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Per tutti quegli odori colori sapori che ci rimandano indietro, che ci fanno sognare epoche del nostro

passato, che ci fanno essere un attimo – di nuovo – là … come se il tempo non esistesse più....

Perchè non è semplicemente mangiare....

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Indice
1.. Alessandra diViaggiandoMangiando - Il Pane Pizzato …................. p. 4 2.. Alesssia de Le biscuit à Soupe - Le pesche ripiene............................... p. 6 3.. Ambra de Il Gatto Ghiotto - Polpettine dolci alla

sapa................................................................................................................ p. 7 4.. Angelica di 5° Peccato Capitale: Gola – La torta dell'amore.................. p. 9 5.. Anna Lisa di Senza glutine... per tutti i gusti – Riso e cavolfiore...... p. 12 6.. Barbara di Ricette Barbare – Il corollo di nonna Fernanda.................. p. 13 7.. Chiara di Un Pizzico di Magia – Ciambellone all'orzo con gocce di cioccolato........................................................................................................ p. 14 8.. Dalila di Note di Dolcezza – Ciambelline all'alchermes...................... p. 16 9.. Daniela di Daniela&Diocleziano – Spaghetti alla sbiraglia............... p. 18 10.. Elena de La celiaca pasticciona – Pizza con biete ed olive senza glutine.. p. 21 11.. Elena dello Zibaldone culinario – Polenta superpasticciata.................... p. 23 12.. Federica di Note di Cioccolato – Ciambellone dei piccoli... (di tutte le età!) ….................................................................................................................... p. 25 13.. Federica di Note di Cioccolato – Minestra di riso con ceci e cicoria..... p. 28 14.. Felix di UncuoredifarinasenzaGlutine- le ricette di Felix e Cappera Blitz di mele................................................................................................. p. 30 15.. Felix di UncuoredifarinasenzaGlutine- le ricette di Felix e Cappera – Crispeddi C'Anciovi o Ca Ricotta.................................................................. p. 32 16.. Flo di Magie dolci... e non solo – Pane con l'uvetta.............................. p. 34 17.. Francesca de I paciocchi di Francy – Tortine leggerissime alla ciliegia, anzi no, alla mela........................................................................................... p. 36 18.. Luciana di Dal dolce al salato – Pasta con il cavolfiore........................ p. 38 19.. Maetta di Che gusto sa??? - Agnolotti della mia mamma......................................................................................................... p. 42 20.. Marifra79 di Menta e Liquirizia – Madeleine con olio, miele e melograno....................................................................................................... p. 44 21.. Giulia dans le noir (me medesima di persona) – Simit, ciambelle di pane con semi di sesamo................................................................................................ p. 47 22.. Giulia dans le noir (me medesima di persona) – Strudel della mèmoire.. p. 50 23.. Miciovolante de La cucina coi baffi – Biscottini della nonna............... p. 52
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24.. Miciovolante de La cucina coi baffi – Pastiera.................................... p. 55 25.. Miciovolante de La cucina coi baffi – Sanguinaccio............................. p. 62 26.. Miciovolante de La cucina coi baffi – Zeppole di

Patate........................................................................................................... p. 64 27.. Ornella de Il giardino dei sapori – Torta d'arancio............................... p. 66 28.. Palatable di Trick&Treat – Kuith Sago/ Sago Cake............................. p. 69 29.. Patapata di Pasticci Patapata – La mia torta paesana (variazioni sul tema).............................................................................................................. p. 71 30.. Roberta di In cucina con Roberta – Spiedini di verdure.......................... p. 73 31.. Sara di Di pasta impasta – Strudel di mele con amaretti...................... p. 74 32.. Serafina Luisa di Mamanluisa – Biscotti di banana e cacao................ p. 76 33.. Solema de La cucina di Nonna Sole - “Zuccotto” del riciclo................ p. 77 34.. Speedy70 di A tutta cucina – Polpettone ripieno di zucca....................... p. 80 35.. Valerio di La cucina come non l'avete mai vista _ prendiamoli per la gola – Il casatiello (fuori tempo)................................................................... p. 81 36.. Zori di Fat Fighters – La zuppa calda di mia mamma........................ p. 86 37.. Zori di Fat Fighters – Vita Banizza................................................... p. 88

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1. Alessandra, ViaggiandoMangiando

IL PANE PIZZATO

Oh! Eccolo qua il piatto dell'ultimo minuto per eccellenza! Mi ricordo che quando ero piccola capitava abbastanza spesso che mio papa' dovesse lavorare il sabato mattina e quindi la mia mami, dopo aver fatto la spesa al mercato, dal panettiere e dal casaro, improvvisava questo piatto per noi due che era una cosa a metà tra un pranzo e un picnic ed io proprio per questo ci andavo pazza! Erano davvero un sacco di anni che non lo mangiavo, ma lunedi si è presentata l'occasione perfetta, dovevo spadellare tutto il giorno per la cena prevista per quella sera e quindi volevo prepararmi un pranzo veloce ma allo stesso tempo avevo voglia di qualcosa di gustoso.. così ho tirato fuori dal freezer un trancio di panfocaccia, l'ho diviso a metà, condito velocemente e lanciato nel forno! Vi assicuro che non solo è una delizia ma è capace di farmi tornare bambina! Ma cosa stavamo dicendo? Ah si, la cena! Finalmente lunedi sera abbiamo fatto il mitico warming party con alcune delle mie colleghe (quelle più fameliche, le famose locuste di cui vi ho già parlato QUI) per la mia casina nuova, quindi bisognava organizzare qualcosa che fosse all'altezza dell'occasione! Complice una situazione treni penosa con ritardi accavallati e vetture a cui era possibile accedere senza l'aiuto degli omini giapponesi che ti spingono a forza per far chiudere le porte dei vagoni, mi sono ritrovata a casa per un'intera giornata davanti ai fornelli! Mi sono quindi impegnata e alla fine sono riuscita a creare un menù molto apprezzato: polpo con patate e olive taggiasche, quiche di zucchine e focaccine miste home made come antipasto, poi ho fatto quasi un chilo di tagliatelle fresche (in mezz'ora!! la Spisni mi fa un baffo! :D) e le ho saltate in padella con salmone fresco a cubetti, gamberetti e ho decorato il tutto con una dadolata di zucchine rosolate precedentemente. Una bella insalata mista, un fresco melone e poi una bella millefoglie con la crema pasticcera! Secondo voi è

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rimasto qualcosa? Nemmeno le briciole...

Ingredienti: pane fresco/surgelato/vecchio di un paio di giorni passata di pomodoro mozzarella (io provola silana) olio, sale, origano

Accendete il forno a 200°, tagliate a metà il pane, distribuite la passata a vostro piacere e condite con olio e sale; infornate per 4/5 minuti. Trascorso questo tempo cospargete con abbondante mozzarella che avrete nel frattempo ridotto a cubetti e profumato con dell'origano; infornate finchè questa si sarà sciolta e gustate bollente con un bel bicchierozzo di birra!

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1. Alesssia, Le biscuit à Soupe

LE PESCHE RIPIENE
Le pesche ripiene sono un classico della cucina piemontese. Questa è la ricetta con la quale mia nonna addolciva le mie merende, tanti anni fa ed ancora oggi...

Ingredienti: 4 pesche a pasta gialla 100g di amaretti 50g di cacao amaro 50g di zucchero di canna 1 bicchierino di liquore all'amaretto 8 (opzionale) amaretti per la decorazione

Utensili: 1 scavino 1 pirofila

Preparazione: Lavare le pesche, tagliarle a metà e scavarne la polpa con uno scavino, o con un semplice cucchiaio. Porre la polpa estratta in un tegame e unirvi zucchero, cacao e liquore, mescolandoli con cura. Cuocere a fuoco basso per una decina di minuti, sino ad ottenere una purea cremosa. Con il composto ottenuto riempire le mezza pesche, decorandole con un amaretto intero. Adagiarle su una pirofila imburrata ed infarinata. Cuocere a 180° per circa 20-25 minuti. Servirle tiepide (ma anche fredde sono ottime). Inoltre: Il liquore all'amaretto può essere sostituito con pari quantità di rum o di vino bianco secco. Per i più golosi si può decorare la pesca con uno sbuffo di panna montata.

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2. Ambra, Il Gatto Ghiotto

POLENTINE DOLCI ALLA SAPA

Mio nonno è la persona più saggia ed intelligente che io abbia mai conosciuto eppure non ha studiato. Ha un cuore grande e non ha bisogno di molte parole per farti capire che ti vuole bene. Ho tanti ricordi di momenti passati insieme e in ogni occasione ho sempre imparato qualcosa. Da bambina mi ha insegnato a ritagliare, mi seguiva mentre ritagliavo le figure dai giornali e mi guidava per non farmi uscire dai margini. Lui ha fatto tanti lavori nella sua vita, li ricorda tutti e ama raccontare a chi ha voglia di ascoltarlo tutte le sue imprese con dovizia di particolari. Quando io e mio fratello eravamo ragazzini ci ha portato a pesca qualche volta, era un vero campione e conserva tutte le coppe vinte...poi un giorno mio fratello è caduto dall'alto e benchè non si sia fatto nulla a pesca non ci siamo più andati. Dovunque vada ha sempre amici da andare a trovare, è una persona profondamente buona ed è veramente difficile non trovarlo simpatico. La vita per lui, claudicante da sempre, è stata un po' più dura che per gli altri ma forse me ne rendo conto solo adesso perchè non l'ha mai fatto pesare. Mio nonno sa di idraulica, di falegnameria, di decorazione, di muratura, di botanica, di architettura, di ingegneria e naturalmente di cucina. E' un bravissimo cuoco, come quasi tutti in famiglia, ed è una buona forchetta. Per tanti anni i miei nonni hanno vissuto accanto a noi, nello stesso pianerottolo e spesso andavamo a mangiare da loro. Per me era come avere due case...facevo due passi ed entravo a casa dei nonni, non chiudevano mai la porta ed io potevo andarli a trovare quando volevo. Il mio posto a tavola era proprio vicino a mio nonno, lui mi riprendeva se non stavo composta e mi raccontava del suo passato ma soprattutto mi insegnava ad apprezzare la cucina, ad abbinare i gusti. C'è un ricordo al quale sono particolarmente affezionata, quando mia nonna faceva la polenta "sulla tavola"e noi contenti la mangiavamo, ognuno partendo dal proprio angolino. Poi nonno Picchio tirava fuori la sapa (sciroppo di mosto d'uva) ne versava un po' sulla polenta scondita e finiva il pasto con polenta e sapa...e si aspettava che anche noi facessimo lo stesso!! Naturalmente gran parte delle sue convinzioni hanno un fondamento...insomma mio nonno la sa proprio lunga...anche su polenta e sapa.

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Sabato quando ho visto la ricetta di Ely ho subito pensato a lui, sicuramente avrebbe approvato l'abbinamento. Domani è il suo compleanno e ne approfitto per dedicargli questa ricetta, per fargli i miei più cari auguri e per dirgli che gli voglio bene.

La lista della spesa: - 150g di farina di mais - 150g di farina di fumetto (farina di mais rimacinata molto fine) - 50g di farina di riso - 30g di fecola di patate - 3 cucchiai di sapa - 2 uova - 200g di zucchero - 1 cucchiaino di scorza grattugiata di arancio - 50g di olio evo - 1 cucchiaino di bicarbonato - 1 pizzico di sale 1) Mettere tutti gli ingredienti nell'impastatrice e lavorare per circa 3 minuti 2) Ungere ed infarinare (con farina di riso) degli stampini per muffins e riempirli per 2/3 con il composto 3) Cuocere a 180° per 20 minuti circa 4) Fare raffreddare e servire

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3. Angelica, 5° Peccato Capitale: Gola

LA TORTA DELL’AMORE

Buongiorno a tutti! Il fine settimana mi è sempre difficile aprire il pc e stare collegata in rete, ho sempre tanti impegni e non ci sono quasi mai a casa! Inoltre questo fine settimana è stato ancora più speciale, perché ieri 28 Novembre io e il mio amore abbiamo fatto due anni di anniversario!E nonostante il freddo, il vento e la pioggia non siamo voluti stare a casa, anche perché, ormai, per tradizione, ci rechiamo nel posto in cui ci siamo dati il primo bacio per ricordarlo sia fisicamente che mentalmente!!! E allora come poteva mancare la torta??? Ho deciso di fare la prima torta della mia vita con crema e decorazioni, infatti non è proprio un granché ma io con i dolci e le decorazioni non ci so proprio fare! Infatti bisogna apprezzare la buona volontà! Anche perché per fare questo dolce che vi sembrerà semplicissimo io ci ho impiegato un bel po’ di tempo! L’importante è che il sapore era squisito e nessuno è stato male!!!:) Sono proprio felice di fare qualcosa per il mio amore, perché mi ci impegno davvero tanto e lui ha apprezzato soprattutto questo!!! Allora ecco la mia torta dell’amore!

Ingredienti per la base: 120 g di farina 250 g di burro Un limone non trattato 6 tuorli e 3 albumi 200 g di zucchero 120 g di fecola di patate Un cucchiaino di lievito per dolci Un pizzico di sale Burro e farina per lo stampo Preparazione • Scaldare il forno a 170°.

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Montare il burro ammorbidito finché avrà una consistenza cremosa, unire la scorza grattugiata del limone, i tuorli, uno per volta, mescolando bene prima di ogni aggiunta successiva, e lo zucchero e amalgamare bene il tutto. • Mescolare la farina, il lievito e la fecola e unire, poco per volta, gli albumi montati a neve con il sale, mescolando piano dal basso verso l’altro per evitare che si sgonfino. • Imburrare e infarinare uno stampo di 24 cm di diametro e rivestire la base con carta da forno. • Versarvi l’impasto, mettere nel forno già caldo e fare cuocere per almeno cinquanta minuti, senza mai aprire lo sportello. • Quando e cotta sfornarla e lasciarla raffreddare.

Ingredienti per la crema pasticcera al cioccolato 3 tuorli 90 g di zucchero 3 cucchiai di farina 1 bustina di vanillina ½ litro di latte bollente 100 g di cioccolato fuso Preparazione • Montare a crema i tuorli con lo zucchero e incorporavi la farina, la bustina di vanillina e il latte bollente. • Mescolare il tutto e portare la crema a bollore e cuocere per qualche minuto. • Infine, mescolarvi il cioccolato fuso.

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Ingredienti per la decorazione 100 g di granella di nocciole 100 g di panna montata Glassa al cioccolato Preparazione • Quando la torta di sarà raffreddata, dividerla in due dischi e spennellarla con del latte. • Spalmare sul disco della base la crema pasticcera al cioccolato e appoggiarvi il secondo disco. • Spalmare di panna tutto il dolce. • Decorare il bordo con la granella di nocciole e la base con la glassa di cioccolato.

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4. Anna Lisa, Senza glutine... per tutti i gusti

RISO E CAVOLFIORE
Questa è una ricetta pugliese, tramandata da mia nonna a mia madre e quindi a me. L'odore e il sapore mi catapultano indietro a luoghi e tempi di coccole e poche responsabilità!

Ingredienti (2 persone) : 150 gr di riso parboiled 300 ml circa di acqua 1 cavolfiore piccolo Prezzemolo, pecorino, aglio, pepe, sale Olio EVO (non lesinate)

Tagliare le cime di cavolfiore alla base e sciacquarle. Coprire il fondo di un pentolino non molto largo con olio Evo e disporvi metà del riso crudo. Cospargere con prezzemolo tritato, aglio tagliato a velo, pecorino grattugiato, sale e pepe. Sul riso sistemare le cimette di cavolfiore e ripetere come sopra (prezzemolo tritato, aglio tagliato a velo, pecorino grattugiato, sale e pepe). Ripetere uno strato di riso e tutto il condimento e poi ancora cavolfiore e condimento. Coprire con l'acqua (che sarà circa il doppio del riso) e aggiungere 2 bei pizzichi di sale fino. Cuocere col coperchio a fuoco moderato per circa 10 minuti (assaggiare per correggere eventualmente di sale e di cottura). E' strepitoso, soprattutto quello che si attacca al fondo della pentola!!!

