32 LETTERE E COMMENTI

Giovedì 2 febbraio 2012

Giovedì 2 febbraio 2012

LETTERE E COMMENTI 33

LETTERE ALLA GAZZETTA

LORUSSO
ginabili. Alla natura occorrerebbero decenni per riacquistare il suo equilibrio compromesso e l’economia, il turismo di tutto l’Adriatico subirebbero un tracollo irreversibile. Le correnti marine propagano l’inquinamento senza riguardo per le località turistiche e senza discernere se l’area è a vocazione peschereccia o meno. Queste distinzioni le fanno gli uomini. La Natura segue un suo ordine che faremmo bene ad assecondare, anziché seguire le logiche degli uomini, dettate esclusivamente dal profitto immediato e senza lungimiranza sulle conseguenze delle sue azioni. Non prendiamoci in giro. Sappiamo bene che un divieto limitato solo ad alcuni tratti della nostra costa è inutile e ridicolo. Perciò sulla questione assumiamo iniziative più radicali in ambito nazionale ed europeo e…facciamoci rispettare. Pasquale Consiglio Bisceglie (Bat)

Quotidiano fondato nel 1887

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Trivellazioni, in Adriatico pericolo non scongiurato
ecentemente 40 europarlamentari hanno presentato un’interrogazione alla Commissione Europea con cui chiedono di “Riesaminare urgentemente gli aspetti legislativi connessi alle prospezioni e all’estrazione di petrolio per vietare ricerche offshore nelle zone turistiche e a forte vocazione peschereccia”. Questo è quanto riportano in sintesi le agenzie di stampa che, tra l’altro, legano l’iniziativa all’esigenza di tutelare la marineria di Monopoli e il suo territorio ove è sviluppata una fiorente economia turistica. Apprezzo la sensibilità

Se la laurea vale meno...
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Presidente: Mario Ciancio Sanfilippo Consigliere delegato: Giuseppe Ursino Consigliere: Domenico Ciancio Sanfilippo Responsabile del trattamento dei dati personali: Giuseppe De Tomaso Sede centrale di Bari:

degli europarlamentari ma… e il resto dell’Adriatico? La necessità di salvaguardare l’intero mare Adriatico dal pericolo di eventuali trivellazioni è riportata in altra parte dell’interrogazione o l’attenzione si è soffermata solo sulle zone turistiche e a forte vocazione peschereccia? Se l’essenza dell’interrogazione è nel periodo riportato, c’è di che stare seriamente preoccupati. Il nostro mare è un bacino praticamente chiuso e un incidente, come quello verificatosi nel Golfo del Messico, determinerebbe un disastro ecologico con conseguenze inimma-

U

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Precisazione sulla rubrica CheAmbienteFa
Nella rubrica CheAmbienteFa di martedì 31 gennaio 2012 ho attribuito alla casa editrice «Chiarelettere» la pubblicazione del volume «Terra» che invece è apparso come fascicolo monografico della rivista «Parolechiave». Me ne scuso con gli editori e con i lettori. Giorgio Nebbia Roma

spettano i maligni per allietare la mensa di giornalisti ed impiegati delle stesse televisioni che senza spendere un euro dei loro buoni pasto si gustano quei raffinati bocconi durante la pausa pranzo? C’è qualche vigile del cuoco che può darci una risposta? Vincenzo Tramontano Bari

Perfetta la scelta per il cda del Petruzzelli
Perfetta la scelta del sindaco Emiliano per un consigliere di amministrazione nella Fondazione Teatro Petruzzelli. Per un ente quasi sempre in bolletta chi meglio d’un Bollettieri? Lettera firmata Bari

che Billy Costacurta tra le lenzuola è anche lui come Siffredi. Personalmente trovo Rocco Siffredi simpatico; ma il fatto che delle mogli di calciatori indichino il loro partner con le caratteristiche di un attore porno lo trovo discutibile. Sì, il sesso è importante. Ma conta anche il dialogo, una buona cultura. Ho paura che di quest'ultima le sedicenti veneratrici di Siffredi siano un po' carenti. Romolo Ricapito Bari

