali. Composta di 22 gralemi, come il
lenicio, hno all’VIII secolo a.C. essa appare immutata, mostrando degli
arcaicismi grahci molto vicini alla scrittura lenicia del X o anche dell’XI
secolo a.C.; dopo la meta dell’VIII secolo a.C., cominciano a sorgere i primi
segni di una tendenza alla scrittura corsiva, particolarmente in Assiria,
dov’e usata prevalentemente per scopi commerciali. Il corsivo aramaico,
che si distingue nettamente da quello lenicio ed ebraico, e caratterizzato
dalla tendenza ad accorciare le lettere, ad aprire superiormente gli
occhielli e a dare ai segni una lorma quadrata. Questa tendenza si
evidenziava anche nella scrittura monumentale sempre dall’VIII secolo
a.C., per stabilizzarsi nel periodo Achemenide ,V-IV secolo a.C.) e
sopravvivere, anche in Palestina, hno al II secolo a.C. Dalla corsiva delle
cancellerie dell’eta persiana si sviluppano dal III secolo a.C. numerose
scritture nazionali, che sono adottate hn nelle regioni asiatiche dell’ormai
scomparso impero Achemenide, trovando un impiego sia monumentale
sia corsivo. Come in precedenza mostrato, la lingua aramaica si dihonde
anche in tutto l’Oriente unitamente alla sua scrittura, pur con numerose
varianti locali, contrastando la dihusione della scrittura greca che s’impone
invece prevalentemente in Occidente. Ie principali scritture derivate da
quell’aramaica si possono dividere in:
¡. scritture aramaiche occidentali
¡º¯
A seguito della caduta di Saddam Hussein ad opera della coalizione delle potenze occi-
dentali, e dell’aumento dell’inhuenza delle componenti musulmane del paese, si e osservata
una lorte diminuzione della presenza della chiesa nestoriana in Iraq e conseguentemente
della comunita di lingua aramaica.
152 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture alfabetiche nord-semitiche
2. scritture aramaiche orientali.
¡2.3. Scritture aramaiche occidentali ,hg. 2S)
Ie scritture aramaiche occidentali si dividono a loro volta in:
a) scrittura ebraica quadrata, chiamata anche giudaica;
b) scrittura nabatea, attestata dal II secolo a.C.;
c) scrittura palmirena, attestata dal I secolo a.C.
¡2.3.¡. Scrittura ebraica quadrata
1utti gli studiosi concordano oggi sul latto che l’allabeto ebraico quadrato
detto anche giudaico, il quale sostitui quello paleo-ebraico, derivi direttamente
dalla scrittura aramaica. Ia prima iscrizione di questo tipo e considerata
quella di ‘Arāq el-Lmir, in Ciordania ed e stata variamente datata dal tardo
VI secolo a.C. hno al ¡¯6 a.C. I’ebraico quadrato si trova utilizzato nelle
iscrizioni e nei manoscritti, e con la nascita della stampa a caratteri mobili
nel XV secolo d.C., anche nei libri a stampa. Il suo principale sviluppo grahco
moderno e rappresentato da una scrittura corsiva detta rabbinica, lormatasi
intorno all’XI secolo d.C., comunemente dehnita raschi. Questo nome deriva
dall’utilizzo di questo carattere nel primo libro a stampa ebraico che reca una
data ,¡+¯3), costituito da un commento alla 1orah e al 1almud del rabbino
lrancese Rabbi Schelomo ben Isaak ,¡O+O–¡¡O3 d.C.), stampato in scrittura
ebraica selardita semicorsiva. Insieme con questa si hanno una gran varieta
di scritture, un tempo indicate genericamente con i nomi delle due principali
correnti della diaspora ebraica: selardita ,originaria della Spagna), e askenazita
,i discendenti degli ebrei venuti da Babilonia e dalla Palestina insediatesi nei
Balcani e nell’Luropa centro-orientale) ma in tempi piu recenti, la ricerca
paleograhca ha creato una nomenclatura molto piu vasta e dettagliata,
distinguendo la scrittura ebraica italiana, la scrittura ebraica indiana, ecc.
¡ºS
.
I’allabeto ebraico quadrato e composto di 22 segni ,hg. 2º), come l’aramaico
e il paleo-ebraico; l’ortograha ebraica antica, come la maggioranza delle
scritture semitiche, e priva di vocali e al hne di mantenere la corretta
pronuncia della Bibbia, si svilupparono diversi sistemi di vocalizzazione
del testo biblico
¡ºº
.
Þel VI secolo d.C. lu inventato un sistema di notazione vocalico detto
babilonese che distingueva sei vocali: <a-, <ā-, <e-, <i-, <o-, <u-, rappresentato
da lettere ebraiche schematizzate. Altri tentativi di vocalizzazione lurono
latti in Palestina, dove le sei vocali erano rappresentate da punti o trattini
¡ºS
S.A. Birnbaum, 1he Hebrev Script. Ieiden, ¡º¯¡.
¡ºº
Angel Saenz- Badillos, Storia della lingua ebraica, Brescia, 2OO¯. 6S-º+.
153 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture alfabetiche nord-semitiche
Fig. 28 - scritture aramaiche nazionali. 1 – scrittura ebraica quadrata; 2 – scrittura palmirena; 3 –scrittura
nabatea; 4 – scrittura araba antica.
154 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture alfabetiche nord-semitiche
posti sopra le lettere, ma in questo sistema si trovava una vocalizzazione
parziale che in alcuni casi generava delle dihcolta. Verso l’VIII secolo d.C.,
lu elaborato nell’accademia della citta di 1iberiade in Palestina, da cui il
nome di Sistema tiberiade, un nuovo sistema di notazione vocalica, per
opera di un gruppo di masoreti chiamati nakdanim, i quali aggiunsero dei
segni sopra e sotto le lettere, per indicare la corretta lettura delle parole.
Lsso prevedeva la scrittura di sette segni vocalici ,<a-, < ā -, <e-, <e- media,
<i-, <o-, <u-), insieme con altri particolarismi grahci tra cui lo ševa mobile
,una <e- brevissima) e lo ševa quiscente, che non si pronunciava e di
conseguenza non era trascritto; nel XIII secolo, per opera del grammatico
David Qimchi, questo sistema di notazione vocalica lu ulteriormente
ampliato, distinguendo anche le vocali brevi e traslormando la
vocalizzazione dell’ebraico biblico in un sistema estremamente complesso
e rahnato, cosi che nel XIV secolo d.C. questo sostitui tutti gli altri ,hg.
2º). 1ra le altre particolarita dell’allabeto ebraico, si segnalano le lettere
<בּ גּ דּ כּ פּ תּ- ,<b, g, d, k, p, t-), le quali munite di un punto dentro la
consonante, detto “dagheš lene”, hanno un suono duro, esplosivo, mentre
senza il punto hanno un suono spirato. Inoltre la lettera < ש- ,s) ha due
lorme: <שׁ- ,śin) e <שׂ- ,šin).
1ra i principali segni grahci della Bibbia ebraica masoretica, vanno
segnalati:
dagheš lorte <ּ- = un punto situato nel corpo della consonante da un suono
raddoppiato. Il punto aall’interno delle lettere <בּ גּ דּ כּ פּ תּ- si chiama
dagheš lene, e rende il suono di queste consonanti duro;
maqqel <-- = una linea che unisce strettamente due o piu parole;
methegh <ˌ- = lrena la pronunzia di una vocale
munaḥ <֣ - = congiunge una parola con quella seguente
sol pasùq <:-= indica la hne di un verso
a’tnaḥ <ˬ-= indica una pausa a meta del verso
segholta <ֶ- = indica la pausa che divide in due la prima meta del verso.
Io sviluppo della lingua e scrittura ebraica in tempi moderni, e dovuto
principalmente all’opera di Lliezer ben Yehuda ,¡S3S-¡º22), che con la
sua tenacia nel volere lar risorgere la lingua della Bibbia come lingua
parlata, lo porto nel corso della sua vita a consultare un gran numero di
manoscritti conservati nelle biblioteche di tutto il mondo e a pubblicare
un 1hesaurus
2OO
della lingua ebraica in sedici volumi. Ie sue tesi non
2OO
Lliezer ben Yehuda, 1hesaurus totius hebraitatis et veteris et recentioris, Þev York,
¡º6O.
155 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture alfabetiche nord-semitiche
Fig. 29
156 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture alfabetiche nord-semitiche
lurono sempre ben accette e dovette combattere a lungo contro coloro che
si opponevano a una resurrezione della lingua biblica. I suoi slorzi lurono
premiati nel ¡SºO con la londazione del Comitato della lingua, sostituito
nel ¡º33 dall’Accademia della lingua ebraica, che aveva il compito di
verihcare lo sviluppo della nuova lingua ebraica, hssando l’esatta pronuncia
e decidendo i neologismi che potevano essere adottati. Þel ¡º33, questo
organismo lu sostituito dall’Accademia ebraica, tuttora esistente, con
compiti simili. Con l’insegnamento dell’ebraico nelle scuole di Palestina,
lu completata l’opera di rieducazione all’ebraico. Questa rinascita della
lingua e scrittura ebraica, che alla hne del XVIII secolo era utilizzata quasi
esclusivamente per scopi liturgici, ha portato inevitabilmente ad alcune
modihcazioni anche nella scrittura, e non solo nello sviluppo del disegno
di nuovi caratteri tipograhci, ma anche in una semplihcazione delle
lettere. Senza entrare nel dettaglio dei prolondi mutamenti linguistici, dal
punto di vista grahco va osservato che il riutilizzo della scrittura ebraica
non vocalizzata, da parte di una popolazione principalmente europea e
americana, ha portato a un aumento delle lettere con lunzione di matres
letionis per indicare le vocali, normalmente non segnate.
¡2.3.2. Scrittura nabatea
Altra diramazione dell’allabeto aramaico, e la scrittura nabatea che si
distingue molto presto per un particolarismo grahco di tipo corsivo, tanto
che gia nel I secolo a.C. nessuna lettera mostra piu una relazione con
il modello aramaico originale. I’allabeto e composto di 22 gralemi, che
rappresentano perlettamente l’omonima lingua aramaica; la scrittura va
da destra verso sinistra. Ie iscrizioni nabatee di cui si ha notizia sono
circa cinquemila, e vanno dal II secolo a.C. hno al IV secolo d.C.; la loro
localizzazione e molto vasta, essendo state trovate iscrizioni in questa
scrittura anche in Lgitto e in Italia. I’ultima iscrizione nabatea datata
e del 336 d.C., ed e stata rinvenuta a Hegra, l’attuale Medain Saleh. Ia
grande importanza della scrittura nabatea, come si vedra in seguito, deriva
dal latto che da questa scrittura probabilmente ebbe origine quella araba
classica, utilizzata in gran parte dell’Asia e del Þord Alrica.
¡2.3.3. Scrittura palmirena
Simile all’ebraico quadrato, ma piu ornamentale, e la scrittura palmirena.
I’iscrizione piu antica si trova nella citta di Dura-Luropos ed e datata al 33
a.C. mentre quella piu recente e del 2¯+ d.C. Si conoscono due tipi principali
di scrittura, quella monumentale e quella corsiva; quest’ultima e utilizzata
nelle iscrizioni palmirene del I secolo a.C., e ha tutte le caratteristiche
157 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture alfabetiche nord-semitiche
di quella presente nei manoscritti e nei papiri: grandezza irregolare dei
caratteri, numerose legature, ecc. Þel corso della sua evoluzione la scrittura
monumentale torna, pero, a uno stile elegante, particolarmente durante il
II secolo d.C. Ia scrittura e composta di 22 gralemi, come nella scrittura
aramaica da cui derivava, e si scrive da destra verso sinistra.
Ia decilrazione della scrittura palmirena si deve all’abbe Barthelemy
,¡¯¡6-¡¯º3), il quale nel ¡¯3+, solo un anno dopo la pubblicazione della
prima copia esatta di un’iscrizione in questa scrittura, propose la sua
decilrazione. Il Barthelemy, rihuto di conlrontare i segni della scrittura
palmirena con quelli di altri allabeti noti e decise di ahrontare il problema
con la comparazione dei testi di una iscrizione bilingue greco-palmirena,
nella quale identihco il nome proprio di Septimius Odaenathus , in cima
al testo greco, e suppose che il testo palmireno cominciasse alla stessa
maniera. Inoltre ipotizzo che la lingua palmirena losse vicina a quella
siriaca. I’identihcazione di otto consonanti del nome proprio ,<s, p, t,
m, y, v, r, d-) gli diede una base grazie alla quale riconobbe le parole
aramaiche piu note ,<bar- “hglio di”, ecc.), consentendogli di identihcare
i ventidue segni di questa scrittura
2O¡
.
Quattro anni dopo, applicando lo stesso sistema di analisi, il Barthelemy
decilro la scrittura lenicia.
¡2.+. Scritture aramaiche orientali
Ie scritture aramaiche orientali si dividono in:
a) scrittura siriaca, da cui si svilupparono un modello occidentale e uno
orientale;
b) scrittura mandea, originata da quella sud-mesopotamica, attestata dal
II secolo d.C. nell’Iran occidentale ,in Susania);
c) scritture arabe ,di cui si discutera nel capitolo seguente).
¡2.+.¡. Scrittura siriaca
I’orgine della scrittura siriaca non e molto chiara, ed e oggetto di numerose
discussioni
2O2
. Probabilmente derivata dall’aramaico, se non dallo stesso
palmireno, la scrittura siriaca svolse un grande ruolo nella traduzione
della Bibbia, per la cui redazione era utilizzata una scrittura che prese il
nome di estrangelō o estrangelā ,da satar = angelo) vale a dire “scrittura del
Vangelo”. Ie due piu antiche iscrizioni siriache conosciute appartengono
una alla prima meta del I secolo d.C. e l’altra alla seconda meta del II secolo
2O¡
I’aventure des ecritures: naissance, Paris, ¡ºº¯. ¡66-¡6¯.
2O2
j. Pirenne, “Aux origines de la graphie syriaque” Syria +O:¡O¡-¡3¯.
158 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture alfabetiche nord-semitiche
Fig. 30 - scrittura siriaca estrangela
159 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture alfabetiche nord-semitiche
d.C. Ia scrittura estrangelā intorno al V secolo d.C., in seguito agli scismi
dalla Chiesa Cattolica, diede vita ad altre due scritture:
a) scrittura siriaca occidentale, detta giacobita o serṭā ,= lineare), adoperata
dagli scrittori siriaci appartenenti alla chiesa monohsita ,giacobita) siriaca,
staccatasi, per ragioni dogmatiche ed anche nazionali, nel VI secolo d.C.
da quella bizantina;
b) scrittura siriaca orientale, detta nestoriana, e la sua variante grahca detta
sogdiana cristiana, utilizzata dai seguaci dell’eresia nestoriana, dal nome di
Þestorio patriaraca greco di Costantinoppoli dal +2S al +32 d.C. I’eresia
nestoriana, rapidamnete dihusa nell’Asia anteriore, divenne la religione
uhciale della importante chiesa Persiana, da dove ben presto si dihuse
nell’Asia merdionale, centrale e orientale, come dimostra la scoperta nel
¡623 a Singan-Iu, provincia dello Shen-si, nella Cina settentrionale, di
una lunga stele bilingue cinese-siriaca redatta in caratteri estrangeli.
I ventidue caratteri della scrittura siriaca, il cui verso e da destra verso
sinistra, possono avere quattro lorme: isolata, legata a destra, legata a
sinistra, e mediana; le lettere ,dālaṭ), ,hē), ,vav), ,zayn), ,ṣaḏē), ,rēš) e
,tav) hanno solo la lorma isolata o legata a destra ,hg. 3O).
¡2.+.2. Scrittura mandea
I’utilizzo della scrittura mandea
2O3
, sviluppata da un modello sud-
mesopotamico attestato nel II secolo d. C. nell’Iran occidentale in Susania,
rimase conhnata alla setta gnostica pagano-giudaico-cristiana dei Mandei,
chiamati anche Þazareni, Calilei o Cristiani di S. Ciovanni. Crahcamente
la scrittura mandea e importante per l’uso delle tre consonanti <א- ,aleph),
<ו- ,vav) e <י- ,yod) utilizzate in lorma abbreviata per indicare le vocali,
diventando cosi una scrittura sillabica analoga a quella etiopica. I’allabeto
mandeo e chiamato abāgāda, perche le prime lettere dell’allabeto si
chiamano rispettivamente: <ā, bā, gā, dā-; la scrittura mandea conta 2+
lettere, essendo state aggiunte, per scopi magici, la <d- e una <a- ripetute
alla hne dell’allabeto.
2O3
Per uno studio completo della lingua e scrittura mandea, vedi: R. Macuch, Handbook
ol Classical and Modern Mandaic, Berlin, ¡º63.
160 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
¡3.
IL SCRI11URL ARABL AÞ1ICHL
2O+
¡3.¡. Ia scrittura teimanite o proto-araba
Con questo termine sono indicate un gruppo d’iscrizioni che vanno
dal IX-VIII al VI secolo a.C., che possono essere divise in due gruppi:
il primo di chiara provenienza mesopotamica, con un prolungamento
nel Iuristan, una regione dell’Iran, e il secondo proveniente dall’area
Ciordano-palestinese.
La scrittura teimanite e attestata da un gruppo di sigilli, alcuni con motivi
iconograhci spesso di chiaro stampo mesopotamico ,il leone alato) databili
tra l’VIII e il VII secolo a.C., mentre altri, piu recenti e di lorma ovale a volte
con brevi iscrizioni, risalgono probabilmente al VI secolo a.C. I’onomastica
e di tipo nordarabico, ma sono presenti anche nomi sud-arabici. Sono state
poi rinvenute due tavolette di terracotta provenienti da Ur e Þippur, e alcune
brevi epigrah provenienti da Cerusalemme. Il tipo di lingua utilizzato non
e ben chiaro, perche queste iscrizioni sono troppo brevi e lrammentarie; la
loro scrittura e ad ogni modo molto unilorme e ben distinta rispetto alle
successive scritture sud-semitiche. Il numero dei segni non e determinato
con sicurezza, ma si e potuto accertare la presenza di mutamenti piu lonetici
che grahci che portarono alla scomparsa di alcuni segni, attestando inoltre
la nascita e lo sviluppo di diversi dialetti. Ie iscrizioni ritrovate a Ur, Uruk e
Þippur nel ¡º32, lurono chiamate caldee dall’Albright che le aveva rinvenute
e in seguito anche proto-dedanite, proto-tamudene, o hasee secondo il tipo
di scrittura cui erano accostate, hnche von Wissman, riprendendo questo
materiale e inserendolo in un contesto piu ampio, ha invece proposto il nome
di proto-arabe. Oggi si prelerisce chiamarle teimanite dal nome del popolo
di carovanieri dei 1eimaniti che avevano il loro centro a Bostra ,o Bosra) in
Ciordania. Secondo alcuni archeologi, principalmente americani e israeliani,
2O+
A proposito del termine di origine semitica arabo ,‘rb in scrittura consonantica; in
greco e latino Arabes, al plurale) si rende necessaria una precisazione: la cultura occiden-
tale dehnisce con il termine arabi tutte quelle popolazioni che hanno l’arabo come lingua
madre, e molto spesso, impropriamente, le popolazioni di religione o cultura islamica.
Þella Bibbia e presso gli scrittori classici, invece, gli arabi erano coloro che vivevano nell’
c
arabah, la steppa desertica che solo in un secondo momento ha dato il nome all’odierna
Arabia.
161 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture arabe antiche
la scrittura teimanite deriverebbe direttamente dalla proto-cananaica, e la
sua origine dovrebbe essere latta risalire al XIV-XIII sec. a.C.
¡3.2. Scritture nord-arabiche
Ie iscrizioni nord-arabiche, come anche quelle sud-arabiche, sono
generalmente legate alle antiche popolazioni carovaniere percio di norma
e dato loro il nome delle citta in cui si sono lormate. Va osservato pero che
queste scritture non hanno nessuna parentela con quella araba classica, di
cui si discutera nel capitolo seguente.
Appartengono al gruppo delle scritture nord-arabiche:
¡. scrittura di 1eima;
2. scritture dedanita e lihyanita
3. scrittura tamudena
+. scrittura salaitica.
¡3.2.¡. Scrittura di 1eima
Ie iscrizioni nord-arabiche trovate presso l’oasi di 1eima, da non conlondere
pero con le iscrizioni proto-arabe dette teimanite, rappresentano il
momento di passaggio dalla scrittura teimanite o proto-araba al gruppo
di quelle nord-arabiche; recenti studi hanno consentito di datarle con una
certa precisione al tempo di Þabonide, ultimo re babilonese che regno dal
336 al 33º a.C. Dopo questa data, la popolazione dei 1eimaniti cesso di
utilizzare questa scrittura, per passare a quella aramaica, come attestano le
iscrizioni del periodo achemenide e piu tardi a quella nabatea; le iscrizioni
di 1eima attualmente note sono circa duecento, tutte del VI secolo a.C.
¡3.2.2. Scritture dedanita e lihyanita
La scrittura dedanita sembra derivare direttamente da quella teimanite
o proto-araba o da una sua varieta non meglio identihcata; e attestata
nella citta carovaniera di Dedan, da cui il nome di dedanita, attuale el-
Hula, nell’Heğaz, ed e datata alla hne del VI secolo o ai primi del V secolo
a.C. Dei 23 lonemi consonantici che compongono questa lingua, ¡3 sono
espressi con segni che corrispondono esattamente a quelli della scrittura
proto-araba e altri 6 con gralemi ottenuti mediante modihche lormali;
per i rimanenti quattro lonemi consonantici, la scrittura dedanita ricorre
a simboli grahci del tutto nuovi. Dopo meno di un secolo questa scrittura
si traslormo sotto l’inhuenza della tribu dei Iihyan che governo questa
citta, da cui il nome di scrittura lihyanita, ma le diherenze tra le due
scritture sono poche, tanto che per parecchio tempo sono state conluse;
162 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture arabe antiche
da rilevare che la scrittura lihyanita introduce due nuovi gralemi assenti
in quella dedanita: <ġ- e <d-. Dopo circa due secoli di vita, la scrittura
lihyanita si traslormo ancora arrivando a una lorma chiamata tardo-
lihyanita, la quale a sua volta duro un paio di secoli dal III alla hne del II
secolo a.C., hno a quando la citta cadde sotto il dominio dei Þabatei, che
v’introdussero la loro lingua e scrittura.
¡3.2.3. Scrittura tamudena
Con questo termine s’intendono un gruppo di scritture attestate per oltre
un millennio in tutta la penisola Araba, dal Þegev e dal deserto della
Siria sino allo Yemen meridionale compreso. Questa scrittura e adoperata
probabilmente da un gruppo di popolazioni nomadi che le ha lasciate incise
su pietre o pareti rocciose, percio sempre grahte. Ie iscrizioni tamudene
coprono un periodo che va dal V secolo a.C. ad almeno il IV d.C. mentre la
loro origine e sempre dalla scrittura teimanite o proto-araba; in tamudeno
sono attestati molti dialetti, e inevitabilmente numerose varianti grahche.
Il numero dei segni documentati va da 23 a 2¯, anche questi derivati dalla
scrittura teimanite o proto-araba, ma l’unico elemento in comune di tutte
le iscrizioni tamudene e la loro tendenza a una scrittura corsiva.
¡3.2.+. Scrittura salaitica
Þel deserto della Siria, in un’area che va dai monti dell’Hauran alla
pianura lavica dell’Harra, sono state scoperte numerose iscrizioni e
grahti in una scrittura molto vicina a quella tamudena. Questa, chiamata
convenzionalmente salaitica dal nome del rilievo montuoso che si trova
a sud-est di Damasco ,5ala), ma presente anche all’esterno del monte
stesso, sembra potersi datare tra il I e il IV secolo d.C., anche se quelle
datate sono tutte del II secolo d.C., per scomparire cosi improvvisamente
com’era comparsa. Documenti sporadici sono stati trovati anche presso
l’Lulrate ,Dura-Luropos), in Iibano e nel Þegev e alcuni grahti sono
stati rinvenuti in una casa di Pompei ,I secolo d.C.); la scrittura salaitica,
a giudizio degli studiosi, e da ritenere una naturale evoluzione di quella
tamudena, con una lorte tendenza alla corsivizzazione.
¡3.3. Scritture sud-arabiche
Con il termine di scritture sud-arabiche, si dehniscono un gruppo d’iscrizioni
note hn dal XIX secolo d.C. attestate nella zona meridionale dell’Arabia,
specialmente nella regione sud occidentale, costituita dallo Yemen e dai
paesi vicini ,compresa l’Ltiopia) dove e documentata una ricca cultura di
tipo sedentario con costruzioni sia di natura templare, sia palatina, sia di
163 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture arabe antiche
carattere idraulico per l’irrigazione. Io stesso tipo di scrittura e dihuso
anche in Arabia settentrionale, con attestazioni in Siria e Ciordania; la
lingua di queste iscrizioni e quella anteriore alla nascita dell’Islam, parlata
da popolazioni prevalentemente di tipo nomade e quindi incise o piu
lrequentemente grahte sulla roccia ,hg. 3¡). Ia loro datazione e molto
controversa, rendendo dihcile tracciare la loro possibile origine. Alcuni
studiosi ,H. Crimme, j. Ryckmans) tendono a ritenere che le scritture sud-
arabiche provengano da quella tamudena dell’area settentrionale, mentre
j. Pirenne ha invece lormulato l’ipotesi di un’inhuenza derivante dalla
scrittura greca, che le porterebbe a essere datate non prima del V secolo
a.C. Contro questa ipotesi si devono pero citare i ritrovamenti di W.I.
Albright che ha isolato alcune iscrizioni in Mesopotamia meridionale che
dovrebbero risalire a circa l’VIII secolo a.C., portando a ritenere una loro
origine dal nord; secondo altri la loro origine e da ricercare invece in un
antico allabeto chiamato proto-semitico meridionale ,M. Iidzbarski e
altri). H. Crimme inoltre, ha ritenuto di poter identihcare nelle iscrizioni
proto-sinaitiche il prototipo della scrittura tamudena, considerata a sua
volta, il progenitore delle altre scritture sud-semitiche. I’ipotesi che oggi
sembra piu verosimile, e in ogni caso quella proposta da C. Carbini, il quale
ritiene che le scritture sud-semitiche abbiano avuto origine nella seconda
meta del II millennio a.C. in una zona settentrionale, in concomitanza con
una -larga dihusione del cammello e quindi dei beduini nomadi- lungo
una direttrice commerciale. Queste iscrizioni, datate tra il IX secolo a.C.
e il VI secolo d.C. - la piu antica iscrizione e stata ritrovata nello Yemen
- hanno a volte assunto anche il nome di himyaritico, preso a prestito da
quello di un piccolo regno nello Yemen, conservato nella tradizione greca
prima e araba poi. I documenti in scrittura sud-arabica sono generalmente
divisi in quattro gruppi, corrispondenti ai principali stati storicamente
attestati:
a) mineo;
b) sabeo;
c) qatabanico;
d) hadramutico.
A volte e distinto anche un gruppo himyaritico, altrimenti unito a
quello sabeo, altre volte invece il nome sabeo e applicato a tutta la
documentazione.
Come ha osservato C. Carbini
2O3
, per quanto riguarda la paleograha delle
2O3
C. Carbini, Introduzione alla epigraha semitica, op. cit., in particolare le pp. 2º2-2º3,
33O-332 e la tav. ¡+.
164 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture arabe antiche
Fig. 31 - scritture arabe monumentali dello Yemen ed etiopiche: 1: scrittura sudarabica antica ( tra
parentesi i segni di tipo nordarabico presenti in alcune iscrizioni più antiche): 2: scrittura sudarabica
recente; 3: scrittura di tipo «thamudeno» etiopica; 4: scrittura consonantica etiopica.
165 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture arabe antiche
iscrizioni monumentali sud-arabiche, a diherenza di quanto si osserva in
quasi tutte le altre scritture ,lenicio, aramaico, greco, latino, ecc.), questa
rimane pressoche invariata per piu di un millennio, seguendo il canone
hssato probabilmente dai Sabei, sul modello dalla scrittura minea: l’unico
criterio che puo essere seguito per la loro datazione e quindi quello stilistico.
Una possibile evoluzione e invece riscontrabile in alcune iscrizioni su dei
bastoncini recentemente rinvenuti, ma lo studio di questo materiale e
ancora all’inizio. I’allabeto sud-arabico, composto di 2º consonanti il
cui ordine convenzionale e stato in parte ricostruito sulla base di alcuni
grahti, non reca tracce di notazione vocalica; dopo l’allabeto ugaritico che
possiede 3O segni, quello sud-arabico e quindi l’allabeto semitico piu ricco.
Ia scrittura va generalmente da destra a sinistra, ma si conoscono anche
iscrizioni il cui verso e da sinistra a destra e altre bustrolediche. Mancano
i segni d’interpunzione, ma le parole sono separate da tratti verticali; le
parole costituite da una singola consonante sono, pero, scritte attaccate
alla parola che segue.
¡3.3.¡. Scrittura etiopica
Un posto particolare tra le scritture che appartengono al gruppo di quelle
arabe meridionali spetta a quella etiopica. Secondo gli studiosi europei
dell’inizio del XX secolo, in un periodo non noto, lorse hn dall’VIII secolo
a.C., ma piu sicuramente tra la seconda meta del VII e il VI secolo a.C.
colonie sud-semitiche sabee si sarebbero stabilite in Abissinia, portando
la loro lingua e la loro scrittura. In seguito si sarebbe lormato in quella
regione uno stato indipendente, il regno di Aksum, che avrebbe utilizzato
una lingua e una scrittura propriamente etiopiche. Ie iscrizioni piu
antiche conosciute sono quelle del periodo Aksumite ,IV secolo d.C.) che
secondo alcuni rappresenterebbero l’anello di congiunzione tra il sabeo e
la moderna scrittura etiopica ,hg. 32).
Alcuni studi piu recenti hanno rimesso in discussione questa teoria,
ritenendo scarsa o comunque ininhuente la presenza sud-arabica in Ltiopia
e considerando l’invenzione di questa scrittura sillabica
2O6
un prodotto
autonomo degli etiopi, derivata da una scrittura proto-etiopica di tipo
pittograhco, come nel caso di quella proto-sinaitica o di quella egiziana
geroglihca
2O¯
.
I’allabeto si compone di 26 lettere con valore consonantico, che in una
2O6
A. Bekerie, ha proposto di dehnire la scrittura sillabica etiopica syllographics.
2O¯
A. Bekerie, Lthiopic. An Alrican Writing System, Iavrenceville-Asmara, ¡ºº¯.
6¡-¡O3.
166 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture arabe antiche
Fig. 32 - alfabeto etiopico
167 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture arabe antiche
prima lase non recano l’indicazione delle vocali; i segni, in origine spigolosi,
diventano con il tempo piu rotondi mentre la scrittura procede da destra
verso sinistra, ma in seguito nei manoscritti il verso s’inverte andando
da sinistra verso destra. Ia scrittura etiopica e una delle poche scritture
semitiche ad avere una vocalizzazione: le vocali oppure la loro mancanza
sono espresse da piccole appendici, apici o cerchietti che si aggiungono
alla lorma delle lettere base. Ogni lettera si presenta cosi sotto sette diverse
lorme, corrispondenti alle due vocali brevi <ǎ, ĕ- e alle cinque lunghe <a, e,
î, o, ù- e come avviene nelle scritture indiane, la lorma pura e rappresentata
dalla consonante + la vocale ,CV). Ia letteratura etiopica, essenzialmente
di carattere cristiano e scritta in lingua ge‘ez, la quale e utilizzata come
lingua liturgica e letteraria per molti secoli dopo la sua scomparsa come
lingua parlata. A cominciare dal XIV secolo d.C., l’amarico, dialetto
etiopico imparentato con il ge‘ez, diviene la lingua uhciale di corte, per
essere poi sostituito nel nord del paese da altri due dialetti, il tigre e il
tigrai o tigrino. Dal ¡6OO, comunque, la scrittura etiopica e utilizzata per
annotare tutti questi tre dialetti.
168 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
¡+.
IA SCRI11URA ARABA CIASSICA
Ie prime attestazioni della scrittura araba classica risalgono al periodo
preislamico, in arabo chiamato ¡ahilya ,=ignoranza), dehnito cosi dagli
studiosi perche anteriori alla predicazione di Maometto. Il piu antico
documento in lingua araba, ma in caratteri nabatei, si ha nell’iscrizione
sepolcrale del re Imrulqais ibn Amr di al-Hirah, datata al 32S d.C. e rinvenuta
a en-Þemarah, a sud di Damasco. Invece, la prima iscrizione in caratteri
totalmente arabi e la trilingue greca, siriana e araba trovata a Zebed, presso
Aleppo datata 3¡2 d.C. mentre e di poco posteriore una bilingue greco-
araba trovata a Harrān, presso Damasco, risalente al 36S d.C.
Secondo alcuni studiosi l’origine della scrittura araba e da ricercare nella
varieta prevalente di scrittura nabatea dopo la caduta di Petra, nel ¡O6
d.C., nella quale le lettere tendono a unirsi. Questa teoria lu lormulata per
la prima volta nel ¡S63 da 1heodor Þőldeke, relativamente alla possibile
origine della scrittura araba cuhca da quella nabatea
2OS
, tesi accettata
successivamente da numerosi studiosi, tra cui M.A. Ievy, M. de Vogűe,
j Karabacek e j. Luting
2Oº
. Intorno alla meta del XX secolo, j. Starcky,
che aveva originariamente accettato l’ipotesi del Þőldeke, avanzo l’idea di
una sua origine dalla scrittura siriaca corsiva
2¡O
. I’ipotesi dello Starcky lu
lermamente contestata dal Crohmann, ma una possibile origine di questa
scrittura dal siriaco e tuttora oggetto di discussione, come attestato da un
recente intervento di S. Þo¡a Þoseda
2¡¡
.
A proposito dell’origine della scrittura araba, si deve rilerire quanto scrive Ibn
al-Þadīm
2¡2
, che nella sua opera Kitāb al- Iihrist, narra alcune delle numerose
leggende sull’origine della scrittura. 1ra tutte, si citano quella secondo cui le
2OS
A. Crohmann, Arabische Paláographie II. Wien, ¡º¯¡. ¡¡
2Oº
Sull’origine della scrittura araba dal nabateo, lo studio piu completo attualmente dispo-
nibile e quello di B. Cruendler, 1he development ol the Arabic Scripts … Atlanta, ¡ºº6.
Particolarmente importanti i numerosi esempi e rahronti grahci riportati.
2¡O
j. Starcky, “Petra e la Þabatene”. Dictionnaire de la Bible. Supplement, t. ¯. Paris, ¡º66.
SS6-¡O¡¯.
2¡¡
S. Þo¡a Þoseda, “I’origine della scrittura araba da quella dei nabatei: un’ipotesi da
smontare” Ioquentes linguis. Studi linguistici e orientali in onore di Iabrizio A. Pen-
nacchietti, Wiesbaden, 2OO6. 333-333.
2¡2
Ibn al-Þadīm, 1he Iihrist, Chicago ,Ill.), ¡º¯O. 6-¯.
169 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura araba classica
lettere arabe sarebbero state inventate da Adamo che le avrebbe incise su una
tavoletta d’argilla e quella narrata da Ibn ‘Abbās, che dice
2¡3
:
«Ie prime persone a scrivere in arabo lurono tre uomini di Bavlān, una
tribu che viveva ad al-Anbār
2¡+
, che si unirono e crearono le lettere, sia
separate sia unite. Lssi erano Murāmir ibn Murvah, Aslam ibn Sidrah
e ‘Āmir ibn Hidrah; ¸il primo e il terzo eranoj anche chiamati Murrah e
Hidlah. Murāmir creo le lorme, Aslam le separazioni e i collegamenti, e
‘Āmir i punti diacritici-.
¡+.¡. I’adattamento della scrittura nabatea alla lingua araba
Sia nel caso che la scrittura araba derivi dal nabateo o che invece provenga
dal siriaco, va preliminarmente osservato che il nabateo, il siriaco e l’arabo
sono tre lingue semitiche, le prime due appartenenti al sottogruppo delle
lingue aramaiche ,piu esattamente all’aramaico classico) mentre l’arabo e una
lingua semitica del sud-ovest, diherenza che ha comportato un adattamento
della scrittura nabatea o siriaca a quella araba
2¡3
. Inlatti, le scritture nabatea
e siriaca sono composte di 22 gralemi, come l’aramaico da cui derivano,
mentre l’arabo classico ne possiede 2S; inoltre nel passaggio da una all’altra
lingua l’arabo utilizza il sistema dei punti diacritici per distinguere segni
simili tra loro, posti sopra o sotto le lettere, nel numero di uno, due o
tre. Questi segni diacritici si trovano gia nel VII-VIII secolo d.C./I secolo
dell’Lgira, ma dovevano essere gia in uso nel secolo precedente.
¡+.2. Ie lettere dell’allabeto arabo
Ia sequenza allabetica delle lettere arabe ha un ordinamento diherente da
quello delle altre principali lingue semitiche e in particolare del lenicio,
poiche si basa sulla somiglianza dei segni; presso i grammatici arabi pero
esiste un secondo tipo di ordinamento basato sul luogo d’articolazione del
lonema, come avviene nella lingua sanscrita, mentre nei paesi arabi del
Þord-Alrica le lettere seguono ancora un terzo tipo di ordinamento
2¡6
.
Ia scrittura araba tende a unire le lettere tra loro cosi che molte di queste
possono avere quattro lorme, la prima quando la lettera e iniziale, la
2¡3
Su questa leggenda vedi anche: Ibn al-Þadīm, 1he Iihrist, Chicago ,Ill.), ¡º¯O. 6-¯.
2¡+
Citta situata sulle rive dell’Lulrate, a nord-ovest di Baghdād.
2¡3
B. Cruendler, 1he Development ol the Arabic Scripts: Irom the Þabatean Lra to the
Iirst Islamic Century According to Dated 1ext, Atlanta, ¡ºº3.
2¡6
Ordinamento allabetico delle lettere nei paesi arabi del Þord-Alrica ,da destra verso
sinistra) ,clr.:W. Wright, A Crammar ol Arabic Ianguage, Cambridge, ¡SºS. 3):
ى و ه ش س ق ف ع ض ص ن م ل ك ظ ط ز ر ذ د خ ج ح ث ت ب ا
170 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura araba classica
seconda se al centro della parola, la terza se la lettera e hnale e inhne la
quarta per le lettere quando sono scritte isolate; tutte si legano alla lettera
precedente, a eccezione di sei: <١- ,alil), <د - ,dāl), <ذ - ,ḏāl), <ر - ,ra), <ز-
,zāi), <و- ,vāv). Ia scrittura procede da destra verso sinistra e le parole
non si spezzano mai in hne di riga, ma si allungano o si restringono in
modo da potere essere scritte sempre tutte nello steso rigo, come avviene
anche nelle lettere ebraiche ,litterae dilatabilis). Þella scrittura araba
non esistono le lettere maiuscole cosi come nelle altre scritture semitiche
,ebraico, lenicio, etiopico, ecc.), e il tentativo nei primi anni del XX
secolo del Ministero della Istruzione Pubblica in Lgitto di bandire un
concorso per la scelta della lorma delle lettere maiuscole, non ha mai
avuto conseguenze pratiche.
¡+.3. Ie vocali e gli altri segni ortograhci
Þell’arabo classico sono indicate solo tre vocali <a, i, u- che possono
essere brevi o lunghe; quando queste sono lunghe, s’indicano scrivendo
una lettera di prolungamento, di seguito alla consonante che le precede
nella pronuncia: <ا - ,alil) per la <a-, <ى- ,yā) per la <i-, <ﻮ - ,vāv) per la
<u-. Questo sistema di indicare le vocali lunghe, e comune a molte lingue
semitiche come il lenicio, l’ebraico, l’aramaico, il siriaco e il nabateo.
I’indicazione delle vocali brevi, nei manoscritti coranici piu antichi, e
data da un puntino che determina il timbro della vocale mediante la sua
posizione. Per evitare conlusioni con i punti diacritici che distinguono le
lettere omograle, vale a dire scritte alla stessa maniera, questi sono segnati
in rosso, ma si deve a Khalil ibn Ahmed al-Iarahidi il merito di aver
sostituito i puntini delle vocali colorati in rosso con tre piccoli segni che
riproducono originariamente in piccolo, le tre consonanti <ا- ,alil), <ى-
,yā) e <ﻮ- ,vāv). Con il tempo, la notazione delle vocali si e ridotta a una
lineetta leggermente obliqua per la <a- , َ ) detta “latḥah”, posta sopra
la lettera, una lineetta leggermente obliqua per la <i- , ِ ) detta “kasra”
segnata sotto la lettera, e per la <u-, detta “d)mmah”, un segno simile
all’apostrolo italiano <ُ - posto sopra.
Altri segni della scrittura araba classica sono:
hamzah ,<ء-) utilizzata per indicare all’inizio della sillaba l’erompere della
corrente d’aria, e in hne il brusco cessare della corrente stessa;
alil madda ,آ), letteralmente “alil allungata”, e il risultato dell’incontro di
due alil, la prima delle quali e il sostegno di una hamzah, mentre la
seconda puo essere o il sostegno di una hamzah oppure la vocale <ā-;
alil maqsūra ,ی), ha la lorma di una <yā- hnale senza punti diacritici, e
signihca alil ristretta; si trova solo in hne della parola e si legge <ā-;
171 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura araba classica
alil vasla ,آ), si usa per legare nella pronuncia l’ultima sillaba della parola
che precede alla prima sillaba della parola che inizia con tale segno;
letteralmente signihca alil di collegamento;
tā marbūtah ,ة) si usa in posizione hnale e rappresenta il suhsso del
lemminile; letteralmente signihca tā’ legata;
sukūn ,ه) questo segno, che signihca quiete, indica che la consonante e
priva di vocale;
shadda , ّ ) indica il raddoppiamento della consonante.
Va inhne osservato che nell’arabo oggi parlato in molte regioni ,arabo
egiziano, arabo libico, ecc.) il sistema vocalico e molto piu ricco di quello
dell’arabo classico, ma non porta generalmente modihche nella scrittura.
Inlatti, la scrittura araba, che si e mantenuta sostanzialmente costante nel
corso dei secoli, rappresenta per il mondo islamico un lattore unihcante,
mentre la lingua parlata ha subito molte modihcazioni.
¡+.+. Io sviluppo della scrittura araba
Ia prima scrittura araba e chiamata jazm; la sua caratteristica e l’angolosita
dei suoi caratteri, dovuti lorse a un’inhuenza della scrittura siriaca. Dalla jazm
derivano poi le altre lorme della scrittura araba, chiamate rispettivamente
Mekki e Mdini; nel secondo decennio dell’era musulmana, la scrittura Mekki,
prese il nome di scrittura Hi¡azi, che in seguito si traslormera nella piu nota
scrittura cuhca. Della scrittura cuhca degli inizi si conoscono due varianti,
una piu rigida e angolosa, utilizzata nelle epigrah, e un’altra dai tratti piu
morbidi, utilizzata nei papiri, ma questa diherenza del tracciato e lacilmente
giustihcabile con il diverso materiale scrittorio utilizzato. Il nome di scrittura
cuhca, a giudizio di alcuni, deriverebbe da al-Kulah, la citta dove questa ebbe
origine, ma su questo punto sussistono molti dubbi. Dall’VIII secolo d.C.,
la scrittura cuhca si divide in cuhca occidentale ,Alrica del nord e Spagna
musulmana), caratterizzata da un’accentuata tendenza alla corsivita, e cuhca
orientale, con la quale s’indica la scrittura apparsa in Persia orientale verso la
hne del X secolo d.C., caratterizzata dalle legature delle lettere molto strette.
Ia prima opera scritta in cuhco orientale e probabilmente il Mavaqil di
Þihari ,º33-º36 d.C./3++ dell’Lgira), mentre il Corano piu antico in questa
scrittura, come si apprende dal colophon, apparteneva ad Ali Shadhan al-
Razi, datato º¯2 d.C./36¡ dell’Lgira. Questo manoscritto, oltre il suo valore
intrinseco, deve la sua importanza al latto di marcare il passaggio della scrittura
del Corano, da un supporto animale come la pergamena, alla carta di stracci.
Il divieto coranico di rappresentare la hgura umana, porto molto presto i
calligrah arabi a lorme esasperatamente elaborate e artistiche di scrittura, che
172 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura araba classica
nel periodo Iatimita ,dinastia ahermatasi in Alrica e in Siria tra il X e il XII
secolo d.C.), raggiunse il suo culmine con il cuhco horito. Va pero osservato,
che se da un punto di vista artistico la scrittura raggiunse lorme molto elevate,
cio lu a totale discapito della sua leggibilita, non sempre agevole. Con l’arrivo
della dinastia Abbasside ,¯3O-¡23S d.C.), che aveva la sua capitale a Baghdād,
la civilta musulmana entro nella sua lase piu gloriosa, lacendo progredire le
scienze e le arti, e tra queste ovviamente anche la calligraha. Senza ripercorrere
la complessa e lunga storia della calligraha araba, di cui discute anche Ibn al-
Þadīm, scrittore vissuto intorno all’anno mille dell’era volgare, nel suo Kitāb
al-Iihrist
2¡¯
, e importante citare quelle che nella tradizione classica sono
chiamate “le sei scritture” ,al-aqlam al-sitta):
muhaqqaq: scrittura angolosa dell’VIII sec. d.C., e utilizzata essenzialmente
per la redazione del Corano di gran lormato, su pergamena o carta;
rayhani: scrittura molto elegante utilizzata per le edizioni piu pregiate del
Corano, mostra poche diherenze dalla muhaqqaq;
tuluth: graha essenzialmente ornamentale, utilizzata quasi esclusivamente
per scopi decorativi nei titoli, e caratterizzata da una grande rotondita
dei suoi tratti;
naski: scrittura rotonda e corsiva, presente per la prima volta in un
manoscritto dell’anno 6+2-6+3 d.C./22 dell’Lgira; dihusasi in tutti i
paesi arabi, assume presto proprie caratteristiche grahche secondo la
nazione in cui e utilizzata, assumendo nomi diversi;
tavki: variante della tuluth, le sue lettere sono piu arrotondate, e utilizzata
inizialmente per scrivere i colophon;
riq‘ā
2¡S
:, scrittura di origine turca, signihca piccolo loglio, perche
probabilmente in origine era utilizzata nella corrispondenza ordinaria.
Ie sue caratteristiche sono la lorma arrotondata delle lettere, i tratti
brevi e le legature molto strette. Questa e la scrittura araba piu
conosciuta in tutto il mondo islamico e la piu utilizzata anche oggi.
A queste si aggiungono:
ghubar: scrittura minuscola, era usata per scrivere i messaggi che erano
inviati con i piccioni viaggiatori o per scrivere i corani di piccolo
lormato;
tumar: scrittura molto antica risalente all’VIII secolo d.C., era destinata
essenzialmente alla corrispondenza uhciale scritta sui rotoli di papiro
o di pergamena.
2¡¯
Ibn al-Þadīm, 1he Iihrist, op. cit. 6-+O.
2¡S
1. Mitchell, Writing Arabic. A pratical Introduction to the Ruq‘ha Script. Oxlord,
¡º33. Vedi in particolare le tavole alle pp. ¡3S-¡+S.
173 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura araba classica
¡+.3. Ia dihusione della scrittura araba
Cli Arabi durante la loro opera di conquista e dihusione della religione
islamica, dihusero anche la loro scrittura, che lu adattata anche a lingue
non semitiche. Ia piu importante e la scrittura sviluppata nel Maghreb
,da al-Maghreb = l’Occidente) detta appunto scrittura maghrebina ,hg.
33), dove l’originaria scrittura cuhca diede origine a un modello grahco
utilizzato in tutto l’Occidente islamico, Spagna e Portogallo compresi,
ancora oggi presente in Alrica settentrionale a eccezione dell’Lgitto. Il
tipo piu antico e chiamato al-Qairavan, dall’omonima citta della 1unisia,
dove verosimilmente ebbe origine nel IX secolo d.C.; le sue caratteristiche
sono la puntazione delle lettere <l- e <q- e l’ordinamento allabetico,
diverso rispetto a quello orientale. In Spagna si sviluppo, invece, una
scrittura detta andalusa o cordovana, dal tracciato meno rigido; secondo
quanto riportato dal lamoso storico arabo del XIV secolo Ibn Khaldun,
questa scrittura si dihuse anche in Alrica, soppiantando la scrittura di
al-Qairavan. 1ra le altre scritture del Þord-Alrica, va inhne ricordata la
scrittura marocchina o di Iez detta lāsī utilizzata anche oggi in Alrica del
nord, in 1unisia nella varieta detta appunto tunisina, in Algeria e in Sudan
dove e caratterizzata dal tracciato piu spesso delle lettere
2¡º
.
1ra le molte nazioni che utilizzarono e utilizzano la scrittura araba,
particolare importanza dal punto di vista grahco rivestono la Persia e la
1urchia, per il particolarismo grahco che la scrittura ha assunto in questi
paesi. Piu in particolare:
Scrittura persiana
22O
: I Persiani adottarono la scrittura araba dopo la conquista
islamica ,63O d.C.), ma essendo il persiano una lingua indoeuropea, la
scrittura araba lu adattata per esprimere dei suoni non presenti, operazione
ehettuata mediante l’aggiunta di segni diacritici ,puntini o trattino) posti
sopra o sotto alcune lettere, portando il numero dei segni a 32, quattro piu
dell’allabeto arabo ,hg. 3+). I segni aggiunti lurono: < پ - ,pe), < چ - ,ce) < ژ -
,že); < گ - ,gāl). Inoltre la < ی - araba e scritta senza i due puntini sotto e va
letta <i-. I’utilizzo della scrittura araba, ha comportato anche che alcune
lettere avessero lo stesso suono ma alcune di loro possono essere trovate solo
nelle parole di origine araba. Ad esempio, la consonante <ز- ,ze), soprattutto
2¡º
Sulle particolarita della scrittura e dei codici arabi maghrebini vedi: I. Deroche, Ie livre
manuscrit arabe, Paris, 2OO+. 6¯-º6.
22O
H.H. Paper and M. Ali jazavery, 1he Writing System ol Modern Persian, Urbana ,Ill),
¡º33.
174 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura araba classica
Fig. 33 - alfabeto arabo
175 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura araba classica
Fig. 34 - scrittura persiana in caratteri arabi
176 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura araba classica
per le parole provenienti dall’arabo, e scritta con le lettere: <ظ ض ذ - ,zāl, zād,
zā), ecc. Il persiano, inoltre, ha sei vocali ,<a, æ, e, i, o, u-) di cui due, <i- e
<u- sono indicate con le lettere <ى- ,ye) e <و- ,vāv). Ia <a- e regolarmente
indicata con < ا - ,alil) nel mezzo o alla hne della parola. All’inizio della
parola, s’indica invece con l’alil madda araba, in altre parole un’alil con
sopra coricata un’altra alil; le rimanenti tre vocali non sono normalmente
rappresentate nella scrittura.
Con l’adozione della scrittura araba per scrivere la lingua persiana, si
svilupparono delle scritture derivate dalla scrittura naskhi:
¡. ta‘liq o sospesa ,hg. 33), per il suo andamento obliquo dall’alto in basso ,e
da destra a sinistra), creata intorno all’XI secolo; secondo gli specialisti
sarebbe una combinazione delle scritture tavki e della riq‘ā. Ia lorma
dei suoi caratteri risente, comunque, della scrittura avestica e pahlavi.
2. nasta‘liq, nata dopo la conquista mongola intorno al XIII secolo, questa
scrittura e una combinazione della naskhi e della ta‘liq, la quale e anche
detta naskh-e ta‘liq; la tradizione attribuisce la sua invenzione a Mir Ali
Sultan al-1abrizi ,morto nel ¡++6 d.C./S3O dell’Lgira). Þata per scrivere
la lingua turca e quella persiana, essa e utilizzata anche per scrivere la
lingua urdu, e inhuenza anche la scrittura araba di altre nazioni, dove
e chiamata lārsi. Questa scrittura si distingue per la rotondita delle sue
lorme, la purezza e la delicatezza dei segni; inizialmente utilizzata nelle
opere letterarie, dal XVI secolo d.C. e utilizzata nella quasi totalita
dei manoscritti miniati e decorati
22¡
. Þel corso del tempo, subisce
un’evoluzione, traslormandosi nella scrittura detta shekasta-ye ta‘liq.
3. shekasta-ye ta‘liq o rotta, scrittura corsiva di dihcile lettura, utilizzata
nella corrispondenza ordinaria e uhciale, rappresenta un’evoluzione
della scrittura nasta‘liq. Inlatti, quando alla hne del XV secolo e
abbandonata, durante il regno di Shah ‘Abbas II ,¡633-¡666 d.C.) i
caratteri della nasta‘liq sono notevolmente cambiati, rappresentando
una rottura con la scrittura precedente. In particolare la lorma di
molte lettere si riduce in grandezza, mentre altre assumono una lorma
totalmente nuova. Questa scrittura e chiamata shah‘a’i e shah‘a ma nel
tardo sedicesimo secolo, essa assume il nome di shekasta-ye ta‘liq, o
piu semplicemente di shekasta.
Scrittura turca. Con il termine lingua ottomana s’indica la lorma uhciale
della lingua turca utilizzata nell’Impero Ottomano ,¡3OO-¡º22) ,hg. 36).
22¡
Sulla storia di questa scrittura vedi in particolare: W.I. Hanavay – B. Spooner, Read-
ing nasta‘liq Persian and Urdu Hands lrom ¡3OO to the Present. Second revised edition,
Costa Mesa, 2OO¯. 2¡, e i numerosi esempi riportati.
177 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura araba classica
Fig. 35 - scrittura persiana ta‘liq
178 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura araba classica
Fig. 36 - scrittura turca in caratteri arabi.
179 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura araba classica
Questa e essenzialmente una varieta del turco oghuz, sviluppatosi in
Anatolia in seguito alla conquista della regione dall’XI al XIII secolo da
parte dei turchi Oghuz, una delle principali tribu turche. Questa lingua,
scritta in caratteri arabi con qualche adattamento, divenne la lingua e
scrittura uhciale dell’Impero. Dopo la rivoluzione costituzionale del
¡ºOS, la Commissione dell’Unione e del Progresso getto le basi per un
nuovo senso di Þazione 1urca, che contrastava con quello del precedente
Impero Ottomano. Þel ¡º¡¡ per la prima volta sul giornale Cenç Kalemer
,Ciovani penne) lu enunciato il manilesto per la creazione di una
letteratura nazionale in una nuova lingua ,yeni lisan), che rihutava sia il
persiano, molto utilizzato specialmente nella letteratura, sia l’arabo. Ia
rilorma grahca, lu lanciata dal londatore della repubblica turca, Mustala
Kemal, detto Ataturk, che lanciando la cosi detta dil devrimi ,rivoluzione
linguistica), con la legge latta approvare il ¡ novembre ¡º2S dalla Crande
Assemblea Þazionale, lece adottare l’allabeto latino integrato da alcuni
caratteri speciali ,2º segni di cui S vocalici e 2¡ consonantici), per scrivere
la lingua turca, abbandonando dehnitivamente i caratteri arabi. Ia rilorma
grahca di Mustala Kemal, non si limito agli aspetti grahci, ma tramite la
Iondazione per la lingua turca ,1urk Dil Kurumu, 1DK), nel ¡º32 lancio
una campagna per liberare la lingua dalle parole straniere, in particolare
persiane e arabe. Va osservato che, in conlormita a questa legge, nel 2OO3
e stato vietato l’utilizzo delle lettere <q, x, v-, non presenti nel turco, ma
adoperate per scrivere la lingua curda.
Ia lingua turca utilizzata durante l’Impero Ottomano dal XIV secolo
hno al ¡º¡º ,uhcialmente hno al ¡º2S), era scritta in caratteri arabi, nella
varieta naskhi dei Persiani. Il turco pero, non e una lingua indoeuropea
come il persiano ne semitica come l’arabo, ma appartiene al gruppo delle
lingue altaiche; adattando questa scrittura alla loro lingua, lu necessario
creare un nuovo segno per indicare il lonema turco <ñ-. 1ra le principali
varieta calligrahche turche in caratteri arabi vanno citate:
¡. nasta‘liq, questa e la prima scrittura utilizzata, in particolare il tipo
persiano, hno a quando il grande calligralo Mehmed Ls‘ad Llendi non
creo una nasta‘liq propriamente turca;
2. divani ,hg. 3¯), scrittura impiegata per scopi cancellereschi e burocratici
dei sultani ottomani, nel XV secolo d.C. il calligralo turco Ibrahim
Munil ne hsso le regole, probabilmente partendo dalla ta‘liq persiana,
hno a quando nel XIX secolo d.C. raggiunse la sua massima perlezione;
3. thuluth, scrittura utilizzata in lunzione ornamentale;
+. riq‘ah ,hg. 3S), utilizzata per l’uso quotidiano.
180 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura araba classica
Fig. 37 - scrittura turca diwani
181 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura araba classica
Fig. 38 - scrittura turca in caratteri arabi riq‘ah.
182 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura araba classica
Fig. 39 - scrittura afghanistana in caratteri arabi.
183 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura araba classica
¡+.6. Ie altre scritture derivate da quella araba
Ia scrittura araba lu adottata anche da diverse altre popolazioni
essenzialmente a seguito della dihusione dell’Islam, subendo pero alcuni
particolari mutamenti grahci. I caratteri arabi lurono utilizzati a volte
anche per scrivere la lingua ebraica degli Lbrei che vivevano in paesi
musulmani. 1ramite i Persiani la scrittura araba passo ai musulmani indiani,
dove lu utilizzata per scrivere la lingua hindustani o urdu, adottando tre
nuovi gralemi; nel XIX secolo, tramite dei missionari, lu impiegata per
scrivere le lingue alghane ,hg. 3º), in particolare la lingua pashtu, anche
in questo caso modihcando alcuni segni. Ia scrittura araba si dihuse poi
in numerosissimi paesi, dai musulmani della Malesia e del Madagascar,
ai 1urchi, e attraverso loro ai 1artari, agli Armeni musulmani e a quelli
slavi della Bosnia Lrzegovina. In Alrica, questa scrittura e utilizzata dai
Berberi, e a Zanzibar, per scrivere la lingua del gruppo bantu chiamata
kisvahili; in Somalia per scrivere la lingua somala e in Þigeria per la
lingua hausa. I’unico paese dove questa scrittura ha incontrato grandi
dihcolta nell’essere adottata, e la Cina, trovando molto complesso il suo
adattamento a quella lingua. Þonostante questo, una scrittura araba per
la lingua sini ,cinese in arabo) lu creata: questa si distingue per la corsivita
molto marcata al punto che il testo perde la sua leggibilita. Lsempi di
questa scrittura si possono trovare ancora oggi in qualche moschea e su
delle ceramiche
222
.
222
Per un esempio di caratteri arabo-cinesi, vedi: Ibn al-Þadīm, 1he Iihrist… op. cit.
3¡-32 ed esempio n. º.
184 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
¡3.
IA DIIIUSIOÞL DLIIA SCRI11URA ARAMAICA IÞ ASIA
CLÞ1RO-MLRIDIOÞAIL: IL SCRI11URL IRAÞICHL
Ie scritture utilizzate dai popoli iranici sono in ordine cronologico: persiana
cuneilorme, aramaica nelle sue varie lorme, pahlavi, avestica, sogdiana,
manichea e inhne araba. Per ragioni di ordine espositivo, della persiana
cuneilorme e di quella araba, si e discusso nei capitoli precedenti.
¡3.¡. Scritture aramaiche in Iran
Durante tutto il periodo Achemenide ,3+º-33O a.C.), l’aramaico era
utilizzato come lingua uhciale della cancelleria, cosi che diversi Stati
iranici adottarono l’allabeto aramaico per le loro lingue.
In seguito alla gia citata distruzione dell’Impero Achemenide da parte
di Alessandro Magno ,33O a.C.) e alla lormazione del regno Partico
,2¡O a.C. - 22+ d.C.) guidato dalla dinastia degli Arsacidi ,dal nome del
londatore, Arsace, ca. 23O-2¡¡ a.C.), si assiste alla scomparsa della scrittura
persiana cuneilorme e all’adozione di quella consonantica aramaica. Þon
perche quella greca losse ritenuta inidonea, sono state ritrovate numerose
iscrizioni in greco, ma lorse per una reazione di tipo nazionalistico e
nello stesso tempo per una continuazione della tradizione della cancelleria
Achemenide.
Sotto gli Arsacidi le scritture iraniche d’origine aramaica sono usate per
esprimere la lingua partica
223
, mentre in seguito anche per quella dei
Sasanidi ,226-6+O d.C.). I testi del periodo achemenide comprendono
lettere e iscrizioni, quelle del periodo seleucide, qualche iscrizione mentre
le monete dei re e satrapi contengono legende in greco e aramaico. Dal
primo periodo partico ,secoli II e I a.C.) datano alcune iscrizioni su roccia,
oggetti metallici, monete, vasellame, pergamene. Ia scrittura partica
raggiunge la sua lorma unihcata nel II secolo d.C. e continua in quella del
periodo Sasanide ,22¡-63¡ d.C.)
Dal punto di vista grahco, durante il periodo Seleucide ,33O-2¡O a.C.) e
Partico ,2¡O a.C.-22+ d.C.), la scrittura aramaica rimane pressoche identica;
223
Con partica si indica la lingua e la scrittura del popolo dei Parti che viveva a nord-est
del Mar Caspio; la lingua e la scrittura ci sono note da iscrizioni, lettere, documenti legali
ed economici e testi manichei che datano dal I secolo a.C. al X secolo d.C.
185 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La diffusione della scrittura aramaica in Asia centro-meridionale: le scritture iraniche
la variante persiana di questa scrittura si sviluppa nell’Iran meridionale
nel tardo periodo partico, divenendo il sistema di scrittura uhciale per
il medio-persiano dell’impero Sasanide e rimanendo essenzialmente
immutata nella sua variante monumentale hno al V secolo d.C.
Una variante della scrittura persiana usata per scrivere su supporto
cartaceo, e la scrittura del Salterio, che conosciamo da un manoscritto
lrammentario dei Salmi di David, trovato a 1urlan
22+
, in cui le lettere sono
prolondamente cambiate.
Attraverso una variante epigrahca conosciuta da iscrizioni lunerarie, si
perviene inhne alla scrittura pahlavi dei libri della letteratura zoroastriana
di epoca Sasanide
223
.
¡3.2. Ia scrittura pahlavi
Con il nome di pahlavi ,hg. +O) o pehlevi, sono scritte le due lingue della
lase medio iranica, la prima il pahlavik, di tipo nord-occidentale, la seconda
il parsik di tipo sud-occidentale. I’adattamento a una lingua indoeuropea
,il persiano) di una scrittura semitica ,l’aramaico) ha comportato alcuni
adattamenti grahci tra cui l’utilizzo di alcuni segni per indicare le vocali,
assenti nell’aramaico: <א- ,aleph) e utilizzata per indicare la vocale <a-;
<י- ,yod) sia per indicare la consonante corrispondente che per la vocale
<i- ecc. Va osservato che l’adattamento di alcune consonanti per indicare
le vocali, e simile a quello operato dai greci nell’adattare il lenicio alla
loro lingua, e in seguito la scrittura araba alla lingua persiana. Altri segni,
che rappresentano suoni non presenti nel persiano, sono utilizzati per
indicare lonemi diherenti da quelli originali ,ad esempio <p- e usato
anche per indicare il suono <v-; <t- anche per la consonante <d-, ecc.),
altri segni, inhne, sono abbandonati non trovando una rispondenza nelle
lingue iraniche.
Una caratteristica interessante di questa scrittura, come anche delle altre
scritture iraniane antiche, e il cosi detto sistema eterograhco, per cui intere
parole, espressioni o lrasi di una lingua A, sono pronunciate come parole,
espressioni o lrasi di una lingua B. Un esempio e la titolatura “re dei re”
scritta in aramaico <mlk ’n mlk-, ma che va letta in persiano <sha an
shah-; a questo proposito si possiede un vero e proprio lessico, chiamato
Irahang y Pahlavik nel quale per ogni ideogramma e data la pronunzia
iranica.
22+
L. Morano, Ia scrittura tra i popoli iranici… op. cit. ¡2O
223
Ibid., ¡2O-¡2¡.
186 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La diffusione della scrittura aramaica in Asia centro-meridionale: le scritture iraniche
Fig. 40 - scrittura pahlavi.
187 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La diffusione della scrittura aramaica in Asia centro-meridionale: le scritture iraniche
Þella storia della scrittura il sistema eterograhco aramaico-iranico
non e unico, si pensi ad esempio ai sumerogrammi dell’accadico o agli
ideogrammi cinesi nella scrittura giapponese, ma rappresenta un aspetto
interessante cercare di comprendere quando e perche i persiani hanno
cominciato a utilizzare questo sistema ortograhco.
¡3.3. Scrittura avestica
In epoca Sasanide, lu messo per iscritto il corpus delle scritture sacre degli
zoroastriani
226
, l’Avesta, scritto nell’omonima scrittura detta avestica ,hg.
+¡). Il suo nome deriva lorse dal pahlavico apastāk ,=cio che e stabilito), o
secondo la tesi di W.B. Henning, con il signihcato d’ingiunzione, ordine
,di Zarathustra); la sua stesura deve collocarsi durante il periodo della
dinastia Sasanide ,V-VI secolo d.C.), quando lo zoroastrismo divenne
religione di stato. Ia scrittura utilizzata per scrivere l’Avesta e derivata
direttamente da quella pahlavi, ma rimaneggiata per rendere i testi sacri
meglio intelligibili, aggiungendo sedici segni per altrettante slumature
vocaliche. Iurono cosi create lettere addizionali, mediante l’aggiunta di
segni diacritici, e altri nuovi segni lurono inventati. Questa, come anche la
pahlavi, ha un andamento da destra a sinistra; le lettere sono ben distinte
tra loro e le vocali, sia brevi sia lunghe, sono annotate con il sistema delle
matres lectionis.
¡3.+. Scrittura sogdiana
Ia scrittura sogdiana lu utilizzata anticamente nel 1urkestan orientale dal
popolo dei Sogdi, i quali parlavano un dialetto medio iranico orientale. Ia
regione divenne una provincia dell’Impero Achemenide sotto Ciro ,3+3-
33º a.C.) e dopo Alessandro Magno ,336-323 a.C.) lece parte dell’impero
dei Seleucidi hno a quando nella meta del III secolo a.C. il satrapo Diodoto
,23O-23O a.C.) si ribello, traslormando questa provincia in una parte
indipendente della Battriana. Questo regno lu distrutto nella seconda
meta del II secolo a.C. dall’invasione dei Saci che si stabilirono in Sogdiana
contenendo l’avanzata dei Mongoli Yu-ci.
I’importanza della scrittura sogdiana ,hg. +2) e sempre stata considerevole
poiche punta piu avanzata delle culture, Achemenide prima ed Lllenistica
poi. Documenti attribuibili ai sogdiani sono stati rinvenuti hno al 1urkestan
226
Zoroastro o Zarathustra vissuto in un’epoca imprecisata tra il VII ed il VI secolo a.C.,
londo una nuova religione che prese il nome da lui ,zoroastrismo); egli lascio sette poemi,
che sono raggruppati in cinque Cāthās, che entrarono a lar parte di una vasta collezione
di letteratura sacra conosciuta appunto come Avesta.
188 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La diffusione della scrittura aramaica in Asia centro-meridionale: le scritture iraniche
Fig. 41 - scrittura avesta
189 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La diffusione della scrittura aramaica in Asia centro-meridionale: le scritture iraniche
Fig. 42 - origine della scrittura sogdiana.
190 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La diffusione della scrittura aramaica in Asia centro-meridionale: le scritture iraniche
orientale, ma si tratta per lo piu di documenti buddhisti, manichei e
cristiani redatti in varie scritture. I piu antichi documenti in tale scrittura
risalgono al I secolo d.C. mentre i piu recenti al VII d.C. Questa scrittura,
in una lase piu antica, appare molto vicina a quell’aramaica, mentre nei
documenti piu tardi le lettere mostrano un maggior numero di legami
con tendenza a conlondersi.
Ie lorme principali di questa scrittura sono due: la prima e usata nelle
cosi dette Antiche lettere, ed e costituita da lettere su carta, che datano
probabilmente dal IV secolo d.C., mentre la scrittura sogdiana comune e
attestata in documenti secolari, quali quelli trovati sul Monte Mugh e in
manoscritti buddhisti e manichei di 1urla.
Da citare poi la scrittura sogdiana cristiana, la quale e una variante di
quella siriaca nestoriana, utilizzata da cristiani nestoriani della regione di
1urlan. Lssa include segni vocalici, indicati con il sistema siriaco di punti,
elemento di grande aiuto per la corretta vocalizzazione di molte parole
sogdiane.
¡3.3. Scrittura manichea
Si chiama manichea la scrittura, derivata dall’aramaico corsivo, adoperata
secondo la tradizione dallo stesso Mani, londatore della religione che
da lui prese il nome
22¯
, e dai suoi discepoli, utilizzata per scrivere una
lingua medio-persiana o turca orientale, ma il ritrovamento di alcune
coppe magiche mesopotamiche scritte con questo tipo di allabeto, ha
portato a concludere una sua origine anteriore alla nascita di Mani.
Questa scrittura, attraverso la predicazione missionaria, si dihuse in
Asia centrale hno all’Lstremo Oriente, dando vita a varie scritture
locali. Secondo la tradizione Mani nacque a Ctesilonte ,Seleucia) nella
Mesopotamia meridionale nel 2¡3-2¡6 d.C., da cui parti verso l’India
raggiungendo lorse il 1ibet e la Cina; lu perseguitato per le sue idee
22¯
Ia religione manichea e di tipo dualistico ,luce-tenebre; bene-male); Mani si presentava
come l’ultimo proleta dopo Zoroastro, Buddha e Cesu, della verita religiosa che doveva
essere dihusa in tutto il mondo. 1esti maniche si trovano scritti in latino, greco, copto,
siriaco, arabo, sogdiano, pehlevico, turco, uiguro, cinese, a testimonianza della sua dil-
lusione. Sulla base di un’idea universale, questa religione si sparse tra la hne del III e nel
corso del IV secolo d.C. in Asia occidentale, in Luropa meridionale, in Alrica del nord,
Irancia e Spagna, in 1urkestan e alla hne del VI secolo in Cina dove si dihuse durante i
secoli VII-VIII. 1ra coloro che aderirono a questa religione, il piu lamoso e sicuramente
Sant’Agostino. I sovrani 1urchi uiguri nel ¯62 proclamarono il manicheismo religione di
stato, dove rimase hno al XIII secolo ,avvento dell’impero mongolo); in Cina persistette
per qualche tempo, ma hni per scomparire rapidamente. 1ranne che nello stato Uigur il
manicheismo lu perseguitato in tutto il mondo.
191 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La diffusione della scrittura aramaica in Asia centro-meridionale: le scritture iraniche
religiose e mori in patria giustiziato dal re Sasanide, Bahram II tra il
2¯3 e il 2¯6 d.C. Ia scrittura propriamente manichea e testimoniata
da documenti manoscritti rinvenuti nel 1urkestan orientale e in
Mesopotamia meridionale; a quanto risulta dai ritrovamenti archeologici,
e utilizzata, oltre che per testi concernenti la religione manichea, anche
per scopi prolani, ma sulla base di quanto rinvenuto quest’utilizzo e
probabilmente posteriore alla morte di Mani. I’origine di questa scrittura
e tuttora oggetto di discussione. M. Iidzbarski vi trova somiglianze con
la scrittura palmirena corsiva che ora si tende ad assegnare alla regione
di Lmesa, attribuendogli un’origine mesopotamica, altri, tra i quali
j.C. Ievrier, ritengono invece possibile un’origine palmirena a seguito
dell’espansione di questo popolo nel III secolo d.C.
192 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
¡6.
SCRI11URL DLRIVA1L DAII’ARAMAICO
ÞLI PALSI DI AMBI1O IIÞCUIS1ICO AI1AICO
Attraverso la mediazione dell’antica Persia pre-islamica, la scrittura
aramaica lu utilizzata anche da popolazioni la cui lingua apparteneva al
gruppo altaico
22S
, che occupavano vaste zone dell’Asia.
¡6.¡. Scrittura paleo-turca ,rune orkhon)
Þella valle del hume Orkhon, nella Mongolia nord-occidentale e nel
1urkestan nord orientale, nel XIX secolo d.C. lurono trovate delle
iscrizioni in lingua turca, datate intorno al VII-VIII secolo d.C. e rimaste
per un certo tempo indecilrate. Questo allabeto, chiamato orkhon dal
luogo del loro primo ritrovamento nella valle del hume Orkhon, mostra
delle caratteristiche esterne che lo lanno somigliare alle rune germaniche
per la mancanza di tratti curvi nel tracciato delle lettere, da cui il nome di
rune orkhon o anche di lettere paleo-turche runilormi, o rune siberiane.
Ia loro decilrazione avvenne alla hne del XIX secolo per opera del danese
W. 1homsen
22º
, interpretazione poi conlermata dal ritrovamento di
alcuni manoscritti, uno dei quali riporta, sotto ogni runa paleo-turca,
il corrispondente lonetico in scrittura manichea. Ie rune orkhon sono
composte di 3S segni, di cui + per indicare S vocali ,un segno per <a/e-,
uno per <i/ï-, uno per <ö/u-, uno per <o/u-) mentre un solo segno per
<ë-. I gralemi hanno un valore sillabico, rappresentando la vocale <a- o
<á- + la consonante ,VC) o la sola consonante ,C). Due punti sovrapposti
servono per dividere le parole. Ia direzione della scrittura e da destra
verso sinistra, in linee orizzontali o in colonne verticali.
Ia loro origine e controversa: secondo alcuni verrebbero dalla scrittura
pahlavi arsacide, mentre altri propendono per uno stadio antico della
scrittura sogdiana. Secondo il 1homsen, l’origine sarebbe da ricercare in
una lorma tarda di aramaico, secondo altri studiosi, deriverebbe invece
dalla scrittura licia o caria, o comunque da una scrittura dell’Asia Minore
23O
.
22S
Appartengono al gruppo delle lingue altaiche le lingue turciche, mongoliche, tunguse ,o
manciu-tunguse) a cui recentemente sono state aggiunte il coreano ed il giapponese.
22º
V. 1homsen, 1urcica. Ltudes concernant l‘interpretation des inscription turques de la
Mongolie et de la Siberie. Helsinki, ¡º¡6.
23O
Sul problema dell’origine delle rune orkhon, vedi: 1. 1ekin, A Crammar ol Orkhon
1urkic, Iondon and Þev York, ¡ºº¯.
193 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Scritture derivate dall’aramaico nei paesi di ambito linguistico altaico
Ie rune orkhon lurono usate anche nel tardo impero Uiguro ,VIII secolo
d.C.) e nell’est del 1urkestan.
Dalla scrittura paleo-turca deriva quella magiara, non pero senza inhuenze greche
,lorse glagolitiche) e di altre scritture, nella quale erano redatte alcune iscrizioni
medievali provenienti dalla 1ransilvania e dall’Ungheria meridionale.
¡6.2. Scrittura uigura
Ia scrittura corsiva sogdiana lu adattata alla lingua turca dell’impero
Uiguro
23¡
tra l’VIII-IX secolo d.C. e lu utilizzata da alcuni gruppi hno al
XVII secolo d.C. I’allabeto sogdiano utilizzato dagli Uiguri, e una versione
ridotta di quello aramaico, utilizzato con alcune modihche e semplihcazioni;
la scrittura e verticale in colonne che vanno da sinistra verso destra, mentre
le lettere assumono una diversa lorma a seconda se sono iniziali, hnali,
mediane o isolate ,hg. +3). In origine particolari problemi sorsero in questa
scrittura per l’annotazione delle vocali, dihcolta superate dall’utilizzo dei
simboli corrispondenti alle lettere semitiche originarie: <א- ,aleph) per <a- e
<á-; <י- ,yod) per <i- e <ï-, <ו- ,vav) per <u- e <ű-. Il documento piu antico
in scrittura uigura, e un’iscrizione bilingue sogdiano-turco del IX secolo
d.C., ma uno dei documenti piu importanti e l’iscrizione trilingue rinvenuta
in Mongolia, a Karabalgasun, capitale degli Uiguri, scritta in uigurico,
cinese e sogdiano dove si parla dell’introduzione del manicheismo presso il
popolo degli Uiguri. Questa scrittura, al principio del XIII secolo, divenne
la scrittura uhciale dell’impero mongolo sotto Cenghiz-Khān.
23¡
Cli Uiguri sono un’etnia turcolona del nord-est della Cina.
Fig. 43 - scrittura uigura.
194 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Scritture derivate dall’aramaico nei paesi di ambito linguistico altaico
¡6.3. Scrittura mongola
Ia scrittura uigura lu dapprima utilizzata dai Mongoli dopo la loro
conquista dello stato Uigur, come attestato dalla Pietra di Cenghiz-Khān
,¡22O-¡223) conservata all’Hermitage di San Pietroburgo redatta in lingua
mongola e in scrittura uigura e nel sigillo che il khān Cuyuz appose nel
¡2+6 su una lettera inviata a papa Innocenzo III. Þel corso degli anni sono
noti dalla tradizione, poiche mancano documenti, numerosi tentativi di
adattare la scrittura uigura alla lingua mongola. Secondo la leggenda, hn dal
¡2OS dopo la vittoria di Cenghiz-Khān contro i Þaiman, una popolazione
pre-mongola, lu catturato uno scriba, 1abar-1onga, che adatto al mongolo
l’allabeto uiguro, ottenendo cosi l’unica scrittura verticale che proceda da
sinistra verso destra. Questo e l’allabeto ,composto di 3S lettere, S vocali e
2¯ consonati) ,hg. ++) che, con poche modihcazioni, e usato tuttora nella
Mongolia interna. Intorno al ¡2¯3 d.C., Khubilai Khān, chiese a un monaco
tibetano, Phags pa Blo gros rgyal mtshan, di studiare una scrittura uhciale,
promulgata dall’impero, d’ispirazione buddista. Iu introdotta cosi la
scrittura quadrata o scrittura imperiale, traslormata da una scrittura a righe
verticali in una a righe orizzontali. Questa scrittura, nota anche con il nome
di scrittura mongola del sigillo o anche sistema phagspa, cadde in disuso
dopo la hne della dinastia Yuan, rimanendo come strumento elementare per
imparare la pronuncia del cinese
232
. Þel XVII secolo d.C. lu ulteriormente
modihcata dall’introduzione della scrittura chiara, inventata da Zaya
Pandita Þamkhai¡amco ,¡6+S), poi dalla scrittura svāyambhu e quindi dalla
scrittura orizzontale quadrata, le ultime due inventate da jñānava¡ra, gran
sacerdote di Khalkha. Ia scrittura chiara riveste una grande importanza
poiche rihette i cambiamenti linguistici della lingua mongola di quel
periodo, circostanza che la porto in breve a diventare la scrittura uhciale
dei Mongoli dell’Ovest, di Oirats e Kalmyks e, con alcuni cambiamenti, a
essere utilizzata anche in jungaria
233
e nell’est del 1urkestan e costituire la
base per gli allabeti buriano e calmucco. Con la sovietizzazione degli ultimi
anni 1renta del XX secolo, anche il mongolo ha ricevuto una lorma scritta
basata sull’allabeto cirillico, l’unica uhciale hno al ¡ºº+.
Þel ¡3ºº Þurhaci londo l’impero Mancese che arrivo a dominare tutta la
Cina, ordinando che losse creato un nuovo allabeto per la lingua mancese:
Lrdeni Baski aggiunse alcuni simboli alla scrittura mongola, creando
232
Þel ¡3S¯, Ayushi creo una versione semplihcata di questo allabeto per una esatta tra-
scrizione del sanscrito e delle parole tibetane.
233
jungaria o Dzungaraia, regione del nord-ovest della Cina.
195 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Scritture derivate dall’aramaico nei paesi di ambito linguistico altaico
un allabeto che lu utilizzato hno alla rilorma di Dahai del ¡632, il quale
modihco ulteriormente questo allabeto aggiungendo puntini e cerchi.
I’ordine allabetico della scrittura mongola lu preservato, ma lurono
eliminate tutte le ambiguita, utilizzando segni diacritici.
Fig. 44 - scritture Calmuca e Mongola
196 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
¡¯.
IL SCRI11URL IÞDIAÞL
Þon conosciamo con esattezza quando la scrittura lu introdotta in India, ma
presumibilmente quest’evento si deve ai commercianti semiti intorno all’VIII
secolo a.C. come ritiene C. Buhler
23+
, o nel V secolo a.C. come invece sostenuto
da A.B. Keith
233
. Inizialmente la struttura sociale indiana aveva limitato la
dihusione di questo mezzo di comunicazione: in una societa organizzata
hn dal principio in una struttura rigida, la possibilita di poter lare accedere
alla conoscenza anche altri attraverso la comprensione della scrittura, era
lortemente avversata. Una svolta signihcativa si ebbe per due personaggi: il
primo lu Buddha, da cui derivo il Buddhismo, mentre il secondo lu Mahavira,
londatore del Ciainismo
236
, i quali rihutarono la struttura sociale indiana della
divisione in caste e prolessarono un’eguaglianza tra tutti gli uomini.
Sulle prime testimonianze della scrittura indiana esistono oggi due scuole
di pensiero. Ia prima ritiene che la piu antica testimonianza siano gli
editti rupestri dell’imperatore Mauryan Aśoka ,2¯2-23¡ a.C.), redatti
per esaltare la sua opera di riunihcatore dell’India, nelle due piu antiche
scritture indiane, diverse, ma gia pienamente sviluppate: kharoṣṭhī
e brāhmī. Ia seconda scuola di pensiero, invece, ritiene che la prima
testimonianza sia rappresentata dai grahti di Anurādhapura ,inizio
IV secolo a.C.); una caratteristica comune a tutte le scritture indiane, e
comunque rappresentata dal latto che queste sono sillabiche, o come le
dehnisce il Ievrier, neosillabiche
23¯
. Dal punto di vista linguistico, sono
23+
C. Buhler, On the origin ol the indian Brāhma Alphabet, 3. ed., Varanasi, ¸¡º63j.
233
Cambridge history ol India, v. ¡, Cambridge, ¡º22. ¡26.
236
Io jainismo o Ciainismo e una corrente hlosohca a lorti connotazioni religiose aher-
matasi nel VI secolo a.C. grazie a Vaddhamana ,3ºº- 32¯ a.C.), piu noto come Mahavira
grande eroe e considerato l’ultimo di un guruparampara o lignaggio di ventiquattro ma-
estri, noti come jina o vincitori. Vaddhamana aggiunse ai quattro precetti di Paseva ,non
uccidere, non mentire, non rubare, rinuncia al possesso), la castita e rese obbligatoria la
conlessione, prima solo lacoltativa. Raggiunta la suprema conoscenza, dopo dodici anni
di penitenza, costitui una comunita non solo di monaci -Yati-, seguaci delle regole piu
severe, ma pure di laici o auditori -savaga-. Da documenti a noi pervenuti, apprendiamo
che alla sua morte ,avvenuta a Pava, presso Patna, all’eta di settantadue anni) la comunita
da lui londata comprendeva ¡+.OOO asceti, 36 monache, ¡3º.OOO laici, 3¡S.OOO laiche.
23¯
j. C. Ievrier, Storia della scrittura, op. cit. 333-3¯2. Con il termine di neosillabiche il
Ievrier indica anche altre scritture come l’etiopico.
197 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture indiane
Fig. 46 - lo sviluppo della scrittura brāhmī. Caratteri nord-indiani normalizzati.
Fig. 45 - scrittura kharoṣṭhī.
III sec. a.C. II-I sec. a.C. VII-IX sec. d.C. IV-VI sec. d.C. I-III sec. d.C.
198 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture indiane
dehnite allasillabiche ,o anche albugida, mutuando questo termine dalle
prime quattro sillabe del sillabario etiopico), ossia la scrittura e composta
di un sistema in cui ogni segno grahco rappresenta una consonante e una
vocale inerente ,CV). Þel caso delle scritture indiane e comunemente la <a-;
le altre vocali sono espresse mediante segni diacritici sovra o sottoscritti,
mentre non si da il caso in cui debba essere espressa una consonante piena
senza vocale, dato il valore londamentalmente sillabico del sistema.
¡¯.¡. Scrittura kharoṣṭhī o indo-battriana
I’origine del nome della scrittura kharoṣṭhī e oscura: secondo alcuni
signihcherebbe labbro d’asino, ma a giudizio di S. Ievi il suo signihcato
e da ricercare nella parola “kharoṣṭrī = asino-cammello” nome sanscrito
della citta di Kashgar. Attestata su monete, tavole di legno, ruvidi pezzi
di pelle, alcune gemme e in piccola quantita in iscrizioni rupestri, e una
scrittura essenzialmente regionale, da cui non si generarono altre scritture.
Ia sua presenza e, inlatti, limitata essenzialmente all’Asia centrale e
all’India nord-occidentale ,nord del Pakistan ed est dell’Alghanistan) tra
il III secolo a.C. e il III-IV secolo d.C.; in Asia centrale sopravvisse, seppure
in maniera sporadica, hno al VII secolo d.C. Scrittura londamentalmente
commerciale, ha un carattere molto corsivo e le iscrizioni pervenuteci
ne attestano un uso di tipo corrente poco attento all’ortograha, con
un andamento da destra verso sinistra. Ia scrittura kharoṣṭhī, di tipo
sillabico, e composta di 23 segni di base che rappresentavano le consonanti
accompagnate dalla vocale <a-, la piu lrequente nelle lingue indiane ,hg.
+3). Ie vocali indicate sono cinque <a, e, i, o, u-; quando iniziali sono
scritte con dei segni particolari, se invece accompagnano una consonante,
il segno corrispondente e provvisto di un segno particolare che puo essere
un tratto obliquo in alto per la <e-, un tratto trasversale rispetto alla lettera
per <i-, un tratto obliquo in basso per <o-, un tratto orizzontale in basso
per <u-. Ie vocali lunghe non sono indicate con segni particolari e nel
caso di una consonante nuda, vale a dire non seguita da una vocale, la
scrittura kharoṣṭhī usa lo stesso sistema della scrittura brāhmī: unisce con
una legatura al segno sillabico seguente il segno corrispondente a questa
consonante.
¡¯.¡.¡. I’origine della scrittura kharoṣṭhī
Una possibile origine di questa scrittura da un modello semitico, lu per
prima volta ipotizzata e discussa da L. 1homas nel ¡S3S, e messa in
relazione piu specihcatamente con la scrittura aramaica da I. 1aylor. In
seguito questa teoria lu ripresa e sviluppata ulteriormente da j. Halevy,
199 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture indiane
e inhne raggiunse la sua lormulazione dehnitiva con il Buhler nel ¡Sº3;
quest’ultimo in particolare, mise in evidenza come l’andamento della
scrittura da destra verso sinistra, losse probabilmente collegato con una
sua origine semitica
23S
. Secondo questi studiosi, l’origine della scrittura
kharoṣṭhī e da lare risalire alla conquista operata da Dario I della regione
dell’Indo e alla conseguente imposizione come lingua uhciale per gli
scambi commerciali e per le relazioni diplomatiche dell’aramaico e del
greco. Ie relazioni diplomatiche esistenti tra la cancelleria persiana e
quell’indiana portarono poi alla nascita della scrittura kharoṣṭhī
23º
.
¡¯.2. Scrittura brāhmī
Ie prime testimonianze della scrittura brāhmī risalgono al III sec. a.C.; si scrive
da sinistra verso destra con l’unica eccezione di un’iscrizione su una moneta
dove l’andamento era da destra verso sinistra, ma questo poteva essere stato un
errore dell’incisore. Ia scrittura brāhmī, sillabica come la scrittura kharoṣṭhī,
e composta di 32 segni sillabici, cui si aggiungono quattro segni per le vocali
iniziali ,<a, i, u, e-), e un segno speciale che indica la nasalizzazione di una
vocale hnale. A ogni consonante e legata la vocale <a- e quando la vocale e
diversa, il gralema di base si modihca. Þel caso di consonante priva di vocale,
consonante + consonante + vocale ,CCV) il segno che indica la consonante
priva di vocale e scritto sopra o sotto il segno sillabico che segue, mantenendo
cosi il sillabismo puro della scrittura ,hg. +6). Questo sistema porta spesso le
lettere a complessi intrecci che rendono dihcile la comprensione delle lettere.
Da quella brāhmī derivano numerose altre scritture, sia in India sia nell’Asia
centrale sia nell’Lstremo Oriente. 1ra le principali evoluzioni, tra il II e I
secolo a.C., particolarmente interessante e la scrittura detta bhaṭṭiproḷu, che
diherisce dalla brāhmī nella graha di cinque consonanti e nella maniera di
segnare le vocali postconsonantiche <a- e <ā-.
¡¯.2.¡. I’origine della scrittura brāhmī
I’origine della scrittura brāhmī, e uno dei maggiori e piu controversi
problemi dell’epigraha indiana, sulla quale sono state avanzate le ipotesi
piu varie, che qui si riassumono brevemente
2+O
:
¡. origine indiana: alcuni studiosi, tra cui principalmente A. Cunningham,
23S
C. Bűhler, Indian Paleography, Þev Dehli, 2OO+. 33.
23º
Per una comparazione dei segni di questa scrittura con quelli aramaici vedi la tavola a
p. 3S nell’opera di C. Bűhler, Indian Paleography, op. cit.
2+O
Per una bibliograha completa sull’origine della scrittura brāhmī, vedi: Þ.P. Rastogi,
Origin ol brāhmī Script: 1he beginning ol Alphabet in India, Varanasi, ¡ºSO.
200 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture indiane
Fig. 47 - Confronto tra gli alfabeti semitici e quelli indiani.
201 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture indiane
ritengono che questa scrittura derivi da un modello pittograhco secondo
il principio acrolonico, come nel caso delle iscrizioni proto-sinaitiche.
Per esempio, la lettera <kha- potrebbe derivare dal pittogramma
rahgurante una zappa o un piccone, dalla radice <khan = scavare-, ecc.:
questa tesi e pero molto contestata;
2. origine dalla scrittura dell’Indo: un’altra ipotesi vedrebbe l’origine
della scrittura brāhmī dalla scrittura dell’Indo, di cui si e discusso in
precedenza, ma anche questa tesi non ha trovato molti sostenitori;
3. origine greca: questa teoria si deve a j. Prinsep, decilratore della scrittura
brāhmī, che per primo ha ipotizzato una sua origine dalla scrittura
greca. Secondo K. Ottlried Muller, a seguito dell’invasione dell’India
da parte d’Alessandro il Crande, si sarebbe dihusa in questa regione la
scrittura greca da cui sarebbe poi derivata la brāhmī: quest’ipotesi e
stata variamente riveduta dagli studiosi successivi;
+. origine dalla scrittura kharoṣṭhī: come ha proposto in ultimo H. Ialk,
inhuenzato dalle tesi di Halevy, la scrittura brāhmī potrebbe provenire
da quella kharoṣṭhī, con una lorte inhuenza secondaria dal greco, ma
anche questa ipotesi non ha trovato molto seguito;
3. origine sud-semitica: una possibile somiglianza tra la scrittura brāhmī
e quella sud-semitica e stata proposta per primo da I. Ienormant nel
¡S¯3 e poi da W. Deecke nel ¡S¯¯, ma questa teoria e stata contestata
dal Buhler;
6. origine lenicia: la possibilita di un rapporto tra la scrittura indiana
e l’allabeto nord-semitico ,scrittura lenicia) lu osservato per primo
da Ulrich Iriedrich Kopp nel ¡S2¡, ma la sua analisi si basava su una
lorma piu recente delle lettere. I’ipotesi semitica lu in seguito ripresa
da Albrecht Weber, che lece una comparazione tra la scrittura nord-
semitica e le prime lorme della scrittura indiana, ma le sue conclusioni
non lurono ritenute molto credibili. C. Buhler nel ¡Sº3, nella sua
opera On the Origin ol the Indian Brāhmā Alphabet
2+¡
, conlronto
l’iscrizione di Aśokan con le altre iscrizioni antiche e quindi con la
scrittura nord-semitica, osservando numerose somiglianze ,hg. +¯).
Pur criticata da alcuni studiosi, oggi questa e una delle ipotesi che
hanno maggior seguito;
¯. origine aramaica: l’ipotesi di un’origine aramaica, si deve per primo ad
2+¡
Ia seconda edizione lu pubblicata nel ¡SºS. Particolarmente importante la tavola di
comparazione degli allabeti antico semitici e brāhmī, posta alla hne del volume.
202 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture indiane
A.C. Burnell
2+2
, ripresa in tempi piu recenti da D. Diringer
2+3
. A lavore
di questa tesi vi e una maggiore somiglianza dei caratteri con una
scrittura semitica piu evoluta rispetto a quella lenicia, e un possibile
canale di comunicazione dall’Iran, da cui sarebbe poi passata in India.
A oggi, questa, insieme all’ipotesi che vedrebbe derivare la scrittura
brāhmī dal lenicio, e una delle tesi che trovano maggior consenso tra
gli studiosi.
¡¯.2.2. Scritture sviluppate dalla brāhmī
Ia scrittura brāhmī, da cui ebbero origine tutte le altre scritture indiane,
produsse ad un certo punto della sua storia, una variazione grahca
caratterizzata da un cuneo pronunciato alla sommita di ciascun carattere,
che nelle scritture dell’India del nord, come la devanāgarī, si sviluppo
in un lungo tratto orizzontale che univa tra loro tutti i caratteri, che
prende il nome di māntrā, che signihca potenza. Questa caratteristica
grahca non presenta nessun problema nel caso dell’India del nord, dove
per scrivere sulle loglie di palma e utilizzato inchiostro e pennino, ma
nel Sud est Asiatico, dove i caratteri sono incisi con uno stilo metallico
appuntito, i lunghi tratti orizzontali che seguono esattamente le linee
della hbra della loglia di palma, tendono lacilmente a lacerare la loglia
in senso longitudinale distruggendola. Þe consegue che le scritture
indiane cominciarono ad assumere sempre piu una lorma arrotondata,
senza alcuna linea di connessione tra i singoli caratteri, e quando questo
tipo di scrittura si dihuse nel Sud-est Asiatico nel corso del I millennio
d.C., sembra che questa caratteristica sia sopravvissuta, benche i materiali
scrittori utilizzati lossero diversi.
¡¯.3. Scritture indiane settentrionali
Buhler ha catalogato le scritture indiane settentrionali, nate dalla
scrittura brāhmī, per il periodo 33O -¡3OO d.C., dividendole in sette
gruppi principali:
¡. Cupta: e la scrittura piu antica ,IV-VI secolo d.C.), di cui si conoscono
numerose varianti. L utilizzata in iscrizioni epigrahche e anche nei
manoscritti; il suo nome derivava dalla dinastia dei Cupta, regnante
a Magadha. Questa scrittura, che nella terminologia utilizzata da
D.C. Sircar, il maggiore studioso d’epigraha indiana, e chiamata tarda
2+2
A.C. Burnell, Llement ol South-Indian Paleography lrom the Iourth to the Seven-
teenth Century A.D., Iondon, ¡S¯+. S-º.
2+3
D. Diringer, I’allabeto nella storia della civilta, Iirenze, ¡º6º. 3O¯-3¡3.
203 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture indiane
Brāhmī, e normalmente divisa in due gruppi principali ,hg. +S): Cupta
dell’est e Cupta dell’ovest. Verso il VI secolo d.C., la scrittura Cupta del
nord si evolse verso la siddhamātṛkā.
2. Siddhamātṛkā: intorno al tardo VI secolo d.C., la scrittura gupta
si traslorma nella scrittura siddhamātṛkā, che si presenta come
epigrahca e corsiva ,secolo VI d.C.), largamente dihusa in Cina e in
Ciappone come sistema di scrittura della lingua sanscrita; scrittura
angolosa, i tratti verticali terminano in alto a testa di chiodo. Þel
nord dell’India, intorno all’XI secolo questa scrittura si ahermo come
la versione piu antica della moderna scrittura nāgarī, utilizzata
nel nord dell’India. I’importanza della siddhamātṛkā. deriva dalla
grande inhuenza che essa ebbe nello sviluppo delle altre scritture nel
continente indiano.
3. Þāgarī ,=cittadina, da nagara = citta): comunemente dehnita nella
sua lorma moderna con il nome di devanāgarī ,hg. +º), vale a dire la
“nāgarī degli dei”. Questa scrittura e attestata nel nord dell’India hn
dal 3OO d.C., ma la prima iscrizione in soli caratteri nāgarī risale al
¯3+ d.C.; dall’inizio dell’XI secolo d.C. sostituisce completamente la
scrittura siddhamātṛkā. Dalla nāgarī derivano numerose altre scritture
come ad esempio la bālbōdh ,=istruzioni dei ragazzi) adoperata per
la lingua indoaria meridionale, la rā¡asthānī, scrittura moderna
adoperata nella vita quotidiana e nel commercio per l’omonimo
linguaggio nel Rā¡asthān; la mārvārī utilizzata per la lingua parlata
nel Marvar, nandi nāgarī, utilizzata per le iscrizioni su coppe nel
periodo medievale, ecc. Ia scrittura devanāgarī dalla comparsa della
stampa e la scrittura uhciale per il sanscrito, e oggi e utilizzata anche
per scrivere l’hindi, lingua uhciale dell’India. Ia sua caratteristica
principale e la linea orizzontale detta māntrā ,=potenza) che segue
tutto il rigo unendo tutte le sillabe, ma spesso anche le parole. Ia sua
struttura e simile a quelle delle altre scritture indiane, basandosi sul
valore sillabico d’ogni segno e sull’utilizzo delle legature per esprimere
la consonante nuda, vale a dire senza vocale. Ia sua importanza
risiede nella precisione della trascrizione lonetica: inlatti, e composta
di nove vocali, ognuna delle quali puo essere breve o lunga ,<a-, <ā-,
<i-, <ī-, <u-, <ū-, < ṛ-, <ṛ̅ -, <ḷ-) quattro dittonghi ,due brevi <e-, <o-
2++