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5. Barbara Ricette Barbare

IL COROLLO DI NONNA FERNANDA

Montare 4 uova con 400g di zucchero; unire 100g di burro fuso e freddo ed un bicchiere di latte (180g). Mescolare al composto 400g di farina setacciata con 1 bustina di lievito ed un pizzico di sale. Grattugiarvi la parte gialla della buccia di un limone, versare in uno stampo da 28cm imburrato ed infarinato e cuocere in forno a 180° per 45-50'. Lo vedete ancora nello stampo perchè ho dimenticato di infarinarlo..... ;-)))

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6. Chiara, Un pizzico di magia

CIAMBELLONE ALL'ORZO CON GOCCE DI CIOCCOLATO

Un dolce ... per un dolce ricordo :) un profumo che mi rituffa nel passato il profumo dell'orzo per tutta la casa, mia nonna in cucina a preparar l'orzo, quanto mi piaceva il profumo dell'orzo da piccolina, era così buono, invitante, avvolgente, ogni tanto ci provavo e lo assaggiavo ... ma poi il sapore non mi piaceva proprio! preferivo di gran lunga gustare l'aromatico profumo ancor oggi quando sento quel profumo rivedo mia nonna in cucina a prepar l'orzo ... ... il buonissimo orzo!! visto che ora ne apprezzo anche il sapore

Ingredienti 3 uova 100 gr zucchero di canna 80 gr zucchero bianco

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400 gr farina 00 100 gr fecola 1 bicchiere di orzo ( oppure miscela orzo-farro-caffè, buonissima!!) un cucchiaio di varnelli 1 bustina di lievito vanigliato in polvere per dolci gocce di cioccolato fondente

Preparare l'orzo. seguo le indicazioni di mamma che racconta come lo preparava nonna. In un pentolino scaldare l'acqua, al bollore aggiungere due tre cucchiai di orzo, quando il preparato inizia a salire girare per farlo scendere, ripetere l'operazione per tre volte, aggiungere un pò di acqua e spegnere. Lasciar riposare alcuni minuti, con un mestolino prelevare delicatamente il liquido, versarlo nel bicchiere filtrando con un colino.

Montare le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto bianco e spumoso, aggiungere l'orzo freddo, il varnelli, la farina e la fecola ( aggiungerne fino ad ottenere la giusta consistenza, denso-cremoso), aggiungere il lievito amalgamando bene ed infine le gocce di cioccolato. Versare in uno stampo imburrato ed infarinato. terminare con gocce di cioccolato Cuocere in forno già caldo a 180° per circa 40', fare la prova stecchino e se risulta abbastanza asciutto sfornare il dolce. Togliere dallo stampo e far raffreddare su griglia.

Sentirete che profumo in cucina :)

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8. Dalila, Note di dolcezza

PROFUMO DI RICORDI... CIAMBELLINE ALL'ALCHERMES
Non capisco proprio dove l'ho ficcata! D'accordo, a differenza della cucina la mia camera è piuttosto "disordinata" (per usare un eufemismo!), ma non capisco proprio dove possa essersi nascosta una ricetta a cui tengo moltissimo (e che ero convintissima di ricordare dove fosse). Ovviamente mi ritrovo anche stavolta a pochi minuti dalla scadenza del contest a cui voglio partecipare.. oggi si tratta del contest di Giulia, che è stata una delle prime ad accogliermi nel mondo dei foodblogger, per cui ci tenevo molto! beh, anche se sono stata molto impegnata ultimamente, questa volta non ho scusanti, visto che avevo deciso di partecipare da qualche mese.. scusami Giulia! voglio comunque pubblicare questa ricetta che per me ha il profumo dell'infanzia! cercherò di andare a memoria, pubblicando le foto scattate l'ultima volta che ho fatto questi biscottini (scusate, sono davvero pessime! mi sa che quando le ho fatte ancora non avevo visto che esisteva la funzione macro sulla digitale! :D) Perché è la mia ricetta dei ricordi? perché si tratta dei dolcetti che ci portava la maestra delle elementari e che noi aspettavamo a gloria! è una ricetta piuttosto semplice, ma io ci sono particolarmente affezionata, perché mi ricorda i momenti felici trascorsi sui banchi di scuola, dove io andavo sempre molto volentieri! ha il sapore delle prime amicizie, delle nuove scoperte e dell'affetto delle preziosissime maestre che mi hanno guidato per cinque anni con tanto affetto!! La ricetta me l'ha data adesso che sono cresciuta e quando l'ho fatta non ho potuto fare a meno di ripensare a quei tempi con un sorriso sulle labbra!

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Ingredienti: 500 gr di farina 125 gr di burro 200 gr di zucchero 2 uova 1 cucchiaino di lievito 1 pizzico di sale alchermes zucchero semolato Procedimento: Lavorate il burro morbido con lo zucchero. Unite le uova, il sale e la farina precedentemente setacciata con il lievito. Impastate velocemente e fate riposare una mezz'oretta in frigo. Tirate fuori la pasta e stendetela in "serpentelli" di circa 1cm di diametro, con cui formerete le ciambelline. Infornate a 180° per 10 minuti (non fatele scurire!) e fate raffreddare. Una volta fredde, passatele nell'alchermes e nello zucchero.

Come vedete, con questa ricetta si possono fare anche le pesche all'alchermes! io le ho farcite con la Nutella... buoneee!

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9. Daniela, Daniela&Diocleziano

SPAGHETTI ALLA SBIRRAGLIA

Una mattina di Settembre… correva l’anno 1970, mancavano pochi giorni al mio fatidico primo giorno do scuola. Io stavo giocando in cortile, e, contemporaneamente pensavo al mio futuro; quando fui attratta da un profumo irresistibile, ( che pensai di riconoscere ) entrai in cucina e chiesi alla zia Assunta: “ cosa si mangia di buono oggi”? Lei mi guardò con dolcezza e mi rispose: “ Spaghetti alla sbiraglia” . Sul mio viso spunto un grande sorriso, Era stata fortunata, ed ero davvero felice, quello era il mio piatto preferito. Sapevo che con gli stessi ingredienti si poteva preparare anche il risotto alla sbiraglia, ma io preferivo gli spaghetti, e quindi ero felicissima. Mi era stato insegnato che in materia di cibo non bisognava protestare, bisognava mangiare quello che c’era e ringraziare il Signore del cibo che c’era in tavola. A quell’età io ero una bambina molto timida, ma approfittando del momento di euforia chiesi alla zia: “ perché si chiamano “ alla sbiraglia”? Lei scosse la testa, mi sorrise e poi mi disse: “ il termine deriva dalla parola “Sbirri” anche loro ne erano molto ghiotti, come te. La sua risposta non soddisfò appieno la mia curiosità, ma in quel momento pensavo solo agli spaghetti. E questa sono io il mio primo giorno di scuola.

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Con il passare degli anni mi sono più volte interessata alla ricetta ed ho scoperto che in alcune parti del Veneto le rigaglie ( cuore, fegato e durello ) vengono denominate “ sbiraglia” e quasi certamente da questo termine deriva il nome della ricetta. Ho scoperto anche che in Veneto esistono varie versioni della ricetta: c’e’ la versione padovana, la versione trevigiana, la versione in brodo, la versione con il vino rosso e le creste di gallo, la versione con la pancetta, le varie versioni personali, ed infine la ricetta della zia Assunta, alla quale io sono particolarmente legata e che ora vi proporrò. Questa ricetta mi è rimasta nel cuore, è la mia ricetta della felicità, quella che ti tira su’ quando ti senti giù; si può dire che anche grazie a lei ho conquistato Diocleziano.

Ingredienti per 4 persone:


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280 gr. di spaghetti La pasta di Franciacorta 1 pollo giovane ( poastrel ) rigaglie ( cuore, fegato e durello ) 1 cipolla bianca 1 costa di sedano bianco 1 piccola carota 1 limone biologico 100 ml di aceto di vino rosso Alloro , rosmarino, salvia 1 piccolo pomodoro ramato maturo 100 ml. di vino bianco secco olio di semi di mais sale grosso pepe.

Esecuzione: preparare una marinata con 1 litro e mezzo di acqua , l’aceto, il succo e la buccia di ½ limone, rosmarino e alloro. Tagliare in pollo in 4 parti, lavarlo sotto l’acqua corrente e poi inserirlo nella marinata per almeno 1 ora. ( Inserire anche il durello e il cuore ).Tritare finemente la cipolla, il sedano e la carota . Porre sul fuoco un tegame con olio di semi di mais, aggiungere il trito di verdure, e farle brasare a fuoco dolce; aggiungere quindi il sale grosso e il pepe. Dopo 10 minuti circa aggiungere i pezzi di pollo e farli insaporire ( girandoli spesso ) nel sugo di verdure, aggiungere a questo punto il bicchiere di vino bianco, alloro, rosmarino e salvia. Aggiungere poi il durello, e il cuore tagliati a piccoli cubetti. Dopo circa 30 minuti circa dall’inizio della cottura aggiungere il pomodoro privato della pelle e dei semi. Il pollo deve essere portato a cottura sempre a fuoco molto dolce. Quando la cottura è terminata, prelevare e porre in un altro tegame, sul fuoco, una parte del sugo di cottura, avendo cura di prelevare i pezzetti di durello e cuore, aggiungere pochissima buccia di limone grattugiata , il fegato tagliato a piccoli cubetti e alcune foglie di salvia, portare quindi a cottura. Cuocere gli spaghetti in abbondante acqua salata, scolarli al dente e farli saltare nel sugo.

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Può essere servito anche come piatto unico, abbinando agli spaghetti 1/4 di pollo.

Per questo piatto consiglio del vino Lison del Veneto Orientale ex Tocai.

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10.

Elena, La celiaca pasticciona

PIZZA CON BIETE E OLIVE SENZA GLUTINE

Questa pietanza fa parte del mio bagaglio “Ricordi d’infanzia”; penso che non sia una ricetta siciliana ma di origine napoletana. I miei genitori appena sposati si sono trasferiti per 7 anni a Napoli; mia madre, non avendo un’esperienza culinaria consolidata, ha appreso davvero tanto dalle amiche campane; ed ecco che tra i miei ricordi di bambina spuntano tante ricette che crescendo nella mia città non ho ma più avuto modo di riprovare. Il ricordo era così piacevole che, divenuta adulta, ho voluto provare a farla. Adesso è un must della mia cucina. Ve la presento. La ricetta dell’impasto della pizza è sempre quello di Felix e Cappera , con la variante dell’uso della farina Coop al posto della Farmo.

Ingredienti per l’impasto: 6 cucchiai di olio e.v.o. 1 cucchiaio di zucchero 700 ml acqua tiepida 600 g Mix B della Schar 200g Coop 200 g Pandea 700 g lievito madre senza glutine 3 cucchiaini di sale Ingredienti per il ripieno:

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2 grandi mazzi di biete 2 scalogni grandi 1 spicchio di aglio 20 olive nere gustose 5 filetti di acciuga sott’olio 1 pizzico di sale 1 pezzetto di peperoncino olio e.v.o. quanto basta Ho usato la macchina del pane; ho sciolto il lievito madre in metà dell’acqua; l’altra metà l’ho messa nella macchina e ho inserito gli altri ingredienti seguendo l’ordine di elencazione sopra riportato. Alla fine ho aggiunto il lievito sciolto e, dopo 5 minuti dall’inizio programma “impasta e lievita”, ho aggiunto il sale. I primi dieci minuti di lavorazione li passo davanti la macchina aiutando l’amalgamazione degli ingredienti con una spatola in silicone, questo per evitare che si creino grumi. Ho Lasciato l’impasto dentro la macchina fino a fine programma e dopo ho trasferito il tutto in una ciotola dentro il forno spento con la luce accesa. La lievitazione è molto lunga, circa quattro ore. Ho diviso l’impasto a metà: entrambe le parti le ho spianate e trasferite in due teglie unte con olio; una metà costituisce la copertura della pizza. L’impasto deve continuare a lievitare per un’altra ora. Nel frattempo ho lavato le biete e le ho sbollentate in poca acqua salata; successivamente le ho scolate e tagliate a pezzetti. In una padella dove ho fatto soffriggere l’aglio in olio extra vergine di oliva con il peperoncino e dove ho squagliato un’acciughina ho aggiunto le olive nere tagliate a pezzetti. Infine ho unito al soffritto la verdura. Per far sì che il forno fosse pronto al momento dell’assemblamento della pizza ho trasferito le due teglie in un ambiente caldo e asciutto ed ho portato il forno a temperatura massima. Nel frattempo, a lievitazione ultimata, ho messo il resto delle acciughine (a pezzi) in una metà della pizza ed ho condito con il ripieno. Ho chiuso la pizza ed ho aspettato che la pietra refrattaria, posizionata nella parte bassa del forno, si scaldasse per mezz’ora a temperatura massima. Scaduto il tempo, ho infornato nella pietra refrattaria mantenendo la temperatura a 250 ° per i primi dieci minuti e a 200° per circa mezz’ora. Una volta uscita dal forno, la pizza necessita di almeno 20 minuti di raffreddamento. Buon appetito!

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11.

Elena, Zibaldone culinario

POLENTA SUPERPASTICCIATA
Questo piatto unico invernale era la specialità di mia nonna che preparava spesso in inverno soprattutto per far mangiare mia sorella, sempre stata inappetente anche con l'avvento della maggiore età (ora non più....mangia come un vero lupo!). Mi ricordo (io ero piccola, non andavo all'asilo e gironzolavo sempre per casa senza mai giocare a niente in particolare:)), che si alzava presto alla mattina e iniziava a preparare il sugo che doveva sobbolire lentamente per almeno 2 ore. Poi grattugiava il formaggio su di una vecchia grattugia in legno di un verde scolorito per poi concentrarsi sulla polenta (non la precotta, naturalmente!). Quando tutto era pronta chiamava mia madre che doveva aiutarla ad assemblare il tutto, come sempre litigavano.... Per mia nonna non era mai abbastanza condita e diceva che non bisognava risparmiare sugli ingredienti!!! Era un vero Mito! Anch'io come lei adoro la polenta pasticciata molto condita e quindi oltre al ragù e il parmigiano reggiano, aggiungo besciamella e formaggio che fonde (mozzarella, fontal o anche sottilette...). Quando la preparo mi ricordo sempre di lei, cuoca attenta e precisa, la sento vicina con quel suo carattere forte e deciso, ma nello stesso tempo, sensibile e buono...

Ingredienti polenta besciamella 100g formaggio parmigiano reggiano grattugiato 2 mozzarelle da 125g ragù di carne (scalogno, carota, canna di sedano, carne macinata di manzo e suino, salsa di pomodoro,olio evo, burro, 1/2 bicchiere di vino bianco, sale e pepe, alloro)

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Prima di tutto preparare il ragù (può essere preparato anche il giorno prima), Far soffriggere nell'olio e una noce di burro le verdure tagliate a dadini, unire la carne, rosolare, sfumare con il vino, aggiungere la salsa e un bicchiere di acqua. Aggiustare di sale e pepe, dopo aver inserito una foglia di alloro, abbassare la fiamma e far sobbollire a pentola coperta per un paio d'ore, controllando che non si asciughi troppo e apportando un poco di acqua se ce ne fosse bisogno. Preparare la polenta e la besciamella come già descritto nei post linkati e procedere all'assemblaggio del piatto. Nella teglia inserire un poco di sugo del ragù, uno strato di polenta, ancora ragù, il formaggio grattugiato, la mozzarella tagliata a fettine sottili e la besciamella, procedere così per almeno 2 strati, meglio se tre e finire con la besciamella. Infornare a forno caldo a 180°C per 20 minuti funzione statico e poi continuare per altri 10 minuti funzione grill.

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12. Federica, Note di cioccolato

CIAMBELLONE DEI PICCOLI... (DI TUTTE LE ETÀ!)

Era un’infinità di tempo che non gustavo più una fetta del mitico ciambellone protagonista di tante colazioni e merende da bambina! Da piccola, ogni volta che sfornava il suo meraviglioso ciambellone, la mia mamma aveva un bel da fare a trattenermi dal mangiarlo tiepido, quasi bollente, perché adoravo quella crosticina croccante in superficie; e poi il profumino di limone e le fette tiepide soffici soffici: mhhhhhhh, che meraviglia, sembravano fette di nuvole e il massimo era spalmarle abbondantemente di Nutella, con cui inesorabilmente finivo per impiastricciarmi tutti i denti e farmi spuntare anche un bel paio di "baffi"! Poi si cresce (si cresce?!?!?), le merende diventano meno coccolose, alcune abitudini vengono superate e lasciano spazio a delle nuove, ma certe ricette ti restano nel cuore legate ad un insieme di dolci ricordi, come questa. Eppure, sembra un controsenso, ma spesso dimentico le cose più semplici e "saporite". Se poi ci aggiungete che questa ciambella è sempre stata per me una specie di tabù, ogni volta una lotta all’ultima lievitazione, all’ultima forma (per la serie la mia sembra una specie di "scrippella" col buco tutta stortignaccola mentre quella di mamma esplode dallo stampo, gonfia e cicciottosa...boh! sarò negata!!!!) va da sè che la ricetta se ne resta ben chiusa per mesi e mesi nel cassetto prima di essere tirata fuori per la "Mission Impossible" di turno. Lo scorso week end ho avuto con me la mamy, avevo voglia di coccole perchè pur essendo ormai anagraficamente "grande" rimango pur sempre "mentalmente piccola" e tra una chiacchiera e l’altra, che pasticcio che non pasticcio per la colazione...’spetta un po’ che lo so io!!! "mamy...giacchè sei quiiiiiiiiiiiiii ^__^! Perchè non mi aiuti a fare la ciambella? Sai, quella che a te viene una bomba e a me una scrippella!" Detto fatto, ciotola e frullino alla mano, tornata per un pomeriggio bambina sotto gli occhi vigili e attenti di mamma Gina, ho preparato la mia-nostra scrippella-ciambella. E’ stato bello rivivere insieme le stesse emozioni di tanti anni fa, sporcarsi naso e capelli di farina, "devastare" la cucina come se si fosse preparata una torta di nozze a 7 piani e mettere poi a posto insieme ridendo e scherzando come allora. Non ho figli ma se li avessi cercherei di coinvolgerli e di trasmettere loro l’amore per la cucina come la mia mamma ha fatto con me e forse questa ciambella sarebbe la prima ricetta che cercherei di insegnare loro, la

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prima che ho imparato...ehmmm...cercato di imparare...io, proprio per la facilità di esecuzione che la rende di sicuro a portata di bambino: una ciotola, un mixer, 5 minuti di tempo e via in forno. Chissà se piacerà anche a voi come piaceva a me, e se piacerà anche alle piccole stelle della COMETA PASTICCIONA! Perchè è proprio a questa bella e importante iniziativa di Mara e Albertoneche voglio dedicare la mia ricetta del cuore. Lo scopo è quello di raccogliere in un libro ricette facili e divertenti, a "portata" di bambino, per poi pubblicare le più originali in un ricettario dal titolo "LA COMETA PASTICCIONA" e raccogliere fondi che saranno devoluti all'associazione Cometa A.S.M.M.E. per lo studio delle malattie metaboliche ereditarie, gravi malattie che colpiscono i bambini generalmente nei primi anni di vita e che, se non diagnosticate in tempo, causano gravi handicap fisici e mentali, determinando spesso anche la morte precoce. Per ulteriori dettagli sull'iniziativa, vi rimando direttamente al sito de "La Cometa Pasticciona" mentre ora vi lascio al...

