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N. 1 ANNO III // GENNAIO 2011
BRESCIA NELLA STORIA t BACHECA t PELO E CONTROPELO t RIFIUTI INDUSTRIALI t VIDEOTECA t QUI E LÀ t È SUCCESSO
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STRADE E QUARTIERI
Noce
SOGNANDO
LA RIPRESA
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A2A: LOCALISMO O GLOBALISMO?
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DODICI MESI // GENNAIO 2011
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I giovani e il lavoro: Lav… Oro o lav… Horror?
Brescia nella storia: 200°
anniversario Teatro Grande
Strade e quartieri: Noce, il guscio
è forte ma il frutto è secco
Hinterland: Borgosatollo, campi
e contrade al limitare della storia
Speciale Did Palazzolo
Viaggio in Provincia. La media Valle Camonica
Darfo Boario Terme, Breno, Cividate Camuno,
Borno, Capo di Ponte, Saviore dell’Adamello
Tu e il fisco
Pelo e contropelo
Mens sana in corpore sano
Qui & là
Italia, un anno di sport: Si può dare di più
Gentile Farmacista
Specchio delle mie brame
È successo
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Editoriale
Fine della moratoria, ri-muoiono le imprese
Prodotto & mercato
Sognando la ripresa
Narcisa Brassesco Pace:
Da civil servant a manager (e ritorno)
Francesco Onofri: La priorità per la città?
Il successo della metro
Francesco Franceschetti: La ripresa
c’è ma è lenta
Filippo De Paoli: Plan de Fuga,
il rock “colto” che viene da lontano
Strategia d’impresa
A2A: Tutto sbagliato, tutto da rifare?
Ideal Standard: Non c’è problema
Servizio idrico: ora ci penserà la Provincia
Bacheca
AIB: Le occasioni da non perdere
Rifiuti industriali: Una risorsa da valorizzare
Alta Valle Camonica: Parte bene
la stagione invernale
IN QUESTO
NuMErO

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Viale Duca degli Abruzzi, 163 - 25124 Brescia

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Reporter, Rolando Giambelli Il Fotogramma, Patrick
Merighi Brescia in Vetrina, Cristina Minini

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tel 030.3758435 - fax 030.3758444
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MESI
DODICI MESI
Mensile di attualità, economia, inchieste,
opinioni e cultura da Brescia e dal mondo.
Gennaio 2011
Anno III - Numero 1
Rivista mensile - € 1,00
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tel 030.3758435 - fax 030.3758444
redazione@dodicimesi.com

Direttore Responsabile
Roberto Barucco
direzione@dodicimesi.com
Coordinamento
Donatella Carè
donatella.care@dodicimesi.com
Hanno collaborato
Alice Aimo, Eva Alessandri, Giovanni Altuni, Luca Anni,
Fiorenzo Bandirali, Roberto Barucco, Luce Bellori, Nicola
Bendinelli, Livio Benassi, Esterino Benatti, Elizabeth
Bertoli, Silvio Bettini, Paoloemilio Bonzio, Donatella
Carè, Alessandra Cascio, Lodovico Cherubini, Alessandro
Cheula, Paolo Cittadini, Mario Conserva, Enrico Filippini,
Bruno Forza, Rolando Giambelli, Roberto Giulietti, Viola
Ladi, Lucrezia Lombardi, Riccardo Maffei, Ferdinando
Magnino, Sergio Masini, Enrico Mattinzoli, Cristina
Minini, Giorgio Olla, Antonio Panigalli, Irene Panighetti,
Luciano Ponzi, Massimo Portolani, Francesco Rastrelli,
Federico Rossi, Massimo Rossi, Emanuele Salvi,
Salvatore Scandurra, Alessandra Tonizzo.
Questo periodico è associato all’Unione Stampa Periodica Italiana
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GENNAIO 2011
Certificazione di qualità
DIN EN ISO 90002:1994
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tel. 030 2019711
fax 030 2010977
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via Triumplina, 49
25123 Brescia
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entre le mille
città sognate
dai bresciani
si danno ap-
puntamento nella cartella dei
buoni propositi per il nuovo
anno, il faldone aperto al
“Fascicolo Possibilità”, è già
stato archiviato nel Casellario
dei Ricordi 2010. Riposa nel
suo scaffale, nel silenzio del
Tribunale delle Buone Inten-
zioni, senza udire il botto del
triccheballacche che fschia
ancora alle orecchie politiche
di chi anima il dibattito pub-
blico: “Decidere”.
Anzi, “decidere, decidere,
decidere”. Borrelli docet.
Volendo, ci sta anche il pun-
to esclamativo a margine dell’esortazio-
ne leghista. Anzi, due punti. E punto e
virgola, abbondiamo, che non dicano
che siamo provinciali.
Il petardone verde arriva dal museo della
Mille Miglia a margine delle Feste di Na-
tale: la Lega Nord, riunita tra le auto sto-
riche, carbura a pieno regime e guarda
all’anno nuovo come al banco di prova
del programma di governo della città.
Spinge sull’acceleratore della politica,
il vicensidaco Fabio Rolf, e snocciola
il piano d’intervento, senza prendere
troppe curve: “Dalle parole, ai fatti”.
Riepiloghiamo le idee in fretta, questio-
ne di spazi: lotta all’immigrazione clan-
destina, sviluppo della città in chiave
universitaria, con creazione, sollecitata,
di apposito assessorato all’Università,
campus e alloggi per studenti, che non
possono prescindere da interventi diret-
ti ai giovani, come l’afftto di emancipa-
zione o i mutui per i precari. E poi me-
trobus, o metropolitana che dir si voglia,
con revisione del prezzo del biglietto e,
se possibile, prolungamento verso Rez-
zato e la Valtrompia. Non mancano un
paio di mortaretti tirati al centro stori-
co, con la possibile pedonalizzazione di
piazza Loggia e piazza Paolo VI. Identica
soluzione ipotizzata anche in largo For-
mentone e corso Mameli. Stop al traff-
co dunque, almeno nelle intenzioni. E
richiesta di consiglio comunale su A2A,
per cercare di recuperare quel rapporto
tra municipalizzata e città, legame pluri-
decennale e virtuoso, ora destinato a un
più stanco ménage di coppia.
Insomma, da quell’angolo di museo sepol-
to tra le veterane d’epoca, l’additivo nel
motore del 2011 è stato versato. E i rife-
rimenti automobilistici diretti alla Giunta
non sono mancati, compresa la voglia
di sedersi a fanco del guidatore. Come
avveniva al tempo della Mille Miglia: al
“via” copilota e meccanico, per riparare
in corsa a possibili guasti. “È arrivato il
momento di innescare la quinta”, dicono
dalla Lega Nord (ma anche la “terza” non
sarebbe poi male, dopo un viaggio tutto
in “seconda”, ad evitare un brusco calo di
giri nel passaggio alle marce alte), desti-
nata a divenire una marcia di riferimento.
L’importante è non affrontare curvoni
e discese, come quella che dal Castello
arriva al cuore della città, con il moto-
re imballato, senza freni e con le brac-
cia stanche aggrappate al volante.
di rOBErTO BAruCCO
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DITORIALE
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TTRs FOR THE EUROPEAN UNION
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Sweden
Austria
Spain
Belgium
France
Italy
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48.2%
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48.8%
49.6%
53.3%
54.6%
55.5%
56.6%
57.0%
65.8%
68.6%
EU averange 44.2% World averange 47.8% Profit taxes
Labour taxes
Other taxes
Note: The chart shows the TTRs for economies in the European Union split by type of tax
compared to the EU and the world averange.
Source: PwC analysis.
di ANTONIO PANIGALLI
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00.000 imprese, 2.400.000
lavoratori, 60 miliardi di euro,
sono all’incirca i numeri di
quello che si sta muovendo in-
torno alla moratoria che fu messa in campo
per prorogare le quote capitale dei fnan-
ziamenti bancari… ed ora cosa succederà?
Se non ci saranno ulteriori interventi go-
vernativi si verifcherà una nuova stagione
di pesante moria delle imprese. La cosa
auspicabile e più importante non è quella
di ottenere ulteriori interventi di spot/
moratorie, bensì quella di “ripensare”
nell’insieme la politica economica, fscale
e burocratica.
Infatti, secondo lo studio “Paying taxes
2011”, realizzato dalla Banca Mondiale e
dalla società di consulenza PwC, l’Italia è al
“profondo” vertice della pressione fscale
in Europa, e, tanto per non smentirsi, tra
le prime al mondo (il solito preoccupante
e inaccettabile primato negativo).
Il TTR (Total Tax Rate, indice del carico
complessivo dei tributi nazionali, locali
e sociali) ammonta al 68,6%, a fronte di
una media europea del 44,2% (al di sotto
di quasi 25 punti percentuali) e di una me-
dia mondiale del 47,8% (quasi il 21% di
differenza). Ma il dato ormai sembra non
colpire più nessuno visti i temi sui quali è
impegnata l’agenda pubblica della politica
di entrambi gli schieramenti e questo livel-
lo di TTR è sicuramente fglio di un siste-
ma politico che dal dopoguerra a oggi, per
attuare il compromesso del compromesso
del compromesso, ha portato a un’evasio-
ne stimata in circa 120 miliardi di €/annui
e ad un giro d’affari della malavita stimato
in circa 60 miliardi di €/annui.
Su 183 Paesi esaminati dal dossier, l’Italia
risulta al 167° posto tra i Paesi in cui com-
plessivamente è più pesante il carico fsca-
le. A pesare particolarmente sono le tasse
sul lavoro (contributi sociali e TFR) che
rispetto al tasso complessivo del 68,6%
rappresentano il 43,4% del carico.
Anche la burocrazia rende diffcile la vita
FINE DELLA MORATORIA,
RI-MUOIONO LE IMPRESE
alle nostre imprese che impiegano 285
ore l’anno soltanto per adempiere i pro-
pri doveri fscali, posizionandosi al 123°
posto della classifca mondiale. Anche
qui il confronto con la media europea (di
circa 225 ore) è molto critico.
A conti fatti, un’azienda italiana impiega
mediamente quasi 24 giorni per essere
in regola con tutti i pagamenti all’erario
e agli istituti di previdenza. Va poi det-
to che il nostro posto in classifca non è
migliorato, anzi siamo scesi di un posto
(nell’edizione dello scorso anno l’Italia
era il paese numero 166) e non si au-
torizzano neppure facili speranze per il
futuro, perché durante le fasi di crisi e di
economia stagnante il costo del fsco per
le imprese aumenta, in quanto il carico
fscale tende a rimanere rigido proprio
mentre gli utili ed il PIL si contraggono.
Tra le curiosità dello studio, in tema di
gender gap (già trattato nei precedenti
articoli), è da segnalare anche il fatto che
in alcune legislazioni c’è un diverso tratta-
mento fscale per genere: le donne pagano
più tasse degli uomini in Costa d’Avorio,
Burkina Faso, Indonesia e Libano. Ci
sono però anche paesi, come Israele, Co-
rea e Singapore, dove avviene l’opposto,
per incentivare l’ingresso delle donne nel
mondo del lavoro.
“Le tasse sono il prezzo che si deve pagare
per una società civilizzata”: la citazione di
Oliver Wendell Holmes, giurista america-
no dell’inizio del secolo scorso, campeggia
sul frontespizio di “Paying Taxes 2011”.
Da aggiungere: “Sempre che siano eque e
non ti facciano morire”.
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GENNAIO 2011
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UBRICA
Terza puntata, dedicata alle osserva-
zioni raccolte da Andrea Francesco
Domeneghini, giovane laureando della
Bocconi, presso la Business School di
Shanghai.
I
l primo impatto all’arrivo in Cina
è di estraneazione totale: non
solo si è circondati da persone
diverse, scritte e voci incom-
prensibili e impenetrabili, ma si viene in
continuazione rimbalzati fra un’impres-
sione di progresso e benessere e visioni
di povertà e squallore. Si arriva all’aero-
porto internazionale di Pu Dong, uno
dei più grandi e più transitati di quella
parte del mondo, nuovo e scintillante,
orgoglio (uno dei tanti) della città e del
partito comunista locale.
Ma passati gli scrupolosi controlli del
visto e il metal detector anche in uscita,
una volta fuori dalla struttura si è som-
mersi da un nugolo di tassisti cinesi
che si accalcano per proporti il proprio
servizio per il trasporto fno in città, ad
un prezzo concordato, senza far partire
il tassametro e, come quasi sempre in
Cina, senza ricevuta (molto nero e taglio
limitato delle banconote – la più grande
vale circa dieci euro – sono una parte
della ricetta governativa per tenere bassi
i prezzi cinesi e vincere la concorrenza
internazionale). I taxi sono sgangherati e
puzzolenti e il paesaggio che si attraver-
sa è brutto e triste, in stridente contrasto
con la pulizia e la bellezza dell’aeropor-
to: una periferia urbana sterminata, fatta
di palazzoni da minimo quindici piani,
tantissime macchine di cui molte in pes-
sime condizioni, poi camion e smog.
Lasciate le arterie principali si entra nel-
le strade cittadine e lì si rischia di fnire
soffocati, in tutti i sensi. La città rigurgi-
ta roba e gente, non c’è un angolo senza
che vi sia qualcuno e che vi sia qualcosa
da comprare, vendere, scambiare, ag-
giustare. Tutto è sporco nelle periferie,
anche l’aria che si respira. Shanghai è,
infatti, anche inquinatissima, essendo un
abitato di circa venti milioni di persone,
che cresce ogni giorno grazie agli immi-
granti dalle sterminate campagne cinesi
e, come se questo non bastasse, è anche
la città dove si costruisce più al mondo,
con cantieri enormi ovunque, che emana-
no polveri più o meno sottili, senza parla-
re dell’inquinamento acustico provocato
dagli operai edili, sempre al lavoro, sette
giorni su sette, 24 ore al giorno.
Il campus della Fudan University non è
esattamente come quello di Berkeley:
niente confraternite e nessun disinvolto
studente americano, ma molti dormi-
tori o aule per le lezioni o laboratori. I
dormitori per studenti cinesi sono in
condizioni pessime, e così pure le loro
mense. Noi stranieri fniamo invece
“ghettizzati” in bei palazzoni di recen-
te costruzione, forse volutamente, per
sottrarci dalla vista delle condizioni dei
nostri compagni cinesi e, al ritorno,
serbare solo un ottimo ricordo. A onor
del vero il campus ha anche bei giardini,
oltre a un enorme grattacielo di uffci
al centro dello stesso e l’onnipresente
statua di Mao all’ingresso principale.
Come tutto il resto della città è pieno
zeppo di persone e di nuove costruzioni
che sorgono velocemente, come quella
della Business School da me frequentata
nel primo anno di laurea specialistica in
International Management.
La Fudan è reputata la seconda o terza
università della Cina. Ma la sua vera for-
za non sta tanto nella ricerca, comunque
a un buon livello, o nell’ampia offerta
formativa che va da giornalismo a me-
dicina: Fudan è la scuola prediletta del
partito comunista a Shanghai, in cui si
formano i futuri quadri dirigenti, e come
di SILVIO BETTINI
PRODOTTO & MERCATO
tale il suo nome è fortemente spendibi-
le nel mercato del lavoro cinese. Non a
caso, moltissimi dei miei compagni ci-
nesi sono iscritti al partito. Forse qual-
cuno di essi vi crede fortemente, ma la
gran parte lo fa per tenere aperta una
porta in più per la propria carriera pro-
fessionale, come mi è stato confdato da
alcuni compagni.
Molti arrivano addirittura a chiedersi, sot-
tovoce, che senso abbia in una Business
School, dove si studiano globalizzazione
e capitalismo, essere obbligati a fare quat-
tro ore a settimana di teoria marxista e
dottrina maoista. Ma al governo tali dubbi
non interessano molto, e gli studenti, sia
che studino medicina o relazioni interna-
zionali, sono costretti a fare queste ore
di puro indottrinamento (cosa che a noi
stranieri invece viene risparmiata). I miei
compagni cinesi sono tutti ragazzi molto
preparati e, col tempo, scopro che sono il
frutto di una selezione molto agguerrita
e che in Cina, se si arriva all’università,
che ovviamente è pubblica e gratuita, si-
gnifca che si sono superati con successo
diversi esami e prove a livello nazionale,
che servono a scremare i migliori e a ga-
rantire loro un futuro da classe dirigente:
anche in Cina la meritocrazia è spietata.
Presto mi rendo conto che la competizio-
ne è serrata anche fra di noi, perché tutti
ambiamo ai massimi voti, ma le A (o i 30
e lode) possono essere assegnati solo in
minime percentuali, regole dell’univer-
sità, cioè del partito. L’anno trascorso
nell’università si rivela molto intenso per
quanto riguarda lo studio, ma Shanghai
sa ripagare di ogni fatica, e, superato
l’iniziale spaesamento e fatta l’abitudine
al caos cittadino, è facile rendersi conto
che, nel bene e nel male, è una città unica
al mondo.
continua
DALLA VALLECAMONICA
A SHANGHAI
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2
MESI
GENNAIO 2011
1
2
MESI
GENNAIO 2011
di ALESSANdrO ChEuLA
La crisi è sistemica. L’illusione di un fenomeno congiunturale e
quindi reversibile è smentita dalla realtà dei mercati occidentali dove, a
due anni dall’avvento della recessione, è sempre più improbabile, a causa
della saturazione della domanda, parlare di crescita, evento che allo stato
dei fatti appare possibile solo nei mercati emergenti dell’Oriente.
L
a crisi che stiamo vivendo è
purtroppo sistemica, quindi
non ciclica ma strutturale. Ciò
signifca che la ripresa, in as-
senza di una politica industriale incisiva
ed effcace, non si tradurrà automatica-
mente in crescita. E poiché la globaliz-
zazione vuol dire interdipendenza, cioè
connessione tra fenomeni generali e an-
damenti locali, Brescia non fa eccezione.
L’aggettivo più infazionato è “timido”.
Forse perché consente di non sbilanciarsi
e non compromettersi in previsioni az-
zardate, quindi smentibili o controver-
tibili dalla realtà una volta consumatisi i
processi oggetto delle previsioni. Di qui
i mezzi toni e le mezze misure: ripresa
“timida”, crescita “pallida”, trend “mo-
derato”, previsione “cauta”, incrementi
“parziali”, tendenze “prudenti”. Per non
dire delle suggestioni sociologiche alla
Bauman (società “liquida”, per dire che
i fenomeni sociali sono talmente fuidi da
essere perennemente precari, transitori e
provvisori, “liquidi”, appunto) o alla De
Rita, l’inventore del lessico improbabile
ma suggestivo del “sommerso”, del “ce-
spuglio”, del “rasoterra”. Tutti sinonimi
per defnire l’indefnibile, cioè il volatile,
il virtuale, l’effmero. Tutto ciò che noi su
queste pagine in passate edizioni di “12
Mesi” abbiamo defnito, con un neolo-
gismo di cui rivendichiamo il copyright,
emerocultura, ossia la cultura (o sotto-
cultura) del giorno per giorno. Aggettivi
che, dicendo poco o nulla, vanno bene
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CENARI
SOGNANDO
LA RIPRESA
VlA V.EMAMLELE ll U2.L · FLEFC
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NPVPLSSPLYPH-SLYV
Rivista 12 mesi.indd 3 20/12/10 12.19
zino (modello tipico del Nord-Ovest) e
quello della piccola impresa “mercatista”
mirata al mercato (il modello tradizionale
del Nord-Est).
Le grandi imprese siderurgiche (acciaio)
sono quelle che hanno sofferto di più,
seguite dalle metallurgiche (rame-ottone
e alluminio) e dal vasto e composito arci-
pelago della meccanica il 40% della quale,
in quanto subfornitrice di componentisti-
ca (automotive e non) lavora per contro
terzi (i committenti). Come dimostrano
i consuntivi 2009 di Aib, Isfor 2000,
Siderweb e SteelOrbis, le performances
migliori vengono da chi lavora per l’ex-
port, sia direttamente sia indirettamente,
cioè chi fornisce aziende che esportano.
Non solo nei mercati trainanti tradizionali
come la Germania ma più ancora in quelli
emergenti del Far East, dove si può anco-
ra parlare di crescita nel senso espansivo
del termine. Secondo l’Aib, infatti, la ri-
presa resta debolissima in tutti i comparti
escluso calzature (che fa parte del settore
tessile) e alimentare. Secondo il sindacato
le ore di cassa integrazione a fne 2010
avranno superato ampiamente i 60 milio-
ni rispetto ai 45 milioni complessivi regi-
strate nel 2009. In Lombardia un’azienda
su due nel 2009 ha chiuso il bilancio in
rosso. A Brescia i fallimenti, pur rallen-
tando il passo, continuano la corsa a un
ritmo che resta nettamente superiore
alla media degli anni precedenti il 2009.
I consumi sono tuttora in calo, il turismo
(alberghiero in particolare) è in crisi, le
aziende agricole soffrono ancora, abituate
da sempre ad una dignitosa sopravvivenza.
Insomma, il quadro generale, pur se non
sconsolante come nel 2009, a fne 2010
e inizio 2011 non può dirsi confortante,
né può autorizzare soverchi ottimismi. La
parola d’ordine, o meglio la “cifra” con
cui si potrebbe defnire l’attuale situa-
zione, è “aspettativa”, attesa, speranza,
desiderio. Attesa non passiva, ovviamen-
te, ossia un atteggiamento che non si fa
illusioni quanto al pessimismo dell’intelli-
genza, ma resta combattivamente positivo
quanto a ottimismo della volontà.

rIPrESA NON SIGNIFICA
CrESCITA
La ripresa, ripetiamo, non va confusa con
la crescita. Tra l’una e l’altra c’è un diffe-
renziale di velocità (e di profondità) il cui
“giunto omocinetico”, lo abbiamo già
scritto nei numeri scorsi della testata, può
essere dato solo dalla politica. Nella fatti-
specie una politica economica che ponga
al centro una politica industriale degna
di questo nome, il cui baricentro poggi a
sua volta su una politica energetica con-
seguente. Stefano Saglia, parlamentare
bresciano sottosegretario allo Sviluppo
economico, ne è consapevole. Al punto
di aver posto al centro della propria attivi-
tà la politica energetica, essendo quella
per tutti i gusti, tutte le situazioni, tutte le
stagioni e tutte le latitudini, come si con-
viene al linguaggio globale del villaggio
globale (lo diceva Marshall Mc Luhan nel
1950, mezzo secolo prima della digitaliz-
zazione). Nessuno si azzarda a formulare
giudizi netti. Per non parlare delle analisi
previsionali macroeconomiche, di siste-
ma. Il colmo dell’ossimoro, ossia dell’am-
biguità lessicale eretta a sistema, è il de-
bito “sovrano”. Grazioso eufemismo che
sta per “pubblico” il cui scopo, come nel
caso italiano, è esorcizzare la drammatica
incombenza del debito equivocandolo ar-
tatamente col suo contrario, il “fondo so-
vrano”, questo sì veramente tale poiché si
tratta dei fondi di investimento statali dai
mezzi pressoché illimitati che investono
in tutto il mondo come nel caso di Cina
o Abu Dhabi.
BrESCIA 2011
PrEVISIONI O PrOFEZIE?
Il 75% delle aziende bresciane ha chiu-
so il 2009 con cali di fatturato che, a
seconda dei comparti e delle tipologie
produttive, vanno dal 10% al 70%. Il
2011, pur segnando fessioni dei ricavi
meno pesanti, sarà ancora un esercizio
all’insegna della crisi come il 2010. La ri-
presa, già parzialmente e “timidamente”
in atto, non è per tutti. E soprattutto non
presenta tassi di incremento tali da crea-
re posti di lavoro. E fno a quando non si
creeranno nuovi posti di lavoro, che nella
fattispecie italiana e bresciana signifcano
nuove tecnologie ossia nuove imprese,
non si può parlare di ripresa, come dice
l’economista francese Jean Paul Fitoussi.
Il fatto è che anche Fitoussi dimentica
una cosa elementare, vale a dire che ri-
presa e crescita non sono la stessa cosa.
La prima è condizione necessaria ma
non suffciente della seconda. Brescia
non fa eccezione. Il suo “zoccolo duro”
sider-metal-meccano-tessile – formato
dai quattro settori tipici, maturi ma com-
petitivi, che insieme all’edilizia occupano
poco meno del l’80% della manifattura
locale – pur colpito al cuore, resiste. Ma
con notevoli differenziazioni al proprio
interno. Differenze che si manifestano in
particolare tra i due modelli portanti della
manifattura bresciana: quello della gran-
de impresa “fordista” orientata al magaz-
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CENARI
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GENNAIO 2011
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Rivista 12 mesi.indd 3 20/12/10 12.19
nente sicumera con cui oggi preconizzano
la ripresa, forse l’inversione del ciclo non
sarebbe stata a suo tempo così traumatica
e noi piccoli uomini del pianeta avremmo
potuto prepararci al suo avvento. Insom-
ma, l’asfssiante rumore con cui stiamo a
scrutare l’orizzonte a breve e brevissimo
termine per coglierne i minimi segnali di
cambiamento è esattamente proporziona-
le all’assordante silenzio che precedette il
“settembre nero” 2008. Ciò per dire che
i moderni cultori della futurologia – disci-
plina oggi assimilabile all’economia come
del resto lo sono diventate la sociologia,
la psicologia e le cosiddette “scienze del
comportamento” di derivazione america-
na – sono paragonabili ai maghi o astrolo-
gi del passato. A signifcare che la ripresa
arriverà non “quando le farà comodo”,
espressione astratta quanto evanescente,
bensì quando sui mercati internazionali
torneranno le condizioni per renderla
possibile. Condizioni che per ora non
si vedono, salvo timidi segnali o pallide
tendenze, circoscritte e contraddittorie
o talmente precarie e provvisorie da non
poter costituire indicazioni valide dalle
quali estrapolare credibili proiezioni.
LOCALI E GLOBALI
O COESI E COrALI?
La rifessione è opportuna per dire che
disegnare “scenari” globali o continen-
tali per il 2011 è azzardato e aleatorio
quanto tratteggiare outlook (previsioni)
a livello locale. Con la differenza che per
questi ultimi disponiamo di strumenti
empirici - non scientifci cioè più effca-
ci ma probabilistici in quanto più pratici
- che rendono possibili approssimazioni
più attendibili. Ma l’omologazione degli
andamenti economici, conseguenti alla
globalizzazione dei mercati, rende i feno-
meni locali pressoché indistinguibili da
quelli regionali o continentali.
Ciò signifca che, salvo nicchie tanto
fortunate quanto circoscritte, nemme-
no le realtà particolari possono sottrarsi
agli andamenti generali. La risposta non
può che essere corale. L’inversione del
ciclo dei mercati non potrà che essere
globale, cioè investire tutta l’economia
mondiale. Ma le risposte locali dovran-
no essere necessariamente coese e cora-
li, pena il mancato aggancio alla ripresa
e il defnitivo addio alla crescita, con il
conseguente inevitabile precipitare nel-
la spirale senza fne dell’implosione. Ri-
medi corali sul piano economico signi-
fcano risposte coese sul piano politico:
una coesione che metta al primo posto
l’interesse collettivo e condiviso, nazio-
nale, al di là delle differenze di colore o
di partito, di ceto o di classe. Facile a
dirsi ma nella fattispecie italiana diffci-
le a farsi. Diffcile ma non impossibile.
Senza tralasciare una cosa che la politica
si dimentica di ricordarci.
Vale a dire che la crisi che stiamo viven-
do, come quella che l’euro sta attraver-
sando per colpa dei Paesi imprevidenti,
è il prezzo che dobbiamo pagare alla
pacifcazione europea e, per estensione,
alla pace mondiale. Poiché la globaliz-
zazione dello scambio, pur nel rapporto
tuttora ingiusto e ineguale tra le diverse
aeree del pianeta, è l’unica alternativa alla
planetizzazione della guerra. E perché in
un sistema globalizzato, senza confni né
barriere, mantenere la pace può costare
in termini economici molto di più che
fare la guerra. Con la differenza che è
meglio pagare i prezzi economici del pre-
sente che il prezzo di sangue del passato.
Meglio, insomma, una crisi globale che
una guerra mondiale.
industriale competenza del Governo nel
suo insieme. Non c’è articolo, saggio,
intervento, commento o convegno di
economia dove non si parli di crisi, dove
non si preconizzi la ripresa, il suo pros-
simo avvento nonché il modo migliore
per propiziarla e prepararla e dove non si
tratteggino le condizioni più idonee per
favorirne il decollo.
La speranza è l’ultima a morire ma, come
diceva Mario Monicelli, è quasi sempre
una trappola per gli illusi (“per i poverac-
ci”, diceva il grande regista). La speranza
in questi tempi di crisi è come una rondi-
ne la cui comparsa non fa primavera. Ed
è questa la prima lezione che ci sta dando
questa crisi, inedita in quanto sistemica:
la fne della teoria delle aspettative. La
crisi le ha spiazzate. Non servono più,
non sono più motivazioni alla base del
comportamento economico. Fanno par-
te di una teoria marginalista superata dai
fatti e smentita dalla realtà. Una teoria che
non ha più ragioni di essere. Poiché se
fosse ancora valida avremmo già superato
la recessione che ci attanaglia da quasi tre
anni. Se bastassero solo le aspettative a
muovere l’”homo oeconomicus” e il suo
smithiano “interesse egoistico raziona-
le” avremmo bypassato la recessione, o
quantomeno rimosso la cause profonde
che invece sono ancora latenti. Chi ha
formulato la “teoria delle aspettative”,
ossia delle speranze ovvero delle attese
e dunque dei desideri, dovrebbe fare au-
tocritica e restituire il Nobel, se per caso
avesse avuto la ventura di ottenerlo.

MAGhI ECONOMISTI
FuTurOLOGI
Prima che la crisi arrivasse nessuno ne
aveva previsto neppure lontanamente la
benché minima ipotetica eventualità (sal-
vo l’irano-americano Roubini, talmente
noto e ascoltato che nessuno se ne accor-
se). Ora che tutti scrivono della ripresa
e si affannano a prevederla – Krugman
in primo luogo, sia pure molto scettico,
seguito dagli economisti di casa nostra
come Boeri, Penati e Spaventa o da quelli
più prossimi quali Spinelli, Scarpa, Porte-
ri e Santagostino – questa non si decide ad
arrivare. Se i vari “guru” dell’economia
avessero scritto prima della recessione
con la stessa logorroica dovizia e suppo-
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CENARI
LÊassessorato allÊAmbiente del Comune di Brescia, Aprica spa e OMB
International hanno presentato due novità tecnologiche per la raccolta dei
rifiuti urbani. La prima riguarda un cassonetto con lo sportello a 70 cm da
terra assistito idraulicamente per i cittadini a ridotta capacità motoria. La
seconda il cassonetto provvisto di un dispositivo che stima il carico al suo
interno e trasmette la segnalazione per svuotarlo. Marco Medeghini,
presidente di OMB International, ha sottolineato che lÊattenzione alla perso-
na e allÊimpatto ambientale ispirano l'innovazione tecnologica dell'azienda.
Questa attenzione ha portato OMB International a ideare un sistema
integrato per migliorare lÊaria di Brescia. E' possibile limitare lÊinquinamento
da polveri sottili attraverso impianti di depurazione: lÊaria aspirata passa da
un filtro a panno e da un elettrofiltro, viene immessa in un sistema di canaliz-
zazioni e infine espulsa. E' stato proposto anche un prototipo di autobus
munito dell'apparecchiatura di filtrazione dell'aria realizzato da Brescia
Trasporti.
Anche questÊanno, dopo lÊesordio dellÊanno scorso, Sintesi spa ha
organizzato il Concerto di Natale, tenutosi lo scorso 15 dicembre nella
prestigiosa cornice del Teatro Grande di Brescia. LÊevento ha riscosso un
notevole successo e lÊalta qualità offerta dal programma musicale ha
ricevuto unanimi apprezzamenti. Il pubblico ha potuto seguire le esecuzio-
ni gospel della Rodney Bradley Gospel Band, un ensemble jazz
dÊeccezione che ha visto la partecipazione del chitarrista Sandro Gibellini,
sinonimo di eccellenza bresciana in ambito artistico, coadiuvato da Kenny
Martin alle percussioni, Massimo Faraò al pianoforte, Gianluca De Marti-
ni, Cynzia Cirone e Valerio Di Rocco voci e lo stesso Rodney Bradley
allÊorgano e voce. LÊinvito gratuito era rivolto agli abbonati delle strutture
di sosta gestite da Sintesi spa. Impeccabile padrona di casa la presidente
di Sintesi Giovanna Prandini, principale ispiratrice di questa edizione
apprezzata in primis dai dipendenti della società da lei presieduta.
Si è conclusa, con la cerimonia di premiazione presso la sede di Brescia
Trasporti, la sesta edizione bresciana del concorso „Parole in corsa‰,
coordinata a livello nazionale dallÊassociazione delle aziende di trasporto
ASSTRA. LÊiniziativa era riservata ai residenti nella Provincia di Brescia che
avessero inviato un racconto inedito entro settembre 2010. Tra gli elaborati
pervenuti sono stati selezionati i 5 finalisti, ammessi di diritto al concorso
nazionale di che si terrà nel gennaio 2011. Il primo classificato è risultato
Ruggero Ponzanelli, 17enne studente di Bagnolo Mella, con il racconto dal
titolo „14‰ e si è aggiudicato un weekend per due persone in occasione
della premiazione del concorso nazionale e due abbonamenti annuali
allÊintera rete di Brescia Trasporti. Al secondo posto Luca Trombetta di Caste-
nedolo, al terzo Alberto Fornaciari di Concesio, al quarto Alice Andreis di
Roncadelle e al quinto Dario Vittori di Mazzano. Una menzione speciale a
Chiara Abiatico, scrittrice di 8 anni, risultata la concorrente più giovane. Tra
i premi abbonamenti al servizio di trasporto e libri.
NOVITA’ DAL GRUPPO BRESCIA MOBILITA’
Cassonetti Accessibili e Air Cleaner | Parole in corsa | Sintesi a tutto Jazz
CASSONETTI ACCESSIBILI E AIR CLEANER
SINTESI A TUTTO JAZZ
PAROLE IN CORSA … UN RACCONTO DI VIAGGIO
LÊassessorato allÊAmbiente del Comune di Brescia, Aprica spa e OMB
International hanno presentato due novità tecnologiche per la raccolta dei
rifiuti urbani. La prima riguarda un cassonetto con lo sportello a 70 cm da
terra assistito idraulicamente per i cittadini a ridotta capacità motoria. La
seconda il cassonetto provvisto di un dispositivo che stima il carico al suo
interno e trasmette la segnalazione per svuotarlo. Marco Medeghini,
presidente di OMB International, ha sottolineato che lÊattenzione alla perso-
na e allÊimpatto ambientale ispirano l'innovazione tecnologica dell'azienda.
Questa attenzione ha portato OMB International a ideare un sistema
integrato per migliorare lÊaria di Brescia. E' possibile limitare lÊinquinamento
da polveri sottili attraverso impianti di depurazione: lÊaria aspirata passa da
un filtro a panno e da un elettrofiltro, viene immessa in un sistema di canaliz-
zazioni e infine espulsa. E' stato proposto anche un prototipo di autobus
munito dell'apparecchiatura di filtrazione dell'aria realizzato da Brescia
Trasporti.
Anche questÊanno, dopo lÊesordio dellÊanno scorso, Sintesi spa ha
organizzato il Concerto di Natale, tenutosi lo scorso 15 dicembre nella
prestigiosa cornice del Teatro Grande di Brescia. LÊevento ha riscosso un
notevole successo e lÊalta qualità offerta dal programma musicale ha
ricevuto unanimi apprezzamenti. Il pubblico ha potuto seguire le esecuzio-
ni gospel della Rodney Bradley Gospel Band, un ensemble jazz
dÊeccezione che ha visto la partecipazione del chitarrista Sandro Gibellini,
sinonimo di eccellenza bresciana in ambito artistico, coadiuvato da Kenny
Martin alle percussioni, Massimo Faraò al pianoforte, Gianluca De Marti-
ni, Cynzia Cirone e Valerio Di Rocco voci e lo stesso Rodney Bradley
allÊorgano e voce. LÊinvito gratuito era rivolto agli abbonati delle strutture
di sosta gestite da Sintesi spa. Impeccabile padrona di casa la presidente
di Sintesi Giovanna Prandini, principale ispiratrice di questa edizione
apprezzata in primis dai dipendenti della società da lei presieduta.
Si è conclusa, con la cerimonia di premiazione presso la sede di Brescia
Trasporti, la sesta edizione bresciana del concorso „Parole in corsa‰,
coordinata a livello nazionale dallÊassociazione delle aziende di trasporto
ASSTRA. LÊiniziativa era riservata ai residenti nella Provincia di Brescia che
avessero inviato un racconto inedito entro settembre 2010. Tra gli elaborati
pervenuti sono stati selezionati i 5 finalisti, ammessi di diritto al concorso
nazionale di che si terrà nel gennaio 2011. Il primo classificato è risultato
Ruggero Ponzanelli, 17enne studente di Bagnolo Mella, con il racconto dal
titolo „14‰ e si è aggiudicato un weekend per due persone in occasione
della premiazione del concorso nazionale e due abbonamenti annuali
allÊintera rete di Brescia Trasporti. Al secondo posto Luca Trombetta di Caste-
nedolo, al terzo Alberto Fornaciari di Concesio, al quarto Alice Andreis di
Roncadelle e al quinto Dario Vittori di Mazzano. Una menzione speciale a
Chiara Abiatico, scrittrice di 8 anni, risultata la concorrente più giovane. Tra
i premi abbonamenti al servizio di trasporto e libri.
NOVITA’ DAL GRUPPO BRESCIA MOBILITA’
Cassonetti Accessibili e Air Cleaner | Parole in corsa | Sintesi a tutto Jazz
CASSONETTI ACCESSIBILI E AIR CLEANER
SINTESI A TUTTO JAZZ
PAROLE IN CORSA … UN RACCONTO DI VIAGGIO
P
ENSIERI DI 16
Il sessantesimo
Prefetto di Brescia, Narcisa
Brassesco Pace, ovvero
l’applicazione evolutiva e la
metamorfosi dell’Istituto
prefettizio da Napoleone ai
giorni nostri.
Genovese, coniugata con due figli, Mar-
gherita ed Enzo, ha percorso tutte le
tappe della carriera prefettizia. Insignita
due volte del premio Città di Genova,
dall’agosto 2009 è alla testa della pre-
fettura di Brescia il cui vertice, caso uni-
co in Italia, è guidato da cinque donne.
Il ministro dell’Interno Roberto Maroni
nella sua recente visita a Brescia l’ha
pubblicamente e convintamente definita
“uno dei migliori Prefetti della Repub-
blica”. Pur avendo il culto della legge
(“Il mio secondo Vangelo, dopo quello
morale”) e dello Stato, di cui ama consi-
derarsi fedele (“Ma non miope”) servi-
tore, è la negazione della mentalità bu-
rocratica essendo uno dei rarissimi casi
di osmosi tra carriera pubblica e profes-
sione privata. Un esempio pressoché
inedito in Italia ma frequente in Paesi
come la Francia, dove servire lo Stato (si
pensi agli “enarchi”, i “grand commis”
usciti dall’Ena, la scuola nazionale di
alta amministrazione) è uno status più
ambito che gestire il privato. Forse an-
che per tale ragione Narcisa Brassesco
Pace, entrata nel 1976 nei ruoli dei fun-
zionari di Prefettura e dall’agosto 2009
di ALESSANdrO ChEuLA
A MANAGER (E RITORNO)
DA CIVIL SERVANT
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MESI
GENNAIO 2011
Prefetto di Brescia dopo esserlo stata a
Biella, nel giugno 1999 lasciò l’incarico
di Viceprefetto Vicario di Genova per
operare prima come dirigente di una
holding leader nella logistica e poi quale
direttore generale di una multinaziona-
le leader nei trasporti marittimi e aerei.
Rientrata nei ruoli del Ministero dell’In-
terno nel 2001, ha ricoperto l’incarico
di Vicedirettore Vicario della Scuola
dell’Amministrazione dell’Interno. Nar-
cisa Brassesco Pace è una donna cordia-
le e volitiva, affascinante e determinata,
affabile e decisa che non ambisce al
titolo di Eccellenza, riconosciuto per
tradizione e per norma datata alla carica
che ricopre. Al formalismo burocratico
preferisce il pragmatismo manageriale,
ma sempre nel rispetto delle responsa-
bilità che derivano dall’autorità. Con
una stella polare, la legalità; con una
bussola, le leggi di Pubblica Sicurezza
(quella fondativa del 1931 riformata e
aggiornata dal Testo Unico del 1981) e
una regola aurea: “ Separare la testa dal
cuore”. Ossia distinguere tra la ragione
dei valori e la passione degli ideali. Con
un denominatore comune a tutti i citati
numeratori: la cultura, che sulle pareti
delle austere sale della Prefettura fa bella
mostra di sé con la pittura.
“Lo dico senza sentimentalismo e senza
sdolcinature – esordisce – a Brescia mi
sento molto amata, i rapporti con le isti-
tuzioni, Provincia e Comune in primo
luogo, sono eccellenti, i loro rappresen-
tanti sono molto vicini e solidali: per chi
fa il mio lavoro è la cosa più bella, essere
graditi e rispettati per quello che si è e
più ancora per quello che si fa. Per non
dire delle forze dell’Ordine, con cui l’in-
tesa è perfetta e alle quali va la mia grati-
tudine per la proficua collaborazione”.
Salvo l’onorevole Paolo Corsini che
l’ha garbatamente e graziosamente
accusata di “presenzialismo esorna-
tivo”. Davvero si sente un soprammo-
bile ornamentale?
“Se intendiamo il soprammobile come
simbolo, ebbene sì, sono anche esornati-
va. Il Prefetto non è solo una carica o una
funzione, un potere e un servizio, è anche
e soprattutto un simbolo. Un simbolo
che deve rappresentare la continuità e
trasmettere il senso dello Stato, quello di
un funzionario pubblico nella sua più alta
accezione di autorità periferica, di termi-
nale istituzionale e di rappresentante del
Governo in carica…”.
Un simbolo del potere di Cesare ac-
canto al Vescovo, emblema dell’au-
torità di Pietro? Il guelfismo come
“instrumentum regni”?
“Temporalismo e guelfismo apparten-
gono al passato, prima dell’Unità d’Italia
di cui tra pochi mesi ricorre il 150esimo.
Oggi Pietro e Cesare sono, ognuno nel
proprio ambito, indipendenti e sovra-
ni, come dice la Costituzione. Tuttavia
sono convinta che Cesare, lo Stato, deve
essere distinto ma anche molto vicino
a Pietro, la Chiesa, poiché essa fa parte
della nostra profonda identità culturale:
Roma non sarebbe Roma senza il Vati-
cano”.
Luigi Einaudi, liberale e certo non
anarchico, scriveva nel 1944 che
“non c’è democrazia fin che ci sono i
prefetti”. Oggi potremmo aggiunge-
re che, dopo la creazione delle Regio-
ni nel 1970, i prefetti hanno perduto
parte dei loro vecchi poteri e con il
prossimo federalismo potrebbero di-
ventare inutili, per non dire superflui
o addirittura dannosi…
“La invito a leggere in proposito la rispo-
sta di Sergio Romano alla lettera di un let-
tore pubblicata sul Corriere della Sera il
30 settembre scorso, dove si spiega come
proprio il federalismo, col suo pluralismo
dei livelli e istanze territoriali, esiga la
presenza dei prefetti, al tempo stesso in-
dispensabile antenna per il governo e in-
sostituibile collegamento tra realtà locale
e potere centrale. Forse nessun istituto si
è adeguato, come i prefetti nel corso di
oltre due secoli, alle trasformazioni dello
Stato e della società civile. Se c’è una isti-
tuzione che si è sempre rinnovata, dimo-
strando di saper stare al passo coi tempi, è
quella prefettizia: perché dovremmo farla
sparire se oggi serve più di ieri? Credo
che anche l’Italia federale avrà bisogno
di un anello di congiunzione tra centro e
periferia come i prefetti…”.
Anche con la crescita delle autonomie
locali?
“Direi che siamo necessari proprio per-
ché aumentano i problemi indotti dalla
complessità sociale, dalla litigiosità e
17
Il Prefetto di Brescia
Narcisa Brassesco Pace.
“Se c’è una
istituzione che si è
sempre rinnovata,
dimostrando di
saper stare al passo
coi tempi, è quella
prefettizia: perché
dovremmo farla sparire
se oggi serve più di
ieri?” .
dalle criticità, e quindi sarà ancora più
utile e opportuna la mediazione tra pote-
ri locali e centrali: se ieri eravamo l’ossa-
tura dell’unificazione nazionale, si pensi
all’istituto nei primi anni del Regno o in
quelli dell’immediato Dopoguerra, oggi
possiamo essere l’inteialatura infra-
istituzionale necessaria all’attuazione
delle riforme che il Paese attende. Certo
con meno gerarchia e più funzionalità,
con una diversa autorità e una maggiore
autorevolezza fatta di migliore efficienza
e pure, con un termine attuale che può
suonare banale, di moderna manageria-
lità….”.
E perché non di consensualità?
“Non sempre, e non necessariamente, il
consenso va ricercato ma se non c’è si
va avanti lo stesso: non dimentichi che il
Prefetto è la più alta autorità di Pubbli-
ca Sicurezza, del cui Comitato provin-
ciale è presidente, e dispone di tutte le
forze pubbliche operanti sul territorio.
Certo dobbiamo capire le esigenze della
comunità, dobbiamo saperne mediare
gli interessi, dobbiamo fin dove pos-
sibile comporre i conflitti e ricercare
il consenso, ma, ripeto, non a costo di
violare la legge, né possiamo sottrarci
al nostro principale dovere di tutela del-
la convivenza sociale e di mantenimento
dell’ordine…”.
Come nel caso della “vertenza della
gru”?
“Un episodio grave ma nello stesso tem-
po un caso istruttivo e a modo suo em-
blematico: senza la fermezza coniu-
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PULITA
FOTOVOLTAICO
IN ENERGIA
=
INVESTIAMO
ma poi gridiamo allo scandalo quando
qualcuno la esercita, sia pure scompo-
stamente o ingenuamente: l’autonomia
è anche un rischio che bisogna accet-
tare di correre, ovviamente nell’am-
bito delle norme che la regolano”.
Veniamo a Brescia, la nostra “odiosa-
mata” come dice un noto giornalista
nostrano: che ne pensa, a un anno e
mezzo dal suo insediamento come
60esimo Prefetto?
“Sono innamorata di questa provincia,
la terza in Italia per densità industriale,
lo dico come genovese proveniente da
una terra che non ha nulla da invidiare
a nessuno. La mia aspirazione è essere
una risorsa per questa provincia, per
questo cerco di fare sistema con le forze
produttive e progressive che mi impe-
gno a seguire costantemente. Brescia è
una provincia dai grandi pregi , non lo
dico per piaggeria. Prenda ad esempio
la crisi: Brescia sta reagendo in modo
esemplare, le imprese sono straordina-
rie. Per parte mia confesso che ho molto
desiderato venire a Brescia…
”Una piazza ambita perché tranquilla?
“No, non è tranquilla, anzi è percorsa da
una agitazione corpuscolare che costitu-
isce uno degli aspetti del suo dinamismo
economico e della sua complessità so-
ciale. Gli extracomunitari, a differenza
di Genova, qui sono tanti, 175 mila, di
cui 31 mila in città. Anche qui sono in
atto trasformazioni radicali nella società
civile, nel mondo industriale, nel credi-
to, ma è proprio grazie a tale dinamismo
che l’integrazione è possibile, ovvia-
mente non subito ma gradualmente trat-
tandosi di un programma che richiede
tempo, per questo occorre guardare alle
nuove generazioni”.
Certo che qui siamo in Svizzera ri-
spetto ad altre sue esperienze come
Trapani, non le pare?
“Sì e no, qui i problemi sono di altro
tipo, parlo di quelli industriali e sinda-
cali, dell’impresa e del lavoro. Brescia è
stata colpita al cuore dalla crisi, come si
può vedere dalle cronache quotidiane,
per questo dedico molta attenzione al la-
voro, poiché sono convinta che il lavoro
sia il migliore antidoto e sono impegnata
a fare squadra, per quanto mi concerne
e mi compete, con le forze propopulsive
di questa terra, non solo imprenditoriali
e istituzionali ma anche sociali e cultu-
rali”.
Una sorta di Consulta dell’economia
e del lavoro?
“Non compete a me e alla funzione che
svolgo, se non per gli aspetti di ‘moral
suasion’ che possono rientrare nelle fun-
zioni collaterali di un prefetto: perché,
mi chiedo, non aggregare i Cavalieri del
Lavoro e i maggiori industriali bresciani
per elaborare un progetto propositivo,
un’idea forza che possa dare respiro e
visibilità a questa grande provincia? Per
parte mia coltivo un sogno, ambizioso
ma realistico perché non lo ritengo irre-
alizzabile…”
Un sogno per Brescia?
“Brescia meriterebbe un riconoscimen-
to adeguato alla sua oggettiva importan-
za economica e una posizione all’altez-
za delle funzioni che ricopre in ambito
nazionale. Sarebbe un attestato dovuto
a una provincia come questa, il meritato
coronamento cui hanno storicamente
contribuito le sue forze migliori”.
gata con la flessibilità, senza la legalità
applicata con rigore e insieme con dutti-
lità quella vicenda sarebbe potuta finire
molto peggio. Occorreva garantire il ri-
spetto della legge, non potevo derogare
alle norme e non si poteva permettere
che si costituissero dei precedenti. Cer-
to in alcuni casi posso apparire dura, ma
devo rispondere a due imperativi: la mia
coscienza, cioè la legge morale, e lo Sta-
to, ossia la norma legale”.
Come Antigone, che ha ubbidito alla
legge morale, quella degli dei, violan-
do la norma legale, quella degli umani?
“Come Antigone, anche se non siamo
più ai tempi di Sofocle, e aggiungerei
come Abramo, cercando di coniugare la
moralità con la legalità, senza violare la
prima e senza derogare alla seconda”.
Adro e il “Sole delle alpi”. Mentre
per la vertenza della gru è stata tac-
ciata di eccessiva durezza, in quella di
Adro l’hanno accusata di essere stata
troppo morbida e un po’ tardiva.
“Ad Adro non c’erano gli estremi per
procedere, non esistono norme che mi
consentissero di disporre la rimozione
del “Sole delle alpi”, la competenza
in questo caso è del ministero della
Pubblica Istruzione, che infatti non
ha chiesto l’intervento del Prefetto ma
ha poi provveduto di sua iniziativa.
A ciascuno il suo. Io sovrintendo, la
competenza del Prefetto scatta dove
la legge lo prevede, il potere sostitu-
tivo si può esercitare dove la legge lo
consente. Mi permetto di aggiungere,
inoltre, che invochiamo l’autonomia
18
Il Prefetto insieme al Ministro
dell’Interno roberto Maroni
ed al Sindaco Adriano Paroli.
“La mia aspirazione
è essere una risorsa
per questa provincia,
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più le logiche fnanziarie”.
Paroli è troppo orientato verso Mila-
no? Quanto pesa La Compagnia delle
Opere sulle scelte del sindaco?
“Non so, non ho elementi per saperlo.
Di certo c’è una vicinanza politica con la
Moratti, l’attuale sindaco di Milano, e non
vedo grande autonomia nelle scelte che
sono state fatte, pur essendo apprezzabile
la nomina dell’ing. Cinquini nel consiglio
di gestione, come quella di Franco Bai-
guera. Anche se non credo possano fare
molto per contrastare l’accentramento
decisionale di Zuccoli”.
Se lei fosse il sindaco di Brescia cosa
cambierebbe?
“Verifcherei quali possibilità ci sono per
un ritorno al passato almeno parziale (cre-
do in verità poche) e mi metterei al tavolo
di una trattativa con Milano per cercare di
riportare a Brescia quella centralità che le
spetta. Lo svuotamento della sede di via
Lamarmora da molte delle alte professio-
nalità che avevano reso l’azienda bresciana
tra le prime in Italia è veramente un grande
peccato, senza contare che il consistente
indotto che gravitava attorno ad Asm è
stato penalizzato, se non mortifcato, dal
centralismo meneghino”.
L’ex municipalizzata continua almeno
a dare dividendi, si potrebbe pensare
ad abbassare le tariffe per i cittadini?
“Il discorso credo sia più complesso.
Anzitutto il mercato dell’energia è ormai
libero e concorrenziale ed inoltre gli utili
per servizi erogati a cittadini e impre-
se bresciane sono (ed erano anche ai
di rOBErTO GIuLIETTI
Francesco Onofri, già candidato sindaco a Brescia con una propria Lista
Civica nel 2008, risponde alle domande di 12 Mesi sugli scenari che vedono o
dovrebbero vedere la Leonessa come protagonista.
F
rancesco Onofri, avvocato, tre
fgli e due grandi passioni: lo
sport e Brescia. Per appagare
la prima si sta preparando ai
prossimi campionati europei indoor di
atletica (pentatlon) e ai mondiali in Cali-
fornia (decatlon) per gli over 45; per sod-
disfare la seconda, dopo essersi candidato
a sindaco nelle ultime amministrative con
una propria lista civica, “vive” con grande
partecipazione i fatti, le scelte, le idee, gli
scenari che vedono, o dovrebbero vedere,
Brescia come protagonista.
Tra questi 12 Mesi ha individuato in A2A
e metropolitana due delle priorità per il
futuro della Leonessa, sulle quali abbiamo
chiesto l’opinione di Francesco Onofri.
A2A appare sempre più in mano alla
componente milanese, con i bresciani
spinti verso una marginalità gestionale
e decisionale che non è sicuramente tra
i risultati che si sarebbero voluti ottene-
re al momento della scelta della fusione
tra ex Asm ed ex Aem. Come giudica la
situazione attuale?
“Non facile ed è un peccato. La sensa-
zione è che si sia persa una grande occa-
sione e il giudizio a posteriori dell’ope-
razione di fusione, che votò anche mio
padre allora nel CdA di Asm, è che due
potenzialità straordinarie si siano smar-
rite perché i due soci avevano scopi e
obiettivi diversi. A Brescia stava e sta a
cuore lo sviluppo industriale dell’azien-
da e la territorialità, a Milano premono di
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ENSIERI DI
LA PRIORITÀ PER LA CITTÀ?
IL SUCCESSO
DELLA METRO
Francesco Onofri.
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MESI
GENNAIO 2011
Ci faccia un esempio.
“Il parco dello sport, la sede unica del Co-
mune all’interno dell’area degli ex Magaz-
zini Generali, l’abbattimento delle torri di
San Polo sono scelte molto pesanti sull’ur-
banistica della città che tuttavia sono state
prese senza tenere in considerazione il
tracciato della metro e la sua valorizzazio-
ne, visto che nei nuovi siti non esiste nem-
meno una fermata, mentre ne erano state
previste per le attuali collocazioni (uffci
comunali di via Marconi, stadio Rigamon-
ti, torri di San Polo)”.
Cosa è cambiato a Brescia rispetto a due
anni fa?
“Nella sostanza poco, se non che si può
andare in centro città, in macchina, più
facilmente. Per gli automobilisti un van-
taggio, per i pedoni no”.
Alle prossime elezioni amministrative
la vedremo come candidato sindaco
per defnire e gestire la Brescia del
prossimo futuro o la troveremo come
assessore?
“Per la mia candidatura dipenderà molto
dalle condizioni che ci saranno tra due
anni, ma tra gli scenari possibili potrebbe
anche esserci un nostro impegno per tirare
la volata a qualche giovane. Uno dei motivi
della mia discesa in campo era nel fastidio
dato dal fatto che le candidature più im-
portanti fossero state decise “altrove”, a
Roma o in qualche stanza del palazzo. Ave-
vamo anche per ciò deciso di presentarci
agli elettori con una lista civica di persone
che, pur avendo sensibilità politiche diver-
se, erano tutte espressione della società
civile con altissime qualità umane, morali,
professionali e manageriali. Non è affatto
un bene che a un assessore nominato in un
settore che non conosce servano uno o due
anni per comprendere almeno i rudimenti
del suo campo d’azione. Un mio impegno
come assessore lo vedo molto improbabi-
le, sia perché non credo proprio che me
lo chiederanno, sia perché nel 2008 mi
presentai in modo indipendente e critico
rispetto a chi ha vinto (e anche all’attuale
minoranza). Le condizioni indispensabi-
li per un mio impegno sono la libertà da
centri decisionali esterni, un grande af-
fatamento della squadra, ed in ogni caso
al di là delle ideologie l’unità di vedute sui
temi cardine della città. Preferisco essere
attivo con la nostra “Offcina”, criticare in
modo costruttivo, informare e coinvolgere
attraverso il blog parlaBrescia.it, promuo-
vere iniziative utili per tutti e anche per
l’amministrazione e se possibile in modo
coordinato con essa”.
Cosa non ha funzionato nel risultato
non straordinario della sua lista nel
2008?
“Premesso che l’esperienza elettorale per
me è stata molto positiva e arricchente e
credo sia stata apprezzata da molti oltre
che numericamente signifcativa essendo
stata di gran lunga la prima lista civica,
con lo stesso numero di voti dell’Italia
dei Valori e il quarto candidato sindaco
su undici, le ragioni del mio mancato
ingresso in consiglio sono diverse. Aver
rotto gli schemi ha signifcato non essere
facilmente collocabili in questo o in quel-
lo schieramento; di qui la pur immeritata
ma inevitabile diffdenza. E poi si devono
considerare il poco tempo a disposizione
per farci conoscere e il voto “di pancia”
paragonabile spesso al tifo calcistico. No-
nostante avessimo puntato sulla qualità
dei nostri candidati, le eccellenze non
sempre sono premiate in termini di voto.
Non si è dimostrata abbastanza diffusa la
consapevolezza dell’inutilità e dell’assur-
dità della contrapposizione ideologica
destra/sinistra e dell’importanza di un
vero spirito di squadra, minato da con-
fitti interni alle coalizioni e che da anni
manca in Loggia. È così prevalsa la logica
dello schieramento”.
tempi di Asm) solo una minima parte dei
proftti dell’azienda. Per me le esigenze
di crescita economica e le esigenze so-
ciali vanno coniugate in un ragionamento
diverso e più generale. Mi spiego meglio.
A Brescia i dati sulla salute dei cittadini
sono preoccupanti e credo che il “bene
salute” debba essere difeso ben prima di
pensare agli utili o alle tariffe. Per questo
vedrei bene, sotto la regia del Comune e
utilizzando le competenze di A2A e del-
le Università cittadine, la promozione di
ricerca e sviluppo nel campo dell’energia
pulita alternativa sul territorio. Certo che
per chi produce e vende energia brucian-
do rifuti e guadagnandoci molto denaro
non è facile e per certi versi nemmeno
logico crearsi concorrenza con le proprie
mani. Ma sono convinto che un’azienda
pubblica debba trovare una mediazione,
un equilibrio tra etica e utili, tra socialità
e libera concorrenza”.
Veniamo alla metro. Ritiene che l’Am-
ministrazione si stia muovendo nelle
giuste direzioni per valorizzare l’im-
portante infrastruttura per il futuro
della città?
Finalmente importanti membri della
giunta hanno dichiarato che: “In assolu-
to la metro è ‘la’ priorità per Brescia ed è
indispensabile, con l’impegno di tutti, che
abbia successo. Devono essere lasciate de-
fnitivamente alle spalle le perplessità sul-
la scelta di dotare della metropolitana una
città come Brescia, anche perché, se non
si fosse partiti, non si sarebbe potuto im-
maginare di estendere la rete attualmente
in costruzione. Per raggiungere questo
obiettivo è però essenziale che la metropo-
litana sia inserita in una programmazione
più ampia che coinvolga anzitutto le scelte
urbanistiche e comunque l’intero sistema
della mobilità. Per diminuire l’utilizzo del-
le macchine, più che imporre politiche di
divieti assoluti alla circolazione delle auto,
credo occorra seguire i buoni esempi stra-
nieri: far diventare il trasporto pubblico
conveniente, facile, più economico delle
automobili, e rendere consapevoli i citta-
dini dei vantaggi della mobilità sostenibi-
le anche per l’ambente e la salute. Oltre
che sul fronte della mobilità nemmeno su
quello urbanistico vedo però un impegno
abbastanza determinato dell’amministra-
zione rispetto al metrobus”.
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ENSIERI DI
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MESI
GENNAIO 2011
Francesco Onofri impegnato a
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MESI
GENNAIO 2011
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ENSIERI DI
L
a crisi non è certo alle spal-
le, ma almeno è iniziata una
lenta risalita. Questo, in
sintesi, il giudizio di Fran-
cesco Franceschetti, presidente delle
piccole e medie imprese associate
all’AIB, sull’anno appena terminato.
Un 2010, dunque, in cui le Pmi bre-
sciane, che rappresentano il 95%
del tessuto imprenditoriale locale,
sono ripartite con tempi diversi a
seconda del settore merceologico di
appartenenza e che comunque non
hanno ancora recuperato i pesanti
cali di redditività segnati nel 2009?
“Un fatto è certo: dalla crisi è emerso
ancora una volta che le Pmi sono la
spina dorsale della nostra economia e
che, nonostante le latitanze della poli-
tica e le croniche carenze del sistema
Paese, le piccole e medie imprese han-
no saputo reagire, intraprendendo un
percorso basato sulla valorizzazione
del capitale umano, su nuovi investi-
menti in ricerca e innovazione e pun-
tando anche sulle potenzialità che po-
trà offrire il ‘fare rete’ tra le aziende”.
Sono questi i punti sui quali la “Pic-
cola” di AIB ha infatti rivolto i pro-
pri sforzi?
“Nelle nostre imprese il capitale uma-
no è un valore, un asset fondamentale:
per questo è necessario investire,
di rOBErTO GIuLIETTI
L’analisi di Francesco Franceschetti, presidente della sezione Piccola
Industria di AIB, al termine di un anno nel quale le Pmi bresciane “hanno saputo
reagire intraprendendo un percorso basato sulla valorizzazione del capitale
umano, con nuovi investimenti in ricerca ed innovazione e puntando sulle
potenzialità che offre il fare rete tra le nostre aziende”.
LA RIPRESA C’È
MA È LENTA
Non ImpegnartI con una
automobIle per annI.
SceglI quella che amI ora
e godItI la strada, a tutto
Il resto pensIamo noI.
NoleggIo a breve e lungo
termIne dI vetture nuove ed
usate, per uso prIvato,
azIendale o commercIale.
E quando l'amore fInIrà,
ne sceglIeraI un'altra.
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“Fare Rete” è quindi una strada, ma
per non sbagliare direzione occorre
anche comprendere quali sono gli
scenari internazionali dell’econo-
mia globale?
“A questo proposito, come Associa-
zione, siamo un punto di riferimento
importante per le nostre Pmi, orga-
nizzando periodicamente incontri con
Isfor 2000 e con la fondazione Ambro-
setti, per fare il punto sull’andamento
dei tassi, dei cambi e dei prezzi delle
materie prime, sugli scenari attuali e
le tendenze immediate”.
Ed è proprio su quest’ultimo specifico
tema che il presidente della “Piccola”
sottolinea come “essersi quasi dimen-
ticati delle fluttuazioni delle materie
prime sia stato un grave errore del Pa-
ese, ma ciò che è peggio è che su que-
sti temi è mancato completamente il
dibattito, non c’è un approfondimento
anche a livello comunitario. Siamo alla
mercé di nuove speculazioni ed è come
se dagli errori della fnanza creativa del
recente passato non avessimo imparato
nulla”.
Le attenzioni della politica nazionale
sembrano, infatti, rivolte in tutt’altre
direzioni, continuando a non affron-
tare i reali problemi del Paese.
“A livello nazionale manca una politica
industriale defnita che si muova con un
flo conduttore, con una strategia che
crei le condizioni affnché si realizzi una
vera inversione di tendenza. Il rischio
che si corre è che crescano solo quelli
che hanno già detto basta, che hanno
delocalizzato, che hanno cercato Paesi
più accoglienti per i loro nuovi investi-
menti e per le loro diversifcazioni. Noi,
invece, vogliamo continuare a produr-
re in Italia guardando in prospettiva ai
nostri giovani; nonostante tutto, vedo
ancora tra i colleghi imprenditori la ca-
parbietà e la voglia di andare avanti, che
ha sempre caratterizzato l’imprenditoria
bresciana”.
Le piccole e medie imprese sanno, per
averlo imparato sulla propria pelle,
che prima di tutto si devono rimuo-
vere i punti di criticità, e l’accesso al
credito è uno di questi.
“Il rapporto con le banche negli ultimi
tempi è sicuramente migliorato anche
grazie al lavoro che il Comitato della
Piccola dell’AIB ha svolto nei confronti
dei propri associati. Dai primi di mag-
gio è, infatti, operativo in Associazione
lo Sportello Credito, che ha l’obiettivo
di rafforzare il supporto alle imprese
nell’affrontare le problematiche fnan-
ziarie e di accesso al credito. Ma vorrei
aggiungere anche alcuni altri aspetti del
nostro lavoro. Tra i temi maggiormente
discussi al nostro interno ci sono stati
quelli sul modo con cui offrire contribu-
ti all’analisi della situazione economico-
fnanziaria delle nostre aziende e gli
interventi possibili per migliorarla con,
ad esempio, l’elaborazione di un rating
aziendale, che vada oltre l’analisi con-
tabile, ma che guardi anche all’impresa
nella sua globalità e tenga conto delle
prospettive che questa ha, l’uso corretto
e fnanziariamente equilibrato dei fdi o
la gestione delle fonti fnanziarie a bre-
ve e a lungo termine. Un progetto che
continuerà nel tempo e di non facile at-
tuazione, ma che ci ha già dato notevoli
soddisfazioni”.
Come piccoli e medi imprenditori
dell’Associazione Industriale Bre-
sciana che posizione avete in merito
al dibattito in corso sulla multiutility
cittadina?
“Prima di tutto occorre ricordare che
per A2A sono presenti aspetti politici
non irrilevanti e che la nostra posizio-
ne è quella ricordata dal presidente
Dallera. Come cittadino bresciano vor-
rei che tutto fosse riportato a Brescia;
come imprenditore non posso non fare
i conti con la consapevolezza che quello
dell’energia è un mercato globale e che
quindi ha delle sue regole ben precise.
Di certo, come Paese e come sistema
Brescia, abbiamo un tipo di industrie
altamente ‘energivore’ e siamo trop-
po dipendenti dall’estero quanto ad
approvvigionamento di elettricità. Per
questo ritengo che sia stata una scelta
scellerata quella di rinunciare, 20 anni
fa, al nucleare ed oggi ne stiamo anco-
ra pagando le conseguenze. Le fonti di
energia alternative sono un percorso
poco percorribile per la quantità dei
bisogni energetici che abbiamo e della
green economy dobbiamo ancora ve-
dere i risultati”.
superando il concetto lavoro/stipen-
dio e puntando sulla formazione e
sull’ampliamento della conoscenza
che dall’esterno si ha di queste realtà
imprenditoriali. Occorre si sappia che
le Pmi sono un’occasione, un’oppor-
tunità per le giovani generazioni”.
Ed in questo contesto è allora ne-
cessario aprire una parentesi ed il-
lustrare il lungo e complesso lavoro
portato avanti in 22 scuole medie
bresciane, in cui i rappresentanti di
zona di AIB con passione hanno av-
vicinato circa 5 mila tra genitori ed
alunni, illustrando loro le possibilità
che le imprese presenti sul territorio
possono offrire in termini occupa-
zionali, di motivazioni professionali,
di qualificazione tecnica personale.
Un’operazione concordata con le
scuole per agevolare e favorire l’in-
contro tra le esigenze delle imprese
che cercano collaboratori preparati,
con le aspettative di occupazione e di
soddisfazione economica dei giovani.
Un lavoro di cui si è fatta sintesi nella
prima giornata nazionale delle Pmi
con “Industriamoci”, progetto in cui
dodici piccole e medie aziende della
provincia di Brescia hanno aperto i
propri stabilimenti per “raccontare”
i loro prodotti, i loro servizi e i loro
processi produttivi, presentare i col-
laboratori ai giovani ospiti (952 le
presenze registrate per 13 scuole e
istituti), ma anche alle loro famiglie e
agli amministratori degli enti locali.
Ma se farsi conoscere è solo un primo
passo, per uscire definitivamente
dalla crisi ed avviare il cambiamen-
to allora serve anche altro. Cosa?
“I processi di aggregazione sono or-
mai necessari per reggere i confron-
ti internazionali: serve dunque fare
rete e serve anche solo per vendere
all’estero. Una Pmi, da sola, non può
sostenere i costi dell’internazionaliz-
zazione o della ricerca, per questo è
utile mettersi insieme ad altre e dar
vita a collaborazioni tecnologiche e
commerciali con aziende della stessa
filiera produttiva; ed i progetti rea-
li, concreti, portati avanti anche dal
Csmt sono un esempio estremamente
positivo”.
26
P
ENSIERI DI
1
2
MESI
GENNAIO 2011
Non ImpegnartI con una
automobIle per annI.
SceglI quella che amI ora
e godItI la strada, a tutto
Il resto pensIamo noI.
NoleggIo a breve e lungo
termIne dI vetture nuove ed
usate, per uso prIvato,
azIendale o commercIale.
E quando l'amore fInIrà,
ne sceglIeraI un'altra.
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1ROHJJLRD/XQJRH%UHYH
7HUPLQH
1
2
MESI
GENNAIO 2011
29
P
ENSIERI DI
S
ono una delle band rivelazio-
ne del 2010. Hanno molto
da dire e il loro viaggio li sta
portando lontano. Filippo
De Paoli (chitarra e voce), Marcello Da-
niele (basso e voce), Simone Piccinelli
(chitarre, piano, rhodes), Matteo Arici
(batteria): sono i Plan De Fuga, gruppo
rock emergente in forte ascesa. La band
si forma nel 2005, fanno parecchia ga-
vetta, ma hanno talento e lo dimostra-
no da subito. La loro musica è un rock
contaminato da infuenze pop, funk e
dark. L’intenzione dichiarata dei quat-
tro è quella di fondere stili e diverse in-
fuenze musicali mantenendo però una
continuità nelle atmosfere e nei suoni.
Varietà stilistica unita ad ampi spazi per
i passaggi strumentali, sono tra le loro
peculiarità, e il nome scelto, lo spagno-
leggiante “piano di fuga”, rispecchia il
desiderio della band di comunicare il
proprio messaggio musicale misuran-
dosi con la scena internazionale, motivo
per cui i testi sono in lingua inglese.
Il 22 gennaio 2010 la svolta: pubblica-
no su un’etichetta indipendente l’album
d’esordio “In a minute”, distribuito da
Self. Un’opera prima che tecnicamente
rasenta la perfezione, e fn dal primo
ascolto mette d’accordo un po’ tutti: dai
patiti del rock d’annata più o meno im-
pegnato, ai giovani a caccia di suoni più
orecchiabili. Le prospettive cambiano
radicalmente, il singolo “Twice” scala le
classifche di vendita nazionali posizio-
nandosi al n. 31, e diventa un tormento-
ne anche su radio come “Virgin Radio”.
Fioccano i primi riconoscimenti di criti-
ca e pubblico, in giugno esce il secondo
singolo, Your Side” e il 3 luglio sono
pronti, pur sempre come gruppo spalla,
per l’Heineken Jammin Festival. Tra-
scorsa l’estate suonando nei principali
Festival, dallo scorso ottobre si cimen-
tano in un nuovo tour che li porta a suo-
nare nelle principali città italiane.
Incontriamo Filippo De Paoli a Brescia,
negli studi di Evento Musica, che ha
creato un’etichetta ad hoc per il proget-
to artistico Plan De Fuga denominata
About:Blank.
Cosa ci vuole per emergere?
“Onestà con se stessi. Bisogna chiedersi
se si vuole veramente aggiungere qual-
cosa alla propria musica o farla solamen-
te per divertirsi. Il lavoro è la prima cosa,
insistere e crederci è fondamentale. Ma
trovare una struttura valida per essere
‘buttati sul mercato’ lo è altrettanto, e
noi in questo siamo stati fortunati”.
Il panorama musicale bresciano è di
tutto rispetto. Cosa pensate di avere
più di altre band che non sono ancora
riuscite a fare il salto?
“Il nostro intento è tradurre musica col-
ta in qualcosa di più popolare. Parliamo
sempre di pop, ma con caratteristiche
più profonde, più personali. Tutti e
quattro siamo da sempre dei grandi
PLAN DE FUGA
IL ROCK “COLTO”
CHE VIENE DA LONTANO
di SALVATOrE SCANdurrA
Intervista a Filippo de Paoli, leader della band bresciana che in un
anno ha scalato le classifche con l’album d’esordio “In a minute” e
ha già calcato il prestigioso palco dell’heineken Jammin Festival.
DAL 6 GENNAIO
RONCADELLE (BS)
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ORARI: TUTTI I GIORNI DALLE 9.00 ALLE 20.00 - APERTO TUTTE LE DOMENICHE
fruitori e ascoltatori di musica, ma di
generi diversissimi tra loro. Credo sia
stato il miscuglio di quello che siamo
riusciti a mettere dentro la nostra mu-
sica ad aver fatto la differenza. Abbiamo
unito tanti mondi diversi: dagli anni ’70
a partire dai Pink Foyd, fno ai bistrat-
tati anni ’80, per certi versi incredibili
in quanto a ricerca sonora. Tra i gruppi
ispiratori ci sono anche i Motorpsycho,
il Grunge di Seattle degli anni ‘90, ma
anche Bob Marley e Astor Piazzola, en-
trambi assolutamente rock dal nostro
punto di vista”.
Quali messaggi lanciate quando suo-
nate?
“Nella maggior parte dei casi i nostri
testi sono introspezioni personali, sfu-
mature caratteriali raccolte dal nostro
modo di vedere e vivere la realtà. Poi
succede che in canzoni come DecaDan-
ce, il messaggio sia ben chiaro: la danza
della decadenza è un monito rivolto al
nostro pianeta, le cose stanno andando
decisamente male, è palese. Svegliamo-
ci e smettiamola di far fnta di niente”.
Cosa cambierebbe di Brescia se po-
tesse?
“Andando in giro per l’Italia a suonare
ci si rende conto di come metropoli qua-
li Milano o Roma abbiano grossissimi
problemi dal punto di vista di fruizione
di musica originale. Brescia invece oggi
è la capitale di questo genere. Tuttavia,
anche un po’ più d’interesse per la cul-
tura e per l’arte farebbe bene. Ma il di-
scorso vale per qualsiasi città, non solo
per Brescia”.
Di politica ne parlate mai nei vostri
pezzi?
“Non siamo un gruppo politico, ci in-
teressano emozioni ampie e generali,
non generiche, ma concetti base. Un
certo Bob Marley non ha mai fatto nomi
in nessun suo concerto, ma diceva cose
di importanza planetaria, assiomi asso-
luti che potevano aiutare tutti, senza
distinzioni, ad andare avanti. Noi certo
non siamo così bravi, neanche lontana-
mente, ma nel nostro piccolo è ciò che
tentiamo di fare. Non ce l’abbiamo con
nessuno, semmai con il modo, la manie-
ra di fare politica”.
Cosa signifca per voi cantare dal
vivo? Com’è andata all’Heineken
Jammin Festival di fronte a migliaia
di persone?
“Dal vivo siamo più aggressivi, più rock,
e con tanta gente viene tutto più facile,
più naturale. La nostra musica si basa
sulle emozioni, e l’impatto sonoro va a
braccetto con esse. All’Heineken Jam-
min Festival c’era un po’ di paura, ma
eravamo molto concentrati, ed è andata
bene. È stata forse la nostra esperienza
più adrenalica, ma per certi versi meno
emozionante delle date del nostro tour:
i fan adesso sono tutti per noi, c’è chi
compra il disco, i gadget, la resa del
concerto dipende solo da noi, e sono
soddisfazioni enormi”.
Dove vogliono arrivare i Plan de
Fuga?
“Per essere considerati un gruppo vero
bisogna uscire dal proprio nido; andre-
mo dovunque dove avremo la fortuna di
arrivare. Adesso stiamo mettendo insie-
me le idee, suonando molto, ma stiamo
lavorando anche all’album nuovo: i pez-
zi ci sono già, dobbiamo solo trovare la
forma e l’interpretazione giusta per non
deludere i nostri fan. Sarà in inglese
anche il prossimo disco, per noi è più
naturale così, e per essere conosciuti
all’estero non ci sono alternative”.
. “ESCAPE TOUR”
LE PROSSIME DATE
14.01.11 rimini
(Satellite Music Club c/o Life Disco)

