18.

Autobiografia filosofica

Mario Tronti nasce a Roma nel 1931. La sua è una famiglia popolare, che lavora ai Mercati generali e abita nel quartiere Ostiense. Vive, serena, la sua infanzia, tra persone semplici. Non c’è tradizione intellettuale ereditata e la sua formazione culturale è del tutto autonoma. Frequenta il Liceo classico, al Pilo Albertelli, e su consiglio del commissario di storia e filosofia agli esami di maturità sceglie la Facoltà di Lettere dell’Università di Roma, corso di Filosofia. Qui si laurea con Ugo Spirito, ordinario di Filosofia teoretica, discutendo una tesi sulle opere giovanili di Marx. Già nel quartiere, e ai Mercati generali, dove lavorava durante gli anni universitari, e poi nell’Università stessa, aveva preso coscienza della passione della sua vita, la politica. Nel 1951 si iscrive alla Federazione giovanile comunista e nel 1954 al Partito comunista. Nel 1956 prende posizione, insieme a molti intellettuali, a favore degli insorti ungheresi, ma a differenza di altri non uscirà dal partito, a cui rimarrà iscritto fino allo scioglimento. Una breve incompatibilità di questa appartenenza si manifesterà solo a metà degli anni Sessanta, quando partecipa all’esperienza dell’operaismo, prima come redatto231

il suo concetto di filosofia della prassi. Risale agli anni universitari l’incontro con l’opera di Marx. Ma vediamo quello che più conta: il percorso del pensiero. intorno a cui ruoterà gran parte della sua produzione intellettuale. poco interessanti. Concluderà la sua carriera come professore associato. nella costituenda Facoltà di Lettere e filosofia. Partecipa ai lavori della seconda Commissione bicamerale per le riforme costituzionali. Negli anni Novanta viene eletto senatore del PDS. come incaricato. Poche notizie. Negli anni post-universitari lavora come correttore di bozze all’Enciclopedia universale dell’arte. poi Filosofia politica. fino al 2001. con una borsa di studio trascorre un periodo a Monaco di Baviera. Ma i primi due scritti editi riguardano la figura di Gramsci. Dirà di sé: «Ho lavorato all’Università come un emigrante in un paese straniero. Scrive su quotidiani e su periodici della sinistra. Fa parte del Comitato centrale del PCI. Attualmente presiede il Centro per la riforma dello Stato. Nel 1970 viene chiamato. Nel 1969 prende la Libera docenza di Filosofia morale. è il suo impegno politico. poi come direttore di Classe operaia. mai imparando bene la lingua del luogo e continuando a parlare il dialetto delle mie idee». Tra 1968 e 1970 insegna storia e filosofia al Liceo scientifico Galilei di Terni. edita da Sansoni. Tutto qui. Subito dopo la laurea.re dei Quaderni rossi. Qui insegnerà ininterrottamente prima Filosofia morale. Nei primi anni Ottanta coordina il lavoro della rivista Laboratorio politico. un luogo di studi e iniziative fondato da Umberto Terracini e a lungo presieduto da Pietro Ingrao. all’Università di Siena. in rapporto con la tradizione dell’idealismo italiano di Croce e di Gentile. nel frattempo. Continuativo. E qui si verifica il primo strappo con l’ortodossia allora impe232 . Non aderisce al Partito democratico. dove si esprime per il no al cambiamento di nome del partito.

l’operaio alla catena di montaggio. soprattutto di lotta. e poi nel mensile Classe operaia. Traduce e presenta alcuni scritti giovane-marxiani che anticipano la più matura critica dell’economia politica (K. non catechistico. molto intensa. non dogmatico. E sullo scontro frontale. insieme a un lungo saggio inedito. e sull’emergere di un nuovo tipo di lotte operaie. diretta da Raniero Panzieri. assistente nella cattedra di Filosofia teoretica di Spirito.Croce . Questa posizione teorica si aggancia a un’esperienza pratica. tra salario e profitto. una parzialità. Attraverso Lucio Colletti. che è quella dell’operaismo dei primi anni Sessanta. antistoricista.rante nel marxismo italiano. Marx.Labriola . che privilegia il conflitto tesi-antitesi. viene elaborato il concetto di «punto di vista operaio». Roma 1963). lo storicismo della linea De Sanctis . Questo diventerà un libro 233 . consumo e riproduzione allargata. Editori Riuniti. senza margini per la sintesi. rileggeva il Marx del Primo Libro del Capitale e dei Grundrisse. forza-lavoro. Scritti inediti di economia politica.Gramsci. Gli scritti pubblicati nella rivista periodica Quaderni rossi. Giornale politico degli operai in lotta. diretta dallo stesso Tronti. come si realizzava nella grande fabbrica. Marx. Intanto. In questa fase la ricerca intellettuale-politica di Tronti si concentra sull’analisi del capitalismo fordista e taylorista. soprattutto attraverso la valorizzazione della marxiana Einleitung del ’57. in un volume Einaudi che esce nel 1966. neomaterialistica. elaborata da Galvano Della Volpe. fa propria la lettura di Marx. classe operaia. Accomuna le due cose un radicalismo di fondo. lettura antihegeliana. Studia la logica del Capitale. tipico del capitalismo industriale sviluppato. la sola in grado di cogliere la totalità del processo di produzione. È la scelta di un marxismo critico. verranno poi raccolti. circolazione. centrate sulla figura dell’operaio-massa. Operai e capitale.

