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ancoraché con uà' .^ Motti hanno trouato i ualent huomini . ò con imagini di cofe dalla Tslatitra ò dal l'arte prodotte con gefii B^fcio Gallo . nel compor delle quali tanto fi fono agw^' ingegni de Caaalieri fin m tempi de nojiri maggiori y . hanno fempre gli huomini concepifcono . che à uulgari (& popolari huomini ueniuan & & in mo' occulti gli altisfimi mifìcrij della 'Philojòphia loro. caratteri fecondo ì diuerfi Idiomi delle genti quando di pre- ferita non s'è potuto adoperar la noce. Gli antichi Greci & Bimani (come hoggi fi uè de nelle Medaglie ) quando con Imagini fole. molti'reconditi & profondi lor fcnfi efprefero. f^TTi GLI immani rono fempre corpo . concetti fi fpìega-* ò con gesìi <& atti del ò con parola ò con lettere. I facerdoti con figure di corpi naturali. celati do.D S I S e I{J^ Jt L I{^ S I O L E Is^O: T^T S Impresa DE GLI ACADE MICI O e C V L T I. Xó. Di qui poi con mae/lreuole c^ gratiofa teflura d Imagini. quanto nell'animo 'Egittij fignificato. quando compagini c-r lettere lafciarono impreffo qualche loro peculiare intento. che hicrogliphiche fi diman fiaro::o. non ha gran tempo. con la Un* gua con fij lettere poi. tra loro. ni-» che Cicerone Ta dcW Eloqueni^a Bimana . Comedo qualunque concetto non men uaniente ifprimeua dre .ti gli le Imprefe.

c> ridicola ci . ma . come fi folca da gli antichi maefireuolmenteformare. . come Indicio ò Dimo/lramento della & communefuaintentione no ò di lingua . d'affaticarfi intendiamo intorno à gli animi nofìriy che fin dati .inguifi. figurantur . teneuanfi con ogni cura tlmagini di Dei fpeciofisfime . Et certo parmi conueneuole cofa. Qui fi Deorum bifariam diuidantitr reperiuntur intus imaginem habere Dal qual luoco habbiamo tratto a propofito noflro . da molti anni in qua. che affettare può .' Terilche l'^cademia de gli Stu- e eviri impie- gando ognifua cura. percioche nel noto del corpo fuo ui riferbauano rinchiufo qual' che bellisfimo Idolo di Dio ò di la polue j del luto Dea . ha eletto oltre molti d'ufare per corpo prefa l'Imagine di i l e n o non naturale .del/ non fi confumaffe . con quefte parole introducendo Alcibiade à parlar dell'Innamorato Socrate jiio Socratem neant afferò perfimilem Silenis ita ifìis . ro'^a .ch' aprire & chiudere & fi tetta. ma nella fua intera perfettione portata lungo tempo duraffe . ogni gentil' amante ^ gegnoima. non filo ogni honorato Caualierc > ogni pellegrino In^ ogni gran Trencipe . qui fedentes ìnter alias ut fìjìulas tibiasùe te- Imagines à Sculptoribus . come (^ degne che coft d'ogni riueren"^ appreffo gli antichi Ethnici rinchiufc fitto quella fcor'2^alc copritnra di Sileni incompofìa . fi è pofia à dri':^:^arne alcuna . Di quefta Tlatone nell'amorofo Conuito fuo fa chiara tefiimonian'^ . che qui lunque fchierah collegio di^irtuofiych'adoperationi rare di fi ma' • dijponga .diligen'^a & fatica ci in tener de/ia & monda quel d'im pò la diurna particella. accio dall'ingiurie delruere. debba ancora con qualche fuo leggia lo dro fegno òfimbolo rapprefentar altrui l'In/iituto . ciafcuna ^cademia ancora. laqual" Imagine fu già ricordata dal Chivs accademico alnosìro Collegio. Et perche Clmprefa à mio giudicio . co ne' penetrali de' corpi no/ir i fio intento cì^ uolendo fpiegar que & concetto 5" fuo. che Iddio benedetto ù guifa difcintilla difuo' ha occultato . la Mente^ dioyouero Fin fuo.che per fercitati amor . delle Donne ò de* Signori loro^ /? bene ui fono ef- che que/ia facoltà fi fi è ridotta à quel colmo di belkT^dy . è una- mifìura rnifìica di pittura <& parole rapprefentante in picciolo cam pò à qualunque huomo di non ottufo Intelletto qualche recondito fenfo d'una ò di più perfone .

à tutti inetto materiale.come : im- ma nella nofìra fpecie ancora . ?s[e ciò facciamo fen^a imitazione di chi meglio di noi feppero uelar. & & ^ celati pieni di di mortalità Sotto l uelo del corpo di quello Sileno arteficiale afcondiamo l'anima dell'lmprefa.&• elementare. di helle^Pia diuina rtnchiuft per qualche tempo tenebre (òtto la fcoYT^a de corpi inconditi . F^ siaci che al Mondo an/ . & ridicolo dimofìriamo. chà prima ui§ìa pare . ftudio . i tefori della fapiew^ . philofòphia non sauilifcano nella lordura di coloro cipale Ulta è fenfo . ofcuri figni di ?nouimento di uegetale cubata ueggiamo la uera nofìra giamo al celefìe Mondo. rifìima luce. loro . Ma perche queflo compoflo noflro ad alto ancora fi & bel" modo lifiimo fenfo io dico fi . & Lino & Empedocle fauoleggiando occultarono uelata. . nelle congiuntioni ofcure. Ma pog" quan la uerità delle caufe di to materialmente fortifce qua già fìar & Occulta ne' giri contrarij. coft di porre ogni <& non nell'eHerna forma curiamo può trarre . . però u' aggiungiamo y qual fia teral uesìimento del fine noftro fotto'l let" Motto yluTvs non extra. r€^ ciò la Mufeo & Moife comparueper con faccia ^ Orpheo. . pu^. efferintefe & pia & uederemo . Di . cioè come per entro al Sileno noi nell'interna y& non per di fuori mirauano gli antichi. gli elementi &né' ^ mifìi cofi perfetti. & & occultare lo fplendore de gli alti mifìerij della Verità àgli occhi de' plebei & minuti huominiy perche il > gemme la cui della. quello .da Dio pìetiì di luce & . pren» con queflo 5" i l e n o.. & conciofiacht fotto di fenfttiua uirtù oc/ nobile forma . & malageuolifìime ad .come Vitagoraja Dottrina loro» Tercioche i Sacerdoti d'Egitto an-^ Cora con queflo medeftmo intento. parabole od amori fempre farà nojha mente d'occulta^ re cofé remote dal cieco & fìorto giudici o delle turbe . pofero Jòpra le porte d'i Tempij la sfinge. ch'ejjendo eccelleutifiimo & fomigliante a tre i onde gouernano & reggono tutti Mondi. forme fìanno Occulte Materia & queHo nonfolo ne perfetti appare . che l'intento primo di la mantener parte no/Ira migliore nella fua natiua forma il & . fouramondanO) celefte . dagli humani intelletti. che [otto uelo di fauole. pe gli afpetti . dentro dunque ecco nel la midolla c^ l'ottima parte fotto la c^ non di fuori (là Mondo noHro inferiore le fotto gli accidenti . il coprir le pretiofifiime .

alla crapula. > <^ poi come in nuuolofo aere-. come perche con animi humani moueua & fpronaua .i caligims radium tis efì'entia omnibus & abfilutus ex omnibus cuolabis. opera iù ordita perrnelTa . e^ negletto s dr di dentro poi alla f^irtu gli fuffe di fommd affai pregiojbellisfimOi parole fue ^ purgati fimo. grauisftmo & fipientifì.atq. quando fon F cechi-. di concitare ogni huomo li docile alla yirtùy I Satiri di 5" i l e no col Zufolo prefa habbiamo.non filo perche di fuori -. che qua giiì fi. uifioni prophetie-. . O-jofca Theatro fitto /irata. 1 n o fu iui il ^ d'Alcibiade raffomigliato So - crate-.. & occulta la ferità. <ZT figure à gli occhi nofiri il mO' Hora udiamo C^reopagita^ quefle parole. pedita ad ipfiimdinin. calìginem ingredi precamur. così noi que/ìo flile tenendo non fen^^ ra- gione OccvLTi di dimandiamo. uacationem uidere & nojj'e quod uifu noti - Et cofi in molti altri luoghi quel Diuino Huomo dimanda Idfipra dio Caligine rifpetto al fuo effer incomprcnftbile a tutti gli In^ telletti cofi humaniy come . ftffìcacia delle fiàsche la dolce doquen'2^a di Vericle-.\^ intefu ^IClmagine par effe uile S 1 1. grande) che dice à Timo- teo »> fiio Sola enim extenfione quadam tum à feipfit tum ab omnibus eX' fublimiorem fubla- „ jj . come nell'o(curità fìia inuoltA . <& non^ corn alcun à prima fac eia penfar potrebbe-. afìratti &'feparati:eJfendo quel ejfential bene quella indiuiduain Jò/lan':(a inintelligibile Monade ) quella fòure^ minente caufa ejfentia . uitat ragione^ altrimenti) che in & mente nube. Ter tutti quefii ejfempi ueggiamo .j^o . al uino^ al finno^ €y' alla libidine -ifimbolicaments ci raffigurano il corpo nosìro y il quale punto & fìimulato dal fornite della concupifcerr^a pey fuu . huomo foi. Sileni s'appellano^ quali per effer inchinati aU'otio. efi Hanc ?tos pralucidam tiaque fuperius. nelC gran lunga fuperiore ad ogni Exodo .per ui- „ fus cognitionisq. <& di . & fi così fi uede. che non in caligine rifulgente apparue à Mosè. nel quale ogni cofà . c^ altroue. chtl temerario Satiro di/forni- Marfia in Thrigia col Ztiffolo far folea <& perche non gliante è l'intento nofìro àqueUchcbbe Socrate qucjh figura . perche da niuno fufìimo conofciuti -.gelìco & diulno penetriamo y .0 di qiial ft uoglia à qua" tempi celeberrimo Oratore & cheU fuono .

non difegnando noi d'attender ad altro . per cui fi riccamente eran fabricati.natura e inchina alle uitiofe operationi . delle quali dice il Tropheta Incerta &• occulta fapienti£ tuoi manife/ìafii mihi In quella guifa &• con quello eJplicatOy .òLupo. colo &• ferino animale. dipinge Vero meriteuolmente le . sì di fludiar ogni perfettione dell'intima parte noflra Occulta cofe i & d'intendere fciocco . /ntvs non extra. ò Cro- codilo. me. gli rendon rnen belli <& perfetti . ft sforT^iamo d'ejfer tanto ftmili . ò Bue . quello. noflra moHriamo(come poco anxjhò detto)che impiegando ogni cura nell'abbellir pientifi. di dentro. Bigione uolmente dunque fi habbiam propojìo quefla Imprefa per Simbolo dell'intento nofiro. come Gatto. quanto di/cimili à coloro che folo mofìrandoft fìu' diofi del corpo. et nella natura di Dio trasformarft pofiianto» . che folo per gratia & per reuelatione fuper» .era qualche ridiò Cane. na ottener pofiiamo . tutte le più . cjjendol eulte à gli defidcrio nofiro di conojcere tutte quelle cofe Intelletti nosìri . ch'alia parte ueramente effentiale. . ma poi den tro.od altra fera.raj]omigliare fi può T^e rimarrò di dire che ci conuenga quefi Imprefa . òSimia . òClbis lor famigliar uccello. (ira ucra fembianT^a di ^ D i o. che OC' .percioche (come dopò nacque prouerbio) que Tempij erano con maeflreuolmano di Marmiì dOro. et nafcondendo un'animo contaminato et befliakià i Tempii de gli Egittij fi raffembrano . degne che al debole lume de gli Intelletti nofiri è permeffb i come di diuina. n o al corpo > l'anima noe>//7\(o. C^ // Simulacro diuino\y che tien dentro occultato à .. ò fian quelle^ che per acquifiato habito poffcder fiponno ò fiano an/ Cora di quella Jpecie. ma con le fu perne & in- tellettuali fojìan'2^ communicare. <& con gli altri fentimenti->chehò l'^cademia noflra intende . & di Titture con uarii CjT'finifiimi colori di fuori ornati. à quel fa^ Greco. cotal natura nel /ho Sileil 5^ i no Verg. occultar fotto uelame fapien':^a al facri tefori fempre deWhumana Et yulgo ignorante & & in conchiuftone con flmprefa delSiLEUO il informato dal Afoffo. &per laquale da ogn altro ani- male fi amo difìinti non folo.

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ET ILLVSTRE LA SIG. tuofamente: ma quelli ancorataluoltaQco me di Cimonefi narrai che d^ignobili ^ ^ La onde in ognifecolo chi nel?opre Caua chi nellapoefia . la nera Bellezza ftelle Donneai IL Signora^forte 0"Jòaue poftì ((^gentili adoperar bene cd- iena a trarr e non fòlo gli animi ben com- O" uir^ fè ruuidi coftumijono. SIGNORA jy^ SumTFj. BelleJòno tutte O^ ^<t- eftrema lode hanno terminato la uita Fopre di Dio ma : tra lejenfibili niuna » ha y che a paragone del?humana fattura HarpoJJa beltà tutte le lingue inuita La cui » a lodarne quel?eterno Maellro ^ ch^in lei dijfiijè et communi co la luce della facciaJua Quan ti animi nobili s*accendono ad altifsime operationi da raggio di bellezz<^ dolcemente percofsi 5* Quanti ebbri di quelfam^ brofia^ ci) in bello <0"gratiofc> uolto ^ da portamento confort me accompagnato role fi bette ^ O" <tlfuono dijaggie CT lodeuoli pa- hanno come da furor prefi altamente cantato . <Zfy lerejchcy chi nellefcienze chi nelle morali uirtàjolo ejJercitandofi(^ Donne d^aka Bellezza lor amando nonjenzd loro.

come Donna nobi^ hfima nonfelo di BfJ. nondimeno nclfanimo mio P^. che ninno conojcono : ma in quanta /lima efi fenga^ laide noie belle C o^ ualorofe Donne : et alt incontroy quanto le ^ uitiofe habbiano afchiuo che quando con quello fine per» fuafo lor non hanesfi : certo quefle JELime fi farebbero (j:omc Jliona il lor Nomt ) rimafe nafeoHe CT Occulte M.preuakndo^ ho eletta lei . Dafi cara CT poffnte ca* gione mofei i nofri Sig.perilche difeorrendo ancoraché di molte mi ricordasfi che in Italia con infini^ : tofplendore del nome lorofi uiuono . (latafempre in animo tranquillo spurgato efea ^ mento la Donnefea Beltà . com^ afegno di quefo mio p enferò .le Donne loroy O" i lor propri) affetti: O'poi la/ciato il pan in aìtrct ticoUramoreyi'una nel grembo bdlexx^ trajcendendo^con ?aU iti a. tatafi dedicajje . deirIntelletto ZD* della P^olontdfeti rtporji alla.a Donna .sc i^ ^felicifima Vatria nofra:((^ con ocrnirinerenza conofciuta da tutti quefìiSign. la quale do* pò molte contefe in dono ottenuta Qper conofeer efei elle nongiungono a granpexx<t a quella leggiadria^ cultura^ CT altezza poetica ^ che loro fi conuerrebbe ) hommi auifato di mandarle in luce : pere hefi ueggia non tanto il pregio de loro Ingegni:. S Illu/l. ^^^cademici Occviri^ hauendo altre uolte in diuerfe occafioni cantato i loro <^mori in Ri^ ^ ci) me: a me è uenuto in mente di chiedergliene parte . fine aDioì Etpur di quelle gloriofifeime opere è concita. ma come di quelia^chenelucdomle fio flato moflra un ritratto nero . io :.afe era tutta la tellura di queflo J/^olume èfiata parto H Ingegno fpronato £ amor di na:. CT Donna di molte perfettioni do fra me della perfo^ cui douea uolgermi. conueneuol coft ancora^ che a Donna:.

S. creanza. fe^ non quella^che merta Icggitima CT integcrrimafruìtùyet can . che col ferro hanno debellato 'Prouincie: poiché nella uojlra più frefca ^ giouanile etatt rimaja J^ edoua^tra le guerre uifiete con animo inuitto <^ le infidie mondane CT pudico fempr e mantenuta ow* d'ijènfi . de ftrebbe forno della Fama :fe nel continuar delfio grido Dall^alore di /^* S ^ lieto <^ pronto animo porgo ZfT non ui perpetuale il Mome fin tra le piùjlrane nationi del Mondo^non che tra noi^ ^ barbare %^nimc^ adunque bora co (Ir etto con dono a quella i canti dolcìfimi di quelThonorate Et come molte bellif. tutti uoglia di i^ual fortuna CT' c[uahtdJìano con amoreuole concorrenza rìs uerita ^ ojjeruata. Donne hanno caufato tanti ^^fi uarij componimenti: cofi penfi di tutti jfia quella P^. di prontezZ'^ f conuerjatione di P^ . perfetto compo/io nella Do ftnejca conditione conuienfi Ile he ho comprejo neluederla da. O Donna neramente d^ogni lau» le de degna ^ de (^^ i d uoi ben piùfi conuerrehhero le palme y leghirlan* trophei ^ cl)d coloro . (^* conofcerd ucramente ^ come le di^ uinefie qualitd lafanno non fio perfingue : ma per meriti riguardeuole CT lUuUre. certo^ e biella e negli occhi di ^ nel cuo^ re^ nella memoria ^ <^ nella lingua ciaf uno CT io per me non attenderò altra ri compeiija con ejfo loro da ]/^. che^comefingolar e oggetto Donna fola . S.S. Et certo chi uuol ueder una milìurapià che ordinaria <^ un armonia pia chehumana dihone/ldydi O" uiuacitd d^ Ingegno^ di dolce trat^ t eni mento j difacondi a ^ digrada ^(^di cariteuole CT ufft* tiof co fiumey uenga afarfàggio della gnor ile CT honorata. nel cuigiocondifimo a/petto in uirtùfi comprendono tutte le Donne amate commenda^ te da loro : ^ tenga per ^ .guanto ad un .

^cademico .<^ come quella coricatafi alfombra dopol pa/colo ruminar fùole : cofi egli tacito (O"flitario ud riandando lecojèpiù alteftto ombra ciò difauole cr d'allegorie.delle liberali Dottrine . che da ifenti- menti d^i Di/corjijtano alquanto lontane ^ le Rime ma : penfi eferfatto a bello /ludio perche la dolce leggiadria di quelli.. . me (guanto TIngegnofiofia fimite adeffà Fera lajempre monta aWerta^ et uapafcendofijolo arbujcelli che come quel delle cime degli O" delli fìerpi : cofi egli uàjalendo ^(puntando le fòmmitiì^quanto può . Leggera Difcorfi del So lusingo ^^ cade. queflefia temperata dallaJèuera grauitd di Ora non mi refta :. tobre. telo ^uejle Rime i tumore . T^ arerà a l^ S ^ .Jènon pregar l^ eia 5 . infime con jòpra ciafcufid Impréfafuorché fopra Ujìiu del Capro Qche fopra pofjò 3 (Quella io / ho prefo incarico d!ombreggiare (guanto injie^ profondi et reconditi fuoi fen ) et intenderci fi . Et qui a J/^ il S. che^^comeper effày come per Scalafi può poggiar intendendo alle Stelle: cofifac che mi jìajlabilifimo mexo la ^ Gratiafua a poffèder quella di tanti lllujlri Signori che la honorano CT amano: prencipak . OccvLTi xr il. Cr masfime del Cnif^so ^. % Illullrt Seruitore humilij?^ Il Secretano . 5. III pregandole felicitd^con ogni r inerenza mi raccomando £)airJy^cademia de gli M. Lxviii. S.mico fatti ^ V.dido ^purij?. di Ot^ Di P^. D. promotore di queflo mio cominciamento.

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ò Topi alpini . dd cui genere è ancor .e Je li reca feco. non altrimenti che far fogliono Ghiri €^ Tafjì . fa nel tempo della uindfi Vìia percioche ali^indofi co pie ritto fa cader grappi dell'ié» uè. altra uerfo B^uaio . è dì due generi mar in» & . ò fneflre Cuna uerfo Olirò . i pomi . detto da Latini Echinust . . É artificio fo . . fercioche non pojfendo prender col grifo più d un frutto per uolta . confii- tutionc d'aria. carica. c^ con le fue acute /pi- & ne infil'2^andor. (Clr cafe uicne nutrito come preuede uentoja difcnderfene . il uit-nel- to la Srate per iìarfme à ripofo le Iberno '^ i cauità degli alberi . ne' piediy &nel I{ic - uentre .'=!^lì L RICCIO terre/ire . acutiffìmi. s'auiluppa tra le pera . fubito donde preconofce douer foffiar Fen- to. o^ Erinaceus l'Hifirìce . fé ne lalimento à i fuoi figliuoli y follecitudine prouede . che molto della fòliy diletta. che à peli tu dine fi rajfomigliano È animale fi . perche nella fua tana hauendo due per. &• dopò rotolando tra loro prouidenT^a & . D autunno le caccia uolentier per le fiepi cofi per le -macchie^ k^ per uigne & il uà procacciando nelle buche . Coft con mirabile . & à becchi . Vifieffo . riponendone per l'auenire Jn lui fi uede un'imagine uiua di pru- éenT^j tugi . &di accortc'^T^ . Tutti fono quadrupedi &' armati intorno £una fpinofisfima cotica^ fuorché nella faccia. fatta-fnentc fi . & di grand" indufìria. slipay & chiude quella fempre fé nelle fi &t . Islafcono nella pelle del cioterrefire (come dice gridatele) pelìy — rifcono fi che à poco à poco degenerando sindu che più a [pine . jìra quanto riduce al effer muro per llche ci mo- doliamo prouidi nel ripararci dalle future i»i- .

preme ge con lunghi giri crudeli ^ .mìnenti calamitai & doue non posfiamo far dotte ci urta .ìgliati il Troiani Italia . fecondo il defcriue^ che fecero trau. & &• munifcey perche dalconquajfato. & tempii S'inganna limoprecognitione de tempi. come Ferg.^^ la uiolentia dell'onde fire ft carica^ . Ora lafciate molte altre cojé . Thiftci periti fogliono aiutar la natura per quel uerfo y doue ella deriuando Ihumor maligno <& nociuoìcofi con cgual & forte animo debbiamo fecondar quando non ui è riparo i . &• uefpere ah atro Confnrgunt uenti . tant'y Ma il ad effer augure ancora nio difcorfiiiO animale nella nò . Et queflo nel Riccio . uertarnus iter i . contrafìo. non fia difiratto . nec tendere tantum fnperat quoniam fortuna tfequamur y Quaq. l^ec nos obniti contra Sufficimus . to yfubito fi rifìringe in guifa di palla. marauìgliO' che confideran diffe . & & uoldi fpire annodandolo . e' temuto dal Lupo . come ne lafcia parte del corpo fuo fcoperta . un i & y il non cedere à loro Et come . tanto più fi offende atroci punture Exameron donde in fi ingegnoy C^ tanta fcaltritCT. che di fpi- ne munita non fta la onde il ferpe quanto più lo . cinfcgna la ad accommodarci c^ preuale Fortuna . poeta greco WcAA'o/'cA' «'awjsj^^ k\\\'%ìvoì cioè Multa quidernVulpesi magnum unus nouit Echinus ISlon altrimenti il Marino fi lafcia fouragi ungere da tempefìoCi moti del Cielo pcaioche prefentendo douerfi leuar fortunay à gui" .^^ da qual maejìro ha imparato Baccio dicamifty dice ^mbrofio nel fuo pargoletto animale tanta fcientia . .atqi in nubem cogitur ^èr . effendo [omnia fciochcT^^a del Islocchicro groppo di uenti impetuoft inchina . lo fpingere il legno contr . conciofia che riferifcan gli Elifìorici naturali fin che Jìia tal uolta tuttunanno intero fen':^a cibo. Ja di "h^aue di molte pietruT. . li terre- qualunque uolta ò da fcrpi i . tion pojfendo : loro dcfiderio afferrar lido d'' dicendo Mutati tranfuerfa fremunt . antipathia dimandano Greci) & da con cui ha naturai nernijìà (che cacciatori ft ft uede infidia. fggi onde ^rchilocho ev y-lycc. uocat fo configlio . altim peto d'una tempefia . . è quel . ne fc fiiffe morto') fente fpirare . il Baccio de' futuri & è chiarijfimo ejfempio d'afìinew^a .

Vauperiem fine dote quxro Cofi uiuendo quefio gent Uh us- ino fi rende ficuro d'ogni parte dall'altrui offefé. Dio. nunc alij benigna . non folo della libertà . (per dilettarfi più che ahri & recondite à formidahiC gli occhi di molti: altrui-. fwy Mondo . .& nelle uirtu morali effercitato.Laqual cofa credo faccia ad effempio del poco inan^i nominato Toeta. tanto fuo famiglia- re. Laudo manentem'fi celereis quatit Tennas . & mea . non lontano dal Titolo noftro comune. conciofia che C-T-in Città. ft uà di continuo preparando con tra ogn infolen':^ di Fortuna inuolto folo nella ue/ìe del ralor col quale fi ripara da ogni ingiuria del . ftrra in figura rotonda à chi toccarlo prefume ef- egli genti fhuorno di piaceuolijfimo Genio] ma intende fignifi- carcyche come contento delfuo fiato. Virtute inuoluo.fondando ogni fio di- fegno nella propria Firtìùcome dono di fa d'ogni fua contentexp^. quiete fua . che t auolgerfi . probamq. attribuendone . ) non perche uoglia mofirar do. ilqualefcriuendo à Mecenate nel negocio .& douél più di fua ulta tranquillamente difpcnfa. <& ad certa fua pecoliar natura conforme forfè d'intender cofe ahflrufe . refigno quji dedit. <^ auuilupparft tutto nella fua fpinofijfima pelle i l cofi quefio gentilisfimo fpirito conti maligni . della e riti - lette^ ratifìimo-. prefo da Horatio Toeta Lirico di co .di raccontare di quefco animale ^ come fouerchìe il ^ per uenir alte' fpofnione di quejia degni IJima imprefa^cUc Baccio terre/ire col ^ mottOyr ^DiQj/E rvTvs-. lib.& comeprosftma cauho comprefa ne cofiu Laqual cofa più uolte in yilla mi fuoi. ne gli infulti de uenenofi Serpi che il . per dilettarfi molto. ogni lode al dator d'ogni bene migliato a que[F animale in quefla parte che come Si è ajfì- ejfo non ha . che quello nojlro ^cadcmico haimidofi prefo il cognome d una ^^f B s T R V s o . quando fendo fi d'effer come l Bjc" . non troua altro munimento . iij. però corae Chrifliano . ò d'altri animali altro ripara ridurfi . . de uerfi Lirici fuoi diesi Fortuna fieno Uta & Ludum infolentem ludere pertinax Tranfmutat incertos honores J^unc mihi . rarft tutto in fé fieffo & nella Firtu fua effendo egli & nemici & .

che traduceffe fe- licemente un gentilifJimo fpirito in quefio modo't E' la Lungi da Kle Virtù pretio à fé flejja . uada racconfolando mafiime & fortificando contr . neq. defcriuepur Lirico poeta nel libro de' Sermoni^ nella Satira vij.delf^na aperta:ma otioyche della Cultura de fuoi poderi. B^fpor/farc cupidinibus ^contemnere honores O' in feipfo totus teres. neqi mors . che conturbar lo poffa .ch'à tutti ibelli dijègnifi uoletier cotrafia. l'ufficio del faggio huomoy ilquacìje ci quanto può in quel 'modoy ij. o ritirato in fé fìcffo ne fuoi bellifiimi . nil indiga laudis I quali uerfi^parmi. &• è nelle ricche^^ interne Sol' animofa. ne dcfia Jòjìegno altronde che da fé.nec fafcibus ullis Erigitur plaafuùe petit clarefcere uulgi ISQl opis externje cupiens Diuitijs animofa fuis. non ha bifogno Di lode. come Puccio raccolto. confumi o co Libri . che chiama fuoi fedelifìimi compagni penfieri. . di niun eflerno riparo et ornamen to bijognofajlafii intrepida cotrogni affalto della Fortuna. claudiano fibi . quando dice^ Quisnam igitur liber? fapiens yfibi qui imperiofus Quem FortiSi neq'y pauperies . Conuencuolmente dunque jà da lui tolta quc/ìa bellifiima imprcfa per rapprefentarci fotto il ftmbolo del Baccio raccolto in palla lefi sforT^ di cffcquire il . fuperbi fajci > & s'al'^a al fa/lo de' tenta dal fauor del mobil Vulgo F^ceuer lume ^ . & uiuaficH' . i colpi del- ritrouandofi orbo per morte di due carisfimi fratelli l'uno di quali per la bontà . . atq. Cofipofiiamdirey cheP^utordi quefla imprefa. rotondus di Et qual mag' giorficurex^pofìiamohauere quelUi che per la uirtùficonfegue^ Que'sìafolo di fé medefima cotcnta . letteratura . . tutto quel fi può ritrar da negocij .ft la forte . in queflo propofito dice Ipfa quidem Virtus pretium folaq. late Fortun^t fecura nitet . fola i colpi di Fortuna fplende . uincula terrent y . & ex celle n^ tia nella cognition delle ciuili Leggi l'altro per la foauità de' coììobilifìima fiumi & cortefia erano di grandifìirno fplendore alla Famiglia lorOy& Tatria noflra.contento de beni dell'animo fi flta ro d'ogni faagura.JUa.

che la verde fpoglia Al fruttifero Autunno a pena giunta Nel più bel tempo di tua frefca ctate Volando al tuo fàttor. e'n doglia. & fenza alcun gouerno. ogni allegrezza & pace. Che dal carcere fuo quell'Alma sleghi. & noi in pianto. ch'inficme col mortai tuo giace Ogni mia gioia. aita Quefta raifera vita. da me difgiunta Lafciafti in terra. Qual già ne l'Ocean perduta fpinfe Naue. Vedi. ne i ti fia à sdegno le (Irida. & grane Mentre per l'ampio Mar pien D'atri penfier mi mena 11 di tempefta pio dolor. Che Eolo sdegnato à mezo'l Verno Tra duri fcogli.e'n folitaria arena Lacera il fianco. Che con fofpìri ardenti Sparge tua patria colma di pietate. Hor tal mi rende il duol noiofo . Rè del Ciel non preghi. Di fpeme uota Se tucortefe: il & fol di timor piena .B^ I M E Alma felice. cbe'l cor tranquillo infefta. e lachrimofì accenti. . Mira (ti prego) dal celefte regno Quant'almc fconfolate Piangon Vdir il tuo partir. sa più Ne homaì da cui fperaf .

Mi poteua Mi suelfe piagar faldo petto col rapirti à noi. il cor & ogni fuo diletto? L'Alma. Perche depofte ambe Non volò intera al deiiato Amante? Se le tue vocjlic tante Communicafti meco. vedrei ne la beata corte Mille fpirti felici . che Saria falita à folo il vulgo errante cole.& fé ne refe Vnanimì vna Fè. lafciadi me 5 c'homai m'attempo? . 4 Inuida Parca. ch'i corpi noftri già fol vna Reggea concordi in terra (laifo) come Diuiia al Ciefafcefe? le noftre fonie.pt:rch' anzi tempo Frate. fpirto cortefe. inexorabil Morte. Dio libera . C on qual Se più fiero flral* il empia fortuna .e'l L'Alma da quefto fommo immondo Sole. Ma (laffo) ch'anco auolta F pur nel nodo. che legata al fondo Di quefta valle ài perpetui affanni La tien lontana da i celefti fcanni.D E L V ^ B S T \y S 0. Mondo. Perche ad vn colpo con la falce ria Non mi sgrauafte dal tcrreftrc pondo? C'hor teco in lieta & dolce compagnia Frate.& fciolta.

& te libero 11 & fciolto > Dal pefo tuo mortai Ciel n'ha tolto In fel . oime con cui dolente Come Hor folea fouente s'i Gli affanni partirò. che più rifplende. Finche dal giro ottauo à confolarmi Pietofo Ottavio fcendi .òinOftro. noftri cori . Ma qual purgato inchioftro.& dolorofi carmi In altibofchi. ne più il viuer fenza Te mi fià grato. & (ludi Non fur nel Oro vii.&folitari horrori. Che 1 canti à pien le fante tue virtudi? tuoi penfieri.K Deh quando Vedrò mai . ne inGcmme. & viuo lume D'alta pietate & di verace fede Nume) nel tcnebrofo fecol noftro? di Virtìi fu propria fede D'Honor5& L'Anima Mentre tua (c'hora del Ciel è il veftiua corrortibil manto. e'I duol atroce Mi fcemi m parte l'alma tua prefenza. Ma fol nel acquiftar quel. che l'huom rende Degno qua giù del Ciel. fon diuifi . Non fonerà giamai quefta mia voce Altro che pianto . ftil fià quale mai fublime tanto. Già più co' miei dolori Tregua non voglio. J M E fi chiaro.

e' hor mi bea. L'Alma. d'vn picciol Rio. Smeraldi fparge in sii le fponde. e Lacci. Le Gratie5& lAure in dolce fchiera accolte Giuan fcherzando tra le frondi fcioltc. di pianto >& di ro(piri> trifla & va di notte La uc'l dolor più atrrifra I medi cor di gente Tconfolata. che quella Infinita dolcezza vn'altra volta. e'I cor intenti hauea & & Nel bell'Arbor gentile. da me fià colta. Quant' è maggior Mar M A D. Farà ritorno in me^s'auien. Che'l vago Aprile i Colli.In felua horrida nata Canzon colma Fu^^i'l fercno. B . che fu le labbra mi furafte. le belle hauea fronde Vn Et verde Lauro allhora. e li i Prati infiora. Volaua Amor s\x gli odorati rami. Mercè A' L di grato Amor-. che tanto auanza il il dolor mio. Legato fui con difufato ftile Al tronco fuo felice. Baci che le Colombe già imitafte Mentre fra bei Rubini Di Lidia PaftorelLi AmorofettajCt bella Suggendo andai licori alrnij^: diuini. Hami Mille d'Oro teflendo Io mentre gli occhi. Ma AVRA fparfe D. Et di.

di celefte ardore. Ebra del bello poi. Sparga le piaggie ogn'hor dì vaghi flil' il fiori Con Ecco difufato fra noi (mirabil detto) Capricorno. ma mirando s orna D'alto valor . fudin l'alte Quercie humori I Di Mei rofido. inargentati Albori. & rende già morbofo gregge ferma ipeme> Di ritornar al pafco ilio ficuro . & puro d'ogn'intorno. & pura Al vero & fommo ben. C on Al cui l'ira di Dio fi placa . Tieni del primo bel fìfo fi fura mira Ad ogni vii penfier5& chi t'afcolta Indi falendo poi l'Anima fciolta in te ratto . non fol fi gode Di fua bellezza. ond'efTa & è tolta. ch'in degno manto auolta> l'alta figura. & ipiri Arabi odori Zephiro. il feme Del gran ceppo di leflTcecco che fcendc Giù dal celefte Ouil l'Agnello puro. che già Tadorna: D'effer col fragil Et brama vnirfi manto ancor fi rode> con l'eterno Amore S Q^v A R e D'ogn Tofcuro vel quefl:o bel Giorno atra nebbia. D'ogni vii voglia.e'l Ciclo fian d'afpetto adorno Con noui chiari.^ I M E Alma Chi gentil. Et mentre mira lui. che la rende ofcura. La terra . Con le fant'ale poggia5& lieta.

che Me NALc A faggio Con torta falce incife in vn bel Fa^^io. Degni & d'alto flil L'honorin' & Paftori. Egon b Queftelor note. Da C l o r r fìà il principio gentile.& & Monti. & Selue d'ognintorno De* fuoi pregiati honori adorno Rifuoni ogn'horla mia Zampogna humile.e'n quella. di plettro. i Lìdi Di be' Giacinti 5 & di Rubin Allhora ch'alternare Aminta. Quant' è de le Mirici Del fuo bel nome Ne fprezza il mio cantar. il crini & carca i fen di Rofe Titone Spargeuai Colli. Amarilli. A MINTA Contesta L'Amica di i ET EgONE. da Clo r i Nimpha S'ornino bella .D E L V ^ .& antri. ma Pin maggiore mille fcorze io vergo. Fra bei fioriti pafchi. Prilli D'Amor. B S T B^F S 0. & B snella M'afcolta fpeffo in quefta piaggia . i Prati 5 Di perle rugiadofe. Flora. & Nimphe & limphe.& Fauni. 'Ot3' am. Campi. di Gratie albergo. . e graditi. Io Prilli canto. il lieta. vaga. Philli Ch'in beltà tanto auanza5& in valore NisA. mio . EO.

Et dieci Pomi . Vn I bacio le furai. & ridente D'Amorofe ghirlande intreccia j i corni. Varcando vn Rio l'altr'hier Glori trouai Ne le frefclV onde immerfa Cha fuoi bei crin telfea Fragole. E infiora i velli fuoi candidi adorni AM. A' Glori mia gentil riferbo vn nido Di bianche Tortorelle. c'hor' ordifco Con lente verghe di fottìi Lentifco .& torna . & morbidetta Con pomi Con d'Or fouente Et ride. che con gran Del fuo L I e I s perigli e A fido .\ I M E AM.& poi s'afcondc poca 5 & lenta fretta Dietro ad vn* Olmo. Et mi fuggendo poi tremante. ò Salce. Me P H I L L I chiama fcaltra. ond'ha diffe la faccia afperfa. Rubbai di notte à Ti r s i & due Conigli Porrò con lor' infieme. ò verdi Iponde. Indi forrife. fià D'Aminta Glori fedel Amante 10.& queftÌ5& quelle Chiudrà vn vago Caneftro . Talhor al mio Monton lieta . Acanto . & tinfe d'Oftro alquanto bianchi fior.& fugge .

che col Tauro affai combatte: Quefto di P H L L I fià di P H I L L I fola. Ma mai non fià il mio cor conquifo Che da C l o r i d i mia . Hoggi ho dal I 3 AM. Montano. Me Silvia p s adoraj& lafcia Mo p s o à dietro> Mo o di grasfi Armenti Più ricco affai del gran Paflor Et pur da lei m'arretro. Et col moflrarmi il ren5e i be^crin d'Oro. Gregge eletto Vn Capro. & honoro . -j Et io recai à Philli vn d' I bel Ceruetto Nel gran Natal ola . Con due faui di Mele5& Cafcio3& Latte.& le Viole.DELV^BSTI^rSO. EG. nel cui bel volto Quant'è di vago in noi. vano Ne men di lei Tirrena bella in Mi fegue. d'altra EG. Che Et col candor del Vifo.& prega ogn'hor con fuoi lamenti. Agguaglia C I NTH A ancor n'ardea Che con T Alba à danzar contender fole . Arde per me i I la vaga Ga lat ea . Quantunque per hauerlo Niella ancora Ouunque io vò^mi preghi j&fegua ogn'hora. Perche fol P h i l l i mia bramo . be' Liguftri. fi vede accolto.

eAMiNTA L L & C L o R da lor j 3 I II fiion de' verfi lor recar vogliate. . tanto amate Vi prega Ch'à P H I EGON. Frefche aure. che furando I grati odor de' verdi prati andate.Il I M E AM.

.

. & cancro Vccello li. del fuo andarfì afìicurando dal Folgore con llmbitar ne luoghi bafii . ilquale ò come parente . & mofìruofa . yjT' corfe alla mifirabil . & . de' Liguri ad cfsmpio To di Vhetonte llche intefo : ageuolmente uedremo ma' nìfefìarfi l'allegorico finfo della . & quegli ^{Iberi diluì j quali poc trasformate i forelle come defiderojò di cangiar nita mato non in candido . Thetontc. mifle delle fue fecondo Libro . come jù già quejìo generofo eccello innan^ii alla fua trasformatione P^ de' Liguri. chebbe del Fulmine Cigno F^ . che ancora ritiene . c>^ dolendofi altamente dtlla ruina & le 'mor- dd fulminato Giouane. •>(ON COME SOGLIO IL FOLGORAR PAVENTO. Cigno . che uccifo d achille la fu trasformato altresì in . Imprefa del noflro ^ d o m b r a. trasfor - mationi del Cigno . quelle riue . che quefìo ne" cello habiti sì uolentier nelle Taludi ne Laghi . nondimeno uulgata <&• fauolofa cagione . Tò uolendo pur ritrouarlo .^voLEcciA rio nei Ouidìo non fen^a. Lequali parole fcor-T^lmente fuonano che tal è la ftcurc'^'^ che prende . & Vc. <& . od fua cadule ri- amante ta in di . & piangendo . nome . paludofi & ne Laghi . nome filo ma il cofiwme di conuerfar ne' luoghi acquofi sgomen- tato dalfhorribil incendio celefìe Et ancora che altrouefi di cotal mentione dtun figliuolo di Marte . Stagni è attribuita al terrore . laquaf è formata dice [otto profopopea del Cigno che per ejferfi YÌcourato altombra d'un Lauro: pianta priuilegiata da Giove contrai Fulmine . <& narra -- . Onde auenne anT^i erano che tuttania empiendo de pìaìiti delle fue querule uoci quel ne"" fiume .-bbia & corpo fi uide trasforil . giua errando lungo uè te .

che come Tal udì &" ne' Laghi . che l'appoggiarfi alla Firtù '. che come la corteccia del Lauro amarifìima . alt acqui/lo della felicità da tut . Et: primieramente ueggiamo . che portano i nomi de gli ìmomini ualorofi in bocca al tade . Et come Lauro fempre di propria natunell'horror del ra ne fi mofira uerde & fiorito fin : Ferno '.come intende fotto il Cigno fé /ieffo . non ar' rogandofi punto cotanta facoltà) ma fotto . C . Giove. Firtù da D IO "Padre di tutti i lumi il & donatore d'ogni & '.fempre odorato &gentile/altro tra gli eccelli candore. sì fempre uago. fi. & effentìone del Lauro . Teramata da amata &• fauointel- lettual illuminatione. doue ò per paura del Fulmine. Ora per quefta Imprefa compojìa di quefìi due bellifiimi .la can- dide'^i. sì per h per lo canto.come con kg' giadro figmento racconta C^rioflo nel trentefimoter':(o . così all'ombra di quejia felici/sima pianta. è da confiderar ciò che uoglia per fua principal intentione fignificar queflo ^cademico nofiro . non tanto. (che di tal pojfa efjere non fi /lima . difendendogli dalle rapine del Tempio fublime dell'immortali' Tempo uorace. il Cigno fi conofce ha» uer più to/io uoluto dimoflrar l'integrità la piaceuole':^a. ilquale ueggendo niun più certo ò più ficuro riparo poterfi trouare nelle fortunofe reuolutioni di queflo Mondo. f derata da pochifiirm confeguita con niun al. corpi del Lauro & del Cigno l'uno tra gli alberi fempre uerde. c> è fertile in ogni contrario tempo Cofi è fi può dir parabolicamencofi la te. Coft la yirtà mai non inuecchia ma fempre ha uigore .a. fecon- do la fauola fiiol .9 prende nelle il Cigno del priuilegio .la mode/iia.orifce. non più fuole pauenta i Folgori^ che l'ira di effer come Giove taluolta factta. . perche fi perfuada (come alcuni improuifamente potrebbo' effere no penjàre) di uno di què Cigni . me^o accommodatif imo ti i uiucnti de & potenti/limo e . (^ è ^polline B^ della luce corporea rita coft la . ò per effer di temperatura humidifiima uolentieri babitare. Firtù : ukn accompagnata non confèguendofi dall' amar e-^^T^a della fatica ella fen':. <& tren* taquattrefimo Canto .&' la bontà del fanimo fuo. & sì anco per la pacifica C^ tranquilla fua T^atura generofo >& eccellente'.a fudor e & ^ de' trauagli difficoltà ycome diffeEfiodo. tro corpo ha uoluto intenderla cloche cornei che con quello del Lauro Lauro è pianta fauorita da .

Et come di- i^ij. di eh' è principalmente . Satira fua . caua & per <& & ne^ luoghi concamerati per la fdperficie con. &lìfcia-. hauendo l'animo munito di per finfufo da Dio yò per l'uno Firtu poi per habito acquieto . rotundus il Ter quella . rotondità intendendo il che contiene in fé principio finey non punto bijognofo d'efìerni aiuti.à cui pigliarfi quella fuocofa ejjalatione .TLt come'l Liuro non è fulminato . come fiima compatiy/ienti rotondo^ & & ^ Fracafioro nel libro fuo de . Jmprefa rale . & robufii . come neramente yirtu non teme più aduerficalunnie .&' tribolationi mondane quella: onero s'intenda quefìa . di corteccia denfa ipolita. contrarietà naturali effer il Lauro molto non puh ap' . h <6'^ per l'altro infieme. Ter laqual ragione può acconciamen- te acccnnare. Sì per effer Fccel- lo arnantifì. uirtuofo è for- e tutto da fé dependente FoYtis in fipfo totus teres . la rotondità loro attiene ci Cofi la uirtu quando è impreffa nell'animo noftro. della mufca . ciato ne fuoi te Emblemi l'altro. fi conuengono à concorrendo qucfii due Corpi àfigni- fìcar la Toeftayl'uno come Infegna di qucjìa diuina ^rte fecondo l'^l '. profejfore) et l'uno et l'altro corpo. atq. ADOMBRATO tàyperfecutioni y daW^lbero .non hàpiìì timore del repentino et improuìJQ occorjòyod infuUo della Mor£e.che per uenir . o fia il per ima fua aduerfa nx per - tura d Fulmine. h fi a . me?^ c^ La onde fecur amente // pojjìamo affermare y confiderata l'ingenuità dell'autore di quefla .conie premio affegnatomifleriofamen' à iprofeffori & fin diofi fuoi. // Sauio C . inftdie tentationi od altra fpecie dì àifìurbi. del Ci- Lauro & gno come facro àThebo dice Ouidio . cofi mo- come intellettiua cìje uoglia dimoftrarey della . y sì per effer indouino della [uà morte come Sic ubi Fata uocant udis abieólus in herbis ^d uada Meandri concinit albus Olor . &- il fuo dilettarfi e/ìremamente della Firtit . <& infegna lui: di tutti coloro. Oltreché ne' non negherei y che per compiacerft più che mexanamente ponimenti Toctici uolgari ( oltre le com- Leggi .che fattofi immortale per mei^ fuo. del palale y di cui fi come arbore triomcoronano gì' hyiperadoriy&i Voeti. . ce pur Horatio nella te i rende [orti . che Fulmine fi dimanda co- me nelle colonne .che alla Toefia dann' opera.

Laura. i tuoni in bando^ilcuor . con la uirtà de' raggi della beltà fua atta à rifcaldare qua^ lunque torpida operationi. come Jòfpi' & y & Yo di bella Donna .che cofi lungo l'amate riue di Sordi ragionare gayoue foleua conuerfar Laura^in uece ri un canto querulo & mandauafuo^ lagrimeuole . bulentifìimo & fìerifìimo temporale. trarca nella fua Cannone detta la picciola Metamorphofi dice. ^cademi' amor uir. Et comeì Te^ . & neghittofa ^nima a uirtuofe^ & pellegrine &. atto à defìar quell'altro fuoco poi . & 1 afìicuratofi neU honefìo & caflo intendimento dell' ^mor fuo panificato per lo colore C . . ch'è il Sonato del Tetrarca come che comincia. s'ajjìmìglla à Folgore. pagnata da quel yerfo del Tetrarca per Motto quefia interpretatione . che come . Tetrarca trouò fieramente namorato di Laura che allegoricamente intefe fotto la uoce dei Lauro . mio-. ò da quelle del cuore di Laura poffenti ad accendere il fuoco fopito . ceffaffe fU' fi la onde dice in quelf ifieffo Sonetto . Ma il in fatto confiderato . onde prefo il Motto . t^" & pura. cofi ancor' egli. &. Quidoiis mc^o fon Senn uccio t-a. che ^- more chiamiamo. per uicino al fuo amatifìimo Lauro . : con e/lrania uoce chia - mando fernpre mercè del dolor fuo cofi queflo noflro co conuerfo in Cigno per le molte TotfiCyche per tu di quefla fua Laura uà t effendo . fuo. fi è probabil cofa . ch'era da gelata paura prima sera raccefo & hauea ^Z- fpento affatto timore . per effer di cuor gentile y fi a prefo dall' - ^more che fi di qualche giouane Donna di tal nome .t& mafìime ut' frutti ualorojamente cai do y&. fi può trarre in- eh' effendo il l'autor fuo in età giouenile. fcher^an do con la uìrtu del Lauro berOi&di Laura Donna^^ deiC^ura ejjalationepiaceuolmentefo' fpinta. come Donfia . come fpento . trasformo in Cigno . il luogo . '^el quale mojlra ilToC' nel uenir à Valchiufa era flato accompagnato da un tur che poi giunto al de/lina' .per effer il Lauro come albero nella corteccia^nelle fron* <ii. che non per altro rendea ficnro de Folgori dolce fenon perche non appena uifla l'aura. Dico dunque che da quefla Imprefa accom^ .l'aura ancora^ come aere piaceuolmente mofo ò daWeffalationi terrefiri .IO rapidamente à Jpoglìard dì quefìa uita .ch'acqueta Caere il mette offefo . & . effer ma to albergo bito .

l'altre trifla . l'ombra del Lauro comél Tetrarca ancora . Oue porge ombra un Tino falfòycome in quel luogo. che Om- bra nel fuo primiero fenfo fignifica priuatione del primario lume. & . ter-T^ Cielo. Omnibus umbra locis adero i dabis ìmprobe pcènas . Et nel triom- Forre l uero abbracciar . Et per Et taluol- imagine ò fembian'^ci me fon . che niun male poffa incontrarlo &• offenderlo. già m^ardea dal Della qual ombra altro uè diffe . effendo eglifeguace deldella . yn ombra alquanto men de . & hor t'ìjo detto. Cioua' ne Donna . un' ombra. Dante nel primo del fuo Inferno i t^' Et .& tranquillità natia di queJloVccdlo. altOi od un . dico. ejpref- fament e figurò in parte quefia bellifìima Jmprcfa ^r la dolce ombra de le belle fiondi C orft fuggendo un ci) in fin qua. ta in diuerfi fenfi fi ferue di quefia noce ombra. nella Semina. ta per fimagine ò funulacro di qualche morto Et nunc ?nagna mei fub terras ibit Imago. Toi per traslato usò quefia uoce per cofa nana od apparition di fógno & di languir contento > D abbracciar Io per l'ombre & fcguir l'aure efiiue. Et altroue. Fedeua à la fua ombra honefìamente Il mio signor federfi la mia Dea . Colle. Et in . i Ter leuar la eonfuftone à coloro che non fanno uarij fuoi fenfr. Beato in fogno .. un altra dicendo. Onde con gran miflerio è dimandato fieli '^cademia no/Ira t^ d o m e r a t o. come la doue dice . Et per nima i[ie(fa. come quando Qual ombra è ft crudel cbel feme adugge i Con la tua ombra acqueta i miei tormenti . y riputando ejfer di tanta for':^a il fauore intefo per l'ombra Donna fua .fi flia ficuro alCombra del Lauro [ho de folgori & tempere . Et altroue. difpietato lume. lafciando l'ombre pho d'amore primo . Ma perche il Tocdiffe. diffe in cotal fenfò Seguirò l'ombra di quel dolce Lauro.

che par perfona . del conforme ^ ^ - al Cigno ricouerato l'ombra Lauro. Et neljejìo. humano ^ il iquali [enfi Comprendiamo titolo in qual fenfo fi pigli cognome [otto di DOMBRATO. prefa dall' i/ìejfo Toeta quan - do diffe. C^ al commune deU'^cademia no/ira. che la Morte el pò fuole recar à Mortali. Terche à chi bene confiderà .metaphoricamente ombra timento intefa . gentil del Fifo . ouer danno alcuno. Et per l'aria » Ouè efplicati l'ombra. Terilche cori' che t^ dombrato . Che facean ombra al mio fianco penfiero. in quefìo fuo è prefa per protettione^fauore^ ricreamentOj >" & fen» ri- pofo cagionato dalla Firtù intefa fottoH Lauro lisfima ouero dalla bel- Donna fua ]fi come ancor fu . ò della fua Donna detauucrftà alcuna di mali- Lawr hyil folgorar del Cielo cioè gna Fortuna. chiudendo dico to l l . Qual che tu od ombrai od ìmomo certo . Tem" . nofiro rapprefentatofi fat- Cigno Fccello innocentifiimo per ta ombra & protettione della Firtu ^ C^ magnanimo non teme più . La greue pioggia femhiante . <& poneuam piante Sopra lor uunità . B^tta è talta Colonna el uerde Lauro . . T^oi pajjauam fu per tornire cÌj adona le .II Miferere di me gridai à fii lui .

&c le trouai quand'arfi Le Per quefiio di beltà Mofi:ro ftupendo. Onde prelTo à Madonna i miei martiri A Habbian di pace al fin grato ricetto. che quefto freddo abietto Mio flil s'agguagli a i caldi miei defiri Sì.&lo fplendore De gli il occhi il Sol . che cantando lei meco l'ammiri perfetto : Chi mai non vide vn ben tanto Che forfè ancora fià. viuer morendo Chi tante merauiglie veder fuole? vid'io pur. la bocca il Paradifo. pianga di dolcezza Vdendo chi Et moftrerasfi Seruo fi di lei tanto alto cante. Venir meno & goder. freddo trouai il Sole. Che'l fuo Angelico agguagli. Che ridir non le so. . Come fi al fin alpra "Non Di Se f I a 5 ch'io fappla dir qual fufiè il il vifo leijche prima auenenommi l'afpro core.I^ 7 Ai E Sedi dolce piccate vn crudo petto atti Empir non fon pianto ò fofpiri. MOR fa tu.& vinca maniere fante durezza.che quel il Diamante.& prouai mirando fifo . & Cofe vidi. Et de la Ncue Fuoco ardente farfi. dolce rifo. mio parlar non fai tu Amore. Ond'ha cor cinto . la Guancia Albore Matutino pareua. Duolo piacer. à cui d'alta bellezza di fece.

& mi ammonifce. me Ma crudo Amor. ii man .à cui di Di Che pur tanto cale. che potè Sola legarmi. che non han loco il In quefto corpo Quando l'Alma di duol pene più graui mancar Ci fente. allhor ch'i fiori la bella Et me fpruzzòa ch'i miei cocenti ardori Ond'io mi ftruggOjclla è di extinguer vaga.qual ferro ardente.facro donjl'alto difegno lei. Opra d'induftre K pur di quella man dono manjche'l legno arrote. Mi pianto 5 che verfai per gli occhi fuori. La Donna à cui lo mio penfier' inuio. torna in gioia. che le foaui piglialfe Stille fpargendo in me. Ben fcorgo. Dolce E'I diuien l'aucnenata piaga . con cui 5 le Tue preci deuote i Numerando folca porger à D o. de' Tuoi lunghi errori & L'alma fi Ma s'ella godè à pien contentasse paga. il Forza maggior Vano fu fuo penfier. Qj^ ESTÀ. ch'io Lafciando à dietro ogni terren defio.D E Se con Volle L L ^D MB r{^^ T 0.& al . Che veggio il meglio.che'I cor m'impiaga Madonna dirmi. peggior m'appiglio. Drizzi le voglie al Ciel d' inlania vote. fral mio gran foco. trar mi vorria fuor d'afpro periglio. sì che'n me fcocca ogni ftrale. . vnqua pensò. Accieca lo mio debile ingegno.

RoMA. Homai deuria la mia nemica altera. hor' N afcon' in mezo à l'Alma ad Penfier di libertà. Onde con l'Arme. ch'io pera. A hi. il cui nome gradito Fiorirà viuo à queftc. Ma chi accufo io. Et mi dò Sotto in preda à difpietata fera? Ella pur n'è cagion. & con le Mufc vnito. Et poucro lafciafti fecol noftro D'huom.K Se non ha il I M E cor di dura pietra. ch'io poi. Di doppia gloria l'animo arricchito. ne vuol. Ma quando vicin* era à fregiar d'Oftro La fua canuta & honorata Chioma: Di fue excelfe Virtù degno tu'l riflauro . ch'accorta. Vdendo mia ragion. l'efca ripon'il & fiera ad hora . Che ne vita mi dà. à quelle genti. duro laccio. Cagion. Poi .ò mora. fé me medefmo allaccio. Et ondeggierà il Mar in ogni lito Viffe con Marte. & con fuoi dolci accenti Refe i mortali al fuo valor intenti. trarmi d'impaccio. voglie di Morte Ma Et vn guardo di sì fol le affrena à mezo'l corfo.che non hebbe par da l'Indo al Mauro. • ftato (ahi cruda forte ) Con l'altro il primo luftro mi è già fcorfo Qj T giace il SEe e o . ò ghiaccio. Mentre per l'Aria fpireranno i Venti. ne duro in tutto viua . eh* allhor morto il rapifti.