INGREDIENTI • 280gr di farina 00 • 3 uova • 170gr di zucchero (io ne metto 150gr) • 120ml di latte • 100ml di olio di semi (sono 90gr; io uso quello di semi di girasole) • 1 limone non trattato • 1 bustina di lievito • sale Quasi certamente vi sembrerà strano mischiare subito insieme tutti gli ingredienti, come un bel minestrone, ma sta proprio qui il segreto per la perfetta riuscita della ricetta. Ho provato infatti anche ad impastare la ciambella nel modo "classico" montando a lungo le uova con lo zucchero e aggiungendo poi pian piano il resto, unendo la farina setacciata poco alla volta, mescolandola con il cucchiaio di legno per non smontare il tutto: vi assicuro che ho impiegato il triplo del tempo e la ciambella è cresciuta poco più della metà! E allora...via di corsa che è tardi ^_^ In una ciotola capiente setacciare insieme la farina con il lievito, aggiungere lo zucchero, la scorza grattata del limone, un pizzico di sale e dare una leggera mescolata. In una seconda ciotola sbattere le uova con una forchetta insieme all'olio e al latte a temperatura ambiente, trasferire nella ciotola con gli ingredienti solidi, mescolare prima con un cucchiaio di legno e poi sbattere con le fruste elettriche a bassa velocità il minimo necessario a rendere l'impasto omogeneo e privo di grumi. Trasferire il composto in uno stampo a ciambella imburrato e infarinato, cospargere la superficie con dello zucchero semolato (che in cottura formerà una croccante crosticina) e cuocere in forno caldo a 180°C per circa 40 minuti (fare la prova stecchino). Sformare e lasciar raffreddare su una gratella prima di tagliare...se ci riuscite!

E se volete un consiglio, provatela così

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Se vi state chiedendo perchè manca la foto della ciambella intera...vi lascio immaginare cosa le è successo all'uscita dal forno! A mia discolpa posso dire che non sono stata l'unica "piccola" a metterci mano!!!

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13. Federica, Note di cioccolato

MINESTRA DI RISO CON CECI E CICORIA

Buongiorno ragazzi, passato bene il week end e festeggiato Halloween? Il freddo è proprio arrivato, le giornate ora sembrano ancora più buie con il cambio dell'ora e la sera è sempre più forte la voglia di coccolarsi con una bella zuppa calda e magari di rilassarsi raggomitolati sul divano in compagni di un bel camino acceso e di un buon libro. Ah il camino...quanto mi manca. Prima a casa dai miei e ora a casa da me. Ricordo le serate d'inverno passate dai nonni in campagna: le voci alle mie spalle diventavano solo un eco lontano ed io ero letteralmente rapita dallo scoppiettare della legna, dai colori vivi e brillanti del fuoco, da quel calore avvolgente che sembrava stringerti in un abbraccio e non lasciarti più! E con la mente mi perdevo tra mille sogni e fantasie. Ed è sempre sulla scia dei ricordi che mi è venuta l'idea di questa minestra, a testimonianza che la mia anima "verde" si è manifestata ben presto! Mamma avrà penato anche sette camice per farmi ingoiare un boccone di carne ma mai che abbia dovuto sprecare una parola per convincermi a mangiare una foglia di insalata o qualunque altro vegetale. Avrò avuto circa 4 anni. Un pomeriggio d'estate a casa dei nonni. E' quasi ora di merenda e un certo languorino comincia a farsi sentire. Sul gas una padellina con della verdura ripassata appena con uno spicchio d'aglio e un pizzichino di peperoncino (ebbene sì, la mia dipendenza è stata molto precoce!), pronta per la minestra della cena, quel riso in brodo con la cicoria che mi piaceva tanto. Mi cade sotto gli occhi e invece di chiamare nonna per chiederle un bicchiere di latte e una fetta di ciambella non ci penso su due volte. Apro il cassetto delle posate, prendo la MIA forchetta MIA, quella piccolina con il manico rosso cicciottello, afferro la padellina e me ne scappo a sedere nel prato all'ombra della grande quercia, per gustarmi il mio bottino "verde" in compagnia del frinire delle cicale. Ad un tratto: "Fedeeeee, Federica gioia di nonna dove sei? "Fede tesoro, vieni che nonna ti prepara la merenda" "Fifì (la adoravo quando mi chiamava così) ma dove ti sei nascosta? Vieni da nonna forza!!!" "Ah ecco dov'eri finita? Ma cosa ci fai lì sotto la quercia con le manine dietro la schiena? Che hai?" Ed io che timidamente, con lo sguardo basso e il faccino mortificato, tiro fuori da dietro la schiena la padellina vuota e mormoro

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"Scusa nonna, l'ho mangiata tutta!" Nonna mi guarda con i suoi dolci occhioni neri, scoppia in una risata e mi stringe a sè in un tenero abbraccio, lo stesso abbraccio da cui mi sono sentita avvolgere cucchiaio dopo cucchiaio da questa minestra, in cui il gusto vagamente amarognolo della cicoria si sposa con quello dolce dei ceci e il morbido dei pomodori secchi. A ricordo di quel riso in brodo che non sarà mai più lo stesso. Inutile dirvi che la cena di quella sera cambiò programma!

INGREDIENTI per 4 persone • 250gr di riso • 300-400gr di cicoria • 250gr di ceci già lessati

• 5-6 pomodori secchi (io uso questi)
• 1 spicchio d'aglio • brodo vegetale • 3 cucchiai di olio evo • sale • peperoncino Mondare e lavare la cicoria, scottarla in acqua bollente salata per 6-7 minuti, scolarla e tagliuzzarla. Farlo rosolare leggermente lo spicchio d'aglio schiacciato in una padella con 2 cucchiai di olio, unire la cicoria e lasciarla insaporire, mescolando. In una casserola portare il brodo a ebollizione, unire il riso e lasciar cuocere mescolando spesso per circa 10 minuti. Aggiungere la cicoria, i ceci, i pomodori secchi (ben dissalati) a pezzetti, insaporire con un pizzico di peperoncino e portare a cottura, sempre mescolando di frequente. A cottura ultimata, completare con un giro di olio crudo e servire accompagnando a piacere con del parmigiano grattugiato (io non l'ho messo).

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14. Felix, UncuoredifarinasenzaGlutine- le ricette di Felix e Cappera

BLITZ DI MELE
Questa è la torta del cuore, quella che preparava sempre la mia mamma... profumo e sapore d'infanzia prima di tutto... con questo ottimo dolce (per altro piuttosto leggero) ho iniziato i primi passi in cucina... Si tratta di una torta di mele tedesca... blitz è un termine tedesco che significa lampo. Si trova sulla vecchia Enciclopedia della Cucina Italiana quella bellissima della Curcio che ha mosso in me la passione per la cucina.

Ricetta da me inserita su Cucinainsimpatia il 15 Ottobre 2007
3 mele medie 3 cucchiai di zucchero Succo di limone Impasto: 60 g di burro 150 g di zucchero 2 uova succo e scorza grattugiata di mezzo limone mezza bustina di lievito in polvere (come da prontuario)

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200 g di farina senza glutine (ho usato il Mix Di Farine Senza Glutine Per Impasti Lievitati. In mancanza usare una farina senza glutine per dolci) 1 tazzina di latte 2 cucchiai di rum 3 cucchiai di zucchero a velo vanigliato (come da prontuario AIC. Io ho usato quello la Dolciaria-Colombo) Tagliate le mele a fettine, spolverizzatele di zucchero bagnatele con il succo di limone e fate macerare 30 minuti.

Montate burro e zucchero a crema e poi sempre sbattendo unite i tuorli, il succo e la scorza del limone. Aggiungete la farina il lievito il latte e il rum. Unite infine gli albumi montati a neve.

Versate il composto in una tortiera e affondatevi leggermente le mele, cuocete per 35-40 minuti a 180°.

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15. Felix, UncuoredifarinasenzaGlutine- le ricette di Felix e Cappera

CRISPEDDI C'ANCIOVI O CA RICOTTA
Piatto tipico siciliano, che non mancava mai sulle nostre tavole durante le feste natalizie, ci son state sempre fin da quando ero bambina. Adesso le preparo senza glutine, e preferisco cuocerle in olio profondo, ma le mie nonne le cuocevano in olio basso come si fa con le polpette. Io dentro ci ho messo solo le acciughe, ma di solito ci va anche un pezzetto di ricotta, meglio se piuttosto asciutta. Altrimenti si può farle vuote e rotolarle dentro lo zucchero semolato

Ricetta da me inserita su Cucinainsimpatia il 1 gennaio 2009
500 g di Mix B 500 - 520 ml di acqua 20 g di lievito di birra 1 presa di sale 1 cucchiaio di olio e se intendete farle solo salate anche 1 pizzico di pepe 1 litro circa di olio per friggere per farcire 7 - 8 filetti di acciuga ricotta fresca piuttosto asciutta Preparate anzitutto l'impasto.

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Io faccio tutto a mano, l'ho visto preparare mille volte, quindi vado per imitazione Dentro una ciotola versate la farina, il sale, il pepe e sbriciolate sopra il lievito.

Ora.... piano piano fate assorbire tutta l'acqua alla farina, sbattendo l'impasto con la mano per circa 20 minuti. Alla fine unite il cucchiaio d'olio. Il composto deve essere molle e filante (anche quello glutinoso, in questa preparazione, è così) Mettete a lievitare, deve triplicare di volume e presentarsi come lo vedete nella seconda foto. L'impasto non va sgonfiato ne rilavorato, va trattato così come appare. Attrezzatevi per friggere e ponete l'olio a scaldarsi. Ho approfittato per usare il mio termometro per fritti, così ho controllato la temperatura che ho mantenuto tra i 190° e i 200°

Formiamo le crespelle aiutandoci con un po' d'acqua (tenevo accanto una tazza con l'acqua), in modo da bagnare poco le dita per lavorarle meglio. Con un cucchiaio prendere un pochino di impasto, bagnatevi poco il dito, fate un buchino al centro adagiate un pezzetto di acciuga o ricotta e sempre con il dito bagnato chiudete la crespelle tirando i lembi di pasta a coprire il ripieno.

Fate scivolare dentro l'olio caldo e fate cuocere finché non sono belle dorate. Mangiatele calde, ma non bollenti e vi assicuro che sono ottime anche fredde. Ovviamente con quel quantitativo d'acqua non c'è alcun retrogusto.

Quelle di Manu :-)

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16. Flo, Magie dolci... e non solo

PANE CON L'UVETTA

In extremis partecipo alla raccolta della cara Giulia , con questo semplice pane all'uva. Ciò che mi viene in mente quando lo mangio è l'uscita da scuola, alle quattro del pomeriggio, parlo di quella elementare; la scuola dove andavo era un po' distante quindi mamma Teresa mi portava la merenda, che mangiavo in macchina, nel tragitto di ritorno a casa: un frutto, una galletta di riso e talvolta... il pane con l'uvetta: che delizia per me! Soffice soffice, e dolce, con quell'uvetta tutta bruciacchiata in superficie! Ogni tanto lo prendo ancora, in quello stesso panificio vicino a scuola... questa invece la mia versione:

Ingredienti: • 500 gr di farina integrale

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• 300 gr di farina di grano duro • 1 bustina di lievito di birra secco (+ acqua tiepida e 1 cucchiaino di zucchero per attivarlo) • 200 gr d'uvetta • 2 cucchiai di zucchero di canna • 2 cucchiaini di sale integrale • 1 cucchiaino di cannella • acqua q.b.

Porre in una ciotola le farine, lo zucchero, il sale, la cannella e l'uvetta; unire il liquido con il lievito e dell'acqua tiepida, fino ad ottenere una bella pagnotta. Impastare per 5-10 minuti, quindi lasciar riposare al caldo coperto con un canovaccio; dopo un'ora rimpastare e dare la forma che si desidera (si possono fare anche tanti panini, io ho preferito un formato più grande) incidendo la superficie con un coltello. Lasciar lievitare per un paio d'ore almeno e infornare a 200° per 30-40 minuti. Lasciar raffreddare e... tornare indietro nel tempo :) .

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17.

Francesca, I paciocchi di Francy

TORTINE LEGGERISSIME ALLA CILIEGIA, ANZI NO, ALLA MELA.

Dicevo, giust'appunto, che quest'anno i regali di Natale li farò con le mie manine: come Sigrid insegna, infatti, un dono preparato "in casa" è tanto più caro e personalizzato che non uno acquistato...e poi, volete mettere il risparmio di tempo ( e chi ha voglia di correre alla ricerca del regalo perfetto per la prozia Adelinachenonsomaicosaregalarle? ) e di denaro? no, vabbè, se penso a quanto spenderò tra vasetti e vasettini, etichette per il package e fiocchetti vari (senza contare la vaniglia in bacelli e altre cosucce che ho ordinato ieri in rete ) non so se sia poi 'sta gran convenienza, ma dal punto di vista affettivo sicuramente farò un figurone (anche se non ho una prozia di nome Adelina ). Ciò detto, dove prenderò le idee per confezionare i miei cesti natalizi home made? ma dal libro di Sigrid ovviamente! Già il titolo dice tutto : "Regali golosi", quindi non sto più a raccontarvi come è strutturato questo meraviglioso libercolo (anche perchè ve ne ho già parlato qui ) che non smetterei più di sfogliare. In attesa di aggiungere alla mia lista delle "cose da fare per Natale" alcuni sali aromatizzati, olio e aceto al mandarino, dello zucchero alla vaniglia e un liquorino, ho già sperimentato ben due volte le Tortine alle ciliegie di pag. 82 che, però, io ho trasfomato in tortine alle mele, dato che solo quelle avevo! Beh, a parte la piccola variazione, devo dire che hanno riscosso un grandissimo successo: mio papà, che le ha assaggiate appena uscite dal forno, ha detto che gli ricordavano le frittelle che faceva sua mamma( mia nonna ) quando lui era bambino. Ora: da una parte un complimento così mi lusinga e non poco, dato il ricordo affettivo che c'è dietro a tutto ciò, ma dall'altro mi fa seriamente dubitare nell'essere riuscita a riprodurre le tortine di Sigrid, ciliegie a parte. No, vabbè, credo di aver capito a cosa si riferiva mio papà: al sapore genuino e infantile dei dolci con le mele, indipendentemente dal fatto che siano frittelle (dato che queste NON lo erano) come faceva la nonna o tortini da forno.Quindi, beccatevi 'ste Tortine dal sapore d'infanzia, tenendo presente che di vero e proprio "regalo" non si tratta, nel senso che contenendo frutta, essi vanno fatti e consumati nel giro di pochi giorni (quindi niente regalo per la prozia Adelina). E', però, una sfizioseria che col vostro Five o'clock tea farà un figurone, dato anche il basso contenuto calorico. Comunicazione di servizio: con questa ricetta partecipo alla raccolta di Giulia: non è un ricordo d'infanzia mio, ma lo è per mio papà e tanto basta no?

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Ingredienti per 12 tortine ( io ho diviso in tre la dose di Sigrid ) 250 gr di farina ( io ne ho usati 80 gr ) 130 gr di h20 ( 40 gr ) 120 gr di zucchero (40 gr ) 100 gr di olio ( 30 gr ) 3 uova ( 1 uovo ) 12 gr di lievito ( una puntina ) un pizzico di cardamomo una mela grossa Preparazione Sbattete in una terrina le uova con lo zucchero fino a ottenere una crema morbida; aggiungete l'olio, l'acqua, la farina setacciata e il lievito. Infine aggiungete il cardamomo in polvere. Versate il composto in stampini da muffins foderati con carta da forno. Tagliate la mela a cubetti piccoli e infilateli all'interno dei mini muffins. Sigrid indicava come tempo di cottura per le dosi originarie 25': se come me fate le vostre brave divisioni, ricordatevi di accorciare anche il tempo di cottura: per quasta dose 15' dovrebbero essere sufficienti, ma controllate con lo stecchino.

