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Evola Rinoceronte Su Asfalto

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Una critica al pensiero di Julius Evola
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RIVISTA Dr STUD!

TRADIZIONAU

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JULIUS EVOLA, IL RINOCERONTE SULL'ASFALTO* I

Riteniamo che sia opportuno riprendere in considerazione aneora una volta l'opera dello scrittore siciliano Julius Evola, della quale parlammo gia su questa rivista in una recensione abbastanza ampia I; troppi equivoci, infatti, esistono ancora intorno a tale opera, spesso anche in lettori che seriamente hanna inteso accostarsi al punto di vista tradizionale. La parte pili nota dell'opera di Evola e probabilmente rappresentata dai suoi scritti critici sul mondo contemporaneo: l'autore si e infatti fondato su eerti insegnamenti tradizionali (e in particolare sulla loro esposizione da parte di Rene Guenon, ehe ebbe la funzione di renderli accessibili agli Occidentali contemporanei) per cercare di mettere a nuda la situazione del mondo moderno in relazione ad altri modi di civilta, Ie sue deficienze di fondo, il suo svolgimento e la sua corsa verso la fine del cicIo della presente umanita.
" Ristarnpa dell' Articolo pubblicato nei n. 8 (Luglio - Settembre 1963) e n. 9 (Ottobre - Dicernbre 1963) di questa rivista. 1 Vedi Ie recensioni de «La Dottrina del Risuegjio» e di «Netafisica del SesSQ.>, ripubblicate nel n. 67.
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Per coloro che non avevano mai inteso prima tali argomenti (ed e un caso frequente tra i lettori iraliani), l'incontro con questa aspetto dell'opera di Evola ha potuto essere l'occasione di un mutamento importante di posizioni, e di un'aperrura di prospettive decisiva per ulteriori sviluppi. Le considerazioni critiche del mondo moderno ana luce del punto di vista tradizionale (che dovrebbe essere inteso qui nel senso pili pieno e pili profondo) conducono infatti chi le comprenda in modo non del tutto superficiale ad un rapporto diverso con l'ambiente contemporaneo, ed al problema di cercare qualcosa che in Occidente e da tempo completamente estraneo aUa mentalita generale. Ecco come il nostro autore si esprime, ad esempio, nell'introduzione del suo libro «Riuolta contro it Mondo moderno»: «Vi sono malattie che covano a lungo, rna si palesano alia coscienza solo quando la loro opera sotterranea e quasi giunta a termine. Cos! e per la caduta dell'uomo lunge Ie vie di quella che egli glorifico come la civilta per eccellenza. Se solo oggi i moderni sono ginnti alia sensazione di un destino oscuro per l'Occidente", gia da secoli hanno agito cause, che hanno stabilizzato condizioni spirituali e materiali di intima degenerescenza, tanto da togliere ai piu la possibilita non pure della rivolta e del ritorno alla norrnalita e alla salute, rna anche, e soprattutto, quella di comprendere do che normalita e salute significhino» '. E di fatto, a tale scopo, «occorre uscire dal cerchio fascinatore. Occorre saper conoscere l'altro ... Solo risalendo ai significati e aIle visioni che vissero prima dello stabilirsi delle cause della civilizzazione presente e possibile avere un punto
l A questa punta l'autore ricorda opportunamente in nota che Ic nozioni «di una discesa, di un progressive allontanarsi da una piu alta vita», e della venuta di tempi «piu dud per le razze umane future» erano invece «temi ben noti all'antichita tradizionale». , Vedi Riuolta contra it Mondo modemo, pagg. r r-r z.

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assoluto di riferimento s". Giungendo a descrivere pili precisamente la differenza essenziale tra il mondo moderno e l'insieme di tutte le civilta tradizionali, Julius Evola definisce queste ultime come caratterizzate «dalla sensazione di cio che sta al di la del tempo, ossia da un contatto con la realta metafisica conferente all'esperienza del tempo una forma assai diversa»; ed aggiunge: «Aver perduto quel eontatto, essersi disciolti nel miraggio di un puro £Iuire, di un puro Iuggire, di un tendere che sospinge sempre pili in la la propria meta, di un processo che non puo e non vuole placarsi pili in aleun possesso e che in tutto e per tutto si eonsuma in termini di "storia" e di "divenire", questa e una delle caratteristiehe fondamentali del mondo moderno, questo e illimite che separa due epoche, dunque non solo e non tanto in senso storieo ... »'. Si tratta di concetti-chiave ehe Evola ha il merito di riesporre - net suo stile particolare -, e che gli servono di base per esercitare, can notevole spirito combattivo, una critiea acuta nei riguardi di parecchi aspetti del mondo rnoderno, ritrovando in analisi diverse le medesime costanti, le medesime direttive che illustrano e confermano in modo ineluttabile la stessa generale tendenza: l'allontanamento progressivo da ogni fondamento traseendente valido, reso pili irreparabile dal fatto di essere ormai incapaci di concepirlo, e il conseguente attuarsi delle vade tappe che portano da un ordine sopraumana verso un.disordine sub-umano. L'autore si e partieolarmente soffermato, ad esernpio, sulle tracce di tali tappe rieonoscibili anehe in tempi relativamente reeenti, nel passaggio da certe forme di gerarehia tradizionale alia loro usurpazione, all'individualismo (che non riconosce pili aleun principio sopra• Ibidem, pag. I2. , Ibidem, pagg. 15.16.
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individuale) e poi al collettivisrno (ehe tende ad abbassare 10 stesso individuo ai suoi aspetti meramente quantitativi e automatizzati) 6; a questa proposito, egli si e servito largamente del concetto della «regressione delle caste», applicabile anche a certi aspetti delle fasi sociali che, in Occidente, vanno dal tramonto del Medio Evo all'epoea attuale '. Ne deriva una prospettiva ehe, mentre esclude I'aceettazione delle tendenze sociali eontemporanee, si differenzia perc anche nettamente da ogni «tradizionalismo» di tipo conservatore e «borghese». In effetti, siffatto tradizionalisrno non farebbe che risalire (0 cercare di fermarsi) ad una tappa un po' anteriore del rnedesimo generale movimento discendente '. Se, come fa
6

Cfr. Rivolta contro it Mondo modemo,

Parte Seconda, pagg.

7 Evidentemente, a questo riguardo Evola si e basato in larga misura sul VII capitolo dell'opera di Guencn Autorite Spirituelle et Pouvoir temporal (<<Les usurpations de la Royaute et leurs consequencesm, al quale rimandiamo i lettori a cui interessasse l'argomento. In effetti, si puo constatare che Ie fondamentali fasi di rottura della storia europea implicano una serie di «usurpazioni» concatenate fra di loro contro cia che corrisponde a ciascuna casta, da parte di do che corrisponde alia casta immediatamente inferiore. A questa proposito non possiarno naturalrnente dare qui degli elementi adeguatamente esplicativi, Ci pare ad ogni modo sintomatico il fatto che il nostro autore dimostri di non aver ben compreso il senso ne del punto di partenza di tale deviazione (Insito in una pretesa autonornia e superiorita della regalita rispetto all'autorita spirituale, dell'azione rispetto alia conoscenza), ne del suo punto d'arrivo ultimo, che non corrisponde alia rivolta degli Sht2dra, rna piuttosto al successive avvento di quei «fuori casta» che pretenderanno simulare l'instaurnzione di un «ordine nuovo» in una contraEfazione delia spirlrualita e delia gerarchia originaria. • Cfr. Gli Uomini e Ie Rouine, cap. I, e inoltre cap. XIII, pagg, 190'191. Si tratta di un concetto che era state chiaramente espresso da Rene Guencn nel XXXI capitolo del «Rcgne de fa Quantite), dove egli giungeva alla conclusione che, in conseguenza della situazione attuale, «it solo fatto di "prendere partito "... costituirebbe gill, in definitiua, per quanto inconsciamente cio accadesse, un'attitudlne ueramente antitradizionale»; da parte nostra, non intendiarno soffermarci qui sulie applicazioni che Evola ha invece creduto di poter trarre nel quadro dei movimenti contemporanei.

