Presentazione
Quando si parla di FRUTTI DIMENTICATI, l’immaginazione comune evoca un albero, a volte un fiore oppure un frutto che un tempo erano importantissimi sia perché fornivano sostentamento in periodi di carestia alimentare, sia perché venivano utilizzati in medicina per curarsi ed alleviare i malanni. “Tutti gli alberi ed arbusti che i nostri contadini piantavano in prossimità delle case coloniche avevano prima di tutto una funzione pratica: ogni pianta non veniva messa a dimora casualmente, ma per fornire cibo o cure, oppure alimenti e riparo al bestiame, o per mitigare gli eccessi del clima. La funzione estetica era solamente un aspetto secondario.” ricorda Luciano Pallotti, sulla rivista “Romagna, ieri, oggi e domani”. “Frutto piccolo, poco commerciabile, deperibile, dal sapore particolare”: questi sono gli aspetti negativi che fanno sì che questi frutti siano rimasti ai margini del mercato, sebbene ricchi di sapore e prodotti da piante robustissime, resistenti alle malattie. Le piante di azzeruolo, cotogno, corniolo, melograno, giuggiolo, pero volpino ecc: nel dopoguerra, data anche l’evoluzione del mercato agricolo, sono state abbandonate ed ora rischiano l’estinzione. Con loro si perderanno migliaia di “fole”(favole), detti, indovinelli o soltanto modi di dire, che i nonni tramandavano ai più piccini, raccontandoli davanti al focolare o durante le veglie nella stalla. Pur non producendo quantità elevate di frutti, queste piante rappresentavano durante tutto l’arco dell’anno una continuità alimentare. Alla fine di maggio maturavano le more di gelso, poi a giugno “fruttaio” si raccoglievano le prime varietà di pere, mele, ciliegie e albicocche; alla fine di agosto arrivavano le corniole e l’autunno portava cotogne, melograne, sorbe e nespole. Una tradizione legata al modo di raccogliere la frutta descrive così la sua ritualità: “L’agricoltore lasciava almeno tre frutti sulla pianta, uno per il sole, uno per la terra e infine uno per la pianta che aveva lavorato duramente e si meritava un premio”. Nei lunghi inverni del passato, le popolazioni contadine hanno ingannato la fame cibandosi di frutti che venivano essiccati e conservati nel “fruttaio” perché maturassero (è il caso di sorbe e nespole). Quelli che non si prestavano al consumo immediato, per le loro caratteristiche organolettiche, venivano cotti per ottenere ottime marmellate, gelatine e salse, altri quali corbezzoli, prugnoli, sorbe impiegati per la preparazione di bevande leggermente alcoliche. In questo lavoro, grazie alla preziosa collaborazione dei Ristoranti “Fava” di Casola Valsenio (Ra) e “Avion Blu” di Modena, ho trascritto ricette antiche, fornendo nel contempo anche spunti per nuovi e sfiziosi piatti. Facendo inoltre riferimento ad antichi trattati di medicina e di cultura popolare ho cercato di dare più informazioni possibili sull’utilizzo in campo medico e cosmetico. Fortunatamente negli ultimi anni molti Comuni, Associazioni e Enti, con la collaborazione di alcuni agricoltori organizzano iniziative, mostre e sagre paesane che mantengono in vita la coltivazione di questi frutti. nonchè le tradizioni ad essi collegate. Questo libro nasce quindi come risposta alle frequenti domande curiosità e consigli che i frequentatori di queste sagre ci hanno posto negli anni. Ciò che distingue questo manuale da tanti altri dedicati al medesimo argomento non è solamente la molteplicità di frutti descritti, ma la presenza di molteplici informazioni (medico-cosmetiche, modi di dire, tradizioni, indovinelli, approfondimenti) descritte in modo vivace e immediato. Ora tocca al lettore rimboccarsi le maniche, ricordando che “…vi è uno stretto rapporto tra bosco, campo e giardino, in fondo il giardino non è altro che il prolungamento degli altri…”.

Katia Agide

Elenco Frutti Dimenticati
♦ Agazzino ♦ Albicocco (Luiset, Paviot, Reale d’Imola, Tondina di Tossignano, Amabile Vecchioni, Ivonne Liverani, Pisana, Bianca, Veecot) ♦ Azzeruolo ♦ Biancospino ♦ Biricoccolo ♦ Castagno ♦ Ciliegio (Selvatico, Pado, Canino, Amarena, Mirabolano, Ciliegio Biggerau Burlat, C.Durone Giallo, C.Durone di Vignola, C.Mora di Vignola, C.Mora di Diolo, C.Fiore di Maggio, C.Progressiflora) ♦ Corbezzolo ♦ Corniolo ♦ Cotogno ♦ Crespino ♦ Fico (Albo, Cuore, Madama, Dottato, Verdino, Brogiotto Nero, Monaco) ♦ Frangola ♦ Gelso ♦ Ginepro ♦ Giuggiolo ♦ Kaki (Mela, Vaniglia, Cioccolatino) ♦ Lampone ♦ Mandorlo ♦ Melograno ♦ Mora di spino ♦ Nespolo ♦ Nocciolo ♦ Noci ♦ Olivello Spinoso-Olivagno ♦ Pesco (Bella di Cesena, Bella di Lugo, Bonfiglioli, Bonvicini, Buco Incavato, Carota, Gialla di Piangipane, Morellona, Piatta a Polpa bianca, Pieri 81, Sant’Anna Calducci, Sanguinea) ♦ Prugnolo ♦ Rosa Canina ♦ Sorbo (Montano, Alpino, Ciavardello, degli Uccellatori, Domestico) ♦ Spino Cervino ♦ Susino (Agostana di Cesena, Di Lentigione, Favorita del Sultano, Favorita Maggiorata, Grossa di Felisio, Occhio di Pernice, Pisera, Regina Claudia d’Althan, Regina Claudia Mostruosa, Regina Claudia Trasparente, Regina Claudia Verde, San Pietro, Spiccalosso, Susino Segondo, Zucchella gruppo) ♦ Uva Spina

si raccomanda quindi di scegliere per l’impianto una posizione a sud.J. Il frutto piccolo è rosso mattone a maturità globoso. Fioritura: Maggiogiugno. portati sulla vegetazione dell’anno precedente. Arbusto spinoso e caducifoglio. rosso giallognoli. Tanaglia. del diametro di cm 2. Mugnegh. sempreverde. fertile e mai troppo asciutto. alcune specie poi temono il gelo. molto più che altre. terminali ai rai laterali. i petali sono bianchi. Ambiente: pianura fino alla collina. Fioritura:inizio primavera. nel Caucaso ed in Asia minore. Distribuito nella regione mediterranea. semplici. con piccolo picciolo. Foglie persistenti.50. con corteccia dapprima giallastra e poi rosso cupo. Altezza: fino a 8 m. lunghe cm 6-9. molle racchiude 5 semi. "percoco”). introdotto in Europa dagli antichi romani che lo importarono dall’Armenia. Il terreno deve essere ben drenato. Citazioni & Co. Questo tipo ha dato origine ai vecchi e ai moderni albicocchi. acuminate. nella pagina superiore sono lucide color verde scuro. Albero a foglia caduca. Altezza: fino a 2 m. e frutti globosi. Percocca. Roemer) Famiglia : Rosaceae Nomi dialettali : Marruca nera. deve essere profondo. larghe cm 4-6. : dall’arabo “AL-BARQŪQ”. Si può trovare in siepi. Le piante dell’albicocco prediligono le zone soleggiate. Ambiente: fino alla media collina. densi. glabre. polposo. sono piccoli a calice. deriva dal latino “Praecoquus” – frutto precoce (da cui il merid. 3-151: “perfetto ancora è il vertice agazzino / che al gennaio mette”.AGAZZINO (Pyracantha coccinea M. Si presenta come un arbusto ramificato e cespitoso. boschi luminosi e radure. predilige suoli mediamente ricchi in sostanze nutritive. ALBICOCCO (Prunus armeniaca L. Naturalizzato nell’America boreale. Originario della Cina settentrionale. in Crimea. Etimologia : Voce dialettale toscana di etimologia incerta. con fiori rosa pallidissimo o bianchi. ovate oblunghe. Etimologia . La stagione migliore per l’impianto è l’autunno. Specie xerofila e decisamente eliofila. ha foglie ovate. minutamente dentate. della grandezza di un pisello.) Famiglia : Rosaceae Nomi dialettali : Mugnega. non hanno problemi se esso è acido o calcareo. talea. I rami sono sparsi con spini forti alterne. Propagazione: seme. verde scuro. innesto. sotto verdi pallido. I fiori si presentano in numerosi corimbi. acute. Lazzaròl.

Albicocco “Pisana” Frutto grosso di ottime caratteristiche organolettiche con maturazione medio tardiva (20-30 giugno). dolcissima e molto consistente. Matura dal 15 al 25 giugno. zuccherina. e dipoi i peschi. Albicocco “Bianco” Albicocco “Veecot” Il frutto è di media pezzatura. La polpa è anch’essa arancione. che movon prima. con polpa finissima e succosa.Piante & Varietà Albicocco “Luizet” (o Luisot) Pianta molto vigorosa e produttiva. di calibro medio grosso. Pianta molto rustica. i nespoli ancora!” Negri. che è umido. Il frutto. Il frutto si consuma fresco o in marmellate. Davanzati. dalla buccia arancio carico. II-2-496: “Non crederai che [i bruci] avessero a fare gran danno. Albicocco “Paviot” Antica varietà tardiva di fine luglio. Albicocco “Amabile Vecchioni” È stata individuata a Bolghieri (Livorno) dal prof. ovale. mandorli peschi e albicocchi. con portamento assurgente. Albicocco “Ivonne Liverani” Frutto giallo aranciato. presenta buccia arancione e polpa profumata e compatta. Produce grandi fiori bianchi. 89: “Il sole così chiaro/che tu ricerchi gli albicocchi in fiore” D’Annunzio. Questa varietà è resistente ai marciumi della monilia. Matura alla fine della prima decade di giugno. què frutti prima. perché sono i primi che muovono. spicca e di sapore ottimo.B. ed ha un nocciolo grande che contiene una mandorla dolce. e matura tardivamente a metà luglio. Matura a scalare nel tempo ed ha una buona resistenza alla monilia. varietà molto produttiva. per esser più caldi. Citazioni & Co. di produttività elevata e costante. nell’orto ancora ignudo” Govoni. L’albicocca è molto saporita e di grande pezzatura. Tedaldi. se a caso non si andassero a rodere le messe dei susini ed albicocchi. succosa. Albicocco “Tondina di Tossignano” Varietà che prende il nome dall’omonimo paesino. di buona consistenza. i fichi in terra tosca/son di dolcezza carchi. prima segnalazione nel 1901. L’albero è di buona vigoria. I-901: “Fuori stamane il giovine albicocco/primo e solo. e i meli. di provenienza francese. I-195: “io che non vidi/di ciliegi di peschi e di albicocchi” Medicina & Cosmesi . di colore tra l’arancio ed il giallo. molto profumata.è di forma ovalizzata. con buccia di colore giallo molto intenso soffusa di rosa nella parte esposta al sole. sapore raffinato e gradevole profumo. I-29: “Prima si innesta i mandorli e gli albicocchi. dai frutti grossi di colore giallo limone punteggiato di rosso. La polpa è di colore arancione./gli albicocchi. prima segnalazione nel 1977. II-723: “I peri. polpa ben colorata. di produttività elevata e costante.” B. II-507: “Scegli quando innesti marza che abbia cominciato a muovere. .” Targioni Tozzetti. G. Albicocco “Reale d’Imola” (Mandorlana) È una varietà che ha avuto origine in Emilia-Romagna dalla città di cui prende il nome. che tende al rosso a maturazione (soprattutto se esposta al sole). Fruttifica tra fine giugno ed inizi di luglio.” Pascoli. giornata calma e quieta: comincia la luna di gennaio. Franco Scaramuzzi nel 1961 da un selvatico di origine sconosciuta. Si raccoglie nella prima e seconda decade di luglio. tutti in sul susino. L’albero è di grande vigoria. Il frutto è di buone dimensioni.

Disporre le albicocche a raggiera sul fondo dello stampo. insonnia. sul quale dovrà scorrere lentamente. Sformare la torta rovesciandola cospargere di zucchero a velo (si ringrazia il Ristorante “Fava” – Casola Valsenio (Ra) .Chef Fava Katia) Conserva di albicocche Prendete albicocche ben mature e di buona qualità. (non troppo mature). anemia. 3 uova. vitamine: A-C-PP. Rimovetele spesso col mestolo fino alla consistenza di conserva. sia per pelli normali che aride. cercando di non lasciare spazi vuoti. 1 cucchiaio di zucchero a velo. L’albicocca viene spesso usata per creme che aiutano e facilitano l’abbronzatura. Scaldare il forno a 190° . passatele dallo staccio onde nettarle dalle bucce e dai filamenti. la quale si conosce versandone di quando in quando una cucchiaiata in un piatto. rende un succo leggermente acido che mischiato col latte è ottimo per i trattamenti dell’epidermide. Utile per problemi alla vista. vengono consigliati gr. obesità. acqua distillata Sospendete le albicocche mature in un recipiente utilizzando il metodo della garza. zucchero. Montate i tuorli con burro e zucchero fino a ottenere una crema gonfia e unire la farina setacciata. potassio. Versate su di esse l’alcol facendo giungere il suo livello a tre centimetri dai frutti. Quelli di gusto amaro contengono infatti acido cianidrico. In caso di clorosi.50g. stati di convalescenza. una manciata di mandorle tritate. invecchiamento. di burro. Dolce di Amabile Vecchioni kg1 di albicocche.Versare l'impasto sulle albicocche e cuocere i per 40 minuti circa. Cucina & Ricette Evitate che i bambini mangino i noccioli contenuti nelle drupe. di farina 00. poi rimettetele al fuoco con zucchero bianco fine e in polvere nella proporzione di 800 grammi di zucchero per ogni chilo di albicocche passate. depressione. Eliminate la garza con le albicocche e assaggiate i prodotto. affaticamento. Riponete il recipiente in cantina e lasciate stagionare 2 mesi prima di degustare. levate loro il nocciolo. rughe. 100g. mettetele al fuoco senz’acqua e mentre bollono disfatele col mestolo per ridurle in poltiglia. Distillato d’albicocche 5 dl di alcol a 95°. queste stimolano la formazione dell’emoglobina del sangue da parte del fegato. . lievito in polvere per dolci. una sostanza molto tossica. tracce di ferro e calcio. in modo da sformare con facilità il dolce. Tagliate a grossi spicchi le albicocche. memoria. Aggiungete acqua distillata mescolata a zucchero nella quantità desiderata. 150g. menopausa e stitichezza. Amalgamare infine gli albumi montati a neve. il lievito e le mandorle tritate. 6 albicocche. nervosismo.L’albicocca contiene Sodio. Chiudete il vaso e fate macerare per 70 giorni. Il frutto spremuto. di zucchero. Quando avranno bollito mezz’ora circa. 40-60 di albicocche un paio di volte al dì. Imburrare una teglia.

5 metri. Famiglia : Rosaceae : Nazarella. (dall’ar. Lazarén. Pom nazariol (Veneto). spesso costoluti hanno polpa tenera di colore verde chiaro o crema dal sapore acidulo gradevole. Pom lazarì (Lombardia). Emilia Romagna e Sicilia). I frutti. simili a piccole mele. Talora i vivaisti utilizzano il cotogno per la rapida crescita in vivaio. Lazzarolo (Abruzzo.azzeruolo giallo (detto anche del Canada) dai frutti di colore giallo oro aranciato. rosso sono spesso provvisti di spine. ‘Nzalora. con margine seghettato. Pom rejèl. Lazzarolo. grandi. In base al colore dei frutti si distinguono tre tipi di azzeruolo coltivati in Italia: .azzeruolo bianco (detto anche moscatello o lazzeruolo d’Italia a frutto bianco) i cui frutti hanno buccia di colore giallastro chiaro. la fioritura. leggermente vinoso.ar-zu’ rura) con l’articolo concresciuto. Lanzarolu (Sicilia). sia nelle zone ad estete calda e siccitosa. distanze minori possono provocare un reciproco ombreggiamento fra le piante che invece amano il pieno sole. Nomi dialettali Etimologia : deriva dallo spagnolo “acerolo”. bianco sono piccole (simili a quelle del biancospino). che è allungata per l’azzeruolo bianco e per quello giallo. Pianta originaria del bacino del Mediterraneo. Nazarena. ma ovali allungate e prive di stipule nell’a. rosso. Nordafrica e Asia occidentale. lo si trova in Liguria. di colore bianco. può essere fatta crescere liberamente e in genere assume una forma globosa. Lazio. Cimbar (Friuli). Lazzarolo(Sardegna). Pumbrièla (Emilia-Romagna). semieretto negli altri due.azzeruolo rosso (detto azzeruolo d’Italia o di Romagna) dai frutti di colore rosso. Il portamento dell’albero si presenta espanso nell’a. Altezza: fino a m 10. . di dimensioni intermedie e pure intere. I tre tipi si distinguono anche per le caratteristiche delle foglie. a spacco). avviene tra la seconda metà di maggio e i primi di giugno. Tra le file si lasceranno 4-5 metri. In Italia. Fioritura: IV-V. coltivata negli orti fin dall’epoca romana ed ora a rischio di estinzione. Pomo imperiale (Toscana). che nell’a. grazie alla sua elevata rusticità lo ritrova sia nelle regioni ad inverno freddo (resiste fino a 25 gradi sotto zero). contengono piccoli semi (da 1 a 5) di natura simile ai noccioli del nespolo comune. riuniti in infiorescenze a corimbo che si sviluppano all’apice di rami e rametti di u anno. Razzerolo. Propagazione: innesto (a triangolo. pom nazareni. spesso profondamente suddivise e provviste di due stipole a margine seghettato. Toscana. L. Inoltre i rami dell’a. intere. a seconda delle latitudini. Se invece viene coltivata a scopo produttivo.5 metri. espansa per il rosso.croccante e profumato. rosso. Nazolu (Liguria). Ambiente: dalla costa alla media collina. . Come si coltiva Quando sono innestate su biancospino le piante vanno poste a dimora lungo la fila alla distanza di circa 3-3. La pianta se ornamentale. ma le piante hanno la vita più breve anche per la disaffinità. Pomo lazaren. Rasarolo (Piemonte). se innestate su franco si porranno a 4-4. Campania).AZZERUOLO-AZZARUOLO Aronia)) (Crataegus azarolus. Lazarino. di forma ovale arrotondata e provviste di due piccole stipole nell’a. giallo. è diffusa nell’Europa meridionale. Piemonte. il più delle volte viene allevata a vaso con 3-4 branche che partono da 1 metro circa da terra. Lasarolo. Per quanto riguarda la potatura si potranno effettuare i tagli necessari a far assumere all’albero la forma che si preferisce e per eliminare qualcuno dei rami . I fiori in tutti e tre i tipi sono ermafroditi. (sin.

soprattutto se il terreno è inerbito. ma la crescita delle piante così ottenute è molto lenta(12-15 anni). onde procede che sieno stimati non poco tra gli altri frutti. Per moltiplicare l’azzeruolo si ricorre all’innesto. ma si condiscono. anche se di dimensioni più piccole degli altri tipi che possono raggiungere gli 8-10 grammi (rosso) e i 10-15 grammi (giallo). consumato dall’uomo. i medici lo danno agli efferati”. specialmente se i rami hanno le spine.deperiti o diradare quelli troppo fitti. C’è chi dice… . Se questi vengono spuntati. L’azzeruolo giallo viene considerato quello dal frutto più gradevole. Oltre a ciò sono gratissimi. e per questa ragione. Essendo la raccolta fatta precocemente. oltre a correre il rischio di spaccature in caso di pioggia. la ruggine delle pomacee (Gymnosporangium clavariaeforme) e la moniliosi (Monilinia fructigena) tra i funghi. un diplomatico inglese che rese numerose visite in Italia. Come pianta da frutto. i frutti devono essere lasciati a maturare ponendoli per qualche giorno stesi sulla paglia in ambiente asciutto. Altri portainnesti possibili sono: cotogno. per conservarli nel mele o nel zucchero. Cydia molesta e Euproctis chrysorrhaea tra gli insetti. L’azzeruolo. Usi & Storia Nel XVI secolo. ma che può avere l’importante funzione di alimentazione dell’avifauna. è infatti una pianta ornamentale. ciò non determina grossi danni al frutto stesso. uno dei primi testi autorevoli di botanica e farmacologia) chiamandole “nespole prime” e ne descrive alcune caratteristiche: “ Quando sono maturi. Giacomo Castelvetro chiamava i frutti “Lazzeroni” e sosteneva che essi erano “un frutto non soltanto bello e piacevole all’occhio ma buono di gusto e molto sano per i corpi indisposti” attribuendogli. il perché non solamente si mangiano crudi. come portainnesto viene utilizzato soprattutto il biancospino. Il rosso deve essere raccolto non appena la superficie si è coperta completamente di rosso. è coltivato in frutteti familiari e giardini in esemplari isolati. è una specie multi-funzionale. il colpo di fuoco da Erwinia amylovora tra i batteri. Tuttavia segnaliamo le principali avversità che possono attaccare l’azzeruolo: l’oidio (Podosphaera clandestina). inoltre. detto anche “Pom Rejèl”. altrimenti è facile la caduta a terra dei frutti. Era così convinto delle proprietà di questa bacca che ne fece dono a Sir Arrigo Wottoni. in questo modo la conservazione stessa può giungere a 30-35 giorni. pero e nespolo comune. in settembre invece si raccolgono i frutti dell’azzeruolo bianco e del rosso. Il Mattioli associa le azzeruole alle nespole. ed è fuor di dubbio che allevia la sete dalle febbri ardenti. ma levano loro la nausea. anche per la sua notevole adattabilità a diverse condizioni ambientali: si può impiegare anche il franco giallo o rosso.” Per il dono di un cesto di “lazzeruole bianche e rosse” nel 1769 Ferdinando IV di Borbone ammise il donatore al “bacio della sua mano destra”. In genere questa è una pianta rustica che può essere coltivata senza trattamenti con fitofarmaci. anche se. La maturazione dei frutti avviene a partire dalla seconda decade di agosto per l’azzeruolo giallo. Per la potatura da produzione si deve tenere presente che l’azzeruolo produce i frutti all’apice di rami e rametti di un anno. Per avere una conservazione che superi i 3-5 giorni occorre servirsi di un frigorifero con temperatura di 3-4° C. si avrà il distacco del pendutolo con parte della polpa. aumenta il numero di rametti che si svilupperanno nella loro parte mediana e quindi aumenterà la formazione di fiori per la produzione di frutti. sono gratissimo al gusto. da frutto e medicinale. In genere conviene effettuare la raccolta senza attendere la maturazione completa sull’albero. Come pianta decorativa in parchi e giardini unisce ai pregi estetici nelle fasi di fioritura e di maturazione. gl’azzeruoli. alle donne gravide. altrimenti. virtù curative: “il suo sapore è agrodolce. imperò non solamente aggradiscono molto al loro appetito. l’edulità del frutto. Per l’azzeruolo bianco occorre intervenire quando il colore della buccia diventa giallo chiaro. anche per agevolare la raccolta. rifacendosi a Dioscoride (medico greco originario della Cilicia che studiò le proprietà medicinali delle piante e scrisse De Materia Medica. in filari o innestato in siepi di biancospino.

il nome botanico Ambiente:Pianura e collina. cosa positiva per i raccoglitori. similmente al Biancospino. aggiungere i frutti e quando lo sciroppo è addensato versare nel vaso. diuretiche e ipotensive. dal momento che . Sciogliere lo zucchero in acqua. 700g di acqua Gettare le azzeruole in acqua bollente. Maruca bianca. fa bollire per dieci minuti e. mentre sono ancora calde. che rendono difficile la masticazione…” Medicina & Cosmesi Le azzeruole consumate fresche sono dissetanti.“… il vero “pam lazarein” è quello selvatico.1 mg) e potassio.l’unico inconveniente sono i noccioli che racchiude. 800g di zucchero. talea. Ha circa 20 g di carboidrati.. insalate e macedonie di frutta. L’Europa e l’Asia ne contano solo una novantina e. calcio (130 mg) ferro (1. La sistematica del genere Crataegus è abbastanza confusa. deriva dal greco “Kràtaigos” che indicava la pianta del biancospino. Fiore e frutto contengono principi attivi ad azione cardiotonica. come confetture. …. Esposizione: sole. Cagapoi. ma resta tuttavia molto alto. del latino “ALBISPĪNUS”. sempreverdi o a foglia caduca. successivamente il numero è stato assai ridotto. …”l’azzeruolo è comunque un frutto piccolo ma un una fragranza e un gusto eccezionale…”…. tracce consistenti di grassi (1. contenente germogli fioriti ed essiccati di diverse specie di Crataegus. numerosi e spessi. molte fibre. Gratacúl. Cucina & Ricette Questi frutti vengono talora riproposti come ingredienti di ricette antiche e nuove. Boch bianch. togliere i noccioli. botanici americani ne hanno elencate più di 1000 specie. Conserva di azzeruole 1kg di azzeruole. si utilizzano in pasticceria. anzi 2. di colore rosso sbiadito e. con le spine e con la frutta piccola di colore rosso vivo”…. I innesto. Etimologia : Calco probabile Fioritura: Maggio-giugno. BIANCOSPINO (Crataegus) Famiglia : Rosaceae Nomi dialettali : Spin bianch. La conserva può essere usata per guarnire dei dolci. rinfrescanti. di queste. Potlèing. Arbusti e alberi. si conservano sotto spirito o grappa. Oggi lo troviamo descritto nella farmacopea europea come costituente della droga Crataegi folium cum flore. In cosmesi vengono utilizzate per rivitalizzare la pelle. senza le spine”…. Propagazione: seme. composto da ALBUS=bianco e SPĪNUS=spina. ipotensiva ed antiossidante. marmellate e gelatine.1 g). appartenenti alle zone nordiche e più temperate. che può essere anche quella impiegata per bollire le azzeruole.”adesso da questo hanno selezionato delle piante che producono frutta più grande come dimensioni. la polpa ha proprietà antianemiche ed oftalmiche per il contenuto di provitamina A (100-200 gr di frutti di lazzeruolo per i casi di anemia). il Baroni ne dà solo 3 come spontanee nel nostro paese.

E’ una vista gloriosa. Pyramidalis) che cresce eretta e a colonna. a fiori doppi bianchi. (sin. converrà mettere i frutti a macerare nell’acqua. Può arrivare a m 6 di altezza. oxyacantha. che ha 2 semi. trattandosi spesso di ibridi. disturbati. Bruantii) che ha una crescita molto lenta. a 3-7 lobi. senza spine. Le foglie sono obovate. a fiori semplici. una volta l’anno: le piante ci ripagheranno con una crescita più rapida e una maggior espansione. I fiori sono bianchi e semplici. come in altre piante. o anche più ampia. di un bianco rosato. a fiori semplici. il più delle volte ovali. Il Correvon. rubro-plena. Ne esistono diverse belle varietà: pendula. ferox (sin. a fiori rossi. ma perché un C. dalla polpa farinosa e inspida. Di solito la germinazione avviene nella primavera del secondo anno. arrivi a simili dimensioni bisogna che passi quasi un secolo. molto raccomandabile. Xanthocarpa) a frutti gialli. un anno intero. ha portamento basso e fiorisce fino all’autunno senza interruzione. il C. Crataegus monogyna. che diventano rosa prima di sfiorire. in Italia è presente su tutto. Assume forme gigantesche. i semi. il territorio. A chi volesse ricorrere ugualmente alla semina. rosso cremisi. i lobi sono rotondeggianti. al sole. praecox. i rami glabri. rosea a fiori rosa e petali con l’unghia bianca. candida plena. che possiamo risparmiare comprando le piantine o andandocele a prendere in campagna. La corteccia è giallastra e scurisce con l’età. scrive: “Non credo che si possa vedere nulla di più commovente che le siepi del Devonshire a maggio. Come si coltiva Il Crataegus è lento a crescere ed è pianta da terreni calcarei. a rami pendenti. oxyacanthoides) Originario dell’Europa e del Nordamerica. a fiori bianchi doppi. .monogyna ne ha solo 1. a fiori rossi doppi. ma veri e propri rami. Ha la stessa. inermis. cadranno sul fondo del recipiente. Il fatto che i Crataegus. più lunghe che del c. e quale albero. coccigea. Le specie più rustiche e nostrane si possono anche seminare: ma si tratta di un procedimento assai lungo. E’ un arbusto o un alberello fornito di spine lunghe circa cm 2. albo-plena. separandosi dalla polpa. oxyacantha. a 3-5 lobi. doppi. C. durante il quale occorrerà badare soltanto che la terra resti costantemente umida. I fiori sono bianchi. striata (sin. Se il terreno è troppo secco non raggiungerà grandi dimensioni. I floricoltori trapiantano di frequente i C. Segnaliamo: aurea(sin. crescano un poco dappertutto. quando fiorisce il Biancospino. come per esempio Baroni. con rami coperti di fasci di brevi e solide spine. seghettate. seghettate solo alla sommità. monogyna una varietà dell’oxyacantha.o. pendula rosea. non si tratta più di un arbusto.: il più delle volte tuttavia è incerto se derivino da questa o da quella specie seguente. coccigea plena (Paul’s double Scarlet). a foglie profondamente incise. nel periodo in cui si trovano allo stato dormiente. è dato come varietà del C. anche in terreni poveri. L. dove prospera e cresce più rapida e rigogliosa che altrove. La annaffieremo invece abbondantemente se sono esposti in un luogo caldo e luminoso e non faremo mancare loro una buona concimazione a base di letame. laciniata. in Champs et bois fleuris. con diametro fino a cm 2. Crataegus oxyacantha. il calice e i pendutoli sono sempre lisci. i corimbi portano 8-10 fiori. basterà allora farli asciugare al sole e saranno pronti. le foglie ovate. a fiori rosa e rami pendenti. Si semina in vassoi che si tengono in serra fredda per un lungo periodo. tarperanno lo sviluppo della pianta. i frutti quasi sferici. se ancora molto giovani. Jacq. e specialmente le specie nostrane.” Il Correvon parla di alberi alti m 8-10. oxyacantha. Le spine sono lunghe e diritte. in vivaio: in caso contrario svilupperanno lunghi fittoni che.considera il C. I frutti sono rossi. coltivato in posizione semi ombreggiata produrrà invece più foglie. scarlatti. vi salutano da tutte le parti e vere cupole fiorite si elevano ai margini della strada. ma di un albero. che fiorisce e mette le foglie in inverno. alba plena a fiori doppi. alla gran luce darà fiori e frutti in abbondanza. Diversamente dal C.50. In tutte le specie le spine non sono modificazioni delle foglie. diffusione del precedente: giunge fino all’Himalaya. non vuol dire che si debba far loro patire sete e fame. Esistono diverse varietà di C. Onde gigantesche di neve. escluse le isole. Ma vi sono anche specie che germinano il terzo. Da alcuni. semperflorens (sin. Horrida) raccomandabile per le siepi. punica. semplici.

non bisogna essere timidi nel potare. fu Teofrasto. non finiscono qui. where the winter thorn blossoms at Christmas. specialmente quello del Crataegus monogyna. Una di esse narra che San Giuseppe d’Arimatea. in Inghilterra. esistono ben altri pericoli di contagio e a ogni modo è un inconveniente abbastanza facile da prevenire. il giorno di Natale veniva portato solennemente al re d’Inghilterra un ramo fiorito di biancospino. ricordati anche dal verso di Tennyson: “To Glastonbury. Ma. Le siepi di biancospino sono poi utili oltre che per lo scopo ornamentale. molto ricercato dai falegnami e tornitori). Quanto al cattivo odore (i fiori del Biancospino emanano un leggero odore di pesce marcio. per portarvi la fede cristiana. Fino all’epoca di Carlo I. non tarderanno a ricacciare. vuole che il giorno del Venerdì Santo il legno del C. questa volta francese. Una leggenda. appena sopra Glastonbury. sono un ottimo rifugio per gli uccelli siepaioli che vi costruiscono i loro nidi. per quel che riguarda la minaccia di infezioni. Qualche specialista di cespugli come il Boerner. Quando le piante arrivano dal vivaio. secondo la quale la corona di spine di Cristo sarebbe stata intrecciata con i rami di Biancospino: da qui è certo derivata l’antipatia per la pianta. il miracolo si riferisce alla specie chiamata C. Ma nel 1649 Carlo I fu decapitato e il biancospino venne tagliato dai puritani di Cromwell. i greci consideravano il Crataegus l’emblema della speranza e facevano grande uso dei suoi rami fioriti durante le processioni nuziali. coloro che si recavano in pellegrinaggio a questo santuario osservavano diligentemente la consuetudine di asportare dai boschi . scrive l’Enciclopedia Brittanica). con una certa sufficienza e lo sconsiglia per il giardino. specialmente se si vogliono ottenere siepi robuste. Infine le siepi e gli alberelli delle specie più rustiche di c.Quanto alle siepi. robustezza. ma l’intera pianta. Non deve essere estranea a quest’altra credenza celtica. Quando una siepe già adulta minaccia di diradarsi in basso. era il bastone che il santo aveva piantato in terra appena giunto in quel luogo e che puntualmente rifioriva tutti gli anni. E questo perché “ i fiori emanano cattivo odore e sui suoi rami vivono molti insetti che possono emigrare sui nostri alberi da frutto e causare molti danni”. e del biancospino non è robusto soltanto il legno (un legno. con opportune potature. secondo cui portare in casa i rami fioriti di biancospino significa morti in famiglia. emetta gemiti e lamenti. Meno cupi. Usi & Tradizioni Il biancospino è noto all’uomo fin dai tempi più antichi. quale fastidio può dare all’aria aperta? Basterà non portare i rami in casa. per farle crescere fitte si usa potare le piantine quando hanno raggiunto la grossezza di un dito: si tagli molto basso. per poi piegarli e fissarli al terreno. divengono una barriera impenetrabile per gli animali. Ma le leggende. ma fate attenzione ai fiori che scegliete: ce lo suggerisce una superstizione anglosassone. Un motivo plausibilissimo. Però i germogli dell’arbusto fioriscono ancora e la tradizione vuole che per Natale se ne continui a presentare un ramoscello al sovrano. anche come difesa: se vengono tenute in buona forma. più felici e certamente più aderenti al valore che ha la pianta nel ciclo stagionale. Un’altra versione della storia di San Giuseppe di Arimatea (colui che ebbe l’onore insigne di recare sepoltura a Gesù) narra che il biancospino miracoloso che cresceva a Weary-all Hill. mindful of our Lord”). monogyna varietà precox. Storie & Leggende Una casa ornata di fiori allieta lo spirito di chi abita. si possono fendere i rami più grossi nel senso della lunghezza. giungendo a Glastonbury. pare. invocasse un miracolo e che questo si realizzasse nella fioritura natalizia del Biancospino. la vigilia della nascita di Cristo. che è coltivata in moltissimi giardini inglesi (famosi quelli dell’Abbazia di Glastonbury. a chiamarlo Crataegus da “kratos”. adornando con essi gli altari della dea Imene. Oggi il punto in cui esso cresceva è indicato da una pietra. quando il tronco della pianta abbia raggiunto un sufficiente diametro. tratta il C. senza scrupoli. Nel Santuario della Verrucchia a Zocca nel Modenese. che nel suo insieme dà un’impressione di forza. tutte nordiche. in greco forza. si dice che la Madonna apparve su di una pianta di biancospino (il tronco è conservato all’interno dell’edificio sacro).

Trascorso questo periodo filtrate e conservate in una bottiglia ben chiusa e riparata dalla luce. . Gettate il biancospino in 1l d’acqua bollente e aggiungete il miele. e che si sia dimostrato utile per curare insonnie e accessi di angoscia. Prendetene 8-10 cucchiaini al giorno come rimedio contro l’arteriosclerosi. Consumate due bicchierini al giorno. sulla digitalina. 100g di miele. Indicato per i casi di insonnia e negli stati ansiosi. 1l di vino bianco secco. Medicina & Erboristeria Largo impiego. Miscelate bene il biancospino. di cui 1 prima dei pasti. Ponete a macerare per 7 giorni il vischio e il biancospino nel vino bianco secco.Infuso di biancospino 1 cucchiaio di biancospino(fiori). la menta e la melissa. e che abbia rilevato in essi virtù astringenti. lasciando riposare per 10 minuti prima di filtrare. Questa droga ha. . la camomilla e la melissa a macerare nel vino per 7 giorni. indipendentemente dalle sue virtù cardiotoniche. In erboristeria viene spesso consigliato come cardiaco generale. Pare inoltre che nella campagna laziale ci sia gente ghiotta dei frutti del C. avrebbe il valore di metafora visiva significante il trionfo celeste sulle spine dell’aridità religiosa e della miscredenza.circostanti alcuni rametti che sarebbero serviti per costruire piccole croci considerate reliquie taumaturgiche. per combattere l’ipertensione arteriosa. 1l di vino bianco dolce ad alta gradazione alcolica. è antispasmodica e agisce sul cuore e sui vasi attraverso il sistema simpatico. Controindicato per chi soffre di bassa pressione arteriosa. il vantaggio di non essere tossica. camomilla e melissa 20g di biancospino (fiori). Vino di vischio e biancospino 30g di vischio (foglie). 10g di camomilla(fiori). Ponete il biancospino. nervosismo. sovrastante il biancospino. E’ difficile in Germania trovare una vetrina di droghiere o di farmacista dove non sia esposta una bottiglia di elisir di bacche di Biancospino. per la farmacia domestica si consigliano infuso e tintura in caso di ipertensione. Vino di biancospino 20g di biancospino. trova il biancospino come cardiotonico. . 1l d’acqua. dai frutti e dalla corteccia. Ma sembra anche che il biancospino abbia qualità sedative. 1 tazza d’acqua. 1 cucchiaio di melissa (foglie). 1 cucchiaio di menta (foglie). Prelevate poi 1 cucchiaio del composto e versatevi sopra 1 tazza d’acqua bollente. 15g di biancospino (fiori). Consumate 2 bicchierini al giorno come sedativo del sistema nervoso e per combattere l’arteriosclerosi. E’ ricordato anche in poesia dal Pascoli ne Il ciocco (“O Valentino vestito di nuovo…”) e in Novembre (“…e del prunalbo l’odorino amaro…”). La sostanza medicamentosa estratta dai fiori( epoca di raccolta: aprile-maggio). Bevetene 2 tazzine al giorno dopo i pasti come rimedio contro l’angina pectoris. L’apparizione della Vergine. Trascorso questo periodo filtrate spremendo bene il vegetale e conservate in bottiglia. Vino di biancospino. specialmente nei paesi nordici. 1 cucchiaio di salvia(foglie). 1l di vino bianco Ponete a macerare il biancospino per una settimana nel vino bianco. è bene assumerlo sempre dietro consiglio medico e rispettare le dosi. Il bagno con i fiori di biancospino ha effetto tranquillante. insonnia. 5g di melissa. uno dei quali mezz’ora prima di coricarsi. poiché è molto attivo nei confronti dell’apparato circolatorio. la salvia.Infuso di biancospino 30g di biancospino. Consumate 2 bicchieri al giorno di questo vino medicinale. Trascorso questo periodo filtrate e conservate in bottiglia.

Trascorso questo periodo. dolori gastrici. 15g di fumaria(parte aerea fiorita). Dosate 1 cucchiaino di questa miscela e lasciate in infusione per 15 minuti in una caraffa di vetro contenete 2. 20g di maggiorana (sommità fiorite). eventualmente aiutandovi con un pestello. Mescolate in maniera omogenea il biancospino e la maggiorana. palpitazioni. Mescolate in maniera omogenea il biancospino. emicrania. tiglio.5 dl d’acqua. Miscelate i componenti in parti uguali. 4 cucchiai di valeriana. Fate bollire i boccioli di biancospino pe qualche minuto in acqua molto salata. crisi di asma. qualche foglia d’alloro. Consumatene 2 tazze al giorno lontano dai pasti. Cucina & Ricette In cucina i frutti degli esemplari selvatici possono essere utilizzati pe la preparazione di marmellate. acqua molto salata. Filtrate dopo 15 minuti. 4 cucchiai di tiglio.5 dl d’acqua. 4 cucchiai di meliloto.5 dl d’acqua bollente. Aiuta a combattere stati d’ansia e di angoscia. Scolate e deponete in un vaso di vetro. . 15g di tiglio (infiorescenze con brattee). filtrate. 2. lavanda..Infuso di biancospino 10g di biancospino(fiori). 4 cucchiai di melissa. Bevetene due tazze al giorno per alleviare gli effetti della menopausa. il tiglio e la fumaria. mattino e sera lontano dai pasti. come rimedio contro l’arteriosclerosi. Miscelate bene gli ingredienti. 2.Infuso di biancospino 20g di biancospino(fiori). Dosate 1 cucchiaio e ponetelo in infusione per circa un quarto d’ora in 2. La tisana è indicata per tutti i sintomi imputabili al nervosismo. Su 1 cucchiaino di miscela così preparata versate 1 tazza d’acqua bollente e lasciate in infusione per qualche minuto prima di bere. versatevi sopra nuova acqua salata assieme a qualche foglia d’alloro. Trascorso questo tempo. Bevetene 2-3 tazze al giorno. filtrate.Infuso di biancospino 4 cucchiai di biancospino.Infuso di biancospino Biancospino. . . ma poiché(a parte l’azzeruolo) non hanno un sapore particolarmente gradevole è meglio utilizzarli sempre in associazione con altri frutti di bosco. la maggiorana. 4 cucchiai di luppolo. Ponetene in infusione un cucchiaio per ogni tazza d’acqua bollente. Boccioli di biancospino in salamoia Boccioli di biancospino. 4 cucchiai di violetta.5 dl d’acqua bollente. 10 g di maggiorana(sommità fiorite). una al mattino appena alzati e una alla sera mezz’ora prima di coricarsi. Consumatene 2 tazze al giorno. 4 cucchiai di arancio(fiori). Chiudete ermeticamente e sterilizzate. .

Polpa dolce. Albero a foglia caduca di media vigoria Fioritura: primavera Altezza: fino a 8 m. sempre sferica e con polpa più succosa e dolce.GIGANTE DI BUDRIO: Biricoccolo dalla forma più grande. Ambiente: pianura fino alla collina. La buccia è pubescente. Magnana nera. Un limone di giardino. tondeggiante o quasi sferica. la Dolly ordinava al cuoco certi gelati così grandi con dentro tutte le sorti dei sopori che si possono immaginare. nel tempo. Conosciuto sotto vari sinonimi. il nocciolo è appiattito e allungato e la polpa è di colore rosso aranciato. Cressomola sanguigna. Per fruttificare necessita di essere impollinato da albicocco o dal susino Mirabolano. di biricoccole. Frutto tondo. Essendo una pianta rustica non necessità di trattamenti antiparassitari. Albicocco del Papa. da Henry Luois Duhamel du Monceau su “Traitè des arbres fruitieres” (1768). sottile.BOLOGNESE: frutto medio. Albicocco di Maria Luigia (PR). probabilmente originarie del bolognese e della zona vesuviana. si è diffuso in quasi tutta la pianura padana. Bericòccola(RA). pesate col nocciolo.BIRICOCCOLO Famiglia : Rosaceae Nomi dialettali : Bericòca. da giugno alla prima settimana di Luglio. La maturazione avviene un po’ per volta e i frutti vanno raccolti quando risultano perfettamente maturi. la sera. certi piatti di persiche. Acqua mezzo litro. talora velata di rosso. di colore arancio-violetto. regni storici dell’albicocco. grammi 200. Sorbetto di Biricoccole Biricoccole saporose e ben mature. Poco tempo dopo compare. in montagna produce poco. di fragole. tendente all’aranciato. col nome di “Apricot violet”. Susincocco. ma molto più profumato e aromatico. Matura verso il 15 di Luglio. Citazioni & Co. dal sapore che ricorda l’albicocca con la fragranza di una susina.VESUVIANO: frutto piccolo. dal bolognese. II 684 “E allora. Descritto per la prima volta. delicata e nei frutti maturi screpola con la massima facilità. Nei vivai si trovano le seguenti varietà: . talea. Propagazione: seme. grammi 300. In Italia ne esistono più varietà diverse tra loro. La fioritura avviene prima dell’emissione delle foglie ed è sempre molto rigogliosa. . fino al Trentino e alla Toscana. subacido con profumo di albicocca. col nome di “Apricot noir”. teme le gelate tardive. Il fiore è medio piccolo con petali bianchi soffusi di rosa. . Bericòca(MO). deformazione dall’arabo “ALBARQŪC” (forse attraverso il bizantino “βερξχοχχου”). di forma regolare. buccia liscia. Zucchero bianco fine. Etimologia : forma dialettale (delle regioni centro settentrionali). nel catalogo di alberi da frutto (1775) commercializzati dal vivaio dei frati Certosini di Parigi.” Cucina & Ricette Con questo piccolo frutto venivano preparate ottime marmellate e salse. . Il sapore è dolce. un poco più aspro degli altri due. mediamente soda e liquescente a maturazione completa. innesto. appena pelosa. che erano brinate come d’inverno. Panzini. sottile. Plumcot. medio piccolo. La polpa è gialla.

