PROLOGO In un foglio allegato al seguente racconto, il dottor Hesselius ha scritto una nota piuttosto elaborata, che ha deciso di accompagnare con un riferimento al proprio trattato sulla strana materia illustrata nel manoscritto. Egli affronta in quel trattato questo argomento misterioso con il suo solito sapere ed acume, e con invidiabile schiettezza e sintesi. Non costituirà che un volume della serie di scritti scelti di quell'uomo straordinario. Mentre pubblico il caso, in questo volume, semplicemente per interessare “i profani”, non interverrò in alcun punto nel racconto dell'intelligente signora che lo ricorda; e dopo opportuna considerazione, ho pertanto deciso di astenermi dal presentare alcuna precisazione del ragionamento del sapiente dottore, o estrapolare dal suo documento su una materia che egli definisce come “imbevuta, non improbabilmente, dei più profondi arcani della nostra doppia esistenza, e dei suoi stati intermedi.” Nel fare la scoperta di questo documento, divenni ansioso di riaprire la corrispondenza aperta molti anni prima dal dottor Hesselius con una persona così intelligente ed attenta come appariva il suo informatore. Purtroppo fui molto dispiaciuto nel dover constatare che nel frattempo la Signora era morta. Per quanto riguarda il mio limitato giudizio, probabilmente avrebbe potuto aggiungere poco al racconto riferito nelle seguenti pagine con molti e coscienziosi dettagli.

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I Uno spavento precoce In Stiria, per quanto la nostra famiglia non sia certo illustre, abitiamo in un castello, uno schloss. Una piccola rendita, in quella parte di mondo, può portare lontano. Otto o novecento sterline l'anno fanno miracoli; difficilmente saremmo annoverati tra i ricchi a casa. Mio padre è inglese, ed io porto un nome inglese, per quanto personalmente non abbia mai visto l'Inghilterra. Ma qui, in questo luogo solitario e primitivo, dove ogni cosa è meravigliosamente a buon prezzo, non vedo proprio come molto denaro in più potrebbe materialmente aggiungere qualcosa alle nostre comodità, o perfino al nostro lusso. Mio padre aveva fatto parte del corpo diplomatico in Austria e ritiratosi, con una pensione ed il suo patrimonio aveva acquistato questa residenza feudale ed il suo piccolo comprensorio; un affare. Nulla può essere più pittoresco o solitario. Il castello si erge su un piccolo colle in una foresta. La strada, molto antica e stretta, passa davanti al ponte levatoio, mai ritirato nel mio tempo, ed al suo fossato, pieno di pesci e attraversato da molti cigni, con bianche flotte di ninfee galleggianti sulla superficie. Dinanzi a tutto ciò lo schloss mostra la sua facciata dalle molte finestre; le sue torri, e la sua cappella gotica. La foresta si apre in una radura irregolare e molto pittoresca davanti al cancello, e sulla destra un ripido ponte gotico trasporta la strada oltre un ruscello che si snoda nell'ombra profonda attraverso il bosco. Ho detto che questo è un posto 2

3 . un villaggio in rovina. Non riesco a ricordare il tempo in cui il suo volto grasso e benevolo non fosse un'immagine familiare nella mia memoria. Lo schloss abitato più vicino. ma avevo una governante dal carattere gentile che era stata con me praticamente dalla mia infanzia. ormai priva di tetto nella navata che ospita le muffose tombe dell'orgogliosa famiglia Karnstein. con la sua graziosa chiesetta. con una qualsiasi attinenza alla storia . che un tempo possedeva il castello ormai ugualmente desolato che.estremamente solitario. era morta durante la mia infanzia. Ascoltate e meravigliatevi! Mio padre. ed io. La famiglia nello schloss era costituita da me e da mio padre. nella profondità della foresta. ovvero in direzione dello schloss del Generale Spielsdorf. esiste una leggenda che vi racconterò in un altro momento. sovrasta le silenziose rovine della cittadina. ad una distanza di quasi venti miglia sulla destra. o i lavoratori che occupano stanze negli edifici adiacenti allo schloss. ma non più giovane. Giudicate voi stessi se dico la verità. Mia madre. di soli diciannove anni. è quello del vecchio Generale Spielsdorf. Ho detto il “villaggio abitato più vicino” perché c'è. la foresta in cui si trova il nostro castello si estende per quindici miglia sulla destra. Il villaggio abitato più vicino si trova a circa sette delle vostre miglia inglesi. e dodici a sinistra. che è l'uomo più gentile e generoso della terra. Riguardo alla causa dell'abbandono di questo luogo particolare e melanconico. Non includo i servitori. Sono passati otto anni da allora. Osservando dalla porta dell'ingresso in direzione della strada. nel momento della nostra storia. una signora della Stiria. a solo tre miglia verso ovest. ora estinta. sulla sinistra. Ora devo dirvi quanto sia piccola la compagnia che costituisce gli abitanti del nostro castello.

Mademoiselle De Lafontaine. quando una notte mi svegliai. La conseguenza era una Babele. ma ovviamente vi erano visite fortuite dei nostri “vicini” che abitavano a sole cinque o sei leghe di distanza. in parte per motivi patriottici. fu uno dei primissimi incidenti della mia vita che riesco a ricordare. Madame Perrodon francese ed un inglese sconnesso. in parte per evitare che diventasse una lingua persa per noi. la cui attenzione ed indole gentile ora in parte sopperivano alla mancanza di mia madre. che erano ospiti occasionali.Costei era Madame Perrodon. vi erano due o tre ragazze mie amiche. per periodi più o meno lunghi. Vi era un quarto elemento. Alcuni lo riterranno talmente da poco da non meritare di essere qui ricordato. che parlavamo ogni giorno. che io persi talmente precocemente da non ricordarla neanche. più o meno della mia età. e 4 . Vedrete tuttavia in seguito perché ne faccio menzione. Lei era il terzo elemento della nostra piccola compagnia al tavolo della cena. visite che a volte contraccambiavo. La nursery. Queste erano le nostre risorse sociali regolari. Parlava francese e tedesco. della quale gli estranei ridevano. di fatto. il cui unico genitore le permetteva di fare pressoché ogni cosa a modo suo. e che non proverò neanche a riprodurre in questo racconto. Le mie governanti avevano su di me solo il controllo che si può immaginare che persone così sagge potessero avere nel caso di una ragazza piuttosto viziata. era un'ampia stanza nel piano superiore del castello. vi posso assicurare. non è mai stata cancellata. così era definita. credo. una signora che viene definita. La mia vita era comunque. piuttosto solitaria. al quale mio padre ed io aggiungevamo l'inglese. una “governante di complemento”. Non potevo avere più di sei anni. una nativa di Berna. che produsse un'impressione terribile sulla mia mente e che. per quanto la avessi tutta per me. Inoltre. con un ripido tetto di quercia. Il primo caso della mia esistenza.

Fui svegliata da una sensazione come se due aghi venissero infilati nel mio petto.guardandomi intorno nella stanza dal mio letto. qualcuno è stato qui. Nemmeno la mia balia era lì. Non ebbi paura. Ero ora per la prima volta spaventata. e urlai con tutte le mie forze. momento preparatorio di una sonora crisi di pianto. poi scivolò per terra e. La donna indietreggiò. e urlai forte. bambinaia. con gli occhi fissi su di me. portandola più vicina al nostro viso. e mi reputai sola in quel luogo. e mi addormentai di nuovo. Ma. e si sdraiò giù vicino a me nel letto. sorridendo. e le vidi guardare sotto al letto. governante. Balia. per quanto bambina. vidi un volto solenne ma molto bello che mi guardava dal lato del letto. sicuro quanto il fatto che non eri tu. come mi sembrava. quando. o il tremito di una candela che si smorza fa danzare sul muro l'ombra della testata del letto. pensai. poiché io ero uno di quei bambini felici che sono scientemente tenuti nell'ignoranza delle storie di fantasmi. e la governante sussurrò alla balia: “Poggia la mano lungo quell'infossatura del letto. e cominciai a piagnucolare.” 5 . ed il posto è ancora caldo. Mi accarezzò con le mani. con mia enorme sorpresa. arrivarono tutte di corsa. Era il volto di una giovane donna che si trovava in ginocchio. e nel sentire la mia storia la trattarono con leggerezza. e sbirciare sotto ai tavoli ed aprire gli armadi. si nascose sotto al letto. La guardai con una sorta di compiaciuto stupore. potevo percepire che i loro volti erano pallidi per una non voluta espressione di ansia. con le mani sotto la copertina. tentando di calmarmi nel frattempo. e smisi di piagnucolare. delle fiabe e di tutto l'armamentario che ci porta a coprirci la testa quando la porta scricchiola all'improvviso. lasciata a me stessa. non fui in grado di scorgere la bambinaia. Mi sentii piuttosto frustrata ed insultata nel trovarmi. profondamente e simultaneamente. e mi attirò a sé. mi sentii subito meravigliosamente calma. ed intorno alla stanza.

e che non avevo riconosciuto il suo volto nel dormiveglia. Mi diede una pacca sulla spalla. Fui molto nervosa per molto tempo dopo questo episodio. e da quel momento un servitore vegliò sempre nella nursery più o meno fino a quando non ebbi compiuto quattordici anni. ponendo alla bambinaia molte domande. Ricordo. Come ricordo bene il suo lungo volto saturnino. parlò allegramente. Venne chiamato un dottore.Ricordo la bambinaia che mi accarezzava. venne a portarmi una medicina. Ma questa versione. e ridendo di gusto ad una delle risposte. con una 6 . dove avevo detto loro di aver sentito la puntura. Fui parzialmente consolata dalla bambinaia che mi assicurò di essere stata lei ad entrare. sempre quel giorno. in piedi vicino al letto. pallido ed anziano. leggermente scalfito dal vaiolo. perché sapevo che la visita della strana donna non era un sogno. guardandomi per poi sdraiarsi al mio fianco. La mattina seguente all'apparizione ero in uno stato di terrore. un vecchio venerabile. La governante e gli altri due servitori che si occupavano della nursery restarono svegli tutta la notte. che ovviamente detestavo. per quanto fosse giorno. ed ero terribilmente spaventata. affermarono che non v'era alcun segno visibile che mi fosse mai accaduto niente del genere. Ricordo che mio padre mi venne a trovare nella nursery. che non era che un sogno e che non poteva farmi male. per quanto supportata dalla balia. Ma io non fui confortata. non mi soddisfaceva del tutto. un giorno si ed uno no. baciandomi e dicendomi di non avere paura. neanche per un momento. e non potevo sopportare di essere lasciata da sola. e la sua parrucca castana! Per un bel po'. e tutte e tre che esaminavano il mio petto.

con intorno a lui mobili di un gusto vecchio di trecento anni. mentre girava per quella semplice. ascolta tutte le buone preghiere per noi. in nome di Gesù.” Credo che queste furono le parole precise. “Signore. che era entrato in camera con la balia e la governante.tonaca nera. e mi disse che avrebbero pregato. Ricordo così bene il volto dolce e pensoso di quell'uomo canuto. e le tre donne con lui. nella sua tonaca nera. Ho dimenticato tutta la mia vita antecedente all'evento. il suo volto era molto dolce e gentile. mentre loro pregavano. 7 . e mi fece sussurrare. Si inginocchiò. perché spesso le ho ripetute tra me e me. e per un certo periodo di tempo successivo tutto è ugualmente oscuro. ma le scene che ho appena descritto si stagliano vivide come le immagini isolate dell'apparizione circondata dall'oscurità. parlando con loro e molto gentilmente con me. e la scarsa luce che penetrava nell'atmosfera ombrosa attraverso la piccola finestrella. e la mia balia per anni fu solita esortarmi a pronunciarle nelle mie preghiere. ariosa stanza bruna. e pregò ad alta voce con voce ansiosa e tremante per quello che mi apparve come un tempo lungo. e mi giunse le mani.

” rispose. come a volte faceva. Questa visita. “Perché la povera damigella è morta. che io non avevo mai visto. Ciononostante. Fui più delusa di quanto non possa immaginare una ragazza che vive in una città. Non prima di due mesi. e la nuova conoscenza che prometteva. sia mortificata che curiosa. Era una dolce sera d'estate.II Un'ospite Ora vi racconterò un fatto a tal punto bizzarro da richiedere tutta la vostra fede nella mia veridicità per credere alla mia storia. sua nipote e sotto la sua tutela. ma che mi era stata descritta come una ragazza molto affascinante. che tu non abbia mai conosciuto Mademoiselle Rheinfeldt. e mio padre mi chiese.” “E perché?” risposi. Questi avrebbe dovuto farci una visita di alcune settimane. “E ora sono molto contento. di fare una piccola camminata con lui lungo la splendida passeggiata sulla foresta che si trovava davanti allo schloss. “E quanto presto arriverà?” chiesi. oserei dire. ma una verità della quale sono stata testimone oculare. mia cara. e aspettavamo il suo arrivo per il giorno seguente.” rispose “Mi ero 8 . non solo è vera. “Non prima dell'autunno. Avrebbe dovuto portare con sé una giovane dama. in compagnia della quale mi ero promessa molti giorni felici. “Il Generale Spielsdorf non può raggiungerci presto come avevo sperato” disse mio padre mentre passeggiavamo. aveva costituito il mio fantasticare di molte settimane. o in un vicinato vivace. Mademoiselle Rheinfeldt.

e passa sotto il ripido vecchio ponte cui ho accennato. così veemente. mentre sbiadiva. si snodava attraverso diversi gruppi di nobili alberi. Cielo! Che stolto che sono stato! 9 . riflettendo nella sua corrente il cremisi del cielo. ed in alcuni punti così incoerente. sei o sette settimane prima. Il demone che ha traditola nostra ospitalità infatuata ha fatto tutto ciò. Lei è morta nella pace dell'innocenza. Pensavo di ricevere nella mia casa innocenza.” Rimasi molto colpita. e ora so tutto. che la lessi due volte – la seconda ad alta voce a mio padre – senza essere comunque in grado di spiegarmela. e nella speranza gloriosa di un futuro benedetto. Durante gli ultimi giorni della malattia della cara Bertha non sono stato in grado di scriverti. consegnandomela. troppo tardi. ma non eri presente quando ho ricevuto la lettera del Generale questa sera. perché come tale l'ho amata. Il sole stava tramontando in tutto il suo malinconico splendore dietro l'orizzonte silvestre. quasi ai nostri piedi. se non con la supposizione che il dolore avesse sconvolto la sua mente.” Ci sedemmo su una ruvida panchina. gaiezza.dimenticato di non avertelo detto. L'ho persa. “Temo che sia profondamente turbato. un'affascinante compagnia per la mia perduta Bertha. La lettera recitava: “Ho perso la mia adorata figlia. ma nulla indicava il più remoto sospetto di pericolo. sotto un gruppo di tigli magnifici. che la ragazza non si sentiva bene quanto avrebbe voluto. Il generale aveva accennato in una sua prima lettera. “Ecco la lettera del Generale” disse. ed il torrente che scorre dietro alla nostra casa. la lettera mi sembra essere stata scritta in uno stato molto simile alla disperazione. La lettera del Generale era così fuori dall'ordinario. Prima di allora non avevo idea del pericolo che stava correndo.

Prega per me. Al ponte levatoio incontrammo Madame Perrodon e Mademoiselle De Lafontaine. Dovevamo camminare ancora per circa un miglio prima di raggiungere la strada che passa davanti allo schloss. la mia vergognosa affettazione di superiorità.Ringrazio Dio che la mia bambina sia morta senza un sospetto della causa delle sue sofferenze. oltre ad essere profondamente delusa. e passeggiavamo. Al momento non ho che un bagliore di luce a guidarmi. Se ne è andata senza neanche una congettura sulla natura della sua malattia. caro amico. Maledico il mio presuntuoso scetticismo. Per quanto io non avessi mai visto Bertha Rheinfeldt. e ormai la luna splendeva brillante. ti vedrò – cioè. intendo dedicarmi per un po' di tempo ad una ricerca. Sentimmo le loro voci conversare in un animato dialogo mentre ci avvicinavamo. che erano uscite. Mi dicono che posso sperare di compiere il mio giusto e pietoso scopo. Addio. o prima se ancora vivo. In autunno. Ci unimmo a loro sul ponte levatoio. Sono disperato. la mia cecità. e sulla maledetta passione dell'agente di tutto questo dolore. a godere della squisita luce della luna. Non appena mi sarò un po' ripreso. e allora ti dirò tutto ciò che adesso non oso porre su carta. Non posso scrivere o parlare in maniera composta ora. la mia ostinazione – tutto – troppo tardi. se lo permetterai. speculando sui possibili significati delle frasi violente ed incoerenti che avevo appena letto. senza i loro cappelli. Il sole era ormai tramontato. i miei occhi si riempirono di lacrime per l'annuncio improvviso. tra due mesi. e nel crepuscolo restituii la lettera del Generale a mio padre. Dedico i giorni che mi rimangono al compito di stanare ed estinguere un mostro. che potrebbe possibilmente portarmi fino a Vienna. Era una una sera tenue e chiara.” Così terminava questa strana lettera. 10 . ero sconvolta.

coperto di alberi. Mio padre. Non è possibile immaginare una vista più tenue o più dolce. agiva sulla follia. e romantica. alla metafisica. Agiva sui sogni. ma nulla poteva disturbare la profonda serenità della scena. Sopra le terre erbose e basse si alzava simile a fumo una sottile patina di nebbia. Mademoiselle De Lafointaine – in virtù del padre che era tedesco. leggermente defilate rispetto a noi. L'effetto della luna piena in una tale stato di fulgore era palese. Sulla destra la medesima strada attraversava il ripido e pittoresco ponte. parlava e sospirava poeticamente. che apprezzava il pittoresco. che mostra nelle ombre alcune grige pietre ricoperte di edera. di mezza età. Madame Perrodon era grassa. aveva 11 . ed io. La radura che avevamo appena attraversato si estendeva di fronte a noi. agiva sulle persone nervose. e si perdeva alla vista sprofondando nella foresta sempre più fitta. e oltre il ponte si solleva un improvviso pendio. e quindi teoricamente incline alla psicologia. particolarmente eloquenti in merito alla luna.volgendoci ad ammirare insieme a loro la stupenda vista. discorrevano sulla scena. Le notizie che mi erano appena giunte la rendevano malinconica. segnando le distanze come un velo trasparente. presso il quale si erge una torre in rovina che un tempo sorvegliava quel passaggio. e lo splendore incantato e l'amenità della visione. e forse anche al misticismo – ora dichiarava che quando la luna brillava di luce così intensa è risaputo che il fatto sia indice una particolare attività spirituale. restammo ad ammirare in silenzio la distesa ai nostri piedi. Le due buone governanti. Alla nostra sinistra la stretta strada si snodava sotto mucchi di alberi signorili nel loro contegno. e qui e là potevamo scorgere il tenue luccichio del fiume alla luce della luna.

dopo aver riposato sul ponte in una simile notte. come se mani invisibili avessero acceso luci nelle stanze per accogliere ospiti fatati. sdraiato sulla schiena con il volto illuminato in pieno dalla luce della luna.straordinarie influenze fisiche connesse con la vita. tutte le sue finestre lampeggiano e brillano di argenteo splendore.. che era solito leggere ad alta voce come maniera per tener viva in noi la lingua inglese. Ma mi sento come se una grande sciagura incombesse su di noi.” In quel momento l'improbabile rumore delle ruote di una carrozza e di molti zoccoli sulla strada interruppero la nostra attenzione. e voi stessi dite d'esserne stanchi. la parola altrui risulta gradevole alle nostre orecchie svogliate. 12 . dopo un attimo di silenzio. si era risvegliato dopo un sogno di una vecchia che gli artigliava una guancia. questa sera” disse “è piena di influenza idilliaca e magnetica – e vedete. ed il suo aspetto non aveva più recuperato del tutto il suo equilibrio. “La luna. disse: “'In verità non so perché son così triste. poco disposti a parlare noi stessi. imbarcato su una nave mercantile. ed io guardavo oltre. con le fattezze orribilmente tirate da un lato.' Non ricordo il resto. Immagino che abbia qualcosa a che fare con la triste lettera del povero Generale. Mademoiselle raccontava che suo cugino.. “Sono scivolato in uno dei miei umori pensierosi questa sera” disse mio padre. Ma come sia accaduto – come io l'abbia trovata.” Vi sono momenti di indolenza dello spirito in cui. e citando Shakespeare. godendo del tintinno della conversazione delle dame. E questa tristezza mi stanca. guardando alle nostre spalle la facciata dello schloss.

e molto presto il convoglio emerse da quel punto. Avanzammo tutti con curiosità ed orrore. comunicò il suo panico agli altri. Sembrava il viaggio della carrozza di una persona di rango. curvarono spingendo una ruota sulle radici sporgenti dell'albero. io piuttosto silenziosa. e dopo uno scatto o due. Sapevo cosa sarebbe successo. nello stesso istante sentii un grido proveniente dalle mie dame di compagnia. uno dei cavalli davanti. che erano andate un po' avanti. superando di corsa gli uomini a cavallo che si muovevano in testa e scendendo lungo la strada verso di noi con la velocità di un uragano. e fummo tutti immediatamente assorbiti dall'osservazione di quello spettacolo decisamente inusuale che divenne. impaurito. gli altri con varie esclamazioni di terrore. seguiti da una carrozza tirata da quattro cavalli. si erge sul ciglio della strada un magnifico tiglio mentre sul lato opposto si trova un'antica croce di pietra. Mi coprii gli occhi. e voltai la testa. con due uomini a cavallo a seguire. L'impatto della scena fu reso tanto più drammatico dal chiaro e prolungato grido di una voce femminile proveniente dalla finestra della carrozza. alla cui vista i cavalli. incapace di guardare.Sembravano avvicinarsi dal pendio che sovrastava il ponte. tutto il gruppo irruppe in un galoppo selvaggio. molto più interessante. in pochi istanti. poiché non appena la carrozza ebbe superato il culmine del ripido ponte. 13 . sulla strada che stavano percorrendo. Due uomini a cavallo attraversarono il ponte per primi. Poco prima di giungere al ponte levatoio del castello. ormai ad un passo assolutamente terrificante. La nostra attesa non durò a lungo.