e due lunghi <ai-, <au-) e 33 consonanti suddivise in otto gruppi.
2++
Sebbene etimologicamente derivino rispettivamente da ai e au, a partire dal 3OO a.C.
sono state pronunciate e sono pronunciate come le vocali lunghe ē ed ō della maggior parte
degli idiomi europei.
204 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture indiane
Fig. 48 - scrittura Gupta proveniente da: džirnar, ašoka, Gudžarat e allahabad.
Vocali:
205 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture indiane
Fig.49 -scrittura devanagari
206 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture indiane
+. Çāradāe: variante settentrionale della scrittura gupta ,vedi sopra al n. ¡),
e attestata dopo l’SOO d.C. circa nel Kashmir e nel Pen¡ab del nord-est,
e caratterizzata da numerose legature dihcili da interpretare.
3. Proto-bengālī: scrittura derivata dalla nāgarī intorno alla hne dell’XI
secolo d.C. nell’India orientale, mostra gia alcune tracce di quella che
sara poi la moderna scrittura bengāli.
6. Þepali o Þelari: imparentata con la scrittura proto-bengālī, appare per
la prima volta nel XII secolo, per scomparire nel XV secolo d.C. ,hg.
3O); una sua variante e la scrittura nepalese a uncino.
¯. A punta di lreccia: tipo di scrittura lorse originata da una lorma
antica della scrittura brāhmī. Apparsa per la prima volta nell’India
occidentale, non ha nessuna parentela con la nāgarī.
Sempre nel gruppo delle scritture indiane settentrionali, si trova la
scrittura tibetana ,hg. 3¡), derivata dalla siddhamātṛkā del VII secolo d.C.
Ia tradizione vuole che questo sistema grahco sia stato inventato dal
monaco 1hon mi Saṃbhoṭa intorno al 63O d.C.; ma le prime attestazioni
del tibetano, si hanno dal VII secolo, grazie a testi tradotti dal sanscrito
o dal cinese e grazie a testi originali, risalenti questi ultimi ai secoli
VIII-IX. Di questa scrittura si conoscono diversi tipi, che possono essere
raggruppati in due principali:
¡. scrittura libraria: utilizzata anche nella stampa, detta dbu-chan, e la
scrittura utilizzata nei testi religiosi;
2. scrittura corsiva: detta dbu-med, di tipo corrente, utilizzata nell’uso
quotidiano laico.
Ia principale diherenza tra loro e che la prima ha i tratti orizzontali che
coprono le lettere in alto ,come nella devanāgarī), mentre nella seconda
questi tratti mancano. Ia scrittura tibetana e stata adattata anche ad altre
lingue dell’Asia centrale.
¡¯.+. Scritture indiane meridionali
1ra le scritture dell’India meridionale, anch’esse derivanti dalla brāhmī,
va citata la telugu-kannada, utilizzata per scrivere le due principali lingue
207 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture indiane
Fig. 50 - tre varianti della scrittura nepali
208 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture indiane
Fig. 51 - tre tipi di scrittura tibetana.
209 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture indiane
Fig. 52 - alfabeto telugu
210 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture indiane
dravidiche dell’India
2+3
: telugu o telinga ,hg. 32) e kannara o canarese
2+6
.
Queste scritture lurono spesso usate per trascrivere il sanscrito, lingua
indoeuropea diversa dal gruppo dravidico. Ia telugu e la kannada, usate
rispettivamente in Andhra Pradesh e Karnataka, sono molto simili e
derivano dal tipo di scrittura usato nelle iscrizioni in Cālukiya a est e
a ovest di Dekkan dal VI al IX secolo d.C. In origine era usata la stessa
scrittura sia per scrivere la lingua telugu che per la lingua kannada, da qui
la dehnizione di scrittura telugu-kannada, ma verso il ¡2OO d.C. si assiste a
una loro diherenziazione grahca; in particolare la telugu cambia la lorma
delle lettere, mentre la kannada mantiene molte delle lorme originarie.
Io sviluppo della scrittura telugu-kannada e normalmente diviso in tre
periodi: dal IV al VI secolo d.C., e detto periodo antico, dal VII al X secolo
d.C., periodo medio, e dal X al XII secolo d.C. periodo tardo.
Al sud, il regno dei 1amil, dove era parlata la terza grande lingua del gruppo
dravidico, si sviluppo invece una propria scrittura, che si distingueva
dalle altre per il numero minore di segni; il suo inizio e latto risalire a
un’iscrizione dell’VIII secolo d.C. Þella scrittura tamil non si distingue
tra consonanti sorde e sonore e mancano le aspirate; originariamente
e composta di 2¡ lettere, ma oggi sono registrati 3O diversi segni. Piu
precisamente, questa scrittura diherisce dalla nāgarī non solo per l’assenza
delle legature, ma anche per i segni delle aspirate, delle medie e delle
sibilanti. Convenzionalmente, il tamil antico e adesso trascritto nella sua
lorma moderna, chiamata tamiẓ eẓuttu.
Una quarta scrittura indiana meridionale e rappresentata da quella grantha, di
tipo epigrahco, risalente al VI secolo d.C.; di diretta derivazione dalla brāhmī,
lu utilizzata per scrivere la lingua malayalam, parlata nella regione indiana del
Kerala, mentre nel sud dell’India lu utilizzata per trascrivere la lingua sanscrita.
2+3
Ie lingue oggi parlate in India appartengono a tre diversi gruppi linguistici: l’indoario,
che appartiene al gruppo dell’indeoeuropeo; il munda, del gruppo delle lingue indocinesi,
ed il gruppo delle lingue dravidiche. Il gruppo delle lingue dravidiche, e cosi chiamato
dalla parola sanscrita dr¯vida, usata dagli autori medievali per indicare la popolazione e
la lingua delle popolazioni del sud dell’India. Ie principali lingue dravidiche sono: 1amil,
Malayam, Kurru, Kannada, Kuruba, 1ulu, 1elugu, Kolami, Þaiki, Cadaba, Condi, Konda,
Pengo, Kui, Kuvi, Kurukh, Malto, Brahui ,clr.: M.S. Andronov, A Comparative Crammar
ol the Dravidian Ianguages, Wiesbaden, 2OO3. ¡¯-2+)..
2+6
Il kannada o canarese, e la lingua uhciale dello Stato di Karnataka, stato nel Sud dell’In-
dia, dove e parlato da circa 32 milioni di persone.
211 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture indiane
PrinciPali sistemi di scritture e lingue da essi raPPresentate
2+¯
Area Scrittura Iingue rappresentate
Brahmī ovest-nord-ovest gurmukhi Pan¡abi
¨śaradā kashmiri
¨ṭākrī dialetti del Pan¡ab
¨laṇdā dialetti del Pan¡ab
e del Sindh
nord-centro ¨nāgarī hindi e dialetti;
marathi, nepali,
sanscrito
gu¡aratī gu¡arati e kacchi
modī marathi
est bangla bengalese e
assamese
,con varianti)
oriya oriya
maithili mahithili e
dialetti Bihar
¨kaithī dialetti del Bihar
chakma
,var. di kaithī) dialetti bengalesi
sud sinhala cingalese
scritture di lingue
dravidiche lingue dravidiche
arabo-persiano nastaliq urdu, pan¡abi
naskh sindhi, kasmiri
latino konkani
¨sistemi di scrittura, alcuni di grande tradizione, usati principalmente per la scrittura
corsiva.
2+¯
Da: Ie lingue extraeuropee: Asia e Alrica. A cura di Lmanuele Banh e Þicola Crandi.
Roma, 2OOS. º2.
212 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture indiane
¡¯.3. Scritture del gruppo pāli
Con il termine pāli si possono identihcare un gruppo di scritture utilizzate
per scrivere lingue diherenti di diversi gruppi linguistici che assumono
questo nome dalla lingua tradizionale dei testi buddhisti, il pāli, perche la
loro dihusione e legata a questa religione. Ia loro origine e sicuramente
dalla scrittura brāhmī e le diherenze mostrate sono dovute principalmente
al diverso materiale scrittorio utilizzato che ha inhuenzato il ductus, vale
a dire la maniera di tracciare le lettere. Ia prima lingua utilizzata per
la predicazione buddhista, o piuttosto quella che riteniamo tale negli
editti di Piyadasi piu di due secoli dopo Buddha, e quella della regione di
Maghada, la cosi detta maghadhi di Aśoka, lingua trascritta utilizzando la
brāhmī, che si ritiene non abbia tardato a evolversi divenendo la scrittura
uhciale per la lingua pāli, per un certo periodo lingua uhciale della
religione buddhista. Dal ¯OO d.C. il buddhismo arretro da quelle regioni,
rimanendo conhnato nel Þepal e nelle regioni limitrole: la scrittura pero
rimase, evolvendosi in altre lorme. Oggi, pero, si tende a limitare il ruolo
svolto dal Buddhismo, innestandosi la scrittura pāli quando gia si erano
sviluppate altre scritture nazionali.
213 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
¡S.
IL SCRI11URL DLI SUD-LS1 ASIA1ICO
2+S
¡S.¡. Scritture mon e birmana
2+º
I Mon sono il piu antico e civilizzato popolo della Birmania che nel 3¯3 d.C.
londo la citta di Pegu, da cui il nome di Peguano con cui viene chiamato
questo popolo. I’iscrizione meglio conservata – che puo essere considerata
come Pietra di Rosetta delle scritture mon e pyu – lu trovata nel ¡S66-
¡S6¯, e reca quattro versioni dello stesso testo, ognuna su un pilastro, nelle
lingue pāli, mon, pyu e birmana. Ia scrittura mon probabilmente deriva da
quella grantha dei Pallava di Kanči del sud-est dell’India, mentre secondo
altri studiosi la sua origine e da ricercare invece nella brāhmī. Adattando la
scrittura indiana meridionale alla lingua, i mon eliminarono alcuni caratteri
per i quali non esistevano suoni nella loro lingua e aggiunsero due segni per
indicare i suoni labiali. In questa scrittura ogni segno vocalico ha due pronunce
possibili dehnite dai linguisti pronuncia aperta e pronuncia chiusa e anche i
segni consonantici hanno due possibili pronunce, una aperta e una chiusa a
seconda che la consonante sia accompagnata da una vocale della prima o della
seconda serie. Ia lingua mon e ancora parlata da circa 223.OOO persone.
Dalla scrittura mon deriva quella birmana ,hg. 33), di cui si e gia parlato a
proposito della pāli; aggiungiamo che quest’ultima si puo presentare sotto
tre diverse lorme:
¡. kyok ca ,scrittura su pietra): utilizzata nelle iscrizioni lapidarie;
2. pāli quadrata: presente nei libri buddhisti e vergata con un pennello
intinto nell’inchiostro;
3. ca lum: corsiva, scritta con un pennino intinto nell’inchiostro, su una
loglia di palma.
2+S
Þella dehnizione del Sud est Asiatico si utilizza la ripartizione dell’Asia approvata
dall’OÞU: Asia Occidentale: Arabia Saudita, Armenia, Azerba¡an, Cipro, Lmirati Arabi
Uniti, Ceorgia, Ciordania, Iraq, Israele, Kuvait, Iibano, Oman, Qatar, Siria, 1erritori Pale-
stinesi; 1urchia, Yemen; Asia centrale: Kazakistan, Kirghizistan, 1agikistan, 1urkmenistan,
Uzbekistan; Asia meridionale o Asia del sud: Alghanistan, Bangladesh, Buthan, India, Iran,
Maldive, Þepal, Pakistan, Sri Ianka; Asia orientale: Cina, Corea del Þord, Corea del Sud,
Ciappone, Mongolia; Sud-est Asiatico: Brunei, Cambogia, Indonesia, Iaos, Malesia, Myan-
mar ,ex Birmania), Iilippine, Singapore, 1hailandia ,ex Siam), 1imor Lst, Vietnam.
2+º
Il birmano e la lingua e scrittura uhciale della nazione Birmania, che dal ¡S giugno ¡ºSº
ha cambiato il suo nome in Myanmar.
214 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture del sud-est asiatico
Fig. 53 - scrittura birmana
215 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture del sud-est asiatico
Derivata dalla lorma mon, la scrittura birmana non si e mai diherenziata
dal punto di vista grahco nella lorma esteriore dei caratteri, ma attribuisce
ai segni un valore lonetico diherente.
¡S.2. Scrittura khmer o cambogiana
I’allabeto Khmer
23O
e attestato hn dal 6¡¡ d.C., ma non si esclude l’esistenza
di altre iscrizioni piu antiche. Þei testi in questa scrittura si evidenzia
un grado elevato di perlezione, che porta a retrodatare il suo inizio e a
questo proposito giova citare l’opinione di C. Maspero, che data la sua
introduzione in Cambogia dall’India nel II secolo d.C.; la sua origine e in
ogni caso da ricercare sempre nella scrittura brāhmī.
Ia scrittura khmer ha due lorme, una monumentale e una corsiva; dal punto
di vista lonetico si distingue dalle lingue indiane per due particolarita:
¡. non possiede alcune consonanti attestate in sanscrito, anzi ne possiede
altre sconosciute a questa lingua;
2. il numero delle vocali, dei dittonghi e dei trittonghi raggiunge la
quarantina.
I’utilizzo di una scrittura utilizzata per il sanscrito impiegata per scrivere
una lingua di un gruppo linguistico diherente ,lingue mon-khmer)
presuppone un lorte adattamento grahco che avrebbe snaturato i suoi
caratteri originari. Chi ha adattato questa scrittura alla lingua khmer, ha
avuto la preoccupazione opposta di mantenere i suoi caratteri originali:
anzi per limitare il numero dei segni, le vocali sono state divise in una
serie aperta e una serie chiusa, cosi come nella scrittura mon. Alla stessa
maniera esistono due serie di caratteri sillabici, ciascuna delle quali puo
essere chiusa o aperta; il khmer si scrive da sinistra a destra e le lettere
sono disposte sotto la linea cui si avvicinano in qualche modo con la loro
parte superiore, che i cambogiani chiamano cappello. Riguardo ai segni
vocalici questi sono sempre messi sopra la linea.
¡S.3. Scritture tai
Ie lingue tai appartengono al gruppo sino-tai della lamiglia linguistica
sino-tibetana; le popolazioni parlanti queste lingue risiedevano
originariamente nella Cina centrale e meridionale. I diversi popoli e tribu
1ai possiedono varie scritture:
¡. scrittura siamese o tai
23¡
,hg. 3+): le lingue di questo gruppo adottano un
23O
Khmer e la parola indigena per Cambogia.
23¡
Il nome Siam viene usato per denotare ancor oggi la 1hailandia e hno al ¡º+º
e stato il nome uhciale di questo paese.
216 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture del sud-est asiatico
Fig. 54 - scrittura siamese.
Fig.55 - scrittura āhom.
217 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture del sud-est asiatico
sistema di scrittura alla-sillabico e d’impostazione orizzontale destrorsa
di probabile derivazione sanscrita, mediata dal kmer. Questa scrittura,
di lorma elegante e corsiva e nota in diverse lorme; la struttura di base
e quella indiana consistente in una consonante seguita dalla vocale <a-
,CV). Ia moderna scrittura tai corsiva e composta di ++ consonanti
,con la vocale inerente <a-) e 3O vocali, che non sono segnate come
lettere indipendenti ma con punti o trattini diacritici aggiunti prima o
dopo la consonante; le lettere <a- e <u- non sono vocali ma consonanti
e sono adoperate come aiuto vocalico. I’elevato numero di vocali e
dovuto dall’uso degli accenti tonici.
2. scrittura āhom: adoperata per l’idioma omonimo oggi estinto come
lingua viva ma utilizzato ancora come lingua dotta. Questa scrittura
e composta di +¡ lettere di cui ¡S sono segni vocalici e 23 consonantici
,hg. 33).
3. scrittura khāmtī: adoperata per l’idioma omonimo.
+. scritture shām o shān: adoperata per gli idiomi omonimi.
¡S.+. Scrittura giavanese
I’antica scrittura giavanese
232
,hg. 36), chiamata kavi, ha subito l’inhuenza
indiana, inlatti, etimologicamente e la lingua dei poeti, poiche “kavi” in
sanscrito signihca “poeta”. Ie iscrizioni piu antiche rinvenute a Ciava e nel
Borneo risalgono presumibilmente al V o VI secolo d.C., ma il piu antico
testo epigrahco, scritto in caratteri indiani, e dell’VIII secolo d.C. Il piu
antico testo in scrittura giavanese e invece su strisce di cuoio del IX o del
X secolo d.C.; l’allabeto utilizzato e chiamato Akṣara Buddha ,= l’allabeto
di Buddha). Ia moderna scrittura giavanese deriva dall’antica kavi, ma ha
aggiunto alcuni segni per annotare altre consonanti proprie della lingua
ed e utilizzata, oggi, anche per scrivere il sudanese e il madurese
233
.
¡S.3. Scrittura čam
Ia lingua čam e utilizzata nella regione oggi corrispondente all’Annam
23+