Fate bollire lo zucchero nell’acqua per 10 minuti, uniteci, quando è diaccio, la polpa delle biricoccole passata al setaccio e il sugo del limone. Tornate a passare il composto avanti di metterlo nella sorbettiera. Questa è la dose abbondante per quattro persone.

CASTAGNO

(Castanea sativa Mill.)

Famiglia : Fagacee Nomi dialettali : Castàgn, Castâgna, Marôn Etimologia : Il nome deriva dal greco “kàstanon”, castagno.
E’ diffuso su tutta l’Europa mediterranea, i Romani lo esportarono in molte zone ed è quindi complicato indicare il punto d’origine. Questo albero può arrivare ai 30 m di altezza. Il tronco è eretto, robusto, molto ramificato e di colore bruno scuro, fessurata a spirale longitudinalmente; la chioma globosa spesso irregolare di colore verde chiaro vivo. Foglie oblanceolate, lunghe da 10 a 25 cm, con base cuoriforme, rotonda, verdi, lucide, con il margine dentato; la pagina superiore è lucida, glabra e di colore verde scuro, mentre quella inferiore è pallida e opaca. Le infiorescenze maschili e femminili sono di solito sullo stesso stelo: le maschili si presentano come lunghi amenti biancastri eretti, fino a 20 cm, le femminili sono globose e poste alla base in numero di 2 o 5. Il frutto è una cupola spinosa a forma di riccio, molto pungente, di diametro da 5 ai 10 cm, che a maturazione si apre in quattro valve, liberando gli acheni, detti castagne, “noci” brune, ornate alla base da una cicatrice e all’apice da una torcia. Abbastanza adattabile alle diverse condizioni climatiche, il Castagno è una specie mesofite sia nei confronti della temperatura che dell’umidità. Tollera la siccità estiva; teme invece le gelate precoci e tardive e le piogge abbondanti nel periodo dell’antesi. Non tollera i suoli calcarei, argillosi e troppo umidi, ma predilige i terreni sciolti, freschi e profondi. Arbusti a foglia caduca. Fioritura: Giugno – luglio. Altezza: sino a 3 m. Ambiente: dalle colline alla fascia montana inferiore. Propagazione: per seme, per margotta, per propaggine e per polloni radicali, innesto.

Come si coltiva
L’impianto si effettua per semina, a buche o a solchi. Normalmente però si ricorre alla piantagione in semenzali di 2-3 anni, per i boschi da legno, e di trapianti di 5-6 anni per i boschi da frutto. Le piante da frutto vengono innestate in vivaio ad anello o a corona. L’innesto può attuarsi, a corona o a spacco, anche in bosco, utilizzando i giovani polloni e piante da seme con l’impiego, nei primi anni, di pali tutori. Dopo l’impianto del castagneto da frutto può essere utile una concimazione. Nei primi anni vanno eseguiti risarcimenti, sfollamenti, sarchiature e una leggera potatura di allevamento. Il Castagno viene governato a ceduo o ad alto fusto. All’inizio della fruttificazione (15-20 anni) la densità del castagneto da frutto deve essere di un centinaio di piante per ettaro, che possono ridursi a 50-70 all’epoca della piena fruttificazione (45-50 anni). Le cure culturali nelle fustaie da legno o nei cedui a turni lunghi sono limitate a diradamenti fino al conseguimento della densità ottimale (1000-10000 ceppaie, a seconda della durata del turno). L’età delle piante per la produzione del legno non dovrebbe superare i 100 anni. Per il castagneto da frutto si considera necessaria la sostituzione dopo 120-150 anni, poiché la fruttificazione declina sensibilmente. I

castagneti da frutto sono puri, mentre quelli cedui possono essere consociati al castagno ornello, carpini, tremolo, abete bianco e faggio. Attualmente il castagno ha perduto gran parte dell’importanza che i nostri nonni gli davano, sia per l’esodo dalle campagne (in cui forniva uno dei principali alimenti), sia per l’attacco di due gravi malattie fungine, il “cancro della corteccia” ed il “mal dell’inchiostro”, che per fortuna tuttora sembra essersi attenuato.

Tradizione & Indovinelli
Un tempo si scandivano gli eventi ricordando i santi: “Par San Jacum e Sant’Ana, e liga la castâgna” (Per San Giacomo e Sant’Anna, 25-26 luglio, allegano i fiori di castagno) “Par Santa Maria, la castâgna la cria” (Per Santa Maria, la castagna si crea) “Par San Matè, os mâgna i cè” (Per san Matteo, 21 settembre, si mangiano le prime castagne, piccole e bianchicce) “Par san Loca, la castâgna la s’plòcca” (Per San Luca, 18 ottobre, la castagna si pilucca, perché è matura) La sera del 25 novembre, Santa Caterina, che tradizionalmente dava inizio all’inverno, era usanza che il “moroso” facesse visita alla fidanzata facendosi precedere dal “bracco”, una persona anziana ed esperta incaricata di far filare tutto liscio fino al matrimonio, il quale reggeva un sacchetto di marroni che, cotti sulla fiamma del focolare o bolliti con le foglie di alloro, avrebbero rallegrato i convenuti e favorito il matrimonio ricco di figli. Nelle zone del Piacentino si balla ancora oggi sotto i castagni al suono allegro delle fisarmoniche, come in un antico rituale festoso pagano e si canta: “Sotto la foggia de castagna Sotto la foglia di castagna grande festa se ghe fa, grande festa ci si fa, se ghe mangia e se ghe beva ci si mangia, ci si beve e la piv se fa sonà” e la zampogna si fa suonare. Fin dalla metà dell’800 nei pressi di un castagno secolare, allora esistente a Granaglione (BO), si svolgevano le “nozze con l’albero”; prima del tradizionale matrimonio, l’allegra brigata dei convitati si raccoglieva intorno ad esso contado in girotondo la seguente filastrocca: “Questo è il castagno fiorito, tu sarai mio marito. Questo è il castagno delle foglie, tu sarai mia moglie.” In realtà le “nozze con l’albero” avevano il significato di trarre dalla grossa pianta un vigore di cui si sarebbe arricchito l’organismo umano;l’uomo si sarebbe assicurato l’energia fecondativa, e la donna avrebbe avuto la certezza di essere feconda. A Barsi (Piacenza), nella notte verso il 2 Novembre, vengono bollite insieme castagne e piccole pere, che ai primi chiarori dell’alba vengono versate in una zuppiera e lasciate sul tavolo di cucina, affinché i defunti se ne cibino. In tutta l’area Appenninica Emiliano-Romagnola, e anche in pianura, vi era l’antica concettualità secondo la quale l’uomo sarebbe derivato dall’albero, questa era inconsciamente suffragata dall’usanza degli adulti di mostrare ai ragazzi un vecchio albero di castagno cavo, facendogli credere che proprio dal buco apertosi nel tronco erano nati. Questi indovinelli e modi di dire, che seguono, hanno tutti la stessa risposta stiamo parlando della castagna:

“E pêder lungagnô, la mêder spinusêla, la fjôla tânta bêla, che tot la vò spusê” (Il padre spilungone, la moglie spinosetta, la figlia tanto bella, che tutti la vogliono sposare) “Cavè la castâgna da è fog con la zampina de gât” (Togliere la castagna dal fuoco, con la zampina del gatto: nel senso di fare qualcosa a proprio vantaggio lasciando i particolari agli altri) “La maténa a culaziô socce e lebbrocce, castagne e marôn. E dé a desné, socce e lebbrocce, castagne e brusé. E la sira pu da zâna, socce e lebbrocce, castagne e farâna.” (La mattina a colazione, le ballotte, castagne e marroni. Il giorno a desinare, le ballotte, castagne bruciate. E la sera poi da cena, le ballotte, castagne e polenta)

Castagni & Monumenti
Essendo la pianta del Castagno molto longeva, si possono ammirare oggi esemplari splendidamente maestosi, la cui circonferenza del tronco supera a volte i 15 metri, divenuti dei veri e propri monumenti da visitare e fotografare, ecco alcuni esempi: - “Osteria del Bugeon” Monte di Badi (BO). Circonferenza: m 8,65 (m 11,15 alla base). Età: 1800 circa. Tutt’ora all’interno del tronco è stata sistemata una panca che può ospitare 12 persone, un tavolo, ed è quindi stata fatta una porta dal il tronco stesso e una finestrella. - “L’albero del vino” Granaglione-Lustrola (BO). Circonferenza: m 7,25. Altezza: m 10,00. prende questo nome perché da esso fuoriescono due rubinetti, uno collegato con l’acquedotto e l’altro collegato ad una botte di vino sistemata al suo interno concavo. - “L’albero secolare” Zocca-Monteombraro (MO). Circonferenza: m 7,80 (m 15,20 alla base). Altezza: m 13. Età: anni 600 circa. - Castagno di Sestola-Roncoscaglia (MO). Circonferenza: m 8,23. Altezza: m 12,00. Chioma: m 16. Si riesce ad entrare a carponi da una cavità e può contenere 2 persone, veniva usato come rifugio contro i rastrellamenti fascisti. - Castagno di Montese (MO), circonferenza: m 7,32, anche questo veniva usato per la sua cavità come nascondiglio. - Castagno di Monchio delle Corti - Trincera(PR), circonferenza: m 7,50, altezza: m 20,00. - Castagno di Corniglio- Sesta (PR), circonferenza: m 10,00, altezza: m 16,00.

“Castagnai & Metato”
Parecchi mestieri che avevano come sede il castagneto sono scomparsi nel corso del tempo: i boscaioli (tra loro in particolare i “scamaiatori”: specializzati nella mondatura e acconciatura degli alberi di castagno), i carbonai (coloro che bruciavano legna in mezzo ai boschi per produrre carbone) ed infine i castagnai che si occupavano della raccolta, della essiccazione, della sgusciatura e della cernita del dolce frutto del castagno. Con il sopraggiungere dell’avanzata stagione autunnale i lucenti frutti del castagno cadevano nel sottostante tappeto muschioso, e iniziava così la raccolta del prodotto. Le castagne venivano riposte in appositi cesti dai raccoglitori di ogni età (in prevalenza anziani), venivano provvisoriamente immagazzinate nei “casotti” sparsi nelle radure o al limitare dei boschi; in un secondo tempo, quando il deposito era oramai cospicuo e la raccolta ultimata, il prodotto veniva trasferito al seccatoio, o “metato”(“casone” nel Bolognese) oppure al mercato o direttamente a famiglie di pianura in cambio di frumento e granoturco. Così descrive Alcide Spaggiari il “metato” del Reggiano e l’attività che svolgeva in relazione ad esso: “ I metati erano (sono scomparsi quasi tutti) piccole costruzioni di pietra, qualcuno a conci squadrati, a pianta quadrata o rettangolare, da quattro a sei-sette metri di lato e con circa quattro metri di altezza, con un tetto a piastrelle o, i meno vecchi, a tegole. Erano situati in una radura del castagneto lungo i sentieri o l mulattiere, con la fronte a valle. Sulla facciata c’era la porta bassa con architrave in pietra, spesso scolpita con croce o antichi segni scaramantici (come nelle vecchie case): nel retro c’era una finestrella quadrata. All’interno un solido graticcio di legno divideva

Dato l’alto contenuto di tannino. Infuso e decotto per affezioni bronchiali e diarrea. Filtrate e fate dei gargarismi più volte nel corso della giornata. pronte per la molitura. Lasciate riposare per 10 minuti. Decotto di castagne 150g di carrubo (frutti). venivano ripulite dagli avanzi del guscio combusto. chiamate in dialetto “ànser” (si usava dire a chi era corto di fiato per aver salito precipitosamente le scale: “Vandet i ànaser?” Vendi gli anseri? Con evidente riferimento all’ansare dell’interessato). sui monti. Confetture di castagne 1kg di castagne (marroni). non bisogna utilizzare recipienti di ferro per la cottura.” Dopo una ventina di giorni. gli amici e i vicini. Ingannavano le lunghe ore del giorno e della notte. Medicina & cosmesi Per l’alto valore nutritivo se ne consiglia il consumo in caso di carenza di vitamine e delimitazione. veniva chiamato “l’albero del pane” per quanto il suo utilizzo fosse importante. le castagne. si facevano col “corgone”. spento il fuoco. dove sfilavano ad una a una sotto gli occhi di tutti per essere definitivamente selezionate e. Dovevano rimanere seduti o accovacciati perché. Le castagne in svariati modi: “aròs. 1 stecca di vaniglia. sarebbero stati soffocati dal fumo. coinvolgente tutta la famiglia. L’acqua di cottura delle castagne usata per il risciacquo dopo lo shampoo esalta i riflessi dei capelli biondi. 1 l d’acqua Ponete a riposare le foglie di castagno in 1 l d’acqua bollente per 20 minuti. spasimanti. quindi. tolte dal graticcio. così da accompagnare il movimento del passo. Nel Modenese i trasporti a spalla. balôs. filtrare e somministrate ai bambini 7-8 cucchiaini al giorno per combattere le diarree infantili. 50g di castagne (buccia). 2 dl d’acqua Pestate i frutti di carrubo e la buccia di castagna. accanto a fiaschi di vino (con frequenti ricambi). era la sistemazione delle castagne nella “vassora”. giocando a carte e narrandosi quelle vecchie storie e leggende che formavano una trama dei “maggerini” più rinomati per la prossima stagione. 700g di zucchero. castrôn. passate al setaccio). Sconsigliato l’uso del frutto ai diabetici e ai sofferenti di fegato. la polpa schiacciata dei frutti può essere impiegata come maschera schiarente ed emolliente. Gargarismi con l’infuso delle foglie per infiammazioni. di gola e bocca. L’ultima operazione. . cuciàrol”(arrosto. Bevete 2 tazze al giorno di questo infuso per combattere la tosse. Riflessane alla castagna L’acqua di bollitura delle bucce delle castagne è un ottimo riflessane dopo shampoo per esaltare i riflessi dorati dei capelli biondi.orizzontalmente il vano e si stendeva dall’architrave della porta alla base della finestra. si accedeva il grande fuoco che durava una ventina di giorni…Tre o quattro uomini in permanenza in ogni metato per alimentare il fuoco e custodire il prezioso raccolto. costituito da un traliccio leggero di rami flessibili di castgno. Dalla finestra si versavano sul graticcio le castagne e. alla brace. sotto. in piedi. sbucciate. Cucina & Ricette In cucina trova largo impiego. lesse. Infuso di castagno 1 manciata di castagno(foglie). Particolarmente nel Bolognese si facevano le castagne lessate e affumicate. macinate il tutto e fate bollire per 5 minuti. L’offerta delle castagne lessate o “bruciate” era simbolo di benvenuto e divenne motivo di feste e sagre popolari.

amalgamate a un po’ di latte in modo da ottenere una crema consistente che legherete con il tuorlo d’uovo e il burro ammorbidito e lavorato con un cucchiaio di legno. un baccello di vaniglia. zucchero Incidete la buccia delle castagne e bollitele per qualche minuto. Spegnete dopo alcuni minuti. 20g di burro. 1 l e ½ di latte. 50g di zucchero. 1 pizzico di sale. quindi passatele nel passaverdura aiutandovi semmai con un po’ d’acqua di cottura. Minestra di latte e castagne 250g di castagne secche senza scorza. quindi passatele nel passaverdura e pesatele. Montebianco 600g di castagne.Incidete la buccia delle castagne e bollitele per qualche minuto. Preparate uno sciroppo sciogliendo lo zucchero in 1 bicchiere d’acqua: sarà pronto quando il cucchiaio formerà in filo di 4-5 cm. Unite la purea di castagne allo sciroppo e senza smettere di mescolare fate riprendere bollore. 1 tuorlo d’uovo. Cuocete per circa 20 minuti a fuoco basso. pinoli. olio extravergine d’oliva. Fate raffreddare in frigorifero prima di servire. Pesate il passato e mettete al fuoco l’eguale dose di zucchero sciogliendolo con poca acqua. privatele della pellicina che ancora le riveste. Cuocete per circa 20 minuti a fuoco basso. fate cuocere a fiamma molto bassa (aiutatevi con una retina frangifiamma) per circa 40 minuti. comunque il tempo necessario a far assorbire quasi tutto il latte. sbucciate ancora calde e mettetele di nuovo in una pentola con acqua a bollore. aggiungetevi 1 cucchiaio d’olio e del sale. Setacciate in una ciotola la farina di castagne. Se la crema vi sembrasse troppo densa. 100g di uvetta. 300g di castagne private della buccia esterna. Crema di castagne e mele 300g di mele sbucciate e private del torsolo. Montate la panna addolcendola con un po’ di zucchero a velo e usatela per decorare la cima del monte “innevandolo”. pinoli lavate e lasciate l’uvetta in ammollo in poca acqua. A cottura ultimata. sale. Togliete la vaniglia e passate le castagne al setaccio. sbucciatele ancora calde e mettetele di nuovo in pentola con acqua a bollore. battete con una frusta e unite lentamente ½ l d’acqua circa. bagnate con l’olio rimanente e infornate a 200 °C per un ora: si formeranno delle piccole crepe in superficie e una croccante crosticina. 30g di pinoli. a fuoco molto lento (non dovrebbe essere necessario aggiungere acqua). 1 rametto di rosmarino. versatevi l’impasto a uno spessore di 2 cm circa. Nel frattempo bollite le castagne in acqua leggermente salata. A questo punto unite allo sciroppo la purea di castagne e la stecca di vaniglia e cuocete ancora per circa 30 minuti. Quando sono cotte. Invasate a caldo. Lavate l’uvetta. 2 dl di panna. . cospargete i pinoli e gli aghetti di rosmarino. lasciate raffreddare e poi frullatele con le castagne. ricoprendole con il latte. Ponetele poi al fuoco in una casseruola con lo zucchero e la vaniglia. Servite tiepido oppure freddo. portate a bollore mescolando con cura per qualche minuto. guarnendo con pinoli. ammorbiditela con un po’ d’acqua e servite in coppette. latte. Pasta di castagne 2kg di castagne. zucchero a velo. uvetta. Ungete una teglia bassa e larga con poco olio. mescolando. 50g di uvetta passa. lasciate intiepidire e conservate in barattoli di piccole dimensioni. così da ottenere una pastella piuttosto liquida. Praticate un incisione sulla buccia delle castagne e sbollentate poche alla volta per una decina di minuti in modo da riuscire a sbucciarle facilmente (anche della pellicina interna). Aiutandovi con uno schiacciapatate fate scendere il composto di castagne su di un piatto di portata dandogli la forma di “monte”. Castagnaccio 300g di farina di castagne. strizzatela e incorporatela all’impasto. Quindi cuocete le mele assieme all’uvetta. dopo aver eliminato la stecca di vaniglia. sale.

Acquistate delle castagne secche e lasciatele riposare per un giorno intero in acqua tiepida. il liquore. Alzate per un attimo il bollore e servite senza indugio questa minestra energetica e gustosa. così da ottenere una purea omogenea e soffice. n. 1 rametto di rosmarino. pinoli. Versate le erbe aromatiche in una casseruola d’acqua in ebollizione e unitevi le castagne. 2 cucchiai di amido di mais. Quando le castagne saranno ben morbide. qualche pinolo leggermente tostato e un tocco di marmellata di fichi. rum. Lasciate riposare per 2-3 mesi in dispensa prima di gustare. eventualmente. Castagne in crema di riso 300g di castagne secche. il prezzemolo. quindi riportate a bollore. Sbollentare i marroni e sbucciarli. ½ l di latte di soia. il latte e la frutta secca. Incorporate il miele fuori dal fuoco ed. decorate con dei pinoli. Lessate le castagne in abbondante acqua. Minestra di castagne 400g di castagne secche. Scolatele di nuovo e continuate la cottura nel latte per altri 45 minuti.½ stecca di vaniglia. 2-3 cucchiai di miele. 1 mazzetto di menta. Lavate le castagne e quindi tritate finemente la menta. 1 cucchiaio di pinoli. Si otterrà un composto cremoso che verrà versato in una teglia rivestita di pasta frolla e cotto in forno a 160° per circa un’ora. 2 cucchiai di miele. 250 gr zucchero. ½ l di latte.6 uova. moderate la fiamma e lasciate cuocere per un paio d’ore. pinoli q. Dopo averle lavate. servite la minestra con delle fette di pane raffermo. coprite con un coperchio. quindi coprite bene con il rum. Scolatele. un pezzetto di stecca di vaniglia. A fine cottura aggiungete il malto di riso e amalgamate. 1 cucchiaio di uvetta. gli aghetti di rosmarino e la salvia. aggiungetevi una parte del latte e frullate i tutto. 1 mazzetto di prezzemolo. marmellata di fichi. lasciate cuocere per un quarto d’ora circa su fuoco molto lento e con una retina frangifiamma. Servite le castagne tiepide sulle quali avrete versato qualche cucchiaiata di crema di riso. . 250g di fiochi di riso.b. Stemperate in una casseruola l’amido di mais con il latte rimanente. abbrustolite in forno. 500 gr pere volpine. sale. 1 Kg marroni. Crostata di marroni e pere volpine 400 gr pasta frolla. controllate il sale e aggiungete un cucchiaio di pinoli e uno di uvetta ammorbidita precedentemente in un po’ d’acqua tiepida e strizzata. scolatele a metà cottura e pulite dalla buccia e dalla pellicina interna con molta delicatezza così da mantenerle intere. 5 foglie di salvia. aggiungetevi la purea di castagne e portate a ebollizione dopo aver inserito la retina frangifiamma sotto la casseruola. Quando saranno ben morbide scolatele e mescolatele al miele. 1-2 cucchiai di malto di riso. Crema di castagne 200g di castagne bollite e sbucciate. zucchero. salando poco prima di levarle dal fuoco. Cuocere la frutta per circa un’ora in acqua con lo zucchero e la vaniglia passare quindi al setaccio e aggiungere le uova. mescolando. versate in coppette e lasciate raffreddare. Castagne al rum 1kg di castagne. 1 l latte fresco. lasciate le castagne secche in ammollo per una notte e cuocetele quindi per circa 45 minuti in acqua leggermente salata. Mescolate senza sosta e calcolate un paio di minuti di cottura da quando il composto inizia a bollire. 1 tazzina di brandy (facoltativo). Preparate uno sciroppo con uguali dosi di zucchero e acqua e dopo 2-3 minuti di bollore unite le castagne e completate la cottura.. Nel frattempo avrete preparato una crema mettendo a scaldare il latte e versando i fiocchi di riso e la vaniglia. sale. Versate le castagne nel frullatore. Scolatele dallo sciroppo e sistematele nei vasi. Pelare le pere e privarle del torsolo. ponetele in una pentola e lessatele in acqua per circa 2 ore.

Albero a foglie caduche. viene usata come pianta ornamentale. inselvatichito nei boschi montani ove vive sino a 1600 m di altitudine. Ambiente: montagna e collina. presentano delle ghiandole alla base. Calùm. si presentano con margine dentato.) Nomi dialettali: S’resa. la corteccia rossobruna si distacca. poichè presenta dei bei fiori bianchi a grappolo pendente. lo si può trovare in boscaglie cedue collinari. in Sicilia solo a seguito di coltivazione. alterne. Originario dell’Asia occidentale. usati nel passato per insaporire acquaviti e liquori. CILIEGIO A GRAPPOLI o PADO (Prunus padus L. arriva sino a 1500 m di quota e cresce di norma in prossimità dei corsi d’acqua. Sono portate da un picciolo rossastro scanalato. CILIEGIO CANINO (Prunus mahaleb L. Propagazione: per seme se selvatici. Hanno colore verde brillante che diviene cremisi in autunno. i 5 petali sono biachi. raccolte in grappoli come i fiori. Il Ciliegio selvatico viene considerato come il progenitore di tutti i ciliegi coltivati. Etimologia: Il nome specifico deriva dal latino “avis” e significa degli uccelli. simili a ciliegie.) E’ spontaneo in Europa meridionale e presente su tutto il territorio italiano. lucido. Coltivato da tempi remoti soprattutto nelle zone a clima temperato. con l’età. Vesra. Z’risa. Mettere in frigo per circa un ora. preferisce climi temperati e luoghi luminosi. Si presenta come un piccolo pruno alto dai 6 ai 12 m. con tronco ramificato fino alla base . Altezza: fino a 30-35 m. I fiori sono ermafroditi con lunghi peduncoli. per innesto se coltivati. Zambella. rotondo-smarginati. I frutti sono drupe nere lucenti.. 50 cl di panna. CILIEGIO SELVATICO Famiglia: Rosaceae (Prunus avium L. 500 g di zucchero.Mousse di castagne 50 cl d’acqua. perché il frutto è appetito appunto dagli uccelli che ne facilitano la disseminazione. Lasciarli raffreddare nello sciroppo. 250 g di crema di marroni. Montare la panna e incorporare la crema di marroni. presentano buone quantità di tannino (un po’ astringenti). Versare i marroni e lasciarli cuocere per 2 ore a fiamma dolce. nervature evidenti e apice lungo. ovali-oblunghe. Questo albero ha rami robusti ascendenti che formano una corona ampia piramidale. Il frutto è globoso. Fioritura: Marzo-Aprile. in strisce orizzontali. rosso scuro o nero purpureo a maturità. dolce. o ai margini delle strade fino a 1500 m.) E’ diffuso in tutta l’Europa centrosettentrionale. Le foglie caduche. 200 g di castagne sottovuoto. Portare a bollore in una casseruola lo zucchero e l’acqua. con epicarpo aderente alla polpa del nocciolo. riuniti in gruppi da 2 a 6. in Italia è presente dappertutto. La sua particolarità è quella di . Essendo una specie eliofila sopporta nel periodo estivo anche elevate temperature e una protratta siccità. Z’resa.

molto apprezzati per il consumo fresco. Spuntano in marzoaprile insieme o dopo le foglie. ovoidali-ellittiche hanno margine seghettato. sono più piccole e con picciolo più breve di quelle del ciliegio. attualmente diffuso solamente come pianta ornamentale (varietà a foglie e frutti rossi). sinuoso. squamata negli esemplari adulti. si presenta come un albero o pianta arbustiva con fogliame deciduo. ma oramai diffuso in tutta l’Europa. contornati di 5 petali. (fruttifica da giugno a luglio). che un tempo venivano coltivate abitualmente. si possono ottenere nuove piante anche utilizzando i polloni. adattandosi a tutti i tipi di terreno lo si può trovare fino a 1800 m. lucide. apice appuntito. tondeggianti. Foglie lunghe 3-4 cm. Si presenta come un alberello dai 3 ai 10 metri di altezza. Originario della penisola balcanica. le foglie sono caduche. Visciolo. sciroppi e per la produzione del maraschino.5-1 cm di diametro. ma non fruttifica nelle zone fredde dell’Europa Settentrionale. arrotondate e cordate alla base. peduncolati. Rusticano. il ratafià. I frutti sono drupe rotonde di 1-3 cm di colore rosso cupo (rusticano) o giallo (mirabolano).Ciliegio “Burlat” (Bigarreu Burlat): Varietà di origine francese fra le migliori per le sue caratteristiche. poi rosso-nerastre. Sempre originario dei Balcani. le foglie caduche. AMARENA (Prunus cerasus L. con rami speso divaricati e penduli. I frutti sono drupe rossastre. solitari. per il suo alto contenuto di curarina che è un’aromatizzante del tabacco. Per quanto riguarda la propagazione. Ceresa di Spagna. succose e acidule. ovali.Ciliegio “Durone giallo”: fruttifica nella terza decade di giugno. mentre quelle descritte di seguito. Ciliegio Montano. scarsamente pubescenti. il cherry e il kirsch. . picciolo di 5-8 mm. . dalla polpa consistente e aspra. I fiori bianchi si presentano in fascetti e fioriscono in aprile-maggio. Antico ibrido (prime notizie 1839). E’ un piccolo albero che raggiunge talvolta i 10 metri di altezza. simili alle prugne: eduli. con lamina ellittica e margine dentato. si raggruppano a 4-5 in racemi corimbosi. alto fino a 8 m con chioma globosa espansa di colore verde chiaro. di 0. Il frutto presenta la caratteristica colorazione gialla ed è ottimo anche per sciroppati. Appartiene al gruppo delle tenerine e sfugge alla mosca della ciliegia. tronco eretto. Le amarene sono drupe globose di un rosso più o meno cupo. di color rosso scuro. Frutti di colore rosso scuro. vengono adoperate soprattutto per confetture. oramai sono introvabili: . i fiori bianchi.) Chiamato anche: Ciliegio susino. Un uso particolare di questa pianta è sicuramente quello per la costruzione di pipe. Amolo.essere un utile portainnesto per il ciliegio e l’amareno grazie al suo tronco robusto e all’esteso e forte apparato radicale.) Chiamato anche: Marasca. po’ avvenire per seme o innesto su franco per le diverse varietà coltivate. ricche di vitamina A. tuttavia la scelta del portainnesto va comunque fatta in relazione alle condizioni ambientali del luogo d’impianto. Albero di buona vigoria e produttività. ramificato con corteccia di colore bruno-rossiccio. fruttifica nella prima decade di giugno. Quelle sopra descritte diciamo che sono le specie a tutt’oggi oramai inselvatichite. si trova bene in qualunque terreno. Fiori ermafroditi. Polpa soda. con 5 petali di colore bianco e numerosi stami. Fiorisce da marzo a maggio. MIRABOLANO (Prunus cerasifera Ehrh. di sapore amarognolo. Precoce nell’entrata in produzione. con nocciolo globoso e liscio. profumati.

Pochi anni dopo compare su “Annale de Pomologie belge et étrangère” (1853-1860). fruttifica a metà giugno. zolfo. bevanda e per stimolare l’attività dell’intestino. in tavola fu messa. non ha esigenze di clima e terreno. 1. I frutti e i loro penducoli. e chêv-i la coda” (Rossa rossetta. minerali come ferro. Appartiene al gruppo delle tenerine. cuoriformi con buccia di colore rosso scuro. era in auge fino a qualche tempo fa. così da presentare nello stesso momento fiori e frutti. dissetanti. mangiata in forma moderata. . Successivamente anche Giorgio Gallesio la tratta nel primo volume della sua “Pomona Italica” (1817). varietà inclusa nell’elenco delle antiche varietà di ciliegia piacentina. calcio. Matura la quarta settimana di maggio. lucente. Ciliegio “Mora di Vignola”: pianta vigorosa e assai fertile il cui frutto. albero molto vigoroso a portamento espanso. Ciliegio “Mora di Diolo”. raccolti da maggio a luglio. calcoli renali e vescicali. E’ la più antica e curiosa varietà di ciliegio acido. Tisana: polpa di 3 ciliegie per tazzetta di acqua bollente.500 e latte litri uno e mezzo al giorno per una quindicina di giorni. Nei miti le ciliegie e i cuculi sono spesso associati: vi è un proverbio tedesco che dice che il cuculo non canta mai finchè non ha mangiato 3 volte ciliegie a sazietà. caratteristico per la sua fioritura continua e dilazionata nel tempo. Indicato contro nefrite. hanno proprietà rinfrescanti. In Romagna.B. Ciliegio “Fiore di Maggio”. polpa tenera. Uno dei primi ha descriverla e raffigurarla su tavola fu Henry Duhamel du Monceau su “Traitè des arbres fruitiers“ (1768). Frutto cuoriforme. prestale la gola e toglile la coda) Il legno viene impiegato per la fabbricazione di mobili di lusso. matura a fine maggio e si conserva a lungo. antiurici e diuretici. Infuso: Peduncoli tre manciate in recipiente con l’acqua bollente di un litro. per ammirare uno degli spettacoli più belli che la natura possa offrire: un mare odoroso di fiori rosati e argentei. succosa. Dieta dimagrante: Nutrendosi di ciliegie gr. imprëst-i la gòla. i frutti sono di media dimensione. in têvla fo mesa. mezzo chilo e più nella giornata indicata per uricemici e diabetici. fitte di ciliegie d’ogni varietà. dolce e nocciolo che non si stacca completamente. potassio oltre a zuccheri come il levulosio o fruttosio. fosforo. fu organizzata a Vignola (MO) la “Giornata della Poesia”. soda. buccia rosso vivo. mentre dai peduncoli essiccati e dalle drupe si preparano diuretici rinfrescanti.- Ciliegio “Durone di Vignola”: il più famoso durone emiliano dal colore rosso scuro e dal sapore inconfondibile. Il 14 Aprile 1946. A bicchieri è un energico diuretico. rosso intenso dalla polpa succosa e dolcissima. zuccherina e di ottimo sapore. un simpatico indovinello: “Rosa ruseta. sottile e sensibile allo spacco. abbastanza succosa. a proposito della ciliegia. di cui resta ricordo in una lapidetta scherzosa sulla parete esterna della “Trattoria della Formica” e che fu proposta invano come una tradizione da continuare. durante la fioritura è usanza che convergano folle di gitanti dalle città e dai paesi vicini. in coincidenza appunto con la fioritura. se ne trovano varie specie nel Forlivese. polpa rossa. dopo 20 minuti colare. Polpa: del frutto. Ciliegio “Progressiflora”: albero poco vigoroso a portamento cascante.C. - - - - Tradizione & Ritornelli Nelle zone del Vignolese (valle del Panaro). cistite. Le foglie contengono una sostanza colorante viola e tracce di acido prussico. Medicina & Cosmesi Il frutto contiene vitamine A. matura a metà giugno.

Potete anche dare a questa zuppa la forma più regolare in uno stampo liscio. insieme con le ciliegie. Un terzo di zucchero del peso lordo delle ciliegie è sufficiente. zucchero a velo grammi 100. Lasciate raffreddare prima di servire (si ringrazia il Ristorante “Fava” – Casola Valsenio (RA) . pangrattato di segala grammi 50. il cherry e il kirsch. Cuocetele a fuoco basso. Continuate la cura per 15 giorni. una pappa di ciliegie schiacciate stesa sulla pelle del viso e del collo. i chiodi di garofano e la scorza del limone fate cuocere fino a quando sarà diminuito della metà. Cucina & Ricette Le nostre nonne preparavano le amarene sotto spirito. Consumatene 2 tazze al giorno lontano dai pasti per 15 giorni per combattere i dolori reumatici. Aggiungete il miele e continuate la cottura ancora per qualche minuto. mescolate adagio per non guastarle e allorché cominciano a sciroppare assaggiatele se hanno zucchero a sufficienza e levatele dal fuoco quando le avrete aggrinzite ed avranno perduto il crudo. Ciliegie alla cannella 1 kg di ciliegie. Dolce di ciliegie (per4-5 persone) Ciliegie more grammi 200. Quando cominciano a bollire aggiungete zucchero quanto basta. mantiene i tessuti giovani ed elastici. giacchè nella stagione delle ciliegie si comincia a gradire i cibi refrigerati.Chef Fava Katia). collocateli suolo per suolo. 5 chiodi di garofano. e versare il tutto. finchè saranno quasi cotte. Fate bollire i piccioli di ciliegio selvatico per 10 minuti in 1 l d’acqua. Bollite il ciliegio selvatico per 10 minuti. in un piatto o in un vassoio in modo che facciamo la colma. Lavate le ciliegie. rosolio cucchiaiate 2. e tenerlo in ghiaccio avanti di sformarla. odore di vaniglia o scorza di limone. oppure con pan di Spagna o con savoiardi. 1 chiodo di garofano. 1 stecca di cannella. la cannella sbriciolata. Unite lo zucchero. 1 l d’acqua. uova 4. togliere gli aromi. 250 g di zucchero. Infuso di ciliegio 1 manciata di ciliegio selvatico (peduncoli spezzettati). e l’industria dei liquori ne ottiene per fermentazione il maraschino. Disponete sul fondo di una zuppiera il pane tagliato a fettine. Trascorso questo periodo filtrate. Mettetele in una pentola d’acciaio con gli aromi e l’acqua. togliete il picciolo ed eventualmente (ma non è obbligatorio) il nocciolo. 5 bicchieri di Cagnina (vino dolce nero). inoltre applicata sulla fronte è utile per combattere le emicranie. 1 l d’acqua. la scorza gialla di un limone. Consumatene 2 tazze al giorno lontano dai pasti per alleviare i disturbi della cistite. mandorle dolci grammi 40. pane raffermo. Decotto di ciliegio 50 g di ciliegio selvatico (piccioli). Lasciatele raffreddare prima di gustare. A questo punto versate le ciliegie e lasciatele bollire per qualche minuto a fiamma dolce. un pizzico di cannella in polvere. Portate ad ebollizione il vino. Trascorso questo periodo filtrate. il ratafià. ½ tazza d’acqua.Per l’uso esterno. Dopo che avrete leggermente intinto le fette del pane o i savoiardi nel rosolio. Zuppa di visciole Questa zuppa si può fare con delle fettine sottili di pane fine arrostito. Levate il nocciolo a quella quantità di ciliegie visciole che crederete sufficienti e mettetele al fuoco con pochissima acqua e un pezzetto di cannella che poi getterete via. . 2 cucchiai di miele. Zuppa di ciliegie 1 kg ciliegie snocciolate.

Lavatele. togliete noccioli e piccioli. Le mandorle sbucciatele. il rosolio. ma per evitare che queste con il loro peso calino a fondo. 10 nocciolo di amarene pestati. Mescolate frutta e zucchero. zucchero grammi 200. Lasciate riposare per 15 . 1 kg di maraschine mature. Confettura di amarene 1 kg di amarene pulite.Mancando il pane di segala servitevi del pane comune. Cuocetelo al forno e servitelo caldo o freddo. pesatele e per ogni kg di frutta pulita calcolate 700 g di zucchero. 10 foglie di amarena. con le dette mandorle. Gelatina di marasche e visciole in gelo Ciliegie marasche o visciole grammi 400. ripassatelo più volte per filtrarlo meglio. la scorza di 1 limone. per ogni kg di frutta passata. Continuate la cottura finchè la marmellata avrà raggiunto la giusta consistenza. Aggiungete la colla di pesce sciolta nel rimanente decilitro d’acqua e per ultimo il rhum. Ripetete l’operazione per 3 giorni consecutivi. Successivamente spostate il macerato in un luogo fresco e ombroso per 5 giorni. un pezzettino di cannella. e più nel fondo. lasciando riposare per 12 ore. Fate bollir lo zucchero per dieci minuti in due decilitri d’acqua con la cannella dentro. strizzando bene. Marmellata di amarene 1 kg di amarene cotte. colla di pesce grammi 20. Terminato il periodo di macerazione. Pesate la polpa ottenuta e rimettetela sul fuoco aggiungendo. passsate anche questo nel colino e mescolatelo al sugo di ciliegie. Lasciatele così per qualche ora e poi passatene il sugo da un colino fitto. lasciatela raffreddare e chiudete ermeticamente. esponete il vaso al sole per una settimana e ricordatevi di agitarlo 2 volte al giorno. acqua decilitri 3. Lavorate prima i rossi d’uovo con lo zucchero finchè siano divenuti spumosi. 200 g di zucchero Mettete a macerare in un vaso per un giorno le foglie e gli aromi assieme alle amarene schiacciate e ai noccioli pestati a parte nel mortaio. mescolando le marasche e rinnovando la copertura di zucchero. mescolate fra il composto le mandorle che vi restano. deponetele poi in un grosso vaso di vetro. rhum tre cucchiaiate. Uniteci le chiare ben montate. Amarenino 4 dl di alcol a 95°. Infine buttateci le ciliegie. filtrate il liquore e fatelo stagionare per 5 mesi prima di consumarlo. Cherry 1 lt di grappa. 800 g di zucchero Levate il gambo e il nocciolo alle amarene. deve essere il più chiaro possibile. 700 g di zucchero Prendete delle amarene completamente mature. 5 chiodi di garofano. Una volta raggiunta la giusta consistenza. Poi ponete a cuocere mescolando spesso. Aggiungete poi l’alcol e lo zucchero. asciugatele e tritatele minutamente per ridurle a metà circa di un chicco di riso. Cospargete su di esse otto cucchiai di zucchero ed esponete il vaso ben chiuso al sole. aggiungete il pangrattato. Mettetele al fuoco senz’acqua. 1 cm di cannella. Levate il gambo alle ciliegie e disfatele con le mani unendovi qualche nocciolo pestato. continuando a scuoterlo due volte al giorno. 500 g di zucchero Lavate le amarene e privatele dei noccioli. tenetelo ancora in riposo e poi. 800 g di zucchero. mescolando adagio e versatelo in uno stampo liscio che avrete prima ben unto con burro freddo e cosparso tutto. versate la confettura nei vasi. l’odore e continuate a lavorare ancora un poco il composto. mescolate di tanto in tanto e quando il liquido abbondante che avranno mandato fuori si sarà asciugato passatele al setaccio o col passaverdura (toglierete così anche la buccia). 500 g di amarene snocciolate.

Etimologia: Il termine generico ha un’antichissima derivazione dalle radici celtiche “ar”aspro. Rossello. 5 dl d’acqua distillata. Propagazione: talea basale. coltivato in contenitori capaci (di almeno cm 60 di diametro. Ponete in un recipiente le marasche ben pulite. sempre più favore e spazio nei giardini. Ciliegie al brandy 2 kg di ciliegie nere. mentre i frutti maturano tra agosto e settembre e se non sono colti. agitando il preparato frequentemente. infine in alcuni paesi del litorale viene detto “ciliegia di mare”. Corbezzel (RE). Imbottigliate il preparato e fate stagionare un altro mese in cantina prima di assaporare. CORBEZZOLO Famiglia: Ericaceae. asciugatele e lasciatele esposte all’aria per ½ giornata. brandy o cognac. margotta o seme. fu chiamato anche albero d’Italia. Filtrate. negli ultimi quarant’anni circa. avendo cura di scuoterli di tanto in tanto per ben amalgamare lo zucchero al liquore. Chiudete ermeticamente il vaso. Ambiente: Dal livello del mare fino a 900 m. Nome dialettale: (Arbutus sp. la scorza di ½ limone. probabilmente in allusione al sapore aspro delle foglie e dei frutti. e “butus”cespuglio. Aggiungete la grappa. Tra le piante protagoniste della nostra macchia.giorni in luogo caldo ma non assolato. Potrete consumare dopo due mesi. fiori(bianchi) e frutti(rossi). che provengono in genere dalla Spagna e che vengono venduti a prezzi molto alti(anche qualche milione di lire). Albatro. Ceraso marino. 200g di zucchero. 50 anni e più. imbottigliate e coprite il tappo con ceralacca. perché presenta insieme foglie(verdi). Il termine specifico è il nome comune latino. è forse l’unica che è andata acquistando. 300 g di marasche mature. perfettamente integre. Versate su di esse l’acqua distillata nella quale avrete disciolto a caldo lo zucchero.) Arbuso. e diversi arrivano anche a proporre esemplari assai annosi. Grandi arbusti o alberi sempreverdi. Tanto è vero che oggi è difficile trovare un vivaio di una qualche importanza che non comprenda nel suo catalogo il Corbezzolo. altrimenti bisogna sostituirli troppo spesso) fa un bellissimo vedere. riponetelo in cantina e lasciate in infusione per 80 giorni. o divorati dagli . Fate stagionare altri 4 mesi prima di consumare servendo il liquore ben fresco. usato da Plinio. Esposizione: sole. Altezza: fino a m 15. Grappa liquorosa alle marasche 1 lt di grappa. Fioritura: IX-XII. Scegliete ciliegie polpose e sode. di 40. e perfino sui terrazzi dove. quindi riponete in dispensa. 800 g di zucchero. Distribuite le ciliegie nei vasi alternandole con lo zucchero e colmate con il liquore. 2 chiodi di garofano. Corbézzul. quindi accorciate con le forbici il picciolo a pochi millimetri dal frutto. i chiodi di garofano e la scorza di limone. Lavatele. con il quale veniva indicata la pianta. Fiorisce tra settembre e dicembre e a volte arriva anche al febbraio dell’anno successivo. Corbezzol. Esponete i vasi al sole per 3-4 giorni. Filtrate con cura e aggiungete la grappa.