ma non magra. La dama non sembrava sentirlo. ma immediatamente riprese a lamentarsi in quel modo teatrale che credo sia naturale in alcune persone. Mi avvicinai. che si definiva la madre. Il mio caro vecchio padre era già al fianco della signora più anziana. che il battito. Due dei cavalli erano a terra. Mio padre. aveva posto le dita sul suo polso ed assicurato alla signora. per quanto fioco ed irregolare. dove perdere un'ora potenzialmente vuol dire perdere tutto. che si considerava in un certo senso un medico. ed una signora dall'aria imperiosa era uscita e stava in pieni a mani giunte. La mia bambina non si 14 . Attraverso la porta della carrozza veniva ora sollevata una giovane dama. La dama strinse le mani e guardò verso il cielo.La curiosità mi spinse ad aprire gli occhi. pallida a guardarsi. la ragazza era apparentemente svenuta. e vestita di velluto nero. la carrozza ribaltata di lato con due ruote per aria. era indubbiamente ancora palese. “Eccomi qui. con il cappello in mano. ma certamente non era morta. ed accostava di tanto in tanto agli occhi il fazzoletto che stringeva ansiosamente nelle mani. Era quello che solitamente si definisce una bella donna per la sua età. per quanto ora apparisse stranamente agitata. “Chi mai nacque così incline alla calamità?” la sentii affermare. gli uomini si stavano occupando di rimuovere le tirelle. e vidi una scena di confusione totale. e deve essere stata una bellezza. che appariva senza vita. come in un momentaneo trasporto di gratitudine. mentre mi avvicinavo. evidentemente in procinto di prestare il suo aiuto e le risorse del suo schloss. o avere occhi per altro al di fuori dell'esile fanciulla che veniva ora appoggiata sul pendio della riva del fiume. ma con un contegno fiero ed imperioso. in un viaggio di vita e morte. era alta. a mani giunte.

indugiare. e non vedrò la mia bambina. Se. angustiata. tra tre mesi. ti prego. come afferma. in una visita dalla quale si aspettava da tempo molta gioia. e di così coinvolgente nelle sue 15 . non oso. Il villaggio più vicino sul vostro percorso è lontano. se sapete dirlo. e non contiene alcun albergo nel quale potreste considerare di lasciare vostra figlia. sarà la miglior consolazione per lei. signore. consentendole di restare come nostra ospite. Quanta manca. e della sua buona governante. al prossimo villaggio? Devo lasciarla lì. Devo lasciarla: non posso. fino al mio ritorno. e sussurrai ansiosamente al suo orecchio: “Oh! Papà. Madame Perrodon. sarebbe un compito troppo crudele per la vostra gentilezza e cavalleria. Mia figlia è appena stata delusa da una crudele sventura. sotto la mia tutela. ci conferirà un onore ed un obbligo. “Al contrario. Ti prego!” “Se Madame affiderà la sua bambina all'attenzione di mia figlia. sarebbe così divertente. o sentire da lei. e in nessun luogo potreste far ciò con garanzie di cura e tenerezza più oneste di quante ve ne siano in questo luogo. sarebbe per noi una grande gentilezza in un momento in cui ne abbiamo più bisogno. non potete consentire che prosegua il viaggio per una distanza considerevole senza pericolo. dovrete separarvi da lei stasera. fino al suo ritorno.” Tirai mio padre per la giacca. Se affiderà questa giovane dama alla nostra cura. e la tratteremo con tutta l'attenzione e la devozione che un affidamento così solenne merita.” C'era qualcosa nell'aria e nell'aspetto di questa dama di così distinto e perfino imperioso. non può sospendere il viaggio.” rispose la signora. chiedile di lasciarla restare con noi.sarà sufficientemente ripresa da permetterci di riprendere il cammino in chissà quanto tempo.” “Non posso farlo. signore.

poi baciandola frettolosamente rientrò nella carrozza. Ero colma di stupore al fatto che mio padre non sembrasse accorgersi del cambiamento. e pochi passi la portarono nel luogo dove giaceva la figlia. Si inginocchiò al su fianco e mormorò. e parlò con lui in maniera fissa e grave. ormai trattabili. i valletti nelle loro solenni livree salirono in coda. erano state rimesse le tirelle. quasi al suo orecchio. i battistrada spronarono i cavalli. fuori dalla portata d'orecchio. 16 . La dama lanciò alla figlia uno sguardo che mi sembrò meno affezionato di quanto non si sarebbe immaginato all'inizio della scena. la porta si chiuse. con tale sollecitudine e velocità. da colpire chiunque. con la convinzione che fosse una persona importante. e si ritirò con lui a due o tre passi di distanza. molto diversa dall'enfasi con cui aveva parlato fino a quel momento. come immaginò Madame. Ormai la carrozza era stata issata nuovamente nella posizione diritta ed ai cavalli.maniere. e la carrozza filò via. seguita allo stesso rapido passo dai due cavalieri in coda. Credo che rimase occupata in questa faccenda due o tre minuti al massimo. i postiglioni fecero schioccare le fruste. i cavalli si slanciarono e ripresero all'improvviso un trotto furioso che rischiava di trasformarsi presto nuovamente in un galoppo. poi si volse. a prescindere dal tenore del convoglio. ma anche curiosa in maniera indescrivibile di scoprire di cosa stesse parlando. una breve benedizione al suo orecchio. sostenuta da Madame Perrodon. poi richiamò mio padre con un leggero gesto della mano.

e pianse nell'apprendere che la madre l'aveva lasciata qui. evidentemente per guardarsi in torno. “Non vedo la carrozza. perché il suo volto era girato nella direzione opposta a me. dove è?” Madame rispose a tutte le sue domande per quanto poteva comprenderle.III Paragoniamo i nostri appunti Seguimmo il convoglio con gli occhi fino al momento in cui non svanì alla vista nella foschia del bosco. e Matska. e aggiunse alcune assicurazioni di conforto. dicendomi: “Non ti avvicinare. e sentii una voce molto dolce chiedere querula “Dove è mamma?” La nostra buona Madame Perrodon rispose con gentilezza. era rimasto ferito. e a poco a poco la giovane si ricordò dell'incidente. Nulla restava ad assicurarci che l'avventura non fosse stata altro che un'illusione del momento se non la giovane dama. Poi la sentii chiedere: “Dove sono? Che posto è questo?” e dopo disse. fino al suo ritorno a tre mesi di distanza. o parte del convoglio. ed il suono stesso degli zoccoli e delle ruote si smorzò nel silenzio dell'aria notturna. ma sollevò la testa. e fu lieta di sentire che nessuno nella carrozza. che proprio in quel momento aprì gli occhi. Non potevo vedere. una persona alla volta è il massimo della 17 . Stavo per aggiungere le mie parole di conforto a quelle di Madame Perrodon quando Mademoiselle De Lafontaine mi pose una mano sul braccio.

e sulla vista della foresta che ho appena descritto. I mobili sono di antica quercia intagliata. e le sedie sono rivestite di cuscini di velluto cremisi di Utrecht. parlavamo dell'avventura della sera. e appoggiandosi al braccio di Madame. dalle figure dalle dimensioni reali. potrebbe essere sopraffatta anche da una una minima eccitazione. e generalmente ritratti in momenti gioiosi. La stanza che avevamo adibito come nostro soggiorno è lunga. in questo momento. Nell'atrio i servitori aspettavano di accoglierla. raffigurati in costumi antichi e molto bizzarri. e con le candele accese. e qui prendevamo il tè. e si stava allestendo una camera in cui ricevere la giovane dama. pensai. 18 . Non è oltremodo formale a scapito della comodità. con i soggetti rappresentati nell'atto di cacciare. La forestiera ora si sollevò. rivolte al fossato ed al ponte levatoio. che viveva pressapoco a due leghe di distanza. con grandi credenze intagliate. o intenti nell'arte della falconeria. poiché mio padre con le sue usuali inclinazioni patriottiche insisteva che la bevanda nazionale dovesse comparire regolarmente nei nostri consumi insieme al caffè ed alla cioccolata. I muri sono ricoperti da arazzi. e fu subito condotta alla sua stanza. Ci sedemmo lì quella notte. con quattro finestre. Mio padre nel frattempo aveva inviato un servo a cavallo a cercare il medico. correrò nella sua stanza per vederla.” Non appena sarà comodamente a letto.conversazione che può sostenere al momento. e circondati da grandi cornici dorate. si incamminò lentamente oltre il ponte levatoio ed attraverso il cancello del castello.

“E con una voce così dolce!” aggiunse Madame Perrodon. non appena Madame fece il suo ingresso nella stanza. La giovane forestiera si era appena adagiata nel letto che era sprofondata in un sonno profondo. i denti scoperti come una furia. che per tutto il tempo aveva guardato fuori dalla finestra della carrozza. che non era uscita.” “Oserei dire che sono stremati da un viaggio troppo lungo. “Ditemi tutto di lei!” “Mi piace molto”rispose Madame. che era appena arrivato. e molto gentile e carina. “Che ne pensate della nostra ospite?” chiesi.” “E' assolutamente bellissima.Madame Perrodon e Mademoiselle De Lafontaine erano entrambe della nostra compagnia. credo.” intervenne Mademoiselle. con una specie di turbante colorato in testa.” disse Madame. più o meno della tua età. “Avete notato che brutto gruppo di ceffi fossero i servitori?” chiese Madame. con grandi occhi brillanti e bianchi. Sono vagabondi abili. comunque. e le dame l'avevano lasciata alla cura di un servitore. quasi la creatura più bella che io abbia mai visto. annuendo e sogghignando con scherno all'indirizzo delle dame. “ella è. hanno sistemato tutto in un attimo. dopo che era stata tirata nuovamente in piedi. “i tipi più truci e scalcagnati che io abbia mai visto in vita mia. che si era affacciata per un istante nella stanza della forestiera. 19 .” chiese Mademoiselle.” disse mio padre. “Avete notato una donna nella carrozza.” Al che descrisse un'orribile donna nera. non l'avevamo vista. “Si. “limitandosi soltanto a guardare dalla finestra?” “No. Mi auguro che non derubino la povera signora nella foresta.

scuri e lividi in maniera così strana. Immagino tenga molto a questo punto.“Oltre ad avere l'aspetto malvagio. lo esortai a rivelarmi il tutto. “Non era affatto necessaria.” “In ogni caso la frase fu detta. Quando pronunciò la parola 'segreto'. con un sorriso misterioso. ma oserei dire che la fanciulla saprà dirvi tutto al riguardo domani. Tutto ciò ci rese ancor più curiose riguardo a quanto era intercorso tra lui e la signora vestita di velluto nero. ed un piccolo gesto della testa. ma non soggetta ad alcun tipo di crisi – ci ha assicurato questo punto – o alcun tipo di illusione. lei non dirà nulla su chi siamo. “e se desideri sapere tutto ciò che intercorse. La signora ha espresso riluttanza nello scomodarci con la cura della figlia. è perfettamente sana. se si sarà sufficientemente ripresa. e dove stiamo viaggiando. e nervosa. Hai visto quanto è partita in fretta.' Questa è stata l'unica cosa che ha detto. dicendo che è di salute cagionevole. Sono molto curiosa.” interloquì mio padre. i loro volti erano magri. te lo dirò. da dove veniamo. Non appena fummo soli. che è stato indubbiamente molto poco. Parlava un francese molto puro. nel frattempo. nel breve ma intenso scambio che aveva preceduto la sua partenza. lo ammetto. Non ebbe bisogno di molta opera di convincimento. “Non c'è una particolare ragione per cui non dovrei dirtelo. Ha aggiunto poi 'Sto facendo un lungo viaggio di importanza vitale – enfatizzò la parola – veloce e segreto. come se sapesse al riguardo più di quanto non avesse intenzione di dirci. fece una pausa di qualche secondo. gli occhi fissi sui miei. ritornerò a prendere la mia bambina tra tre mesi. in realtà.” “Che strana affermazione da fare!” lo interruppi.” “Non credo che lo farà. guardandomi con severità.” rise. e spero di non aver fatto una 20 .

da redimere più che 21 . un po' sbiadite. Si era alzata.cosa molto sciocca. il polso regolare. Voi. un arazzo rappresentante Cleopatra che si portava le aspidi al petto. ero deliziata. mi informai subito per sapere se mi avrebbe concesso di andarla a trovare per qualche minuto nella sua stanza. Non poteva certo esserci alcun male nel mio incontrarla. Era. ma non avrei potuto tornare al mio letto e dormire più di quanto avrei potuto superare a piedi la carrozza nella quale viaggiava la principessa vestita di velluto nero. Potete essere sicuri che non aspettai molto per avvalermi di questo permesso. La nostra ospite giaceva in una delle stanze più belle dello schloss. che vivete in città. Non aveva riportato danni. con questo permesso. sulla parete opposta al letto.” Per quanto mi riguardava. fu per darci un bollettino molto positivo riguardo alla sua paziente. se lo desideravamo entrambe. Non vedevo l'ora di vederla e parlarle. ed il piccolo colpo subito dai sui nervi era stato superato senza ripercussioni. forse. e ricche e sufficientemente varie nel colore. Vi era. un po' formale. non potete avere idea della portata dell'evento che è la presentazione di una nuova amicizia. in una solitudine quale quella che ci circondava. e aspettavo solo il momento in cui il dottore me ne avrebbe dato il permesso. ed altre solenni scene classiche. erano rappresentate sugli altri muri. e. Ma vi erano nelle altre decorazioni della stanza incisioni dorate. Il servitore ritornò immediatamente per dirmi che non desiderava altro più di questo. nel prendermi carico della giovane. apparentemente in perfetta salute. Il dottore non arrivò se non poco prima dell'una. Quando il medico ci raggiunse nel soggiorno.

Lei era seduta. ed esso e le sue guance con la fossetta erano ora deliziosamente graziose ed intelligenti. Ma quasi immediatamente si accese in uno strano fisso sorriso di riconoscimento.” Il suo sorriso si era ammorbidito. Vi erano candele ai lati del letto. Mi sentii rassicurata. Non potevo dimenticare il tuo volto. “Che meraviglia!” esclamò. ricamata con dei fiori. mi paralizzò per un istante.” “Meraviglia invero!” ripetei. anche bello. quando nessuno sospettava cosa stessi pensando. era scomparso. in una visione o nella realtà. mentre approcciavo il lato del letto ed avevo appena iniziato il mio discorsetto di benvenuto. la sua figura esile ed aggraziata avviluppata in una morbida vestaglia di seta. superando con uno sforzo l'orrore che per un certo tempo aveva sospeso il mio discorso. e che era rimasto impresso nella mia mente. e sul quale io avevo per così tanti anni rimuginato spesso con orrore. ma quando lo vidi per la prima volta. e mi ha stregato da allora. Qualsiasi cosa vi avessi intravisto di strano. “Dodici anni fa. e mi fece indietreggiare di uno o due passi da lei? Ve lo dirò. Quale fu l'elemento che. e proseguii sulla strada che l'ospitalità 22 . ed a quel punto infine lei parlò. Vidi il volto preciso che mi aveva fatto visita di notte nella mia infanzia. Era grazioso.sufficientemente la tetraggine del vecchio arazzo. portava la stessa espressione malinconica. ti ho certamente visto. io non potevo. “Dodici anni fa. E' rimasto davanti ai miei occhi da allora. e ricoperta da una spessa seta trapuntata con cui la madre l'aveva coperta mentre giaceva sul terreno. Vi fu un silenzio che durò un minuto pieno. vidi il tuo volto in un sogno.

trovandomi in una stanza. con l'aspetto che abbiamo ora. ed alzando lo sguardo. una bellissima damigella. Io ero una bambina. un sogno così vivido. diversa dalla mia nursery. ti eri alzata urlando. ponendo la sua al di sopra della mia. credo. I letti erano. persi conoscenza per un attimo. ed io. e anche la stanza vuota al di fuori di me. e quanto tornai in me. come spesso sono le persone sole. che ognuna abbia visto. e labbra – le tue labbra – tu come sei qui ora. ricoperta goffamente con del legno scuro. e soprattutto quale felicità portasse a me. sorrise di nuovo. Fui svegliata da un urlo.indicava. scivolai sotto uno dei letti per arrivare alla finestra. per darle il benvenuto. Rispose molto graziosamente al mio benvenuto. ognuna dell'altra. ti vidi – eri sicuramente tu – come ti vedo ora. Presi la sua mano mentre parlavo. ed i suoi occhi brillarono. sentii qualcuno che piangeva. e sedie. e mi svegliai da un sogno confuso ed agitato. Ero un po' timida. mi sembrò. ammirando soprattutto un candelabro di ferro a due rami che riconoscerei di certo. di circa sei anni. ero di nuovo nella mia 23 . mentre. ma mentre sgusciavo da sotto il letto. dopo essermi guardata intorno per del tempo. e scivolai per terra. e lei disse: “Devo raccontarti della mia visione su di te. ancora pensosa. con i capelli dorati e grandi occhi azzurri. e panche disposte lungo i muri. mi arrampicai sul letto e misi le mie braccia intorno a te. e. io te e tu me. tutti vuoti. ma la situazione mi rese eloquente. e anche coraggiosa. e dirle quanto piacere avesse procurato a noi tutti il suo arrivo accidentale. e con armadi e testiere. e credo che ci addormentammo entrambe. Ebbi paura. è così strano che tu ed io abbiamo avuto. quando ovviamente entrambe non eravamo che bambine. Lei mi strinse la mano. Il tuo aspetto mi conquistò. mentre mi trovavo ancora in ginocchio. Mi sedetti vicino a lei. ed arrossì. guardando rapidamente nei miei.

sorridendo nuovamente . Percepivo ora che la stavano prendendo un certo languore ed una certa stanchezza. “Non so quale dovrebbe più avere paura dell'altra. “Il dottore crede. in ogni caso sembrerebbe che fosse destino. era così bella e così indescrivibilmente coinvolgente. cosa che feci. ma non potrei dormire. ma essendo tu come sei. non ci sono mai riuscita. Mi interessava e mi conquistava. e troverai che è una creatura molto servizievole e silenziosa. e sia tu che io così giovani. Mi sentivo. dalla nostra primissima infanzia. Non potrei essere confusa da una mera somiglianza. “attratta nei suoi confronti”. e mi affrettai ad augurarle la buona notte. Non avrò bisogno di alcuna assistenza – e. tuttavia. Mi domando se tu ti senta stranamente attratta da me come io da te. e di avere già diritto ad essere tua amica intima.” aggiunsi. come diceva lei. Ora la verità è che i miei sentimenti nei confronti della bella forestiera erano piuttosto indescrivibili.nursery a casa. Tu sei la dama che io vidi allora.“Se tu fossi meno bella direi che avrei molta paura di te. “che dovresti avere una cameriera che dorma con te stanotte. una delle nostre sta aspettando. ma vi era anche una certa repulsione. Non ho dimenticato il tuo volto da allora. che diventassimo amiche.” “E' un pensiero davvero gentile da parte tua. In questo sentimento ambiguo. con un'attendente nella stanza. Toccava ora a me raccontare la mia visione corrispondente. confesserò la 24 . ed i suoi occhi neri ed eleganti mi fissarono appassionatamente. sento solo di averti conosciuto dodici anni fa. per lo stupore palese della mia nuova conoscenza. il senso di attrazione prevaleva immensamente. non ho mai avuto un'amica – ne troverò una ora?” Sospirò.” disse.

” Affondò nuovamente sul cuscino con un sospiro. ci rivedremo. Mi piaceva la confidenza con la quale mi aveva immediatamente accolto. ma buona notte. e due servitori assassinati. è molto difficile separarsi da te. Il suo aspetto non perdeva nulla del suo fascino con la luce del giorno – era sicuramente la creatura più bella che avessi mai visto. per quanto ancora immeritato. Vedo che c'è una chiave nella serratura.” Mi strinse vicina a sé con le sue belle braccia per un momento e mi sussurrò all'orecchio “Buona notte. almeno. e sussurrò di nuovo “Buona notte. e precisamente la medesima vaga antipatia che si era poi confusa con mia ammirazione per lei. Il giorno seguente arrivò e ci incontrammo di nuovo.mia debolezza. domani. ed i suoi occhi eleganti mi seguirono con uno sguardo tenero e malinconico. e amano anche. cara amica. e lo spiacevole ricordo del volto presentatosi nel mio sogno infantile aveva perso l'effetto del primo inatteso riconoscimento. Ora ridevamo insieme dei nostri orrori momentanei. per molti versi. 25 . affetto che mi riservava.” I giovani si invaghiscono. di impulso. E' diventata un'abitudine – e sembri così gentile che so che mi perdonerai. Lei confessò di aver provato un simile colpo nel vedere me. ma non di prima mattina. Era determinata a far sì che fossimo molto amiche. cara. La nostra casa è stata derubata una volta. Io ero onorata dall'evidente. sono perseguitata dal terrore dei ladri. quindi chiudo sempre a chiave la mia porta. Ero deliziata della mia compagnia.

