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LA FUNZIONE DELLA SCUOLA NELLA SOCIETA’ Caratteri specifici delle società complesse Tutta la società contemporanea è attraversata da un processo

di crescente complessità che si manifesta con la produzione di fitta rete di sottosistemi autonomi e interconnessi, quali per esempio quelli relativi alla produzione della cultura, alla diffusione dell’informazione, alla sanità, all’economia, ecc. La caratteristica della complessità si è a tal punto intensificata da rendere praticamente impossibile la lettura della realtà sociale nella sua globalità. La pluralità delle variabili che entrano in gioco nelle interconnessioni fra i diversi sistemi dà luogo, infatti, a conseguenze ed effetti mutevoli, non programmabili e non prevedibili, a volte indesiderati, con rischi crescenti d’ingovernabilità o paralisi del sistema. In particolare, si assiste: 1. sul piano filosofico e ideologico, ad un indebolimento di tutte le correnti di pensiero tradizionale e all’impossibilità dichiarata di proporre idee e valori guida a lungo periodo, 2. sul piano individuale, alla perdita del senso della storia e del sociale a scapito di una visione della vita narcisistica e proiettata nel solo presente. La scuola nella società complessa Anche la scuola partecipa come sottosistema alla complessità del sistema in cui è inserita, perciò risente di incertezze nella formulazione delle finalità, di effetti indesiderati negli esiti della propria azione, di sproporzione tra mezzi impiegati e risultati ottenuti. Il quadro d’insieme, sia generale, sia della situazione particolare della scuola, non è rassicurante. Eppure, nonostante i rischi legati al cambiamento, la scuola non può restare esclusa dai processi evolutivi che investono l’epoca contemporanea. Per ritrovare una sua precisa funzione, tutto il sistema scolastico ha bisogno di un radicale intervento riformatore che investa, in primo luogo programmi e ordinamenti, ma soprattutto sappia costruire strutture flessibili in grado di reagire positivamente ai cambiamenti. Oggi, infatti, il sistema scolastico non riesce a protendere le sue radici in profondità nell’ambiente sociale, non lo rispecchia, non lo assorbe per intero perché ne coglie solamente una parte. Ciò significa che il punto di vista di coloro che operano nella scuola non coincide più con quello di coloro che lavorano nell’economia, nella produzione, nel consumo. Queste linee di tendenza consentono di ipotizzare un prossimo mutamento dell'intero sistema formativo, per certi aspetti assimilabile per rilevanza a quello che segnò il passaggio dalla società preindustriale a quella industriale, quando cioè si attuò la transizione da un sistema formativo centrato principalmente sulla famiglia ad un sistema centrato anche e soprattutto sulla scuola. Il consolidamento della società postindustriale probabilmente accentuerà il processo di crescente eterogeneità e, di conseguenza, pure il sistema formativo tenderà a configurarsi come policentrico. Ciò non significherà la scomparsa della scuola, come alcuni anni or sono ipotizzavano e auspicavano i profeti della “descolarizzazione”, ma comporterà la necessità di una ristrutturazione del sistema formativo verso forme più complesse. Al suo interno, oltre alla scuola, saranno presenti diversi altri poli da valorizzare, a condizione che sappiano collocarsi in una prospettiva flessibile e sinergica. Questo processo è probabilmente inevitabile, anche se non automatico e comunque non esente da problemi. Uno dei principali e più cruciali consisterà nel trovare i canali formali e informali di comunicazione e collaborazione tra le agenzie educative, vecchie e nuove, ma entrambe riqualificate nel loro intervento e se la scuola saprà assumere un atteggiamento e un ruolo attivo anziché passivo, potrà gestire come protagonista l’avvento del sistema policentrico e svolgere in esso un compito essenziale e insostituibile. Scuola ed extrascuola Quando il bambino si presenta a scuola ha già compiuto un lungo percorso sul cammino dell’inserimento nella comunità di appartenenza e già possiede patrimonio di conoscenze e di abilità ricco, vario, fortemente partecipato. Anche nel periodo di

frequenza scolastica, il bambino continua l'esperienza di socializzazione e apprendimento a contatto con la famiglia e con gli amici. Inoltre è molto probabile che passi alcune ore della sua giornata di fronte al televisore o al computer, che frequenti più o meno saltuariamente la parrocchia, qualche associazione sportiva, una biblioteca o una ludoteca. L’intervento educativo della scuola si trova quindi inserito in un sistema assai complesso, costituito da un variegato arcipelago di agenzie formative che, insieme, dovrebbero contribuire alla formazione della personalità, all’arricchimento del patrimonio di abilità e competenze, al miglioramento dell’inserimento sociale. Spesso non è così. Al contrario, quando il sistema si presenta in forma disorganica, frammentaria, contraddittoria, la semplice coesistenza e sovrapposizione delle diverse agenzie formative non è per il bambino un’occasione di crescita, ma causa di disorientamento e di crisi. La scuola deve quindi riconoscere di non poter esaurire tutte le funzioni educative. Nell’esercizio della propria responsabilità e nel quadro della propria autonomia funzionale, deve invece • • • favorire l’interazione con la famiglia, quale sede primaria dell’educazione del fanciullo, valorizzare le risorse culturali, ambientali e strumentali offerte dal territorio e dalle strutture in esso operanti. promuovere il loro razionale coordinamento.