Arbutus menziesii Albero fino a m 30. da oblunghe a obovate. secondo il Bailey è invece più rustico l’Arbutus menziesii. Il frutto è arancione. largo cm 1. in genere intere. Specie & Varietà Arbutus andrachne Albero sempreverde. ovate o oblunghe. Rubra. con epidermide aranciata o rossastra. acute. a foglie più minute. foglie a margine dentato grossolanamente. eretti. Grande arbusto o piccolo albero alto fino a 10 m . Mycrophylla. verde scuro lucido sulla pagina superiore. Fiorisce nel tardo autunno o a primavera. l’Arbutus menziesii (detto nei suoi luoghi d’origine Madrona e introdotto in Europa nel 1825) e l’Arbutus arizonica. ottuse. Fiorisce nel tardo autunno.H. talvolta con ambone evidente. Frutto globoso. e infine(alcune poche) nel America settentrionale e centrale. . fatto piuttosto raro nelle Ericacee. Diffuso nel nordovest degli Stati uniti. del peso di 4-8 g. I frutti sono sia belli che buoni. glabre. il tronco e i rami maturi si spogliano via via degli strati di corteccia rosso marrone. globoso. Fiori da avorio a bianco. Diffuso nelle medesime aree dell’Arbutus andrachne. il Nordafrica e le Isole Canarie. Altra loro importante virtù è la buona tolleranza sia della vicinanza del mare sia dell’inquinamento industriale. Tutti sopportano il calcare. Integerrima. anche se forse troppo dolci (da qui il termine unedo dal latino “unum edo”: che si mangia una sola volta e se ne ha abbastanza). verde scuro sulla pagina superiore. l’Arbustus andrachne e l’Arbutus andracnoides possono agevolmente sopportare una temperatura invernale che può scendere ai -15°. spesso si possono vedere sul medesimo albero fiori e frutti contemporaneamente. Elfin king. alto fino a m 12. Fiori bianchi. Originario dell’Europa sudorientale e dell’Asia Minore. ellittiche o ellittiche-ovali. E’ edule. a crescita lenta. l’Arbutus unedo. Il frutto è una bacca piccola. Non consiglio all’amatore di provare a moltiplicarli.Specie presente in Italia) Grande arbusto o piccolo albero. che termina liscio sulla base. perché la produzione da seme risulta troppo lenta e quella per talea è piuttosto difficoltosa e va generalmente coperta in serra. con foglie a margini interi. raccolti in pannicoli terminali penduli. alto fino a m 10.uccelli. I fiori sono bianco opaco. la polpa ambrata è ricca di sclereidi con numero variabile di semi.5. dove la pianta è diffusissima. Fiori bianche tendenti al rosato. più pallide su quella inferiore. nativi dell’America Nordoccidentale. glabre. glaucescenti sull’inferiore. corteccia ruvida squamante. pannicoli penduli. Abutus unedo (Corbezzolo . di forma variabile da appiattita a globosa. largo cm 1. Diffuso nell’Europa meridionale. con pannicoli fogliuti. nell’Irlanda sudoccidentale e in Asia Minore. Ancor più rari sono nei nostri giardini. gustoso è invece il miele che dai suoi fiori viene prodotto in Sardegna. con fiori rosso-rosa e frutti abbondanti. corteccia che si squama in placche sottili. Il genere Arbutus comprende 14 specie tra arbusti e alberi sempreverdi. nano. Foglie lunghe fino a cm 15. Frutto arancione-rosso. irta di numerosi e piccoli tubercoli ed è ricco di zuccheri e vitamina C. Foglie lunghe fino a cm 10. diffuse tra l’Europa occidentale. che di solito amano un terreno neutro o acido. molto fiorifero. in panicoliterminale subpiramidali lunghi fino a cm 14. su letto caldo e sotto campana. corteccia rosso intenso. lucide sulla parte superiore. a crescita molto lenta e raccolta. Ha foglie lunghe fino a cm 10. Crispa. in patria possono arrivare a misurare anche 25 o 30 metri l’uno e 10 15 l’altro. ma in Europa difficilmente superano un quarto di tale altezza. Sulla rusticità della specie gli autori nutrono pareri discordi: secondo R. Dell’Arbutus unedo esistono in commercio diversi cultivar o forme: compacta.D. l’Asia minore. Arbutus andrachnoides Ibrido naturale tra l’Arbutus unedo e l’Arbutus andrachne. compatti. intere. fiorisce nella tarda primavera. Quercifolia. dai fiori bianchi e dalle bacche rosso corallo.

sacra alla dea Cama o Cardea (così il De Gubernanatis). La sua azione schiarente non tarda a comparire. la virga janalis. lo guarirò io stessa”. Usi & Costumi I corbezzoli si consumano al naturale o vengono impiegati per preparare gelatine e marmellate. I fiori visitati dalle api rendono un miele saporito e tipicamente scuro. Il corbezzolo. ma anche Teofrasto. Con ramo di corbezzolo tocca tre volte la porta Per ordine e tre volte fa segni sulla soglia. Il miele di corbezzolo presenta leggere proprietà balsamiche. la dea cacciava gli stregoni e le streghe e guariva i bambini malati o colpiti da qualche maleficio. L’azione astringente di questa droga è utile anche per normalizzare la pelle grassa. Septoria unedonis. disse. L’acquavite di Corbezzolo ha un gradevole sapore e vanta proprietà digestive.Le avversità di maggior rilievo interessano le foglie e sono: per quanto riguarda i patogeni fungini Seimatosporium lichenicola. Dell’usanza di deporre rami di corbezzolo sui sepolcri ci dà invece conferma Virgilio(Eneide XI. sorella di Apollo. avevano descritto i numerosi usi della pianta e dei suoi frutti. rappresenta una fonte alimentare importante per gli animali che vivono nella macchia difatti per la sua rarità è specie protetta a livello regionale. il guardiano delle porte del cielo. Con un ramo di corbezzolo. Il decotto delle radici viene impiegato per l’arterioscerosi. antisettiche. presenti talora sulle cosce o sulle gambe. quali Ovidio e Virgilio. Il frutto ricco di provitamina A e pigmenti flavonici è particolarmente utile. Lo stesso decotto è utile in compresse sulle teangectasie filiformi. soprattutto per la produzione di coloranti e per la concia delle pelli. Il corbezzolo era anche conosciuto con il nome di kòmaros dagli antichi greci che consumavano il frutto sia fresco che fermentato. venne in seguito citato da Boccaccio. Deledda e Calvino. foglie e fiori si estraggono principi attivi con proprietà astringenti. comedonica ed acneica. amica di Giano. l’arbutine. Storia & Poesia Il Corbezzolo era una pianta sacra presso i romani. antinfiammatorie. usanza ancora oggi viva in Corsica e Sardegna. Abbiamo in proposito la testimonianza di Ovidio (Fasti VI. Medicina & Cosmetica Frutto ricco di vitamina C. al pari di altra frutta spontanea e coltivata. Pascoli. E’ una specie con una grande reazione agli incendi e trova impiego anche nei rimboschimenti e nel consolidamento delle dune. Il decotto di foglie è utile in compresse locali su pelle couperosica. Dai frutti. in passato veniva prodotto il “Vino di Corbezzolo” sui 9-10° alcolici e dal sapore simile al Sidro. mentre gli insetti Euproctis chrysorrhoea e Celerio lineata livornica. 6466): Velocemente intessono un graticcio che faccia da feretro. per rafforzare l’endotelio dei capillari e per la salute degli epiteli. Marco Polo lo cita così: “Egli è un albero piccolo che fa foglie grandi quasi come cortezze. La corteccia contiene una notevole quantità di tannino sfruttato a livello industriale. alcuna cosa più lunghe e più strette”. Elsinoe mattirolianum e Cercospora molleriana. I corbezzoli si possono consumare anche sotto spirito come si fa con le ciliegie. “Voi non piangete. piangevano il padre e la madre. Questa specie era ben conosciuta fin dall’antichità: numerosi autori greci e latini. inoltre. 153-56): Si avvicinò alla culla. Plinio e Columella. Le foglie giovani dell’anno contengono un glucoside. Cucina & Ricette Marmellata di Corbezzoli . con verghe di elastico di corbezzolo. usato come disinfettante del tratto urogenitale. antidiuretiche.

Curgnôla. Forse più che nel centro è frequente in settentrione dove tuttavia i grandi sconsiderati disboscamenti l’hanno certo colpito. Corgnolo(BO). Si può versare nel contenitore qualche goccia di liquore secondo i gusti. Cornio. ma che è sempre possibile riprendere. a maiorchina. Cornél. latino tardo “corneolus”. talea. Il Cornus è un genere abbastanza numeroso che comprende una quarantina di specie. . 500 g di zucchero. invasare e conservare in un luogo fresco (si ringrazia il Ristorante “Fava” – Casola Valsenio (Ra) . In un mortaio pestate leggermente i frutti di corbezzolo e metteteli in un grosso recipiente. Arbusti e alberi. innesto (a spacco . Poi si riempie il vaso di alcol. eccezionalmente anche fino a 1800 m. è per i figli e per i padri un pegno di un contatto con la natura. a corona). diminutivo di “corneus” di corniolo. la quale probabilmente allude al legno duro e lucido come il corno. Far intiepidire e versare nei barattoli di vetro sterilizzati. chiudete bene il recipiente e lasciate a infusione al sole per una settimana. Propagazione: seme. buccia di mezzo limone. passarli. Corniello.Chef Fava Katia) Corbezzoli in sciroppo 500 g di corbezzoli. Il Corniolo sta diventando veramente molto raro in Italia. Esposizione: sole. 250 g di zucchero In un vaso ermetico mettere i corbezzoli (circa 500 g di frutti). Confettura di Corbezzoli 500 g di corbezzoli. Il Corniolo è di quelle piante misteriose che rappresentano per i figli della città qualcosa che si può chiamare il dono della foresta. Trasferite il vaso in cantina e fate macerare per altre 4 settimane. Ambiente: Dal livello del mare fino a 400m. Grappa al Corbezzolo 1lt di grappa. mezz’ombra.1 Kg di frutta. lo zucchero semolato. Il nome conserva la sua origine latina. propaggine. Dopo qualche mese i corbezzoli possono essere impiegati per guarnire dolci e dessert. Curnél (RE). sempreverdi o a foglia caduca. 600 g di zucchero Mescolare la frutta e lo zucchero sul fuoco. Bollire i corbezzoli per pochi minuti. agitando spesso. raccogliere la polpa e aggiungere lo zucchero più la buccia del limone. con i suoi frutti non di consumo e il selvaggio sapore acidulo. diffuse soprattutto in Asia e nel Nordamerica. far bollire lentamente fino a raggiungere la densità desiderata. Filtrate e lasciate stagionare 4 mesi. Agitare di tanto in tanto per agevolare il processo di macerazione e lo scioglimento dello zucchero. 400 g di frutti maturi di corbezzolo. le scorze di limone non trattato. Versate su di essi la grappa. CORNIOLO Nome dialettale: Etimologia: (Cornus) Famiglia: Cornaceae. Cornàl (PC) P’coren. interrotto. lasciare addensare il tutto.

specie in collina.5-3x4 m. Cresce in terreni sassosi. I frutti sono drupe. oblunghe (cm 1. Si adatta bene anche a zone calde e soleggiate.) Arbusto o albero a foglia caduca. quando la pianta si spoglia delle foglie. specialmente nell’Europa centrale. sono raccolti in piccole ombrelle circondate alla base da 4 brattee verdognole e compaiono in febbraio-marzo. La serbevolezza dei frutti è molto breve.50 acuminate. I semenzali richiedono di essere ombreggiati nei primi mesi dopo l’emergenza. Come si coltiva Il corniolo. e le specie e varietà interessanti per il colore della corteccia. i fiori gialli. dove è conosciuto con il nome di Corniolo. Originario dell’Europa centrale e orientale. Le foglie sono opposte. Infatti. In Italia è rappresentato da due specie: il Cornus Mas e il Cornus Sanguinea. il C. I metodi di propagazione più diffusi sono la talea semilegnosa e quella erbacea. nonché trasformati. mas è una delle prime piante che fioriscono alla fine dell’inverno. mas. Una pianta adulta . lasciando cadere i frutti su reti opportunamente adagiate sotto la chioma. L. le corniole sono commestibili quando diventano molli al tasto e cadono a terra.50-2) e pendule. lunghe cm 4-10 e larghe cm 2-3. Altezza: m 8. di cm 0. La raccolta viene di norma effettuata tra agosto e settembre per scuotimento dei rami due volte la settimana. La messa a dimora delle piante (di due o tre anni) si esegue in autunno o in primavera. La potatura può essere energica durante il periodo giovanile. perfetto nel mese più caldo dell’anno. mentre in presenza di siccità prolungata subisce la caduta anticipata delle foglie. La forma di allevamento che generalmente viene consigliata è il vaso . in Italia. Fioritura: III. che permette una buona illuminazione della chioma. di brattee colorate e vistose. in 2 gruppi: le specie e varietà che sono coltivate per i fiori. generalmente l’innesto si effettua utilizzando come portainnesto un semenzale di due anni di età e come nesto materiale proveniente da piante di buone caratteristiche. con chioma non molto compatta. Se si vuole propagare il corniolo per seme. Pianta molto longeva. per prolungare la loro conservazione vengono raffreddati in acqua corrente e successivamente consumati freschi. pertanto si consiglia di consociare a piante innestate piante provenienti da seme. in piena produzione. rosso vivo. con sesti d’impianto di 2. Ai fini della cultura in giardino è conveniente dividere i C. ovate. e in realtà si tratta. Sopporta temperature invernali anche fino a -25°C. Varietà & Specie Cornus mas. è sempre stato considerato come specie spontanea e pertanto non è mai stato coltivato in impianti specializzati. soprattutto su fondo calcareo.20 di diametro. Piccolo albero. specialmente durante l’inverno. ha caratteristiche particolari. perdendo parte della lucentezza e della vivacità del rosso dei frutti ancora acerbi. splendidamente dissetante. non solo ornamentali ma anche commestibili. Il C. in questo stadio assumono un colore rosso-violaceo molto caratteristico. Il corniolo può essere propagato anche per margotta. può produrre dai 18 ai 60 kg di frutti.è presente nel Messico e con una specie anche in Cile. Il vero trionfo i Cornus l’hanno però avuto nel giardino. Le talee danno migliori risultati se raccolte d’estate e trattate con ormoni rizogeni. Oggi nei giardini gli . ma in fase adulta i tagli devono essere ridotti a piccoli interventi per evitare danni alla normale funzionalità della pianta. soprattutto nel settentrione. verde scuro. anche se risulta utilizzato nei frutteti famigliari per le sue doti produttive e ornamentali. Il corniolo è autoincompatibile. come nel caso della Bougainvillea. già a 4-5 °C l’impollinazione e l’allegazione vengono a mancare. più spesso arbusto. ( -Corniolo. sui rami nudi prima che spuntino le foglie. oppure essiccati o surgelati. al fine di favorire un’adeguata impollinazione. Può essere soggetto ad arresto dello sviluppo vegetativo in caso di temperature troppo elevate. ma non sopporta aree siccitose e spazzate da venti caldi. questo deve essere sottoposto a stratificazione per alcuni mesi prima di procedere alla semina in primavera. in Italia si trova in tutta la penisola. Uno. infatti a maturazione completa cadono a terra ed è il momento di gustarne il sapore: acidulo ma dolce. ma può subire danni da freddo nel periodo della fioritura.

Corniolo tartaro. opaca. Cornus florida. Propagazione: divisione. Lindl) Albero e arbusto. Specie con foglia o corteccia ornamentale: Cornus sanguinea. ricavato dai frutti immaturi. veniva bruciato come carbonella.assumono il tipico colore rossastro che dà il nome della specie: sanguinea. Fioritura: V. Altezza: m 15 circa. Fioritura: V-VI. Fioritura: estate. e probabilmente lo è tuttora. come il Corylopsis. I frutti globosi. anche nelle isole. il pio Enea sacrifica subito un toro a Venere. oggi si usano per le loro qualità tintorie. caraffe. eretto. Cornus nuttallii. rossastro all’esterno e bruno nella parte centrale: gli antichi favoleggiarono perfino che fosse servito a costruire il cavallo di Troia. pestelli. Altezza: m 5-6. venivano un tempo usate per estrarne olio da lampade. bicchieri. con decorativi frutti gialli. L. Fioritura:V. Fioritura: V. nana e compatta. Arbusto a foglia caduca. a corteccia rosso scuro. Le foglie. portati in racemi di cm 4. E’ infine una pianta molto ricercata dalla fauna selvatica. Fin dall’inizio del secolo. ben levigabile. con foglie bianco crema e verde. sono un cibo preferito dai tordi. veniva utilizzato per la concia delle pelli. ma anche per le buone proprietà foraggere. l’albocarpa. ( -Sanguinello-) Arbusto. Le drupe. Arbusto rigido. Audubon. e la fructu violaceo. foglie ovate. Arbusto. e anche Virgilio. a foglia caduca.si preferiscono altri arbusti. il legno di corniolo. Altezza: m 6. risale a tempi antichissimi: lo nominano Omero e Teofrasto. Arbusto a foglia caduca. Altezza: m 3. verde e rosa. abbastanza significativi visti insieme. rocchetti e raggi per ruote. Altezza: m 3-4. in autunno. porpora nero in autunno. Altezza: cm 12-15.50 di diametro. durissimo e bello. Corniolo americano. Cornus canadensis. con frutti color porpora. Pregiatissimo invece è stato. I rametti si adoperano come tutori nelle colture da orto e della vite e servono anche per la fabbricazione di cesti. con foglie variegate di giallo. Il tannino. E’ usato specialmente per strumenti scientifici. Cornus kousa. il legno di questo arbusto. Arbusto a foglia caduca. a foglia caduca. Benthamia frangifera. Wall. piatti. amare e non commestibili. L. Ne esistono diverse belle varietà: l’aurea elegantissima. Buerger Arbusto . Originario dell’Europa. Cornus alba. Approdando in Trancia infatti. acuminate. e volendo coprire l’ara di fronde: . Fioritura: VI-VIII. L. la variegata. scatolette. Specie con brattee ornamentali: Cornus capitata. Altezza: m 10-12. Fioritura: prima estate. “Aurea” ed “Elegant”. sempreverde. Propagazione: talea. a foglia caduca. soprattutto durante il periodo estivo. “Variegata”. la nana. fiori bianco opaco. e in Oriente per giocattoli. uro e bianco. Una cronaca del secolo XVII riferisce che da questo legno si ricavano ingranaggi per mulini. Nei vivai Italiani possiamo trovare le varietà: “Golden Glory”. la xanthocarpa. spontaneo in Italia. Storia & Poesia La conoscenza del C. a frutti bianchi. della sanguinella. L. ma a torto. poco gradevolmente profumati. Usi & Costumi In alcune zone il corniolo non solo era importante per le caratteristiche dei frutti. (sin.

mentre dalla corteccia. Che non è poi l’unica nostra. lanciò il suo giavellotto verso il Palatino. inclusa l’Italia settentrionale. radicò e mise rami e foglie. nonché cacciagione. I frutti del C. Secondo il Pomini un decotto di corteccia di C. “both for rarity and delight” e per le proprietà astringenti delle bacche. mas si prepara una gradevole conserva. Eneide. il Negri invece sembra non accettare nessuno di questi usi e si limita a dire che coi frutti del C. gelidsque coit formidine sanguis” (e vedo un prodigio orrendo. Cucina & Ricette I frutti vengono generalmente consumati freschi. un freddo orrore mi scuote le membra e il sangue mi si agghiaccia per la paura. se raccolte prima dell’invaiatura si possono conservare anche in salamoia “olive di corniole” e in aceto “olive dei tedeschi”. un’altra ci tocca ancora più da vicino. ed è chiamata “la pianta dei ghiottoni” perché si ritiene che le sue bacche stimolino l’appetito. . che Plinio chiamò Virga sanguinea per i suoi giovani rami rossi e per le foglie che si colorano di rosso nella stagione autunnale. Sappiamo da uno scritto di Chaucer che le bacche del C. figgendosi nel suolo. contenente l’alcaloide cornina. In prima è verde. il primo virgulto. e che la corteccia del c. Era tradizione delle aree del Nord Europa. sciroppi. secondo la quale Romolo. a simboleggiare la futura e vasta diffusione dello stato romano. pectine e tannini. confetture e gelatine. Il Corniolo fu importato nei giardini inglesi nel 1551. sanguigno della corteccia a suggerire a Virgilio o ad altri la favola. mirabile. mas raccolta a primavera avrebbe effetti febbrifughi. volendo fissare i confini della futura città di Roma. che lo descrive: “il corniolo è un albero duro. si può ricavare un decotto con proprietà febbrifughe (conferma quindi la teoria del Pomini). Quasimodo e dal Mattioli. huic atro liquuntur sanguine guttae et terram tabo maculant. Enea ritenta l’esperimento e il cespuglio si mette a parlare e gli dice di non essere altri che Polidoro. la corniola. e considerato in seguito un albero da frutto. sono inoltre molto ricchi di caroteni. e all’inizio del XIX secolo il C. molto indicata per accompagnare bolliti di carne e pesce. mettere le corniole in infusione in acquavite o nel vino per ricavarne bevande alcoliche e liquorose.4 a 120mg per 100g di polpa (più di due volte la quantità contenuta negli agrumi). 26-30). sanguinea. Sanguinea: fu infatti il colore rossastro. Le corniole possono essere utilizzate in svariati modi: per marmellate. mihi frigidus horro membra quatti. mas passò dal frutteto al giardino.“horrendum et dictu video mirabile monstrum nam quae prima solo ruptis radicibus arbos vellitur. “maschio” che ancora oggi conserva nel nome latino l’antico appellativo mas. quasi simile alle olive.” Medicina & cosmesi Raccomandata da Dioscoride e Galeno. III. mas presentano un alto contenuto di vitamina “C”: da 97. e il C. La voga delle bacche tuttavia tramontò presto. sanguinea erano usate come lassativo (lo riporta Gerard) e sembra che quest’uso durasse fino al XVIII secolo. o “femmina”. Si ricava anche una salsa. produce il frutto funghetto. Un’ultima curiosità: i pellerossa fumavano il legno del C. Anche in cosmesi la polpa trova impiego nell’applicazione di maschere astringenti per pelli grasse con pori dilatati. sanguinea serve contro gli accessi di paludismo. questa pianta si trova allo stato spontaneo in Inghilterra settentrionale e nella Scozia. direttamente appena raccolti oppure leggermente avvizziti. nel XVII secolo era già una pianta ricercata. Secondo la farmacopea popolare il frutto gode di un ampio effetto astringente. suecica. strappato alle radici geme gocce di sangue nero e corrotto e imbratta la terra. Venne poi da Tommaseo. e il manico di corniolo. Di questi C. stolonifera e gli eschimesi mangiano i frutti del C. Il cespuglio sembra fosse in seguito considerato sacro. fatti appunto con legno(e questo lo aggiungiamo noi) di C. inchiodato da un tracio tradimento su quella terra sotto una ferrea messe di giavellotti. nel maturarsi di colore di cera e rosso poscia quando è maturo. ad ogni modo gli antichi ne distinguevano due: il C. trovava anche in tempi antichi impiego per le sue proprietà farmacologiche.

coprire di nuovo con un canovaccio. il sale e il pepe e si fa bollire per circa un paio d’ore come le marmellate. quindi procediamo come segue. versarlo in una pentola. A fine cottura aggiungere al buccia grattugiata del limone. scolate la pasta in padella e terminate gli ultimi 30 secondi di cottura lì.Salsa di corniole 500 g di corniole. prima che la cottura sia ultimata aggiungete anche i cornioli nella padella. 100g di pecorino romano.3kg di zucchero Schiacciare le corniole ben mature. 1. Sciroppo di Corniole 1 l di succo di corniole ben mature. aggiungere la giusta quantità di zucchero e portare a ebollizione. filtrare usando filtri di carta fino a quando il liquido sarà privo di ogni impurità. Tagliate a listarelle sottili il guanciale. lasciando riposare per altri due giorni. invasare ancora calda e capovolgere i vasi (si ringrazia il Ristorante “Fava” – Casola Valsenio (Ra) . Misurare il succo. A fuoco spento aggiungete il guanciale e lasciatelo sudare senza fiamma. Trascorso questo tempo. Imbottigliare a freddo. Filtrare e rimettere tutto nel recipiente. 320g di bucatini o rigatoni (ancor meglio) snocciolate i cornioli e raccogliete la polpa e le bucce in un contenitore. Lasciate riposare altre 2 settimane in cantina. 2 cucchiai di zucchero Mettete le drupe di corniolo in un vaso. Far bollire per 4-5 minuti a fuoco lento e schiumare. I frutti maturi vengono fatti bollire per alcuni minuti. Se ne può preparare una versione con il miele. Versate sui frutti la grappa e lasciate in infusione in luogo caldo ma ombreggiato per un mese. La polpa si mette in un tegame con l’aceto. Il corniolo però non sopporta le cotture eccessive. 30 drupe mature di corniolo. Grappa di corniolo 1l di grappa. 400g di cornioli. agitando spesso il recipiente ben chiuso. Serve per accompagnare carni arrostite. Composta di corniole 3-4kg di corniole ben mature.Chef Vignoli Mauro). Tagliate la cipolla a quadretti molto fini e scottatela in padella con un filo d’olio d’oliva. metterle in un recipiente e coprire con un canovaccio. Aggiustate di sale unite un filo d’olio crudo appena prima di servire in tavola (si ringrazia il Ristorante “Avion Blu” Modena . Cocete la pasta in acqua salata. Grattugiate il pecorino romano. Lasciare riposare per circa una settimana finchè sulla superficie si noterà una specie di muffa o pellicina bianca. cospargetele con lo zucchero e lasciate macerare per tre giorni. Il composto viene messo in un vaso di vetro a chiusura ermetica e posto a bollire per circa 10 minuti. 200g di guanciale. 1 cipolla gialla (150g). Filtrate e fate stagionare 4 mesi al fresco prima di consumare. COTOGNO (Cydonia oblonga) e il sosia del COTOGNO (Chaenomeles) . che risulterà adatta ads accompagnare formaggi freschi o carni bollite. 400 g di zucchero. Passarli a purea e rimetterla sul fuoco e completare la cottura aggiungendo qualche goccia di limone e lo zucchero. sale e pepe Schiacciate con cura le corniole per eliminare i noccioli. 1 bicchiere di aceto di vino bianco.Chef Fava Katia) Amatriciana di Cornioli (per 4 persone) Il corniolo si presta per questa preparazione perché la sua acidità va a sostituire il pomodoro e l’aromaticità il pepe.

che va sfoltita e liberata da ogni ramo storto o rinsecchito. I rami giovani lunghi vanno forzati a prendere una posizione espansa fissandoli al terreno. Capita a volte che una pianta arrivi a fiorire così anche al secondo anno di vita. oggi se ne coltivano si e no una dozzina.(Chaenomeles) Famiglia: Rosaceae.L. solo accanto a piante che portino fiori bianchi (qualche macchia gialla di Forsizie non guasterà) per non creare un gran confusione di rossi e rosa. dove era coltivato come arbusto o come “standard”(cioè il nostro alberello). il Chaenomeles J. per colori e sfumature. si potano dopo la fioritura: il legno dell’anno può essere accorciato fino a 2 gemme dopo l’attacco. Etimologia: L’origine del nome Chaenomeles è greca. Non solo. Un altro metodo molto semplice è quello di steccare i polloni radicanti o fare talee radicali. Kalmie. Tuttavia. talea redicale. Esposizione: sole.jusieu . ma giungono più tardi. dovuto ad A. non presentano particolari difficoltà di coltivazione: prosperano in qualsiasi terreno fertile e amano una posizione soleggiata. I C. La pianta ebbe un breve periodo di fortuna nel 1869: un’unica ditta francese ne elencava oltre 40 varietà. Occorrerà solo alternarli a piante sempreverdi perché d’inverno non offrono come ornamento che la ragnatela dei loro rami bruni e spogli. su quello “artificiale” di Linneo. i C. Le specie si moltiplicano agevolmente per seme. tra il genere Chaenomeles e il genere Cydonia regna una certa confusione. eriche e altre Ericacee: in tali luoghi i C. per dare aria alla chioma. Delle due specie. . e fu da lui descritta nel 1784 come Pyrus Japonica. se lasciati a se stessi. è molto più semplice. Fu il botanico inglese John Lindley (a799-1865). La potatura è un’operazione importante se si vuole avere cespugli belli. non sarà poi tanto inferiore a quelli dei Rododendri e delle Azalee. Dato che la scala dei colori va dal rosso cupo al bianco e. quando le foglie sono già folte e vigorose. Nel 1838. diventano troppo fitti e intrigati e fioriscono meno. coprirli di terra e poi steccarli non appena avranno radicato. il Chaenomeles Speciosa era ormai comune nei giardini inglesi. da “chainein” e “melon”. I Chaenomeles sono originari dell’Asia orientale e se ne conoscono in tutto 4 specie. In Inghilterra si usa coltivare queste piante contro un muro a spalliera. la cultura dei C. potranno offrire una fioritura che. convinto della superiorità del sistema “naturale” di classificazione delle piante. che nel 1846 nel suo Vegetable Kingdom propose questo nuovo genere. Ancora oggi. Le forme orticole si moltiplicano invece per margotta e talea. margotta. La prima specie fu trovata da Thunberg sulle montagne Hakone in Giappone. dal momento che fioriscono all’epoca dei Mandorli. sarà buona norma piantare i cespugli di C. di solito in autunno. che sono abbondanti. e a volte di qualche fiore ritardatario”. E tra l’altro. talea. Arbusti e alberelli. ma spesso. Più tardi Sir Joseph Bank ne introdusse un’altra specie proveniente dalla Cina. Sono molte le zone d’Italia a terreno calcareo e a clima secco dove non è consigliabile coltivare Azalee. Possono essere coltivate anche a cespuglio in mezzo a un prato o per ornare una balaustra.. vorrebbe significare frutto che si fende. per proteggerle dai venti troppo violenti di Nord-est. Come si coltiva I C.. previo processo di stratificazione. Propagazione: seme. il Chaenomeles Speciosa è più precoce e più spettacolare perché i suoi rami seminudi e i suoi fiori fanno più effetto di quelli del Chaenomeles Japonica. ha una seconda stagione in autunno “quando spesso si copre di frutti giallo-dorati. a lungo le due piante furono confuse e chiamate con nomi diversi: oggi sono il Chaenomeles Japonica e il Chaenomeles Speciosa (o Legenaria). Le talee semilegnose si fanno sottovetro. dei susini e dei Peschi. secondo la testimonianza di Loudon. o fissare per mezzo di forcelle i rami più bassi. persino i floricoltori chiamano Pyrus i Chaenomeles. Rododendri.

Lindl Fioritura: III-IV. grossolanamente seghettate.20. a fiori in mazzi fogliuti. Chaenomeles x superba Questo ibrido è stato ottenuto verso il 1900 da Froebel di Zurugo incrociando il C. i frutti rotondo-allungati. spinoso e ruvido. fiorisce e fruttifica profusamente. arruffato alla base. speciosa. semidoppi. Le foglie sono allungato-ovate. glabre. e foglie variegate di rosa e bianco. Ha foglie ellittico-lanceolate. glabri. a fiori scarlatti. autunnale. lunghe cm 3-10. La varietà wilsonii (Cydonia mallardi) raggiunge m 6 d’altezza: ha foglie brune tormentose nella pagina inferiore. grandiflora. candida. Specie & Varietà Chaenomeles Japonica. mallardi. Altezza: fino a m 1. è un arbusto erette. Altezza: fino a m 3 circa. molto fiorifera. e foglie quasi circolari di soli cm 1-2. soffusi di rosa. allo stato iniziale. a fiori rosa. ovate. Chaenomeles x californica E’ un grosso arbusto creato da Clarke. lunghi fino a cm 4. japonica con il C. albo-rosea. serotina. a fiori bianco puro. sanguinea plena. nella varietà perfecta rosso scarlatto. i fiori sono rosso scarlatto di cm 3-4 di diametro. Assomiglia al C. e anche a fiori doppi. nel 1939. eburnea. molto profumati.I rami del C. Se uno dei rami accenna a intristirsi va accorciato di cm 5 alla base. pendula. umbilicata. papeleui. a fiori gialli marginati di rosa. baltzii. Originario della Cina e del Giappone. fiori rosa salmone e frutti grandi: pianta rustica. E’ leggermente più delicato del Chaenomeles speciosa. a fiori di uno scarlatto intenso. dal bianco allo scarlatto acceso. Originario del Giappone. arrotondato. Porta i fiori su brevi getti laterali e ha frutti molto grandi. con diametro di cm 3-4 circa. i fiori sono rosso scuro. sono giallo verdognolo. I fiori sono raccolti in racemi di 2-4 fiori color rosso mattone: il diametro della corolla è cm 3. rosea plena. espanso in ampiezza. a rami diffusi e spinosi. piuttosto piccoli. è un arbusto basso. incrociando il C. larghe cm 1-3. Chaenomeles cathayensis. sulphurea. giacente. I frutti sono ovali . a fiori bianco puro. pesanti. I fiori sono bianchi. a fiori bianchi marginati di rosa. parzialmente rosei.50 circa. con una cavità a ogni capo. Hems Fioritura: III-IV. Ne esistono molte varietà orticole. Originario della Cina centrale. a fiori di un rosso roseo e grandi frutti ombelicali all’apice. Loisel Fioritura: III-IV. sono pelosi. seghettate. a fioro quasi bianchi. molto aromatico. cremisi carico. Nella varietà alba sono bianchi. a fiori rosa bordati di bianco. atro-sanguineaplena. ma più grandi e sottili e più nettamente seghettate. di San Josè. il frutto è giallo dorato. a fiori giallastri. doppi. a fiori bianchi. Il picciolo è peloso. speciosa. per lo più uniti in gruppi di 2-3. con diametro di cm 4-5. acuminate. albotincta. Le foglie sono lunghe cm 3-5. Altezza: fino a m 2 circa. avendo cura di compiere l’operazione con un paio di buone forbici da giardino. Chaenomeles Speciosa. La varietà superba ha fiori di un rosso più intenso. rubra grandiflora. Tra le migliori segnaliamo: alba. il più delle volte ottuse . lucide nella pagina superiore. sott’acqua: vedrete che il ramo tornerà a nuova vita. a fiori bianche. lunghi cm 10-15. . con tutte le sfumature nel colore dei fiori.superba e il cathayensis. le foglie sono simili a quelle del C. japonica. La varietà Tricolor ha dimensioni ridotte. tagliati si conservano a lungo in vaso: durano una decina di giorni e anche più. La varietà alpina (Cydonia sargenti) ha portamento diffuso. a fiori rossi semidoppi. setoloso allo stadio giovanile. grandi. a rami sottili e pendenti. California. i rami tuttavia. lungo cm 1 circa. a fiori grandi. ma ha portamento più eretto. sottili e seghettate.

un tempo diffusissimo. Dev’essere per il suo carattere domestico e familiare che il Cotogno(o Cydonia)è scomparso da buona parte dei giardini.(Cydonia oblonga) Famiglia: Rosaceae Nome dialettale: Mela cudôgna Etimologia: Deriva dai tempi dei romani. della Transcaucasia. Mill. La C. Come sono scomparse in Italia perlomeno. Snow. Guajardii.o. del Turkestan e dell’Arabia sud-orientale. rosso corallo. Il defunto signor E. japonica era la migliore: buona. Simonii. gli ibridi che oggi vengono offerti dai floricoltori più spesso delle varietà botaniche. rotondeggianti. etichettata e sottoposta alla giuria di un “tea-party” straordinario appositamente organizzato. . con fiori rosso acceso. a fiori rosa. basta tenere un frutto giallo di C. intere. japonica si fa una cotognata. profumati quando sono maturi. rosso cremisi. a fiori rosso mattone. a fioritura molto lunga. molto tarda. a stami giallo oro. Coral Sea. oltre al pregio estetico. a fiori arancio scarlatto. I virgulti sono tormentosi e arruffati.50. precoce. come la gelatina di guava delle Indie occidentali. Propagazione: talea. Tra le più note sono: Apricot. japonica in una ciotola per profumare tutta una stanza. a fiori bianchi anche esternamente. più delicata di quella ottenuta dalla Cydonia.Bowles consigliava la gelatina di C .A. è il parente rustico e nostrano del più vago Chaenomeles.speciosa mutava di varietà a varietà. rosa cremisi. Ibridi & Varietà Grande importanza hanno le forme orticole. a fiori bianchi. Crimson and Gold. acute.Usi & Costumi I frutti di entrambe le specie. . hanno un altro grosso merito: quello di essere profumati. arancione. il reverendo J. bassa. ed è un cespuglio o alberello a rami sottili. che viene consumata nelle feste natalizie. Tanto che. Withchurch. dalle foglie caduche. a fiori semidoppi. città dell’isola di Creta. che chiamavano i suoi frutti “mela cydonia”. C. a portamento diffuso cespuglioso. le cotognate nei negozi.japonica come condimento per la carne. Jacob del presbiterio di Whitewell. a forma di pera o rotondeggianti. a fiori rosso scuro.50-4. porpora. Cardinal. japonica e di 6 varietà differenti di C. come si usa fare ancora oggi con la Lavanda. Altezza: m 3. ovali ed oblunghe. Knap Hill Scarlet. con bocci esternamente rosso cremisi e fiori rosa pallido. è infatti originaria dell’Asia. cioè mele di Bidone. si usava porli tra gli abiti. Bean di Kew offrì i frutti di alcuni arbusti di C. nel 1917. Fu stabilito per acclamazione che la gelatina di C. privi di peduncoli Arbusti e alberelli. secondo il parere del reverendo. villosi. grandi. Moerlosii. semidoppia e portamento piatto. con fiori dal rosso scuro al rosso geranio.. nel secolo scorso. Crudi questi frutti non si mangiano. bassa.J. Esposizione: sole. rosso cremisi chiaro. Firedance. Stanford Red. Andeken an Carl Ramcke. a portamento diffuso. Sui loro pregi gastronomici vale tuttavia la pena di riferire un episodio curioso. I frutti sono grandi gialli. Fioritura: V-VI. Il Cotogno. arbusto quasi inerme. Kermensina semipiena. speciosa per un esperimento: usando per tutti il medesimo processo. Il gusto della gelatina di C. In Germania con i frutti della C. semidoppia. Baltzii. li ridusse in gelatina. innesto margotta. Nivalis.vulgaris. della Persia. Pink Lady. Ogni singola conserva fu poi messa in un barattolo. I fiori sono bianchi o rosa chiaro e hanno un diametro di circa 5 cm. (sin. a fiori semidoppi. Ambiente: limiti pedoclimatici. Salop. Pyrus Cydonia). Durante la prima guerra mondiale. secondo la testimonianza del Loudon. di un bianco grigio e tormentose nella pagina inferiore. a fiori rosa puro. rossa. Falconnet Charlot. il signor W.

Coltivato in terreni freddi e umidi. come misura profilattica. Monilia che ne colpisce prevalentemente i fiori). Il frutto. I frutti che sono stati molto lodati dai poeti latini. la stagione di maturazione è tra il settembre e l’ottobre. perché si ammacca e si scalfisce molto facilmente. ma specialmente per quelle che oltre al fiore devono portare un frutto. la potatura può essere debole. Sarà bene darle un terreno non troppo leggero e ben concimato. la lusitanica porta frutti a forma di pera. Tra gli insetti si ricordano anche la Carpocapsa. dal momento che conosciamo l’abitudine del C. Come per gli altri alberi da frutta. ma ciò non significa che la si debba coltivare in luoghi umidi. e. che sull’albero hanno un colore giallo . gelatine e per dar profumo a certo dolciumi. Un distruttore è il curculione del Cotogno (Conotrachelus crataegi) che può essere controllato aspergendo le piante con kg 3-4 di arsenicato di piombo ogni 450 litri di acqua. profondo e caldo. Le varietà coltivate per il frutto sono diverse. di fruttificare terminalmente. Kg 1. ma con giudizio. sui frutti . E’ bene evitargli le somministrazioni abbondanti di nitrati e abbondare invece con i fosfati e i concimi potassici. spruzzare l’intero albero durante l’inverno con un polisolfuro nelle dosi di gr 300 di soluzione per 9 litri circa. Il legno continua la sua crescita per mezzo di un breve getto ascellare della stagione precedente. sui germogli. in luoghi freschi. ed è questo forse il suo maggior difetto. Nei luoghi d’origine la C. nel caso contrario il tronco deve essere tenuto corto. Gli alberi cominciano a dar frutti il secondo o il terzo anno dopo essere stati piantati. Si dice che in Oriente ne esistano varietà il cui frutto è commestibile anche crudo. La fioritura della C. più colorati e più fragranti del comune. Come si coltiva Riguardo alla coltivazione va fatta una premessa. il Cotogno tende a produrre frutti legnosi. prospera volentieri in prossimità delle acque correnti. può essere facilissimo o molto difficile. nonostante le apparenze. Il Cotogno è una pianta a crescita lenta. Questa operazione va fatta non appena si vedono i primi curculioni e va ripetuta ogni 10 giorni. l’origine è sud-europea. non appena il frutto si sarà ben formato.e attaccati direttamente a un breve ramoscello fronzuto. Varietà & Specie La varietà pyriformis è la varietà tipica. come dimostra il fatto che la pianta si è inselvatichita in diverse parti del nostro paese. che porta frutti grandi. ma si espande in superficie: per questo è importante che il terreno sia fertile ed è pure importante non fare coltivazioni in prossimità dell’albero. E’ facilissimo. la mormorata ha foglie variegate di bianco e di giallo. Sarà necessario sacrificare qualche cima. converrà. aggiungendo. ha foglie più grandi e cresce con maggior vigore del tipo. Dato che si tratta di una pianta facilmente attaccabile dai parassiti. Le malattie più pericolose sono causate dall’Erwina amylovora (Colpo di fuoco batterico) o dai funghi che attaccano le foglie e ne causano la ticchiolatura(es. le potature sono necessarie per evitare che la vegetazione diventi troppo densa e per avere una migliore fruttificazione. La Champion è una varietà di provenienza americana: ha frutti grandi. Lo scopo delle potature è quello di formare una chioma ben aperta e ariosa. l’albero andrà trattato di nuovo con poltiglia bordolese. Ma un terreno fertile affretta naturalmente lo sviluppo. la maliformis produce frutti a forma di mela. è abbastanza modesta. ed è questo che dà alla pianta il suo affascinante aspetto contorto. è molto delicato e deve essere manipolato con riguardo. che coltivare la C. a buccia giallo dorato con sfumature verdi rugginose attorno al picciolo. Prima del 1870 l’unica era l’Orange. a forma di pera. soprattutto se paragonata a quella del Chaenomeles. coi frutti a pera. sono usati per fare marmellate.50 di arseniato di piombo a ogni 180 litri circa. Bisogna tener presente. per non danneggiare le radici. e la tignola orientale. La radice non penetra in profondità. per non privare la pianta di troppi frutti. Anche il calcio si può somministrare liberamente nei terreni che ne siano poveri. la pyramidalis ha portamento a piramide. che vale per una gran quantità di piante. ma la produzione vera e propria inizia dopo il decimo o dodicesimo anno. ma può essere assai difficile se si vogliono ottenere frutti più belli. Se si coltiva il Cotogno solo per la fioritura. Ma anche i frutti hanno la loro parte in un giardino e il Cotogno può essere considerato una pianta decorativa appunto per questi.