Splende nel voftro Volto. M Q^y A L hor A D R. Et de' bei raggi il Sol. Che d'i cclefti Dei prouo il diletto.DEL V^DOMB neutro. Et à l'Alma la fiamma. Che fi dolce] l'infiamma. Mantien l'Alma finarrita : auien poi.com* Helitropio al Sole. Donna ui miro Mi pafce Amor con fi nobil obietto. ij M Po ic HE* L A D R. Onde a . Sqì petto me de le fue gratie auaro. languir me caro Et caro ancor l'ardore. Occhi 5 che del mio dolce empio Signore Sete FacelIcj&Arco. Voi mentre al grato Varco M'attendete pietofi de' miei mali. Che piace 3 & più diletta in quefla vita.ch'ogn'hor l'Anima fole Volgerfi à voi. Doppiate al cor li Strali. Tutto'l bello raccolto. ch'ai Ciel n'inuita.

che'n picciol vafoje'n poca terra Chiufa è l'alta beltà. è cagion di sì fpietati Poiché nel più bel fior de' fuoi verd'anni Tolto ha coki. & per tuoi danni mali. Ohimè. rompi li flrali :' Spezza l'Arco infelice. Perche reca martiro . Per non veder tcnebrofo giorno^ . Refla da tanta luce il cor conquifo Ma gli antichi defiri Da que' fbaui giri. Non Morte più d' amor ma fol d'acerbi itffanni Moftrati Dio tra noi egri mortali.chcr dianzi in lieti panni Fatti ci haueua a più felici eguali. Ritornano à fpene Di por fin à i lor lai. Onde l'amato bene Con fua prefenza tiene tra In vita l'Alma mefta Se fercna . di che'l tuo tra gli altri Regno il Superbo potea alzar corno.K I M E M A D R» CJ^ANDO mi moflra Amore (Che cofì rado auiene) il dolce vifb. e'I duolo affrena "Spegni la face Amor: . Che fanno i duo la be' rai. D eh perch'innanzi Non fai 5 à lei chiufo fotterra il ce non depo(ì fi mortai pegno.

D KLl! ^ D MB \^ T 0.& queto il Mare. & ferra D'ogni excelfa virtute il chiaro feme.& fpeme ) Schermo mi fon à gli infiniti mali Et che'n voi Phebo. fol Ch'io foftengo hor(che lachrimc. il cui bel raggio Rende l'Aria ferena. e'I cor men grane opprima. & l'afpra guerra. anzi che fa la 14 Che fa la Donna ? Tigre. oue s'inuia D'alto cadendo a l'Oceano il Tigre.& Ma rte aduna. Ond'opre fate à i gran defìri eguali. Le fon del mio ritorno l'hore pigre? LafTojtem'iOjChe pria le Neui nigre Cadran dal Ciel. Io fpero ancor col voftro almo fauore Volar qual nouo Cigno à l'alta cima Signor Di Pindo. ARN I G I o tu . & la fiia obliqua via Lafcicrà il Sol morendo. Del mio cor? brama più come folia La morte mia? ò fatta humana>e pia. che di fue doti rare (ch'à gli altri fìi Natura ornò Matrigna) Dimmi quant'io di Wi più à fperar haggio? Se fi a' giamaijche'l mio nemico Amore Pace mi doni. Anzi che pioua in me grata & benigna Sue gratie la mia Stella. .& l'afpra via fegnata prima : Da Et voi calcar lafciando'l lungo errore dir lo ftratio infieme. 3 sì 5 che da quefta ombrofa& ima Valle mi leui à più fublime honore.

mezo .1^ I il M i E il Qv ESTÀ. lei fianco ogni ftile^ Degna . Che Onde tofto fgraui me à te lieto poi nei Cielo io uole.& gloriofo in terra Sen voli dal Mar d'India à quel di Thile» D V N Qj/ E A hi Anni Fabi o ne lafci? & hor che corre il frutta Douea di tue fatiche il Mondo tutto. Verno adduce il Maggio. Hor del fuo lume diuOjSc immortale Mercè 5 porto fìcuro5& tranquill'haggio. dal Ciel contefo M'è il partir teco i dolci fludij. eh a pena Se fora in dir di penderò in fé riferra. Se tu col tuo partir' à tal condutto M'hai 5 che non più d'hauer il vifb afciutto Spero in quefla d'horror ScluajSc d'inganni» Deh 5 fé 5 come folca. C ome grato potrò chiuder in rime il Quel. Prega il fourano noflro Almo Signore del mortai pefo. nel più bel fior de' tuoi verd' Ratto ten vai à 5 gli celefti fcanni? qual ripofo haurò fra tanti affanni. chi fìà5ch'à meiti eguale Celebri mai il fé di Tua Stella al raggio Matjquando Ciel più irato Tale? Io che tra rcoglÌ5& onde in legno frale Vn tempo errai nel publico viaggio. Et tolto ancor l'vdir le tue parole. .cbe'l nome fuo le più alte cime Suonin ài Pindo.& l'hore. eh a Donna Qiieta gentil .

com*ho il deflo» Colmarmi'l cor del voftro alto valore. O* DI 1 Ottavio felice Alma. Che lafciando'l mortai corpo fotterra. & chiare Metello. Che'l Mondo chiama falfamente Amore. che con tal guida fuorc Vfcirei del mio flato acerbo. che lieta in Di o Con quell'Alme ripofi Illufori. Felice te 5 ch'ai fin di Del Teme Tanto .DElH^DOMB \^ TO.& mora: Tolta almen dopo il mio morir non (ìa La penna voftra. Vfcita Cd di perigliofa guerra Et godi in Pace la Bontà increata tua giornata . che fpargefti in terra. che ferra Il tutto in fé 5 ti fpecchi immaculata. Perch^io pur viua in feruitute. Ahi quanto allhor perdeo la Patria noflra • Deh perche non pofs*io. ch'in quefta chioflra Moftró. & Fabio mio. che d'ofcura morte Mal grado. Il frutto hor mieti :& in quel Sol. Ma fé pur(laflb)à me peruerfa forte Queft'honefta mi tolle voglia mia. che'l Cielo in lui fue gratie rare Rinchiufe. Et la LV zzAGo Donna mi tien. mio. il nome mio rauuiui ancora* . ch'à tutte l'hore Lieta gioifce de l'affanno mio .& poco inanzi à te morio. Et più felice ancor. 5c rio? In cui (corre il lefto Anno) il crudo Dio. & beata .

& manco.& infano Fatto preda . da cui il nome Prende quefla gran Donna. che col vexillo Tanto Il rifo ha volto de'rubelli in pianto ? Tu Diua. Che d'ogni ben s'indonna. In cui (laffo ) cadd'io fin da prim' Anni. Che Dica l'inuitto valore di lei. Lo flil debil foftien.]l I M la E CAu I L L o di 5 che con pie fpedit05& franco dotta fronte. Onde poi di Signor cieco . Cinto Poggi I verde Allor di vera Gloria à l'alto monte Lafciando adietro il camin torto .che fi non sa come Senza tefotto entrar graui fome. & fianco? Felice te5che dal Vulgo lontano Viuendo fchifì la non degna rete. il mio cor vergogna. . miete & danni Dal fuo duro feruir pentito Chi porgerà al mio canto Si chiaro alto fauore. Come Mie potrò feguirtijs'à le pronte farfi voglie pur di chiare . & conte Egual forza non ho debile. o 3 che ferito (ahi crudo Amor) hò'l fianco .

Con l'opere Grande tue apporre aita à la fianca Ch'efce per te fuor d'alpra. la Nafca de mia voce tal concento. di Hebbe il che Pi E Ko primo gouerno Dopò il Signor eterno. Cui contra Là doue il vn nembo ofcurOjS: fiero BsLca tien fuo k^s^io altiero • furfe . faggia 5 ardita 5 Tu & forte Nauicella. A' cofi egregi Moftrafti Che'n parole 5 & in atti .& Al Legno.DEL VU DOMB^^TO. quali Ma honor baftanti fatti. fier Fà pur. che mentre io tento l'alta Cantar Vittoria Degna di chiara Hifloria. fiano poi Non furo in huom fotto le fé tanti Stelle erranti ? Tu pudica 3 tu bella. Dlua tUjChe'n pregione U Forte contta'l Tiranno Sopportarti ogni Et vincendo il danno . fuperbo3& Ponefti al capo tuo facre Dragone» Corone . ria procella. Ch'ai mio dir refti ogni mortai* intento. Donna .

& non più villa parte. il lun:ie Cui fìa in Tuo fparito.che regge il Paftor Pio? corno troppo ardito Contra'l tuo Rè leuando. fegni . di colui d' .qual huom camin di tenebre veftito. pafsò i A' cui fu poco vn Mondo. Pofta la tua falute in nero oblio. te Di medcfmo in bando Gifti. Del E'I facro Ouil. Forfè non ti fouenne Del crudo . M art e. pondo. Ch'ufcir cercarti fuora. & onta inuitto E'IGerman Pur ti die Prouò di Qjuel Carlo. ò defio Fu il tuo FiAMENGo allhora. fuperbia monta tuo vicino Contra'l nome Diuino: exempio allhor.F^ I M E Qjìal configlio. horrido fcempìo Che fofFerfe il Gallo le empio.che la man pronta Carlo à fua vergogna . Quando molTe troppo audaci penne > Ne al Rado fuo Signor l'antica fé mantenne. & fartc Vuopo Dirizzò a noua. . Che che'l Portò A T L A N T E.

Al cui nome la l'Asfiria ancor s'inchina. Tu di valor armata . & bagna. • Vincerti arditamente La turba nel mal proprio folleuata. Corfe à Babilonica ruina. 5 l'altra fparfa & fciolta. Et porta il nome Moro Lieto cantando. Vincer le genti al Rege Hifpano infide. Onde hor Teflfe di facro Alloro ghirlande Roma.Vuopo dunque ben era Che Tue di sì chiaro Padre Figlia nata le fquadrc difperdeffejqual Aquila altera Suol de' piccioli Augei timida fchiera. Cui Mofa inonda . Et pietofa faluar l'amiche. che di ferro & gente. tuo da l'Indo al D'ornarti l'aurea chioma. gran Reina Con Et vna treccia inuolta. & fide. al fin la Portando Tal già la pace defiata. Te^qual Fulmine 5 vide La fertile campagna. ogni Cigno canoro. Più. .

Ne'l debil flima 3 ò'I forte . Et da l'erte pendici Sorgono i chiari & criftallini fonti. Beato Tei godendo tal Phenice. tornar nega fcorfb. Anzi Tempre più Et vna volta fola affretta piede 3 che la vita noftra inuola. Et torna n rherbejei fiori.& dice. FvGGON le frcddeNeuf.& snelli. Venere .Viui dunque felice Gemma di noflra etate.-& gli Arbofcelli S'ornan dì chiome lieui: Ne' bei prati gli Amori Scherzano infieme pargoletti . gli Anima > l'Aria innamora Dì veloci Più che Ceruojò Saetta. Il Ciel. E i femplicetti Augelli Lieti cantando conti Fan li Amor fuoi felici. PaiTano: e'I tempo fugge janzi ne vola. fera è la Di Sorda j& Morte. De la cui chiaricate Più che del Sol s'illuflra il Mondo . A'riueftir le Piaggie.& Flora La Terra I noftri . Ne Il cura noftre voci .

Et muta tante voglie. & gira intorno. Quante l'Autunno foglie. tS Tuo verace ineiiitabil morfo. Quand'efra5quafi Torno Volubile jfi mone. Che de la buona 5 & rea Sorte tra noi la fece Donna. & Dea. Felice è ben . Perch'hoggi èfecco quel. Fallace è lo fpcrar . Qual fiume 5 che va al bado ^ Se d'alto monte fcende. che corfe5& cofi il tempo (laflb) Danoi fifugge5& volue. Ch'à noi vnqua non rende L'onda. Non ò ferma Cofa fotto la Luna. Ma tutti adegua 5 atterra. chi ferma la In man de Il Fortuna fuo fperarjfenza riceuerfcorno.& ombra . Non dura la bellezza. Ogni cofa ha fuo fine. è (labile tutto fi Ma riuolue. E'n brcuc fpatio ogn'un chiude fotterra. Tale qua giù la volle il fommo Giove.& poluct .D EL Il L' a D M BI{^ T 0. che hicrfu verde* Qualhor n'imbianca 1 crine La torpida Vecchiezza. Fin che ci corna in fumo . che più rinuerdc • Et la vita Ci perde.

& minor male. qual face. & mi Ma fol lachrime & guai Pellegrino nel panni. che n'auanza. Mercè di due begli occhi. Ne Ne di troppo faper ingorda voglia Gir ne faccia inquieti di honor uan fperanza vn tratto Che vita à .& libertà ne fpoglia Ci tenga Tempre in doglia. Per minor mio tormento .: B^ I M E Godiamo dunque lieti Del viuer. M'arde? onde prego Morte. riuefto i Da che mi fpoglio. H Che col fuo chiaro flile Brescia rifonar da l'India à Thilc* .& mille affanni Prouai fra mille intoppi li Che valfe à miei danni. Sei lor raggio . Hauer'Vn tempo pace. Poiché fchifar il Fato fi A* noi non lice in qual voglia flato. Mondo . c'homaifcocchi In me l'vltimo Strale. Defircieco5& infano Di voler col penderò De le cagioni il vero la lor fcientia Trouar. Cofi dirai Canzone à quel Signore. Non hebbi giorno mai A mio defir fecondo. quando è in vano.

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^cadewico no/ìro. per qualche prato o luogo piano s'inil camina. ne più cbcl Secreto s'impofè nome il arcano. Et perche Secreto non èfecreto. natura fua . cioè più taciturno del Tordo. decreti-. Motto che altro non fuona^ che Secreto. nofìra honoratisfima ^cademia del prefente che'l J^ome .fe non è accompagnato dal Svilenti o ha prefo con qucfia notabilifiima Imprefa del Tordo in un prato fiorito col . cìiè che pia s'auicini ad uno degli intendi- menti . di' Et per uenir altinterpretation del Tordo non fi pone dall'autore . di tener occuli i et fecrcti i principali concetti. l'imprefa. & mificrij di quefla . rAciTVRNiOR. cioche è commune credenT^a . cofa pia efficace ifìejfo . che alla propria fgnification del motto fuo fi con- uiene.. & farcii nido di Tordo anmota ò dì lut9 il .feJsf^ 'Erto non è forfè T^ome . che punto non fia garrulo una fpecie di Cicale detta Scantina. perche non ft oda giamai la uoce fua . cf.che tra noi fi trattano. mofìrar al Mondoy com'è per mantener inuiol abilmente in ogni occorrew^t quella intera fé- crete'2^a de yirtuoft negotif. Quinci Eubolo Toetà Greco quel TrouerbiOjVticPùTf^cìf k'cxam. ilquate & non conoscendo propria ad efprirnere la SecreteT^:!^^ . ordini^ cognitioni^ dtfegni. Suole nidar nella cima degli alberi. ò di trat' tar fi difegna. . che shahhiamo propoflo . per. La onde appreffo gli antichi al Dio del Silentio Tordo facrificar fi foleua come ^Animale à lui gratifiimo y per la traffe fua. od Imprcfa. . naturale taciturnità. ma perche più dogn altro sajìiene dalla garcOi che quejìo yccello & rulità i &ma[iime quando . & laB^na Seriphia & la . fi come Cirina apprcjfo Tlatone fono riputate mutole.

Ma il Tordo qui ycome figura di corpo più nobile del Verfico èfìatofcelto dall' ^k più euidenteper effer tacito &facro al Dio CANO. ilche tenuto. che agrippina moglie di Claudio Imperadore hebbe un Tordo che fauellana'. ne l'ha conforme. frutto delClntellettono/ìro. Bian» Trieneo altreuolte comandato d'^mafide Egittioy che l'ottima pefiima parte gli mandaffe della Vittima ycleffe di &la gli la Lingua. e' parerCy che fia pccoliare fuo difetto la [ordita. ufxronoil la cui fronde figura la linTerficOy il cui frutto fimiglia il cuorey & gua y come uoleffero direy che l parlare. come migliore ^rpocratey ch'i Greci Sigaliona chiamarono. ^n'^ che gli antichi non fol coflumauano di mandarbaDito In ciar à giouenetti la bocca.pericolofa della lodando Epaminonda quacità ? Tindaro Lirico tra Greci inimitabile & Telano orecchie diffcy che di rado fi farebbe trouato unaltroy b che fapeffe più di luiy ò che di lui men parlaffe. Germania Tajfcrì le .come la . Terilche il chiamato da loro Salutare.fi denonciajfe. e i loy i Tordi à fchiere come Mi* Talombi. di State ha uariato colore dintorno al collo ma nella fredda flagioi . Xenocrate comandaua à fanciulli più eh' ài Loti atoriyche portaffero le fafcie àgli orecchiy perche non haueffero udendo le in- giurie de pejìimi huominiy à ributtargliele. uendo Meffmdro magno in un conflitto pojìo in fuga Dario nellin Ha . ci yedefty che la Klatura col darci due . come non è cofa più brutta QJ. deue hauer la fuafede nel cuorcy &non nella lingua. Isl/ ridotti 6 comitij frequenti dimandato DemocritOyfe ufaua di tacere h per fcioche':^ '^ay ò te per pouertà di parokyrifpofe. fu per Moflro Hondinejo Stor* & la Merla di yerno [e ne troua copia in . Volano lacchie. quafi che haueffero àmofìrarfi più faui per quefie dice fu che per quella. chel parlare. che fra come non pertinenti al fentimento delClmprefa^ mol te pitture^per lequaligli Egittij ftgnijìcaronoil filcntio. Ma lafciati molti particolari di qucfìYcceU dico. il fiocco no può tacere. l^arra Tlinio . Il nello j Tordo è freccilo di paffaggio. Ma del S ile nt io detto chi non sa tra le immane cofe niuna cffere pia faluteuokyò dcfidera^ LO' bile del Silentio . & una fola bocca infegna che ci conuiene più l'udire.perchc per lui il Silentioycofa à mor tali faluberrima.to qnaft tejTutOy& quiuì generare. Etlal^lotteapprefo Greci £u4)^oVii fu detta fol perche nel notturno filcntio ciajcuno meglio fi configli. ma le y orecchie ancora.

La rifpofe . cììio poffa à tempo tacere i chiù fé la lingua co denti & con & le labbra . .ch'ella<ifferuò nella congiura contra i Tiranni? Chi recò la uit ad Hercole contra Troiani. Dimandato uno.ueflìgar & fpiare in qual paefe dotte fi fuffe . fenon il Silentio? ond'ancora il "Promontorio Sigeo è celebratifiimo Di quell'utile certo confapeuo le Titagora prima ch'infegnajfe i difcepoli fuoi uolea . la sfrenatc^^^^ della lor Lingua? Ma chi alttn' : celebre Liona meretrice.che'l nome .cau' Lioìiejfa che appreffo gli stenlefi (imbolo fio y .filentio. Quel uerfo de Greci '^\ò^ù\ civJ^^cK \'y^c<\t . & muti. Gli antichi Bimanifap- piendo quanto la Loquacità fuffe dì nocumentOtnon uollero mai. publicamente fujfe propoflo fenon perpetuo filen- tio. L'antica difciplina di que/ii confermò & . cioè taciturnità . dine : Quinci il mijìerio fuo traffe di fcacciar la . pu/iiuaft chi fcopriua un cofa fecreto che chi diceua una uillania ne che certo s'attende gran da colui à cui moledo il tacere . '^'ycxj'tv cioè la lingua ha condotto molti in rouina Et quante parole de gli huomini à loro fono per lo gargaroT^ tornate^ chi danneggiò mortalmente Staterio Bimano j Taufania & Lacedemone^ fenon contro refe so . parole irreuocabili non haueffero ad ufcirne ageuolmente Tlauto Toeta Comico per mofirar. i Et certo è (co me 6^ov differo à punto è Greci) òucAsv (TuàijS^i Wi xya-itiurt^ùVycioè niuna cofa più utile delsilentio. cioè Difcaccia frappato* ri di cafa tua Thilofophia iSlatura le ci . ch'era il una JènT^a lingua. quantunque infame il &. òcontinen^a di lingua. che col Sikntio fi deue pròteflar ilSilentio. che deucffero/iar paraferò à fauellare ì toria . per chi . . pur ageuolifiima cofa uolle la natura^ che ci fufje. e^w y\^<T(Tix zs:>\\m és o\t' . il filentio fatto pena della Vita & perciò fia di più graue caftigo . che profitto haueffe tratto dalla. ^ppio cieco per l hauer diuulgato il facrificio d' Merco- cole tra ferui perdette lume de gli occhi.ilquale chiamò ì%tu. fi /«/?' egli riparato non potette giamai conofcere fol per lo incorrotto co/lume de Terftyche ne per paura^ne per fperani^t fcopriuano i fecreti maneggi d'i E^ loro giamai. ^on non con altro fenfo . ouero i finti è affai i famofo cmV oÌKi'oc^.trouò una uoce fen^a uocali di due confonanti. eh' quefla ST. parlare.vòiKv. fenon perch'i cianciatori amici debbano hauer repulfa. che difim" limitò loro un tempo .

tufolo jorfd farai fordo alfuon delle trombe^ tanta era la religione allhora del filentio rifpofe . la medeftma cagione in ^tene fconofciuti dedicato . Et interrogando un altro un gran Cadagli. Dodona . . fenon che qualunque cofa ti è raccomandata in fecreto ti debbe effer ne' penetrali del cuore ri F . Jid tutti dolori fojferiuano il che fi comprefe da quel giou.ine . ri- uerina un altare ch''era i Dei Cofi nome- rò interprete della Ferità uolendo biafimar molto Terfite^ lo chia- mò ocu. Et quelStatouario ftngolareyche uolle formar il Dio del Silentio . alloggiamenti^ rifpo pitano quando fuffe per mouert efferato fé. Quinci è quella forte di cicaloni t^uVovd? XocXe^ ^ov^tcioè più garruli d'una Tortore. Terilche i Greci diffcro-. le battiture. pena. fé tace. & qualunque huomo . che aggirato dal uento batteua dodici bron'^è riputato fàuio . &• dijfero niun cianciatore trouarfi. Ogni huomo quantunque ignorante è (limato . cioè prodigo di parole. . alla quale faceua facrifìcio fi Decembre . Lacedetno- inftgnauano à figliuoli i per quella cagione . . che ero della ci debbano fauorir con . Se un pa7^7^ tace.fufat ft to con la bocca ftgillata alli xxi. Qjieflo è quel SilentiOy che preghiamo ne" Sacrifici^ chie- dendo . gli pofe un capelfofferir il dolore col filentio.Di oyi non riesca parola. le lingue . . mi credefi . perche iui era formato un gar-^on di metallo li. di & legata Ter à.che non fia odiofo chiamandolo un bron'i^jle di . letto in capo . tacey è faputo Et è uulgatifìimo quel detto di Titagora prudente . che tenendo nafcofia una polpetta inuolata il perche non fi fcopriffe furto ) fi lafciò piìt tofio roder il fianco: tanto era pertinace in Su le porte ancora de' loro Cenacoli haueuano fegnato. che altro non fignifica . La onde quel che fuffe Thilofopho ancor rifpofe à certi che gli chiedeuano alcune cofe feio creteiio brucìerei anco la tonica mia ^s confapeuole de" fatti miei . Xenocrate ancor di'mandato perche fon pentito d'hauer tacciuto i : taceffcy perche mai non mi fi ma dha per que . Quinci il Simula- Dea ^ngerona cornejjempio dell'antica B^ligione.^t^oì'jSìÌ i . Oueflo Silentio primieramente . ^ perciò (Valerio Sorano uoleniolo prononciare fìthito ne riporto la . nemici haurebbero potuto chiamar fuori Dei loro tutelari .che tutti loquaci hanno perforata la punta della lingua. perche conofciutolo . uer ragionato nij bene.nome proprio i delle Città loro fuffe manifeflo i . .

& fpiano ben ogni co- che non efca à loro di bocca parola. onero. dicoy non della Marauiglia fgUuolo. Quefìo è quel Silentio. cagione cìn fbuomo philofopbaffe. Onde uenne quei Motto i di Tlauto. la ma quello. <& come fuffero fen^a lingua . Sacerdoti noflri Silentio. ò . Et è prouerbio tra Greci di coloro il eh' à tempo tac' uijìo. come fan l'altre fere. di cicalecci Tslfun curiofo fi troua ^ che lo- quace non fta. Silentio ma non cofi eguale fia la licentia in eia. di tener il fi a in facoltà dì ciafcmOì merce della covtefeVjt/ . ofjèruano cofa pia ftueramentc chel diuoto & fanto Ma con qual altro fegno s'argoifce la marauiglia della Gloria di Dio^ conqualpià chiaro tejìimonio dimosìriamonoi la cui bocca l'infinita bontà fuay che in adorarlo con profondo Silentio^ Queflo è quel Sìlentio.fii po/ìa quella pietra di colore negrifìima.nel' . (concia 6 fuori dipropofito ^n'^i fogliono dire . non che urlare^ ò far alcun firepito in fegno d allegrcT^i^ odono . & & empirle . La Volpe non . ucrfuti huomini fa & fopràì tutta attendono . nel Sacrifìcio tremendo dell'altare . onero che tura. i quando ha fatto preda ti . dopò . che Ofsidiano porto dalf Etiopia } la cui uirtà per confènjò d'i tutti i Magi è di render gli huomini mutoli. col capelletto in capo alla coperto'. Ù* tialorofe Donne) è proprio difetto fare fchiamaT^T^y cafe di cianciume. percljf que/ia fpeil . che nonfiritrouhmai fccoli femina muta . con ufan'^a Laconica era eie d'animale le labbra ri/ìrette cuoio di . perche la Garrulità fia uitio feruile gli ingenui foto s appartenga il <&• à Decoro del Silentio. che gli Etnici gli hebbero facrificato .del quale intende & promette ^ rl' CAN o con quella bellifìima Imprefa fta nell" d'cffere coflantifìimo ojj'eruatore . AuKc? Vj&Af^^t zs^oVfi'orj cioè Lupo mha prima & quefloè.pofia. dono. demia no/ira ce vita ^ca^' queflo dcgno^ . qualche cofa miglior chél tacere tio gli antichi folcano ^ taci . "^ certo . perche pruden- C^ . &'le Femine in tutti . ò parla dì del Silen- queflo ( Dio ottimo ragioneuolmente .chel Dio del Silentio .ch'i Greci kik\iv & dian'^i detto) fa- noi Tordo dimandiamo. del cui feffo ( eccettuando le rare il . come ho i crifìcare ff^ccelletto. Da quefla in- fermità fon mafiime trauagliati gli adulatori ji MaleuoU-. fcuno di parlare. che partorì Fede. £un Lupo non fuoleàgran pena trarre fato. (& tutt' orecchi coi talloni di lana.ch'e tutf occhi. rifguardano. garrifce.

Et quella fece rnune ad altri affine . mente^ho da ricordare. fia quell Hercole i à pun- to . le ricche & graui . fol di Fioren-^a nellaquale Cittadin nacque . T^iuno è voi tutti con che legga fOratione . che apprcffo Luciano y fi legge che Celti tennero per tipo delt Eloquen'^a formandolo con molte catene dalla fua bocca pen^ denti y con tequali fia gran frequen-:^ dlmomini per gli or e e chi ley gati.Anclla in una catena nel giitflo Sregolato ordine .21 Sìlentìo ci tira la Trudentia col legame conte/io dd timncro del- k ro l^irtujequalifiahbraccianinfiemei & s intrecciano come s'ita lo- plicanu le . fummo . di doue già gran tempo habitaima etiandio di tutta Italia^ hora mofirar aU'^cademia no/ira . pari non falò i ma . che ci mandoy quando fu da . Ter cloche in tante & la sì uarie occafioni penna . F . campo delle fue lodi correr non poffo ' conofcen2. & . Et perche tante laudi C^ maggiori acquifìa chi bene i 6"" pru dcntcmeme sa {piegar concetti . che maggio- re afpettare da qual uoglia perfetto dicitor non f potrebbe nofìra . di gran lunga a & gratiofe lettere . quando con la noce oran do qucfio nobiC hiomo . . ^n'T^i quan- tunque uolte confiderò il ualor di quefto nofiro ^cadernico homai y iniiecchiato nell'arte del dire panni y che . Ora perche .hà [coperto i t efori deW eloquenT^i fual mafiime nella Greca no/ira ben eulta lingua uolgarejaquale di homai con c> Latina pub gir uan':^arle Le fue faconde . ha uoliito che non sa il men con Silentio ojferuare le cofe che d'occultar' intende nofiro collcgiot che acconciamente C^ con ogni ornamento &• copia parlare di qual fi uoglia materia commune a quando con lui propofta la . applaufo nel numero nofiro riceuuto fi che non ueggia fi fiera & copioft Inucttiua contra lOtio fi . come l autore perfona di uaria dottrina . quante chi sa tacere opportuna di qucfìa lodciwl' Impreja. . che come con la prima Imprefa per effirfi del focile percotente la pietra (laquale poi - ritrouata comdal hahbiamo nella prcfcnte con miglior confglio can i giato) intendemmo tutto tampifiimo di moflrar Cafiiduo effcrcìtio nofiro fi cofi ÌOtio capital fuo nemico in tutto allontanafiimo . crationi con sì puro candore di lingua con tanta maefìà bel con tanta dottrinai con tanto ìieruOyù' con fi f or di concetti com pofle fono chiarifiimi tefiimonij deliexccllen'^ fua. di bellifìimo ingegno dotata orna c>" mento non Ferrava .

lungo pone in qiiejlo luogo Egloghe . Qrfoa. detè ta la Vajìoì ella. ò Comedie od altro fimilc Toema (che pur à quelli di pafati uidi un Egloga fua. ch'à fi lunga fpatìo non haflerehbe U lena dello flile mìo '. fola auiferòyche non hauenio Sonetti y tendo Cannoni. con fperan"^ poi di ottenere lui in quelle opere che in fciolto par. che ohligato fono a fare . ma di tutte l'altre ^cademie da nellequali bà po/lo l'opera fua . b fue Stan':^Tne UO' . che non fol della noHra . . uijìima profa^ . come Gentilhuomo .do. tutta leggiadrayó' di mille bei fi&ri ornata) non però mi di lui y paruto di tralafciur dì quel il ricordo. femprc sé moflrato uerifìimo <& fingolar ornameuto . lare dal corpo nofìro ufciranno qualche [uà [acondifilma y dot tifilm a.

15 .

uà- ghifìimo t!^ odoratifsimo Fiore 'ì^afce. fopra i Giov e il uoleffe un fori . Dixity &. mafìime purpureo è facra à Venere noleggiando i ne altronde deriuarono fa colore. ma . . quantunque uolte uno parlaua di amabilifiimeifi dicea parlar l\gfe altrui giocondifiime l .. Di cui non per ^ altro differo alcuni Thilofophi fé fi a che le co. Terche d'i ella è uagbe^'^a delle piante ornamento della terra occhio fori. Et altroue nel primo. neide nel ragionamento che fece col figliuolo Dcxtraq. ^ofey che prima erano candide. » La onde non fen'^ mifìerio Virgilio fìnge con la bocca rofata . odore & per il & - lo colore. Toeti quel fuo uiuacifsimo che dal fmgue fuo: quando ella . prehenfum Continuit . perche dal- la influen-^a della fua Stella rìceue l'odo' re el color fuo foura tutti gli altri foauifìimo & gjocondlfìimo if. che cofe . che la bella Dina par delfE- laffe . rofcoq. (come ogniuno sa) da uirgulti fpinofi» che [eco germogliauo . . haec infuper addidìt ore. Effendo'l color fòl Venere conueneuole nelle & proprio^ non Ter . come quando di lei dice nel . . In ^cìnlleTaloF^è fa ricordo come Sapho Toeteffa Greca Se in una Ode fua crear' dò in cotal maniera la I\ofa. hanno profondamente inue^igato conftcrata a che V enere ^fenon -.auertens rofea cerulee rofato alla bella refulfit . I\egno . ne labri. Quinci nacque prouerbio . s A »o« fol noùflhno . correndo a difendere dal gelofb Marte beìlifiimo fuo ^done inciampò co' pie nudi in un Tf^faio . <& guancie .L A p^o . dalle cui (pine punta ne tio fi tinfe le . la l\gfa tra loro ottenerebbe . ma nel collo .

purpura de prati della giouentù y . B^fa cura . . pompa de giardini & uenujìà è delle . & i ipfe ducam . ride con Ze- è riparo di molte infermità. ella [pira Ha tenere .i a gli Occhi . chioma fi delle fue foglie gareggia con l'aurora y phiro. gemma menfe. il Mantouano Homero in diuina Elegìa della Bofa perche dopo thauerci dipinta dinan':. uiuamente ci rapprejenti fuggitiui no/iri diletti . amorq. deciiscj. &• in quanto dalli fpinofi Jmeraldi fuoi circondata leflie ci ricordi gli affanni y le noiey i & lei fi il le mO' con - pungentifiime della breue no/ira Vita y come prouiamo ogni . & uè- risftmo fìmulacro habbiamo della Fita noflra nella J^sa . Belli/Simo certo . giorno che l'ejìremo del B^fo affagliel Tianto : In fiderà la breuifiima ulta [uà laquale per non pajfar . fregio de colli delle . ^gedum ergo me corona^ Tater ò LyMy templis Modulans Byofeis y ' tuis ut ad/lem comasq'y fertis B^dimitus y atq. pulchra Comitante Choreas me puella . morbida è nelle ornare y Conci rondi . amica la Mufe . conciofiache in quanto odorata . termi' ne d'un giorno nifce y . dies vnvs. €^ uagamente colorita . ueris B^a ccelitum uoluptas Byofeis puer cytheres corollis Caput implicai Charitum choros frequentans . uaga nel f . fiorumi . B^fa honor. quella il che ci efprefie pur . Caliccs iocemur inter . è fimile alla noflra y che in una giornata for- fecondo quel detto Tota vita . preffo gode della rugiada & fi . ^p ^nacreonte Urico Greco latinamente tradotto legge queflo hellifiimo Epigram ma cofi I{ofam ^moribus dicatam Sociemus ad Folif's Lymm F^fkm decoram Capiti reuincientes .

che le fan fiepe intor- no. sella dà il ò C aurora à lei tanto pia ci tila ueg- ra & lega à maggior confideratione & pietà: quando poi giamo inuecchiata nelCoccafo del Sole languire . come la I{pfa.che il all'" ^Iha uà fcoprendo l'occulto fuo teforo. che giunga la B^fa al col. glia la Ferginella alla B$fa quando dice nel primo Canto del juo maggior Toema.ma effa quanto fa più bella mojha di loro . quante perturbationi (q Di o immorGiacinto tale) quante molefìie. à com - moue con la fragilità & breuità della uitafuay dicendo . . per effer noi ftmili in quella prima tenera etate alla B^fa nafcente fuo . tàm longa V^farmn . cure. nella puritate <& . "ì^arciffo. non fi punga offenda . & non foto ci fi propone tutta la uita nofìra ci . èychecofi mifleriofo fia per- come non posfiamo godere di quejìa momentanea Vita. coft non . <& quante il angofcie la infidia- & combattono^ La Fiola. od agguaglila B^fa cioche ch'à fi . delle hellcT^^ fue miferatìone poi ci . & intatta . eH fin ancor efi i poco dureuoli fiori. imitando leggiadramente Catullo . im6la fi fenecla prcmit come non conofce fiore fra tanti-. La Verginella è fimile à la P^fa . f può coglier la T{ofa che la vi)- mano fi tra le fpine . guifa di fiore [puntar ueggiamo . macerarfiy &• fuggirft a : guifa d'ombra [eco ne mai fermarfi infinite noie . Trima . fracida perdere le poco dianzi ammirate ricchex^e fue ^ppreffo per lei . mo della fua perfettione uede rinchiufa &• come tiranneggiaFita humana pri- ta da ramofcelli frondofi <&• pungenti coft la ma no che perfettione riceua . ma nellhora. coft niun altro. . in un medeftmo non prouiamo . che dalla 'ì<^atu - ra prodotti fono graditi alt odorato & alla itifla no/ira^ che auan-^it . & altrouc'.con excdlentijiimo artefìcio la pompa. Chen . fé infieme trauagli. quante cure. Quàm Quas Et inaerò longa una dies^xtas puhefccntes .il Giglio. moflra fiore della gio- uane-^^a nofìra fugace. nel color rafiorni' Onde l'^riofio . & & flato . Mirabar celercm fugitiua citate rapinarti £f dum nafimtnr y confenuijje J^gfas. i che lafcia dubbio. . gareggiando con Caurora in modo nel lo [piegar de uiui rubini fuoi fuor della buccia colore all'aurora .

nel grado . prefentandogllft occaftone degna . e la terra .Eelle'^7^a & Venufìà ( oni de quaihora uokuano conciliarfi gli animi de Vrencipi . DiES APERiT.C^ tutto fquaL lido unto da Tallade. fen'^ grandisfimo honore del nome fuo irebbe effer da lui prefu la Ma '. Cioueni uaghi^ e Donne innamorate ornano hauerne efeni e tempie ornate . do i Magi Indiani . tutto quello ch'à prode Caualiere conuiene Et come un Dì . Fì^ a. perche più uenerabile. & l'alba rugiadofa . perche fignificando quella fecon. j per alluder à quello ft dell' ^cademia. Vero virtù : è. fé uogliamo anco^ . alfuofamr s inchina . un DÌ firarin folo è bafieuole effetto .che hauendo egli ritenuto chiufo do . Hora hauendola ufata per Imprefa il C h i v s o fpunta con lo .& degno compariffe. Gratta Fauore. & del Cadauero d'Hettore gettato a Cani unto con non rimaneffe ) effo da Ve - nerCi perche da loro offefo cofi uoglia mofirar al' . ch'ella [puntar del Sole . cheàguifa d'ohelifcOifi (là attorniato dal calice fuoicofi . ra difcorrendo paffar ad altri occulti fenfi dico che forfè pò» i^o . foleuano ungerfi la faccia con un certo lor facro oglio Bufato rò come nome- racccoma ancora dVliffe isbattuto dal ì7iare. . che un Dì fta per ifcoprir al Mon- le fòr-:(e fue .15 Chen helgìardìn su la natìuaffma^ Mentre fola &ficuraft ripofa y l^e Gregge^ ne Tajìorjé le auicina. che un Dipoi fu per manifefiarlo opportunamente in opera non . prefo pur da la virgiliana Elegia. quanto fia infiammato dell'amor della come tuttauia ne uà porgendo euidentisftmi fegni.& ridente. ci ualor dell'Huomo qual egli ft coft in quefla Imprefa accenna. fecondo & celato per molti ^nni qualche alto fuo difegno & penfiero. che penfar fi potrebbe ancora . dell'amico. col Motto. [enfi. Tra molti il che mi fouengono per o interpretatione fua. L'^Aurafoaue L'acqua. fcopre la qualità fta . dal cui calore prende l'informati" uà Fertili tutta odorata ^rugiadofa . il egli uoglia in- tender che come un dì bajìa ad aprir' gratiofo inuogiio del- laB^o s A. uno è il principale che hauendofi prejo que/lo honoratìsfimo Spirito cognome di Chi V s . s a. di ma - quanto fia defiderojo di fi perfettamente operare in .

& simbolo di Qratia. l'alba . lumenij. ch'egli confefi fujfe . iuuent^ Turpureumy <& Utos ocuiis J^e lontano (limo ciofia che tefe. in luce refulfit . Donna . <& ufcirne Ubero to. fia breue per fenteni^a d'^iriflotele è affai che molti beni leggieri y quantunque f dureuoli'. Tommi arricchir dal tramontar del Sole I^el quale luogo imitò Tropertioy che dice . che fi come un fol fupremo bene . fin chiufa & impedita qui gli fia fiata. effendo pur in etàgioueniley e tut' to inchinato à riuerir amar le belle i&ualorofe Donne. ne pia cor' lui.fperi un Dì d'aprirla. pur . & d'amore. ch'egli uiue con fommo intendimento i d'ejfer gratiofo & fa- uorito apprejjò di tutti buoni ^ fi come per opra di f^cner e ancoy ra comparite Enea gratiofo nel Tempio in di lui yergilioj nel uj. ft credeua in un fai giorno di molti . l<lp6ie una quiuis uel Deus cffcpotefi. che un Di fpera d'ottener quanta gra- può y riceuer da belliffìma la uia. ipfa decoram ^ Cefariem nato Genitrix. fin che dal Sacerdote con diuine parole mondato efpiato nonmangiò una ghirlanda di frefchijfime Bq- & fé y intendo folto queflo uelame un recondito fenfo. ne pia amabile Canaliere conofca di farebbe da ri' cujar qualche fentimcnto amorojò. dell'Eneade B^fiitit . Tuo ancho dinotare . Ouero eh' effendo chiufo & legato in e fciol- amorofa prigione . Osy bumerosq. Hor ricordandomi deW^ finoTlatonico d'^puleo y che non racquìfiò mai llmmana forma . a in una fola notte di poter rijlorare Li perdita ^nni > quando dice'. benché più d^appre'^are . e del il ringiouanir dell'anno . cofi . eh'effendo s la i^o A indicio di Trimauera . doue .trul . Chi vs o nojìro u^cademico. fi a afflarat bonores l'effetto dal fuo difegnoy & Ts^e deftderio : cori" nepiàpulitOynepià leggiadro della perfona. Beo fimilis namj. guìfca alcun gran bene alquale afpira per breue cVegli nondimeno fi riputerebbe beato ad imitat ione del Tetrarcdy ilquale nella fua bramando pietà Laura . Cartagine come dice ^eneasy claraq. - Fede/fio in lei pietày ch'in un fol giorno e inan-T^i Tuo rifiorar molti ^nni. ù' che & perciò habbia uoluto dire tia fi . .

haflimi hauer i più communi . di quefta Imprefa lungo & per confcguente . fopito . dalle fo- picciuolo ò dalla gamcommune conpiù pro• fcren"^ che hai fucco fuo con uarij medicamenti faluteuoli alla . il che s'è uiflo in pochi anni nelle attioni fuc . 1 . Moltt (ì altre hellifìime confiderationi potrebbero trarne miflicamentc dalle ejjentiali parti di quefto delitioftfJimo Fiore. in tri/ii penfieri uiffo il hora potria fignifi' . nelquale liberatofene de con uguale . che dalle fufce recar faole thumam . humana lo . dalle . dalle granella gialle . che fia tofio per rinouellarfi . quieto. tempo fiato molefiato &oppref .1(J/ lafcìate molte imperfettioni . dall' ombilico bo. come fuoco cU effendo fiato nella fua faHciuUefca età & riformato . prime & dal feconde qualità fue. liberandofi d'ogni difordimto af. anT^i i pri) fenfi fpiegato non lafciando di aggiungenti ancor queflo fa che psr ejfcr la ì^josa indicio di tranquilla Menta come a conuiti apprejfo gli antichi dimojìra i l'ufo d! inghirlandarfene r autore Jò. come glie. care che giunto homai fia tempo . fpecie yhabbìa uoluto dire . & tranquillo animo G inten- di ripofarfi. & per & giugner à ihiimana perfettione fetto . hot a fuegliato intende di tia nella luce de gli muercy^^ fiorire con ogni amor' gr* Huomini à guifa di mattutina J^osa. P'ifa ma . & & .

. i i Che'l Ciel tutte fue doti in lei cofperfe .à noi graue danno. • Perch'è di Senno più. eh ogni vii cofa fprezza. Et come Pender à vero honor fenili in fomma bellezza. che del gran Monarca Solo effempio in cortei fcorgi verace.à cui quefta difpiace Vita mortai. & come al Ciel fi uarca.^ In Sii'l I M E m^ofTerfc negro manto Amor Donna vago Aprii dal petto de* miei giouenili Anni> Onde Et mio terreni inganni. In fbmma nel felice fuo bel velo. & farfi Notti i Giorni. Cittadine del Cielo Alme beate: A voi lieue vtil . fenon quanto à Dio piace. e fcarca D'ogni vii pefo. Et da cui impari . non canuto pelo Sian giunt'in lei. Et voglie ftorte allhor tutte difperfe. . null'altro Se COL felice. vidi quel 5 che forfè altri non fcerfe. & apprezza Fuor c'honeftatejio vidi aperto il Cielo. come l'Alma pace Habbia co* fenfi. Ma che tardi à venir la su pregate Però che fenza lei colmo d'affanno Vedremmo*] Mondo. Che qua giù brama. Come per gir* à D o fpieghinfi vanni. che va difciolta . che d'Anni carca E renate il gran defio. ch'efla à voi torni. Specchiati in lei. Come gloria s*acquifti ne gli affanni.

& Leggiadramente in fi alfe. Perch'io del career' efca. perche tuo valor reme ? Dico. mi diletta & piace Fiàma.Laccio. di raggi à mezo'l dì m'apparfe nouo colore. Che voleua importar fpeme. con che prefo3& arfi Amor e'I mi {Irinfc) Quando Ond'io begli occhi aperfe.Stral. & arie.che mi cinfe? E fucila il Dardo.& mia morte in vita al mio mal prefte. in cui gìamai fermarfc può vifta mortai : tanto ha fplendore.Prigion.Guerra.D E L e n I F S O. che'l Sol per fua natura Ogn'altra luce da fé fcaccia . ch'ei Si. Come fett'Anni adietro. l'alta Che s'ammorzi talhor mia fpeme L'Alma m'ingombra con dogliofà cura: E t allhor io . che mi vai mi fpinfe ogni rimedio poco? nel cor C ome l'acerba guerra in Potrò cangiar Per due luci la dolce pace . fciorre'l i nodo. & accorte? Qual Di o (Laffo) fé tanto mi porgerà (chiedendo) aita. & preme ì . fui poco à poco? C ome hauer potrò mai tempo. non fai. arde il Onde in fiamma amorofa Cinto mio core. ne loco. à crine auinfe. io noi vidi & timore. tf Come E potrò allentar l'ardente foco.& Morte ? Qj E L Non vino Sole. fredda paura. Quafi volefle dir. Qual vnqua in tal guifà farfè.

& par mi dican.ondc fi Pur m'è di tanto Amor . Ouunque io corro de' fuoi fanti piedi. io fento. Ne* quali Amor l'alte fueinfegne fpiega. P rendon me pietà l'herbette iftefie Fatte verdi da lor. Poi che fi dolce fui punto . cortefe. Ben mi Scudo armato: Ma incontra Amor nulla forte arma vale: Ma del Dardo . il & bella. B en torto giouinetta Alma fi lega. . Che trono di fi-efche le bell'orme impreffe. il Od Et Se Et arda Cielo .& lagni.ò Nebbia Mondo bagni. ch'in nano fpargo Lagrime tante . o'I mio benigno Fato frale.riedi. fnella. Fugge lungi da me veloce. la piega. trouai di faldo In verde età par. e lafia fcritto. piagni. Facilmente il venen di due begli Occhi. Ch'Aura foaue.1{ I M E Qj ANDO Da il mio fero . ouunque voi. leggiadra. ch'ella parte.& del Laccio non mi cale. l'ale CondufTe innanzi à voi queft'Alma Onde hebbi quel di poi per inalzarmi prima à via più degno flato.& largo.& legato.che fpirando tocchi Tenera pianta. m'ode. perche fempre io mi preiTo di fé diftrugga. Per campagne^ perCollÌ5& Scluce Cacciando vòjfi come voi mia Stella. Stagni Vna Fera crudel. che nel cor trabocchi.

DELCHTp^SO. alti fembianti. Et benché giunto di mia gioia à riua Non mi Che Indi ver so dipartir dal dolce albergo.di che mai non fon fatio. La Sera odiare . & piati. Poi che mi trafTcal fuofpietato Stuolo Fortuna.hoi: mi folleuojhor caggio. Coiì credendo. Che s'acqueta il mio cor ne' fofpir tanti Che per lui trahe vegghiando adhorajadhora. e'I rio timor s'auiua. al Ciel ergo. Quando à lui piace. Qu^efto conforto Amor mi porge folo Con le fue man nel mio non degno ftratio. l'afpro affanno. & Qj E L vino Sole. Senza abbagliar mia virtù vifiua. il . in cui mi fpecchio la & tergo. talhor parmi. l'alta Et miri con pietà A' mia doglia. Et mi riuolge difdegnofo Allhor pianti. E'I pianto mio . non d'altro tempo jallhora M'appare in fi pietofi . fé di fé il mi priua. ch'un ardente raggio me dolce efca sfauillando.& defiar l'Aurora trifti 28 Soglion queft'inquictÌ3& Amanti Portami il Giorno ogni hora & doglie. mia Stella ringratio Che tempri almeno alcuna volta il duolo. che fottrarmi voglia tempo confumando In dubbia Fede. E' la Notte per me più felice hora . Perche'lmio Sol. Amor. Che mor la fpeme. & fofpir tutti tergo.

& arfe.e fcarfe. Qual Fato borami toglie la fperanza Di ricourar mio loco in quel bel petto.Il I M E Da Gli odorati . Nel cor di lei. che ardente rugge. che non mio difetto Indi fcacciommi. homai quefto empio. One dolce ricetto hauea fi fpeflb? Hor ben m'accorgo. e'I Gallo. Contra'l nemico tuo di Giano Ch'a l'imprefa douuta ancor vaneggi il tempio l'infallibil Apri fecur per detto. che fouente alfe. Che'l facro legno mai non Et leuando di fede al fi fommerga. Oue hor fuperbia. Racquifta tuo fattor l'humil fuo tetto crudeltate alberga.come fparfe fpente Axmo r fi tofto hauefie quelle Già fi ardenti ver me chiare fiammelle. . fuperbi feggi L'horrendo MoftrOjChe tua feÓQ adhugge> FI Tanto Ouile à poco à poco fugge.& In parte giunto. & fiammeggiarle Stelle. ma l'antica vfanza Di Fortuna. e snelle. Ecco l'Aquila.d*AMORi:.& più leggiadre. che fi ftrugge. Che in tuo aiuto faran tuoi fidi greggi.& di quel SefTo. Ma E de' lor raggi à me ritrofe. Ecco'l fiero Leon. ampi. Scaccia fommo Paftor. Sue dolci membra. fpegnijò correggi. Ne la . oue Donna m'apparfe Più che mai vaga. Merauiglia mi ftrinfe.

Nel disdegnofo. Quella.& Ch' De la Occhi pietofi in me conuerfe mia Donna. & chiara fede. vn caldo . Non elfer finterò perche! fonno fciolfe? Felice giorno . chen forte Amor predar mi volle. Volfcrmi altroue timorofo il piede: Ben ne la fronte mia vide . Perche ad Amore o.& amorofo Zelo altre cofe celo Per te mi flrugge . M'apparue à pie d'vn Lauro.onde repente fparue. Ahi crudo Di fi mentite larue Me la moftròjperche quelle non volfe. ingiufte voglie 5e'l rio fofpetto delicato petto. cor quel dolce effetto Ma la vifta. L'altra abbagliata dal tcrreftre Sole. NE LA 1$ flagion. H . ne'l C Per fubìta allegrezza non fofferfe. Che fpeifo A m or & l'altro riuerenza fuole Far l'vn de ferma. la Verfo che più l'Alma s'eftollc via. in cui tutte dilperfc Pur l'empie. & Et del non poter ftar meco fi dolfe. A fé chiamarla . che la conduce al Cielo.che'n inuidiofo parue. ella à punto.DELCHJySO. che dirle honefìa fama tolie. fopra vn Colle. e in vn tempo m'offerfe gli Amor man La fua bianca più ch'auorio fchietto. Nel cor. Et diiTe. he IVn dal non fperato bene aggiunto. Quafi difciolta dal terreflre velo.

ardenti Stelle. fiere Stelle Surfero armate contra debil Legno. Et Chiufe ogni via lo ferrò fra duri di e fpesfi Scogli mai giunger' il Vn'afpro Vento in cui cangiosfi l'Aura. Per vn tranquillo Mar. & d'aura . & gentil'Aura Ferito gli Occhi. Abbandonai lunge dal lito il Legno Non fck)lfe mai à bel viaggio Legno Felicemente altro Nocchier dal Porto. A & grata era ver me quell'Aura. Et nebbia ofcura ricoperfe Cielo Cielo.& gli Elementije'l Neflbn' ha forza. ne girar di Stelle. Nulla ò poco prczzaua allhora il Porto. e Scogli mio ben le Stelle. dì configlio. Et hebbi alltìor. Credendo fempre fìar fereno il Cielo. non temendo Stelle Crude. Si queta. quai non fur mai nel Cielo Due fi fide . ne venti tempeftofi. in Porto. Cornei mio m o r . & fragil Legno.Vn tempo Amor.ò Scogli. Ma da quella foaue . Ch'io non curaua d'arriuare in Porto. fuor de gli Scogli Guidò quefto mio incauto. Che'n contra Amor. Ma (lafTo) in vn momento il . Si m'eran lunge horribil' Si deiìauan lo onde.per fcorta. Dunque di remi. con dolce5& felice Aura. ne con piti chiaro Ciclo.

che poi che dolce bebbe De begli Occhi il venen. Lo Spirto nò.s'adopra indarno Per ritenerlo ogni polfente morfo Ch'ai bel fentier felice H z .& Arno De l'alma fronde ornò fi jfi fiancherebbe hebbe il corfo.DELCHirSO. il Cielo. Priuo fi 50^ ftaua combattendo ritirarfi al il Legno i • Tentando pur 5 fé Porto Potea fecuro fuor di quelli Scogli Ma non Ne per fi sgomentò giamai veder cofi turbato de' Scogli. tornar le Stelle Amiche dileguandofi dal Legno 5 Il Vento acerbo volto in benign' Aura.per adornare à parte à parte Quefta mia viua. in viua Se A' toglie vanto à colei jch'arfe Marte.. Sento l'Aura feconda .& fuor Il de' Scogli il Legno fcorg0 5& fenza Nube Cielo.ò'n carte a Ch'io ò fcriua.ma chi Sorga . il Ciclo Si difperò di giunger faluo in porto: Ondejcome non so. forze. Et per due Stelle ancor' attendo il Porto. LAVRAjà Bice. & l'Arte Pofer. CH I m'affida di parli il 5 Cel i a . angelica figura? Non la mia penna. Elementi. & m'asficura vocc. &àme l'Alma fura ? eftrema cura gli Et fé lor & ogni Gli Angeli.

