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1816: DODICI GIORNI DI VIAGGIO LUNGO LAPPENNINO, VERSO LA LUNIGIANA

Arriva il duca Francesco


Ai suoi occhi una montagna povera. Castelnovo, luogo meschino, non gli fa una bellissima impressione. Il vento di Sparavalle e il ritorno da Villa

Anche la dispensa dei sali e tabacco in stato pietoso, un luogo umido per niente adatto alla conservazione del materiale, per cui decide che il locale vada cambiato. Parroco buono, sindaco sodo Passa poi a registrare le impressioni sulle persone: Il Paroco lo dicono buono; il Giudice mi pare passabile, onesto, attivo, forse non molta abilit, uomo lesto ancora ma non pi giovane. Il cancelliere non v male; verano 4 carcerati sotto processo, di cui uno da molto tempo. Il sindaco par buono, uomo sodo, savio. Il duca pranza a casa di Rabotti e poi alle 17.30 risale a cavallo per arrivare, unora dopo, nei pressi di Garfagnolo. Certo: il ritmo della cavalcata lo davano i muli, per cui era un muoversi molto lento. Sulla Sparavalle (Sparavara, nel testo) c lincontro con un vento fortissimo, tipico del luogo che, a detta del duca, battuto dai venti pi ancora del Cerreto. quasi sera, ma il viaggio continua, perch per la notte si fermeranno solo una volta giunti a Collagna. Il mercurio di Cervarezza Pel villaggio di Ribescata, ossia Nesmozza, alle 8 ove, subito a sinistra, v la Secchia. Alle 9 la sera passammo dal villaggio di Acquabona a un miglio da Culagna. Dove v un cattivo passo di strada al monte, si pasa il rio di Culagna, che mette in Secchia e si passa presso il monte Scoglio senza ponte. La strada fino circa a Busana tracciata, tagliata, discreta, anche larga accomodabile facilmente, anche per carreggiare. Di l fino sulla sommit dellAppennino del Cereto al confine sempre peggiore, scogliosa, sassosa, negletta: appena so-

di Normanna Albertini
Attento viaggiatore e instancabile scrittore, il duca Francesco IV dAustria Este, il penultimo duca prima dellUnit dItalia, parte il primo maggio 1816 per un viaggio che oggi si concluderebbe in poche ore e che, invece, allora dur dodici giorni. Da Modena con la moglie Maria Beatrice Vittoria di Savoia si dirige alla volta di Parma, per poi tornare a Reggio, lasciare l la duchessa con Maria Luigia dAsburgo Lorena che li aveva seguiti, e proseguire, con i soli uomini, verso lAppennino e la Lunigiana. Il duca ha al seguito sette persone e la prima parte del percorso si svolge in carrozza. Da Vezzano senza carrozza Partimmo in carrozza alle ore 5 la mattina da Reggio. Per Rivalta, Mozzatella, giunsimo a Braglie a una casa del Dottor Bazzano che alla sinistra di Crostolo in faccia a Vezzano. Ivi presi i miei cavalli da sella per tutti e il bagaglio sui muli e ne partimmo alle ore 7 la mattina, essendovi arrivati alle 6 ore. Ivi v il confluente del Crostolo e della Campora il primo fiume sotto Casina, il secondo da Canossa e quelle colline.

Francesco IV d'Este. Nelle immagini qui a fianco, lo stemma ducale e una moneta con l'effigie dei duchi

Se il duca lascia la carrozza e prosegue a cavallo, trasportando i bagagli con i muli, significa che, allora, la strada era carreggiabile fino circa allaltezza di Vezzano. E questo appena quasi duecento anni fa. Dice infatti, il duca, che la strada sarebbe facile da sistemare per renderla carreggiabile almeno fino a Pecorile. Parla delle frane, di un ponte che dovrebbe essere sul Campora, ma non c, delle querce, delle noci e dei molti peri selvatici sulle colline, delle poche case di Pecorile e del su e gi del cammino fino a Casina.

Sotto larco di Migliara Dopo Paullo passammo per Sarzano alle 9 e ore circa, villaggio di cui la chiesa alla strada a destra, in alto, e a sinistra sono tutti ponticelli a nudo scoglio, dai quali nasce il Crostolo, che ivi si forma e di l va la strada pi breve del Crostolo. Alle 10 giunsimo a Casina villaggio che commercia con trasporti. La parrocchia fa 729 anime. La strada quasi carreggiabile, buona, molto piana, salite e discese dolci. Partimmo dalla Casina alle 10 ore. Dopo, la strada passabile larga, non molto erta, ma non accomodata. Dopo un miglio, alle 11 ore, passammo pel villaggio di Miara, sotto un arco duna casa. D u n q u e: m e zzora per arrivare a Migliara da Casina, ovviamente a passo di mulo e unaltra mezzora per arrivare a Marola, dove si apre la valle larga di Carpineti. Benedizione alla pieve di Castelnovo Continuammo per monti e castagneti, la strada larga, passabile, non rotabile solo perch negletta. Pi tardi sapre la valle di Felina, villaggio sparso per quelle montagne, la strada passa innanzi a varie case di essa parocchia, che conta 1100 anime, il primo luogo della