Le principali agenzie formative Tentare una classificazione della molteplicità di agenzie educative che operano all’esterno della scuola non è un’impresa semplice. Alcune sono facilmente identificabili: è il caso, ad esempio della Chiesa, degli Enti locali, delle Aziende sanitarie, cioè agenzie che, con caratteristiche costanti, si ritrovano in modo molto simile in tutte le realtà. Esse perseguono in modo esplicito e dichiarato finalità orientate verso l’interesse generale e il bene comune. Per altre agenzie, l’identificazione è più difficile. Semplificando, si potrebbero classificare in due grandi gruppi: • enti e associazioni che non perseguono finalità commerciali, ma sociali e sono legate in maniera più o meno manifesta a gruppi politici, religiosi, culturali. L’offerta di servizi educativi non è il loro obiettivo prioritario, però opportunamente valorizzate e stimolate, possono costituire una preziosa risorsa formativa, • imprese private, slegate da qualsiasi componente ideologica, che offrono servizi educativi sulla base della domanda espressa dalle comunità in cui agiscono e che, quasi sempre, sono mosse da interessi dichiaratamente economici. Ci sono poi settori della comunità civile che, pur non avendo tra le loro finalità quelle formative, possono, se la scuola li sa individuare ed utilizzare, offrire ottime opportunità educative. Per esempio, e in primo luogo, il mondo del lavoro, ma anche il volontariato più o meno organizzato, più o meno occasionale. Esiste infine un’ultima agenzia educativa che sfugge a qualsiasi tipo di classificazione in quanto impersonale, multiforme, difficilmente controllabile, con formidabili caratteristiche di penetrazione e adattamento. Si tratta dei mass-media, cioè dell’insieme dei mezzi di comunicazione di massa: televisione e computer in primo luogo. Essi produrranno nella civiltà umana, e già lo stanno facendo, mutamenti assimilabili a quelli che, millenni or sono, produsse la scoperta della scrittura, ma con effetti molto più dirompenti perché più rapidi. Scuola e famiglia La famiglia precede qualsiasi altra istituzione educativa, le accompagna e le integra tutte. L'incidenza che essa esercita sui bambini è, nel bene e nel male, sicuramente molto condizionante, talvolta decisiva. Nella società attuale la famiglia è un’entità variegata e di difficile tipizzazione. Diverse sono anche le attenzioni e le aspettative che essa riserva alla scuola, dando luogo, non di rado, a disinteresse marcato, fino alle forme più vistose di inottemperanza al formale obbligo della scolarizzazione. Un fenomeno similare riguarda lo stato della partecipazione alla gestione democratica della scuola, che da anni ormai sopravvive in una situazione di crisi, avendo esaurito le spinte motivazionali che ne avevano salutato le origini.