prima dell’arrivo degli Annamiti. 1rascritta tramite un allabeto di tipo
indiano, attestato per la prima volta su di un’iscrizione del III secolo d.C.,
l’allabeto čam ha dovuto creare dei segni vocalici nuovi per registrare la
gran varieta di vocali e dittonghi che la lingua contiene. Di questa scrittura
232
I’isola di Ciava o java, in lingua indonesiana, e quella del Borneo, Kalimantan in in-
donesiano, sono due isole dell’Indonesia.
233
Madurese, lingua parlata nell’isola di Madura, ad est di Ciava, in Indonesia.
23+
Con il nome cinese di Annam, i lrancesi chiamavano il Vietnam centrale.
218 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture del sud-est asiatico
Fig. 56 - scrittura giavanese epigrafca e corsiva.
219 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture del sud-est asiatico
Fig. 57- scrittura singalese
220 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture del sud-est asiatico
esistono numerose varianti, secondo il paese dove e utilizzata; le principali
sono: akhar sraḥ ,scrittura dritta), akhar tapuk ,scrittura da biblioteca),
akhar harmin ,a zampe di ragno), akhar yok ,scrittura segreta), akhar
atu’ol ,scrittura abbreviata) e akhar rik ,scrittura sacra).
¡S.6. Scrittura singalese
Utilizzata nell’isola di Ceylon
233
,hg. 3¯), la sua origine e latta risalire a un
modello di scrittura brāhmī, come dimostrerebbero delle iscrizioni trovate
in alcune cave dello Sri Ianka del IV o III secolo a.C. Questa scrittura puo
essere divisa in quattro periodi:
¡. singalese prakrit o antico singalese: documentata dal III secolo a.C. hno
al IV secolo d.C., e presente nelle gia citate iscrizioni dello Sri Ianka.
2. proto-singalese: dal IV-V secolo d.C. hno all’VIII.
3. singalese medievale: basato sulla scrittura grantha, va dall’VIII al XIII
secolo circa.
+. singalese moderno: evoluto dal singalese medievale, horisce dal XIII
secolo d.C. Il carattere singalese moderno contiene 3+ lettere ,¡S vocali
e 36 consonanti o lettere morte); e piu perletto della scrittura antica
composta solo da ¡2 vocali e 2¡ consonanti. Oggi sono adoperate due
varianti: quella pura o elu e quella impura o sinhala che e un misto di
parole straniere.
¡S.¯. Scritture malesi
Ie popolazioni malesi hanno a disposizione una serie di scritture di tipo
indiano in cui ogni consonante possiede una vocale inerente, generalmente
la <a-. Ie principali scritture sono la batak, dihusa nella parte centrale
dell’isola di Sumatra, la red¡ang e la lampung, nella parte sud-orientale
della stessa isola, quelle tagalog e bisaya nelle Iilippine, quella macassar e
dei bugi a Celebes. Una caratteristica importante della scrittura batak e il
modo in cui ha risolto il problema della consonante nuda ,senza vocale):
il segno senza vocale e seguito da un piccolo tratto orizzontale; nel caso
invece che il carattere che precede la consonante nuda sia provvisto di una
vocale diversa da <a-, il segno corrispondente alla vocale e messo dopo
quello della consonante nuda e precede il tratto orizzontale.
233
Dal ¡º¯2 l’isola di Ceylon ha assunto il nome di Sri Ianka
221 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
¡º.
I MA1LRIAII SCRI11ORI
IÞ IÞDIA L ÞLI SUD-LS1 ASIA1ICO
236
Þel nord-est dell’India era utilizzata, e in parte lo e ancora oggi, la
corteccia di betulla ,Betulla Bho¡pattr) albero largamente dihuso nella
regione himalayana; nelle regioni piu meridionali s’impiegava invece il
legno d’aquila ,Aquilaria Agallocha), su cui si scriveva con l’inchiostro.
In Asia centrale prevaleva l’utilizzo del legno di pioppo, impiegato anche
questo per scrivere con l’inchiostro. 1ra i materiali utilizzati per scrivere
vi era anche il tessuto di cotone, il cuoio, le tavolette di metallo e la pietra
per le iscrizioni uhciali.
Interessante il trattamento tradizionale delle loglie, utilizzato ancora
oggi: queste sono raccolte ancora giovani e non completamente aperte,
dopo aver asportato la nervatura centrale sono bollite ed essiccate, e inhne
strohnate con una pietra o una conchiglia per creare una superhcie liscia.
Per rilegarle, sono poste tra due assicelle e quindi cucite: il tipo di libro
cosi lormato e chiamato con il termine sanscrito di pothi. In India, esclusa
una certa parte del Pun¡ab-Kasmir, erano utilizzate principalmente le
loglie di borasso
23¯
che, unite nel mezzo e tagliate in modo da ottenere
la lunghezza desiderata, erano usate per scrivere lettere e manoscritti
letterari in sanscrito e in altre lingue indiane.
Þel Þord dell’India, generalmente si scriveva sulle loglie con penna o
pennino e inchiostro, mentre nel Sud le loglie erano incise con un ago
appuntito intinto nell’inchiostro nero.
In India l’inchiostro, chiamato maṣi-bhānda, maṣī-bha¡ana, melāmandā,
era preparato con il nero della luliggine delle lampade mescolato ad acqua e
gomma. Þella scrittura indiana erano presenti anche gli inchiostri colorati,
come ad esempio il rosso, ottenuto lacendo bollire in acqua il vermiglio
con la gomma, e utilizzato per evidenziare particolari passaggi del testo.
Iekhanī ,letteralmente lo strumento per scrivere) era il nome dato alla
penna, mentre con varn|kā s’indicava nell’antica letteratura indiana la
penna di legno con la punta senza lessura; la penna di metallo, utilizzata
236
j.-C- Ievrier, Storia della scrittura, op. cit. 363-363; D. C. Sircar, Indian Lpygraphy,
Dehli, ¡º63. 6¡-6º.
23¯
Borassus habellilormis.
222 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
I materiali scrittori in India e nel Sud-est asiatico
prevalentemente nel sud dell’India, si chiamava in sanscrito śalākā. Ia
parola kalama, lu invece adottata in sanscrito dal greco attraverso l’arabo,
per indicare anch’essa la penna.
Ie scritture malesi sono in genere vergate con il calamo su strisce
d’alburno
23S
, piegate in paraventi e i volumi cosi ottenuti sono chiamati
pustaka in lingua batak o pistaha, secondo i dialetti, parola proveniente
dal sanscrito che signihca “libro”.
Ia carta lu introdotta in Asia dalla Cina prima del VII secolo, come
dimostrerebbe un manoscritto scritto su carta in lingua sanscrita datato
VII o VIII secolo, rinvenuto nel 1urkestan cinese, che attesterebbe
i rapporti commerciali tra questi due paesi. Ie lonti letterarie inoltre,
citano il monaco cinese Yi¡ing, che attraverso l’India tra il 6¯¡ e il 6º+, il
quale registra nel suo vocabolario cinese-sanscrito la parola kākali ,carta
in sanscrito), il che conlermerebbe l’uso e la conoscenza della carta in
India nel VII secolo
23º
.
Secondo alcuni studiosi, in India si sarebbe prodotta della carta dalla
macerazione delle hbre di cotone hn dal IV secolo a.C.
26O
. Su questa
circostanza esistono pero due correnti di pensiero: la prima ritiene
appunto che questo tipo di supporto cartaceo risalga al IV secolo a.C., in
altre parole prima della nascita della carta in Cina; la seconda corrente di
pensiero invece che questa sia una cattiva lettura dei testi classici, e che in
India non si sia mai labbricata la carta prima del VII secolo d.C.
26¡
23S
I’alburno negli alberi a legno duro, e la parte piu esterna del legno, che invecchiando
si traslorma in durame.
23º
1suen-Hsuin 1sien, Written on Bamboo ë Silk, 2. ed., Chicago, 2OO+. ¡3¡-¡32; 1suen-
Hsuin 1sien, “Paper and Printing” Science ad Civilisation in China, Cambridge, ¡ºS¯. v.
V.¡, 2º3-33º.
26O
Ibid. 33+.
26¡
Sui supporti scrittori in Asia, vedi: C. Pastena, Storia dei materiali scrittori, Catania,
2OOº. ¡O3-¡¡º.
223 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
2O.
I’AIIABL1O CRLCO
L ormai accettata da tutti gli studiosi l’origine dell’allabeto greco da quello
lenicio
262
, anche se non mancano i dubbi sulla data della sua introduzione.
Allo stato attuale delle nostre conoscenze i documenti piu antichi risalgono
all’VIII secolo a.C., ma e lacile supporre che l’allabeto losse gia utilizzato
hn dal ¡OOO a.C. e secondo alcuni studiosi anche dal ¡2OO a.C.
2O.¡ I’origine dell’allabeto greco nei miti
Cli scrittori classici oltre a raccontare l’origine della scrittura greca dal
lenicio o in ogni caso da un allabeto semitico, narrano anche di una sua
origine mitica. Secondo la tradizione riportata da Lrodoto ,V, 3S), ma
citata anche da Plinio ,Hist. Þat., VII, 36) e da 1acito ,Annali, XI, ¡+), lu
Cadmo ,¡3¡3 a.C.) ad avere il merito di aver introdotto l’allabeto in Crecia
e piu precisamente nell’isola di 1era e nella Boezia
263
. Siccome Palamede
era protagonista di una vicenda simile, si suppose che Cadmo avesse
introdotto un allabeto ridotto di ¡6 o ¡S segni mentre Palamede ,periodo
della guerra troiana) avesse aggiunto i segni <θ-, <φ-, <χ- <ξ-; a Lpicarpo
con Simone di Cheo va inhne il merito della creazione degli altri quattro
segni ,<ζ-, <η-, <ψ-, <ω-).
2O.2. I’adattamento della scrittura lenicia a quella greca
Il greco appartiene al gruppo delle lingue elleniche che lanno parte della
lamiglia linguistica dell’indoeuropeo; il lenicio invece appartiene al gruppo
delle lingue alro-asiatiche o camito-semitiche e piu specihcatamente
262
A questo proposito C. Carbini ha recentemente obiettato che probabilmente i Ienici
che hanno introdotto l’allabeto in Crecia, non corrispondono esattamente a quelli abitanti
la Ienicia nel ¡2OO a.C., ma erano piuttosto altre genti semitiche lenicizzate. Lgli ipotizza
che l’allabeto greco sia il risultato di apporti e inhuenze successive, in un ambito culturale
che possiamo comunque dehnire lenicio, non mancando allo stato attuale indizi che lanno
supporre nella lormazione dell’allabeto greco, una qualche inhuenza aramaica e hlistea. Se
questo argomento vedi: C. Carbini, Cenesi dell’allabeto greco. In: I Creci in Occidente, a
cura di C. Pugliese Caratelli, S.l., ¡ºº6. +3-+6; C. Carbini, Introduzione all’epigraha semi-
tica, Brescia, 2OO6. 3S-3º.
263
Vedi il paragralo sull’origine della scrittura allabetica nei miti antichi.
224 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
L’alfabeto greco
a quello delle lingue cananaiche ,semitico di nord-ovest). Þel semitico
esistono alcune consonanti che non sono presenti nell’indoeuropeo, come
ad esempio la consonante <א- ,aleph) o l’ <ע- ,‘ayin), mentre nel lenicio
non esistono segni per indicare le vocali. In virtu di queste diherenze,
i greci utilizzarono alcune lettere che nel lenicio rappresentavano delle
consonanti, non presenti nella lingua greca, attribuendo loro un valore
vocalico cosi che nella scrittura greca sono indicate sette vocali: due brevi
,<ε- ,e), <ο- ,o)), due lunghe ,<η- ,ē), <ω- ,ō)) e tre che possono essere brevi
o lunghe ,<α- ,a), <ι- ,i) <ϝ- ,v), quest’ultima poi sostituita dalla <u-). Il
greco e quindi una scrittura allabetica completa, includendo sia i segni
consonantici sia quelli vocalici.
Vocale greca Pronuncia greca Iettera lenicia Pronuncia lenicia
α a r ,Aleph) spirito lene
ε e ^ ,He) h leggermente
aspirata
ι i 1 ,Yod) i italiana
ο o O ,‘ain) spirito aspro
¨ϝ v Y ,Wav) v inglese
¨In seguito sostituita dalla lettera greca <υ- e pronunciata <u-
Ia consonante lenicia <^- ,he) lu usata anche per indicare sia <ei- sia <η-
,ē) lunga aperta; alla <ο- ,‘ain) lu dato anche il valore di <ou- e di <ω- ,ō)
lunga aperta ,omega).
Sull’origine dei segni non presenti nell’allabeto cananaico ma utilizzati
dai Creci, esistono due principali teorie:
¡. 1eoria dell’origine straniera: le lettere lurono prese da altri allabeti e piu
precisamente:
a. dalla scrittura sillabica cipriota;
b. da un allabeto semitico meridionale;
c. da diversi allabeti semitici meridionali, i quali a loro volta sarebbero
derivati dalla scrittura cretese. Quest’ultima teoria si deve all’Lvans,
scopritore della civilta micenea.
2. 1eoria dell’origine interna: i segni deriverebbero, per mezzo di
diherenziazioni, da altre lettere semitico-greche.
I Creci, oltre a prendere dai Ienici l’allabeto, diedero alle lettere quasi lo
stesso nome e lo stesso ordinamento:
225 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
L’alfabeto greco
Iettera greca Þome greco Iettera lenicia Þome lenicio
26+
Maiuscola Minuscola
A α Alpha | ’aleph
B β Beta ^ Bet
Γ γ Camma 1 Caml
Δ δ Delta O Delt
L ε Lpsilon ^ He
ϝ ,Y) Digamma Y Wav
,Hypsilon)
Z ζ Zeta I Zai
H η Lta = Het
Θ ϑ 1heta O 1et
I ι Iota 7 Yod
K κ Kappa V Kal
Λ λ Iambda | Iamd
M μ My " Mem
Þ ν Þy 1 Þun
Ξ ξ Xi f Semk
O o Omicron O ‘ain
Π π Pi ? Pe
/ San ,7) / 5ade
? Qoppa 1 Qol
P ρ Rho A Roš
Σ σ Sigma w Šin
1 τ 1au + 1au
Φ φ Phi
X χ Chi
Ψ ψ Psi
Ω ω Omega
I segni presenti nel greco arcaico ma non nel lenicio sono:
ϝ digamma ,pronuncia v) cosi chiamato perche il segno ricorda due gamma
sovrapposte. Occupa il sesto posto negli antichi allabeti e rappresenta il suono
<v-. Presente nel miceneo, rimane piu o meno a lungo nei vari dialetti greci e
scompare lasciando talora spirito aspro, talora invece senza lasciar traccia;
ϙ koppa, corrisponde al latino <q-: rimane solo nei numerali per indicare
il numero ºO;
26+
Clr.: 1h. Þöldeke, Beitráge Zur semitischen Sprachvissenschalt, Amsterdam, ¡ºS2.
¡2+ e ssg.
226 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
L’alfabeto greco
Fig. 58 - alcuni alfabeti greci arcaici (VIII-VII secolo a.C.).
227 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
L’alfabeto greco
Y ¡od, e il suono consonantico della <i- ,trascritto <y-);
ϡ sampi, indica il lonema <ss- o <ks- e percio e chiamato anche disigma
,doppio sigma); in epoca bizantina questo segno e utilizzato per
indicare il numero ºOO.
Va comunque osservato che l’adattamento dell’allabeto lenicio a quello
greco, non e uguale in tutte le zone, inlatti, la consonate lenicia <=- ,ḥ)
rappresenta in alcuni allabeti il segno dell’aspirazione nella pronuncia
di alcune parole, che in seguito divenne lo spirito aspro, mentre in altri
allabeti <^- ,he) rappresenta la <e- breve ,<ε-), e <=- ,ḥ) la <ē- lunga aperta
,<η-). 1ale uso e attestato a Creta, sulla costa ionica dell’Asia minore e
nelle Isole Ioniche ,Chio, Samo, Cheo, Siro e Delo), mentre altrove si ha
l’uso contrario, in particolare nell’Lolide asiatica. Ia vocale <o- breve ,o),
in alcuni allabeti specialmente del gruppo orientale, e rappresentata da <o-
,‘ain) mentre per l’<ω- ,ō) lunga e creato un segno apposito, probabilmente
anch’esso derivato dall’<o- ,‘ain). Per scrivere la <Z- greca, e utilizzato il
segno lenicio della <I- ,zai), ad eccezione di Corinto, Creta e 1era che in
epoca arcaica usano il segno lenicio per <f- ,semk). Per annotare la sibilante
sorda <s- a Creta, 1era e Cirene, Melo, Argo, Corinto e le sue colonie,
Sicione, l’Acaia e le sue colonie e la Iocile, usano un segno di lorma </-
chiamato <san-, secondo quanto riporta Lrodoto; la Ionia asiatica, le Isole
Lgee, l’Lubea e le sue colonie, la Iaconia, la Messenia, l’Llidee e l’Arcadia
adottano invece un segno di lorma <Σ- ,o <"-) che chiamano <sigma-. Si
ritiene comunque che il <san- derivi dalla <ṣade- lenicia ,</-), mentre il
sigma dalla shin ,<w-). Inoltre in certe aree, come ad esempio a 1era, si
usano due consonanti per rendere un unico suono: cosi: e utilizzato <kh-
per <K-, <ph- per <Π-, <ps- per <ΠM-, ecc. ,hg. 3S).
2O.3. Cli allabeti greci epicorici
Intorno all’VIII secolo a.C., in Crecia si trovavano una gran quantita di
allabeti locali che il Kirchhoh
263
ha classihcato sulla presenza o meno dei
segni complementari <Φ, X, Ψ ,V)-, aggiunti dai Creci insieme al segno
<Y- alle 22 lettere dell’allabeto lenicio, attribuendo a ognuno un colore:
¡. Allabeti verdi ,o primitivi): Questo gruppo di allabeti presente a Creta,
1era ,poi azzurro) e a Melo, e privo dei segni complementari. Questo
allabeto tipo e caratterizzato dalla assenza di lettere supplementari e
dall’assenza di caratteri aventi il valore ¸kj + ¸sj;
2. Allabeti bleu: ph = Φ, kh = X, ks = ΞΣ, ps = Ψ
263
A. Kirchhoh, Studien zur Ceschichte des griechischen Alphabets, Cutersloh, ¡SS¯.
228 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
L’alfabeto greco
Questi allabeti sono utilizzati in Acarnania, Argo, Atene ,dopo il V
secolo), Corinto e le sue aree d’inhuenza, oltre le sue colonie, come
Siracusa ¸inizialmente bleu poi rossoj e Corcira, Lllesponto, Lolide
asiatica, Lpiro, Irigia, Ionia asiatica, Iesbo, Ieucade, Megara ,con
Megara Iblea e Selinunte) Misia, Propontide, Ponto Lusino, Siri
,ipotizzabile), Velia ,ipotizzabile).
3. Cli allabeti azzurri: ph = ΦX, kh = X, ks = XΣ, ps = ΦΣ.
Amorgo, Andro, Argolide occidentale, Atene ,prima del V secolo
a.C.), Ceo, Cnico ,7), Delo, Lgina, Ltolia ,azzurro / rosso), Þasso, Paro,
Sicione ,7), Silno, 1aso.
+. Allabeti rossi: ph = Φ, kh = Ψ, ks = X, ps = ΠΣ/ΦΣ.
Sono gli allabeti occidentali utilizzati in Acaia, Agrigento, Arcadia,
Argolide orientale, Beozia, Camarina ,rosso, poi azzurro, poi bleu),
Itaca, Iaconia, Iocridi, Magna Crecia ,tutte, escluse Siria e Velia
ioniche), Messenia, Rodi, Siracusa ,nel secondo periodo), 1essaglia.
Suoni Verdi Azzurri Bleu Rossi
Ph Π¨ Φ Φ Φ
kh K¨ X X Ψ
ks KM XΣ Ξ X
ps ΠM ΦΣ Ψ ΠΣ/ΦΣ
¨Suoni aspirati
Va osservato che in una stessa area, potevano essere presenti allabeti
diherenti, per la presenza di gruppi etnici parlanti dialetti diherenti e
scriventi con dissimile sistema grahco.
A questi, andrebbe aggiunto un quarto allabeto greco, rinvenuto su
quattro coppe d’argento provenienti da Iayum, in Lgitto. I caratteri delle
iscrizioni, mostrano di essere molto antichi, ma non e possibile datarli.
I’allabeto, di tipo epigrahco, mostra una interessante lettera <tau- ,1) che
porterebbe a ritenere questo, il piu antico tipo di allabeto greco
266
.
2O.+. I’evoluzione della scrittura greca
Il +O3/2 a.C. lu un anno signihcativo per la storia dell’allabeto greco: in
quell’anno, Archino, sotto l’arcontato di Luclide, da cui il nome di rilorma
266
R.D. Woodard, “Creek dialects” 1he Cambridge Lncyclopedia ol the World’s Ancient
Ianguages, Cambridge, 2OO+. 636-63¯.
229 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
L’alfabeto greco
euclidea, lece adottare ad Atene una disposizione volta a stabilire che i testi
delle leggi, redatti hno a quel momento nell’allabeto locale, lossero scritti
usando l’allabeto di Mileto, detto ionico. Va rilevato che l’accettazione di
questo allabeto da parte di Atene, rappresenta un passaggio londamentale,
poiche quest’ultima dopo che Mileto era caduta sotto il giogo persiano,
aveva ereditato lo scettro della cultura.
I’allabeto modihcato e perlezionato dai Milesi era il seguente
26¯
:
A B Γ Δ L ,=ε) I H,=η) O I K Λ M Þ f,=ξ) ¯ P Σ 1 Y Φ X ,=χ) ᛉ,=ψ) Ω.
Mentre nel V secolo a.C. gli Ateniesi usavano ancora questo allabeto:
A B / D L,=ε, η, ει) I H,=h) O I K | M Þ O,=o, ω, ου) ¯ P Σ 1 Y Φ X ,=χ).
Ia notizia dell’accettazione dell’allabeto ionico-milesio da parte di Atene,
risulta da una preziosa glossa del lessico bizantino di Suida, dove si legge:
-durante l’arcontato di Luklides, Archinos persuase gli Ateniesi a usare le
lettere degli Ioni-.
Questa decisione da un punto di vista politico lu molto importante.
Inlatti, adottando tutti i paesi le stesse lettere, si ahermava la nascita di un
unico popolo con un’unica identita nazionale caratterizzata dall’utilizzo
dello stesso tipo di allabeto. Cio comportava la sostituzione dei segni
complementari azzurri ,ph = Φ, kh = X, ks = XΣ, ps = ΦΣ) con quelli bleu
,ph = Φ, kh = X, ks = ΞΣ, ps = Ψ) e l’introduzione delle vocali lunghe ,<η-,
<ω-, <ει-, <oυ-), oltre ad altre modihche di lettere meno insistenti ,per
esempio <Λ- e <Σ-)
26S
.
A seguito di cio, dal IV-III secolo a.C. quindi, pur essendo stato adottato un
solo tipo di scrittura, quello ionico, rimasero pero delle diherenze grahche
nel tracciare le lettere, dovute, oltre che agli usi locali, al diverso tipo
di supporto scrittorio. In particolare bisogna distinguere tra le scritture
incise sulla pietra, dette capitali
26º
, da quelle utilizzate per scrivere sul
26¯
M. Cuarducci, I’epigraha greca…, Milano, 2OO3. 26.
26S
Sulla lorma delle lettere greche epigrahche, vedi la sintesi di M. Cuarducci, I’epigraha
greca…, Milano, 2OO3.3¡-SO; si veda anche I. Chinatti, Prohlo di epigraha greca, Soveria
Mannelli, ¡ººS. 22S-232, e la bibliograha ivi citata
26º
Sulle particolarita grahche delle incisioni greche dopo il V secolo a.C., vedi: M. Cuar-
ducci, I’epigraha greca… op. cit. S¡-S+.
230 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
L’alfabeto greco
papiro prima e sulla pergamena poi. Se la scrittura sulla pietra richiedeva
un tratteggio molto rigido dovuto alla dihcolta di incidere il materiale
duro, la scrittura sul papiro prima e sulla pergamena poi consentirono
di adottare tratti piu morbidi, utilizzando un calamo e dell’inchiostro.
Ia scrittura sul papiro era in genere, piu dihcoltosa per la ruvidita del
materiale, mentre sulla pergamena il calamo scivolava piu lacilmente e
conseguentemente il tratto era piu huido e meno angoloso.
Þelle epigrah, la scrittura greca e caratterizzata da una tendenza a
rimanere quasi inalterata per secoli, con variazioni scarse e lente; una delle
mutazioni piu appariscenti, e rappresentata dal verso della scrittura, che
hno all’inizio del VI secolo a.C., ma occasionalmente anche dopo, va da
destra verso sinistra mentre nelle iscrizioni piu lunghe e bustroledica. Þel
VI secolo a.C. si dihonde la scrittura progressiva, cioe da sinistra a destra,
mentre al termine di questo secolo scompare quasi totalmente anche il
bustroledismo. Con il mutamento del verso della scrittura, si registra per
opera di Atene, dove nasce e si dihonde anche nel resto della Crecia, il
progressivo dihondersi del sistema stoichedico. Ie lettere sono disposte
in righe una sotto l’altra, in maniera da ottenere una struttura ordinata e
armonica delle epigrah, che dura hno al II secolo a.C., quando compare la
disposizione chiamata κιονηδόν ,=kionēdon -a pilastro-) la quale consiste
nel collocare le lettere l’una sotto l’altra in una riga verticale.
Diverso il discorso per quanto riguarda i documenti papiracei
2¯O
, i quali si
rileriscono essenzialmente alle scritture utilizzate in Lgitto, provenendo
da quel paese la maggioranza dei papiri ritrovati. Partendo dal papiro piu
antico scritto in greco che si conosca, un contratto matrimoniale proveniente
da Llelantina risalente all’anno 3¡¡-3¡O a.C., si osserva che solo con il IV-
III secolo a.C. comincia a rivelarsi un processo di diherenziazione, che da
non molto prima del 2¯3 a.C., conduce a scritture diverse per maniera
di esecuzione, pur rimanendo ancora in vita la rigida scrittura di tipo
epigrahco, vale a dire l’angolosita delle lettere utilizzata sulle iscrizioni
in pietra, in cui ogni gralema era scritto separato dagli altri ed eseguito
con molta cura. Un’importante innovazione avviene nel III secolo a.C.,
con la scrittura denominata cancelleresca alessandrina, che rappresenta
la stilizzazione piu alta di lorme e tendenze grahche dihuse nei decenni
centrali del III secolo a.C. Ia transizione dal III al II secolo a.C. non segna
2¯O
Per una visione completa della scrittura greca nei papiri greci, con numerosi esempi
lotograhci, vedi: C. Cavallo, Ia scrittura greca e latina dei papiri: un’introduzione, Pisa,
2OOS. 2¡-¡+O e la sintesi in: C. Cavallo, “Creek and Iatin Writing in the Papyry”. 1he
Oxlord Handbook ol Papyrology, Oxlord, 2OOº. ¡O¡-¡36.
231 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
L’alfabeto greco
traslormazioni radicali nella scrittura greca dei papiri, ma si osserva una
sempre piu marcata divaricazione tra scritture posate, talora calligrahche,
e scritture semicorsive o corsive, vale a dire con legamenti tra le lettere
2¯¡
.
1ra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., sono adoperate soprattutto scritture
semicorsive e corsive, perdendo la scrittura quegli elementi arcaici come
l’orientamento orizzontale dei tratti, il tracciato spigoloso, il contrasto
di modulo tra lettere larghe e lettere strette, l’assenza di legature. Þel II
secolo d.C., nella corsiva d’uso piu corrente continuano le due tendenze di
londo che si sono gia osservate nei secoli precedenti. Ia corsiva di tipo piu
arrotondato si la talora piu tumultuosa e arruhata con legature delormanti
e inversioni di tracciato, a causa di una documentazione piu abbondante
e quindi di una pratica scrittoria intensiva
2¯2
. Un hlone di scrittura che si
dihonde dal II secolo d.C., e quello individuato da Wilhelm Schubart, che
volle chiamarlo stile severo, ma anche bacchilideo, poiche presente nel
celebre papiro di Bacchilide, Lpinici e ditirambi
2¯3
.
Þel secolo IV si apre l’eta bizantina, la quale nel caso delle scritture corsive
e semicorsive trova le sue premesse gia con Diocleziano e con le sue rilorme.
Þel secolo V le lorme minuscole penetrano anche nella scrittura di uso
quotidiano, la quale tende a conservare le lorme maiuscole tradizionali
piu a lungo di quella elaborata negli uhci. Þello stesso tempo tuttavia,
resiste tra i secoli IV e VII e anche piu tardi, la maiuscola tradizionale, pur
se talora commista a lorme minuscole. Ie scritture calligrahche, adoperate
nell’uso librario insieme con quelle piu rozze e disordinate o ibride, si
riducono dopo il IV-V secolo d.C. a quelle gia da tempo hssate dalla
tradizione – maiuscola biblica, minuscola alessandrina, minuscola ogivale
diritta e inclinata – le quali continuano a resistere per tutta la prima eta
bizantina e alcune anche oltre
2¯+
.
2O.+.¡. Ia scrittura greca maiuscola
Queste caratteristiche grahche assumono aspetti diversi nelle scritture
librarie, che sono normalmente distinte in scrittura greca maiuscola ,II
secolo a.C.-X secolo d.C.) e scrittura greca minuscola ,dal IV secolo d.C.).
Relativamente alla scrittura greca maiuscola, utilizzando una nomenclatura
che proviene dalla paleograha latina, i tre tipi principali di scrittura greca
2¯¡
C. Cavallo, Ia scrittura greca e latina dei papiri, op. cit. 3S.
2¯2
Ibid. ¯º.
2¯3
P. Iond. Iit. +6 + PSI XII ¡2¯S. Vedi anche: C. Cavallo, Ia scrittura greca e latina dei
papiri, op. cit. ¡O3.
2¯+
Ibid. ¡33.
232 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
L’alfabeto greco
lurono: l’onciale bacchilidea, l’onciale romana, la maiuscola biblica.
I’onciale bacchilidea, cosi chiamata perche, come detto sopra, il suo
modello piu perletto e rappresentato dal rotolo papiraceo di Bacchilide
2¯3