Comune di Castelnuovo d Monti a 4 miglia distante da questo. Cincontrarono ivi le autorit: Sindaco, Giudice di Castelnuovo. La strada sempre montuosa peggiora un poco, per tracciata e tagliata tutta fin sotto Busana: la strada fa giri e tortuosit per quei monti in gran parte a castagneti. Giunsimo alle ore 1 e alla chiesa parrocchiale cio alla Pieve e che fuori dal luogo. Ivi entrai in chiesa per la benedizione e il Te Deum. Alle 2 fui a Castelnuovo d Monti che un luogo meschino, case povere. Non pu mancare di annotare, il duca, la presenza di quel monte grande, a forma di scoglio, piatto in cima che la Pietra di Bismantova, da cui, per quel che scrive, gli abitanti prendono i sassi per il paese. E leremo viene descritto come un conventino con chiesa in una grotta naturale. A casa dei Rabotti A Castelnovo, il duca si ferma a casa del negoziante Rabotti, che egli descrive come anziano, buono e caritatevole e la cui casa ha quattro o cinque stanze pulite. Invece, terribile la descrizione della sede del Comune: piccola e con una sola stanza passabile. Le carceri nella torre di quattro piani, poi, sono in pessimo stato e l abita anche il custode. Francesco IV riflette sul fatto che sarebbe meglio abbattere ledificio e ricostruirlo.

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Un bel colpo d'occhio sull'Appennino di un secolo fa

mabile e cavalcabile e, tratto e ben farlo a piedi. A Cervarezza nel luogo vi sono delle buche, con fango, e cavando quella terra vi si trova del mercurio nativo. Mercurio a Cervarezza? Che cosa intendeva il duca? Nei "Nuovi annali delle scienze naturali" pubblicato li 24 febbraio del 1848, si legge: Sulla strada da Castelnuovo a Busana trovasi il macigno pi volte penetrato dal serpentino. A Cervarezza trovossi in un giardino in una profondit di '9 piedi sotto la terra vegetale e nel frantume sottoposto a questa, del mercurio nativo. Mia opinione che questo sia ivi pervenuto a caso. Si tratta delle ofioliti verdastre che affiorano soprattutto nella zona di Casale di Talada? Contengono davvero mercurio?

