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LAVORI DI GRUPPO

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GRUPPO DI LAVORO N. 1

LA FELICITÀ DENTRO, FUORI O CONTRO IL SISTEMA
Il concetto di felicità nel pensiero greco antico

Coordinatrice: Paola Bertoni
Discussant: Giorgio Luppi

Componenti: Fabio Bentivoglio, Elisabetta Bovo, Fulvia De Luise,
Massimo Della Rosa, Silvano Livi, Antonio Melchionna,
Fausto Moriani, Salvadore Obinu, Francesco P. Tanzj,
Rossana Valletta

PREMESSA
Il percorso didattico che proponiamo è pensato come introduttivo al primo anno
d’insegnamento della filosofia.
Esso occupa, o potrebbe occupare, tutto il primo quadrimestre e, secondo la pro-
posta emersa dalla relazione del professor Casertano, risulta, nella sua parte storica,
articolato in due momenti distinti:
– Il primo strutturato intorno all’emergere del tema della felicità nella cultura gre-
ca dell’età arcaica e classica (Omero, orfismo, Solone, tragici).
– Il secondo, in cui si celebra la nascita della felicità come problema filosofico,
composto da una pluralità di apporti che vanno da Eraclito a Democrito per tro-
vare il loro compimento teorico nella riflessione platonica, ricca di suggerimenti
e suggestioni ancora attuali.
Scopo del percorso è infatti quello di suscitare negli allievi la riflessione intorno
al problema per poi guidarla, attraverso l’esperienza della lettura diretta dei testi, ver-
so una dimensione di maggiore consapevolezza.
La prospettiva storica viene, a questo fine, integrata in chiave problematica da una
griglia dei differenti concetti di felicità, desumibile dal pensiero antico, a partire dai
quali è possibile- così come dal percorso storico- interpellare una ricca selezione di
testi, scelti anche in base a criteri di significatività.
L’operazione culturalmente e didatticamente più proficua ci è sembrata quindi
quella di costruire un percorso che, a partire dagli studenti, li aiuti a definire la map-

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pa valoriale con cui si muovono nella quotidianità dell’esperienza per innescare il pro- Articolazione temporale:
cedimento tipico della filosofia della domanda-ricerca-risposta-nuova domanda, se-
n. 25 unità orarie curricolari così suddivise:
condo una direttrice che, partendo dal presente, ci stimoli al recupero ed allo studio
critico del passato. 1.Per la promozione della motivazione n. 2
Dalle domande nasce infatti il bisogno di comparare il nostro sistema di giudizi a 2.Per il percorso tematico n. 20
quello degli altri e matura il bisogno di conoscenza e la propensione alla problema- 3.Per la verifica finale n. 3
tizzazione.
Metodi:
Obiettivi formativi
– La prassi didattica fondamentale è rappresentata dal confronto con i testi.
1. Favorire la riflessione critica sui problemi etici e sulla pluralità di posizioni as-
– Accanto a questa sono previsti momenti di auto-istruzione guidata dal do-
sunte dai diversi autori.
cente che si configurano come veri laboratori filosofici. Con il sussidio di strumenti
2. Educare alla chiarezza e al rigore concettuale.
quali il Dizionario filosofico, il manuale in adozione, una selezione da testi spe-
3. Rendere consapevoli delle implicazioni etiche dei mutamenti sociali.
cialistici, gli alunni, adeguatamente suddivisi in piccoli gruppi, procederanno alla
4. Mostrare una coscienza più attiva e più responsabile al “vivere nel proprio
lettura e all’analisi critica di alcuni passi sotto la guida di una scheda di lavoro pre-
tempo”.
cedentemente predisposta dal docente.
5. Essere disponibili a ridiscutere e, in caso, a rivedere la propria mappa dei
– Discussione libera e guidata.
valori.
– Produzione di materiale di riflessione e di ricerca.
Obiettivi cognitivi
Strumenti:
1. Individuare e riconoscere i diversi modelli etici degli autori affrontati nel per-
corso, ponendoli in connessione con il contesto culturale di appartenenza. – Libro di testo in adozione
2. Utilizzare le categorie interpretative dell’etica greca del periodo arcaico e clas- – Classici della filosofia e della letteratura greca
sico (utilità, deontologia, eudaimonismo) e trarne stimoli per un’interpretazio- – Dizionario e enciclopedia della filosofia
ne di vissuti presenti. – Manuali di Storia greca
3. Riconoscere nel presente esempi concreti di comportamenti etici appartenenti – Saggi critici
alle categorie studiate. – Risorse internet e mappe ipertestuali
– Lavagna luminosa

SCANSIONE METODOLOGICA Verifiche
Intermedie: analisi del testo attraverso griglie di comprensione;
Caratteristiche del modulo: Unidisciplinare
definizione delle categorie interpretative e del lessico;
Destinatari: 1° anno dei trienni
partecipazione al dialogo.
Identificazione dei prerequisiti:
Finali: costruzione di mappe concettuali che tengano conto dello
– Conoscenza delle linee fondamentali della storia greca dalle origini al IV sec.
svolgimento del percorso;
a.C., con particolare riferimento alla struttura della polis.
produzione di un testo scritto che evidenzi in modo ragionato la
– Conoscenza di alcuni elementari concetti-chiave, indispensabili alla discussio-
propria posizione in relazione alle tematiche affrontate.
ne come individuo, società, comunità, benessere, sorte, pubblico, privato, ecc.
– Capacità generali di lettura, analisi, contestualizzazione e commento dei testi.
– Elementari capacità analitiche, sintetiche, critiche.