In particolare: le foglie raccolte in estate hanno proprietà sedative leggere. Maliforme Tencara) e piriformi (Di Bazine. . per clistere emolliente. scorze di melone. d’effetto nelle enteriti e catarro bronchiale. Decotto: due manciate in 1 litro d’acqua. nocie e cotogni). Il frutto del Cotogno possiede anche proprietà medicinali: le gelatine e gli sciroppi aumentano la tonicità dell’intestino e sono utili per somministrare sostanze tanniche nelle forme di catarro intestinale e nelle enteriti acute. ha proprietà astringenti e nutrienti. di confetture e marmellate. per irrigazioni vaginali per combattere i fiori bianchi. l’albero è più grande e più alto di quello della varietà precedente. si faceva tributo agli sposi ateniesi di cotogni e i romani ne decoravano le erme tutelari dei talami nuziali. Nei vivai italiani si possono trovare queste varietà. Per uso esterno(proprietà antileucorreiche): Decotto: una manciata in mezzo litro d’acqua. a gemma dormiente od a triangolo. Contengono amigdalina. I contadini Romagnoli utilizzavano le mele cotogne solo nella preparazione del “Savòr” (mosto cotto. EM C. Nelle vecchie case contadine era diffusa l’abitudine di porre una fila di cotogni sull’armadio della camera da letto per profumare la stanza grazie alla loro fragranza persistente. la Rea. poligonali. Cucina & Ricette In cucina le cotogne si accompagnano alla carne. la propagazione avviene: per seme. diaree ed emottisi. hanno dal punto di vista medico. margotta di ceppaia per l’ottenimento di portinnesti. Da prendere nella giornata nelle infiammazioni dell’intestino. Sciroppo: 5-6 cucchiai al giorno nelle enteriti. Per uso esterno: Decotto:un pugno di semi in ½ litro d’acqua. ma se poi vengono triturati nell’acqua. cataro intestinale. deboli e persone anziane. ottima per convalescenti. una certa quantità di sostanze tanniche e di mucillaggine e si usano per decozioni. diaree e dissenterie. Champion. Altre varietà coltivate erano la Bentley.verdastro. Lescovatz. Decotto: di una cotogna spappolata e bollita in un litro d’acqua fino a riduzione alla metà. raccolto a settembre. è utili per ragadi e prolasso del retto. al maiale o all’oca e rinforzano il sapore di preparati di frutti scipiti. e la Melimela dei romani. Infuso: 3% da 2 a 3 tazzette ai nervosi. Le cotogne secche entrano nella macedonia e quelle fresche nella pasticceria per l’aroma pregiato. poco dolce ed astringente. Il frutto. Alcune tazzette al giorno. Gigante di Vrania.. I portainnesti sono gli stessi impiegati per il pero: EM A. per uso esterno. l’innesto per la parte epigea. ecc… Mucillagine contro le piaghe. Cotognata o marmellata. scottature e gargarismo ammorbidente. Di Smirne). con pere. Detti & Tradizioni “La cudôgna la fa spadìr i dent e la lighê la boca” infatti se viene assaggiata cruda allappa e lega la bocca. bolliti fino a riduzione a gr 300. per legge di Solone. I semi estratti in autunno possono venire usati nei seguenti modi: Macerato: mezzo pugno di semi in 500 cc. la Meech e la Van Deman. ancora maggior importanza: seccati al sole sono inodori. Mollesca. il succo è lenitivo sulle scottature. Ronda. per impacchi e ragadi del seno e labbra. Sciroppo: gr 40-80 al giorno. emanano un profumo di mandorle amare. In antichità era il simbolo di felicità coniugale e costanza. emulsina. I semi: generalmente numerosi. d’acqua per 10-12 ore. BA 29. la Fuller. per irrigazioni vaginali nella leucorrea. L’origine probabilmente si deve alla prerogativa di questo frutto di conservare il suo profumo. di cui hanno il sapore. sono vantaggiose nelle eccessive acidità di stomaco. cotognata con miele. Medicina & Cosmesi La polpa è facilmente ossidabile e spesso ricca di sclereidi. mele. spesso agglutinati tra loro da un evidente straterello di mucillagine. Lo stesso decotto. Inoltre la gelatina dei semi è indicata nell’acidità di stomaco. afte. divise per la forma dei frutti: Maliformi (Del Portogallo.

riempiteli. Far cuocere fino ad ottenere la consistenza della marmellata. eventualmente. Poi sbucciare le cotogne e privarle dei semi e delle parti dure eventualmente rimaste. Se poi vi piacesse di darle forme bizzarre procuratevi degli stampini di latta vuoti dalle due parti. ponetela egualmente sull’asse ed asciugatela nella stessa maniera. pesare il composto ottenuto aggiungendo per ogni kg di frutta circa 750 g di zucchero. A fine cottura. aggiungendo lo zucchero. ma con meno fragranza. Cotognata 2 kg di cotogne. 500 g di zucchero. 2 prese di cannella. ½ kg di zucchero. tagliarle a pezzi e far cuocere in poca acqua. comincia a cadere a stracci. il succo di un limone Mondare le mele con un panno pulito per togliere la peluria che le ricopre. Aggiungete la purea di cotogne. Cotognata 3 kg di mele cotogne. 3 kg di mele cotogne Far bollire 5 litri di mosto con gli ingredienti e con le mele cotogne sbucciate e tagliate a grosse fette. perché una parte dell’odore particolare di questo frutto si perde nell’acqua. appena il composto sarà ben sciroppato. Conservate l’acqua della loro cottura. e allora mettete a struggere 100 g di zucchero bianco con due cucchiaiate d’acqua e quando avrà bollito tanto da fare un filo (presane una goccia fra due dita) spalmate ogni pezzo con un pennello. Versare sui pezzi di mele tanta acqua quanto basta per ricoprirle. Se lo zucchero vi si rappiglia durante l’operazione (che è bene fare in una giornata non umida) rimettetelo al fuoco Cotognata marchigiana 5 l di mosto. Per ridurla a cotognata distendetela sopra un’asse alla grossezza poco più di uno scudo ed asciugatela al sole coperta di un velo perché le mosche o le vespe ne sono ghittissime. 1 kg di zucchero Con un pelapatate sbucciate le mele.Chef Fava Kaia). Sciogliete lo zucchero in un po’ dell’acqua per 5 minuti circa. Potete anche crostarla. Passatele al passaverdura. tagliarle a spicchi senza togliere la buccia e i semi (la buccia e il torsolo possono servire per fare della gelatina). si toglierà dal fuoco e si lascerà . 3 chiodi di garofano. La cottura deve avvenire a fuoco molto lento e prolungarsi per circa 4 ore. aggiungere un pizzico di cannella o. cannella. mescolate e fate cuocere a fiamma molto dolce fino a quando la cotogna avrà preso un bel colore rosso granato e la marmellata si è gelificata. Passare le mele cotte in un passino a fori piccoli e cuocere di nuovo. Schiumate con la schiumarola. togliete loro i semi e tagliatele a pezzi versatele in una pentola capiente con l’acqua e fate bollire. aggiungere la buccia del limone grattugiato.Marmellata di Cotogne 10 mele cotogne. scorza di limone biologico. lisciateli e distaccando la marmellata dagli orli con delicatezza. aggiungere succo di limone e far bollire finchè le mele non saranno tenere. Marmellata di Cotogne 1 kg di cotogne. Verso la fine è necessario mescolare più spesso e. Quando è asciutta di sopra tagliatela in forma di tavolette di cioccolata e passandole sotto un coltello per distaccarla dall’asse rivoltatela dalla parte opposta. levatele. di cedro candito. Se la mettete in vasi potrà servirvi come conserva e fatta in tal modo resterà più chiara. Rimettetela sul fuoco con lo zucchero e rimestatela sempre onde si attacchi. 7-8 minuti di bollitura basteranno. 2 kg di zucchero Mettete al fuoco le mele coperte d’acqua e quando cominciano a screpolare. levatela. volendo. Invasare ancora calda e capovolgere i vasi (si ringrazia il Ristorante “Fava” – Casola Valsenio (RA) . 750 g di zucchero. Quando il composto diventa gelatinoso. sbucciatele e grattatele alla meglio per levarne tutta la polpa che passerete poi al setaccio. se poi presa su con il mestolo. cedro candito (facoltativo) Sbucciare le cotogne.

deriva dal latino medievale (“acrispinum” dalle foglie acute). 3 cucchiai di miele. talea. CRESPINO (Barberis vulgaris L. Gelatina di cotogne Sbucciare con cura le cotogne. Far bollire per alcuni minuti per intenerire la polpa. rum. Quando la gelatina si è addensata versare nei vasi e chiudere ermeticamente. 1. 250 ml di panna Amalgamare la gelatina con il miele e lo sherry. più chiara in quella inferiore. ½ l di rum. Ha rami eretto-arcuati. Riempire una terrina e mettere in freezer almeno trenta minuti prima di servire. lunghe sino a 8-10 mm.I fiori sono piccoli. La cotognata va conservata in barattoli riposti in ambienti asciutti e freschi. in Italia è indigeno nelle Alpi e nell’Appennino boreale e centrale (la varietà calabrica. sia stato introdotto da un monaco certosino. usato da Tournefort e poi da Linneo. Le foglie sono caduche. con picciolo di 2-15 mm. mature in agosto-settembre. Originario e diffuso in tutta Europa. più alta. dal sapore acidulo. brillante. 50 ml di sherry. Pesare il succo ottenuto. totalmente glabre. Per facilitare la fuoriuscita del succo si può usare un passa patate. cannella Grattugiare le mele e lasciare riposare per due giorni. Arbusti sempreverdi a foglia caduca. da m 3 a 6. 500 g di zucchero. con un margine seghettato e dentelli che terminano con una spina apicale.) Famiglia: Berberidacee Nome dialettale: Craspèin. la si trova in Calabria sul monte Pollino). Imbottigliare il liquore e lasciarlo riposare per un mese. verde scuro e lucide nella pagina superiore. usato per il frutto dalla scuola salernitana. gialli. lunghi circa 2 cm. gettare i pezzi in poca acqua fredda con qualche goccia di limone.raffreddare nello stesso recipiente. Montare la panna e gli albumi a parte finchè non sono compatti e aggiungerli alla gelatina. Liquore di Cotogne 1 kg di cotogne. 3 albumi. striati longitudinalmente e molto spinosi. Dessert alla mela cotogna 150g di gelatina di mele cotogne. In arabo “berberys” si riferirebbe alla lucentezza delle foglie. lunghe fino a 4 cm. Gherspèin Etimologia:Il nome apparentemente arabo. così in fenicio “barbar” significa lucente. Spremere il succo attraverso un panno di lino e aggiungere alcol. I . Fioritura: MaggioGiugno Altezza: sino a 3 m. mentre in greco con la parola “berberi” si alludeva alla lucida madreperla del guscio delle ostriche.2 l di alcol. odorosi riuniti in gruppi terminali. innesto. aggiungere la stessa quantità di zucchero e rimettere a cuocere a fuoco basso. Crespèin. rosso vivo a maturità. I frutti sono bacche fusiformi. dapprima erettie poi penduli. cannella e mandorle. Sembra anzi che questo nome. “berberys” o “berberis”. sui suoli limosi e argillosi fino a 2000 m di altitudine. qualche mandorla amara. Ambiente: la si può trovare in ambienti aridi e caldi. oblanceolate-spatolate. Mescolare fino a completo disfacimento e poi passare. Propagazione: seme.

” Come scriveva Prikinson nel 1629. oxiacantina. all’inizio pubescenti. 2-3 tazzine al giorno. giallo. . Decotto: una manciata di corteccia sminuzzata bollita in acqua un litro per mezz’ora e colare.” Medicina & Cosmesi Nella medicina popolare al decotto delle foglie sono attribuite qualità astringenti. eccitante dell’appetito e delle secrezioni gastro-intestinali. Citato dal Mattioli: “ E’… il crespino una pianta che cresce su da terra con folti sermenti o vogliamo dire bacchette… tutte dall’alto al basso armate di certe acutissime spine…produce il fiore nel principio di maggio. asperma. Il macerato di bacche in acqua restringe i tessuti. Come si coltiva Il crespino non pres enta difficoltà di coltivazione: vegeta bene in terreni acidi e anche calcarei. palmatina. tra il 1860 e il 1865.2-3 per dose. Erano considerate anche stimolanti dell’appetito. berberubina. Tuttavia data la facilità di questo generre a ibridarsi. Estratto fluido: gr. pururea. la germinazione avverrà la primavera seguente.giovani rami sono solcati. sempre in serra. “preparavano lo stomaco alle vivande. Usi & Storia Il Crespino era già impiegato per siepi e recinzioni nei primi decenni del XV secolo. La corteccia (specialmente della radice. vennero emessi perfino degli editti che ne imponevano la distruzione. allora è cominciato lo sterminio. mentre quelle a forma caduca amano il sole pieno. Cucina & Ricette Dai frutti può ricavare una marmellata pregiatissima e dal succo dei frutti fermentati col miele si ottengono ottime bibite dissetanti. Contro il Crespino .. famosa per francese chiamata”épine vinette”. anche se il bestiame ne è ghiotto. Nel XVII secolo le bacche acide del Crespino si mettevano sott’aceto e quindi si adoperavano “per decorare e presentare piatti di pesce e carne bollita. Secondo London sono anche un buon surrogato del limone nel punch. Venivano somministrate sotto forma di sciroppo. Le specie sono in genere propagate per seme. ma si ottengono risultati inferiori. molto bella con foglie porpora scuro. finchè si è scoperto. Infine le foglie aromatizzano le insalate. varietà che porta frutti senza semi interessante per la produzione di confetture. Ne esistono diverse varietà: albo-spicata. e secondo Culpeper. con rami giovani di un bianco crema. cotte con miele o zucchero. soprattutto quella della radice. ne conseguono proprietà amaro-colagoga. che era il portatore della Puccinia graminea. in Francia e in Germania. Questi rimedi si utilizzavano in caso di febbre malarica poiché il Crespino favorisce l’azione della chinina. per ragioni medicinali e gastronomiche. berbamina. raccolta ad ottobre) contiene diversi alcaloidi: berberina. è ancora oggi utilizzata per tingere di giallo i tessuti e il cuoio. in grappoletti. Le bacche. raccolte in autunno. La corteccia. si preferisce moltiplicare per talea:Le talee erbacee vanno recise nella prima quindicinali giugno e messe nella sabbia su un letto caldo ombreggiato. Si possono anche fare talee legnose in autunno. e per molti altri usi. le specie sempreverdi prediligono un’esposizione a mezz’ombra e un terreno umido. hanno proprietà astringenti e dissetanti. nelle emorragie interne dei visceri ed organi genitali femminili. attiva la funzione del fegato e della milza. ed è utile nei calcoli della cistifellea e nella demorfinizzazione. dopo l’adeguata stratificazione. Ha poi acquistato sempre più favore. febbrifuga e vasocostrittrice. rafforzando quelle virtù magnetiche posto sotto il segno di Marte”. Il decotto per uso esterno viene usato per il mal di denti e piorrea alveolare. la produzione della bile. per favorire l’orinazione. poi glabri e di colore grigio-bruno.

fiori femminili brevistili: sono numerosi nei caprifichi. Il frutto (falso frutto) deriva da una infiorescenza che. poi i proficui e infine i mammoni. pubescenti e hanno. dai rami e dal fusto possono essere emesse anche radici avventizie. fioroni: maturano dai primi di giugno all’inizio di agosto: 2. 3. vive mediamente 50-90 anni. mentre nelle forme coltivate è arborea. linfa.000 m di quota. i rami hanno andamento diversamente curvilineo e contorto. Sui rami si trovano gemme a legno (piccole. certamente mediterranea. Etimologia: Ficus.. Così è dal Fioritura: a seconda del tipo di termine che indica il (frutto) fico che vengono succo e cultivar. i fòrniti cimaruoli: maturano da ottobre-novembre fino alla primavera successiva (prima dei fioroni del nuovo anno). da una antica regione chiamata Caria. collaterali a quelle a legno). facilmente soggetto a carie.o suk-. Esposizione: sole. e non il contrario. all’ascella delle foglie). 2. dalla sferico-appiattita. Il portamento può essere arbustivo. non pregiato. con corteccia liscia. alla piriforme-allungata e talvolta molto allungata. Le radici sono robuste ed espanse con elevata capacità di penetrazione. a frutto (semisferiche. sviluppata diventa una infruttescenza. all’interno di una infiorescenza (ricettacolo). linfa. si può collocare a Creta. nella “galla”. può essere più o meno assurgente e ramificato. a seconda della cultivar. miste grandi e coniche. Propagazione: talea. stessa radice viene succo. le foglie sono alterne. 7-8 m se coltivato. nel fico troviamo molte gemme latenti e avventizie. nei tipi selvatici. in latino sucum. Come si coltiva . 3. Ambiente: dal livello del mare a 1. numerosissimi. nella stessa pianta. Nel bacino del mediterraneo è presente da epoca assai remota.) Famiglia: Moraceae Nome dialettale: Figh. nella quale rivestono le pareti. I siconi si possono formare a seguito della fecondazione dei frutti femminili longistili o per partenocarpia. In base al numero di fruttificazioni che le piante portano annualmente. fiori maschili: portano il polline. Su di uno stesso ramo. possiamo classificare le cultivar in unifere. da cui deriva il suo nome. il legno è tenero e chiaro. che sono gli acheni. sono numerosi nei caprifichi. Il fico è originario delle zone tropicali e subtropicali dell’Asia Minore. Sono di tre tipi: 1. oltre alle gemme normali. in grado di ospitare. ampiezza e forma diverse (fenomeno botanicamente detto eterofillia). Se vi è fecondazione si formano i veri frutti. Il fico domestico può dare tre tipi di fruttificazioni: 1.FICO (Ficus carica L. il colore della corteccia va dal grigio cenere al verde scuro. fiori femminili longistili: sono numerosi nei fichi eduli. Il portamento della chioma. Dalla Arbusto medio alto. nei quali stanno da soli o insieme ai fiori femminili brevistili. a seconda della cultivar. Altezza: 10-12 m. le larve della Blastophaga psenes l. Il caprifico di solito è trifero: porta a maturazione prima le mamme. viene dalla radice fik. come sýkon la cui origine. detta siconio. La loro forma varia. I fiori di fico sono racchiusi. i fòrniti pedagnuoli: maturano da fine luglio a ottobre inoltrato. Il tronco è corto e ramificato. di colore cenerino. bifere o trifere. generalmente all’apice dei rami). I siconi delle cultivar femminili sono commestibili e sono detti normalmente “frutti” del fico.

Le avversità che colpiscono il fico sono diverse. Varieta & Co. CUORE (Rubaldo. mentre le piante con radici è preferibile metterle a dimora in autunno. anche tendenzialmente argillosi con buon contenuto di calcio. Fico dalla Goccia. ma direttamente in buche ampie e profonde per garantire. tondeggianti-appiattiti. Le temperature minime invernali al di sotto delle quali la pianta subisce danni sono -7/-8°C. Vezzoso Rosso e Vezzoso Bianco – a Piacenza. Frutto abbastanza grosso. delicata. La concimazione è assente o molto limitata. dolce. la polpa è rossastra. la prima segnalazione bibliografica risale al 1821 ne “I giornali dei viaggi” di Gallesio. I fioroni maturano all’inizio di luglio. mielosa. cioè produce fioroni e forniti. I fioroni. con lobi molto pronunciati. DOTTATO (Bianco. Rosso – a Parma. Le varietà di fico in Italia sono molto numerose. sono di colore giallo vivo canarino. di colore rosso vivo. le massime estive risultano dannose quando superano i 40°C. ma raramente porte a morte la pianta. La buccia è verde giallastra con sfumature rosso-violacee e screpolature longitudinali. Fig dla Madöna). Portoghese. La produzione di forniti è modesta. nei suoi diari di viaggio. Buccia verde-chiaro. Papale. Raffigurato agli inizi del 1700. Il monaco vallombrosano Vitale Magazzini scrive su “Coltivazione toscana” – (Venezia 1625) … i veri e buoni fichi daseccare sono gli albi e i dottati. Buzzone nero. ne nomina più di 450. hanno forma allungata e buccia di colore marroncino violetto. pronti in luglio. Della resta. un po’ allungato. Di seguito quindi riporterò solo alcuni esempi ritrovati sul nostro territorio: - ALBO (Albaroli). Il nome deriva probabilmente dal latino “Optatus”. Produce soprattutto fioroni. Gentile. Polpa rossa. Ottato). in Italia. pronti in agosto-settembre. ancora oggi è probabilmente la varietà più diffusa in Italia. fine. Gentile – dei Toscani. Le talee vengono messe a dimora in primavera. I forniti. preferisce terreni leggeri. che sono grossi ed hanno forma di cuore o fiasco col collo lungo e sottile. anche nel nostro territorio ne troviamo dei più svariati tipi e forme. nei quadri di Bartolomeo Bimbi e segnato con il nome di Lampas portoghese. Di Calabria. Hanno buccia giallo-verde e polpa bianco-rosata mista ad un miele giallo molto chiaro. Si raccoglie dall’inizio di settembre. assai gradevole. - - MADAMA (Ducale. hanno buccia sottile. così dicesi per l’irrigazione. tendente al giallo a maturità. i quali si dovrebbero seccare al sole e non in forno. fra l’altro. hanno un leggero sapore di moscato. Fico grosso. delicata. in Francia e Spagna sono molto frequenti gli attacchi di Botrite e Alternaria. il fico si adatta bene a qualsiasi tipo di terreno. che si scaldano facilmente. Binellone. Albero poco vigoroso. Buttada. Si raccolgono a fine agosto.L’impianto può essere effettuato in terreno non scassato. È una varietà resistente ai freddi invernali ed il frutto è adatto sia per il consumo fresco che per l’essiccazione. Dattarese. la prima segnalazione bibliografica risale al 1892. Varietà antichissima. San Pietro). foglie in genere pentalobate. La cosiddetta virosi (mosaico) è oramai diffusa in tutti i Paesi mediterranei. sono relativamente piccoli. Napoletano. Preferisce suoli ben drenati. attribuibili gran parte all’influenza che le diverse condizioni ambientali possono avere sul prodotto. La polpa. ma quelle potenzialmente gravi sono poche. L’albero è di media vigoria. polpa bianco-rosata e un sapore delicato. Dal punto di vista patologico. pur individuando molteplici sinonimie ed omonimie. è morbida. sopportando anche una discreta presenza di calcare e salinità. aromatica ed eccellente. con rami corti e sottili. la prima segnalazione bibliografica risale al 1800. Binello. dolce. arrotondato all’attaccatura del picciolo. buona. È di tipo bifero. Gallesio. L’albero è vigoroso e produttivo. che non vi sia ristagno idrico.” Compare - . e buona produttività. con peduncolo piccolo e corto. Madonna.

Preferisce climi caldi e terreno fertile e fresco. di grande produttività. con rami forti e dritti. Vuole ambiente con il clima caldo. di buona produttività per quanto riguarda sia i fiorono che i forniti. la prima segnalazione bibliografica risale al 1824. È nel 1813 che Giorgio Gallesio. si spinge molto indietro nel tempo … I Latini lo conoscevano sotto il nome di Ficus Carica (nome botanico della specie). Nel Rinascimento fù la varie6tà più ritratta. Entrambi operanti alla corte di Cosimo III dè Medici (1642-1723). Si raccoglie da metà settembre fino alla fine di ottobre. Questi ultimi sono squisiti. Fico di Rimini. - MONACO (Ammannato. con buccia di colore verde cinerino. Ha comunque notevole adattabilità. secondo la leggenda. Verdino. di caratteristica forma a trottola. La polpa è verdognola sotto la buccia. Batalone. fine e delicata. di pezzatura medio-piccola e di forma tondeggiante od ovoidale un po’ compressa. - VERDINO (Verdaccio. di grande sviluppo. La polpa è bianco-giallastra.negli scritti di Pier Antonio Micheli ed è raffigurato. con rami grossi e dritti. a maturità risulta bruno-violacea. sia come fiorone. Il frutto è di pezzatura mediogrossa. nei quadri di Bartolomeo Bimbi. Sono grossi. maturano infatti a fine maggio-primi di giugno. sugosa. Bianco. la polpa. di squisito sapore. con peduncolo molto corto. Il frutto è piccolo. I forniti sono quasi privi di peduncolo. con rami corti e sottili. è ambrata. L’albero è vigoroso. Paradiso. Produce solo forniti. resiste all’umidità e non si screpola. Sulla sua origine Giorgio Gallesio. e Plinio il Vecchio lo vanta come uno die più propri a seccare: egli dice che è stato portato da Sorìa da Lucio Vitellio nella Villa di Alba. Si raccolgono da metà agosto a metà settembre e sono ottimi anche per l’essiccazione. Buzzone. caratterizzata inizialmente da lievi costolature. sia come fornito. Verdolino – dei Piacentini e Parmigiani). Brosciotto della marca) – Probabilmente coltivato dai Romani che lo importarono dall’Africa. Barnisotto. sempre più spesso però se ne ritrovano esemplari anche in Emilia-Romagna: - BRAGIOTTO NERO (Africano. La polpa è di colore rosso vinoso. L’albero è di modesta vigoria. L’albero è vigoroso. Bernissou. Le due varietà che seguono sono state citate da Giorgio Gallesio fin dal 1813. con peduncolo corto. molto buona. Verdecc. È adatto anche per l’essiccazione. hanno buccia verde-giallastra o di color canarino. Matura dalla fine di agosto a tutto settembre. San Piero). tipiche e molto diffuse in Toscana. la buccia è verde inizialmente presenta delle costolature longitudinali che scompaiono a maturità. descrive il fico Monaco come una delle varietà più coltivate in Lunigiana.. negli ultimi anni dell’Imperatore Tiberio. fù la causa della guerra con Cartagine. L’albero ha vigoria elevata ed ottima produttività. hanno forma a campana. È di tipo unifero. I sinonimi Binello o Binellone sono dovuti alla caratteristica che ha questa varietà a produrre fichi gemelli uniti l’uno all’altro. Storia & Tradizione . hanno forma di pera allungata e buccia gialla con sfumature verdi. La produzione di fioroni (che sono pronti ai primi di luglio) è scarsa e la loro qualità è inferiore a quella dei forniti. buccia gialla e polpa un po’ rosata. piriforme. citata dal omologo Gallesio fra i fichi di Bologna. soprattutto nelle nature morte. Bertino. quando era Legato in quella provincia. giallo-chiara all’interno. I fioroni sono molto buoni e precoci. quasi nano. sotto la buccia. di ottimo sapore. Si raccolgono tra metà agosto e metà settembre e sono ottimi sia per il consumo fresco che per l’essiccazione. È di ottimo sapore. Preferisce terreno fertile ed esposizione soleggiata se la zona non è a clima caldo. Plinio il Vecchio lo descrive nella sua opera “Historia naturalis” col nome di Fico Africano e. Brogiotto fiorentino. ma violacea. allora prefetto a Pontremoli. nel I volume della sua opera Pomona Italiana (1817). fine e delicata. un po’ screpolata.

“Infiammato da un odio mortale contro Cartagine e preoccupato per la sicurezza dei discendenti”. come ce lo rifece Plutarco. . produceva “esalazioni forti e violente” e il suo legno era particolare per la sua “asprezza”. il fico era collegato con l’animale consacrato sotto questo profilo al dio: il capro. Malgrado fosse per alcuni versi impuro e nefasto. la donna una collana di fichi bianchi.C. il rogo era riservato ai libri colpevoli di empietà. nel Comizio. Là erano stati “sotterrati i fulmini”.mette in rapporto diretto la vita di Calcante. Bisogna dunque vedere nella comparsa del fico sul tempio servito dalle Vestali la presenza di un essere impuro in mezzo al simbolo stesso della purezza”. la descrizione del frutteto di Alcinoo. lasciando un baratro spalancato. desidererei preavvertirvi pubblicamente. come dimostra. ma distruggere il tempio diventato impuro. Siccome sarebbe mia intenzione costruire in tal posto. era “nato per caso” un altro fico. Durante le Targelie. era strettamente legato alla vita dell’Urbe. Peraltro. in pieno rigoglio. si sacrificavano un uomo o una donna come capri espiatori. affinché.“Mettor i figh a dù la lira” Mettere in riga qualcuno. con un fico. Che il fico sia stato considerato malefico. in occasione di una calamità pubblica. In mezzo al Foro Romano. Ancora più venerato era il terzo fico che si ergeva nel Foro. “quando gli si dava fuoco. Secondo Microbio. far pagare a qualcuno le conseguenze delle proprie azioni. Poiché gli àuguri avevano dichiarato che l’unico modo per colmarlo sarebbe stato gettarvi il tesoro più prezioso di Roma. Catone mostrò un giorno ai senatori un fico fresco: “sappiate” disse “ che è stato colto tre giorni fa a Cartagine. Un frammento di Esiodo. l’uomo portava una collana di fichi neri. il famoso misantropo “nemico di tutto il genere umano”. Bisognava allora non soltanto estirpare l’albero. È opportuno aggiungere che nel Nordafrica i fichi sono in rapporto non soltanto con la fecondità ma anche con il mondo degli antenati: si mettono dei fichi nei primi solchi al momento dell’aratura e altri se ne abbandonano sulle tombe e nei santuari come “la parte degli Invisibili”. In ogni caso per gli antichi l’albero del fico era inquietante. o cittadini ateniesi. ci è forse dimostrato da un episodio della vita di Timone di Atene. che questi dovevano fare grande espiazione quando per esempio un fico spuntava per caso sul tempio della dea Dia. sappiamo attraverso gli atti del collegio sacerdotale degli Arvali. il fico godeva di una reputazione di arbor felix. nel canto VII dell’Odissea. assimilata a Cerere (Demetra). Con il passare del tempo il fico in questione. i profani che le avrebbero contaminate con la loro presenza venivano scacciati con rami di fico. molto arcaico. tuttavia il fico era ritenuto un albero oracolatore. sprigionava un fumo molto acre e pungente”. È noto che fu un fico africano a scatenare la terza guerra punica che comportò la distruzione di Cartagine. ma come fa osservare De Gubernatis doveva esistere “una ragione più seria e più grave per portare alla demolizione di tutto il tempio. lo faccia prima che il fico sia stato abattuto”. il giovane Marco Curzio vi si precipitò a cavallo completamente armato e il baratro immediatamente si richiuse su di lui. proprio lì la terra si era aperta improvvisamente. Il fico era però considerato un albero impuro. Plinio e alcuni altri tardi autori latini ritenevano che il motivo di questa distruzione fosse la paura di un crollo del tetto. /peri e granati e meli dai frutti lucenti. feste di Apollo e Artemide che si celebravano ad Atene in maggio-giugno. Plutarco osservava che il fico era considerato un albero caldo. nel punto stesso in cui era morto eroicamente Marco Curzio. “Quando si secca” scrive Plinio ”è sempre un presagio. i fichi sono “l’offerta di pregio riservata ai morti”. Il fico è stato coltivato in Grecia fin dall’epoca omerica. era su un rogo di legno di fico che a Roma si bruciavano i mostri. che teneva lontano il fulmine. Ed egli disse: “Io ho una piccola area fabbricabile. Un giorno Timone si presentò all’assemblea dove non si recava mai e salì sulla tribuna degli oratori: L’incredibile novità stabilì un silenzio e un’attesa grande. secondo Luciano. antica divinità latina dei campi. Tanto vicino alle nostre mura abbiamo il nemico”. e i sacerdoti hanno cura di piantarne un altro”. Nel 362 a. ov’è cresciuto un fico a cui molti abitanti di questa città si sono già impiccati. l’indovino della guerra di Troia. secondo Tito Livio prese il nome di Romulare. re dei Feaci: “Alti alberi là dentro. mentre in Grecia. / e fichi dolci e floridi ulivi”. se qualcuno di voi volesse impiccarsi.

Una dieta a base di fichi può prevenire il cancro al colon e rallentare lo sviluppo dei calcinomi. Chiudere ermeticamente il recipiente e lasciate macerare per 70 giorni in cantina. . Cuocerla in forno a 180° per 1 ora circa. Pepe. 100 gr. Medicina & Cosmesi I fichi presentano un valore nutritivo molto particolare: grazie alle sostanze pectiche contenute. Mettere a bagno l'uvetta in poca acqua e passarla al mixer con l'acqua in cui era stata in ammollo. ha proprietà pettorali. Liquore dolce ai fichi 6 dl di alcol a 95°. Decotto: 2-3 fichi nell’acqua o latte di una tazzina. 2 william.Chef Fava Kaia). In particolare: il frutto. di salame. Eliminate i fichi e assaggiate il preparato. bollire spappolando ed aggiungere il medesimo peso di zucchero. porri e verruche. a macero in una quantità bastante di acqua per 5-6 ore. Uva passa gr. . 20. Cataplasma di secchi per coprire forme purulente. Giuggiolo gr. 20.Latice: (che fuoriesce quando si spezza una foglia o un ramo) acre bruciante per far scomparire lentiggini. 100 gr. 20. mentre il legno di fico egiziano è stato usato per la costruzione dei sarcofaghi dei faraoni. 20. Sale.Chef Fava Kaia). e con i frutti secchi. è testimoniata la tecnica in uso presso i Romani nell’attuale Puglia per conservare a lungo i fichi essiccati. Servire su un piatto da portata con 2 fichi freschi tagliati in quattro (si ringrazia il Ristorante “Fava” – Casola Valsenio (RA) . Fico frutti secchi gr. sono infine caratterizzati da un elevato e vario contenuto in sali minerali.Decotto: concentrato per gargarismi nelle angine. nell’alimentazione infantile forniscono calcio ai bambini che hanno allergie nei confronti del latte. per la loro ricchezza in fibre hanno effetti lassativi. Per uso esterno: . macchie. raffigurati nei dipinti di Ercolano e Pompei.Nel passato le foglie di fico sono state anche utilizzate per “censurare” in quadri e affreschi le parti intime di figure nude. Tagliare i fichi e metteteli ad insaporire sul fuoco con un po' di burro. unire l'uva frullata.Sciroppo emolliente: Dattero frutto gr. Fagiano Ai Fichi Freschi 1 Faraona. 6 fichi neri ben maturi. acqua distillata. lassative e antistitiche. Diverse nella giornata. Salare. dolci e rinfrescanti. afte ed irritazioni della bocca. Molto noti e rappresentativi sono i cestini di frutti freschi. di prosciutto Tagliare i fichi e le pere a pezzetti come il salame e il prosciutto. catarro bronchiale e della viscica. Sospendete i fichi nel vaso col metodo della garza (vedi sotto) e versare su di essi l’alcol. 50g Burro. Attenzione le grandi foglie possono indurre reazioni allergiche al solo contatto con la pelle. 20. Da prendere a cucchiai. ecc… . utile contro raucedine. Carrubo bacello gr. aggiungete poi acqua distillata e zucchero a piacere. sono utili nel prevenire l’occlusione delle vene. Spiedini sfiziosi 18 fichi maturi. 100g Uvetta. pressandoli opportunamente in otri di terracotta. 1 Limone. evacuante intestinale. serbevoli. 24 fichi maturi. bollire un quarto d’ora e passare attraverso un colino fine.Versare sulla faraona. aggiungere il succo del limone. ghiandole ingrossate. facendo giungere il suo livello a tre-quattro centimetri dai frutti. girarlo di tanto in tanto. Formare degli spiedini alternando i pezzetti di fichi con i pezzetti di prosciutto. zucchero. Lasciate stagionare in cantina per tre mesi. di cultivar tra loro differenti. raccolto da agosto a settembre. Cucina & Ricette Dall’antichità la pianta di fico è utilizzata per l’alimentazione umana con i suoi frutti freschi. pepare e ungere la faraona internamente ed esternamente. di pera e di salame (si ringrazia il Ristorante “Fava” – Casola Valsenio (RA) .

un pezzetto di cannella. Deponete i frutti all’interno della sacca. Filtrate l’infuso e lasciatelo stabilizzare in cantina per un mese prima di assaggiarlo. ma al riparo dal sole. 4 cucchiai di miele. Deponete in un recipiente i fichi interi. .) Grappa al miele e fichi 1 l di grappa. la scorza di limone (solo la parte gialla) e il miele. Coprite il tutto con la grappa e fate macerare in luogo caldo. la scorza di 1 limone. Chiudete ermeticamente il vaso. Aggiungete l’alcol versandolo sui frutti e fate giungere il suo livello a 3 cm dalla garza. 1 chiodo di garofano. per 45 giorni. cannella. il chiodo di garofano. Fissate con un cordino la garza all’imboccature del vaso. 4 fichi maturi.(Metodo della garza: stendete la garza sull’imboccatura del recipiente facendola ricadere all’interno a formare una profonda sacca.

perché se ingerita in forti dosi. I fiori sono ermafroditi. bollita 25 minuti in acqua gr. 10g di betulla(foglie). così chiamata per essere molto frangibile. a cucchiaini. In Romagna è detta “êrba cagarela” per la sua drastica azione lassativa e irritante dell’intestino. un abuso di questi prodotti erboristici può causare seri danni alla parete intestinale. Polvere: gr. La corteccia (raccolta da marzo a maggio) del fusto veniva usata dopo l’essiccazione ad 80-100°C. Tintura: 1 a 5. deriva assai probabilmente dall’aggettivo “frangolo”. in quanto si stritola facilmente. in caso di insufficienza renale. Gli agricoltori stavano molto attenti che gli animali domestici non la mangiassero. in ragione di mezzo grammo prima dei pasti.” Medicina & Cosmesi Varie parti dell’intera pianta venivano usate come lassativi. Le foglie sono obovate-acute o cuspidate perfettamente intere. Assumetene 3 tazze al giorno per un periodo di 3 settimane. 10g di ortica (foglie). E diffuso in Europa. 1-4 per dose alla sera. 10g di achillea. 15g di frangola (rizoma).) Famiglia: Rhamnacee voce toscana. 150. in Africa nordoccidentale. Viene anche utilizzata per rinfoltire i sottoboschi nei rimboschimenti lungo i corsi d’acqua. Contengono 2-3 noccioli avvolti in una polpa carnosa. Infatti insieme a senna (cassia) e rabarbaro è uno dei lassativi più usati nella medicina attuale. in Italia è frequente nel settentrione. un albero di mediocre grandezza. 1 l d’acqua. Usi & Tradizioni Veniva usato per lavori di tornitura e per fabbricare cerchi di botte. con petali di colore biancoverdastro. in Asia Minore fino alla Persia. 25g di frangola. con numerosi rami assurgenti che si dipartono spesso fin alla base. Il decotto veniva usato per esterno contro scabbia e tigna. poteva essere mortale. Citata dal Mattioli: “è adunque la frangola. Arbusto o alberetto. Altezza: fino a 3-4 m. 1-2 al giorno . Il tronco è eretto. . su terreni acidi e poveri. 10g di iberico. Alla sera prima di coricarsi per avere il beneficio senza irritazioni. raccolti in fascette ascellari che si sviluppano al momento dell’emissione delle foglie. I frutti sono drupe sferiche di 7-8 mm. indi colare e zuccherare.FRANGOLA Etimologia: (Rhamnus frangula L. con foglie quasi come di corniolo. ricoperta da un gran numero di lenticelle chiare e allungate. Decotto di iberico e frangola 25g di fieno greco. Fate bollire per 10 minuti nell’acqua i rizomi. stimolano cioè in maniera energica le pareti intestinali (irritandole) e favorendo quindi l’espulsione del bolo fecale. Propagazione: per divisione di getti. poi rosse ed infine nere-violette quando giungono a maturazione. agiscono per “irritazione intestinale”. Decotto: un pizzico o due di corteccia sminuzzata. Nomi dialettali: Frangla. lasciare a macero per 4-6 ore. poi filtrate. Ambiente: Dal livello del mare fino a 1800 metri. 10g di centaurea minore. Fioritura: Aprile-agosto. ripetendo la cura periodicamente. La corteccia è di colore bruno-rossastro. Questo piccolo albero si presenta spesso in forma arbustiva. dapprima verdi. Estratto fluido: gr. la chioma è irregolare e globosa. Decotto di gramigna e frangola 15g di gramigna(rizoma).