Vogliamo una risposta da un «vigile del cuoco» sui piatti costosi in tv
Così per curiosità, nessuno finora ci ha fatto sapere che fine fanno tutti quei piatti costosi e gustosi che per la gioia solo dei nostri occhi nelle varie televisioni - Rai per prima - ci cucinano le varie Clerici, Parodi, il divino d’annata Vissani ed altre Missmassaie? Sarebbe utile oltre che generoso e provvidenziale se ancora caldi quei piatti venissero serviti a tavola in una mensa da allestire accanto allo studio per tanti poveracci che all’ora di pranzo non hanno nulla da mangiare. O finiscono come so-

Il dono di un pulmino vero esempio di solidarietà
Quando la solidarietà è tangibile, è vero strumento di aiuto. In questa società spesso distratta o indifferente, esistono necessità inderogabili di spostamento per persone che, a causa di patologie spesso invalidanti come la Sclerosi Multipla, necessitano di trasporto con veicoli attrezzati, troppo costosi da acquistare e da mantenere per le esigue finanze delle Associazioni a cui queste afferiscono. Ancora una volta, come già fece nel febbraio del 2009, l’azienda Mgg Italia (Motilità Gratuita Garantita) si è resa

utile partner dell’Aism (Associazione sclerosi multipla), donando in comodato d’uso gratuito un pulmino Fiat Doblò debitamente attrezzato per il trasporto di persone con difficoltà motorie. L’automezzo servirà per i trasporti veloci in tutta la provincia, portando presso i vari centri clinici o di riabilitazione persone che non avrebbero altro modo per potersi spostare. Il mezzo, come sempre, sarà guidato da benevoli volontari di tutte le età, che da sempre affiancano l’Aism in questa meritoria opera di assistenza gratuita. È a questa azienda così attenta ai bisogni di categorie più svantaggiate che va il nostro immenso grazie per la sensibilità che dimostra con simili gesti ed il nostro grazie altro non è che una corale voce di quanti potranno usufruire di questo utile servizio effettuabile solo per mezzo della loro immensa generosità. AISM sezione di Bari

Pietro oltre la spina gli staccherebbe anche il contatore. Staccarla Bersani? Nemmeno se glielo ordinasse in sogno la buonanima di Stalin. Fini è per i distinguo perchè non si può fare di tutte le erbe un Fascio. Vendola oltre la spina a Monti vorrebbe staccare addirittura la testa, la coda e la polpa. E Bossi? Prima di staccare la spina a Supermario cominci a staccare la spina al Trota, a staccare quel genio di suo figlio dalla riccca mammella del Consiglio regionale della Lombardia. Tommaso Vetrugno Bari

Laurea ad honorem anche alla Camusso
L’Università di Bologna ha conferito la laurea honoris causa in Relazioni Internazionali al Presidente della Repubblica Napolitano. Bene. Adesso cosa aspetta lo stesso storico Ateneo, il più antico d’Italia, a conferire per le Relazioni Sindacali una laurea honoris giusta causa al segretario della Cgil Susanna Camusso rimasta quasi da sola nella strenua battaglia contro l’abolizione dell’Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori? Venanzio Traversa Bari

n sistema di garanzie, nato soprattutto per gli utenti di prestazioni e servizi specializzati, che però, come ogni impianto teoricamente concepibile, ha anche il suo rovescio della medaglia. Il diritto di esclusiva, difatti, genera una legittima aspettativa in tutti coloro che conseguono il sospirato titolo, riconosciuto per legge: quella di svolgere effettivamente l’attività – sia essa una libera professione o un pubblico ufficio – cui il titolo più o meno brillantemente conseguito corrisponde. Nasce da qui la filosofia dell’agognato ‘pezzo di carta’ che, portata alle sue estreme conseguenze, degenera nell’obiettivo primario della conquista – a tutti i costi, e costi quel che costi – del titolo, nell’illusione che il suo possesso costituisca un comodo lasciapassare per il mondo del lavoro. L’effetto ulteriore e perverso è quello di finire per ridurre l’università ad un ‘esamificio’, stravolgendone l’essenza: non già luogo in cui acquisire saperi e competenze, di stimolo intellettuale e di formazione critica, ma piuttosto sede di grigia certificazione dell’apprendimento (magari mnemonico) minimale delle nozioni ritenute indispensabili per il superamento dell’esame. Una concezione agli antipodi del modello anglosassone, nel quale invece – pur essendovi meccanismi statali autorizzativi delle istituzioni universitarie e del relativo potere di conferire titoli accademici – il ‘peso’ della laurea (e dunque la sua ‘spendibilità’ nel mercato del lavoro) non è predeterminato per legge, ma dipende da meccanismi di accreditamento e di valutazione delle singole università affidati ad organismi terzi e periodicamente aggiornati. “Sono vissuto per quasi mezzo secolo nella scuola; ed ho imparato che quei pezzi

