Angioni Federica IV F napoleonico Capitolo 10

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L'Europa dalla rivoluzione al dominio

L'Europa

dalla

rivoluzione

al

dominio

napoleonico
1. Dalla Convenzione al Direttorio
La Convenzione contro Robespierre Dal punto di vista politico, la Rivoluzione Francese nel 1793-1794 era diventata una rivoluzione democratica. In questi anni Robespierre aveva cercato di fondare una repubblica basata sul rigore e sull'intransigenza, ed era riuscito ad ottenere il consenso dell'opinione pubblica. Tuttavia, quando cominciò il “grande Terrore” (giugno 1794), le ragioni della dittatura rivoluzionaria erano già venute meno: i sequestri a danno dei contadini e le erosioni degli assegnati avevano vanificato i provvedimenti presi l'anno prima; il maximum, invece, non soddisfaceva le masse urbane: i prezzi che esso prevedeva non erano quelli del mercato nero, e il governo non era disposto ad aumentare i salari e a sopportare altri sollevamenti. In questo modo Robespierre perse gran parte del consenso dell'opinione pubblica. Il 27 luglio 1794 (9 termidoro secondo il calendario repubblicano), dalla Convenzione partì un colpo di stato che mandò alla ghigliottina Robespierre, Saint-Just, e altri montagnardi. Il dilemma del governo “termidoriano” Il colpo di stato del 27 luglio aveva dato il potere alla “pianura”, ossia a quel club politico che avevo dato il consenso al Terrore cercando, però, di starne fuori il più possibile; ebbe, inoltre, un posto di primo piano nella caduta di Robespierre, il comitato di salute, in particolare Carnot, organizzatore delle armate rivoluzionarie. Quindi, essendo stati molti “termidoriani” parte attiva durante il periodo della dittatura, ora il governo si trovava in una situazione difficile: doveva procedere allo smantellamento dell'apparato del Terrore e alla soluzione del conflitto religioso, abolire il controllo sui prezzi, fronteggiare il ritorno delle forze controrivoluzionarie. Le prime scelte andarono nella direzione antigiacobina: i girondini superstiti furono integrati nella Convenzione, le sezioni elettorali parigine furono destituite dai sanculotti e molte sedi giacobine furono chiuse. Finita l'epoca della virtù repubblicana, a Parigi ritornava la vita di società, fatta di lusso e ricchezza. Tuttavia il ritorno a tale società apparì inopportuno, soprattutto per il fatto che era ancora in corso l'inflazione e poiché il raccolto era stato scarso. I 1° aprile 1795 le folle parigine assalirono la Convenzione ma furono immediatamente bloccate dalla guardia nazionale; un nuovo sollevamento nel mese di maggio portò all'intervento dell'esercito. Il susseguirsi di fatti di questo tipo fece intensificare le reazioni dei termidoriani; i giacobini che si trovavano in carcere vennero massacrati senza processo. Le realizzazioni nella politica interna ed esterna Nell'Agosto del 1795 la Convenzione approvò una nuova Costituzione con la quale si abbandonò il suffragio universale e si riprese quello a due livelli. Il potere legislativo era affidato a due camere: consiglio degli Anziani e consiglio dei Cinquecento; il potere esecutivo era affidato a un consiglio di cinque membri, chiamato Direttorio. La clausola più importante di questa Costituzione era quella che imponeva il rinnovo annuale di un terzo dei due rami del parlamento. La repressione dei club popolari aveva ridato spazio alle forze monarchiche. Molti emigrati tornarono in Francia, e il 5 ottobre 1795 i seguaci dei Borbone scatenarono una loro insurrezione, portando davanti al palazzo nel quale si riuniva la Convenzione una grande folla di persone favorevoli alla monarchia. Per bloccare tale insurrezione, il leader dei termidoriani fece intervenire un ufficiale che non ci pensò due volte a sbarazzarsi della folla a colpi di cannone; si trattava di Napoleone Bonaparte. Per quanto riguarda la politica estera, sembrava che essa portasse dei risultati migliori, a partire dalle paci che vennero firmate con la Spagna e la Prussia (1795). Le elezioni e la “congiura degli eguali” Il 26 ottobre 1795 la Convenzione si sciolse. Il nuovo assetto istituzionale nasceva molto instabile, per cui l'assemblea emanò un decreto che imponeva agli elettori di scegliere i due terzi dei deputati del nuovo governo tra i membri della Convenzione. I 250 deputati che vennero scelti al di fuori dei membri della Convenzione furono per lo più filomonarchici; il nuovo governo iniziava a preoccupare il primo Direttorio. Esistevano, inoltre, le condizioni per una Liceo Scientifico G. Brotzu Anno scolastico 2011-2012

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nuova insurrezione da parte del popolo: la Francia stava attraversando una carestia accompagnata dall'inflazione e dall'annientamento del commercio estero. Tra le tendenze rivoluzionarie spicca la figura di Francois Babeuf, ribattezzato con il nome di Caio Gracco. Le differenze tra gli antichi giacobini e i sostenitori di Babeuf erano sostanzialmente due: questi ultimi si basavano sull'eguaglianza economica nella forma comunista, che portava all'abolizione della proprietà privata, e inoltre eliminarono il classico complotto su larga scala a favore del complotto organizzato da un gruppo di pochi rivoluzionari. Babeuf e i suoi seguaci furono arrestati e condannati a morte nel 1796.