21.01.11 Viareggio
(Paranoid)

10.02.11 Bari
(Nordwind)

11.02.11 Squinzano (Le)
(Istanbul cafè)

12.02.11 Molfetta SS
(Cavallo di Troia)
31
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ENSIERI DI
1
2
MESI
GENNAIO 2011
G
li obiettivi di sostenibili-
tà ambientale dell’Unio-
ne Europea sono ambi-
ziosi, e non hanno nulla
a che vedere, dal punto di vista del rigo-
re e dell’impegno richiesto alle aziende,
con quanto è previsto da paesi come la
Cina o l’India.
Tra le diverse scelte politiche capaci di
esercitare impatti significativi sull’in-
dustria emergono quella sugli standard
ambientali (Direttive quadro sulla qua-
lità dell’aria e dell’acqua), quella sulla
regolamentazione dei rifiuti, l’Ets ed
il Reach, (Registration, Evaluation,
Authorisation and Restriction of Che-
micals).
Gli oneri maggiori per le industrie deri-
vano in genere dagli impegni di tipo am-
ministrativo, come i costi di registrazio-
ne del Reach, ma anche dalle inefficienze
legate alle differenze interpretative
delle misure proposte dalla Commissio-
ne da parte degli stati membri. Il rego-
lamento Reach, una misura introdotta
nel 2007, è dedicata in modo specifico
all’industria chimica ed ha la finalità di
aumentare le misure di salvaguardia
della salute umana e dell’ambiente, cer-
cando comunque di non penalizzare la
competitività dell’industria, anzi, nelle
intenzioni, con lo scopo di migliorarne
le capacità di innovazione.
In realtà le disposizioni del Reach si al-
largano ben oltre i confini dell’industria
chimica e vanno ad interessare anche le
produzioni metallurgiche, non solo per-
ché i metalli come tali sono contemplati
nell’ambito del Reach stesso, ma anche
perché le lavorazioni metallurgiche ven-
gono talvolta effettuate impiegando so-
stanze ritenute a rischio. Tutti i metalli,
secondo il regolamento Reach, debbono
essere infatti registrati, e questo, come
si è visto, comporta dei costi per l’indu-
stria; a questo debbono essere aggiunti
gli oneri per partecipare a quel processo
che viene definito l’implementazione del
Reach stesso, cioè l’attività dei singoli
consorzi di filiera per acquisire migliori
conoscenze sui comportamenti specifici
di determinate sostanze.
Gli oneri complessivi per le industrie
non sono di poco conto: ad esempio il
settore del nichel ha speso 12 milioni
di euro per preparare un totale di tre-
dici dossier di registrazione di sostanze
chimiche collegate ai cicli produttivi o
di lavorazione del metallo; sono di poco
inferiori gli importi relativi al settore del
rame, che ha affrontato una spesa totale
di 11 milioni di euro; secondo le stime
effettuate, nell’ambito dei 25 consorzi
sui metalli costituiti dall’associazione
europea dei metalli non ferrosi Eurome-
taux, il costo per l’industria è compreso
tra 150 e 200 milioni di euro, spalmati
su un periodo di circa 3 anni.
Un’altra serie di provvedimenti ambien-
tali comunitari, molto importanti per le
aziende, fa riferimento all’Ets (Europe-
an Emission Trading System), abbastan-
za noto perché è operativo dal 2005. Si
tratta di un punto fondamentale della
strategia dell’Unione Europea per con-
trastare il cambiamento climatico e per
ridurre le emissioni di gas. Con la revi-
sione del 2008 il provvedimento è stato
allargato anche a comparti produttivi ad
alto fabbisogno energetico non previsti
in prima stesura, come la produzione di
alluminio ed altri metalli non ferrosi, ed
è chiaro che anche in questo caso i costi
collegati all’ETS sono un significativo
elemento di riduzione di competitività.
Quando nel 2013 lo schema sarà defini-
tivamente applicabile se ne potrà valuta-
re meglio la portata, però possiamo dire
che già da ora la misura esercita effetti
indiretti sul settore dei metalli determi-
nando un prezzo più alto per l’energia.
Questo vuol dire in conclusione che
è senz’altro politicamente corretta la
impostazione di fondo dell’Unione Eu-
ropea di porsi come difensore della pro-
tezione ambientale e dello sviluppo so-
stenibile; ma non si possono trascurare
gli oneri di queste scelte per l’industria
ed è oggi indispensabile, con i nuovi
scenari economici che stanno prenden-
do corpo, studiare il ricorso a meccani-
smi di compensazione, per evitare che
dell’industria europea non resti che il
ricordo.
LE POLITICHE EUROPEE
PER L’AMBIENTE
L’IMPATTO PER LE INDUSTRIE
di MArIO CONSErVA
STRATEGIA DI IMPRESA
R
UBRICA 32
1
2
MESI
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Localismo o globalismo? Concentrarsi sul territorio o operare da
multiutility europea? Confitto reale o falso problema?
A
soli tre anni dalla nascita
di A2A il dualismo Mila-
no-Brescia, lungi dall’at-
tenuarsi come dovrebbe
avvenire in ogni fusione consensuale
degna di questo nome, si è invece accen-
tuato passando dal sommesso mugugno
e dal timido vagito alla espressa protesta
e palese contrarietà. Al punto che l’ipo-
tesi di un riassetto della utility lombarda
non è più un tabù. Non solo per quanto
riguarda la governance, duale o meno,
ma più ancora per quanto attiene all’im-
pianto societario e alla stessa flosofa
fondativa. Intanto, mentre si fa strada
l’ipotesi di un referendum per rifondare
l’assetto di A2A, aziende milanesi si ap-
propriano dell’indotto bresciano.
AGGrEGAZIONE PASSIVA
Una così netta autocritica e una tale
inversione di rotta in così poco tempo
confermano un dato evidente: la fret-
ta e l’improvvisazione tutta “politica”,
“dall’alto” e “per decreto” a scapito
della graduale integrazione industriale,
con cui venne attuata a suo tempo una
A2A
TUTTO SBAGLIATO
TUTTO DA RIFARE?
Il termoutilizzatore di Brescia.
di ALESSANdrO ChEuLA
33
E
CONOMIA
fusione che per Brescia – analogamen-
te ad altre operazioni di opposto segno
che hanno coinvolto Banca Lombarda,
Bipop, Hopa e aeroporto – si è rivelata
un’aggregazione “passiva”, per non dire
subalterna, che ha pressoché “spoglia-
to” la città e la provincia del suo asset
più prezioso e della sua migliore infra-
struttura. La responsabilità di tale scel-
ta, al di là del contingente colore politico
di chi a suo tempo l’ha voluta e attuata, è
da addebitarsi trasversalmente all’intero
“sistema Brescia”, eufemismo astratto
ancorché effcace per indicare l’inte-
ro establishment cittadino, non solo
politico-istituzionale ma pure culturale
e imprenditoriale. Vale a dire industria,
fnanza, cultura e partiti. Ovvero ban-
che, imprese, università e istituzioni.
Compresi i media, acritici megafoni del
“sistema” e delle lobbies che ne fanno
parte più che autorevoli portavoce del-
la pubblica opinione. L’ultima novità
parrebbe lo strisciante avvicinamen-
to tra Pd e Lega per un confronto che
potrebbe portare a una consultazione
popolare per ripensare l’intero assetto
di A2A. Chi invece sembra difende-
re lo status quo è Graziano Tarantini,
presidente del Consiglio di sorveglian-
za, che ne rivendica non già la paterni-
tà quanto la capacità di fondere le due
anime e la duplice vocazione, quella
locale-territoriale erogatrice di servizi e
quella globale di competitor energetico.
Un’acrobazia dialettica che si compen-
dia nell’ossimoro “glocale”, artifcio
lessicale suggestivo ma del tutto astratto
che vorrebbe conciliare locale e globa-
le. Certo che le due anime – territorio e
globalità, servizi e mercato – non sono
necessariamente in confitto. Ma dopo
tre anni di sperimentazione è altret-
tanto vero che la ricaduta sul territorio
(utenza), in termini di servizi pubblici
vantaggiosi a tariffe competitive, ancora
non c’è stata. È vero che territorialità
e redditività, come dice il presidente del
Consiglio di gestione Giuliano Zuccoli,
devono procedere di pari passo. Ma si
dimentica che, oltre a conferire i neces-
sari dividendi, le utilities di pubblica
1
2
MESI
GENNAIO 2011
ESTRUSIONE - PRESSOCOLATA - FONDERIA - LAMINAZIONE - FINITURE - LAVORAZIONI MECCANICHE - SALDATURA - RICICLO
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in costante sviluppo:
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Segreteria Organizzativa: Edimet Spa, via Brescia, 117 - 25018 Montichiari (BS) Italy - Tel. +39 030 9981045 - Fax +39 030 9981055 - info@metef.com
Patrocinatori 2010:
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ASSOMET - CEMAFON - CIAL - EAA - ESTAL - FACE
FEDERFINITURA - IIS - OEA - QUALITAL - UNCSAAL
CCIAA - Camera di Commercio di Brescia
ICE - Istituto Nazionale per il Commercio Estero
Province of Brescia - Assessorato alle Attività Produttive - Lavoro - Economia e Formazione Professionale
INTERNATIONAL
ALUMINIUM EXHIBITION
9
th
EDITION
INTERNATIONAL FOUNDRY
EQUIPMENT EXHIBITION
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BLINdATI SILENZI,
TIMIdI VAGITI
L’ostinato silenzio di Renzo Capra, pa-
tron della fusione – mutismo che dura
da quando è stato vittima dello “spoil
system” della Giunta di Adriano Paroli e
sostituito alla presidenza del Consiglio
di Sorveglianza da Graziano Taranti-
ni, ex presidente della CdO bresciana
nonché, almeno così appare, console
di Formigoni “in partibus infdelium”
– potrebbe essere interpretato come
una sorta di rimpianto, leggi pentimen-
to tardivo, per la fusione. E che altro
signifcato poteva avere il rifuto della
medaglia del centenario della ex munici-
palizzata da parte di Cesare Trebeschi,
il giansenista pascaliano di Cellatica, ex
presidente Asm nonché icona carisma-
tica del cattolicesimo bresciano per la
sua cristallinità quasi ereticale e prote-
stantica? Per non dire di Tino Bino, altra
autorevole fgura della sinistra cattolica
bresciana che, a proposito della fusione,
ha autocriticamente ammesso di “esser-
si lasciato trascinare da chi suggeriva
maggiori dimensioni aziendali per po-
ter competere”. Errore a ovviare il qua-
le sarebbe oggi preferibile “una nuova
società” o addirittura “la vendite della
azioni”, vale a dire la cessione sul mer-
cato del 27,5% detenuto dal Comune di
Brescia. Tra il radicalismo autocritico di
Bino e il realismo critico di Carlo Scar-
pa, docente universitario di economia
industriale (“Separare verticalmente le
società dando a Brescia i business legati
al territorio e a Milano quelli industria-
li”), le posizioni oggi più accreditate
sembrano revocare in dubbio una scelta,
la fusione, salutata a suo tempo col trion-
falismo delle “svolte epocali”. A parte
Marco Vitale, la cui posizione è stata fn
dal principio decisamente e recisamente
critica (basti pensare al durissimo inter-
vento tenuto due anni fa al Rotary Bre-
scia Centro di via Moretto al cospetto
di tutta la brescianità istituzionale e im-
prenditoriale), i dubbi e i ripensamenti
hanno ormai assunto la coralità di una
posizione che, se non ancora maggio-
ritaria, sembra appartenere comunque
al novero delle rumorose minoranze
destinate a crescere. Tra le voci critiche
fa eccezione Giuseppe Onofri, uno dei
padri della fusione e dell’operazione – il
collocamento in Borsa di Asm – ad essa
propedeutica. Onofri, seppure contra-
rio alla proposta di superamento della
governance duale formulata da Zuccoli
criticandone il sotteso scopo di limitare
il ruolo di Brescia, non vuole parlare di
scissione o di ritorno allo status quo ante
poiché sarebbe “una vittoria del campa-
nile”. Preferisce puntare, rifacendosi
alle fnalità originarie e fondative della
fusione, sulla piena attuazione della par
condicio Milano-Brescia attraverso una
più compiuta valorizzazione degli asset
industriali.
dIBATTITO POPOLArE
CITTAdINO
A dar retta al mugugno che sale dal basso
per poi ridiscendere dalle scale del Pa-
lazzo – quello bresciano, non quello ro-
mano – pare di essere alla vigilia di una
clamorosa svolta politica. Vi sarebbero
infatti le condizioni per un dibattito di
ampio respiro a livello cittadino che, pro-
nubi alcuni prudenti ma eloquenti “giri
di valzer” tra il Pd di Claudio Bragaglio
(non di Paolo Corsini) e la Lega Nord di
Daniele Molgora, potrebbe portare a un
referendum consultivo per ridisegnare
l’assetto di A2A. Vale a dire ripensare o
addirittura revocare, statuto permetten-
do, la fusione stessa. Pur riconoscendo
che la cultura referendaria non fa parte
del bagaglio culturale né del background
storico-ideologico del Pd – ma anche le
elezioni primarie, pur essendo estranee
alla tradizione di quel partito, sono en-
trate nella sua prassi politica – tuttavia
un dibattito popolare, al di là dei rischi
latenti di demagogia populistica, se
35
utilità devono assicurare agli utenti un
vantaggio altrettanto auspicabile: tariffe
vantaggiose dei servizi.