IV Le sue abitudini – Una passeggiata Vi ho detto che ero affascinata da lei nella maggior parte delle sue caratteristiche. Alcune non mi piacevano poi così tanto. Era più alta dell'altezza media delle donne. Comincerò a descriverla. Era esile, e meravigliosamente aggraziata. Se non fosse per il fatto che i suoi movimenti erano languidi – molto languidi – invero, nulla del suo aspetto indicava una persona invalida. Il suo incarnato era ricco e luminoso; le sue fattezze erano minute e ben disegnate; i suoi occhi grandi, scuri, e lucenti; i suoi capelli erano decisamente meravigliosi, non ho mai visto capelli folti e lunghi in maniera così magnifica come quando ricadevano sciolti sulle sue spalle; spesso ho posto le mani sotto la sua chioma, ridendo con stupore del suo peso. I suoi capelli erano squisitamente sottili e morbidi, e per quanto riguardava il colore di un ricco marrone scuro, con qualcosa di dorato. Amavo scioglierli, lasciandoli ricadere per il loro peso, mentre, nella sua stanza, sedeva reclinata su una sedia, parlando con la sua dolce voce bassa; ero solita pettinare ed intrecciare la sua chioma, sparpagliarla per giocarci. Cielo! Se avessi saputo tutto! Ho affermato che vi erano dei particolari che non mi piacevano. Vi ho detto che la sua confidenza mi conquistò dalla prima notte in cui la vidi; ma trovai che nei confronti di sé, di sua madre, della sua storia, e di fatto riguardo a qualsiasi cosa fosse legata alla sua vita, ai suoi piani, alle persone conosciute, 26

esercitava un riserbo sempre attento. Oserei dire che non ero ragionevole, forse avevo torto; oserei dire che forse avrei dovuto rispettare l'ingiunzione solenne posta su mio padre dalla formale signora vestita di velluto nero. Ma la curiosità è una passione senza pace e senza scrupoli, e non vi è ragazza che possa sopportare, con pazienza, che la sua possa essere interdetta da un'altra. Che male poteva fare dirmi quanto desideravo sapere così ardentemente? Non aveva lei alcuna fiducia nel mio buonsenso e nel mio onore? Perché non poteva credermi quando le assicuravo, così solennemente, che non avrei divulgato ad alcun mortale vivente una sola sillaba di quello che mi avrebbe rivelato? Vi era, mi sembrava, una freddezza non consona alla sua età nel suo sorridente, malinconico e persistente rifiuto di accordarmi un minimo raggio di luce. Non posso dire che litigavamo su questo punto, perché non avrebbe litigato su nulla. Pressarla era, ovviamente, molto ingiusto da parte mia, molto scortese, ma non potevo veramente farne a meno; ma avrei ugualmente potuto lasciar perdere. Quanto mi disse ammontava, nella mia esorbitante stima – a niente. Si poteva interamente riassumere in tre affermazioni molto vaghe: Primo – il suo nome era Carmilla. Secondo – la sua famiglia era molto antica e nobile. Terzo – la sua casa si trovava in direzione dell'Ovest. Non era intenzionata a rivelarmi il nome della sua famiglia, né il suo stemma, né il nome della loro tenuta, e neanche quello della nazione in cui vivevano. 27

Non dovete pensare che io la importunassi incessantemente su questi argomenti. Aspettavo il momento opportuno, e insinuavo invece di pressarla con le mie ricerche. In una o due occasioni, invero, la attaccai in maniera più diretta. Ma a prescindere dalle mie tattiche, il risultato era invariabilmente un completo fallimento. Rimproveri e blandizie erano ugualmente del tutto inutili con lei. Ma devo aggiungere questo, che la sua evasività era portata avanti con un suo schermirsi così grazioso e malinconico, con così numerose e anche appassionate dichiarazioni della sua stima per me, e della sua fiducia nel mio onore, e con così tante promesse che alla fine avrei saputo tutto, che non riuscivo a trovare nel mio cuore la capacità di restare offesa nei suoi confronti per molto tempo. Era solita piazzare le sue belle braccia intorno al mio collo, attirarmi a sé, e sussurrarmi con le labbra all'orecchio, appoggiando la guancia alla mia, “Carissima, il tuo cuoricino è ferito; non pensarmi crudele perché obbedisco alla legge irresistibile della mia forza e debolezza; se il tuo caro cuore è ferito, il mio cuore selvaggio sanguina con il tuo. Nel rapimento della mia enorme umiliazione io vivo nella tua calda vita, e tu morirai – morirai, dolcemente morirai – nella mia. Non posso farne a meno; mentre mi avvicino a te, tu, a tua volta, ti avvicinerai ad altri, ed imparerai il rapimento di quella crudeltà, che tuttavia è amore; così, per un po', non cercare di sapere di più su di me e sui miei, ma fidati di me con tutto il tuo spirito amoroso.” E dopo aver pronunciato una simile rapsodia, mi stringeva più vicina a sé nel suo abbraccio tremante, e premeva le sue labbra in morbidi baci sulla mia guancia. Le sue agitazioni e le sue parole mi erano inintelligibili. Da questi folli abbracci, che non erano di occorrenza molto frequente, devo ammettere, desideravo solitamente liberarmi; 28

e con occhi trionfanti mi attirava a sé. ma ero consapevole di un amore che cresceva verso l'adorazione. e le sue labbra calde viaggiavano lungo la mia guancia baciandomi. con il ricordo confuso ed orribile di alcuni avvenimenti e situazioni. ma non saprei fare altri tentativi di spiegazione riguardo a quella sensazione. in cui le nostre passioni sono state sollecitate nel modo più selvaggio e terribile. A volte dopo un'ora di apatia. tu ed io siamo una cosa sola per sempre. rinnovata di tanto in tanto. Era come l'ardore di un amante. So che questo è un paradosso. dalla quale sembravo riprendermi solo quando ritraeva le braccia. “Tu sei mia. la mia strana e bella compagnia era solita prendermi la mano e stringerla con una pressione affettuosa. che tra tutte le altre sono poi quelle che ricordiamo nella maniera più vaga e fioca. Io ora scrivo. con mano tremante. mi imbarazzava. fissando il mio volto con occhi languidi e accesi. tu sarai mia. mista. dopo un intervallo di più di dieci anni. quasi singhiozzando.ma le energie sembravano venirmi meno. arrossendo leggermente. era odioso e ciononostante mi sopraffaceva. dell'ordalia che stavo inconsciamente attraversando. Provavo una strana tumultuosa eccitazione che era piacevole.” Poi si ritirava sulla 29 . e anche di una repulsione. anche se il ricordo del filone principale della mia storia è ancora molto vivido. respirando così velocemente che il suo vestito si alzava e ricadeva per il tumultuoso affanno. ed era solita sussurrare. Quando era di questo umore misterioso non mi piaceva. Ma sospetto che nelle nostre vite vi siano alcune scene emotive. ad un vago senso di paura e disgusto. e acquietavano la mia resistenza in una trance. Le sue parole sussurrate erano come una nenia al mio orecchio. ogni tanto. Non avevo pensieri distinti su di lei mentre duravano simili scene.

“Siamo parenti?” ero solita chiedere. durante i quali. Non potevo vantare le piccole attenzioni che la galanteria maschile si compiace di offrire. lasciandomi tremante. “Cosa intendi con tutto ciò? Forse ti ricordo qualcuno che ami. per poi voltarsi e lasciar cadere la mia mano. era oggetto di momentanei momenti di insania. con l'assistenza di un'astuta vecchia avventuriera. se non fosse per i suoi occhi che scorgevo mentre mi seguivano. ma non devi fare così. Forse non così singolari nell'opinione di una dama di città come voi. tentavo invano di costruire una teoria soddisfacente – non potevo ricondurle ad affettazione o ad un inganno. Per certi versi le sue abitudini erano bizzarre. Eccettuati questi brevi periodi di misteriosa eccitazione. a volte sembravo non essere niente per lei. coprendosi gli occhi con le sue manine. e c'era sempre in lei un languore piuttosto incompatibile con un sistema maschile in uno stato di salute. Forse. In merito a queste manifestazioni molto fuori dal comune. allegria. non ti conosco – non conosco me stessa quando hai questo aspetto e parli in questo modo. pieni di fuoco malinconico. per quanto apparisse molto interessante alla mai vanità. di quanto 30 . Ma c'erano molte cose contro questa ipotesi. i suoi modi erano femminei. Era senza dubbio la momentanea fuoriuscita di un istinto represso e di un'emozione.sedia. Tra questi momenti appassionati vi erano lunghi intervalli di quotidianità. pensosa malinconia.” Sospirava alla mia veemenza. Forse un amante maschile si era introdotto nella casa. nonostante le volontarie smentite della madre. lo odio. e cercava di raggiungere il suo obiettivo con un travestimento. o c'era forse un travestimento ed una questione romantica? Avevo letto in vecchi libri storie di cose simili.

che indicava un popolo dagli strani costumi. e descriveva abitudini delle quali nulla sapevamo. e molto a disagio. ma lei appariva quasi immediatamente esausta. gente rustica. per poi bere una tazza di cioccolata. credo sia molto dolce” risposi. La mia compagna mi scosse un po' bruscamente. Coppie di contadini lo seguivano. “Non ti accorgi di quanto sia stonato?” “Al contrario. e mi voltai sorpresa.apparissero a noi. senza mangiare alcunché. Era sempre una conversatrice animata. Questo era un languore del tutto fisico al quale non partecipava la sua mente. Alludeva a volte per un istante alla propria casa. timorosa che le persone che formavano la piccola processione potessero vedere e risentirsi di quanto stava accadendo. Mi disse bruscamente. Era solita scendere molto tardi. cantando un inno funebre. generalmente non prima dell'una. e mi unii all'inno che stavano cantando con tanta dolcezza. la figlia di uno dei guardiacaccia della foresta. un pomeriggio fummo superate da un corteo funebre. che era una mera passeggiata. interdetta dall'interruzione. e o ritornava allo schloss o si sedeva su una delle panchine sistemate qua e là tra gli alberi. era la sua unica figlia. Il pover'uomo camminava dietro al feretro della sua diletta. o menzionava un'avventura o una situazione. Da questi indizi fortuiti conclusi che il suo paese natale doveva essere molto più remoto di quanto non avessi pensato in prima battuta. Mi alzai per porgere i miei rispetti mentre passavano. e molto intelligente. ed aveva l'aspetto di un uomo dal cuore spezzato. o un vecchio ricordo. uscivamo poi per una camminata. 31 . Si trattava del funerale di una ragazza giovane e carina che avevo visto spesso. Mentre sedevamo così sotto gli alberi.

” “Spero non ci sia una pestilenza o una febbre in arrivo. eppure sembrerebbe che sia proprio così.” Ci eravamo leggermente spostate indietro.Ripresi quindi istantaneamente il mio canto. ed è stata sul punto di morte da allora. Siediti qui. vicino a me. quasi rabbiosamente. “La giovane moglie del porcaio è morta solo una settimana fa. con un lampo nei suoi occhi eleganti. Dopo è come affondata. i tuoi riti mi feriscono.” “Bene. ed io odio i funerali. spero. da cosa deduci che la tua religione e la mia siano la stessa cosa.” “Non dirmi nulla di fantasmi. ed il suo inno è stato cantato. fino a ieri.” risposi Carmilla. Stava piuttosto bene il giorno precedente. “E' la povera ragazza che pensava di aver visto un fantasma un paio di settimane fa. Mi ha innervosito. e pensava che qualcosa l'avesse afferrata per la gola mentre giaceva a letto. stringila forte – forte – più forte. Mio papà dice che simili orribili incubi accompagnano alcune forme di febbre. quando è spirata.” “Mio padre si è recato al cimitero insieme al prete.” “Chi? Non preoccupo la mia testa con le sorti dei contadini. tieni la mia mano. Vieni a casa. 32 . e fui nuovamente interrotta. tappandosi le orecchie con le piccole dita. Non so chi sia. Quante storie! Perché bisogna morire – tutti devono morire. ed è morta prima che passasse una settimana. Non dormirò stanotte se lo farai. e tutti sono molto più felici quando ciò accade. “Inoltre. Pensavo sapessi che sarà sepolta oggi. ed eravamo arrivate ad un altro sedile. quasi soffocandola.” disse Carmilla. il suo funerale è terminato. “Perfori i miei timpani. siediti vicino.” continuai. e le nostre orecchie non saranno torturate da quella stonatura e da quel gergo.

Entrambe le cose passarono via come una nube estiva. e così giungemmo a casa. e sul suo corpo si incrociavano più cinghie e cinture di quante 33 . Portava un pizzetto nero. oltre al ponte levatoio la figura di un viandante che conoscevo bene. e forse per dissipare la grave impressione che lo spettacolo aveva lasciato su di me. e alla fine lanciò un basso grido convulso di dolore. nero e scarlatto. divenne animata e ciarliera in maniera inusuale. Era solito fare visita allo schloss più o meno due volte all'anno. e mai se non una volta dopo quell'episodio fui testimone di un momentaneo segno di rabbia da parte sua. Era anche la prima volta che la vedevo esibire qualcosa di simile ad uno scatto d'ira. dalle fattezze acute e magre che generalmente si accompagnano alla deformità. prima che l'isteria cominciasse a scemare. “Tienimi. Tutte le sue energie sembravano tese allo scopo di contenere una crisi. il volto aggrottato e le labbra contratte. mentre fissava il terreno ai suoi piedi. quando entrò nel cortile. mostrando i suoi denti bianchi. quasi malarico. Questa fu la prima volta in cui la vidi esibire sintomi definiti di quella delicatezza di costituzione della quale ci aveva parlato sua madre. che non poteva essere represso. Il suo volto subì un cambiamento che mi allarmò fino a terrorizzarmi per un momento. Era la figura di un gobbo. tremando in tutto il corpo di un brivido continuo. “Ecco! Questo è quello che succede dallo strangolare le persone con gli inni!” disse infine. Si oscurò. e divenne orribilmente livido.” E così fu. e sorrideva da un orecchio all'altro.Si sedette. Vi dirò come avvenne. Sta passando. con la quale stava combattendo fino a restare senza fiato. Era vestito di camoscio. tienimi ferma. le sue mani ed i suoi denti erano serrati. Lei ed io eravamo affacciate ad una delle lunghe finestre del soggiorno.

porgendoci loquacemente i suoi complimenti in un francese esecrabile. un paio di fioretti e maschere attaccati alla cintura. e 34 . dalle quali pendevano gli oggetti più vari. cominciò ad arrangiare un'aria vivace che accompagnava cantando con allegra stonatura. Erano composti di parti di scimmie. Poi. Suo compagno era un ruvido cane meticcio. e con una scioltezza che non prendeva mai respiro. Aveva un piffero. sollevò il suo grottesco cappello e ci rivolse un inchino molto cerimonioso. Dietro. e due scatole. “Vogliono le signore compiacersi di acquistare un amuleto contro l'upiro. Avanzò poi in direzione della finestra con molti sorrisi e saluti. che mi fecero ridere nonostante gli ululati del cane. scoiattoli. pappagalli. e le risorse delle varie arti che poneva al nostro servizio. ed in un tedesco appena migliore.” disse. sta attraversando come un lupo questi boschi. Questi mostri erano soliti suscitare il riso di mio padre. il cappello nella mano sinistra ed il piffero sotto braccio. Nel frattempo il saltimbanco. dal centro del cortile. ed in mano un bastone nero con borchie di rame. l'altra una mandragora. slacciando il suo flauto. con atteggiamenti e gesti ridicoli. e le curiosità ed i divertimenti che era nel suo potere inscenare su nostra richiesta. trasportava una lanterna magica. pesci e ricci. “Muoiono di questa malattia a destra ed a manca. seccati e ricuciti con molta arte per generare un effetto sorprendente. ma che si fermò improvvisamente e sospettoso al ponte levatoio. lasciando cadere il cappello sul pavimento. molti scrigni piccoli e misteriosi che gli penzolavano intorno. per poi cominciare poco dopo ad ululare in maniera agghiacciante. una scatola da prestigiatore. che a quanto dicono. che lo seguiva passo passo. che contenevano l'una una salamandra.riuscissi a contare. sproloquiò una lunga pubblicità delle sue imprese. che conoscevo bene.

qui v'è un amuleto che non fallisce mai. ha! Con la mia vista lunga ed acuta. sembrò scorgere qualcosa che fissò la sua curiosità per un istante. Mio padre avrebbe legato questo sciagurato alla pompa dell'acqua e dopo averlo fustigato con una frusta da calesse lo avrebbe bruciato fino all'osso con il 35 . ripiena di ogni tipo di bizzarri piccoli strumenti di acciaio.” Questi amuleti consistevano in strisce ovali di pelle. “Tra le altre arti meno utili. guardando verso l'alto. sottili. se piace a sua signoria. invero. come credo facciano. mostrandola e rivolgendosi a me. In un istante srotolò una custodia di pelle. mentre guardava su verso i nostri volti. ornate con cifre e diagrammi cabalistici. e noi sorridevamo verso il basso nella sua direzione. la giovane dama alla vostra destra. bestia! Ulula a tal punto che sua signoria può appena sentire una parola. Peste colga quel cane!” interpolò. La vostra nobile amica. li renderò tondi e smussi. e potrete ridergli in faccia. pratico l'arte del dentista. “Silenzio. ma quelli di una splendida fanciulla quale è. divertite. “Come osa quel saltimbanco insultarci così? Dove è tuo padre? Gli chiederò un risarcimento. le mie pinze. ha denti davvero aguzzi – lunghi. anche solo cucito al cuscino. Il suo penetrante occhio nero. eccomi qui. Ehi? La damigella è dispiaciuta? Sono stato troppo ardito? L'ho forse offesa?” La ragazza. a punta. non più denti da pesce. come aghi. appariva molto irata mentre si allontanava dalla finestra. li ho visti bene. Egli guardava verso l'alto. e così feci io. mia signora. per quanto mi riguarda. come punteruoli.” disse. il mio trapano. ecco la mia lima. Carmilla ne acquistò subito uno. almeno. ha. “Guardate qui. ora se dolgono alla giovane dama.

in terra. “E questa malattia che invade la regione è naturale. ed era stata attaccata. e tutto finirà bene per coloro che lo amano.marchio del castello!” Si ritrasse dalla finestra di uno o due passi. e aveva appena perso di vista colui che l'aveva offesa che la sua furia scemò all'improvviso come era montata. e si prenderà cura di noi. Ogni cosa viene dalla Natura – non è così? Tutte le cose in cielo. “Ho così tanta paura di immaginare di vedere simili cose. era molto ammalata. Questa povera gente si infetta a vicenda con le loro stesse superstizioni. Mio padre era giù di corda quella sera. Egli è il nostro fedele creatore. e così ripete nell'immaginazione le immagini del terrore che ha provocato nei loro vicini. credo che sarebbe altrettanto terribile della realtà. come descriveva.” “Creatore! Natura!” disse la giovane in risposta al mio padre gentile. Nel rientrare ci raccontò che vi era stato un altro caso molto simile ai due casi fatali che erano occorsi di recente. a solo un miglio di distanza. “Tutto ciò” disse mio padre.” “Siamo nelle mani di Dio: niente può accadere senza il suo consenso. La Natura. e sotto la terra. e gradualmente riprese il suo solito tono e apparve dimenticarsi del piccolo gobbo e delle sue follie.” 36 . si sedette.” “Ma questo stesso fatto è di per sé terrificante. agiscono e vivono come Natura ordina? Io lo credo. praticamente nello stesso modo. “In che modo?” chiese mi padre. “è strettamente riconducibile a cause naturali. Egli ha fatto tutti noi.” disse Carmilla. e stava ora lentamente ma inesorabilmente affondando. La sorella di un giovane contadino della sua tenuta.