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Evola, ci si pone Ia questione di riferirsi a cia che non sia sotto l'influenza della gigantesca e multiforme corrente che ha condotto alIa situazione dell' Occidente attuale, e evidente che non basta appoggiarsi a forme di minore disordine che risalgono agli ultimi secoli, ne si puo trovare qualcosa di saldo in quel «rnoralismo» che, in fondo, e come una contropartita sentiment ale e una codificazione di tendenze gia prive di qualsiasi fondamento effettivo nei principi trascendenti. Troviamo in: Evola delle pagine notevoli sulle Iasi successive della «dissoluzione della morale », attraverso la cosiddetta «morale autonoma» razionalista e l'etica utilitarista, fino alle vade forme di nichilismo e di esistenzialismo che non fanno che trarre certe conseguenze e mettere a nudo certe contraddizioni insite in momenti meno completi di dissoluzione. Infine, oggi «non si tratta pili di problemi, rna di uno state di fatto per cui il pathos immoralistico dei ribelli di ieri appare ormai quanta mai anacronistico e stonato. Da un certo tempo una buona parte dell'umanita occidentale considera come cosa naturale che l'esistenza sia priva di ogni vera significato e non debba essere ordinata a nessun principio superiore, per cui si e acconciata a viverla nel modo pili sopportabile, meno spiacevole possibile. Cio ha tuttavia come controparte e conseguenza inevitabili una vita interiore sempre pili ridott a, informe, labile e sfuggente, una crescente dissoluzione di ogni drittura e di ogni qualita di carattere. Sotto un altro riguardo, in questa stessa direzione rientra un regime di compensazioni e di anestetici che non cessa di esser tale per il suo non esser avvertito dai piii in questa sua qualita»". Non ci dilungheremo sulle analisi critiche spes so penetranti in cui Evola prende in esame vari autori e cor9

renti culturali moderne ", particolarmente nel campo filosofico, letterario, artistico e scientifico. Diremo soltanto che, per quel che riguarda la scienza modern a, il nostro autore non ha difficolta a mostrare in essa una sort a di progressiva «dissoluzione della conoscenza», che diviene chiaramente discernibile nel passaggio dalla scienza materialista deIl'Ottocento a quella postmaterialista e astratta formatasi nel nostro secolo, ache, per meglio dire, nel nostro secolo e continuamente in via di formazione e di autodistruzione a mana a mana che nuove costruzioni mentali prendono il posto delle precedenti. Parlando della nuova £isica «algebrizzata », il nostro autore scrive: «Nel costruirsi, essa si e gradatamente liberata da ogni dato immediato dell' esperienza sensibile e del senso comune, non solo, rna anche di tutto cia che l'immaginazione poteva offrire come appoggio. Come si e detto, cadono ad uno ad uno i concetti correnti di spazio, di tempo, di movimento, di causalita, Tutto quel che puo venire suggerito dalla relazione diretta e vivente di chi osserva can le cose osservate si fa irreale, irrilevante e trascurabile. E dunque come una catarsi che consuma ogni residuo di sensibilita, ma per condurre non in un supermondo, nel «rnondo intelligibile» 0 «mondo delle idee» come nelle antiche scuole sapienziali, bensf nel regno del puro pensiero matematico, del numero, della quantita indifferente rispetto al regno della qualita, al regno della forma significativa e delle forze viventi: un mondo spettrale ... dove non si tratta pili ne delle cose ne dei fenomeni rna quasi delle loro ombre riportate ad un lora comune denominatore grigio e indifferente. PUOdunque ben parCava/care fa tigre, pagg, sull'nrte contempornnea, ibidem, pagg. 211-2,37; sui limiti del «pregiudizio letterario: c del «pregiudizio etnologico», con riferirnento alI'incomprensione del dominic tradizionale, cfr, II Mistera del Graal, pagg. 9-Q.
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Cfr, ad esempio, sull'esisrenziallsmo,

II2-1,36j

Caualcare la tigre, pag. 31.
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larsi di una contra£fazione del processo dell' elevazione della mente di Ia dall' esperienza sensibile umana, che nel mondo tradizionale aveva per effetto non la distruzione rna l'integrazione delle evidenze di essa, il potenziamento della percezione ordinaria concreta dei fenomeni della natura mediante quella di un loro aspetto anche simbolico e "intelligibile"» ". L'autore accenna qui a uno degli aspetti pili insidiosi del mondo moderno, a quell'aspetto di «contraffazione» dell'intelletrualita e della spiritualita autentica che, secondo i termini evangelici, giungera infine a sedurre quasi tutti e «se fosse possibile, anche gli eletti». Ed Evola ha dedicato un'intera opera 12, ricca di dati e osservazioni interessanti (nonostante le riserve di carattere generale che si impongono e di cui parlererno), a quelle anticipazioni di prevedibili contraffazioni di piii vasta portata che costituiscono le varie tendenze dello «spiritualismo» contemporaneo, prive di qualsiasi fondamento autenticamente trascendente e tradizionale. L'autore esamina tra I'altro la natura e i moventi dello spiritismo, delle «ricerche psichiche», della psicanalisi, della Societa Teosofica, dell'antroposofia, mettendo opportunamente in guardia contro gli inganni pili 0 meno grossolani che si celano in queste correnti.
II Cauaicare fa tigre, pagg. 192'193. Il nostro aut are dimostra qui di aver saputo trarre profitto dall'esposizione di tali argomenti che era stata fatta da Rene Guenon nel Regne de la Quantittf: efr. particolarmente I'inrroduzione e i capitoli X e XVIII di tale opera. 12 Maschera e Volto dello Spiritualismo contemporaneo, Il ed., I949. In tale volumetto Evola ha ripreso argornenti trattati ampiamente da Rene Guenon, ad es, in L 'Erreur spirite e Le Tbesopbisme, Hlstoire d'une pseudo-religion; efr. inoltre Le Regl1e de fa Quanti!! (cap. XXIVe seguenti, particolarrnente cap. XXXII, XXXIV, XXXVI) nonche l'articolo Le contraffazioni dell'idea tradizionale, nei numeri 4 e 5 della presente rivista. E curioso notare che, nellibro suddetto diJulius Evola, Rene Guenon viene presentato soprattutto come esponente ill una corrente di «ritornc al cattoliccsimo» (pag, IIO), limitando COS! in modo assai singolare la portata della sua opera.

II nostro autore dimostra dunque di avere altre esigenze, e manifesta indubbiamente una sensibilita oggi assai rara per certi aspetti tradizionali, particolarmente nell' ambito della cosmologia. Egli si e cos! dedicato, con cura e pazienza assai apprezzabili, alla raccolta di innumerevoli elementi tradizionali, spesso tratti da fond di non comune accesso, ricavandone opere ricche di riferimenti quali La Tradizione ermetica, It Mistero del Graal e la stessa Riuolta contra il Mondo moderno, nonche i due volumi (La Dottrina del Risveglio e Meta/isica del Sesso) gia recensiti su questa rivista: e, beninteso, I'autore non si e limitato ad un lavoro di raccolta, cercando invece costantemente di scegliere e presentare gli elementi tradizionali a sua disposizione in modo da vivificarli nel quadro delle sue esposizioni.

II Abbiamo volutamente parlato fin qui soltanto degli aspetti che corrispondono pili 0 meno direttamente, nell'opera di Evola, a dottrine e punti di vista tradizionali. A questa punto, ci si puo chiedere ache cosa abbia portato una ricerca che si presenta come tanto impegnativa, a quali conclusioni abbia condotto l'autore e ache cosa egli intenda condurre i suoi lettori. E, coerentemente, tutto quello che abbiamo vis to in precedenza avrebbe potuto convergere in una seria esigenza di integrarsi nella Tradizione vivente, Ia cui presenza efficace (sia detto una volta per tutte) non puo essere scambiata per una mera astrazione se non dai negatori ignoranti di che cosa sia veramente la Tradizione stessa. Ma molto spesso, nell'Occidente d'oggi, anche per i pili apparentemente qualificati eben difficile arrivare sernplicemente al punto di partenza normale di sempre, e puo essere istruttivo vedere come anche nel caso del
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nostro autore hanno continuato a prevalere influenze ben diverse da quelle tradizionali, e che del resto si erano manifestate fin dagli inizi della sua abbondante carriera letteraria. A questa proposito, sara utile riferirsi aile opere che Evola scrisse nel primo dopoguerra, quali i «5aggi sul(1930). In tali scritti si manifesta indubbiamente

l'Idealismo magico» (1925), «Teoria dell'Indiuiduo assoluto» (1927) e «Fenomenologia dell'Individuo assoluto»
una chiara insofferenza per Ia cultura «ufficiale », un rifiuto di accettarne i limiti reso pili consapevole dalle nozioni tradizionali che egli aveva gia avuto modo di conoscere; si nota una netta presa di posizione contro la sterilita dei vari sistemi filoso£ici (in particolare alcuni di quelli ricollegati alla corrente dell'idealismo) i quali, quasi £ine a se stessi, ignorano la questione praticamente fondamentale di una «realizzazione» effettiva da parte dell'essere umano. Questo genere di critica non e certo ingiustificato, rna si risolve in una tendenza in certo modo analog a a quelle delle «filosofie dell' aziones che sono state abbastanza in voga negli scorsi decenni. II nostro autore si bas a anzitutto su certe filosofie «idealistiche» e in particolare sulle conclusioni, ritenute Iogicamente ineccepibili, del «solipsismo », paradossali nell' affermazione secondo cui i1 proprio io e l'unica realta, al di sopra e al di fuori della quale non vi e nulla. Peraltro, secondo la sua teoria, una simile affermazione fondamentale non e un'espressione d~lla verita, rna bensf un enunciato di cio che si vuole che sia, la cui verita deve e puo essere imposta effettivamente per mezzo dell'azione. Assai significativa a questa riguardo e l' affermazione secondo cui l'errore «non che una verita debole», e Ia verita «un errore potente» 1>1.

