ON WRITING

Talking about graffiti and aerosol art

ON WRITING
Talking about graffiti and aerosol art

Tutte le immagini sono di proprietà degli artisti Finito di pubblicare: Giugno 2012 Tutti i diritti riservati © Edizioni Luckyshoes, Venezia

\\ On Writing. Talking about Graffiti and Aerosol Art
Un progetto a cura di: Progetto grafico:

Giada Pellicari

Lab. Visual Arts: Assistenti:

Edizioni Luckyshoes edizioniluckyshoes.tumblr.com www.ongraffitiwriting.blogspot.it www.youtube.com/user/Ongraffitiwriting Lewis Baltz, Alessandro Laita, Chiaralice Rizzi, Angela Vettese, Yama, Dado, Urban Code, Ologram, Made, Joys, Capo, Guido Bartorelli, Stefania Schiavon, Teresa Iannotta, Monica Rocco, Urbanizeme Exhibition, Progetto Giovani Area Creatività, EAD crew, Camilla Iannicelli, Giulia Mocenigo, Valentina Pace, Maria Giovanna Virga, Elisa Fantin, Pietro Bonfanti, Mario Ciaramitaro, Susanna Maistrello, Antonio Ceccagno, Francesco Liggieri, NoTitle Gallery, Enrica Anna Maria Ceccon, Viola Andrea Duse Masin, Elisa Fantin, Chiara Nuzzi, Consuela Verdes, Cyro’s, RGB, Daniele Sartori, Maria Carla Auteri, Riccardo Banfi, Amedeo Abello, Edizioni Luckyshoes, Andrea StyleOne, AerosolArt.it, StreetArtAttack.tk, Sonia Bonora, Brice Ossomba, Gabriele il tecnico, Università IUAV di Venezia.

Prof. Lewis Baltz Alessandro Laita, Chiaralice Rizzi Yama, Dado, Ologram, Urban Code, Capo, Made 514, Cyro’s Pietro Bonfanti e Valentina Pace Maria Giovanna Virga, Daniele Sartori, Elisa Fantin Sonia Bonora, Enrica Anna Maria Ceccon, Viola Andrea Duse Masin, Elisa Fantin, Teresa Iannotta, Chiara Nuzzi, Brice Ossomba, Consuela Verdes Giada Pellicari

Info:

Artisti e Associazioni invitati:

Special Thanks to:

Riprese e montaggio delle conferenze: Fotografie:

Traduzione delle Conferenze online:

Revisione Traduzione: Pubblicazione On Writing. Talking about Graffiti and Aerosol Art:

A cura di Giada Pellicari

Indice:
On Writing. Talking about Graffiti and Aerosol Art I Graffiti a Padova. Conversazione con Yama Le Associazioni e il Meeting of Styles Italy. Conversazione con Ologram e Urban Code Cosa sono i graffiti. La situazione italiana. Conversazione con Dado Bibliografia e sitografia selezionata Artisti e Associazioni coinvolti 1 3 13 23 32 35