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18.

Luciana, Dal dolce al salato

PASTA CON IL CAVOLFIORE
Questa ricetta mi è molto cara, infatti mi ricorda quando, dopo le scuole elementari, tornavo a casa affamata e con le guanciotte rosse per il freddo...e mi scaldava il cuore, il solo pensiero di trovare un bel piatto di pasta fumante, di solito con le verdure o i legumi...tra tutti il mio piatto preferito era proprio la pasta con il cavolfiore!!!...Per me rappresenta il cibo dei ricordi per eccellenza, quello che, nella sua semplicità mi fa dimenticare di tutto il resto, in particolare quando fa molto freddo!!! E ogni qualvolta sento profumo di questo ortaggio, mi ricordo gli anni della mia fanciullezza...

INGREDIENTI PER DUE PERSONE:

•150 GR DI PASTA •1 CAVOLFIORE PICCOLO DIVISO IN CIMETTE •40 GR DI OLIO EXTRAVERGINE D'OLIVA •UNO SPICCHIO D'AGLIO •PEPERONCINO A PIACERE •UN POMODORINO MEDIO PROCEDIMENTO: Mettere l'acqua per la pasta e quando bolle, salare e versare il cavolfiore, dopo cinque minuti buttare anche la pasta (la mia cuoceva in 10 minuti)...

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Mentre pasta e cavolfiore cuociono, in un pentolino far soffriggere l'olio...

l'aglio...

il peperoncino e i pomodorini a pezzetti, far appassire per pochi minuti a fiamma media...

Una volta pronti, scolare la pasta e i cavolfiori e aggiungere i pomodorini soffritti in aglio, olio e peperoncino, mescolare e impiattare...

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19. Maetta, Che gusto sa???

AGNOLOTTI DELLA MIA MAMMA
Eh sì, è proprio il caso di dirlo: per quanto anche certi pastifici oggi facciano roba buona, degna di essere quasi considerata fatta in casa, io a mia mamma lo dico sempre....che i suoi agnolotti li riconoscerei tra mille, anche a occhi chiusi......tanto basta la bocca per assaggiare!!!

Gli agnolotti sono una cosa lunghetta da fare....bisogna avere tempo, e voglia..... Ormai mia mamma la voglia la sta un po' perdendo, e ha poco tempo, dal momento che da quasi 5 anni, quasi tutti i giorni nel pomeriggio ha un impegno fisso come baby sitter dell'illustre nipotino!!! Ma quando si avvicina Natale......beh.....sa benissimo che prima o poi la mia richiesta le arriva "fai gli agnolotti vero????", proprio come succede per il giorno dei morti con la Minestra di Ceci! Il Natale a me evoca regali e pranzo.....e col pranzo si pensa a cosa preparare e......subito la mia mente si prefigura un bel piatto di agnolotti, i suoi agnolotti, quelli che preparava già quando ero bambina: mi ricordo che era un evento, il tavolo con le tovaglie bianche, la macchina per stendere la pasta, l'attenzione a non farla asciugare troppo per via dei caloriferi, la rotella che lavorava a pieno ritmo! Insomma, un mix di ricordi e di sapori a cui non saprei rinunciare! E che adesso voglio condividere con voi! Mi scuso per la poca precisione delle dosi, ma mia mamma di dosi precise non ne ha! L'unica spiegazione che siamo riuscite a concordare è quella che vi ho precisato di seguito!

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Ingredienti • Pasta all’uovo fatta in casa • arrosto di vitello, di maiale, di pollo • uova • 1 risotto verde del giorno prima • sale e noce moscata q.b. NB le dosi non sono specificate perché variano di volta in volta, inoltre la mia mamma va un po’ a occhio… diciamo che unendo riso e carni, la proporzione dovrebbe essere 45% riso, 55% carni; considerando un risotto preparato per 4 persone, le uova da aggiungere sono 2. Non bisogna esagerare ad aggiungere uova al composto, perché poi in cottura rendono il ripieno duro. Preparazione Innanzi tutto il giorno precedente cuocere gli arrosti e preparare un risotto verde (con bietole o spinaci). Il giorno seguente tritare gli arrosti, miscelarli col risotto, amalgamare con le uova e poi aggiustare il composto con sale, noce moscata ed eventualmente un filo d’olio per ammorbidire. Preparare una pasta all’uovo preferendo l’uso di semola rimacinata, quindi tirare la sfoglia sottile e confezionare i ravioli rigorosamente senza stampo in modo che non ci sia un agnolotto uguale all’altro (come nella sequenza fotografica allegata). Al termine, disporre su vassoi infarinati: si possono consumare subito o congelare. Cuocerli in acqua bollente salata e condirli col sugo d’arrosto, oppure con un buon ragù!

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20.Marifra79, Menta e Liquirizia

MADELEINE CON OLIO, MIELE E MELOGRANO
In realtà non so nemmeno io se queste sono madeleine. Le ho un pochino stravolte ma la colpa non è mia! Durante il fine settimana ho utilizzato tutto il burro per la pasta brisée e m’è venuta in mente l’idea di sostituirlo con un goccino d’olio. E questo per la serie“ quando si vuole davvero una cosa” non ho resistito e le ho fatte ugualmente. Presa dall’entusiasmo per lo stampo nuovo non ho nemmeno seguito una ricetta precisa, ho semplicemente fatto un mix tra le tante capitate a portata di mano. Che dire? Il risultato m’ha davvero colpito, vengono fuori delle belle madeleine morbide morbide e leggere. In ultimo, avanzandomi un po’ d’impasto ho fatto pure un plum cake mini cospargendolo in superficie con dei grani di melograno…

Ingredienti:

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- 130 gr. di farina - 70 gr. di miele - 30 gr. di zucchero - 30 gr. di olio - 1 uovo - 30/40 gr. di succo di melograno - 1 cucchiaino di lievito per dolci - Pizzico di sale

Nella ciotola battere con una forchetta l’uovo, lo zucchero e il cucchiaio di miele, aggiungere l’olio, il succo del melograno e un pizzico di sale. Setacciare sul composto la farina e il cucchiaino di lievito. Se l’impasto dovesse risultare troppo liquido aggiungere altra farina, ma non troppa, oppure aggiungere meno succo di melograno senza cambiare la quantità di farina di partenza. Versare l’impasto, mediante cucchiaio, direttamente negli stampini a forma di madeleine precedentemente imburrati ed infarinati. Cuocere in forno già caldo a 220° per 5 minuti esatti e poi abbassare velocemente la temperatura a 160° e lasciar cuocere per altri 5 minuti o fino a quando iniziano a dorare.

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21. Giulia dans le noir (me medesima di persona)

SIMIT, CIAMBELLE DI PANE CON SEMI DI SESAMO

I simit appartengono alla categoria degli "street-foods", i "cibi da strada" perché venduti a tutte le ore in carrelli posti ai lati della strada delle città: a Bodrum ho visto un numero infinito di questi carrelli che esponevano pani costellati di semi di sesamo a cui erano dati la forma del filoncino, del cilindro, della ciambella... il simit, appunto. Non ho mai comprato le ciambelle nei carrelli che ho visto a Bodrum (anche se il prezzo era secondo i miei parametri - decisamente appetibile, aggirandosi attorno ai 75 centesimi di lira turca, più o meno 40 centesimi di Euro), più che altro perché non avrei saputo quando mangiarle se non il giorno dopo... ma li ho assaggiati la mattina di qualche giorno libero (facendo eccezione al mio solito modus e concedendomi una colazione più leggera con simit e çayi) o li ho accettati un paio di volte offerti durante la colazione dei giorni feriali da un mio collega cameriere, che si auto-elesse mio kanka (cioé migliore amico, compagno di affinità e di conoscenza... qualcosa di analogo all'"amico del cuore") e che per due volte ha rallegrato la mia colazione dei giorni di lavoro con questa strepitosa ciambella di pane cosparsa di semi di sesamo. E' semplice pane lievitato immerso nel pekmez (sciroppo che deriva dalla condensazione del mosto dei succhi di alcuni frutti, cui ho già accennato nel post precedente) e cosparso di semi di sesamo... una vera bontà che può accompaganre la colazione ma anche gli altri pasti del giorno, perché se non si eccede con lo sciroppo (da me abilmente sostituito con il miele, e che ha un esatto equivalente nella melassa) non è eccessivamente dolce. Il sapore, l'odore del pane e del sesamo mi ricatapultano con un subbuglio emozionale in un contesto ormai, davvero, passato, ancora di più dello strudel che postai come esempio di madeleine. E adesso, che simit sia: per elaborare la mia versione (quella che vedrete fotografata poco più sotto) ho unito, in un'opera di sintesi che mi ha stupito, due ricette, modellando gli ingredienti presi dalla ricetta di Hande di Food Vagabond con le dosi (di farina, di acqua, di lievito) e il procedimento di Nadia diVita da Precisina. Le devo quindi ringraziare perché entrambe muse ispiratrici della mia mèmoire turca .

Ingredienti (per 8 ciambelle di circa 90 grammi l'una)

• 450 g di farina Manitoba

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• 15 g di lievito di birra fresco • 200 ml di acqua tiepida • 1-2 cucchiai di sale • un cucchiaino di zucchero (opzionale) da sciogliere nell'acqua • semi di sesamo q.b.

• 3 cucchiai di melassa (da me sostituita con il miele che si è rivelato un ottimo surrogato )
• nella seconda riproposizione fatta in casa, su richiesta di mia madre, ho aggiunto anche un paio di cucchiai di zucchero all'impasto, così da dare alla ciambella un'idea più dolce che la rendesse più adatta - a detta dei miei alla colazione. [questa aggiunta fatta su richiesta si discosta dal simit tradizionale e non è da annoverare nemmeno tra gli ingredienti... ma per onor di cronaca mi sento obbligata a citarla] Procedimento: Come per ogni lievitato che si rispetti, iniziate sciogliendo il lievito nell'acqua tiepida in cui avrete sciolto un po' di zucchero. Mescolate la farina con il sale e aggiungete la miscela di acqua, lievito e zucchero, fino ad ottenere un impasto dalla consistenza definita da Hande con il termine "earlobe", cioé "lobo dell'orecchio": per come l'ho interpretata io, un impasto abbastanza morbido ma elastico, che "si fa tirare" senza rompersi. Più o meno quel tipo di impasto che è opportuno avere con gran parte dei lievitati, insomma... Potrebbe occorrervi più acqua dei 200 ml che ho indicato tra gli ingredienti, ma destreggiandovi tra mani bagnate, manate di farina, aggiunte alternate di acqua e farina, so che ve la saprete cavare meglio di me. Lavorate l'impasto per una decina di minuti come si farebbe per un normale pane (lavorare gli impasti lievitati giova assai alla loro lievitazione, alla loro elasticità e morbidezza finale) e lasciatelo riposare coperto da un panno umido per un'ora e mezzo due (fino al raddoppio). Poi riprendete l'impasto, sgonfiatelo e dividetelo in 8 palline (verranno più o meno di 90-92 grammi l'una) e preparate le ciambelle. Sulla modalità di preparazione delle ciambelle la magica rete del web mi ha fornito due suggerimenti: il primo (quello che per ora ha dato risultati migliori... più "ciambellosi" e con un buco più grande, come dev'essere il simit) mi viene sempre da Hande su Food Vagabond, l'altro da un video turco (e in turco) reperito su You Tube di un (presumo) cuoco che spiega via cam la preparazione del simit e mostra il modo di dare forma alle ciambelle. 1. La ciambella-à-la-Hande prende così vita: dovete prendere ogni pallina e mettere al centro di ognuna di esse il pollice, facendovi un buco e poi girando per aria l'anello che così si va formando con tutte e due le mani. Mentre girate e allargate l'anello iniziale dovete continuare a impastare così da ampliare il diametro e da far sì che la pasta si distribuisca in maniera uniforme su tutta la ciambella.

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2. La ciambella-à-la-video prende forma invece così: dovete dividere tutte le palline in due parti uguali (più o meno di 45 grammi l'una). Dovete poi stendere entrambe le parti in piccoli cilindri ed unirle (le parti ridotte in cilindretti) ad entrambe le estremità, facendo poi in modo di intrecciare i fili di pasta gli uni con gli altri (non è esattamente come fare una treccia, perché i fili sono già chiusi da ambo le estremità):

Dopo aver formato le ciambelle (o anche prima o persino durante, il risultato non cambia) scaldate in un pentolino piuttosto alto e largo abbastanza da contenere le singole ciambelle la melassa (o il miele, scelta cui sono stata costretta visto che non avevo - e ancora non ho- idea di dove trovare la melassa) con un cucchiaio di acqua: non deve bollire ma deve scaldarsi al punto da sciogliersi e diventare semiliquido. Immergete una per una le ciambelle nella melassa (o miele) calda e poi rotolatele nei semi di sesamo che avrete sparso su un piattino. Adagiate le ciambelle cosparse di semi su una teglia (nel mio caso, date le dimensioni ridotte del mio fornetto, ho dovuto fare due teglie cuocendole in rapida successione) coperta di carta da forno e fate riposare per 15/20 minuti. Poi infornate a 200°C per 6 minuti e a 180°C per altri sei minuti, finché non assumono un colore brunodorato (queste sono le temperature ottimali del mio forno ovviamente... ogni forno è un bestia a sé e ognuno deve modularsi con le sue temperature e i suoi tempi di cottura)

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Giulia dans le noir (me medesima di persona)

STRUDEL DELLA MÈMOIRE

Ingredienti per la pasta matta (la mia versione) •300 g di farina 00 •50 g di burro ammordito •30 g di zucchero •un pizzico di sale •un uovo

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•acqua q.b. per il ripieno •3 mele piuttosto grandi •un paio di manciate di uvetta •frutta secca tritata grossolanamente (noci, nocciole, mandorle... ho risolto così rispetto alla versione classica non avendo pinoli) •50 g di zucchero di canna •il succo e la scorza di un limone •un pizzico di cannella (se piace) •pangrattato o biscotti secchi q.b. Il ripieno si può personalizzare a piacimento: spesso ci ho aggiunto albicocche o prugne secche, a volte qualche cucchiaio di marmellata (di limoni e di arance); una volta non avevo mele e ho usato le pesche. Procedimento: Preparate la pasta matta mescolando zucchero e farina setacciata con un pizzico di sale. Poi aggiungete il burro lasciato ammorbidire a temperatura ambiente fuori del frigo e l'uovo; bagnate il composto con acqua fino a che non si ottiene un impasto morbido che non si attacca al piano. Mettelo a parte, facendo attenzione a coprirlo con un canovaccio, e lasciatelo riposare mentre preparate il ripieno: sbucciate e tagliate le mele e bagnatele nel succo del limone. Aggiungete la scorza grattugiata, l'uvetta precedentemente ammollata in acqua tiepida e la frutta secca spezzettata. Mescolate e amalgamate bene. Prendete la pasta del ripieno e poggiandola su un canovaccio (quello usato per coprirla durante il riposo, ad esempio) stendetela abbastanza sottile in forma rettangolare. Cospargete la superficie con del pangrattato mescolato a zucchero e con dei biscotti secchi sbriciolati e versate il ripieno sopra a questa copertura. Aiutandovi con lo straccio chiudete la pasta fino a darle la classica forma dello strudel. Lasciate la parte di chiusura in basso, per evitare che si apra e che il ripieno esca in cottura. Sulla parte superiore fate tante piccole incisioni lineari col coltello. Infornate a 180° C per 30-35 minuti. E' più buono se si lascia riposare: consiglio quindi di prepararlo il giorno prima e di gustarlo il giorno dopo: la pasta si è ben ammorbidita e i gusti si sono mescolati e amalgamati in maniera eccellente. Si mantiene morbido e buono per giorni, anche più di una settimana.

Mon amour e ma mèmoire, l'odore dello strudel che si spande nell'aria mentre è in forno!

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Miciovolante, La cucina coi baffi

I BISCOTTINI DELLA NONNA

Sapete quegli odori…. sapori… che in un attimo vi portano all’infanzia? Quegli odori e sapori che quando li senti…. ritorni bambina…. ti sembra di avvertire quel calore che soltanto una mamma ti può dare….. riaffiorano tanti ricordi…. e sei a casa!! Beh, questi biscottini, che all’apparenza non hanno nulla di particolare ma che in realtà sono buoni da morire, hanno un potere particolare su di me…. e forse non soltanto su di me. La ricetta, così come quella delle zeppole e della pastiera, è giunta alla terza generazione in quanto io e mia madre l’abbiamo “ereditata” da mia nonna Gilda. Tra l’altro, è una delle prime cose che ho imparato a fare insieme alle zeppole, la pastiera, i tagliolini e gli gnocchi. Perciò, se vi imbatterete in una di queste ricette, durante la navigazione nel mio blog, abbiate fede perchè hanno una sperimentazione “antica”. Ricordo che mia madre preparava questi biscottini ad ogni occasione…. ma soprattutto quando non aveva il tempo di preparare cose elaborate. Infatti la ricetta è talmente semplice e veloce che poi ci si stupisce nel sentirne il sapore. Un’altro caro ricordo che ho, è di quando venivano improvvisamente a casa gli amici di mio fratello, e naturalmente, la mamma preparava a tempo di record questi biscottini. I ragazzi, ricordo che quasi sempre giocavano a poker (e quindi non erano nemmeno più tanto “ragazzi”) e dopo un po’, sapendo che mia madre

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era molto brava in cucina, chiedevano: “signora, avete preparato qualcosa di sfizioso?”. Io mi vergognavo come una ladra perchè pensavo si aspettassero una torta al cioccolato…. una ciambella casalinga… o chissà cos’altro. Perciò quando mia madre presentava il suo vassoio con i biscotti avrei voluto morire. Invece di lì a poco erano spariti e “la platea” ne reclamava altri. Un biscotto, quindi che possiede molte qualità: piace a grandi e bambini; lo si può confezionare tutte le volte che vogliamo perchè gli ingredienti sono quelli che possediamo sempre in casa; la ricetta è molto semplice e veloce. Unico neo: scompaiono in un batti baleno!