conservato nel British Museum, attribuito al II secolo d.C., grahcamente
e caratterizzata dall’uso di un sistema bilineare in cui sono inserite tutte
le lettere, a eccezione di <P, Y, Φ-; l’<O- e ridotta a un piccolo occhiello,
mentre la <Ω- e scritta con un unico tratto. Questa scrittura, utilizzata
durante il II secolo d.C., scomparve dehnitivamente alla hne del III
secolo.
I’onciale romana, cosi chiamata per il periodo in cui hori, tra il II e il
III secolo d.C., ha invece la caratteristica che tutte lettere, a eccezione
di <B, I, P-, possono essere inscritte in un cerchio. Appare dihcile oggi
comprendere il motivo per cui in uno stesso periodo storico esistessero
due tipi di scrittura onciale, tanto che si e ipotizzata l’esistenza di due
scuole scrittorie che portarono all’utilizzo di due diverse scritture che pure
avevano in comune molti elementi.
Verso la hne del II secolo d.C., nacque e si sviluppo un terzo tipo di
scrittura maiuscola, che gli specialisti distinguono dalla onciale, chiamata
maiuscola biblica
2¯6
, perche utilizzata prevalentemente nella scrittura dei
testi biblici. Sviluppatasi nei decenni seguenti, nel IV secolo raggiunse una
canonizzazione, caratterizzata da un sistema bilineare in cui potevano
essere inscritte tutte le lettere, a eccezione di <Γ e P- che prolungavano
le aste verso il basso e di <Φ- e <Ψ- le cui aste toccavano la riga-base
superiore e inleriore. 1ra il V e il VI secolo, s’incominciano a distinguere
dei gruppi regionali di questa scrittura, hnche verso la hne del VI secolo
d.C. decade nell’utilizzo.
1ra le altre scritture maiuscole, vanno anche citate la maiuscola copta,
quella ogivale e la rotonda liturgica.
La maiuscola copta, come si comprende dal suo nome, lu utilizzata in
Lgitto dal VI secolo d.C. per trascrivere anche i documenti uhciali del
Patriarca di Alessandria; testimonianze si trovano hno al X secolo, a
partire dal quale rimase in uso presso i Copti come graha nazionale.
Della maiuscola ogivale, dehnita dai paleograh anche onciale slava, si
distinguono in genere due lorme: l’ogivale inclinata, assai solenne ed
elegante, presente in alcuni papiri del IV secolo d.C., che si perleziono nel
V secolo e dura hno all’VIII secolo e l’ogivale diritta, attestata tra il VII e
2¯3
Bacchilide lu un poeta lirico greco vissuto nell’isola di Ceo tra il 3¡6 ed il +3¡ a.C.
2¯6
Questo nome si deve a C. Cavallo, che lo h utilizzato per primo nella sua opera: Ricer-
che sulla maiuscola biblica, Iirenze, ¡º6¯.
233 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
L’alfabeto greco
il IX o X secolo d.C., che riprende parecchi tratti della maiuscola biblica.
La rotonda liturgica, inhne, utilizzata tra IX e X secolo, e l’ultimo e piu
recente tipo di scrittura greca maiuscola, che modihca la maiuscola ogivale
con molti elementi presi dalla maiuscola biblica.
2O.+.2. Ia scrittura greca minuscola
Dalle origini, hno al III secolo d.C., gli unici caratteri della scrittura greca,
anche se corsiva, sono maiuscoli, hno a quando nel IV secolo della nostra
era, la rottura dei canoni grahci tradizionali porta a compimento la
tendenza a rendere minuscole numerose lettere, con la creazione di nuove
scritture, piu agevoli e veloci da vergare, che possono essere inscritte in un
sistema quadrilineare ,hg. 3º). Ia prima scrittura minuscola greca, risalente
al V secolo d.C., in un periodo in cui l’arte dello scrivere era appannaggio
di pochi burocrati e militari, e la corsiva bizantina, che puo essere distinta
in documentaria e usuale. Ie diherenze sono molto labili, ma si puo
comunque dire che mentre la cancelleresca ricercava un’armonia nello stile
riprendendo alcune caratteristiche di quella libraria, la minuscola usuale,
rispondendo a un uso privato, e piu libera da canoni prehssati. Ia nascita
della scrittura greca minuscola libraria detta minuscola pura, e latta risalire
agli ultimi anni del secolo VIII d.C., e ha la sua canonizzazione lorse
presso il Monastero costantinopolitano di Studios, da cui anche il nome di
scrittura studita; la minuscola pura lu utilizzata dall’VIII hno lorse al X
secolo, per subire poi numerose modihcazioni nella lorma delle lettere. Ia
sua lunga vita si puo dividere in quattro tappe, che comprendono
2¯¯
:
¡. codices vetustissimi, hno alla meta del X secolo ,minuscola pura
propriamente detta);
2. codices vetusti, hno alla meta del XIII secolo;
3. codices recentiores, dal pre-umanesimo bizantino hno alla caduta di
Costantinopoli ,¡+33);
+. codices novelli, che chiudono il ciclo per lasciare il posto ai manoscritti
neogreci.
Scrive L. Mioni a proposito della minuscola pura
2¯S
:
-Questa rilorma lu la piu prolonda che la scrittura greca abbia subito
nei 23OO anni della sua esistenza. Ia minuscola, esclusa soltanto dai
libri liturgici, lu adottata per i manoscritti greci sacri e prolani ed ancor
oggi rappresenta attraverso la stampa la scrittura normale della lingua
2¯¯
L. Mioni, Introduzione alla paleograha greca, Padova, ¡º¯3. 63.
2¯S
Ibid. 6+.
234 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
L’alfabeto greco
Fig. 59 - evoluzione dell’alfabeto greco
235 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
L’alfabeto greco
greca: tuttavia i suoi segni grahci sono soltanto il lrutto di una lenta
evoluzione attraverso i secoli e sarebbero incomprensibili agli antichi
autori classici. All’inizio del IX secolo comincio quindi la traslitterazione
di molte opere dalla scrittura maiuscola a quella minuscola, la quale
ultima ohriva il vantaggio di un ductus piu veloce, richiedeva minore
spazio e riusciva di piu lacile lettura, in quanto era lornita di accenti con
regolare divisione delle parole. Questo mutamento provoco da una parte
la perdita irreparabile di quasi tutti i codici in maiuscola, che non lurono
piu ricopiati; dall’altra salvo alla civilta umana molte opere che sarebbero
andate irrimediabilmente perdute-.
2O.3. Ia punteggiatura e gli accenti
Þelle epigrah, piu che di punteggiatura si deve parlare di “segni divisori”.
Prendendo i Creci l’uso della scrittura dai Ienici, ne adottarono anche
l’uso di dividere le parole con lineette verticali, cui diedero peraltro
un’applicazione irregolare e capricciosa. Inlatti, i segni divisori abbondano
nelle epigrah di alcune localita, ma sono rari o addirittura assenti nelle
epigrah di altre. In alcune iscrizioni anteriori al V secolo a.C., un tratto
verticale e tre punti separano brevi unita del discorso. Di regola i segni piu
lrequenti sono
2¯º
:
il tratto verticale ,I) molto lrequente nelle iscrizioni piu arcaiche di Creta,
compare eccezionalmente anche altrove ,1era, Iaconia, Sicione);
Il punto, che si presenta assai raramente unico. Di solito si trovano tre
punti sovrapposti ,⋮) o due ,.), ma talvolta anche di piu, hno a un
massimo di dieci, in due hle di cinque. Per una questione di eleganza,
il punto certe volte e sostituito da un cerchietto con un horellino nel
mezzo. Altrove i punti divengono lori prolondi.
Il semicerchio ,`), che compare in eta arcaica nella Iaconia e a Micene.
Þell’eta ellenistico-romana, a volte i segni di divisione delle parole sono
sostituiti da spazi vuoti. Come segno d’interpunzione si aherma poi la
caratteristica hedera distinguens, comune anche alle epigrah latine, che
specialmente nel II e III secolo d.C. diviene segno d’ornamentazione.
Þei testi letterari vergati sui papiri del IV secolo a.C., all’inizio della riga
in cui cominciava un nuovo argomento, si trova una linea orizzontale
detta παράγραφος ,paragraphos = linea latta a lato), uso che si trova
anche nei manoscritti latini medievali, per indicare l’inizio di un nuovo
capitolo senza bisogno di cambiare pagina. In un papiro del II secolo d.C.
,Ossirinco n. 3+3+), sono elencati nel modo piu semplice i tre principali
2¯º
M. Cuarducci, I’epigraha greca, op. cit. 2¯-2S, S+.
236 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
L’alfabeto greco
segni d’interpunzione della scrittura greca
2SO
:
¡. τελεία στιγμή ,telera stigmḗ) o punto alto, corrispondente al nostro
punto lermo di hne periodo.
2. μέση στιγμή ,mesē stigmḗ) o punto medio, corrispondente un poco al
nostro punto e virgola.
3. ὑποστιγμή ,hupostigmḗ) o punto basso, equivalente all’incirca alla
moderna virgola.
Il maggiore studioso di punteggiatura dell’antichita lu Þicanore, che
visse ad Alessandria nella prima meta del II secolo d.C. A lui si deve la
redazione dell’opera “Sulla punteggiatura in generale”, di cui ci e giunta
solo un’epitome in un commento a Dionisio 1race. In quest’opera,
Þicanore propone otto diversi segni d’interpunzione:
- il punto lermo;
- il punto basso;
- il primo, secondo e terzo tipo di punto alto;
- il primo, secondo e terzo tipo di punto basso.
Il sistema di punteggiatura di Þicanore era comunque troppo complicato,
e ne rimangono poche tracce. Di latto, oltre i segni d’interpunzione citati
nel Papiro di Ossirinco, si trovano raramente nei documenti piu antichi:
il tricolon o tre punti verticali, un segno antichissimo e molto deciso
d’interpunzione, usato alla hne di un capitolo o di un intero scolio.
Þei manoscritti bizantini questo segno si presenta a volte come una
piccola linea orizzontale tra due punti;
il dicolon o doppio punto verticale, un lorte segno d’interpunzione che si
poneva all’inizio di un paragralo o per indicare il cambio d’interlocutore
in un dialogo o in un testo teatrale. Saltuariamente usato hn dal IV
secolo a.C., appare di latto come una semplihcazione dei tre punti
verticali;
l’apostrophe e la diastole, che erano in qualche modo intercambiabili, scritte
in alto ,come il moderno apostrolo) o in basso ,come la virgola, di cui
la diastole assume presto la lorma). Sono segni usati nella microsintassi
della lrase, per connettere il soggetto al verbo, il verbo al complemento
oggetto o al predicato nominale, il soggetto e il predicato lra loro nelle
lrasi nominali;
i segni di vocale lunga e vocale breve, rari ma simili agli equivalenti segni
moderni, usati nella poesia e qualche volta pure in prosa.
Þon esistono invece nei testi antichi i segni di parentesi e d’interrogazione:
2SO
Storia della punteggiatura in Luropa, Roma, 2OOS. +¡-+º.
237 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
L’alfabeto greco
per marcare un inciso si premetteva qualche volta un trattino orizzontale,
mentre per l’interrogazione sono utilizzate le lorme specihche che nelle
lrasi interrogative assumono le congiunzioni, i pronomi e gli aggettivi.
I tentativi di inserire un sistema di punteggiatura nei testi greci, sono
comunque numerosi, hno a quando, durante il IX secolo d.C. cominciano
a essere rivolte ai copisti alcune richieste lormali di inserire nei codici la
punteggiatura, prevedendo in caso contrario una specihca penalita
2S¡
.
Un’altra particolarita della scrittura greca e l’utilizzo degli accenti: il
greco e una lingua che puo essere musicale e come tale ha bisogno di
indicare dove deve cadere l’accento. Secondo la tradizione, gli accenti nella
scrittura lurono inventati da Aristolane di Bisanzio, ma sembra che solo
il suo discepolo Aristarco di Samotracia sia stato il primo a larne un uso
costante. Io scopo degli accenti e dunque quello di consentire la lettura di
testi dihcili; il loro uso e testimoniato in maniera sporadica nei papiri del
I secolo d.C., ma l’uso della scriptio continua hno all’VIII secolo d.C., ne
rende regolare l’utilizzo solo nel periodo bizantino.
Riguardo all’uso degli spiriti, si deve notare che in origine l’aspirazione si
rappresenta con la lettera <H-, la quale e poi limitata alla prima meta <├-
per indicare lo spirito aspro, e all’altra meta <┤- per lo spirito dolce, ma
gia nel II secolo d.C. ,Papiro di Havara), essa e ridotta a un angolo retto
posto sopra la lettera; nell’XI secolo della nostra era, inhne, gli spiriti
cominciano a prendere la lorma arrotondata che si trova oggi nei libri a
stampa
2S2
.
cronologia della scrittura greca
2S3
Ca. ¯+O a.C. Primi esempi di scrittura greca.
Ca. +O3-33O a.C. I’allabeto greco ionico sostituisce le lorme locali
in uso in molte citta greche.
Dal 33O a.C. Primi esempi di scrittura maiuscola greca.
Dal III secolo a.C. Sono probabilmente inventati i segni diacritici per
gli accenti e per gli spiriti.
Dal +OO d.C. circa Ia scrittura onciale diviene lo standard per la
scrittura dei manoscritti greci.
2S¡
C. 1urner, Creek Manuscripts ol the Ancient World, Iondon, ¡ºS¯. ¡O.
2S2
Sul problema dei segni di aspirazione, vedi la sintesi di: I. Chinatti, Prohlo di epigraha
greca, Soveria Mannelli, ¡ººS. 22O-22¯, e la bibliograha ivi citata.
2S3
1he World Writing Systems, Þev York-Oxlord, ¡ºº6. 2¯3.
238 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
L’alfabeto greco
S33 d.C. Data del Vangelo d’Uspensky, il piu antico
manoscritto conosciuto in minuscola greca; uso
sistematico degli accenti e degli spiriti.
XIII sec. d.C. L segnato per la prima volta lo iota sottoscritto.
¡+¯O d.C. L stampato il primo libro in greco: sono utilizzate
molte legature.
XVIII secolo d.C. Þei libri a stampa non sono piu utilizzate le
legature e le parole sono sistematicamente divise.
¡ºS2 d.C. Con Decreto presidenziale del 2º aprile ¡ºS2, e
adottato il sistema monotonico, in uso hn dal ¡º¯6:
gli spiriti e l’accento circonhesso nella stampa del
greco moderno sono sostituiti dal solo accento
acuto <-.
239 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
2¡.
IL SCRI11URL DLRIVA1L DIRL11AMLÞ1L
O IÞDIRL11AMLÞ1L DAI CRLCO
Cosi come le scritture lenicie e aramaiche hanno portato alla nascita di
numerosi altri allabeti, da quella greca si sono generate numerose altre
scritture in Luropa, Asia e Alrica.
2¡.¡. Scritture derivate dal greco in Luropa
1ra le scritture derivate direttamente dal greco in Luropa, vanno citate:
¡. Scrittura armena
2. Scrittura georgiana
3. Scrittura alvana o albanese
+. Scrittura gotica o mesogotica
3. Scritture slave
2¡.¡.¡. Scrittura armena
I’origine della scrittura armena, nota con il nome di aybuben, come
anche di quella georgiana, e ancora oggi discussa: secondo Iepsius,
Iagarde, Cardthausen e altri proviene dall’allabeto greco, mentre a
giudizio di Muller, 1ayler, Marquart e Diringer, da un allabeto aramaico-
persiano, con piu o meno lorti inhuenze greche. A oggi la tendenza e di
considerarla proveniente dal greco, e per questa ragione se ne discute in
questa sezione. Il primo tentativo di creare un allabeto armeno da quello
greco si deve al vescovo siriano Daniele, ma la tradizione la risalire la sua
origine al +OO d.C. per opera di Mešrōp ,pronuncia armeno-occidentale:
Mešrōb), detto anche Maštocʻ ,santo) nato nel 36¡ o 362 e morto nel ++¡
d.C.; alla realizzazione di questo allabeto, sempre secondo la tradizione,
avrebbe collaborato anche lo scriba greco Rulano di Samo. Ia leggenda
vuole che Mešrōp componesse quest’allabeto seguendo la volonta celeste,
utilizzandolo per scrivere la traduzione del Þuovo 1estamento, hno a
quando nel +O6 un editto del re dell’Armenia ne impose uhcialmente
il suo uso nel regno. Qualche tempo dopo, Mešrōp si sposto in Ceorgia
e, in accordo con il re Artchal, diede anche a questo paese una scrittura
nazionale, quella georgiana.
I’allabeto armeno e composto di 36 segni ,portati a 3S nel X secolo) di
cui 3¡ consonantici e 3 vocalici; dal punto di vista grahco-linguistico e
una scrittura di gran precisione, rappresentando con ¡+ segni i lonemi
armeni assenti in greco ,hg. 6O). In epoca medievale i segni sono portati a
240 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture derivate direttamente o indirettamente dal greco
Fig. 60 – Alfabeto armeno
N° ordine Maiuscole
Valore
numerico
Scrittura
Maiusc. Min.
Traslitterazione Minuscole
241 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture derivate direttamente o indirettamente dal greco
3º, aggiungendone due corrispondenti alla <l- e alla <ō-, mentre un altro
segno particolare e utilizzato per l’unione delle coordinazioni.
2¡.¡.2. Scrittura georgiana
Come in precedenza detto, secondo la tradizione lu lo stesso Mešrōp che
dopo aver inventato l’allabeto armeno spostatosi in Ceorgia diede a questo
paese una propria scrittura nazionale, ma di la della leggenda, con ogni
probabilita, questa dipese dalla cristianizzazione di quel Paese avvenuta nel
33¯ d.C. per opera di santa Þino
2S+
. Il numero dei caratteri e pressoche
identico nelle due scritture: 36 in antico armeno 3S in georgiano mentre
i valori lonetici coincidono nella maggioranza dei casi. Il documento piu
antico in scrittura georgiana detta mrglovani ,rotonda) o asomtavruli ,lettere
capitali) risale al +3O d.C., e si trova in una chiesa in Palestina. Ia scrittura
georgiana piu tarda ,secoli XI-XII) e nota come musxa-xucuri ,ecclesiastica
minuscola), dalla quale nell’XI secolo si sviluppa la lorma ancora oggi in uso,
detta mxedruli ,scrittura civile o laica), che si contrappone a quella antica,
riservata alla slera religiosa. Lccetto alcune lettere, l’allabeto georgiano,
come anche quello armeno, rappresentano sia una creazione totalmente
nuova, sia una radicale traslormazione dell’allabeto greco. Il creatore ,o
creatori) dell’allabeto georgiano inserirono dei caratteri nuovi per rendere
dei suoni non presenti nella lingua greca, mentre altri grammatici georgiani
sul calco della scrittura greca, crearono un equivalente della lettera greca <η-
,eta) per rappresentare il dittongo <ey-.
2¡.¡.3. Scrittura alvana o albanese
Ia terza scrittura dopo l’armena e la georgiana, che secondo la tradizione lu
inventata da Mešrōp, e quella albanese. Ia sua conoscenza e relativamente
recente, dovuta al ritrovamento della lista allabetica nel manoscritto
¯.¡¡¯ di Ltchmiadzin. Questo allabeto contiene 32 caratteri, tra cui ¡2
potrebbero essere riconducibili all’armeno, 6 al khutzuri georgiano e 3 al
greco, mentre i rimanenti 2º segni sarebbero una creazione autonoma.
I’allabeto albanese si compone complessivamente di +3 segni per le
consonanti e di º per le vocali; il nome delle lettere si ricava per acrolonia
essendo stato dato a ciascun segno un nome che inizia con quella lettera. Ia
vita di quest’allabeto lu ehmera: legato alle sorti della religione cristiana,
con l’invasione islamica tra il VII e il IX secolo d.C. scomparve insieme
alla letteratura con cui era composto.
2S+
Santa Þino, anche conosciuta come Þina o Cristiana, ,ca. 2º6 – ca. 33S o 3+O) predico
ed introdusse il Cristianesimo in Ceorgia.
242 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture derivate direttamente o indirettamente dal greco
Oltre a quella creata secondo la tradizione da Mešrōp, devono essere citate
altre tre scritture albanesi piu moderne:
¡. scrittura elbassanica ,della citta di Ll Bassan, Albania centrale), composta
di 33 segni ,hg. 6¡);
2. scrittura di Buthakoukye, dal nome di un albanese che avrebbe inventato
questa scrittura verso la meta del XIX secolo;
3. scrittura di Argirocastro, Albania meridionale, di cui verso il ¡S3O un
notabile albanese, Veso Bay, della lamiglia Alisot Pascia, comunico la
notizia al console austriaco V. Hahn. Questa scrittura e composta di
22 segni.
1utte queste scritture pare abbiano un’origine dal greco. Oggi gli albanesi
utilizzano l’allabeto greco e quello latino ampliati per meglio rispondere
alle esigenze della loro lingua.
2¡.¡.+. Scrittura gotica o mesogotica
Preliminarmente e utile precisare che quest’allabeto non ha nessuna
relazione con la scrittura gotica in caratteri latini dihusasi in Luropa
nei primi secoli del II millennio d.C. e neanche con il gotico a stampa
dei libri, anch’esso in caratteri latini. Questa scrittura assume il nome di
gotico perche utilizzata dal popolo dei Coti, il ramo orientale dei popoli
germanici che dal II secolo d.C. si stabilirono sulle rive della Vistula
e sulla costa settentrionale del Mar Þero. Dal IV secolo d.C. la Chiesa
Fig. 61 - scrittura albanese elbassanica
243 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture derivate direttamente o indirettamente dal greco
romana intraprese l’opera d’evangelizzazione dei popoli germanici e in
questo contesto lu ahdato a Wulhla o Ulhla, vescovo greco, il compito
di dihondere i Vangeli. A questo scopo egli creo un allabeto adattato
direttamente da quello greco ,hg. 62), cui aggiunse 6 lettere dall’allabeto
latino <q-, <h-, <¡-, <r-, <s-, <l- e due tratte dalle rune germaniche <u- e
<o-. In aggiunta alle 23 lettere, due caratteri sono usati solo con valore
numerico ,U= ºO e (=ºOO) ma non tutti, pero, concordano con questa
interpretazione, ritenendo che tutti i segni, a eccezione dei due provenienti
dalle rune, provengono dall’allabeto latino. A lavore dell’origine greca
della scrittura si possono citare tre elementi:
¡. la lorma delle lettere, di cui circa due terzi corrispondono alla lorma
onciale della lettera greca equivalente;
2. l’ordine delle lettere e il loro valore numerico;
3. la pratica ortograhca, come ad esempio l’uso di <g- per la velare nasale
<Þ- prima di consonante velare.
I’ordine delle lettere, come si deduce da un manoscritto conservato a
Salisburgo, e diherente da quello greco; ad esempio in questo manoscritto
la <g- viene prima della <d-. Dal V secolo si distinguono due tipi di
scrittura gotica: una libraria, utilizzata nei codici biblici, e una corsiva
attestata in un contratto redatto a Þapoli. In scrittura gotica oggi sono
conosciuti dei lrammenti della Bibbia nella traduzione latta dal vescovo
Wulhla e due contratti di vendita, uno redatto a Þapoli nel VI secolo,
l’altro ad Arezzo, oggi disperso. 1ra i manoscritti biblici il piu importante
e il Codex argentus del VI secolo d.C., scritto su pergamena rossa in lettere
argentate e dorate.
Fig. 62 - alfabeto gotico
244 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture derivate direttamente o indirettamente dal greco
Fig. 63 - l’alfabeto glagolitico nelle varianti Bulgara e Croata.
245 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture derivate direttamente o indirettamente dal greco
2¡.¡.3. Scritture slave
Cli allabeti slavi comprendono la scrittura glagolitica o glagolita composta
di +O segni e quella cirillica di +3 caratteri. Þello sviluppo e dihusione della
scrittura nei paesi slavi, un ruolo londamentale lu svolto dalla dihusione
della religione cattolica; inlatti, la piu antica lorma di lingua slava e lo
slavine, attestato tra il IX e il X secolo in documenti di carattere religioso,
redatti nelle due scritture citate: glagolitica e cirillica.
2¡.¡.3.¡. Ia scrittura glagolitica
Secondo la tradizione scritta che c’e pervenuta, il monaco bulgaro
Khrabre racconta che san Cirillo insieme al lratello Metodio, anch’egli
santo, che catechizzarono le popolazioni della Moravia e della Bulgaria,
avevano inventato un allabeto di 3S lettere ,il glagolitico pero e composto
di +O segni) -alcune secondo il modello greco, altre secondo la lingua
slavona-. Ia nascita di questa scrittura in ogni modo e datata in un
periodo anteriore all’S63 d.C.; hno allora gli Slavoni, non possedendo una
propria scrittura, utilizzavano quella greca, latina, o le rune
2S3
. Ie lettere
glagolitiche, come tutti gli allabeti, assunsero come sempre varianti
grahche proprie del popolo che le utilizzava: lorme piu arrotondate nel
caso dei Bulgari ,hg. 63), piu squadrate presso i Dalmati. Ia necessita di
scrivere e leggere i testi sacri porto a una dihusione di questo allabeto,
inhuenzandone anche la sua divulgazione. Inlatti, a seguito dello scisma
della chiesa ortodossa da quella cattolica di Roma consumato tra l’S6¯
,Concilio di Costantinopoli) e il ¡3O+ ,scomunica del patriarca Michele
Ceraulo), gli Slavi ortodossi verso il XIII secolo abbandonarono l’uso del
glagolitico per utilizzare la scrittura cirillica, mentre gli Slavi cattolici
continuarono a utilizzare il vecchio allabeto glagolitico. Questa scrittura
lu utilizzata largamente in Dalmazia hno al XVII secolo, e ancora oggi
alcuni sacerdoti l’utilizzano per scrivere i messali. Questa scrittura e anche
chiamata asbuka dal nome delle prime due lettere dell’allabeto ,as e buka),
mentre il suo nome viene dalla terza lettera chiamata glagol che signihca
“parola”. I’ordine allabetico e sostanzialmente quello greco con l’aggiunta
alla hne di alcuni segni utilizzati per rappresentare dei lonemi delle lingue
slave non presenti in questa lingua ,ad esempio: <š-, <ž-, <št-, <č- ecc.). L
comunque indubbio che alcune lettere del glagolitico e del cirillico, come
2S3
Sulla scrittura presso gli slavi prima del glagolitico, vedi: S. Iranklin, Writing, Society
and Culture in Larly Rus, c. º3O-¡3OO, Cambridge, 2OO2. Sº-º3, e la bibliograha ivi citata.
Vedi anche: Ibn al-Þadīm, 1he Iihrist. Chicago ,Ill.), ¡º¯O. 3¯.
246 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture derivate direttamente o indirettamente dal greco
ad esempio /ш/ ,š), derivino da altri allabeti come il copto o l’ebraico
2S6
.
Ie lettere sono utilizzate anche con valore numerico, come nel greco,
l’ebraico e altre scritture antiche ma quelle lettere che rappresentavano
lonemi slavi dei quali non esisteva un equivalente in greco, non hanno un
equivalente numerico.
Il sistema di punteggiatura nei manoscritti in scrittura glagolitica, come
poi in quella cirillica, e primitivo. Iino al XVIII secolo d.C. domino,
anche se non in maniera esclusiva, la scriptio continua; il punto posto in
alto, medio o basso, rispetto alla riga, ma piu spesso in posizione centrale,
o anche con lunzione equivalente i due punti, era utilizzato per dividere le
parole o gruppi di esse. Ia hne di una lrase o di un periodo e invece segnata
da un punto piu grosso o da diversi punti disposti in lorma di triangoli,
rombi o altre hgure, talora combinati o seguiti da lineette e a volte da
una croce stilizzata o decorata artisticamente. I’iniziale maiuscola e
riservata all’apertura di un nuovo periodo o di un capitolo. Il loro uso non
e comunque sistematico e occasionalmente essi si trovano all’interno delle
parole
2S¯
. Sull’origine di questa scrittura sono state lormulate numerose
ipotesi ma oggi pare provato che essa si basi in gran parte sulla scrittura
greca minuscola adoperata nel IX-X secolo, in epoca cioe coeva alla
nascita del glagolitico.
2¡.¡.3.2. Ia scrittura cirillica
Diversa la vicenda della scrittura cirillica, che secondo una tradizione del
XIII secolo lu inventato da S. Clemente di Velica al quale va il merito
di aver elaborato un allabeto piu chiaro di quello creato secondo la
tradizione da Costantino Cirillo ,il glagolitico), da cui deriverebbe in ogni
caso questa scrittura. Per una strana circostanza, o lorse in sua memoria,
a questa scrittura e non al glagolitico lu attribuito il nome di cirillico.
Il cirillico piu antico si compone di +3 gralemi ,hg. 6+), ma in alcuni
manuali moderni il numero varia da 3S a +3, a seconda se alcuni segni sono
considerati varianti o no
2SS
. 2+ gralemi lanno chiaramente rilerimento
all’onciale greco dell’VIII-IX secolo d.C., mentre per i suoni non presenti
nella scrittura greca, sono ripresi quelli utilizzati nel glagolitico. I russi
lurono tra i primi ad adottare il cirillico ed e proprio in quest’allabeto
che, sotto una lorma poco piu evoluta, si ritrova un’iscrizione di Kiev che
2S6
C.O. Vinokur, 1he Russian Ianguage. A Briel History, Cambridge, ¡º¯¡. 26.
2S¯
H.C. Iunt, Old Church Slavonic Crammar. Seventh Revised Ldition, Berlin-Þev-York,
2OO¡. 2S.
2SS
Clr.: S. Iranklin, Writing… op. cit. ºS-ºº.
247 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture derivate direttamente o indirettamente dal greco
Fig. 64 - l’alfabeto cirillico.
248 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture derivate direttamente o indirettamente dal greco
risale al º66 d.C. Durante il regno dello zar Pietro il Crande ,¡6S2-¡¯23)
e per suo ordine, Llias Kopietvich procedette a una sua rilorma grahca
negli anni ¡¯OS-¡¯¡O, distinguendo la scrittura ecclesiastica da quella
civile, e riducendo il numero delle lettere a 3+. Þel corso dei secoli, si sono
sviluppate una scrittura maiuscola e una minuscola, sul modello delle
scritture occidentali e sotto l’inhuenza della stampa a caratteri mobili e
accanto a questa nasce anche una scrittura corsiva utilizzata per appunti
personali. I’allabeto cirillico subisce nuove modihche con la rilorma
del ¡º¡¯, posteriormente alla rivoluzione d’ottobre, che lo semplihca
ulteriormente. Con la sua adozione da parte della chiesa ortodossa,
questa scrittura e utilizzata dai popoli Russo, Bulgaro, Serbo, Ucraino.
Con l’avvento del socialismo in Russia il cirillico e stato imposto a tutte
le nazioni che lacevano parte dell’Unione delle Repubbliche Socialiste
Sovietiche ,URSS), con il conseguente abbandono delle scritture nazionali,
riprese solo in tempi recenti dopo la dissoluzione dell’Unione sovietica e
la costituzione di repubbliche autonome
2Sº
. Una variante della scrittura
cirillica lorma quella rumena o paleo-rumena, diherente dalla scrittura
oggi utilizzata in Romania, consistente in un adattamento della scrittura
latina.
2¡.2. Scritture derivate dal greco in Alrica
Se in Luropa la scrittura greca ne genero molte altre in Alrica la sua
dihusione lu limitata solo al nord del paese, portando alla nascita
dell’allabeto copto.
2¡.2.¡. Scrittura copta
Un lattore decisivo per la nascita della scrittura copta, termine che deriva
dall’arabo qobt, abbreviazione di αἰγυπτιος ,aigúptios = egizio) lu la
conversione dell’Lgitto al cristianesimo, ma lasciando il culto dei padri
per abbracciare la nuova religione si ritenne opportuno abbandonare
anche la scrittura geroglihca con cui erano scritti i testi prolani. Se da
un lato il greco era diventato la lingua uhciale, dall’altro si sviluppo cosi
una nuova scrittura per la lingua egiziana che prendeva spunto da quella
greca, molto piu lacile e veloce da utilizzare, che aveva inoltre l’indubbio
vantaggio della vocalizzazione, assente nelle tre antiche scritture egiziane,
il geroglihco, lo ieratico e il demotico. Mentre la lingua copta rappresenta
l’egiziano parlato nel II-III secolo d.C., l’omonima scrittura nasce intorno
2Sº
Su questo argomento vedi in particolare: B. Compie, Script Relorm in and Alter the
Soviet Union. In: 1he vorld’s vriting systems, Oxlord, ¡ºº6. ¯¯¡-¯S+.
249 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture derivate direttamente o indirettamente dal greco
al III secolo d.C., ma ha un’inhuenza e una vita molto limitata, pur
rivestendo ancora oggi una grande importanza per gli studi consentendo
di leggere una lorma vocalizzata, seppure tarda, della lingua egiziana
antica. Il copto sopravvisse all’introduzione della lingua e scrittura araba
in Lgitto, ma dal XVI secolo diviene una lingua esclusivamente liturgica
la quale e ancora oggi utilizzata nella chiesa cattolica copta.
I’allabeto copto e composto di 3¡ lettere ,23 consonanti e 6 vocali), di
cui la maggior parte ,2+ caratteri) e derivata direttamente dall’allabeto
greco, mentre per rappresentare i suoni non presenti in quella lingua sono
utilizzati sette caratteri desunti dal demotico ,hg. 63). Dal punto di vista
grahco i caratteri della scrittura copta subirono una veloce evoluzione
rispetto ai primi documenti, creando un carattere per molti versi autonomo
rispetto al modello greco, anche se la scrittura utilizzata verso il V secolo
e molto vicina all’onciale greca utilizzata anche nella cancelleria egiziana.
Ia scrittura copta lu utilizzata per scrivere 3 diversi dialetti:
¡. sa‘idico, originario della regione Lrmopolitana, verso l’inizio del VI
secolo diventa la lingua letteraria, parlata nella Valle del Þilo, compreso
il Cairo;
2. akhmim, parlato nella regione dell’Akhmim e a 1ebe;
3. sub-akhmim, originario probabilmente di una regione situata nel
meridione del medio Lgitto, ha una vita ehmera come il dialetto
akhmim;
+. layoum, parlato nell’omonima regione egiziana;
3. boharico, detto anche tardo menhtico, dalla regione occidentale del
Delta del Þilo.
Il dialetto boharico dal XVI secolo, diventa la lingua uhciale della
chiesa copta poiche Alessandria, la citta dov’era piu dihuso, e sede
del Patriarcato. Ia diherenza principale tra il dialetto sa‘idico e quello
boharico e la notazione della vocale trascritta <ə-, un suono a meta tra
la <e- muta e la <e- breve. Il sa‘idico l’annota sempre grazie a un tratto
orizzontale posto sopra le due consonanti tra le quali si trova, oppure
sotto la consonante seguente se questa e iniziale, mentre il boharico usa
al posto del tratto orizzontale un segno che assomiglia a un accento
grave, ma ricorre alla lettera <Ⲉ- se la vocale e nel corpo della parola.
Dal punto di vista linguistico nel copto sono presenti moltissime parole
d’origine greca, poiche la maggior parte dei testi sono stati tradotti
da quest’ultima lingua. Ia letteratura copta e pressoche unicamente
biblica ed ecclesiastica dove spiccano particolarmente le opere relative
ai libri apocrih della Bibbia mentre i testi prolani sono in numero
ridottissimo.
250 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture derivate direttamente o indirettamente dal greco
Fig. 65 - l’alfabeto copto
251 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture derivate direttamente o indirettamente dal greco
2¡.3. Scritture derivate dal greco in Asia
In Asia si trova un gruppo di scritture attestate dal VII-VI secolo a.C. hno
all’epoca imperiale romana, direttamente derivate dal greco e utilizzate
per scrivere lingue diverse. Queste sono:
¡. Scrittura lrigia
2. Scrittura sidetica
3. Scrittura licia
+. Scrittura lidia
3. Scrittura caria
2¡.3.¡. Scrittura lrigia
In Irigia, nell’Asia Minore centro-occidentale, era parlata una lingua
indoeuropea, non classihcata con precisione, di cui ci sono rimasti due
gruppi di testi. Il primo gruppo e composto di circa venticinque iscrizioni,
datate tra il VII e il VI secolo a.C., chiamate paleo-lrigie. Questa scrittura
e strettamente connessa con l’allabeto greco arcaico, ma ha anche
caratteristiche dell’allabeto greco occidentale, il verso della scrittura e
da destra verso sinistra, ma sono presenti anche iscrizioni bustrolediche;
eccezionalmente in alcune iscrizioni su pietra, le parole sono divise da tre
o quattro punti soprascritti. Ia scrittura e composta di diciassette lettere:
<a, b, g, d, e, v, i, k, l, m, n, o, p, r, s, t, u- con la rettilinea <i-, come in
greco, e la divisione della <vav- semitica in <I- e <Y-
Il secondo gruppo d’iscrizioni, detto neo-lrigio, appare dopo un
silenzio durato alcuni secoli, probabilmente all’inizio dell’era cristiana,
esclusivamente in un contesto lunerario. Lsso utilizza un allabeto greco
comunemente utilizzato in questo periodo nei documenti.
2¡.3.2. Scrittura sidetica
Ia lingua parlata a Side, citta nell’Anatolia meridionale, nella provincia
della Panhlia anatolica, e di tipo luvio, mentre la scrittura e detta sidetica o
panhla, attestata in alcune monete provenienti dall’antica citta di Side, tra
il V e il III secolo a.C. I’allabeto mostra un tracciato di tipo quadrato, che
ricorda molto piu da vicino alcuni allabeti semitici occidentali, che hanno
appunto questa struttura hgurativa, simile in questo anche a quelli del
semitico del sud
2ºO
. Il tracciato delle lettere ha comunque delle somiglianze
con quelle dell’allabeto greco e a giudizio d’alcuni studiosi non sembra
essere in rapporto con quest’ultimo; in ogni modo lu utilizzata solo per un
2ºO
O. Carruba, “Iingue e scritture nell’Anatolia antica” Ia scrittura nel Vicino Oriente
antico, op. cit. S3-S6.
252 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture derivate direttamente o indirettamente dal greco
Fig. 66 – alfabeto licio
253 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture derivate direttamente o indirettamente dal greco
primo periodo, sostituita presto da un allabeto di tipo aramaico-greco.
2¡.3.3. Scrittura licia
In Iicia a sud della Irigia, era parlata una lingua di classihcazione incerta,
che si ritrova in circa ¡3O iscrizioni lunerarie attribuite ai secoli V-IV a.C.
e in legende di monete. I Iici utilizzarono un allabeto d’origine greca
composto di 2º segni, con direzione destrorsa ,da sinistra verso destra);
le lettere concordano con ¡¯ segni del greco occidentale, anche se i valori
lonetici non sono sempre corrispondenti, cui sono aggiunti degli altri
gralemi per annotare suoni lici inesistenti in greco. A oggi, non e ancora
certo se questi segni aggiunti siano stati inventati dai Iici o abbiano una
derivazione da altre scritture ,hg. 66).
2¡.3.+. Scrittura lidia
Dalla Iidia all’estremita occidentale dell’Asia Minore provengono un
gruppo di circa cento iscrizioni, in gran parte provenienti da Sardi,
datate tra il VIII e il III secolo a.C., scritte in lidio, una lingua del
gruppo indoeuropeo. I’allabeto utilizzato e composto di 26 segni, di cui
¡6 corrispondono a quelli usati in greco; l’origine dei segni aggiunti e
incerta come per il licio. In particolare si nota un segno a lorma di <S-
per indicare il suono <l- simile a quello etrusco, ma l’accostamento appare
molto incerto. Ia scrittura ha un andamento da destra a sinistra, a volte
da sinistra a destra e si ha anche un’iscrizione bustroledica.
2¡.3.3. Scrittura caria
I’allabeto cario e il piu problematico di tutto il gruppo delle scritture
derivate dal greco nate in Asia. Ia maggior parte delle iscrizioni, circa
cento, e stata trovata luori della Caria
2º¡
in Lgitto, grahte su monumenti
egizi ad Abu-Simbel, Abido e Menh, tutte databili tra la hne del VII
secolo e l’inizio del VI a.C. Sono stati identihcati 26 caratteri, in parte
riconducibili a quelli greci, e in parte a quelli del sillabario cipriota. In un
primo tempo si riteneva che questa scrittura losse in parte sillabica e in
parte allabetica, ma per merito di V. Shevoroshkin, si e potuta accertare
la sua natura totalmente allabetica. Una nuova lase negli studi si e aperta
2º¡
La Caria era una regione che si trovava a sud-ovest della moderna 1urchia, che nel 3+3
a.C. lu incorporata nell’Impero Achemenide. Ia Caria ed il popolo dei Cari, vengono men-
zionati per la prima volta nei testi Assiri ed Ittiti tra il ¡SOO ed il ¡2OO a.C., dove questa
regione e chiamata Karkissa. L invece assente nei testi egiziani di questo periodo. Come
rilerisce Lrodono nelle sue Istorie ,I,¡¯3), vennero utilizzati dai greci come mercenari.
254 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture derivate direttamente o indirettamente dal greco
Fig. 67 - l’alfabeto Cario secondo una delle letture che sono state proposte
255 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture derivate direttamente o indirettamente dal greco
Fig. 68 - alfabeti Greco, Cario e Cipriota. I valori attribuiti ai segni alfabetici cari, sono quelli proposti
da J. Friedrich; per i segni sillabici cari, quelli di le Borq e di Friedrich.
256 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture derivate direttamente o indirettamente dal greco
nel ¡ºS¡, quando john Ray, dallo studio dell’iscrizione cario-egiziana,
riusci a identihcare nuovi valori per alcune lettere, conlermando quello
di altre. Ie successive indagini di Ignacio-javier Adiego e Diether Schurr,
hanno conlermato le conclusioni di j. Ray. Una nuova iscrizione bilingue
greco-caria trovata nel ¡ºº6 a Kaunos, in 1urchia, ha sostanzialmente
conlermato le tesi di Ray-Adiego-Schurr, anche se rimangono alcuni
dubbi su alcuni segni ,hg. 6¯-6S). Il verso predominante della scrittura e
da destra verso sinistra nei testi presenti in Lgitto, da sinistra verso destra
in quelli nella Caria; la scriptio continua e lrequente mentre e sporadico
l’uso di dividere le parole.
257 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
22.
IL SCRI11URL DLII’I1AIIA AÞ1ICA
Come osserva S. Marchesini
2º2
le lingue possono essere divise in base
all’entita e al tipo di documentazione conservata, in lingue corpus ,Corpus
Ianguage, Corpus-Sprachen) e lingue lrammentarie ,Relic Ianguages o
1rűmmersprachen). Þel primo caso si tratta di lingue di cui si e potuta
ricostruire in gran parte la grammatica, come ad esempio il latino e il greco
antico, mentre nel caso delle lingue lrammentarie, abbiamo una ricostruzione
lonologica non sempre sicura, una morlologia talvolta lrammentaria e
una sintassi e semantica lacunosa e in costante studio e aggiornamento.
Queste lingue, caratterizzate da un numero ridotto di documenti, per lo
piu di tipo onomastico, molto spesso non lorniscono una visione completa
dell’allabeto utilizzato. Ie lingue lrammentarie, nonostante i continui
slorzi degli studiosi, sono presenti in tutto il mondo, ma nell’Italia antica
vi e lorse la loro maggior concentrazione. Inlatti, oltre l’etrusco, in Italia in
epoca arcaica sono testimoniate circa trenta lingue, di cui si possiedono solo
pochi documenti epigrahci, spesso lrammentari, o solo di tipo onomastico,
circostanza che rende spesso arduo ricostruire l’allabeto utilizzato.
22.¡. I’Ltrusco
Þella storia dell’Italia gli Ltruschi hanno avuto una grande importanza e
sulla loro origine si discute hn dall’antichita, quando si contrapponevano
le teorie d’Lrodoto, che li laceva venire dalla Iidia a quelle di Dionigi
d’Alicarnasso che li riteneva indigeni, mentre Lllenico di Iesbo, li
identihcava con i Pelasgi e li laceva venire dall’Lgeo sulle coste adriatiche
dell’Italia centrale. Oggi l’origine della scrittura etrusca non presenta piu
dubbi: la maggior parte degli studiosi concorda con una sua derivazione da
un allabeto greco euboico, integrato da altre lettere per esprimere i suoni
propri della lingua etrusca. Un altro aspetto ancora non completamente
chiarito, e la decilrazione della lingua. Se appare abbastanza lacile la sua
lettura, la brevita degli oltre ¡O.OOO testi conosciuti, costituita in gran parte
da brevi iscrizioni votive o lunebri incise su vasi, lamine di metallo, ecc.
2º3

