Diritto processuale civile 4/11/2011

– LA CONSULENZA TECNICA
Anche nella consulenza tecnica,come nella testimonianza,il “protagonista” dell'attività istruttoria è un terzo soggetto: il consulente. Il mezzo istruttorio in esame è particolarmente importante,perché la maggior parte dei processi civili è caratterizzata dalla alla nomina di un consulente tecnico. La prima norma di riferimento che ci da atto di cosa sia la consulenza tecnica è l'art. 61 CPC,contenuto nel capo rubricato “Del consulente tecnico,del custode e degli altri ausiliari del giudice”che,per l'appunto,regola la disciplina di tutti i soggetti ausiliari del giudice all'interno del processo. Recita l'articolo: “Quando e’ necessario, il giudice può farsi assistere, per il compimento di singoli atti o per tutto il processo, da uno o più consulenti di particolare competenza tecnica. La scelta dei consulenti tecnici deve essere normalmente fatta tra le persone iscritte in albi speciali formati a norma delle disposizioni di attuazione al presente codice.” Come si può ben vedere,l'art. 61 fa riferimento alle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile nei cui articoli 13 e ss troviamo le norme che disciplinano l'albo dei consulenti tecnici. In particolare,ex art. 13 : “Presso ogni tribunale è istituito un albo dei consulenti tecnici. L'albo è diviso in categorie. Debbono essere sempre comprese nell'albo le categorie: 1. medico-chirurgica; 2. industriale; 3. commerciale; 4. agricola; 5. bancaria; 6. assicurativa.”. Ovviamente i consulenti saranno esperti nelle materie di cui all'articolo 13. Gli articoli successivi disciplinano nello specifico: ✔ ART 14 → Norme sulle modalità di formazione e tenuta dell'albo ✔ ART 15 → Requisiti e modalità necessari all'iscrizione nell'albo ✔ ART 16 → Domande di iscrizione Già da queste pochissime norme si può capire non solo cosa sia la consulenza tecnica,ma anche perché il legislatore l'abbia prevista: all'interno del processo civile,non di rado,ai fini della decisione di una causa,il giudice necessita (o comunque trarrebbe giovamento) di un ausilio,perché talvolta sono richieste particolari cognizioni tecniche e scientifiche (in particolare nelle materie di cui all'art. 13) che esso potrebbe non possedere. Si ricorre,quindi,ad un esperto,un perito,che colmi queste lacune con il suo sapere tecnico qualificato in specifiche materie,fornendo le cognizioni necessarie a risolvere la controversia. La funzione e la natura di questo mezzo istruttorio sono molto controverse e la problematica in merito ad esse ha notevoli ricadute pratiche nell'ambito del processo. Va subito precisato che nel codice previgente (1865) era prevista la cd “perizia”,che era ritenuta,senza dubbio,un mezzo di prova a tutti gli effetti (deputato,quindi,anche all'accertamento di fatti). Nel 1940,invece,si è previsto uno strumento istruttorio,la consulenza tecnica,che,stando alla lettera della legge,dovrebbe discostarsi non poco dal modello del codice abrogato,perché disciplinato come mezzo di ausilio del giudice nella valutazione di fatti già provati. Esso,quindi,pur essendo un mezzo istruttorio (la restante disciplina è infatti contenuta nella sezione dedicata all'istruzione probatoria),non è un mezzo di prova vero e proprio volto ad accertare i fatti. Non a caso,vigendo nel nostro ordinamento il principio dispositivo per cui sono le parti che di regola chiedono i mezzi istruttori,esso è uno dei pochi mezzi istruttori nella disponibilità del giudice (si parla,infatti,di consulenza tecnica d'ufficio “c.t.u.”) perché è esso che lo dispone d'ufficio,allorché abbia bisogno di una serie di cognizioni tecnico-scientifiche che non ha,o che lo ammette quando sono le parti a farne richiesta nei loro atti. Quantunque sia un mezzo nella disponibilità del giudice (in tendenziale deroga del principio dispositivo che,perciò,si definisce “attenuato”),ci si chiede se la consulenza tecnica sia: UN VERO E PROPRIO MEZZO DI PROVA : finalizzato ,a dimostrare l'esistenza di fatti allegati dalla parte e non ancora provati. In questo caso si parla di consulenza tecnica percipiente (il fatto allegato può anche essere accertato dal consulente tecnico ed è provato attraverso la consulenza)