INGREDIENTI 1/2 Kg di farina 00 2 uova 2 pizzichi di sale 100 gr di zucchero 1 dl di olio evo 1 limone grattugiato 1 bustina di lievito per dolci un po’ di latte PROCEDIMENTO Impastate per benino tutti gli ingredienti insieme, aggiungendo il latte sino ad ottenere un bell’impasto compatto.

Staccate un pezzetto di impasto, formate un cordoncino della grandezza un dito e poi tagliatelo a formare una sorta di tronchetti lunghi tre dita. Disponete i biscottini allineati, ed un po’ distanziati, sulla placca del forno rivestita con apposita carta (ma potete anche non metterla perchè non occorre né imburrare né ungere) e cuoceteli a 180°, nella parte bassa del forno, per circa 10′ fino a dorarli nella parte di sotto.

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Girateli pancia all’aria e cuoceteli altri 10′ per dorare anche la parte superiore.

Fateli, mangiateli e…. faciteme sapè!! Io me li pappo domani a colazione…. se non li divorano tutti questa sera

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Miciovolante, La cucina coi baffi

LA PASTIERA

L a ricetta della pastiera ha origini antichissime, la si riconduce a culti pagani per la celebrazione dell’arrivo della primavera. In effetti, essendo la celebrazione della primavera per profumi ed ingredienti, aborro assolutamente sentire che la si cucini per Natale!! Come sempre partirò da lontano perciò passate direttamente alla ricetta se il “preambolo” dovesse annoiarvi. Napoli è colma di leggende ma, quella più famosa è certamente quella della dea Partenope di cui ora vi racconterò. Napoli è una delle più antiche città dell’occidente (circa IX sec. a.C.), fu colonizzata (molto probabilmente) dai greci provenienti dall’isola di Rodi, che la chiamarono inizialmente Paleopolis (città vecchia) e poi Neapolis (città nuova). I greci portarono con loro il culto delle Sirene (esseri mitologici, in origine mostruosi e malvagi, metà donna e metà uccello, poi rappresentati metà donna e metà pesce). Gli scogli delle Sirene, di cui si parla anche nell’Odissea, sarebbero, secondo la leggenda, quelli di fronte Positano, oggi chiamati “Li Galli” (il cui ultimo proprietario fu il ballerino Rudolf Nuraiev). Le origini di Napoli si intrecciano così tra la storia, la leggenda ed il mito di Ulisse: la Campania è stata scenario delle più memorabili avventure di Ulisse. La maga Circe (il cui sito, secondo il mito, è nel basso Lazio – oggi Parco Nazionale del Circeo), aveva messo in guardia Ulisse contro il canto delle Sirene suggerendogli, infatti, di turare le orecchie dei marinai con la cera e di farsi legare all’albero maestro della nave. Grazie a questo accorgimento, la nave passò oltre e l’equipaggio si salvò. Le sirene, fallendo nel loro intento ammaliatore, si uccisero precipitandosi dagli scogli. Il corpo di una di esse, Parthenope (dal greco arcaico: vergine dalla voce di fanciulla), trasportato dalla corrente, finì sugli scogli di Megaride (dove oggi sorge il Castel dell’Ovo), dove fu ritrovata dagli abitanti con gli occhi chiusi nel bianco viso ed i lunghi capelli che ondeggiavano nell’acqua. Ella fu portata in un grandioso sepolcro, il suo nome dato al villaggio di pescatori e divenne la protettrice del luogo, venerata dal popolo ed onorata con sacrifici e fiaccolate sul mare. Così nacque Napoli, sul corpo inerme della sirena adagiatasi sull’isolotto di Megaride. Duemila anni più tardi la leggenda napoletana di Virgilio collocherà qui anche le ossa del poeta-mago. In tutto l’arco del golfo che va da oriente ad occidente, si riconosce il corpo emblematico di questa divinità, metà donna e metà pesce. La zona ad oriente detta “caponapoli”, dove era anche la “testa di Partenope” e dove i rioni di quel versante sono detti – Capodichino e Capodimonte – Il centro della città (Piazzetta Nilo) è detto tradizionalmente “Il corpo di Napoli”. A occidente, infine, c’è “Piedigrotta” o come si diceva anticamente – Pede rotto oppure pede é rotta – il piede della grotta. Il golfo ha, dunque, l’aspetto di un corpo femminile e la zona di Posillipo, nella sua ultima sporgenza, ha la caratteristica forma di un piede. Nell’ottocento, intorno alla leggendaria fondatrice della città, si diffuse un’altra storia: quella del suo amore per il centauro Vesuvio: nel meraviglioso mare Mediterraneo vivevano le Sirene, dee marine il cui corpo aveva le

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sembianze della più bella coda di pesce, ed il busto della più leggiadra fanciulla. Dotate inoltre di una dolcissima voce, tale da imprigionare inesorabilmente chiunque l’avesse ascoltata. La visione ed il canto delle sirene sortiva un effetto di incantesimo su tutti, indistintamente, solo Ulisse riuscì a sottrarsi all’incantesimo della più sublime sirena, che a rigor di logica, per aver fallito, sarebbe dovuta morire. Ma, Giove, che era incline a subire il fascino femminile, perdonò la bella e leggiadra musa e le consentì di vivere sulla spiaggia considerata la più incantevole del litorale tirreno. Si riprometteva, il grande Giove, di andare a visitarla di tanto in tanto, e di godere con lei dei piaceri dell’amore. Per non farla annoiare, su questa spiaggia deserta, le affiancò un “centauro”, creatura possente, dal volto umano e corpo di cavallo. I due erano liberi di fare tutto quello che desideravano, salvo che godere delle gioie dell’amore. La sirena ed il centauro correvano felici e liberi sulle rive del mare e per i verdi prati, avvinti in inebrianti galoppate al chiaro di luna o accarezzati dal caldo sole. Ai due, non riuscì di non innamorarsi. Ben presto Giove si accorse della “tresca” e scagliò contro di loro la sua terribile saetta. Il centauro fu trasformato in un vulcano, perché potesse urlare la sua rabbia con terribili boati e spargere lacrime di fuoco per placare il suo dolore, mentre la bella sirena trovò la morte. Il suo corpo fu adagiato ai piedi del vulcano per rimanere sempre vicino al suo amato, nel dolce sonno eterno. I napoletani, quindi, per far sì che la dea Partenope intercedesse in loro favore nei confronti di “Vesuvio”, le portarono 7 doni: la farina (simbolo di ricchezza), la ricotta (simbolo di abbondanza), le uova (simbolo di riproduzione), il grano cotto nel latte (simbolo del connubio tra il mondo animale e quello vegetale), i fiori d’arancio (profumo della terra campana), le spezie (omaggio di tutti i popoli), lo zucchero (per esprimere l’ineffabile dolcezza profusa dal canto della sirena). Quest’ultima, felice per tanti doni, li depose ai piedi degli dei, che riunirono e mescolarono con arti divine tutti gli ingredienti, trasformandoli nella prima Pastiera. Infine vi riporto qui le parole della scrittrice napoletana Matilde Serao: “ … Parthenope non è morta, Parthenope non ha tomba, Ella vive, splendida giovane e bella, da cinquemila anni; corre sui poggi, sulla spiaggia. E’ lei che rende la nostra città ebbra di luce e folle di colori, è lei che fa brillare le stelle nelle notti serene, ….quando vediamo comparire un’ombra bianca allacciata ad un’altra ombra, è lei col suo amante, quando sentiamo nell’aria un suono di parole innamorate è la sua voce che le pronunzia, quando un rumore di baci indistinto, sommesso, ci fa trasalire, sono i baci suoi, quando un fruscio di abiti ci fa fremere è il suo peplo che striscia sull’arena, è lei che fa contorcere di passione, languire ed impallidire d’amore la città. Parthenope, la vergine, la donna, non muore, non muore, non ha tomba, è immortale …è l’amore .” Inutile dirvi che ogni famiglia napoletana ha la sua personale ricetta di pastiera messa di solito “a punto” nelle varie generazioni. La pastiera di casa mia è un po’ scura (per la notevole presenza di cannella) e molto aromatica. A mio marito non piace in quanto, invece, sua nonna la faceva di un bel colore giallo e meno aromatica. La pastiera va confezionata con un certo anticipo , non oltre il Giovedì o il Venerdì Santo, perché si riposi e tutti gli ingredienti si amalgamino bene tra loro all’interno dei tipici ruoti di ferro stagnato dove viene cotta, servita e finanche venduta, poiché è talmente fragile che a sformarla si rischia di disfarla irrimediabilmente.

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Questo è lo stampo che possiamo trovare oggi in commercio ma, in origine era più al to (per questo motivo a volte cucino la pastiera in un ruoto stagnato di quelli per arrosto che però non ha la caratteristica "s vas atura"

La pasta frolla: atteso che è buonissima anche quella surgelata, se volete prepararla in casa vi consiglio di farlo il giorno prima e di metterla in frigo avvolta nella pellicola (se non vi è possibile ciò, preparatela almeno un’ora prima lasciandola, ugualmente avvolta nella pellicola ed in frigo).

La ricetta: 400 gr. di farina “00″ con scarso potere di assorbimento, 100 gr di sugna (strutto) oppure 240 di burro (200 se di bufala), 160 gr di zucchero a velo, 3 tuorli, un pizzico di sale, scorza di 1 limone grattugiato. Lavorate la pasta rapidamente (piuttosto che impastarla, dovete compattarla con i polpastrelli), soltanto il tempo di amalgamare il tutto, per non farle perdere friabilità. Se volete utilizzare l’impastatrice raffreddatene tutti i componenti, inserite nella ciotola tutti gli ingredienti tranne le uova, azionate 30 secondi, aggiungete le uova ed azionate nuovamente: entro 1 minuto dovrà raccogliersi a palla ma, se ciò non avvenisse, aggiungete 1 cucchiaio di acqua fredda o di albume (l’acqua aiuterà ad ammorbidire l’impasto; l’albume a compattarlo). Vi presento la pastiera di mia nonna Gilda
(A Napoli la Pastiera, così come gli struffoli a Natale, viene preparata in abbondanza perchè si usa portarla in “omaggio”, ma anche per confronto/competizione, ad amici e parenti in occasione della Santa Pasqua)

INGREDIENTI 300/400 di grano 10 uova 1 cucchiaio di sugna (strutto) di OTTIMA qualità, altrimenti ripiegare per un ottimo burro magari di bufala (ciò vale, naturalmente, anche per quello che eventualmente userete per confezionare la pasta frolla) 450/500 g di zucchero 2 bucce di limone 1/2 Kg di ricotta (meglio se di pecora o di bufala, ma si può fare anche con la ricotta vaccina) 1/4 di latte 150 gr di acqua di fiori d’arancio (oppure 5- 6 fialette di aroma)
Apriamo una parentesi : originariamente era una essenza molto forte ed intensa , ne bastava un mezzo cucchiaio e la pastiera profumava un quartiere intero. L’acqua di fiori di arancio si ricava dalla macerazione in alcool e successiva distillazione dei fiori d’arancio della varietà Bigaradia (l’arancio amaro): è un’essenza molto profumata. In commercio solo a Napoli si trova allo stato puro, con il nome

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di Neroli (e in questo caso ne bastano poche gocce). Altrove si trova in commercio in fialette o in essenza, ma entrambe sono molto diluite con acqua . Queste ultime rilasciano solo un leggero profumo niente a che paragonarsi con quello originale. Se non vi piace, sostituitela con l’acqua di millefiori ma la pastiera deve avere il sapore e l’odore dei fiori d’arancio.

cannella q.b. (aggiungetela fino a giusto gradimento: potrebbe bastare un cucchiaino) 100 gr tra arancia cedro e cocozzata (zucca bianca) canditi a dadini (30 gr +20 gr + 50 gr) pasta frolla PROCEDIMENTO Prima di cominciare, foderate un “Ruoto da Pastiera” con la pasta frolla. La frolla fatta con lo strutto non si rompe e non crea problemi, ma se siete alle prime armi oppure, non volete usare lo strutto, ma solo burro usate un trucco facile per non impazzire: stendete la frolla fra due fogli di carta forno spolverati con poca farina.

Rifinite il tutto, specialmente i bordi, utilizzando i polpastrelli altrimenti è praticamente impossibile stenderla così sottilmente come richiede la pastiera.

Una volta stesa, SOTTILMENTE, mettete la pirofila (imburrata ed infarinata) rovesciata sulla frolla , infilate la mano sotto la carta forno , l’altra sulla pirofila al contrario, rovesciate il tutto vi troverete la pasta perfettamente stesa senza rotture , togliete delicatamente la carta forno. Togliete l’eccesso dai bordi e ristendete la frolla avanzata per formare delle striscioline (fatele più spesse di quelle che normalmente si adoperano per la crostata) che vi serviranno per decorare il dolce, tagliandole con l’apposita rondella (non zigrinata) e mettete tutto in frigo. Il segreto della frolla è mantenere tutto freddo.

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Ai tempi della nonna il grano veniva cotto in casa e ciò richiedeva molto più tempo e fatica (si cominciava con 40 gg. di ammollo….). Per fortuna oggi ci vendono il grano precotto, vi consiglio però di cuocerlo almeno 20′. In linea di massima il grano si cuoce, a fuoco lento, con un bicchiere colmo di latte, un cucchiaio di sugna, due scorze di limone (che eliminerete verso la fine) e due prese di sale. Quando sarà quasi cotto, aggiungete 1/3 dello zucchero (150 gr ca) e portate a cottura (anche questa procedura è bene farla il giorno prima di confezionare il dolce, quindi il mercoledì, in quanto richiede un po’ di tempo). Alla fine dovrà essere ben cotto e risultare come una cremina, perciò non fidatevi troppo dei tempi di cottura riportati sulla confezione (giratelo spesso, mi raccomando).

Lasciate raffreddare il composto. Passate la ricotta, al passaverdure con i fori fitti, una volta da sola ed un’altra con 1/3 dello zucchero (altri 150 gr ca) ottenendo una bella crema liscia. Anche questa procedura potete farla il giorno prima, e cioè il mercoledì, naturalmente conserverete il composto in frigo. A questo punto, dato che a noi non piace sentire il grano sotto i denti, faccio una cosa che la ricetta originale NON prevede (in quanto si “perde” un po’ la rusticità della ricetta): passo anche il grano. Mia nonna invece, per non scontentare nessuno (aveva 11 figli!!), usava passarne la metà in modo tale che il grano potesse “sentirsi” a malapena. A voi la scelta. Battete i tuorli d’uovo con l’ultimo terzo di zucchero (ultimi 150 gr ca). Montate 8 bianchi d’uovo, con un pizzico di sale, a neve ferma ed amalgamate PER BENE con delicatezza tutti gli ingredienti aggiungendo anche tutti gli aromi. Eventualmente, aggiungete anche i canditi e mescolate brevemente giusto per distribuirli uniformemente nel composto. Se non vi piacciono i canditi, potete (come faccio anche io) evitare di metterli oppure aggiungerli frullati in modo tale che diano l’aroma ma non si “sentano” sotto i denti. Versate il composto nella teglia che avevate riposto in frigo, date una battuta per livellare, e decorate con le strisce di pasta frolla messe trasversalmente tra loro: le striscette hanno lo scopo di contenere il ripieno in quanto la pastiera in cottura gonfia (foto al centro qui sotto). Se tutto sarà filato liscio, la pastiera si riassetta e riprende la sua forma originaria (foto a destra qui in basso).