Qua' fiandiquefta à di o diletta ancilla. Dunque perche debbiamo ogn hor lagnarT. Simile à lei de l'Alme elette. & porto in duolo Brescia. Et d'altre molte gli alti fatti Hebber nel mondo fi famofi fregi. Qj EL chiaro . Et quefta per Quinci s'impara. C'hoggiillornome ancorluccesfauilla.& viuo lume.K Se'l valor di 1 M 1 Tomi RI e di Camilla egregi . Ma rgherita Che lieta fiede al Real le lodi e i pregi tra Duci & Regi Belga fedel pace tranquilla? Quelle accefe di van di fama zelo hora Data Pronte s'armaro à torta & crudel guerra . fprezzando Verfo l'eterno.& come poi del Cielo Aperta posfi ritrouar la ftrada. Se vmti i fieri fuoi nemici. Che fi tofto lafTatohabbia qui in terra il Squarciato frale. & corrottibil velo. fparge in van lachrime tante il cieco Vulgo errante il Queft' Anima gentile ha prefo volo & gloriofo fluolo. che Hora.^ perigliofìi guerra Vittoriofa à la fua patria in Cielo $ . & fparfi Torna da rarpra. come uera i G e s v' ftringe la fpada in terra Gloria s'acquifl:i. che fembfante dal Non hebbe Mar d'Auftro al noftro Polo» A ccrba morte ha fpento. & fante.

angeliche parole. . fi & l'Aria al pura.com'è.auintO. afpri & nudi jofcure Valli & fole. del & lui. giran Nebbie 5 0rfi. acerbi. Meglio. piùche'lSol chiari.fpererei Sceuro dagli Anni breui. noftro agguaglia.e i Venti. Ma l'Aura. Et nel lor maggior corfo i Fiumi.& l'Iperborea fponda.& Serpenti. Ei miei caldi defir tempra . Et de le dolci . Con la cui fcorta.DELCHirSO. entro mio fcno Spira. che dou'io fono. quel che foftiene Le cofe mifte per cagion feconda. fcalda S'vdifte fuon di que'foaui accenti. e i Monti adorni. Perderebbe PattolOj&manfueta Saria ogni Fera 5 & priue di Veneno Le Serpi. & quindi difcacciaogni vii cura. Onde punta farà d'Inuidia Atene. pur 11 s'al voflro valor. mantiene. OccvLTi.ond'iomi trouo cinto. Scioglier potesfi quefti membri miei. HoRRiui Monti 51 Bofchii& rapidi Torrenti. & acqueta Se DA'legami. acrei. ond'ei forma. Guénon Ma fol vi il maijne fere il Sole. Ratto con nodo ardente elTer vorrei Con voi. Brescia nome fuo tofto haurà piene Le parti d'Auftro. Che nel Tuo Giro il Cielo arredar fole. Viuer quand'altricrederammi eftinto.me medefmo vinto.

ch'ai Cicl dritto conduce.1^ / Af £ VfD I. Q^' ELL'honefto defìOjChVn tempo in forfè Tenne mia vita5& la mia mente altera Frafperanza. Et non laffarjTpcnta per me tua luce. Laffar partir jperche non caggia.& le facelle Spente raccefe de l'antico foco. Non volendomi ancor dalla fua fchiera . Acciò che dopo il viuerjche m'auanza. Che per quefla terrena ofcura fìanza M'acorgo benjch'à morte eterna varco.& fide Legger mi parue. Stelle Et poi ne : le fue chiare . ch'io fon. Ch'io caggia al crudo mio auuerfìirio in mano» De gli empi viti] homai rendimi fcarco. Nel calle luilnghier. Signor giiili:0j& fourano. Al verde 5 & l'hore mie(dicea)fon corfe. Quand'A m o r che di ciò ratto s'accorfe. lieto La fua candida man mi porfe. & pera.& timor quafi giunt'era. à che tuo valor manca? Vedi per te mi ftruggo à poco à poco All'hor l'Alma fuegliosfi afflitta e ftanca Quafi da vn lungo fonno. ch'in parte il adduce. e'nfano A la ftrada. Ir pofTa leue al duro vltimo varco. One lume diuin giamai non luce lì De la tua gratiajOnd'io fon lontano. S'in te fol non ripongo mia fperanza. Deh volgi il mio pcnfìer fallace. .

rei Senza laquale in angofciofi5& Lamenti eterni conuien. & perigliofa guerra. & adorno. Ond'ella al ben oprar vaneggia. Tal ch'à Dio ancor mi ricongiungajSc leghi. «Se quefti humani Mi dan continua. fpargendo falui di fangue Trarne man de del crudel' Angue Dando à noi gioia. & à lui danno. Che Di I mondo cor non nieghi. miei fenfi terreni & imperfetti. & Alma. E'I vel fquarciando l'error. e fcorno. pentita Prendi hor gli afFettuofi5& caldi prieghi quefta in error vilTa. : Frena sìjch'à l'vfcir fia de gli Eletti C he vedi ben.La c ad ve Ajmortalagrauofa falma Talhor mi tienjche l'Ali al Cicl non fpicghi. la tua gratia à & alma. che in terra aiFetti Lo Spirto. il Mondo. Vergine pia. In clvesto racro.che trabocchi.& venerabil giorno. vnìca. Et dell'eterna goda inuitta palma: Però del Ciel Regina. Leua quefto. Doue più brama di pofarfi in Cielo . tu reftando elTangue (Che l'Alma ancor de la memoria langue) Il mondo ritornar chiaro.che ingombra gli Occhi miei Di Et terreni defir fallace velo. la tua gratia homai l'Alma mi tocchi. ch'intorno Copria le menti. il Che ti piacque Signor. & erra.

ò d'Arte Difetto dunque. ò d'Arte I G oV E . Dunque Gli & quella parte. A poLLo Di Ma capo intorno intorno * con qual forza d'Intelletto. & Caftità con degno Nodo nel bel feren de gli Occhi voftri Vieta Natura.& nouo lume adorno Spero. di voi Qual nouo Cigno . Ben foura ogn altra DiuajSc immortale: Et qucfto sguardo cofi infermo . Si dirò. De l'alma fronde. Ecco. A* cui giunger non pò forza d'inchioflri & non Da clv 1 l pien di mifcria atro foggiorno. Schiera gentil. ornarmi il Da Haurò poter giamai.& quando coli ftretto.& come.ou'ogni error s'annida.Il mio dcfìre à fé medefmo eguale non può^formar parole 5 Scioglier lingua A' dir di voi 3 terreno & viuo Sole. indarno fpiegar l'Ale. poco prezzando . come Stelle in Ciel colparte Effci Bellezza. in qucfìa.& Graffo.& frale Tener fifo non polfo incontra'! Sole.le Virtuti.& l'Armi. ch'io non giunga al fegno. che da l'Ira affida . andrò alti cantando Coftumi. Tenta cofi debile AugeUfe vole Alzarfi al Cielo. & forte nodo trarmi? legato. per voi mi guida ad vn felice & chiaro giorno . . d'AM o r e. Perche del vago. Dou'io viucua. & Mida.

& à noi doglia. Spianto.ò fortunata chioftra. Et quel non vifto altroue alto Valore. Di me non Il ti doler: ancor non ti chiudo . & tu Tei morta ò ftolta Egra turba mortai ne* fenfi auolta Viua fon io nel lume eterno.ò quanto Vaneggi . bel teforo io il Dorratti allhor.& fragii manto Del buon Maker va. I De l'altere Bellezze in terra fole: Che quel> ch'ei fura>rihauer non . Gloria à Natura . Picciola Nube non adombra il Sole. & Tanto. che dal caduco .& di virtute il fi moftra fiore. Quell'era vn di que' fior. Ode inoftri lamenti >& dice. di cui Natura Raro al Mondo concederò cruda Morte. & fura ? debili. e i buon recide .DELCHIFSO.& non con altri gioftra. felice.& fomma (è' gioia noftra.& celo. partir . che priueranne Cielo lice. acerba morte ha fciolta. Dando Del Tuo gioia nel Cicliche l'ha raccolta. l'unico Honore. & erri. La vera Caftità. : Che i rei ne Che farem noi Ahi de laiTa . Si L'alma. Che Tu di rara eccellenza. noftri pender fallace cura D'horror fon CHivsojChenon mi Più il vago lume. e infermi ahi dura A le noftre Iperanze ingiufta Sorte. chiudi de celi. & di fplendore Sol fcco fteflb.

fin' Minotauro i . ò in piaggia. & dico: Ahi mio Intelletto da principio lofco . Ma perche mi lamento? & S'io godo hauer per lei che uaneggio? l'Alma legata De dolci laccijond'io fui prefo5& carco? Non Ne più s'oda il T e s e o nel Laberinto. Pria chiaro. Sol la Fera gentil.& aurea fronde..ò in monte. . poi ch'ai il fi ha cinto Barco vince fempre verde Lauro. Pò ben moftrarmi di falute il varco. graqde Al e d e là nel lido Mauro. c'hebbi à l'entrata Per guida & efca. Ei cofi quefti di gloria ha vinto.Ti 1 M E Cercando vò Ma coni' qualche fentiero amico Ond'efca fuor de l'amorofo bofco.e'l Ma s'oda O t t a v D'vn forte o . & feluaggia Hor farà la fua amata . ch'indarno m'affatico. Ne il corfo affretti per vfcir dell'Onde: Poi che difefa dal furor del Cielo. hor ben conofco. Homai ficuro il bel Signor di Delo IlCarropofiin felua.& c'hor fipoco veggio. SpefTo piangendo mi riprendo. ricco Tefauro Che come Quelli. più Per quinci vfcir. piano. al fine alpcftre Se & fofco: mi riuoIg0 5Ìo più m'intrico. r Per faluar Hauer' e'I fé . Anzi pronto al mirar. per torre i pomi d'Auro Serpe eftinto. Et da l'ira di Fera afpra .

54 .

uno Scultore . di Timante . tura è dimandata Voefia muta Verilche fi &ia Voefia Vittura parlante. che Vhrafi chiamano Greci] per quefia tanta rafiomiglian':^a la Vit . .Vittori attioni di . Ma chi della excellenT^a della Vittura. . nell'ordine nofiro fia. in quella guifa co coi con Cambre . di Var celebre teflimor- nian'^i. quella^ che tra le dijtipline liberali da gli antichi an nouerata (ilche neltcttauo de fuoi pO' litici afferma ^riflotele) fi potrebbe ma j£- rauigliare. delle potrebbero chiama'' i "Poeti . una ddt arti quanto puh lori . -' Ma fé fi confiderai difegno di l riceucr tra noi non foto un Vittore ma to . fattibili delf Intelletto prattico . per che lumi procede . che'l Desioso nofiro cadcmico jTittor raro.pofciache concorre & i g^i^^gg^^ ^^^ i^ Voefa nelfimitar^ i la l>laturaì . & co . TSlon sdegnarono gli antichi nobili Bimani di' dar onofìri dì . fa uerifìima fi . Furono fempre putatione . & un Mufico . La onde. che non uoleuano fé lecito cVà feruillmomo : ma fot ad ingenuo fuf ad imprenderla .HI fion jèmpre la sà In quanto pregio fia fiata Tittura . che fuole la Voefia co numeri con le noci i con le figure & fattc':^'^ di parlare . fenica grandifìima gloria i ne riporto nome di Vittore Et in tanta fìima thebbero Greci. Teorico infieme sì per ornamen. come per le bifogne che tuttodì occorrono dell'opre loro i ce//è- ra ogni merauiglia. . . di Volignoto rhafio y & di molt altri antichi. come jìi. d'^pelle di Zeufi . di che il ualenti Vittori in fommari"di grido . à ragione può dubi-i tare. pra à quefìa nobilifìima ^rte (nellaquale a gnolo Buonaruoti pafsò le Michel'^- for:^ de' mortali & Titiano è (lato giudicato diuino) Vero fila Q^ Fabio non . che fin à quefìi tempi è pervenuto Vrotogene . & .

& è di far menti piani. cht quelli con le parole priìnierameme attendono à fpicgaf opcrationi . ^mbe fimitatione & profitto . doue dice . difcoprire f intento fuo eh' è una Colonna d'ordine Dorifiotto' l ueUme di quefia Imprefa . ancoraché no taluolta di dipingere corpi . prodotte che per conìettura &" fagacità fi rapprefcntare ouer in cofe folo fantafliche ro fenon nella vian dell'artefice. & rnoffo. inal:^ato 3 c^ alto da terra leuato. per hauer il fico 'maggior fondamento nell'intelletto fpeculatiuo. . come gli altri. di queldi parole (ancora. maggiore) cofi nel Desioso Accademico nofiro efendo quefie due facoltà per natura dijfeminate. legiojche hanno infieme fio & imaginarie Vero <& ^ Voeti Vittori che non han fejfer lo quinci è difcejb quel priui. ^ i Vittori Toeti delle firnhiani^e loro . ftando i . T. ò panno . Dal quale cor- . lo che ne fi mofira la Voefia for-i^a di una Vittura la Voefia che ben librando la amendue. Tetà uaria. per- che fia eretto .con certi fiori .arrendeuoli. & . rico auuiluppata dintorno da una fpecie di Folmdo detta Smila- ce lifcia.i& lifci.5J gli hnomini . & pero la chiamano la lo- ro fune'. fia di gran lunga. ilche uedHto h. Ora come ueggiamo fine i que/i' Arti accompagnate afpirar'ad un'i/ìeffo & la Vittura non efjer meno una Voefia effer di colori. dal Cafo . Viciorihus atq. compojio taluolta alcune T{ime.di quelle. concetti & gli affetti dell'animo .ò Filuppo maggiore fecondo i Tofani . a r . la cui natura è d'andarfi auuiluppando super gli Alberi'. can didi filmili a campanelle col Motto . come che nella Vittura fia la hauendo dal fuo Genio &* injìinto principale profesfion fua .* & Toeti tenti. degne damrniratione.ì uoluto poi. ìifprejfo da Hora- nell'arte fua . cioè . colori le proportioni gefli d'i & gli haliti loro. Vi e ri e. Voetis Quidlibet audendi femper fuìt ^qua poteflas. i Vittori gli animi per quel lo che nel di fuori /piegare fi può. ^ i le i humane & c^ i qucfìi i han no cura di rapprefentarci co corpi.iKUycioè imitatrici onde fon dette da Greci ^ìmi* &" quefia loro imitatione uerfa ouer intordiletto & queff^Arti recano con no a cofc reali . an^i fu uogliamo hauer riguardo come per pura naturai uena le uà teffendo.parte : fi è pofìa tra quefie conofcendole non inculte . & nere ò dalla 'ìsjaturatò daW^rte.

piani <& arrendeuoli. come s I ai- D eyir o s o d'ogni lodeuole frutto ^intende . & di ficurexX'^. nondimeno foflenenàofi ogni dì più fopra appoggi maggiori <&• robufìi .che le Colonne (oltre fileuano ancor dri's^re appreffo gli antichi taluolta in fé* gno di cattiuità. fignificato per li racemi lifci. & dognì li fu^ Yuina ficura :mafiime. che in effa fi uanno tuttauìa abbondane noglia altra. coft cjfo Vittore. Terche poi fitto la Colonna. raccogllo-. & Colon^ na d'ordine Dorico habbia uoluto intender la Virtù: fondamento faldo delC^cadernia no/ira y egli è da fapere. &per fiori candidi & uaghi . eh' Hercole / frofe allo firetto di Gibilterra . Fama laquaU per generarfi per uigor di qualche perfetto Voema. Conia Colonna dunque per (ottimo prefagio) ha uoluto moflrar uno fondata fopra la Virtvi fpcciofifilmo fegno che t^cadernia nofìra fia effer dureuole.& dlnfamia) erano diri-^x^tc an- che fi cor* in alto per fignificar'termine di paefe. La cagione finale è spiegata felicemente col i Motto non appog.che non potrebbe andar molto.fperar fi deue. fiotto la & perfona di Dio la dice . co* : me e^li intende per la Colonna la . ouer altc:^ di Gloria & fplendor Desioso . perpetua. Isella Colon^ & »a dì Fuoco ù' di ^uuola J ddio condujfe il fuo Topolo eletta . che appoggiandoli alla .il Trophe^ . cadernia nofìra & per lo fefìefo dell'^^ & che come quefìa & foflegno l pianta non può giungere à luogo fublime per fé /ìejTa . ch'in Italia ri' fofìegni do . ch'è naturale. baje .ouer .pò artefìciale attorniato dal Foluulo Foluulo .foleuano ancor i Greci fiotto il nome di Colonne allegoricamente intender gli ìfief' il fi Toemi. giandofi egli con efjbnoi per altro fine à uirtuofi effercitij che per poterfi folleuare à luogo eminente <& Illu/ìre: à che s accoriti pagna mente li la dolce manfuetudine & candore de fuoi cofiumi mifìica.che fia col fa- do ta uore Diuino per farfi molti molfanni riguardeuole al Monche la Colonna fia principal Simbolo di ferme7^a. Terche quantunque da deboli habbia hauutol fuo nafcimento. vittoria. yirtii. tìi procura & penfa di giunger à termine chiaro & honorato .dì Jpianamento.come quelle. diuenir potrebbe à par di qual fplenda. che per dori di molti alti ingegni . parlando dhauer creato Terra fida Ego confirmaui Columnas eiust ferma . chiara & gloriofa .fe con ta di qualche appoggio non s'inalT^a . ouero perpetuità .

& occupate (cV è ne Bigioni là intorno . ilquale fé non è nano C^ fìa . il Tempio di Solomone fignifcante la Catolica Chicfa no le bafi di ^ /ira . da quali fi ritrouaffc-> ft narrai che Greci effendo Come manda alcu- ti altre uolte in Colonie per y li paefi dell'afa'. in fgnoy ch'ella. ciafcun impeto renitente & faldo . & & ifchiet" de crebbe l cofiume che quantunque uolte uoleuano do come à tiri. . . poi & & Virtù fa piàpre/ìan' . tutti i cinqi ordiui d'architettura l'ordine Dorico fido robufio . et come noi à y fanti Mar il hanno ualorofamente per Chrifio militato fi confecraua Tempio d'opera Dorica . Tv^o^ fin?^^ ragione dunque il Deà terra . Il Tabernacolo à Colonne con le BronT^ fu fecondo' l precetto fu9 lame d'argento . fia guifa dlìauer trouato fondamento dureuole à C Edifìcio €^ coft collocarono dette Colonne Virili pouere d'ornamenti te y affine che moflraffero la Virile fembian-s^a . sioso che tra te . deliberaron di fabricar efii un Tempio ad ^- polline Tanionio ma non hauendo ancor la alcuna ragione di la fitti Simmetria ii Dori s'auifarono con mifura del piede : ma parte del corpo Virile) di mifUrar le Colonne pcnfando in queloro. i ^ Marte^ad Hercole. per uirtù ò faldeT^p^ Ondrii^r un d^^nimo memorati proportionc.la Dorica . intende le ingenuo dellequali m gran parte ft . e Tempio à qualche Ciov D io e. propone quefia Colonna fua in forma Dorica Virili. come è . ^ppreffo come fu i ri- trouata quefia fpecie di Colonna di fitte Tefie portione dal corpo bufio . la Tofana rimafa . lontana grandi & uaghe:!^:(^a Cofi à & ualorofi Capitaniyche per la lodell' ro Tatriayò I\£publicayò B^ligione nelhffercitio ^rmi magna* Dorico^ nimameme fon uiftiyparcychefia à punto conueneuole l'ordine comeàcoloroychefpre^^^ati gli agi <& le delitie nell'horror delC- ^rmi per O" à la falute di molti hanno menato lor ulta : effendo di .5^ fuor della prigionìa ^Egitto. conciofta- le &' ftgnifichi perciò fiabilimento ^fortc:^ i . prefa quefia prO' i humano . roco- C^ ben quadrato B s i giunge à la medeftma altcs^a quefia fil D o s fette Urti degne o [Òtto dhuomo mifura fittenaria .majìiccie ^^Ù" robufìe.laquale corone ydentelliy gocciolatoi fiera nell'origine fua foleua effer fen\A ima più tofio con ro'j^ayrufiicay&au d'ogni delicatura forma . non fia per cader fa con mirabif ordine edificato à Colonne . formato .

ma . & quel numero di Sette .diletta f^cademia noflra . la cognitione . Elettori dell' Imperio la . come molte nia appreffo il Duca Mauritio . i quali fu talmente grato . che quando rimoffo le lor cura della Religione e^ . & infette non Chauejfe dalla lor feruità fi egli con larghifiirna promfione . ambi à . che > fautore per que/ì'opera Dorica uoglia accefsiuamente intendere come per naturai' inchination fua non folofi è dilettato di operare nella pittura. mano fottofcritte della [ingo- molianni à rihabitare nella Tatria la. oltré'l . e. fua & noflra sfacendo inpubUchey& priuate Titture apparir felicità del fuopennello. farebbe ancor appreffo cft EccelUn"^ trattenuto è uenuto già Ma riceuendo da ciafcuno loro Tatenti autentiche dalla lor propria iare fua yirtìi . della fua fanità che nel lor paefè uide contaminate . di dar faggio del della Terfpettiua che tiene dell' architettura & ancora proue nha fatto effendo giouane nella Germa . quale ne principi^ [noi crefcere per una Legge fua non poteua befi confiderar Totreb- ancora .per la cui opera rimarrà perpe tua la memoria fua ne gli animi noHri • .^ ^uguflo il fratello fucceffbre. .

Col valor delTAugufta Margherita. Caftiga il fommo Di o gli empi rubelli. . Che'l Paftor fante in Vatican fuggelli Con chiara Hifloria Thonorata imprefa. Che fanno horribilmente venir meno Il fangue humano? allhora il Ciel fereno Di cotal fuon l'orecchie gli pcrcofle. Ch'io mcrti nel tuo grembo elTcr' accolto. CHE Sopra fpargijSigrìofiCon larga vena la ^1 Fiumi di Croce dà le fante piaghq rangue5& vuoi. Tv. dolore interno. Et l'ingordigia lor tempra & affrena.^ata Mira la fragil l^^oglia terrena. per far la gloria fua infinita. Il gran Padre Ocean di fangue rofife L'onde vedendo del famofo Rheno. Et vuol. Ch'intorno ha mille ingannatrici Maghe Di mìa ruina auidamente vaghe. De noftri error la me^/.t)EtDÈSÌOSÒ. onde l'eterno Padre hai placato . Et conrumaci di fua fanta Chiefa. Alzando Pien il vifo fuor del vafto feno di ftuporjcofi la lingua fi molTei Onde fon quefte mirabil polfe. Tu con l'alta virrute.& à la Morte tolto Il mia priuilegio5& chiufo à noi l'Inferna* in tante inique colpe inuolto: Mirami Dammijdolce Signor. ch'indi fi paghe pena.

quando'l Cielo. £t fol da voi (degna d'Impero) impara Ad auezzarfi à gloriofe imprefe .K I M E di Non Ne tema più periglio alcun del Morte. di onde dal fuo viuo fplendore gratie5& di fauor s'attende .& forte.€'1 vanto.& lucenti. Cui fon del vano Amor le fpoglie appefe. Quefte vn' Aquila altera. Da le fuperne intelligenze quanto Formate con foaui.ò facto Albergo Del vero Honore.&contra i danni Altrui diftende le bell'ali accorte. ch'in lugubre manto Raggi d'alto valor chiari . Ch'ogn'alto ipirto à celebrarlo intende B A B. Girate col fembiante altero 5 & fanto .ò Statua viua & chiara. e tal' è'I fuo valore. Per chiara infcgna Illuftre Caualiero DVn La porta. & cari accenti & gli Elementi O Vi dieder fopra ogn'altra il pregio . Spargete ouunque i fereni Occhi ardenti. tempio d'Honeftate. Tempo i mortali occulti inganni. Recafte. Lafcia ogni vii penfier'il Mondo a tergo. che per forte Diuina prende già piià di milI'Anni! Sua qualità dal Sole. B A R A Illuftre. Raggio Col fondator del gran Romano Impero Conforme ha'I Nome. L'occvLTA fchierajche gli arditi vanni chiaro Augcl la fan ficura.

Ch'à fc la chiami l'alto fuo Fattore CE ARE D al viuo foco del tuo : tormenti alcuna fpcme. al duro vltimo uarco Prega'l Signor. Già diece luftri in me fpira ingannata Da i fenfi. j$ piaggìc apriche. Et fé in tanri s fàldo amore. & non mi prenda à sdegno. Deh quando mai fià'l giorno. 5 mi riman tutta homai pende Anima bella che la frale fpoglia . mi fià fempre fin a l'hore eftreme Che Dolce alimento à l'anima. che fconfolata. Poi che nulla mi vai terrena aita Per liberarmi da le doglie antiche. le Choro de Mufe amiche. in vaghe Vini tranquillo à la ftagion fiorita. Signor. & fcco'l Redentor l'accoglia ? Quando fpogliata del mortale incarco Eternamente di quel fommo bene Godrà. K i . ch'attende.DEL DESIOSO. homai de le mie gran fatiche. deh Figlia. Mentri. Ch a poetar Del Tanto Il fafcio ogni bell'Alma inulta. Bramo deporda la noiofà vita. che fcioglia Dal Mondo quefta mia. ch'in dolci hore ferenc Cangi'l mio flato . In età cofi verde hai qui lafciata Et nuda à Rimiri i be' celefti poggi alzata me colmo d'amara doglia fi . ch'attendo nel celefte regno? Figlia.

& S'inalzi'l mondane cure fol' à Dio verace . i & falfi In franco legno Sicuri in porto . Moftrò fua luce Et à gli amati- in qucfto cieco Inferno L T I Oe e V fempiterno . E s e I A cinta di funebri foglie Con Ne fuoi faci in man dichiara fiamma accefe. onde difcefc. de gli atri giorni noftri.ini honor TR o N e A le pene tue con j la i Secufe / . tuo Intelletto gli Aquila jche nel Sol conVaudacc Occhi asficure^ Che fià d:i flutti perigliofi.on.Il buop Otta viOjche da gli airi chioflri. Et ricco del teforo . De la coftanza A r n Del (auto Sian da re i g o & con la la face Amor contempra le tue le predace Fera tempefta de fucnture. Scefo à far tede à noi del bene eterno. Nome donò Carco Et B R.i? preualfi La bella fchiera de li fpirti dotti. la lingua fcioglie • diu. immerfe Nel cieco oblio. tuoi penlkr condotti ogni timor difcioko. co* fuoi purgati inchioftri Pofto poi fine à fihonorate Imprefe di mille gloriofe fpoglie . Et con ftupoi. Lafcia nel fango il Vulgo errante inuolto . ond'efce'l bel gouerno Del Mon^o pien di fcelerati Moftri. Le Leggi efpofe. Lieto faliojnel Cielo.

Sgombri dunq. Sccheggio. inuolti Ella hora fciolta dal terreftre nodo. . i O Di o Benedetta Alma reale. Che lei feguendo in difufato modo Domar potrete fenfi empi & proterui. oue noi fiam.DEL DESIOSO. Et non bramo. l'vfato errore. Giamai non vide il Che Onde fpuntaire. DA 5 Veftilte quefto fral corporeo velo Di gratie adorna fopra ogni mortale.e'l telo Al van'A m o Virtù ritorna & gli tarpaflfe l'ale per voi nel Tuo primiero feggio . foco. Alme Da 5 5^ che vi lafciate à freni f^^nfi fciolti i ingordi fcnza alcun ritegno al Guidar capriue tenebrofo regno. e Deh fiano i penile r voftri homai riuolti Al chiaro elTempio d'ogni laude degno De la bell'ALB Ajc'hebbe tanto à sdegno L'abiflb . io da Giove altro Per dir le gratie voftre alte 5c diuine . da voi . gran Signor di Delo il Simil'à voi da l'Orfe al Polo Aufttale. Che poter qucljchci fcniì miei non ponno. Et infiammata di celeftc Amore. Tra beati defia fcco vedcrui .^ fpegneflTe r . viuendo . ftolti. Che per confenfo vniuerfal del Cielo . Sotr'ombra di piacer fallaci. & da profondo fonno. Defto fìvolge'l Mondo al vero Fine.

Perche voflra virtù fia al Mondo intefa. Ch'io tingerei d'Inuidia & d'alto fcorno. & i i Paftori Pafcer più che mai Ergerfiil lieti cari armenti. Mar qucto da contrari venti Cantar le Nimphe in variati chori. Splendete più>che*l Sol à mezzo giorno. Ch'à gran ragion potete girn'altero. Et con fi accefe voglie caminate. imprefa Giunger con mio ftil debile . Et nei . Col vino lume del bel nome voftro .' Et rallegrare il Mondo d'ognintorno. Quante fur Ma poi ch'à Donne . Con fi felici pasfi il bel fentlero Del vero honor Vincenzo mio. Mondo vil'ad alti honori. & da le Mufe amate Stimato à pari de l'antico Homero. Almen vagliami hauer Di farui honorcj fin ch'un le voglie pronte freddo faffo Copra l'elanguemia pallida fronte.che'l mio non pofìfa inchioflro Lodar' à pieni vago vifo adorno.^ Donna gentil > J M E - che nel terreno chioflro. Per ch'io de lefamofe frondi fpero Del verde Lauro ambe le tempie ornate Tofto vederui .& balTo.0 fon nel me non lice à l'alta lo fecol noftro. Ond'alfuonpoi de'voftri dolci accenti i Fiorir vedranfi prati. calcate. Quanto mi dol.

4<» .

le uifcere i fcoperte al fertili deflinati . tarare èunattione proueniente da . la . . dicono la terra . je l'altra in quelle fan fuori. come fi uede. euidente .V^ratrOyCome principale i(lromento fojfopra & per confcguente fuenare & aprir terra & accloche Sole poffano fue feconde & tempi dopo allegorica^ fecondo fuoi mente ha & occultato a gli che era fotterraneo chi. occhi altrui fcoperto pur dall'aratro y come da caufa ijìromenta^ le ad9 . delle quali auiene in quelle cofe fan per elettione che fi . ilfarifoU effer uolgerlct . che ho prefo. ma ne ha dato Dottrina al fen':^a Mondo poffo j chiara . Cuna che fi . fp legherò quanto rintentione fua . poflo il teforo » . & La. ritroua teforo nel u§ltar que/lo ritrouaf è Fortuna non effendi Cerare per caufa di ritrouar teforo (che fé ciò effetto) fiiffe . nece/^ariffiimo altagricoltura. e>^ utilifìima immortale fua commendatione Egli prende fecondo fincarico. che fé chi ^ra . juhito mi prefenti quella fimilitudine . folo caufa per accidente non effendo di fua natura fotterra applicato a ritro- quefta operatione di cacciar*il yomero uar teforo Ma perche per quello effetto di Fortunato caufa accidentale /'Incognito ^cademico Yiofìro argutamente ha uoluto fignificar* altrui un profondo mifìerio nell'arte de' flruttifiimo non folo campi non . effendo fua operatione. l'huomoy che ope* ra per elettione . dcllaquale è in^ & peritifsimo . rap* che molti danno nel difìinguer (fecondo ^Arifìots» le) due caufe per accidentei la Fcrtuna^ il & ende^ perche Cafo > .w^ R M i^che nel il uede/ in quefìa notabilifii ma Impreja ritrouamento del teforo fi per meT^o delC^ratro. fempre produrrebbe cotal ma .

prudente Cultore uien' esercitata ìCufiodita. compenfatrice delle uigilie fefìore nobilifimo di sì utile . r et e r e s k adoperata dal cultore della terra TELLVRE RECLVDiT. fn qui . foth) intendendo thejauros come nel .abondeuolmcnte infegna & in maniera^ che oltre quello. che à quelche per opera hu. ^n- molti fecreti dtlle Fille ha fioperto queflo eccellentiftimo ingegno al gouerno pertinenti alla coltura delle terre . è auenuto fi . . in altre che s'apparuchia d'aggiungere. per opportudimoflrar à gli huomini che una diligente ylaboriofa. che conofciuti quefli te^ fori della dottrina fua pia uolte fan riflampati . & i <& poderi . <& con quanta fi indii/iria poi . ^ con quali . auertimenti pojfano ritrovar quelli tefori nella terra gratifìirriA . fé da follecito . in un'Opera > fua diflinta in ragionamenti di xiii Giornate & . . accomodata à produr' & C^ aiutata Come . talché tutta t Italia da fuo diuenendo più eulta &copiofa . Dialogi fuoi inuintimefi. della terra . fa . ricca per me^^o potrà rallegrare . di quella . Onde . la- quale quanto con fludio maggiore uien coltiuata il coft in i mille doppi rende cor teffima differo . alle humane bifogne.fe non perche altro non fono le ricche'^:(e ti che i frut/ y che con grandi fimo emolumento noflro raccogliamo da quella. É arte l'agricoltura del numero delle fattiue conHituita nelL'in- L . da che fa creata da Dio. Con tal Motto fi uede .4^ Il Motto è . na Coltiuatìone fignificata per t aratro è caufzjche la terra tiranno . primo dell'Eneide fiato di Virgilio fi legge . che f ombra di ejjendo Skheo (chiamato in quel luogo a punto Ditifìmus ^gri) a. frutto . che di qualche momento hanno lafciato gli fichi fcrittori a pojieri . T^e fenica caufa però Toetì che Tlutone Iddio delle ricche'^^e habitaffe né' penetrali . // quale narra .fi fé fertile & . fottimo compimento fi tna fia ridotta fagricoltura rnana (credo) fl pojfa afpettare. & produca tefori gioueuolifiimi . che contrattano gli huomini con la terra . I^iuna Ffura è che pili leggiti. tradimento uccifo da Tigmalione fuo Cognato dinanT^i à > gli altari apparue in fogno a Bidone fua moglie dilettifìima effortandola alla fuga per lafciaf il & &• auaro fratello le fcoperfe i uecchi tefori yche fòtterrahaueua ripoflo. & & delle fatiche altrui queflo prò - honeflo lauoro . I quali tefori fempre £ fiata re . come queflo ualente huomo ha leuato quella Imprefa .

&• profitto. dr parenti saggiugne quella de'Taftoriy de Cacciatori . della douitia. Et qual'era la cagione dice Tlinio . IB^. . Tercioche . & degna . quell'arte. <& gemi. che à ne trahe .& tasftduità di quei grandi huomini ufata co . nuata . Verfa fuo fratello. J^obile fen'^ dubbio ejjercitio gentilisfima occupatione da che da nobilifime mani è fiata conti' .i Trincipi . accomodando . ma la T^atura fa il rimanente. che ci fomminiftra uittOyfen^a quale lafanità perderebbe ^ Que- fl^lrte tra tutte s aiuta nel principio. & de/la le for-:^e del corpo Onde .ttlletto prattico. che Jè- co recaua ne' tempi antichi t agricoltura fé non perche i campi erano lauorati dalle mani degli Imper adori de gli efferati. ne che fia con thoneflo più accompagnata di quella. Et fé la Medicina pur'unaancì?'- dla delle arti fattine. oltre che fomminijlra gli alimenti al .cÌj è d'effer tenu- ta in grandifiimo pregio. l'agricoltura ottiene il & & primo luogo. confirma . era la uera caufa della copia de' frutti . Et tra tutte ialtre ^rtiy che con[erifi:ono à i commodi. le piante. fé pia fecura . ra . ralk' grandofi la terra dell'aratro laureato tore^ fi in .pÌH gioconda . ha per fuo fine la fanità.isfirn amente filubcrrimi & gc tiene honorato tejfercitio . il Medico . c^àprefiffo tempo opportunamente difpenfando le lor fatiche. agi del corpo 3 &• al mantenimento della fanità . nondimeno confiderata dal delle ci) è ilfofienimento de popoli. & del Bifolco triompha" La diligentia . gli habiti dell'intelletto fpecolatiito hquale quantunque fu la men nobile di tutti > e^ del prattico attiuo ancofine . raffettando la terre/ire materia .& prodi nella Mi litia fi fanno d'^gricoltO' Ter il che . . . noflra benignisfima Madre: con fuo ancora /labilifce gli huomini ualorofi -ri. & de Vcfcatori . dril lei beneficio uniuerfale dell'ìmmana natura fi Ja- quale few^a male reggerebbe-. Hefiodo folo raccomandò caldamente T agricoltura. come per quello deUhoneflo . difie confiderata la finità . Honora Lifogno . commercio joon la Terra. perche fi /odio llja creato per lo tuo perche non il deuc hauer in il riueren'^^a fi queff altra -. & m. che riceuiamo da quejt^rte del coltiuar i campi . sì per rifpetto delfutile.è degna d^honore.i poderi. alU utilità Et certo non è quale come congiunte. come in quella della Militia difponendo i femi. è nobile. nere hurnano.come necejfariaà thuomoi Onde Solo- mone .

di cui in preda è data la nobili sfma Terra. Farrone . non meditando di ritrouare uarij artefici^ che giouino à quefla . Gelone il Siracufano. conofcendola degna €j[er conofciuta non folo. quefl'arteneceffaria.& colma ogni fuo bello. ma ejfercitata da i Fi- Ma qual'altra cagio/ neydicamifijuychefi deificajferOfiriy icarOyCerereyTriptolemOySatttr lor noy Baccoyò lano. Ccnfirio Catone Licinio Stolone y ^dnceo .& raro bacon tefperien-^e accompagnato diletto. celebre prodotto dal fuo fertilijìimo Ingegno l'Opera fua già hanno concetto & & . Columella . tauia cejfa y come che fia giunto Huomo degno dì aW^nno . ma profitteuole. un'ardentisfmo defiderio digiouar al Mondo . che poffono à lor fenno trar della non folo Terra. . non ejfendo di mia mente bora d'entrar nel largOy& chiama fortuna^ fpatiofo corfo delle laudi deWagricoltura.&finumerofh&finoui. kjfocon ragione infallibile ha infegnato quanto fta fincero di puro. d^tica ne . preflantifiima agricoltura La fperien:^a l'ufo . Tompilio pofe in riueren^a il Dio Kluma furono didarui opera & .<& fi utili pofcia-^ fcopertoiteforidelt^ne. ^negligenfono flati na ti contadini. yergilio loro benuGrande obli go dunqueyanTii infinitOy fi deue hauer' all'^cademico noflro . Ter uarios ufus ^rtem Experientia fecit. Seruimolti altri nobili non arrof/ Ho rada. fcofli. delhtà fua la fatica . Diocletiano Imperatore. per l'agricoltura. àfarchiareyàpotarCyà metere. perche gli agricoltori attendeffero folo ad occupar . àfeminare. & Ejfo documento. roi^i. le [ignorili . Ciminore .42- non ft sdegnarono di por ro I^ de' Terft il mani ne lauori delle terre.chefnqui gli ignobili. Dijfe Manilio Toeta. auertimenti ha che con tanti.& di Crefcentio. il giuflo fpatio de'lor Toderi. Casfio Dionifio fciò uinti . che thauer efi infegnato à mortali con perpetuo giouamentOy a piantare. ^Cincinnato. Ejfo loro ha moflrato i beni.Figuraronogli antichi Egittij per quejÌA £. l 2. . Magone Cartaginefe Ufciò di tale la/ difciplina fcrittiuintotto uolumi. . ^tti Ho Serano . . laude in ueroi poiché tut/ l x x . ad arare. VaU ladio y & Hefiodo (ìudiofarnente ne trattarono Taccio di TliniOy di rergilio.àfarilmnOy&à trouar gli {ìromenti connemuolialt^rteì Ma ritorniamo alpropofito della interpretation deltlmprefa tigli ^Agricoltori quantufique uolte conofcano i dell'Isa COGNITO noflro. chefuron tradotti in Greco. cagione lo fcettro B^ale . Termine.

Jncocnito ueramente fi può nominare noftro ^cademicO'% pofciache nella frequenT^ de" Cittadini della "Patria no/ira è fla* ta à molti incognita trattato di molti auifi i la uera coltiuatione . hauuto riguardo alle oppofitioni de' uulgari huomini ma . ouero . fi dilettano. che non flia à lor modo. fanno tanto(ìo giudicio. l'occhio alla bontà al candore . commodo . Et pur leggono alcuna loro opera. perche ha ch'erano prima incogniti. fi il difegno .& accetta à tutti i Vaefttche del culto della terra cofa . le altrui & ninna cofa operando efìi. & incognito fia il ualore di quella. ò dlgnoran'^a infetti non fanno alcuna [lima di loro. nel grembo nojlro. nondimeno (eh' molti trauagli fuoij quaft nigilantifìimo G a i. che tutto il quadro fia diforme. -Ir atro conjarme per noui . ad una paroletta od à qualche concetto friuólo . «c> h Motto à i & utilifiimi ricordi fuoi con li' quali in quella guifa infgna a trouxr'i tefori della terra ^che m . . ne fpie'^ata . &' be. ò fimile cofuccia . ó* eff» alla fchiettei^a del di quePiO nobil' huomo auegnache non fta applicato à Tocfie od à difcorfi Thilofophici giamai . ma più Inuendo Genio . Et è/lato marauigliofa più) nel colmo che t ottimo yecchioy benché non fta uerfato ne gli /indi delle lingue^. quelle d'altrui La onde non fono punto difìimili a coloro .fi farino fcherno di . fua . O. lo corpo alla profefilone . Sogliono. un naftro . che . co^ nofcendo l'opera fua e> utile . gioconda. 7<[pn fi è perciò da gli ^cademici no. no/iro uasfi ramaricando che hoggidì l'agricoltura come ^rte uile . . <& il fordidafia fprexp^ta da molti. i mortali non conofcejjero uili. cììe fpuntano conia loro . & diletteuole . (tri & indegno . de" & delle fcien'^ . .hone/ìa . dell'. per lo piàiTlebei hauer odiofi quei Cittadini . contorno & maffa della matena ma inettamente (per non dir fcioccamente) apponendo^ . necejjariay fi & utile ra all'agricoltura. & l'^lbuco quantunque herbaggi /'/ alle humanc cofe . potef- feno recar Malua . fubito dannano fatiche.OpC" LOyannuntif quanto la la luce confi rara.:bbiamo qui pofio . . non mirano tutto trattata. biamo raccolto flmprefa fua per non come fratello: ma come Tadre amoreuole l'habEt perciò ragioneuolmcnte h.cofi neoenito . che ri- nel uoler far gludicio ajfoluto d'un quadro dì Tittura come trouano una ciocca di capegli . Hefiodo doleua. propria Firtù i perciocìte à d'inuidia fé .

il tanto tritar la terra . che le loro uigilie. che non dihfciar loro altro ^ che un . Onde non ritrovando altro che un -> copiofo ricot- to. efprime l'antichità non fol dell'ulne . Japeua credendo fé non cfiicl tanto.con farchielli con l'erpice. de Wufato . che tutti i beni. li quali folo per fegno mi è partita dì & U porre qui apprejfo.cl\ olt'- i poco tempo ( con la 7 d d i ó gratia ft uedri ) ai gran Yunga /« X X Giornate tutte utilifiìme ampliata . foCtm picciol podere. Ma per maggior teflimonianra del ualorfuolegganfi di molti &. fi pofcro con ogni sformo . ^ETERES TELLVRE R^ CL\ D IT . che hauerà .che nelle uene della lu fine per conclufione dì queflo mio ragionamento dico. magnor/ mente fi ucdrà il pretiofifiimo teforo . Ter Icquali . che indi ufciua piiì i loro [udori .aggiunto prefa. . & con faratro.c^ pi^ fi cora'ycome dijfufamente può uedere nell'opra Cv. & . moflrh con dolce inganno à gli auifoyne diJJ'c figliuoli fuoi conciofia clùgli teforo. ma l" ufficio nel quale eflremamente fi diletta quesìo . che egli pojfcde . che le parole del Tadre dette nel fin della ulta fua fuonarono . . al corpo delflm . gli fono conceduti dalla infinita clemeni^a fua .'' ^cademico do egli minutamente quanto promette il Mantouano Voeta. induflria a uoltar foffopra tutto quel terreno cfii effer ini nafcofìo fot terra Et & per ritrouarlo. erano buona ter- e^ effercitar" il poder in caufayche quegli occulti tefori. legiufìe riccheTip^ noftroich'è di fio pr ir che dal culto della terra ft traggono : trattati' ^*l r. ritrouato. dando però tutta gloria d'ogni buona operatione juaaDio folamente. loro con rafiri. manifeflatoidi che con effhnoi fi rallegra. . che acconciamente il Motto dì ra fianno ripo/ii uenif[ero in luce .45 cerio buon Tadre dì famiglia i » che haueua. s'accorfero . <& non à Ce fìefjoi conofendo.molti Sonetti fatti in fua lode quelli pochi .

e be' giardini adorni thefori à tutto'l Mondo Che'l cortefe fiio ingegno ha porto infieme. & più grato theforo. d'Oi. Tu carchi de le opime fpoglie loro Cerere. Il G A L L o tal .& BAcco. Tu perito Cultor non meno fi infegni. l i o ipaftor più degni. di mil l'anni i Furon afcofe già più a E à noi Del ferbate fotto verdi panni. che d'altro. ne difcopre con Tuoi puri accenti. che di gemme. ò d'oro Superbo vai pur tra l'Aratro e'I Bue. grati. & molti affanni. Ma l'alma e'I cor. Ne Le Soni campi cari il fparfo i amato Teme.DEL SOMMERSO.& ferbar l'Api intatte. Gallo. . Come guardar dee l'Armento e'I Gregge Ne tempi aduerfi. gli Armenti.ch'à l'antiche genti. TofFerifcon deuoti Mele ò Latte. che con fpediti vanni S'innalza fina gli Aftri più lucenti Curari' Api. più graue di tutti gli Elementi. Con merauiglia de* prefcnti giorni. facre piante . L'alme rìcchezze. DELDESIOSO.irfaidirpiche& dVue Onde'l cauto Bifolco de le fue Fatiche auido attende ampio riftoro. Perche. Hor Dopò lunghe vigilie. Ch'à noi ( mercè de le vigilie tue ) Scopre un più ricco. i Lini.i Prati. non quale à P an l'obliqua legge.

45 .

Ad un medefimo tempo ammiratione è . &.uolgarmente Caualieri. (fé contrario raggio di Soie non gli uieta qiialitati il p-iffi ) libero . c/. ponga à ma. & confumati. & quafi fciolto da tutte con l'ale di mar auigliofo candore adorne. fi foglionofa- .no fra tutti gli altri uitne addimandatol onde pofcia à tiofa bafcanT^ crefciuto. cofi: . hio tanto infra di loro conformi quelli che ragioneuolmente quefii à . et in efaltaiions dipcrjonc òper arme. potremo in pili d^una cofa paragonare fi Et primieramente teffere quel noi fappiamo.etto grandifiimo. che per lo pih in lode di Trencipi. dell'i k tri- e A T o nolro Tercioc't)€ fé noi . c^ fama immortale. rare la natura de gli uni uogliamo diligentemente confidec> de gli altri. fapientifti. letti eh e fanno lafetat che da Latini fi Bombyccs chiamano. attende per lo fpatio d'alcuni di à prender cibo . ra chi & fra fé [ìeffb della . & di. humane . faticati ne gli fludi di Toefia & per meT^ loro hanno procurato d'acquifìar/ fi te nome. che dalllmmane dentijìimo . in molcofe conuengoìio con quegli anima. HO" ri- che quafi tutte quelli Kl_on . li trouaremo fenica di* . conduce à j'abricarfi d^ intorno un uolonta-- rio carcere.chel Caualiere prima che rauigliofo fio lauoro .Ta n d o I ' confiderò . apertamente in un Toeta non conofca f tìofciamo ueggiamo noi . & & cibo dalle diuine fcritture pru- & . non pojjb. òper lettere nobilifi. il quale è pofcia ornamento ueramente di tante gran tadini . & dia principio à que Tocmi. dal Moro: albero. Donne & di tanti ualorof Caualieri '& '^ohili Cit . fenon con ogni fpeeie di lode commendar quefi" artcfciofifìima Imprefa . ù' per ifperien%a molto bene non coch'ai che molto innanyj compor de' uerfi alcuno fi ponga.^ coloro^ fi i quali p^r qualche [patio di tempo fono af. efce di fua nuoua belk^^a prende nuouo aitarla.et fentendofi ripieno di quella fuapre merce per cui fola acqui/lare ha tanti giorni faticofamente fi fpefi. dal quale non molto tempo dopo.

cofe nafco/ìe à gli occhi del Tetrarca. della candide. foaue yamabìl canto de' j . i^mafiime dì tutte f altre all'età gìouenìle accommodata Ecco dopò lui fra Latini Oratio Lìrico jcrìuendo ad ^ugufìo dice- & Et tenui deduca poemata fio. quando nel \iu. dice.del Varad. nec tenui ferar "Penna bìformis per liquidum cethera & <? ^Album mutor Superne Toeti.4<f re. è . con lofplendore loro fifamente riguarda . celato .Can. danno ad intendere quelle parole . pare che hauefje riguardo Dante . Vn gradito flebile.(^7^a fparfa per tutto corpo due cofe tanto da Toeti celebrate^ che altro Tsipn ufitata . che fatto fu Lidi à f armonìa La quale era querula. & mi nafconde . che poco dian^^ì ricordam- mo.che Virtii. ?" & princìpio & hanno hauuto ori- ^' ciò & togliendo la comparatione pur dei Caualiere . Come animai J^e fur quefle di fua feta fafciato. fé non que primi raggi da nera que in efii dì gloria. leues . quali non d'altronde ufciti. il quale con più ofcuri 2 la fottiglic'^'^a del fuo diuino ingegno penetrò tutti i M . empiendo di cieca Inuìdia qualun nafcondono <& celano à gli occìn de' illusìri attioni maligni colui. attende confomma dillgen'^^d àfornìrfi delle effe migliori fckn^e . I quali uerfi cofi ho traportato» Tojìo contefjììò dolce Lira mìa. dalle cui chiare gìne.t'ye pi-t\09 Z!!t(pi>im»vùv. la C9 gnitìone delle quali in è grandemente necejfaria ^ Et chi non sài che iVoetila compofitione de' propri uerfi molto fpejjo chiamano i tefiimento ^ Is^on ce ne fa ampia fede il Trencipe dì tutti Lirici Tindaro in que uaghijìimi uerfi della quarta delle 'J^em^ Voci To'cA' kut/ko: (pó^iJ. plum£ il Se non che"l premio de buoni prender finalmente la forma d'un candidifi imo augello i Eù che altro uuol dire quel uolontario carcere. Ter digitos . La mia letitia mi ti tìen che mi raggia d'intorno . .ragionandoìn perfona di Carlo Martello. ci Ma l che diremo noi delizie . humerosq. in alitem 7iafcunturq. Vates.

de Bombyc. regiflrato cioè. faminato l'autore della prefente Imprefa alto .ft qua potis extra B^impere . aditus omnes. lo dimoflrò il yida. & ano comporre p off quando da un*altro fiore uan- no [ìudiofamente raccogliendo» Et alcuni altri. mora . cioè alcuni. nec requies . felice ingegno. che di quel cibo. quejie parole Isònne uides cum carceribus exire Jnfiant ardentes . appreffo n t r i e a t o . nel 11. Ma percioche egli è imponibile che fen':^a alcun fegno e/feriore la il thuomo sauegga fommità ali mouimento interno i ha uoluto . reclufts quanta nitantur opum ui^ .al quale egli à modoniffuno (ì manterrebbe in ulta Tutto ciò hauendo diligentemente ef. mele quello quando da uno . non per tanto è ancor peruenuto à quella . di c^ . J^obile Vadouano. uefiigant omnia circum Explorantq. fomma perfet - tione il alla quale egli afpira rf' cognome . percioche . n'adornano con molta felicità i loro Toemi . Qreci.fegretì delle Mufe . Sen-^- fono interamente leuate da quel bdlìfiimo Epigramma Tompeio da Vlanuàe nel im de gli Epig. onde . Claufa obfìat "ì^ec domus & fili denfifiimus ordo . J i sVm prefo per ciò fignificare . fono da lui rajfomigliati al Caualiere natura per formar la feta non ha bifogno d'altro. & d'accommodata inucntione & quefìi . clw . & optata rurfùm di cotale fé reddere luci . & que/li. lungo tempo non fen':i^a molta indufiria affaticato nellifludi di Toe* fia '. da fé fiefii noue inuentioni di faude. uaghe > uanno accattando da <& da Et quelli il /oggetto & il la maggior parte de' uerfi loro quc/ii tali paragona al' f^pi 1 ile quali niente hauendo di proprio. . che fentendofi fpogliati . che . .fen7. della Gaietta fia leggiermente pertugiata aggiuntoui Motto intorno non può . . i quali di maggior in gegno dotati . egli fcrìuendo à Tomaffo da Mejììnct di amico fuoy dice locHtimi che fi ritrouano Toeti di due maniere. con . citato c^ uolendo altrui dimoflrare che quantunque egli fi fio. // Caualiere rinchiufo in una Ga^ letta c^ difpoflo in quella guifa a punto.ahiepos le quali parole di fi oy aynatai. [celti modi & di dire ragioneuolmente imaginando. . <& in tutte & tre le più belle lingue effer. come pia la cui nobili de gli altri.

di fottogiungerc cofi tradotti ISle posfit uolucres inde I quali uerft parmi Terche fuoco dal Che da la Ciclo à la littoria y > B^cca mirai Tehro altero Hor habbia fpennacchiate ambedue di Gioue l'ale j T^on temer F^ma . per ho- ra da quefie hittc terrene y^ acquifìarfi grido non hauendo ancor pofie quelle &. ^ y le inferiori . & par contra gnificar /7 tale: naturale) che'l Caualiere per fé fiejfo efca del- ia prigion fua .47 rJ/iH Wft:ptjSft:o"/Aa«: . . .fe prima non ha n t ri e a t Ojch'era fornito di far impofìihile ci l'ali icofi uolle fi" lui sbrigarfi .loda immorpiuhiCydi che laFirtù ad /«» tera perfctt ione condotta impenna l'ingegno a fuoi feguaci óu Sv-. dir Tompeo Qu<:è Greci. che Stender altroue amico Quefli fon fcgni. Et nel medefimo foggetfi legge anco un bel Tetraflico di M. . metu parcas : placidi hac Junt ftgna Tonantis mouere gradus. Fulmine difteCias quòd habet Filaria pennas ^ma Tyberim impendens defpicit ^rcefuper. Fabio Segni Fiorentino . & cÌk uolh è queflo. perche non poffa indi i fuoi uolanti pafìi. tirando à fuo propofito quello che dijfe Taufania intorno à quella rij'erifcono Imagine della littoria . infino à qui conti' nouamente adoperato l'ingegno per conofcer non folamente fefleffoy ta intentione di woflrare & le cofe a le fé eguali . habbiahauU" che fé bene egli ha. n/km T-of^ <r« 4)U>'V/v «Wf^o? modo il ou cAuv«Toa y i)o«e fg// con uaghifiimo rio Cefftre flato folgorato riuolge in buono & [elice augu- Simolacro della littoria in J^o . Hora tornando al proposto roflroyft l'u(ò come egli non è uerifimile. che (come il ctiandio Heliodoro. ma per contemplare pia ciò con- da uicino foprahumane & cdefliinon ha però ancor feguitOfper non hanere à pieno ricourata la luce deli Intelletto. O" Harpocratione ) contra to coflume di tutte l'altre nationi gli ^tenitfthaueuano fatto [colpire fen'j(^le. T«oV K^fof ovroùT'o'AaToa. ilquale può feruir altrui per breue commeto di quello ne* fudetti uerfi .ixrod Oue- ro più foltamente conftder andò ypofiiamo intenderyche l'autore di quefìa Imprefa con quel Motto «35Te^o. ma .

Odiamo fon difetti ui fiUogismi Quei i che ti fanno in baffo batter tali. quefle ^li . . chiefìe à Dio quell'old leua Con le qua" dal mortale fi . ci abbandona . Can. Et molto chiaramente la il medefimo nel xxvij. dicedoy infnfata cura de mortali.perlo cui me-^^o taluolta marauigliofamen^ te leuati da quello corpo (che-. accenil nando quanto per raquifiare Volontà . Et di quella . Career nofìro Intelletto al Ciel Et fen"^ dubbio Dante nel principio deltxi. chi uuol uedere alcuna cofa pia à lungo . la doue dice. legga . ^lla qual Mille fiate ho cofa hebbe apertamente f occhio il Tetrarca . cioè nel naturale & nel fo- pranaturale iinteferoj fecondai roafìro f commune parer de gli iììterpreti^Zo lir Tlatone . il Fedro di Tlatone &• la Teologia di Marfilio Ficino fé ne ragiona difcorre. dous ampiamente (^ .che (feguendo toplnione de' Titagorìci) nel pajjaggìo . uolo & coìne quadrino à queHa . come s intendano teffer . del Turgat.come fi fu carcere dell\Anima addìmandato ) pofìiamo ritornarci in Cie^ lo . che fanno l'anime no/ire ne' corpi [ottolunari luce . del Tarad. Imprefa . quando affegnarono allenirne no/ire dal lolegge nel Cratilo^ da Orfeo ro nafiimcnto due^li. perduto lume dell'Intelletto uaglia Tanto noler foura uoler mi uenne De ^l Et di cVad ogni paffo poi sii mi fentia crejcer le penne. la quale fi diuide in due lumi .

Mifero. empie le Stelle il disfi. & armi Hor dura nebbia In viuo foco 3 offende . L'alma 3 feguendo andrò lieto Che per erto fcnticro al Ciel ne mena. .& me con efib.& pur conuien. E dure leggi al mio voler prefcrisfi. e de' miei accorto farmi ghiaccio armarmi.& al mio FatOjvisfì.& efca altra non haue. e pente viaggio.D E L L' I Tarili C^T 0* 4* Già f v' 3 che'l cor dì graui affanni carco Com'al Ciel piacque . Beftemmiando La(ro3& hor veggio ben jcome fouente E'n mille carte Folle error ne lufinga . Soauementejc'ncontro Per cui Il la al morte vn tempo hebbi daprefTo lume 5 al cui bel raggio ardendo fpeffo Auenturato ofai meco chiamarmi. Ond'òjch'ella sì tardo al fuo fin giunge > la vita Meni . Lo Speglio 3 in ch'io mirar folca falli me ftefTo Tal volta. N'adduce lui . e'n certa i pena fa oltraggio. che folo à fallir buon fen' il Ma poi che'l fuo uede. mio dolor defcrisfi d'Agio r le Retile l'Arco. ralhor chiufojò'n folitario varco Crudele il Ciel . E Mifcrjfoggetto à l'Amorofo incarco. Ma fc la fiamma da l'ufato lume Vigor non prende . Lume d' A M o R fola potentia . ch'io mi confume e da fperanza lunge mia noiofajC graue.