ai sensi dell'art.e specie negli ultimi tempi.può farsi assistere dal consulente).rendono necessario avvalersi delle considerazioni di un esperto (ad es.dunque.ad esempio.la non vincolatività delle risultanze di essa (nel senso che il giudice non è obbligato ad attenervisi) nel caso in cui.potrebbe sempre decidere la consulenza senza avvalersi del consulente) di disporre una consulenza anche quando siano le parti a richiederlo e.si è andato affermando l'orientamento opposto.oppure la responsabilità del costruttore nel caso di crollo di una palazzina. Anche in questo caso il giudice potrebbe discostarsi o parzialmente discostarsi dalle risultanze.possa essere visto come una sorta di testimone qualificato che espone una serie di fatti consentendo al giudice di conoscerli o.se esso serva solo a valutare fatti già provati e.per valutare correttamente le risultanze istruttorie.è il fatto che tale funzione percipiente finalizzata puramente all'accertamento dei fatti.dunque. Tradizionalmente la dottrina.se può provarlo attraverso la consulenza o debba provarlo aliunde e la consulenza possa essere disposta solo per valutarlo meglio.fa rientrare il consulente fra gli ausiliari del giudice e ne parla in termini di mera assistenza a quest'ultimo. Per la parte. Come corollario di questa tesi si tende a dire che la disposizione o l'ammissione di una consulenza sarebbe un onere per il giudice e non una mera facoltà. La ricorrente affermazione che si ha nell'ambito di questo orientamento.una sorta di prova libera.dunque.in taluni casi.infatti. Il problema non è soltanto teorico. Molto spesso i fatti oggetto della consulenza sono decisivi per la definizione della causa perché la loro esistenza o modo di essere possono determinare l'esito del processo.essa sarebbe non solo una garanzia per le parti (che se non potessero avvalersi della .inteso come testimone qualificato.può aversi solo allorché determinati fatti non possano essere dimostrati in alcun altro modo se non attraverso l'utilizzo di alcune cognizioni tecnico-scientifiche particolari.così.perché egli è sì perito peritorum.rende la relazione che sarà oggetto dell'apprezzamento del giudice).nel qual caso il giudice deve necessariamente avvalersi della consulenza di un tecnico che sia in grado di stabilire se ci sia stato un errore nella diagnosi o nella cura di una determinata malattia.diviene fondamentale capire se il mezzo abbia valenza istruttoria vera e propria e il consulente.facendo leva sull'ispirazione originaria del codice del 1940 (l'art. per accertare l'errore medico.lasciando in ombra la funzione probatoria).salvo l'obbligo di motivare l'eventuale dissenso rispetto alle conclusioni del consulente tecnico.che non può utilizzarlo per adempiere l'onere probatorio.vi faccia ricorso. Basti pensare alle cause di risarcimento del danno. Le parti avrebbero.invece.secondo il quale la consulenza tecnica può essere anche percipiente volta.ma il giudice.perché la per la parte è rilevante sapere.sic et simpliciter ad accertare i fatti (con una schietta funzione probatoria).uno strumento istruttorio soggetto.fatti non agevolmente dimostrabili (perché provocherebbero delle diseconomie) dalle parti personalmente perché. Essa sarebbe.ma non può avere la discrezionalità di escludere una consulenza laddove gli manchino delle conoscenze tecniche. 