2º2
S. Marchesini, Ie lingue lrammentarie dell’Italia antica, Milano, 2OOº. XVI.
2º3
Ianno eccezione solo alcuni testi come ad esempio il liber linteus, che contiene piu di
¡3OO parole, chiamato cosi perche scritto su lasce di lino ,dodici bende) di una mummia
scoperta ad Alessandria d’Lgitto prima del ¡SSO ed oggi conservato preso il Museo Þazio-
nale d’archeologia di Zagabria.
258 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture dell’Italia antica
Fig. 69 - alfabeti modello etruschi. la freccia indica il verso della scrittura.
259 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture dell’Italia antica
rende dihcoltosa l’interpretazione di questa lingua, complicata, inoltre, dalla
scarsezza di testi bilingui che possano lornire ulteriori chiavi di lettura.
22.¡.¡. Ia nascita della scrittura etrusca
Ie lonti antiche attribuiscono l’introduzione della scrittura in Ltruria
a Demarato di Corinto, padre di 1arqunio Prisco, quinto re di Roma.
Il modello allabetico di base adottato dagli Ltruschi e quello calcidese
dell’Lubea, un allabeto di tipo occidentale, presente soprattutto nel Collo
di Þapoli e caratterizzato dall’uso dei segni <X- per il valore lonologico <cs-
e <1- per <kh-
2º+
. Appare ormai accertato che presso gli Ltruschi ci lossero
scuole di scrittura, come sarebbe dimostrato non solo da alcuni documenti
iscritti, ma anche da una certa omogeneita di scelte ortograhche, che in
tempi e luoghi diversi sottostanno anche a vere rilorme.
Ia piu antica iscrizione oggi conosciuta e grallita su una kotyle
,coppa per bere) protocorinzia proveniente da 1arquinia, databile
intorno al ¯OO a.C.; altri oggetti iscritti della prima meta del VI
secolo a.C. sono stati ritrovati a Cerveteri e a Vulci, di prelerenza in
quei centri sul mare a maggior contatto con la civilta greca, mentre
le tracce piu recenti arrivano agli inizi dell’Lra volgare, quando pero
ormai la scrittura latina aveva sostituito quella etrusca. Accertata
l’origine della scrittura, bisogna dire che non esiste un modello unico,
ma questa cambia secondo i luoghi dei ritrovamenti, presenti in gran
parte dell’Italia continentale. A questo proposito deve essere citata
l’opinione dell’Hammarström il quale riteneva che lino al +OO a.C.
non esistesse una scrittura etrusca comune ,Cemeinetruskish), ma
almeno due o lorse tre allabeti locali, ipotesi questa che non contrasta
comunque con l’accertata presenza di scuole per l’insegnamento
della scrittura
2º3
. Partendo dal modello della 1avola Marsiliana, che
costituisce comunque un modello teorico, cioe completo di quei
segni che erano evidentemente presenti nel modello originario, ma
che non lurono mai usati in pratica
2º6
, si puo allermare che l’etrusco
e composto di 26 lettere ,2¡ consonanti e 3 vocali); nella sua lorma
classica invece sono presenti solo 23 lettere di cui + sono vocali <a-,
<e-, <i-, <u- ,mancava la o), mentre al termine della sua evoluzione
arriva a utilizzare solo una ventina di segni.
2º+
S. Marchesini, Ie lingue lrammentarie dell’Italia antica, op. cit. ¡¡S-¡¡º.
2º3
I Convegno nazionale etrusco, Iirenze, 2¯ aprile - + maggio ¡º26. Iirenze, ¡º26. v.
II, 233.
2º6
S. Marchesini, Ie lingue lrammentarie dell’Italia antica, op. cit. ¡¡º.
260 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture dell’Italia antica
Fig. 70 - alfabeti italici. la freccia indica il verso della scrittura.
261 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture dell’Italia antica
Þell’allabetario pratico utilizzato dagli Ltruschi si osservano rispetto al
modello euboico, le seguenti modihche
2º¯
:
- cancellazione delle lettere <o-, <b- e <g-, cioe di omicron, beta e gamma,
che non hanno corrispondenze nella lonologia etrusca;
- introduzione di ulteriori segni per la spirante <s-;
- utilizzo diherenziato e condizionato delle velari <c-, <q- e <k-;
- cancellazione del segno a hnestrella samekh, gia presente nell’allabeto di
Lretria, ma di provenienza orientale.
22.¡.2. Cli allabeti-modello
Un utile supporto per lo studio dell’allabeto etrusco nella sua lase piu
antica si ricava dai cosi detti allabeti-modello provenienti da tutte le
zone dell’antica Ltruria, in cui le lettere sono collocate secondo l’ordine
tradizionale in uso presso i Ienici e i Creci. Questi allabeti-modello sono
in genere classihcati secondo un ordine cronologico con il nome del luogo
del loro ritrovamento e tra i principali si possono citare ,hg. 6º):
1avola Marsiliana, documento etrusco datato al VII secolo a.C.;
Allabeto etrusco di Viterbo, inciso su un vaso verso la meta del VII secolo
a.C.;
Allabeto di Cere, grahto su un vaso d’impasto nero a lorma di bottiglia:
l’allabeto e inciso sulla base, mentre nel ventre e grahto un sillabario;
I due allabeti di Iormello della seconda meta del VII secolo a.C.;
I’allabeto di Þarce ,hno alla lettera k);
I’allabeto di Ieprignano della seconda meta del VII secolo.
Il verso della scrittura e generalmente da sinistra verso destra, raramente
bustroledico; la eccezione la 1avola Marsiliana scritta da destra verso
sinistra nella quale, talvolta, alcune lettere sono scritte in senso opposto
a quello dell’orientamento generale del testo. I segni d’interpunzione
appaiono solo dopo il periodo arcaico, separando le parole, ma talvolta
anche le sillabe. Ia scrittura etrusca, al seguito della sempre maggiore
potenza assunta da questo popolo, si dihuse in tutta l’Italia, tanto da
essere utilizzata per scrivere delle lingue che nulla avevano a che lare con
quella etrusca.
22.2.Cli antichi allabeti italici oltre l’etrusco ,hg. ¯O)
22.2.¡.Allabeti dell’Italia centro-meridionale
2º¯
Ibid. ¡¡º-¡2O.
262 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture dell’Italia antica
22.2.¡.¡. Allabeto lalisco
Sull’origine dell’allabeto lalisco esistono numerose questioni tuttora
dibattute, lra le quali la principale concerne l’origine comune, per molti
aspetti problematica, con quello latino, pur non trascurando una sicura
inhuenza derivante direttamente dalla scrittura etrusca. Caratteristica
peculiare del lalisco e la lorma di <a- che nel periodo piu recente s’identihca
lormalmente con il gralema <k-; l’uso di <b- e assai raro, mentre <c, k, q-
si presentano di regola davanti rispettivamente a vocale palatina, velare e
oscura. Il <q- scompare nelle iscrizioni piu recenti, mentre <V- esprime
tanto <u- quanto <v-. A oggi sono note circa 6OO iscrizioni, la piu antica e
datata al VI secolo a.C., mentre la piu recente al II secolo a.C.; la scrittura,
composta di ¡º caratteri, e scritta da destra verso sinistra e deriverebbe
dall’etrusco.
22.2.¡.2. Allabeto nord piceno
Þell’area della Þecropoli di Þovilara lurono scoperte nel XIX secolo diverse
stele, delle quali quattro con iscrizioni; un’altra iscrizione su una lastra di
marmo insieme con un testo latino parallelo lu rinvenuta a Pesaro. Vari
autori hanno attribuito a queste iscrizioni il nome di Last Italic, cercando
di riportarle nell’ambito umbro-sabellico, ma l’epigraha contemporanea
tende invece a chiamarle nord picene. Ia sua origine sarebbe da ricercare
nel greco introdotto dai greci che lrequentavano intensamente i litorali
Adriatici a nord di Ancona. I testi nord piceni sono redatti da destra
verso sinistra.
22.2.2. Allabeti sabellici
Il gruppo delle lingue sabelliche e molto nutrito, ma tuttora d’incerta
dehnizione. Un tentativo di dehnire le lingue appartenenti a questo
gruppo linguistico, e stato recentemente compiuto da H. Rix
2ºS
, che ha
raccolto tutti i testi in una editio minor. Con il termine Sabelli, i romani
chiamavano i Sanniti, ma talvolta in modo indiherenziato tutte le tribu
dell’Appennino centrale
2ºº
.
22.2.2.¡. Allabeto sabino
Ia prima scrittura di questo gruppo e il sabino, essendo rappresentato
dal documento piu antico conosciuto, che richiama alla tradizione storica
2ºS
H. Rix, Sabellische 1exte: die 1exte des Oskischen, Umbrischen und Sűdpikenisschen,
Heidelberg, 2OO2.
2ºº
S. Marchesini, Ie lingue lrammentarie dell’Italia antica, op. cit. 6+-63.
263 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture dell’Italia antica
la quale pone la Sabinia all’origine dei vari popoli umbro-sabellici. Il
patrimonio epigrahco e composto da dei testi principali, piu alcuni
lrammenti, che hanno lornito utili inlormazioni su questa scrittura.
22.2.2.2. Allabeti medio-adriatici
1ra i humi Chienti e 1erno sono state rinvenute circa una trentina di testi
omogenei per lingua e scrittura, pur con qualche lieve variante, cui vanno
aggiunte sedici nuove iscrizioni rinvenute nel ¡º¯3. Il nome attribuito a
questa scrittura e quello d’italico orientale o sud piceno. I’allabeto medio-
adriatico, a giudizio del Morandi
3OO
, non sembra di origine etrusca, come
non-etrusco e quello nord piceno. I’allabeto e una variante bustroledica
o con andamento circolare che si e sviluppata nel VII secolo a.C. a sud
del 1evere; i testi sono contrassegnati da un’interpunzione interverbale
mediante tre punti sovrapposti
3O¡
. 1ra le particolarita di questa scrittura si
registra la mancanza del segno per indicare il suono <l-.
22.2.2.3.Allabeto osco-umbro
Iinguisticamente l’osco e l’umbro rappresentano quasi un’unita,
presentando numerosi termini molto simili. Dal punto di vista grahco
entrambe le scritture derivano da quella etrusca piu recente, ma nel corso
del tempo tendono ad assumere caratteristiche grahche diherenti.
Dal punto di vista storico gli Oschi lurono una popolazione semitica
stabilitasi in Campania, ma da quello linguistico il termine osco si
applica alla lingua parlata dalle popolazioni sannitiche, tra cui hgurano
gli Oschi. Ie iscrizioni osce sono circa duecento, tre quarti delle quali
sono originarie della Campania ,in particolare di Capua e di Pompei),
ma alcune sono state ritrovate nella Puglia settentrionale, in Iucania, in
Abruzzo e a Messina. Ia lingua in cui sono redatte e un dialetto italiano
del gruppo latino-lalisco e le iscrizioni sono databili tra la hne del IV e
il I secolo a.C., ma la maggior parte di loro si colloca tra la hne del IV
secolo a.C. e il ºO a.C., anno della Cuerra civile dalla quale l’uso dell’osco lu
proibito in tutti i documenti uhciali. Ie iscrizioni in lingua osca ci sono
pervenute scritte in diversi allabeti: la 1abula Bantina in allabeto latino,
altre iscrizioni provenienti dalla Sicilia e dall’Italia del sud che utilizzano
l’allabeto greco, mentre le rimanenti sono in allabeto osco. Ia scrittura
osca e composta di 2¡ lettere, numero ottenuto se si separano le due <i- e
le due <u- come propongono i linguisti; questo allabeto non possiede un
3OO
A. Morandi, Lpigraha italica, Roma, ¡ºS2. 6¯.
3O¡
S. Marchesini, Ie lingue lrammentarie dell’Italia antica, op. cit. 6º.
264 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture dell’Italia antica
segno per annotare la <o- e ricorre all’allabeto etrusco per creare questo
segno. I’allabeto osco e tracciato in casi assai lrequenti con belle lettere,
regolari ed eleganti con lrequenza di nessi. Il suono <d- e reso con il segno
<k- mentre il suono <r- con <|-. Ia ripetizione della vocale equivale invece
all’espressione della lunga, come anche in numerose altre lingue medio-
orientali e in molte lingue indiane ,esempio: maatreis = mātris). Ia lingua
osca e scritta anche in altre due scritture, la ionico-tarantina e la latina,
impiegate sopratutto in Iucania e nel Bruzio; l’allabeto ionico-tarantino
e lrutto di un’elaborazione avvenuta luori dei conhni dell’Italia.
I’allabeto umbro e rappresentato da un numero ridotto d’iscrizioni, datate dal
+OO a.C. circa hno al II secolo a.C.; quelle piu lamose sono le cosi dette 1avole
Iguvine, rinvenute a Cubbio, l’antica Iguvium, composte di sette piccole
tavolette, scritte su ambedue i lati, contenenti testi assai diversi. 1rovate nel
¡+++ secondo il Cabrielli, e acquistate dalla citta di Cubbio nel ¡+36 da una certa
Presentina, che le aveva ritrovate, le sette tavole di bronzo sono state alla base
delle prime decilrazioni della scrittura etrusca. I’allabeto umbro e composto
di ventuno caratteri, ma secondo alcuni i gralemi sarebbero solo diciannove; il
verso della scrittura e da destra verso sinistra, mentre le parole sono divise tra
loro da due piccoli punti verticali. I’origine dell’allabeto umbro e da ricercare
in quello etrusco, anzi, secondo il Buonamici, l’allabeto delle 1avole Iguvine e
puramente etrusco
3O2
, ma quest’opinione non e condivisa da tutti gli studiosi.
Anche se queste 1avole sono il piu importante documento in umbro, la serie
allabetica modello si ricava anche da altre iscrizioni minori.
22.2.2.+. Allabeti sabellici minori
Sotto questa denominazione vanno le lingue di alcuni popoli del ceppo
umbro-sabellico, geograhcamente dislocati tra Umbri e Sanniti, che si
ritiene utile riportare brevemente:
Pelino: la lingua meglio documentata per il consistente numero d’iscrizioni,
caratterizzata dalla conservazione quasi integrale dei dittonghi; dal
conlronto di questa lingua con l’osco, taluni sono arrivati a considerarla
una lingua osco-settentrionale.
Marrucino: e documentata da un testo principale, quello di Rapino, e da
pochi altri.
Vestino: sotto questo nome vanno solo due brevi iscrizioni: l’una di San
Benedetto in Perillis, l’altra di Þavelli ,I’Aquila).
Volsco: questa lingua e strettamente legata, dal punto di vista linguistico,
a quella umbra.
3O2
C. Buonamici, Lpigraha etrusca, Iirenze, ¡º32. ¡¯¡.
265 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture dell’Italia antica
Marsico: l’esistenza di una lingua marsica e al momento solo un’ipotesi,
secondo alcuni individuabile in qualche dialetto sabellico minore.
22.2.3. Allabeto messapico
Con questo nome s’indicano le iscrizioni rinvenute a sud della linea
1aranto-Monopoli nella penisola salentina. Ia piu antica iscrizione risale
al V secolo a.C., la piu recente appartiene al I secolo a.C.; oggi si conoscono
2OO iscrizioni, i cui autori sono chiamati dai Creci Iapyges, mentre presso
gli scrittori latini avevano il nome di Messapi. Probabilmente originari
dell’Illiria, giunsero in Italia dal mare e conservarono la lingua della loro
terra d’origine, appartenente al gruppo delle lingue illiriche. Il verso della
scrittura e generalmente destrorso, sinistrorso in quelle piu antiche. Ia
scrittura e composta di 2+ lettere; e assente il segno per <u-, cosi come
quello per <φ- e per <ƒ-. In generale le parole non sono divise da segni
d’interpunzione. Þella quasi totalita, gli studiosi sono per l’origine lacone-
tarentina dell’allabeto messapico, tuttavia questo sembrerebbe piu vicino
a Sparta che a 1aranto, dove non si e hnora trovato il qoppa e il sigma
multilineare. L invece del tutto abbandonata l’ipotesi di un’origine etrusca
di questa scrittura, come e stato ipotizzato nel passato.
Þel suo sviluppo grahco si possono distinguere sette lasi
3O3
:
I – sperimentazione: prima meta VI-prima meta V secolo a.C.
II – transizione: seconda meta V secolo a.C.
III – stabilizzazione: IV secolo a.C.
IV – transizione: IV/III secolo a.C.
V – scomparsa tipi arcaici: III secolo a.C.
VI – stabilizzazione: III secolo a. C.
VII – “lase calligrahca”: seconda meta III-hne II secolo a.C.
22.2.+. Allabeti della Sicilia
Come ha osservato A. Morandi
3O+
, le scritture della Sicilia antica sono -uno
dei capitoli piu ostici della storia linguistica dell’Italia indoeruopea. Ia
scrittura stessa e ancora lungi da un assetto descrittivo esauriente e ancora
incerta e l’individuazione di hloni di rilerimento nel mondo greco-. Ie
scritture della Sicilia antica possono essere, in maniera convenzionale, divise
in siculo ed elimo, come i due popoli che sicuramente le utilizzavano.
3O3
S. Marchesini, Ie lingue lrammentarie dell’Italia antica, op. cit. ¡+3-¡++. Per maggiori
caratterizzazioni dell’allabeto messapico, vedi le pp. ¡++-¡+3.
3O+
A. Morandi, Lpigraha… op. cit. ¡6+.
266 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture dell’Italia antica
22.2.+.¡. Allabeto siculo
1re iscrizioni e alcune glosse conservano il ricordo della lingua sicula
che secondo le lonti classiche era parlata in Sicilia dai Σικελοί ,Sikeloi).
Queste iscrizioni sono tutte dal V secolo a.C. al IV secolo a.C.: nessuna di
queste e traducibile integralmente. Ia lingua sembra essere indoeuropea,
anche se la presenza di questa popolazione e attestata molto prima della
venuta dei Ienici e dei Creci. I’allabeto e greco, ma di matrice hnora non
riconosciuta; e composto di ¡S caratteri e il verso della scrittura e destrorso
a serpentina
3O3
,iscrizione di Sciri) o bustroledico ,vaso di Centurie).
22.2.+.2. Allabeto elimo
Delle altre popolazioni che abitavano la Sicilia antica, la scrittura e la
lingua elima sono attestate da poche iscrizioni e da alcuni vasi con grahti
rinvenuti nelle zone di Segesta ed Lrice, oltre numerosissimi grahti di
poche lettere. Ia scrittura e tracciata con ductus destrorso, mentre la
datazione e hssata tra il VI e il V secolo a.C. Ia scrittura e di tipo greco.
22.+. Allabeti dell’Italia settentrionale
Ia dihusione della scrittura nell’Italia settentrionale, e sempre stata
considerata tarda, iniziata non prima della meta del VI secolo a.C. e in ogni
modo in concomitanza con la presenza degli Ltruschi. 1radizionalmente
la trattazione delle scritture dell’Italia settentrionale riguarda le aree: ligure,
leponzia, celtica, veneta e retica. All’interno si individuano due grandi
nuclei di scrittura: veneto-retico e leponzio-gallico, nei quali possono
essersi creati alcuni hloni distinti come nel caso del camuno. I’impronta
di queste scritture e sicuramente etrusca.
L invece da abbandonare dehnitivamente il termine di nord-etrusco
introdotto dal Mommsen con l’opera Die nord-etr. Alphabete del ¡S3O,
poi usato dal Pauli, dal Iattes ecc. Con questo termine questi autori
volevano indicare qualcosa di non schiettamente etrusco, ma in ogni
modo strettamente collegabile d esso.
22.+.¡. Allabeto venetico o veneto
Con il termine di venetico o di veneto, come preleriscono chiamarlo
Ie¡eune, Morandi, e altri, sono identihcati un gruppo di quasi +¯O
iscrizioni in due allabeti, quello venetico vero e proprio derivato da quello
3O3
Scrittura che arrivata alla hne della riga, non solo gira procedendo in senso opposto
alla riga superiore come nella scrittura detta bustroledica, ma in cui le lettere sono anche
ruotate, vale a dire poste a testa in giu.
267 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture dell’Italia antica
etrusco e quello latino che caratterizza i testi della lase venetico-latina. Ie
iscrizioni preromane, nella maggioranza dei casi molto brevi, provengono
dal Veneto e in particolare da Lste, Padova, dalla Valle del Cadore, Belluno,
1reviso, ecc. tutte dal VI al II secolo a.C. Ia classihcazione del venetico
e discussa: inizialmente ritenuta una lingua indoeuropea non meglio
identihcata, adesso si tende ad avvicinarla al latino. I’allabeto e di tipo
etrusco settentrionale
3O6
composto di 2¡ lettere, 22 se si considera la <c-
presente solo nelle iscrizioni di Monte Pore e di Iagole di Calanzo; talora
accanto alle iscrizioni vere e proprie si hanno righe composte di segni
o gruppi di segni allabetici, che hanno probabilmente un valore magico
come le rune germaniche, ma su questo si discute ancora. Ia scrittura
ha un’unita londamentale pur con varieta locali anche notevoli; ovunque
prevale la graha angolosa che e la caratteristica esterna piu appariscente di
questa scrittura. Þon si ha divisione di parole e anzi appare un caratteristico
sistema di punti ,puntazione) i quali normalmente circondano:
a) una vocale, <i- o <u- secondo elemento del dittongo;
b) una vocale qualsiasi iniziale di parola;
c) una consonante non seguita da vocale o da liquida.
Sul loro valore si discute, ma pare che questo sistema di puntazione
losse caratteristico delle scritture mediterranee anteriori all’adozione
dell’allabeto di tipo greco
3O¯
.
22.+.2. Allabeto leponzio o lepontico
Ie iscrizioni leponzie o celto-liguri sono state rinvenute nella zona dei
grandi laghi alpini piemontesi e lombardi, nel Canton 1icino meridionale
e in Val d’Ossola. Queste sono dette anche celto-liguri, per indicare
l’elemento etnico da cui puo essere scaturita la lingua, che deve essere
considerata il risultato di un sovrapporsi di etnie con il prevalere di uno
sugli altri. Il materiale epigrahco rinvenuto, e composto di circa ¡+O
iscrizioni attestate dal IV al I secolo a.C., che contengono per lo piu
nomi propri, lornendo quindi prevalentemente indicazioni onomastiche,
mentre il materiale lessicale e molto scarso. I’allabeto consta di poche
lettere, stante anche la brevita dei testi conosciuti. Caratteristica la lorma
della <a- e il capovolgimento di molte lettere. Questa scrittura deriva
sicuramente da quella etrusca, ma a diherenza di quest’ultima, e presente
la vocale <o-.
3O6
Sulle caratteristiche dell’allabeto etrusco utilizzato per scrivere il venetico, vedi in par-
ticolare S. Marchesini, Ie lingue lrammentarie dell’Italia antica, op. cit. 6¡.
3O¯
V. Pisani, Ie lingue dell’Italia antica oltre il latino, 1orino, ¡º6+. 23+.
268 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture dell’Italia antica
22.+.3. Allabeto gallico
Il gallico doveva esser parlato in buona parte del Piemonte, della
Iombardia e dell’Lmilia, come attestato dall’onomastica, tuttavia le
iscrizioni rinvenute sono solo due, provenienti da Briona ,Þovara) e da
1odi; l’allabeto utilizzato e di derivazione etrusca, ahne a quello delle
iscrizioni leponzie. Ia scarsita dei documenti impedisce di sapere se la
mancanza di alcuni segni come <z, m, q- e lorse <χ- sia casuale o noti
invece un’ehettiva mancanza di questi suoni.
22.+.+. Allabeto ligure
Il ligure come entita linguistica e ricavabile dalla toponomastica e
dall’antroponimia cosi come tramandata dalle lonti: a essa non si puo in
ogni modo associare un particolare tipo di scrittura.
22.+.3. Allabeto retico
Il nome di retico deriva dal popolo dei Reti, del quale si hanno poche
notizie. Ia maggior parte del materiale epigrahco, databile per la
maggior parte al III secolo a.C., proviene dal 1rentino e dall’Alto Adige.
Ia mancanza dei segni d’interpunzione, non sempre consente una
corretta trascrizione del retico; l’allabeto ad ogni modo, e di tipo etrusco
settentrionale, diversihcatosi pero in breve tempo in varianti locali, che
richiama quello venetico dal quale deriva. Una sua caratteristica e il
lrequente capovolgimento dei segni.
22.+. 6. Allabeto camuno
Di recente acquisizione le iscrizioni camune, adesso molto superiori
alle 3O, provenienti quasi tutte da localita intorno a Boario 1erme,
Capodiponte, Cimbergo, Þadro nella Media e Bassa Val Camonica, scritte
nel cosi detto allabeto di Sondrio. Introdotto verso il V secolo a.C., questo
allabeto costituisce una variante di quello etrusco, con l’aggiunta di alcuni
segni come quello ad alberello o quello della clessidra coricata che non
trovano corrispondenza nell’allabeto modello e probabilmente sono una
creazione locale. Il verso della scrittura non e sempre ben decilrabile, a
volte sinistrorso, a volte destrorso, ma e lrequente il rovesciamento delle
lettere
3OS
.
3OS
S. Marchesini, Ie lingue lrammentarie dell’Italia antica, op. cit. 6O.
269 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Le scritture dell’Italia antica
22.3. Il sistema d’interpunzione
3Oº
Un elemento comune presente in molte scritture dell’Italia antica, e il
sistema d’interpunzione. Se in principio i testi erano in scriptio continua
o in scrittura bustroledica, dal VII secolo a.C. dapprima in modo
sporadico, e poi con sempre maggiore lrequenza, si comincia a utilizzare
l’interpunzione o puntazione, per due scopi: separare le parole tra di loro
,interpunzione interverbale), oppure contrassegnare le sillabe considerate
anomale ,puntazione sillabica).
I’interpunzione interverbale consiste nella divisione delle singole unita
libere signihcanti ,parole) ed e realizzata solitamente mediante un punto
in basso o due punti ,raramente con tre punti uno sopra l’altro) dopo la
lettera da puntuare. Ia punteggiatura e gli spazi bianchi dopo ogni parola
ne costituiscono la naturale evoluzione nella maggior parte delle lingue
moderne.
Ia puntuazione sillabica, avviene invece con l’annotazione mediante
punti di ogni lettera che venga a trovarsi, nella realizzazione grahca della
catena parlata, al di luori dell’insieme rappresentato da Consonante+Vocale
,CV). Ia eccezione il gruppo CCV, considerato successione lonematica
equivalente a CV. Un esempio nell’epigraha etrusca: <A:cv:nas- ,Veio,
33O-3OO a.C.).
I’interpunzione sillabica etrusca appare circa un secolo dopo l’introduzione
della scrittura in Ltruria verso il 6OO a.C., ed e un lenomeno limitato
all’Ltruria meridionale che nel V secolo a.C., lu completamente sostituito
da quello interverbale.
3Oº
Ibid. 2º-3O e la bibliograha ivi citata.
270 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
23.
IA SCRI11URA IA1IÞA
Sull’origine dell’allabeto latino, l’opinione oggi prevalente e quella di una
sua derivazione dalla scrittura greca di tipo occidentale, attraverso la
mediazione dell’etrusco, avvenuta intorno al VII secolo a.C. A sostegno di
questa tesi, si cita in particolare l’uso nella scrittura latina del segno <C- ,da
gamma originario) per indicare sia la velare sonora <g- che la velare sorda
<k-, mentre l’etrusco, possedendo solo il suono della sorda aveva eliminato
un segno, presente nel greco originario che possedeva sia <gamma- sia
<kappa-. I Iatini, tuttavia, contrariamente agli Ltruschi, usavano due
simboli distinti, come in greco, per le labiali e le dentali sonore <b- e <d-,
rispetto alle sorde <p- e <t- e un segno per la vocale <o-, eliminato dagli
Ltruschi. Si e osservato pero che i segni in questione compaiono negli
allabeti etruschi arcaici: possono percio essere passati ai latini anche per
questo tramite. Inoltre il latino conserva due arcaismi caratteristici degli
allabeti greci orientali e occidentali: l’uso della lettera greca <H- per il
suono <h- e l’uso della <ϙ- per la <Q-, che in greco rimane esclusivamente
come segno numerico. 1ra le altre particolarita della scrittura latina va
notato che questa ha tre segni per notare la consonante <k-, vale a dire la
<k-, <c- e la <q-. Un antico uso probabilmente ereditato dal greco e lorse
mediato dall’etrusco, portava a utilizzare la <q- quando seguita dalla <u-,
la <c- davanti la <e- e la <i- e inhne la <k- quando seguite dalla <a- o dalla
<o- ma quest’ultima lu presto eliminata, rimanendo solo in un paio di
parole ,kalendae, kaesō). In un primo tempo il suono <Z- e indicato con
<S-, <SS-, ma questo segno sarebbe stato abolito nel 3¡2 a.C. dal censore
Appio Claudio Cieco. Iino ai primi secoli dell’era volgare, con la <c-
s’indica sia il suono <k- sia quello della <g-, ma questi sono poi distinti
aggiungendo alla <C- un trattino, e collocando la <C- al settimo posto
dell’allabeto ,anche questa modihca attribuita al censore Appio Claudio
Cieco
3¡O
), ma nonostante questo in latino rimane l’abitudine di abbreviare
con <C- e <CÞ- i pronomi <Caius- e <Cnaeus-. All’imperatore Claudio,
studioso di grammatica, si devono anche alcune invenzioni grahche:
il digamma inversum, un digamma greco capovolto <\-, per indicare il
suono <v- distinto da quello della <u-, ambedue scritti con <v-;
l’antisigma per il nesso <ps- scritto <Ɔ-;
3¡O
Clr.: 1acito, Annales, XI, ¡+.¡.
271 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura latina
il segno <˫- ,meta della <H-), per un suono intermedio tra <u- e <i- ,ad
esempio in optimum e lubens), ma tali innovazioni non ebbero un
seguito.
Il <ϝ- ,digamma) e adoperato un primo tempo come semivocale, e in
seguito per indicare il suono <l-; nel III secolo a.C. la <Z- e scartata, pero
il numero delle lettere rimane invariato per l’introduzione della <g-. Per
annotare la vocale <i- e la consonate <¡- ,pronunciata <y-) e utilizzato
un solo carattere e lo stesso per indicare la <u- ,pronunciata: ou) e la
consonante <v-. Due lettere sono aggiunte alla hne del II secolo a.C. per
esprimere i suoi <Z- e <Y- in parole di origine greca: la <Z- e la <Y- che
presero rispettivamente l’ultimo e il penultimo posto dell’allabeto, che
ha cosi 23 lettere
3¡¡
, mentre la lettera <X- e introdotta solo in un secondo
tempo e posta alla hne della serie allabetica. Inhne i segni per le aspirate
<q- ,teta), <l- ,phi) e <c- ,chi) rimangono come segni numerici. Durante
il medioevo l’allabeto latino e completato con l’inserimento delle lettere
<j-, <U- e <W-.
Per quanto riguarda i nomi delle lettere latine, questi sembrano derivare
dalla lingua etrusca, ma a questo proposito va osservato che alcuni studiosi
hanno latto notare come i latini pronunciassero le consonanti senza l’aiuto
della vocale d’appoggio. Ia <ehe- ad esempio era pronunciata <l-, la <elle-
si pronunciava <l-, ecc.; per quelle consonanti classihcate dai linguisti
come occlusive, erano invece soliti aggiungere una <e- ,ad esempio: <be,
de- ecc.). Þei primi documenti latini la scrittura procede da destra verso
sinistra, piu raramente e bustroledica, ma in alcune iscrizioni rinvenute
a 1ivoli datate tra il V e il IV secolo a.C., la scrittura comincia a essere
orientata da sinistra verso destra e le lorme dei caratteri diventano gia
quelle delle nostre maiuscole. I piu antichi testi epigrahci che vanno dalla
hne del VII ai primi del VI secolo a.C., sono rinvenuti solo alla hne del
XIX secolo della nostra era:
¡. nel ¡S¯¡ la hbula aurea di Preneste, la cui autenticita e tutt’oggi discussa
3¡2
:
VII sec. a.C.;
2. nel ¡SSO il vaso di Dueno: VI sec. a.C.;
3. nel ¡Sºº il cippo del Ioro con il testo in scrittura arcaica e bustroledica:
VII sec. a.C.
3¡3