Non vorrai ferire un'amica?” Mi guardò languidamente negli occhi.” “I medici non mi hanno mai aiutato” disse Camilla. per 37 .” “Non hai paura. “Più malata di quanto tu non sia mai stata. carissima?” “Lo sarei molto se sospettassi che ci fosse il pericolo reale di essere attaccata come è accaduto a quelle povere persone. “Molto tempo fa?” “Si.” “Eri molto giovane all'epoca allora?” “Oserei dire. e passò amorevolmente un braccio intorno alla mia vita.” rispose.” “Hai paura di morire?” “Si. cara Carmilla. Ho sofferto di questa stessa malattia. è l'ultima cosa che gli passa per la mente. conducendomi fuori dalla stanza.” disse mio padre. “Quindi sei stata malata?” chiesi. “Non è così. e non erano pesanti quanto quelle di altre malattie. per poter vivere insieme. dopo un po' di silenzio.” “Ma morire come possono farlo gli amanti – morire insieme. Mio padre era chino su alcune carte vicino alla finestra. “Voglio conoscere la sua opinione a riguardo. tutti hanno paura di morire. molto tempo fa. ma dimentico ogni cosa salvo il mio dolore e la mia debolezza. e cosa crede che sia la cosa migliore da fare. “Perché a tuo padre piace spaventarci?” chiese la bella ragazza con un sospiro ed un piccolo brivido. Le fanciulle sono millepiedi mentre vivono nel mondo. non parliamone più.“Il medico ha detto che verrà qui oggi.

la vita e la morte sono condizioni misteriose. Era un uomo abile. necessità e struttura. Non sapevo all'epoca cosa avesse menzionato il medico. nella stanza accanto. ma nel frattempo vi sono bruchi e larve. e dire mentre uscivano: “Devo dire. e non sentii altro.” E così discorrendo proseguirono oltre. Lui e papà emersero dalla stanza insieme. e rimase chiuso con mio padre per del tempo. Cosa ne pensate degli ippogrifi e dei draghi?” Il medico sorrideva. e sentii mio padre ridere. di sessant'anni o più. scuotendo la testa “Ciononostante. nel suo grande libro. non vedi – ognuno con le sue peculiari inclinazioni.essere finalmente farfalle quando arriva l'estate. e rispose. Più avanti quel giorno arrivò il medico. mi stupisco di un uomo saggio come voi. e sappiamo ben poco delle risorse di entrambe. si profumava di talco e si rasava il volto pallido in modo da renderlo liscio come una zucca. ma ora credo di poterlo indovinare. 38 . Così dice Monsieur Buffon.

ma erano. ciascuno contenente molti dipinti. “In 39 . I bauli restarono nell'ingresso. e ogni volta che arrivava allo schloss un messaggero dalla nostra piccola capitale di Gratz eravamo soliti affollarci intorno a lui nell'ingresso. grave e scuro in faccia. mentre l'artista frugava per tirar fuori i numeri corrispondenti. con il cavallo ed il carretto ingombro di due grandi bauli da viaggio. mentre uno dopo l'altro i vecchi quadri. indubbiamente. che stavano per essere riportati nel loro luogo di origine. Era un viaggio di dieci leghe. che erano stati restaurati. quasi tutti ritratti. poiché il fumo e la polvere del tempo li aveva quasi del tutto cancellati. ed alcuni anche piuttosto bizzarri. Carmilla sedeva guardando davanti a sé svogliatamente. Non so se i dipinti fossero di buona fattura. dalla quale leggeva. e la maggior parte di questi quadri. Mio padre aveva in mano una lista. Mia madre apparteneva ad un'antica famiglia ungherese. si incontrò con noi nell'ingresso. molto antichi. e armato di martello.” disse mio padre. dove ci eravamo riuniti per essere presenti all'apertura dei bauli. per sentire le novità. “Vi è un quadro che ancora non ho visto. Il suo arrivo creò un bel vociare nei nostri quartieri privati. La maggior parte di essi aveva. il vantaggio di essere visti da me per la prima volta. Allora con degli assistenti. ed i servitori si occuparono del messaggero fino a quando non ebbe cenato. erano arrivati a noi tramite lei. venivano portati alla luce. cesello e cacciavite. soprattutto.V Una straordinaria somiglianza Quel pomeriggio arrivò da Gratz il figlio del restauratore di dipinti.

con evidente orgoglio. Era davvero molto bello.” mi disse. 'Marcia Karnstein' e la data '1698'.” La fanciulla non fece cenno di aver inteso.” Lo ricordavo. Era il ritratto di Carmilla! “Carmilla. mentre io era sempre più persa nello stupore mentre continuavo a guardare il dipinto. si trova il nome. che era anche un artista. in alto. e continuò a conversare con il restauratore. sorridendo. “Sono molto contento che tu lo trovi così somigliante. il complimento. “Mi lascerai appendere questo quadro nella mia stanza. vivente. che la sua arte aveva appena riportato alla luce ed al colore. in questo quadro. era un quadro molto piccolo. e disse “Certamente è una straordinaria somiglianza. alto circa un piede e poco più. questo è un vero miracolo. sembrava animato. e discorreva con competenza dei ritratti e di altri lavori. “E ora si legge piuttosto chiaramente il nome scritto 40 . per come potevo leggerlo. ma era così annerito dal tempo che non riuscivo a distinguerne il disegno. e quasi quadrato.” ma distolse lo sguardo. Sedeva reclinata sulla sedia.” Mio padre rise. e sorrise come in una specie di torpore. con gli occhi eleganti che mi fissavano in contemplazione sotto le lunghe ciglia. “Certo. senza una cornice. anche il piccolo neo sulla gola. cara. pronta a parlare. Non è bellissimo. e con mia grande sorpresa apparve piuttosto colpito da questo fatto. Deve essere più bello di quanto non pensassi. papà?” chiesi. e sono curioso di vedere come è diventato.un angolo. Eccoti qua. cara. sorridente. L'artista lo tirò fuori ora. era sorprendente. papà? E guarda. se è così. o anche sentito.

in qualche guerra civile. Contessa Karnstein. “Vogliamo fare una piccola passeggiata intorno al cortile. languidamente. ovvero. che era socchiusa.” “Ah!” disse la fanciulla. “anche io. Si alzò in piedi. “Ma guarda che bella luna!” Lanciò uno sguardo attraverso la porta d'ingresso. e guardar giù verso la strada ed il fiume?” “E' molto simile alla notte in cui arrivasti a noi. sorridendo. una discendenza molto lunga. “Sei contenta che io sia venuta?” “Deliziata. credo. sembra come se fosse stato scritto in oro. credo. mentre stringeva il braccio intorno alla mia vita e lasciava che la sua bella testa si appoggiasse alla mia spalla. e ognuna con un braccio intorno alla vita dell'altra. Io discendo dai Karnstein. molto antica.” dissi. La famiglia cadde in disgrazia. 41 . uscimmo fuori sul selciato.” “Interessante!” disse. ma le rovine del castello si trovano a sole tre miglia di distanza. In silenzio. Ci sono Karnstain viventi al momento?” “Nessuno che rechi quel nome. “E così stavi pensando alla notte in cui sono giunta qui?” quasi sussurrò.” risposi. lentamente passeggiammo per il ponte levatoio. molto tempo fa. dove lo splendido paesaggio si apriva davanti a noi occhi. e vi è una coroncina sopra e sotto la data AD 1698. Sospirò. Il nome è Mircalla. credo. “Come sei romantica.” mormorò con un sospiro. “E hai chiesto di appendere nella tua stanza il quadro che ti sembra mi assomigli. languidamente.nell'angolo. cara Carmilla. mamma discendeva da loro. Non è Marcia.

Si. parlando come nel sonno.” dissi. Mi fissava con occhi dai quali era volato via ogni fuoco. “C'è un vento freddo nell'aria. quasi singhiozzanti. una questione di cuore in corso. “Sono sicura. con sospiri tumultuosi. “Ho quasi i brividi. e tu moriresti per me. mentre ci avvicinavamo alla porta. che c'è. entra. che tu sia stata innamorata.” Come appariva bella nella luce della luna! Fu timido e strano lo sguardo con cui nascose rapidamente il volto nel mio collo e nei miei capelli. ogni intenzione. in questo momento.” sussurrò. Dovresti indubbiamente bere un po' di vino. Carmilla. ti amo così tanto. Vieni.” Mi baciò in silenzio. questa è l'ultima volta che vedrò la luce della luna insieme a te. un po' pallida. Mi sento meglio ora.” Mi allontanai da lei. Starò bene tra qualche minuto. “Cara. “Voltiamoci nuovamente per un momento.Carmilla.” “Non sono mai stata innamorata di nessuno. versami un po' di vino. “Io vivo in te. sembra composta dalle vicende di un qualche romanzo. vieni. stavo forse sognando? Rientriamo.” “Sembri ammalata. “Ogni volta che mi racconti la tua storia. La sua morbida guancia bruciava contro la mia. cara.”sussurrava. lo farò. e premette nella mia una mano che tremava. Carmilla.” dissi.” rispose Carmilla.” 42 . “Si. e non lo sarò mai. “se non dovesse essere di te. il volto incolore ed apatico. cara?” mi disse. ti prego. forse.

Non c'è niente che non vada in me. Stavo cominciando ad allarmarmi.” aggiunsi.” “Sono sicura che egli sia molto bravo. e divento come mi hai appena visto. Guarda come mi sono ripresa. “Mio padre sarebbe addolorato oltre misura. temendo che potesse essere stata colpita dalla strana epidemia che dicevano aver invaso la campagna intorno a noi. Intendo cioè i suoi discorsi e le sue occhiate folli.“Come ti senti ora. ed era molto animata. cara Carmilla? Ti senti davvero meglio?” chiesi. e sembrò scuotere anche la natura languida di Carmilla in una momentanea energia. che mi imbarazzavano e spaventavano anche. “se dovesse pensare che tu sia anche solo indisposta. in un momento sono nuovamente me stessa. Ma avvenne quella notte un evento che diede una nuova piega ai miei pensieri. se non un po' di debolezza. ma. Ma tutto sommato è facile rimettermi in piedi. cara ragazza. sto nuovamente benissimo. non sono capace di alcuno sforzo. So quanto voi tutti siate gentili.” Ed effettivamente così era. e quanto restava della sera trascorse senza che tornassero quelle che io chiamavo le sue infatuazioni. il medico che si trovava con mio padre oggi. Vicino a noi c'è un dottore molto bravo. senza comunicarcelo immediatamente. e lei ed io parlammo molto. posso appena camminare la distanza che fiaccherebbe un bambino di tre anni: e ogni tanto la poca forza che ho viene meno. 43 . Le persone mi definiscono languida.

” rispose lei ambiguamente. se avesse avuto notizie della madre dal suo arrivo. “Non possiamo permetterci di perderti in questo modo. io sento molto la responsabilità del 44 . ed a quel punto sopraggiunse naturalmente anche papà per quello che chiamava “il suo sorso di tè”. siete già stati fin troppo ospitali e gentili nei miei confronti.” Allora egli chiese se sapesse dove potesse essere raggiunta al momento con una lettera. con mio grande sollievo. ma questa sera le notizie dell'avanzamento della misteriosa malattia che ha invaso i paraggi diventano ancor più allarmanti. e potrei considerare di prendere una carrozza domani. per una piccola partita a carte.VI Un'agonia molto strana Quando arrivammo nel soggiorno. se non sotto la cura di tua madre. e mia bellissima ospite. chiedendole. e nonostante Carmilla non ne volesse. “Non saprei dirlo. Vi ho portato un'infinità di guai. e lanciarmi al suo inseguimento. e non acconsentirò alla tua partenza. che è stata tanto gentile da acconsentire alla tua permanenza fino al suo ritorno. e ci sedemmo per bere le nostre tazze di caffè e cioccolata. Quando la partita terminò si sedette accanto a Carmilla sul divano. e Madame e Mademoiselle De Lafointaine si unirono a noi. un po' ansiosamente.” esclamò mio padre. “ma stavo considerando di lasciarvi. per quanto io non osi dirvelo.” “Ma non devi neanche pensare una cosa del genere. Sarei più contento se sapessi che hai avuto notizie da lei. so dove la troverò infine. Lei rispose “No. sembrava nuovamente in sé.

continuò soltanto a sorridermi. come nel vostro bellissimo castello. Non 45 . “Non puoi rispondere garbatamente.” rispose.” “Mille volte grazie. Ma farò del mio meglio.” “Avevi tutte le ragioni per chiedermi questo. signore. e non oso ancora raccontarti la mia storia. ma l'amore è sempre egoista. sorridente e compiaciuto del suo discorsetto. non avrei dovuto chiedertelo.caso. “Credi. le baciò la mano. e una cosa è certa. o non crederesti alcuna confidenza troppo grande da chiedere. e raramente sono stata così felice in vita mia prima d'ora. ed in compagnia della vostra cara figlia. molto egoista. senza l'aiuto di un consiglio da parte di tua madre. ma non rispose. alla morte. e mi sedetti a parlare con lei mentre si preparava a coricarsi. o odiarmi e comunque venire con me. sorridendo timidamente. Come al solito accompagnai Carmilla alla sua stanza. che non devi pensare di lasciarci senza una sua precisa indicazione in merito. tanto più bruciante quanto più egoista. Devi venire con me. “Non risponderai a questo?” dissi.” Così lui galantemente. Soffriremmo troppo della tua partenza per consentirtela così facilmente. neanche a te. due volte più atroci di quelli di una suora. e odiandomi attraverso la morte e oltre. per l'ospitalità. Quanto io sia gelosa non puoi saperlo. sotto la vostra cura.” dissi ad un certo punto. o qualsiasi cosa. nella sua maniera antiquata. Ma ho fatto dei voti. Non sai quanto mi sei cara. “che confiderai mai pienamente in me?” Lei si voltò sorridendo. Mi penserai crudele. amandomi. “Siete stati tutti troppo gentili con me. Il tempo in cui saprai tutto è molto vicino.

movimentato. sotto le guance. stai nuovamente cominciando a fare i tuoi selvaggi discorsi senza senso. ma trasparente. i suoi occhi luccicanti mi seguivano ovunque mi spostassi. per il tuo bene parlerò come un saggio. “Non io. attraverso un mezzo. “Non sei così vecchia. Andiamo a letto ora.” “Quasi lo dimentico. con una specie di sorriso timido che non riuscivo a decifrare. come i tuffatori vedono quanto accade sopra di loro. Come faccio ad alzarmi proprio ora e chiudere la porta a chiave?” Giaceva con le manine sepolte sotto la sua folta capigliatura ondulata. mi sento così pigra.” si toccò il petto.” dissi frettolosamente. Sei mai stata ad un ballo?” “No. Sono quasi stata assassinata nel mio letto. che avrebbe preso la mia vita. per quanto io sia una sciocchina ridicola. piena di capricci e desideri. denso. Nessun sacrificio è senza sangue. come cambi argomento. Lo vedo tutto. Le augurai la buona notte e sgattaiolai fuori dalla stanza con 46 . e reso sbiaditi i suoi colori.” “Adesso. la piccola testa sul cucino.” Risi.esiste la parola indifferenza nella mia natura apatica.” “Ricordo tutto al riguardo – con uno sforzo.” “Sei stata per morire?” “Si. sono passati degli anni. ferita qui. Non puoi aver già dimenticato il tuo primo ballo. quasi – un amore crudele – un amore strano. L'amore richiede i suoi sacrifici. “e non sono più stata la stessa da allora. Accadde quella notte quanto ha confuso il disegno. Come è? Deve essere molto affascinante. Carmilla.

Ma i sogni arrivano anche attraverso muri di pietra. Se non fosse venuto fuori casualmente in una delle nostre conversazioni disimpegnate che era stata battezzata. e ridono dei fabbri. Se avessi conosciuto meglio il mondo.una sensazione di disagio. le imiteranno. illuminano stanze buie. Le precauzioni delle persone nervose sono contagiose. Prese queste sagge misure. dopo un po' di tempo. 47 . Una luce ardeva nella mia stanza. questa particolare negligenza o antipatia non mi avrebbe sorpreso così tanto. Avevo adottato l'abitudine di Carmilla di chiudere a chiave la porta della camera da letto. entrai nel mio letto e mi addormentai. e nulla avrebbe potuto convincermi a farne a meno. Così protetta. Avevo anche adottato la sua precauzione di fare una breve ricerca nella sua stanza. Mi ero spesso chiesta se la nostra avvenente ospite dicesse mai le sue preghiere. Di certo non l'avevo mai vista in ginocchio. potevo prendermi il mio riposo in pace. La mattina non scendeva mai prima che le nostre preghiere di famiglia fossero finite. e le loro figure escono ed entrano come loro aggrada. o ne oscurano di illuminate. Una vecchia abitudine questa. avrei dubitato del suo essere cristiana. molto precoce. avendo assorbito nella mia testa tutte le sue capricciose preoccupazioni su invasori della mezzanotte e assassini striscianti. Quella notte feci un sogno che fu l'inizio di un'agonia molto strana. e la sera non lasciava mai il soggiorno per partecipare alle nostre brevi preghiere serali nell'ingresso. e gli individui dal temperamento simile prima poi. per soddisfarla che nessun sicario o ladro nascosto si fosse “comodamente sistemato”. La religione era un argomento sul quale non l'avevo mai sentita dire una parola.

ero terrorizzata. La stanza era illuminata dalla candela che aveva bruciato al suo posto tutta la notte. Un blocco di pietra non avrebbe potuto essere più immobile. ed in grado di respirare e muovermi. solo che era molto buio.Non posso definirlo un incubo. e la stanza rapidamente sempre più oscura. e vidi qualcosa. Mi svegliai con un grido. Ma ero altrettanto cosciente di un essere nella mia stanza. Il mio primo pensiero fu che Carmilla mi avesse fatto uno scherzo. Il passo dell'animale diventava sempre più veloce. e la figura uscì. sdraiato nel letto. poi accanto ad essa. la stanza ed i suoi mobili esattamente come li avevo visti l'ultima volta. Vidi. Mi affrettai alla 48 . Mi apparve lungo più o meno quattro o cinque piedi poiché copriva l'intera misura dello scendiletto quando ci passò sopra. Ma presto vidi che si trattava di un animale di un nero fuligginoso che assomigliava ad un gatto mostruoso. per quanto come potrete supporre. la figura sembrò cambiare posizione. Indossava un vestito scuro e largo. I due grandi occhi larghi si avvicinarono al mio volto. esattamente come me. e dopo un po' così scura che non potevo più veder nulla della creatura a parte gli occhi. Mentre la fissavo. poiché ero decisamente cosciente del fatto di dormire. ed era ora più vicina alla porta. che inizialmente non riuscivo a distinguere accuratamente. Lo sentii saltare agilmente sul letto. leggermente spostata sul lato destro. i capelli sciolti a coprire le spalle. ed io vidi una figura femminile in piedi in fondo al letto. il mio petto. Mi sentii sollevata. la porta si aprì. muoversi intorno ai piedi del letto. Non potevo urlare. e che mi fossi dimenticata di chiudere a chiave. Non vi era il minimo movimento di respirazione. distanti tra loro un pollice o due. ed improvvisamente sentii un dolore pungente come se due grandi aghi avessero profondamente trafitto. o pensai di vedere. e continuò a passeggiare avanti ed indietro con l'inquietudine leggiadra e sinistra di una bestia in gabbia.

giacendo lì più morta che viva fino al mattino. Saltai sul letto e mi ricoprii la testa con le coperte. e la trovai come al solito chiusa a chiave dall'interno.porta. Ebbi paura ad aprirla – ero orripilata. 49 .

“e chi racconterebbe questa 50 . e non potevo sopportare che la cosa fosse trattata come uno scherzo. Sembrava approfondirsi con il passare del tempo. “la lunga camminata sotto i tigli. Mi trovavo abbastanza bene con le mie benevole amiche. “Visto che ci siamo”. Avrei dovuto avvertire mio padre. ridendo. e la vivace Mademoiselle De Lafontaine. anche ora. Madame Perrodon. ed infine raccontai loro cosa giaceva così pesantemente sul mio cuore. avevo paura ad allarmarlo. che probabilmente trovava l'argomento piuttosto inopportuno. disse Mademoiselle.VII Discesa Sarebbe futile da parte mia tentare di raccontarvi l'orrore con cui. Da un lato credevo che avrebbe riso del mio racconto. Mademoiselle rise. e si trasferiva alla stanza e persino ai mobili che erano stati teatro dell'apparizione. ma mi sembrò che Madame Perrodon acquistasse un aspetto ansioso. d'altro canto poteva credere che fossi stata attaccata dal misterioso disturbo che aveva invaso il nostro vicinato. ricordo l'avvenimento di quella notte. e poiché egli era stato piuttosto male per un po' di tempo. Personalmente non avevo alcuna presentimento del genere. Il giorno seguente non sopportai di restare sola un istante. Non fu il terrore passeggero che un sogno si lascia alle spalle. se non per due motivazioni contrastanti. è stregata!” “Sciocchezze!” esclamò Madame. dietro la finestra della stanza da letto di Carmilla. Entrambe percepivano che ero di malumore e nervosa.

e mi sono svegliata in uno stato di puro orrore. ma Martin sceglie di spaventarsi. e raccontai la mia avventura.” disse. che se solo fosse arrivata al mio fianco. “e lei è. se possibile. per qualche secondo. perché può vedere quella passeggiata dalla finestra della sua camera da letto” interloquii. e mai ho visto uno sciocco più spaventato. e di aver visto per due volte la stessa figura femminile camminare lungo il sentiero dei tigli.” “Non dovete dire una parola al riguardo a Carmilla. ancor più vigliacca di me. Ho sognato una cosa nera che girava intorno al mio letto.storia. ma ho allungato la mano sotto al cuscino a prendere l'amuleto. e mi sono sentita piuttosto certa. senti me. come ha fatto con quella povera gente di cui abbiamo sentito. 51 .” “Ebbene. ed ho davvero pensato. non appena fummo insieme.” Carmilla quel giorno scese un po' più tardi del solito. “Oserei dir lo stesso. considerando che vi sono mucche da mungere nei campi ai lati del fiume. “Ho avuto una tale paura la scorsa notte. “e sono sicura che avrei visto qualcosa di terribile se non fosse stato per l'amuleto che avevo comprato dal povero piccolo gobbo che ho insultato in maniera così dura. mia cara?” “Martin sostiene di averla percorsa due volte. mentre stava riparando il vecchio cancello dell'orto. di aver visto una figura scura vicino alla canna fumaria.” cominciai. dalla quale apparve orripilata. qualcosa di spaventoso sarebbe comparso e mi avrebbe forse strangolato.” “Possibilissimo. la figura è scomparsa. e nel momento in cui le mie dita lo hanno toccato.” disse Madame. prima dell'alba.

te l'avevo detto. ed è un antidoto contro la malaria.” Dopo il tempo che è passato non so dirvi. La notte seguente trascorse altrettanto bene. bussa alla porta. l'avevo lasciato cadere in un vaso di porcellana in soggiorno. “Quindi agisce unicamente sul corpo?” “Certo.” “E cosa credi che sia l'amuleto?” dissi io. Mi addormentai quasi subito. suonando quell'allarme. Il mio sonno era deliziosamente profondo e privo di sogni.“E avevi l'amuleto vicino a te?” chiese preoccupata. o qualche altra indisposizione. prosegue. che tuttavia non superava mai un livello che era quasi piacevole. Sono abbastanza sicura che sia stato tutta un'impressione. o anche capire. ho attaccato l'amuleto sul petto della mia camicia da notte. Solo una febbre passeggera. quando descrissi il mio sogno quieto. non immaginerai che gli spiriti maligni siano spaventati da pezzi di nastro. Ricordo distintamente di aver attaccato l'amuleto al cuscino. come spesso accade” disse. visto che riponi in esso così tanta fiducia. “Bene. ma lo porterò senz'altro con me stanotte. Ma mi svegliavo con un senso di prostrazione e malinconia. “e non riuscendo ad entrare. e dormii ancor più profondamente del solito per tutta la notte. a parte i sogni. “anche io ho dormito in maniera così piacevole la scorsa notte. o dai profumi del negozio di un farmacista? 52 . ma il nostro medico mi disse che non è nulla del genere. Ero solita pensare che gli spiriti maligni costruissero i sogni. “E' stato affumicato o immerso in qualche medicina. Era troppo lontano la notte precedente. “No. come superai l'orrore in maniera così efficace da riuscire a giacere da sola in camera quella notte.” disse Carmilla.” rispose.

e così infettano il cervello. questi disturbi. Per alcune notti dormii profondamente. e l'impressione stava perdendo un po' della sua forza.” Sarei stata più contenta se avessi potuto trovarmi interamente d'accordo con Carmilla. Vi era un'inenarrabile fascinazione nei suoi primi sintomi che mi riconciliava ampiamente con l'effetto incapacitante di quello stadio del disturbo. è semplicemente naturale. lo stato mentale che induceva aveva anche una sua dolcezza. ma ciononostante ogni mattina sentivo la stessa prostrazione. gentilmente e quasi la benvenuta. girando nell'aria. Questo continuava a colpirmi come una fiammata momentanea di pazzia. non avrei acconsentito a dirlo a mio padre. ed i suoi momenti di strano parossismo di languida adorazione più frequenti. Questa fascinazione aumentò per un certo 53 . Per quanto triste. Senza saperlo. e un'idea verso la quale stavo affondando prese possesso di me. la mia anima non si ribellava. l'antidoto li respinge. Una strana malinconia strisciava su di me. o a chiamare un medico. ma prima che possano aggredire. Mi sentivo una ragazza cambiata. cominciano mettendo alla prova i nervi. Non è nulla di magico. Sono sicura che è questo che l'amuleto ha fatto per noi. una malinconia che non volevo interrompere.No. Qualsiasi cosa fosse. ma mi impegnai al massimo in tal senso. Non avrei ammesso di stare male. Carmilla divenne più devota che mai nei miei confronti. Cominciarono a prospettarsi vaghi pensieri di morte. ed un languore che pesava su di me per tutto il giorno. Era solita compiacersi di me con ardore tanto crescente quanto calavano le mie forze ed i miei umori. ero ormai in una stadio piuttosto avanzato della malattia più strana della quale un mortale abbia mai sofferto.