di carta che si chiamano diplomi di laurea, certificati di licenza valgono meno della carta su cui sono scritti”: così parlava Luigi Einaudi (1874-1961), uno dei più strenui oppositori del valore legale attribuito ai titoli di studio, nel lontano 1955, anno in cui diviene il secondo Presidente della Repubblica Italiana. Sono gli anni in cui inizia il boom economico, e non era certo facile prevedere quale sarebbe stato il modello di sviluppo sociale e culturale che si sarebbe poi affermato nel nostro

Paese. Eppure Einaudi mette in guardia tutti dai pericoli insiti nel mito del valore legale, che rende eguale ogni ‘pezzo di carta’ non agevolando certo “chi deve fare una scelta tra coloro che offrono sé stessi agli impieghi ed alle professioni”. Se l’accesso al mondo del lavoro e le relative carriere dipendessero esclusivamente dal merito di ognuno il diploma di laurea, esibito al momento opportuno, “avrebbe avuto un valore ben diverso e più alto di quello legale, fatto valere attraverso le solite lettere di raccomandazione di amici, parenti, personaggi autorevoli, deputati, senatori, ministri; lettere produttrici di altre lettere, di tempo sprecato e di len-

tezza amministrativa”, ammonisce l’economista piemontese. E sì, perché gli effetti di tale approccio sono l’irrigidimento della società e dei suoi meccanismi di mobilità, la “formazione di un regime corporativo di caste l’una dell’altra invidiosa, e tutte intente a cercare occupazione, salari, stipendi là dove non si possono ottenere” cercando di sfruttare i vincoli posti alla libertà di ciascuno. Dietro il sigillo apposto dallo Stato sul famigerato ‘pezzo di carta’, allora, si cela un inganno per gli ingenui studenti che credono di aver così acquisito una sorta di diritto a ricoprire determinate, prestigiose posizioni lavorative. Promesse che i pubblici poteri non possono mantenere, tanto più oggi in tempi di recessione globale e di inflazione di addottorati. Ma anche un inganno per la società, in quanto – prosegue Einaudi – “eccita le invidie e gli egoismi professionali” di coloro che intendono fregiarsi di titoli ritenuti di livello più elevato rispetto ad altri. Eppure il danno non sta nell’università di massa, nella diffusione della conoscenza che è pur sempre un fatto positivo, ma nel raggiro che induce a ritenere che “il pezzo di carta dia diritto a qualcosa; e cioè, nell’opinione universale, all’impiego pubblico sicuro od alla professione tranquilla”. Un ritratto impietoso dell’Italia di ieri (e di oggi), che ai nostri occhi può apparire – se mai – approssimato per difetto. E la circostanza che provenga da un intellettuale che è stato anche un uomo delle istituzioni dovrebbe indurre a riflettere attentamente sui suoi contorni. Non sarà mica che Luigi Einaudi aveva visto lungo? Sergio Lorusso

UNA COSTITUENTE PERMANENTE DEI LAICI CATTOLICI
di IGNAZIO LAGROTTA
COORDINATORE REGIONALE PUGLIESE «CIRCOLI LIBERAL»

I

l raduno di Todi ha riposizionato al centro del dibattito il tema dell'impegno dei cattolici in politica. La fine dell'unitarietà politica dei cattolici, più' formale che sostanziale, era stata salutata da non pochi ambienti con favore. D'altronde non era neppure peregrino ritenere che il posizionamento dei cattolici nei differenti schieramenti, che hanno contraddistinto la scena politica della seconda repubblica, avrebbe potuto consentire una maggiore capacita' di interposizione ed influenza. Per intenderci una unitarietà valoriale e non di appartenenza capace di una forza trasversale sui temi sensibili superiore agli stessi partiti politici di appartenenza.

