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Con me il Barbarigo ha anche cambiato musica

Con me il Barbarigo ha anche cambiato musica

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Bellissima e lunga intervista a Don Floriano Riondato, mitico nume tutelare del Barbarigo. Pagina apparsa sul Gazzettino di Padova del 13 marzo 2012, p. XIV.

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Bellissima e lunga intervista a Don Floriano Riondato, mitico nume tutelare del Barbarigo. Pagina apparsa sul Gazzettino di Padova del 13 marzo 2012, p. XIV.

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Sognava il pianoforte o il
violino, ma i tempi erano duri
e gli strumenti costavano ca-
ri, troppo cari. Era entrato in
seminario nel '32 . quando da
mangiare ce n'era poco ... ».
Così fini con l'amare il flauto,
prima quello dolce, più sem-
plice, poi il traverso. Una
passione contagiosa, che è
riuscito a trasmettere ad inte-
re generazioni di studenti, fin
dal 1963, quando fu inserita
nei curricola scolastici del
Barbariga la nuova materia
voluta dal ministero: la musi-
ca.
Don Floriano Riondato oggi
si porta 91 anni alla grande,
aiutato dalla fede, dalla musi-
ca ... «ma immagino anche dal
mio Dna».
In quel Dna era scritto
anche il flauto, don
Floriano?
. E bello, sa? Prima iniziai
con quello piccolino, da stu-
dio, poi quello più serio, in
do, con più estensione. Al
Barbariga lo introdussi per
primo a Padova. Pensi che lo
insegno ancora oggi ai bambi-
ni delle elementari».
Ai ragazzi piaceva?
. Come no! Del resto, all'epo-
ca certamente c'erano meno
"cose", le distrazioni scarseg-
giavano .. .
E oggi invece?
«Beh, c'è l'elettronica, ci so-
no i computer e ci sono troppi
genitori distratti, che non san-
no mai dire di no. Ma la
musica è la musica. Certo,
magari al flauto i giovani
preferiscono la chitarra, però
resta sempre un buon approc-
cio".
Anche lei, a suo tempo,
dopo il flauto studiò
chitarra?
. Certamente. Vede, qui al
Barbariga attrezzammo una
sala per la musica, insonoriz-
zata. Per accompagnare i
flauti inserimmo qualche ta-
stiera, ma non bastava ... ».
Così? _
. Siamo ormai alla fine degli
anni Sessanta, sa, i gruppi, i
bassi,le chitarre, tante chitar-
re. CosI me ne comprai una e
cominciai a studiarla, seguito
dal maestro Paolo Muggia.
Ecco, così potemmo aggiun-
gere 111 base armonica . al
coro"' .
Però, non bastava ancora,
.:è vero. D'estate buttavo giù
il repertorio musicale per
l'anno scolastico a venire, ma
mi restava un sogno incom-
piuto: una banda».
Che vuoi dire altri strumen-
ti,
. Eh sI, cominciai a studiare
la tromba, il clarinetto, il
corno, comprai i sax, perfino
un clavicembalo».
Un clavicembalo, però, con
la banda c'entra poco, ..
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HA COMPIUTO 91 ANNI
Dal '63 ad oggi
non ha mai smesso
di insegnare a suonare
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__ 13 marzo 2012
TUTTI GLI STRUMENTI
Dai flauti alla banda,
all' orchestra barocca,
all'Ensemble di arpe
«Con me il Barbarigo
ha anche cambiato musica» j
'«Infatti nacque anche untor-
chestra, la Piccola Orchestra
Barocca, piccola ma davvero
grande. Pensi che al fagotto
c'era Leopoldo Armellini,
che poi divenne direttore del
Pollini, a quel clavicembalo
c'era Stefano Francescano, al

IL LICEO
Istituito nel 2010.
conta 20 studenti
«Sòno i migliori;)