Molti sono i motivi di tale disimpegno: anche se meno colpita dai fenomeni degenerativi, l’istituzione scolastica partecipa tuttavia al più generale processo di perdita di credibilità dei servizi pubblici, a cui si aggiunge la sfiducia nell’efficacia della scuola come strumento per la promozione sociale. Così oggi, per molte famiglie, la scuola è una istituzione vissuta in modo estraneo, come un obbligo a cui non ci si può sottrarre. Per molte altre, alle prese con orari e turni di lavoro non facilmente compatibili con i propri doveri di genitori, la scuola è il servizio a cui delegare in modo totale l’educazione dei figli. Questi atteggiamenti non sono, ovviamente, gli unici, ma attualmente sono assai diffusi. Quasi trent’anni fa, con il DPR 416 del 31 maggio 1974, furono introdotti nella scuola i cosiddetti Organi collegiali di gestione democratica. Essi, privilegiando il rapporto scuola e famiglia, rendevano obbligatori, a diversi livelli, momenti di incontro istituzionali, atti a favorire il dialogo e la collaborazione, ma, di fatto, non hanno saputo introdurre gli effetti sperati. Le cause del parziale fallimento sono molteplici e non sono di certo imputabili esclusivamente alla famiglia. Se è vero che spesso agli insegnanti è ingiustamente addossata la responsabilità delle disfunzioni della scuola, è altresì vero però che molti insegnanti, ancora oggi, considerano la presenza dei genitori nella scuola come una indebita intrusione e si adoperano in tutti i modi per ostacolare o svuotare totalmente di significato la loro partecipazione. La reciproca diffidenza che induce malintesi e contrasti evidenzia l’esigenza di maturare la qualità della collaborazione tra scuola e famiglia, evocando scenari nuovi per l’attivazione di tale incontro. Scuola ed Enti locali. Gli Enti locali, i Comuni in particolare, hanno avuto una forte rilevanza nella storia della scuola italiana, con la fornitura di locali, sussidi, attrezzature, servizi. In passato, garantirono anche specifiche forme di assistenza agli alunni delle famiglie più bisognose, con mensa scolastica e doposcuola. Una quarantina di anni fa, in assenza di norme legislative che stabilissero gli esatti confini delle loro possibilità di intervento nel settore dell'istruzione, di fronte alle richieste di aumento del tempo scuola espresse da un numero sempre maggiore di famiglie alle quali lo Stato non riusciva a rispondere in modo adeguato, molti Comuni italiani si fecero promotori di iniziative di sostegno alla scuola pubblica. Il loro intervento usci da limiti puramente assistenziali e si estese anche alla didattica, con l’istituzione di laboratori di attività integrative, corsi di lingua straniera, organizzazione di soggiorni finalizzati all’educazione ambientale, ecc. Non tutte le esperienze maturate in quegli anni furono positive, ma molte di esse entrarono a far parte dei normali percorsi didattici, trovando pure, in qualche caso, accoglimento nell'ordinamento scolastico statale. In linea di massima, l’impegno dei Comuni fu notevole e di certo contribuì al miglioramento della qualità del servizio scolastico. Il suo limite fu quello di non essere stato uniforme sul territorio nazionale, in quanto troppo legato alle risorse localmente disponibili e alla volontà politica degli amministratori. L'impegno degli Enti locali nell’istruzione si è oggi notevolmente ridimensionato, un po’ per difficoltà economiche, un po’ perché lo Stato, con gli anni, ha aumentato il suo impegno nel settore scolastico. Poco per volta, sono così ritornati al compito istituzionalmente loro assegnato, ma gran parte delle strutture allestite sono rimaste: spazi verdi, aree di gioco laboratori, botteghe di animazione, biblioteche, ludoteche. Molte amministrazioni comunali continuano comunque, anche oggi a riservare consistenti quote dei loro bilanci per attività culturali e integrative per gli alunni, oltre a iniziative di formazione, aggiornamento e supporto per gli operatori della scuola. Le molteplici iniziative non sempre sono opportunamente coordinate, perciò, per evitare la dispersione di preziose risorse, anche il rapporto scuola ed ente locale deve essere maggiormente razionalizzato In questa ottica, le vie da seguire possono essere più di una e ogni scuola, in base alle sue necessità e potenzialità, dovrebbe trovare le forme più idonee. Scuola e mezzi di comunicazione di massa Sui mezzi di comunicazione di massa e, in particolare sull’impatto che essi esercitano sull’educazione, esiste una vasta e multiforme letteratura. Mentre da un lato si afferma il rischio che audiovisivi e strumenti informatici determinino effetti di segno negativo a carico dei processi cognitivi, delle capacità di attenzione e concentrazione, dello sviluppo sociale dei bam-