A volte arrivava la sensazione simile ad una mano che scorresse dolcemente lungo la mia guancia e lungo il collo. nella quale i sensi mi abbandonavano e perdevo conoscenza. fino a raggiungere un punto in cui si confuse con una sensazione di orrore. Ciò fu presto accompagnato da sogni che sembravano interminabili. Il mio cuore batteva più velocemente. femminile. sopravveniva a quel punto un singhiozzare. che proveniva dal mio senso di soffocamento. ma lì la carezza si fissava. ed un senso di spossatezza. 54 . Altre era come se calde labbra mi baciassero. ed erano così vaghi che non riuscivo mai a ricordare paesaggi e personaggi. L'impressione prevalente era di quel freddo brivido piacevole e particolare che proviamo nel fare il bagno. Ma lasciavano un'impressione terribile. che si trasformava poi in un atroce convulsione. che diveniva sempre più profonda. Il primo cambiamento che provai fu piuttosto piacevole. o una sequenza connessa della loro trama. come se avessi attraversato un lungo periodo di grande sforzo mentale e pericolo. e di aver parlato con persone che non riuscivo a vedere. lentamente. quando ci spostiamo contro la corrente di un fiume. Fu molto vicino al punto di svolta che segnò la discesa verso l'Averno. fino a rendere sbiadita e distorta tutta la condizione della mia esistenza. e specialmente il ricordo di una voce chiara. sempre più a lungo e più amorevolmente mentre raggiungevano la mia gola. Dopo tutti questi sogni permaneva nella veglia il ricordo di essermi trovata in luogo quasi del tutto oscuro. come sentire.periodo di tempo. Alcune sensazioni vaghe mi visitavano nel sonno. il mio respiro si alzava e ricadeva rapido e profondo. e generando sempre la medesima sensazione di solennità e paura indescrivibili. che parlava come a distanza. molto profonda.

al posto della voce che ero abituata a sentire al buio. Non poteva trattarsi di quel terribile disturbo che i contadini chiamavano l'upiro. persistevo nel rassicurarlo che stavo bene. durante l'ultima settimana. avrei invocato aiuto e consiglio in ginocchio. ne sentii una. Ero diventata pallida. e. erano ricadute sul mio aspetto. non potevo lamentarmi di disturbi corporei. nei nervi. le tenevo. e le mie percezioni erano come attenuate. Il mio problema sembrava esserlo nell'immaginazione. ed il languore che avevo sentito a lungo cominciava ora a manifestarsi nel mio portamento. Se solo fossi stata in grado di comprendere la mia condizione. “Tua madre ti avverte di guardarti dall'assassino. Non provavo dolore. Vi racconterò ora di un sogno che condusse immediatamente ad una scoperta bizzarra. con morboso riserbo. che diceva. quando la morte poneva fine alle loro sofferenze. In un certo senso era vero. Carmilla lamentava sogni e sensazioni febbrili. Una notte. Dico che i miei erano estremamente allarmanti.Erano passate ormai tre settimane dall'inizio di questo stato inenarrabile. dolce e tenera. ma con un'ostinazione che ora mi sembra inconcepibile. gli occhi erano sgranati e segnati da occhiaie. Mio padre mi chiedeva spesso se ero malata. ma in nessun modo di una qualità allarmante come i miei. Le mie sofferenze.” Allo stesso 55 . ed allo stesso tempo terribile. quasi completamente per me. poiché ormai ne soffrivo da tre settimane. e le persone colpite raramente stavano male per più di tre giorni. per quanto orribili fossero le mie sofferenze. Il narcotico di un'influenza insospettata agiva su di me.

ordinai agli uomini di forzare la serratura. e ci ritrovammo così. si erano precipitati presto su per le scale. in piedi. vicino ai piedi del letto. e per raggiungerlo avremmo dovuto ricorrere ad una spedizione per la quale nessuno di noi aveva il coraggio. Così fecero. nella sua vestaglia bianca. ricoperta. poiché la porta era chiusa a chiave. Mi svegliai con un urlo. I servitori. sempre infruttuosamente.tempo una luce si accese all'improvviso e vidi Carmilla. nel panico. i nostri richiami alla porta di Carmilla. l'avremmo chiamato immediatamente ad aiutarci. all'ingresso. tuttavia. Ma ahimè! Era piuttosto fuori dalla portata d'orecchio. Insistetti per bussare alla porta di Carmilla. posseduta dall'idea precisa che stessero assassinando Carmilla. appresero presto la causa del mio terrore. ed avendo rinnovato. Riconoscendo le voci dei servitori sul pianerottolo. ma tutto invano. allarmate. e la mia compagnia era già similmente equipaggiata. in un'unica macchia di sangue. Madame e Mademoiselle uscirono di corsa dalle loro stanze. uscimmo insieme. alla mia stanza. Divenne presto una sequela di colpi ed un frastuono. Lì suonammo la campanella a lungo e furiosamente. con le nostre lampade tenute in alto. io nel frattempo mi ero tirata addosso una vestaglia e delle pantofole. Nessuno rispose al nostro bussare. gridando per cercare aiuto. 56 . Urlammo il suo nome. ed il mio ricordo seguente è di essermi trovata sul pianerottolo. e vedendomi. Ci spaventammo tutti. Se la stanza di mio padre si fosse trovata su quel lato della casa. dal mento fino ai piedi. Ci affrettammo a tornare. fissando la stanza. Ricordo di essermi precipitata dal letto. una lampada bruciava sempre nel pianerottolo.

Guardammo intorno per la stanza. Ma Carmilla era sparita. ma ancora non ci fu risposta. Tutto giaceva indisturbato.La chiamammo per nome. 57 . Si trovava esattamente nello stato in cui l'avevo lasciato nell'augurarle la buona notte.

per quanto la tradizione della loro precisa posizione si fosse persa? Un po' di tempo. Esaminammo le finestre. La nostra perplessità ed agitazione aumentarono. ma erano chiuse. Ero del tutto confusa. di non insistere in questo crudele scherzo – ed uscire per porre fine alle nostre ansie. Ogni luogo del castello veniva ora 58 . Il mattino seguente tutta la casa. senza dubbio. e presto riguadagnammo lucidità a sufficienza da congedare gli uomini. o dietro ad una tenda. Non poteva averla superata. Ormai mi ero convinta che non si trovava nella stanza. la cui porta era ancora chiusa a chiave da questo lato. Fu tutto inutile. e fosse saltata giù dal letto nel panico per nascondersi in un armadio. avrebbe spiegato ogni cosa – per quanto fossimo tutti. Fu tutto per nulla. cominciammo a calmarci un po'. Aveva forse Carmilla scoperto uno di quei passaggi segreti la cui esistenza nello schloss veniva raccontata dalla vecchia governante. del tutto perplessi. se si era nascosta. né nello stanzino. Riprendemmo quindi la nostra ricerca. mio padre in testa. e cominciammo a chiamar nuovamente il suo nome. Erano passate le quattro. La luce del giorno non portò soluzione al problema. si trovava in uno stato di agitazione. al presente.VIII Ricerca Alla vista della stanza. dai quali non poteva emergere finché il maggiordomo ed i suoi mirmidoni non si fossero ritirati. Mademoiselle era stata colta dalla possibilità che Carmilla fosse stata svegliata dal frastuono alla sua porta. perfettamente indisturbata se non per il nostro violento ingresso. e scelsi di trascorrere le rimanenti ore di buio nella stanza di Madame. Implorai Carmilla.

e la trovai in piedi davanti al comò.perlustrato. e ancora non avevamo notizie. Ero stupefatta. e come potrei essere stata trasportata fuori dal mio letto senza che il mio sonno fosse 59 . ma mi sono svegliata proprio ora sul divano dello stanzino lì.” disse. per quanto ne so.” disse. ed ho trovato la porta tra le due stanze aperta.” “Erano passate le due la notte scorsa. Il mio sonno fu ininterrotto. Il mattino trascorse nell'allarme e nella frenesia. senza sogni. Non si scoprì traccia alcuna della damigella scomparsa. “quando andai a dormire come al solito nel mio letto. “Cara Carmilla. mio padre era alle strette. con le porte chiuse a chiave. Con il suo bel dito mi fece segno di avvicinarmi a lei. che storia avrebbe dovuto raccontare alla madre della povera ragazza al suo ritorno. in silenzio. spiegaci tutto quello che puoi. Il suo volto esprimeva una paura estrema. Eravamo in procinto di far dragare il ruscello. Come poteva essere successo tutto ciò senza il mio risveglio? Deve essere stato accompagnato da molto rumore. Corsi nella stanza di Carmilla. Corsi da lei in un'estasi di gioia. non potevo credere ai miei occhi.” esclamai. “Per pietà. cosa ne è stato di te per tutto questo tempo? Ci siamo rivoltati nelle sofferenze dell'ansia per te. per quanto il mio dolore fosse di una specie affatto diversa. Corsi alla campanella suonandola con veemenza. e. per portare gli altri a scorgere quanto poteva immediatamente sollevare l'ansia di mio padre. ed io mi sveglio particolarmente in fretta. la baciai ed abbracciai più e più volte. Io pure ero quasi fuori di me. e l'altra porta forzata. “Dove sei stata? Come sei tornata?” “La scorsa notte è stata una notte di meraviglie. quella sul corridoio e quella dello stanzino. Era ormai l'una. i terreni esplorati.

la condusse al divano e si sedette al suo fianco. ovviamente. scura. e non essendoci ormai nella stanza di Carmilla nessuno al di fuori di mio padre. pensando. si avvicinò a lei pensosamente. ovviamente. Ponetemi qualsiasi domanda. Quando mio padre ebbe mandato via i servi. e vi dirò tutto. Non so nulla. mio padre ed un gruppetto di servitori erano entrati nella stanza. sommersa di domande. le prese la mano molto gentilmente.” Carmilla stava appoggiata alla sua mano con fare dimesso.” “Perfettamente.interrotto. cara. Ti esporrò la mia teoria e ti farò una domanda. bambina mia cara. Mio padre passeggiava per la stanza. e sembrava del gruppo la persona meno in grado di suggerire alcun modo per spiegare l'accaduto. Vidi lo sguardo di Carmilla seguirlo per un momento con un'occhiata furbesca. e ti faccio una domanda?” “Chi può avere più diritti in merito?” chiese. Non ho bisogno di avvicinarmi agli argomenti sui quali desidera il nostro silenzio. Mademoiselle. Ora. io che vengo risvegliata dal minimo movimento?” Ormai Madame. Non aveva che una storia da raccontare. “Domandate quello che desiderate. “Mi perdonerai. e dall'avvenire di questo spostamento apparentemente con le finestre ancora chiuse. io e 60 . e benvenuti. se azzardo una congettura. Madame e me. Ma la mia storia è semplicemente un racconto di stupore e di oscurità. Carmilla fu. felicitazioni. i limiti che mia madre mi ha imposto. senza essere stata svegliata. la meraviglia della notte scorsa risiede nel tuo spostamento dal tuo letto e dalla tua stanza. e le due porte chiuse dall'interno. ma conoscete. con Mademoiselle che era andata alla ricerca di una boccetta di valeriana e di sali.

come spieghi il suo essersi ritrovata nel divano dello stanzino. La sua bellezza era.” disse ridendo. avvelenatori o streghe – niente che debba allarmare Carmilla. ladri.Madame ascoltavamo senza fiato. io credo. cosa intendo?” “Si. serrature scassinate. e sorpresa come chiunque altro di ritrovarsi in quel luogo. questo è quanto è accaduto. o forse sopra o sotto. Vorrei che tutti i misteri potessero spiegarsi facilmente ed innocentemente come il tuo. come al solito. portandola con te in una delle venticinque stanze di questo piano. così tanti mobili pesanti. 61 . “E così possiamo congratularci per la certezza che la spiegazione più naturale dell'accaduto non coinvolge droghe. C'è mai stato il sospetto che tu fossi sonnambula?” “Mai. poi hai ripreso la chiave. so che è accaduto. riguardo alla nostra sicurezza.” rispose. o chiunque. Ti sei alzata nel sonno. che ci vorrebbe una settimane per perquisire a fondo questa vecchia casa. Mi è stato detto di tanto in tanto dalla mia vecchia bambinaia. che avevamo perquisito così a fondo?” “E' tornata lì dopo che lo avevate perquisito. da quando non ero davvero molto giovane. e tali cumuli di legna. Capisci. non lasciando la chiave. la mia domanda è questa. nella serratura. “Ora. ora. sempre nel sonno. Carmilla.” “Ma ti è capitato di essere sonnambula da piccola?” “Si. ma portandola con te e chiudendola da fuori.” Carmilla aveva un aspetto incantevole. Ci sono così tante stanze e sgabuzzini.” Mio padre sorrise ed annuì. Nulla avrebbe potuto essere più bello dei suoi colori. hai aperto la porta. per poi svegliarsi infine spontaneamente. “E papà. “Bene. ma non tutto.

rafforzata da quell'aggraziato languore che le era peculiare. Così il nostro allarme terminò felicemente. 62 . e sospirò. perché disse: “Vorrei che la mia povera Laura avesse il suo solito aspetto”. e Carmilla fu restituita ai suoi amici. Credo che mio padre stesse confrontando in silenzio il suo aspetto con i mio.

” Ma il suo sorriso sbiadì nell'ombra mentre il dottore. Quella notte trascorse tranquillamente. mi aspettava per ricevermi. dai capelli bianchi e gli occhiali. Lui ed il dottore parlarono per un po' di tempo nella stessa nicchia nella quale avevo appena conferito con il medico. nella rientranza di una delle finestre. e mentre entrava. Quando terminai la mia descrizione. Ci trovavamo. Fu chiamato di conseguenza. gli fece segno di avvicinarsi. gli occhi preoccupati fissi su di me. lì il serio dottorino. 63 .IX Il dottore Poiché Carmilla non voleva sentirne di avere un attendente che dormisse nella sua stanza. Dopo un minuto di riflessione. ed il mattino seguente. che mi direte che sono un vecchio sciocco ad avervi portato qui. lui ed io. in modo che non potesse tentare un'altra simile escursione senza essere fermata sulla porta. Gli raccontai la mia storia. egli disse sorridendo: “Oserei dire. mio padre arrangiò che un servitore dormisse fuori dalla sua porta. il dottore. spero di esserlo. si appoggiò con le spalle contro il muro. dottore. che ho descritto in precedenza. mentre procedevo nel racconto egli diventava sempre più serio. Madame mi accompagnò in biblioteca. uno di fronte l'altra. con volto molto grave. con un interesse che recava un tratto di orrore. giunse per visitarmi. chiese a Madame di poter vedere mio padre. che mi padre aveva chiamato senza dirmi una parola al riguardo.

pensieroso. suppongo. ancor meno udibili per via della specie di stanzino che risultava formato dallo spessore del muro e dalla finestra. agitato. Laura. e le voci erano. vieni un attimo qui. La stanza era molto grande. perché per quanto mi sentissi molto debole.” “Hai parlato di una sensazione come di due aghi che bucassero la pelle. e.Sembrò una conversazione preoccupata ed animata. “Laura. vieni qui. e crediamo spesso che la forza sia una di quelle cose che si possono raccogliere quando vogliamo. Madame. ma egli guardava il dottore. Non potevamo udire una parola. Dopo un po' il volto di mio padre si affacciò sulla stanza. “Potresti indicarmi con il dito più o meno il punto in cui credi che sia avvenuto?” 64 . di cui riuscivamo a scorgere giusto un piede. sul lato più distante. non mi sentivo malata.” risposi. ed io mi avvicinai. per la prima volta un po' allarmata. Mio padre mi tese la mano. e non lo capisco in pieno. un braccio ed una spalla. quella notte in cui hai fatto il tuo primo orribile sogno. era pallido. e cerca di ricordare. bruciando di curiosità.” Mi avvicinai di conseguenza. e disse: “Certamente è molto strano. cara. ora dai retta al Dottor Spielsberg. perché parlavano con un tono di voce molto basso. Provi ancora alcun tipo di dolore?” “Affatto. il dottore dice che per il momento non le daremo problemi. pensai. tuttavia. e quasi del tutto mio padre. cara. da qualche parte vicino al tuo collo. e la profonda nicchia della finestra nascondeva il dottore alla vista. ed io e Madame stavamo insieme.

Indossavo un vestito da giorno. “Ora potete vederlo con i vostri occhi. “Cosa c'è?” esclamai. “la questione è: qual è la cosa migliore la fare?” “E' pericoloso?” mi precipitai a chiedere.” 65 . “Dio mi benedica! . cominciando ad avere paura.” disse il dottore. con tetro trionfo. Il punto si trovava soltanto uno o due pollici al di sotto dello scollo. solo un piccolo segno livido. “Non ti dispiacerà se tuo papà abbasserà di un poco il tuo vestito. che copriva il punto che avevo indicato. Non vedo perché non dovresti cominciare a sentirti subito meglio.” risposi. “Confido di no. più o meno delle dimensioni della punta del vostro mignolo. e ora. E' necessario per scorgere un sintomo del disturbo per il quale stai soffrendo.è così!” esclamò mio padre. “Non vedo perché non dovresti riprenderti. credo di si. girandosi verso papà.“Poco al di sotto della gola – qui. mia cara fanciulla. “E – cerca di ricordare il più attentamente possibile – il medesimo punto è come il centro di quel brivido che hai descritto poc'anzi. mia cara.” rispose il dottore. “Nulla.” disse il dottore. con grande trepidazione. “Ora potrete avere soddisfazione. Quello è il punto dal quale comincia la sensazione di soffocamento?” “Si. impallidendo.” continuò.” risposi. come la corrente di un ruscello freddo che ti scorresse intorno?” “Potrebbe essere. Mi trovai d'accordo.

intorno alle sette questa sera. spero. Non sarà una faccenda che avrà conseguenze. rivolgendosi a mio padre. evidentemente assorti in una fitta conversazione. e poi vederla.” “Dovrò poi chiedere la vostra opinione su un'altra paziente. “Sarò con voi. i cui sintomi assomigliano leggermente a quelli di mia figlia. allora.” disse mio padre. ma intanto. Madame” aggiunse mio padre. e disse: “Trovo che la nostra giovane amica qui sia ben lontana dall'essere in buona salute. Il medico quindi chiamò a sé Madame. E' una giovane dama – nostra ospite. Il dottore non rientrò. cara Laura.” E poi ripeterono le loro istruzioni a me ed a Madame.” “So che possiamo contare sulla vostra gentilezza. per uscire insieme al dottore. che spiegherò poco alla volta. “E tu. E' indispensabile. Non scende prima del pomeriggio. ma sarà necessario prendere delle misure. ma poiché come dite passerete nuovamente da qui questa sera. salutare e 66 . Questa è l'unica indicazione che ho bisogno di darvi per il momento.” “Vi ringrazio. lo vidi salire a cavallo lì. vedi?” aggiunse.” disse il dottore. “Posso conferire con Madame?” “Certamente. che vi sono appena stati descritti – su scala molto più mite. ma che credo a questo punto della stessa natura. sarete così buona da non lasciare Miss Laura da sola per un momento. e con questo incarico ci separammo e mio padre ci lasciò. non potreste far meglio che cenare qui.“Esatto. Madame. sulla piattaforma erbosa davanti al castello. so che ti atterrai alle indicazioni del dottore. ed io li vidi passeggiare insieme su e giù tra la strada ed il fossato. Madame si affrettò a tranquillizzarlo.