NON SOLO rEVANChE
MA rIPENSAMENTO
Non si tratta solo di “revanche” brescia-
na, come ha titolato recentemente Il Sole
24 Ore nell’inserto Lombardia a propo-
sito di A2A, e nemmeno di una contrap-
posizione tra la “fnanza” meneghina e la
“cultura industriale” nostrana. Si tratta
di un ripensamento che ha matrici più
profonde e nel contempo prospettive più
ampie, non contingenti e non circoscrit-
te al solo futuro della utilility, che vanno
oltre l’orizzonte del campanile o il peri-
metro del “territorio” (parola quest’ul-
tima infazionata quanto quella di “glo-
balizzazione” di cui dovrebbe costituire
la credibile alternativa geoeconomica).
A2A, nata all’inizio del 2008 dopo una
non breve gestazione, era frutto di una
piega culturale prima ancora che di un
must imprenditoriale. La stessa piega
che, analogamente a quella da cui erano
scaturite le suggestioni avveniristiche
della “new economy”, aveva improntato
di sé l’alba degli anni 2000 affondando
le proprie radici nella convinzione, di-
venuta nella vulgata corrente quasi una
certezza, delle “magnifche sorti” non
solo progressive ma anche rigenerative
del processo di irreversibile dilatazione
dei mercati. Una scuola di pensiero se-
condo cui le “dimensioni critiche” per
competere sul mercato delle utilities non
potevano che essere pluriregionali, per
non dire multinazionali. Il che può esse-
re vero, ma non è detto che ciò che vale
per il comparto dell’industria privata
possa valere tout court per il settore del
servizio pubblico. Il calcolo da fare non è
tanto dimensionale quanto reddituale, e
non sta scritto che le due grandezze sia-
no sempre direttamente proporzionali
poiché per essere più forti non è sempre
necessario diventare più grandi.
Qui a sinistra Giuliano
Zuccoli, Presidente del
Consiglio di gestione di A2A.
Sotto, Claudio Bragaglio del
Partito democratico.
1
2
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GENNAIO 2011
E
CONOMIA
Tu sceglI Il modello che
preferIscI,
al resto pensIamo noI:
taglIandI, manutenzIone,
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8rescìc · \ìc dellc \oltc, 18J · Tel. 0J0 J5JJJ54
E
CONOMIA 36
no Tarantini e il sindaco Adriano Paroli,
e ipotizzando la propensione di Tarantini
a guardare alla poltrona oggi occupata da
Giuseppe Guzzetti alla testa delle potenti
Fondazioni bancarie, la posizione critica
della Lega verso A2A appare oggi più
cauta e sfumata di ieri in ragione di un
duplice obiettivo: contare di più oggi in
A2A per poterne gestire domani in modo
più incisivo l’indotto territoriale.
CI hANNO TOLTO
ANChE L’INdOTTO
La Lega guarda al sodo. Nessuno ne par-
la, ma è l’indotto il vero e diffuso affare
a livello territoriale. Ebbene, anche qui
Milano ha penalizzato Brescia “ruban-
dole” persino l’indotto e lasciandole
solo le briciole. Un’operazione impos-
sibile senza l’intervento diretto della
Compagnia delle Opere, che guarda con
attenzione ai rapporti personali, prima
ancora che professionali, con i picccoli
imprenditori. La chiarezza su questo
punto si deve a Claudio Bragaglio, consi-
gliere comunale del Pd, secondo il quale
“l’indotto bresciano è stato riorganizza-
to con aziende milanesi legate alla CdO”.
Si tratta in buona sostanza di una delle
tante modalità, la meno appariscente ma
proprio per questo la più effcace, con
cui l’asse Formigoni-Tarantini sembra
miri da tempo a bypassare Brescia e i
suoi interessi. Ciò in nome di una stra-
tegia che appare “milanocentrica” pena-
lizzando in modo strisciante la periferia,
vista come appendice accidentale od
optional caudatario dell’egemonia della
metropoli. Intorno alla quale i satelliti
dovrebbero orbitare senza disturbare il
manovratore in nome di una gerarchia
dei poteri cara ad una concezione orga-
nicista, più che liberista, della società
(concezione antimodernista e “neoguel-
fa” che fa a pugni con la conclamata mo-
dernità della CdO). Ma Bragaglio va ol-
tre, ipotizzando non solo il superamento
della governance duale in sintonia con
Giuliano Zuccoli ma adombrando l’az-
zeramento tout court dell’attuale assetto
di A2A con un referendum. “Rivolgia-
moci ai cittadini con una consultazione
referendaria diretta – dice – chiedendo
loro se non preferiscono una riorganiz-
zazione che restituisca le aziende e la
gestione al territorio (leggi “ai rispettivi
territori”, ovvero Aem ai milanesi e Asm
ai bresciani, ndr) per poi creare, sotto
una unica holding (di partecipazione f-
nanziaria, ndr) una grande multiutility
del Nord (che lasci ai Comuni originari
la conduzione industriale delle singole
aziende, ndr)”. Come dire: separiamoci
dalla Moratti e poi alleiamoci con lei.
gestito in modo trasparente e non pilo-
tato strumentalmente potrebbe essere
un valido strumento di consultazione
democratica. Per la Lega invece il refe-
rendum è, o almeno dovrebbe essere, un
veicolo naturale e preferenziale in quanto
consustanziale alla propria concezione
di democrazia diretta (“svizzera”, per
capirci, secondo un modello caro agli
ideologi leghisti “della prima ora” quali
Gianfranco Miglio e all’Umberto Bossi
del rito (e del mito) “nibelungico” delle
ampolle alle fonti del Po). Ecco perché
è sul terreno referendario che Pd e Lega
possono trovare, almeno sul piano del
metodo, un punto di incontro. Ascoltia-
mo Molgora. A differenza di molti suoi
colleghi, il “Maroni bresciano”, come
viene soprannominato il presidente le-
ghista della Provincia, ha sempre espres-
so con moderazione la propria contrarie-
tà “di principio”, ideologica, alla fusione,
in nome di un localismo territoriale che
costituisce da sempre uno dei caratte-
ri fondativi del movimento di Bossi. Il
territorio, infatti, è da sempre il punto
nodale, la cifra, il “must” del Carroccio.
La fusione, come Molgora dichiara, lo
lascia molto perplesso per il fatto che i
pesi della gestione non sono bilanciati.
Se infatti Milano, date le sue dimensioni,
è matrice, Brescia grazie alla sua effcien-
za è motrice. Se la testa è nel capoluogo
lombardo – questa la eloquente metafora
– le braccia sono quelle della Leonessa.
Anche scontando dietro tali mugugni
l’indebolimento della alleanza tra Grazia-
daniele Molgora (Lega Nord).
Sopra, Graziano Tarantini, Presidente
del Consiglio di Sorveglianza di A2A.
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GENNAIO 2011
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2
MESI
GENNAIO 2011
I
l consiglio comunale del 18 di-
cembre ha approvato all’unani-
mità la variante al Prg che dà il
via libera alla strada di accesso
alla “Piccola velocità”, anche se il piano
attuativo è slittato a gennaio in attesa di
garanzie dalle Ferrovie sulla realizzazio-
ne del polo Ideal Standard. La superfcie
stimata necessaria alla piattaforma logi-
stica è di 30 mila metri quadri, mentre
l’area totale della “Piccola” è di 300
mila. Lo sviluppo di questo comparto è
fondamentale per attuare gli accordi sul
futuro dei lavoratori Ideal Standard di
via Milano: 64 dei 130 lavoratori in cas-
sa integrazione sarebbero infatti ricol-
locati nel polo logistico. Per chiarirci le
idee sul futuro dell’azienda e sulle pro-
spettive per Brescia abbiamo incontrato
Andrea Bandirali, Commercial Director
Italy & Export di Ideal Standard.
Sembra che si delinei una positiva so-
luzione per il “caso” Ideal Standard
Brescia?
“Per Ideal Standard la vostra città è una
piazza storica, tradizionale e che vo-
gliamo quindi continuare a considerare
parte del nostro corpo produttivo: nel
polo della “Piccola” i dipendenti reste-
ranno di Ideal Standard e assicuriamo di
rispettare l’impegno preso, non appena
le condizioni logistiche lo permetteran-
no”.
Quindi Ideal Standard non chiude,
non abbandona Brescia e nemmeno
dall’Italia?
“Per quanto riguarda Brescia, come già
detto, 64 dei 130 lavoratori verranno
ricollocati nel progetto del polo logisti-
co della “Piccola”. Per quanto riguarda
l’Italia, essendo uno dei maggiori grup-
pi di produzione di ceramica, rubinet-
teria e wellness nel mondo, il mercato
italiano rimane assolutamente centrale
nelle strategie dell’azienda”.
In Italia quanti stabilimenti avete e
dove?
“Ne abbiamo tre: uno a Roccasecca
(Roma), uno a Orcenico Inferiore (Por-
denone) e uno a Trichiana (Belluno) che
impiegano circa 2.000 lavoratori”.
Quanto ha sofferto la vostra azienda
della crisi degli ultimi anni?
“Il mercato della ceramica, stretta-
mente collegato all’edilizia, è in gran-
de sofferenza da due anni, con un calo
dei numeri di pezzi di oltre il 45%.
di IrENE PANIGhETTI
A colloquio con Andrea Bandirali, Commercial
director Italy & Export di Ideal Standard.
39
E
CONOMIA
IDEAL STANDARD
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mercato è passato da oltre 8 milioni di
pezzi del 2008 a 4 milioni e 500 mila
del 2010. Ma sono perdite del merca-
to e non di quote di mercato, anzi, noi
abbiamo recuperato importanti punti
percentuali, tornando quasi ai livelli del
2005/2006. Il calo dei volumi è euro-
peo, l’Italia mostra più o meno lo stesso
livello di sofferenza”.
Quando si uscirà dalla crisi?
“La ripresa non è certo a breve, per tanti
motivi, inclusi quelli non dipendenti dal
solo mercato. Per quel che ci riguar-
da pensavamo di essere sostenuti dal
‘Piano Casa’ nazionale e regionale, ma
di fatto si sono creati ostacoli che non
fanno intravvedere all’orizzonte solu-
zione a breve della crisi. Il problema è la
nuova edilizia: non essendo decollato il
‘Piano Casa’, non c’è stato tutto ciò che
ci aspettavamo andasse a compensare
le perdite nella grande edilizia. Ma noi
abbiamo comunque lavorato bene: ab-
biamo continuato ad investire in termini
di ricerca e sviluppo, rinnovando la no-
stra gamma prodotto in tutte le nostre
business unit, con un focus particolare
nel wellness – la cui produzione è ad
Orcenico – e in campagne promoziona-
li al trade durante tutto l’anno. Oltre a
ciò, abbiamo ristrutturato tutta la divi-
sione Residenziale e Non residenziale,
continuando a visitare architetti, studi
di progettazione e cantieri per promuo-
vere il prodotto. Nonostante due anni
di crisi profonda siamo riusciti quindi a
proporci sempre in veste attuale ed in-
novativa”.
Di che gamma rinnovata parlava?
“Stiamo anzitutto potenziando la gam-
ma della rubinetteria, mercato sul quale
cresciamo ben oltre le aspettative e che,
secondo le stime, avrà una crescita del
2-3%, probabilmente dovuta alla tenuta
del mobile (la rubinetteria infatti si ven-
de non solo in abbinamento al prodotto
ceramico, ma anche al mobile). Stiamo
inoltre focalizzando i nostri obiettivi di
crescita sulle cabine doccia, puntando
sulle novità Kubo e Magnum. Entrambi
i prodotti offrono molteplici soluzioni
di installazione e completezza di gam-
ma, ma soprattutto rispondono alla ri-
chiesta del mercato che cerca, anche nel
segmento medio, design minimalista ed
estrema pulizia formale. Del resto noi
siamo tra i pochi in grado di fornire un
bagno completo, che va dagli arredi ai
sanitari, dalle cabine doccia alle vasche
idro e non, fno ai sanitari per disabili”.
E la ceramica?
“In questo settore abbiamo stabilimenti
in tutto il mondo. Per quel che riguarda
l’Italia il mercato è domestico, nel sen-
so che la maggior parte di ciò che viene
prodotto in Italia è anche venduto qui.
Grazie al nostro posizionamento sul
mercato riusciamo ad essere competitivi
a qualsiasi livello”.
Il marchio della ceramica è lo storico
Ideal Standard?
“Abbiamo pensato di differenziare l’of-
ferta, in modo da poter raggiungere
diverse fasce di mercato, proponendo
quindi due marchi. Il più prestigioso è
Ideal Standard, l’altro, che mira ad un
target più accessibile, è Ceramica Do-
lomite, marchio storico e riconosciuto
in numerose regioni della nostra peni-
sola”.
E la ricerca e il design?
“È un aspetto che curiamo molto, in
collaborazione con designer italiani e
stranieri, con produzioni differenziate
per area, in quanto le caratteristiche
dei sanitari non sono ancora omogenee
nel mondo e neanche all’interno della
stessa Europa. Per la prima volta l’an-
no scorso è stata lanciata una gamma di
sanitari, chiamata Connect, progettata
per essere trasversale a tutte le culture.
Il responso del mercato è stato molto
positivo, e confdiamo negli importan-
ti investimenti di marketing per poter
effettuare una valutazione completa sul
biennio”.
Qual è la caratteristica distintiva dei
prodotti Ideal Standard?
“Vorrei sottolineare due aspetti: dap-
prima la durata della garanzia, che per i
rubinetti è di 10 anni e per le ceramiche
è addirittura a vita. Poi l’assistenza alla
clientela: siamo l’unica azienda che of-
fre un servizio integrale post vendita su
tutta la gamma dei prodotti. Entrambi
sono sinonimo di qualità e durata nel
tempo, requisiti sempre più cruciali per
il nostro cliente e per il consumatore f-
nale”.
1
2
MESI
GENNAIO 2011
Nelle foto, due stabilimenti dell’Ideal
Standard: qui a destra Trichiana (BL),
sotto Orcenico Inferiore (PN)
41
E
CONOMIA
Con la soppressione dell’Autorità d’Ambito preposta al governo delle
acque si conclude un’esperienza positiva, in cui Brescia si è distinta a livello
nazionale per effcienza ed economicità.
F
ine anno. Tempo di bilanci,
di resoconti e di previsioni.
Un compito particolarmen-
te impegnativo e difficile
per l’Aato (Autorità Ambito Territoriale
Ottimale) – che si occupa di regolare i
servizi idrici, dalla captazione alla di-
stribuzione dell’acqua potabile fino
alla depurazione e reimmissione nel ci-
clo naturale delle acque –, che alla fine
dell’anno vede legata anche la fine della
propria esistenza.
La legge n. 42/2010, infatti, ha di-
sposto la soppressione delle Aato il 31
dicembre 2010 (e il Governo, con il
cosiddetto decreto Milleproroghe, ha
prorogato il termine di un anno), asse-
gnando alle Regioni il compito di stabili-
re quale soggetto dovrà loro subentrare.
La Regione Lombardia, lo scorso 22 di-
cembre, ha stabilito di anticipare i tempi
approvando un provvedimento che già
dall’inizio del 2011 individua le Provin-
ce quali enti subentranti all’Aato nelle
competenze di governo, programmazio-
ne, vigilanza e controllo del sistema idri-
co integrato. Le Province avranno sei
mesi di tempo per strutturare un ufficio
di LuCrEZIA LOMBArdI
ORA CI PENSERÀ
LA PROVINCIA
SERVIZIO IDRICO
1
2
MESI
GENNAIO 2011
di ambito attraverso il quale esercitare i
nuovi compiti assegnati.
Un passaggio destinato a creare qualche
scombussolamento in una gestione de-
licata, come quella attinente un servizio
pubblico essenziale quale è il servizio
idrico, e, nel caso della provincia di Bre-
scia, a sopprimere una realtà premiante,
che ha fatto del nostro territorio una
punta avanzata nella gestione delle
risorse idriche nazionali. Cosa succe-
derà ora alla gestione dell’acqua e al
suo controllo non si può ancora dire.
È lecito pensare, però, che potrebbero
esserci ripercussioni anche politiche
E
CONOMIA 42
che potrebbero frenare i benefici di un
miglioramento complessivo costruito
negli ultimi anni a favore degli utenti
finali.
“Qualunque cosa succeda, abbiamo
deciso di approvare il piano triennale e
le nuove tariffe, così da dare continuità
all’attività dei gestori (A2A, Garda Uno,
AOB2, ndr.) e certezza ai territori”, ha
detto il presidente dell’Aato e assessore
provinciale all’Ambiente, Stefano Dot-
ti. Un’eredità cospicua, che supera i
227 milioni di euro di investimenti per
il triennio 2011-2013, da destinare a
depurazione, acquedotti e fognature. E
tariffe (oggi pari a 1,05 euro al metro
cubo) che subiranno un rincaro di 5/6
centesimi per metro cubo d’acqua “che
significano pochi euro in più l’anno per
famiglia rispetto alla tariffa attuale”, ha
rassicurato Dotti.
Per ribadire le tappe fondamentali e i
traguardi raggiunti nel corso dei suoi
otto anni di attività, l’Aato ha organiz-
zato un convegno, tenutosi il 21 dicem-
bre scorso presso l’ITG Tartaglia. Co-
stituita nel 2002, l’Autorità d’Ambito
della Provincia di Brescia “ha avviato
un percorso virtuoso che ha portato
alla creazione di un sistema di governo
che non si organizza più a livello comu-
nale, ma sovracomunale” ha spiegato
il direttore dell’Aato, Marco Zemello.
I Comuni, associati e coordinati dalla
Provincia, hanno assunto il ruolo di
Authority del Servizio idrico, con il
compito di regolare la gestione, pro-
grammare e pianificare gli investimenti
e determinare le tariffe. Un compito
reso difficoltoso dal numero dei Comu-
ni bresciani – 206 in totale, di cui 92
dislocati nell’ovest della provincia, 91
nel centro e 23 sulla Gardesana, per un
totale di oltre 1,2 milioni di abitanti – e
relativi acquedotti e reti fognarie, a cui
si aggiungono 234 impianti di depura-
zione (150 dei quali comunali).
In otto anni “molta acqua” è passata
sotto i ponti, è stato approvato il Piano
d’Ambito, riorganizzata la gestione del
servizio sul territorio, ma soprattutto
“l’avvio dell’Aato ha conciso con la ri-
presa degli investimenti infrastruttura-
li, che nel triennio 2007-2009 hanno
superato la soglia di 83 milioni di euro
realizzati con la tariffa, pur mantenen-
do le tariffe tra le più basse
d’Italia” – ha sottolineato
Zemello. Altre forme di fi-
nanziamento sono derivate
dall’anticipazione delle ri-
sorse da parte dei Comuni
(35 milioni) e dagli accor-
di del programma quadro
(oltre 123 milioni di euro
impegnati soprattutto
nel collettamento e nella
depurazione delle acque,
di cui a oggi 41 milioni
conclusi). “L’obiettivo è
stato quello di privilegiare
lo schema intercomunale,
favorendo la comparteci-
pazione dei Comuni” ha
continuato Zemello. Un
“dialogo” che si è fatto
sempre più serrato, a cui
si è aggiunta una solida-
43
Stefano dotti
presidente dell’Aato
rietà territoriale tradot-
ta dall’Aato in vantaggi
concreti per le zone
più disagiate, come le
comunità montane, che
dal 2007 beneficiano
di un fondo di oltre 1
milione di euro l’anno
(proveniente dalle tarif-
fe) per interventi di tu-
tela e difesa delle acque
e dell’assetto idrogeologico.
Altro fiore all’occhiello dell’Aato bre-
sciano è quello di essere riuscita ad
offrire un servizio idrico “uniforme ed
omogeneo”, grazie all’elaborazione
della Carta del Servizio idrico integrato
– che, a partire dal 2007, ha consentito
di semplificare notevolmente l’assetto
gestionale, riassumendo in un unico
documento i principi e i criteri che
devono guidare i rapporti tra il gestore
del servizio e l’utente – e il Regolamen-
to del Servizio che favorisce il corret-
to utilizzo di acquedotto, fognatura e
depurazione da parte degli utenti. Ma
Brescia è anche la provincia con il mag-
gior numero di Punti Acqua (ben 112),
le fontane pubbliche che distribuisco-
no acqua potabile dell’acquedotto, in
versione naturale, naturale refrigerate
e frizzante, con l’obiettivo di valorizza-
re la qualità dell’acqua degli acquedotti
e, al contempo, di contenere il consu-
mo di bottiglie in plastica.
Questo il passato. Per il prossimo
triennio l’Aato ha già programmato
investimenti pari a 227,6 milioni di
euro, destinati a risolvere i problemi
della depurazione, ad adeguare le reti
di acquedotto e fognatura di diversi pa-
esi e a completare opere che attendono
da tempo, come il collettore della Valle
Trompia, il potenziamento del depura-
tore di Verziano e la depurazione del
Lago di Garda.
E la futura gestione dell’acqua? Dotti
ipotizza un gestore pubblico unico,
con Provincia, Comuni, Garda Uno,
AOB2, A2A e Valle Camonica Servizi,
che potrebbe garantire una gestione
uniforme sul territorio, un controllo
costante e la programmazione degli in-
terventi da effettuare.
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GENNAIO 2011
Marco Zemello, direttore Aato
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B
ACHECA
Mattinzoli: “Abbassare le tasse
senza aumentare il disavanzo”
“Superata la ʻprova della fiduciaʼ,
ora il Governo deve concentrarsi sul
cosiddetto patto di legislatura, ovvero ʻrafforza-
re a qualunque costoʼ nei numeri la possibilità
di attuare le riforme, senza perdere tempo.
Questo è quello che chiedono le imprese e i la-
voratori che affrontano il mercato con un costo
del lavoro tra i più alti d'Europa, e che sono pre-
occupati per un debito pubblico che continua a
salire”. È lʼopinione del presidente dellʼAssociazione Artigiani, Enrico Mattinzoli,
che continua: “In una simile situazione è difficile immaginare di poter sostenere
a lungo questo sistema di welfare, e allora non sarebbe forse il caso di sperimen-
tare nuove formule e seguire l'esempio della Germania (dove l'aumento del Pil
è stato nell'ultimo anno intorno al 4%), abbassando le tasse alle imprese e au-
mentando l'Iva, senza aumentare il disavanzo, ma postando il carico fiscale sui
consumi così come sostengono gli economisti dell'Ocse? Modernizzare il Paese,
facendolo crescere, incentivando gli investimenti e bloccando il disavanzo dovuto
alla spesa corrente, in una parola tagliando drasticamente tutto ciò che è impro-
duttivo. Solo sviluppando l'impresa si crea lavoro e si garantiscono le risorse per
sostenere un efficiente sistema di welfare che garantisca le fasce più deboli”.
Il gruppo bresciano ASO
acquisisce la SPS Sider Plating scaligera
Il Gruppo ASO di Ospitaletto (Bs), di proprietà della famiglia
Artioli, ha sottoscritto lʼaccordo per lʼacquisizione di una forte
maggioranza delle azioni della SPS Sider Plating Scaligera SpA di S. Giovanni
Lupatoto (Vr) – società produttrice di acciai alto legati e inossidabili e barre
cromate, con due stabilimenti in provincia di Verona (Oppeano e S. Giovanni
Lupatoto) –, che dal 2009 si trova in stato di crisi economica e finanziaria.
Lʼaccordo prevede lʼoccupazione degli oltre 130 lavoratori della SPS e il piano
di rilancio di tutti i rami aziendali. Per il gruppo ASO (350 dipendenti), che ha
da poco avviato anche la produzione di barre forgiate nel nuovo stabilimento
di Castegnato (Bs), lʼacquisizione della SPS consente di ampliare la gamma
dei propri prodotti nel settore degli acciai di alta qualità, includendo gli inos-
sidabili e verticalizzando ulteriormente la produzione di forgiati.
Eredi Gnutti Metalli
migliorano fatturato e redditività
Eredi Gnutti Metalli SpA, società bresciana specializzata nella
produzione di barre di ottone e di laminati di rame, chiude l'eser-
cizio 2009-2010 (agosto-luglio) in attivo pur in presenza di un mercato ancora
incerto. Il fatturato è salito a 213,93 milioni di euro (+18%). Il risultato netto
d'esercizio è tornato positivo, passando da -6,7 milioni di euro a 75 mila euro.
Sul fronte industriale, la produzione di barre in ottone è aumentata, mentre
quella dei laminati in rame, che risentono della stagnazione dell'edilizia, è
diminuita ulteriormente. Nel corso dell'anno, l'azienda ha continuato nella ri-
cerca della massima efficienza con investimenti tecnologici e concentrando la
produzione in fasce orarie più convenienti sotto il profilo dei costi energetici.
Inoltre, è proseguita l'attività di ricerca per lo sviluppo di nuovi prodotti (come
gli ottoni senza piombo). La società nel 2010 ha festeggiato ben 150 anni di
vita con il volume “Eredi Gnutti Metalli: immagini di una storia industriale”, a
cura dello storico e giornalista Marcello Zane. Riunione in Lombardia per il Comitato
Nazionale delle Circoscrizioni
Il Comitato Nazionale delle Circoscrizioni si è riunito a Bergamo per
avviare una proposta di revisione complessiva degli organismi di
decentramento a seguito di progetto di riforma della pubblica amministrazio-
ne. Questo il risultato ottenuto nella missione lombarda dai 29 comuni italiani,
che vedranno scomparire le Circoscrizioni a partire dal rinnovo delle rispetti-
ve Amministrazioni in programma già dal 2011. Alla riunione sono seguiti, il
15 e 16 dicembre, gli Stati generali della Lombardia, Veneto e Trentino Alto
Adige, in programma alla Villa Reale di Monza, con gli interventi di professori
universitari, amministratori comunali e presidenti di circoscrizione sul tema del
decentramento e della partecipazione democratica. Per Brescia ha parlato Flavio
Bonardi, presidente Circoscrizione Centro e coordinatore della Conferenza dei
Presidenti del Comune di Brescia. Il Comitato Nazionale si rincontrerà presumi-
bilmente a Livorno il prossimo febbraio, per dare corso ad ulteriori proposte da
presentare al Governo, nellʼottica di salvare le Circoscrizioni Cittadine.
“Famiglia in Festa, crescere giocando…”
La rassegna dedicata alle famiglie, al divertimento e alle attività
creative, tenutasi presso Fiera di Brescia, si è chiusa con unʼotti-
ma partecipazione. Tra le novità rispetto allʼedizione preceden-
te, 23 laboratori presi dʼassalto (da oltre mille bambini delle scuole iscritte),
tra i più richiesti: il laboratorio di cucina, di creatività e manipolazione dei
materiali, di Teatro, di apicoltura, di approfondimento delle conoscenze na-
turalistiche e della fattoria didattica. Altre new entry molto apprezzate: la
spesa in cascina (a cura dellʼUnione Provinciale degli Agricoltori) e le disci-
pline sportive come il calcio (a cura del Brescia Calcio, settore giovanile), il
rugby (Rugby Brescia) e il basket (con il Basket Brescia Leonessa) che i piccoli
visitatori hanno potuto provare seguiti dai maestri sportivi.
Aeroporto di Montichiari, A2A, Piccola velocità,
Musil tante le questioni ancora aperte che il presidente
dell’Associazione Industriale Bresciana, Giancarlo dallera
ha affrontato nella conferenza stampa di fne anno.
G
iancarlo Dallera, presi-
dente dell’Associazione
Industriale Bresciana, non
ha usato mezzi termini per
dire quello che dall’ottavo piano di via
Cefalonia ha visto nel corso del 2010. Il
suo bilancio è disincantato, volutamente
non convenzionale e per questo, forse,
non risparmia nessuno. Alla politica na-
zionale dedica l’incipit del suo discorso di
fine anno con due premesse per “evitare
fraintendimenti”: il Governo ha operato
bene per quanto riguarda gli ammortiz-
zatori sociali, “che per il momento hanno
tenuto”, in tema di lotta alla criminalità e
con la riforma dell’università. Tutto qui,
per il resto, “la sensazione più diffusa
tra gli imprenditori nei confronti di tutta
la politica, è infatti quella del disgusto”.
Nessun riferimento ai partiti ma piutto-
sto alla classe politica “nella sua interezza
che si manifesta sempre più inadeguata,
chiusa in se stessa, incapace di vedere i
bisogni reali e assolutamente inidonea
da decenni a concepire e realizzare solu-
zioni adeguate al governo del Paese” che
quindi si ritrova “allo sbando senza la ca-
pacità di autoriformarsi”. La via d’uscita?
“Uno scatto di reni, di nuova coscienza
civile” in alternativa aumenterà “il pro-
cesso di desertificazione industriale in
atto in Italia”. Di certo, “gli imprenditori
non vogliono sostituirsi agli amministra-
tori ma solo portare il loro contributo
di esperienza cercando di anticipare il
cambiamento e quindi di guidarlo e non
di subirlo”.
E come sarà la Brescia del futuro? Dal-
lera ricorda le occasioni da non perdere
come Expo 2015, la tratta dell’alta ve-
locità Treviglio-Brescia o la piattaforma
logistica per il trasferimento delle merci e
si domanda che fine hanno fatti i vari “ta-
voli” per il territorio. Intanto restano an-
cora aperte questioni come l’Aeroporto
di Montichiari con Aib e ABeM che “non
hanno abbandonato il progetto; abbiamo
cercato di perseguire ogni possibile via
di soluzione. Siamo alle battute finali e ci
auguriamo che nelle prossime settimane
si potrà firmare un’ipotesi di accordo”.
Toni duri anche sulla possibilità di supe-
ramento del sistema di governance duale
proposto dal presidente del consiglio
di gestione di A2A, Giuliano Zuccoli:
“Mi pare inopportuno proprio ora che i
patti parasociali prevedono, nel 2012,
la gestione a Brescia e la sorveglianza a
Milano. La gestione industriale ora tocca
a Brescia”. E mentre a 12 Mesi precisa
che “non è tra le ipotesi prese in consi-
derazione” quella di aumentare il peso di
Brescia attraverso l’acquisizione di quo-
te societarie da parte dell’Aib, ribadisce
che “ciò che conta saranno soprattutto
le persone. A2A è patrimonio di tutti,
per questo gli imprenditori chiedono
che queste nomine vengano effettuate
non con le logiche della politica, ma con
quelle dell’impresa quotata e chiamata a
decisioni importanti sul nucleare e sulle
partecipazioni detenute”.
Agli amministratori locali, il presidente
dell’Aib ricorda come a Brescia calano
le industrie e per invertire la tenden-
za chiede “scelte lungimiranti”; così
come chiede quali siano le logiche che
stanno spingendo il Comune a valuta-
re le dismissioni in alcune partecipate
storiche, “alcune altamente profittevo-
li”, mentre in Omb no? Stesse parole
di chiarezza chiede anche sul futuro del
Musil che “se sarà realizzato dovrà au-
tofinanziarsi e dove Aib farà la sua parte
ma solo quando si sarà alzata la nebbia”.
Per quanto poi riguarda la parte più stret-
tamente economica del suo intervento,
Dallera ha ricordato solo alcuni dati come
il calo del numero di imprese, la crescita
dei fallimenti, il +35% delle sofferenze
bancarie rispetto al 2009, il peggiora-
mento del reddito e “un sistema di rela-
zioni industriali vecchio dove il diritto
non va confuso con l’abuso e dove per
diverse esigenze si devono individuare
diversi contratti”. Insomma un’Italia che
non c’è, ma sognare un Paese “in cui la
politica detta le regole ma non interferisce
nell’economia” e una Brescia “che guar-
da al futuro ma riscopre il passato, che
sappia ritrovare i suoi tradizionali valori
e che non sia quella delle occasioni per-
dute”, non lo si può certo impedire.
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di rOBErTO GIuLIETTI
E
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LE OCCASIONI
DA NON PERDERE
Giancarlo dallera.
CC| V|V|C/S
:-2')6Î
'SR:MZMKEW:MRGM(YI:SPXI
Cooveo|eoza e t·asoa·eoza ¿·az|e a oo'oo|ca bo||etta,
¬|¿||a|a o| o·e¬| coo || cooco·so '|a ¦o·tooa e |o|ca'.
Scoo·| oo ¦oto·o o| cooveo|eoza coo ||C|8C/S o| V|v|¿as.
|oo oe·oe·e |'occas|ooe, o·ova sob|to oo ·|soa·¬|o cooc·eto. |ot·a| oa·tec|oa·e
a| cooco·so '|a ¦o·tooa e |o|ca' e v|oce·e ooa ¿|o·oata oavve·o soec|a|e.
T| asoett|a¬o oe| |oot| Veoo|ta V|v|¿as o| |oocaoe||e V|a V|tto·|o |¬aooe|e +0
e o| |ave V|a 3·esc|a ++6/b.
|| cooco·so scaoe || 3+ ¿eooa|o 20++. |ooteo·e¬| co¬o|ess|vo 33.300,00 eo·o.
|e¿o|a¬eoto co¬o|eto oe| cooco·so so ....v|v|¿as.|t.
Il riciclo dei materiali industriali, e quindi il loro
recupero e riutilizzo, diventa una scelta obbligata per
un Paese manifatturiero come l’Italia, caratterizzato da
scarsità di materie prime.
S
i parla molto del riciclo dei
materiali industriali, anche
perché a livello internazio-
nale il mercato di produzio-
ne e consumo di beni è cambiato, e con
lo spostamento del baricentro economi-
co dall’asse Europa-Nord America alla
Cina e all’Estremo Oriente ci si interro-
ga su chi e dove si deve produrre e per
quali mercati di sbocco, quindi anche
quella parte del sistema impegnata sulle
attività di recupero e riciclo dei materiali
ha dovuto riposizionare le scelte; il bien-
nio 2008-2009 ha inoltre messo in pri-
mo piano la contrazione di produzione
e consumi da parte dei paesi sviluppati,
con la immediata conseguenza del crollo
della domanda di materie prime seconde
ricavate dai rifiuti. L’Italia è da sempre
protagonista sulla catena del riciclo im-
perniata sul recupero e riutilizzo dei ma-
teriali industriali, scelta obbligata per un
Paese manifatturiero ma privo di materie
prime. Solo alcuni decenni fa il riciclo
dei materiali veniva considerato poco
più di un espediente delle piccole azien-
de di trasformazione per risparmiare sui
costi, oggi è un altro discorso, si recupe-
ra e si riutilizza per poter competere, e
si è creata un’attività di settore con stra-
ordinari ritmi di sviluppo, imperniata su
una filiera completa di macchine, siste-
mi ed attrezzature per il trattamento dei
rottami industriali. È una catena com-
plessa e legata al territorio, ed emerge
ancora una volta la forza trainante delle
imprese medio-piccole, come è tipico
per i recuperatori che operano in tutte le
fasi, dalla raccolta alla selezione, ai trat-
tamenti di pulitura, alla trasformazione
meccanica, per rendere utilizzabile al
meglio la materia prima secondaria da
parte dei settori produttivi.
La crisi si è fatta sentire, e, infatti, ana-
lizzando il ciclo dei principali materiali
(metalli ferrosi e non ferrosi, carta, le-
gno, plastica, vetro) si registra alla fine
del 2009 un calo complessivo di quasi
il 25% dei materiali di scarto prodotti.
Comunque i numeri del riciclo dei
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RIFIUTI INDUSTRIALI
UNA RISORSA
DA VALORIZZARE
di MArIO CONSErVA
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CONOMIA
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re e della Fondazione per lo Sviluppo
Sostenibile, il nostro Paese è al riguardo
al secondo posto in Europa dopo la Ger-
mania; nel complesso, in Italia si sono
impiegate nel 2009 quasi 700 mila ton-
nellate di rottami di alluminio di prove-
nienza bilanciata interna ed estera, per
oltre il 50% derivanti dal pre-consumo
e per il resto da post-consumo, e di que-
sti, oltre 31.000 tonnellate derivano
da rifiuti da imballaggio, in particolare
lattine per bevande, con la gestione del
consorzio Cial. Come termine di con-
fronto, teniamo presente che il totale
dell’alluminio utilizzato in Italia nello
stesso periodo è stato di 1,4 milioni di
tonnellate, quindi quasi la metà dell’im-
piego deriva dai rottami.
CArTA
Altro comparto importante sotto l’aspet-
to del riciclo è quello della carta da ma-
cero, che per effetto della crisi ha regi-
strato una riduzione degli impieghi nei
mercati europei già alla fine del 2008;
anche in questo caso, l’aumento della
domanda cinese ha fatto da traino alle
esportazioni europee e alla risalita dei
prezzi nel corso del 2009, e per la prima
parte del 2010. In Italia la produzione
di carta è scesa dal 2008 al 2009 da 9,5
a 8,5 milioni di tonnellate e in parallelo
è sceso l’utilizzo di carta da macero, da
5,3 a 4,7 milioni di tonnellate, anche se,
per effetto delle esportazioni, la raccolta
sul territorio si è mantenuta su livelli più
elevati, circa 6,2 milioni di tonnellate,
come nel 2008.
PLASTICA
La filiera della plastica, come quella del
vetro, ha risentito meno della crisi; la
domanda e le quotazioni delle materie
prime seconde costituite da materiali
plastici hanno ripreso la crescita nella
seconda parte del 2009, dopo un calo
alla fine del 2008. Anche per le materie
plastiche le esportazioni verso i mercati
orientali e la Cina hanno frenato la cadu-
ta dei prezzi e compensato il forte calo
della domanda interna. In Europa nel
2009 le importazioni sono rimaste sta-
bili e contenute, mentre le esportazioni
sono aumentate del 45%; in Italia questa
dinamica è risultata più accentuata,
materiali industriali restano impressio-
nanti, con un forte impatto sul piano
economico e su quello ambientale.
ACCIAIO
Partendo dall’acciaio, ci troviamo subi-
to di fronte a una flessione, intorno al
10%, del mercato mondiale dei rottami;
cresce comunque la domanda da parte
dei paesi asiatici e la Cina ha pratica-
mente quadruplicato i quantitativi del
2008, con quasi 14 milioni di tonnella-
te nel 2009; aumenti delle importazio-
ni, pur se di minore entità, ci sono stati
anche in India e in Sud Corea. In Europa
nel 2009 le acciaierie hanno ridotto la
produzione rispetto l’anno precedente,
da 198 a 140 milioni di tonnellate; di
conseguenza anche l’utilizzo di rottami,
che contribuisce alla produzione totale
di acciaio per quasi il 58%, è calato di
oltre 30 milioni di tonnellate. In Italia
nel 2009 si sono prodotte 19,8 milioni
di tonnellate di prodotti siderurgici, e il
riciclo ha contribuito per oltre il 40%.
Circa la provenienza del rottame, le sti-
me indicano che oltre il 99% dell’accia-
io di un’auto e più del 60% dell’acciaio
delle lattine viene riciclato.
ALLuMINIO
Altro metallo importante sotto il pro-
filo del riciclo è l’alluminio, ben noto
per l’elevata attitudine al recupero e al
riutilizzo. Secondo i dati del Rapporto
“L’Italia del Riciclo 2010” di Fise-Uni-
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aumentate del 14% e sono aumentate
pure le esportazioni, che però si man-
tengono su volumi relativamente bassi.
VETrO
Riguardo al vetro, a livello europeo tra
fine 2008 e inizio 2009 la domanda
globale è calata improvvisamente sia
per i contenitori sia per il vetro piano
utilizzato nel settore edile e automobili-
stico. Di conseguenza in tutta l’Europa
si sono formati degli extra-costi per lo
stoccaggio dei vetri raccolti ma non ri-
ciclati e il settore è rimasto schiacciato
da una domanda ridotta, prezzi calanti e
costi crescenti. Comunque, nel 2009 in
Italia sono state riciclate 1,8 milioni di
tonnellate di vetro con un modesto calo
del 3,2% rispetto al dato del 2008. Il
riciclo del vetro ha una grande rilevanza
nel settore poiché il 65% della produ-
zione nazionale (dato 2008) è realizzata
con vetro riciclato.
rAEE
L’Italia si aggiudica invece la maglia nera
europea nel recupero dei materiali iner-
ti, un comparto che in Europa produce
ogni anno circa 850 milioni di tonnel-
late di rifiuti, oltre il 30% della produ-
zione totale. Comunque, nonostante la
crisi, il progresso del sistema di raccolta
e avvio al recupero dei Raee (Rifiuti da
Apparecchiature Elettriche ed Elet-
troniche) è stato accompagnato da una
raccolta che nel 2009 ha registrato una
forte crescita. Il Sistema Raee è partito
operativamente nel 2008, con la coesi-
stenza tra la raccolta operata dai Sistemi
Collettivi e la gestione effettuata dai co-
muni o dalle aziende da loro incaricate.
Nel corso del 2008 il totale raccolto era
stato di oltre 125.000 tonnellate com-
plessive di materiale, ma già nel 2009
sono state raccolte 193 mila tonnellate
con un notevole progresso.
LA FuNZIONE
dEI CONSOrZI
In definitiva, da questo sintetico quadro
di insieme emerge il forte impatto delle
attività di raccolta e riutilizzo su econo-
mia ed ambiente, con una valenza parti-
colare per un paese come il nostro, ca-
ratterizzato da scarsità di materie prime;
dall’analisi risulta anche il dato confor-
con un forte calo delle importazioni nel
2009 e parallelo aumento delle esporta-
zioni di materie prime seconde.
LEGNO
Come tutti gli altri settori, anche la fi-
liera del legno ha risentito della crisi,
con cali significativi della domanda e dei
prezzi. Il quantitativo totale di rifiuti di
legno riciclati in Italia nella produzione
di manufatti è stato nel 2009 di oltre
2,5 milioni di tonnellate (il 4% in meno
dell’anno precedente), di cui circa 1
milione, quindi il 38% del totale, prove-
nienti da rifiuti d’imballaggi. Anche per
il legno è cresciuto il ruolo della Cina,
diventata nel 2009 il principale impor-
tatore mondiale, seguita dalla Turchia
che nel 2009 ha praticamente raddop-
piato le importazioni di materia prima
seconda; tutto questo non è bastato a
rivitalizzare il mercato mondiale che ha
registrato una riduzione delle quantità
scambiate. Pur in condizione di prezzi
poco remunerativi e di riduzione dei fat-
turati per il settore, poiché l’Italia è un
forte importatore di legno (ben il 30%
delle importazioni europee del settore),
il riciclo di materia prima seconda di
legno in Italia non ha avuto problemi di
quantità: le importazioni, infatti, sono
attenuare il calo di domanda interna,
ponendosi quindi come un importante
fattore di ripresa; si è trattato di un ele-
mento di una certa novità nella dinamica
delle filiere, che ha evidenziato proble-
matiche gestionali poco considerate
sinora, collegate all’allargamento delle
attività da un mercato domestico ad uno
di respiro globale, con una tendenza alla
internazionalizzazione tipica del nuovo
quadro economico mondiale e di cui i
nostri operatori dovranno tener conto
per il futuro.
tante per cui, dopo i pesanti effetti della
crisi del 2008-2009, si può parlare di
uscita graduale dal tunnel. Un significa-
tivo dato di fatto è che la tenuta del si-
stema è stata coadiuvata dalla esistenza e
dalla attività dei consorzi, strutture di fi-
liera che hanno funzionato da ammortiz-
zatori sui mercati, contribuendo a man-
tenere elevati i quantitativi delle diverse
tipologie di raccolta, al tempo stesso
assicurando la possibilità di ritiro dei
rottami, anche in condizioni di mercato
poco ricettive, con bassi prezzi e scarsa
domanda. Inoltre il ruolo dei consorzi
è molto positivo anche sul piano quali-
tativo, perché la loro esistenza significa
regole più rigorose ed oggettive, quindi
trasparenza e più garanzie nei confronti
di tutti gli operatori, pubblici e privati,
con la finalità di attivare raccolta e riu-
tilizzo corretti ed efficienti, anche sotto
l’aspetto economico, in linea con le di-
rettive europee nel cui ambito il nostro
paese deve muoversi. Analogamente, il
flusso delle esportazioni si è mantenu-
to molto positivo ed ha contribuito ad
51
Alla fliera del recupero e riciclo dei materiali è dedicato l’evento feristico
Metalriciclo-Recomat, il Salone Internazionale delle tecnologie per il recu-
pero e il riciclo dei materiali industriali, la qualità dell’ambiente, l’effcien-
za energetica, che si terrà dal 19 al 21 maggio 2011 al Centro Fiera del
Garda di Montichiari, Brescia. Si tratta di una manifestazione unica, che si
innesta in un territorio ad alta vocazione manifatturiera. Giunto alla quarta
edizione, l’evento è considerato un appuntamento da non perdere dagli
operatori della fliera. In mostra ci sarà il meglio dell’innovazione tecnologi-
ca al servizio del riciclo dei materiali industriali, quindi impianti, macchine,
attrezzature, sistemi, tecnologie per il recupero e riciclo di rottami ferrosi e
non ferrosi, plastica, gomma, inerti, compositi, carta, vetro e legno. L’even-
to è organizzato da Edimet ed ha il supporto delle principali istituzioni e
associazioni del riciclo fra le quali fgurano AIB-Confndustria, AIM, AIR,
Aper, Assofermet, Assomet, Assorimap, Camera di Commercio di Brescia,
Cial, Confcommercio, Consorzio Argo, Consorzio Carpi, Ecodom, Enea,
Federacciai, Provincia di Brescia, Uncsaal in Italia e di Bir, Face e Oea in
ambito europeo.
. METALRICICLO-RECOMAT
IL SALONE DEDICATO AL RECUPERO
E RICICLO DEI MATERIALI
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Una city bike intelligente, ideata dal Cial (Consorzio Imballaggio Alluminio) e
realizzata con imballaggi di alluminio riciclato, è stata consegnata lo scorso
13 novembre al sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia e al
Prefetto Narcisa Brassesco Pace, nel corso di una cerimonia presso la sede
della Prefettura, organizzata da Centroal (Gruppo Alluminio dell’Associazione
Italiana Metalli non Ferrosi Assomet) nel quadro del Programma “Alluminio
per le Generazioni Future”, per comunicare i vantaggi derivanti dall’impiego
del metallo leggero. La Ricicletta
®
rappresenta una perfetta sintesi delle carat-
teristiche dell’alluminio: leggerezza, riciclabilità, risparmio energetico e tutela
dell’ambiente.
L’incontro, al quale hanno preso parte giornalisti e imprenditori, si è conclu-
so con un dibattito sul ruolo dell’alluminio nella moderna società industriale,
moderato da Gabriele Cirieco di Strategic Advice, con gli interventi di Mario
Bertoli, presidente Assomet, di Cesare Maffei, presidente del Consorzio Im-
ballaggi Alluminio (Cial), di Gino Schiona, direttore di Cial e di Orazio Zoccolan
di Assomet, con le conclusioni dell’on. Saglia. È emerso che il sistema italiano
dell’alluminio è una fliera completa ed omogenea, formata da oltre 20.000
imprese, con 25.000 addetti diretti e un fatturato, escluso l’indotto, di quasi
11 miliardi di euro. L’Italia ha una solida tradizione industriale nella produzione
e negli impieghi dell’alluminio, è al primo posto in Europa nella produzione di
getti e al secondo posto nell’utilizzo di metallo grezzo e di proflati estrusi e
nella produzione di metallo secondario. Per quanto riguarda il riciclo, una ca-
ratteristica questa tra le più apprezzate del metallo leggero, l’Italia è ai vertici
europei, come dimostrato dagli eccellenti risultati ottenuti dal Cial.
. CONSEGNATA ALL’ON. SAGLIA
LA RICICLETTA
®
IN ALLUMINIO
52
I
NAUGURAZIONI
PARTE BENE
ALTA VALLE CAMONICA
LA STAGIONE INVERNALE
Con l’apertura a Ponte di Legno dell’hotel
Acquaseria si amplia la proposta turistica sempre più
mirata a coniugare il benessere del turista con le qualità
di un territorio tra i più completi della Lombardia.
L
a nuova stagione invernale,
nel comprensorio dell’Alta
valle Camonica, è iniziata
decisamente bene con pre-
senze che nel primo fine settimana di
dicembre hanno superato i quindicimila
utenti e che nel ponte di Sant’Ambrogio
sono aumentate considerevolmente.
Gli appassionati dello sci hanno trovato
perfettamente innevati gli oltre cento
chilometri di piste, tutte collegate tra
di loro, presenti nella skyarea che va da
Temù a Ponte di Legno, dal Tonale e al
Passo Presena. Tutti in funzione i trenta
impianti di risalita, moderni e ultravelo-
ci, che sono in grado di trasferire da una
pista all’altra oltre 44 mila persone ogni
ora passando dai 1.100 metri di altezza
delle prime piste di Temù ai 3.000 del
Presena transitando per la cabinovia
che, dal 2006, unisce Ponte al Tonale
che con i suoi 11 chilometri di tracciato
ha dato origine a una delle più lunghe
piste a disposizione degli sciatori. Ap-
passionati che in questi anni sono deci-
samente aumentati e che da diverse sta-
gioni arrivano da tutta Italia e dall’estero
a testimoniare come il comprensorio
sciistico Adamello Sky abbia raggiunto
ormai una importanza di prim’ordine.
Gli arrivi sono targati Europa dell’Est,
Ungheria, Polonia, Russia ma più in ge-
nerale si registrano presenze di inglesi
e francesi ma anche tedeschi e austriaci
che qui trovano, come in pochi altri pae-
si dell’arco alpino, la possibilità di stare
con gli sci ai piedi per tutta la giornata
senza ripetere due volte la stessa discesa.
Tutto questo fa da cornice a paesi con
una lunga tradizione montanara, di-
ventati con il passare degli anni, fra le
più note località turistiche alpine d’Ita-
lia. Ponte di Legno, che è stata nomi-
nata nel 1912 dal Touring Club Italia-
no prima stazione italiana di turismo e
sport invernali, oggi può fregiarsi della
denominazione di “Perla della Val Ca-
monica”. Per le caratteristiche dell’abi-
tato, per lo straordinario paesaggio che
lo circonda, per le strutture sportive e
ricettive di cui dispone, questo paese –
che secondo gli ultimi dati Istat conta
1.790 abitanti ma che nei periodi di alta
stagione turistica raggiunge anche le
25 mila presenze – cerca di dimostrarsi
degno di questa fama con una capacità
ricettiva di primissimo livello.
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2
MESI
GENNAIO 2011
53
E per rispondere alle esigenze di un tu-
rismo che sappia coniugare il benessere
del turista con le qualità di un territorio
tra i più completi della Lombardia, è sta-
to inaugurato a metà dicembre a Ponte
di Legno l’Hotel Acquaseria, un nuovo
quattro stelle nel comprensorio dell’Alta
Vallecamonica. Una struttura che punta,
con la qualità dei suoi servizi esclusivi
e con un centro benessere di lusso, ad
una clientela medio-alta ma soprattutto
si propone con una nuova concezione e
un nuovo modo di fare turismo in cui il
turista, e la sua famiglia, è prima di tutto
accolto e coccolato. Già la posizione in
cui sorge è, infatti, un buon inizio. Fa-
cilmente raggiungibile, Hotel Acquase-
ria si trova nelle vicinanze del Castello di
Ponte di Legno a 500 metri dalle piste
di sci e a pochi passi dal centro del Pae-
se. Le scelte architettoniche, così come
gli interni, sono un mix di rispetto delle
tradizioni di queste zone di montagna
con la creatività moderna che punta sul-
la funzionalità degli spazi e dei volumi.
Particolare attenzione è stata poi rivolta
a tutte quelle innovazioni tecnologiche
che rendono una struttura ricettiva, mo-
derna e al passo con i tempi.
All’interno dell’albergo non manca, in-
fatti, un collegamento wi-fi a internet.
Ma non solo. Con questa realizzazione
il gruppo bresciano Draco, di cui Ma-
rio Dora è presidente e Giuseppe Taini
amministratore delegato, ha completa-
to l’offerta turistica di Ponte di Legno.
Quella cioè di un Hotel con all’interno
un centro benessere in grado di propor-
re anche a chi non scia un modo estre-
mamente piacevole per impiegare il pro-
prio tempo. Per chi invece ha trascorso
la giornata sulle 40 piste di sci del com-
prensorio Adamello Ski o nella Adamel-
lo Freestyle Arena o tra gli “anelli” dello
sci nordico, al ritorno ci sarà tempo per
ritrovare le energie nella sauna o nel ba-
gno turco o con un rilassante massaggio
eseguito da uno staff altamente qualifi-
cato. Nella ricerca di offrire al turista
un prodotto speciale, non poteva man-
care la dovuta attenzione ai bambini.
Per allietare anche il soggiorno dei più
piccoli è, infatti, presente, all’interno
dell’albergo, un kinderhaim animato da
operatori professionisti. A completare
l’offerta, Hotel Acquaseria dà anche la
possibilità di ospitare i nostri “amici
a quattro zampe” sempre che siano di
piccole dimensioni. Insomma un “pac-
chetto” completo in grado di soddisfare
le richieste più esigenti di un turismo
nazionale ed internazionale che ha nella
stagione invernale il suo momento cul-
minante.
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2
MESI
GENNAIO 2011
L’Hotel Acquaseria,
un investimento
complessivo pari a
circa 15 milioni di
euro è un’iniziati-
va dell’Immobiliare
Acquaseria, società
controllata per il
73,69% da Draco a cui partecipano
anche investitori privati, è dotato di
82 camere di cui 5 suite e 9 junior su-
ite, con camere che si possono ade-
guare alle esigenze dei diversamen-
te abili. Le camere standard sono di
16 metri quadri circa con pavimenti
in legno, minibar, Tv lcd 27 pollici
con satellite, cassaforte, asciugaca-
pelli, collegamento internet wi-f, ba-
gno con doccia e alcune anche con il
balcone. Le Junior suite sono di circa
26/30 mq con un salottino con diva-
no e poltrona, oltre alla doccia anche
la vasca, un Tv 32 pollici con play sta-
tion e Dvd. Le Suite sono camere di
circa 50 mq con living room di 25 mq
con un divano letto e doppie poltro-
ne, con due Tv 36 pollici, due lavan-
dini e un set completo dell’hotel in
bagno.
La struttura offre inoltre 22 appar-
tamenti divisi tra bilocali (massimo 4
persone) e trilocali (max sei persone).
I primi vanno dai 42 ai 53 metri qua-
dri e sono dotati di una camera ma-
trimoniale, un angolo cottura, tavolo
da pranzo, divano letto doppio nella
zona living e bagno con doccia. Dai 54
ai 64 metri quadri sono i trilocali che
hanno una seconda camera matrimo-
niale o con letti a castello e doppio
bagno. Ogni appartamento è dotato
di lavastoviglie, lavatrice, forno a mi-
croonde, telefono, Tv con satellite e
alcune hanno possibilità del balcone.
Il ristorante dell’albergo ha trecento
coperti ed è disponibile anche alla
clientela esterna e propone piatti na-
zionali e specialità locali con cena a
buffet e una cena tipica la settimana.
Di grande richiamo anche il centro
benessere di 600 mq con sauna,
bagno turco, massaggi, idroterapia,
estetica, dieta e ftness antistress
per rigenerare mente e corpo dopo
una giornata dedicata allo sci o al
trekking. Il tutto proposto da per-
sonale altamente qualifcato, come
professionisti sono gli animatori del
kinderhaim per i clienti più piccoli.
A completare l’offerta dell’Hotel Ac-
quaseria è a disposizione dei clienti
uno skibus per raggiungere gli im-
pianti di risalita del Tonale, un par-
cheggio esterno gratuito, un garage
coperto a pagamento, una sala Tv
comune e una sky room.
HOTEL ACQUASERIA: SCHEDA TECNICA
Alcune immagini degli interni
del nuovo hotel Acquaseria
di Ponte di Legno.
International School of Brescia propone un percorso educativo e di crescita che accompagnerà i vostri
figli dalla scuola materna alle porte delle più prestigiose università del mondo. Al termine del programma
internazionale di studi, già attivo da più di 50 anni in Italia e introdotto per la prima volta da International
School of Milan, gli studenti conseguono il Baccellierato Internazionale e il riconoscimento di madrelingua
inglese. Non insegniamo l’inglese, prepariamo i vostri figli al futuro.
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Viaggio nel mondo del lavoro: da un’università ancora poco professionalizzante
a un “sistema Italia” che mette in fuga i nostri migliori cervelli fno a un’offerta
diversifcata di lavori manuali che paradossalmente non trova riscontro in termini di
adesione. Nella prossima puntata spazio alle Istituzioni, alle associazioni di categoria,
ai sindacati, alla scuola e all’università in cerca di una risposta ad un quesito di urgente
attualità: come risollevare il mercato del lavoro per un futuro a misura di giovane?
trova un impiego remunerativo in linea
con le specifche competenze profes-
sionali e, soprattutto, con un contratto
a tempo indeterminato, può ritenersi
davvero fortunato. Per il resto ci si adat-
ta, si pazienta, si vive o forse, più vero-
similmente, in molti casi, si sopravvive.
Ma nella realtà dei fatti il quadro sociale
non è così desolante e perentoriamente
immobile. Mai come oggi la tanto de-
precata “mobilità” ha bisogno di alcune
fondamentali precisazioni e analisi così
da smontarne, almeno parzialmente, la
sua equiparazione a “fame”, “precarie-
tà” o “declassamento”. Ma andiamo con
ordine.
uN’uNIVErSITÀ TrOPPO
VECChIA E TEOrICA
II mercato del lavoro sembra, oggi più
che mai, presentare un’indecifrabile
quanto marcata “schizofrenia”: vi è,
innanzitutto, il popolo dei neolaureati
senza molti margini di facile speranza per
una collocazione professionale in tempi
obiettivamente accettabili. I dati snoccio-
lati dalla nona indagine sulla condizione
occupazionale dei laureati italiani pre-
sentata da AlmaLaurea (il consorzio inte-
runiversitario cui aderiscono 49 univer-
sità italiane) parlano chiaro: i tempi medi
di attesa per un’assunzione di un giovane
neolaureato variano da uno a tre anni e
N
on è una provocazione:
lo sa bene chi, in que-
sto tempo di crisi e di
“chiari di luna” ha per-
duto lavoro e sicurezze. Lo sanno bene i
molti neolaureati, soprattutto quelli del-
la riforma “3+2”, che, a distanza di un
anno dalla conclusione degli studi e dal
brindisi spensierato del rito goliardico
di fne corso, si inseriscono nel merca-
to del lavoro stabile nella ridotta misu-
ra del 25%. Non c’è che dire: oggi chi
55
II
NCHIESTA
I giovani e il lavoro
di MASSIMO rOSSI
O LAV... HORROR ?
LAV... ORO
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MESI
GENNAIO 2011
International School of Brescia propone un percorso educativo e di crescita che accompagnerà i vostri
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MESI
GENNAIO 2011
56
il dato italiano rispetto alla media euro-
pea è quello più penalizzato (86% contro
l’89%). Ma non è tutto: ad avere la peggio
in questa triste giostra così umana sono,
in particolare, i laureati dell’ultima rifor-
ma universitaria, quelli della “formula
3+2”, per intenderci. Perché? Evidente-
mente i dubbi e le riserve per quella che
è la proposta formativa del nuovo cursus
studiorum sono molti. Troppi.
Fabrizio, imprenditore bresciano lega-
to a doppio flo con il mercato tedesco
nell’ambito della progettazione e della
realizzazione di sistemi elettronici di
misura industriali esprime, in tal senso,
senza troppe remore, il suo parere “dis-
sacrante” al riguardo: “Dal mio punto di
vista i percorsi formativi dell’università
italiana sono ancora marcatamente teo-
rici e poco professionalizzanti, soprat-
tutto dopo l’illusione creata dai nuovi
piani di studio. Poca sostanza unita, per
di più, anche alla sensazione di un pale-
se impoverimento della stessa proposta
teorico-flosofca in cui siamo sempre
stati decisamente superiori. Che i nostri
vicini d’oltralpe fossero già mediamente
più pragmatici di noi dell’area mediter-
ranea non è una novità. Tuttavia il gap
formativo-professionalizzante ora si fa
sentire con maggiore importanza. Lavo-
ro con colleghi poco più che ventenni già
inseriti in aziende per conto delle univer-
sità: ragazzi assunti con contratti regolari
e regolarmente retribuiti”.
Nel 2010 in Italia solo una ridottissima
quota del 4% dei giovani occupati ha
trovato collocazione dopo uno stage o un
tirocinio e solo il 3% è entrato nel mondo
del lavoro su segnalazione della scuola o
dell’università.
Forse la nostra vocazione di popolo di po-
eti e di navigatori ci ha un po’ troppo para-
lizzati in un “sonno sugli allori” rispetto a
quella che, attualmente, appare come una
sfda economica di portata mondiale: le pa-
role, insomma, non bastano più: servono
fatti, azioni. Serve operatività e lucidità.
“BrAIN drAIN”
Uno dei fenomeni più preoccupanti che
un governo dovrebbe cercare di argina-
re e limitare con tutti i mezzi possibili
(non coercitivi, ovviamente) è quello
del “brain drain”, ossia la “fuga dei cer-
velli”. Quando un Paese “perde” uno
scienziato, un matematico, un fsico, un
ingegnere, un’eccellenza della cultura e
del sapere di altissimo livello per motivi
di occasioni professionali, per motivi di
sopravvivenza economica, ecco che, dav-
vero, ci sarebbe di che battersi il petto, di
che lagnarsi, di che discutere. Nel 2007
Lorenzo Beltrame ha pubblicato un’in-
teressante ricerca in collaborazione con
l’Università di Trento: “Realtà e retorica
del brain drain in Italia: statistiche, def-
nizioni pubbliche e interventi politici”.
Una ricerca vecchia ormai di tre anni,
è vero, ma pur sempre interessante, se
non altro per il fatto che i dati disponibili
sono certamente inesatti per… difetto.
Ebbene, secondo le statistiche prodotte
e raccolte pare che nel 2005 gli italiani
laureati residenti all’estero fossero poco
meno di 300 mila, di cui 118 mila al lavo-
I
NCHIESTA
I giovani e il lavoro
In Germania l’obbligo scolastico è di
9 anni (5 elementari + 4 medie), ma
già dall’ottava classe (la nostra terza
media), sono previsti stage presso
aziende, artigiani e commercianti.
Non esistono istituti superiori del
tipo “tecnico industriale” o “ragione-
ria” o “geometri”: dopo il ciclo sco-
lastico obbligatorio lo studente può
scegliere la sua specializzazione fre-
quentando la Berufschule (scuola tec-
nica) che prevede un ciclo di studio di
4 anni. L’esperienza in aziende o enti
durante gli anni della Berufschule oc-
cupa un posto di prim’ordine. Si par-
la di tre mesi in azienda per ciascuno
dei 4 anni di scuola tecnica (un anno
complessivo di stage). Le possibilità
di assunzione degli stagisti nell’azien-
da in cui si è svolto il tirocinio sono,
inoltre, assai elevate (poco prima
della crisi, se non altro, questo avve-
niva con una certa regolarità). Diver-
so, invece, è il discorso universitario
(umanistico, medico, ingegneristico,
ecc.), al quale si accede solo se si ha
frequentato il liceo-ginnasio (che non
corrisponde propriamente al nostro
liceo classico). Anche per i laurean-
di sono naturalmente previsti stage
aziendali regolarmente retribuiti. Alla
retribuzione concorre il Lander inte-
ressato: non esistono, quindi, costi
fssi aggiuntivi per l’azienda.
“SCUOLA E AZIENDA” LE PAROLE D’ORDINE
DEL SISTEMA TEDESCO PER BATTERE GLI INFORTUNI
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MESI
GENNAIO 2011
recuperare e nel colmare posti di lavo-
ro anche di una certa responsabilità. È
evidente che poche persone sono inte-
ressate a rispondere ad annunci che par-
lano di lavori fsicamente impegnativi,
ma anche, per una strana deformazione
mentale e culturale, erroneamente ri-
tenuti di serie “B”. Di che cosa stiamo
parlando? Andiamo sul concreto con un
esempio e con dati di eloquente eviden-
za: già nell’autunno dello scorso anno
nella sola provincia di Brescia rimane-
vano scoperti qualcosa come 400 posti
di lavoro. Si parla, nella fattispecie, di
piastrellisti, muratori, stuccatori, pitto-
ri, parrucchieri, falegnami, meccanici
e fabbri, panettieri, cuochi e macellai
e chi più ne ha più ne metta. Il trend
non è, tuttavia, mutato nemmeno per il
corrente anno. Le statistiche rifettono
la medesima situazione. E ancora, se-
condo uno studio di Confartigianato,
per le aziende italiane nel 2010/2011
sarà diffcile reperire il 26% dei lavora-
tori di cui hanno bisogno. Un esercito
di 147.000 uomini, per intenderci, per
le medesime categorie professionali de-
scritte poc’anzi. E fa effetto, questo è
sicuro, squadernare queste cifre così ap-
parentemente confortanti in un presen-
te provato da una crisi tra le più impor-
tanti e imponenti degli ultimi trent’anni:
sembra la descrizione dell’eldorado del
lavoro o il racconto di una sorta di “new
deal” nostrano piuttosto che di un redi-
ro in Europa, 94 mila negli USA, 40 mila
in Australia e i restanti in altri paesi del
mondo. Beltrame fa, anzi, notare come la
percentuale di italiani altamente qualif-
cati che lavorano nel settore accademico
statunitense sia elevatissima, superando
il 20% di quella quota totale di trecen-
tomila. Eccellenze che la nostra univer-
sità ha letteralmente regalato al sistema
americano. Pare, inoltre, secondo una
recente inchiesta del Corriere Milano,
che dopo i danesi anche gli svedesi ven-
gano in Italia a fare shopping di medici a
Pavia: le offerte consistono in contratti a
tempo indeterminato negli ospedali pub-
blici di quei Paesi del Nord Europa con
stipendi base dai 3.000 ai 6.000 euro. E
chi rifuterebbe?! E ora una chicca: nel
2002 gli imprenditori italiani “under
30” erano all’incirca 280.000, mentre
nel 2010 sono 212.000. Che cosa signi-
fca? Beh, è probabile che molti di quei
280 mila siano invecchiati senza essere
sostituiti da nuove leve. I giovani laureati
superqualifcati se ne vanno da un Paese
letteralmente “cappottato” e non sono
rimpiazzati da altri come loro. L’Italia è
davvero forte nell’export dell’intelligen-
za, ma altrettanto forte nell’import di una
manovalanza non altrettanto qualifca-
ta…
IL LAVOrO C’È
BASTA AdATTArSI
Dietro l’inquietante situazione di molti
neolaureati si scopre, tuttavia, in con-
temporanea, l’altra faccia della meda-
glia: il lavoro esiste, eccome se esiste.
Basta aprire le pagine degli annunci
economici di molti quotidiani, soprat-
tutto locali, per rendersi conto del
prolifcare di posti vacanti. Sissignori,
numerose aziende faticano non poco nel
vivo “boom economico”. Ma non è pro-
priamente così.
IMPArArE IL MESTIErE
La realtà e l’esperienza ci insegnano an-
che dello scoglio, oggi assai diffuso, dei
contratti “capestro”, dell’apprendistato
sottopagato, del ridottissimo margine
anagrafco da cui le aziende pescano e
selezionano, delle lunghe e “perigliose”
navigazioni interinali, sinonimo, spes-
so, di provvisorietà e di incertezza. E a
questo punto si rende necessario un ul-
teriore chiarimento: non ci si improvvisa
cuochi o macellai come non si diventa
fornai o piastrellisti nel breve volgere di
una notte. Il mestiere si impara innanzi-
tutto in giovane età sui banchi di scuola
attraverso un serio percorso di formazio-
ne professionale e, quindi, si perfeziona
nella pratica di un apprendistato certa-
mente non facile e non privo di sacrif-
ci. Già, il sacrifcio. La sensazione, del
resto, è proprio questa: cioè che l’ampia
disponibilità di posti di lavoro per lo più
di tipo artigianale e quindi manuale si
scontri con una tendenza tutta italiana di
rifuto e di rigetto del “troppo impegna-
tivo”, “scomodo” e “pesante”, nonché
“disagevole” (magari in termini di orari,
si pensi alla professione del panifcato-
re). Non per nulla nella maggior parte
dei casi queste occupazioni per così dire
“tradizionali” vengono oggi ricoperte dal
nuovo popolo dei migranti, allorché
“I percorsi formativi
dell’università
italiana sono ancora
marcatamente
teorici e poco
professionalizzanti”.
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tra gli archivi, la macchina fotocopiatrice,
la posta e l’uffcio del “capo”, nonché il
bar di fronte per il quotidiano servizio di
“facchinaggio”: parliamo di giornate la-
vorative superiori alle otto ore. Parliamo,
spesso di gratuità o di compensi simboli-
ci. E tutto questo unicamente in virtù di
quel nobile tratto intellettuale che questi
lavori dovrebbero possedere o conferire.
CALL CENTEr:
TANTE CrITICITÀ
Anche il discorso relativo ai call center
diviene, indirettamente, modello di para-
dosso, di alienazione e di snodi legislativi
e normativi non ancora risolti. Malgrado
la “circolare Damiano” del 2006 abbia
stabilizzato all’incirca 20.000 impiega-
ti del settore, non tutte le criticità, dalla
la ricerca di migliori condizioni di vita
e di nuove opportunità di benessere in-
ducono ad affrontare la sfda del disagio
lavorativo festivo o notturno, agostano o
natalizio, mentre tra le nuove generazio-
ni di italiani autoctoni serpeggia un mal
celato atteggiamento snob per tutto ciò
che obbliga all’uso delle braccia e delle
mani, ma forse in maniera, più defnitiva,
all’uso della volontà e del sacrifcio. Nulla
di più sbagliato e deformato in termini di
valutazione. Analizziamo.
Innanzitutto vi è il discorso puramente
economico: il tradizionale mestiere ar-
tigianale (panettiere, carpentiere, serra-
mentista, tecnico elettronico, ecc.) divie-
ne, sempre di più, ambito professionale
raramente intrapreso, ma urgentemente
ricercato per cui di fatto diviene specia-
lizzazione proporzionalmente ricono-
sciuta in termini economici. Al contrario
ciò che spesso è ritenuto più “nobile” e
intellettuale semplicemente per via di
una scrivania, di un telefono o di un abi-
to si rivela, oggi, a conti fatti, la nuova
frontiera del lavoro alienante: si pensi
alla sempre più imponente schiera degli
impiegati dei call center e alle condizio-
ni lavorative e contrattuali cui, sovente,
sono sottoposti (e non occorre, in tal
senso, riandare troppo con la memoria
al flm “Tutta la vita davanti” per cogliere
l’ironia al vetriolo di ciò di cui stiamo par-
lando). Si pensi, ancora, alla moltitudine
degli aspiranti commercialisti e avvocati,
veri e propri maratoneti in perenne spola
61
II
NCHIESTA
I giovani e il lavoro
qualità del lavoro ai salari, sono state
risolte. I call center possono svolgere
servizio di “out bound”, cioè contattare
direttamente i clienti per conto di società
alla ricerca di contratti, oppure offrono
prestazioni “in bound” rispondendo, per
lo più attraverso i numeri verdi, alle esi-
genze di informazione dei clienti già tito-
lari di contratti o semplicemente curiosi
di notizie preventive. Un settore, tuttavia,
quello dei call center, che, malgrado l’alta
intensità di lavoro sviluppa un sub campo
del terziario a produttività bassa se non
decrescente. Il numero delle imprese di
call center del nord, infatti, si abbassa
rimanendo invece abbastanza stabile al
sud. Ma le storie udite in prima persona
hanno ben poco di confortante: dai ma-
crocasi più eccellenti (Teleperformance
di Taranto con 674 licenziamenti dopo
la circolare Sacconi) alle storie umanis-
sime di tanti impiegati ed ex impiegati,
ebbene la litania è sempre quella: al di là
delle circolari ministeriali, delle azioni di
forzatura verso sistemi più equi di stabi-
lizzazione e di regolarizzazione, le espe-
rienze riportate in prima persona parlano
di ritmi estenuanti, del divieto assoluto di
conferire, anche minimamente, col vici-
no, di pause individuali per non favorire
la socializzazione, dell’impossibilità di
tenere anche solo una bottiglietta di ac-
qua sulla scrivania, per non parlare dei
rischi per la salute legati all’uso delle cuf-
fe, al rumore di fondo a volte anche ab-
Orietta, 25 anni, laureata in Fi-
losofia, da poco più di due mesi
lavora in un call center.
“Siamo un gruppo di ragazze sti-
pate in un minuscolo monoloca-
le. Il nostro capo è una donna a
dir poco imbarazzante e davvero
disumana per via dei suoi modi
sgarbati e rozzi. Mi sono laureata
con passione, continuo a studiare,
poiché non vedo futuro in questo
ambiente. Me ne devo andare. Ai
ragazzi dico di fare i cuochi, gli
idraulici, i falegnami, professioni
che ancora ti danno la misura di
ciò che fai senza alienare la tua
mente e la tua anima nella fumi-
steria di discorsi senza senso”.
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MESI
GENNAIO 2011
“ME NE DEVO ANDARE”
Giovanni, 25 anni, commercia-
lista già abilitato all’esercizio
della professione.
“Il percorso universitario è im-
portante, ma una volta laureati
non si è assolutamente pronti
(parlo per me) ad alcun genere
di mansione di qualche respon-
sabilità. A questo punto biso-
gna stringere i denti, accettare
umilmente di imparare e, quindi,
mettersi nelle condizioni di su-
perare l’esame per svolgere la
professione. Io sono già abba-
stanza soddisfatto della mia con-
dizione, ma molti dei miei amici
sono ancora in alto mare”.
LA LAUREA NON
PREPARA AL LAVORO
Campagne pubblicitarie
Organizzazione fiere ed eventi
Immagine coordinata
Web design
Stampa digitale
Adesivi
Stampa grandi formati
Duplicazione cd
Cd multimediali
Gadget
Archiviazione dati
Hardware software
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Campagne pubblicitarie
cui il primato del lavoro intellettuale a
discapito della formazione professionale
ha creato uno squilibrio preoccupante di
cui ora si paga il prezzo; si parla di una
nuova e più sostenuta dignità (che tradot-
to in parole povere signifca denaro) per
quanti, domani, si volgeranno alle aree
d’impiego fortemente professionalizzan-
ti; si parla di volontà di rilancio dell’istru-
zione professionale, si parla, ancora, di
nuove norme sull’apprendistato e della
funzione preventiva in ambito giovanile
di una nuova “educazione artigianale”.
Per troppo tempo, insomma, i giovani
hanno affollato inconsapevolmente i licei
sulla scorta di una falsa convinzione che
riteneva la stessa educazione liceale come
l’unica in grado di dare lustro e promozio-
ne sociale ai propri fgli. Ma dopo il liceo,
si sa, ci deve stare per forza l’università.
Un vero e proprio vicolo cieco, poiché,
in defnitiva, simili conti e considerazioni
hanno funzionato fn verso la metà degli
anni Ottanta creando, tuttavia, nel pre-
sente, un eccesso di generale formazione
teorico-culturale e una progressiva perdi-
ta di interesse verso abilità professionali
“mirate”. Da tempo, ormai, la laurea non
costituisce più un ascensore sociale in
grado di offrire prestigio o impieghi ben
remunerati: di fatto nella maggior parte
dei casi, oltre ad un livellamento cultura-
le medio non è nemmeno apportatrice di
particolari soddisfazioni fnanziarie.
rACCOMANdATI E NON
Chi si sfanga da una situazione di questo
genere, duole riconoscerlo, sono coloro
che possono contare su amicizie infuen-
bastanza elevato oppure, semplicemente,
derivati da una postura scorretta dinanzi
al monitor. L’Asl di Milano ha pubblica-
to, in tal senso, un vademecum intitolato
“Linee guida per il lavoro nei call cen-
ter”: un documento importante, questo
è fuori discussione, ma che è ben lungi
da una reale e sorvegliata applicazione.
ErrOrI dI VALuTAZIONE
Alla luce delle considerazioni proposte
non crediamo sia affermazione peregrina
individuare il “peccato originale” di tutta
la questione in un passaggio di capitale
importanza. “I guai sono nati quando
abbiamo cominciato a considerare di se-
rie B il lavoro manuale. Quasi una cosa
di cui vergognarsi”. Così, qualche tempo
fa ha sentenziato il presidente della Con-
fartigianato Giorgio Natalino Guerrini,
additando con lucido disincanto la radice
di molti mali. Parole sante. Ma l’analisi
del vertice di Confartigianato si è spinta
ben oltre. Si parla (l’intervista rilasciata
a Quotidiano.net è del 24 ottobre) di un
vero e proprio problema culturale per
63
II
NCHIESTA
I giovani e il lavoro
ti, su parenti già ben inseriti all’interno di
strutture aziendali di una certa importan-
za se non addirittura nell’immensa mac-
china ministeriale. La vocazione italiana
al nepotismo, insomma, non è mai stata
così attuale come oggi. Una consuetudi-
ne, questa, di cui tutti sanno e che pochi
di coloro che l’hanno sperimentata con
successo ammettono, tranne alcune pic-
cole “facce toste” che abbiamo incontra-
to per due chiacchiere (lo diciamo con
simpatia, ovviamente).
Detto fatto. Forse è il caso, a questo
punto di rispolverare una celebre frase
coniata da uno tra i più famosi uomini
della storia, il Presidente americano J.F.
Kennedy: “Non chiederti cosa il mondo
del lavoro può fare per te. Chiediti piut-
tosto che cosa puoi fare tu per il mon-
do del lavoro”. È un rovesciamento di
prospettiva molto intelligente che tiene
conto sia delle inclinazioni naturali di cia-
scuno sia dei bisogni di una società nella
quale viviamo e alla quale siamo tenuti a
offrire il nostro contributo umano e pro-
fessionale. Gli spazi e i margini per fare ci
sono: serve certamente, una buona dose
di volontà e una sana visione della real-
tà, affnché la formazione professionale
divenga fonte di realizzazione personale
e di promozione sociale. Una classe po-
litica lungimirante guarderà, in tal senso,
con attenzione all’attuarsi di quelle con-
dizioni di formazione tali per cui fenome-
ni collaterali ormai sempre più frequenti
come quello dei bamboccioni senza né
arte né parte non divenga costume. Ser-
vono occasioni vere, serve sacrifcio da
parte di tutti. Serve lavorare. Ma che cosa
pensano le Istituzioni al riguardo? Che
cosa pensa la scuola e l’università di se
stessa? Che cosa pensano le associazioni
di categoria? Che cosa pensano gli im-
prenditori? Quali sono i progetti politici
per il futuro? Un’inchiesta sul lavoro che
cambia necessità di un ulteriore ap-
“Il tradizionale
mestiere artigianale
è raramente
intrapreso ma
urgentemente
ricercato”.
“I guai sono nati
quando abbiamo
cominciato a
considerare di serie
B il lavoro manuale.
Quasi una cosa di
cui vergognarsi”.
Che cosa signifca? Signifca che diviene sempre più costume e abitudine
diffusi non rimanere a casa in mutua a fronte di un malessere fsico più o
meno accentuato. Piuttosto si va in farmacia e si fa il pieno di antinfamma-
tori, di antibiotici e chi più ne ha più ne metta, ma il letto assolutamente
no. E questa, guarda caso, è procedura adottata soprattutto da precari
col contratto in scadenza, liberi professionisti e imprenditori in sofferenza
aziendale. Compreso? È il dott. Giacomo Milillo, segretario nazionale della
Fimm, l’associazione dei medici di famiglia, a segnalare che ormai avere
l’infuenza è considerato più un disturbo che non una malattia. Ma fare il
medico di se stessi a volte è anche un po’ rischioso, aggiunge l’esperto.
Secondo il dott. Milillo sono specialmente gli operatori dei call center, i
giovani e gli imprenditori in crisi a confermare un dato statistico che tende
a incrementare.
1
2
MESI
GENNAIO 2011
MALATO? NON POSSO...
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disposizione tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle
12.00 e dalle 15.00 alle 18.00.
Assistenza legale: Dott.ssa Micol Vettore.
Servizio gratuito
fino alla liquidazione del sinistro.
di Antonio Vettore
Hai avuto un incidente, subi-
to un infortunio, un danno?
Tuo figlio si è fatto male in
palestra, a scuola, durante
un allenamento? Vuoi esse-
re risarcito e non sai come
fare o a chi rivolgerti?
SGS si occupa
di tutto, fino alla
liquidazione
del danno.
SGS
Assistenza - risarcimento danni
Piazza San Siro, 9
Castelmella (BS)
Tel. 030.2559140
Fax 030.2551043
www.sgssport.it - info@sgssport.it
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MESI
GENNAIO 2011
profondimento affnché tutti si “giochi”
a carte scoperte, affnché si chiariscano
i nodi del problema e le eventuali solu-
zioni. L’agenda è già ftta di incontri e di
interviste: stiamo lavorando ad approfon-
dimenti che forse faranno da controcanto
a quanto detto fno ad ora. Ma è la regola
della par condicio e del diritto di replica.
È la regola della democrazia.
continua...
65
II
NCHIESTA
I giovani e il lavoro
Lorenzo, 18 anni, abitante in un pic-
colo centro dell’ovest bresciano alla
domanda “qual è la tua formazione
scolastica e come hai trovato lavoro”
risponde con aria tronfa: “Nessuna
formazione. Dopo la terza media ho
tentato l’ITI per via delle forti pres-
sioni di mio padre. Poi la bocciatura,
quindi il ripetersi dell’anno e, infne,
la seconda bocciatura. Quindi, al lavo-
ro, ‘per direttissima’... nell’azienda di
mio padre. Un’azienda importante. Va
bene così”.
Anche daniele, suo coetaneo e con-
terraneo è abbastanza schietto: “Sto
terminando l’ultimo anno di ragione-
ria. Niente università, non ho voglia e
non mi interessa. Per il lavoro conto
fortemente su mio fratello che è diret-
tore di una banca importante”.
Di contro ci sono, invece, anche le
storie di chi, a ragione, può essere
considerato un “self made man”. Inte-
ressante, a tal proposito l’esperienza
di diego, 25 anni, responsabile della
gestione dei sistemi informatici di una
delle più grosse realtà imprenditoriali
di tutta quanta la provincia di Brescia:
“Terminato l’ITI ho iniziato a inviare
dei curricola e devo dire che con mia
grande sorpresa hanno voluto pro-
varmi in questa importante azienda.
All’inizio ero un semplice passacarte:
facevo fotocopie, fax, roba da poco.
Il guadagno era assai contenuto. Con-
tinuavo, tuttavia, nella mia mente, a
seguire i consigli di mia madre: ‘parla
poco, dimostra serietà e gentilezza,
sorridi sempre e non perdere l’occa-
sione di intervenire se sai con certezza
quello che stai per dire. Muoviti con
prudenza’. Di notte continuavo a oc-
cuparmi di sistemi di sicurezza legati
all’informatica, studiavo leggi e proce-
dure. Poi i primi “disinteressati” sug-
gerimenti all’uno o all’altro dei miei
capi. Quindi la mia prima scrivania, poi
l’uffcio e ora eccomi qui. Sono molto
soddisfatto”.
Nicola, invece, terminerà quest’an-
no la sua formazione professionale
di futuro cuoco presso l’alberghiera
di Clusane, ma, vuoi per il discorso
degli stage, vuoi per la sua autentica
passione, è già ben inserito all’interno
di una apprezzata location nel cuore
della Franciacorta: “Poche chiacchie-
re, molta attenzione e una gran voglia
di ritagliarmi al più presto uno spazio
di lavoro stabile e pagato. Credo, tut-
tavia, che sia la passione a fare la dif-
ferenza”.
Khamal, diciannovenne marocchino
in Italia da dieci anni, fa il muratore
in una piccola ditta della Provincia.
La sua testimonianza è illuminante:
“Dopo le medie, visto che in famiglia
eravamo molti e la mia voglia di stu-
diare era poca, ho deciso di fare la
scuola edile. Poi ho provato a lavorare
in tre ditte, ma mi pagavano poco e
lavoravo molto. Però ho tenuto duro
perché nel frattempo ho imparato
sul campo quello che dovevo saper
fare. Adesso ho un contratto regola-
re perché ho dimostrato esperienza.
Mi chiamano “nègher”, ma lo dicono
scherzando. Mi trattano bene e gua-
dagno abbastanza”.
Che dire? Forse è già nata una diversa
e più produttiva consapevolezza. Lo
dimostrano anche i discorsi dei geni-
tori di coloro che, proprio in questo
periodo, affrontano i percorsi di orien-
tamento scolastico per il post terza
media:
“Sono fermamente convinto che oggi
come oggi sia più conveniente una so-
lida formazione tecnica. Tuttavia forse
è addirittura meglio un orientamento
di tipo professionale: il mestiere è
sempre garanzia di lavoro e di guada-
gno” (dario).
“Dopo la terza media Marco non ha
più voluto studiare. Si è accontentato
di lavoretti saltuari. Ora però è ab-
bastanza stanco della sua condizione
e ha deciso di affrontare una scuola
serale per ottenere una qualifca di
installatore di impianti elettrici per
potersi spendere con qualche compe-
tenza in più” (Adriana).
“Non ci si improvvisa
cuochi o macellai,
fornai o piastrellisti
nel breve volgere
di una notte. Il
mestiere si impara
sui banchi di scuola
e si perfeziona nella
pratica”.
STORIE... DI GIOVANI
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Da febbraio a Brescia la mostra dell’anno!
Comune di Brescia
con il patrocinio di
Ministero degli Affari Esteri
Henri Matisse, Il lanciatore di coltelli (Jazz, tavola XV), 1947 - © Succession H. Matisse by SIAE 2010.
Museo di Santa Giulia - 11 febbraio / 12 giugno 2011
info e prenotazioni: 800 775083 - www.matissebrescia.it
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1810-2010, duecentesimo anniversario
dell’inaugurazione del teatro cittadino. Come si viveva
nel decennio più splendido della nostra Brescia.
ancora il nome, opera di Luigi Canonica
e del pittore Giuseppe Teosa di Chari.
Il celebre ridotto del Marchetti/Scal-
vini, giudicato dallo Stendhal più bello
di quello della Scala, è del 1776 e per
fortuna è stato risparmiato dal terribile
“bombing” del 13 luglio 1944.
La prima opera rappresentata è l’Ifgenia
del Mayr, maestro del più celebre Doniz-
zetti. Sul palco reale è tuttora conservata
l’aquila napoleonica con i motivi deco-
rativi che fanno tanto “retour d’Egypt”
in omaggio alla spedizione del grande
Còrso in Egitto del 1789. Possiamo im-
maginare il teatro stipato dalla nobiltà,
ma anche dalla alta borghesia che ormai
impone il suo gusto anche nella moda.
Fra i frequentatori abituali del teatro c’è
soprattutto Stendahl che si considera un
cittadino milanese. Egli arriva a Brescia
nel 1801, come attendente del generale
Michoux, ed abita in via Tosio 28, nel
bel palazzo che allora era Sigismondi e
ora Conter, a due passi dalla bella Chiesa
di Santa Maria in Calchera.
Quando il 20 ottobre 1818 la deputazio-
ne comunale decide di dedicare il nostro
massimo teatro a Napoleone il Grande,
si tratta della terza costruzione nello
stesso luogo. Dalla antica Accademia
degli Erranti del 1634 si passa al teatro
nuovo dell’architetto Manfredi nel 1739
e infne al teatro Grande, che conserva
67
C
ULTURA
di GIANCArLO PIOVANELLI
200 ANNI DI STORIA
TEATRO GRANDE
1
2
MESI
GENNAIO 2011
Via Lavini, 8 - Pompiano (BS)
Tel. 030.9460021 - 22
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Lartes, un’azienda che opera da più di 40 anni
come produttrice di tapparelle in legno
e in plastica, si è adeguata alle esigenze
del mercato aggiungendo anche avvolgibili
in alluminio e in acciaio.
L’accurata scelta dei materiali e l’ottimo grado
di finitura, uniti a un servizio di assistenza preciso
e qualificato, sono caratteristiche che distinguono
l’azienda, facendola preferire dalla sua ormai
vasta clientela.
La diffusione capillare in tutta la Lombardia
con una fitta rete di distribuzione e la diponibilità
a magazzino di ogni tipo di accessorio,
garantiscono consegne raide e puntuali.
Veneziane, zanzariere, porte a soffietto o a libro
e tende da sole completano l’ampia gamma
di prodotti diponibili.
Lartes è un’azienda sempre attenta a soddisfare
le esigenze della clientela con professionalità
e competenza.
69
Il decennio che va dalla battaglia di Ma-
rengo (14 giugno 1800) all’inaugura-
zione del teatro è forse il periodo più
bello ed esaltante per la nostra città.
L’affetto per Napoleone I, console fno
al 1804 e poi imperatore, è ricambiato.
Egli arriva fra noi per ben tre volte. La
prima, dal 25 al 28 luglio 1797, nel bel
mezzo della campagna di Italia si ferma a
Brescia, ospite di Gerolamo Fenaroli, in
via Marsala per un’indimenticabile luna
di miele con Giuseppina Beauharnais,
che non vedeva da mesi. Il Bonaparte
è riconoscente al Fenaroli, che vuole a
Parigi nel 1804 per la sua incoronazio-
ne, e ai Lechi dei quali è ospite a Mon-
tirone nel giugno 1805. Tornerà anche
nel 1807, in un viaggio che comprende
anche la visita all’arsenale di Venezia.
La seconda volta, il 22 dicembre 1802,
è di ritorno dai comizi di Lione, dove si
crea la Repubblica Cisalpina e dove sono
presenti una quarantina di bresciani su
400 italiani. Il Còrso ha scelto tre città
rappresentative della Cisalpina: Milano
per i possidenti, Bologna per i sapienti
e Brescia per i commercianti e, arrivan-
do a Brescia, indossa un abito di velluto
azzurro, regalatogli dai nostri concitta-
dini.
Il Regno d’Italia, creato il 27 maggio
1805, ha una superfcie di 75.000 kmq
e 6 milioni di abitanti. Va da Novara a
Rimini e dopo Austerlitz comprenderà
anche il Veneto, insomma una Padania
un poco accorciata perché il Piemonte è
francese e Genova conserva una sua lar-
vata indipendenza.
La soddisfazione più grande per noi è
dopo la sanguinosa, diffcile battaglia di
Wagram, durata due giorni (6-7 luglio
1809), quando nel favoloso castello di
Schönbrunn, vicino a Vienna, Napole-
one premia i due prodi fratelli Lechi,
Giuseppe e Teodoro, con titoli e beni.
Soprattutto Teodoro – “mon beau gene-
ral” diceva di lui il signore di Parigi – si
è distinto in tutte le battaglie importanti
comandando la guardia reale a cavallo.
Nel 1812, a Malo Jaroslavetz, difende-
rà col sacrifcio dei Lombardi la ritirata
dell’esercito francese. Pensiamo un
momento alla folla dei nobili e borghesi
(arricchiti dalle confsche napoleoniche
dei beni ecclesiastici) uscire dal teatro
e recarsi al “Café du jardin”, frequen-
tato dal Foscolo e dagli uffciali francesi
proprio all’angolo fra il corso del teatro
(corso Zanardelli) e l’odierna via X Gior-
nate. Il Foscolo era qui tra noi, proprio
nel 1807, quando pubblica “I Sepolcri”
presso la tipografa Bettoni in Broletto, e
frequentava la casa della bellissima Mar-
zia Provaglio Cesaresco Martinengo, di
vent’anni più giovane del marito, assai
comprensivo. Li vedeva spesso uscire
in carrozza dal palazzo del Novarino al
Foro in contrada “Sano loco” (oggi via
Musei). Nella nostra città, Foscolo co-
nosce molti letterati fra cui l’Arici e gli
Ugoni che ospiterà a Londra nel suo
“Digamma-Cottage”.
Uno sguardo alla moda del tempo. C’era-
no molte “meravigliose” pratiche nelle
“disposizioni orizzontali”, ma anche
dame di alta classe come la Calini e so-
prattutto la più bella di tutte, la France-
sca Lechi, che per amore del Murat aveva
lasciato il marito. I nostri concittadini,
e soprattutto i Lechi, non amavano né
Francesco Melzi d’Eril né il fgliastro di
Napoleone, Eugenio Beauharnais, pun-
tando tutte le loro carte sul bel Murat che
si trovò a suo agio soprattutto a Napoli.
Fu questo ex stalliere dalla carriera
prodigiosa che assolse Giuseppina Le-
chi per la sua condotta a Barcellona,
grazie alla intercessione di Francesca.
Essa fu la prima a sventolare il tricolore
dalla casa di Sant’Agata, dove c’era una
favolosa raccolta d’arte, purtroppo sac-
cheggiata dai cosacchi russi nel 1799.
Naturalmente lei seguiva la nuova moda
neoclassica con ardite scollature, impo-
sta da Parigi, ma infuenzata dalle sco-
perte di Ercolano, Pompei e dai marmi
del Partenone, portati da Lord Elgin
a Londra nel 1802. È l’antico “chiton
greco” che si impone con una linea snel-
la, tubolare. È scomparso il “panier” e la
vita è molto alta, contestata dalla Chiesa.
Va di gran moda il vestito alla “vestale”,
lanciato dal Boccherini nel 1807 con
l’opera omonima all’Opéra di Parigi. Un
vezzo in più è lo scialle rosso intenso di
richiamo pompeiano.
Se le donne guardano a Parigi, gli uomini
si rivolgono a Londra, donde nonostante
il blocco continentale, imposto dal si-
gnore di Francia, arrivano i dettami e la
terminologia britannici. Non più culot-
tes ma calzoni e poi redingote, carrick,
frack, spencer e globus. Si impongono
ormai il giardino all’inglese come a Mon-
za e il cimitero all’inglese come il nostro
Vantiniano, che sicuramente è il più bel-
lo d’Italia nel suo genere architettonico,
richiamandosi al Foro di Traiano.
C
ULTURA
1
2
MESI
GENNAIO 2011
La splendida veduta della Sala
del Teatro Grande di Brescia.
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lN Vl5TA DEL FUTURO
12 mesi:Layout 1 22/10/10 16:54 Pagina 1
S
e le case fossero di legno e le
strade coperte da uno strato
di sabbia rossa, la Noce po-
trebbe somigliare a uno di
quei villaggi tipici dei flm western, dove
il forestiero è guardato con diffdenza, le
insegne dei saloon cigolano e il vento è
più loquace delle persone. In questa fra-
zione cittadina abitata da 500 anime c’è
un insolito mix di desolazione e urbaniz-
zazione, con le tangenziali che la circon-
dano quasi fossero gli anelli di Saturno e
la zona industriale che sembra voler fa-
di BruNO FOrZA
gocitare il cuore di un paese che – oggi
come ieri – non riesce a considerarsi
parte integrante del tessuto cittadino.
Tra campi, case e capannoni regna
un silenzio surreale, rotto solamente
dall’incedere delle automobili e dall’eco
neanche troppo lontana di uno dei prin-
cipali polmoni del commercio bresciano:
il Campo Grande, un formicaio di attività
dai grandi nomi dove brulicano migliaia
di persone ogni giorno e ogni notte tra
negozi, supermercati e multisala. I ri-
fettori sono lì, mentre alla Noce è rima-
sta solo la luce foca dei lampioni e tutti
hanno chiuso i battenti, nel silenzio di
un quartiere dormitorio sempre più vec-
71
S
TRADE E QUARTIERI
chio e sempre meno accogliente, dove è
impossibile fare due chiacchiere con la
fornaia o il giornalaio semplicemente
perché non esistono. È il luogo ideale
per i cinesi, che osservano molto, parla-
no poco e capiscono al volo dove stabilir-
si per lavorare senza lasciare tracce nella
memoria storica di un contesto sempre
meno sociale, dove un oratorio obsoleto
resta l’unico luogo di ritrovo per i po-
chi bambini, adolescenti e giovani della
zona. Un quartiere che ha alle spalle un
ricco album dei ricordi ma che rischia di
non essere più in grado di scattare foto-
grafe, sempre che… non apra gli occhi.
IL GUSCIO È FORTE
MA IL FRUTTO È SECCO
NOCE
1
2
MESI
GENNAIO 2011
La parrocchia del quartiere
Noce a Brescia.
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lN Vl5TA DEL FUTURO
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72
CI RACCONTANO LA
NOCE
dON ANdrEA GrEGOrINI
(PArrOCChIA SANTA MArIA
dELLA NOCE)
Come descriverebbe la Noce a chi non
la conosce?
“Come una zona strana, perché è parte
della città ma non si sente tale. Nei suoi
abitanti c’è ancora la forte convinzione
di essere un paese a sé stante. Fino a
30 anni fa questo era uno dei quartieri
più popolosi della zona sud. C’erano le
scuole ed era un punto di riferimento.
Oggi non è più così”.
Come si spiega la quasi totale assenza
di attività commerciali?
“È stato chiuso tutto proprio a causa di
questa incapacità di slegarsi dalla con-
cezione di paese, come sono riusciti a
fare – ad esempio – il Villaggio Sereno e
Fornaci. Alcune scelte politiche sbaglia-
te, poi, hanno fatto sì che nascesse una
zona industriale al di qua della tangen-
ziale che ha generato una netta spacca-
tura”.
L’età media degli abitanti?
“La fascia più presente è quella della
terza età. Basti pensare che quest’anno
al catechismo abbiamo 6-7 ragazzi per
fasce d’età e ci siamo trovati costretti a
creare gruppi più fessibili vista la pe-
S
TRADE E QUARTIERI
. GIACOMO LINI - PRESIDENTE CIRCOSCRIZIONE SUD
Non trova che la Noce sia una
zona abbandonata a se stessa?
“Ci abito da dieci anni e il borgo
della Noce è sempre stato così,
con la pizzeria e l’albergo-ristoran-