3¡¡
I’allabeto latino, nel II secolo d.C.: A, B, C, D, L, I, C, H, I, K, I, M, Þ, O, P, Q, R, S,
1, V, X, Y, Z.
3¡2
Sull’autenticita o lalsita della hbula prenestina esiste una ricchissima bibliograha. A tal
proposito vedi: I. Calabi Iimentani, Lpigraha latina, +. ed., Milano, ¡ºº¡. 3¡¡.
3¡3
Corpus Inscriptionum Iatinarum ,CII). ¡
2
, 36¯.
272 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura latina
Fig. 71 – nella prima colonna la “Capitale rustica” e nella seconda, la corsiva del I sec. d.C.
273 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura latina
23.¡. I’evoluzione della scrittura latina
3¡+

Þella prima lase, essenzialmente epigrahca, la scrittura latina ha
caratteristiche arcaiche, ma sotto l’inhusso dell’epigraha greca mostra una
tendenza a una canonizzazione che si la piu lorte tra il II e il I secolo a.C.
arrivando nell’Lta augustea a un’espressione grahca compiuta. Þel I secolo
a.C. si ottiene una geometrizzazione delle lorme, con moduli unilormi
dei singoli gralemi mentre nelle iscrizioni su lucerne e vasi, nei grahti su
intonaco ecc., mantiene ancora un modulo grahco molto vicino a lorme
arcaiche, con traversa mai orizzontale ma obliqua da destra a sinistra
,piu raramente da sinistra a destra). Dimostrata dal Mallon l’artihciosita
della classihcazione dell’Hűbner, che proponeva due tipi di capitale, la
monumentale ,o quadrata lapidaria) e la attuaria ,degli acta), i Cordon
3¡3

hanno suggerito di distinguere due classi: le iscrizioni in “capitale
guidata”, cioe disegnata con la squadra e misurata e quelle in “capitale a
mano libera”
3¡6
. Ira il I secolo a.C. ed il I d.C., la scrittura epigrahca latina,
chiamata dai paleograh “capitale”, assume lorme corsive, ed e utilizzata
parallelamente alla capitale epigrahca. Ai tempi di Cicerone, quando la
produzione libraria a Roma era organizzata in botteghe artigiane con
numerosi dipendenti ,schiavi7), si sviluppa una lorma grahca destinata
ai libri detta nella tradizione paleograhca “capitale rustica” ,hg. ¯¡),
opponendosi ad una ipotetica ed inesistente “capitale normale”. Questa
e la trasposizione su di un altro tipo di supporto, il papiro, del modello
grahco utilizzato per l’incisione sulla pietra dove inevitabilmente l’utilizzo
del calamo o del pennello porta a una modihcazione del ductus dalle
caratteristiche diherenti rispetto a quello in cui si utilizza lo scalpello per
incidere sulla pietra
3¡¯
. Verso il II-III secolo d.C. la scrittura latina ha una
nuova evoluzione che slocia nella nascita di una scrittura minuscola, detta
“minuscola corsiva” o “corsiva nuova”, inscrivibile in un sistema quadri
lineare, a diherenza della maiuscola la quale invece deve essere inserita
in un sistema bilineare. I motivi di quest’innovazione sono controversi:
3¡+
Per un’introduzione alla storia della scrittura latina, oltre le opere specialistiche di C.
Cencetti, A. Petrucci, B. Bishoh, ecc. una sintesi anche per non specialisti in P. Cherubini,
“Ia scrittura latina” Breve storia della scrittura e del libro. Roma, 2OO+. 3¯-S+.
3¡3
j. Cordon – A. Cordon, Contributions to the Palaeography ol Iatin Inscriptions. Mi-
lano, ¡º¯¯. ¯+.
3¡6
I.C. Iimentani, Lpigraha latina, op. cit. ¡2º.
3¡¯
Per una completa trattazione della scrittura latina dei papiri con esempi di scrittura,
vedi: C. Cavallo, Ia scrittura greca e latina dei papiri, Pisa-Roma, 2OOS, pp. ¡+¡-¡ºO e per
una sintesi: C. Cavallo, “Creek and Iatin Writing in the Papyry”. 1he Oxlord Handbook
ol Papyrology, Oxlord, 2OOº. ¡3¯-¡+3.
274 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura latina
secondo il Mallon e la scuola paleograhca lrancese cio sarebbe dovuto al
passaggio dal rotolo, poggiato sulle gambe per scrivere
3¡S
, al codex o liber
quadratus ma questa tesi non e accettata dalla scuola italiana ,Cencetti,
Petrucci, ecc.).
23.¡.¡. I’onciale e la semionciale
Mentre la corsiva latina raggiunge il suo pieno sviluppo intorno alla
seconda meta del III secolo d.C., nel IV secolo comincia a nascere e
dihondersi una scrittura calligrahca utilizzata solo nell’ambito librario,
chiamata dai paleograh del XVIII secolo onciale. Questo nome nasce dalla
lettura di un passo di san Cirolamo, che opponendo la scrittura dei propri
appunti a quella elegante dei grandi codici di lusso la dehnisce uncialis,
rilerendosi lorse all’altezza di un pollice o, secondo un’interpretazione
di un grammatico dell’eta carolina, perche occorreva un’oncia d’oro per
disegnarla. Ia scrittura onciale tra la hne del V e l’inizio del VI secolo
d.C. e sostituita da una nuova scrittura chiamata semionciale, meno
complessa e libraria della precedente: in realta la semionciale non e
direttamente dipendente dalla precedente, ma questo nome le e attribuito
per distinguerla.
23.¡.2. Ie scritture nazionali
Dal VI secolo d.C. hno al periodo della rilorma grahca carolingia, il
disgregarsi dei resti dell’Impero romano portano, unitamente alla nascita
delle identita nazionali, a quello che il Cencetti dehnisce particolarismo
grahco, da cui traggono origine le scritture nazionali. Queste sono:
a. scrittura insulare: caratteristica delle Isole britanniche, questa scrittura,
partendo dalla semionciale sviluppa un modello grahco utilizzato in
Cran Bretagna, Calles e Irlanda, con piccole diherenze nella stilizzazione
delle lettere tra le varie regioni.
b. scrittura merovingica: la Irancia, piu d’altre nazioni, riesce a mantenere
un’unita nazionale che si manilesta anche nella scrittura. Con il nome
di merovingica oggi s’indica quel tipo di scrittura adoperata dalla
cancelleria caratterizzata da uno schiacciamento laterale delle lettere e
allungamento delle aste, scrittura che passa ad essere utilizzata anche
nei libri. Alcuni centri hanno, pero, una precisa caratterizzazione nel
loro particolarismo grahco come il monastero di Corbie, che nel IX
secolo arriva a sviluppare un’elegante scrittura minuscola.
3¡S
I’uso di poggiare il rotolo sulle gambe per scrivere, era simile a quello utilizzato dagli
scribi Lgiziani.
275 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura latina
c. scrittura visigotica: la Spagna dalla meta del V secolo e stabilmente
occupata dai Visigoti, anch’essi romanizzati e in grado di utilizzare
la scrittura latina; tra il VI e il VII secolo sotto questa dominazione
si sviluppa una scrittura diherente da quelle precedenti, chiamata
visigotica, non in senso dispregiativo, ma con rilerimento alla
popolazione che dominava la Spagna.
d. scritture nazionali italiane: rispetto al resto d’Luropa, l’Italia presenta
un quadro piu lrammentato, essendo sotto il dominio di diverse
nazioni. Ia scrittura principale rimane per molto tempo la corsiva
nuova di tradizione romana, ma alcuni centri scrittori in questo
periodo cominciano a generare un’autonomia grahca come ad esempio
lo scriptorium di Þonantola, che crea intorno al IX secolo un’elegante
corsiva minuscola. Þel lrattempo a Roma, Þapoli, Amalh e Sorrento
nasce una scrittura chiamata curiale di tipo documentaristico. Alla
hne dell’VIII secolo nell’Italia meridionale, si lorma una nuova lorma
grahca ritenuta nazionale al pari della merovingica e della visigotica,
chiamata beneventana
3¡º
, horita nell’ambito dei monasteri cassinesi.
Questa, nata dalla corsiva nuova di tipo romano, raggiunge nel X
secolo una propria tipicizzazione per la lorma delle lettere <a-, <e-, <r-,
<t-, ecc. Come osserva C. Cencetti
32O
:
-A questo punto ¸dopo il particolarismo grahco nazionalej alla scrittura
romana poteva avvenire quanto avvenne alla lingua: continuare, anzi
accentuare la propria evoluzione particolaristica sino a giungere a uno
stadio di netta diherenziazione dalle lorme originali e alla creazione di
separate, distinte, dihormi scritture per l’Italia, per la Irancia, per la
Spagna, per le Isole Britanniche, cosi come si giunse alla lormazione di
una lingua italiana, di una lingua lrancese, di una lingua spagnola, che
solo risalendo indietro a lungo nella storia si riconoscono nel latino-.
Vale appena di notare come questo lenomeno di una diherenziazione grahca
partendo da un unico modello sia stata una costante di tutta la storia della
scrittura: si vedano ad esempio le scritture derivate da quella lenicio-punica,
la scrittura aramaica e la sua dihusione in Alrica e Asia, ecc.
3¡º
Ia scrittura detta beneventana e da molti decenni oggetto di particolari studi e di un
dettagliato inventario pubblicato nella Bibliograha dei manoscritti in scrittura beneventa-
na la cui pubblicazione e arrivata nel 2OOS al ¡6. volume.
32O
C. Cencetti, Iineamenti di storia della scrittura latina, Bologna, ¡º3+. ¡6¯.
276 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura latina
23.¡.3. Ia minuscola carolina
In reazione a questo particolarismo gralico di tipo nazionalistico,
tra la line del VII e l’inizio dell’VIII secolo in Irancia nasce un
nuovo tipo di scrittura minuscola molto elegante, che in breve tempo
s’impone, oltre che nei centri scrittori lrancesi, in Cermania, renana e
meridionale, e nell’Italia settentrionale. Prende il nome di minuscola
carolina essendone attribuita l’invenzione a Carlo Magno, anche se
l’intervento di quest’ultimo puo seriamente mettersi in dubbio in
relazione a una sua attivita cosciente e deliberata per la sua dillusione.
I suoi tratti caratteristici sono il tracciato sottile e le lorme eleganti
con una tendenza a eliminare le varianti e a riliutare i legamenti
corsivi, in cui le lettere e non piu soltanto le parole sono separate con
regolarita le une dalle altre. Ia questione della sua origine che, imitata
poi dagli umanisti, in sostanza si perpetua nel tempo arrivando a
cristallizzarsi nei nostri caratteri tipogralici rotondo e romano,
e stata a lungo dibattuta e discussa. Þel XIX secolo il Delisle per
primo lormulo l’ipotesi che la scrittura carolina losse stata originata
dall’elaborazione di modelli semionciali e semicorsivi antichi,
compiuti nella scuola di S. Martino di 1ours ad opera principalmente
d’Alcuino, il quale era abate di quel monastero; partendo da questa
tesi le ipotesi sulla sua origine, dibattute per tutto il XX secolo, sono
cosi riassunte da A. Petrucci
32¡
:
-Comunque si voglia risolvere il problema delle origini della nuova scrittura
¸minuscola carolinaj occorre tener presenti tre latti incontrovertibili:
¡) che la nascita e le prime manilestazioni della nuova minuscola non
costituiscono l’unica creazione grahca dell’epoca carolingia, che ne conta
altre e cospicue come la capitale, l’onciale e la semionciale d’imitazione;
2) che in epoca carolingia nella produzione libraria si impose di nuovo
,dopo secoli) un ordinato sistema gerarchico dei diversi tipi di scrittura,
ispirato all’imitazione dei modelli manoscritti ed epigrahci tardo-antichi;
3) che, mentre per la nuova minuscola carolina si puo, anzi si deve
supporre un’origine variamente “poligenetica”, i lenomeni imitativi di
maggior impegno ,capitale, onciale, semionciale) nacquero sicuramente
e direttamente nell’ambito della corte imperiale e in quello, a esso
strettamente collegato, del monastero di S. Martino di 1ours in virtu di un
preciso e documentabile processo d’imitazione di originali tardo-antichi,
in parte provenienti da Roma-.
32¡
A. Petrucci, Breve storia della scrittura latina, Roma, ¡ºº2. ¡¡2-¡¡3.
277 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura latina
A margine di quanto scritto dal Petrucci occorre ricordare un lenomeno
simile accaduto con la dihusione della scrittura aramaica, che divenuta
la scrittura uhciale dall’impero persiano si dihuse in tutto l’Oriente,
arrivando hno in India e dando origine a numerose altre scritture.
23.¡.+. Ia scrittura gotica testuale o littera textualis
Con l’XI secolo comincia ad ahermarsi, soprattutto in Irancia settentrionale,
in Inghilterra e in Cermania, l’uso di un nuovo strumento scrittorio: la
penna di volatile con taglio obliquo. Questa innovazione, apparentemente di
scarsa importanza, porta a un mutamento nel ductus della tarda minuscola
carolina, conducendo a una stilizzazione delle lettere cosicche come gia si
era osservato nel corso dei millenni, cambiando lo strumento scrittorio o il
suo supporto, cambia anche il tipo di scrittura. Questa nuova lorma grahca
dei caratteri latini, chiamata dai contemporanei, littera textualis, cui lu dato
invece dagli umanisti il nome di scrittura gotica, in senso dispregiativo,
ritenendola una scrittura dihcile e complessa, si dihuse in tutta l’Luropa
occidentale, con alcune diherenze grahche locali. I suoi tratti caratteristici
sono dati dal disegno angoloso e dalla spezzatura delle curve cosi che ogni
lettera e costituita da una serie di tratti giustapposti, con un netto contrasto
lra quelli grossi e quelli sottili
322
.
Ia scrittura gotica puo genericamente essere distinta in libraria e corsiva.
Mentre la libraria e una scrittura maiuscola, particolare importanza riveste
la variante corsiva, che rappresenta il risultato di una evoluzione che
parte dalla carolina. Caratterizzata da un’esecuzione rapida, si distingue
per l’unione delle lettere che lormano le parole e per la comparsa di aste
alte con legature e occhielli. Questa scrittura e utilizzata per gli atti di
cancelleria, ma anche per la redazione di libri destinati principalmente ad
uso privato.
Dalla scrittura gotica corsiva, si sviluppa la cosi detta “bastarda”. Þata
in Irancia nel XIV secolo, essa e in ehetti una versione calligrahca della
scrittura libraria usata in Irancia nella seconda meta del XIV e XV secolo
e della scrittura della cancelleria reale lrancese. Questa scrittura di tipo
corsivo, si dihonde rapidamente in Luropa; le sue caratteristiche principali
sono l’angolosita e inclinazione verso destra. 1racciata con una punta
tagliata, crea tratti scuri ,quelli verticali discendenti, orizzontali e obliqui
da sinistra a destra) e tratti sottili per le linee oblique da destra a sinistra.
322
Sulla scrittura gotica, vedi: j. Kirchner, Scriptura gothica libraria, a saeculo XII usque
ad hnem Medi Aevi, Monachii, ¡º66. Vedi anche A Derolez, 1he Palaeography ol Cothic
Manuscript Books. Irom the 1vellth to the Larly Sixteenth Century, Cambridge, 2OO3.
278 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura latina
23.¡.3. Ia scrittura semigotica e la scrittura umanistica
Ia tradizione attribuisce a Irancesco Petrarca e al suo ambiente
un’importante rilorma grahca: contestando la scrittura gotica del suo
tempo, il Petrarca si rila ai modelli di scrittura antichi, o che lui riteneva
tali, e piu precisamente alla carolina, sviluppando un modello grahco oggi
chiamato scrittura semigotica. Studi recenti hanno pero messo in dubbio
quest’origine, identihcandone il primo esempio in un manoscritto del
¡3O3 ,Vat. Iat. ¡¡33º) e portando a considerare la semigotica una scrittura
di tipo librario discendente dal medesimo hlone delle scritture usuali da
cui aveva avuto origine la minuscola cancelleresca: la scrittura semigotica
lu utilizzata hno alla hne del XV secolo.
Un ulteriore e hnale passo in avanti prima della nascita della stampa a
caratteri mobili, e compiuto nel XV secolo, da Þiccolo Þiccoli e da Poggio
Bracciolini. I due grandi umanisti non si limitano a riprodurre ledelmente
le lorme antiche della scrittura carolina, chiamata littera antiqua, portando
alla nascita di quella dehnita umanistica, ma riprendono anche la lattura
degli antichi manoscritti compreso lo stile ornamentale e il loro lormato.
23.¡.6. Ia scrittura cancelleresca e la mercantile
Þel corso dell’alto e del basso medioevo nelle cancellerie europee per la
stesura dei documenti uhciali si ricorre a una scrittura elegante, detta
scrittura cancelleresca. Questa si diherenzia notevolmente da quella
utilizzata nei codici, pur avendo in alcuni periodi alcune caratteristiche
comuni. Utilizzata dall’inizio del XIII secolo nelle cancellerie signorili,
pontihcia, del Regno di Þapoli e da giuristi, notai, uomini politici, nel
XIV secolo, diventa la scrittura dei testi in volgare ,operette devozionali,
manualistica, cronache cittadine, poesie), delle scritture private quotidiane
e di personaggi di spicco quali Petrarca, Boccaccio, Salutati, Cola di
Rienzo e probabilmente anche di Dante. Crahcamente si caratterizza per
la rotondita delle lettere dal tratteggio huido e corsivo, con caratteristici
svolazzi a bandiera.
Di diverso tipo la scrittura mercantesca. Presso coloro che si erano dedicati
al commercio, e che provenivano da apposite scuole dove si imparavano
i londamenti di quest’arte, si comincia a sviluppare e utilizzare sempre
piu lrequentemente un tipo di graha oggi chiamata mercantesca, perche
utilizzata nelle registrazioni contabili. Utilizzata dal XIII secolo, essa
nasce a Iirenze e si dihonde nel resto d’Luropa, inhuenzando le scritture
moderne. Si tratta di una scrittura corsiva tracciata con penna a taglio
tondo piu o meno largo. Ie lettere sono compresse verticalmente per cui
279 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura latina
le aste non sono molto sviluppate. L diritta e ha pochi legamenti, mentre
gli svolazzi al di sotto del rigo non si interrompono ma tornano indietro
per allacciarsi alla lettera successiva. Þon possiede i caratteri maiuscoli.
1ecnicamente questa si puo dehnire una scrittura di corporazione, poiche
nata e sviluppata nell’ambito di una corporazione, quella dei mercanti.
23.¡.¯. Ia nascita della stampa e la scrittura latina
Con l’invenzione in Luropa intorno al ¡+33 della stampa a caratteri mobili,
la scrittura latina cambia ancora lorma, limitata all’uso amministrativo e
per gli atti privati ,lettere, appunti, ecc.), assume diherenze grahche che,
come si vedra, mutano da nazione a nazione
323
. Va comunque precisato
che la nascita della stampa non lu avversata dai copisti e dai bibliohli,
anzi come dimostrano le ricche legature di alcuni incunaboli conservati
in alcune grandi biblioteche europee, il libro a stampa e percepito dai
contemporanei come oggetto di pregio, e come tale trattato, spesso
rilegato con pregiate pelli ed incisioni in oro. All’inizio del XVI secolo
si hanno cosi due mercati paralleli, quello dei libri a stampa e quello dei
manoscritti, ma quest’ultimo scompare rapidamente nel giro di pochi
anni, limitato, almeno per altri due secoli, alla stesura dei codici liturgici
di grande lormato, per i quali il disegno dei caratteri per la stampa di
corpo smisurato, per un numero ridotto di copie, e considerato poco
conveniente
32+
.
Per quanto riguarda il disegno dei caratteri tipograhci, questi si avvicinano,
per quanto possibile, a quelli utilizzati per la scrittura manoscritta.
In Occidente in un primo tempo nelle stampa e utilizzato il carattere
gotico, come nel caso della Bibbia a +2 linee di j. Cutenberg, ,hg. ¯2)
che imita quello dei manoscritti, ma molto presto si passa al carattere
detto “romano”, molto piu lacile da leggere, derivato direttamente dalla
scrittura umanistica. Þel ¡3O¡ nella stampa dell’ opera di Virgilio del
tipogralo veneziano Aldo Manuzio, compare un nuovo carattere chiamato
corsivo ,in inglese Italic script), latto incidere dal bolognese Irancesco
Criho ,o Crih) che diventa tanto celebre da essere d’allora in poi imitato
323
Sulle scritture moderne sorte e sviluppate dopo la nascita della stampa a ca-
ratteri mobili, si veda in particolare: C. Cencetti, Storia della scrittura latina, op.
cit. 2ºº-332; C. Audisio - I. Rambaud, Iire le lrançaise d’hier, Paris, 2OO3; L.
Casamassima, 1rattati di scrittura del Cinquecento italiano, Milano, ¡º66; S. Mo-
rison, Larly Italian Writing-Books, Renaissance to Baroque, a cura di Þ. Barker,
Verona, ¡ººO.
32+
I codici liturgici utilizzati nelle celebrazioni solenni, sono caratterizzati da moduli gra-
hci di grandi dimensioni e dal lormato dei codici che normalmente supera i 3O - 6O cm.
280 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura latina
Fig. 72
281 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura latina
da tutti. Rinviando ad altra sede la trattazione della storia della tipograha
occidentale, possiamo limitarci ad osservare che il carattere gotico
disegnato da Schvabacher nel XV secolo in opposizione a quello tondo
degli umanisti, sopravvive solo in Cermania ed in parte dei paesi di lingua
tedesca, sia nella stampa sia nella scrittura privata, hno a quando e abolito
dehnitivamente nel ¡º+¡ per volere di A. Hitler, ritenendolo un carattere
grahco non tedesco ma giudaico, disegnato da un tipogralo ebreo
323
.
23.¡.S. Ia scrittura latina dal XVI al XX secolo
Þel XVI secolo l’arte dello scrivere diventa oggetto di studio singolo,
materia d’insegnamento da apposite cattedre di ars scribendi. Come scrive
C. Cencetti: “all’amanuense si era sostituito il calligralo, allo Schreiber lo
Schreibmeister e lo Schreibkunstler”
326
.
Þel XV secolo sono pubblicati in Italia alcuni importanti manuali di
calligraha. 1ra tutti si citano: Iodovico degli Arrighi, Il modo e la regola
di scrivere lettera corsiva o vero cancelleresca, Roma, ¡323; C.A. 1agliente,
Ia vera arte del excellente scrivere, Venezia, ¡32+; C.I. Cresci, Iibro nuovo
di imparare a scrivere tutte le sorti di lettera antica e moderna, Roma,
¡3+O
32¯
. Parallelamente, tra il XVI ed il XVIII secolo in Irancia, Cermania,
Spagna ed Inghilterra, sono pubblicati manuali di calligraha, che portano
allo sviluppo di scritture moderne nazionali. Si osserva cosi che
«la scrittura a mano, non piu destinata a una lettura rapida e assorta,
elemento statico londamentale torna ad essere la linea, e unita di
valutazione non l’intera pagina, ma le singole righe e, all’interno di esse,
non le singole parole, e nemmeno le lettere come tali, ma il ritmo delle
aste e degli occhielli, dei tratti retti e delle curve, dei pieni e dei hletti;
l’espressione calligrahca torna ad essere essenzialmente decorazione
32S
-.
Partendo da modelli grahci medievali, come si vedra qui di seguito, la
scrittura si sviluppa secondo particolarismi grahci nazionali in Luropa, per
ritrovare alla hne del XIX secolo, almeno in parte, un punto d’ incontro
nella scrittura detta “corsivo inglese”.
In Italia, il processo di svolgimento della scrittura latina, iniziatosi con
323
Y.Perrousseaux, Histoire de l’ecriture typographique, Paris, 2OO3. S¯.
326
C. Cencetti, Storia della scrittura... op. cit., p. 3O3.
32¯
L. Casamassima, 1rattati di scrittura del Cinquecento italiano, Milano, ¡º66.
32S
Ibid. 3O3.
282 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura latina
Poggio Bracciolini e con la lormazione della cancelleresca italica, caduti
gli ultimi residui gotici, rimangono incontrastate dominatrici le lorme
umanistiche, spesso con una lorte tendenza alla corsivizzazione, e l’unita
grahca si ricompone nei caratteri romano e tondo, cioe in sostanza nella
littera antiqua, che attraverso il modello della carolina risale ai modelli usuali
della minuscola antica del secolo IV-V. Piu in dettaglio, si osserva come le
scritture utilizzate in Italia per la redazione dei libri, siano essenzialmente
quelle umanistiche, mentre nelle cancellerie, e utilizzata la cosi detta
cancelleresca italica. Si deve a C.I. Cresci, divenuto scrittore della Cappella
Sistina e della Biblioteca Vaticana, il merito della pubblicazione dell’opera:
Lssemplare di piu sorti lettere…, Roma, ¡36O, nel quale propone una nuova
corsiva cancelleresca lortemente inclinata a destra e riccamente legata,
caratterizzata dal corpo piccolo e tondeggiante delle lettere, dalle aste altee
ricurve culminanti in un bottone ornamentale e lortemente allungate al di
sotto del rigo
32º
. Questa scrittura, che inhuenzera quella di tutta l’Luropa,
e dehnita dal Cencetti
33O
“bastarda italiana”. Þella seconda meta del XVII
secolo, la bastarda italiana si spoglia gradatamente di molte esuberanze e
perde il gusto calligrahco cancelleresco che l’aveva caratterizzata prima di
allora, divenendo cosi piu regolare, piu pratica e meglio leggibile.
In Irancia nel XVI secolo, predomina una scrittura direttamente derivata
dalla bastarda italiana. Þel XVII secolo un atto del Parlamento nazionale
datato ¡+ luglio ¡632 ordina ai maestri scrivani “una conhgurazione di tutte
le lettere maiuscole e minuscole” al hne di realizzare “un carattere che dovra
essere seguito per l’insegnamento della scrittura tanto in lettere lrancesi
che italiane”
33¡
. Questa disposizione slocia negli allabeti realizzati tanto
per la stampa che per la scrittura manuale, nell’opera di Iouis Barbedor,
I’escriture Italienne bastarde diversihee por toutes les Lxpeditions qui
s’en peuvent ecrire, Paris, ¡6+¯. Þel corso del XVII e XVIII secolo la
bastarda italiana, semplihcata nelle linee generali, diviene piu rapida e
meno rotonda ed e utilizzata da tutti gli uomini di lettere, mentre negli
atti amministrativi e utilizzata la lettre hnanciere o “caractere lrançaise”.
Þel XVIII secolo in Irancia, sono utilizzate tre scritture principali, che
a loro volta possono essere suddivise in altri tipi: ¡.“ronde” o “caractere
lrançaise” o “lettre hnanciere” 2. “bastarda” o “italiana” 3.“coulee”
332
.
In Spagna, verso la meta del XIV secolo si sviluppa una scrittura detta
32º
A. Petrucci, Breve storia della scrittura latina, Roma, ¡ºº2. 2OO.
33O
C. Cencetti, Storia della scrittura... op. cit., p. 3OS.
33¡
C. Audisio - I. Rambaud, Iire le lrançaise d’hier, Paris, 2OO3. 3S
332
Ibid. 6O-6¡.
283 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura latina
“Ietra de albades”, che diviene nel corso del tempo sempre piu rotonda
e sempre piu inclinata, lormando cosi una scrittura cancelleresca, ma in
taluni rari casi utilizzata anche per i codici, detta allora “cortesana”. Þel
corso del XVI secolo, questa scrittura diviene ancora piu arrotondata, con
piu separazioni irregolari delle lettere, che arrivano a conlondersi le une
con le altre, arrivando a traslormarsi in una scrittura detta “procesal” o
“procesada”, di dihcile lettura; nel corso dello stesso secolo, i re Cattolici
ne proibiscono l’uso agli scribi, imponendo l’uso della cortesana. Dalla
cancelleresca italiana, utilizzata in Spagna durante il XVI secolo, il
calligralo I. Iucas, nell’opera Arte de escribar, Madrid, ¡3¯O, ricava
una nuova scrittura che egli chiama redondilla, che inhuenzera anche la
scrittura di altre nazioni, ma hn dal XVI secolo, la cancelleria spagnola
utilizza la cancelleresca italiana, mentre nell’uso comune si dihondono le
scritture corsive strettamente legate a quelle umanistiche italiane.
Particolarmente interessante lo sviluppo delle scritture moderne in
Cermania e nei paesi di lingua tedesca come Austria e parte della Svizzera.
In principio si assiste ad una penetrazione della scrittura cancelleresca
italiana nel corso del XV secolo, ma questo rinnovamento non tocca i ceti
piu rappresentativi della cultura tedesca che, anche per una reazione nei
conlronti della chiesa romana, dovuta al luteranesimo, crea una scrittura
derivata dalla textura e dalla bastarda, che si chiama Iraktur. Una delle
prime e la piu lamosa attestazione di questa scrittura, si deve ad A. Durer
che la utilizza nella dedica al margine inleriore del loglio, della prima
grande xilograha dell’arco di trionlo in onore dell’imperatore Massimiliano
I, mentre nel campo tipograhco il primo ad usarla nei caratteri tipograhci
e lo stampatore di Augusta, H. Schönsperger, nella stampa del 1heuerdank
del ¡3¡¯. Il nome di Iraktur, di deve alla spezzatura dei tratti curvi e dei
tratti spezzati, detti tecnicamente quadrangoli. Si deve rilevare che con
il primo uso della Iraktur nella stampa e connesso l’inizio dell’attuale
regola ortograhca che vuole l’iniziale maiuscola per ogni sostantivo.
Questa scrittura risulta comunque molto calligrahca, e poco adatta all’uso
quotidiano, per questo motivo, e adottata anche la bastarda, ma con un
tracciato molto modihcato. Verso la meta del XVII secolo, si hanno due
scritture: la Kanzleischrilt “scrittura di cancelleria”, e la Kurrentschrilt,
“scrittura corsiva”. Þel XVIII secolo la Iraktur e la scrittura cancelleresca,
si londono in un’unica scrittura, detta Iraktur-Kanzleischrilt.
In Inghilterra, la tradizione gotica e rappresentata dalle scritture di
cancelleria: la Chancery hand, rimasta in uso sino al secolo XIX per gli
atti, dalle lorme bizzarre e artihciose e derivata dall’incontro della bastarda
lrancese con la vecchia scrittura inglese di cancelleria, e la Cout hand,
284 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura latina
derivata dalla Chancery hand e usata per gli atti che prendevano vita nei
tribunali. Ma il contributo maggiore dell’Inghilterra alla scrittura, consiste
nella ripresa della corsiva lrancese la quale, senza modihcarne ne le lorme ne
il carattere, le diedero un tracciato piu svelto, piu legato, meno cancelleresco,
creando quella scrittura che ha preso il nome di “corsiva inglese”, penetrata
poco alla volta in tutte le scuole europee d’istruzione primaria.
Alle modihcazioni della scrittura contribui molto il mutamento degli
strumenti di scrittura
333
, come la nascita del pennino di metallo ,¡S22)
prima, della penna stilograhca ,¡S++) poi, ed inhne della penna biro ,¡º32)
che rende diverso e nel caso della penna biro impossibile tratteggiare i
chiaroscuri delle scritture. Inhne, la nascita della macchina da scrivere ,¡S6¯),
porta alla produzione degli atti amministrativi in lorma di dattiloscritti e
conseguentemente ad una modihcazione della scrittura manoscritta verso
modelli non piu canonizzati, hno a quando la nascita moderna dei PC ,¡º¯3)
e la dihusione negli ultimi vent’anni dei moderni sistemi di videoscrittura,
unitamente alla cessazione dell’insegnamento della calligraha nella scuola
primaria, limita ad un uso sempre piu residuale la scrittura manuale e ad
una progressiva diminuzione della capacita di utilizzo della penna e della
scrittura manoscritta, appresa negli anni scolastici.
23.2. Ia punteggiatura
Þelle epigrah latine le parole erano spaziate molto spesso ponendo due o
tre punti allineati in verticale, come nelle epigrah greche e nel miceneo del
II millennio a.C., o da una barretta orizzontale tra due minori verticali.
Piu comunemente e un punto di lorma allungata, quadrata, triangolare
o rotonda, spesso determinata dalla materia e dallo strumento; quando
l’iscrizione e sul bronzo, anche il punto e di bronzo. In epoca imperiale il
segno assume la lorma di una loglietta, le cosi dette hederae distinguentes
che poi sono introdotte anche tra le lettere di una medesima parola,
assumendo cosi un carattere decorativo; si trova qualche rara volta un
segno a lorma di palmetta
33+
. Þessun segno si usa per indicare l’interruzione
della parola alla hne della linea.
Iino al IX secolo d.C., comunque, e ancora lrequente l’utilizzo della scriptio
continua, pur non mancando numerosi tentativi di dehnire un sistema di
punteggiatura. Þell’eta carolingia e uso comune che le preposizioni e altre
brevi parole siano unite alla parola che segue. A partire dal XII secolo la
separazione tra le parole diviene quasi sempre chiara.
333
Sui materiali scrittori vedi: C. Pastena, Storia dei materiali scrittori, Catania, 2OOº.
33+
I. Calabi Iimentani, Lpigraha latina, op. cit. ¡3O-¡3¡.
285 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
La scrittura latina
Con l’abbandono della scriptio continua, diventa sempre maggiore l’esigenza
di creare un sistema di punteggiatura, cosi che risale all’inizio del VII secolo
la descrizione piu ampia e articolata dei segni d’interpunzione che ci sia
giunta in latino, nel capitolo 2O del libro delle Ltymologiae di Isidoro:
-Dei segni d’interpunzione: ¸¡j Ia positura, ossia il segno d’interpunzione,
e una hgura usata per distinguere il contenuto concettuale di uno scritto
in cola, commi e periodi: posta nel punto appropriato, tale hgura ci
chiarisce il senso di cio che leggiamo. Ie positurae sono cosi chiamate o
perche si segnalano ponendo dei punti ovvero perche in corrispondenza
di esse la voce riposa in lunzione del respiro richiesto dal tipo di pausa. I
Creci chiamano tali hgure qšseij ¸theseisj,i Iatini positura. ¸2j Il primo
segno d’interpunzione e chiamato subdistinctio o comma; il secondo
media distinctio o colon; l’ultimo, che si pone al termine di un enunciato
completo, distinctio o periodo; colon e comma sono, come detto, parti del
periodo stesso, la cui diversita e indicata dalla diherente posizione del punto.
¸3j Ove, inlatti, al principio della preposizione, il signihcato non e ancora
compiuto ed e tuttavia necessario prendere respiro, si ha un comma, cioe una
lrazione di signihcato, e si pone un punto ai piedi della lettera: il comma e
chiamato subdistinctio proprio perche prende il punto subtus, che signihca
sotto, cioe ai piedi della lettera. ¸+j Ove, nel seguito, l’enunciato mostra gia
un signihcato, pero manca ancora qualcosa al compimento dell’enunciato
stesso, si ha un colon e segniamo un punto a meta della lettera: chiamiamo
tale hgura media distinctio, proprio perche poniamo un punto all’altezza
della meta della lettera. ¸3j Ove invece, nel pronunciare ordinatamente un
enunciato, poniamo la clausola hnale, si chiama distinctio, cioe separazione,
perche distingue un enunciato complesso. ¸6j Quanto detto si rilerisce
propriamente agli oratori. Per quanto riguarda invece i poeti, ove un verso,
dopo due piedi, rimane una sillaba, si ha un comma ¸perche in tal punto la
scansione metrica produce una divisione di parolaj; ove invece, dopo due
piedi, non rimane alcuna parte di discorso, si ha un colon. Il verso intero,
inhne, costituisce un periodo
333
-.
Il sistema isidoriano durante il IX secolo e adoperato, in maniera
semplihcata, presso alcune scuole ,Ratisbona, Ireising, ecc.): punto in
333
Ibid. 32. Come osserva M. Ceymonat, rilerendo un commento di A. Valastro Canale
,Storia della punteggiatura in Luropa, Roma, 2OOS. 32, nota 3¡): Isidoro utilizza i termini
comma, colon e periodo per indicare tanto le diherenti parti di un enunciato, quanto, im-
propriamente, i segni d’interpunzione ad essi corrispondenti, nonche il respiro nel senso
musicale di pausa da questi ultimi determinato.
286
La scrittura latina
basso per la pausa breve, punto in alto per la lunga. Il sistema e ampliato
con l’aggiunta del segno interrogativo, che a quanto sembra avviene nei
manoscritti in minuscola di Morramo e nei codici copiati nella scuola alla
corte di Carlo Magno. In un primo tempo, si presenta chiaramente con
la lorma di un segno ondulato o spezzato a zig-zag, con valore musicale;
lra il IX e il XII secolo assume conhgurazioni molto diverse, che spesso
pero corrispondono alla stessa lorma utilizzata per il neuma quilisma, che
i teorici della musica di eta medievale dehniscono come “congiunzione di
suoni vibranti e ascendenti”.
Con la nascita delle scritture minuscole, la la sua prima apparizione nella
scrittura latina, la virgola, nella lorma di un apice sovrastante un punto
<.’-, per rahgurare la subdistinctio, che lu detta distinctio sospensiva.
Un punctus planus <.- indica invece la media distinctio, che lu detta
distinctio constans; un punto ahancato a una sbarretta <.I- oppure un
punto molteplice <.: :· :-- rappresenta la distinctio dihnitiva.
Sul hnire del XIII secolo, si ahermano metodi interpuntivi diherenti, per
opera dei maestri bolognesi di ars dictandi. In tale ambiente, si lorma
il grammatico che volgarizzo e commento l’Ars dictandi di Ciovanni di
Bonandrea e ordino i punti in sostanziali ,la virgola <,-; il coma <.’-; il colo
<.-; il periodo <..-) e in accidentali, cioe il punto legittimo o doppio <..-.
Ia divisione in sillabe in hne di riga con un solo trattino diventa di uso
generale solo dall’XI secolo in poi; con doppio tratto, dal XIV secolo
336
.
336
Per maggiori dettagli, oltre la Storia della punteggiatura in Luropa…, gia citata, vedi: B.
Mortara Caravelli, Prontuario di punteggiatura, Roma, 2OO¯. ¡2¡-¡22; M.B. Parkes, Pause
and Lhect. An Introduction to the History ol Punctation in the West, Cambridge, ¡ºº2;
B. Bischoh, Paleograha latina, Padova, ¡ºº2. 23º-2+6.
287 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
APPLÞDICL I
la scrittura dei numeri
Ia rappresentazione grahca di un numero, non diherisce da quella della
scrittura allabetica: con un segno possono essere indicate l’unita, le decine,
le centinaia, ecc. Se le prime attestazioni d’indicazioni numeriche possono
essere latte risalire al periodo preistorico, trattando dei popoli che hanno
sviluppato un sistema di scrittura, possono essere osservati diversi sistemi
di notazione dei numeri.
Lgiziani
33¯
In origine l’oggetto rappresentato era ripetuto tante volte quante era
necessario ma questo sistema non andava bene per le grandi quantita,
mentre era suhciente per indicare il numero due ripetendo due volte il
segno, o per il plurale scrivendo tre volte lo stesso segno, indicando cosi
sia il numero tre, che un numero maggiore di questo. In seguito i numeri
cardinali lurono scritti con dei gralemi che corrispondevano alle nostre
cilre. Lssi erano:
¦ ¡
¡O
¡OO
¡OOO
¡O.OOO
¡OO.OOO
¡.OOO.OOO
33¯
Sulle scienze matematiche presso gli Lgiziani esiste una vastissima letteratura. Parti-
colarmente utili sono i volumi: R.j. Cillings, Mathematics in the 1ime ol the Pharaohs,
Cambridge, ¡º¯2; M. Clagett, Ancient Lgyptian Science, Philadelphia, ¡ºSº-2OO+, in par-
ticolare il v. 3, dedicato alla matematica.
288 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Appendice 1 - la scrittura dei numeri
Il numero +.233, ad esempio, era scritto ,da destra verso sinistra):
| | |
I numeri possono essere scritti da destra verso sinistra, o dall’alto verso il
basso.
Oltre che con i segni numerici, i numeri potevano essere scritti anche
loneticamente. Ad esempio, il numero 3O, poteva essere scritto:
, o loneticamente, in egiziano geroglihco < mab
3
- ,maba):

