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Legacy Fundraising: "Nel Regno Unito rendono 2,5 miliardi, in Italia dovete imparare a chiedere"

Legacy Fundraising: "Nel Regno Unito rendono 2,5 miliardi, in Italia dovete imparare a chiedere"

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Published by Ottavia Spaggiari
Intervista a Richard Radcliffe, guru del Legacy Fundraising. Da Vita, 10 Febbraio 2012, Numero 6
Intervista a Richard Radcliffe, guru del Legacy Fundraising. Da Vita, 10 Febbraio 2012, Numero 6

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Published by: Ottavia Spaggiari on May 01, 2012
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20

data di partenza

3.629.866

16,25

1.406

17,6

C’
elaborazioni su dati Banca d’Italia e Istat (2004-2007)

FAMIGLIE ESTINTE

RICCHEZZA TRASFERITA

n.
2010
63.061 9.419 197.812 29.147 338.683 46.128

%
0,28 0,04 0,89 0,13 1,52 0,21

mld di € 13,0 3,0 67,3 11,6 104,7 23,1

%
0,16 0,04 0,85 0,15 1,32 0,29

stima al

non essere molto popolare – è stato ampiamente dimostrato da parecchie ricerche svolte in passato negli Stati Uniti. Tutte le volte che la tassazione è stata ridotta, l’interesse a donare ad una charity è calato; viceversa, è sempre aumentato. La reazione della gente non è immediata, è evidente, ma la curva dei lasciti riprende a salire fra i 4 e i 7 anni dopo il cambio della normativa, ovvero quando la tassazione aumenta (lo dimostrano gli studi del fundraiser britannico Eifron Hopper, Head of Legacies presso il Royal National Institute of Blind People). Durante la presidenza Bush le tasse di successione vennero quasi azzerate e i lasciti calarono immediatamente; con l’avvento di Clinton le tasse aumentarono di nuovo, e i lasciti aumentarono. È un invito ad aumentare le tasse di successione anche in Italia? No, certamente. Ma ad iniziare una ri essione, sì. Nel 2010 in Gran Bretagna ci sono stati 73mila lasciti ad organizzazioni non pro t (ovvero quasi il 15% dei cittadini morti hanno fatto un lascito destinato a una organizzazione non pro t): quanti sono in Italia? Noi tutti sappiamo che il più grande trasferimento di ricchezza nella storia dell’umanità avverrà nei prossimi 20-30 anni. Tutte le proprietà, le ricchezze conseguite da coloro che oggi sono “anziani” dovranno per forza “passare di mano”. A chi andranno? Se, ad esempio, anche in Italia, si stabilisse che il bene cio scale di non pagare le tasse al momento della successione (entro un certo limite) spettasse soltanto a coloro che hanno fatto una donazione di almeno il 10% (o anche solo il 5%) del proprio asse ereditario a una organizzazione non pro t, non ci sarebbe nessun aggravio scale per lo Stato, ma sarebbe una grande ricchezza per le onp, che oggi – piccole e grandi – sono alla ricerca di intercettare questo “trasferimento” di ricchezza.

«Nel Regno Unito rendono 2,5 miliardi. In Italia dovete imparare a chiedere»
di Ottavia Spaggiari
UNA DELLE FORME DI FUNDRAISING PIÙ REDDITIZIA. Le stime europee dicono che per ogni euro investito in una campagna lasciti, si produce un ritorno di 38 euro». Ad a ermarlo è Richard Radcli e, guru britannico del legacy fundraising, la raccolta fondi tramite lasciti. Attivo nel non pro t da oltre 25 anni, Radcli e ha cominciato ad occuparsi di legacy fundraising 15 anni fa, diventando executive ceo della Smee & Ford, la più grande società britannica specializzata nelle campagne lasciti. Da allora ha incontrato, dice, «più di 9mila grandi donatori», è stato tesoriere dell’Institute of Fundraising del Regno Unito e svolge attività di consulenza in Asia, in America e in Europa. Italia compresa, dove insegna al master in Fundraising di Forlì. Dove il “legacy fundraising” è più di uso? Nel Regno Unito grazie ai lasciti vengono raccolti ogni anno circa 2,5 miliardi di euro, circa il 15% delle donazioni annue. La maggior parte dei soggetti che operano nel non pro t hanno attivato delle campagne mirate ai lasciti, e anche i musei, le università e molte associazioni culturali utilizzano questo strumento. C’è un’organizzazione che ha sviluppato una campagna lasciti particolarmente redditizia? In Gran Bretagna l’organizzazione Richard Radcli e più forte sul fronte lasciti è il Royal

