UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI TRIESTE FACOLTA' DI LETTERE E FILOSOFIA

Tesi di Laurea in Metodi Quantitativi Applicati alla Storia

GLI STORICI E IL COMPUTER - Il dibattito sulla quantificazione in storia e sull'uso degli elaboratori -

Laureando: Dario Tomasella

Relatore: Prof. Giovanni Gozzini Correlatori: Prof. Giampasquale Santomassimo Prof. Nicola Gallerano

ANNO ACCADEMICO 1989-90

Stampa elettronica a cura dell’Autore Trieste, 20 febbraio 2012

(foto Mario Magajna)

Narodna in studijska knjiznica - Biblioteca nazionale slovena e degli studi Odsek za zgodovino - Sezione di storia (inverno 1995)

La storia è la meno indipendente di tutte le scienze. Più di ogni altra ha costantemente bisogno dell’aiuto e dell’appoggio di altri rami della conoscenza: per dar forma alle proprie nozioni, per fissare le proprie unità di misura, per colmare il proprio sfondo. (Johan Huizinga, La scienza storica, Bari, Laterza, 1974, pg.24)

INDICE

PRESENTAZIONE di Virgilio Ilari

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PREFAZIONE ALLA PRESENTE EDIZIONE

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INTRODUZIONE

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CAPITOLO I - La preistoria del calcolatore

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Lo stimolo economico (13) Le prime macchine calcolatrici (16) Pascal, Leibniz e Poleni (20) Charles Babbage (24) Le macchine analogiche (29) Le macchine tabulatrici (32) I calcolatori digitali e la logica binaria (36)

CAPITOLO II - I calcolatori elettronico-digitali

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Dall'elettromeccanica all'elettronica (43) L'ENIAC (44) l'EDVAC (48) Il segnale elettrico come informazione (51) 1948: Cibernetica, Teoria dell'informazione e Transistors (54) Una nuova economia (57) La "prima generazione" e gli studi in Inghilterra (59) La "seconda", la "terza" e la "quarta generazione" (63) La "quinta generazione" ed i Personal Computer (64) Nasce la Apple (68) Due standards: Apple ed "IBM compatibili" (70) Alcune riflessioni (72)

CAPITOLO III - Il computer tra metodologia e descrittivismo 76 Possiamo permetterci di usare il computer? (76) Informatica come metodo storico (78) "Batch" e "on line" (82) Fatti e modelli (84) La riflessione epistemologica: François Furet, ... (86) ... Stone, Le Roy Ladurie e Finley (91) Il crollo della storia quantitativa (96) Metastoria e conoscenza storica (100) Nuova storia e scienze sociali (104) Il ritorno al racconto (109) Alcune questioni (113)

CAPITOLO IV - Storia scientifica e metodologia della quantificazione

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Storia economica ed economia scientifica (115) Il paradigma funzionale-strutturale (118) Alcune risposte possibili (129) Geografia, storia economica e demografia (131)

CAPITOLO V - Il quantitativismo marxista

138

Casualità e permanenza nell'economia politica (138) Le scienze sociali nella Grande Crisi (139) François Simiand (142) L'economia politica (145) Henri Hauser e Paul Mantoux (147) L'interpretazione monetarista delle crisi economiche (151) Ernest Labrousse (153) Il metodo sperimentale (158) Congiuntura e media statistica (162)

CAPITOLO VI - L'ordinateur nelle "Annales"

168

Uno studio quantitativo della rivista (168) La ricerca storica francese nel 1970 (170) L'imprimatur di Braudel (172) Meccanografia ed atti notarili (175) Computerizzazione dei mercanti assiri (178) Il dibattito franco-sovietico (181) La meccanografia elettronica ed il magnetofono (187) Il trattamento grafico dell'informazione (191) Analisi elettronica dei coscritti (193) Il computer e la demografia francese ed inglese (194) La preparazione dei dati (196) Il software e le periferiche utilizzate (199) La memorizzazione dei documenti medievali (102)

CAPITOLO VII - L'econometria storica

205

Paracadutisti e cercatori di tartufi (205) Le origini del quantitativismo negli USA (208) Dopo la Seconda Guerra Mondiale (212) La New Economic History (217) Due scuole cliometriche (219) Economia statica ed economia dinamica (223) Counterfactual speculation (226) New "scientific" history (228) L'"inabissarsi" del paradigma (232)

CAPITOLO VIII - Dalla storia quantitativa ...

237

Le risposte all'interpretazione di Stone (237) Una comparazione americana (239) Una risposta alle critiche antiquantitative (243) Il ritorno al narrativo come sintomo di crisi (247) Il computer e la musa: il progetto CLIO (KLEYO) (251) "Histoire & Mesure": il computer come metafonte (252)

CAPITOLO IX - ... alla computazione storica

257

"History and Computing" (257) Le basi di dati (260) Le elaborazioni grafiche (269) Elaborazioni matematiche (272) L'uso del computer per l'insegnamento (275) Un modello matematico (277)

POSTFAZIONE Breve storia di una tesi di laurea in Storia

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BIBLIOGRAFIA

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PRESENTAZIONE
di Virgilio Ilari

2001 Odissea nello spazio, il film e l'omonimo romanzo di Stanley Kubrick e Arthur C. Clarke, è talora citato come prova dell'impossibilità di prevedere il futuro. L'opera, elaborata tra il 1964 e il 1968, ricama infatti sui sentimenti, il conflitto morale e la rivolta dell'intelligenza artificiale (il supercomputer HAL 9000), ma non ha sentore delle reti digitali. In realtà l'idea di una rete di computer mondiale ad accesso pubblico era già stata teorizzata nell'agosto 1962 da due ricercatori del Massachussets Institute of Technology, Joseph C. R. Licklider e Welden E. Clark, i quali l'avevano battezzata Intergalactic Computer Network. Non posso certo essere io a gettare la croce su Kubrick. Io sentii parlare di internet addirittura nel 1995, cioè quattro anni dopo che gli Stati Uniti avevano autorizzato la commercializzazione privata della loro rete statale (High performance computing act) e due anni dopo che il CERN aveva deciso di rendere pubblica la tecnologia del suo World Wide Web. Mi ricordo del 1995 perché, avendo pubblicato quell'anno la mia biografia del generale de Lorenzo, mi vennero a trovare quattro o cinque ufficiali del SISMI appena andati in pensione, per sottopormi il progetto (rimasto tale) di scrivere un libro divulgativo sull'intelligence. Saputo che uno di loro si era occupato del Bollettino Tecnico-scientifico del SISMI, feci sfoggio della notizia (avuta aummaumma da Alfonso Desiderio, allora recluta del CeMiSS) chiedendogli cosa pensava delle reti: lui sorrise benevolmente, scuotendo il capo, e mi assicurò, citando non so quale teorema, che le reti non avevano futuro. Almeno, fu questa l'impressione che trassi dalla sua risposta: e in nulla poi l'evidenza contraria mi scemò il ricordo di stima e simpatia che quella persona mi aveva suscitato: mi confermò anzi la sua onestà intellettuale e la sua competenza. Le uniche previsioni sempre azzeccate sono quelle della Sibilla Cumana, proprio perché non prevedono niente. L'esperienza di storico

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militare mi ha semmai insegnato a dubitare dell'affidabilità dei "profeti" e ad apprezzare lo sforzo di chi tenta di analizzare e verificare, magari sopravvalutandole, le obiezioni e gli ostacoli che si frappongono al successo delle innovazioni. Al computer ero già stato introdotto, sia pure da poco. Il primo che vidi, nel retrobottega dell'Istituto di Diritto Romano della Sapienza, aveva una tastiera in gotico, greco antico e forse sanscrito e demotico, su cui tempestava sghignazzando Mario Talamanca, l'ultimo pontefice massimo del diritto romano, la coltissima intelligenza siciliana dal quale imparai più cose nell'unico martellante pomeriggio da lui dedicato alla stroncatura del mio primo lavoro che in tutto il resto della mia vita. Il secondo e il terzo li vidi all'Università di Macerata: una segretaria che mi fece goffamente giocare col "topino" e due colleghi pescati ad armeggiare su un videogioco malizioso. Il congedo dalla macchina da scrivere, dalle forbici, dalla coccoina, dal bianchetto e dai francobolli fu lento e straziante. Quando sono preso dal sacro fuoco ho il pelo sul cuore: non mi commossi quando seppi che una povera condomina era stata piantata dal convivente, stufo di sentirmi zappare sui tasti e scarrellare il rullo nel cuore della notte (stavo scrivendo le tremila pagine della Storia del servizio militare in Italia, pubblicata in sei tomi nel 1989-1991). A smuovermi fu la richiesta ultimativa dell'Istituto Affari Internazionali di consegnare su supporto magnetico il mio contributo per l'Annuario 1991. Genialmente, mi feci rifilare l'ultimo esemplare di videoscrittura Olivetti rimasto nel magazzino di un figuro, quasi incredulo di aver trovato un simile pollo. Non consentiva testi più lunghi di sei cartelline, ma li cucii pazientemente e mi presentai trionfante e spocchioso in via Angelo Brunetti col mio bravo dischetto. Dopo ripetuti e vani tentativi di accoppiamento tra Neanderthal e Sapiens, ascoltai a capo chino la divertita lezione di Stefano Silvestri, il quale mi spiegò bonariamente che l'evoluzione è costellata di rami secchi. La capitolazione avvenne nel 1993, per scrivere la Storia militare della Prima repubblica. Il primo Pc era uno dismesso da Andrea Lasorsa, il compagno di liceo che tra le sue buone azioni si è preso la missione di essere il mio Virgilio nell'ascesa alle Sette Balze della Modernità. Un paio di volte l'anno, quando porta la macchina dall'elettrauto sotto casa mia, sale a controllare come me la cavo. Debbo a lui il primo

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accesso a internet, per anni utilizzato solo per le email. Nel 2004 feci la furbata di passare a Fastweb: dopo sei mesi senza internet e senza telefono fui infine riammesso, pentito, contrito e multato, nel Popolo di Telecom, e infine gratificato di Alice. Alla Cattolica, come dovunque, mi sopportavano pazientemente ma tenendomi sullo strapuntino. Di PC ne cambiai tre, prima della pensione, e mentre ai colleghi importanti li davano gratis, io me li dovetti pagare tutti e tre coi fondi di ricerca, incluse le stampanti. L'anno dell'Incontro Ravvicinato del Terzo Tipo fu il 2007, quando ricevetti da Giovanni Cerino Badone, con aria misteriosa, il primo CD zeppo di libri militari inglesi e francesi del Settecento in PDF. Il biondo Celadon/Selleron eluse abilmente i miei goffi tentativi di fargli confessare chi glieli avesse dati, e io mi accontentai vilmente di ricevere ogni tanto altre dosi. Intanto avevo cominciato a navigare su trenitalia e paginebianche e da lì scopersi wikipedia. Vennero poi la patetica Gallica (miseramente inchiodata dall'approccio statalista ad appena 90 mila titoli) e infine l'approdo trionfale a googlebooks, openlibrary, internet archive e scribd, seguito dall'esemplare punizione del reticente Cerino. Il quale neppure di fronte al boia confessò quel che appresi solo il mese scorso, e cioè che il gran maestro di navigazione storico-militare, pure "transatlantica", era Giancarlo Boeri, dirigente Enea e coautore con me e con Piero Crociani. Cominciai a navigare a Milano, soprattutto la sera dopo l'orario di ricevimento, per lenire la disperazione di quelle zucche che fanno rumore quando pensano. Sono fante e abruzzese. Mai, sul mio onore, sarei arrivato a bruciare documenti, caserma e bandiera. La vera ragione non fu che la mia Brigata s'era squagliata, ma che avevo visto dov'era, adesso, il vero fronte. Nel 2010, annus horribilis della mia vita, in cui andarono in fumo quarant'anni di sacrifici e di speranze, evacuai la morta Milano per potermi dedicare alla pesca sistematica, selettiva, a strascico, in acque interne, territoriali e internazionali di tutti i libri militari di pubblico dominio disponibili su internet. Non ho idea di quanti possano essere: se tra googlebooks e archive ci sono dieci milioni di PDF legalmente scaricabili, quelli militari saranno almeno duecentomila. In quattro anni ne ho messi insieme ventimila. Sono appena 320 giga, poco più di una noce.

III

I tre quarti di questi libri, in gran parte messi a disposizione dalle biblioteche universitarie canadesi e californiane e digitalizzati da studenti e volontari (altro che la burocrazia europea), non si trovano in nessuna biblioteca pubblica italiana. E naturalmente nessuna biblioteca pubblica italiana ha risposto alla mia offerta di donare la raccolta. Alla fine neppure questa digitale, per non parlare della biblioteca cartacea, riuscirò mai davvero a metterla a disposizione del prossimo. Sarà pure vera la teoria dei sei gradi di separazione: ma la mia esperienza è che faccio prima a raggiungere papa e imperatore che uno storico militare il quale non sappia già tutto. Ma se non altro la raccolta serve a me. Ora dispongo finalmente di una base minimamente sufficiente per cominciare a rendermi davvero conto della mia abissale ignoranza. E vedo di fronte alle mie forze declinanti ma tenaci una lussureggiante foresta da esplorare. Ora comincio davvero a capire perché Sesto Empirico vedeva la storia come una “selva senza sentieri” (améthodos hyle). Eppure proprio la relativa consistenza del campione mi sta sempre più consentendo di approfondire e circostanziare i miei studi epistemologici della letteratura militare, sulla formazione e la trasmissione della scienza e sulle diverse costellazioni delle discipline e del sapere militare che si sono succedute nelle varie epoche della tradizione militare classico-occidentale. Nel maggio scorso, al festival “E' Storia” di Gorizia, ho rincontrato Dario. Quell'angolo d'Italia è un pezzo della mia giovinezza: la naja, gli ideali, le illusioni. E il ricordo di Antonio Sema, l'altro modo di essere vero italiano e vero soldato; il nemico cavalleresco di una guerra civile mancata, il fratello sfortunato con cui ho bevuto, quella mattina sul Carso, il calice amaro della morte della patria comune e di quelle settarie in cui avevamo entrambi creduto. Io e Antonio vedevamo il futuro con le lenti deformate di Kubrik: magari non quello pizzoso e confuso di Odissea nello spazio, ma certo con quelle di Orizzonti di Gloria e di Barry Lyndon. Dario, invece, è fatto della stoffa di Licklider e Clark. Ragiona, misura, calcola, è preciso e pignolo. Il comunismo è socialismo più elettrificazione, l'Unione Sovietica il paradiso degl'ingegneri. Antonio aveva il rispetto marxista della tecnica e del progresso scientifico. Nel progetto di Dario, di studiare l'applicazione dell'informatica alla ricerca storica, Antonio vedeva il futuro della storia sociale ed economica. Eppure nei suoi libri di tabelle statistiche ce ne sono poche o IV

punte. Solo negli ultimi scritti, editi e inediti, per Limes, cercava di serializzare i microeventi della resistenza iraqena (per come potevamo conoscerli in Italia) per scrutare i segni della desiderata sconfitta dell'Impero del Male. Le statistiche leniscono l'angoscia di vivere. Danno un senso, anche religioso, all'acuta percezione dell'insignificanza individuale. Trasformando l'individualità irripetibile in serialità calcolabile, ci sollevano per un po' dal peso intollerabile del fardello. Per questo i miei libri sono costellati di maniacali tabelle statistiche: non tanto quelle rinvenute nelle fonti, ma quelle calcolate da me. Non so nemmeno usare excel: figuriamoci caricare ed elaborare dati come fa la digital history. Le tabelle me le faccio da me, col "disegna tabella": e i calcoli con la calcolatrice, sbagliando regolarmente (per fortuna poi ci pensa Piero Crociani ad aggiustarli). Fu Antonio a mostrarmi la tesi di Dario. Probabilmente non la capimmo fino in fondo, ma fummo entrambi impressionati, e un po' intimiditi, dall'originalità del tema e da uno stile di scrittura assai diverso da quello che usavamo e leggevamo abitualmente. Era il confronto tra due approcci e due mentalità diverse: l'umanistica e la tecnica, la retorica e la scienza. Secondo l'edizione inglese di Wikipedia, la "digital history" è uno sviluppo ("outgrowth") della storia quantitativa, della cliometrica e di "history & computing". La tesi di Dario è un documento di questa fase embrionale, e una delle rare testimonianze italiane dirette. Questa è la ragione per cui l'ho incoraggiato a pubblicarla online e senza modifiche.

Roma, 11 febbraio 2012

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PREFAZIONE
alla presente edizione

La tesi di laurea che state per leggere è stato scritta in Microsoft Word 4.0, programma che girava in DOS 3.3 e non aveva ancora i menù a tendina, però è stato il primo in grado di gestire le note a pié di pagine in maniera automatica. Vent’anni dopo, quella tesi era assolutamente illeggibile da qualunque versione di Word tentassi di usare. Una sola è riuscita a leggerla, una vecchia release 5.5 di Word per DOS, la cui installazione avevo masterizzato su uno dei primi compact disk che facevo con il mio primo masterizzatore CD. Una volta letta la tesi con il programma, sono riuscito a convertirla in formato RTF, formato che negli ultimi vent’anni non è mai cambiato, al contrario del formato DOC, e quindi è tuttora leggibile con qualunque attuale versione di Word. Il problema che ancora mi si presentava erano le lettere accentate; il DOS infatti usa per esse dei codici ASCII diversi da quelli usati da Windows XP, il quale si basa sul set denominato UTF-8 introdotto nell’informatica nel 1994, in pratica un ASCII molto più esteso. E’ bastato però impostare il lancio del programma Word 5.5 in modo tale che l’XP emulasse Windows ’95; questo semplice cambio di impostazione mi ha permesso di ottenere subito le lettere accentate senza doverle modificare singolarmente e di conseguenza la conversione in RTF è stata molto più veloce. Rispetto alla versione originale, questa tesi ha delle piccole correzioni relativamente alla costruzione di alcune frasi ed ho aggiunto le date di nascita e morte dei personaggi citati che non sono più tra noi alla data del 21.01.2012. D’altra parte, oggi abbiamo Internet a disposizione 24 ore su 24 e Wikipedia è un aiuto straordinario. Fare lo stesso lavoro nel 1990 mi avrebbe portato via uan quantità cospicua di tempo. Ho aggiunto inoltre la citazione di un solo testo in nota, quello di Sigmund Freud relativamente alle “umiliazioni narcisistiche”. Mi sarebbe piaciuto anche approfondire il discorso sul concetto di “documento” sulla scorta del testo di Maurizio Ferraris: Documentalità. Perché è necessario lasciar tracce; ed anche ricostruire il dibattito

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storico-economico svoltosi dal fallimento della banca Lehman Brothers Holdings Inc il 15 settembre 2008 ad oggi in merito alla attuale crisi economica e paragonarlo a quello della prima metà del secolo scorso. Tutto ciò però avrebbe notevolmente aumentato la mia fatica ed in fin dei conti snaturato questo lavoro, che è stato scritto tra il 1989 e il 1991 e in tale periodo quindi va contestualizzato. Un grazie grandissimo e senza riserve a Virgilio Ilari, amico ritrovato, che mi ha convinto a riprendere in mano questo lavoro a distanza di tanti anni.

VII

INTRODUZIONE

In questi ultimi anni si è assistito ad un mutamento in senso evolutivo della strumentazione tecnica a disposizione della ricerca storica. Tale mutamento però, come il mitico Giano, è bifronte: una sua faccia è sotto gli occhi di tutti ed è fatta dell'uso massivo delle fotocopiatrici, del telefax e di un certo modo di usare il computer, legato alla costruzione di grandi banche dati ed allo sviluppo di modelli econometrici utilizzanti i grandi elaboratori dei centri di calcolo universitari; l'altra faccia invece è più nascosta ed è fatta dell'uso privato, personale appunto, del personal computer da parte degli storici. In questo senso, il lavoro in cui viene privilegiato il suo uso, perlomeno nel nostro paese, è quello di sofisticata macchina da scrivere. Utilizzando dei programmi di videoscrittura1 infatti è possibile elaborare testi mantenendoli, per così dire, "in sospeso" nella memoria della macchina, per poi stamparli solo quando si è sicuri che non sono necessarie ulteriori correzioni e con delle ottime caratteristiche di stampa, senza per questo essere dei provetti dattilografi.

Esiste un linguaggio, dai media denominato computerese, parlato dagli utilizzatori di tali macchine. Allo scopo di evitare questa deformazione anglicizzante della lingua italiana, cercherò di tradurne i termini più specifici. In questo caso, la parola "videoscrittura" penso sia quella che rende meglio l'inglese word-processing. I programmi (word processor) di questo tipo più diffusi sono WordStar della MicroPro e Word della MicroSoft.

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1

In tale contesto vengono però sviluppati anche altri lavori, come la costruzione di piccole basi di dati , bibliografiche o diversamente caratterizzate, per uso personale o interpersonale, utilizzando degli appositi programmi. Oppure vengono costruite delle grandi tabelle per l'analisi di piccole fonti statistiche; in questo caso vengono utilizzati dei programmi detti "fogli elettronici" . Qualunque sia l'uso che ne venga fatto comunque, penso sia fortemente riduttivo, per chiunque si proponga di analizzare l'utilizzo del computer all'interno della ricerca storica, il limitarsi ad affrontare l'argomento unicamente dal punto di vista della metodologia d'utilizzo della macchina in questo delicato campo. Mi sembra sia forse meglio cercare di capire questo fenomeno nella sua globalità, analizzando tutte le questioni collegate al fatto di voler usare questo strumento come supporto della ricerca storiografica. Il primo problema che ci si trova di fronte è relativo alla definizione di questa macchina. Infatti, se per "distinguere" si intende "separare", allora la diversità del nome implica una differenza nella cosa nominata e quindi tutte le denominazioni che sono state date finora a questo strumento mostrano solo una parte delle sue possibilità. Termini come computer appunto, o calcolatore,
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Con il termine "base di dati" mi riferisco alla parola inglese database. Il più famoso di questi programmi è ancora, nonostante non risponda più alle esigenze contemporanee, il vecchio dBase III Plus, detto anche DB3, della Ashton Tate. Traduzione italiana del termine inglese spreadsheet; uno dei programmi più noti è senz'altro il Lotus 1-2-3. Esistono poi anche dei "pacchetti integrati" (integrated package) come il Works e il Framework, ovvero dei pacchetti di programmi contenenti le possibilità di videoscrittura, banca dati, foglio elettronico ed un programma per la gestione del "modem", ossia dello strumento che permette di connettere il computer ad una struttura elaborativa esterna per mezzo del collegamento telefonico. Questi ultimi package però non hanno preso molto piede nella ricerca storica italiana, in quanto esiste una grossa diffidenza nei confronti di tali programmi onnicomprensivi. Inoltre, lo scambio delle informazioni, e quindi la loro
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mettono

in

luce

unicamente
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le

sue

caratteristiche

matematiche o tecnico-matematiche . Già il termine francese ordinateur è più generale, in quanto sposta l'accento sulle sue caratteristiche classificatorie, ma anche questo è un termine parziale e quindi insufficiente. Inoltre, il fatto di poter eseguire velocemente, e con estrema precisione, sia calcoli matematici, che classificazioni, che costruzioni grafiche, non è che l'effetto visibile della sua capacità più specifica, ovvero quella di manipolare dei dati, o delle informazioni, sotto forma di impulsi elettrici. In altre parole, questa macchina non fa altro che elaborare delle serie di segnali a cui noi attribuiamo valore di simboli rappresentanti delle particolarità del mondo reale. Dunque, penso che la definizione migliore da attribuirgli possa essere quella molto generale di elaboratore . Nei primi due capitoli di questo lavoro vengono affrontati i temi della nascita e dello sviluppo di tale macchina ed i concetti che ne stanno alla base, ovvero si è analizzata la storia dell'elaboratore piuttosto che l'uso dell'elaboratore all'interno della ricerca storica. Tale scelta è stata fatta per illustrare che cos'è e sulla base di quali teorie è nato questo strumento, ma soprattutto per fornire al lettore dei validi punti di riferimento per la parte successiva del lavoro. Uno degli scopi della trattazione è rintracciare le sincronie temporali tra i diversi stadi dell'innovazione tecnologica e le prospettive che via via si aprono alla ricerca storiografica. Determinate ricerche infatti, come la rilevazione di un
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diffusione, è reso possibile grazie all'uso dei dischetti (floppy disk) sui quali esse vengono memorizzate. L'aggiunta dell'aggettivo elettronico è solo la specificazione di una sua caratteristica costruttiva, come vedremo nel corso dei primi due capitoli. Il fatto che nel testo vengano usati anche gli altri termini è dettato puramente da esigenze di tipo stilistico, non implica alcun privilegiamento di determinate caratteristiche della macchina piuttosto che altre.
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catasto o di un registro portuale, divengono più facili solo ad un determinato livello evolutivo della macchina. E' intuitivo che un lavoro di ricerca storica svolto su di un grande calcolatore degli anni Sessanta, elettronico sì, ma completamente privo di periferiche, come la tastiera ed il video, e per questo motivo impossibilitato a lavorare in maniera interattiva, oltre ad essere scarsamente dotato di programmi elaborativi, ha un contesto tecnico, e quindi un significato, ben diverso dello stesso lavoro svolto sul personal computer di casa nella seconda metà degli anni Ottanta. Quello che è cambiato nel frattempo è il costo unitario ed il tempo necessario per la elaborazione dei dati. Questi infatti si sono enormemente abbassati, permettendo così non solo un maggior numero di elaborazioni in un tempo e ad un costo decisamente inferiori, ma anche la possibilità di effettuare degli esperimenti elaborativi senza avere la certezza dei risultati della loro precisione macchina. ottenibili, ma con la sicurezza rispetto ai dati forniti alla

... l'utilizzazione degli elaboratori, che danno risposte ai quesiti in tempi reali, ha modificato radicalmente il modo di procedere nella ricerca, poichè soluzioni rapide alle domande consentono percorsi alternativi e ci si può permettere il lusso di fare tentativi in direzioni impensabili nel lavoro manuale, quando era necessario procedere alla verifica di non più di una sola ipotesi, se si voleva vedere la conclusione del lavoro. Saggiando invece le varie possibilità, lo storico può individuare nuove strade, quesiti sempre diversi e giungere a risultati 6 imprevisti . E' quindi importante andare a guardare prima di tutto ai lavori in campo storico e scientifico-sociale svolti per mezzo, o con l'ausilio, del computer, agli argomenti

F. Bocchi, Informatica e storia della città medievale. L'esperienza di Bologna, in "H&C Notizie. Bollettino

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affrontati e alle tecniche utilizzate, e soprattutto ai motivi che li hanno ispirati e al dibattito metodologico degli storici e scienziati sociali. L'elaboratore non è solamente uno strumento elettrico che ha permesso di aumentare la velocità di elaborazione dei dati e delle informazioni di tipo quantitativo, ma un qualcosa che ha permesso una miglior organizzazione del lavoro e di intraprendere studi molto più ampi di quelli fino ad allora affrontati, sia a livello di ricerca di nuove informazioni che di gestione di risultati già acquisiti. Inoltre, la complessità insita nel suo uso ha portato alcuni storici a specializzarsi in questo campo, campo che non è, si badi bene, una nuova branca della storia, ma una tecnologia interattiva che ha permesso di guardare alla ricerca storica in modo diverso e dunque di rileggerla in maniera nuova. Non è la prima volta che dei fatti esterni alla ricerca storiografica ne condizionano l'evoluzione in una precisa direzione, portando anche ad una rilettura, con occhi nuovi, dei lavori precedenti. Si trattava quasi sempre però di nuove correnti di pensiero, frutto di mutate condizioni politiche e/o sociali, come il positivismo o il marxismo. Nel fatto di cui ci stiamo occupando invece, è uno strumento tecnico, e non delle nuove condizioni politico-sociali, quello che ha introdotto nella ricerca storica un diverso modo di lavorare e una diversa maniera di guardare alle cose da studiare, che ha introdotto, in altre parole, materia. delle nuove strutture mentali in questa

L'informatica ha effetto rilevante sulle discipline a cui è applicata perché offre la possibilità di guidare e determinare il modo di organizzare un ragionamento e di suggerirne le possibili modificazioni. Ciò deriva dal disegno logico del computer che ha una forte connessione con i processi logici deduttivi e

d'informazioni del Comitato Italiano History & Computing", n.0, 1990, pp.1-11, pg.2.

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ricompone la applicativo7.

dicotomia

fra

conoscenza

e

strumento

Non si è trattato cioè di un aggiornamento puramente tecnologico, ma, mano a mano che venivano compiuti sempre nuovi lavori, l'uso dello strumento tecnico diveniva sempre più complesso creandosi, per così dire, una propria "memoria storica", fatta dell'esperienza che su di esso veniva compiuta. Questa "memoria storica" andava quindi a condizionare fortemente gli ulteriori sviluppi, non solo dei successivi lavori, ma soprattutto della riflessione critica che su tali lavori veniva effettuata. Questa riflessione, che ha trovato anche alcune sedi istituzionali specifiche come l'Association for History and Computing, ha portato allo sviluppo sia della metodologia e che dell'epistemologia ed infine alla nascita della computazione storica (historical computing). Quali conseguenze ha avuto, e soprattutto quali conseguenze potrà avere, questa nascita sulla ricerca storica? Utilizzato all'inizio proprio come calcolatore dalla storiografia quantitativa, per indagini nei campi della demografia storica e della storia economica, questo strumento vede poi ampliarsi il suo campo d'uso fino alla creazione di databases di diversa grandezza. Come "ordinatore" infatti permette di immagazzinare, catalogare ed elaborare in un tempo relativamente breve, se non proprio in tempo reale, un numero enorme di dati o di informazioni. Questo ha permesso di intraprendere lavori via via sempre più ampi e l'aumento quantitativo delle informazioni elaborate in questo modo ha condotto a nuovi risultati anche di tipo qualitativo. L'intensificarsi del suo uso ha portato quindi, tra la seconda metà degli Sessanta e la prima metà degli anni Settanta, ad una prima riflessione critica sulle possibilità e sulla

F. Lugli, La ricostruzione della cartografia storica: l'esempio della mappa di Bologna del 1715, in "H&C Notizie. Notiziario del Comitato Italiano History & Computing", n.1, 1990, pp.10-14, pg.10.

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interdisciplinarietà di questo strumento, riflessione che si è incentrata sui concetti teorici che dovrebbero stare alla base dei lavori da svolgere e sui loro rispettivi metodi applicativi. Non è la prima volta che questi concetti teorici vengono messi in discussione: la querelle attorno ad essi è nata praticamente con l'introduzione dei metodi quantitativi nella storiografia, ed è appunto questo dibattito che ho voluto ripercorrere nelle sue linee principali. A questo fine ho seguito il percorso tracciato da Lawrence Stone nel suo famoso articolo Il ritorno al racconto: riflessioni su una nuova vecchia storia8. E' stata una scelta di comodo, dettata dal desiderio di approfondire una strada già battuta; altri percorsi essere altrettanto validi. Questo articolo però ha segnato avrebbero una potuto nel

svolta

dibattito sull'utilizzo dei computer in particolare e sulla quantificazione storica in generale. Le critiche apportate da Stone infatti, non si appuntavano tanto alla macchina in se stessa, quanto al modo in cui era stata usata dalla storiografia quantitativa, in special modo dalla cliometria americana, mettendo in discussione la stessa sofisticazione della metodologia della quantificazione come strumento euristico. Egli era infatti, in primo luogo, convinto che:

... la campionatura manuale è preferibile, perché più rapida ed altrettanto attendibile, al tentativo di immettere l'intero universo in una memoria 9 artificiale . ed in secondo luogo, che:

L. Stone, Il ritorno al racconto: riflessioni su una nuova vecchia storia, in Viaggio nella storia, (a cura dell'autore), Bari, Laterza, 1989, pp. 81-106
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L. Stone, op.cit., pg.91.

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La quantificazione ha risposto a molti quesiti sul che cosa ..., ma sinora ci ha detto assai poco sui perché10. Venendo a rifiutare così non solo lo strumento ed il metodo ad esso necessariamente collegato, ma anche in toto qualsiasi tipo di riflessione sulla natura delle informazioni che dallo studioso di storia vengono elaborate per la costruzione del suo prodotto intellettuale. La posizione di Stone era quindi contraddistinta da una estrema significatività, tanto è vero che, come vedremo, gli articoli ed i saggi scritti dopo il suo nella prima metà degli anni Ottanta, in merito alla metodologia ed all'epistemologia storiografica, non hanno potuto fare a meno di riferirsi allo storico inglese, per approvare, per puntualizzare, oppure, come è accaduto il più delle volte, per confutare quanto in quell'articolo veniva descritto. Mi interessava quindi procedere ad una verifica dell'interpretazione dello sviluppo storiografico proposta da Stone alla luce delle ultime acquisizioni nel campo della ricerca storica internazionale. In via preliminare, è necessario osservare che la diffusione dell'elaboratore all'interno della ricerca storiografica ha avuto tempi e modalità differenti. I primi campi delle scienze dell'uomo che si interessano alle possibilità d'uso del computer sono quello della linguistica e quello della sociologia; a quest'ultima infatti va il merito di aver creato quel famoso programma, molto usato anche dagli storici, che è lo Statistical Package for Social Science11. All'inizio vennero usati i grandi elaboratori dei centri di calcolo universitari, lavorando con le schede perforate ed utilizzando appunto i programmi ideati dalle altre scienze sociali. In un secondo tempo invece gli storici iniziarono a crearsi dei programmi

10

L. Stone, op.cit., pg.92.

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specifici per le loro esigenze, aiutati in questo anche dalla evoluzione tecnologica degli elaboratori, i quali diventavano con gli anni sempre più pratici da usare e sempre meno costosi, e dalla evoluzione dei programmi, i quali invece diventavano sempre più flessibili. Con la prima metà degli anni Settanta infatti, divenne possibile lavorare in maniera interattiva, dialogando cioè direttamente con il computer, senza dover passare attraverso la perforatura delle schede, aiutati dal fatto che la macchina ha ormai "imparato" a manipolare anche i caratteri alfabetici con la stessa facilità di quelli numerici. In questo periodo però iniziano a delinearsi anche le prime difficoltà, in quanto gli studiosi iniziano a rendersi conto di determinate problemi legati all'uso di questo strumento. Durante gli anni Settanta infatti, dopo l'esplosione di ricerche utilizzanti il computer degli anni Sessanta, si assiste ad un calo dei lavori storiografici legati all'uso della macchina, calo che può essere rilevato anche quantitativamente, come è stato fatto, analizzando la quantità, e soprattutto la qualità, degli articoli delle riviste legate alla ricerca storiografica, le "Annales" in prima fila. Non a caso, l'articolo di Lawrence Stone a cui abbiamo fatto riferimento viene pubblicato su "Past and Present" nel 1979, uno dei momenti di più basso interesse nei confronti della storia quantitativa. Con la prima metà degli anni Ottanta però, iniziano a diffondersi i personal computers e quindi non solo diventa più facile poter lavorare nei centri di calcolo, in quanto si può fare a meno di tutta una serie di persone che devono aiutare lo storico per la perforatura delle schede ed il caricamento dei dati, ma si potè anche iniziare a lavorare senza necessariamente andarci di persona in questi centri, aiutati in questo anche dalla diffusione dei "modem" telefonici. Tutto ciò porta, nel corso del decennio, ad una

Tale programma nasce nell'Università di Chicago, dove c'era una importante scuola di sociologia urbana tra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta.

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9

grossa diffusione delle tecniche computazionali nella ricerca storica e molti degli aspetti negativi dei primi risultati apparsi, quali sperimentalismo, imprecisione, ingenuità, possono essere attribuiti all'esistenza di incomprensioni tra storici e tecnici (statistici o informatici), in quanto gli uni usavano i metodi degli altri senza saperli controllare, e gli altri utilizzavano i dati degli uni senza saperli poi ricollocare nel loro preciso contesto storico. D'altra parte, erano i primi temerari approcci tra discipline diversissime tra loro e solo il tempo e l'approfondimento reciproco potevano permettere, com'è di fatto accaduto, di superare questa fase di incomprensione. Il personal computer soprattutto, grazie al crollo dei costi dell'elaborazione informatica che si è verificato nel corso di questo ultimo decennio, cambia il modo di lavorare dello storico poiché permette una sua maggiore vicinanza alle fonti, in quanto è molto più facile memorizzarle e quindi elaborarle in molte maniere diverse.

Il basso costo di elaborazione dei dati oggi raggiunto permette l'applicazione di metodologie di indagine che sono state scarsamente utilizzate in passato, perché caratterizzate da un alto tasso di insuccesso. Ora che il prezzo da pagare per un eventuale insuccesso si è drasticamente ridotto, è possibile prevederne l'impiego ed attenderci risultati di tipo sostanzialmente diverso da quelli ottenibili con 12 metodologie tradizionali . L'informatica cioè, accorciando i tempi di elaborazione delle informazioni, permette di sottoporre le stesse ad analisi di tipo diverso, sviluppando così i processi logici deduttivi dello studioso e permettendogli l'acquisizione e la sperimentazione di una metodologia euristica molto più approfondita e multilaterale.

12

F. Lugli, op.cit., pg.11.

10

La possibilità tecnologica fornita dall'informatica permette di abbracciare una pluralità di fenomeni ed analizzarli nelle loro interrelazioni reciproche. Essa fornisce, come prodotto della ricerca, non tanto un modello concettuale di riferimento, quanto piuttosto un modello operativo di governo13. Ed inoltre il prodotto storico non è mai definitivo, ma è un work in progress perenne, continuamente soggetto a nuove sperimentazioni ed aperto a sempre nuovi risultati. Tale effetto è facilmente osservabile, anche se lo strumento viene usato semplicemente come sofisticata macchina da scrivere. Esso permette infatti di rivedere e ricorreggere il testo in continuazione con uno sforzo minimo e quindi si tende a perfezionarlo sempre più. I paesi in cui più veloce è stata la diffusione di questa nuova metodologia di ricerca storico-informatica sono la Germania, la Francia, la Svezia, gli Stati Uniti e l'Inghilterra, più urgente internazionale quelli che nel ed è in quest'ultimo la necessità di che possa mettere in quotidiano lavoro di paese che si è sentita creare un organismo contatto tra loro tutti ricerca nel campo della nelle annuali Computing che e soprattutto storica, non

storia utilizzano il computer. Attualmente, è conferenze dell'Association for History and si ha il maggior scambio di idee, di progetti di nuove tecniche computazionali di analisi

solo tra storici di diversi interessi tematici o interessati a diversi periodi cronologici, ma anche con linguisti, lessicografi, geografi e così via. In questa sede inoltre vengono alla luce tutti i problemi che gli studiosi si trovano davanti durante il loro lavoro, primo fra tutti quello del riordinamento delle informazioni memorizzate. E' questo infatti uno dei momenti più delicati del lavoro al computer, il momento in cui si vede se i dati fino a quel momento accumulati hanno un ordine logico "naturale", oppure se tra loro nessun ordine è possibile, a meno di non volerlo imporre a tutti i costi, forzando così

13

F. Lugli, op.cit., pg.10.

11

la ricerca. Direttamente collegato a questo c'è anche il problema di lunghe serie di dati con alcuni di essi mancanti; che fare in questi casi? E' possibile supplire ad essi per interpolazione grafica o per approssimazione matematica e, se la risposta fosse affermativa, quale è la maniera migliore per farlo, riducendo al minimo il pericolo di stravolgere il lavoro fatto? Un altro nodo, sempre legato alla gestione delle informazioni, è quello delle dimensioni da dare alle banche di dati: sono meglio quelle enormi, monolitiche, con centinaia di migliaia di informazioni, oppure sarebbe una scelta migliore cercare di costruire tanti piccoli databases superspecializzati in collegamento tra loro in una specie di network informatico? I secondi hanno dei bassi costi di impianto e di manutenzione, al contrario delle prime, ma il loro difetto sta nel collegamento: questo infatti avviene attraverso dei modem e delle linee telefoniche e quindi i costi sono notevoli, specialmente da parte di utenti usufruire di strutture dati "giganti" invece nel caso di collegamenti interurbani che non hanno la possibilità di pubblicamente finanziate. Le banche hanno dei costi di impianto e di

manutenzione molto alti, costi che sono legati al tipo di macchina utilizzata, ai programmi di gestione, ma soprattutto alle persone necessarie, sia per la scrittura dei programmi che per la raccolta e l'elaborazione dei dati. Tutti questi problemi sono indiscutibilmente di notevole portata, ma è proprio il dibattito attorno ad essi che può portare alla costruzione di una solida e formalizzata base teorica di quella che possiamo ormai definire come "computazione storica" (historical computing). Il lavoro che ho voluto svolgere non è stato naturalmente quello di risolverli, ma di affrontarli, per quanto possibile, in maniera razionale ed organica, in modo tale che ne possa risultare un valido spunto per ulteriori e migliori risultati.

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CAPITOLO I

LA PREISTORIA DEL CALCOLATORE

Lo stimolo economico Quale molla ha spinto l'uomo ad inventare un apparecchio capace di manipolare simboli, ovvero di lavorare nella stessa maniera in cui opera il nostro cervello? Se si guarda all'invenzione di questa macchina semplicemente come ad una "innovazione" di tipo tecnico o tecnologico, esistono grosso modo due gruppi di concezioni che tentano di spiegare il ruolo dell'innovazione all'interno dell'economia capitalistica. Il primo, riconducibile fra gli altri a Schumpeter, distingue l'"invenzione" dall'"imprenditore", collocando la prima nel campo della creatività individuale e preferendo mettere l'accento sul secondo, cioè su colui che immette l'innovazione sul mercato e la fa diventare causa del mutamento in campo economico. Paul Sweezy così descrive questi due elementi di tale concezione dell'innovazione:

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Il fattore causale del mutamento, secondo Schumpeter, è l'"innovazione", che è definita come "il fare le cose diversamente nel campo dell'attività economica"1. E poche righe più avanti: L'innovazione è l'attività o funzione di un gruppo di individui, chiamati imprenditori. L'imprenditore è un tipo sociologico che può essere isolato ed analizzato indipendentemente dalle conseguenze che derivano dalle azioni dell'imprenditore. ... Quali sono le caratteristiche dell'imprenditore? In primo luogo, naturalmente, l'abilità di valutare le possibilità di un'innovazione; che egli sia, o no, lo scopritore o "inventore" dell'innovazione, è di secondaria importanza. Ma anche più importante è che l'imprenditore deve essere capace di superare le resistenze psicologiche e sociali che s'incontrano nel fare cose nuove; egli deve, in breve, avere le qualità del condottiero. ... un capo le cui energie, ... , si 2 trovano ad essere convogliate in canali economici . L'altro gruppo di teorie vede invece l'"innovazione" come un'esigenza oggettiva, indispensabile per poter superare determinate strozzature, dette anche "colli bottiglia", della produzione. Secondo David Landes: di

I cambiamenti tecnologici non sono mai automatici: implicano l'abbandono di metodi tradizionali, danni per gli interessi costituiti, spesso gravi sconvolgimenti umani. Così stando le cose, occorre in genere una combinazione di fattori per suscitare e

P.M. Sweezy, Schumpeter e la teoria delle innovazioni, in Il presente come storia. Saggi sul capitalismo e il socialismo, Torino, Einaudi, 1962, pp. 241-251, pg. 244. P.M. Sweezy, op.cit., pg. 245; cfr. anche: A. Gerschenkron, Un'analisi schumpeteriana dello sviluppo economico, in La continuità storica. Teoria e storia economica (a cura dell'autore), Torino, Einaudi, 1976, pp.381-392, e: id., Come inizia lo sviluppo economico, ibidem, pp.393-400.
2

1

14

rendere possibile un nuovo indirizzo: 1) la necessità o l'opportunità di miglioramenti a causa della insufficienza, attuale o potenziale, delle tecniche esistenti; e 2) una superiorità tale per cui i nuovi metodi siano tanto redditizi da giustificare il costo 3 del cambiamento . Come si vede, l'accento di entrambe queste concezioni è posto sul ruolo dell'"innovazione", o "invenzione", o "scoperta", nel contesto di un mercato destinato a venire in primo piano soprattutto nel momento in cui, dopo il compimento dei vari processi nazionali di industrializzazione e la internazionalizzazione del mercato capitalistico finalizzato alla distribuzione di una enorme massa di beni di consumo, inventare ed innovare diventano degli imperativi per non restare esclusi da questo mercato. Infatti, un punto su cui entrambe le citate concezioni dell'innovazione appaiono d'accordo è quello sintetizzato dall'affermazione "rinnovarsi o perire". Conseguenza necessaria del processo di industrializzazione è che l'innovazione diventa una operazione economica dell'imprenditore, il quale si trova costretto a spendere parte dei propri guadagni per finanziare la ricerca. Chi non è in grado di offrire nuovi beni o di ridurre i costi di produzione dei beni esistenti, si trova suo malgrado ad essere sopravanzato da chi tali cose è in grado di offrire. C'è però un'altro aspetto dell'innovazione che è altrettanto importante e di cui non si può non tener conto. Infatti, come avremo occasione di notare nel corso di questa breve storia degli strumenti da calcolo:

D.S. Landes, Cambiamenti tecnologici e sviluppo industriale nell'Europa occidentale, 1750-1914, in Storia Economica Cambridge, vol 6, La rivoluzione industriale e i suoi sviluppi, Torino, Einaudi, 1974, pp. 296-650, pg. 297.

3

15

Necessaria al cambiamento, l'invenzione non è sufficente a provocarlo. Molto tempo può passare prima che essa produca un qualsiasi effetto. Ha scarsa importanza che il mulino ad acqua sia stato conosciuto nell'antichità, se allora non aveva avuto un uso regolare. Vi sono anche invenzioni che falliscono e che devono essere riscoperte molto più tardi; i galloromani avevano ideato una mietitrice, poco adatta alle necessità dell'economia rurale e che venne quindi presto dimenticata. L'invenzione o giunge all'ora propizia oppure deve attendere l'ora propizia4. Il bisogno di svolgere lunghi e complessi calcoli era un'esigenza sentita in varie parti del mondo già nel periodo più antico, sia per motivi pratici, come la misurazione della terra o la costruzione degli edifici, sia per esigenze di carattere più generale: conoscere le forme del mondo classificandone gli oggetti per identificarne l'essenza. E' appunto da questa esigenza di "contare" e di "misurare" che prende inizio la nostra storia, la quale, seguendo le due strade dell'analogico e del digitale, ovvero della applicazione del ragionamento per analogia, nel primo caso, e della deduzione logico-astratta, nel secondo, ci porterà dai semplici mezzi per aiutare il calcolo, come le tavolette cuneiformi sumere, al calcolatore elettronico.

Le prime macchine calcolatrici Come strumenti di calcolo, i computer hanno una lunga fila di antenati. Le prime tracce certe della loro storia infatti si trovano già tra i Sumeri, in Mesopotamia, verso il 3500 avanti Cristo. Si tratta di tavolette in caratteri

J.M. Pesez, Storia della cultura materiale, in J. Le Goff, La nuova storia, (a cura di), Milano, Mondadori, 1980, pp. 167-205, pg. 194.

4

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cuneiformi che servono ad aiutare e velocizzare le operazioni di calcolo numerico, sia per le moltiplicazioni che per i numeri inversi5. Lo strumento che nell'antichità ha il maggior successo e la più larga diffusione è comunque l'abaco, specie di pallottoliere composto da una tavoletta al cui interno si trovano dei sassolini, il cui spostamento consente di effettuare i calcoli. Questo strumento viene conosciuto in tutto il mondo antico: nel Medio Oriente ed in Cina è in uso già 2500 anni prima di Cristo e viene addottato anche all'interno dell'Impero Romano, per poi scomparire dal mondo occidentale con l'apparire delle cifre arabe6. Queste infatti permettono una numerazione di tipo "posizionale", che semplifica di molto le operazioni aritmetiche, in quanto la cifra non vale solo di per se stessa, ma anche per il posto che occupa all'interno del numero. L'abaco, comunque, non scompare completamente dalla scena della storia: rimane largamente diffuso in tutto il mondo asiatico e lascia in eredità al mondo occidentale una sua versione semplificata, il pallottoliere, destinata a viaggiare nel tempo per arrivare fino a noi, che ormai lo usiamo come giocattolo per bambini. Per poter avere a disposizione un'altro più perfezionato strumento per il calcolo bisogna attendere fino al 1621 d.C., quando William Oughtred (1575-1660), perfezionando l'idea avuta l'anno prima da Edmund Gunter (1581-1626), costruisce il regolo calcolatore. Questa invenzione è resa possibile dall'evoluzione delle tecniche matematiche. Tra il 1500 ed il 1660 avviene infatti la

Data la serie dei numeri naturali 1, 2, 3 ... n, l'inverso di un numero naturale è ancora un numero, risultante dalla frazione 1/n, tale che x/n = x*1/n, dove x è un numero qualsiasi.
6

5

pg.29

Cfr. R. e V.

Faenza, Pratt,

Computerland, Milano, SugarCo, 1985, Macchine pensanti. L'evoluzione

17

fusione delle due principali correnti di pensiero matematico dell'antichità: la geometria greca e l'aritmetica araba ed ebrea. Nel 1580 François Vieta (15401603) introduce le lettere, sia come incognite che come parametri, e separa la logistica numerosa - ovvero l'aritmetica che si occupa di soli numeri - dalla logistica speciosa, ovvero l'algebra, dove vengono usate anche le lettere. Pochi anni più tardi, nel 1614, un nobile scozzese matematico per hobby, John Napier (1550-1617), meglio conosciuto in Italia come Nepero, inventa i logaritmi, i quali permettono di ridurre le operazioni fondamentali da quattro (addizione, sottrazione, moltiplicazione e divisione) Proprio su a due solamente (addizione e sottrazione) . si basa il
7

quest'ultimo

strumento

matematico

regolo calcolatore: esso si compone di due assicelle di legno, riportanti le scale logaritmiche, le quali scorrono l'una nell'altra ed è appunto questo scorrimento che permette il calcolo8. Questo strumento, anch'esso arrivato fino a noi dopo successive modifiche e perfezionamenti e messo in pensione solo pochissimi anni fa grazie alle calcolatrici tascabili,
dell'Intelligenza Artificiale, Bologna, Il Mulino, 1990, pg.2933. Com'è noto, il procedimento è il seguente: invece di moltiplicare due numeri tra loro, si ricavano i loro logaritmi e si sommano, il risultato sarà il logaritmo della soluzione desiderata, dove il logaritmo di un numero b, rispetto alla base a, è quel numero n tale che a =b, cioè n è il logaritmo, in base a, di b. Nel caso della divisione il procedimento è uguale, solamente si applica la sottrazione al posto della somma. Perché il metodo sia veramente utile bisogna naturalmente compiere tutte queste operazioni (ricavo dei logaritmi, loro somma o sottrazione, ricavo delle soluzioni dal logaritmo così ottenuto) in un tempo molto più breve della moltiplicazione o della divisione stesse. Per tutti i riferimenti di tipo matematico vedi: C.B. Boyer, Storia della matematica, Milano, Mondadori, 1990, mentre per tutti i riferimenti tecnico-scientifici vedi: I. Asimov, Il libro di fisica, Milano, Mondadori, 1986.
8 n 7

18

si basa però su di un concetto di funzionamento profondamente diverso da quello dell'abaco: è difatti di tipo analogico, mentre quest'ultimo era invece di tipo digitale. La differenza non è puramente costruttiva, ma sottintende due processi mentali di calcolo alternativi tra loro: lo strumento analogico misura delle grandezze fisiche, mentre lo strumento digitale conta delle quantità. Un semplice esempio di strumento analogico è il metro, analogico in quanto per misurare una lunghezza facciamo una analogia tra la lunghezza dell'unità di misura (il metro) e la lunghezza da misurare. Il pallottoliere invece è uno strumento digitale, in quanto il suo funzionamento si basa sul conteggio della quantità delle palline spostate. Il nodo della differenza tra i sistemi di calcolo analogico e digitale sta nel fatto che nel primo si misura mentre nel secondo si conta. Quindi il regolo è uno strumento analogico perché il calcolo viene effettuato misurando lo spostamento di un'assicella rispetto all'altra, mentre la calcolatrice tascabile, come il pallottoliere, è uno strumento digitale in quanto il calcolo viene effettuato mediante il conteggio di impulsi elettrici. Qualche anno dopo la costruzione del primo regolo calcolatore, e precisamente nel 1623, Wilhelm Schickard (1592-1635), professore di matematica ed astronomia presso l'università di Tübingen, scrive una prima lettera a Johan Kepler (1571-1630), anch'egli matematico ed astronomo, in cui dice di aver costruito una macchina calcolatrice capace di compiere automaticamente l'addizione e la sottrazione e, in modo parzialmente automatico, la moltiplicazione e la divisione. Nella lettera dell'anno successivo però è costretto a comunicargli la distruzione della macchina e del laboratorio in cui essa si trovava, a causa di un incendio notturno. Schickard rimane poi vittima, con tutta

19

la

sua

famiglia,
9

della

peste

durante

la

Guerra

dei

Trent'Anni .

Pascal, Leibniz e Poleni Nello stesso anno in cui Schickard scrive la sua

prima lettera a Keplero, in Francia nasce (1623-1662) il quale, tra il 1642 e il 1644, macchina calcolatrice capace di addizionare Anche se è un leggero passo indietro rispetto del professore operazioni, ma

Blaise Pascal costruisce un e sottrarre. alla macchina

tedesco, capace di tutte e quattro le di cui peraltro Pascal come tutti non

avrebbe mai conosciuto l'esistenza10, la "Pascaline" introduce un concetto fondamentale: il riporto automatico. Essa è composta da una serie di ruote che hanno dieci posizioni ognuna. Ogni qualvolta una ruota effettua un giro completo, esaurendo le sue posizioni, un piolino situato sulla ruota stessa fa scattare di una posizione quella successiva e così via. La macchina funziona a manovella e non ha alcuna diffusione, tanto che ne vengono costruiti solo quattro esemplari. Quello che invece si impone decisamente è il concetto del riporto automatico11, che viene poi ripreso nella macchina di Gottfied Wilhelm Leibniz (1646-1716) nel 1673, con l'aggiunta di un pignone dentato, noto anche come Leibniz wheel, che permette alla macchina di eseguire in più le moltiplicazioni e le

H.H. Goldstine, The Computer from Pascal to von Neumann, Princeton, Princeton University Press, 1972, pp 6-7. L'esistenza delle lettere di Schickard a Keplero venne scoperta solo nel 1957 dal dottor Franz Hammer. La macchina è stata poi costruita nei primi anni '60 seguendo i disegni e le indicazioni riportati nelle lettere e funzionò. Cfr. H.H. Goldstine, op.cit., pg.6.
10

9

20

divisioni in maniera automatica. Poichè non funziona a manovella, ma facendo scorrere delle aste, è un passo avanti rispetto alla Pascaline, ma solo teorico, in quanto entrambe non riuscirono mai a compiere alcuna operazione in maniera esatta. Il problema è relativo all'arretratezza della tecnologia coeva ai progetti: queste macchine necessitano infatti di ruote dentate, di alberi di trasmissione, di pignoni, di ingranaggi insomma, costruiti con notevole precisione, ingranaggio e l'altro correttamente. altrimenti i "giochi" tra un non permettono di lavorare

...mancavano le risorse concettuali per capire che la precisione nella lavorazione delle parti meccaniche, soprattutto quando si iniziò ad usare sistematicamente il ferro, si potevano ottenere meglio se i pezzi erano, a loro volta, "fabbricati a macchina". Con questa contraddizione tra precisione necessaria alla costruzione delle macchine e macchine necessarie a fabbricare pezzi sufficentemente precisi si spiega anche l'inerzia che ha caratterizzato fino in epoca recente il "macchinismo". Occorreva il concetto di "macchina per costruire le macchine"...12 Comunque l'importanza di Leibniz nella storia del calcolo automatico non si riduce alla sola invenzione di una macchina che non ha mai funzionato, egli divide con Isaac Newton (1642-1727) il merito di aver dato forma definita a quel calcolo infinitesimale che era già stato precorso da Bonaventura Cavalieri (1598-1647) nel 1635. Il matematico e filosofo tedesco è il primo ad avere l'intuizione che, dividendo i problemi matematici in molti sottoproblemi, questi diventano più facilmente risovibili,

Tuttora i contachilometri d'automobile di tipo meccanico sono costruiti su di esso.

11

21

specialmente dalla macchina . Leibniz

13

scrive anche, nel

1666, un saggio sul calcolo combinatorio (De Arte Combinatoria) come sistema matematico per la riduzione del pensiero ad equazioni, come tentativo, cioè, di una matematizzazione del ragionamento umano. Questo saggio, misconosciuto ai suoi tempi, viene ripreso da due matematici successivi: prima da George Boole (1815-1864), alla metà dell'800, e poi completamente riconosciuto nella sua grandezza di primo tentativo di costruzione di una logica simbolica da Louis Conturat (1868-1914) nel 1901 con il libro La Logique de Leibniz. Il primo che tenta di dare il "motore" ad una macchina calcolatrice è Giovanni Poleni da Padova (1683-1761), il quale, nel 1709, costruisce un macchina aritmetica che, per evitare manovelle da girare o aste da far scorrere, funziona mediante un peso fissato ad una corda avvolta ad un asse. Questa, svolgendosi per azione del peso, fa girare l'asse che, di conseguenza, comunica il moto a tutta la macchina, la quale è così in grado di eseguire i calcoli precedentemente impostati14. L'idea comunque non funziona, in quanto nemmeno questa macchina è in grado di superare il gap relativo all'arretratezza della tecnologia contemporanea. Nel frattempo, le esigenze pratiche di una maggior velocità nella esecuzione dei calcoli si facevano via via sempre più forti. Con l'invenzione dei logaritmi e delle

R. Betti, Macchina, in Enciclopedia, vol. 8, pp. 605636, Torino, Einaudi, 1979, pg. 616. Concetto questo che verrà poi ripreso da von Neumann durante la progettazione dell'EDVAC e che da allora è sempre rimasto alla base della costruzione di qualsiasi calcolatore o macchina calcolatrice. Cfr. G. Poleni, Machinae aritmeticae, ejusque usus descriptio, in Miscellanea, Venetiis, Aloysium Pavinum, 1709, pp. 27-40.
14 13

12

22

funzioni trigonometriche, sempre ad opera di Nepero, si rendono necessarie delle tabelle riportanti i valori calcolati di queste, in maniera che siano d'aiuto ai calcoli più complessi. Le funzioni trigonometriche infatti, per poter essere proficuamente usate, necessitano della:

...compilazione di tabelle ove fossero riportati i valori della funzione per i diversi punti del suo campo di esistenza. Purtroppo la realizzazione di tali tabelle comportava difficoltà immense dato che, nella condizione di quei tempi, tutta la procedura del calcolo era manuale15. Il problema, se è importante per l'astronomia, lo è ancor di più per la navigazione. Con l'espandersi dei traffici a livello oceanico, non dobbiamo infatti dimenticare che tra '700 e '800 l'Inghilterra fa da padrona su tutti i "sette mari", si rende necessario poter calcolare il punto nave, e quindi la rotta da seguire, su qualsiasi mare e sotto qualsiasi cielo. Dunque i navigatori necessitano di tabelle di calcolo estremamente precise per poter navigare con una certa sicurezza su qualsiasi oceano ed utilizzando come punto di riferimento soprattutto la luna.

In linea di principio, non è difficile determinare la longitudine data una accurata tavola della posizione della luna in funzione del tempo. Il problema è fare simili tavole, in quanto il moto della luna è molto complesso: esso è principalmente composto dalla mutua

S. Rossi, Il calcolatore elettronico. Storia, caratteristche, applicazioni, Milano, Etas Kompass, 1967, pg. 7.

15

23

interazione della luna sia con la terra che con il sole16. Questo problema delle tabelle del moto lunare (effemeridi) è talmente importante che numerosi governi offrono sostanziosi premi per avere dei precisi almanacchi di effemeridi per la navigazione. In questa impresa si impegnano anche matematici di gran nome come: Eulero nel 1746, Clairant nel 1749, di nuovo Eulero nel 1753, Mayer nel 1755 e Maskelyne nel 1797. Il problema comunque non viene mai risolto definitivamente, anche perché i calcoli continuano ad essere eseguiti a mano e quindi queste tabelle sono sempre zeppe di errori. Con l'inizio del XIX secolo qualcosa inizia a muoversi con colui che dà corpo definitivo alle idee di Pascal e di Leibniz, Charles Xavier Thomas de Colmar (1785-1870), che, nel 1820, inizia in Francia la costruzione e la produzione in serie dei suoi Aritmometri, le prime macchine calcolatrici ad avere un uso pratico. Il successo non è strepitoso: anche se la tecnologia a lui contemporanea è sufficentemente precisa, i costi di lavorazione sono ancora troppo alti e le macchine di facile usura. Quindi la produzione è di serie, ma non di massa e gli Aritmometri non hanno una larghissima diffusione.

Charles Babbage La svolta determinante nell'evoluzione del calcolo automatico è data da Charles Babbage (1791-1871), l'Irascibile Genio, come venne definito nel titolo di una

"In principle, it is not difficult to determine longitude give an accurate table of the moon's position as a function of the time. The problem lies in making such tables, because the moon's motion is very complex: it is compounded principally out of the mutual interaction of the moon with both the earth and the sun." H.H. Goldstine, op.cit., pg. 27.

16

24

sua

biografia .

17

Egli

è

prima

di

tutto

matematico

ed

astronomo e membro fondatore della Royal Astronomical Society nel 1820, dalla quale è il primo a ricevere la Gold Medal, nel 1823, per il suo lavoro Observations on the Application of Machinery to the Computation of Mathematical Tables. Dall'anno prima infatti ha incominciato a lavorare alla Difference Engine, o Macchina delle Differenze, totalmente nuova concettualmente rispetto alle precedenti, in quanto progettata in maniera tale da poter svolgere un solo compito (one purpose machine), la soluzione cioè di polinomi di grado superiore mediante il metodo delle differenze18. I problemi che Babbage si è prefisso di risolvere sono sempre quelli relativi alla costruzione di tavole matematiche che permettano di risparmiare tempo durante i calcoli19. La Difference Engine non venne mai terminata, perlomeno non da Babbage. Mente vulcanica e geniale, egli è però eccessivamente autocritico ed esitante, oltre ad essere scarsamente dotato di senso pratico: nel 1833 lascia incompiuto il lavoro e si lancia nella costruzione di una nuova e più perfezionata macchina, l'Analitycal Engine. Il progetto è rivoluzionario, in quanto avrebbe dovuto trattarsi della prima general purpose machine. Essa consta di quattro parti: un dispositivo centrale detto "magazzino"

Mabeth Moseley, Irascible Babbage, Inventor, London, 1964.
18

17

Genius.

A

Life

of

Charles

Strumento matematico per la risoluzione di espressioni polinomiali, ovvero composte da più monomi, dove questi ultimi sono delle espressioni algebriche costituite da un solo termine. Uno degli aneddoti fioriti sulla sua vita fa risalire questo desiderio di ricerca nel campo del calcolo automatico ad uno dei suoi scatti d'ira, che erano molto frequenti e per i quali andava famoso, che lo colse mentre si trovava impegnato con John Herschel, figlio dello scopritore del pianeta Urano nonchè lui stesso grande astronomo e matematico, in lunghi calcoli astronomici che dovevano compiere manualmente.
19

25

(store) dove vengono immessi i dati da elaborare ed i risultati parziali; un altro dispositivo chiamato "mulino" (mill) che ha il compito di applicare ai dati le quattro operazioni fondamentali e quindi di elaborarli; un terzo dispositivo, composto da ingranaggi e leve, che serve per la trasmissione interna dei dati; l'ultimo dispositivo infine è un input-output per l'immissione dei dati e l'emissione dei risultati. La prima di queste operazioni è svolta per mezzo di schede perforate o per posizionamento manuale degli accumulatori meccanici del "magazzino"; la seconda invece può avvenire per lettura diretta degli accumulatori, per mezzo di schede perforate o con la stampa diretta dei risultati. Il tutto funziona grazie ad un motore a vapore. Una delle idee portanti di questa nuova macchina sono le schede perforate,
20

inventate

nel

1801

in

Francia

da

Joseph Marie Jacquard

(1752-1834), per la "programmazione"

dei telai meccanici. L'idea è semplice e geniale: l'ago e il filo vanno a lavorare solo se la perforazione sulla scheda lo permette. In questa maniera la complessità e la coloritura dei modelli di stoffe possono essere notevolmente aumentate, basta "programmare" il telaio con le apposite schede21. Questa delle schede perforate è l'idea che mancava a Babbage, il quale cerca di approfondirla e, mentre prosegue la costruzione dell'Analitycal Engine, pensa già ad un ulteriore perfezionamento: oltre ai dati, anche le

Il problema che egli si era trovato ad affrontare e a risolvere con successo era l'esecuzione di modelli particolarmente complessi e colorati nella tessitura delle stoffe. Un tessitore, per quanto bravo ed attento sia, ha degli ovvii limiti umani che non gli permettono di tessere modelli oltre una certa complessità. Ancora oggi infatti un tipo di tessuto colorato in modo particolare e di disegno complesso si chiama "Jacquard".
21

20

26

istruzioni avrebbero potuto essere fornite alla macchina per mezzo delle schede perforate. La Difference Engine non viene mai completata da Babbage, ma da Pehr Georg Scheutz (1785-1873). Gentiluomo svedese di larghissima e vasta cultura, non solo si occupa di tecnica in generale e di stampa in particolare, ma ha anche tradotto Shakespeare in svedese. Egli inizia ad interessarsi della macchina di Babbage già nel 1834 e nello stesso anno ne costruisce, assieme al figlio Edward, una versione leggermente modificata. Questa prima versione non ottiene alcun successo, ma alcuni anni più tardi, nel 1851, l'Accademia Svedese gli fornisce dei fondi perché ne costruisca un'altra versione. Egli non solo apporta ulteriori modifiche, ed aggiunge una stampatrice per aumentarne la praticità, ma si fa aiutare da Babbage stesso in questo lavoro. La macchina è completata nel 1853, nel 1854 viene esposta a Londra, nel 1855 vince la Medaglia d'Oro all'Esposizione di Parigi e l'anno successivo Scheutz viene accolto come membro effettivo dall'Accademia Svedese. Il Babbage "senso infatti motivo per cui il successo arride a Scheutz e non a sta probabilmente nel fatto che il primo ha il pratico" che manca totalmente al secondo. Questi non riesce a terminare nemmeno l'Analitycal Engine

e questa volta proprio a causa dell'arretratezza della tecnologia del suo tempo, la quale, se è in grado di costruire i pezzi della Difference Engine e di altre macchine simili, non lo è ancora per quelli dell'Analitycal Engine.