Chi vuole saperne di più dell’esperienza dell’operaismo. di 900 pagine. aveva prodotto la cultura della crisi. il pensiero negativo. girava ciclostilato – e circolerà per tutti gli anni Settanta. lettere e materiali vari del periodo. soprattutto nei gruppi antagonisti «Lotta continua» e «Potere operaio». e della tradizione marxista ortodossa europea. Toni Negri. Tronti è stato spesso accusato di hegelismo. Massimo Cacciari e molti altri. le avanguardie artistiche. con una corposa Introduzione di Tronti. e quel filone irrazionalista. Ancora oggi – l’ultima riedizione. le rivoluzioni nei metodi della scienza. ha a disposizione oggi un documentato libro. presso DeriveApprodi. uscito nel 2008 presso DeriveApprodi. di aver concepito la stessa sua analisi sociale e politica come una sorta di filosofia della storia. Dentro l’esaurirsi dell’assetto nazional-popolare del marxismo italiano. Una seconda edizione accresciuta. uscì sempre presso Einaudi nel 1971. interviste-testimonianze dei protagonisti. L’operaismo degli anni Sessanta. ma soprattutto nel primo decennio del Novecento. Nei primi anni Sessanta era intanto maturato un altro importante approdo intellettuale. con un soggetto salvifico individuato nella classe operaia. che tra Otto e Novecento. antilluminista e piuttosto romantica. con un Poscritto di problemi.culto per le giovani generazioni del ’68 – essendo esaurito. che materialismo storico e materialismo dialettico avevano o dimenticato o contrastato. Noi operaisti. in questa forma più volte ristampato e tradotto in molte lingue. In realtà il Tronti di quel periodo ha senz’altro un’ispirazione antirazionalista. che tra l’altro insieme a Tronti coinvolse personalità come quelle di Alberto Asor Rosa. è del 2006 – Operai e capitale viene giornalisticamente etichettato come la Bibbia dell’operaismo. ma ricono234 . si riscopriva quella stagione di rottura di tutte le forme.

Questa interpretazione sembra più vicina al vero. Il suo pensiero disordinante si sentiva vicino a ogni posizione eretica. era proprio quello che impediva uno sfondamento delle linee. il segno determinante dell’opera di Nietzsche. impadronirsi della sua logica di funzionamento. dissacrante e innovativa. nella figura di leader teorico dell’operaismo. Con questo terreno bisognava allora fare i conti. Sulla base dell’esperienza fatta. e che va sotto il titolo di «autonomia del politico». che i suoi vecchi amici operaisti leggeranno infatti come una specie di tradimento dell’ispirazione originaria. È la fase che occuperà tutti gli anni Settanta e tutti gli anni Ottanta. Questo in virtù del successo dell’opera pubblicata da Einaudi. e nella sua forma di pensiero. che vedeva le lotte operaie non in grado di mettere in crisi il meccanismo della produzione capitalistica.sce soprattutto un legame con la tradizione del pessimismo europeo. La figura di Mario Tronti è rimasta legata. In Operai e capitale invitava i giovani ad ascoltare Mahler e a leggere Musil. il suo pensiero scarta verso un orizzonte molto diverso. Spunti su questo tema si possono ritrovare anche negli scritti precedenti. nel suo stile letterario. dirompente. critico-distruttiva del senso comune intellettuale dominante. Una tesi molto difficile da accettare in un ambi235 . occupare parte del territorio per contrastarlo dall’interno. a soli trentacinque anni. Nello stesso tempo l’attenzione ai prodotti della cultura grande-borghese in un certo senso moderava l’approccio antagonista. Già alla fine del decennio. ma qui c’è una svolta. e quasi imprigionata. incisivo e battente. tutto nelle mani della parte avversa. niente più che gli anni Sessanta. si ricavava la conseguenza che il terreno del politico. Altri hanno ritrovato. che prende le mosse da Schopenhauer. Ma il periodo che racchiude questa esperienza è di fatto molto breve.