Del resto, secondo 10 stesso Evola, «I'Intera teoria dell'Individuo assoluto riposa su una base radicalmente ipotetica» 14: al posto di una base conoscitiva, troviamo dunque, come punto di partenza dell' azione, una posizione mentale essenzialmente arbitraria. «L'Io si vuole come potenza infinita e sufficiente, come una dominazione, come qualcosa a cui nulla pili sia fuori, sopra 0 contro; questo i1 punto di partenza, I'attitudine fondamentale che dischiude il mondo dell'opzione afferrnativa»": in questa modo si dovrebbe operare la «realizzazione dell'idealismo», «il suo passare da teoria dell' astratto 10 trascendentale a via verso I'Individuo assoluto» 16; ed ecco un' altra colorita espressione di cio a cui l'autore si riprometteva di arrivare: «no per il limite va ora di Ia daIl'infinito, e transfinito: l'infinito egli 10 arde, 10 "fissa ", nel suo pugno» E, parlando del «principio centrale», egli giunge a questa enunciazione: «La sua infinita e: potere di essere assolutamente cic che vuole ... E allora: il finito e I'infinito, il pieno totale, il tutto»". E evidente, nella complicata elaborazione filosofica del nostro autore, della quale ci siamo accontentati di dare qualche cenno, il pesante influsso di certo romanticismo tedesco, caratterizzato da un'esalrazicne cerebrale ed ottusa. D' aItra parte, gia nelle opere suddette Evola riesce ad utilizzare audacemente certe nozioni tradizionali, interpretate a modo suo, per aliment are le sue costruzioni filosofiche. Ad esempio, la sua teoria del1'10 viene avvicinata alia dottrina del «Se» trascendente (Atmd) del quale S1 puo dire appunto che al di sopra e al di fuori di esso non vi e nulla. Peraltro, mettendo
17. l4 Ibidem, " Ibidem, 16 Ibidem, 11 Ibidem, ,. Ibidem,

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Teoria dell'lndiuiduo assoluto, pagg,
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pag. 100. pag. 233. pag. V. pag. IIO. pag. 120.

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al posto del «Se» trascendente un «10» individuale mosche e «rnagiche» come quelle proposte non rappresenso da una sfrenata «volonta di potenza», il nostro autotano neppure I'inizio di un lavoro in vista di una realizre non puo ottenere altro che un effetto potentemente zazione spirituale, e doe di un lavoro iniziatico autenparodistico, senza dubbio estraneo alle sue intenzioni. tico. Nell'applicazione di una simile teoria, poi, appaioLo scompenso esistente tra Ie teorie dell'autore e le no inevitabilmente tutte Ie conseguenze di tale incomdottrine tradizionali a cui egli crede di potersi riferire prensione di fondo. II nostro autore parla di «Indiviappare poi piuttosto nettamente, ad esempio, nell' opeduo assoluto», il che e gia una contraddizione in termira «L'Uomo come Potenza» (19.30, 2Q ed.: «La Yoga ni, dato che cio che e veramente assoluto e infinitamente della Potenza », I 949), che si present a come un saggio al di sopra del dominio individuale, qualunque estensul tantrismo. Senza dubbio il nostro autore ha studiasione si voglia dare a quest'ultimo. Egli va inoltre alla to con notevole interesse Ie traduzioni e Ie opere di john ricerca di una specie di «metodo sperirnentale» ai fini Woodroffe sull'argomento ed il suo libro riferisce moldella realizzazione di quell' «Individuo assoluto », senti dettagli in merito, combattendo giustamente parecza rendersi conto che la «sperimentazione» non puo che chi errori d'interpretazione occidentali: ma la costruriguardare un procedere fondamentalmente alia cieca nel zione rimane nondimeno tipicamente quella della sua campo relativo e facilmente ingannevole dei fenomeni. filosofia, anche se resa meno ingenuamente esaltata, speEvidentemente, a dispetto di ogni pretesa contraria, an" de nell'edizione del I949. Ed e importante notare che ch'egli e stato tutt'altro che immune da quell'attrazioegli, in madornale contrasto con quaIsiasi insegnarnenne irresistibile per i fenomeni «extranormali» comune to tradizionale, tratta i metodi iniziatici del tantrismo a tanti nostri contemporanei, ed in particolare a tutti come se egli stesso fosse in grado di adattarli per uso i cultori di «magia»: ed appunto in una sorta di-«Hl"nn"'a"-- ---------,cl-i-<~pre.f-a-nhr_qua-li-g-li-0ccidentali, al di fuori di ogni-gia»" Evola rnostro di credere di poter concretare i suoi ricollegamento tradizionaIe: tra l'altro, egli giunge COS! sforzi, concependola quale «scienza dell'io». a raccomandare pratiche di «visualizzazione» e di auRicordererno, a tale riguardo, la pubblicazione da lui tosuggestione, consistenti ad esempio nel ripetere «fidiretta delle riviste «Ur» e «Krur» (I927-1929), e i tre no ad una complete saturazione» la formula «Ho la Povolumi della «Introduzione alia magia quale scienza deltenzaw") ' no» a cura del «gruppo di Ur» (I955). Leggendo tali Nell'insieme delle opere successive, il suo stile si moscritti, si puo vedere che l'autore e i suoi collaboratori difica un poco, gli stessi argomenti trattati gli imponnon si accorgono minimamente che tecniche psicologigono di ovviare alle troppo facili obiezioni contra il suo preteso «Individuo assoluto », e certe esperienze piut19 Di fronte ai tanti abusi a cui ha dato Iuogo II termine «rnagia», tosto disastrose devono aver avuto anch'esse un lora peso sara bene precisare che il suo significate originario e legittimo si rifenell'imporre Ia ricerca di un migliore equilibrio. Egli ha risce propriamente ad una scienza tradizionalc e, come tale, non di tenuto a distinguere le sue concezioni da un volgare «lucarattere empirlco, rna subordinata a conoscenze di un ordine piu prociferismo» 0 «titanisrno», ed ha presentato le sue posi- . fonda. Peraltro, si tratta di una scienza limitata ad un dominio inferiore (anche se imrnensamente phi vasto del mondo corporeo), alla quale rirnane precluso db che di ordine spirituale e sopra-individuale.

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efr. Lo Yoga della Potenza,

pag.

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zioni come assai phi profonde e valide di quelle di Nietzsche, sempre avvalendosi di riferimenti tradizionali che certo facevano difetto al filosofo tedesco. Ma non e molto difficile accorgersi che le tendenze di fondo rirnangono pur sempre le medesime. E poco gli giova I' aver compreso la necessita di un intervento trascendente ai fini di una realizzazione sopra-umana, se poi egli crede seriamente che un tale intervento trascendente operi e manifesti la sua efficacia la dove non vi e che un' esaltazione psicologica, spes so di natura piii che sospetta. Cost, ad esernpio, nell'opera recente «Caualcare la tigre» (1961) egli si compiace di descrivere una «via» per gli «esseri differenziati» che nell'ambiente conternporaneo e al di fuori di ogni legame tradizionale dovrebbero riportarsi direttamente alla «trascendenza» dentro di se, Si tratterebbe, in particolare, di superare le «prove» dell'«autonomia» (essere leggi a se stessi) e dell' «anomia» (essere al di fuori di qualsiasi legge). A un certo punto della presentazione della via da lui proposta, I'autore precise: <~Quinon si tratta dell'esistenza normale, bensi di quelle sue possibili forme gia differen-

in un mondo diverso, potrebbe venirgli da un ambiente formato dalla Tradizione» ", Questa pretesa di ottenere un sostituto dello spirito tradizionale autentico sarebbe gia di per se un «marchio» abbastanza significativo di certe tendenze di fondo che si esprimono nello scrittore siciliano, nonostante una capacita di critica e di autocritica che rende la sua esposizione, nell'insieme, meno facilmente vulnerabile che quella delle opere piii giovanili. A dispetto di modi di esprimersi presi a prestito dalle dot trine tradizionali, vi e pur sempre una refrattarieta congenita ad una vera adesione alla metafisica tradizionale (intendiamo qui semplicemente suI piano teorico); e l' attrattiva e sempre rappresentata dal presunto «Individuo assoluto », anche se I'autore non si e phi servito di tale espressione ". E questo ci suggerisce alcune considerazioni di carattere generale le quali, benche di per se abbastanza evidenti, saranno forse utili per permettere una rettifica un po' meno sornmaria di certi errori e di certe deviazioni di fondo che hanna conseguenze incalcolabili su tutti i piani.