On Writing

Talking about Graffiti and Aerosol Art

On Writing, Talking about Graffiti and Aerosol Art è un progetto che è nato con l’idea di approfondire la comprensione e le informazioni riguardanti il mondo dei graffiti e si è sviluppato in tre conferenze pubbliche. Ideato da Giada Pellicari durante il laboratorio di Arti Visive tenuto dal professore Lewis Baltz con l’assistenza di Alessandro Laita e Chiaralice Rizzi all’ Università Iuav di Venezia, si è posto come un momento di riflessione sull’arte del Writing, invitando per l’occasione alcuni importanti protagonisti italiani di questo movimento. Durante le conferenze sono state affrontate diverse tematiche e punti di vista della disciplina dei graffiti, focalizzandosi su differenti aspetti del fenomeno e volendo creare, così, una sorta di percorso logico con dei punti di tangenza tra i diversi appuntamenti. Si è cominciato infatti da una prospettiva locale grazie all’incontro con Yama, writer e artista membro della crew EAD, parlando dell’importanza che la città di Padova ha avuto nello sviluppo del Writing italiano e nell’evoluzione del suo lavoro. Successivamente il secondo appuntamento si è focalizzato sulle attività che le due importanti associazioni di graffiti Ologram e Urban Code svolgono nella produzione e promozione della creatività urbana, tra cui si ricorda l’evento del Meeting of Styles Italy; per terminare infine con una prospettiva sul Writing a livello nazionale e sulla discussione della stessa definizione della disciplina grazie all’incontro con Dado, writer di Bologna, membro della storica SPA crew. Le conferenze di On Writing si sono poste come un punto di confluenza delle diverse ricerche compiute sui graffiti padovani e in generale sul mondo del Writing italiano nell’arco degli ultimi due anni, grazie anche all’incontro con molti writer della scena che si sono resi disponibili a interviste e a fornire il loro materiale, dando in questo modo gli strumenti basilari al fine di comprendere le dinamiche interne alla disciplina. In questo senso le conferenze sono divenute una continuazione dello studio compiuto sull’argomento, il quale si era già sviluppato in una rubrica pubblicata online dal titolo Passeggiando per i Portici e nel lavoro della curatela della sezione storica relativa al Writing padovano, per la mostra Urbanizeme, L’arte dei Writers e degli Street Artists. Così On Writing si

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è instaurato come un progetto che ha voluto rendere pubblico anche lo studio effettuato e ha affrontato nei tre appuntamenti sia una problematizzazione del fenomeno e di analisi critica, che di storicizzazione dello sviluppo del Writing italiano. Durante i due mesi di sviluppo del progetto è stato aperto un blog http://www.ongraffitiwriting.blogspot.it/, dove sono stati costantemente pubblicati articoli, informazioni, foto e video sui graffiti e sulle conferenze che si svolte in aula A, sede delle Terese dell’Università Iuav di Venezia, da fine Aprile a metà Maggio 2012. Questa pubblicazione finale contiene le riflessioni e gli spunti emersi alla conclusione del progetto, e sarà disponibile online in una forma scaricabile gratuitamente da tutti gli utenti del blog. Info: http://www.ongraffitiwriting.blogspot.it/

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I Graffiti a Padova

Conversazione con Yama

Yama e Axe, Marostica, 2006

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La prima conferenza di On Writing Talking about Graffiti and Aerosol Art,1 si è voluta focalizzare sulla situazione di Padova, una cittadina italiana che è diventata nota a livello internazionale per la peculiarità e l’alta qualità dei graffiti che la caratterizzano. Prima di cominciare la conferenza, però, si è cercato di dare delle prime basi sul significato e la storia dei graffiti, partendo dagli inizi, considerati negli anni Sessanta e Settanta, per arrivare alla spiegazione dell’evoluzione dello stile in ambito americano e, successivamente, europeo. La scelta di spiegare l’importanza della conoscenza dello sviluppo del Lettering nei graffiti per i non addetti ai lavori, è servita per rendere noti i criteri fondamentali dei graffiti legati essenzialmente all’importanza del nome, all’evoluzione dello stile e allo sviluppo della lettera. Elementi totalmente differenti rispetto a quelli riscontrabili nella Street Art, che normalmente viene confusa e intersecata con i graffiti, i quali invece sono una pratica artistica che oltre ad essere nata circa vent’anni prima, parla anche un linguaggio formale totalmente diverso2. Tramite un percorso all’interno dei lavori di Yama, quindi, si è cercato di dare un’analisi cronologica dello sviluppo stilistico sia dell’artista invitato che anche dei pezzi degli altri writers padovani e in particolare della crew degli EAD3. Letteralmente Escuela Antigua Disciples, il gruppo nasce nel 1991 a Padova grazie all’incontro tra Boogie, Zagor e Trace a cui, successivamente, si sono uniti altri artisti, tra cui si ricordano Joys, Riot, Axe, Curdo, Made,Yama e Peeta, una crew nella quale si può riconoscere una ricerca nell’originalità dello stile padovano. Nel caso degli EAD, infatti, si riscontrano una complementarietà tra gli elementi rappresentati e uno studio nella composizione delle pareti, formate spesso dall’insieme tra figurativo4 e lettering5, e inoltre la realizzazione di numerose murate a tema. Si può notare poi uno stile visivamente riconoscibile e peculiare dei lavori di Yama, Made e Peeta, che dal punto di vista teorico viene chiamato 3D, ma che ha la particolarità di essere essenzialmente caratterizzato dalla presenza di una linea a frusta, di derivazione fitomorfica. La tipologia di graffiti 3D che, per alcuni versi, caratterizza la crew di Padova, sembra sia stata anticipata dai pezzi di Joys, non tanto perché essi risultano in 3D, ma in quanto spesso la scrittura del suo nome si trasforma in un’ architettura contenente le lettere stesse. Si vengono infatti a creare nei suoi pezzi degli elementi geometrici, che si intrecciano tra di loro in maniera perpendicolare e orizzontale, portando a ciò che