Ambiente: dalla pianura alla bassa collina. L’uso di questo decotto particolarmente indicato nei cambi di stagione. Altezza: 18-20 m.. 2dl d’acqua.5 dl d’acqua. Consumatene 2 tazze al giorno lontano dai pasti per combattere l’acne. alba L. 10g di paritaria (parte aerea). 5g di rabarbaro(rizoma essiccato e pelato). Zels. Fioritura: Aprile-Maggio. Di seguito segue la descrizione delle due varietà presenti in Emilia-Romagna.5dl d’acqua. Mescolate in maniera omogenea a secco gli ingredienti. con il tronco irregolare e ramificato. (detto anche Gelso rosso) -M. Moròn (PC). si presenta come un albero alto sino a 15-20 metri. (frutto nero) tutte comunemente indicate col nome di gelso e talvolta di moro. Mor. è quello che usavano abitualmente i romani. per poi divenire bruna e fessurata. Decotto depurativo al sambuco e vischio 20g di sambuco(fiori). 20g di frangola (corteccia). frangola e ginepro. vischio.Fate bollire per 10 minuti 1 cucchiaio di miscela in 2 tazze e ½ di acqua e consumatene 1 tazza al giorno. kagayamae Koidz. Môra Etimologia: Il nome del genere. 5g di frangola (foglie). ha effetti depurativi. GELSO COMUNE. Mur(RE). GELSO (Morus) Famiglia: Moraceae Nomi dialettali: (Romagna). Ne prenderete 1 tazza al giorno per almeno 20 giorni per depurare l’organismo. Le foglie caduche e alterne sono portate da un . la chioma è densa e arrotondata verso la sommità. nigra L. Decotto di sambuco 10g di sambuco(fiori). GELSO BIANCO ( Morus alba L. multicaulis Loud. Mor. 2. 20g di vischio (foglie). Al genere Morus appartengono diverse specie tra le quali le più note nel modo sono: -M. 10g di ginepro(bacche).) Albero. (frutto nero) -M. rubra L. a foglia caduca. -M. 10g di gramigna (rizoma). Sugli esemplari giovani la corteccia è di colore grigio. Fate bollire per 10 minuti nell’acqua 1 cucchiaio (10g) di una miscela precedentemente preparata con sambuco. 20g di salsapariglia 8radice). -M. subspontaneo Originario della Cina e della Corea. coltivato raramente. dosate 1 cucchiaino e ponetelo a bollire per 2 minuti in 2.

in particolare sulle giovani piante. tronco corto. Le foglie dei polloni sono tipicamente tripartite. ruvide e verdi scure sulla pagina superiore. nel XII sec.5 cm. la loro polpa è dolciastra già prima della maturazione. i margini sono dentati. La raccolta delle more di gelso è lunga e difficoltosa a causa delle piccole dimensioni dei frutti. mentre più dolci alla maturazione (Agosto-Settembre). originario dell’Asia minore. portati da un breve picciolo. mentre quello rosso veniva utilizzato per colorare le stoffe che provenivano dall’Oriente. Un albero adulto in piena produzione può produrre anche 200 kg di more durante tutto il periodo di maturazione annuale. sono costituiti da un insieme di unità carnose contenenti ciascuna un vero frutto (nucula). Altezza: fino a 10 metri. quelli femminili sono peduncolati. Tradizione & Curiosità Il Gelso nero anticamente era coltivato solo per il suo frutto mangereccio (Plinio il Giovane nelle “Lettere”. ma può essere anche cuoriforme. . Il gelso è sensibile alla Cicoria caranculoides che causa la cosiddetta malattia del popcorn. In Francia. abbastanza simili alle more di rovo. I frutti si mostrano in grappoli lunghi 2-2. Le foglie sono multiformi con margine dentato.picciolo scanalato. con fogliame deciduo. tendente a desquamarsi. il patogeno si può controllare con la distruzione dei frutti infetti. semilegnosa e di radice è preferibile alla moltiplicazione per seme. le talee legnose danno migliori risultati se raccolte d’estate e trattate con ormoni rizogeni. Fioritura: Aprile-maggio. esistono anche delle varietà a portamento piangente assai decorative. Sono simili a more. Bisogna tenere conto che tra Morus alba e Morus nigra c’è incompatibilità d’innesto. massiccio e ramificato. per cui i frutti appaiono gonfi come i popcorn. (lunghi 1-3 cm). della scolarità della maturazione.) Albero. GELSO NERO (Morus nigra L. i semi vanno seminati subito dopo averli estratti dai frutti o dopo alcuni mesi di stratificazione nel caso di Morus alba e i semenzali devono essere ombreggiati nei primi mesi dopo l’emergenza. Se si vuole propagare il gelso per seme bisogna attendere anche 10 anni prima di avere i primi frutti. Alla fine del primo millennio l’importanza di questo albero si legò sempre di più all’allevamento del baco da seta. Come si coltiva La coltivazione del gelso non presenta grosse difficoltà. pubescenti e più chiare su quella inferiore. la corteccia è brunastra. screpolata e reticolata. I fiori maschili presentano infiorescenze ad amento di forma cilindrica. di colore porpora-nerastro. riportando che la sua villa era circondata da una vasto giardino in cui abbondavano le piante di Gelso). Entrambe le pagine sono glabre e verdi chiaro. La propagazione per talea legnosa. Albero a foglia caduca. se non per eliminare il legno secco e per sfoltire la chioma. nomina questa pianta.. Affiancato poi. in vaschette ricoperte con cellophane. I fiori sono sia ermafroditi che unisessuali. sono commestibili. si presentano in amenti cilindrici giallo-verdastri di 2-4 cm. Altri parassiti possono causare sul gelso cancri e seccumi. sono di colore bianco giallognolo o rosato. dal Gelso Bianco importato da Ruggero di Sicilia. Generalmente la loro forma è ovato-acuta. chioma globosa espansa. al quale forniva nutrimento tramite le foglie. Ambiente: dalla pianura fino a 600 metri. I frutti possono essere conservati al fresco. durante il 19° secolo gli agricoltori piantavano il Morus nigra vicino al pollaio per nutrire il pollame. le piante che attualmente vengono messe a dimora servono più che latro per ornamento o per ombra. sono però aciduli acerbi. I frutti sorosi ovato-arrotondati. Fino ad un secolo fa ogni famiglia colonica allevava bachi da seta e disponeva di un notevole numero di gelsi. densa di un colore verde scuro. La propagazione avviene per talea. Una volta che le brache del gelso hanno raggiunto una struttura robusta non è chiesta lacuna potatura. per almeno quattro giorni senza subire danni. della vegetazione intensa e della delicatezza dei frutti.

mori è stata estratta la fitoalessina chalcomoracine. nel savor. Alcuni popoli dell’Himalaya utilizzano le more secche nel periodo invernale per ottenere una farina da mescolare con farina di mandorle. sorbetti. Nella cultura popolare le more (non si sa se quelle di rovo o di gelso) entrano in un famoso detto: “asptêr al môr d’maz”. Nel Libano i frutti sono consumati freschi o trasformati in sciroppo o succo. Cucina & Ricette Questi alberi oltre alle foglie. un tempo non molto lontano venivano indicate per lenire afta. ne troviamo un esempio a Piacenza in località Moronaso. La cottura verrà protratta fino a quando la salsa risulterà addensata. 1 bicchiere di vino rosso Mettete tutto a bollire mescolando frequentemente. Possiedono molte proprietà medicamentose. confetture. L’etil b-resorcilato estratto dalle radici di gelso ha proprietà antimicrobiche verso alcuni funghi e batteri. Si usano anche come aroma per gelati. Questo albero può vivere fino a 150 anni. più piccoli e meno saporiti. In Giappone sono state estratte delle molecole (sangenoni. il succo trova uso in lozioni idratanti. Una vecchia credenza Modenese e Reggiana sul Môr. Serve per accompagnare carni bianche e insaporire pesci bolliti. il frutto del gelso era originariamente bianco. ottimo l’uso dei frutti in macedonia. Lo stesso infuso di foglie ha proprietà antibiotiche. 1 bicchiere di aceto di vino rosso. delle fauci e delle arterie. molto ricercato per mitigare le infiammazioni della gola e. il suo diametro è di 4. dolci. Oggi vengono utilizzati per ottenere marmellate. risvegliando l’interesse dell’industria alimentare verso questa specie. nel medioevo se ne ricavava appunto. . Salsa di more di gelso 500g di frutta . È possibile ricavarne uno sciroppo. metteva poi in guardia chiunque dal piantare questi frutti vicino a casa. le radici e la corteccia di gelso possono essere utilizzate per scopi medicinali. acidulo e rinfrescante. con miglioramento del sapore e del profumo. Le more del gelso presentano un buon contenuto di zuccheri. astenia. stipsi e stomatite. lo sciroppo di more quando era necessaria un’azione astringente ed antinfiammatoria. kuwanoli. In cosmesi la polpa viene usata per maschere lenitive di pelli secche. in vitamine C.(aspettare le more a maggio) vale a dire aspettare chi non viene o attendere inutilmente. un vino: il Vinum Moratum. intendendo così esporre alla benedizione del Signore tutte le foglie ti tale specie di albero. venivano essiccati per ricavarne una farina dolcificante. previa fermentazione. depurativa. dei denti. La medicina popolare consigliava invece. Le foglie. angina. I frutti di Gelso bianco. ma può anche significare “muoio” o “muori”). ma venne arrossato dal sangue dei tragici amanti Piramo e Tisbe. fornivano i loro frutti. furani) con potere ipotensivo. dalla corteccia delle radici e del fusto e dalle foglie sono state estratte molecole fungicide e battericide. per la prosperità dei bachi da seta di cui erano il nutrimento. rinfrescante e tonica. perché si pensava agisse in modo negativo sugli uomini e gli animali. un antifungo che inibisce lo sviluppo di Fusarium roseum e del Bibolaris Ieersiae. Le more nere a succo rosso hanno un’intensa colorazione che può essere sfruttata come colorante naturale. in salse rosse. hanno sapore dolce.Secondo una leggenda ambientata a Babilonia e narrata da Ovidio (nelle “Metamorfosi”). (che significa “Moro”. lassativa.08 metri ed è molto vecchio. B e carotenoidi. Medicina & Cosmesi Orazio ne consigliava il consumo per le proprietà medicinali e nutritive grazie al forte potere energetico. Il giorno dell’Ascensione si usava portare in processione un ramo di gelso. Da gelsi inoculati con Fusarium solani var. gelatine. tra cui: espettorante. i quali venivano consumati freschi o per conserve e sciroppi ed anche vini di frutta. con il rhum o il vino rosso. mentre Gargilio Marziale insegnava a trarre dal frutto un potente medicamento contro i mali della bocca. mentre le foglie avevano proprietà febbrifughe. conferendo un colore blu-violetto. una grappa ad alto contenuto alcolico.

GINEPRO COMUNE (Juniperus communis L. 2 cucchiai di zucchero Cospargete le more di gelso con lo zucchero e lasciatele macerare per un giorno in un recipiente capiente. Etimologia: Il nome ha conservato la sua origine latina. espanso Arbusto. Altezza: fino a 5-6 anche 12 m. alberello sempreverde a crescita lenta. portati in piante separate. vive circa 600 anni. la quale risulterà profumata ma priva di colorazione.Chef Fava Kaia). Lasciate in infusione per 15 giorni in luogo caldo. Trasferite in cantina e lasciate riposare per altri 15 giorni. Sono verdi o bluverdastre per poi diventare nel secondo anno blu-scure e pruinose. Z’nèvar. in Italia è diffuso sulle Alpi e sugli Appennini. Indifferente alla natura del suolo è assai ben resistente al caldo e al freddo. I frutti sono bacche sferiche di 4-8 mm. Fioritura: febbraio-giugno. viene utilizzato in falegnameria e per la lavorazione al tornio. a crescita lenta. in serie. E’ una pianta dioica con fiori maschili gialli e fiori femminili verdastri all’ascella dei ramuli. cracovia. Grappa di morar 1 l di grappa. Invasare ancora calda e capovolgere i vasi (si ringrazia il Ristorante “Fava” – Casola Valsenio (RA) . può essere anche cespuglioso o strisciante. Essendo considerata una delle conifere più rustiche è disponibile in diverse varietà coltivate: compressa. P. depressa portamento basso. Il legno è duro. 100 g di more di gelso (Morus nigra). derivano dall’ingrossamento delle tre squame fertili del fiore femminile. carnose. Filtrate bene e lasciate stagionare per 2 mesi prima di consumare. Ambiente: dal mare fino a 2300 m. A fine cottura.) Famiglia: Cupressacee Nome dialettale: Baracocla Z’nèver. di zucchero Lavare le more in acqua fredda e metterle a cuocere in una pentola per lameno 15 minuti.Marmellata di more di gelso 1 kg di more di gelso. branche ascendenti e rami con estremità ripiegate. ma non soleggiato. Le foglie sono aghiformi pungenti lunghe da 1 a 18 mm. 600 g. Poi aggiungere lo zucchero e continuare a cuocere per un ora e mezza.S: Anche le more di Morus Alba possono essere usate per la preparazione di questa grappa. In Svezia ne sono stati segnalati alcuni alti quasi 20 m. è importante per la sua capacità di ricoprire i suoli deforestati e di preparare il suolo per la ricostruzione del bosco. compatto e a grana fine. Versate sui frutti la grappa e chiudete il vaso. dal Nordamerica all’Asia sudoccidentale e dalla Siberia al Mediterraneo. Il Ginepro comune ha una larghissima distribuzione geografica: è presente in tutto l’emisfero boreale. raggruppate per tre. Zanèvar. agitando spesso. I rami sono ascendenti e corteccia di colore grigio-rossastro che si sfalda in strisce longitudinali con margini ondulati. . Questa specie è molto longeva. Z’nèveir. la pagina superiore è striata di bianco quella inferiore di grigio. Solitamente si presenta con la chioma a cono stretto di colore verde chiaro. indicata per i giardini rocciosi. con forma colonnare nana. aggiungere la buccia del limone grattugiato. con forma colonnare larga.

La raccolta indiscriminata ne ha ridotto il numero. Cedro licio. spagnolo E’ sensibile al freddo anche se raggiunge i 3000 m. Juniperus thurifera L. le foglie più lunghe e le bacche di colore bruno rossiccio alla maturazione. Le foglie e i frutti sono tossici. hornibrookii. la sera della vigilia di Natale. Esiste anche il Juniperus nana Wild.. rami ascendenti ricoperti di foglie relativamente larghe. coliche e infiammazioni violente del tubo digerente. ecc. Si osservano manifestazioni come nefriti emorragiche. Juniperus phoenicea L. dopo la distallazzione a nche come antisettico esterno. circa 1000 anni. Si distingue dal precedente per il portamento più elevato. Il legno è di ottima qualità e un tempo era molto utilizzato per piccoli lavori di intarsio. sabina I frutti hanno un colore bluastro e sono ricoperti da una pruina cerosa gluacescente. crampi diffusi. La morte avviene in buona parte dei casi (ovviamente in relazione alla quantità di vegetale ingerito) dopo mezza giornata o a distanza di qualche gorno. infatti le conseguenze sono sempre gravi e spesso mortali sia per a madre sia per il feto. portamento nano. Contiene sostanze molto tossiche: un olio essenziale con sabinene. emorragie retiniche. più o meno di forma emisferica. Vorrei fare un particolare riferimento ad altri tipi di Ginepro. coccolone. in modo incosciente o criminale. per distinguerli tra loro: Juniperus oxycedrus L. colonnare fino a 3-5 m di altezza. che molti chiamano Ginepro nano.. è particolarmente adatta ai climi più rigidi e ventosi d’alta montagna (Sul monte Rosa vegeta fino a 3.fino a 6 m. La sua particolarità sta nell’essere molto resistente alla siccità e alla salsedine è quindi la specie che si avvicina di più alla costa. al posto dell’incenso. Soprattutto un tempo venivano utilizzate nelle campagne. Cresce lentamente ed è molto longevo.500 m. Può vivere circa 200 anni. gialle o verde-brunastre. erette e appuntite. argentate e color bronzo sulla pagina superiore nel corso dell’inverno. quale simbolo dell’immortalità. veniva gettato dalla famiglia riunita sul . a scopo abortivo. Detto: Ginepro rosso. forma grandi macchie. foglie relativamente piccole. con foglie e rami giovani color giallo oro all’inizio dell’estate.. turione. paralisi. peritonite e perforazioni intestinali. spesso arboreo. hibernica. Detto: Ginepro sabino. con forma compatta. in condizioni di incoscienza. Juniperus sabina L. Veniva adoperato nei riti funebri dei romani. nel Bolognese. perché è prostrato al suolo con rami orizzontali. Detto: Ginepro turifero. sabinolo. Fiorisce in maggio-luglio. Si distingue per avere le foglie squamiformi strettamente aderenti ai rami laterali che assumono perciò l’aspetto di corde. Foglie più corte 10-12 mm. appeggi. bianco-argentate nella pagina inferiore. un glucoside (pinipicrina) e altro. In Nordafrica il fogliame serve da foraggio per le capre e il legno è utilizzato per diversi scopi. diarrea. I frutti sono galbuli di circa un centimetro di colore blu nero e pruinosi a maturità. Tradizione & Folklore Il ginepro è un arbusto apotropaico per eccellenza (che serviva cioè ad allontanare e scongiurare gli influssi malefici). vomito. e più ravvicinate. Il legno duro è ottimo per la produzione di carbone. depressa aurea. il loro diametro è di 7-8 mm e sono portati da un peduncolo ricurvo. ossicedro. I frutti sono bacche di colore rosso vivo. densa. Detto: Ginepro fenicio.

inappetenza e reumatismi. 1 limone (scorza. 10 g di rosmarino(foglie). Citato sulle Sacre Scritture. Consumate due bicchierini al giorno. Trascorso questo periodo filtrare e conservare in bottiglia. la sera della Vigilia di Natale si accendevano i falò di ginepro sull’aia dei casolari. sulle bacche dell’arbusto provvidenziale apparvero delle piccole croci ancora oggi riscontrabili. Ponete a macerare le bacche schiacciate e la scorza di limone nel vino bianco secco ad alta gradazione per 15 giorni. Ariosto. Vino di ginepro 15g di ginepro (bacche schiacciate). elleboro e vecchie scarpe: le fumigazioni venivano eseguite girando tre volte intorno alla stalla e non dimenticando di entrarvi ogni volta. a Badi. Miscelate i componenti in parti uguali. Ponete le bacche contuse a riposare per 4-5 minuti in 1 l d’acqua bollente. foglie di menta. è balsamico. Nel Piacentino si eseguiva un rituale pagano il “Parfum” (profumo). Essenza. olio essenziale. Il vino di ginepro è un ottimo tonico. dopo i pasti. posto in casa un ramoscello di ginepro portava fortuna attirando le benedizioni di Gesù e di Maria (vuole la tradizione che la Sacra Famiglia sia stata salvata da un cespuglio di ginepro durante la famigerata strage degli innocenti. Nel Modenese veniva tradizionalmente usato per accendere il fuoco del ceppo natalizio e appeso alle travi delle stalle per tenere lontane le epidemie del bestiame. né alle donne in gravidanza. foglie di melissa. in cui bruciavano in eterogenea promiscuità bacche di ginepro. da Petrarca. acido ossalico e malico. Dopo la frizione ricoprite con un panno di lana.ceppo ardente del camino per suscitare un fumo aromatico che avrebbe scacciato dalla casa e dai dintorni le serpi. semi di finocchio. senza dolcificare. Pascoli e D’Annunzio. Frizioni di Ginepro 50g di ginepro (coccole schiacciate). diaforetico. diuretico e digestivo. mentre uomini. in dosi elevate le bacche possono provocare irritazioni all’apparato urinario e renale. Medicina & Cosmetica Ricco di resina. Tassoni. donne e bambini si disponevano in girotondo cantanto “Viva Gesù Bambino”. Filtrate e bevete. tonico. 1 l di vino bianco secco ad alta gradazione. fumigazioni per raffreddore. Infuso di ginepro 15g di ginepro (bacche contuse). bagni e lavaggi per reumatismi e irritazione della pelle. Lasciate riposare per 15 giorni prima di filtrare con una tela. a Castel di Casio e in altri paesi della montagna bolognese. 1 bicchiere di alcol denaturato. Boiardo. bruciori di stomaco. vino e macerato per meteorismo. 1 l d’acqua. frizioni con olio per dolori. Consumatene due tazze al giorno come regolatore delle mestruazioni. Ponetene un cucchiaio in infusione in una tazza d’acqua bollente per 10 minuti. Ponete le coccole schiacciate di ginepro e le foglie di rosmarino in 1 bicchiere di alcol. Non va somministrato a chi soffre di disturbi ai reni o al tubo digerente. solo la parte gialla). . semi di finocchio. Infuso digestivo Fiori di camomilla. 25 g di olio di ricino. Si consiglia a quanti soffrono di gotta. Sederini. Poiché l’olio essenziale è ricco di terpeni. A Granaglione. infuso. Al filtrato aggiungete l’olio di ricino. bacche di ginepro. emmenagogo. antireumatico. Utilizzate per frizionare le parti indolenzite dai dolori reumatici. proprio in quell’occasione dopo la benedizione di Gesù. che si effettuava in funzione profilattica per gli animali da lavoro. da latte e da carne con secchi e scaldini pieni di braci. problemi diuretici e mestruazioni irregolari.

erano buoni disinfettanti e deodoranti inoltre utili per fumigazioni nei mal di gola e delle vie respiratorie. Olio alle erbe e ginepro 500 gr.in decotto: polvere mezza manciata in acqua un terzo di litro. 2 l di grappa secca. Le foglie.Liquore calmante 10g di ginepro (bacche). Cucina&Ricette Tutta la pianta è molto ricca di resina ed emana un gradevolissimo odore: in particolare le coccole hanno un sapore amaro. 2-3 tazze al dì. 15g di calamo aromatico. raccolto in autunno presenta ottime proprietà sudorifere. Trascorso questo periodo fare sciroppare lo zucchero in 2. agitare e filtrare. l’anice stellato. disinfettavano e profumavano gli ambienti. Veniva usato questo decotto. Da 2 a 3 bicchierini. idropisia). 2 cucchiai di aceto aromatico. I frutti del secondo e terzo anno. Gr. il cumino. il legno duro. – bacche: 6-8 al giorno masticate confer5iscono buon odore all’alito e preservano dai contagi. Inoltre il suo legno è indispensabile nelle operazioni di affumicatura dei cibi. e odore marcato. Emulsionate l’olio con l’aceto e un pizzico di sale. hanno proprietà diuretiche e antieczematose. diuretico nella gotta e nella blenorragia e leucorrea. l’artrite ed il rachitismo. i fiori di camomilla. digestive e diuretiche. Lasciate riposare la carne per circa 30-40 minuti nella marinata prima di cuocerla alla griglia. 1 Mazzetto Erbe (salvia. In dettaglio. Attendete qualche ora. raccolti da settembre a novembre. nel qual caso potrete berne ½ bicchierino dopo i pasti principali. 100 nelle 24 ore in due volte come diuretico (anche per :asma. 8g di cumino. avendo cura di muovere il vaso chiuso 1 volta al giorno. Durante la cottura spennellate con il condimento in modo che rimanga morbida. raccolte dalla primavera all’autunno. sale. 2. uricemia. da bere alla sera dei giorni precedenti le mestruazioni. Unite alla salsina le bacche di ginepro. – infuso: 20 frutti pestati in una tazzetta d’acqua. 12 Bacche Ginepro Pulire le erbe e asciugarle all'aria. 60 a macero 8-10 giorni in vino bianco un litro rinforzato da gr. le scorze di limone e di arancia e il calamo aromatico. gonorrea. 2 o 3 tazze al giorno prese fra i pasti. 4-8 al giorno. – vino: frutti gr. cistite. filtrate e imbottigliate. stimolanti. laringiti e catarri della gola. catarri. Per uso esterno.in infuso: frutti schiacciati mezzo pugno in un recipiente con l’acqua bollente di un litro. possiedono proprietà aromatiche. 1 peperoncino rosso. sudorifere. solo la parte gialla). solo la parte gialla).Chef Fava Katia). Olio D'oliva Extra-vergine. .5 dl d’acqua. renella. in uso esterno. 20g di limone (scorza. Per confezionare questo liquore ponete a macerare per 15 giorni in 2 l di grappa secca le bacche di ginepro. 2-3 manciate di foglie per litro d’acqua diventavano un buon detersivo di piaghe. nefrite. –estratto fluido: gr. Un altro decotto concentrato 10 e più per cento era impiegato in bagni contro il reumatismo.in decotto: una manciata per l’acqua di un litro. Inserirle nella bottiglia d'olio con le bacche e lasciare aromatizzare per circa 30 giorni (si ringrazia il Ristorante “Fava” – Casola Valsenio (RA) . l’alloro e il peperoncino sminuzzati. 10g di anice stellato. Per uso esterno si preparava un altro decotto. 80 di alcole. e colare. Rosmarino.5 dl d’acqua calda aggiungetelo al macerato. i frutti venivano impiegati in suffumigi nell’abbassamento della voce. Le bacche e i getti di ginepro sono ottimi per aromattizare pietanze a base di carne e verdure cotte (crauti. Una tazzetta ogni due ore per i catarri bronchiali e della vescica. Bruciati su tizzoni accesi. 25g di camomilla (fiori). per bagni antigottosi. foglie e ramoscelli bruciati. Questo liquore aromatico e invogliante è anche un buon rimedio conro lo stress. coprire e dopo un’ora passare al setaccio fine. ma molto gradevole. 250g di zucchero. Basilico). bronchiti. perdite notturne di orina. 2 foglie di alloro. patate ecc…). balsamiche. –vino: polvere 1-2 pungi a macero in vino bianco un litro per 10 giorni e filtrare. Marinata aromatica per grigliata 1 bicchiere di olio extravergine d’oliva. 1 cucchiaio di bacche di ginepro. 20g d’arancia (scorza.

1 l di sciroppo di arancia amara. Gineprino 5dl di alcool a 95°. 15g di calzaya (pianta peruviana con corteccia aromatica). 2 Cucchiai Olio D'oliva Extra-vergine. la calzaya e la cassia amara. filtrate e consumate il liquore fresco. quindi filtrate e mettete a stagionare il più a lungo possibile.Zuppa Di Carote Al Ginepro 6 Carote. sono l’ingrediente giusto per preparare questo liquore benefico per lo stomaco. o coccole. Filtrate il liquido e mescolate con lo sciroppo di arancia amara. Esponete la bottiglia tappata al sole per 40 giorni curando di rimestare ogni tanto. Dopo 3 giorni versate sulle bacche l’alcol e lasciate macerare per un mese all’ombra. 1 Cipolla. Agitate ogni tanto. e si può controllare con facilità l’intensità del sapore di ginepro. 15 bacche di ginepro. Si tratta di un liquore dal sapore molto particolare. Lasciate riposare in cantina almeno fino alla fine dell’inverno. per 2 giorni. 5 Bacche Di Ginepro. Frà ginepro 1 l di vino bianco. frullare il tutto (si ringrazia il Ristorante “Fava” – Casola Valsenio (RA) . 5g di bacche di ginepro. che piacerà a chi preferisce gli aromi forti. 5dl d’acqua distillata Fate essiccare per 3 giorni all’ombra le bacche di ginepro mature su un foglio di carta assorbente da cucina. pestatele poi leggermente in un mortaio. Unirle al soffritto pepare e salare. Disponete a piacere le coccole fresche di ginepro comune su un foglio di carta e lasciatele asciugare per circa 3 giorni all’ombra (il numero delle coccole deve essere ben calcolato perché influisce molto sul sapore9. mettetele in un vaso con 1 l di buona grappa e lasciatele macerare per circa 2 settimane. Pelare e lavare le carote e tagliarle fini. Schiacciate le bacche e mettetele poi a macerare con la scorza di arancia (solo la parte gialla) nell’alcol e nel vino bianco per 15 giorni. 1 l di buona grappa. GIUGGIOLO (Ziziphus jujuba Mill. le bacche di ginepro. il ginepro e lo zucchero. in questo caso l’infusione va fatta in bottiglia. Liquore di Ginepro 100g di alcol a 75°. Sale pepe. 15 bacche di ginepro. Rosolare nell'olio la cipolla tritata. zucchero. 100 cl di brodo vegetale. E le bacche di ginepro pestate nel mortaio Portare ad ebollizione e far cuocere 20 minuti. Grappa al ginepro 1l di grappa. Pestatele poi leggermente in un mortaio e versatele in un vaso che richiuderete dopo averle cosparse con tre cucchiai di zucchero. quindi. 1l di vino bianco ad alta gradazione. Una volta ottenuto l’equilibrio desiderato. Grappa al ginepro 3-5 coccole fresche di ginepro comune. Mettete in infusone nel vino bianco. unire il brodo. basta estrarre dalla bottiglia il bastoncino. avendo l’accortezza di schiacciare le bacche con le dita per facilitare l’aromatizzazione del liquore. Chi preferisce un aroma meno penetrante può sostituire le coccole con un pezzetto legnoso della pianta. Al termine del periodo filtrate e consumate. 15g di cassia amara. Filtrate e aggiungete l’acqua distillata nella quale avrete sciolto a caldo 200 grammi di zucchero. del ginepro. Mezzo bicchierino al dì dopo i pasti sarà utile per espellere gli acidi urici. una manciata di bacche di ginepro.) . 20g di zucchero ponete a macerare in una bottiglia la grappa. trascorso il tempo di riposo. 2 scorze di arancia le bacche mature.Chef Fava Katia).

Altezza: fino a 8 metri. Nell’area mediterranea non sono stati riscontrati parassiti particolarmente dannosi. con chioma ovata. I frutti si presentano come drupe ovoidali di 2-3 cm. ma più spesso arbusto con fogliame deciduo. rada. Tradizione & Folklore Ogni casa colonica aveva un giuggiolo e per tradizione gli abitanti della casa. due mosche molto simili presenti in Italia. Il giuggiolo è originario della Cina e dell’Asia centrale. che provoca marciume e avvizzimento fogliare. talea. a pezza. incompleta (Beck). Zézula. Albero. giallo-brunastre a maturità. Come si coltiva La forma di allevamento più comune in Italia è quella ad alberello o libera. dette giuggiole o zizzole. innesto (a gemma. la Phakopsora zizyphi vulgaris Diet. in entrambi i casi rotta in piccole placche. piccoli. detta anche ruggine del giuggiolo. la pagina superiore è lucida di colore verde intenso. rossastra sui rami. a triangolo). corteccia grigio-brunastra sul tronco. Il contenuto di zuccheri raggiunge valori del 25% nei frutti freschi e arriva al 60% in quelli essiccati. presto ramificato. o meglio giallo-verdognoli. la pagina inferiore i più chiara e opaca. Le giuggiole possono essere conservate per 70 giorni a 10°c o per 30 giorni a 20°C. la buccia raggrinzisce sempre più e la polpa si riduce di spessore. vengono eseguiti solo interventi cesori per eliminare i rami troppo bassi o per diradare la chioma troppo folta. seme. non umidi. con seme duro. di colore verde chiaro. E’ stato introdotto in Italia verso la fine dell’Impero di Augusto e da molto tempo si è naturalizzato nel bacino del Mediterraneo. quando l’apporto di fertilizzanti favorisce la crescita. Il giuggiolo può subire danni da gelate precoci nel periodo autunnale. per cui in ambienti settentrionali la coltivazione è possibile solo sotto particolari microclimi come in prossimità dei laghi o in colline ben esposte al sole. neutri o sub-alcalini. disposti in densi glomeruli ascellari. Propagazione: polloni. temperature inferiori a 2°C durante la conservazione provocano seri danni. resiste a situazioni di forte aridità grazie ad un apparato radicale molto sviluppato in profondità. Tuttavia dove la coltivazione è più estesa abbiamo notizie di: fra i patogeni il Gleosporium spp che provoca sui frutti delle piccole macchie scure. Ambiente: pianura e bassa collina. non esistono cultivar selezionate. Le foglie sono regolarmente alternate. con rami spinosi a zig zag (ogni nodo presenta una coppia di piccole spine). lo onoravano con il segno della croce. Quando la maturazione è avanzata. Etimologia: deriva dalla denominazione araba del giuggiolo di Barberia. Vive in zone con climi temperati con minime invernali non inferiori a 10° C e con estati lunghe e calde. “zizifous”. tra gli insetti: la Carpomya vesuviana (Costa) e C. al sorgere e al calar del sole. ma solo dei tipi indicati genericamente: a frutto lungo o a frutto tondo. predilige i suoli leggeri. la produttività del giuggiolo varia a seconda dell’andamento pluviometrico(una pianta può produrre sui 30-50 Kg di frutti).Famiglia: Rhamnaceae Nomi dialettali: Zôzla. vano raccolte da settembre a ottobre. a spacco. Questo frutto era elencato anche tra quegli alberi che con il loro ciclo vegetativo scandivano l’andamento delle stagioni: . da cui per assonanza proviene la denominazione comune di giuggiolo Fioritura: giugno-luglio. entrambe dotate di buone caratteristiche organolettiche e buona produttività. in particolare nelle regioni dell’Italia centro-meridionale. con lamina obovata e margine finemente seghettato. Questa pianta è in grado di adattarsi a vari tipi di terreno. Le lavorazioni e le concimazioni sono utili prevalentemente nella fase giovanile. la Botrytis cinerea Pers. A parte la potatura di allevamento. il tronco eretto. La raccolta viene effettuata quando i frutti sono maturi. I fiori sono biancastri. sinuoso.

tu te spoi. Un altro detto. fu portato dall’Africa da Papinio. poiché è l’ultimo a cui spuntano le foglie in primavera e il primo a perderle in autunno. un pugno di Parmigiano. Per il loro effetto lenitivo e antinfiammatorio ( vitamina PP. e coprite con il coperchio. 500g di giuggiole. dolci e bevande alcoliche e liquorose (brodo di giuggiole). gelatine. aglio. recita: “Par San Michèl. pulite le restanti dal nocciolo e mettete i noccioli nel resto del brodo stesso. 400g di baccalà già bagnato. Medicina & Cosmesi Un tempo le giuggiole erano considerate uno dei quattro frutti “pettorali” (con fichi. Servite nei piatti il risotto con sopra un trancetto di baccalà e una spolverata di prezzemolo (si ringrazia il Ristorante “Avion Blu”. in alcol e aceto. Continuate ad aggiungere brodo fino ad ultimare la cottura. i frutti contengono acido oleanolico e acido ursolico. senza bruciarlo. sciroppi. e amante quand ch’us se smana” “E zôzêl l’è l’ultum a vistis e l’è prèm a spuiès” in riferimento alla caratteristica dell’albero. In Cina si essiccano dopo averli snocciolati e si utilizzano per la preparazione di dolciumi o bolliti in sciroppo con riso e miele.” “Per San Michele. i semi contengo composti organici con proprietà sedative. quanno se spoia tu te vesti” “Smante quand us amana è zozle. Poco prima di terminarla prendete 4 pezzetti di baccalà e cuoceteli in una padella con uno spicchio d’aglio. Salare e aggiungere pepe. Mettete un pizzico di sale nel brodo e fatelo andare. Filtratelo. canditi.“Quanno se veste. Un’ultima curiosità: da questa pianta si ottiene l’hennè. 80g di burro. confetture. la giuggiola nel paniere. B2 e C) vengono utilizzate per la preparazione di decotti espettoranti ed emollienti. In cosmesi si usano per maschere emollienti ed idratanti per pelli secche. 250g di riso arboreo. Pascoli e Deledda. Inoltre si utilizzano per la preparazione di marmellate. prezzemolo Mettete 200g di giuggiole nel brodo di verdura. datteri e uvette). Cucina & Ricette I frutti vengono consumati freschi. Si possono conservare anche in salamoia. Soderini: Il giuggiolo negli ultimi tempi di Cesare Augusto. come integratore alimentare. e non c’era ricetta antitosse che non ne contenesse. per gli animali al pascolo in alcuni periodi dell’anno e vista la durezza del suo legno è molto apprezzato in ebanisteria. 2 bicchieri di vino bianco. grandemente compariscente nelle trincee.” Venne citato anche da Davanzati. Dopo una breve bollitura frullare il composto ottenuto e poi filtrare per eliminare i noccioli. seminato nel campo. che indicava il periodo giusto per raccogliere questo frutto. la zôzla ‘te panir. Tostate il riso in una casseruola.B1. Risotto alle giuggiole con baccalà (per 4 persone) Questa ricetta prende la fila dal famoso bordo di giuggiole che tante volte incappa nei nostri modi di dire.Chef Vignoli Enrico) Salsa di giuggiole 500g di frutta. Brodo di verdura. quando sarà ben tostato sfumate con un mestolo di brodo. direttamente appena raccolti oppure leggermente avvizziti.Modena .” Tutt’oggi viene impiegato anche per rimboschimenti data la sua robustezza. Questa salsa si usa per accompagnare carni bianche e bolliti. principi attivi che inibiscono la formazione di glucani insolubili prodotti da batteri cariogenici. Appena il risotto è cotto aggiungete le giuggiole snocciolate il burro e il parmigiano e mantecate per un minuto. per pochi muniti. 2 bicchieri di aceto bianco Le giuggiole mature vengono lavate e poi bollite con vino bianco e aceto di vino bianco in proporzioni uguali. .

si chiude ermeticamente e si ripone in un locale buio a temperatura ambiente. possibilmente albana. Poi conservare in contenitori di vetro. Il tutto va agitato ogni giorno sino a completo dissolvimento dello zucchero. buccia grattugiata di un limone. Aggiungere l’uva sgranata e lo zucchero. Il decotto viene preparato in questo modo: si scelgono delle giuggiole ben mature. 1 bicchiere di albana dolce. invasare ancora calda e capovolgere i vasi (si ringrazia il Ristorante “Fava” – Casola Valsenio (RA) . dopo averle lavate e asciugate si mettono in vaso sterilizzato di vetro. Lasciate appassire le giuggiole non sbucciare. far evaporare il vino. 2 mele cotogne sbucciate e tagliate sottilmente.Chef Fava Katia). Dopo 20-30 giorni è pronto all’uso. si aggiunge lo zucchero.b. Far evaporare e passare per eliminare i noccioli ed eventuali cuticole residue.Brodo di giuggiole 1 kg di giuggiole. 2 grappoli di uva. Brodo di giuggiole (dose per 5-6 vasetti) 1kg di giuggiole. cuocete un’ora a fiamma dolce. acqua q. Marmellata di giuggiole La frutta viene cotta con l’aggiunta di un po’ di zucchero sino a completo distacco della polpa dal nocciolo. A fine cottura. Metterle in una pentola e ricoprirle d’acqua. 500g di zucchero In diverse versioni. 1 kg di zucchero. aggiungere la buccia del limone grattugiato. . Rimescolare continuamente per evitare qualsiasi bruciatura. era usato sin dall’antichità per curare la tosse. si aggiunge lo zucchero. Aggiungere le mele e l’albana.

presente negli impianti intensivi. Come si coltiva L’apparato radicale del kaki si sviluppa prevalentemente negli strati superficiali del terreno. i fiori sono solitari. talora con aggiunta di 120 unità di magnesio. Normalmente vengono somministrati concimi ternari al fine di ottenere un equilibrato sviluppo della pianta. La potatura di produzione deve essere orientata verso un rinnovo equilibrato della vegetazione e all’omogenea distribuzione della fruttificazione nella chioma. una relativamente profonda in autunno e una o più lavorazioni superficiali in primavera. Essendo una specie molto rustica poche sono le avversità che possono causare danni di una certa gravità.) Famiglia: Ebenaceae il nome della specie deriva da quello giapponese dato alla pianta: “kaki no ki” Etimologia: Nomi dialettali: Diospiro. il tronco è eretto con corteccia bruna. tollerando anche quelli piuttosto argillosi. Pomo o Mela d’Oriente. di allegazione e nel periodo di accrescimento dei frutti. spesso pubescenti su quella inferiore. con calice persistente. in numero variabile a seconda del grado di fecondazione raggiunto. quando il peso della produzione può provocare scosciature del tronco e lesioni ai frutti. In sezione trasversale sono evidenti otto logge ovariche che possono essere provviste di semi (uno per loggia). talvolta anche rossastro. una buona irrigazione. È sensibile ai forti venti soprattutto in estate e autunno. Essendo una pianta monoica. Le forme di allevamento più utilizzate sono la palmetta. ben drenati e di medio impasto. tenendo presente che il kaki fruttifica sui rami dell’anno. . Fioritura: fine giugno. Albero spogliante. in quanto consente di meccanizzare le principali operazioni colturali. soprattutto nell’Emilia-Romagna. pertanto si consigliano almeno due lavorazioni all’anno. nei frutti partenocarpici delle cultivar variabili alla fecondazione e in quelli sia fecondati che partenocarpici delle cultivar costanti alla fecondazione. mentre le cultivar costantemente astringenti sono le più resistenti ai freddi invernali. verde scuro e lucido sulla pagina superiore. 150 di fosforo. la piramide e il vaso. le cultivar costantemente non astringenti sono le più esigenti in fatto di luce e di calore prolungati in autunno. e maggiormente sensibili alle basse temperature invernali. mentre diviene rossastro in altre. 180 di potassio. di circa 15 cm di lunghezza. Altezza: fino a 12 m. coriacee. con chioma globosa. al rosso-marrone o bronzeo in quelli fecondati nelle cultivar variabili alla fecondazione. ovali-ellittiche. formato da quattro lacinie. Propagazione: per seme. Il kaki si adatta bene ai diversi terreni. Loto. che tende a distaccarsi in piccole placche ruvide. Le foglie sono intere. Il kaki può essere considerato specie per climi temperato-caldi. La palmetta è la forma di allevamento più moderna. disposti tra foglie e ramo con corolla giallo verdastra. adattandosi molto bene alle condizioni ambientali mediterranee. densa di colore verde cupo. meglio se coltivato in terreni profondi.KAKI-MELA e KAKI-VANIGLIA (derivano dal: Diospyros kaki L. È importante nella fase della fioritura. Il colore della polpa va dal giallo-aranciato. Il frutto è una bacca. È un albero con fogliame deciduo. Ambiente: fino a 600 m. per mantenere la particolarità di queste varietà è sempre meglio l’innesto. la cui forma varia da molto piatta a molto allungata con prevalenza della forma arrotondata. Tuttavia nei riguardi del clima i diversi gruppi podologici hanno comportamenti differenti. Il colore della buccia a maturazione di raccolta è giallo più o meno aranciato nella maggior parte delle cultivar. e divengono rosse prima di cadere. alle dosi medie di 200 unità di azoto. Tra queste si cita la sesia (o rodiscorza) e la mosca della frutta.

Kaki – Cioccolatino (Mercatelli) Cultivar VFNA. tale purea in Usa viene impiegata in pasticceria e gelateria. edule alla raccolta. Cucina & Ricette Il frutto del kaki presenta un basso tenore di acidità. Toscana. di discreto sapore. con buccia di colore giallo arancione. edule alla raccolta. L’epoca di raccolta è inetermedia. I frutti si conservano ottimamente e sono adatti anche per usi industriali. di seguito verrano descritti in modo più completo: Kaki – Mela ( Hana Fuyu) Cultivar CFNA. di sapore ottimo. l’aroma e il sapore del distillato si differenziano nettamente da quelli dell’acquavite di vino e di vinaccia e dagli altri distillati più comuni. Veneto. L’epoca di raccolta è intermedia. Emilia-Romagna. diffusi nel salernitano e in altre province campane. . Storia & Co. oppure per la preparazione di succhi e confetture. Albero di vigoria media e produttività elevata. di forma conico arrotondata. La cultivar Hachiya viene usata per la produzione di una purea congelata di buon colore e aroma. Albero di vigoria elevata e produttività medio-elevata. da questo prodotto fermentato può essere ricavato un distillato dal buoquet gradevole. Molise. In Italia i primi impianti risalgono al 1916. polpa aranciata. Il frutto è di pezzatura medio. con buccia di colore arancio e polpa giallo aranciata.Abruzzo. Il frutto è di pezzatura medio-piccola. Ancora in Giappone il succo di kaki. il kaki-mela e il kaki-cioccolatino.Specie & Varietà Le varietà ricercate sono il kaki-vaniglia. un alto contenuto di zuccheri e di polifenoli viene utilizzato essiccato sotto forma di fette o anche di cubetti. con buccia di colore giallo aranciato e polpa arancio bronzea. In alcune regioni dell’ex Unione Sovietica viene prodotto succo di kaki in scatola. Originario dell’Oriente. utilizzata come impollinatore. di forma sferoidale arrotondata. ricco di tannini.grossa. L’epoca di raccolta è precoce. in tali zone la coltura industriale del diospiro raggiunse notevole diffusione negli anni 40. opportunamente miscelato con proteine e poi essiccato. In Giappone vengono utilizzati per la produzione di una bevanda a bassa gradazione alcolica (8%). la sua introduzione nei Paesi europei del bacino del Mediterraneo è piuttosto remota: gli antichi Romani conoscevano il loto già nell’età di Plinio. Puglia e Calabria. di sapore ottimo. da qui si diffusero gradatamente in altre regioni: Liguria. una prima descrizione di questa pianta è apparsa alcuni secoli avanti Cristo e sono stati trovati documenti del V-VI secolo sulla coltura del kaki. non edule alla raccolta. di forma sferoidale appiattito quadrangolare. Il frutto è di pezzatura grossa. viene largamente usato per chiarificare il sakè. Kaki – Vaniglia (Hachiya) Cultivar CFNA. Albero di vigoria elevata e produttività media.

lunghi circa 5 mm. ai margini dei boschi. Frequente vicino ai ruscelli. Framboa. petali 5. Medicina & Cosmesi Sono presenti tannino. in un luogo caldo ma non soleggiato. trasferite in cantina e lasciate riposare altri 15 giorni prima di consumare senza filtrare. Altezza: fino a 2 m. 200g di lamponi. vulnerario. 1 bicchiere di acqua. Introducete i frutti in un recipiente e cospargeteli con lo zucchero. nei luoghi incolti. con calice a 5 lacinie lunghe e sottili. Raccogliete i lamponi. Lasciate macerare per un giorno. dolce e succoso. sradicandola e facendo attenzione a non romperla. 250 g di sciroppo di zucchero. Si raccoglie la radice prima della fioritura. nell’Asia nord-occidentale e nell’America settentrionale. lasciare riposare in frigorifero per due ore e poi mantecare (si ringrazia il Ristorante “Fava” – Casola Valsenio (RA) . Agitate spesso il recipiente. Contro la febbre. Amandl. Grappa al Lampone 1 l di grappa. Mandurl. Ambiente: media montagna Propagazione: polloni. che muoiono dopo la fruttificazione. obovati e bianchi. in modo che nell’arco di pochi anni sia riformata. in ampie colonie. Il lembo è dentato e la pagina inferiore biancastra. le foglie sono alterne e composte.LAMPONE Famiglia: (Rubus idaeus L.Chef Fava Katia). . oftalmico.) Nomi dialettali: Amandarl. I fiori solitari hanno color bianco. Razza da mori E’ una specie distribuita in tutta l’Europa centrale e settentrionale.) Rosaceae Nomi dialettali: Frambos. la nefrite. La raccolta può essere condotta su una parte della colonia. Il frutto sub-globoso. utilizzando come contenitore un cesto di vimini per preservarne la freschezza. Fioritura: giugno-agosto. pectina. Mandulena. ovato-lanceolate. MANDORLO Famiglia: Rosaceae (Prunus dulcis Mill. patenti o riflesse. zucchero. il succo di 1 limone Mescolare tutti gli ingredienti. Arbusto stolonifero con molti fusti e rami aculeati. Etimologia: il nome ha conservato la sua origine latina. rosso. Fiorisce in estate. Irrogate i lamponi con la grappa e lasciate in infusione per 15 giorni. Piccolo arbusto. 2 cucchiai di zucchero. Cucina & Ricette Sorbetto di lamponi 500 g di purea di lamponi. Veniva usato nella medicina popolare come astringente.