2. La rivoluzione esportata
La ripresa della guerra e la politica delle annessioni Già del 1792 vi era la possibilità di esportare la rivoluzione nei paesi confinanti nei quali vi erano dei conflitti politici: • Paesi Bassi: dall'opposizione nei confronti del programma riformatore di Giuseppe II era nata un'insurrezione che aveva portato alla proclamazione degli Stati Uniti del Belgio; • principati ecclesiastici della Renania: si aggravarono i conflitti tra i borghesi e i vescovi; • Provincie Unite: scontri tra i repubblicani e i sostenitori degli Orange. Nel 1795 il Belgio venne annesso alla Francia e posto, sotto forma di dipartimento nuovo, in un sistema altamente centralizzato; le città renane, invece, vennero assoggettate ad un regime militare d'occupazione, unite in un unico stato con il nome di Repubblica Batava, e gli Orange furono costretti a fuggire in Inghilterra. Nel 1796 il Direttorio prese una decisione molto importante: riprendere la guerra contro l'Austria. Tale guerra aveva come obbiettivi: far risorgere il nazionalismo repubblicano, aumentare il potere politico del Direttorio e annettere alla Francia nuovi paesi sui quali far gravare le difficoltà finanziarie. Carnot fu lo stratega della campagna militare che puntò verso Vienna, in modo tale da costringere Francesco II ad accettare l'annessione alla Francia non solo del Belgio, ma anche della riva sinistra del Reno. La campagna d'Italia di Bonaparte e la pace di Campoformio Le cose non andarono abbastanza bene in quanto i comandanti delle due forze armate incontrarono una resistenza più forte del previsto. A questo punto venne data una svolta decisiva da una terza armata guidata da Napoleone Bonaparte, che, in questa campagna, aveva avuto il compito di intrattenere le truppe austriache nell'Italia Padana. Napoleone era stato un ufficiale durante la rivoluzione e aveva ottenuto l'incarico di comandare tale armata come ricompensa per aver avuto un ruolo di particolare importanza durante la repressione delle insurrezioni monarchiche. I francesi guidati da Napoleone sconfissero l'esercito piemontese e l'esercito austriaco, si impadronirono della Savoia e di Nizza, entrarono a Milano, e in poco tempo riuscirono ad impadronirsi di gran parte dell'Italia del Nord. A questo punto il governatore austriaco fu costretto all'armistizio e a firmare la Pace di Campoformio (18 ottobre 1797), una pace che Napoleone aveva dettato senza nemmeno consultare il Direttorio. Con tale pace si decise che: • il Belgio e la regione tedesca a ovest del Reno sarebbe state annesse alla Francia; • l'Austria doveva accettare l'esistenza della Repubblica Cisalpina (Lombardia+Emilia Romagna) e della Repubblica Ligure; • in cambio Napoleone cedette all'Austria il Veneto. Il carattere delle repubbliche italiane Come accadde nella maggior parte dei paesi europei, anche in Italia la prima fase in cui la rivoluzione francese venne accettata favorevolmente fu seguita da una fase in cui si distinsero coloro che erano a favore dei giacobini, e coloro che erano contrari: vi era, quindi, chi considerava i francesi come dei conquistatori e chi, invece, li considerava dei liberatori. Nel 1798 alla Repubblica Cisalpina e a quella Ligure si aggiunse la Repubblica Romana, fondata al posto del potere temporale del papa; nel 1791 si aggiunse una quarta repubblica, quella Partenopea, fondata a Napoli. I francesi trasferirono immediatamente nelle regioni annesse le istituzioni giuridiche ed economiche del loro paese. L'obbiettivo principale della Francia era quello di sfruttare economicamente i paesi, per riuscire ad avere il denaro per risanare i debiti e finanziare la guerra contro l'Inghilterra; a tale proposito vennero imposte pesanti tasse alle Liceo Scientifico G. Brotzu Anno scolastico 2011-2012

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repubbliche le quali vennero depredate di qualsiasi ricchezza. Le repubbliche, denominate “repubbliche sorelle”, vedevano i francesi come occupatori, erano contrarie alla pressione fiscale e alla politica religiosa di Napoleone che aveva fatto arrestare il papa e avevo occupato lo Stato Pontificio. Gli uomini di governo delle nuove repubbliche vennero scelti tra i borghesi moderati.