Come potete vedere le strisce sono spesse e NON sottili e ondulate come quelle della crostata. Vi dirò ancora qualche curiosità: è tutta la vita che dico che la pastiera mi piace alta ed oggi ho trovato anche una valida giustificazione a ciò. Da un’intervista a “Scaturchio”, un’ antica pasticceria napoletana, scopro che la pastiera deve essere alta almeno 6 cm perchè più è alta più è morbida e umida. Nella stessa intervista, poi, il Sig. Scaturchio avvalora ciò che sostengo in modo deciso: “la pastiera è un classico dolce primaverile, in quanto il gusto dipende molto dalla

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qualità e dal tipo di ricotta utilizzata. Infatti, il periodo migliore per una buona ricotta è proprio quello primaverile; in altri periodi dell’anno accade che le pecore mangino un tipo diverso di erba e ciò incide sulle caratteristiche della ricotta stessa: diventa un po’ più “sciacquarella” (annacquata)”. Infornate a circa 150°/160° per un tempo che varia da 1 a 2 ore: vedrete che la pastiera si sarà giustamente gonfiata (ad un certo punto sgonfierà), la pasta frolla diventerà bruna e si staccherà dalle pareti della teglia. La pastiera dovrà risultare cotta ma non secca all’interno. Al termine della cottura, lasciare il dolce nel forno, lievemente aperto, in tal modo la ricotta si rapprenderà più facilmente. Aspettate la Pasqua per mangiarla (cioè dopo i canonici tre giorni), non solo per tradizione ma anche perchè gli ingredienti hanno bisogno di assestarsi…. i sapori devono ben mescolarsi e l’umidità deve salire all’esterno.
Sulla bontà della pastiera:
Si racconta che Maria Teresa D’Austria, consorte del re Ferdinando II° di Borbone, soprannominata dai soldati “la Regina che non sorride mai”, cedendo alle insistenze del marito buontempone, famoso per la sua ghiottoneria, accondiscese ad assaggiare una fetta di Pastiera e non poté far a meno di sorridere, compiaciuta alla bonaria canzonatura del Re che sottolineava la sua evidente soddisfazione, nel gustare la specialità napoletana. Pare che a questo punto il Re esclamasse: “Per far sorridere mia moglie ci voleva la Pastiera, ora dovrò aspettare la prossima Pasqua per vederla sorridere di nuovo” . STORIA DELLA PASTIERA IN RIMA
A N ap ul e r e g n av a Fe r d i na nd o C a p as sa va e ’ ju r n at e z om p e t t ia nd o; Me nt r ’ in ve ce a’ m ug li e r a, ‘ On na Te r e s a, S t e va s e m p e a r r ag g i at a. A ’ f a cc ia ap p e sa O ’ m us s o lu on g o , n un r e d e va m aj e , C o mm ’ a ve ss p a ss at e t an t a g u aj e . Nù b e l lu j uo r n o A me li a, a’ ca mm e r ie r a Le d ic e t t e : “ Ma e s t à , ch e s t ’ è a ’ P as t i e r a. P ia ce e ’ f e m me ne , al l’ uo mm e n e e e ’ c r e at u r e : Uo va , r ic ot t a , g r a no , e ac q u a r e ci ur e ,

‘ Mp a st at a

i ns ie me o ’ z u cc he r o e a’ f ar i na

A p uò p ur t à n na nz o ’ R r e : e p u r ’ a R ig i na ”. M ar ia Te r e s a f ac e t t a’ f ac ci a b r u t t a: M as t e ca nn o , r i ce va : “E ’ o’ Pa r a vi s o! ” E le sc ap p a va p ur e o’ p iz z ’ a r is o . A l lo r a o’ R r e d i ce t t e : “ E ch e ma r i na ! P e f a r i d e r e a t t e , ce v ò a Pa st ie r a ? M og li e mi a, vi e n ’ a cc à , d am me n’ ab b r ac ci o ! C hi st u d ol ce t e p i ac e ? E mò c ’ o sa cc i o Or d in o a l cu o c o ch e , a p a r t i r d ’ ad e ss o , S t à P as t i e r a l a f ac ci a un p ò p iù s p e ss o . N un so l o a P as ca , c he a lt r im e n t i è u n d a nn o; p e t e f à r id e r e ad d a p as sà n’ at ’ a nn o! ” A N ap ol i r e g na va Fe r d in an d o C h e p a ss av a il t e mp o s al t e ll an d o ; ( mo d o d i d ir e d ia le t t a le p e r i nt e nd e r e al le g r a me nt e ) Me n t r e in ve ce la m og li e , d o nn a Te r e s a, S t av a se mp r e ar r ab b ia t a . La f a cc ia ap p e sa ( in cu p i t a )

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I l m us o un g o , n on r id e va m ai , C o me s e a ve ss e p a ss at o m ol t i g u ai . U n b e l g i or no , A me l ia , l a ca me r i e r a, le d i ss e : “ Mae st à q ue st a è la p a st ie r a. P ia ce al le d o nn e , ag l i u om in i , e a i b amb in i. Uo va r ic ot t a , g r a no e ac q u a d i f i or i, im p a st at a in si e m e a ll o z uc ch e r o e d a ll a f ar in a ( è un ci b o c he ) l o p u oi p or t ar e ( a t av ol a) d a va nt i al R e : e d a nc he a ll a R e g in a” Ma r i a t e r e s a f e c e u na b r ut t a e sp r e s si o ne : p oi l ’ a ss ag g i ò, e la f i nì t ut t a . M as t i ca nd o , d ic e v a: “ E’ i l Pa r ad is o! ” E le sc ap p a va p ur e un so r r is o ( “ p i z z o a r is o” sa r e b b e l ’ a ng ol o d e l la b o cc a ch e si al z a ve r s o l ’ a lt o) . A ll or a i l R e d i ss e “ E ch e ma r i na ! ( im p r e ca z i on e f r a r ab b i a e so r p r e sa ) P e r f ar r id e r e t e , ci vu ol e l a Pa st ie r a ? M og li e mi a, vi e n i q u a, ab b r ac ci am i! Q ue st o d ol ce t i p i ac e ? E d o r a c he l o s o O r d i no ’ a l cu oc o ch e , a p a r t i r e d a ad e s so , Qu e s t a P as t i e r a l a f ac ci a u n p ò p iù s p e s so . N on s ol o a P as q u a, c he a lt r im e n t i è u n d a nn o; p e r f ar r i d e r e t e d e ve p as sa r e u n a lt r o an no !

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Miciovolante, La cucina coi baffi

SANGUINACCIO
Il sanguinaccio è un dolce tradizionale di Carnevale in almeno quattro regioni di Italia. Generalmente accompagnato alle chiacchiere, a Napoli si usa servirlo anche con i savoiardi. La ricetta originale prevede l’uso del sangue di maiale, ma essendone stata vietata la vendita nel 1992 dovrebbe, in realtà, essere utilizzato soltanto immediatamente dopo la macellazione. Per quelli di voi che hanno questa fortuna riporterò qui di seguito la ricetta originale, tranquillizzandovi sin da ora sul fatto che il sapore è tutt’altro che di sangue, il risultato è a dir poco paradisiaco, ma se non foste così fortunati da potervi procurare il “macabro” sangue di maiale fresco leggete la seconda ricetta riportata subito dopo la prima: è quella “blasfema” con soltanto il “solito” cioccolato…. si fa per dire!!Il

Ingredienti 1 Kg di zucchero 100 gr di cacao amaro 150 gr di farina 4 tuorli d’uovo 1/4 di sangue di maiale 1/2 lt di latte 25 gr di burro 1/4 lt di acqua 1 bustina di vanillina 1 bustina di cannella 100 gr di cedro a dadini piccoli

Procedimento Lavate una pentola con acqua sale e limone. Mescolate lo zucchero alla farina e, sempre mescolando con un cucchiaio di legno, aggiungete il cacao.Aggiungete i tuorli d’uovo e, sempre mescolando, aggiungete il sangue poco per volta sino ad ottenere una pasta compatta ed omogenea. Allungate lentamente con l’acqua ed il latte. Setacciate il tutto attraverso un passino di seta o di metallo a fitta rete. Mettete il tutto sul fuoco non forte aggiungendo il burro senza tralasciare di girare nello stesso verso. Appena bolle, travasatelo in un recipiente di ceramica, lasciate raffreddare ed aggiungete il cedro, la vaniglia e la cannella.

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Ingredienti per il sanguinaccio senza sangue 150 gr di cacao amaro 200 gr di cioccolato fondente a pezzetti 50 gr di amido (diluito in poca acqua) 1 lt di latte 600 gr di zucchero 2 – 4 bustine di vanillina (secondo i gusti) 2 – 4 cucchiai rasi di cannella (secondo i gusti) 50 gr di burro 150 gr di cedro e arancia canditi

Procedimento mettete in una pentola cacao e zucchero, miscelate ed aggiungete il latte facendo amalgamare. Aggiungete l’amido ed il cioccolato fondente a pezzetti. Mettete sul fuoco e fate sciogliere il cioccolato, portate lentamente ad ebollizione e lasciate bollire 3 – 4 min. Togliete dal fuoco, fate intiepidire ed aggiungete la vaniglia e la cannella ed il burro. Girate il tutto per bene e, quando è quasi freddo, passate al setaccio. Suggerisco di aggiungere i pezzettini di cedro e cocozzata (zucca candita) al momento di servire in coppa con i savoiardi.

Pe rl e d i s a g ge z z a n a po le t a n a : ‘ O mo llo r o m pe ‘ o t uo s t o ! ( Il mo ll e ro m pe i l d ur o ! – I l de t t o ci v uo l di re ch e L a d o l ce z z a s co nf i g ge l a d ur ez z a ).

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Miciovolante, La cucina coi baffi

ZEPPOLE DI PATATE

Le zeppole napoletane hanno la forma di una "e"

Prima dell’attuale zeppola di S. Giuseppe, esistevano già altri tipi di zeppole: la classica “zeppola”, uno dei dolci più antichi che si conoscano, la zeppola “graffa” e la “zeppola pastacrisiuta”. La zeppola classica è una frittella che non prevede la presenza di patate nell’impasto, la graffa invece sì. La pasta crisciuta (pasta cresciuta) è una zeppola salata: una pallina di pochi cm che si ottiene prendendo un pizzico di pasta lievitata, cioè cresciuta, gettato nell’olio bollente. Ancora oggi questo tipo di zeppola si acquista nelle tante friggitorie napoletane insieme ai panzarotti (crocchè piccoli e senza ripieno) e si mangia in piedi, ancora bollente, in un involucro di carta spessa detto “cuoppo” (cono). Un’ultima curiosità: in napoletano, quando si ha quel difetto di pronuncia che ti impedisce di scandire bene la zeta o la esse, si dice “avere la zeppola in bocca” perchè si parla come se si avesse in bocca una zeppola di pasta cresciuta, che notoriamente deve essere mangiata bollente. In casa mia, questa ricetta delle zeppole di patate, o graffe che dir si voglia, sono arrivate alla terza generazione in quanto la ricetta è di mia nonna Gilda. Le zeppole di patate, che a Napoli assumono la forma di una “e” minuscola, sono preparate generalmente per la festa del papà e quindi sono zeppole di S. Giuseppe più antiche di quelle, ormai famose in tutto il mondo, con la crema e l’amarena. Questo è stato praticamente il primo dolce che ho imparato a fare: ricordo di aver osservato tante volte mia madre fare l’impasto, insieme poi si facevano dei rotolini di pasta che tagliati davano poi forma alle “e” di cui parlavamo. Al confezionamento di questo mitico dolce, a volte, partecipavamo tutti: mio padre friggeva, io e mio fratello le passavamo nello zucchero (e ce le mangiavamo pure belle calde calde). Oggi sono cresciuta e pasciuta e questa bella tradizione continua. Ai miei familiari piacciono tanto le zeppoline e

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perciò molto spesso, anche se non è la festa del papà, mi capita di impastarle… mio marito le frigge e mio figlio le passa nello zucchero (e se le magia pure). Nell’attesa che la tradizione possa estendersi anche alla quarta generazione, vi posto qui la ricetta della nonna.

Ingredienti 300 gr di patate 2 uova 2 pizzichi di sale 1 cucchiaio di zucchero 2 cucchiai di olio evo buccia di 1 limone grattato farina che assorbe (circa 1/2 Kg, ma dipende molto dal tipo di patate) 1 cubetto di lievito (se volete farle velocemente, altrimenti 1/2) 200 ml di latte tiepido olio di oliva (per friggere) zucchero semolato Procedimento Lessate le patate con la buccia (saranno cotte quando riuscirete ad affondarvi i rebbi di una forchetta), pelatele e schiacciatele. Non appena intiepidite, aggiungete tutti gli altri ingredienti ed impastate con tocco leggero sino ad ottenere un impasto compatto ma morbido. Infarinate il panetto e lasciatelo lievitare 15/20 min. se avete messo 1 cubetto di lievito, 30 min. se ne avete messo mezzo. Fate dei cordoncini dello spessore di un dito e della lunghezza sufficiente a formare delle “e” minuscole. A mano a mano che le formate mettetele su di un ripiano leggermente infarinato oppure su dei quadrati di carta da forno. Lasciate lievitare 1 ora se avete usato mezzo cubetto di lievito ma, se avete usato il cubetto intero potete già cominciare a friggere partendo dalla prima zeppola formata che nel frattempo avrà già ripreso la lievitazione. Friggetele poche per volta, in modo che non si sovrappongano, in olio alto (olio do oliva). Se le avevate messe a lievitare sulla carta da forno potete immergerle nell’olio insieme al pezzo di carta su cui sono adagiate e sfilarlo subito dopo. Se invece non avete adoperato la carta, fate ben attenzione a non sgonfiarle quando le trasporterete per immergerle nell’olio bollente. Mi raccomando di fare molta attenzione alla frittura: noterete che nel momento in cui le immergete nell’olio bollente si gonfieranno, giratele due o tre volte durante la cottura per cuocerle da ambo i lati e per sincerarvi che la cottura sia giusta: dovranno essere dorate e non brune perciò regolate il calore del fuoco. Sollevatele dall’olio cercando di far sgocciolare l’olio in eccesso e passatele SUBITO nello zucchero semolato. Adesso fate attenzione………. all’assalto degli unni!! Nella foto qui in basso potete ammirare una “bomba con la nutella” ottenuta facendo una pallina con la pasta, fritta, inzuccherata e poi “siringata” con la nutella……. e che ve lo dico a fà???

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Ornella, Il giardino dei sapori

TORTA D'ARANCIO

“Mamma posso fare io? No, sei troppo piccola...” Quante volte vi siete sentite rispondere così mentre ammiravate la mamma o la nonna impastare con abili mani e tanto amore deliziosi manicaretti? A me succedeva sempre; non si giocava con il cibo!! E nemmeno c'erano libri di ricette nella piccola cucina di mamma, tranne quelli in omaggio che si trovavano abbinati alle bustine di lievito! Tra questi me n'è rimasto uno, forse quello più importante per i miei ricordi. E' stato il primo che io e mia sorella abbiamo usato per preparare un dolce diverso dai soliti due o tre che si facevano "ad occhio" nella nostra famiglia! L'occasione di far emergere questo ricordo, e il libricino oramai dimenticato, è stato grazie ad una “pecorella di Marzapane”, una cara e dolce amica che conosco virtualmente da quasi un anno, la quale mi ha coinvolto, devo dire con molto piacere, a far parte della giuria per il suo bellissimo contest : “I golosi anni ottanta”

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Perciò mi raccomando, avete tempo fino al 14 aprile ma non mancate! Cercate fra i vostri ricordi, nei vecchi bauli della mamma, della nonna, il ricettario, Tiziana ne ha nominato uno per tutti: l'Enciclopedia di cucina Curcio, e la ricetta che più vi ricorda i vostri golosi anni '80! Qui avevo a disposizione solo questo libricino, perché il resto dei miei ricettari, enciclopedie di cucina sono in patria.... Comunque ci saranno 5 vincitori ed ognuno sarà premiato con oggetti molto preziosi, perché ideati e fatti a mano dalla bravissima Tiziana! La torta d'arancio che vi faccio assaggiare oggi, fuori concorso ovviamente, è tratta dal ricettario: 100 ricette del lievito Gallo..

del quale, credo proprio che non esista più nemmeno la fabbrica! E' un ricettario ben più vecchio degli anni '80 ma è stato proprio in quel periodo che ho iniziato a scoprire il piacere di cucinare e questo libricino era diventato la mia prima scuola di pasticceria! Naturalmente poi, più mi divertivo a cucinare e più libri compravo...

Vi riporto la foto della ricetta:

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Ho fatto alcune modifiche: ho aggiunto un pizzico di sale e non ho inserito tutto il latte perché avevo a disposizione uova molto grandi. Ho tostato i pinoli prima di unirli. Non ho messo la ghiaccia di arancio ma zucchero a velo e decorato con fettine di arancia disposte lungo i bordi dello stampo prima di versare il composto. Ho infornato a 180° per circa 45 minuti ma fate la prova stecchino. E' deliziosa!

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Palatable, Treat&Trick

KUIH SAGU/ SAGO CAKE

Sago is a natural food which is in existence for centuries. During the period of East India trade, it was a product traded in the region and even considered to be superior substance when it was first imported to Britain in 18th century. It is used to be added to soups and made into puddings and desserts. This yummy dessert of Malaysia and Singapore is really easy to prepare. Made of pearl sago, water and sugar, boil using medium heat and constantly stirring to avoid it sticks to the bottom of the pan, once the bubble appears you can safely remove from heat. Transfer this into rinsed pan or small cups to cool. To serve, roll them with grated coconut with salt added. Simply great for dessert or as a light snack. This is my mum's favorite dessert. She used to serve this after school but now I have to prepare myself to enjoy them..