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Percorso didattico Libro 3° - Separazione tra ricchezza come bene privato e potere finalizato al be-
ne pubblico.
CHE COS’È PER VOI LA FELICITÀ? Libro 4° - Obiezione di Adimanto: infelicità dei guardiani? Controobiezione di
Socrate: modo corretto di impostare il problema della felicità. Costruzione idea-
Momento motivazionale: attualizzazione e rappresentazioni immediate della felicità le della kallipolis.
La giustizia come armonia della cooperazione e virtù dell’intero.
Distinzioni nella felicità Linee di approfondimento:
- Stabilità (piano di vita)
Felicità individuale { - successione di piaceri
- armonia dinamica
a) La città ideale, Atene e la democrazia;
b) la felicità dei diversi tipi di uomini.
Felicità comunitaria/relazionale - Star bene con gli altri
MOMENTO MOTIVAZIONALE: CHE COS’È PER VOI LA FELICITÀ
Felicità degli antichi
a) L’orizzonte culturale degli inizi La questione della felicità e della sua connessione con la giustizia è probabilmente
– Passione e misura in grado di muovere di per sé una forte motivazione, soprattutto negli adolescenti. Ta-
Omero, Iliade, canto I: lamento di Achille alla madre; le motivazione può essere indirizzata verso la costruzione di modelli provvisori e lar-
Odissea, canto XXIV: ritorno di Ulisse a casa; gamente empirici in cui gli studenti riconoscano in linea di massima le proprie espe-
Orfismo: colpa ed espiazione (Empedocle fr. 115); rienze di vita e le proprie elaborazioni concettuali.
Eschilo, Eumenidi: Atena instaura la giustizia in Atene; La modellizzazione non dovrà tuttavia mai essere forzata, per non soffocare la
Sofocle, Antigone: la sacralità dei valori familiari; motivazione personale. Si potranno sollecitare gli studenti:
Euripide, Baccanti: l’esperienza dionisiaca come momento di trasgressione nel a) a esprimere i propri modi di vivere e interpretare l’esperienza della felicità;
contesto della polis. b) a passare in rassegna modi alternativi di loro conoscenza;
– Giustizia e città: il problema del nomos c) a discutere e mettere a confronto senza reticenze i diversi modelli di felicità e
Solone: (Elegia I-3) : malgoverno e buon governo le conseguenze che ne derivano.
– Nascita del problema filosofico
– Eraclito, frammenti sull’anima e la felicità (frammenti 4 e 45) Sarà necessario innanzitutto porre il problema del rapporto tra felicità e morale
– Democrito, felicità come misura e proporzione (frammenti [8 N.]-3 e 191). (costruendo e utilizzando un primo glossario), per poi passare a evidenziare le diffe-
renze antropologiche e culturali tra gli antichi e i moderni.
b) Platone e la felicità
Cos’è la felicità?
– Alcibiade I: l’anima e la cura di sé Si può essere felici?
– Fedone: felicità del giusto di fronte alla morte. La rappresentazione di Socrate È conveniente dedicare la propria vita a raggiungerla?
come filosofo della virtù felice Conosci degli esempi di vita felice?
– Gorgia: Paradossi socratici. Callicle e Socrate: due modelli a confronto (feli- C’è contrapposizione tra la felicità tua e quella degli altri?
cità del fluire e felicità della virtù stabile) La felicità è collegata con l’acquisizione di beni (materiali) o è proporzionata
– Repubblica: la felicità per tutti nella città giusta. alla propria (tua) interiorità?
Libro 1° - Tesi di Trasimaco: la giustizia è l’utile di chi ha il potere.
Tesi di Socrate: la giustizia è servizio dei cittadini. Partire da un dibattito aperto, provocato da una serie di interrogativi di questo ti-
Libro 2° - Richiesta di Glaucone: la giustizia dev’essere un bene in sé e per po, può facilmente suscitare l’interesse degli alunni nei confronti di un tema che po-
chi la attua. trà coinvolgerli non solo cognitivamente ma anche emotivamente.

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La felicità - o l’infelicità - rappresenta innanzitutto uno “stato d’animo”, più o me- Ad esempio, la tradizione del pensiero orientale antico (dal taoismo all’induismo,
no condizionato dalle circostanze esterne. alle diverse forme di buddismo) affronta in modo diretto e originale il problema del-
Si può essere felici “hic et nunc”, senza ricerca consapevole, o è necessario dedi- la felicità, soprattutto per ciò che riguarda le tecniche concrete di attuazione (es. yo-
care i propri sforzi a tale obiettivo? ga, meditazione trascendentale, concentrazione ecc.).
Le reazioni degli alunni saranno probabilmente molteplici e spesso contrastanti. La differenza principale tra le due tradizioni culturali consiste essenzialmente nel
L’esperienza ci indica generalmente una sostanziale dicotomia tra un atteggia- diverso modo di considerare il ruolo della “mente” razionale, e quindi dello sforzo co-
mento “debole” o scettico, che inevitabilmente riconduce a un significato soggettivo, noscitivo-teoretico, che secondo gli orientali è piuttosto un impedimento al raggiun-
relativistico e modernamente “pragmatico” del termine, ed una accezione “forte” o gimento di una dimensione esistenziale più “alta”, coincidente con il concetto di “li-
idealistica, tesa a una visione progressiva e ottimistica della realtà. berazione”.
È esistita - e esiste tutt’oggi - una lontananza linguistica tra le due culture che
Seguirà una fase di creazione di modelli sufficientemente rappresentativi della
non consente una immediata e immediatamente traducibile trasposizione dei termini
pluralità dell’esperienza e delle scelte. È possibile che emergano modelli di felicità
filosofici, e di essa va tenuto conto. Si tratta di uno spunto di riflessione alternativa
di questo tipo:
rispetto all’asse principale del discorso.
Felicità:
Possibilità di soddisfare totalmente bisogni molteplici e ricorrenti.
A) L’ORIZZONTE CULTURALE DEGLI INIZI
– Soddisfazione ragionata di bisogni psichici e corporei.
– Rinuncia progressiva alla soddisfazione di bisogni non necessari.
Se l’uomo omerico ci può apparire arcaico, non è tanto per mancanza di com-
– Il buon carattere, che è capace di riorientare in positivo qualunque emergenza
plessità psicologica, ma perché non riesce a ricondurre tale complessità a una misura
esistenziale.
unitaria. Egli conosce solo imperfettamente l’arte di sottrarsi al dominio delle emo-
zioni ed è ancora completamente dipendente da un lato dalle proprie passioni e dal-
Felicità e giustizia:
l’altro dai punti di vista del gruppo sociale a cui appartiene. L’uomo dell’epoca ome-
– Sono del tutto indipendenti. rica - nota Eric Dodds - esprime una società regolata dal criterio di vergogna, che non
– Chi è giusto è felice almeno interiormente. ha ancora elaborato un concetto di colpa.
– Felicità e giustizia coincidono. L’elaborazione dei concetti morali prende avvio con la diffusione di nuove forme
di religiosità (misteri eleusini, dionisismo, orfismo) che mutano il sentire dell’uomo.
Felicità pubblica e felicità privata: Con gli orfici si ha una messa a fuoco della coppia concettuale colpa-espiazione.
Nasce un nuovo concetto: quello di felicità, ancora legato a un’accezione religiosa,
– Si può essere felici indipendentemente dal contesto politico e sociale.
nella difficile convergenza tra giustizia umana e giustizia divina. Nei grandi autori del-
– Si può essere felici solo fuori dal contesto politico e sociale.
la tragedia attica (Eschilo, Sofocle, Euripide) sembra allontanarsi ogni prospettiva di
– Si può essere felici solo se la società è giusta.
controllo da parte dell’eroe sulla propria vita e dunque sulla propria felicità.
Avremo così a disposizione modelli costruiti dagli studenti che troveranno o me- L’eunomia (la buona legge) di Solone comporta “una nuova figura di uomo: il sag-
no un riscontro nel pensiero degli antichi. Il senso della distanza e della differenza, gio-sapiente (sophòs) che verso la fine del VI secolo […] lancia la sua sfida alla tra-
che in questa fase può essere trascurato, sarà invece adeguatamente recuperato attra- dizione eroica” (Vegetti, p. 42), proponendo di costruire attorno alla buona legge le
verso il percorso storico. condizioni per una felicità collettiva.
A questo punto potranno essere introdotti alcuni testi adatti a suscitare ulterior- Alla ricerca di un nuovo parametro, di misura e proporzione, nella gestione delle
mente il dibattito, a consolidare l’attenzione e l’interesse e ad avviare una riflessione emozioni, è legato il concetto filosofico di felicità che sostanzia il pensiero di Eracli-
più propriamente filosofica. to e soprattutto di Democrito.
Per ultimo, si può far presente che la nostra prospettiva culturale eurocentrica non La prospettiva, qui aperta, dell’interiorità dell’anima verrà poi sviluppata dal so-
è la sola. cratismo.