3. Dal Direttorio alla dittatura militare
La crisi del governo direttoriale Bonaparte decise il contenuto dell'armistizio e della pace di Campoformio senza interpellare il Direttorio; quest'ultimo non era favorevole al cedimento del Veneto in favore dell'Austria, e avrebbe preferito estendere i territori a ovest del Reno piuttosto che in Lombardia. D'altra parte il governo termidoriano si trovava nuovamente in difficoltà davanti ai sollevamenti dei monarchici i quali avevano vinto le elezioni parziali. Il leader dei termidoriani chiese nuovamente aiuto a Bonaparte e ad un altro generale per far partire un colpo di stato che portò all'arresto dei monarchici e all'annullamento delle elezioni. La campagna di Bonaparte in Egitto Con la pace di Campoformio si erano regolati i rapporti con l'Austria, per cui alla Francia rimaneva da combattere la guerra contro l'Inghilterra, un paese militarmente imbattibile. Tuttavia si poteva danneggiare l'Inghilterra dal punto di vista economico, conquistando l'Egitto: l'idea era quella di prendere il controllo navale del Mediterraneo orientale e deviare la rotta delle navi britanniche dirette nell'oceano Atlantico verso il mar Rosso. Nel maggio del 1798 una spedizione francese comandata da Napoleone partì da Tolone per arrivare in Egitto che in quegli anni era governato dai mamelucchi in nome del sultano ottomano. Lo scontro volse a favore di Bonaparte che in pochissimo tempo sconfisse il debole esercito ottomano. Ma il 1° agosto, mentre i francesi occupavano El Cairo, le loro navi vennero attaccate e completamente distrutte da quelle inglesi comandate dall'ammiraglio Nelson. Per oltre un anno Napoleone si trovò isolato, padrone e allo stesso tempo schiavo dell'Egitto. Nel frattempo le repubbliche da lui fondate stavano rapidamente crollando. La fine delle repubbliche italiane Nel marzo del 1799 si formò una seconda coalizione contro la Francia, composta da Inghilterra, Austria e Russia. L'esercito russo entrò in Germania e, dopo aver sconfitto l'armata di Moreau, entrò in Lombardia e in Piemonte. Qui l'esercito si abbandonò a saccheggi e ruberie e fu reinstaurato l'antico governo. La caduta del governo, comunque, non dipese solamente dalla forza militare russa; dipese dai francesi stessi i quali si imposero in queste zone con arroganza e portarono all'isolamento dei giacobini e dei repubblicani italiani. Non meno sanguinosa fu la guerra nell'Italia meridionale dove i contadini, guidati dal cardinale Ruffo, organizzarono il cosiddetto esercito della Santa Fede; essi marciarono su Napoli e qui compirono massacri e violenze di ogni genere. La repubblica Partenopea cadde in giugno; numerose furono le vittime, mentre un centinaio di repubblicani vennero condannati a morte dalla monarchia dei Borbone. Il colpo di stato contro il regime dittatoriale L'esercito russo aveva attraversato l'Italia e stava ormai per entrare in Francia. Qui nel 1798, dopo le elezioni parziali, vi fu un nuovo colpo di stato, e nel 1799, dopo le elezioni vere e proprie, nacque un conflitto tra le due camere del Parlamento e il Direttorio. La borghesia che era sempre stata contraria alla monarchia e al governo dei giacobini, si affidò ora a Seyès; questo era entrato a far parte del Direttorio e indicava come unica soluzione un colpo di stato militare. In questo clima fece ritorno in Francia Napoleone. Egli, il 10 novembre 1799, sciolse con la forza il consiglio dei Cinquecento e il consiglio degli Anziani, e impose alla Francia un nuovo governo: il consolato. Questo era composto da tre consoli, Napoleone, Seyès e un altro uomo, i quali avevano il compito di preparare una nuova Costituzione. La nuova Costituzione affidava ai tre consoli il potere esecutivo, mentre quello legislativo era affidato a un parlamento composto da di tre camere legislative controllate dai consoli stessi. Sebbene la Costituzione garantisse, almeno formalmente, il suffragio universale, si andò a creare una sorta di dittatura. Napoleone, tuttavia, pretendeva di essere nominato primo console, per cui Seyés dovette farsi da parte. Liceo Scientifico G. Brotzu Anno scolastico 2011-2012