te. Il Campo Grande è arrivato in
seguito dopo un’opera di riqualif-
cazione. Non ci sono insediamenti
tali da giustifcare la nascita di atti-
vità commerciali. Ritengo che non
sia una zona abbandonata, ma che
al contrario abbia un suo ruolo e
che sia un luogo in cui si vive bene,
sicuro e privo di delinquenza, che
fa leva sulle attività parrocchiali”.
La parrocchia riveste ancora oggi
un ruolo importante.
“È il luogo principale dal punto di
vista aggregativo. Abbiamo una
chiesa che è un vero e proprio gio-
iellino, fresca di restauro, siamo in
attesa del nuovo parroco e ci go-
diamo i risultati di una squadra di
calcio di grande spicco nel pano-
rama del calcio a sette. È nostra
intenzione sostenere l’oratorio e
le sue attività, in cima all’agenda ci
sono i lavori per il miglioramento
del campo di calcio. Vogliamo ren-
derlo più ampio e confortevole e
per il futuro pensiamo ad un fondo
in erba sintetica”.
La zona industriale è un bene o un
male?
“Direi che ha un’infuenza molto
marginale e che per qualcuno è sta-
ta una risorsa dal punto di vista del-
la nascita di nuovi posti di lavoro.
Realizzare nuove case nei magazzi-
ni dismessi non è possibile: se una
struttura nasce a scopi industriali al
massimo può diventare commer-
ciale. Un’opera di natura privata
mirata a migliorare la qualità della
vita dei residenti sta nascendo di
fronte alle poste, dove sorgerà un
albergo con area sosta per camion
munito di area ristoro”.
Qual è il bilancio riguardo al tema
dell’immigrazione?
“Ogni tanto bisogna intervenire
per sgomberare qualche roulotte
di nomadi, per il resto non ci sono
problemi. Qualche tempo fa sono
stati chiusi alcuni laboratori cinesi
che non rispettavano le leggi sul la-
voro, ma i cinesi presenti oggi sono
in regola”.
Cosa serve alla Noce?
“Penso che in zona ci siano tutti i
servizi necessari per vivere bene,
anche dal punto di vista del tra-
sporto pubblico, poi c’è pulizia e
ordine anche dal punto di vista
delle infrastrutture. Il nostro impe-
gno mira alla conservazione di un
borgo che vuole restare quello di
un tempo mantenendo vive le sue
tradizioni e la sua bellezza. Stiamo
lavorando per questo”.
Nelle foto alcuni scorci del
Quartiere Noce. Nellla foto
grande, l’Istituto Professionale
per i servizi alberghieri e della
ristorazione de Medici.
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2
MESI
GENNAIO 2011
73
nuria di presenze. Qui le case costano
meno rispetto ad altre realtà, ma la gen-
te che arriva da fuori si integra diffcil-
mente e continua a restare legata ad altri
quartieri”.
L’immigrazione invece ha cambiato
il volto del quartiere?
“È un’immigrazione invisibile perché di
matrice cinese, quindi priva di risvolti
sociali. C’è qualche laboratorio ma pro-
prio non li vedi”.
Che richieste farebbe alla politica per
la Noce?
“Chiederei sostegno per creare anche
qui più realtà di aggregazione. Ormai
è rimasto solo l’oratorio, quindi va po-
. VOCE AI PASSANTI
Angelo, 54 anni
“Un pregio e un difetto della
Noce? È un posto tranquillo e
questo non è un male. Il difetto
principale è che risulta poco ac-
cogliente per chi viene da fuori,
visto che è privo di servizi”.
Luigi, 40 anni
“Certo, qui a due passi ci sono
grosse realtà commerciali, ma un
quartiere o una frazione senza
fornaio o edicola fa un po’ specie.
I capannoni poi non sono certa-
mente un bel vedere”.
tenziato per dare qualcosa di prezioso ai
residenti. Lo stesso discorso andrebbe
fatto per il parco, abbandonato a se stes-
so. Poi sarebbe ora di eliminare qualche
fabbrica dismessa e creare nuovi alloggi
a costi ridotti. La Noce sta morendo, bi-
sogna darle nuova linfa”.
GIOVANNA
(BuONI O CATTIVI
BAr rICEVITOrIA)
Chi vive alla Noce?
“Ci abitano persone che sono qui da una
vita. Io non sono del posto ma ci lavoro
da diversi anni e devo ammettere che,
se potessi tornare indietro, non farei la
stessa scelta”.
Quali sono le problematiche più sen-
tite in zona?
“Niente di particolare, le uniche que-
stioni riguardano viabilità e divieti di
sosta”.
Anche la Noce è stata coinvolta
dall’immigrazione?
“In parte, soprattutto dai cinesi che si
dedicano alla produzione di abiti. Tem-
po fa, però, se ne vedevano di più”.
CArLO BOLdINI
(TrATTOrIA PIZZErIA
dA rOSANNA)
Ci descriva la Noce.
“È una zona popolata soprattutto da an-
ziani che vivono in case di proprietà. Un
tempo qui non c’era niente. Solo casci-
ne, abitazioni e campi, poi i capannoni
hanno preso il sopravvento sulle case e
questo ha reso la zona meno movimen-
tata con sempre meno giovani. Quelli
vanno dove c’è vita”.
La nascita del Campo Grande ha infuito
sulla vostra attività?
“Di sicuro, e non ha avuto effetti posi-
tivi soprattutto per le piccole attività.
Per quanto mi riguarda avrei fatto bene
a chiudere dieci anni fa”.
Carlo Boldini.
1
2
MESI
GENNAIO 2011
1
2
MESI
GENNAIO 2011
N
ella zona pedemontana,
all’inizio della pianura
padana, s’incontra Borgo-
satollo, comune raccolto
attorno ai suoi campi arati. Arrivo che
è mattina presto, la bruma all’orizzonte
ricopre le zolle ghiacciate e il paesaggio,
scegliendo strade secondarie, toglie il
fato, perché è quello che gli occhi dei
nostri nonni devono aver visto da bam-
bini, tra cappe di lana e calzettoni al
ginocchio. Mi sento quasi fuori posto –
come se la strada s’aspettasse di essere
solcata da un calesse, non da un’utilitaria
–, e m’immagino che il lupo dei fratelli
Grimm salti fuori da dietro il gelso che
incornicia l’ultima curva, prima del pic-
colo centro. Poi, tutto torna come ci si
aspetta: crocevia, rotonde, sensi unici,
pubblicità, l’altro mondo ormai alle spal-
le. Rogge, fontanili e flari, il segno della
tradizione di Borgosadòl, fanno posto
al caseggiato, alle attività che foriscono
nelle sue diverse frazioni, da Gerole a
Venezia. Non c’è molta gente per le stra-
dine di porfdo, i pochi che attraversano
i vicoli del paese si salutano tutti, con
un partecipe “sa edòm” e uno sguardo
che sorride. Un vigile, le mani dietro la
75
H
INTERLAND
schiena, controlla il disco orario delle
macchine lasciate fuori dai negozi, da-
vanti a qualche infrazione scuote il capo,
sbuffa e prosegue oltre. Allora mi viene il
sospetto che, dopotutto, qualcosa sia so-
pravvissuto, che la campagna con le sue
radici forti abbia bucato il cemento e par-
li ancora ai cuori di queste persone, no-
nostante coppola e roncola siano depo-
ste da tempo. C’è un che di bonario, una
lentezza placida. Solo che i vari Pì, Bigio
e Cichino non guardano complici il cielo
dall’uscio delle loro case, ma bivaccano in
fumosi bar, ammutoliti dal ronzio delle tv
in sottofondo. Forse sognano i tempi che
furono, forse parlano alla loro terra…
di ALESSANdrA TONIZZO
CAMPI E CONTRADE
AL LIMITARE DELLA STORIA
BORGOSATOLLO
76
dON GINO
(PArrOCChIA S. MArIA
ANNuNCIATA)
Borgosatollo ha una parrocchia gio-
vane?
“Direi di sì. Il nucleo tradizionale di par-
rocchiani, poi, ultimamente è cresciuto in
modo esponenziale, passando da 5 mila a
9 mila persone. E i ragazzi ne costituisco-
no una buona parte”.
Il volontariato, in paese, è attivo?
“Ci sono tanti gruppi di persone dedite
al volontariato. Solo a livello parrocchia-
le, posso citare i volontari per i servizi
oratoriali, per la pulizia, per la catechesi,
il G.v.a. in aiuto agli anziani e il centro di
solidarietà. Quest’ultimo, fno a poco tem-
po fa, si occupava dei problemi legati alla
droga, mentre ora è più facile che affronti i
vari disagi psicologici, così diffusi”.
Quali sono, a suo parere, i problemi
più grandi dei parrocchiani?
“A livello sociale, è sicuramente papabile
il problema del lavoro. Per quanto riguar-
da i rapporti, invece, si respira l’atmosfera
tipica della comunità di paese. Esiste la
fatica dell’accoglienza per i nuovi arrivati:
nonostante Caritas e feste dei popoli, non
è facile”.
Ma ci si aiuta, si parla?
“C’è speranza. Le faccio un esempio: con
le famiglie di oggi, che affrontano una cri-
si non solo economica, con separazioni e
quant’altro, si vive con preoccupazione un
contesto diffcile, di cui spesso risente la
fascia adolescenziale più debole. Ebbene,
da qualche tempo, si sono creati dei “grup-
pi famiglia” che si ritrovano in parrocchia
per discutere, commentarsi, trovare un
appoggio spirituale, e non solo”.
GIOVANNA FAdINI
E ANTONIO CAPrA
(EdICOLA E PrIVATIVA)
Via Molino Vecchio
Come si vive a Borgosatollo?
“La qualità della vita è buona, è tutto
molto tranquillo”.
E la sicurezza?
“Rispetto ad altri paesi, in cui sembra
succedere di tutto, qui siamo ancora
H
INTERLAND
nella norma”.
Cosa manca in paese?
“Ascoltando la gente che viene in nego-
zio, sento che vorrebbero una bella pi-
scina. Per il resto, c’è davvero tutto”.
C’è integrazione con gli stranieri?
“Sono nostri clienti, sono molto educati
e, anzi, siamo contenti di essere per loro
un punto di riferimento per alcune ne-
cessità spicciole: capisco che chi viene
dall’estero abbia anche bisogno di una
mano”.
Nessun punto debole, dunque?
“Borgosatollo ha solo perso un po’ di
smalto, ultimamente, a causa della nuova
viabilità, che ha tagliato fuori il centro”.
rICCArdO BANA
(MErCErIA)
Via del Castello
Com’è Borgosatollo?
“Un bel paese in cui si vive tranquilla-
mente e che offre molte opportunità, a
due passi, tra l’altro, dalla città”.
Con la nuova viabilità, il paese si è
davvero svuotato?
“Ci sono i pro e i contro di quest’inter-
vento: ora la situazione è migliore della
precedente, esteticamente pregevole e
con meno traffco. Certo, l’affusso, il
movimento è minore”.
Il paese è giovane?
“Noi, che gestiamo la merceria da 50
anni, lavoriamo tantissimo con i ragazzi,
CI RACCONTANO
BOrGOSATOLLO
Alcuni scorci di Borgosatollo: via
Castello, via IV Novembre e piazza
Castello.
Antonio Capra e Giovanna Fadini.
1
2
MESI
GENNAIO 2011
77
che vengono anche da fuori”.
MAurO rOdELLA
(PANE, PASTA, dOLCI)
Via 4 Novembre
Qual è la sua clientela?
“Vengono quasi solo donne, di tutte le
età, anche se ho visto crescere il nume-
ro delle giovani mamme che, dalla città,
sono venute in paese”.
Sentite la crisi?
“La gente cerca la qualità, non la quan-
tità. Un po’ di crisi c’è, ma ho ovviato ri-
dimensionando i prodotti, che così, alla
fne, ‘costano’ meno”.
Cosa spera per il paese?
“Una maggiore collaborazione tra com-
mercianti, cosa che qui non c’è. Ho
cercato di organizzare qualche evento,
qualche attrazione, ma ognuno pensa
. VOCE AI PASSANTI
Giacomo, 43 anni “La nuova via-
bilità? Tolto l’appeal estetico, ha
rovinato il centro, che non è più
vissuto, neanche la sera, momen-
to in cui si popola solo di stranieri”.
Lina, 52 anni “Un aggettivo per
descrivere Borgosadòl? Morto,
un dormitorio”.
Sara, 36 anni “Com’è cambiato
il paese nel tempo? Da dieci anni
a questa parte, la mentalità è
peggiorata: ci sono persone più
indifferenti, più diffcili”.
roberto, 54 anni “Deviando il
traffco pesante, qui, hanno de-
viato anche tutto il resto… Beato
chi vive fuori!”.
Anna, 30 anni “Qui, a mezzogior-
no come alle sette di sera, si po-
trebbe circolare nudi e nessuno se
ne accorgerebbe: non c’è vita”.
Cecilia, 22 anni “L’happy hour?
Ma qui non sanno nemmeno cos’è.
Il paese è bello, certo, ma man-
cano punti di aggregazione per
noi giovani. Che so, un locale, un
pub, una sala giochi o un cinema”.
Mauro rodella.
Marco Tonolini.
per sé, così la fatica è vana”.
MArCO TONOLINI
(FruTTA E VErdurA)
Via 4 Novembre
La sua esperienza a Borgosatollo?
“Ho aperto da sette mesi e devo dire
che, se inizialmente tutto era partito
bene, adesso è un momento di ribasso”.
Com’è la situazione economica in pa-
ese?
“La crisi si sente, non gira moneta e
l’economia è un po’ facca”.
E i paesani?
“È gente tranquilla e, cosa che mi ha stu-
pito, qui usano tutti la bicicletta”.
Tra commercianti c’è affatamento?
“Ognuno pensa per sé. Ho provato a
prendere delle iniziative, che poi si sono
rivelate buchi nell’acqua”.
1
2
MESI
GENNAIO 2011
. FRANCESCO ZANARDINI
SINDACO DI BORGOSATOLLO
Parlando con gli abitanti di Bor-
gosatollo, sono emersi alcuni
nodi cruciali. Il primo è la viabi-
lità che, rinnovata, ha dato più
respiro al paese ma gli ha anche
sottratto vitalità.
“La modifca è del 1999-2000 e, se
da un lato snellisce il traffco, dall’al-
tro, è vero, ha creato minor passag-
gio di persone che, per comodità,
fanno le tangenziali e non passano
più per il centro. Tornare indietro
non si può, credo che questo sia il
destino di tutti i centri storici dei pa-
esi e delle città, chiusi, del tutto o in
parte, al traffco veicolare”.
In secondo luogo, pare che per i
ragazzi ci siano pochi sbocchi in
paese, per la carenza sia di pun-
ti logistici di ritrovo (non c’è più
la vecchia piazza pedonale), sia
delle attività ad hoc (locali gio-
vani, cinema, piscina...).
“Le esigenze dei giovani sono abba-
stanza mutevoli, ma non per questo
le metto in dubbio. Come centro di
aggregazione, Borgosatollo offre un
centro sportivo, con bar annesso,
ma resta poco frequentato. Esiste
anche un Informagiovani. Penso che
siano i ragazzi, innanzitutto, a do-
versi fare avanti, essere propositivi,
senza aspettarsi sempre qualcosa
dall’alto: se l’idea parte da loro è un
conto, altrimenti c’è anche il rischio
di fare dei buchi nell’acqua”.
Infne, i commercianti lamentano
la mancanza di una visione d’in-
sieme, quella compattezza che
porterebbe alla nascita di piccoli
eventi corali in grado di portare
gente in paese.
“Tramite l’assessorato al commercio
e alle attività produttive, abbiamo
cercato di creare qualche evento,
ma non è che sia andato poi tanto
bene: la presenza, anche dei com-
mercianti stessi, è stata scarsa. Tor-
no a dire, anche in questo caso, che
c’è bisogno di propositività in prima
persona, di iniziative sentite che par-
tano da chi l’esigenza la avverte. Poi,
la pubblica amministrazione è pron-
ta, come può, a dare una mano”.
Cosa spera per Borgosatollo?
“Grandi risorse e possibilità, qui
in paese, non ce ne sono. Finché
ci sarà la fnanza derivata, la vedo
dura, mentre confdiamo nel fede-
ralismo fscale, che entrerà a regi-
me nel 2014. Una delle priorità è
l’intervento sugli immobili del co-
mune (scuole, asili) da ristrutturare,
mettere in sicurezza e ampliare”.
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MESI
GENNAIO 2011
G
li esperti lo chiamano
marketing territoriale
e ha come obiettivo,
attraverso l’individua-
zione di diverse strategie, la valoriz-
zazione di un territorio. E proprio a
questo scopo è stato predisposto, tra
il Comune di Palazzolo e le principali
associazioni imprenditoriali rappre-
sentative del commercio e l’Associa-
zione “Noi di Mura”, un programma
di interventi con i quali si intende
centralizzare il ruolo del commercio
per renderlo un ulteriore elemento di
valorizzazione dell’intero territorio.
Il punto di partenza del progetto è un
dato di fatto: Palazzolo si trova a metà
strada tra due importanti città come
Brescia e Bergamo, in un territorio di
grande interesse dal punto di vista am-
bientale e paesaggistico, un territorio
ricco per gli insediamenti produttivi
e che è stato in grado, nel corso degli
anni, di trasformare la propria ricchez-
79
za in servizi al cittadino aumentandone
la qualità della vita. Oggi la sfida è con-
tinuare su questo percorso cercando
di utilizzare al meglio tutte le poten-
zialità a disposizione per migliorare
ulteriormente la città e far sì che con-
tinui ad essere un luogo bello da viver-
ci per i residenti e che diventi sempre
di più un polo attrattivo per i turisti.
La logica che il DID di Palazzolo vuo-
le rendere concreta, nell’individuare
le strategie per rendere più “accat-
UN PROGETTO
PER DIVENTARE GRANDI
PALAZZOLO
Al via l’iniziativa voluta dal Comune di Palazzolo e le principali
associazioni imprenditoriali rappresentative del commercio attive sul
territorio. L’obiettivo, perseguito con una serie di interventi, è quello di
centralizzare il ruolo del commercio per renderlo un ulteriore elemento
di valorizzazione dell’intero territorio comunale.
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2
MESI
GENNAIO 2011
80
tivanti” tutto l’insieme di proposte
che il Paese è in grado di proporre,
significa stimolare i residenti e i turi-
sti a vivere maggiormente il territorio
e a credere nelle iniziative economi-
che da esso proposto. Gli interven-
ti previsti mirano ad implementare
progetti di riqualificazione urbana in
modo tale da creare un ambiente più
favorevole alla piccola e media im-
prenditoria nell’intento di indurre i
residenti a ridurre il cosiddetto “pen-
dolarismo della spesa” e attrarre flussi
turistici. Sempre in questa ottica va
poi costruito e strutturato un piano
di promozione delle produzioni ti-
piche agroalimentari ed enogastro-
nomiche e del patrimonio artistico,
culturale e architettonico esistente.
La valorizzazione di tutto il patrimo-
nio locale, la programmazione perio-
dica di una serie di eventi e manife-
stazioni e la trasformazione della città
in un luogo sempre più bello anche
esteticamente sono tutti elementi che
possono contribuire ad attrarre un nu-
mero sempre maggiore di turisti cre-
ando inevitabilmente anche un con-
sistente indotto di tipo economico.
L’importanza dell’individuazione di
queste iniziative, non è però esclu-
sivamente limitato al loro, seppur
essenziale, valore immediato. Va,
infatti, sottolineato che il proget-
to, attraverso la condivisione degli
obiettivi, è stato in grado di unire
la parte istituzionale, “pubblica”, il
Comune e i “privati” espressione del
sistema del commercio di Palazzolo.
Da numerosi incontri pubblici, dal
lavoro congiunto di tutti gli stake-
holders cointeressati e da un’attenta
e approfondita analisi della situazio-
ne attuale, si è quindi arrivati ad un
documento programmatico di riferi-
mento per l’attuazione di quelle ini-
ziative individuate per migliorare la
competitività del Distretto di Palazzolo.
Il progetto si prefgge tre obiettivi:
1) Defnire, sulla scia delle politiche
di sviluppo del territorio e parten-
do dalle esigenze delle imprese
commerciali, una strategia di co-
municazione integrata e di marke-
ting che consenta di far conoscere,
valorizzare e sostenere il Distretto.
2) Agire con opere infrastrutturali al
fne di migliorare l’accessibilità e
la mobilità nel Distretto, e di arric-
chire la qualità degli spazi pubblici
e la loro fruibilità. Infne effettuare
investimenti fnalizzati ad aumenta-
re il livello di sicurezza dei cittadini.
3) Sviluppare le attività e gli eventi soste-
nendoli con un’adeguata campagna di
comunicazione con il fne di incanala-
re i sempre più numerosi fussi turisti-
ci anche verso il rinnovato polo com-
merciale del Distretto di Palazzolo.
Importante è ribadire che il Comune
di Palazzolo, attraverso l’attuazione di
questo progetto riconosce al marke-
ting territoriale e alla promozione degli
eventi e manifestazioni, un ruolo e una
D
ID PALAZZOLO
81
1
2
MESI
GENNAIO 2011
Il progetto è stato sviluppato per ri-
spondere nel modo migliore alle logi-
che adottate nel bando della Regione
Lombardia che prevedeva sei macroaree
di intervento ammesse al cofnanzia-
mento: comunicazione e marketing del
Distretto, promozione e animazione,
leva di crescita del Distretto. Una rispo-
sta collettiva del sistema Paese alla cre-
scente capacità attrattiva dei poli com-
merciali extraurbani e al tempo stesso
un ulteriore intervento per dedicare
nuove risorse allo sviluppo e al poten-
ziamento di infrastrutture sul territorio.
interventi strutturali di qualifcazione
urbana, accessibilità e mobilità e sicu-
rezza e gestione di servizi in comune.
Partendo dal primo punto (comunica-
zione e marketing), il progetto prevede
la creazione di un Logo del Distretto che
consenta di identifcare in modo chiaro
le operazioni messe in campo favorendo
l’identificazione in un “sistema” del-
le imprese partecipanti. Dovrà inol-
tre essere in grado di rappresentare
l’area distrettuale nelle sue caratte-
ristiche di tipicità e specificità, sia
dal punto di vista commerciale sia da
quello territoriale. Si prevede poi la
realizzazione di un sito web in gra-
do di offrire agli utenti informazioni
e notizie riguardanti le attività del
Distretto, ma anche e soprattutto
di ricevere le osservazioni o le pro-
poste degli utenti. Tutto questo do-
vrà essere comunicato ai residenti,
frequentatori e turisti di Palazzolo
promuovendo i servizi offerti dal Di-
stretto, rendendo note le finalità del
progetto, comunicando le singole
iniziative e i risultati conseguiti.
.ROMANA TURRA, ASSESSORE AL COMMERCIO
Il Comune di Palazzolo sull’Oglio
ha istituito un distretto urbano
del Commercio denominato DID
PALAZZOLO.
Lo scopo fondamentale dell’isti-
tuzione del distretto è proprio
un rilancio di tutte le attività
commerciali del centro storico,
attraverso un attento lavoro di
marketing, di ristrutturazione, di
abbellimento, cioè tutto quanto
atto a rendere appetibile e pia-
cevole per i cittadini l’approc-
cio alle attività del cuore della
città. Questo aiuterà le attività
coinvolte a tenere il passo con
i grandi Centri Commerciali, a
raggiungere il duplice scopo
di proporre momenti di aggre-
gazione e sviluppare la propria
attività.
Partecipando al 3° Bando “Di-
stretti del Commercio”, il Co-
mune di Palazzolo sull’Oglio è
risultato benefciario di un con-
tributo di 281.000 euro a fronte
di un investimento comune pre-
visto di 600.000.
I distretti del Commercio han-
no inoltre il pregio di studiare
e sviluppare, oltre che agevola-
zioni economiche, percorsi nor-
mativi ad hoc ed è a questo che
si vuole puntare per favorire il
settore commercio in questi
momenti di profondo impegno
economico.
Palazzolo sull’Oglio ha il dove-
re, attraverso l’Assessorato al
Commercio, di restare sempre
all’avanguardia con tutto quanto
possa portare vantaggi e benef-
ci ai cittadini sia utenti, sia ope-
ratori commerciali.
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83
T
erra complessa la Valle Ca-
monica: ricchissima di storia,
di tradizioni che ancora si
tramandano di padre in f-
glio, di paesaggi mozzafato e gente con
un innato, forte, senso di appartenenza.
I Camuni lo sanno bene: dalla Valle è
diffcile andarsene, ma ancor di più lo
è distaccarsene. La Val camonica è vir-
tualmente divisa in due grandi aree: la
media e l’alta valle, la prima che raccon-
tiamo in questo numero, la seconda, a
vocazione totalmente turistica, da Edolo
al Tonale, che tratteremo nel prossimo
numero di febbraio. Per raggiungere la
Val Camonica si deve costeggiare Iseo,
e imboccare la tangenziale attraverso il
lungo serpentone nero di quella galleria
costruita una decina d’anni fa ma nata
già vecchia: fuori dal tunnel appare Darfo
Boario, e la prima parte del nostro viag-
gio in terra Camuna inizia proprio da qui.
Uno dei due centri economici, insieme a
Breno, della cosiddetta Media Valle, Dar-
fo Boario è un crocevia dalle due anime:
l’industriale Darfo e la turistica Boario,
nota per l’acqua e le sue terme. Quindi
Borno, dove si vive di turismo e tradizioni
familiari, dove chi parte per cercare fortu-
na altrove, prima o poi ritorna, incapace
di stare lontano dalle proprie montagne.
Il nostro viaggio è proseguito, fno a Sa-
viore dell’Adamello, dove le montagne
sono maestose, le nuvole basse e gli oriz-
zonti infniti; dove l’inverno è lunghis-
simo e le estati, ricordano i più anziani,
sempre più corte. Ci vuole passione e
uno straordinario senso di attaccamen-
to alla propria terra per vivere in mezzo
alla neve cinque mesi l’anno e a due ore
di strada dalla città. Sta di fatto che sono
tantissime le testimonianze di chi ha de-
ciso di viverci e non se ne è mai pentito.
Resta chi non può fare a meno di abban-
donarla, la sua amata valle, e si è inven-
tato un lavoro o ha deciso per una vita da
pendolare da 200 chilometri al giorno.
Storie di eroi dei nostri tempi, che fanno
i turni all’Iveco e, tra andata e ritorno, ne
passano altre 4 sulle corriere. Storie di
persone vere, di coraggio autentico, sem-
pre più rare e diffcili solo da immaginare.
L’antichissima storia della valle inizia
con la fne dell’ultima glaciazione, circa
15.000 anni fa, e gli abitanti, gli antichi
Camuni, l’abitarono fn dal neolitico la-
sciando oltre 300.000 petroglif, che fan-
no della Valle Camonica il maggior centro
d’arte rupestre in Europa, e Capo di Pon-
te, patrimonio dell’Umanità riconosciuto
dall’Unesco. A livello economico la Media
Valle Camonica ha vissuto molto di attivi-
tà mineraria, siderurgia, industria tessile
e manufatturiera, oggi in crisi più che in
altre aree bresciane. Sebbene molto gran-
de (è lunga 90 chilometri), i residenti del-
la valle sono meno di un decimo della po-
polazione bresciana e nonostante ciò ha
sempre avuto un peso di grande rilevanza
non solo nella nostra provincia. Terra di
grandi fnanzieri, politici ed alte gerar-
chie ecclesiali, la media Valle Camonica,
non è però riuscita ancora a darsi un vesti-
to moderno e di apertura all’innovazione,
né sociale, né economico, né culturale,
forse più per volontà che per incapacità.
Una valle immensa, dal clima ostile ed
estremamente variegata nei luoghi come
nelle persone, che forse più di altre sen-
tono un proprio, personalissimo attacca-
mento a tradizioni che si perdono nella
notte dei tempi. Diffcile da capire per
chi viene da fuori, altrettanto diffcile
da abbandonare per chi vi è nato.
di SALVATOrE SCANdurrA
V
1
2
MESI
GENNAIO 2011
LA MEDIA VALLE
CAMONICA
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“Non lo è più. Ci sono tante attività com-
merciali, ma per i giovani non c’è nulla,
per divertirsi si spostano verso Lovere”.
Si vive bene?
“La qualità della vita è buona. La crisi,
rispetto alla città, è arrivata da poco: noi
ce ne accorgiamo perché i clienti oltre le
necessità primarie non vanno, il crollo
del nostro reparto profumeria ne è un
esempio lampante”.
Come vede la sua attività in futuro?
“Stiamo vivendo dei cambiamenti ed è
diffcile capire dove ci porteranno”.
LOrENZA BIANChETTI
(BAr rISTOrANTE
LA CITTAdELLA)
Da quanto tempo ha l’attività qui?
“Da giugno. Prima lavoravo in Valtellina
dove facevo la stagione turistica”.
Che idea si è fatta del paese?
“È un posto fn troppo tranquil-
lo, con un alto tasso di immigrati e
un’integrazione ancora da costruire,
anche tra gli stessi stranieri. Ci sia-
mo dati un anno di tempo per deci-
dere se restare o se cambiare aria”.
MArIO BErTOLA
(FruTTIVENdOLO) Via Le Petit
Da quanto tempo ha questa attività?
“Ormai siamo alla terza generazione: da
10 anni a questa parte le cose però sono
sempre andate peggiorando, e la colpa
credo sia anche della superstrada, che ci
penalizza non poco”.
Che problemi ha?
“Parlo della mia zona: l’isola pedonale,
voluta da alcuni commercianti, è stata
un’idea sbagliata. I pochi parcheggi
sono un problema, come se non bastasse
la concorrenza dei centri commerciali”.
I giovani trovano lavoro?
“Loro non si vedono proprio in giro, appe-
na possono prendono la valigia e vanno”.
NOEMI PEdErSOLI
(TABACChErIA)
Via Bonara
Come va la sua attività?
“Le cose vanno male, questa è una cri-
si che non va più via, la gente gira poco
ormai. Certo, la mia attività regge, chi
fuma, fuma ancora, e molti tentano la
fortuna con il gratta a vinci”.
Avete tanti extracomunitari in paese?
“Tantissimi, qui c’è la concentrazione
più alta di tutta la Valle. Si sono integrati
bene, anche se la diffdenza nei loro con-
fronti non manca: c’è chi li accetta, altri
meno, dipende sempre da come si com-
portano”.
CLAudIA MArANTA
(FArMACIA)
Viale C. Tassara
È un paese vivo Darfo secondo lei?
In apertura, le celeberrime terme di
Boario. A sinistra, il ponte Montecchio.
85
CI HANNO DETTO...
V
IAGGIO IN PROVINCIA
a cura di BruNO FOrZA e SALVATOrE SCANdurrA
dArFO BOArIO TErME
1
2
MESI
GENNAIO 2011
. VOCE AI PASSANTI
Maria, 80 anni
“Sono nata qui, non lascerei mai
Darfo perché è nel cuore. La po-
litica locale? Funziona bene. È a
Roma che dovrebbero darsi una
regolata”.
rita, 54 anni
“Vivevo qui ma me ne sono andata
perché il costo delle case è troppo
elevato, ora sto a Rogno e sono
felice della mia scelta. C’è più tran-
quillità ed effcienza nei servizi. Il
sindaco di Darfo dopo il secondo
mandato si è adagiato sugli allori.
Servirebbero maggiori investimen-
ti e più attenzione alla sicurezza dei
cittadini”.
Nel numero di dicembre, a p. 99, il Di-
namic Bar di Marcheno è stato indicato
erroneamente come tabaccheria anzi-
ché come caffetteria. Inoltre, il bar non
dispone del gioco del lotto, ma è una
ricevitoria Sisal e Superenalotto.
La Redazione
rETTIFICA
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ANTONELLA CASTELLANI
(rIST. PIZZErIA GIArdINO)
Via Mila
Come va il lavoro?
“Non ci lamentiamo, lavoriamo con il
turismo, soprattutto d’estate, e con i
pranzi di lavoro. I nostri clienti vengono
anche da fuori; le cose, tutto sommato,
vanno bene”.
Che paese è Breno?
“È un posto tranquillo, si vive bene. Sin-
ceramente non lo cambierei”.
Cosa offre ai giovani?
“Per la verità non molto, per divertirsi
devono spostarsi da qui. Per i più piccoli
invece le cose vanno meglio: l’oratorio
funziona bene, e il grest, d’estate, li tie-
ne impegnati parecchio”.
MArCO CONTESSI
(BAr CITY)
Piazza degli Alpini
Cosa spinge un giovane a vivere qui?
“Io ho vissuto anche a Brescia. La differen-
za è che qui quando ti alzi alla mattina vedi le
montagne ed è tutta un’altra cosa. La qua-
lità della vita è superiore, ma i servizi sono
inferiori. L’automobile è fondamentale”.
GABrIELE CAMOSSI
(dIGITAL WOrK)
Vive a Breno?
“No, ci lavoro, ma la mia impressione è
che sia un posto vivo e attivo dal punto di
vista commerciale”.
La sua clientela viene anche da fuori
zona?
MONIA E ANTONELLA
(dELFINO SPOrT)
Via Galassi
Come vanno gli affari?
“Per il momento si vivacchia. Aspet-
tiamo il Natale e speriamo che nevichi
come Dio comanda”.
La neve è decisiva?
87
V
IAGGIO IN PROVINCIA
“Neve e terme sono le risorse primarie
della zona, capaci di attirare turisti in-
glesi e milanesi. Per il resto c’è poco”.
Quali sono i pro e i contro di vivere a
Boario?
“Il pro è la vicinanza ai laghi, il contro la
lontananza dal mare, per non parlare del
clima rigidissimo”.
Antonella Castellani.
uno scorcio di via
S. Agostino.
BrENO
1
2
MESI
GENNAIO 2011
Il centro storico di Breno.
.SANDRO FARISOGLIO, SINDACO DI BRENO
Nonostante l’ottima qualità della
vita registrata nel suo comune si
lamenta la mancanza di alcuni ser-
vizi.
“Ultimamente siamo riusciti ad ot-
tenere alcuni fnanziamenti, che
saranno utilizzati per le strade, gli
alpeggi, la cultura e il commercio.
Inoltre, per favorire quest’ultimo e i
residenti del centro storico creere-
mo nuovi posti-auto di cui il paese
necessita”.
Intendete promuovere opere a
vantaggio del turismo?
“Senza dubbio Breno è carente
dal punto di vista strutturale e ri-
cettivo. Stiamo dedicando grande
attenzione al recupero dei beni ar-
tistici e storici della zona (come la
nostra celebre rocca) e investendo
sulla cultura con la creazione, per
esempio, di un ostello low cost (ma
“a cinque stelle” per qualità) e per-
corsi ciclo-turistici. Ciò valorizzerà i
prodotti tipici e favorirà commer-
cianti e ristoratori”.
È vero che per lo svago dei giova-
ni si fa poco?
“È un problema comune a tutta la
valle, tuttavia, da trentenne, posso
garantire che specialmente negli
ultimi due o tre anni in paese sono
nati piccoli locali gestiti da giovani
per un target di clientela giovane.
Certo, per la discoteca bisogna fare
un po’ di strada, ma chi abita ed
ama la nostra valle sa che a fronte
d’indubbi pregi qualche sacrifcio è
d’obbligo”.
Cosa, a parer suo, potrebbe o do-
vrebbe migliorare in valle?
“C’è sicuramente bisogno di mag-
giore sinergia fra comuni, per un
migliore utilizzo delle risorse esi-
stenti. Per questo stiamo lavoran-
do a un progetto condiviso con al-
tri Comuni così da offrire a costi più
contenuti una più ampia gamma di
servizi, effcienti e specializzati”.
Sergio Masini
“Sì, non si limita certamente ai residenti”.
La qualità della vita le sembra buona?
“Molto buona, poi c’è un sindaco gio-
vane che ha tante buone idee. Direi
che non ci si può proprio lamentare”.
. VOCE AI PASSANTI
Luca, 22 anni
“Tolto il bar England, che organiz-
za tributi musicali e serate a tema,
i divertimenti in zona sono pari a
zero. Con gli amici ci spostiamo
verso Darfo e Lovere, ma dobbia-
mo sempre stare attenti ai control-
li dell’etilometro. Ogni sabato ci
sono almeno 4/5 pattuglie della
polizia che controllano le strade,
e in una sola sera, una volta, sono
stato fermato tre volte”.
Come vivono i giovani?
“I luoghi di intrattenimento per loro
sono davvero pochi. Bazzicano in qual-
che birreria o bevono l’aperitivo e poi si
spostano”.
ANNA COMENSOLI
(TABACCO & VENErE)
Viale XXVIII Aprile
Sentite la crisi?
“Credo la patiscano più altre attività,
come gli alimentari, noi meno: del re-
sto più la gente è stressata, più fuma. Il
gioco del lotto è calato, in compenso i
gratta e vinci sono in aumento. Si cerca
la fortuna in questi periodi”.
Ci descriva Cividate Camuno.
“Un luogo dalla discreta qualità di vita,
pieno di ragazzi attaccati al paese, che
magari vanno via per necessità, ma lo
fanno sempre mal volentieri”.
Gli extracomunitari si sono integrati?
“Qualcuno sì, altri meno: abbiamo pa-
recchi albanesi e marocchini, ma in ge-
nerale non hanno mai creato problemi”.
89
V
IAGGIO IN PROVINCIA
. VOCE AI PASSANTI (BRENO)
daniele, 36 anni
“Che richieste farei al sindaco? Coinvolgere e appassionare i giovani
per far sì che non si disperdano, poi sostenere le famiglie”.
Gino, 63 anni
“Se non fosse per le scuole non ci sarebbe anima viva in giro. Gli eventi
organizzati sono pochissimi e per di più contestati da chi vuole tran-
quillità assoluta 24 ore su 24 e 365 giorni l’anno. I vecchi si lamentano
sempre e i giovani se ne vanno”.
Giorgio, 50 anni
“Cosa direi al sindaco? Che sulle multe serve più fessibilità. In 40 anni
non ne ho mai prese, negli ultimi 3 mesi ne ho dovute pagare quattro”.
TErESA GELFI
(BAr CENTrALE)
Via IV Novembre
Il turismo è una risorsa per Cividate?
“Lo è in estate grazie all’anfteatro e alla
pista ciclabile. Speriamo che la Pro Loco
si dia da fare anche nelle scuole perché
ce n’è bisogno”.
CIVIdATE CAMuNO
1
2
MESI
GENNAIO 2011
Il fume Oglio a Cividate.
Teresa Gelf.
BOrNO
MArILENA
(BAr MArOhS CAFÈ)
Piazza Umberto I
Quali sono i pro e i contro di Borno?
Marilena del bar Marohs.
“È un paese bellissimo da visitare, ma viver-
ci è un’altra cosa. I pro sono la tranquillità
e il paesaggio, i contro sono tutto il resto”.
Qual è lo scenario turistico attuale?
“Ci sono poche presenze e i turisti sog-
giornano per breve tempo più in estate che
in inverno. Gli impianti sciistici, poi, sono
fuori zona e i giovani non sono abituati a
questi ritmi di vita”.
PIETrO ANdrEOLI
(ALIMENTArI FIOrE)
Come si vive a Borno?
“Qui c’è tranquillità e si vive bene, i pro-
blemi riguardano il lavoro, perché è davve-
ro poco negli ultimi tempi e il turismo rag-
giunge Borno solo in agosto e a Natale”.
L’offerta turistica è all’altezza?
“Non proprio. Mancano strutture ricettive
e qualcosa per attirare i giovani, come im-
pianti sportivi e cinema. Ormai è un paese
per vecchi”.
GINA BAISOTTI
(GINA SPOrT)
Via Veneto
Come giudica la qualità della vita a
Borno?
“Che a Borno si viva bene non c’è dubbio,
ma il turismo zoppica e gli outlet ci stan-
no schiacciando. I nostri clienti vengono
da Brescia, Milano e Cremona, si tratta
soprattutto di gente che ha qui la seconda
casa, più i soliti affezionati che vengono
qui ogni anno”.
Il turismo sportivo esiste?
SErGIO TurETTI
(EdICOLA rIVETTA)
Via Italia
Un pregio e un difetto di Capo di Pon-
te?
“È un paese da visitare, ricchissimo di sto-
ria, ma forse tanti paesani non hanno an-
cora imparato a sfruttarne le potenzialità”.
Il turismo è sfruttato bene secondo
lei?
“Più d’estate, abbiamo tre parchi stu-
pendi, ma d’inverno la maggior parte
delle visite è appannaggio delle sole
scolaresche. Si potrebbe fare qualcosa
di più”.
Che momento sta vivendo il paese?
“La crisi ha raggiunto anche noi: tanti
sono in cassa integrazione, si spende
meno e ci si lamenta sempre di più”.
“Andava bene con le squadre di calcio che
venivano qui a fare i ritiri, ma il problema
di Borno è proprio quello: manca la ricet-
tività alberghiera per accogliere turisti ita-
liani ma soprattutto stranieri”.
PArruCChIErE FIOrENZO
Piazza Umberto I
Regge il turismo a Borno?
“Va meglio d’estate che in inverno, un
controsenso. Del resto in paese non ab-
biamo sviluppato la ricettività alberghiera,
e il turismo vive soprattutto sulle seconde
case. Tolti due, tre giorni a Natale, d’in-
verno non si vede più quasi nessuno”.
Cosa chiederebbe all’amministrazio-
ne comunale?
“Riuscire a tener bene quello che già c’è
sarebbe importante: è inutile fare progetti
se poi si dimenticano per strada e riman-
gono tali”.
I giovani vivono il paese?
“Loro giustamente dell’aria buona e delle
pinete non se ne fanno niente: negli anni
’80 avevamo due discoteche e per loro il
divertimento non mancava”.
Fiorenzo, parrucchiere a Borno.
Eugenio rivadossi.
una suggestiva immagine
invernale del centro di Borno.
91
V
IAGGIO IN PROVINCIA
1
2
MESI
GENNAIO 2011
. ANTONELLA RIVADOSSI, SINDACO DI BORNO
Molti lamentano un turismo
scarso rispetto alle potenzialità
del paese. Cosa risponde?
“Che è assolutamente vero, nulla
da obbiettare. È un problema re-
ale che si trascina da tempo”.
Cosa fa il Comune per ovviare?
“Facciamo del nostro meglio, con
le scarse risorse a nostra disposi-
zione, ma manca la disponibilità
del privato ad investire su qual-
che opera che non sia residenzia-
le. L’amministrazione può fare e
fa la sua parte, promuove incenti-
vi e facilitazioni (altre ne verranno
a breve col nuovo Pgt), ma nulla
può cambiare senza un concreto
interesse di tutti a promuovere
nuove iniziative turistiche: serve
una nuova formula e serve che
l’appoggino tutti”.
In paese mancano strutture per
i giovani e lo sport.
“Per anni, un diffuso disinteres-
se a proporre luoghi ricettivi e
di svago per i nostri ragazzi ha
comportato, oggi, la loro quasi
totale assenza. Stiamo cercando
di rimediare con la realizzazione
di nuovi impianti sportivi e la pro-
posta di qualche evento musica-
le, ma molta strada è ancora da
fare. Purtroppo, ancora una volta,
poco può fare l’amministrazione a
fronte di una mentalità poco par-
tecipativa. Come per l’imprendi-
toria così anche i nostri ragazzi
dovrebbero darsi maggiormente
da fare, proponendo idee e solu-
zioni che noi saremmo ben lieti di
assecondare e sostenere…”.
Sergio Masini
EuGENIO rIVAdOSSI
(ALBErGO VENTurELLI)
Piazza Roma
Sentite la crisi?
“Il primo contraccolpo lo abbiamo sentito
due anni fa, ma quest’anno le cose sono
andate molto peggio, basti pensare che
durante il periodo natalizio abbiamo re-
gistrato il pieno solo dal 30 dicembre al 2
gennaio. Le settimane bianche ormai sono
solo un ricordo della metà degli anni ’90,
oggi il turismo è solo da week-end, e noi
non sappiamo più se assumere o meno”.
Come vede la sua attività nel prossimo
futuro?
“Mi sono dato dieci anni di tempo: il mio
lavoro è la mia passione, e continuerò a
farlo fnché potrò, ma questo è un mo-
mento di stallo un po’ per tutti, e nessuno
riesce a capire da dove poter ripartire”.
Cosa rimane ai ragazzi di Borno?
“Su 10 restano in paese non più di 4:
loro dovrebbero ricominciare dai lavori
di una volta, imparare a sfruttare le ma-
terie prime del territorio. Dal canto mio,
nonostante il periodo nero, a 57 anni
mi sto rimettendo in gioco aprendo una
pizzeria: una sfda, che spero possa esse-
re da stimolo e aiutare i nostri ragazzi”.
CAPO dI PONTE
Sergio Turetti, vice sindaco.
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. ALBERTO TOSA, SINDACO DI SAVIORE DELL’ADAMELLO
Saviore lamenta, a fronte di un’età media molto ele-
vata, lo scarso ricambio generazionale.
“Saviore oggi è abitato per lo più da anziani e deve fare
i conti con un decremento demografco senza prece-
denti. La natalità media è di 1-2 bambini l’anno e le gio-
vani coppie preferiscono, a ragione, spostarsi dove ci
sono più comodità e soprattutto opportunità di lavoro.
Io stesso, come tanti del luogo, ho trovato impiego solo
all’Iveco e ogni giorno devo mettere in conto tre ore di
strada per andare e tre per tornare: un sacrifcio sfbran-
te che non mi stupisce i giovani vogliano evitare”.
Cosa può fare l’Amministrazione per offrire nuove
vie?
“Appoggiamo come possiamo chi tenta nuove strade
quali, per esempio, il ritorno ai vecchi mestieri, alleva-
mento e pastorizia, fnalizzati a produzione e commer-
cializzazione di prodotti tipici, e il turismo. Possibilità e
proposte ne sono state offerte, ma mai raccolte dall’ini-
ziativa privata. Una bella struttura fnanziata, a scopo
ricettivo, dalla Comunità Europea è stata predisposta
per invogliare qualche giovane (che non avrebbe dovu-
to pagare neanche un euro d’afftto) ad aprirvi un’atti-
vità: nessuno ha voluto rischiare ed ora la gestisce un
imprenditore di Cassino”.
Sta crescendo però il numero di seconde case…
“Verissimo. E questo signifca il non trascurabile vantag-
gio d’evitare il degrado edilizio. Tuttavia, se ciò aiuta le
poche attività commerciali presenti, si è ben lontani da
vantaggi continuativi e certi per l’indotto turistico”.
Sergio Masini
FrANCA
(PESCA SPOrT E SOuVENIr)
L’indotto turistico creato dai parchi
favorisce le attività commerciali del
centro storico?
dINO BONOMELLI
(ALIMENTArI) Via Adamello
Come si vive in un paese di montagna
come Saviore?
“Benissimo: abbiamo tutta la pace e la
tranquillità del mondo, aria buona: direi
che la qualità della vita, quassù, è davvero
alta”.
“Per niente. I pullman vanno diretti ai par-
chi e ormai da qui non passa più nessuno.
C’è grande desolazione e ho intenzione
di chiudere il mio negozio anche perché
la gente è disincentivata a passeggiare in
centro dalla minaccia delle multe. Questa
settimana non ho incassato nemmeno
un euro. Per fortuna non pago l’afftto”.
VALErIA CErESETTI
(PrOFuMErIA)
Com’è la qualità della vita a Capo di
Ponte?
“I cittadini non stanno male ma il paese
sta facendo grossi passi indietro. Turisti
. VOCE AI PASSANTI
Laura, 61 anni
“Qualche anno fa c’era più vita,
adesso mancano le iniziative, an-
che tra i commercianti. I servizi poi
sono carenti: mio fglio per anda-
re in piscina deve muoversi verso
Darfo o Edolo”.
Eva, 34 anni
“La nostra è una valle un po’ morta,
ma lo è sempre stata. Per i giovani
non ci sono divertimenti, ma forse
anni fa ci si accontentava di più”.
93
V
IAGGIO IN PROVINCIA
1
2
MESI
GENNAIO 2011
Vivete di turismo?
“In paese ci sono tante seconde case abi-
tate soprattutto d’estate, ma anche nel
periodo natalizio. L’inverno è veramente
lungo, ma siamo ben attrezzati”.
Si lavora ancora bene?
“Anche nel nostro piccolo la crisi la sentiamo:
il lavoro è calato e il superfuo non lo com-
pra più nessuno, ma lamentarsi è inutile?”.
I giovani trovano ancora lavoro in
zona?
“Chi ha un’occupazione se la tiene ben
stretta e non pensa neanche minimamente
di andarsene. Tanti partono per necessità,
ma altrettanti decidono per una vita da
pendolare che li occupa 12 ore al giorno:
200 km al giorno, per andare e tornare da
Brescia, sono davvero tanti, ma i nostri ra-
gazzi sono ancora capaci di fare sacrifci”.
ANNA MArIA BOLdINI
(ALIMENTArI)
Via Risorgimento
Quali sono i momenti di maggiore af-
fuenza turistica?
“Il periodo più intenso va da metà luglio a
metà agosto, ma ormai è rimasto appena
quello se escludiamo qualche ponte e i fne
settimana di chi ha le seconde case”.
Saviore non è un paese per giovani…
“La gioventù si trasferisce a Brescia a lavora-
re, qui si viene solo per riposare il sabato e la
domenica oppure si va avanti e indietro tutti
i giorni come fanno i pendolari. Siamo circa
350 abitanti, soprattutto anziani. Le nostre
radici sono qui per questo siamo contenti di
viverci”.
non se ne vedono, mentre 20-30 anni fa
era tutta un’altra storia”.
Da cosa deriva questa regressione?
“Le amministrazioni comunali non sono
state capaci di sfruttare la grande risorsa
del parco delle incisioni e sono state per-
se numerose opportunità”.
E i giovani come se la passano?
“Male. Non hanno la possibilità di aprire
attività perché le leggi non li agevolano,
c’è troppa burocrazia e non si punta a
diversifcare i negozi del centro così fni-
scono per andarsene perché non ci sono
opportunità. I centri commerciali, poi, ci
hanno ucciso”.
SAVIOrE dELL’AdAMELLO
dino Bonomelli.
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1
2
MESI
GENNAIO 2011
di FErdINANdO MAGNINO
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LE SOCIETÀ CANCELLATE
Q
uando una società è
estinta e cancellata dal
Registro delle Imprese,
chi risponde di eventua-
li accertamenti notifcati
successivamente?
Secondo l’art. 36 del DPR 602/73,
in materia di Ires, la responsabilità dei
soci è limitata al valore dei beni che
hanno ricevuto in assegnazione nel
corso degli ultimi due periodi di impo-
sta precedenti alla messa in liquidazio-
ne, nonché dei beni sociali ricevuti in
assegnazione dai liquidatori durante il
tempo della liquidazione. Il principio,
tuttavia, non si estende ai maggiori tri-
buti accertati relativi ad Irap e Iva.
Si ricorda, poi, l’art. 2495 c.c., il quale
prevede che nelle ipotesi di liquidazio-
ne di una società di capitali, a seguito
della cancellazione dal registro delle
imprese, si ha l’estinzione della società
con la conseguenza che la società me-
desima non può in alcun modo essere
chiamata in giudizio, né può essere
chiamata a rispondere di eventuali ob-
bligazioni sorte durante la propria esi-
stenza. Un eventuale ruolo intestato
alla società ormai estinta sarebbe, per-
tanto, illegittimo.
Sulla base delle considerazioni svolte,
il dubbio riguarda la possibilità di noti-
fcare legittimamente un accertamento
ai singoli soci. È doveroso, in merito,
precisare che la norma di cui al citato
art. 2495 c.c. prevede che “dopo la
cancellazione i creditori sociali non
soddisfatti possono far valere i loro
crediti nei confronti dei soci, fno alla
concorrenza delle somme da questi ri-
scosse in base al bilancio fnale di liqui-
dazione”.
Nell’ambito dell’ordinamento tributa-
rio, al di fuori dell’ipotesi appena deli-
neata, trova applicazione la disposizio-
ne di cui all’art. 36 del Dpr 602/73,
laddove viene previsto – in materia di
Ires – che “i soci o associati, che hanno
ricevuto nel corso degli ultimi due pe-
riodi di imposta precedenti alla messa
in liquidazione danaro o altri beni so-
ciali in assegnazione dagli amministra-
tori o hanno avuto in assegnazione beni
sociali dai liquidatori durante il tempo
della liquidazione, sono responsabili
del pagamento delle imposte dovute
dai soggetti di cui al primo comma nei
limiti del valore dei beni stessi, salvo
le maggiori responsabilità stabilite dal
codice civile”.
A mio avviso la predetta disposizione,
secondo quanto affermato da costante
giurisprudenza della Corte di Cas-
sazione, è da intendersi quale mera
obbligazione di ordine civilistico. In
base a quanto si evince dalla relazione
illustrativa al Dpr 602/73, infatti, la
responsabilità dei soci “adempie, in
defnitiva, ad una funzione analoga a
quella della revocatoria in sede civile”.
Il principio non vale per i debiti rela-
tivi ad Iva e Irap: infatti il dettato della
disposizione non può essere esteso in
via interpretativa al recupero dell’Iva
e dell’Irap nei confronti dei soci, po-
sto che in materia tributaria vige il di-
vieto di applicazione analogica di cui
all’articolo 19 del DLgs. 26 febbraio
1999, n. 46, il quale sancisce che: “Le
disposizioni previste dagli articoli (…)
36 (…) del Dpr 29 settembre 1973, n.
602, si applicano alle sole imposte sui
redditi”.
Come prevede l’art. 36 del citato Dpr
602/73, l’atto emanato ai sensi di tale
norma deve essere impugnato dinanzi
alla giurisdizione tributaria, entro ses-
santa giorni dalla notifca.
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P
OST-IT 96
1
2
MESI
GENNAIO 2011
Pelo e
di IMMANUEL
immanuel
@
dodicimesi.com
industriali privati, i piccoli industriali
bresciani, stiano molto attenti, se non
vogliono che Intersind – l’ex Confn-
dustria delle aziende pubbliche sciol-
ta con la fne dei panettoni di Stato
– risorga dalle sue ceneri e divori la
Confndustria degli industriali privati,
quelli che ancora oggi vivono di prez-
zi, di competitività, di concorrenza, di
ingegno, di creatività e di mercato.
Fuori Punzo, patron del Cis Inter-
porto, imprenditore privato con 550
aziende, dentro le Ferrovie dello Sta-
to di Mauro Moretti. Pare sia questo
il prezzo dell’arco del trionfo sotto il
quale è passato, il 16 dicembre scor-
so, Paolo Graziano, prossimo nuovo
presidente dell’Unione Industriali
di Napoli. Notizia di scarso rilievo,
tutto sommato, non essendo Napoli
l’ombelico del mondo industriale
italiano. Ma la notizia c’è, ed è di
rilievo, se si guarda appena sotto la
superfcie. Senza voler dare peso alle
fantanotizie circa gli scontri al vertice
di Confndustria tra ex amici, appare
chiaro che Mauro Moretti ha scelto
dal suo mazzo di carte – napoletane,
manco a dirlo – un carico da undici,
e lo ha messo sul piatto della partita
per Palazzo Partanna, sede dell’As-
sociazione degli industriali parteno-
pei. Ed ha vinto. Paolo Graziano non
avrà nel suo Consiglio di Presidenza
Gianni Punzo, tipico industriale pri-
vato, bensì il rappresentante di Fer-
rovie dello Stato, tipica espressione
dell’imprenditoria ex pubblica, che
ancora oggi vive di tariffe e non di
prezzi. Certo, non è la fne del mon-
do, anche perché dall’ombelico al
cuore di distanza ce n’è ancora tan-
ta. Tuttavia sarà necessario che gli
no a parlare i cinesi, invece, ed ormai
lo fanno in veste “istituzionale”, con
il signor Chen Wenxu. Ci sarà anche
lui, in Broletto, il prossimo 2 giugno,
assieme a Bettoni, Dallera e Massolet-
ti, per citarne solo alcuni? Non sarebbe
poi così strano! In fondo, l’elettronica
delle nostre case è ormai quasi tutta
cinese, così come tanto pomodoro
sull’italianissima pizza, e perfno gli
imprenditori bresciani si sono arresi
alla pacifca invasione, dopo aver invo-
cato a lungo protezioni e dazi contro lo
“strapotere giallo”. Può darsi, alla fn
fne, che siano loro “il nuovo che avan-
za”, mentre il “vecchio” non sa ancora
dove andare.
La Cina non è più vicina, è arrivata,
anzi è qui tra noi, anzi ha messo radici,
ed anche profonde, ha perfno fonda-
to l’”Associazione Cinese a Brescia”,
centocinquanta aziende rappresentate,
cerimonia al President hotel di Ronca-
delle, alla presenza di rappresentanti
istituzionali, anche milanesi, secondo
le cronache. Chi rammenta più i con-
fitti tra AIB ed API, tra Confcommer-
cio e Confesercenti, Coldiretti e UPA?
Ci sono ancora costoro, verrebbe da
chiedersi? Alcuno sì, anche se si sento-
no poco o nulla, altri si sono fusi, quasi
un anno fa, in un nuovo, unitario sog-
getto di rappresentanza, che ancora,
ovviamente, non sa parlare. Comincia-
ChEN WENXu ALLA CONQuISTA dI BrESCIA
CONFINduSTrIA NAPOLI, IL rITOrNO dI INTErSINd?
97
Così lo ha impietosamente defnito Ser-
gio Rizzo, in un suo articolo del 21 otto-
bre. Due economisti di rango, come Tito
Boeri e Pietro Garibaldi lo avevano già da
anni defnito un Ente inutile. E perfno
due funzionari dello stesso Cnel, San-
dro Tomaro e Larissa Venturi, precisa
Rizzo, avevano condiviso, auspicandone
la soppressione, in mancanza di modi-
fche. Nessuno ha replicato alcunché.
E il Cnel continua come prima, con un
costo stimato di 20 milioni nel 2010, i
suoi 121 consiglieri tra i quali un certo
Raffaele Vanni. Chi è costui? Un ex sin-
dacalista della Uil, che chi ha meno di 60
anni non può ricordare, perché dal 1958
è entrato nel Cnel e non ne è più uscito,
roba da “Chi l’ha visto”. Ma nessuno ha
interesse a sollevare il problema. Nel
Cnel ci sono i sindacati, sempre pronti a
litigare tra loro, ma non nel Cnel, ci sono
gli imprenditori con i loro rappresen-
tanti, ci sono le categorie professionali.
A presiederlo c’è Antonio Marzano, che
qualcuno avanti negli anni ricorda come
ex ministro, ma che probabilmente è sco-
nosciuto come rappresentante del Cnel.
Che è organismo di alto rango, previsto
dalla Costituzione. Pensato dai padri del-
la Patria per un alto fne, ma fnito prati-
camente nel nulla. Ma che resta lì, monu-
mento alle buone intenzioni. Intanto si
taglia il 5 per mille per quelli che le buo-
ne intenzioni non solo ce le hanno, ma le
mettono in pratica, come a Brescia, terra
di antica solidarietà, dimostrano in tanti.
La Lega dice no al Museo del La-
voro. Per questo no molti si sono
scagliati contro la Lega.
Ma in un periodo di crisi così pro-
fonda, in cui molte migliaia di gio-
vani bresciani sono senza lavoro, è
giusto spendere soldi per il Museo
del lavoro? E si può sapere quanti
soldi mettono a disposizione, per
la sua costruzione e il suo mante-
nimento, gli industriali e i sinda-
cati, che del lavoro sono i rappre-
sentanti? Ma forse è una domanda
sciocca, per pagare ci sono sempre
i contribuenti, anche i pensionati
con meno di mille euro di pensione
e con le trattenute per il sindacato,
spesso a loro insaputa…
CNEL, L’OSPIZIO dEI PrOduTTOrI
STATO dI ALLArME
Sono bastate queste tre parole del Pre-
sidente del Consiglio spagnolo ed è
avvenuto ciò che è impensabile in Ita-
lia: il potere è passato nelle mani dei
militari, i 450 controllori di volo sono
ritornati al lavoro – l’alternativa era
il carcere fno a 16 anni e il licenzia-
mento – mentre nelle torri di controllo
erano già entrati i controllori dell’ae-
ronautica militare. E si può scommet-
tere che qualcuno degli scioperanti
con falso certifcato di malattia il posto
ce lo rimetterà, lo vuole l’87% degli
spagnoli. Merito di Zapatero? Certo,
ma non solo e non soprattutto. Il me-
rito è soprattutto – va riconosciuto –
volenti o nolenti, di Franco. Sì, lui, il
generalissimo, il caudillo, il dittatore.
Era sua la legge che gli spagnoli hanno
conservato e che Zapatero ha applica-
to. Questo vuol dire che la salvaguardia
della democrazia, di quella stupenda,
ineguagliabile forma di governo del
popolo che ormai rischia di rimanere
un ricordo nei libri di storia, o un vo-
cabolo nei dizionari contemporanei,
a volte può passare per le mani di un
dittatore, attraverso leggi facilmente,
o con faciloneria, defnite liberticide.
Con l’approvazione di un milione di
democratici spagnoli, contro 450 pre-
varicatori della democrazia. E in Italia?
Noi siamo più avanti, naturalmente.
Noi abbiamo, ormai da vent’anni, la
Commissione di garanzia dell’attua-
zione della legge sullo sciopero nei
servizi pubblici essenziali…, anche se
probabilmente, fnora, soltanto pochi
se ne sono accorti.
MuSIL,
LA LEGA dICE NO
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2
MESI
GENNAIO 2011
di ALESSANdrA TONIZZO
Per un’alimentazione corretta, i consigli
del buon senso e di un professionista.
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I
NCONTRI
I
mmersi nel vivace dinamismo
della palestra Millennium, driz-
ziamo le orecchie per parlare
con Luca Barbieri, chef che
ha dato la sua impronta alla cucina del
ftness club con un self service aperto ai
soci che rispecchia la sua idea di cucina,
di cui parla in Athletic culinary book,
libro i cui proventi saranno in parte de-
voluti all’Associazione Italiana Sclerosi
Laterale Amiotrofca. Classe 1969, Bar-
bieri, originario di Urago Mella, ha un
modo tutto suo di intendere la cucina e
l’alimentazione, soprattutto quando si
parla di sport.
Cosa vuole comunicare ai suoi letto-
ri?
“Questo libro, la mia terza pubblicazio-
ne (il quarto uscirà a febbraio ndr), fa
parte di una collana che vuole racconta-
re la mia idea di cucina, da me chiamata
“cucina lineare”: in poche parole, una
cucina del benessere che dà corpo a
tutti i valori nutrizionali corretti grazie
alla giusta elaborazione degli alimenti,
rispettando la materia prima. Si tratta di
un nuovo programma ritenuto tra i più
autorevoli dagli addetti al lavoro a livello
internazionale, sia dal punto di vista tec-
nico che scientifco, in quanto è stato va-
lidato da medici, docenti e professionisti
della scienza dell’alimentazione”.
Un altro libro di cucina in un mercato
che pare saturo: c’è un di più nel suo
testo?
“In un momento in cui si parla tanto di
intolleranze alimentari, occuparsi delle
dinamiche che infuenzano lo star bene,
non solo a tavola, è importante. Nel mio
piccolo, ho trasformato il modo tradi-
zionale di stare ai fornelli con le nuove
tecniche insegnateci dalla scienza, sem-
plifcate per essere alla portata di tutti,
dall’acquisto, alla cottura, alla conserva-
zione dei cibi”.
A proposito d’intolleranze, lei si è oc-
cupato anche di questo?
“Certo: nel marzo 2008 è uscito il mio
libro Semplicemente Cucina: regimi
dietetici speciali no glutine, frutto di una
lunga sperimentazione sui prodotti, ap-
punto, privi di glutine. Ho sempre avu-
to un’attenzione particolare allo studio
e alla ricerca, e purtroppo la celiachia
oggi è una realtà diffusa. Nel 2011 sarà
pubblicato Evoluzione no glutine, un
ricettario realizzato per far fronte alle
esigenze tanto delle massaie che dei pro-
fessionisti”.
Ogni chef ha un suo credo particolare.
Il suo?
“Il mio punto di partenza è credere fer-
mamente che il cibo sia un farmaco, e
come tale causi effetti devastanti tanto
abusandone che privandosene. Il passo
successivo è l’intento di far capire che
ogni alimento, trasformato tramite cor-
rette procedure, è salutare e accessibile
a tutti”.
Lei ha fatto sport a livello agonistico
ed ha collaborato con medici sportivi.
Qual è la regola alimentare principale
per chi fa sport?
“Una persona che pratica sport, anche
solo a livello amatoriale, non può ali-
mentarsi sempre nello stesso modo ma,
in base all’attività e allo sforzo compiuto,
deve avere un apporto nutrizionale varia-
to”.
La prefazione di Athletic culinary
book è a cura di Antonio Paroli, en-
docrinologo e nutrizionista, diretto-
re di Medical S.p.A., centro con cui
lei collabora, presso l’ambulatorio
multidisciplinare per il controllo e la
gestione del peso. Quando avvalersi di
uno specialista per variare il proprio
regime alimentare?
“Il medico, nella veste del nutrizionista,
è sempre indispensabile per parlare di
una “dieta”, per scegliere se la persona,
sportiva e non, debba mangiare più o
meno rispetto al consueto, costruendo
una tabella alimentare ad hoc”.
Tornando allo sport, cosa e come
mangiare quando ci si allena?
“Chi determina l’apporto dei valori
MENS SANA
IN CORPORE SANO
Luca Barbieri.
1
2
MESI
GENNAIO 2011
Bresciano di Urago Mella, Luca Barbieri, classe 1969, consegue il diploma di
qualifca di addetto ai servizi alberghieri di cucina a Gardone Riviera, presso
l’Istituto Alberghiero di Stato “Caterina De’ Medici”. Dopo il normale ap-
prendistato, lavora in diverse strutture alberghiere di pregio, aggiornandosi
costantemente tramite stages, seminari, scuole di cucina e di aggiornamento
professionale sull’utilizzo delle tecnologie evolute nel campo culinario. Presto
intraprende l’attività di consulente e docente formatore, entrando in contatto
con realtà estere e pubblicando alcuni libri, tra i quali “Semplicemente Cucina:
regimi dietetici speciali no glutine” (2008) e “Stilelibero, tecniche e ricette
fra tradizione ed innovazione con il sottovuoto” (2009). Non mancano ricono-
scimenti internazionali come il “Grand Cordon d’Or de la Cuisine Francaise” e
la “Maestria di Cucina” dedicato ai Discepoli di Auguste Escoffer, entrambi nel
2009. Anche a seguito della recente pubblicazione, “Athletic culinary book”,
interviene come ospite a conferenze e programmi televisivi in qualità d’esperto
sulla cucina del benessere e intolleranze alimentari, sulle tecniche evolute di
cucina e conservazione degli alimenti. Ad oggi partecipa come insegnante del
settore terza area presso le scuole alberghiere di Idro e Riva del Garda, collabo-
rando inoltre con aziende produttrici di alimenti e tecnologie.
lineare, pur accogliendo prodotti pro-
venienti dall’estero, è rispettosa dei pro-
dotti che il nostro territorio ci offre, tanto
nella concezione che nella trasformazio-
ne dei sapori della cucina mediterranea,
di cui dobbiamo essere orgogliosi”.
Cosa pensa della demonizzazione dei
carboidrati che, pur facendo parte
della dieta mediterranea, vengono as-
sociati all’aumento di peso?
“Anche per questo esiste il medico nutri-
zionista, che valuta con competenza. La
mia opinione resta che consultare tabel-
le o diete falsate, non convalidate dalla
scienza, rischia di giocare a discapito di
alcune sostanze che sono invece impor-
tanti per il nostro benessere psico-fsico.
Punterei su un binomio infallibile, vale a
dire quantità e qualità ottimali”.
nutrizionali è sempre il medico nutrizio-
nista, al quale ci si deve rivolgere anche
se si pratica un’attività blanda. Da chef
quale sono mi sento solo di consigliare
un’attenzione particolare alla materia
prima e alla sua trasformazione, in parti-
colare nell’uso dei grassi durante la cot-
tura, spesso abusati, come l’olio”.
Certo, con i condimenti è sempre me-
glio non esagerare: qualche consiglio
pratico?
“Io raccomando sempre l’utilizzo delle
pentole antiaderenti per effettuare le
cotture, i cui vantaggi sono moltissimi,
in primis la riduzione delle quantità pro-
prio di quei grassi normalmente utilizza-
ti sui fornelli”.
Cosa ci può dire in merito alle diete-
moda che, periodicamente, impazza-
no, promettendo miracoli?
“Le diete devono essere applicate solo se
hanno validità a livello scientifco, se sono
frutto del lavoro di persone competenti.
Ne ho provate diverse sulla mia pelle, ma
sempre sotto controllo medico”.
Come si sposa la cucina lineare con la
dieta mediterranea, sancita dall’Une-
sco patrimonio dell’umanità?
“Si sposa benissimo, perché la cucina
100
I
NCONTRI
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2
MESI
GENNAIO 2011
In questa pagina, alcune
preparazioni di Luca Barbieri.
BERGAMO 90.8
BRESCIA 92.0
BOLZANO 95.9
COMO 90.9
CREMONA 92.0
LODI 90.8
MILANO 90.8
MANTOVA 107.7
NOVARA 90.9
PIACENZA 90.8
PARMA 90.8
PAVIA 90.8
TRENTO 91.7
VARESE 90.8
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GENNAIO 2011
“ERCOLE FONDATORE” TORNA A BRESCIA
Ercole torna nella città che la tradizione vuole abbia fondato.
Dall’11 febbraio al 12 giugno 2011, al Museo di Santa Giulia,
in contemporanea con la mostra “Matisse. La seduzione di
Michelangelo”, si terrà la mostra “Ercole Fondatore”. Per la
prima volta, un’esposizione rilegge in maniera sistematica
il mito dell’eroe greco, dalle fatiche agli amori, dall’Antichità
pagana al XVI secolo: una preziosa selezione di opere
archeologiche, medioevali e rinascimentali che rappresentano
una rara campionatura dei temi legati alla fgura di Ercole. Tra
le numerose opere di pregio presenti: la fronte del sarcofago
conservata a Palazzo Altemps di Roma, che illustra il mito
delle dodici fatiche erculee, e “Ercole e L’Idra” (in foto) di
Antonio del Pollaiolo degli Uffzi.
Q
UI E LÀ
//news.001
a cura di rOLANdO GIAMBELLI
QUI & là
1
2
MESI
//news.002
DIPLOMA ACCADEMICO HONORIS CAUSA
A MASSIMO MININI
Nel corso della cerimonia di inaugurazione del nuovo anno
accademico 2010/2011 della Laba (Libera Accademia di Belle
Arti) di Via Don Vender (Bs) è stato conferito il Diploma
Accademico honoris causa al gallerista bresciano Massimo
Minini (in foto con un’opera di Robert Barry, suo amico
e fondatore dell’arte concettuale). La pergamena è stata
consegnata con la seguente motivazione: “Per la sua intensa
e duratura attività di gallerista di fama internazionale, per
la passione profusa come sostenitore e promotore di artisti,
sempre vagliata da un pensiero critico coerente, per la
curiosità che lo porta tuttora a cercare nuove strade”.
//news.003
NUOvO CENTRO DI RADIOTERAPIA
ALLA POLIAMBULANzA
La Fondazione Poliambulanza ha inaugurato il nuovo centro
di radioterapia intitolato alla memoria di Guido Berlucchi,
la cui Fondazione ha donato 1,6 milioni di euro per la
creazione del centro. La modernissima struttura sanitaria
è stata inaugurata l’11 dicembre scorso, davanti a un folto
pubblico, alla presenza del vescovo di Brescia,
Monsignor Luciano Monari, del presidente della Fondazione
Poliambulanza, Enrico Broli, e del presidente della
Fondazione Guido Berlucchi, Francesco Carpani Glisenti.
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“BELLEzzA E CINEMA”
AL FRANCIACORTA FITNESS
Successo di pubblico per l’evento “Bellezza e Cinema” svoltosi
lo scorso 30 novembre presso il “Franciacorta Fitness”
di Paratico. Numerosi artisti dello spettacolo e volti noti
della televisione, nonché il regista Fabio Bastianello, hanno
partecipato al dibattito sulla bellezza, condotto da Cesare
Cadeo. Tra i partecipanti Rodriguez, Guillame Goufam,
Terry Schiavo, Lea Veggetti, Marco Bianca e Veronica
Ranieri. Dietro la guida di Elena e Lara, le socie del centro
benessere, è stato possibile vedere all’opera le massaggiatrici
e le operatrici del centro che hanno effettuato trattamenti
corporei specifci su modelle e modelli.
SKYLINE 18 PRESENTATO AL TEATRO GRANDE
Il 25 novembre scorso, al Teatro Grande, è stato presentato
uffcialmente Skyline 18, il nuovo edifcio su 18 piani in
costruzione tra Via Fratelli Ugoni e il centro commerciale
Freccia Rossa. Le caratteristiche innovative della costruzione
sono state raccontate dallo spettacolo “In the Sky with
Diamonds”, percorso di musica, voci, proiezioni e grandi
immagini fotografche.
TECNOLOGIE AL SERvIzIO
DELLO SHOPPING URBANO
Presentato al New Business Center nel Museo Mille Miglia il
progetto sviluppato da Fotogramma Studio per il primo portale
dello Shopping Bresciano: www.bresciacentroshopping.it. Vi
hanno partecipato esperti del settore della comunicazione e
del commercio. Le più recenti tecnologie digitali, informatiche
per la comunicazione di dati, suoni ed immagini al servizio del
business e dello shopping urbano a Brescia e nel Mondo.
CONCORSO INTERNAzIONALE
“CAMILLO TOGNI”
Si è concluso domenica 12 dicembre il XXII Concorso
Pianistico Internazionale “Camillo Togni”, presso l’Auditorium
San Barnaba di Brescia. I 90 concorrenti provenienti da tutto
il mondo sono stati valutati dalla giuria presieduta dal M°
Lya De Barberiis affancata da illustri maestri. Molti primi
premi nelle categorie fno a 25 anni. Per quanto la musica
da camera primi ex aequo Sergey Chesnokov violino e Anna
Tamarkina pianoforte, Martina Lopez pianoforte e Clelia
Cafero violoncello. Nella categoria “pianoforte e orchestra” si
sono classifcati secondi ex aequo Angelo Arciglione e Stefano
Guarascio, terza la polacca Dominika Szlezynger.
//news.004
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//news.006
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MESI
GENNAIO 2011
103
105
S
PORT
ITALIA
SI PUò DARE DI PIù
1
2
MESI
GENNAIO 2011
di BruNO FOrZA
L’Inter di Mourinho, Francesca Schiavone e Ivan Basso brillano in un 2010
segnato dal fop azzurro in Sudafrica, dall’infortunio di Valentino rossi, dal mondiale
mancato per un soffo dalla Ferrari, ma anche dal ritorno il serie A del Brescia.
Scorrendo i fotogrammi del 2010 spor-
tivo, salta agli occhi un andamento inco-
stante, fatto di picchi elevatissimi e scivo-
loni clamorosi dietro ai quali si intravede
un panorama grigio e monotono: quello
di un Paese che dovrebbe cambiare mar-
cia prendendo esempio da altre nazioni.
In Italia, infatti, c’è una cultura sportiva
povera completamente slegata dal mondo
della scuola, con un’ineffcienza cronica
di strutture e impianti che penalizza so-
prattutto i cosiddetti sport minori. Lo
sport, insomma, non è per tutti e non ac-
compagna la crescita dei bambini italiani.
La realtà statunitense e tedesca resta un
modello lontano anni luce, con i ragazzi
che diventano atleti tra i banchi di scuola
vestendo i colori del loro quartiere, che
imparano a conoscere più discipline fn
da piccoli e trovano forti incentivi per
trasformare – strada facendo – la loro
passione in professione. Il tutto, ovvia-
mente, non può che avere preziosi ri-
svolti sociali coltivando uomini e donne
capaci di scoprire il valore del sacrifcio,
dell’educazione e di una vita sana.
L’INTEr dEGLI STrANIErI
E L’ITALIA dEGLI ITALIANI
Nello sport italico per eccellenza – ovvero
il calcio – ha brillato l’Inter di Mourinho,
capace di conquistare in una sola stagio-
ne campionato, coppa Italia e Champions
League. Una corazzata invincibile che ha
piantato sul tetto d’Europa la sua ban-
diera e solo quella, dimenticando a casa
il tricolore. I successi nerazzurri, infatti,
sono arrivati grazie ad un tecnico porto-
ghese e a giocatori provenienti da ogni
angolo del pianeta, con il solo Balotelli
a vivere una stagione da protagonista e
Materazzi messo a recitare un ruolo da
comprimario. L’unico a parlare il dialetto
meneghino è il presidente Massimo Mo-
ratti, quello che ha cacciato montagne di
soldi per raggiungere questi prestigiosi
traguardi. Un rifesso di questa Italia che
ottiene successi privi di italianità si è po-
tuto constatare anche in Sudafrica, dove
la nazionale azzurra è stata protagonista
di una fguraccia di proporzioni inaudi-
te, salutando la competizione al girone
eliminatorio senza vincere nemmeno
una partita. È stata la sconftta di Lippi
– commissario tecnico testardo e spoc-
chioso – ma soprattutto di un sistema che
non ha guardato al futuro, anzi, lo ha fat-
to appassire, come ha dimostrato anche
il fallimento dell’under 21, incapace di
qualifcarsi agli Europei.
LACrIME dI GIOIA,
dOLOrE, rABBIA
L’album del 2010 si è chiuso con poche
fotografe in grado di emozionare. La più
luminosa è senza dubbio quella di Fran-
cesca Schiavone, che ha fatto luccicare
la sua racchetta al Roland Garros. Spic-
cano anche la maglia rosa di Ivan Basso,
vincitore del Giro d’Italia, quella rossa di
Vincenzo Nibali alla Vuelta di Spagna e
La disperazione di Iaquinta e
Quagliarella dopo la sconftta
per 3 a 2 contro la Slovacchia ai
mondiali sudafricani.
PriMotel | 25124 Brescia | via Borgosatollo, 30 | tel. 030 3534286 - fax 030 3534173 | info#primotelbrescia.it
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3UL0RWHO
una sosta dal fascino particolare...
www.primotelbrescia.it
grazie alla prestigiosa vittoria sulla Sco-
zia e alla sconftta di misura contro l’In-
ghilterra. Chi ha sofferto è stato il basket
azzurro, fuori dal Mondiale e consolato
solamente dagli exploit degli italiani
d’America Bargnani, Belinelli e Gallinari.
Poi le tre medaglie conquistate agli Eu-
ropei di ginnastica ritmica, trasformatesi
in oro ai Mondiali di Mosca grazie a Elisa
Santoni, Elisa Blanchi, Daniela Massero-
ni, Angelica Savrayuk, Giulia Galtarossa
e Romina Laurito.
BrESCIA dA SErIE A?
Volgendo lo sguardo alla piccola Bre-
scia resta indelebile la gioia dello scorso
giugno di una città che attendeva la serie
A da cinque anni e l’ha ottenuta in una
calda ed entusiasmante notte in uno sta-
dio indegno che continua a tenere banco
nei progetti futuri della città senza che si
trovi una soluzione condivisa. Intanto il
basket sta lentamente tornando in auge,
pallanuoto e ginnastica artistica restano
i fori all’occhiello, mentre il baseball
reclama un impianto all’altezza e gli
atleti corrono sull’asfalto anziché sulle
piste. Brescia nel 2011 dovrà dimostra-
re di credere nello sport, così come la
Federazione calcistica ha dimostrato di
credere in una rinascita dopo la debacle
sudafricana. Dentro Roberto Baggio
(presidente del settore tecnico) e Arrigo
Sacchi (coordinatore tecnico delle na-
zionali giovanili), con Cesare Prandelli
in panchina. Il tecnico di Orzinuovi nei
suoi primi mesi di lavoro ha già scritto
pagine importanti, almeno nelle in-
tenzioni, auspicando l’avvento di una
squadra fresca e di qualità spalancando
le porte ai “nuovi italiani” e ai giovani
aprendo, di fatto, una nuova era. Basterà
sfoderare i talenti insiti nel dna italiano,
tenacia e fantasia su tutti, arricchendoli
con l’abilità americana e tedesca nella
semina e, perché no, importando la di-
sciplina russa e la passione spagnola,
quella che ci fa ammirare in una miriade
di sport il popolo iberico, vero trionfato-
re di questo 2010.
quella verde di Alessandro Petacchi nel-
la classifca a punti del Tour de France.
Quel centauro tricolore di Valentino
Rossi, invece, ha cavalcato ferito sulla
sua Yamaha sfoggiando coraggio e classe
nonostante il titolo del Motomondiale sia
andato allo spagnolo Lorenzo. Potrà ri-
farsi nel 2011 su una moto tutta italiana:
la Ducati. Anche nella Formula 1 non ci
sono state bottiglie stappate e l’amarezza
è stata grande proprio perché l’alloro è
volato via dalla testa del ferrarista Alon-
so all’ultima gara, premiando il tedesco
Vettel. L’unico a gioire nel mondo dei
motori è stato quella vecchia volpe di Max
Biaggi, vincitore della Superbike.
In acqua gli atleti di casa nostra si sono
trovati, come sempre, a loro agio con
un quinto posto nel medagliere europeo
condito dai trionf di Federica Pellegrini,
Tania Cagnotto, Luca Ferretti e Valerio
Cleri. È andata peggio sulle nevi di Van-
couver, dove l’Italia si è accontentata di
5 medaglie e di un sedicesimo posto nel
medagliere.
Negli sport di squadra merita una menzio-
ne speciale la pallanuoto, tornata grande
sul palcoscenico europeo. Il Setterosa ha
perso la semifnale con la Grecia accon-
tentandosi della medaglia di legno nella
fnalina con l’Olanda, mentre il Settebel-
lo si è vestito d’argento arrendendosi solo
all’ultimo atto al cospetto della fortissima
Croazia. Anche i Mondiali di pallavolo
disputati a Milano hanno fatto sognare
i tifosi azzurri, che si sono risvegliati in
semifnale sotto i colpi del Brasile prima
della sconftta nella sfda per il bronzo
contro la Serbia. Le sorelle d’Italia del
volley si sono piazzate un gradino più sot-
to in quel di Tokyo, ottenendo il quinto
posto contro la Turchia.
Diverso il discorso per l’Italia del rugby,
ultima nelle sei nazioni ma con onore,
106
S
PORT
1
2
MESI
GENNAIO 2011
Sotto, José Mourinho. A destra
Francesca Schiavone dopo la vittoria
al roland Garros. In basso una
formazione del Brescia 2010-2011.
PriMotel | 25124 Brescia | via Borgosatollo, 30 | tel. 030 3534286 - fax 030 3534173 | info#primotelbrescia.it
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3UL0RWHO
una sosta dal fascino particolare...
www.primotelbrescia.it
di FrANCESCO rASTrELLI
Presidente dell’Ordine dei Farmacisti
della Provincia di Brescia
GENTILE FARMACISTA...
D// Gentile Farmacista, le scrivo perché mia figlia Martina di
un anno e mezzo fa fatica ad addormentarsi. Vuole giocare
fino a tardi e si sveglia durante la notte piangendo. Cosa
posso fare affinché possa dormire tranquillamente? Gaia
R// Cara Gaia, per prima cosa vanno escluse tutte le
patologie che possono essere la causa dell’insonnia
infantile. Le allergie alimentari e le coliche addominali,
ad esempio, rendono i bambini nervosi come anche le
infezioni urinarie e le difficoltà respiratorie. I piccoli non
dormono durante la dentizione. Anche l’ambiente è
molto importante. La cameretta in cui il bambino dorme
non deve essere né troppo calda né troppo secca e
per questo il bambino non va coperto molto e lasciato
libero di muoversi nel lettino. Quando i nostri piccoli
si svegliano durante la notte non corriamo subito a
consolarli, aspettiamo un po’, magari si riaddormentano
da soli. Alla sera non vanno mai dati cibi eccitanti come
la cioccolata. Stare vicino ai bambini raccontando una
bella fiaba li rasserena e li tranquillizza. Alcuni rimedi
naturali/erboristici che si possono usare sono: coffea,
borax, cina, cypripedium, ambra grisea, stramonium,
camomilla e tiglio.
D// Gentile Farmacista, da un po’ di tempo soffro di gastrite
con conseguente rigurgito. Può spiegarmi cosa genera
questo disturbo e cosa posso fare per attenuarlo? Francesco
R// Caro Francesco, il reflusso gastroesofageo è un
disturbo legato alla risalita del cibo e dei succhi gastrici
dallo stomaco all’esofago. Si manifesta con bruciore
dietro lo sterno, provoca rigurgiti e, a volte, può
causare tosse e tachicardia. Diversi fattori possono
essere la concausa del reflusso: il sovrappeso, i pasti
abbondanti e troppo conditi, gli alcolici e il caffé,
soprattutto lo stress e la vita sedentaria. Talvolta
si ricorre troppo spesso all’uso di antinfiammatori:
questi farmaci possono essere da soli la causa del
disturbo dello stomaco. Per prima cosa è necessario
mangiare con calma seduti, masticare bene e a lungo,
fare pasti regolari e non abbuffarsi la sera. È meglio
evitare di indossare abiti scomodi o troppo stretti
in vita ed elevare la spalliera del letto di 15-20 cm.
Inoltre, la fitoterapia e l’omeopatia, dietro consiglio del
farmacista, offrono una vasta gamma di rimedi utili per il
reflusso e per la gastrite.
Q
U
A
L
C
H
E
Manda la tua domanda a:
francesco.rastrelli@dodicimesi.com
P
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UBRICA 108
IL FARMACISTA
RISPONDE
PErdITA dEI CAPELLI
L’azione combinata di CLA Glucatione e
Sodio DNA in prodotti destinatari al cuoio
capelluto può rappresentare un nuovo
approccio al trattamento della prematura
perdita di capelli. Nei test su soggetti
affetti da disturbi legati al ciclo capillare, la
miscela si è dimostrata efficace e tollerabile
in misura paragonabile o superiore ad un
attivo di comprovata efficacia. I migliori
risultati si ottengono in termini di resistenza
dei capelli alla trazione e di rapidità
dell’efficacia anticaduta.
QuANdO LO SPOrT FA MALE
Un eccessivo carico di lavoro o l’affrontare sforzi fi sici senza un progressivo e
attento allenamento possono provocare seri problemi a carico dell’apparato
locomotore, cioè ossa, articolazioni, muscoli e tendini. Si parla quindi di Trau-
matologia Sportiva, ovvero di tutti quei traumi fortuiti che si possono verifi -
care quando si svolge un’attività motoria di qualsiasi tipo. È necessario sem-
pre valutare ogni fattore che l’attività sportiva comporta a carico del nostro
organismo, mettendo in atto tutte le metodiche volte a cercare di prevenire
il più possibile ogni rischio.
PACEMAKEr ANTI-EMICrANIA
Il nuovo dispositivo anti-emicrania cronica riesce a spegnere la crisi emicranica gra-
zie ad una stimolazione dei nervi occipitali che si ottiene mediante l’applicazione di
due elettrocrateri. I risultati ottenuti sono incoraggianti: solo tre pazienti non han-
no risposto alla terapia, mentre per gli altri si è ottenuto una riduzione del numero
di crisi e soprattutto del consumo di farmaci superiore del 50%.
PACEMAKEr ANTI-EMICrANIA
PACEMAKEr ANTI-EMICrANIA
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1
2
MESI
GENNAIO 2011
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C
ari lettori, eccoci di nuovo
insieme, ancora per tutto
questo nuovo anno, spero
ricco di buona salute per
tutti voi.
Credetemi, non è assolutamente faci-
le mantenere una certa obiettività, il
classico flo conduttore, nella nostra
amata professione medica (e sicura-
mente anche in altri ambiti di lavoro).
Quando sono di fronte ad un paziente,
sono obbligato a confrontarmi con due
modi diversi di professare: da una parte
l’atteggiamento scientifco, clinico-spe-
rimentale, basato sulla “pubblicazione
scientifca”.
Pub-med, grande e immenso raccoglito-
re di pubblicazioni di tutte le più impor-
tanti riviste scientifche del mondo, la
bibbia del medico moderno, la soluzione
di tutti i problemi! Diffcilissimo impa-
rare a navigare in questo mare di sapien-
za… pensate che sono molto frequentati
corsi specifci, necessari per imparare
a gestire tutta questa immensa banca
dati. Devo ammettere che quando ho la
necessità di approfondire una proble-
matica professionale, avere un supporto
scientifco di tale portata mi rende mol-
to più sicuro; il sapere, per esempio, che
per una determinata terapia, scienziati e
ricercatori hanno pubblicato su riviste
di fama lavori sperimentali che hanno av-
vallato (o affossato) la stessa, mi rafforza
nelle mie convinzioni personali. Ma…
due rifessioni. La prima è che proprio
recenti inchieste (non giudiziarie, ma
fatte da ricercatori) hanno confermato
vecchi sospetti: in America, ma anche in
Gran Bretagna, Cina, India, alcune pub-
blicazioni su riviste blasonate non erano
vere! Sottolineo alcune, ma non penso
si possa quantifcare la reale portata del
fenomeno. Grandi interessi commercia-
li generanti corruzione in una parte (si
con l’acqua, l’aria, il cibo, e sfdo chiun-
que di voi a non avere mai pensato que-
sto neppure per un minuto!
Senza nulla togliere ai farmaci, alle gran-
di scoperte tecnologiche che rimangono
la strada maestra (almeno per me) del
mio modo di intendere la professio-
ne, lasciatemi però l’immenso piacere,
esclusivo del fare il medico, di mante-
nere un atteggiamento globale, olistico,
sapendo che nulla, ma proprio nulla può
essere dato per scontato, perché, alla
fne, la persona che abbiamo di fronte
è proprio, assolutamente, unica, come
unico è il suo modo di vivere, e impreve-
dibile, nonostante tutti i modelli di rife-
rimento, sarà comunque il suo modo di
affrontare la terapia e di guarire.
spera “piccola”) del mondo scientifco
hanno quindi un poco destabilizzato la
sicurezza degli operatori.
La seconda rifessione è quella che mi
permette di riagganciarmi al secondo
modo di professare, che è quello cioè
di considerare l’unicità della persona,
la non riproducibilità e, praticamente,
l’impossibilità di fare una seria speri-
mentazione scientifca per le troppe va-
riabili che entrano in gioco.
È diffcile gestire tutti i dati epidemio-
logici, le probabilità di guarire, di mi-
gliorare, quando ti rendi conto di avere
di fronte una “unicità”… Purtroppo
le ricerche scientifche dicono che se
prescrivi un’aspirina per il mal di testa,
molti pazienti sentiranno sollievo, ma a
qualcun altro, in numero inferiore, non
darà sollievo, anzi, i più sfortunati si tro-
veranno con lo stomaco che brucia!
Le cosiddette medicine alternative,
come l’agopuntura, la medicina tradi-
zionale cinese, la naturopatia, l’omeo-
patia ed altre, rivendicano proprio que-
sta unicità dell’uomo e di conseguenza
della sua malattia, e l’impossibilità quin-
di di un qualsiasi modello adatto ad una
sperimentazione ampia e attendibile.
Nader butto, grande medico cardiolo-
go israeliano, durante una conferenza,
ha iniziato dal quark, punto di confne
conosciuto tra l’energia e la materia,
primo mattone dei neutroni e dei proto-
ni, costituenti il nucleo dell’atomo, per
farci capire che una strada percorribile
può essere proprio quella di ricordarci,
sempre, che il nostro corpo, in realtà
la nostra energia vitale, è sempre e co-
stantemente in rapporto con l’ambiente
circostante, con il quale interagiamo,
mandando e ricevendo bioenergia…
L’origine della malattia viene ripropo-
sta come alterazione del rapporto che
abbiamo con l’universo che ci circonda,
a cura di ENrICO FILIPPINI
SPECCHIO DELLE MIE BRAME
R
UBRICA 110
OGNI PAZIENTE È “UNICO”
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MESI
GENNAIO 2011
È
SUCCESSO 112
MONDO
//12.febbraio
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1
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0 //13.gennaio //21.luglio
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//8.novembre
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0
//20.marzo
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0 //31.maggio
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//30.aprile
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0
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//14.ottobre
2
0
1
0 //16.dicembre
successo...
è
Un terremoto devasta Haiti, il Paese più povero
dell’intero continente americano.
Oltre 200.000 morti, 2 milioni di persone
senza aiuti e 300.000 senza tetto nella sola capitale.
Esodo da Port-au-Prince tra violenza e saccheggi.
Cile, esce l’ultimo minatore.
A San Josè l’incubo fnisce alle 2.56 ora
italiana. Fuori il capo squadra
Luis Urzua, che ha razionato il cibo
nei 70 giorni di “reclusione”.
Il presidente Pinera: “Sei stato un buon
capitano”. Poi sigilla il pozzo.
Marea nera sulle coste
americane. Catastrofe
ambientale negli Usa: il
petrolio, fuoriuscito da una
piattaforma, arriva in Lou-
isiana. Allarme anche in
Mississippi, Alabama e Flo-
rida. Obama ordina il bloc-
co di nuove trivellazioni.
Iran, il mondo
si mobilita per Sakineh.
Nobel, artisti, ong
e governi riescono, per ora,
a scongiurare la lapidazione
per la donna accusata
di adulterio, rea confessa
dopo essere stata frustata.
Raccolta di frme on-line.
Londra. Julian Assange torna libero, dopo 9 giorni di
carcere. Pagati 280.000 euro di cauzione. Porterà brac-
ciale elettronico anti-fuga. “Continuerò il mio lavoro”, dice
fondatore di WikiLeaks, il sito ha messo in ginocchio la di-
plomazia mondiale pubblicando oltre 250.000 documenti
riservati di ambasciatori e diplomatici Usa.
Gli Usa cercano prove per incriminarlo.
Obama: uniti contro il terrorismo.
Nel nono anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle,
il presidente Usa scandisce con forza che il nemico
“continua a non essere l’Islam”. Appelli alla tolleranza reli-
giosa e omaggio alle vittime il flo conduttore
della commemorazione.
Gaza, assalto israeliano
alla nave dei pacifsti.
Almeno 9 morti, tensione
Israele-Turchia. La marina
abborda in acque internazio-
nali una nave turca della “Fre-
edom Flotilla”, organizzata
dalla Ong e carica di aiuti.
Francia: vince la gauche,
perde Sarkozy. La sinistra
unita al 54%, la destra al
36%. Le elezioni regionali
puniscono i conservatori e
il presidente. Resiste solo
l’Alsazia, tradizionale rocca-
forte dell’Ump.
Vancouver: Olimpiadi
al via nel lutto. A poche
ore dalla cerimonia
inaugurale, durante le
prove di slittino, muore in
un gravissimo incidente
Nodar Kumaritashvili, atleta
georgiano di 21 anni.
//11.settembre
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GENNAIO 2011
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ITALIA
successo...
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//20.aprile
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2
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0 //14.dicembre
La Fiat a Elkann, l’erede designato.
Dopo sei anni Montezemolo
lascia la presidenza del gruppo:
“Finito il mio compito di
traghettatore”. Il nipote dell’Avvocato
presenta il nuovo piano industriale.
Verso lo scorporo del settore auto.
Leone d’oro, a Venezia trionfa Sofa Coppola. Nell’anno
del super fop del cinema italiano (rimasto a bocca asciutta)
la giuria capitanata da Quentin Tarantino, tra l’altro ex
della regista, premia “Somewhere”.
Camorra, maxi sequestro
ai Casalesi. I beni, per un
valore di 700 milioni di
euro, sequestrati agli eredi
di Dante Passarelli, morto
nel 2004. Tra questi anche
un’azienda agricola
ex Cirio.
Berlusconi resta in sella. E Bossi ora apre a Casini.
Berlusconi ce l’ha fatta. E, dopo aver incassato la
scontata fducia del Senato, ha battuto Gianfranco Fini
anche alla Camera: la mozione di sfducia al governo
ha ottenuto 311 sì e 314 no.
Pollica (SA). Ucciso
il sindaco Vassallo,
raggiunto da 9 proiettili
sotto casa. Le indagini
puntano sulla pista
camorristica. Era stato
rieletto pochi mesi fa in una
lista civica. Il pm Greco: “Un
simbolo di legalità”.
Immigrazione, Rosarno in famme. Scontri e
barricate nel comune calabro tra residenti, polizia
ed extracomunitari: 37 feriti. Napolitano: “Fermare
subito la violenza”. Maroni: “Troppo tolleranti con i
clandestini”. Il Pd: colpa della Bossi-Fini.
Immigrazione: niente case ai
rom. La Curia accusa: “Patti violati,
pronti alle vie legali”. Milano, duro
comunicato del cardinale Dionigi
Tettamanzi contro il sindaco Moratti
sulla chiusura del campo di via
Triboniano. Disatteso l’accordo
frmato con il volontariato.
Sacerdoti gay: “Chi lo è
venga allo scoperto e lasci
la tonaca”. Dura nota della
segreteria dl cardinale
Vallini dopo l’inchiesta
pubblicata da un settimanale:
“Si vuole screditare la
Chiesa, perseguiremo i
comportamenti indegni”.
Disastro archeologico
a Pompei: crolla la Casa
dei gladiatori. Un edifcio
risalente
agli ultimi anni di vita della città
romana, distrutta nel 70 d.C.
Sdegno e polemiche.
2010
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2
MESI
GENNAIO 2011
È
SUCCESSO
BRESCIA
successo...
è
//14.settembre
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2
0
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0 //15.novembre //16.novembre
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//2.marzo
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0 //13.giugno
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//4.gennaio
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//26.aprile
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0
Strage di piazza della Loggia, dopo 36 anni tutti assolti
i 5 imputati. Il processo per l’attentato del 1974 in cui
morirono 8 persone e 104 rimasero ferite è durato quasi
due anni, con 166 udienze. La sentenza in base all’articolo
530, assimilabile alla vecchia insuffcienza di prove.
Revocata la misura cautelare per il neofascista Zorzi.
Medicina: via da Brescia 19 specialità.
Le scuole di specializzazione per giovani medici
alla facoltà di Medicina e Chirurgia aggregate a Milano,
Pavia e altri atenei. Letteralmente dimezzate
per decreto ministeriale: da 40 a 21.
Protesta in S. Faustino,
gli immigrati scendono
dalla gru. Dopo 17 giorni
passati a protestare contro la
cosiddetta “sanatoria truffa”,
i 4 immigrati sono stati presi
in consegna dai loro avvocati
e accompagnati in Questura.
Decisiva la mediazione di
Curia, Cgil e Cisl.
Loggia, stop all’apertura
di kebab e piadinerie.
Per otto mesi, e in attesa del
Pgt della città, nel centro
storico, in via Milano e nella
zona della stazione, divieto
di aprire nuovi kebab, pia-
dinerie, pizzerie al taglio e
rosticcerie.
Il Brescia riconquista la serie A.
Dopo un purgatorio durato 5 anni, le rondinelle
rivedono la massima serie battendo il Torino
nella fnale play off. Tifosi in festa
e caroselli d’auto per tutta la notte.
Adro: togliete quei
“soli”. Insegnanti e
Ata scrivono al sindaco
per togliere dall’istituto
Gianfranco Miglio i simboli
ricorrenti del sole delle Alpi,
antico segno celtico identico
a quello che campeggia sulle
bandiere del Carroccio.
Il “Tutor” in A4
allunga la vita.
È quanto emerge dai dati
sull’attività svolta dalla
polizia stradale di Brescia
nel corso del 2009.
Ad un maggior numero
di controlli corrisponde
un minor numero di morti.
Addio al Residence
Prealpino. Andata in scena la
cerimonia per l’avvio
della demolizione, alla
presenza di Formigoni. Molti i
residenti e le autorità che han-
no sfdato la pioggia per assi-
stere al primo colpo di piccone.
114
//2.marzo
D’Annunzio,
concessione a Verona
per 40 anni. Con
una frma in calce al
decreto di concessione
governativa, il ministro
alle Infrastrutture e ai
Trasporti Altero Matteoli
ha di fatto affdato la
gestione dell’aeroporto di
Montichiari alla veronese
Catullo Spa per i prossimi
quarant’anni.
1
2
MESI
GENNAIO 2011
2010
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3 DODICI MESI // GENNAIO 2011