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I TESTI 3. Spesso l’odierna contestazione giovanile può riflettere la “trasgressione” dei
misteri antichi. Dionisio può vivere in discoteca…
PREDOMINANZA DELLE PASSIONI E ARETÉ ARISTOCRATICA Cerca di esplicare perché nella cultura greca queste espressioni di trasgressione
NELL’EROE OMERICO non assumevano gli aspetti distruttivi odierni.

Omero, Iliade, libro I. Lamento di Achille alla madre
Achille è l’eroe. Figlio di una dea ma non immortale, bello, giovane, valoroso in- L’ORIZZONTE DELLA TRAGEDIA
vidiato, eppure avvinto alla sua sorte, a quella “necessità”, a quel destino cui l’Ella-
de arcaica incatenava la sorte di dèi e mortali. Nel campo greco egli personifica la for- Eschilo, Eumenidi. Atena instaura la giustizia in Atene
za e l’ardire, eppure gli viene ucciso l’amico, gli viene sottratta la schiava. Il model- Al termine della guerra di Troia Agamennone viene ucciso dalla moglie e dall’a-
lo dell’eroe omerico non è felice, perché dominato dalle passioni, preda della morte, mante. Oreste vendica il Padre e viene perseguitato dalle Erinni, dee arcaiche e ma-
privo del controllo sulla propria vita. Nei seguenti versi Achille sulla riva del mare – triarcali tutrici dei diritti della madre uccisa. Ma Oreste ha agito sotto l’impulso dei
solo – piange invocando Teti, sua madre per chiederle ragione della propria infelicità “nuovi dèi”, espressione della nuova società greca postomerica: dèi giovani come Apol-
e del proprio dolore. lo ed Atena. E sarà Atena a concludere la persecuzione di Oreste col suo voto all’A-
[Iliade, libro I , vv. 348-427, trad. di Rosa Calzecchi Onesti, Einaudi, Torino 1986, reopago, tribunale supremo di Atene, dove ella instaura l’organo tutore della legge e
pagine 20-27.] della giustizia, in una città in cui esse hanno garanzia, e dove le stesse Erinni, dive-
nute Eumenidi, ossia “le buone dee” continueranno in nuovo modo ad essere onorate
Omero, Odissea, libro XXIV. Ritorno di Ulisse a casa ed ad esercitare il ministero di salvaguardia della giustizia.
Il protagonista dell’Odissea si profila come un diverso modello di eroe greco, do- [Eumenidi, vv. 752-836; 916-1047 trad. di G. e M. Morani, UTET Torino 1987,
tato di capacità “regale” di gestire uomini e cose, nonostante il fato avverso. Ulisse, pagine 602- 619].
al termine del suo vagare, torna alla sua Itaca, si vendica dei Proci, e può finalmente
abbracciare la sposa e i suoi cari. Eppure non dalla vendetta né dalla morte viene la Sofocle, Antigone. La sacralità dei valori familiari
felicità. Essa viene dalla recuperata pace e dalla ricostruzione della società tranquilla Nell’Antigone di Sofocle emergono due atteggiamenti contrapposti dal contrasto
e prospera dell’isola. Qui il volere degli dèi esprime insieme il desiderio di dèi e mor- tra i protagonisti, Creonte e Antigone. Da un lato il prevalere del nomos, del benesse-
tali di una vita associata finalmente libera dalle contese che impediscono di produrre re della città sopra qualsiasi altra considerazione: è la posizione di Creonte per il qua-
frutti di ben-essere. le endikos (giusto) è colui che è devoto alla città, l’uomo che cerca il benessere della
[Odissea, libro XXIV, vv. 415-545, trad. di Rosa Calzecchi Onesti, Einaudi, To- totalità e sa come governare ed essere governato (cfr. vv.662-669); dall’altro c’è la ri-
rino 1963, pagine 676-683]. sposta di Antigone che - di fronte alla legge della città che vale per la collettività – sce-
glie il valore profondo dei valori familiari e dà sepoltura al fratello Polinice. Connes-
Esercizio so a questo, un secondo aspetto è sintetizzato nei versi citati: il rapporto saggezza-fe-
1. Achille che piange riflette spesso la figura dell’adolescente che vede spegner- licità, per il quale vale la constatazione che non vi può essere felicità senza saggezza
si il suo sogno di onnipotenza e si ritrova infelice. pratica (to phronèin). Così anche Creonte, che inflessibile fa murare viva Antigone,
Prova a costruire una situazione contemporanea che possa essere analogica a quel- provocando così il suicidio del proprio figlio e la morte della moglie che non regge al
la dell’eroe omerico. dolore, esce spiritualmente sconfitto a fronte dell’ammirazione che la città dimostra
2. Nel brano dell’ Odissea si fanno “ patti di pace”, analizza il brano evidenzian- di nutrire per l’eroina Antigone. Il coro conclude ammonendo che è dovere degli uo-
do: mini non disprezzare gli dèi.
– Perché la lotta più non giova alla felicità; [CREONTE] Questo è il mio pensiero; per quanto sta in me non sarà mai che i mal-
– Perché i “ patti di pace” sono un elemento essenziale per il raggiungimento vagi siano onorati più dei giusti. Ma a chi vuole il bene di questa città sempre renderò
della felicità; onore da vivo e da morto [Sofocle, Antigone, Classici Greci vol. I, Utet Torino 1982,
– Quale è il ruolo della divinità in questi “patti di pace”. vv. 207-210].