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4. Napoleone primo console
La seconda campagna d'Italia e la pace di Amiens Napoleone aveva il consenso dell'esercito, dell'alta e della media borghesia e di tutti i francesi in generale. Ciò perchè: • nel 1800 era uscito vittorioso dalla campagna militare. Questa vittoria era stata facilitata, inoltre, dalla rottura della coalizione antifrancese: lo zar Paolo I, infatti, si era ritirato; • nel giugno 1800 aveva sconfitto l'esercito austriaco ed era riuscito a impossessarsi nuovamente delle zone dell'Italia centro-settentrionale; • nel 1801 firmò la pace di Luneville (riconferma del trattato di Campoformio) in seguito ad alcune vittorie sulle rive del Reno; • nel 1802 firmò la pace di Amiens con la quale si chiuse la guerra contro l'Inghilterra. Gli inglesi ottennero dalla Francia l'isola di Trinidad e Celyon. I francesi, per la seconda volta, furono accolti favorevolmente in Lombardia. La repubblica Cisalpina, sotto il comando di Napoleone, venne ora chiamata repubblica Italiana. Le istituzioni napoleoniche Tra il 1801 e il 1804 Napoleone realizzò alcune riforme che servirono per consolidare il suo potere personale ma anche il potere della società francese in generale: • i passaggi di proprietà terriera avvenuti durante la rivoluzione furono consolidati definitivamente; • la libertà di stampa venne soppressa e i giornali sopravvissuti si ridussero a dei bollettini che elogiavano il regime; • le assemblee locali elettive furono sostituite dai prefetti, ossia da funzionari eletti e dipendenti dal ministro degli Interni; • i magistrati, che solitamente erano eletti dal popolo, vengono ora eletti dal governo e dipendono da esso; • lo stato, che solitamente di occupava dell'istruzione elementare, la quale era gratuita ed obbligatoria, ora si occupa delle scuole superiori. Queste ultime devono preparare i futuri dirigenti dell'amministrazione e dell'esercito, ed erano frequentate solo dai figli degli intellettuali. La difficile questione religiosa venne risolta nel 1801 con l'abrogazione della costituzione civile del clero e la stipulazione di un concordato con il quale venne rinnovato l'intero corpo vescovile. Al papa rimaneva il potere di consacrazione, mentre al primo console spettava la nomina dei vescovi; lo stato, inoltre, doveva fornire lo stipendio ai parroci. Papa Pio VII riottenne lo Stato della Chiesa, a eccezione di Bologna, di Ferrara e della Romagna. Con Napoleone la Francia conobbe un periodo di grande espansione economica; ciò perchè egli impose il pagamenti di dogane elevatissime per scoraggiare l'importazione dei prodotti dall'estero, in particolare dalla Francia. Al crollo dei porti atlantici si affiancò la rivolta degli schiavi neri di Haiti, la maggiore isola zuccheriera francese. L'isola fu nuovamente sottomessa nel 1802 grazie ad un esercito che venne inviato per restaurare la schiavitù; tuttavia il suo mantenimento risultò troppo difficile e l'isola divenne indipendente nel 1804. In questo modo la Francia venne esclusa definitivamente dal commercio dello zucchero. Vi fu anche una riforma volta a stabilizzare la situazione monetaria: la cartamoneta fu abolita in favore delle monete metalliche (franco d'argento e pezzi aurei). La Banca di Francia istituita nel 1800 sostituì i finanzieri ed ebbe il compito di emettere moneta cartacea convertibile in monete metalliche. Napoleone, attraverso un plebiscito, venne nominato console a vita, con il diritto di nominare il suo successore. Anche se continuava ad essere definita una repubblica, la Francia era di fatto una monarchia. Il codice civile Bonaparte, ormai primo console, da una parte rafforzava lo stato in modo autoritario e antidemocratico e si attribuiva poteri fortissimi, dall'altra dava consistenza e stabilità ai suoi territori e li ampliava. Nel 1804 emanò un codice civile che era già stato cominciato dalla Liceo Scientifico G. Brotzu Anno scolastico 2011-2012