ziate auenti una certa intensita, ma pur sempre definentisi in un ambiente caotico, nel dominio della pura contingenza: forme, cbe nel mondo d'oggi non sono infrequenti e cbe probabilmente nei tempi che uerranno si moltiplicberanno (?). La stato di cui si tratta e quello di chi, sicuro di se per aver come centro essenziale della propria persona l'essere, e non la vita, puo andere incontro a tutto, puo abbandonarsi a tutto (!) e a tutto aprirsi senza perdersiw": il risuItato «e, esistenzialmente, un genere del tutto speciale, lucido, potremmo dire intellettualizzato e magnetico di ebrezzaw", definito anche come un «piacere "eroico "»1" il quale «prende it posto di quell'animazione cbe,
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III
Nell'opera di Evola, sia pure con diverse terminologie, Ia «via» viene immaginata costantemente come un «rafforzamento» dell'individualita, fino a un preteso «incondizionato»; ed a cio sf ricollega naturalmente, in particolare, quell'ideale «virile» (in accentuata contrapposizione a tutto cio che e «femminile») che tanto spesso si esprime nei suoi libri. Una simile concezione e di per
2. Ibidem, pag. 110. n Sempre in Caualcare fa tigre, troviamo peraltro un accenno alia persona assoluta, che e «fa culminazione tiplca di un essere sourano» (pag.

n
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Caualcare la tigre, pag. 94. Ibidem, pag. 96. Ibidem, pag. lor.
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se chiaramente incompatibile con ogni dottrina tradizionale ortodossa. Come gia accennammo altrove, un presupposto a qualsiasi realizzazione al di 130 piano del umana consiste infatti, al contrario, nel raggiungimento di un perfetto equilibrio tra gli aspetti maschile e femminile, 0, per esprimerci in termini pili generali, tra gli aspetti attivo e passivo, tra 10 yang e 10 yin della tradizione cinese: non per nulla 10 stato primordiale e centrale umano e simboleggiato dall' androgino, del quale si puo dire che egli e pienamente «yang» verso la Terra in quanta e nel contempo pienamente «yin» verso il Cie10, e non si puo pens are eli intraprendere Ia via «celeste» senza essere prima ristabiliti in tale stato. Osserviamo che, conformemente a tutti i dati tradizionali, si tratta di una condizione che comporta gia la piena «dominazione» di tutti gli elementi corporei e psichici del mondo terrestre. Quando poi alIa realizzazione effettiva di cia che e al di la dello stato umano, l'idea di un rafforzamento dell'individualita e ancor meno applicabile. Come gia notammo nell' esamlnare la «Dottrina de! Risveg!io », si tratta allora piuttosto della sparizione dell'individualita (come di qualsiasi illusione eli «separativita») di fronte al Principio universale in cui soltanto risiede la sua stessa realta. Ma senza dubbio in tutto cia il nostro autore non ha mai potuto vedere altro che delle «astrazioni», Con questa non neghiamo che I' aspirazione ad essere un «Eroe» possa avere il suo posto legittimo, con una via in cui l'aspettoeattivox si manifesti in modo particolarmente accentuate; rna cia puo avere un senso valido soltanto se vi sia il presupposto di una «sottomissione» ad un principio autenticamente sopra-individuale, in nome del quale l'azione sia compiuta. Insomrna, rifiutare l' aspetto ricettivo e di sottomlssione, tendere a una sfrenata affermazione dell' aspetto «attivo» con la pretesa di giungere in tal modo all'«in222

condizionato» presuppone una completa confusione di piani. Seguendo la prospettiva evoliana, si giunge logicamente alIa concezione di una «aristocrazia» di superuomini (ed anzi super-del), ciascuno dei quali «assoluto» e padrone di una liberta identica ad un completo arbitrio, ciascuno dei quali sarebbe «un» Principio supremo, quasi che una pluralita di «assoluti» e di «Principi suprerni» non fosse di per se la cosa pili assurda e contradditoria che si possa escogitare. Di fronte ad una simile aberrazione, sara bene mettere in guardia nel modo piu esplicito contro la supposizione che cia corrisponda a un qualsiasi insegnamento a idea 0 punta di vista tradizionale. In realta, 10 ripetiamo, di assoluto non vi e che il Principio, universale e non duale, e la perfetta Iiberta delI'individuo non puo consistere che nella perfetta consapevole adesione al medesimo Principia, 0, se si vuole, al suo attributo di «Volonta» quale si manifesta nei propri confronti: rispetto alIa «volonta d'incondizionato», alIo «stare in piedi», alIo stile «olirnpico » e «virile» che si incontra nella prosa di Evola, la cancellazione di se e la «poverta» dei veri Maestri spirituali si presenta con una qualita completamente diversa, appartiene davvero a tutto un altro mondo di cui il nostro aut ore pare non avere la benche minima idea", L'ideale evoliano di un arbitrio illimitato nel campo dell'azione si puo spiegare soltanto can un'ignoranza di fondo del Principio, 0, per esprimerci alrrimenti, della Possibilita infinita, nell' ambito della quale rientra evi26 Non ci si venga a dire che quanta af£ermiamo corrisponde a un punto di vista soltanto «sacerdotale-lunare ~>, secondc una classifieszione delle forme tradizionali in gran parte fantastica ed inventata da Interpreti occidentali dalla troppo fervida immaginazione. E si tenga presence, a questo proposito, che proprio Ia sotromissione e l'adesione cosciente del singolo alla Volonta principiale e l'unica attitudine che puo comport are anche la realizzazione valida e non illusoria di quell'attributo di Potenza che pare interessare sommamente al nostro autore, e la cui realta risiede appunto interamente nel Principio universale.

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dentemente la determinazione senza residuo di tutta Ia manifestazione universale, ivi compresa qualsiasi rnodalita dell' azione: di modo che cia che appare come arbitrario a chi agisee non e tale che dal punto di vista della sua illusione. Questo aspetto della dottrina metafisica viene appena sfiorato quasi per caso nel corso delle esposizioni del nostro autore, che non riesce a trarne praticamente alcuna rettifiea 0 divers a apertura per il suo pensiero, parlandone ad esempio, con significativa disinvoltura, come di una «supposizione-limite» ". L' assenza di un fondamento propriamente metafisico, palese nella concezione di un arbitrio illimitato, si manifesta anche in certe espressioni di dualismo irriducibile che sono pure tipiche del nostro autore. A questo proposito, e in certo modo gia significative il fatto che il primo capitolo di «Rivolta contra if mondo modemo», intitolato «II Principia », non riguarda aHatto, come ci si potrebbe attendere, i1 Principio metafisico (per mezzo della concezione del quale si potrebbero poi ordinare le diverse applicazioni particolari), rna, quale presupposto basilare e fondamentale punto di partenza, non present a altro ehe un insieme di contrapposizioni: tra « ordine fisico» e «ordine metafisico », tra «natura mortale» e «natura degli irnmortali», tra «regione» del divenire e «regione» dell' essere, tra «razza degli uomini» e «razza degli dei »; e naturalmente, in mancanza del riferimento a do ehe sta al di la delle contrapposizioni, gli stessi termini di queste non possono essere compresi che in modo' parziale e inadeguato. La medesima prospettiva dualistica si ritrova espressa altrove da Evola in questi termini: « ... e d'uopo assumere, come termine ultimo di riferimento, uno schema dualistico non dissimile da quello che si ritrova in piii di una antic a tradizione ... Una simile veduta e tutt'al27

tro che da rigettare; essa ha un contenuto positive ogni volta che sia purificata ed essenzializzata can l'esser ricondotta ai quadri, phi neutri ed oggettivi, meno teologico-religiosi e pili rnetafisici, secondo cui l'antichita classica gia la conobbe: forze del cosmos contro forze del caos, alle prime corrispondendo tutto cia che e forma, ordine, legge, tradizione in senso superiore, gerarchia spirituale, e aile seconde legandosi ogni influenza che disgreghi, sovverta, degradi, promuova il prevalere dell'inferiore sul superiore, della materia sullo spirito, della quantita sulla qualita. Cia, dunque, quanta agli ultimi punti di ri/erimento per le varie influenze che agiscono da dietro la storia nota sull'ordine delle cause tangibill ... a parte tale sfondo metafisico, i contatti con Ia storia concreta non vanno mai perduti» ". E facile osservare che Ia considerazione di un dualismo come «terrnine ultimo» di riferimento e proprio il marchio dell' eterodossia di forme tradizionali degenerate; e che, ben lungi dal costituire uno «sfondo metafisico», e al contrario l'indice dell'assenza della rnetafisica, che si situ a proprio ai di la di ogni opposizione. Ed e ancora sintomatico che, poche pagine dopo, il nostro autore senta il bisogno di usare Ia strana espressione «contro-sovversione» per caratterizzare un' azione in sense tradizionale ", In realta, e della rnassima importanza comprendere che, se vi e una lotta della sovversione contro la tradizione, questa latta puo soltanto riguardare un campo relativo ed illusorio, senza minimamente toccare la realta spirituale e metafisica, in cui rientrano anche tutti gli squilibri apparenti per concorrere all'equilibrio universale ed inalterabile. Per questo, osserviamo an cora che non vi e propriamente nessun «rischio» per do che e di ordine spirituaII Gli Uomini e le Rouine, (~953), png. 178 . .. Gil uomini e le Rouine, png. 199.