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[CREONTE] Quale legge divina ho trasgredito? E allora, perché guardare ancora LA SAPIENZA ANTICA
agli dèi, e chi chiamare ancora in aiuto? Un atto pietoso mi ha dato fama di empietà.
Se davvero gli dèi approvano quello che succede qui, questa sofferenza mi farà rico- Empedocle di Agrigento, Le purificazioni.
noscere la mia colpa; ma se la colpa è di quegli altri, mi basta che soffrano gli stessi
mali che mi infliggono contro giustizia [vv. 922-928]. Secondo lo storico Erodoto la teoria della trasmigrazione delle anime sarebbe sta-
[CORO] Non chiedere niente. L’uomo non ha comunque mezzo di scampare alla ta importata dall’Egitto. Non sappiamo se ciò sia vero; sappiamo invece con sufficiente
sorte fissata [vv.1337-8]. sicurezza che tale teoria:
[CORO] Essere saggi è condizione prima di felicità. Nostro dovere è non disprez- a) fu divulgata da principio in Magna Grecia dalla setta mistica degli Orfici e for-
zare gli dèi; le grandi parole degli orgogliosi richiamano grandi colpi sopra di loro e se dalla stessa scuola di Pitagora,
insegnano in vecchiaia la saggezza [vv. 1347-1352]. b) fu inserita nel quadro di una dottrina religiosa.
Secondo gli orfici l’anima di chi aveva vissuto in modo puro diventava divina
Euripide, Baccanti: l’esperienza dionisiaca come momento di trasgressione
dopo la morte, e andava ad abitare tra i “beati”, spezzando la “catena” delle rein-
nel contesto della polis.
carnazioni.
Mentre in Grecia si afferma l’ordine etico-politico della polis, l’assunzione del- Tra le più antiche testimonianze dei miti religiosi orfici e pitagorici vi è quella di
l’anima come figura centrale dell’orizzonte morale e religioso che si forma più a Empedocle di Agrigento.
margine che al centro della struttura cittadina, è novità inaudita e momento di tra- Riportiamo un passo tratto dal suo poema religioso Purificazioni:
sgressione.
Senza entrare nello spinoso problema della origine storico-geografica dei culti Empedocle. Frammento 115
non-olimpici (la religione olimpica sarà strutturale alla polis) basterà richiamare che Vi è un oracolo di Necessità, antico decreto degli dèi,
essi rappresentano movimenti dal carattere sostanzialmente unitario (orfismo, dioni- eterno, suggellato da vasti giuramenti:
sismo, pitagorismo, Eleusi) universalmente presenti nella cultura greca. Essi oppon- Se qualcuno abbia macchiato le sue membra di sangue criminoso
gono un rifiuto alla polis e alla religione che essa ha integrato e – più in generale – al- o [associandosi a Contesa], abbia peccato giurando un falso giuramento,
l’universo della politica e ai suoi valori violenti. L’universo politico è quindi percepi- essi, demoni dalla vita longeva,
to come radicalmente incapace di condurre l’uomo alla felicità. tre volte diecimila stagioni lontano dai beati vadano errando,
Le Baccanti ne sono l’esempio più efficace. e rinascano nel corso del tempo sotto le forme di esseri mortali d’ogni specie,
La lezione di Dioniso è eversiva: indica una via, che a differenza di quella della mutando i penosi sentieri della vita.
polis, non fa differenza di ricco e povero, cittadino e straniero e schiavo o libero, uo- L’impeto dell’etere li spinge nel mare,
mo o donna, purché “santamente iniziata abbian la vita al Mistero del Dio”. Il deli- il mare li rigetta sul suolo terrestre, la terra nei raggi
rio, l’orgia dionisiaca,al pari dell’ascesi rinunciataria, si oppongono all’ordine istitu- del sole splendente che a sua volta li scaglia nei vortici dell’etere:
zionale. Qui non può mancare il riferimento ad una ‘orgia contraria’, ma ugualmente ogni [elemento] li accoglie dall’altro, ma tutti li odiano.
sfrenata, quella nella quale, nell’Antigone si invoca “un’orgia di leggi” una “furia di Anch’io sono uno di essi, esule dal dio e vagabondo,
controllo civico”, poliziesco diremmo oggi non allontanandoci dalla terminologia del- perché alla Contesa furente ho prestato fede.
la tragedia, capace di frenare l’opposta orgia della trasgressione (cfr. Vegetti, p.79).
Felice l’uomo iniziato ai divini Misteri, che rendendo santa la sua vita, portan- Secondo Empedocle il nostro mondo è condizionato da due forze primordiali:
do il tiaso con anima ebbra e tra i monti ai Bacanali partecipa, santamente pu- Amicizia e Contesa. La prima è una forza di amore che porta gli elementi naturali co-
rificato, prendendo parte alle orge di Cibele, la Grande Madre, e che, portando sì come quelli spirituali a unirsi e armonizzarsi, la seconda viene vista come tensione
il tirso si orna di bende per servire Dioniso (Euripide, Baccanti, 65-82. Ed. Les distruttiva che genera disunione. Chi cede all’influsso di Contesa e si carica di “pec-
belles Lettres, Parigi, 1964, pag. 245). cato” deve espiare la colpa attraverso l’esperienza del dolore. Per questo motivo il te-
sto di Empedocle fu un riferimento importante per i primi autori cristiani, uno dei qua-