EGIDIO PANI

Rocco Siffredi termine di paragone sotto le lenzuola
Alena Seredova ha dichiarato in una trasmissione televisiva molto popolare che il suo Gigi Buffon a letto è meglio di Rocco Siffredi. Poco tempo prima, Martina Colombari aveva detto

Bossi cominci a staccare la spina al figlio Trota
Sarebbe ora di smetterla con questa storia di staccare la spina. Il Cavaliere e Casini si rifiutano di staccarla al Governo Monti; invece Di

Le signore non scherzano
osso scrivere «W la Merkel»? Cioè W Angela Dorothea Merkel, nata Kasner nel luglio del 1954 ad Amburgo, la severa città sassone, uno dei porti più importanti d’Europa, senza passare per filotedesco? Angela è una donna straordinaria come l’iron lady la signora di ferro: Maggie Thatcher oggi stu, pendamente interpretata al cinema da Meryl Streep. Donne, donne: il mondo è loro. E l’Europa si salverà grazie ad una donna tenace che pensa, certo, a vincere le prossime elezioni in Germania, ma non soltanto a quello come avviene per i politici in Italia. Nata in una città di confine, centro di continui conflitti, conosce il senso della necessaria unità della Germania prima che dell’Europa. E per tenere insieme la Germania ed evitare i populismi alla Bossi (per semplificare) ma lì molto, molto più seri e pericolosi, la Merkel sa che la Germania non può essere la terra del solitario rigore in mezzo ad un fuggi fuggi dalle responsabilità comuni da parte MERYL STREEP Nei panni di degli altri Paesi. Margaret Thatcher E quando chiede, implora (prima ancora di gridare kaputt) i Paesi dell’Unione Europea a mettere ordine nei conti ella, è perché sa bene – oltre le fantasie dei fallibili professori d’economia, spuntati a migliaia per ogni dove – che non si può stampare moneta a piacimento nell’epoca dell’economia globale. Per non finire come polli spennati dall’inflazione! Perciò quando l’altra sera il Consiglio d’Europa ha approvato la nuova disciplina (fiscal compact) per cui i Paesi dell’Unione Europea debbono introdurre la Golden