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può essere definito come “scultoreità della tag” caratterizzante il lavoro di Joys6. La modularità peculiare dei suoi pezzi, infatti, si va a sviluppare in sovrapposizione di livelli dove lo spazio diviene sempre più pieno e pregno della struttura stessa, lasciando poco margine al vuoto. L’alta qualità caratterizzante gli artisti di Padova deriva oltre che dalla frequentazione delle banche, importante punto di incontro tra writers, breakers, e skaters del triveneto, anche da contatti con altri artisti della scena italiana quali Dado, Capo, Etnik, Hemo e nasce anche grazie ai numerosi viaggi compiuti tra cui si ricordano quelli in Messico, New York, Tokio, Tallinn e i numerosi Meeting Of Styles a cui molti dei writers citati hanno preso parte. In particolare si ricordano i tre avvenuti a Padova nel 2005, 2006 e 2007, i quali effettivamente si possono ritenere un punto di svolta importante per lo sviluppo dell’arte legata al mondo del Writing in Italia.7 Nel caso di Yama, l’artista invitato a prendere parte alla conferenza, si può parlare di una dinamica del movimento applicata al lettering. Yama inizia a dipingere nel 1994 influenzato dai graffiti degli EAD, che già apparivano sui muri di Padova. Il luogo delle banche diventa da subito un ambiente culturale stimolante anche per lui, che comincia a frequentarle fin da ragazzino ed entra in contatto con quella che diventerà la sua crew ma anche con molti altri artisti, i quali successivamente formeranno gli SPC (i Sotto Pressione Costante sono un’altra crew padovana composta principalmente da Cera, Mote,Radio, Jeos e Nevo). Una delle peculiarità delle discipline legate al mondo dei graffiti a Padova sta nella buona relazione tra le diverse crew, dove il costante confronto e l’incontro tra pari sono diventati gli elementi fondanti dell’originalità riscontrabile in questa città, dove il livello qualitativo dei lavori esistenti è sempre molto alto. Si ricorda ad esempio nel caso delle murate a tema, un elemento che ha caratterizzato la crew degli EAD, che in realtà il primo esempio di questa tipologia è da vedersi in quella dell’Arcella eseguita da Yama, Jeos e Greg (SPC) raffigurante una fattoria degli animali, che viene creata prima della più conosciuta di Via Ticino del 1998 rappresentante l’Inferno, uno degli apici della storia degli EAD. L’approccio stilistico e formale del movimento si riconosce, infatti, già dai primi graffiti di Yama, dove il dinamismo crescente delle forme si trasforma nella struttura portante del pezzo. Influenzato inizialmente dallo stile della crew ma soprattutto da Joys, che può essere indicato come colui che ha portato l’inizio della