Caualcare la tigre, png. 32.5.

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le, mentre esiste sempre un rischio per l'essere che, non avendo conseguito la conoscenza metafisica effettiva, non puo che ricollegarsi in modo indiretto a cio che e di ordine spirituale, e per i1 quale una situazione di «lotta» e effettivamente reale, sia pure per COS! dire in modo «provvisorio ». Quanto a chi rifiuta le possibilita ~i tale ricollegamento indiretto, in una pretesa autosufficienza nel condurre una presunta lotta «rnetafisica», la sua situazione (salvo un radicale rnutamento d'attitudine) e solo apparentemente «rischiosa», essendo in realta destinata per sua stessa natura aila rovina: e non mancheranno certo le occasioni di concretare la sua deviazione di fondo con l'accogliere certe influenze illusorie adatte a far presa sulla sua natura individuale. Di fatto tutto e strettarnente connesso nelle dottrine tradizionali, e non e da stupire se anche nel caso di Julius Evola le incomprensioni di fondo si riflettono in innurnerevoli campi diversi, che del resto non sara certo i1 caso di esaminare per esteso. Accenneremo percio soltanto brevemente aile polemiche dell'autore a sostegno di una pretesa suprcmazia dell'cazione» rispetto alIa «conoscenza», quasi che potesse essere valida un' azione non subordinata alIa conoscenza, e cioe un'azione ignorante, e quasi che si potesse concepire alcunche al di sopra della Conoscenza per eccellenza, che e identificazione al Principio universale e che coincide con la finale «Liberazione». Ne deriva, sempre secondo Evola, una corrispondente_pretesa supremazia «regale» (0 eli chi ha la «potenza») nspetto all' autorita «sacerdotale» detentrice della conoscenza tradizionale. E, si noti bene, sirnili deviazioni e rovesciamenti non hanno soltanto un carattere accademico e teorico, rna presentano anche conseguenze pratiche incalcolabili, fino ad una solidarieta piii che arrischiata con correnti politiche senza dubbio attiviste ed «irnperialiste» rna ahime quanto tipicamente rnoderne, fino

all'esclusione a priori di ogni dipendenza da qualsiasi autorita spirituale esistente, per appoggiarsi invece alla propria presunta dignita e «differenziazione » interiore, fino al rifiuto d'ogni legge tradizionale. Come abbiamo gia accennato, il nostro autore ama invece riferirsi a metodi e tecniche «adattate» sulla base di certe speciali scuole tantriche, capaci di sviluppare il distacco dalla morale corrente e la gia citata «volonta d'incondizionato», unitarnente alia « virilita »'0. Sarebbe questa, secondo Evola, la «via della mano sinistra», pericolosa S1 rna tanto phi efficace per chi sappia percorrerla con successo. DalI' elucubrazione passiamo COS1 nel campo della vera e propria contraffazione. La «via della mano sinistra» del tantrismo infatti un'autentica via tradizionale, che perc viene qui tirata in ballo soltanto per mascherare il carattere tutr'altro che tradizionale eli cio che I'autore propugna. In effetti, tale particolare via tradizionale comportava S1 una regola di vita in contrasto con alcu. lall'indui ne dII"e norme pm comunerncnte seguite uau In uismo e (le quali del resto presentano una varied amplissima): rna anzitutto si rivolgeva di fatto ad individui che non erano dei profani, avendo precedentemente seguito una vita tradizionale nella quale avevano gHtrealizzato una purificazione altrimenti impensabile; inoltre, si trattava senza dubbio di una via iniziatica, fondata suIla trasmissione di un'influenza spirituale e mantenuta prati-

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'0 Certe pratiche sessuali, del tutto aberranti per chiunque sia esrranco a certe specialissime correnti tradizionali indii, e quindi per qualsiasi lettore di Evola, occupano qui una parte importante. Il nostro autore parla con una certa frequenza di ragazze che vengono «usate» (sic) in determinate «esperienze», il che, se puo rappresentare un'attrattiva non indifferenre per qualcuno, ci pare un altro indizio abba. stanza significativo di una mentalita completarnente esteriore e «proIann. (efr. Ia recensione di Silvio Grasso su Mcta/isica del Sessa, nel n. 5 di questa rivista, ripubblicata nel n. 67).
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camente perseguibile dal rapporto diretto tra il Maestro che aveva gia conseguito un determinato grado di conoscenza e il discepolo che doveva conseguirlo. Senza contare poi Ie condizioni ereditarie ed ancestrali completamente diverse da quelle eli un Occi?entale moderno. Evola definisce l' attitudine da seguire nel mondo attuale con l'espressione estrerno-orientale «cavalcare la tigre », dalla quaIe egli ha tratto appunto. i1 titol~ per la sua opera di cui abbiamo riportato alcuni estratti: rna anche questa espressione corrisponde a un metodo da seguire per percorrere una certa via tradizionale, ne si vede quale significato valida pos~a conserva:e. nel caso in cui qualsiasi via tradizionale sia stat a esplicitarnente esclusa. Di Iatto, in tali condizioni, quando non intervenga quaIche elemento pill «effettivo», ehe sara allora di natura piuttosto sospetta, tutto si riduce ad «att~ggiamentis come quelli caratterizzati da «ebrezza» e «piacere eroico» descritti nelle citazioni che precedono. Osserviamo aneora che certi riferimenti evoliani ad una pretesa «via diretta» di realizzazione da appli.eare a chi viva in un ambiente profano moderno appalOno assai piu fuori della realta di quanta l'~utore ~~adispo: sto ad ammettere. Egli parla, ad esempio, dell'Ideale di solitudine espresso tra l' aItro in un testo buddista nei seguenti termini: « ... Simile ad un leone che non trema per quaIsivoglia rumore, simile al vento. che nessuna rete afferra, simile a foglia di loto, su cui I'acqua non ha pres a, vada solo c,?me un rino~ero~te»llj .ed afferma che il «distacco» (viveka) in senso mtenore «SIpresent a forse pill facile a realizzare oggi, che n,o? in una c,~vi1.ta"piu normale e tradizionale »: «uno spmto ancor ana (!) in una grande citra di Europa 0 di America, tra grattacieli ed asfalti. .. puo forse sentirsi pill solo e distaccato e nomade, che non al tempo del buddismo, nelle condiH

zioni di un isolamento fisico e di un reale peregrinare. La maggiore difficolta, a tale riguardo, consisterebbe nel dare al senso di interno isolamento, che oggi dunque puo presentarsi a molti quasi spantaneamente, dei caratteri di positivita.; »32. Ancora una volta, in questa vagheggiato rinoceronte sull'asfalto, e piuttosto palese Ia eonfusione tra situazioni puramente psicoIogiche e condizioni spirituali lentanissime dal punto di partenza di qualunque Occidentale cantemporaneo. Ed e anche un'illusione il considerare, come un fattare eventualmente favorevole, il carattere «disanimato» di un ambiente determinato dalle manifestazioni «razionali» praprie della scienza e della tecnica contemporanea: in realta, nel mondo terrestre non c'e proprio nulla di «disanimato», e dietra uri'apparenza puramente materiale e «obiettiva» vi e senza dubbio sempre una controparte «sottile» 0, se si vuole, psichica che Ia sostiene, la quale anzi, nel crescente squilibrio generale, e destinata ad aprirsi prima 0 poi delle «fessure» inaspettate. Ma forse proprio tali «fessure» verranno considerate, dagli «uomini differenziati» di Evola, felici occasioni di «speciali situazioni traumatiche» utili per spostare il proprio limite", E, naturalmente, non e difficile pens are all'attrattiva di provocare da se stessi simili «situazioni traumatiche», nell' ambito della eosiddetta via della mane sinistra; di fatto, occarre ricordare a questa punto che il nastro autore giunge a valutare positivamente anche manifestazioni di do che e state chiamata «contro-iniziazione», Pensiamo qui ad esempio a certi ambigui giudizi di Evola nei riguardi di un Aleister Crawley, 0 delle pratiche del «Sabba»; e penIbidem, pogo 14.2. Cfr, Caualcare la Tigre, pag. 210, dove si ammette che in mancanza di tali «situazioni traumatiche» e difficile che per iI « tipo diffe12

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La Dottrina del Risveglio, pag.