Il . Ed ci pietofo ogni : P oi rifponde mio detto afcolta. e viue Rofe intefte Oftro le Labbia 5 onde s'adorna. Am oRjpoi noftra al che repente fola.àvna parola Fefti'l mio Cor di doppia fiamma ardente.& mio foaue ardore. che'l mifer petto ingombra.n^ I M . E r tocca Non fon quefli li ftrali ond'A m o Si dolce altrui? A' lo cui non fon le Luci quefte. Chitipofe ne gli Occhi arco. e dal Sol giamai le non tocca Guance. vermiglia. Ma fé pur fono. C ofi piangendo ai mio Signor taluolta Ramento il duol. Ch'à viuer fenza lei non fon poffente ì Ricorro à te.àvn rifo. Dal Cor la tema fgombra. perche non fento La celefte armonia de la fauella? D olce mia pena. Et non ti die pietà del mio tormento^ Che faremjIafTo. e quadrella. Parte la Donna Mondo E me partendo à me medefmo inuola.*oime. e pretiofa Bocca.& non m'inganna Amore Con fìnte larue.che'l mio bel Sol prelente Pur dianzi (oime si tofto il tempo vola?) A' vn dolce fguardo. Lampeggiar nouoje Celefte il D'amarifsima gioia Cor trabocca ? P ura Neue Sembran . ch'Aura al Che fé fofìfe piìi fuggir fcioìtay L'andrem feguendo ^com'il Corpo l'Ombra. e vefte Dolce.

Mai Tempre interno raggio arde. in cui d'honefti ardori rifplende.ch'ogn'altro adombra. e'ntende Ouunque grido di virtù s'udio . fi pronto Ciel vi al leua. s'ammira. ò rio Per vie lunghe. . dou Amor tende Nafcofti lacci a più difciolti cori : lumi. lo cui valor. Com'affetato Cerno à fonte. che'l Sol co' rai fcotejC difperge : Ma l'ingegno diuin.ed erge. mai chiaro cale. Quefl:'Alma che non ho raggio. ond'io Sceuro da Morte.che di voi fplendor m'incenda. In breue Ipatio al fin condotti 5à terra Cader vedranfijpur qual fogno. & fé camin prende. e rio M'erga la' ue'l defir s'inalza . al Donna. A* voi.Il crespo I chiari aurato crin . Che farete à la Morte. paro. e da Fato empio. e diftorte il V eng' io Cui Per . e Tempo guerra Po I che nebbia d'error torbido offende sì. Spirti celefti .che di mill'altri à le veftigia anch'io del vofiro Poggiando andrò qual deflro lume Augel su l'ale. od ombra Cieca. E le Perle. Fià. e Il rifo. che fereno intorno rende L'Aer grauato de terreftri humori. e allume. e ftende. di moftrarfi al Vulgo hoggi non Fors'auerrà. e i Rubini jOnd'efce fuori Angelic' armonia che'l Cielo accende.

che m'aite. perch'io da lunge arfi altamente.e'l mio dir fofco illuftre.Il I M E al Non fé ben cI'Hippocrene anch'io in i dolce Riua uolta immerfi. e diuerfi.di voftraluce Lampeggiando ir vedrò fcintilla ardente. Vi fete per brcuifsimo fentiero Condotto al Sol. • Com'io diuenniin E voi ne* miei viurete eterna MVT I o . e al Mar. ch'eterno lume apporta. E di giugnere in porto horaai difpero. e torta. Onde che da la flrada obliqua . Mente. e fmorta Simiglio in duro Mar ftanco Nocchiero. Dirui m'udrete e Castore e Pollvce . Ma'l Celefle fplendor^che'n voi s'interna. Donna. . Vien. > miei pcnfier defcriuo Fiàjche quanto di voi parlo. Mentr'io con faccia errando afflitta. Difpreggiando'l furor de' Fati auuerfi Viuajquand'io farò di vita priuo. e fecure. né ferino Con vario ftilcen modi alti. al Humil ficrando voftro Aitar la .e fcure Al Cielo in odio. Sì dirà il Mondo verfi poi feco fouente voi chiaro. al vero. Nel periglio maggior llatemi fcorta. tardi fi poggia al dritto. ed illuftre. Le fecche Labbra tal Né perche Quai nora Apollo in carte me Tua grada verfi. S urto in paiti per voi liete. C he fé fra l'onde procellofe.

Mentre Là qui al dolce mormorio de Tonde i Pafcon le Pecorelle prefTo à quella Fiori. che d'afpra pena acerba Libero il caro I o l a hoggi mi ferba . Con quefti io canterò l'alma .enonfLipcr rileuarmijaita Chi mi porgefle al gran bifognojond'io Dietro al buon Mantouan mi riconuerfi. Ch'io vò quefto Monton su quelle fponde FEBO offrir.6 gradita . s Stefe inanzi à l'Aitar l'H o t i a gradita . e ria fatica vinto Mifero Peregrin manca per bofco. Per le veftigia andai del maggior Tofco. che Lafro. e Quercia fuperba Pon Da META l'Aitar cinto di fronde. alta. Ma come d'afpra . Cadd'io pur d'altro.Anc H*io da folle audacia vn tempo fÌ3Ìnto. Benigno accetta il facrificio indegno. Così per dubbio calle infermo. e lofco di Lauri cinto. à quei di C i nt o. D iceua E g o n e e co'l voler conforme A i . Eccolo già. e l'Herba. Dando il Sol d'allegrezza aperto fegno.ch'à noi le Stelle afconde. ch'ai Mondo errante informe Con l'eterno tuo lume eterna vita.al fuon di più leggiadri verfi Colonna Voi la torrete da l'eterno oblio. Lucente D o. Anniballe gentil . per poggiar vofco A' i Colli di Parnaflb .

E de lacci. accrebbe. D i vero Amor in l'alte fauille fpente Raccende me con difufato effetto fatto perfetto. libera. E sì doglia 3 pietà negando. Che del bel lume tuo viua confenti . Veggo gli effempijC le beate Forme. • Si. Così d'ogni mio error pentito imparo. Viue.la tua mercè.e da orgogliofi Venti Fugge del rifco fuo pentita in porto: A' te volgo lo Spirto humile Ma tùjche'n dolce libertà . & pio . Con quel defir. l'hai fcorto. che la mia Fé primiera hai vinta. Onde fcefe fplendor fra noi si raro . ou ancor l'Alma farebbe. e fcinta. Qu^al' hora al fuo cader l'alma confente.1^ 1 M E arfi Qv E L Sole 5 al cui gran raggio repente In dolci nodi volontari] ftretto. Fido foftegno à la mia vita eletto. ch'ai bel lume fuo Soura humano penderò ergo la mente Quindi condotto ne* fuperni Giri.e fatto'l cor cenere haurebbe. fii mia vita al fin fofpinta Poi che l'indegna fiamma è in tutto eftinta. Che marfe. Per cui Madonna vn tempo à fdegno m'hebbe. Come il torto fi fugga & per quali orme Al fommo Ben da terra alto scalpiti .che d'afpro Verno rio quafi : Che Campata Naue. Fede.

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llche fi uede dal 7\^ o Tl'Infegna od jtrme-i noflro fpiegato acconciamente & con felici- tà in quefia fua bellisfma Imprefa della Lucciola col Motto. meritarono d'ejfer collocate in compagnia d'ai- . co.\ \\ TVTTi giore^ i uaghi & nobili artefici^' . fin dal fuo J^atale ha fempre portato accefo l'animo ò prefoftaper d^. quando u- no ò più corpi in una Iwprefa accennano il nome della Famiglia ò rapprefentan ^ TVRNO ^cademico <& insieme il Cognome (fé però d'alcun cognome è notato ) delt^utoY fuo. Le Stelle. il conciofiache habbia fjgnifcato il cogno- me fuo per la J^^ottet Tayclta.che per hauer col latte lo- Giove. che . della è la è no. che fono fegnatarnente in quefio Cielo fon dette da Latini Vergilie . da nofìri Bifol. formato cofi luminofo ^ come ci appar distate allhora. Furono (come riferifcono al- cuni ) fgliuole d'atlante ro nudrito & di Tleone. ci hoggi. & Sucule da Greci Tleiadi <& fecondo alcuni Hiadi. che mafil fime trauaglia la giouentù. òper quel puro ainorofo. le Gallinelle h la Chioccia . alf apparir delle quali è compaiono col dimandata ancora Tayceta.fiderio philofophico. M e- vs iGNis AB ORTv. ma con arteficio & & fuor pò. miflerio. posìe detta & per una fon qui nome Famiglia fua Egli chia^ & Lucciola animale ^lato J^otturdelle Stelle Fergilie. TAGLIETTI j le Lucciole j & una di quefie stelle. me fle niun corpo è pofio in quefia Imprefa ad ornamento delf Intento. mato Isl^OT T \ KH o . che nelle Imprefefi fogliono ufare il mag- <& forfè il prencipale è.per che ueggiamo apertamente. che ueg giamo t^ria imbrunirfi Con Latina uoce l-a Famiglia fua fi chiama Tayceta (ancoraché per corrottela del Vulgo fi dimandi . La ìvcciola iflejja fuoco fuo naturale rapprefenta la perfona dell'autore y che di fuoco .

fiùii fola pudore latet Son dette Vergilie-.Alcionem Maiam Tcenitct . Hiadì fur dette dalle pioggie. . Tars Hyadum. & Claudiana .- Tono gli antichi ) perche Vherecide ^theueo. ^C Siihul induccnt ohfcura crepufcula no&em . ^dlcuni altri uogliono^chefia Merope^^ nonEletc^ che ftano lu- tray ne Maia.de' Fafìi dice. ò Tleiadi (dalla numerofità lo- appellate) juron figliuole di Licurgo iC^ che nacquero nel tifala di'Ì{axo. centifiime tutte fuor che una ^ eh e à gran pena fi . Toeta. Tleiadas hauftt aquofas. la qual non fojj'crendo di ueder la Morte d'i pronepoti fuoi dolorofatnente piangendo fé ne fuggì fcapigliata fa di La onde ancora ci appare in gui- Cometa. che tutte ro cefi & fette quelìe Fergilie .5* tre Stelle in Cielo nel fegno del Toro. altri dicono. perche il lornafcimento mattutino è intorno t E- quinottiodi Trimauerai ouero perche quando cominciano ad apparirci. perche ch'elle Ciacco nel nafcer & tra- montar tiffirne loro fi gode del fango. . . Ora micant Tauri feptem radiantia Flammis T^uita quas Hyadas Graius ab imbre uocat . Taygttay & Maia. . quòd in amplexus fex bine uenere Dcorum l>{am Stcropem Mani . Qu£ feptem Seti dici. . '. de Fafìi dice : Tleiades incipient humeros releuare paternos . eh'è intorno àgli xi. Ioni Septima mortali Merope Cv* tibi Sifiphe nupfit . . & Theologo che per tra gli Etnici grandi fìimo ftimay%e dette Stelle fuffero figliuole d'orlante. concuhuiffe ferunt te . Mufeo Toeta. . che la fettima fé ne fuggì per paura d'Orione. & formofa CeUno . Isleptuno . & Sucule. ^rato dice . & quefia dice effer Merope efferfi l'altre forclle congiunte con Dei nafcofia .poi diceyCÌ)e per hauer educato Bacco furono tra- Jlate in Cielo . & ella fola con Sifipho mortale per uergogna fiar fuole Onde Ouidio nel mi. & Ele&ram . & ch'i ìiomi loro fono Elettra^^lcione^CelenOy^' fteropet Merope. ^4utor CrccOidice. producono con frequen- pioggie Onde Ouidio nel v.toto de gregge nulla latet. la Trimauerafi parte. Elettra . di il Maggio le loro . Taygetamq.fex tamen effe folent . Fariamentc ne fauoleggia. che fu. lafcia uedere.

.che folo fon cinque no- minate da Hefiodo chiare . Et perciò è. che quejle Stelle fono qui pofìe dall' la Lucciola ci . numeros . [coprono cioè dalli vii. ifteffo. tramontar cronico di quefìe Vergilie conofciamo il tempo oppor. Lìcaonis ^r£ion illuflre Troclo nella fatta Tlatonica te Tleiadi . e^ le altre le le Tleìadì i che le fette Tleiadi già figlinole di Licurgo. co ' . autore per hauer effe gran fimbolo con non no/ira fi conciofiache quefla (pecie d'^nimaluccio infetto uifla appaia fenon quanto tempo dette Fergilie alla . quali. ò lume. Elettra al Sole Tayceta alla Luni Col . & & al al raccorre . . è la ricordata Tayceta . che le fette Intelligence delle fette Sphere collocando Celeno à Saturno. Debita quXm fklcis committas femina . ardentis decedat Stella corona. ix. quàmq. quando duo tempora mefiisi il lor Targete fimul Tleias os terris ojìendit honeflum . T^auita tutn Tleiadas . & da y Latini Tslo^iluca.& Oceani fpretos pede reppulit amneis. fin alli xxvii. & Hiadi . alcione à y enere . Celio ^^ dogino nel Uh. me da caufa remota a^ uniuerfale efficiente &• da putredine come da materiale la Lucciola è prodotta da Greci detta XK^mv^n '. fono te . . pifcis aquofi ^ut Or per eadem fydus fugiens ubi Trifiior hybernas edo defcendit in ifpofttion di quefla argutijìima undas Imprefa . tra nel dojjo del Toro. intende non effcr altro le fet . . d'Ottobre ò din^ torno. d'aprile . ò Fergilie . Onde Fergilio nel Uh. Inuit£ properes anni fpem credere terne con quejla medefima coflellatione fegna i Et pur nel mi. Merope a Marte. delle Icttioni antiche dice. ^nte tibi EOie^tlantides abfcondantur Cnofiaq. : di quelle forfè intendendo folo le che rifplendon Vergilio nel primo de' fuoi Georgia Stellis diflingue dicendo'. Bis grauidji cogunt fcetus Mele . da lampa. Sterope à Cioue. dico . Ha quejlo ^nimalet la cui to due alette fottilijìime come in alcuni altri infetti fi ueggiono. & nomina fecit.Ma fi ritroua altre effer le Hiadi . Hyadas. che fono altretan- rilucon nella faccia fua nate d'atlante & £ Etra . claraìnq. che dice che dalfinflujfo di quefle Stelle. due tempi acconci dice i lauorar dell'api . . & tuno di feminar il fromento .

& per te Ma come q:t. .cì)al poggio .iifcici mntre per cfer di color biondo .xviu. miraculo yides'ne ut fulgor igni ftmilis alarum compreffu tegatur. Ecce tibi Inter herbas tuas fpargo peculiares /iellas. fationis cornmune luuolatus . di ^ ara . hifìoria in perjòna della cor- Cur calum intuearis agricola? Cur fjdcraquxras ^uHice? lamte breuiorefomno feffurnpremunt pronida l^latura dice "l^oóles. & hortim la & & il rufìicano di Tanico dice. tefe <dr Stelle noi raglomnolmente potrefìimo Fe igilie terreflri yconie le Fergilie Lucciole Cele/ìi.5^ la cui parte pofirema del CT. ò lucCyper laqual ragione la Luce d'alcuni nome di colore è chiamata . tie ciò indirettamente. fpcre & ab opere folicito.easq. T^el tempo che colui . ftcum/j. ò percioche qualunque cofa mone la uifìaè mefìier fpeffe ^che fiah uolte fiot- . Forfè colà doue uindemia guifa. ac ne po/^is preterire . Larapyrides alis Splcndidulis nolani ilU no5lu ^uegnadioche non fìan l'alette. che non l'^li. Ef perche fono à chiamarle nio nel lib. lucem habeat (jT- nocie? Dalle quali parole fi comprende.ma'l fentre ha quella liicidc'^:^ay et poco inayi'2. <& falò ne giorni di State . iffindo la lu O . dell'inferno fi ripòfa Quale l yillan. difior riamo Hora perche dell' i cagione di quefio effetto più certa riirouar fi pofli) fupponiamo per jondamento quello che > che da ^rilìot. nella trafparcn'^i dell'aere IS^ot turno fa rifultare di fuoco ^ un Ih me come onde l Carmelitano Toeta.il cagione rilucala is^ottela Lucciola philofjphicamen. ma la parte efìrema del corpo è quella j che riluce la J^ottc . uèdifiungenti o/ìendo. nel fecondo minima c^ da Teripatetici . che'l La faccia fua à noi tien Mondo fchiara men afcofa. fottiU. fignum illius maturitatis . che ciafcuna cofa fi uede . come fa tejiimonio Dante nel xxvi.Tli' ddla fua naturale . per certifumo tenuto lucida colore to . centes uefpere cicindeU ita appclUnt rullici ftellantes >» Graduerò Lampyridas incredibili benignitate "tritura.ipYen dendo l'apparir della Lucciola per fegno uulgare mieter Corxot )> >j <jr di feminar fubito il Miglio Efìq. Come la Mofca cede a la ZcnT^aray yede Lucciole già per la Fal'ca . fuoi ancora è è colorata .

fa . & poi-. altronde que/ii > animaletti dunque hanno decerto da Corpi fuperni riuato quefia luce b fplcndore lefìi j <^ & ce^ ma- li . quefìi Con quefìo fondamento cioè ò . attribuita alla diuerfità della Cielo comrnunichi à tutti . che mafiim amente è acconcia à riceuer lume de' corpi ì & tale è U materia putrida loroy ond: fi fanno la quale tanto . corpi femplici Cele/li fon quelli . Et ciò auiene per rifpetto della ma- conciofiache ogni agente faccia ottima la fua operatione in difpo/ìo. rende & natura Terilche & lume & arrendeuole fi gli quefìi animaletti nfplendono di J^otte^ non filo perché'l Cielo concorrendo alla loro generatione pre/ii loro co- tale chiarc^T^a di : ma perche di tal -frateria il generano. . che di ì<lottc egli uederebbe . Ma quefia Luce ò . cofa tifce tal luce che di lS(otte rifplenda effer il da Celefie agente prodotta for/ . che per loro natura propria fon lurninofi ò' con quefli quelli . \otteò per lucidi ò rifpctto della luce. fi fattamente tenne & ancor un certo fplendore molti pefplendor O" trafparen& in fittile quefìo che tali corpi nel primo atto fempre fon lucidi fi ima 'nel fecondo mai non teria . For^a è . . ra . Tercioche quantunque . i corpi una certa trafparen:^ ro è :^a. quali come cagion uniuerfale concorrono alla loro genera- tione Or perche non ogni . più di Giorno . dunque che fi ueggiano ^ rifplendano per cdgion della luce ci) Cv" non del colore. è in loro per natura imprefinfna per natu- od altronde commiinicata perche i no)i è iniprejja Zìr . che in quefi lla guija cotale fplcndore non fol di l^otte ma di Giorno rebbe ancora . per quello del colore è come come colorati . per quefia ragione la ca - gion di quefìo efetto è da teria . . comprendono tali . fuperni. à i quali la J^atu- ra foura tutte le cofé per quefia cagione ha largito una certa traJpareno^a : perche indi ancora c^ la luce alla \:^ lo fplendore cornmuni- cato a i corpi inferiori concorreffer" Vifione <& alla perfet- tione delf/^niuerfo. & concorrendo di alla formale genera. nccejjari a cofa è che di- chiamo non animaletti nederfi . perche molto uarij & indeterminati fi circonfcriiiono cotali animaletti-i fé quefìo Splendore da colore ri' fultaffe . tion del colore.ce ifieffx itifibile à gli occhi . Ma ucdecolori da dir . un patiente bene la fua fi c^ tanto communichi l'agente à amianto efo permette lui del- forma . che fi heggiano perche fian colorati .

affermo quefli corpi . paroU com- accefo di eccellente che'l & .&il Giorno . j forma con Ma perche non cloche fi genera di 'materia putrida è cofi lucido della notte che po/io al buio mona Caccino conuiene . comunque fia . e^ pia • juocofa parte di quella materia con qualche però tcrrefìreità con giunta è la loro materiale cagione » La onde nafce . che la cagione di cotaC effetto piti partico - larmente feria . che uinto fo paco dal trafparente fofcuro dal luminofo non pojfan tali & & cofi certi colori Iter l rifultar nella fupcrficie. che qualunque cofa da fé la Tratte rifplende foglio . certo fpìrito & calore . che di della T^t te rifplendono cffer partecipi tutti natura della quinta folìauT^ ipercioche di tal portion di materia fon generati. Quinci à noi fi fa manifeflo perche Lucciole fol di J^otte rifplcndano. perfetta . Fos Memi Ignes : Stando no i . cotat effetto .54 è agitata & Informata da un . che non impedifce. tre uanno l\dria confine à loro corpìcelli illuflrando Et quefla fu la cagion^per . men. Virg. Mevs ìcsis AB ORTv. ma tale ne la ragione cJie la pia tenue & fattile . occhio [otto qualche determinata ragione di colore ma pia tofio di 7\[otte fi ueggiano quelli animaletti à lampeggiare .che di Giorno poffanomo . y uolontano ma filo per un certo ò deflino i . uoglia accennare : fuoco fuo non è acci influffo dentale . bajian':i^a & delle Vergilie il & della Lucciola conacneuole cofa è che confideriamo Motto y fuo. - faggi Scrittori dimandar fuocofa effer natiuo E \ s iGNis AB prendiamo y che ^Autore per belk'^^T^a di M & non artefidale Donna & di natura ignea per queflo fplendore nella Lucciola dice y fotto le cui ORTV. anTJ più tofio aiuta l'operai ione del generante del & Cielo y che le comtnunica la luce le . panie ella me pojfa . Detto à . fi ajfegni à tale & & particolar ragione di putrefcente . fouerchiata dal maggior lu uedere non ft . di perche la picciolifil- ma la lume impreffa nelfefìremità loro coperta da Cali T<lotte. effer'' . parole applicate alla Luccio!a il CUI ful- gore è detto fuocoycome le Stelle ancora fon chiamate Fuochi. dalle notturne tenebre fafciato all'atto del uedere . Li quale Sofigcne Matflro d'Mejfandro inuefli- gando onde nufceffe . cìiè in uece - di femCi quanto fa di me/ìiero fìa prenda alla fine tale che tal materia rettamente difpo tali accidenti.

. feguiamo . ma mia Stella fcguendo poi nella Cany^ Et . cìie mai uago & molti & leggiadro nobile Oltre ch\è Intelletto non furfe^ . che parlai ò don io fono ^ b chi m'inganna . acconfenta poi con felettionjua. il che ageiwlmente con. come d'ambidue ii quefli diletti il .derio. iioler. y Et nella r<i«:<j. ò Defìin fuo j quan* do dice. <& in quell'altro mirabilifiimoy Si corri eterna yita è ueder Dio. tribuìr tanta for^^a al Cielo & al Fato . Lo mio fermo deftr uien & doue dice altroue» ^mor lafpinge <& tiray 'hlpn per elettion s'egli è pur : ma per Defìin o . fuoco traslatiuamente detto ò fato in lui fin dal fÌ0 nafcere naturato a l qual* ^more ^ bdefi. Toi che per mio Deflino ^ dir 7{on mio mi sfoì\a quelCaccefa uoglìa. Quando fra t altre Donnei in altri . quando incontriamo in Donna per yalore corpo excellente . da conftderare . f^mor fiiouenir dal da le do dice nella jù qualunque animai Stelle. come perfetta & adorna di tanti doniy cifepara uili . quello del corpo.cì}€ nelle rime fue in Cielo. & alto come Dante nel' f Inferno Con ^mor. mggendoy che per la contemplation della hellifiima Donna fua fi folleui per molti gradì poi à quella di Dio . come luoghi afferma anch' egli Sefl. Tetr. & gratia di la quale conftderata da noi .che . ci7* la parte intellettiua dalle corporee-. d'amore non s'infammaffe fuo. > Et mio De/lino £7 Ciilo in ciò s'adopra.cWà cor gentil ratto s'apprende. il quefla confideratione Ts^^ottvrno noflro come contempla' del Giorno alle può (per effer la Tsiptte tempo più accommodato eontemplationi) ha uoluto fignifìcar l'amor fuo nir dalla Stella fua ftguendo pili il effer fatale & UC' quan diuino Tofco. ma etiandio con y & come per rapto i . ancoraché Laffomeyft riconofcefé d'errare ad at. immonde delle cofe diuine ci fa poggiar alla fo-mmità non filo col diletto delf animo . in quelCaltrOyVafco la mente. refe tesii- monioy & nelle Qual Donna come attende ^ & Canovai [he de gli Occhi ó' nel Sonetto in quelf altro.

diche . chel Tetr^ f accennale dicendo dell'anima fua pargoletta QuefTan- cor dubbia del fatai fuo corfo Sola penfando & fciolta Entrò bel di Trimauera in un Bofco. e^fo- me perdano due ^li^che fono i Bene nell'intelletto & due Infìinti ingeniti del J^ero i^ del i nella Volontà & come fi recuperino .^a ò [contro con la . . chel fuo fuoco . della belle'^7ia. ^ qualunque animai . intima forma. ^morofo alberga fia fatale O" prefcrittogli dalla Stella fua di cotal opinione feguace nella Se/ì. che Tn^ottvrno no/iro come TlatO' feguendo t opinion fua hahhia detto . che le diuina rapita da diui' no furore di eccelfo ^more . hauea goduto in Cielo s'infiamma di defiderio di ricuperarla Ter il tìico che pofiiamo arguire. T^eJJun Vianet a à pianger mi condanna Ma dro j l'^cademico nofìro appoggiafi al parer di Socrate nel The- quando parla dcltranfno dell'anime ne corpi qua giù le .. ejjendone afìignata una per ogni particolar anima dice^ ifltfjo & che ciafcuna di loro come incontra in un altra delf Stellare. come pare . in terra .55 ^Itrì ch'io Già s'io fiejjb el defiar fouerchio ì trafcor)ol del di cerchio in cerchio . & tutta memore l . fecondo la ordine maggior c^ minor proportion' rimane della belle'2. nel qual ragionamento ( come ancor nel Timeo riferifce) fecondo gli or dini delle stelle diuerfi^ che fono le caufe feconde^ Dei Giouani dimandate.

incerto . C io non martir. feruaggio . Ho^f ch'ella non mi guida. . & pene.& perigliofo Varco. Mai non fcorga il fentier ficuro^e certo. e non apporta I V s L'ufato ài lafsi miei Spirti foftegno. Ch'odio me fteffo. E quand'io penfo3& quand'io parlo chiami ou'è riporta ogni Te Tempre. & ho la vita a fdegno vederti al CH o gran tempo in Valle ofcura e torta Errai 5 ma non però fmarrito il fegno Mi fu di vera luce. Mouo languendo il piede. e dou'io giunga Ancor non so.B^ 1 M U O ANIMA gentil j che mi richiami A' l'antiche iì'Amor falde Catene Con tua bellezza 3 & vuoi 5 ch'io prezzÌ3& ami Via più che libertà . ma gioia alta mi fora Se'n tejpoiche'l mio cor oppreflTolangue. nel camin a fpro. Cui l'onda e'I Vento rio fcote e trafporta Condutto al duro. . Qual di fido Nocchier fpogliato Legno. mia fpene. Perch'io del lume tuo fol pafcer brami Quell'Ocelli miei 5 cui luce altra non vene. temo 3 non qui mi fopragiunga La notte» ond'io di ciechi errori carco. . mentre à fdegno Non m'hebbe la mia bella. Scorgefsi di pietate vn picciol fcgno Mal mio mal più cruda ch'Angue. L affo. e fida fcorta. Et più fordajfi m'angcetm'addolora.

celefte & a quell'Occhi da' voftri vfcio. non mi conforta. nel materno feno China la tefta per fouerchio humore. C he me di voi priuan Poiché l'ufato tal le Stelle i & temo cibo ella non haue. Languido giace. Donna gentile. O DA me defìata. mia vita In pianto amaro .oue mia vita caggia.& al fereno Ciel chieggia Tuo vital primo vigore. amoro fctto Fiore. ò O' Porto in uan chiamato à le tempefte fin del voler mio. Poi perdendo il natio vago colore. che Pres'io da voi foftcgnoje non mai graue Fummi il mondan viaggio.DEL Come 7^0 T T FB^T^O 5^ vermiglio.piìiche Rio fere molefle. defte Luce col lume. cui In ch'io m'affondo. hor à l'eftremo Varco fon giunto .& fiami ogni rimedio tardo.che fol à il Pheeo. mentre'l Fato rio Non mi contefe il uoftro almo e Leggiadro afpetto. Quand'ORioNE ingombra piìi il terreno Di graue pioggia. e adhor adhor vien meno. Mifera in digiun lena non haggia . N e però so fperar altronde aita Mirero. E par.poiche'l dolce fguardo fiiol. S'egli tolto fQCcorfo non mi apporta. Chiaro da Infermo. C osi io vo confumando la Del mio Sol come .

& Tal' hor Fiume tocchi crudel. quefti mio feruo fue. S'egli auerrà. Non fana lairo. Et non lo fugge. il fi torto di Lete Bella Donna. Tu Et 5 per cui vien .B^ I M 5 E comc'I Cicl volle. ch'in me'l fuo dardo fcocchi Quella. mio Fato reo e'I piangendo. vifo di pietate Tinta dirai. Chi può empio Signore. c'hor viua in pene . Et hor cercando vn prato & hor vn colle A'rherbejàinifsi jle mie pene difsij Et che ad ogn altra il nome tollc Cantai. & mortai . ora Tento slegarmi . Tanto m'aggrada que^che già m'increbbe. & pur non efco fuore.& temo non homai Quella fpoglia di duol pera e trabocchi . Ch'à me in grado via più ch'odor Sabeo. e del mio mal piangendo fcrifsi. che due begli Occhi li Mi primo di.& la pregione Ne Aperta veggio. ben quegli a ragione Eternamente fe'-uo effer dourebbe fuggir crudel L' A s p R A piaga fero il . e in lai. ch'io mirai. SoT T o' L giogo d'A M o R Quefti anni à dietro in molti affanni . visfi. Fia'l dolce humor de le lachrime tue. di lei 5 H però mai jquellafpro orgoglio molle Far feppi ò piano jond'io'l mio duol finifsi. Et più che Merci d'Arabi pregiate. che fola trar mi può di guai. Con .

Taccio 5 ne fede à la mia pena acquifto. ^ il bel. Che le dotte forelle non conofco.ch'ogn' alto co i merti vinci .e rende à le campagne i Fiori Entrar' in prato joue fue chiome infiori 5 Vergine vaga.hor di bofchetto à l'ombra. quando à cantar vcgno con quefta Mia roca Cetra.& Gigli mirar. Et hor di fiepe. & la ferena fronte. e d'ogni cura sgombra. Et fra fi grati & dilettofi odori Di pura gioia haucr l'anima ingombra.DEL Con Ti T T il rim 0. Priuo del mio virai gradito lume. Indi confufa per gran copia fiedc Penfofajne ben sa doue incominci Defiata ghirlanda à l'aurea tefta . cui ben fon l'afpre mie doglie conte. Canoro Augel^che fpcffo in riua à l'Arno Ti leui al Ciel con gloriofe piume. Tu. Canta 5 che del mio Sol fofpiro indarno Gli Occhi lucenti. Ma Si come fuol poi che le neui sgombra Fauonio. Tal fon. maggior Tofco 57 LO ftiljonde chiaro Io piagnerci mio ftaro amaro e trifto Mifcro 5 in cui mi pofe Jcijc'ha mirto Entro al mio poco mei non poco tofco: poi ch'A m o r in career tetro e fofco M'ha chiufo jù fcmpre in tenebre m'attrifto. ch'in te Stil fi vede Donna . Rofe. & Allori. Mirti.

B^ I M D. begli Occhi voftri fé i A' le tenebre mie faran dolce Alba. E MA Poiché nel mio tei reno si Career fofcojnon ho chi m allume. piangendo il mio paffito Aprile. Poggierai ratto Salir à Cielo.ch'à le profane genti lice di Dir non Dea celefte. Che fplende più ch'i Sol chiaro . Come'l bel voftro Lume. E la mia roca Cetra altro non canta. a queft'Alma Fenice. Ch'à te foauemente cantar lice. Soncino. Onde Febo di Lauro a'I il crin t'honori . Tu in compagnia . Volgo il debil mio ftile Con E t quel defio. ù la tua fi difdice me mentre Beatrice Tento cantar sì. gliOflri. Perch'io taccio di lei.e'n atto humile Freno il defir. A' voi diuina Luce. Luce del terzo CieULuce gentile.& fercno. ch'ella m'aualori. e Col tuo leggiadro ftile eterni honori Rendrai. Quanto l'Aurora inalba Difprezzerò. non chele Gemme. Io poich'AMG R m'affanna. amari accenti Spargo. & fanta . di mille augei canori. ch'à farui honor m'induce.

& come Nocchier. De' be' voftri : Occhi fofpirando ogn'hora Mi ftruggo e tal di voi defio m'accora Ch'io non ho fchermo . & Fumo. E . onde da Morte fcampi.& gelida paura. Vi leua al Cicl con fi fpediti vanni. ne d'Inuidiail Dente. Ch'offender non ui pò l'horrido & fiero Di Morte artiglio.cui Notte ofcura.& Ombra Ciò che miro mi fcmbrare'l cor trift'ange Ardente foco.ù Ninfa le veftigia ftampi. e'I bel petto paregge. Benigna Stella in damo attende. La(fo.DEL Non 'Ì^OTT riiTiO 58 perche à I'Avra in su l'eburneo Collo > Voftro dorato crin voli ondegge & Et pura neue e non tocche d' A p o l l o Rofe la Guancia. E'I raro alto valor. I o Donna . Ne fia di celebrarui vnqua fatollo Saggio Scrittor ^che per Tua Dea v'elegge.d'horrore ingombra. Fora però 5 che non IVItimo crollo De la Parca temefte & l'afpra Legge. Tal fenza voi rimango. Mentre per vaghi Colli & verdi Campi mormorar de l'Ora. fi Ma l'Angelico fennojin verd'anni. tempcftofo Ciel . degno d" H o m b r o Et di qualunque mai fcriffe altamente. & piange. lunge da' fereni Lampi Spatiate al dolce . Hor Cerere mirandOjhorBAccOjhor Flora HorBorco.

A m o r in & più laffo . Madre Citcrea e fé ftcfTa bea Con fefta & canto altri tolfe inuida Per forte ad habitar venirti nofco. & fuor d'atra tempefta. tenermi Mentre per afpro calle jà fuggir prefta Fera feguia. non fofpiri e gema. con che foaucmente Meco alternauije l'Aria intorno fpefTo Tutta accendcui di dolcezza eftrcraa. Mi ftanno ancor fi fife ne la mente > Che fecco fià Che per te in più torto verfi il bel Permefìfo. & detto il mondo haurebbe. farebbe Qualunque pronto ingegno. vita che da i te gioia attendea.àle cui lodi alte. Dato m'hauefti almeno ad amar quefta . e fcorfe.^ Caro Oue la bella 1 M E Augellin . Concerto m'era à Di non o giunto vedermi. fi molerta LV e E gentil . vifta C he mirando beltà Salito al vnquanco. Morte & rea. donde mi torfe Giàpenfier folle. e penfìer. .&ftanco5 Ciel farei. Le noti tue. Indi giungendo il Giorno auaro & fofco. . Che mi Mia ti . Et fenno. Ingombrarti. A' tal camino ella lo fpinfe. Po I che ti piacque Cura 3 due luftri . d'amaro tofco. che da l'Idalio Bofco.&pigro. per cui d'ofcuri & bermi Abifsi tratto. con pasfi lenti je'nfermì.

DEL
FI
VM
E
5

"tiO T T

rilJi 0,

5P

SU le cui verdi amate fponde
ripofo quefte

Hebber

mie dolenti
fproni afpri e pungenti
di tue bell'onde;

Membra 3 qualhor con
Spinfcmi
al

varco
5

A m or
i

Già mi

vederti
il

mentre Aure feconde
miei
defìri

Spiraua

Cielo à

ardenti.

Temprar con gioia tale i miei tormenti. Che non potea maggior venirmi altronde; Hor m'vdirai, qual chi per doglia immenfa
Smarriti ha
i

fenfijin

duro acerbo lutto
;

Empir

di ftridi

ogni vicina piaggia

C he de le mie fatiche joime, difpenfa
Madonna ad
altri la

mercede

e'I

frutto;

Ne

sòjcom'io dal duol vinto non caggia»

Tv, CHE mi

fempre empia e molefta Crudel Sirena, mentre il Mare infido
forti

D'amor

varcando

il

defiato lido

Trouar vietommi iniqua atra tempefta. Si come forti à la mia vita infefta.
Altri cofi t'afflige;hor

ami,&

fido

Non
Et

onde ti rtruggi,e'l grido Odo fouente,che tua fama inferta.
t'è

quel, ch'ami;

io gioifco

,

e di tuo ftato rio

Ben

fui

prefago, alhor ch'in doglia e'n pianto

Mi
Ch'io

tenta i'amorofa afpra faetta;
ri

dicea;non

elTer

vaga tanto

Del mìo martir,che none lunge il Dio, Che de le pene mie farà vendetta.

?^

1

M

K

Come
Le

purpurea Rofa al primo Albore

dolcemente ftende D'aura nutrita ,& di rugiada; & rende L'Aria ingombrata di foaue odore,
fuc bellezze
I

ndi tofto che'l Sol rifurgc fuore

Da

l'Oceano 5 & ratto

al

Cielo afcende.

Ella da caldi rai tocca, s'incende.

Languida, e perde

il

primo Tuo vigore;
la

C A R L o, tal eri A

tu

,

quando

Parca

Al tuo candido ftame die di morfo. Che ben douea condurti alla vecchiezza, hi Sorte al noftro bene inuida e parca.

Come

tu in quefto breue
,

humano

corfo

Tofto ne togli quel

che più s'apprezza.

Co

^ -^^^X^\^^^^^^^g<rf

E MA
pYcfa

I

fono uelame

dt alcun

corpo d'ini'
j

fi è

dimoflrato chiaro ejjetnpio

&
ef-

intendimento religiofo <& pio; quefìo riè

uno quanto pia tra Meteorici corpi in
ui^a dannofo

fito fuo più gioueuole

& mortale &
,

;

tanto nelt

falutiferoycfjè

falationi fuocofe

un Is^uuolo ofcuro , nero , grauido di ef'& da uenti in uarie ,

parti agitato

i&
ft

diflrattoi ilquale par,

che con frequenti baleni

,

Z^

folgori fuoi minacci
rifolua

una

jìerifiima
,

tempeda

,

&

poi per diuina difpofitione

in gradita
fit

&

fxluberrima pioua. Tale

tempefìofa conflitutìon
i

diaria
,

quella,

che da Giunone fu moffa contra
nel

nemici Troiani

&

da Virgilio

primo deWEneide uiuamente dcfcritta, quando dice;
,

Eripiunt fuhito jquhes coslumq;

die-mq;

Teucrorum ex
mtonuere

oculis

;

Volato

nox incubat

atra:

Toli,&

crebris micat ignibus ather,

Trtxfente/nq; uiris intentant
11
1
.

omnia mortem

Et nel

in perjona di

Giunone

,"

lìis ego

nigrantem commifta grandine

T^ymbum

Dum

trepidant aUyfaltusq; indagine cingunt

Dcfuper infundam^cìr tonitru calum omne cicbo. De le quali pitturerò defcrittioni di fortunofi tempi ciafcuno à fuo

ano può hauer
lib.

copia fra Toeti

,

com^ ancor

deU iflejfo Toeta

nel

pruno

de' Georg, quando dice.

Et poi; Omnia uentorum concurrere prdia uidiy uenit agmen aquarum. S£pe etiam immenfum calo Et fcedam glomerant tempefiatem imbribus atris Et poco dopo; Colle^£ ex alto nubes :ruit arduus ather
Jpfe

Tater media

l^ymborum

in

no^e, corufca

Fulmina

Fulmina molitur dextraiquo maxima motu mortdia corda : Ter gentes humilis firauit pauor : ille flagranti
Terra tremit :fugère fer£

&
y
,

,Aut ^tììon^aut Bjiodopen
Deijcit
y

aut alta Ceraunia

telo
:

ingeminant ^uflri

& denftfiimus Imher
:

IsQtnc nemora ingenti uento

nimc

littore

piangimi
,

»

Et nelC^riofìo nel quarantefimo primo Canto

doue

ci

dipiyige

una fortuna

di

Mare

,

^ per conpjquente un
,

turbamento d'aria,
;

com'è quefio pofìo per Imprefa

come


,

doue dice

Di

fpeffì

lampi l\Aria

raccende
,

P^fuona

il

del

di fpauentofi tuoni

Et poco più

oltre

l

Mone

crudele,
i

& fpauentofo
all' e/Ir

affali

Da
che

tutti

lati il tempefìofo
il

yernoy
,

Et in un fuo Sonetto;

Chiufo era
fi

Ciel

da tensbrofò uelo

jìendea fin

De

ÌOri-:^nte, <&
,

eme fponde mormorar le fronde
,

Sudiano

e i

tuoni andar fcorrenddl Cielo

Ma

perche (come talhor auiene) in quefio corpo
,

d! Imprefa il

l^u

y

uolo è formato rifoluto in leggieri fiima

& proftteuole pioggia
melivs,
;

accompagnato dal Motto y rettvlit in quando dice dalfifìeffo Toeta nell'undecimo
,

prefo

pur

Multa
Lufit

dics

y

uariusq; labor mutabilis aui
alterna reuifens

'B^ttulit in
y

mdius , multos
ci

CT" in folido

rurfus fortuna locauit;
il

chiaramente

fa fapere

7s^

vb

i

l

o
,

s

o,

autore fuOygentithuO'

mo

oltre la dottrina fua delle
fi a uijTo
;

animofifiimo y come

ad ogni honorata operatione un tempo con timore di qualche gran
Leggi
col prefidio

rouina

,

c^ calamità fua
y

tutto quello
uifio ridotto

onde fofpettaua douer ufcir grauifìimi danni yhabbìa

ad inafpettatOy
y

nel prefente fuo [iato

affai
,

& poi & fauor Dio & ottimo che ricono quieto & tranquillo ydopo molte gra^
di
fine.
Il
egli
fce
,

uifìime fue perfecutioni

che incredibile mokfiia gli recauano altsì

animo

y

Clr al

corpo.
,

De' quali per pieno intendimento

della

fua toleranxa
nita bontà di
fuoii

della lor

buona
,

ufcita (di che

dà gloria

all'infi-

&

Dio) una fu

che ritrouandofi nel fior de gli

^nni

nel colmo di tutti quegli honoris à cui ottimo Cittadino

Q

Oiiesì-t . è adunque faluteude y lenta. . in meui aggiunge il Motto. tutti tre Icratifìimii fuori di tre porte della noflra Città con cjfemplare . fu da concio- . anT^ tempo di ulta. Mufe Latine. li v no. ridotto ò n- uolto in meglio quefle fortune mie . le quali à un medefimo gra* do non rifcono falò fi trouano . lungamente rimafone infermo^^ con & pericolo di morte per cura della fallite fua fu configliato à trala- [dar lo fi lidio delle Leggio nelle quali era molto occupato le ^ c^ri- durfi in Filla^doue richiamando . ne di fomma afpcttatione & di qualche titolo nel Clero ^ tre mafnadicriyquantunque innocente ma-^to da certi i ma poi dalla giu/la dì . . à confumar tutto quelt Otio che ha poi ricuperato . come à come loro per cofi Genio inchinatifìimo attcfe . non . s. ch'era il la come cumulo è uenuto in fermo penfiero di non por più fuo diletto guifa c-r fperan':^a in quefle mondane in donde '} fono in continuo moto. di . <& anguflie no^re & coglie grandifìimo frutto per quello chi fpefje uolte penfiamo douere effere noHra miferiay . che fpagià torbido animo fuo col uolere di la Dio. vd> opportuni che lo fpirito Santo ha tratto da quel tempeììofo 7y_M- di cui fi è fufi nel cuore delC autore /èn'^a ìniflerio formata queHa [ingoiare fua Imprefa . auuerfità fue nelfalti/sima prò- & tener per fermo . ci) ella ancor da le pernoiì fecutioni » . di colui. cioè /DOTO benedetto . & . & dopo^ come fcetradito.che tiranneggiato . che portendeuai Quinci non folo con l'cffewpio fuo le ma . dell'ani^ Valtra fu . fia che nel medcfimo che fecero qucfto . ne mai cofe . inil quale i come fuori di quella. . Carlo. amici fuoi furono feriti & crudelmente aDio uendicato mano misfatto & dr morti. fpettacolo appefi Onde de' egli uenne in ammiratione non fenT^a fuo gran conforto . pioggia uolo . Et non ha molto. ha riportato di quello '.nella patria fua peruenìr fuole da fi Jìera indìfpofitio/ie. in prò della fanità smarrita rno [no uago di Tocfia . che uno fuo fratello Giona. morte fua tolto . ch^efjendo un fuo figliuolo: fanciullo di fomma uaghe'^i pròfondifilmi giudici^ diuini & chiamato & piangendo dirottamente d'alta fperanT^a^ delle fue delitie . fu fouraprefo . ma il fpeffo ma di acquetar appena ci appaiono . di tutti pij fi de- uè ogni huomo confidare tra uideni^a diiiina . I^ettvltt .

lucidi . fottilifìimo . : fono Huti me::^ come tra due efìremiytra. gli altri di meffaggieri gli le grandi operationi di . trar fi ponno ) /. cofi le humane Mene> meno fono da gli affetti . terrestre in - denfati coft gli . . & pili . meno impedifcono i raggi delC eter^ & na luce no . . di ferenità . mentre da Giouanni . che ?ui^ J\i^e dò Giouanni nella fua ^pocalifsi. che fono il corpo di que - Imprefa rifolumtifi in pioggia . altri fofchi . man rione & fua ) à confola- fallite no/ira . di di opaco . nel Giordano batera uelito Congelo ./ nelle facre lettere fono imefi per li Trophcti . fiy ti & meno acquofi. afcondono à guifa . che vii fan Cotale fu quel ISliiuolo . & candidi. Trono U Dio GiES V te^ar fi .6z & Ha perditìone . à guifa di 7\(«/<o// . per cui uide ET^echiele ." gli altri le mortaliffime tentationi yche ci fa flutterfario no/ìro per diuina permif' i tione c^ fuoi grandinimi & ìmmana condi pone per tentarci . & & flu&us cattiuarci . neri horridi effere di . di lucido . ritengono & uerfano le pioggie de lor ueraci misìerij TU bifogno pili . la luce del Sole quanto pia & meno fono den- uelami quanto ingombrate di uapori terrefìri ripieni . Ciudicio. I Tsltmoli . . c^ pafiioni terrene tanto più . ti fenft pajTare che da loro . In tra Is^iiuolo chiaro le . . Onde pur dice il Tropheta tui fupcr me tranfierimt al Cielo . . Omnes Is^ymbi . Ma . per uapore He/ uè <& raro fono e^ per uapore acquofo & parte aduflo con uni & tempera fono tesìimoni & & anagogicamente uni fcurano & & fono corpi miHi di fofco . noi . (&' lucido afcefe Cu risto ^ di l^uuole del Cielo uerrà ancora alf uniuerfale e^ ultimo Di tal maniera è la Colonna di T>^uuoli . caliginoft . Dio fatte fenfibili alla bcnefìcij . cfjer fatti di . dì fimìle Temolo Battista. chiaro Et come de T^uuoli alcuni fono & trafparenti. di D io» efii Gli Oracoli finti a Tiuuoli fi afomigliaro- che come . nero (fé uogliamo à molcome da J^imolì . li quali fotto in . ineffabile gloria di Et datale udita fiì ufcir la uoce (òpra . . . quando y^& in qual luogo fa lo* di Terche come i 'ISliuioli . // fece. li > d'altra fpetie erano quel- che cinfero Mofe in fttl Monte ^ quando prefe la legge. coft quefti & acrea. . fliole condurre ( mercè della . - uoglio di parole . Dio. perche communicaìio della natura terre^re.

dice.cofi l'intelletto noflro inhabile a foflener la luce intenfifìima <& immenfa fouranaturale di quello fi difper' inefplicabile fi di uno Ente. può per lo fproportionato oggetto del affifarci nel Sole & uederlo. incomprenftbile & confonde nelf^biffo & fommoifeper qualche me%o non [pone & baffe":^ fua & accommoda y .nel Canto del Taradifo t . alla picciole':^a . flagelli ^ & uerfeyche permette tal uolta affine di rivolgerci à fua ci Mae^ fià.ninnolo nacciojò. . c^ con^ difilla come Sole con la oìmipoten7. Etfortis ^Achates. Il ISltmolo ufarono ancora Toeti Etni(:i quando alcun alcun fiio TSlume per qualche me%p to . Onde fpauentati che fidenti nella bontà fiia hà^fe ci ritroua [aldi y forti .At Venus obfcuro gradientes aere Cernere ne quis eos Et multo J^ebuU circum Dea fudit ami&u . nec uirìbus :equis caua eripui Et nel primo pur di Enea f'epfit . . non poffendo noi fen^ameT^yper fé imperfettifìimiyconfiderarlay non per gradi y come Di o poi ci fa . J<(jibem il EtTater ^eneasiamdudum erampere ^rdt'bant perle creature del Si confiderà fimilmente 7{uuolo Mondo y per le quali y come peruefligia contemefjere pliamo Ceffentia di Dio. .on\Achille dice. quando yencre contando u^ -^ ihaueua corfo Enea:c. più degni folleuandoci alla uifla del luminofifìimo afpetto fuo che come la uirtà lume dey nofcra uifiua non . di conforto . neu quis contingere poffet Onde effendofì poi afìi curato infieme col fuo ^cate conta il Toe* ta dicendo. . & & lo il conuerte in Tioggia faluteuole ripofo perche Signor non recuja il fìio . Onde Dauid non -' fenr^a cagione dice 7{iibes & caligo in circuitu eius. come Fergilio nel v." pericolo -> •'• * che • ' ' ^' Telide t une tgo forti ' ""* ' ' Congreffiim ISltibe ^eneam nec Dìjs . fi)ccorreyafi:ondey(} difende il i ekt^ . fendo fpiegar h bsùtitudine fuperna-.a de* raggi fiioi la fiercT^a & l'orgoglio dello fpaucnteuole Tslemho cioè de' travagli ) (& flagelli. Et Dante non pofi. tie fpreT^a fhumiltà di coloroy che afflitti ricorrono à lui i foccorfò invo- cando. delle cofe create egli . ofciiro ) fiero i agitato àa yfignifìca pienti i y come que/ìo tutto le tentatìoni mìper- & fpaucnteuole Dio .v.

ma per- & i denfifs'imi ISQiuoli delle che inuidiofa Fortuna fiwl fare a buoni fi . gnato da uenire. ne può qualdi su difcende . di <& fpera quieto nella inquietudine menar il rimanente de gli anni fuoi con la gratia del fòmmo & eterno Iddio.<^5 7{el del che pia de j la fua luce prende. Scorgo fral l^ubilofò altero ciglio che nel corfo di fua uita per tenebrofi offefe . la humana prudentia . Ora mi I re/la di fottogiongere. del 7v(_ V B I L o s o. che Los o.& falute fìia . acquifìa . non picciolo honore tuttauia difcgna. perche fta difdegnofo c^r pieno di cruccio dice» > come in quefio fenfo s'io fu prefa quefia uoce dal Tetr. ^> . . accufando tutta uia la & ignoran-ii^a . Fu io y & uidi cofc . al quale dalU folo i fua certifìima lato 7s( V B & infallibile prouiden^a à loro è conceffo di perl'autore non è appel. fortuna è finalmente conuerfx (la Dio mercè) in pace yconfolatione . ma buoni . & ^ de mondani di/ìurbi. per ritornar alla intentìone . doue Ben non erro di pietade un raggio . dico che ha uoluto fignifìcarci come ogni fuo gran trauaglio. che ridire la Kle sa. con generofo. Ma lafciando quefli fmfi in difparte . grand: animo paJTando . che pre non guidi gli huomini & D i o fem^ mafìime . & diffiden'2^a di coloroyche dubitano . (Ejfendo egli piaceuolifìimoy'ù' cortefe à par d'ogn altro) . non à fine defi à quello .

Et lieto del Tuo amore il frutto colfe. SpefTo mi fpinge ad honorarui.K Giove dal Cielo in I M E Nuuol d'Oro vfcio. ch'ai nome il voftro bel penfier. . einchioftro. c'hò di lodarui. : Ma poi Non che mancan facri l'ale gran volo Almcn non mancherà. Sicura pace hor da la Pioggia (pero. Quefti fpinto da Nuuol atrOjSc rio D I Do N ne l'Antro à nouo ella Amor fi riuolfe. ch'accende. 5 Che di Ap L L o potelTe celebrami. Che Che frenò con la Morteli gran dcfio Icch'un tempo A' Fiori 5 dubbiai di Nuuol nero.& poi Che Uingegno oltre fue forze non fi ftende. folo Errai credendo ch'altra voce.e'l mio voler: tra noi V'inuidieriano quante da gli Eoi A i lidi Hefperii il Ciel più à fi Illuftri rende. La Dea di P a p h o in caua Nube tolfe Da le mani d'AcniLLE il figliuol pio. da Venti aggirato con baleni minacciaua guerra. Che lenta cade.& rende i campi ameni & Frutti Et tutta fa ringiouenir la terra La Bellezza. fe'l mio ftil giungefle douc fplendc Il voftro morto . el valor voftro. Et ben mentre penfai di farlo. Donna ogni 3 chiaro fpirto à dir di voi. Ne prima da lui pronta fciolfe.

e'I Foco Son pur materia d'ibe membri voftri. mal Cielo arder potrebbe. noue alme forelle. che nel mio cor imprefle Amo Riquando Non hauerian i mi tralTe à le Tue voglie. Tacendo ftò in dilpartej&odo intento Le lodi 3 che ui danno i primi inchioftri. N e di TiNDARo pur la figlia haurebbe. ma la gran Dea di Gn i do Vinto coirei 5 che per mio mal mi piacque. Ne le fuperbe mura d'Ilio opprefTe Ne quel. Miracol non è dunque s'ardo. che con Nettvno Troia ereflèj Fatto Daphne cangiar in verdi foglie. Greci hauute fpogh'e. veduta hauefTe Quella beltà. Ne (lete de N Se'l Giouane Tro i a n. Che me non fol. ne Terra . quando la moglie Rapì di Menelao. e fiete Mar. CvpiDO fiete3& le facellc allegrezza. n'Elemento Alcun . Et io 5 che fon tra Cigni vn Augel roco.DEL V^VBILOSO. & grido. Venere Pur lei 6^ voi non fìete5& di bellezza vincete 5 Ne voi non che l'altre belle. Son voftrcjc'hor dan duolo jhor Vincete le più illuftrÌ5& le N e Solane Stella fietc. & l'Aria . . il Mar . & di vaghezza vaghe Stelle. Che da cagion tant'alta il foco nacque. O di PE N E o . la Terra . Et pur voi Mufa ogn'alto fpirto apprezza.

Canz. ch'io fia viuo S'inganna.& fol attendo vn'hora.& fora infano la Defio di chi tentafTe con mano Finger in carte C ofide la Parte il fuonOjò le parole. Oro 5 frond'. vn fiume ^vn fonte. antr*. oftrOjhcrbe. Pur viuo fenza cor. Dolci fofpirÌ3& cari Sdegni 3 furon cagion de la mia vita.& s'altri crede. Hor poi chel Ciel m'ha in odio. nel quale acquifla Amor forza. Et . rallenti 5 Chel foco ( ond'ardo ) fi & copra. vnvifo humano> viole. il Et benché in tutto al fin non so morire.T^ I M U Benché dotto Pittor talhora fuole gli Moftrar à occhi vn faflbjvn montCjVn piano» Vn colle. moio. mia Donna ben potrei il bello ombreggiar^ch'inqucflo ancora ftile Non poria mai lo agguagliar l'opra. & ardire.che*l meglio viue In voijdoue ogni gratia Ciel prcfcriue. poi che priuo Del voftro afpetto fon. ne m'aita La Io voftra lieta vifta . & A* pien però non pò de l'alta mole Imitar il Fattore . ond'. Ma che giongano al fin gli affanni miei Giamai non (pero.