116 CPC.MEZZO ISTRUTTORIO AUSILIARIO PER INTEGRARE LE CONOSCENZE DEL GIUDICE : serve soltanto al giudice per avere delle cognizioni tecniche e valutare dei fatti già provati dalle parti.al prudente apprezzamento del giudice e consentirebbe alle parti anche solo di allegare determinati fatti con la consapevolezza di poterli provare proprio per il tramite della consulenza (in questo caso il consulente. Corollario di tale opinione era la non obbligatorietà in alcun caso per il giudice (ritenuto “peritus peritorum”.sia dovuto ad errore medico o diagnostico.caso in cui sarà necessario nominare un ingegnere).un vero e proprio diritto ad ottenere una consulenza per l'accertamento vero e proprio di taluni fatti del processo.tuttavia negli ultimi decenni la prassi ha cominciato a rendersi conto del fatto che la consulenza tecnica deve avere anche valore percipiente perché essendo difficile provare taluni fatti senza cognizioni tecniche particolari.in tal caso.al momento in cui allega un fatto.richiedendo determinate conoscenze tecnico-scientifiche che fanno sì che possano essere dimostrati solo possedendole.però. Tuttavia nel corso dei decenni.dunque.61.ovviamente con l'obbligo di motivare tale dissenso avvalendosi anche qui di eventuali cognizioni tecniche che dovesse avere.in cui la consulenza avrà necessariamente ad oggetto il quantum del danno (che è un fatto molto rilevante) o l'an (che determina se la domanda debba essere accolta o meno) del danno quando esso. Devono essere. Anche in giurisprudenza si hanno pronunce che ricalcano l'orientamento tradizionale. In questo caso si parla di consulenza tecnica deducente (il fatto deve essere comunque provato dalla parte.sarà un mero ausiliare del giudice che lo assiste integrandone le conoscenze.propendeva per l'esistenza della sola consulenza tecnica deducente.

potendo fondare la sua decisione sulla perizia.l'eventuale dissenso alle loro controdeduzioni : 1. Nel caso di accertamento del danno da errore diagnostico.debba necessariamente motivare l'adesione alla richiesta di consulenza fatta dalle parti e.l'attore non ha più l'onere di provarlo.per il principio di non contestazione.) ” Questo è un caso di ammissione implicita : i Comuni ammettono l'inquinamento. Questo fatto è decisivo e il giudice potrebbe limitarsi ad accogliere la domanda di risarcimento anche solo sulla base di esso.ad aderire alle sue risultanze. TESI MENO RIGORISTA : il giudice potrebbe limitarsi ad aderire alla consulenza semplicemente richiamandone le risultanze. Quanto al rigetto delle controdeduzioni eventualmente sollevate.ma con la consulenza tecnica d'ufficio si può accertare che l'errore c'è stato. Ci si può rendere conto del caso di specie seguendo lo svolgimento del processo : l'amministrazione dei monopoli di Stato chiamava in giudizio una serie di Comuni sardi per sentirli dichiarare responsabili dell'inquinamento della salina di Cagliari dovuto al riversamento di liquami fognari di origine urbana non depurati né convogliati ed ottenerne la condanna solidale al risarcimento del danno emergente e del lucro cessante con interessi e rivalutazione. Il fatto costitutivo inquinamento.la parte che in teoria ha commesso l'errore allegherà tutta una serie di argomentazioni per dimostrare che esso no si è verificato.ma avrebbe quantomeno l'onere di motivare nello specifico le ragioni per cui ritiene di dover disattendere le controdeduzioni sollevate dalle parti.è espunto dal tema probandum.neanche per esso ci sarebbe obbligo di motivazione perché sarebbero implicitamente confutate dalle risultanze della consulenza in quanto con esse contrastanti (si parla di motivazione per relationem). TESI PIU' RIGORISTA : il giudice potrebbe sì aderire alla consulenza semplicemente richiamandone le risultanze.consulenza sarebbero costrette a provare fatti di cui difficilmente possono dimostrare l'esistenza o inesistenza)..t.insufficiente e contraddittoria ..dunque.ma dicono che è dovuto ad altri soggetti.. (ad es.” L'attore è stato “sfortunato” perché ha trovato un tribunale e una Corte d'appello che hanno rigettato parte della sua domanda non ritenendo possibile assolvere all'onere probatorio semplicemente attraverso la consulenza tecnica. Sono sempre più frequenti i giudici di merito decidono in questo senso.) l'amministrazione statale non ha fornito elementi per la ricostruzione della situazione economica dell'azienda prima e dopo il fatto dannoso.vertendo essa solitamente su fatti decisivi. 