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comunicazione

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Come farlo sapere?
All’Ufficio progetti esteri dell’Aifo si è svolto un corso sulla qualità dell’informazione delle nostre attività
Centro Documentazione Handicap di Bologna e associazione d’informazione sociale BandieraGialla www.accaparlante.it www.bandieragialla.it

di GIoVAnnA DI pASQUAlE e nIColA RABBI

La comunicazione come problema del terzo settore Di solito nelle Organizzazioni non governative non si assegna alla comunicazione un ruolo primario: la comunicazione è qualcosa che viene in secondo o terzo luogo, qualcosa d’imposto, ad esempio, dal formulario di progettazione europeo che prevede la “diffusione dei risultati”, diffusione di solito di ben poco aiuto per quanto riguarda la documentazione dell’intero progetto e la sua vera conoscenza al di là delle persone direttamente coinvolte. Le ragioni di questa situazione sono quelle che caratterizzano in generale il difficile rapporto esistente tra terzo settore e comunicazione, per cui storicamente si è dato sempre maggiore rilievo all’agire concreto rispetto all’agire comunicativo. Anche i giornalisti hanno avuto difficoltà a raccontare il terzo settore, spesso utilizzando luoghi comuni, pregiudizi, frasi fatte, creando diffidenza nei loro riguardi da parte di chi opera nel sociale. Recentemente abbiamo svolto un corso di formazione di 30 ore sul tema della comunicazione diretto alle persone che all’interno dell’Aifo si occupano di progetti esteri cercando di dare una risposta ad una serie di domande. Che cosa significa comunicare per l’Aifo? Com’è organizzato il gruppo per comunicare? Come comunicare un progetto estero? I 4 brianstorming Il gruppo ha partecipato a quattro momenti

di brianstorming; nel primo abbiamo trattato del significato del comunicare mentre nel secondo abbiamo discusso sulle caratteristiche della comunicazione sociale. Il gruppo, nel corso della discussione, ha dimostrato una precisa comprensione dell’azione del comunicare che è qualcosa che non si può ridurre alla semplice trasmissione d’informazioni ma deve rendere partecipi gli altri al fine di un cambiamento. Quest’azione, inoltre, non deve essere occasionale ma continuata perché sia significativa. In secondo luogo è emersa l’importanza di comunicare per migliorare e promuovere l’immagine del gruppo. Anche per quanto riguarda i problemi che insorgono quando si fa comunicazione sociale, sono stati centrati dei punti essenziali; l’uso di un linguaggio e di una scrittura eccessivamente tecnica (da addetti ai lavori), l’incapacità di suscitare interesse in un pubblico, l’importanza dell’etica nel comunicare (evitando di cadere nel pietismo o nel sensazionalismo…), la mancanza di professionalità tecnica nella comunicazione nel terzo settore, le poche risorse economiche e umane a esso dedicate. Una volta che abbiamo preso coscienza di cosa significhi comunicare nel sociale abbiamo disegnato - nel terzo momento di brainstorming - una mappa di come la comunicazione si muove dentro l’Aifo (comunicazione interna) e verso l’esterno (comunicazione esterna). Dalla discussione di questo punto sono emersi due nodi: 1) l’importanza del

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passaggio di comunicazione dai vari coordinatori di progetti all’estero ai project manager e del successivo passaggio di queste informazioni all’interno del gruppo; 2) la centralità dei due strumenti d’informazione più importanti (la rivista e il sito), della loro sintonia con quanto si fa e il loro reciproco sostegno. In generale è emerso che se ci sono alcune persone delegate a comunicare, cionondimeno questa funzione è trasversale e riguarda tutti. Infine nell’ultimo brainstorming abbiamo definito in modo dettagliato con quali linguaggi e strumenti possiamo comunicare e i relativi prodotti di comunicazione. A partire dai linguaggi abbiamo definito gli innumerevoli prodotti informativi dell’Aifo, annotando anche quelli che mancano completamente. In questo modo abbiamo reso concreto tutto quello che si può fare con la comunicazione in un ambito come quello delle attività di una Ong. In particolare si è cercato di capire cosa è importante comunicare, quali sono per noi i valori notizia, i motivi per cui sentiamo che certe azioni hanno una maggiore importanza rispetto ad altre e con quali strumenti farlo. L’analisi dei progetti In un secondo momento del corso di formazione siamo poi passati a un’applicazione pratica di quanto ci siamo detti, analizzando tre progetti in via di realizzazione. I progetti sono stati presentati in maniera dettagliata al gruppo dai vari responsabili e si è passati poi a una loro analisi dal punto di vista comunicativo adottando questo schema. Piano di comunicazione del progetto • Analisi del contesto • Obiettivi • Destinatari • Strategie • Linguaggi e prodotti • Risorse tecniche • Risorse economiche • Tempi • Valutazione Dati i tempi ristretti ci siamo focalizzati solo su alcuni punti più rilevanti, per ogni progetto abbiamo definito i destinatari della nostra comunicazione, gli agenti comunicatori (chi in concreto è delegato a farlo), le parti del progetto che possono diventare notizia, i linguaggi e i prodotti più idonei. Documentare un progetto Accanto a questa analisi si è svolto anche un incontro sulla documentazione di un progetto, sul senso del documentare;

sulle sue forme, stili e linguaggi. La documentazione come strumento della pratica professionale è spesso sentita come lontana dalle esigenze reali dei gruppi impegnati in campo operativo. Attraverso la documentazione delle pratiche e dei progetti si passa dal territorio della memoria (che può essere anche così intimo e personale) alla scena pubblica, alla dimensione comunicativa. La documentazione, al di là degli obiettivi specifici che si pone e della forma con cui si presenta, è sorretta da una istanza comunicativa che la fonda e definisce. L’incontro dedicato alla riflessione sulle pratiche documentative all’interno dei progetti di cooperazione ha permesso di evidenziare i tratti che oggi risultano più utili: • una documentazione che trae linfa vitale dalla memoria rielaborata dei progetti; • si fa esperienza comunicabile; • si collega a quella forma della narrazione che ha a che fare con la testimonianza; • aumenta la visibilità sociale; • genera apprendimenti. Conclusioni e proposte di lavoro Il lavoro svolto nel corso di formazione ha riguardato la comunicazione di progetti a posteriori, di progetti cioè già scritti e approvati e in parte realizzati; ma l’ideale sarebbe pensare la parte di comunicazione nel momento in cui si scrive il progetto, come parte integrante dello stesso, dove sia definito un budget preciso e delle figure incaricate a occuparsene. Una cosa poi è prevedere la comunicazione di un progetto e un’altra è la presentazione di progetti in cui ci sia una parte di comunicazione come azione stessa del progetto da svolgere in loco. In questo caso si deve pensare a prodotti informativi adatti al paese in cui vengono proposti e che possono avere obiettivi molto diversi. Possono essere, ad esempio, uno strumento per la diffusione di buone pratiche di riabilitazione su base comunitaria, di sensibilizzazione dell’opinione pubblica locale, oppure fungere come raccordo tra genitori con figli disabili, o servire come strumento informativo comunitario. Le azioni di comunicazione possono addirittura avere una forma più strutturata e diventare un servizio informativo vero e proprio, come uno sportello d’informazione sulla disabilità o un centro di documentazione. Del resto l’importanza di questi strumenti è anche ribadita in più punti nella Convenzione sui diritti delle persone con disabilità negli articoli 8, 21, 30 e 32.

Il difficile rapporto del terzo settore con la comunicazione si spiega con il maggiore rilievo dato fino ad ora all’agire concreto

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