Et come il Cielo gira. che per voi foftien la guerra Crudel d'A m o r . che pari Non hebbe. ella in fé fteffa Ritorna . So ben 3 Che non m'intende Chiunque m'ode . non godo. che felice Dir mi poteua?& hor non più mi lice. ne giamai girando cefla.DEL Et v^y E 1 l S 0. Ahi Fati ingiufti auari. Anzi penfando in fé più fi confonde. cs Et hor conuien 5 ch'impari Quanto fia duro hauer lungi la fiamma. Et mentre agguaglio al bene il maI. Hor mefto fonò. Perche m'alzafte tanto.fevedi mai quella. cofi non prende La doglia aiuto altronde.& quefto più mi piace .& Canzon. ftruggerfi da preffo à dramma. piangendo mercè chiede. & le pene. ma molefto fol la doglia mia M'è fempre Auanza quanto bene il mondo cria Che più del ben il male. .c'hor fento.& via più.ne haurà in terra. à dramma. Dille quel .che'l mio bene Son le doglie. Che quanto era contento. Et corre a Morte per feruarui Fede K . Che come la mia pace Non fu aota ad alcun . Affai fouerchia quefto.

Ma ffguendo lo ftil. .che da voi di Le lodi vollrc in parte anch'io direi. Ella nel più bel fior v'alza tant' alto. e Tpcdita. Che ponno dar i più famofi inchioftri. non Portafiejò con gli artigli cu' è Pervoijd'una crucici.F^ I M E Se col vero valor falite al chioflro De ia Fama per via lene. Che più non fpero riuederui in terra. e rOIlro. Cagion n'è pur. che dcurci. il Che Et ritogliete grido à molti ingegni. che fprezza ardita canterei le Perle.& da gli Amori. vi fia benigna. Come potrò fcguirui io fenza aita D'altrui jfj co i minor anco non gioftro? roftro falita Ma le l'Aquila bianca me col Amor. fate col valor al tempo guerra. vi fi Ond'io contempli voi ne* Colli noftri Da Pallade honorato. sì Hora s'A m o r vi accoglie ne Tuoi regni leuarui al Ciel di Veggio gran falto. non più poter l'ingegno duollì. colfì. i ì fiori Apre ne Cofi lieti herbofi campi voftri. pcròjienon dirò quel. & vinta moftri i Lesati in vn bel nodo voftri cori. e omc conucngono gli honori. che dal lido mi fciolfi A' cui tornar (ma tardi) ancor vorrei Ma Uà V r a foaue^ che fpirando.

ch'io o col morire lo venga à riuedcr nel Cielo. il uoftro Monte ornate. . che tempri mio martire. & chi vi mira. vede Maturo fenno in giouenil ctate Voi le virtù di mille gratic ornate Con dotta lingua ritornate in fede.e'lRheno5 E t per li merti Tuoi vederlo io fpero à quel. v'ode crede. D unque . Metauro: Ne folo ei ftà di quefta gloria altero Col chiaro Tuo Ma'l Tebro. Di cui più bello. quando lafciò fuo velo. ò dal mio petto Scaccia quefl:o cordoglio là. più foaue Giglio & Tra rOccafo non nacque . 66 che col fapcr lafciatc clii Anni. il prega. il me.DEL CosTAciAR mio Adictro Cile Veglio gii j 71 r E 1 L S 0. V di fperanza priuo & Bramo Et ti di configlio riftor dal' Alma Tua innocente C'hor so. K 2.riftro. che de Salda è kdc Colonna. . Et me tant'anni lafsi in quello efsiglio. & bel Pò. il corrente. che Ch'alialfe fiede innanti al tuo cofpetto. la Tal che col nobil Zio. Signor benigno. onde fiate. poi che m'hai tolto il dolce Figlio. . Tu fpengefti quel fior (oime) repente. che in Secondo con il l'età de l'auro Di Roma ha mano facrofanto freno EMp M I I d'alta obliuion la mente Signor.& l'Oriente.ribero.

Il viuer lungo. che'l pianger la tua morte Altro non è Figliuol. > piacer tcco fepolti.che non piagna. Di cui piangendo in mille carte parlo . ch'io non pera? BENeH Che I o fappia. M Et troppe forze acquifta ne' miei danni a poi che rio dcftin vuol . Ne fij porte Et bench'io veggia quanti danni apporto quanti il brcue toglia. far De Ma le miferieviuo nel profondo. che l'hauer doglia.Come Fulgore à noi in Ciel . il & prcflo Ritorna cofi mio dolce Carlo» . 5 ò con penna so ritrarlo. & fofpir Tempre fon deflo. & lagna. quefto mondo Quefta fenfibil carne. c'hor tu godi fommo bene. Ma più perche Ne con lingua Onde à pianti.ou*io però non poffo. . ah caro ù Tei? Mort'è per te pur fatta troppo altera. il So . tu iafciando quella falito alle celefti humana . Venne. & Nel rimembrar di te fanno . che difcioglia rio dolor: ne che mi riconforto. figlio Ah dolce Carlo. che'l mio Mifcro cor safflige indarno. fi fcopre. fpoglia. non pofTo feguitarlo . & partì me quìlafciando mcfto Et per molte ragion m'è il duol molefto. ch'io m'affanni Com'effer pò fé fono tutti i miei . & Non Il trono però effetto.

. che l'hore Spendo piangendo fconfolatOsSc mcfto. Toglimi dunque tu.& tetra Io de l'empia mi doglio .BEL L'a R B J^ r B I L S 0. Et hor ne vai di quefta gloria altera. O' prega l'alto mio Signor . C-J oR E 5 ond'io fpcraua & & frutti Suclt'hai troppo per tempo Morte lutti fera. che mi fpogli quefta frale fcorza. Mort' hammi chiufo. poi che qui redo Nel pianto inuoltOj^c colmo di dolore. Qui veggio tutte le fperanze vane. Deh fé pietà de le parole huraane Prendi 5 pietate habbi di me.& l'oftro in pietra Fredda.ne altri incolpo: Se tu piegarla col tuo canto poi Fa. Del mio Figlio rauorio. e Gigli in Dumi Per i i Conuerfojonde conuienjche mi confumi In quefta valle lachrimofa . che poi Che quefta dato m'ha tant'afpro colpo. Poi che la mia terrena (pemc 5 & vera Hai ricondutta à la celeftc Sphera Et me nel Mar dei Mondo anco ributti. Mi dia (come ben pò) contr'efla forza . vn dono impetra. ARN I G I o mìo che 3 5 fai con il la tua i Cetra fiumi I fasfi molli e affreni corfo à me (fé pur ti lice) da que Numi Che raggirano Cieli. Me qui lafciando in dolorofi fi Gli occhi mici più non vedranno afciutti. fiori .

di Et più giorno giorno mi molefta? il Ma quefto auien.\ 1 M E Perche.& mai da me non parte. li Rallegrando fpirti. ne mai s'allenta . effer Non habbia fin qui rotte & remi. Che non fi allenta . godi fuor afflitta di pene Nel Ciel afcero5& fuor d'ogni tempefta. Che Il contar con la voce . Che Perche Et la più le non fpera entrar ficura m porto. C'hora tu . immenfo.0 parte. ch'un duol fi lungo . l o mio fi tolto morto .& voci fparte. perche produce fenfo Effetti à lui conformi 5 onde il dolore Mi confuma. vide Che Ca p. Come può .& gli occhi je'i core. Tanti affanni. fol nel rimembrar lo fpirto fi paue. la lingua dz^a Non ho più tofìo à dir del fommo bene. & fofpir porrci da parte. & graue .& mcfta A' Monti inculti 5& a in deferte arene martirjche mi ftrugge fenza fpenc. & farte De la mia ftanca & traungh'ata Nane? C he poi Che che parti il tempo ( oimc ) foaue Salendo in Ciel di me la miglior parte. C a r l o. Et pur per queflo Pafià la Mar ver me fero Nane mia fenza gouerno. mancò il fido fuo Nocchiero fperanza alhor fuggì in eterno. come deurei. Ho tanti pianti indarno . s'al Che tuo ben penfafsi eterno.

68 3>B . ..

con quello della la - 7na di corno. affine che mantcnendofi uiuo . leggiadramente uede qui accompagnata è Di que- llo corpo arteficiale per fua Imprefi . da Latini detto La- perche flia vinchi ufo nel corpo terna. Onde Tlauto lume . corn ogniuno sa . ora per corrotta noce LanneW ^mphitrioncy Quo ambulas tu. . trafparendo in loro quel fulgore del- l\/ìmmo . come la Lucerna accefa per lo Corno trafpare. &. cofiì tunque ripofla j & in ^ & . // portas infci- tor fuo &• chi lo fegue pofja ueder doue <& per qual luogo camini i la onde col Motto Fti fi \ v j' s ob noxam. rifplende nel mcT^o della l{otte delle Calun- IgnoranT^a &• del Liuore de' maluagi dì quello fecola. Man do &" famigliare terna fuo il . del candor dell'animo fuo . pioggia .f^ESTA Lanternetta con tro accefu . fruito /'Offvscato ^cadeniico nofìro^fignijicandoci che come quella Lucerna quan- un certo modo occultata fia nel corpo della Lanterna. qui Vulcar. .um inMartiale dù fum in cornu geris f nel xml. dell' intelligenfi fi uedere nelle tenthre. C-r dalla . la Lucerna den notifiimo ifìromento al . Coft difé quel . l^e fin^a ragione fi ponno gli huomini giufli . lo uelo del dell' corpo . C^ d'integerrima uita afomigliar à Lanterne . licet Kloóiis. per meTfi nondimeno della trafparcni:a del Corno ne lume della bontà . lo fcccciar delle tenebre con taiul!u[o fuo è . ond'è circondato to y defender lo iflefjo lume dal uen* . porta . che nel grembo fi . de gli Epigr. Dux to del lume . trafparendo con infiliti raggi per nie. fuoiì & Laterna ni^yclaufis feror aurea flammisy Et tuta e[i gremio parua Lucerna meo.

& fi difiernon le differeni^ delle mondane cofi? Conforme Imprefa . c> quefio d'ognintorno chiufo dal folido Corno del buon propofito delfanimOy è il Lo feudo fuo lume della in cui rifplende. Sed falfa ad ccslum mittunt infornnia manes . rarfi dal nocumento d'una per lo ch'è la Ts^otte delClgnoran'^ay la quale è più accompagnata dal uento . <& confufi fogni falere apparire port^e. Folle quel libero Thìlofopho dar ad intendere con quefìo atto. prefo da f^irgilio quald nel Motto. come fi ricercajje alcuna cofa perduta . TSlpn altrimenti gli animi no/ir i abondano . perturbati . . rlo i Cuna di CornoJal- &per quella di Cor ho i ueriypcr faltra di tuo.69 quel Toeta Latino j il Sonno hauer due porte tra d'Onorio. ribatte l'ofcurità delle tenebre de* uitif. . & della tempeftofa pioggia delle calamità onde'l delle quali caufà . Quefla fua Lucerna . . che cofa egli cercaffe . unHuomo rifpofi .fc fino pieni di uerità. fcorta ficurjhma . buoni fitto corpi lo. che neramente fuffe Huomo . c> impedifcc ogni luchiarij indubitati.& di uil- gli occhi de qualche fpcciofi coprimento^ roycorne per & fupcrfciali appareni^ de pulito .m nafcondendo ^ fuggendo da . ma & fai fi Trarrà Laertio. & fedelijìima & diuiene Mon S à tutti i viatori di quefio . di gentile'^7^ tralucono fchietti di per li corpi loro^ y come per me tà Corno rma fé di men-^ogne di fraudi fi u. ne rende cornei Corno gli oggetti certi confufi.come Diogene il Cinico à mc^ giorno con una Lucerna accefa in mano andò una uolta per la pia-^T^a quando ui . Fì<iys ob not nel primo delf Eneide y intende di ripa' fola cofa . col quale fi comprendono. dell' Inuidia . faifi . di bonla- tà . pur fo- no fpejfo le noflrc ignorani^e . fia ^uorioy il quale come che la denfità & tenuìfìimo & fatto ce . c-r dimandato . Tropheta Ignorantias meas ne memineris Domine Firtu . Sunt geminx Sornni quarum altera fertur Cornea^ qua ueris facilis datur exitus urnbris altera candenti perfe&a nitens Elephanto. chel /«- me duu inuero perfetto y & fano jìiOy Ciudicio. era mai maggior numero di gente . c^ al nome comune dell' ^cadernia noflra & all'alto giiidicio dcU ^utor il XAM. quanto di rado fi trouaffi Huomo . che altro figniHcaua midicamente . y nondimeno con fua efclude.

rifaica. come per quelle s'intende Fede . che V autore ìlluftrs i [angue neW^ntetiorea Tania fta douc più mite ha fatto Colli Euganei de fuoi candidi tierfi Latini rifuonar dolcemente. Verbo fuo Ojtia tu Lucerna mea Doi o & Et nel Salmo Domine tenebras meas. & di Charità piena . . le humane tenebre . nella .do di . ò burroni hauendo fi Lucerna di Dio in mano. cxvi. ma come Lucerna s'intenda J d d . per quefla [interna giufiitia . >• non folo la come Chrifliano . . & non l'edema pio di fuggi' pha* La qual intende cofi & re.& Dio bo diuino tolato eccoci . nel LeuiticOy . di SperanT^a . di penfie^ ri pijjiimi uà continuando i l cor[o della fua ulta egli la fenT^ inciampare in fosfi . I{eligione il ti- che per Dauid nel xxii Capo d'i 2^. che [otto la Lucerna rincbiufa nella Lanterna intenda! Ver- per lo [no . Lumen femitis Lucerna pedibus meis Verbum tuum . Et nel Salmo xviii. Totrcbkfi ancora pia oltre conftderare . . Tu illuminas Lucernam Domine De' Della for%a dunque del US meus : tu illuminas tenebras meas conculca tutte Verbo diuino conjìdatofi [animo fuo [caccia . [enon fecondo la forma fimili a quefla fua la intentione non difilmili almeno giufla di quelle &à . & & auuerfità & con eguale forma . fornite d'Oglio portaro^ no per incontrar' il loro dilettifìimo fpofo fua . fchermir fpcfo incontrarfi nelle tenebre de' maligni uoglia più alto fenfò rapprefentare da loro in uirtù di fi cioè . tu illuminabis & & . mine.come di profeguir [altra con tutte fue for'i^e . in Con que/ia confideratione può fermamente argoire^che que^ fta fua Impre[a d'un fol corpo contenta habbia hauuto [Occhio à quelle mifliche Lucerne . dellequali fi fa mentione [otto precetto di Dio à Mosè neU'Exodo . meis. & frodolente fantimonìa quejìo nobilifiimo fpirito . quelle Lampadi paraboliche ancora . e^ monditia di . . & ne IS^umeri. fignificando . Vergini prudenti che di notte accefe & .

C he quel. Alzando l'Alma in parte più ferena. perche Hebbe. fupremo Valor. Volgendo gli Occhi il noftro almo Fattore A' la da fé creata humana gente. . di Canti la Tua virtute ampio ricetto Degli' è 5 ch'ogni diuin (pirito eletto eccellenza. A Ihor diffe. Ramentosfi quell'H ercole poflente. O' di quel 5 che con Pheeo arfe in par foco> di Phebo formò poi degno il canto. auara d'ogn altro più purgato & netto. Di & D egno del Mantouan fora Et lauoro. N on di me che con fuon debile & roco Poflfo appena adombrare il Vifo fanto.DELVOFFrSC^TO.che'l fecol noftro orna il . Solo per acquiftar Gloria terrena Ma voi 5 cui nullo error la mente intrica. di quel primo migliore. Che fu de' primi fecoli fplendore. Qj/ E s -Ja T A di ricche gemme ornata. rifchiara. e beltà rara.ogni del ver l'Anima sgombra ftudio fpefe.c i bei crin d'Oro. .ogni fatica . rinouifi In terra d'vn tal l'honore ^ HuomOjOnde repente Nouo HERcoLE. l'alto Intelletto lei. E t di man Con ftil II tolga à Morte inuida . Sete HERCQLverOj&eid'HERcoL fu l'ombra.da nouo alto Oriente Venirti voi. Et la fronte d'Auorio. . & chiara Colonna.

& vano Quanto dal largo Ciel promcflb gli era. & lunghi affanni. Rende fallace in vn momento . Ahi forte de gli Amanti iniqua & fella. • Et come l'Amor tuo viuendo inganni Non hebbe mai. Onde in Cicala feiT iton conuerfo. Et hor non fatio del mio graue male Con noue empie percolTc à fé m'appella. Come fei fuor di molti. Deh almen fi come in nome. Ben mi moftr'hor' il tuo conforme verfo. C ofi ia vn punto inuidiofa . Cofi haueffe pietà delle mie pene. porto poi vento n'afifalc? Se prellb D i tali affanni il mio Signor abonda. ch'ai dcfìr mio lungo infano Promelfo hauea mia dolce alma Gucrrera. Che qual Cigno n'andrei pien di vaghezza CantandOjCome da mia fiamma viua.3^ fera Fortuna aducrfa à me toglie di mano Tutto quel . R o e o Animai ch""afpetto hai diuerfo Da queljche'l lungo variar de gli Anni .& I vefti poi di quefti panni.' T^ I M E Si Il come ria tempcfta alhorjche fpcra il mifero Cultor cogliere grano. Che gioua il m Mar haucr placida l'onda. & Di mi viene.& in bellezza A' la tua s'asfimiglia la mia Diua. fi Ti tolfe.ò Fato alcuno aduerfo . . Non I'Alca foljma Notte .

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zir fienifilma defcrittione raffiguramento che ne fa Hippolito Sai- . & più per raf- fembra la Bendine Fcccllo sì : .fimilesq. non può molto sì per la gran de'^a cofe del capo sì per la picciole\7^a delle fue ali . da Greci fecon- do Oppiano JeCcx^ì &' V^wf noftri Tefce i da Spagnuoli yolador'. lo chia ma dallo fplendor della bocca fua nella notte effo Lucerna . dì tanti Mofìrì. che lafcia dubbio. ci è un'altro Tefce.uola baffo fopra facqua. ancora che in luogo s'inganni .^ccip:ter. di qualche fi pur uola) che ad un gittar Moftro marino . (fé J^on uola più in lungo C^ ciò fa. fé più nuoti rada l'onde che noli. &" tranquilla à bocca aperta ri di manda fuocome quella un Lume il sì fplendido. da Volgari fondine òMiluagoi da Tietro Cillio nella tradottìon d'Eliano. che sì nella format come nel uolo fon dif- ferenti percioche l'altro uola affai più alto di quefìo. fé hauefe la lingua^ palato^ . & É le aU tre parti della bocca fuocofe diman dato da Latini Miluus. uolanti. detto . ch'è fiato prefo qui Im- prefa. Onde Oppiano parlando di lui dice ^t raduni fummam Milui lati <£quoris undam.WW00^ TANTE che fi I marauiglie . minuta . che gitti fuori la lingua rof. di pietrai di futura - ^/:^(?r . Oucfio . feggiante-i& fplendidaiCOìne di fuoco fia in conciofia che la lingua fua . Et perche . ò in alto . che Bendine è è dauertire però . modo affiffa alle parti della bocca che per niun modo la può uibrar fuori. ueggion nel Mare uno Tefce (mirabìt opra di Ts^atura) le qua ftando nell'acque la notte frena . dicendo . quando teme tempe/ia . Qj^ejìe poche : ho uoUito dir della natura fua . Hos nanti ftmiles dices . Ma Tlinio nel libro ix. è quefio il . 27. lafciata quella .à car.

fenon per uolerci dimoHrar acque le tribolationi . ci poliamo in fortifiimi che l'animo non sì fi fenta colpito pofiiamo ben prepararlo i & munirlo fattamente di ripari alti & . gione doueua hauere di turbato e triflo . tranquillo .72- ulati Thifico graiiìfìlmo e dottìfììmo nel libro fuo de Tefci . non . che po/ìo ha f^utor fuo que/io corpo con la bocca fplendiday <& rilucente fecondo la fua natura nell'aclì' tempi notturni i non per altro. & extrahebat . od. che da niun ^4ura. ubi folum nullum esì. Et nel Salmo xviii . Manum ergo mittehat ex alto &• arripiebat me . fia. che gli affetti leuarono dal Sauio . primi mouimenti . Saluum me fac Domine. che con lieto fembiante effer quando pia camaninconico. qualunque mal^ incontro alterato nel uolto rena e ma fempre d'aria fe- d\/inimo placidifiimo .che da perturbatione . obruunt . F v l- c ET IN que per VN I s . le ^ i trauagli infiniti j comedi Tropìie Omnes nymbi fluBus tui fuper me tranfieSalmo xux. &à y quel poco. me . coìitrarie . Hjèreo in ta nel Salmo xlii. Et nel profundo luto. che mai non fu uifio per .che fé da affetti . fempre à gui- & di nouello Socrate fi è moflrato d\Animo . franco fedato .'^* . & rum. & Gran fortc:^?^ d'animo è nelf una pur fi neU altra Fortuna auuerfa f effer immutabile. Mapofsiamo ben dire. quoniam pcnctrauerunt aqu^e ad aniynam meam . mile ad un moffo in Mare . ueni in altum pelagus. ò Lago fomma bonaccia .che nella bocca riluce la tende Ùnnocentia. & in- ynd^ bus. . dico. <& della malignità fempre rifplenderono non ra. allhonore .intsfé . feconda. nell'animo fuo. ne con altro . Ma per lo pefce . delle come neW impeto j'a temperie alla fua falute . ma nella bocca anco- ^n%i (cojà che di rado auiene)ft è ueduto per chiara proua. dicendo. &" fempre d'un medefimo tenore co^ me di Socrate fapientifUmo narra. col Motto. . che fanno in noi gli guifa guardare . La qual che nò. non che da e tranquillità nel letto Fenta fuo fi giace. de aquis uehementinotte ferena . che gli ha concejjo la Fortuna. la Inerita. llquale animo così formato e Haè fi- hilito fecondo gli Stoici. affetto opinione confiderata rigorofamente pare an7^ impofiibile il ritrouar ueruno commoffo non un'animo humano. C^ la Bontà: lequali nelle tenebre & nelle acque delle auuerfità fol delle calunnie. Et per uenir alt ifpofitione pur di quefìa Imprcfa .

tutta la maffa Hiftorica in regolatifiimo tcfìimento T^on è man Bar- cato in dichiararci le cagioni delle Guerre de' Greci. & . fia per portarla che alr^andola fin alle Stelle cffer con effoki rlguardeuole à queflo mondano Theatro. . onde fecondo la difpofitione de' tempi & ferie de gli jlutori ha ridotto la confiifione di . . come fertilifiimo . fi & contento sfor-^a di far rifplender Firtà più che mai sfotto quella ofcurità del forfè intende i c^ qualità fueuin nomctonde la chiama. di belUfiimo flile arricchite incarni nandofi à dar per molte opre faggio delf eccellenza fua. eh' è nata di lui . . ^ con un'& moderne può & de' to hi moflrato breuemente . candor de' cofìumi delt autore di quefìa sì rmprefxy per laquale nelle conuerfationì è caro.corina Cìngìtme della Fortuna terato . lo & degna di ammiratio. fplendor della bocca fua il . te di fincerità di fapere. che la noflra non ha da inuidiar pun Et perche l'indegno fuo . -non l'antica Etate . cuore ch'egli è. Le tradot. come chia rifiima Stella. perche rifplenda la lingua fua di defiderando più oltre di fautifiimo '^lo infanimata & come non le quello i che poffcdejin cotale flato d'altifiima quiete. come amico del Vero . tali del celebre in gegno debba fuo . un primo uolume di Storie antiche '. barli & di ciò n'ha dato in luce . Et come ne è rìtà . . che da fenfihìl pcrturhatlone al- & conitìiofTo non rimarrà. che la fama. fatte fi lucide & proprie il ne recano indubitata fede e^ di più eh' egli sha ingemmato l' Hìfloriche l^ome con : le dottifiime fatiche fue intorno alsì . Et . Curtio c^ di Ciuflino . rifpknde nelle tenebre tioni di dell' . eh" egli à guifa d'aquila fopra fi alto . dalla lingua. Ma perche [otto ofcuro nome d'^ il qj/ a felicemenancora inten te ha cantato le lodi d'una fua Donna y y . cofi confiderò che oltre la fnice- & . Tomponio Mela . potrebbe tion fua di mo!ìra>ciyCome nell'onde re s adopra in ogni & nelle tcmpeHe d'amo- maniera . LaquaL Firtù [pino fi in tutto l cor- beilijìimo Jò della ìiita fin qui di qncfio è i potuto à prol na uedere. in queflo Tefce la princip. ripieno . Età noflra . ha tratto origine dal : dalla bocca . Gioie apparecchiando al Secol noflro quella . ben <ò' ordinata Collana loro precedemmo. <& giocondo. di jO. altro de' Taralelli ci ò Varagoni . C^ dalla penna fua lequali tut.il parte. cui ualore quaft chia* efjer rifiima ^vrora riluce al Mondo .

che non illumini con la lingua fua . . ripofare fuol darfi. ò per accidente fempre offerua . & la appreffo le Storie fue uà tejfendo . non tra. douunque capitanò . che Lario chiaconuienc . La onde uenuto in opinione che di diligentia fé . fia à quel Tlinio.non ha moliOy & ofcruando l'Egloghe del SannaTaro. ha da. &• occupationi tanto habbia io fon letto ^^ ^ (ch'è piìt) minuta-mente fé ne ricordi. accompagnato da una ferenità riluca d'animo purifiimay & rara. don K[obile . te dire . c^ del Lago fuo . che marauiglia reca à ciafcuno. . v e e r n a . & per natura fua amabilifiima fi Ter tutte le puòpropriamen fi che nelCofcuritày c>^ peruerfità della Fortuna (ondegli chiama se vko ) facondia della come quel Tefce Z. lafciando antico uefìigio alcuno di quel felicifiimo Taefe & 7{a. &. nuità di fiudio fintile quando per & quando per nobile Jpirito & fi conti- altri operando. to euidentifiimo ftgno dell'crudition fua fia : & di che uaria Lettura hauendo egli letto tanti ^/ìutori in quefìa fua fnfchifiima Età . Et pur à marono i Latini. quali cofe.7. conia fua lingua . come in fi hreue [patio d'^n ni y <& in tanti . per determinato configlio alcuna cofi fcriue fi . folertia . che à dottrina tempi per commisfione impofia^li ha fatto la Defcrittione di Corno . Fedefhche quefìo . perciò nelle horCt che piàà che commentando. fcmprc ò d'alcuna ragiona quefìi ò difcorre .^ può tradurre ì giorni in olio uìle : ma quando pur fi uuol rcUf- fare itiittauia non ceffa di produr qualche faporiti/ììmo frutto de- gno di fé.che per eccesfiua cura di fapere procac- ciò la Morte. .sì nu?nerofi trauagli-.

Il I M E al Era de* miei verdi Anni mezo à pena. & produce? ha fplendore. ch'io fogni. De la Morte . Altri à' piaceri fuoi pcnfando . Ma Tempre à le calunnie il verpreualfè. migliore LvcERNA La Notte Imprefa è Pefce la cui bocca luce in mezo à l'acque. A nni miei quel verde fiore. fé quanto vuol ci preda. & ch'io no'l creda.fon vero obietto. Giunto 5 quando l'Inuidia audace aftalfe Con Mia mentire nouellejaccufe falfe vita alhor d'ogn' innocentia piena. & quai il mio pender forma. Et di tanta follia prendon diletto. Hebbe de Ch'io gli à cui fon dato in preda. V ano defire à gli altri ingombra i il petto: i Tengon folo à Cvp i d o intenti lumi.veda. Più in cima in quefti affanni il premio falfe. Per abbaffarmi l'empia oprò Tua lena. vita & coftutni .ò del Tempo il rio furore Non fpegne noi. facrofanti Ma à noi del Cielo Numi. Et pare ancor. Ch'ai fondo trar non . Cangi in meglio. chi può. Come fen' van col dipartir de l'hore. fole altrui la pena. di lei colgo con le man d'A m ore. C'humilmentc adoriam. Chi co'l faucr ne' trauagli Senonfe l' innocente? io per tal luce Rifplendo3& poi fon pien d'ofcuro horrore» La bella Donna.

su al Ciel veloce tormi. A Q^v Quella I L A fu di color tutta I L'a q^v à l a mia di color tutta è bianca l'huomo il vedere atrifta. far del fuo valore vdire Tra quanto cinge Antartico il & Mondo. Sento per virtù Tua. Califto. Hanno però le qualità conformi: Regina è quella de gli Augelli:& quefla D'ogni virtute ha reccellentia. ch'ai Cielo arriuo. Può quefla mia col folo fguardo fanto Per bearmi. Pien di ftupor5di quella & parlo & ferino. che fulminaua negra : Flegra. di cui cantar parmi Con finto nome d' A ovvila miei carmi. Quella portò già Ganimede prcfla. & lo rallegra: Quella d'afpetto è torna.e fianca: Quefla gli dà vigore. r z . e altrui par' egra: Quefta tutta è benigna. & fembra franca. alzarmi: Sento d'huom balTo Tra più purgati & viljquiui formarmi fpirti vn'Angel diuo Ma fé forza non Di Scufimi han le incolte il Rime fono.e'l uanto. che di portar mai L'Armi al non fu fianca gran Dio. 74 I 05 e H E fiiggetto in libertate viuo De la mìa Donna. ch'i fuoi metti fono Conti su à l'alte intelligentie prime: Ne lice à lui di sì gran don l'acquifto Qv ELLA.D E L 1^ S e y ?^0. lei Dou'ellafol 5 quando à penfo.

olì cangiata la Tua forte prima.di non reftar conquifo.che i di fplendore A due del Ciel lumi migliori. Che Donna è di quel. com'ella ha di Gli occhi fj.?^ 1 M E del Cielo NuN più Saette al I fommo Rè 3 Uà o^v l a porta Non più là fotto Arde e a l'opera Vvlea no il monte Siciliano ài caldo nel più algente gelo: Ma d'honeftabontàjdi cafto zelo Per me trafìrra il cor pietofojhumano. : Vincono Quai miracoli Amor puoi far maggiori ì . Q^v I L A già non fono & ho vigore Perduto in lor. di che rifplende i il Mondo. L'a q^v I l a ha tanto don dal Cielo hauuto. di cangiar . CoLÌ de lo mio cor porge nel fondo fi Ma. Vibra nel petto mio con dolce mano Del ftio più ardente il Amor pungente telo. od altro aiuto. ch'era Ancella prima. Noua mutatione Io miro fìfo Ne le due luci fue. Fifa rA':ì^v la mia lo fguardo altero: me il primo impero Et io dì lei maggior l'ho del fecondo. Non più nel Sol. Et io pronto riceuo colpo acuto. Che non hebbi mai penfiero Quefto Amorofo mio flato giocondo. Ne C medicina imploro. e fcerne il vcro. .oi lampeggianti. nel Quantunque volte mio cor Timprima.

horrido manto Et rafciuga il fouerchio. le frondi . onde noi fiam congiunti Di / sì lodato Amor mille Anni & mille. hor che da noi Fugge la Ria . S Q^v A R e I A la terra il nudo . e i venti Fa l'indorata A v r o r a a noi ritorno Et io riueggo in te viiie fauille De le fiamme fopite . Veggonsi in Ciel De le Stelle chc'l 3 75 gli fpesfì raggi ardenti fan chiaro i . corno. afciugo il pianto . te C ofi Padre humilemente prega pace eterna . honefìa Ch'ella più l'Ali fue per te non fpanda: Ma refli feco in . Di Narcifo dipinti & d'Amaranto S quarcio l'habito O s e v r o . : Ritorna viuo in me l'antico Amore: il Lieto ofFerifco per mio voto core A chi di nodo mi legò sì fanto. Et tacendo gli augei . Ridono i prati di nouel colore.& adorno.DELVOSCFB^O. Aq^v I L A dunque. Hor che l'Ac^v ila mia fuoi vanni fpiega A Et dal feggio del Ciel Giove la manda confolar queft'Alma afflitta & mefta. che ne tenea difgiunti Fammi tu preda de gli artigli tuoi. ingrato humore. il Hor che lor rende dianzi lumi fpenti il L'inargentata Liina5& cela P reda riman de' freddi fuoi tormenti 5 T I T o N gelofo hor che rimena giorno .

. Uvn dona à l'altro il corejSc ratti al Cielo Sentiam gli fpirti in tanta gioia affunti. F orze feruo d'A m o r non ha gagliarde Com'io. Se Soggiungo quando in mio poter ti rendi Di conforme volere infieme aggiunti.Ti I M E Se vaga l'ali. che mi pare fpento. Core in foco più ardente v^nqua non arde. celo Qjjefto dirò. il Per teco alto volar Ella alhor mi rifponde. Quanto fa me quel. & Fede. qual' è. Ne lo Ch'è Specchio di Fede alcun non guarde. l'Ali diftendo. Fortezza. che non pure ogni allegrezza fpero L'aqjv ila in lei: ma al mio. Tuoi miracoli Amor. il Io per feguirti camin teco prendo. ne poi s'abbagli Nobile fpirto. M a pria le fiamme Quando 5 tue fopite accendi per re qui venni . di me proprio. che non s'agguagli Altrui defir 5 Foco. AcLviLA miajdiftendi. tacendo .& mi perdoni il vero. mai fopite furo: ecco io le accendo. Fa. & vi fon poco intento. Voglie al fuo ben feguir d'altri fon tarde Col defir miojche pur m'affembra lento. Due altri cor trapunti Più felici non hai d'aurato telo. e'I cor ti rendo. fé ben troppo languir mi fento.qual fià d'A more herede> Ch'amando miri me. Qual fii. camin prendi.

Sorte. Tanto hieri l'amai. . quanto voi grande. • C'hoggi nel core incendiofo prouo Q^ial' hebbi quafi alhor ficura fpeme Non in me più crefcelle. mi trouo. Crefcer femprc in Amore honefto .accrefce in Iena.11 cor mi preme Non Natura? Vn dare à E s o n da rinouarfi il feme. Che doman non m'inganni . D isfi di troppo amar ma veggo aperto. cangiata fiia ognihora è vecchio .h E L r Et felice per l'A q^v dirfi) s e V\ 0. Ch'AMOR. -JC La m o Rjdi ch'io mi gloriojC in ch'io mi fpecchio. che s'io m'inuecchio.& fanto Non è la gioiate 1 premio d'ambidoi? . e d e a ne prenda cura Senza ch'altra è quefto vn far torto à la M ? Se de la voftra aria turbata certo non temo non l'hauerferena: E fpero al mio fedel feruire il merto Maggior 3 ch'ai mio grane fallir la pena. Ma nullo al foco fu quell'apparecchio. i l a (Mirabil cofa à Et. Dicea^in amarla più non mi rinouo. Poco v'amaua parmijSc non mai quanto Hor mi fento ad amami indotto in voi A CLv I L A mia non comprendete tanto ì Chiamafi quefto fallir grane in noi? Fofs'io. ogni hora è nouo. Disfijc'hier poco amauarhoggi ab experto Sua froda intendo di dolcezza piena. . tal paura.

SeRuend'io voi: lo Stil natio riuolfi A' lodar la bianca A q^v A R i l a : ma lei Cantai quanto potei. perche fia elfempio noftro. che iì può . à cui Ogni Pianeta più benigno arride. Afciuga B R E s e I A il lachrimofo ciglio Et ride. s'asfidc ì Tanto dì valor faggio . fpira grato vermiglio amor Fauonio. hauete moftro. . quello à' Verfi miei Splendor . E Stato d'ogni honor lo Stato voftro Di voi rofcuro mio s'adorna Inchioflro. la voftra Vita.ch'io già di non poter mi dolCi.& Flora il Viole.& valor fplendere in lui. dolcezza in cara Madre vide ? altra Gratia heroica in altrui. CE s . Fioralifo^e'! Giglio: Coli tratta del duolo interno fora. non quanto volfi. D atc voi . infinita Ch'è fedel Vita à noi. Se vi fian grati lempre HuominÌ3& Dd. Che nel buon Capr i o l non fia . Et di bontà più. Et fa Chi tal Qual fenno. quando il Tuo ip'm amato Figlio Quafi P H E B o à lei vien dopo l'A v r o r a. Alfonso.T{^ I M & E C o M E la terra Se Fra le di color s'infiora Oltramarino . Et riede al dritto calle la fmarrita Anima mia. candido . che chi fé fteffo inulta Fa effempio à fé. Q^uefti è il Tuo caro Alfonso.

77 .

che per quello che . .delf Frna morto al mondo . che tutti Sepercommune nome ft dimandano. Cufo d'abbrufciaf i cadaueri.coft . <& fan fede. r T asì REPVRCAT. conciofiache prima fcondo Macrobio fi fepe. ch'egH sì col chiamarfi . e^ altri di raccor le ceneri. riporle in qualche Frna inualfe lungo tempo apprejfo i Greci. nel xml LE . & & . h con altri . ò & alle [uè uoluttà & che fi per mexp del fuoco della Virtù ò dell'amor diuino purgato faccia degno d'habitar nella celefìe Magione. plicandoui'l motto prefo da Ouidio. l^uma Tompilio fùfepol un^rca di Marmo in R^ma nel colle lanicolo i &. Ora prima florie ch'io uenga altinterpretatione di quella nobiliftima y fi può trarre dalle Greche Hicome Homcro Vlutarco . d'i rap- molti anti- <& cofiumi dì Efjequie d'huma ni corpi ^per lo cju. che primo fu à ritrouar quefìo rito . fmpre fi è feruato) in caf- od polcri to in ^rche ò Tombe ò Fofii o foli . hoggidì fè . . me. perfeuero quello rito di fòpelir fa à Siila . chel corpo fio fujje dato alle fam Greci. il Sep olto con . Romani. il quale . quefìi due corpi del I{Qgo quanto alCeffetto fta &. La onde poi crebbe comando. perche altri fatto non haueffero ad incrudelire contrai cadauero fuo. Dionifio Halicarnajfeo . ò quanto al defiderio .liffero (come fi fuole. & appreffo gli Ebrei . . alla ufan^a de' (limonio.E NT: A dubbio ardenti i j que^a Catafìa dì legna detta l\ogo da Latini. con trrna apprefp) prefenta à gli occhi uno chi riti. dico.tIc intende Pintore dì dimo[ìrarci [otto uclo d" Imprefa^apA/ o . appreffo al tempo di Siila Imprefa. come Vlutarco nella uìta jiia ne fa tel'ufo d'abbrufciar i Cadaueri humanit . com'egli hanea contra l'altrui. delle trasformationi. & Tira ci da Greci .

cofi lo riponeuano [opra la Tira òB^goiponen ^ dogli dintorno molti altri fuoi panni & uerfando liquori^ il &pol' morto .dalla carne. & . "Et tat era chs Ututo con acque odorifere . il i~ e p o l t o . firagi d'huomini crudelifiime . brutture & corrottele che dal mondo. fperi di purgarfi di quel che'l fènfo . benché diuerfamente . ò fpcra purgar purifìcarfi di tutte quelle imperfettioni . conduceffe al Cielo <^ quiui reflando à dietro la parte fecciofa fé con l'altre cofe fuperne <& l & ^ terrena ^fi mifchiaf il celefìiiouerOi perche hauendo fuo- co una facoltà di purgare purificata in lui me efpiata delle fue macchie . co . falir pot effe anima humana^ coòpra le Stelle ^ &-gode f ?ioflro fotto .- la contagiofa pefìe cofe inuifibili la carne ci lafcia fi . che gli diamo licentia . . cioè prendafi con le ceneri gedo ciafcuno . re dell eterna beatitudine . ch'in abbruciar corpi in cotaf occafionc ado lo perarono molte Genti. come per accommodato uehicolo ft . & dinanzi alqualc cefi dettogli tefìremo yak da glihahitatori del Da fa feruato da gli Indiani . odoratifi ime i dopo con publica oratione lodauano il che fatto gnaie uno de parenti fuoi uolte le [palle alla catofia delle ledaual fuoco con una delle fa celle ^ con cui fhaueuano acali incendio. O" con ceremonie . macchie . intende. col dirfi fepol- pero non fen":^ mifìerio è cognominato che la fèpoltura effcndo confegueme alla to ci fignifica .il Sepolto quefìa figu- ra rapprefentante quel rito ha uoluto intendere ticì'iìche per non come gli an^ mei^ . da tutti i Settentrionali .78 // il quale cejlo nel tempo de gli Antonini Imper adori rito . ma come . & dal demonio riceuiamo. ti. fi. ò del- charità. di qual Morte intenda re - . . Raccolto & iof tre fa^& pofìe nelT l^rna la portauano al fepolcro . le per le mfibìli s'intendono t& i dichiarano cofi per qucfio fuoco fenfibile. poi diceuano. Et perche quello co nullo & & & fiume d'arder' i Cadaueri fu infiituito da gli antichi .C^ . perciò Morte . che ò per la fuoco della y irta. che prima fia morto . lo uefìinano di candidifìi- me uen uefiimenta.ò per quello delle tribolationi attende. . J l i compagnato e et. il Cadauero da alcuni à cotafufficio dcfìinati detti Libitinarij . ò perche ft penfafferoy che tutto quelych'è in noi di diuino^per me'^ del fuo. del fuoco elementare. haueiian diri^ij^ato un altare uolte fi partiuano Ouefi'ufo .

perciocbe fé la Fita è dijpenfata nel la religione di lità. hurna- na nelC Cielo . che intrando nel corpo a lei afTegnato. dalla mortale . quando difiende dal . come quando è libera il da legami fuoi. doiie . Di Oy è più tofio un trafport amento all'immorta- & al fommo praui Bene.irfi ne legami del Corpo-. le pasfioni corporee. luna di l' natura mortale lai- tra d' immortale dall' immortale nafce I nielligenT^a . auiene. alcuno ignudo di Virtù è tutto imnelle merfo ne' defiderij & concupifcen^ieyfuhitofoggìace fi ad una fempìterna &penofifìima Morte. pagnamcnto candida incoio . che L^nima . Ma fé .cofi s'incorre in perpetua Morte nella Vo- La Morte dunque . . l'anima . ne coft ujàre la Firtù fua . & & de- troua Et quefia che Socrate nel fuo The^ . le per- turbationiygli errori . •^iù" la contemplation delle diuine cofe uitij . due parti tanto . maggior uigore uigorato preffa fi . è un principio d'immortalità purga &fi monda (fogni una ^ procreatione della futura Vita cadendo per legge naturale al tem . & deriuando d\Anima. La onde trarij y amene-. che concorrono inftcme . Iddio Hìa creata diuenga pa'^\a di & . quejìa col nemifià dalf accom. fé t^nima y fi pefiilente contagio del Corpo. tutta de- forme diuerfs perciocbe in quefi' accompagnamento . la Scien. cìieffendo quefii due moti dell'animo tanto con . come fi ha per- petua Ulta nella Firth. che la Mor- & non è abfolutamente male '. & & &- cafligato CorpOyl' ^nima riceue uita all'incontro effendo in delitie. domito y . guidata dal corpicello & da quella mifcela & celefìej fuo di Corpo uenga l'orìgine di tutte le fue perturbationi. c-r con effo lui ri- Jiretta . perche luttà. auuilupp.fi a à uè deve . cioè fenT^ quella prifìina l'anima Mente pura^^ primo uè- eh' ell'haueua. . vUtone nel fuo Timeo fìima . allhor piega dal dritto fuo camino è la can[h . te Et certo perche l'anima uirtùy& per confeguente pafii a per quefia ragione fi può dir. per laqual cofi oppr effo.fegua gli errori & . ciT* legame dell'anima Corpo all'hora diuien (ìolta. nonché diuerft .i le [alfe opinioni £> le difcordie. Terche hauendo noi la Mente da s Dio (fecondo lui) la retta & l'anima l'anima fenfitiua col corpo organi'^ato le pasfioni & da quella bene poffa ragionei& da quefia tutte nafcendo-. dono dice la Morte deuerfi defiderar dal Sauio recuperi la fua purifiima luce miglior uita. . & tenebrojà.

la Tarftmonia . tutti alle contempla . che fendo una fpecie di . quando già mondo le ultime fupreme Ideali onero Effemplari. dT" la . . dalla Temperantia . Confìden":^ la FermeT^^a & - la Toleran%a Le Turgatorie fono quelle . Il gran Tlatonico Tlotino nel Libro fiio delle Firtu .:^ . menda . la Vergogna la la Continentia /' ^fiinentia . uien la Do. di Fonte conduce - co molti riuoli di Firtìi cilità come . l'animo humano abbellifce . fòciabile . un certo le modo fi beatifica. <&- radicato ) dico . un^nimo tichc capace della diuinità come auiene . lafciajfe à die'. . & . Morte j che pofiiam far in uita . Mondo & . ò Catartiche fecondo Greci è . che già tutte le prat- humane . . & fé la Forte'^a ciafcuna dellequali à guifa .nineuQli . l^HoneHà . feque/irati dalle ciuili conuerfationi & fuggendo dan i . de Turgatorie purificate (j7" . il evolto dell' noflro di queflu Morte come di naturale diuidfione ^nima 3 dal Cor^ pò (la quale fecondo ^rifìotcle non del calar naturale . . . la Ma. Q purga fi i' & i in . llntelligenTo. Tudicitia . co- uà. digerifce & difpone philofo- quelle in quattro gradi per quali .19 pò fiio il corpo y . la T?rouiden\a . . indir i':!^ndo fuoì attioni con l'archipen'2^olo della la & fono . phicamente fi difpone . rioni delle diuine cofe Ter quesìe Tlatonici credeuano che fhuomo fi i purgaffe dal contagio del iiicij . la Religione. Le prime dimandan Toliriche i fecon. ridotti in folitudine fi . dalla Trudentia . per lo me animai penfieri fine . Modefìia la dalla Forte-^a . & ^ uria . detta philofophica . le ter-:^ Ture ò > cioè dell' . la Sobrietà . l'accorgimento . nel . ^nimo . l'^micitia^ (& la Via^ ceuoleTi'^ì &" Humanità . . certa habituale preconofcen'^a la dalla Giufìitia poi l'innocentia vietai la Concordia . ragione ad ottimo la Trudentia la Giufìitia . Temperantia . è fiderar fenici dubbio carfi d'ogni che per meT^p di quefia intenda di purifi. Ma pofpojìo che intenda.. gnanimità la SecureT. & gregario . & mortale . che fono impreffe in in coloro . lordura mondana li . tro tutti <& tutti i negotij profani e^ abho. quale llmomo tutti i . . Le Tolitiche fono primo grado . è altro che lesìinguerft facendoft in noi una continua perdita della foHanT^i nofìra per l'operation perpetua del calore fatta nelHmda con- mido natiuo .

& contemplando imparale k
,

fpogliarfi di tutti gli

bimani

affetti,

Ouefla tal purgat ione dimandarono i Tlat onici Morte, ò mortiloro) la, ficationc feconda dell'animo ne uitij ; effendo (fecondo

prima Morte dell'anima quando dal Cielo per la porta del Can ero cele/le , difcende nel corpo fuo , come in un carcere , o fèpolcro . morendo al Mondo , Rimano ejfer Cofi quelli tali purgandofi

&

proprio della loro Trudentia

il

difpreT^p^arlOi

&
,

affifar tutti i lor

penfteri nelle cofe diuìne ideila
gli agi del corpo
,

Temperantia
;

l'abbandonar tutti
il

&

tutte le delitie

della Forte-^^^a,

non rice-

uer terrore , quantunque fentano

difcofiarfi

l'anima

dal corpo die

tro alla [corta della Sapientia^ne sgomentarfi punto per l'erta della Giuflitia, un perpetuo com faticofa falita loro uerfo

&

Iddio;

giunger al defiinato figno. Le ter^e già purgato d'ogni feccia fon quelle, che bà contratto unimmo forbiti di affetto terreno, tal, che in lui, coni in lucentifiimo
piacimento delle

r irta, per

&
;

fimo la Trudentia

Crifìallo

non
è

fi

fcorga pur un neo di mondano penfiero. lui

non elegger'

& anteporre

le cofe

diuine

alle

im-

mane ; ma
ni affetti;

come non baueffe mai hauuto altro oggetto
il

in quelle
i

meditar fempre. la Temperantia loro è, non

reprimere

terre"
:

ma

[cordar fene in tutto, la Forte'XX^ non uincer l'ira
;

ma

non [aperla

& non bauer
,

dtfiderio [enon di

Dio

.

la

Giù

-

fiitia

,laccompagnar[i

c^

//

legarfi

fattamente con
effolei

la

diuina,

^

fourana Mente, che ferui imitandola con

un perpetuo

fatto,

& cofìume.
di

Le fupreme
la

differo effer quelle, che fon nella

Mente

D

i

o, fatte effemplari,
.

& Idee

di quelle altre inferiori
,

tia

& imperfette & Temperantia no, & eguale
.

La onde

Trudentia in colui

che ueramente

t?,

è caufa di tutte le Ef[entie, è la ifleffa

fua ab eterno Trouiden

la

,

quella conforynità, che ha [eco (ìeffo con eter
.

tenore
.

la

ForteT^

,

il

[uo effer immutabile

,

&

l'ifieffo

fempre la Giuflitia , il non piegar punto dalla fua retta uolontà. Le prime politiche preparan l'animo à fuperar le paf
proprie di

ftoni.le feconde le leuano.le ter-^ le

preme, per
tra noi
.

effer

Dio

fanno fcordare. ma nelle fu ,è abhomineuol cofa l'applicarle
fi

Ora perche tra Chri/ìiani

tiene

,

che

lìmomo

in -

quanto bìiomo à più nobili,
poffa giungere jdir

&

eccellenti flirta delle politiche

non

fermamente pofiiamo,che quelle

yirta, per le

So
quali morendo al
nella

Mondo umiamo
,

d'eterna ulta

,

ci

pano

infufe

mente per gratta diuina
,

<sir

non acqui/ìate con
.

le no/ire

pe

collari foi":!^

come tollero

i

Vlatonici

per quelle fiamo

giufiifìfi

cati;per quelle accetti alla diuina Maefiàiper quelle [eco
.

can-

gi ungiamo La fomma è ^ ch'alia nera Fita non fi può far pajfag gio fé non per la Mortella quale ci libera da tutti que legami ,
che e impedijcouo alla falita
.

noi conofciamo

,

che quando l'animo
,

noflro ne da dolore, ne da piacere ,tie

da

fenfo è rnojjb

che pernella prò

turbar

lo

poffaima

tutto raccolto in fé fiejfo
il

abbandona
,

fonda fua meditatione

corpo (com'auien' ù coloro

che in eHafi
i

rapiti fi trouano ) che allhora rifulge nella propria fua diuinità

mafìimc
tijy

,

quando purgato fecondo

la Chri/ìiana Religione de" ui-

s'afffa tutto in

Dio.
se'l

Jn uerità ui dico (dice Chriflo)
in terra prima non farà morto
,

grano del fromento caduto
;

effo refia fola
,

ma

fé farà

mortOy

produrrà molto frutto

;

che cornei grano
cofi

&
ma
le;
fi

prima non

è

morto

fepolto nella terra

,

non fa frutto;

l'animo

nofìro yfe pri'

non

è

morto à piaceri terreni ,

&

alle cupidità

^riman fieri*

& come

quello morto uiue rifurgendo in fertilifilma fpicaicO'
noflro per quefia

l'animo

Morte
à

rifurge alfopre fedeli

& gra
,

te nel cofpetto di

Dio
:

,

Vado

Coloffenft fcriuendo dice

Qu£ furfum funt fapite
&- poco pia
oltre
;

non qux fupra terram, Mortui enim

efiisi
.

Mortificate ergo

membra
del
,

ueflra terreflria

Cofi tale credo effer la

ferma intentione
amorofo

5'epolto ^ca

demico noflro (fuorché
fi,

fé in flato
,

& inquieto ritrouando,

non

uolcffe intendere

che

t^nimo

fuo fuffe nel corpo di qual-

che fua

Donna

fepolto)

&

tale deuc effere quella di cìafcu

no, ch'afpira à giocondifiima
terna Vita,

& fempi-

K.

I

M

E

Per doma r Fere5&
Vane

fpauentofi Moflri;

fatiche de gli antichi Eroi,
i

Alto| grido da Efpcria a

liti

Eoi,

Eccelfa

Viue hoggi ancor ne* più lodati inchioftri; Marche r ita , hor chiaro moflri

Co

i

fatti

valorofi,& fanti tuoi,

fama,rhonore, e i pregi vuoi Inuolarloro,& dargli à i tempi noftri. Quelli hor empi Leoni, hor fieri Draghi
la

Che

Vinfer;

ma

tu hor' hai fcacciata

,

&

vinta

De'

rubelli di

Di

o l'iniqua Setta;

Ond'

egli vuol,che'l tuo valor s'appaghi d'eterni fregi cinta,

Di Corona
Mentre

lafTufo in

Ciel feco t'afpetta.

Almo

Signor,

il

cui gran" nome altero
fi

Da rOrfe à l'Auftro rifuonar E in cui Vertù ,come bel lume

fente,

ardente.

Scorge di vero honor dritto fentero; Hor che per lo diuin giudicio intero
Vofiro, l'antica pace habbiam prefente.

Et

de*

maluagi ancor
il

le furie fpente,

Vi ferba Duce

Ciel del vofìro Impero.

Veggo

d'Adria per voi le ricche fponde

Liete 5

&

gioiore,& veggo à voi d'intorno

Serbarfi alti trofei

,&

alte imprefe;

Et veggo Apollo ancor de la fua fronde Cinto le tempie, intento à farui adorno

Di

Gloria je'l Ciel di gratie à voi cortcfe.

Se

DELSETOLTO,
Se prima
le
il

8i

pianger mìojDonna,

ti

piacque,

pene mie diletto hai prefo; Et da Ne il lungo lachrimarjchc per te ho fpcfo. Ne l'amaro penar per re mi (piacque;

Hor

quel dcfirjche d'amarti mi nacque.
;

Fugge

& mi

fcarco da

fi

graue pefo

forma d'un bel lume acccfo Già volentier portai 5poi mi difpiacque. Adopri pur Amor Tuo ingegno ,& arte. Et faccia quanto sa Fortuna el Cielo, Ch'efler feguace fuo mai più non voglio; P iù tofto lafcierò'l mortai mio uelo. Che quefto mio penfier lungi fi parte. Che piùjCh'AMOR'alTaipuò vn giudo Orgoglio.
fotto

Che

Qv ELLA
Di

di

Vcrtù fera empia nemica
ch'ad ogn'alto illuftre ardire

Invidia,

Si volentier refifte;e'l

vera gloria

mio mi trauolue
;

defire

e intrica

H

or ha pur ogni fua forza e fatica

Prouata ne miei danni

&

tute Tire

Sfogate nel mio male, onde à fuggire

Non
Ben mi

vaimi arte ò
credeua

riftor di

mano amica.

aliai

deftro e leggero

E'n fu
E'n

Potermi alzar, quand'allargai le penne> l'ale d'Honor mi pofi a volo;
il

M a laflb; ch'ella pur chiufe
mezo
al

fentero,

corfo à forza mi ritenne;

Hor

penfate al cader qual fui

mio duolo.

X

Padre

Che Dopo

giudo , & del Mondo ako Monarca , qua giù fcorgisSc libri ogni penfero,
l'hauer gran

tempo

il

bel Tenterò
fi

Perduto, ondai tuo gran regno
Ridurr'

varca;

Piacciati la mia frale ,& debil Barca

homai

nel

camin

dritto

& vero

Tal 5 ch'io

pofìTa

folcandoil corfo intero,

Ritrarla in porto di Tue merci carca

H or volge
A' feguir

il

fettim'
5

anno, ch'io m'accinfi

honorata impreia , Che dopo Morte l'huom rende immortale; Ma da vento jtempefta, & pioggia tale
l'alta

&

Fu

la

mia Nane

in

mezo
il

à l'onde prefà.
*

Che

quafi in Scoglio

debil legno fpinfi

S

E

S

T

.