2. • “La Regione eccepiva il proprio difetto di legittimazione (…) Il tribunale riteneva la responsabilità esclusiva dei Comuni (…) motivando come segue sui punti ancora in discussione ” Il tribunale accoglieva dunque la domanda soltanto in parte. Essendo la consulenza così delineata una prova vera e propria che è fonte di apprezzamento del giudice e..nella sentenza.il giudice potrebbe limitarsi.) Nell'ambito di questo orientamento giurisprudenziale si sono delineati due sotto-orientamenti principali in merito al se il giudice.u. • “I Comuni convenuti si difendevano addebitando la responsabilità dell'inquinamento al comportamento dell'amministrazione dei monopoli e della Regione Sardegna (. La parte si era semplicemente limitata ad allegare il lucro cessante per cui ha ottenuto solo 9 miliardi.solo relativamente al danno emergente ma non al lucro cessante • “La parte che pretende il risarcimento del danno da lucro cessante ha l'onere di provarne l'esistenza.ma anche un utile strumento di economia processuale. La Cassazione smentisce questa impostazione: • “Con il secondo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione. (. tale prova deve essere fornita con mezzi diversi dalla c. Proprio in questo quadro si inserisce la sentenza di oggi.

l'onere della prova può ritenersi assolto con la semplice allegazione del fatto.infatti. Le norme che regolano l'attività del consulente tecnico sono gli artt.u svolge un ruolo particolarmente importante nel processo. Nella prassi molto spesso accade che la consulenza tecnica svolga anche un'altra funzione peculiare con riferimento all'ispezione (strumento istruttorio disponibile d'ufficio attraverso il quale il giudice ha una conoscenza diretta di determinati fatti.u.dunque.materia in cui.pur in costanza di passività ugualmente sostenute.si riferisce a una situazione in cui la perizia aveva ad oggetto un esame contabile di alcuni documenti (per poter accertare il lucro cessante).perché esso potrà essere provato attraverso la consulenza tecnica • “Viola pertanto gli artt.luoghi o cose): talvolta accade.. 61 (figura del consulente tecnico) e 116 (possibilità del giudice di formare il proprio libero convincimento). Costituisce fonte oggettiva di prova di prova (…) dagli accertamenti tecnici” La consulenza tecnica.il giudice che non ammetta la consulenza tecnica (…) di tenerne conto” Con questa sentenza la Corte pone una sorta di vincolo per il giudice. 191 e ss CPC nella sezione relativa all'istruzione probatoria.il consulente ha poteri particolarmente ampi: previo consenso di tutte le parti può addirittura andare ad accertare fatti non allegati in giudizio (documenti che non sono stati prodotti) anche se di essi può fare menzione nei processi verbali o nella relazione solo a patto che le parti stesse acconsentano anche a ciò.che deve ammettere la consulenza e non può rifiutarsi di ammetterla per il solo fatto che non sia stato adempiuto l'onere probatorio(per il semplice fatto che si tratti di fatti non ancora provati) Il caso di specie.come spesso accade.t.motivazione su un punto decisivo della controversia (…) diversamente da quanto ritenuto dalla corte di merito il lucro cessante. • “In nessun caso. È questo.un caso in cui la funzione probatoria della consulenza è particolarmente incisiva.costituito dal mancato introito del prezzo di vendita del sale.ex art.t.tuttavia.essendo la prova di uno dei fatti decisivi per la causa.) ricorrono o meno le condizioni per ammettere la consulenza tecnica” Nei casi in cui i fatti sono rilevabili solo attraverso il ricorso a specifiche conoscenze tecniche. L'attività del consulente può consistere in: mera assistenza al giudice o alle parti in udienza svolgimento di vere e proprie indagini anche in maniera del tutto autonoma senza alcun intervento del giudice .che il giudice non si rechi personalmente a visionare alcuni luoghi o cose e nomini un proprio consulente che vada ad ispezionare (tant'è vero che nell'ambito dell'ispezione si parla di ispezione da parte del giudice o di ispezione a mezzo di consulente tecnico).t.la c.la Corte richiama altre sentenze in tal senso tutte legate alla convinzione che la consulenza tecnica possa essere sia deducente che percipiente.