un corpo a corpo. L’occasione sarà data da uno di quei brevi libri che la casa editrice Feltrinelli comincerà a far circolare. Bodin. le origini teoriche dello Stato moderno. Hobbes e Spinoza e Locke. rivoluzione americana e rivoluzione francese. la prima rivoluzione inglese. meno sul Settecento.to marxista. una diffusione militante. alla Fondazione Feltrinelli. non assoluta ma relativa. che vedeva il politico sempre determinato dal sociale. le guerre di religione. Roma 2006. Milano 1977). insieme ad altri. insieme a un’altra conferenza tenuta. più il pensiero della Restaurazione che il 236 . Machiavelli. con la politica moderna. che interloquisce. Intanto dall’anno accademico 1970-71. per vederlo pubblicato a stampa. dal Quattro-Cinquecento in poi. in un seminario tenuto all’Università di Torino. La presentazione pubblica della tesi ha una data precisa: è il 1972. Montaigne e Charron e i libertini. domanda. con grandi discussioni. il dibattito sulla Ragion di Stato. Ediesse. come era tipico di quei tempi. Bisognerà aspettare il 1977. Feltrinelli. che si svilupperà e approfondirà negli anni a seguire. i corsi di Siena saranno un ripercorrere graduale e sistematico della storia del pensiero politico moderno. alla presenza di Norberto Bobbio. come questo era determinato dall’economico. sbobinato. autonomia del politico da queste condizioni strutturali sarà l’altra grande eresia trontiana. Lo spirito della politica e il suo destino. La. L’autonomia del politico e il suo tempo. pro e contro. ma molto più contro. ciclostilato ed ebbe. a lungo sul Seicento. sulla relazione di Tronti. obietta. a parte Montesquieu e Rousseau. che occuperà quasi per intero il trentennio dell’insegnamento universitario. Se ne dà conto in un testo recente: Antonio Peduzzi. come collana «Opuscoli marxisti» (Sull’autonomia del politico. Il tutto fu registrato. nel 1975. La discussione si riaccese su periodici e giornali. con le categorie del politico.

pensiero dell’Illuminismo. esce presso la Bibliotheca Biographica dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana un volumetto dal titolo Hegel politico. molti anni su Hegel. per capire l’arco dello sviluppo della forma singolare del suo pensiero è questo fatto: i primi due corsi a Siena sono dedicati a Machiavelli. sempre nel 1980. esce presso Il Saggiatore un volume intitolato Stato e rivoluzione in Inghilterra. 1979. a cura di De Martinis e Piazzi. come punto di orientamento. Dei primi anni Ot237 . Tronti si iscrive. Nel 1980 viene pubblicato dall’editore Cappelli Soggetti Crisi Potere. insieme a molti suoi allievi. secondo il suo stile. lavora. e alla formazione politica del suo sistema filosofico. Accornero e Bodei. gli ultimi due corsi sono dedicati a Nietzsche. E un libro di intervento nella lotta politica immediata sarà. il secondo. nel filone di pensiero del realismo politico. Simbolico. edita da Einaudi. dedicato al giovane Hegel. e coordina un comitato di direzione che vede la presenza di intellettuali come Asor Rosa e Cacciari. Alla fine degli anni Settanta. Nel 1977. Marramao e Rodotà. un’antologia di scritti e interventi di Tronti. Rusconi e Tarantelli. ognuno in due tomi: il primo. dove insieme a due saggi di suoi allievi. che uscirà presso Feltrinelli. in due volumi. molto su Tocqueville e così proseguendo fino al Novecento. da Tubinga a Jena e a Bamberga. attraverso soprattutto i suoi scritti teologici. insieme ad altri. Tronti pubblica un lungo saggio dal titolo evocativo e immaginifico. Editori Riuniti. Da Machiavelli a Cromwell. Il Politico. Hobbes e Cromwell. Da Hobbes a Smith. 1982. Nel 1975. a una antologia di testi. Tra il 1981 e il 1983. La produzione intellettuale nel frattempo è tutta dentro questa ricerca. critico degli apparati ideologici e armato di un’antropologia pessimistica. Il tempo della politica. Tronti promuove la rivista bimestrale Laboratorio politico.