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Convenzione, il quale sostituiva la legislazione precedente e consentì di avere una legge chiara, sicura e valida per tutti i cittadini e per tutto il territorio dello stato. Tale codice si basava soprattutto sull'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, sul carattere assoluto della proprietà privata, sulla libertà di iniziativa economica. Il diritto di famiglia e la condizione giuridica della donna Il divorzio era stato introdotto nel 1792, ma nel 1794 era stato reso più facile in quanto veniva concesso se uno qualsiasi dei coniugi faceva richiesta; vi era, quindi, la parità dei diritti. La riforma del 1792 era nata con l'intento di sottrarre la donna al dispotismo del marito; l'abbandono e le ingiurie gravi, compreso l'adulterio, valevano identicamente per i due sessi. Il codice civile conservò il divorzio, ma pose alcune limitazioni. L'infedeltà della donna, ad esempio, veniva considerata più pericolosa di quella dell'uomo. L'adulterio del marito veniva considerato giusta causa di divorzio solo se costui avesse tenuto l'amante in casa; d'altra parte, mentre il marito pagava un'ammenda, la donna adultera era in ogni caso condannata a un periodo di casa di correzione. Il codice penale, inoltre, ammetteva il delitto d'onore. Il codice civile considerò la donna come affetta da debolezza fisica ed intellettuale, e per questo motivo bisognosa di continua protezione (prima da parte del padre, poi del marito). La stessa donna maggiorenne non sposata aveva diritti civili limitati, ma era nel matrimonio che l'ineguaglianza dei sessi era lampante. La famiglia era una sorta di monarchia nella quale i diritti civili della donna erano sottoposti al commando dell'uomo. Essa doveva seguire il marito ovunque se non voleva essere accusata di abbandono; manteneva una proprietà teorica dei propri beni perchè in pratica era il marito l'unico a poterli amministrare.

5. L creazione dell'impero
Napoleone imperatore Il 18 maggio 1804 Napoleone venne proclamato imperatore. Egli chiese e ottenne di essere incoronato dal papa Pio VII; la cerimonia si svolse nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi il 2 dicembre successivo. Nel 1805, inoltre, egli assunse il titolo di re d'Italia. In questo modo si formò nuovamente una corte imperiale, nella quale tornarono in circolazione i titoli nobiliari; questi, però, non davano privilegi finanziari o giuridici, e venivano consegnati come ricompensa a funzionari statali, alti graduati dell'esercito, ecc. Al momento dell'incoronazione imperiale la pace di Amiens era già stata interrotta da un anno e mezzo. L'atto formale di riapertura della guerra era giunta dall'Inghilterra l'8 maggio 1803, dopo che che tra i due stati erano nati alcuni disguidi per il fatto che la Gran Bretagna si rifiutava di rispettare alcuni vincoli della pace. Napoleone, inoltre, influì in maniera decisiva nell'organizzazione dei territori tedeschi: ciò grazie alla pace di Luneville che dispose l'annessione alla Francia della riva sinistra del Reno e la scomparsa di alcuni principati laici ed ecclesiastici. Nel 1803 la dieta tedesca (svoltasi sotto il controllo francese) soppresse 150 delle 350 entità politiche che costituivano l'impero. Tale mossa contribuì ad ampliare il territorio francese, quello della Prussia, della Baviera e del Baden che divennero alleati di Napoleone. Le vittorie sulle coalizioni francesi La formazione della terza coalizione antifrancese, composta da Russia, Inghilterra, Austria, Svezia e regno di Napoli, diede una svolta alla guerra. Nell'ottobre del 1805 la flotta francese venne completamente distrutta nei pressi dello Stretto di Gibilterra dalla flotta inglese comandata dall'ammiraglio Nelson. Questa seconda sconfitta dimostrò che l'Inghilterra, dal punto di vista della flotta e degli scontri marittimi, era imbattibile, per cui la Francia rinunciò all'idea di attaccarla attraverso il Canale della Manica. Al contrario, l'esito della guerra sulla terraferma dimostrò la superiorità delle truppe francesi che, comandate da Napoleone, sconfissero quelle austriache a Ulm e Austerlitz. L'Austria dovette cedere il Veneto e la Dalmazia, mentre Francesco II rinunciò formalmente al titolo di imperatore del Sacro Romano Impero. L'Inghilterra organizzò subito una quarta coalizione; a questa partecipò anche la Prussia, delusa dalla mancata promessa di Napoleone di farle ottenere un ducato tedesco. Anche in questo caso la guerra volse a favore di Napoleone che, a Jena e Auerstadt sconfisse le truppe prussiane; dopo ciò entro trionfante a Berlino. Nel frattempo era crollato anche il Regno di Napoli passato sotto il dominio dei Borbone. Nel 1807, infine, si svolse la guerra tra la Francia e Liceo Scientifico G. Brotzu Anno scolastico 2011-2012