è un vero e proprio mezzo di prova quando il fatto sia dimostrabile solo attraverso determinate conoscenze tecniche. Terminato il discorso relativo alla natura e alla funzione della consulenza.peraltro. 198 CPC. Ma in tal caso è tenuto a fornire congrua motivazione (…) cognizioni tecniche ” “Se il giudice affida al consulente il semplice incarico di (…) utilizzabile al pari di ogni altra prova ritualmente acquista al processo” • Peraltro.la consulenza tecnica può servire ad esonerare la parte (.è stato allegato e provato (…) occorre evidenziare a questo proposito che la c. Per confermare questo orientamento.bisogna andare a inquadrare questo mezzo istruttorio nell'ambito del processo.dunque.. • “Il giudice può non aderire alle conclusioni del c.

è autorizzato a compiere indagini senza che sia presente il giudice. 61 (consulente tecnico come ausiliare del giudice) e 62 (compimento delle indagini commissionategli dal giudice) e l'articolo 194 co1. a norma dell'articolo 194 del codice.” L'attività più frequente nella prassi è di certo quella che consiste nello svolgimento di vere e proprie indagini (alla fine delle quali redige una relazione delle operazioni peritali compiute) con o senza intervento del giudice ma. L'attività in concreto del consulente in materia di indagini è disciplinata dall'art.deve farlo presente al giudice almeno 3 giorni prima dell'udienza di comparizione.avendo già nozione dei quesiti.prevedendo che il consulente che.come oggi. 3. • COMMA II : fa riferimento alle indagini svolte senza l'intervento del giudice.B. Inevitabile. Il nostro codice prevede un vero e proprio obbligo.con ordinanza ex art. anche fuori della circoscrizione giudiziaria. 63 : “Il consulente scelto tra gli iscritti in un albo ha l'obbligo di prestare il suo ufficio.si riferisce proprio ad esse : “Il consulente tecnico assiste alle udienze alle quali è invitato dal giudice istruttore. L'art 191. tranne che il giudice riconosca che ricorre un giusto motivo di astensione.non disponga che il consulente rediga una relazione scritta.disciplina la nomina del consulente : nell'ambito dell'udienza di trattazione ( N.a tal proposito. deve dare comunicazione alle parti del giorno.ritenga esista una giusta causa per la quale non debba prestare il proprio ufficio.potrebbe arrivare in udienza e suggerirne alle parti la modifica o l'integrazione).di prestare il proprio ufficio una volta nominato. 2. ad assumere informazioni da terzi e a eseguire piante. 193): solo in questo momento l'incarico gli è affidato formalmente sebbene sia a conoscenza già da prima dei quesiti.qualora non vi si attenga.183 co7(ordinanza emanata all'esito delle memorie scritte scambiatesi delle parti in fase di trattazione.ma fissati in udienza di comparizione (per cui il consulente non aveva. Recita.fase decisoria) il giudice. L'ordinanza di nomina emanata dal giudice istruttore si rivolge anche alle parti (ex art 201 CPC)perché dà loro un termine entro cui nominare un eventuale consulente di parte (di regola esso viene nominato soprattutto nelle cause in cui tutto ruota intorno all'accertamento di fatti dimostrabili solo con particolari conoscenze tecnico scientifiche). da sé solo o insieme col giudice secondo che questi dispone.la possibilità di arrivare in questa udienza già preparato su tali quesiti) e che in un'ulteriore udienza il consulente depositasse la relazione. calchi e rilievi.formula i quesiti da sottoporgli e fissa l'udienza in cui esso dovrà comparire per accettare e formalizzare l'incarico . 