DIVISI -Ma cosi' non e' stato. I cattolici impegnati in politica si sono pressoché divisi su tutto. Ed e' accaduto che il centrodestra si e' "appalto in house" la tutela dei c.d. valori non negoziabili (etica sessuale e bioetica), il centrosinistra quelli di etica sociale (immigrazione, poverta' ecc.) ed il centro e' rimasto schiacciato tra i due poli nell'impossibilita' di esercitare la pur necessaria mediazione. La rottura e' stata evidente non essendoci stato un tema sul quale la capacita' di compromesso abbia prevalso. Con la conseguenza che, per quanto attiene ai problemi bioetici, la Corte costituzionale ha dovuto "salvare" una legge quale quella sulla procreazione medicalmente assistita perché a contenuto costituzionalmente vincolato; le questioni di "fine vita", dopo accessi e serrati dibattiti, sono rimaste al capolinea; le complesse problematiche giuridiche, appannaggio del legislatore, su tutte le implicazioni derivanti dalle biotecnologie ci vedono fanalino di coda nell'ambito delle c.d. democrazie evolute.L'ultimo ventennio cosi' rappresenta, anche sotto questo profilo, un'occasione sprecata o forse un'ulteriore conferma dell'incapacita' del bipolarismo di rappresentare le molteplici complessità della società italiana. Troppo riduttivo, grezzo e muscolare per riuscire ad esercitare la necessaria complessa mediazione tra posizioni spesso distanti anche se non necessarimente antitetiche. Troppo invischiato dalla perversa logica amico/nemico, dalla contrapposizione ad ogni costo. Una logica da hooligans della politica che e' stata si' capace di polarizzare il popolo italiano ma a quale prezzo e' sotto gli occhi di tutti evidente. Nella fase attuale quale potrebbe essere la posizione dei cattolici. A mio parere e' necessario recuperare il messaggio del Concilio Vaticano II che affida la concreta determinazione della dottrina sociale a due fattori: a) all'autonomia dei laici; b) alla specificità delle Chiese locali. IMPEGNO -Dai laici e dalle parrocchie deve ripartire l'impegno dei cattolici nella realtà sociale. In realtà tale impegno non e' mancato in questi anni. E' mancata, invece, la dimensione politica di questo impegno. La capacita', attraverso la mediazione culturale, di riuscire con un rinnovato "compromesso costituzionale" a far lievitare le masse che, invece, appaiono oggi sempre più pericolosamente secolarizzate e relativizzate. Un compromesso costituzionale ha pero' bisogno di interlocutori/mediatori realmente rappresentativi e dunque forti. In quest'ottica da Todi, a mio parere, parte l'impegno dei cattolici a dialogare fra loro ed a restare uniti. A superare le differenze che paradossalmente fanno il gioco di coloro i quali hanno tutto l'interesse a vedere "diviso" il mondo cattolico. Da Todi dovrebbe partire l'idea di una costituente stabile dei laici cattolici che svolga il compito e la funzione di preventivo filtro a fini unitari in modo tale che i cattolici impegnati in politica possano avere dei punti di riferimento chiari e, soprattutto, unitari. In quest'ottica a guadagnarci dall'impegno dei cattolici in politica sarebbe tutto il Paese e la stessa democrazia costituzionale. Ovviamente ad una precondizione e, cioè, che i laici cattolici sappiano assumere posizioni unitarie sui grandi temi etici del momento. Non solo sui temi privatistici (diritti di famiglia, bioetica, ecc.), ma anche sui temi pubblicistici (nuove povertà, giustizia distributiva, ecc.). Nelle difficoltà imposte dalla complessità della modernità ancora una volta la risposta va ricercata nell'attualita' trascendente del messaggio evangelico. Ed allora l'impegno dei cattolici in politica deve essere chiaro e fermo sui fondamenti della fede (in quest'ottica "lampade sopra il moggio" e, quindi, minoranza critica rilevante), ma anche dolce e flessibile (in quest'ottica "lievito nel pane" e, cioè, silenzioso fermento di liberazione delle coscienze). Si tratta di un obiettivo che può sembrare difficile ma in realtà non e' cosi'; molte delle differenze tra i cattolici italiani sui temi sono frutto non di visioni o concezioni diverse ma di preoccupazioni e sensibilità diverse. Il momento attuale ci richiama all'unita', al confronto serrato ma schietto, alla capacita' di ricoscersi nell'altro. E' il tempo, questo sì, di una nuova generazione di cattolici animati in politica dalla luce del Vangelo.