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li - Ippolito (III d.C.) - ci ha riportato il frammento precedente, dandone anche una no votivo, con il sottinteso che solo la dea, non gli uomini, avrebbe potuto compren-
suggestiva interpretazione. derli e apprezzarli. Eppure, se li si legge con attenzione, si possono raccogliere degli
elementi importanti per la formazione del concetto filosofico di “felicità”: per esem-
Ippolito, Refutationes, VII, 29.11 pio che il piacere è un criterio mobile su cui non si può fare affidamento (frammento
Queste sono le parole con cui Empedocle parla della propria nascita: 1), che al di là dei piaceri fisici esiste per gli uomini un piacere più intenso: quello del-
Anch’io sono uno di essi, esule dal dio e vagabondo. la “gloria”, della “fama”, del sentire parlare di sé (frammenti 2 e 3). Tuttavia questo
Egli chiama “dio” l’Uno e l’unità in cui era prima di essere scisso dalla Conte- piacere non si collega più, come invece accadeva per gli eroi di Omero, all’impresa
sa e di nascere in queste molteplici cose che sono conformi all’ordinamento co- guerresca e al vigore fisico, bensì alla sapienza e all’operazione eminentemente men-
smico della Contesa. Aggiunge infatti: tale del “dire e fare cose vere” (frammenti 4 e 5). Con ciò Eraclito si distacca dal mo-
Alla contesa furiosa ho prestato fede. do comune di considerare la vita e propone un nuovo ordine di valori. I frammenti 6-
Contesa furente, sconvolta, instabile chiama Empedocle il demiurgo di questo 11 introducono un concetto che sarebbe stato destinato, nella storia del pensiero, a ri-
universo. Questa infatti è la condanna e la necessità delle anime che la Conte- voluzionare il criterio di felicità: quello di “anima” (psyché).
sa strappa dall’Uno e [con le quali] costruisce e opera. Dice infatti Empedocle:
1. Diverso è il piacere del cavallo, del cane e dell’uomo, al modo che afferma
Coloro che abbiano peccato giurando un falso giuramento, tre volte die-
Eraclito che gli asini preferirebbero il foraggio più dell’oro: infatti è un cibo
cimila stagioni lontano dai beati vadano errando.
migliore dell’oro per gli asini (Diels-Kranz 22 B 9).
Chiama “beati” coloro che dal molteplice, ad opera dell’Amicizia, sono ricon-
2. Se la felicità consistesse nei piaceri del corpo, dovremmo dire felici i buoi
dotti all’unità del cosmo intelligibile. Questi dunque dice che vagano e
quando trovano da mangiare (Diels-Kranz 22 B 4).
Nascendo sotto ogni forma di creatura mortale nel corso del tempo, mu-
3. Una sola cosa scelgono i migliori contro tutte le altre: gloria perenne di [uo-
tando i penosi sentieri della vita.
mini] mortali. I più invece si saziano come le bestie (Diels-Kranz 22 B 29).
“Dolorosi sentieri”Empedocle dice che sono i passaggi e le trasformazioni del-
4. Esser saggi è la massima virtù e la sapienza consiste nel dire e fare cose com-
le anime nei corpi. Questo è ciò che egli chiama “penosi e mutanti sentieri del-
prendendole secondo la natura (Diels-Kranz 22 B 112).
la vita”. Infatti le anime passano di corpo in corpo,trascinate e punite dalla Con-
5. Un’unica cosa è la sapienza, comprendere la ragione per cui tutto è gover-
tesa, senza che ad esse sia consentito di rimanere nell’unità [originaria]… Di-
nato attraverso tutto (Diels-Kranz 22 B 41).
ce appunto:
6. È proprio dell’anima un logos [pensiero] che accresce se stesso (Diels-Kranz
L’impeto dell’etere li spinge nel mare,
22 B 115).
il mare li rigetta sul suolo terrestre, la terra nei raggi
7. Per quanto tu vada, i confini dell’anima non riusciresti a trovarli, ancvhe per-
del sole splendente che a sua volta li scaglia nei vortici dell’etere:
correndo ogni via: tanto profondo è il suo logos (Diels-Kranz 22 B 45).
ogni [elemento] li accoglie dall’altro, ma tutti li odiano.
8. Per le anime è piacere o morte diventare umide (Diels-Kranz 22 B 77).
Questa è la punizione con cui li punisce il demiurgo, come un fabbro che lavo-
9. L’uomo, quando è ebbro, è condotto da un fanciullo imberbe, senza com-
ra il ferro e dal fuoco lo immerge nell’acqua: fuoco è infatti l’etere, da cui il de-
prendere dove va, perché ha un’anima umida (Diels-Kranz 22 B 117).
miurgo tuffa le anime nel mare e “suolo” è la terra… Le anime odiate però le
10. Secco splendore è l’anima più saggia e migliore (Diels-Kranz 22 B 118).
raccoglie Amicizia, che è buona ed è impietosita per i loro lamenti e per la co-
11. Il carattere è per l’uomo il suo daimon (Diels-Kranz 22 B 119). [traduzione
struzione disordinata e miserabile della furente contesa. A causa di questo or-
di Heidegger: La dimora abituale è per l’uomo l’apertura per la presenza del-
dinamento della mortifera Contesa questo universo è frammentato ed Empedo-
l’inabituale].
cle invita i suoi discepoli a tenersi lontani da tutti gli esseri animati.
Esercizi
Eraclito di Efeso, frammenti sull’anima e la felicità.
Sembra difficile interrogare Eraclito di Efeso sulla felicità. Egli fu chiamato “l’O- 1. Dopo avere cercato su un buon dizionario il significato della parola “relativi-
scuro” per la severità dei suoi pensieri, oltre che per il loro senso talvolta impenetra- smo”, spiega perché la concezione espressa nel frammento 1 può essere de-
bile. La leggenda narra che egli depose il suo libro sull’altare di Artemide, come do- finita “relativista”.