4. Della ricusazione del consulente conosce il giudice che l'ha nominato.fase di assunzione delle prove. Può essere autorizzato a domandare chiarimenti alle parti. In questo caso il consulente redige la relazione scritta nella quale inserisce anche le istanze e le osservazioni delle parti.una volta nominato. Il consulente può essere ricusato dalle parti per i motivi indicati nell'articolo 51.nomina anche il consulente tecnico.Di queste due possibili modalità di svolgimento dell'attività del consulente parlano già gli artt.deve accettare l'incarico e giurare di bene e fedelmente adempiervi (art. Il nostro processo è diviso in fasi : 1.l'art.fase di trattazione. 195 : • COMMA I : fa riferimento alle indagini svolte con l'intervento del giudice.come spesso avviene.essendo previste delle cause di esenzione . le indagini di cui all'articolo 62.con la quale il giudice provvede sulle richieste istruttorie formulate dalle parti nelle ultime due memorie.entro certi limiti.fase introduttiva.obbligo che però è tendenziale.il consulente è soggetto alle stesse ipotesi astensione previste per il giudice e anch'esso.che i quesiti non fossero contestuali ad essa. In questo caso si forma processo verbale a meno che il giudice.per il consulente iscritto nell'apposito albo.rubricato “attività del consulente”.fare riferimento all'art 90 delle disposizioni di attuazione : “ Il consulente tecnico che. con dichiarazione inserita nel processo verbale d'udienza o con biglietto a mezzo del cancelliere. 192 co1) il consulente. compie.salvo esistenza di cause di esenzione.” .per cui la riforma si è mossa in un'ottica di accelerazione dei tempi e garanzia delle parti (perché il consulente.infatti. Entro lo stesso termine le parti devono proporre le loro istanze di ricusazione depositando in cancelleria ricorso al giudice istruttore.in maniera perlopiù autonoma.” Come si può evincere dal richiamo all'art 51. In passato la norma prevedeva che nell'udienza di trattazione il giudice nominasse solo il consulente. ora e luogo di inizio delle operazioni.relative ai mezzi di prova e alle prove contrarie) . L'art 192 co2 e 3 parla proprio di astensione e ricusazione.riformato al primo comma dalla novella del 2009.può essere ricusato dalle parti. Arrivato all'udienza di comparizione (cui è invitato con ordinanza notificatagli dal cancelliere come da art. Da tutto ciò scaturivano notevoli ritardi.

Queste osservazioni le parti di regola non le svolgono mai personalmente.u. che è sottoscritto dalle parti e dal consulente tecnico e inserito nel fascicolo d'ufficio.alcuni uffici giudiziari adottavano delle prassi cd.che stabilisce che quando la conciliazione non avvenga il consulente depositi in cancelleria la relazione con i risultati delle indagini e il suo parere entro il termine stabilito. oltre ad assistere a norma dell'articolo 194 alle operazioni del consulente del giudice.il consulente.argomentando sulla base dell'art. 200 co1.che prevede la disciplina dello svolgimento delle operazioni peritali. e possono presentare al consulente. in caso contrario. Virtuose con le quali ponevano in essere meccanismi molto simili a quelli oggi formalizzati.dall'art. per iscritto o a voce. Basta guardare all'art. C'è un ulteriore termine.è stato riformulato. Ovviamente il consulente è soggetto a responsabilità (nello specifico nella responsabilità penale dei periti) per la sua attività incorrendo.quanto attraverso i difensori e i consulenti tecnici di parte. partecipa all'udienza e alla camera di consiglio ogni volta che vi interviene il consulente del giudice.in sanzioni penali nel caso in cui svolga inadeguatamente o con colpa grave il suo incarico.ma dalla legge speciale 115 del 2002 (dedicata in generale alla liquidazione dei compensi degli ausiliari del giudice).”