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di questo genocidio di classe furono ella Russia bolscevica pocirca 6 milioni, quanto quelle della st-rivoluzionaria l’econoShoah, e il risultato per l’economia mia sovietizzata andava a sovietica fu devastante con la ridurotoli, distribuendo –in un zione esponenziale della produzione incontrollato terrorismo di Stato- solagricola, e richiese ulteriori ricerche tanto fame. Dopo un tentativo di Ledi capri espiatori, che colpirono di nin, che aveva esaurito i capri espiavolta in volta i medici, i militari, gli tori con il massacro generalizzato di Ebrei nel loro complesso ecc.ecc., oltre aristocratici e borghesi anche attraverso l’ invenzione dei campi di condi TOMMASO FRANCAVILLA a comunisti di ogni nazionalità sgraditi al tiranno, fatti passare per comcentramento, di rianimarla attraverso OPINIONISTA POLITICO plici dei colpevoli designati del mopur modeste iniezioni di libero mercato (la “NEP”), all’avvento di Stalin fu così necessario mento. Fatte le debite proporzioni, pensavo alla caccia che è in corso individuare un nuovo soggetto sociale sul quale scaricare, nel segno dell’ ortodossia “rivoluzionaria”, le colpe del disastro in Italia a carico di lavoratori autonomi dipinti e trattati ormai biblico in cui il comunismo si stava realizzando, e fu la volta come gli “untori” di manzoniana memoria, anche quando sono dei “kulaki”, cosiddetti “contadini ricchi” magari perché poveracci che fanno fatica a sbarcare il lunario, come dipossedevano la bellezza di due vacche, a pagare il conto. mostrano le chiusure in serie di tante piccole aziende ed i tanti Accusati –con buona pace della promessa della proprietà della casi di disperazione estrema che riempiono le dolenti cronache terra che li aveva conquistati alla causa rivoluzionaria- di dei tempi dello “spread” e del governo dei banchieri. Il meccanismo è lo stesso. Uno Stato ammalato di statalismo nascondere le derrate alimentari, ma in realtà ridotti alla fame più nera dalla confisca di tutto quel che producevano, perché al punto di detenere il terzo debito pubblico del mondo, invece inevitabilmente meno di quanto veniva loro ordinato di di sottoporsi ad una drastica cura dimagrante, s’inventa consegnare ai pubblici ammassi, furono a loro volta, a seguito innocenti capri espiatori (tacciandoli in questo caso di non di un’ossessiva criminalizzazione di massa, sterminati, anche pagare a sufficienza le tasse), alimentando nei loro confronti attraverso deportazioni di intere popolazioni in condizioni da parte del Popolo angosciato un crescente odio di classe in modo da poterli più agevolmente depredare ad uso e consumo inumane per lavori forzati in aree assolutamente inabitabili. Fu da allora che si disse che “i comunisti “mangiano i della propria cronica bulimia. Uno spot con un essere umano bambini”, per diffusi episodi di cannibalismo ai danni dei con la scritta “parassita sociale” ripercorre metodi e toni di piccoli morti di stenti ad opera dei loro sventurati genitori, che campagne di massa di orrendi terrorismi di Stato. Ed osano chiamare “liberalizzazioni” questi rigurgiti di si ripetettero significativamente pari pari nelle campagne della Cina di Mao, soggette allo stesso trattamento. Le vittime bolscevismo.

IL PERICOLO DI ALIMENTARE L’ODIO DI CLASSE

rule, ciòè il pareggio di Bilancio, avrà tirato un sospiro di sollievo e noi con lei. Sì anche io che con il compianto professore Salvatore Distaso, ponevamo - era il 1998! – l’esigenza di un bilancio di sistema regionale che saldasse i bilanci dei diversi Enti pubblici, specie ove avessero come poste di entrata i fondi comunitari! Sì anche noi della Gazzetta che ancora oggi cerchiamo di sottolineare come proprio una grande Regione del Mezzogiorno, come la Puglia, non può aumentare il suo indice di statalismo sovvenzionato ma trovare nuove ragioni di programma per interventi strutturali sulla economia di base. Nel proporre un bilancio di sistema noi lo univamo alla proposta di un riconoscimento di Puglia regione di frontiera, cioè di un ruolo riconosciuto di centro dell’aera adriatica di Sud Est, senza albagie o presunzioni mediterranee o …. mondiali! Soltanto la individuazione di uno spazio ristretto ma internazionale ove far confluire nuovi e più consistenti investimenti comunitari sulle due sponde. La Puglia, quindi, dovrà essere capace di seguire le nuove regole europee. Ma dovrà fare autocritica, rinnovare senza esitazioni le sue burocrazie politicizzate, la sua stessa ciarliera classe politica ed attrezzarsi a capire le nuove regole del gioco. Non si potrà più barare al tavolo, facendo entrare ed uscire cofinanziamenti a gogò per strappare comunque fondi comunitari non spesi o spesi mali! E possiamo creare tutti gli Enti, le Autorithy paralleli e parassitari, che , vogliamo ma è il pareggio di Bilancio che li chiuderà inesorabilmente. Il gioco si fa duro! Perché oltre la Merkel altre soavi signore sono al tavolo come la Lagarde, direttore del Fondo monetario internazionale, Christine Madeleine Odette Lagarde, nata Lallouette nel 1956 a Parigi. Non pensate alle Folies Bergère: le signore non scherzano!

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