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la Russia. In questo caso, comunque, più che la vittoria fu importante l'accordo tra Napoleone e lo Zar Alessandro I, i quali si impegnarono a rispettare i confini. L'assetto dell'Europa napoleonica La conquista dell'Europa avveniva secondo tre tendenze principali: 1. Procedere a nuove annessioni dirette in favore della Francia. Il Lazio e l'Umbria furono occupati e nel 1808 divennero dei dipartimenti francesi; il potere temporale della chiesa fu abolito, e papa Pio VII fu fatto prigioniero e condotto in Francia; 2. Costituire monarchie-satellite da affidare ai fratelli di Napoleone. Nel 1806 a Luigi Bonaparte divenne re d'Olanda e Giuseppe ebbe il trono di Napoli. 3. Intervenire negli affari interni della Germania. Qui, nel 1806, la Baviera e altri principati furono riuniti in una Confederazione del Reno. Francesco II, divenuto Francesco I d'Austria, dovette rinunciare ad ogni residuo di autorità in Germania. L'Italia napoleonica Nella penisola italiana furono costituiti tre regimi: 1. nel 1805 nacque il regno d'Italia al posto della repubblica; 2. nel 1806 venne creato un regno-satellite a Napoli, prima per Giuseppe Bonaparte e poi per Gioacchino Murat; 3. la dinastia dei Borboni conservò la Sicilia, sotto la protezione degli inglesi. Il dominio di Napoleone comportò in Italia la formazione dello stato tipico francese (prefetti e dipartimenti) e l'introduzione del codice civile e penale della Francia. I privilegi dell'aristocrazia e del clero furono ridimensionati, iniziarono ad emergere nuovi ceti borghesi e venne accentuata la vendita delle terre ecclesiastiche e nobiliari a favore dei ricchi mercanti e dei grandi proprietari terrieri. Le riforme nel regno di Napoleone Il processo di ristrutturazione della proprietà fondiaria venne esteso anche al Regno di Napoli. Qui Giuseppe Bonaparte emanò, nell'agosto 1806, una legge che aboliva la feudalità e le gabelle che venivano riscosse ai contadini. Tale legge fu seguita da un altro provvedimento: la trasformazione dei feudi baronali e delle terre in possesso della chiesa o dei comuni in proprietà privata.

6. Il blocco continentale
La guerra dei blocchi Il 21 novembre 1806 Napoleone emanò un decreto con il quale riconosceva l'impossibilità di battere l'Inghilterra militarmente; tuttavia tale decreto istituiva un blocco totale delle relazioni commerciali tra l'Inghilterra e i paesi europei imperiali, con lo scopo di danneggiare la Gran Bretagna economicamente. Tuttavia la Francia era consapevole del fatto che la sua flotta non era abbastanza forte per bloccare i porti inglesi, per cui decise di intervenire mediante un “blocco continentale”; questo consisteva nella chiusura delle relazioni commerciali dei paesi europei nei confronti dell'Inghilterra. A partire dal 1807 la politica di Napoleone ebbe come obbiettivo quello di far aderire i paesi dell'Europa nel blocco; ottenne anche l'adesione della Russia, della Prussia e della Danimarca. All'Inghilterra rimaneva aperta solo la via per la Svezia. Tra il 1808 e il 18012 si ottennero i primi risultati, colpendo l'Inghilterra su due punti vitali per la sua economia: le esportazioni di manufatti industriali verso i paesi europei e le importazioni di cereali dai paesi baltici e dalla Russia. L'efficacia del blocco, tuttavia, fu inferiore del previsto; infatti • risultò difficile ottenere per lungo tempo l'adesione degli alleati; • si sviluppò il contrabbando; • si dovettero combattere alcune guerre per saldare il blocco. L'avventura spagnola Il Portogallo era uno dei punti deboli del blocco; questo, infatti, continuava a commerciare con l'Inghilterra. Nel novembre del 1807 l'esercito francese, dopo aver attraversato la Spagna, occupò Lisbona; qualche mese dopo Napoleone decise di inserire anche la Spagna nel sistema Liceo Scientifico G. Brotzu Anno scolastico 2011-2012

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continentale, e conferì la corona di tale paese a suo fratello Giuseppe. Prima che Giuseppe giungesse in Spagna, l'intero paese, sostenuto dagli inglesi, insorse contro i francesi; per placare la situazione Napoleone in persona si presentò in Spagna, e la lasciò nel 1809. Sembrò che la situazione fosse tornata stabile, e invece si scatenarono guerriglie simili a quelle che si erano scatenate nella Vandea per mano dei contadini; l'esercito francese rispose a queste guerriglie con spietatissime repressioni. Nei tre anni successivi gran parte dell'armata francese fu impegnata dalla guerra spagnola. Tuttavia, nel 1809, tale guerra passò in secondo piano di fronte al tentativo di ribellione dell'Austria, che aveva aderito con l'Inghilterra alla quinta coalizione. Sebbene la guerra fu più difficile del previsto, Napoleone ottene la vittoria decisiva a Wagram. Nel marzo 18010, divorziando dalla moglie Giuseppa e sposando una principessa asburgica, Napoleone combinò un matrimonio politico che gli permise di accrescere il suo prestigio; la nascita, l'anno dopo, di un figlio, consolidò ancora di più la dinastia imperiale.