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tridimensionalità delle lettere a Padova, successivamente si avvicina a quello che viene teoricamente chiamato stile 3D, un approccio verosimilmente riscontrabile anche in Peeta e Made, nonché una delle caratteristiche più riconoscibili degli EAD. Se, infatti, nei primi lavori si può pensare di riconoscere dei blocchi statici della firma che determinano una bipartizione del pezzo, si nota poi come Yama riesca ad evolverli, arrivando a quella che effettivamente diviene la sua peculiarità: la linea a frusta di derivazione fitomorfica. Se nel caso di Joys si può parlare di “scultoreità del graffito” e in Kennyrandom di “fit”8 del pezzo, dove per fit si intende la sua capacità di incastrare i lavori all’interno delle architetture e di contestualizzarli riuscendo a creare delle scenografie urbane, anche nel caso di Yama si può ritenere che vi sia una relazionalità con le architetture della città ma anche con il passante, dovuta al fatto che la dinamica del pezzo per essere totalmente esperita deve essere vissuta e fruita in movimento. Nella particolarità specifica dei graffiti, quindi, ma soprattutto in un caso come Yama, dove la dimensione dinamica del movimento si esperisce proprio nella fruizione in moto, si crea un momento di attenzione focalizzata (esistente anche nelle tag più pessime dove solitamente il commento del pubblico è negativo), che crea una relazione tra graffito e passante, il quale diviene fruitore attivo che determina la sua dimensione relazionale. Senza per forza dover trattare l’annosa questione dell’arte pubblica, si vuole solamente sostenere qui che la definizione di spazio pubblico si sta totalmente evolvendo, un passaggio nato con lo spostamento di quella che è la sfera pubblica e dovuto soprattutto ai cambiamenti avvenuti grazie ai nuovi media (specialmente nei casi di internet e dei i social network, che determinano l’esistenza di uno spazio pubblico virtuale), portando a quelli che sono i cambiamenti delle categorie di pubblico e di privato, dove quest’ultima si sta sempre più riducendo. Così si vengono a determinare delle nuove relazioni tra le variabili di spazio, tempo e dimensione pubblica, dove in questo caso l’arte possiede la peculiarità dell’autodeterminazione dello spazio e ha la capacità di trasformare uno spazio pubblico in uno luogo dell’arte, determinando una forma di relazionalità con il luogo9. Durante questa conferenza si sono viste numerose murate che in realtà sono nate al di sopra di pezzi precedenti, ad esempio come nel caso del Parco Brentella che ha visto la murata del 2000 e quella del 2007 del MOS, o nel caso di Via Ticino che ha visto ben tre murate sovrap-

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Yama, Padova, 2011

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porsi, l’Inferno, il MOS 2005 e l’ultima purtroppo ancora da terminare. Questi dati dovrebbero far riflettere sull’importanza della documentazione dei graffiti (un aspetto forse non troppo preso in considerazione), l’importanza delle immagini fotografiche e anche di come esse stesse potrebbero diventare un lavoro vero e proprio. Inoltre altro aspetto su cui bisognerebbe riflettere dovrebbe essere la documentazione video legata ai graffiti, una pratica che servirebbe al fine di cogliere la forte carica gestuale che contraddistingue la traccia e l’outline. Nel momento in cui ci si trova a ricostruire la storia dei Graffiti degli anni Ottanta e Novanta, la difficoltà di reperire materiale diviene sempre maggiore e molto spesso ci si ritrova a fare delle immense costruzioni di collage per riuscire a recuperare intere murate. Dovrebbe nascere, in questo senso, una cultura della tutela dei pezzi storici, ma anche una cultura del dare la disponibilità maggiore di muri da parte di istituzioni e comuni, senza costringere i writers a dover essi stessi ridipingersi sopra. Per concludere si può ritenere che le caratteristiche fondamentali dei writers storici padovani siano sempre state la costruzione formale del pezzo e la ricerca della perfezione nella composizione della parete, mentre nelle nuove leve della zona sembra che queste si stiano un po’ ridimensionando poiché si riscontra una sorta di ritorno alle origini con le tag e i throw up, come in una ricerca di un’essenziale gestualità. Si potrebbe sostenere che normalmente nel caso dei più giovani questo sia il punto di partenza per arrivare al piece vero e proprio, ma il caso di un artista come Dask, invece, si può ritenere come un esempio calzante di questo nuovo approccio che si riscontra nell’ultimo periodo in città10. La pratica del graffito, infatti, si può vedere come una “form based in movement over time”11, dove la gestualità nasce dalla relazione che intercorre tra le dinamiche di spazio e tempo, le quali diventano le variabili di un rapporto biunivoco che genera il graffito. Si può parlare così di una pratica artistica legata ad una dimensione gestuale e ad una ritmica del movimento, simile per certi versi ad un atto performativo. Si definisce allora una ritmica del graffito, che caratterizza i lavori come tag, piece e throw up, i quali si trasformano così in un “feticcio” visivo del movimento compiuto sul muro e si trasformano in uno “still” sempre presente, come se fossero una fotografia a lunga esposizione. Una caratteristica che viene portata agli esiti estremi nel caso del bombing dove emerge ancora di più la dimensione gestuale, poiché il tutto è molto istintivo12.