La sua mente inoltre precedeva anche la sua capacità realizzativa, ed egli si trovava ad immaginare congegni sempre più perfezionati prima di aver costruto quelli precedentemente ideati, che finiva con

27

l'abbandonare, perdendo ad un tempo di credito morale, ... , e di credito materiale ...22 Ai contemporanei il suo lavoro deve sembrare molto simile alla tela di Penelope e quindi, dopo quasi vent'anni, il finanziamento governativo gli viene tolto, nel 1842, dal primo ministro Robert Peel. Nonostante ciò Babbage riesce a continuare la sua opera grazie ad estimatori e finanziatori. Il più importante fra questi è senz'altro Ada Augusta contessa di Lovelace (1815-1852), figlia di Lord George Byron e di Lady Annabella Milbanke. Ada Augusta, oltre ad essere bellissima ed appassionata giocatrice, è anche un'appassionata matematica, materia che ella ha studiato con Augustus de Morgan (1806-1871), uno dei componenti il gruppo di studiosi che, assieme a Peacock, Herschel, Babbage stesso e Boole, elaborarono la moderna concezione dell'algebra.

Ada, che al pari del padre morirà giovanissima, impegnerà gli ultimi anni ad aiutare Babbage nella disperata impresa di coniugare l'ardito progetto con 23 lo stato della tecnologia del secolo XIX . L'Analitycal Engine è destinata a rimanere comunque un'opera incompiuta, ma la sua importanza è decisiva, in quanto il progetto di questa macchina propone uno schema concettuale che tuttora sta alla base dei più moderni calcolatori elettronici. Il "magazzino" infatti corrisponde alle attuali "memorie centrali", il "mulino" alla "unità logica di calcolo", anche se i collegamenti tra queste due parti si sono trasformati da meccanici in elettrici, l'immissione e l'emissione dei dati e dei risultati sono

A. Mondini, L'epoca contemporanea, tecnica, vol. IV, Torino, UTET, 1973, pg. 665.

22

in

Storia

della

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state fatte per mezzo delle schede perforate fino a pochissimi anni fa, quando sono state sostituite dal metodo interattivo (dialogo diretto con il computer), ed anche la possibilità di stampa diretta dei risultati è ancora pratica corrente.

Le macchine analogiche Richiamando la dicotomia tra analogico e digitale,

possiamo senz'altro classificare tutte le macchine calcolatrici viste finora come digitali, dato che in questi strumenti:

... le operazioni fondamentali erano effettuate con la ben conosciuta tecnica del conteggio, cioè, esse eseguivano queste operazioni fondamentali meccanizzando il metodo che noi come esseri umani impieghiamo24. Ma nella storia del calcolatore non esistono solo le macchine digitali, ci sono anche quelle analogiche. Accanto al regolo calcolatore, vanno ricordate le macchine costruite da Sir William Thomson, Lord Kelvin (1824-1907). La prima di esse interessa solo parzialmente la nostra storia, in quanto si tratta di uno strumento che serve a riportare su di un rotolo di carta, dotato di una linea di riferimento, il livello del mare momento per momento. Kelvin infatti, se si interessa a tutte le branche della fisica, è però particolarmente affascinato dai moti di marea. Le misurazioni effettuate con questo primo strumento

23

R. Faenza, op.cit., pg. 33

"... the fundamental operations were performed by the well-know techniques of counting, that is, they did their fundamental operations by a mechanization of the methods that we as humans employ." H.H. Goldstine, op.cit., pg. 39.

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gli danno come risultato una linea che sul rotolo di carta si svolge in maniera armonica sia sopra che sotto la linea di riferimento data, dimostrando così che i moti di marea sono dei moti armonici. Kelvin costruisce quindi la sua seconda macchina, l'Harmonic Analyzer o Analizzatore Armonico di Maree, applicazione pratica di una macchina integratrice inventata da James Thomson (1822–1892), suo fratello, che serve a calcolare il valore degli integrali richiesti per le analisi armoniche. I moti armonici erano stati studiati da Jean-BaptisteJoseph Fourier (1768-1830) nel trattato da lui pubblicato nel 1807, Theorie analytique de la chaleur, e si erano presentati matematicamente molto complessi per il numero estremamente alto di variabili che contenevano. Kelvin si basa su questo studio per l'elaborazione concettuale del suo Analizzatore Armonico, macchina che si dimostra immediatamente utilissima, in quanto le maree inglesi hanno dei dislivelli notevoli e la loro perfetta conoscenza viene a facilitare di molto la navigazione sottocosta. Per risolvere questo problema Kelvin costruisce anche un altro strumento, il Tide Predictor, o Predittore di Maree, il quale utilizza e sviluppa ulteriormente le stesse strutture meccaniche e concettuali che stanno alla base della macchina precedente. L'ultima e più importante invenzione di Kelvin è l'Analizzatore Differenziale del 1876, macchina dedicata alla risoluzione di equazioni lineari di secondo grado. Queste equazioni sono indispensabili per descrivere, ad esempio, il moto dell'acqua in un canale di larghezza e profondità non uniformi, il moto delle maree secondo la teoria di Laplace o il comportamento di molti circuiti elettrici. Senza dilungarci in descrizioni matematiche delle equazioni differenziali lineari, cosa che sarebbe indispensabile per poter comprendere appieno il funzionamento dll'Analizzatore Differenziale di Kelvin come di ogni altra macchina analogica dedicata a questo tipo di

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equazioni, possiamo dire che questo strumento è composto da due integratori nei quali vengono impostate le due equazioni; una volta trovata la soluzione, questa dovrebbe passare dal secondo integratore al primo e ripetere l'operazione senza dover reimpostare gli integratori stessi. Kelvin non porta a termine la costruzione della macchina, in quanto non riesce a tarare la potenza meccanica sviluppata in maniera tale da poter spostare il risultato dal secondo integratore al primo. L'ostacolo è rappresentato ancora una volta dall'arretratezza tecnologica e verrà superato solo cinquant'anni più tardi con l'invenzione dell'Amplificatore di Coppia25. L'Analizzatore estremamente utile Armonico di Maree e funzionale, ma ben si dimostra presto ci si

accorge della sua insufficienza, dato che riesce ad elaborare solo delle Serie di Fourier con un limitato numero di termini. Consci di ciò, due americani, Albert Michelson (1852-1931) e Samuel Stratton (1861-1931), nel 1897 modificano il progetto della macchina e ne costruiscono un'altra che, mediante l'utilizzo della forza di alcune molle a spirale, è in grado di elaborare delle Serie di Fourier fino a 20 termini. Visto il successo ottenuto ne costruiscono poi un'altra in grado di elaborare Serie di 80 termini. Entrambe queste macchine sono concepite e realizzate nel Dipartimento di Fisica dell'Università di Chicago, diretto da Michelson già dal 1842.

Kelvin costruisce ancora una macchina analogica, un altro Analizzatore Armonico più piccolo, che è senz'altro la sua invenzione meccanica più longeva. Costruendo delle navi interamente in ferro ci si accorge che la massa ferrosa della nave devia la bussola, falsandone così le indicazioni. Questo Analizzatore Armonico serve precisamente a calcolare queste deviazioni e che dimensioni devono avere i blocchetti di ferro da inserire nella chiesuola della bussola per correggerle. Lo strumento rimane in uso fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando è sostituito dal calcolatore elettronico.

25

31

Due personaggi dell'ultimo quarto del XIX secolo meritano ancora di essere citati: l'americano Herman Holerith (1860-1929), di cui parleremo nel prossimo paragrafo, e lo spagnolo Leonardo Torres y Quevedo (18521936), che è il primo a tentare di applicare l'elettricità ad una macchina calcolatrice nel 1893, ma il suo tentativo di dare una soluzione elettromeccanica alle idee di Babbage non ha alcun successo. Le macchine calcolatrici di tipo digitale per uso scientifico hanno ormai raggiunto il loro limite meccanico di sviluppo e non possono progredire ulteriormente. Il successivo mezzo secolo infatti, sarà dominato dalle macchine analogiche, evoluzione e perfezionamento degli Analizzatori, sia Armonico che Differenziale, di Kelvin.

Le macchine tabulatrici Poche righe più sopra abbiamo parlato di "macchine calcolatrici di tipo digitale per uso scientifico", questa connotazione merita di essere spiegata per poter distinguere tra i due usi tipici di questo periodo: scientifico e statistico. Nel primo caso si hanno pochi dati su quali si fanno numerosi calcoli di elaborazione, mentre nel secondo si ha una grande massa di dati su cui si eseguono pochi calcoli di elaborazione. Dopo la macchina di Quevedo non si sviluppano ulteriormente le macchine digitali scientifiche, ma pochi anni prima avevano iniziato a svilupparsi le macchine digitali statistiche grazie ad Herman Holerith, esperto di tecniche statistiche. Laureatosi in ingegneria mineraria alla Columbia University con una tesi su un sistema di tabulazione da lui inventato, Holerith lavora per il censimento americano del 1880 e nell'Anno Accademico 1882-83 è istruttore di ingegneria meccanica al Massachusetts Institute of Technology (MIT). Quindi progetta e costruisce una macchina per la tabulazione statistica dei dati demografici e la brevetta 32

nel 1889: l'anno dopo sono proprio le sue macchine ad essere uate per il censimento generale della popolazione statunitense26. I primi principali dati sono noti dopo un solo mese, contro gli otto anni del precedente censimento, e dopo due anni si hanno i risultati definitivi. Questa macchina riprende il concetto di scheda perforata direttamente da Jacquard e i moduli del censimento sono in realtà delle schede su cui i dati vengono perforati invece che scritti. La scheda viene poi immessa nella macchina e posizionata sopra una vaschetta di mercurio percorsa da corrente elettrica. Vengono poi calati degli aghi collegati a dei contatori decimali, probabilmente costruiti proprio sul principio del riporto automatico di Pascal; gli aghi che durante il loro percorso incontrano il foro della scheda vanno ad immergersi nella vaschetta di mercurio chiudendo il circuito e facendo scattare il contatore di una unità27. Come si vede, la necessità di aumentare la velocità dei calcoli è sempre e comunque molto sentita in tutti i campi d'applicazione della matematica, ed è quindi di forte stimolo agli studi sull'automazione. Da quando Samuel Stratton è diventato presidente del MIT vi ha instaurato una tradizione di ricerca in questo campo, specialmente per quanto riguarda le macchine analogiche per uso

In base ad un articolo della loro Costituzione, negli USA il censimento generale della popolazione deve essere fatto ogni dieci anni, in maniera tale che i seggi al Congresso siano sempre proporzionali alla popolazione stessa. Il censimento del 1880 era costato una cifra ingentissima, aveva occupato moltissime persone ed i risultati furono noti solo nel 1888. Visto il successo ottenuto, nel 1896 Holerith fonda la Tabulating Machine Company per la produzione di macchine tabulatrici. Nel 1911 questa diventa la Computer-TabulatingRecording Company e nel 1914 viene assunto Thomas J. Watson, il quale nel 1924 assume la direzione dell'azienda e promuove la fondazione della International Business Machine Corporation
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33

scientifico , e l'uomo che finalmente realizza il sogno di Kelvin, l'Analizzatore Differenziale per le equazioni differenziali di secondo grado, è Vannevar Bush (18901974), il quale lavora appunto all'Elettrical Engineering Department del MIT. Bush completa la sua prima macchina calcolatrice all'inizio del 1927. Si tratta di un Integratore Continuo per la risoluzione di equazioni integrali e differenziali di primo grado derivato dal contatore di watt-ora inventato da Elihu Thomson (1853-1937): un disco che ruota all'interno di due elettromagneti a causa del campo magnetico provocato da questi. Il numero di giri dipende quindi dai valori di tensione e di corrente applicati agli elettromagneti stessi29. Nella fisica e nell'ingegnieria elettrica però quelle che servono non sono tanto le equazioni di primo grado, quanto quelle di grado secondo. Per questo, alla fine dello stesso anno, Bush presenta la sua seconda macchina calcolatrice per la risoluzione appunto di equazioni differenziali ed integrali di secondo grado. Si tratta di un palese accoppiamento del contatore di Elihu Thomson con l'integratore di James Thomson, il fratello di Sir William Thomson, Lord Kelvin: il contatore fa da input all'integratore, il quale necessita appunto un
(IBM), destinata a diventare industriali della storia.
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28

uno

dei

più

grossi

colossi

Anche se non si tratta dell'unico luogo dove questi studi vengono portanti avanti, come dimostrano le macchine costruite, entrambe nel 1916, alla Case School of Applied Science ed ai Riverbank Laboratories. Cfr. H.H. Goldstine, op.cit., pg. 90. Il lettore che volesse vedere questo apparecchio in funzione è sufficente che osservi i contatori di "luce elettrica" che vengono installati in ogni casa: si tratta della moderna versione dello stesso strumento. Infatti, fu proprio questo strumento che permise la quantificazione, e quindi la vendita, della corrente elettrica. Prima di esso la si conosceva sì, ma non si riusciva ad immetterla sul mercato in quanto non si era in grado di quantificare la quantità venduta.
29

34

moto rotativo in entrata. Questo Analizzatore è oltremodo inelegante, sia esteticamente che ed inoltre non riesce ad avere il carattere sognato da Kelvin. Il problema da superare

Differenziale tecnicamente, di continuità è sempre lo

stesso: il moto di queste macchine è dato dalla rotazione di un disco al quale viene accoppiata ad angolo retto una ruota che trasmette il movimento al resto del meccanismo ed è proprio in questa trasmissione del moto che si trova il grosso problema di tali macchine: la resistenza meccanica di alberi ed ingranaggi collegati alla ruota fa sì che se il disco aumenta la sua velocità oltre un certo limite, questa slitta sul disco stesso, facendo così sbagliare la macchina. A nulla serve aumentare la pressione della ruota sul disco, in quanto questo stesso aumento ne rallenta il moto, facendo così sbagliare ugualmente la macchina. Il problema viene risolto nella successiva macchina di Bush, l'Analizzatore Reticolare (Network Analyzer), che realizza il sogno di Kelvin. Un motorino elettrico fa girare il disco e dietro alla ruota viene applicato un Amplificatore di Coppia, inventato da Carl Nieman nel
30 1925 .

Questo

congegno serve appunto ad amplificare la forza trasmessa dal disco alla ruota, vincendo completamente le resistenze meccaniche degli ingranaggi. Nel 1930 Bush costruisce anche un Amplificatore Cinematico, esclusivamente basato sull'integratore di James Thomson e che contiene ben sei Amplificatori di Coppia; tale strumento lavora così bene che ne vengono richiesti degli esemplari sia per il Ballistic Research Laboratory di Aberdeen, per la compilazione di tavole di tiro e la risoluzione di equazioni balistiche, che dalla Moore School of Electrical Engineering della Pennsylvania University, per le equazioni di ingegneria elettrica: le macchine vengono consegnate nel 1935. Nel 1942 viene completato l'ultimo progetto di Bush,

30

Cfr.

C.

W.

Nieman:

Bethlehem

Torque

Amplifier,

in

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ovvero il Nuovo Analizzatore Differenziale. Nelle macchine precedenti a quest'ultima per poter cambiare problema da risolvere era necessario mutare le connessioni meccaniche tra le varie parti delle macchine stesse: lavoro che portava via un paio di giorni. Bush sostituisce allora quel sistema con dei collegamenti elettrici e questo permette di dotare la macchina di vari programmi a schede perforate, in modo che quando cambia il problema da risolvere basta sostituire le schede. Questo Nuovo Analizzatore non ha però il successo che avrebbe meritato, anche perché - come vedremo - soltanto pochissimi anni più tardi sarebbe entrato in scena l'ENIAC e così, sia la macchina di Bush, che quelle di Aiken e di Stibitz (di cui parleremo nel prossimo paragrafo), per quanto siano delle novità assolute, di fatto nascono già antiquate.

I calcolatori digitali e la logica binaria Le macchine analogiche, nella loro evoluzione, avevano seguito lo sviluppo dei modelli matematici per l'interpretazione di fenomeni fisici come il moto dei fluidi, l'elettricità e la balistica, ma ora, verso la metà del XX secolo, iniziano a mostrare pesantemente i loro
31 limiti . Le macchine digitali avevano invece già palesato i

loro con il fallimento del tentativo operato da Torres Quevedo, ma erano dei limiti tecnologici e da allora era
American Machinist, 66, 21, 895-897, 1927. Le macchine analogiche, di costruzione concettualmente più facile rispetto a quelle digitali, hanno il grosso handicap di essere delle one-purpose, cioè degli strumenti costruiti per sviluppare dei dati compiti e solo quelli. Se vengono cioè costruite per la risoluzione di equazioni integrali, una semplice somma di due cifre deve essere impostata come l'equazione integrale delle derivate delle due cifre stesse. Le macchine digitali invece sono di norma delle general-purpose, ovvero in grado di effettuare qualsiasi tipo di calcolo nella maniera più
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36

passato quasi mezzo secolo: i tempi sono ormai maturi per nuovi tentativi. Il primo a costrure una nuova macchina digitale, il Mark I, è Howard Aiken (1900-1973), il quale raccoglie così una serie di importanti esperienze precedenti. Le macchine analogiche sono estremamente utili a fisici ed ingegneri perché si basano su proprietà fisiche e concetti matematici ben precisi, in quanto servono ad approfondire la conoscenza proprio di quegli aspetti della natura, simulandone le proprietà. In altre parole, esse sono una analogia tra la macchina ed il fenomeno naturale oggetto di studio. Per gli astronomi invece è piuttosto difficile costruire delle macchine analogiche che simulino i fenomeni che essi stanno studiando ed è proprio per
32 questo che abbisognano di macchine digitali . Infatti la

Difference Engine di Scheutz, nonostante la diffusione di macchine di calcolo analogiche anche piuttosto precise, venne usata per la costruzione di tavole astronomiche presso l'osservatorio di Albany (New York) dal 1856 fino al 1924, ben 68 anni! La persona che per primo si interessa allo sviluppo di nuovi strumenti in questo campo è Leslie John Comrie (1893-1950), neozelandese laureato a Cambridge in Inghilterra ed impiegato al H.M. Nautical Almanac Office del Royal Naval College dal 1920 al 1936. Durante questo periodo egli lavora alle macchine tabulatrici di Hollerith e le trasforma in maniera tale da poter essere utilizzate

semplice, anche se questa semplicità concettuale non corrisponde ad una facilità di costruzione delle macchine stesse. L'ultimo che costruì una macchina analogica per lo studio del cielo fu l'astronomo e matematico iraniano Jamshìd ben Mas'ùd ben Mahmùd Ghìàth ed-Dìn al-Kàshì (1393-1449), capo dell'osservatorio astronomico di Sammarcanda. Questo strumento serviva a calcolare quando due pianeti erano in congiunzione e serviva forse più agli astrologi che agli astronomi. Comunque esso si inserisce più nell'evoluzione di quella serie di modelli meccanico-grafici del sistema tolemaico che non nella storia degli strumenti di calcolo.
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per la compilazione di tabelle astronomiche: entrano in produzione presso l'IBM nel 1928. Sono però sempre degli strumenti meccanici e quindi soggetti a forte usura a causa degli atriti tra le parti in movimento. La strada da seguire è quella dell'elettricità e colui che spinge l'IBM ad imboccarla è Wallace Eckert (1902-1971). Da sempre interessato al calcolo celeste, nel 1926 diventa assistente d'astronomia alla Columbia University ed inizia subito a sviluppare il progetto di un centro di calcolo all'interno dell'università, il Computing Bureau. Il successo di questo laboratorio è tale che, in collaborazione con esso, nel 1930 l'IBM inizia a sviluppare una macchina tabulatrice nota come Tabulatore Differenziale, moderna versione della Differential Engine di Babbage, che viene installata al Computig Bureau nel 1931. Eckert in tutto ciò ha una parte di primissimo piano, in quanto sono i cambiamenti da lui voluti rispetto alle macchine standard che forzano l'IBM a svilupparsi in maniera tale da venire incontro alle esigenze degli astronomi e quindi ad avviarsi verso il calcolo elettronico-digitale, tanto più che quello delle macchine per calcoli astronomici iniziava ad apparire un campo
33 completamente da sfruttare . Si colloca appunto in questa

fase l'esperienza di Howard Haiken e del Mark I, compiuta realizzazione dell'Analitycal Engine, il vecchio sogno di Babbage. Laureato in fisica alla Harvard University, richiedeva al calcolo automatico essenzialmente due che fosse completamente automatico, senza cioè intervento umano, e che "elaborasse i calcoli Aiken cose: alcun nella

Nel 1940 Eckert lascia la Columbia University per diventare direttore del Nautical Almanac ed il suo lavoro di modernizzazione all'interno di questo ufficio porta alla nascita dell'Air Almanac, l'uffico per la navigazione aerea.

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naturale sequenza degli eventi matematici." , una macchina dunque compiutamente digitale. Nel 1937 entra in contatto con Eckert, il quale lavora ora al Watson Computing Bureau dell'IBM, e nel 1939 iniziano assieme la costruzione dell'Automatic Sequence Controlled Calculator (Mark I), il quale viene completato nel 1944. Esso è completamente elettromeccanico e le istruzioni vengono inserite mediante un nastro perforato; queste ultime inoltre sono divise in tre parti: la prima comunica alla macchina dove sono i dati, la seconda dove memorizzare il risultato e la terza quale operazione dev'essere eseguita. Nello stesso anno in cui Aiken ed Eckert entrano in contatto tra loro, George Stibitz (1904-1995), matematico dei Bell Telephones Laboratories, inizia a lavorare ad una macchina digitale elettromeccanica, il Bell Relay Calculator, ed assieme agli ingenieri Samuel Williams ed Ernest Andrews completano il progetto nel 1940. L'importante novità contenuta in entrambi questi calcolatori è che i dati vengono immagazzinati per mezzo di relais, apparecchi elettromeccanici che lavorano in posizione di aperto/chiuso o, in termini matematici, di 0/135. Questo sistema matematico a due cifre o "binario" è ripreso dall'opera di George Boole (1815-1864), il quale aveva fondato su di esso un'algebra completa, anche se dei

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"... to carry out a calculation in the natural sequence of mathematical events." H.H. Goldstine, op.cit., pg. 111. Essi si basano su di un principio molto semplice: una bobina percorsa da corrente elettrica forma al suo interno un campo magnetico tale da poter spostare una barretta di ferro colà introdotta. Sfruttando questo principio si possono costruire degli interruttori che si aprono e si chiudono a seconda se la bobina è percorsa o meno da corrente elettrica, dei relais appunto. Questi, a loro volta, possono aprire o chiudere dei circuiti. A titolo di esempio, il solo Mark I ne conteneva circa 3000.
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numeri binari vi sono ricordi più antichi , aiutato in ciò da Augustus de Morgan. La prima opera che pubblica, nel 1848, è The Mathematical Analysis of Logic, preludio di quella che è la sua opera fondamentale e cioè: An Investigation to the Laws of Thought, on which are founded the Mathematical Theories of Logic and Probabilities del 1854. Come si nota dal titolo dell'opera, Boole segue Leibniz nel voler cercare le leggi che regolano il funzionamento del ragionamento umano e nel volerle esprimere mediante l'uso del linguaggio simbolico della matematica. Il concetto base dell'algebra booleana è ottimamente sintetizzato da queste parole di Goldstine:

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... le regole sono, con una sola eccezione, quelle dell'algebra che noi tutti abbiamo imparato a scuola. 2 37 Questa eccezione è che: X = X*X = X per ogni X . Conseguenza immediata di questa affermazione è che, in termini matematici, le uniche due cifre che soddisfano quella equazione sono 0 ed 1 e quindi quest'algebra è formata da due sole cifre, invece che da dieci come nell'algebra decimale, appunto quella "che noi tutti abbiamo imparato a scuola". Essa si base cioè sulle potenze di 2 invece che su quelle di 10. E' come se noi invece di contare con tutte e dieci le dita contassimo solo con due.

"... ne parla Won Sung (1182-1135 a.C.) nel Libro delle Permutazioni, il terzo in antichità dei cinque canoni dei cinesi. Nell'epoca contemporanea vengono riesumati da Leibniz, che pubblica su di essi un saggio riportato nei Memories de l'Accadémie des Sciences di Parigi nel 1703." (Mondini, op.cit., pg.680). Questo saggio è quel De Arte Combinatoria al quale abbiamo accennato. Inoltre si è già accennato a Boole e a de Morgan come riformatori dell'algebra, in relazione all'attività di Babbage.
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"... the rules are, with one exception, those of the
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algebra we all learned in school. the exception is that X =X*X=X for every X." H.H. Goldstine, op.cit., pg. 60.

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Solo Babbage, Herschel, Peacock e de Morgan, ovvero quel gruppo di matematici inglesi a cui abbiamo accennato, si rendono conto dell'importanza dell'edificio matematico che Boole, quinto appartenente al gruppo, va costruendo; Babbage utilizza quest'algebra nel tentativo di costruzione della sua Analitycal Engine. Il lavoro di Boole verrà riscoperto e restituito alla sua reale importanza da Russel e Whitehead nella loro fondamentale opera degli anni 190113: Principia Mathematica. I due fatti nuovi più importanti introdotti dai calcolatori di Aiken e Stibitz sono, da una parte, la conferma dell'utilizzo della logica binaria introdotta nel calcolo automatico da Atanasoff, che vedremo nel prossimo capitolo, e, dall'altra, il ritorno al sistema di calcolo digitale, ritorno che è l'inizio della fine dell'uso del sistema analogico nei grandi calcolatori. Per il resto però queste macchine nascono già antiquate, in quanto temporalmente troppo vicine all'ENIAC ed all'EDVAC. Per fare un fulmineo confronto basti dire che sia il Mark I (cioè l'Automatic Sequence Controlled Calculator) che il Bell Relay Calculator hanno una velocità di elaborazione che è circa 1/500 di quella dell'ENIAC. Il Mark I viene comunque perfezionato e nel 1944 nasce il Mark II per l'US Navy, il quale è ancora un calcolatore elettromeccanico, come il successivo Mark III, conosciuto anche come ADEC (Aiken Dahlgren Electronic Calculator), nato nel 1949, mentre sarà elettronico il Mark IV, iniziato nel 1950 e finito nel 1952, costruito per l'Air Force. Mentre Aiken e Stibitz lavorano ai loro primi progetti negli USA, nella vecchia Europa, nella Germania nazionalsocialista, c'è qualcuno che ha avuto più o meno le stesse idee. Si tratta di Konrad Zuse (1910-1995), un ingegnere progettista aeronautico che lavora alla Deutsche Versuchsanstalt. Durante i suoi studi intorno agli effetti dell'aria sulle ali degli aerei egli si trovava continuamente di fronte a calcoli numerosi e complessi:

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come già Babbage, anch'egli tenta di superare questo noioso ostacolo e ciò lo induce allo studio del calcolo automatico e, come Babbage, ben presto questo diventa il vero scopo della sua ricerca, tanto da spingerlo a licenziarsi dal lavoro nel completa lo genitori, utilizza la 1936 per dedicarvisi interamente. Nel 1938 Z-1, costruito nel salotto di casa dei suoi calcolatore elettromeccanico-digitale che logica binaria, a cui segue, nel 1939, lo Z-2,

una versione migliorata dall'introduzione dei relais. Grazie a questa seconda macchina ha dei finanziamenti dal governo tedesco del III Reich che gli permettono di costruire lo Z-3, calcolatore elettromeccanico-digitale contenente circa 2600 relais, la cui novità più importante è la predisposizione a ricevere le istruzioni mediante un nastro perforato e quindi a lavorare senza alcun intervento umano durante la fase di calcolo. E' il primo calcolatore a programma interamente memorizzato, ma purtroppo è distrutto durante un bombardamento nel 1944. L'ultima macchina elettromeccanica viene costruita da Alwin Walther (1898-1967), professore al Technical Institute di Dormstadt. Iniziata nel 1951 e completata nel 1959, è basata sulla coniugazione dei progetti di Aiken e di Stibitz. Walther non si è reso conto però che i tempi della tecnologia elettromeccanica nella costruzione delle macchine calcolatrici sono ormai superati; la macchina funziona, ma la sua lentezza di elaborazione rispetto agli strumenti elettronici la emargina immediatamente da ogni forma possibile di mercato38.

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Cfr. H.H. Goldstine, op.cit., pg. 118-119.

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CAPITOLO II

I CALCOLATORI ELETTRONICODIGITALI

Dall'elettromeccanica all'elettronica John Atanasoff (1903-1995) è professore associato di matematica e fisica allo Iowa State College tra 1926 ed il 1945: durante questo periodo si interessa ai metodi di risoluzione delle equazioni lineari differenziali. Ciò lo porta a guardare molto attentamente al lavoro di Bush, a notarne i difetti ed a decidere, nel 1937, di progettare e costruire lui stesso un Analizzatore Differenziale. La più grossa differenza tra le macchine di Aiken e di Stibitz, da una parte, e quella di Atanasoff, dall'altra, sta nel fatto che quest'ultimo utilizzò dei tubi a vuoto1 al posto dei relais. Tale preferenza è dovuta al fatto che quest'ultimi per cambiare stato muovono delle sbarrette di ferro di

Ampolle di vetro sottovuoto contenenti una placca ed un filamento sotto tensione elettrica: quando questa varia si genera, o si blocca, un flusso elettronico che rende conduttore, o meno, il tubo.

1

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circa un grammo di peso e quindi impiegano qualche centesimo di secondo, mentre i tubi a vuoto, dovendo muovere solo degli elettroni, cioè delle masse infinitesimali, per cambiare stato impiegano un tempo dell'ordine di qualche milionesimo di secondo. Questo spiega perché la velocità delle macchine elettroniche è infinitamente superiore a quella delle macchine elettromeccaniche. Lo strumento di Atanasoff, primo tentativo di calcolatore elettronico-digitale a logica binaria, è però ancora una one-purpose machine per equazioni lineari, anche se ne potrebbe risolvere oltre trenta contemporaneamente. Contiene circa 300 tubi a vuoto, memorizza i dati su dei capacitori2 posizionati su di un cilindro rotante ad un giro al secondo ed i risultati intermedi su delle schede perforate. E' completato nel 1938, ma ha anch'esso un grosso difetto che lo rende scarsamente utilizzabile: Atanasoff infatti non riesce a costruire quella parte della macchina che dovrebbe convertire i dati dall'algebra decimale a quella booleana e quindi è costretto a dialogare con il calcolatore in linguaggio binario, cosa evidentemente oltremodo scomoda. In altre parole, questa macchina nasce già morta, in quanto fortemente prematura come concezione tecnica e molto limitata nella sua concezione logica.

L'ENIAC Le nuove idee che introduce non cadono però nel vuoto: tra i vari scienziati che entrano in contatto con Atanasoff mentre questi è impegnato nella progettazione e costruzione della sua macchina c'è John Mauchly (1907-1980), laureato in ingegneria elettrica alla Moore School della

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Altro nome dei condensatori elettrici.

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Pennsylvania University ed insegnante all'Ursinus College. Nel 1941, lo stesso anno in cui conosce Atanasoff, lascia il college e ritorna come insegnante all'università in cui si era laureato. I tempi erano tali per cui non mancavano certo stimoli alla ricerca da parte dei governi, se non altro in relazione al contemporaneo stato di guerra, situazione che rendeva impellenti le soluzioni dei più topici problemi legati alla balistica, come la costruzione di tavole di tiro per le armi dell'esercito e della marina, e di bombardamento per l'arma aerea. Queste vengono compilate a cura del Ballistic Research Laboratory (BRL) di Aberdeen, quello stesso che abbiamo visto acquistare un esemplare dell'Analizzatore Differenziale di Bush per effettuare appunto questi calcoli. Tale macchina però è ancora molto lenta, impiega infatti da 10 ai 20 minuti per calcolare una traiettoria e quindi per elaborare una tavola di tiro completa necessita circa di un mese: evidentemente troppo tempo, specialmente per un esercito che si trova
3 impegnato in una guerra mondiale .

Herman Goldstine (1913-2004), laureato ad Harvard in matematica ed esperto in problemi balistici, è arruolato nel 1942 ed assegnato, con il grado di capitano, al BRL. In questo periodo conosce Mauchly, il quale gli esprime le sue

Enumerandole sommariamente, le variabili che entrano in gioco nel calcolo di una traiettoria sono: la carica di lancio, l'atrito della canna, la resistenza dell'aria, la quale varia a seconda delle condizioni atmosferiche e dell'altezza sul livello del mare, la velocità e la direzione del vento, oltre all'eventuale stato di movimento sia dell'arma che spara che dell'obiettivo (p.es., due navi con rotte differenti). Non essendo evidentemente possibile sviluppare l'intero calcolo al momento del tiro, vengono normalmente fornite delle tavole contenenti traiettorie che tengono conto dell'escursione di ognuna di queste variabili, dalle 2000 alle 4000 traiettorie per tavola. Se si considera che per il calcolo di ogni traiettoria servono circa 750 moltiplicazioni, ci si rende conto della laboriosità della stesura di ogni singola tavola. Cfr. le voci Balistica, Tiro, e Traiettoria in L. Musciarelli, Dizionario delle armi, Milano, Mondadori, 1978.

3

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idee sul calcolo automatico, idee che l'anno prima egli aveva steso in un memorandum che era circolato all'interno della Moore School of Electrical Engineering della Pennsylvania University, influenzando profondamente un assistente, John Eckert (1919-1995), che da allora si era profondamente applicato al problema. Goldstine riporta queste idee sia a John Brainerd, direttore della Moore School, che al colonnello Paul Gillon, ufficiale esecutivo del BRL. Entrambi si mostrano profondamente interessati e nella riunione tenutasi il 9 aprile del 1943, alla quale partecipano, oltre a Goldstine, Mauchly, Gillon, Brainerd ed Eckert, anche il colonnello Leslie Simon e Oswald Veblen, rispettivamente direttore e responsabile dei finanziamenti del BRL, viene deciso di far partire il progetto ENIAC (Electronic Numerical Integrator and Computer). I lavori iniziano il 31 maggio successivo e sono in collaborazione tra la Moore School ed il BRL. Una volta realizzato l'ENIAC si presenta come una serie di armadi lunga 100 piedi, alta 10 e profonda 3, contenenti qualcosa come 17.000 tubi a vuoto di 16 diversi tipi, 1.500 relais, 70.000 resistori, 10.000 condensatori e 6.000 interruttori. E' dunque un calcolatore compiutamente elettronico, anche se contiene ancora alcune parti elettromeccaniche. La scelta dell'elettronica rispetto all'elettromeccanica è molto coraggiosa, in quanto in quel periodo non c'è molta fiducia nei tubi a vuoto: molto più veloci rispetto ai relais, avevano però lo svantaggio di avere una "vita" media molto più breve. Eckert, divenuto nel frattempo progettista capo, per attenuare questo inconveniente pretende che tutti i materiali elettrici usati siano di altissima qualità ed inoltre fa in modo tale che i tubi lavorino con dei valori di tensione e di corrente tra il 25% ed il 50% di quelli massimi. Ma anche così il rischio di errore è molto alto: la sincronizzazione del lavoro dei tubi è data da un orologio interno che emette 100.000 pulsazioni al secondo ed a ogni impulso c'è

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la possibilità che uno dei tubi non risponda, provocando dunque un errore. In dati numerici, ci sono quindi 17 bilioni (17.000 * 100.000) di possibilità di errore ad ogni minuto secondo. Nel 1944 entra a far parte dello staff del come consulente, John von Neumann (1903-1957): uno sforzo di gruppo e all'interno di esso è riconoscere propriamente i meriti di ognuno, ma progetto, l'ENIAC è difficile è ammesso

dagli stessi protagonisti che fu sua l'idea che cambiò il corso dell'evoluzione delle macchine da calcolo. Egli infatti comprende per primo che la parte più importante del calcolatore dev'essere quella logica e che quella elettrica deve fare solo da supporto fisico. Quindi lo staff si divide naturalmente in due: da una parte i tecnici, Eckert e Mauchly ai circuiti elettrici e John Davis e Robert Shaw alle parti meccaniche, dall'altra parte Goldstine e von Neumann si occupano della parte logica, cioè del programma. All'inizio del progetto ci sono parecchie discussioni su che tipo di macchina debba essere l'ENIAC: la prima tendenza è di farne una one-purpose dedicata alle equazioni balistiche, ma poi prevale l'idea di farne una general purpose digitale. L'idea di von Neumann arriva però a costruzione già iniziata e quindi la macchina risulta un ibrido: una general purpose a programma fisso. In altre parole, la programmazione avviene mediante lo spostamento fisico di collegamenti elettrici e questo lavoro occupa una squadra di tecnici per alcuni giorni. Inoltre, una volta programmata la macchina ed iniziato il lavoro, questa non può essere fermata fino alla fine dello stesso. Se ci sono parti del programma che possono essere saltate, in pratica ciò non è possibile, dato che non sono state previste delle subroutines all'interno del programma stesso. Via via che il lavoro procede però vengono notati molti altri difetti: la memoria, ad esempio, è composta da batterie di tubi a vuoto, i quali occupano troppo spazio, consumano troppa potenza e sono sempre esposti alla

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possibilità che "saltino", rendendo così inutilizzabile ciò che è stato memorizzato mediante il loro posizionamento; un altro difetto è lo sbilanciamento di velocità tra le parti elettromeccaniche e quelle elettroniche. Visto che i dati vengono forniti al perforati e la loro elettromeccanica, il rispetto a quello di calcolatore per mezzo di nastri lettura da parte della macchina è tempo di lettura è troppo lungo elaborazione e quindi la parte più

propriamente eleborativa della macchina ha parecchi tempi morti.

L'EDVAC Nell'agosto del 1944 all'interno dello staff matura l'idea del progetto di un nuovo calcolatore molto più perfezionato. Secondo un rapporto steso da Goldstine alla fine di quello stesso agosto, questo avrebbe dovuto contenere molti meno tubi a vuoto, avere una capacità elaborativa superiore, essere in grado di memorizzare una maggior quantità di dati ad una maggior velocità, essere più facilmente programmabile ed avere delle dimensioni molto minori. Verso la metà del 1945 il progetto di questa nuova macchina, l'EDVAC (Electronic Discrete Variable Computer), è già a buon punto anche se l'ENIAC non è ancora stato completato. E' di questo periodo un rapporto di von Neumann intitolato First Draft of a Report on the EDVAC, nel quale vengono descritte le caratteristiche del nuovo calcolatore da organizzare in cinque organi principali: quello aritmetico, per la esecuzione di operazioni di questo tipo; quello centrale di controllo, per l'esecuzione delle istruzioni; quello di memoria, per l'immagazzinamento sia delle istruzioni che dei dati; oltre agli organi di input e di output, per il dialogo con l'esterno. Si provi a pensare alla Analitycal Engine e si vedrà quanto la mente di Babbage fosse in anticipo sui tempi.

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L'innovazione più importante introdotta dall'EDVAC è il definitivo abbandono del parallelismo nella elaborazione delle operazioni matematiche. Le macchine precedenti infatti, per acquistare in velocità, venivano costruite in maniera tale da poter eseguire più operazioni contemporaneamente e così era anche l'ENIAC. Von Neumann invece comprende che la velocità elettronica è abbastanza alta per poter spezzare le operazioni ed eseguirle serialmente invece che parallelamente. Nemmeno questa idea è nuova, si ricollega infatti all'intuizione di Leibniz di suddividere i problemi in sottoproblemi per poterli risolvere più facilmente, ma è l'abilità di von Neumann a ripescarla e adattarla alle nuove esigenze. Quindi al posto di 20 accumulatori, un moltiplicatore ed un estrattore di radici, come l'ENIAC, l'EDVAC avrebbe avuto solo un organo aritmetico capace di una operazione alla volta. Altre due innovazioni tecnologicamente importanti sono le memorie a linee di ritardo ed i nastri magnetici. Queste memorie, costruite su di un'idea di Eckert, si basano sul principio che un segnale nei fluidi si propaga molto più lentamente (1450 m/sec) che non nei fili elettrici (300.000.000 m/sec) e quindi potevano essere usati dei tubi pieni di mercurio come memorie. L'impulso elettrico da memorizzare viene trasformato in meccanico da un quarzo posto all'inizio del tubo: l'onda così provocata si propaga nel liquido e viene ritrasformata in impulso elettrico da un altro quarzo posto alla fine del tubo e sul quale l'onda va a sbattere. Il mantenimento del segnale avviene per mezzo di un filo elettrico che cortocircuita il tubo ed in mezzo al quale c'è un amplificatore, composto da una batteria di 10 tubi a vuoto per rimediare alle perdite di potenza del segnale. Un tubo di mercurio della lunghezza di un metro e mezzo può così contenere 1.000 cifre binarie di 0,5 microsecondi l'una. Per raggiungere una simile capacità all'ENIAC occorrevano 2.000 tubi a vuoto. I segnali vengono immessi o prelevati dal tubo per mezzo dell'amplificatore.

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I nastri magnetici vengono invece scelti per sostituire i nastri perforati, dopo che è stata scartata l'idea di Mauchly ed Eckert dei tamburi magnetici rotanti, derivati chiaramente dalla macchina di Atanasoff .
4

Anche

questi ultimi sono troppo lenti rispetto alla velocità di elaborazione. I nastri magnetici permettono invece un buon bilanciamento delle velocità delle varie parti della macchina, eliminando così i tempi morti. Nonostante si lavorasse contemporaneamente a due progetti, l'ENIAC è completato per il 31 dicembre del 1945 e dal primo febbraio dell'anno successivo inizia a lavorare ufficialmente; ma già nel dicembre precedente aveva eseguito parecchi calcoli per conto dei Laboratori Atomici di Los Alamos, su richiesta di Enrico Fermi (1901-1954). L'EDVAC invece entra in funzione solo nel 1952: avrebbe dovuto essere il primo calcolatore elettronico a programma interamente memorizzato, ma nel 1949 è entrato in funzione a Cambridge, in Inghilterra, l'EDSAC (Electronic Delay Storage Automatic Computer), costruito da scienziati inglesi che durante la costruzione dell'ENIAC e la progettazione dell'EDVAC si erano recati alla Moore School per studiare appunto questi lavori. Il ritardo americano, ben sei anni dalla progettazione all'inaugurazione dell'EDVAC, è dovuto allo sfaldamento dello staff originario dell'ENIAC, sfaldamento causato dalla defezione di Mauchly ed Eckert, i quali fondano la Eckert-Mauchly Computer Corporation e nel 1947 iniziarono la costruzione dell'UNIVAC (Universal Automatic Computer), che, completato nel 1951, è il primo calcolatore elettronico costruito da una industria privata.

Gli attuali personal computer comunque usano dei dischi magnetici rotanti per memorizzare programmi e dati, sia a livello di floppy che a livello di hard disk: l'idea cioè era buona, ma ancora troppo in anticipo sulla tecnologia contemporanea per poter essere compiutamente realizzata.

4

50

L'ENIAC continua a lavorare fino al 1955. Alle 23.45 del 2 ottobre di quell'anno viene definitivamente fermato: il "dinosauro elettronico" ha finito il suo importantissimo, seppur breve, ciclo vitale. Viene smontato ed i suoi pezzi portati Institute di Washington. al museo dello Smithsonian

Il segnale elettrico come informazione

Al tempo in cui Egeo era re d'Atene, questa città era tributaria verso il re di Creta, Minosse, e periodicamente doveva inviare sette fanciulli e sette fanciulle per il pasto del Minotauro. Teseo, figlio naturale di Egeo, si offrì volontario al fine di porre termine a questo tributo uccidendo il Minotauro. La nave che trasportava tale carico issava normalmente delle vele nere in segno di lutto, ma Teseo volle portare con sè anche una vela bianca, vela che avrebbe issato al ritorno per avvisare che tutti erano salvi. Purtroppo, forse a causa della faccenda di Arianna, si scordò di farlo ed Egeo, che scrutava l'orizzonte dalla cima di una roccia in attesa dell'amato figlio, quando vide approssimarsi la nave con la vela nera issata fu preso dallo sconforto e si gettò in mare5. Questo racconto mitologico ci mostra due degli aspetti fondamentali dell'informazione: il primo è la densità del

Questo breve racconto è solo una esemplificazione della possibile trasmissione di una qualsiasi informazione. Il fatto che sia il trasmittente che il ricevente siano due esseri umani è perfettamente ininfluente: quello che ci preme mettere in luce è la "trasmissione" dell'informazione, attraverso i due passaggi della "codifica" e della "decodifica" della stessa. Il problema della sua "interpretazione", come avremo occasione di vedere più avanti, esula completamente dal nostro discorso. In altre parole, dal punto di vista della Teoria dell'Informazione, che vogliamo accennare solo per sommi capi, Egeo e Teseo avrebbero potuto anche essere due automi o due parti di una macchina in comunicazione tra loro. Quello che ci preme è dare un esempio

5

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messaggio, in quanto in esso c'è una completa mancanza di ridondanza: vela bianca = vittoria, vela nera = sconfitta ;
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anche se, dal punto di vista dello scambio a distanza delle informazioni, è troppo rigido come sistema: non lascia infatti spazio a messaggi alternativi e non è possibile la conferma o meno del ricevimento dell'informazione stessa. Il secondo fondamentale aspetto è invece quello della codifica, anzi proprio della codifica binaria: o bianco o nero, ed entrambi sono un'informazione. Il primo caso di un alfabeto completo di questo tipo, cioè formato da due soli simboli, sembra fosse quello inventato dal dio celtico Ogam, protettore dell'eloquenza e della scrittura7. Per averne un'altro bisognerà attendere fino al 1840, quando Samuel Morse brevetterà il suo Telegrafo elettromagnetico scrivente, corredato da un codice, detto appunto codice Morse, e non ancora caduto completamente in disuso, sebbene dal 2005 non venga più ufficialmente usato. Esso si basa su due segnali elettrici, uno breve (punto) ed uno lungo (linea) e contiene anche un'altra importante novità: è un codice ergonomico, ossia le lettere dell'alfabeto maggiormente usate sono rappresentate da sequenze più brevi di segnali . Questo codice però ha un grosso difetto: la lunghezza della catena
"visivo" della codice binario.
6 8

trasmissione

di

una

informazione

mediante

un

La ridondanza comunque non è un fatto sempre ed unicamente negativo, in quanto protegge l'informazione dall'alterazione e dalla distruzione durante la trasmissione. Questo lato della comunicazione è particolarmente studiato nella disciplina "cibernetica" dei controlli automatici, alla quale accenneremo più avanti, parlando di Norbert Wiener che della cibernetica è considerato il padre.
7

Secondo altre grafie anche Ogman, Ogmu od Ogmios.

La vocale e è rappresentata da un solo punto, mentre la consonante j è rappresentata da un punto e tre linee, in quanto,

8

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di segnali che definisce un simbolo, sia le lettere che i numeri, è estremamente variabile e quindi necessita di una "sintassi" in passi molto rigida. In altre parole, il punto è lungo 1 passo, il tratto 3, tra gli elementi di un simbolo c'è la distanza di 1 passo di "silenzio", tra le lettere di 3 e tra le parole di 5 passi. Per ovviare a questo inconveniente viene quindi elaborato un codice a cinque unità: ogni simbolo è composto da cinque elementi, definiti non più da due impulsi di lunghezza differente, ma da presenza o assenza di impulso (lo 0/1 dell'algebra booleana). In questa maniera è possibile definire 25 = 32 simboli diversi; ciò non basta per identificare tutte le 26 lettere dell'alfabeto, più i 10 numeri e i vari segni di interpunzione, e quindi sono stabiliti due codici che indicano se il segnale immediatamente seguente è da intendersi come cifra o come lettera9. Nel caso dei computer viene normalmente usato un codice simile, solo che ha otto elementi invece che cinque. Ognuno di questi elementi è un BIT (abbreviazione di BInary digiT, o cifra binaria) e l'intera catena di otto BIT forma un BYTE, che corrisponde ad un carattere o ad un simbolo; in tale maniera è possibile avere a disposizione ben 2 = 256 catene di elementi, tutte diverse tra loro, più che sufficienti a coprire qualsiasi serie di caratteri o di simboli si desideri utilizzare. Il BIT è il cosiddetto "elemento minimo d'informazione", ovvero quel segnale elettrico o sua assenza, la quale è ancora un segno, che
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nell'alfabeto seconda.
9

inglese,

la

prima

è

molto

più

frequente

della

Naturalmente tali codici vengono utilizzati solo quando il testo cambia stato e non davanti ad ogni simbolo inviato.

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corrisponde alla parte più piccola di un dato informativo o BYTE .
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1948: Cibernetica, Teoria dell'Informazione e Transistors La scienza dei calcolatori fa parte di quel gruppo di discipline che il matematico americano Norbert Wiener (1894 - 1964) battezza con il nome di cibernetica nella sua celebre opera, pubblicata proprio nel 1948, Cibernetica o controllo e comunicazione nell'animale e nella macchina: le altre due sono le telecomunicazioni ed i controlli automatici. Il principio associativo di queste tre discipline è funzione dello scambio di informazioni: nel caso delle telecomunicazioni questo avviene tra uomo e uomo, nel caso dei calcolatori tra uomo e macchina e in quello dei controlli automatici tra macchina e macchina . Lo studio matematico nel campo dello scambio di dati a distanza era già iniziato da molto tempo, come dimostrano gli studi di Ludwig Boltzman del 1894, di H. Nyquist del 1924 e di R.V.L. Hartley del 1928, solo per citare i più importanti, ma chi diede sistemazione definitiva a queste ricerche fu Claude Shannon (1916-2001) con un articolo, anche questo pubblicato nel 1948, intitolato Teoria matematica delle comunicazioni. Questa era basata sulla Serie di Fourier, che abbiamo già visto parlando di Lord Kelvin, ed è comunemente nota come Teoria dell'Informazione.
11

In altre parole, l'informazione è un avvenimento atteso in un dato luogo e in un dato momento e qualunque cosa accada è quella l'informazione. Per avvenimento qui si intende la differenza tra ciò che si attende e ciò che accade. Cfr. G. Longo, Teoria dell'informazione, Torino, Boringhieri, 1980. Come si può notare, in questo modello "cibernetico" della realtà i calcolatori fungono praticamente da porta di comunicazione tra il nostro mondo e quello delle macchine.
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Questa teoria è un modello interpretativo del mondo reale dal punto di vista della forma piuttosto che della sostanza12. In altre parole, essa non è basata sugli oggetti, ma sulle differenze tra gli oggetti; differenze che, a loro volta, ne producono altre e quindi generano informazione. Queste differenze sono relative, cioè in funzione dell'utente che le riceve, dunque si deve parlare sempre di coppie sorgente-utente.

Sarà l'utente a stabilire, in base alle sue necessità e alle sue risorse, quali delle differenze generate dalla sorgente dovranno giungergli attraverso il 13 canale di trasmissione . L'informazione inoltre non deve essere necessariamente contemporanea all'utente, può cioè essere latente o potenziale, e divenire attuale solo nel momento in cui l'utente è colto da interesse nei suoi confronti. Quest'ultimo è determinato dall'utilità dell'informazione in funzione dei fini dell'utente stesso, il quale dovrà poi interpretarla in base alla sua precedente esperienza, dovrà cioè darle un significato. Quindi il processo comunicativo si svolge su tre livelli: il primo è quello del rilevamento dell'informazione, ovvero il suo aspetto sintattico; il secondo è quello della sua comprensione, ovvero l'aspetto semantico ed il terzo infine è il livello dell'impiego, ovvero l'aspetto pragmatico. Ed inoltre:

Non solo il processo di comunicazione si svolge a vari livelli: anche l'informazione scambiata si situa su diversi piani. Questa stratificazione gerarchica comprende: al piano più basso i dati, cioè le

O, più precisamente, della forma significante piuttosto che della sostanza significata.
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12

G. Longo, op.cit., pg.19.

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differenze; subito sopra vi sono gli attributi dei dati, cioè le differenze tra le precedenti differenze; al piano superiore vi sono le qualifiche degli attributi dei dati, che sono differenze di terz'ordine; e così via (in pratica probabilmente non 14 si giunge oltre questo terzo livello) . La teoria di Shannon si occupa dell'informazione solo relativamente al primo livello, cioè quello del rilevamento, ma ciò è più che sufficiente per semplificare di molto la progettazione degli elaboratori, macchine costruite appunto per "maneggiare" informazioni, senza però preoccuparsi minimamente della comprensione e dell'impiego delle stesse da parte dell'utente . In quest'anno accade anche un terzo fatto di capitale importanza per la storia degli elaboratori elettronici: William Shockley (1910-1989), John Bardeen (1908-1991) e Walter Brattain (1902-1987), applicando le teorie della fisica dei quanti agli studi sul comportamento dello stato solido, inventano il transistor. Nei paragrafi precedenti si è visto come, nella costruzione dei computer, ai relais, costruiti da Michael Faraday (1791-1867) in seguito alla sua scoperta dell'induzione elettromagnetica nel 1830, si siano preferiti i tubi a vuoto, il diodo inventato nel 1904 da John Ambrose Fleming (1849-1945) e il triodo nel 1906 da
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14

G. Longo, op.cit., pg.20

Per essere ancora più chiari, la Teoria dell'Informazione è una teoria prettamente matematica utilizzata per la progettazione e la costruzione dell'hardware degli elaboratori elettronici e non riguarda in alcun modo la loro parte software, ovvero della loro struttura fisica (hardware), e non della loro struttura logica o dei loro programmi (software) Cfr. anche E.N. Gilbert, Informazione (Teoria della), in D. Pellizzaro, G. Giuliano, Il Grande Dizionario Jackson di Elettronica e Informatica, (a cura di), Milano, Gruppo Editoriale Jackson, 1986, pp. 429-431.

15

56

Lee De Forest

16

(1873-1961), in quanto permettono di fare lo

stesso lavoro, aprire o chiudere un circuito, in un tempo infinitamente più piccolo. Il transistor, definito all'inizio come un "triodo semiconduttore", è rivoluzionario perché, anche se il lavoro che svolge è sempre lo stesso, le sue dimensioni e i suoi consumi in termini di potenza elettrica, sono di parecchio inferiori, mentre è decisamente molto più affidabile, cioè ha una "vita" media molto più lunga, dei tubi a vuoto . Inoltre, mentre i primi tre anni vengono dedicati allo studio del germanio come materiale di costruzione dei transistors, ci si accorge in un secondo tempo che il silicio, elemento ricavato dalla comune sabbia, ha caratteristiche migliori ad un prezzo del materiale grezzo molto inferiore.
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Una nuova economia Tutto ciò dà una incredibile spinta in avanti alla ricerca tecnologica nel campo dello stato solido, mentre quella dei tubi a vuoto viene progressivamente messa in disparte. Si inizia ad usare sempre più spesso i transistors in tutte quelle attività in cui si lavora con la modulazione, l'amplificazione o l'interruzione di segnali elettrici. La struttura cristallina del silicio

Il diodo è un tubo a vuoto a due elettrodi e può funzionare solo da interruttore, mentre il triodo oltre ai due elettrodi, contiene un terzo componente, una griglia che permette di rallentare o accelerare il flusso di elettroni tra catodo e anodo, consentendo così anche di modulare il segnale, oltre che permetterlo od interdirlo. I transistors infatti lavorano "a freddo", non subendo così l'invecchiamento dovuto al riscaldamento delle parti, come nel caso dei tubi a vuoto. Essi, anche se affetti da una alta "mortalità infantile", ovvero, al momento della produzione ne "saltano" molti durante le prove di funzionamento, statisticamente hanno una "vita" media di circa 90.000 ore di lavoro, contro le circa 5.000 dei tubi a vuoto.
17

16

57

inoltre permette anche di "integrare", mediante particolari raffinazioni, altre parti dei circuiti elettrici al suo interno: questo permette a Jack S. Kilby (1923-2005), nel 1962, di costruire i primi circuiti integrati. Tale fatto porta a ricercare una sintesi tra tecnologia e circuitistica, sintesi che dà notevoli frutti: tra il 1963 ed il 1966 si parla già di integrazione su piccola scala (S.S.I.), poi fino al 1971 di integrazione su media scala (M.S.I.) ed infine di integrazione su larga scala (L.S.I.). Ciò significa che un numero sempre maggiore di componenti discreti dei circuiti elettrici (interruttori, condensatori, etc.) vengono integrati di nei chips18 di silicio. Le possibilità

applicative

questi

"componenti

elettronici" si rivelano presto essere di larga portata, spingendo alcune persone a creare delle industrie specializzate nella loro produzione. Uno dei primi a percorrere questa strada è William Shockley, uno degli inventori del transistor, che, abbandonati i laboratori della Bell Telephones, fonda la Shockley-TransistorsCompany. Un suo collaboratore, Robert Noyce (1927-1990), abbandonati anche lui i laboratori, fonda invece prima la Fairchild, una delle prime, assieme alla Texas Instruments, ad investire massicciamente nel settore dei materiali semiconduttori, e, nel 1968, la Intel Corporation, una delle maggiori produttrici di microprocessori19 attualmente sul mercato internazionale. Ed è proprio in quest'ultima azienda che, già nel 1969, venne progettato e costruito il

"CHIP = Dall'inglese scheggia. Porzione di materiale semiconduttore (esmpio silicio), trattato e lavorato per formare dei circuiti integrati." R. Faenza, Computerland, Milano, SugarCo, 1985, pg.258. "MICROPROCESSORE = Speciale circuito integrato usato come unità centrale di elaborazione del computer. E' in pratica
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primo microprocessore, e solo due anni dopo, nel 1971, vengono messe in commercio le prime calcolatrici tascabili ad opera della Texsas Instruments. La produzione di questi "componenti elettronici" si concentra in una ben precisa zona degli Stati Uniti: la Silicon Valley, nella contea di Santa Clara, a circa un'ora di macchina da S.Francisco. Si tratta di una "striscia" di terra, che non è nemmeno precisamente una valle, ma è indicativo il fatto che abbia preso il nome da ciò che vi si produce. In questa zona infatti non solo è nata una nuova economia basata sullo studio e sullo sviluppo delle applicazioni dei materiali semiconduttori20, ma è anche nato un nuovo stile imprenditoriale: non più di tipo gerarchico, ma reticolare. Vengono infatti privilegiati i rapporti interpersonali, soprattutto sul piano umano, ed allargata la base decisionale dell'azienda, in maniera tale da coinvolgere il maggior numero di persone possibile nelle scelte di sviluppo. Il concetto di fondo è che se partecipa agli utili, la gente si sente più motivata a produrre, specialmente in un campo come questo, dove ciò che conta di più sono le idee, e che ha spinto qualcuno a parlare un nuovo Rinascimento, questa volta di tipo Tecnologico.

La "prima generazione" e gli studi in Inghilterra Quando nel 1955 l'ENIAC fu definitivamente fermato e disassemblato, il panorama della computazione elettronica aveva già iniziato ad essere molto variegato. Con il 1951 e
una macchina pg.275.
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all'interno

della

macchina."

R.

Faenza,

op.cit.,

"SEMICONDUTTORE = Sostanza di natura cristallina la cui resistività alle temperature e pressioni è intermedia tra le sostanze conduttrici e le sostanze isolanti. Non è dunque solo conduttore, tipo il rame, nè solo isolante, tipo la plastica. Il silicio è il miglior semiconduttore presente in abbondanza in

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l'entrata in scena dell'UNIVAC

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infatti viene generalmente

ritenuto concluso il periodo sperimentale dei calcolatori della "prima generazione" (convenzionalmente dal 1946 al 1958), caratterizzati dalla tecnologia dei tubi a vuoto, per entrare nella fase della loro produzione in serie, soprattutto ad opera di due paesi: gli Stati Uniti e l'Inghilterra. Del primo abbiamo già parlato diffusamente, ma parlare del secondo è molto più difficile, in quanto le informazioni che si possono reperire relativamente agli sviluppi delle ricerche in questo campo durante le prima metà del 1900 sono molto scarse. Per certo comunque in questo periodo nascono e si sviluppano dei fiorenti studi che rappresenteranno la base di partenza per la nascita della cosiddetta Intelligenza Artificiale. Questi sono principalmente opera di matematici come Gottlob Frege (1848-1925), Bertrand Russell (1872-1970) ed Alfred Whitehead (1861-1947), i quali portano avanti le idee di Leibniz e Boole sulla struttura del ragionamento umano e sulla sua possibile matematizzazione. Il personaggio più importante da questo punto di vista è Alan Turing 19121954), il quale insegue il sogno di poter coniugare la logica con i sistemi di calcolo automatici. Nel 1950 pubblica uno scritto dal titolo Computing, Machinery and Intelligence, il quale riprende in maniera provocatoria quanto da lui scritto in un saggio tre anni prima, Intelligent Machinery che sarà però pubblicato solo nel
natura. Altri sono il germanio Faenza, op.cit., pg.286.
21

e

l'arseniuro

di

gallio."

R.

In merito alla produzione di questa macchina c'è un piccolo "giallo", in quanto Hermann Goldstine (The Computer from Pascal to von Neumann) la attribuisce, come abbiamo visto, alla Eckert-Mauckly Computer Corporation, mentre Piero Brezzi (Elettronica e società) la attribuisce alla Remington e Sergio Rossi (Il calcolatore elettronico. Storia, caratteristiche, applicazioni) invece alla Rand Corporation (oggi Sperry Rand Corporation, Divisione Univac). Tutti e tre gli autori sono comunque concordi nell'indicare il 1951 come data di entrata in funzione dell'UNIVAC.

60

1964, vent'anni dopo la sua morte, e nel quale esprimeva la convinzione che fosse possibile costruire macchine dal comportamento intelligente. A lui dobbiamo infatti una celebre prova, detta appunto "test di Turing":

C'è una persona (l'interrogante) separata da un'altra persona e da una macchina con le quali può comunicare soltanto attraverso una telescrivente. L'interrogante batte i suoi quesiti sulla tastiera e attende le risposte. Turing sottolinea che, se non ci si accorge della differenza quando le risposte arrivano dall'altra persona o dalla macchina, allora significa che non vi sono differenze. E' il fondamento della filosofia di Leibniz: se due entità non si possono 22 distinguere sono uguali . Egli partecipa attivamente a tutte le ricerche inglesi sulla automazione del calcolo e gioca un ruolo fondamentale nella costruzione dell'EDSAC, calcolatore costruito a Cambridge, nella stessa università dove, durante la Seconda Guerra Mondiale, si porta avanti il progetto Colossuss, ovvero studi su una macchina elettronica
23

in

grado

di

decifrare i codici segreti nazisti .