IN QUESTO NuMErO
Editoriale Fine della moratoria, ri-muoiono le imprese Prodotto & mercato Sognando la ripresa Narcisa Brassesco Pace: Da civil servant a manager (e ritorno) Francesco Onofri: La priorità per la città? Il successo della metro Francesco Franceschetti: La ripresa c’è ma è lenta Filippo De Paoli: Plan de Fuga, il rock “colto” che viene da lontano Strategia d’impresa A2A: Tutto sbagliato, tutto da rifare? Ideal Standard: Non c’è problema Servizio idrico: ora ci penserà la Provincia Bacheca AIB: Le occasioni da non perdere Rifiuti industriali: Una risorsa da valorizzare Alta Valle Camonica: Parte bene la stagione invernale

5 7 9 11 16 21 25 29 32 33 39 42 44 45 47 52

55 I giovani e il lavoro: Lav… Oro o lav… Horror? 67 Brescia nella storia: 200° anniversario Teatro Grande 71 Strade e quartieri: Noce, il guscio è forte ma il frutto è secco 75 Hinterland: Borgosatollo, campi e contrade al limitare della storia 79 Speciale Did Palazzolo 83 Viaggio in Provincia. La media Valle Camonica Darfo Boario Terme, Breno, Cividate Camuno, Borno, Capo di Ponte, Saviore dell’Adamello 95 Tu e il fisco 96 Pelo e contropelo 99 Mens sana in corpore sano 102 Qui & là 105 Italia, un anno di sport: Si può dare di più 108 Gentile Farmacista 110 Specchio delle mie brame 112 È successo

Mensile di attualità, economia, inchieste, opinioni e cultura da Brescia e dal mondo. Gennaio 2011 Anno III - Numero 1 Rivista mensile - € 1,00 Viale Duca degli Abruzzi, 163 - 25124 Brescia tel 030.3758435 - fax 030.3758444 redazione@dodicimesi.com Direttore Responsabile Roberto Barucco direzione@dodicimesi.com Coordinamento Donatella Carè donatella.care@dodicimesi.com Hanno collaborato Alice Aimo, Eva Alessandri, Giovanni Altuni, Luca Anni, Fiorenzo Bandirali, Roberto Barucco, Luce Bellori, Nicola Bendinelli, Livio Benassi, Esterino Benatti, Elizabeth Bertoli, Silvio Bettini, Paoloemilio Bonzio, Donatella Carè, Alessandra Cascio, Lodovico Cherubini, Alessandro Cheula, Paolo Cittadini, Mario Conserva, Enrico Filippini, Bruno Forza, Rolando Giambelli, Roberto Giulietti, Viola Ladi, Lucrezia Lombardi, Riccardo Maffei, Ferdinando Magnino, Sergio Masini, Enrico Mattinzoli, Cristina Minini, Giorgio Olla, Antonio Panigalli, Irene Panighetti, Luciano Ponzi, Massimo Portolani, Francesco Rastrelli, Federico Rossi, Massimo Rossi, Emanuele Salvi, Salvatore Scandurra, Alessandra Tonizzo.
Questo periodico è associato all’Unione Stampa Periodica Italiana

DODICI MESI

MESI

Editore Sale’s Solutions srl Viale Duca degli Abruzzi, 163 - 25124 Brescia Registrazione Tribunale di Brescia n. 52 del 24/11/2008 Impaginazione Wave Communication Srl Fotografie Archivio Sale’s Solutions, Umberto Favretto Agenzia Reporter, Rolando Giambelli Il Fotogramma, Patrick Merighi Brescia in Vetrina, Cristina Minini Stampa Mediagraf Spa - Padova Pubblicità Sale’s Solutions Srl Viale Duca degli Abruzzi, 163 - 25124 Brescia tel 030.3758435 - fax 030.3758444 segreteria@salesolutions.it

MESI 12GENNAIO 2011

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Insomma. Identica soluzione ipotizzata anche in largo Formentone e corso Mameli. MESI 12GENNAIO 2011 . senza freni e con le braccia stanche aggrappate al volante. che non possono prescindere da interventi diretti ai giovani. con il motore imballato. abbondiamo.E di rOBErTO BAruCCO DITORIALE 5 IL MOTORE DEL DUEMILAUNDICI entre le mille città sognate dai bresciani si danno appuntamento nella cartella dei buoni propositi per il nuovo anno. il vicensidaco Fabio Rolfi. per cercare di recuperare quel rapporto tra municipalizzata e città. M campus e alloggi per studenti. E punto e virgola. L’importante è non affrontare curvoni e discese. destinata a divenire una marcia di riferimento. con creazione. con la possibile pedonalizzazione di piazza Loggia e piazza Paolo VI. Anzi. Anzi. dopo un viaggio tutto in “seconda”. Il petardone verde arriva dal museo della Mille Miglia a margine delle Feste di Natale: la Lega Nord. ci sta anche il punto esclamativo a margine dell’esortazione leghista. compresa la voglia di sedersi a fianco del guidatore. riunita tra le auto storiche. con revisione del prezzo del biglietto e. Stop al traffico dunque. l’additivo nel motore del 2011 è stato versato. che non dicano che siamo provinciali. nel silenzio del Tribunale delle Buone Intenzioni. e snocciola il piano d’intervento. senza udire il botto del triccheballacche che fischia ancora alle orecchie politiche di chi anima il dibattito pubblico: “Decidere”. E poi metrobus. o metropolitana che dir si voglia. Volendo. se possibile. decidere. “È arrivato il momento di innescare la quinta”. sollecitata. senza prendere troppe curve: “Dalle parole. carbura a pieno regime e guarda all’anno nuovo come al banco di prova del programma di governo della città. due punti. ad evitare un brusco calo di giri nel passaggio alle marce alte). Spinge sull’acceleratore della politica. Riepiloghiamo le idee in fretta. è già stato archiviato nel Casellario dei Ricordi 2010. decidere”. Non mancano un paio di mortaretti tirati al centro storico. ora destinato a un più stanco ménage di coppia. per riparare in corsa a possibili guasti. ai fatti”. E i riferimenti automobilistici diretti alla Giunta non sono mancati. “decidere. il faldone aperto al “Fascicolo Possibilità”. Come avveniva al tempo della Mille Miglia: al “via” copilota e meccanico. Borrelli docet. E richiesta di consiglio comunale su A2A. sviluppo della città in chiave universitaria. Riposa nel suo scaffale. prolungamento verso Rezzato e la Valtrompia. da quell’angolo di museo sepolto tra le veterane d’epoca. come l’affitto di emancipazione o i mutui per i precari. almeno nelle intenzioni. dicono dalla Lega Nord (ma anche la “terza” non sarebbe poi male. come quella che dal Castello arriva al cuore della città. questione di spazi: lotta all’immigrazione clandestina. legame pluridecennale e virtuoso. di apposito assessorato all’Università.

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5% 38. giurista americano dell’inizio del secolo scorso.2% 21.000 lavoratori. a fronte di una media europea del 44. in quanto il carico fiscale tende a rimanere rigido proprio TTRs FOR THE EUROPEAN UNION Luxembourg Cyprus Ireland Bulgaria Denmark Slovenia United Kingdom Latvia Lithuania Netherlands Poland Portugal Finland Romania Greece Germany Slovak Republic Czech Republic Estonia Hungary Sweden Austria Spain Belgium France Italy Profit taxes Labour taxes Other taxes EU averange 44.6% World averange 47.3% 54.8% (quasi il 21% di differenza). MESI 12GENNAIO 2011 . per attuare il compromesso del compromesso del compromesso. campeggia sul frontespizio di “Paying Taxes 2011”. locali e sociali) ammonta al 68. La cosa auspicabile e più importante non è quella di ottenere ulteriori interventi di spot/ moratorie.6% 57. Anche la burocrazia rende difficile la vita 2 mentre gli utili ed il PIL si contraggono. realizzato dalla Banca Mondiale e dalla società di consulenza PwC. in tema di gender gap (già trattato nei precedenti articoli).6%.5% 56.6% rappresentano il 43. Anche qui il confronto con la media europea (di circa 225 ore) è molto critico.2% (al di sotto di quasi 25 punti percentuali) e di una media mondiale del 47. e. Ci sono però anche paesi. 60 miliardi di euro.2% 35.1% 23. Note: The chart shows the TTRs for economies in the European Union split by type of tax compared to the EU and the world averange. Va poi detto che il nostro posto in classifica non è migliorato. Tra le curiosità dello studio. Indonesia e Libano. un’azienda italiana impiega mediamente quasi 24 giorni per essere in regola con tutti i pagamenti all’erario e agli istituti di previdenza.O di ANTONIO PANIGALLI PINIONI 7 FINE DELLA MORATORIA.8% 49. per incentivare l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro.6% 55.8% 00. sono all’incirca i numeri di quello che si sta muovendo intorno alla moratoria che fu messa in campo per prorogare le quote capitale dei finanziamenti bancari… ed ora cosa succederà? Se non ci saranno ulteriori interventi governativi si verificherà una nuova stagione di pesante moria delle imprese. RI-MUOIONO LE IMPRESE alle nostre imprese che impiegano 285 ore l’anno soltanto per adempiere i propri doveri fiscali. perché durante le fasi di crisi e di economia stagnante il costo del fisco per le imprese aumenta. dove avviene l’opposto.6% 44.2% 48.5% 42.7% 40.6% 53. come Israele. secondo lo studio “Paying taxes 2011”.400.0% 65. ha portato a un’evasione stimata in circa 120 miliardi di €/annui e ad un giro d’affari della malavita stimato in circa 60 miliardi di €/annui.4% del carico. posizionandosi al 123° posto della classifica mondiale.0% 29. bensì quella di “ripensare” nell’insieme la politica economica. tra le prime al mondo (il solito preoccupante e inaccettabile primato negativo). A pesare particolarmente sono le tasse sul lavoro (contributi sociali e TFR) che rispetto al tasso complessivo del 68. Source: PwC analysis. tanto per non smentirsi. “Le tasse sono il prezzo che si deve pagare per una società civilizzata”: la citazione di Oliver Wendell Holmes.5% 29. indice del carico complessivo dei tributi nazionali. Ma il dato ormai sembra non colpire più nessuno visti i temi sui quali è impegnata l’agenda pubblica della politica di entrambi gli schieramenti e questo livello di TTR è sicuramente figlio di un sistema politico che dal dopoguerra a oggi. Su 183 Paesi esaminati dal dossier. 2.2% 48. Infatti. l’Italia risulta al 167° posto tra i Paesi in cui complessivamente è più pesante il carico fiscale.4% 37. anzi siamo scesi di un posto (nell’edizione dello scorso anno l’Italia era il paese numero 166) e non si autorizzano neppure facili speranze per il futuro.3% 38. Corea e Singapore. Da aggiungere: “Sempre che siano eque e non ti facciano morire”.3% 43.7% 48. l’Italia è al “profondo” vertice della pressione fiscale in Europa. Il TTR (Total Tax Rate.2% 26.9% 47. fiscale e burocratica. A conti fatti. Burkina Faso.8% 68.000 imprese. è da segnalare anche il fatto che in alcune legislazioni c’è un diverso trattamento fiscale per genere: le donne pagano più tasse degli uomini in Costa d’Avorio.3% 44.

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comunque a un buon livello. e così pure le loro mense. Non a caso. Molti arrivano addirittura a chiedersi. ad un prezzo concordato. superato l’iniziale spaesamento e fatta l’abitudine al caos cittadino. ma molti dormitori o aule per le lezioni o laboratori. Tutto è sporco nelle periferie. è una città unica al mondo.R di SILVIO BETTINI UBRICA 9 PRODOTTO & MERCATO DALLA VALLECAMONICA A SHANGHAI Terza puntata. Noi stranieri finiamo invece “ghettizzati” in bei palazzoni di recente costruzione. che ovviamente è pubblica e gratuita. orgoglio (uno dei tanti) della città e del partito comunista locale. presso la Business School di Shanghai. ma le A (o i 30 e lode) possono essere assegnati solo in minime percentuali. sette giorni su sette. Si arriva all’aeroporto internazionale di Pu Dong. L’anno trascorso nell’università si rivela molto intenso per quanto riguarda lo studio. come quella della Business School da me frequentata nel primo anno di laurea specialistica in International Management. con cantieri enormi ovunque. o nell’ampia offerta formativa che va da giornalismo a medicina: Fudan è la scuola prediletta del partito comunista a Shanghai. uno dei più grandi e più transitati di quella parte del mondo. anche inquinatissima. A onor del vero il campus ha anche bei giardini. sempre al lavoro. I miei compagni cinesi sono tutti ragazzi molto preparati e. ma Shanghai sa ripagare di ogni fatica. poi camion e smog. La città rigurgita roba e gente. l primo impatto all’arrivo in Cina è di estraneazione totale: non solo si è circondati da persone diverse. che servono a scremare i migliori e a garantire loro un futuro da classe dirigente: anche in Cina la meritocrazia è spietata. Come tutto il resto della città è pieno zeppo di persone e di nuove costruzioni che sorgono velocemente. come se questo non bastasse. Presto mi rendo conto che la competizione è serrata anche fra di noi. e come tale il suo nome è fortemente spendibile nel mercato del lavoro cinese. nuovo e scintillante. come mi è stato confidato da alcuni compagni. scopro che sono il frutto di una selezione molto agguerrita e che in Cina. dove si studiano globalizzazione e capitalismo. fatta di palazzoni da minimo quindici piani. moltissimi dei miei compagni cinesi sono iscritti al partito. è anche la città dove si costruisce più al mondo. serbare solo un ottimo ricordo. non c’è un angolo senza che vi sia qualcuno e che vi sia qualcosa I da comprare. tantissime macchine di cui molte in pessime condizioni. essere obbligati a fare quattro ore a settimana di teoria marxista e dottrina maoista. Forse qualcuno di essi vi crede fortemente. Il campus della Fudan University non è esattamente come quello di Berkeley: niente confraternite e nessun disinvolto studente americano. come quasi sempre in Cina. senza parlare dell’inquinamento acustico provocato dagli operai edili. infatti. ma si viene in continuazione rimbalzati fra un’impressione di progresso e benessere e visioni di povertà e squallore. nel bene e nel male. Ma la sua vera forza non sta tanto nella ricerca. anche l’aria che si respira. che emanano polveri più o meno sottili. I dormitori per studenti cinesi sono in condizioni pessime. perché tutti ambiamo ai massimi voti. Shanghai è. La Fudan è reputata la seconda o terza università della Cina. scambiare. continua MESI 12GENNAIO 2011 . Lasciate le arterie principali si entra nelle strade cittadine e lì si rischia di finire soffocati. 24 ore al giorno. essendo un abitato di circa venti milioni di persone. e gli studenti. regole dell’università. e. dedicata alle osservazioni raccolte da Andrea Francesco Domeneghini. cioè del partito. vendere. se si arriva all’università. giovane laureando della Bocconi. senza far partire il tassametro e. sottovoce. in stridente contrasto con la pulizia e la bellezza dell’aeroporto: una periferia urbana sterminata. scritte e voci incomprensibili e impenetrabili. per sottrarci dalla vista delle condizioni dei nostri compagni cinesi e. in tutti i sensi. sono costretti a fare queste ore di puro indottrinamento (cosa che a noi stranieri invece viene risparmiata). I taxi sono sgangherati e puzzolenti e il paesaggio che si attraversa è brutto e triste. in cui si formano i futuri quadri dirigenti. aggiustare. che senso abbia in una Business School. sia che studino medicina o relazioni internazionali. Ma al governo tali dubbi non interessano molto. Ma passati gli scrupolosi controlli del visto e il metal detector anche in uscita. ma la gran parte lo fa per tenere aperta una porta in più per la propria carriera professionale. una volta fuori dalla struttura si è sommersi da un nugolo di tassisti cinesi che si accalcano per proporti il proprio servizio per il trasporto fino in città. oltre a un enorme grattacielo di uffici al centro dello stesso e l’onnipresente statua di Mao all’ingresso principale. che cresce ogni giorno grazie agli immigranti dalle sterminate campagne cinesi e. al ritorno. forse volutamente. significa che si sono superati con successo diversi esami e prove a livello nazionale. col tempo. senza ricevuta (molto nero e taglio limitato delle banconote – la più grande vale circa dieci euro – sono una parte della ricetta governativa per tenere bassi i prezzi cinesi e vincere la concorrenza internazionale). è facile rendersi conto che.

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Di qui i mezzi toni e le mezze misure: ripresa “timida”. Forse perché consente di non sbilanciarsi e non compromettersi in previsioni azzardate. transitori e provvisori. ossia la cultura (o sottocultura) del giorno per giorno. previsione “cauta”. appunto) o alla De Rita. evento che allo stato dei fatti appare possibile solo nei mercati emergenti dell’Oriente. quindi smentibili o controvertibili dalla realtà una volta consumatisi i processi oggetto delle previsioni. Tutti sinonimi per definire l’indefinibile. cioè connessione tra fenomeni generali e andamenti locali. a causa della saturazione della domanda. emerocultura.S CENARI 11 SOGNANDO La crisi è sistemica. L’aggettivo più inflazionato è “timido”. dicendo poco o nulla. trend “moderato”. crescita “pallida”. del “rasoterra”. incrementi “parziali”. Ciò significa che la ripresa. con un neologismo di cui rivendichiamo il copyright. parlare di crescita. l’effimero. il virtuale. Per non dire delle suggestioni sociologiche alla Bauman (società “liquida”. è sempre più improbabile. tendenze “prudenti”. E poiché la globalizzazione vuol dire interdipendenza. Tutto ciò che noi su queste pagine in passate edizioni di “12 Mesi” abbiamo definito. a due anni dall’avvento della recessione. quindi non ciclica ma strutturale. in assenza di una politica industriale incisiva ed efficace. cioè il volatile. LA RIPRESA a crisi che stiamo vivendo è purtroppo sistemica. per dire che i fenomeni sociali sono talmente fluidi da essere perennemente precari. del “cespuglio”. non si tradurrà automaticamente in crescita. Brescia non fa eccezione. l’inventore del lessico improbabile ma suggestivo del “sommerso”. vanno bene MESI 12GENNAIO 2011 L di ALESSANdrO ChEuLA . Aggettivi che. L’illusione di un fenomeno congiunturale e quindi reversibile è smentita dalla realtà dei mercati occidentali dove. “liquidi”.

Nella fattispecie una politica economica che ponga al centro una politica industriale degna di questo nome. cioè chi fornisce aziende che esportano. pur se non sconsolante come nel 2009. pur segnando flessioni dei ricavi meno pesanti. il “fondo sovrano”. desiderio. come si conviene al linguaggio globale del villaggio globale (lo diceva Marshall Mc Luhan nel 1950. Il fatto è che anche Fitoussi dimentica una cosa elementare. il quadro generale. attesa.12 S CENARI per tutti i gusti. non è per tutti. Attesa non passiva. Grazioso eufemismo che sta per “pubblico” il cui scopo. A Brescia i fallimenti. sarà ancora un esercizio all’insegna della crisi come il 2010. rIPrESA NON SIGNIFICA CrESCITA La ripresa. in quanto subfornitrice di componentistica (automotive e non) lavora per contro terzi (i committenti). a seconda dei comparti e delle tipologie produttive. né può autorizzare soverchi ottimismi. Siderweb e SteelOrbis. Secondo l’Aib. ne è consapevole. Al punto di aver posto al centro della propria attività la politica energetica. a fine 2010 e inizio 2011 non può dirsi confortante. tutte le situazioni. ma resta combattivamente positivo quanto a ottimismo della volontà. continuano la corsa a un ritmo che resta nettamente superiore alla media degli anni precedenti il 2009. Il suo “zoccolo duro” sider-metal-meccano-tessile – formato dai quattro settori tipici. le aziende agricole soffrono ancora. In Lombardia un’azienda su due nel 2009 ha chiuso il bilancio in rosso. Tra l’una e l’altra c’è un differenziale di velocità (e di profondità) il cui “giunto omocinetico”. è esorcizzare la drammatica incombenza del debito equivocandolo artatamente col suo contrario. il turismo (alberghiero in particolare) è in crisi. vanno dal 10% al 70%. lo abbiamo già scritto nei numeri scorsi della testata. che insieme all’edilizia occupano poco meno del l’80% della manifattura locale – pur colpito al cuore. Nessuno si azzarda a formulare giudizi netti. dove si può ancora parlare di crescita nel senso espansivo del termine. Le grandi imprese siderurgiche (acciaio) sono quelle che hanno sofferto di più. ossia un atteggiamento che non si fa illusioni quanto al pessimismo dell’intelligenza. Insomma. BrESCIA 2011 PrEVISIONI O PrOFEZIE? Il 75% delle aziende bresciane ha chiuso il 2009 con cali di fatturato che. abituate da sempre ad una dignitosa sopravvivenza. il cui baricentro poggi a sua volta su una politica energetica conseguente. che nella fattispecie italiana e bresciana significano nuove tecnologie ossia nuove imprese. La ripresa. la ripresa resta debolissima in tutti i comparti escluso calzature (che fa parte del settore tessile) e alimentare. E soprattutto non presenta tassi di incremento tali da creare posti di lavoro. essendo quella . speranza. Isfor 2000. tutte le stagioni e tutte le latitudini. può essere dato solo dalla politica. vale a dire che ripresa e crescita non sono la stessa cosa. sia direttamente sia indirettamente. già parzialmente e “timidamente” in atto. La parola d’ordine. seguite dalle metallurgiche (rame-ottone e alluminio) e dal vasto e composito arcipelago della meccanica il 40% della quale. La prima è condizione necessaria ma non sufficiente della seconda. maturi ma competitivi. Non solo nei mercati trainanti tradizionali come la Germania ma più ancora in quelli emergenti del Far East. Brescia non fa eccezione. è il debito “sovrano”. resiste. ripetiamo. o meglio la “cifra” con cui si potrebbe definire l’attuale situazione. ossia dell’ambiguità lessicale eretta a sistema. Differenze che si manifestano in particolare tra i due modelli portanti della manifattura bresciana: quello della grande impresa “fordista” orientata al magazMESI 12GENNAIO 2011 zino (modello tipico del Nord-Ovest) e quello della piccola impresa “mercatista” mirata al mercato (il modello tradizionale del Nord-Est). parlamentare bresciano sottosegretario allo Sviluppo economico. Ma con notevoli differenziazioni al proprio interno. questo sì veramente tale poiché si tratta dei fondi di investimento statali dai mezzi pressoché illimitati che investono in tutto il mondo come nel caso di Cina o Abu Dhabi. pur rallentando il passo. le performances migliori vengono da chi lavora per l’export. Il colmo dell’ossimoro. Il 2011. come nel caso italiano. è “aspettativa”. mezzo secolo prima della digitalizzazione). Secondo il sindacato le ore di cassa integrazione a fine 2010 avranno superato ampiamente i 60 milioni rispetto ai 45 milioni complessivi registrate nel 2009. Per non parlare delle analisi previsionali macroeconomiche. non si può parlare di ripresa. Come dimostrano i consuntivi 2009 di Aib. Stefano Saglia. ovviamente. infatti. I consumi sono tuttora in calo. non va confusa con la crescita. E fino a quando non si creeranno nuovi posti di lavoro. di sistema. come dice l’economista francese Jean Paul Fitoussi.

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L’inversione del ciclo dei mercati non potrà che essere globale. seguito dagli economisti di casa nostra come Boeri. ossia delle speranze ovvero delle attese e dunque dei desideri. pena il mancato aggancio alla ripresa e il definitivo addio alla crescita. Ma l’omologazione degli andamenti economici. La speranza in questi tempi di crisi è come una rondine la cui comparsa non fa primavera. intervento. di ceto o di classe. Scarpa. Difficile ma non impossibile. Se bastassero solo le aspettative a muovere l’”homo oeconomicus” e il suo smithiano “interesse egoistico razionale” avremmo bypassato la recessione. salvo nicchie tanto fortunate quanto circoscritte. Chi ha formulato la “teoria delle aspettative”. è quasi sempre una trappola per gli illusi (“per i poveracci”. Non servono più. La risposta non può che essere corale. cioè investire tutta l’economia mondiale. talmente noto e ascoltato che nessuno se ne accorse). rende i feno- meni locali pressoché indistinguibili da quelli regionali o continentali. Ed è questa la prima lezione che ci sta dando questa crisi. . diceva il grande regista). insomma. Ciò significa che. senza confini né barriere. Senza tralasciare una cosa che la politica si dimentica di ricordarci. pur nel rapporto tuttora ingiusto e ineguale tra le diverse aeree del pianeta. Una teoria che non ha più ragioni di essere. Poiché la globalizzazione dello scambio. Penati e Spaventa o da quelli più prossimi quali Spinelli. Ciò per dire che i moderni cultori della futurologia – disciplina oggi assimilabile all’economia come del resto lo sono diventate la sociologia. dovrebbe fare autocritica e restituire il Nobel. come quella che l’euro sta attraversando per colpa dei Paesi imprevidenti. E perché in un sistema globalizzato. commento o convegno di economia dove non si parli di crisi. Insomma. Condizioni che per ora non si vedono. non sono più motivazioni alla base del comportamento economico.non scientifici cioè più efficaci ma probabilistici in quanto più pratici . con il conseguente inevitabile precipitare nella spirale senza fine dell’implosione. nazionale. il suo prossimo avvento nonché il modo migliore per propiziarla e prepararla e dove non si tratteggino le condizioni più idonee per favorirne il decollo. MAGhI ECONOMISTI FuTurOLOGI Prima che la crisi arrivasse nessuno ne aveva previsto neppure lontanamente la benché minima ipotetica eventualità (salvo l’irano-americano Roubini. saggio. alla pace mondiale. come diceva Mario Monicelli. Meglio. bensì quando sui mercati internazionali torneranno le condizioni per renderla possibile. Ora che tutti scrivono della ripresa e si affannano a prevederla – Krugman in primo luogo. inedita in quanto sistemica: la fine della teoria delle aspettative.14 S CENARI industriale competenza del Governo nel suo insieme.che rendono possibili approssimazioni più attendibili. una crisi globale che una guerra mondiale. Se i vari “guru” dell’economia avessero scritto prima della recessione con la stessa logorroica dovizia e suppoMESI 12GENNAIO 2011 nente sicumera con cui oggi preconizzano la ripresa. o quantomeno rimosso la cause profonde che invece sono ancora latenti. per estensione. Ma le risposte locali dovranno essere necessariamente coese e corali. Fanno parte di una teoria marginalista superata dai fatti e smentita dalla realtà. Con la differenza che è meglio pagare i prezzi economici del presente che il prezzo di sangue del passato. Con la differenza che per questi ultimi disponiamo di strumenti empirici . al di là delle differenze di colore o di partito. dove non si preconizzi la ripresa. Poiché se fosse ancora valida avremmo già superato la recessione che ci attanaglia da quasi tre anni. La speranza è l’ultima a morire ma. Vale a dire che la crisi che stiamo vivendo. Non c’è articolo. conseguenti alla globalizzazione dei mercati. salvo timidi segnali o pallide tendenze. Facile a dirsi ma nella fattispecie italiana difficile a farsi. forse l’inversione del ciclo non sarebbe stata a suo tempo così traumatica e noi piccoli uomini del pianeta avremmo potuto prepararci al suo avvento. se per caso avesse avuto la ventura di ottenerlo. circoscritte e contraddittorie o talmente precarie e provvisorie da non poter costituire indicazioni valide dalle quali estrapolare credibili proiezioni. La crisi le ha spiazzate. è il prezzo che dobbiamo pagare alla pacificazione europea e. A significare che la ripresa arriverà non “quando le farà comodo”. mantenere la pace può costare in termini economici molto di più che fare la guerra. Porteri e Santagostino – questa non si decide ad arrivare. sia pure molto scettico. nemmeno le realtà particolari possono sottrarsi agli andamenti generali. l’asfissiante rumore con cui stiamo a scrutare l’orizzonte a breve e brevissimo termine per coglierne i minimi segnali di cambiamento è esattamente proporzionale all’assordante silenzio che precedette il “settembre nero” 2008. la psicologia e le cosiddette “scienze del comportamento” di derivazione americana – sono paragonabili ai maghi o astrologi del passato. espressione astratta quanto evanescente. è l’unica alternativa alla planetizzazione della guerra. Rimedi corali sul piano economico significano risposte coese sul piano politico: una coesione che metta al primo posto l’interesse collettivo e condiviso. LOCALI E GLOBALI O COESI E COrALI? La riflessione è opportuna per dire che disegnare “scenari” globali o continentali per il 2011 è azzardato e aleatorio quanto tratteggiare outlook (previsioni) a livello locale.

LÊevento ha riscosso un notevole successo e lÊalta qualità offerta dal programma musicale ha ricevuto unanimi apprezzamenti. E' possibile limitare lÊinquinamento da polveri sottili attraverso impianti di depurazione: lÊaria aspirata passa da un filtro a panno e da un elettrofiltro. al terzo Alberto Fornaciari di Concesio. la sesta edizione bresciana del concorso „Parole in corsa‰. Impeccabile padrona di casa la presidente di Sintesi Giovanna Prandini. Al secondo posto Luca Trombetta di Castenedolo. La seconda il cassonetto provvisto di un dispositivo che stima il carico al suo interno e trasmette la segnalazione per svuotarlo. un ensemble jazz dÊeccezione che ha visto la partecipazione del chitarrista Sandro Gibellini. E' stato proposto anche un prototipo di autobus munito dell'apparecchiatura di filtrazione dell'aria realizzato da Brescia Trasporti. Sintesi spa ha organizzato il Concerto di Natale. Cynzia Cirone e Valerio Di Rocco voci e lo stesso Rodney Bradley allÊorgano e voce. Marco Medeghini. viene immessa in un sistema di canalizzazioni e infine espulsa. 17enne studente di Bagnolo Mella. Il primo classificato è risultato Ruggero Ponzanelli. con la cerimonia di premiazione presso la sede di Brescia Trasporti. risultata la concorrente più giovane. tenutosi lo scorso 15 dicembre nella prestigiosa cornice del Teatro Grande di Brescia. coadiuvato da Kenny Martin alle percussioni. LÊinvito gratuito era rivolto agli abbonati delle strutture di sosta gestite da Sintesi spa.Cassonetti Accessibili e Air Cleaner | Parole in corsa | Sintesi a tutto Jazz LÊassessorato allÊAmbiente del Comune di Brescia. La prima riguarda un cassonetto con lo sportello a 70 cm da terra assistito idraulicamente per i cittadini a ridotta capacità motoria. dopo lÊesordio dellÊanno scorso. PAROLE IN CORSA … UN RACCONTO DI VIAGGIO Anche questÊanno. Questa attenzione ha portato OMB International a ideare un sistema integrato per migliorare lÊaria di Brescia. ammessi di diritto al concorso nazionale di che si terrà nel gennaio 2011. Il pubblico ha potuto seguire le esecuzioni gospel della Rodney Bradley Gospel Band. SINTESI A TUTTO JAZZ . Gianluca De Martini. Tra gli elaborati pervenuti sono stati selezionati i 5 finalisti. LÊiniziativa era riservata ai residenti nella Provincia di Brescia che avessero inviato un racconto inedito entro settembre 2010. al quarto Alice Andreis di Roncadelle e al quinto Dario Vittori di Mazzano. con il racconto dal titolo „14‰ e si è aggiudicato un weekend per due persone in occasione della premiazione del concorso nazionale e due abbonamenti annuali allÊintera rete di Brescia Trasporti. scrittrice di 8 anni. Una menzione speciale a Chiara Abiatico. principale ispiratrice di questa edizione apprezzata in primis dai dipendenti della società da lei presieduta. ha sottolineato che lÊattenzione alla persona e allÊimpatto ambientale ispirano l'innovazione tecnologica dell'azienda. coordinata a livello nazionale dallÊassociazione delle aziende di trasporto ASSTRA. Massimo Faraò al pianoforte. NOVITA’ DAL GRUPPO BRESCIA MOBILITA’ CASSONETTI ACCESSIBILI E AIR CLEANER Si è conclusa. presidente di OMB International. sinonimo di eccellenza bresciana in ambito artistico. Tra i premi abbonamenti al servizio di trasporto e libri. Aprica spa e OMB International hanno presentato due novità tecnologiche per la raccolta dei rifiuti urbani.

Il ministro dell’Interno Roberto Maroni nella sua recente visita a Brescia l’ha pubblicamente e convintamente definita “uno dei migliori Prefetti della Repubblica”. è la negazione della mentalità burocratica essendo uno dei rarissimi casi di osmosi tra carriera pubblica e professione privata. di cui ama considerarsi fedele (“Ma non miope”) servitore. Forse anche per tale ragione Narcisa Brassesco Pace. ovvero l’applicazione evolutiva e la metamorfosi dell’Istituto prefettizio da Napoleone ai giorni nostri. è guidato da cinque donne. dall’agosto 2009 è alla testa della prefettura di Brescia il cui vertice. dopo quello morale”) e dello Stato. Un esempio pressoché inedito in Italia ma frequente in Paesi come la Francia. Pur avendo il culto della legge (“Il mio secondo Vangelo. caso unico in Italia. Margherita ed Enzo. Insignita due volte del premio Città di Genova. coniugata con due figli. entrata nel 1976 nei ruoli dei funzionari di Prefettura e dall’agosto 2009 MESI 12GENNAIO 2011 . Narcisa Brassesco Pace. i “grand commis” usciti dall’Ena. di ALESSANdrO ChEuLA A MANAGER (E RITORNO) Genovese. ha percorso tutte le tappe della carriera prefettizia. la scuola nazionale di alta amministrazione) è uno status più ambito che gestire il privato. dove servire lo Stato (si pensi agli “enarchi”.16 P ENSIERI DI DA CIVIL SERVANT Il sessantesimo Prefetto di Brescia.

ma sempre nel rispetto delle responsabilità che derivano dall’autorità. con una bussola. emblema dell’autorità di Pietro? Il guelfismo come “instrumentum regni”? “Temporalismo e guelfismo appartengono al passato. ma. ebbene sì. che sulle pareti delle austere sale della Prefettura fa bella mostra di sé con la pittura. ripeto. oggi possiamo essere l’inteialatura infra- “Se c’è una istituzione che si è sempre rinnovata. Un simbolo che deve rappresentare la continuità e trasmettere il senso dello Stato. è quella prefettizia: perché dovremmo farla sparire se oggi serve più di ieri?” . dobbiamo saperne mediare gli interessi. dimostrando di saper stare al passo coi tempi. per non dire superflui o addirittura dannosi… “La invito a leggere in proposito la risposta di Sergio Romano alla lettera di un lettore pubblicata sul Corriere della Sera il 30 settembre scorso.17 Il Prefetto di Brescia Narcisa Brassesco Pace. si pensi all’istituto nei primi anni del Regno o in quelli dell’immediato Dopoguerra. e non necessariamente. Per non dire delle forze dell’Ordine. Luigi Einaudi. istituzionale necessaria all’attuazione delle riforme che il Paese attende. quello di un funzionario pubblico nella sua più alta accezione di autorità periferica. la Chiesa. esiga la presenza dei prefetti. come dice la Costituzione. il consenso va ricercato ma se non c’è si va avanti lo stesso: non dimentichi che il Prefetto è la più alta autorità di Pubblica Sicurezza. Il Prefetto non è solo una carica o una funzione. affascinante e determinata. Anche con la crescita delle autonomie locali? “Direi che siamo necessari proprio perché aumentano i problemi indotti dalla complessità sociale. con un termine attuale che può suonare banale. essere graditi e rispettati per quello che si è e più ancora per quello che si fa. non a costo di violare la legge. e dispone di tutte le forze pubbliche operanti sul territorio. Come nel caso della “vertenza della gru”? “Un episodio grave ma nello stesso tempo un caso istruttivo e a modo suo emblematico: senza la fermezza coniuMESI 12GENNAIO 2011 . di moderna managerialità…. Forse nessun istituto si è adeguato. è quella prefettizia: perché dovremmo farla sparire se oggi serve più di ieri? Credo che anche l’Italia federale avrà bisogno di un anello di congiunzione tra centro e periferia come i prefetti…”. la legalità. riconosciuto per tradizione e per norma datata alla carica che ricopre. di terminale istituzionale e di rappresentante del Governo in carica…”. Al formalismo burocratico preferisce il pragmatismo manageriale. Certo con meno gerarchia e più funzionalità. del cui Comitato provinciale è presidente. al tempo stesso indispensabile antenna per il governo e insostituibile collegamento tra realtà locale e potere centrale. Provincia e Comune in primo luogo. liberale e certo non anarchico. i rapporti con le istituzioni. è anche e soprattutto un simbolo. Oggi Pietro e Cesare sono. ognuno nel proprio ambito. nel giugno 1999 lasciò l’incarico di Viceprefetto Vicario di Genova per operare prima come dirigente di una holding leader nella logistica e poi quale direttore generale di una multinazionale leader nei trasporti marittimi e aerei. con una diversa autorità e una maggiore autorevolezza fatta di migliore efficienza e pure. indipendenti e sovrani. Davvero si sente un soprammobile ornamentale? “Se intendiamo il soprammobile come simbolo. i prefetti hanno perduto parte dei loro vecchi poteri e con il prossimo federalismo potrebbero diventare inutili. dalla litigiosità e dalle criticità. Prefetto di Brescia dopo esserlo stata a Biella. sono eccellenti. con cui l’intesa è perfetta e alle quali va la mia gratitudine per la proficua collaborazione”. Tuttavia sono convinta che Cesare. col suo pluralismo dei livelli e istanze territoriali. come i prefetti nel corso di oltre due secoli. Ossia distinguere tra la ragione dei valori e la passione degli ideali. ha ricoperto l’incarico di Vicedirettore Vicario della Scuola dell’Amministrazione dell’Interno. Narcisa Brassesco Pace è una donna cordiale e volitiva. lo Stato. alle trasformazioni dello Stato e della società civile. e quindi sarà ancora più utile e opportuna la mediazione tra poteri locali e centrali: se ieri eravamo l’ossatura dell’unificazione nazionale. prima dell’Unità d’Italia di cui tra pochi mesi ricorre il 150esimo. dobbiamo fin dove possibile comporre i conflitti e ricercare il consenso. Se c’è una istituzione che si è sempre rinnovata. E perché non di consensualità? “Non sempre. i loro rappresentanti sono molto vicini e solidali: per chi fa il mio lavoro è la cosa più bella. affabile e decisa che non ambisce al titolo di Eccellenza. Rientrata nei ruoli del Ministero dell’Interno nel 2001. Certo dobbiamo capire le esigenze della comunità. dopo la creazione delle Regioni nel 1970. né possiamo sottrarci al nostro principale dovere di tutela della convivenza sociale e di mantenimento dell’ordine…”. deve essere distinto ma anche molto vicino a Pietro. Salvo l’onorevole Paolo Corsini che l’ha garbatamente e graziosamente accusata di “presenzialismo esornativo”. le leggi di Pubblica Sicurezza (quella fondativa del 1931 riformata e aggiornata dal Testo Unico del 1981) e una regola aurea: “ Separare la testa dal cuore”. dimostrando di saper stare al passo coi tempi. “Lo dico senza sentimentalismo e senza sdolcinature – esordisce – a Brescia mi sento molto amata. Con una stella polare. Con un denominatore comune a tutti i citati numeratori: la cultura. poiché essa fa parte della nostra profonda identità culturale: Roma non sarebbe Roma senza il Vaticano”. scriveva nel 1944 che “non c’è democrazia fin che ci sono i prefetti”. sono anche esornativa.”. Un simbolo del potere di Cesare accanto al Vescovo. Oggi potremmo aggiungere che. un potere e un servizio. dove si spiega come proprio il federalismo.

senza violare la prima e senza derogare alla seconda”. a un anno e mezzo dal suo insediamento come 60esimo Prefetto? “Sono innamorata di questa provincia. cioè la legge morale. Brescia è una provincia dai grandi pregi .18 P ENSIERI DI Il Prefetto insieme al Ministro dell’Interno roberto Maroni ed al Sindaco Adriano Paroli. le imprese sono straordinarie. Sarebbe un attestato dovuto a una provincia come questa. cercando di coniugare la moralità con la legalità. con le forze propopulsive di questa terra. per questo occorre guardare alle nuove generazioni”. Per parte mia confesso che ho molto desiderato venire a Brescia… ”Una piazza ambita perché tranquilla? “La mia aspirazione è essere una risorsa per questa provincia. poiché sono convinta che il lavoro sia il migliore antidoto e sono impegnata a fare squadra. Io sovrintendo. qui sono tanti. il potere sostitutivo si può esercitare dove la legge lo consente. quella degli dei. non esistono norme che mi consentissero di disporre la rimozione del “Sole delle alpi”. anzi è percorsa da una agitazione corpuscolare che costituisce uno degli aspetti del suo dinamismo economico e della sua complessità sociale. il meritato coronamento cui hanno storicamente contribuito le sue forze migliori”. che ha ubbidito alla legge morale. non aggregare i Cavalieri del Lavoro e i maggiori industriali bresciani per elaborare un progetto propositivo. a differenza di Genova. un’idea forza che possa dare respiro e visibilità a questa grande provincia? Per parte mia coltivo un sogno. sia pure scompostamente o ingenuamente: l’autonomia è anche un rischio che bisogna accettare di correre. Adro e il “Sole delle alpi”. nel credito. anche se non siamo più ai tempi di Sofocle. Una sorta di Consulta dell’economia e del lavoro? “Non compete a me e alla funzione che svolgo. per questo dedico molta attenzione al lavoro. la nostra “odiosamata” come dice un noto giornalista nostrano: che ne pensa. . Veniamo a Brescia. ambizioso ma realistico perché non lo ritengo irrealizzabile…” Un sogno per Brescia? “Brescia meriterebbe un riconoscimento adeguato alla sua oggettiva importanza economica e una posizione all’altezza delle funzioni che ricopre in ambito nazionale. Mentre per la vertenza della gru è stata tacciata di eccessiva durezza. mi chiedo. non le pare? “Sì e no. non potevo derogare alle norme e non si poteva permettere che si costituissero dei precedenti. e lo Stato. di cui 31 mila in città. dell’impresa e del lavoro. che infatti non ha chiesto l’intervento del Prefetto ma ha poi provveduto di sua iniziativa. La mia aspirazione è essere una risorsa per questa provincia. la competenza in questo caso è del ministero della Pubblica Istruzione. ovviamente non subito ma gradualmente trattandosi di un programma che richiede tempo. la competenza del Prefetto scatta dove la legge lo prevede. senza la legalità applicata con rigore e insieme con duttilità quella vicenda sarebbe potuta finire molto peggio. ma devo rispondere a due imperativi: la mia coscienza. come si può vedere dalle cronache quotidiane. se non per gli aspetti di ‘moral suasion’ che possono rientrare nelle funzioni collaterali di un prefetto: perché. Certo in alcuni casi posso apparire dura. in quella di Adro l’hanno accusata di essere stata troppo morbida e un po’ tardiva. non lo dico per piaggeria. parlo di quelli industriali e sindacali. A ciascuno il suo. per questo cerco di fare sistema con le forze produttive e progressive”. che invochiamo l’autonomia MESI 12GENNAIO 2011 ma poi gridiamo allo scandalo quando qualcuno la esercita. e aggiungerei come Abramo. lo dico come genovese proveniente da una terra che non ha nulla da invidiare a nessuno. la terza in Italia per densità industriale. Occorreva garantire il rispetto della legge. non è tranquilla. violando la norma legale. Mi permetto di aggiungere. ossia la norma legale”. 175 mila. per questo cerco di fare sistema con le forze produttive e progressive che mi impegno a seguire costantemente. inoltre. Come Antigone. Brescia è stata colpita al cuore dalla crisi. gata con la flessibilità. non solo imprenditoriali e istituzionali ma anche sociali e culturali”. ma è proprio grazie a tale dinamismo che l’integrazione è possibile. Anche qui sono in atto trasformazioni radicali nella società civile. qui i problemi sono di altro tipo. “Ad Adro non c’erano gli estremi per procedere. nel mondo industriale. Prenda ad esempio la crisi: Brescia sta reagendo in modo esemplare. ovviamente nell’ambito delle norme che la regolano”. quella degli umani? “Come Antigone. “No. per quanto mi concerne e mi compete. Gli extracomunitari. Certo che qui siamo in Svizzera rispetto ad altre sue esperienze come Trapani.

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tre figli e due grandi passioni: lo sport e Brescia. Se lei fosse il sindaco di Brescia cosa cambierebbe? “Verificherei quali possibilità ci sono per un ritorno al passato almeno parziale (credo in verità poche) e mi metterei al tavolo di una trattativa con Milano per cercare di riportare a Brescia quella centralità che le spetta. A Brescia stava e sta a cuore lo sviluppo industriale dell’azienda e la territorialità. Lo svuotamento della sede di via Lamarmora da molte delle alte professionalità che avevano reso l’azienda bresciana tra le prime in Italia è veramente un grande peccato. a Milano premono di . non ho elementi per saperlo. che votò anche mio padre allora nel CdA di Asm. si potrebbe pensare ad abbassare le tariffe per i cittadini? “Il discorso credo sia più complesso. e non vedo grande autonomia nelle scelte che sono state fatte. per soddisfare la seconda. La sensazione è che si sia persa una grande occasione e il giudizio a posteriori dell’operazione di fusione. Di certo c’è una vicinanza politica con la Moratti. L’ex municipalizzata continua almeno a dare dividendi. le idee. Brescia come protagonista. pur essendo apprezzabile la nomina dell’ing.P ENSIERI DI 21 LA PRIORITÀ PER LA CITTÀ? Francesco Onofri. Cinquini nel consiglio di gestione. se non mortificato. è che due potenzialità straordinarie si siano smarrite perché i due soci avevano scopi e obiettivi diversi. già candidato sindaco a Brescia con una propria Lista Civica nel 2008. Anche se non credo possano fare molto per contrastare l’accentramento decisionale di Zuccoli”. Paroli è troppo orientato verso Milano? Quanto pesa La Compagnia delle Opere sulle scelte del sindaco? “Non so. dal centralismo meneghino”. dopo essersi candidato a sindaco nelle ultime amministrative con una propria lista civica. Come giudica la situazione attuale? “Non facile ed è un peccato. avvocato. le scelte. A2A appare sempre più in mano alla componente milanese. Anzitutto il mercato dell’energia è ormai libero e concorrenziale ed inoltre gli utili per servizi erogati a cittadini e imprese bresciane sono (ed erano anche ai Francesco Onofri. risponde alle domande di 12 Mesi sugli scenari che vedono o dovrebbero vedere la Leonessa come protagonista. come quella di Franco Baiguera. gli scenari che vedono. Per appagare la prima si sta preparando ai prossimi campionati europei indoor di atletica (pentatlon) e ai mondiali in California (decatlon) per gli over 45. con i bresciani spinti verso una marginalità gestionale e decisionale che non è sicuramente tra i risultati che si sarebbero voluti ottenere al momento della scelta della fusione tra ex Asm ed ex Aem. senza contare che il consistente indotto che gravitava attorno ad Asm è stato penalizzato. l’attuale sindaco di Milano. IL SUCCESSO DELLA METRO più le logiche finanziarie”. Tra questi 12 Mesi ha individuato in A2A e metropolitana due delle priorità per il futuro della Leonessa. MESI 12GENNAIO 2011 F di rOBErTO GIuLIETTI rancesco Onofri. o dovrebbero vedere. “vive” con grande partecipazione i fatti. sulle quali abbiamo chiesto l’opinione di Francesco Onofri.

la promozione di ricerca e sviluppo nel campo dell’energia pulita alternativa sul territorio. le ragioni del mio mancato ingresso in consiglio sono diverse. più che imporre politiche di divieti assoluti alla circolazione delle auto. se non si fosse partiti.22 P ENSIERI DI Francesco Onofri impegnato a Clermont Ferrand (Francia) nella finale dei 1000 metri. sia perché non credo proprio che me lo chiederanno. Per raggiungere questo obiettivo è però essenziale che la metropolitana sia inserita in una programmazione più ampia che coinvolga anzitutto le scelte urbanistiche e comunque l’intero sistema della mobilità. visto che nei nuovi siti non esiste nemmeno una fermata. Per me le esigenze di crescita economica e le esigenze sociali vanno coniugate in un ragionamento diverso e più generale. con lo stesso numero di voti dell’Italia dei Valori e il quarto candidato sindaco su undici. Non è affatto un bene che a un assessore nominato in un settore che non conosce servano uno o due anni per comprendere almeno i rudimenti del suo campo d’azione. Ritiene che l’Amministrazione si stia muovendo nelle giuste direzioni per valorizzare l’importante infrastruttura per il futuro della città? Finalmente importanti membri della giunta hanno dichiarato che: “In assoluto la metro è ‘la’ priorità per Brescia ed è indispensabile. anche perché. la sede unica del Comune all’interno dell’area degli ex Magazzini Generali. MESI 12GENNAIO 2011 Ci faccia un esempio. promuovere iniziative utili per tutti e anche per l’amministrazione e se possibile in modo coordinato con essa”. non si sarebbe potuto immaginare di estendere la rete attualmente in costruzione. Mi spiego meglio. Non si è dimostrata abbastanza diffusa la consapevolezza dell’inutilità e dell’assurdità della contrapposizione ideologica destra/sinistra e dell’importanza di un vero spirito di squadra. e rendere consapevoli i cittadini dei vantaggi della mobilità sostenibile anche per l’ambente e la salute. Un mio impegno come assessore lo vedo molto improbabile. Per diminuire l’utilizzo delle macchine. per i pedoni no”. in macchina. Devono essere lasciate definitivamente alle spalle le perplessità sulla scelta di dotare della metropolitana una città come Brescia. di qui la pur immeritata ma inevitabile diffidenza. stadio Rigamonti. un grande affiatamento della squadra. Oltre che sul fronte della mobilità nemmeno su quello urbanistico vedo però un impegno abbastanza determinato dell’amministrazione rispetto al metrobus”. credo occorra seguire i buoni esempi stranieri: far diventare il trasporto pubblico conveniente. “Il parco dello sport. criticare in modo costruttivo. Per gli automobilisti un vantaggio. un equilibrio tra etica e utili. Ma sono convinto che un’azienda pubblica debba trovare una mediazione. Cosa è cambiato a Brescia rispetto a due anni fa? “Nella sostanza poco. se non che si può andare in centro città. Avevamo anche per ciò deciso di presentarci agli elettori con una lista civica di persone che. sotto la regia del Comune e utilizzando le competenze di A2A e delle Università cittadine. Preferisco essere attivo con la nostra “Officina”. facile. Per questo vedrei bene. a Roma o in qualche stanza del palazzo. erano tutte espressione della società civile con altissime qualità umane. A Brescia i dati sulla salute dei cittadini sono preoccupanti e credo che il “bene salute” debba essere difeso ben prima di pensare agli utili o alle tariffe. ma tra gli scenari possibili potrebbe anche esserci un nostro impegno per tirare la volata a qualche giovane. minato da conflitti interni alle coalizioni e che da anni manca in Loggia. con l’impegno di tutti. più economico delle automobili. Cosa non ha funzionato nel risultato non straordinario della sua lista nel 2008? “Premesso che l’esperienza elettorale per me è stata molto positiva e arricchente e credo sia stata apprezzata da molti oltre che numericamente significativa essendo stata di gran lunga la prima lista civica. più facilmente. Certo che per chi produce e vende energia bruciando rifiuti e guadagnandoci molto denaro non è facile e per certi versi nemmeno logico crearsi concorrenza con le proprie mani. mentre ne erano state previste per le attuali collocazioni (uffici comunali di via Marconi. pur avendo sensibilità politiche diverse. tempi di Asm) solo una minima parte dei profitti dell’azienda. tra socialità e libera concorrenza”. le eccellenze non sempre sono premiate in termini di voto.it. Veniamo alla metro. È così prevalsa la logica dello schieramento”. che abbia successo. ed in ogni caso al di là delle ideologie l’unità di vedute sui temi cardine della città. Uno dei motivi della mia discesa in campo era nel fastidio dato dal fatto che le candidature più importanti fossero state decise “altrove”. informare e coinvolgere attraverso il blog parlaBrescia. l’abbattimento delle torri di San Polo sono scelte molto pesanti sull’urbanistica della città che tuttavia sono state prese senza tenere in considerazione il tracciato della metro e la sua valorizzazione. professionali e manageriali. Alle prossime elezioni amministrative la vedremo come candidato sindaco per definire e gestire la Brescia del prossimo futuro o la troveremo come assessore? “Per la mia candidatura dipenderà molto dalle condizioni che ci saranno tra due anni. sia perché nel 2008 mi presentai in modo indipendente e critico rispetto a chi ha vinto (e anche all’attuale minoranza). Le condizioni indispensabili per un mio impegno sono la libertà da centri decisionali esterni. Nonostante avessimo puntato sulla qualità dei nostri candidati. torri di San Polo)”. Aver rotto gli schemi ha significato non essere facilmente collocabili in questo o in quello schieramento. morali. E poi si devono considerare il poco tempo a disposizione per farci conoscere e il voto “di pancia” paragonabile spesso al tifo calcistico. .