Tra

gli adorni famofi Euganei Monti Socto'l più chiaro, & temperato Cielo Sorge d'acque cocenti vn chiaro Fiume,
ancor correnti Riui Efcon, empiendo intorno ad ogni parte
miir
altri

Da cui

D'ardente fumo

&

campì, &

colli,

&

valli.

Et

io

mutando hor quefte,hor quelle

Valli,

Et cercando ogni giorno noui Monti, Loco da ripofar non trono in parte. Che de grani fofpir la terra e'I Cielo Non vada empiendo; & pur continui riui M'efcon da gli occhi,ond'ardo in focoje'n fiume.

L'Aer ingrato. & arde meco i Piani. & à le Valli.à quefta parte Grati mi faran Tempre quefti Monti Che fon cagìon. M entre amcran Et darà lume le il Nimphe i frefchi Riui. Mentre le Nubi in pioggia volge il Cielo Tempran il lor femore in qualche parte.L n L Se gran pioggia S E T L T 0. od altri Riui In altra Parte hauer più amene Valli X 1 .ch'un Vcrfi da gli occhi in abondante Fiume quefte opache Valli fi Con fiamma tal. e Monti. e'i Mar con tutti i Riui. Hor riftorando quefta. ne Fiume . Cui poflà raffreddar Ghiaccio . Ne varcando altro Fiume. o Cielo. Ch'ardo à la pioggia. & tra le chiufe Valli. fià già alcuna parte. Sole. Et firò fenza ardor toflo ch'i Monti Nutrino i Pefcij^ l'afpre Fere i Riui. & al fereno Cielo.ch'afcende al terzo Cielo. Io ben deurei chiamar crudel' il Cielo. & gli arfì Monti. E'n me più crefce ogn'hor vn'alto Fiume Che bagna. M a(laflro)in me non E'n piaggie aperte. i Non fpero mai Monti mutando. Han grato . Che fan tregua alla terra. .hor quella parte. Et le campagne fecche. Sz tal'hor fcendejquel Fiume LafTa l'ardorjonde l'ombiofe Valli humor da i be' correnti Riui.

ch'à lo mio ardente foco Di vital fiamma fofti efca & focile. hor fcriuo. che Tempre foco Ipiri. Quando fià mai. più tofto vorrei di vita priuo 5 F la Che Effer che rallentar fi bei defiri. Candida man. Le celefti bellezze alme & diuine. meno. ch'ogni afpra pena leuc Et non mi fia'l morir foaue gioco . Et hor ardente più che dianzi io viuo Col cor. Che vedendomi La man mi prefe Riuolfe il alhora venir . che nel mio mal felice io viua. Le Fanno. parole cortefi accorte & faggie E i Gigli in fecche del & arenofe piaggie. che par. Ma fi dolce de' miei empi martiri cagion. Senno fu ben d'angelico intelletto. e più cortefe affetto Potea moftrarfi Amor più adorno e pieno Che quando al mio bel Sol viuo e fereno> MolTe pietà nell'indurato petto.Jl J M E Passato Il c già de' miei caldi fofpiri rcttim'annojou'io fon vifTo & vino. Nafceran pria le Rofe fenza fpine. • Che mio fiero ardor mai giunga à riua NE D r più honefto . Ec non s'alzi per te mio baOTo ftile? . e con fi dolce freno mio morir in gran diletto. che la più bianca Neue Vinci d'airai. per cui hor piango.

DEL SEVOLTO,

S5

MA N

mio 5 quella infelice forte Ch'io trasfi meco indn da teneri anni.
E

R

B

A

Non

fatia de'

miei lunghi amari affanni
forte.

Contra me ponfi ogn'hor più dura e Mirate per quai vie maluagie & torte

D'Inuidia armata a noftri eftremi danni,

Hor m'ha con fraude, & difufati inganni A' fi alto mio piacer chiufe le porte
Voi
5

ch'à rara Vertù congiunta hauete
Ci

Fortuna, à cui

lieto corfo afpira.

Et
S'al

di fua gratia in
fia

cima alto fedete,
s

fauor voflro

quanto

aggira

D'intorno à noi, fate (che ben potete)

Che

lafci l'odio,

& non

ftia

meco

in ira.

Dal

d

1' ,

eh'

amor

,

(opra

me

ftefè

il

braccio

Legandomi

del cor la miglior vena fua dura catena.

Con

l'inuifibil

Sempre fon'arfo in mezzo àvnviuo ghiaccio; Et hor ben più che mai mi ftruggo,& sfaccio ,
Fifando gli occhi in quell'alma Sirena,

Ch'à me fu data per mia dolce pena. Et che di me poffede il duro laccio. Ma che debbo far io, poi che mercede A' me fperar non lice piùj ne A m o r e Vuol darmi il guiderdon de la mia fede?

D

i

cocenti fofpir pafcerò

il

cuore
^

non chiede mia Nemica ,& l'empio mio Signore. La
Et
di lamenti :poi ch'altro

Jl

I

M

E

Ne perche
Dou*
Terra

io

fia

3

dou' ogni grafia abonda

V chiufe fon
fol di

le

porte

ambe

di

G

i

a n o;

è sbandito ogni furore infano:

Virtù colma e feconda;

Quella piaga mortai, alta, e profonda. Che duo begli occhi con macftra mano Al cor mi dicro,ò (ìa preflb,ò lontano Poffo fuggir, ne perch'io mi nafconda. Sol quand' io penfo a voi, l'alma (1 fura Dal career tetro del commune errore;

Con

voi fpedito

al

Ciel fpiegando Tale,

Deh, perche com'è

Non

ci

il

il penfier noftro eguale Fato ancor pari ventura;

Et perche à voi piacer a à

me

dolore $

L'empia manjc'hebbe ogni pietate à sdegno. Troncando à L i v i a i giorni almi e felici Infieme ha fuelto infin da le radici
D'honeftà,di valor l'alto foflegno. Mifera RoMA^hor che'l più caro pegno,

C'hebbero mai i fette Colli aprici, Perdendo 5 gli anni haurai trifti,e infelici;

Ne in

te più di

Vertù

farà alcun
il

fegno.

Ben puon

l'alme tre

Diue

fuo teforo

Pianger cercando ,& dir

Viuer conuienti nel celefte

Alma perfetta Coro
.

Ma fé

del noftro oprar merro s'afpetta.
fi

Ne Non

tardi

può hauer più di tal ben riftoro. almen di ciò giufla vendetta.

DEL SEVOLTO,
Ho R CHE
Tenne
l'alta

84

CoLONNAjin

cui mole' anni

il Tuo kg^io Amor fermo e fecuro. Rotta da vn empio ferro iniquo e duro. Al Mondo ha moftro i fuoi vltimi danni; S cmpre il mio viucr (la colmo d'affanni,

E'I bel

lume del Sol lucido, e puro
fia

Per

me

fempre nubilofo ofcuro;
frode ,& inganni

E

veggia

fol fiorir
,

A

Itro

non s'oda che grani lamenti;

E'n vece di piacer, di gioia ,& canti In me fian pene fempre afprcjc cocenti.

Efcan da

gli

occhi miei fol
il

trifti

pianti

Confumin

mio cor

foipiri ardenti;

Bench' auerrà^che'i duol mVccida innanti.

VE N

r

E

R 3 vorrei poter fpiegarui in carte

Quel 3 che d'alto defir il cor m'accende. Lodar voflra vertùjchc luce & fplende, Qual nouo Sole in ogni eftrema parte.

Ma come auien
Col
Il

tal'horjche

s'in difparte

chiaro Sol vifta mortai contende.

vino raggio

l'abbaglia e offende,
fi

Che'l vifìuo vigor

fpegne,& parte.
cffer'

C ofi à me
Col
Voi,

auien penfando

eguale

mio pur baffo ,3! voftro alto valore;
e offefo dal foucrchio

L'ingegno
Scufate
il

lume.

in cui viue

ogni real coftume,

mio troppo animofo cuore, Sei mio Stil' à tal fegno alto non fale •

^
Tante
Donna, nel formar

1

M

E

gratic diuine hà'l Ciel raccolto.

Ho De

creduto
l'alto

voi, che col mio ingegno hor giunger al fegno voftro honor, leggiero e fciolto;
tal'

Mirando poi

l'imagin del bel volto,

Sentomi trasformar; & tal diuegno, Qual huom fìordito^à cui forte ritegno Habbia il fennojla forza jc'l parlar tolto» Tal* hor prendo baldanza; ma'l defire Si fpauenta vcggendo fi alta imprefà Degna di qual iìa piti canora tromba; Voi 3 il cui nome aflai per fé rimbomba. Con mente di fi dolci lumi accefà Date aita, ò perdon al mio alto ardire»

N

primo Vero il Sol s'aperfè A' la mia Mente; e i bei raggi lucenti Del Sole eterno ,& le celcfti Menti Dopo vn lungo fudar' il mio cor fcerfe; on pili di quefto mio mortai fofferfe Tener lo fJ3Ìrt0 5 & li penneri intenti Tra piacer vani , inutili tormenti Et nel rio Mondo ogn'hor le voglie immerfè* Ma le rinchiufe in vn Sepolcro angufto. Et l'Alma ufcendo for del laberinto Reftò purgata de l'error vetufto Carlo gentil , hor vengo teco accinto Poggiando al Colle faticofo augufto
del

Qj ANDO

Alter del vitio fuperato,&; vinto.

85

cuni . ó" Jaluatico. fi uoglia rouinofa gola de' Monti . per poter poi penetrar difcorrendo in qual fi uoglia intentione dell'autor fuo :mafìime non effendo tra .iie Garrone .. . prima la natura & qualità di quefi' animale . conciofiay che fin alle pofìreme parti del corpo fi fiendanoydel' le quali fi aiuta auuiluppatofi co" piedi à guifa di ^uota. co.li" è ho de gli animali y dice. Lo S T E}>iBv Becco noflrale .tra- bocca fenica prccipitio y & ojfefà fua ueruna . /NSVETVM PER i IT E Ry prC fi da Virgilio nel vi. che niun animale a par deWlbice rafi f^ pido yueloce <& deflro. genere Caprino .che Becco su i efii dimandarlo Stembucco. quafi ^uex . Habita fopra i piàarduiy <& excelfi gioghi de' Monti in mo gran pena da hurnana uifìa può efkr ueduto. difefo da loro per qual . foglion ancor tro non fuona. ibex . eco è del .s e 1 A che intendo qui rf' interpretar Clmprefa del nofiro tione^ è f ì'olinco ^cademico come degna dì molta confiderà&. che al- Sasft. do quella uoce. Onde l'han dimandato al . . ^Itri lo dimandan Becco mon tano I Germani lo chiaman StcinboCi onde Lombardi ufurpando . uno Stembucco [opra una I\upe col Motto. eh' à . ma flranio . . liberto magno nel xxu. &. maggior affai d'un notabile & corpulento . noi uulgato y:^ famigliare. Capra B^ota ò Becco R^uotato T^lla de- . cofi detto fecondo iftdoro . tutto licue ^ fé *.piena d'altijìimi fenftj la quaC . I Latini lo dimandano . perche come mettejfe ale. parlando di Deegli è di daloi che uolò per farla filerò di [piegar me. & che ni un altro ha gran corna in ca pò. Dauid Kimhi lo dimanda laal dalfalire. agile à falti fi fpicca d'una in altra ^' hal^a.

che poggiando non fuperi pur cheui tro' y perche non è cofi difcofcefa balT^a . fuorché nella ceri4ice. i perq. plicas rugofa . nel petto non poffa . Cortjua nel quale fi trasformo tri Iddij Tan Dio dell'arcadia fi y quando con . di dargli di lo. doue durano neui perpetue fittili perche altrimenti perderebbe la . repandaque in Formo fìisq. tibi VAVcitur hìCi Capricorne^ tamcn Tanos amice f ^Anna quòd cxornes c^ pulchra ^ . giere-i^ nel montar delle l{upi lo an^ tanto falifce che appena chi mira i no o( come dicoLombardi) corna. infignia Geritisi Hiìic longain hic uitam uiuens . difuguale. gli s'in^ fi in nodi uà in- Studia quefla Fera quando co:^'!^o è ajfalita dal Cacciato' y reyfe pur ha campo. Le corna fue fon <& moltiplicano .quelt Animai maritimo. Ha le gambe rofiigno ycl capo picciolo barba acuta color fuluo & com'i Ceruiiha la folta. gli occhi uiuaci. Monti loroy& temperatura le . perilche gli efperti Cacciatori fogliono con bugi & Mofchetti ( quando non archiX pojfano per altra uia ) farne preda. come fi legge 7ié libri CrO" . in alcuni di color negroy . La pelle fua è di ofcuro.8(J fcrhtìone che fa Francefco T^egro del Vaefe de* Grifoni . nigris uillis in montibus errasi ^ucgnadio che Capricorno tra Latini s'intenda folo il Tropico Se^ gno celcjìeyda Greci detto KÌyÓKt^ù^ &.& ne' peli meflico. nici de gli Heluetij b Suii:^eri di Giouanni Stumpfio negli altifimi sane'^7:a fer di caldifiima C-r ma/sime in quelli y per ef^ doue mai non fi rifoluel ghiaccio » . uifla. fi lafcia far fé prigione. ma & & precipitar- ritirarfi ^ pericoli piena . . gli al* fpauentato da Giganti in fuga . ne' quali rapprefenta un Caprone do» frequenta Lo ì'tembvcco. ha le ugnie bifalcate y y & acute . ingentia ia&as armos. fecondo Tolibio èdifpecie non diffomigliante dal Cerno . ò Camoccie 3 lequali auanT^a di gran lunga dileg. di non ha interuallo . &-afpro. ui qualche fpatio an":^ ancor che picciolo falir sii . r . odaqui' com'hanno a punto iDa- le Damme . che ì^etia dicono i Latini y fi legge. doffo .& iinfofco nij . come più fcabro. lo crede . pofe Que[ì'^niwale . Cjr . curuano uerfo uecchiando . trouandolo gran pefo. doue poffa pofar di il piede • se uifio ancora à per un muro . Caccia inuero giocondiffima .ma molto laboriofa . &fplendidi.

ò cofìume di detto corpo naturale . icoflurni del o li n- co . sì perche à gli huornini y che più di puri ani' difficolti (Chuomim -. ^»' . Stembucremocof fopra co od iblee uà su per l'^tlpi folo poggiando tifiime dalla frequen'^ de gli huornini C^ in parti . che come . sì perche meTutte quelle cofe . inaccefsibili luoghi^ di neue j fé incontrano ibici^od altre Feretfuffocati dentro -ili j alberi menano fecoprecipitojamente fin al piano: tirandofifeco <& tugurij fafii ^ Cr quanto incontrano infeme. poggia à qualche de' corni juoi nel fafo . odartefciaki che lo fa É dunque da confderar primieramente . ^ morte . quejid natura fua fi fondfl 0" oli neo conciofache egli come Jòfian':^^ uago della cognitione delle fiiperne & fmplici ^ . & mièparuto di raccontar prima della natura 9 €^ proprietà di qitefl' animale per uia di fcelta tra. & fi uaffene col gregge Caprino al pafcolo tura fua Solit:ga ma in progrcffo di ter/ìfo ritorna poi alla : na- & falnatica & quando conofce uicino alla [alito . uir tu . & .dann argomento y pavé grandifiima ralrarft co loro intelletti alle cekfli contempUtioni ^ come ineb- . glia con la confideratione fua pofa uenir' alla intelligen'i^a di que» y fia mi/leriofifiima Imprefa per tutte quelle uie che mi fi fcoprono. altifilma E^ipCìdouc appunta uno che fpirando <& tanto s'aggira intorno l'anima cade alla finmcrto. mafolo qualche pecoliar . la quale angelico flato paffato y & di quella fommamen/ delfhHomo come in come ottimo figura per l'alpe ò Monte arduo & emidiuinaf doni. delle co fé di queflo uil Mondo fatieuole y tutto raccolto nel grembo de fuoi pe?iferii alla fpecolatione te fi alititi. sì per ejfcr la pia deuata parte della i::rray ch'à gli occhi nofri pare toccar maliy che il Ciclo. 5" ponderate le qualità migliori dell'iblee . molte altre cO' fé . f per ejfcr tHifloria c^ con molta accurate:^ dei fua uaga . ufoiforma. ejftrcitio ft nente. habitar fuele . blinti & majfe à ^ loro Laonde perche ufi di morire infumai non fi trotta ( dicono) il fuocadautro fenon che mentre rouinano giù dell'^Ipi fnifurati ruotoli & '. che di lui fi narrano di memoria degne . c^ non cofi diuidgata uarij autori per lo Gefnero ampiamente raccolta.Vibice . j'c prefo gìouanetto j fi dime/ìica . . natura . conciofiache ( come in ogni Imprefa fi offerua) non tutte le proprietà ò qualità di qualunque corpo s'accommodino à gli tori delllmprefe .

fi Cofi Dante finarrito nelCofcurità della Selua confortò à raggia che rifplendtuano in cima del Collega pie del quale era nelCufiir di quella alla fi. Et perche pochifìimi per quedo fintiero uanno . Bembo » yfcito fuor della prigion trilu/ìre Et dtpoflo de Salir già f^lma ilgraue incarco mi parea fpedito & y [carco . come ìnufttato ni Mondo cicco <&• iter. d'incaminarfi a l altifiimo giogo della diuina contemplatione. oiter palefar gratidiffìmi ài fuoi figliaci iOuer far preghi alf eterno fuo Tadre. Guarda in aito: & nidi le fue fpalle . quis fiabit in loco fati" eiiis f dice'l Tropheta Ejfendo dunque tutto lo fìudio del ì^olinco . Et pit» mijìenj Ch RI ST o ajccfe al Monte qualhor uolca. Ter la fira. fuo corpo innocentifiimo prefe la Legge per fai. eh io pafai con tanta pietà . medcfimo (acrifido i immolando . aggiunge il Motto. Quis cto afcendet in montem Domini f aut . yefiite già de raggi del Tianeta che mena dritto altrui per ogni calle: . come fé l'erto fioltOy ui diccjje . ^lii}or fa la paura un poco queta che Kel lago del cor m'era indurata La '^{Qtte . C^ a/lratta fi congiunge meditando con la Diuinità.parmi ^che fimbo* lo alcuno piti fielto delClbice^ come folitario su l'alpi ritrouar non potèfie giamai. al Monte i quando fi trasfigurai per dar faggio della Clo" ^fieje dopo la ria fi a Morte.U dHonor Montana llluftre . Morte di bacio dimandarono KjT ciò auiene quefirata in tutto della cura del . . «f :(^4 di tutti credenti Sul Monte ì Mosè ò & nella partt inteliettual dell'anima fina rapito tutto Cabali/lì intefe ad unirft con Dio. quando l'anima nofirafecorpo . Jnsyetvm per per difufato calle m'accingo à falir fopra y& eminente giogo del uero & non adombrato Honoretper Onde'l > vie-:^ delCitìttllettual cognitione .n per uenuto t come nel primo can to deirinferno fuo .37 hrìati fol di que* piaceri . ilejuafatto d'unione i ^insica. che gradir fog'iono à i fenft . : SuH Monte il in Croce ejjaltato fece di jè .

Et profeguendo la Solinga uia Tra le fiheggie .Tercic^ tutti i buoni Toeti sì Greci . Oltre che in molti altri luoghi del fuo diui nifilmo Canxpniero mentione di quefì'honorata Solitudine .o Et con quejto me defimo fenfo nel xxvi. per la quale operatione ufaua. le quali per effer poche in numero i<& ilpiìide huomini amici dellotio . & & & o & ^mor nimulta hor & altroue & al colli corti colgo herbette fiori. eh n fin ad ejfa gli par ir in uar. Tero non fen'i^a cagione o l t n e o sé dimandato . Cornhuom che torna à la fnarritaflrada . dua . tra rocchi de lo fcoglio . curandoft fol d'aguii^^^ar focchio delTetrarca di i intelletto . gli foli tari a &. sil penfter che m'ingombra» Et perche poi ft moia & . . ancora andar 5" o l o .An':(i uoglio & fammi Mondo Solo. . Ogni fegnato calle Trouo contrario à la i ranquilla uita l & altroue .da pcrfonc falò . . Lo pie fenT^a la man non fi fpedia £til Bembo nella Can^^. morir <& uiuer S olo» yfa. come in piit luoghi fa fede } come . bor uerfi . &'di quefl'alta meditationeua- ghi fi fono mo/irati fajfofa . & de terreni acquifii ò piaceri aui" » difiimi . come doue dice . di dire Touera Dice la & nuda Turba _ l uai Vhilofophia al uil guadagno intefa Tochi compagni haurai per faltra uia Et Dante uia dicey nei primo Canto del Turgatorio accennando à quefia . quantunque [appiano di poggiar per uia ar. Hor rime .7^i andauam per lo Solingo piano. come Latini & Tofcani firn» pre di quella uirtuofaSolitudine^. ir Tien d'un uago penfier^che mi defuia Da tutti gli altri io Solo era tra bofchetti Qui mi fio i" o L . cìje di folitaria uita fi dilettano^ calpefìata. dieder occapone al Tetr. il concioftache tutto fchiuo delyulgoftuiua. "ì^on ci toglieffe il gir folinghi à uolo 5" . ddf Inferno» .

Cofi feluaggia ter':^o delTriompho & ribellante fuole 5" Da t/imor tinfegne io ì & d!^mor andar o l i n e a. Et fatto fingular da Il Bembo fimilmente. •. yiucH juo Islome I{egna laffufo in tutte le fauelle. morte dclfllluflre Sig. che dal Fulgo mi diparte Jl che poi nella Donna fua comprefo nel Cap. d'entrar p affo dielle. ricotto* belle'^'. Di quella . Et in que' frutti di che fk radice. per la anime purgate &. templatione alle cele/li flan'^^e . il Ouil Capro . l'altra gente. d'amore dice. C^nima felice.^ è ne la Jlagion acerba S ola. Si confiderà ancora.ss Ogni hahìtato loco E nemico mortai de gli occhi miei . effendol Cancro cafa della che ha predominio ne' corpi humidi & Luna uegetabili . cafa di Saturno. . Qual dolce'::^. fempre ritroua .interpretato da gli anti* chi Mente . cheH torno pofito in 5" o LI N G o con queflo fuo Capro terreflre fignificajfe il ri' dclC^nima fua per meTip del celefle Come à queflo pròThilippo Einafchi nouo Homero de noslri tempi in un fuo Son. quantunque uiua di uita innocente . runa baffo del Cancro ^ la quale chiamarono i Vlatonici de' Mortali ^per la quale [condono l'anime con infiinto alla generat ione in queflo mondo le quale <& l'altra del Capricorno de gli Immortali . . Beatrice Dorimberga accenna. che ha uigore neWintellettual operationei potrebbe effer. & . Gli occhi i dando Che mliauean sì da me fiejjb diuifo . ch\f[mdo due Torte del Sole dette lederla ir & Solflitij .lucide ritornano per me%o della con. Et perche pochi la fna & remotifìimi uiuono gli cxcelft ingegni . remotifiimo Tianeta. co penfier fuo infieme v4* che aggiungo . la loda à loro. &nel Son. il Capricor- no. che come lo Stembucco è infidiatiflimo che non dia danno i" come coftl (^ uiua in luoghi inhofpiti & feluaggi fi i o L I N G o.^e fcendo cotal dono quefìo gentilifiimoToeta dalle rare del- Laura i dice nel Sonetto.

ma etiandio ^vto r Fortuna fempre nemica fia fiata & fia à i molti me- riti fuoi . ò Stembucco fa . y lo fan manifefìo te le l\imefue Spiritali briache:. ondeèdiche per lo Becco Montano . & da rapine d'huowini maluagi Stemhucco per afpro.i. cioè della Mente .da ingratitudine . & dellalSlatura fcefa in terra. il cui furore od iliu/ìra' tione di mente per diuina operatione s occupa intorno à gli cc V L T I reconditi facri mijìerij . Velox mente noua f Et quello Pur or e. ero à Dionifio è lignificato è un uehemente & concitato appetito dell'animo in quelle cofe . Vaumano dimandato per ciò Mifieriale doue de gli altri tre Mufe i <& d'Spolline Cuna uien dimandato SmO' rofo j l'altro Toetico . c-r l'ultimo Trophetico Come ancora per quattro gradi . in- tenda d'accoppiarfi con Dio. che per meT^ di quelli^ chrifiianamente philofophando. come . tut- moleHato.borridOi& non folo e dell' Scademia no/ira. da calunnie . lo interrotto fentiero sinuia cofi quefì.. potrebbe il 5" o l i n e o in. dell'Opinione .' inuittifìimo Spirito Scader/lieo to che la . nondimeno da philofophici auift munito felicemente sincamina . Smore delle . Tiu oltre pajfando col difcorfo .:^ fanta : che con infiniti i Salmi fuoiy&tut* mifi erij ha compofio. ch'ai culto della F^ligionCi & alla Teolo gica meditatione ebbriato ftfiail fi 5' conuengono. . nofìra ritorna à quel primo Vno . IntellettOy è d' eh' è & quos agor infpecus d'i uno quattro y che folleuano . de uerfifuoi. non perdonando egli à fatica ueruna) à pien confeguire . Eb- Furor diuino figurato da Teologi antichi per la . Horatio Lirico nel lib. &fpera alla fine fuperato ognitrauagliofo contrafloydi poggiar in cima al Monte della Gloria La della Immortalità & . dico . & tendere . ISnima Quefìo . ch'effondo qucft* animale y come Becco Montano co/ijecrato à Bacco. &" come fcelto dalla numerofifìima fchiera de" Fulgari flarfi in dijparte à godere deltacquiftata felicità . quale cofa potrà un dì (fé Morte an':^i tempo non ce lo toglie . della Ragione . Che di quello fantifiimo Furore inl i o n e o. Et più oltre. Bacchum in remotìs : carmina F^pibus Fidi docentem credite pofìeri Et nel terT^o Ouo me Bacche rapis tui Tlenum^quiC nemora.

percioche la Fenujlà. la Firtùy di lettandofi egli fòmmamente &" in de poetici come de philofophicifìui di . & Epimenidc furono ariiat colles i infpirati La onde Firg. ha confeguito & t^e>^ il Toetico furore ancora dall'uno de' quali Sapho ^nacreontey & dall'altro Callimaco Homeroy ò. riche. Simonide Toeta Lirico Greco citato da belle parole . da repentino fuperne condurre. DauidiCome del prophetico . non qua' . mc^o . aprici.89 la T'^:^:^^ di Bacco pojìa trai Cancro ci Leone ripieno tra Greci Orpheo^tra Hebrei le Sibille . che ornatamente fpiegando. eh'ad ufo del Mondo uà non men dot tamente .Ouidio furono C^r- fìirnolati? percioche dal Toetico mojfojhà celebrato in molti cioli pic- Toemi alcuni rari & ualorofi CaualierÌ3& dall'^morofo^coyin acerba me li iacutifìimo Eflro punto l'alte & fcaldato &-in matura quali nella Etate bà cantato belle'^e di due nobilifiime Donne. che di uero fi- dilettandoft egli della fua dolce uifìa come mulacro della diuina bclk'^ in 'mente la diuina . &' per cotaC Imagine riducendofì quale primieramente ammira . . Clemente ^leffandrino prononciò quefìe Z . dot. (tÌv tÌ$ AoJ'of TYìv oì^erviv vt&v cAuCKwjSaTOfp tssl roeV^cc/?. Di queflo furor fu. con la 'materia de corpi loro congiunte uedea ma fua Idea in Et que/ìe fiamme di furore . fimma dria d'una Donna uagheggiata da fouramodo la ì lui è preflantifiimo . ha refo chiarifiima fin qui teflimonianray oltre molte altre materie . [otto dice .la Leggiaperfettione formate s'hauea. come in molte publicbe fue Letture fopra due Toeti maggiori della Tofcana lingua. etardeìitifi. Ma non ueg- giamo morofo noli die appreffo queflo ì'olinco .la Gratia. Eacchus ^Accenn andò quelle parole quanto humano intelletto per exceffo dipenfiero fcparato dalle co- fé mortali inebhriar fi pojja del 'ì^ettare^che ne colli ti de" fàcrofanti Miflerij di & ne mon Dio il beuer ft fuole . uoglia dinotar la laboriofa fuaui' la quale tolerantijjimo bà fatto fi & fàperconfeguir . cl/i Greci fogliono dimandar t'vT'^KTKKcrfjió^ ageuolmente vafcono nel cuor fuo . . defiderio di quella fi lafcia alle cofe Totrebbefi ancora aggiunger quefia confiderationei che'l ì"olin- GO per lo Stembucco C^ per poggi bermi ta y y & che s'incamina per fafii ne monti più ardui. un Opra fua delle Imprefiioni & Meteo- in un fuo picciolo Catalogo di precetti morali^ detto Tre fidio dellhurnana ulta.

. nella diuina bontà in tutti è dal trauagli fuoi sìando che Dio Tropheta Dauid chiamato Vietra. Ch'ognajpra uia per fua falute tenta Et perche cotal . latinamente tradotti fi leggono. Bernardo Capello Hor con la Mente 'non dlnuidia fgombra ripoflo y Te giunto miro à giogo erto in unfuoSon. cofi egli ricorra fempre ne maggior conflitti della turbulentifiima forte fua à Dio il fua Tietra^O" fua F{upe . Oue non fegno pria uefligio dberba di dire . & Trefidio (come nel Salmo xxvitt. dice .che cofi . cìye proprie forT^ey & à i faiiori del Mondo fallace s'appoggiano. però aggiugJiel Motto ^I^swetvm per iter.come ancor dell'alma fua par» Tetr. Centimcnti riputo d'hauerefplicata & fcQ perta la midolla della no h ilifilma Imprefa del nostro 6^ o L 1 N G o . che la Finii habita nelle I^pi difficili ad effer falite . da gran copia di perJone abbandonato come da quelle . Ter tutte le quali cofe poffo dir del 5" o l i n e o quello . che già n^fper . Cofi con qiicfìi bellif. nel Son. Monfignor della Cafa fcriffe à M. lib. . clamo & fi nel Salmo xxxi. del quale Silio Italico in cotal xv. Et finalmente non rimarrò Imprejà tutto pieno di più uolte T^elo che efendo l'autore dì quefia chrifiiana .perque ardua Trjcfepferey & callis &efi primumifed ubi alta cacumina uióior Contigeris . Rupey B^cca. & pietà i ^ confidentif^imo . Tu i B^pes mea & ^rx mea ) è probabilif" fima cofa cÌK intenda ì che come flbice da Cacciatori perfguitato difende col ridurfi alle più alte <& minaccieuoli B^pi . chea Dio. Que • fio è quel poggio alto ferifo dice nel & faticofo . ne fa funile te/limonio dicendo Firtutem fudorìbus undique Diui longas ad hanc . sì la landò ^mor io fallo.dicefi . Et camino più alle è fproniy . iam ft facilis .fuo della guerra Cartaginefey faxofo perducit jcmita cliuo ^rdua ^j'pera principio ( nec enim mihi jalkre mos e/i) Vroj'eqHitur labor ad nitcndum intrare nolenti Hefiudo Greco ne' uerfi . licet ardua dudum . es ^dte ò Domine I{upes mea . & .

onde traluce quel celefte Splendor. Di quel natio vigor' ignudo & i caffo. . Se Talhor fcarco di vii 50 cura & voto I human dcHo. &preftc Tributo. . G I RoLA far' M A . e'I mio Gran volo acqueto cofì'l mondo oblio. che qua giù tien l'anime defte. che moue immoto Le feconde cagioni. O Gloria d'Aragona alta & reale Colonna. Per difufato calle al Cicl m'inuio Con piume di penfier alto & remoto . Ogni leggiadro ingegno . Io fon 5 che produr foJc Et quanto inuolue'l fuo perpetuo moto In tanto refta'l corpo immobii pondo . io falgo. poi ch'in noue forme honefte Colà poggiate. in tutto non è pria domito «Se vinto. che ui laudi.ch'è di voi per fama accefo. ndi SoLiNGO à quel . : Perch'ai Principio loro inalzin l'ale. Et fede à noi de l'opre eterne & belle. Per in corpo Angel nouo in terra fcefo human exempio folo. Solleuar sì.che poi Solingo àvolo Con voi formonti le fuperne Stelle. . O gran Se contrafto al bel viuer fecondo Terreno incarco mi recide'l paffo. oue di rado huom fale.ogn immortale è Penna ben dritto. DegnateVn.DELSOLIl^GO. fenfi Che fpeffo quàgiù tiemmi à auinto.

C ol candor fuo TA <^v i l a voftr' altera lume de l'eterno Sole. & con fembiante infìnto Mi piagne humano Crocodilo & nouo. ne Panacea Ponno faldar la cruda piaga antica. Che già moftrofsi ad Oloferne amica.& quefta par. Chele forma vn Diadema al capo intorno. C'hebbi da gli occhi de la mia nemica.\ Mentre Dietro à per ampi 1 M n à l'auree Stelle fpatij Gite poggiando. di morir bramo / •/ . Tamo. ma in atto è pur feluaggia & rea Mi fquarcia'l petto. V'inuita al Felice voi 5 che ne l'empirea Spera Giunto 5 di lei l'alte bellezze & fole Mirar potrete 5Ù fìà mai femprc Giorno. Signor mio. e'n vaghe forme la fcorta de l'Augel di & nouc G ovb i Cantate cofe à merauiglia belle. la vita Chi mi da l'alto laberinto Feritoàraorte^horpoiche nullo prouo trarrà Scampo à mia. Io da Di funefte horribili procelle penfier trifti opprefìfo VÌUO5& doue Sia ancor non prouo chi m'inalzi & giouc: ^ Cofi mie forti fon peruerfe & felle. Dittamo. Et poi ruccife. volto di Dea. pianto & tifo fallace è l'cfca & l'harao. E Ila in habito fembra quell'Hebrea. che dica. C'hà di Demonio cor.

ma non torna. onde vn foaue fguardo Cerco inuolarui. il ^I Giovane Donna De' à cui Natura vifb Tuoi più be* color dipinge ftar & orna Tal 5 che null'altro pò feco à proua. Nel voftro almo & gentile Volto fereno io fcopro adhora adhora Frefche rofe vermiglie & mattutine Infra le calde brine. Che più cara magion'in voi ritroua Alhor poi faccio proua Di ricourarla. Che'l voftro dolce lume Tempre fia Dolce alimento de la vita mia .& indi qual Phenice Sopr' Araba pendice Volta al Sol 3 dopo Morte io nafco & ardo. Quando mirarui ardifco intento fi & fifo. L'Alma da me parte.D E L S . Et veggio aprirfi la più vaga Aurora Che mai vedefTe occhio mortai dal Cielo Tor de la terra il fofco horrido velo . exercitar lo ftile^ Spiri nel petto mio l'alto fauore La bella Diua e'I pharetrato Dio Sì. Se di voi viuojperch'à farui honore Ogn'horjviuo mio Sole. ch'in parte'l mio dir ui fia fimile. non debb'io Mouer la lingua. L I 7^C 0.

Farmi veder allhor con occhio interno' In quel Fior. .& in quel Faggio La Icggiadretta mia cortefe faggia Maggia. . i Da qual Ciclo fccndcfti à bella. in qiieft'Orno.come fole. il Quafi Criftallo. Ella honorata & Et di dentro & di fuor riluce & fplende.0 cetra prende Canora fembra apunto vna di quelle. nel bel frondofo Maggio Ombrofo colle.B^ I M E Veggio nel mouer de' begli occhi voftri Onde di ben' oprar pende la norma Fiammeggiar l'Aria dolcemente intorno. & s'auolfe A' l'armonia de le parole fante. Quand'in fembiante adorno Rare bellezze difcoprifti & tante. Ch'accompagnano P h e b o alme Sorelle. d'Angel giorni noftri in Anima formai Stagion felice: auenturofo Giorno. Se mi fi moftra dopo'l trìfto Verno Nel verde Aprii. Che fogliono donar gioia falute & Ad ogni Spirto amico di virtute . Se talhor.in cui percota Sole. Soaue nodo poijdoue fi colfe nono Lo mio cor'. Legge qualche bel detto . & ricca aprica piaggia.

DELSOLI'Kl^CO. ch'alcun m'afcolte . Spirto gentil . Ch'à lei non fia lo mio cor ftanco aperto. Com'al SolClitia. D'elTer mi par beato Spirto & fciolto. ^i Quante Gratie & Virtuti in altrui fparfe Sono 5 che fanno & quefta & quella degna D'Honor. il cui Nel cor mi fona à Vergineo Nome l'alba & à le squille. sfauillar più volte. piano ogni colle. &qual Nocchiero à Polo. Cofi leuato à volo Con l'ali del penfìerjdoue che gite. ifcuferammi & certo Pria l'acqua dura fià. MeiKre ui miro fol. Parti 5 Se dopò in qualche tempo A' gli occhi trifti miei lieta apparite. Et il Diafpro molle. tutte in lei veggio infieme accolte. Però fé torto fiamma gentil m'arfe. Ch'io vidi S'auien lei d* Amor fotto l'Infegna Cangiata in volto . A voi mi volgOj&horle bionde chiome. (Saflfelo Amo r) ui feguo in ogni tempo. Hor la bocca vagheggiojhor gli occhijhor mille che vado contemplando Solo. mentre v'afcolto. . Poi ch'una villa Tua chiara & ferena Mi può far dolce ogni raartir' & pena • Vergine bella .

cantando. Breue3dubbia5dogliofa.ond'io perdono afpetto. vniuerfale^al Fato. Et ogni cofa qua giù Morte fgombra Con la rapace atra fua man funefta Spera. PoN. della Pace. Ri e CHI N freno 5 al duolo. Et quella troua Che guardando Poi di .B^ I M E Vattene pur Canzone. Ma moflra 1 vifoj & le tue luci liete HVMA . ^cfc qui tace.ch'ancorin più felice flato Ricongiunto farai V di voi ftefsi in Cedi àia Legge con ella in Cielo. Ne d'affetto terren t'occupi'l velo. Donna. Che mi confonde. al Tempio . il pianto arre/la 5 Che'l cor t affligejSc gliocchi ambi t'ingombra.& uana è quefta Vita 3 che l'Intelletto noftro adombra. Mentre de la tua Figlia chiami l'ombra Lungi da te quinci partita meda . D I o fempre godrete. fé la lingua erra Di voi. & parlando mi fa Guerra. Ciò nafce dal profondo alto fubietto.

D E L S L I V^G . ou'honorata afside Quefta d'alto Valor falda Colonna. Taccian con Taltre antiche 5 illuftrij& belle. & Corbi . Ne del pallor mio nouo anco t'accorgi. . Cani . Ma^hor che'l Sol'à gli occhi miei non luce. Ou'io non veggio la fatai mia L v e e .6 ricco pegno? Ahjch'à quel grado. egna ch'un' altro Z e v s i . ^J HvMANO CaPRIOL Da la tU fuggì lUHgì mia villa per pendici & ti rupi Et Mifero ftommi.& fi leggiadra Donna. & pur io ploro & temo. LeMerauiglie Barbare Memphite. & Lupi? Perche le acerbe piaghe mie non vngi ì Non vedihomaijcom'io Solingo gemo. Graueè'l duol certo. Perch'à tempo foccorfo non mi porgi? Che par mi ftratijn . Volar non pò mortai penna d'Ingegno. Pria che rifco maggior' il cor m'occupi. Poi ch'in Barbara fono infieme vnite Quante Gratie qua giù piouon le Stelle. vn nouo Apelle: D Pinga le membra fue nel Ciclo ordite. ah perche io ne miei penfìer profondi & cupi difgiungi? Perche al mio maggior huopo hora non giungi. Gentil . . Che porian dar al tenebrofb Dite Lume & fubietto à tutte le fauelle Quando tra noi & Barbarie vide 5 Barbara Fattura (ì tale.

e*l freno.dich'ogn'hor più mi doglio. Fermo in amarui à voi fola riuolto Deh Il moftratemi homai chiaro notti l'ira'l & fèreno guardo.-& pruni. Et Rofe 5 5 Damme. V oi tra Mirti odorati . Che le gote ne porto & gli occhi molli. Et io pur refto. E i T R A l'ombrofe valli e verdi colli Per piaggic .quaI tra Tonde fcoglio. & le fugaci Lepri. perche! cordoglio Fate maggior in me col voftro orgoglio ? Perche piùrnon ui veggio. Perche Nube di v'adombra'l bel lucido volto fdegno? ohimè.K Qv r t M . vani& folli!' Solo men Et ho fi vo. . Lv e E de le mie Stringete (prego) a humide & adre corfo.che*I Le mortai fuo tofco voflre voglie turbi alte & leggiadre. io l'incantate Felci & be' Ginepri & Violette & Faggi & Elei. . colpa d'AMOR. & non v*afcoIto> Lcue ingiufta cagion hor mi v'ha tolto. V Prouo. Ne fofFerite. le crude mie piaghe antiche. che veggio hor turbato & fofco. . van le Viuete queto. Et queft'è quel. ne so chi mi diftriche. & vepri Sentomi al cor più duri affai > che Scici. horper obllche Vagando hor i voftri defir lieti Io tra penfier'inuolto & . Fate & fclue & per pendici apriche per vie dritte.& fatolli.

e'lSebeto. 54 Col pie' rpedito di col penfier veloce SoLiNGo in qucfto Colle almo & Biato Vo pur cercando'l caro volto amato. Simile à te. Il O' qual Cerucrta gir errando intorno. (^ual Pianta rende gloriofol Tebro.e'n cui Virtìi s'inneftc Di Salvar noi da torbide tempefte. che fol d'Ambrofìa irriga Giove. Giorno • Non fai>ch'ella è l'error da te lungi remota? fi Cofì con mio parte'l Odorato. mal ver poi mi noce. Che ne le fiamme ancor mi ftempra & cocc. Pianta. Et rime indi dettar dolce contefte Talhor fuol Phbbo à me di dolcezza ebro. nel cor m'infondi Valor.v. In cui s'annida & nutre Amor celefte. D E L S L I 7^ G 0. . Ahi dolcezza fugace (iodico) & folle. che nel mio cor celebro? E t Fiori Frutti ne* tuoi rami frondi & & Moftran fertile al Mondo eterno Aprile. ch'io pofTa con più chiaro flile Le Glorie tue cantar antiche & noue. alto Ginebr o. L'Arno. C ome t'inchino burnii. I o la figuro in su l'herbetta molle Afsifà con la man fotto la gota. Et chiamo in alta & miferabil voce Nome fuojche'l Ciel mi dicdein Fato: Et parmi di vederla in ogni lato Tra Pini & Fonti. viuace.

mentre del'Hore il mobii choro pronto lauoro Scgue'l diurno fuo Veggio apparir. & rimenarne'i Giorno. Sc'i Sol. Imago con flilc Ahi 5 che L'occhio là sii fra le lucenti rote Sol' adombrar la e'I puote altrui penfier. .QvALHOR de L'alte & mia Donna io miro Scpenfo noue bellezze à parte à parte la Perici tratto in difparte ( Cofi mi regge gli A m o r ) la vifta affilo la De Elementi ne lo fpatio immenfo Natura ò l'Arte Tanto qua giù comparte Di bello 5 che rafTembri'l Tuo bel Vifo Per veder CoìyCc Che dal Vulgo mi tien fcelto & diuifo. Le belle Gote e i Crin cofperfì allhora Del Collo fuo foprala neue ardente Parmi veder fouenre. & tento moftrarla Non d'altr'obietto vago.iui la vera Scorgo. Ecco'l bel Vifo a derno l'arre mie Notti rifchiara. miro fola in Ciel girar la Luna Alihor l'altera & rara DicOjche S'io Sembianza fua mi rafsimiglia & vna. Ch'à lei cofa mortai non al è fìmilc Onde s'io i veggio innanzi lieta Sol l'Aurora Ne lucidi confini d'Oriente Sparger & ridente Le gran piaggie del Cicl di Rofe & d'Oro.

Al mio Sol penfojda lui quando intanto Si parte altro fplendore.DELSOLI'Ì^GO. Od'à lui pigro quella. Che poi Iparir la faccia col gran lume. . Miro pur lei d'ogn'altra affai più bella Ne l'età fua nouella che per coftumc Seco fpatiando vafsi. Che lontan fiammeggiar cominci alquanto. & poi lontano L'altre ofcurar allhor. Qjiando trapunto io guardo à Stelle mille Dal bel Cerchio di Latte il Ciel diftinto D'alto defir fofpinto. Se le piume Trattar' il Sol pur veggio. Scoprirfi amano amano affai di lui Vn lume vago minore. 5)5 L'habito Tuo d'orientai Zaphiro Che par. . e'I Ch'i campi infiora5& l'Aria Vento acqueta. che dentro à fiamme auree sfauillc> Veggio da fregio d'ogn'intorno cinto Di neue in color tinto Se la su con Andromeda pur miro Cassiopea in vn medefmo Giro vagajiouado ancor guardando In quale fpatio & quando Vedrò la Donna mia nel Ciel traslata Lucer via piùjche'lSol'à mezzo'l Die Scintillar Di Stelle coronata. Ne mai partir da me Tue luci pie S'io miro l'Aureo in Ciel maggior pianeta Ratto farfi vicino à qualche Stella.

\
S'io

I

M

E

veggio mai ne

la Stagion'eftiua

Folgorar

Phe

b

o verfo'l noftro CIÌQia

Quando

più poggia in cima

Al fuo grand' Arco ; ho purne gli occhi & fcnto Nel cor quella fuperba fiamma & viua, Che m'auampò fi dolcemente in prima.
Ch'in parlar fciolto e'n rima M'udrai Mondo lodar, fin ch'io fia (pento. Se veggio ancor d un'humor frefco & lento
Il

caldo Aere temprato, la

Mente haue

Qiiella pioggia foaue.

Che da begli occhi fuoi infinga l'alma Mi cadde vn giorno; & temperò Tarfura
Troppo grauofa falma

A la mia debil vita, che non dura

Se da le corna tue d'argento io guardo. Vaga LvciNA mia, fpuntar vn raggio
Nel breue tuo viaggio,
Fuor d'un
fottile

& bianco

nuuoletto;

M'efce dal cor vn fofpir graue

& tardo,

Membrado'l Vel,ch'in modo afpro & feluaggio Spedo mi face oltraggio Coprendo'l viro,ond'ho pena & diletto; Che pur malgrado Tuo quel diuo afpetto
Si fcopresSc fuori,
E'I cor m'afciuga

come

dentro, fplende;

e'ncende.

Nuntio de li Dei Veggio ,& con l'altra luna Intelligenza,
Se con Venere
il

Di veder penfo

in lei

Infinita Bellezza

&

Eloquenza.

D E L

S

L

I

71G

0.

^^

Sed'ARiANNA

io miro la

Corona,
:

Che le c^onò di S e m e l e il figliuolo Vn bel leggiadro ftuolo Di Donne, & di Donzelle veggio, c'hanno
li

Lei di Fior cinta. Se balena, tuona Ciel,Ia veggio irata. fé del Polo

&

NoAro contemplo Solo.
Que* lumi, eh a Phenici
il

corfo danno.

Quando l'ondofo Mar folcando vanno; Mi volgo à gli Occhi Tuoi almi,& lucenti.

Che
Di
E'I

da procelle, & venti
fpatio

Schermo mi fono ,& per Solingo
gir al Ciel m'infegnano'l

camino;

Ond'humil

lor ringratio,

benigno,

& cortefe mio Deftino
Marocco
la fola

Ma fedietroà
Veggio

le fpalledi
:

àfconderfi'l Sol

LvcE,

fembra che mi s'inuola.

Et m'abandona in negra Notte inuolto, Quarhuora d'inuidia& di difdegno tocco» Perche mentre col Giorno altrui confoJa,

Lo mio
S'io

Spirto fen'uola

il mio Sol se volto. miro il Crin di Berenice fcioltO Sopra la coda del Leon Nemeo; La Donna mia d' O r p h e o Degna, & di maggior Lira afsifà veggio

Subito là, doue

Con

gli aurati

Capelli à l'Aure fparfi:
la

Et come

in proprio feggio

Nel Tuo Triompho

Beltà moftrarfi

Ti

I

M

E

C anzon
Che

,

s'akun di

lei ti

chiede!

nome 9

m'alza à le celefti ahne contrade

Per diiufate ftrade. Di; da quella Romana, che

d'AvcvsTO
fburano

Fu Suora,

piglia'l

nome

alto

&

La Donna jà cui fià angufto Quanto mai potrà oprar Ingegno humano.

Dvnqve'l gran Varchi noAro, Anton mio caro. Quinci varcando à quel celefte Regno

V uiue eterno
De
Per
l'aito

3

è giunto al proprio fegno

Tuo defio, pregiato ,& chiaro?
alteri

L'Arno 5 e'I Mugnon, che gian
lui del

à paro

TebrOjSc del Penco, fan fegno

dolor graue; e'I Benedetto ingegno Braman qua giù, che noi veggiam fi raro. IIBembo, il Casa, il Molza, & I'Alemanni , I due Thofchi maggiori, e'I buon Martello
L'accolfer
lieti il

Di

dì,ch'aperfe

i

vanni

Del

career fuori (ò (Ingoiar Drapello)

Or ne piange Helicona;

&

de* fuoi

danni

Si fai Ciel vago à merauiglia

& bello
Otta

DELSOLIJ^CO.
Ottavio,
Del
cicco

^7

Mondo

che da l'ombre ofcure & denfè ne l'età nouella
fei falito à

Dritto operando

quella

Luce, che già d'alto defirt'accenfe;

Benché de gli anni'! fiotti fuelfe & fpenfe Morte importuna, & di pietà rubella; Suo mal grado però, l'Alma tua bella Viue la su tra l'allegrezze immenfe.

Noi

fenza te piangiamo

afflitti

&

Soli

In quefta valle tenebrofa 6c ima

Di trifti accenti empiendo l'Aere intorno; Et tu calcando lieto ambidue i Poli,
Ti godi in contemplar la cagion prima;

Et bramij&preghi'l noftro à Wi ritorno

Perch'anzi tempo (ohimè) Morte ti

fuellc

Dal noftro feno Ottavio? & fi repente Sparito è'I lume tuo ne l'Occidente, Viuendo qui tant'alme empie & rubelle?

Dal Mondo
Salit'

ofcuro à le lucenti Stelle io fon fra la beata gente,

Dou'era dianzi ancor volta mia Mente Per contemplar l'eterne cofc & belle.

H or poi chel Ciel s'allegra 5OUC
Et vedi in

{{:ì

gito.

altra guifa'l giufìojc'l vero.

Che non

folcui ne
e'I

Thumane
fei

leggi;

Cefsi'l pianto

dolor acerbo
occhi noftri

&

fero.

Che

da

gli

partito,

Iininortal viui ne ceLfti feggì

BB

I^

I

M

E
turbato
il

FV

o R de

Tonde

del

Mar

&

fero

Portò già in Tauro

Europa

Dio

conuerfo»

Che fcaccio'l Padre à fuoi configli aduerfo. Et domò di Ti p H E o l'orgoglio altero; Cos'io mercè del mio bel Ta v ROjfpero Degno più ch'altri di perpetuo verfo Di non reftar ne le cieche onde immerfb
5

O*

Del Mar,ch'auanza'l Mar, dou entra Ibero. Dio, s'egli ficur mi porta al lido Sìjch'ofcura procella non m'afFonde, Come l'infaufto Giouene d'Asi do;
Vorrò
corna ;& con eterno grido S'vdràU T A V R o oue'l Sol s apre afconde.
le

Inghiilandarglidi feftiua fronde

&

Sopra'l TAVRocredea varcando
Giunger'
al fine
,

l'onde.

gloriofo in porto;

Or temo , ohimè di non reftar' afforto Nel Mar; che'l lido e'I porto mi s'afconde. Deh fofs'io almen vicino à l'alte fponde Del vafto Gorgo, oue'l defir m'ha fcorto;

Ma

d'ogni aita priuo

& di

conforto.

L'onde aduerfe fent'iojche fur feconde. Non mi foftien più ìITavro; ma cadendo Nel Golfojio fembro vn'IcAROjVn Phetonte:
Pato reo Ciel nemico empia Fortuna Ah penficr folle ;deuea dir partendo
;
;

D.i

i

colli

Euganei con

ficura fronte;

Cofa

ftabil

non

è Torto la

L v na.

D E L S L I 7^G 0. ^8 Ecco furgela Luce. diuina altera Lv ee Reftano vinte noflre humanevoci.-ecco'l bel Maggio. Glifi fi rallegri e colli • Sest. Lega il fanto Himeneo la fida mano Di GivLiA. Ch'infiora Ottobre ci Verno horrido&ftrano. HiERi à meriggio de la mia ver* Alba Sfauillar vidi la diuina L v e e Maggior Indi'! affai di quanti lumi hai Cielo.& con auguri Spuntin dal ceppo voftro alti Venga toflo da Ciel chi Di Gambara rhonor Et rollio e'I raffiguri inclito de diuo i . C ome fparir Et à la fua fi veggiono le Stelle ba. Caualier d'inuitto animo & fourano. Poi eh a LvcRETio valorofo & faggio. fuono sVdio d'alcune voci. ù Illuftre fplende di bellezze*! raggio.come venia da Dio Tal luce . A* diece . E'nfieme i corpi lumiaofi in Cielo. Cinto di fior gii difdegnofojhor piano Lo Stron correndo affrettai Tuo viaggio. coppia 5 in voi l'eterno felici & vino rampolli • Foco sfauilli. à cento à lo fpuntar de l' A l Cofi al parlar d'ell'Angela di Di o. . Che ben moftrar.& non dal foco ò da le Stelle.

^ I M E Più volte hò poi mirando la su in Cielo Il numero infinito de le Stelle Sciolto la lingua in coli fatte voci. e'I Non vdrian rimbombar. Ma col Sole apparifca & con le Stelle . Da mortali ò Come quella fi 3 chiara & pura L v e e che proprio aflfembra Dio> B en pò la noftra età ringratiar Dio. Mandato ci habbia cortefc L v e e. Che Et poggerei al fin fopra l'alte Stelle Dinanzi feggio de l'eterno Dio. Et dettarmi fi belle & alte voci. afcoltar fue benedette voci. Quelle fue dolci & honorate voci Suonan le lingue d'i corrier di Dio. Cielo farei sì. fi Et non fi curi vagheggiar l'illufire le Stelle Chi mirar pò Et & foaue Alba. eh altro la Terra. S corger mi potè la fua vaga L v e e. Quefl'ALEA ancor vedrafsi & quefta L v e Splender in Cielo. . che la bell'ALB a. fi candida Alba . & tra l'eterne voci e De gli Angeli di Dio calcar le Stelle. Ah non mai parta quefìa candida Alba Dal chiaro noftro auenturofo Cielo. Et fiammeggiar fi veggia la fua L v e e. Che dopo vn lungo raggirar del Cielo. Quando fi vide mai .

Perch'clla più tra noi non fplende & luce? G iunta e dinanzi al fommo eterno De Per gli Duce Ricca di grafie la bell'Alma à paro Angeli 3 che lieti la incontrare la Stellata viajch a Dio conduce. & quella vìua Lv e e. D' o T I o & d'Error horride nubi intorno Del noftro Ciel folean coprir fouente Il gran Teatro. e Inalba. Ahi Cicl de'noftri maggior beni auaro. Et contemplando in quello eterno Aprile L vci A. H or foura quefte alzata ombre terrene Sprezzando'! viuer noftro immondo &vilc Al primo Sol s'è ricongiunta T A l b a . Che'l Sol de la Virtù viuo & lucente M Seco n'adduce. Quinci per te nouella gioia & fpeme Surfe nel petto mio.DELSOLI^CO. Quando fcoprendo a occhi noftri il Giorno. a'I Vitio (lafTo) ci contende & preme L'honorato dcfir. . che ferenando Da rOrizonte homai fpariffer l'ombre. te nò. fcintillafti ardente Stella col crin di mille raggi adorno. Che'l Mondo vn tempo feo fi adorno & chiaro. pp Sparita è I'Alb a. eh alzando Il tuo fplendorjnon fià mai^ches'adombre. & ancor pigre & lente gli Tentan di far'à l'alma luce fcorno. la luce 5 il frutto di Tua fpene Cogliesse via più che mai s'illuftra.