22

R. Faenza, op.cit., pg.101.

"Questa corsa al rebus [la decrittazione dei messaggi nemici] fu vinta definitivamente dai britannici, con un cospicuo appoggio americano, allorquando nel dicembre 1943 a Bletchley Park [sede del Government Code & Cipher School, l'organizzazione per la decrittazione dell'esercito inglese] fu installato il "colosso", la prima vera e propria macchina pensante e primo computer a livello elettronico ad essere utilizzato in guerra, che sostituì o integrò le "bombes" elettromeccaniche. Questo miracoloso prodotto della tecnologia anglosassone, che permetteva velocissimi calcoli di probabilità sui cifrati avversari, giunse comunque allorquando la guerra nel Mediterraneo, ..., era già stata combattuta e persa dalla Marina italiana, ..., e il ricordo della nascita del "colosso" viene fatto solo per dovere di completezza storica." A. Santoni, Il vero traditore. Il ruolo documentato di ULTRA nella guerra del Mediterraneo, Milano, Mursia, 1981, pg.19. Questi studi sulla decrittazione meriterebbero uno studio approfondito, in quanto potrebbero luce

23

61

Fino al 1956 Stati Uniti ed Inghilterra vengono considerati, per così dire, alla "pari" nella corsa all'elettronica nel campo della computazione automatica. Fino al 1949 sono stati in testa gli americani, ma la defezione di Eckert e Mauckly dal progetto EDVAC, da una parte, e la nuova strategia economica dell'IBM dall'altra , hanno permesso all'Inghilterra di raggiungerli con l'EDSAC. Per quasi una decina d'anni i due paesi procedono di pari passo, portando entrambi avanti ricerche nel campo delle memorie magnetiche. E' in questo periodo infatti che si diffondono nastri, dischi e tamburi (pile di dischi) magnetici. I primi, immessi sul mercato nel 1955, hanno una altissima velocità di immissione e lettura dei dati, ma questo lavoro può essere svolto solo in maniera "sequenziale": per poter cioè leggere un dato è necessario leggere tutti quelli che lo precedono sul nastro. I dischi e i tamburi vengono immessi sul mercato un anno prima, nel 1954, e ad una relativamente bassa velocità di immissione e lettura dei dati suppliscono con la possibilità di "accesso casuale" delle informazioni memorizzate: sono cioè delle memorie del tipo RAM (Random Access Memory). Questo tipo di lettura non ricerca a "caso" i dati, ma ad ognuno di essi viene dato un indirizzo e la ricerca viene fatta per zone di memoria25.
24

su di un passo molto importante compiuto dalla ricerca sulla strada che porta il computer a trasformarsi da calcolatore ad elaboratore di simboli. Si delinea in questo periodo infatti la tendenza, che avremmo modo di notare anche più avanti, da parte dell'IBM di lasciare agli altri il ruolo di apripista per poi raggiungerli e superarli sfruttando il suo nome, la sua potenza economica (che in qualche caso gli ha permesso anche di sfidare il potere dello stesso governo centrale degli Stati Uniti), e soprattutto la capillarità e l'efficenza della sua rete di vendita. Per fare un esempio pratico basti pensare al Codice di Avviamento Postale (CAP): l'Italia è stata divisa in dieci zone
25 24

62

All'inizio del 1957 si dimette il primo ministro inglese Sir Anthony Eden e viene sostituito dal conservatore H. MacMillan. La conseguenza è un taglio degli investimenti, specialmente nel campo dell'elettronica, che permette agli americani di riprendere corsa alla computazione automatica. la "testa" nella

La "seconda", "terza" e "quarta generazione". computer della "seconda generazione" (1958-1964) sono caratterizzati da una tecnologia completamente diversa, non si basano più infatti sui tubi a vuoto, ma sui transistors e sui nuclei magnetici, diventando così di dimensioni più contenute, più veloci ed affidabili. In questo periodo inoltre viene ripresa quella distinzione tra macchine per tantissimi calcoli su pochi dati e pochi calcoli su tanti dati. Solo che ora essa non è più tra uso "scientifico" e "statistico", bensì tra uso "scientifico" e uso "commerciale". Nel primo caso viene particolarmente curata la precisione e soprattutto la velocità di elaborazione, trascurando relativamente le parti di input ed output dei dati, parti che invece vengono molto più curate nei calcolatori di tipo commerciale. In questo periodo inoltre vengono approfonditi gli studi sulla programmazione. Già nel 1955 la Remington aveva costruito un primo linguaggio software per la programmazione automatica, il Math-Matic Compiler, ma ora si ha un sensibile spostamento dell'attenzione dalla logica del computer a quella del programmatore, vale a dire che si "costringe" la macchina ad adattarsi alla logica di linguaggio umana, inizia cioè la cosiddetta programmazione simbolica. Alla fine degli anni '50 vengono messi a punto lo S.P.S. (Symbolic Program System) ed il FORTRAN (FORmula I

(prima cifra del codice), (seconda cifra), e così via.

ognuna

di

queste

in

altre

dieci

63

TRANslator), quest'ultimo appositamente studiato per il calcolo scientifico. Nelle successive generazioni non vengono apportate modifiche che possono essere considerate rivoluzionarie nei calcolatori. Dal punto di vista teorico, il concetto fondamentale dello schema di costruzione è sempre quello di von Neumann. Dal punto di vista tecnico, si procede lungo la strada che porta ad una sempre maggiore integrazione dei circuiti all'interno dei chips di silicio. La "terza generazione" (1964-1968) adotta dei circuiti a piccola scala di integrazione del tipo S.S.I. (Small Scale Integrator) e la "quarta" (1968-1974) quelli a media scala del tipo M.S.I. (Medium Scale Integrator). Dal punto di vista commerciale, il mercato degli elaboratori è sempre lo stesso: le Forze Armate, le Pubbliche Amministrazioni, le ditte di grandi e medie dimensioni, come industrie e compagnie assicurative; la cosiddetta grande e media utenza. Sul fronte della programmazione invece ci sono delle importanti novità. Negli Stati Uniti, nel 1965, viene messo a punto il linguaggio di programmazione Basic, ad opera di Thomas E. Kurtz e John G. Kemeny (1926-1992), e nel 1969 un'altro americano, Niklaus Wirth, elabora il linguaggio Pascal.

La "quinta generazione" ed i Personal Computer. Con il 1975 inizia quella che viene definita la

"quinta generazione" degli elaboratori elettronici. Dal punto di vista tecnico ci sono state importanti novità: il livello di integrazione dei chips di silicio è arrivata su larga scala (L.S.I.: Large Scale Integrator). Ma la novità più importante di questi anni è che ormai l'elettronica non è più una discplina per pochi eletti, ma è oramai diventata un fatto sociale, specialmente negli USA, dove si sono diffuse anche riviste come Radio-Electronics e soprattutto 64

Popular Electronics, riviste cioè dedicate agli "hobbysti elettronici". E' questo il terreno dove nasce e si sviluppa prepotentemente, a dispetto delle grandi major del settore elettronico, la cultura del personal computer (PC). Il primo tentativo di costruzione di un computer di questo tipo viene effettuato nel 1962 dalla Digital Equipment Corporation e denominato LINC (Laboratory Instrument Computer). E' composto da un mainboard ed alcune periferie: una tastiera, un video ed un piccolo registratore a cassette per la memorizzazione dei dati. Il suo difetto più grosso è il prezzo: 46.600 dollari e quindi non ha alcun successo. Nel 1969 Alan Kay e Ed Cheadle progettano un elaboratore, il FLEX, sufficentemente piccolo da stare su di una scrivania (desk top), ma viene ad essere ancora troppo costoso, oltre che poco potente, e quindi rimane solo allo stadio di progetto. Per quanto riguarda l'IBM invece, essa fa un primo tentativo nel 1973, con lo SCAMP, basato su di un microprocessore di sua tecnologia, il PALM, e dotato di tastiera, registratore a cassette per la memorizzazione dei dati e di una memoria di lavoro di 64 Kb di RAM. Ma la tecnologia è palesemente insufficente e quindi non viene nemmeno immesso sul mercato. Ci riprova comunque poco dopo con il 5100; da 16 a 64 Kb
26

di RAM27 e

con inclusi i linguaggi sia BASIC che APL, ma il costo di vendita è ancora troppo alto: 19.000 dollari. Contemporaneamente, la rivista Radio-Electronics pubblicizza un elaboratore venduto in scatola di montaggio, il MARK 8, basato su un microprocessore 8008, funzionante a 8 BIT e primitiva versione del ben più fortunato chip 8080,

"KILO (K) = Per indicare la memoria di un computer, 1K equivale 1024 (due alla decima); significa che può memorizzare 1024 caratteri. 16K significa 16284 byte." R. Faenza, op.cit., pg.272.

26

65

della Intel Corporation, ma nemmeno questo ha successo. Si è comunque creato il contesto storico in cui nasce, ad opera della MITS di Albuquerque nel Nuovo Messico, l'Altair 8080, l'elaboratore destinato ad essere classificato come il primo personal computer ed a diventare quasi un fatto di costume. Ed Roberts aveva fondato la MITS agli inizi degli anni '70 e si era specializzato nella vendita postale di kits elettronici: il suo primo successo è una calcolatrice in scatola di montaggio. Ma presto il mercato gli voltò le spalle, anche perché le altre aziende del settore, come la Texas Instruments, avevano scatenato una guerra dei prezzi, puntando al loro ribasso. Nel 1974 Roberts si trova economicamente in brutte acque, ma decide di fare comunque un ultimo tentativo. Nell'aprile di quello stesso anno la Intel aveva immesso sul mercato l'ultimo nato dei suoi microprocessori, l'8080, studiato per il controllo del funzionamento dei semafori stradali. Roberts utilizza proprio questo chip per progettare ed immettere sul mercato, ad un prezzo di soli 397 dollari, l'Altair 8080. Il primo ad essere entusiasta di questa macchina fu Les Salomon, editore di Popular Electronics ed hobbysta elettronico, il quale lo presenta in un articolo della sua rivista nel gennaio del 1975. I motivi per cui il successo arrise a questa macchina non sono di facile comprensione. L'Altair è praticamente un parallelepipedo metallico, completamente privo di periferie. Si comunica con lui in linguaggio binario, "flippando"28 otto switchs (microinterruttori) che si

"RAM = Random Access Memory, memoria ad accesso casuale. Costituisce la memoria centrale di un computer. E' quella su cui lavora il programmatore, ..." R. Faenza, op.cit., pg.283. Questa parola è l'italianizzazione del verbo inglese to flip che significa sia far schioccare (le dita, una frusta, etc.)
28

27

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trovano sul pannello frontale e la risposta la macchina la dà mediante sedici LEDs (Light Emitted Diod), posti anch'essi sul pannello frontale. In termini concreti, per poter usare agilmente questa macchina l'utente deve sviluppare una abilità molto simile a quella di un telegrafista, con la differenza che invece di usare un solo tasto ne deve usare otto. Inoltre l'ALTAIR è completamente privo di qualsiasi tipo di programma o software. Quindi non solo uno strumento in scatola di montaggio e per di più di non facile costruzione, ma difficile e scomodo da usare, anche se il prezzo è molto accessibile. Bisogna però riconoscere che Roberts sviluppa un'abile operazione di marketing, presentando le ovvie limitazioni della sua macchina come fossero dei vantaggi. Infatti, subito dopo l'articolo di Les Salomon:

Gli hobbysti furono immediatamente attratti dalla macchina non tanto per quello che poteva fare (che non era molto), ma per quello che avrebbe potuto fare se opportunamente espansa. La reale bellezza dell'Altair era la sua potenzialità29. In sociale, latente infatti, pochi mesi questa macchina diventa un fatto agendo quasi da detonatore su di una situazione tra gli "hobbysti elettronici" americani. Questi grazie all'Altair, vengono spinti ad intensificare

i collegamenti tra loro per potersi scambiare tecniche costruttive ed informazioni. E' così che nascono parecchi clubs, il più famoso dei quali è senz'altro l'Homebrew Computer Club nella Silicon Valley. All'interno di questi
che muovere a scatti e si riferisce allo scatto con schiocco dei microinterruttori. "Hobbyist were instantly attracted to the machine not so much because of what it could do (which wasn't much), but for what it might do if properly enhanced. The real beauty of the Altair was its potential." W. Parker, From Altair to AT, in "PC World", vol. 3, n. 3, marzo 1985, pp. 78-88, pg.80.
29

67

inoltre si sviluppano delle piccole compagnie che costruiscono e vendono sia periferiche (video, tastiere, etc.) che software, dedicati all'inizio all'Altair ed ai suoi autocostruttori. Esemplari sono i casi della Intergalactic Digital Research, divenuta poi la Digital Research, della Kentucky Fried Computers, divenuta poi parte della North Star, e della Itty Bitty Machine Company. Ma il caso più ecclatante - come vedremo - è senz'altro quello della Apple. Il primo concorrente della MITS è la IMSAI di San Leandro, California. Immette sul mercato infatti una copia dell'Altair, ma maggiorato nella potenza e con una miglior campagna pubblicitaria. Nessuna delle due comunque ha una fortuna duratura: Ed Roberts vende la MITS dopo averla economicamente risanata, ma i suoi successori mutano la linea di sviluppo e l'azienda fallisce nel 1977. La stessa sorte e per gli stessi motivi tocca alla IMSAI, la quale dichiara bancarotta l'anno dopo. I tempi però sono ormai maturi per una seconda generazione di Personal.

Nasce la Apple Il 1977 è riconosciuto come l'anno di inizio di questa seconda generazione e della sfida tra alcune aziende per imporsi sul mercato appena creato. Le ditte impegnate su entrambi questi fronti furono la Tandy/Radio Shack, la Commodore e la Apple, attraverso le macchine TRS-80, PET e Apple II. La prima di queste è basata su di un microprocessore dell'Intel destinato a diventare famoso: lo Z-80 prodotto dalla Zilog di Federico Faggin e Ralph Ungermann, ulteriore perfezionamento dell'8008 e dell'8080 della Intel. La macchina è dotata di tastiera e video. Il suo successo è tale che la Tandy/Radio Shack ne vendette 10.000 pezzi solo nel primo mese di uscita sul mercato: tre volte la quota prevista per l'intero anno. Il PET della Commodore è invece progettato da Chuck Paddle, l'ingegnere 68

che aveva firmato il microprocessore 6502 della Motorola, basato sulla tecnologia MOS (Metal Oxide Semiconductor). Tale chip sta alla base del PET, dotato di tastiera e video, oltre che di 16 Kb di RAM e BASIC interno, tutto al prezzo di 795 dollari. Il rapporto caratteristiche/prezzo è lo stesso del TRS-80, o Trash-80 com'era meglio noto tra i suoi detrattori30. La Apple invece è, fra le tre aziende, quella che parte più svantaggiata in quanto nata da pochissimo tempo, mentre le altre due avevano già una solida rete distributiva sulla quale appoggiarsi. Steve Wozniak e Steve Jobs sono entrambi membri dell'Homebrew Computer Club, ingegnere elettronico della Hewlett-Packard il primo e creatore di videogiochi per la Atari il secondo. Wozniak ha in mente dal tempo dell'Altair di progettare un personal computer e, dato che l'Intel 8080 risultava troppo costoso, decide di basarlo sul Motorola MOS 6502 accoppiato ad un Motorola 6800. Inoltre lo fornisce di tastiera, di BASIC interno, di alcuni chips di PROM (Programmable Read-Only Memory) e di 4 Kb di RAM. Non ha invece video, perché è stato progettato per essere collegato al televisore a colori di casa. Jobs invece, dopo aver abbandonato l'Università ed aver fatto un pellegrinaggio in India sui luoghi sacri della filosofia orientale, ora lavora all'Atari ed ha la fissazione diventare ricco. Intuisce le possibilità delle idee Wozniak e gli propone di mettersi in società. di di

Jobs vendette il suo furgone VolksWagen, Wozniak vendette le sue calcolatrici della Hewlett-Packard, e

Trash in inglese significa anche immondizie, rifiuti, ciarpame, robaccia.

30

69

la Apple Computers era nata31. Il primo ordine è di 50 pezzi per un negozio di

Mountain View, California, il Byte Shop di Paul Terrell, ma solo due anni dopo la Apple registra un fatturato di 139 milioni di dollari. Nel 1977 la ditta canadese Commodore, intuendo la pericolosità della Apple, tenta di acquistarla. L'intenzione è di entrare nel mercato senza sviluppare un proprio prodotto, ma cambiando le caratteristiche dell'Apple II per unificarle a quelle della Radio Shack ed utilizzare quella rete di vendita. Fortunatamente per noi ciò non avviene e la competizione tra le tre marche per la conquista del mercato porta i personal computer ad ulteriori sviluppi.

Due standards: Apple ed "IBM compatibili" Ma complesso questo mercato fa gola anche alle major nel NCR, del

elettronico, Honeywell,

impegnate Sperry Control

unicamente RCA,

settore General IBM33

mainframe32: Electric,

Univac, Data e

Burroughs,

soprattutto

Proprio quest'ultima nel 1981, quando si insedia alla sua presidenza John Opel, decide di lanciarsi sul mercato dei Personal. E' decisamente una mossa rischiosa, preceduta da due false partenze nei primi anni settanta, come abbiamo

"Jobs sold his VW bus, Wozniak sold his HP calculators, and Apple Computers was born." W. Parker, op.cit., pg. 84. "MAINFRAME = Computer di grandi proporzioni. Un tempo esistevano solo i mainframe. Poi vennero i Mini, quindi i Micro." R. Faenza, op.cit., pg.274. Questo complesso di aziende è anche noto come Biancaneve e i sette nani, dove il ruolo di Biancaneve spetta ovviamente all'IBM.
33 32

31

70

visto, ma questa volta l'IBM decide di fare le cose in grande e di violare alcune delle regole che essa stessa si era imposta: in primo luogo quella relativa all'uso di tecnologia non propria. Big Blue, come è anche nota l'IBM, infatti finora ha sempre costruito i propri mainframe basandoli su tecnologia di cui è proprietaria, assicurandosi così il mercato di periferiche e ricambi per le macchine, dato che esse non erano compatibili con nessun altro prodotto. Ora invece utilizza un microprocessore di fabbricazione non propria, una stampante importata dal Giappone e viene lasciata aperta la possibilità di poter espandere il personal computer, immesso sul mercato nel settembre del 1981, con qualsiasi altra periferica o software, puchè compatibile. Per poter funzionare infatti, questo PC necessita di un "sistema operativo", ossia un programma che sovraintenda al funzionamento di tutti gli altri programmi e questi devono appunto essere "compatibili" con esso. L'autore di questo sistema operativo è Bill Gates, il quale, assieme a Paul Allen, aveva scritto il BASIC per l'Altair; i due poi fonderanno la Microsoft, azienda di punta nel settore del software. Una volta entrata nel mercato dei PC, l'IBM inizia di nuovo a dettare le regole: le sue possibilità di rete di vendita e di marketing sono decisamente superiori e quindi costringe le altre aziende del settore ad inserirsi nel suo solco e a pensare in maniera "IBM compatibile". All'inizio degli anni Ottanta il mondo dei PC è oramai spaccato in due parti, IBM ed Apple, tra loro non compatibili e rispondenti a due diverse filosofie di lavoro. La prima, detta anche slavery, intende il computer come uno schiavo a cui dettare degli ordini, mentre la seconda, detta anche friendly, intende il computer come un amico con il quale si collabora, avvalendosi in ciò anche del mouse, uno strumento, derivato da un progetto di Claude Shannon, che permette di muovere il cursore sullo schermo a piacere, appunto come se si chiedesse ad un amico quello

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che ci serve indicandolo con un dito. Ma questa frattura è tutt'altro che insanabile: già i programmi IBM compatibili sono in grado di pilotare anch'essi il mouse, mentre l'Apple ha fatto in modo che i programmi IBM compatibili possano essere convertiti in maniera tale da poter girare anche sulle sue macchine.

Alcune riflessioni Quella che abbiamo sin qui svolto è solo una breve sintesi storica dello sviluppo degli strumenti da calcolo allo scopo di dare al lettore dei punti di riferimento tecnici sul funzionamento dei computer e sul tipo di macchine che possono aver usato gli storici impegnati in ricerche quantitative in un certo periodo. In altre parole, quale stadio di sviluppo aveva raggiunto la tecnologia dei calcolatori quando è stata portata avanti una determinata ricerca storica e quindi che tipo di elaboratore è stato usato e che tipo di problemi si sono dovuti affrontare, sia a livello hardware che a livello software, per poterla portare a termine. Ciò non toglie comunque che anche all'interno di questa breve sintesi di storia della scienza e della tecnica relative allo sviluppo dei computer ci siano delle "tendenze evolutive" di tipo problematico che meriterebbero senz'altro di essere approfondite, anche su di un piano molto più generale e non strettamente relativo alla storia degli strumenti da calcolo. La prima di queste è di tipo economico e riguarda i mezzi di finanziamento, o di autofinanziamento, di coloro che si dedicarono allo studio ed alla costruzione di questi strumenti. Abbiamo visto infatti che, mentre i primi progetti sono frutto dell'inventiva del singolo individuo dotato di propri mezzi di sussistenza, successivamente questi vengono finanziati dai vari governi, prima con premi per il lavoro svolto, come nel caso degli almanacchi delle efemeridi, poi con dei veri e propri finanziamenti 72

governativi pluriennali, come nel caso di Babbage e di Scheutz. All'interno di questi finanziamenti può essere introdotta una ulteriore distinzione, tra i primi finanziamenti al singolo inventore - i due casi succitati appunto - e i indipendentemente quanto compare un questo proposito successivi finanziamenti ai progetti, dagli uomini che vi partecipano, in ente responsabile: il caso dell'ENIAC a è esemplare. Tra le due guerre invece

prende piede una ulteriore forma di finanziamento, quella relativa alla industria privata, la quale investe, o è costretta ad investire, nella ricerca scientifica per poter avere maggior potere sul mercato. Si sarà senz'altro notata l'importanza dei laboratori della Bell Telephones all'interno della ricerca americana: nascono infatti proprio lì i calcolatori della serie Mark, la Teoria delle Informazioni di Claude Shannon e, dulcis in fundo, il transistor, quella che molti considerano ormai come l'"invenzione" del secolo. Ma novità rivoluzionarie non nascono unicamente grazie a queste forme di finanziamento: la Apple ad esempio nasce grazie a studi e progettazioni effettuate da Wozniak e Jobs durante il loro tempo libero e grazie al fatto che la Hewlett Packard, l'azienda dove il primo lavorava come ingegnere elettronico, ne aveva rifiutato il progetto. La seconda tendenza che si può notare invece è relativa alla storia della conoscenza e la potremmo definire come i "corsi e ricorsi delle idee". I numeri binari, ad esempio, vengono inventati dai cinesi, poi ripresi, o reinventati, da Leibniz prima e da Boole poi, ed è proprio quest'ultimo a costituirli in un'algebra compiuta, ed infine introdotti nel calcolo automatico prima da Babbage, e poi contemporaneamente da Atanasoff, Aiken, Stibitz e Zuse. Von Neumann, durante la progettazione dell'EDVAC, riprende sia lo schema costruttivo della Analytical Engine che l'idea di Leibniz sul frazionamento delle operazioni e sulla loro esecuzione seriale. L'idea

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del programma memorizzato è di Babbage, ma viene realizzata prima da Zuse, e poi all'interno dell'EDVAC. Idee cioè che nascono, che vengono limitatamente realizzate, se non rimangono addirittura sulla carta, e che vengono riprese molti anni dopo e coordinate con altre in maniera tale da espandere la loro utilità. Per lo storico, l'esistenza di questi "corsi e ricorsi" pone alcuni problemi particolari, soprattutto sul terreno dell'attribuzione delle scoperte o dei passi avanti e quindi della possibile soluzione della nostra domanda di apertura, relativa al ruolo dell'imprenditore e del "collo di bottiglia" strutturale sulla dinamica dell'innovazione tecnologica. Proprio la storia del calcolatore mostra l'interazione costante del primo con il secondo, accompagnata da una tendenza crescente alla mobilità degli innovatori e alla circolazione delle loro idee. Un terzo problema è invece relativo alla storia della scienza e dell'evoluzione tecnica, anche se strettamente collegato al precedente, ed è quello che riguarda lo "sfasamento temporale" di alcuni strumenti da calcolo. Si sarà notato che, mentre le prime macchine, dalla Pascaline alla Analytical Engine di Babbage, più che degli strumenti da calcolo veri e propri, sono dei progetti che non riescono a trasformarsi in realtà compiutamente operanti, altre macchine, da Bush all'ENIAC, si trasformano rapidamente da progetti avvenieristici in realtà antiquate, in quanto immediatamente superati in prestazioni dal progetto successivo. Il rapporto "anni di progettazione e realizzazione"/"anni di primato" si rivela progressivamente sempre più critico, soprattutto economicamente. L'unico strumento di calcolo che si rivela "temporalmente in fase" e che mantiene l'esclusiva di essere l'unico progetto a compiere quel determinato tipo di lavoro per più di mezzo secolo, è la Difference Engine costruita da Scheutz. E' però curioso notare che questi problemi di "sfasamento temporale" affliggono solo le macchine digitali

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e non già quelle analogiche. Alla luce di quest'ultimo fatto allora, dato che gli strumenti analogici si basano su proprietà fisiche e su concetti matematici ben precisi, in quanto servono esclusivamente a studiare matematicamente più in profondo quelle proprietà fisiche e null'altro, potremmo anche ipotizzare che quello che si fatica a risolvere nel campo digitale è proprio il rapporto "argomento da studiare"/"concetti matematici", ed il problema tecnologico segue di conseguenza. In altre parole, nel momento in cui si concepisce il metro si ha già ben presente il concetto di lunghezza che con quello si vuole approfondire, ma già con l'abaco si possono svolgere, in maniera scomoda naturalmente, calcoli matematici di cui non si ha conoscenza al momento della sua invenzione. Ed è proprio questo riuscire a costruire un qualcosa che sia in grado, non solo di risolvere i problemi presenti, ma anche quelli futuri ed a cui oggi non si pensa nemmeno, che ha decretato la superiorità del digitale sull'analogico. Quest'ultimo infatti serve solo alla risoluzione dei problemi per cui è stato costruito. Se è vero che ogni strumento inventato dall'uomo non è altro che una protesi che permette di espandere quelle capacità di cui ci ha fatto dono la Natura, allora possiamo affermare che lo strumento analogico è una espansione delle nostre dita, mentre lo strumento digitale è una espansione di una parte del nostro cervello, quella che precisamente gestisce ed utilizza i linguaggi simbolici per l'interpretazione della realtà. Questo perché lo strumento digitale lavora utilizzando gli stessi metodi che noi, come esseri umani, impieghiamo34.

34

Cfr. H.H. Goldstine, op.cit., pg.39.

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CAPITOLO III

IL COMPUTER TRA METODOLOGIA E DESCRITTIVISMO

Possiamo permetterci di usare il computer? Questa è la domanda che Manfred Thaller, responsabile del progetto CLIO presso il Max-Planck-Istitut für Geschichte di Gottinga, pone come prima parte del titolo
1 dell'articolo in cui presenta tale progetto di lavoro . La risposta a tale questione, al giorno d'oggi, appare quasi scontata. Sono rimasti oramai pochissimi, se ancora ce ne

sono, gli storici che si oppongono all'uso dell'elaboratore elettronico per partito preso o in nome di una purezza artistica della ricerca storica, purezza intesa come incontaminazione dalla tecnologia. Molto più significativa invece è la questione posta nella seconda parte dello

M. Thaller, Possiamo permetterci di usare il computer? Possiamo permetterci di non usarlo?, in "Quaderni Storici", XX, n.3, 1985, pp.871-889. Attualmente tale progetto ha mutato il nome in KLEYO, presumibilmente per problemi di copyright.

1

76

stesso titolo: Possiamo permetterci risposta che Thaller dà è duplice:

di

non

usarlo?

La

Si, possiamo continuare come abbiamo fatto finora. No, abbiamo la fortuna di poter migliorare, a lungo andare, le condizioni della ricerca prosopografica con l'aiuto del computer e non dobbiamo lasciarci sfuggire 2 questa occasione . Essendo egli un prosopografo, Thaller ovviamente parla a nome della sua disciplina, ma se al posto di "ricerca prosopografica" sostituissimo i termini molto più generali di "ricerca storica", il risultato di queste due affermazioni non cambierebbe. L'elaboratore elettronico infatti, specialmente dopo quella che potremmo definire come la "seconda rivoluzione informatica", ovvero dopo l'introduzione sul mercato dei personal computer (PC) nella seconda metà degli anni Settanta, sembra essere diventato uno strumento indispensabile anche agli storici. Già nel 1983, Richard Jensen ha occasione di scrivere:

Saranno i microcomputers la soluzione magica? Forse. I loro vantaggi sono di due tipi: sono accessibili finanziariamente e psicologicamente. Gli storici hanno 3 iniziato a comperare le loro macchine . In tale articolo infatti, l'autore fa una ampia rassegna delle caratteristiche e dei prezzi dell'hardware e del software disponibili sul mercato, sia americano che

2

M. Thaller, op.cit., pg.886.

“Will microcomputers become the magic solution? Perhaps. Their advantages are twofold: they are accessible financially and psychologically. Historians have started buying their own machines.” in R. Jensen, The microcomputer revolutions for Historians, in "Journal of Interdisciplinary History", XIV, n.1, 1983, pp.91-111, pg.92.

3

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europeo, consigliando agli storici di superare la loro tradizionale avversione per la tecnologia. A quanto sembra, molti di essi hanno sicuramente seguito il suo consiglio, tanto da spingerlo a pubblicarne un altro, solo quattro anni dopo, nel quale fa una accurata descrizione dei vari programmi per il trattamento elettronico del testo (word processors)4.

Informatica come metodo storico Sicuramente non tutti gli storici sfruttano appieno le possibiltà computazionali di questa macchina, la maggior parte di essi lo usa senz'altro come macchina da scrivere elaborata, per stendere testi di libri, articoli e saggi in genere, più di qualcuno sfrutta le sue possibilità catalogative e riordinative per costruirsi degli archivi personali dove "schedare" il materiale da utilizzare poi, per scrivere. Sta di fatto comunque che, come afferma Jean Philippe Genet:
5

... l'introduzione dell'informatica nella pratica del lavoro storico è oramai cosa fatta. Ne sono state tratte tutte le conseguenze6?

R. Jensen, Scrivere col Personal Computer, in "Passato e Presente", n.16, 1988, pp.165-185. E' interessante notare che il termine fracese per definire il computer è ordinateur, mettendo così il luce principalmente queste sue possibilità, piuttosto che quelle computazionali (computer) o elaborative in generale (elaboratore). "... l'introduction de l'informatique dans la pratique du travail historique est aujourd'hui chose faite. En a-t-on tiré toutes les conséquences?" J.P. Genet, Histoire, Informatique, Mesure, in "Histoire & Mesure", I, n.1, 1986, pp.7-18, pg.7.
6 5

4

78

Ma egli non si limita a porre questa questione: dopo aver osservato che i primi esperimenti di quella che oggi può anche essere definita come historical computing sono stati fatti oltre trent'anni fa, Genet si pone un'altra cruciale domanda:

Non è ora di intraprendere una riflessione d'ordine epistemologico sulla storia fatta con l'elaboratore nella quale è necessario chiedersi se essa può, e soprattutto se essa deve, essere la stessa di quella 7 fatta senza elaboratore ? Posto in questi termini, il problema si presenta subito come estremamente complesso. Se si può essere infatti d'accordo sulla necessità d'una riflessione epistemologica, è però necessario defininire in via preliminare che cos'è, o come è fatta, la storia, intesa come ricerca storiografica, sia con che senza l'elaboratore e in che cosa consiste la differenza.

... quello che vorremmo mettere qui in evidenza, è la differenza fondamentale che si è introdotta, persino furtivamente, in una pratica scientifica data, o che è suscettibile d'essere ancora sviluppata. L'informatica, ... non è che una tecnica: ...8 E' fatto appurato però, che le tecniche ed i metodi sono mai neutri, ma parte integrante della ricerca

non

"N'est-il pas temps d'engager una réflexion d'ordre épistémologique sur l'histoire faite avec l'ordinateur dont il faut se domander si elle peut, et surtout si elle doit être la même que celle faite sans ordinateur?" J.P. Genet, op.cit., pg.7. "... ce que nous voudrions mettre en évidence ici, c'est la différence fondamentale qui s'est introduite, parfois subrepticement, dans une pratique scientifique donnée, ou qui est susceptible d'y être encore développée. L'informatique, ... n'est qu'une tecnique: ..." J.P. Genet, op.cit., pg.7.
8

7

79

stessa. La scelta di certi metodi di ricerca e certi strumenti, meccanici o teorici che siano, è infatti sempre funzione diretta dell'obiettivo che si vuole raggiungere. Potremmo anche dare una immagine grafica a tutto ciò, immagine che potrebbe essere un triangolo, dove ai tre vertici troviamo rispettivamente lo storico, i suoi obiettivi ed i suoi metodi e tecniche; queste tre componenti sono strettamente collegate tra loro e si condizionano vicendevolmente in continuazione. Quindi, affrontare dei problemi relativi ai metodi ed alle tecniche della ricerca e dell'analisi storica senza tener conto dello studioso e dei suoi obiettivi risulterebbe senz'altro un lavoro riduttivo delle sue parti più importanti. E' indicativo in tal senso quello che scrive Jensen nel suo secondo articolo:

Appena pochi anni fa, non avrei mai creduto che tanti fieri antiquantitativisti sarebbero entrati in possesso di un loro calcolatore nel 1987. E anzi alcuni di loro hanno sopravanzato quei colleghi quantificatori rimasti invece legati alle strutture centralizzate di calcolo. E' ancora presto per dire quanti di loro andranno oltre il trattamento dei testi, per affrontare programmi più avventurosi per la gestione degli archivi (database) o la tabulazione di 9 serie numeriche (spreadsheet) . L'articolo si intitola appunto Scrivere col Personal Computer e, poche pagine più in là, l'autore afferma esplicitamente quello che sembra essere il punto nodale del problema:

Per gli umanisti che pensano ai calcolatori come dei masticatori di numeri, è una sorpresa pensare che essi permettono a chi scrive di controllare a tal punto le

9

R.

Jensen,

Scrivere

col

Personal

Computer,

op.cit.,

pg.167.

80

parole. In realtà, sono soltanto dei manipolatori di simboli10. Ma se il "calcolatore", forse la parola "elaboratore" è più esatta in questo contesto, è solo un manipolatore di simboli perché meravigliarsi se tanti fieri antiquantitativisti lo utilizzano per scrivere e "manipolare" testi? Essere contrari alla quantificazione come metodo di ricerca storiografico implica dunque un rifiuto totale della tecnologia? Non pare essere questo il caso. Pare piuttosto che Jensen faccia una certa confusione tra metodi di ricerca, epistemologia, intesa come riflessione intorno ai principi e al metodo della conoscenza scientifica, e tecnologia utilizzata: sfruttare l'elaboratore come sofisticata macchina da scrivere, per risparmiare tempo e migliorare i propri elaborati, non implica smettere di essere antiquantitativisti, significa solamente utilizzare le risorse tecniche che la moderna tecnologia mette a disposizione, come la fotocopiatrice o il telefax. Il desiderio di "scientificità" nella ricerca storica, l'utilizzo del "quantitativismo" come strumento euristico, lo sfruttamento delle risorse tecnologiche ed infine le scelte tematiche da affrontare, sono quattro aspetti del lavoro storiografico che non si implicano reciprocamente (se... allora...), ma vanno tenuti ben distinti. In altre parole, quando si affronta un dibattito storiografico è utile, se non si desidera confondere i termini della questione in oggetto, piani della epistemologia, della tecnologia e della tematica11. scindere i diversi metodologia, della

10

R.

Jensen,

Scrivere

col

Personal

Computer,

op.cit.,

pg.176. Inoltre sarebbe utile, in fase di presentazione dei risultati di una ricerca, decidere a priori a quale pubblico rivolgersi. La presentazione rivolta a degli specialisti del
11

81

"Batch" e "on line" Se si tiene però presente lo sviluppo degli elaboratori visto nei capitoli precedenti, si può facilmente comprendere come mai si sia ingenerata una tale confusione tra una certa metodologia di ricerca, il quantitativismo, e uno strumento tecnico, il computer. Quest'ultimo infatti, prima dell'arrivo sul mercato dei PC, era estremamente lento, oltre che di notevoli dimensioni e molto costoso, e comunicare con lui era molto complesso. Le periferiche di comunicazione infatti, come la tastiera ed il video, si sono diffuse solo all'inizio degli anni Settanta. Senza questi due strumenti è impossibile lavorare interattivamente con la macchina, ovvero on line, lo si può fare solo in batch:

Nel funzionamento "batch", l'utente non ha un accesso diretto all'elaboratore e spesso non è fisicamente presente quando l'elaboratore si sta occupando del suo programma. Un lavoro per l'elaboratore deve essere preparato in modo completo molto tempo prima, dettagliando in modo specifico i dati in ingresso e il modo di presentare i dati in uscita, come anche quali 12 decisioni prendere in caso d'errore . Nei PC invece il funzionamento è on line, c'è cioè un dialogo continuo tra l'operatore e la macchina mentre quest'ultima svolge il compito affidatogli, quindi l'operatore può intervenire continuamente per correggere eventuali errori ed impostare nuove manipolazioni od elaborazioni dei dati. Anzi, solitamente vengono impostati

settore è ovviamente differente dalla divulgazione erudita e dalla divulgazione pura e semplice, in quanto tutte e tre abbisognano di linguaggi totalmente differenti. J.E. Ward, Grafica computerizzata, in "Il Grande Dizionario Jackson di Elettronica e Informatica", a cura di D. Pellizzaro e G. Giuliano, Milano, Gruppo Editoriale Jackson, 1986, pp.432-436, pg.432.
12

82

lavori a più stadi ed ognuno di essi può venir verificato prima di passare a quello seguente. Naturalmente, il lavoro interattivo è possibile anche sugli attuali mainframe, ma generalmente su questi ultimi si tende a privilegiare il lavoro in "batch", anche se gli interventi dell'operatore durante lo svolgimento del compito da parte della macchina sono di natura interattiva, ovvero passano attraverso la tastiera e non attraverso le schede o i nastri perforati come in precedenza.

Nel funzionamento in linea, è l'elaboratore che attende nuove istruzioni da parte dell'utente per proseguire il proprio lavoro. Il vantaggio del funzionamento in linea è la riduzione del tempo necessario alle elaborazioni, dalle ore o dai giorni tipici del funzionamento "batch" ai secondi richiesti 13 dal funzionamento in linea, ... I primi lavori di ricerca storica svolti al computer, tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio degli anni Settanta, erano dunque condizionati dal fatto che necessitavano di una rigida pianificazione, sia teorica che pratica, prima di impostare il lavoro nella macchina ed i risultati che che gli storici chiedevano erano ovviamente quelli che sembravano più facili da ottenere, ovvero dei risultati numerici. Se a ciò aggiungiamo la poca dimestichezza di alcuni storici con la statistica in particolare ed i numeri in generale, è possibile che si siano ottenuti risultati come quello raccontato a livello aneddotico da Le Roy Ladurie:

Tempo fa uno storico germanista decise di analizzare con l'aiuto del calcolatore la composizione sociale dell'entourage di Guglielmo II. Egli dunque compilò le biografie dei cortigiani del Kaiser, ne codificò le

13

J.E. Ward, op.cit., pg.432.

83

caratteristiche personali, la genealogia e la provenienza geografica, e finalmente, riportato il tutto nelle apposite schede perforate, lo infilò coragggiosamente nella "macchina", che emise un verdetto senza possibilità d'appello: la corte di Guglielmo II era essenzialmente composta ... di aristocratici nati a Est dell'Elba14.

Fatti e modelli In realtà, la frecciata di Jensen sul "fiero antiquantitativismo" non è che la battuta finale di un dibattito che ha visto opposti due diversi approcci alla conoscenza storica: gli studiosi che utilizzavano anche i numeri per approfondire tale conoscenza (quantitativisti) e quelli che rifiutavano totalmente questo approccio (qualitativisti). Oramai tale querelle ha perso ogni ragione d'esistere, l'avvio del progetto CLIO in Germania nel 1985, la nascita della rivista "Histoire & Mesure" in Francia nel 1986 e, nello stesso anno a Londra, dell'associazione internazionale "History and Computing", stanno a dimostrarlo. Essa si è ora spostata su di un altro piano: il problema infatti non è più se quantificare o meno, ma come quantificare15. Negli ultimi trent'anni tale dibattito si è svolto principalmente attorno all'uso del computer nella ricerca storica, ma esso ha radici ben più lontane nel tempo. Infatti, se, durante questo periodo, da una parte alcuni storici esaltano le qualità di questa macchina, di questa innovazione tecnologica, dall'altra non viene contestato lo

E. Le Roy Ladurie, Lo storico e il calcolatore elettronico, originalmente in "Le Nouvelle Observateur" del 08.05.1968, ed ora in Le frontiere dello storico, (a cura dell'autore), Bari, Laterza, 1976, pp.3-9, pg. 3-4.
15

14

Cfr. J.P. Genet, op.cit.

84

strumento in se stesso, ma la metodologia di lavoro che porta ad utilizzarla. In altre parole, ci si riallaccia al vecchio dibattito tra costruttori di fatti e costruttori di modelli , dibattito iniziato nella seconda metà del secolo scorso sullo statuto di scienza o meno della ricerca storica, proseguito poi sui collegamenti tra storia e scienze sociali e stabilizzatosi in seguito sulla divisione:
16

... tra scienziati sociali "sistematici" e "interpretativi", tra cercatori di "verità" e cercatori di "significato", tra coloro che propongono "spiegazioni" e coloro che propongono "interpretazioni". Se pure emergono tentativi di sintesi ... la divisione compare, con maggiore o minore enfasi, all'interno delle singole discipline: ...; in storia, appunto, tra "sistematici" ed "interpretativi". Una divisione, ..., che sembra attraversare l'intero campo delle scienze sociali e umane (...) ed è, alla fine, una divisione tra 17 "quantitativisti" e "qualitativisti" . Tale dibattito però non si è svolto semplicemente tra queste due fazioni di storici su di un piano puramente metodologico, esso si è intrecciato con numerosi altri dibattiti e si è svolto su di una pluralità di piani: oltre a quello metodologico, anche su quelli epistemologico, tematico ed ultimamente, come abbiamo già accennato, anche su quello tecnologico, sottointendendo naturalmente delle notevoli diversità di tipo ideologico. Per tali motivi è estremamente difficile tracciare con precisione i confini di tale dibattito, ma un buon punto di partenza potrebbero essere alcuni saggi dall'opera Historical Studies Today.

N. Gallerano, Cercatori di tartufi contro paracadutisti: tendenze recenti della storiografia sociale americana, in "Passato e Presente", n.4, 1983, pp.181-196, pg.196.

16

85

La riflessione epistemologica: François Furet, ... La rivista americana "Daedalus" organizzò nel 1968 un convegno tra quegli storici:

... che avevano esplorato nuove tecniche e nuovo materiale o che avevano tentato di applicare all'analisi storica idee e procedimenti che si erano 18 sviluppati nelle scienze sociali . L'unico argomento però sul quale tutti si trovarono d'accordo era quello che la discussione aveva bisogno di essere ulteriormente sviluppata, quindi la rivista organizzò un secondo convegno a Roma e il frutto di tale lavoro fu appunto il libro Historical Studies Today.

Esso affrontava un'ampia gamma di argomenti: storia quantitativa, nuova storia urbana, storia orale, un epitaffio per la vecchia storia politica, un'assortita messa a punto delle recenti applicazioni della psicologia all'analisi storica, e - ... - una meditata trattazione della prosopografia19. In tale opera, l'argomento "storia quantitativa" è affrontato in una ampia serie di saggi, quasi si tratti di un filo comune che attraversa tutta l'opera, ma uno in particolare lo affronta dal punto di vista della riflessione epistemologica20:

17

N. Gallerano, op.cit., pg.196. sociale, in

C. Tilly, Vecchio e nuovo nella storia "Passato e Presente", n.1, 1982, pp.31-54, pg.31.
19

18

C. Tilly, op.cit., pg.31-32.

Furet, F., Quantitative History in F. Gilbert, S.R. Graubard, Historical Studies Today, (a cura di), New York, W.W. Norton & Company inc., 1972. Versione leggermente rimaneggiata

20

86

... il primo e maggior testo teorico quantitativo in storia" (di Fraçois Furet) 1974, l'apogeo del metodo21.

su "Il data il

In questo saggio infatti, Furet (1927-1997), dopo aver premesso che:

... la "storia quantitativa" designa con lo stesso termine più cose: sia un tipo di fonte che un tipo di procedimento, e sempre, in un modo o nell'altro, esplicitamente o meno, un tipo di concettualizzazione 22 del passato . distingue ben tre insiemi di problematiche che sono relativi al quantitativismo storiografico: il primo riguarda le procedure elaborative dei dati storicoquantitativi; il secondo, riguarda la preminenza nelle discipline storiche di tematiche e metodologie mutuate dalle scienze sociali corrispettive (la storia economica dall'economia matematica, la storia demografica dalla demografia, ecc.); e il terzo infine, riguarda le

d'un testo pubblicato sulla rivista inglese "Daedalus" nel numero di dicembre 1970 e dedicato alla "Storiografia contemporanea". Successivamente fu ripubblicato con il titolo L'histoire quantitative et la costruction du fait historique, in "Annales E.S.C.", 26, 1971, pp.63-75. Lo stesso articolo è apparso anche in due diverse traduzioni italiane dal francese, con l'identico titolo Il quantitativo in storia, sia in J. le Goff, P. Nora, Fare storia, (a cura di), Torino, Einaudi, 1981, pp. 3-23, che in F. Furet, Il laboratorio della storia, (a cura dell'autore), Milano, Il Saggiatore, 1985, pp. 66-83. Tutte le citazioni ed i riferimenti verranno fatti, per comodità, da quest'ultimo testo. D. Milo, La rencontre, insolite mais édifiante, du quantitatif et du culturel, in "Histoire & Mesure", II, n.2, 1987, pp.7-38, pg.7. L'anno a cui fa riferimento questo autore è quello della pubblicazione della prima edizione dell'originale francese del libro di J. Le Goff, P. Nora, Faire de l'histoire, Paris, Gallimard. Per una panoramica delle varie edizioni di questo testo vedi nota precedente.
22 21

F. Furet. op.cit., pg.66.

87

similitudini e le differenze con quanto ambedue si fondano sulla:

la

storia

seriale,

in

... sostituzione della serie all'evento, vale a dire la costruzione del dato storico in una funzione d'analisi probabilsta. Alla questione classica: che cosa è un fatto storico? Danno tutte e due una risposta nuova che trasforma la costituzione, da parte dello storico, del suo materiale di analisi, vale a 23 dire il tempo . In altre parole, viene nuovamente posto agli storici l'annoso problema della "fondazione su basi scientifiche" della ricerca storica, fondazione che dovrebbe partire da una ridefinizione del concetto di fonte storica, vista ora come un rapporto tra lo storico e la rilevazione dei dati in funzione dell'obiettivo da raggiungere, con la possibilità dunque di utilizzarla anche per rispondere a nuove domande, e non solo a quelle per le quali è nata. In altre parole, l'elaboratore permette di estendere quell'approccio multidisciplinare alle fonti, caratteristico delle storiografie relative a periodi storici più lontani nel tempo e dunque più povere di documentazione, anche a periodi più vicini a noi, e quindi con una documentazione più abbondante, superando così il problema relativo al tempo necessario per l'approfondimento dell'analisi di una fonte con una grande massa di informazioni, come può essere un archivio del XIX secolo. Da questo punto di vista, Furet individua tre diversi tipi di rapporto storico-fonti, di complessità crescente: 1) fonti strutturalmente numeriche utilizzate per analisi nel loro campo originale (registro parrocchiale per lo storico demografico); 2) fonti strutturalmente numeriche utilizzate per analisi in altri campi rispetto a quello originale (studio dei prezzi come indice dello sviluppo economico) 3)

88

fonti non strutturalmente numeriche che lo storico quantitivizza, le quali si suddividono ulteriormente in non numeriche, ma comunque seriali (archivi notarili) ed in non numeriche e non seriali (vestigia iconografiche) .
24

Rimane il fatto che lo storico di oggi è costretto ... a riflettere alle condizioni di costituzione del suo sapere. Tale possibilità gli è agevolmente offerta dal calcolatore, che lo libera dal compito che occupava quasi tutto il suo tempo, vale a dire la raccolta di dati su schede. Ma lo costringe, in compenso, a un lavoro preliminare sull'organizzazione delle serie di dati e sul loro significato in rapporto a ciò che cerca25. Quindi significativo ridefinizione del non in se stesso, documento in quanto storico, immagine

speculare di una porzione di realtà passata, ma perché inserito in una serie e di conseguenza la sua viene ad essere una significatività, per così dire, "acquisita", essendo definita da ciò che lo precede e da ciò che lo segue all'interno della serie, e sempre in funzione di ciò che si vuole spiegare. Tale lavoro può naturalmente essere svolto anche in maniera manuale, ma in modo molto meno agevole e la sua applicabilità si presenta molto più difficile.

Questo incontro di una rivoluzione metodologica e di una rivoluzione tecnica, ..., consente di prevedere la costruzione di nuovi archivi, consevati su nastri perforati, che rinviano non soltanto a un nuovo

23

F. Furet. op.cit., pg.69.

Cfr. F. Furet. op.cit., pg.75-76. A nostro modesto parere comunque, questa suddivisione potrebbe essere semplificata in due sole classi: fonti numeriche e fonti non numeriche.
25

24

F. Furet. op.cit., pg.76.

89

sistema di classificazione, ma soprattutto ad una critica documentaria differente da quella del XIX secolo. Il documento, il dato, non esistono più di per se stessi, ma in rapporto alla serie che li precede e li segue; è il loro valore relativo che diventa oggettivo e non il rapporto con una inafferrabile sostanza "reale"26. Di conseguenza viene rimesso in discussione anche il concetto di evento storico, di cui il documento non è altro che la testimonianza scritta, e dunque rifiuto della concezione induttiva (idealista o positivista) dell'indagine storica, secondo la quale la ricerca altro non è che lo scoprimento di un ordine pre-dato in base all'accertamento di ogni minuscolo fatto che lo compone. Anche la suddivisione dell'indagine in settori storici viene rimessa in discussione, in quanto la interdisciplinarietà dello strumento permette di scavalcare un notevole numero di quelle barriere erette dagli storici precedenti tra settore e settore, sia a livello tematico che a livello cronologico. Tutto ciò naturalmente non lascia immune lo storico, il quale, a causa delle particolarità dello strumento, viene ad essere costretto a pianificare fin nei minimi dettagli tutti i particolari della ricerca che intende effettuare prima di poterla iniziare e quindi a rinunciare a tutta la sua ingenuità epistemologica, autentica o di comodo che sia. Inoltre si trova di fronte alla necessità di dover imparare ad usare tutta una serie di nuovi strumenti matematici finora a lui poco usuali, come la statistica e il calcolo delle probabilità.

F. Furet. op.cit., pg.71. Lo storico francese preciserà ulteriormente le sue posizioni nell'articolo pubblicato nel 1975 sul numero 89 di "Diogène" intitolato Problèmes des sciences contemporaines. Cfr. F.Furet, Dalla storia-racconto alla storiaproblema, in Il laboratorio della storia, op.cit., pp.84-99.

26

90

Da questo punto di vista l'utilizzazione del calcolatore da parte dello storico non è soltanto un immenso progresso pratico per via del risparmio di tempo che consente (...); comporta anche un'opportuna coazione teorica, dato che la formalizzazione di una serie documentaria destinata ad essere programmata obbliga lo storico a rinunciare fin da principio alla sua ingenuità epistemologica, a costruire il suo oggetto di ricerca, a riflettere sulle sue ipotesi, e a passare dall'implicito all'esplicito27. Questa frantumazione della realtà storica in serie quantificabili però viene a compromettere qualsiasi visione complessiva del passato, dalle filosofie della storia, alle macroteorie dei modelli interpretativi, alla aspirazione di storia globale. Secondo Furet però, tale aspirazione non dev'essere completamente cancellata:

... bisogna conservarla come orizzonte della storia, ma ... per progredire si deve rinunciare a prenderla come punto di partenza della ricerca se non si vuole ricadere nell'illusione teleologica ... La storia contemporanea potrà progredire soltanto se delimiterà il suo oggetto, definirà le sue ipotesi, costituirà e 28 descriverà le sue fonti con tutta la cura possibile .

... Stone, Le Roy Ladurie e Finley Lawrence Stone (1919-1999) è presente in Historical Studies Today con ben due saggi, English and United States Local History e quello ben più famoso Prosopography29. Il

27

F. Furet. Il quantitativo in storia, op.cit., pg.71-72. F. Furet, Il quantitativo in storia, op.cit., pg.78.

28

L. Stone, English and United States Local History, in F. Gilbert, S.R. Graubard, Historical Studies Today, (a cura di) New

29

91

primo è interessante perché prende in esame l'uso di un nuovo strumento tecnologico, la fotografia aerea, per lo studio dello sviluppo degli insediamenti territoriali locali in un'ottica di archeologia medievale e moderna. Nel secondo invece, dopo aver dato una definizione di che cos'è la prosopografia, detta anche biografia collettiva o analisi multipla delle carriere, ovvero:

... l'individuazione delle caratteristiche di fondo comuni a un gruppo di attori storici attraverso lo studio collettivo delle loro vite. Il metodo consiste nella definizione dell'universo che si intende studiare, e quindi nel porsi una serie di interrogativi uniformi - in merito alla nascita e alla morte, al matrimonio e alla famiglia, all'origine sociale e alla posizione economica ereditata, al luogo di residenza, al livello di istruzione, all'esperienza negli incarichi pubblici, e così via. I diversi tipi di informazioni raccolte sugli individui all'interno dell'universo in questione vengono poi giustapposti, combinati, ed esaminati alla ricerca di variabili significative. Vengono poi ricercate così le correlazioni interne come quelle con altre forme di comportamento e di azione30. descrive la nascita e lo sviluppo di tale disciplina partendo dai lavori di Charles Beard e Sir Lewis Namier per arrivare fino all'inizio degli anni Sessanta, quando essa si è divisa in due scuole: l'élitelore ed il folklore. Dopo aver così descritto le radici intellettuali della sua disciplina, Stone passa in rassegna tutti i limiti e le possibilità d'errore, sia a livello classificatorio che interpretativo, dell'analisi di tipo prosopografico. Nelle
York, W.W.Norton & Company inc., 1972, pp.315-319; e: Prosopography, ivi, pp.107-134, quest'ultimo saggio è stato tradotto in italiano: La prosopografia, in L. Stone, Viaggio nella storia, (a cura dell'autore), Bari, Laterza, pp.48-80; per ovvie ragioni di comodità, in seguito faremo riferimento a questa edizione del testo.

92

conclusioni finali poi, egli individua le due motivazioni pricipali dell'espansione della disciplina negli Stati Uniti nell'ultimo decennio: il continuo contatto con le scienze sociali, con la sociologia soprattutto, e la disponibilità e diffusione dell'uso del computer. Su quest'ultimo punto traspaiono, nelle ultime righe del saggio, i primi accenni a quella posizione di avversione radicale verso certe tematiche e certe metodologie, basate sull'uso della tecnologia informatica, che egli poi esporrà nel suo ancor più famoso saggio del 1979: Il ritorno al racconto: riflessioni su una nuova vecchia storia31:

La disponibilità del computer costituirà per alcuni storici una tentazione sempre più forte a concentrare le proprie energie sui problemi che trovano risposta nella quantificazione, problemi che sono talvolta - ma certo non sempre - i più importanti o interessanti. E li inviterà anche a rinunciare alle tecniche della campionatura, spesso perfettamente in grado di rispodere alle loro esigenze, intraprendendo invece indagini statistiche sulla popolazione totale, che comportano sempre grandi sprechi di tempo, e si rivelano spesso del tutto superflue. Altri storici, invece, finiranno per considerare il computer come una minaccia al proprio predominio intellettuale, ritirandosi ancor più negli oscuri recessi della metodologia impressionistica. Come se non bastasse, la divaricazione presenta anche marcate connotazioni nazionalistiche, in quanto americani e francesi sono assai più abituati e incentivati all'uso del computer che non i colleghi inglesi; e marcate connotazioni culturali, con la minaccia di una nuova guerra tra Antichi e Moderni, tra scienze umane e scienze naturali; e persino connotazioni filosofiche, nello scontro tra Fatto e Fantasia. Dovrà passare molto

30

L. Stone, La prosopografia, op.cit., pg.48.

L. Stone, Il ritorno al racconto: riflessioni su una nuova vecchia storia, in Viaggio nella storia, (a cura dell'autore), Bari, Laterza, 1989, pp. 81-106

31

93

tempo, forse, prima che compresione reciproca32.

si

arrivi

ad

una

piena

Emmanuel Le Roy Ladurie e Paul Dumont invece presentano un esempio di analisi storiografica di una fonte quantitativa: Quantitative and cartographical Exploitation of French Military Archives, 1819-1826 ,
33

in

cui,

come

esplicitato nel titolo stesso, analizzano gli archivi militari di leva francesi negli anni 1819-1826, sia da un punto di vista individuale che "ecologico", per poi riportarli su delle mappe cartografiche della Francia e quindi compararli a livello geografico:

Se addizioniamo assieme tutti questi dati e li compariamo, per mezzo di mappe ed altre correlazioni, in termini di unità amministrative o "ecologiche" (cantoni, arrondissements, dipartimenti), arriviamo ad un criterio statistico che rende possibile determinare il livello comparativo e la qualità dello sviluppo nelle varie regioni. Sia il livello che la qualità possono essere approcciati attraverso l'indicizzazione derivata dagli archivi dei consigli di reclutamento (economico, sociale, professionale, medico, culturale 34 e così via) .

32

L. Stone, La prosopografia, op.cit., pg.79-80.

E. Le Roy Ladurie, P. Dumont, Quantitative and cartographical Exploitation of French Military Archives, 18191826, in F. Gilbert, S.R. Graubard, op.cit., pp.62-85. "If we add together all these data and compare them, by means of maps and other correlations, in terms of administrative or 'ecological' units (cantons, arrondissements, departments), we arrive at statistical criteria which make it possible to determine the comparative level and quality of development in the various regions. Both level and quality can be approached through the indexes detved from the files of the recruitment boards (economic, social, professional, medical, cultural, and so on)." E. Le Roy Ladurie, P. Dumont, Quantitative and cartographical
34

33

94

D'altra parte, Le Roy Ladurie aveva già avuto modo di esprimere, precedentemente ed in altre occasioni, le sue opinioni, sia in merito alla storia quantitativa che all'uso del calcolatore:

Per quanto riguarda la storia quantitativa, un facile pronostico s'impone anche in Francia: almeno in questo campo, lo storico di domani dovrà essere un 35 programmatore, o non sarà affatto . E nemmeno un anno dopo: Al limite (peraltro lontanissimo, e in certi casi talmente fuori tiro delle attuali ricerche da poterlo soltanto immaginare) solo il quantificabile può essere oggetto di una storia scientifica36. Una voce interessante, anche perché in fin dei conti piuttosto insolita da sentire nell'ambito di un certo tipo di dibattito storiografico, è quella dell'archeologo Moses I. Finley (1912-1986). Dopo aver accertato che:

... la consueta polemica dello studioso di scienze sociali contro la storia è stata estesa anche alla preistoria, ...37

Exploitation pg.62.
35

of

French

Military

Archives,

1819-1826,

op.cit.,

E. Le Roy Ladurie, elettronico, op.cit., pg.9.
36

Lo

storico

ed

il

calcolatore

E. Le Roy Ladurie, La rivoluzione quantitativa e gli storici francesi: bilancio di una generazione (1932-1968), originalmente in "Le Monde" del 25.01.1969, ed ora in Le frontiere dello storico (a cura dell'autore), Bari, Laterza, 1976, pp. 9-18, pg.18. M.I. Finley, Archaeology and History, in F. Gilbert, S.R. Graubard, Historical Studies Today, (a cura di), New York,
37

95

egli è tuttavia convinto che i: ... raffinati sistemi statistici, che richiedono un largo uso di computers, certamente arricchiranno e perfezioneranno considerevolmente l'indagine 38 archeologica . ma non è assolutamente d'accordo con Le Roy Ladurie sul fatto che solo la quantificazione produce analisi e risultati "scientifici" (piuttosto che "soggettivi" o "ideologici") . La motivazione addotta dall'archeologo è che in questa maniera larghe parti del comportamento umano resterebbero totalmente inesplorate in quanto non quantificabili40.
39

Il crollo della storia quantitativa Nel corso degli anni Settanta comunque, viene rilevato da più parti una specie di cedimento della storia quantitativa. Dal punto di vista di Nicola Gallerano (19401996)41, nella storiografia americana c'è una notevole

W.W.Norton & Company inc., 1972, pp 281-296, ed ora in M.I. Finley, Uso e abuso della storia. Il significato, lo studio e la comprensione del passato, (a cura dell'autore), Torino, Einaudi, 1981, pp.124-148, pg.130. Per ovvie ragioni di comodità, in seguito si farà riferimento a quest'ultima edizione.
38

M.I. Finley, op.cit., pg.130. M.I. Finley, op.cit., pg.133.

39

Per quanto riguarda la situazione attuale della computerizzazione nella ricerca archeologica, vedi: P. Moscati, Archeologia e calcolatori, Firenze, Giunti, 1987; e, a cura della stessa autrice: Trattamento di dati negli studi archeologici e storici, Roma, Bulzoni, 1990. Cfr. N. Gallerano, Cercatori di tartufi contro paracadutisti: tendenze recenti della storiografia sociale americana, in "Passato e Presente", n.4, 1983, pp.181-196.
41

40

96

perdita di terreno di quello che viene definito il paradigma positivistico-quantitativo a favore del paradigma interpretativo. Il punto di svolta viene da lui temporalmente individuato in conseguenza all'opera Time on the Cross
42

pubblicata nel 1974.

Kang Zheng, dell'università di Pechino, ha sottoposto la rivista francese "Annales E.S.C." ad un'indagine quantitativa basata sull'analisi, mediante un questionario, di tutti gli articoli pubblicati tra il 1970 ed il 1982 . La rappresentazione grafica dei mezzi illustrativi della rivista dimostra che, in questa dozzina d'anni, la pubblicazione di foto, illustrazioni e carte geografiche rimane allo stesso livello, mentre la pubblicazione di tabelle di cifre e di grafici mantiene un livello molto alto fino al 1976, per poi cadere bruscamente. Giovanni Gozzini invece, nel saggio: Ascesa e declino della storia quantitativa: 1970-1980, prende quantitativamente in esame 14 diverse riviste:
43

... elencate e raggruppate secondo i diversi ambiti nazionali: 6 riviste italiane (Quaderni storici, Movimento operaio e socialista, Studi storici, Italia contemporanea, Rivista di storia contemporanea, Storia contemporanea), 2 riviste francesi (Annales e Le mouvement social), 2 riviste inglesi (Journal of contemporary history e History Workshop), 2 riviste statunitensi (American historical review e Labor history), una rivista tedesca (Geschichte und

Ci si riferisce qui all'opera di R.W. Fogel, S. Engerman, Time on the Cross, vol I: The Economics of America Negro Slavery, vol II: Evidence and Methods - A Supplement, Boston, 1974. Cfr. Kang Zheng, Les territoires des "Annales": essai de lecture quantitative à l'aide d'un micro-ordinateur, in "Histoire informatique moderne et contemporaine", n. 7, 1985, pp. 31-62.
43

42

97

gesellschaft), una rivista di ambito (International review of social history)44.

europeo

Le conclusioni a cui giunge sono che, se la presenza della storia quantitativa operaia non registra curve apprezzabili nel corso dell'intero decennio , essa infatti rimane costantemente sui valori del 10% circa dei saggi considerati:
45

... tale "consolidamento" avviene a fronte di crescita, soprattutto a partire dalla metà decennio considerato, delle voci critiche 46 confronti del quantitativismo in genere .

una del nei

"History and Theory", una rivista internazionale di filosofia critica della storia, ma con un comitato di redazione improntato alla massima interdisciplinarietà, è stata invece analizzata da Giovanni Mari47. Egli rileva come il dibattito sulla spiegazione storica vs. spiegazione scientifica, che aveva percorso i primi cinque anni della rivista e che si basava sulle tesi di Carl G. Hempel (19051997) da una parte e di William Dray (1921-2009) dall'altra, si sia poi spostato tra "narrativisti" e "quantitativisti". La posizione di "History and Theory" è sostanzialmente equilibrata, ma sensibile al rilevamento degli spostamenti di tendenza in campo storiografico. Così, se pubblica nel fascicolo monografico del 1968 l'articolo

G. Gozzini, Ascesa e declino della storia quantitativa: 1970-1980, paper dattiloscritto non pubblicato, pg.7-8.
45

44

G. Gozzini, op.cit., pg.8. G. Gozzini, op.cit., pg.8-9.

46

G. Mari, "History and Theory", in "Passato e Presente", n.5, 1984, pp.197-222.

47

98

di

Jacob

Price ,

48

dove

l'autore,

in

tema

di

storia

quantitativa:

... sottolinea la svolta intervenuta alla metà degli anni quaranta e poi dopo il 1960, quando gli storici hanno avuto a disposizione una banca centrale di dati ed hanno potuto usufruire di nuove tecnologie (computer); e riconosce la grande utilità di tali tecniche di precise branche storiografiche: demografia storica, storia economica, storia politica, storia 49 della struttura sociale . la rivista rileva anche che: ...negli anni Settanta, come è noto, per usare le parole di Lawrence Stone, si assisterà ad un "revival 50 of narrative" ... Quindi dà largo spazio sia all'opera di Hayden V. White: Metahistory. The Historical Imagination in Nineteenth-Century Europe, pubblicato nel 1973, tanto da dedicargli l'intero fascicolo monografico n.19 del 1980, che all'opera di Leon J. Goldstein: Historical Knowing, pubblicata metodologie nel 197651, oltre a pubblicare critiche hypotesis) alle in cliometriche (counterfactual

generale e a Time on the Cross in particolare52

J.M. Price, Recent Quantitative Work in History: a Survey of the Main Trends, in "History and Theory", 1969, fascicolo monografico intitolato Studies in Quantitative History and the Logic of Social Science, pp.1-13.
49

48

G. Mari, op.cit., pg.204. G. Mari, op.cit., pg.204. Cfr. G. Mari, op.cit., pp.210-217. Cfr. G. Mari, op.cit., pp.205-208.

50

51

52

99

Si assiste dunque, verso la metà degli anni Settanta, ad una inversione di tendenza sotto tutti gli aspetti: dal punto di vista epistemologico, vengono abbandonati i modelli interpretativi macroteorici; dal punto di vista metodologico, scende in secondo piano il quantitativismo; dal punto di vista tematico, vengono in primo piano problematiche legate sia all'individualità (storia delle mentalità) che alla gestione del potere; dal punto di vista tecnologico infine, c'è una diffusa delusione delle speranze affidate alla elaborazione informatica dei dati. Opere richiedenti sforzi notevoli, sia come tempo che come capitali, come Time on the Cross e Les Toscans et le leur familles , fallimento,
53

avevano

mostrato la

pubblicamente, redditività

se di

non

il

perlomeno

scarsa

certe

metodologie di lavoro.