Don Floriano
con Federica
lovlson. allìeva
della scuola
d'arpe del
Barbariga.
diventata
famosa a livello
internazionale.
Sopra al centro
del giardino
dell'istituto,
che cura
ancora •
personalmente
flauto traverso Alberto Ma-
ran, al violino Sonig Ciache-
rian .. . Incredibile».
L'orchestra durò a lungo?
. No, pochissimo, fino alla
morte del primo violino nel
1981: era mio nipote Darrlele.
Una pagina tristissima. A
quel punto non me la sentivo
più di proseguire, e l'orche-
stra cessò • .
Ma la banda Invece no?
. No, la banda andò avanti.
Anzi, cominciammo a parteci-
pare a numerosi eventi, an-
che al teatro Verdi , per bene-
ficienza. Ma spese e Siae si
prendevano quasi tutto, non
era quella la strada giusta • .
Arriviamo a tempi più re-
centi.
«Arriviamo al 1992, quando
nacque la scuola d'arpa, gra-
zie all 'impegno della profes-
soressa Giuliana Bressan, pri-
ma, e della professoressa Ma-
ria Chiara Bassi poi. Oggi la
scuola è la più grande d'Ita-
lia, e conta 24 alunne, è
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mai noto a livello internazio-
nale».
L'arpa è uno strumento nan_
tico", Esercita ancora fasci-
no,oggi?
«Direi di sì: qui da noi gli
studenti, anzi, le studentesse
d'arpa non mancano».
Perchè è uno strumento
prettamente femminile,
vero?
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si d' arpa miste non funziona-
no: i maschi si sentono obbli-
gati a. Ma i più
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. Dlpende dai modelli, ma ci
sono arpe che costano come
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I GIOVANI
Tra elettronica
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plesso, dal preciso lavoro di
liuteria, con tanti pedali per
la scelta delle intonazioni, i
registri, le chiavi, la cassa
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L'anno scorso una grande
novità: il varo al Barbarigo
del Liceo musicale.
. Finalmente: è stata una
scommessa, un sogno. llliceo
musicale è una specialità co-
stosissima, tra strumenti e
stipendi ai professori .. .
Ma ha intercettato l'interes-
se degli studenti?
- Di quelli iscritti di sicuro.
Abbiamo avuto dieci ragazzi
l'anno scorso e altri dieci
quest' anno. È una nicchia, un
indirizzo preciso comunque
propedeutico al Conservato-
rio».
Ma· è un liceo come un
altro? Voglio dire, gli inse-
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materie?
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È
più dedicate alla musica.
una scelta precisa, che
consente ai ragazzi ultenon
distrazioni» .
Qual è l'identikit dello stu-
dente del "musicale"?
. Sono studenti modello, bra-
vissimi. con una marcia in
più e una passione che sta
per sbocciare. Tutto qui ».
riproduzione riservata
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Martedì 13 Marzo 2012,
Sognava il pianoforte o il violino, ma i tempi erano duri e gli strumenti costavano cari,
troppo cari. Era entrato in seminario nel ’32 «quando da mangiare ce n’era poco...».
Così finì con l’amare il flauto, prima quello dolce, più semplice, poi il traverso. Una
passione contagiosa, che è riuscito a trasmettere ad intere generazioni di studenti,
fin dal 1963, quando fu inserita nei curricola scolastici del Barbarigo la nuova
materia voluta dal ministero: la musica.
Don Floriano Riondato oggi si porta 91 anni alla grande, aiutato dalla fede, dalla
musica... «ma immagino anche dal mio Dna».
In quel Dna era scritto anche il flauto, don Floriano?
«E bello, sa? Prima iniziai con quello piccolino, da studio, poi quello più serio, in
do, con più estensione. Al Barbarigo lo introdussi per primo a Padova. Pensi che lo
insegno ancora oggi ai bambini delle elementari».
Ai ragazzi piaceva?
«Come no! Del resto, all’epoca certamente c’erano meno "cose", le distrazioni
scarseggiavano...».
E oggi invece?
«Beh, c’è l’elettronica, ci sono i computer e ci sono troppi genitori distratti, che