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le piccole e medie imprese han- . ma almeno è iniziata una lenta risalita. nonostante le latitanze della politica e le croniche carenze del sistema Paese. in sintesi. Un 2010. che rappresentano il 95% L del tessuto imprenditoriale locale. intraprendendo un percorso basato sulla valorizzazione del capitale umano. di rOBErTO GIuLIETTI MA È LENTA no saputo reagire. sono ripartite con tempi diversi a seconda del settore merceologico di appartenenza e che comunque non hanno ancora recuperato i pesanti cali di redditività segnati nel 2009? “Un fatto è certo: dalla crisi è emerso ancora una volta che le Pmi sono la spina dorsale della nostra economia e che. su nuovi investimenti in ricerca e innovazione e puntando anche sulle potenzialità che potrà offrire il ‘fare rete’ tra le aziende”. presidente delle piccole e medie imprese associate all’AIB. presidente della sezione Piccola Industria di AIB. in cui le Pmi bresciane. MESI 12GENNAIO 2011 a crisi non è certo alle spalle. un asset fondamentale: per questo è necessario investire. al termine di un anno nel quale le Pmi bresciane “hanno saputo reagire intraprendendo un percorso basato sulla valorizzazione del capitale umano. Questo. con nuovi investimenti in ricerca ed innovazione e puntando sulle potenzialità che offre il fare rete tra le nostre aziende”. il giudizio di Francesco Franceschetti. Sono questi i punti sui quali la “Piccola” di AIB ha infatti rivolto i propri sforzi? “Nelle nostre imprese il capitale umano è un valore. dunque.P ENSIERI DI 25 LA RIPRESA C’È L’analisi di Francesco Franceschetti. sull’anno appena terminato.

Ma vorrei aggiungere anche alcuni altri aspetti del nostro lavoro. ed i progetti reali. Per questo ritengo che sia stata una scelta scellerata quella di rinunciare. Le piccole e medie imprese sanno. in cui i rappresentanti di zona di AIB con passione hanno avvicinato circa 5 mila tra genitori ed alunni. per questo è utile mettersi insieme ad altre e dar vita a collaborazioni tecnologiche e commerciali con aziende della stessa filiera produttiva. ad esempio. “Il rapporto con le banche negli ultimi tempi è sicuramente migliorato anche grazie al lavoro che il Comitato della Piccola dell’AIB ha svolto nei confronti dei propri associati. nonostante tutto. che prima di tutto si devono rimuovere i punti di criticità. come imprenditore non posso non fare i conti con la consapevolezza che quello dell’energia è un mercato globale e che quindi ha delle sue regole ben precise. Ma se farsi conoscere è solo un primo passo. per averlo imparato sulla propria pelle. portati avanti anche dal Csmt sono un esempio estremamente positivo”. Cosa? “I processi di aggregazione sono ormai necessari per reggere i confronti internazionali: serve dunque fare rete e serve anche solo per vendere all’estero. Un lavoro di cui si è fatta sintesi nella prima giornata nazionale delle Pmi con “Industriamoci”. infatti. Siamo alla mercé di nuove speculazioni ed è come se dagli errori della finanza creativa del recente passato non avessimo imparato nulla”. sugli scenari attuali e le tendenze immediate”. “A livello nazionale manca una politica industriale definita che si muova con un filo conduttore. e l’accesso al credito è uno di questi. al nucleare ed oggi ne stiamo ancora pagando le conseguenze. che ha l’obiettivo di rafforzare il supporto alle imprese nell’affrontare le problematiche finanziarie e di accesso al credito. un’opportunità per le giovani generazioni”. dei cambi e dei prezzi delle materie prime. per fare il punto sull’andamento dei tassi. operativo in Associazione lo Sportello Credito. 20 anni fa. che vada oltre l’analisi contabile. come Associazione. continuando a non affrontare i reali problemi del Paese. che hanno delocalizzato. MESI 12GENNAIO 2011 “Fare Rete” è quindi una strada. Tra i temi maggiormente discussi al nostro interno ci sono stati quelli sul modo con cui offrire contributi all’analisi della situazione economicofinanziaria delle nostre aziende e gli interventi possibili per migliorarla con. Noi. Un’operazione concordata con le scuole per agevolare e favorire l’incontro tra le esigenze delle imprese che cercano collaboratori preparati. Dai primi di maggio è. i loro servizi e i loro processi produttivi. Occorre si sappia che le Pmi sono un’occasione. non c’è un approfondimento anche a livello comunitario. Ed è proprio su quest’ultimo specifico tema che il presidente della “Piccola” sottolinea come “essersi quasi dimenticati delle fluttuazioni delle materie prime sia stato un grave errore del Paese. ma ciò che è peggio è che su questi temi è mancato completamente il dibattito. di motivazioni professionali. organizzando periodicamente incontri con Isfor 2000 e con la fondazione Ambrosetti. di qualificazione tecnica personale. illustrando loro le possibilità che le imprese presenti sul territorio possono offrire in termini occupazionali. abbiamo un tipo di industrie altamente ‘energivore’ e siamo troppo dipendenti dall’estero quanto ad approvvigionamento di elettricità. rivolte in tutt’altre direzioni. Come cittadino bresciano vorrei che tutto fosse riportato a Brescia. Una Pmi. come Paese e come sistema Brescia. ma per non sbagliare direzione occorre anche comprendere quali sono gli scenari internazionali dell’economia globale? “A questo proposito. vedo ancora tra i colleghi imprenditori la caparbietà e la voglia di andare avanti. l’uso corretto e finanziariamente equilibrato dei fidi o la gestione delle fonti finanziarie a breve e a lungo termine. ma che ci ha già dato notevoli soddisfazioni”. ma anche alle loro famiglie e agli amministratori degli enti locali. concreti. Ed in questo contesto è allora necessario aprire una parentesi ed illustrare il lungo e complesso lavoro portato avanti in 22 scuole medie bresciane. Di certo. presentare i collaboratori ai giovani ospiti (952 le presenze registrate per 13 scuole e istituti). progetto in cui dodici piccole e medie aziende della provincia di Brescia hanno aperto i propri stabilimenti per “raccontare” i loro prodotti. per uscire definitivamente dalla crisi ed avviare il cambiamento allora serve anche altro. con una strategia che crei le condizioni affinché si realizzi una vera inversione di tendenza. che ha sempre caratterizzato l’imprenditoria bresciana”.26 P ENSIERI DI superando il concetto lavoro/stipendio e puntando sulla formazione e sull’ampliamento della conoscenza che dall’esterno si ha di queste realtà imprenditoriali. ma che guardi anche all’impresa nella sua globalità e tenga conto delle prospettive che questa ha. infatti. Come piccoli e medi imprenditori dell’Associazione Industriale Bresciana che posizione avete in merito al dibattito in corso sulla multiutility cittadina? “Prima di tutto occorre ricordare che per A2A sono presenti aspetti politici non irrilevanti e che la nostra posizione è quella ricordata dal presidente Dallera. che hanno cercato Paesi più accoglienti per i loro nuovi investimenti e per le loro diversificazioni. l’elaborazione di un rating aziendale. . Il rischio che si corre è che crescano solo quelli che hanno già detto basta. siamo un punto di riferimento importante per le nostre Pmi. Le fonti di energia alternative sono un percorso poco percorribile per la quantità dei bisogni energetici che abbiamo e della green economy dobbiamo ancora vedere i risultati”. con le aspettative di occupazione e di soddisfazione economica dei giovani. Le attenzioni della politica nazionale sembrano. da sola. Un progetto che continuerà nel tempo e di non facile attuazione. non può sostenere i costi dell’internazionalizzazione o della ricerca. invece. vogliamo continuare a produrre in Italia guardando in prospettiva ai nostri giovani.

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Tutti e quattro siamo da sempre dei grandi MESI 12GENNAIO 2011 . Your Side” e il 3 luglio sono pronti. fanno parecchia gavetta. e fin dal primo ascolto mette d’accordo un po’ tutti: dai patiti del rock d’annata più o meno impegnato. funk e dark. Fioccano i primi riconoscimenti di critica e pubblico. il singolo “Twice” scala le classifiche di vendita nazionali posizionandosi al n. lo spagnoleggiante “piano di fuga”. rispecchia il desiderio della band di comunicare il nare nelle principali città italiane. Il panorama musicale bresciano è di tutto rispetto. che ha creato un’etichetta ad hoc per il progetto artistico Plan De Fuga denominata About:Blank. Marcello Daniele (basso e voce). Bisogna chiedersi se si vuole veramente aggiungere qualcosa alla propria musica o farla solamente per divertirsi. rhodes). ma hanno talento e lo dimostrano da subito. negli studi di Evento Musica. pur sempre come gruppo spalla. ma con caratteristiche più profonde. dallo scorso ottobre si cimentano in un nuovo tour che li porta a suo- S di SALVATOrE SCANdurrA ono una delle band rivelazione del 2010. Il lavoro è la prima cosa. ai giovani a caccia di suoni più orecchiabili. Trascorsa l’estate suonando nei principali Festival. Un’opera prima che tecnicamente rasenta la perfezione. per l’Heineken Jammin Festival. in giugno esce il secondo singolo. Ma trovare una struttura valida per essere ‘buttati sul mercato’ lo è altrettanto. Cosa pensate di avere più di altre band che non sono ancora riuscite a fare il salto? “Il nostro intento è tradurre musica colta in qualcosa di più popolare. Simone Piccinelli (chitarre. Varietà stilistica unita ad ampi spazi per i passaggi strumentali. Parliamo sempre di pop. Matteo Arici (batteria): sono i Plan De Fuga. Il 22 gennaio 2010 la svolta: pubblicano su un’etichetta indipendente l’album d’esordio “In a minute”. insistere e crederci è fondamentale. 31.P ENSIERI DI 29 IL ROCK “COLTO” CHE VIENE DA LONTANO Intervista a Filippo de Paoli. Filippo De Paoli (chitarra e voce). Le prospettive cambiano radicalmente. motivo per cui i testi sono in lingua inglese. più personali. e noi in questo siamo stati fortunati”. La band si forma nel 2005. Cosa ci vuole per emergere? “Onestà con se stessi. sono tra le loro peculiarità. leader della band bresciana che in un anno ha scalato le classifiche con l’album d’esordio “In a minute” e ha già calcato il prestigioso palco dell’heineken Jammin Festival. Incontriamo Filippo De Paoli a Brescia. La loro musica è un rock contaminato da influenze pop. L’intenzione dichiarata dei quattro è quella di fondere stili e diverse influenze musicali mantenendo però una continuità nelle atmosfere e nei suoni. e il nome scelto. distribuito da Self. piano. e diventa un tormentone anche su radio come “Virgin Radio”. gruppo rock emergente in forte ascesa. Hanno molto da dire e il loro viaggio li sta portando lontano. PLAN DE FUGA proprio messaggio musicale misurandosi con la scena internazionale.

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non generiche. Brescia invece oggi è la capitale di questo genere. neanche lontanamente. e l’impatto sonoro va a braccetto con esse. Quali messaggi lanciate quando suonate? “Nella maggior parte dei casi i nostri testi sono introspezioni personali. e con tanta gente viene tutto più facile. il Grunge di Seattle degli anni ‘90. il messaggio sia ben chiaro: la danza della decadenza è un monito rivolto al nostro pianeta. fino ai bistrattati anni ’80. Credo sia stato il miscuglio di quello che siamo riusciti a mettere dentro la nostra musica ad aver fatto la differenza. assiomi assoluti che potevano aiutare tutti.11 rimini (Satellite Music Club c/o Life Disco) 21. più rock. entrambi assolutamente rock dal nostro punto di vista”. ma diceva cose di importanza planetaria.02. La nostra musica si basa sulle emozioni.11 Molfetta SS (Cavallo di Troia) MESI 12GENNAIO 2011 . Svegliamoci e smettiamola di far finta di niente”. È stata forse la nostra esperienza più adrenalica. più naturale. ed è andata bene. andremo dovunque dove avremo la fortuna di arrivare. ma nel nostro piccolo è ciò che tentiamo di fare. dobbiamo solo trovare la forma e l’interpretazione giusta per non deludere i nostri fan.11 Bari (Nordwind) 11. Abbiamo unito tanti mondi diversi: dagli anni ’70 a partire dai Pink Foyd.P fruitori e ascoltatori di musica. Poi succede che in canzoni come DecaDance. per noi è più naturale così.01. e sono soddisfazioni enormi”. senza distinzioni. ma eravamo molto concentrati.11 Squinzano (Le) (Istanbul cafè) 12. non solo per Brescia”. ma per certi versi meno emozionante delle date del nostro tour: i fan adesso sono tutti per noi. Sarà in inglese anche il prossimo disco. ma concetti base. ma stiamo lavorando anche all’album nuovo: i pez- ENSIERI DI 31 zi ci sono già. la resa del concerto dipende solo da noi. Non ce l’abbiamo con nessuno. sfumature caratteriali raccolte dal nostro modo di vedere e vivere la realtà. ci interessano emozioni ampie e generali. . Cosa cambierebbe di Brescia se potesse? “Andando in giro per l’Italia a suonare ci si rende conto di come metropoli quali Milano o Roma abbiano grossissimi problemi dal punto di vista di fruizione di musica originale.02. Tuttavia. la maniera di fare politica”. ad andare avanti. Adesso stiamo mettendo insieme le idee. è palese. anche un po’ più d’interesse per la cultura e per l’arte farebbe bene. All’Heineken Jammin Festival c’era un po’ di paura. Un certo Bob Marley non ha mai fatto nomi in nessun suo concerto.11 Viareggio (Paranoid) 10.01. “ESCAPE TOUR” LE PROSSIME DATE 14. ma anche Bob Marley e Astor Piazzola. Tra i gruppi ispiratori ci sono anche i Motorpsycho. i gadget. Di politica ne parlate mai nei vostri pezzi? “Non siamo un gruppo politico. Noi certo non siamo così bravi. suonando molto. Cosa significa per voi cantare dal vivo? Com’è andata all’Heineken Jammin Festival di fronte a migliaia di persone? “Dal vivo siamo più aggressivi. Ma il discorso vale per qualsiasi città. le cose stanno andando decisamente male.02. c’è chi compra il disco. semmai con il modo. e per essere conosciuti all’estero non ci sono alternative”. Dove vogliono arrivare i Plan de Fuga? “Per essere considerati un gruppo vero bisogna uscire dal proprio nido. ma di generi diversissimi tra loro. per certi versi incredibili in quanto a ricerca sonora.

In realtà le disposizioni del Reach si allargano ben oltre i confini dell’industria chimica e vanno ad interessare anche le produzioni metallurgiche. Tra le diverse scelte politiche capaci di esercitare impatti significativi sull’industria emergono quella sugli standard ambientali (Direttive quadro sulla qualità dell’aria e dell’acqua). Si tratta di un punto fondamentale della strategia dell’Unione Europea per contrastare il cambiamento climatico e per ridurre le emissioni di gas. non solo perché i metalli come tali sono contemplati nell’ambito del Reach stesso. fa riferimento all’Ets (European Emission Trading System). quella sulla regolamentazione dei rifiuti. comporta dei costi per l’industria. e non hanno nulla a che vedere. studiare il ricorso a meccanismi di compensazione. spalmati su un periodo di circa 3 anni. ma anche perché le lavorazioni metallurgiche vengono talvolta effettuate impiegando sostanze ritenute a rischio. il costo per l’industria è compreso tra 150 e 200 milioni di euro. una misura introdotta nel 2007. come si è visto. cioè l’attività dei singoli consorzi di filiera per acquisire migliori conoscenze sui comportamenti specifici di determinate sostanze. dal punto di vista del rigore e dell’impegno richiesto alle aziende. Questo vuol dire in conclusione che è senz’altro politicamente corretta la impostazione di fondo dell’Unione Europea di porsi come difensore della protezione ambientale e dello sviluppo sostenibile. per evitare che dell’industria europea non resti che il ricordo. con quanto è previsto da paesi come la Cina o l’India. abbastanza noto perché è operativo dal 2005. Il regolamento Reach. Authorisation and Restriction of Chemicals). MESI 12GENNAIO 2011 . secondo il regolamento Reach. come i costi di registrazione del Reach. Un’altra serie di provvedimenti ambientali comunitari. Tutti i metalli. che ha affrontato una spesa totale di 11 milioni di euro. ed è chiaro che anche in questo caso i costi collegati all’ETS sono un significativo elemento di riduzione di competitività. Gli oneri complessivi per le industrie non sono di poco conto: ad esempio il settore del nichel ha speso 12 milioni di euro per preparare un totale di tredici dossier di registrazione di sostanze chimiche collegate ai cicli produttivi o di lavorazione del metallo. secondo le stime effettuate. con i nuovi scenari economici che stanno prendendo corpo. Evaluation. Gli oneri maggiori per le industrie derivano in genere dagli impegni di tipo amministrativo. a questo debbono essere aggiunti gli oneri per partecipare a quel processo che viene definito l’implementazione del Reach stesso. con lo scopo di migliorarne le capacità di innovazione. ma non si possono trascurare G li obiettivi di sostenibilità ambientale dell’Unione Europea sono ambiziosi. come la produzione di alluminio ed altri metalli non ferrosi. (Registration. nell’ambito dei 25 consorzi sui metalli costituiti dall’associazione europea dei metalli non ferrosi Eurometaux. è dedicata in modo specifico all’industria chimica ed ha la finalità di aumentare le misure di salvaguardia della salute umana e dell’ambiente. debbono gli oneri di queste scelte per l’industria ed è oggi indispensabile.32 R UBRICA STRATEGIA DI IMPRESA di MArIO CONSErVA LE POLITICHE EUROPEE PER L’AMBIENTE L’IMPATTO PER LE INDUSTRIE essere infatti registrati. e questo. l’Ets ed il Reach. però possiamo dire che già da ora la misura esercita effetti indiretti sul settore dei metalli determinando un prezzo più alto per l’energia. molto importanti per le aziende. Quando nel 2013 lo schema sarà definitivamente applicabile se ne potrà valutare meglio la portata. Con la revisione del 2008 il provvedimento è stato allargato anche a comparti produttivi ad alto fabbisogno energetico non previsti in prima stesura. cercando comunque di non penalizzare la competitività dell’industria. sono di poco inferiori gli importi relativi al settore del rame. nelle intenzioni. ma anche dalle inefficienze legate alle differenze interpretative delle misure proposte dalla Commissione da parte degli stati membri. anzi.

duale o meno. Compresi i media. servizi e mercato – non sono necessariamente in conflitto. Ma dopo tre anni di sperimentazione è altrettanto vero che la ricaduta sul territorio (utenza). Non solo per quanto riguarda la governance. le. Certo che le due anime – territorio e globalità. Bipop. Ma si dimentica che. come dice il presidente del Consiglio di gestione Giuliano Zuccoli. finanza. presidente del Consiglio di sorveglianza. per non dire subalterna. cultura e partiti. aziende milanesi si appropriano dell’indotto bresciano. Ovvero banche. oltre a conferire i necessari dividendi. La responsabilità di tale scelta. lungi dall’attenuarsi come dovrebbe avvenire in ogni fusione consensuale degna di questo nome.E CONOMIA 33 TUTTO SBAGLIATO TUTTO DA RIFARE? Localismo o globalismo? Concentrarsi sul territorio o operare da multiutility europea? Conflitto reale o falso problema? fusione che per Brescia – analogamente ad altre operazioni di opposto segno che hanno coinvolto Banca Lombarda. con cui venne attuata a suo tempo una MESI 12GENNAIO 2011 . ancora non c’è stata. ma più ancora per quanto attiene all’impianto societario e alla stessa filosofia fondativa. Vale a dire industria. Un’acrobazia dialettica che si compendia nell’ossimoro “glocale”. si è invece accentuato passando dal sommesso mugugno e dal timido vagito alla espressa protesta e palese contrarietà. acritici megafoni del “sistema” e delle lobbies che ne fanno parte più che autorevoli portavoce della pubblica opinione. in termini di servizi pubblici vantaggiosi a tariffe competitive. “dall’alto” e “per decreto” a scapito della graduale integrazione industriale. Intanto. quella locale-territoriale erogatrice di servizi e quella globale di competitor energetico. non solo politico-istituzionale ma pure culturale e imprenditoriale. Hopa e aeroporto – si è rivelata un’aggregazione “passiva”. è da addebitarsi trasversalmente all’intero “sistema Brescia”. artificio lessicale suggestivo ma del tutto astratto che vorrebbe conciliare locale e globaIl termoutilizzatore di Brescia. devono procedere di pari passo. mentre si fa strada l’ipotesi di un referendum per rifondare l’assetto di A2A. A2A di ALESSANdrO ChEuLA A soli tre anni dalla nascita di A2A il dualismo Milano-Brescia. università e istituzioni. che ne rivendica non già la paternità quanto la capacità di fondere le due anime e la duplice vocazione. le utilities di pubblica AGGrEGAZIONE PASSIVA Una così netta autocritica e una tale inversione di rotta in così poco tempo confermano un dato evidente: la fretta e l’improvvisazione tutta “politica”. imprese. che ha pressoché “spogliato” la città e la provincia del suo asset più prezioso e della sua migliore infrastruttura. Al punto che l’ipotesi di un riassetto della utility lombarda non è più un tabù. al di là del contingente colore politico di chi a suo tempo l’ha voluta e attuata. Chi invece sembra difendere lo status quo è Graziano Tarantini. L’ultima novità parrebbe lo strisciante avvicinamento tra Pd e Lega per un confronto che potrebbe portare a una consultazione popolare per ripensare l’intero assetto di A2A. eufemismo astratto ancorché efficace per indicare l’intero establishment cittadino. È vero che territorialità e redditività.

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non quello romano – pare di essere alla vigilia di una clamorosa svolta politica. non vuole parlare di scissione o di ritorno allo status quo ante poiché sarebbe “una vittoria del campanile”. potrebbe portare a un referendum consultivo per ridisegnare l’assetto di A2A. ha autocriticamente ammesso di “essersi lasciato trascinare da chi suggeriva maggiori dimensioni aziendali per poter competere”. La stessa piega che. la fusione. Una scuola di pensiero secondo cui le “dimensioni critiche” per competere sul mercato delle utilities non potevano che essere pluriregionali. non contingenti e non circoscritte al solo futuro della utilility.Qui a sinistra Giuliano Zuccoli. seppure contrario alla proposta di superamento della governance duale formulata da Zuccoli criticandone il sotteso scopo di limitare il ruolo di Brescia. se MESI 12GENNAIO 2011 . statuto permettendo. pronubi alcuni prudenti ma eloquenti “giri di valzer” tra il Pd di Claudio Bragaglio (non di Paolo Corsini) e la Lega Nord di Daniele Molgora. Vi sarebbero infatti le condizioni per un dibattito di ampio respiro a livello cittadino che. patron della fusione – mutismo che dura da quando è stato vittima dello “spoil system” della Giunta di Adriano Paroli e sostituito alla presidenza del Consiglio di Sorveglianza da Graziano Tarantini. Tra le voci critiche fa eccezione Giuseppe Onofri. i dubbi e i ripensamenti hanno ormai assunto la coralità di una posizione che. A parte Marco Vitale. ex presidente Asm nonché icona carismatica del cattolicesimo bresciano per la sua cristallinità quasi ereticale e protestantica? Per non dire di Tino Bino. Pur riconoscendo che la cultura referendaria non fa parte del bagaglio culturale né del background storico-ideologico del Pd – ma anche le elezioni primarie. ex presidente della CdO bresciana nonché. sono entrate nella sua prassi politica – tuttavia un dibattito popolare. Vale a dire ripensare o addirittura revocare. sulla piena attuazione della par condicio Milano-Brescia attraverso una più compiuta valorizzazione degli asset industriali. Errore a ovviare il quale sarebbe oggi preferibile “una nuova società” o addirittura “la vendite della azioni”. la fusione stessa. e nemmeno di una contrapposizione tra la “finanza” meneghina e la “cultura industriale” nostrana. Tra il radicalismo autocritico di Bino e il realismo critico di Carlo Scarpa. almeno così appare. e non sta scritto che le due grandezze siano sempre direttamente proporzionali poiché per essere più forti non è sempre necessario diventare più grandi. divenuta nella vulgata corrente quasi una certezza. E CONOMIA 35 utilità devono assicurare agli utenti un vantaggio altrettanto auspicabile: tariffe vantaggiose dei servizi. dIBATTITO POPOLArE CITTAdINO A dar retta al mugugno che sale dal basso per poi ridiscendere dalle scale del Palazzo – quello bresciano. sembra appartenere comunque al novero delle rumorose minoranze destinate a crescere.5% detenuto dal Comune di Brescia. analogamente a quella da cui erano scaturite le suggestioni avveniristiche della “new economy”. TIMIdI VAGITI L’ostinato silenzio di Renzo Capra. Presidente del Consiglio di gestione di A2A. Sotto. Claudio Bragaglio del Partito democratico. aveva improntato di sé l’alba degli anni 2000 affondando le proprie radici nella convinzione. per la fusione. a proposito della fusione. A2A. ma non è detto che ciò che vale per il comparto dell’industria privata possa valere tout court per il settore del servizio pubblico. la cui posizione è stata fin dal principio decisamente e recisamente critica (basti pensare al durissimo intervento tenuto due anni fa al Rotary Brescia Centro di via Moretto al cospetto di tutta la brescianità istituzionale e imprenditoriale). rifacendosi alle finalità originarie e fondative della fusione. che vanno oltre l’orizzonte del campanile o il perimetro del “territorio” (parola quest’ultima inflazionata quanto quella di “globalizzazione” di cui dovrebbe costituire la credibile alternativa geoeconomica). le posizioni oggi più accreditate sembrano revocare in dubbio una scelta. E che altro significato poteva avere il rifiuto della medaglia del centenario della ex municipalizzata da parte di Cesare Trebeschi. docente universitario di economia industriale (“Separare verticalmente le società dando a Brescia i business legati al territorio e a Milano quelli industriali”). il giansenista pascaliano di Cellatica. console di Formigoni “in partibus infidelium” – potrebbe essere interpretato come una sorta di rimpianto. altra autorevole figura della sinistra cattolica bresciana che. Il che può essere vero. era frutto di una piega culturale prima ancora che di un must imprenditoriale. delle “magnifiche sorti” non solo progressive ma anche rigenerative del processo di irreversibile dilatazione dei mercati. vale a dire la cessione sul mercato del 27. Il calcolo da fare non è tanto dimensionale quanto reddituale. nata all’inizio del 2008 dopo una non breve gestazione. uno dei padri della fusione e dell’operazione – il collocamento in Borsa di Asm – ad essa propedeutica. salutata a suo tempo col trionfalismo delle “svolte epocali”. pur essendo estranee alla tradizione di quel partito. Onofri. leggi pentimento tardivo. al di là dei rischi latenti di demagogia populistica. se non ancora maggioritaria. Si tratta di un ripensamento che ha matrici più profonde e nel contempo prospettive più ampie. Preferisce puntare. NON SOLO rEVANChE MA rIPENSAMENTO Non si tratta solo di “revanche” bresciana. come ha titolato recentemente Il Sole 24 Ore nell’inserto Lombardia a proposito di A2A. per non dire multinazionali. BLINdATI SILENZI.

36 E CONOMIA no Tarantini e il sindaco Adriano Paroli. Un’operazione impossibile senza l’intervento diretto della Compagnia delle Opere. della società (concezione antimodernista e “neoguelfa” che fa a pugni con la conclamata modernità della CdO). ndr) una grande multiutility del Nord (che lasci ai Comuni originari la conduzione industriale delle singole aziende. Ma Bragaglio va oltre. è matrice. Se la testa è nel capoluogo lombardo – questa la eloquente metafora – le braccia sono quelle della Leonessa. infatti. la posizione critica della Lega verso A2A appare oggi più cauta e sfumata di ieri in ragione di un duplice obiettivo: contare di più oggi in A2A per poterne gestire domani in modo più incisivo l’indotto territoriale. ndr) per poi creare. Intorno alla quale i satelliti dovrebbero orbitare senza disturbare il manovratore in nome di una gerarchia dei poteri cara ad una concezione organicista. sotto una unica holding (di partecipazione finanziaria. come viene soprannominato il presidente leghista della Provincia. La fusione. secondo un modello caro agli ideologi leghisti “della prima ora” quali Gianfranco Miglio e all’Umberto Bossi del rito (e del mito) “nibelungico” delle ampolle alle fonti del Po). Se infatti Milano. Brescia grazie alla sua efficienza è motrice. il “Maroni bresciano”. Come dire: separiamoci dalla Moratti e poi alleiamoci con lei. con i picccoli imprenditori. date le sue dimensioni. Per la Lega invece il referendum è. in nome di un localismo territoriale che costituisce da sempre uno dei caratteri fondativi del movimento di Bossi. alla fusione. la meno appariscente ma proprio per questo la più efficace. ipotizzando non solo il superamento della governance duale in sintonia con Giuliano Zuccoli ma adombrando l’azzeramento tout court dell’attuale assetto di A2A con un referendum. Ciò in nome di una strategia che appare “milanocentrica” penalizzando in modo strisciante la periferia. prima ancora che professionali. Nessuno ne parla. la cifra. e ipotizzando la propensione di Tarantini a guardare alla poltrona oggi occupata da Giuseppe Guzzetti alla testa delle potenti Fondazioni bancarie. più che liberista. A differenza di molti suoi colleghi. che guarda con attenzione ai rapporti personali. consigliere comunale del Pd. Ebbene. ideologica. ndr)”. Presidente del Consiglio di Sorveglianza di A2A. un veicolo naturale e preferenziale in quanto consustanziale alla propria concezione di democrazia diretta (“svizzera”. è da sempre il punto nodale. o almeno dovrebbe essere. per capirci. vista come appendice accidentale od optional caudatario dell’egemonia della metropoli. Ecco perché è sul terreno referendario che Pd e Lega possono trovare. ha sempre espresso con moderazione la propria contrarietà “di principio”. lo lascia molto perplesso per il fatto che i pesi della gestione non sono bilanciati. La chiarezza su questo punto si deve a Claudio Bragaglio. “Rivolgiamoci ai cittadini con una consultazione referendaria diretta – dice – chiedendo loro se non preferiscono una riorganizzazione che restituisca le aziende e la gestione al territorio (leggi “ai rispettivi territori”. un punto di incontro. Sopra. gestito in modo trasparente e non pilotato strumentalmente potrebbe essere un valido strumento di consultazione democratica. ovvero Aem ai milanesi e Asm ai bresciani. con daniele Molgora (Lega Nord). . secondo il quale “l’indotto bresciano è stato riorganizzato con aziende milanesi legate alla CdO”. ma è l’indotto il vero e diffuso affare a livello territoriale. CI hANNO TOLTO ANChE L’INdOTTO La Lega guarda al sodo. Si tratta in buona sostanza di una delle tante modalità. il “must” del Carroccio. come Molgora dichiara. almeno sul piano del metodo. Il territorio. anche qui Milano ha penalizzato Brescia “rubandole” persino l’indotto e lasciandole solo le briciole. Ascoltiamo Molgora. Anche scontando dietro tali mugugni l’indebolimento della alleanza tra GraziaMESI 12GENNAIO 2011 cui l’asse Formigoni-Tarantini sembra miri da tempo a bypassare Brescia e i suoi interessi. Graziano Tarantini.

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uno a Orcenico Inferiore (Pordenone) e uno a Trichiana (Belluno) che impiegano circa 2. Commercial Director Italy & Export di Ideal Standard. l consiglio comunale del 18 dicembre ha approvato all’unanimità la variante al Prg che dà il via libera alla strada di accesso alla “Piccola velocità”. Lo sviluppo di questo comparto è fondamentale per attuare gli accordi sul futuro dei lavoratori Ideal Standard di via Milano: 64 dei 130 lavoratori in cassa integrazione sarebbero infatti ricollocati nel polo logistico. Per chiarirci le idee sul futuro dell’azienda e sulle prospettive per Brescia abbiamo incontrato Andrea Bandirali. Commercial director Italy & Export di Ideal Standard. il mercato italiano rimane assolutamente centrale nelle strategie dell’azienda”.E CONOMIA 39 IDEAL STANDARD A colloquio con Andrea Bandirali. Sembra che si delinei una positiva soluzione per il “caso” Ideal Standard Brescia? “Per Ideal Standard la vostra città è una piazza storica. non abbandona Brescia e nemmeno dall’Italia? “Per quanto riguarda Brescia. La superficie stimata necessaria alla piattaforma logistica è di 30 mila metri quadri. Per quanto riguarda l’Italia. MESI 12GENNAIO 2011 . come già detto. essendo uno dei maggiori gruppi di produzione di ceramica. Quanto ha sofferto la vostra azienda della crisi degli ultimi anni? “Il mercato della ceramica. Quindi Ideal Standard non chiude. 64 dei 130 lavoratori verranno ricollocati nel progetto del polo logisti- NON C’È PROBLEMA I di IrENE PANIGhETTI co della “Piccola”.000 lavoratori”. non appena le condizioni logistiche lo permetteranno”. mentre l’area totale della “Piccola” è di 300 mila. tradizionale e che vogliamo quindi continuare a considerare parte del nostro corpo produttivo: nel polo della “Piccola” i dipendenti resteranno di Ideal Standard e assicuriamo di rispettare l’impegno preso. anche se il piano attuativo è slittato a gennaio in attesa di garanzie dalle Ferrovie sulla realizzazione del polo Ideal Standard. rubinetteria e wellness nel mondo. In Italia quanti stabilimenti avete e dove? “Ne abbiamo tre: uno a Roccasecca (Roma). con un calo dei numeri di pezzi di oltre il 45%. strettamente collegato all’edilizia. è in grande sofferenza da due anni.

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con un focus particolare nel wellness – la cui produzione è ad Orcenico – e in campagne promozionali al trade durante tutto l’anno. proponendo quindi due marchi. Entrambi i prodotti offrono molteplici soluzioni di installazione e completezza di gamma. anzi. MESI 12GENNAIO 2011 . E la ceramica? “In questo settore abbiamo stabilimenti in tutto il mondo. requisiti sempre più cruciali per il nostro cliente e per il consumatore finale”. probabilmente dovuta alla tenuta del mobile (la rubinetteria infatti si vende non solo in abbinamento al prodotto ceramico. tornando quasi ai livelli del 2005/2006. inclusi quelli non dipendenti dal solo mercato. Poi l’assistenza alla clientela: siamo l’unica azienda che offre un servizio integrale post vendita su tutta la gamma dei prodotti. Quando si uscirà dalla crisi? “La ripresa non è certo a breve. Di che gamma rinnovata parlava? “Stiamo anzitutto potenziando la gamma della rubinetteria. Entrambi sono sinonimo di qualità e durata nel tempo. in collaborazione con designer italiani e stranieri. puntando sulle novità Kubo e Magnum. Ma sono perdite del mercato e non di quote di mercato. che mira ad un target più accessibile. con produzioni differenziate per area. secondo le stime. Per quel che riguarda l’Italia il mercato è domestico. noi abbiamo recuperato importanti punti percentuali. è Ceramica Dolomite. l’Italia mostra più o meno lo stesso livello di sofferenza”. E la ricerca e il design? “È un aspetto che curiamo molto. continuando a visitare architetti. rinnovando la nostra gamma prodotto in tutte le nostre business unit. studi di progettazione e cantieri per promuovere il prodotto. l’altro. Grazie al nostro posizionamento sul mercato riusciamo ad essere competitivi a qualsiasi livello”. ma soprattutto rispondono alla richiesta del mercato che cerca. ma anche al mobile). che per i rubinetti è di 10 anni e per le ceramiche è addirittura a vita. fino ai sanitari per disabili”. Stiamo inoltre focalizzando i nostri obiettivi di crescita sulle cabine doccia. Nonostante due anni di crisi profonda siamo riusciti quindi a proporci sempre in veste attuale ed innovativa”. per tanti motivi. anche nel segmento medio. che va dagli arredi ai sanitari. Il problema è la nuova edilizia: non essendo decollato il ‘Piano Casa’. due stabilimenti dell’Ideal Standard: qui a destra Trichiana (BL). Il più prestigioso è Ideal Standard. Ma noi abbiamo comunque lavorato bene: abbiamo continuato ad investire in termini di ricerca e sviluppo. Del resto noi siamo tra i pochi in grado di fornire un bagno completo. marchio storico e riconosciuto in numerose regioni della nostra penisola”. in quanto le caratteristiche dei sanitari non sono ancora omogenee nel mondo e neanche all’interno della stessa Europa. ma di fatto si sono creati ostacoli che non fanno intravvedere all’orizzonte soluzione a breve della crisi. non c’è stato tutto ciò che ci aspettavamo andasse a compensare le perdite nella grande edilizia. Il marchio della ceramica è lo storico Ideal Standard? “Abbiamo pensato di differenziare l’offerta. in modo da poter raggiungere diverse fasce di mercato. abbiamo ristrutturato tutta la divisione Residenziale e Non residenziale. Il calo dei volumi è europeo. chiamata Connect. Qual è la caratteristica distintiva dei prodotti Ideal Standard? “Vorrei sottolineare due aspetti: dapprima la durata della garanzia. e confidiamo negli importanti investimenti di marketing per poter effettuare una valutazione completa sul biennio”. Il responso del mercato è stato molto positivo. sotto Orcenico Inferiore (PN) CONOMIA 41 mercato è passato da oltre 8 milioni di pezzi del 2008 a 4 milioni e 500 mila del 2010. mercato sul quale cresciamo ben oltre le aspettative e che. avrà una crescita del 2-3%. nel senso che la maggior parte di ciò che viene prodotto in Italia è anche venduto qui.E Nelle foto. Oltre a ciò. dalle cabine doccia alle vasche idro e non. progettata per essere trasversale a tutte le culture. Per la prima volta l’anno scorso è stata lanciata una gamma di sanitari. Per quel che ci riguarda pensavamo di essere sostenuti dal ‘Piano Casa’ nazionale e regionale. design minimalista ed estrema pulizia formale.

ha stabilito di anticipare i tempi approvando un provvedimento che già dall’inizio del 2011 individua le Province quali enti subentranti all’Aato nelle competenze di governo. infatti. dalla captazione alla distribuzione dell’acqua potabile fino alla depurazione e reimmissione nel ciclo naturale delle acque –. ha diMESI 12GENNAIO 2011 Con la soppressione dell’Autorità d’Ambito preposta al governo delle acque si conclude un’esperienza positiva. con il cosiddetto decreto Milleproroghe. di resoconti e di previsioni. a sopprimere una realtà premiante. che ha fatto del nostro territorio una punta avanzata nella gestione delle risorse idriche nazionali. di LuCrEZIA LOMBArdI F sposto la soppressione delle Aato il 31 dicembre 2010 (e il Governo. programmazione. nel caso della provincia di Brescia. ha prorogato il termine di un anno). però. È lecito pensare. Un compito particolarmente impegnativo e difficile per l’Aato (Autorità Ambito Territoriale Ottimale) – che si occupa di regolare i servizi idrici. che potrebbero esserci ripercussioni anche politiche . Cosa succederà ora alla gestione dell’acqua e al suo controllo non si può ancora dire. che alla fine dell’anno vede legata anche la fine della propria esistenza. Tempo di bilanci. assegnando alle Regioni il compito di stabilire quale soggetto dovrà loro subentrare. vigilanza e controllo del sistema idrico integrato. La Regione Lombardia. e. come quella attinente un servizio pubblico essenziale quale è il servizio idrico. 42/2010. La legge n. in cui Brescia si è distinta a livello nazionale per efficienza ed economicità. lo scorso 22 dicembre.42 E CONOMIA SERVIZIO IDRICO ORA CI PENSERÀ LA PROVINCIA ine anno. Le Province avranno sei mesi di tempo per strutturare un ufficio di ambito attraverso il quale esercitare i nuovi compiti assegnati. Un passaggio destinato a creare qualche scombussolamento in una gestione delicata.

le fontane pubbliche che distribuiscono acqua potabile dell’acquedotto. Stefano Dotti. ha detto il presidente dell’Aato e assessore provinciale all’Ambiente. Per ribadire le tappe fondamentali e i traguardi raggiunti nel corso dei suoi otto anni di attività. Marco Zemello. ha consentito di semplificare notevolmente l’assetto gestionale. riassumendo in un unico documento i principi e i criteri che devono guidare i rapporti tra il gestore del servizio e l’utente – e il Regolamento del Servizio che favorisce il corretto utilizzo di acquedotto. In otto anni “molta acqua” è passata sotto i ponti. un controllo costante e la programmazione degli interventi da effettuare. ma sovracomunale” ha spiegato il direttore dell’Aato. come il collettore della Valle Trompia. ad adeguare le reti di acquedotto e fognatura di diversi paesi e a completare opere che attendono da tempo. Ma Brescia è anche la provincia con il maggior numero di Punti Acqua (ben 112). che supera i 227 milioni di euro di investimenti per il triennio 2011-2013. direttore Aato MESI 12GENNAIO 2011 . a partire dal 2007. riorganizzata la gestione del servizio sul territorio. acquedotti e fognature. che dal 2007 beneficiano di un fondo di oltre 1 milione di euro l’anno (proveniente dalle tariffe) per interventi di tutela e difesa delle acque e dell’assetto idrogeologico. a cui si è aggiunta una solida- rietà territoriale tradotta dall’Aato in vantaggi concreti per le zone più disagiate. E la futura gestione dell’acqua? Dotti ipotizza un gestore pubblico unico. di cui a oggi 41 milioni conclusi). così da dare continuità all’attività dei gestori (A2A. “L’obiettivo è stato quello di privilegiare lo schema intercomunale. tenutosi il 21 dicembre scorso presso l’ITG Tartaglia. Garda Uno. al contempo. come le comunità montane. è stato approvato il Piano d’Ambito. AOB2. pur mantenendo le tariffe tra le più basse d’Italia” – ha sottolineato Zemello. destinati a risolvere i problemi della depurazione. l’Autorità d’Ambito della Provincia di Brescia “ha avviato un percorso virtuoso che ha portato alla creazione di un sistema di governo che non si organizza più a livello comunale. con l’obiettivo di valorizzare la qualità dell’acqua degli acquedotti e. da destinare a depurazione. abbiamo deciso di approvare il piano triennale e le nuove tariffe. Questo il passato. Comuni. I Comuni. AOB2. che potrebbe garantire una gestione uniforme sul territorio.43 Stefano dotti presidente dell’Aato che potrebbero frenare i benefici di un miglioramento complessivo costruito negli ultimi anni a favore degli utenti finali. l’Aato ha organizzato un convegno. ndr. favorendo la compartecipazione dei Comuni” ha continuato Zemello. per un totale di oltre 1. il potenziamento del depuratore di Verziano e la depurazione del Lago di Garda. associati e coordinati dalla Provincia. in versione naturale.) e certezza ai territori”.05 euro al metro cubo) che subiranno un rincaro di 5/6 centesimi per metro cubo d’acqua “che significano pochi euro in più l’anno per famiglia rispetto alla tariffa attuale”. naturale refrigerate e frizzante. grazie all’elaborazione della Carta del Servizio idrico integrato – che.2 milioni di abitanti – e relativi acquedotti e reti fognarie. a cui si aggiungono 234 impianti di depurazione (150 dei quali comunali). con Provincia. di contenere il consumo di bottiglie in plastica. programmare e pianificare gli investimenti e determinare le tariffe. Costituita nel 2002. hanno assunto il ruolo di Authority del Servizio idrico. fognatura e depurazione da parte degli utenti. di cui 92 dislocati nell’ovest della provincia. Marco Zemello. A2A e Valle Camonica Servizi. Altre forme di finanziamento sono derivate dall’anticipazione delle risorse da parte dei Comuni (35 milioni) e dagli accordi del programma quadro (oltre 123 milioni di euro impegnati soprattutto nel collettamento e nella depurazione delle acque. Garda Uno. che nel triennio 2007-2009 hanno superato la soglia di 83 milioni di euro realizzati con la tariffa. Per il prossimo triennio l’Aato ha già programmato investimenti pari a 227. ha rassicurato Dotti. Un compito reso difficoltoso dal numero dei Comuni bresciani – 206 in totale. “Qualunque cosa succeda. 91 nel centro e 23 sulla Gardesana. Altro fiore all’occhiello dell’Aato bresciano è quello di essere riuscita ad offrire un servizio idrico “uniforme ed omogeneo”.6 milioni di euro. E tariffe (oggi pari a 1. Un’eredità cospicua. con il compito di regolare la gestione. ma soprattutto “l’avvio dell’Aato ha conciso con la ripresa degli investimenti infrastrutturali. Un “dialogo” che si è fatto sempre più serrato.

settore giovanile). mentre quella dei laminati in rame. Giovanni Lupatoto) –. crescere giocando…” La rassegna dedicata alle famiglie. Lʼaccordo prevede lʼoccupazione degli oltre 130 lavoratori della SPS e il piano di rilancio di tutti i rami aziendali. tra i più richiesti: il laboratorio di cucina. società bresciana specializzata nella produzione di barre di ottone e di laminati di rame. Il gruppo bresciano ASO acquisisce la SPS Sider Plating scaligera Il Gruppo ASO di Ospitaletto (Bs). Per Brescia ha parlato Flavio Bonardi. presidente Circoscrizione Centro e coordinatore della Conferenza dei Presidenti del Comune di Brescia. che risentono della stagnazione dell'edilizia. senza perdere tempo. Riunione in Lombardia per il Comitato Nazionale delle Circoscrizioni Il Comitato Nazionale delle Circoscrizioni si è riunito a Bergamo per avviare una proposta di revisione complessiva degli organismi di decentramento a seguito di progetto di riforma della pubblica amministrazione. la produzione di barre in ottone è aumentata.93 milioni di euro (+18%). Questo il risultato ottenuto nella missione lombarda dai 29 comuni italiani. La società nel 2010 ha festeggiato ben 150 anni di vita con il volume “Eredi Gnutti Metalli: immagini di una storia industriale”. ma postando il carico fiscale sui consumi così come sostengono gli economisti dell'Ocse? Modernizzare il Paese. con gli interventi di professori universitari. che ha da poco avviato anche la produzione di barre forgiate nel nuovo stabilimento di Castegnato (Bs). Mattinzoli: “Abbassare le tasse senza aumentare il disavanzo” “Superata la ʻprova della fiduciaʼ. amministratori comunali e presidenti di circoscrizione sul tema del decentramento e della partecipazione democratica. ha sottoscritto lʼaccordo per lʼacquisizione di una forte maggioranza delle azioni della SPS Sider Plating Scaligera SpA di S. 23 laboratori presi dʼassalto (da oltre mille bambini delle scuole iscritte). Giovanni Lupatoto (Vr) – società produttrice di acciai alto legati e inossidabili e barre cromate. che vedranno scomparire le Circoscrizioni a partire dal rinnovo delle rispettive Amministrazioni in programma già dal 2011. Per il gruppo ASO (350 dipendenti). includendo gli inossidabili e verticalizzando ulteriormente la produzione di forgiati. il 15 e 16 dicembre. Veneto e Trentino Alto Adige. abbassando le tasse alle imprese e aumentando l'Iva.7 milioni di euro a 75 mila euro. per dare corso ad ulteriori proposte da presentare al Governo. “Famiglia in Festa. incentivando gli investimenti e bloccando il disavanzo dovuto alla spesa corrente.44 B ACHECA Eredi Gnutti Metalli migliorano fatturato e redditività Eredi Gnutti Metalli SpA. il rugby (Rugby Brescia) e il basket (con il Basket Brescia Leonessa) che i piccoli visitatori hanno potuto provare seguiti dai maestri sportivi. Solo sviluppando l'impresa si crea lavoro e si garantiscono le risorse per sostenere un efficiente sistema di welfare che garantisca le fasce più deboli”. è diminuita ulteriormente. Alla riunione sono seguiti. si è chiusa con unʼottima partecipazione. che dal 2009 si trova in stato di crisi economica e finanziaria. MESI 12GENNAIO 2011 . senza aumentare il disavanzo. ora il Governo deve concentrarsi sul cosiddetto patto di legislatura. lʼacquisizione della SPS consente di ampliare la gamma dei propri prodotti nel settore degli acciai di alta qualità. gli Stati generali della Lombardia. Il Comitato Nazionale si rincontrerà presumibilmente a Livorno il prossimo febbraio. Questo è quello che chiedono le imprese e i lavoratori che affrontano il mercato con un costo del lavoro tra i più alti d'Europa. chiude l'esercizio 2009-2010 (agosto-luglio) in attivo pur in presenza di un mercato ancora incerto. di Teatro. Altre new entry molto apprezzate: la spesa in cascina (a cura dellʼUnione Provinciale degli Agricoltori) e le discipline sportive come il calcio (a cura del Brescia Calcio. di creatività e manipolazione dei materiali. con due stabilimenti in provincia di Verona (Oppeano e S. in programma alla Villa Reale di Monza. l'azienda ha continuato nella ricerca della massima efficienza con investimenti tecnologici e concentrando la produzione in fasce orarie più convenienti sotto il profilo dei costi energetici. nellʼottica di salvare le Circoscrizioni Cittadine. e che sono preoccupati per un debito pubblico che continua a salire”. tenutasi presso Fiera di Brescia. di approfondimento delle conoscenze naturalistiche e della fattoria didattica. Nel corso dell'anno. Il risultato netto d'esercizio è tornato positivo. facendolo crescere. Sul fronte industriale. che continua: “In una simile situazione è difficile immaginare di poter sostenere a lungo questo sistema di welfare. passando da -6. Inoltre. a cura dello storico e giornalista Marcello Zane. al divertimento e alle attività creative. ovvero ʻrafforzare a qualunque costoʼ nei numeri la possibilità di attuare le riforme. di proprietà della famiglia Artioli. in una parola tagliando drasticamente tutto ciò che è improduttivo. di apicoltura. Enrico Mattinzoli. È lʼopinione del presidente dellʼAssociazione Artigiani. Il fatturato è salito a 213. è proseguita l'attività di ricerca per lo sviluppo di nuovi prodotti (come gli ottoni senza piombo). Tra le novità rispetto allʼedizione precedente. e allora non sarebbe forse il caso di sperimentare nuove formule e seguire l'esempio della Germania (dove l'aumento del Pil è stato nell'ultimo anno intorno al 4%).

Insomma un’Italia che non c’è. Tutto qui. presidente dell’Associazione Industriale Bresciana. E mentre a 12 Mesi precisa che “non è tra le ipotesi prese in considerazione” quella di aumentare il peso di Brescia attraverso l’acquisizione di quoiancarlo Dallera. Dallera ha ricordato solo alcuni dati come il calo del numero di imprese. E come sarà la Brescia del futuro? DalGiancarlo dallera. Musil tante le questioni ancora aperte che il presidente dell’Associazione Industriale Bresciana. Giancarlo dallera ha affrontato nella conferenza stampa di fine anno. è infatti quella del disgusto”. non risparmia nessuno. “alcune altamente profittevoli”. ma sognare un Paese “in cui la politica detta le regole ma non interferisce nell’economia” e una Brescia “che guarda al futuro ma riscopre il passato. il presidente dell’Aib ricorda come a Brescia calano le industrie e per invertire la tendenza chiede “scelte lungimiranti”. in tema di lotta alla criminalità e con la riforma dell’università. ribadisce che “ciò che conta saranno soprattutto le persone. Agli amministratori locali. non lo si può certo impedire. abbiamo cercato di perseguire ogni possibile via di soluzione. la gestione a Brescia e la sorveglianza a Milano. il peggioramento del reddito e “un sistema di relazioni industriali vecchio dove il diritto non va confuso con l’abuso e dove per diverse esigenze si devono individuare diversi contratti”. A2A. Il suo bilancio è disincantato. Intanto restano ancora aperte questioni come l’Aeroporto di Montichiari con Aib e ABeM che “non hanno abbandonato il progetto. per il resto. Toni duri anche sulla possibilità di superamento del sistema di governance duale proposto dal presidente del consiglio di gestione di A2A. così come chiede quali siano le logiche che stanno spingendo il Comune a valutare le dismissioni in alcune partecipate storiche. mentre in Omb no? Stesse parole di chiarezza chiede anche sul futuro del Musil che “se sarà realizzato dovrà autofinanziarsi e dove Aib farà la sua parte ma solo quando si sarà alzata la nebbia”. Nessun riferimento ai partiti ma piuttosto alla classe politica “nella sua interezza che si manifesta sempre più inadeguata. ma con quelle dell’impresa quotata e chiamata a decisioni importanti sul nucleare e sulle partecipazioni detenute”. chiusa in se stessa. la tratta dell’alta velocità Treviglio-Brescia o la piattaforma logistica per il trasferimento delle merci e si domanda che fine hanno fatti i vari “tavoli” per il territorio.E CONOMIA 45 LE OCCASIONI Aeroporto di Montichiari. lera ricorda le occasioni da non perdere come Expo 2015. MESI 12GENNAIO 2011 G di rOBErTO GIuLIETTI . volutamente non convenzionale e per questo. la crescita dei fallimenti. “gli imprenditori non vogliono sostituirsi agli amministratori ma solo portare il loro contributo di esperienza cercando di anticipare il cambiamento e quindi di guidarlo e non di subirlo”. Di certo. di nuova coscienza civile” in alternativa aumenterà “il processo di desertificazione industriale in atto in Italia”. La via d’uscita? “Uno scatto di reni. Per quanto poi riguarda la parte più strettamente economica del suo intervento. per questo gli imprenditori chiedono che queste nomine vengano effettuate non con le logiche della politica. “la sensazione più diffusa tra gli imprenditori nei confronti di tutta la politica. A2A è patrimonio di tutti. Giuliano Zuccoli: “Mi pare inopportuno proprio ora che i patti parasociali prevedono. La gestione industriale ora tocca a Brescia”. “che per il momento hanno tenuto”. non ha usato mezzi termini per dire quello che dall’ottavo piano di via Cefalonia ha visto nel corso del 2010. che sappia ritrovare i suoi tradizionali valori e che non sia quella delle occasioni perdute”. Alla politica nazionale dedica l’incipit del suo discorso di fine anno con due premesse per “evitare fraintendimenti”: il Governo ha operato bene per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali. il +35% delle sofferenze bancarie rispetto al 2009. incapace di vedere i bisogni reali e assolutamente inidonea da decenni a concepire e realizzare soluzioni adeguate al governo del Paese” che quindi si ritrova “allo sbando senza la capacità di autoriformarsi”. Piccola velocità. forse. Siamo alle battute finali e ci auguriamo che nelle prossime settimane si potrà firmare un’ipotesi di accordo”. nel 2012. DA NON PERDERE te societarie da parte dell’Aib.

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legno. il biennio 2008-2009 ha inoltre messo in primo piano la contrazione di produzione e consumi da parte dei paesi sviluppati. Comunque i numeri del riciclo dei i parla molto del riciclo dei materiali industriali. sistemi ed attrezzature per il trattamento dei rottami industriali. caratterizzato da scarsità di materie prime.E CONOMIA 47 RIFIUTI INDUSTRIALI Il riciclo dei materiali industriali. alla trasformazione meccanica. ed emerge ancora una volta la forza trainante delle imprese medio-piccole. quindi anche quella parte del sistema impegnata sulle attività di recupero e riciclo dei materiali ha dovuto riposizionare le scelte. anche perché a livello internazionale il mercato di produzione e consumo di beni è cambiato. infatti. oggi è un altro discorso. di MArIO CONSErVA UNA RISORSA DA VALORIZZARE parte dei settori produttivi. È una catena com- S plessa e legata al territorio. La crisi si è fatta sentire. imperniata su una filiera completa di macchine. vetro) si registra alla fine del 2009 un calo complessivo di quasi il 25% dei materiali di scarto prodotti. come è tipico per i recuperatori che operano in tutte le fasi. L’Italia è da sempre protagonista sulla catena del riciclo imperniata sul recupero e riutilizzo dei materiali industriali. Solo alcuni decenni fa il riciclo dei materiali veniva considerato poco più di un espediente delle piccole aziende di trasformazione per risparmiare sui costi. ai trattamenti di pulitura. si recupera e si riutilizza per poter competere. carta. dalla raccolta alla selezione. e con lo spostamento del baricentro economico dall’asse Europa-Nord America alla Cina e all’Estremo Oriente ci si interroga su chi e dove si deve produrre e per quali mercati di sbocco. e quindi il loro recupero e riutilizzo. analizzando il ciclo dei principali materiali (metalli ferrosi e non ferrosi. per rendere utilizzabile al meglio la materia prima secondaria da MESI 12GENNAIO 2011 . plastica. diventa una scelta obbligata per un Paese manifatturiero come l’Italia. con la immediata conseguenza del crollo della domanda di materie prime seconde ricavate dai rifiuti. e si è creata un’attività di settore con straordinari ritmi di sviluppo. scelta obbligata per un Paese manifatturiero ma privo di materie prime. e.

ACCIAIO Partendo dall’acciaio. da 198 a 140 milioni di tonnellate. Secondo i dati del Rapporto “L’Italia del Riciclo 2010” di Fise-Uni- re e della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. cresce comunque la domanda da parte dei paesi asiatici e la Cina ha praticamente quadruplicato i quantitativi del 2008. le stime indicano che oltre il 99% dell’acciaio di un’auto e più del 60% dell’acciaio delle lattine viene riciclato. e il riciclo ha contribuito per oltre il 40%. In Europa nel 2009 le importazioni sono rimaste stabili e contenute. nel complesso. circa 6. anche se. che contribuisce alla produzione totale di acciaio per quasi il 58%. in Italia si sono impiegate nel 2009 quasi 700 mila tonnellate di rottami di alluminio di provenienza bilanciata interna ed estera. e per la prima parte del 2010. anche in questo caso. è calato di oltre 30 milioni di tonnellate. In Italia nel 2009 si sono prodotte 19. la raccolta sul territorio si è mantenuta su livelli più elevati.5 milioni di tonnellate e in parallelo è sceso l’utilizzo di carta da macero. MESI 12GENNAIO 2011 . con quasi 14 milioni di tonnellate nel 2009. Circa la provenienza del rottame.000 tonnellate derivano da rifiuti da imballaggio.48 E CONOMIA materiali industriali restano impressionanti. teniamo presente che il totale dell’alluminio utilizzato in Italia nello stesso periodo è stato di 1.3 a 4. ci sono stati anche in India e in Sud Corea. ALLuMINIO Altro metallo importante sotto il profilo del riciclo è l’alluminio. CArTA Altro comparto importante sotto l’aspetto del riciclo è quello della carta da macero. quindi quasi la metà dell’impiego deriva dai rottami. che per effetto della crisi ha registrato una riduzione degli impieghi nei mercati europei già alla fine del 2008. intorno al 10%. aumenti delle importazioni. da 5. ben noto per l’elevata attitudine al recupero e al riutilizzo.4 milioni di tonnellate.7 milioni di tonnellate. ci troviamo subito di fronte a una flessione. in Italia questa dinamica è risultata più accentuata. di conseguenza anche l’utilizzo di rottami. PLASTICA La filiera della plastica.8 milioni di tonnellate di prodotti siderurgici. pur se di minore entità. In Italia la produzione di carta è scesa dal 2008 al 2009 da 9. del mercato mondiale dei rottami.5 a 8. l’aumento della domanda cinese ha fatto da traino alle esportazioni europee e alla risalita dei prezzi nel corso del 2009. per effetto delle esportazioni.2 milioni di tonnellate. mentre le esportazioni sono aumentate del 45%. con un forte impatto sul piano economico e su quello ambientale. Anche per le materie plastiche le esportazioni verso i mercati orientali e la Cina hanno frenato la caduta dei prezzi e compensato il forte calo della domanda interna. la domanda e le quotazioni delle materie prime seconde costituite da materiali plastici hanno ripreso la crescita nella seconda parte del 2009. ha risentito meno della crisi. oltre 31. In Europa nel 2009 le acciaierie hanno ridotto la produzione rispetto l’anno precedente. come nel 2008. come quella del vetro. il nostro Paese è al riguardo al secondo posto in Europa dopo la Germania. in particolare lattine per bevande. per oltre il 50% derivanti dal pre-consumo e per il resto da post-consumo. Come termine di confronto. con la gestione del consorzio Cial. dopo un calo alla fine del 2008. e di questi.

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5 milioni di tonnellate (il 4% in meno dell’anno precedente). dall’analisi risulta anche il dato confor- seconda. Il riciclo del vetro ha una grande rilevanza .000 tonnellate complessive di materiale. caratterizzato da scarsità di materie prime. con una valenza particolare per un paese come il nostro. che però si mantengono su volumi relativamente bassi. da questo sintetico quadro di insieme emerge il forte impatto delle attività di raccolta e riutilizzo su economia ed ambiente. diventata nel 2009 il principale importatore mondiale. ma già nel 2009 sono state raccolte 193 mila tonnellate con un notevole progresso. nel 2009 in Italia sono state riciclate 1. Il quantitativo totale di rifiuti di legno riciclati in Italia nella produzione di manufatti è stato nel 2009 di oltre 2. Pur in condizione di prezzi poco remunerativi e di riduzione dei fatturati per il settore. LA FuNZIONE dEI CONSOrZI In definitiva. Anche per il legno è cresciuto il ruolo della Cina. LEGNO Come tutti gli altri settori. quindi il 38% del totale. sono MESI 12GENNAIO 2011 utilizzato nel settore edile e automobilistico. di cui circa 1 milione. tutto questo non è bastato a rivitalizzare il mercato mondiale che ha registrato una riduzione delle quantità scambiate. Comunque. a livello europeo tra fine 2008 e inizio 2009 la domanda globale è calata improvvisamente sia per i contenitori sia per il vetro piano nel settore poiché il 65% della produzione nazionale (dato 2008) è realizzata con vetro riciclato. VETrO Riguardo al vetro. anche la filiera del legno ha risentito della crisi. poiché l’Italia è un forte importatore di legno (ben il 30% delle importazioni europee del settore). il riciclo di materia prima seconda di legno in Italia non ha avuto problemi di quantità: le importazioni. nonostante la crisi. rAEE L’Italia si aggiudica invece la maglia nera europea nel recupero dei materiali inerti. Il Sistema Raee è partito operativamente nel 2008. con cali significativi della domanda e dei prezzi. infatti. Nel corso del 2008 il totale raccolto era stato di oltre 125. Di conseguenza in tutta l’Europa si sono formati degli extra-costi per lo stoccaggio dei vetri raccolti ma non riciclati e il settore è rimasto schiacciato da una domanda ridotta. il progresso del sistema di raccolta e avvio al recupero dei Raee (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) è stato accompagnato da una raccolta che nel 2009 ha registrato una forte crescita. con la coesistenza tra la raccolta operata dai Sistemi Collettivi e la gestione effettuata dai comuni o dalle aziende da loro incaricate. oltre il 30% della produzione totale.8 milioni di tonnellate di vetro con un modesto calo del 3. un comparto che in Europa produce ogni anno circa 850 milioni di tonnellate di rifiuti.50 E CONOMIA con un forte calo delle importazioni nel 2009 e parallelo aumento delle esportazioni di materie prime seconde. prezzi calanti e costi crescenti. provenienti da rifiuti d’imballaggi. seguita dalla Turchia che nel 2009 ha praticamente raddoppiato le importazioni di materia prima aumentate del 14% e sono aumentate pure le esportazioni. Comunque.2% rispetto al dato del 2008.

Provincia di Brescia. Federacciai. con le conclusioni dell’on. La Ricicletta® rappresenta una perfetta sintesi delle caratteristiche dell’alluminio: leggerezza. con 25. Per quanto riguarda il riciclo. L’Italia ha una solida tradizione industriale nella produzione e negli impieghi dell’alluminio. sistemi. Inoltre il ruolo dei consorzi è molto positivo anche sul piano qualitativo. presidente del Consorzio Imballaggi Alluminio (Cial). Face e Oea in ambito europeo. Analogamente. CONSEGNATA ALL’ON. anche in condizioni di mercato poco ricettive. strutture di filiera che hanno funzionato da ammortizzatori sui mercati. l’evento è considerato un appuntamento da non perdere dagli operatori della filiera. moderato da Gabriele Cirieco di Strategic Advice. si può parlare di uscita graduale dal tunnel. Uncsaal in Italia e di Bir. una caratteristica questa tra le più apprezzate del metallo leggero. si è concluso con un dibattito sul ruolo dell’alluminio nella moderna società industriale. inerti. Aper. Assofermet. carta. al quale hanno preso parte giornalisti e imprenditori. Enea. Giunto alla quarta edizione. Ecodom. Saglia. con gli interventi di Mario Bertoli. Consorzio Argo. di quasi 11 miliardi di euro. MESI 12GENNAIO 2011 .51 tante per cui. Consorzio Carpi. SAGLIA LA RICICLETTA® IN ALLUMINIO Una city bike intelligente. ponendosi quindi come un importante fattore di ripresa. AIM. è stata consegnata lo scorso 13 novembre al sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia e al Prefetto Narcisa Brassesco Pace. è al primo posto in Europa nella produzione di getti e al secondo posto nell’utilizzo di metallo grezzo e di profilati estrusi e nella produzione di metallo secondario. contribuendo a mantenere elevati i quantitativi delle diverse tipologie di raccolta. L’evento è organizzato da Edimet ed ha il supporto delle principali istituzioni e associazioni del riciclo fra le quali figurano AIB-Confindustria. formata da oltre 20.000 addetti diretti e un fatturato. anche sotto l’aspetto economico. si è trattato di un elemento di una certa novità nella dinamica delle filiere. il Salone Internazionale delle tecnologie per il recupero e il riciclo dei materiali industriali. attenuare il calo di domanda interna. . quindi trasparenza e più garanzie nei confronti di tutti gli operatori. escluso l’indotto. gomma. plastica. che si innesta in un territorio ad alta vocazione manifatturiera. come dimostrato dagli eccellenti risultati ottenuti dal Cial. in linea con le direttive europee nel cui ambito il nostro paese deve muoversi. METALRICICLO-RECOMAT IL SALONE DEDICATO AL RECUPERO E RICICLO DEI MATERIALI Alla filiera del recupero e riciclo dei materiali è dedicato l’evento fieristico Metalriciclo-Recomat. perché la loro esistenza significa regole più rigorose ed oggettive. che ha evidenziato problematiche gestionali poco considerate sinora. Assomet. Si tratta di una manifestazione unica. macchine. pubblici e privati. tecnologie per il recupero e riciclo di rottami ferrosi e non ferrosi. L’incontro. Assorimap. l’efficienza energetica. la qualità dell’ambiente. Un significativo dato di fatto è che la tenuta del sistema è stata coadiuvata dalla esistenza e dalla attività dei consorzi. con la finalità di attivare raccolta e riutilizzo corretti ed efficienti. ideata dal Cial (Consorzio Imballaggio Alluminio) e realizzata con imballaggi di alluminio riciclato. collegate all’allargamento delle attività da un mercato domestico ad uno di respiro globale. Cial.000 imprese. Confcommercio. attrezzature. con una tendenza alla internazionalizzazione tipica del nuovo quadro economico mondiale e di cui i nostri operatori dovranno tener conto per il futuro. il flusso delle esportazioni si è mantenuto molto positivo ed ha contribuito ad . Camera di Commercio di Brescia. nel corso di una cerimonia presso la sede della Prefettura. l’Italia è ai vertici europei. risparmio energetico e tutela dell’ambiente. con bassi prezzi e scarsa domanda. vetro e legno. compositi. direttore di Cial e di Orazio Zoccolan di Assomet. Brescia. In mostra ci sarà il meglio dell’innovazione tecnologica al servizio del riciclo dei materiali industriali. presidente Assomet. che si terrà dal 19 al 21 maggio 2011 al Centro Fiera del Garda di Montichiari. di Cesare Maffei. di Gino Schiona. al tempo stesso assicurando la possibilità di ritiro dei rottami. quindi impianti. riciclabilità. È emerso che il sistema italiano dell’alluminio è una filiera completa ed omogenea. dopo i pesanti effetti della crisi del 2008-2009. organizzata da Centroal (Gruppo Alluminio dell’Associazione Italiana Metalli non Ferrosi Assomet) nel quadro del Programma “Alluminio per le Generazioni Future”. AIR. per comunicare i vantaggi derivanti dall’impiego del metallo leggero.

per le strutture sportive e ricettive di cui dispone. tutte collegate tra di loro. la possibilità di stare con gli sci ai piedi per tutta la giornata senza ripetere due volte la stessa discesa. MESI 12GENNAIO 2011 . fra le più note località turistiche alpine d’Italia. unisce Ponte al Tonale che con i suoi 11 chilometri di tracciato ha dato origine a una delle più lunghe piste a disposizione degli sciatori. Per le caratteristiche dell’abitato. questo paese – che secondo gli ultimi dati Istat conta 1.000 del Presena transitando per la cabinovia che. Polonia. nel comprensorio dell’Alta valle Camonica. oggi può fregiarsi della denominazione di “Perla della Val Camonica”. per lo straordinario paesaggio che lo circonda.100 metri di altezza delle prime piste di Temù ai 3. L a nuova stagione invernale. dal Tonale e al Passo Presena. Russia ma più in generale si registrano presenze di inglesi e francesi ma anche tedeschi e austriaci che qui trovano. Ponte di Legno. Appassionati che in questi anni sono decisamente aumentati e che da diverse stagioni arrivano da tutta Italia e dall’estero a testimoniare come il comprensorio sciistico Adamello Sky abbia raggiunto ormai una importanza di prim’ordine. che sono in grado di trasferire da una pista all’altra oltre 44 mila persone ogni ora passando dai 1. moderni e ultraveloci. diventati con il passare degli anni. Gli appassionati dello sci hanno trovato perfettamente innevati gli oltre cento chilometri di piste.790 abitanti ma che nei periodi di alta stagione turistica raggiunge anche le 25 mila presenze – cerca di dimostrarsi degno di questa fama con una capacità ricettiva di primissimo livello. Tutto questo fa da cornice a paesi con una lunga tradizione montanara. Gli arrivi sono targati Europa dell’Est. che è stata nominata nel 1912 dal Touring Club Italiano prima stazione italiana di turismo e sport invernali.52 I NAUGURAZIONI ALTA VALLE CAMONICA PARTE BENE LA STAGIONE INVERNALE Con l’apertura a Ponte di Legno dell’hotel Acquaseria si amplia la proposta turistica sempre più mirata a coniugare il benessere del turista con le qualità di un territorio tra i più completi della Lombardia. è iniziata decisamente bene con presenze che nel primo fine settimana di dicembre hanno superato i quindicimila utenti e che nel ponte di Sant’Ambrogio sono aumentate considerevolmente. dal 2006. come in pochi altri paesi dell’arco alpino. presenti nella skyarea che va da Temù a Ponte di Legno. Tutti in funzione i trenta impianti di risalita. Ungheria.