Fioritura: Febbraio-marzo. La stagione migliore per l’impianto è l’autunno. si possono distinguere in due gruppi: dolci e amare. hanno margine a denti fitti e smussati e sono lungamente picciolate. perché in esso sono contenuti 1 o 2 semi commestibili (mandorle) avvolti da un sottile tegumento color cannella e contenenti acido prussico che. emulsina. “ E’ prem frot l’è la mandulena. introdotto in Europa tra il VI e il V secolo a. I frutti. Altezza: fino a 10 m. Così ottenuta la pasta di mandorle. cresce bene in terreno sia acido sia calcareo.. Un tempo in Romagna si trovavano le Mandorle di Santa Caterina (Catera). specie se tardivi e i venti. compaiono prima delle foglie. . acqua Il latte di mandorle oltre a essere un latte di pulizia è anche buono da bere. i petali presentano una macchia più scura alla base. tutt’oggi viene usato come lubrificante. Le foglie sono lunghe fino a 12 cm. asma. i rami sono spesso induriti all’apice o spinosi. I fiori inseriti a 2. aperto i fiori e maturato le mandorle” (Numeri 17. in terreni ben drenati. mentre la corteccia è scura fessurata con piccole scaglie. Ambiente: fino a 800 m. si usava a bassissime dosi negli adulti.5 l. Può essere piantato in luoghi aperti. “amândli marzosi”. gastrite acuta. stemperatela in acqua leggermente tiepida nella quantità da 200 ml a 0. l’ultimo la nespolina) Medicina & Cosmesi I semi del mandorlo contengono trigliceridi con fortissima presenza di insaturi. caldi. arrossate.Originario dell’Asia sudoccidentale e del Nordafrica. Pelate 50g di mandorle sgusciatele. leggermente solcate da un lato: racchiudono un grande nocciolo oblungo detto comunemente guscio. sono biancorosei. sminuzzatele. L’acqua di mandorle amare. quindi pestatele e impastatele bene con poca acqua fredda. lenitivo. l’ùltum l’è la nispulena” (Il primo frutto pronto da raccolgiere è la mandorlina. Latte di mandorle 50g di mandorle. blefarospasmo (localmente). laringoplasmo. laringiti (inalazioni) e come correttore del sapore. verde-giallastro. per ottenere un latte detergente e rinfrescante. Propagazione: per seme a dimora. sono drupe ovali e tormentose. sali minerali. come sedativo delle tossi convulsive. La varietà amara oggi ha largo impiego in medicina e profumeria: vengono per pelli secche. Storia & Tradizione Presso molti popoli era considerato una pianta quasi sacra. per innesto. La pasta di mandorle è ottima contro le mani screpolate anche la farina è ammorbidente dell’epidermide ed è utile per pelli sensibili e aczemantose. E’ particolarmente indicata per chi ha la pelle del viso secca e delicata. Questo albero dal fusto tortuoso presenta una chioma globosa espansa di colore verde chiaro. a seconda della concentrazione desiderata. “E Mosè collocò le verghe nella tenda della testimonianza ed ecco che la verga di Aaron della casa di Levi era fiorita e aveva emesso le gemme. veniva usato come blando lassativo. Di queste specie si mangiano i semi non i frutti. 22-23). Oli essenziali . Ancora oggi si fa uso di simbolici rami di Mandorlo in alcune cerimonie ebraiche. Albero a foglia decidua. con il suo contenuto di benzaldeide e acido idrocianico. subsessili. anche in pieno sole. in prodotti per la prevenzione delle smagliature in gravidanza e delle ragadi al seno. delicate. calcolosi epatica. protidi e polisaccaridi. con lamina lanceolata. a seconda del sapore del seme. le Mandorle Premici (Schiacciamani) e le Mandorle Ambrogine. L’olio di mandorle dolci.C. teme i geli. in Italia è presente in tutto il territorio talvolta viene coltivato con olivi e viti. vitamina A e B.

250 g di mandorle sgusciate. Cucina & Ricette Cotoletta di pollo alle mandorle 6 petti di pollo. 150 g di zucchero semolato. aggiungere lo zucchero sempre mescolando e per ultima la farina di mandorle. immergete lo stampo nell’acqua bollente. ripetere l’operazione terminando con il cioccolato (si ringrazia il Ristorante “Fava” – Casola Valsenio (RA) .Chef Fava Katia). unto prima con burro o olio e. .Chef Fava Katia). distaccatene i lobi. unendovi un pezzo di burro quando sono nello zucchero. e mescolate. Stendere l’impasto sopra a una teglia leggermente imburrata e infarinata e cuocere in forno.) Nomi dialettali: Melograna. Frattanto ponete lo zucchero al fuoco in una casseruola possibilmente non stagnata e quando sarà perfettamente liquefatto. Ponete queste mandorle così tagliate al fuoco ad asciugare fino al punto di far loro prendere il colore gialliccio. Onde il croccante non vi prenda l’amaro. Montare bianchi d’uovo a neve. da entrambi i lati. Stendere sul fondo di uno stampo alternando con uno strato di biscotto. con aggiunta di mandorle amare pestate. versatevi dentro le mandorle ben calde. fare bollire la panna e versarla sopra al cioccolato aggiungervi i due cucchiai di rhum mescolando con una frusta.Dalle mandorle amare e dolci si estrae per progressione l’olio di mandorle. sale q. l’olio essenziale di mandorle amare. Mèl garnì. specie nella preparazione dei saponi. senza però arrostirle. liquido incolore che si usa in profumeria. 100 g. si ottiene. Mèl garnìda. Passatela quindi nelle mandorle tritate e friggetela nell’olio precedentemente riscaldato. di mandorle dolci. di zucchero in polvere Sbucciate le mandorle.b. 2 uova. Servitela ben calda (si ringrazia il Ristorante “Fava” – Casola Valsenio (RA) . ½ bicchiere di olio d’oliva. Battete leggermente la carne immergendola nelle uova sbattute e salate. Sformatelo diaccio e se ciò vi riuscisse difficile. ¼ di panna fresca. trattarle fini con la lunetta. 8 chiare d’uovo. Pestate le mandorle fino a ridurle in poltiglia. MELOGRANO Famiglia: Punicacee (Punica granatum L. Fondere il cioccolato. il punto preciso della quale si conosce dal color cannella che acquista il croccante. Su usa anche seccar le mandorle al sole. l’olio è costituito prevalentemente da gliceridi dell’acido oleico e viene largamente usato come commestibile. come lassativo. e tagliate ognuno dei lobi in filetti o per il lungo o per traverso come più vi piace. pigiandolo con un limone contro le pareti. 2 cucchiai di rhum. come emolliente per uso esterno. distendetelo sottile quanto più potete. Dal colore giallo chiaro. Per la ganache di cioccolato: 800 g di cioccolato fondente. cioè le due parti nelle quali sono naturalmente congiunte. Dal pannello residuato dall’estrazione di quest’olio. Croccante 120 g. per distillazione. Tortina di mandorle e cioccolato 150 g di farina di mandorle. Allora versatelo a poco a poco per volta in uno stampo qualunque. passando di cottura.

In inverno questi assi dovranno essere accorciati per 3/5 della loro lunghezza. con la buccia coriacea (il frutto maturo è giallo-verde. verde lucido. tanto da rendere i frutti non eduli e soltanto alcune varietà sono classificate a seme soffice e quindi commerciabile. Il melograno si può allevare nelle forme a cespuglio. Propagazione: per seme o per talee legnose a fine inverno. cartaginese. è in grado di sopportare lunghi periodi siccitosi. l’estirpazione dei polloni radicati. Piante & Varietà Il melograno può essere classificato in base all’acidità dei suoi frutti: acido. utilizzati in parchi e giardini come piante singole o a gruppi. con aree rossastre che a volte occupano l’intera superficie del frutto) ornata dai residui persistenti del calice. dovrà limitarsi a mantenere la forma. Si tratta di piante a sviluppo lentissimo. sono grandi 3-4 cm. con rami glabri. A maturità si lacerano liberando i semi. a guisa di corona. la propaggine e la margotta. Questa pianta ha spesso un portamento arbustivo. angolosi con spine acuminate. Ambiente: prospera in tutta la zona degli agrumi e dell’ulivo. una volta che l’impalcatura è formata. il frutto raccolto immaturo tende ad appassire velocemente. Altezza: fino a 6 metri. in climi più freddi richiede riparo d’inverno. oppure a temperature di 0°C per 2 mesi e a 4°C per 1 mese. In Italia si conoscono le seguenti: Dente di cavallo. Per accelerare la produzione del frutteto si può ricorrere all’irrigazione ( nel primo anno: fino a 3-4 volte al mese). Internamente sono divise in logge contenenti molti semi legnosi. la potatura di produzione. si usano le varietà acide e su queste si innesta generalmente a spacco. i petali sono increspati con numerosi stami. La forma preferita dalla pianta è tuttavia la prima. tuttavia con l temperatura di 0°C i granuli possono sbiancare. Alla ripresa vegetativa verranno scelti 3-4 germogli per costituire in futuro le branche secondarie. equivocando sulla sua origine. tutte agro-dolci o dolci. I frutti si presentano come grosse bacche dette balauste. agro-dolce o dolce. protetti da un arillo rosso e succoso. Le foglie sono oblunghe. . Nella fase di allevamento vengono scelte 4-5 branche primarie e favorite nel loro accrescimento. mela di Cartagine. Nei rana. Concimazioni azotate eccessive favoriscono lo sviluppo di secchioni e di rami a legno. Come si coltiva E’ una pianta che non richiede grandi cure o un terreno particolare. esse sono globose. la fruttificazione inizia al quarto anno dall’impianto.Etimologia: Il nome deriva dal latino “punicus”. Ragana e Racalmuto. presentando un’elevata acidità. Originario dell’Asia sudoccidentale. Profeta Partanna. Alberello o arbusto a foglie caduche. di colore rosso corallo intenso. Il metodo principale di propagazione è l’innesto. poiché la produzione dei frutti avviene nella parte terminale dei rami. Selinunte. Dal punto di vista ornamentale si distinguono gli esemplari con branche o tronchi contorti. oppure per siepi e bordure. I fiori terminali a forma di imbuto. molto ramificato. Plinio la chiamò Malum punicum. Nei rami più giovani la corteccia è rossiccia. La raccolta dei frutti si esegue quando essi sono maturi preferibilmente tagliando il peduncolo. a vaso o a spalliera. Si usano anche la divisione dei ceppi. adatte per il consumo fresco. dall’autunno alla primavera. Alcune cultivar producono semi duri. Fioritura: aprile-maggio. dispersi soprattutto dagli uccelli. Queste andranno a formare l’impalcatura principale. Storia & Co. evitando grossi tagli e accorciamenti eccessivi. I frutti raccolti si possono conservare a temperatura ambiente per un periodo di 15 giorni. I polloni si dovranno tenere eliminati. intere. in quelli più vecchi diviene grigiastra. fino alle regioni Himalaiane. il tronco è contorto.

) e di Amenofi IV (1375 a.” (Ho una scatolina di robina. La pianta aveva grande importanza nei riti siri e fenici. I greci favoleggiavano che fosse stata Afrodite a piantare il Melograno nell’isola di Cipro. gli antichi la nominarono nei poemi. Per questo gli araldici usano la melograna come simbolo di concordia. i genitori di una giovane principessa fanno custodire il giardino in modo che nessuno possa entrarvi. inoltre negli scavi di Pompei era presenti in molti affreschi e mosaici. ma è probabile che fosse precedentemente coltivato da alcune comunità monastiche per le sue virtù medicinali. amaro come il fiele. chi l’indvena l’è un dutur. dove spesso è sfuggito alle coltivazioni e si è naturalizzato. amêr cum e fel”. Per il sangue che sembra colare dal suo frutto maturo. tanto che contribuirono alla loro diffusione anche in Spagna. della unione e quindi è simbolo della Chiesa di Cristo ed anche del popolo congregato. e così quello donato da Paride a Venere. …chi indovina gli do un fiore. In un racconto indiano del re Vikramaditya. e l’à tant e bel udor.6.C. Ne esistono raffigurazioni in tombe egiziane che risalgono al 2500 a. dòlz cum e mèl. soprattutto frequenti nel Cantico dei Cantici. gli Egizi (almeno 2500 anni prima di Cristo) lo onoravano come albero sacro. dolce come il miele. ma nel medesimo tempo annunciano che chi riuscirà a varcare la soglia e a portar via 3 melograni su cui dormono la principessa e le sue ancelle. per gli Ebrei era simbolo di amicizia e concordia.). v. forse è per questo che il regno di Granada portava nel suo scudo un melograno rosso in campo d’argento. stil cum ‘na garnêla d’gran. la intagliarono nel legno e nel metallo. jè vistid tot d’una soma. I Fenici furono probabilmente i primi coltivatori a Cartagine. nelle camere sepolcrali di Ramsete IV sono stati trovati perfino degli autentici frutti di melograno seccati. Molti sono i riferimenti al melograno nel Vecchio Testamento.Fu importato nel Mediterraneo in tempi antichissimi.” (Cento frati che vengon da Roma. il melograno come il Corniolo e il Ciliegio. dal Turner che nel 1548 veniva coltivato nel giardino del duca di Somerset a Syon House. ancora. Si tramanda che sia stato piantato sulla tomba di Eteocle. e ha tanto un bell’odore. “…i toui germogli formano un giardino di Melograni.) “Cento fre che ven da Roma. che è ben vero che è ben fina.. la dipinsero sui vasi. con frutti squisitissimi” (4. Dice l’amante: “…come uno spicchio di melograno le tue guance sotto il tuo velo” (4.) Questa pianta da sempre è stata caricata di simboli e di sogni. che chi indovina è un dottore. Anche per gli Arabi era una pianta importante.13)”…ti offrirei vino profumato. In realtà per le sue apprezzate qualità. cremisi Tradizione & Ritornelli La melograna o il melograno. avrà in sposa la giovane. Il fiore di melograno. è considerato simbolo di amore. sottile come un chicco di grano. Prima del 1618 John Tradescant ne introdusse nel continente una varietà doppia a fiori “grandi come una rosa doppia della Provenza”. il melograno era conosciuto e coltivato dai popoli delle più antiche civiltà mediterranee. 150).2). Sappiamo. Secondo certe tradizioni il pomo offerto da Eva ad Adamo era la melagrana . sono vestiti tutti di un colore.C. per cui i romani lo credettero originario di quei luoghi. dice Alcinoo: “ivi crescono tra gli altri alberi verdi il Pero e il Melograno”(canto VII. “Aj o una scatulena ‘d rumena. jè vistid tot d’un culor… chi j’indvena ai dagh un fior.C. ch’l’è ben vera ch’ la j è ben fena. (Grosso come una pagnotta. Da un trattato del XVIII secolo i “pomi granati” venivano usati come calmante della febbre. e i suo frutto è nominato anche nei papiri dell’epoca di Tuthmonsis I (1547 a. in cui si condensavano tutti gli incendi del solleone. in Italia si è diffuso soprattutto al Sud .) “Grôs cum’na pagnoca. E il melograno compare anche nell’Odissea. per forma e per contenuto (una specie di favo di acini rossi e aciduli) dà l’immagine della raccolta. per i popoli greci di fertilità e amore. nel giardino del re dei Feaci. di mosto dolcissimo del mio Melograno” (8.7).3.. dove continua a . è stato associato a miti cruenti. sulle stoffe.

che contengono tannino e colorano la lingua di violetto. sciroppi e sciroppati. sono usati. e così la corteccia e la radice. Il succo di melograno era utilizzato anche come condimento di pesci e carni in alternativa al limone. si dice che avrà tanti figli quanti semi usciranno dal frutto spezzatosi contro il suolo. Versare lo sciroppo raffreddato in bottiglie sterilizzate. 800g di zucchero. I semi servono per correggere il sapore di alcuni sciroppi. ma in misura molto minore. Catone ne parla per le sue proprietà vermifughe. nel minor tempo possibile. I frutti inoltre possono essere utilizzati nell’industria conserviera per la produzione di succhi. specialmente nei casi di emorragie intestinali o vaginali. privatele dei semi e della pellicina. pone il melograno come simbolo di fecondità. 500g di zucchero. infatti la giovane sposa getta a terra uno di questi frutti maturi. un usanza di origine ellenica. e poi imbottigliare. Far sciogliere a fiamma bassa. ma che viene generalmente essiccata. ricca di tannino. Cucina & Ricette I semi del melograno vengono generalmente consumati freschi e sono usati per preparare bibite ghiacciate (“sherbet”. ridotta con l’ebollizione alla metà del suo volume. Far riposare il tutto per 24 ore in un luogo fresco per permettere alla parte liquida di separarsi dalla componente mucillaginosa. che si estrae dal terreno in autunno ne può essere conservata allo stato semifresco nella sabbia. Granatina di melagrane Bevanda analcolica che si prepara con 1l di succo di melagrana. I fiori. è bene fargli prendere un energico purgante per espellere il parassita. sostanze resinose e peptiche. all’aria o all’ombra. Passare i grani spremendoli energicamente. Il farmaco è contenuto nella corteccia della radice. “granatina”). Bere la granatina allungata con acqua. Gelatina di melagrana . A dimostrare che il melograno possiede virtù salutari e medicamentose basta ricordate che per indicare ed esultare le virtù di una donna in salute si dice: “L’è ‘na mèla garnìda”. Chiudere ermeticamente e conservare in luogo fresco. filtrare se necessario. perciò dopo che il paziente ha bevuto una porzione di g 60-90 di corteccia macerata in 2 bicchieri d’acqua. marmellate. in infuso. ma soprattutto per la preparazione della granatina. rende la saliva gialla. Infine dal pericarpo del frutto si estraeva in passato un ottimo inchiostro. La corteccia dei rami e del tronco e la buccia del frutto hanno le medesime proprietà. Questa corteccia contiene diversi alcaloidi. “sorbet”. come astringenti. togliere la cannella. Ha azione paralizzante sui platelminti. In Turchia invece. acerbo. Medicina &Cosmesi Le virtù mediche di questo frutto erano già note fin da tempi antichissimi. I frutti maturi vengono spremuti e il succo va versato in una pentola assieme allo zucchero. sembra che il melograno a fiori bianchi sia più potente di quello a fiori rossi. masticata. Filtrare e raccogliere il succo in una casseruola pesata in precedenza. amido. Controllare il peso togliendo la tara e per ogni 200g di succo aggiungere 500g di zucchero. Sciroppo di melagrane 20-40 frutti maturi (da cui si ottiene in media 1l di succo). e che sia nato dal sangue di Menoeceo suicida. 5 limoni e un bastoncino di cannella. che è amara. Mescolare. usata soprattutto per la concia del marocchino e nell’artigianato degli arazzi nei Paesi Arabi. non troppo amaro. in alcuni paesi i frutti sono usati per le decorazioni di macedonie servite in apposite coppe. 200 g di zucchero). è stata utilizzata per molto tempo nella fabbricazione di una tintura rossa. Mescolare con un cucchiaio di legno e dopo aver tolto dal fuoco aggiungere succo di limone. (Granatina: 110 g di frutticini spremuti.stillare sangue per l’eternità. La corteccia dei frutti acerbi. Ha un odore debole e un sapore astringente. mannite. Schiacciate le melagrane ben mature.

con 5 o 7 foglie ovali dentate. Fiorisce in tarda primavera. palmate. tot al ser è filarèn” “Quando le more sono mature. I frutti sono drupe prima rosse poi nere. fra le macerie dove forma ampie colonie. Durante. A cucchiai al mattino o 2-3 tazzine al giorno nelle diarree. sostanza colorante. A questo punto togliete dal fuco. Conti. Raza. Aggiungetevi un po’ di scorza di arancia grattugiata (non la parte bianca) e mettete sul fuoco. lasciate cuocere a fuoco piuttosto vivace fino a quando. Mattioli. Arvid. versando una goccia su un piatto freddo. quindi tutte le sere verrà il fidanzato. Dopo aver portato a ebollizione. Spi. Propagazione: polloni. con 5 sepali. D’Annunzio e Davanzati. hanno proprietà astringenti – decotto: foglie tritate una manciata bollita in acqua un litro sino a riduzione alla metà colare. a maturità dolci. Arvigh. eretti o posati. e 5 petali rosei o. ma ci sono tanti modi per interpretarlo! “Aver a che fèr con un quèl. Ragia. . lungo le strade. di rado. “Quand ch’lè fat al mor di spen. tutte le sere si farà l’amore” Il “filarèn” in Romagnolo significa filarino. Le foglie sono alterne. com’e znèr cun al mor” “Avere a che fare con qualcosa come il gennaio con le more” “T’an vèl niach quatèr mor gels” “Non vali neanche quattro more di gelso” La mora venne citata da : Boccaccio. “morum” frutto del rovo o del gelso. 500 g di zucchero grezzo di canna. Etimologia: dal latino “mora”. si usa come astringente. depurativa e tonica. Medicina & Cosmesi Questo frutto detto “mora” contiene tannino. Soderini. invasate la gelatina e chiudete ermeticamente prima di riporre in dispensa per la conservazione. zucchero. acido ossalico. Pesatelo e unitevi dello zucchero nelle proporzioni indicate (potete anche diminuire la quantità in base ai vostri gusti). fidanzato. spinosi. I fiori in grappoli composti. – Nomi dialettali: Mora de spèn. Pianta spinosa. Ritornelli & Co. raccolte in estate. non è mai tantissimo. al margine dei boschi fino alle zone di alta montagna. Si raccolgono le radici prima della fioritura da piante recenti e le foglie tenere. riflessi all’antesi. pulendoli bene dalla pellicola bianca che li tiene raccolti. essenza. 1 scorza di arancia scegliete melegrane ben mature. Schiacciateli con uno schiacciapatate e premete bene per ottenere la maggior quantità possibile di succo.apritele ed estraetene i semi. Rov.5 dl di succo di melagrane. Le foglie. vedrete che il succo si rapprende velocemente. che comunque. Fioritura: Maggiogiugno. Altezza: alta fino a 2. sono bianchi o rosati. vitamina A – C tracce di vitamina B1-PP-B2. Ambiente: dalla pianura alla montagna (fino a 1100 m).5 m. MORA DI ROVO saxatilis L.) Famiglia: Rosaceae (Rubus ulmifolius Schott – fruticosus L. Si trova in ogni luogo. moroso. Frutice con radice grossa e numerosi fusti lunghi svariati metri. bianchi.

Versate il tutto in una garza di line e fatene colare il succo per 12 ore. La medicina popolare consigliava lo sciroppo di more per le sue proprietà antinfiammatorie. cuocetele fino a ridurle a consistenza desiderata. Trasferite il recipiente in cantina e lasciate riposare per altre 3 settimane. Poi passatele al setaccio e rimettetele al fuoco con lo zucchero. .dissenterie e mestruazioni prolungate e irregolari. Grappa alle More 1l di grappa. 350g di zucchero Prendete delle more mature. non toccate da animali. diuretiche.Chef Fava Katia) Conserva di more 1kg di more. 1 mela. e mettetele a bollire per circa dieci minuti. e si colgano al levar del sole. di farina. grosse. la scorza di ½ limone. hanno proprietà antiscorbutiche.Mettere a macerare le more con lo zucchero. un pezzetto di cannella e tappate bene il vaso. Mettere le more in una terrina con 2 cucchiai di zucchero. I frutti. ben mature. di burro. Sbucciare e affettare la mela. 200g di zucchero Disfate con le mani le more. di More. riempirla con le more. Anche per irrigazioni vaginali nelle perdite bianche e per l’uretra nello scolo mucoso. Amalgamare tutti gli ingredienti e formate una palla. Cucina & Ricette Gelatina di more 5dl di succo di more. Versate sui frutti la grappa. mettetele al fuoco con tanta acqua che basti a coprirle e fatele cuocere completamente. 50 gr. Levano via tutte le asprezze della gola. di zucchero a velo. Impastare la farina e lo zucchero con il burro tagliato a pezzi. L’acerbe stringono il corpo”. tra i quali: “Le more che siano negre. e fanno venire l’appetito. Quindi pesate il succo. quindi invasatela in barattoli di vetro a chiusura ermetica. 150 gr. infornate per 15 minuti circa a 180°. Imburrare una tortiera e stendere dentro la pasta. Disporre le fettine di mele disposte a piacere. 1 pizzico di sale. Nel libro del 1583 “Trattato dé cibi et del bere” del medico Baldassare Pisanelli. Dolce di more 250 gr. ma addolcito con miele. – sciroppo: si prepara con una parte di succo di more cotte e due di zucchero. Lasciate stagionare per 2 mesi in cantina prima di consumare. veniva usato su le afte della bocca e nelle infiammazioni delle gengive. – decotto: uguale al precedente. 200g di more di rovo. dissetanti e temperanti. come anche conserva e marmellata delle stesse more. Quando la torta sarà dorata toglierla dal forno e lasciarla raffreddare. levano la sete. fate macerare al sole per 2 settimane. 150 gr. precedentemente lavate. i tuorli d'uovo e il sale. lasciarla riposare per circa ½ ora. troviamo numerosi consigli dietetici. aggiungetevi lo zucchero nelle proporzioni indicate e fate bollire il tutto finchè la gelatina non raggiunge la giusta consistenza. Le foglie fresche schiacciate venivano usate su piaghe ed ulcere. Filtrate accuratamente per eliminare i residui di peluria ed eventuali spine. cospargere la torta con lo zucchero a velo (si ringrazia il Ristorante “Fava” – Casola Valsenio (RA) . cannella. la marmellata di more veniva somministrata ai bambini afflitti dal mal di gola. lingua ed in gargarismi della gola. di zucchero. aggiungete la scorza di limone. raccolti da luglio a settembre. libricino il corpo e smorzano il colera. 2 tuorli d'uovo. e se ne può assumere a volontà. 200 gr.

) Famiglia: Rosacee Nomi dialettali: Nespi. Concimazione e irrigazione costituiscono la buona crescita della pianta. Viene normalmente allevato lasciando la sua forma naturale di crescita. I rami che hanno fruttificato l’anno precedente vengono accorciati e quelli produttivi. . Ambiente: Collina e bassa montagna. quando non sono dotati di sufficienti ramificazioni laterali. sono globosodepresse(da 3 a 5 cm). tende a sfogliarsi in placche. a gemma. Nêspula. Fioritura: Maggio-Giugno. Piccolo albero. I fiori ermafroditi. bianchi. Il nespolo tende ad allontanare progressivamente la produzione dalla base del ramo. I frutti. E’ comunque possibile dare alla pianta un’impostazione a vaso o a palmetta. Preferisce terreni freschi con sostanza organica. Il tronco è breve. oppure sfoltire la chioma se troppo fitta. sinuoso e ramificato sin dalla base. solcata. Barbèin. sciolti senza ristagni di acqua. che richiede limitate cure colturali e risulta sensibile a pochi parassiti. innesto(a spacco. che tra le Rosaceae colpisce anche il nespolo. con dissimulazione dim. soprattutto se spontaneo. i rami hanno spine diritte. con la base arrotondata o cuneata. al quale sono state estese le norme fitosanitarie indirizzate alla limitazione della diffusione di questa batteriosi. presentano la corolla con 5 petali rotondi. attualmente il più temibile è il colpo di fuoco batterico (Erwinia amylovora). queste operazioni si svolgono quasi sempre in inverno. e il mal bianco (Podosphaera clandestina). Presenta foglie caduche. Nêspla. Propagazione: seme. Il nespolo è una specie piuttosto rustica. sfuggendo fin da tempi remoti alle coltivazioni. e. a occhio dormiente). di colore brunastro. a foglia caduca. Etimologia: dal latino “mespilus”.NESPOLO (Mespilus germanica L. Originario dell’Europa sudorientale. circondate all’apice da cinque “baffetti”. di colore bruno-giallognolo. dell’Asia Minore e di altre zone. Gli stami sono numerosi con antere rosse. non necessità quindi di potature molto forti. non sono capaci di saltare un fosso). con nervature evidenti. a triangolo. Il legno. vengono riportati verso il basso. La corteccia e le foglie sono ricche di tannino e si usano talora per la concia e come stringenti. a maiorchina. Nesper. Sono ellittico-lanceolate . talea. Tra i patogeni. alterne. Altri parassiti che possono colpire la coltura sono il lepidottero minatore fogliare Lithocolletis blancardella l. tra i funghi. Nespel. La pagina superiore è verde scuro. In N. le nespole. La corteccia è grigio-brunastra. mentre stenta a crescere nelle zone calde e siccitose. Questo alberello si presenta spesso come arbusto. la versione originale doveva essere sette sepali-ali e cinque ossi-semi. fornisce pure un ottimo carbone. portate da un semplice picciolo. solitari o a coppie. è molto resistente al freddo. Come si coltiva Il nespolo cresce bene nei climi miti e temperati. Nel nostro paese lo si trova un po’ su tutto il territorio al di sotto dei 1000 metri. Detti & Indovinelli “Zëqv el e zëqv ös. è molto duro e come tale ricercato per i lavori al tornio. il margine è interno o finemente seghettato. la chioma è espansa. la moniliosi (Monilinia fructigena) che può danneggiare i germogli e frutti. Basterà tagliare le ramificazioni esaurite e rinsecchite. Altezza: sino a 6 m. quella inferiore è verde cinerea. al ne böni d’saltè e fòs” (Cinque ali e cinque ossa-semi.

tu piangi. che danno la sensazione di asciutto in bocca e provocano un effetto astringente sull’intestino. l’ultum lè la nespulâna. sostanze peptiche. si dice: Il nespolo è il primo a fiorire. in 100gr. E’ ricca inoltre di potassio. Nespole caramellate e gelato al the di gelsomino . spellate e tagliate a listarelle per ogni 500g di polpa. gelatine. acetico.madurir” (In Veneto. regolatrice delle funzioni intestinali oltre che diuretico e attiva sull’apparato epato-biliare. Tozzetti e Villani. Pirandello. oltre a fibra alimentare solubile che distende le pareti dello stomaco riempiendolo d’acqua per un maggior senso di sazietà. Al contrario .” (Il primo frutto che matura è la mandorlina. Medicina & Cosmesi La nespola già conosciuta in epoca romana ebbe la massima diffusione nel Medio Evo. astringente. ma prima di essere consumati devono essere riposti sulla paglia in un luogo fresco e asciutto. sopravvisse negli hortus conclusus dei conventi. negli ultimi anni le nespole sono frequentemente impiegate per a produzione di bevande alcoliche. come febbrifugo. Tanto più il frutto è acerbo tanto più è alta la quantità di tannini. si lascia sbollire fino alla consistenza voluta. Salsa per carni rosse Si prendono le nespole mature. si passa la polpa al setaccio si pone quindi in una casseruola con l’ombra dello zucchero di canna e si porta all’ebollizione. nespole e buon vino) “Par San Simon. nèspul e bon vèn” (Per san Martino(11 novembre). zuccheri e vitamina C. magnesio e caroteni per cui è da consigliarsi per chi fa attività fisica per ore e che quindi ha bisogno di recuperare acqua. che determinano il gusto acidulo. dove ancora oggi vengono coltivati assieme ad altre piante che servono per preparare elisir e tonificanti che sono caratteristici delle erboristerie dei monasteri e delle abbazie. Il nespolo pian piano scomparì dalle campagne. vari acidi organici (malico. In cosmesi la polpa riesce a normalizzare le pelli grasse. l’ultimo a .“E prem frot lè la mandulâna. quando entrò a far parte della farmacopea domestica. Schnaps. formico e tartarico). Mattioli. la nespola si ripone) “Quando vedi le nespole. per poi divenire morbida e di colore giallo-arancio intenso. antiossidanti. Sali minerali. salse e numerose preparazioni culinarie. per raggiungere la corretta maturazione (gennaio-febbraio). perché è l’ultimo frutto che mangi” “El nespolo primo afiorir. Bere 3 o 4 bicchieri nel corso della giornata per disinfettare l’apparato intestinale e facilitare la diuresi. Il frutto ammezzito viene in genere consumato per dessert. compatta al momento della raccolta. Cucina & Ricette I frutti si colgono nel tardo autunno. Ciò grazie ai suoi componenti: tannino. l’ultimo a maturare) “Al nespul agl’indvana l’arcolt” (Le nespole presagiscono il raccolto) nel senso che sarebbe stato buono se fossero state abbondanti. ma può essere utilizzato anche per marmellate. liquori. Targioni. molecole ad azione antiossidante. citrico. si eliminano i noccioli. acetico.” La polpa è bianco-rosata . l’ultimo è la nespolina) “Par San Martèn. Le nespole vennero citate da Palladio. Infine i frutti immaturi sono stati anche utilizzare per chiarificare il vino e sidro. La nespola contiene anche una certa quantità di acido formico. Decotto di nespole Far bollire circa 30 grammi di polpa di bucce. Si uniscono 100g di mandorle. Di acqua per 15 minuti. la nèspla la s’arpon” (Per San Simone. nel frutto maturo i tannini si trasformano in zuccheri e il frutto diventa un blando lassativo. quali brandy. “…con il tempo e con la paglia maturano le nespole.

Arbusto o alberello a foglie caduche. Liquore di nespole (Nespolino) 6 noccioli freschi di nespole. Mescolare il tutto. Nole. Necellaro. Nuciddara. Liquore alle nespole 15 nespole. Olanàr (Verona).300 cl latte fresco. Si crea una conserva da consumare la mattina a digiuno a scopo depurativo e per regolarizzare le funzioni intestinali. cospargerle di zucchero e farle caramellare in forno caldo per 5 minuti. 6 nespole mature pelate. imbottigliate. A parte preparare uno sciroppo facendo sciogliere a freddo 350gr di zucchero con 160gr di acqua. schiacciando bene i frutti nel colino. richiudete. nocella. aggiungere lo zucchero e la panna. in provincia di Avellino). Filtrate il composto in un recipiente. 16 nespole mature. in allusione all’involucro fogliaceo che ricopre il frutto. Versate lo sciroppo nel vaso con le nespole. agitate energicamente e lasciate riposare per altri 7 giorni. Nizzolàr. alcol. Ambiente:dalla fascia collinare a quella montana inferiore. e poi incorporare al macerato. poi preparare il gelato seguendo le istruzioni della gelateria. Propagazione: per seme o per polloni radicati E’ una pianta molto comune in tutta l’Europa. ricoprire con mezzo litro di alcol e lasciare macerare per due giorni. Altezza: fino a 6-8 metri.settembre. 1l di alcool a 90°. Conserva di nespole 500gr di nespole. Avullèn – Avulâna (Romagna). zucchero grezzo Riscaldare il latte senza farlo bollire. poi filtrare. Lasciate depositare il tutto e filtrate nuovamente. Intanto pelate le nespole. cotti in 250gr di acqua per un’ora. ninzolàr. tappate e lasciate in cantina per almeno 2 mesi (si ringrazia il Ristorante “Fava” – Casola Valsenio (RA) . 1l di acqua Lavate e asciugate le nespole. celebre fin dai tempi dei Romani per la produzione di nocciole. 150gr di zucchero. quindi filtrare e imbottigliare. 300 cl di panna fresca. aggiungere il the e lasciarlo in infusione per 5 minuti. Clür (BO). Quindi fate bollire l’acqua con lo zucchero. a chiusura ermetica. mescolate bene e lasciate raffreddare. dalla zona mediterranea a quella montana Costituisce boschi misti di latifoglie e si presta bene alla colonizzazione di suoli nudi e . Etimologia: Il nome deriva dal greco “Kòris”. In un mortaio pestare le nespole e i noccioli. Il nome avellana deriva invece dal nome di una città campana (Abella. Ninsulon (PR). Nizzola (MO).Chef Fava Katia). Avelàn. lasciare riposare per una giornata. Filtrare. Volana (RE). zucchero. 600g di zucchero. 1 cucchiaino di the al gelsomino. 200 gr di zucchero. insieme all’alcool. Chiudete ermeticamente il vaso e lasciate macerare per 21 giorni. nosella. Servirle ancora calde con il gelato. elmo. Olana. Nenzolàr. Nuciddrara. poi travasare il composto in una terrina. Conservare in un luogo fresco e al buio. NOCCIOLO (Corylus avellana) Famiglia: Corylacee Nomi dialettali: Nizöl (PR). snocciolarle. Nosèle. Fioritura: Agosto . Mettetele in un vaso.

raccolte da luglio ad agosto. (dosi per 9-10 persone) . con stigmi piumosi rossi evidenti. 200 g di nocciole sgusciate. compaiono in autunno. protetti parzialmente da un involucro campanelliforme. Nell’uso esterno.franosi. Quelli femminili compaiono in inverno prima delle foglie. I rami sono eretti. ottimi sostituti della carne. questo sistema è usato anche negli impianti specializzati da frutto. doppiamente seghettate. dopo mezz’ora passare al setaccio. ricco d’olio. contro anestetismi cutanei come gli eczemi e gli herpes. I frutti. raccolti ad aprile. Guanciali pieni di foglie conciliano il sonno. rifuggendo da quelli troppo compatti. minuscoli. 6 uova. erbaceo. Medicina & Cosmetica Le nocciole unite ai frutti di finocchio sono raccomandate per i diabetici e se tostate. Specie mediamente lucivaga. allevati poi a cespuglio. presentano proprietà depurative Infuso: una manciata di foglie tritate in un recipiente dentro il quale si versa un litro di acqua bollente. come prevenzione ai crampi. più frequentemente collocando a dimora da novembre a febbraio i polloni radicati. Nei paesi nordici il ramo di nocciolo sostituisce quello dell’ulivo e della Palma nel rito Cristiano della Domenica delle Palme. Sono frutti consumati fin dall’antichità: ricchi di proteine vegetali e zuccheri. lasciare a riposo per 20 minuti prima di colare. La sua corteccia di colore marrone è squamosa e lenticellata. alla ipertrofia prostatica. riequilibranti in menopausa. Una dispensa alla quale si poteva attingere per tutto l’inverno. abbastanza frugale. I frutti sono acheni globosi. pendule a gruppi di 2-4. Le nocciole sono inoltre utili per una buona abbronzatura. cilindriche. “L’è la fôla dla bèla avulâna. Uso esterno: impacchi delle foglie decotto o infuso cicatrizzante cutaneo. Cucina & Ricette Budino di nocciole 7 dl di latte. 20 g di burro. in cui si collocano a dimora 3-4 polloni per buca. In dettaglio: le foglie. grazie alla loro facile e lunga conservazione. Essendo questa pianta monoica. acuminate. “Annata di noccioli. mentre l’olio entra in creme emollienti e nutrienti per pelli secche ed avvizzite. dâtre l’è brotta e fôra l’è sana. le nocciole hanno un seme commestibile. L’impianto si esegue raramente per semina. Rami e fusti possono essere utilizzati per stuoie e cesti. raccolti da agosto a settembre. quelli giovani ripiegati. eretti. la pasta di nocciole rende la pelle liscia. Usi & Tradizioni È coltivato come pianta da frutto. annata di figlioli” Si usava dire un tempo.” (Si usava dire alle persone di bell’aspetto ma di animo cattivo!) Nell’ora che precede la mezzanotte avanti il 24 giugno (giorno di San Giovanni Battista) i rabdomanti tagliano dai noccioli i rami per la loro piccola verga divinatoria da utilizzare nella ricerca delle falde acquifere. sono nutrienti ed emollienti – Pasta: dei semi a discrezione nelle tossi ribelli. Le foglie quasi orbicolari. I fiori maschili. sono sudoriferi – Infuso: un pizzico per l’acqua bollente di una tazzetta. sono più appetibili e digeribili. 180 g di zucchero. Alcune tazzette al giorno nelle affezioni febbrili dell’apparato respiratorio. cordate alla base. A tazzine nelle malattie della pelle. con dentature così irregolari da conferire loro un aspetto sfrangiato. i fiori maschili sono raccolti in infiorescenze ad amento. adattabile al substrato. a volte vagamente lobate. preferisce terreni profondi e sciolti. solitari o a gruppi di 2-4. odore di vaniglia. 150 g di Savoiardi. usato nell’alimentazione e in profumeria. sono sessili.

comune in Europa e in tutto il territorio italiano. Fioritura: Aprile-maggio. Ultimamente il legno di noce è molto ricercato per questo motivo si stanno attuando anche impianti da legno. Altezza: fino a 30 metri. in questi ultimi le piante sono distanziate di 6-7 m. Nòsa. poi verde chiaro.Sbucciate le nocciole nell’acqua calda ed asciugatele bene al sole o al fuoco. nei per Nomi dialettali: Nos. meno frequentemente si ricorre alla piantagione di piantine di 3-4 anni. su piantine di 5-12 anni. globosa. di colore verde chiaro. diviso da branche. con foglia terminale più grande. Per le piante da frutto. Le piante richiedono potature per impostare l’impalcatura della chioma e vengono poi lasciate crescere naturalmente. disposti all’ascella delle foglie terminali dei ramuli nuovi. E’ una pianta monoica. di colore verde brunastro. piuttosto rugoso e legnoso. inoltre l’attributo. che significa “Ghianda di Giove”. poiché la radice fittonante ostacola il trapianto. lunghe 15-25 cm. ascellari. dapprima di colore bronzo. NOCE (Juglans regia L. progressivamente più grandi verso l’apice. ci mostra quanto questa pianta fosse apprezzata anche tempi passati. con corteccia di colore grigio crema chiaro. è necessario procedere in vivaio all’innesto. per la produzione del legno si adotta un turno di 60-90 anni. il tronco ramoso. Per la produzione del legno viene . Lasciatelo poi ghiacciare per aggiungervi le uova. i fiori maschili si presentano come infiorescenze ad amento. dopo le chiare montate. Albero con chioma espansa. flessurata sulle piante vecchie. a gemma o a zufolo. le noci. prima i rossi. La parte esterna (mallo) è poco spessa. Non si può ricostruire con precisione il suo luogo d’origine anche se probabilmente deriva dalla penisola balcanica. deriva dal latino “regius”.) Famiglia: Juglandacee Etimologia: Il suo nome “juglans”. Passate il composto al setaccio e rimettetelo al fuoco con le nocciole pestate per sciogliervi dentro lo zucchero. Nus. sono drupe globose di 4-5 cm di diametro. Cocla. a spacco. aggiungendovi il burro. cuocetelo in forno o nel fornello e servitelo freddo. Come si coltiva L’impianto si effettua per semina a dimora. Mettete il latte al fuoco e quando sarà entrato in bollore sminuzzatevi dentro i savoiardi e fateli bollire per cinque minuti. composte da 5-9 foglioline ovali ellittiche. I frutti. si avvantaggiano di concimazioni organiche e minerali e di tutte le cure pratiche alle colture consociate. Albero a foglie caduche. reale. che non venga del tutto pieno. che contiene il seme (gheriglio). diventa poi nera decomponendosi e lascia comparire il nocciolo (endocarpo). Foglie imparipennate. per la produzione del frutto si adottano invece distanze di 10 m. Quelli femminili sono in gruppi di 2-5. il loro colore è verde. versatelo in uno stampo unto di burro e spolverizzato di pangrattato. la superiorità dei suoi frutti rispetto ad altre specie. disposti sui ramuli dell’anno precedente. La durata media economica di un noceto per la produzione del frutto è di 90-100 anni. Propagazione: per seme. Ambiente: dalla pianura fino a 1200 m. liscia. quindi pestatele finissime nel mortaio con lo zucchero versato poco per volta. carnosa e di colore verde. Nusa. con margine liscio.

ogni noce fa il gheriglio. e venti e acqua non mi fan paura. specie esotica proveniente dall’America settentrionale e caratterizzata da un rapido accrescimento. “Se e dè d San Lurenz è garôôt’magnarè. anche se la pianta è più esigente del noce comune. se mi tolgo tutti i vestiti da dosso. ancora rivestite del mallo e poi infuse per 40 giorni nell’alcool per ottenere quello squisito tonico aromatico che è il “nocino”. Nel Parmense e nel Modenese durante la notte di San Giovanni (23-24 giugno) si raccoglievano. ujè de pân par tot al matar. le noci immature che vengono spaccate in quattro parti.” Noci e pane. “Se piov e dè d’Santa Cros. ogni nus la fa è garôi” In luglio. scusèr al nus. la fa poc armôr” Si diceva a chi protestava invano senza essere ascoltato. “Ad lôi. le noci non legano. “Nus e pân. parchè l’è fata da magnè” Per San Lorenzo puoi staccare la noce. Tradizioni & Indovinelli Il noce era fra il popolo oggetto d’avversione perché si credeva che le streghe tenessero intorno ad esso i loro conciliaboli culminati nelle fantastiche tregende (danze scomposte e demoniache). ma se qualcuno riusciva a conficcare un’accetta nell’albero esse vi restavano intrappolate sotto le spoglie di gatti fino a che l’arnese fatale non veniva tolto. è va falì al nos” Se piove il giorno di Santa Croce. perché è pronta da mangiare. la pelle rimane dura come l’osso. Nel Modenese si raccontava che quando le Streghe avevano compiuto una delle loro nefande imprese. devozione acquisterai. si raccoglievano sui noci e sui salici schiamazzando come uccelli maligni. “Verde verde com’è la verdura. “Quând che al nôs al ven a quartar. divuzion t’aquisterè” Se per san Lorenzo mangerai la noce. la pèl l’avânza dura com l’ô” Verde. e si raccolgono ancora. amazèr la zant” Tre cose è inutile fare: spalare la neve(che se ne andrà d sola). cipolla e sale gli antichi confezionavano un impasto contro il morso dei cani idrofobi. scuotere le noci(che cadranno dall’albero quando è il momento) e ammazzare la gente (prima o poi morirà). “Ona nus ‘te sac. un magnè da spus” Pane e noci. s’à m’chèv e mi vstì da dôs. e venti e acqua non mi fan paura. “Par san Lurenz la colca t’la pô stachè. un mangiare da sposi. Con noci. “Viver d’gos d’colca” Viver di nulla. verde come la verdura. c’è del pane in tutte le madie. un magnè da cân.) . “Trè còs l’è inòtil fèr: spalèr la nèiv.anche coltivato il noce nero (Juglans nigra).” Quando le noci sono raggruppate per quattro. un mangiare da cani. “Pân e nus.