Sumeri e Accadi
33S
Presso i Sumeri era in uso un sistema di numerazione sessagesimale, espresso
attraverso dei cerchietti impresi sull’argilla con una punta dello stilo
33º
.
In seguito, la modihcazione del taglio dello strumento scrittorio latto
trasversalmente, porto a indicare con un cuneo verticale , ) il numero ¡
e il 6O, mentre con quello ad angolo , ) il numero ¡O. Cosi, per esempio,
per indicare il numero ¯S si scriveva:
dove indicava il 6O, il ¡O, e l’S.
Altre scritture semitiche
Þelle scritture semitiche del nord-ovest, i numeri erano spesso scritti in
lettere; i segni per indicare le cilre, appaiono per la prima volta in aramaico
33S
Ia principale opera di rilerimento, seppure invecchiata, rimane: O. Þeugebauer, 1he
Lxact Sciences in Antiquity, Þev York, ¡º3¯.
33º
Sul sistema di numerazione preso i Sumeri e gli Accadi, vedi in particolare: H.j. Þissen-
P. Damerov-R. K. Lnglund, Archaic Bookeeping, Chicago, ¡ºº3.
289 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Appendice 1 - la scrittura dei numeri
intorno al VII secolo a.C., e sono utilizzate anche in iscrizioni lenicie e in
altre scritture. Þelle iscrizioni aramaiche i numeri da ¡ a º erano indicati
da tratti verticali, riuniti a gruppi di tre, mentre per le decine si usava un
tratto orizzontale.
Ad esempio il numero S si scriveva: ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ ¦ ¦
Il numero 3O invece era scritto: -==
Cinesi
In Cina, oggi, sono normalmente utilizzate le cilre indo-arabe, al hne di
una semplihcazione negli scambi. 1radizionalmente pero, il sistema di
numerazione cinese utilizza caratteri diversi:
O ¡ 2 3 + 3 6 ¯ S º ¡O ¡OO ¡OOO ¡OOOO ¡OOOOOOOO
1
r
a
d
i
z
i
o
n
a
l
e
Il sistema di numerazione tradizionale cinese, per indicare il numero 3S,
scrive:
,3, ¡O, S); per il numero ¡¡¯: ,¡OO, ¡O, ¯), ecc.
Indiani
In India bisogna distinguere tra il sistema di numerazione kharoṣṭhī
e quello brāhmī. Il sistema kharoṣṭhī non diherisce eccessivamente da
quello aramaico, da cui discende direttamente; la diherenza principale
tra questo e l’aramaico, e che il primo scrive le cilre piu alte a sinistra,
mentre nella scrittura aramaica queste si trovavano a destra. Diverso
il sistema utilizzato nella scrittura brāhmī. In origine pare che losse
utilizzato un sistema in cui ogni numero era rappresentato da un
diverso gralema; la maggior parte di questi segni numerici peraltro,
somigliavano alle lettere. In seguito gli Indiani passarono a un sistema
di notazione numerica di tipo posizionale, utilizzando un particolare
segno per indicare lo zero. Questo sistema prende il nome di numeri
nāgarī, perche associato all’omonima scrittura: questi numeri sono
essenzialmente quelli utilizzati anche oggi, e dihusi all’inizio del II
millennio d.C. in Luropa dagli Arabi.
290 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Appendice 1 - la scrittura dei numeri
Creci
I Creci utilizzarono due diversi metodi per indicare le cilre, il sistema
acrolonico o attico e quello allabetico o milesio. Þel primo le quantita da
¡ a + erano espresse dal corrispondente numero di linee verticali: cosi <¡ = ¦
-; <2 = ¦ ¦ -; <3 = ¦ ¦ ¦ -; <+ = ¦ ¦ ¦ ¦-; mentre per indicare i numeri 3, ¡O, ¡OO e
¡OOO, erano impiegate le iniziali dei loro nomi in greco. Si aveva cosi:
3 = ¯¨,Πέντε = pente);
¡O = Δ ,Δέκα = deka)
¡OO = H ,Hεκατόν = Hekaton)
¡OOO = X ,Xίλιοι = Krlioi)
¡O.OOO = M ,Mύριοι = Múrioi)
¨lorma arcaica della lettera greca <Π-.
Attraverso la combinazione del segno per il numero cinque con le altre cilre
,<Δ, H, X, M-), si poteva esprimere qualsiasi numero. Il sistema acrolonico si
dihuse in Attica all’inizio del VI secolo a.C. e rimase in uso hno al I secolo a.C.
Il sistema allabetico si basava invece sull’attribuzione a ogni lettera di un
valore numerico, marcandola eventualmente con punti o accenti:
Come si vede, per indicare il 6 si scriveva <ς’- variazione grahca del
digamma ,ϝ), per il º il segno della qoppa < ?’-, mentre per il ºOO quello
del sampi <ϡ’-. Dall’inizio del I secolo a.C. questo sistema per scrivere i
numeri sostitui completamente quello attico.
α’ = ¡
β’ = 2
γ’ = 3
δ’ = +
ε’ = 3
ς’ =6
ζ’ = ¯
η’ = S
θ’ = º
ι’ = ¡O
κ’ = 2O
λ’ = 3O
μ’ = +O
ν’ = 3O
ξ’ = 6O
ο’ = ¯O
π’ = SO
?’ = ºO
σ’ = ¡OO
ρ’ = 2OO
σ’ = 3OO
τ’ = +OO
υ’ = 3OO
φ’ = 6OO
χ’ = ¯OO
ψ’ = SOO
ω’ = ºOO
291 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Appendice 1 - la scrittura dei numeri
I numeri romani
Con il termine “numeri romani”, s’indica quel modo di scrivere le cilre
derivate direttamente dagli antichi romani, che rimasto in uso per
tutto il medioevo e l’epoca moderna, in alcuni casi continua a essere
utilizzato ancora oggi. Ia scrittura di questi numeri mostra alcune
particolarita grahche, che nel corso del tempo si sono modihcate, e in
particolare:
¡. Il numero + e i suoi composti, oggi scritto IV ,XIV, XXIV, XXXIV,
ecc.), un tempo era espresso nella lorma IIIj o IIII ,VIIII, XIIII,
XXIIII, XXXIIII, ecc.) lorma quest’ultima presente anche nei primi
secoli del libro a stampa e nelle epigrah moderne;
2. Il numero 3 era scritto V, lorse perche la meta di ¡O scritto X;
3. Il numero 6, poteva essere scritto: VI o IIIIII;
+. Il numero S poteva essere scritto VIII o IIX;
3. Il numero 3O era annotato come V, il segno per <ch- negli allabeti
occidentali, o anche <↓- o <J- che divenne poi <I-;
6. Il numero ¡OO, in latino rappresentato dal carattere <C-, derivava dalla
lettera greca <Q-, ma era anche scritto <☉-;
¯. Il numero 3OO si scriveva <D-, poiche meta di ¡OOO scritto con la lettera
greca <Φ-;
S. Il numero ¡.OOO, in origine rappresentato dalla lettera greca <Φ-, o
anche <ↀ-, <↓-, <CIƆ-, <×-, nel medioevo lu sostituito da <M- ,lettera
iniziale dell’aggettivo latino mille); nella stampa e nelle epigrah, e
spesso scritto <CIƆ- che corrisponde a una variante grahca dell’antica
lorma per indicare il numero ¡.OOO ,<Φ-).
Ad esempio: CIƆ IƆ I IIII = ¡33+.
Con questo sistema si avranno le lorme:
IƆ = 3OO; CIƆ = ¡.OOO
º. Dalla seconda meta del I secolo a.C., le migliaia s’indicavano anche con una
sbarretta orizzontale sul numero: V = 3.OOO, C = ¡OO.OOO; con sbarrette
verticali s’indicavano le centinaia di migliaia: ¦V¦ = 3OO.OOO
3+O
.
Ie cilre arabe
In origine gli arabi come anche gli ebrei, scrivevano i numeri come i Creci,
utilizzando le lettere dell’allabeto e dando a ogni lettera un diverso valore
numerico. Intorno all’VIII secolo d.C., a seguito dei loro contatti con le
popolazioni dell’India, e utilizzato il sistema di queste popolazioni, da cui il
3+O
I. Calabi Iimentani, Lpigraha latina, +. ed., Milano, ¡ºº¡. ¡2S-¡2º.
292 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Appendice 1 - la scrittura dei numeri
nome di numeri indiani o indo-arabi. Il merito della loro introduzione nel
mondo arabo-islamico
3+¡
, va allo scienziato arabo Abu ja‘lar Muhammad
ibn Musa al Khuvarizmi, che nella sua opera: Kitāb al ¡am’ va’l talriq bi
hisab al hind ,1ecnica indiana per l’addizione e la sottrazione), di cui si
conosce una traduzione latina del XII secolo, scrive:
-Þoi abbiamo deciso di spiegare le tecniche di calcolo indiane usando
e mostrando i nove caratteri ¸usati dagli indiani, cioe i numeri arabo-
indianij perche con la loro semplicita e sinteticita, questi caratteri sono
capaci di esprimere ogni numero-.
Il testo prosegue lornendo una dettagliata esposizione dei principi della
numerazione decimale con rilerimento all’origine indiana dei nove segni
utilizzati per i numeri e del decimo segno dalla lorma di un cerchio, vale
a dire lo zero. I piu antichi manoscritti arabi contenenti questi numeri
sono dell’S¯3-S¯+ d.C./26O dell’Lgira e dell’SS¯-SSS d.C./2¯+ dell’Lgira
e poi ancora in un documento scritto a Shiraz in Iran nel º6º-º¯O
d.C./33º dell’Lgira. Ie cilre utilizzate dagli arabi presentano, pero alcune
diversita a secondo che siano utilizzate dagli arabi dell’oriente o da quelli
dell’occidente, in particolare quelli residenti in Spagna. Þel primo caso
sono chiamate hindī ,indiane), nel secondo caso gubārī, dalla parola
gubār = polvere, termine derivato lorse dall’uso di cospargere con la
polvere l’abaco, sorta di tavolozza a colonne utilizzata per i calcoli, prima
di impiegarlo per tracciare i numeri.
Sull’origine dei numeri utilizzati dagli arabi e poi dihusi in Luropa, tutti oggi
concordano su una loro derivazione dalla scrittura indiana, ma non esiste
invece un accordo generale sull’origine del principio della numerazione su
posizione e sulla nascita del sistema decimale importato dagli Arabi ,hg. ¯3).
I numeri arabi in Luropa lecero la loro comparsa per la prima volta in un
manoscritto redatto ad Albelda in Spagna nel º¯6 d.C., il cosi detto Codex
Vigilanus
3+2
, ma il merito della loro introduzione in Luropa intorno alla
hne del X secolo, e attribuito a Cerbert d’Aurillac, in seguito eletto papa
con il nome di Silvestro II
3+3
. Ira i principali documenti in Luropa che
contengono le cilre arabo-indiane si citano
3++
:
3+¡
C. Ilrah, 1he Universal History ol Þumbers, Þev York, 2OOO. 36+-363.
3+2
I. Ca¡ori, A History ol Matematical Þotation, Ia Salle, ¡º2S-2º. v. I, +S-3O.
3+3
Vedi in particolare: C. Ilrah, 1he Universal History ol Þumbers, op. cit. 3¯¯-3º¡.
3++
I. Ca¡ori, A History ol Matematical Þotation, op. cit. v. I, 3O; vedi anche: C. Ilrah, 1he
Universal History ol Þumbers, op. cit., tabella di p. 3SO.
293 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Appendice 1 - la scrittura dei numeri
Fig. 73 - alcuni esempi di numeri arabi.
il Codex Aemilianesis, datato ºº2 d.C., conservato nella Biblioteca
dell’Lscorial
3+3
;
il manoscritto latino della Bibliotheque nationale de Irance, datato prima
del ¡O3O
3+6
;
il manoscritto latino conservato in Vaticano del ¡O¯¯
3+¯
;
due monete siciliane del ¡¡3S/¡¡3º
3+S
; luori dell’Italia, le prime monete con
cilre arabo-indiane si trovano in Svizzera nel ¡+2+, Austria nel ¡+S+,
Irancia ¡+S3, Cermania ¡+Sº, Scozia ¡33º, Inghilterra ¡33¡.
Ia lorma medievale dei numeri arabi si trova in un manoscritto dal
titolo “Ceometria Luclidea”, attribuito a Boezio ,+¯6-323), hlosolo
cristiano del V secolo d.C. In questo testo sono mostrate le nove cilre
e come queste siano state ricavate dai Pitagorici dall’uso dell’abaco
nell’antica Crecia. L questo il motivo per cui le cilre indo-arabe nel
medioevo erano chiamate “apici di Boezio”. Una moderna analisi di
3+3
Ms. lat. d. I.¡, c. ºv.
3+6
Ms. lat. ¯23¡, c. S3 v.
3+¯
Ms. lat. 3¡O¡, c. 33 v
3+S
A.M. De Iuca, Ie monete con leggenda araba della Biblioteca Comunale di Palermo,
Palermo, ¡ººS. 3+3 nn. S6 e S¯.
294 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Appendice 1 - la scrittura dei numeri
questo manoscritto, ha pero permesso di accertare che il documento
risale all’XI secolo d.C., ed e opera di un anonimo scrittore, erroneamente
attribuito a Boezio
3+º
.
L pero solo all’inizio del XIII secolo dopo che il matematico Ieonardo
Iibonacci nel suo Iiber arabici per primo utilizzo i numeri chiamati in
occidente arabi, che questi si dihusero in tutta Luropa.
Lsempio di numeri arabi ,utilizzati in Occidente) e di numeri indo-arabi
,utilizzati nei paesi arabi)
Þumeri arabi: ¡ 2 3 + 3 6 ¯ S º ¡O ¡¡ ¡2
Þumeri
indo-arabi: ١ ٢ ٣ ٤ ٥ ٦ ٧ ٨ ٩ ١ ١١ ١٢
Va notato inhne che in arabo i numeri sono scritti da sinistra verso destra,
lo stesso verso della scrittura indiana da cui derivano, mentre la scrittura
araba procede invece sempre in senso opposto ,da destra verso sinistra).
Aztechi e i Maya
Cli Aztechi e i Maya utilizzarono un sistema di numerazione basato sul
numero 2O, tante quante sono le dita delle mani e dei piedi. Cli Aztechi
in particolare, rappresentavano il numero venti con una bandiera, il
quattrocento con una piuma, l’ottomila con una borsa, ecc.
Þumeri aztechi
Un sistema analogo era utilizzato dai Maya, ma il loro sistema era
vigesimale, e dal numero 2O in poi scattava il sistema posizionale. Al
3+º
C. Ilrah, 1he Universal History ol Þumbers, op. cit. 3¯º
295 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Appendice 1 - la scrittura dei numeri
terzo livello il sistema di numerazione Maya si diherenziava da quello
Azteco, ,il I livello era ¡, il II livello era 2O) divenendo 36O ,¡ x 2O x ¡S)
mentre quello Azteco era +OO ,¡ x 2O x 2O). Bisogna pero tener conto che
i sistemi numerici precolombiani erano utilizzati prevalentemente per i
calcoli astronomici e calendariali.