7. I nazionalismi contro l’impero
La Prussia dopo la catastrofe di Jena La sconfitta di Jana del 1806 colpì profondamente l’orgoglio della Prussia. L’invasione francese e l’occupazione di Berlino mostrarono quanto l’esercito di Federico II il Grande era inferiore di quello francese, e quanto erano arretrati di tipo politico e amministrativo dei paesi tedeschi. Il nazionalismo tedesco poté diventare il protagonista della lotta di liberazione, a patto che le forme più antiche di disuguaglianza sociale venivano abolite. Fu così che le servitù di contadini vennero abolite; le terre furono immesse al mercato e divennero liberamente vendibili; i consigli comunali potevano essere amministrati da elementi di origine borghese. Nel 1808 Napoleone impose alla Prussia il licenziamento di Stein. Il modello delle armate francesi Il soldato tipico del XVIII secolo doveva obbedire agli ordini, era inquadrato verso una disciplina molto spesso crudele e non poteva avere nessun rapporto concreto con gli ufficiali. L’esercito francese, al contrario, era nazionale ed era fondato sulla leva di massa che faceva di ogni cittadino un soldato. Anche in età napoleonica, in questo tipo di esercito, ci fu una democrazia in grado di eliminare le distanze tra le truppe e gli ufficiali. Il patriottismo rivoluzionario si dimostrò una forma imbattibile e il principio che ogni cittadini no era un soldato, aveva garantito alla Francia l’istituzione di un servizio militare che aveva le sue fondamenta sia sulla repubblica giacobina sia sull’impero. Le riforme inserite dal 1807 in Prussia furono ben lontani nel far abolire la casta militare di origine nobile e aprirla ai ceti borghesi come era stato fatto dai francesi. ma tuttavia, l’esercito prussiano, finì di essere un esercito passivo attento alle punizioni fisiche. Quando alla fine l’esercito prussiano decise di rompere l’alleanza con la Francia e di dichiarare guerra nazionale, nel giro di pochi mesi il paese schierò un esercito di 300000 uomini. I movimenti nazionalisti in Polonia, Germania e Italia La Polonia si era in principio esaltata per la creazione del granducato di Varsavia, ma le loro speranze che questo fosse un passo verso la costruzione della Grande Polonia andarono perse. Nella penisola italiana il dominio francese non vennero tollerate dalle classi popolari urbani, ma soprattutto fra le masse contadine, che non traevano alcun giovamento dal riformismo napoleonico, in quanto salivano i prezzi e i salari rimanevano sempre bassi. Tutto il periodo napoleonico fu dunque caratterizzato da continue rivolte contadine da parte delle campagne permanesi, padovane, ecc. Gruppi consistenti di intellettuali, ufficiali, funzionari, ecc, diedero vita a delle società segrete volte contro Napoleone e contro i governi italiani ritenuti troppo propensi ai propri doveri. Tra queste società un posto di rilievo venne occupato dall’Adelfia e la Carboneria, che operava particolarmente nel sud, ma nessuna di queste rappresentò un vero e proprio pericolo per Napoleone. La Spagna durante la guerra di liberazione nazionale Ben diverse le cose erano in Spagna, dove il rifiuto di tutto ciò che la Francia rappresentava era stato immediato; e la ribellione dei ceti popolari era avvenuta da parte della tradizione culturale e del cattolicesimo. I militari e gli amministratori giunti al seguito di Giuseppe Liceo Scientifico G. Brotzu Anno scolastico 2011-2012