è nutritivo. geloni. e ne va bevuta 1 tazza ogni sera per 4-6 settimane. irritazioni della pelle. Miscelate insieme le foglie di noce. gargarismi con l’infuso per infiammazioni di bocca e gola o impacchi e lavaggi per crosta lattea. ulceri e raccolte edematose. le noci e l’olio di noce non vanno conservati a lungo perché sono soggetti a irrancidimento. rachitismo. oppure per la cura delle bruciature da sole e l’impetigine. 3-4 volte al dì. stimolante. Il decotto si prepara di volta in volta. Bere da 2 a 4 tazzette al giorno nella scrofola. Bevete 1 tazzina di infuso al mattino ppena svegli e 1 tazzina la sera prima di coricarsi. sono utilizzati nell’industria di cosmetici in qualità di abbronzanti. Presenta proprietà antileucorreico ed astringente nell’uso esterno – Decotto: un pugno di foglie bollite per mezz’ora in un litro d’acqua. diarree. Vino con le foglie di noce 50g di foglie essiccate di noce.5 cucchiai di romice. In dettaglio: il mallo o copertura del frutto immaturo. eczemi ed eruzioni cutanee. – Infuso: foglie tritate una manciata in recipiente con acqua bollente un litro. Infuso di iberico. la menta e la betulla. blandamente lassativo (la corteccia).“Quând che al nôs la fa è castlèt. se non dietro prescrizione medica. . infiammazioni degli occhi. emorragie. 4. Sciacqui per bocca. emorragie uterine. 1 l di vino bianco secco. cataplasma delle foglie per ulcere cutanee. Tra gli usi cosmetici: infuso per lavare i capelli contro forfora e caduta. 10g di menta. linfatismo e lue. durante i cambi di stagione. Olio di gheriglio un cucchiaio contro i vermi intestinali.” Quando la noce fa il castelletto. Va ricordato che non si deve associare la noce con altri rimedi. antiscofoloso. Miscelate bene i cucchiai di romice con le foglie di noce e l’iperico. Dosate 5g di miscela e fatela bollire in 1 tazza d’acqua per 5 minuti. Fra gli usi esterni ricordiamo: succo del mallo contro le verruche. romice. stomachico. – Mallo: non maturo a macero per 10 giorni per tingere i capelli. 1. irrigazioni di decotto contro leucorrea e infiammazioni vaginali. 1-2 per dose. quei ch’i ha dè grân ch’i ‘l tegna stret. catarri degli organi femminili). dei colori e in profumeria. raccolto da luglio ad agosto. lavacri alle palpebre colpite da blefarite. sciroppo o vino per anemia e stanchezza. Estratti di mallo. A cucchiai prima dei pasti aperitivo. catarri intestinali. oli e tannino. erpete.5 cucchiai di iberico (sommità). dopo un quarto d’ora colare ed addolcire con miele. digestione difficile e depurazione dell’organismo. –Foglie: fresche pestate su piaghe. 10g di betulla. per curare i casi di foruncolosi. irrigazioni del naso e uretra e vagina (per perdite bianche. 1 tazza d’acqua. Potete prenderne un bicchierino dopo ogni pasto per migliorare la digestione e stimolare il fegato. negli stati linfatici. noce 2. gargarismi. Inoltre. Dal gheriglio di noce si ricava un olio (ne contengono fino al 60%) impiegato come alimentare e nell’industria delle vernici. – Estratto fluido: gr.5 cucchiai di noce(foglie). antisudorifero – Macerato: mallo in polvere un pizzico in alcole un decilitro. PP e gruppo B. E’ infatti incompatibile con taluni vegetali. nell’acqua del bagno per tonificare e ammorbidire la pelle. Lasciate riposare il tutto per 20 minuti prima di filtrare. 1 ciotola d’acqua. quelli che hanno il grano lo tengano stretto. eventualmente addolcendo con miele. Decotto per la foruncolosi 10g di noce(foglie). Medicina & Cosmesi Ricco di vitamina A. presenta proprietà amaro-astringente. tonico. Versate su 1 cucchiaio di misela una ciotola d’acqua bollente. Bagni vivificanti e contro i sudor dei piedi. Viene usato come infuso. ricco di vitamina C. Fate macerare nel vino per 12 giorni le foglie essiccate. Un bicchiere al mattino ed uno alla sera nell’itterizia e nel diabete. per combattere l’enuresi notturna.

Trascorso il periodo di macerazione filtrate ed imbottigliate. in modo che completino la lievitazione. 2 limoni. una manciata di mollica di pane. ½ stecca di vaniglia. farina di frumento. olio extravergine di oliva. e una presa di sale. Nel frattempo mettete in ammollo l’uvetta lavata. Quindi tappate la bottiglia ed esponetela al sole sopra una finestra per 6 settimane. Cucina & Ricette Il gheriglio di noce è un alimento quasi completo. 4 grossi cucchiai di malli di noci fresche. Mescolate per bene unendo anche il trito di scorza di limone e prezzemolo. 200 g di zucchero. tritate le noci e tagliate a pezzi la vaglia. 250g di noci sgusciate. 20g di gherigli di noci. 600g di latte intero. Pane alle noci 300g di farina di frumento. Mescolate tra di loro tutti gli ingredienti e lavorateli fino ad ottenere un impasto omogeneo. 1 spicchio di aglio. ottimo per lenire i dolori di stomaco e dell’intestino. conserve e liquori. 400g di noci.Grappa stomachica 1 l di grappa. Pestatele in un mortaio. Mettete in una bottiglia contenete la grappa i malli di noci e lo zucchero. In cucina le noci entrano in molte preparazioni salate dolci. Lessate la pasta in abbondante acqua salata. Sbriciolate il lievito di birra. 100g di panna. Avrete confezionato un liquore tonico. 400g di gherigli di noce. con calorie pari alla carne. Aiutandovi con un coltello dalla lama affilata sbucciate i limoni facendo attenzione ad asportare solo la scorza gialla(non la parte amara bianca). prima bagnata in un po’ d’acqua (o latte) e strizzata. diluitela con la panna e qualche cucchiaio d’olio. scolatela al dente e versatela in una zuppiera in cui avrete emulsionato qualche cucchiaio di olio con succo di limone e un pizzico di peperoncino. 1 tazza di infuso di anice dolcificato con un cucchiaino di miele. la scorza grattugiata di 1 limone. 25g di lievito secco o birra. un ciuffo di prezzemolo. in salse. mettetela al fuoco in un tegamino su fiamma moderata. 100g di grana. sale. prodotto con le noci acerbe. sale. 4 uova. Quando avrete ottenuto una cremina omogenea. formate una pastella incorporandovi 1 cucchiaio di farina di frumento e lasciate riposare per mezz’ora circa. Sbattete in una terrina l’uovo. volendo. che triterete poi finemente insieme al prezzemolo. Il più famoso dei quali è il nocino. Torta di noci 30g di lievito di birra fresco. olio extravergine d’oliva. Dividete la massa in tanti panini che disporrete su di una placca da forno leggermente unta di olio e infarinata e lasciateli riposare in un luogo riparato per 30 minuti circa. noce moscata. il malto e l’olio e incorporatevi la farina di frumento aiutandovi con l’infuso di anice. le noci tritate grossolanamente e una spolverata di Parmigiano. ma inadatto agli stomaci deboli e cagionevoli. 1 pizzico di sale. Sgusciate le noci e. raccolte la mattina di San Giovanni. quindi spegnete immediatamente. 300g di miele vergine integrale. quando sono ancora bagnate dalla rugiada caduta la notte magica del 24 giugno. 100g di farina di mais. amalgamandole poi (utilizzando il pestello come cucchiaio) con la mollica del pane. lasciate scaldare (non bollire). 100g di uvetta passa. Infornate i pani in forno ben caldo 8attorno ai 200°C) lasciando cuocere per 40 minuti circa. Scolate gli spaghetti al dente e conditeli con la salsa alle noci insaporendoli con un poco di noce moscata grattugiata. insieme con lo spicchio d’aglio. olio extra vergine d’oliva. scioglietelo con un po’ d’acqua tiepida. 2 cucchiai di malto di riso. Spaghetti con le noci 400g di spaghetti. sale peperoncino rosso. 2 cucchiai di olio di mais giallo. Penette con limone e noci 400g di penette. Lavorate . 400g di farina integrale di frumento. 1 uovo. privatele della pellicina che ricopre i gherigli tuffandole per qualche istante in acqua bollente.

la salvia e la ruta. Ulivella (RE). aggiungendo anche zucchero se il vostro palato lo richiede. Colatelo su di un panno e poi. anice stellato. altro infuso tiepido o acqua in modo che l’impasto risulti consistente ma cremoso. Chiudetelo bene e tenetelo per quaranta giorni in un luogo caldo scuotendo ogni tanto. aggiungendo se necessario. 1 e ½ litri di alcool. sulle verdure o sui sughi al posto del pepe. per averlo ben chiaro. poi versate in una teglia unta con olio e infarinata e mettete a lievitare per 2 ore circa. ma qualche giorno prima assaggiatelo perché se vi paresse troppo alcolico potete aggiungervi dell’acqua (un bicchiere). cannella.l’impasto per un po’ e aggiungete la pastella lievitata. zucchero. 2g di cannella tritata. Spin da berléida. Ponete i malli di noce a macerare nell’alcol e aggiungete 500 grammi di zucchero. 750g di zucchero in polvere. Attendete qualche mese prima di assaporare questa grappa. Tagliate le noci in quattro spicchi e mettetele in infusione con tutti i suddetti ingredienti in una damigiana od un fiasco della capacità di quattro o cinque litri. Lasciate a stagionare in cantina almeno fino alle prime sere d’inverno. Cuocete infine a forno caldo (200°C) per 45 minuti. ruta. Grappa alle noci 1 l di grappa. Usate questa polvere sugli arrosti. 4 dl di acqua. amalgamando per bene. Le noci possono essere lasciate intere o tagliate a metà per il lungo. 10 chiodi di garofano interi. Unite poi gli altri ingredienti. Liquore alle noci 1 l di alcool a 95°. finchè raddoppia il volume. Brella (BO). 30 malli di noce verde. Filtrate e allungate a piacere con acqua distillata. chiodi di garofano. Spino olivastro. Se volete. Conservate in un barattolo di vetro al riparo dall’umidità e dalla luce. agitando di tanto in tanto. 125 g di zucchero. chiodi di garofano e anice stellato. Dividete in quattro spicchi ciascuna delle noci e ponetele a macerare in un vaso di vetro assieme alla grappa per una quarantina di giorni in un luogo caldo. 7 noci ancora verdi e piuttosto piccole. Anche la quantità di zucchero può essere variata a proprio gusto. acqua distillata. la corteccia di un limone a pezzetti. passatelo per cotone o per carta. Nel secondo modo si ottiene un preparato di colore più intenso. Trascorso questo tempo filtrate accuratamente e aggiungete al filtrato lo zucchero che avrete sciolto a bagnomaria in un po’ d’acqua distillata. Spin da berléda (MO). Lasciate raffreddare e quindi imbottigliate. Polvere di Venezia Mallo di alcune noci. Seccate il mallo di alcune noci. Chiudete il vaso e lasciate macerare in cantina per 60-70 giorni. OLIVELLO SPINOSO (Hippophaë rhamnoides L. Nocino 30 noci con il mallo.) Famiglia: Elaeagnaceae Bozzéin. Spin maréin. A piacimento si possono far macerare assieme alle noci un pizzico di corteccia di cannella frantumata e duo o tre chiodi di garofano. potete aromatizzare ulteriormente il liquore on le dosi minime di cannella. salvia. Nomi dialettali: . miscelate in eguali quantità e macinate finemente. acqua distillata.

1 tuorlo d’uovo. 100g di zucchero. mettete in vasi a chiusura ermetica e conservate in frigorifero. 4 chiodi di garofano. Yougurt all’olivello spinoso 1-2 cucchiai di polpa di bacche di olivello. ricordano quelle dell’olivo. 1 cucchiaio di panna. Le foglie sono lineari-lanceolate con una pagina inferiore ricoperta di scaglie argentee e ferruginose. bruno verdastri. E’ in grado di fissare l’azoto atmosferico grazie alla simbiosi radicale con un Attinomicete. In una casseruola fate bollire tutti gli ingredienti tranne le bacche di olivello. Altezza: da 1 a 6 metri. E’ una specie caratteristica dei paesi temperati o caldi. Ottima salsa per bolliti e prosciutti di selvaggina. Merenda all’olivello spinoso 1 tazza di latte intero. Fioritura: Aprile-giugno. Mescolare il tutto. i femminili sono solitari. ottimo come prima colazione o merenda. Il frutto è una drupa globosa od ovoidale di colore arancione. Aspretto di olivello spinoso 500g di bacche di olivello. Lasciate cuocere fino a ridurre il liquido a metà: filtratelo. . Frullate bene il tutto e bevetelo come frullato o dessert. 1-2 stecche di cannella. 1 vasetto di yougurt al naturale. con succo acidulo. talee radicali e margotte. Questa pianta è idonea al consolidameto di frane e pendici detritiche Arbusto spinoso dioico. quindi unite le bacche e fate cuocere per 20 minuti. 2 cucchiai di polpa di bacche di olivello. la buccia di ½ limone. I fiori sono piccoli. la buccia di ½ arancia.Etimologia: Il nome botanico deriva dal fatto che un tempo le drupe arancioni di questo frutto venivano utilizzate per lucidare il manto dei cavalli. Propagazione: Per seme. unisessuali e portati da piante differenti: quelli maschili sono riuniti in piccoli amenti. sale e pepe. 1 banana. Ambiente: Dal livello del mare fino a 700 metri. preferisce sub strati sciolti ma is adatta anche a quelli argillosi e pietrosi. E’ una specie termofila e xerotollerante fortemente lucivaga. Si trova dall’Europa e Asia temperate e nell’Italia settentrionale e centrale. A cottura ultimata passate al setaccio. Cucina & Ricette I frutti sono ricchissimi di vitamina C. 3dl di aceto bianco.

tenera. bere nella giornata 4-5 tazzine. – Uso esterno: polpa gialla applicata al viso rende opaca e fresca la pelle. – Estratto fluido: gr. sulla vegetazione dell’anno precedente. – Infuso: uno o due pizzichi per cc. larghe cm 2-4. Citata in pubblicazioni tecniche del 1935. hanno proprietà lassative. – Per uso esterno: foglie contuse in cataplasma nelle eruzioni cutanee e dolori locali. Nocciolo piccolo. costoluto. dissetanti e diuretici. Pianta molto vigorosa e .PESCO (Prunus Persica. I frutti. raccolte da maggio a giugno. dopo 10 minuto colare. in Vento era conosciuta anche come pesca di Massalombarda. Oggi è ancora sparutamente coltivata per i mercati locali in Sicilia e in Spagna. Massese. di colore rosso chiaro su di un fono verdastro. negli anni ’50 e ’60 questa varietà rappresentava la pesca a pasta bianca più coltivata nel territorio cesenate. dentate. Matura nella seconda decade di agosto. – La polpa: è indicata ai sanguigni nei calori estivi. di buona pezzatura. ma occorre mangiarne con moderazione. La polpa è bianca. incavato all’apice. diuretiche e purgative. Piatta a polpa bianca ( Platicarpa) Selezione di antichissime varietà spontanee già allevate nella Cina settentrionale 1500 anni prima di Cristo. È un albero molto ramificato. di Massalombarda. Batsch. coprire e dopo 5 minuti passare al setaccio. raccolti da giugno ad agosto. discretamente tormentosa (pelosa). squisita. Varietà & Innesti Bella di Cesena (Caravan Rossa) CVarietà selezionata nel 1927 dall’agricoltore Pieri a Cesena. I frutti sono drupe molto carnose. hanno proprietà rinfrescanti.50-4. L’albero è di grande sviluppo. molto profumata. fine. quando i frutti si staccano dal ramo la buccia si strappa dal picciolo rendendo il frutto più ensibile alla monilia. Di Massa) La sua origine è incerta. pelosa. sono rosa pallido. vellutate.) Famiglia: Rosaceae Il pesco è originario della Cina ed è coltivato fin dai tempi antichi. dolce. Polpa bianca. Medicina & Cosmesi Le foglie. Frutto mediopiccolo. Buccia color verde-chiaro in buona parte ricoperta di rosso. 100 di latte o acqua calda. discretamente consistente. Diffusa negli anni Trenta. 1-2 per dose e 5 al giorno. succosa. ha un ottimo sapore e profumo soprattutto se consumato maturo Buco incavato (Massese tardiva. A cucchiai nella stitichezza abituale infantile. sedative blande. appuntite. – Infuso: una manciata di foglie in mezzo litro di acqua calda. aromatica. Successivamente abbandonata poiché poco resistente alle manipolazioni e ai trasporti. utile nelle malattie delle vie urinarie e per aumentare la traspirazione. lunghe cm 7-15. fondente. Attenzione! Non accumulare i noccioli per servirsi dei semi in dolciumi perché velenosi (contengono acido cianidrico). del diametro di cm 2. Il frutto è di forma irregolare. molto appiattito. non acidula. di svariati colori dal rosso cupo al giallognolo. spicca. a foglie lanceolate. Il nome deriva dalla forma del frutto. coprire. Il frutto. di colore verdastro con sovaccolore rosso. Evitare inoltre massicce assunzioni d’acqua in occasione di scorpacciate di pesche. La buccia è spessa. poiché provoca debolezza e gonfiore di stomaco. generalmente solitari. globose. presentano proprietà: sudorifere. raccolti da marzo ad aprile. i fiori. ma di produttività incostante. I fiori non completamente sbocciati. di buon sapore. probabilmente emiliana o veneta. che si stacca facilmente. tondo e non spicco.

Livellare in superficie e decorate con i nastri di pasta disposti a piacere. alternando pesche e albicocche. ancora biscotti e coprire con la restante panna e decorare con fettine di pesche passate in poco succo di limone (per non farle annerire). Impastare la farina con le uova. Unire alla crema ottenuta le uova uno alla volta. Lavorare il burro e la farina in una ciotola incorporare il lievito vanigliato. Infornate. Dolce di panna e pesche 8 pesche nettarine. Prendetene due bicchierini lontano dai pasti per sfruttare le proprietà diuretica e rinfrescante. . 3 uova. 10 cl di liquore di pesche. un po' di acqua. 50 gr di zucchero. Versate quindi la polpa in una garza di lino e fatene colare il succo per 12 ore. 1 bicchiere di liquore alla pesca diluito con succo di frutta ( possibilmente alla pesca. quindi tutto lo zucchero. Il frutto è di pezzatura medio-grossa e di forma rotonda. spicca. 80g zucchero semolato. lievito vanigliato. Crostata di pesche e albicocche 250 gr di farina 00. 2 uova. 1 pesca grossa matura. 50 gr di farina. Grappa alla pesca 1 l di grappa. L’albero è di media vigoria e di buona produttività. Fatto ciò mettere delle pesche tagliate a cubetti sui biscotti e poi stendete un abbondante strato di panna. Ponete la pesca privata del nocciolo e tagliata in quattro spicchi a macerare con un quarto di ottima grappa per 20 giorni dentro un vaso chiuso. continuare con un altro strato di savoiardi sempre inzuppati nel liquido poi altre pesche e panna. Raccolta verso la fine di luglio. Pesate il succo ottenuto e mettetelo al fuoco con lo zucchero nelle proporzioni indicate.dividere a metà tutta la frutta ed eliminate i noccioli. Foderare uno stampo con biscotti tipo savoiardi bagnati con liquore alla pesca diluito. Cucina & Ricette Gelatina di pesche 5 dl di succo di pesche.100 gr di burro.Riporre in frigo per qualche ora (si ringrazia il Ristorante “Fava” – Casola Valsenio (RA) Chef Fava Katia). Sovrapporre uno strato di savoiardi inzuppati brevemente.produttiva. La polpa è bianca. 500g di panna fresca. se necessario. 500 g di zucchero Scegliete delle pesche sugose. lo zucchero. Sbucciare le pesche. foderare uno stampo 25 cm circa imburrato e infarinato.Chef Fava Katia). Per la farcitura: 4 pesche percoca. Mescolare bene. Matura alla terza decade di luglio. Stendere la pasta su una spianatoia infarinata. Cuocere per 30 minuti circa in forno riscaldato a 190° C (si ringrazia il Ristorante “Fava” – Casola Valsenio (RA) . 50 gr di zucchero vanigliato. Sant’Anna Balducci o di Cesena È una vecchia varietà ottenuta in Emilia Romagna e diffusa poi in altre parti d’Italia negli anni Sessanta. 300g di biscotti tipo savojardi. quindi versare il tutto nella tortiera. 10 albicocche reale di Imola. mediamente tormentosa (pelosa). Fare una con l'impasto. Montare la panna e zuccherarla. Sensibile alla monilia. succosa. primi di agosto. lavare e asciugare le albicocche. Distribuire nella tortiera la frutta. Filtrate e aggiungete il resto della grappa nella quale avrete sciolto lo zucchero a bagnomaria. verdastra vicino al nocciolo. Con i ritagli preparare dei nastri usando la rotella ondulata tagliapasta.infarinarlo leggermente e metterlo in frigo per 1 ora circa. facendo cuocere finchè la gelatina non avrò raggiunto la giusta consistenza. 40 g di zucchero. Lasciate riposare per un giorno e imbottigliate. aggiungere il liquore di pesche al composto. il burro aggiungendo. La buccia è di colore verde chiaro con sovracolore rosso pallido marezzato. taglietele senza togliere la buccia e fatele cuocere finchè si saranno completamente disfatte. specialmente nei terreni particolarmente vocati alla coltivazione del pesco. di ottimo sapore. 200 gr di burro.

si ricava un tipo di gin e un’eccellente confettura. verso est raggiunge il Volga. prelevate dalle piante madri alla fine dell’inverno o di talee semilegnose. Brugnò. Landolfi e Pavese. opache nella pagina superiore e pubescenti in quella inferiore. nel mese di luglio e messe a radicare in un miscuglio di sabbia e torba in parti uguali con umidità controllata. Si può trovare in quasi tutta Europa. Si presenta come un arbusto o piccolo alberello. Ora vengono coltivati per la decorazioni di parchi e giardini caratteristici per la lunga fioritura e la colorazione diversa dei fiori e delle foglie. Il Prugnolo si riproduce facilmente per seme anche eseguendo la semina in autunno all’aperto. Si estende inoltre all’Asia minore e al Caucaso. Manzoni. la polpa è molto aspra commestibile solo a maturità completa per la sua asprezza. Prugnû(BO). i fiori prima che schiudano e le foglie in primavera. Ambiente: fino a 1500 m. Prugnôl d’zaeda. In Italia lo possiamo trovare in boschi cedui. Brugnol(MO). Usi & Co. La chioma è intricata e irregolare di u colore verde spento. Le talee radicate si potranno trapiantare in vivaio e solo dopo due anni mettere a dimora. Medicina & Cosmesi . per innesto. ma non è presente nell’Europa Nordorientale. Altra tecnica utilizzata è l’impiego da talee legnose. contenete un nocciolo duro e ricoperta da una pruina cerosa. è una drupa tondeggiante dapprima verde quindi blu scura a maturazione.per pollone. cespuglietti e siepi. Altezza: fino a 5 m. obovate-ellittiche.PRUGNOLO Famiglia: Nomi dialettali: (Prunus spinosa L. Brugnol slavadegh(RA). del diametro di circa 1 cm. da agosto a settembre. Spen burzol. Il frutto. molto ramificato. Arbusto spinoso e caducifoglio. Etimologia: diminutivo di prugno da “prunus”. Boch nigher(RE). Fioritura: Marzo-Aprile. alterne. è presente in tutte le zone del Mediterraneo compreso il Nordafrica: ha quindi una notevole ampiezza ecologica dovuta al fatto che può vivere sia negli ambienti esposti al sole sia nei boschi idrofili e radi. di forma compatta. I fiori sono bianchi. isolati su corti penducoli ma in gruppi numerosissimi prima delle foglie. spinoso. lunghe 10-15 cm. per seme. Trattamenti & Cure Bio Difficilmente vi sono avversità nello stato spontaneo più frequentemente troviamo presenze di attacchi parassitari e fungini nelle varietà da fiore. poi seccate e leggermente tostate (un tempo venivano fumate mescolate al tabacco). Tommaseo. Propagazione: . picciolate e con margine dentato. raramente si preleva la corteccia. fino ad alte altitudini. Di questa pianta si raccolgono i frutti a maturazione in tardo autunno (subito dopo la prima gelata notturna). le foglie sono piccole. Inoltre dai frutti di Prugnolo. Il prugnolo venne citato da Crescenzi.) Rosaceae Bergnol.

Freschi o essiccati vengono aggiunti alla marinatura della selvaggina o per insaporire gli arrosti. acqua calda. Tisana di Prugnolo Foglie di prugnolo. piorrea. 1 pezzetto di cannella. La corteccia. oltre che in grappe aromatiche. l’infuso dei fiori ha un effetto lassativo.La presenza di tannino e sostanza amara ne fa un efficace astringente. La polpa dei frutti applicata al viso ha un effetto astringente. In un vaso di vetro si mettono a macerare per circa tre mesi le prugnole con la grappa. E’ senz’altro corroborante. Filtrate il prodotto . antitermico. rispettando scrupolosamente le dosi. Utilizzate per lavare il viso con pori dilatati. per 15 giorni. Il decotto dei frutti viene utilizzato contro la diarrea e la sudorazione eccessiva. 1 dl d’acqua. antiemorragico. Dosatene 40g e poneteli a bollire per 7-8 minuti in 1 l d’acqua. zucchero a piacere. una scorza di limone non trattato e privato della parte bianca. Per contrastare la foruncolosi mescolate in maniera omogenea i fiori di calendula. Decotto alla calendula e Prugnolo 30g di calendula(fiori senza l’involucro verde). Dosate 1 cucchiaino di foglioline tostate per 1 tazza di acqua calda. il limone. 300g di zucchero I frutti lavati e asciugati vengono chiusi in vaso ermetico con zucchero. Infuso di Prugnolo 20g di prugnolo(frutti). 500 g di zucchero. febbrifugo (corteccia). Tostate le foglie del prugnolo. 1 l d’acqua. 1 l d’acqua Ponete a riposare i frutti nell’acqua bollente per 15 minuti. i frutti di prugnolo e la salvia. la cannella. scuotendo ogni tanto. 30g di prugnolo (frutti). quindi vanno somministrati solo dietro prescrizione medica. Fate lavaggi e bagni parziali. Bisogna tenere conto che la concentrazione esalta fino a un certo punto le caratteristiche. i chiodi di garofano e i noccioli schiacciati. 1 dl d’acqua Preparate un decotto con la corteccia e 1 dl d’acqua. 20g di salvia (foglie). Se tutto è stato condotto bene. Sciroppo di prugnole 300g di prugnole. Viene gradita anche con limone o latte. Cucina & Ricette In cucina i frutti maturi vengono impiegati in marmellate e sciroppi. ma con una vena diversa e gradita. anche per la febbre. Decotto di Prugnolo 5g di prugnolo(corteccia). prese lontano dai pasti. poi rende il preparato sgradevole. Consumatene 1-2 tazze al giorno. 10 noccioli schiacciati. Ratafià di prugnole 1 kg di prugnole. Il vaso viene collocato in un luogo tiepido (in passato accanto al camino) e scosso di tanto in tanto fino al completo scioglimento dello zucchero. 2 l di buona grappa. Dopo diversi mesi viene filtrato e imbottigliato. mentre lavande e irrigazioni vaginali con l’infuso di foglie sono utili per la leucorrea. Da questa operazione dipende il miglioramento e l’esaltazione del sapore. le foglie e i fiori producono una sostanza che origina acido cianidrico. Trascorso questo periodo lasciate riposare 15 minuti e filtrate. 3 chiodi di garofano. L’infuso dei frutti da utilizzare per gargarismi e sciacqui è ottimo per le gengive. Filtrate e utilizzate per fare gargarismi contro il mal di gola. stomatite e mal di gola. otterrete un’infusione che ricorda il tè usuale.

che penetrano profondamente nel suolo: occorre quindi preparare buche ben profonde. Hanno un peduncolo di circa 1-2 cm. Raccogliete le drupe e ponetele ad asciugare per almeno un giorno su un foglio di carta assorbente da cucina steso all’ombra. Prugnolo (Grappa al) 5 dl di alcol a 95°. Arbusto spinoso e caducifoglio. rosso. Questo arbusto si presente in modo diverso a secondo di dove è ubicata: se la pianta è isolata tende a espandersi e a ramificare assumendo al forma rotondeggiante. nei vigneti. seme. innesto. Le rose hanno poche radici a fittone. Come si coltiva La Rosa Canina essendo una specie selvatica. Rosa mata. da ottobre a novembre. ROSA CANINA (Rosa canina L. Spostate quindi il recipiente in cantina e lasciatevelo ancora per un mese e mezzo. Fioritura: Maggio-luglio. Solitamente lo si dispone in generoso quantitativo. nei campi. Mette radici in profondità e ricerca la luce. Quanto al terreno. inferiormente sono più chiare. superiormente sono verde scuro. glabro. Pizincùl. margine irregolarmente seghettato. Fate stagionare in cantina per 6 mesi prima di consumare. far riposare per 4-5 mesi e poi travasare. Ambiente: dalla pianura alla collina e oltre. moderatamente calcareo e ben concimato. mentre in mezzo ad altri alberi ramifica poco e tende a svilupparsi verso l’alto. atte ad accogliere le . La si trova al margine dei sentieri e dei boschi. Le foglie da alterne a sparse. nelle macchie negli arbusteti. Il miglior concime è lo stallatico. Potlèing. aggiungete i chiodi di garofano e lasciate in infusione per 15 giorni al caldo. Filtrate bene e aggiungete acqua distillata e zucchero all’occorrenza. Rosa salvadga. nei prati. Propagazione: talea. anche se predilige i luoghi soleggiati. è di per se una rosa forte. costituiti da un ricettacolo carnoso.strizzando le prugnole per recuperare al massimo il loro succo. Esposizione: sole. deve essere piuttosto pesante e compatto. A parte si prepara lo sciroppo con acqua e zucchero portato a ebollizione e si lascia raffreddare. E’ un eccellente liquore che può essere servito per accompagnare dolci a temperatura ambiente in inverno o freddi in estate. fino alla Scandinavia meridionale. E’ una pianta perenne e rami e rametti portano numerosi spini a forma ricurva. verso nord. zucchero. acqua distillata. con numerosi stami. 3 chiodi di garofano. Mettete poi i frutti in un vaso e cospargeteli con cinque cucchiai di zucchero. attorno al pedale della pianta.) Famiglia: Rosaceae Nomi dialettali: Patelenga. Altezza: fino a 3 m. presente anche in Asia occidentale e in Nordafrica. si adatta a diverse condizioni. con picciolo alato per la con crescenza delle stipole. Quelli che si osservano sulla pianta dopo la fioritura sono in realtà dei falsi frutti detti cinorrodonti. L’epoca migliore d’impianto è il tardo autunno. 20 drupe di prugnolo. Diffusa in Europa. Fate macerare per 2 giorni. Riesce a raggiungere i 1500 m di quota. la corteccia è scura. Raza. da dare alle piante in autunno. contenente i veri frutti (acheni) di colore scuro. Unire il liquido filtrato. 5 petali di colore rosa da pallido a intenso. di forma ovale. Coprite con l’alcol. I fiori si presentano solitari o a gruppi all’apice di corti rami fogliosi.

radici ben distese. Sono piante vigorose e di rapido sviluppo, che danno risultati immediati; sono molto resistenti al gelo e generalmente preferiscono il freddo al caldo intenso. Hanno bisogno di acqua durante il periodo caldo, ma non soffrono neanche eccessivamente la siccità. Sia che vengano coltivate in modo sarmentoso, ad alberello o ad arbusto hanno bisogno di energiche potature. Essa serve a regolarizzare lo sviluppo di ogni pianta, e se fatta come si deve, serve anche a prolungare la vita alla pianta. L’epoca della potatura è la primavera, precisamente quando le gemme cominciano a gonfiarsi. Si lasciano i tralci di 2-3 anni di età, che sono quelli che portano i fiori. Si provvederà eventualmente all’eliminazione dei rami molto vecchi, senza disturbare l’equilibrio della pianta, mentre i getti laterali si tagliano lasciando 2-3 gemme. La Rosa canina viene da sempre usata come portainnesto per le Rose ornamentali. Anche le piante più vigorose sono facile preda di diverse malattie crittogamiche e da virus, è sempre meglio prevenire piuttosto che curare. Se poi le piante sono già deboli, perché male impiantate, non sufficientemente nutrite o coltivate in terreni disadatti è più facile che subiscano attacchi di virus.

Storia & Tradizioni
Röslein, Röslein, Röslein rot Röslein auf der Heiden. (Goethe) (Rosellina, Rosellina, Rosellina rossa/Rosellina nella landa.) Rose, qui en naissant, à rebours imites les lenteurs de la mort. Ton innombrable ètat te fait-il connaître dans un mèlange où tout se confond cet ineffable accord du nèant et de l’être Que nous ignorons ? (Rilke) Per tradizione, la rosa canina è una di quelle piante che i nostri nonni amavano proporre ai bambini con il raffreddore, perché “…la fà bè, la t’fa pasè e’fradur”. Un tempo si credeva che fosse efficace anche contro l’idrofobia. Nel Reggiano i bambini usavano per gioco le “paterlenghe”(le bacche di rosa canina), forandole da parte a parte e utilizzandole come perle per fare le collane. La storia ci riporta poi il ruolo importante che questa pianta ha avuto durante la seconda guerra mondiale, fornendo ai bambini vitamina C, in’alternativa agli agrumi. Citata da Pietro Ispano, Verga, Alemanni, Tommaseo, Guerrazzi. “Rosa di macchia, che dall’irta rama ridi non vista a quella montanina, che stornellando passa e che ti chiama rosa canina.” Pascoli “Cogli una rosa di macchia e guardala contro il sole, vedrai un rosso più ardente che quello dei rubini.” Papini

Medicina &…
Possono essere impiegate tutte le parti della pianta. Per esempio le foglie e i fiori vengono usati in farmacopea per la preparazione di infusi e tisane; con i semi vengono preparati anche antiparassitari; con i petali dei fiori, infine, viene preparato il miele rosato. La parte più importante è sicuramente il “frutto”, il concentrato totale del principio attivo è ottenuto dai cinorroidi di rosa canina mediante estrazione a freddo (per evitare l’alterazione delle vitamine contenute che sono tremolabili) e

concentrazione dello stesso. Ha un alto contenuto di vitamina C, se usata assieme ad altri fitoterapici ne facilita l’assorbimento; contiene anche bioflavonoidi, ovvero fitoe strogeni. I piccoli cinorrodonti di rosa canina risultano essere i più concentrati di Vitamina C che qualsiasi altro frutto, questa vitamina è presente fino a 50-100 volte superiore rispetto agli agrumi tradizionali (arance e limoni) e per questo in grado di contribuire al rafforzamento delle difese naturali dell’organismo. (100grammi di cinnorrodonti contengono la stessa quantità di vitamina C o acido ascorbico contenuta in 1 chilo di agrumi). I Bioflavonoidi, presenti nelle polpa e nella buccia di numerosi frutti, esercitano un’azione sinergica alla Vitamina C, favorendone l’assorbimento da parte dell’organismo. Oltre alla vitamina C, la rosa canina possiede altri principi attivi: tannini, pectine, carotenoidi, acidi organici, polifenoli ( vitamine A, B, B2, E, P, K, PP); ne risultano le seguenti proprietà: vitaminizzante, antinfiammatoria, ottimizza al circolazione del sangue, antiallergica (è di stimolo alle difese immunitarie a livello respiratorio in modo particolare del biotipo allergico. In questi soggetti, il macerato idroetanolglicerico di Rosa canina ripristina al capacità a dare risposte immunitarie positive. Ha un’importanza azione farmacologia nelle flogosi acute che comportano alterazioni delle mucose, soprattutto quando siano associate delle componenti allergico-asmatiche. Per tali proprietà è un rimedio importante soprattutto nella prevenzione delle allergie respiratorie. Stimola, inoltre, l’eliminazione delle tossine tramite l’urina (azione diuretica) senza irritare i reni. Viene raccomandata per infiammazioni dei reni o della vescica. Eliminando le accumulazioni di acido urico, aiuta anche la gotta e i reumatismi. La sua azione astringente è dovuta alla presenza di tannini, risulta quindi efficace contro le diarree. Secondo il Premio Nobel Linus Pauling, assunta in forti dosi, previene e combatte, in caso di malattia, ala crescita cancerogena. Più precisamente le foglie, raccolte da maggio a luglio, per la loro proprietà astringente, vengono usate: -Infuso: una manciata di foglie sminuzzate in recipiente con acqua bollente un litro; dopo 20 minuti filtrare. Consumare a piccole tazzine nelle diarree e calcoli renali e della vescica. I petali dei fiori, raccolti nello stesso periodo, per le proprietà lassative e rinfrescanti, vengono usati in : -Infuso: mettere un pizzico di petali in una tazzina d’acqua bollente, lasciare a riposo 5 minuti e filtrare. – Estratto fluido: gr. 2-8 al giorno. Questi per le diarree croniche infantili. –Infuso (per uso esterno): procedere come sopra, ma usato per gargarismi alla gola e lavature nelle malattie degli occhi. I frutti, raccolti da agosto a settembre, sono astringenti, correttivi e come abbiamo detto più volte vitaminici, vengono usati: -Conserva: da prendere a cucchiai, nei casi di diarree. – Liquore: frutti spezzettati gr. 500 a macero per 2 settimane in alcole a 70° mezzo litro, passare al setaccio ed aggiungere gr. 300 di sciroppo. Da consumare a bicchierini.

…& Cosmesi
Raccomandato a chi vuole prevenire rughe, invecchiamento della pelle, eritemi solari: poiche la rosa canina contiene beta-cherotene o provitamina A, è quindi un naturale antiossidante e antiradicali liberi. Maschera di rosa canina Cinorrodonti freschi di rosa canina. Frullare i cinorrodonti freschi di rosa canina, precedentemente tagliati, svuotati con cura e lavati più volte per eliminare i piccoli peli aguzzi che possono conficcarsi nella pelle, e applicate come una maschera. E’ una delle più efficaci maschere per il suo effetto schiarente, levigante e tonificante della pelle. Infuso di rosa canina 10g di rosa canina (petali), ½ l d’acqua Ponete a riposare i petali di rosa canina nell’acqua bollente per 10 minuti, quindi filtrate e utilizzate 1-2 tazze al giorno prima dei pasti. E’ un ottimo tonico contro l’affaticamento. Tisana di rosa canina Foglie di rosa canina, acqua calda, miele a piacere.

Fate seccare le foglie all’ombra e conservatele in un luogo privo di umidità. L’infusione non va protratta a lungo per non modificare troppo il gusto delicato e molto piacevole. E’ sufficiente lasciare in infusione 1-2- cucchiaini per ottenere 1 tazza di delicatissima tisana. Un po’ di miele esalta la preparazione.