Metastoria e conoscenza storica L'articolo di Stone Il ritorno al racconto: riflessioni su una nuova vecchia storia non è che il più famoso di tutta una serie di opere di riflessione epistemologica sul significato e sui metodi della ricerca e della conoscenza storica che percorrono tutto il decennio 1970-1980 e che si intensificano nella sua seconda metà. Se Historical Studies Today può essere considerato l'inizio di tale riflessione, quello di Stone è stato invece il saggio più dibattuto. Quest'ultimo però può essere più agevolmente compreso se lo si contestualizza all'interno del dibattito in corso in quegli anni. Altrimenti, può risultare difficile comprendere come mai, nello stesso anno in cui appare l'articolo di Stone, appare anche, ad opera dello storico inglese Roderick Floud, la seconda edizione di

53

Klapisch,

Ci si riferisce qui all'opera di D. Herlihy, C. Les Toscans et leur familles. Un étude du catasto

100

quello che è stato considerato uno dei migliori manuali di metodi quantitativi: An Introduction to Quantitative Methods for Historians, contenente un capitolo specificatamente dedicato all'utilizzo del computer nella ricerca storica .
54

Nell'Introduzione

l'autore

afferma

esplicitamente che:

... il fatto che alcune aree dell'esperienza umana nel passato non sono misurabili non è una ragione per non misurare quelle che sono a noi accessibili. Perlomeno, le aree misurabili possono aiutarci nella nostra interpretazione di quelle che non lo sono55. Ma nel 1979 escono anche altre due opere importanti: la raccolta di saggi a cura di Jacques Le Goff, La nuova storia, e il saggio di Furet, La nascita della storia. Prima di vedere questi due lavori però, è necessario fare un salto indietro nel tempo per accennare a due libri usciti negli Stati Uniti nella prima metà degli anni Settanta e a cui abbiamo già accennato in precedenza. Il primo è quello di Hayden V. White, Metahistory. The Historical Imagination in Nineteenth-Century Europe, pubblicato nel 1973. Partendo sia dalla convinzione che cronaca e storia occupano due aree contigue non nettamente separabili, sia dalla convinzione della sostanziale identità tra storia e filosofia della storia, White è
florentin de 1427, Paris, 1978. R. Floud, An Introduction to Quantitative Methods for Historians, London, Methuen, 1979. La prima edizione del libro è del 1973 ed è stato poi ristampato nel 1983 e nel 1986. Il capitolo dedicato all'uso del computer, aggiunto alla seconda edizione, è il n.9: Calculators, computers and historical data, pp.194-221. "... the fact that some areas of human experience in the past are immeasurable is no reason not to measure those that are accessible to us. At the least, the measurable areas may help us
55 54

101

dell'idea che a monte delle opere storiche esista un atto pre-cognitivo che condiziona l'atto esplicativo dello storico. L'atto pre-cognitivo è poetico, sia in quanto opposto a scientifico, caratteristico appunto delle opere scientifiche, sia:

... perché organizza e prepara tali contenuti di esperienza secondo i quattro tropi del linguaggio poetico o figurativo: la metafora, la metonimia, la 56 sineddoche e l'ironia . L'atto esplicativo invece è di tre tipi: argomento formale, intreccio narrativo e implicazione ideologica. Inoltre, l'atto pre-cognitivo condizionato dal linguaggio, è metastorico, sia perché a sia perché sua volta

condiziona possibilità ed esiti della coscienza storica del soggetto conoscente. A differenza dei "narrativisti" degli anni Sessanta quindi, per White il racconto non è autoesplicativo ed inoltre il suo è un approccio formalista, ovvero è interessato allo studio delle componenti strutturali delle opere storiche, indipendentemente dai loro contenuti di "verità". Una critica, sia di queste posizioni "narrativiste" che delle posizioni "realiste", viene dall'opera di Leon J. Goldstein: Historical Knowing, pubblicata nel 1976.

Il suo libro rappresenta un tentativo, non frequente, di porre la filosofia della storia di fronte al modo 57 concreto in cui gli storici lavorano .

in our interpretation of the immeasurable." Introduction, in op.cit., pp.1-6, pg.2-3.
56

R.

Floud,

G. Mari, op.cit., pp.211.

57

G. Mari, op.cit., pp.214.

102

Secondo lui infatti, è importante che la conoscenza storica torni ad occupare quel posto centrale nella riflessione filosofica sulla storia che ha perso in seguito ai dibattiti degli anni Cinquanta e Sessanta, in quanto in questo periodo la storia è stata considerata come un modo di discorso anzichè un tipo di conoscenza . Egli ritiene che il passato non possa essere conosciuto, ma unicamente costituito dalla attività intellettuale dello storico:
58

Lo storico, ..., costituisce il passato ("historical past") perché egli non può avere alcuna percezione o conoscenza diretta degli avvenimenti realmente accaduti ("real past"). La conoscenza storica è un processo interamente intellettuale che si realizza nell'uso del materiale a disposizione che, considerato sempre entro determinati quadri mentali, rivela perciò una sua evidenza a cui lo storico è spinto a credere e dalla quale egli costituisce l'"historical past". In questa costituzione il "real past" non ha alcun peso effettivo. Il passato non può essere nè osservato, nè 59 dedotto, ma solo costituito . Lo storico inoltre lavora su due differenti piani: un piano "infrastrutturale", nel quale mediante l'attività intellettuale costituisce "sovrastrutturale", nel il passato e quale mediante un piano l'attività

letteraria presenta i suoi risultati. Come si può vedere, entrambi questi autori, benchè profondamente differenti:

58

G. Mari, op.cit., pp.214.
G. Mari, op.cit., pp.215.

59

103

... esprimono bene la tendenza anti-empirista e antiscientista che si afferma nella cultura storiografica degli anni Settanta60.

Nuova storia e scienze sociali La raccolta di saggi curata da Le Goff invece,

contiene una decina di riflessioni di altrettanti storici sui più recenti sviluppi della storiografia francese: dalla storia delle mentalità a quella dei marginali, dalla storia della cultura materiale a quella dell'immaginario.
61

Significativo è il saggio omonimo della raccolta , scritto dal curatore, nel quale si ripercorre per sommi capi la storia della storiografia francese, vista alla luce degli ultimi sviluppi, facendola discendere dalle opere di Voltaire, Chateaubriand e Guizot e, attraverso Michelet, Simiand e Labrousse, arrivare fino alla "scuola delle Annales". D'altra parte, Le Goff non è nuovo ad opere di sintesi storiografica di questo tipo, essendo com'è l'autore sia della voce Documento/monumento che della voce Storia dell'Enciclopedia Einaudi62. L'altro saggio di sintesi storiografica nello stesso anno è quello di Furet: La pubblicato della

nascita

60

G. Mari, op.cit., pp.215.

J. Le Goff, La nuova storia, in La nuova storia, (a cura dell'autore), Milano, Mondadori, 1980, pp. 9-46, prima edizione: Paris, 1979. J. Le Goff, Documento/monumento, in Enciclopedia Einaudi, Torino, Einaudi, vol V, 1978, pp. 38-49; Storia, ivi, vol XIII, 1982, pp.566-670.
62

61

104

storia . Egli parte da più lontano rispetto a Le Goff, dalla erudizione antiquaria rinascimentale e dalla storia filosofica del XVIII secolo, e si ferma molto prima, alla fine del positivismo ed agli albori del nostro secolo. Inoltre, sviluppa le sue osservazioni in una prospettiva diversa, in quanto la storia viene vista attraverso l'attività del suo insegnamento nelle scuole francesi. L'obiettivo di Furet è dimostrare come la disciplina storica sia giunta a diventare, con il positivismo appunto, una pedagogia del cittadino:

63

Ciò che fa dunque della storia una materia insegnabile a pieno diritto, alla fine del XIX secolo, è insieme un metodo scientifico, una concezione dell'evoluzione, infine la scelta di un campo di studi al tempo stesso 64 cronologico e spaziale . L'argomento della sintesi storica è stato affrontato anche da Stone in un saggio apparso tre anni prima di quello del 1979 e anticipante larga parte delle osservazioni del saggio successivo: La storia e le scienze sociali nel secolo XX65. Dopo aver analizzato come era interpretata la storia alla metà del XIX secolo, lo storico inglese descrive i cambiamenti intervenuti nella pratica storiografica e nelle scienze sociali tra il 1870 ed il 1975, specialmente per quanto riguarda i loro mutui

F. Furet, La nascita della storia, in Il laboratorio della storia, op.cit., pp.109-133, prima edizione in "Histoire", n.1, 1979.
64

63

F. Furet, La nascita della storia, op.cit., pg.130.

L. Stone, La storia e le scienze sociali nel secolo XX, in Viaggio nella storia, op.cit., pp.3-47; apparso per la prima volta in C. Delzell, The Future of History, Vanderbilt University Press, 1976.

65

105

rapporti. Egli vi identifica un cambiamento radicale intervenuto nel corso del terzo decennio del XX secolo:

... per i trent'anni successivi tra "nuovi" e "vecchi" storici infuriò una guerra civile, particolarmente feroce in Francia, ma estesa anche all'Inghilterra e all'America, all'epoca gli altri due centri principali della ricerca. Le ostilità si aprirono nel 1929 con la comparsa in Francia di una nuova rivista, le "Annales 66 d'Histoire: Economique et Sociale" (...), ... Guerra che avrebbe visto sorti alterne, ma della quale a Stone interessa mettere in luce come, all'inizio degli anni Sessanta, ci sia un netto prevalere dei Moderni sugli Antichi:

Attorno al 1960 i "nuovi storici" orientati verso le scienze sociali avevano ormai fatto presa sull'immaginazione e sulla fervida dedizione dei giovani più dotati; attorno al 1976 erano ormai divenuti loro stessi l'élite del potere che controllava le clientele accademiche di Francia, e in una certa misura in America, e cominciavano ad infiltrarsi nei bastioni dell'ortodossia come la 67 Sorbona e Harvard . Passa poi ad analizzare quanto la "nuova storia" debba, in termini epistemologici e metododologici, alle scienze sociali ed individua cinque debiti di questo tipo: l'esplicitazione di convincimenti e presupposti prima sottaciuti, la definizione della terminologia, il miglioramento delle strategie di ricerca, il procedere per

L. Stone, La storia e le scienze sociali nel secolo XX, op.cit., pg.12. L. Stone, La storia e le scienze sociali nel secolo XX, op.cit., pg.12-13.
67

66

106

verifiche di quantificazione.

ipotesi

e

la

metodologia

della

La quantificazione, se usata con criterio e buon senso, presenta molti vantaggi rispetto ai vecchi metodi di verifica storica68. Questi vantaggi sono: precisione e controllabilità dei dati, verifica obiettiva delle ipotesi, eliminazione dell'ambiguità dei termini del quantitativismo impressionista (in misura maggiore o minore, crescente e declinante, ecc.) ed infine:

... aiuta lo storico a chiarire il suo discorso, per il semplice motivo che il tentativo di esprimere i concetti in termini matematici è forse una delle migliori cure contro la confusione delle idee che siano state inventate. Può anche offrire una scappatoia per evitare di pensare, però, ed è opportuno osservare come in campo storico presenti 69 rischi e difetti sempre più preoccupanti, ... Dopo aver minuziosamente analizzato quanto di nuovo ci sia in questa storiografia a livello di caratteristiche tematiche (organizzazione del materiale di tipo analitico e non cronologico, nuove domande e nuove problematiche), di campi di ricerca, (dalla storia demografica alla psicostoria), di strumenti d'analisi (prosopografia e storia locale), quando arriva agli strumenti materiali utilizzati dalla "nuova storia", ovvero al computer, Stone riprende il discorso sulla quantificazione, questa volta però legandolo appunto allo strumento, senza imputargli

L. Stone, La storia e le scienze sociali nel secolo XX, op.cit., pg.19. L. Stone, La storia e le scienze sociali nel secolo XX, op.cit., pg.20.
69

68

107

direttamente gli eccessi in cui questo metodo è venuto a cadere, ma riportando in primo piano il ruolo dello storico e l'utilizzo delle informazioni delle quali può entrare in possesso, in quanto:

... l'apporto della metodologia quantitativa, per quanto sofisticata, non potrà mai compensare l'errata interpretazione o la mancanza di dati. L'unico risultato è quello che gli esperti in computer definiscono "effetto GIGO": garbage in - garbage out (immondizia in entrata - immondizia in uscita). Prima della metà del secolo XX qualsiasi informazione statistica è da ritenersi più o meno inesatta, incompleta ed inutilizzabile (in quanto di regola intesa per un uso affatto diverso da quello cui intende adibirla lo storico), e dunque non soltanto è futile, ma oggettivamente fuorviante calcolare numeri e percentuali precise fino a due decimali70. Inoltre egli rileva la mancanza delle possibilità di verifica dei dati e dei metodi della loro elaborazione nel caso di grandi masse di informazioni manipolate dal computer, in quanto tutta questa parte del lavoro rimane memorizzata nei nastri magnetici della bancadati ed è di difficile consultazione. Un altro difetto del quantitativismo computerizzato che Stone rileva è quella che lui chiama la "retorica" delle cifre, delle tabelle e dei grafici, in quanto se il lettore medio ha esperienza della retorica delle parole, non ne ha alcuna dei mezzi espressivi della statistica e generalmente li accetta in fiducia.

... esiste anche una retorica delle cifre, e soprattutto una retorica dei grafici. L'aspetto stesso di un grafico può essere radicalmente modificato cambiando la scala verticale o orizzontale; usando

L. Stone, La storia e le scienze sociali nel secolo XX, op.cit., pg.35.

70

108

carta millesimata semilogaritmica invece che aritmetica; scegliendo con cura un numero indicatore base che evidenzi o mascheri una tendenza; utilizzando medie mobili invece che cifre grezze71. Stone poi lancia ancora alcune accuse agli storici quantitativisti legati all'uso del computer: quella di non usare fonti prettamente qualitative come termini di confronto dei risultati ottenuti quantitativamente e di spendere ingenti quantità di capitali per ricerche su vasta scala, ricerche che corrono seriamente il rischio di ottenere risultati minimi, sia a causa di errori nella pianificazione preliminare del lavoro che del margine di discrezionalità che distingue i vari operatori durante le operazioni di immagazzinamento dei dati, ed inoltre su di essi fa una fosca previsione:

... se pure alcuni di questi mammuth della ricerca storica giungeranno a qualche conclusione davvero importante nell'arco dei prossimi cinque anni, è comunque probabile che finiscano per estinguersi nella glaciazione finanziaria degli anni Ottanta72.

Il ritorno al racconto Se l'esempio aneddotico riportato da Le Roy Ladurie e visto precedentemente è ovviamente una esagerazione, è però vero che numerosi progetti, svolti nel corso degli anni Sessanta e Settanta ed impieganti una considerevole quantità di persone, tempo e capitali, abbiano poi dato dei

L. Stone, La storia e le scienze sociali nel secolo XX, op.cit., pg.37. L. Stone, La storia e le scienze sociali nel secolo XX, op.cit., pg.41.
72

71

109

risultati di molto al di sotto delle aspettative. E' la constatazione di questo fatto che ha spinto Stone a radicalizzare ulteriormente la sua posizione ed a scrivere, solo tre anni più tardi, che:

Una qualsiasi analisi costi-benefici basta a stabilire come sino ad oggi i vantaggi prodotti dalla storia computerizzata su vasta scala abbiano ben di rado giustificato il dispendio di tempo e di denaro; per questo gli storici hanno incominciato a guardarsi intorno alla ricerca di altri metodi d'indagine in grado di gettare sul passato, con meno fatica, una 73 luce più intensa . Se si può essere perfettamente d'accordo sulla prima parte dell'analisi, non lo si può essere invece sulla la seconda. Una serie di insuccessi parziali, anche lunga, di un determinato metodo di lavoro non giustifica il fatto di gettare via sia il metodo che lo strumento, strumento che peraltro si è dimostrato utilizzabile anche con altre metodologie. La posizione di Stone si fa però più scoperta poche righe più avanti, quando egli afferma che:

Il modello macro-economico è un miraggio, la "storia scientifica" un mito. ... Il crollo di ogni illusione sul determinismo monocausale economico o demografico e sulla quantificazione ha indotto gli storici a porsi una serie di interrogativi affatto nuovi, molti dei quali in precedenza erano stati messi in ombra dall'interesse predominante per una metodologia strutturale, collettiva e statistica precisa74. L'obbiettivo dello storico inglese appare allora chiaro: non è il computer in quanto strumento tecnologico,

73

L. Stone, Il ritorno al racconto, op.cit., pg.93.

110

ma una serie lo hanno determinismo l'uso della

di atteggiamenti ed approcci storiografici che anche utilizzato: la monocausalità, il economico e/o demografico, lo strutturalismo, statistica e delle macroteorie; atteggiamenti

ed approcci che egli ritiene connaturati alla storiografia "scientista", che definisce , appunto, un "mito". Dopo aver definito cosa egli intenda per narrazione:

Per narrazione si intende l'ordinamento del materiale in una sequenza cronologica, e la finalizzazione del contenuto ad un'unica trama coerente, sia pure intersecata da digressioni trasversali. In due modi essenziali la storia narrativa si distingue da quella strutturale: nel suo assetto descrittivo piuttosto che analitico, e nell'interesse focalizzato sull'uomo piuttosto che sulle circostanze75. Stone individua ben sei diverse forme di "storia scientifica": quella teorizzata da Leopold von Ranke (17951886), la scuola francese delle "Annales", il marxismo di Simiand e Labrousse, i cliometrici americani, lo strutturalismo ed il funzionalismo. La prima e le ultime due però sono sbrigativamente liquidate: la prima con un certo rispetto, in quanto viene ritenuta la sola veramente scientifica per definizione:

... definire che cosa si intenda per "storia scientifica". La prima "storia scientifica" fu formulata da Ranke nel secolo XIX, e si basava sullo studio di nuove fonti documentarie. Il presupposto era che l'attenta critica testuale dei documenti, sino ad allora ignoti, sepolti negli archivi di Stato, avrebbe

74

L. Stone, Il ritorno al racconto, op.cit., pg.93. L. Stone, Il ritorno al racconto, op.cit., pg.81.

75

111

accertato una politica76.

volta

per

tutte

i

dati

della

storia

Le altre due invece riconoscendo i loro meriti, ma ritenendole poco importanti, in quanto hanno goduto di breve fama, per poi passare di moda :
77

Sia lo strutturalismo che il funzionalismo ebbero intuizioni preziose, ma entrambi furono ben lontani dall'offrire agli storici una spiegazione scientifica 78 onnicomprensiva del cambiamento nella storia . Gli altri tre gruppi di storici scientifici invece, si basano su metodi e modelli nuovi rispetto al

che

passato, hanno avuto delle pretese egemonizzanti sulla disciplina storica. Al modello economico marxista, Stone rimprovera il determinismo economico-sociale, al modello ecologico-demografico di quella che è conosciuta come scuola delle "Annales" rimprovera di riconoscere una unica:

... variabile chiave che è data dai cambiamenti nell'equilibrio ecologico tra la offerta di cibo e la popolazione, ...79 Alla metodologia cliometrica americana, obiettivo principale dell'articolo, rimprovera invece il quantitativismo spinto alle estreme conseguenze, come abbiamo già visto. Semplificando i termini, Stone in pratica condanna di tutte e tre l'uso dei metodi

76

L. Stone, Il ritorno al racconto, op.cit., pg.83. L. Stone, Il ritorno al racconto, op.cit., pg.85. L. Stone, Il ritorno al racconto, op.cit., pg.85. L. Stone, Il ritorno al racconto, op.cit., pg.84.

77

78

79

112

quantitativi e del metodo analitico per la spiegazione storica ed è per questi motivi che valuta positivamente la decisione di alcuni storici di abbandonare l'approccio analitico-quantitativo per tornare al metodo narrativo.

Alcune questioni

Questo tipo di "storia scientifica" nacque dalla fusione dell'antico interesse francese per la geografia e la demografia storica con la metodologia 80 della quantificazione . Con tali semplici parole Stone descrive la nascita di quella corrente di pensiero storiografico nota come scuola delle "Annales" e promotrice di quel paradigma storico che Stoianovich denomina "funzionale-strutturale"81. In realtà, all'interno di questa frase sono concentrati una serie di concetti che, ad una più attenta lettura, non possono non creare dubbi e perplessità al lettore. Innanzi tutto cos'è la "storia scientifica", o meglio, come nasce il bisogno di scientificità, parola che in un'accezione molto comune potrebbe sembrare sinonimo di "esattezza", all'interno della storia? Da dove nasce l'antico interesse francese per la geografia e come mai questa si è così strettamente legata alla storia? E la demografia, questa disciplina che studia i fenomeni che concernono lo stato ed il movimento della popolazione in una prospettiva statistica sincronica, come mai ha sussunto anche una prospettiva di studio diacronica? La metodologia della quantificazione da dove

80

L. Stone, Il ritorno al racconto, op.cit., pg. 84.

Cfr. T. Stoianovich, La scuola storica francese. Il paradigma delle "Annales", Milano, ISEDI, 1978, relativamente al capitolo 1, I tre paradigmi, pp.23-35.

81

113

viene e con quali motivazioni e prospettive si è sviluppata? Ed infine, perché si sono unite proprio queste due discipline e questa metodologia, e perché proprio nella storiografia francese? Contro chi combatteva e quali scopi perseguiva chi ha auspicato e perseverato nella ricerca di questa coniugazione? E, soprattutto, questa ricerca di scientificità all'interno della storia quali ulteriori sviluppi ha avuto, e con quali differenze, tra il vecchio ed il nuovo continente? La "metodologia della quantificazione" è stata fruttuosa in questo senso? I prossimi capitoli, che seguono i tre percorsi indicati da Stone, vorrebbero essere un tentativo di risposta, perlomeno parziale, a tali domande.

114

CAPITOLO IV

STORIA SCIENTIFICA E METODOLOGIA DELLA QUANTIFICAZIONE

Storia economica ed economia scientifica Nel fautori, 1894 si conclude, con una sconfitta dei suoi il primo dibattito sulla metodologia della

quantificazione applicata alla storia. La discussione era nata nel 1859 con la pubblicazione da parte di Emile Levasseur (1828-1911), vero pioniere della storiografia economica francese, dell'opera Histoire des classes ouvrières en France, all'interno della quale trovavano posto tecniche d'analisi mutuate dall'economia teorica e dalla geografia economica, oltre alla demografia ed alla statistica1. Con la pubblicazione delle opere di Karl

Cfr. L. Allegra, A.Torre, La nascita della storia sociale in Francia. Dalla Comune alle "Annales", Torino, Einaudi, 1977, pg.55. Una delle fasi più salienti di tale dibattito è quella che vede opposti Fustel De Coulanges e Gabriel Monod: il primo sostiene la fisica come modello della ricerca storiografica,

1

115

Lamprecht (1856-1915), la prima delle quali è la Deutsche Wirtschaftsleben im Mittelalter (3 voll., 1885-86) e quindi la Deutsche Geschicte (12 voll., 1891-09), il dibattito raggiunge il suo culmine. Egli infatti è un convinto fautore della Kulturgeschicte, ovvero di una concezione della storia basata sullo sviluppo di culture e civiltà e l’oggetto del contendere è relativo alla regolarità dei fenomeni storici: secondo Lamprecht gli eventi non sono dotati di un carattere particolare tale da impedire completamente di poter applicare loro un qualche schema interpretativo di tipo scientifico ed evolutivo. Le sue opere infatti si basano sia sulla statistica che sull'etnografia, tenendo conto dei rapporti intercorrenti tra diritto, storia ed economia politica2. La storiografia neoidealista a lui contemporanea però, rifiuta a priori qualsiasi contaminazione tra scienze naturali e ricerca storica e quindi la querelle non ha grossi esiti concettuali o metodologici, nè ora nè in tempi successivi. Tuttavia:

La disfatta senza equivoci di Lamprecht nella sua polemica con i rappresentanti d'una storia individuale e politica segna un punto di svolta, a partire dal quale e per decenni, "la storia economica e sociale" scompare dalla scena e diventa marginale rispetto al resto della disciplina3.

anche se difende il metodo cronologico, mentre il secondo afferma che la storia è una "scienza morale". E' però curioso notare che il più famoso allievo di Fustel, Charles Seignobos, nella sua opera non applica che la seconda parte dell'insegnamento del maestro ed è autore, assieme a Charles-Victor Langlois, di un manuale, Introduction aux études historiques, che rappresenterà per Marc Bloch e Lucien Febvre, fondatori delle "Annales", uno dei simboli della storiografia da combattere.
2

Cfr. L. Allegra, A.Torre, op.cit., pg. 57. "La défaute sans équivoque de Lamprecht dans sa polémique avec

3

116

Nel frattempo l'idea di progresso, che legandosi alle teorie evoluzioniste di Darwin, Spencer e Huxley è giunta ormai al suo "terzo periodo4", entra in crisi, in quanto si rifiuta l'idea "... che uomini e donne, culture e società, fossero state sottoposte alla stessa logica monolitica che governa la natura." La crisi è tale da mettere in discussione l'intera struttura del paradigma "evolutivo", ma gli studiosi nati e cresciuti all'interno di esso non sono in grado di crearne un altro. Vengono allora elaborate delle correzioni ad hoc per poter riaffermare la libertà di
5

les représentants d'une histoire individuelle et politique marque un tournant, à partir duquel et pour des décenies, "l'histoire economique et sociale" sombre dans l'obscurité et devient marginale par rapport au reste de la discipline." H. Best, Histoire sociale et méthodes quantitatives en Allemagne Fédérale, in "Histoire informatique moderne et contemporaine", n.7, 1985, pp.3-30, pg. 5. In merito a questa polemica cfr. anche J. Huizinga, op.cit., pp. 42-44.
4

Cfr. J.B. Bury, Storia dell'idea di progresso, Milano, Feltrinelli, 1979 (prima edizione in lingua originale nel 1932), relativamente al cap. XIX, pp.231-240.

T. Stoianovich, La scuola storica francese. Il paradigma delle "Annales", Milano, ISEDI, 1978, pg.30. Infatti, c'è da osservare che: "Nella sua originaria veste illuministica ed utilitaristica, il positivismo era stato una filosofia intelettualistica fondata sulla convinzione che i problemi dell'uomo nella società fossero suscettibili di una soluzione razionale. Sotto l'influenza del darwinismo sociale, invece, il credo positivista cominciò a perdere la sua fisionomia razionalistica; l'"eredità" e l'"ambiente" sostituirono la scelta logica e consapevole, come fattori determinanti delle azioni umane. ... Il risultato fu una sorta di fatalismo scientifico ..." H.Stuart Huges, Coscienza e società. Storia delle idee in Europa dal 1890 al 1930, Torino, Einaudi, 1979 (prima edizione americana: 1958), pg. 45. In altre parole, ci troviamo di fronte a quella che Freud definì come la seconda delle tre umiliazioni narcisistiche dell’uomo occidentale: dopo quella cosmologica (la Terra non è il centro dell’universo), c’è l’umiliazione biologica (in quanto animale, l’uomo è sottoposto alla logica della natura), ed infine quella psicologica (la scoperta dell’inconscio, quella parte del nostro corpo che è indipendente dalla volontà cosciente). Cfr. Sigmund Freud: Essais de psychanalyse appliquée, Gallimard, collection idées nrf, n˚ 263, 1971 (1933), pg. 254 e ssgg.

5

117

scelta dell'uomo, liberale:

concetto

fondamentale

del

neoidealismo

Nello zelo posto nello sfuggire a questa logica monolitica, o nel respingerla, gli storici tedeschi giunsero a proporre il passaggio dalla Storia naturale alla Kulturgeschicte, dallo storicismo alla Geistesgeschicte: cioè a una concezione della storia intesa come esperienza del mutamento dei tipi e dei modelli delle culture (e come disciplina che di queste esperienze si occupa), sia come disciplina del tutto indipendente dalle scienze naturali, parte di un gruppo di scienze autonome della cultura 6 (Geisteswissenschaften) . Approfondendo così la contrapposizione tra queste e le scienze naturali (Naturwissenschaften) che, non solo è una delle principali caratteristiche delle filosofie della storia di tipo idealista, ma che darà anche origine ad una profonda separazione tra la storia e le scienze sociali. Lo storicismo neoidealista infatti, in special modo quello tedesco e quello italiano7, non accetteranno mai alcun tipo di commistione tra le scienze naturali (nomotetiche), caratterizzate dalla continua ricerca di "leggi" generali, e le "scienze" della cultura, che dovevano invece essere caratterizzate dalla continua ricerca del "fatto particolare" (idiografiche), secondo la lezione metodologica di Leopold von Ranke.

Il paradigma funzionale-strutturale La prima è "istituzionalizzazione" del 1946, con la della scuola della delle

"Annales",

creazione

Sixième

6

T. Stoianovich, op.cit., pg. 30. e Meinecke poi, da una parte e

Rickert prima, Troeltsch Benedetto Croce dall'altra.

7

118

Section della Ecole Pratique des Hautes Etudes, prestigiosa scuola di specializzazione postuniversitaria francese. Dal punto di vista di Stoianovich:

...il gruppo delle Annales solo tra il 1946 e il 1972 sviluppò un paradigma riconoscibile - ... - cioè una 8 matrice disciplinare autonoma . Fernand Braudel (1902-1985) però non è della stessa idea:

...non credo che "il periodo in cui pervenne a piena maturità un paradigma delle Annales" sia stato quello degli anni tra il 1946 e il 1949 e il 1968 e il 1972, non credo sia stato questo il periodo della costruzione teorica del modello. Collocherei piuttosto 9 questa fase decisiva tra il 1929 e il 1940 . Se però si confrontano tra loro tre scritti di critica storiografica, stesi a distanza di otto e di quattordici anni, di Lucien Febvre (1878-1956)10 ci si accorge che le proposte metodologiche e tematiche sono sostanzialmente le stesse, al punto che alcune osservazioni sono espresse nel

8

T. Stoianovich, op.cit., pg.20. F. Braudel, Prefazione, in T. Stoianovich, op.cit., pg. 10

9

De 1892 à 1933: Examen de coscience d'une histoire et d'un historien, prolusione pronunciata al Collège de France il 13 dicembre del 1933; Vivre l'histoire. Propos d'initiation, conferenza pronunziata all'Ecole normale supérieure nel 1941; Sur una forme d'histoire qui n'est pas la nôtre: l'histoire historisante, pubblicato in "Annales [E.S.C.]", II, 1947. Ora tutti e tre in L. Febvre, Problemi di metodo storico, (a cura dell'autore), Torino, Einaudi, 1971,il primo pp. 69-84, il secondo pp. 139-154 ed il terzo pp. 163-167.

10

119

1947 quasi con le stesse parole del 1933 . In quest'anno il paradigma, o modello o scuola di pensiero, è in pratica già completamente formato. Quel paradigma che Stoianovich definisce "funzionalestrutturale" comprende non solo la scuola delle "Annales", ma anche la New History americana e la versione "occidentale" del materialismo storico, e questi tre diversi sistemi di pensiero storiografico, queste tre "storie scientifiche", si sono tutti "formati", nel senso che le loro idee principali hanno preso una forma definita, in quella temperie culturale che travagliò i primi trent'anni di questo nostro secolo. Hanno difatti delle caratteristiche differenziano profondamente dal paradigma differente concezione del tempo: esso non costante, lineare e continuo del paradigma comuni che li precedente. Una è più il tempo "evolutivo", ma

11

si fraziona, si frantuma in cicli di diversa durata; non è più solo un punto di riferimento costante, diventa una "variabile" dipendente dal luogo spaziale, dall'epoca storica e dall'oggetto di studio, fino a diventare, nella elaborazione teorica della storiografia degli anni del secondo dopoguerra, quasi immobile per alcune strutture mentali.

...c'è stata una alterazione del tempo storico tradizionale. Un giorno, un anno potevano sembrare ieri delle buone misure ad uno storico politico. Il tempo era come una somma di giornate. Ma una curva dei prezzi, una progressione demografica, il movimento dei

Un esempio per tutti: "Perché descrivere quel che si vede, passi; ma vedere quel che si deve descrivere, ecco il difficile." (1933, pg. 74) - "Perché descrivere ciò che si vede, passi; ma vedere ciò che si deve descrivere è ben pericoloso" (1947, pg. 165). Mi rendo conto che un simile paragone deve comunque tener conto della traduzione e quindi sarebbe stato molto meglio farlo sugli originali, ma dato che le frasi sono talmente simili per esprimere lo stesso concetto, ritengo che come esempio en passant si possa utilizzare ugualmente.

11

120

salari, le variazioni del tasso di interesse, lo studio (...) della produzione, una serrata analisi della circolazione richiedono più ampie misure, 12 un'altra scala . Viene introdotta la riflessione sullo storico, sul suo metodo di lavoro e sui suoi valori: si differenzia tra ciò che si vede e ciò che si vuol vedere, assorbendo ed elaborando in funzione storica l'esperienza della Gestaltpsychologie. Non sono solo i documenti d'archivio ad essere considerati fonti, ma qualsiasi cosa che può parlare del passato; inoltre non si ascolta solamente quel che la fonte può dire, ma la si interroga e le sue risposte sono funzione diretta delle domande poste:

...che attraverso i secoli il valore della lira tornese sia andato progressivamente deprezzandosi; che in quella serie di anni i salari siano ribassati, o il costo della vita aumentato; sono indubbiamente fatti storici, più importanti ai nostri occhi della morte di un sovrano o della conclusione di un effimero trattato di pace. E questi fatti si possono apprendere direttamente? No, certo. Lavoratori pazienti, sostituendosi, succedendosi, li fabbricano lentamente, faticosamente, grazie all'aiuto di mille osservazioni saggiamente interrogate, di dati numerici ricavati laboriosamente da molteplici documenti: mai non si ritrovano bell'e dati, forniti tali e quali13.

F. Braudel, Storia e scienze sociali. La "lunga durata", originariamente in "Annales [E.S.C.]", XIII, 1958, n.4, pp.725753, ed ora in Scritti sulla storia, Milano, Mondadori, 1980, pp. 57-92, pg. 62-63. L. Febvre, Dal 1892 al 1933: Esame di coscienza di una storia e di uno storico, in op.cit., pg. 73. Febvre comunque si incolleriva molto nei confronti dei dibattiti sul metodo storico; Braudel riporta questo aneddoto in un suo saggio: " 'Ciascuno si faccia il suo metodo' mi scriveva in una nota che ho sotto gli occhi 'non c'è bisogno di esperti per questo. Se non si è in
13

12

121

Le nazioni occidentali sono in pieno periodo di colonizzazione del resto del mondo e quindi gli economisti, divenuti consiglieri economici per lo sviluppo, si trovano a doversi confrontare con modelli di sviluppo differenti . In questa maniera la scienza economica si trova costretta a riacquistare una dimensione storica per poter comparare tra loro questi modelli, con i conseguenti dibattiti tra una visione economica "neoclassica" ed una "marxista". Anche lo studio del linguaggio, sia quello naturale che quello matematico, è differente: come la linguistica, con Ferdinand de Saussure (1857-1913), introduce la dicotomia tra langue e parole, anche la matematica, con Bertrand Russell (1872-1970) e differenzia tra cifra dicotomie si possono: Alfred Whitehead (1861-1947), e numero, ed entrambe queste
14

...interpretare come quella tra il sistema astratto e le sue singole manifestazioni materiali15.

grado di costruirsi un metodo, lascia la storia [in italiano nel testo]'." F. Braudel, La demografia e le dimensioni delle scienze dell'uomo,in op.cit., pp. 183-219, pg. 184, nota n. 2.
14

"... essendo ...stati chiamati a fungere da consiglieri dei vari governi sul tema dello sviluppo economico dei paesi sottosviluppati, gli economisti si trovano ora trascinati sempre più nella discussione del problema dello sviluppo economico su un arco di generazioni e di secoli. Alcuni di essi cercano di affrontare il problema nel modo che è loro più congeniale, quello dei 'modelli' matematici." M.M. Postan, La storia economica e sociale, in Storia e scienze sociali. Scritti di metodo, (a cura dell'autore) Torino, Einaudi, 1976, pp.95-104, pg.98] Vedremo in seguito come tale scelta avrà un grosso sviluppo e delle notevoli conseguenze, specialmente all'interno della storiografia americana. In merito comunque vedi anche: M.M. Postan, Lo sviluppo economico, in Storia e scienze sociali. Scritti di metodo, (a cura dell'autore) Torino, Einaudi, 1976, pp.105-115. G.C. Lepschy, 1966, pg. 31. La linguistica strutturale, Torino, Einaudi,

15

122

In altre parole, si differenzia tra il segno e la sua sostanza ed il primo diventa un simbolo della seconda, apparenza sensibile di una realtà sottostante16. La corrispondenza tra loro suscettibile di revisioni è puramente convenzionale, ed interpretazioni, quindi

variabile dipendente sia dalla mentalità relativa al periodo storico oggetto di studio che dal mondo di valori del ricercatore. Last but not least, la differenza che sembra essere più importante, quella su cui si è più discusso: gli storici collocabili entro questo paradigma si pongono dei "problemi". Problemi che sono strettamente collegati ai "fatti storici" ed alla loro costruzione:

Elaborare un fatto significa costruirlo. Se si vuole, fornire la risposta a un problema. E, se non c'è il 17 problema, ciò significa che non c'è niente . I primi fermenti per una nuova storia provengono dagli Stati Uniti: nel 1912 James Harvey Robinson (1863-1936) pubblica il manifesto dei New Historians americani: The New History. Partendo dalla storia sociale, il loro obiettivo è studiare l'uomo visto nei suoi rapporti interattivi con l'ambiente: il postulato che sta alla base di tale visione storiografica è che se l'uomo modifica l'ambiente, anche quest'ultimo, a sua volta, modifica l'uomo. L'elemento di

E' da notare che in questa distinzione tra forma e sostanza, tra apparenze sensibili e realtà effettuale, trovano le loro origini tutte quelle interpretazioni della realtà che si basano sul distinguo tra segno e significato, dal funzionalismo formalista della morfologia della fiaba al funzionalismo strutturalista della linguistica. Non a caso il Cours di Ferdinand de Saussure è tratto da appunti dei suoi corsi tenuti tra il 1906 ed il 1911 (G.C. Lepschy, op.cit., pg.42) ed il lavoro di Vladimir Propp si situa temporalmente negli anni '20 (T. Stoianovich, op.cit., pg.163). L.Febvre, Dal 1892 al 1933: Esame di coscienza di una storia e di uno storico, in op.cit., pg. 74.
17

16

123

spicco in tale corrente è senz'altro Harry Elmer Barnes (1889-1968), il quale pubblica nel 1919 Psychology and History e nel 1925 The New History and the Social Science:

C'è una scuola (...) che si presenta pomposamente come "the new history". ... Viene dall'America... Il suo profeta, Harry Elmer Barnes, iniziò la crociata con una violenta polemica contro l'attività storica analitica, contro la preminenza data all'elemento politico, contro il carattere narrativo della storia. Secondo Barnes, la storia dovrebbe essere: ricostruzion esatta di tutti i dati sociali e della loro struttura storica, ricostruzion eseguita con i mezzi di tutte le scienze che riguardano l'uomo, allo 18 scopo di promuovere la guida razionale della società . Il termine "Nuova Storia" appare per la prima volta in Francia nel 1930, quando Henry Berr (1863–1954) presenta questo movimento americano nelle pagine della rivista da lui diretta: "Revue de synthèse historique" . Frattanto, nel gennaio dell'anno precedente, era nata a Strasburgo, ad opera di Marc Bloch (1886-1944) e Lucien
19

18

J. Huizinga, La scienza storica, Bari, Laterza, 1974, pg. 100. Lo storico olandese aggiungeva poi però una nota di sfiducia nei confronti di tale movimento: "Anche se in futuro potrà scaturire qualcosa da questo impulso indubbiamente serio e scientifico, non si può dire che la 'new history', nei suoi dieci anni circa di attività, abbia attuato la rivoluzione della scienza che predicava." Ivi, pg.101.

"H. Berr: in 'Revue de synthése historique', t.50, pg.19, dove l'aggettivo 'nuova' si riferisce al movimento della New History lanciato nel 1912 negli Stati Uniti, e sprattutto a H.E. Barnes, che aveva pubblicato nel 1919 Psychology and History, e presentato il movimento in The New History and the Social Sciences (1925)." J. Le Goff, La nuova storia, in La nuova storia. Orientamenti della storiografia francese contemporanea (a cura dell'autore), Milano, Mondadori, 1980, pp.7-46, nota n.1 a pg.10. E' però da notare che il titolo del libro di Barnes del 1925 è riportato da Huizinga come The new history and the social studies, New York, 1925. Cfr. J. Huizinga, op.cit., pg. 100, nota n.47.

19

124

Fevbre, una nuova rivista storica: "Annales d'histoire économique et sociale", che propone un'alternativa, sia teorica che ideologica, alla ricerca storiografica contemporanea, facendo della interdisciplinarietà il veicolo per raggiungere l'obiettivo della "storia globale", o "totale", dell'uomo, della società e dei loro reciproci rapporti. Questi fermenti però vanno contestualizzati in un quadro più generale di rinnovamento di tutte le scienze, sia umane che naturali. Com'è noto, nel 1905 inizia un periodo fortemente critico per tutta la cultura occidentale ed anche la ricerca storica ne viene pesantemente coinvolta. In quest'anno accadono alcuni avvenimenti destinati a mettere in grave crisi le certezze degli intellettuali in generale e degli storici in particolare: dal punto di vista politico c'è sia la prima rivoluzione russa che la prima crisi marocchina, fatti che daranno inizio ad una serie di tensioni internazionali che sfoceranno nella Prima Guerra Mondiale, che metterà fine alla cosiddetta Belle Epoque, e nella conseguente rottura della fiducia nell'esclusiva positività della razionalità umana, concetto base del paradigma positivista, incapace di evitare eventi tanto luttuosi e carichi di dolore quali le guerre. Dal punto di vista delle scienze naturali invece c'è la pubblicazione da parte di Albert Einstein (1879-1955) della memoria sulla Teoria della relatività ristretta, preludio della ben più celebre Teoria della relatività generale (1915). L'anno successivo, nel 1906, il francese Pierre Duhem (1861-1916), fisico, storico della scienza ed epistemologo, pubblica la sua opera più famosa: La théorie physique: son object et sa structure, sostenente

125

l'interpretazione ipotetico-convenzionalistica delle teorie scientifiche . Prima di ciò, si era convinti della sostanziale estraneità dell'osservatore nel processo di osservazione, ma la Teoria della relatività prima e l'interpretazione ipotetico-convenzionalistica delle teorie della fisica poi, rendono manifesto il ruolo determinante dello spettatore nel processo della conoscenza, ruolo che come importanza è perlomeno pari a quella dell'attore. Così facendo, esse vanno a distruggere il mondo ben ordinato della meccanica newtoniana e del suo determinismo scientifico, mettendo in discussione la possibilità stessa che possano esistere dei punti di riferimento oggettivi ed inamovibili21. Il colpo di grazia al determinismo scientifico viene dato dal principio di indeterminazione, scoperto nel 1926 da Werner Heisenberg (1901-1976). Su tale principio poi, egli, Erwin Schrödinger (1887-1961) e Paul Dirac (1902-1984), fondano la meccanica quantistica, teoria contestata dallo stesso Einstein, in quanto basata sulle leggi matematiche della probabilità22.
20

L'approccio alla conoscenza di Duhem distingue tra la "realtà" e le sue "apparenze sensibili", e solo queste ultime possono essere oggetto di conoscenza sperimentale, la "realtà" in se stessa trascende la conoscenza empirica e può solo essere oggetto di conoscenza metafisica. Cfr. A. Crescini, Filosofia e scienza nell'età contemporanea, Bologna, Massimiliano Boni, 1980, relativamente alle pp.451-462.
21

20

La Teoria della relatività postula una unica grandezza fissa ed immutabile, la velocità della luce, tutte le altre sono invece relative al sistema di misura adottato, compresi il tempo e lo spazio. Cfr. M. Schlick, Spazio e tempo nella fisica contemporanea. Una introduzione alla teoria della relatività e della gravitazione, Napoli, Bibliopolis, 1984 (prima edizione in tedesco nel 1922).

Questa teoria fisica afferma infatti che, date determinate coordinate spazio-temporali, esiste una certa probabilità che un evento si verifichi in quel luogo ed in quel tempo, ma non ne esiste la certezza; "Einstein obiettò molto vigorosamente queste conclusioni, nonostante il ruolo importante svolto da lui stesso

22

126

...i tre decenni che vanno all'incirca dal 1890 ai primi anni successivi al 1920, segnarono il periodo in cui i pensatori più sensibili giunsero alla conclusione che "le antiche concezioni di una realtà razionale" erano insufficenti, e che il pensiero umano avrebbe dovuto fare delle "concessioni" ad una realtà che non poteva più essere concepita come un sistema ordinato23. Il moto sembra partire con la pubblicazione della colossale opera in tre volumi Principia Mathematica, ad opera di Whitehead e Russell, negli anni 1901-13. Tra i meriti di quest'opera, oltre ad aver portato un fondamentale contributo alla rinascita della logica, sia formale che simbolica, in questo secolo, vanno riconosciuti quelli relativi all'approfondimento del ruolo dello studioso nel processo della conoscenza e alla diffusione di un nuovo tipo di empirismo, basato sulla analisi logica delle proposizioni conoscitive. Questo tipo di empirismo viene definito da Russell come "analitico", ed ha una caratteristica fondamentale:

Ha il vantaggio, in paragone alle filosofie dei costruttori di sistemi, d'essere in grado d'affrontare i problemi uno alla volta, invece di dover scoprire d'un sol colpo una teoria monolitica per l'intero universo24.

nello sviluppo di queste idee, tanto da meritarsi un premio Nobel proprio per il suo contributo alla teoria quantistica. Egli non accettò però mai che l'universo fosse governato dal caso e compendiò il suo pensiero in proposito nella famosa asserzione: 'Dio non gioca a dadi'." S. Hawking, Dal Big Bang ai buchi neri. Breve storia del tempo, Milano, Rizzoli, 1990, pg.74.
23

H. Stuart Huges, op.cit., pg. 414.

24

B. Russell, Storia della filosofia occidentale e dei suoi rapporti con le vicende politiche e sociali dall'antichità ad oggi, Milano, Longanesi, 1984 (prima edizione in lingua originale

127

Com'è noto, esso si concretizza in un movimento fondato a Vienna nel 1924 (1882-1936) e famoso come "Circolo movimento porta avanti un insieme di

un primo tempo in da Moritz Schlick di Vienna". Tale dottrine, definite

come "positivismo logico" o "empirismo logico", i cui punti fondamentali sono relativi all'atteggiamento scientifico nella ricerca e alla cooperazione tra le diverse discipline. Di conseguenza, i suoi membri mettono l'accento sulla necessità di un linguaggio il più possibile intersoggettivo e sulla unità della ricerca scientifica. Il "Circolo di Vienna" finisce come movimento nel 1936 con la morte del fondatore, ma ha già dato origine ad un'altra corrente di pensiero, di portata molto più vasta e conosciuto come "empirismo scientifico" o "Movimento per l'unità della scienza". Questa corrente si differenzia dagli empirismi o positivismi precedenti, in quanto propugna un'analisi critica dei metodi della conoscenza scientifica, analisi che deve passare attraverso lo studio del linguaggio utilizzato per il raggiungimento di tale conoscenza. riflessione ricerca, in ricercatore, rinnovata conoscenza25.
1945), pg.794. Tale approccio alla conoscenza è risultato essere uno dei più fertili, tanto è vero che viene utilizzato tutt'ora: "Abitualmente noi scomponiamo il problema in varie parti e inventiamo varie teorie parziali. Ognuna di queste teorie descrive e predice una certa classe limitata di osservazioni, trascurando gli effetti di altre quantità, o rappresentandole per mezzo di semplici insiemi di numeri." S.Hawking, op. cit., pg.25. Da questo punto di vista, la riflessione sulla scientificità della conoscenza storica raggiungerà il suo punto più alto con il famoso articolo di Carl Gustav Hempel (1902-1997), The Function of General Laws in History, pubblicato su "The Journal of Philosophy" nel 1942; cfr. in merito M.V. Predaval Magrini, Introduzione, in Filosofia analitica e conoscenza storica, (a
25

In tale maniera, quella che era nata come critica sulla acquisizione dei dati per la seguito alla scoperta della soggettività del diventa così una "scienza" della scienza, una epistemologica sui metodi della

riflessione

128

E' solo una coincidenza che sia la New History americana, sia la rivista francese "Annales", che la versione "occidentale" del materialismo storico, nascano tutte e tre durante il secondo ed il terzo decennio del secolo, in questo quadro di diffusa riflessione sui metodi della ricerca scientifica?

Alcune risposte possibili Riprendendo il discorso iniziale riguardante, nello specifico, la scuola delle "Annales", possiamo allora notare che, anche se riconosce Fustel de Coulanges (18301889) tra i suoi precursori, essa non prende più a modello l'ingenua scientificità della fisica ottocentesca, ma sviluppa nuovi modelli epistemologici di ricerca in contemporanea con le scienze naturali e le altre scienze sociali. In altre parole, non cerca più di essere una scienza esatta, anche perché, sia la teoria della relatività che la meccanica quantistica, hanno dimostrato che nemmeno nelle scienze della natura è possibile una esattezza assoluta. scientifico: Ma può ancora esistere un metodo

Ora - ... - se non ho parlato di "scienza" della storia, ho parlato di "studio scientificamente condotto". Queste due parole non erano state pronunziate per parata. "Scientificamente condotto": questa formula implica due operazioni, le stesse che si trovano alla base di ogni lavoro scientifico moderno: porre problemi e formulare ipotesi26.

cura dell'autrice), Firenze, La Nuova Italia, 1979, LXXXIII, relativamente alle pg.XXV-XXX e LXII-LXIV.
26

pp.

V-

L. Febvre, Vivere la storia, in Problemi di metodo storico, op.cit., pp. 139-154, pg. 143.

129

Questo metodo scientifico non è altro che l'applicazione nel campo della storia di quell'"empirismo analitico" russeliano che ha la caratteristica di affrontare i problemi uno alla volta, magari frazionandoli, invece di proporre delle teorie monolitiche generali. Esso infatti si differenzia molto sia dal dal vecchio empirismo positivista che dalla metodologia della scienza empirica, in quanto si basa sulla logica simbolica e sull'analisi del linguaggio. Esso infatti supera l'idiografico descrittivismo ateorico (l'induttivismo ingenuo) degli empirismi precedenti per approdare ad una conoscenza dei fatti di tipo nomotetico, basata su di uno scambio continuo tra teoria ed osservazione con la mediazione di un linguaggio intersoggettivo. Che tale approccio fosse pienamente accettato da Lucien Fevbre è dimostrato dalla prolusione da lui pronunziata al Collège de France il 13 dicembre 1933:

...il caso qui ha distrutto e là ha salvaguardato le vestigia del passato. Per il fatto che, quando i documenti abbondano, l'uomo abbrevia, semplifica, mette l'accento su questo, passa la spugna su quello. Soprattutto per il fatto che lo storico crea i suoi materiali, o, se si vuole, li ricrea: lo storico non si muove vagando a caso attraverso il passato, come uno straccivendolo a caccia di vecchiumi, ma parte con un disegno deciso in testa, con un problema da risolvere, un'ipotesi da verificare. ... Perché descrivere quel che si vede, passi; ma vedere quel che 27 si deve descrivere, ecco il difficile .

L. Fevbre, Dal 1882 al 1933: esame di coscienza di una storia e di uno storico, in op.cit., pg.73-74.

27

130

Geografia, storia economica e demografia Per quanto riguarda la geografia, questa viene rinnovata negli ultimi decenni dell'Ottocento e nel primo decennio del Novecento, da Paul Vidal de la Blache (18451918), il quale, sulla scorta delle idee di Karl Ritter (1779-1859) e di Alexander von Humbolt (1769-1859), sviluppa una "scienza" geografica che tiene conto della continua iterazione tra uomo ed ambiente, in aperta opposizione al determinismo contemporaneo ed alla sua geografia economico-giuridica.

Lo strumento metodologico con cui Vidal intendeva rinnovare la geografia si identificava con la cartografia: attraverso di essa i dati imprescindibili della struttura geologica, del quadro botanico, climatico e zoologico di una regione, si componevano in una rappresentazione allo stesso tempo comparata e quantitativa, statica e dinamica28. Questo rinnovamento però non si ferma alla esplicitazione dell'iterazione, ma si spinge fino alla messa in luce del fatto che quest'ultima non è a livello individuale:

Non era cioè corretto parlare solo di un'influenza dell'ambiente sull'uomo: era invece legittimo considerare il rapporto tra società e quadri climatobotanici composto da una serie ininterrotta e infinita di azioni e reazioni di un fattore sull'altro29. Proseguendo su questa strada, nel 1911 arriva fino ad identificare che:

28

L.Allegra, A.Torre, op.cit., pg. 138 L.Allegra, A.Torre, op.cit., pg. 146.

29

131

Nelle singole parti del globo, ..., erano presenti differenti genres de vie, corrispondenti ad organismi distinti nello spazio e nel tempo: le civiltà materiali. La nozione di genre de vie approfondiva il concetto della complementarità economica delle società umane, suggerita dai contrasti strutturali della crosta terrestre; traduceva in termini economico-sociali le differenti vocazioni economiche stimolate dagli immensi quadri botano-climatici del globo: caccia, pesca, agricoltura, pastorizia, corrispondevano a condizioni imposte dall'ambiente naturale cui si 30 aggiungeva qualcosa di inconfondibilmente umano . In questa maniera il quadro
31

assume

una

sua

definizione: Storia, scienza dell'uomo , ma di un uomo tra gli altri uomini, inserito in una struttura che si chiama società, che a sua volta si trova inserita in un ambiente geografico che condiziona, oltre ad esserne condizionata. Storia come scienza dell'uomo, dei suoi rapporti con gli altri uomini e con l'ambiente circostante. E' appena il caso di ricordare che Febvre è allievo di Vidal de la Blache, che la sua thèse del 1905 è dedicata a Filippo II e la Franca Contea, dove:

...borghesi e nobili, protagonisti dello scontro politico e sociale affondavano le radici economiche nel mondo contadino e si stagliavano come aspetti necessari di un meccanismo economico32. E che, dietro suggerimento di Jules Sion (1879-1940) e di Vidal de la Blache stesso, tra il 1912 e il 1922 scrive La Terra e l'evoluzione umana, manifesto di una nuova

30

L.Allegra, A.Torre, op.cit., pg. 148-149.

L. Febvre, Dal 1882 al 1933: esame di coscienza di una storia e di uno storico, in op.cit., pg.78.

31

132

maniera di intendere i rapporti tra storia e geografia. Ed anche l'altro fondatore delle "Annales", Marc Bloch, nel 1924, pubblica I Re taumaturghi, esempio pratico di un metodo storico capace di fondere la storia con le altre scienze sociali, in special modo con la storia economica:

Per lunghi secoli la vita economica ebbe più stretti legami di interesse con la geografia che non con la storia. L'economia era unita alla geografia dal desiderio di conoscere il mondo, le sue risorse e le relative possibilità di sfruttamento. I movimenti sociali gli assunti ideologici, per lunghi secoli, 33 non risvegliarono alcun interesse per il passato . I motivi che conducono alla nascita della storia economica sono relativi al fatto che l'economia, durante il periodo medievale, è argomento d'interesse di mercanti e borghesi; i nobili, i guerrieri ed i prelati, da una parte, e gli strati più bassi della popolazione, dall'altra, per opposti motivi, non se ne curavano. Bisogna dunque attendere che questi strati sociali medi facciano almeno "capolino" sulla scena della storia perché essi, in contrapposizione alla tradizionale storia dei grandi personaggi politici, desiderino riscrivere il passato dal loro punto di vista politico-economico.

La storia economica non poteva nascere prima del sorgere del capitalismo. Il ritmo con cui si susseguivano i fenomeni economici era allora troppo debole, perché gli uomini ne potessero notare la mutabilità. Il loro orizzonte cronologico era troppo ristretto. Essi si limitavano ad osservare come nelle grandi battaglie si risolvessero le sorti delle grandi potenze, come sorgessero e cadessero gli imperi, come
32

L.Allegra, A.Torre, op.cit., pg. 154. di storia economica, Milano,

33

W. Kula, Problemi e metodi Cisalpino-Goliardica, 1972, pg.8.

133

conquistassero la gloria o morissero i re e i condottieri. I mutamenti quantitativi e qualitativi dell'economia mercantile-monetaria erano più difficili da determinarsi. La storia economica nasce, dunque, insieme all'economia politica borghese, al 34 capitalismo, alla rivoluzione industriale . quando Thomas R. Malthus (1766-1834) introduce, nella teoria economica classica, il rapporto tra popolazione e mezzi di sussistenza, diventa palesemente importante la conoscenza, in dati numerici, di queste variabili e quindi si ha un'impulso dello studio statistico, sia della popolazione che dei mezzi di sussistenza. Se però come definizione di questo studio si accetta quella di Lugwig von Schlözer (1735-1809): Da

la Statistica ha lo scopo di far conoscere tutti gli elementi che concorrono a formare una potenza. E' 35 l'esatto inventario di uno Stato . allora questa tecnica matematica ha origini molto lontane nel tempo: Pierre Chaunu (1923-2009) le fa risalire adirittura ai popoli mesopotamici36. Che non si abbiano sue

34

W. Kula, op.cit., pg.10

"la Statistique a pour but de faire connaître tous les éléments qui concourent à former une puissance. C'est l'inventaire exact d'un État". Citato in J. et M. Dupâquier, Histoire de la démographie. La statistique de la population des origines à 1914, Parigi, Perrin, 1985, pg. 21. D'altronde, Statìstica è il femminile sostantivizzato, per sottointendere "arte" o "scienza", di statìstico, il quale deriva da stato (organizzazione) più il suffisso -ìstico, ovvero: relativo allo, di pertinenza dello, Stato (cfr. G. Devoto, Dizionario etimologico, alle voci relative).
36

35

P. Chaunu, Préface, in J. et M. Dupâquier, op.cit., pp. 7-15, pg. 8.

134

notizie "ufficiali" fino alla seconda metà del Seicento non è cosa che possa meravigliare, dato che essa era un segreto di Stato, com'è facile comprendere. Come scienza invece, essa viene battezzata con il nome di "aritmetica politica", nome tratto dal titolo di uno studio condotto sull'Irlanda, tra 1672 e il 1676, da William Petty (1623-1687). Già dieci anni prima però, nel 1662, John Graunt (1620-1674) pubblicava Natural and Political Observations upon the Bills of Mortality. Però, anche Gotthelf Struve (1671-1738) tiene corso di statistica all'Università maggior fama di questa scienza è il se nel 1708 Burkhard per la prima volta un di Jena, il secolo di 1800:

...pensiamo che la statistica della popolazione non è mai stata un oggetto scientificamente "puro"; essa si è sviluppata per tappe successive, con delle discontinuità. La spaccatura principale si situa all'inizio del XIX secolo, quando si è passati dall'aritmetica politica alla statistica demografica; il cambiamento di vocabolo non è stato fortuito, esso corrisponde ad una trasformazione della conoscenza37. Nel 1802, un anno prima morire prematuramente, Louis Joseph Philippe Ballois (1777-1803) lancia gli "Annales de statistique", nel 1803 viene fondata a Parigi la Société de statistique, nel 1829, nella stessa città, viene fondata da César Moreau (1791-1861) la Société française de Statistique Statistical invertono: universelle e nel 1833 nasce la Manchester Society. Nel 1855 infine i termini si da statistica demografica a demografia

statistica; in quest'anno infatti viene pubblicata a Parigi

37

"...nous pensons que la statistique de la population n'a jamais été un objet scientifique "pur"; elle s'est dévelopée par étapes successives, avec des discontinuités. La principale rupture se
e

situe au début du XIX siècle, quand on est passé de l'aritmétique politique à la statistique démographique; le changement de vocable n'a pas été fortuit: il correspond à une

135

l'opera di Achille Guillard (1799-1876): Éléments de statistique humaine, ou démographie comparée. Questo impulso di ricerca non perde forza durante tutto il resto dell'Ottocento e alla fine del secolo, seguendo l'esempio delle altre discipline sociali, la demografia si rende indipendente. Quindi, la prospettiva storica in campo economico, prospettiva che era stata abbandonata con il rifiuto dell'economia storicista, viene ora acquisita in maniera definitiva all'inizio del Novecento, in quanto, riacquistando nuovamente la sua dimensione storica, la scienza economica ha bisogno proprio dei dati storico-demografici per la costruzione, in vista della loro economico. comparazione, dei vari modelli di sviluppo

Il nuovo interesse per i temi dello sviluppo è in parte il riflesso delle occupazioni pratiche degli economisti del periodo postbellico. Negli ultimi anni essi sono stati chiamati a pronunciarsi su almeno due questioni connesse tra loro che non possono essere discusse partendo dal presupposto che il tempo stia fermo. Una di queste questioni è quella del "decollo" dell'economia industriale nell'Europa occidentale, l'altra è quella della "costruzione" delle economie arretrate dell'Africa e dell'Est asiatico. Entrambe queste questioni sono imperniate sul problema della crescita e del declino su lunghi periodi di sviluppo continuo e sono, in questa misura, questioni 38 "storiche" . L'interesse dei fondatori della rivista "Annales

d'histoire économique et sociale" non va solo alla geografia e alla demografia storica, ma a tutte le scienze

trasformation du savoir." J. et M. Dupâquier, op.cit., pg. 24. M.M. Postan, Lo sviluppo economico, in Storia e sociali. Scritti di metodo, (a cura dell'autore), Einaudi, 1976, pp.105-115, pg.105-106.
38

scienze Torino,

136

sociali, ivi compresa la storia economica, la quale esiste solo in virtù della "metodologia della quantificazione".

La storia, che si costruisce senza esclusioni, con tutto ciò che l'ingegno umano può inventare e combinare per suplire al silenzio dei testi, alle distruzioni dell'oblio... Strigere perpetuamente nuovi legami, fra discipline prossime o lontane; concentrare sullo stesso tema il fascio di luce di scienze eterogenee: ecco il compito primo e fondamentale, il più urgente, senza dubbio, e il più fecondo di tutti quelli che si impongono a una 39 storia insofferente di frontiere ripartizioni .

L. Febvre, Dal 1882 al 1933: esame di coscienza di una storia e di uno storico, in op.cit., pg.79.

39

137

CAPITOLO V

IL QUANTITATIVISMO MARXISTA

Casualità e permanenza nell'economia politica Abbiamo visto nel capitolo precedente come nel quadro della nascita e dello sviluppo delle metodologie quantitative, un posto d'onore sia occupato dal quantitativismo marxista, intendendo con questo termine gli sviluppi dell'economia politica della prima metà del Novecento particolarmente collegati al tema del nesso tra "costanti" ed "evento". Su tale argomento, già Antoine Cournot (1801-1877), con la sua opera Essai sur les foundements de nos connaissances et sur les caractères de la critique philosophique del 1851, aveva infatti indicato come sia possibile separare ciò che si presenta con le caratteristiche della casualità da ciò che invece presenta delle caratteristiche ricorrenti, ovvero delle permanenze:

...Cournot era stato il primo ad applicare uno schema scientifico e matematico all'economia politica,

138

introducendo la statistica nello studio dei fenomeni economici, ...1 Nella sua opera successiva invece, Considérations sur la marche des idées, si spingeva ancora più in là, giungendo a riconoscere che gli avvenimenti possono essere raggruppati in "serie regolari" , ma perché potesse essere pienamente recepito e sviluppato quanto egli aveva affermato alla metà dell'Ottocento fu necessario attendere quasi un secolo.
2

Le scienze sociali nella Grande Crisi Il 1929 non è solo l'anno in cui nasce la rivista "Annales d'histoire économique et sociale", ma è anche l'anno della Grande Crisi, l'anno in cui sembra cadere in ginocchio il capitalismo. Questo avvenimento, così denso di conseguenze per il mondo occidentale, naturalmente non può non avere risvolti nel campo della ricerca nelle scienze sociali. Esso è, in primo luogo, occasione di reviviscenza del mai sopito dibattito tra economisti ortodossi ed economisti di matrice marxista. In secondo luogo, rende evidente anche alla pubblica opinione, e non solo ad alcuni economisti, la necessità di recuperare una dimensione prettamente storica della ricerca nel campo dei fatti economici. Non che questa dimensione fosse mai stata totalmente assente: abbiamo infatti visto come vi fosse già nell'Ottocento una scuola storica dell'economia politica.

G. Gemelli, Storia e scienze sociali: le "Annales" nella cultura francese degli anni Trenta, in Storia del mondo contemporaneo (a cura di Nicola Tranfaglia), vol.X, tomo I, Gli strumenti della ricerca, Firenze, La Nuova Italia, 1983, pp.708735, pg.722.

1

139

Ma una specifica interpretazione storiografica sperimentale del ruolo svolto dai fatti economici nella vita sociale è altro rispetto all'economia politica vista in prospettiva storica. L'anno successivo, nel 1930, nascono ben due iniziative internazionali dedicate allo studio della storia dei prezzi: un Comitato ed una Commissione. Il Comitato Internazionale per la Storia dei Prezzi (International Scientific Committee on Prices History) nasce su iniziativa di Edwin Gay (1867-1946) di Harvard e di William Beveridge (1879-1963) della "London School of Economics" e, ufficialmente costituito nel maggio del 1931, viene affidato alla direzione di Beveridge. Nello stesso 1930, a Tokio, durante i lavori della XIX sessione dell'Istituto di Statistica Internazionale, François Simiand avanza la proposta di creazione di una Commissione di Ricerche storico-statistiche. Accettata la proposta ed istituita la commissione, a Simiand stesso viene affidata la stesura dei relativi programmi di lavoro. Questi vengono presentati dal sociologo-economista francese in occasione della XX sessione dell'Istituto, l'anno successivo a Madrid, e pongono in primo piano appunto lo studio della storia dei prezzi. L'ipotesi sottesa a queste iniziative è che le crisi economiche siano comparabili e quindi lo studio delle variazioni dei prezzi, inteso come studio della loro sintomatologia, possa fornire degli strumenti atti a prevenirle ed a contrastarle.