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renziato i «la via della conoscenza lunge Ie dimensioni multiple del reale conduca oltre un cerro limite».

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siamo anche ad una via «tenebrosa» (e un tantino ridicola) suggerita a «tipi speciali di donne », che sarebbe l'unica «via diretta» per la realizzazione (in quale direzione?) di aspiranti femminili. Crediamo opportuno citare a questo proposito un passo dell'Introduzione alia Magia quale Scienza dell'Io, certamente scritto 0 ispirato da Evola, dove l'accenno aila contro-iniziazione come possibile base di realizzazione e esplicito: «Si PUQ aecennare aneora aile partecipazioni che alla donna 50no possibili in un ordine piuttosto tenebroso, che e quel10 dei Misteri tellurici degenerati fino ad essere centri della contro-iniziazione. Tipi speciali di donne possono raccogliere e far agire Ie forze di un'estasi e di un'ebrezza che operano nel senso d'una distruzione dell'elemento maschio e veramente sovrannaturale (?!). Anche se estremamente pericolose, (tecniche del genere) son a Ie uniche che si offrano alla donna nel dominio di una via diretta: usare il sesso realizzato nella sua profondita abissale e demoniaca per il superamento estatico del sesso» . L'esaltazione connessa alla presunta «dignita: e «r1Hferenziazione» spirituale evoliana, che pure talvolta pare confondersi con una certa adesione a punti di vista tradizionali, rappresenta dunque in definitiva un'apertura anche a simili influenze estreme.
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ipotetico, la favola della prossima incipiente «era del1'.Acquario», era di rinnovamento spirituale in cui l'OccIde~te «sarebbe qualificato per adempiere ad una nuova funzione generale di guida e di comando» ". E un. punto d'arrivo piuttosto inquietante", COS! come ~ossiamo vedere un «rnarchio» abbastanza palese nelI~ gia aee~,nnata 1?resa di posizione contro la partecipazione a CIa ehe nmane di effettivamente tradizionale che ci ricorda il partito preso ancor piti insistente del suo ex seguace Massimo Sealigero sullo stesso argomento. Anehe secondo Evola, Ie forme tradizionali attualmen.te.a~ce.ssibilihanno perso la loro efficacia, per 10 meno ai fini di una realizzazione iniziatica; nei riguardi della quale peraltro, a suo parere, un ricollegamento rituale non sarebbe affatto necessario, ed anzi il ritenerlo tale dipenderebbe soltanto da un pun to di vista «burocratico »: peecato ehe, con la giustificazione di combattere la «buroc.r~zia», il nost~o autore si metta COS! in aperta ~ontradd.1z10ne contro 1 Maestri del Tantrismo (e parIiamo qUI naturalmente del Tantrismo autentico)17, coH Cfr. Caualcare fa Tigre, pag. 22. In true occasione l'uutore si avventura persino in una giusrificazlone fondata sulla natura sirnbolica del s~dd;tto segno zo;li.acale, mettendolo in correlazione con l'ucqua e, qumd.l, con Ie posslbilita latenti, A quanto pare, Ie sue nozioni di astrologia sono dunque piuttosto approssimative, data che il pili ele~en.tare manu~le avrebbe potu to rivelargli che si tratta di un segno dana e non di un segno d'ucqua, HT t ., . h .. an 0 Pl~ per uno scrrttore c e, se non altro per aver studiato e utilizzaro un opera come Le Rcgne de Ia Quantite et les Signes des Temps, avrebbe potuto apprendere che vi prima di un nuovo ciclo umano (~anval~tara), una frattura nella condlzione temporale, e cioe, s~ cosf SI puo dtre! una cornplera «fine del mcndo» per tutto do che riguarda la modalita corporea della presente umanita. H Cf; .. a? ~sempi~, sull'i.mportanz3 essenzinle del Guru che trasrnette l'Iniziazlone (dtksha), il cap. XIII dei «Principi del Tanrrisrno» (Tanira~at~a) di Shriyukta Shiva Chandra Vidyarnavaj efr. anche i Precetti di Dvagpo-Lharje, il Maestro ribetano successore di Milarep~, dov~ Ia presen~a di un Guru capacc di guidare sul Sentiero della ~lb~razlOne. ~ considerara espressamente come una delle «dodici cose indispensabili ».

IV Un altro sintomo che non va sottovalutato, nella contraddittoria apertura aile tendenze pili sovversive, 10 troviamo aneora nel recente volume Cavalcare la tigre, dove Julius Evola accoglie benignamente, almeno a titolo
,. lntroduzlone alia Magia quale Scienza dell'lo, vol. II, pagg. 443'444· 230

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me pure del Vedanta del Taoismo, dello Zen)? e dell'Esoterismo islamico ~Dj e del resto egli neg a cosf anche un requisite fondamentale di vie assai meno elevate, dato che il ricollegamento rituale si ritrova pure come una condizione essenziaIe per l'efficacia dell'insegnamento trasmesso persino nelle forme di bassa magia! E il nostro autore non si limita alla suddetta negazione di carattere generale. Per citare un caso sul quale egli ritorna con una certa insistenza nei suoi scritti, ricordiamo che egli nega, ad esempio, la validita delliniziazione massonica, sulla base di considerazioni politiche certamente estranee all'essenza della questione. A sostegno della sua tesi, egli si riferisce tra l'altro ad indizi di carattere «sovversivo» presenti in certi rituali degli alti gradi della Massoneria scozzese. A parte l'osservazione ovvia che all' autore sarebbe stato pin profittevole ricercare nella sua stessa opera indizi del genere, sarebbe facile rispondere che tali gradi rappresentano un'aggiunta assai tarda, fissata in modo definitivo riel secolo SCOl'SO, ai tee gradi fondamentali della Massoneria azzurra, talche la loro struttura non toglie nulla all' ortodossia e, tanto meno, alla validita tradizionale dei primi tre gradi; in secondo 1uogo si puo benissimo
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~. La necessita dell'insegnamento inizlatico, trasmesso esclusivamente dl padre in figlio 0 da Maestro a discepolo, si ritrova espressa a pili riprese ad esernpio nelle Upanishad: cfr, tra l'altro In KathOpallisbad II, 8; la MUlldak6panishad, I, 2; la Chhdndogy6patlisbad, VI, 14, 1-2. Lo stesso concetto e espresso net modo phi chiarc e inequivocabile ncl Viveka·chUda·mani di Shankarficharya. 19 Cfr. a questo proposito la precisa affermazione di Suan-Che, discepolo del Sesto Patriarca Chan, Huei Neng, riportata in questa stesso numero, nella recensione della traduzione del Pa-Pao-Tan-King. •• Cfr. ad esempio Muhyi-d-din Ibn 'Arabi, Tadbirab, capitolo XXII: «Sappi, 0 mudd, dov'e la salvezza della tua anima; la prima cosa che ti occorre soprattutto, anche se tu dovessi andarlo a cercare in capo al mondo, e la ricerca di un Maestro».

ammettere la presenza di elementi eterogenei nel testo di determinati rituali senza per nulla infirmare la validita dei gradi stessi a cui quei rituali furono a un dato momento applicati in certi paesi. E evidente che la questione eben altrimenti complessa, cosf come sarebbe arduo giudicare adeguatamente il senso di certi simboli che si incontrano soltanto negli alti gradi della Massoneria scozzese. Quanto poi a basare Ie proprie argomentazioni sulla critica di opinioni largamente diffuse tra i Massoni, ci pare trattarsi tipicamente di quello «scambiare il principio con i rappresentanti» di un'Istituzione tradizionale, che proprio Evola addito come uno dei mezzi della subdola azione disgregatrice della «centroiniziazione» ". In realta, i simboli e i riti massonici fondamentali conservatisi fino ad oggi non presentano nessun indizio di quel rovesciamento completo che l' autore vuole vedere nell' attuale iniziazione massonica. Un simile giudizio negativo non fa che opporsi ad una possibilita di rivivificazione tradizionale, forse pin preziosa di que! che qualcuno potrebbe essere tentato di pensare, in una situazione generale cos! sfavorevole come I' attuale. E, volere a no, il nostro autore si accoda COS! alle tenebrose calunnie di certe correnti clericaleggianti, fomentate efficacemente da attivi servitori della contro-iniziazione , quali il famigerato Leo Taxil. D'altra parre, il fatto che qualcuno tenga a mostrare di non aver saputo vedere nulla di iniziatico in un'ini41

~1 Si puc, amrnettere senz'altro l'esistenza di segni di grave lncornprensione, ad esempio in un rituale citato da Evola, redatto dal Supremo Consiglio del Belgic. .~ Cfr. Gli Uomini e if! Rooine, pag. 197. Naturalmente, da parte nostra, non intendiamo affatto contestare la sltuazione di decadenza e di incompletezza della Massoneria attuale rispetto a quella che fu la «Massoneria operativa»: rna questa e tutta un'altra questione, che pone problemi e prospective ben diverse da quelle che deriverebbero da una pretesa negazione della validita stessa delI'iniziazione massonica,

