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Il male americano

Il male americano

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L'America di oggi è un cadavere in buona salute. Con la sua immensa potenza materiale, con la sua estensione geografica, col suo gusto del gigantic, e con la fruttificazione del suo capitale, l'America (proprio come l'Unione Sovietica) ha potuto creare delle illusioni. Ponendo l'accento sui fattori materiali, sugli elementi quantificabili, ha imposto al mondo l'ideale della superproduzione. Ma questo e sufficiente a garantirne l'eternità? Prigionieri del desiderio di «vivere alla svelta», gli Stati Uniti scompariranno brutalmente come sono sorti; più presto di quanto non si creda, forse, poiché all'interno dell'universo americano non esistono possibilità di salvezza, a destra come a sinistra, al nord come al sud.

Il male americano è una malattia sottile, indolore; una malattia dello spirito che ormai ha attaccato anche i corpi ma di cui continuiamo a non accorgerci.. Come difenderci? Come ci si difende da tutte le malattie: comprendendone i meccanismi di azione e le cause. De Benoist e Locchi hanno voluto fare proprio questo: il loro libro è un'analisi serrata ma precisa e spietata del male americano, e la spiegazione di questo male nella sua genesi e nelle sue manifestazioni.
L'America di oggi è un cadavere in buona salute. Con la sua immensa potenza materiale, con la sua estensione geografica, col suo gusto del gigantic, e con la fruttificazione del suo capitale, l'America (proprio come l'Unione Sovietica) ha potuto creare delle illusioni. Ponendo l'accento sui fattori materiali, sugli elementi quantificabili, ha imposto al mondo l'ideale della superproduzione. Ma questo e sufficiente a garantirne l'eternità? Prigionieri del desiderio di «vivere alla svelta», gli Stati Uniti scompariranno brutalmente come sono sorti; più presto di quanto non si creda, forse, poiché all'interno dell'universo americano non esistono possibilità di salvezza, a destra come a sinistra, al nord come al sud.

Il male americano è una malattia sottile, indolore; una malattia dello spirito che ormai ha attaccato anche i corpi ma di cui continuiamo a non accorgerci.. Come difenderci? Come ci si difende da tutte le malattie: comprendendone i meccanismi di azione e le cause. De Benoist e Locchi hanno voluto fare proprio questo: il loro libro è un'analisi serrata ma precisa e spietata del male americano, e la spiegazione di questo male nella sua genesi e nelle sue manifestazioni.

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Questa concezione biblica del «miglior governo» è indipendente, anch'essa, dalle sfumature
politiche. La si trova a destra come a sinistra.

Molti conservatori sottoscriverebbero l'opinione di Charles Reich, autore di Regain
américain
(Laffont, Paris 1971), secondo il quale il dominio della «macchina dello Stato»
implica l'esistenza di un universo «contrario alla vita umana». Il conservatorismo americano,
del resto, è esso stesso radicato nel puritanesimo. I suoi rappresentanti John Adams, Scott,
Coleridge, Randolph, Calhoun, Cooper, John Quincy Adams, Orestes Brownson
Hawthorne, Newman, Irving Babbit, Paul Elmer More, etc., sono i primi a dichiarare che
la politica è un ramo della morale, a tuonare contro lo Stato e a celebrare l'«uguaglianza
naturale». Nel suo saggio sullo spirito conservatore (The Conservative Mind from Burke to
Santayana,
Henry Regnery, Chicago 1953; 2° edizione: The Conservative Mind, from Burke
to Eliot,
Henry Regnery, Chicago 1973; cfr. anche The Roots of American Order, Open
Court Pubi., La Salle 1974 e George H. Nash, The Conservative Intellectual Movement in
America, From 1945 to the Present,
Basic Books, New York 1975) Russell Kirk enuncia
sei postulati che ritiene fondamentali. Il primo è «la fede che una volontà divina comanda
alla società altrettanto che alla coscienza (...)
(eche) i problemi politici sono in ultima
analisi problemi religiosi
». Quando è mossa (il che avviene di rado) per esempio dallo
spirito libertario, la critica dell'uguaglianza si accompagna ad una critica non meno
vigorosa del principio di autorità (c r. Murray N. Rothbard, Egalitarianism as a Revolt
Against Nature, and Other Essays,
Libertarian Review Press, 1974). Le forme stravaganti
di patriottismo che si svilupparono in margine al repubblicanesimo, come il
«centopercentismo», il know nothing-ism o il culto della Costituzione, presero
immediatamente una piega religiosa. L'isterismo che si manifesto negli anni Cinquanta, al
tempo della «caccia alle streghe», e del maccarthismo, è altrettanto rivelatore. Incapaci di
valutare esattamente in che cosa consistesse il pericolo comunista, gli Americani
risolvevano il problema facendo di Stalin l'ultima reincarnazione di Satana. Quanto al Ku
Klux Klan, il primo articolo del suo programmaè il seguente: «Voto di una legge
per rendere obbligatoriamentela lettura della