o dal mangiare frutta acerba. o come minimo restare gravemente ferita. perse in congetture riguardo alle motivazioni dietro alle singolari ed ansiose indicazioni che il dottore e mio padre avevano concordato di stabilire. Dopo circa mezz'ora mio padre entrò – aveva in mano una lettera – e disse: “Questa lettera è arrivata in ritardo. sembrava augurargli di trovarsi sul fondo del Mar Rosso. Per quanto egli non sia arrivato ieri. Al contrario. Madame. io potessi o perdere la vita in preda alle convulsioni. ma non sembrava contento. e guardandolo in 67 . ponendo improvvisamente una mano sul suo braccio. è del Generale Spielsdorf. Aveva chiaramente in mente qualcosa che preferiva non divulgare. potrebbe non arrivare prima di domani. “Papà carissimo. come mi disse in seguito. Quasi in contemporanea vidi un uomo arrivare da Dranfield con la posta. sia io che Madame eravamo impegnate.cavalcare via verso est attraverso la foresta.” Posò la lettera aperta nella mia mano. che mi avrebbe trattenuto dal fare troppi sforzi. mi risponderai?” dissi. forse fortunatamente per i miei nervi. che la disposizione fosse stata prescritta semplicemente per assicurarmi una compagnia. era in arrivo. temeva che il dottore si aspettasse una crisi improvvisa e che. smontare e consegnare la sacca a mio padre. senza un'assistenza immediata. o dal fare alcuna delle cinquanta cosa sciocche alle quali si suppone che i giovani siano inclini. Nel frattempo. credevo. come era abitualmente quando un ospite. Questa interpretazione non mi colpiva. ma anche essere qui oggi. soprattutto un ospite così benvoluto come il Generale.

immagino. poteva seguirci. un po' seccamente. e poiché Carmilla non aveva mai visto quei luoghi.” rispose. con aria implorante. cara. da organizzare per noi vicino al castello in rovina. 68 . aveva intenzione di recarsi dal prete che viveva vicino a quei terreni pittoreschi. per discutere di una questione. ovvero. crede che. Alle dodici in punto. sono sicura. “cosa crede che mi stia succedendo?” “Niente. “Forse. cioè. e aggiunse. tutto quello che so io.” rispose.volto. Madame ed io partimmo per il nostro viaggio programmato. in modo che io e Madame potessimo accompagnarlo. scostandomi con una carezza i capelli che mi ricadevano davanti agli occhi.” “Ma dimmi papà” mi trovai ad insistere. presto starai bene.” rispose. con Mademoiselle. quindi. il Generale. “Il dottore mi crede molto ammalata?” “No. con più irritazione di quanta non ne avesse mai dimostrata in precedenza. Si voltò e lasciò la stanza. “Vorrei che il nostro buon amico. e scorgendo che avevo l'aria ferita. e di aver ordinato di preparare la carrozza per le dodici. avesse scelto un qualsiasi altro momento. che avrebbe portato l'occorrente per quel che si definisce un pic-nic. ero pronta. Intanto non devi preoccupartene. o perlomeno sulla via di una completa guarigione. “Saprai tutto in un giorno o due. ma rientrò prima che potessi finire di stupirmi e meravigliarmi della stranezza della situazione. e dopo non molto mio padre. mi baciò. avrei preferito averti perfettamente in salute nel riceverlo. una volta scesa. in uno o due giorni. fu solamente per dire che si recava a Karnstein. prendendo le giuste contromisure. non devi ammorbarmi di domande.

per raggiungere il villaggio abbandonato e le rovine del castello di Karnstein. che cavalcava verso di noi. e. fu facilmente persuaso ad accettare il sedile vacante nella carrozza ed inviare il suo cavallo allo schloss insieme al suo servitore. Non si può immaginare una cavalcata silvestre più bella. incontrammo improvvisamente il nostro vecchio amico. Svoltando in uno di questi punti. Il suo seguito muoveva dietro di lui su un vagone preso in affitto. il Generale. verso ovest. da un'immediata attenzione dell'uomo e dalla potatura. completamente privi dell'assetto formale imposto dalla coltura artificiale. tutte abbigliate di splendidi boschi. 69 . percorrendo una varietà quasi infinita di tipologie di terreno. portandola a snodarsi magnificamente intorno ai fianchi di pendii scoscesi e dei versanti più ripidi delle colline. ovvero un carro. con la scorta di un servitore a cavallo. seguendo la strada oltre il ripido ponte gotico. Il Generale smontò da cavallo mentre accostavamo. Le irregolarità del terreno spesso conducevano la strada a deviazioni.Passando il ponte levatoio volgemmo a destra. dopo i consueti saluti. Il terreno si movimenta in gentili colline e discese.

” disse il Generale. inveendo contro le “arti infernali” delle quali era caduta vittima. e passioni più rabbiose sembravano aver contribuito al mutamento. Non era un cambiamento come quello solitamente indotto semplicemente dal dolore. luccicavano ora di una luce più severa da sotto le sopracciglia grigie ed arruffate. “Ti racconterei tutto con piacere. che aveva sostenuto con la morte della sua adorata nipote e pupilla.” “Perché non dovrei?” chiese. “Perché” rispose piccato. ed esprimendo. Avevamo da poco ripreso il nostro cammino. con la sua solita schiettezza militare. il suo stupore che il Cielo tollerasse una così mostruosa manifestazione degli appetiti e della malignità dell'inferno. sulla luttuosa perdita. I suoi occhi di un azzurro scuro. una certa tetraggine ed ansia avevano preso il posto della cordiale serenità che generalmente caratterizzava i suoi tratti. e scoppiò poi a parlare in un tono di intensa amarezza e furia. se non era troppo doloroso per lui. “non credi in nulla se non in quanto 70 . quando il Generale incominciò il suo discorso. che si rese subito conto che qualcosa di sicuramente straordinario era accaduto.X In lutto Erano passati circa dieci mesi da quando l'avevamo visto l'ultima volta: ma il tempo trascorso si era rivelato sufficiente a portare un cambiamento di anni nel suo aspetto. “ma non mi crederesti. come la chiamò. penetranti come sempre. con più esasperazione che devozione. Mio padre. Era dimagrito. gli chiese. di raccontare le circostanze che a suo avviso giustificavano i termini forti con cui si era espresso.

fortemente incline a rispettare le tue conclusioni. è una coincidenza fortunata. Sono stato lo zimbello di una cospirazione soprannaturale.risulta coerente con i tuoi pregiudizi e le tue illusioni. “non sono così dogmatico come puoi pensare. “Spero che tu stia pensando di reclamare il titolo ed i terreni?” Mio padre aveva parlato con allegria. al contrario. C'è una cappella in rovina. il suo 71 .” aggiunse mio padre. perciò. “Vi state recando alle Rovine di Karnstein?” disse.” “Hai ragione nell'immaginare che non sono stato indotto con leggerezza a credere nel meraviglioso – perché ciò che ho sperimentato è meraviglioso – e sono stato forzato da un'evidenza straordinaria a dar credito a quanto risultava diametralmente opposto a tutte le mie teorie. Osservava tetramente e con curiosità le radure ed il panorama del bosco che si apriva di fronte a noi.” Nonostante le sue dichiarazioni di fiducia nell'acume del Generale. Ricordo un tempo in cui ero come te. “Si. sapete che avevo intenzione di chiedervi di portarmi lì per ispezionarle? Ho uno scopo particolare in questa esplorazione. una netta messa in discussione della sua sanità mentale.” disse mio padre. ci sono – e molto interessanti. non è così. osservare di sfuggita il Generale con. Senza contare che so molto bene che generalmente richiedi una prova a quanto credi. a questo punto. il Generale non se ne accorse. senza neanche produrre il sorriso che la cortesia prevede allo scherzo di un amico.” “Mettimi alla prova. vidi mio padre. ma ho imparato la lezione. Fortunatamente. ma il Generale non raccolse la risata. con molte tombe di quella famiglia ormai estinta?” “Si. così pensai. e sono.

mio caro amico. e più in salute. La mia cara moglie discendeva per via materna dai Karnstein. Spero. e permettere alle persone oneste di dormire nei loro letti senza essere assaliti da assassini. mentre rimuginava su quanto aveva scatenato la sua rabbia ed il suo orrore. cose che io stesso avrei segnalato come incredibili anche solo pochi mesi fa.” “Piuttosto vero. con un occhio di acuta comprensione e di allarme. persino il villaggio è abbandonato. mio caro amico.aspetto appariva grave e persino feroce. “Hai conosciuto la mia cara pupilla – la mia bambina. “Qualcosa di molto diverso. soli tre mesi fa. saranno passati cinquanta anni da quando fu visto in quella zona il fumo di camino. ma questa volta non con un accenno di sospetto – piuttosto. in modo da liberare la nostra terra da determinati mostri. Ho strane cose da riferirti. Il castello è una rovina. ho ricevuto una mole di informazioni che vi stupirà.” disse “è estinta da lungo tempo: almeno cento anni. di compiere un pio sacrilegio in questo posto. Ma il nome ed il titolo hanno cessato di esistere da molto tempo. Ne ho molto sentito parlare da quando ci siamo visti per l'ultima volta. “La casa di Karnstein. nessun tetto è rimasto.” 72 . “Intendo disseppellire alcune di quelle brave persone.” disse in modo burbero. so che colpo che deve essere stato per te. poverina! Quando la vidi l'ultima volta era certamente davvero incantevole.” Mio padre lo guardò di nuovo. per grazia di Dio. Ma farò bene a raccontare ogni cosa nell'ordine in cui avvenne.” disse mio padre “rimasi addolorato e sconvolto più di quanto non possa riferirti. Nessuna creatura avrebbe potuto essere più bella.” disse il Generale. potrei definirla.” “Si.

” 73 . Piuttosto disse: “Siamo amici di vecchia data.” rispose mio padre.” Ormai avevamo raggiunto il punto in cui la strada per Drunstall. per quanto io sia senza figli. e si scambiarono una stretta gentile. Tutto ciò è andato.” disse mio padre. Si formarono lacrime negli occhi del vecchio soldato. prosegui. “Quanto distano le rovine?” chiese il Generale. sporgendosi ansiosamente in avanti.Prese la mano del Generale. dalla quale era sopraggiunto il Generale. or ora. e portare la vendetta del Cielo sui demoni che hanno assassinato la mia povera bambina nella primavera delle sue speranze e della sua bellezza!” “Dicevi. “Ti prego. Lei era diventato l'oggetto di un affetto molto caro. Potrebbero non essere molti gli anni che mi rimangono sulla terra. sapevo che avresti percepito il mio dolore. “Ma ora ti prego. posso assicurarti che non è la mera curiosità a spingermi. ed egli non cercò di nasconderle. sentiamo il racconto che ci hai così gentilmente promesso. ma per la misericordia di Dio spero di rendere un servizio all'umanità prima di morire. “Circa mezza lega. che era tua intenzione raccontare ogni cosa come avvenne. devia dalla strada che stavamo percorrendo per Karnstein. e ripagava la mia cura con un sentimento che rallegrava la mia casa e rendeva felice la mia vita.

XI Il racconto “Con tutto il mio cuore” disse il Generale. Nel vagare per i terreni illuminati in maniera così fiabesca. credo. è la mia debolezza – così incantevole! La migliore orchestra strumentale del mondo. il cui schloss si trova a meno di sei leghe dall'altro lato di Karnstein.” disse mio padre. “Principesche! Ma del resto i suoi ospiti erano invero regali. erano state organizzate in onore del suo illustre ospite. gli alberi addobbati con lampade colorate. e dopo una breve pausa per ordinare gli avvenimenti. iniziò uno dei racconti più strani che io abbia mai sentito. ed i migliori cantanti reclutati da tutti i teatri dell'opera più illustri d'Europa. come sai. il Granduca Carlo.” Qui mi rivolse un galante ma malinconico inchino. “La mia cara bambina aspettava con molto piacere la visita che eravate stati così gentili da organizzare per lei in compagnia della tua affascinante figlia. “Nel frattempo avevamo ricevuto un invito dal mio vecchio amico il Conte Carlsfeld. Mi sentivo. 74 . come ricorderai. davvero splendide. Il parco era stato aperto. o alzarsi dalle barche del lago. con il castello investito dalla luce della luna che splendeva di luce rosata dalle sue lunghe file di finestre. Possiede la lampada di Aladino.” “Si. e furono invero. E la musica – la musica che. forse. Vi era un tale sfoggio di fuochi d'artificio da far impallidire la stessa Parigi. con uno sforzo. Si trattava di partecipare ad una serie di feste che. si sentivano all'improvviso quelle voci incantevoli emergere dal silenzio di un boschetto. La notte in cui ebbe inizio il mio calvario era dedicata ad una magnifica festa in maschera.

nel salone. vestita riccamente e severamente. con la sua protetta. trasportato indietro in un racconto o in una poesia della mia prima giovinezza. un fascino ineffabile. Quando terminarono i fuochi. sul terrazzo sotto le finestre del castello. camminare accanto a noi. Non indossava una maschera. quella sera. ma mai avevo scorto un così brillante spettacolo di quel tipo. Se la damigella non avesse indossato una maschera. La mia povera bambina aveva danzato. Personalmente. Si trattava di un consesso molto aristocratico. La mia cara bambina era bellissima. è una vista splendida. Le due signore di cui ho parlato si erano avvicinate e la più giovane aveva occupato la sedia accanto alla mia pupilla. tornammo nella nobile serie di stanze dedicate alle danze. e stava iniziando il ballo. mentre la sua accompagnatrice si avvicinò a me. la accompagnava come chaperon.mentre osservavo ed ascoltavo. si voltò verso di me. sempre deliziose. Una dama. similmente impegnata. Notai una giovane dama. Avvalendosi del privilegio della maschera. io mi trovavo lì accanto. L'avevo vista in precedenza. sempre in maschera. ma recante una maschera. Ci trovavamo ora in una delle sale. che mi sembrò osservare la mia pupilla con interesse straordinario. avrei potuto. magnificamente abbigliata. La sua emozione e la sua gioia aggiungevano alle sue fattezze. ero l'unico 'signor nessuno' presente. come sai. Ora sono ben certo di ciò. e si stava ora riposando un poco in una delle sedie vicine alla porta. Un ballo in maschera. e dall'aspetto imponente. ovviamente. parlando per un breve tempo. 75 . a bassa voce. per qualche minuto. da persona di rango. essere molto più sicuro riguardo al fatto che stesse realmente osservando la mia povera cara. e nuovamente.

con ogni momento che passava. ammirava il suo vestito. parlava come un'amica. La conoscenza che dimostrava di molti passaggi della mia vita mi sembrava praticamente inspiegabile. La divertiva con ridenti critiche sulle persone che affollavano la sala da ballo. iniziò una conversazione con me. poiché ripresero istantaneamente vita al suo tocco. Era molto arguta e vivace quando voleva. Si era presentata dicendo che sua madre era una mia conoscenza molto antica. quando si era rivolta una o due volte a lei. le fattezze erano così coinvolgenti. mostrando un volto straordinariamente bello. e la giovane sconosciuta abbassò la sua maschera. fra una congettura e l'altra. che era impossibile non sentire una potente attrazione. Parlava della piacevole audacia che una maschera rendeva praticabile. Parava i miei tentativi di scoperta molto abilmente e con garbo.e parlando come una vecchia conoscenza. Non ho mai 76 . oltre ad essere deliziose. facendo allusioni a piccoli avvenimenti ai quali avevo cessato di pensare da molto tempo. Così accadde alla mia povera ragazza. Fece riferimento a molte circostanze in cui mi aveva incontrato – a corte. aveva iniziato con la medesima facilità e grazia una conversazione con la mia pupilla. che la madre aveva chiamato con lo strano nome di Millarca. e nemmeno la mia cara bambina. e dopo poco erano diventate buone amiche. Non l'avevo mai visto prima. giacevano semplicemente in sospeso nella mia memoria. e presso case illustri. che sollecitò di gran lungs la mia curiosità. “Divenni sempre più curioso di scoprire chi fosse. ed insinuava molto graziosamente la sua ammirazione per la sua bellezza. ma che. e nel vedere come mi dibattevo nella mia ansiosa perplessità. e rideva del divertimento della mia povera bambina. e sembrava trarre un piacere non innaturale nel frustrare la mia curiosità. e chiamandomi per nome. trovai. Intanto la dama più giovane. Ma per quanto ci fosse nuovo.

immagino. la vostra linea vi tradisce.' 'Come vedete' dissi. di lasciarla dove si trova. invero.visto nessuno più preso da un altro a prima vista. 'Chiedere ad una dama di cedere un vantaggio! Oltretutto. Intanto. 'Non è forse sufficiente? Non acconsentirete. avvalendomi della licenza di un ballo in maschera. con un inchino. correrò il rischio' risposi. 'Come ci dicono i filosofi' disse. è mia figlia.' 'E la mia alla vostra. Millarca. ponevo ora non poche domande alla dama più anziana. 77 . come sapete che mi riconoscereste? Gli anni portano cambiamenti. 'Bene. ed a me potrebbe non piacere l'esser paragonata a come mi ricordate. 'Mi avete del tutto confuso. laggiù.' dissi.' rispose. che sembrava proprio aver perso a sua volta il cuore per lei. perciò non posso essere così giovane. Voi non avete maschera da rimuovere. a meno che. di rimuoverla. poiché questo è quanto sto considerando. una risatina piuttosto malinconica. o meglio da quando voi vedeste me. Non potete offrirmi nulla in cambio. allora. ad affrontarci ad armi pari. gli anni sono trascorsi da quando vi ho visto. ora. 'E' inutile che tentiate di raffigurarvi come una donna anziana. ridendo.' 'La mia richiesta è alla vostra pietà. e. e farmi la cortesia di rimuovere la vostra maschera?' 'Può esserci richiesta più irragionevole?' rispose.' 'Ciononostante. anche nell'opinione di persone cui il tempo ha insegnato ad essere indulgenti. 'e come sapete che un'occhiata al mio volto vi aiuterebbe?' 'Su questo. non fosse la sconosciuta in persona. almeno mi direte se siete francese o tedesca.

Si allontanarono poi lentamente insieme tra la folla. da un gentiluomo vestito di nero. Generale. avete intenzione di sferrare un attacco a sorpresa. 'Tenetemi il posto. e si toccò il labbro in un gesto di silenzio. dall'aspetto particolarmente elegante e distinto. se non nella morte. e li persi di vista per alcuni minuti. dovrei sapere come rivolgermi a voi. senza un sorriso. Non indossava una maschera – solo un semplice vestito da sera da gentiluomo. con questo inconveniente. e state considerando il punto dal quale attaccare. Dovrò dire Madame la Comtesse?' Rise. scherzosamente impartito.parlate entrambe le lingue alla perfezione. posso pensare che potesse essere modificata da una contingenza.' E con questo ordine. qualsiasi piega di una conversazione che come io ora credo. Generale. poi mi disse. ma fu interrotta. si allontanò un poco con il gentiluomo in nero.' dissi 'che essendo onorato dal vostro consenso alla conversazione. ritornerò quando avrò scambiato qualche parola. e senza dubbio mi avrebbe risposto con un'altra risposta evasiva – se. Trascorsi l'intervallo randellandomi il cervello per una 78 . invero.' 'In ogni caso. ma con un inchino cortese ed insolitamente profondo 'Mi permetterà Madame la Comtesse di pronunciare poche parole che potrebbero interessarla?' La dama si voltò rapidamente verso di lui. e parlò per alcuni minuti. apparentemente con molta ansia. non negherete questo. quasi mentre schiudeva le labbra.' 'Non credo che ve lo dirò. che il suo volto era del pallore più mortale che avessi mai visto. e disse. era stata arrangiata da tempo con l'astuzia più profonda. 'Riguardo a ciò iniziò.

titolo. Ma in quell'istante fece ritorno. che disse: 'Ritornerò per informare Madame la Comtesse quando la sua carrozza sarà alla porta. ed ero sul punto di voltarmi per unirmi alla conversazione tra la mia graziosa pupilla e la figlia della Contessa. accompagnata dal pallido uomo in nero. per il momento del suo ritorno. avendo il suo nome.congettura riguardo all'identità della dama che sembrava ricordarmi con tanta gentilezza. meditando se.” 79 . castello e terreni sulla punta delle mie dita.' E si ritirò con un inchino. non potessi avere una sorpresa in serbo per lei.