Incontra più volte Giu238 . un grande reazionario che un piccolo rivoluzionario. Salvatore Natoli. in collaborazione con Gianfranco Miglio. di introdurlo nel discorso della sinistra italiana. Tiene lì un Dizionario politico. di quel mondo di appartenenza che Tronti aveva riconosciuto come proprio. Sergio Quinzio. a cui Tronti partecipa in maniera determinante. strutturali e teorici. incontro determinante per la piega che il suo pensiero prenderà negli anni successivi. Luisa Muraro. per sottolineare. a cura di Edoardo Benvenuto. un capitolo porta il titolo «Karl und Carl». comprende Romana Guarnieri. Tronti è tra quelli che hanno introdotto Schmitt in Italia ed è quello che ha cercato. Amos Luzzatto. «Rivista di spiritualità e politica».tanta sono anche i convegni promossi dall’Istituto Gramsci Veneto. e cioè cambiano. Nel 1987 esce il primo numero di Bailamme. per capire. avanza la crisi dei fondamenti. La redazione. anche qui allusivamente. Intanto l’orizzonte si allarga. Fabio Milana. Tronti vi partecipa fin dall’ideazione e vi collaborerà per circa un decennio. 1998. a cui si aggiungeranno altri. Einaudi. la grande storia del movimento operaio. Ha scritto: ci serve di più. affiancato a un Dizionario teologico. animata dalla persona di Pino Trotta. Ne La politica al tramonto. la necessità di completare Marx con Schmitt. ma in senso opposto a quello che gli anni Sessanta avevano fatto intravedere. Qui si realizza la vecchia idea trontiana dell’uso rivoluzionario del grande pensiero conservatore. Paolo Prodi. «Oltre Schmitt» e «Della guerra»: gli Atti sono pubblicati in due libri dalla Arsenale Editrice di Venezia. Dai primi anni Settanta fa data infatti l’incontro di Mario Tronti con la personalità e l’opera di Carl Schmitt. promossa dall’Associazione milanese «Amici don Giuseppe De Luca». i tempi intristiscono e si corrompono. tra grandi difficoltà. Giovanni Bianchi.

ha perso la guerra. come chiaramente si evince dal titolo del libro. È un periodo.seppe Dossetti. La prima parte del secolo. Tronti assume come un passaggio tragico. Gli anni seguenti sono dedicati a disincantati approfondimenti. presso gli Editori Riuniti. di ripiegamento e di ripensamento. Questi temi convergono in La politica al tramonto. in decisa polemica con le letture democratico-progressiste. sopra Fano. reimpongono un 239 . quello degli anni Novanta. ha visto il primato della politica: poi c’è la rivincita della storia. tra sapienzialità biblica e lettura dei tempi. «il grande Novecento». passando attraverso una folta intellettualità critica ed eretica. gli eventi tra l’89 e il ’91. quella fredda. funzionali l’uno all’altra. a Monte Veglio. Qui il confronto è tra radicalità cristiana e radicalità politica. di finis Europae. Comincia un’età di restaurazione. Einaudi. fino a tutta la terza guerra. al centro la personalità di padre Benedetto Calati e intorno figure come Rossana Rossanda e Pietro Ingrao. l’eterno ritorno del sempre eguale. e per le edizioni Marietti cura insieme a Pino Trotta e introduce una raccolta di Scritti politici del monaco politico. Si colloca in questi frangenti l’incontro con l’opera di Walter Benjamin. Nel 1992 esce. anche qui in veste di promotore. i seminari che tre volte l’anno l’Associazione Itinerari e Incontri tiene nell’Eremo camaldolese di Monte Giove. una raccolta degli scritti su Bailamme e altre riflessioni teoriche a caldo sulla storia in atto. Il movimento operaio non ha perso una battaglia. L’epoca novecentesca delle rivoluzioni – rivoluzione operaia e rivoluzione conservatrice – si è chiusa. Il saggio iniziale porta il titolo Politica Storia Novecento. Capitalismo-mondo e società democratica. Negli stessi anni Tronti frequenta. la guerra della lotta di classe contemporanea e interna all’età delle guerre civili europee e mondiali. Con le spalle al futuro. 1998.