Þumeri Maya

O

¡

2

3

+

3

6

¯

S

º

¡O

¡¡

¡2

¡3

¡+

¡3

¡6

¡¯

¡S

¡º
I’origine della parola cilra
Ia parola italiana cilra deriva dall’arabo ṣilr che propriamente signihca
vuoto, dalla radice ṣahra, essere vuoto e allo stesso modo gli indiani con
il termine çunya indicano tanto la parola vuoto che lo zero. Þel corso del
XV secolo in Irancia, la parola chihre assunse l’attuale signihcato di cilra,
mentre l’italiano cilra deriva dal latino medievale zilra che signihcava
zero, assumendo solo in seguito il signihcato di segno che da solo o unito
a un altro rappresenta uno dei numeri naturali. In inglese invece, con il
termine cipher si continua a indicare lo zero.
296 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Appendice 1 - la scrittura dei numeri
Cronologia dei segni e dei simboli matematici
33O
33OO-32OO a.C. Þascita delle cilre sumere ,sistema sessagesimale) e dei
numeri proto-elamici.
2¯OO a.C. Cilre sumere in caratteri cuneilormi.
III millennio a.C. Incontro del sistema decimale semitico-mesopotamico e
notazione cuneilorme sumera ,a base sessagesimale).
¡ºOO-¡SOO a.C. I babilonesi inventano i principi della numerazione
posizionale.
XV secolo a.C. Prime cilre cinesi.
+OO a.C. I Babilonesi cominciano a utilizzare lo zero: questa notazione e
senza valore numerico.
3OO a.C. I matematici Cinesi adottano la numerazione posizionale
sessagesimale.
IV-V secolo d.C. I’antica notazione brāhmī cede il passo alla numerazione
posizionale esclusivamente decimale: le nove prime unita, antenate
delle nostre cilre, d’ora in avanti svolgono un ruolo londamentale.
Lsse non tardano a essere accompagnate da una piccola slera, un
punto, che svolge il ruolo di zero.
62º I’Indiano Brahmagupta spiega, nel suo Brahmasphutasiddhanta, il
lunzionamento della numerazione posizionale, composta di uno
zero e da nove unita complementari.
S¡O Abu ja‘lar Muhammad ibn Musa al Khuvarizmi, scienziato arabo,
per primo introduce nella sua opera: Kitāb al ¡am’ va’l talriq bi
hisab al hind, i numeri indiani.
º¯2-ºS2 Il luturo papa Silvestro II, al secolo Cerbert d’Aurillac, introduce
in Luropa le cilre arabe.
XII secolo I’utilizzo dello zero si dihonde in Luropa.
¡¡3S-¡¡3º Ia zecca di Messina, batte una moneta di Ruggero II re di Sicilia,
con la legenda in arabo e l’anno scritto in cilre arabo-indiane: ٤٢٢
,= 333), prima testimonianza di questi numeri su una moneta
33¡
.
XII-XV secolo Dihusione delle cilre arabe in Luropa.
¡+¯S A 1reviso e stampato, anonimo, il primo libro di matematica.
¡+S¡ Per la prima volta in un manoscritto tedesco appaiono i segni <+- e <--.
¡+S+ Þicolas Chuquet, un matematico lrancese, impiega numeri positivi
e negativi, utilizzando accanto alle cilre dei segni esponenziali.
33O
I. Ca¡ori, A History ol Matematical Þotation… op. cit. Vedi anche: V.M. Marchand,
Ie verbe geometre, Paris, 2OO+. ¡3¡-¡32.
33¡
A.M. De Iuca, Ie monete con leggenda araba … op. cit.
297 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Appendice 1 - la scrittura dei numeri
¡+Sº Il matematico tedesco johann Widmann d’Lger, per sostituire le
lettere <P- e <M-, aventi rispettivamente il signihcato di piu e
meno, utilizza i segni <+- e <--.
¡3+3 M. Stilel nel suo Deutsche Aritmetica ,Þurnberg, ¡3+3), utilizza la
lettera maiuscola <M- per indicare la moltiplicazione, e la lettera
maiuscola <D- per la divisione.
¡33¯ Il matematico inglese Robert Recorde crea il simbolo <=-.
¡3º2 Semplihcazione, per iniziativa di jost Bugie un orologiaio svizzero
con la passione per l’algebra, dei segni di lrazione decimale: le
unita sono sormontate da un piccolo cerchio. I’italiano Magini,
sostituisce questo segno grahco con un punto posto dopo la cilra
delle unita.
¡63¡ Il matematico inglese 1homas Hariot inventa i simboli per inleriore
,<) e maggiore ,-).
¡632 Il matematico inglese William Oughtred utilizza la croce <x- come
segno di moltiplicazione.
¡63¯ Rene Descartes inventa il principio della notazione algebrica
moderna, utilizzando alcune lettere dell’allabeto; mette inoltre a
punto una graha per le cilre esponenziali positive.
¡636 Il matematico inglese john Wallis, proseguendo le ricerche di
Descartes, introduce gli esponenziali negativi.
¡63º Io svizzero johann Heinrich Rahn pubblica un libro di algebra in
cui utilizza per primo il segno <-- con il signihcato di divisione.
¡¯O6 Per la prima volta e utilizzato il segno <π- per indicare il numero 3,¡+.
299 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Appendice II - le rune
APPLÞDICL II
le rune
I’espressione antico-nordica e anglo-sassone rún, antico islandese: rúnar,
e antico alto-tedesco rūna, dalla radice antico germanica rū- pare sia
connessa col gotico rūna = segreto, mistero e con l’antico alto-tedesco
rūnen = sussurrare.
Origine delle rune
I’origine delle rune e incerta: escludendo un’origine dalle urrunen, una
scrittura ideograhca utilizzata per divinare, sono state proposte numerose
ipotesi, ma nessuna allo stato attuale ha trovato il consenso di tutti gli studiosi.
1ra le numerose ipotesi latte, va citata quella che vedrebbe una loro origine
nel lenicio, o in ogni caso da una scrittura semitica ,S¡öborg, Iieterich, Olde,
ecc.); altri ritengono invece che esse provengano da un antico allabeto greco-
etrusco ,Benzelius, Rask, Magnusen, Pedersen, ecc.) e altri ancora sostengono
la loro derivazione dalla scrittura gotica del vescovo Wulhla ,Bredsdorh).
Un’altra ipotesi ancora ,Kirchhoh, Wimmer, Sivers, ecc.) ritiene derivino dal
latino specialmente quello utilizzato nel II e III secolo d.C., mentre secondo
von Iriesen e altri e ipotizzabile un’origine mista: parte da una lorma corsiva
del greco e parte dall’allabeto latino. Secondo il Weinhold, l’Oberziner, il
Bugge, Marstrander e Diringer, le rune deriverebbero invece dagli allabeti
nord-etruschi, ma con un’inhuenza dalla scrittura gallica: in sostanza e
stata ipotizzata una loro origine da quasi tutte le scritture oggi note. Altro
problema e rappresentato dall’utilizzo delle rune, e in particolare se queste
lurono create per scopi puramente magici o se quest’uso losse complementare
a quello allabetico. I’ipotesi che in questo periodo riscuote maggior credito
e quella di una loro hnalita magica, esistendo uno stretto rapporto lra il
loro valore numerico e il signihcato del loro nome. Questo uso sarebbe latto
risalire al I-II secolo d.C. per opera di soldati germanici al servizio conhnario
di Roma, che per il signihcato magico di questa scrittura si sarebbero rilatti
alla religione di Mitra e di altri culti misterici.
Ia lorma dei caratteri runici
Ie rune sono caratterizzate, di la di alcune particolarita grahche nazionali,
300 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Appendice II - le rune
da un andamento rigido privo dei tratti tondi e obliqui, che invece
caratterizzano quasi tutte le scritture. Questa particolarita e stata spiegata
con un uso primitivo di scriverle sul legno, il che avrebbe lacilitato un
loro tratteggio seguendo la nervatura del legno in lorme rette e non tonde
od oblique. Anche in questo caso non tutti gli studiosi sono d’accordo,
ritenendo al contrario che la loro origine e da ricercare in una scrittura
epigrahca caratterizzata dalla rigidita dei segni dovuta alla dihcolta di
incidere sulla pietra tratti tondi e obliqui. Bisogna dire, a questo proposito,
che l’adattamento della scrittura al supporto scrittorio e un lenomeno
noto da tempo: si ritrova nella scelta del carattere cuneilorme hnalizzato
all’incisione nell’argilla e all’incisione sulla pietra, cosi come accadde anche
nella lorma dei caratteri nelle scritture indiane che utilizzavano il legno
o le loglie di betulla. Va in ogni modo precisato che le rune sono, oltre
che incise su legno, dipinte con pennello o incise su altri materiali come
metallo od osso, il che la sorgere dei dubbi sull’ipotesi di una loro origine
da una scrittura epigrahca.
I ritrovamenti di testi runici
Ie rune sono state ritrovate un po’ in tutta Luropa: Svezia, Þorvegia,
Danimarca, Schlesvig-Holstein, Inghilterra, Isola di Man, Irlanda, Valli
del Reno e del Danubio, Romania, ecc. Alcune iscrizioni sono state
rinvenute anche in alcune regioni dell’America del nord, dal Þev Lngland
al Midvest, dal Maine al Mississipi al Minnesota, riaprendo l’antica
questione di una scoperta del nuovo continente da parte dei popoli del
Þord-Luropa
332
, in un’epoca anteriore a Cristoloro Colombo: va in ogni
caso precisato che la autenticita di quest’ultime e tuttora discussa.
I sistemi runici
Preliminarmente va osservato che non esiste un unico sistema grahco, ma
la dihusione delle rune presso popoli che parlavano lingue diverse di diversi
gruppi linguistici ha portato alla creazione di numerosi sistemi grahci. Il
piu antico sistema di rune che si conosca e quello tedesco, composto di
ventiquattro caratteri, che risale al I secolo d.C., ma nella parte centrale
della Cermania le rune compaiono solo nel IV secolo d.C. I documenti
scandinavi non sono meno antichi, risalenti al II secolo d.C., mentre
questa graha giunge nella Britannia celtica verosimilmente insieme agli
invasori germanici – Angli, Sassoni e juti – cui vanno aggiunti ampi
gruppi di Irisoni e alcune minoranze di Iranchi e Svevi. I’uso delle rune
332
R.I.Page, Rune, Berkeley, ¡ºS¯. 6O-6¡.
301 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Appendice II - le rune
nell’Inghilterra anglosassone prosegue poi per circa sei secoli, passando
dagli originari ventiquattro gralemi prima a ventotto e poi a trentatre
per rappresentare i nuovi loni venutisi a creare in seguito ai mutamenti
lonologici che interessarono l’inglese antico.
Iino al VI secolo d. C. le rune sono prevalentemente incise su oggetti di
metallo e d’osso, ma in seguito cominciano a esserlo anche sui tumuli
lunerari come pietre tombali. I manoscritti redatti in questi caratteri
sono molto scarsi essendo il loro uso spesso limitato alle glosse marginali
presenti nei testi che vanno dal XII al XIV secolo d.C.
333
. Iondamentale
nel sistema runico, e il principio acrolonico: inlatti, quando il nome di
una runa cambia, muta il valore lonetico attribuito al segno.
-Þe risulta – scrive M. Chaen - che il valore lonetico delle rune non e
identihcato stabilmente come accade alle nostre lettere, ma ha potuto
variare di secolo in secolo, in uno stesso paese, da dialetto a dialetto. In
Scandinavia la quarta runa ha avuto valori diversi, mentre in Inghilterra la
ventitreesima contrassegnava un gruppo <œ- nel nord, la <e- nel sud
33+
-.
Þell’antico allabeto germanico le rune sono divise in tre gruppi, ognuno
dei quali e composto di otto lettere per un totale di 2+ segni; questa
divisione e testimoniata dal luthark
333
nome ricavato dalla successione dei
primi sei gralemi dell’allabeto, con cui sono chiamati i sillabari runici di
Vadstena e di Crumpan risalenti entrambi al VI secolo d.C. Sulla base dei
documenti pervenuti, si e tentata la ricostruzione dei nomi delle lettere
runiche nell’antico tedesco
336
: accanto al nome e inserito il signihcato
d’ogni lettera secondo il principio acrolonico, con un procedimento simile
a quello utilizzato in altre scritture:
¡. ᚠ l = ¨lehu ,soldi, bestiame, ricchezza)
2. ᚢ u = ¨uruz ,bue selvatico)
3. ᚦ þ = ¨þurisaz ,gigante, mostro)
+. A a = ¨ansuz ,dio)
3. ᚱ r = ¨raiþō ,cavalcata)
333
D. Diringer, 1he Book Belore Printing, Iondon, ¡º33. +¯¡-+¯2, +º3.
33+
M. Cahen, citato in: j.C. Ievrier, Storia della scrittura, Cenova, ¡ºº2. +Sº-+ºO.
333
Scritto anche “luþark” Il segno <þ- viene utilizzato per indicare la dentale spirante
<th-.
336
R.I. Page, Rune, Iondon, ¡º¯¯. ¡3; clr. anche: H. Williams, “Reasons lor Runes”
1he Iirst Writing… Cambridge, 2OO+. 262-2¯3, ed in particolare la tabella º.¡.
a p. 263.
302 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Appendice II - le rune
6. ᚲ k = Kaunaz antico inglese cen ,torcia); antico norvegese ,piaga)
¯. ᚷ g = ¨gebō ,regalo)
S. ᚹ v = ¨vun¡ō ,gioia)
º. ᚺ h = ¨hagalaz ,grandine)
¡O. ᛀ n = ¨nauþiz ,necessita, bisogno)
¡¡. ᛁ i = ¨īsa- ,ghiaccio)
¡2. ᛃ ¡ = ¨¡ēra- ,anno, lertile parte dell’anno)
¡3. s ï = ¨eihvaz ,albero di tasso)
¡+. ᛈ p = 7¨perþ- ,signihcato incerto)
¡3. ᛘ z = 7¨algiz ,alce)
¡6. ᛇ s = ¨sōvulō ,sole)
¡¯. ᛏ t = ¨teivaz ,il dio 1yr, questo nome sopravvive nella parola
inglese 1uesday)
¡S. b b = ¨berkanana- ,ramo di betulla)
¡º. ᛖ e = ¨ehvaz ,cavallo)
2O. ᛗ m = ¨mannaz ,umano)
2¡. ᛚ l = ¨laguz ,liquido, acqua)
22. ᛜ ŋ = ¨inguz ,il dio Ing)
23 . ᛞ d = ¨dagaz ,giorno)
2+. ᛟ o = ¨ōþila ,terra ereditaria, possesso)
¨I’asterisco indica che la lorma e ricostruita.
I luthorcs
In ambito anglosassone si conoscono una quindicina di sillabari comprendenti
sia luthorcs propriamente detti, sia allabeti in cui le lettere sono collocate
secondo l’ordine latino; per i paesi nordici si conoscono i nomi di sole ¡6
rune, numero cui e stato ridotto il nuovo l’allabeto. Þelle regioni Inglese e
Irisonica il numero delle rune e stato prima elevato a 2S, quindi portato
verso la meta del IX secolo a 33, di cui solo 3¡ sono tuttavia presenti nelle
iscrizioni. Þelle regioni scandinave ,Danimarca, Svezia, Þorvegia), le rune
si sono mantenute, ma il loro numero e sceso da 2+ a ¡6, indicando con
lo stesso segno le occlusive sorde e sonore: <t- e <d-; <p- e <b-; <k-, <g- e
<ng-; inoltre una stessa runa annota le vocali <u, o, y, ö-. Þei paesi nordici
sono distinguibili due varianti dell’allabeto: le rune danesi, dihuse anche in
Svezia e le rune svedesi-norvegesi; queste ultime sono contraddistinte dallo
squadrato schematismo del loro tratto.Verso la hne del X secolo si cerco di
porre rimedio alle inevitabili dihcolta di lettura, apponendo un puntino
sopra alcune lettere ,dette per questo rune appuntite) e portando il loro
numero a 2¯, escluse le varianti locali. Þella regione svedese della Dalekarlie
la scrittura runica si e mantenuta hno all’inizio del XX secolo.
303 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Appendice II - le rune
Il luthorc
33¯
inglese, secondo il Codice di Vienna
33S
.
¡ 2 3 + 3 6 ¯ S º ¡O ¡¡ ¡2 ¡3 ¡+ ¡3 ¡6
ᚠ ᚢ ᚦ ᚩ ᚱ ᚳ ᚷ ᚹ ᚻ ᚾ ᛁ ᚼ ᛇ ᛈ ᛉ ᛋ
l u þ o r c g v h n i ¡ ï p x ¸ksj s
¡¯ ¡S ¡º 2O 2¡ 22 23 2+ 23 26 2¯ 2S
ᛏ ᛒ ᛖ ᛗ ᛚ ᛝ ᛞ ᛟ ᚪ ᚫ ᛠ /
t b e m l ŋ d œ a æ eā y
Rune e magia
In un celebre passo di 1acito tratto dalla sua Cermania
33º
, l’autore racconta
il modo di consultare l’oracolo dell’antico popolo dei germani lanciando
dei bastoncini di legno. Questo racconto e stato interpretato da alcuni
studiosi con la possibilita che su questi bastoncini vi lossero incise delle
rune, sistema poi utilizzato per creare l’allabeto. Ia questione e in realta piu
complessa, e non basta accostare questo metodo divinatorio a quello in uso
presso altri popoli o presso gli aruspici babilonesi
36O
. Oggi noi conosciamo
poco dei reali riti magici degli antichi Cermani, e la descrizione dei loro
sistemi divinatori nulla ci dice del molto piu complesso mondo della
magia presso questo popolo. Di certo le rune presentano una struttura
singolare e, come osserva j.C. Ievrier
36¡
, alcuni elementi devono essere
messi in evidenza:
¡. A ogni lettera runica e associato un nome o una divinita. Una cosa
33¯
Con il termine di luthork, si indicano le rune inglesi, che hanno un ordinamento dil-
lerente da quelle germaniche. In particolare, in seguito ai mutamenti lonetici dell’antico
anglosassone rispetto alle antiche lingue germaniche, la quarta lettera e una <o-. Clr.: R.I.
Page, An Introduction to Lnglish Rune, Woodbrilge, 2OO6. 3S-+S.
33S
1he World’s Writing Systems… op. cit. 33S.
33º
1acito, Cermania, X: -Osservano enormemente gli auspici e i sortilegi. Questi sono
semplici. 1agliano un ramo staccato da un albero lruttilero in pezzetti distinti mediante
segni conosciuti, e gettano questi a caso e all’impazzata sopra una veste candida. Dopo di
che, se si tratta della sorte pubblica, il sacerdote della citta, se si tratta della sorte privata, lo
stesso capo della lamiglia, pregando gli Dei con la laccia rivolta al cielo, li prende tre volte
uno per uno e l’interpreta secondo il segno impresso. Se i segni sono contrari, nulla sopra
quella cosa in quel giorno viene deciso; se invece i segni sono lavorevoli si esige inoltre
l’approvazione degli auspici”
36O
Su questo argomento clr.: j.C. Ievrier, Storia della scrittura… op. cit. +º+-+º6. Sulla
divinazione presso i Babilonesi, si veda C. Pettinato, Angeli e demoni a Babilonia. Magia
e mito nelle antiche civilta mesopotamiche, Milano, 2OO¡, e la bibliograha ivi citata.
36¡
j.C. Ievrier, Storia della scrittura, op. cit.
304 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
simile si ritrova anche nelle scritture antico-semitiche e in altre scritture
antiche, anche in quei casi probabilmente legati a riti magici di cui
oggi non si possiede piu memoria;
2. I’ordine delle lettere runiche e assolutamente diherente da quello
utilizzato dalle altre scritture. Se questo sicuramente non basta a
trovare una relazione tra rune e magia, sicuramente conduce a porsi
degli interrogativi sull’origine di questa sequenza allabetica;
3. Ia divisione dell’allabeto runico in tre gruppi composto ognuno di S
lettere non risponde a un apparente ordine linguistico.
Molti quesiti e nessuna risposta certa: oggi la scienza ha poco approlondito
gli studi sulla magia negli antichi popoli europei e i pochi studi realizzati
non lorniscono molte prove, ma se una tradizione orale, piu che scritta,
continua ad attribuire un particolare valore magico a queste lettere, come
insegna l’esperienza, vi deve essere un londo di verita. Allo stato attuale
possiamo solo sospendere il giudizio su questo problema, nell’attesa che
gli studi luturi possano portare una nuova luce.
305 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Appendice III - La scrittura ogamica
aPPendice iii
la scrittura ogamica
Ia probabile origine della scrittura ogamica e dalle rune, ma alcuni studiosi
ritengono che essa vada cercata nella scrittura latina. Þella tradizione
letteraria irlandese il suo inventore lu un certo d’Ogme o d’Ogma, un
guerriero e un grande sapiente: su una sua possibile identihcazione con
la hgura semi-mitologica d’Ogmios dei Celti, come vuole Iuciano
362
, si
oppongono invece ragioni hlologiche. In scrittura ogamica si conoscono
36O iscrizioni quasi tutte incise su pietra, provenienti nella maggior parte
dall’Irlanda meridionale ,contee di Kerry, Cork, Waterlord e Kilkenny) e
dal Calles meridionale, localita originarie di questa scrittura. Ia piu antica
risale al IV secolo d.C., ma la loro datazione e stata portata anche al V o
VI secolo d.C. e il loro uso e attestato hno al medioevo come dimostrano
alcuni manoscritti che spiegano il lunzionamento di questa scrittura. Ia
scrittura ogamica, anche se la maggior parte delle iscrizioni che ci sono
pervenute consta del nome e del patronimico della persona per il quale
il monumento lu eretto, e strettamente legato a un uso magico, di cui ci
sono rimaste oggi poche testimonianze sul suo impiego pratico. Ia sua
struttura grahca e molto semplice: partendo da una lunga linea verticale
od orizzontale - questa puo esser lormata dallo spigolo di una pietra, da
una linea incisa, ecc. – sono incise ,o tracciate nel caso di manoscritti)
perpendicolarmente od obliquamente, tacche o piccoli tratti da uno a
cinque secondo il seguente schema:
a) tratti perpendicolari sotto rispettivamente a destra ,se la linea era
verticale) della linea principale, per indicare le consonanti <b-, <l-, <l-
,v), <s-, <n- ,ad esempio: b = ᚁ, v = ᚃ, ecc.)
b) tratti perpendicolari sopra rispettivamente a sinistra, per le consonanti
<h-, <d-, <t-, <c-, <q- ,ad esempio: h = ᚆ; t = ᚈ; ecc.);
c) tratti obliqui piu lunghi che attraversavano la linea per le consonanti
<m-, <g-, <ng-, <z-, <r- ,ad esempio: m = ᚋ; g = ᚌ; ecc. );
d) tratti perpendicolari o tacche grosse, per le vocali <a-, <e-, <i-, <o-, <u-
,ad esempio: a = J oppure •; u = T oppure: •••; ecc.).
I’allabeto e complessivamente costituito di 2O segni, ma esistono anche
altri gralemi per indicare i dittonghi <eo-, <oi-, <ui-, <io-, <ae-. Questi
362
Iucianus, Herc, ¡.
306 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
segni si collocano:
a) sotto la linea principale: <ui- e <io-;
b) sopra ,a sinistra): <ae-;
c) per meta sotto ,a destra) e meta sopra ,a sinistra): <eo-, <oi-.
I’ordine dei segni e quello che si e conservato nei nomi irlandesi delle
lettere allabetiche e la direzione della scrittura e dal basso verso l’alto, da
destra a sinistra.
307 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Glossario
CIOSSARIO
acrofonia Principio che consiste nell’assegnare ad un segno, originariamente pittograhco
o ideograhco, il suono dell’iniziale dell’oggetto che esso rappresenta.
agglutinante (lingua) Iingua nelle quali sono normali i processi di agglutinazione. In
altre parole la riunione in una sola unita grahca e lonetica di due o piu elementi lessicali
originariamente distinti, ma che si trovano insieme in un sintagma ,vedi). Per esempio:
disotto, disopra, perlopiu, ecc. Sono lingue agglutinanti il sumero, il turco, ecc.
albugida Þome che proviene dalle prime quattro sillabe del sillabario etiopico. Sono
dehnite cosi quelle scritture sillabiche in cui ogni sillaba e composta da una consonante
+ una vocale, ma in realta le vocali non hanno lo stesso status delle consonanti, ma sono
solo dei segni diacritici posti sulle consonanti e non sono neppure scritte nell’ordine
“lonetico” in cui compaiono nella sillaba. Appartengono a questa categoria le scritture
indiane, quella etiopica, ecc.
alfabeto Complesso di segni, ciascuno dei quali indica un suono consonantico o vocalico
di una lingua determinata o di un gruppo di lingue.
anoPistografo Detto di papiro che reca lo scritto solo su una lacciata del loglio, contrario
di opistogralo ,vedi).
bustrofedico ,dal greco: boustrophēdon, avverbio composta da boūs = bue e strephō =
volgere) Con questo termine si indica la scrittura che, arrivata alla hne della riga, invece
di andare a capo continua nella riga seguente in senso inverso alla riga precedente,
come la il bue quando ara il terreno.
calamo Stelo vegetale o strumento di metallo composto di un tubicino, utilizzato per
scrivere.
calligrafia ,dal greco, composto di kallos = bellezza e graphra = scrittura) Si dice
generalmente di una scrittura elegante e chiara.
caPitale ,scrittura) 1ipo di scrittura utilizzata nelle epigrah e nei manoscritti caratterizzata
da un tratto rigido ed angolare. Cessato l’uso di scrivere interi manoscritti in scrittura
capitale, nel medioevo questo tipo di carattere lu utilizzato solo per i titoli dei capitoli,
da cui il nome di capitale.
carta ,recto e verso) Ciascuna delle due meta di un loglio costituito da una parte anteriore
detta recto ed una posteriore chiamata verso, che sono normalmente indicati con r e v.
A volte il recto ed il verso della pagina sono indicati come a e b.
Colophon ,anche: cololone) ,dal greco kolophon e dal latino tardo colophon = estremita,
righe hnali). Iormula che si trova in hne dei testi letterari, nelle tavolette d’argilla, nei
manoscritti, nei libri a stampa antichi e nei libri moderni. Þelle tavolette d’argilla e nei
manoscritti, riporta il titolo dell’opera, il nome dell’autore o del copista, e a volte una
breve lormula; nel libro a stampa antico e moderno contiene il nome dello stampatore
e altre indicazioni relative alla stampa ,lascicolazione, copyright, ecc.).
consonante Ciascuno dei lonemi di una lingua che sono pronunciati con il canale vocalico
chiuso o semichiuso e che non possono lare sillaba da se soli, in contrapposizione alle
vocali ,vedi) che invece possono lare da sillaba a se sole e sono pronunziate con il canale
vocale aperto.
corsiva ,scrittura) In paleograha, detto di scritture caratterizzate da un tratteggio celere e
inclinato che spesso unisce le lettere vicine.
crittografia Scrittura segreta, vale a dire tale da non essere letta se non da chi conosce
l’artihcio utilizzato nel comporla.
dessiografica Il tipo di scrittura che procede con direzione da sinistra a destra.
308 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Glossario
ductus In paleograha, il modo ed il grado di rapidita con cui viene tracciata una
scrittura.
ePicorio Ietteralmente, del luogo, indigeno: rilerito alla scrittura assume il signihcato di
scrittura locale.
ePigrafe Qualunque tipo di testo inciso, grahto, dipinto o scolpito su pietra o altro
materiale duro ,lamine di metallo, ostrakon, ecc).
ergativo Þelle lingue ergative ,basco, lingue caucasiche, ecc.), il soggetto assume
desinenze diverse a seconda se il verbo e transitivo o intransitivo; in particolare il
soggetto del verbo intransitivo ha la stessa desinenza del complemento oggetto della
lrase transitiva.
flessiva ,lingua) Iingua, come ad esempio quelle indoeuropee ,italiano, latino lrancese,
tedesco, ecc.) e semitiche ,ebraico, lenicio, aramaico, accadico, ecc.), in cui la derivazione
e la hessione avvengono per mutamento del tema e della radice, ovvero per aggiunta e
lusione al tema di suhssi, in contrapposizione alle lingue agglutinanti ,vedi).
fonema In linguistica, ogni elemento sonoro o unita elementare del linguaggio
articolato.
fonogramma ,dal greco: phone = suono e gramma = segno grahco). Llemento di scrittura
pittograhca ,vedi), in cui pero la hgura non signihca l’elemento rappresentato, ma
solamente il suono del suo nome.
glifo ,dal greco glylḗ = scultura, incisione). Þome generalmente utilizzato per indicare
gli geroglihci delle scritture maya e azteca, in genere scolpiti sulla pietra, ma anche
dipinti su vasi e pareti.
grafema Unita minima lunzionale, nel campo della lingua scritta, costituita da un
determinato segno che, in quanto tale e per certe sue caratteristiche specihche, si
distingue da tutti gli altri segni del sistema medesimo.
grafia Combinazione di lettere, corretta o meno, per comporre una parola.
graffito Scrittura su materiale duro ,ostrakon, pietra, metallo, ecc.) latto con uno
strumento appuntito ,chiodo, ecc.).
iconofonico In linguistica, segno grahco che consiste in un’immagine il cui corrispondente
valore lonologico e portatore di altri signihcati, uno dei quali e intenzionalmente scelto
da chi scrive tale segno e assunto da chi legge. Ad esempio il disegno di un’imposta
di hnestra, da leggere come imposta nel senso di tributo. Puo anche consistere in due
o piu immagini i cui rispettivi valori lonologici, pronunciati nell’ordine, lormano la
parola che si vuole indicare.
Ideogramma ,dal greco eidos = idea, concetto e gramma = segno grahco). 1ermine in genere
utilizzato per indicare le scritture non allabetiche in cui il simbolo grahco non rappresenta
un valore lonetico, ma in cui l’immagine e strettamente correlata con l’oggetto o l’idea
che si vuole esprimere. In senso restrittivo si indica con questo termine un simbolo
non linguistico usato per esprimere un concetto astratto. Un esempio d’ideogramma
moderno si ha con i simboli: <=- per indicare il segno uguale, ecc.
inchiostro Iiquido colorato, generalmente nero o rosso, utilizzato per scrivere con il
pennello, la penna od il calamo.
litterae dilatabilis Þella scrittura ebraica ed in quella araba la parola in hne di riga non
si divide mai per andare a capo, ma alcune lettere si dilatano hno alla hne del rigo. In
ebraico le litterae dilatabilis sono: <א- ,aleph), <ח- ,Het), <ר- ,resh), <ם- ,mem) e <ת-
,tav).
logogramma ,dal greco logos = parola e gramma = segno grahco). Simbolo che rappresenta
parti del discorso o parole. Alcuni logogrammi assomigliano all’oggetto rappresentato e
sono a volte erroneamente identihcati con i pittogrammi. Un esempio di logogramma
e la scrittura cinese, dove il segno grahco esprime una parola senza rappresentarla
309 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Glossario
grahcamente. Un esempio moderno e invece <©- con cui s’indica il copyright o <$-
per indicare il dollaro, ecc.
Maiuscola ,scrittura) In paleograha, scrittura caratterizzata dall’altezza unilorme delle
singole lettere, che inserite in uno schema costituito da due righe parallele non
luoriescono ne il corpo ne le aste.
Matres lectionis In alcune lingue ,lenicio, ebraico, meroitico, ecc.) la scrittura di quelle
consonanti che perdono il loro suono consonantico, lasciando sentire soltanto quello
delle vocali che le precedono.
Minuscola ,scrittura) In paleograha, ogni scrittura lormata da lettere di diversa altezza,
tali pero da poter essere inserite in un sistema di quattro linee parallele ,vedi anche:
maiuscolo).
Monumentale ,scrittura) Scrittura epigrahca, disegnata o incisa sui monumenti, o che per
le sue dimensioni da la sensazione di grandezza e solennita.
Morlema Þella linguistica nordamericana, l’unita minima dotata di signihcato.
Ortograha Insieme di grahe corrette o usuali.
Ostrakon ,dal greco: ostrakon, plurale ostraka) Irammento di vasellame o pietra piatta,
utilizzati per scrivere. Sugli ostraka si scrive con il pennello o con uno strumento
appuntito.
Opistogralo Detto di papiro che reca la scrittura su ambedue le lacciate del loglio ,sul recto
e sul verso). Contrario di: anopistogralo ,vedi).
Palinsesto Supporto ,papiro, pergamena, ecc.) su cui e stato cancellato il testo originario
,abraso, scorticato, lavato, ecc.), per scriverne un altro.
Penna Þell’antichita, la penna di volatile, utilizzata per scrivere ,vedi anche: calamo).
Oggi si intende piu genericamente lo strumento utilizzato per scrivere ,penna biro,
pena stilograhca, ecc.).
Pennello Strumento costituito da un ciuho di peli d’animale, generalmente utilizzato per
scrivere sul papiro, sugli ostraka, sulla seta, sulla carta, ecc.
Pittogramma ,dal latino pictus = dipingere, e dal greco gramma = disegno). Indica quei
segni grahci che hanno un esplicito rilerimento con l’immagine che rappresentano.
Rubrica ,dal latino rubrum = rosso). Þei manoscritti, intitolazione ,nome dell’autore,
titolo, o altre inlormazioni sull’opera) di un capitolo, generalmente scritta in inchiostro
rosso per distinguerla dal resto del testo, da cui il nome rubrum.
Scriptio continua ,=scrittura continua) Scrittura in cui tutte le lettere si susseguono ad
intervalli regolari senza nessuna interruzione o spazio che separi le parole.
Scriptorium Iocale o insieme di locali, generalmente ecclesiastici, ove si svolgeva l’attivita
di trascrizione dei manoscritti.
Serpentina ,scrittura a) Scrittura che arrivata alla hne della riga, non solo gira procedendo
in senso opposto alla riga superiore come nella scrittura detta bustroledica ,vedi), ma
in cui le lettere sono anche ruotate vale a dire poste a testa in giu.
Sillaba Ia minima unita lonica in cui puo essere divisa la parola, al cui interno vocali e
consonanti si alternano nella catena parlata, secondo il principio dell’organizzazione
sillabica, in cui le vocali occupano il posto di nucleo o centro sillabico e le consonanti
tendono a costituirne il margine.
Sintagma Unita sintattica di varia complessita e autonomia, di livello intermedio tra la
parola e la lrase. Per esempio: a casa; di corsa, contare su ¸qualcunoj, ecc.
Stenograha Scrittura allabetica abbreviata, realizzata con segni particolari ed abbreviazioni della
parola e della lrase, al hne di consentire una piu rapida trascrizione del discorso parlato.
Vocale In lonetica, suono del linguaggio articolato caratterizzato dall’apertura diversa
secondo le varie vocali, del canale di lonazione, che puo lare da sillaba a se sola.
311 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
CROÞOIOCIA
DLIIL SCRI11URL
- IX-IV millennio a.C.
Þascita e dihusione dei tokens
- VI-IV millennio a.C.
Primi tentativi di una scrittura presso il bacino del Danubio, detta Cultura danubiana
- 3+OO - 32OO a.C.
1avolette sumere in scrittura pittograhca da Uruk
- 333O a.C.
Prima iscrizione in egiziano geroglihco
- 2SOO - 26OO a.C.
Ia scrittura pittograha sumera si traslorma in cuneilorme, divenendo in gran parte
lonetica
- 23OO a.C.
Ia scrittura cuneilorme e utilizzata per scrivere l’accadico
- ¡SOO a.C.
Redazione del Codice di Hammurabi
- ¡6OO a.C.
A Creta, scrittura detta Iineare A, ad oggi non ancora decilrata
Cli Ittiti utilizzano per scrivere un sistema geroglihco dehnito ittito geroglihco
- ¡3OO a.C.
Þel Vicino Oriente ,Sinai) testimonianze della scrittura proto-sinaitica: 3O segni di tipo
geroglihco ma con valore presumibilmente allabetico
- ¡+OO a.C.
Cina: testi divinatori incisi su osso o su gusci di tartaruga
Allabeto ugaritico, scrittura allabetica ma in caratteri cuneilormi
- ¡3OO a.C.
Allabeto lenicio di 22 lettere consonantiche
- ¡2OO a.C.
Sarcolago di Aḥiram a Biblo, in allabeto lenicio di 22 lettere
- ¡OOO a.C.
I’allabeto lenicio si espande in tutto il Mediterraneo e verso l’Asia
Allabeto paleo-ebraico
Allabeto aramaico
- SOO a.C.
Allabeto greco
Invenzione delle vocali nella scrittura greca
Iscrizioni teinamite o proto-arabe
- ¯OO a.C.
Allabeto etrusco
In Lgitto, dihusione della scrittura demotica
- 6OO a.C.
Scrittura ebraica detta ebraica quadrata di diretta derivazione dalla scrittura aramaica
Þasce l’allabeto latino dall’adattamento di quello greco, mediato dall’etrusco
- 3OO a.C.
Scrittura sudarabica
312 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
cronologia delle scritture
-+OO a.C.
Þascono le scritture indiane kharoṣṭhī e brāhmī
- 3OO a.C.
Þell’impero romano si sviluppa la scrittura lapidaria detta capitale
- 2OO a.C.
L incisa la Pietra di Rosetta, copia di un decreto di 1olomeo V, scritta in egiziano
geroglihco, demotico e greco
Invenzione della carta in Cina
Scrittura nabatea a Petra, da cui nel VI secolo d.C. derivera la scrittura araba
- ¡OO a.C.
Scrittura palmirena nella citta di Dura-Luropos
- ¡OO d.C.
Scrittura corsiva latina
Scrittura runica in Cermania
Scrittura sogdiana, di diretta derivazione da quella aramaica
- 2OO d.C.
Scrittura copta in Lgitto
Ia scrittura latina onciale si espande in Luropa
Stele in scrittura maya in America centrale
- 3OO d.C.
Sillabario etiopico
- +OO d.C.
Allabeto armeno
Allabeto georgiano
Il Ciappone comincia ad utilizzare la scrittura cinese
-3OO d.C.
Prima iscrizione in caratteri arabi classici
- 6OO d.C.
Ia dihusione del Corano lacilita la dihusione della scrittura araba verso l’Asia e l’Alrica
- SOO d.C.
In Irancia nasce e si sviluppa la scrittura in caratteri latini chiamata minuscola carolina,
che diviene un modello grahco per tutti i paesi europei che utilizzano i caratteri
latini
Scrittura glagolitica
Scrittura cirillica, derivata da quella glagolitica
I Persiani utilizzano la scrittura araba con alcune modiche per adattarla alla loro lingua
- ¡OOO d.C.
La scrittura carolina si evolve nella gotica latina
I 1urchi utilizzano la scrittura araba con alcune modihche per adattarla alla loro lingua di
tipo agglutinante
- ¡2OO d.C.
Scrittura azteca ,America centrale)
- ¡3OO d.C.
In Italia gli umanisti riscoprono la scrittura carolina e la traslormano nella umanistica.
Questo modello grahco determinera tutte le scritture moderne in caratteri latini
-¡+33 d.C. circa
johannes Cutenberg inventa la stampa a caratteri mobili
313 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
BIBIIOCRAIIA CLÞLRAIL
oPere generali sulla storia della scrittura
Ia principale opera in lingua italiana sulla storia della scrittura, seppure ormai invecchiata,
rimane quella di D. Diringer, I’allabeto nella storia della civilta, 2. ed. Iirenze: Ciunti e
Barbera, ¡º6º ,edizione inglese: 1he Alphabet. A Key to the History ol the Mankind,
3th ed., completely revised vith the collaboration ol Reinhold Regensburger. Iondon:
Hutchinson, ¡º6S). Ia sua pubblicazione risale a oltre quarant’anni la, ma e ricca di
note e rilerimenti bibliograhci, oltre che di numerose illustrazioni che la rendono un
indispensabile punto di partenza. A questa va ahancata un’altra opera del Diringer,
purtroppo mai tradotta in italiano: 1he Hand-produced Book. Iondon: Hutchinson’s,
¡º33 ,ristampa: 1he Book Belore the Printing. Ancient, Medieval and Oriental. Þev
York: Dover, ¡ºS2). Rimanendo tra i libri in lingua italiana, un altro testo indispensabile
e rappresentato dall’opera di j. C. Ievrier, Storia della scrittura. Cenova: LCIC, ¡ºº2.
,edizione originale lrancese: Histoire de l’ecriture. Paris: Payot, ¡ºS+) dove le principali
lingue antiche e moderne sono ampiamente discusse ed e proposta una teoria sull’origine
della scrittura: purtroppo, a diherenza dell’opera del Diringer, e meno ricca d’illustrazioni
e note, ma l’edizione lrancese possiede un numero maggiore di tavole rispetto a quella
italiana. Un diverso approccio, utilizzato per -gettare le basi di una nuova scienza della
scrittura che tenti di stabilire i principi generali che regolano l’uso e l’evoluzione della
scrittura su basi tipologiche comparative-, si deve al celebre assiriologo I.C. Celb, che con
la sua 1eoria generale e storia della scrittura. Milano: LCLA, ¡ºº3 ,edizione originale
inglese: A study ol Writing, Chicago ë Iondon: 1he University ol Chicago Press, ¡º63)
«tenta di londare una nuova scienza da lui chiamata grammatologia ,grammatology)
¸…j, la quale individuando i principi strutturali interni ,inner principles) della pratica
scrittoria, sia anche in grado di enucleare le leggi necessarie che comandano la sua ordinata
evoluzione, dalla originale lase semiasiograhca alla compiuta realizzazione allabetica»
363
.
Un’altra opera che, seppure non recente, rappresenta un utilissimo punto di rilerimento,
e il sintetico, ma esaustivo libro di M.C. Amadasi Cuzzo, Scritture allabetiche. Roma:
Valerio Ievi, ¡ºS¯. Vi sono trattate solo le scritture allabetiche, ma la linearita espositiva,
unita ad un grande rigore scientihco, rendono quest’opera insostituibile. Particolarmente
interessante e anche il volume di A. Caur, Ia scrittura: un viaggio attraverso il mondo dei
segni. Bari: Dedalo, ¡ºº¯ ,edizione originale inglese: A Histoty ol Writing, 2.th edition.
Iondon: British Iibrary, ¡ºº2) dove uno dei maggiori pregi e negli esempi di scrittura
alla hne del volume ,pp. 2¡3-226). In ultimo, tra le storie generali della scrittura in lingua
italiana edite negli ultimi anni, vanno citate quella di C.R. Cardona, Storia universale
della scrittura. 2. ed. Milano: Mondadori, ¡ºS¯, e la recente: Allabeti. Preistoria e storia
del linguaggio scritto, a cura di Mario Þegri. Colognola ai Colli: Demetra, 2OOO, la quale,
scritta a piu mani da specialisti delle varie discipline, parte dalla cultura danubiana e dai
tokens, per ahrontare prima le scritture cuneilormi e l’egiziano geroglihco, e poi tutte le
altre principali scritture antiche e moderne, non solo allabetiche.
1ra la produzione editoriale lrancese, oltre la gia citata opera di j. C. Ievrier, particolarmente
importanti sono quelle di M. Cohen, Ia grande invention de l’ecriture et son evolution.
363
Dall’introduzione di R. Ronchi all’edizione italiana dell’opera di I.j. Celb, 1eoria generale e storia
della scrittura. Milano, ¡ºº3. X.
314 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Bibliografa generale
Paris: Klincksieck, ¡º3S, e la recente: Histoire de l’ecriture: De l’ideogramme a multimedia.
Ldite par Anne-Marie Christin. Paris: Ilammarion, 2OO¡, quest’ultima edita anche in
inglese ,A History ol Writing, lrom Hierogliph to Multimedia. Paris: Ilammrion, 2OO2).
Alla Biblioteque nationale de Irance, si deve l’organizzazione di una mostra sulla nascita
della scrittura, allestita a Parigi presso il Centre Irançoise Mitterand nel maggio ¡ººS
e la stampa del relativo catalogo: I’aventure des ecriture. Þaissance. Paris: Bibliotheque
nationale de Irance, ¡ºº¯. In traduzione lrancese e disponibile anche l’opera: Ia naissance
des ecriture. Du cuneilorme a l’alphabet. Paris: Seuil, ¡ºº+, traduzione dell’opera inglese:
Reading the Past: Ancient Writing lrom Cuneilorm to the Alphabet. Iondon: British
Museum, ¡ººO, che raccoglie alcuni dei volumi editi all’interno della collana pubblicata
dal British Museum: Reading the Past. Sempre tra le opere piu recenti, va citata quella di
I.j. Calvet, Histoire de l’ecriture. Paris: Hachette, 2OO3, ed inhne il sito della Biblioteque
nationale de Irance, che all’indirizzo <http://classes.bnl.lr/dossiecr- ,ultima consultazione
3¡.S.2OOº) ohre un ricco panorama della storia della scrittura, con rilerimenti bibliograhci
ad opere rigorosamente in lrancese, ed una cronologia generale della storia della scrittura.
1ra le opere edite in lingua tedesca, le princiapli sono: Iriedrich,johannes. Ceschichte der
Schrilt. Heidelberg, C. Winter, ¡º66, e la piu lamosa opera di H. jensen, Die Schrilt in
Vergangenheit und Cegenvart, 3. Auh. Berlin: Deutscher Verlag d. Wiss., ¡º6º, piu volte
ristampata nel corso degli ultimi anni, ricchissima di inlormazioni e resa insostituibile
dalla ricca raccolta di tavole con esempi di scritture antiche e moderne. In tedesco ed
inglese, vi e poi l’opera collettiva: Schrilt und Schriltlichkeit / Writing and its Use. Lin
interdiszplináres Handbuch internationaler Iorschung / An Interdisciplinary Handbook
ol International Reearch, Hrsg. v. Hartmut Cunter, Otto Iudvig. Berlin-Þev York:
W. De Cruyter, ¡ºº+-¡ºº6. 2 v. Decimo volume dell’opera Handbucher zur Sprach- und
Kommunikationsvissenschalt, il quale contiene circa ¡3O articoli, che con un approccio
interdisciplinare, trattano di tutti i popoli che usano o hanno usato la scrittura in ogni
tempo.
Molto piu ricca l’oherta in lingua inglese, che registra parecchie decine di storie della
scrittura, di cui molte divulgative. I’opera principale e attualmente 1he World’s Writing
Systems, edited by Peter 1. Daniels and William Bright. Þev York – Oxlord: Oxlord
University Press, ¡ºº6. Redatta da specialisti delle varie discipline, ohre un quadro completo
ed esaustivo di tutte le scritture del mondo antico e moderno, con ampia bibliograha
alla hne di ogni capitolo: allo stato attuale e un’opera indispensabile per un qualsiasi
approccio alla materia. Molto interessante poi, e la recente: 1he Cambridge Lncyclopedia
ol the World’s Ancient Ianguages, edited by Roger D. Woodard. Cambridge: Cambridge
University Press, 2OO+, che all’inizio della trattazione di ogni lingua, dedica uno spazio
alla scrittura utilizzata per quella lingua. Molto utile inhne, e il dizionario delle scritture
edito da I. Coulmas, 1he Blackvell Lnciclopedia ol Writing Systems. Oxlord: Blackvell
Publishing, ¡ººº. In inglese, sono anche disponibili alcune opere di D. Diringer, gia citate:
1he Alphabet. A Key to the History ol the Mankind, 3th ed., completely revised vith
the collaboration ol Reinhold Regensburger. Iondon, Hutchinson, ¡º6S, e 1he Hand-
produced Book. Iondon: Hutchinson’s, ¡º33 ,ristampa: 1he Book Belore the Printing.
Ancient, Medieval and Oriental. Þev York: Dover, ¡ºS2). Rimanendo nel campo delle
opere edite in lingua inglese, di grande utilita sono le monograhe della collezione edita
dal British Museum e dalla University ol Calilornia, Reading the Past e in particolare
si segnalano: Iinear B and Related Scripts; Chinese; Cuneilorm; Maya Clyphs; Creek
Inscription; Runes; Ancient Writing, lrom Cuneilorm to the Alphabet; 1he Larly
Alphabeth; Lgyptian Hierogliphs; Ltruscan; 1he Story ol Deciphering Ancient languages,
315 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Bibliografa generale
ecc. Alcuni di questi volumi sono stati ristampati insieme con il titolo collettivo: Reading
the Past: Ancient Writing lrom Cuneilorm to the Alphabet. Iondon: British Museum,
¡ººO. Inhne va segnalata l’opera di A. Robinson, Iost Ianguages. Iondon: 1hames ë
Hudson, 2OOº, una gradevole lettura su alcune delle principali lingue e scritture decilrate o
ancora da decilrare. 1ra i numerosissimi siti che trattano di scritture, il principale in lingua
inglese e: <http://vvv.omniglot.com-, che descrive brevemente, lornendo un esempio
dei diversi caratteri, tutte le scritture del mondo antiche e moderne, ma le inlormazioni
contenute devono essere verihcate.
Punteggiatura
Sulla punteggiatura utilizzata nelle scritture occidentali, l’opera di rilerimento e quella
di M.B. Parkes, Pause and Lhect. An Introduction to the History ol Punctation in
the West. Cambridge: Scholar Press, ¡ºº2; nella parte III del volume, sono riprodotti
lotograhcamente i principali codici che trattano della punteggiatura con la trascrizione e
la traduzione in inglese.
1ra le opere piu recenti si segnala: Storia della punteggiatura in Luropa. A cura di Bice
Mortara Caravelli. Roma: Iaterza, 2OOS. Per la scrittura italiana: Bice Mortara Caravelli,
Prontuario di punteggiatura. Roma: Iaterza, 2OOS.
1avole degli allabeti
Per le tavole degli allabeti, rimangono londamentali alcune opere generali sulla storia della
scrittura, che al loro interno mostrano tavole e loto delle diverse scritture trattate. In
questo senso la piu completa e: 1he World’s Writing Systems. Ldited by Peter 1. Daniels
and William Bright. Þev York – Oxlord: Oxlord University Press, ¡ºº6. Poi si possono
consultare le opere di H. jensen, Die Schrilt in Vergangenheit und Cegenvart, 3. Auh.
Berlin: Deutscher Verlag d. Wiss., ¡ºS¯; D. Diringer, I’allabeto nella storia della civilta, 2. ed.
Iirenze: Ciunti e Barbera, ¡º6º, ecc. Molto utile anche l’opera di C. Campbell, Compendium
ol 1he World’s Ianguage, 2. ed. Iondon: Routledge, 2OOO, dove dopo la trattazione delle
singole lingue, sono riportate le tavole dei rispettivi allabeti; di quest’ultima opera e stato
pubblicato un estratto, riveduto ed ampliato basato sulla precedente edizione del ¡ºº¡, con
alcuni esempi di scritture: Ceorge I. Campbell, Handbook ol Script Alphabets. Iondon ë
Þev York: Routledge, ¡ºº¯. 1ra le opere specihcatamente dedicate alle riproduzioni di
scritture, va citata quella di C. Iaulmann, Das Buch der Schrilt, enthaltend die Schrilten
und Alphabete aller Zeiten und aller Volker des gesammten Lrdkreises. Wien: K. K.
Hol- und Staatsdruckerel, ¡SSO, che seppure invecchiata, e stata recentemente ristampata
,Hildesheim: Olms, ¡ºS6; Charleston: Bibliobazaar, 2OOS ¸7j). 1ra le opere piu recenti,
va citata: A Writing Systems ol the World. Rutland ,Vermont): C. L. 1uttle Company,
¡ººO, che contiene una ricca raccolta di esempi di scrittura da tutto il mondo, tratte dai
giornali.
1rascrizione delle scritture in caratteri non-latini
Una dihcolta per chi deve citare parole o lrasi di lingue che non utilizzano l’allabeto
latino, e lo standard da utilizzare per la trascrizione. Oggi esistono numerose Þorme ISO
e UÞI, che dehniscono gli standard per la traslitterazione delle lingue in caratteri non-
latini ,UÞI ISO º-2OO3 per il cirillico; UÞI ISO 233-2OO3 e UÞI ISO 233-2:2OO3 per
l’arabo; ISO 233-3:¡ººº per il persiano; ISO 23º-¡:¡ºS+ e ISO 23º-2:¡ºº+ per l’ebraico; ISO
ººS+-¡ºº6 per il georgiano, ecc.). A queste vanno aggiunte le norme di standardizzazione
americane AÞSI ,American Þational Standards Institute): AÞSI Z3º.¡2-¡º¯2 ,R¡ºS+).
System lor the Romanization ol Arabic; AÞSI Z3º.3¯-¡º¯º. System lor the Romanization
ol Armenian; AÞSI Z3º.23-¡º¯3. Romanization ol Hebrev; AÞSI Z3º.¡¡-¡º¯2 ,R¡ºS3).
316 i n t r o d u z i o n e a l l a s t o r i a d e l l a s c r i t t u r a
Bibliografa generale
System lor the Romanization ol japanese ,segue il sistema revised Hepburn, ma questa
norma e stata ritirata nel ¡ºº+, nonostante che il sistema continui ad essere utilizzato nei
paesi anglosassoni); AÞSI Z3º.2+-¡º¯6. System lor the Romanization ol Slavic Cyrillic
Characters, ecc. Va ad ogni modo precisato che gli specialisti di ogni lingua usano sistemi
di traslitterazione convenzionali, spesso diherenti da quelli previsti dalle norme UÞI, ISO
ed AÞSI. Ad esempio nella trascrizione delle lingue in caratteri arabi si prelerisce seguire il
sistema della 1he Lnciclopaedia ol Islam. Þev edition, Ieiden: Brill, ¡º6O –, per l’ebraico
quello della Lncyclopaedia ¡udaica, jerusalem: Lncyclopaedia ¡udaica; Þev York: 1he
Macmillan company, ¡º¯¡-¡ºS¡, ecc.
Þelle Biblioteche, sono generalmente utilizzate le tavole di traslitterazione della Iibrary
ol Congress. AIA-IC romanization tables. 1ransliteration Schemes Ior Þon-Roman
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Bibliograhe
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anglosassone, include monograhe e articoli in numerose lingue.
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