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2. Nella complessa concezione di Eraclito vi sono dei piaceri che possono essere desiderio degli stessi piaceri e, appena conseguono quel che desiderano, nell’i-
considerati “umidi” e dei piaceri che possono essere invece definiti “secchi”, stante fugace il piacere se ne è già andato, e non ne viene loro alcun altro van-
parallelamente vi sono delle anime “umide” e delle anime “secche”. Prova a taggio eccetto il breve godimento; e di nuovo subentra il bisogno delle stesse
spiegare questa opposizione tra umidità e secchezza così come si esprime nei cose (Diels-Kranz 68 B 235).
frammenti 8-10.
Esercizi
Democrito, frammenti sulla felicità
1. Individua i termini-chiave inerenti all’area semantica di felicità e piacere, sot-
I frammenti etici di Democrito precisano la tematica di Eraclito circa l’origine
tolineandone le gradazioni di significato e le loro reciproche differenze.
non corporea del vero piacere: egli parla esplicitamente dei “beni dell’anima” da an-
2. Confrontando i frammenti di Democrito con quelli precedenti di Eraclito, indi-
teporre a quelli del corpo. Per Democrito, in continuità con la sua dottrina gnoseolo-
vidua le affinità e le dissonanze nella loro concezione etica.
gica e cosmologica, l’etica poggia sull’equilibrio e sulla ricerca della misura nelle pas-
3. Rintraccia all’interno dei precedenti frammenti il significato di anima come
sioni. La felicità sta nel rifiuto degli eccessi nella rettitudine e nel saper rapportare pro-
“forza attiva”, capace di generare felicità o infelicità.
porzionatamente i desideri alla loro stessa realizzabilità, nella consapevolezza che i
4. Anche riferendoti ai brani di Empedocle e Ippolito, nonché al fr.11 di Eraclito,
piaceri dei sensi e i beni estreriori non procurano eudaimonia.
prova a spiegare il senso dell’affermazione di Democrito secondo cui “l’anima
è la dimora del daimon”.
1. La felicità non consiste negli armenti e neppure nell’oro. L’anima è la dimora
del daimon (Diels-Kranz 68 B 171).
2. Chi preferisce i beni dell’anima sceglie ciò che ha pregio più divino; chi prefe-
risce i beni del corpo sceglie beni umani (Massime di Democrate [8 N.]-3). B) PLATONE E LA FELICITÀ
3. Gli uomini non sono resi felici né dalle doti fisiche né dalle ricchezze, ma dal-
la rettitudine e dell’avvedutezza (Massime di Democrate [15 N.]-6). 1) Socrate come modello di virtuoso felice
4. Per gli uomini la felicità nasce dalla misura nei piaceri e dalla proporzione del-
A. La cura di sé
la vita; ogni difetto ed eccesso sono facili mutare in peggio e ingenerare grandi
Bisogna occuparsi di se stessi per interiorizzare il bene, senza disperdersi in atti-
turbamenti nell’anima. E quelle anime, che sono mosse tra gli estremi opposti,
vità che possono procurare il successo, ma non la stabilità interiore e la stima di sé.
non sono ben ferme né sicure […]. Bisogna non cercare tutto quel che vediamo,
Nell’Alcibiade I, Socrate individua nel giovane Alcibiade una potenzialità naturale che
ma contentarci di quel che abbiamo noi, paragonando la nostra vita con quella
potrà svilupparsi solo in un ambiente educativo protetto, al riparo dall’influenza ne-
di coloro che si trovano in condizioni peggiori, e stimarci fortunati pensando
gativa della società competitiva; chiarisce così il significato della cura di sé come cu-
quanto essi sopportino e quanto migliore del loro sia il nostro stato. E se tu ef-
ra dell’anima e rifiuto dei falsi beni esteriori. à Alcibiade I, 127d - 131c.
fettivamente ti atterrai a questo modo di considerare le cose, vivrai con animo
veramente tranquillo e respingerai da te durante la vita non poche funeste ispi- B. Socrate, la felicità dell’anima raccolta in se stessa
ratrici, quali l’invidia, l’ambizione e la malevolenza (Diels-Kranz 68 B 191). Il saldo possesso della virtù permette a Socrate di mostrarsi come un esempio di
5. All’anima appartengono la felicità e l’infelicità (Massime di Democrate [9 N.]. felicità compiuta di fronte alla morte e all’ingiustizia subita. Nel momento che prece-
6. Colui che commette l’ingiustizia è più infelice di chi la subisce (Massime di de la separazione tra anima e corpo - la scena si svolge nel carcere poco prima che So-
Democrate [48 N.] -11). crate beva la cicuta - Socrate radicalizza l’idea che l’io si raccolga nell’anima e indi-
7. Bella in tutte le cose è l’uguaglianza; l’eccesso e il difetto invece non mi sem- ca nel distacco dai piaceri del corpo la via del filosofo alla cura di sé. Ne risulta un
brano tali (Massime di Democrate [51 N.]-68) modello di felicità centrato sull’autonomia interiore (autonomia dai beni, dagli altri,
8. A tutti coloro che si dedicano ai piaceri del ventre e che passano i limiti nel man- del dominio della fortuna e dalle ingiustizie) . Un modello che solo dal punto di vista
giare, nel bere o nei piaceri dei sensi, sono concessi piaceri di breve durata e esteriore può apparire perdente: il paradosso tragico del giusto infelice si trasforma
che non superano il poco tempo del mangiare e del bere stesso, mentre molti nel paradosso filosofico del perseguitato felice (la virtù è premio a se stessa) à Fe -
sono per loro i dolori. Infatti essi tornano sempre a sentire questo inesauribile done 80a - 81a.

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C. Paradossi socratici rimento della ragione in cui la felicità dei singoli, dei migliori e dei peggiori, possa
La paradossalità della tesi socratica trova ulteriori sviluppi nel confronto tra So- essere armonizzata con la felicità dell’intero, cioè al bene pubblico. à Repubblica IV
crate e Polo nel Gorgia: se l’ingiustizia è il massimo male, fare ingiustizia produce la 419A-421C
massima infelicità; nelle gerarchia degli infelici, l’ingiusto che resta impunito occupa
il vertice, perché pagare la pena è almeno in parte liberazione dalla colpa. Socrate co-
stringe Polo ad ammettere tutte le implicazioni della tesi che la virtù è il massimo be-
GIUSTIZIA E FELICITÀ .
ne per l’anima; il vizio che la spinge all’ingiustizia appare come una malattia che ne
AFFRONTIAMO LA PARTE CENTRALE DEL PERCORSO PLATONICO, PRESEN-
incrina l’equilibrio; il paragone con la medicina suggerisce che l’armonia interiore sia
TANDO UN BRANO INTRODOTTO E COMMENTATO PER LO STUDENTE
condizione di salute e dunque di felicità à Gorgia 478c - 479d.
D. Due modelli contrapposti di felicità Nel libro III Platone indaga il tema della giustizia dello stato, in rapporto a una
Nello scontro di Socrate con Callicle nel Gorgia, appare la contrapposizione ra- società caratterizzata da un notevole sviluppo delle produzioni, degli scambi, dei bi-
dicale tra due modelli di felicità: quello di Callicle esprime l’aspirazione edonistica sogni e dei conflitti. In una società di tal genere è centrale il ruolo dei guardiani-go-
pura ad una vita di piaceri che si susseguono in un fluire di sensazioni; quello di So- vernanti, che devono essere scelti non per la ricchezza, né per i nobili natali, ma sol-
crate esprime l’aspirazione alla stabilità e alla pienezza interiore con l’immagine (di tanto sulla base di precise inclinazioni verificate durante il processo educativo, e at-
matrice pitagorica) dell’orcio pieno di liquidi preziosi, contrapposta all’immagine di traverso un sistema di esami. Platone definisce un modello di governo che ha nel sapere
stoltezza degli orci forati, in cui possiamo riconoscere la felicità di Callicle. Entram- il suo discrimine, al punto di affermare - con grande scandalo degli aristocratici ate-
bi i modelli vengono ribaltati in modo caricaturale nello scontro tra i due personaggi. niesi - che i figli di governanti possono essere assegnati all’artigianato, e i figli di ar-
La felicità di Socrate è per Callicle una vita “da morti o da pietre”; la felicità di Cal- tigiani, se meritevoli, al governo. Il libro si conclude affrontando il problema del rap-
licle è per Socrate quella del “caradrio”, l’uccello che mangia mentre evacua e non porto tra potere politico e ricchezza privata. Per Platone è fondamentale che essi sia-
raggiunge mai uno stato di piena soddisfazioni. Appare la prospettiva di un’inconci- no divisi: i governanti non potranno neanche entrare sotto un tetto ove ci sia oro e
liabilità assoluta tra l’uomo che ambisce alla vita con i suoi mille desideri e l’uomo argento, perché la condizione per operare per il bene della città sta nel fatto che chi
padrone di sé, pago della sua virtù. Dietro di loro si profila lo scontro tra il permissi- governa non deve essere coinvolto per nessun motivo e sotto qualsiasi forma in atti-
vismo e l’edonismo democratico (che è per Platone lo stile di vita di una città corrot- vità che configurino la realizzazione di un interesse privato. Questa, per i governan-
ta e ingiusta) e il paradigma della città giusta, che Platone costruirà nella Repubblica. ti, è la sola via per salvare se stessi e la città.
Nel Gorgia, Socrate appare vincente sul piano della virtù, ma incapace di farsi ascol- Inizia quindi il libro IV e si apre con una riflessione sul tema della felicità, che è
tare da chi è abituato e definitivamente sedotto dai piaceri. à Gorgia 493D-494C. oggetto della nostra ricerca.
A questo punto entrò a dire Adimanto: - come ti giustificherai, Socrate, se uno
2) La proposta platonica forte: la felicità per tutti nella città giusta
obietta che non fai punto felici questi uomini? E ne sono loro stessi la causa,
La Repubblica ripropone nel libro I lo scontro radicale tra una prospettiva di fe- perché sono loro i veri padroni dello stato, ma non ne ricavano alcun profitto;
licità individualistica (edonistica) e quella di una virtù capace di garantire in modo sta- altri, per esempio, posseggono campagne, si costruiscono case belle e spaziose
bile la felicità. Trasimaco, avversario di Socrate, mostra gli effetti e le implicazioni di adeguatamente ammobiliate, offrono privatamente sacrifici agli dei e sono ospi-
una logica privatistica applicata al potere politico: la giustizia diventa l’utile di chi ha tali e possiedono proprio quello che or ora dicevi, oro e argento, e tutti i beni di
il potere, espresso e sancito dalla legge. La risposta di Socrate, che propone un’im- cui di solito dispone chi vuole essere beato. E invece i tuoi uomini, si potrebbe
magine virtuosa e “tecnica” della politica come “servizio” ai cittadini, rischia di ap- obiettare, sembrano starsene lì nello stato, come ausiliari a mercede, senza fa-
parire poco remunerativa per i singoli e dunque poco attraente per chi dispone delle re altro che presidiare.
qualità per emergere. - Sì, ammisi, e inoltre lavorare solo per il vitto e, a parte gli alimenti, non gua-
Le obiezioni di Glaucone e Adimanto, gli interlocutori ben intenzionati di Socra- dagnare una paga come gli altri, tanto che, se verrà loro voglia di andare all’e-
te (membri della parte migliore della città), spingono Socrate a costruire, in esplicita stero a proprie spese, non potranno; né fare i generosi con etère né permettersi
contrapposizione alla città esistente, le condizioni teoriche di una città giusta, un espe- ogni altra spesa che vogliano, come spendono invece coloro che passano per fe-