. Con la stessa ordinanza il giudice fissa anche il termine entro cui le parti devono trasmettere al consulente le proprie controdeduzioni rispetto a tale relazione.”.ai sensi dell'art. stia svolgendo una serie di operazioni peritali.di provvisoria esecutività).dalla novella del 2009: nei casi in cui svolge autonomamente le indagini.che si tratti di elementi che costituiscono meri argomenti di prova. 194 Co2: “Anche quando il giudice dispone che il consulente compia indagini da sé solo.t.bisogna far riferimento all'art.compiute le operazioni peritali. 200.l'art 199 prevede che : “Se le parti si conciliano.proprio grazie al particolare compito del consulente e alla collaborazione richiesta tra esso e le parti o i loro consulenti tecnici. le sue osservazioni sui risultati delle indagini tecniche. Nell'ambito dell'attività del consulente deve sempre essere garantito il contraddittorio tra le parti (che a ben vedere è garantito anche nello scambio di scritti col consulente di cui abbiamo parlato in precedenza). 64 CPC.a pena di decadenza.invece.ma erano fissate varie udienze apposite : ecco perché anche in questo caso si ha un'accelerazione (In realtà nella pratica. Di regola si tende a ritenere.che devono poter partecipare e svolgere un ruolo attivo in queste operazioni peritali tanto personalmente. 201 co2. osservazioni e istanze. Si discute di quale possa essere il valore probatorio di eventuali dichiarazioni o osservazioni delle parti in sede di espletamento della consulenza tecnica.Anche il comma 3 del 195.nei primi due termini tutto si svolge in uno scambio di scritti tra il consulente e le parti e solo entro il terzo il consulente si reca presso l'ufficio giudiziario.dimodoché possa interloquire o assistervi.infatti.ricaviamo un'ulteriore dimostrazione del rispetto del principio del contraddittorio : “Il consulente della parte.deve redigere una relazione scritta (il parere orale è ormai marginale.) e trasmetterla (anche in maniera telematica) alle parti costituite entro un termine fissato dal giudice con ordinanza emessa in udienza di comparizione.anche prima di questi interventi legislativi.che disciplina proprio la figura di quest'ultimo. . Se tale conciliazione si raggiunge. Il giudice istruttore attribuisce con decreto efficacia di titolo esecutivo al processo verbale.) e.la quale afferma che le spettanze dovute per lo svolgimento della consulenza tecnica devono essere richieste dal tecnico. entro cui il consulente deve depositare in cancelleria la propria relazione e le osservazioni delle parti e una sintetica valutazione sulle stesse. si redige processo verbale della conciliazione.è ben possibile raggiungere la conciliazione tra le parti . Quindi.anteriore alla successiva udienza. le parti possono intervenire alle operazioni in persona e a mezzo dei propri consulenti tecnici e dei difensori.t.ma sempre a mezzo del loro difensore o del difensore coadiuvato dal consulente tecnico di parte (che abbia le conoscenze tecniche necessarie a rispondere al c.” Peraltro.senza ricorrere a meri rinvii di udienza).l'art 91 delle disposizioni di attuazione afferma che il cancelliere deve dare comunicazione al consulente tecnico di parte delle indagini predisposte dal consulente d'ufficio :si ha un vero e proprio onere di informare il consulente tecnico di parte del fatto che un c.u.infatti. Questa legge è molto opportuna perché in passato questo triplice termine non era stabilito a monte. L'attività del consulente è retribuita e la liquidazione del suo compenso è regolata non da una norma del codice.quindi.entro 100 giorni dal compimento delle operazioni peritali con domanda presentata allo stesso giudice procedente. con l'autorizzazione del presidente. per chiarire e svolgere. il quale provvederà con decreto motivato comunicato al beneficiario e alle parti e costituente titolo esecutivo (dotato.per le stesse ragioni di fondo del 191co1. Nell'espletamento della consulenza.