Dopo lo sconvolgimento provocato dalla crisi del 1929, si ipotizzava che la conoscenza delle fluttuazioni dei prezzi nel passato avrebbe permesso di comprendere meglio la natura del cataclisma in atto, oltre che di altri perturbamenti in un futuro ancora remoto. Questa

T. Stoianovich, La scuola storica francese. Il paradigma delle "Annales", Milano, ISEDI, 1978, pg. 172

2

140

tendenza era sostenuta anche borghesi di quel tempo ...3

da

alcuni

economisti

Infatti, il Comitato ottiene, per intercessione del Social Research Council of America, una notevole disponibilità di fondi, sia dalla Fondazione Rockefeller che da altri "ambienti scientificamente non qualificati . Tale ipotesi però, e di conseguenza anche la disponibilità dei fondi, è destinata a cadere alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, in quanto:
"4

...siffatti lavori non sono che ingenue manifestazioni di modernizzazione, volendo estendere nel passato, oltre i confini di una ammissibile comparabilità il campo delle indagini economiche. La conoscenza, sia pure precisa, delle fluttuazioni dei prezzi nell'epoca precapitalistica non poteva per nulla aiutare la comprensione dello sconvolgimento economico degli anni 1929-32. Come nelle teorie del ciclo demografico, anche in alcune concezioni che dichiarano ... il carattere eterno del ciclo economico, si trovano elementi di metafisica5. Una terza iniziativa, geograficamente più limitata, ma forse più importante dal punto di vista dela continuità, è presa da Marc Bloch e Lucien Febvre nello stesso 1931. Essi infatti inaugurano sulle colonne delle "Annales":

...una sezione speciale dedicata alla pubblicazione di critiche, dibattiti, considerazioni metodologiche ed esperimenti intorno alla storia dei prezzi. Redattore di questa sezione fu lo stesso Simiand, già allievo e

W.Kula, Problemi e metodi di storia economica, Milano, Cisalpino-Goliardica, 1972, pg.444.
4

3

W.Kula, op.cit., pg.444 W.Kula, op.cit., pg.444-445.

5

141

collaboratore di Emile Durkheim, da cui la scuola degli Annales parzialmente traeva origine, e che da tempo era noto per le sue pungenti critiche alla storiografia tradizionale6.

François Simiand (1873-1935) Empirista ed esponente del più classico positivismo logico francese, Simiand è tra i primi a riconoscere gli sforzi ed i meriti di Émile Levasseur , al quale succede sulla cattedra di Storia del Lavoro nel Conservatoire National des Arts et Métiers. Dal suo maestro Durkheim eredita il profondo interesse per i interesse che lo porta prima a studiare per poter comprendere il loro potere arrivare allo studio sistematico della come mezzo per definire realtà dei salari stessi. la differenza problemi sociali, i salari e quindi, d'acquisto, lo fa storia dei prezzi tra nominalità e
7

Le variazioni dei salari sono determinate, secondo lui, dalle variazioni dei prezzi, e non viceversa. Le variazioni dei prezzi, da parte loro, sono determinate

6

W.Kula, op.cit., pg.444.

Di Émile Levasseur abbiamo già avuto occasione di parlare nel precedente capitolo, è sufficente ora ricordare che egli si è interessato alla geografia economica, all'economia teorica, alla statistica ed alla demografia, intesi come metodi dell'economia politica positiva, nello sforzo mirante a costruire una storia economica che non si esaurisse in una semplice cronologia dei fatti economici, oltre ad essere riconosciuto come uno dei suoi maestri da Henri Hauser, importante storico francese che incontreremo nel corso di questo capitolo.

7

142

dalle variazioni quantitative dei mezzi di pagamento disponibili sul mercato8. Critico nei confronti dell'economia classica, in quanto è convinto che lo scambio non sia un fenomeno sociale di tipo universale, nel famoso saggio Essai sur le prix du charbon en France et au dix-neuvième siècle, pubblicato sul numero 5 (1900-1901) della rivista "Année Sociologique", costruisce una teoria sperimentale dell'economia basata sui metodi e sui postulati della scienza positiva. In tal senso, egli definisce preliminarmente il soggetto ed i metodi della ricerca economica, la quale, volendo essere sperimentale, deve procedere ipotesi. per deduzione, ossia per verificazione di

Di qui il suo culto per l'analisi statistica, non solo per la possibilità di quantificare, ma, soprattutto, perché tale metodo (consentendo di eliminare alcuni fattori e di isolarne altri), corrisponde, secondo lui, al metodo sperimentale. Esige che ogni problema sia formulato in categorie generali (...). ... Con tutto ciò, Simiand evita di usare il termine "legge": ... preferisce parlare di "successione regolare", oppure di "regolarità di una serie di fatti". Perché si possa affermare la ripetibiltà di quella "successione regolare", esige l'esame di lunghe tabelle statistiche9. Questo porta Simiand ad avvicinarsi alle prospettive della psicologia sociale10 ed a riconoscere il "prezzo" di

8

W.Kula, op.cit., pg.475. W.Kula, op.cit., pg.474.

9

Importante in questo senso, il verso della ricerca indicato da de Tarde nell'articolo pubblicato nel 1905 sulla "Revue Philophique": La psychologie en économie politique, nel

10

143

un determinato bene come un "fenomeno sociale" che permette uno studio oggettivo della società, basato sull'analisi quantitativa delle serie di prezzi, comparate sia diacronicamente che sincronicamente.

Lo studio consisteva in una comparazione dei valori relativi delle singole serie: tale scelta sgomberava il campo dalla tentazione di calcolare i piccoli spostamenti assoluti - che non indicavano spostamenti reali - ma conduceva a considerare soltanto il verso di tali mutamenti in uno spazio (il mercato nazionale) e in un tempo (l'anno) dati. Ne risultava un insieme ciclico formato da due esperienze: un "tipo A" nel quale i prezzi crescevano e la produzione nazionale era in grado di soddisfare il mercato nazionale; un "tipo B" in cui avveniva una diminuzione dei prezzi del carbone importato e di quello nazionale. Nei limiti dell'esperienza di Simiand, successivamente ampliata nella thèse su Le salaire des ouvriers des mines de charbon en France [1907] veniva smentita la legge della domanda e dell'offerta: ...maggior corrispondenza vi era invece con l'andamento del 11 mercato mondiale . In altre parole, "un denso, imponente e sistematico sforzo d'indagine ...; una profonda critica dei metodi e

quale l'autore prendeva atto di un progressivo distacco del valore intrinseco della moneta dal suo valore estrinseco, con una conseguente dematerializzazione del relativo potere d'acquisto, potere che si trova sempre meno legato al valore del metallo prezioso al quale la moneta è collegata [Cfr. G. Gemelli, op.cit., pg.722]. In altre parole, anche agli studiosi di economia politica iniziava a chiarirsi un punto di vista che agli scienziati economici era noto già da tempo, anche se non era mai stato approfondito: la moneta può essere considerata anche un velo, una convenzione sociale, che copre, mediante i rapporti che instaura, l'effettivo dispiegarsi delle forze economiche legate ai fenomeni reali del lavoro, della terra e del capitale.
11

Francia. pg.115.

L. Allegra, A. Torre, La nascita della storia sociale in Dalla Comune alle "Annales", Torino, Einaudi, 1977,

144

delle

teorie

degli

studi

precedenti" ,

12

tutti

tesi

a

ricomporre quella vecchia frattura tra la nomotetica scienza economica e l'idiografica economia politica, così come era stata concepita e portata avanti dallo storicismo contemporaneo .
13

L'economia politica Si tratta cioè di una grande manovra riorganizzativa dei quadri teorici dell'economia politica, per estrarla dalle secche in cui era stata arenata dalla dottrina giuridica della scuola storica e farla quindi convergere verso il "modello concreto e sperimentale delle scienze sociali"14.

Tradizionalmente insegnata alla Facoltà di Diritto, l'economia politica ne subiva l'ipoteca non solo formale - in quanto veniva considerata una disciplina puramente ausiliaria -, ma anche sostanziale - in quanto improntata ai metodi rigorosamente deduttivi che caratterizzavano le scienze giuridiche. Il ruolo delle discipline storiche e sociali era di fatto

12

W.Kula, op.cit., pg.475.

Infatti, come afferma Braudel, è necessario "... segnalare quel che la storia deve all'opera capitale di François Simiand, filosofo diventato economista ... Quel che egli ha scoperto sulle crisi e sui ritmi della vita materiale degli uomini ha reso possibile l'opera luminosa di Ernest Labrousse, il più nuovo contributo alla storia degli ultimi vent'anni." F. Braudel, Posizioni delle storia nel 1950, in Scritti sulla storia, (a cura dell'autore), Milano, Mondadori, 1980, pp.34-53, pg.48.
14

13

G. Gemelli, op.cit., pg.720.

145

misconosciuto economista15.

nella

formazione

di

un

futuro

Sta di fatto che l'opera di Simiand è assai poco considerata dagli economisti della Facoltà di Diritto. Probabilmente a causa del suo socialismo e della diffidenza, o della supponenza, verso il metodo statistico, nonostante il fatto cha Albert Aftalion (1874-1956) tenga un corso che è stato anche pubblicato. vi

La facoltà lo ignora, rispetta i suoi lavori, lo prende occasionalmente in considerazione in qualità di coscienzioso raccoglitore di dati, ma rifiuta implicitamente, giudicandolo semplicistico, il suo approccio allo studio delle quantità monetarie. Essa crede, in conclusione, che il suo contributo alla teoria economica sia insignificante16. In compenso, si dibatte fuori dalla Facoltà di Diritto tra gli economisti, sulla teoria e sul metodo che fondo naturalmente di natura

e

dell'economia politica, dibattito sottintende delle divergenze di dottrinaria.

Gli economisti del periodo della crisi individuavano nel pensiero di Duguit una chiara indicazione della possibilità di far convergere l'economia politica verso il modello delle scienze positive, superando l'artificiosa distinzione - più volte denunciata da F. Simiand - tra economia pura, basata su procedimenti matematici e deduttivi ed economia applicata, basata su procedimenti empirico-induttivi e spesso dominata

15

G. Gemelli, op.cit., pg.721.

Intervista a Ernest Labrousse, in "Passato e Presente", n.7, 1985, pp.87-109, pg.93.

16

146

da preoccupazioni moralistiche e letterarie più che da una rigorosa impostazione metodologica17. Veicolo e luogo della querelle sono le riviste: la "Revue d'histoire économique et sociale", la "Revue d'économie politique" e le "Annales d'histoire économique et sociale" ed è proprio in questo contesto di astrazione della scienza economica che si inserisce il dibattito sui prezzi. Questo nasce in seguito all'inchiesta lanciata dalle "Annales" nel 1931, mirante a mettere a confronto non solo le opinioni degli economisti universitari, ma a valorizzare anche quelle dei banchieri, degli uomini d'affari e degli altri esperti di questioni monetarie, persone meno legate alle astratte teorizzazioni e più vicine alla gestione pratica di quella istituzione umana che è la moneta.

Contro i teorici puri, contro le dispute astratte e l'infatuazione di cui erano oggetto, le "Annales" valorizzavano il concret degli uomini d'azione18.

Henri Hauser (1866-1946) e Paul Mantoux (1877-1856) Nello stesso anno divengono operativi sia la

Commissione di Ricerche storico-statistiche che il Comitato Internazionale per la Storia dei Prezzi. Quest'ultimo organizza i suoi lavori su base nazionale e il coordinamento delle ricerche francesi viene affidato ad Henri Hauser, il quale entra subito in dibattito, sia sulla teoria che sul metodo, con il coordinatore dei lavori della Commissione, François Simiand.

17

G. Gemelli, op.cit., pg.721.

147

Fortemente Hauser adotta storica di tipo affronta, negli

influenzato da Vidal de la Blache, Henri un approccio metodologico alla ricerca economico-geografico e con tale metodologia ultimi anni del secolo scorso, lo studio

della Riforma protestante all'interno delle diverse classi sociali cittadine, con speciale riferimento agli strati più economicamente disagiati di esse. Lungo questa strada egli giunge a riconoscere una realtà sociale differente da quella presentata dai documenti ufficiali:

...nel Cinquecento ...; opposta al lavoro giurato era esistita una forma di lavoro libero, cioè salariato, che aveva costituito una parte cospicua del mondo economico cinquecentesco; era possibile interpretare la lotta sociale e politica attraverso il conflitto dei due tipi di lavoro e dei gruppi sociali che li rappresentavano: salariati e maestri giurati. La contrapposizione tra lavoro libero e lavoro giurato rifletteva un processo più profondo, la nascita del capitalismo:... Si rompeva la visione idillica del 19 passato tipica della cultura liberale... Ma le fonti da lui utilizzate sono essenzialmente narrative, quindi, se da una parte riconosce che la storia economico-sociale è storia dei conflitti di classe, dall'altra il suo approccio narrativo lo conduce nel circolo chiuso del continuo parallelismo tra nascita del capitalismo e formazione dello stato. L'interesse economico-sociale di Paul Mantoux invece parte dall'analisi dei rapporti tra la ricerca storica e la sociologia contemporanea. Nel 1903 infatti, pubblica Histoire et sociologie, dove riconosce il valore metodologico della ricerca sociologica durkheimiana, da lui

18

G. Gemelli, op.cit., pg.723. L. Allegra, A. Torre, op.cit., pg.165.

19

148

ritenuto utile per contrastare l'inevitabile della storia "scientifica" di stampo positivista:

finalismo

Secondo Mantoux, storia e sociologia tradizionali erano distinte per scopi, ma avevano lo stesso modo di conoscere i fatti; la collaborazione tra le due discipline era possibile in virtù della loro affinità metodologica. ...ciò che era necessario criticare della sociologia erano le tendenze all'astrazione e alla classificazione dei tipi sociali, indipedentemente dalle realtà storiche in cui si collocavano20. Interessato ai risvolti sociali della ricerca storica, egli intendeva la storia sociale come applicazione dinamica nel campo temporale dei temi e dei metodi della più statica sociologia:

...sociologia en mouvement, la storia sociale non poteva prescindere dallo studio quantitativo (morfologico) dei fenomeni sociali, senza che perciò si dovesse abbandonare la tradizionale narrazione 21 cronologica . Il suo studio sulla rivoluzione industriale del 1906 infatti, La révolution industrielle en Angleterre au XVIIIe siècle, parte dall'analisi della proprietà fondiaria alla metà del Settecento per individuarne gli strati sociali protagonisti ed utilizza ampiamente studi di carattere sociologico sulla divisione del lavoro e sul ruolo del mercato, sul depauperamento di alcuni di questi strati

L. Allegra, A. Torre, pg. 129-130; ed ancora: "Il metodo storico, cioè, doveva essere lo strumento essenziale di una sociologia comparata che non prescindesse dalle individualità spaziali e temporali." Ivi, pg. 130.
21

20

L. Allegra, A. Torre, op.cit., pg. 166.

149

sociali a vantaggio di altri e sullo sviluppo delle innovazioni tecnologiche. Il dibattito tra Hauser e Mantoux si svolge intorno a due termini ben precisi: modernità dei conflitti di classe e utilizzo della quantità. Infatti, mentre quest'ultimo, come abbiamo visto, utilizza dei parametri quantitativi per definire le novità sia sociali che tecnologiche, giungendo fino a stimare le dimensioni del mercato per valutare la figura della fabbrica , il primo, basandosi solo su fonti narrative, identifica la modernità con la novità dei tempi: la nascita di nuovi strati sociali corrisponde sempre a delle novità istituzionali. Per quanto riguarda i rapporti di entrambi con il durkheimiano Simiand, è da ricordare che Mantoux, nel 1907, collabora con il sociologo-economista all'opera a più mani Le socialisme à l'oeuvre, curata da Georges Renard (18471930), dove e viene opposto
23 22

"un

socialismo grandi

di

piccoli agrarie

proprietari

contadini"

alle

questioni

dell'analisi marxista24; mentre Hauser ha con Simiand un primo dibattito in merito alla:

...teoria dello Zusammenhang che era stata formulata in campo storico da Hauser. Tale teoria postulava la
22

Figura che con lui diventa una realtà effettiva ed operante in un preciso contesto di mercato e non corrispondeva più quindi ad una costruzione artificiale di tipo politico, come lo era per gli storici tradizionali.
23

L. Allegra, A. Torre, op.cit., pg. 90.

E' noto che di tale analisi, intesa in senso generale, Simiand accettava quanto Marx avesse "insistito sugli squilibri e le crisi causate dal funzionamento spontaneo del sistema e sulle contraddizioni e le lotte di classe causate dall'appropriazione dei mezzi di produzione." (P. Vilar, Le parole della storia, Roma, Editori Riuniti, 1985, pg.234), mentre rifiutava il fatto che il suo concetto di " 'modo di produzione' fosse capace di esprimere la realtà economica contemporanea." (L. Allegra, A. Torre, op.cit., pg.116)

24

150

stretta solidarietà, in un momento dato, in una popolazione qualsiasi, tra le istituzioni private, economiche, giuridiche, religiose e politiche:...25 Tale teoria viene criticata da Simiand dal punto di vista della metodologia sociologica, in quanto mancante del metodo comparativo: lo studiare una unica società infatti, condanna il ricercatore a rinunziare a tutta una serie di rapporti causali per poter rilevare la concomitanza di fattori diversi. A questa critica però, lo storico Fevbre opinava che la comparazione non deve sempre e necessariamente svilupparsi in maniera sincronica, ma può anche essere sviluppata in maniera diacronica, confrontando la stessa società in momenti temporalmente diversi, individuando così le diverse unità sociali all'interno di una stessa civiltà.

L'interpretazione monetarista delle crisi economiche La continua comparazione tra diverse società storicamente contemporanee per la rilevazione di diversi fattori concomitanti ed una interpretazione monetarista dei fatti economici sono dei tratti caratteristici del metodo di lavoro di Simiand. Egli infatti, applicando le teorie e le formule matematiche della scienza economica alla ricerca storica, attribuisce l'inizio di ogni espansione economica, quella che lui chiama la fase A, all'arrivo di metalli preziosi dall'esterno del sistema economico considerato. Così è per l'arrivo di metalli preziosi dalle Americhe del XVI secolo e per le miniere d'oro del Klondyke, della California e del Tanswaal nell'Ottocento.

25

L. Allegra, A. Torre, op.cit., pg.228.

151

Per Simiand l'interpretazione è completamente monetaria: quando si scopre dell'oro (nel XIX secolo metallo monetario per eccellenza), il suo prezzo diminuisce in rapporto alle merci: vi è dunque un rialzo dei prezzi 'generali', da cui deriva la 'facilità'; poi, quando l'offerta di merci diventa più forte (come ritmo di crescita) dell'offerta di oro, si produce il fenomeno inverso, ...26 L'ipotesi storiografica di Simiand è infatti legata alla teoria quantitativa della moneta ; a tale ipotesi, che non è ancora una storia quantitativa dell'economia ma una teoria della scienza economica quantitativamente applicata alla storiografia, egli arriva in seguito alle sue ampie e sistematiche ricerche, utilizzanti appunto procedure statistiche e sperimentali, nel campo della storia dei prezzi. Sono appunto queste le ricerche che Henri Hauser contesta nel corso del famoso dibattito sui prezzi che percorre tutto il decennio precedente la Seconda Guerra Mondiale e la sua critica a questo tipo di quantitativismo si svolge sia sul piano metodologico che epistemologico. Le
27

P. Vilar, op.cit., pg.93. "Kondrat'ev, dal canto suo, crede che il prezzo dell'oro sia troppo influenzato dalla sua funzione monetaria perché possa determinare la vita economica con il suo prezzo di produzione; bisognerebbe ricercare altrove le ragioni dei ritmi spontanei dell'economia: il tempo di 'digestione' delle innovazioni tecniche fondamentali (ferrovie, ecc.) e forse anche gli effetti economici delle guerre." (Ivi, pg.93). Tale teoria si basa sulla formula MV=PQ. In altre parole, se si ipotizzano costanti la velocità di circolazione della moneta (V) e la quantità di beni prodotti (Q), la massa monetaria (M) disponibile sul mercato determina il livello dei prezzi (P), quindi l'arrivo dei metalli preziosi provoca un aumento di questi ultimi, e conseguentemente dei salari, che conduce ad una fase successiva, da Simiand denominata B, in cui c'è una insufficenza di mezzi di pagamento immessi sul mercato, dunque un restringimento del credito tale da provocare la crisi ed il depauperamento dei salariati, che si vedono ridurre il loro potere d'acquisto reale.
27

26

152

contestazioni di tipo metodologico sostanzialmente riassunte in tre punti:

possono

essere

... 1) un dettagliato elenco delle difficoltà metrologiche derivanti dalla mutabilità di pesi e misure in relazione al tempo, al luogo ed all'oggetto da misurare; 2) ... osservazioni sulle difficoltà risultanti dai cambiamenti monetari (...); 3) considerazioni ... sulla difficoltà di effettuare confronti entro lunghi intervalli di tempo, difficoltà dipendente dai mutamenti qualitativi nel consumo e nella produzione (nel lungo periodo i termini 28 rimangono gli stessi, ma cambia il loro contenuto) .

Ernest Labrousse (1895-1988) Economista liberale, Albert Aftalion si interessa ai

fenomeni della sovrapproduzione; nel quadro dell'offensiva dell'economia neoclassica, propende per la teoria dell'utilità marginale rispetto a quella del valore29 lavoro ,

e

il

suo

è

un

liberismo

cosciente

dei

gravi

problemi sociali conseguenti al capitalismo occidentale30.

W.Kula, op.cit., pg.457, cfr. l'intero capitolo Ricerche storiche sui prezzi e il mercato, pp.441-495.
29

28

12:

La prima afferma che il valore di un bene è dato dal "piacere" che esso procura al suo possessore, mentre per la seconda il valore di un bene è determinato dalla quantità di "lavoro" che esso contiene. Egli infatti fa parte di "... un gruppo di 'dissidenti' della Facoltà di Diritto - che faceva capo a G. Pirou e ad A. Aftalion e che si batteva insieme per la revisione del diritto costituzionale in funzione del potenziamento degli organismi intermedi e per la conversione dell'economia politica verso il modello concreto e sperimentale delle scienze sociali." (G. Gemelli, op.cit., pg.720) e pubblica nel 1922 sulla "Revue d'histoire économique et sociale" l'articolo La théorie socialiste dans les échanges et sa critique (Cfr. L. Allegra, A. Torre, op.cit., pg.277-287).
30

153

Influenza notevolmente teorico dell'intervento di economia mista ed ispiratore del New Deal di vista, assistente formazione
31

John Maynard Keynes (1883-1946), regolatore dello Stato in un quadro inconfessato seppur riconoscibile roosveltiano, ma, dal nostro punto

è molto più importante un allievo prima e poi, di Aftalion: Ernest Labrousse. Di dunque giuridico-economica ed esperto di

statistica , Labrousse scrive, proprio negli anni a cavallo della Grande Crisi, l'Esquisse du mouvement des prix et des revenus en France au XVIII siècle, una lettura economicosociale delle origini e dei motivi che conducono allo scoppio della Rivoluzione francese e sua tesi di laurea per l'agrégation in scienze economiche, sostenuta nel 1932 alla Facoltà di Diritto di Parigi:
e

... questo Esquisse, concepito fin dal primo momento come un semplice capitolo, doveva costituire la premessa di uno studio - cominciato nel 1924 come tesi di dottorato in scienze economiche - sulle Origines historiques des assurances sociales, sulla base delle dottrine e delle esperienze della Rivoluzione francese. Non ho mai finito quel lavoro, ma il capitolo introduttivo, rielaborato e molto ampliato, è diventato un'opera autonoma32. Tale lavoro viene pubblicato dall'editore Dalloz, specializzato in diritto ed economia, in una collana dal nome indicativo: "Collection d'Économie Politique"33, e,

Cfr. Intervista a Ernest Labrousse, Passato e Presente, pp.91-109, pg.92.
32

31

Intervista a Ernest Labrousse, op.cit., pg.92.

"... dirigée par Oualid, Picard, Pirou, Lavergne Perroux et Rueff. Le but de la collection, ..., est de proposer des études économiques et sociales fondées sur 'une méthode scientifique sûre'." Jean-Yves Grenier, Bernard Lepetit,

33

154

sebbene abbia la prefazione scritta da due storici, Henri Sée (1864-1936), di matrice economico-giuridica, e Roger Picard, di matrice economico-sociale, esso non appartiene a tutti gli effetti al campo della ricerca storica, perlomeno secondo il concetto di "ricerca storica" a lui contemporaneo. Bisogna attendere l'autunno 1936 per vedersi aprire, ad opera di una comunicazione di Georges Lefebvre (18741959), con la quale lo storico attira l'attenzione dei colleghi sull'opera di Labrousse, un dibattito su tale argomento all'interno della Société d'Histoire moderne; lo stesso Lefebvre poi stende una lunga nota critica, pubblicata nella primavera del 1937 sia sulle Annales d'Histoire économique et sociale che sulle Annales historiques de la Révolution française, nella quale contestualizza
34

questo

lavoro

nell'ambito

di

quello

di

Simiand : un debito che lo stesso Labrousse riconosce:

I miei legami con Simiand sono stati soprattutto di carattere metodologico. Il rapporto con lui è stato quindi essenziale per me; personalmente però lo conoscevo appena e uno dei miei rimpianti è proprio quello di non aver mai seguito le sue lezioni. Lo consideravo allora con ammirazione il fondatore della scuola positiva35. Per far accettare il lavoro e l'opera dello storico economico-statistico però, Lefebvre è costretto a compiere una operazione complessa, ovvero spostare la linea di demarcazione tra storia ed economia al di là dell'Esquisse, cosa che egli fa creando, sia nella comunicazione del 1936

L'expérience historique. A propos de C.-E. Labrousse, in "Annales E.S.C.", 44, 1989, n.6, pp.1337-1360, pg.1339.
34

Cfr. J.Y. Grenier, B. Lepetit, op.cit., pg.1140. Intervista a Labrousse, op.cit., pg.92-93.

35

155

che nella nota critica del 1937, una cesura tra Simiand

36

e

Labrousse, in maniera tale da considerare il primo un economista politico, in quanto analizzando i suoi lavori egli vi riscontra tre difetti fondamentali per uno storico:

Il primo è la sua astrazione, che si manifesta nel suo stile ed in certe scelte metodologiche: assenza di riferimenti agli avvenimenti, preferenza data ai valori indicizzati, ... [Il secondo è] L'obiezione principale di Lefebvre, l'uomo è assente dall'opera di Simiand, che preferisce il salario nominale al salario reale, che ignora le fluttuazioni cicliche e stagionali, le quali sono le sole delle quali gli uomini hanno coscienza, che non lascia alcuno spazio alla soggettività del soggetto storico. Infine, la sua compiacenza riguardo alle fonti di seconda mano, in nome del principio giudicato scandaloso secondo il quale bilance false permettono pesi giusti, lo screditano definitivamente agli occhi degli storici37.

Il quale aveva pubblicato nello stesso 1933 a Parigi una sua opera fondamentale: F. Simiand, Le salaire, l'évolution sociale et la monnaie. Essai de théorie expérimentale du salaire (Cfr. L. Allegra, A. Torre, op.cit., pg.329, nota n.74), opera che però metteva in evidenza il fatto che "Il limite di Simiand era nell'aver assolutizzato la funzione analitica dei cadres statistici, riducendo il metodo sperimentale al procedimento statistico e negligendo gli apporti della creatività dello sperimentatore nel tracciare le proprie piste, per affidarsi acriticamente a percorsi già solcati e classificati in forma di categorie obiettive nelle fonti statistiche ufficiali (Lefebvre, 1937)." G. Gemelli, op.cit., pg.727. L'articolo di Georges Lefebvre a cui fa riferimento la Gemelli è: Le mouvement des prix et la Révolution française, in "Annales d'histoire économique et sociale", 1937 (cfr. G. Gemelli, Bibliografia, in op.cit., pp. pg.732). "Le primier est son abstraction, qui se manifeste dans so style et dans certains choix méthodologiques: absence de référence aux événements, préférence donnée aux valeurs indicelles, ... Objection plus capitale pour Lefebvre, l'homme est absent de l'oeuvre de Simiand, qui prèfére le salaire nominal au salaire réel, qui néglige le fluctuations cycliques et saisonnières qui sont le seules dont les hommes aient conscience, qui ne fait aucune place à la subjectivité des subjets
37

36

156

Labrousse viene invece considerato uno storico a pieno titolo in quanto:

La sua ambizione confessata, innanzitutto, è descrittiva. Allorchè egli supera le constatazioni, il suo scopo non è la ricerca delle cause dei movimenti economici, ma di determinare le loro conseguenze storiche intese sociali e politiche particolarmente per il sopravvenire dell'avvenimento per eccellenza che costituisce la Rivoluzione francese. Storico, Labrousse lo è ancora nel suo sforzo di scoprire nuove fonti, per sottometterle al controllo rigoroso che gli permette di criticarle "sperimentalmente" per farne infine un uso prudente38. Tale dibattito si inscrive all'interno della querelle sulla storia dei prezzi e gli storici, che non hanno una conoscenza sufficiente degli strumenti matematici utilizzati da Labrousse per poter valutare i risultati dell'Esquisse, si limitano a discutere della qualità delle fonti utilizzate, del livello di "realtà storica" raggiunto e, soprattutto, del concetto epistemologico che sta alla base del lavoro e cioè che:

historiques. Enfin, sa complaisance à l'egard de sources de seconde main, au nom du principe jugé scandaleux selon lequel les balances fausses permettent les pesées justes, finit de le discréditer aux yeux des historiens." J.Y. Grenier, B. Lepetit, op.cit., pg.1340-1341. "Son ambition avouée, d'abord, est descriptive. Lorsqu'il dépasse les constatations, son but n'est pas de rechercher la cause des mouvements économiques, mais de déterminer leurs conséquences historiques - entendez sociales et politiques - particuliérement pour la sourvenance de événement par execellence que costitue la Révolution française. Historien, Labrousse l'est ancore dans son effort pour découvrir des sources nouvelles, pour les soumettre au contrôle rigoureux qui lui permet de les critiquer 'expérimentelement' pour en faire enfin un usage prudent." J.Y. Grenier, B. Lepetit, op.cit., pg.1341.
38

157

... la conoscenza storica è necessariamente indiretta, e totalmente di natura documentaria39.

Il metodo sperimentale Le conseguenze di una tale presa di posizione sono notevoli, in quanto ciò implica che il "fatto storico" non è dato una volta per tutte ed al ricercatore spetta unicamente il compito di disvelarlo attraverso l'analisi dei documenti, ma è sempre lo studioso di storia, che ne abbia coscienza o meno, che si costruisce empiricamente, ovvero "sperimentalmente", il "suo" fatto storico40. Ciò mette in rilievo la differenza esistente tra la ricerca del fatto "vero" delle storiografie storicista o positivista, oggettivo di per se stesso, e la costruzione del fatto "puro" della storiografia che potremmo definire come "sperimentale", oggetto costruito a partire dall'esperienza . Ed è appunto il concetto sperimentale" - il "metodo positivo" che
41

di "ricerca Simiand ha

"... la connaissance historique est nécessairement indirecte, et tout entière de nature documentaire." J.Y. Grenier, B. Lepetit, op.cit., pg.1341. "La démarche expérimentale est par définition une opération empirique qui suppose d'observer et de décrire, étapes toujours privilégiées par Labrousse. D'autre part, par extension des procédés des sciences de la nature, elle exige la répétition et ne trouve sa pertinence que dans la réduction d'obsevations construites multiples à une obsevation-type aux caractères descriptifs invariables." J.Y. Grenier, B. Lepetit, op.cit., pg.1344. "Elle aboutit ainsi à la réalisation d'une séquence, fait historique - fait expérimental - facteur explicatif, distincte à la fois de la réduction de l'esplication à la mise en évidence du fait historique vrai que pratiquera l'histoire sérielle, et de la césure entre la réalité et l'hypothèse posée a priori pour vérification qu'opère le modèle hipothéticodéductif." J.Y. Grenier, B. Lepetit, op.cit., pg.1344.
41 40

39

158

introdotto nel campo delle scienze umane - che in Labrousse assume un diverso significato:

Per Simiand, l'investigazione sperimentale risulta da una riflessione d'insieme sulla filosofia delle scienze umane che, nella cronologia dei suoi lavori, precede di un bel pò le opere a vocazione storica. Per Labrousse al contrario, il ricorso all'esperienza risulta dall'incontro delle condizioni e delle possibilità euristiche che essa offre rispetto agli obiettivi principali della ricerca. ... Invece di offrire una riflessione epistemologica, i libri di Ernest Labrousse espongono infatti le esigenze di una pratica e la volontà manifesta di conciliare le regole della nuova scienza sociale con un certo empirismo 42 metodologico . Le dei fonti
43

privilegiate dalla

da

Labrousse

sono

le

mercuriali , ovvero le rilevazioni ufficiali e periodiche prezzi condotte pubblica amministrazione

"Pour Simiand, l'investigation expérimentale résulte d'une réflexion d'ensemble sur la philosophie des sciences humaines qui précède de beaucoup dans la chronologie de ses travaux les ouvrages à vocation historique. Pour Labrousse au contraire, le recours à l'expérience résulte de la rencontre des conditions et des possibilités heuristiques qu'elle offre avec les objectifs premiers de la recherche. ... Au lieu d'offrir une réflexion épistémologique, les livres d'Ernest Labrousse exposent en acte les exigences d'une pratique et la volonté manifeste de concilier les règles de la nouvelle science sociale avec un certain empirisme méthodologique." J.Y. Grenier, B. Lepetit, op.cit., pg.1344. "La mercuriale, ovvero la registrazione quasi quotidiana dei prezzi dei prodotti sui mercati locali fatta ad opera degli agenti dell'amministrazione centrale, permette di conoscere la curva dei prezzi dei cereali e di altri generi alimentari con sufficiente esattezza perché, grazie alla legge dei grandi numeri, gli errori in essa contenuti si annulllano (cifre false possono fornire curve vere, diceva il durkheimiano Simiand)." Marina Cedronio, Charles Ernest Labrousse e la storia economica e sociale francese, in "Studi Storici", anno 29, luglio-settembre 1988, pp.587-598, pg.588.
43

42

159

dell'Ancien régime, dalle quali egli ricava delle ricche serie di prezzi che usa per realizzare più obiettivi:

... proporre uno schema esplicativo della Rivoluzione francese, stabilire il movimento dei prezzi e dei redditi nel corso del XVIII secolo e, per assicurare l'unità d'insieme del progetto, dare alla complessità dei movimenti congiunturali un senso, un ordine, in breve una significanza44. Le critiche epistemologiche di Hauser, storico formatosi alla scuola evenemenziale, riguardano lo studio di questo tipo di fonti che, dal suo punto di vista, sono solo uno strumento utile, sebbene non indispensabile e nemmeno troppo attendibile, per l'indagine storiografica. I problemi infatti, non riguardano solamente l'enorme pluralità di unità di misura e monetarie presenti all'interno delle fonti, pluralità che le rende difficilmente comparabili, sia per la definizione del potere d'acquisto della moneta, che per la definizione di merci e produzioni, ma il carattere stesso del tipo di documento, il quale riporta i prezzi medi di una merce in un dato mercato, rilevato periodicamente, e quindi permette un'analisi statistica dello sviluppo della curva relativa al prezzo per un numero notevole di anni. Egli però è estremamente diffidente solo nei confronti dei mercuriali, mentre utilizza ampiamente le fonti d'origine privatistica, in quanto, da una parte, sono molto meno soggette agli errori di valutazione dei rilevatori e, dall'altra, sono testimonianze precise di transazioni realmente avvenute al prezzo registrato.

"... proposer un schéma explicatif de la Révolution française, établir le mouvement des prix et des revenus au cours du XVIII siècle et, pour assurer l'unité d'ensemble du projet, donner à la complexité des mouvements conjoncturels un sens, un
e

44

160

... il nodo essenziale della polemica verteva sull'uso dei documenti: ... Hauser difatti, anche se disposto ad approfondire l'oggetto storiografico nei suoi vari piani d'indagine, risentiva dell'eredità di una formazione attenta alla nozione di "fatto" storico, cioè al privilegiamento di uno studio del "particolare": questo naturalmente non poteva che portarlo a una diffidenza verso gli schemi generali, verso la costruzione di modelli, di curve di lungo periodo. E, a maggior ragione nel caso della statistica, gli faceva misconoscere le possibilità di critica epistemologica che ne garantivano la 45 scientificità e l'affidabilità;... Dal punto di vista di Labrousse invece, le mercuriali non solo sono valide ed attendibili, ma vanno contestualizzate storicamente per un loro miglior utilizzo. Esse vanno cioè inserite in un quadro le cui cornici sono definite sia dalla comparazione di serie di prezzi relative a beni simili (concordanza specifica), sia dall'unità geografico-amministrativa relativa alle fonti stesse (concordanza geografica); i risultati vanno quindi ordinati in serie di medie mensili46. della In questa delle maniera fonti, si ma può si perdere qualcosa ricchezza

acquista la sicurezza dei dati ottenuti, mettendo così in luce l'evolversi temporale di una struttura della politica economica.

Lo scoppio della guerra interruppe il dibattito che, fino a quel momento, non aveva conseguito risultati sostanziali. Formalmente esso era servito per valutare l'attendibilità di determinate categorie di fonti, e a questo riguardo aveva fornito soluzioni indubbie. Ma,
ordre, bref une op.cit., pg.1343.
45

signification."

J.Y.

Grenier,

B.

Lepetit,

L. Allegra, A. Torre, op.cit., pg.282.

Cfr. W.Kula, op.cit., relativamente alle pagine 461-463 ed in special modo alla nota n.77 di pag.461.

46

161

di fatto, oggetto della polemica erano temi assai più importanti, problemi essenziali per la metodologia storica: il rapporto tra fenomeni individuali e fenomeni di massa, fra fenomeni medi e fenomeni eccezionali; l'esistenza, o meno, delle uniformità sociali, e così via. Si può dire che, nel corso del dibattito, entrambe le parti scoprirono verità già da tempo note nella metodologia di altre scienze, soprattutto della statistica economica, ed anche della matematica (teoria delle probabilità, metodo campionario, valore delle medie, ecc.). In ogni caso l'importanza internazionale di quella discussione va ricercata, a mio avviso, nell'aver reso familiari allo storico questi metodi, e nell'aver considerato in modo concreto e specifico il lavoro scientifico dello storico, ...47

Congiuntura e media statistica

Il destino delle classi popolari, dei contadini e degli operai, è il problema fondamentale di Labrousse e costituisce il centro della sua vita di studioso e di militante; la rivoluzione è l'oggetto costante delle sue riflessioni48. Il fatto storico "costruito" su basi documentarie, che nell'Esquisse è il movimento congiunturale dei prezzi nel mezzo secolo che precede e conduce alla Rivoluzione francese, nell'altra importante opera di Labrousse, La crise de l'économie française à la fin de l'Ancien régime et au début de la Révolution pubblicato a Parigi nel 1944, è invece la concomitanza congiunturale del movimento dei prezzi e delle quantità. In tale maniera infatti, il prezzo non mostra solo l'evolversi della congiuntura, verso la

47

W.Kula, op.cit., pg.463.

162

prosperità o la depressione, ma scandisce i tempi della vita economica, in quanto esso è per Labrousse un punto di riferimento, la variabile indipendente che, con l'aiuto della quantità, fornisce la variabile dipendente dei redditi reali. Quindi, la costruzione del fatto storico è conseguenza dell'elaborazione statistica del prezzo, la quale fa scomparire la singolarità a vantaggio della regolarità dei caratteri comuni. Questi ultimi vengono poi ordinati in serie cronologiche, il confronto delle quali permette di stabilire concomitanze e discrepanze e dunque evidenzia i movimenti congiunturali. Lo strumento utilizzato per costruire il fatto storico, cioè per trasformare il prezzo reale nella sua rappresentazione costruttiva, ovvero nel prezzo economico "puro", è la media statistica considerata come mezzo di concettualizzazione del reale. Tale approccio epistemologico, "in nuce" nell'Esquisse, ben evidente invece nella Crise, era stato elaborato da Jean Lhomme (1901-1987), anche lui allievo di Aftalion, nell'articolo Essai sur la valeur conceptuelle des moyennes statistiques, apparso nel periodo in cui Labrousse attendeva alla sua seconda opera e citato nella bibliografia della stessa49. Basandosi su di esso, Labrousse utilizza la media statistica per costruire una rappresentazione del reale, un modello interpretativo astratto che gli permette di leggere la realtà dei movimenti congiunturali dei prezzi e delle quantità e quindi di ricostruire i rapporti socio-economici interni della Francia dell'Ancien régime attraverso l'uso delle categorie d'analisi dei redditi, delle rendite e dei profitti, costruite sulla base degli indicatori derivati dai prezzi.

48

M. Cedronio, op.cit., pg.587. J.Y. Grenier, B. Lepetit, op.cit., pg.1351.

49

163

Per Labrousse dunque le cause della rivoluzione erano riconducibili all'opposizione tra il salario da una parte e la rendita, le imposte e i diritti feudali dall'altra: si chiudeva così il circolo tra i prezzi e la società, il primo capitolo di quella storia quantitativa che tanta fortuna avrà dal dopoguerra in avanti50. D'altra parte, il prezzo da pagare a questo metodo è molto alto: se esso infatti permette di "fotografare" la realtà di un dato momento storico, non permette di "filmarne" il movimento e quindi di prendere atto dei cambiamenti51. Si viene a perdere cioè la dinamica del movimento storico:

... Labrousse ... non cerca leggi di sviluppo, non vuole spiegare, ma vuole descrivere e capire le condizioni di vita delle classi popolari attraverso lo studio dell'andamento dei prezzi dei prodotti di prima necessità. La statistica e l'economia gli servono per vedere in che modo gli uomini hanno vissuto, hanno 52 sofferto, si sono ribellati . Più precisamente, egli utilizza la statistica per costruire il suo metodo d'analisi sperimentale e quindi lo applica all'economia, ai prezzi nell'Esquisse, a prezzi e quantità nella Crise, al fine di costruire delle nuove categorie interpretative per la descrizione del quadro economico-sociale della Francia pre-rivoluzionaria. Ma tale metodo può essere applicato anche ad altre fonti di tipo quantitativo: dopo le mercuriali, è ora la volta delle

50

L. Allegra, A. Torre, op.cit., pg.330.

Cfr. in merito anche A. Gerschenkron, Sul concetto di continuità storica, in La continuità storica. Teoria e storia economica, (a cura dell'autore), Torino, Einaudi, 1976, pp.5-37.
52

51

M. Cedronio, op.cit., pg.588-589.

164

fonti fiscali, di quelle elettorali e di quelle demografiche. Queste possibilità sono dimostrate dalla comunicazione che Labrousse legge al X Congresso Internazionale di Scienze Storiche, nel 1955 a Roma: Voies nouvelles vers une histoire de la bourgeoisie occidentale aux XVIIIéme et XIXéme siècles (1700-1850) :
53

Egli raccomanda di studiare gli archivi notarili, gli inventari post mortem, gli atti di matrimonio che contengono le descrizioni delle doti, gli archivi elettorali che, per i regimi precedenti al suffragio universale, danno la misura della ricchezza e per i periodi a suffragio esteso, forniscono indicazioni sulle professioni54. Il quadro, allora, se da una parte si allarga nel numero di anni presi in esame, dai 64 anni dell'Esquisse (1726-1790) al secolo e mezzo della comunicazione, e nella quantità e qualità delle fonti, intese come prospettive d'analisi diverse di uno stesso soggetto; da un altro punto di vista esso invece si restringe: il soggetto non è più la società francese nel suo complesso, ma una sua parte: la borghesia.

Definire il borghese? Non siamo d'accordo. Andiamo piuttosto a riconoscerlo sul posto, nei suoi siti, nei suoi paesi, questa specie di cittadino, e a metterlo in stato d'osservazione. Non si tratta che di una operazione preliminare, provvisoria, conservativa. Il pericolo è di fare troppo poco, di tagliare al di qua delle frontiere possibili. La consegna sarà, allora,

Ernest Labrousse, Voies nouvelles vers une histoire de la bourgeoisie occidentale aux XVIIIéme et XIXéme siècles (17001850), in Relazioni del X Congresso Internazionale di Scienze Storiche, vol. IV, Storia moderna, Firenze, Sansoni, 1955, pp.367-396.
54

53

M. Cedronio, op.cit., pg.589.

165

d'includere nell'inchiesta il più gran numero di casi, a partire da una segnalazione sommaria, fondata, specialmente, sulla professione, combinata con il livello sociale. Le supposizioni potranno bastare: una sorta di procedura dei sospetti. Io ricordo tutti i miei sospetti di borghesia. Si farà poi la scelta. Per il momento possiamo avere dei dubbi sulle categorie principali. Innanzitutto, l'inchiesta. Innanzitutto, l'osservazione. Verremo più tardi con le definizioni55. In tale maniera però, il metodo si definisce ed acquista maggior spessore e consistenza: per descrivere una società in un dato momento storico non è sufficente una analisi economico-statistica dei prezzi rilevati sul mercato, ma una pluralità d'analisi preliminari, con la raccolta del maggior numero di dati possibile, le categorie interpretative vengono poi di conseguenza. Il concetto di classe perde la sua definizione economica, marxista o neoliberale, o giuridica, per trasformarsi in una categoria d'analisi astratta, che acquista la sua consistenza di volta in volta, di società in società, di periodo storico in periodo storico, in modo "sperimentale". Non è più una categoria a priori, ma uno strumento che il ricercatore si costruisce come frutto della sua esperienza di studio ed è utilizzabile solo nel momento definito geograficamente e temporalmente.

"Définir le bourgeois? Nous ne serions pas d'accord. Allons plutôt reconnaître sur place, dans ses sites, dans ses villes, cette espèce citadine, et la mettre en état d'observation. Il ne s'agit que d'une opération préalable, provisoire, consevatoire. Le danger est de faire trop petit, de découper en deça des frontières possibles. La consigne serà, dès lors, d'inclure dans l'enquête la plus grand nombre de cas, à partir d'un signalement sommaire, fondé, notamment, sur la profession, combinée avec le niveau social. Des présomptions pourront suffire: une sorte de procédure des suspects. Je retiens tous mes suspects de bourgeoisie. On fera le triage après. D'autant quìil ne peut y avoir de doute sur les carégories principales. D'abord, l'enquête. D'abord, l'observation. Nous verrons plus tard pour la définition." E.C. Labrousse, op.cit., pg.367.

55

166

La storia sociale perde una delle sue certezze, e cioè il concetto di classe, ma guadagna in complessità e vigore. Eredi di Labrousse saranno non solo gli storici francesi che studieranno le categorie socioprofessionali, che utilizzeranno per la storia economica il metodo quantitativo e quello seriale, ma anche coloro che faranno inchieste statistiche sul libro e sull'alfabetizzazione, come Furet, o che useranno documenti statistici per studiare non più la ripetitività dei fenomeni materiali, ma il cambiamento dei fattori di psicologia collettiva56.

56

M. Cedronio, op.cit., pg.589.

167

CAPITOLO VI

L'ORDINATEUR NELLE "ANNALES"

Uno studio quantitativo della rivista Abbiamo già visto nel corso del terzo capitolo che Kang Zheng, dell'Università di Pechino1, ha analizzato i 794 articoli pubblicati dallla rivista "Annales E.S.C." tra il 1970 e il 1982. Il metodo utilizzato è stato quello di ed sottoporre tutti i saggi ad un ampio questionario immettere i risultati in un micro-ordinateur. Il dato che emerge immediatamente dall'articolo, evidenziato anche dalle numerose rappresentazioni grafiche presenti3, è la
2

Kang Zheng, Les territoires des "Annales": essai de lecture quantitative à l'aide d'un micro-ordinateur, in "Histoire informatique moderne et contemporaine", n. 7, 1985, pp. 31-62. Riportato alla fine dell'articolo; Kang Zheng, op.cit., pg. 61-62. Esiste però da parte nostra, qualche riserva sulla rappresentazione dei grafici nell'articolo di Kang Zheng, in quanto la scala utilizzata non permette una loro chiara rappresentazione sulla carta stampata: in altre parole, i valori
3 2

1

168

molteplicità

degli

approcci

disciplinari.

Come
4

si

può

inoltre facilmente notare da una delle tabelle , l'argomento di cui si è più trattato in questi dodici anni sulla rivista è senz'altro le "Società", il quale da solo si prende ben 1/3 di tutti i 794 articoli. Il tema più trascurato in assoluto è invece quello delle "Relazioni internazionali", solo 3 articoli in dodici anni. La cosa che stupisce di più invece, è che gli articoli riguardanti la "Epistemologia" e la "Storiografia" sono solo dell'ordine, rispettivamente, del 2,01% e 3,65%, mentre quelli che riguardano la "Metodologia" raggiungono già il 10,83%: da questi dati si può dedurre che, per gli storici di questa rivista, la conoscenza dei metodi di lavoro è molto più importante della riflessione sul lavoro stesso e su come è stato svolto finora. Dato questo confermato anche dalla breve e non esaustiva rassegna di lavori di questo capitolo, in quanto l'obiettivo perseguito da quasi tutti gli autori è stato quello di trovare la maniera migliore per memorizzare le informazioni all'interno dell'elaboratore, utilizzandolo appunto come ordinateur. Al contrario della storiografia cliometrica americana, che vedremo nel prossimo capitolo, la quale invece, durante lo stesso periodo di tempo, ha privilegiato lo sviluppo delle tecniche modellistiche e matematiche d'analisi dei dati, questa scuola della storiografia francese ha preferito puntare sulla computerizzazione degli archivi, ovvero sulla costruzione di basi si dati intese come strumenti euristici, riflettendo però molto di più, perlomeno fino alla metà degli anni Settanta, su come introdurre il maggior numero di dati nel minor tempo possibile e cercando di sfruttare

riportati grafici.
4

nel

testo

non

corrispondono

a

quelli

riportati

nei

Kang Zheng, op.cit., Tableau 6: Les themes des "Annales" 1970-1982, pg. 53.

169

al massimo le memorie dell'elaboratore, piuttosto che su quale organizzazione dare alle informazioni memorizzate.

La ricerca storica francese nel 1970 Tra il 10 ed il 14 agosto 1970, si svolge a Mosca il XIII Congresso Internazionale delle Scienze Storiche. In quest'occasione Jean Schneider (1903-2004) tiene una importante relazione dal titolo La Machine et l'histoire. De l'employ des moyens mécaniques dans la recherque historique et électronique, nella quale traccia un ampio e dettagliato quadro della situazione della ricerca storica
5 francese che utilizza l'elaboratore elettronico . I campi

maggiormente interessati in questo senso sono quelli della linguistica quantitativa, per la costruzione di concordanze e liste di frequenza delle parole nel testo, dell'analisi della letteratura, per l'editazione di testi con ricerca automatica delle citazioni, della bibliografia, della biblioteconomia e della storiografia. Per quanto riguarda quest'ultimo campo, l'analisi della documentazione relativa viene suddivisa dall'autore in statistica e prestatistica6, in quanto l'approccio ai documenti che non permettono di ricavare delle serie statistiche è ritenuto fondamentalmente differente da quello applicabile ai documenti che lo permettono. Comune a tutti questi

J. Schneider, La Machine et l'histoire. De l'employ des moyens mécaniques dans la recherque historique et électronique, XIII Congresso Internazionale delle Scienze Storiche, Mosca, 1014 agosto 1970.
6

5

In merito, Schneider afferma anche che: "Certaines villes
e

italiennes offrent dès le XI siècle, avec un leur catasto périodiquement renouvelé, un type de documents exploitable par les méthodes quantitatives." (J. Schneider, op.cit., pg. 6) Si tratta evidentemente di un abbaglio dell'autore, in quel periodo non esisteva alcun catasto in Italia, in quanto non si erano ancora formati i comuni cittadini.

170

documenti è comunque ritenuta la possibilità di poterli affrontare in maniera pluridisciplinare: sia dal punto di vista demografico, che da quello economico, che sociologico puro o di sociologia elettorale. I primi ad intraprendere lo studio dei materiali documentari delle civiltà passate sono stati gli archeologi ed i numismatici già dal 19557. Al momento attuale però, uno dei ruoli più importanti viene svolto dalla VI Section del Centre de Recherches historiques de l'Ecole Pratique des Hautes-Études di Parigi. Essa si occupa principalmente dell'analisi dei testi, di storia economica e sociale e delle varie applicazioni dei metodi quantitativi. All'interno della VIe Section inoltre è stato elaborato il linguaggio FORCOD, ad opera di Marcel Couturier, per le ricerche nel campo delle scienze storiche. E' solo il 1970, l'integrazione dei circuiti elettronici è ancora su media scala (M.S.I.), il primo microprocessore è stato costruito appena l'anno precedente e le prime calcolatrici tascabili verranno immesse sul mercato solo l'anno successivo8. Si lavora ancora sui grandi mainframe dei centri di calcolo, mediante l'utilizzo di schede perforate; video e tastiera sono delle periferiche ancora di là da venire e quindi non si può lavorare in maniera interattiva con la macchina. Essa è in grado di manipolare simboli solo in maniera estremamente semplice: è una macchina calcolatrice, un computer, e deve ancora diventare un elaboratore di simboli tout court. Questo non
e

Nel 1957 viene creato il Centre d'Analyse documentaire pour l'Archéologie del CNRS, centro che dal 1964 ha sede a Marsiglia. Schneider afferma che esso ha svolto un ruolo fondamentale per la definizione di una metodologia di lavoro, per la costruzione di un linguaggio documentario computazionale (SYNTOL) e nel dare un decisivo impulso alle ricerche orientate verso la preistoria e l'archeologia dei mondi greco e romano.
8

7

Cfr. il secondo capitolo di questo lavoro.

171

perché la macchina in se stessa, intesa come hardware, non sia in grado di farlo, è la parte software che deve essere ancora ulteriormente sviluppata in questo senso. Le memorie non sono ancora tecnologicamente evolute ed i sistemi di immagazzinamento dati utilizzati sono di tipo reticolare e gerarchico. Ciò significa che le informazioni sono memorizzate assieme ai programmi e quindi a loro inscindibilmente legate. Quali sono allora le motivazioni, e quali le strade, di una tale esplosione di iniziative di ricerca implicanti l'uso del computer?

L'imprimatur di Braudel Con la nascita, nel 1946, della VI
e

Section della Ecole

Pratique des Hautes Études avviene il primo riconoscimento "istituzionale" della scuola delle "Annales". Il dibattito tra la storia e le altre scienze dell'uomo che, abbiamo visto svilupparsi ad opera dei fondatori di questa scuola nella prima metà del secolo, non termina ovviamente con questa data, ma prosegue sempre sugli stessi temi e gli storici continuano a sventolare, sempre più convinti, la bandiera della "interdisciplinarità". Fernand Braudel, massimo esponente della "seconda generazione" di storici di questa scuola, se mostra di apprezzare i temi ed i metodi delle scienze sociali in generale e dello strutturalismo dell'antropologia di Claude Lévi-Strauss in particolare9, contesta però la loro impostazione astorica. Il punto cruciale sul quale egli insiste è relativo al fatto che gli scienziati sociali dovrebbero prestare una maggiore attenzione alla pluralità dei tempi degli storici, come questi ultimi prestano attenzione alla metodologia d'analisi sociale dei primi.

172

La storia ... ha profittato ... del vittorioso germogliare delle giovani scienze umane, ancor più di essa sensibili alle congiunture del presente. Da cinquant'anni a questa parte abbiamo visto nascere, rinascere o fiorire una serie di scienze umane imperialiste e ogni volta per noi storici, il loro sviluppo ha significato traumi, complicazioni, e poi immensi arricchimenti. La storia è forse la maggiore beneficiaria di questi recenti progressi10. Come abbiamo già avuto occasione di vedere nel corso del secondo capitolo, nel 1952 nasce l'UNIVAC (UNIVersal Automatic Computer), il primo calcolatore elettronico costruito per l'utenza privata. Negli anni seguenti, molte altre macchine di questo tipo, caratterizzate dalla tecnologia dei tubi a vuoto, vengono immesse sul mercato e presto utilizzate anche per la ricerca in campi diversi da quello "scientifico" in senso stretto. I primi "scienziati umani" ad impadronirsi della macchina sono i linguisti, è infatti da ricordare l'Index Thomisticus di Padre Roberto
11 Busa ,

ed

a

ruota

vengono

i

lavori

dei

sociologi

industriali, i quali stimolano immediatamente il pungente commento di Braudel:

Tutto un événementiel ... attende al varco ... il sociologo industriale che espone i dati stereotipi della sua ultima inchiesta e che pensa, con dei questionari sapientemente compilati e le combinazioni

Per un eventuale approfondimento di tale argomento vedi F. Remotti, Lévi-Strauss: struttura e storia, Torino, Einaudi, 1971. F. Braudel, Posizioni della storia nel 1950, prolusione letta al Collège de France il I dicembre 1950, ed ora in Scritti sulla storia, (a cura dell'autore), Milano, Mondadori, 1980, pp. 34-53, pg. 47. Un lavoro durato trent'anni per produrre 56 volumi di concordanza e liste di frequenza: 10.000 ore-computer e più di un milione di ore umane.
11 10

9

173

di schede perforate, di aver colto alla perfezione tutto un meccanismo sociale. La realtà sociale è una preda ben più sfuggente12. Con queste parole, Braudel naturalmente non se la prende con i questionari e le schede perforate, ma con l'uso che ne può essere fatto. Egli invece è fondamentalmente convinto della utilità sia del concetto di modello, che delle matematiche sociali:

... i modelli. Questi non sono altro che delle ipotesi, dei sistemi esplicativi saldamente legati secondo la forma dell'equazione o della funzione: ... Il modello costruito con cura permetterà dunque di chiamare in causa, al di fuori dell'ambiente sociale osservato - a partire dal quale esso è stato insomma creato - altri ambienti sociali della stessa natura, attraverso il tempo e lo spazio. In questa capacità di ripercuotersi consiste il suo valore13. Per quanto riguarda le matematiche sociali, egli ne distingue tre tipi (linguaggi) diversi:

F. Braudel, Storia e scienze sociali. La "lunga durata", originariamente in "Annales E.S.C.", 1958, n.4, pp. 725-753, ed ora in Scritti sulla storia, op.cit., pp. 57-92, pg. 72. F. Braudel, Storia e scienze sociali. La "lunga durata", op. cit., pg. 76. "Tutti abbiamo proceduto in base a 'modelli' pur senza saperlo ... Di fatto, il modello si ritrova in tutte le scienze dell'uomo. Una carta geografica è un modello. Gli schemi degli psicanalisti, cui il giovane critico letterario sottopone volentieri le opere dei grandi maestri della nostra letteratura (...), questi schemi sono dei "modelli". La sociologia multipla di Georges Gurvitch è un ammasso di modelli. Anche la storia ha i suoi modelli: come potrebbe la storia chiuder loro le porte?" F. Braudel, Unità e diversità delle scienze dell'uomo, originariamente in "Revue de l'enseignement supérieur", 1960, n.1, pp. 17-22, ed ora in Scritti sulla storia, op.cit., pp. 93102, pg. 98-99.
13

12

174

... quello dei fatti necessari (dato l'uno, segue l'altro) è il campo delle matematiche tradizionali; il linguaggio dei fatti aleatori, da Pascal in poi è il campo del calcolo delle probabilità; infine il linguaggio dei fatti condizionati, non determinati nè aleatori ma soggetti a certe condizioni, a certe regole del gioco, sulla linea della "strategia" dei giochi di von Neumann e Morgenstern, ... La strategia dei giochi, attraverso l'utilizzazione degli insiemi, dei gruppi e dello stesso calcolo delle probabilità, apre la strada alle matematiche "quantitative". Da quel momento, il passaggio dall'osservazione alla formulazione matematica non avviene più necessariamente per la difficile strada delle misure e dei lunghi calcoli statistici. Dall'analisi del sociale si può passare direttamente ad una formulazione matematica, diciamo alla macchina 14 calcolatrice . Come si può capire da tali parole, Braudel precorreva di gran lunga la metodologia corrente fra gli storici, ciò che egli vedeva nel futuro della storia ha avuto bisogno di tempi molto lunghi per realizzarsi15, ma questo articolo, giustamente famoso anche per altri motivi, apre la strada alla pubblicazione sulla rivista di ricerche storiche utilizzanti la macchina calcolatrice.

Meccanografia ed atti notarili Histoire et sciences sociales. La longue durée, l'articolo di Braudel appunto, è del 1958 e già l'anno successivo Adeline Daumard (1925-2003) e François Furet

F. Braudel, Storia e scienze sociali. La "lunga durata", op. cit., pg. 79. La teoria dei giochi di von Neumann e Morgenstern, per esempio, è stata applicata alla ricerca storica solo molto di recente. Cfr. G.E. Rusconi, Giochi e paradossi in politica, (a cura di), Torino, Einaudi, 1989. Rusconi ha inoltre applicato un
15

14

175

(1927-1997) pubblicano Methodes de l'histoire sociale. Les Archives notariales et la Mécanographie .
16

L'articolo

riguarda l'applicazione dei metodi di ricerca e di analisi della storia sociale allo spoglio degli archivi notarili parigini, come Ernest Labrousse aveva consigliato solo pochi anni prima. Il periodo preso in esame si situa tra la fine del XVIII secolo a tutto il XIX e gli atti sono quelli matrimoniali, gli inventari testamentari ed i testamenti. Esso si divide in due parti: la prima, molto più lunga e dettagliata, è dedicata alla descrizione della complessità dei documenti e del tipo di spoglio effettuato su di essi; la seconda parte invece, più breve, descrive come sono state preparate le schede da un "meccanografico". Molto puntuale e preciso dal metodologico, l'articolo è invece punto di vista

punto di vista molto ingenuo

nell'approccio alla macchina: non si parla ancora di computer e la tecnologia utilizzata viene definita come "meccanografia". Molto significativo invece il suo tono, improntato sociale: a dare una dignità "scientifica" alla storia

Scientificamente parlando, non esiste storia sociale che [non sia] quantitativa. Su questo punto, l'accordo è quasi unanime17.

modello di game theory allo scoppio della prima guerra mondiale: cfr.Id., Rischio 1914, Bologna, il Mulino, 1987. A. Daumard, F. Furet, Méthodes de l'Histoire sociale. Les Archives notariales et la Mécanographie, in "Annales E.S.C.", 1959, XIV, pp. 676-693. "Scientifiquement parlant, il n'est d'histoire sociale que quantitative. Sur ce point, l'accord est quasi unanime." A. Daumard, F. Furet, op.cit., pg. 676. Come si vede, con queste parole gli autori precorrono le posizioni che abbiamo visto assumere da Le Roy Ladurie alla fine degli anni Sessanta.
17 16

176

Gli autori cercano di analizzare tutte le informazioni che è possibile ricavare dagli atti oggetto di studio come se fossero delle variabili matematiche, suscettibili di entrare in delle funzioni o in delle equazioni, in maniera tale da costruire delle relazioni che le vincolino tra loro. Il desiderio d'analisi non si ferma però alle singole informazioni, ma si allarga fino a cercare di definire un quadro più generale, sia in una prospettiva sincronica che diacronica. Il motivo che li ha spinti ad usare la "meccanografia" è dato sia dall'enorme massa di materiale da analizzare che dal desiderio di poter effettuare il maggior numero possibile di analisi incrociate dei dati. Difatti l'argomento sul quale più si dilungano Daumard e Furet è relativo alla codifica delle informazioni e della loro perforazione sulle schede, dal punto di vista della scelta di quali dati privilegiare in funzione dello che si vuole intraprendere. La macchina non si utilizzare agilmente e quindi viene definito un minimo di schede (20.000), al di sotto delle quali studio lascia limite il suo

uso è considerato antieconomico, sia in termini di tempo che di finanziamenti. Da parte degli autori c'è comunque la certezza che la macchina potrà portare un notevole miglioramento, sia qualitativo che quantitativo, nella ricerca storica e che inoltre potrà dare dignità statistica agli archivi senza far perdere le loro caratteristiche tipologiche. In altre parole, essi sono convinti che l'uso della "meccanografia" valorizzerà anche e soprattutto le fonti, e non solo il lavoro dello storico, anticipando così quei temi che Furet stesso definirà compiutamente nel suo famoso articolo dei primissimi anni Settanta18.

Articolo che è stato visto nel corso del terzo capitolo di questo lavoro.