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lici. Questi gravi capi d’accusa, e molti altri consimili, tu li lasci da parte. guardiani per far loro godere la massima felicità possibile; o se, guardando allo
- Ebbene, fece, aggiungiamoli pure! stato nel suo complesso, si deve farla godere a questo; e costringere e convince-
- Tu domandi come ci giustificheremo? re questi ausiliari e guardiani e così pure tutti gli altri a eseguire meglio che pos-
- Sì. sono l’opera loro propria; e se, in questa generale prosperità e buona ammini-
- Secondo me, dissi, troveremo la risposta cammin facendo. Diremo che non ci strazione statale, si deve lasciare che ogni classe partecipi della felicità nella mi-
sarebbe affatto da meravigliarsi che anche così costoro fossero molto felici. Pu- sura che la natura le concede. ( Platone, Repubblica, IV, 419a - 421c).
re, noi non fondiamo il nostro stato perché una sola classe tra quelle da noi crea-
Ricostruiamo i principali significati del testo letto. Nel brano riportato,Adiman-
te goda di una speciale felicità, ma perché l’intero stato goda della massima fe-
to obietta a Socrate che dei governanti siffatti saranno infelici, perché non potranno
licità possibile. Abbiamo creduto di poter trovare meglio di tutto la giustizia in
trarre alcun vantaggio personale dal governo della città. La risposta di Socrate è im-
uno stato come il nostro, e, viceversa, l’ingiustizia in quello peggio ammini-
portante perché, attraverso di essa, Platone fornisce indicazioni circa il metodo con
strato; e di poter discernere, attentamente osservando, ciò che da un pezzo cer-
cui condurre una ricerca razionale.
chiamo. Ora, noi crediamo di plasmare lo stato felice non rendendo felici nello
L’obiezione di Adimanto non è corretta da un punto di vista metodologico: egli
stato alcuni pochi individui separatamente presi, ma l’insieme dello stato. Su-
pretende di giudicare la felicità o l’infelicità del singolo, astraendolo dall’organizza-
bito dopo esamineremo lo stato opposto a questo. Così, per esempio, suppo-
zione sociale. In primo luogo, osserva Socrate, non sarebbe strana un’inclinazione na-
niamo che, mentre siamo intenti a dipingere una statua, si presenti uno a criti-
turale di alcuni a sentirsi felici anche in una condizione di vita morigerata. Certamente
carci e affermi che alle parti migliori della figura non applichiamo i colori più
chi vive in una città dove il denaro apre tutte le porte, se non avrà denaro si sentirà in-
belli,adducendo il motivo che gli occhi, che costituiscono la parte migliore, non
felice; non per questo, però, possiamo dire, in assoluto, che non aver denaro è l’infe-
sono colorati in vermiglio ma in nero; ci sembrerebbe di rispondergli bene con
licità. In una città che ha tolto prestigio e potere alla ricchezza privata e dove si edu-
queste parole: “Ammirevole amico, non credere che noi dobbiamo dipingere gli
cano i fanciulli a realizzare le loro migliori inclinazioni, è concepibile che quanti non
occhi tanto belli che non sembrino più occhi, e così per le altre parti. Devi os-
posseggano ricchezze, possano essere comunque felici; anzi lo siano in modo miglio-
servare invece se, colorando ciascuna parte con la tinta conveniente, rendiamo
re, perché più adeguato alla loro “natura”. Si tratta di educare tale natura in una cor-
bello l’insieme. Così anche ora non costringerci ad assegnare ai guardiani una
nice appropriata di valori.
felicità tale da renderli qualunque altra cosa che guardiani. Sappiamo anche noi
L’obiezione di Adimanto, inoltre, non tiene conto che la felicità, pensata al livel-
rivestire gli agricoltori di abiti fini, tuffarli nell’oro, invitarli a lavorare la terra
lo della città, deve riguardare la città nel suo insieme, e non le sue singole parti. L’i-
per diletto; sappiamo anche noi far coricare al posto d’onore, accanto al fuoco,
dea di custodia-governo esige che coloro che esercitano tale funzione lo facciano esclu-
i vasai per bere e mangiare, mettendo loro vicina la ruota da vasi, ma con la fa-
sivamente nell’ interesse della collettività, e non in vista di un interesse privato.
coltà di lavorare secondo la voglia che ne abbiano; e in simile modo rendere
Compito di una ricerca razionale è identificare il contenuto logico dell’ idea, in-
beati tutti gli altri per fare felice lo stato intero. Però non ci devi dare di questi
dipendentemente dalla sua realizzabilità pratica. Ciò non significa che l’idea è inuti-
consigli: se ti obbediamo, l’agricoltore non sarà più agricoltore né il vasaio va-
le: essa infatti è il criterio di valutazione oggettiva della realtà. L’idea rivela se una
saio; e non ci sarà più nessuno che mantenga il suo posto, condizione questa
realtà è veramente tale nella pienezza del suo essere.
dell’esistenza dello stato. Ma per gli altri la questione è meno importante: per
lo stato non è affatto un male grave se dei ciabattini si fanno mediocri, si gua-
Linee di approfondimento
stano e pretendono di essere ciabattini anche se non lo sono. Se però dei guar-
diani della legge e dello stato non sono veri guardiani pur sembrando di esser- A. Per un’analisi del rapporto tra la città ideale di Platone, l’Atene storica, la
lo, tu vedi bene che mandano in piena rovina lo stato tutto e che, d’altra parte, democrazia:
è soltanto da loro che dipendono la buona amministrazione e la felicità”. 1. La critica di Platone alla democrazia in Repubblica VIII 558C
Se dunque noi facciamo dei veri guardiani che non nuocciono minimamente al- (la città democratica e “anarchica e variopinta”, priva di criteri di qualità, piena
lo stato, e se il nostro contraddittore invece fa felici alcuni agricoltori e banchet- di desideri incontrollati);
tanti come in una festa, ma non in uno stato, egli intenderà certo parlare di qual- 2. L’apologia della democrazia nel discorso di Pericle, riferito da Tucidide (La
cosa di diverso da uno stato. Si deve dunque esaminare se dobbiamo istituire i guerra del Peloponneso, cfr. percorso testuale: Atene è la città ideale);