Bibbia

nelle

scuole

pubbliche».

Di conseguenza, il sistema si rivela di una straordinaria stabilità. Nessun avvenimento infatti
conduce l'opinione pubblica a mettere in discussione il sistema in quanto tale.

Un

governatore
può essere criticato, un presidente può non venire rieletto, ma agli occhi della gran massa l'uno
e l'altro non appariranno mai come i «prodotti» di una certa forma di organizzazione della
società. Mentre altrove si tende a pensare, malgrado tutto, che gli alberi vanno giudicati dai
loro frutti, in America si ritiene che, se i frutti sono cattivi, è perché sono cresciuti in cattive
condizioni ambientali. Gli Stati Uniti offrono così l'unico esempio di un paese in cui il
potere non cessa di essere attaccato, ma in cui il sistema generale non è mai cambiato. Per la
stragrande maggioranza degli Americani, questo sistema rimane per definizione il migliore
che si possa concepire. E' il principio secolare della Città di Dio e della «Cosmopoli»
futura. Il fatto che, infierendo la corruzione allo stato endemico, non cessino di scoppiare
degli scandali, è visto non come la prova che i principi siano cattivi, ma come un indice di

buona salute: esso dimostra che, in un tale sistema, possono essere smascherati gli elementi
dubbi (15). L'accettazione dei principi è simile a un articolo di fede; è indipendente
dall'esperienza quotidiana Inoltre, siccome il paese è nato da una rivoluzione, non ha
nostalgica dell'epoca anteriore. Così come la politica in generale è strettamente sottomessa
all'economia, la politica estera («La sola politica che conta», diceva Spengler) è
indirettamente subordinata a un voto profondo dell'opinione pubblica, che è
semplicemente quello che non ne esista una. L'America è fondamentalmente isolazionista,
perché intende tenersi al di fuori del «peccato» delle altre nazioni. Il desiderio di non essere
più implicati nei conflitti europei esercitò d'altronde un'influenza notevole sulla
volontà degli americani di ottenere l'indipendenza. Nel 1778 i coloni non strinsero alleanza con
la Francia se non nel momento in cui la loro situazione era divenuta disperata. Una volta
acquisita l'indipendenza, il Congresso adottò questa risoluzione: «Il vero interesse degli
Stati Uniti è di mescolarsi il meno possibile alla politica e alle controversie delle nazioni europee
».
Poco dopo si trattò di richiamare tutti gli ambasciatori americani all'estero. Nel 1787 si decise
che negli Stati Uniti non ci sarebbe stato più un ministra degli esteri. Dà quella data, l'ex
«segretario degli affari esteri» porta il nome di segretario di Stato tratta di quello di cui bisogna
pur preoccuparsi, ma si preferisce tacere il nome: dettaglio assai puritano.

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