Tv lcd 27 pollici con satellite. Una struttura che punta. e la sua famiglia. tavolo da pranzo. forno a microonde. Per chi invece ha trascorso la giornata sulle 40 piste di sci del comprensorio Adamello Ski o nella Adamello Freestyle Arena o tra gli “anelli” dello sci nordico. Le Suite sono camere di circa 50 mq con living room di 25 mq con un divano letto e doppie poltrone. è stato inaugurato a metà dicembre a Ponte di Legno l’Hotel Acquaseria. Quella cioè di un Hotel con all’interno un centro benessere in grado di proporre anche a chi non scia un modo estremamente piacevole per impiegare il proprio tempo. come professionisti sono gli animatori del kinderhaim per i clienti più piccoli. infatti. minibar. Particolare attenzione è stata poi rivolta a tutte quelle innovazioni tecnologiche che rendono una struttura ricettiva. con la qualità dei suoi servizi esclusivi e con un centro benessere di lusso. ad una clientela medio-alta ma soprattutto si propone con una nuova concezione e un nuovo modo di fare turismo in cui il turista. un collegamento wi-fi a internet. Hotel Acquaseria dà anche la possibilità di ospitare i nostri “amici a quattro zampe” sempre che siano di piccole dimensioni. così come gli interni. I primi vanno dai 42 ai 53 metri quadri e sono dotati di una camera matrimoniale. Le scelte architettoniche. massaggi. La struttura offre inoltre 22 appartamenti divisi tra bilocali (massimo 4 persone) e trilocali (max sei persone). non poteva mancare la dovuta attenzione ai bambini. infatti. oltre alla doccia anche la vasca. bagno turco. sono un mix di rispetto delle tradizioni di queste zone di montagna con la creatività moderna che punta sulla funzionalità degli spazi e dei volumi. un investimento complessivo pari a circa 15 milioni di euro è un’iniziativa dell’Immobiliare Acquaseria. asciugacapelli. divano letto doppio nella zona living e bagno con doccia. presente. al ritorno ci sarà tempo per ritrovare le energie nella sauna o nel bagno turco o con un rilassante massaggio eseguito da uno staff altamente qualificato. Alcune immagini degli interni del nuovo hotel Acquaseria di Ponte di Legno. all’interno dell’albergo. moderna e al passo con i tempi. un nuovo quattro stelle nel comprensorio dell’Alta Vallecamonica. telefono. 53 E per rispondere alle esigenze di un turismo che sappia coniugare il benessere del turista con le qualità di un territorio tra i più completi della Lombardia. Le camere standard sono di 16 metri quadri circa con pavimenti in legno. All’interno dell’albergo non manca. collegamento internet wi-fi. un parcheggio esterno gratuito. Insomma un “pacchetto” completo in grado di soddisfare le richieste più esigenti di un turismo nazionale ed internazionale che ha nella stagione invernale il suo momento culminante. due lavandini e un set completo dell’hotel in bagno. Ogni appartamento è dotato di lavastoviglie. Hotel Acquaseria si trova nelle vicinanze del Castello di Ponte di Legno a 500 metri dalle piste di sci e a pochi passi dal centro del Paese. Ma non solo. un garage coperto a pagamento. ha completato l’offerta turistica di Ponte di Legno. MESI 12GENNAIO 2011 . con due Tv 36 pollici. Il tutto proposto da personale altamente qualificato. A completare l’offerta. un Tv 32 pollici con play station e Dvd.69% da Draco a cui partecipano anche investitori privati.HOTEL ACQUASERIA: SCHEDA TECNICA L’Hotel Acquaseria. un angolo cottura. Dai 54 ai 64 metri quadri sono i trilocali che hanno una seconda camera matrimoniale o con letti a castello e doppio bagno. dieta e fitness antistress per rigenerare mente e corpo dopo una giornata dedicata allo sci o al trekking. è prima di tutto accolto e coccolato. infatti. Il ristorante dell’albergo ha trecento coperti ed è disponibile anche alla clientela esterna e propone piatti nazionali e specialità locali con cena a buffet e una cena tipica la settimana. una sala Tv comune e una sky room. Le Junior suite sono di circa 26/30 mq con un salottino con divano e poltrona. Per allietare anche il soggiorno dei più piccoli è. idroterapia. cassaforte. A completare l’offerta dell’Hotel Acquaseria è a disposizione dei clienti uno skibus per raggiungere gli impianti di risalita del Tonale. Già la posizione in cui sorge è. Di grande richiamo anche il centro benessere di 600 mq con sauna. Tv con satellite e alcune hanno possibilità del balcone. bagno con doccia e alcune anche con il balcone. un kinderhaim animato da operatori professionisti. è dotato di 82 camere di cui 5 suite e 9 junior suite. Con questa realizzazione il gruppo bresciano Draco. Facilmente raggiungibile. estetica. lavatrice. Nella ricerca di offrire al turista un prodotto speciale. di cui Mario Dora è presidente e Giuseppe Taini amministratore delegato. società controllata per il 73. un buon inizio. con camere che si possono adeguare alle esigenze dei diversamente abili.

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alle associazioni di categoria. almeno parzialmente. presentare un’indecifrabile quanto marcata “schizofrenia”: vi è. soprattutto. I dati snocciolati dalla nona indagine sulla condizione occupazionale dei laureati italiani presentata da AlmaLaurea (il consorzio interuniversitario cui aderiscono 49 università italiane) parlano chiaro: i tempi medi di attesa per un’assunzione di un giovane neolaureato variano da uno a tre anni e MESI 12GENNAIO 2011 LAV. alla scuola e all’università in cerca di una risposta ad un quesito di urgente attualità: come risollevare il mercato del lavoro per un futuro a misura di giovane? trova un impiego remunerativo in linea con le specifiche competenze professionali e. Mai come oggi la tanto deprecata “mobilità” ha bisogno di alcune fondamentali precisazioni e analisi così da smontarne. la sua equiparazione a “fame”. si pazienta. che.. Lo sanno bene i molti neolaureati. ai sindacati. Nella prossima puntata spazio alle Istituzioni.. Non c’è che dire: oggi chi N . Per il resto ci si adatta. Ma andiamo con ordine. “precarietà” o “declassamento”. più verosimilmente. può ritenersi davvero fortunato. uN’uNIVErSITÀ TrOPPO VECChIA E TEOrICA II mercato del lavoro sembra. innanzitutto.. HORROR ? Viaggio nel mondo del lavoro: da un’università ancora poco professionalizzante a un “sistema Italia” che mette in fuga i nostri migliori cervelli fino a un’offerta diversificata di lavori manuali che paradossalmente non trova riscontro in termini di adesione. in molti casi. il popolo dei neolaureati senza molti margini di facile speranza per una collocazione professionale in tempi obiettivamente accettabili. Ma nella realtà dei fatti il quadro sociale non è così desolante e perentoriamente immobile.. in questo tempo di crisi e di “chiari di luna” ha perduto lavoro e sicurezze.I NCHIESTA 55 I giovani e il lavoro O LAV. si sopravvive. soprattutto quelli della riforma “3+2”. oggi più che mai. si vive o forse. si inseriscono nel mercato del lavoro stabile nella ridotta misura del 25%. ORO di MASSIMO rOSSI on è una provocazione: lo sa bene chi. a distanza di un anno dalla conclusione degli studi e dal brindisi spensierato del rito goliardico di fine corso. con un contratto a tempo indeterminato.

attualmente. Quando un Paese “perde” uno scienziato. Serve operatività e lucidità. ovviamente) è quello del “brain drain”. inoltre. Troppi.). Ebbene. assai elevate (poco prima della crisi. Si parla di tre mesi in azienda per ciascuno dei 4 anni di scuola tecnica (un anno complessivo di stage). Che i nostri vicini d’oltralpe fossero già mediamente più pragmatici di noi dell’area mediterranea non è una novità. ci sarebbe di che battersi il petto. Ma non è tutto: ad avere la peggio in questa triste giostra così umana sono.56 I NCHIESTA I giovani e il lavoro “SCUOLA E AZIENDA” LE PAROLE D’ORDINE DEL SISTEMA TEDESCO PER BATTERE GLI INFORTUNI In Germania l’obbligo scolastico è di 9 anni (5 elementari + 4 medie). in tal senso. medico. per di più. davvero. ecc. sono previsti stage presso aziende. ingegneristico. di cui 118 mila al lavo- . Nel 2007 Lorenzo Beltrame ha pubblicato un’interessante ricerca in collaborazione con l’Università di Trento: “Realtà e retorica del brain drain in Italia: statistiche. anche alla sensazione di un palese impoverimento della stessa proposta teorico-filosofica in cui siamo sempre stati decisamente superiori. Anche per i laureandi sono naturalmente previsti stage aziendali regolarmente retribuiti. se non altro. soprattutto dopo l’illusione creata dai nuovi piani di studio. un fisico. Alla retribuzione concorre il Lander interessato: non esistono. Poca sostanza unita. se non altro per il fatto che i dati disponibili sono certamente inesatti per… difetto. definizioni pubbliche e interventi politici”. senza troppe remore. è il discorso universitario (umanistico. azioni. quindi. per motivi di sopravvivenza economica. un ingegnere. il dato italiano rispetto alla media europea è quello più penalizzato (86% contro l’89%). al quale si accede solo se si ha frequentato il liceo-ginnasio (che non corrisponde propriamente al nostro liceo classico). questo avveniva con una certa regolarità). secondo le statistiche prodotte e raccolte pare che nel 2005 gli italiani laureati residenti all’estero fossero poco meno di 300 mila. è vero. ossia la “fuga dei cervelli”. Perché? Evidentemente i dubbi e le riserve per quella che è la proposta formativa del nuovo cursus studiorum sono molti. ecco che. ma pur sempre interessante. Forse la nostra vocazione di popolo di poeti e di navigatori ci ha un po’ troppo paralizzati in un “sonno sugli allori” rispetto a quella che. non bastano più: servono fatti. Le possibilità di assunzione degli stagisti nell’azienda in cui si è svolto il tirocinio sono. di che lagnarsi. di che discutere. Nel 2010 in Italia solo una ridottissima quota del 4% dei giovani occupati ha trovato collocazione dopo uno stage o un tirocinio e solo il 3% è entrato nel mondo del lavoro su segnalazione della scuola o dell’università. appare come una sfida economica di portata mondiale: le parole. insomma. Non esistono istituti superiori del tipo “tecnico industriale” o “ragioneria” o “geometri”: dopo il ciclo scolastico obbligatorio lo studente può scegliere la sua specializzazione frequentando la Berufschule (scuola tecnica) che prevede un ciclo di studio di 4 anni. ma già dall’ottava classe (la nostra terza media). Diverso. il suo parere “dissacrante” al riguardo: “Dal mio punto di vista i percorsi formativi dell’università italiana sono ancora marcatamente teorici e poco professionalizzanti. un’eccellenza della cultura e del sapere di altissimo livello per motivi di occasioni professionali. Fabrizio. per intenderci. Una ricerca vecchia ormai di tre anni. invece. quelli della “formula 3+2”. in particolare. Tuttavia il gap formativo-professionalizzante ora si fa sentire con maggiore importanza. imprenditore bresciano legato a doppio filo con il mercato tedesco nell’ambito della progettazione e della realizzazione di sistemi elettronici di misura industriali esprime. artigiani e commercianti. costi fissi aggiuntivi per l’azienda. un matematico. L’esperienza in aziende o enti durante gli anni della Berufschule occupa un posto di prim’ordine. i laureati dell’ultima riforma universitaria. “BrAIN drAIN” Uno dei fenomeni più preoccupanti che un governo dovrebbe cercare di arginare e limitare con tutti i mezzi possibili (non coercitivi. Lavoro con colleghi poco più che ventenni già MESI 12GENNAIO 2011 inseriti in aziende per conto delle università: ragazzi assunti con contratti regolari e regolarmente retribuiti”.

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ro in Europa, 94 mila negli USA, 40 mila in Australia e i restanti in altri paesi del mondo. Beltrame fa, anzi, notare come la percentuale di italiani altamente qualificati che lavorano nel settore accademico statunitense sia elevatissima, superando il 20% di quella quota totale di trecentomila. Eccellenze che la nostra università ha letteralmente regalato al sistema americano. Pare, inoltre, secondo una recente inchiesta del Corriere Milano, che dopo i danesi anche gli svedesi vengano in Italia a fare shopping di medici a Pavia: le offerte consistono in contratti a tempo indeterminato negli ospedali pubblici di quei Paesi del Nord Europa con stipendi base dai 3.000 ai 6.000 euro. E chi rifiuterebbe?! E ora una chicca: nel 2002 gli imprenditori italiani “under 30” erano all’incirca 280.000, mentre nel 2010 sono 212.000. Che cosa significa? Beh, è probabile che molti di quei 280 mila siano invecchiati senza essere sostituiti da nuove leve. I giovani laureati superqualificati se ne vanno da un Paese letteralmente “cappottato” e non sono rimpiazzati da altri come loro. L’Italia è davvero forte nell’export dell’intelligenza, ma altrettanto forte nell’import di una manovalanza non altrettanto qualificata… IL LAVOrO C’È BASTA AdATTArSI Dietro l’inquietante situazione di molti neolaureati si scopre, tuttavia, in contemporanea, l’altra faccia della medaglia: il lavoro esiste, eccome se esiste. Basta aprire le pagine degli annunci economici di molti quotidiani, soprattutto locali, per rendersi conto del prolificare di posti vacanti. Sissignori, numerose aziende faticano non poco nel

“I percorsi formativi dell’università italiana sono ancora marcatamente teorici e poco professionalizzanti”.

recuperare e nel colmare posti di lavoro anche di una certa responsabilità. È evidente che poche persone sono interessate a rispondere ad annunci che parlano di lavori fisicamente impegnativi, ma anche, per una strana deformazione mentale e culturale, erroneamente ritenuti di serie “B”. Di che cosa stiamo parlando? Andiamo sul concreto con un esempio e con dati di eloquente evidenza: già nell’autunno dello scorso anno nella sola provincia di Brescia rimanevano scoperti qualcosa come 400 posti di lavoro. Si parla, nella fattispecie, di piastrellisti, muratori, stuccatori, pittori, parrucchieri, falegnami, meccanici e fabbri, panettieri, cuochi e macellai e chi più ne ha più ne metta. Il trend non è, tuttavia, mutato nemmeno per il corrente anno. Le statistiche riflettono la medesima situazione. E ancora, secondo uno studio di Confartigianato, per le aziende italiane nel 2010/2011 sarà difficile reperire il 26% dei lavoratori di cui hanno bisogno. Un esercito di 147.000 uomini, per intenderci, per le medesime categorie professionali descritte poc’anzi. E fa effetto, questo è sicuro, squadernare queste cifre così apparentemente confortanti in un presente provato da una crisi tra le più importanti e imponenti degli ultimi trent’anni: sembra la descrizione dell’eldorado del lavoro o il racconto di una sorta di “new deal” nostrano piuttosto che di un redi-

vivo “boom economico”. Ma non è propriamente così. IMPArArE IL MESTIErE La realtà e l’esperienza ci insegnano anche dello scoglio, oggi assai diffuso, dei contratti “capestro”, dell’apprendistato sottopagato, del ridottissimo margine anagrafico da cui le aziende pescano e selezionano, delle lunghe e “perigliose” navigazioni interinali, sinonimo, spesso, di provvisorietà e di incertezza. E a questo punto si rende necessario un ulteriore chiarimento: non ci si improvvisa cuochi o macellai come non si diventa fornai o piastrellisti nel breve volgere di una notte. Il mestiere si impara innanzitutto in giovane età sui banchi di scuola attraverso un serio percorso di formazione professionale e, quindi, si perfeziona nella pratica di un apprendistato certamente non facile e non privo di sacrifici. Già, il sacrificio. La sensazione, del resto, è proprio questa: cioè che l’ampia disponibilità di posti di lavoro per lo più di tipo artigianale e quindi manuale si scontri con una tendenza tutta italiana di rifiuto e di rigetto del “troppo impegnativo”, “scomodo” e “pesante”, nonché “disagevole” (magari in termini di orari, si pensi alla professione del panificatore). Non per nulla nella maggior parte dei casi queste occupazioni per così dire “tradizionali” vengono oggi ricoperte dal nuovo popolo dei migranti, allorché
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Analizziamo. tecnico elettronico. Nulla di più sbagliato e deformato in termini di valutazione. gli idraulici. Si pensi. Un settore. spesso di gratuità o di compensi simbolici.I LA LAUREA NON PREPARA AL LAVORO la ricerca di migliori condizioni di vita e di nuove opportunità di benessere inducono ad affrontare la sfida del disagio lavorativo festivo o notturno. Al contrario ciò che spesso è ritenuto più “nobile” e intellettuale semplicemente per via di una scrivania. ancora. “Il percorso universitario è importante. indirettamente.) diviene. sempre di più. ma molti dei miei amici sono ancora in alto mare”. Il nostro capo è una donna a dir poco imbarazzante e davvero disumana per via dei suoi modi sgarbati e rozzi. per lo più attraverso i numeri verdi. malgrado l’alta intensità di lavoro sviluppa un sub campo del terziario a produttività bassa se non decrescente. E tutto questo unicamente in virtù di qualità del lavoro ai salari. all’uso della volontà e del sacrificio. professioni che ancora ti danno la misura di ciò che fai senza alienare la tua mente e la tua anima nella fumisteria di discorsi senza senso”. del divieto assoluto di conferire. in tal senso. “Siamo un gruppo di ragazze stipate in un minuscolo monolocale. al rumore di fondo a volte anche ab- “ME NE DEVO ANDARE” Orietta. oggi. ma urgentemente ricercato per cui di fatto diviene specializzazione proporzionalmente riconosciuta in termini economici. 25 anni. ebbene la litania è sempre quella: al di là delle circolari ministeriali. si abbassa rimanendo invece abbastanza stabile al sud. Me ne devo andare. 25 anni. alla moltitudine degli aspiranti commercialisti e avvocati. carpentiere. CALL CENTEr: TANTE CrITICITÀ Anche il discorso relativo ai call center diviene. ma una volta laureati non si è assolutamente pronti (parlo per me) ad alcun genere di mansione di qualche responsabilità.000 impiegati del settore. Io sono già abbastanza soddisfatto della mia condizione. riandare troppo con la memoria al film “Tutta la vita davanti” per cogliere l’ironia al vetriolo di ciò di cui stiamo parlando). accettare umilmente di imparare e. sono state risolte. non tutte le criticità. A questo punto bisogna stringere i denti. che. NCHIESTA 61 I giovani e il lavoro tra gli archivi. di alienazione e di snodi legislativi e normativi non ancora risolti. dalla . Innanzitutto vi è il discorso puramente economico: il tradizionale mestiere artigianale (panettiere. col vicino. commercialista già abilitato all’esercizio della professione. di un telefono o di un abiGiovanni. Parliamo. ambito professionale raramente intrapreso. alle esigenze di informazione dei clienti già titolari di contratti o semplicemente curiosi di notizie preventive. quindi. le esperienze riportate in prima persona parlano di ritmi estenuanti. tuttavia. anche minimamente. i falegnami. I call center possono svolgere servizio di “out bound”. modello di paradosso. continuo a studiare. la posta e l’ufficio del “capo”. mentre tra le nuove generazioni di italiani autoctoni serpeggia un mal celato atteggiamento snob per tutto ciò che obbliga all’uso delle braccia e delle mani. sovente. di pause individuali per non favorire la socializzazione. MESI 12GENNAIO 2011 to si rivela. agostano o natalizio. ma forse in maniera. quello dei call center. Malgrado la “circolare Damiano” del 2006 abbia stabilizzato all’incirca 20. laureata in Filosofia. più definitiva. oppure offrono prestazioni “in bound” rispondendo. poiché non vedo futuro in questo ambiente. sono sottoposti (e non occorre. infatti. la nuova frontiera del lavoro alienante: si pensi alla sempre più imponente schiera degli impiegati dei call center e alle condizioni lavorative e contrattuali cui. mettersi nelle condizioni di superare l’esame per svolgere la professione. Ma le storie udite in prima persona hanno ben poco di confortante: dai macrocasi più eccellenti (Teleperformance di Taranto con 674 licenziamenti dopo la circolare Sacconi) alle storie umanissime di tanti impiegati ed ex impiegati. a conti fatti. Il numero delle imprese di call center del nord. ecc. serramentista. per non parlare dei rischi per la salute legati all’uso delle cuffie. Mi sono laureata con passione. la macchina fotocopiatrice. cioè contattare direttamente i clienti per conto di società alla ricerca di contratti. Ai ragazzi dico di fare i cuochi. nonché il bar di fronte per il quotidiano servizio di “facchinaggio”: parliamo di giornate lavorative superiori alle otto ore. veri e propri maratoneti in perenne spola quel nobile tratto intellettuale che questi lavori dovrebbero possedere o conferire. dell’impossibilità di tenere anche solo una bottiglietta di acqua sulla scrivania. delle azioni di forzatura verso sistemi più equi di stabilizzazione e di regolarizzazione. da poco più di due mesi lavora in un call center.

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MALATO? NON POSSO...
Che cosa significa? Significa che diviene sempre più costume e abitudine diffusi non rimanere a casa in mutua a fronte di un malessere fisico più o meno accentuato. Piuttosto si va in farmacia e si fa il pieno di antinfiammatori, di antibiotici e chi più ne ha più ne metta, ma il letto assolutamente no. E questa, guarda caso, è procedura adottata soprattutto da precari col contratto in scadenza, liberi professionisti e imprenditori in sofferenza aziendale. Compreso? È il dott. Giacomo Milillo, segretario nazionale della Fimm, l’associazione dei medici di famiglia, a segnalare che ormai avere l’influenza è considerato più un disturbo che non una malattia. Ma fare il medico di se stessi a volte è anche un po’ rischioso, aggiunge l’esperto. Secondo il dott. Milillo sono specialmente gli operatori dei call center, i giovani e gli imprenditori in crisi a confermare un dato statistico che tende a incrementare.

NCHIESTA

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I giovani e il lavoro

“I guai sono nati quando abbiamo cominciato a considerare di serie B il lavoro manuale. Quasi una cosa di cui vergognarsi”.
ti, su parenti già ben inseriti all’interno di strutture aziendali di una certa importanza se non addirittura nell’immensa macchina ministeriale. La vocazione italiana al nepotismo, insomma, non è mai stata così attuale come oggi. Una consuetudine, questa, di cui tutti sanno e che pochi di coloro che l’hanno sperimentata con successo ammettono, tranne alcune piccole “facce toste” che abbiamo incontrato per due chiacchiere (lo diciamo con simpatia, ovviamente). Detto fatto. Forse è il caso, a questo punto di rispolverare una celebre frase coniata da uno tra i più famosi uomini della storia, il Presidente americano J.F. Kennedy: “Non chiederti cosa il mondo del lavoro può fare per te. Chiediti piuttosto che cosa puoi fare tu per il mondo del lavoro”. È un rovesciamento di prospettiva molto intelligente che tiene conto sia delle inclinazioni naturali di ciascuno sia dei bisogni di una società nella quale viviamo e alla quale siamo tenuti a offrire il nostro contributo umano e professionale. Gli spazi e i margini per fare ci sono: serve certamente, una buona dose di volontà e una sana visione della realtà, affinché la formazione professionale divenga fonte di realizzazione personale e di promozione sociale. Una classe politica lungimirante guarderà, in tal senso, con attenzione all’attuarsi di quelle condizioni di formazione tali per cui fenomeni collaterali ormai sempre più frequenti come quello dei bamboccioni senza né arte né parte non divenga costume. Servono occasioni vere, serve sacrificio da parte di tutti. Serve lavorare. Ma che cosa pensano le Istituzioni al riguardo? Che cosa pensa la scuola e l’università di se stessa? Che cosa pensano le associazioni di categoria? Che cosa pensano gli imprenditori? Quali sono i progetti politici per il futuro? Un’inchiesta sul lavoro che cambia necessità di un ulteriore apMESI 12GENNAIO 2011

bastanza elevato oppure, semplicemente, derivati da una postura scorretta dinanzi al monitor. L’Asl di Milano ha pubblicato, in tal senso, un vademecum intitolato “Linee guida per il lavoro nei call center”: un documento importante, questo è fuori discussione, ma che è ben lungi da una reale e sorvegliata applicazione. ErrOrI dI VALuTAZIONE Alla luce delle considerazioni proposte non crediamo sia affermazione peregrina individuare il “peccato originale” di tutta la questione in un passaggio di capitale importanza. “I guai sono nati quando abbiamo cominciato a considerare di serie B il lavoro manuale. Quasi una cosa

“Il tradizionale mestiere artigianale è raramente intrapreso ma urgentemente ricercato”.
di cui vergognarsi”. Così, qualche tempo fa ha sentenziato il presidente della Confartigianato Giorgio Natalino Guerrini, additando con lucido disincanto la radice di molti mali. Parole sante. Ma l’analisi del vertice di Confartigianato si è spinta ben oltre. Si parla (l’intervista rilasciata a Quotidiano.net è del 24 ottobre) di un vero e proprio problema culturale per

cui il primato del lavoro intellettuale a discapito della formazione professionale ha creato uno squilibrio preoccupante di cui ora si paga il prezzo; si parla di una nuova e più sostenuta dignità (che tradotto in parole povere significa denaro) per quanti, domani, si volgeranno alle aree d’impiego fortemente professionalizzanti; si parla di volontà di rilancio dell’istruzione professionale, si parla, ancora, di nuove norme sull’apprendistato e della funzione preventiva in ambito giovanile di una nuova “educazione artigianale”. Per troppo tempo, insomma, i giovani hanno affollato inconsapevolmente i licei sulla scorta di una falsa convinzione che riteneva la stessa educazione liceale come l’unica in grado di dare lustro e promozione sociale ai propri figli. Ma dopo il liceo, si sa, ci deve stare per forza l’università. Un vero e proprio vicolo cieco, poiché, in definitiva, simili conti e considerazioni hanno funzionato fin verso la metà degli anni Ottanta creando, tuttavia, nel presente, un eccesso di generale formazione teorico-culturale e una progressiva perdita di interesse verso abilità professionali “mirate”. Da tempo, ormai, la laurea non costituisce più un ascensore sociale in grado di offrire prestigio o impieghi ben remunerati: di fatto nella maggior parte dei casi, oltre ad un livellamento culturale medio non è nemmeno apportatrice di particolari soddisfazioni finanziarie. rACCOMANdATI E NON Chi si sfanga da una situazione di questo genere, duole riconoscerlo, sono coloro che possono contare su amicizie influen-

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“Non ci si improvvisa cuochi o macellai, fornai o piastrellisti nel breve volgere di una notte. Il mestiere si impara sui banchi di scuola e si perfeziona nella pratica”.
profondimento affinché tutti si “giochi” a carte scoperte, affinché si chiariscano i nodi del problema e le eventuali soluzioni. L’agenda è già fitta di incontri e di interviste: stiamo lavorando ad approfondimenti che forse faranno da controcanto a quanto detto fino ad ora. Ma è la regola della par condicio e del diritto di replica. È la regola della democrazia. continua...

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NCHIESTA

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I giovani e il lavoro

STORIE... DI GIOVANI
Lorenzo, 18 anni, abitante in un piccolo centro dell’ovest bresciano alla domanda “qual è la tua formazione scolastica e come hai trovato lavoro” risponde con aria tronfia: “Nessuna formazione. Dopo la terza media ho tentato l’ITI per via delle forti pressioni di mio padre. Poi la bocciatura, quindi il ripetersi dell’anno e, infine, la seconda bocciatura. Quindi, al lavoro, ‘per direttissima’... nell’azienda di mio padre. Un’azienda importante. Va bene così”. Anche daniele, suo coetaneo e conterraneo è abbastanza schietto: “Sto terminando l’ultimo anno di ragioneria. Niente università, non ho voglia e non mi interessa. Per il lavoro conto fortemente su mio fratello che è direttore di una banca importante”. Di contro ci sono, invece, anche le storie di chi, a ragione, può essere considerato un “self made man”. Interessante, a tal proposito l’esperienza di diego, 25 anni, responsabile della gestione dei sistemi informatici di una delle più grosse realtà imprenditoriali di tutta quanta la provincia di Brescia: “Terminato l’ITI ho iniziato a inviare dei curricola e devo dire che con mia grande sorpresa hanno voluto provarmi in questa importante azienda. All’inizio ero un semplice passacarte: facevo fotocopie, fax, roba da poco. Il guadagno era assai contenuto. Continuavo, tuttavia, nella mia mente, a seguire i consigli di mia madre: ‘parla poco, dimostra serietà e gentilezza, sorridi sempre e non perdere l’occasione di intervenire se sai con certezza quello che stai per dire. Muoviti con prudenza’. Di notte continuavo a occuparmi di sistemi di sicurezza legati all’informatica, studiavo leggi e procedure. Poi i primi “disinteressati” suggerimenti all’uno o all’altro dei miei capi. Quindi la mia prima scrivania, poi l’ufficio e ora eccomi qui. Sono molto soddisfatto”. Nicola, invece, terminerà quest’anno la sua formazione professionale di futuro cuoco presso l’alberghiera di Clusane, ma, vuoi per il discorso degli stage, vuoi per la sua autentica passione, è già ben inserito all’interno di una apprezzata location nel cuore della Franciacorta: “Poche chiacchiere, molta attenzione e una gran voglia di ritagliarmi al più presto uno spazio di lavoro stabile e pagato. Credo, tuttavia, che sia la passione a fare la differenza”. Khamal, diciannovenne marocchino in Italia da dieci anni, fa il muratore in una piccola ditta della Provincia. La sua testimonianza è illuminante: “Dopo le medie, visto che in famiglia eravamo molti e la mia voglia di studiare era poca, ho deciso di fare la scuola edile. Poi ho provato a lavorare in tre ditte, ma mi pagavano poco e lavoravo molto. Però ho tenuto duro perché nel frattempo ho imparato sul campo quello che dovevo saper fare. Adesso ho un contratto regolare perché ho dimostrato esperienza. Mi chiamano “nègher”, ma lo dicono scherzando. Mi trattano bene e guadagno abbastanza”. Che dire? Forse è già nata una diversa e più produttiva consapevolezza. Lo dimostrano anche i discorsi dei genitori di coloro che, proprio in questo periodo, affrontano i percorsi di orientamento scolastico per il post terza media: “Sono fermamente convinto che oggi come oggi sia più conveniente una solida formazione tecnica. Tuttavia forse è addirittura meglio un orientamento di tipo professionale: il mestiere è sempre garanzia di lavoro e di guadagno” (dario). “Dopo la terza media Marco non ha più voluto studiare. Si è accontentato di lavoretti saltuari. Ora però è abbastanza stanco della sua condizione e ha deciso di affrontare una scuola serale per ottenere una qualifica di installatore di impianti elettrici per potersi spendere con qualche competenza in più” (Adriana).

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Come si viveva nel decennio più splendido della nostra Brescia. come attendente del generale Michoux. Possiamo immaginare il teatro stipato dalla nobiltà. Egli arriva a Brescia nel 1801. duecentesimo anniversario dell’inaugurazione del teatro cittadino. ma anche dalla alta borghesia che ormai impone il suo gusto anche nella moda. si tratta della terza costruzione nello stesso luogo. ed abita in via Tosio 28. maestro del più celebre Donizzetti. nel bel palazzo che allora era Sigismondi e ora Conter. di GIANCArLO PIOVANELLI 200 ANNI DI STORIA ancora il nome. Il celebre ridotto del Marchetti/Scalvini. Fra i frequentatori abituali del teatro c’è soprattutto Stendahl che si considera un cittadino milanese. a due passi dalla bella Chiesa di Santa Maria in Calchera. che conserva . Dalla antica Accademia degli Erranti del 1634 si passa al teatro nuovo dell’architetto Manfredi nel 1739 e infine al teatro Grande.C ULTURA 67 TEATRO GRANDE 1810-2010. Sul palco reale è tuttora conservata l’aquila napoleonica con i motivi decorativi che fanno tanto “retour d’Egypt” in omaggio alla spedizione del grande Còrso in Egitto del 1789. MESI 12GENNAIO 2011 Quando il 20 ottobre 1818 la deputazione comunale decide di dedicare il nostro massimo teatro a Napoleone il Grande. giudicato dallo Stendhal più bello di quello della Scala. è del 1776 e per fortuna è stato risparmiato dal terribile “bombing” del 13 luglio 1944. opera di Luigi Canonica e del pittore Giuseppe Teosa di Chari. La prima opera rappresentata è l’Ifigenia del Mayr.

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Va da Novara a Rimini e dopo Austerlitz comprenderà anche il Veneto. durata due giorni (6-7 luglio 1809). arrivando a Brescia. Li vedeva spesso uscire in carrozza dal palazzo del Novarino al Foro in contrada “Sano loco” (oggi via Musei). contestata dalla Chiesa. Il Bonaparte è riconoscente al Fenaroli. che non vedeva da mesi. Foscolo conosce molti letterati fra cui l’Arici e gli Ugoni che ospiterà a Londra nel suo “Digamma-Cottage”. Giuseppe e Teodoro. tubolare. ospite di Gerolamo Fenaroli. Tornerà anche nel 1807. spencer e globus. Va di gran moda il vestito alla “vestale”. nel bel mezzo della campagna di Italia si ferma a Brescia. Pompei e dai marmi del Partenone. la Francesca Lechi. che vuole a Parigi nel 1804 per la sua incoronazione. donde nonostante il blocco continentale. frack. È scomparso il “panier” e la vita è molto alta. difenderà col sacrificio dei Lombardi la ritirata dell’esercito francese. Eugenio Beauharnais. C’erano molte “meravigliose” pratiche nelle “disposizioni orizzontali”. Il Regno d’Italia. imposto dal signore di Francia. carrick. in via Marsala per un’indimenticabile luna di miele con Giuseppina Beauharnais. frequentato dal Foscolo e dagli ufficiali francesi proprio all’angolo fra il corso del teatro (corso Zanardelli) e l’odierna via X Giornate. Se le donne guardano a Parigi. La seconda volta. Napoleone premia i due prodi fratelli Lechi. insomma una Padania un poco accorciata perché il Piemonte è francese e Genova conserva una sua larvata indipendenza. quando nel favoloso castello di Schönbrunn. Si impongono ormai il giardino all’inglese come a Monza e il cimitero all’inglese come il nostro Vantiniano. in un viaggio che comprende anche la visita all’arsenale di Venezia. di vent’anni più giovane del marito. con titoli e beni. è ricambiato. Il decennio che va dalla battaglia di Marengo (14 giugno 1800) all’inaugurazione del teatro è forse il periodo più bello ed esaltante per la nostra città. a Malo Jaroslavetz. arrivano i dettami e la terminologia britannici. Egli arriva fra noi per ben tre volte. il 22 dicembre 1802. ha una superficie di 75. Il Foscolo era qui tra noi. La soddisfazione più grande per noi è dopo la sanguinosa.C ULTURA 69 La splendida veduta della Sala del Teatro Grande di Brescia. dove c’era una favolosa raccolta d’arte. imposta da Parigi. vicino a Vienna. Un vezzo in più è lo scialle rosso intenso di richiamo pompeiano. assai comprensivo. Nel 1812. grazie alla intercessione di Francesca.000 kmq e 6 milioni di abitanti. puntando tutte le loro carte sul bel Murat che si trovò a suo agio soprattutto a Napoli. regalatogli dai nostri concittadini. Soprattutto Teodoro – “mon beau general” diceva di lui il signore di Parigi – si è distinto in tutte le battaglie importanti comandando la guardia reale a cavallo. che sicuramente è il più bello d’Italia nel suo genere architettonico. Non più culottes ma calzoni e poi redingote. Naturalmente lei seguiva la nuova moda neoclassica con ardite scollature. creato il 27 maggio 1805. gli uomini si rivolgono a Londra. Il Còrso ha scelto tre città rappresentative della Cisalpina: Milano per i possidenti. ma influenzata dalle scoperte di Ercolano. Nella nostra città. dove si crea la Repubblica Cisalpina e dove sono presenti una quarantina di bresciani su 400 italiani. e frequentava la casa della bellissima Marzia Provaglio Cesaresco Martinengo. e ai Lechi dei quali è ospite a Montirone nel giugno 1805. difficile battaglia di Wagram. dal 25 al 28 luglio 1797. purtroppo saccheggiata dai cosacchi russi nel 1799. portati da Lord Elgin a Londra nel 1802. richiamandosi al Foro di Traiano. e soprattutto i Lechi. Uno sguardo alla moda del tempo. Essa fu la prima a sventolare il tricolore dalla casa di Sant’Agata. console fino al 1804 e poi imperatore. Pensiamo un momento alla folla dei nobili e borghesi (arricchiti dalle confische napoleoniche dei beni ecclesiastici) uscire dal teatro e recarsi al “Café du jardin”. è di ritorno dai comizi di Lione. non amavano né Francesco Melzi d’Eril né il figliastro di Napoleone. ma anche dame di alta classe come la Calini e soprattutto la più bella di tutte. L’affetto per Napoleone I. quando pubblica “I Sepolcri” presso la tipografia Bettoni in Broletto. I nostri concittadini. La prima. proprio nel 1807. È l’antico “chiton greco” che si impone con una linea snella. indossa un abito di velluto azzurro. Bologna per i sapienti e Brescia per i commercianti e. Fu questo ex stalliere dalla carriera prodigiosa che assolse Giuseppina Lechi per la sua condotta a Barcellona. lanciato dal Boccherini nel 1807 con l’opera omonima all’Opéra di Parigi. MESI 12GENNAIO 2011 . che per amore del Murat aveva lasciato il marito.

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che osservano molto. Tra campi.S TRADE E QUARTIERI 71 La parrocchia del quartiere Noce a Brescia. dove un oratorio obsoleto resta l’unico luogo di ritrovo per i pochi bambini. con le tangenziali che la circondano quasi fossero gli anelli di Saturno e la zona industriale che sembra voler fa- gocitare il cuore di un paese che – oggi come ieri – non riesce a considerarsi parte integrante del tessuto cittadino. Un quartiere che ha alle spalle un ricco album dei ricordi ma che rischia di non essere più in grado di scattare fotografie. rotto solamente dall’incedere delle automobili e dall’eco neanche troppo lontana di uno dei principali polmoni del commercio bresciano: il Campo Grande. nel silenzio di un quartiere dormitorio sempre più vec- chio e sempre meno accogliente. mentre alla Noce è rimasta solo la luce fioca dei lampioni e tutti hanno chiuso i battenti. È il luogo ideale per i cinesi. un formicaio di attività dai grandi nomi dove brulicano migliaia di persone ogni giorno e ogni notte tra negozi. parlano poco e capiscono al volo dove stabilirsi per lavorare senza lasciare tracce nella memoria storica di un contesto sempre meno sociale. supermercati e multisala. la Noce potrebbe somigliare a uno di quei villaggi tipici dei film western. adolescenti e giovani della zona. MESI 12GENNAIO 2011 . case e capannoni regna un silenzio surreale. In questa frazione cittadina abitata da 500 anime c’è un insolito mix di desolazione e urbanizzazione. sempre che… non apra gli occhi. le insegne dei saloon cigolano e il vento è più loquace delle persone. dove il forestiero è guardato con diffidenza. IL GUSCIO È FORTE MA IL FRUTTO È SECCO di BruNO FOrZA NOCE S e le case fossero di legno e le strade coperte da uno strato di sabbia rossa. I riflettori sono lì. dove è impossibile fare due chiacchiere con la fornaia o il giornalaio semplicemente perché non esistono.

l’Istituto Professionale per i servizi alberghieri e della ristorazione de Medici. È nostra intenzione sostenere l’oratorio e le sue attività. “È il luogo principale dal punto di vista aggregativo. sicuro e privo di delinquenza. come sono riusciti a fare – ad esempio – il Villaggio Sereno e Fornaci. anche dal punto di vista del trasporto pubblico. fresca di restauro. poi c’è pulizia e ordine anche dal punto di vista delle infrastrutture. Nellla foto grande.PRESIDENTE CIRCOSCRIZIONE SUD Non trova che la Noce sia una zona abbandonata a se stessa? “Ci abito da dieci anni e il borgo della Noce è sempre stato così. ma che al contrario abbia un suo ruolo e che sia un luogo in cui si vive bene. con la pizzeria e l’albergo-ristorante. Abbiamo una chiesa che è un vero e proprio gioiellino. siamo in attesa del nuovo parroco e ci godiamo i risultati di una squadra di calcio di grande spicco nel panorama del calcio a sette. che fa leva sulle attività parrocchiali”. Realizzare nuove case nei magazzini dismessi non è possibile: se una struttura nasce a scopi industriali al massimo può diventare commerciale.72 S TRADE E QUARTIERI Nelle foto alcuni scorci del Quartiere Noce. hanno fatto sì che nascesse una zona industriale al di qua della tangenziale che ha generato una netta spaccatura”. dON ANdrEA GrEGOrINI (PArrOCChIA SANTA MArIA dELLA NOCE) Come descriverebbe la Noce a chi non la conosce? “Come una zona strana. Il nostro impegno mira alla conservazione di un borgo che vuole restare quello di un tempo mantenendo vive le sue tradizioni e la sua bellezza. Qual è il bilancio riguardo al tema dell’immigrazione? “Ogni tanto bisogna intervenire per sgomberare qualche roulotte di nomadi. Oggi non è più così”. dove sorgerà un albergo con area sosta per camion munito di area ristoro”. Basti pensare che quest’anno al catechismo abbiamo 6-7 ragazzi per fasce d’età e ci siamo trovati costretti a creare gruppi più flessibili vista la peMESI 12GENNAIO 2011 . La zona industriale è un bene o un male? “Direi che ha un’influenza molto marginale e che per qualcuno è stata una risorsa dal punto di vista della nascita di nuovi posti di lavoro. in cima all’agenda ci sono i lavori per il miglioramento del campo di calcio. Il Campo Grande è arrivato in seguito dopo un’opera di riqualificazione. CI RACCONTANO LA NOCE . Fino a 30 anni fa questo era uno dei quartieri più popolosi della zona sud. ma i cinesi presenti oggi sono in regola”. GIACOMO LINI . poi. Alcune scelte politiche sbagliate. per il resto non ci sono problemi. Non ci sono insediamenti tali da giustificare la nascita di attività commerciali. Stiamo lavorando per questo”. La parrocchia riveste ancora oggi un ruolo importante. C’erano le scuole ed era un punto di riferimento. Un’opera di natura privata mirata a migliorare la qualità della vita dei residenti sta nascendo di fronte alle poste. Qualche tempo fa sono stati chiusi alcuni laboratori cinesi che non rispettavano le leggi sul lavoro. Nei suoi abitanti c’è ancora la forte convinzione di essere un paese a sé stante. Ritengo che non sia una zona abbandonata. perché è parte della città ma non si sente tale. L’età media degli abitanti? “La fascia più presente è quella della terza età. Come si spiega la quasi totale assenza di attività commerciali? “È stato chiuso tutto proprio a causa di questa incapacità di slegarsi dalla concezione di paese. Vogliamo renderlo più ampio e confortevole e per il futuro pensiamo ad un fondo in erba sintetica”. Cosa serve alla Noce? “Penso che in zona ci siano tutti i servizi necessari per vivere bene.

se potessi tornare indietro. Anche la Noce è stata coinvolta dall’immigrazione? “In parte. Quelli vanno dove c’è vita”. poi i capannoni hanno preso il sopravvento sulle case e questo ha reso la zona meno movimentata con sempre meno giovani. Solo cascine. Poi sarebbe ora di eliminare qualche fabbrica dismessa e creare nuovi alloggi a costi ridotti. Io non sono del posto ma ci lavoro da diversi anni e devo ammettere che. Quali sono le problematiche più sen- tite in zona? “Niente di particolare. ma la gente che arriva da fuori si integra difficilmente e continua a restare legata ad altri quartieri”. Ormai è rimasto solo l’oratorio. Per quanto mi riguarda avrei fatto bene a chiudere dieci anni fa”. Che richieste farebbe alla politica per la Noce? “Chiederei sostegno per creare anche qui più realtà di aggregazione. qui a due passi ci sono grosse realtà commerciali. I capannoni poi non sono certamente un bel vedere”. soprattutto dai cinesi che si dedicano alla produzione di abiti. Qui le case costano meno rispetto ad altre realtà. ma un quartiere o una frazione senza fornaio o edicola fa un po’ specie. Un tempo qui non c’era niente. non farei la stessa scelta”. Il difetto principale è che risulta poco accogliente per chi viene da fuori. abbandonato a se stesso. “È una zona popolata soprattutto da anziani che vivono in case di proprietà. quindi va po- tenziato per dare qualcosa di prezioso ai residenti. visto che è privo di servizi”. L’immigrazione invece ha cambiato il volto del quartiere? “È un’immigrazione invisibile perché di matrice cinese. 54 anni “Un pregio e un difetto della Noce? È un posto tranquillo e questo non è un male.73 . però. se ne vedevano di più”. Luigi. bisogna darle nuova linfa”. Tempo fa. 40 anni “Certo. MESI 12GENNAIO 2011 Carlo Boldini. nuria di presenze. C’è qualche laboratorio ma proprio non li vedi”. GIOVANNA (BuONI O CATTIVI BAr rICEVITOrIA) Chi vive alla Noce? “Ci abitano persone che sono qui da una vita. e non ha avuto effetti positivi soprattutto per le piccole attività. VOCE AI PASSANTI Angelo. quindi priva di risvolti sociali. le uniche questioni riguardano viabilità e divieti di sosta”. . CArLO BOLdINI (TrATTOrIA PIZZErIA dA rOSANNA) Ci descriva la Noce. La Noce sta morendo. La nascita del Campo Grande ha influito sulla vostra attività? “Di sicuro. Lo stesso discorso andrebbe fatto per il parco. abitazioni e campi.

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Allora mi viene il sospetto che. tutto torna come ci si aspetta: crocevia. pubblicità. Non c’è molta gente per le stradine di porfido. Mi sento quasi fuori posto – come se la strada s’aspettasse di essere schiena. qualcosa sia sopravvissuto. all’inizio della pianura padana. sensi unici. Poi. davanti a qualche infrazione scuote il capo. una lentezza placida. tra cappe di lana e calzettoni al ginocchio. sbuffa e prosegue oltre. che la campagna con le sue radici forti abbia bucato il cemento e parli ancora ai cuori di queste persone. C’è un che di bonario. il segno della tradizione di Borgosadòl. fontanili e filari. toglie il fiato. perché è quello che gli occhi dei nostri nonni devono aver visto da bambini. Rogge. Arrivo che è mattina presto. comune raccolto attorno ai suoi campi arati. l’altro mondo ormai alle spalle. ammutoliti dal ronzio delle tv in sottofondo. Un vigile. e m’immagino che il lupo dei fratelli Grimm salti fuori da dietro il gelso che incornicia l’ultima curva. le mani dietro la N ella zona pedemontana. Solo che i vari Pì. con un partecipe “sa edòm” e uno sguardo che sorride. scegliendo strade secondarie. fanno posto al caseggiato. controlla il disco orario delle macchine lasciate fuori dai negozi. la bruma all’orizzonte ricopre le zolle ghiacciate e il paesaggio. ma bivaccano in fumosi bar. Bigio e Cichino non guardano complici il cielo dall’uscio delle loro case. alle attività che fioriscono nelle sue diverse frazioni. Forse sognano i tempi che furono. non da un’utilitaria –. rotonde. i pochi che attraversano i vicoli del paese si salutano tutti. nonostante coppola e roncola siano deposte da tempo. s’incontra Borgosatollo. da Gerole a Venezia.H INTERLAND 75 CAMPI E CONTRADE AL LIMITARE DELLA STORIA di ALESSANdrA TONIZZO BORGOSATOLLO solcata da un calesse. forse parlano alla loro terra… MESI 12GENNAIO 2011 . prima del piccolo centro. dopotutto.

in cui sembra succedere di tutto. che gestiamo la merceria da 50 anni. che affrontano una crisi non solo economica. e non solo”. l’afflusso. dalla città”. MArIA ANNuNCIATA) Borgosatollo ha una parrocchia giovane? “Direi di sì. CI RACCONTANO BOrGOSATOLLO dON GINO (PArrOCChIA S. Il paese è giovane? “Noi. trovare un appoggio spirituale. a suo parere. rICCArdO BANA (MErCErIA) Via del Castello Com’è Borgosatollo? “Un bel paese in cui si vive tranquillamente e che offre molte opportunità. è attivo? “Ci sono tanti gruppi di persone dedite al volontariato. si vive con preoccupazione un contesto difficile. Per il resto. ultimamente è cresciuto in modo esponenziale. Certo. lavoriamo tantissimo con i ragazzi. poi. si sono creati dei “gruppi famiglia” che si ritrovano in parrocchia per discutere. si parla? “C’è speranza. posso citare i volontari per i servizi oratoriali. GIOVANNA FAdINI E ANTONIO CAPrA (EdICOLA E PrIVATIVA) Via Molino Vecchio Come si vive a Borgosatollo? “La qualità della vita è buona. mentre ora è più facile che affronti i vari disagi psicologici. si occupava dei problemi legati alla droga. qui siamo ancora nella norma”. Ebbene. a due passi. in paese. il G. MESI 12GENNAIO 2011 Ma ci si aiuta. per la pulizia. E la sicurezza? “Rispetto ad altri paesi. Esiste la fatica dell’accoglienza per i nuovi arrivati: nonostante Caritas e feste dei popoli. Quali sono. anzi. da qualche tempo. tra l’altro. il paese si è davvero svuotato? “Ci sono i pro e i contro di quest’intervento: ora la situazione è migliore della precedente. per la catechesi. in aiuto agli anziani e il centro di solidarietà. C’è integrazione con gli stranieri? “Sono nostri clienti. sento che vorrebbero una bella piscina. il movimento è minore”.76 H INTERLAND Alcuni scorci di Borgosatollo: via Castello. Il volontariato. Le faccio un esempio: con le famiglie di oggi. è tutto molto tranquillo”. i problemi più grandi dei parrocchiani? “A livello sociale. di cui spesso risente la fascia adolescenziale più debole. commentarsi. c’è davvero tutto”. invece. Cosa manca in paese? “Ascoltando la gente che viene in negozio. passando da 5 mila a 9 mila persone. siamo contenti di essere per loro un punto di riferimento per alcune necessità spicciole: capisco che chi viene dall’estero abbia anche bisogno di una mano”. dunque? “Borgosatollo ha solo perso un po’ di smalto. Antonio Capra e Giovanna Fadini. esteticamente pregevole e con meno traffico. Per quanto riguarda i rapporti. . a causa della nuova viabilità. è sicuramente papabile il problema del lavoro. via IV Novembre e piazza Castello. fino a poco tempo fa. con separazioni e quant’altro. Quest’ultimo. Nessun punto debole.v. si respira l’atmosfera tipica della comunità di paese. che ha tagliato fuori il centro”. Solo a livello parrocchiale. non è facile”. sono molto educati e. E i ragazzi ne costituiscono una buona parte”. Con la nuova viabilità. Il nucleo tradizionale di parrocchiani.a. ultimamente. così diffusi”.

30 anni “Qui. Penso che siano i ragazzi. non gira moneta e l’economia è un po’ fiacca”. se da un lato snellisce il traffico. adesso è un momento di ribasso”.. Finché ci sarà la finanza derivata. che così. ma non per questo le metto in dubbio. certo. Il paese è bello. 77 stanza mutevoli. cosa che qui non c’è. che c’è bisogno di propositività in prima persona. MESI 12GENNAIO 2011 Mauro rodella. sia delle attività ad hoc (locali giovani. età. se inizialmente tutto era partito bene. un dormitorio”. piscina. ma resta poco frequentato. un pub. ma ho ovviato ridimensionando i prodotti. per comodità. chiusi. FRANCESCO ZANARDINI SINDACO DI BORGOSATOLLO Parlando con gli abitanti di Borgosatollo. con bar annesso. a dare una mano”.. Cosa spera per il paese? “Una maggiore collaborazione tra commercianti. una sala giochi o un cinema”. Un po’ di crisi c’è. Il primo è la viabilità che. anche in questo caso. momento in cui si popola solo di stranieri”. In secondo luogo. a mezzogiorno come alle sette di sera. “Tramite l’assessorato al commercio e alle attività produttive. dOLCI) Via 4 Novembre Qual è la sua clientela? “Vengono quasi solo donne. sono emersi alcuni nodi cruciali. è stata scarsa. ma non è che sia andato poi tanto bene: la presenza. “La modifica è del 1999-2000 e. Ho cercato di organizzare qualche evento. 43 anni “La nuova viabilità? Tolto l’appeal estetico. senza aspettarsi sempre qualcosa dall’alto: se l’idea parte da loro è un conto. 52 anni “Un aggettivo per descrivere Borgosadòl? Morto. MArCO TONOLINI (FruTTA E VErdurA) Via 4 Novembre La sua esperienza a Borgosatollo? “Ho aperto da sette mesi e devo dire che. così la fatica è vana”. Cosa spera per Borgosatollo? “Grandi risorse e possibilità. Che so. ha rovinato il centro. abbiamo cercato di creare qualche evento. Una delle priorità è l’intervento sugli immobili del comune (scuole. VOCE AI PASSANTI Giacomo. innanzitutto. qui. qualche attrazione. come può. che poi si sono rivelate buchi nell’acqua”. hanno deviato anche tutto il resto… Beato chi vive fuori!”. altrimenti c’è anche il rischio di fare dei buchi nell’acqua”. per la carenza sia di punti logistici di ritrovo (non c’è più la vecchia piazza pedonale). al traffico veicolare”. mentre confidiamo nel federalismo fiscale. Esiste anche un Informagiovani. pare che per i ragazzi ci siano pochi sbocchi in paese. 22 anni “L’happy hour? Ma qui non sanno nemmeno cos’è. roberto. Cecilia. di tutte le eventi corali in grado di portare gente in paese. i commercianti lamentano la mancanza di una visione d’insieme.. rinnovata. cinema. ha creato minor passaggio di persone che. Sentite la crisi? “La gente cerca la qualità. dall’altro. Borgosatollo offre un centro sportivo. ha dato più respiro al paese ma gli ha anche sottratto vitalità. Come centro di aggregazione. la mentalità è peggiorata: ci sono persone più indifferenti. del tutto o in parte. la pubblica amministrazione è pronta. qui usano tutti la bicicletta”. che non è più vissuto. Sara. non la quantità. Lina. Poi. MAurO rOdELLA (PANE. neanche la sera. che entrerà a regime nel 2014. non ce ne sono. Ho provato a prendere delle iniziative. . “Le esigenze dei giovani sono abbache vengono anche da fuori”. si potrebbe circolare nudi e nessuno se ne accorgerebbe: non c’è vita”. a doversi fare avanti. è vero. ma mancano punti di aggregazione per noi giovani. 54 anni “Deviando il traffico pesante. anche se ho visto crescere il numero delle giovani mamme che. ‘costano’ meno”. 36 anni “Com’è cambiato il paese nel tempo? Da dieci anni a questa parte. Com’è la situazione economica in paese? “La crisi si sente. asili) da ristrutturare. sono venute in paese”. mettere in sicurezza e ampliare”. la vedo dura.). ma ognuno pensa Marco Tonolini. PASTA. credo che questo sia il destino di tutti i centri storici dei paesi e delle città. quella compattezza che porterebbe alla nascita di piccoli per sé. anche dei commercianti stessi. un locale. . cosa che mi ha stupito. Tra commercianti c’è affiatamento? “Ognuno pensa per sé. dalla città. Anna. di iniziative sentite che partano da chi l’esigenza la avverte. Infine. fanno le tangenziali e non passano più per il centro. Tornare indietro non si può. qui in paese. alla fine. più difficili”. E i paesani? “È gente tranquilla e. Torno a dire. essere propositivi.

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di trasformare la propria ricchez- UN PROGETTO PER DIVENTARE GRANDI za in servizi al cittadino aumentandone la qualità della vita. L’obiettivo. tra il Comune di Palazzolo e le principali associazioni imprenditoriali rappresentative del commercio e l’Associazione “Noi di Mura”. La logica che il DID di Palazzolo vuole rendere concreta. E proprio a questo scopo è stato predisposto. centralizzare il ruolo del commercio per renderlo un ulteriore elemento di valorizzazione dell’intero territorio. la valorizzazione di un territorio. Il punto di partenza del progetto è un dato di fatto: Palazzolo si trova a metà strada tra due importanti città come Brescia e Bergamo. Oggi la sfida è continuare su questo percorso cercando di utilizzare al meglio tutte le potenzialità a disposizione per migliorare ulteriormente la città e far sì che continui ad essere un luogo bello da viverci per i residenti e che diventi sempre di più un polo attrattivo per i turisti. è quello di centralizzare il ruolo del commercio per renderlo un ulteriore elemento di valorizzazione dell’intero territorio comunale. un territorio ricco per gli insediamenti produttivi e che è stato in grado. attraverso l’individuazione di diverse strategie. nell’individuare le strategie per rendere più “accatMESI 12GENNAIO 2011 PALAZZOLO .79 li esperti lo chiamano marketing territoriale e ha come obiettivo. un programma di interventi con i quali si intende G Al via l’iniziativa voluta dal Comune di Palazzolo e le principali associazioni imprenditoriali rappresentative del commercio attive sul territorio. nel corso degli anni. in un territorio di grande interesse dal punto di vista ambientale e paesaggistico. perseguito con una serie di interventi.

Sempre in questa ottica va poi costruito e strutturato un piano di promozione delle produzioni tipiche agroalimentari ed enogastronomiche e del patrimonio artistico. L’importanza dell’individuazione di queste iniziative. Il progetto si prefigge tre obiettivi: 1) Definire. “pubblica”. la programmazione periodica di una serie di eventi e manifestazioni e la trasformazione della città in un luogo sempre più bello anche esteticamente sono tutti elementi che possono contribuire ad attrarre un numero sempre maggiore di turisti creando inevitabilmente anche un consistente indotto di tipo economico. dal lavoro congiunto di tutti gli stakeholders cointeressati e da un’attenta . non è però esclusivamente limitato al loro. La valorizzazione di tutto il patrimonio locale.80 D ID PALAZZOLO e approfondita analisi della situazione attuale. e di arricchire la qualità degli spazi pubblici e la loro fruibilità. significa stimolare i residenti e i turisti a vivere maggiormente il territorio e a credere nelle iniziative economiche da esso proposto. si è quindi arrivati ad un documento programmatico di riferimento per l’attuazione di quelle iniziative individuate per migliorare la competitività del Distretto di Palazzolo. Da numerosi incontri pubblici. Infine effettuare investimenti finalizzati ad aumentare il livello di sicurezza dei cittadini. attraverso l’attuazione di questo progetto riconosce al marketing territoriale e alla promozione degli eventi e manifestazioni. valore immediato. 2) Agire con opere infrastrutturali al fine di migliorare l’accessibilità e la mobilità nel Distretto. una strategia di comunicazione integrata e di marketing che consenta di far conoscere. culturale e architettonico esistente. seppur MESI 12GENNAIO 2011 essenziale. è stato in grado di unire la parte istituzionale. attraverso la condivisione degli obiettivi. valorizzare e sostenere il Distretto. 3) Sviluppare le attività e gli eventi sostenendoli con un’adeguata campagna di comunicazione con il fine di incanalare i sempre più numerosi flussi turistici anche verso il rinnovato polo commerciale del Distretto di Palazzolo. un ruolo e una tivanti” tutto l’insieme di proposte che il Paese è in grado di proporre. sottolineato che il progetto. Va. sulla scia delle politiche di sviluppo del territorio e partendo dalle esigenze delle imprese commerciali. Gli interventi previsti mirano ad implementare progetti di riqualificazione urbana in modo tale da creare un ambiente più favorevole alla piccola e media imprenditoria nell’intento di indurre i residenti a ridurre il cosiddetto “pendolarismo della spesa” e attrarre flussi turistici. Importante è ribadire che il Comune di Palazzolo. il Comune e i “privati” espressione del sistema del commercio di Palazzolo. infatti.

000. sia dal punto di vista commerciale sia da quello territoriale. . ma anche e soprattutto di ricevere le osservazioni o le proposte degli utenti. ASSESSORE AL COMMERCIO abbellimento. promozione e animazione. sia operatori commerciali. Palazzolo sull’Oglio ha il dovere. il progetto prevede la creazione di un Logo del Distretto che consenta di identificare in modo chiaro le operazioni messe in campo favorendo l’identificazione in un “sistema” delle imprese partecipanti.000 euro a fronte di un investimento comune previsto di 600.ROMANA TURRA. attraverso un attento lavoro di marketing. oltre che agevolazioni economiche. di interventi strutturali di qualificazione urbana. frequentatori e turisti di Palazzolo promuovendo i servizi offerti dal Distretto. Questo aiuterà le attività coinvolte a tenere il passo con i grandi Centri Commerciali. Una risposta collettiva del sistema Paese alla crescente capacità attrattiva dei poli commerciali extraurbani e al tempo stesso un ulteriore intervento per dedicare nuove risorse allo sviluppo e al potenziamento di infrastrutture sul territorio. il Comune di Palazzolo sull’Oglio è risultato beneficiario di un contributo di 281. Si prevede poi la realizzazione di un sito web in grado di offrire agli utenti informazioni e notizie riguardanti le attività del Distretto. di restare sempre all’avanguardia con tutto quanto possa portare vantaggi e benefici ai cittadini sia utenti. Il progetto è stato sviluppato per rispondere nel modo migliore alle logiche adottate nel bando della Regione Lombardia che prevedeva sei macroaree di intervento ammesse al cofinanziamento: comunicazione e marketing del Distretto. MESI 12GENNAIO 2011 . percorsi normativi ad hoc ed è a questo che si vuole puntare per favorire il settore commercio in questi momenti di profondo impegno economico. comunicando le singole iniziative e i risultati conseguiti. Il Comune di Palazzolo sull’Oglio ha istituito un distretto urbano del Commercio denominato DID PALAZZOLO. Tutto questo dovrà essere comunicato ai residenti. Partecipando al 3° Bando “Distretti del Commercio”. Dovrà inoltre essere in grado di rappresentare l’area distrettuale nelle sue caratteristiche di tipicità e specificità. a raggiungere il duplice scopo di proporre momenti di aggregazione e sviluppare la propria attività. accessibilità e mobilità e sicurezza e gestione di servizi in comune. cioè tutto quanto atto a rendere appetibile e piacevole per i cittadini l’approccio alle attività del cuore della città. Lo scopo fondamentale dell’istituzione del distretto è proprio un rilancio di tutte le attività commerciali del centro storico. I distretti del Commercio hanno inoltre il pregio di studiare e sviluppare. attraverso l’Assessorato al Commercio. Partendo dal primo punto (comunicazione e marketing).81 leva di crescita del Distretto. rendendo note le finalità del progetto. di ristrutturazione.

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Difficile da capire per chi viene da fuori. non è però riuscita ancora a darsi un vestito moderno e di apertura all’innovazione.000 anni fa. la prima che raccontiamo in questo numero. MESI 12GENNAIO 2011 erra complessa la Valle Camonica: ricchissima di storia. Ci vuole passione e uno straordinario senso di attaccamento alla propria terra per vivere in mezzo alla neve cinque mesi l’anno e a due ore di strada dalla città. Resta chi non può fare a meno di abbandonarla. dove chi parte per cercare fortuna altrove. di coraggio autentico. i residenti della valle sono meno di un decimo della popolazione bresciana e nonostante ciò ha sempre avuto un peso di grande rilevanza non solo nella nostra provincia. Sebbene molto grande (è lunga 90 chilometri). circa 15. a vocazione totalmente turistica. sempre più corte. della cosiddetta Media Valle. le nuvole basse e gli orizzonti infiniti. senso di appartenenza. fino a Saviore dell’Adamello. che tratteremo nel prossimo numero di febbraio. dove l’inverno è lunghissimo e le estati.V IAGGIO IN PROVINCIA 83 LA MEDIA VALLE di SALVATOrE SCANdurrA CAMONICA Camuni. patrimonio dell’Umanità riconosciuto dall’Unesco. prima o poi ritorna. e imboccare la tangenziale attraverso il lungo serpentone nero di quella galleria costruita una decina d’anni fa ma nata già vecchia: fuori dal tunnel appare Darfo Boario. T nota per l’acqua e le sue terme. sempre più rare e difficili solo da immaginare. Terra di grandi finanzieri. Sta di fatto che sono tantissime le testimonianze di chi ha deciso di viverci e non se ne è mai pentito. e la prima parte del nostro viaggio in terra Camuna inizia proprio da qui. La Val camonica è virtualmente divisa in due grandi aree: la media e l’alta valle. Il nostro viaggio è proseguito. oggi in crisi più che in altre aree bresciane. gli antichi . ricordano i più anziani. né sociale. la seconda. Darfo Boario è un crocevia dalle due anime: l’industriale Darfo e la turistica Boario. di tradizioni che ancora si tramandano di padre in figlio. Uno dei due centri economici. Per raggiungere la Val Camonica si deve costeggiare Iseo. Quindi Borno. ne passano altre 4 sulle corriere. né culturale. che forse più di altre sentono un proprio. di paesaggi mozzafiato e gente con un innato. Storie di eroi dei nostri tempi. tra andata e ritorno. forse più per volontà che per incapacità. la media Valle Camonica. Storie di persone vere. forte. l’abitarono fin dal neolitico lasciando oltre 300. I Camuni lo sanno bene: dalla Valle è difficile andarsene. che fanno i turni all’Iveco e. dove le montagne sono maestose. personalissimo attaccamento a tradizioni che si perdono nella notte dei tempi. insieme a Breno. siderurgia. e Capo di Ponte. politici ed alte gerarchie ecclesiali. dal clima ostile ed estremamente variegata nei luoghi come nelle persone. e gli abitanti. dove si vive di turismo e tradizioni familiari. ma ancor di più lo è distaccarsene.000 petroglifi. altrettanto difficile da abbandonare per chi vi è nato. che fanno della Valle Camonica il maggior centro d’arte rupestre in Europa. né economico. da Edolo al Tonale. A livello economico la Media Valle Camonica ha vissuto molto di attività mineraria. L’antichissima storia della valle inizia con la fine dell’ultima glaciazione. la sua amata valle. e si è inventato un lavoro o ha deciso per una vita da pendolare da 200 chilometri al giorno. industria tessile e manufatturiera. incapace di stare lontano dalle proprie montagne. Una valle immensa.