18

177

Computerizzazione dei mercanti assiri Molto più interessante, anche perché estremamente originale, è l'articolo pubblicato nel 1961, ad opera di Jean-Claude Gardin (n.1925) e Paul Garelli (1924-2006): Étude des établissements assyriens en Cappadoce par ordinateurs , incentrato com'è sull'analisi di un campione di tavolette cuneiformi, ritrovate a Kültepe (Kanish), vicino all'odierna Kayseri, in Cappadocia, di origine assira e risalenti al XIX secolo A.C., poco prima che Hammurabi di Babilonia riunificasse la bassa Mesopotamia. Finora ne sono state ritrovate poco più di diecimila, ma lo studio campione si svolge solo su 150 di esse. Si tratta di frammenti di quotidianità: lettere, contratti, contabilità e minute di processi: estremamente ricche di informazioni, queste tavolette hanno bisogno di essere puntualmente interpretate. Fin dalle primissime righe si avverte molto forte il desiderio degli autori di essere non solo "scientifici", ma anche "esatti", esattezza che viene ricercata nella costruzione di una consequenzialità logica delle deduzioni e nelle dimostrazioni grafiche: termini come "inferenze logiche" (inférences logiques) e "deduzioni successive" (déductions successives)20 si trovano già nella prima pagina del saggio e numerosi sono i grafici dimostrativi. E' da notare inoltre che proprio con le prime frasi dell'articolo, essi vogliono inserirsi nell'alveo del trattamento automatico delle informazioni, senza però differenziare, o non volendo differenziare, l'informazione
19

J.C. Gardin, P. Garelli, Étude des établissements assyriens en Cappadoce par ordinateurs, "Annales E.S.C.", 1961, XVI, pp. 837-876. Le frasi relative a questi termini sono: "... simple enchaînement d'inférences logiques tirées de certaines hypothèses,..." e "...d'une recherche automatique par déductions successives ...". J.C. Gardin, P. Garelli, op.cit., pg. 837.
20

19

178

di tipo storico dagli altri tipi di informazione, come se potessero essere trattate tutte nella stessa maniera:

L'impiego di elaboratori nella ricerca scientifica non è più una novità. In dieci anni, il "trattamento automatico dell'Informazione" si è elevato al rango d'una specialità, [quanto meno] d'una disciplina originale, con i suoi tecnici - ingegneri, matematici, logici - i suoi istituti, i suoi giornali, e, naturalmente, i suoi congressi. ... Così bisogna essere ben audaci per osar pubblicare al giorno d'oggi questa banalità ch'è divenuta la messa a punto d'una procedura d'elaborazione automatica di questi o quei dati, troppo numerosi o troppo complessi perché si possano agilmente dominare per altre vie. 21 Questa è nondimeno la nostra proposta; ... Il primo lavoro svolto dagli autori è stato quello di costruire un archivio di tutti i nomi, sia di persone che di luoghi, citati nelle tavolette, al fine di ricostruire la rete dei reciproci riferimenti, in maniera tale da poter verificare il funzionamento della rete commerciale impiantata dai mercanti assiri. Il ricorso alla macchina è stato necessario in quanto il lavoro, di per sè semplice, presuppone numerose e ripetitive operazioni su una gran massa di dati. Inoltre l'elaboratore permette di memorizzare i dati una unica volta, per poi essere scelti e

"L'emploi d'ordinateurs dans la recherche scientifique n'est plus une nouveauté. En dix ans, le "traitement automatique de l'Information" s'est haussé au rang d'une spécialité, bientôt d'une discipline originale, avec ses techniciens - ingénieurs, mathématiciens, logiciens - ses instituts, ses journaux, et, naturellement, ses congrès. ... Aussi faut-il bien da la hardiesse pour oser aujourd'hui publier cette banalité qu'est devenue la mise au point d'une procédure d'exploitation automatique de telles ou telles données, trop nombreuses ou trop complexes pour qu'on les puisse aisément maîtriser par d'autres voies. Tel est cependant notre propos; ..." J.C. Gardin, P. Garelli, op.cit., pg. 837.

21

179

tabulati

a

piacimento .

22

Quindi

sono

state

prima

inventariate tutte le categorie d'informazione e poi ordinate in uno schema fisso, per facilitare le successive analisi. In questa maniera è stata impostata una griglia fissa che viene riempita di volta in volta con i dati prelevati dalle tavolette . Secondo gli autori esistono
23

due

modi

per

integrare

questi dati in una rappresentazione sintetica: una semplice tabulazione incrociata delle diverse variabili, oppure riordinarli in maniera diversa nei vari stadi dell'analisi, secondo determinati ragionamenti, per inferire informazioni non esplicitate dalla semplice ricerca. Da questo punto di vista, l'unità di base dell'analisi è la relazione: la persona Xi ha con la persona Xj il rapporto (P). A livello più alto invece c'è l'affare, dove, oltre alla relazione, ci sono riferimenti alle merci trasportate ed informazioni relative a terze persone. La relazione è sempre duale e ce ne possono essere anche più di una nella stessa tavoletta o nello stesso affare. La variabile (P) può essere sia un oggetto materiale (stagno o stoffe), sia immateriale (debito o credito), ma anche una semplice informazione. Tutte queste relazioni tra mercanti sono state poi analizzate applicando i metodi matematici della sociometria, ed in modo particolare la teoria dei grafi24.

Così gli autori, personalmente nutro qualche riserva che tale operazione fosse possibile stanti le tecniche elettroniche a loro contemporanee. Questa "griglia fissa" non è altro che quella che noi chiamiamo "maschera" e che serve per l'immissione delle informazioni nelle basi di dati. Questa teoria nasce nel 1736, ad opera di L. Euler (Eulero), per risolvere il famoso problema dei ponti di Königsberg. Tale città infatti è costruita sulle sponde del fiume Pregel e comprende al suo interno anche due isole. Al tempo, i collegamenti erano permessi da sette ponti che univano le isole alle sponde e tra loro. Il problema era: come attraversarli
24 23

22

180

Anche se il campione analizzato è molto piccolo rispetto al totale delle tavolette, e quindi non permette un'analisi molto approfondita, il lavoro è molto interessante, sia per aver costruito l'abbozzo di un archivio computerizzato (base di dati) molto originale, sia, e soprattutto, per l'impianto metodologico definito, primo esempio di utilizzo nel campo della ricerca storica della teoria dei grafi .
25

Il dibattito franco-sovietico Nel 1963 appare sulle "Annales", ad opera dello storico sovietico V.A. Ustinov, la prima descrizione del funzionamento dell'elaboratore26. Dopo aver premesso che quello che lo ha portato a scegliere i computer come aiuto per la ricerca è stata la loro attitudine a risolvere problemi logici e le loro grandi capacità di memoria, permettendo così di ridurre quasi a zero le interpretazioni soggettive, le congetture e le soluzioni intuitive,
tutti, partendo da un punto qualsiasi, senza mai passare due volte sullo stesso ponte. Eulero, non solo dimostrò che tale problema non ha soluzione, ma tale dimostrazione matematica divenne anche la base della teoria dei grafi. Generalmente un grafo è rappresentato da un insieme, o configurazione topologica, di punti (nodi) e di linee (collegamenti), ma viene studiato con i metodi dell'analisi combinatoria. Tale teoria viene usata per lo studio delle reti elettriche, nella chimica organica, nella fisica teorica e anche nel campo delle ricerche sociologiche e comportamentali. Un classico esempio d'uso in questi ultimi campi è relativo all'analisi della rete dei legami di parentela. Cfr. J.L. Gross, Grafi (teoria), in D. Pellizzaro e G. Giuliano, Il Grande Dizionario Jackson di Elettronica e Informatica, (a cura di) Milano, Gruppo Editoriale Jackson, 1986, pp.429-431. Uno degli ultimi esempi in ordine di tempo di utilizzo di tale teoria è A. Banti, Terra e denaro, Marsilio, 1989. V.A. Ustinov, Les calcolateurs électroniques appliqués à la science historique, "Annales E.S.C.", 1963, XVIII, pp. 263294, pubblicato originariamente come L'employ de calcolateurs
26 25

181

l'autore passa a descrivere la struttura del calcolatore e quelle che, secondo lui, sono le regole basilari del trattamento automatico delle informazioni, usando un semplice problema di numismatica e spiegandone passo passo la soluzione. I dati immessi nel computer vengono definiti come "informazioni iniziali", lo schema risolutivo come "algoritmo", la successione delle operazioni come "organigramma" ,
27

composto

di

"grandezze"

(tratti

descrittivi) ed "istruzioni", ed alla fine si hanno i "dati terminali" o "risultati"; i tratti campione memorizzati in permanenza vengono definiti come "costanti"28. Questo per quanto riguarda quello che noi oggi chiamiamo software, la struttura fisica della macchina o hardware viene descritta subito dopo e corrisponde esattamente alla struttura ideata da Babbage e poi ripresa da von Neumann. Il lavoro che l'autore considera più importante è quello relativo al rapporto tra i tratti descrittivi o dati e le tabelle di corrispondenza costruite dagli storici per la conversione dei primi in linguaggio numerico o cifratura. La trasformazione da decimale in binario viene poi effettuata dalla perforatrice, ovvero quella macchina preposta alla preparazione delle schede, attraverso le quali si comunica tutte le informazioni alla memoria di lavoro. L'algoritmo eseguito dalla macchina è esattamente uguale a quello che si può eseguire manualmente, ma è necessario l'aiuto del matematico-programmatore per poterlo introdurre nell'elaboratore. Questa collaborazione
électoniques en histoire, in Voprosy Istorii, n. 8, août 1962, pp. 97-117. Con tale parola Ustinov indica quello che noi chiamiamo "carta di flusso" o flowchart (schema di come si svolge la "sequenza degli eventi", detta appunto "flusso", di un programma). Siamo anche qui alla descrizione della costruzione di una "maschera" per l'immissione delle informazioni nelle basi di dati.
28 27

182

(coopération créatrice) sarà necessaria fino a quando lo storico non diverrà esperto dell'uso di tale macchina. Questo saggio di Ustinov era introdotto, sulle pagine della rivista, da un intervento di Jean-Claude Gardin , il quale, dopo aver ringraziato lo studioso sovietico per aver scritto un articolo sul funzionamento degli elaboratori e sul lavoro di classificazione possibile con essi, rileva alcune implicazioni sulle quali gli storici dovrebbero riflettere. Le quattro fasi del lavoro relativo all'utilizzo del computer sono: 1. espressione del ragionamento sotto forma di algoritmo; 2. preparazione dei dati sotto forma cifrata (l'informazione iniziale); 3. trascrizione dell'algoritmo sotto forma di organigramma; 4. traslazione del programma d'istruzioni in linguaggio binario. Le prime due interessano lo storico, mentre le altre interessano l'ingegnere-programmatore. In generale, le osservazioni di Gardin attengono alla natura qualitativa del lavoro storico e all'importanza dell'interpretazione in sede di predisposizione dei dati. Dal punto di vista della sua esperienza30 infatti, egli ritiene che la collaborazione tra antropologo (nel senso lato di studioso di scienze dell'uomo) e programmatore non è fruttuosa. Piuttosto è il primo che deve costringersi ad analizzare i suoi stessi processi di ragionamento per poterli poi riportare, passo per passo, nell'algoritmo, quindi è necessario che impari a conoscere a fondo i meccanismi del trattamento elettronico dell'informazione per poterlo fare. Ciò inoltre può portare lo storico ad essere molto più preciso nell'analisi documentaria. In
29

J.C. Gardin, Les calcolateurs électroniques appliqués à la science historique, "Annales E.S.C.", 1963, XVIII, pp. 259263. Gardin è l'autore, insieme a Garelli, dell'articolo visto in precedenza e cioè Étude des établissements assyriens en Cappadoce par ordinateurs.
30

29

183

altre parole, il problema non è la costruzione di comuni tabelle di corrispondenza per la cifratura dei dati, ma definire la "natura" dei dati pertinenti e quindi quello che è importante è rivedere il metodo di quantificazione degli storici, spesso intuitivo ed approssimativo, per poterlo rendere più preciso; la cifratura invece è ritenuta qualcosa di essenzialmente contingente. Secondo Ustinov infatti, i computer permettono di tener conto dei fatti quantitativi per la determinazione di leggi qualitative e di applicare metodi obiettivi d'analisi, i quali si fondano sull'uso di leggi statistiche e calcoli delle probabilità, con conseguente ricorso anche a strumenti matematici. In questa maniera si potranno formulare teorie che riflettono in modo dinamico lo sviluppo della storia. Quindi, per poter sfruttare al meglio le possibilità della macchina è necessario sviluppare alcuni metodi di lavoro storiografici di base, come la stesura da parte di una commissione di storici di tabelle di corrispondenza da utilizzarsi come fondo comune per ricerche relative ad argomenti simili. Ciò potrebbe portare ad un lavoro comune di sintesi dei risultati, ricreando così la vita economica delle società passate, partendo dall'analisi di tutti i materiali rimasti di una determinata società, sia le vestigia che le fonti letterarie. Questo lavoro dovrebbe passare attraverso la classificazione dei materiali, l'accertamento della loro regolarità, l'identificazione di nuove scoperte archeologiche e la verifica delle ipotesi nate durante la ricerca. Un altro punto sul quale lo storico francese non è d'accordo con il collega sovietico è appunto questa classificazione per comparazione, in quanto, dalla presentazione che ne fa Ustinov, sembra essere unica, mentre le classificazioni sono infinite, dipendono dalle caratteristiche materiali sulle quali ci si basa. Il problema è scegliere quali sono le caratteristiche

184

storicamente significative e queste sovente sono delle "scelte" molto meno coscienti di quanto si supponga. Le differenze d'interpretazione infatti dipendono sempre da caratteristiche classificatorie differenti e gli studi sulle possibilità di "obiettivare" questa scelte sono di già molto numerosi, specialmente a livello matematico. Nel 1965 le "Annales" pubblicano un altro articolo scritto da V.A. Ustinov, questa volta in coppia con I.D. Koval'cenko, La vie rurale en Russie au XIX siècle: les calcolateurs électroniques appliqués aux études historiques31. Esso parte dalla constatazione che i metodi e le tecniche dei calcolatori e delle matematiche vengono usati in misura crescente all'interno delle scienze umane e questo utilizzo appare sempre più come una necessità. Per mostrare le fasi essenziali della preparazione dei dati storici per un loro trattamento statistico-elettronico, i due autori portano come esempio il lavoro da loro portato a termine presso l'Istituto di Matematica della Sezione dell'Accademia delle Scienze di Sibirsk. Dal loro punto di vista, la vera efficacia dell'elaboratore si riscontra nel momento in cui ai lavori di questo tipo si applicano i metodi delle matematiche statistiche. Tali metodi infatti, permettono di stabilire la dipendenza esistente tra i processi e di esprimere l'intensità di tale dipendenza. Gli strumenti statistici usati sono: il coefficiente di correlazione ed il coefficiente di regressione lineare. Il primo dà il grado di interdipendenza dei processi, mentre il secondo dà l'intensità delle variazioni d'un processo in funzione d'un altro, quando tra i due esista una relazione di dipendenza

I.D. Koval'cenko, V.A. Ustinov, La vie rurale en Russie au XIX siècle: les calcolateurs électroniques appliqués aux études historiques, originariamente in "Voprosy Istorii", n. 5, 1964, pp. 54-68, e quindi in "Annales E.S.C.", 1965, XX, pp. 1128-1149.

31

185

correlativa .

32

L'esempio

degli

autori

riguarda

la

vita

economica del dominio di Sosnovskoe, situato nel distretto di Gorbatov, nel governatorato di Nivznÿ-Novgorod, ed appartenente alla famiglia Gagarin, e punta su tre variabili: l'intensità di sfruttamento dei contadini (misurata con il numero di cavalli e buoi posseduti); la quantità di forza-lavoro (misurata in base al numero dei lavoratori); ed il tasso di sfruttamento (misurato in base al volume dei debiti). Le conclusioni dei due autori procedono da due diversi punti di vista: da quello del calcolatore, i programmi da loro elaborati possono essere riutilizzati per svolgere qualsiasi compito di classificazione o di organizzazione dei dati, qualunque sia principio che porti alla loro scelta e alla loro comparazione. In altre parole, sono in grado di svolgere tutti i lavori di combinazione (combinaison) delle informazioni memorizzate. Dal punto di vista degli strumenti matematici invece, essi hanno delle possibilità applicative ancora maggiori dei lavori di combinazione. Va da sé che in futuro allo storico non basterà conoscere solo le prime nozioni di aritmetica e di algebra, ma sarà richiesta una sua preparazione matematica decisamente superiore. Tutto ciò naturalmente richiederà un notevole sforzo interdisciplinare per poter definire con esattezza i principi ed i modi d'applicazione di questi metodi elettronici e strumenti matematici al campo della ricerca storica.

La grandezza massima del coefficiente di correlazione è l'unità: più si avvicina a tale valore e più è forte la dipendenza tra i fenomeni. Il coefficiente di regressione lineare indica invece in quale misura un fattore influenza le variazioni di un altro che da lui dipende. Cfr. ivi, pg. 1139-1141. Per un eventuale approfondimento di tali concetti vedi: R.P. Runyon, A. Haber, Fondamenti di Statistica per le Scienze del Comportamento, Milano, Masson Italia Editori, 1985, relativamente ai capitoli 8, pp. 129-148, e 9, pp. 149-172; cfr. anche R. Floud, An

32

186

La meccanografia elettronica ed il magnetofono Già dal titolo, l'articolo di Marcel Couturier (18971973) del 1966 si propone come un nuovo approccio alla "metodologia meccanografica"33. Egli parte dall'assunto che di tutte le tecniche d'analisi bisogna sempre considerare sia lo strumento che il modo di servirsene, in quanto l'evoluzione del primo può rendere possibile l'evoluzione del secondo e la "meccanografia elettronica" non sfugge a questa regola. Dopo i computer della prima generazione, utilizzanti lampade TSF , dopo quelli della seconda generazione, utilizzanti i primi transistors, ci si trova ora davanti alla terza generazione di queste macchine, le quali permettono di espletare lavori finora molto difficili, se non impossibili. Sono state potenziate le memorie centrali e ridotte quelle periferiche, inoltre si può utilizzare, oltre alle schede, anche la banda perforata, in quanto è possibile collegare alla macchina un lettore di bande a quattro piste a lettura contemporanea. Tradizionalmente, la codifica del materiale, operazione necessaria per la sua successiva elaborazione automatica, è preceduta da una severa formalizzazione del materiale stesso. Da un punto di vista economico, è meglio compiere questo lavoro durante la raccolta dei dati, ma questo metodo comporta degli inconvenienti: in questa fase del lavoro in effetti non si sa ancora con precisione che cosa si potrà ottenere dalle fonti in esame e quindi è necessario organizzare un metodo logico di raccolta dei dati prima di conoscerle a fondo.
Introduction to Methuen, 1979.
33 34

Quantitative

Methods

for

Historians,

London,

M. Couturier, Vers une nouvelle méthodologie mécanographique. La preparation des données, in "Annales E.S.C.", 1966, XXI, pp. 769-778. Altra denominazione dei secondo capitolo di questo lavoro.
34

"tubi

a

vuoto",

visti

nel

187

Difatti, riferendosi all'articolo di Koval'cenko e Ustinov, l'autore afferma che i tempi di lavoro colà riportati evidenziano il fatto che le fonti utilizzate per quel lavoro erano eccezionalmente favorevoli . Nei casi da lui affrontati occupandosi di studi demografici sui registri di stato civile, si è sempre resa necessaria una analisi preliminare delle fonti e riportare i dati su dei bordereau ad formalizzazione severa verifica Ma le macchine 80 colonne , prima di procedere alla ed alla codifica, ed inoltre serve una di quest'ultima per correggere gli errori. della terza generazione sono in grado di
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compiere più lavori contemporaneamente e quindi è meglio affidare alla macchina il compito della formalizzazione. Questo infatti è il metodo che l'autore consiglia: effettuare prima la codifica dei dati e poi affidare alla macchina il compito della loro formalizzazione. Il concetto di fondo dell'articolo è che il lavoro della storia sociale, e delle scienze sociali in generale, assomiglia molto di più alla gestione aziendale che al calcolo scientifico. Le informazioni vengono organizzate in "articoli" (articles) all'interno di alcuni "schedari" (fichiers) ed ogni schedario contiene una serie di articoli dello stesso argomento. Questi ultimi possono essere sia una serie di schede, che alcune centinaia di metri di banda cartacea perforata. Un articolo è un blocco elementare di informazioni di lunghezza e tenore generalmente variabile. I documenti contenenti molti elementi in comune, verranno

Per effettuare il loro lavoro manualmente, Koval'cenko e Ustinov stimarono che sarebbero servite circa 1000 ore, mentre le ore effettivamente spese per svolgerlo con l'aiuto della macchina furono 325, delle quali solo 12 minuti di computer. Tale era la dimensione delle schede perforabili, secondo lo standard IBM.
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considerati

come

costituenti

una

"serie"

(série) .

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Ogni

informazione viene preceduta da un "identificatore" (identificateur), il quale potrà essere sia di tipo "passivo" (passif) che di tipo "attivo" (actifs). I primi sono quelli che definiscono una informazione come elemento comune della serie e rimangono costanti, mentre i secondi sono gli elementi variabili, le informazioni che vengono manipolate dalla macchina . Tutta l'organizzazione del lavoro si basa sull'uso del nastro perforato, il quale permette di usare un numero inferiore di identificatori e quindi di caricare meno la memoria dell'elaboratore. Forse memorizzare il documento uguale stato contemporaneo della nel futuro si potrà all'originale, ma allo tecnica l'operazione
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risulterebbe troppo costosa e quindi, afferma Couturier, bisogna effettuare delle semplificazioni. Tutti gli elementi dell'informazione sono preceduti da un "definitore" (definiteur) e la lista di questi può essere stilata dal ricercatore senza alcun obbligo particolare, tranne l'imperativo del risparmio dello spazio di memoria della macchina.

Il concetto di serie, già presente in nuce nel concetto stesso di "quantificazione", verrà poi ampliato e definito in ambito storico da Pierre Chaunu, in vari suoi lavori: cfr. Histoire quantitative ou histoire sérielle, in "Cahiers Vilfredo Pareto", Ginevra, 1968; L'histoire sérielle: bilan et perspectives, in "Revue historique", aprile-giugno 1970, ed in "Revue roumaine d'histoire", n. 3, 1970; Un noveau champ puor l'histoire sérielle, le quantitatif au troisième niveau, in "Mélanges offerts à Fernand Braudel", Tolone, Privat, tomo II. Anche qui, come in precedenza, ci troviamo di fronte alla costruzione di una "maschera".
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La

logica

su

cui

si

basa

la

stringa

39

delle

informazioni dell'articolo è la stessa del pensiero e della lingua: l'ordine di esposizione e la punteggiatura. Precisamente, prima il soggetto, poi il suo definitore, il quale contraddistingue anche la "rubrica" (rubrique) del soggetto. Quest'ultima si compone di tutti i tratti che si rapportano al soggetto ed il loro insieme, che è variabile, compone l'articolo, che a sua volta termina con un punto fermo ed al suo interno viene suddiviso dagli altri segni di interpunzione. Tali convenzioni sono state elaborate per poter utilizzare un registratore (magnétophone) per la raccolta dei dati. Il ricercatore li detta al magnetofono e quindi un dattilografo li trasferisce dal nastro magnetico a quello perforato40. I tre quarti degli errori vengono corretti automaticamente dalla macchina, sia in prima lettura che in una fase successiva. La correzione di questi errori viene effettuata inserendo i dati corretti perforati su di un nastro complementare, contemporaneamente al nastro principale; la correzione è simultanea. Per la parte rimanente degli errori, l'elaborazione della macchina si

Insieme di elementi, di lunghezza variabile, delimitati da un segnale d'inizio e da uno di fine. Una qualunque delle parole di questo testo costituisce una stringa di caratteri, delimitata da due spazi bianchi. In altre parole, il ricercatore detta tutte le informazioni sul nastro magnetico di un magnetofono, restando fedele ad un ordine logico e senza curarsi della struttura degli elementi. La decifrazione avviene in un secondo tempo, utilizzando la sintassi della lingua ed i legami che i complementi hanno con il soggetto (legami genitivi). L'unità di base rimane sempre la scheda, anche se essa non ha una lunghezza fissa. Vengono utilizzati termini come "sepoltura della donna" o "matrimonio del soggetto": "sepoltura" e "matrimonio" vengono detti definitori, mentre le date sono dei descrittori. L'operatore perfora poi le schede, o la banda del nastro cartaceo, ascoltando il nastro magnetico e quindi viene effettuato il controllo della battitura per rilevare i possibili errori.
40

39

190

ferma quando si trova di fronte ad uno di essi. L'autore però tace sul problema di come la macchina possa riconoscere l'errore, ovvero che cosa venga considerato errore dalla macchina e, soprattutto, perché.

Il trattamento grafico dell'informazione Jacques Belmont
41 42

Bertin

(1918-2010)

e

Françoise

Vergneault-

utilizzano un documento steso da Jean de Maurepas

nel 1747 per proporre una specie di teoria dell'elaborazione dell'informazione. La prima legge di tale teoria è denominata come "concetto di variazione" ed afferma che ci sono tanti tipi di questioni quante sono le componenti all'interno di una informazione43. La seconda

J. Bertin, F. Vergneault, Traitement graphique d'une information: les marines royales de France et de Grande-Bretagne (1697-1747), "Annales E.S.C.", XXII, 1967, pp. 993-1004. In raltà, questo articolo non parla dell'uso del computer, ma è comunque molto interessante per come tratta sia il concetto di "informazione", che la sua elaborazione. Jean Frédéric Phélypeaux de Maurepas era ministro della marina reale francese all'inizio del XVIII secolo. Egli stese un dossier documentario che confrontava questa marina con quella inglese relativamente al periodo 1697-1747. Questo è una lista delle navi di entrambi i paesi e riporta i dati relativi al nome, alla data di costruzione ed il numero di cannoni di ogni nave da guerra di entrambi. E' da notare che gli autori non danno alcuna definizione del termine "informazione", ma comunque essi ritengono che queste vadano classificate secondo le loro componenti. Dal nostro punto di vista, questo è uno di quei tentativi di applicare la teoria delle informazioni al di fuori del suo campo originale: " ... nel tentativo di estendere i concetti, i metodi ed i risultati della teoria dell'informazione a un'ampia e in parte eterogenea classe di problemi era insito il pericolo che tale estensione venisse compiuta acriticamente, senza cioè che un'adeguata indagine chiarisse se le ipotesi della teoria valessero nel campo cui veniva estesa. Questa indagine metodologica spesso non fu compiuta e ciò portò a risultati di oscuro significato o talora a
43 42

41

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legge dice che in ciascuna questione ci sono tre livelli di lettura: quello elementare, quello medio, rivelante i raggruppamenti, e quello d'insieme, che svela le relazioni d'ordine tra le componenti e compara l'informazione elaborate al mondo delle informazioni esterne. Il compito del ricercatore è quello di far apparire i raggruppamenti e le relazioni interne contenute nell'informazione per poi confrontarle con le altre informazioni esterne. Quindi, in un primo tempo bisogna elaborare le informazioni senza riferimenti esterni. Questa affermazione implica due postulati: 1. l'informazione va considerata come esaustiva in se stessa; più precisamente, la riflessione sulla esaustività dell'informazione va fatta a posteriori, alla vista dei risultati; 2. l'informazione va considerata finita e quindi qualsiasi confronto deve essere fatto ad elaborazione compiuta, in quanto tale confronto muta la natura dei dati ed implica una nuova elaborazione degli stessi. Solo in un secondo tempo, il riordino dei dati e le loro relazioni interne vanno confrontate con il mondo delle informazioni esterne, confronto che permette di confermare od inficiare, od almeno porre in discussione, sia il riordino e che le relazioni, sia da una parte che dall'altra, e quindi avere la possibilità di fare una nuova scoperta. La rappresentazione grafica ha così permesso di mettere in evidenza le relazioni interne dell'insieme, riducendo la grandezza delle componenti e mostrando dei raggruppamenti di dati caratteristici. Il confronto di questi risultati con quelli precedentemente esistenti e il fatto di trarre delle conclusioni è, secondo gli autori, il lavoro dello storico.

conclusioni incoerenti." G. Longo, Torino, Boringhieri, 1980, pg.17.

Teoria

dell'informazione,

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Analisi elettronica dei coscritti Questo trattamento grafico dell'informazione non ha alcun seguito, anche perché è notevolmente in anticipo sulle possibilità d'uso dei computer. Quello che viene largamente utilizzato invece in questo periodo è il metodo di raccolta ed inserimento dei dati ideato da Marcel Couturier, sia come uso del magnetofono che come utilizzo del programma FORCOD44 per la loro formalizzazione da parte della macchina. metodo, e che Un importante fa apparire lavoro ancora svolto con questo più evidente lo

specializzarsi da parte della storiografia francese nella costruzione di archivi computerizzati (basi di dati), è l'analisi di sondaggio delle pratiche relative al reclutamento nell'esercito francese, pratiche conservate a partire dal 1867 dal Service Historique de l'Armée45. La documentazione di base è composta da registri annuali tenuti dal Conseil de Révision e aggiornate durante tutto il periodo di servizio dei soldati nell'Armée, cioè dai 15 ai 20 anni. Su questi registri sono riportati tutti i dati anagrafici relativi ai soldato ed ai suoi parenti più stretti, alla residenza ed ai cambiamenti della stessa durante il periodo di servizio. Inoltre sono riportati tutti i dati relativi alla descrizione morfologica del viso, la statura, la professione, il livello d'istruzione, la decisione del consiglio di leva ed i motivi dell'eventuale riforma; infine tutte le eventuali condanne ricevute. L'ultima variabile è relativa all'eventuale "rimpiazzo", se cioè era stato pagato l'acquisto della

Programma elaborato appunto a cura di Couturier, a completamento del sistema di formalizzazione dei dati da lui ideato. E. Le Roy Ladurie, N. Bernageau, Y. Pasquet, Le coscrit et l'ordinateur. Perspectives de recherche sur les archives e militares du XIX siècle francais, in "Studi Storici", X, 1969, pp. 261-298.
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possibilità di essere sostituito da un'altra persona per il servizio militare, indice grossolano del livello economico della famiglia del coscritto. Questi dati sono poi stati elaborati per ottenere delle tabelle statistiche a doppia entrata, linee e colonne, per una analisi incrociata delle variabili.

Il computer e la demografia francese ed inglese

... la demografia, ..., si è evoluta in maniera tale che la speranza di scoprire delle leggi come nelle scienze della natura è pressocchè svanita. Questo pone alla ricerca un problema fondamentalmente nuovo: come prevedere l'evoluzione futura delle caratteristiche della popolazione a partire da una situazione data e dai suoi antecedenti? In assenza di leggi conosciute questo non può essere se non per uno studio attento 46 del passato . Nel 1972 appare un numero speciale delle "Annales", dedicato alla demografia storica, all'interno del quale ben tre articoli sono dedicati all'applicazione del computer in tale campo. Uno dei fondamentali compiti di tale disciplina storica è quello relativo alla ricostruzione dei gruppi famigliari. Esso consiste nella rilevazione dei dati parrocchiali, o di stato civile, relativi ad una coppia ed

"... la démographie a, ..., évolué de telle sorte que l'espoir d'y découvrir des lois comme il y en a dans les sciences de la nature s'est presque évanoui. Cela pose à la recherche fondamentale un problème nouveau: Comment prévoir l'évolution future de telle caractéristique d'une population à partir d'une situation donnée et de ses antécédents? En L'absence de lois connues ce ne peut étre que par l'étude attentive du passé." L. Henry, Préface, in M. Hainsworth, J.P. Bardet, Logicel C.A.S.O.A.R. Calculus et analyses sur ordinateur appliqués aux reconstitutions, in "Cahier des Annales de Démographie Historique", Société de Démographie Historique, Paris, 1981, pp.5-7, pg.6.

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ai loro figli e nel riportarli tutti su di una stessa scheda. Questo permette di analizzare i vari tassi di mortalità, nunzialità e fertilità. Se poi a questi dati vengono aggiunti anche quelli relativi agli inventari, ai testamenti e ad altre fonti simili, si possono studiare le caratteristiche sociologiche delle famiglie in relazione alle loro caratteristiche demografiche. Potendo contare sull'aiuto del computer, le possibili elaborazioni dei dati raccolti diventano molto più numerose e si può lavorare su di un numero molto maggiore di dati. Introducendo nella macchina anche altre fonti d'informazione, si possono inoltre ottenere analisi, non solo di tipo demografico o sociologico, ma anche di tipo economico, oltre a numerose altre. Questo fascicolo monografico delle "Annales" è importante anche per un altro motivo: esso testimonia lo stretto rapporto intercorso per circa un decennio tra la scuola delle "Annales" ed il Cambridge Group for the History of Population and Social Structure, come ha occasione di affermare lo stesso inglese, Peter Laslett (1915-2001): fondatore del gruppo

... abbiamo anche avuto relazioni molto strette con Parigi, con la sesta sezione dell'École Pratiques des Hautes Études (oggi École des Hautes Études en Sciences Sociales) e con l'Institut National d'Études Démographiques, cui appartiene Louis Henry. Attraverso l'École ... siamo virtualmente diventati, per almeno un decennio, una parte di quella che è stata definita 47 la scuola delle "Annales" .

P. Laslett, Storia e sociologia storica: la ricerca sociale e i suoi doveri civili, (intervista a cura di G. Gozzini), in "Passato e Presente", 20-21, 1989, pp.123-141, pg.135; in merito a questo gruppo di ricerca inglese vedi anche l'intervento di G. Levi nella discussione La famiglia nel mutamento, in "Passato e Presente", 7, 1985, pp.13-30, pg.24-30.

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Il Cambridge Group nasce nel 1964 per affrontare essenzialmente due questioni: lo studio delle relazioni tra industrializzazione e popolazione in Inghilterra, per una definizione delle caratteristiche della Rivoluzione Industriale, e la ricostruzione dello sviluppo storico della famiglia in particolare e della microstruttura sociale in generale.

Il principale obiettivo, ..., era quello di definire nel suo complesso il progetto di una historical sociology, di una sociologia storica, che ero arrivato a ritenere - e che ancora ritengo - la forma generale di tutta la ricerca scientifica in campo sociale48. Per fare pluralità di economica, ma storica, di questo erano necessari esperti di una discipline, sia di economia e storia soprattutto di demografia, di demografia statistica e di programmazione degli

elaboratori. In tal senso, la persona più autorevole era Roger Schofield ed è proprio la sua voce quella che si contrappone alle voci francesi nel dibattito implicito nel fascicolo monografico delle "Annales".

La preparazione dei dati Secondo Antoinette Chamoux49, i maggiori problemi che ci si trova ad affrontare quando si svolgono lavori di questo tipo si hanno al momento della preparazione dei dati per la macchina: il fatto di trascriverli per l'elaboratore presume una serie di operazioni, ognuna delle quali è una possibile fonte di errori. Dallo spoglio dei registri

48

P. Laslett, op.cit., pg.129.

A. Chamoux, La recostitution des familles; espoirs et réalités, in "Annales E.S.C.", 27, 1972, pp.1083-1090.

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parrocchiali, pericolo della eliminazione involontaria di informazioni, di una loro errata interpretazione o di interpretazioni differenti se lo spoglio è fatto da più persone, fino al momento della perforazione delle schede ed ai conseguenti errori di battitura. Inoltre c'è anche un pericolo "superiore", cioè il cumulo degli errori in uno stesso punto del lavoro. Un altro momento difficile è quello della codifica delle informazioni: il fatto di farle stare su schede da 80 colonne crea dei notevoli problemi per la loro categorizzazione. Tutte le decisioni in merito infatti, vanno prese a priori, rischiando di dare loro una importanza non adeguata, sia nel senso di troppa che di troppo poca. Dal punto di vista dell'autrice, se è vero che sono ormai stati portati a termine molti lavori di spoglio dei registri parrocchiali, il primo che può dirsi pienamente riuscito mediante l'utilizzo del computer, è quello di Daubeze e Perrot, basato sull'uso del programma FORCOD B, derivato dal programma FORCOD di Couturier. Nel loro saggio, Yvette Daubeze e Jean-Claude Perrot
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espongono infatti un metodo per il trattamento dei dati demografici della popolazione in età moderna. Il campione è prelevato dalla parrocchia di Saint-Gilles de Caes relativamente al XVII secolo, in quanto rappresentativo di tutti i problemi d'analisi caratterizzanti gli studi urbani: la massività dei dati, il quadro religioso, la deriva dei patronimici, quest'ultimo esaltato dalla mobilità geografica della popolazione urbana, quindi con la possibilità di poter incrociare i dati con delle ausiliarie fonti cittadine.

Y. Daubeze, J.C. Perrot, Un programme d'étude démographique sur ordinateur, in "Annales E.S.C.", 27, 1972, pp. 1047-1070.

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L'articolo ad opera di Roger S. Schofield , descrive invece un lavoro di ricerca storico-demografica computerizzata svolto in Inghilterra. Secondo l'autore, se si suddivide il lavoro di ricostruzione delle famiglie in tre tempi, dove il primo è quello della trascrizione degli atti parrocchiali su delle schede (le quali possono così essere classificate e comparate), il secondo è quello in cui si riportano tutti i dati relativi alla stessa famiglia su di un'unica scheda ed il terzo è quello dell'elaborazione ed analisi dell'archivio così ottenuto, nell'usare l'elaboratore la prima fase si complica notevolmente rispetto al lavoro manuale. Prendendo come documento di base l'atto parrocchiale infatti, in questa prima fase il lavoro da effettuare è relativo sia ad una rigorosa normalizzazione che alla codifica delle informazioni. Questa cifratura però, non solo è una possibile fonte di errori, ma, privando il documento della significazione, ne impedisce la rilettura. Inoltre, nella codifica le categorie vengono definite in maniera arbitraria e diventa molto difficoltosa la correzione automatica dei dati. Un tasso d'errore anche minimo, ma su centinaia di migliaia di dati può avere delle enormi conseguenze. Per tali motivi, l'autore preferisce la registrazione degli atti nella maniera più prossima possibile al documento originale, anche se un leggero riordinamento dei dati è indispensabile per permettere la correzione automatica degli inevitabili errori di perforazione. In questa maniera diventa possibile ogni tipo di classificazione tabulare delle informazioni contenute negli atti memorizzati. Dal punto di vista della Chamoux, il problema cruciale delle ricostruzioni familiari è quello di riconoscere le persone all'interno di atti diversi, superando lo scoglio

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51

R.S.

Schofield,

La

recostitution

des

familles

par

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della "deriva dei patronimici" e per poterlo fare automaticamente è necessario prima comprendere esattamente quali criteri seguire ed in quale gerarchia. Per Daubeze e Perrot in effetti questo ha rappresentato indubbiamente uno dei maggiori problemi da superare, anche perché li si voleva utilizzare come possibili rivelatori delle leggi d'evoluzione della lingua. Dopo un'analisi delle principali categorie di deformazione dei fonemi in terra di Normandia, gli autori hanno quindi preparato un "digesto fonetico" dei patronimici, delle loro relazioni e di come queste possono mutare nel tempo e questo ha permesso di fornire al computer etichette nominali uniche in modo che potesse riconoscere le diverse grafie dello stesso nome e quindi la stessa persona. Schofield invece è dell'idea che i programmi che adottano il metodo corrente, consistente nel rimpiazzare le lettere con gruppi di lettere o numeri, come il SOUNDEX per esempio, non sono sufficientemente utili a coprire la grande varietà di grafie del XVI e XVII secolo. Il ricercatore allora, deve scegliere, in funzione del documento, la forma ortografica "tipo" per il nome, il mestiere o la località, e trattarla come se quella forma corrispondesse a tante grafie diverse.

Il software e le periferiche utilizzate Daubeze e Perrot ritengono insoddisfacente il "metodo Couturier" per la memorizzazione dei dati, in quanto dà scarse possibiltà d'intervento per la correzione degli errori, e quindi hanno preferito ricorrere alle schede perforate, piuttosto che al nastro perforato. L'impiego di queste però implica un preventiva conversione dei dati in forma alfanumerica e quindi una riflessione globale sui documenti. Questa codifica è dettata dall'esigenza di

ordinateur, in "Annales E.S.C.", 27, 1972, pp.1071-1082.

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ottenere la massima concisione, compatibilmente con la memorizzazione della totalità dei dati. Il primo lavoro eseguito dagli autori, una volta fatto scrivere il nuovo programma FORCOD B, è stato quello di ricostruire manualmente le famiglie di quindici unioni, prese come campione, e poi inserire gli stessi dati nel computer al fine di aggiustare tutti i coefficienti di variabilità del programma. In un secondo tempo, come verifica sperimentale, sono stati nuovamente introdotti nella macchina gli stessi dati, con l'aggiunta però di alcune schede fittizie, contenenti dati autentici, per creare confusione al programma: questo, ignorate le schede fittizie, ha invece ricostruito le famiglie perfettamente in accordo con il metodo manuale, dimostrando così la sua funzionalità. Schofield ha invece preferito usare il nastro perforato al posto delle schede, in quanto gli atti sono di lunghezza differente. Ogni dato viene posizionato in un preciso luogo di una determinata linea; non ha alcuna etichetta, in quanto vengono perforati in maniera conseguente, ognuno è separato dagli altri da una semplice barra traversale e la prima linea è identificativa del tipo di atto. La banda perforata viene poi memorizzata dall'elaboratore e letta da un programma che ha il compito di correggere gli errori e migliorare la forma della scheda per ottimizzare le future elaborazioni. Tale programma di correzione degli errori, è ritenuto dall'autore migliore di qualsiasi lettura umana a tale scopo. Il programma utilizzato permette inoltre al ricercatore di segmentare a piacere le schede. Queste infatti possono esere separate le une dalle altre come possono essere separati i vari elementi al loro interno. Quindi, l'elemento di base non è più l'atto parrocchiale, ma il singolo dato d'informazione, il quale può così essere articolato in maniera diversa all'interno dell'atto. Possono essere inoltre formate delle catene d'informazioni

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che, sia come numero, sia come lunghezza, non hanno limite. Il ricercatore può trovare l'informazione che gli serve sapendo semplicemente il numero della catena e quello dell'elemento. In questa maniera è possibile sperimentare più metodi ed eseguire diversi lavori sugli stessi dati ed ottenere quindi tutti i tabulati che possono servire. Per Antoinette Chamoux, il programma elaborato da Roger Schofield è tanto più lento, in quanto costringe a tutta una serie di calcoli e notazioni cifrate per poter scegliere tra tutti gli accoppiamenti effettuati automaticamente. L'obiettivo dello studioso inglese è quello di mettere a punto un programma che sia in grado di preparare le schede partendo da un registro parrocchiale qualunque, ma per il momento la macchina lavora su schede ricostruite a mano: mentre l'input dei dati funziona abbastanza bene, il resto del programma è piuttosto rigido, in quanto utilizza il sistema FORCOD originale . Già il sistema FORCOD B permette invece di elaborare la documentazione "dialogando" (en conversationnel) con la macchina e comunque sarà il sistema FORCOD C che permetterà di ottenere tutti i risultati attesi dal computer. Difatti l'autrice pare avere una sconfinata fiducia in esso ed è convinta che permetterà l'esame di documenti più complessi, come gli inventari testamentari, e di utilizzare altri termini (et, avec) oltre ai legami genitivi, dando così una maggior agilità a tutto il procedimento. L'obiettivo è fare delle comparazioni all'interno di uno o più archivi, fino a 15 contemporaneamente. Si potrà inoltre lavorare formulando direttamente gli ordini alla macchina e modificare l'approccio ai dati a seconda dei risultati, senza dover modificare il programma generale.
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L'autrice non pare molto esperta di terminologia tecnica, infatti usa le parole système e programme quasi fossero dei sinonimi e ciò provoca alcune difficoltà d'interpretazione dell'articolo.

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La memorizzazione dei documenti medievali Quella stesa da Lucie Fossier sulle Annales del 1976 è la relazione su di una tavola rotonda tenutasi a Roma tra il 20 ed il 22 maggio del 197553 e ci permette di vedere come all'interno di questa scuola della storiografia francese viene vista la memorizzazione di un particolare tipo di fonte: i documenti medievali. Innanzittutto, l'autrice parte dalla definizione del materiale che la compone, ovvero di che cosa si intende per "documento testuale medievale": la parola "documento" esclude tutti i testi letterari o narrativi ed il termine "testuale" esclude tutti i documenti materiali od orali. Anche così ridotto però, il corpus rimane alquanto vasto e quindi al suo interno si può ancora distinguere la charte, documento di base per l'informazione storica relativa al medioevo; ed i registri, che sono delle raccolte di carte (atti in forma di carte) e spesso sono dei documenti che possono essere definiti come "seriali". Per quanto riguarda le charte invece, esse non sono omogenee, nè sul piano diplomatico nè su quello giuridico, e questo rende difficile definire le loro caratteristiche. In vista di un loro trattamento informatico, si può grossolanamente distinguere due serie di elementi fissi: le formule e la sostanza e quest'ultima può essere sia "espositiva" che "dispositiva". Si possono quindi seguire due vie d'analisi: quella dello studio delle formule mediante il metodo della critica testuale oppure si studia il contenuto dell'atto a fini documentari. Per quanto riguarda i registri invece, essi possono assumere la forma di catasti, registri battesimali o portuali o censimenti. Sono documenti di tipo seriale, ma

L. Fossier, Informatique et documents médiévaux, "Annales E.S.C.", 31, 1976, pp. 1131-1141. I partecipanti a questa tavola rotonda erano oltre 60, con una cinquantina di comunicazioni.

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molto meno omogenei di quanto possa sembrare. Per un loro trattamento informatico quindi, è necessaria una uniformizzazione per quanto riguarda pesi, monete, misure e la stessa grafia dei nomi, i quali hanno numerose varianti ortografiche . Questi documenti possono essere sottoposti a vari tipi di trattamento informatico: si possono introdurre nella macchina integralmente o sotto forma di estratti; oppure li si analizza e quindi si registrano dei "descrittori" normalizzati ; altrimenti, in vista di statistico, li si possono sottoporre a
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un trattamento questionari ed

introdurre poi le risposte nel computer, sia in chiaro che in codifica. I problemi relativi sono naturalmente molti: per una introduzione integrale, per esempio, l'ostacolo è la quantità dei documenti; ma è anche difficile farne degli estratti, in quanto l'utilizzo del vocabolario attuale e la formalizzazione possono nascondere definitivamente delle realtà poco appariscenti del documento. Una soluzione possibile viene suggerita dall'autrice. Basandosi sul metodo d'indicizzazione, registrazione e gestione per "descrittori", ella propone di fare di ogni documento una rappresentazione per "descrittori" appunto, correlata da relazioni sintagmatiche e paradgmatiche ed all'interno d'una struttura d'inquadramento, metodo da lei messo a punto e sperimentato per l'analisi del contenuto degli atti diplomatici. Come si vede, ci si trova nuovamente di fronte al problema di come memorizzare le informazioni, di come costruire un archivio informatico, anche se in quest'ultima relazione c'è un accenno alla riflessione sulla natura dei dati con i quali lavora lo storico. Per avere però l'inizio

E' sempre il problema della deriva dei patronimici che abbiamo già avuto più volte occasione di vedere.
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In altre parole, si costruisce una "maschera".

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di una compiuta riflessione epistemologica su tale argomento bisognerà attendere ancora una decina d'anni, quando Philippe Genet scriverà l'articolo d'apertura di una nuova rivista, "Histoire & Mesure", nel quale elaborerà il concetto di base di dati computerizzata come metafonte. Tutto ciò naturalmente non esaurisce la ricerca storica d'oltralpe, il discorso sull'atteggiamento della cliometria americana come scienza economica rivolta al passato che vedremo successivamente vale anche, in termini molto generali, per quel che riguarda una parte della storiografia francese dello stesso periodo, come afferma esplicitamente Furet:

Il termine 'storia quantitativa' designa anche, perlomeno in Francia, l'ambizione e i lavori di certi storici dell'economia: si tratta di fare della storia una economia retrospettiva, ... I fautori di questa storia econometrica si battono dunque per una quantificazione totale e sistematica: ai loro occhi, è la condizione indispensabile all'eliminazione dell'arbitrio nella scelta dei dati, e all'utilizzazione di modelli matematici nella loro interpretazione, partendo dal concetto di equilibrio 56 generale, ... Ma tale scuola storiografica non solo è stata molto meno influente, ma anche ha avuto delle tendenze molto meno egemonizzanti sulla ricerca storica in generale, di quante ne abbia avute la scuola delle "Annales".

F. Furet, Il quantitativo in storia, in Il laboratorio della storia, (a cura dell'autore), Milano, Il Saggiatore, 1985, pp. 66-83, pg.67.

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CAPITOLO VII

L'ECONOMETRIA STORICA

Paracadutisti e cercatori di tartufi In un suo articolo sulla storia sociale americana, Nicola Gallerano (1940-1996) rileva l'esistenza di due diversi paradigmi nella storiografia contemporanea statunitense: il primo, che egli propone di denominare positivistico-quantitativo o social-scientifico, dominante dalla metà degli anni Sessanta alla metà degli anni Settanta, il secondo, che viene invece definito come interpretativo, "inabissarsi"1. "emerge" Pensiamo che quando i il primo tra sembra termini virgolette

esprimano abbastanza bene il rapporto che lega questi due paradigmi: infatti, non è che l'uno escluda l'altro, entrambi convivono nella storiografia americana già dalle sue origini, ma la temporanea dominazione dell'uno implica la temporanea scomparsa dell'altro.

Cfr. paracadutisti: americana, in pg.182.

1

N. Gallerano, Cercatori di tartufi contro tendenze recenti della storiografia sociale "Passato e Presente", n.4, 1983, pp.181-196,

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La metafora adottata per distinguerli è quella tra paracadutisti e cercatori di tartufi. Metafora in effetti molto calzante e fortunata come poche altre: inventata da Emmanuel Le Roy Ladurie, viene usata prima da Stone per descrivere il dibattito tra macroteorici ed empiristi che percorre la storiografia europea all'inizio del Novecento , quindi da Gallerano per descrivere lo stesso dibattito, ovvero il dibattito sugli stessi argomenti, che percorre la storiografia statunitense dello stesso periodo:
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... per tornare ai due paradigmi della storiografia americana delle origini, troviamo da una parte gli storici "scientifici": positivisti, per i quali i documenti svolgono il ruolo di "fatti", che si vogliono avalutativi e neutrali, e che limitano il campo disciplinare alla storia politica e istituzionale; dall'altra i new historians - i nomi sono quelli, oltre a Robinson, di Charles Beard, di Frederick J. Turner - che si interrogano sulle big why questions (...), che, esponenti della Progressive Era, sono fortemente radicati nel presente, aspirano alla riforma della società, e allargano il campo della ricerca alla storia sociale in quanto storia della società. Si potrebbe in realtà sostenere che questa distinzione registra due facce di un comune approccio pragmatista: una versione schiettamente positivista, scientista, neutrale; e una versione presentista, orientata al progresso, critica della realtà sociale3. Ma se gli argomenti del dibattito sono gli stessi

sulle due diverse sponde dell'Oceano Atlantico, come si sarà senz'altro osservato confrontando questa citazione con ciò che si è detto in precedenza, completamente diversi sono però i riferimenti filosofici di partenza, in quanto

Cfr. L. Stone, La storia e le scienze sociali nel secolo XX, in Viaggio nella storia, (a cura dell'autore), Bari, Laterza, 1989, pp.3-47, pg.8.
3

2

N. Gallerano, op.cit., pg.185.

206

l'idealismo romantico, che tanto ha condizionato la cultura europea ottocentesca, non ha condizionato in eguale misura, o non ha condizionato per niente, la cultura americana dello stesso periodo. Per quest'ultima infatti, la conoscenza è un processo inferenziale che passa attraverso i dati di senso e quindi è strettamente pragmatico. Esso non rimanda mai ad una qualche premessa intuitiva, ma si svolge secondo un processo continuo di aprossimazione ipotetica
4

delle successive interpretazioni della realtà.

In altre parole, il dibattito che all'inizio del secolo in Europa contrappone lo storicismo idealista allo storicismo positivista, negli Stati Uniti invece contrappone gli scientific historians agli new historians, empiristi i primi e macroteorici i secondi, ma entrambi fortemente pragmatisti:

La reazione alla storiografia positivistica, che in America era stata iniziata dalla New History nel primo decennio del '900, non era svolta all'insegna dello storicismo idealistico europeo, ma si era mossa piuttosto in un orizzonte pragmatistico, contrario sia a forme di rozzo scientismo che adeguassero i metodi storiografici a quelli delle scienze fisicomatematiche sia ad una netta separazione del sapere 5 scientifico da quello umanistico-retorico .

M.A. Bonfantini, Introduzione. La semiotica cognitiva di Peirce, in C.S. Peirce, Semiotica, Torino, Einaudi, 1980, pp.XXILII, pg.XXIV. M.V. Predaval Magrini, Introduzione, in Filosofia analitica e conoscenza storica, (a cura dell'autrice), Firenze, La Nuova Italia, 1979, pp.V-LXXXIII, pg.XXXII.
5

4

207

Le origini del quantitativismo negli USA Secondo Jacob Price, nello sviluppo del quantitativismo nella storiografia dell'english-speaking world esistono due turning point temporali: il primo si situa nel 1903, quando Edwin F. Gay (1867-1946) pubblica sul numero 17 del "Quarterly Journal of Economics" l'articolo Inclosures in England in the Sixteenth Century. In tale occasione infatti, Gay utilizza il metodo quantitativo per risolvere una antica controversia sulla storia rurale inglese e, negli stessi anni, anche Charles Beard (1874–1948) adotta lo stesso metodo per risolvere un dibattito nel campo della storia politica che lo contrapponeva a Sir Lewis Namier (1888-1960):

... la storia rurale inglese in quei decenni, l'epoca di Hammonds e Tawney, era ricca di controversie ideologiche, ma da Gay in avanti si sviluppò una ricca tradizione di accurato lavoro quantitativo che risolse alcune, se non tutte, delle antiche controversie. Anche in storia politica, nuove interpretazioni sia da sinistra (p.e. Beard) che da destra (p.e. Namier) posero questioni che di frequente venivano risolte 6 meglio quantitativamente . Ma il metodo quantitativo non si sviluppa solo in funzione strumentale, cioè per risovere questioni storiche, che si sovrappongono ad interpretazioni della realtà ideologicamente orientate in maniera diversa, o come arma

"... English rural history in these decades, the age of the Hammonds and Tawney, was rich in ideological controversy, but from the time of Gay onward developed an even richer tradition of careful quantitative work that has resolved some, if not all, of the old controversies. In political history, too, new interpretation whether from the left (e.g., Beard) or from the right (e.g., Namier) posed questions frequently best answered quantitatively." J.M. Price, Recent Quantitative Work in History: a Survey of the Main Trends, in "History and Theory", 1969, fascicolo monografico intitolato Studies in Quantitative History and the Logic of Social Science, pp.1-13, pg.4-5.

6

208

nei dibattiti tra diverse scuole nel campo delle scienze sociali (per esempio, marxisti contro antimarxisti, sia in campo sociologico che in quello economico), è il clima generale degli studi che spinge alcuni studiosi nel verso della ricerca di una maggior precisione quantitativa nel campo dell'analisi storico-sociale.

In quegli anni, circa tra il 1910 ed il 1945, lo sviluppo generale della professione storica, la sua crescente professionalizzazione, la grande espansione dei corsi post-laurea, ed in particolare la articolazione della disciplina in organizzate subdiscipline (storia economica, storia diplomatica, ed altre), tutto aiutò a creare il clima intellettuale nel quale gli storici trovarono naturale e desiderabile cercare una grande precisione attraverso il pieno uso di dati e tecniche quantitative. Per alcuni, fu semplicemente un cercare un maggiore rigore professionale, distinguendosi dai loro più amatoriali e letterari predecessori. Per altri, particolarmente per quelli delle sottodiscipline emergenti, fu piuttosto un deliberato sforzo per collegare il loro lavoro a quello delle discipline correlate (p.e., gli storici economici con gli economisti)7. Ed è proprio in quest'ultimo campo che le metodologie quantitative compiono i passi maggiori nel periodo tra le due guerre, stimolati in special modo dai risultati

"In the years, roughly, from 1910 to 1945, the general development of the historical profession, its growing professionalization, the vast expansion of postgraduate training, and particularly, the articulation of the discipline into organized sub-disciplines (economic history, diplomatic history, and others), all helped create the intelectual climate in which historians found it natural and desiderable to seek greater precision throught the fuller use of quantitative data and tecniques. For some, it was simply a search for greater professional rigor, distinguishing them from thei more amateurish belletristic predecessors. For others, particularly those in the emerging sub-disciplines, it was rather a deliberate effort to link their work up with that in related disciplines (e.g., economic historians with economist)." J.M. Price, op.cit., pg.3.

7

209

ottenuti da Earl J. Hamilton (1899–1989) grazie alla sua teoria dei prezzi. Questa, esplicitata per la prima volta nell'articolo American treasure and the Rise of Capitalism, pubblicato su "Economica" del novembre 1929 , si configura come un modello interpretativo dello sviluppo economico basato sulla storia dei prezzi:
8

Tutti i fenomeni inflazionistici, di cui egli ha notizia dalla storia, furono accompagnati da un aumento dei prezzi sempre maggiore dell'aumento dei salari: in altre parole l'aumento dei prezzi causò costantemente un abbassamento dei salari reali. Ne consegue, secondo l'Hamilton, un'inflazione dei profitti, che costituisce una condizione necessaria e sufficente dell'espansione economica, della nascita del capitalismo, della rivoluzione industriale, ecc. Un aumento dei prezzi superiore a quello dei salari diventa in sostanza un fattore benefico, anche se non voluto da alcuno: nè pianificato, nè imposto. Esso è soltanto un meccanismo che, dominando i consumi della massa, favorisce gli investimenti, ossia lo sviluppo 9 economico . Come si può facilmente notare, questo è un modello interpretativo della realtà economica estremamente semplificato, in quanto, non solo i profitti non dipendono unicamente dai salari, ma anche da molte altre variabili (come, p.e., i saggi di produttività e di ammortamento capitale) di cui però Hamilton non tiene conto, ma egli utilizza la sua teoria per interpretare un periodo storico, quello della rivoluzione industriale e della nascita del capitalismo, in cui le varibili economiche mutano moltissimo i loro rapporti reciproci e quindi, visto con gli occhi dell'oggi, tale modello dello sviluppo economico

Cfr. W. Kula, Problemi e metodi di storia economica, Milano, Cisalpino-Goliardica, 1972, pg.469, nota n.116.
9

8

W. Kula, op.cit., pg.470.

210

non è utilizzabile per una qualsiasi interpretazione storica. Comunque esso ha una notevole popolarità, sia tra gli economisti contemporanei, tanto da riscuotere l'approvazione dello stesso Keynes, che tra gli storici economici, che lo utilizzano ampiamente. Ha il merito comunque di aver attirato sulla storia economica, e sui suoi aspetti quantitativi, non solo l'attenzione, ma anche i finanziamenti della Fondazione Rockfeller per intercessione del Social Research Council of America, come abbiamo già visto in precedenza. Tali finanziamenti permettono di fondare il nucleo dell'International Scientific Committee of Price History proprio negli Stati Uniti:

Nella storia economica durante gli stessi decenni, sebbene i vecchi interessi e metodi predominassero, il movimento verso il lavoro quantitativo era molto pronunciato. Il crescente interesse tra gli economisti per le indagini sui cicli economici diede supporto morale ed anche materiale a quelli che lavoravano nei più quantitativi aspetti della storia economica. Dagli anni Venti, ci fu un crescnte interesse nella storia dei prezzi, stimolata negli Stati Uniti dagli eccitanti risultati dimostrati dai primi lavori di E.J. Hamilton. Questi attrassero il supporto finanziario che rese possibile la fondazione dell'International Scientific Committee on Price History, che commissionò la compilazione e la pubblicazione dei dati per Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania, Austria, Polonia, ed altri paesi. Questo lavoro fu una breccia significativa per la 10 storia economica .

"In economic history during these same decades, thought older interests and methods predominated, the move toward quantitative work was more pronounced. Growing interest among economist in busuness-cycle investigations gave moral and even material support to those working in the more quantitative aspects of economic history. From 1920's, thre was growing interest in price history, stimulated in the United States by the

10

211

Dopo la Seconda Guerra Mondiale Con la fine della Seconda Guerra Mondiale l'approccio ai metodi quantitativi muta ampiamente. Il secondo turning point individuato da Price è la pubblicazione di Le Méditerranée et le monde mediterranéan à l'époque de Philippe II di Fernand Braudel:

La svolta decisiva simbolica avviene probabilmente nel 1949 con la pubblicazione dello studio di Fernand Braudel sul mondo mediterraneo nel sedicesimo secolo, il quale aveva al suo interno molti dati quantitativi sul commercio, sui prezzi e sulla popolazione. Il grande succès d'estime di questo lavoro e il posto centrale occupato da Braudel nella professione storica francese - ... - attrasse molti giovani studiosi in questo campo11. Se questo è estremamente vero per la storiografia francese, e la preminenza della "scuola delle Annales" sulle altre scuole o correnti di pensiero dalla fine degli anni Cinquanta alla metà degli anni Settanta sta a dimostrarlo, è forse un pò meno vero per la storiografia americana, specialmente per la storia economica. Pier Angelo Toninelli infatti, individua i maestri ispiratori della new economic history in due altre figure:

exciting results demonstrated in the early work of E.J. Hamilton. This attracted the financial support which made possible the establishment of the International Scientific Committee on Price History, which commissioned data compilation and pubblication for the United States, Great Britain, France, Germany, Austria, Poland, and others countries. This work was a significant breakthrough in historical quantification." J.M. Price, op.cit., pg.5. "The symbolic turning point probably came in 1949 with the pubblication of Fernand Braudel's study of the Mediterranean world in the sixteenth century, incorporating much quantitative data of trade, prices, and population. The great succès d'estime of this work and the central place of Braudel in the French historical profession - ... - draw many young scholars to this field." J.M. Price, op.cit., pg.6.
11

212

... due studiosi i quali, fin dall'inizio degli anni '50, avevano smosso le tranquille acque della storia economica tradizionale, suscitando grande interesse, ma anche un vivace dibattito, tra storici ed economisti delle più diverse tendenze. Questi due studiosi, Alexander Gerschenkron e Walt W. Rostow, avevano messo in luce nei loro saggi l'efficacia di approccio metodologico ai problemi economici della ricerca storica che si avvicinasse, per quanto è possibile, al metodo da sempre usato in quelle discipline alle quali era riconosciuta dignità di scienza. Un approccio del genere comportava tanto la scelta, se non la costruzione, di una teoria o di un modello che guidasse lo storico nell'esame dei fatti economici del passato, quanto il ricorso ai fatti per confermare la teoria stessa. La lunga presenza dei due studiosi nell'insegnamento accademico, presso due fra le più prestigiose università americane, ebbe probabilmente un'efficacia determinante nel forgiare le prime leve di new economic historians12. Come si vede, in questo tipo di approccio c'è un

dichiato appello alla costruzione di una teoria o di un modello che faccia da guida allo storico, quindi, da un punto di vista epistemologico, è sostanzialmente differente da quello che abbiamo visto operare con Simiand prima e con Labrousse poi. Là infatti, il primato spettava all'esperienza, si trattava cioè di un approccio empiricopositivista, mentre qui il primato spetta alla teoria, ed i fatti servono a confermarla o a confutarla. Tale tipo di approccio deriva da una diversa impostazione epistemologica, impostazione che trova i suoi fondamenti nel celebre articolo di Carl G. Hempel (1905-1997): The

P.A. Toninelli, Origini e prospettive metodologiche della "new economic history", in P. Rossi, La storiografia contemporanea. Indirizzi e problemi (a cura di), Milano, Il Saggiatore, 1987, pp.175-205, pg.176-177.

12

213

Function of General Laws in History , del 1942. Si tratta di un saggio che rientra nel dibattito, fondamentalmente antistoricista, sui modelli di conoscenza. Esso aveva come scopo lo stabilire se la conoscenza in campo storicosociale poteva essere assimilata ai modelli di conoscenza nel campo delle scienze naturali e che coinvolse studiosi quali Oskar Neurath, Karl Popper, Moritz Schlick, Edgard Zilsel e appunto Carl Hempel. La sua posizione, ribadita poi nel successivo saggio Spiegazione scientifica e spiegazione storica ,
14

13

scritto

in

risposta

al

libro

di

William Dray (1921-2009): Leggi e spiegazioni in storia15, può essere definita come fondantesi sul principio della complementarità fra scienze empiriche :
16

... la natura della conoscenza, nel senso in cui la spiegazione si propone di fornire conoscenza dei fenomeni empirici, è sostanzialmente la stessa in tutti gli ambiti della ricerca scientifica; e ... i modelli deduttivo e probabilistico della spiegazione nomologica ... si accordano bene anche col carattere

Carl G. Hempel: The Function of General Laws in History, in "Journal of Philosophy", XXXIX, 1942; cfr. P.A. Toninelli, op.cit., pg.183, nota n.24. C.G. Hempel, Spiegazione scientifica e spiegazione storica, originalmente in R.G. Colodny, Frontiers in Science and Philosophy, (a cura di), The University of Pittsburgh Press, Pittsburgh, 1962, pp.9-33, ed ora in M.V. Predaval Magrini, Filosofia analitica e conoscenza storica, (a cura di), Firenze, La Nuova Italia, 1979, pp.167-197. W. Dray, Leggi e spiegazioni in storia, Milano, Il Saggiatore, 1974, prima edizione in lingua originale nel 1957. Questa, com'è noto, è un'opera "... in cui l'autore (...), rielaborando le tesi di filosofi idealisti (Collingwood soprattutto - ... - ma anche Oakeshott), propone per la storiografia un modello di spiegazione autonomo da quello delle scienze: la 'spiegazione razionale'." G. Mari, "History and Theory", in "Passato e Presente", n.5, 1984, pp.197-222, pg.199.
16 15 14

13

P.A. Toninelli, op.cit., pg.183.

214

delle spiegazioni che analizzano l'influsso della deliberazione razionale, delle motivazioni consce e inconsce e delle idee e degli ideali sulla configurazione degli eventi storici. Per questo motivo i nostri modelli rivelano, a mio giudizio, un importante aspetto dell'unità metodologica di tutta la scienza empirica17. Dove disciplina per "scienza da empirica", Hempel intende ogni

ed è proprio per eliminare queste ultime che Rostow (1916–2003) e Gerschenkron (1904-1978) si rivolgono alle metodologie ed alle teorizzazioni della scienza economica, il primo affermando che la questione del metodo s'impone , il secondo invece, richiamandosi al concetto di tipo ideale di Max Weber , affermando che:
20 19

libera

contaminazioni

metafisiche18,

La nostra ricerca procede sempre allo stesso modo: dopo uno studio preliminare del materiale "empirico", si sviluppano alcuni concetti generali, i quali vengono applicati a un certo numero di ipotesi, necessarie allo studio ulteriore di ciò che chiamiamo gli elementi della realtà o i fatti, ma che non sono

C.G. Hempel, Spiegazione storica, op.cit., pg.195.
18

17

scientifica

e

spiegazione

M.V. Predaval Magrini, Introduzione, op.cit., pg.XXVII.