bini, ecc., dall’altro sono considerati sussidi utili per le positive spinte qualitative che essi possono imprimere ai processi formativi. Al di là delle demonizzazioni e dei troppo facili entusiasmi, è indubbio che il loro impatto sulle nuove generazioni e stato notevole. Ciò che maggiormente può preoccupare è la frequente impossibilità di esercitare un controllo sul loro uso tanto dal punto di vista quantitativo, quanto da quello qualitativo. Ancor meno lo può esercitare la scuola, considerando che i bambini passano il loro tempo davanti alto schermo televisivo proprio nel periodo extrascolastico. La scuola non può ignorare i mezzi elettronici, li può e li deve utilizzare per il loro potenziale formativo, ma nei loro confronti, deve saper assumere e soprattutto far assumere un atteggiamento consapevolmente critico e costruttivo. La centralità della scuola La società complessa pone attualmente il bambino di fronte ad una pluralità di offerte formative spesso in condizione di semplice coesistenza, talvolta di sovrapposizione e di contraddittorietà, con risultati educativi finali non sempre adeguati alle aspettative. Se invece l'azione di tutte le agenzie presenti su un determinato territorio fosse coordinata, armonizzata e integrata all’interno di un unico progetto formativo, globale e condiviso, si potrebbero conseguire risulta educativi quasi certamente superiori a quelli dati dalla semplice somma dei singoli interventi. A chi spetta il compito di definire il progetto e mediare gli interventi? Anche se la scuola, da sola, non può rispondere alla totalità dei bisogni educativi, è tuttavia indubbio che all'interno di un sistema formativo, il suo ruolo resta centrale e determinante. Infatti, mentre per le altre agenzie l’istruzione e l’educazione non sono funzioni prioritarie, per essa sono invece compiti istituzionali. Alla scuola dovrebbe quindi competere il compito di costruire strategie e percorsi per favorire il raccordo e l’integrazione tra le diverse istituzioni. Scuola e .... scuole Fino a questo momento abbiamo sempre parlato di agenzie formative (al plurale) e di scuola (al singolare).Le cose non stanno esattamente così, perché in ogni territorio vi sono, infatti, almeno tre tipi diversi di istituzioni scolastiche: materna, elementare e media inferiore. Ad esse, molto spesso, si aggiungono anche le scuole medie superiori: licei, istituti tecnici e commerciali, professionali, creando un panorama assai diverso da luogo a luogo. Visto singolarmente, ogni tipo di scuola è diverso dagli altri tipi: la scuola materna non ha le stesse esigenze della scuola elementare, la media inferiore si diversifica dalla media superiore e cosi via. Pero, se esaminiamo le diverse problematiche in modo dinamico, cioè seguendole nella loro evoluzione, abbastanza facilmente potremo trovare temi educativi comuni a tutti gli ordini di scuola, al di là delle diverse connotazioni che essi possono assumere Ad esempio, il tema dell'educazione alla salute è presente nella materna come nella media superiore, i contenuti sono diversi, ma gli obiettivi finali sono i medesimi. La sostanziale continuità dei temi educativi è stata recepita, in parte, dal nostro sistema scolastico, anche se, a livello pratico, purtroppo, gran parte delle scuole ha rapporti piuttosto sporadici con le altre scuole del territorio. Tuttavia, almeno a livello normativo, la strada da seguire è stata tracciata, perché la produzione legislativa degli ultimi anni detta precise disposizioni in merito al raccordo curriculare, pedagogico, organizzativo da attuare. Quindi, ciò che difetta ancora in questo momento non è tanto la "norma", quanto la "cultura" della continuità. Più o meno raccordate, è però un dato di fatto che all'interno di uno stesso territorio può esistere una pluralità di scuole, ognuna con le sue specifiche caratteristiche e questo complica molto il discorso sulla funzione progettuale della scuola all'interno del sistema formativo complesso. Un progetto educativo, globale e integrato, non può essere il compito di una sola istituzione, come non è la semplice addizione dei singoli progetti di tante scuole. Piuttosto, dovrebbe essere il frutto dell’impegno congiunto e solidale.