INGREDIENTS 1 C pearl sago 1/2 C sugar 2 C water red food coloring 1/2 of fresh coconut, grated 3/4 tsp salt METHOD * Soak sago pearl for 15 minutes, rinse and drain. Wet the 7 inches pan with water. Mix some salt to the grated coconut and keep aside. * Place sugar and water in a deep pot and bring to boil.

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* Add a drop of food coloring and stir. * Now add the drained sago pearl and stir until the bubble appears on top. * Transfer the sago into rinsed 7 inches pan and leave to cool. * Slice and coat with grated coconut to serve.

TRADUZIONE FATTA SURRETTIZIAMENTE DA GIULIA DANS LE NOIR:
Il sago è un cibo naturale esistente da secoli. Durante il periodo del commercio con l'India, era un prodotto che veniva mercanteggiato nella zona e che fu considerato addirittura di maggior sostanza quando fu importato per la prima volta in Inghilterra nel XVIII secolo. Viene aggiunto alle zuppe e usato nei pudding e nei dessert. Questo è un dolcetto squisito della Malesia e di Singapore davvero facile da preparare: fatto con perle di sago, acqua e zucchero, cotto a medie temperature mescolando sempre per evitare che si attacchi sul fondo della paedella, si può togliere dal fuoco una volta che appare la bolla. Poi deve essere trasferito in una padella inumidita o in piccole tazze per raffreddare, Per servirli, rotolateli nel cocco grattugiato con aggiunta di sale. È ottimo come dessert o come snack leggero. È il dolce preferito di mia madre, che era solito servirlo dopo scuola. Adesso però devo essere io a prepararlo per mio conto per farli felici...

INGREDIENTI 1 tazza di perle di sago 1/2 tazza di zucchero 2 tazze di acqua colorante alimentare rosso noce di cocco grattugiata 3/4 cucchiaini di sale PROCEDIMENTO * Tenere in ammollo le perle di sago per 15 minuti, sciacquarle e colarle. Inumidire una padella della larghezza di 7 pollici (17,78 cm). Mescolare un po' di sale con il cocco grattugiato e tenere da parte. * Mettere acqua e zucchero in una pentola fonda e portare ad ebollizione. * Aggiungere una goccia di colorante alimentare e mescolare. * Adesso aggiungere le perle di sago colate e mescolare fino a che non compare una bolla sulla cima. * Trasferire il sago nella padella inumidita e lasciar raffreddare. * Al momento di servire, tagliarlo a fette e ricoprirlo con il cocco mescolato al sale.

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Patapata, Pasticci Patapata

LA MIA TORTA PAESANA (VARIAZIONI SUL TEMA)
Finalmente ho trovato il tempo di farla, la ricetta della nonna, o meglio, la ricetta di tutte le nonne della brianza, che ancora stuzzica la nostra memoria con i ricordi infantili attraverso le nostre papille! La torta paesana, o torta al latte, o ancora "turta mica e lacch", è una delle eccezioni nel panorame variopinto della pasticceria, perché non ha ricetta. Niente dosi, né ingredienti fissi da memorizzare... Ogni nonna la fa a modo suo! Devo dire che, come non ne ho mai assaggiata una uguale all'altra, non ne ho mai provata nessuna che non mi piacesse. Ovviamente si tratta di un dolce povero, della tradizione contadina, perché si recupera il pane secco di giorni. Il pane da impiegare dovrebbe essere la "michetta", o perlomeno questo è il pane della nostra tradizione (anche se a me non piace per niente, tranne che in questa preparazione!), e il latte quello intero. Poi c'è chi ci mette il burro e chi no, chi gli amaretti, chi l'aroma di arancia, chi i canditi, perfino gli zuccherini colorati sulla superficie (le nonne più all'avanguardia che vogliono fare piacere ai nipotini)! Personalmente non ho voluto emulare la torta della mia nonna, proprio per il motivo sopraccitato: dato che non mi sarebbe mai e poi mai venuta uguale alla sua, pur attenendomi al ricordo che ho di quel sapore di casa, di merenda e di famiglia, ho preferito farne una versione mia, come una vera nonna!! :) Dunque, anche se questa NON è la torta dei miei ricordi, credo di poter partecipare al contest delle Madeleines proustiane anche solo per il sogno ad occhi aperti che mi sono fatta impastando e inventando. mi sono sentita importante, stavo creando la MIA torta paesana!! Spero che qualcuna di voi capisca cosa intendo dire..

Ed ora, come una vera nonna brianzola, indico il procedimento, ma non le quantità! A voi libero arbitrio!! p.s. è molto difficile combinare guai con questa torta, anche senza dosi.. provare per credere!

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pane secco bianco (possibilmente michette) latte intero (io ho usato quello di soia) biscotti oro saiwa alle nocciole 2 cucchiai di cacao amaro 1/2 bustina di preparato per budino dell'Equosolidale (sostituibile con 1 cucchiaio di cacao in più e 1 di fecola) 2 cucchiai di zucchero di canna 1 cucchiaio di cannella uvette castagne arrosto pelate pinoli 1 pera matura

Lasciare a bagno il pane posso nel latte per una notte. Il giorno dopo lavorarlo bene con una forchetta, aggiungendo dell'altro latte se ce ne fosse bisogno. Aggiungere i biscotti ridotti a farina, lo zucchero, la cannella, il cacao e il preparato per budino. Alla fine mettere castagne, uvette e pinoli e la pera tagliata a piccoli dadini. Versare nello stampo di silicone oppure in uno stampo unto e infarinato. Infornare in forno già caldo e cuocere a 180° per almeno 40 minuti. La prova stecchino vale fino a un certo punto, perché la torta di latte deve rimanere bagnata all'interno. Controllare solo che la superficie non annerisca troppo.

Mangiare fredda. Distribuire ai bambini rigorosamente nella carta stagnola! Il giorno seguente a colazione è più buona! (...potere della suggestione dei ricordi??)

Un bacio a Giulia, a tutte le nonne e i loro nipoti che ne seguono le orme, mettendoci un pizzico di se stessi nelle proprie creazioni.

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Roberta, In cucina con Roberta

SPIEDINI DI VERDURE

Ingredienti per 4 persone 2 melanzane 3 zucchine 1 peperone rosso 1 peperone giallo 1 cipolla origano olio extravergine d'oliva aceto di vino bianco sale e pepe Preparazione Lavate e asciugate con cura tutte le verdure. Tagliatele a tocchetti di medie dimensioni. Prendete degli spiedini di legno e cominciate a infilzare, una ad una tutte le verdurine alternandole a listarelle di cipolle. Cotinuate fino ad esaurimento degli ingredienti. Intanto preparate una salsa salmoriglio con olio extravergine d'oliva, aceto, sale, pepe e una bella manciata di origano. Passate gli spiedini in forno per circa 15 minuti a 180° . Sfornateli e lasciateli freddare qualche minuto. Versate sugli spiedini la salsa salmoriglio e portate in tavola.

Ho scelto questa ricetta perchè i suoi profumi mi ramandano alla mia Sicilia, dove l'aria profuma di origano fresco

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31. Sara, Di pasta impasta

STRUDEL DI MELE CON AMARETTI

Ci sono varie versioni dello strudel di mele, ma questa è quella che più mi piace, con gli amaretti è una vera delizia... ogni volta che il mio palato viene a contatto con questi sapori, raffiorano nella mia mente tutti quei bei ricordi d'infanzia, quando nelle festività si stava tutti insieme intorno ad un grande tavolo apparecchiato con un infinità di odori e sapori che rimangono per sempre...

Ingredienti Per la pasta 250 g di farina 00 1 albume, 2 cucchiai di zucchero 50 g di burro latte q.b Per il ripieno 6/7 amaretti 4 mele

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50 di uvetta 50 di pinoli 1 limone non trattato confettura di albicocche cannella

Procedimento Mescolare la farina con l’uovo, lo zucchero e il burro sciolto nel latte. Fatela riposare per 15 minuti in una ciotola sotto una pentola calda capovolta, questo procedimento è utile per dare maggiore elasticità all’impasto. Stendere la pasta su un foglio di carta forno, tirare la sfoglia finchè non risulta sottile di qualche millimetro. Sbucciare le mele e tagliatele a pezzetti sottili. Grattugiate la scorza di limone e infine sbriciolare i biscotti finemente. Cospargere i biscotti sbriciolati sulla sfoglia, le mele, l’uvetta, i pinoli, la buccia di limone grattugiata, la cannella, e qualche goccia di confettura. Arrotolate la sfoglia legando le giunture spennellando l’albume d’uovo, spennellare la superfice con latte e burro sciolto. Mettete in forno per 45 minuti a circa 220°C. Servite spolverizzato di zucchero a velo

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32. Serafina Luisa, Mamanluisa

BISCOTTI DI BANANA E CACAO

La preparazione di questi biscottini è molto semplice, infatti basta mettere tutti gli ingredienti nel robot da cucina e avviarlo per qualche minuto per amalgamare bene il composto. E' una ricetta adatta anche per consumare le banane troppo mature. Dopo avere impastato bene il tutto formare delle palline, disporle su carta forno e tenere in frigo per 15 minuti. Infornare a 180° per circa 20 minuti e cospargere con zucchero a velo. 200 gr farina 00 100 gr zucchero 50 gr burro 50 gr cacao amaro 1 uovo 1 cucchiaio di rum 1 banana (schiacciata con una forchetta) 1 cucchiaino di lievito per dolci zucchero a velo per cospargere i biscotti dopo cotti

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33. Solema, La cucina di Nonna Sole

“ZUCCOTTO” DEL RICICLO
Mamma mi fai tornare piccolo?....
...questa è stata la richiesta fatta da mio figlio il 26 gennaio (il giorno del suo compleanno!!!)Non voleva tornare piccolo letteralmente, ma chiedeva il dolce che gli facevo quando era piccolo. Sia lui che suo fratello compiono gli anni poco dopo le feste natalizie. Trovavo sempre panettoni e pandori in offerta....e li acquistavo appositamente per fare gli "zuccotti"!!! Da qualche anno avevo accantonato la ricetta per svariati motivi (non ultimo che me n'ero totalmente dimenticata...;-)...) ma al mio "piccolo" trentotenne è tornata questa voglia!!!! e...come potevo non accontentarlo?Quando parlo di lui lo definisco sempre il"piccolo".....anche se mi ha fatto diventare nonna di due splendide creature!!! Ora, prima di commuovermi oltre, parlo della ricetta....;-)

Dovevo postarla già da quella data, ma per una congiunzione astrale avversa, è rimasta sempre in stand-by. Pensavo che ormai non valesse più la pena postarla dato che ormai pandori non ci sono più, ma poi mi è venuto in mente che questo "riciclo" l'ho fatto anche con la colomba, togliendo dalla stessa la glassa che trito grossolanamente per poi inserirla nel ripieno!!!! A proposito del ripieno, può tranquillamente variare a seconda dei gusti (e delle rimanenze dolciarie della dispensa). Metto gli ingredienti di questo, ma ripeto, questa più che una ricetta, è un'idea molto versatile!!!!!!

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Ingredienti: Pandoro 1 Cioccolato fondente 100 gr. Canditi misti 50 gr. Ciliegie candite 50 gr. Zenzero candito 35 gr. Panna montata tanta (500 gr.) Mascarpone tanto (500 gr.) Yogurt alla vaniglia 500 gr.* Gocce di cioccolato 100 gr. Gelatina 12 gr.(6 fogli) Zucchero a velo q.b Per la bagna: Acqua 200 gr. Zucchero 100 gr. Liquore maraschino 50 gr.**

Procedimento: Tagliate al pandoro una calotta non molto spessa, sopra e sotto, riducete il resto a fette sottili. Dopo aver rivestito una boule con la pellicola, posizionate la calotta piccola sotto e posizionate le fette a raggiera. Avrete preparato la "bagna" facendo bollire acqua, liquore e zucchero fino a ridurlodi un terzo. Spennellate con questa le fette, lasciandone un pò per il coperchio. Preparate il ripieno. Mescolate il mascarpone, lo yogurt, la panna montata, aggiustate di zucchero, preferibilmente a velo. Aggiungete anche la gelatina che avrete preparato lasciandola a bagno nell'acqua fredda e che poi scioglierete in un pò di latte bollente. Fate molta attenzione quando la mescolate al ripieno, se questo è troppo freddo vi ritroverete un mucchio di grumi. Ripieno e gelatina dovrebbero avere quasi la stessa temperatura. Ora dividetelo in due ciotole. In una unirete il cioccolato fondente sciolto con un pò di panna e le gocce di cioccolato, nell'altra i canditi. Riempite il pandoro prima con un ripieno poi con l'altro. Chiudete con la calotta grande, spennellate con la rimanente bagna, chiudete con la pellicola e lasciate in frigo per almeno una notte. Rovesciate su un vassoio e decorate a piacere!!! Una bomba di calorie e di bontà; ma tant'è, se si deve peccare, pecchiamo bene!!!

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*Se lo volete ancora più godurioso, al posto della yogurt potete mettere la crema pasticcera!! Se optate per questa soluzione, non serve la gelatina. **Si può mettere qualsiasi liquore a piacere, oppure eliminarlo e mettere un succo di frutta.

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34. Speedy70, A tutta Cucina

POLPETTONE RIPIENO DI ZUCCA
Ingredienti: 500g carne macinata di tacchino, 400g zucca a pezzetti, 2 uova, 10 amaretti sbriciolati, 2 cucchiai di grana grattuggiato, 1 cucchiaio di prezzemolo tritato, 1 cucchiaio di pangrattato, 1 spicchio d'aglio, 200ml vino bianco, 500g patate novelle, 1 cucchiaio aghi di rosmarino, olio, sale

Far cuocere la zucca al vapore per 20 minuti, quindi schiacciarla con una forchetta, amalgamarvi 1 uovo leggermente sbattuto con il sale, il grana e gli amaretti, formando un composto omogeneo. Impastare la carne macinata con il pangrattato, l'uovo rimasto, il prezzemolo, l'aglio schiacciato, salare; stendere, su un foglio di cartaforno, la massa di carne, in un rettangolo di 30x15cm, distribuirvi sopra il composto di zucca, e ripiegarvi sopra la carne, dando la forma del polpettone. Adagiare in una pentola con 2 cucchiai d'olio il polpettone, farlo rosolare 3 minuti, girandolo da tutti i lati, quindi unirvi le patate, il rosmarino, diluire con il vino, salare, coprire, e far cuocere a fiamma bassa per 1 ora e 30 minuti, rigirando di tanto in tanto. Lasciar riposare il polpettone 10 minuti, prima di affettarlo e servirlo nappato con il fondo di cottura e le patate.

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35. Valerio, La cucina come non l'avete mai vista - prendiamoli per la gola

IL CASATIELLO (FUORI TEMPO)

Vi riposto questa ricetta pubblicata tanti mesi fa. Come ricorderete era fuori tempo. Si perché la realtà è che il casatiello si mangia a Pasqua e quindi, scusate se mi ripeto, non potevo evitare di ripostarlo. La ricetta è tipica della mia zona, quindi ci saranno di sicuro decine di ricette diverse nella blogosfera, ma vi assicuro che è davvero buono. La storia di questo post è piuttosto lunga, comincia infatti alla fine di questa estate, quando purtroppo la mamma di un mio caro amico è improvvisamente mancata. Purtroppo, e me ne rammarico, non mi è stato possibile essergli vicino fisicamente perchè fuori sede. Quando sono ritornato a casa il mio primo pensiero è stato quello di visitarlo e lo stesso ha fatto mia madre che tende a considerare tutti i miei amici un po’ come figli suoi, ma siccome lei proprio non riesce a far visita a qualcuno senza portare qualcosa di mangereccio (dovete sapere che mia madre tra i miei amici è una leggenda in fatto di cucina e pasticceria, ed il suo più accanito fan è proprio questo mio amico) chiese a me cosa portargli.

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Mamma:” Valerio senti, io volevo andare a far visita a Massimo cosa gli porto? Volevo fargli un dolce ed avevo pensato questo, secondo te va bene?” Valerio:” Mà perchè non gli fai un casatiello, lo fai di sicuro felice lo sai che per lui i tuoi sono insuperabili”. Mamma:”ehhhh il casatiello di questi tempi!!! Come faccio ad andare da lui con un casatiello, secondo me è meglio questa torta qua!!” Valerio:”vabbuò mà fai come vuoi tu, ma secondo me il casatiello gli fa più piacere anche perchè mi ha detto che quest’anno non lo ha mai mangiato”. Puntualmente andò a fargli visita, gli portò quella torta che devo comunque ammettere che era ottima (la ricetta l’ho rubata a lei!!! ), e Massimo sono sicuro come sicuro di chiamarmi Valerio possa un fulmine colpirmi se non è così, che l’ha apprezzata moltissimo. Giorni dopo andai nuovamente a fargli visita e lui si prodigò a ringraziarmi (perchè a me poi non l’ho ancora capito, boh!!) del dolce squisito che mamma gli aveva portato, però poi…. Massimo:” Valerio il dolce era buonissimo, proprio leggero delicato, eccezionale insomma, però tua mamma se mi portava un casatiello mi faceva più piacere”. Valerio: ” Massimo io glielo avevo pure detto ma lei aveva detto che non era proprio tempo e che era brutta figura!!!” Vado via con la promessa strappata che non appena avessi avuto l’occasione, il casatiello glielo avrei preparato. Torno a casa l’ho racconto a mia madre e lei il giorno dopo era li che li faceva per accontentare il povero Massimo al fine di tirargli su il morale. Questa storia è un po’ lunga perchè si svolge in più giorni, ma la realtà è che fondamentalmente mia mamma ha ragione, il casatiello è un dolce tipicamente pasquale, si prepara insieme alla pastiera e quindi in quei giorni di fine estate non era effettivamente periodo, è come mangiare il pandoro a Pasqua o la colomba a Natale, insomma non c’entra un fico secco. Postare oggi questa ricetta è quindi un fuori tempo con i fiocchi, è una nota stridente in una perfetta melodia. Perchè lo faccio allora? Perchè il casatiello è un dolce che adoro, lo mangio accompagnato a moltissimi alimenti dai dolci ai salati ed è sempre una esplosione di sapori ed aromi. Oltretutto questo dolce l’ho sempre amato ed i ricordi di quando ero bambino ed a casa mia venivano preparati per la settimana santa, per un rapido ristoro dopo le stancantissime processioni, sono dei ricordi indelebili.