240 241
3. Il mito fondativo della democrazia, espresso da Protagora nel Protagora (321C- 2) Subito dopo il brano che hai letto e analizzato, sugli otri, la pietra e il caradrio,
323C: la virtù politica è un dono di Zeus a tutti i cittadini; la giustizia è legittimata dal Callicle e Socrate continuano a discutere.
consenso). Qui di seguito è riportato il loro dialogo. Ma senza indicazioni degli interlocuto-
B. Per un’analisi del rapporto tra felicità della città e felicità dei singoli nel - ri e disordinatamente.
l’ambito della funzionalità della città ideale: Metti ordine e assegna le battute:
1. Il tema della simmetria tra anima e città nel libro IV della Repubblica (424 A-
Sono forse io che lo porto a tali conclusioni, mio caro, o piuttosto chi sostiene
B, sul ruolo dell’educazione nello sviluppo delle migliori disposizioni natuali; 433B-
senza ritegno che felici sono coloro che godono, in qualsiasi modo godano, e
D, sulla giustizia come valorizzazione delle capacità individuali; 441C-442B, sul rap-
non distingue fra i piaceri, quali siano buoni e quali siano cattivi ? Come prima
porto tra la virtù dell’intero e quelle delle parti; 443C-444A, sull’armonia dell’anima
cosa dimmi se vivere felicemente è anche passare la vita a grattarsi quando si
come modello di giustizia e di felicità);
ha la scabbia e la voglia di grattarsi, se ci si può grattare senza impedimenti. E
2. L’analisi dei piaceri propri di ciascun tipo di uomo nel libro IX della Repub-
se ha voglia di grattarsi solo la testa…o c’è bisogno che ti faccia altre doman-
blica (580D-583B).
de? E dico che il vivere felici consiste nel provare tutte le altre voglie e, tro-
vandosi nella possibilità di farlo, nell’appagarle traendone piacere. Allora ti
dico che anche colui che passa la vita a grattarsi dovrebbe vivere piacevolmen-
VERIFICA FINALE te. Considera, o Callicle, che cosa risponderesti se qualcuno ti facesse questa
La preparazione degli alunni potrà essere saggiata attraverso una verifica fi- domanda a proposito di tutte le parti del corpo, una dopo l’altra.
nale con esercizi del tipo qui proposto E se piacevolmente, allora anche felicemente. E stando così le cose, insomma,
la vita dei dissoluti non è forse terribile, brutta e infelice ? Certamente. O avrai
1. In Platone, Gorgia 493d - 494b, c’è l’immagine degli otri. Stabilisci un paral- il coraggio di dire che costoro sono felici purché abbiano in abbondanza ciò di
lelismo tra l’immagine platonica e le rappresentazioni dei tipi di vita. cui sentono il bisogno ? Non ti vergogni o Socrate di portare il ragionamento a
tali conclusioni?
Immagine Tipo di vita e felicità
SOCRATE 3) Gli esercizi che seguono riguardano il brano che hai letto tratto dal IV libro
avere molti orci della Repubblica di Platone.
avere orci sani e pieni di diversi liquidi 1.A chi attribuiresti la tesi che essere felici vuol dire trarre vantaggio dalla città
preziosi e di difficile ottenimento che si governa ?
tranquillità di chi ha orci pieni – Socrate
Procurabilità potenziale dei liquidi – Adimanto
Difficoltà di ottenere i liquidi – Possibile opponente esterno
Otri forati e logori 2.Secondo Platone, quali di questi beni ricevono i governanti dello stato ideale?
Riempimento senza fine degli otri – Ogni bene necessario per essere felici
Il caradrio – Soltanto il vitto
– O viaggiare all’estero o pagare cortigiane
CALLICLE
3.L’obiezione della statua ben dipinta serve a chi la introduce per:
Avere già riempito gli otri
– Sostenere la prevalenza della parte sull’intero
La pietra
– Sostenere che parti belle sono solo in interi belli
Versare negli otri quanto più liquido possibile – Sostenere la prevalenza dell’intero sulla parte

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4. Scegli una delle due possibilità che ti sono offerte e poi una delle tre all’inter-
no di quella scelta:
– I guardiani sono felici a) individualmente
b) in rapporto all’intero stato
c) all’interno della loro classe.
– I guardiani sono infelici a) individualmente
b) in rapporto all’intero stato
c) all’interno della loro classe.

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Per un percorso di lettura da La Repubblica di Platone, agile e breve, per gli studenti:
F. BENTIVOGLIO, Giustizia, conoscenza e felicità, C.R.T. Pistoia 1998.

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