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come se non bastasse la concorrenza dei centri commerciali”. 80 anni “Sono nata qui. con un alto tasso di immigrati e un’integrazione ancora da costruire. questa è una crisi che non va più via. In apertura.V IAGGIO IN PROVINCIA 85 rETTIFICA Nel numero di dicembre. LOrENZA BIANChETTI (BAr rISTOrANTE LA CITTAdELLA) Da quanto tempo ha l’attività qui? “Da giugno. la gente gira poco ormai. Si vive bene? “La qualità della vita è buona. La Redazione . Si sono integrati bene. A sinistra. voluta da alcuni commercianti. il bar non dispone del gioco del lotto. rispetto alla città. il ponte Montecchio. Come vede la sua attività in futuro? “Stiamo vivendo dei cambiamenti ed è difficile capire dove ci porteranno”. le celeberrime terme di Boario. qui c’è la concentrazione più alta di tutta la Valle. MESI 12GENNAIO 2011 . La crisi. C’è più tranquillità ed efficienza nei servizi. VOCE AI PASSANTI Maria. Tassara È un paese vivo Darfo secondo lei? rita. è stata un’idea sbagliata.. CLAudIA MArANTA (FArMACIA) Viale C. 54 anni “Vivevo qui ma me ne sono andata perché il costo delle case è troppo elevato. È a Roma che dovrebbero darsi una regolata”. chi fuma. il Dinamic Bar di Marcheno è stato indicato erroneamente come tabaccheria anziché come caffetteria. Servirebbero maggiori investimenti e più attenzione alla sicurezza dei cittadini”. la mia attività regge. La politica locale? Funziona bene. Che problemi ha? “Parlo della mia zona: l’isola pedonale. anche se la diffidenza nei loro confronti non manca: c’è chi li accetta. dipende sempre da come si comportano”. il crollo del nostro reparto profumeria ne è un esempio lampante”. I giovani trovano lavoro? “Loro non si vedono proprio in giro. 99. Inoltre. Ci siamo dati un anno di tempo per decidere se restare o se cambiare aria”. Ci sono tante attività commerciali. e molti tentano la fortuna con il gratta a vinci”. ma per i giovani non c’è nulla. altri meno. “Non lo è più. I pochi parcheggi sono un problema. Il sindaco di Darfo dopo il secondo mandato si è adagiato sugli allori. anche tra gli stessi stranieri. e la colpa credo sia anche della superstrada. NOEMI PEdErSOLI (TABACChErIA) Via Bonara Come va la sua attività? “Le cose vanno male. a cura di BruNO FOrZA e SALVATOrE SCANdurrA dArFO BOArIO TErME MArIO BErTOLA (FruTTIVENdOLO) Via Le Petit Da quanto tempo ha questa attività? “Ormai siamo alla terza generazione: da 10 anni a questa parte le cose però sono sempre andate peggiorando. non lascerei mai Darfo perché è nel cuore.. Avete tanti extracomunitari in paese? “Tantissimi. per divertirsi si spostano verso Lovere”. Prima lavoravo in Valtellina dove facevo la stagione turistica”. a p. CI HANNO DETTO. che ci penalizza non poco”. ma è una ricevitoria Sisal e Superenalotto. è arrivata da poco: noi ce ne accorgiamo perché i clienti oltre le necessità primarie non vanno. Che idea si è fatta del paese? “È un posto fin troppo tranquillo. appena possono prendono la valigia e vanno”. ora sto a Rogno e sono felice della mia scelta. fuma ancora. Certo.

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“Ultimamente siamo riusciti ad ottenere alcuni finanziamenti. e il grest. Per questo stiamo lavorando a un progetto condiviso con altri Comuni così da offrire a costi più contenuti una più ampia gamma di servizi. per favorire quest’ultimo e i residenti del centro storico creeremo nuovi posti-auto di cui il paese necessita”. PIZZErIA GIArdINO) Via Mila Come va il lavoro? “Non ci lamentiamo. a parer suo. “Neve e terme sono le risorse primarie della zona. gli alpeggi. MArCO CONTESSI (BAr CITY) Piazza degli Alpini Cosa spinge un giovane a vivere qui? “Io ho vissuto anche a Brescia. vanno bene”. potrebbe o dovrebbe migliorare in valle? “C’è sicuramente bisogno di maggiore sinergia fra comuni. Cosa. da trentenne. per non parlare del clima rigidissimo”. per divertirsi devono spostarsi da qui. la cultura e il commercio. . che saranno utilizzati per le strade. posso garantire che specialmente negli ultimi due o tre anni in paese sono nati piccoli locali gestiti da giovani per un target di clientela giovane. di un ostello low cost (ma “a cinque stelle” per qualità) e percorsi ciclo-turistici. Per i più piccoli invece le cose vanno meglio: l’oratorio funziona bene. La qualità della vita le sembra buona? “Molto buona. Certo.SANDRO FARISOGLIO. La qualità della vita è superiore. Ciò valorizzerà i prodotti tipici e favorirà commer- “Sì. ma la mia impressione è che sia un posto vivo e attivo dal punto di vista commerciale”. Inoltre. La sua clientela viene anche da fuori zona? Nonostante l’ottima qualità della vita registrata nel suo comune si lamenta la mancanza di alcuni servizi. per un migliore utilizzo delle risorse esistenti. I nostri clienti vengono anche da fuori. Quali sono i pro e i contro di vivere a Boario? “Il pro è la vicinanza ai laghi. V IAGGIO IN PROVINCIA 87 MONIA E ANTONELLA (dELFINO SPOrT) Via Galassi Come vanno gli affari? “Per il momento si vivacchia. SINDACO DI BRENO cianti e ristoratori”. efficienti e specializzati”. tuttavia. . È vero che per lo svago dei giovani si fa poco? “È un problema comune a tutta la valle. per esempio. Per il resto c’è poco”. ANTONELLA CASTELLANI (rIST. “No.uno scorcio di via S. Che paese è Breno? “È un posto tranquillo. non si limita certamente ai residenti”. Direi che non ci si può proprio lamentare”. ci lavoro. Aspettiamo il Natale e speriamo che nevichi come Dio comanda”. le cose. La neve è decisiva? BrENO Il centro storico di Breno. capaci di attirare turisti inglesi e milanesi. Intendete promuovere opere a vantaggio del turismo? “Senza dubbio Breno è carente dal punto di vista strutturale e ricettivo. Agostino. La differenza è che qui quando ti alzi alla mattina vedi le montagne ed è tutta un’altra cosa. soprattutto d’estate. ma i servizi sono inferiori. d’estate. il contro la lontananza dal mare. li tiene impegnati parecchio”. L’automobile è fondamentale”. per la discoteca bisogna fare un po’ di strada. Stiamo dedicando grande attenzione al recupero dei beni artistici e storici della zona (come la nostra celebre rocca) e investendo sulla cultura con la creazione. GABrIELE CAMOSSI (dIGITAL WOrK) Vive a Breno? Antonella Castellani. Sergio Masini MESI 12GENNAIO 2011 Cosa offre ai giovani? “Per la verità non molto. Sinceramente non lo cambierei”. poi c’è un sindaco giovane che ha tante buone idee. lavoriamo con il turismo. si vive bene. ma chi abita ed ama la nostra valle sa che a fronte d’indubbi pregi qualche sacrificio è d’obbligo”. e con i pranzi di lavoro. tutto sommato.

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come impianti sportivi e cinema. i divertimenti in zona sono pari a zero. 63 anni “Se non fosse per le scuole non ci sarebbe anima viva in giro. Ogni sabato ci sono almeno 4/5 pattuglie della polizia che controllano le strade. ma viverci è un’altra cosa. 22 anni “Tolto il bar England. Con gli amici ci spostiamo verso Darfo e Lovere. V IAGGIO IN PROVINCIA 89 Il fiume Oglio a Cividate. Ci descriva Cividate Camuno. Il gioco del lotto è calato. che magari vanno via per necessità. I vecchi si lamentano sempre e i giovani se ne vanno”. negli ultimi 3 mesi ne ho dovute pagare quattro”. Gino. Giorgio. L’offerta turistica è all’altezza? .. si tratta soprattutto di gente che ha qui la seconda casa. Il turismo è una risorsa per Cividate? “Lo è in estate grazie all’anfiteatro e alla pista ciclabile. PIETrO ANdrEOLI (ALIMENTArI FIOrE) Come si vive a Borno? “Qui c’è tranquillità e si vive bene. “Non proprio. più fuma. ma lo fanno sempre mal volentieri”. poi. I pro sono la tranquillità e il paesaggio. CIVIdATE CAMuNO TErESA GELFI (BAr CENTrALE) Via IV Novembre Come vivono i giovani? “I luoghi di intrattenimento per loro sono davvero pochi. Il turismo sportivo esiste? MESI 12GENNAIO 2011 Teresa Gelfi. i problemi riguardano il lavoro. che organizza tributi musicali e serate a tema. pieno di ragazzi attaccati al paese. una volta. “Un luogo dalla discreta qualità di vita. ma in generale non hanno mai creato problemi”. Speriamo che la Pro Loco si dia da fare anche nelle scuole perché ce n’è bisogno”. noi meno: del resto più la gente è stressata. ma il turismo zoppica e gli outlet ci stanno schiacciando. ANNA COMENSOLI (TABACCO & VENErE) Viale XXVIII Aprile Sentite la crisi? “Credo la patiscano più altre attività. 36 anni “Che richieste farei al sindaco? Coinvolgere e appassionare i giovani per far sì che non si disperdano. altri meno: abbiamo parecchi albanesi e marocchini. Milano e Cremona. . “È un paese bellissimo da visitare. BOrNO MArILENA (BAr MArOhS CAFÈ) Piazza Umberto I Quali sono i pro e i contro di Borno? Marilena del bar Marohs. Mancano strutture ricettive e qualcosa per attirare i giovani. e in una sola sera. Gli impianti sciistici. Si cerca la fortuna in questi periodi”. In 40 anni non ne ho mai prese. più i soliti affezionati che vengono qui ogni anno”. Gli extracomunitari si sono integrati? “Qualcuno sì. VOCE AI PASSANTI (BRENO) daniele. sono fuori zona e i giovani non sono abituati a questi ritmi di vita”. in compenso i gratta e vinci sono in aumento. i contro sono tutto il resto”. Gli eventi organizzati sono pochissimi e per di più contestati da chi vuole tranquillità assoluta 24 ore su 24 e 365 giorni l’anno. I nostri clienti vengono da Brescia. 50 anni “Cosa direi al sindaco? Che sulle multe serve più flessibilità. Bazzicano in qualche birreria o bevono l’aperitivo e poi si spostano”. perché è davvero poco negli ultimi tempi e il turismo raggiunge Borno solo in agosto e a Natale”. ma dobbiamo sempre stare attenti ai controlli dell’etilometro. Ormai è un paese per vecchi”. GINA BAISOTTI (GINA SPOrT) Via Veneto Come giudica la qualità della vita a Borno? “Che a Borno si viva bene non c’è dubbio. Qual è lo scenario turistico attuale? “Ci sono poche presenze e i turisti soggiornano per breve tempo più in estate che in inverno. sono stato fermato tre volte”. come gli alimentari. poi sostenere le famiglie”. VOCE AI PASSANTI Luca.

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. oggi il turismo è solo da week-end. e noi non sappiamo più se assumere o meno”. Cosa fa il Comune per ovviare? “Facciamo del nostro meglio. Un pregio e un difetto di Capo di Ponte? “È un paese da visitare. oggi. ma manca la disponibilità del privato ad investire su qualche opera che non sia residenziale. Che momento sta vivendo il paese? “La crisi ha raggiunto anche noi: tanti sono in cassa integrazione. Fiorenzo. e continuerò a farlo finché potrò. imparare a sfruttare le materie prime del territorio. Le settimane bianche ormai sono solo un ricordo della metà degli anni ’90. “Andava bene con le squadre di calcio che venivano qui a fare i ritiri. proponendo idee e soluzioni che noi saremmo ben lieti di assecondare e sostenere…”. parrucchiere a Borno. ma nulla può cambiare senza un concreto interesse di tutti a promuovere nuove iniziative turistiche: serve una nuova formula e serve che l’appoggino tutti”. si spende meno e ci si lamenta sempre di più”. nonostante il periodo nero. CAPO dI PONTE SErGIO TurETTI (EdICOLA rIVETTA) Via Italia Sergio Turetti. ma forse tanti paesani non hanno ancora imparato a sfruttarne le potenzialità”. Cosa rimane ai ragazzi di Borno? “Su 10 restano in paese non più di 4: loro dovrebbero ricominciare dai lavori di una volta. SINDACO DI BORNO Molti lamentano un turismo scarso rispetto alle potenzialità del paese. promuove incentivi e facilitazioni (altre ne verranno a breve col nuovo Pgt). Cosa chiederebbe all’amministrazione comunale? “Riuscire a tener bene quello che già c’è sarebbe importante: è inutile fare progetti se poi si dimenticano per strada e rimangono tali”. Del resto in paese non abbiamo sviluppato la ricettività alberghiera. Come vede la sua attività nel prossimo futuro? “Mi sono dato dieci anni di tempo: il mio lavoro è la mia passione. vice sindaco. a 57 anni mi sto rimettendo in gioco aprendo una pizzeria: una sfida. È un problema reale che si trascina da tempo”. Si potrebbe fare qualcosa di più”. ancora una volta. Il turismo è sfruttato bene secondo lei? “Più d’estate. EuGENIO rIVAdOSSI (ALBErGO VENTurELLI) Piazza Roma Sentite la crisi? “Il primo contraccolpo lo abbiamo sentito due anni fa. Come per l’imprenditoria così anche i nostri ragazzi dovrebbero darsi maggiormente da fare. ma il problema di Borno è proprio quello: manca la ricettività alberghiera per accogliere turisti italiani ma soprattutto stranieri”. abbiamo tre parchi stupendi. poco può fare l’amministrazione a fronte di una mentalità poco partecipativa. d’inverno non si vede più quasi nessuno”. Tolti due. e nessuno riesce a capire da dove poter ripartire”. un controsenso. e il turismo vive soprattutto sulle seconde case. un diffuso disinteresse a proporre luoghi ricettivi e di svago per i nostri ragazzi ha comportato. Regge il turismo a Borno? “Va meglio d’estate che in inverno. che spero possa essere da stimolo e aiutare i nostri ragazzi”. MESI 12GENNAIO 2011 Eugenio rivadossi. “Per anni. ma d’inverno la maggior parte delle visite è appannaggio delle sole scolaresche. Dal canto mio. ANTONELLA RIVADOSSI. Sergio Masini V IAGGIO IN PROVINCIA 91 una suggestiva immagine invernale del centro di Borno. Cosa risponde? “Che è assolutamente vero. ma quest’anno le cose sono andate molto peggio. Purtroppo. basti pensare che durante il periodo natalizio abbiamo registrato il pieno solo dal 30 dicembre al 2 gennaio. con le scarse risorse a nostra disposizione. I giovani vivono il paese? “Loro giustamente dell’aria buona e delle pinete non se ne fanno niente: negli anni ’80 avevamo due discoteche e per loro il divertimento non mancava”. PArruCChIErE FIOrENZO Piazza Umberto I In paese mancano strutture per i giovani e lo sport. Stiamo cercando di rimediare con la realizzazione di nuovi impianti sportivi e la proposta di qualche evento musicale. ricchissimo di storia. L’amministrazione può fare e fa la sua parte. ma molta strada è ancora da fare. ma questo è un momento di stallo un po’ per tutti. . la loro quasi totale assenza. nulla da obbiettare. tre giorni a Natale.

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La natalità media è di 1-2 bambini l’anno e le giovani coppie preferiscono. il ritorno ai vecchi mestieri. ho trovato impiego solo all’Iveco e ogni giorno devo mettere in conto tre ore di strada per andare e tre per tornare: un sacrificio sfibrante che non mi stupisce i giovani vogliano evitare”. SINDACO DI SAVIORE DELL’ADAMELLO Saviore lamenta. è davvero alta”. allevamento e pastorizia. I pullman vanno diretti ai parchi e ormai da qui non passa più nessuno. FrANCA (PESCA SPOrT E SOuVENIr) L’indotto turistico creato dai parchi favorisce le attività commerciali del centro storico? SAVIOrE dELL’AdAMELLO V “Per niente. Siamo circa 350 abitanti. ANNA MArIA BOLdINI (ALIMENTArI) Via Risorgimento Quali sono i momenti di maggiore af- IAGGIO IN PROVINCIA 93 non se ne vedono. . si è ben lontani da vantaggi continuativi e certi per l’indotto turistico”. Le nostre radici sono qui per questo siamo contenti di viverci”. aria buona: direi che la qualità della vita. Saviore non è un paese per giovani… “La gioventù si trasferisce a Brescia a lavorare. per esempio. Come si vive in un paese di montagna come Saviore? “Benissimo: abbiamo tutta la pace e la tranquillità del mondo. Sta crescendo però il numero di seconde case… “Verissimo. I servizi poi sono carenti: mio figlio per andare in piscina deve muoversi verso Darfo o Edolo”. Da cosa deriva questa regressione? “Le amministrazioni comunali non sono state capaci di sfruttare la grande risorsa del parco delle incisioni e sono state perse numerose opportunità”. spostarsi dove ci sono più comodità e soprattutto opportunità di lavoro. Sergio Masini MESI 12GENNAIO 2011 . sono davvero tanti. fluenza turistica? “Il periodo più intenso va da metà luglio a metà agosto. qui si viene solo per riposare il sabato e la domenica oppure si va avanti e indietro tutti i giorni come fanno i pendolari. I centri commerciali. ALBERTO TOSA. C’è grande desolazione e ho intenzione di chiudere il mio negozio anche perché la gente è disincentivata a passeggiare in centro dalla minaccia delle multe. “Saviore oggi è abitato per lo più da anziani e deve fare i conti con un decremento demografico senza precedenti. per andare e tornare da Brescia. adesso mancano le iniziative. 61 anni “Qualche anno fa c’era più vita. lo scarso ricambio generazionale. VALErIA CErESETTI (PrOFuMErIA) Com’è la qualità della vita a Capo di Ponte? “I cittadini non stanno male ma il paese sta facendo grossi passi indietro. dino Bonomelli. Questa settimana non ho incassato nemmeno un euro. E i giovani come se la passano? “Male. Non hanno la possibilità di aprire attività perché le leggi non li agevolano. ma lamentarsi è inutile?”. e il turismo. dINO BONOMELLI (ALIMENTArI) Via Adamello Anna Maria Boldini. 34 anni “La nostra è una valle un po’ morta. Una bella struttura finanziata.. ci hanno ucciso”. c’è troppa burocrazia e non si punta a diversificare i negozi del centro così finiscono per andarsene perché non ci sono opportunità. ma mai raccolte dall’iniziativa privata. ma i nostri ragazzi sono ancora capaci di fare sacrifici”. a fronte di un’età media molto elevata. I giovani trovano ancora lavoro in zona? “Chi ha un’occupazione se la tiene ben stretta e non pensa neanche minimamente di andarsene. ma siamo ben attrezzati”. Si lavora ancora bene? “Anchenelnostropiccololacrisilasentiamo: il lavoro è calato e il superfluo non lo compra più nessuno. dalla Comunità Europea è stata predisposta per invogliare qualche giovane (che non avrebbe dovuto pagare neanche un euro d’affitto) ad aprirvi un’attività: nessuno ha voluto rischiare ed ora la gestisce un imprenditore di Cassino”. Eva. Cosa può fare l’Amministrazione per offrire nuove vie? “Appoggiamo come possiamo chi tenta nuove strade quali. quassù. Possibilità e proposte ne sono state offerte. poi. finalizzati a produzione e commercializzazione di prodotti tipici. VOCE AI PASSANTI Laura. Per i giovani non ci sono divertimenti. se ciò aiuta le poche attività commerciali presenti. Per fortuna non pago l’affitto”. mentre 20-30 anni fa era tutta un’altra storia”. E questo significa il non trascurabile vantaggio d’evitare il degrado edilizio. anche tra i commercianti. Tanti partono per necessità. ma ormai è rimasto appena quello se escludiamo qualche ponte e i fine settimana di chi ha le seconde case”. ma altrettanti decidono per una vita da pendolare che li occupa 12 ore al giorno: 200 km al giorno. Io stesso. ma lo è sempre stata. a ragione. soprattutto anziani. L’inverno è veramente lungo. come tanti del luogo. ma anche nel periodo natalizio. ma forse anni fa ci si accontentava di più”. Turisti Vivete di turismo? “In paese ci sono tante seconde case abitate soprattutto d’estate. Tuttavia. a scopo ricettivo.

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né può essere chiamata a rispondere di eventuali obbligazioni sorte durante la propria esistenza. nonché dei beni sociali ricevuti in assegnazione dai liquidatori durante il tempo della liquidazione. 2495 c. 36 del DPR 602/73. a seguito della cancellazione dal registro delle imprese. secondo quanto affermato da costante giurisprudenza della Corte di Cassazione. 26 febbraio 1999. Nell’ambito dell’ordinamento tributario. n. Il principio. chi risponde di eventuali accertamenti notificati successivamente? Secondo l’art. pertanto. in merito. infatti. poi. si applicano alle sole imposte sui redditi”. salvo le maggiori responsabilità stabilite dal codice civile”.c. in materia di Ires. il quale prevede che nelle ipotesi di liquidazione di una società di capitali. tuttavia. sono responsabili del pagamento delle imposte dovute dai soggetti di cui al primo comma nei limiti del valore dei beni stessi. che hanno ricevuto nel corso degli ultimi due periodi di imposta precedenti alla messa in liquidazione danaro o altri beni sociali in assegnazione dagli amministratori o hanno avuto in assegnazione beni sociali dai liquidatori durante il tempo della liquidazione.. posto che in materia tributaria vige il divieto di applicazione analogica di cui all’articolo 19 del DLgs. MESI 12GENNAIO 2011 . 602. precisare che la norma di cui al citato art. A mio avviso la predetta disposizione. 36 del Dpr 602/73. in definitiva. 36 del citato Dpr 602/73. 2495 c. n. al di fuori dell’ipotesi appena deli- Q neata. 46. Un eventuale ruolo intestato alla società ormai estinta sarebbe. si ha l’estinzione della società con la conseguenza che la società medesima non può in alcun modo essere chiamata in giudizio. Si ricorda. la responsabilità dei soci “adempie. l’art. prevede che “dopo la cancellazione i creditori sociali non soddisfatti possono far valere i loro crediti nei confronti dei soci. trova applicazione la disposizione di cui all’art. entro sessanta giorni dalla notifica. la responsabilità dei soci è limitata al valore dei beni che hanno ricevuto in assegnazione nel corso degli ultimi due periodi di imposta precedenti alla messa in liquidazione. laddove viene previsto – in materia di Ires – che “i soci o associati. non si estende ai maggiori tributi accertati relativi ad Irap e Iva. illegittimo. fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione”.R TU E IL FISCO di FErdINANdO MAGNINO UBRICA 95 LE SOCIETÀ CANCELLATE uando una società è estinta e cancellata dal Registro delle Imprese. ad una funzione analoga a quella della revocatoria in sede civile”. è da intendersi quale mera obbligazione di ordine civilistico. È doveroso. Sulla base delle considerazioni svolte. l’atto emanato ai sensi di tale norma deve essere impugnato dinanzi alla giurisdizione tributaria. Come prevede l’art. Il principio non vale per i debiti relativi ad Iva e Irap: infatti il dettato della disposizione non può essere esteso in via interpretativa al recupero dell’Iva e dell’Irap nei confronti dei soci. il quale sancisce che: “Le disposizioni previste dagli articoli (…) 36 (…) del Dpr 29 settembre 1973. il dubbio riguarda la possibilità di notificare legittimamente un accertamento ai singoli soci.c. In base a quanto si evince dalla relazione illustrativa al Dpr 602/73.

in un nuovo. così come tanto pomodoro sull’italianissima pizza. non è la fine del mondo. sede dell’Associazione degli industriali partenopei. alla presenza di rappresentanti istituzionali. Cominciano a parlare i cinesi. Pare sia questo il prezzo dell’arco del trionfo sotto il quale è passato. tutto sommato. Certo. se si guarda appena sotto la superficie. unitario soggetto di rappresentanza. il 16 dicembre scorso. Senza voler dare peso alle fantanotizie circa gli scontri al vertice di Confindustria tra ex amici. di ingegno. ha perfino fondato l’”Associazione Cinese a Brescia”. ovviamente. . dentro le Ferrovie dello Stato di Mauro Moretti. non essendo Napoli l’ombelico del mondo industriale italiano. ChEN WENXu ALLA CONQuISTA dI BrESCIA La Cina non è più vicina. Tuttavia sarà necessario che gli MESI 12GENNAIO 2011 industriali privati. di concorrenza. quelli che ancora oggi vivono di prezzi. Paolo Graziano non avrà nel suo Consiglio di Presidenza Gianni Punzo. e lo ha messo sul piatto della partita per Palazzo Partanna. Ci sarà anche lui. che siano loro “il nuovo che avanza”. tipico industriale privato. i piccoli industriali bresciani. non sa parlare. ed anche profonde. che ancora oggi vive di tariffe e non di prezzi. se non vogliono che Intersind – l’ex Confindustria delle aziende pubbliche sciolta con la fine dei panettoni di Stato – risorga dalle sue ceneri e divori la Confindustria degli industriali privati. tipica espressione dell’imprenditoria ex pubblica. stiano molto attenti. invece. il prossimo 2 giugno. Ed ha vinto. è arrivata. cerimonia al President hotel di Roncadelle. tra Confcommercio e Confesercenti. con il signor Chen Wenxu. anche milanesi. ed è di rilievo. alla fin fine. di competitività. dopo aver invocato a lungo protezioni e dazi contro lo “strapotere giallo”. assieme a Bettoni. Coldiretti e UPA? Ci sono ancora costoro. imprenditore privato con 550 aziende. manco a dirlo – un carico da undici. Dallera e Massoletti. l’elettronica delle nostre case è ormai quasi tutta cinese. anzi ha messo radici. patron del Cis Interporto. Ma la notizia c’è. Chi rammenta più i conflitti tra AIB ed API. in Broletto. IL rITOrNO dI INTErSINd? Fuori Punzo.96 P OST-IT Pelo e di IMMANU immanuel EL @dodicimesi. altri si sono fusi. Può darsi. ed ormai lo fanno in veste “istituzionale”. e perfino gli imprenditori bresciani si sono arresi alla pacifica invasione. quasi un anno fa. anche perché dall’ombelico al cuore di distanza ce n’è ancora tanta. secondo le cronache. per citarne solo alcuni? Non sarebbe poi così strano! In fondo. anche se si sentono poco o nulla. di creatività e di mercato. bensì il rappresentante di Ferrovie dello Stato. mentre il “vecchio” non sa ancora dove andare. centocinquanta aziende rappresentate. appare chiaro che Mauro Moretti ha scelto dal suo mazzo di carte – napoletane.com CONFINduSTrIA NAPOLI. che ancora. verrebbe da chiedersi? Alcuno sì. Notizia di scarso rilievo. anzi è qui tra noi. prossimo nuovo presidente dell’Unione Industriali di Napoli. Paolo Graziano.

lo vuole l’87% degli spagnoli. come a Brescia. o un vocabolo nei dizionari contemporanei. Merito di Zapatero? Certo. ma le mettono in pratica. a volte può passare per le mani di un dittatore. monumento alle buone intenzioni. Ma in un periodo di crisi così profonda. Chi è costui? Un ex sindacalista della Uil. Il merito è soprattutto – va riconosciuto – volenti o nolenti. anche se probabilmente. Sandro Tomaro e Larissa Venturi. Pensato dai padri della Patria per un alto fine. per la sua costruzione e il suo mantenimento. definite liberticide. la Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali…. E si può scommettere che qualcuno degli scioperanti con falso certificato di malattia il posto ce lo rimetterà. Intanto si taglia il 5 per mille per quelli che le buone intenzioni non solo ce le hanno. come Tito Boeri e Pietro Garibaldi lo avevano già da anni definito un Ente inutile. spesso a loro insaputa… MESI 12GENNAIO 2011 . precisa Rizzo. per pagare ci sono sempre i contribuenti. che del lavoro sono i rappresentanti? Ma forse è una domanda sciocca. ma non nel Cnel. E in Italia? Noi siamo più avanti. roba da “Chi l’ha visto”. il dittatore. A presiederlo c’è Antonio Marzano. Ma nessuno ha interesse a sollevare il problema. attraverso leggi facilmente. Nessuno ha replicato alcunché. contro 450 prevaricatori della democrazia. è giusto spendere soldi per il Museo del lavoro? E si può sapere quanti soldi mettono a disposizione. di Franco. Nel Cnel ci sono i sindacati. lui. ormai da vent’anni. ineguagliabile forma di governo del popolo che ormai rischia di rimanere un ricordo nei libri di storia. CNEL. con un costo stimato di 20 milioni nel 2010. terra di antica solidarietà. in un suo articolo del 21 ottobre. Per questo no molti si sono scagliati contro la Lega. di quella stupenda. Che è organismo di alto rango. avevano condiviso. Noi abbiamo. LA LEGA dICE NO La Lega dice no al Museo del Lavoro. auspicandone la soppressione. che chi ha meno di 60 anni non può ricordare. previsto dalla Costituzione. anche i pensionati con meno di mille euro di pensione e con le trattenute per il sindacato. Sì. Con l’approvazione di un milione di democratici spagnoli. Ma che resta lì. gli industriali e i sindacati. Due economisti di rango. E perfino due funzionari dello stesso Cnel. ma che probabilmente è sconosciuto come rappresentante del Cnel. i suoi 121 consiglieri tra i quali un certo Raffaele Vanni. il caudillo. Era sua la legge che gli spagnoli hanno conservato e che Zapatero ha applicato. L’OSPIZIO dEI PrOduTTOrI Così lo ha impietosamente definito Sergio Rizzo. i 450 controllori di volo sono ritornati al lavoro – l’alternativa era il carcere fino a 16 anni e il licenziamento – mentre nelle torri di controllo erano già entrati i controllori dell’aeronautica militare. dimostrano in tanti.97 STATO dI ALLArME Sono bastate queste tre parole del Presidente del Consiglio spagnolo ed è avvenuto ciò che è impensabile in Italia: il potere è passato nelle mani dei militari. ci sono gli imprenditori con i loro rappresentanti. il generalissimo. in cui molte migliaia di giovani bresciani sono senza lavoro. sempre pronti a litigare tra loro. ma non solo e non soprattutto. in mancanza di modifiche. Questo vuol dire che la salvaguardia della democrazia. o con faciloneria. ci sono le categorie professionali. MuSIL. perché dal 1958 è entrato nel Cnel e non ne è più uscito. naturalmente. che qualcuno avanti negli anni ricorda come ex ministro. finora. soltanto pochi se ne sono accorti. ma finito praticamente nel nulla. E il Cnel continua come prima.

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e come tale causi effetti devastanti tanto abusandone che privandosene. semplificate per essere alla portata di tutti. Nel mio piccolo. non può alimentarsi sempre nello stesso modo ma. alla conservazione dei cibi”. book è a cura di Antonio Paroli. un ricettario realizzato per far fronte alle esigenze tanto delle massaie che dei professionisti”. lei si è occupato anche di questo? “Certo: nel marzo 2008 è uscito il mio libro Semplicemente Cucina: regimi dietetici speciali no glutine. Un altro libro di cucina in un mercato che pare saturo: c’è un di più nel suo testo? “In un momento in cui si parla tanto di intolleranze alimentari.p. La prefazione di Athletic culinary Luca Barbieri. Tornando allo sport. Si tratta di un nuovo programma ritenuto tra i più autorevoli dagli addetti al lavoro a livello internazionale. deve avere un apporto nutrizionale variato”. alla cottura.. sia dal punto di vista tecnico che scientifico. libro i cui proventi saranno in parte devoluti all’Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica. Nel 2011 sarà pubblicato Evoluzione no glutine. non solo a tavola. frutto di una lunga sperimentazione sui prodotti. una cucina del benessere che dà corpo a tutti i valori nutrizionali corretti grazie alla giusta elaborazione degli alimenti. trasformato tramite corrette procedure. è salutare e accessibile a tutti”. di ALESSANdrA TONIZZO MENS SANA I mmersi nel vivace dinamismo della palestra Millennium. Barbieri. nella veste del nutrizionista. sportiva e non. Il passo successivo è l’intento di far capire che ogni alimento. Classe 1969. Qual è la regola alimentare principale per chi fa sport? “Una persona che pratica sport. costruendo una tabella alimentare ad hoc”. centro con cui lei collabora. in base all’attività e allo sforzo compiuto. privi di glutine. rispettando la materia prima. docenti e professionisti della scienza dell’alimentazione”. occuparsi delle dinamiche che influenzano lo star bene. debba mangiare più o meno rispetto al consueto. presso l’ambulatorio multidisciplinare per il controllo e la gestione del peso. in quanto è stato validato da medici. originario di Urago Mella. ho trasformato il modo tradizionale di stare ai fornelli con le nuove tecniche insegnateci dalla scienza. endocrinologo e nutrizionista. è importante.A. di cui parla in Athletic culinary book. Il suo? “Il mio punto di partenza è credere fermamente che il cibo sia un farmaco. la mia terza pubblicazione (il quarto uscirà a febbraio ndr). A proposito d’intolleranze. Ho sempre avuto un’attenzione particolare allo studio e alla ricerca. Quando avvalersi di uno specialista per variare il proprio regime alimentare? “Il medico. Ogni chef ha un suo credo particolare. ha un modo tutto suo di intendere la cucina e l’alimentazione. da me chiamata “cucina lineare”: in poche parole. drizziamo le orecchie per parlare con Luca Barbieri. i consigli del buon senso e di un professionista. fa parte di una collana che vuole raccontare la mia idea di cucina. cosa e come mangiare quando ci si allena? “Chi determina l’apporto dei valori MESI 12GENNAIO 2011 . per scegliere se la persona. Cosa vuole comunicare ai suoi lettori? “Questo libro. soprattutto quando si parla di sport. Lei ha fatto sport a livello agonistico ed ha collaborato con medici sportivi. appunto. direttore di Medical S.I NCONTRI 99 IN CORPORE SANO Per un’alimentazione corretta. anche solo a livello amatoriale. dall’acquisto. chef che ha dato la sua impronta alla cucina del fitness club con un self service aperto ai soci che rispecchia la sua idea di cucina. è sempre indispensabile per parlare di una “dieta”. e purtroppo la celiachia oggi è una realtà diffusa.

alcune preparazioni di Luca Barbieri. in particolare nell’uso dei grassi durante la cottura. pur accogliendo prodotti provenienti dall’estero. lineare. i cui vantaggi sono moltissimi. lavora in diverse strutture alberghiere di pregio. Cosa ci può dire in merito alle dietemoda che. entrando in contatto con realtà estere e pubblicando alcuni libri. Punterei su un binomio infallibile. Come si sposa la cucina lineare con la dieta mediterranea. interviene come ospite a conferenze e programmi televisivi in qualità d’esperto sulla cucina del benessere e intolleranze alimentari. che valuta con competenza. Certo. perché la cucina Bresciano di Urago Mella.100 I NCONTRI In questa pagina. Luca Barbieri. se sono frutto del lavoro di persone competenti. vengono associati all’aumento di peso? “Anche per questo esiste il medico nutrizionista. periodicamente. ma sempre sotto controllo medico”. entrambi nel 2009. come l’olio”. MESI 12GENNAIO 2011 . Da chef quale sono mi sento solo di consigliare un’attenzione particolare alla materia prima e alla sua trasformazione. classe 1969. con i condimenti è sempre meglio non esagerare: qualche consiglio pratico? “Io raccomando sempre l’utilizzo delle pentole antiaderenti per effettuare le cotture. non convalidate dalla scienza. La mia opinione resta che consultare tabelle o diete falsate. vale a dire quantità e qualità ottimali”. tra i quali “Semplicemente Cucina: regimi dietetici speciali no glutine” (2008) e “Stilelibero. Ne ho provate diverse sulla mia pelle. in primis la riduzione delle quantità proprio di quei grassi normalmente utilizzati sui fornelli”. Ad oggi partecipa come insegnante del settore terza area presso le scuole alberghiere di Idro e Riva del Garda. Cosa pensa della demonizzazione dei carboidrati che. Dopo il normale apprendistato. tanto nella concezione che nella trasformazione dei sapori della cucina mediterranea. Presto intraprende l’attività di consulente e docente formatore. nutrizionali è sempre il medico nutrizionista. impazzano. presso l’Istituto Alberghiero di Stato “Caterina De’ Medici”. Anche a seguito della recente pubblicazione. tecniche e ricette fra tradizione ed innovazione con il sottovuoto” (2009). sancita dall’Unesco patrimonio dell’umanità? “Si sposa benissimo. “Athletic culinary book”. Non mancano riconoscimenti internazionali come il “Grand Cordon d’Or de la Cuisine Francaise” e la “Maestria di Cucina” dedicato ai Discepoli di Auguste Escoffier. aggiornandosi costantemente tramite stages. spesso abusati. è rispettosa dei prodotti che il nostro territorio ci offre. rischia di giocare a discapito di alcune sostanze che sono invece importanti per il nostro benessere psico-fisico. di cui dobbiamo essere orgogliosi”. consegue il diploma di qualifica di addetto ai servizi alberghieri di cucina a Gardone Riviera. sulle tecniche evolute di cucina e conservazione degli alimenti. scuole di cucina e di aggiornamento professionale sull’utilizzo delle tecnologie evolute nel campo culinario. seminari. promettendo miracoli? “Le diete devono essere applicate solo se hanno validità a livello scientifico. al quale ci si deve rivolgere anche se si pratica un’attività blanda. pur facendo parte della dieta mediterranea. collaborando inoltre con aziende produttrici di alimenti e tecnologie.

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001 QUI & là NUOvO CENTRO DI RADIOTERAPIA ALLA POLIAMBULANzA La Fondazione Poliambulanza ha inaugurato il nuovo centro di radioterapia intitolato alla memoria di Guido Berlucchi. Per la prima volta. del presidente della Fondazione Poliambulanza. al Museo di Santa Giulia. medioevali e rinascimentali che rappresentano una rara campionatura dei temi legati alla figura di Ercole. e del presidente della Fondazione Guido Berlucchi.102 Q UI E LÀ “ERCOLE FONDATORE” TORNA A BRESCIA Ercole torna nella città che la tradizione vuole abbia fondato. si terrà la mostra “Ercole Fondatore”. dalle fatiche agli amori. in contemporanea con la mostra “Matisse. dall’Antichità pagana al XVI secolo: una preziosa selezione di opere archeologiche. Dall’11 febbraio al 12 giugno 2011. davanti a un folto pubblico. Enrico Broli. alla presenza del vescovo di Brescia. //news. //news. un’esposizione rilegge in maniera sistematica il mito dell’eroe greco. la cui Fondazione ha donato 1. sempre vagliata da un pensiero critico coerente.002 a cura di rOLANdO GIAMBELLI DIPLOMA ACCADEMICO HONORIS CAUSA A MASSIMO MININI Nel corso della cerimonia di inaugurazione del nuovo anno accademico 2010/2011 della Laba (Libera Accademia di Belle Arti) di Via Don Vender (Bs) è stato conferito il Diploma Accademico honoris causa al gallerista bresciano Massimo Minini (in foto con un’opera di Robert Barry. Monsignor Luciano Monari.003 MESI 12GENNAIO 2011 . La modernissima struttura sanitaria è stata inaugurata l’11 dicembre scorso. suo amico e fondatore dell’arte concettuale). per la curiosità che lo porta tuttora a cercare nuove strade”. Francesco Carpani Glisenti. e “Ercole e L’Idra” (in foto) di Antonio del Pollaiolo degli Uffizi. per la passione profusa come sostenitore e promotore di artisti. Tra le numerose opere di pregio presenti: la fronte del sarcofago conservata a Palazzo Altemps di Roma. La pergamena è stata consegnata con la seguente motivazione: “Per la sua intensa e duratura attività di gallerista di fama internazionale. che illustra il mito delle dodici fatiche erculee.6 milioni di euro per la creazione del centro. //news. La seduzione di Michelangelo”.

proiezioni e grandi immagini fotografiche. Numerosi artisti dello spettacolo e volti noti della televisione.006 CONCORSO INTERNAzIONALE “CAMILLO TOGNI” Si è concluso domenica 12 dicembre il XXII Concorso Pianistico Internazionale “Camillo Togni”. hanno partecipato al dibattito sulla bellezza. terza la polacca Dominika Szlezynger. Molti primi premi nelle categorie fino a 25 anni. nonché il regista Fabio Bastianello.005 TECNOLOGIE AL SERvIzIO DELLO SHOPPING URBANO Presentato al New Business Center nel Museo Mille Miglia il progetto sviluppato da Fotogramma Studio per il primo portale dello Shopping Bresciano: www.bresciacentroshopping.007 MESI 12GENNAIO 2011 . condotto da Cesare Cadeo. //news. Marco Bianca e Veronica Ranieri. Martina Lopez pianoforte e Clelia Cafiero violoncello. Guillame Goufam. le socie del centro benessere. informatiche per la comunicazione di dati. //news. Nella categoria “pianoforte e orchestra” si sono classificati secondi ex aequo Angelo Arciglione e Stefano Guarascio. Vi hanno partecipato esperti del settore della comunicazione e del commercio. Lea Veggetti. Tra i partecipanti Rodriguez. suoni ed immagini al servizio del business e dello shopping urbano a Brescia e nel Mondo. voci.004 SKYLINE 18 PRESENTATO AL TEATRO GRANDE Il 25 novembre scorso. il nuovo edificio su 18 piani in costruzione tra Via Fratelli Ugoni e il centro commerciale Freccia Rossa.103 “BELLEzzA E CINEMA” AL FRANCIACORTA FITNESS Successo di pubblico per l’evento “Bellezza e Cinema” svoltosi lo scorso 30 novembre presso il “Franciacorta Fitness” di Paratico. presso l’Auditorium San Barnaba di Brescia. //news. al Teatro Grande. Dietro la guida di Elena e Lara. Le caratteristiche innovative della costruzione sono state raccontate dallo spettacolo “In the Sky with Diamonds”. I 90 concorrenti provenienti da tutto il mondo sono stati valutati dalla giuria presieduta dal M° Lya De Barberiis affiancata da illustri maestri. Per quanto la musica da camera primi ex aequo Sergey Chesnokov violino e Anna Tamarkina pianoforte. percorso di musica. Terry Schiavo. è stato presentato ufficialmente Skyline 18. Le più recenti tecnologie digitali. //news. è stato possibile vedere all’opera le massaggiatrici e le operatrici del centro che hanno effettuato trattamenti corporei specifici su modelle e modelli.it.

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coppa Italia e Champions League. sono arrivati grazie ad un tecnico portoghese e a giocatori provenienti da ogni angolo del pianeta. con un’inefficienza cronica di strutture e impianti che penalizza soprattutto i cosiddetti sport minori. non può che avere preziosi risvolti sociali coltivando uomini e donne capaci di scoprire il valore del sacrificio. In Italia. LACrIME dI GIOIA. vincitore del Giro d’Italia. salutando la competizione al girone eliminatorio senza vincere nemmeno una partita. di BruNO FOrZA ITALIA Scorrendo i fotogrammi del 2010 sportivo. anzi. che ha fatto luccicare la sua racchetta al Roland Garros. rABBIA L’album del 2010 si è chiuso con poche fotografie in grado di emozionare. dimenticando a casa il tricolore. Francesca Schiavone e Ivan Basso brillano in un 2010 segnato dal flop azzurro in Sudafrica. non è per tutti e non accompagna la crescita dei bambini italiani. come ha dimostrato anche il fallimento dell’under 21. dell’educazione e di una vita sana. Lo sport. incapace di qualificarsi agli Europei. È stata la sconfitta di Lippi – commissario tecnico testardo e spocchioso – ma soprattutto di un sistema che non ha guardato al futuro. Spiccano anche la maglia rosa di Ivan Basso. dal mondiale mancato per un soffio dalla Ferrari. che imparano a conoscere più discipline fin da piccoli e trovano forti incentivi per trasformare – strada facendo – la loro passione in professione. I successi nerazzurri. L’INTEr dEGLI STrANIErI E L’ITALIA dEGLI ITALIANI Nello sport italico per eccellenza – ovvero il calcio – ha brillato l’Inter di Mourinho. infatti. dall’infortunio di Valentino rossi. Una corazzata invincibile che ha piantato sul tetto d’Europa la sua bandiera e solo quella. ma anche dal ritorno il serie A del Brescia. . La più luminosa è senza dubbio quella di Francesca Schiavone.S PORT 105 SI PUò DARE DI PIù L’Inter di Mourinho. quella rossa di Vincenzo Nibali alla Vuelta di Spagna e MESI 12GENNAIO 2011 La disperazione di Iaquinta e Quagliarella dopo la sconfitta per 3 a 2 contro la Slovacchia ai mondiali sudafricani. Un riflesso di questa Italia che ottiene successi privi di italianità si è potuto constatare anche in Sudafrica. con i ragazzi che diventano atleti tra i banchi di scuola vestendo i colori del loro quartiere. salta agli occhi un andamento incostante. c’è una cultura sportiva povera completamente slegata dal mondo della scuola. Il tutto. con il solo Balotelli a vivere una stagione da protagonista e Materazzi messo a recitare un ruolo da comprimario. infatti. quello che ha cacciato montagne di soldi per raggiungere questi prestigiosi traguardi. lo ha fat- to appassire. dove la nazionale azzurra è stata protagonista di una figuraccia di proporzioni inaudite. fatto di picchi elevatissimi e scivoloni clamorosi dietro ai quali si intravede un panorama grigio e monotono: quello di un Paese che dovrebbe cambiare marcia prendendo esempio da altre nazioni. L’unico a parlare il dialetto meneghino è il presidente Massimo Moratti. capace di conquistare in una sola stagione campionato. dOLOrE. ovviamente. La realtà statunitense e tedesca resta un modello lontano anni luce. insomma.

così come la Federazione calcistica ha dimostrato di credere in una rinascita dopo la debacle sudafricana. Il Setterosa ha perso la semifinale con la Grecia accontentandosi della medaglia di legno nella finalina con l’Olanda. che si sono risvegliati in semifinale sotto i colpi del Brasile prima della sconfitta nella sfida per il bronzo contro la Serbia. Basterà sfoderare i talenti insiti nel dna italiano. Angelica Savrayuk. perché no. tenacia e fantasia su tutti. Daniela Masseroni. Giulia Galtarossa e Romina Laurito. trasformatesi in oro ai Mondiali di Mosca grazie a Elisa Santoni. L’unico a gioire nel mondo dei motori è stato quella vecchia volpe di Max Biaggi. quella che ci fa ammirare in una miriade di sport il popolo iberico. BrESCIA dA SErIE A? Volgendo lo sguardo alla piccola Brescia resta indelebile la gioia dello scorso giugno di una città che attendeva la serie A da cinque anni e l’ha ottenuta in una calda ed entusiasmante notte in uno stadio indegno che continua a tenere banco nei progetti futuri della città senza che si trovi una soluzione condivisa. Poi le tre medaglie conquistate agli Europei di ginnastica ritmica. È andata peggio sulle nevi di Vancouver. In basso una formazione del Brescia 2010-2011. Elisa Blanchi. una nuova era. arricchendoli con l’abilità americana e tedesca nella semina e. vincitore della Superbike. dove l’Italia si è accontentata di 5 medaglie e di un sedicesimo posto nel medagliere. a loro agio con un quinto posto nel medagliere europeo condito dai trionfi di Federica Pellegrini. Tania Cagnotto. Belinelli e Gallinari.106 Sotto. Chi ha sofferto è stato il basket azzurro. Intanto il basket sta lentamente tornando in auge. importando la disciplina russa e la passione spagnola. come sempre. fuori dal Mondiale e consolato solamente dagli exploit degli italiani d’America Bargnani. premiando il tedesco Vettel. invece. mentre il Settebello si è vestito d’argento arrendendosi solo all’ultimo atto al cospetto della fortissima Croazia. . Dentro Roberto Baggio (presidente del settore tecnico) e Arrigo Sacchi (coordinatore tecnico delle nazionali giovanili). tornata grande sul palcoscenico europeo. Luca Ferretti e Valerio Cleri. mentre il baseball reclama un impianto all’altezza e gli atleti corrono sull’asfalto anziché sulle piste. A destra Francesca Schiavone dopo la vittoria al roland Garros. vero trionfatore di questo 2010. almeno nelle intenzioni. di fatto. Potrà rifarsi nel 2011 su una moto tutta italiana: la Ducati. auspicando l’avvento di una squadra fresca e di qualità spalancando le porte ai “nuovi italiani” e ai giovani aprendo. Anche i Mondiali di pallavolo disputati a Milano hanno fatto sognare i tifosi azzurri. Diverso il discorso per l’Italia del rugby. In acqua gli atleti di casa nostra si sono trovati. con Cesare Prandelli in panchina. Anche nella Formula 1 non ci sono state bottiglie stappate e l’amarezza è stata grande proprio perché l’alloro è volato via dalla testa del ferrarista Alonso all’ultima gara. ottenendo il quinto posto contro la Turchia. José Mourinho. Quel centauro tricolore di Valentino Rossi. Il tecnico di Orzinuovi nei suoi primi mesi di lavoro ha già scritto pagine importanti. ultima nelle sei nazioni ma con onore. pallanuoto e ginnastica artistica restano i fiori all’occhiello. Brescia nel 2011 dovrà dimostrare di credere nello sport. Le sorelle d’Italia del volley si sono piazzate un gradino più sotto in quel di Tokyo. S PORT quella verde di Alessandro Petacchi nella classifica a punti del Tour de France. ha cavalcato ferito sulla sua Yamaha sfoggiando coraggio e classe nonostante il titolo del Motomondiale sia andato allo spagnolo Lorenzo. MESI 12GENNAIO 2011 grazie alla prestigiosa vittoria sulla Scozia e alla sconfitta di misura contro l’Inghilterra. Negli sport di squadra merita una menzione speciale la pallanuoto.

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di farmaci supe di crisi e soprattutto del consumo . masticare bene e a lungo. riore del 50%. rendono i bambini nervosi come anche le infezioni urinarie e le difficoltà respiratorie. cioè i a carico dell’app ossa. Per prima cosa è necessario mangiare con calma seduti. I migliori risultati si ottengono in termini di resistenza dei capelli alla trazione e di rapidità dell’efficacia anticaduta. muscoli e tend matologia Sportiv ini. fare pasti regolari e non abbuffarsi la sera. Inoltre.com IL FARMACISTARISPONDE D// Gentile Farmacista. stramonium. da un po’ di tempo soffro di gastrite con conseguente rigurgito. I risultati ottenuti una riduzione del numero mentre per gli altri si è ottenuto no risposto alla terapia. evenire PACEMAKEr ANTI-EMICrANI A QuANdO LO SP OrT FA M MESI 12GENNAIO 2011 ranica gracronica riesce a spegnere la crisi emic Il nuovo dispositivo anti-emicrania ione di che si ottiene mediante l’applicaz occipitali zie ad una stimolazione dei nervi pazienti non hansono incoraggianti: solo tre due elettrocrateri. a volte. Alcuni rimedi naturali/erboristici che si possono usare sono: coffea. Stare vicino ai bambini raccontando una bella fiaba li rasserena e li tranquillizza. la fitoterapia e l’omeopatia. È meglio evitare di indossare abiti scomodi o troppo stretti in vita ed elevare la spalliera del letto di 15-20 cm. articolazion arato i. Vuole giocare fino a tardi e si sveglia durante la notte piangendo.. Cosa posso fare affinché possa dormire tranquillamente? Gaia R// Cara Gaia. Le allergie alimentari e le coliche addominali. di FrANCESCO rASTrELLI Presidente dell’Ordine dei Farmacisti della Provincia di Brescia Manda la tua domanda a: francesco. D// Gentile Farmacista. Nei test su soggetti affetti da disturbi legati al ciclo capillare. mette orta a carico del ndo in atto tutte nostro le metodiche vo il più possibile og lte a cercare di pr ni rischio. ALE Un eccessivo caric o di lavoro o l’affr ontare sforzi fisic attento allenamen i senza un progre to possono prov ssivo e ocare seri problem locomotore. borax. camomilla e tiglio. i pasti abbondanti e troppo conditi. I piccoli non dormono durante la dentizione. per prima cosa vanno escluse tutte le patologie che possono essere la causa dell’insonnia infantile. Si manifesta con bruciore dietro lo sterno. le scrivo perché mia figlia Martina di un anno e mezzo fa fatica ad addormentarsi. cina. Diversi fattori possono essere la concausa del reflusso: il sovrappeso. aspettiamo un po’. Si parla quind a. Quando i nostri piccoli si svegliano durante la notte non corriamo subito a consolarli. ovvero di tutti i di Trauquei traumi fortu care quando si sv iti che si possono olge un’attività mo verifitoria di qualsiasi pre valutare ogni tipo. Anche l’ambiente è molto importante. Può spiegarmi cosa genera questo disturbo e cosa posso fare per attenuarlo? Francesco R// Caro Francesco.rastrelli@dodicimesi. dietro consiglio del farmacista. provoca rigurgiti e. la miscela si è dimostrata efficace e tollerabile in misura paragonabile o superiore ad un attivo di comprovata efficacia. il reflusso gastroesofageo è un disturbo legato alla risalita del cibo e dei succhi gastrici dallo stomaco all’esofago. gli alcolici e il caffé. Talvolta si ricorre troppo spesso all’uso di antinfiammatori: questi farmaci possono essere da soli la causa del disturbo dello stomaco. può causare tosse e tachicardia. cypripedium. offrono una vasta gamma di rimedi utili per il reflusso e per la gastrite. soprattutto lo stress e la vita sedentaria. È necessario fattore che l’atti semvità sportiva comp organismo. Alla sera non vanno mai dati cibi eccitanti come la cioccolata.108 R UBRICA GENTILE FARMACISTA. magari si riaddormentano da soli. ambra grisea. PILLOLA QUALCHE PErdITA dEI CAPELLI L ’azione combinata di CLA Glucatione e Sodio DNA in prodotti destinatari al cuoio capelluto può rappresentare un nuovo approccio al trattamento della prematura perdita di capelli. ad esempio.. La cameretta in cui il bambino dorme non deve essere né troppo calda né troppo secca e per questo il bambino non va coperto molto e lasciato libero di muoversi nel lettino.

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e l’impossibilità quindi di un qualsiasi modello adatto ad una sperimentazione ampia e attendibile. non darà sollievo. e imprevedibile. sarà comunque il suo modo di affrontare la terapia e di guarire. che per una determinata terapia. e sfido chiunque di voi a non avere mai pensato questo neppure per un minuto! Senza nulla togliere ai farmaci. basato sulla “pubblicazione scientifica”. Pub-med. punto di confine conosciuto tra l’energia e la materia. la soluzione di tutti i problemi! Difficilissimo imparare a navigare in questo mare di sapienza… pensate che sono molto frequentati corsi specifici. clinico-sperimentale. praticamente. alle grandi scoperte tecnologiche che rimangono la strada maestra (almeno per me) del mio modo di intendere la professione. India. rivendicano proprio questa unicità dell’uomo e di conseguenza della sua malattia. nella nostra amata professione medica (e sicuramente anche in altri ambiti di lavoro). ma anche in Gran Bretagna. ma proprio nulla può essere dato per scontato. che il nostro corpo. sapendo che nulla. quando ti rendi conto di avere di fronte una “unicità”… Purtroppo le ricerche scientifiche dicono che se prescrivi un’aspirina per il mal di testa. è sempre e costantemente in rapporto con l’ambiente circostante. esclusivo del fare il medico. per esempio. per farci capire che una strada percorribile può essere proprio quella di ricordarci. di mantenere un atteggiamento globale. La prima è che proprio recenti inchieste (non giudiziarie. Cina. grande medico cardiologo israeliano. non è assolutamente facile mantenere una certa obiettività. olistico. il sapere. unica. nonostante tutti i modelli di riferimento. la naturopatia. anzi. la bibbia del medico moderno. in realtà la nostra energia vitale. Quando sono di fronte ad un paziente. come l’agopuntura. molti pazienti sentiranno sollievo. alcune pubblicazioni su riviste blasonate non erano vere! Sottolineo alcune. il cibo. ma non penso si possa quantificare la reale portata del fenomeno. Devo ammettere che quando ho la necessità di approfondire una problematica professionale. costituenti il nucleo dell’atomo. grande e immenso raccoglitore di pubblicazioni di tutte le più importanti riviste scientifiche del mondo. assolutamente. Grandi interessi commerciali generanti corruzione in una parte (si ari lettori. sono obbligato a confrontarmi con due modi diversi di professare: da una parte l’atteggiamento scientifico. spero ricco di buona salute per MESI 12GENNAIO 2011 . i più sfortunati si troveranno con lo stomaco che brucia! Le cosiddette medicine alternative. ma a qualcun altro. Nader butto. ha iniziato dal quark. le probabilità di guarire. ancora per tutto questo nuovo anno. l’impossibilità di fare una seria sperimentazione scientifica per le troppe variabili che entrano in gioco. scienziati e ricercatori hanno pubblicato su riviste di fama lavori sperimentali che hanno avvallato (o affossato) la stessa. mandando e ricevendo bioenergia… L’origine della malattia viene riproposta come alterazione del rapporto che abbiamo con l’universo che ci circonda. perché. lasciatemi però l’immenso piacere. con il quale interagiamo. C tutti voi. la non riproducibilità e. di migliorare. come unico è il suo modo di vivere. durante una conferenza. sempre. l’aria. È difficile gestire tutti i dati epidemiologici. La seconda riflessione è quella che mi permette di riagganciarmi al secondo modo di professare. la medicina tradizionale cinese. alla fine. Credetemi. con l’acqua. eccoci di nuovo insieme. avere un supporto scientifico di tale portata mi rende molto più sicuro. ma fatte da ricercatori) hanno confermato vecchi sospetti: in America. l’omeopatia ed altre. la persona che abbiamo di fronte è proprio. il classico filo conduttore. Ma… due riflessioni. che è quello cioè di considerare l’unicità della persona. primo mattone dei neutroni e dei protoni.110 R UBRICA SPECCHIO DELLE MIE BRAME a cura di ENrICO FILIPPINI OGNI PAZIENTE È “UNICO” spera “piccola”) del mondo scientifico hanno quindi un poco destabilizzato la sicurezza degli operatori. necessari per imparare a gestire tutta questa immensa banca dati. in numero inferiore. mi rafforza nelle mie convinzioni personali.

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muore in un gravissimo incidente Nodar Kumaritashvili. La marina abborda in acque internazionali una nave turca della “Freedom Flotilla”. fuoriuscito da una piattaforma.novembre //11. Nobel. il Paese più povero dell’intero continente americano.000 senza tetto nella sola capitale.marzo 20 10 //12. dopo 9 giorni di carcere. //8.gennaio Un terremoto devasta Haiti. MESI 12GENNAIO 2011 20 10 //14. la destra al 36%. il mondo si mobilita per Sakineh. //21. Resiste solo l’Alsazia. per ora. Le elezioni regionali puniscono i conservatori e il presidente. esce l’ultimo minatore. Esodo da Port-au-Prince tra violenza e saccheggi.112 È SUCCESSO 20 10 20 10 Vancouver: Olimpiadi al via nel lutto. Obama ordina il blocco di nuove trivellazioni. 2 milioni di persone senza aiuti e 300. “Continuerò il mio lavoro”. Alabama e Florida.febbraio //13. 2010 MONDO //16. è 20 10 Gaza. Catastrofe ambientale negli Usa: il petrolio. A San Josè l’incubo finisce alle 2. durante le prove di slittino.settembre Obama: uniti contro il terrorismo.luglio Iran. atleta georgiano di 21 anni. Almeno 9 morti. 20 10 20 10 20 10 //20. A poche ore dalla cerimonia inaugurale.. arriva in Louisiana. Appelli alla tolleranza religiosa e omaggio alle vittime il filo conduttore della commemorazione.ottobre Cile. organizzata dalla Ong e carica di aiuti. il sito ha messo in ginocchio la diplomazia mondiale pubblicando oltre 250. Oltre 200. Nel nono anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle. dice fondatore di WikiLeaks.000 euro di cauzione. Fuori il capo squadra Luis Urzua. Poi sigilla il pozzo. artisti. a scongiurare la lapidazione per la donna accusata di adulterio. //31. Allarme anche in Mississippi.000 morti..maggio Francia: vince la gauche. Julian Assange torna libero. Raccolta di firme on-line.dicembre 20 10 successo. Il presidente Pinera: “Sei stato un buon capitano”.000 documenti riservati di ambasciatori e diplomatici Usa. rea confessa dopo essere stata frustata. ong e governi riescono. Porterà bracciale elettronico anti-fuga.56 ora italiana. . perde Sarkozy.aprile Marea nera sulle coste americane. //30. tradizionale roccaforte dell’Ump. tensione Israele-Turchia. Londra. assalto israeliano alla nave dei pacifisti. La sinistra unita al 54%. che ha razionato il cibo nei 70 giorni di “reclusione”. Gli Usa cercano prove per incriminarlo. Pagati 280. il presidente Usa scandisce con forza che il nemico “continua a non essere l’Islam”.

. Le indagini puntano sulla pista camorristica. dopo aver incassato la scontata fiducia del Senato. raggiunto da 9 proiettili sotto casa. Dura nota della segreteria dl cardinale Vallini dopo l’inchiesta pubblicata da un settimanale: “Si vuole screditare la Chiesa. 20 10 Leone d’oro. Tra questi anche un’azienda agricola ex Cirio. //11. Il Pd: colpa della Bossi-Fini. polizia ed extracomunitari: 37 feriti. successo. Era stato rieletto pochi mesi fa in una lista civica. Dopo sei anni Montezemolo lascia la presidenza del gruppo: “Finito il mio compito di traghettatore”. E. I beni. Disatteso l’accordo firmato con il volontariato. E Bossi ora apre a Casini. ha battuto Gianfranco Fini anche alla Camera: la mozione di sfiducia al governo ha ottenuto 311 sì e 314 no. Maroni: “Troppo tolleranti con i clandestini”. Napolitano: “Fermare subito la violenza”. //14. //8. morto nel 2004. 20 10 Berlusconi resta in sella. premia “Somewhere”.settembre Pollica (SA). a Venezia trionfa Sofia Coppola.gennaio Immigrazione. per un valore di 700 milioni di euro. 20 10 ITALIA 20 10 //20.luglio Sacerdoti gay: “Chi lo è venga allo scoperto e lasci la tonaca”. Un edificio risalente agli ultimi anni di vita della città romana. Nell’anno del super flop del cinema italiano (rimasto a bocca asciutta) la giuria capitanata da Quentin Tarantino. duro comunicato del cardinale Dionigi Tettamanzi contro il sindaco Moratti sulla chiusura del campo di via Triboniano.C. La Curia accusa: “Patti violati. Verso lo scorporo del settore auto. maxi sequestro ai Casalesi. //8. MESI 12GENNAIO 2011 . distrutta nel 70 d. perseguiremo i comportamenti indegni”. Sdegno e polemiche. Rosarno in fiamme. Il pm Greco: “Un simbolo di legalità”. pronti alle vie legali”..aprile è È 2010 SUCCESSO 113 //23. tra l’altro ex della regista. Il nipote dell’Avvocato presenta il nuovo piano industriale. //6. Berlusconi ce l’ha fatta. sequestrati agli eredi di Dante Passarelli.settembre 20 10 //8.aprile La Fiat a Elkann.20 10 Camorra. Scontri e barricate nel comune calabro tra residenti.ottobre 20 10 //6. Ucciso il sindaco Vassallo. Milano. l’erede designato.dicembre 20 10 20 10 Immigrazione: niente case ai rom.novembre Disastro archeologico a Pompei: crolla la Casa dei gladiatori.

. pizzerie al taglio e rosticcerie. Il processo per l’attentato del 1974 in cui morirono 8 persone e 104 rimasero ferite è durato quasi due anni.114 È SUCCESSO //26. È quanto emerge dai dati sull’attività svolta dalla polizia stradale di Brescia nel corso del 2009.. 20 10 20 10 20 10 20 10 //4. divieto di aprire nuovi kebab. concessione a Verona per 40 anni. Insegnanti e Ata scrivono al sindaco per togliere dall’istituto Gianfranco Miglio i simboli ricorrenti del sole delle Alpi. Dopo 17 giorni passati a protestare contro la cosiddetta “sanatoria truffa”. con 166 udienze. e in attesa del Pgt della città.giugno 2010 BRESCIA 20 10 successo. Ad un maggior numero di controlli corrisponde un minor numero di morti.gennaio Il “Tutor” in A4 allunga la vita. le rondinelle rivedono la massima serie battendo il Torino nella finale play off.marzo è 20 10 MESI 12GENNAIO 2011 Addio al Residence Prealpino. Decisiva la mediazione di Curia. //16. il ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Altero Matteoli ha di fatto affidato la gestione dell’aeroporto di Montichiari alla veronese Catullo Spa per i prossimi quarant’anni. Molti i residenti e le autorità che hanno sfidato la pioggia per assistere al primo colpo di piccone. //13. gli immigrati scendono dalla gru. Le scuole di specializzazione per giovani medici alla facoltà di Medicina e Chirurgia aggregate a Milano. Con una firma in calce al decreto di concessione governativa. 20 10 20 10 //2. alla presenza di Formigoni.aprile Loggia. Cgil e Cisl.novembre Protesta in S. Per otto mesi. Dopo un purgatorio durato 5 anni.ottobre D’Annunzio. Revocata la misura cautelare per il neofascista Zorzi. Faustino. in via Milano e nella zona della stazione. 20 10 . assimilabile alla vecchia insufficienza di prove. piadinerie.novembre Strage di piazza della Loggia. antico segno celtico identico a quello che campeggia sulle bandiere del Carroccio. i 4 immigrati sono stati presi in consegna dai loro avvocati e accompagnati in Questura. dopo 36 anni tutti assolti i 5 imputati. //2. Il Brescia riconquista la serie A. //4. //15. //14. Pavia e altri atenei. Tifosi in festa e caroselli d’auto per tutta la notte. Andata in scena la cerimonia per l’avvio della demolizione. stop all’apertura di kebab e piadinerie. La sentenza in base all’articolo 530.marzo Medicina: via da Brescia 19 specialità.settembre Adro: togliete quei “soli”. Letteralmente dimezzate per decreto ministeriale: da 40 a 21. nel centro storico.

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SOLO A: B R E S C I A V E R O N A S I R M I O N E C R E M A .