XII Una richiesta “'E quindi perderemo Madame la Comtesse. 'ma non ora. ed i suoi nervi non si sono ancora ripresi del tutto dal colpo. Ancora non posso dichiararmi. senza la necessità di alcuna 80 . forse. Il suo avermi parlato come ha fatto poco fa è stato molto infausto. Siamo amici più antichi e stretti di quanto. in una missione di vita o di morte – una missione la cui natura cruciale e di enorme importanza sarò in grado di spiegarvi quando ci incontreremo.' disse. voi sospettiate. I miei dubbi si moltiplicano. Ora invece io ho bisogno di viaggiare giorno e notte. tra poche settimane. facendo tappe molto semplici – appena sei leghe al giorno. ma spero solo per qualche ora. Tra tre settimane passerò nel vostro bellissimo schloss. 'Lo saprete. per rinnovare un'amicizia che non ricordo mai se non con mille ricordi piacevoli. durante una battuta di caccia cui assisteva. quasi cento miglia in lunghezza. 'Potrebbe essere solo così. A quel punto vi farò visita per un'ora o due. E' caduta insieme al suo cavallo. Siamo arrivati qui. Ho come unico deterrente l'obbligatorio riserbo che pratico nei confronti del mio nome. o potrebbero essere settimane. con un profondo inchino. come spero. dal farvi una richiesta molto singolare. Ora sapete chi sono?' Le assicurai di no. e percorrere una strada tortuosa. In questo momento una notizia mi ha raggiunto come un fulmine.' dissi. sul quale ho fatto alcune ricerche. Devo partire adesso. pertanto. La mia povera bambina non ha ancora recuperato del tutto le forze. ed il nostro medico sostiene che non deve assolutamente sforzarsi per un po' di tempo a venire. con tutta la prontezza che riesco a racimolare.

per una fatalità che sembra aver predeterminato tutto ciò che accadde. L'aveva appena sondata. non avremmo saputo chi fossero. che la madre chiamava Millarca. e pensava che. piuttosto inavvertitamente. e devo confessare che il volto raffinato e bellissimo della giovane dama. se la madre lo avesse permesso. Tutto ciò solo nella forma. come era stata richiamata all'improvviso e perentoriamente. mi pregò di invitare la sua nuova amica. almeno. In un altro momento le avrei detto di aspettare un po'.dissimulazione. asserendo ed ammettendo tutte le motivazioni che esortavano a non prendere una simile decisione. per non dire audace. fino a quando. Le due signore mi assalirono insieme. sarebbe stata molto contenta. che ascoltò con grave attenzione mentre le riferiva. e. In qualche modo mi disarmò.' Proseguì con la sua supplica. mi arresi. oltre all'eleganza ed al fuoco di alti natali. e piuttosto sopraffatto. in termini generici. e non chiedere un favore. Nulla avrebbe potuto essere più umile dei termini in cui fui espressa la richiesta. la mia povera bambina si avvicinò al mio fianco. a farci visita. con troppa facilità. ed affidandosi completamente alla mia cavalleria. Era semplicemente che io acconsentissi ad occuparmi della figlia durante la sua assenza. Ciò era. nella tutela della damigella. mi condizionarono. con la propria richiesta. e fu con il tono di una persona che considera di conferire un onore. La Contessa chiamò con un gesto la figlia. 81 . sottovoce. Nello stesso istante. e. intorno alla quale aleggiava qualcosa di estremamente coinvolgente. e anche dell'accordo che aveva stipulato per lei sotto la mia tutela. e mi impegnai. una richiesta strana. tutto considerato. Ma non ebbi un attimo per pensare. come sembrava. Millarca.

ovviamente. e se ne andò. in una posizione che non mi piaceva affatto. dopo una riflessione. o.” disse 'né io né mia figlia potremmo restare al sicuro per più di un giorno. ma se ora sospettate. 'Ma in questo luogo.' Sussurrò qualche parola alla figlia. e so bene che voi. e mi ritrovai. Il contegno di questo gentiluomo fu tale da infondermi la convinzione che la Contessa fosse una dama dall'importanza superiore a quella che il suo modesto titolo poteva indurmi a considerare. Il nostro illustre ospite. e scomparve nella folla. Il suo ultimo affidamento per me fu che prima del suo ritorno non doveva essere fatto alcun tentativo di apprendere su di lei più di quanto non potessi aver già indovinato. 82 . riflettendoci. Io. Ma come invece è. feci i discorsi che la situazione richiedeva. mi sarei affidata al vostro alto senso dell'onore per mantenere il mio segreto per qualche settimana. Qualora avessi scoperto che mi avevate visto. e. Il gentiluomo in nero aveva fatto ritorno. accompagnata dal pallido gentiluomo in nero. come noi. era a conoscenza delle sue ragioni. la baciò frettolosamente due volte. Così decisi di cercare un modo per parlare un po' con voi. e molto cerimoniosamente condusse via con sé la dama dalla sala. che aveva invitato anche lei. mi sembrò che mi aveste visto. Per un istante ho imprudentemente sollevato la mia maschera. troppo tardi.aggiungendo che io ero uno dei suoi primi e più stimati amici. dovesse abbandonarla senza pensarci. Mia figlia osserverà la stessa segretezza. circa un'ora fa. di tanto in tanto. sono soddisfatta che non mi abbiate visto. doveste sospettare chi io sia. gliela ricorderete. mi affido similmente e del tutto al vostro onore. per la festa.

con un sospiro. e mi promisi di fare ammenda con lei per l'inconfessata scortesia della mia accoglienza. con un battaglione di corrieri e valletti. e la accompagnammo alla finestra. 'e non poteva sapere che vi trovavate alla finestra. e passeggiamo su e giù per il terrazzo che si trova sotto le finestre del castello. Era così bella che venni a più miti consigli. 'Se ne è andata. si unì alla mia pupilla nel persuadermi a tornare nel parco. 'Se ne è andata. Mi dispiacque di essermi pentito per un istante della mia ospitalità.' Assentimmo. sfiorandogli la mano con la sua. Millarca prese molta confidenza con noi. Scorgemmo la figura magra del pallido gentiluomo in nero. per la prima volta – nei frettolosi momenti trascorsi da quando avevo acconsentito – riflettendo sulla follia del mio gesto. verso l'alto. La damigella. Lui si inchinò profondamente e ripetutamente mentre la porta si chiudeva. Così facemmo. e ci divertì con vivaci 83 . 'Non ha guardato lamentosamente. tirando il cappuccio sulla sua testa. mentre sorreggeva uno spesso mantello di velluto e lo poneva sulle spalle della dama. Guardammo fuori.' mi ripetei. 'si trova una finestra che guarda sulla porta dell'ingresso.' disse la damigella. e lanciarle un bacio con la mano. Mi piacerebbe seguire mamma con lo sguardo. e vedemmo una bella carrozza antiquata. 'Forse la Contessa si era tolta la maschera. Lei gli annuì. dove il concerto sarebbe presto ripreso. e la carrozza cominciò a muoversi.” disse Millarca.'Nella stanza accanto. ovviamente.' disse Millarca. e non desiderava mostrare il volto' dissi. riponendo la maschera.' Lei sospirò e mi guardò in faccia.

mai di natura malevola. Avevamo appena attraversato una sala affollata. nella confusione di una momentanea separazione da noi. Arrivò il mattino. Ora. riconobbi una nuova forma di follia nell'essermi impegnato nella tutela di una damigella senza conoscere neanche il suo nome. Tutti i miei sforzi per trovarla furono vani. e lei aveva immaginato che fosse al mio. ed incatenato come ero da promesse. Piaceva al Granduca danzare fino a quell'ora. l'avevamo persa. Mi piaceva sempre di più ogni minuto che passava. erano estremamente divertenti per me che avevo vissuto così a lungo al di fuori della società. Intorno a quell'ora un servitore bussò alla porta di mia nipote. Il ballo non terminò prima che il sole del mattino avesse quasi raggiunto l'orizzonte. I suoi pettegolezzi. e quindi le persone fedeli non potevano andarsene. Il fatto era. Non fu prima delle due del giorno seguente che avemmo notizie della mia protetta scomparsa. o pensare al giaciglio. forse. ed avesse. imposte per ragioni delle quali non sapevo nulla. seguito e perso loro negli estesi terreni che erano stati aperti per la festa. Pensavo a quale vitalità avrebbe potuto portare nelle nostre serate a casa. spesso solitarie.descrizioni di racconti sulla maggior parte delle persone illustri che vedevamo sul terrazzo. 84 . quando la mia pupille mi chiese cosa ne fosse stato di Millarca. altre persone con i suoi nuovi amici. Temevo che avesse confuso. Era giorno pieno quando abbandonai la mia ricerca. con tutta la sua intensità. non potevo nemmeno indirizzare le mie ricerche affermando che la damigella scomparsa era la figlia della Contessa che era partita poche ore innanzi. Avevo pensato che si trovasse al suo fianco.

85 . che appariva afflitta da una profonda angoscia. di aver assicurato alla mia cara ragazza una compagnia così affascinante. Quel giorno Millarca venne a casa con noi. era entrata nella stanza da letto della governante.per dire di essere stato ansiosamente sollecitato da una damigella. disperando di trovarci. disse. Non potevano esserci dubbi che. la nostra giovane amica si era fatta viva. nonostante la lieve inesattezza. ai quali era stata affidata da sua madre. e così era. Avesse voluto il cielo che l'avessimo persa! Raccontò alla mia povera bambina una storia che spiegasse per quale motivo non fosse riuscita a ritrovarci per così tanto tempo. era stato appena sufficiente a rimetterla in piedi dopo le fatiche del ballo. Ero più che contento. a rivelare dove avrebbe potuto trovare il Generale e Barone Spielsdorf e la signorina sua figlia. Molto tardi. dopo tutto. ed era quindi caduta in un sonno profondo che. per quanto lungo.

da un lato all'altro. vista indistintamente. prima che desiderasse che si sapesse che si stava svegliando. Ma questa ipotesi non risolveva l'enigma. In primo luogo. che divenni profondamente spaventato. ed in diversi momenti seguenti della giornata. come le sembrava. poi. Questo mi convinse che fosse sonnambula. nonostante chiudesse sempre a chiave la porta della sua stanza dall'interno. si scoprì accidentalmente. ma molto 86 . Una. si presentò un'ansia dalla natura ben più urgente. da uno spettro. lasciando la porta chiusa dall'interno? Come evadeva dalla casa senza aprire porte o finestre? Nel mezzo delle mie perplessità. ed in quella maniera così misteriosa. Fu ripetutamente vista dalle finestre dello schloss. nel primo tenue grigiore del mattino. Come usciva dalla stanza. mentre camminava tra gli alberi. non sgradevole. Infine arrivarono le sensazioni. a volte della forma di una bestia. che camminava intorno ai piedi del letto. La mia povera bambina cominciò a perdere il suo aspetto e la sua salute. e persino orribile. e non disturbasse mai la chiave dal suo posto fino a quando non consentiva alla cameriera di assisterla durante la sua toeletta. con l'aspetto di una persona in trance. a volte simile a Millarca.XIII Il boscaiolo Tuttavia. che a volte era indubbiamente assente dalla sua stanza molto presto al mattino. In secondo luogo. rivolta verso est. Millarca lamentava un estremo languore – la debolezza residua della sua recente malattia – e non emergeva mai dalla sua stanza prima che il pomeriggio fosse piuttosto inoltrato. Fu in primo luogo visitata da sogni sconvolgenti. apparvero presto degli inconvenienti.

“Era una famiglia 87 . da qualcosa di simile a due grandi aghi. ricordava il flusso di un ruscello gelido che scorresse accanto al suo petto. Potrete anche supporre come mi sentissi nel sentire il Generale descrivere dettagliatamente le abitudini e misteriose peculiarità che erano. di fatto. sarebbe stata in quel momento ospite presso il castello di mio padre. Più avanti. Poche notti dopo. presto montammo a cavallo per la salita. ed in silenzio. In un sogno spaventato scesi dalla carrozza. seguì un graduale e convulso senso di soffocamento. con un dolore molto acuto. disse. poi sopravveniva uno svenimento. “E questa era un tempo la sontuosa residenza dei Karnstein!” disse il vecchio Generale dopo un po'. Potrete indovinare come mi sentissi strana nel sentire i miei stessi sintomi descritti in maniera così esatta in quelli che erano stati sperimentati dalla povera ragazza che. sentiva di essere perforata. sulle scale tortuose e per gli oscuri corridoi del castello. Carmilla! Si aprì uno scenario nella foresta. perché avevamo molte cose cui pensare. intorno al quale si raccolgono alberi giganteschi. eravamo all'improvviso sotto ai camini ed ai frontoni del villaggio in rovina. perché a questo punto stavamo viaggiando sulla corta erbetta che si estende su entrambi i lati della strada. le stesse della nostra bellissima ospite. scorgendo l'ampia e ondulata distesa della foresta. se non fosse stato per la catastrofe sopraggiunta. e ci trovammo nelle spaziose camere. mentre guardava in direzione del villaggio da una grande finestra. poco sotto alla gola. mentre ci si avvicina al villaggio senza tetti che non aveva dato segni del fumo di un camino da più di mezzo secolo.” Riuscivo a sentire distintamente ogni parola pronunciata dal vecchio Generale gentile. e da una leggera altura incombevano le torri ed i parapetti del castello diroccato.strana.

“che uno scopo che possa interessarmi nei pochi anni che mi restano sulla terra. poco oltre la salita.malvagia. di Mircalla. mentre passavamo sotto il pesante arco della chiesa gotica – perché le dimensioni avrebbero giustificato il suo stile . la Contessa Karnstein. Contessa di Karnstein.” “Cosa! Vedere la Contessa Mircalla.” Indicò verso il basso i muri grigi di una costruzione gotica parzialmente visibile attraverso il fogliame. Ma per quanto vi fosse rabbia ed a volte odio. può ancora essere compiuta 88 .” continuò. è morta da più di un secolo!” “Non così morta come credi. “A tempo debito. egli forse potrà darci le informazioni che sto ricercando. grazie a Dio. Generale. “E' pesante che debbano. “Non mi resta. ed una motivazione che mi ha spinto da te prima di quanto non intendessi in primo luogo. “perché. Quella è la cappella dei Karnstein. “Credo di aver visto l'originale. continuare ad affliggere la razza umana con i loro atroci appetiti. laggiù. non vi era nulla di incostante. è di esplorare la cappella alla quale ci stiamo ora avvicinando. ed indicare la tomba di Mircalla. guardandolo. nel comportamento del Generale. per un istante con un ritorno del sospetto che avevo individuato in precedenza. mi dicono” rispose il Generale. “Ti confesso. mi sembrò. Questi villici mantengono le tradizioni locali delle grande famiglie. e qui furono scritti i loro annali macchiati di sangue. a casa.” esclamò mio padre.” aggiunse. “a lavoro tra gli alberi che la circondano. dopo la morte. “E sento l'ascia di un boscaiolo. e ciò è per portare su di lei la vendetta che. mio caro amico. le cui storie muoiono tra i ricchi ed i nobili non appena le famiglie stesse si estinguono.” “Abbiamo un quadro. che mi confondi completamente” replicò mio padre. vorresti vederlo?” chiese mio padre.” disse.” rispose il Generale.

” “Tagliarle la testa!” “Si.” Un blocco di legno squadrato. e. Sentirete. mentre il Generale chiamava il boscaiolo. con poche frasi. un badile. e. arrossendo ferocemente e con un battito del piede sul terreno che echeggiò lugubremente per la vuota rovina. più sconcertato che mai. o qualsiasi cosa che possa passare attraverso la sua gola assassina. che stava rimuovendo alcuni rami che si appoggiavano alle vecchie mura. che in questo momento risiedeva nella casa del prete. in meno di mezz'ora. che giaceva sul pavimento ricoperto d'erba della cappella. chiuderò il mio terribile racconto. ma c'era un vecchio. 89 . si impegnò a riportarlo indietro con sé.” “Che vendetta puoi intendere?” chiese mio padre. chiuso come se afferrasse in manico di un'ascia. se gli avessimo prestato uno dei nostri cavalli. tremante di rabbia. quel momento sollevato. in grado di indicare qualsiasi monumento della vecchia famiglia Karnstein. la tua cara bambina è affaticata. ascia alla mano. disse. E correndo avanti disse: “Quella trave andrà bene come sedile. con il pugno.da un braccio mortale. “Intendo. “Cosa?” esclamò mio padre. a circa due miglia di distanza. con stupore crescente. in cambio di un'inezia.” rispose. decapitare il mostro. Non sapeva dirci nulla dei monumenti. ed io. con un'accetta. lascia che si sieda. mentre lo scuoteva con ferocia. il resistente vecchio ci raggiunse. un guardiacaccia di questa foresta.” rispose. formava una panca sulla quale fui molto lieta di sedermi. “Staccarle la testa.

Fece così: poiché c'era una luna brillante quella notte. ed essendo esperto – come molti nella sua terra – di simili questioni. o con il fuoco. da dove poteva vedere distintamente il cimitero sotto di lui. sulle torri della cappella laggiù. Da quel punto rimase in osservazione finché non vide il vampiro uscire dalla sua tomba. “Sono stato boscaiolo qui” rispose nel suo provenzale.” “Come avvenne che il villaggio venisse abbandonato?”rispose il Generale. avendo visto tutto ciò. di passaggio da queste parti. “sotto la guardia forestale. molti sono stati rintracciati fin nelle loro tombe. e piazzare lì accanto le lenzuola di lino in cui era stato sepolto. ed un numero tale di vampiri privato della loro orribile animazione – il villaggio non ebbe pace. riconosciuti dai consueti esami. “Era infestato dai revenants.” continuò. e poi scivolare via verso il villaggio per tormentare i suoi abitanti. e le portò in cima alla torre. prese le lenzuola di lino del vampiro. Ma dopo tutti questi procedimenti secondo la legge. sentita la situazione. urlò ferocemente all'indirizzo del Moravo. discese dal campanile. signore. tutta la vita. con la decapitazione. così mio padre prima di me. sulla quale salì nuovamente.“nonostante così tante tombe aperte.“Per quanto tempo avete lavorato in questa foresta?” chiese mio padre al vecchio. si offrì di liberare il villaggio dal suo tormentatore. ed estinti nel modo usuale. e così per tutte le generazioni cui posso risalire. Lo straniero. . Ma un nobile della Moravia. Quando il vampiro fece ritorno dalle sue incursioni e notò la mancanza delle sue lenzuola. Potrei mostrarvi la casa precisa in cui i miei antenati vivevano qui. salì. potete vederlo da quella finestra. ma non prima che molti abitanti del villaggio fossero stati uccisi. che vide 90 . poco dopo il tramonto. con un paletto.

Motivo per cui il vampiro.” Avendo parlato così. in risposta. Contessa di Karnstein. “inoltre. per consegnarla il giorno dopo insieme al corpo agli abitanti del villaggio. cominciò ad arrampicarsi su per il campanile. gli spaccò il suo cranio in due.sulla sommità della torre e che. con un colpo di spada. scendendo per le scale tortuose. Il boscaiolo scosse la testa. dicono che il suo corpo è stato spostato. scagliandolo giù nel cimitero dove. ora. “Potreste indicare dove si trovava?”chiese il Generale. che lo impalarono e bruciarono come indicato. e così in poco tempo la sua locazione fu quasi dimenticata.” disse. gli fece segno di salire a prenderle. ma nessuno è sicuro neanche di questo. il Moravo. ma non appena ebbe raggiunto i parapetti. accettando la sua sfida. ansiosamente. lasciò la sua ascia e partì. cosa che egli fece con successo. poiché il tempo stringeva. e sorrise. “Non c'è anima vivente che potrebbe dirvelo. 91 . il forestiero lo seguì e gli tagliò la testa. lasciandoci ad ascoltare ciò che restava dello strano racconto del Generale. Questo nobile Moravo vanne autorizzato dal capofamiglia dell'epoca a rimuovere la tomba di Mircalla.

Si rese conto della mia preoccupazione.XIV L'incontro “La mia cara bambina. dove aspettavo di essere chiamato. e suggerì un consulto. e si sedette ad un tavolo cominciando a scrivere.' Apparve pensieroso. 'il mio acculturato fratello sembra pensare che voi vogliate un mago.” continuò.' 'Perdonatemi. Passarono diversi giorni prima che arrivasse. 'Asserirò il mio punto di vista sul caso a modo mio in un altro momento. Il suo rivale la contrastava con aperta derisione. Dalla stanza accanto. 92 . contrariato. Mi rincresce. “ormai peggiorava di giorno in giorno. da Gratz. Prima di andar via mi prenderò l'onore di darvi un suggerimento. Dopo aver visitato insieme la mia povera pupilla. Al mio ingresso questa incresciosa manifestazione cessò e l'alterco finì.' disse l'anziano medico di Gratz. perché all'epoca tale consideravo il suo male. e non un dottore. 'Signore' disse il mio primo medico. Convocai per lei un medico più esperto. Trovai l'anziano medico di Gratz che insisteva sulla sua teoria. sentivo i due gentiluomini che alzavano la voce in un tono più aspro di quanto si potesse aspettare da una discussione strettamente filosofica. oltre ad essere un uomo colto. di non potervi aiutare con le mie abilità e con la mia scienza. Il medico che la seguiva aveva fallito nell'ottenere un qualsiasi effetto sulla sua malattia. accompagnata da scoppi di risa. Bussai alla porta ed entrai. si ritirarono nella mia biblioteca per parlare e discutere. Monsieur le General. Era buono e devoto.

ma disse di non poter partire in coscienza senza aver scambiato qualche parola in più. Uscii nel parco. allora invero potrete leggerla. Se si arrestava subito la crisi fatale. Mi disse che non poteva esserci errore. Ma tutto ormai dipendeva dai confini del irrevocabile. L'ecclesiastico non c'era. che metto nelle vostre mani con la precisa condizione che manderete a chiamare il prete più vicino. Un altro assalto avrebbe potuto estinguere l'ultima scintilla di una vitalità che è. e mi esortò con ansia ad invitarlo a fargli visita. se era mio desiderio incontrare un uomo curiosamente erudito sulla precisa questione che. di vita. mi avrebbe probabilmente interessato più di ogni altra cosa. ogni momento. In un altro momento. con un'alzata di spalle. mi lasciò precisamente al punto di partenza.Profondamente deluso.' Mi chiese. Dovesse il prete deludervi. tuttavia. e mentre mi voltavo per andarmene. Il medico di Gratz mi raggiunse in dieci o quindici minuti. e aprirete la mia lettera in sua presenza. un giorno. Ma in quali fandonie non si lancia la gente per 93 . e quindi lessi da solo la lettera. altrimenti la disprezzerete. 'E quale sarebbe la natura della crisi di cui parlate?' supplicai. si toccò eloquentemente la fronte. 'Ho scritto tutto pienamente in questa nota. ed è una questione di vita o di morte. Questa consultazione. praticamente disperato. dopo aver letto la sua lettera. forse due. e per nessun motivo la leggerete fino a quando egli si troverà con voi. con grande attenzione e abilità avrebbe forse potuto riprendere le forze. l'altro medico indicò alle sue spalle il suo collega che stava scrivendo. e così prese congedo. nessuna malattia naturale manifestava gli stessi sintomi. pronta a morire. e che la morte era già molto vicina. o in un'altra circostanza. dunque. avrebbe provocato la mia derisione. Si scusò di avermi seguito. e poi. mi inchinai. prima di congedarsi definitivamente. Restavano.

finché. 94 . Diceva che la paziente soffriva delle visite di un vampiro! Le punture che aveva descritto di aver sentito presso la gola. per poi estendersi rapidamente fino alla gola della povera ragazza. quando tutti i mezzi consueti hanno fallito. insisteva. e restai di guardia in quel luogo finché non si addormentò profondamente. agii secondo le istruzioni della lettera. e ogni sintomo descritto dalla vittima era precisamente conforme a quelli descritti in ogni caso di simili apparizioni. poco dopo l'una. e non poteva esserci alcun dubbio. semplicemente un altro esempio di come la cultura e l'intelligenza possano associarsi in maniera bizzarra con le allucinazioni.un'ultima possibilità. come è noto. Ora scattai in avanti. la teoria soprannaturale del buon dottore forniva. aggiungeva. in una grande massa palpitante. Era sufficientemente mostruosa da rinchiuderlo in manicomio. direte. nella mia opinione. fino ai piedi del letto. tuttavia. e la posta in gioco è la vita di una persona amata? Nulla. riguardo alla presenza ben chiara del piccolo segno livido che tutto concordava ad indicare come il segno delle labbra del demone. sbirciando attraverso una piccola fessura. Poiché personalmente ero del tutto scettico riguardo all'esistenza di un qualsiasi portento simile al vampiro. che piuttosto che non tentar nulla. Mi nascosi nell'oscurità dello stanzino. Restai in piedi sulla porta. erano. poteva essere più assurdo della lettera di quell'uomo erudito. la spada poggiata sul tavolo accanto a me. l'inserimento dei due lunghi. Ero talmente disperato. Per qualche istante ero rimasto impietrito. non vidi un enorme oggetto nero. molto mal definito. in un momento. strisciare. che si apriva sulla stanza della povera paziente. come descrivevano le mie istruzioni. sottili ed aguzzi denti che. come mi sembrò. dove si gonfiò. sono specifici di tutti i vampiri. dove bruciava una candela.