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Gli ingredienti per 4 casatielli: •1 kg di farina •500 gr. zucchero •300 gr. pasta madre •25 gr. lievito •300 gr. burro •8 uova •150 gr. latte •sale •cannella •essenza di fior d’arancio •vanillina •il succo di una arancia La preparazione dell’impasto non contiene una successione ordinata per l’inserimento degli ingredienti, di solito è preferibile cominciare dalla pasta madre insieme ad uova e burro (ammorbidito!!) al fine di amalgamare bene il burro stesso.

Poi si possono inserire gli altri ingredienti, l’unica regola è di inserire la farina un po’ per volta per evitare che si creino malassorbimenti della stessa con sacche piene di farina.

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Impastare a velocità media per circa 20 minuti. Per fare i casatielli è necessario possedere una impastatrice, farli a mano è improponibile perchè troppo faticoso. Nel frattempo imburrare gli stampi che dovranno contenerli per la lievitazione e per la cottura, quindi suddividere l’impasto in parti uguali e versarlo nei suddetti.

La lievitazione dei casatielli è molto lenta, in inverno possono richiedere anche 8 ore di lievitazione, non di rado mia madre ha dovuto infornarli alle 3 del mattino perchè la lievitazione si era conclusa con notevole ritardo rispetto ai suoi calcoli, o addirittura per accelerare il processo usare la termocoperta del suo letto impedendo a mio padre di andare a dormire. Insomma i casatielli sono un po’ cattivelli, lievitano quando ne hanno voglia e una volat che lo hanno fatto pretendono di essere infornati, pena lo sgonfiamento repentino ed irrecuperabile. Vi accorgerete della fine della lievitazione quando lo stampo sarà quasi colmo. Il casatiello va infornato per circa 40 minuti a 180°C.

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Il casatiello è un dolce della tradizione napoletana, ed è molto diverso a seconda delle zone del napoletano in cui doveste eventualmente mangiarlo, per intenderci questo è quello tipico di Sorrento. Quando si parla di casatiello dalle mie parti si intende questo, e vi assicuro che in fase di cottura l’odore dei fiori d’arancio si spande in ogno dove.

Io ve lo consiglio assolutamente perchè è fantastico!! Inoltre si può mangiarlo praticamente con tutto, dal salame alla nutella, alla marmellata al miele o al formaggio. Non ci sono limiti di utilizzo basta solo la fantasia.

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Zori, Fat Fighters

LA ZUPPA DI MIA MAMMA

Piove ininterrotamente ormai da tre giorni. Il tempo e freddo e siamo stati costretti ad accendere anche il caminetto una sera:) E in queste giornate fredde di pioggia e vento cosa c’e di meglio di una zuppa calda e nutriente? Sopratutto se parliamo della zuppa che mia mamma prepararva spesso pel le nostre cene d’inverno, quando fuori tutto era ricoperto di bianco e la neve continuava piano piano a cadere.

ingredienti:

300 gr carne di maiale tagliato a pezzi 1 cipolla bianca 1 carota 2 patate media grandezza 2 pomodori freschi 1/3 gambo di sedano 100 gr pancetta affumicata a cubetti prezzemolo fresco 2 fogli di alloro sale pepe nero 2 cucchiai olio evo 50 gr pasta piccola (ho usato le stelline) (gf: usate la vostra pasta piccola preferita) Tempo fà, quando ero piccola, in Bulgaria noi non conoscevamo tutta questa enorme gamma e numeri di pasta. Da noi si conoscevano solo

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i maccheroni e gli spaghetti (e che ne so io che numero sono stati…). Quello che mia mamma usava per le zuppe si chiamava “fide” ed era una sorta di capellini fatti come di solito si trovano le tagliatelle confezionate. Detto questo, torniamo alla ricetta: Sbuciate la cipolla e tagliatela finemente. Sbucciate la carota ed affettatela a rondelle. Sbucciate le patate e tagliate a cubetti. Tagliate a metà il sedano sulla lunghezza e poi a pezzettini piccoli. Sbucciate i pomodori ed affettateli a julliene. Mettete l’olio sul fondo di un pentolino e riscaldatelo a fiamma media. Aggiungete la carne e rosolate per circa 2 minuti, mescolandola spesso fino a che cambia colore. A questo punto aggiungete le patate, il sedano e la carota. Sfumate con due gocce d’acqua e coprite. Abbassate la fiamma a minimo. Lasciate cuocere, mescolando di tanto in tanto per circa 3 minuti. Scoprite e aggiungete la cipolla e la pancetta. Mescolate e lasciate cuocere fino a che la cipolla si ammorbidisce. Aggiungete la julliene di pomodori. Salate, pepate e aggiungete le foglie di alloro e il prezzemolo tagliato fine. Mescolate e aggiungete 600-700 ml d’acqua calda. Coprite e lasciate cuocere per circa 40 minuti a fuoco alto, fino a che il liquido si riduce quasi a metà. Aggiungete ora la pasta piccola scelta e cuocete per i minuti indicati sulla confezione. Una volta pronta la zuppa, allontanatela dal fuoco ed eliminate le foglie di alloro. Di solito da noi in Bulgaria si usa, trasferire la zuppa in una zupperiera e metterla al centro della tavola. Poi dividerla nei piatti direttamente. Mia mamma la accompagnava con fette di pane tostato e ci metteva da parte una ciotolina piccolina con paprika rossa piccante per chi volesse aggiungerla a parte (di solito era solo mio padre…). Buon apetito:):)

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Zori, Fat Fighters

VITA BANIZZA
La “Banitzza” e una torta salata tipica della Bulgaria. Non ha un periodo speciale in qui si fà, si puo mangiare durante tutto l’anno, ma a Natale non deve mai mancare. Molte sono le ricette e i modi diversi per farla, ma questa “Vita Banizza” proviene dalle parti di mia nonna, che di origine e della Bulgaria centrale. Era in assoluto il mio piatto strà preferito quando ero piccola. Ora non la posso piu mangiare per via della celiachia, ma solo il profumo di una qualunque torta salata al formaggio mi riporta subito indietro nel tempo e mi ricorda di lei: mia nonna. la donna che mi ha insegnato quasi tutto nella mia vita. Quella che mi sgridava anche piu di tutti, perche mi voleva bene e voleva che io diventassi una persona migliore.

Ma andiamo alla ricetta:

ingredienti: per una torta grande 1 kg di farina “00″ 1 uovo 2 cucchiaini di sale 1 cucchiaio di aceto di mele 1 cucchiaio di olio leggero di semi 500 ml acqua tiepida farcia: 250 gr yogurt naturale 6 uova 500 gr “Feta greca”* 1/2 cucchiaino bicarbonato di sodio 1 cucchiaio di olio leggero di semi + un uovo per spennellare e olio per farcitura

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+ extra farina per infarinare * La feta greca e il tipo di formaggio che di gusto piu si avvicina alla nostra mozzarella bulgara che si chiama “Sirene” Se non l’avete, il gusto della torta cambierà e non sara so stesso, ma comunque si puo sostituire con formaggi del sapore forte, tipo “il Pecorino”, ma ripeto, se volete provare il vero gusto della torta dovete usare almeno la Feta se non avete a disposizione il “Sirene” (che non c’e da nessun altra parte, solo in Bulgaria. Per quanto riguarda lo yogurt, meglio sarebbe il Total O perche e piu vicino di consistenza di quello bulgaro. In una ciotola grande e capiente setacciate la farina assieme al sale. Fate un bucco in mezzo e rompetevi dentro l’uovo. Aggiungete l’olio e l’aceto. Sbattete leggermente con una forchetta. Ora cominciate a lavorare con le mani, prendendo piano piano dalla farina dai lati vicino al uovo. Quando diventa grumoso, con attenzione, senza fretta, cominciate ad aggiungere a filo l’acqua. Ma mi raccomando, poca per volta, impastando sempre con una mano, e prendendo piano piano dalla farina. *IMPORTANTE: Quando impastate, non pulitevi le mani dalla pasta che vi si appiccica!!!!! Mai!!!! Puliteli lontani dall’impasto. Non fate cadere quei residui di pasta dentro l’impasto!!! La legenda dice che quei pezzettini poi romperanno le sfoglie e non permetteranno ad allargarsi bene. E credetemi e vero! Io una volta ho dimenticato la raccomandazione di mia nonna e ho pulito le mani come siamo abituati strofinandoli e continuando ad impastare. Le sfoglie dopo sono diventate tutte ricoperte di una sorta di grumi e quando cercavo di allargarle con le mani si strappavano. Datemi retta: Strofinatevi le mani per pulirle lontano dall’impasto. Continuate ad impastare e ad aggiungere l’acqua fino a far diventare un impasto liscio, elastico e non troppo morbido… per niente appiccicoso, per circa 10 minuti. Se poi avete un impastatrice sarebbe meglio, ma io faccio nella vecchia maniera:) Una volta pronto, tagliatelo in quatro pezzi (tipo croce). Impastate ogni pezzo dandoli la forma di palla e lasciate riposare per circa 5 minuti. Nel frattempo preparatevi un angolo in cucina dove li farete riposare di piu. Coprite con carta da forno. Prendete ogni pezzettino, appiattitelo con il palmo della mano e spalmate la superficie con olio leggero di semi. Deve essere ben spalmato (foto 4 e 5).

Lasciateli cosi per non meno di 30 min. Dovete sapere che piu stanno, meglio si allargano dopo. quindi anche 45-50 minuti vanno benissimo. Vedrete poi che la terza e la quarta sfoglia verranno molto meglio della prima, perche mentre la fate le altre riposano ancora di piu. Passato il tempo di riposo, preparatevi prima la farcia: Sbattete bene le uova in una ciotola grande, aggiungete lo yogurt, il bicarbonato di sodio e l’olio. Grattugiate (o passate nel robot da cucina in una granella grossa) la Feta greca. Aggiungetela al composto. Mescolate bene per amalgamare il tutto.

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Coprite la tavola o qualunque grande piano di lavoro avete con una tovaglia leggera. Spolveratela leggermente con farina. Prendete uno dei pezzi di pasta e mettetelo sopra. Infarinate a pioggia, leggermente. A questo punto cominciate a stendere con il mattarello, sia verso destra che verso sinistra. Mia nonna mi ha insegnato a fare questa operazione con le mani in aria sulla testa. Non e difficile. Lo sembra ma non lo e. Quando la sfoglia e larga un po, mettete le mani sotto, chiusi in pugni. Alzate la sfoglia in aria e cominciate a girarla sui pugni, cercando di allargare sui bordi mentre gira. Magari faccio un video, quando aggiusteremo la macchina fotografica. non e difficile, basta prendere il ritmo una volta. Se poi non volete farlo, con un po di pazienza, e il mattarello, si allargherà. Quando arriva alla grandezza della foto 7 che vedete sotto, con le mani, delicatamente cominciate a tirare i bordi. Tirateli quanto piu potete.

Non abbiate paura, non si romperà, sara estremamente elastica. La sfoglia comincerà a diventare sempre piu sottile, quasi a diventare trasparente, foto 8,9,10. Riuscirete alla fine a vedere le vostre mani sotto. Cosi deve essere, un enorme foglio di pasta quasi trasparente. capirete che dovete smettere di tirare quando vicino ai bordi la sfoglia comincerà a strapparsi. Allora avete raggiunto il punto giusto. A questo punto, con un coltello ben affilato, tagliate i bordi che saranno piu grossi, foto 11. Con un cucchiaio, prendete dalla farcia e fatela cadere sulla sfoglia in diversi punti. Non spalmate come siete abituate con lo strudel e con le solite torte salate. Piu che altro tuffate dei pezzettini dalla farcia sulla sfoglia, buttatele ecco! Foto 12! Fate cadere un sottile filo d’olio su la sfoglia.

Ora, prendete la tovaglia dalla vostra parte, alzatela piano facendo cadere la sfoglia. Cadendo si arrotolerà su se stessa e diventerà un tronco. “Vita” infatti in bulgaro significa “girata, avvolta, rigirata”. Prendete con attenzione una delle parti dalla fine e trasferendola dentro una teglia oleata ed infarinata, fate arrotolare informa di chiocciola nel centro della teglia. Ripetete la stessa identica operazione con le altre tre sfoglie. Ogni sfoglia, allargata, farcita ed arrotolata avvolgetela intorno all’altra dentro la teglia, una introno all’altra. Spero di essermi spiegata bene. E piu difficile dirlo che farlo, credetemi. Una volta fatte tutte le sfoglie, ecco a voi la Vita Banizza quasi pronta.

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Riscaldate il forno a 160-170°C. Spalmate la torta con un uovo sbattuto leggermente con due gocce d’acqua. Aggiungete sopra, in punti diversi della margarina vegetale. Infornatela nel forno gia caldo, per circa 40-45 minuti. Sopra deve risultare bella dorata e croccante. Una volta pronta, lasciatela su una gratella, copritela con un panno asciutto e lasciatela riposare per almeno 15-20 minuti. Questo la farà ammorbidire leggermente. Tagliate con un coltello ben affilato in triangolini e servite tiepida.

Sembra difficile e troppo lavorativa, ma in realtà non lo e. Una volta che si fa l’abitudine viene piu facile. Mia madre e mia zia per esempio non l’hanno voluto imparare proprio per questo motivo. Ma ame piace da morire. e appena la finisco, cinque minuti dopo sono pronta a ricominciare:):) E bellissimo vedere come partendo da zero riesci a creare un piatto cosi gustoso. E anche la soddisfazione alla fine e doppia secondo me. Anche se in Bulgaria ormai ci sono “Banizza” pronte congelate, foglie pronte da stendere… Non e mai la stessa cosa come farla tu. Alla fine anche il gusto e diverso. Nella mia famiglia ora, io sono l’unica donna che sa farla. Peccato per loro che vivo a mille chilometri lontano.

A Natale, la “Banizza” e una tradizione per noi come il vostro Panettone. Di solito va fatta la mattina dalla donna piu anziana della famiglia. Mentre la prepara, lei scrive degli auguri su dei pezzettini di carta che poi avvolge e chiude. Nessuno vede dove, nella “Banizza” lei li mette. Si mette anche una moneta, avvolta in un pezzettino di carta. A mezzanotte, ormai finita la cena, la “Banizza” si mette al centro della tavola, si taglia dentro la teglia e l’uomo piu anziano della famiglia (nonno, padre) la gira tre volte. Quando si ferma da sola (senza essere toccata) ognuno prende il pezzettino che ha davanti a se. Quel augurio che troverà dentro la fetta di “Banizza” sara la sua fortuna per l’anno che viene.

Con gli avanzi, che tagliate dalle sfoglie (foto 11) avete tre possibilità di utilizzo. Una e darli ai bambini per giocare, cosi stanno buoni mentre voi lavorate. L’altra e rifare tutto da capo, partendo dai panini, spalmarli con olio, tempo di riposo, poi stesura…. e cosi via per fare un altra “banizza” piu piccola. Se pero non avete voglia di farlo, potete semplicemente impastarli leggermente, stenderli o solo appiattirli con il palmo della mano e grigliarli in tegame caldo. Viene fuori un pane tipo “Pita” che e una meraviglia. Come le foto che vedete sopra. Quando li fate (se li fate), dopo che li grigliate, avvolgeteli in un panno asciutto. Cosi si manterranno freschi e caldi piu a lungo, fino all’ora di pranzo per servirle. Saranno quatro “pita bread” Beh, questa e la ricetta dei miei ricordi, che non vorrei mai dimenticare e che mi riporta ogni volta in tempi bellissimi per quali a volte, lo ammetto, sento una grandissima mancanza…

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Ringrazio di cuore tutti i partecipanti della raccolta, che hanno scelto di frugare nell'archivio delle loro memorie, delle loro emozioni, per spartirle con me e con chiunque abbia il tempo e la voglia di soffermarsi un attimo qui Grazie a chi ha letto senza commentare. Grazie a chi leggerà la raccolta e vivrà le nostre emozioni passate … Perchè non è solamente mangiare ...

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