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ziazione ci pare strettamente connesso alle sue personali qualificazioni, e non crediamo che vi sia nulla di accident ale in tutto cio, Anche per que! che riguarda il Cristianesimo, com'e noto, la presentazione evoliana e fortemente negativa, mettendo in dubbio persino la validita del Cristianesimo delle origini". Per quanto poi concerne l'Oriente, Julius Evola non vede in esso che un patrimonio spirituale «residuale» e si attiene ad un punto di vista alquanto esteriore, fermandosi piu che aItro alla considerazione di situazioni politiche e sociali, certo sfavorevoli dal punto di vista tradizionale, senza preoccuparsi della sola questione praticamente essenziale: quella della costante presenza, anche se diventata meno palese, dello spirito tradizionale integrale e dei suoi rappresentanti destinati a mantenerlo vivente fino alia fine del presente ciclo umano. D'altra parte, Evola afferma che 1'aiuto spirituale dell'Oriente non potrebbe dar Iuogo che a «contatti "intellettuali':» ed a «colloqui ad alto livello Ira elementi isolati, Ira cul~Vll-

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be moltow": ci si puo stupire che egli si sia Iasciato sfuggire un simile giudizio senza neppure curarsi di dare almeno un'apparenza meno superficiale e profana al suo pensiero. Ma non pensiamo che sia il caso di soffermarci oltre sui diversi punti deboli e sulle diverse deviazioni esistenti nell'opera del_l'autore, della quale non pretendiamo certamente di offrire un quadro completo, tanto piu
., A questa proposito, ci accontentererno di ricordare un'osservazione abbastanza significativa: il racconto dell'adorazione dei tre Re Magi, che di fatto serve a rappresentare il riconoscimento di Cristo come autorita spirituale da parte dei dctentori della Tradizione, vienc curiosamente definito da Evola come un «tentatiuo » di attribuire un carattere tradizionalc al Cristianesimo! (II Mistero del Graal, pag. 5 I). •• Caoaicare fa Tigre, pagg. 20-2 I.
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che illettore intelligente a cui l'argomento interessasse non avrebbe troppa difficolta a fare egli stesso un simile Iavoro di analisi e di applicazione. Del resto, tutte Ie deviazioni e gli errori particolari, benche siano praticamente assai rilevanti, e benche riguardino anche la concezione stessa della Tradizione e della sua struttura, sono pero rigorosamente secondari e subordinati al suaccennato difetto di comprensione e di adesione di fondo alIa Verid metafisica che in tante forme si manifesta attraverso tutta l'opera di Evola, a dispetto di qualsiasi eventuale contraddittoria affermazione di principio tratta dalle dottrine tradizionali. Nonostante il carattere inevitabilmente incompleto del nostro esame, su certe conclusioni ci pare dunque che non vi possa essere alcun dubbio. E vero che i libri di Evola possono rappresentare un'occasione piuttosto eccezionale per l'approfondimento critico del mondo contemporaneo, e per venire a conoscere certi elementi tradizionali importanti, dei quali l'autore e molto spesso un deciso ed efficace assertore. Ma non si puo fare " m"'n'" ;I; ..",;I "", ",.,,...t.,p nell'op .......;I; P""1,, 1''''" ~.t-'.I. ". sione phi 0 meno mascherata di tendenze fondamentalmente antitradizionali e sovversive. Praticamente, anziche cercare di integrare se stesso nella Tradizione, Evola ha cercato, al contrario, di integrare la Tradizione nel proprio sistema di pensiero, trovando modo di alimentare cos! le proprie inclinazioni e quindi anche le proprie deviazioni individuali. II fatto stesso che egli utilizzi elementi veramente tradizionali, inquadrati ed alterati in funzione della sua prospettiva, puo provocare conseguenze particolarmente deleterie, neu tralizzando sul nascere I'efficacia dell' aspirazione spirituale, specie in chi non sia insensibile al fascino di certe suggestioni, e portando a posizioni del tutto sterili, se non decisamente opposte a do che vi e di phi fondamentale in ogni via tradizionale.
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Soprattutto per questa abbiamo ritenuto necessario riprendere in esame il pensiero diJulius Evola, separando inoltre nel modo pili definitivo la nostra responsabilita da quella, grave, che con la sua opera egli si e assunta.
GIOV ANN! PONTE

POST SCRIPTUM
Dopa quanta precede, ci rimane aneora qualche parola da dire su un articolo scritto da Evola a proposito della nostra rivista 1. Siamo davvero spiacenti che il nostro autore abbia potuto pensare che non apprezziamo la sua opera nel suo giusto valore, valore al quale eben comprensibile che egli tenga moltissimo, Egli ci rirnprovera severarnente per la nostra pretesa di criticare un suo libra, poiche abbiamo rnancato nei suoi riguardi del dovuto «sensa delle distanze», Teniamo ad assicurare che, al contrario, troviamo I'opera di Evola molto distante dal punto di vista che intendiamo costantemente rnantenere, ne vantiamo 0 cerehiamo per nulla di avere quell' «alta statura personale» ehe egli, non senza ragione, ci contesta. Dice un proverbio orientale che l'uomo non sarebbe capac"! di aumentare !3 sua statura di un pollice, eppure egli non conosee limiti nelle sue pretese. Noi non sappiarno se, da parte sua, il nostro autore ha irnpiegato Ie sue forze nell'accrescere Ia propria statura; si sara potuto accorgere, ad ogni modo, che «taD' altra parte, riconosciamo volentieri il suo merito nell' aver fatto conoscere una parte dell'opera di Rene Guenon, benche il fatto che egli l'abbia utilizzata a modo suo ci obblighi ad un pesante e piuttosto noioso lavoro di chiarificazione can i nostri lertori, parecchi dei quali sono abituati a considerare quasi come sinonimi il punto di vista tradizionale esposto da Guenon e it punto di vista ideal-rnagico-viril-olimpico rivoluzionario escogitato ed elaborato daJulius Evola'; quanta a noi, non vediamo come si pcssa
I Rene Guenon e la «scolastica» guenoniana, nella rivista II Gbibellina, gennaio 1963.. 2 Cfr. Caoalcare fa Tigre, pag. 19. , Del resto, non sembrerebbe che tale grosse equivoco gli dlspiaccia molto: cosf, ad esempio, nella recente edizione del Mistero del Graal

li [orze han no, in fondo,

la

catena mist/rata»

2.

contestare il diritto di ritenere phi degna di 'fiducla l'opera di Guenon che quella di Evola. Con l'occasione, precisiarno anche che a noi non interessa affatto la personalita di Rene Guenon, 0 di chiunque altro, in quanto tale. Semplicemente, si puc constat are ehe I'opera di Guenon adempie ad una certa funzione in una certa epoca (la nostra) nelI'esposizione di determinati insegnamenti tradizionali fondamentali verificabili ad esempio in testi indii, taoisti e dell'esoterismo islamico ehe erano diventati del tutto ignoti od ineompresi per la generalita degli Oecidentali. Can cio, non intendiamo minimamente affermare ehe gli scritti di Guenon siano infallibili sulle questioni di dettaglio; rna vi sono dei principi che, una volta cornpresi, sia pure soltanto teoricamente, non ammettono alcun comprornesso, ed a Julius Evola e capitata la disgrazia di fondare proprio in contrasto con quei principi il suo edificio mentale: e un vero peccato che cosf, per difenderlo, la sua combattivita abbia finito col prendere una direzione che 10 pone in una situazione ben poco invidiabile. Julius Evola giunge a dare un'interpretazione psicanalitica delle nostre prese di posizione, ed enuncia la sua diagnosi con un sonante termine germanico (supponiamo freudiano): «Geltungstrieb». Non comprendiamo perche egli si sia appoggiato a qualcosa di cos! tipicamente «sovversivo. come la psicanalisi per combattere le idee che abbiamo cereato di esporre. E diciamo questa fermo restando il fatto che peraltro riconosciamo a ehiunque il diritto di non troyare di suo gusto 10 stile dei nostri scritti, E poi singolare ehe Evola rimproveri noi, e persino Rene Guenon, per Ia carenza di «tutto do cbe riguarda it campo "esistenziale"

e operative, l'esperienza uissuta, le direttive realizzatioe oltre alla semplice dottrina»; singolare, diciamo, da parte di un autore che si e
tanto compiaciuto di scrivere sulla Tradizione da costruire un gran monumento letterario, sempre conoscendola dalI'esterno e senza mai integrarsi in una sua forma vivente, che, sola, avrebbe potuto rappresentare it suo «campo esistenziale ed operative» normale, Cio che veramente manca in Rene Guenon - e nel «rnondo tradizionale» - e l'azione non subordinate alla conoscenza (evi(pag. 9), parlando del senso che egli da al termlne «rnondo tredizionale», ama precisare che <d: 10stesso senso che R. Guenon e it suo gruppo vi hanno data». Notiamo di sfuggita che l'accenno ad un presunto «gruppo» di Rene Guenon, in realta mai esistito, non si puo spiegare che con un difetto di informazione dell'autore.