Ma la sua vittima affondava in fretta. con gli illustri e nobili defunti i cui monumenti ammuffivano tra la polvere e l'edera che ci circondava. e la mia spada volò in pezzi accanto alla porta. e colpii nuovamente. Le voci svanirono in lontananza. Orripilato. oscurato dal fogliame imponente che si sollevava su ogni lato. Non gli parlammo. la colpii istantaneamente con la spada. non avevano intenzione di entrare e disturbare questa scena minacciosa e mesta. La creatura nera si contrasse all'improvviso verso i piedi del letto. morì. la seguii. ed il mio cuore affondò nel petto mentre pensavo che i miei amici. In quel deserto. e sospirò profondamente. passeggiò fino alla porta di una cappella laterale per continuare le sue ricerche. Pensando non so cosa. e di cui ogni avvenimento si rifletteva così atrocemente nel mio specifico caso misterioso – in quel punto infestato. L'intera casa era in piedi ed in agitazione. Mio padre si allontanò un poco. Se ne era andata. e cominciò a leggere le iscrizioni sulle lapidi. che mi guardava con uno sguardo acceso di furtiva ferocia e di orrore. e prima che albeggiasse.la spada in mano. collegato.” Il vecchio Generale era agitato. come era. vidi Millarca. che si avvicinavano in quel momento. dopo aver appena ascoltato un racconto così strano. Il Generale si appoggiò ad un muro. ma la vidi in piedi accanto alla porta. Fui sollevata dal sentire le voci di Carmilla e di Madame. Non posso descriverti tutto quello che accadde quell'orribile notte. mentre 95 . si asciugò gli occhi. indenne. Lo spettro di Millarca se ne era andato. e in piedi sul pavimento appena una iarda oltre i piedi del letto. dopo tutto. denso e alto sui suoi muri silenziosi – sentii l'orrore cominciare a strisciare verso di me. e così impegnato. scivolando oltre. Gli occhi del vecchio Generale erano fissi a terra.

il vecchio al mio fianco prese al volo l'accetta del boscaiolo e si scagliò in avanti. egli la colpì con tutta la sua forza.” ed indicai la porta dalla quale Madame era appena entrata “solo uno o due minuti fa. è Madame in piedi di fronte a me. mentre indietreggiava quasi accovacciandosi. e la fanciulla era scomparsa. vidi con molto piacere il bellissimo volto e la figura di Carmilla fare il loro ingresso nell'ombrosa cappella.appoggiava la mano al basamento di un monumento infranto.” Al quel punto cominciò a chiamare “Carmilla.” “Ma io mi trovavo là. Barcollò verso il muro. che ripeteva impazientemente più volte la domanda. “Non lo so – non saprei dirlo – è andata di là. Prima che io potessi urlare. Nel vederlo un cambiamento brutale sopravvenne nelle fattezze di Carmilla. l'ascia cadde a terra. “Dove è Mademoiselle Carmilla?” Dopo un po' le risposi. ma la sua mano si era aperta. I capelli grigi erano dritti sulla sua testa. quando con un grido. sormontata da una di quelle grottesche demoniache con cui si diletta la fantasia cinica e spettrale delle antiche incisioni gotiche. ed indenne. Si trattò di una trasformazione istantanea ed orribile. ed un velo di sudore luccicava sul suo volto. Sotto l'arco di una stretta porta d'ingresso. ma lei schivò passando al di sotto del suo fendente. come se fosse in punto di morte. gli strinse in polso nella sua piccola stretta. Egli lottò per qualche momento per liberare il braccio. da quando Mademoiselle Carmilla ha fatto il suo ingresso. La spaventosa scena era passata in un momento. e annuii sorridente in risposta al suo tipico sorriso coinvolgente. Ero sul punto di alzarmi e parlare. nel passaggio. e non è tornata indietro. La prima cosa che ricordo dopo.” attraverso ogni 96 .

Carmilla. Contessa di Karnestein. non la troverai qui. “quella è Millarca. E' la stessa persona che molto tempo fa veniva chiamata Mircalla. “Si. Va'! Che tu possa non vedere mai più Carmilla.” 97 . ma non arrivò alcuna risposta. “Si. Cavalca fino alla casa del prete. mia povera bambina.” disse. “Si faceva chiamare Carmilla?” chiese il Generale. il più velocemente possibile. ancora agitato.” risposi. e resta lì fino al nostro arrivo. Lascia questo terreno maledetto.porta e passaggio e dalle finestre.

non avevo speranza di incontrarti così presto. nei guanti neri fin troppo grandi per lui. e altre chino verso il terreno. Indossava un paio di occhiali dalla montatura d'oro. Il suo volto era scuro e secco. prima di ritornare all'osservazione. il volto a volte rivolto al cielo.XV Ordalia ed esecuzione Mentre parlava entrò nella cappella attraverso la porta dalla quale Carmilla aveva fatto il suo ingresso ed era poi uscita uno degli uomini più strani che io abbia mai visto. chino. si agitavano e gesticolavano in totale astrazione. le cui pagine ingiallite erano piene di fitti appunti. dalle spalle alte. Accompagnava quella che potrei definire la sua lezione leggendo occasionalmente dei passaggi da un libretto sporco. facendo un passo in avanti con palese gioia. Era alto. I suoi capelli. gli ricadevano sulle spalle. e completamente vestito di nero. in base alle occhiate che spesso insieme lanciavano a determinati punti dell'edificio. e camminava lentamente. Teneva in mano un portamatite. come sono contento di vederti. sorridente di uno strano sorriso perpetuo. con cui tracciava linee immaginarie da un punto all'altro sulla carta che. con una strana andatura zoppicante. 98 . e lo distese sulla superficie consunta di una tomba che si trovava lì vicino. e le sue magre mani. indossava un cappello a tesa larga dalla forma strana. dal torace stretto. “L'uomo in persona!” esclamò il Generale. Lo sconosciuto estrasse un rotolo di carta dalla tasca. le lunghe braccia oscillavano. ed intrapresero subito un'ansiosa conversazione. “Mio caro Barone.” Fece un gesto per chiamare mio padre. portando con sé l'illustre anziano gentiluomo che aveva chiamato il Barone. lunghi e striati di grigio. che nel frattempo aveva fatto ritorno. conclusi dovesse essere una pianta della cappella. con profonde rughe. Li presentò formalmente.

Il vecchio Generale. So che li aveva portati fuori dalla mia portata d'orecchio. e finalmente si trovarono tutti insieme.” Rivolgendosi poi all'uomo con gli occhiali d'oro. gli strinse caldamente la mano a mani giunte e disse: “Barone. e conducendomi via dalla cappella. “Domani. recante delle lettere intagliate in rilievo. e li vidi lanciarmi numerose occhiate furtive. fronteggiando una parte del muro laterale. per quanto fosse. conversando durante il cammino.Passeggiarono insieme lungo la navata laterale. grazie a Dio. Contessa di Karnstein. che ho descritto. mi baciò più e più volte. L'orribile nemico. è finalmente stato rintracciato. poco incline alla preghiera. Si rivelarono come parte del dimenticato monumento funebre di Mircalla. bussando di là. disse: 99 . sollevò le mani e gli occhi al cielo. Con l'aiuto del boscaiolo. furono presto svelate un'iscrizione monumentale ed un blasone scolpito.” lo sentii dire. dall'altra parte rispetto a dove mi trovavo. “il notaio sarà qui. e si terrà l'inquisizione secondo la legge. raspando qua. nel corso della conversazione. in modo da riferire il mio caso. strappando via l'edera che vi cresceva e bussando sull'intonaco con le estremità dei loro bastoni. come posso ringraziarti? Come possiamo tutti noi ringraziarti? Hai liberato questa regione da un male che ha flagellato i suoi abitanti per più di un secolo. che aveva presto fatto ritorno. Poi mio padre ritornò da me. a quel punto cominciarono a prendere le distanze misurando i passi. ed il Generale lo seguì. che cominciarono ad esaminare con grande attenzione. Infine appurarono l'esistenza di un'ampia lastra di marmo. come temo. in un muto ringraziamento della durata di qualche istante.” Mio padre condusse da parte lo sconosciuto.

in Polonia. in sede di giudizio. persino in Russia. La sinistra assenza di Carmilla rendeva il ricordo della scena ancora più orribile per me. presa con la dovuta attenzione e solennità. del Vampiro. Le disposizioni per quella notte erano singolari. trovandomi inspiegabilmente affaticata quando arrivammo a casa. Ma la mia soddisfazione si tramutò in sgomento. Due servitori e Madame dovevano restare svegli nella mia stanza quella notte. in Moravia. tutti scelti per integrità ed intelligenza. la superstizione. La scomparsa di Carmilla fu seguita da un venir meno delle mie sofferenze notturne.” Portammo a termine questa missione con successo: e ne fui contenta. che vive a poca distanza da qui. ognuna composta da molti membri. senza dubbio. ma prima di andare a casa. di fronte ad innumerevoli commissioni. Non mi venne offerta alcuna spiegazione della scena che aveva avuto luogo nella cappella in rovina. e fu chiaro che si trattava di un segreto che per il momento mio padre aveva deciso di non rivelarmi. e comprendente resoconti forse più voluminosi di quanti non ne esistano su qualsiasi altro 100 . e convincerlo ad accompagnarci allo schloss. così dobbiamo definirla. nella Serbia turca. Ebbi una chiara visione di tutto pochi giorni dopo. Avrete sentito. scoprendo che non vi erano notizie di Carmilla. Se la testimonianza umana. e l'ecclesiastico con mio padre montava di guardia nello stanzino adiacente. il cui scopo non capivo più di quanto non comprendessi la ragione di questa precauzione straordinaria per la mia sicurezza durante il sonno. Il prete aveva recitato determinati riti solenni. dell'allucinante superstizione che prevale nell'Alta e Bassa Stiria. nella Slesia.“E' ora di fare ritorno. dobbiamo aggiungere alla nostra compagnia il buon prete.

ed un torrente di sangue fluì dal collo reciso. avevano le tinte del calore della vita. Si trovavano qui dunque tutti i segni e le prove riconosciute del vampirismo. in cui il corpo giaceva immerso. uno presente in veste ufficiale. ad una profondità di sette pollici. I due periti medici. ha un qualche valore. nel volto ora svelato alla vista. Mio padre possiede una copia del rapporto della Commissione 101 . ed un paletto acuminato venne piantato nel cuore del vampiro. per quanto fossero passati centocinquanta anni dal suo funerale. in accordo con l'antica pratica. e quel territorio da allora non è mai più stato colpito dalle visite di un vampiro.genere di casi. Il giorno seguente le procedure formali ebbero luogo nella cappella di Karnstein. ed una corrispondente azione del cuore. venne sollevato. La tomba della Contessa Mircalla fu aperta. Il corpo e la testa furono poi piazzati su una pila di legna. e sia il Generale che mio padre riconobbero ognuno la propria perfida e bellissima ospite. Gli occhi erano aperti. se non quella fornita dall'antica e ben attestata credenza del paese. Le fattezze. Si tagliò poi la testa. Personalmente non ho udito alcuna teoria che spiegasse ciò che io stessa ho visto e sperimentato. verificarono il fatto straordinario di una debole ma apprezzabile respirazione. del tutto simile a quello che potrebbe sfuggire ad un vivente durante l'ultima agonia. la cenere fu poi sparsa nel fiume e portata via. l'altro su richiesta del promotore dell'inchiesta. è difficile negare o anche dubitare dell'esistenza di un fenomeno come quello del Vampiro. e la bara piombata era inondata di sangue. Il corpo. Le membra erano perfettamente flessibili. la carne elastica. quindi. e ridotti in cenere. che in quell'istante emise un urlo penetrante. nessun odore cadaverico esalava dalla bara.

Imperiale, recante le firme di tutti i presenti a questi procedimenti, allegate come verifica di quanto affermato. Proprio da questo documento ufficiale ho sintetizzato il racconto di questa ultima sconvolgente scena.

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XVI Conclusione Immaginate che io vi scriva tutto ciò con sangue freddo. Ma non è affatto così; non posso ripensarci senza agitazione. Nulla se non il vostro ansioso desiderio così tanto volte espresso potrebbe avermi indotto ad affrontare un compito che ha logorato i miei nervi per mesi a venire, e riportato in vita l'ombra dell'orrore indicibile che anni dopo la mia liberazione continuava a rendere pieni di angoscia i miei giorni e le mie notti, e la solitudine a tal punto terribile da essere insopportabile. Permettetemi di aggiungere una parola o due riguardo a quel pittoresco Barone Vordenburg, al cui curioso sapere dovemmo la scoperta della tomba della Contessa Mircalla. Aveva posto la sua dimora a Gratz, dove, vivendo di un mero sussidio, che era tutto ciò che gli restava dei terreni principeschi dell'Alta Stiria un tempo appartenuti alla sua famiglia, si era dedicato alla minuziosa e laboriosa ricerca della tradizione straordinariamente documentata sul vampirismo. Conosceva a menadito tutte i lavori grandi e piccoli pubblicati sulla materia. “Magia Posthuma," "Phlegon de Mirabilibus," "Augustinus de cura pro Mortuis," "Philosophicae et Christianae Cogitationes de Vampiris," di John Christofer Herenberg; e mille altri, dei quali ricordo unicamente i pochi che lasciò in prestito a mio padre. Possedeva un voluminoso compendio di tutti i casi giudicati, dai quali aveva estrapolato un sistema di principi che sembrano governare – alcuni sempre, altri solo occasionalmente – la condizione del vampiro. Incidentalmente, farò notare che il pallore mortale attribuito a questo tipo di 103

revenants è una mera invenzione melodrammatica. Essi manifestano nella tomba e quando si fanno vedere in compagnia umana l'apparenza di una vita in salute. Quando svelati alla luce nelle loro bare, esibiscono tutti i sintomi annoverati tra quelli che dimostrarono l'esistenza vampirica della Contessa di Karnstein, morta da tempo. Come possano uscire dalle loro tombe per farci poi ritorno in determinati orari ogni giorno senza spostare l'argilla o lasciar traccia di un qualsiasi disturbo nella condizione della bara o del sudario, è sempre stato riconosciuto come un fatto del tutto inspiegabile. L'esistenza anfibia del vampiro è sostenuta dal rinnovato e giornaliero riposo nella tomba. Il suo orribile appetito per il sangue dei vivi fornisce il vigore della sua esistenza da sveglio. Il vampiro è incline all'essere affascinato con una veemenza avvincente, che assomiglia alla passione dell'amore, da determinate persone. Nel braccare costoro, eserciterà un'inesausta pazienza e ricorrerà a qualsiasi stratagemma, perché l'accesso ad un individuo specifico può essere ostruito in mille modi. Non desisterà mai prima di aver saziato il proprio impulso, ed aver prosciugato la stessa vita della sua bramata vittima. Ma in questi casi, amministrerà e protrarrà il suo divertimento omicida con la raffinatezza di un epicureo, e lo rafforzerà attraverso gli approcci graduali di un abile corteggiamento. In questi casi sembra struggersi alla ricerca di qualcosa di affine alla comprensione ed al consenso. Ordinariamente persegue direttamente l'oggetto del suo desiderio, sopraffà con violenza, e spesso strangola ed esaurisce in un solo banchetto. Il vampiro è inoltre, apparentemente soggetto, in determinate situazioni, a condizioni particolari. Nel caso specifico che vi ho raccontato, Mircalla sembrava essere limitata ad un nome che, per quanto diverso dalla sua vera identità, lo riproducesse sotto la forma di anagramma, senza alcuna omissione o aggiunta 104

ma secondo una legge assodata e spettrale. Vordenburg. un territorio del tutto libero da un simile parassita. che rimase con noi per due o tre settimane dopo l'espulsione di Carmilla. guardò in basso. sotto determinate circostanze. Contessa di Karnstein. pone fine alla propria vita. Ciò accadde nel caso della bellissima Mircalla. ed altri documenti. giocherellandoci. più o meno malvagia. così a lungo celata. Carmilla rispondeva a questi requisiti. ovviamente. Le fattezze grottesche del Barone si arricciarono in un sorriso misterioso. che fu perseguitata da uno di questi demoni. Ma in realtà egli era originario dell'Alta Stiria. sempre sorridendo al suo consunto astuccio per gli occhiali. si tramutano in vampiri. Crescere e moltiplicarsi è nella natura dei vampiri. scoprì ben 105 . e quasi invariabilmente. un nobile. Una persona. ed era. per di più. essi muoiono. qui a Karnstein.delle lettere che lo compongono. diventa un vampiro. Il mio antenato. come punto di partenza. la storia riguardante il nobiluomo Moravo ed il vampiro nel cimitero di Karnstein. disse: “Possiedo molto diari. nella tomba. Mio padre raccontò al Barone Vordenburg. Quello spettro visita i vivi nel sonno. e chiese quindi al Barone come avesse scoperto la posizione esatta della tomba della Contessa Mircalla. scolorisce e distorce un po'. Egli potrebbe essere stato definito un nobiluomo Moravo perché aveva cambiato residenza per vivere in quel territorio. Come ha inizio. Un suicida. di cui porto ancora il titolo. La tradizione. il più curioso tra tutti tratta della visita di cui parlate. Considerate. Sarà sufficiente affermare che quando era molto giovane era stato l'appassionato e ricambiato amante della bellissima Mircalla. Poi sollevando lo sguardo. e come si moltiplica? Ve lo dirò. scritte da quell'uomo notevole. ugualmente Millarca. La sua morte precoce lo gettò in un lutto inconsolabile.

L'esile mano di Mircalla si chiuse come morsa d'acciaio sul polso del Generale quando egli sollevò l'accetta per colpire. e la mano di un remoto discendente ha diretto. se mai del tutto. lascia nell'arto che afferra un'insensibilità che guarisce lentamente. e fu preso dall'orrore. considerò con spirito diverso quanto aveva fatto. un finto spostamento dei suoi resti. prima o poi. sulla defunta Contessa. Ma la sua forza non è confinata solo nella stretta. Restammo fuori più di un anno. dopo essere stato espulso dalla sua esistenza anfibia. qualsiasi cosa essa fosse diventata. la ricerca fino alla tana della bestia. Adottò lo stratagemma di un viaggio in queste terre. che in vita era stata il suo idolo. ai suoi resti profanati dallo scandalo di un'esecuzione postuma. e tra le altre cose che disse vi fu questa affermazione: “Uno dei segni del vampiro è il potere della mano. Fece disegni ed appunti che mi hanno guidato fino al punto preciso. e scrisse una confessione dell'inganno che aveva praticato.” La primavera seguente mio padre mi portò in viaggio in Italia.” Parlammo un altro po'. arrivò alla conclusione che il sospetto di vampirismo sarebbe probabilmente ricaduto. Tra le altre cose. qualora l'avesse intesa.presto la cosa. e nel corso degli studi cui si dedicò apprese molto di più. Ci volle molto tempo prima 106 . troppo tardi per molti. e decise di salvare la sua un tempo amata Mircalla da ciò. La morte prevenne qualsiasi altra azione in merito. Quando l'età lo ebbe raggiunto. e dalla valle degli anni. Pensava con orrore. guardò indietro in direzione delle scene che stava lasciando. Lasciò un documento bizzarro per dimostrare che il vampiro. ed una reale rimozione del suo monumento. è proiettato in una vita ben più orribile.

che il terrore dei recenti eventi venisse meno. languida. 107 . e ancora oggi l'immagine di Carmilla torna alla mia memoria con alternanza ambigua – a volte la bellissima ragazza giocosa. immaginando di aver sentito il passo leggero di Carmilla alla porta del soggiorno. e spesso mi sono riscossa da una fantasticheria. altre volte il demone che vidi contorcersi nella chiesa in rovina.

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