Verrà pubblicata con lo stesso titolo. che va sotto il titolo di «per la critica della democrazia politica». argomenta intorno a questa frontiera di ricerca. con quello stesso titolo. nel 2006. che adesso dobbiamo pensare». uno scritto di Tronti. in occasione dei suoi settant’anni. e per l’uscita dall’insegnamento.dominio assoluto. Questo è l’enunciato del problema che il secolo ci mette davanti. Il fatto che la democrazia realizzata d’Occidente porti in corpo il virus di un totalitarismo di tipo nuovo. La prima delle Tesi su Benjamin. sulla base di una servitù volontaria. che parte dalla Democrazia in America. da Luca Sossella editore. Il movimento operaio è stato sconfitto dalla democrazia. Il filone è quello tocquevilliano. recita questa sorprendente affermazione apodittica: «Il movimento operaio non è stato sconfitto dal capitalismo. con lo stesso metodo. che sposta su un altro terreno. dove l’avvento della società democratica viene messo in pericoloso contrasto con la tradizione dello Stato liberale. insieme a contributi di discussione e di omaggio da parte di amici e di allievi. che concludono La politica al tramonto. Il percorso di Tronti si va infatti sviluppando intorno alla 240 . In un libro collettaneo della manifestolibri. Nel 2001. 1906. liberamente accettato da una massa di individui omologati. Movimento operaio e politica moderna cadono insieme. la marxiana critica dell’economia politica: messa in discussione dei fondamenti e delle conseguenze e assunzione del nucleo di verità che l’oggetto polemico nasconde. Parte di lì un nuovo percorso di ricerca. tuttora in atto. è un drammatico punto di riflessione per il pensiero politico contemporaneo. Il fatto. die Sache selbst. Tronti pronuncia a Siena la lectio magistralis a cui darà il titolo: Politica e destino. alcuni anni dopo. Guerra e democrazia.

all’apparenza oscuro in realtà solo complesso. il Novecento. Tronti ha scritto di sé. che simbolicamente ripercorra. di mistica e politica. aveva imposto a se stessa. Politica ed egemonia. il problema. e di quello che considera il suo tempo. Bibliopolis. Napoli 2008. «l’imprudente». Un incontro intellettuale degli ultimi anni è stato con l’opera di Aby Warburg. inassimilabile all’attuale ordine del mondo. della figura del Freigeist. E. composto da un gruppo di suoi fedeli allievi. «noi. due dimensioni oggi confliggenti ed eternamente richiamantisi. la grande storia del movimento operaio. Vengono così infranti i limiti che la politica moderna. di coltivare la dimensione intensa della memoria. Politica e spiritualità. «colui che vede dopo». rintracciabile nella ricerca dell’ultimo Tronti. dello spirito libero. nella giusta coltivazione della propria autonomia. Prometeo. o «colui che impara solo dopo». In realtà non è 241 . E ha consigliato. Chi volesse cogliere il fondo. ed erede dei falliti tentativi novecenteschi di liberazione umana. rischiando però uno specialismo e un professionismo fini a se stessi. Titolo del libro: Finis Europae. con l’idea di lavorare al progetto di un Atlante della memoria. Ma si poteva anche fare quello che non è stato fatto». opposto e complementare rispetto a «il preveggente». Le tonalità di questo discorso sembrano acquisire le caratteristiche della tradizione antimoderna. teorica e storica. L’orizzonte teologico-politico si chiarisce e si approfondisce. al suo mondo di appartenenza. tra esperienze e rappresentazioni. Una catastrofe teologico-politica. Eloquenti sono i titoli dei suoi recenti discorsi pubblici: Politica e profezia. che simbolicamente prendono il nome di Epimeteo. nostalgici abitanti del secolo». dovrebbe leggere un libro recente. in progetto. «Si poteva non fare quello che è stato fatto.elaborazione. invece di abbandonarsi a una subalterna demonizzazione del passato. criticamente ma sovranamente. il tema.

Il progetto della modernità. 242 . Qui vengono portate alle ultime conseguenze le istanze innovative di una critica del moderno. nella sua età classica. non in opposizione ma in divergente accordo con l’afflato divino che insiste nell’umano. di liberazione umana. che il moderno stesso ha prodotto. e da parte di forze. dal suo interno. e di potenze. aspetta ancora di essere strappato al privilegio di pochi e di essere esteso alle possibilità dei molti e potenzialmente di tutti.così.

Sign up to vote on this title
UsefulNot useful