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JULIUS

EVOLA,

0 n, IUNOCERONTE

SULL' ASFALTO

IUVISTA D! STUD! TRADlZIONAU

dente rnostruosita per chiunque abbia l'«intelletto sano»), che si trova invece senza dubbio in Evola, ancora pertinacemente afferrnata ed esaltata nella recensione di cui parliarno. A questo proposito, l'autore pretende avanzare delle prove storiche della suprernazia dell' aurorita corrispondente all' azione su quella corrispondente alia conoscenza: rna i casi da lui citati, quando non siano rnanifestazioni di un rovesciarnento nettarnente eterodosso, corrispondono sernplicemente ad autorita che sintetizzavano in se Ie funzioni di conoscenza ed azione, o piuttosto erano anteriori alIa loro differenziazione; Ia subordinazione dell'azione alIa conoscenza veniva cosf realizzata nella stessa persona rivestita dell'autorita, secondo il rnedesimo rapporto che del resto, come e ovvio, deve esistere sernpre tra le facolta intellettive e volitive dell'uomo. Nella sua argomentazione, il nostro autore crede di potersi appoggiare al detto «post laborem scientia», senza capire che questa espressione, sot to forma di successione, pone proprio l'azione in funzione della «sclenza »; ed anzi, osserviarno, il terrnine «labor» si riferisce ad un'azione che, per essere veramente efficace, deve essere guidata ed ordinate da chi gia possieda una conoscenza adeguata, e il giusto rapporto tra conoscenza ed azione si ritrova dunque nella relazione tra Maestro ed Apprendista, per esprimerci nei termini delle iniziazioni artigianali a cui il detto citato da Evola si applica esattamcntc, Dobbiamo aggiungere che anche il riferimento dell'autore alla Bhagavad Glta e del tutto esrraneo all'argornento: se esiste una «via delI'azione '), essa e valida proprio per chi riconosca anzitutto la sua tot ale subordinazione al Supremo Conoscitore; essa e anzi un modo per realizaare tale subordinazione, fino alla conoscenza effettiva del legame interiore, che e poi quello di Arjuna con Krishna, secondo il simbolismo della stessa Bhagavad Gha, dove si cercherebbe invano I'ideale di un Arjuna che, con I'azione, pretendesse di diventare un autosufficiente «individuo assoluto»! Del resto, come luminosarn~nte si esprirne un testa metafisico quale il Comrnento ai Brahrna Sutra di Shankardcharya, e evidente che «la conoscenza del Principio (Brahmajnal1a) non e il risultato d'una qualsiasi attivita umaria, poiche di per se stessa, sola, essa e»·. 11fatto che poi in pratica, per l'uomo occidentale moderno, una via di realizzazione debba essere in gran parte una «via d'azioner (kanna marga) risponde a tutt'altra questione: si tratta della verita • Commento al
IO

Adhyaya, 4° slUra.

di fatto, sulla quale siamo perfettamente d'accordo, che I'uomo contemporaneo, incapace per sua natura di una via di conoscenza diretta, ha bisogno di assurnere nel modo pili arnpio la propria azione come supporto per la purificazione e la trasmutazione progressiva del proprio essere. E cio e possibiIe, 10 ripetiamo, se tale azione sara subordinata alla conoscenza: sia alla sua conoscenza teorica, sia alla conoscenza dell'aurorita destinata in qualche modo a guidarlo, indispensabile per dare una porrata propriamente «rituaIe» alIa sua azione; non si dimentichi, a questa proposito, che il Termine karma tradotto sopra con «azione» significa in particolare l'azione rituale, Non ci soffermeremo sulla negazione, da parte di Evola, della necessita di un ricollegamento tradizionale effettivo: ne abbiamo gia parlato, e sara utile riparlarne piuttosto in altra sede, considerando altri aspetti della questione. D'altra parte, egli ci fa notare che «Ia rottura fra le forme della vita esteriore e i residui tradizionalistici exoterici da una parte, ogni possibile orientamento trascendente dall'altra, e ormai da noi profonda e irriversibile», e, non a torte, vorrebbe evitare che in nome di una «necessita dell'exoterisrno tradizionale. si cada in un «conformisrno codino epiccolo borghese». E appena il case di dire che quell a «necessita», esclusa dar nostro autore, deve e puo corrispondere precisamente alIa base di «cia cbe riguarda il campo esistenziale e operatioo, l'esperienza uissuta, le diretttve realizzatiue oltre la semplice dottrina )~, secondo Ie gia citate espressioni evoliane, conducendo imrnensamente lontano da qualsiasi conforrnismo di comodo; egli preferisce invece ribadire la sua «via della mana sinistra», sorta di teurgia da parte di «profani» che suggerisce di tentare, con una disinvoltura davvero eccezionale. Ci asterremo qui da ulteriori commenti, anche per evitare ripetizioni non pili necessarie: ricorderemo soltanto che, secondo una tradizione araba, chi si presenta a una certa porta senza esservi pervenuto in un modo normale e condannato a ritornare sui suoi passi non pili come semplice profano, rna come sahir (rnago), ed egli sara COS) perpetuamente relegato negli stati inferiori e tenebrosi dell'esistenza. Forse l'insegnamento racchiuso in questo semplice avvertimento aiutera qualcuno a riflettere? Poiche poi, nella sua condusione, Evola ci accusa di aver alterato il sense di una sua osservazione sulla vita sessuale, la citeremo testualmente: «Circa 10 stesso adulterio, non bisogna dimenticarsi, che nell'Oriente ario ogni appartenente ad una casta superiore aveva pili donne a sua disposizione e, propriamente, pili come oggetti d'uso che come" mogli" nel senso occidentale) (La Dot-

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.,'
JULIUS EVOLA, 0 IL R1NOCERONTE SULL' ASFALTO

trina del Risveglio, pag. 170). Come si notera I' autore sostiene ehe gli Arii di casta elevata vedevano nelle lora donne piti che altro degli «oggetti d'uso», proprio come avevamo scritto. ITnostro autore termina con un aceenno intenzionalmente ironico, dicendo eli aver appreso che I'autore della recensione della Dottrina del Risveglio svolge nella «vita professionale» l'attivita di giudice di rribunale, Di fronte a questa notizia, completamente fantastica, si sarebbe portati a pensare che, come fonte di inforrnazioni, il nostro eontraddittore non e piu attendibile ehe come fonte di interpretaaloni dottrinalL

G. P.

RECENSIONE
Nel numero 504 (Avril, Mai, Juin 1989) di Etudes Traditionnelles ci ha sorpreso leggere la recensione, firmata A. DelaroqueColombiere, del primo volume di una raccolta degli articoli diJean Reyor (pseudonimo di Marcel Clavelle) intitolata «Pour un aboutissement de l'ceuure de Rene Guenon» (Arche, Milano 1988). Abi tuati ormai da alcuni anni alIa «rnediocrira» delle produzioni letterarie pubblicate su questa rivista, ci ha stupito ritrovare tra le sue pagine, un tempo supporto d'elezione degli articoli di Rene Guenon, una recensione fatta in modo intelligente e documentato. L'autore e evidentemente al corrente delle «vicissitudini della vita tradizionale di Jean Reyor», alIe quali fa spesso riferimento, non senza attenersi ad un certo riserbo su dettagli che non sono di dominic pubblico. Va tuttavia osservato che di queste «vicissitudini» l'autore mette in rilievo soprattutto quelle negative, che eondizionano giustamente una attitudine di riserbo su certe posiaioni assunte da J. Reyor nel periodo successivo aIla morte di Rene Guenon, rnentre non fa menzione dei venti e phi anni consaerati da M. Clavelle a Rene Guenon ed alIa rivista Etudes Traditionnelles, per i quali rinuncio anche alla possibilita di garantire un minimo di base materiale alIa propria vita ordinaria, in quanto l'impegno di un lavoro profane non gli permetteva di far fronte agli impegni, per lui ben pill importanti, che si era assunro nei eonfronti di Rene Guenon e della sua opera. Questa «lacuna» dell' autore sembra d'altronde corrispondere aile direttive di Etudes Traditionnelles, che in occasione della morte di Marcel Clavelle si e Iimitata a segnalare la circostanza in una Iaeonica nota liminare ehe paragonata al necrologic dedicate a D. Roman, e del tutto sproporzionata a quanta egli fece per mantenere «viva », per pill di due

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