non sanno mai dire di no. Ma la musica è la musica. Certo, magari al flauto i giovani
preferiscono la chitarra, però resta sempre un buon approccio».
Anche lei, a suo tempo, dopo il flauto studiò chitarra?
«Certamente. Vede, qui al Barbarigo attrezzammo una sala per la musica,
insonorizzata. Per accompagnare i flauti inserimmo qualche tastiera, ma non
bastava...».
Così?
«Siamo ormai alla fine degli anni Sessanta, sa, i gruppi, i bassi, le chitarre, tante
chitarre. Così me ne comprai una e cominciai a studiarla, seguito dal maestro Paolo
Muggia. Ecco, così potemmo aggiungere la base armonica al coro».
Però, non bastava ancora.
«È vero. D’estate buttavo giù il repertorio musicale per l’anno scolastico a
venire, ma mi restava un sogno incompiuto: una banda».
Che vuol dire altri strumenti.
«Eh sì, cominciai a studiare la tromba, il clarinetto, il corno, comprai i sax, perfino
un clavicembalo».
Un clavicembalo, però, con la banda c’entra poco...
«Infatti nacque anche un’orchestra, la Piccola Orchestra Barocca, piccola ma
davvero grande. Pensi che al fagotto c’era Leopoldo Armellini, che poi divenne
direttore del Pollini, a quel clavicembalo c’era Stefano Francescano, al flauto
traverso Alberto Maran, al violino Sonig Ciacherian... Incredibile».
L’orchestra durò a lungo?
«No, pochissimo, fino alla morte del primo violino, nel 1981: era mio nipote
Daniele. Una pagina tristissima. A quel punto non me la sentivo più di proseguire, e
l’orchestra cessò».
Ma la banda invece no?
«No, la banda andò avanti. Anzi, cominciammo a partecipare a numerosi eventi,
IL GAZZETTINO Online: il quotidiano del NordEst http://carta.ilgazzettino.it/MostraStoria.php?TokenStoria=2659123&Da...
1 di 2 13/03/2012 14.40
anche al teatro Verdi, per beneficienza. Ma spese e Siae si prendevano quasi tutto,
non era quella la strada giusta».
Arriviamo a tempi più recenti.
«Arriviamo al 1992, quando nacque la scuola d’arpa, grazie all’impegno della
professoressa Giuliana Bressan, prima, e della professoressa Maria Chiara Bassi
poi. Oggi la scuola è la più grande d’Italia, e conta 24 alunne, è l’"Ensemble
Floriana", oramai noto a livello internazionale».
L’arpa è uno strumento "antico". Esercita ancora fascino, oggi?
«Direi di sì: qui da noi gli studenti, anzi, le studentesse d’arpa non mancano».
Perchè è uno strumento prettamente femminile, vero?
«Macchè, solo perchè le classi d’arpa miste non funzionano: i maschi si sentono
obbligati a disturbare. Ma i più grandi arpisti sono proprio uomini, pensi solo allo
spagnolo Nicanor Zabaleta».
È uno strumento costoso?
«Dipende dai modelli, ma ci sono arpe che costano come un’automobile di media
cilindrata. Vede, sembra semplice, ma è uno strumento complesso, dal preciso
lavoro di liuteria, con tanti pedali per la scelta delle intonazioni, i registri, le chiavi, la
cassa armonica...».
L’anno scorso una grande novità: il varo al Barbarigo del Liceo musicale.
«Finalmente: è stata una scommessa, un sogno. Il liceo musicale è una
specialità costosissima, tra strumenti e stipendi ai professori».
Ma ha intercettato l’interesse degli studenti?
«Di quelli iscritti di sicuro. Abbiamo avuto dieci ragazzi l’anno scorso e altri dieci
quest’anno. È una nicchia, un indirizzo preciso comunque propedeutico al
Conservatorio».
Ma è un liceo come un altro? Voglio dire, gli insegnamenti musicali sono "in più"
rispetto alle altre materie?
«Sì, non viene sacrificato nessun altro insegnamento. Chi lo sceglie sa che ogni
settimana ci sono sei ore di lezione in più dedicate alla musica. È una scelta precisa,
che non consente ai ragazzi ulteriori distrazioni».
Qual è l’identikit dello studente del "musicale"?
«Sono studenti modello, bravissimi, con una marcia in più e una passione che
sta per sbocciare. Tutto qui».
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2 di 2 13/03/2012 14.40

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