Cucina & Ricette
I cinorrodonti sono ricchi di peli interni: prima di utilizzarli è ben aprirli e pulirli accuratamente. “La verginella è simile alla rosa, ch’in bel giardin sulla nativa spina mentre sola e sicura si riposa, né gregge né pastor se le avvicina: l’aura soave e l’alba rugiadosa, l’acqua, la terra al suo favor s’inchina; giovani vaghi e donne innamorate amano averne e seni e tempie ornate. Ma non si tosto dal materno stelo Rimossa viene, e dal suo ceppo verde, che quando avea dagli uomini e dal cielo favor, grazia e bellezza, tutto perde. La vergine che ‘l fior, di che più zelo Che de’ begli occhi e della vita aver de’, lascia altrui corre, il pregio ch’avea innanti perde nel cor di tutti gli altri amanti.” (Ariosto) Marmellata di rose 1 kg di mele renette, 250g di petali di rose profumate, 1 limone, 300g di zucchero. Sbucciate le mele, tagliatele a pezzettini, mettetele in una terrina mescolandole con la scorza grattugiata (solo la parte gialla) e il succo del limone e i petali di rosa puliti; lasciatele macerare per un’ora. Mettete il tutto al fuoco e mescolate su fiamma moderata sin quando le mele non si saranno disfatte; se fosse necessario schiumate di tanto in tanto. Passate il composto attraverso un setaccio aiutandovi con una spatola di legno, quindi rimettetevi al fuoco amalgamandovi lo zucchero. Cuocete sinchè la marmellata non avrà preso consistenza. Marmellata di bacche di rosa canina 1kg di polpa di bacche di rosa canina, 600g di zucchero, la scorza di un limone Private le bacche del gambo e della peluria scura, mettetele in una pentola. Ricopritele di acqua fredda, portatele a ebollizione e fatele poi sobbollire a fuoco molto moderato per circa 45 minuti. Quindi scolatele e passatele al setaccio. Rimettetele sul fuoco, aggiungendo poca acqua bollente e cuocete per un quarto d’ora. Ripassate di nuovo al setaccio, pesate la polpa ottenuta e per ogni kg di polpa calcolate 600g di zucchero. Fate cuocere la polpa con lo zucchero per circa mezz’ora a fuoco basso. Pochi minuti prima di togliere la marmellata dal fuoco, unite la buccia finemente grattugiata del limone. Quando la marmellata avrà raggiunto la giusta consistenza versatela ancora calda nei vasetti di vetro perfettamente puliti. Chiudeteli subito con la marmellata ancora calda e conservate in luogo asciutto e buio. Marmellata di bacche di rosa canina Dose per 5-6 vasetti 1 kg di polpa di bacche di rosa canina, 500 g di zucchero, buccia grattugiata di 1 limone, ½ litro di vino bianco.

cercando di preservare la maggior parte della polpa. lavatele bene spaccatele e togliete i semi e la peluria interna. nome deriva dal latino “sorbum”. Fate riposare in cantina per altre 2 settimane. Lasciate macerare ancora nel vaso per una settimana agitando ogni tanto e . Per la preparazione dei liquori è possibile utilizzare anche i frutti di un’altra rosa selvatica. aggiungete l’acqua e il rimanente zucchero. ricopritele col vino. nel quale avrete versato anche l’alcol. mettetele in una pentola. trascorso il tempo. Elisir di rose 400g di alcol a 95°. Deponete quindi i cinorrodi in un recipiente e copriteli con la grappa. presente nei boschi assieme alla più comune Rosa Canina. Oltre al sorbo domestico (l’unico appartenente alla sezione Cormus) altre specie in Italia sono: il sorbo degli uccellatori (S. con il si indicavano il frutto del sorbo domestico. 15g di petali di rosa. Grappa di rosa canina 1l di grappa. 1998). SORBO SORBO MONTANO (Sorbus aria L. imbottigliate e tappate con un sughero a ceralacca. 10 cinorrodi di rosa canina. filtrate e attendete altri 3 mesi prima di consumare. il sorbo ciavardello (S. Crantz). Aucuparia L. Lasciate in infusione in un luogo caldo per una ventina di giorni.) Famiglia: Rosaceae (BO). Rosa Rugosa. Invasare ancora calda e capovolgere i vasi (si ringrazia il Ristorante “Fava” – Casola Valsenio (RA) . aggiungere la buccia del limone grattugiato. distinte nelle sezioni: Aria. Torminaria e Chamaemespilus. Chamaemespilus L. Rimettete il composto sul fuoco aggiungendo poca acqua lo zucchero e fatelo restringere.Private del gambo le bacche. Raccogliete i cinorrodi ben maturi (dopo i primi geli). Scolatele e passatele ad un setaccio schiacciandole bene. fatele bollire a fiamma dolce per circa 35/40 minuti. Torminalis L. Crantz. A fine cottura.Chef Fava Katia). che rappresentano probabilmente cinque distinte linee di evoluzione (McAllister. Gruppo: Inquadramento: Il genere Sorbus comprende un centinaio di specie distribuite in tutto l’emisfero settentrionale. il sorbo montano o farinaccio (S. quale . Crantz). 350g d’acqua. Durante questo periodo dovrete aver cura di agitare moderatamente una volta al giorno il vaso con il suo contenuto.). apriteli ed eliminate gli acheni e la peluria. Nomi dialettali: Etimologia:Il Metal (PR). 350g di zucchero. Trascorso il tempo previsto per la sua macerazione. filtrate attraverso una tela. Aria L. Sorbus. Cormus. Ponete i petali in un mortaio con una manciata di zucchero e pestateli fino ad ottenere una pasta che porrete a macerare per una decina di giorni in un vaso di vetro ermeticamente chiuso. Aspettate almeno 2 mesi prima di consumarlo. Lazzeruolo di montagna Farinaccio o Sorbo Bianco (RA). Crantz) e il sorbo alpino (S.

un tempo veniva somministrato sotto forma di sciroppo. predilige terreni subcalcarei e vive prevalentemente in regioni con climi umidi e caldi.2 cm. Crantz – Pyrus Torminalis Ehrh. Pèr Zerbò (RA). molto rara in EmiliaRomagna. a polpa gialla e farinosa. glabre su entrambi i lati. Pero Cerbone . Altezza: non più di 20 metri. I fiori si presentano in corimbi eretti larghi fino a 8-10 cm con fiori bianchi di 1. rosso arancio o scarlatto. questo frutto ha proprietà astringenti. dal reggiano al piacentino. edule e dolciastro. Fruttificazione : Luglio-Agosto. E’ una pianta eliofila. oppure in conserve e gelatine abbinato alle mele.Si può localizzare nell’intera Europa. seme. la pagina superiore perde questa lanugine e assume colore verde lucente. Matadot. ellittiche. Sorbaster (RE). globoso. Infine i Celti consideravano il suo frutto come amuleto contro fulmini e sortilegi. corteccia grigia. Usi & Co. lunghe 6-12 cm. proprio per la colorazione della pagina inferiore delle foglie veniva chiamato “Sorbo bianco”. Ambiente: dalla pianura fino a 1600 m di altitudine. di circa 1 cm di diametro. lunghe circa 6 cm. Questi frutti venivano anche usati per fare una salsa da usare come condimento per la cacciagione. SORBO CIAVARDELLO (Sorbus torminalis L. il tronco eretto è spesso ramoso fin dalla base con rami orientati verso l’alto e rami giovani pubescenti. ma ha una notevole adattabilità e tollera anche aridità e basse temperature. sono presenti 9-12 paia di nervature parallele. Propagazione: talea.) Famiglia: Rosaceae Nomi dialettali: Baccarello. Crantz) Fioritura: Giugno Ambiente : Specie alpina che vive nelle brughiere oltre i 1500 m di altitudine. mentre quella inferiore resta tormentosa e bianca. Le sole segnalazioni riguardano il crinale appenninico. Quando si schiudono sono ricoperte da una peluria bianca. In tempi di carestia venivano addirittura seccati per essere mescolati alla farina per il pane (da cui il nome volgare “Sorbo farinaccio”). contiene 2 semi. . Fioritura: Maggiogiugno. SORBO ALPINO Famiglia: Rosaceae (Sorbus Chamaemespilus L. foglie semplici. Piccolo arbusto con corteccia scura e lenticelle longitudinali più chiare . Pitar (BO). ma in modo sporadico. Sono portate da un lungo picciolo. liscia. Stiamo parlando di un alberello con chioma globosa espansa di colore verde-grigio. In autunno diventano giallo oro prima di cadere. Il frutto è subgloboso (15 mm di diametro). Frutto rosso. con margine doppiamente dentato e apice appuntito. e come cibo degli dei. Le foglie caduche. con lamina ellittica e margine seghettato. Dal punto di vista medico. scure e lucide di sopra. Piccolo albero a foglie decidue.

escludendo quelle settentrionali. dal gusto un po’ acido perché ricchissimi di tannini.Maggio-luglio. Usi & Co. di colore verde brillante. formato da “avis” uccello e “capio” prendere. in Italia è presente su tutto il territorio esclusa la Sardegna. punteggiati da lenticelle. indicato per lavori di ebanisteria e strumenti musicali. di colore giallo. nella Regione EmiliaRomagna si trova sporadico nei boschi di faggio ed in radure e ai margini di queste. Sono di colore verde scuro lucente superiormente. Ambiente: su terreni acidi e umidi. tende a fessurarsi in piccole squame che poi si distaccano. Albero a foglie decidue. I frutti sono pomi ovoidali del diametro di 1-1. Propagazione: talea.Etimologia:Il domestico. da 600 fino a 2000 m . possiedono proprietà curative (per il contenuto di acidi organici e di acido malico in particolare) tanto che un tempo venivano usati per curare le coliche e come tutte le varietà dei sorbi per la dissenteria. Propagazione: talea. più assomiglianti a quelle degli aceri. la corolla a 5 petali bianchi subrotondi. semplici. Il tronco è sottile e ramificato. alterne. Pianta diffusa in Europa e Africa settentrionale. Specie eliofila indifferente al substrato. Etimologia:Il nome specifico deriva dal latino “aucupor”. si può trovare anche sotto forma di arbusto in pendici desertiche e sassose. Albero a foglie decidue. SORBO DEGLI UCELLATORI (Sorbus aucuparia L. andare a caccia di uccelli. Altezza: fino a 25 m. hanno lamina ovato-lombata con 34 paia di lobi via via meno profondi verso l’apice e margine irregolarmente dentato. la chioma rada è ovale e arrotondata. Fioritura: Maggiogiugno. composte da 4-9 paia di foglioline . tronco eretto e corteccia grigio chiaro o bruno nerastra. I rami giovani sono bruni e lucenti. Il legno tuttora è molto ricercato in quanto si presta alla lavorazione e alla lucidatura. infiorescenza eretta e molto aperta. con il quale si indicavano il frutto del sorbo Si può trovare questa specie in buona parte dell’Europa. Fioritura: . soprattutto querce e le pendici soleggiate. Le foglie alterne. con picciolo da 2 a 5 cm. Cherbella (RE). le foglie sono caduche. nome deriva dal latino “sorbum”. Pomarièl (Romagna). fino a 800 m. Sorvo (MO). Albero con chioma allungata da giovane che diviene a cupola espansa successivamente. hanno il calice peloso con 5 lacinie triangolari e caduche. Altezza: fino a 15 m. Ambiente: su terreni calcarei. Predilige i boschi di latifoglie. la si trova anche in Nordafrica e in parte dell’Asia. stami numerosi e lunghi come i petali. I frutti di questa pianta.) Famiglia: Rosaceae Nomi dialettali: Sorba. Fiori ermafroditi. di colore bruno cuoio. in piccoli grappoli con lungo pendutolo. seme. Corbella. seme. – Pyrus aucuparia Gaerth.5 cm. verde-giallastro inferiormente. essi contengono dai 2 a 4 semi rosso-bruni. La sua particolarità sta nella forma delle foglie. dissimili da quelle di un sorbo.

Albero a foglie decidue. Fioritura: Maggio. Sorvola(BO). diventa poi più scura e si fessura in tante piccole placche irregolari. con il quale si indicavano il frutto del sorbo domestico. arancione. alterne ed imperimpennate. il calice è composto da cinque sepali triangolari più lunghi che larghi. Lasciate macerare. Le gemme sono allungate e un po’ attaccaticce. tutta l’infiorescenza è ricoperta da un tomento denso e lanoso. specialmente nei paesi di montagna. I fiori si presentano in densi corimbi fino a 15 cm di diametro formati da fiori di 1 cm. per lo splendido aspetto decorativo delle foglie pennate. bassa e media collina.) Sorbè(RE). in Italia è presente su tutto il territorio. per 3 giorni. la corolla ha cinque petali bianchi più o meno rotondi con base cuneata. 3 grappoli di frutti di sorbo degli uccellatori. Hanno apice acuto. lunghe fino a 80 cm. rosso o brunorossastro a seconda della varietà. quella inferiore è leggermente pelosa. tronco diritto con corteccia grigio verdastra. la scorza di un limone. I frutti sono subglobosi a forma di pera (Pyrifera . margini interi nella pagina inferiore. a margine intero nel terzo prossimale ed acutamente dentato nel resto. Albero con rami espansi e ascendenti. ma più raro al nord. dei fiori e dei frutti scarlatti. I frutti simli a pomi. è una specie eliofila e preferisce suoli profondi e ben drenati. Usi & Co. la sua radice celtica è sor . Le foglie. hanno forma sferica con diametro di circa 1 cm.acido. Emanano un cattivo odore e in autunno assumono un colore rossastro. Sono portati da lunghi penducoli e raccolti in gruppi pendenti.imparipennate. seghettati in quella superiore. Ambiente: in boschi di latifoglie. ma ricchi di tannino. Viene coltivata sempre più frequentemente come pianta ornamentale. apice acuto. Deponeteli in un recipiente a imboccatura larga e cospargeteli con lo zucchero. venivano impiegati in salse per i piatti di selvaggina. verde-azzurra. Corbello. La pagina superiore è verde scura. sessili. Si trova spontaneo nei boschi di querce caducifoglie della fascia submediterranea e di quella sub montana. SORBO DOMESTICO Famiglia: Nomi Rosaceae (Sorbus domestica L. deriva poi dal fatto che una volta dalla polpa dei frutti si ricavava una sostanza vischiosa che serviva a catturare gli uccelli. Il nome di sorbo degli uccellatori. Versate l’alcol e tappate bene. 5 cucchiai di zucchero Raccogliete nel periodo appropriato i grappoli maturi. dialettali: sorb. I fiori sono riuniti in ampi corimbi posti al termine dei rametti. cannella. I legno viene utilizzato per lavori al tornio e intaglio. I frutti sono acidi . 3 chiodi di garofano. Sorbel. lasciate in infusione per 2 mesi in cantina agitando spesso. seme. Propagazione: talea. di forma oblungo-lanceolata. Etimologia:Il nome deriva dal latino “sorbum”. sono lunghe fino a 20 cm. Aggiungete quindi la scorza di limone. un pezzetto di cannella e i chiodi di garofano. sono di colore giallo. Filtrate bene e attendete 4 mesi prima di consumare. bianchi e molti profumati con 5 petali. Sorb (RA). Liquore alle sorbe 7 dl di alcol a 95°. La tradizione vuole che venisse piantato anche per tenere lontane le streghe. a recipiente chiuso. Altezza: fino a 20 m. con 6-10 paia di foglioline ovate lanceolate. Cherbella(MO). Originario dell’Europa meridionale e del Nordamerica.

poi. pezzi soggetti ad attrito. Grazie alla fioritura tardiva (fine aprile-maggio) non teme in genere le gelate primaverili. È probabile che l’estrazione dei semi dal frutto appena raccolto e la semina tempestiva possano favorire una più pronta germinazione. causa danni a foglie e frutti. La stratificazione per 3-9 mesi a 0-3°C ha fornito risultati soddisfacenti per interrompere la dormienza. dolce dolce come il miele. Come si coltiva Il sorbo domestico viene propagato per seme o per innesto. tollerante al freddo e la siccità. sia partendo da materiale in stadio giovanile che da espianti di piante adulte. L’innesto è preferito nella vivaistica ornamentale e nelle frutticoltura amatoriale. il sorbo domestico è considerato autoincompatibile in larga misura e non sarebbe in grado di autofecondarsi.” . un tempo veniva utilizzato per fabbricare ingranaggi.” “Alto alto come una chiesa. Torminalis. Tradizioni & Co. come riscontrato per S. ma minifesta maggiore tolleranza vero i suoli pesante e argillosi. cioè con prudenza. Il legno di sorbo è ed era molto apprezzato per le sue caratteristiche: duro e compatto.). per il modo lento di maturazione delle sorbe. è quindi consigliabile la presenza di varietà diversa per favorire l’impollinazione incrociata. ma possono causare fenomeni di disaffinità e una minore longevità.) e il biancospino (Crataegus monogyna L. Aria cresce su terreni aridi e calcarei. rosso rosso come una ciliegia. domestica). La riproduzione per seme è la forma di propagazione utilizzata per l’uso forestale. Il sorbo domestico è stato propagato anche per polloni radicali. mêr mêr com’e fel. Anche se mancano dati sperimentali a supporto di queste osservazioni. prima giallo rossiccio e punteggiato. eseguiti a fine inverno. chi associa al simbolo della prudenza. al pari del S. Come il S. può crescere anche su suoli acidi. Durante il pieno riposo invernale può resistere fino a temperature – 30°. manici di utensili. Specie eliofila. al pari di altre Rosaceae. amaro amaro come il fiele” “Con il tempo e con la paglia maturano le sorbe e la canaglia. La ticchiolatura (Venturia inaequalis). oltre che agli attrezzi comuni. quello della pazienza. statue e strumenti di misura. di crescere lentamente. La germinazione avviene in natura dopo 18 mesi dalla maturazione. calci di fucili. cunei. torminalis. Il sorbo può essere colpito. Gli innesti che si sono dimostrati più efficienti sono il doppi spacco inglese e il triangolo. Per quanto riguarda la biologia fiorale e la fruttificazione. simile a quella del nespolo. dal colpo di fuoco batterico (Erwinia amylovora).”Il legno di sorbo è il migliore. Cotogno e biancospino favoriscono una più rapida entrata in produzione e una minor vigoria della pianta rispetto al franco. Una volta lo usavano per fare. C’è. Il sorbo domestico è una specie rustica. . e il “chip budding” (scheggia) nell’estate. La difficoltà di fecondazione potrebbe essere una delle cause dello scarso numero di semi o dell’assenza di semi vitali generalmente osservato nelle sorbe di esemplari isolati. che nelle piante da seme si verifica dopo circa 15 anni.. “Elt elt coma ‘na cisa. determinando in alcuni casi la caduta delle foglie e dei frutticini. alta resistenza e stabilità una volta seccato. soprattutto per accelerare l’entrata in produzione. oltre che per strumenti musicali. il più duro quello che ha meno nodi ed è quindi facile da lavorare. ma robustamente. talee radicali e in vitro. ros ros com’na zrisa. predilige posizioni soleggiate. poi via via che si raggiunge la maturazione diventa bruno. Le specie utilizzate come portinnesti sono il franco (S.” Dal punto di vista simbolico la pianta del sorbo rappresenta la prudenza a causa della sua prerogativa.Hayne) o piccola sfera (Pomifera Hayne). dôlz dôlz com’e mèl. lunghi da 20 a 40 mm. anche le bocce da gioco che risultavano quasi indistruttibili dal gran che erano compatte. il cotogno (Cydonia oblonga Miller.

Montate gli albumi a neve ed uniteli delicatamente al composto che verserete poi in uno stampo imburrato e cosparso con i biscotti tritati. La pianta è importante in “gemmoterapia” per l’attività di regolazione della circolazione venosa (Sorbus domestica 1DH Gemme: 50 gocce. ottenendo una bevanda simile al sidro chiamata Cerevisia. se ne beve fino a tre tazze nelle 24 ore. tonica. Cuocete per trenta m inuti in forno a 200° e servite ancora caldo. Sono state ritrovate tracce di questa preziosa bevanda in documenti fin dal Seicento. in alcune zone d’Italia venivano tagliate a fette e infilate in collane. salse. diluite in poca acqua. biscotti tritati finemente.Questi frutti . In alcuni Paesi i sidri di sorbe sono utilizzati anche per correggere quelli di mele. Venne citato da Dante.in fitoterapia contro le varici alle gambe). diuretica. grazie al sorbitolo. Rimedi contro i bruciori di stomaco: sorbo selvatico: frutti freschi gr. Fino alla seconda guerra mondiale anche nell’Appenino Romagnolo si produceva questo sidro. le mandorle. poi snocciolare. Salsa di sorbe (pe accompagnare la faraona arrosto) Schiacciare le sorbe ben mature (300g) con poco sale. per mantenerle tutto l’inverno. Soderini. ½ l di alcool 95° . Boccaccio.” In una frazione del comune di Sorbolo (PR). 3 chiodi di garofano. 300gr di zucchero. venivano fatte fermentare con il grano. Le sorbe possono essere anche utilizzate per la produzione di un aceto particolare e per l’estrazione dell’acido malico. e poi si mangiavano. alla Corte dei Gonzaga di Mantova. tant’è che figura al banchetto che il marchese Gonzaga fece preparare in onore della regina Cristina di Svezia. e antiemorragica. Cucina & Ricette Nell’antichità le sorbe. 1 cm di cannella. liquori e grappe. Leonardo. passateli quindi al setaccio e mescolate la polpa con i tuorli. I frutti sono stati usati fin dall’antichità per la loro azione astringente.1 bicchiere di albana amabile Fate cuocere le sorbe con lo zucchero ed il vino. “Sì. 4 uova. Medicina & Cosmesi Le sorbe essiccate entravano nella farmacopea popolare della prima metà del secolo in Austria. a seccare. così come per le nespole. 150 gr di zucchero. Liquore di sorbe 400 gr di sorbe. si stà riscoprendo il vecchio sidro di sorbe. per la cura della dissenteria. erano immangiabili appena raccolti ed era necessario attendere il momento in cui cominciavano a decomporsi: venivano infatti stesi sopra la paglia in stanzoni ben arieggiati e in poco tempo diventavano commestibili e di sapore gradevole. 50 gr di burro. Ariosto. due volte al giorno. buccia di 1 limone. citata da Virgilio nelle “Georgiche”. perché le piante erano troppo alte e pericolose…poi si lasciavano maturare per qualche mese. 50 gr mandorle tritate finemente. la frutta la si raccoglieva da terra di solito. 20-50 al giorno oppure decotto: un pugno e mezzo di frutti nell’acqua di un litro. passarle al setaccio e unire lo zucchero (120g) far cuocere il composto fino al giusto addensamento e servire a lato della faraona arrosto. da servire agli ospiti di riguardo nei castelli e nei palazzi dei signori. precisamente a Coenzo. Manzoni e Pascoli. dove veniva considerato un liquore nobile. colagoga. Galli e Celti furono i primi ad usarle. la riscoperta dei “frutti dimenticati”. ha stimolato la riproposta di vecchie ricette. Souffle di sorbe 500 gr di sorbe mature. un cucchiaio di pan grattato. qui chiamato “Sorbolino”. come le nespole. qualche cucchiaio d’acqua e metterle a cucinare per 7-8 minuti.

Spen sarzol. subopposte ovali. Ambiente: collina e montagna da 400m a 1400. poi ritirarlo in cantina per sei mesi. Altezza: da 1 a 5 metri. Fioritura: aprile-giugno. quando son verdi. se si colgono il luglio. imbottigliare e far invecchiare altri quattro mesi prima di servirlo. Passato questo periodo filtrare il liquore. Durante e Lasti: “Il ranno catartico. servono a tinger giallo. di colore verdastro. essi venivano usati nella medicina popolare come purgante drastico. soprattutto peò venivano utilizzate in decozione per purgarsi. tingono in verde. Spen zerven (Romagna). danno il color violetto. Nella campagna Bolognese per un uomo con la barba troppo ispida si diceva: “C’l’ avèva una bèerba d’spein zarvein” . con foglie lunghe 20-70 mm. Spe Etimologia: nome composto da spino e cervino. se in ottobre.) Nomi dialettali: zarven (BO). sono glabre o più o meno pubescenti. Si trova in boschi e siepi dell’orizzonte sub montano nelle zone temperate dell’Europa e dell’Asia. hanno inoltre assieme alla corteccia proprietà tintorie.” SUSINO (Prunus domestica L. se in agosto ed a’ primi di settembre. Questo alberello presenta i rami vecchi spinescenti.Lavare e asciugare le sorbe. SPINOCERVINO Famiglia: Ramnaceae (Rhamnus catharticus L. Lasciare il vaso al sole per la prima settimana. Usi & Co. penninervie con 2-4 paia di nervi. quando sono strafatte.: Damaschine. e riuniti in fascetti.” Dal Vocabolario di Agricoltura: “bacche di questo arboscello danno un succo d’uso medicinale efficace contro la cachessia e artritude. Mirabelle e San giuliane) Famiglia: Rosaceae . le cui bacche. Le drupe di Spino Cervino e di Frangola si usavano per ottenere coloranti quali il giallo (il Giallo si Spino o il Giallo Santo) e il verde vescica. I fiori sono piccoli. Alberetto o arbusto. quando sono appena mature. Soderini. In Italia è distribuito ampiamente e si trova anche in Sicilia. secondari convergenti verso l’apice. da ricercare nelle reciproche origini. poi metterle in vaso a chiusura ermetica insieme a tutti gli altri ingredienti. Citato dal Mattioli. ossia lo spino cervino. I frutti sono delle drupe nere lucenti a maturità.: Susino europeo) – (Prunus insititia L.

Progna. oppure un pizzichino di foglie di Sena. un giorno per l’altro cambiando l’acqua se si vuol eliminare zucchero ed acidi e poi bollire 3 o 4 ore. La polpa può essere pastosa o succosa. con colore che varia dal giallo. Le gemme a fiore si formano in prevalenza a mazzetto. se si vuole raccogliere frutti di grosse dimensioni. I fiori. producono molti frutti che a maturazione potrebbero risultare di piccola pezzatura.Nomi dialettali: Brugna. Prun. Si presenta come un piccolo albero a ramificazioni erette che cresce fino all’altezza di 6-7 m. allungato. presenti sul nostro territorio: Favorita del Sultano (Borsa del bricco. Il Prungo è originario delle regioni dell’europa orientale e dell’Asia occidentale. è entomofila. Il decotto da bere a tazze al mattino a digiuno e la polpa mangiata calda e bagnata al principio dei pasti nella stitichezza dei deboli. non hanno problemi di impollinazione per poter produrre perché possono autofecondarsi. Le foglie sono alternate. I frutti. cioè i susini domestici che producono le prugne. – Infuso: un pugno per un litro di acqua calda e dopo 10 minuti colare. rotonda. è consigliato il diradamento dei frutticini. raccolti ad agosto. Quindi è possibile avere intere coltivazioni di una sola cultivar autofertile per ottenere buone produzioni. Borsa d’brecca) Cultivar di origine sconosciuta da tempo coltivata in Emilia-Romagna. Fiascona. malattie della pelle. degradante in un collo verso l'attaccatura del picciolo. quando sono freschi. Etimologia: Il nome Prunus deriva dal nome latino della pianta. Negli impianti razionali le piante sono innestate e come portainesto viene spesso usato il Mirabolano che dà alla pianta un notevole sviluppo e una buona longevità. 200 di acqua. a 5 petali. Per questa ragione. di color verde scuro e piuttosto spesse con la pagina inferiore leggermente pelosa. 0. 50 di susine secche dimezzate in gr. raccolti ad aprile. Da 3 a 4 tazzine al giorno nelle stipsi ostinate. Il seme rinchiuso in un nocciolo (endocarpo) talvolta piuttosto appuntito presenta dimensioni variabili tra le specie e talvolta si stacca molto bene dalla polpa (spicca). Conserva o polpa a cucchiai per affezioni dell’aparato digestivo. Brugnon. hanno proprietà lassativa. piccola.5 per anno ai bambini. enterite cronica. presenta proprietà astringente e febbrifuga. presentano proprietà lassative ottime. sfumata di rosso-viola. raccolta da febbraio a marzo. al rosso fino al viola blu. Si rinforza con l’aggiunta di mannite gr. L’impollinazione dei fiori per questi fruttiferi. Di seguito sono descritte alcune delle varietà antiche. che presenta esternamente una patina più o meno spessa di cere. ovali. –Decotto: una manciata di corteccia sminuzzata cotta per mezz’ora in un litro d’acqua e quindi passare al setaccio. Medicina & Cosmesi La corteccia. Polpa . gr. 8-15 agli adulti. Frutto grosso. anche se la presenza di diverse cultivar in generale aumenta notevolmente la quantità di frutti da raccogliere. bambini e vecchi. Il frutto è una drupa. cioè il trasporto del polline sullo stigma dei fiori. sbocciano tra Aprile e Maggio e sono impollinati da insetti. cioè realizzata per mezzo degli insetti pronubi. I fiori sono bianchiavorio. Buccia aranciata. Da 3 a 5 bicchierini al giorno nelle febbri intermittenti. al verde. cioè l’eliminazione di una certa quantità quando sono ancora piuttosto piccoli. In molti casi i susini dopo la fioritura. generalmente ovaliforme e ha una buccia (epicarpo). Varietà & Innesti Generalmente i susini. soprattutto quelli europei. quando sono secchi e vitaminiche. – Decotto: macerare gr.

La polpa è di colore giallo rossastro. Deve il nome periodo di maturazione (29 giugno. con portamento assurgente. È autofertile. rivestita di abbondante pruina. o gialla) Rinvenuta in Francia nel 1835. È autofertile. di forma leggermente oblata. Mediamente autofertile. di forma ellissoidale. Il frutto è di pezzatura media. primi di luglio. Matura nella terza decade di luglio. di buon sapore. di sapore ottimo. L’albero è di medio elevata vigoria è di produttività scarsa. di colore giallo dorato. ed ha quindi susini di grossa pezzatura. La polpa è di colore giallo verdastro. spicca. per consumo fresco. Il frutto è di buona pezzatura e di forma sferoidale. Buccia molto pruinosa. Regina Claudia mostruosa. matura alla fine della terza decade di luglio.gialla. Regina Caludia verde Coltivata in Francia fin dal 1500. matura a metà agosto. di sapore ottimo. molto dolce. cioè schiacciata ai poli. Albero molto vigoroso. San Pietro (san Piero) Di probabile origine toscana. matura nella prima decade del mese di agosto. di colore giallo ambrato e di sapore ottimo. dalla forma allungata. con polpa soda. Albero di buona vigoria e dal portamento assurgente (i rami cioè tendono ad essere rivolti verso l’alto) di buona e costante produttività. Polpa gialla. L'epoca di fioritura è intermedia. saporitissime. mediamente soda. aromatica. L’albero è di ottimo vigore. si stacca facilmente dalla polpa ed è di colore giallo rosato o giallo verdastro nei frutti meno esposti alla luce. mediamente soda. di sapore ottimo. a portamento assurgente. . Autofertile. e asimmetrico. di sapore ottimo. La buccia è di colore verde chiaro. di buona produttività anche se tarda a mettersi in produzione. Grossa di Felisio Chiamata anche “Big egg” (grande uovo) o “Empress” per la dimensione notevole dei frutti. anche se di lenta messa a frutto. di consistenza media. spicca. Il frutto si presenta appunto di forma ellissoidale. spicca. primi di agosto. aderente al nocciolo. La polpa è giallo verdognola. festa di S. viola-scuro con riflessi rossastri. Pietro e Paolo). La buccia è molto pruinosa. Il frutto è di grossa pezzatura e di forma sferica. È autosterile. di media consistenza. a portamento espanso. l’albero è di buona vigoria. Il frutto è di pezzatura medio piccola. di colore verde che tende ad ingiallire a maturità e nelle parti esposte al sole. Regina Claudia trasparente (o diafana. diventa rosato nelle parti esposte al sole. matura nella terza decade di luglio. soda.o d’Oullins Conosciuta fin dal 1800.di discreta produttività. ma si giova dell’impollinazione di Regina Claudia trasparente. Frutto medio. Pisera Il nome deriva dal colore tipico di questa prugna e dalla sua forma allungata. primadecade di agosto. Ha portamento assurgente. spicca. con apice arrotondato. primi di Agosto. si raccoglie a luglio. La polpa è di colore giallo verdastro. La buccia è molto pruinosa. L'epoca di fioritura è intermedia. allungato. aromatica. Spiccalosso . di produttività medioelevata. Raccolta a fine giugno. una tra le susine sicuramente più antica. La buccia ha un colore di fondo giallastro con sopraccolore rosso violaceo sul 90% della superficie. probabilmente la madredi tutte le altre “Regine Claudie”. Molto vigoroso. portamento espanso. discretamente soda. spicca. Matura a fine Luglio. di elevata produttività. Regina Claudia d’Althan (Regina Claudia Violetta) Rinvenuta in Ungheria nel 1860. È autosterile. di forma sferoidale leggermente appiatita ai poli. prima di agosto.

Il frutto è ricco di antiossidanti che proteggono dall’invecchiamento e di fibre che hanno effetto lassativo. Fiorisce a primavera inoltrata e questo consente alla pianta di resistere abbastanza bene alle gelate tardive. che durava in questo modo per tutto l’anno. Le zucchelle vengono utilizzate fresche. Sono varietà autofertili.” Lombo scaloppato alla Regina Claudia d’Althan 800 gr. di colore viola rossastro. di lombo di maiale disossato. le albicocche. di colore giallo-verde o giallo dorato. meglio esposti al ole. di consistenza soda. a tenore del vostro gusto. gruppo (Mischina Bianca e Nera. tagliatele a fettine. infatti man mano che maturavano tipi diversi di frutta venivano messi sotto spirito. da marmellata o sciroppate. 1 bicchiere di vino bianco. Cervellate) Tanti nomi per definire varietà molto simili tra loro e presenti. si consuma allo stato fresco. Prezzemolo tritato. uva salamanna e qualche pera gentile. o sui rami più esterni. Questi frutti sono inoltre una componente importante nella “Frutta in guazzo”. di zucchero e tanta acquavite o cognac che le sommerga. puà riuscire gradito il seguente modo di confezionarle. ma poi assaggiate il liquido per aggiungere zucchero o acquavite. Formato il vaso. pepe. delle brachette di quattro o più anni che con il tempo riducono la loro produzione. per essere quasi prive di frutti l’anno successivo (alternanza di produzione). cioè: dalle fragole. “Collenghina” e “Mischina” sono usati nel piacentino e reggiano. Zucchella è il termine con cui queste susine sono conosciute nel parmense. di susine regina claudia d’althan senza nocciolo. dal ribes e dai lamponi. di salsa di pomodoro. La polpa è va da un colore giallo verdastro all’ambrato. Damaschine. nelle campagne del parmense e del piacentino. 2 cucchiai di farina. all’infuori delle ciliegie. con buccia violacea (esiste anche una varietà “bianca”. sapore ottimo e intensamente profumato. un modo di conservare la frutta. le pesche. aggiungendo sempre in proporzione zucchero ed acquavite. Quando si raccolgono i frutti è meglio iniziare da quelli posti in cima alla pianta.Il nome deriva dalla facilità con cui il nocciolo si stacca dalla polpa. Per favorire la produzione dei frutti le potature devono essere limitate al diradamento dei rami di un anno ed alla eliminazione. Il nome “Mischina” è il termine dialettale derivato da “Susina Damaschina” che indicava l’origine asiatica di questa varietà. Scanarde. tutte private del nocciolo e. le susine. Si tratta spesso di esemplari originati da seme o da pollone. più o meno allungata. . magnesio e ferro. che però è meno pregiata). graduale. infatti susine con un nome simile 8”Brogne Mischine” sono segnalate anche in Vallecamonica. ma non solo. Mazzucchella. Spesso fruttificano abbondantemente un anno. di burro. e cresce fino alla media montagna. Collenghine. il frutto è coperto da una patina cerosa. e ponete in un vaso 50 o 100 grammi per sorta. si raccoglie a Luglio – Agosto. Zucchella. Le susine o le prugne oltre ad essere consumate fresche. sale. lasciatelo in riposo per qualche mese prima di servirvene. Questa susina si adatta a diversi tipi di terreno. così come viene indicato nella ricetta di Artusi: “A chi piace la frutta in guazzo. 80 gr. Il frutto si presenta di forma ellissoidale. Potete mettervi anche uva spina. con polpa di colore giallo intenso. Poi proseguite con le ciliegie. da essiccare. quindi non necessitano di un’altra varietà per la fecondazione. e raccogliere più tardi quelli che si trovano sui rami più interni. copritele con la metà del loro peso. Cominciate dalle prime che appariscono in primavera. Matura ad agosto. vengono utilizzate in cucina per la produzione di marmellate e gelatine ed in alcuni casi (le prugne) vengono essiccate per poterle conservare. 300 gr. Il frutto si presenta di forma ellissoidale. soda. 50 gr. oltre che di elementi minerali come potassio. sono più rustici rispetto alle varietò innestate e risentono eno dei marciumi radicali e di alcune malattie che attaccano frutti e foglie. Cucina & Ricette “Antigh c’me ‘l brugnj” (Antico come le prugne) I tenori usavano fare gargarismi con decotti di foglie di susino per schiarire la voce. di sapore mediocre.

prima di servire spolverizzare con il prezzemolo tritato (si ringrazia il Ristorante “Fava” – Casola Valsenio (RA) . UVA SPINA (Ribes uva. L’uva spina necessita di una cimatura verde nel mese di maggio-giugno per accorciare i getti laterali di una branca (anche la parte terminale) affinché le gemme ascellari fogliari al di sotto del taglio si inturgidiscano e si preparino alla fioritura. divisione. Fioritura: Giugno-Agosto. passarle nella farina e fatele dorare nel burro. cannella. Ambiente: specie sporadica che vive in radure e margini di boschi freschi della fascia collinare. poi glabra a maturità.crispa/grossularia L. si crede.) Famiglia: Sassifragaceae Nomi dialettali: uva spêna Arbusto spinescente. montana. Le bacche vanno raccolte in luglio. Altezza: 1-2 m. Eliminate i frutti e assagiate il preparato. Sottoforma di sciroppo era utilizzata per le cure dei nervi (1-2 cucchiaini per bicchiere d’acqua). terreni umidi ed esposizioni fresche. aggiungete la scorza di limone. fiori bisessuali. Grappa alla Prugna 5 dl di alcol al 95°. un pezzetto di cannella e chiodi di garofano. con petali bianco-verdognoli o porporini. con il loro sugo e fare cuocere aggiungendo la salsa di pomodoro. la scorza di limone. salare. fino. pepare. 6 susine mature o 4 prunge. acqua distillata Avvolgete i frutti nella garza e sospendeteli in un recipiente dall’imboccatura larga.Tagliare la carne a fette. glabre o pubescenti. a 3-5 lobi dentati. cuocere le prugne nel vino. seme Etimologia: il nome della Famiglia deriva dal latino “saxum” (pietra) e “frango” (rompo). prima. Il frutto è una bacca giallo-dorata. Questa pianta preferisce in genere il freddo al caldo. Chiudete bene il vaso e mettte in cantina a macerare per 45 giorni. si intende la natura tenace di queste piante che solo di roccia e pietra sembrano vivere e si abbarbicano con le radici ad esse. sono inoltre diuretiche e lassative. inizialmente ispida. solitari o riuniti a 2-3.Chef Fava Katia). e alla fruttificazione poi nell’anno seguente. Presenta foglie lunghe 2-4 cm. zucchero. Richiudete il recipiente e fate stagionare 4 mesi in cantina prima di consumare. stimolano l’appetito e aiutano la digestione. Fate attenzione ai frutti acerbi poichè ingeriti in discrete quantità possono recare disturbi. 4 chiodi di garofano. a infrangerle. aggiungete acqua distillata e zucchero a piacere. Versate su di essi l’alcol. Picciolo lungo quanto la lamina. Subito dopo l’impianto seguirà una potatura di allevamento per stimolare la pianta ad assumere un certo portamento a vegetazione corta e fitta per formare siepi o arbusti isolati. Esposizione: mezz’ombra. . poi mettetele sopra alla carne. Propagazione: talea. Necessita di una potatura di contenimento alla fine dell’inverno e di cimature verdi durante il ciclo vegetativo. Cucina & Ricette I frutti dell’uva spina venivano e vengono utilizzati tuttora per aromatizzare condimenti e carni.

Pulite con delicatezza i mirtilli e l’uva spina. lasciatele riposare per 2 giorni. Trasferite il recipiente in cantina e lasciate riposare altre 2 settimane. zucchero. per 3 settimane. portate a bollore e cuocete 6-8 minuti. Togliete la frutta dal fuoco. versatelo nei vasi e coprite. mescolate bene. a seconda dei gusti) di zucchero. quando lo sciroppo si addenserà. Unite al succo ottenuto una pari quantità (o anche minore. la scorza di ½ limone. 20 bacche mature di uva spina. versatela su un setaccio fine e filtrate. 300g di uva spina. Deponete le bacche di uva spina ben mature in un recipiente e. in luogo caldo ma soleggiato.Gelatina di mirtilli e uva spina 700g di mirtilli. agitando spesso. Mettete a cuocere su fuoco allegro e. dopo averle cosparse con lo zucchero. Fate macerare. Versate quindi sui frutti la grappa. . Fate riposare un altro mese in cantina prima di consumare. recuperate le bacche e rituffatele nella grappa. metteteli al fuoco in una casseruola con 1 bicchiere e ½ di acqua. aggiungete le foglie di basilico e la scorza di limone. Filtrate. Delizia dell’uva spina 1l di grappa. 2 foglie fresche di basilico. 4 cucchiai di zucchero.

” – GIANNA FERRETTI. conservare il futuro. Università di Bologna . foglie.” – GIUSEPPE RIVA “Alberi d’Italia. PROVINCIALE DELLE FORESTE – Società Emiliana pro Montibus et Silvis – Angola Emilia. SANSAVINI S.” – MIRIA BURANI.” – MARCO MAFFEO – Bielbi Editrice – 2000 “I Frutti minori in Europa. predecessori e fonti. Bologna – 1983 “Emilia Romagna: Frutti e Alberi da salvare.” – COMBI – 1612 “I boschi dell’Emilia Romagna” – Collana dell’Assesorato Ambiente e Difesa del Suolo – GRAFICHE ZANINI – Bologna – 1987 “Alberi – Come riconoscere gli alberi – Portamento.P. Materia.” – Le Garzatine – Arnoldo Mondatori Editore – Milano – 2005 “Flora Modenese.” – REGIONE EMILIA ROMAGNA. fiori e frutti.L. DA LEGNANO – Ed. MARTA GALLONI .BIBLIOGRAFIA “Le piante medicinali nella cura delle malattie umane” – DR.” – MARKUS KOBOLD – Giunti Demetra – 2005 “Frutta antica nei parchi: Il catalogo delle varietà – Schede didattiche e documentazione per conoscere e ritrovare i sapori e i profumi della tradizione” – PARCO DEL TARO – PARCO BOSCO DI CARREGA – PARCO DELLO STIRONE – Cavriago – 2006 “Pum e pumme: Meli e mele nel Biellese.” – ELVIO BELLINI – Edizioni l’Informatore Agrario – 2002 “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene.” – SANGIORGI GIUSEPPE – 1997 “La gastronomia dei frutti dimenticati.Editrice Compositori – Bologna – 2001 “I Boschi dell’Emilia Romagna” – REGIONE EMILIA ROMAGNA – Bologna – 1987 “Alla scoperta dei piccoli frutti dimenticati. – Dipartimento di Colture Arboree.” – PAOLA LANZARA.1991 “Giardino d’agricoltura.” – VALIDO CAPODARCA – Vallecchi Editore – Firenze – 1986 “Le campagne Emiliane nel Rinascimento e nell’Età Barocca.” – AGOSTINO BIGNARDI – Arnoldo Forni editore – Sala Bolognese – 1978 “Guida alle Piante Legnose dell’Emilia Romagna” – GIOVANNI CRISTOFOLINI. STEFANO TELLARINI – Distilleria Ecoeditoria – Forlì – 2001 “L’Universale: Fiori e Giardino.” – Casa Editrice Umberto Allemandi & C..” – POZZETTO GRAZIANO – 1997 “Indagine agronomico-colturale e di mercato sui frutti dimenticati” – BIFFI SAURO – 1997 “Liquori d’erbe e grappe medicinali. Mediterranee – Roma – 1973 “Valutazione del germoplasma di pero dell’Emilia Romagna: antiche varietà reperite localmente” – ANCARANI V. – Torino – 1996 .” – ANTONIO TESTI – Demetra – Prato – 2003 “Enciclopedia degli alberi d’Italia e d’Europa. MARILENA PIZZETTI – Arnoldo Mondatori Editore – Milano – 1995 “Alberi e Arbusti dell’Emilia Romagna. ALVES MONARI – Grafiche Rebecchi Ceccarelli – 2005 “Pomona Italiana” – GALLESIO “Il museo della frutta – La collezione Garnier Valletti e la Frutticoltura storica piemontese. AZ.” – BERNARDO TICLI – De Vecchi Editore – Milano – 2004 “Erbe buone per la salute” – Giunti Demetra – Prato – 2001 “I frutti dimenticati: storia e tradizione popolare.2006 “Grande dizionario della lingua italiana” – SALVATORE BATTAGLI – Unione tipograficoeditrice Torinese – 1973 “Mitologia degli alberi” – JACQUES BROSSE – Rizzoli .” – PELLEGRINO ARTUSI – Newton Compton Editori – 1973 “Ortodivino.

vorrei pertanto ringraziare: . .Ringraziamenti Per la realizzazione di questo manuale ho avuto bisogno di tanta collaborazione. il primo a sostenere questa iniziativa. . . nella persona di Fava Katia. per le informazioni dirette al territorio di Modena. che ha contribuito con la sua “Tesi sui frutti antichi in provincia di Modena” . . di Forli-Cesena.R. Vorrei inoltre ringraziare vivamente: . .l’Associazione “La Pomposa di Modena”. per l’appoggio e gli insegnamenti dati fin’ora.il C.P.l’Assessorato all’Agricoltura e alimentazione di Modena. fonte di sapere e saggezza. che mi ha fornito tante preziose ricette. . per l’appoggio a continuare questa ricerca.la signorina Scaglioni Giulia.il Ristorante “Avion Blu” di Modena.V. che ha anche lui contribuito con le sue ricette. nella persona dell’Assessore Poggioli Graziano. nella persona di Negroni Gian Piero.in particolare la mia carissima Nonna. nella persona di Gino Pennica.l’Associazione Prora. . nella persona di Enrico Vignoli.Infine tutti quelli che in tutti questi anni mi hanno dato tante piccole informazione tali da creare questo volume Katia Agide .il Ristorante “Fava” di Casola Valsenio. . che ha reso possibile la creazione di questo CD. che non smetterò mai di ringraziare.mio Marito.in primo luogo la mia Famiglia.

Sign up to vote on this title
UsefulNot useful