Richard Radcli e, guru mondiale del legacy fundraising

2020

2015

È

National Lifeboat Institute, che si occupa del salvataggio delle persone in mare: ogni anno raccolgono circa 120 milioni di euro. E anche le campagne attivate dagli enti che gestiscono gli ospedali minori ottengono ottimi risultati. Un caso interessante che ho potuto osservare da vicino nel vostro Paese è quello di Unicef Italia: in soli sei anni la loro campagna ha portato ad aumentare i fondi raccolti da un milione di euro all’anno a oltre 5 milioni. Una bella progressione. Quanto incidono le facilitazioni scali, esistenti o eventualmente attivabili attraverso ulteriori sviluppi legislativi, sulla decisione di e ettuare un lascito? La mia esperienza mi dice solo in minima parte. Dopotutto quando non ci sei più, non hai molti motivi per preoccuparti delle tasse... Scherzi a parte, a meno che non si parli di patrimoni molto vasti, non è per ragioni scali che le persone decidono di e ettuare un lascito. Quali sono dunque le motivazioni? La gratitudine è un motore decisionale molto forte. Molti lasciti vengono fatti perché le persone vogliono ringraziare le associazioni di cui hanno avuto esperienza diretta, o per un servizio di cui hanno usufruito. In Italia per esempio un socio del Fai potrebbe decidere di fare un lascito perché grazie a questa associazione ha scoperto l’esistenza di luoghi meravigliosi. Ma tanti, ultimamente, vanno anche al di là dell’esperienza diretta: con un lascito all’Unicef una persona non esprime solo la ducia in quell’associazione, ma ne sposa la causa. Ci descrive il lasciatario-tipo?

Di solito fanno questo tipo di testamenti persone che hanno superato la soglia dei sessant’anni. E questo è abbastanza scontato. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, invece, mediamente non sono persone ricche. La maggior parte dei lasciti proviene da gente il cui patrimonio non supera i 500mila euro. Il pro lo di una persona che fa un lascito è molto simile a quello di una persona che effettua regolarmente donazioni. A volte però si tratta di qualcuno che non si è potuto permettere di sostenere una non pro t durante la vita, e decide di “rimediare” in questo modo. La percentuale dei lasciti femminili supera comunque quella maschile. Perché in Italia questa forma di fundraising non è così di usa? Il quadro legislativo non gioca a favore dell’Italia. In Italia, n dal Codice napoleonico, in assenza di testamento è la legge che de nisce quali sono le persone – familiari ed eredi – a cui va l’eredità, tutelati anche a prescindere dal testamento. In Gran Bretagna questa tutela non c’è. Poi, in Gran Bretagna i notai che seguono le pratiche testamentarie sono abituati a chiedere ai loro clienti se hanno intenzione di fare un lascito al non pro t. In Italia ciò non accade quasi mai. Che consiglio darebbe alle non pro t italiane per incrementare i lasciti? Bisogna essere chiari e costanti nella comunicazione, ricordare sul proprio sito web e nelle newsletter che esiste questa opzione. E soprattutto bisogna avere molto chiara una cosa: è importante chiedere. Per avere un lascito, bisogna chiederlo.

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