W.W. Rostow, Storia e scienze sociali: la lunga durata, in F. Braudel, La storia e le altre scienze sociali, Bari, Laterza, 1974, pp.194-205, pg.194, originariamente pubblicato in "Annales E.S.C.", XIV, 1959, n.4, pp.710-718. Il "metodo" naturalmente, è quello della scienza economica. "Il concetto tipico-ideale serve a orientare il giudizio di imputazione nel corso della ricerca: esso non è un''ipotesi', ma intende indicare la direzione all'elaborazione di ipotesi, esso non è una rappresentazione del reale, ma intende fornire alla rappresentazione un mezzo di espressione univoco." M. Weber, Il metodo delle scienze storico-sociali. L'indagine della realtà sociale come scienza, Milano, Mondadori, 1974, pg.108.
20

19

215

altro, in realtà, che tipi ideali, costruiti ad un livello assai basso di astrazione21. Dunque il problema del ricorso o meno alla teoria o alla costruzione di modelli interpretativi, da Gerschenkron viene definitivamente chiuso, aprendo invece quello del "livello di teorizzazione":

Il problema, quindi, non è se lo storico dell'economia debba ricorrere o no all'astrazione, ma a quale 22 livello di astrazione egli debba muoversi . Dal punto di vista delle tematiche affrontate invece, sono di fondamentale importanza per gli sviluppi successivi della storiografia economica statunitense i lavori di Kenneth M. Stampp (1912-2009), The Peculiar Institution: Slavery in the Antebellum South, pubblicato nel 1956, e di Hrothgar J. Habakkuk (1915–2002), American and British Technology in the Nineteenth Century, pubblicato nel 1962. I temi della schiavitù e dello sviluppo della tecnologia saranno infatti due assi portanti delle tematiche della New Economic History per tutti gli anni Sessanta e la prima metà degli anni Settanta, almeno fino alla pubblicazione di Time on the Cross, opera al centro di tanti dibattiti e che segnerà un ulteriore turning point all'interno della storiografia quantitativa americana. Ma la vera rottura con l'impostazione tradizionale della ricerca storica, la nuova storia economica americana la opera non tanto nel campo epistemologico o tematico, quanto in campo più strettamente metodologico:

A. Gerschenkron, Alcuni problemi metodologici di storia economica, in La continuità storica. Teoria e storia economica (a cura dell'autore), Torino, Einaudi, 1976, pp.38-56, pg.41.
22

21

A. Gerschenkron, op.cit., pg.40.

216

Quali erano, dunque, gli elementi rivoluzionari della nuova scuola? Essi possono essere ridotti essenzialmente a tre: in primo luogo un ampio ed esplicito impiego della teoria economica per stabilire relazioni causali tra determinate condizioni iniziali e l'evento storico in esame; in secondo luogo un massiccio, quasi esasperato ricorso all'analisi quantitativa per ricostruire serie storiche di dati, che comporta sovente l'impiego dell'inferenza statistica e di sofisticate tecniche econometriche per ricostruire eventuali serie mancanti; in terzo luogo, infine, il frequente ricorso alla cosiddetta counterfactual speculation, o analisi controfattuale, consistente nel prendere in esame "ipotesi alternative" all'evento o alla serie di eventi sotto indagine, per valutare quale sarebbe stato l'ipotetico corso storico in assenza di una o più delle condizioni individuate, ovvero per misurarne la rilevanza 23 quantitativa .

La New Economic History Il ricorso alla teoria non è poi una cosa tanto nuova all'interno della ricerca storica, in Europa era stato tentato già dalla fine del secolo scorso, come abbiamo già visto. Anzi, lo stesso Habakkuk afferma che:

Per quanto riguarda gli storici economici, essi non trascuravano la teoria partendo dalla convinzione che la teoria fosse inappropriata; essi consciamente rifiutavano la teoria, classica o neoclassica, con l'esplicita convinzione che essa non fosse utile per la spiegazione nella storia economica. Questa era l'attitudine della scuola tedesca degli economisti "storici" la quale influenzò in maniera decisiva lo

23

P.A. Toninelli, op.cit., pg.181-182.

217

sviluppo della storia economica negli Stati Uniti e nel Regno Unito24. Per lo storicismo economico quindi, il problema non era relativo ad un rifiuto a priori della teoria, ma al fatto che le teorie disponibili per essere utilizzate nella ricerca storica, quella classica e quella neoclassica, non venivano giudicate in grado di fornire risultati utili. Per la new economic history invece, tali teorie non erano solamente utili, ma indispensabili:

Il problema centrale dello storico economico diventava così la scelta della teoria economica, delle leggi adatte a spiegare l'evento oggetto di analisi. E la scelta era ristretta alle leggi e ai modelli universali deterministici della teoria neoclassica o alle generalizzazioni empiriche probabilistiche della teoria keynesiana25. Ma proprio sulla scelta del livello di astrazione

della teoria economica, i "nuovi storici economici" si dividono in due scuole, una applicante leggi e modelli dell'economia neoclassica ad un livello di astrazione macroteorico:

"So far as the economic historians are concerned, they did not neglect theory from a conviction that the theory was inappropriate; they consciusly rejected theory, whether classical or neoclassical, out of an explicit conviction that it was not useful in the explanation of economic history. This was the attitude of the German school of 'historical' economists which powerfully influenced the development of economic history in the United States and the United Kingdom." H.J. Habakkuk, Economic History and Economic Theory, in F. Gilbert, S.R. Graubard, Historical Studies Today, (a cura di), New York, W.W. Norton e Company inc., 1972, pp.27-44, pg.30.
25

24

P.A. Toninelli, op.cit., pg.184.

218

L'approccio metodologico di quello che è rimasto a lungo il filone principale di ricerca della new economic history e che conta al suo interno tutti i padri fondatori della nuova scuola - Robert W. Fogel, Douglass C. North, Albert Fishlow, Stanley Engerman, Peter A. Temin, Paul David, Gavin Wright - ricalca quello tradizionale della economia neo-classica, e cioè il modello nomologico-deduttivo: i problemi affrontati sono soprattutto problemi di equilibrio parziale e di statica comparata26. L'altra invece, nettamente minoritaria e occupante una posizione intermedia tra questa e la storia quantitativa tradizionale27, restando più legata ai "fatti" empirici ed applicando un livello d'astrazione microteorico.

Due scuole cliometriche Come abbiamo visto all'inizio, la distinzione metaforica tra paracadutisti e cercatori di tartufi non vale solo per il dibattito storiografico europeo dell'inizio del secolo, ma si adatta molto bene anche al dibattito americano dello stesso periodo e, a ben guardare, la potremmo applicare anche per distinguere tra le due scuole macroteorici quelli che fanno capo a Fogel, Engerman, David, North, Temin, ecc, mentre microteorici quelli che fanno capo a Davis, Huges, Aydelotte e Habakkuk. La distinzione non è puramente di comodo, sono proprio gli atteggiamenti nei confronti di cliometrici statunitensi28:

26

P.A. Toninelli, op.cit., pg.187.

I nomi principali di questa scuola sono quelli di Lance E. Davis e Jonathan R.T. Huges. Cfr. J.R.T. Huges, Fatto e teoria in storia economica, e L.E. Davis, "E non sarà mai letteratura": Critica della nuova storia economica, entrambi in R.L. Andreano, La nuova storia economica, (a cura di), Torino, Einaudi, 1975, il primo pp.61-96, ed il secondo pp.97-122.

27

219

dell'approccio teorico, e quindi nell'utilizzo dei dati, che li distinguono. Infatti, mentre per i primi la teoria o il modello è un qualcosa che deve poter spiegare tutto, quasi fosse una teologia della ricerca storica, per i secondi invece l'approccio è più pragmatico, empiristi e quindi più legati ai fatti e ai dati. sono più

Gli storici economici nuovi e tradizionali hanno lasciato tutto quello che stavano facendo e si sono gettati nella mischia. Come risultato, negli ultimi anni c'è stato un trasferimento d'energie dal lavoro serio alla metodologia e da parte mia non riesco a concepire un modo migliore per uccidere qualsiasi disciplina. Anche se personalmente credo che la "nuova" storia è insieme nuova (...) e storia (...), penso che la discussione è del tutto sterile e preferirei molto che la "nuova" disciplina fosse giudicata in base ai suoi contributi reali29. Anche nei confronti della elaborazione dei dati, e

quindi dell'elaboratore elettronico, i loro atteggiamenti sono completamente diversi: per i paracadutisti infatti, è necessario accumulare ed elaborare il maggior numero di dati possibili in coerenti serie storiche, lavoro che viene visto come fondamentale e funzionale alla costruzione della teoria.

I modelli macroeconomici, analizzando l'operare del sistema economico nel suo complesso, si propongono di prendere in esame il maggior numero di relazioni che in esso hanno luogo e di confrontarle con i dati della realtà empirica. Questi vengono raccolti attraverso l'accurata ricostruzione di serie statistiche, dalle quali sia possibile ricavare il comportamento tendenziale delle variabili rilevanti. Tecniche statistiche sempre più sofisticate sono quindi
28

Cfr. in proposito; L.E. Davis, op.cit., pp.109-114. L.E. Davis, op.cit., pp.99.

29

220

necessarie per la costruzione di modelli econometrici che - grazie all'aiuto determinante dell'elaboratore elettronico - consentono di tenere sotto controllo numerose variabili e di stimare l'incidenza di ciascuna di esse sul fenomeno in esame, la variabile dipendente, cioè di predirne gli sviluppi (per l'economista) o di spiegarlo (per lo storico 30 economico): ... La nascita e la diffusione del calcolatore elettronico, con la conseguente rivoluzione informatica degli anni Sessanta, come abbiamo visto per la storiografia francese della scuola delle "Annales"31, è stata infatti, da questo punto di vista, una delle conditio sine qua non che ha permesso loro di espandere notevolmente le tecniche econometriche e le inferenze statistiche, in quanto permette di "manipolare" migliaia di dati con una facilità di molto superiore alle tecniche manuali. Il pericolo in agguato lungo questa strada è quasi scontato:

Quanto alle tecniche, quella privilegiata è ovviamente la quantificazione, con procedimenti via via sempre più raffinati, e l'uso privilegiato del computer: nonostante le voci ragionevoli che ricordano agli entusiasti che la quantificazione è uno strumento, c'è

30

P.A. Toninelli, op.cit., pg.186.

Anche se con una fondamentale differenza: mentre la storiografia francese tendeva a sfruttare al massimo le possibilità tecniche dell'elaboratore e quindi prestava la massima attenzione ai suoi sviluppi tecnologici, alla storiografia cliometrica interessava molto di più il processo di quantificazione storica e quindi tendeva ad applicarsi maggiormente allo sviluppo della teoria relativa, la macchina era vista solo come uno strumento, necessario ma non indispensabile, per l'accellerazione di questo processo.

31

221

la tendenza a trasformarla in fine e/o svolgere un ruolo sostitutivo della teoria32.

a

farle

Le "voci ragionevoli" possono essere identificate con quelle dei cercatori di tartufi, per i quali il pericolo di un metodologismo quasi estetico
33

è visto sempre come reale.

Infatti, per essi la quantificazione non è funzionale alla teoria, ma deve essere utilizzata per la verificazione di ipotesi generali, per confermarle o confutarle.

Il valore principale della quantificazione per gli studi storici, detto in termini semplici, è che fornisce uno strumento per la verifica di affermazioni generali34. Dunque è possibile guardare alla teoria anche in

maniera differente, ponendo in primo piano il problema e vedendola non più come un modello chiuso, come la vedono i macroteorici, ma come un modello aperto:

... non per quantificare le variabili, ma per identificare quelle che sono cruciali per il problema che si sta analizzando e per specificare la natura delle relazioni tra esse. In questo modo la validità empirica delle assunzioni sottostanti al modello mi sembrano essere meno importanti di quando il modello è utilizzato per quantificare le variabili. Ma sono ancora importanti, particolarmente quando si tenta di

32

N. Gallerano, op.cit., pg.184. G. Mari, op.cit., pg.205.

33

"The principal value of quantification for the study of history, stated in the simplest terms, is that it provides a means of verifying general steatements." W.O. Aydelotte, Quantification in history, in "American Historical Review", vol LXXI, n.3, 1966, pp.803-825, pg.804.

34

222

specificare la precisione35.

relazionalità

con

un

certo

grado

di

Economia statica ed economia dinamica Quando si utilizza un modello per l'analisi di una data situazione economica, anche a livello storico, è necessario fornirlo di assunzioni che non sono dimostrate come vere, ma vengono postulate. Il concetto di equilibrio, fondamentale all'interno della teoria neoclassica dell'economia, è uno degli assunti principali, e più criticati, che la nuova storia economica postula come veri, assieme all'assunzione di perfetta concorrenza del mercato, di scelte massimizzanti da parte degli operatori economici e al fatto che il valore di determinate variabili venga derivato da altre situazioni economiche che si presumono simili. La nozione di equilibrio può essere così descritta:

Il sistema economico è visto come consistente di un certo numero di relazioni quantitative tra variabili economiche che si determinano simultaneamente l'un l'altra. Se le relazioni sono tali da determinare un insieme di valori che non mostrano la tendenza al cambiamento sotto la sola influenza dei fatti inclusi

"... not to quantify the variables but to identify those which are crucial for whatever problem is in hand and to specify the nature of the relations between them. In this task the empirical validity of the assumptions underlying the model seems to me to matter less than it does when the model is used to quantify the variables. But is still important, particularly when an attempt is made to specify the relationship whit some precision." H.J. Habakkuk, op.cit., pg.39.

35

223

in quelle relazioni, equilibrio36.

il

sistema

è

detto

essere

in

Tale nozione però non vale solamente per l'economia teorica e la storia economica, ma viene utilizzata anche nel campo sociologico, per esempio nello studio dei comportamenti elettorali. Essa, in tale campo, si basa sull'assunto che nel comportamento delle persone ci siano sia degli elementi sistematici che degli elementi casuali, e che questi ultimi siano prevalenti quando ci si occupa di poche persone, mentre quando si va ad analizzare i comportamenti di massa gli elementi di sistematicità del comportamento diventino preminenti e quindi inseribili in un modello appunto comportamentistico. Le critiche a tale nozione sono state molteplici e provenienti da molte parti, ma la più importante è che il fatto di privilegiare la condizione di equilibrio di un sistema significa privilegiare la conservazione rispetto al cambiamento e condannarsi a perdere di vista lo svolgersi della storia: è un preferire il sincronico al diacronico37. Per superare tale critica è necessario abbandonare la nozione di equilibrio, ma per fare questo, nel campo della storia economica, è indispensabile superare la teoria dell'economia neoclassica. Ed è esattamente quello che gli storici economici hanno tentato di fare a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, rivolgendosi, invece che alla

"The economic system is seen as consisting of a number of quantitative relations between economic variables which simultaneously determine one another. If the relations are such as to determine a set of values of the variables that displays no tendency to change under the sole influence of the facts included in these relations, the system is said to be in equilibrium." H.J. Habakkuk, op.cit., pg.34-35. E' evidente che ci sono anche dei grossi risvolti in senso politico o politico-ideologico in questa concezione d'equilibrio, ma ora ci preme di più mettere in luce i suoi aspetti quantitativi.
37

36

224

statica dell'economia neoliberale, alla dinamica delle teorie economiche induttivo-probabilistiche di matrice keynesiana. Il risultato però non è un totale abbandono della teoria neoclassica e della nozione di equilibrio, ma un ibrido tra teoria neoliberale e teoria neokeynesiana, in altre parole, un modello di crescita neoclassico che sintetizza le tecniche matematiche, statistiche ed econometriche di entrambi i modelli .
38

Il modello di crescita neo-classico (o modello neoneo-classico, come viene definito, non senza ironia, dalla scuola di Cambridge) procede ancora una volta da assunzioni teoriche sulla realtà che assumono la forma di postulati non sottoponibili a verifica empirica ...39 In tale maniera rimangono ancora una volta insoluti quei problemi relativi alla "tensione", o contraddizione, tra la particolarità della singola realtà storica ed il modello, troppo rigidamente definito, che si utilizza per interpretarla. Questi problemi, che informano tutta l'evoluzione storica della new economic history, non sono certamente di facile soluzione, specialmente con il tipo di approccio che contraddistingue il filone principale dei new historians e che permane continuamente nonostante cambino i metodi econometrici: un approccio che ondeggia continuamente tra l'utilizzo del modello per l'interpretazione dei dati storici e l'utilizzo dei dati storici per la conferma del modello.

38

Cfr. P.A. Toninelli, op.cit., pp.194-203. Cfr. P.A. Toninelli, op.cit., pg.196.

39

225

Counterfactual speculation Dal punto di vista di Gallerano, l'opera che decreta l'inizio della new economic history è quella di Robert W. Fogel sulle ferrovie americane40 del 1964, mentre per Toninelli l'inizio andrebbe anticipato all'articolo, pubblicato nel 1958, di Alfred Conrad (1924 – 1970) e John Meyer (1927-2009) sulla schiavitù nel sud degli Stati Uniti nel periodo pre-secessionista41. Entrambi gli autori però sembrano comunque d'accordo sul fatto che il periodo di maggior splendore di tale scuola economica sia quello che intercorre tra la citata opera di Fogel e quella che egli produrrà, assieme a Stanley Engerman, nel 197442. Una delle caratteristiche principali, forse quella che ha maggiormente colpito l'ambiente della ricerca storica tradizionale e che ha provocato i maggiori dibattiti, di queste due opere in particolare e delle ricerche dei new historians in questo periodo in generale, è senz'altro l'utilizzo delle proposizioni controfattuali o ipotesi alternative43. Tale prospettiva metodologica era già stata presa in esame da Gerschenkron, come abbiamo già visto, ma

R.W. Fogel, Railroads and Economic Growth. Essays in Econometric History, Baltimore, 1964. A. Conrad, J. Meyer, The Economics Slavery in the Antebellum South, in "Journal of Political Economy", LXVI, 1958, pp.95-130. R.W. Fogel, S. Engerman, Time on the Cross, vol I: The Economics of America Negro Slavery, vol II: Evidence and Methods - A Supplement, Boston, 1974. Per una panoramica del dibattito sulle proposizioni controfattuali vedi: G. Mari, op.cit., pp.205-208, per quanto riguarda i cliometrici hard, per quanto riguarda quelli soft invece vedi i saggi contenuti in: R.L. Andreano, La nuova storia economica, (a cura di), Torino, Einaudi, 1975. Mentre l'articolo di Mari si occupa della rivista "History and Theory", i saggi del libro di Andreano sono tratti dalla rivista "Explorations in Entrepreneurial History".
43 42 41

40

226

gli storici del filone principale hanno poi portato alle estreme conseguenze questo strumento di ricerca, fino al punto di snaturarlo completamente, trasformandolo da mezzo a fine della ricerca stessa:

... l'esigenza di costruire dei modelli espliciti ed eleganti ha spesso preso il sopravvento su quella che avrebbe dovuto essere la motivazione di partenza dell'analisi storica, e cioè la spiegazione di accadimenti del passato. ... assunzioni sulla realtà che riducano al minimo le varibili corrispondenti alle condizioni iniziali da introdurre nel modello presentano rischi più che fondati di trasformare l'analisi storica in un semplice, anche se elegante, esercizio concettuale, in una pura verifica di leggi economiche, di scarsa utilità per la reale 44 comprensione del processo in esame . Per essi infatti, la proposizione controfattuale non solo non è un "tipo ideale", ma per la sua costruzione non si può fare appello nè alla logica deduttiva, trasferendo cioè la sua credibilità dalla teoria ad un suo esempio, nè alla logica induttiva; in altre parole, non ci sono quindi metodi formali che ne garantiscano l'impiego45.

Si tratta, ..., di una verifica essenzialmente matematica e statistica, di una sorta di previsione retrospettiva fondata su di una impostazione nomologico-deduttiva di diretta ispirazione 46 hempeliana .

44

P.A. Toninelli, op.cit., pg.191. G. Mari, op.cit., pg.207-208. G. Mari, op.cit., pg.208-209.

45

46

227

Inoltre, l'uso indiscutibilmente dei politica:

di ipotesi alternative crea problemi di neutralità storica e

L'esame teorico delle conseguenze alternative non realizzate non è in effetti senza rilevanza, non è storicamente e politicamente neutro. ... esso tende a sostenere o a criticare la soluzione prevalsa - e, conseguentemente, a indicare la soluzione che avrebbe dovuto, o potrebbe, in casi-limite, essere adottata. In tal senso questo esame "teorico" in realtà è sempre "orientato", e appare avere al suo fondo uno scopo "politico" - rivelando non infrequentemente l'impegno ideologico, spesso di carattere conservatore, soggiacente a parecchia produzione della new economic 47 history .

New "scientific" history Tutte le caratteristiche viste finora non sono

strettamente peculiari della new economic history, ma sono, in una certa misura, comuni a tutta un serie di discipline storiche, fatto che ha spinto alcuni storici a parlare di new "scientific" history in riferimento a questo paradigma. Per descriverlo infatti, Gallerano usa ben quattro aggettivi: positivista, quantitativo, sociale e scientifico. Questo perché "positivista" è l'approccio alla conoscenza degli studiosi che aderiscono a tale paradigma, i quali cercano di "scientificizzare", mediante l'utilizzo dei metodi "quantitativi", la conoscenza della realtà "sociale", o perlomeno dei segmenti che la compongono.

M. Mazza, Qualche considerazione sulla storiografia come scienza sociale storica, in P. Rossi, La storiografia contemporanea. Indirizzi e problemi (a cura di), Milano, Il Saggiatore, 1987, pp.401-412, pg.408.

47

228

... l'obiettivo è di "scientificizzare" la storia, trasformando le asserzioni imprecise e volatili della sua tradizione in proposizioni descrittive, avalutative, "oggettive", misurabili, appunto "scientifiche", sul modello delle scienze "forti" e delle scienze sociali comportamentistiche. Si tratta di trovare le leggi e, se non proprio le leggi, almeno le regolarità che governano il corso della storia; leggi e regolarità che posseggano il requisito della predittività. E' in sostanza il tentativo di applicare alla storia il modello hempeliano e popperiano delle covering laws: un approccio nomologico-deduttivo alla storia. Con quali strumenti? Con l'uso di modelli e teorie ricavati dalle scienze sociali (sociologia, soprattutto, ma anche antropologia e psicologia), che affrontano il test empirico della ricerca storica per essere convalidati (...)48. Lo studio dei segmenti della realtà sociale porta però ad una frantumazione delle discipline, frantumazione che ben si rispecchia in quella summa delle tendenze di ricerca degli anni Sessanta che è Historical Studies Today . In tale opera infatti, sono presenti una pluralità d'argomenti: la prosopografia, la nuova storia urbana, un epitaffio per la vecchia storia politica , sociologia della letteratura, l'archeologia, il quantitativismo di Furet e di Le Roy Ladurie, la storia locale inglese, statunitense e francese, oltre alla storia economica, insomma tutti:
50 49

... quei tentativi che negli anni '60 cominciarono a rilevare le stimmate della scienza sociale: la consapevole spiegazione di concetti e modelli; il deliberato confronto di individui, gruppi, luoghi o

48

N. Gallerano, op.cit., pg.183.

F. Gilbert, S.R. Graubard, Historical Studies Today, (a cura di), New York, W.W. Norton e Company inc., 1972. C. Tilly, Vecchio e nuovo nella storia "Passato e Presente", n.1, 1982, pp.31-54, pg.32.
50

49

sociale,

in

229

fatti (spesso molti di essi) collocati in una struttura comune; la definizione di criteri di misura affidabili, che spesso comportano l'elaborazione 51 numerica dei fatti . Essendo proprio "l'elaborazione numerica" l'aspetto che più ci interessa in questo lavoro, è doveroso però citare ancora un'opera, quella che secondo noi pare essere un ulteriore turning point non solo nella new scientific history, ma nell'evolzione dei metodi quantitativi in generale. Se Time on the Cross segna la fine di un periodo storiografico, di un modo di quantitative in generale, il intendere le metodologie lavoro congiunto franco-

americano Les Toscans et leur familles52, di David Herlihy (1930–1991) e Christiane Klapisch-Zuber, segna la fine di un modo di intendere l'uso del computer nel campo della ricerca storica. Si tratta in effetti di un lavoro enorme, durato più di dieci anni, che avrebbe dovuto rappresentare il meglio della "nuova storia sociale".

Gli approcci interdisciplinari e l'uso di metodi, lessici, e concetti presi dalle scienze sociali definiscono questa nuova storia sociale e la distinguono dalla maggior parte delle ricerche sociali ed economiche pubblicate dagli storici americani del dopoguerra. Le metodologie comprendono la demografia (...), la statistica, sia descrittiva sia quella che si basa su tecniche di ricerca di campioni, teoria

51

C. Tilly, op.cit., pg.32.

D. Herlihy, C. Klapisch, Les Toscans et leur familles. Un étude du catasto florentin de 1427, Paris, 1978; per una accurata descrizione di questo ed altri lavori della "nuova storia sociale", vedi: S.K. Cohn jr., La "nuova storia sociale" di Firenze, in "Studi Storici", 26, n.2, 1985, pp.353-371.

52

230

delle probabilità, sondaggi, l'economia (...) e l'antropologia (...)53.

neoclassica

Dal punto di vista dell'approccio interdisciplinare in effetti, è un lavoro di indiscutibile valore: si tratta di 20 capitoli, 5 appendici, 39 tavole e 80 tabelle computerizzate
54

ed è:

... una descrizione dell'aspetto economico, demografico e sociale del territorio fiorentino nel periodo della redazione di quello straordinario documento fiscale che è il Catasto del 142755. Tale descrizione è frutto dello studio appunto del

Castasto Fiorentino del 1427, studio operato con sofisticate metodologie statistiche e con il fondamentale aiuto del computer, il mainframe del
56

centro

di

calcolo

dell'Università di Madison (Wiscosin) , funzionante ancora a schede perforate. Abbiamo già visto che l'uso di tale tipo di macchina non solo caratterizza tutta la new scientific history, ma è una condizione senza la quale questo paradigma probabilmente non avrebbe avuto un tale successo. Infatti, è suo indiscutibile merito quello di aver portato avanti la fase di discovery and exploration57 per tutti gli anni Sessanta e Settanta, ma le metodologie

53

S.K. Cohn jr., op.cit., pg.353. S.K. Cohn jr., op.cit., pg.353. S.K. Cohn jr., op.cit., pg.353-354.

54

55

Cfr. E. Le Roy Ladurie, Lo storico e il calcolatore elettronico, originalmente in "Le Nouvelle Observateur" del 08.05.1968, ed ora in Le frontiere dello storico, (a cura dell'autore), Bari, Laterza, 1976, pp.3-9, pg. 3-4.
57

56

J.M. Price, op.cit., pg.9.

231

di sfruttamento di tale strumento elaborate dagli scientific historians mostrano pesantemente la corda con il lavoro di Herlihy e Klapisch. Essi infatti hanno memorizzato ed elaborato migliaia di dati tratti dal Catasto fiorentino, ma tale memorizzazione è avvenuta dopo una scelta preventiva dei risultati che si volevano ottenere e quindi in loro funzione. In altre parole, se qualche altro studioso volesse analizzare il Catasto alla ricerca di ulteriori risultati, dovrebbe rivolgersi all'originale e non a quello memorizzato nel computer, in quanto i dati scelti dagli autori hanno già dato tutte le risposte possibili. E' facile comprendere che spendere dieci anni per immettere dei dati nella memoria di un elaboratore elettronico senza tener conto del possibile riutilizzo di quegli stessi dati, è alquanto dispendioso e controproducente.

L'"inabissarsi" del paradigma Non per questo però si è smesso da allora di costruire delle banche informatiche contenenti migliaia di dati, ma dopo Les Toscans et leur familles le basi di dati vengono progettate e costituite in maniera indipendente dagli studi che si vogliono ricavare. Esse cioè non vengono costruite in funzione dei risultati che si pensa di poter ottenere, ma si cerca di immettere il maggior numero di informazioni possibili, in modo tale che possano servire per rispondere non solo alle domande presenti, ma anche a quelle che non ci si è ancora posti. In altre parole, si è passati dalla raccolta di dati in funzione dello studio che si intende svolgere alla informatizzazione degli archivi esistenti ed alla creazione di nuovi archivi informatici. Per poter avere una tale svolta metodologica, naturalmente c'è stato bisogno anche di un aiuto da parte della tecnologia informatica. Come abbiamo visto nel II capitolo di questo lavoro infatti, proprio in questi anni 232

iniziano a diffondersi i personal computer e quindi c'è una naturale separazione del lavoro: ai grandi mainframe il compito di gestire gli archivi informatici, ai piccoli personal invece il compito di aiutare il singolo ricercatore nel suo lavoro quotidiano. Con Time on the Cross e Les Toscans et leur familles non fallisce, perlomeno non completamente, l'approccio analitico alla conoscenza storica:

Ricerche e scritti di questo indirizzo continuano a prosperare nella storia economica, nella storia della famiglia, nella storia demografica, nella storia delle rivolte popolari e dei movimenti collettivi, nella storia della scolarizzazione e dell'alfabetizzazione, negli studi storici sulla povertà, la vecchiaia, la genetica, l'emigrazione, la delinquenza, gli scioperi, 58 le razze ... perfino nella storia urbana . Fallisce invece un certo modo di intendere

l'epistemologia storiografica, fallisce la ricerca di una teoria che sia totale e definitiva della ricerca storica, di una sorta di teologia storiografica. Già nell'autunno del 1968 scriveva Davis:

... quasi tutta la teoria di cui disponiamo è altamente specializzata: abbiamo una teoria economica, una teoria sociale e una teoria politica, ma non abbiamo una teoria unificata per le scienze sociali. Ne consegue che, ... l'applicazione della teoria alla storia ha prodotto risultati significativi (ma 59 limitati), ... E poche righe più avanti:

58

C. Tilly, op.cit., pg.54. L.E. Davis, op.cit., pp.108.

59

233

... la nuova storia potrebbe senz'altro fornire notevoli chiarimenti ..., è chiaro però che c'è ancora posto per le spiegazioni e interpretazioni intuitive dello storico tradizionale60. Non solo la teoria unificata non è mai stata raggiunta, ma anche le teorie parziali sono state messe seriamente indiscussione e lo spazio a disposizione degli storici "interpretativi" si è notevolmente allargato, invece che restringersi, solo pochi anni dopo. Non è comunque un fallimento totale, perché si possono ascrivere alla new scientific history appunto alcuni "risultati significativi": da una parte, la dimostrazione che comunque gli storici, anche quelli che si dichiarano ateorici ed empiristi, svolgono il loro lavoro in base, se non ad una teoria vera e propria, perlomeno ad una weltanschauung; e dall'altra, l'aver portato avanti la fase sperimentale dell'utilizzo dell'elaboratore elettronico nella ricerca storiografica e lo sviluppo di nuove forme di quantificazione che rendono possibile:

... una nuova linea di ricerca su quelli che possono in qualche modo definirsi gli eventi "latenti" - su fatti, dei quali i contemporanei non sono stati consapevoli (o del tutto consapevoli): eventi con i quali i contemporanei non si sono confrontati direttamente, ... ed eventi che non sono stati 61 ricordati in quanto tali nelle fonti . In effetti, quel che i new scientific historians hanno fatto è sia di rendere espliciti i loro modelli62, che di indagare ed interpretare, attraverso tali modelli, le

60

L.E. Davis, op.cit., pp.109. M. Mazza, op.cit., pg.410. L.E. Davis, op.cit., pp.111.

61

62

234

strutture profonde del vissuto storico . D'ora in poi si potrà discutere sul valore o meno di ogni singola teoria, confermare o confutare delle ben precise ipotesi interpretative, contestare dei risultati quantitativamente ottenuti, ma non affermare che non è possibile alcuna teoria, alcuna epistemologia, alcuna quantificazione della ricerca storica, poichè con i cliometrici:

63

... il modello è specificato, l'ipotesi alternativa è esplicita e i critici sanno quali sono i postulati e in che modo la documentazione è in rapporto con le conclusioni64. E nemmeno oggettivare tale ricerca in base all'assunto rankeano del primato del documento quale "testimone" assoluto del fatto storico, in quanto tale fatto esiste solo in conseguenza dell'atto conoscitivo dello studioso e tale atto è costitutivo e costruttivo, dipendendo dalla strumentazione teorica, euristica e tecnologica dello studioso. Ma in questa maniera viene ad operarsi una distinzione tra passato reale e passato conosciuto, distinzione che apre un grosso varco alla intuizione e all'empatia del soggetto conoscente, ovvero dello storico:

63

M. Mazza, op.cit., pg.410. L.E. Davis, op.cit., pp.113.

64

235

E' aperta così la strada all'emergere del paradigma interpretativo65.

65

N. Gallerano, op.cit., pg.191.

236

CAPITOLO VIII

DALLA STORIA QUANTITATIVA ...

Le risposte all'interpretazione di Stone L'articolo di Stone che abbiamo visto alla fine del terzo capitolo e la cui traccia abbiamo seguito per svolgere questo breve e non esaustivo excursus nel campo della storia della storiografia quantitativa, non è ovviamente un articolo d'impostazione epistemologica, ma una descrizione, anzi una "interpretazione", del mutamento di alcune tendenze storiografiche, nel senso di una diminuita attenzione nei confronti delle metodologie analitico-quantitative, che sembra debbano prevalere a cavallo dei due decenni. Ma la porta al paradigma interpretativo è veramente aperta? E se anche lo fosse, è proprio così scontato che esso debba invadere tutta la casa della ricerca storiografica, cacciandone a forza gli altri inquilini? Gli sviluppi successivi di questo campo di studi non sembrano dare ragione allo storico inglese. Solo l'anno successivo la risposta di un'altro storico inglese, Eric Hobsbawm, mette infatti seriamente in dubbio

237

l'interpretazione dei mutamenti nella pratica storiografica fatta da Stone:

Evidentemente alcuni storici si sono spostati dalle "circostanze" agli "uomini" (comprese le donne), o hanno scoperto che un semplice modello struttura/ sovrastruttura e la storia economica non bastano, o dato che la resa è stata molto sostanziosa - non bastano più. Alcuni possono benissimo essersi convinti che c'è un'incompatibilità tra le loro funzioni "scientifiche" e "letterarie". Ma non è necessario analizzare le mode attuali in campo storico solo come un ripudio del passato, e dato che non possono essere analizzate in questi termini, ciò non sarà fatto1. Anche Charles Tilly (1929-2008) concorda in linea di massima con l'opinione di Hobsbawm nella critica a Stone. Egli infatti, nell'articolo Vecchio e nuovo nella storia sociale, dopo aver riconosciuto che entrambi questi studiosi hanno rilevato dei mutamenti nella ricerca storica ma che non si trovano d'accordo sulla loro ampiezza, esprime l'idea che Hobsbawm non abbia colto un punto di cruciale importanza nelle relazioni tra storia e scienze sociali:

Nel complesso, la mia lettura delle recenti tendenze storiche si avvicina più a quella di Hobsbawm che a quella di Stone. Penso, comunque, che Hobsbawm non colga fino a che punto gli storici di un decennio fa abbiano sopravvalutato le facoltà esplicative delle scienze sociali, non comprendendo che quelle discipline erano molto più efficaci nello specificare ciò che doveva essere spiegato e nell'escludere le

E.J. Hobsbawm, The revival of Narrative: Some Comments, in "Past and Present", 29, n.86, 1980, citato in C. Tilly, Vecchio e nuovo nella storia sociale, in "Passato e Presente", n.1, 1982, pp.31-54, pg.36.

1

238

spiegazioni superficiali, che non nel darne altre che potessero soddisfare lo storico medio2.

Una comparazione americana Un lavoro simile a quello di Stone, ovvero un saggio descrittivo dei mutamenti accaduti nella pratica storiografica durante il decennio degli anni Settanta, è stato svolto anche da uno storico americano, Theodore K. Rabb, il quale però, al contrario di Stone, non è affatto convinto che ci sia stato un cambio di paradigma in quegli anni. Egli infatti fa un paragone tra la situazione della ricerca storica nel 1967 e quella nel 1981, ma sempre sul versante della storia quantitativa e rilevando di questa sia le continuità che le differenze. Rabb, nella prima parte del suo articolo, descrive la situazione della quantificazione storica così come appariva dalle relazioni della conferenza di Ann Arbor del 1967, raccolte nel volume dall'indicativo titolo di The Dimensions of the Past: Materials, Problems, and Opportunities for Quantitative Work in History , analizzando i compiti programmatici che gli storici di allora si posero ed i problemi che non affrontarono. I primi sono relativi allo studio strumenti e di come erano stati utilizzati fino momento, all'esame quantificabili, e: dei materiali e delle degli quel fonti
3

C. Tilly, Vecchio e nuovo nella storia "Passato e Presente", n.1, 1982, pp.31-54, pg.36.
3

2

sociale,

in

V.L. Lorwin, J.M. Price (eds.), The Dimension of the Past: Materials, Problems, and Opportunities for Quantitative Work in History, New Haven, 1972.

239

Il loro terzo e finale scopo, visibile nelle loro conclusioni, era suscitare speranze per il futuro4. I problemi che non affrontarono invece erano relativi alla poca discussione sul metodo, in particolar modo su come i risultati venivano ottenuti, una pressoché totale mancanza di riflessione teorica sulle assunzioni che stavano alla base dei modelli utilizzati nella ricerca ed infine:

... nessun dubbio sul fatto che quello che stavano descrivendo e scrivendo fosse storia5. Quindi l'autore passa a descrivere le differenze con gli storici "quantificatori" attuali e nota che essi non sono molto cambiati, solo si sono aperti nuovi campi d'applicazione delle tecniche quantitative e nuovi strumenti sono apparsi in quest'ultimo campo, come la teoria dei giochi e la statistica descrittiva. Inoltre, sono mutati i termini del dibattito sulla quantificazione: non solo se essa è possibile o meno, ma anche come leggere e quale valore dare ai risultati ottenuti.

Il vecchio difensivismo, la determinazione a provare la rispettabilità, non esistono più. Altri possono questionare e dibattere l'utilità del computer, ma per la gente del settore il problema non si pone più. La critica della tecnica e del tema continua - ... - ma

"They third and final aim, visible in their conclusions, was to raise hopes for the future." Th. K. Rabb, The Development of Quantification in Historical Research, in "Journal of Interdisciplinary History", XIII, 1983, pp.591-601, pg.592; testo della relazione tenuta da in occasione della conferenza di Tallinn (Estonia) nel 1981. "... no doubt that what they were describing and writing was history." Th. K. Rabb, op.cit., pg.593.
5

4

240

essi sono presi seriamente solo se sono interni (tra gli esperti), non se provengono dall'esterno6. In altre parole, quello che si corre è il rischio della radicalizzazione della divisione tra quantitativisti e qualitativisti:

Può essere che, ..., la professione si dividerà tra numerate e innumerate, come Fogel ha recentemente suggerito, ...Questa separazione può essere quello che permette ai quantificatori di essere rassicurati sul loro futuro nel loro regno, immuni dalla critica esterna,...7 Per questo motivo, Rabb invita gli storici

quantitativisti a dare più spazio alle inchieste ed alla comprensione del passato, piuttosto che allo studio dei mezzi teorici che portano a tale conoscenza, e a dare maggior importanza alle tematiche classiche della disciplina ed alle causazioni temporali, piuttosto che alle sole determinazioni teoriche.

"The old defensiveness, the determination to prove respectabilty, has gone. Others may question and debate the usefulness of the computer, but to the people in the field the issue is no longer of great moment. Criticisms of technique and argument continue - ... - but they are taken seriously only if they are internal (among the expert), not if they are exogenous." Th. K. Rabb, op.cit., pg.594. "It may be that, ..., the profession will become divided between the numerate and the innumerate, as Fogel has recently suggested, ... This separation may be what permits quantifiers to be so assured about their future in their own realm, immune to outside criticism, ..." Th. K. Rabb, op.cit., pg.595-596. I termini in corsivo della citazione nel testo sono stati mantenuti in lingua originale in quanto, sebbene di facile comprensione intuitiva, la traduzione in lingua italiana avrebbe fatto perdere gran parte del loro significato.
7

6

241

Gli interventi teorici, ..., ci dicono più sulla plausibilità delle teorie che sulla verità della situazione storica. Questo specialmente quando le evidenze come le conclusioni sono state largamente costruite con metodi che fanno assegnamento su 8 tecniche matematiche sconosciute e non specificate . La fondamentale differenza con gli anni Sessanta invece è data dal trattamento e dall'analisi dei dati, nel senso di una loro maggiore sofisticazione. Dal punto di vista del trattamento, il raffinarsi delle metodologie ha portato infatti il bookkepping di quegli anni a trasformarsi nello statistical hypothesis testing, ovvero da uno studio di tipo "contabile" delle fonti, sia di quelle numeriche che di quelle che potevano essere numerizzate, si è passati alla verifica statistica delle ipotesi, come propugnavano gli storici dell'ala più soft della cliometria americana. Dal punto di vista dell'analisi invece, la sofisticazione delle tecniche quantitative di ricerca ha portato ad una maggior focalizzazione dell'attenzione sui documenti. Viene cioè riportata in auge quella che Stone considerava come la storia scientifica per definizione:

... i quantificatori evidenziano una singolare caratteristica che, ironicamente, spesso li separa dai loro contemporanei, e rende invece la loro voce simile a quella degli storici del diciannovesimo secolo. Era dai giorni di Leopold von Ranke e dei suoi seguaci che non c'era una tale gioia ed eccitamento per la

"The theoretical interventions, ..., tell us more about the plausibility of the theories than about the truth of the historical situation. This is especially so when the evidence as well as the conclusions have been constructed largely by methods that rely on unfamiliar and unexplained mathematical techniques." Th. K. Rabb, op.cit., pg.599.

8

242

scoperta o un documentarie9.

nuovo

uso

inventivo

delle

fonti

Una risposta alle critiche antiquantitative Un deciso attacco anti-revivalista viene invece da

Morgan Kousser. Se Robert Fogel è convinto che la storia sociale scientifica abbia vinto la sua battaglia contro l'establishment della ricerca storica e quindi è il caso di spendere meno sforzi per il proselitismo ed indirizzarli verso la ricerca effettiva.

Io sono meno ottimista ..., leggo l'orientamento della professione in maniera diversa, e vedo molti segni di reazione contro la storia sociale scientifica 10 quantitativa... L'argomento computer è paragrafo verso la fine individuate da Kousser sono: affrontato in uno specifico dell'articolo. Le critiche

I progetti basati sul computer costano troppo. La codifica fa perdere informazioni e non è scevra d'errori. Le macchine fanno perdere tempo all'utente

"... the quantifiers do retain a singular characteristic which, ironically, often sets them apart from their contemporaries, and make them sound, instead, like nineteenthcentury historians. Not since the days of Leopold von Ranke and his followers has there been such joy and excitement about the discovery or the inventive new use of documentary evidence." Th. K. Rabb, op.cit., pg.596. "I am less optimistic ..., read the employment trends differently, and see more signs of a reaction against quantitative social scientific history ..." J.M. Kousser, The revivalism of Narrative. A response to Recent Criticisms of Quantitative History, in "Social Science History", vol 8, n.2, 1984, pp.133-149, pg.133.
10

9

243

ed atrofizzano la sua mente. I problemi collegati alle registrazioni sono insuperabili. I dati del progetto completato sono inaccessibili, conservati su nastri magnetici di proprietà privata (...)11. Come si sarà senz'altro notato, il riferimento a Stone è palese, non solo all'articolo su Il ritorno al racconto, ma anche a quello precedente su La storia e le scienze sociali ed a quello del 1981 su La storia della famiglia negli anni Ottanta. La prima risposta di Kousser a queste critiche è che non reggono ad un esame approfondito e chi le ha fatte evidentemente ignora sia l'attuale stato di avanzamento tecnologico dell'informatica che le analoghe difficoltà della ricerca non quantitativa. I critici infatti, oltre a non specificare quali sono i progetti computerizzati che hanno un rapporto costi/benefici in perdita, in tale analisi comparativa non tengono conto di tutti i fattori che intervengono nei due casi, cioè sia che si usi il computer o meno. In special modo, non tengono conto del valore che una determinata ricerca ha per la comunità degli studiosi. Per quanto riguarda l'avanzamento tecnologico invece: Mentre la codifica ed il collegamento delle registrazioni sono, certamente, dei compiti che prendono del tempo, i critici hanno ignorato lo sviluppo nell'hardware e nel software che virtualmente eliminano la necessità di prendere decisioni restrittive nella codifica (...) ed hanno grandemente

"Computer-based projects cost too much. Coding loses data and is not error-free. The machine consumes the user's time and atrophies his or her mind. Record-linked problemsare insuperable. The data for completed projects are inaccessible, residing as they do on privately held computer tapes (...)" J.M. Kousser, op.cit., pg.143-144.

11

244

accresciuto l'attendibilità del collegamento e dalla comparazione dei dati (...)12. In questo punto, Kousser evidentemente si riferisce sia alla diffusione dei personal computers, che allo sviluppo della tecnologia di costruzione delle strutture magnetiche di memorizzazione, le quali, grazie all'aumentata capacità di immagazzinamento di dati in uno spazio sempre più piccolo, portano alla possibilità di sfruttare il modello relazionale al posto del modello gerarchico per la memorizzazione delle informazioni. Le differenze tra i due modelli sono di basilare importanza, dato che nel primo i dati sono separati dai programmi, mentre nel secondo ne sono legati, in quanto è l'unico modo per esprimere la gerarchia; nel primo i dati sono memorizzati nella loro forma più semplice, mentre nel secondo è il concetto gerarchico stesso che impone il punto di vista dell'operatore sui dati; nel primo è possibile a chiunque applicare qualunque programma ai dati mentre il secondo pretende dei programmi ad hoc per ogni elaborazione complicata. Tutte queste però sono facce diverse di uno stesso argomento: l'indipendenza dei dati dai programmi13. E' questa indipendenza che consente di classificare,

"While coding and record linkage are, indeed, timeconsuming tasks, the critics have ignored advances in hardware and software that virtually eliminate the necessity for making restrictive coding decisions (...) and have greatly increased the reliability of record linkage (...)." J.M. Kousser, op.cit., pg.144. L'unico vantaggio del modello gerarchico è di occupare meno spazio di memoria rispetto al relazionale ed è questo che l'ha fatto preferire per lungo tempo, ma con l'aumento delle capacità di immagazzinamento tale vantaggio è venuto a cadere. Per un fulmineo confronto, si tenga presente che le memorie di massa di ognuno dei sei computer del Voyager, la sonda spaziale costruita nella seconda metà degli anni Settanta e che ha esplorato quasi tutti i pianeti del nostro sistema solare, erano
13

12

245

riclassificare e classificare di nuovo con grande facilità, permettendo così sia di evitare di prendere decisioni restrittive al momento della codifica dei dati che di aumentare i collegamenti possibili tra le varie informazioni memorizzate, e quindi decreta la superiorità del modello relazionale su quello gerarchico .
14

... il modello relazionale ha il notevole pregio di essere fondato su solide basi matematiche e di poter quindi sfruttare strumenti teorici come la teoria di normalizzazione delle relazioni e l'algebra relazionale, adattati ed approfonditi proprio per applicare il modello teorico alle problematiche delle banche dati15. Per quanto riguarda invece il controllo e la verifica dei dati utilizzati per un qualche progetto e registrati su nastri magnetici, non solo in molti casi sono stati depositati e quindi sono facilmente accessibili, ma risultano anche di più facile consultazione degli appunti e delle schede utilizzate dagli storici non quantitativi.

... i dati computerizzati sono almeno più facili da controllare con accuratezza rispetto alle fonti originali di quanto non lo sono le note da manoscritti, giornali e documenti pubblicati degli storici non-quantitativi. Infatti, le procedure per il doppio controllo della codifica e l'immissione dei dati sono molto facili da istituire, e non ci sono

inferiori, in termini di dati immagazzinabili, all'hard disk dei nostri personal computers portatili. Cfr. C. Vaccari, Gestione archivi e banche dati, Buffetti Editore, Roma, 1984; C.J. Date, An Introduction to Database System, London, Addison-Wesley Publishing Company, 1981; ed anche G. Salton, M.J. McGill, Introduction to Modern Information Retrieval, London, McGraw-Hill, 1983.
15 14

C. Vaccari, op.cit., pg.41.

246

dubbi che sono molto più largamente usate nei progetti quantitativi che in quelli non quantitativi16. Per quanto riguarda lo spreco di tempo intellettuale, l'autore confessa di preferire documenti, magari manoscritti, che provare a poter far fare questo lavoro al computer. dell'articolo, ritenendo di critiche, è convinto che le adirittura "geremiadi")
17

ed il torpore lo studio dei studiare come A conclusione

aver confutato tutte le lagnanze (da lui definite confronti della storia

nei

quantitativa siano state decisamente esagerate.

Il ritorno al narrativo come sintomo di crisi Eric Monkkonen (1943-2005) è invece convito che tali critiche siano i sintomi di una doppia crisi, che attanaglia sia le scienze sociali che la storia. Per quest'ultima, la crisi va sotto il nome di Revival of the Narrative , dal titolo del saggio di Stone appunto, e si manifesta come un deciso attacco nei confronti dei metodi analitico-quantitativi, sia storici che scientificosociali. L'accusa è che gli storici quantitativisti e gli
18

"... machine-readable data are at least as easily cheked for accuracy against the original sources as are non-QUASSH [quantitative social scientific history] historians' notes from manuscripts, newspapers, and published documents. In fact, procedures for double cheking of coding and data entry are much easier to institute, and are no doubt much more widely used in quantitative than in nonquantitative projects." J.M. Kousser, op.cit., pg.144-145.
17

16

Cfr. J.M. Kousser, op.cit., pg.134.

E.H. Monkkonen, The Challenge of Quantitative History, in "Historical Methods", 17, n.3, 1984, pp.86-94, pg.86.

18

247

scienziati sociali sono incapaci di rendere accessibili le loro scoperte ai lettori intelligenti, ma non esperti :
19

... la critica esprime una generale insoddisfazione per la moderna ricerca delle scienze sociali. Le scienze sociali, inclusa la storia, questa è l'argomentazione, non catturano più l'interesse dei lettori come esse dovrebbero. La soluzione a queste 20 crisi è in un ritorno ad una strigente narrazione . Per l'autore però, quello che si identifica
21

come

"crisi" è in realtà la percezione di un cambiamento sta attuando ed è inutile cercare rimpiangendo i "bei giorni" passati. di

che si

rifuggirlo

Un ritorno al buon tempo andato della storia, alla scienza sociale senza un alto grado di tecnicismo, è indesiderabile come impossibile. Noi viviamo in un mondo che ha avuto la sua cultura intellettuale distrutta da prospettive analitiche che possono essere ignorate solo per cosciente deliberazione22.

L. Stone, Il ritorno al racconto: riflessioni su una nuova vecchia storia, in Viaggio nella storia, (a cura dell'autore), Bari, Laterza, 1989, pp. 81-106, pg.95. "...the critique expresses a general dissatisfaction with modern social science research. The social science, including history, the argument runs, no longer capture the lay readership the way that they should. The solution to this crisis lies in a return to gripping narratives." E.H. Monkkonen, op.cit., pg.86. "... the perception of a crisis may be reconceptualized as perception of change." E.H. Monkkonen, op.cit., pg.86. "A return to the good old days of history, to social science without a high degree of technicality, is undesiderable as well as impossible. We live in a world that has had its intellectual culture shattered by analytic perspectives that can
22 21 20

19

248

Questa sofisticazione delle tecniche d'analisi inoltre è precedente all'avvento del computer e le scienze sociali si stavano avviando comunque su questa strada. Lo strumento ha fatto solo da catalizzatore, facendo "precipitare" degli elementi che già esistevano nella ricerca storico-sociale.

Nei tardi anni Sessanta, quando Robert Berkhofer pubblicò A Behavioral Approach to Historical Analysis e McGraw-Hill immisero aggessivamente sul mercato lo SPSS (il pacchetto di software per computer tagliato su misura per gli scienziati sociali e facilmente accessibile ai non programmatori), il futuro a breve termine della storia quantitativa era stato definito. Gli storici del nuovo metodo avevano sia un testo che una tecnica23. Abbiamo già avuto occasione di vedere lo sviluppo che è seguito, ma il progresso delle tecniche e della tecnologia hanno permesso una ulteriore crescita delle possibilità nella pratica storiografica, crescita legata all'esperienza che ci si è fatta mediante l'uso di questa macchina, ovvero la sua esperienza storica.

I nuovi hardware ed i software hanno generalmente sollevato gli standard tecnici ad un livello impensabile dieci anni fa. Questi progressi rendono migliore la storia quantitativa, immensamente migliore, nello stesso tempo in cui la costringono a porre domande più intellettuali e profonde. Il tempo che una volta era necessario per imparare il computer può adesso essere usato per la comprensione dell'uso
be ignored only op.cit., pg.92.
23

by

conscious

deliberation."

E.H.

Monkkonen,

"In the late 1960s, when Robert Berkhofer published A Behavioral Approach to Historical Analysis and McGraw-Hill aggressively marketed SPSS (the computer software package tailored for social scientists and easily accessible to nonprogrammers), the short-term future of quantitative history had been set. Historians of the new mode had both a text and a technique." E.H. Monkkonen, op.cit., pg.90.

249

appropriato di differenti strumenti statistici. ...gli storici quantitativi possono adesso spendere più energie nel riflettere sul significato della ricerca24. Il computer infatti, si è decisamente imposto anche presso quegli storici più dichiaratamente antiquantitativi, come abbiamo appreso da Jensen, anche se non in funzione di ricerche storiche di tipo quantitativo, ma solo come sofisticata macchina da scrivere. Lo stesso Lawrence Stone ha recentemente confessato di essersi comperato un personal computer alla metà degli anni Ottanta e di pensare che:

... il calcolatore portatile sia meraviglioso. L'altro giorno ero in archivio e stavo prendendo appunti con un lapis che a un tratto mi si è spuntato. Dovevo appuntarlo ma non avevo il temperamatite: una cosa terribile. Accanto a me c'era una ragazza con uno di questi computer portatili: in ogni momento poteva verificare la giustezza delle informazioni che vi immetteva, correggerle se sbagliate, e poi tornare a casa, riversarle sul proprio calcolatore e conservarle lì. E' un modo talmente migliore di fare ricerca! ... Credo che questo sia il futuro, o forse, più semplicemente, sia il modo più semplice di prendere appunti25.

"New hardware and software have raised general technical standards to levels unthinkable ten years ago. These advances make quantitative history better, vastly better, at the same time that they force it to be more intelectually demanding and thoughtful. Time once necessary spent mastering the computer can now go into understanding the appriate usage of different statistical tools. ... the quantitative historians may now spend more energy thinking about the meaning of the research." E.H. Monkkonen, op.cit., pg.92-93. G. Gozzini, M. Palla, Lawrence Stone: un viaggio nella storia tra Oxford e Princeton, (a cura di), in "Passato e Presente", n.17, 1988, pp.107-120, pg.115.
25

24

250

Il computer e la musa: il progetto CLIO (KLEYO) Se questo utilizzo del computer è senz'altro il più affascinante a prima vista per uno storico, è anche quello che crea il minor numero di problemi allo studioso, come abbiamo visto precedentemente parlando dei due articoli di Richard Jensen relativi all'uso di programmi di scrittura o word processors. Infatti, basta vincere una leggera ritrosia nei confronti della tecnologia ed acquisire pratica del funzionamento del programma prescelto. Ma ci sono molte altre maniere in cui lo strumento può essere utilizzato e tali usi sono proprio quelli che creano le maggiori difficoltà. Uno dei lavori più importanti, sviluppato in Germania e che ha affrontato queste difficoltà da un punto di vista pratico, è quello diretto da Manfred Thaller e relativo al mondo della programmazione per la ricerca storica. Iniziato nel 1978 e portato avanti al Max Planck Istitute fur Geschicte di Gottinga, il progetto CLIO consiste nella messa a punto di un software da far girare presso il:

... centro di calcolo di cui dispone l'istituto (il Gesellschaft für Wissenschaftliche Datenverarbeitung di Gottinga), che offrisse soluzioni generali facilmente adattabili ai bisogni dei vari progetti di ricerca. ... un insieme di programmi ... che fosse in grado di elaborare la più ampia varietà di fonti storiche e di fornire un supporto a tutti i generi possibili di ricerca storica26. Come si può facilmente notare, si tratta di un progetto estremamente ambizioso già dal punto di vista informatico, ma le mire e gli scopi di tale progetto sono ancora più alti, in quanto esso si propone di diventare un

M. Thaller, Possiamo permetterci di usare il computer? Possiamo permetterci di non usarlo?, in "Quaderni Storici", XX, n.3, 1985, pp.871-889, pg.871.

26

251

punto di riferimento metodologico ed epistemologico della ricerca storica internazionale:

Il sistema in sè sarebbe più esattamente descritto come la messa punto di un concetto essenziale di come e quali metodi formali dovrebbero essere adoperati 27 nella ricerca storica . Questa ricerca formale si sviluppa sopprattutto seguendo una serie di studi sperimentali relativi ai più diversi campi della disciplina storica.

... a fianco dei sei progetti di ricerca prosopografica del Max-Plank-Institut che in questo momento usano il nostro software, seguiamo attualmente circa trenta progetti di altre università e istituti di ricerca dell'Europa occidentale ..., che variano dalle analisi delle ceramiche dell'alto medioevo allo studio del retroterra sociale dei membri del NSDAP nella Germania tra le due guerre, e dalla analisi della composizione dell'aggregato domestico fino alla elaborazione di concordanze28.

"Histoire & Mesure": il computer come metafonte Costruire un archivio manualmente, mediante delle schedine cartacee, è un lavoro abbastanza semplice, ma se lo stesso lavoro lo si vuole far fare al computer è necessario riflettere bene su che cosa si desidera fare e soprattutto come. In altre parole, se si desidera costruire

27

M. Thaller, op.cit., pg.872. M. Thaller, op.cit., pg.872.

28

252

una

base

di

dati

29

di

tipo

storiografico,

è

necessario

interrogarsi:

... sulla natura e lavora lo storico30.

la

forma

dei

dati

con

i

quali

Questa è esattamente la domanda che si pone JeanPhilippe Genet nell'articolo d'apertura del primo numero della rivista "Histoire & Mesure", pubblicato nel 1986, dal significativo titolo Histoire, Informatique, Mesure e nel quale prova ad affrontare le difficoltà relative all'uso del computer da un punto di vista teorico. La risposta che egli si dà è che lo storico lavora sulle sue fonti trasformando il "reale storico" (le "réel historique") in un insieme definito di informazioni, ovvero ne ricava una o più serie di dati che possono essere inserite nell'elaboratore. E' lo stesso lavoro che viene compiuto manualmente; la differenza sta nel fatto che la "formalizzazione" delle informazioni per il loro inserimento in uno schedario cartaceo non viene esplicitata, ma rimane ad un livello più o meno inconscio. Esattamente il contrario di quanto avviene nell'uso del computer, dove questa operazione deve essere opportunamente pianificata prima dell'inizio dell'input dei dati, mediante

E' necessario non confondere la definizione di "banca dati" con la definizione di "base di dati" (database), in quanto la prima è un soggetto istituzionale che può contenere molteplici esempi della seconda, la quale invece è proprio un archivio computerizzato. "... sur la nature et la forme des données avec lesquelles travaille l'historien." J.P. Genet, Histoire, Informatique, Mesure, in "Histoire & Mesure", I, n.1, 1986, pp.718, pg.7.
30

29

253

uno

sforzo

di

definizione
31

e

categorizzazione

delle

informazioni da memorizzare .

Il lavoro dello storico sulle sue fonti ... trasforma il "reale storico" in una collezione di dati scientificamente costruita: è questa collezione che propongo di chiamare metafonte, la quale può essere 32 sottoposta all'elaboratore ... Questo perché il tratta computer, i dati secondo in maniera la teoria

dell'informazione33,

puramente

formale, li considera cioè esattamente quello che sono: dei segnali elettrici, completamente privi di qualsiasi collegamento con la realtà esterna. Per contro però:

... il trattamento dei soli segnali che la macchina ha registrato è una assicurazione contro l'entropia e la 34 perdita dell'informazione . In questa maniera, un i dati inseriti al nella macchina dello

costituiscono

sistema

chiuso,

contrario

Una base di dati computerizzata infatti, non è come un archivio od uno schedario personale, dove si può facilmente ritrovare qualsiasi dato immesso. Essa pretende una rigida indicizzazione delle informazioni per il loro ritrovamento. La pena per l'inosservanza di questa regola è massima: la perdita del dato memorizzato. "Le travail de l'historien sur les sources (...) transforme le 'réel historique' en una collection de données scientifiquement construites: c'est cette collection, que je propose d'appeler métasource, qui va être soumise à l'ordinateur; ..." J.M. Genet, op.cit., pg.8. Per quanto riguarda capitolo di questo lavoro.
34 33 32

31

questa

teoria,

vedi

il

secondo

"... le traitement des seuls signaux que la machine a enregistrés est une assurance contre l'entropie et la perte de l'information." J.M. Genet, op.cit., pg.9.

254

schedario, il quale invece è un sistema talmente aperto da cessare di funzionare come tale e di seguire la teoria della scienza relativa. Infatti, se è possibile introdurvi in qualsiasi momento nuove categorie d'informazioni, al contrario del sistema computerizzato , è invece impossibile sfruttare esaustivamente tutti i collegamenti tra i singoli pezzi delle varie informazioni, cosa possibilissima con il computer.
35

Ma il cambiamento fondamentale che introduce il sistema, è precisamente la possibiltà d'introduzione della misura: essa non è più relegata al "quantitativo" o reputato tale, essa è ormai dappertutto, perché è una qualità indissociabile del sistema d'informazioni; da questo punto di vista, la distinzione classica tra quello che sarà a priori quantitativo e quello che non lo sarà non ha alcuna ragione d'essere mantenuta. Si hanno solamente delle fonti che sono direttamente e immediatamente suscettibili di essere sottoposte ad un trattamento quantitativo, e poi si hanno le altre che non lo sono che a partire dal momento in cui esse sono costituite in insiemi organizzati36.

In realtà, un sistema d'informazioni bloccato è solo un'astrazione e quindi anche nel sistema computerizzato è possibile introdurre nuove informazioni, ma, mentre nello schedario manuale tale operazione può essere svolta facilmente con delle soluzioni ad hoc, questo nel computer non è possibile. Bisogna rispettare sempre la formalizzazione di partenza della base di dati. "Mais le changement fondamental auquel introduit le système, c'est précisément la possibilité d'introduction de la mesure: elle n'est plus cantonée au 'quantitatif' ou réputé tel, elle est désormais partout, parce qu'elle est une qualité indissociable du système d'informations; da ce point de vue, la distintion classique entre ce qui serait a priori quantitatif et ce qui ne le serait pas n'a aucun raison d'être maintenue. Il y a Seulement des sources qui sont directement et immédiatement susceptibles d'être soumises à un traitement quantitatif, et puis il y a les autres qui, elles, ne le sont qu'à partir du moment où
36

35

255

Quella che viene sorpassata distinzione, introdotta da Furet, tra numeriche e fonti strutturalmente non una volta introdotte nel computer,

cioè, è proprio la fonti strutturalmente numeriche, in quanto, sono entrambe delle

metafonti strutturalmente organizzate. E sono proprio questi sistemi d'informazioni, questi insiemi organizzati, che Genet propone di chiamare metafonti:

... una metafonte, cioè un insieme ridotto e finito di dati estratti da quell'insieme infinito che è il "reale storico". La prima esigenza che parte da un ricorso cosciente alla macchina è qui: l'obbligo di acconsentire ad una approssimazione ragionata che fonda il lavoro scientifico37.

elles sont costituées op.cit., pg.10.
37

en

ensembles

organisés."

J.M.

Genet,

"... une métasource, c'est-à-dire un ensemble réduit et fini de données extraites de l'ensemble infini qu'est le 'réel historique'. La première exigence qui découle d'un recours conscient à la machine est là: l'obligation de consentir un appauvrissement raisonné qui fonde le travail scientifique." J.M. Genet, op.cit., pg.10.

256

CAPITOLO IX

... ALLA COMPUTAZIONE STORICA

"History and Computing" Secondo quanto afferma Genet, in questa maniera vengono ad essere scissi ed esplicitati due ruoli che lo storico ha sempre svolto, anche se raramente in modo cosciente, quello del "demiurgo", quando opera la scelta delle fonti da utilizzare e le costituisce in un tutto unico suscettibile d'essere analizzato, e quello dello "stratega", quando sceglie che politica d'attacco sviluppare per analizzare l'insieme delle evidenze storiche che si è costruito. Tale duplicità si evidenzia sopprattutto nel modo di utilizzare il computer, nel primo caso mediante la costruzione della metafonte, la base di dati, nel secondo caso invece nella scelta di che strumenti elaborativi far usare alla macchina. In realtà, alla costruzione di archivi computerizzati gli storici si dedicano già da parecchi anni. Nell'articolo di Jacob Price visto precedentemente infatti, lo storico americano parla della banca di dati dell'Inter-University Consortium for Political Research presso l'University of

257

Michigan

38

già

pienamente

operante

nel

1969,

e

nel

1980

Charles Tilly ha occasione di descrivere un tale panorama:

Per trovare archivi davvero imponenti di dati storici "elaborati", centralizzati, raccolti con l'ausilio del computer, e frutto di un lavoro d'équipe, bisogna andare in Germania. Per la creazione di serie demografiche nazionali che coprano secoli di storia, bisogna andare in Francia e in Gran Bretagna. Per la coordinazione, standardizzazione e organizzazione computerizzata di grandi quantità di studi sulle comunità basati su indagini demografiche, bisogna andare in Svezia. Questo forse è il caso sorprendente: se le notizie che abbiamo sono attendibili, archivi di un'ampiezza quasi inimmaginabile di dati sui cambiamenti storici della popolazione si renderanno presto accessibili, nientemeno che nella Cina 39 continentale . Per quanto riguarda la Cina non siamo in grado di verificare quanto affermato dallo storico americano, ma per quanto riguarda perlomeno l'Europa, possiamo gettare uno sguardo d'insieme sulla ricerca storica utilizzante il computer verso la metà degli anni Ottanta. L'occasione ci è data dalle relazioni tenute durante il congresso di fondazione dell'associazione internazionale History and Computing, tenutosi tra il 21 e il 23 marzo del 1986 in una delle università di Londra, il Westfield College. Questa associazione si propone il tenere in collegamento tra loro, magari di tipo informatico, tutti coloro che si interessano appunto dell'applicazione dei computer nella ricerca storica.