& punge. Gioia al Tebro fedel. L'inuittifsima Avgvsta Margherita. benché S o l i n e o & peregrino Per ripofl:o. Gloria à l'ibero. t M i t Santi lumi voftri Veftan la Figlia del Cefareo Marte. Et fuor de l'onde horribili portato Da Diuino voler. Domita l'alterezza de* rubelli Del fucceflTor fantifsimo di Piero.A. che mio poter lafsù non giunge. i & fparte. Ma si caldo defir m'infiamma Ch'à onta d'ogni aduerfo Spero al Giogo falir almen vicino. & rio Deftino Onde terreftre pondo mi disgiunge. Onde Donna Av tr a in mille carte Spirerà ancor per gli immortali inchioftri. Portate! Nome fuo ne gli gli alti chioftri Poi ch'ella armata empi s infidi Moftri De Belgi 5 la & le lor frodi d' ha vinte.chefoloHuom fa beato. Hor veggo lene à Di o rapto & conuerfo.fairofo5alto camino Poggi. Ben Voi.& palme al Vaticano ardita Sacra maggior d'i Bruti. & d'i Marcelli. rimirar verfo QjJel Sol5SALA. Ahi. cui purga il corpo in Mar Sommerso D' ogni ^QCQ mortai cortefe Fato. Et voi di D I o Corrieri in ogni parte fochi del Cielo. che dal fommo Ben troppo fon lungc Ancor. . Et fpoglie.

Ahi. Piazza. ch'io mi tenni in sii A quel punto cotal grado giunto. C opria Tue vaghe & leggiadrette membra in color perfo. quando mi s'ofFerfe Qual peregria 5 che'n che m'aperfe (Alta ventura mia) ne gli occhi'l core.quandol Sol chiude Ne rOcean'il Giorno. Donna Doue per man d'AM ore la mia vera Imago come NARcisso. Tr a'l Ouc Serio e'I 100 fopra vn* erto Colle Giace vna Terra dirupata macra Brembo fi & per molte vie rcende5& poggia. Dipinta vidi Fatto di lei.& Loggia Giua mirando. al fin. Vno à punto di que ài Paradifo.vago . Et vn fuo fguardo accolfi Si dolce.DKLSOLI'ÌIGO. dcftin volle. à lei mi volfi. Feneftra. Ch'allhor Sirio cocca maligno aduerfo. Fuor che Come d'O e e v l t a naturai Virtudc Mors'io. rimirarla fifo Tanto godea nel . Sottil ferica gonna le braccia candidette & crude. eh ancor con rofpiri mi rimembra.& come'l ftranio albergo alloggia. Quiui da doglia prefo intenfa5& aera Entrai Soli NGO.

Che fin da più remoti afpri paefi A' voi verrei con l'ali accorte. Ma quella vita breue. Ne voi farete auari. Allhor laimagin fua corfeiSc s'impreilc Sì faldo nel mio Cor. Occhi 5 che fufte à me tanto cortefi De l'angelico voftro & diuin lume.che m'è Softerrete data. Come'l Real Augello Vagheggiai Sol.*ch'ogn*aItra vile Appo quefta gentile Stimo. fua vifta. Perche Natura non m*ha dato piume. con l'efca alma & beata Ma . occhi miei cari.cofì l'anima trilla Da l'amata Ch'ai lume 5 à l'ombra ne la mente porto. & prefte? Et con preghiere honefte Qual mendico digiun pria ch'altri'l chiame. Trarmi vorrei la fame . & qual'altro fia penfier men bello. Prendea vital ne gli occhi alto conforto. Ch'io ho di riuederuì . PofTente ad acquetar Venti 5&Tempefte.\ 1 M E Ella col vifo Tuo lieto & iereno Parca 5 che da la bocca mia pendefle Mentre feco parlai in atto humile . che venir meno Per tempo non poria.

DELSOLIX^O.& doglia Che Mi van fì:ruggendo.& penofa dipartita. graui'l rio terreftre velo Benché mi Ohimè. Qualhor A' ui riuolgete me 5 per deftro alto fentiero al Cielo. Gloria de l'età noftra. & fento Scemar lo mio tormento Vn poco. la traccia voftra. voi mi fcorgete.enon è merauiglia. Ma pai che'l Cicl IO! non mi da tal' aita.imaginando di vederui Quelli occhi miei voftri feguaci& ferui.' perche fi torto mi conuenne gradita fpoglia? Dì voi rimaner caffo. di Che me hauefte Ci Voi. che del viuer mio fiete radici Sapete ben.le angofcia. Fatali Stelle mie. occhi felici. à voi fu nota la mia interna vogh'a. ui fimiglia Qual cofa In parte pur vo ritrouando. l'orma Però feguo di voi . ce . Ma non ritroua pofa'l dcfir mio Dopo rarpra. Hora. vo cercand'io Voftra propria gentil ò Cimiì forma. Quanto pò ingegno human . Che di fi belle luci non s'informa Humana vita . ciò che per voi m'auenne.

ch'infpiri (Se pur Colei. che danni Qual Nocchier trauagliato giunto à riua Cinto di verde Oliua Lo Stame di Starouui inanzi à rimirar daprellb mi fià concelTo ) Quel foaue rotar de' voftri Giri . che vi Ne la fperanza gouernajà darmi pace mia renda fallace. Occhi .B^ 1 M E Cofi produco con fi dolci inganni. i Laflb 5 partendo col piacer' guai mia vita odiofa & fchiua. ritorno mai Benché più di martir carco. ch'alzai Corno D' altere laudi adorno Fra quante di beltà portano'l vanto. Et iui pDn tua cura Per ritrouar la Donna . E inchina gli Occhi del bel vifo Tanto . Ma sa vederui . j Canzon vattene doue Si poggia à la Cittade alpeftre & dura. Pregando Am o r .

Poi che mor fenza voi quefta mia Vita? Non temer dunque Anima mia la Morte. Come pofs'io partir. la Morte. & Selvaggio Augello à l'Aria pura Per mirar' il mio Sol' audace. Anzi è la viua imaginc di Et fenza voi più dolce me Morte. Che rimafe orbo. & come exempio volle De l'alta fua bontà lafciarlo altrui. Fin ch'à pietà l'Idolo mio fi volfe Dandogli lume. ombrofo viffo in 5 & hermo. Stranio. Ohimè che più non poffo. onde feco fi dolfe Con roca voce in antri horridi & bui. fc voi la Vira la Donna . & fermo Si pofe vn Giorno . de mia Morte. FvoR di loco infelice. m Vita Vita. ecco la Morte. Se voi Sete . magion' vile ofcura.DELSOLin^GO. ce 1 . che prima à Morte Non giunga & iafsi quefta mortai Vita> Vita non è la miaprefente Vita. . loi fete'I mio cor gentil . LafTo 5 che debb'io far più in quefta Se non la tronca volontaria Morte. & de l'ardir fuo folle Tal portò premio. . mal fuo lume infermo I rai caldi Dou'cra & lucenti oltre mifura Pur non fofFerfe vn poco (ah fua suentura) Ne contra lor giamai poteo far fchermo. Ma vola in grembo à la mia cara Vita. Che rimaner oue non fcte.

& l'aer negro & torbo. Che ftrugge la dolente anima mia.B^ I M di E L* H o R R I D o fpeco in 5 ouc Cigno in Coibo Cangiato . . M a feo contrario effetto La fredda Neue. che Refe le più ardenti & calde fiamme. Cielo il grido. Con dolce & caro affetto Dolci parole 5 & più ch'in d'un'inuifibil da. D ifperfo hà'l nido. M ADR. Girando vaiTi. Scritto m'hauea la marmo falde Donna mia nel petto. begli occhi fuoi mi (pirò Amore. Mentre viiìbil Qu^an d'una falda m'auentò di neue Per temprar forfè il viuo interno ardore.& penfier duri mio Sol mendico & orbo. M'afflifTer del Pofta la fpoglia fquallida Se non. Ma ben per voi ridotto in lieto Nido. & non è ancor chi curi L'antica doglia mia jlVfato morbo. Che feco foF adduce accenti ofcuri. foco alto falia. Moro irato al lido Fifchiando 6c venenofo andrò colubre. Ardea Che fiamma leue. alzar m'udrete Et qual trilingue al & lugubre. ond'hò duolo .& diletto. Speli trifti & doloroii auguri mie voci vn tempo . Signor 5 tornerò Augel bianco & canoro.

dentp chiudendo al pettoCF '~\ Zelo ardente del ben. Ben d'alte Mentre dinoto in lor tenni i miei fifsi Et fi mie voglie ingorde circonfcrifsi Che Di me tutti altri defir fur'in me fpenti. Chiaro. Qv ANDO mi Veggio volfi à i voflri occhi poflenti Donna. m'auampai fiamme cocenti.-^^ [i Morto e Lelio gentil . che con penfiero hi-j^ iQ Et viuo & alto il nobile Intelletto O i Drizzaua al Ciel. Che Hora Tra dal Tuo ricco & pellegrino ingegno Frutti anzi tempo vfcian maturi & rari. Qv A L lO^ pioggia ò vento tcmpcftofo & fero.non fon'io. Lumi del tuo più chiari .fi comccon Texerapio mio. fi L'Amante ne l'Araaco trasforma'. Et ne ritraili voftra gentil Forma. che in Voi mie luci aperfi.:3 Onde mai gifTe il Bacchiglione altero? . io difsi & più belli & lucidi Orienti. Mentre al Mondo fioria chiaro & diletto.ò Sole. . j Spento &diuelto hà'lpiùbel Giglio eletto ju. cura del vero Spuntauadi Tua età l'Aprile appena. M'auidi'l Dì. Ond'altrojche voi fìeffa.DELSOLIT^GO. falito nel celefte affai Regno vicini Viue più che'l Sol vita ferena gli altri fpirti à Di o & cari. ad illuminar Notti & Abifsi. la miglior parte in Voi conuerfi.

Che far non polTa le tue laudi conte . già furfe in Parnaflb.e'l facro Fonte. col pie aperfe di Bellerophonte Il gran DcftrierjOrna & ombreggia infìeme. Ma poi veggendo di lontan le Selue. E i gran Deferti per non darmi in preda A' cruda Fera io cangiai Stile. Ch'allhor cantando i Cigni d'Helicona I pregi tuoijfìà colma l'età noftra D' inufitata & nobil merauiglia S E ST. freddo. Di generofo sdegno'l cor mio freme. Donde s'inalza il Padre di Phetonte Fin doue il Mar d'AriANTE al lido geme. Come già defiai più d'vna volta. Qual' Afpe à vevfi^Sc come à Venti l'Alpe Mal pò Io volea pur poggiar* in cima à l'Alpe Di veder vago inufitato Clima. Perch'iui fol'à farfi fcherno3& preda De l'Alma mia noua Medvsa è volta.& ne l'ofcure Selue amorofo canto. horrido Clima gradir' vn* Ne* gran deferti . & canto . Sotto Barbaro . Crefcì pur alto. Frutti & di Vertù ne moftra foauÌ5& immortai corona Fa di te ftefTo à l'Aevi la vermiglia.T^ I M E Germe Che Che gentil del Fortvnato Teme.

c'hà la mente volta Sol' à fé ftefla. ne canto. Che viua fotto à temperato Clima.DEL Hora S L I T^G 0.& Volgo'l mio canto altro lei in più verdi Selue 5 & per non effer preda Di l'Anima è volta à fuggir l'Alpe. Ma ftasfi immobil nel penfier com'Alpe Lafciando gli altri errar per Monti . Altro. A hi. Onde non pregia altrui preghi. Sotto Clima . Et l'orme di colei. 104 cangiato à la mia cetra'I canto. Et fi fcuotcfTe à le fue voci ogn* Alpe . & al fuo freddo Clima. che l'orecchia al PareajCh'vdilfe de la Donna il canto Si dolce 5 che ne giffero le felue. Tolgami D i o. che d'vna Fera in preda Et correr rifchìo di perir fu l'Alpe? Meglio per me fià dunque homai dar volta. fuon fallace volta. De' miei gran danni accorto io fuggo l'Alpe. . Et impiegar' in altra Donna il canto. & Selue.che mai diuenga preda Di quefta Donna.& fpauentofe Selue. & la preda. Doue poc' anzi era mia fpeme volta. (Cofa non mai più vifta in alcun Clima) Ma cieco non fcorgea l'arte. ch'adduce in preda Chiunque fotto'l fuo gelato Clima Paffa per negre . C he frutto colgo da l'effer Ci ftrane Selue.

vcide riua Del tranquIll'Ollio in Giunto SoLiNGO per deferta via Vidi l'altrhier qucll'ANCELETTA mia. Ma chi pò contrai fuo Deftino?& tante Et da gli Infidic>ohime5che quel gentil fembiantc Mi trafle al varco . Con cui due rami d'oro mi legaro. occhi mi trahe di pianto vn lago. chiaro. & fui del duol prefago . Tenterò d'allentar l'afpre catene. onde fui tanto vago Ma fé mai fià. Ch'allhor tra Quercie & Salci à l'ombre eftiuc voi temprando l'amorofe pene. Reftai come di neue Statua al Sole Qjr ANTO mi flringa Amor Guerrero & Mago. Che penfai fofTe vna Tua Nimpha . ch'ai placido Ollio arriue.& ne l'andar fcoperfe. Onde conuien 5 che quella Pianta ìocante.ò Diua Dircinre'llcmbo.Il I M sii E la. C'ha d'Or le frondi e'I tronco di Diamante. Che mortai cofa ella non era in terra: Ratto fi Tali fon fue bellezze al Mondo folej Et come'l guardo à gli occhi miei conuerfej Ch'apre in vn punto la mia vita & ferra. voire5& con tal leggiadria. Volgerò gli occhi al vero lume Con & Stando . Che uiuo Auorio hauefsi vifto pria. Onde 1 conuienjch'in mille carte io fcriua. Nuda le braccia e'I pie timida & fchiua. S ignor vedete.

Defio d'Honor(dicea) Timor di fcorno Viue nel vifo di mia Donna adorno • DD . che mi rinoui mai. Ch'allhora notar volli. mezzo ài Colli. Onde vedea fol lamia Donna j&Vna. Mentr'era il Sol* in Tauro . A' pie de* vna gran Donna vidi Starfi penfora . Per cui me fteflTo vn tempo hebbi in oblio. Scemar la luce mia tofto vedrai Ne fperar più. Et à lei giunger poi da ftrani lidi Colli Serpe vorace in horrida figura furori. da man deftra M'apparue vn Dì la mia terreftre Lv na . Stando SoLiNcoin parte alta 105 & filucftra. Temprando! fuo venenjeifuoi 1 pargoletti Amori Indi vna voce vfcio di Dibattend'iuan Tali à quella intorno. & in età matura Hauer di Tua beltate & frutti . & fiori . Da l'ombra d'vna Nube horrida afflitta i & negra In vifta & egra InecclifTata be' lucenti rai Parca con voci languide diceflc Quefte parole iftelfe.DELSOIIV^GO.

Che parca fcefo dal celefte coro Quefti co' veltri Tuoi arditi intorno Tenea vna Fera^c'hauea humano'l petto. à quel lauoro il Intento ardeua cacciator gentile. In riua eran PhilofophijSc Poeti Dela fua vifta lieti. Che l'alma ancor mi coce. Che su la Vela hauea due Spade in croce."- Il I M E I ndi per Tonde chiare del Tefino Vidi vna vaga^^ Poppe fparfi ricca Nauicella. lei Ch'iuan di parlando fotto velo Alti Milterijche fra l'ombre io celo. Et ne la bocca angclica'l teforo De gli Indi . Afsifa in A' l'Aure 5 era co i crin d'Or fino vna leggiadra & bella 5 Donna ch'in chiara & diletteuol voce. Fuor d'vna Selua il chiaro fuon d un Corno Vdia 5 quando poi vidi vn Giouenetto. Fera piùgenerora5& manfueta Non Che vede quel Pianeta fcalda 01impo5Battro5& Calpc&Tile Stile. Dolce cantando ferenaua'l Cielo. Degna d'ogn'alroj&honorato .

Trifto infeìice. & Diua Maga Potrai ben dir Canzone. C ofi piangcua. fperanza mia di fi lungo anno? . à vn cenno . Fugge ogni p oia al fuo Da quello almo Paefe. à vaga. ò meco auampi. perch'io campi? feme mio. Non potrei dir in mille verfijcome Gli animi pieghi .DEL S L I Isl^ C 0. Di cinqjLie vifioni al mio Signore La fatai del .ahi Speme. che E' quefto'l Et la tu mi rendi. Quefta Donna gentil' ha fcco in forte Le Gratie5& col fuo piò fa molli i fafsi. come non vedi.& dome la bell'aria A' vn nfo . O V V N<^v E vaga Paftorella. La feguo.& fonnacchiofo Loglio. errando Quefta mia cruda il fuo bel piede flampi & Et pur l'altr'hier l'udì. ò geli'l cielo. fi che ne* fuoi- campi Mietendo lagnaua. lo6 Per vna ricca intanto & nobii Corte Mouer'io vidi i Tuoi leggiadri pasfi Ad vna 5 che d'Amazon' Iiaue'l NJbme. Et tu. che già ti diedi. . Cortcfe e flato ( fua mercede) Amore. ond'io. Donna crudel.& paga mio cor .& cioche fàjcioche fauella. apparir Cortese TaJ lafcia l'alma mia contenta . Ofleruo.ahi cruda Stella. terra ingrata è quefta quella Diceua.ch'anch'io raccoglio Odio d'A M o R 5 & da la Fede Inganno ? DD 2 .

A' cui conuienjche'I mio cor ftanco appoggi Tre volte fofpirò d'inuidial Sole. le Valli ei Et Flamminia Tuonar Poggi. fia de' miei penfier candidi D i tua beltate Vel più non m'appanna pria La Viftajòcruda Tigre. S'addolcì'l tofco & l'Aconito amaro. La tua mentita intorno trezza bionda. Da Et i Ciel. Quando apparile ^fparuer tutti i Moftri . Argo il mal non vuò. i Gigli. vile.Nova Phenicc: albergo ài giorni noftri gentile. che Cura perfida Tiranna al ben. . Gli occhi fallaci. nacque! bel fiorito Aprile. Donna. Doue mai di Virtù non piouuè (lilla. non Donna nò. Di quanto habbiam di vago & di Lume non veggio in queftofecol Che'l Sol pareggi de begli occhi voftri. -^ Lauri più ch'anzi verdeggiaro. profonda Che mi Talpa al fer gììi la fi & & H or fuggo. Cantaro Rife'l i Cigni in più foaue Stile. le piaggie fpuntar Giacinti Oflri & • Fiorir le Rofe. Mobil più ch'aura & più ch'in arbor fronda. & le Viole.che vaghi. diftilla. Caribdi ingorda & ria vorace Se ILLA. ma Circe immonda. ne qual Mi legan gli occhi Incantatori & Maghi. onde venen E'I fenojin cui vii fiamma arde piaga afpra & sfauilla.

che poco dianzi à rHemifpero lucente Noftro fplendeui più chiara Del Soljquand'efce fuor de l'Oriente & Con la gemmata fua Quadriga altero. . (Ahi duro incontro) inccclilTato ha De la vìfibil forma tua gentile. inerme 5 & volontario feruo? Ferifci lei jch'è tua nemica 5 & fuo gran core G loria maggior n'haurai Armato impiaghi & domi Arcier proteruo. Debil*. & da Fato empio & i fero. raggi Ma l'inuifibil poi celefte de* Ne le memorie & bella più giudi & faggi Riluce eterna al fuo Fattor fimile. Non Che baftaui tu folo ?ah perche taci ? Perche non hai pietà. Contrario afpettodi nemica Stella. Stella. A' cui non è fimil da gli Indi ài Daci.Z)£I Piagato m'hai ? S L I 'hlG 0. (pente l'alte fauille Da mortai nube . fe'l Che infanguinarti inquefta fpogliamia. s'io vengo manco? prò ti vien ferir vnjche (ì more ria. 107 Crvdel' Amo Rjperche'lfiniftro fianco perche con le tue faci sfaci A' poco à poco mi confumi [ci giamai di tormentarmi fianco? Ne & Bella Gucrrera hai contra me prefo anco. Hor prende altro viaggio: altro fentero La su nel Ciel Del corpo tuo la tua diuina Mente.

che nel mio petto inferto di fua M'ha già gran tempo Pianta che 5 mano Amore. crudo ftrale. Che par.e. che non è. Viuo GiNEERo. Et poi jc'hà de la vita extinto i lumi s'arretra. A Di l'alta cui Fede.che mi pungi 11 cori.Il 1 M E Orpheo non fono.afpra pharetra. fi Ne'l tuo color giamai turbi ó cange. Et Giove i rami tuoi fdìcì accrefca . ne queta. Del Figlio tuo leggiadro 5 e non Fier colpo. antico error. Se ben corrifpondefti al mio gran merto. ne per lachrime fi fpetra. & Morte il cor s'impetra Sì. al mio cocente ardore. il & C ofi verfi in te Ciel rugiade dolci.'l me ne fcolpo. fpargi'l tuo foaue odore Sotto quefìo fereno aere aperto. Io nel penfarui mi diftruggo & fpolpo. non vede in terra il Sol maggiore. Non farei trifto. & moki Con che per te ogn'hor fi fì:rugge ange. chi amollir lei prefumi. Caggiono Cesare Però ti .& di me ftcffo incerto. che mi conturbi e annoi.che'l ferro arroti ei vanni impiumi Contra noi.ch'à morir ci sforza. fenno tuo rinforza. Et duri incxorabili coftumi. Che la fua legge .» l'ombra'l foco mio tempra & rinfrefca. Santo At^ofcel . fotto lei Duci ^^ Heroi. Ne cofa ho più.

ch'ella m'oblia. empio 5 & feluaggio) Ne in hi pur fegno di pietate appare .e'l dolor rio. Che mormorando bagni. che via più contrai mio cor s'intigre. mi sface à l'aer chiaro. perch'io mi cOnfume. che mille volte migre L'Alma del career Tuo.DELSOLIT^GO. ella s'aiconde ò fugge . Ne mi vai più.che vidi lei con occhio lofco: Vera cagion del lungo ftratio mio. al fofco. La Donna tuajSoNciN. con l'ali io8 impigre voIa. che fi chiare Hai Doti. Signor. Non tcmpra'l foco mio Rufccllo ò Fiume. Ma tu ben fei felice. mia piaga fanguigna (Ah coftume ferino. Et ro.* ma la mia Par. che non pò Stella maligna l'occulta V ede Torcere l'amprofo tuo viaggio Qj I D I lachrime verfo vn largo Rio SoLiNGo errando d'un in altro bofco Pien di mortale & amorofo tofco vfcio. od ombra d'Elee. Anzi roftien(sì'l mio morir deiìa) pender' à te fen De fuòi Che crudel tate il nome fuo denigre. Ne Raggio ò Vento il trifto humor mi fugge.& cria Et concetti & parole. Che dal bel guardo di mia Donna Con meno mia vita. Et fé lei feguo . Ch'ella più dura & fredda aflfaijche Selce. Nulla ha pietate.

Perche fian note in ogni ftranio lito.& fpiri fra più fanti & fàggi. Hoggi Il & Gemme non ammira & di giudicio priuo Virtuteè in fondo & Honeftate in bando. Sacra d'Or fame Io trauolue & gira. Acciò Tue & belle laudi .K PA ss E R* I M E ò Tortorella mai non furo che furge fopra l'Orizonte Quant'io Soli NGHijò Capro in colle>ò in mote. Però meco medefmo Il i* uo penfando mio ben vero . ch'io verghi in pure carte . Et fora Piaggia . n* L Cos'io men vo ne' miei penfier Solingo. & Solitario viuo M E N TR mio Sol nei cor viuo dipingo y Qual Capro. Indi à cantar l'opere fue m'accingo. Che da Il Sol.3 Seluajà Riuojà Fonte L'occulte voglie mie cerco far conte. Et feco d'i piacer terreni vnito l'alta Nel dolce oblio memoria intìngo. Per non fegnato calle andar fol curo. che con pièleue & fedito A l'Alpi poggia per fentier non trito. O SoUche'l Sole & tutte l'altre Stelle Allumi 5 & fcaldi co* tuoi vini raggi D'eterno amor gli angelici Intelletti. altro ch'Oftro Mondo fciocco . fin quando lalTal Cicrofcuro. Ch'altroue il viuer mio non afTecuro. Spirami graui altifsimi concetti.

Che fcaldahorqueftohor quell'altro fi hemifpe(ro. che m'adombra. temprato'! Dì. arreftò THcbro. e monti ftanno intorno Veftiti del color contrario al nero.fqua]lido. ch'altro non ami. & fero Hor Auflro fpira. quantunque l'altro lungi fìia.& uuol.DEL Vidi vna S L I V^G n e b 0. Gli Arbori hauer le frondi Fiorir' il Ghiaccio & come pria. Et con fembiante rio. Che van Et fé par.hor' Aquilon dal corno. ch'altro la Che Fera . lungo & fereno. Però. Notte & Dì non chiami.e'l Tebro. Che la fugace Capriola. & l'ombra le dolce pungenti & verdi fronde. Mafe'l mio Sol d'altera luce pieno Torna. Me ntre'l Et da noi Pianeta gira in Capricorno. Gli arbori nudi. EE . & i nubilofoè mio Sol nero. e'I & Amor De Et nel mio cor le fue radici afconde . bel Tronco. l'Arno. torno folpirando à quella d'inuidia carchi Pianta 3 che rende cofi altero'! Mella. lop A' Pie' d'un odorifero G i r o bella Capriola adorna & Sì.fc quefta Fera orno fpefìb ^ celebro. che del canto degna farebbe ella Di Et chi moife I'Atlante . il Giorno. diparte'l Gelido jbreue. fiammeggiar la Neue. Ne VQX Vedrò noi volga pigro il carro leue. mi fì:ringe.

In quefta mai non s'vdiobalTa chioftra Stile jch'auanzi'l voftro alto ' Anzi ha men pregio il il Del ThofcojChe per voi s'imperla einoftra.che mai lieti al gran Rè loro: . Qjjando Proteo del lido ne l'arena Segnò. & fanto Flami NI A. cada Sirena Surfe ne l'onde d'Adria. . Corron più. Seco fià giunto per fatai catena Quafì purpureo Fior. & diuino. & l'età noftra.in facro nodo Legar . j Alberto intanto fonan l'onde & Lollio. & l'Ollio O. & l'aria rafferena.Mercvrio fecondo ò nouo Orpheo. che Cipro regge. Et vicin de le Nimphe'l fanto choro v s eo Inchinai voftro celebre M NoBiL Fi AM MA d'Amor. e'n Cielo Stella Luce con l'Alba.P^ I Ai la E Esce bocca voftra D'aurea Eloqucntia. Latino Greco & . non men bella Di lei. & tal . O nde l'Ambro il Tefin il Mintio. ch'ancor ne l'età fua nouella Simile in nome al Matjdoue nacqu'ella. che quel d'Arpino alto Fiume da Et l'aduernirio del facondo E s e h i n o Inuidiano la lingua. & Adriano infieme. ch'in colle' aprico Spiega fua chioma de l'Aurora al pianto S'aprio la Fiamma à la gradita fpeme: A llhor le Stelle con afpetto amico Tra lor conuerfe.

I IO .

Fix bene combiberant ignotos guttura fuccosy fubito trepidare intus pr^cordia fenfi ì .xiij. nel toccarla era. fujfe di» i uenuto un Dio Marino doue dice ^nte tamen mortalis eram : [ed fi:ilicet altis Deditus Jéporihus ^tantum exercebar in illisi Is^am modo ducebam ducentia retia pifiesy T^unc in mole fedens moderabar arundine Unum Gl a ve o .Zavco . ./è j . Qual fi nel gujìar de therba fé Glauco . dixi corpusque fub jequore merfi Dtj maris exceptum focio dignantur honore. come ueggendo . Ilqual fuccejfo nello luogo racconta quando dice. come che fufjero morti . mondo d'ogni imperfet- tione della mortalità iflejfo jù fatto ìddio. Terra uale . nel lib. Cosi uà narrando no ritornati in uita prouare . Onde Dante nel primo delTaradifo. e tutti gui-^T^ati in Mare onde .è quel VefcatO' rei dì cui cantò Quid. Cum ^Itcriusque rapi naturx peCius amore Tsljc potui re/lare . . ch'e- gli fieramente innamoratofi della Beltà di Scilhi le raccontajfe per ajlicurarlay in qual modo di huomo terreno . T^el fuo afpetto tal dentro mi fei . nell'onde Mark ime 5" di bifora- me figura fatto imprefa del o m m e r so ^cademico no/iro. repetendaque nunquam . uolendo egli da detta herba nafceua tal facoltà ^^ fiSS^o che fiibito faltò in altri Mare . che i Te/ci y che haueua gittati su Ihcrba . diu . & per cornmiftratione e non appena ne fédi T^et- tunoye de gli Dei Marini purgato fita y . quando finge-. delle fue Trasformationi .

nell'onde tofi dentro y & ritornato à qualche tempo & & non ritornando come foleua yal lido. . alla fin tuffa- che da' Dei Marini fuffe flato Deificato co in quefìa Comunque fi fia . uolendo forfè que Simbolici Teologi antichi ne' loro mifìeriofi figmenti fgnificar la ella talbor falute doppia natura dell'acqua . ancor che Tlinio nel libro nonOy & Uleffandro nel loro buccine rali teriip de Di Gen.. EtilTetr.Ili Cbel fé confine i» mar de gli nel fecondo Cap. come di corpi natu- Z^ ueri Mora per uenir alla efpofitione di quefia Imprefai laqualeèpUr il Dio Glauco ingolfato nel Marcy col Motto. facciano fede de' Tritoni con le & cornette ^ delle J\ereidi . ci> ferfi alga fue chiome. eccellentifiimo nuotatore fitto acqua Tslicola y & come . l<lornando un altra amante acerba & fera . <& con chiome fue parimen homeri fparfeycon le ciglia folte yC^ raggiunte il & che col braccio fi tagli l'onde dinanzi y <& habbia petto carco di uerde lanugine <& d'alga pefce y . che l'autore da molti & grauif- . fu creduto. <& conche . indi . ba bianca t tutta bagnata <& molle'. Et come fue fembiauT^e fi mifchiaro Di 'Islon fpurna . cui fòla par che pregi . Et Monfignor della .ft come huom puro <ù' chiaro .il rimanen- te di pefce . &• al- amare ^ come del Mare > . Q^\ o' fata T RAH V NT > è da confiderare . Dei. del triompho altri . : recando tre fon dolci tre & talbor nocumento Et perche laghi ycome fiumi & & de' . y mi è nafcojìo che altri babbi an detto . per quello ycì)e d'huomo fu trasfor Thilofirato lo defcriue con le matoin uno te fòpra gli Dei del Mare Ubar . Cafa Già lefii & hor conofco Mar fi Glauco nel pofe in me . che Glauco fu già fi un narra del pefce che dopo Ccfferft più uolte in confpetto di molti lanciato . Glau- Impresa d'i è intefo . &' poi fia di che tenga aliata la coda fuor dell' acquay fi forma dal uentre in giiì come ancora de Tritoni per fauoleggiarnento Mare y cioè che babbiano il fi legge y che fiano Moftri biformi de primo afpetto dfmomOy &. delle acque al de' y de' fonti. d'amore Glauco ondeggiar per entro quella [chiera SeriT^ colei .

Dio. è che effetto d'effa Diuina TrouidenT^aJa quale Sapiem. f li trasformato in Dio y Marino . non m'increfcerà di fpiegar breuemente il nel uario fenfo di que/ìo termine che / . Da . & ritornano . il Vhifico dicono i & le. tutti i Thilofuphi è conceffo le DD I o fia prima caufa da cui dependono feconde il : le t quali fono per commune opinione quattro uniuer[ali. : Et da quelle dependono . Dio come da due ma- in lui flcfTo il Fato è di ^'««0 Thifico depender da Dio.^a di con la quale uedelecofe paffate . <& un' affinatifiimo Giudicio Quinci deriuar . cioè Fato la lslatHra. l'altro ^/Ironomico. fofìiamo que/ìo belli fìimo fenfo . un Ingegno. fluendo.ftmi trauagU infeflato fempre ha confentito col uoler HÌno . che . idrologi /limano iìandQ. & d'effetti.la Fortuna.pre . er da nosìro mico gagliardamente cantra gli ^firologi è è . &• di confeguire una immortale Gloria* Ma perche Motto fi fa mentione del Fato . poi le particolari co' loro eletti .. ingiurie del Mondo animo inuitto merita poi defere fegnato tutte le nel nu.piùto/ìo per conietturar il futuro .onde tribolationi & fato di- né auennto Sommerfo ^ che quantunque in mezp dell'acque delle fi fu . primo autore niere ficì .cofi è t uoglia intendere che di puro huomo naturale eh' egli è cofi Som merfo nel colmo de fuoi affanni uinità & trauagli afpiri fempre alla Dì- hellifiimo <& Immortalità : rilucendo in lui un integerrima bontà. è (iato dalla infnita &" immenfa puro h uomo prouidenT^a di Dio Et come Glavco di da credere.che Thi^ come da prima caufa L'^fìronomico gli che penda dal corfo dall'influenT^a delle Stel. &' d'effetti che rie/cono da . egli nondimeno fo/ienuto . lequali ritornano à Dio come à loro Trincipio Et que/ìo è quel belli/ìimo cerchio . arbitrio dependenti . & ab/òlutifii. che e inclinai che necefJità nel caufar effetti mafiimehu ^/ìronone' libri fuoi mani . che chi s'affronta col Fato & deli beratione del uoler diuino offefé & fofferendo con . ma periodo di cau/é . & la Volontà. de- pendente però dalla Vrouiden^a di llche non è altro la i/ìeffa . - mero de' figliuoli di Dio. che altri Defìino uolgarmente dimandano. . Qjicflo fato impugnato et abbattuto dal Pico Ma il Fato in fomma fecondo di caufe i Vhilofophi un concatenamento & ordine perpetuo Dio. come da prima caufa . . che per affermarlo di certo: nelle coTtellationi fia più tosìo una certa uirtà&in' .

vltimo^che'l moto del primo Mobile b fupremo cie- bile & Motore. globum Luns Titaniaq. che per la fua Vrouiden^a precono fce tutte necejjarie . che operano per elettione . mar quefìa Diuina difpofitione così ordine delle cofe al loro fine delle parti al loro tutto. moto^ luogo forma . Trincipio ccelum . tempo. e delle Stelle fiff fi regge da quello del primo Mobile. aflra Spiritus intus alit . gli animali . per naturale in/ìinto come ne' fanciulli il bruti & come . e^ altre circonfiantie congiunte Ter che fi può chia . particolari le attioni de gli huomini . liquenteis. . come de Tianeti moto loro Quarto che'l & & delle Stelle del Firmamento . (& magno il fé corpore mifcet effer qacfii moti folo fecondo c^ il ter^o dicono fatale ì ma . Tri' modo t ordine &. pur uuoi dire . necejfarie c^ non tutte le contingenti & le fortuite & .Ili /enti .uarij effetti de gli Indiuidui uen gono dal moto de gli ammaliò' di corpi mifii. come nelfi ojfcrua in queflo & mai ch'i ftngolari. cui moto è naturale Se - condo che il moto & gli effetti de" corpi mifli rifultano fecondo Ter'^o . & future i' Mortali. quelle . come ordine Secondo i Teripateticipoi concatenamento fatale. alla l^atura fue naturali Fortuna le fue O" alla Volontà fue uolontarie Ma per lo Fato poi fua Diuina Maefìàfolo bili ^ indriT^T^a et difpone le cofe fatali cofi mo come immobili-. & ne . l'armonia de gli Elementi & delle prime qualità fi che il . che uolon- tarie &• arbitrarie fono. la Vroniden'^a di Dio è una fermx ab eterno ^di tutte le & certa fcienTia. che fono ò fiano . che altrimente dimandarono primo Immo- prefidcnte & infufa nellVniuerfò <& fueparti. / dd i o le cofe . circonfcriuendole tutte col lor . Luccntemq. & accidente. ac terras . ne' corpi inanimati. camposq. Così preuede le Iddio alla al Fato le cofe fue necejfarie contingenti .ò libero.totamq\ infufa per artus Mens Di agitai molem . . del la quale Firg. & Mente lo . l'infìuen'^ fua cioè di ft regge fecondo la prouidenT^a del primo Dio. attribiùfcc à quello delle . . ò non libero: ma folo . concetta nella cofe . moto de gli Elementi Ó^ loro qualità Sphere celefli . nel vi. Mente Diuina mai per occorrere al Mondo i ò necejfar'amente ouero per contingeni^a La Vrouiden'^a in queflo poi è digerente dal Fato . .

che molte cofe non ft ano fatali. ci) è nelfkuomo non . ìiecefarij : Indiuidui non fono fecondo loro ma gli contingenti y ò fian poi naturali. fono neceffarie. Ouefla è quell'aurea catena di caufe & & della quale . od animali. nelNttauo iui della fua iliade parlò il Trencipe de fatale K^e. cofi Demofìene & Cicerone dal Fato furono alla d'ef- eloquen'^ rapiti. & pende dal fuo uo . tri caufe contingenti lo . Toeti accennando Iddio non . c^ accidentalmente effer Così quelle cofe . Fato . ancorché fortuita fa la cudù ta. che'l moto fingoUr della . ma si ben fi le fingolari caufe e i loro effetti. ne ffac ciano neceffariamente bitrio noflro : ma occorrano fortuitamente . & fcritte ab eterno tutpadre te le cofe fatte . Iddio de douer douer fortuitamente ò uolontariamente Ile . ò uolontarij . fanno. obfequente alla cau. fetti . fono pu - ramente accidentali^ effer Et alf incontro qa che ab eterno preue Così la Diui.che tingenti & f .non però che fm . effere obligato alla cefiità. e^ fono per farfi neceffarie. gnache da nelle Virtìt heroiche fi &- nel naturale humani Ingegni defla & & diuino impeto de cfuaft ^ue s'accende Panimo fatalmente ad operar qualche opera fingolare egregia . na Vrouidcn^^i difpone ad <& fortuite che altri effetti caufe neceffarie e^ ad al» La onde pofiiam dire (per quel- humano giudicio può capere ) che la 'Prouiden7:a di nel quale fiano fognate Dio fia come un libro. . Così ^leffandrOfil Grande^ da fatale diuino impeto a combatter felicemente &" ualorofamente era rapito Così Homero Virgi- Dio & & . ò con- fortuite credendo però fempre. Ma ben affer- mano . che Iddio . ancora eh e le caufe fiano necefiarie in perche gli le effetti della natura fpefio impediti fianoy impedite ejjendo caufe loro.a fua cioè gli effetti de gli & co . loro è conceffo . naturali & fatali. Et infine è da (limar. od irragioneuole è foggetto al ò uolontario . fiihìto ineuìtMe da genere . che preconofce . &• alla Volontà ^nT^i crediam certo . ( come uollero gli Stoici) non che alla T<[atura alla Forpof- tuna . . prima fpccie cioè la naturale ope > ratione di ciafcuno indiuiduo ò fia fen'^anima. & & il Fato infieme i perche à in terra è fuggetta . fa ( uolendo ) diflrugger tutte le caufe lui ogni cofa in ciclo ter .9 fecondo far . e dalla fua Trouideni^a La onde non cade un Tufferò ne una fronda fen^aH uoler di Dio . che Iodio fa cortefe . lio alla Toefta . .

cortefe in tutte le cofe . che costei nacque eran che producon fra noi In luoghi alti felici cjfettiy <&.&è ufùr Concio(tache prima Fato fig?jifichi Decreto Diuino nelle cofe che da Dio fi gouernate fono feconda . ancorché gli huomini mal' informati di tutti & riferifcano la caufa loro flir- mali [contri à forte (t . ( Huomo genera l'HuomOy & il cane il cane . oltre ogni no:1ro Fato . Ouefia noce paia diucrfamente. <& Onde ilTetr. con - & molte effereac FF . Dio. loro le affegna cofe . . come perche gli Egit. & non da caufa alcuna come da profiiLa onde quando no ciò s'ap- hajieuoli caufe feconde non tij fi ponno mofirare }{ojfo . ro & concatenamento che hanno & infieme conuerfione & congiuntione la influfii. .eletti L'una uer l'altra con amor conuerfe afpettì Venere el Tadre con benigni Tenean le parti fignorili &" belle. & che da . & . ma il pero non mifchia ^riftotele que^o Fato . per Fato ò l^atura . ma caufa . perche da mali & fciagure loroy [offerendole efìiper & colpa Fato . fecondo lui. ma che i mali & i i uitif perniano più to(ìo dalla nofìraiwpielà c^ paT^T^i^u che dalla fua di reproba ò dalla Diabolica [rande fomma Bontà mente . & gli ifraelitì plica al Dìuino Decreto ò Fato Fato ancor s'ufurpa per quel' le i ordine . adunque in fo'mma ha più fenfi . Secondo ^riflotele poi Fato non è altro che legge dì 7{a^ tura. ouer ordine et dipenden'^^a di caufe naturali: come farebbe a dire. caufe naturali tra lo^ delle Stelle co* Iqy9 temperamenti. lui riceuiamo bene . . fommergeffero nel Mar . . le Stelle il dì. con le uolontarie operationi feffando libero effere uoler ma il luogo delC Huomo . di tutti ibcni alla ta & buona Come Gioue à punto duole dicendo nel primo dclfodijfea appreffo Homcro (Tcpiì<Tiv o(rro(cr6K>imcriv l'ros^ fj-o^cv 'cì^yi tXùvaiVé il fenfo delle quali parole fignifca i come certamente à noi affermano uenìr la loro paT^TÌa i torto Mortali incolpano le i Dei .

le yne à caufe alcune feconde y ma filo à Dio. . nec duro poter is conuellere ferro Cioè y fé la Dìuina TrouidcnT^a non tifoccorre. fequetur Si te fata uocant . ancora nel vi. in modo . uenìt caufe men principali y come gli ingegni immani y <& Et que/ia Vrouiden'T^a h Fato eccita le i momenti de delle tempi yindirÌT^T^andole tutte adun fine. perche fon cantra & le humane : hauendo Iddio dato à gli huomìni uìrtù tiue operationi di raffrenar gli appetiti loro dalle . facciam Glauco taluolta conciofiache coloro non . toflo di Fera. Iddio altrimenti non confequeni^a percioche da Dio è y che : & o non fino ordinati ne fino immutahìlì . Le pene dateci per ponno dir fatali . leggi cruditifiìmamente ne ferine . parte fihiacciate . fpeffo ha fembìante più. che . ponno fenon ma- lageuolmente confiderar l'antica natura fua corpo y le partì antiche del parte rotte .parlando del ramo (foroy doue dice.«- . fi dicono auenìrper Fato Così le cofìitutioni de gli Imperi^ non fi riferifiono alle Stel- & .comeTlatone nel mi. ù" dì conchìglie . maluagìe & cat So - Ma ueggiamo che bella fimiglian':^a prefe crate nel. Lauinaq. dì cui intende ^ t^cadcmico no - flro ^ figni^CiX la Dìuina TrouidenT^a nella quale confiderarft de- uej che fi Lime nt e le cofe gtufìe . Così f^irg. ìpfe uolens y facilìsq. Onde yerg. perche fono giufìe ordinate &. dì Glauco con dice. Italiam Fato profugus Littora. caufa per fi poffa . dalga . ^ cariche tutte di pietre <& parte dall'onde difìpate. che deltufato fuo uolto /. Islpn l'anima no/Ira y quando altrimenti confuìeriamo l'anima humana impurayche . ne foccorre i ma pia tofìo fi fdegna con loro . x. nel primo delfEneid. . aliter non uìribus ullìs Fine ere . ò neceffarij .per Fato non attengono li fcelerati caft . & gouernatore .cidentali & fortuite . perche da del tutto. Et quejìo Fatoi non per necefiità Stoica necefiità di fare:ma per §latuito ordinatorey li noflri delitti fi da Z) I Dio. della ì\epub. che traggono la loro orìgine daU la uolontà dì Dio y fino aiutate da luì . Il Fato . IS^amq. per Fato intefi la TrouidenT^t Dimna. Et ben* che fua Dìuina Mae/là gli uegga (non ejfendo à gli occhi fuoi na^ fio/la cofa le maligne uolontà le leggi fue ueruna ) nondimeno non uuoky ne approua .

^ ma FF 1 . ( dice Socrate ) ritrouiamo ^uì per . lo più con . che dal Cielo nel noflro corpo difcefe in que/ia . che il oMM R s o per effa ci uuol mofìrare cì)e come fcopren.&ne' mica d'amore ro de chUifa nel nume- yirtuofi Spiriti . Glauco fuor del Mare nella Diuinità [uà fi fa uedere così l'anima fua ufcita (quando che fta) dal turnultuofo e tempejìofo mare di queflo uil Mo?ido . Chi uoleffe anco interpretar con amorofo fcntimento quefìa Jmprefa . non couerto di pietre è . non fi fcoflerehbe in tutto da qualcìje fecreta intentiune dell'autore» Che come fu Glauco tratto dal Fato ad ardere per Scilla ancor confuo dan' no'.p:^to.bra piii . & chiaro ifegno . in quello de Dei come Glauco fa poHs nondimeno fi troua da lei non pur non riamato: ingiu/iamente odiato difpre'7. Imprcfz di luto 5" ò di conchiglie E Clavco . con uoglia dire il 5" omme r che tutto . et fparuta in modo . ma puro . corrotta. che tion ci fer/. COSI f^nìma laminata quella .114 mano.& non redo d'amarla ^ benché da lei fuffe fempre fpreT^Tato et ributtato . s o ^cadcmico sì noflro y ch'egli è defiinato parimente ad amar Donna et di pietà '> fera . fia per comparirci da ferena luce ac* compagnatatHtta purifiima cr candidi/lima in Ciclo. Hor ejjcndo d'alga noflro dofi .

fuo bel Vifo. Amor. Che'l fuo foco allentando vnqua relpiri: Mentre al tuo Giogo ardente humil foggiace. . fetecoil celo? Prima di dolor fatia e di fofpiri Haurà quell'Alma homai ripofo & pace. pafsi altroue difdegnofa volfc.Ti I M E Amor Il dì tu per Tuo crefpo me quando diuifb & fin* or Prilli gentile» .& . ou'è Sommersa. tema& ammiri. forte aduerfi. fine il Ma prefago vn penfier nel cuor mi fuona fià mal Se non cangia chi può mia (Lairo)che del fuo peggio. Sicura oue non è chi la tua Face Fuor del tuo Regno. rifo Come Arfi fra certa pena e dubbio tremando & muto & vile In quel punto reftai ch'altera humile M'aprio di nube alperfo vn paradifo Ma E poi che la bell'opra al fin raccolfe.hor che la fprona Giudo fdegno5tornar nel proprio fcggio. Et con vn i rio fofpir le luci al Cielo 5 qual gelo tolfe.*& come'l cor Chi'l potrà dir. De l'altra ombra & riparo al alfi. Et vaga di languir fi ftrugge e tace L'alta cagion de' fuoi cari martiri Mifera. eguale al Sol fece fcorno:& me mi Timido airalfe. Amor. D'una parte facea ricco monile .&bendeurebbe. Fuor de le torbid' Onde .

Ne del mio Non difpregiate voi lachrime indegno ancor s'appaga. & Quand'in fogno il bel Vifo innamorato . ti lafcio .& m'è difcaro. verfai fofpirando vn pianto amaro • . che vicino ftratio il mio fin vede. Ella in atto parca d'animo inuitto Vinta dirmi. S'ella ben le fchernifce ingrata & ria: Colma pur del fuo primo empio veneno. De la Donna gentil ch'adoro & celo. Al cor mi giunfe (ohimè) con foco & gelo. del tuo Onde s'allenti l'aipra pena mia? Già' veloce La affrettando il corfo vfato L'aere copria del fuo più fofco velo credo ben. Ch'amorofa pietà ti ftringa'l feno. almeno.& quando fia. O ben nemica . 115 falfe. Del mio vero martir Philli mi diede. In quefto Et i fenfi tocchi fi deftaro Smarriti 3 ond'io nel duol rimafi afflitto. queft'AIma hor Allhor accorta e del fuo mal prefaga.DEL Lachrime Per far S MM E \S 0. Q^eftejch alto dolor da interna piaga Manda per gli occhi à far de la mia i^dQ Certa lei.che'l Cielo Fufle allhor per pietà moffo & turbato. LafciartÌ5& pur lafciommi arfoe traffitto. che miniftra fol di & vaga pianto herede. cieca Notte. Di fdegno e di dolor tinto e bagnato.

che non volfe Del fuo lume vital reftar mendica. od à fofpir ritegno? Hor tu nuoua Angeletta il mio fincero Amor rifguardai et non ti mona à fdegno. . gridando . che lagnarmi teco.che mi tenea. mentre fu meco & lieto fol de la fua luce. qui folo mi lafcia fenza Duce et cieco. del tuo breue exilio et d'ogni cura Sciolta ritorni à lui candida & pura.& ben troppo miei defir nemica ti Inuida Stella fu. PH I LL I. Mar di dolor Sommerso Ne so far Altroue •^ altro. Chel mio mal pianga. che mi tolfe Si repente fui fior de gli anni tuoi. quando'l tuo Sol s'afcofe à à' Noi • L2ilb. Anzi tempo chiamata à miglior vita Ben potrà quefta fubita partita la tua fatale alta Farmi ventura PH I L L I mcn graue in quefta cieca & dura Prigion fenza'l tuo lume5& fcnz'aita Ma come potrò mai contra fi fiero Dolor jfe d'ogni bene il Ciel mi priua Por freno al pianto . QvEL Hor In vn Et viuo Sol.li I M i E Alma Che ben nata à D o tanto gradita. & le tue lodi iofcriua. Dunque'l Corpo viurà . Amor . ahi qual forza m'adduce la mia fcortaj ingrata luce. .fc l'Alma è feco? Teco partio queft'Alma.

Hor cieca Breseia afflitta in tencbrofa fera. cui fouente inuidia moui Poiche'l noftro è di lui priuo rimafo. & ci Quel Sol 5 ch'eterna nafconde5& vieta de fofca nube hor vela^ P o I e h' A L Per fin del tuo breue erto camino. inuida Morte & fera N'ha tolto. Miferajche purduolfi5& querela.quanto s attrifti (Laira)del fuo peruerfo empio deftino. orna. il Quafi da pietà vinto Ciel fi s ofcura. .e'n Ciel tua Luce è chiara. Fors'altro Mondo allegra. che qui t'aprifti Con P iange valor il non humano:madiuino. altera & dina Forza ritenne. onde partirti. ii<J vago lume. Cornei Sol. ahi come in van qua giù fi fpera & Quel ben . in patria torni. Del fuo vero fplendor fubito priua Quando già Ci vedea fuperba. Et mentre indarno fidifpera. D eh perch'à mezzo'l corfo & lieta. BoRNATO. che Natura Ne die benigna. che ne la morte hor troui Eterna vita. e rifchiara. Del tuo non già.& ben moftra ogn'hor. che tofto ne fi cela & fura • Piange l'amata L ve E belka&pura.DEL Qj E L chiaro S MM E I{. Del fuo corfo terren giunta à l'Occafo. la diritta via.S 0. gran lume à lei non più vicino Con accenti dì fdcgno e di duol mifti Brescia.

Moflra'l pouero i n t i o in uan turbato D'ogni vaghezza nude ambe le fponde. Qui doue l'Alma e'I cor par. A n g e l. Cui tanto e del tuo lume adorni Poi . canne hor coronato. Et quanto hauea di bello inuido afconde. illuftri. non men raccoglie. ne che lafci . v'inuidio allhor. D'alga vile ricopre il Ietto aurato. il Mentre vedeftc voi fermar Sole Da più raro rplcndor vinto e derifo Donna. A hi che troppo repente ne ritoglie Tcco ogni ben quel Ciel fempre fereno. ch'udifte Di Quanto Fu quefta le note amorofe Diua Angelica Sirena. doue alter nel fuo felice feno lieto ti Adria.Il I M E al Deh Fra'l perche le due luci mondo fole Non vid'io nel feren celefteVifo Lampeggiar con vn fuon de le cafto e dolce rifo dolcifsime parole. eh' Angcl mi par di Paradifo. che m'inuole ì 5 O' tre volte felice & fortunato Signor. che qui beato lo fpirto di Voi fra Perle & Rofe Quali rapito al Ciel fuor d'ogni pena Non Ma più qual pria di ricche di neglette & facre fronde . Poi che dogliofi. M Et feco il gran B e n a e o intorno l'onde Inquiete volgendo tutto irato. e torni La.

erto camino human mi . Senza te lafci abbandonate & mefte. voi per calle angufto al ciel portato la Da propria Virtù. Doue mi traffe irrcparabil Fato. Non Dio: ma Et puro Spirto à Dio conuerfb. 117 tofìo à noi t'inuoli & quefte Riue per te già tanto liete al & care. Mentre da gli occhi miei gran fpatio lunge ARNiGiOjite SoLiNGo In parte.ou'occhio Lafìfojch'à feguir voi & peregrino Per afpro. unque i' ftarò fra qucfte onde Sommerso. J{. Chi da Il le procellofe afprc tempefte Più n'alTecura homai. che può far beato CG .S 0. tornando tuo fuperbo Mare. n'andrete verfo folo ui Quel Sol. Ch'altra luce quell'aria allegri mai. D Tanto da voi m'arretra & mi difgiunge. forfè sferza & non giunge. che tranquille & chiare Rendca queft'acque hor torbide et molefte? O' almo Sol da cui grato riftauro Prendon le cofe afflitte ouunque (pieghi 5 De la tua gratia i luminofi rai Prima'l Dì furga fuor del lido Mauro. E'I fuo fplendor Cinthia à la Notte neghi.DEL Poiché sì S MM E .s'altroue appare diuo lume . Vn magnanimo Quant'io ui ardir ma'l mio fono col penfier vicino. punge deftino. A N G E L.difufato.

Etftolta et cieca pur fé offende. Cui uera lode. che bei Rami ha Alloro. F elicifsima lei. il Che Già fouente fatt'ebbro corfo arretra Il Clifi à le tue note alte et profonde. Che cui bel defio d'honor accende.illuftre. Alme ben fteffa . E eco leuarfi al Ciel più che mai uerde sì L'Arbor gentil .& fempre viua Rende l'alma Beltà. Ch'eterno Aprii da minor luce impetra. fparfi Ond'emula fi fa del facro Di cui le frondi pria vedrem Che chi tutto il qua giù guafta et difperde. ch'à Morte inuoli^. l'ali del voftro valor su alzate. ond'illuftrate voftro nobil ceppo. Verfo quel giogo altìfsimo fpiegate L'altero voljch'oltrale Stelle afcende. feccarfi. che bella & diua Di fantifsimo foco cor t'accefe. che in carte honoro .Beffa. • Vifpenga Nome mai. Alme. . Perche feco immortale al Ciel ne voli Et le tue carte in van dal tempo ofFefe. Mentre Il perfida Inuidia in van conrende nate D'ofcurar l'opre chiare. quel Sol . che da' Tuoi raggi infonde la Sì dolce Tuono à tua nobil Cetra. S'alza da quefta Notte olcura e tetra Oue'l Dì fempre chiaro il à noi s'afconde. teco alter fopra quell'aurea Fronde.

mentre con dcftro volo al ciel voftrc V'ergon opre inuitte et fante. C he per voi veggo con perpetuo grido .et è'I non s'humilia. ch'inuitto gioftra Contrai fuo cieco fdegno. de la ruina voftra L'haggia d'un rio penfier fempre dipinta. Allhor vedrà ciafcun quant'hor s'inganni Chi già s'inchina .ch'è in voi.DEL Sala. D'empi flagel d'afflitti almo riftoro.onde s'inoflra Voftra fama non mai dal Tempo extinta • Cosi pian piano de' Miniftri fuoi Renderà vani gli empi et ftolti affanni L'Ardir. il Senno. E da l'ultima Battro bel Mauro Atlante. Il8 fuor de la vii turba errante. Ve^go^Sii^norjche già delufa & vinta Cede al raro valor. di tante O' fortunato voi 5 cui Dio . d'honor famofo le Sirti al al & folo Yen' gite da freddo Polo. e z . Seguite pur doue'l camin u'ha moftro Quel cor d'ogni eccellenza facro nido. che Per la ftrada S MM E B^S 0. De 11 le voftre virtù jcangiarfi in oro duro ferro & vii del fecol noftro. & la Ragion . poi à* Che'ndarno Ciel riuolto uofìri danni. Gratie fé sì don ch'inuidia et duolo Ne rode altrui. Mentre l'inflabil Dea la Quafi che fol faccia tinta Del fuo fatai veneno ancor ui moftra.