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Bonaparte non riuscivano a capire perché gli spagnoli ritenevano sanguinose offese all’identità nazionale, riforme importanti come l’abolizione dei diritti feudali, della pena di morte, ecc. Dalla fine del 1810, i rappresentanti spagnoli si riunirono a Cadige, sotto il nome di cortes, dove ebbero un posto rilevante le forze borghesi e liberali. La Costituzione del 1812 proclamò la sovranità nazionale, dando ampi poteri a un parlamento monocamerale eletto a suffragio universale ma a vari livelli. Il cattolicesimo restava la religione della regione spagnola e l’Inquisizione non venne espressamente eliminata, ma la proprietà feudale venne sostituita con quella privata moderna. Mentre tutti coloro che avevano aderito alla cortes di Cadice riuscirono ad ottenere importanti successi, gli esponenti di quella parte che aveva puntato verso la modernizzazione vennero nominati con il nome infamante di afrancesados. La rottura con lo zar Alessandro I Con l’obbiettivo di rafforzare il blocco continentale, Napoleone procedette a nuove annessioni. Al principio del 1810 l’impero napoleonico, con l’aggiunta di 47 dipartimenti agli 83 che formavano la Francia, raggiunse la sua massima estensione. Dopo il blocco continentale messo in atto da Napoleone per rovinare l’Inghilterra, la Russia era stata danneggiata nella propria economia e c’erano buoni propositi per cui Alessandro I si schierasse contro Bonaparte, ma quest’ultimo lo anticipò. Decise allora di attaccare la Russia in una spedizione che durò poche settimane. Il disastro della campagna di Russia Al culmine dell’egemonia napoleonica, l’imperatore, dopo aver progettato l’invasione per l’estate del 1812, inserì nella sua armata migliaia di italiani, di polacchi e di tedeschi della Confederazione del Reno, così come la Prussia e L’Austria, che stipularono con lui un’alleanza e permisero l’arruolamento di loro contingenti militari. La situazione si ribaltò dopo l’alleanza segreta tra lo zar ed il neo re di Svezia Bernadotte, salito al trono col nome di Carlo XIV. In realtà, anche la disponibilità di Francesco d’Asburgo e Federico Guglielmo di Prussia vedeva uno scopo secondario nella fine della loro condizione di subordinazione e di poter quindi riprendere i territori perduti. Il 14 giugno del 1812 la cosiddetta “grande armata” attraversò il Niemen, al confine fra il granducato di Varsavia e la Russia. La strategia di Napoleone però, che prevedeva dei rifornimenti predisposti per poche settimane, non ebbe gran successo per via dei continui ritiri da parte dell’esercito russo che non accettò lo scontro, trasformando il suo timore della sconfitta in una vera e propria strategia che consisteva nel lasciare alle sue spalle i villaggi abbandonati e campi incendiati. A Mosca si tenne poi la vera sanguinosa battaglia presso la fortezza di Borodino, ed il 14 settembre 1812 Napoleone entra definitivamente a Mosca. Nel mentre lo zar Alessandro I si rifiutava di trattare ed in Russia stava per cominciare il famigerato terribile inverno, che, il 19 ottobre, spinse Napoleone a dare l’ordine di ritirata. Durante l’attraversata del fiume Beresina, anche l’esercito francese si trovava in difficoltà affrontando l’armata russa e contemporaneamente la fame ed il freddo. Il tutto si risolse in un disastro consistente nella perdita del 90% dei soldati francesi fra morti, prigionieri e disertori. Solo pochi superstiti fecero ritorno in patria passando per il Niemen. La disfatta di Napoleone Nel frattempo Russia, Svezia ed Inghilterra (e nel 1813 anche la Prussia) si organizzarono nella sesta coalizione contro la Francia, mentre l’Austria restava neutrale. Nonostante tutto Napoleone confidando negli alleati quali Sassonia, Baviera e Confederazione del Reno, mette insieme un nuovo esercito e sconfigge ripetutamente le truppe russe e prussiane. La svolta di tutto il conflitto fu l’intervento del primo ministro d’Austria Metternich che si propose come mediatore e offrì la pace in cambio della rinuncia di tutte le posizioni sia politiche che territoriali acquisite in Germania da parte della Francia; dopo il rifiuto di Napoleone, anche l’Austria entrò a far parte della sesta coalizione. Dal 16 al 19 ottobre 1813, a Lipsia, lo scontro tra l’alleanza antifrancese e l’armata napoleonica vede la sconfitta di quest’ultima e nello stesso tempo l’armata francese di Spagna, dopo essere stata sconfitta dagli inglesi da Wellington, fu costretta a riattraversare i Pirenei in ritirata. La definitiva sconfitta di Napoleone si concluse poi con la sua firma per l’abdicazione senza condizioni al trono di Francia in cambio della sovranità sull’isola d’Elba, dopo che la sesta coalizione, l’11 aprile del 1814, occupò Parigi. Liceo Scientifico G. Brotzu Anno scolastico 2011-2012

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L'Europa dalla rivoluzione al dominio

La prima fase del congresso di Vienna ed i “cento giorni” Tra le principali conseguenza della sconfitta francese ci fu la restaurazione della dinastia borbonica con Luigi XVIII (il maggiore dei fratelli di Luigi XVI) che firmò la pace coi vincitori. Nel settembre 1815 dopo numerose trattative dai sovrani ed i ministri delle potenze coinvolte nel conflitto, tutto venne rimesso in discussione a causa della fuga di Napoleone dall’Elba e fece ritorno a Parigi. Le grandi potenze formarono una nuova coalizione quando Napoleone si ripropose come imperatore di Francia, e infatti quella di napoleone, fu un’avventura di soli 100 giorni. Sconfitto il 18 giugno a Waterloo (Belgio), venne confinato a Sant’Elena, dove morì sei anni dopo, il 5 maggio 1821.

Liceo Scientifico G. Brotzu

Anno scolastico 2011-2012

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