Cfr. J.M. Price, Recent Quantitative Work in History: a Survey of the Main Trends, in "History and Theory", 1969, fascicolo monografico intitolato Studies in Quantitative History and the Logic of Social Science, pp.1-13, pg.8-9. C. Tilly, Vecchio e nuovo nella storia "Passato e Presente", n.1, 1982, pp.31-54, pg.42.
39

38

sociale,

in

258

L'Associazione History and Computing esiste per incoraggiare e mantenere interesse nell'uso dei computers in tutti i tipi di studi storici a tutti i livelli, sia nell'insegnamento che nella ricerca40. La conferenza si è subito presentata piuttosto densa, sia di lavori che di argomenti di dibattito, anche perché, oltre alle relazioni sui vari lavori in corso di svolgimento o appena compiuti, presenta anche, in contemporanea, delle dimostrazioni pratiche dei lavori stessi ed una esposizione di vari tipi di computer e di programmi. In questi tre giorni quindi ci sono state qualcosa come 56 relazioni e 20 dimostrazioni pratiche, a cui hanno assistito quasi trecento persone provenienti, oltre che da tutta Europa, anche dal Canada e dagli USA41. Il dato immediatamente emerso è che il compito che si affida in misura maggiore al computer è quello di fungere da archivo elettronico, sfruttando le sue enormi capacità di memoria. Da questo punto di vista infatti, il suo utilizzo è relativamente semplificato in quanto, oltre alle indispensabili conoscenze di tipo storiografico, richiede "solo" una impostazione di tipo informatico e ci si può facilmente far aiutare dai tecnici dei vari centri di calcolo, se la base di dati è di notevoli dimensioni e quindi deve girare su di un mainframe, oppure se si sta costituendo una vera e propria banca di dati. Se invece si sta lavorando su delle piccole basi di dati a livello di personal computer, basta solo avere un pò di buona volontà

"The Association for History and Computing exists to encourage and maintain interest in the use of computers in all types of historical studies at all levels, in both teaching and research." Articolo 1. della Costituzione dell'Associazione. L'unica cosa rimarchevole negativamente è la scarsa presenza italiana, sei persone in tutto, delle quali solo tre si occupano di storia in senso stretto.
41

40

259

per imparare ad usare uno dei programmi di archiviazione dati presenti sul mercato. Ma c'è un'altro motivo, senz'altro molto più importante, che giustifica questo tipo di utilizzo. La costruzione di una base di dati, piccola o grande che sia, è sempre l'indispensabile passo preliminare di tutte le elaborazioni. Queste infatti non possono avvenire senza che il computer abbia un magazzino dove attingere il materiale su cui deve lavorare e dove depositare i risultati. Quindi, quasi tutte le relazioni hanno messo in luce le problematiche relative alla costruzione di banche o basi di dati che potessero egregiamente assolvere la funzione di supporto della successiva ricerca che su di esse si sarebbe svolta.

Le basi di dati Benchè la relazione di Michael Greenhalgh
42

sia

incentrata sui problemi relativi alla Storia dell'Arte e quindi prenda in esame molti problemi abbastanza particolari della disciplina, nella sua seconda parte egli affronta molto decisamente il problema della costruzione di archivi computerizzati, elencando letteralmente una lunga serie di problemi e di loro possibili soluzioni, e sempre fermamente convinto che:

... a causa della "natura" neutrale di molti dati, i punti principali di questo saggio e le conclusioni sono applicabili ad ogni progetto di base di dati - e non solo a quelli che riguardano la storia dell'arte. I problemi che affrontiamo nell'immagazzinamento, strutturazione e manipolazione di ogni dato storico

M. Greenhalgh, Databases for Historians: Problems and Possibilities, in P. Denley, D. Hopkin, History and Computing, (a cura di), Manchester University Press, 1987, pp.156-167.

42

260

sono simili: la storia dell'arte è spesso eccezionale solo a causa di un costante bisogno di immagini...43 Dal suo punto di vista, prima di tutto bisogna chiedersi se il computer è veramente necessario o se una soluzione manuale del problema che si sta affrontando non è forse migliore. Poi, bisogna tenere conto dei fattori tempo e spesa, controllare se esiste già un software adatto, verificare se la base di dati avrà una ulteriore utilizzazione e probabilmente quale, decidere quindi se è meglio una piccola finalizzata allo scopo perseguito, e quindi inutilizzabile per eventuali altre ricerche sullo stesso argomento, o una grande banca di dati, che poi però dovrà essere mantenuta ed ampliata. Inoltre, è necessario tener conto che:

... se le strutture vengono complicate (in maniera da riflettere lo stato del mondo reale, che è il compito di ogni base di dati), allora la ricerca delle stesse per intero e (specialmente) in parte può essere molto complessa44. Secondo l'autore, uno dei problemi maggiori, e tuttora ben lontano da essere risolto, è la standardizzazione del formato dei dati all'interno delle diverse banche. Se fosse possibile fare ciò, si avrebbe senz'altro una loro maggior

"... because of the 'neutral' nature of many data, the paper's main points and conclusions are applicable to any database project - and not just to those concerned with the history of art. The problems we face in the storage, structuring and manipulation of any historical data are similar: art history is often exceptional only because of a standing need for images ..." M. Greenhalgh, op.cit., pg.157. "... if structures are to be complicated (in order to reflect the state of the real world, which is the task of any database), then the retrieval of the same in whole and (especially) in part can be very tricky." M. Greenhalgh, op.cit., pg.157.
44

43

261

facilità d'uso, sia perché il ricercatore non sarebbe costretto ad imparare nuove regole di consultazione ogni qualvolta cambia banca, sia perché sarebbe possibile lavorare in networking. Infatti, quando verrà realizzato quest'ultimo in modo tale da avere una alta velocità di trasmissione dei segnali, abbassando quindi tempi e costi, si potranno eliminare le grandi e monolitiche banchedati a favore di basi di dati più piccole e specializzate in collegamento tra loro. L'obiettivo massimo dovrebbe essere, secondo Greenhalgh, una orchestrazione generale di tante piccole basi di dati in network, dove le informazioni verrebbero immagazzinate in una unica maniera standard e completamente svincolate dai programmi. Un progetto che ha molte delle caratteristiche messe in luce da Genet è quello su cui ha relazionato Michelle Magdelaine
45

dell'Istitut

d'Histoire

Moderne

et

Contemporaine di Parigi. Il suo nome è "CLEO" e si propone di analizzare l'emigrazione all'estero della prima generazione degli Ugonotti francesi, avvenuta tra il 1680 e il 1700. Lo scopo principale è costruire una grande base di dati che raccolga tutte le fonti primarie (registri di stato, liste di fuggitivi, liste di tasse sui loro possedimenti, etc.) che si trovano sia in Francia che negli altri paesi europei, come Svizzera, Germania, Paesi Bassi, Gran Bretagna e Irlanda, che furono da essi attraversati o dove essi si stabilirono, e quindi funga da fonte secondaria, da metafonte appunto, per la ricostruzione delle strade percorse da questi fuggitivi. Le fonti primarie sono state dunque memorizzate all'interno di un programma che ha ridotto al minimo le codifiche e che quindi ha mantenuto la maggior parte delle informazioni in

M. Magdelaine, 'Le Refuge', a Project to Study the Huguenot Exodus, c.1680-1700, in P. Denley, D. Hopkin, op.cit., pp.67-68.

45

262

"chiaro", e ciò è stato fatto per non perdere lo spirito delle diverse fonti.

La creazione di una base di dati computerizzata che mettesse insieme questa prima generazione per prima cosa necessitava di un unico metodo che li comprendesse tutti, in modo da creare una omogenea fonte secondaria. Questo implicava anche l'uso di un programma che potesse permettere l'inserimento in "chiaro" dei dati, in maniera che potessero essere immediatamente leggibili. Per fare questo fu necessario non fare scelte a priori tra le informazioni disponibili nelle fonti manoscritte, in quanto questa base di dati non è stata creata con il singolo scopo della genealogia, ma come un oggetto storico, per essere usato anche dalla storia demografica, politica, economica, socio-professionale, 46 religiosa o culturale . E' ora possibile seguire ogni famiglia dalla sua partenza dalla Francia fino al suo arrivo in uno qualunque dei paesi citati e questa metafonte è perfettamente consultabile da qualsiasi studioso sia interessato al problema, al pari delle fonti originali. Un tema abbastanza simile nelle linee di fondo a quello di Michelle Magdelaine, ma di più vasta portata essendo una banca di dati contenente svariate basi di dati, è quello su cui hanno relazionato Gun Stenflo e Jan

"The creation of a computerised database bringing together this first generation first necessitated a single method for going through them, so as to create an homogeneous secondary source. It also involved the use of a computer program which would permit the data being entered 'clearly', in order that it would be immediately readable. For this it was necessary not to make an a priori choice among the information available in the manuscript sources because this data base is created, not with a single aim for the genealogy, but as an historical object, to be used for demographic, political, economic, socio-professional, religious or cultural history." M. Magdelaine, op.cit., pg.67-68.

46

263

Sundin ,

47

il

primo

dell'Università

di

Linköping

ed

il

secondo del Demographic Data Base di Umeå. Essi hanno descritto il lavoro di quest'ultimo istituto, una bancadati demografica nata nel 1973 e divenuto poi dipartimento universitario ad Haparanda nel 1978, con lo scopo di fornire ai ricercatori un più facile accesso ai dati di demografia storica svedese. Il comitato direttivo è composto da studiosi delle più svariate discipline (storia, geografia umana, etnologia, antropologia, sociologia, etc.) di tutte e cinque le università svedesi . Il periodo che principalmente interessa è il diciannovesimo secolo, anche se i suoi limiti vengono spesso scavalcati, e l'obiettivo di questa bancadati è il poter seguire un qualunque individuo di questo periodo dalla nascita alla morte, avere cioè la "possibilità" di poter ricostruire un intero secolo di storia svedese49.
48

G. Stenflo, J. Sundin, Using a Large Historical Database: an Example from the Demographic Database in Umeå, in P. Denley, D. Hopkin, op.cit., pp.58-62. Lo staff tecnico si basa su cinque gruppi di lavoro: il primo è formato da circa cinquanta persone che lavorano all'immissione delle informazioni nella bancadati ad Haparanda, il secondo è formato da circa venti persone che lavorano all'emissione dei dati ad Umeå, gli altri tre gruppi, di circa quindici persone ciascuno, si occupano del reperimento delle informazioni da memorizzare in cooperazione con il gruppo di Haparanda. Un gruppo si occupa delle fonti primarie (principalmente registri parrocchiali), un altro delle fonti parallele (registri di tasse, registri scolastici, liste paga di fabbriche, registri di ospedali, liste di citazioni e tutte le altre fonti simili), ed il terzo sia delle statistiche compilate dai parroci tra il 1749 ed il 1890, sia di quegli individui che si spostavano spesso da una parrocchia all'altra, persone che dal diciannovesimo secolo in poi vennero riportate su di un registro particolare. I dati così raccolti infatti, sono talmente flessibili e ricchi da poter permettere un ampio ventaglio di possibilità di ricerca: dalla nunzialità alla fertilità, alla mortalità infantile, alla storia delle malattie, alla cura della salute, alle migrazioni, allo sviluppo dell'industria e dell'agricoltura,
49 48

47

264

Come si vede, anche questo progetto, uno dei più imponenti e longevi, segue le linee di tendenza che abbiamo visto illustrate a livello teorico da Genet50. Dal punto di vista dei due relatori grande banca di dati infatti, la costruzione di una deve essere tale per cui il

trasferimento delle informazioni dalla fonte al computer deve essere fatto in maniera tale che non ci siano limiti per ulteriori indagini sulla fonte primaria attraverso la metafonte computerizzata:

La responsabilità nella costruzione di una banca di dati è trasferire i dati dalla fonte al computer in maniera che non ci siano limiti per ulteriori possibilità di ricerca. In molti casi è possibile generare nuove informazioni e scoprire errori nelle fonti quando differenti serie di informazioni sono messe insieme e quindi sviluppate le possibilità di 51 ricerca . Inoltre, come nel lavoro visto precedentemente, non deve esserne tradito lo spirito: quindi, nell'immagazzinamento dei dati le considerazioni personali
alla scolarità, alla struttura della proprietà terriera e del mercato del lavoro. Gli autori infatti affermano esplicitamente che "The projection of the world mirrored in the historical records is of course the theoretical limit of inference which the user must be well aware of." (G. Stenflo, J. Sundin, op.cit., pg.60), dove invece, come abbiamo già visto, Michael Greenhalgh afferma che "... (... to reflect the state of the real world, which is the task of any database), ..." (M. Greenhalgh, op.cit., pg.157). In altre parole, mentre per lo storico dell'arte la base di dati è il mondo reale, per i nostri autori invece, d'accordo con Genet, la base di dati è solo una proiezione del mondo reale. "The responsibility for the builder of the database is to transfer the dta from source to computer in a way that will not limit research possibilities further. In many cases it is possible to generate new information and discover mistakes in the sources when different items of information are put together and
51 50

265

devono essere il più possibile evitate, e quelle indispensabili ben documentate. L'utente infatti, deve essere certo che i suoi risultati dipendono direttamente dalla fonte primaria e che l'operazione di registrazione nel computer non influisce minimamente su di essi. Le due relazioni appena viste partivano da problemi molto diversi, nel primo caso veniva studiato un evento storico limitato nel tempo, nel secondo invece si cercava di ricostruire lo sviluppo diacronico di una entità geografica, ma la caratteristica comune ad entrambe è di essere concentrate sulla costruzione di un archivio computerizzato partendo da una serie di fonti differenti. Un'altra relazione sulla costruzione di una grande banca di dati, questa volta però incentrata su una fonte unica, è stata svolta da Peter Wakelin del Wolverhampton
52 Polytechnic .

La

fonte i

in

questione

sono

i

Registri dell'ovest

Portuali di Gloucester, i quali riportano in maniera vasta e dettagliata tutti commerci costieri dell'Inghilterra e dell'est del Galles53. La bancadati è già funzionante, ancorchè non completa, ed è già pronta a gettare luce sul consumo di generi di prima e seconda necessità (prodotti agricoli, manifatture tessili, carbone, ferro, etc.). Le analisi principali saranno incentrate sulla tipizzazione delle merci in movimento in questi due secoli, ma si potrà anche vedere
thus improve the research possibilities." G. Stenflo, J. Sundin, op.cit., pg.61. P. Wakelin, Comprehensive Computerisation of a Very Large Documentary Source: the Portbooks Project at Wolverhampton Polytecnic, in P. Denley, D. Hopkin, op.cit., pp.109-114. Gloucester era infatti una dogana portuale e quindi tutte le merci e tutti i mercanti che passarono per questo porto tra la fine del sedicesimo secolo e la fine del diciottesimo (c.1580-1765) vennero regolarmente registrati. Attraverso questi registri è quindi possibile ricostruire tutta l'economia di questa parte della Gran Bretagna nel periodo di accelerazione dei commerci che portò alla Rivoluzione Industriale.
53 52

266

come si comportavano i trasporti delle varie merci in corrispondenza di siccità, innondazioni, guerre, etc.. Potranno essere estratti dati per rilevazioni statistiche ed essere fatte correlazioni con altre fonti, secondo l'autore però:

Il più importante uso del computer in queste analisi non sarà quello della esecuzione di calcoli o nella applicazione di statistiche inferenziali al materiale, quanto nell'estrarre e nel selezionare i dati dai 55.000 viaggi descritti. Possono essere fatti stampati dei velieri che portavano ferro, per esempio, dei viaggi di particolari capitani, o delle navi operanti da un particolare porto, così che essi possono essere analizzati separatamente. Questo è forse il più vitale contributo del computer nell'uso di fonti storiche 54 molto ampie . Un'altra fonte storica di grosse dimensioni che è
55

attualmente in corso di memorizzazione, è il Domesday Book e su questo lavoro hanno svolto la relazione Andrew Ayton e

Virginia Davis56. Non è la prima volta che viene tentata una analisi per mezzo del computer di questa grande e complessa fonte del medioevo inglese. I lavori precedenti a questo però avevano il limite che le elaborazioni computerizzate

"The greatest use of the computer in this analysis will not be in performing calculations or applying inferential statistics to the material so much as providing sorted and selected data from the 55,000 voyages described. Print-outs can be made of the vessels carrying iron, for example, the voyages of particular masters, or the boats operating from particular ports, so that they can be analysed separately. This is perhaps the computer's most vital contribution to the use of very large historical sources." P. Wakelin, op.cit., pg.114. Catasto imposto da Guglielmo I il Conquistatore nel 1086 per la definizione delle proprietà terriere e come base per la riscossione delle imposte. A. Ayton, V. Davis, The Hull Domesday Project, in P. Denley, D. Hopkin, op.cit., pp.21-28.
56 55

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267

facevano assegnamento su di una estrazione manuale dei dati. Secondo il punto di vista degli autori, questo è un approccio inadeguato, in quanto porta ad una rigida selezione iniziale delle variabili e si possono anche sollevare dei dubbi sulla accuratezza della loro codifica. Inoltre, questo approccio elimina automaticamente ogni possibilità di una qualche analisi linguistica. A tutt'oggi manca infatti sia un dettagliato indice del Domesday Book che il primo indispensabile strumento di ricerca, cioè un elenco delle concordanze . Ma, al di là di tutto ciò, il problema principale è quello dell'interpretazione del testo, in quanto per uno stesso problema sono possibili differenti soluzioni, a secondo dell'interpretazione che si dà ai dati ricavati dal testo stesso.
57

E' stato stabilito un testo computerizzato della originale versione latina e della traduzione inglese del Domesday, consistente complessivamente in circa 2.25 milioni di parole. Il testo grezzo è comunque troppo grande perché la ricerca dei dati sia efficente. Per essere in grado di analizzarlo interattivamente, il testo è stato convertito nel testo di una base di dati ad accesso casuale, la quale è gestibile attraverso un programma editor multiuso ed "user-friendly". Questo strumento altamente flessibile permette all'utente di cercare parole o frasi in contesti specifici e vedere sullo schermo i brani del testo nei quali essi appaiono ... L'editor può essere impiegato per correggere e completare il testo selezionato, oppure per estrarre valori statistici da analizzare, oppure per visualizzare i risultati in tabelle, grafici o mappe, come richiesto58.

Elenco sistematico delle parole dell'opera e dei passi diversi in cui si incontrano. "A machine-readable text of both the original Latin version of Domesday and an English translation has been established, consisting in all of about 2.25 million words. The
58

57

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Le elaborazioni grafiche Da un catasto medioevo italiano. Luigi Dal Pane nell'applicazione alto-medievale inglese ad uno del basso Rispettando la tradizione, risalente a (1903-1979), che ci vede pionieri dei metodi quantitativi nel campo
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dell'analisi dei catasti cittadini medievali e moderni , l'unico intervento italiano è una relazione, con dimostrazione pratica, di Francesca Bocchi e Fernando Lugli dell'università di Bologna, sull'analisi e la ricostruzione computerizzata della mappa catastale della città di Carpi . In questa città infatti, venne costituito un tale strumento fiscale nel 1472, strumento varie volte studiato senza che però ci fossero mai risultati complessivi e definitivi su di esso61. Si è allora deciso di provare a trattare i dati
60

raw text is, however, too large for data retrieval to be efficent. To enable it to be amalysed interactively, the text is converted into a random-access text datadase, which is served by a multipurpuse and 'user-friendly' editor. This highly flexible tool allows the user to search for words or phrases in specified contexts and to display on the screen the pieces of text in which they appear ... The editor may then be employed either to amend and supplement the selected text or to extract statistical values for analysis, displaying the results in tebles, graphs or maps as required." A. Ayton, V. Davis, op.cit., pg.21-22. Cfr. G. Gozzini, Luigi Dal Pane storico del lavoro, in "Passato e Presente", n.19, 1989, pp.89-125, ed anche F. Bocchi, Informatica e storia della città medievale. L'esperienza di Bologna, in "H&C Notizie. Bollettino d'informazioni del Comitato Italiano History & Computing", n.0, 1990, pp.1-11. F. Bocchi, F. Lugli, Computer Methods used to Analyse and Reconstruct the Cadastral Map of the Town of Carpi (1472), in P. Denley, D. Hopkin, op.cit., pp.222-228. C'erano però due motivi che spingevano in tal senso: da una parte, dato che furono eseguiti numerosi lavori urbanistici all'inizio del 1500 da Alberto III Pio e siccome la città si presentava come socialmente specializzata, si voleva sapere se questa specializzazione era antecedente o successiva a questi lavori, se si era cioè sviluppata nel tempo oppure era stata imposta dall'alto. Dall'altra parte, era nelle intenzioni del Consiglio Comunale lo svolgimento di alcuni lavori nel centro
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elettronicamente, in maniera tale da poter definire i luoghi dove erano situate le quasi mille proprietà recensite dal catasto. Gli autori hanno costruito prima una base di dati di tutte le informazioni contenute nel catasto, rispettando il più possibile la loro eterogeneità e quindi essi sono ora disponibili in forma completamente disaggregata, riutilizzabili pienamente per qualsiasi nuovo tipo di ricerca: è sufficiente riaggregarli in funzione dello studio che si intende effettuare. Poi, utilizzando dei rilievi aerofotogrammetrici, un altro computer62, dotato di periferica grafica (plotter)63 e di schermo a colori ad alta definizione, ed il programma CAD (Computer Aid Design)64, è stato completamente ricostruito il piano catastale. Questo programma ha permesso inoltre la costruzione di alcune carte tematiche per la rapida comprensione visiva della struttura urbanistica e sociale della città di Carpi del 1472. Questo della cartografia storica è stato il tema affrontato direttamente dalla relazione di Renée-Arlette Faugères , dell'Istitut d'Histoire Moderne et Contemporaine
storico e li si voleva nel pieno rispetto della conservazione storica ed urbanistica. Il computer usato per la prima parte del lavoro infatti, era un Commodore Personal Computer serie 4000, dotato unicamente di un floppy disk da 5 e 1/4 inch. della capacità di 500 Kb. Cfr. F. Bocchi, F. Lugli, op.cit., pg.227. Questo dispositivo d'uscita disegnare e tracciare grafici.
64 63 62 65

permette

al

computer

di

Questo programma infatti, ha permesso di tracciare le griglie delle file di case verificandole mentre le disegnava e costituendole in un modello matematico suscettibile d'essere ulteriormente manipolato, in modo da poter ottenere ingrandimenti, riduzioni, prospettive, etc.. R.A. Faugères, Automatic Cartography in Historical Research, in P. Denley, D. Hopkin, op.cit., pp.211-215.
65

270

di Parigi. Secondo la relatrice infatti, questa è una parte molto importante della ricerca storica in generale, come è stato dimostrato dalla storiografia francese ed in particolare dalla scuola delle "Annales". La mappa storica, intesa come carta tematica, aiuta infatti la comprensione in quanto permette di visualizzare immediatamente il fenomeno che si sta studiando, aiutati in ciò dall'uso della condensazione, della grafica simbolica e delle legende. Il suo punto di forza sta nel fatto che essa permette di correlare immediatamente i dati di un fenomeno con l'area geografica interessata, dando così un subitaneo quadro generale. La sua debolezza invece sta nel fatto che per lo storico questo è un impegno molto pesante, in quanto prende tempo e presuppone una conoscenza abbastanza buona delle tecniche cartografiche, ed inoltre ogni studioso elabora una propria grafica simbolica e le sue proprie legende e questo porta ad una profonda eterogeneità, con conseguente difficoltà d'interpretazione, delle mappe. Per suplire a questa mancanza di standardizzazione l'Istitut d'Histoire Moderne et Contemporaine ha elaborato un programma di cartografia automatica, denominato SASGRAPH, il quale si basa sui seguenti punti principali:

-scelta di un contorno di mappa -costruzione di un archivio dei dati di mappa -costruzione di un archivio dei dati storici -collegamento tra archivio dati di mappa, archivio dati storici e la legenda grafica -stampa grafica della mappa (contorni, dati, 66 legenda) .

"... -selection of a map contour/ data file/ -creation of the historical between map data file, historical data conventions/ -plotting of the map (contour, Faugères, op.cit., pg.212.

66

-creation of the map data file/ -linkage file anddiagrams of data, legend)." R.A.

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La costruzione di mediante delle periferiche nell'archivio dati di l'immagazzinamento delle

questa può essere effettuata grafiche ed i dati memorizzati mappa, il quale serve per informazioni che si vogliono

visualizzare. L'unico particolare da non perdere mai di vista è il mantenere sempre la stessa unità di lavoro, cioè se la mappa è per dipartimenti, anche i dati devono essere per dipartimenti. Naturalmente, se i crudi dati storici non sono significativi possono essere trasformati matematicamente in frequenze, percentuali, densità, etc.

Elaborazioni matematiche Abbiamo visto, nei capitoli precedenti, come per i protagonisti dell'ala soft della cliometria americana l'uso del computer dovesse essere finalizzato alla verifica di ipotesi storiche. Questo è esattamente il lavoro su cui hanno relazionato Charles Harvey e Peter Taylor, entrambi del Bristol Polytechnic67, occupandosi così più della elaborazione delle informazioni memorizzate che non della base di dati in se stessa, fatto che li ha indotti, come vedremo, a compiere alcuni errori. Il loro studio riguarda gli investimenti finanziari inglesi nell'industria mineraria spagnola tra il 1851 e il 1913 e le relative accuse di "sfruttamento coloniale" rivolte dagli spagnoli agli inglesi. Le "tesi ufficiali" su questa vicenda infatti erano, da una parte, l'idea che il grande numero di ditte inglesi che si stabilirono in Spagna lo facessero con facilità, grazie all'abbondanza di depositi minerari e, dall'altra, la convinzione che queste ditte ebbero profitti

C. Harvey, P. Taylor, the Individual and Aggregate Performance of British Mining P. Denley, D. Hopkin, op.cit.,

67

Computer Modelling and Analysis of Capital, Stocks, Cash Flows and Companies in Spain, 1851-1913, in pp.115-122.

272

molto alti e che derubarono la Spagna di una ottima occasione di sviluppo dell'economia nazionale. Secondo i due autori, le analisi computerizzate, mirate a verificare le contabilità delle compagnie minerarie inglesi in Spagna e stabilire quale fosse il loro tasso interno di ritorno , smentirono queste affermazioni ed invece dimostrarono che le miniere spagnole furono un affare a grande rischio, dove molte imprese fallirono e, tenendo conto del rapporto rischi/profitti, questi ultimi non furono molto alti. Per l'immagazzinamento dei dati fu creata una matrice per ogni compagnia e all'interno di questa furono riportati tutti i dati della ditta stessa. Le matrici vennero poi compattate per occupare meno spazio di memoria e ciò portò alla necessaria scrittura di un programma di scompattamento per poter usare le informazioni memorizzate. Non fu utilizzato il sistema interattivo, ma quello in batch con schede perforate, ognuna delle quali aveva 80 colonne ed era un record . Furono così occupati 1600 records nel file. Proprio questa procedura si è dimostrata un errore: se si fossero infatti registrati i dati file per file solo per gli anni di vita delle compagnie, si sarebbero sì immagazzinati 2004 records, ma si sarebbe risparmiato tutto il tempo di scrittura del programma di scompattamento.
69 68

"The internal rate of ruturn was calculated on the basis the net annual flow of resources between Spain and Britain. The annual flow from Spain to Britain was simply the sum of the company's dividends, interest payments and repayment of bond finance. The annual flow from Britain to Spain ... was the change in the annual value of the company's stock of capital in Spain, but only if this change was positive as any reduction in the capital stock represented depreciation of book value and not a flow back to Britain. The annual net values of these two flows for the whole of the period formed the net flow series." C. Harvey, P. Taylor, op.cit., pg.118.

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273

Una conclusione generale che può essere tratta a riguardo degli aspetti computazionali della nostra ricerca, è che semplici e non molto sofisticati metodi di ingresso dati e di calcolo possono spesso essere più efficenti in termini di tempo totale e sforzi utilizzati che approcci più sofisticati. ... La chiave è avere una buona conoscenza della forma ed estensione completa dei dati prima di decidere quale sia il modo migliore per memorizzarli, piuttosto che scegliere l'eleganza del metodo per se stessa70. Chi sembra aver invece seguito il loro consiglio è Hans J. Marker dei Danish Data Archives71, il quale ha parlato dello studio da lui compiuto sui prezzi e sui salari danesi tra il 1536 e il 1660. La prima operazione svolta dall'autore infatti, è stata quella di impostare uno studio pilota su un limitato numero di fonti, per poi allargarlo successivamente. Uno dei più grossi problemi affrontati è stato quello di uniformare i dati, i quali non sono omogenei nelle fonti. In quel periodo infatti c'erano parecchie unità monetarie e ancor di più unità quantitative. I dati quindi sono stati riconvertiti in una unica unità ed inoltre, dove l'unità di misura non era chiara, prezzo. sono stati ricalcolati sia la quantità che Inoltre, è stato necessario distinguere il le

Se un file è un insieme di dati trattati come un unico complesso, il record è il suo elemento base, ed è a sua volta composto da fields. "One general conclusion that can be drawn with regard to the computing aspects of our research, is that simple and fairly unsophisticated methods of data entry and calculation may often be more efficent in terms of total time and effort used than more sophisticated approaches. ... The key is to have a good knowledge of the overall form and extent of the data before deciding on the best way of entering it, rather than to choose elegance of method for its own sake." C. Harvey, P. Taylor, op.cit., pg.120. H.J. Marker, Danish Prices and Wages and Microcomputer, in P. Denley, D. Hopkin, op.cit., pp.89-96.
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the

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"transazioni

genuine"

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da

quelle

a

prezzo

imposto

dal

feudatario o dal Re addirittura. Le transazioni riportate sono relative a derrate alimentari ed agricole, acquisti di materiale, pagamento di manodopera, artigiani e personale di servizio e l'analisi effettuata si presenta estremamente sofisticata dal punto di vista statistico.

L'uso del computer per l'insegnamento Un lavoro interessante, anche se esce dallo stretto contesto della ricerca storica con il computer, è stato presentato da Martin Wild dell'Advisory Unit for Computer Based Education di Hartfield73. La sua relazione infatti descrive un progetto di ricerca, che si è avviato nell'anno in corso, per lo studio delle possibilità d'insegnamento della storia per mezzo del computer. Questo progetto ha come punto centrale lo sviluppo della comprensione dei processi e dei metodi dell'inchiesta storica e si basa sull'assunto che nell'insegnamento la storia non deve essere presentata più come un blocco monolitico di fatti accaduti, ma è necessario insegnare come acquistare la conoscenza sul passato. Insegnamento di strumenti dunque e non di risultati, su un passato che deve essere visto in maniera dinamica e non statica.

Con questo termine l'autore definisce quelle transazioni commerciali di cui sono riportati nelle fonti sia la quantità di merce, o il servizio erogato, che il corrispondente prezzo pagato e sono le uniche che lui ha utilizzato (cfr. H.J. Marker, op.cit., pg.90). Essendo queste delle fonti privatistiche (diari, registri di proprietà, libri mastri), si noti la similitudine di questo approccio con quello di Henri Hauser, che abbiamo avuto modo di vedere nel corso del V capitolo in merito al dibattito con Ernest Labrousse. M. Wild, Information Handling, History and Learninig. The Role of the Computer in the Historical Process, in P. Denley, D. Hopkin, op.cit., pp.289-297.
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Al cuore del soggetto c'è la prospettiva del trattamento delle informazioni, sia di natura primaria che secondaria. Gli storici usano queste informazioni nel processo di costruzione e di verifica delle ipotesi, andando così contro un retroterra di strutture conoscitive. Lo sviluppo di queste strutture con l'assimilazione del processo (...) e della conoscenza obiettiva (...) viene guadagnato mediante la verifica di tali ipotesi. Il risultato di questo processo storico è la comprensione storica. Inoltre, il processo storico è un processo perpetuo nel quale le ipotesi possono solo essere dimostrate false, mai 74 vere . Questo nuovo approccio all'insegnamento della storia porta con sè tutta una serie di problemi relativi al ruolo dell'insegnante ed al suo stile pedagogico, al ruolo degli studenti come allievi ed al loro uso delle fonti, l'immagine della storia ai loro occhi. Questi sono esattamente i problemi che questo progetto si propone di affrontare attraverso una approfondita ricerca nel campo del software e del suo utilizzo per l'insegnamento.

"At the heart of the subject lies the prospect of handling information, whether it is of a primary or secondary nature. The historian uses that information in the process of making and testing hypotheses, doing so against a background of knowledge structures. These structures grow with the assimilation of process (...) and obiective (...) knowledge gained by testing such hypotheses. The result of this historical process is historical understanding. Moreover, the historical process is a perpetual one in which hypotheses may only be proved false, never true." M. Wild, op.cit., pg.290.

74

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Un modello matematico

I modelli spaziali sono quelle carte sulle quali si proietta la realtà sociale, trovandovi una parziale 75 spiegazione ... Così scriveva Braudel nel 1958, ma il lavoro su cui ha svolto la sua relazione Tracey E. Rihll76 è decisamente molto di più, si tratta infatti di:

... un progetto collaborativo, tra un membro della School of History ed un costruttore di modelli computerizzati alla School of Geography a Leeds, per costruire un modello, concettualmente semplice ma matematicamente rigoroso, dello sviluppo della gerarchia dell'insediamento, specificatamente nella Grecia antica. Un modello matematico è un insieme di equazioni che rappresenta una ipotesi formalmente definita o teoria circa qualche sistema di interessi 77 del mondo reale . Dal punto di vista della storia sociale in generale e della storia matematico si urbana in particolare, questo modello basa su una differente concezione della

F. Braudel, Storia e scienze sociali. La "lunga durata", in Scritti sulla storia, (a cura dell'autore), Milano, Mondadori, 1980, pp.57-92, pg.91. T.E. Rihll, A.G. Wilson, Model Based Approaches to the Analysis of Regional Settlement Structures: the Case of Ancient Greece, in P. Denley, D. Hopkin, op.cit., pp.10-20. "... a collaborative project, between a member of the School of History and a computer modeller in the School of Geography at Leeds, to build a conceptually simple byt mathematically rigorous model of settlement hierarchy development, specifically in Ancient Greece. A mathematical model is a set of equations which rapresent a formally defined hypothesis or theory about some realworld system of interest." T.E. Rihll, A.G. Wilson, op.cit., pg.10.
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città, la quale non viene più vista come una struttura urbana, ma come luogo dello spazio dove è più forte l'interazione sociale e cerca di rispondere a domande relative al fatto che solo alcuni insediamenti umani diventano poi città, e sul perché alcune di esse si sviluppano maggiormente rispetto ad altre. Da un punto di vista matematico invece, utilizza le caratteristiche minime per la definizione dell'esistenza e della locazione di un sito, date in coordinate cartesiane , oltre ai dati sulla popolazione e le risorse presenti nella regione. Uno degli assunti di base infatti, è che esista una proporzionalità diretta tra la variabile popolazione e la variabile risorse disponibili.
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La minimizzazione dei dati in entrata non solo rende il modello indipendente da una inadeguata base di dati o dalle prove documentarie per verificarlo, ma ha il beneficio aggiuntivo di dare al modello un potenziale predittivo per identificare importanti siti persino se le prove sono mancanti, oppure esistono ma non sono ancora state organizzate o utilizzate in riferimento 79 al problema posto . In conclusione, gli autori affermano che ci sono tre effetti positivi che si possono ricavare dalla costruzione di modelli simulativi: a livello concettuale, essi

In merito a tali coordinate, cfr. C.B. Boyer, Storia della matematica, Milano, Mondadori, 1990, pg.386 e ssg.; può essere utile anche un qualsiasi libro di testo di geometria delle scuole medie inferiori, nella parte relativa ai fondamenti della geometria analitica. "The minimisation of input data not only makes the model independent of an inadequate database and of the evidence used to test it, but also has the additional benefit of giving the model a predictive potential to identify important sites even if evidence is lacking, or exists but hasn't yet been organised or utilised to bear upon the problem posed." T.E. Rihll, A.G. Wilson, op.cit., pg.11.
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obbligano a definire chiaramente i concetti e le assunzioni di partenza; a livello evolutivo, necessitano della formalizzazione delle ipotesi per poterle esprimere in linguaggio matematico; a livello di risultati, in quanto se il modello è ben definito e provato con successo può essere riutilizzato cambiando il valore dei parametri.

Geografi e sociologi in particolare stanno tentando di portare la dimensione temporale nel cuore delle loro prospettive, per mezzo della costruzione di nuove teorie forti ed eleganti che rompano con le vecchie dicotomie di statico/dinamico, diacronico/sincronico, struttura/funzione, individuo/società. Dietro a questo c'è una rinascita dello spirito delle Annales, ma ... questa volta senza scopi imperialistici. ... noi possiamo iniziare a costruire modelli sistematici esplicitamente ispirati alla teoria sociale ed incorporanti sia la dimensione spaziale che quella temporale80. In questa maniera il cerchio si chiude. Delle problematiche dell'inizio del secolo, solo quella relativa alla storia quantitativa ha avuto, se non una soluzione, perlomeno una definizione. Ciò che è avvenuto è stato un superamento della vecchia dicotomia quantitativismo/ antiquantitativismo, a favore di una accettazione da parte della professione storiografica del possibile utilizzo del linguaggio e delle grammatiche dei numeri come completamento del linguaggio naturale per la ricerca storica. Conquista non priva di significato, in quanto gli

"Geographers and sociologists in particular are attempting to bring the temporal dimension into the heart of their perspectives, by building new theories of power and elegance which break away from the old dichotomies of static/dynamic, diachronic/synchronic, structure/function, individual/society. A resurgence of the Annales spirit is underway, but not ... this time, with imperialistic aims. ... we can begin to build systematic models explicitly informed by

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storici di oggi non possono più permettersi di abbandonarsi ad un facile impressionismo degli avverbi quantitativi, ed inoltre sono tenuti ad una maggior precisione nella definizione delle loro categorie interpretative. Le altre problematiche invece, prima fra tutte quella relativa ai rapporti tra la storia e le altre scienze sociali, non sono state definitivamente risolte nè sono scomparse, ma si ripresentano puntualmente, solo che questa volta devono tener conto l'elaboratore elettronico. di un elemento in più,

social theory and incorporating both the spatial and the temporal dimensions." T.E. Rihll, A.G. Wilson, op.cit., pg.18.

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POSTFAZIONE

Breve storia di una tesi di laurea in Storia
Storie di guerra Sono uscito dalle scuole superiori con il titolo di Perito Elettrotecnico. I miei studi fino all’iscrizione all’Università dunque, non sono stati di tipo umanistico, anche se ho portato Italiano come prima materia all’esame di maturità. Della storia mi ero appassionato molti anni prima, quando il padre di un amico, svuotando la cantina, mi regalò la sua collezione di Storia Illustrata. Da allora iniziai a comperare regolarmente la rivista, perlomeno per quanto mi permettevano le mie magre finanze. In seconda media lessi Maledetti da Dio di Sven Hassel e poi nel tempo tutti gli altri libri che quell’autore scrisse. Le storie di guerra sono state sempre ben presenti in casa mia, da quelle di prigionia che mi raccontava mio padre (due anni in un campo di lavoro in Polonia ad interrare le fabbriche della Zeiss), a quelle di marinaio che mi raccontava lo zio omonimo di mio padre (imbarcato come elettricista sulla corazzata Roma, se non ricordo male), alle fughe nei rifugi anitaerei quando suonavano gli allarmi di cui mi raccontavano mia madre e mia nonna, alle tensioni del periodo 1945-1954 relativamente alle zone “A” et “B” di cui sentivo parlare correntemente in famiglia (uno zio che dormiva con il mitra Thompson sotto il materasso, l’altro che andava a ballare con la pistola nella cintura e che aveva nascosto una cinquantina di bombe a mano da qualche parte, salvo poi avere il problema di come smaltirle una volta che

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tutto era finito), fino alla prozia che usava due elemetti della Prima Guerra (uno italiano ed uno tedesco: par condicio ante litteram) come vasi di fiori ed utilizzava normalmente una baionetta come coltello da cucina. Poi c’era il vicino di casa che aveva fissato un elemetto tedesco ad un lungo palo e lo usava come ramaiolo per il letame. La storia di come mia nonna (classe 1901) visse l’inizio della Prima Guerra Mondiale a Monfalcone (cacciata di casa dai militari italiani e profuga per tre anni in giro per l’Italia) è girata talmente tanto in famiglia che mia moglie ne ha addirittura scritto un racconto.

Studente… Alla fine della quinta superiore ero deciso a trovarmi un lavoro, ma un amico mi convinse ad iscriverci all’Università per passare un anno di divertimenti prima di partire per il sevizio di leva militare. Istintivamente mi iscrissi al Corso di Laurea in Storia Contemporanea, non sapendo che a Trieste era stato istituito da poco (ero l’iscritto n.111) e che era uno dei pochi corsi di laurea in storia allora presenti in Italia. Durante quell’anno però ebbi occasione di conoscere delle persone che cambiarono completamente i miei progetti: mi convinsero ad abbandonare quello di andare a lavorare per abbracciare invece quello di continuare a studiare: Francesco Carbone, Antonio Sema, Yvelise Orfeo, Fabio Rizzi, Dino Barattin e soprattutto il prof. Giampasquale Santomassimo, che con il suo insegnamento fece come da collante tra noi. L’incontro che ricordo in maniera particolare fu quello con Antonio Sema, avvenuto durante un seminario di Storia Sociale riguardante il periodo 1943-1948: lui fece una relazione sullo svolgimento dei combattimenti e durante il dibattito che seguì la relazione gli posi una domanda relativa alla tecnica d’attacco “a branco di lupi” degli U-Boot tedeschi ed una su di una eventuale partecipazione di Curzio Malaparte al tentativo di corruzione dei generali greci da parte di quelli italiani per l’invasione della Grecia a partire dall’Albania. Fui irriso dal professore per questa seconda domanda, ritenuta priva di ogni fondamento in quanto la notizia mi proveniva da una fonte come Storia Illustrata. Il giorno succeccesivo però, il paginone centrale di Repubblica era

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interamente dedicato a quest’argomento, rivelando così la sua reale consistenza di problema storiografico. Altro aneddoto: durante quel seminario decisi di fare una relazione sulla nascita della Democrazia Cristiana. Per me, che allora ero fortemente politicizzato, aveva il significato di “studiare il nemico”; ma portavo normalmente la camicia aperta sul petto e al collo la catenina del battesimo con una croce: tanto bastò per farmi scambiare per un democristriano alla ricerca delle sue radici. Avevo un po’ soggezione nei confronti dei miei nuovi amici, loro “conoscevano il latino” che per me era qualcosa di completamente oscuro. Poi mi resi conto però, che io avevo conoscenze di scienza e di tecnica che loro non avevano e decisi di fare di necessità virtù. In quel corso di laurea però, quantunque politicizzato a sinistra (giusto per evitare il termine “marxista”), l’impulso idealista era ancora molto forte e il materialismo storico, a mio modesto avviso, era più dichiarato che praticato. Avrei voluto seguire l’insegnamento di “Storia della scienza”, ma non c’era ancora. Sarebbe stato istituito appena nell'anno accademico 1985/86 ed anche allora siamo stati solo in due studenti a seguirlo! Nel 1981-82 ho seguito allora sia l’insegnamento di Filosofia della Scienza che quello di Linguistica Generale. Ho scoperto allora che Noam Chomsky, prima di diventare linguista, era stato uno studioso di matematica e la sua grammatica generativa deve moltissimo al formalismo matematico di David Hilbert. Fu proprio la descrizione del parallelismo tra grammatica generativa e formalismo matematico che mi fruttò il 30 e lode in Linguistica Generale con quel magnifico insegnante che fu Giuseppe Francescato. Un altro fatto degno di nota è che per anni ho avuto un confronto culturale con il prof. Santomassimo sul fatto che possano esistere delle leggi in storia. L'esito di questo confronto avrebbe dovuto eseere essenziale perchè lui potesse farmi da relatore: il fatto di riconoscere che esistono, se non delle vere e proprie leggi, ma almeno dei fenomeni che si ripetono in storia è la conditio sine qua non perché possa esistere la storia quantitativa. Con Machiavelli alle spalle, di cui sono sempre stato un grande ammiratore, ero ben convinto dell'esistenza di modelli comportamentali ripetitivi tipici della natura umana. Il prof. Santomassimo invece insisteva sempre sul n.VI dei Ricordi del Guicciardini e sulla “discrezione” in cui in esso si parla. La vessata quaestio non ebbe mai una soluzione definitiva. Il prof. Santomassimo vinse la cattedra all'Università

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di Siena e dovetti cercarmi un altro relatore di tesi. L'amicizia che ci legava però lo portò a venire a Trieste appositamente per farmi da correlatore il giorno del mio esame di laurea, ma sono tuttora convinto che nessuno dei due ha mai cambiato posizione.

… e lavoratore Nell’ottobre 1980, sfruttando il mio titolo di studio di Perito Elettrotecnico, avevo iniziato a lavorare presso l’Officina Telegrafica del Circolo delle Costruzioni Telegrafiche e Telefoniche, il quale faceva parte dell’Amministrazione delle Poste e Telegrafi. Il giorno dopo la fine dei Mondiali di calcio del 1982 sono partito per il servizio di leva militare, che ho svolto come Ufficiale di Complemento presso il 52° Btg “Cacciatori delle Alpi” e presso il quale ho organizzato la parte storica della festa di battaglione il 12 settembre, anniversario della battaglia di Sidi Bilal (1912). Mi sono congedato nell’ottobre del 1983 ed ho ripreso sia il lavoro che gli studi, iniziando a prendere in esame la possibilità di acquistarmi una casa e anche di laurearmi, e non solo di divertirmi come avevo fatto fino ad allora. Sono venuto a Trieste per la prima volta nel settembre del 1978, appositamente per iscrivermi all’Università. Il primo anno ho abitato con altri due amici in un minuscolo appartamento di 40 mq. C’era anche un quarto posto letto (divano apribile) che veniva spesso occupato da amici in difficoltà abitativa. Alla fine del primo anno, gli altri hanno mollato gli studi triestini mentre io ero ben deciso a continuare questa mia nuova vita. Il secondo anno ho abitato lo stesso appartamento con mia sorella ed una sua amica. Il terzo anno sono rimasto da solo. Poi son partito militare e durante questo periodo mi hanno dato lo sfratto. Non ho trovato un altro appartamento in affitto e quindi ho dovuto ripiegare su di una stanza in un appartamento con altre due ragazze, come nella sit commedy “Tre cuori in affitto”. Il fatto di abitare da solo però aveva un fascino speciale ed allora ho inziato a risparmiare per acquistarmi una casa tutta mia, visto che gli affitti erano proibitivi ed erano sopportabili solo dividendoli in più persone. All’epoca infatti, c’era ancora l’”equo canone”; una volta mi sono sentito chiedere 8 milioni di lire in biglietti di piccolo taglio come “tangente” per poter affittare un appartamento ad equo canone:

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quella cifra è stata esattamente la mia cifra di partenza: con essa ed un buon mutuo sono riuscito ad acquistarmi nel 1986 un appartamento da ristrutturare. Il lavoro di ristrutturazione l’ho fatto per la gran parte da solo, facendomi aiutare solo nei punti particolarmente critici. Il 9 maggio del 1987 sono entrato nella mia nuova casa da single. Due mesi più tardi mi sarei acquistato il mio primo computer, aprendo una voragine nelle mie finanze che sarei riuscito a riempire completamente solo sei mesi dopo. Nell’estate del 1990 l’Amministrazione delle Poste e Telegrafi avrebbe deciso di informatizzare la Sala Telegrafo di Trieste e il mio capofficina avrebbe dato a me l’incarico di installare la LAN (Local Area Network) che avrebbe gestito il traffico telegrafico della provincia di Trieste. Sei mesi più tardi ho fatto lo stesso lavoro anche nella Sala Telegrafo di Gorizia. Nel 2000 ho smontato definitivamente la rete di computer di Trieste, alla quale per 10 anni ho effettuato la manutenzione sia hardware che software.

Il computer La prima volta che ho visto un computer fu in quinta superiore, quando

l’Olivetti (che allora era da poco entrata nel ramo dell’informatica) ne fece una esposizione del nella mia scuola superiore, l’Istituto Tecnico Industriale “Leonardo da Vinci” di Portogruaro (VE). La prima volta che ho usato un computer è stato nel 1986: era un Olivetti M24 con due floppy disk da 5.15 inch del Centro di Calcolo dell’Università di Trieste e l’ho utilizzato per scrivere una relazione per l’insegnamento di Storia delle Scienza e della Tecnica nell’Età Contemporanea utilizzando un programma che si chiamava Word Star, relazione che poi sarebbe diventata i primi due capitoli della tesi. La prima volta che ho acquistato un computer è stato nel giugno del 1987, indebitandomi fino al collo: costava poco meno di 2 milioni di lire, più di due mesi del mio stipendio. Era un assemblato che installava un processore NEC V20 (versione velocizzata dell’Intel 8086), un lettore floppy da 3,5 inch per 720 Kb ed un hard disk da 20 MB; inoltre ho acquistato anche una stampante Amstrad ad aghi con caricamento a foglio continuo che, l’ho scoperto solo in seguito, aveva il pregio di avere la carica dei

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fogli messa in maniera tale da mantenerli sempre diritti e non piegarli ad “U”. In compenso aveva il difetto di consumare molto nastro inchiostrato: ogni trenta pagine circa, il nastro andava sostituito: al lettore immaginare quanti nastri inchiostrati mi è costata la stampa della tesi tra prove di stampa e stampa effettiva. Successivamente ho aggiunto al computer anche un lettore di floppy da 5,25 inch per 1200 Kb, in quanto mi sono trovato costretto a lavorare a volte anche con un computer Olivetti M24 con soli due lettori di floppy da 5,25 inch. e 360 Kb di capienza ciascuno. Per poterlo utilizzare ho dovuto modificare il programma Microsoft Word 4.0 per farlo stare su di un floppy da 360 Kb, in maniera tale da utilizzare l’altro floppy per tenerci i file di elaborazione della tesi. Dovevo quindi lavorare senza i file di Help e senza correttore ortografico, la presenza dei quali faceva eccedere al programma i 360 Kb di capacità del floppy, di conseguenza guai a sbagliare tasto: il programma si terminava da solo. Inoltre, aveva il limite di poter gestire una sola pagina di memoria alla volta: 64 Kb ovvero circa una trentina di pagine dattiloscritte. Questo spiega la lunghezza dei capitoli: ogni file ne conteneva uno e non doveva superare le trenta pagine, altrimenti diventava ingestibile dal programma. Questo fatto l’ho imparato a mie spese quando ho affrontato il primo capito della tesi, ovvero la breve storia del calcolo automatico. Si trattava di digitalizzare quella relazione che avevo già scritto a mano. Dopo averla digitata tutta nel computer ed averla giudiziosamente salvata, alla successiva riapertura del programma questo si rifiutava di caricarmi il file, in quanto non lo riconosceva. Interpellato l’amico Furio Colombo, primo vero esperto d’informatica dell’Istituto di Storia Medievale e Moderna di Trieste, anche perché contemporaneamente faceva il programmatore presso la Facoltà di Chimica, mi suggerì di provare a usare file più piccoli. Ho provato allora a caricare il file, che era un .DOC, con un banale editor di testo: quanto digitato c’era tutto, quello che avevo perso era la formattazione (grassetti, corsivi, etc.) ed il collegamento ipertestuale con le note a piè di pagina. L’ho diviso a metà ed ho riprovato a caricarlo con Word 4.0: ora riusciva a vederlo tranquillamente. Dato che il lavoro principale era salvo, ho empiricamente sperimentato varie lunghezze di file per vedere fin dove potevo arrivare. Il limite ho scoperto essere 216 ovvero 65.536 byte: la pagina di memoria citata.

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Evoluzione di un’idea La prima volta che in una mia agenda appare una indicazione in merito all’unione di informatica e storia è in data 11 marzo 1981:
Ipotesi di tesi di laurea: “Per l’uso dell’elaboratore elettronico nell’analisi storica”

Il secondo appunto sullo stesso argomento tre anni dopo: il 3 marzo 1984:
Questa sera sono andato in sala giochi con Fabio [Rizzi]. I nuovi giochi elettronici sono una cosa piuttosto noiosa e stressante. Ma è interessante vedere fin dove può arrivare l’elettronica. Senz’altro anche lo studio della storia ha nel suo futuro il computer, quindi penso che sia bene porci fin d’ora il problema di come utilizzarlo e, soprattutto, di che uso è bene farne.

Il 4 gennaio dello stesso anno però avevo già appuntato sull’agenda gli estremi di un libro sull’uso del computer, libro che però non ricordo di aver mai letto:
Piero d’Alfonso e Giovanni Martorana: Impariamo ad usare il personal computer per lavorare, per studiare, per giocare, Ediesse 1983.

Fu in questo periodo che seguii un seminario per laureandi dove ognuno di noi doveva parlare dei suoi progetti per la tesi di laurea. In questo luogo espressi per la prima volta pubblicamente la mia intenzione di affrontare l’analisi dell’uso del computer all’interno della ricerca storica. Un professore, per altro molto simpatico, tra il serio e il faceto mi disse: “Va bene, basta che ci dimostri che non serve!” Tra il 14 ed il 16 novembre1985 sono andato a Milano, al Palazzo delle Stelline, per seguire il congresso “Ideologie, professioni e tecniche nel periodo fascista”. Scambiando opinioni con gli altri convegnisti, qualcuno (purtroppo non ricordo chi) con cui avevo parlato dei miei interessi per la tesi, mi suggerì di mettermi in contatto con il dott. Pierre Lanfranchi all’Istituto Universitario Europeo di Badia Fiesolana, il quale aveva i miei stessi interessi. Devo dire che il dott. Lanfranchi, che incontrai all’inizio del 1986, fu molto disponibile nei miei confronti, anzi confesso che approffittai della sua ospitalità e non solo presi tutto il materiale e le fotocopie che mi diede, ma mi feci anche invitare a pranzo presso la mensa dell'istituto. Mi rendo conto di essere stato alquanto invadente e mi scuso qui con il dott. Lanfranchi, ma il piacere

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che ha dato a me, studente-lavoratore con il sogno di poter fare un giorno un lavoro intellettuale, il fatto di passare una giornata in un tale istituto di ricerca è stato grandissimo, al punto tale da farmi scordare anche la buona educazione. Il motivo per cui ho ripreso in mano le mie agende era dato dal fatto che speravo di trovare l'evoluzione delle mie riflessioni sulla tesi. Quello che invece ho trovato in primo luogo è una serie crescente di indicazioni bibliografiche di testi che poi sarebbero confluiti nella bibliografia. E' come se avessi progressivamente accumulato materiale per anni senza sapere bene come organizzarlo per una sua esposizione ragionata. Il 20 gennaio 1986 appare però il primo tentativo di riordinamento del materiale:
1) Evoluzione tecnologica e matematica 2) Applicazione della macchina alla storia: informatizzazione degli archivi ed elaborazioni matematiche 2) Come la macchina può occuparsi di storia. I programmi 3) Quali campi storici possono esser aiutati nel loro lavoro dalla macchina 4) Analisi critica dei dati e loro interrogazione elaborazione 5) Prospettive future

Mi muovevo molto alla cieca: passavo dai testi di storigrafia quantitativa a quelli di storia della scienza e della tecnica a quelli di tecnologia informatica senza sapere bene dove dirigermi. Pochi giorni dopo, il 20 febbraio, qualcosa di un po’ più definito:
I possibili livelli di applicazione dell’elaboratore elettronico alla storia, e quindi della matematica alla storia, sono molteplici: Archivistica (schedatura libri e possibilità di costruire schedari per soggetto enormemente superiori a quelli esistenti) Banche dati (Schedatura del materiale e costruzioni di serie materiali, dai reperti archeologici ai manoscritti) Statistica storica (Demografia storica, storia urbana, tassi di natalità e mortalità, ecc.) Studi di funzione applicati ai modelli di interpretazione storica.

Il 21 marzo di quell’anno sono partito per Londra, per partecipare al convegno

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internazionale tenentesi al Westfield College che portò alla fondazione dell’Associaton for History and Computing (AHC). Il punto di partenza di questo viaggio me lo trovò proprio Antonio Sema, quando in una lettera del 1984 (che conservo ancora) mi suggerì una rivista canadese di storia e informatica: “Computers and Medieval Data Processing / Informatique et Etudes Medievales” edita dall’Istitut d’Etudes Medievales de l’Université de Montreal. Scrissi in Canada per avere maggiori informazioni: non ho mai visto quella rivista, ma quando avevo oramai perso tutte le speranze di una risposta, da Parigi mi arrivò un invito per il congresso di Londra: come il mio nominativo fosse transitato da Montreal a Parigi rimane per me un mistero. Ho tentennato molto prima di partire per Londra, ma avevo un’amica che abitava a Brighton e ho deciso di prendere due piccioni con una fava. Al congresso eravamo presenti solo tre italiani: Francesca Bocchi e Rolando Dondarini, docenti di Bologna, ed io, studente da Trieste. Naturalmente il viaggio a Londra fu tutto economicamente sulle mie spalle, in quanto non ricevetti nessun aiuto dall’Università. La cosa che mi ha stupito di più in assoluto in Gran Bretagna è accaduta quando sono andato a visitare la Sussex University, dove la mia amica studiava. Nella biblioteca dell’università ho trovato ben sei (6) computer a disposizione del pubblico per le ricerche bibliografiche: pensando ai cassetti di legno con le schedine scritte a mano della Biblioteca Civica che frequentavo, mi sono sentito come il barbaro che giunge dalla periferia dell’impero. La nota del 26 giugno di quell’anno getta una luce maggiore sul perché ho deciso proprio questo argomento di laurea:
Tutti pretendono di spiegarmi come si fa ricerca, ma non c’è nessuno che si sia mai accorto che più importante della ricerca delle informazioni è trovare un metodo di organizzazione di queste informazioni e quindi darne una chiave di lettura (si scrive sempre per un pubblico). Quindi è perfettamente inutile che cerchi qualcuno che mi aiuti in questa ricerca, tanto tutti quelli a cui chiedo come organizzare le informazioni mi rispondono invariabilmente di cercarne di nuove. Con questo non voglio dire che nessuno abbia mai organizzato le informazioni in suo possesso, voglio solo dire che è sempre stato fatto in maniera inconscia ed istintiva, mai in maniera logica. Ancora una volta è al metodo matematico che dobbiamo rivolgerci. Dobbiamo cioè chiederci cosa vogliamo dimostrare con il nostro lavoro e scrivere in funzione di quello. Metodologia non è solo nella

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ricerca, ma anche e soprattutto nella organizzazione delle informazioni l’una rispetto all’altra. Nell’organizzazione è la chiave di lettura del passato.

Evidentemente questo tipo di ricerca era finalizzata a soddisfare un mio bisogno psicologico inconscio di ordine, per riuscire a comprendere il mondo. Riordinare le informazioni per meglio capire tutto ciò che mi circonda, in modo tale che ciò mi dia una maggior sicurezza nel cercare di dominare il caos che evidentemente come persona percepisco attorno a me. Nel 1987 non ci sono annotazioni sulla tesi, ma d’altra parte è anche l’anno della mia nuova casa ed avevo ben altro a cui pensare. Comunque sono tornato a Londra per il secondo congresso dell’associazione History & Computing. Il terzo congresso si è tenuto l’anno successivo a Colonia e non ci sono andato perché ho preferito spostare i fondi dal capitolo “viaggio d’istruzione” al capitolo “acquisto libreria”, in quanto ero ben stanco di vivere con i libri negli scatoloni di cartone. Verso la fine di quell’anno e precisamente il 26 ottobre 1988, scrivevo questo appunto:
Lo sviluppo ed il passaggio della storiografia italiana dal primo al secondo dopoguerra può essere definito come il passaggio dall’idealismo liberale all’idealismo marxista, che è praticamente la versione italiana del materialismo storico.

E due giorni più tardi precisavo:
Forse è errato definire la storiografia italiana del II dopoguerra come idealismo marxista, forse sarebbe meglio definirla come materialismo idealista o idealismo materialista, in maniera che l’ossimoro riveli le irresolvibili contraddizioni di questa scuola storiografica. Non si possono sintetizzare assieme l’idealismo liberale o crociano e il materialismo storico, bisogna superarli entrambi.

Anche in queste note è palese il mio malessere nei confronti del rifiuto che mi percepivo attorno all’interno dell’Istituto di Storia Medievale e Moderna. Rifiuto a cui ho già accennato parlando del seminario per laureandi a cui avevo partecipato. Alla Facoltà di Lettere dell’Università di Trieste fortunatamente c'erano anche altri studenti

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oltre a me, che si interessavano, almeno parzialmente, al mio stesso argomento: Fulvio Colombo, Gianni Rizzi, Sandro Coslovich ed Andrea Damini, che qui ringrazio sentitamente per l'aiuto che mi hanno dato nello scambiarci il materiale che avevamo a disposizione. Nel 1985 viene attivato anche l’insegnamento di Metodi Quantitativi applicati alla Storia ed assegnato alla prof. Morassi. Ho seguito il corso e sostenuto l’esame nell’autunno successivo, ma la prof. non si è mostrata interessata a seguirmi nella stesura della tesi. Nel 1988 l’incarico venne dato a contratto ad un professore di Torino, Mario Maggiorotti, del quale ho seguito gli insegnamenti e con il quale ho iniziato a parlare di tesi, dato che l’argomento gli interessava molto. Purtroppo non gli hanno rinnovato il contratto per l’anno successivo e l’idea è caduta. Nel 1989 infatti, l’incarico viene dato al prof. Giovanni Gozzini di Firenze. Seguo anche i suoi corsi e scopriamo di avere in comune l’amicizia con il prof. Santomassimo. Il prof. Gozzini si è offerto egli stesso di seguirmi nello sviluppo della tesi. E’ stata una doppia scommessa: l’argomento era ostico alla cultura storiografica dominante, nonostante non si sia trattato altro che di una banale tesi di tipo compilativo, ed io sono stato il suo primo laureando. (A onor del vero, all’epoca qualcuno mi disse di non fidarmi troppo di quel professore così “alla mano”, ma non gli diedi ascolto e, qualche anno dopo la discussione della tesi, mi pentii amaramente di non aver fatto mio quel consiglio.) D’altra parte, il prof. Gozzini ha avuto l’idea organizzativa fondamentale del materiale che avevo accumulato: mi ha proposto infatti di utilizzare come framework l'interpretazione storiografica contenuta nell'articolo di Lawrence Stone, Il ritorno al racconto: riflessioni su una nuova vecchia storia e la sua schematizzazione delle varie scuole storico-quantitative, premettendo la rielaborazione di quella breve storia del calcolo automatico che avevo scritto come relazione per l'esame di Storia della Scienza e della Tecnica nel nell’Età Contemporanea. La coda relativa alla nascita di History & Computing invece è tutta farina del mio sacco. Nel 1989 ho partecipato alla fondazione della sezione italiana di History & Computing, come avevo già partecipato nel 1986 alla fondazione dell’Associazione Internazionale. Durante il viaggio di ritorno da Bologna, dove mi ero appunto recato per firmare l’atto di fondazione di AHC Italia, mi è accaduto un evento del tutto

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fortuito. Da tempo stavo cercando gli atti del congresso di scienze storiche tenutosi a Mosca nel 1970, incentrato appunto sull'uso del computer nella ricerca storica. Mi ero già recato varie volte, a partire dal marzo del 1986, all'associazione Italia-URSS per vedere se riuscivo ad avere in qualche maniera gli atti di quel congresso: tutto inutile. Proprio su quel treno invece, ho incontrato una conoscente con un'amica. Quest'amica si chiamava Margherita De Pellegrin, era di Lusiana (Vicenza) e studiava russo alla Scuola Interpreti di Trieste. Di lì a qualche giorno sarebbe partita per Mosca per rimanerci otto mesi, se non ricordo male. Si offrì di aiutarmi ed effettivamente lo fece: nella prima primavera del 1990 mi arrivarono dalla Russia per posta gli atti del convegno che tanto desideravo. Un grazie di cuore anche a lei. Ormai ero pronto ad inizare la scrittura denifitiva, quando mi è arrivato il richiamo militare: un mese e mezzo di ferma per fare il corso che mi avrebbe dato la promozione a capitano. Terminato tale corso a metà luglio, mi sono lanciato nella stesura finale. Avevo già investito quindici giorni nel corso di autoistruzione del programma Word 4.0 e i primi due capitoli introduttivi erano pronti. Quello che serviva ora era scrivere la parte principale del testo. Tutto il resto di quell’anno è stato un furioso scrivere, riscrivere e correggere con l’ansia di non riuscire a fare in tempo, come ben sa chiunque abbia scritto una tesi di laurea. Sono comunque riuscito anche a tenere una relazione intitolata Note di computazione storica al Forum del Comitato Italiano di AHC nel novembre del 1990 a Bologna. Il 7 marzo del 1991, allo scadere del mio tredicesimo anno accademico, sono finalmente riuscito a laurearmi summa cum laude in Storia Contemporanea con la tesi che avevo iniziato a sognare dieci anni prima1.

Mi sono laureato appena in tempo, l’anno successivo infatti fu eliminato l’insegnamento di Metodi Quantitativi Applicati alla Storia dai programmi universitari.

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