SOTTO IL TENDONE DEI TEATRANTI

La sepolta viva

Nelle sere destate di tanti anni fa. I nomi degli attori non erano importanti, ma il titolo s. Dal dramma alla farsa
Venivano quelle sere calde e dolci di fine estate. Si stava bene fuori, seduti in sma al pchi ed Felis (sui gradini di Felice). Tre ampi gradini che di giorno si scalavano per andare nel negozio a fr spia (fare compere). Una bottega, un emporio dove si trovava di tutto: dalla candela alle trappole per topi, dai grilli per uccelli ai chiodi, alla mortadella uhm! Comera buona la mortadella con il pane fresco, ancor meglio con il gnocco. Ma nessuno si azzardava a dirlo, perch veniva visto male, compatito Gnch Non aveva bisogno di articoli, era gnocco e basta. Chiuso lemporio, di sera al pchi ed Felis venivano utilizzate come i gradini di un anfiteatro. E noi cinnazzi, muclun (mocciosi), come un branco di storli ci accalcavamo per vedere chi passava, per cogliere occasioni anche amorose, per litigare. Insomma, per vivere la comunit. Se per arrivavano i teatranti, allora si usciva con la sedia per andare sotto il grande tendone. Si prendeva la seggiola da casa, perch le prime tre file di panche erano insufficienti a contenere tutta la popolazione della Villa. Si pagava poco. Ma anche quel poco era tanto. E noi bambini, accompagnati dalla nonna, riuscivamo, a volte, ad entrare a gratis, senza pagare il ridotto. Costretti poi a stare sulle ginocchia della nonna. Ma come si era felici! A vedere Il Fornaretto di Venezia, La Sepolta viva, eccetera Ecco: stasera il dramma La Sepolta Viva. Il nome degli attori, il regista non erano importanti. Il titolo s. Il palco! Comera misterioso! Cosa cera dietro quel tendone? Chiamarlo sipario ci sembra esagerato, pur se separava la platea dal proscenio. Ombre, rumori, luci! Che mistero! Qualche scarpa usciva da sotto il sipario e qualche mezza faccia con mezzo naso, nel mezzo del tendone, sbirciava interessata per vedere laffluenza, che dava sempre il tutto esaurito. Al barusr (il barrocciaio) Emore Spelti, uno degli ultimi barrocciai, aveva prestato di malavoglia ai teatranti la bella lampada a petrolio che teneva legata a penzoloni nella parte posteriore sinistra del bars (barroccio). Quando tornava tardi, dopo aver fatto la ghiaia nel Crostolo, e/o qualche improbabile trasporto da Reggio, segnalava con quella luce ondeggiante il suo cammino alle poche macchine in giro allora. Una bella lampada che ora il teatrante faceva ondeggiare su e gi, movimento a cui lei era allenata. E la sua luce illuminava, si fa per dire, il palco e le facce ammutolite e impaurite della platea, dove cera un buio pesto. Mentre la bella lampada a petrolio, un po maltrattata per fare scena, illuminava, cos per dire, alternativamente palco e platea, lattore shakespeariano rompeva il silenzio profondo, urlando: Dove sei? Dove sei?. Una voce femminile, che sembrava provenire dalloltretomba, rispondeva: Son qui!... son qui!. E, ancora nel pathos generale (pathos uguale a paura, fifa), lattore shakespeariano ripeteva langosciante domanda: Dove sei?... Dove sei?. Il cuore di Emore, il barrocciaio, batteva solo per lei. Quando la preziosa lampada a petrolio ondeggiava pericolosamente ancor pi, per aumentare leffetto scenografico, Spelti ignorava i gemiti lamentosi della sepolta viva che tanto facevano rabbrividire la platea intera. La sepolta viva continuava con voce lamentosa a rispondere: Son qui! Son qui!. Il teatrante shakespeariano indirizzava allora la luce nel punto del palcoscenico da dove provenivano i lamenti, facendo contemporaneamente diminuire i battiti cardiaci di Spelti, che si tranquillizzava nel vedere la bella lampada a petrolio finalmente ferma, e aumentare quelli del resto della platea. Il pathos era quasi al culmine mentre lattore shakespeariano sollevava lentamente la botola del palcoscenico, da dove continuava a provenire quella voce doltretomba. Un urlo lacerante del teatrante attraversava la sala, come una fredda lama, quando lattore scopriva che dentro la botola cera finalmente la sepolta viva e contemporaneamente lasciava cadere la bella lampada a petrolio nella botola, lasciando palco e platea al buio pesto. Con il ritrovamento della sepolta viva (e al buio pesto) si concludeva il dramma. Concluso? Finito? Neanche per sogno, perch dalla platea partiva un altro urlo lacerante di Emore Spelti al barusr (il barrocciaio), per nulla spaventato dal finale drammatico e per nulla ossequiante verso gli attori che venivano applauditi. Si rivolgeva agli stessi con voce forte e chiara dicendo: Adsa, s la m bla lantrna l se rta la paghe. Gli spettatori passavano dal pianto alla risata pi irriverente e sdrammatizzante che si potesse immaginare. Teatro nel teatro, proprio nello stile shakespeariano. Dal dramma alla farsa, comera solito finire uno spettacolo di teatranti ambulanti, di questo ancora oggi si racconta nella mia Villa. Orio Ricc

Nismozza nel 1919

La stretta verso Cerreto Ma continuiamo il racconto del duca. Busana un luogo non grande a 7 miglia da Castelnuovo d Monti e a 2 miglia circa verso le 3 miglia di Culagna, ove giunsimo alle 9 la sera e alloggiammo in casa di Domenico Ravani, poco buona, ma sufficiente per montagna per una notte. Il villaggio piccolo e meschino. Vera paroco prima il buon Arciprete dAlbinea che venne con me e che stimatissimo. E poi ancora su, verso il Cerreto, partendo la mattina dopo alle sei e avventurandosi per una strada pericolosa, in condizioni disastrose, troppo stretta in certi punti, dove i cavalli rischiavano di scivolare e precipitare sulle pietre lisce e scivolose. Lunigiana e ritorno A mezza strada v un grande ponte di sasso a cinque archi sulla Secchia, che si passa e che largo al caso anche per carrozze. Ivi si pescano molte trote nella Secchia. La Secchia nasce sotto lAlpe di Casarola, a destra, andando il Lunigiana. Un ramo, per, che viene dalle Alpi stesse del Cereto, si passa momenti prima di Cereto. E non v ponte, solo un mezzo ponte provvisorio e spesso non si passa. Il Contorno una vallata fra alte montagna che va alzandosi verso il Cereto che un piccolo luogo situato in alto nella valle, miserabile, ha una chiesetta, parocchia. Il viaggio del duca va avanti, al lento passo della carovana someggiata, verso la Lunigiana e prosegue fino a La Spezia, mentre il viaggio di ritorno toccher Villaminozzo, La Gatta, Castellarano, Sassuolo, Rubiera e, finalmente Reggio, dove laspettava la duchessa. Partii alle 8 ore da Sassuolo e passando per Casiglia e quel parco per una buona strada, tutta piana, sboccai a Marzaglia sulla strada fra Modena e Rubiera e giunsi alle 9 a Rubiera e alle 10 a Reggio, ove cenai e andai a letto.

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