Et già dubbiofo mio fatai viaggio . fé de l'antico acerbo errore Importuno pender ti punge & preme. benigna Stella. Talché d'opra sì degna :&feco ancora lieto apri le porte à E M Del gran Lol li o conuienjche'l grido arriuc Oue fpuntal tuo lume & finafconde. O' mia fcorta & mia luce in quefto errante. HoR con fauor d'aure feconde Varcherò quefto Mar.!{_ I M E Phebo. Solcando va mia debil Nauicella D'alto & fermo fperar si tranquill'onde • O' del mio van dolor faldo conforto. . ercè d'Alma gentil . ch'atra procella Già rainacciommi. Per cui del Pò l'acque innocenti je'nfieme Te fteflb odiarti jc'l Giouenil furore. E eco pietofe homai le luci fante Di leijchebbe già'l core afpro& feluaggio. che le tue Diue Difperfe accoglie jc'n ricco Albergo honora Sopra quelle hor felici amate fponde. Vicin moflrarmi il defìato porto. lieto Ne temOjfe'l mio Sol talhor s'afconde: Mentre al lume di Voi.e dou'AMOR m'appella Sicuro andròjche'l legno non afFonde. Sgombra da te l'amaro empio dolore. noua fpeme Di veder del tuo illuftre inclito Teme L'alta fama acquiftar forza maggiore.

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che l'^ti tore ta platonicamente fé medefimo . quelli che fua Diuina Maefìà coslituì nel principio Mondo che fuffero Luminari luno . come . ouer che s'intende efiratto da In quefta fcn'^a dubbio fottol corpo deL la Luna^ che guardata dal Sole uà il' luminandofi à poco à poco . che la Luna come Stella fra l'altre non da folo erratiche: ma fife. luce fé fieffa. ricordarfi prima debbiamo . al Giorno. meno permanifcfloi ò fia tutta coffa ò nella faccia fiiperiore ò nella inferiore È ben . col Motto Fti lYS ASi'ECTv . Dio eterno Sole delle anime mente ta de Cielo del te . due pia che habbia creato Iddi o:in^ J^ot'Z . che fi contiene fotto quelle figure . che fempre la metà del Globo fuo è illufirata dal Sole la faccia . il Mondo cele/ie (il che auiene. fi come ella più fi dilungai ò sauìcina . . Et qucfio auien fempre (fé non è ineccliffata) quando è in fronte. di corpo denfo & opaco. quelli. fi rapprejen- fignifcando per la Luna l'ani- ma fua . fi uà ognidì più illufìrando habbia raffomigliata Hor quanto ragioìienolmenfua alla Luna. non ha più& . Caualicro llluftre . egli t^nìma & quan'. ouero à rimpetto del Sole : ouero maggior parte della faccia fua minor della infima : ouero alfincontro . mafìimamente . fi uede . che fi uolge uerfo .il *>{ ocn' Imprefa fempre ò fi fi è ojTeruatOt fefieffo fot - che tintore comprende ^ to alcuno de' corpi fuoi ouer nel Motto. l'altro alla per cognitione di tutto ciò . ouer in eguali fublime & portioni yfi uà illuminando . poffano trarre da qucfìa fua miflerioffiirna Jmprejà fatbelli et fpeciofi corpi. cioè pofìa come per Diametro fottol uerfo l Sole) ouero tutta l'altra che guarda Mondo elementare. .fenon quanto dal lume del Sole ukne . ti fcnfi fi i . quan- do è congiunta con effolui . che col mirar in .

&quan doThebe. Hehbi conforto à l'alma dentro 'Rifletti in uifia defiofa & Quinci fu chiamata Dìua Triforme & Triuia & Trigemìna.Jò' per & appreffoiToeti dimandata quando lieta. non torna mai. & C altra rimane à gli occhi nofìri la Luna appare . . . che mira uerfo C Intelletto. &• luminofa .come à Sole^allhorft . quando Diana . Bibbiena dice nel fecondo Quatern Verbisà l^apparir che tal del bel Tianeta fi . ò piena come ne fi uà mosìrando pia in & men chiara .fem' . un fuo Son. che à i metà della pal^ fempre da . che aferuigi delle terrene membra . la uerfo di noi-. fa luminofa nella parte che alla contcmplatione appartiene. ejfo luì congiunta . quanto più di lume guadagna nella pane . tanto ne acquifla nell altra. troueremo la . che mira . che haucua^mentrera con . Ma fé in quella parte che alla cura delle cofe corporee è dcflinata^feruen' . Bora confiderai a quefla diuerfttàd' illuflrationei<Ò* come queHa luce Lunare è luce partecipata c-r non natiua. qual diparte. nelquale fi uà fcoflando dal Sole. et alle ciuili & pratiche operatloni . ch'el - ia è Simulacro dell'anima nofira: quale quando tutta s occupi & fi uolge alla parte intellcttiiia fuperiore. al- Ihora fpoglia le cofe della materia loro. chiamandola noi [cerna ò crefcente. che ferue àgli ufi del corpo. & parte lo li uarij afpctti fìtoi: Luna quando Troferpina . mira le contrade elementari . . che miquefìa guifa la . tenebrofa negletta . che . faccia inferiore illuflrata dal Sole ricongiungerfi con effolui i <& così poi dando uolta per quanto perde di lume nella faccia. le fphere cele/ìi finche al Di X V. nell'altra . Onde Monfignor Bembo . plice & pura . al Card.Ilo fomma èi che da quel tempo . raggi Solari illuminata Terilche ofcura & opaca . ofcura & & ojfufcata tutta. dofi della luce intellettuale fi efferata & diletta irefia allhora la parte fua. tanto perde di quello-. inuarie forme: quando cornuta &' falcata Spherico quando me^^ corpo c^ quando piena Z^ rotonda . ra le cele/li la fua è La onde auiene . del fuo corfo giunta uiene in oppofitione ad hauer tutta la . s affacciai chia* quell'altra . ma mifia con l'opacità corporea. ci) è uolta al Sole. quando Ecate. & allhor & fi ft fa ueramente fapìente ^rimanendo nella parte.

stel' così qucfìa è infima di tutte le Inteliigen'^ ejjer Et come quella.Anima no/ira y . allhora perla prouideninferior del» . al fenfuiuo appetito inecclijTata . come quella è infima di tutte . ch'è numero fé fìejfo mouente in le circolare perche ancor . llcbe quando occorre ( che però di rado ) al di tenebre . Mondo pare luce morto y &• per conflguente pieno nelle attiue o Ma fé della & uigor dello Intelletto alcuno ftferuefolo nelle corporali attioni.ra & fplendida. sì quando congiunta col Sole sì quando gli contrapolla cioè in ajpetto ( come dicono gli fi ^[ìronomi) aduerfo y C^ nemico. gUanteì & più & meno . per più profiima alla B^gion elementare . luce alcuna : ojcura imperfettifiimu . che girando fi mO' uej moto le i fimbolo dell'. come da mortale contagiane fi non ha . noHra parte f^nima la diuien lucidifiima rimanendo ofcura nella fuperiore per . qual mutatione di luce intellettuale quando nella fuperna nell'infima faccia & è quando %a delf^nimajè generata è quefi a famigli an. Onde cauiamo quefta [enfi conchìnfioìityche chìmlgt . come U . . tutte le potentie dell'anima jua alla parte Intellettuale allhora difprcT^T^a le cure de & del corpo. come col j'uo Sole . et tutto a/tratto &' remo fi to dalle Immane conuerfationi congiunge con Dio . ò chi tanto alCattiuay quanto contemphtiua facoltà fi dona . & ma &à quefio baffo di tut- la men perfetta cortji cele/li . terre/ire del corpo noHro .ó' prattiche amminifirationi . Ter quefla conformità di alternata mutatiO' ne ne gli afpetti Lunari^ diciamo. coft ne' due Trini y<:^ ne dueSefii" li afpetti del corpo Lunare ( che afpetti di diminuita amicitia di' mandan gli^4(ironomiy) l'altra uien fopr ft troua y che non contende egualmente : la luce della fùurana faccia allhora con l'infima ma l'una dal- auan^ata di lume . cofi quefla per effer congiunta con quefla Maffct infettay da. Luna . :(aycbe ufo. ben ne due afpetti quadrati (che litigiofi s'appellano) di pari contra/ia nel lume l'una con fai tra faccia Lunare. della Luna i . come più Vero non & & meno alla ferina ft anima forni" perde & inuefca ne brutti compiacimenti fenT^mifierìo gli Egittif ado- pera . ali* operare youero all'incontro. eh' rf]à Luna. . Et come troua chi più attende al contemplare che alla. & fordido Mondo ti i è ttncbrofa . fé inchina foura modo diuien ( come quella dall'ombra della terra) . nelle humane cojèy quefia . opaca .

& hor rofb non fi .tu forarono la Lunx per hìeroglìphico fogno della 'ì^atura Humana • come ufarono il Sole per U Diuina . ò cielo terrefìre . luce. mai che non per moflrarft ingrato uerfo gli innumerabili benefcij y ulla cafa fua Cj' à fé fleffo dalla fomma come diuina Bontà . così egli . horajèrenoy hora ne grcggiante . Concio fiache ycotne qucfìano^ flra Tritura di limoy di terra fu creata da Dio. quafi fatta Soky girando intorno lo uagheggiay et d'accoppiarf con lui ft gode. così intende y che daniunoyfuor che da . che horacandidoy hora a'^rrino . di fé medefimo tro corpo celefie fuor che dal Solare non riconofce la Luna la fua dal corpo juo fuga in così & . ìwr confuperbo il . . & - così [otto diuerfi afpetti fi uà cangiando à gli occhi no Luna. &. come in Socrate ) queirifleffb . hora con piaceuole .i luce uada lungi da fé dre <& Creatore di tutte le cofe. Et come la nofira conditione è uaria mutabile fìri la '. così egli perciò Trasformato chiamandoft . f^ni» ma fua non riconofce alcuna perfettione y belleT. hora caliginofo &• liuido . lo ueggiamo . Et come da al[cacciando lombre dell Ignorammo. hora con rigido .?^ ò qualità Così potrebbefi interpretare che come la Luna in fegno di gratitu dine mai non fia riuolge le fue corna incontrai Sole . come tminima fé nofira hora accoppia col lume della Verità hora ne dilmigay fi O" hor con giunge lui rimota . percioche hora ucggiaino un huomo con crucciofoy hora con lieto . 7 HH . Totr ebbefan/ che la Luna . Dio eterno . & quando à Luna per lui ritornata ueder ne fi lafcia Ter tut^ te le quali anagogiche proportioni fi puh chiaramente comprendere cheU Trasformato nofìro uoglia fignifìcar al Mondo > che come la che rifleffa lafpetto del Sole riceue tutta quella luce» gran parte le tenebre dellu notte'» l'anima fuafi uada illuflrando per lo fguardo d'un Dio Tacon eff. Et come mai l'humano uolto non ft mofira (fé non per miracolo . cosi la Luna chiamata terra celefie . come è da Thilofòphi fiata & per una certa fomiglian'^% ycon queflo nome la chiamarono ancor Titagora dr^Arifiotele. .hor con manfueto fembiante . debito riconofcimento deWerror fuo con effa ricon - cofi la Luna quando col fuo Sole coìigiunta . quando da . così mai non riuolgiamo guardo nel corpo Lunare. & Cle^ Emù ddio men":^ fatti y <& farft tuttauia chiaramente conofce cor parimente haucr intentione la del . Et in fine .

cow. douigli alberga fprcT^ando fieri . Et quando ( come Jì imo ) fta Juo penfiero locato & ri^ & volto tutto in amar perfettamente qualche Donna.od arcata. f amor e. & coh Mondo i legato con quello inaccefiibil lume di tutti lumi Et in que/la tomparatione non riceue ì?a . Bembo nelle fue marauigliofe flan-^e come ben ci moftra . eh ei non poteua Spiegar meglio queflo fuo penficro con titolo di nome conforme al commune ( effendo la trasformai ione un' occultamento ) cì}e con U Luna nouella. di trasfor-^ marfi hilità m & lui totalmente: ouer deftderi almeno di riceuer cotalha* che fia rapito un dì i illulìratione nel f anima fua . ripiena. che ^more fpoglia fonnacchiofi . fcelt a fthab &per rne'^ di queflo amo dico certo. non . & . ASPECTv. quando dice . Cercai mio Sole <& . re tutto in lei trasformarfi procuri .. honefli defiderifi : ^Perche fempre uà accendendo <& fpronando ad \^ honorate imprcfe generando nell'anime concetti : degni di quei petti. parmi nefio fuo penfiero . come quando dice. altri noìofi pen^ de" quali è hora la maggior parte del Mondo . fi può al' trimenti cfporre quefla coppia di corpi celcfli col Motto ^n i v S . (jr la loro perfettione. cì^ Ter far lume al ptifter torbido c-r fofco . incomprenfibile ftauo riceuono il & fouramon* alta lume. fé non che in quella guifa che la . che come queflo baffo uinùt calore & lume dal Sole la cele/ìe. come in honeflifìimo amante . ^mor •C^ à belle d'ogni uiltà ci C^nime fpoglia. & .St)l di gìuflhU contemplando ^fludi dì [eco umrft . llche uerificandofi in lui. Luna riceue lu cofi •me e^ fplendore daWufpetto d'un fol corpo (h'egli riceue dallo fguardo d'una eh' è il Sole an- bcllifìima il Donna fplendore -virtù . fenftbile così gli Intelletti nofìri dal Sol" eterno. ualorofo Signore potrebbe trafuiare da €peratione . Fno Spirto cele/ìe . fi Ma perche queflo . che miri nel Sole :percioche. che -biaper fingolar obietto degli occhi fuoi.e'l Tetrarca non feppe con più uaga metaphora . un uiuo Sole . animi nofìri d'ogni atto . che quella del Solerà proportione nominar Laura. dubbio alcuno. che non fia da riprouare alcun' mafìime in queflo gli fiore di amorofo Ciouane:^a indegno & hopofcia diro':^} il . i& j& gli fa gentili e fuegliati Card. forma.

. nelfuna delle tre fonile i Ma quante mite à me ui riuolgete . l>{i[ii' in mene in . altro che dallo [guardo di lei non riceue lume . al Sole. fplcndore . onero un immortale ricòrdo & fomiglianT^. che pofciUfchein to iiarie g:ùfe nel corfo della feruitu fua fi è <&• mofìra- come honorato riamato della fua Donna Volgari in lei .I22r Cechi miei ofcuratotl rwjlro Sole. come à dejlinato fogno . non più come animali ragio- neuoliymacome uiuenti ò morti Befìie fi reffero. ^ . che [otto la figura del Sole . l>{iobe in Fonte et ^racne . che ò d'una in miglior conditione od in peggiore. Giacinto in Fiore. che come la <& alla fine Luna per diuerfé forine mutatx giunta . intellettmlc per colpa dell amor (ènfitiuo trali .agnati fjìmo amore i quando f amante fi trasforma nclCama" 'i & & occulta à gli occhi de fi trasformi con l'a- to . che la par" te diuina . i Et quando . uollero intendere. fenfo gnando da ferino appetito fi lafcia fignoreggiare I^e con altro Homero finfé . coft egli intende . duna for- ma in un'altra tramutarfi fi ritenendo folla primiera figura come quali per occulta loro proprietà d'alcune acque narra i nelle HH z .per "ìslottola. orna mento ^Ù' ripofo all'anima fua come poteua meglio ciò figurar.ucuano con alcu. cofi lautore non poteua rapprcfentar in U - & fhonefìà ambe foìnma perfettione nella fua Don^ . ni di detti corpi animati od inanimati per diuin Fato alcuni fi tramut afferò . 5 i Dei ò per commi' feratione ò per caJiigOy differo . ^ragna . oìidc dicel Tetr. Conofcete in altrui quel Fauoleggiuft fi t che uoi fcte che i Dei amando sfotto uarie figure d'animali bruti i cangiarono : uolendo mijìicamente nofira Tosti intendere . laquale jólo dall' afpetto Solare (come hahbiam detto) riceue la fua luce & la fua perfettione^ ^i che ragione' uolmente s'aggiugne nel corfo fuo . Toeti cì)e trasformarono alcuni come Daphne in Lauro . fi occultandoci a gli occhi ìiofìri fico coìigiungc . Et apprcjfo per mofìrdr^ che da . Toffono ben naturalmente alcuni corpi . che hj. che i compagni d' Kliffe foffero da Circe traf/ formati in Fere :fe non perche allettati &• corrotti dalle fallaci lufinghe & da i lafciui fuoi ue'^':^i . na . Et in mille be{le:i^a altri luoghi . . in fine per uia ce- lata col corpo fuo efj'endo -^jècondoVlatonìciy quel foto pcrfct" nimo te &. che /otto la Luna .

alla Donna .de Juoi Morali dice pari-mente. penfieri ) effendo fattamente unite col loro obietto ch'è Donna yfenT^a dubbio diuerrà con effolei una cofa ijìejfairitrouandofi l'anima fempre douefala fua operatione. Et ancora che alcuni à Titagora attribuifcuno fopi^ nione della Metempftcofi òTrafrnigrationedelCanimahumanadicot pò in corpo . D i o. l'affetto fi difpone uerfo di leiy tal' è il come uerfo l'amante delfamata femedefimo percioche uigor dell'affetto C7" dell' accommodarfi in tutto ài cojìumi lei . <& fé le operationi i fé miriamo > come l\Amante morto l'anima in fé fìejjo uiue nell'amato obietto per me" 4^0 del penftero propria operatione 3 & infeparabile dalhfjen':^ del- non folo fono indicatrici delle ma fono indiuifibili da loro i quefle operationi fi forme t dell'amante ( che pur . che diuenta un altra cofi pare che non pili quello. quanil do tutto infiammato dell'amor fuo non cura altro piacer & fenon com- unirfi con la fua diuina Folontà. quando per habitouitiofoCr peruerfo. chiama Trasformato. &• . ^rifi. trasformare ft fo^lionOé ìmomo in animai bruto ( come di Licaone in Lupo . nella Cani^neych'è detta la picciola Metamorphofi Hor fi d'altra maniera di trasformatione que/io gentilifiimo Signore conciofia che . quando con .chel'huomo trasforma in .gmento uolle intendere la de" prauata natura humana. rafjorniglia co fuoi praui cor fiumi quando una Fera c> quando un'altra Et cotale trasfor" matione uaria di fé fleffo in quel primo fuo amor fenfitiuo ìH' . muta nella fua di Donna. nondimeno è cono/cinta per mera calunnia di quel Thilofòpho . che l'amante penfando ognhor ffamente nella fua Donna in lei fi trasformi ancora. Il Tetr. . e5* d Hecuba in Cagna fi narra ) naturalmente fi trasformi . s'io Et non poffo fia . gìamai che Ma non fi troua. Vili ch'io mi non eh a mercè mi uaglia > DÌ qual pietra più rigida s'intaglia . In co fi Tal guif'a dicono i Tocti.dì congelire i legni in fafìì & inminera .fcor datofi Hmomo del proprio ufficio jito . & tefe il Tetr. Si puh dir dunque fermamente . dell'amor della fua Laura incbbriato dice. nel lila fua bellifilma bro i\. percioche fotto quello f. trasformarmi in lei. ch'era ma tutto Trasformato fia nell'obietto fuo. che allhor Cimante fitrafdeh ulta fio.

Tuo mecche nel gran uecchio Mauro Medufa quando in Selce trasformollo . di alto pregio ouero qualche ragioncuole . Et prendere z. . nel mio dir parco) marauiglìa rimaner folca l^dla Et perche cofa mortai potè agguagliarfi . di flupore eccejjìua fpejfo ^ìT . che pon - no le for^^e fue. ouer di afpirar alla conter/:pU:ione diuinai ouero col penfar di continouo alle Doti fm* goUri della fua Donna lei in y di trasfor- marfi in quella guifa migliore & più degna . Islel In quanti fiammeggiando trasformarfi T^el dì . quat. Et nelSon. Cofi pofìiam giudicare y che ò riguardando il pio coflumedel SFORMATO. d'amore* So de mia nemica cercar forme di trouarla . così bello il Sol giamai leuarfi .quater.can. dolo per trasfigurarfi nel Son. amor jiio uerfo TraDonna egli accenni con quc/ìa Irnprefa & col cogno- me fuo . dice. . ch'io prcfi . <& nel S. Camorofo incarco Qiiel Fifa al qual ( &fon &• . Dice in fine d<hdella fìia pò l'bauer connumerato molte [ingoiar i conditioni Donnui Da quefìi Magi trasformato la fui . come mutolo dufa nel Son immobile dice accennando alla Fattola di Me* Laura cclefle yché'n quel uerde Lauro *ì^lz.US Tenfofo ne la uifia boggi farei CratiCi cì/à pochi. Et temer & fi fo in qualguifa Vernante l^e ne f amato trasforme . quello in .

' C dei primo Motor nobil fattura D VE rilucenti Stelle. che dolce à voi gli fguardi inuoli. non che l'ale à poco à poco. Barbara. perche confumc La vita. & foli Raggi 5 che fol col dolce foco voftro L'alme accendete ancor del fommo chioftro. che nel core Donna mi fcolpio Amor. foaui . Qual merauiglia. .s'al fatai fplendore farfalla à Corro come maggior lume? e'I (Che fé più fplende più mortai foco) Quefti fon gli occhi voftri. E*i lor mirabil magiftero interno. E in afpetto Rcal vaga figura (Mcrauiglie del Mondo) ond'io m'accorgo. perche pauenti? Non Et vedi(fc dal. Ei lumi 5 che nelciel fplendon lucenti. Che par. anzi duo Polì Del tcmpeftofo Mar Fiammeggiar Quafi nel ciel del viuer noftro vidi tra TAuorio & l'Oflro. alteri .K S» VOLGO gli I M il u occhi à rimirar intenti De le rote fuperne moto eterno. O' beati . Io dico.ó Mente mia. due luminofi Soli. fai fo il ver difcerno) Miracoli maggior tra noi prefenti? quefti regge ancor l'alto gouerno • Raro moto nell'alma voftra io fcorgo. Che'l mirar voi al fommo ben m'inuia. di valorjdi cortefia .

Ma fi m'abbaglia la fouerchia luce. Qv ANDO fìàAMOR. Perche ripofo mai non proui in vita.& cruda Morte Seguono. Mar hor & hor turbato.Amor.hor neue & ghiaccio. & bramo! Sole. E inanzi al mio bel Sol m'induro & sfaccio.& più tranquilla vita. C'hor Giove tuona . Vago di viuer'fol ne la fua luce. me come l'un onda l'altra. che'I mio Lucente Sole Volga ver me quell'amorofa luce Et empia gli occhi miei di tanta luce. i' uò fuggendo'! Sole. s'aggeli. Et talhorvitaj&fpelTo morte inuoco. & hor in gioco. Hora m'abbafsi hor mi foileui à i Cieli Hor pictofi mi moftrÌ5& hor crudeli Que' duo bei lumi. & hor fereno e'I Cielo. E che gli occhi miei fpegni nel & apri & velÌ3 il incendi. Tra fi duri contrari in dubbio flato Vò in età verde variando il pelo. Onde Solco'l quefto mio ardente cor tranquillo. Hor veggio Primauera. Deftin. cui lodar fon roco. & mio petto focoj Et hor mi tieni in pianto . Che vagheggiando mi trasformi in Sole? Notturno Augello io fono. Ma forfè ancor' à le mie luci morte Ch'à mal mio grado Splenderà'! Sol chiaro & lucente in altra Men perigliofa. . Fortuna iniqua .

Et acquetato l'impeto de l'onde. 1 M É Non di Ti i t io Io cor lacero.mi lega. Et più feri dcftricr m'aprono il petto. Allhor fuor di fofpetto Sperai condurre vn picciol legno Dì fecuro in Porto. poi che fon giunto al paffo. Et agitato dal furor del Mare Non fommerga al fin fi in mezzo à Tonde. i il Nc'l tormento di S'agguagliai! al Me t i o afpro mio mifero fi & noiofo & dogliofo Stato 5 onde di pietatc ogni fera empio. Stanco . & rofo.A. Et più che mai s'ofcura che'l fragii chiaro Sole. Et frenati dal corfo i fieri Venti.mirode'l cor. Ne di S s p H o duolo acerbo & empio .& preme. Ne d'IxioN'il fero immortai fccmpio. c'I Come fuelato'l Ciel'io vidi Sole. S E S T. . Che pareggi'! mio duro Altro Vccello^altra Rota. Ma hor che Temo . pafla sì lontan dal il Porto. tua fpeme Compita mai. Ne tra dannati dcfcriue elTempio. & lachrimofo & altro Saffo Mifer. Che finirà il mio Duolo. Ma non haurai Donna cruJel. Etfarfi più tranquillo & chiaro il il Mare. mio picciolo legno Percolfo da gelati horridi Venti. e I tuo Diletto.

Frenate dunque il voftro orgoglio ò Venti. Tu. Ma fià del Sole il lume orcuro. Spero vfcir fuor dei tempeftofo Mare. piùfolcar PoiTa renderne gratie al Che fommo i Sole. Ma da lor fceuro arriui lieto in Porto. Anzi che giunto! legno io veggia in porto li . veder lafcia Che Lume non mi Fera ftella mi guidai dcbil legno. Sommo riparo al gran furor de* Venti. Et fé non celTan la tcmpcftaje i Venti. ò Sole. Signor. Che mi contendon la falute e'I Porto. Et de' tuoi raggi m'apparifcal Sole Sì. Che pur (lafìTo) vorrei giungcr'in Porto. Veggo tra fcogli homai rotto'l mio legno. Ma pur ch'vn Dì mi fia benigno'! Cielo. Ma fi contrario à miei Defiri c'I Mare. non vuò l'horribil Mare. Et fià ben tempo di ritrarre in Porto Quefto mio ftanco &trauagliato legno.e Venti L'onde non gonfieran del fero Mare. Habbi pietà di quefto errante legno. La Vela è in preda de' contrari Venti. e'I Marc. 115 Stanco già fono difolcar queft'onde.DEL T IIJ S F 0\M^ T 0. la terra. che reggi. Et congiurate contra meion l'onde. che temer non pofTa oltraggio d'onde. Acciò ch'ufcito al fin fuori de l'onde.

\ Che fai . Non più rorpir. e in te romita Teco piangendo Per hcrmi campi hai da menar tua vita in vano il tuo dolore ? . Perde fue merci. I M E 5 Alma infelice bora che fuore Del dolce albergo efclufa. alti tormenti maggior parte. . che leggier foglia. quante promefle il vento Ne porta ?ò deftin ferOjò Seflb rio. nodo (ahi dura dipartita) Et perduto ogni bene è in fi poche hore. De* tuoi Spiegaui amori in mille carte in tranquilla parte & i Menar credeui giorni tuoi contenti* Sembri Nocchicr. Deh come mortai bene è raro & corto. TV 5 e H1 tra mille . & rompe'llegno in Porto.non più da gli occhi humore Non più chieder' al Ciel mifer'aita. Che più volubil Tei. O' corrotta del mondo infida Fede. Et dal Vulgo profan tratto in difpartc Poggi SoLiNco àie fourane Menti . che fuor del Mar turbato. Come cangi penfieri in vn momento ? Ma fé d'amarti hebbi giamai defio Hora d odiarti ( ingrato )haurò più voglia. Stretto è già 1 Ingiuft'AMOR. Come Fortuna uà mutando flato. Quando fecuro effer mai più fi crede. di tua vita hai Varcato Hot che nel caro nido in dolci accenti paflàti l'ire . Arn i e i o.

IlÌ pura in ciel creata fue.ch'ouunque riuolgete. . D'ogni pefo terrcn leggiera & fcarca Primicr conobbe! bel del paradifo Et del Mondo fi l'eterno alto Monarca. allhor fento & non confuma.DEL L'alma jche T ?^^ S F 0\M^ T 0. Il i Che cioche remirai la su di pria . che l'una Onde s'à l'apparir immortale alluma voftro ramento & & l'altra vita Quante bellezze vidi. Che fol pafcon del celefte vifo. Che foglion adombrar queft'occhi noflri.& Deftarmi entro nel core Fuoco lieto. Mirando quelle forme elette fuc. Ma Di poi che da beati alteri chioftri Qua giù difcefe iu quefto career tetro noiofipenfier' ingombra . L'alma quafi al fuo volo fpiega l'ale Doue fiammeggian que' be' lumi tanti. A' voglie ingorde volta. . Che fede al Mondo fanno. che voi fete Raggio à\ quel diuìno Splendor. Di lei s'appaga. & parie efTer in Cielo Et quinci auien. le bellezze eterne. che m'arde Queft'è di voi. Donna del Mondo & mia.& dietro. Vera Gloria & honore. i Gentil mia donna pasfi honefti & fanti. s'alcuna volta Sembianza di la fu vede & difcerne. il Squarciato allhor del lume fofco velo. Più non rimembra Et pur.

Et quanto per A m o r fofFerfi vnquanco (Benché piagato'! cor) pongo in oblio. Mercè di que' duo lumi Fuori di quello mar torbido. Ondcjs'al folle ardir non pongo freno. cagion. Ne perc'hora confumi negra notte l giorno. Ch'ai cor trabocca con Ci larga vena.chc col penfiero Hora tant'alto formontando io m'erga. . & s'io fofpiro Per voi. & rio Ratto poggiando al Ciel far fuo ritorno. fé talhor Ch'à un rotar de voftr'occhi ogni martiro. Che già ne fento ogni fua fibra piena. Et cloche chiudc'l Cicl anco in fé ftciTo. in cui Amor' alberga Beuefle'l dolce & non mortai veleno.B^ I M E Io fcoigo ne' vofli'occhi tutto cxprefTo. ch'à quell'immenfa luce & Non volga ancor la mia turbata luce. Et ogni mio fenfo ebro . Et Tpcffo trcmo. Qual Nocchier trauagliato al caro lido. Sperando l'alma al Tuo celefte nido. mio Solcj&fto col cor gelato. In tenebrofa Perciò m'auien . E • t mi dolgo. O" felice d' A M o R foaue frutto O* occhi miei.& fpcfTo arroilb e'mbianco lobenedico'lmio benigno fato. Poiché affifando trai bel bianco & nero Le voftre luci abbarbagliate in tutto Da diuin raggi .

i Qual MongibcUo ardente S & fiamme & foco. Cagionjche di ParnafTo i facri poggi Afcenda. 5 . j Canzon Nata de la mìa mente primier parto tra querele in folitaria cella. S'unqua per mia ventura Scoprir' à quelle luci al Amor rivuole Mondo folei Di pur io fon fattura : fé rubella Voftra lumi del Cielo. Che già verfando vado à poco à poco . Quelle due L'ira del ad acquetar poffenti e'I Cielo mio Luci beate jch'ogni penfier vile Sf^ombra da voi come la nebbia à i venti Deftando i pigri A' fempre degne & fonnachiofi cori & honoratelmprefe.DEL Ch'in fi 3 T J{jA S F OT^M^ T affifa'l 0. D'ogni pietà non fià iniqua Sorte & AI mio Signor ò dura // 5 . & d'alto flile Non potrà dir quel che nel cor mi fanno mortai' affanno. > 117 sfrenato obietto guardo Temo che l'Arno e'I Tebro Non fpengeran quel foco in cui fempr'ardo. oue di pochi orme fon'hoggi. Com'io Sento Da voi occhi miei dolci quel ch'io Non già da ftudio ò d'arte fono Ben riconofco per cortefe dono. ben 5 ch'ingegno luci humano . Ne giamai foco arido legno accefe già in ogni parte fauille di celefti ardori.

Donna. Et fpeme & timor' in dubbia via Ad vn tempo mi fprona & mi pon freno? Soccorretemi voi: datemi almeno.P^ J M gli E anni fuol la Al verde Aprii de Vdrasfi'l morte.ch'anco cangiafTe fuo ftil Non la State ò'I Verno? . Ne di fue frondil faggio èogn'horfpogliato. Ma pur fquarciato de la terra il velo i Ritorna il Mondo ancor di fiori ornato. Hor perche dunque il voftro duro orgoglio. Nome voftro altero al & folo Suonar dal'arfa zona freddo Polo. cui piacer nuU'altro gìoua. Ne d'Aquilon è i'Ocean turbato. Lieti colli beati. armato Strugge le Neui il gran Signor di Delo.& de fuoi raggi Che Qual Si per antica vfanza è fatto eterno^ fu giamai in cor feluaggio fcoglio fermo à l'onde lachrimofe. non cefiajne'l mio pianto vnquanco. tra Ch'io pofTa i colpi Tuoi afì^ri & mortali Portar con forze à miei defir' eguali Se non femprc di Nubi è carco*! Cielo. M A D. Doue talhor dolce ripofo troua Deh Queft'Almajà perche hor nel caro voftro feno Mi turbai bel feren Fortuna ria. FI Mar fi pofa. Ne copre campi fempre horrido gelo.

& hor precipitando Tra rupi & elei oppreffo al fondo giaccio. ne ti rimembra Ch'afcondi quel . di che fi pafce il Ciclo Tue fono quelle fila. Acciò ne' lacci colto Tu quali nube veli il homai m'acqueti. torto lor fai . da Spero E' Lafìfo al ria tempefla in duro fcoglio faldo Soipinta è la mia Naue. onde le reti Ordifce ogn'hor Amore duro varco il Per intricarmi al core. né più fchermo mio duol jpoi che fi & fermo contrame . Ma poi che fon di pace & di me in bando Amor fa almen j ch'anzi al morir mio prima. Candido. che fparger preghi più non voglio Caduto di fperanza.. . i Ma lui celar non puoi. raggi fuoi di Viole : Che fuor tralucon'anco Sparfi di bianchi Gigli & La s s o. hor fianco e infermo per alpeltri monti in folingo il Vo hermo * Sfogar con pianto eterno LalTo.M A D. Io veggia incenerirfi vn cor di ghiaccio IL FINE. del Ciel Tingiufto orgoglio. Icggiadretto velo Che quelle dolci membra • Copri . tra fiori al'erto gran Cordoglio in Olimpo cima Mi vidi asfifo. vago & . mio bel Sole.

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lAlwa felice che la uerde fpoglia. Leggi. Bacìi che le colombe già ìmìtafle. Difcorfo. r^ura fparfe bauea k belle frondL . ^ an^i . Ili. aiSolìngo Academico. 1^1 M E S 8 V £ 1 SON. E s V E. Che fa la Donna Al Sig. SON. che fa la Tigre» Camillo Faita. LE B^I M E DE CU DISCOBJO SOTB^^ L*lMT?J. E Cornelia i GLOGA crìnì^ Paftorale. SOV\^ L'JMTPJ^. 4 €amìlloy che con pièfpedito & franco * 1 C A N Z.Su€ LORO. za hauuta Fiandra conerà 'chi porgerà al mio canto» ^$ . t^y. In morte del Ottauio D.TAOVOLA ET DE' DISCOI^SI D E L ACADEMICI OCCVLTI.A* SON» xAbna gentil) ci) in degno manto auolta^ MAD. 6 • % Squarci l'ofcuro uel qutflo helgiorno. di C A N 2. TIETBS> ? Antonio Soncino detto /'^^dombrato.carca il feti di E^e» perJoNataldiChrifto. car. per in la uirtoria di Madama la Ducheffa di Piacene gli heretici.S^ DEL SIC. s o. SOTIl^ L' IMTT{ES^ DEL SIC. CIPJ)L^MO Bormio detto l'^ jì s T r v Difcorfo. $ 5 % 5 MAD. i II» }^ I M S.

Tuggon le fredde neui. di Leggi. i^ SOTB^^ VIMTI{ES^ dell'ili. & Ambafc. Tronfia. con culle fife preci deuote.T SO N. 14 1 1 i 1 Se di dolce piotate bella il Se con la 1 r ^ Se non ha cor di dura petra ò ghiaccio. 15 M E V. SON.Alfonfo Canriuolo detto Difcorfo i\^I . .al gran Ture o. S V E» SOM. Donna ui miro. Qualhor. Come potrò allentar t ardente foco^ 17 . & Capitan di Giullitia in Milano. Paolo Luzzago D. Sig. il cui Klome gradito. 1 SON. Stella. In morte del Sig.ALEE'BJ'O Lollio detto t^ R e A N o. 5 1 SON. SIG. Toi chel languir niè caro . <^iefia. di leggi. Deh perche non pofiio coniho'l defio. alma. C A N Z. 1 i ^ Quando mi mojha ^more. Quefla. In morte del 1 di Nicolò Secco D. rompi li [ìrali. man. Carlo Qui giace l Secco. chel cor m'impiaga. già V. che'l mio nemico ^more. i z MAD. 14 SOTP^^ L^IMTF^ES^ DEL SIC. Spegni la Face^ ^mor. Difcorfo. Dunque Al sig. & beata. . . Sefàgiai/iai. in morte del Sig. ch'à j me^jòl Verno adduce l Maggio» un crudo petto. Ottaiiio Bornato D. SENZA RIME. i^ i 5 Gio. 1 1 1 1. M A D. Fabio nel pia heljìor de' tuoi uercf anni. COISTE il C h i v s o. 1 1 di Leggi» 1 C di Ottauio felice. i l'Abftrufo Academico. ^ V L ^. ch'io fappia dir qud fufjel ttifo.

chefembiante. & di Camilla. 5* S5 L'alma. Per la Magnifica M. Per ]a molto Claudia Rangoiu. Conte Ottaulo Martincngo da Barco con la ip Signora Laura Calina. Per la uittoria dell'IUuftrifs. if $t 1^ Al Sepolto Academico. SeH ualor di Tornir i. QueWhonefio defio^ch'un tempo in forfè. S^el chiaro <& uiuo hme. $o . in cuigiamai fermarfe. & $$ z% $5 in Da linei pien di mi feria atro aggiorno Illuft.T ^ V lj€. Francefco Matierba giouane di uaria dottrina. La caduca mortai grauofa [alma. Ifabe«a Senuta. chi m'affida dì Celia . Horridi hofchi Ift & rapidi torrenti. &feluey Quel uiuo Sole. mentrt s'era Roma j| ridutta in monaftcro. T^on più soda Thefeo nel Lab erinto. T^e la fiagion^che più l'alma sejìolle. In parte giuntOjOue Donna m'apparfe.' negro Manto ^Amor Donna m*offerfè. Sig. ampiyfuperbi feggi. In morte del Sig. Ter campagnCiper colli. 5% 2l mio defiràfe medefino egua le» •k 5* Lafira odiar & defiar t aurora» 1 A 'Maria Vergine. Sllfel uiuo Sole. oUmio benigno Fato. 5 $ la i M adama Duchc/Ta di Piacenza. In quefio fa£roj uenerabil Giorno. $o m'asficura. Nelle Nozze dell*Illuftrc Sig. Cercando uò qualche fentiero amico Vagli odorati. che dal caduco &fragil manto. Stagni. QuandoH mio fero. & i$ Nei Venerdì Sacro. in cui tutto difperfe.in cui mifpecchio S5 1 zf 17 18 & & tergo. D'horror fon chiufoy che non mi fi mofira» Felice Giorno.

che la frale fpoglia. al S O N. ^nìma bella. Signor giu/io & fourano. i6 5 r ap 5 1 Secol felice. Ottauio Bornato. yu tempo ^mor con dolce & felice aura. j jp j -j Tu. con larga uena.T ^ y L ^. SCOSTITI Gallo. che del gran Monarca. j che cominciajCarco d'oltraggi Tronca le pene tue con lafecure > 8 SOTB^A L'1MTF{ES^ DEL SIG. 4^ Autori in lode fua. Mentre Signor "Kion le uaghepiaggie apriche. 5g jp ^Ime. '' Difcorfo. Signor. di uari. il buon'Ottauio. Difcorfò. Al Nubilofo Academico. In morte del Sig. J^ $ I VI. A' Giefu Crocififlb. a. ycdii duo fon. VII. in morte d'una fua unica figliuola. ch'in lugubre Manto 57 Donna gentil che nel terreno chioflro. A D IO. Benedetta Arnigia Moretti. Rifpofta tali. chefpargi. da Dio benedetta alma reale. che ui lafciate All'Illult. Jlgran Tadre Ocea n di pingue roffe. A' M. M E V O N. SEST. di jp j7 ^8 Nella Vittoriofa Imprefa Madama Margherita d'Auftria. 58 > d tema più periglio alcun di Morte. S 51 E . freni fciolti Signora Barbara Calina. Se da legami^ond^io mi trono cinto. che dagli alti chioflri. detto /'incognito. Barbara Illufire. del Solingo Academico nelle Rime fueSpiri& di pene alte & dure. Per lo Trasformato Academico. FÌ^A'XCESCO Pacchino detto Desioso. Con fei S O N. il S0T1{y4 a JMTT{ES^ DI M. .

T ^ y L^^ SIC. fìi che'l cor di 4S 50 48 Jl crefpo aurato crin dou^mor folca tende Jieffo . onde chiarori maggior Thofco. ^'^(rO'^^IO 45 i. Come Con uermiglio amorofetto Fiore. folle audacia un tempo fpinto. ^el Sole. . Annibale Buon'agente. 50 lajjoj ^mor. Academici Occulci. vili.^T^T 7^10 51 7^ or t v r n o. fìile eterni honori. 55 56? lo fin. lede Già ^ che la . s J^ I M E V SO . IX. che da l'i dallo bofco. SOT\^ L'IMTJ{ES^ DEL Taglietti detto // S. ^on fé ben dHippocrene al dolce riuo . in cui mirar me Sig. K . 57 57 58 55? 55> Col tuo leggiadro Caro augellin . Come purpurea I\ofa al primo albore» Fiume. A' TAdombrato Academico. SOTI{^ ClMTF^ES^ DEL pijcorfo. poi che repente . grani affanni carco. Mutio. la fìrada obliqua Mutio che da & torta 4^ 50 48 Mentre qui al dolce mormorio de tonde 'Hpn fon qucfìi li flrali^ond'^mor tocca. . Chiufo gran tempo in inaile ofcura & Torta. 49 48 Lo fpecchio Al . Toi che nebbia d'error torbida offende. Querfngo detto /'/ntricato. mia Fé primiera hai uinta. GIO. alSig. sa le cui uerdi amate fponde. Difcorfo. al cui gran raggio arfi repente.uncino da che farenh -a N. A' i 4^ 4P 50 Sig. i^ I M E SVI.

. A' Monfignor Pietro Fauni da Coftacciaro. che fpirando i fiori. ^o E. Come folgore à noi fi . chel pianger la tua morte. & mortai che due & . . Cioue dal Cielo in T^ube d'oro ufi io. S M E Y S O N. Mentre peruaghi colli uerdi campi. che col faper lafilate. In morte del fuo figliuoletto Carlo. ^rnigio mio . Benché dottto pittar talhora fuole. Al Sig. & prejìo. fcopre In morte del figliuolo medefimo. giogo d'amor. Cofìaccìar mio . ^7 ^4 66 66 Benché fappia . Aurelio Porcelaga L'aura foaue . eh* accende. Com'effer può . 66 57 ^^ C A N Z. eh' un duol fi lungo & graue. da me defiata pia che I{io A D. Difcorfo X. begli occhi . Toi che Sotto l ti piacque ^mor in fi molefia. Dolci fofpiri <& cari. 58 58 58 55 d ' M 5^ ^j 58 SON. La belle-^a el ualor uoflro . SON.T L^afpra piaga s4 j V L ^. J^on perch'à l'aure in sii Ivburneo collo» ^nima gentili che mi richiami. 66 6s 6i Sopra rimprefafua. cornei Ciel uolle Si come jUol poiché le neui fgùmbra . £mpimi d'alta obliuion la mente. al Solingo Academico . C ES^ I{E il TS^vb il . & 5^ 57 5^ SOTB^A L'IMV\ES^ D EL Ducco detto 1^ I S I G. Toi che nel mio Terreno. che fai con la tua cetra. in morte pur di Tuo figliuolo. oso. TUi che mi fojli fempre empia molefia. 6^ In merce del fudecto figliuol fuo.

O N. SOTJ^^ L'JMTB^ES^ DELfiLL Difcorfo. di ch'io mi glorio. Volgendo gli occhi il nojìro almo fattore» io • S0TF^4 L'IMTPJES^ DEL SIC. e in cui mifpecchio. 1^ 7 Se uaga tMi. Si come ria terr/pcfi. il più nel Sol. X S I. a cui fon dato in preda. 7^ 75 Era de" miei uercCanni al mcT^ a pens JOt chefuggetto in liberiate uiuo. O N. f^efia di Bieche Gemme ornata & chiara. 7^ KX 1 .T Terche i come deu reh Rifpofta al S ^ F & fiori L ^. 74 74 74 7$ Se de la uoflra aria turbata certo. XII. aquila mia diftendi. Lamor. dcU'Ofcuro. Tanto di ualor faggio hauete mofiro. 1^ f^co animali ch'afpeito hai fi diuerfo. alfommo B^ del Cielo . S V E. che di portar inai non jù fianca. V/trhore. }^ 1 S ^4 S. per l'Illuft. che comincia Tanto di ualor faggio hauete moftro. 6f 64 ^% Sei Ciouane Troian^quando la moglie. COJiTE d$ Carlo da S. Sopra flmprefa fua. M E V E. y enere noi non [et e & di helleT^a. Signora Girolama Colonna Aragona. Squarcia la terra il nudo horrido Manto. THOM^SO 7* 2^1 M E e v R O. Quella. di che rifplende Mondo. frutti. Al Nubilofo Academico.i 70 "Jo allbor^che fpera. Secolueromlorfalitealchiojiro. Come la terra di color s'infiora. 74 7^ 75 La bella "V^on pili faette '2\(on Donna. Bonifacio detto /'Offvscato.oniiofperaM & 6f la lingua defta. Torcachi detto /'O s Difcorfo.

8j in Fiandra. DalDÌìCH'^mor [opra me ftefel braccio. di leggi.. 84 . AlSig. Al Carlo Turco D. In morte deirilluft. p'^enier. ' 80 8j Hor che talta Colonna^ in cui moli' anni. XIII. LODOf^ICO \^ !"^ Federici y detto il S- e- p. Qjiellà di : F irta fera empia nemica. Manerba mioj quell'infelice forte. Signora Liuia Colonna. Donna .T. uorrei poter fpiegarui in carte. All'Adombrato Acaderaico. Txr domar Fere. S O N. o L. Quando del primo uero il Sol s'aperjé. ti piacque' Tante gratie diurne hai del raccolto s E s T. 75' S0VB^4 L'JMVT{E^U DEL SIC. Perla uittoriolalmprefadi Madama d'Auflria Si.raggi ardenti f^o^ie al fuo ben feguir d altri fon tarde. douogni Gratia abonda. Se prima il 84 8 pianger mio. 77 ^Imo signorsì cui gran nome altero. s^fpauentofi Moflri a' dio. 84 Si T^^gli adorni. 84 85 SS - l!empia man-. Domenico Veniero. e> più cortefe affetto. ' -7^. al Clarifs. o- Difcorjò. Tadregiii% del mondo alto Monarca 8o' & 818 Si "Paffato è già de miei caldi fofpiri. chehbe ogni pietate à [degno.mcrba. FrancefcoM. J^eperch'io fu. famofi Euganei monti.F^e^onfi in Cìel li fpesft. T^edi più honefio. Sig.

Antonio Befta. S. 9^ . non Donna no. Conte Lucretio Gambata : 90 ' con la Signora Giulia Maggia. Rifpofta al S O N. 107 Dunque ilgran Varchi noHrOy .sirena Greca. Soprai Tauro credea uarcando Condt 91 91 i o^ Euor di hermo. eccol btl Maggio. Crudet untori perche il finifìro fianco A' M.Anton mio caro Al Sig. ombrofo. B^B^TÓLOMm ' o l i n e o XI III. Donna. A Z. & il C N Giouanc Donna^ à cui ^atura Fifo. ne Tanacea. del Sommerfo. car. Signor mio. i SON. & derror horride nubi la Djl tranquill'ollio in su uerde riua. Nelle Nozze dell'Illuftre Sig. I op Jiuor de fonde del Mar turbato & fero. alla Sig. Dittamo. Col pie fpeditOi l & col penfier ueloce» 99 o9 ^4 o1 M A D. intorno. Efce alto p8 '' Fiume da la bocca uoH ra. io ^ Al Chiufo Academico. loco infelice. che comincia gli Mentre da occhi mei gran fpatio lunge. Co n dolce & caro (affetto. Ecco furge la Luce. ma Circe immonda. Honorio D'otio Stella $^ 5>5>- D. 1 04^ Contr'una.T \A r il 5" L ^. di Leggi.S^ DEL ^rnigio detto Dìfcorfo. A' l'Arcano Academico. ^hi. ^' pie d'uri odorifero Cimbro. SOVAy^ 1!JMVBJ. Virginia Maggia. che dalfommo ben troppo fon lunge. 85 I^ I M E S V E. 1 17.

uìuaccy altoGinebro. Hieri à meriggio de la mìa ucr'^lbit SON. pò Mentre* l mio Sol nel cor uiuo dipìngo. All'ofciiro Academico. AirUluftrc Conte Giorgio Martinengo. Humana Capriol tu S fug^ì lungi pj <>8 E S T. L'horridofpcco. che con tua Cetra. il pianto arrejia. & MorteH cor s'impetra. py Rifpofta SON. Girolama Aragona Colonna. AiriUuftreSig. Mentre l Vianet a gira in Capricorno» tot l op o^ A'M. Flaminia. io* zc3 La Donna tua. ^» Terche u adombrai bel Incido uolto» p^ . albergo a maritai»» io di Giorni noflri. : alta & reale. da l'ombre ofcure al & la denfe. ^q AU'liluftre Signora Gineura Saluiati Baglio- Odorato.r \A F $ L ^. Mentre per ampifpatij à l'auree fielU. oue di Cigno in Corbo» All'Adombrato Academico. l «7 Ouunque errando Ifìio bel piede fi ampi. AlChiufo Academico. So- l^ohil fiamma d\y£mo r cafia Sirena. AlDefiofo Academico. Nel Flaminia Moretti i Trotta Vhenice. loj O N. Adriano Moretti Nipote con detta M. lojl Von Fj^cchin Freno al duolo. Ottauio Bornato. i op d Gloria d'Aragona na. rpheo non fon . In morte del Sig. per l'i Jltift. Soncin^ con lakimpigve. Cermegentil del Fortunato feme. del NubilofoAcademIcOjche comincia fai Arnigio mio. del i lingo M. Signora Lucia Albana. OttaniOi cì)e ^a.

Sotto Barbaro . Girolamo Cornaz- zano con Corre la moglie fua . freddo . & la Signora Hippolita da Stando Solingo in parte altay & Siine/ira. pp Per l'Illuftrifsiraa Madama Margherita d'Auflria. Sparita è l'alba & ^o & quella uiua Luce. l'Illuftre Signora Alda Torcila Lunati. Al Nubilofo Academico. io5 . tra COmbrofc ualii . TeràiariT^i tempo ( ohimè ) morte ti fuellc ^-j TaJJe/ ò Ter torcila mai non furo. Sign. il Signo- ra Liuia Beccaria Spairani. la Contefla Paola Vifconti Beccaria.. OttauioBornato. 1 CANZ. Quanto mi flringa Al ^mor Cuerrero & Mago* 104 108 Chili fo Academico. Sig.T ^ y L . CANZ. In morte deirilluft. se talhor fcarco di uil cura uoto. Conerà una Barbara ingrata Donna Alemanna . dopo rimprefa di Fiandra. pp Se uoi fetel mio cor. Qualhor de S ^j la mia Donna in io miro &penfo* O N. Lucia Albana. j^«. p^ 105 morte del S ig. io8 e i uerdi colli. Qui di lachrime uerjo un largo B^o. Quando mi uolfi ài uoflri occhi pojfenti . io* SEST. 105 Al Trasformato Academico. l'illuilre 05 Doue finge cinque uifioni per cinque nobili PauefeiCioé.4 In morte del Sig. Lelio Chieregato Qual pioggia ò uento tempeftofo &fero. fé uoi la ulta. horrido clima . Santi fochi del cielo i lumi uoHri.

. quando diuifo .T S • ^ y L ^: Franccfco^Stella-. facre fronde. che miniflra. petto inferi o. Mentre fin/iabil Dea la faccia tinta. e'I Bremho foprimcrto colle. ^ uaga. l i^ di tu per I M E V I. che de fuoi raggi infonde. fé de l'antico acerbo errore. 117 x Al Sig. In morte di Mons. Trìma di dolor fatia & di fojpirì. Beffay quel Sol. 117 i Giulio Sala. ig Al ClarirsimoM. i^ Già ueloce affrettandol 115 Hor lieto con fauor d'aure feconde Lachrime morte . l oj Santo ^rbofcelyche Ali'IIIiiftre mi mio . Barbara Cilini. Gio. & Giorgio • Giorgi cui bel defio d'honor accende 1 f A' M. gran fpatìo lunge. Antonio BefFa. XV.AN7. quefìe n-t n-j 11% All'Arcano Academico. 114 115 fratelli. DIOMEDE Ilo Sommerso. S Difcorfo. 107 Sig. ^mor ^Ime me . O N. Giorgio Giorgi. che poco dUnT^i à l'Hemifpero. \Aima ben nata à Dio tanto gradita A'i signori Lodouico . Stella . Al Solingo Academico. Deh perche le due luci al mondo fole corfo tifato. S'OV^^ l!l MTJ{ES^ DEL Sala detto il SIC. nS 1 1 < Mentre da Al gli occhi miei Sig. ^^ ^ C. Angelo Zeno già ProueditordiPcfchJe ra nella partenza fiia J<lon piti qual pria di ricche Voi che Theho i fi tofìo à noi t'ìnuoli & & . ns In . Taccian con Tra'l Serio l'altre antiche illii/lrij & belle.

*/f wor j che gli occhi miei & apri. Al sig. Lucia Albana. Barbara Calini. ?y^o« di Titio lo cor lacero & rofo. Se uolgogli occhi à rimirar 125 Se non fempre di J^ubi è carco AlSolingo Academico. eANZ . CIVLIO Trasformato Martinengo detto il Difcorfo. ^ ^ In morte dell'IJiuftre Sig. da ria tcmpe/ia in durofcoglio. Lieti colli beati. 12^ SON. XVI. uelo. . 116 12 5 Tu . S l ip 1^1 ME V E. Quel chiaro ^< & uago lume Nicolò Sala. SON. SON. r/. L'alma^ che pura in Ciel creata fuCy 128 MAD.e fai Mma MAD. che tra mille . S. sii morte àt\ Si». sig. che T^atura 1 1 Quel Sol .i duo Voli. mentre fu meco. 1 24 24 SEST. Laffo . il Cielo. ueli. 115 Candido uago & leggiadretto 1^6 125 Due rilucenti Stelle . & ultimo. & l Sole. 115 Sala yche fuor de la uil turba errante. 1 Quando Ha ^mor . ^rnigio ^alti tormenti Il fine* LL . intenti. an7. cheH mio lucente Sole . . dettOi 1 1 Toi c/. che mi tenea . 118 SOT?K^ L'iMVTxES^ DELL'ILI. 12^ 24 124 Airilliift.r In u V Bornato L ji. Comefuelatol Cielo io nidi e 1 SON.'^/ fin del tuo breue erto camino. infelice hora che fuor e.

Niellaancuraj HieJIa ancora. 35. Di udì i'ofcuro A'car.75. Se da ledami. e i Campi A^c. $. y.i^^.ó. Ilfangnehiniu-i) Mondo concede) Raro al Mondo produce. primi correggi. faccia I C T^S E A' carte. f. Licori almi A'car.) Liquori almi &diuini J Lidi) I campi e i Liti Nei tin d'un uerfo ) di dori ) da dori.f.i. Gran frequenzid'huomini per gli orecchi Per gli al legati) leggi orecchi iegnta. 'tvTCì\J<T[0((rfiÓ9)'fv6Cì\J(Tic((riiùi XIIL Nella Tauola. Il feme human ) A'car.f. Conce Alfonfo Ciuriuolo A' i Signori Acadetnici OccuIm.f.f. neldifcorfc. . I Per uoi l'ofcuro. A"c. A' car. r. del Sig. I. R. ond'io mi crouo cinto) Manca i'jnfcricrione.f z. con l'Alba) con Alba.22.f.^i L e y J^E M E 71 D E C NELLO STAMPARE.iro A'car. r. & diuini. Nel Son.37.i.

APPRESSO VINCENZO DI SABBIO.BRESCIA. . M D LX VI li.

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