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Joys, Tallin, 2011

Yama, New York, 2010

Arrivando all’aspetto teorico relativo alla contestualizzazione dei graffiti all’interno di una città come Padova, si può pensare che vi sia una relazione con le caratteristiche delle architetture della città, vale a dire nella pianta urbana caratterizzata da una dimensione curvilinea, ma soprattutto nella presenza di numerosissimi portici, elementi che hanno influito stilisticamente i writer di Padova. Questo perché si pensa, da parte di chi scrive, che esista molto spesso una contestualizzazione del graffito all’interno dell’architettura, e che vi siano degli influssi stilistici derivanti dalla cultura visiva locale, in questo senso come nel caso del Wild Style derivante dalla visione di molti cartelli e frecce a New York13, si potrebbe pensare che la tipica forma curvilinea della città abbia influenzato questi artisti e, in questo senso, si può comprendere meglio il discorso sulla scultoreità della tag, sul “fit” del pezzo e sull’evoluzione di una tipologia stilistica prettamente legata alla dimensione territoriale della città.

Note al testo:
1. Si ricorda che tutte le conferenze sono disponibili online nella sezione video del blog http://www.ongraffitiwriting.blogspot.it/#!http://ongraffitiwriting.blogspot. com/p/videos.html e nel canale YouTube appositamente aperto per l’occasione http://www.youtube.com/user/Ongraffitiwriting In questo caso sono stati affrontati gli artisti Taki 183 per contestualizzare l’inizio dell’esplosione delle tag a New York, Superkool come iniziatore dell’outline e quindi del graffiti, Phase II per gli stili Bubble e Wild Style, mentre Bando Mode II e Lokiss per la caratterizzazione di uno stile europeo. Delta e Daim infine per l’inizio dello stile 3D. Per queste informazioni base si consiglia di vedere M. Cooper, H. Chalfant, Subway Art, Thames & Hudson, London, 1999 (1984), mentre per una valutazione critica si consiglia di visionare uno dei pochi testi critici sull’argomento J. Baudrillard, Kool Killer, or the Insurrection of Signs, in Symbolic Exchange and Death, Sage, London, 1993. Si ricorda che a Padova esistono anche altre crew, quali gli SPC, i TV, e i più giovani PJ, non affrontate però in questa conferenza. Da riferirsi principalmente ad Axe e Curdo ma in alcuni casi anche Made, Boogie e Zagor. Joys, Yama, Peeta, Made, Riot/Orion, Zagor e Boogie. Si veda http://www.festivalartecontemporanea.it/passeggiando-per-i-portici-conjoys Molti dei testi presenti in questo progetto derivano da testi precedenti e da studi pubblicati online sulla rubrica Passeggiando per i Portici e sul catalogo della mostra Urbanizeme. Come già affermato l’esperienza delle conferenze è una continuazione di una ricerca sull’argomento che continua da due anni.

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G. Pellicari, Una storia per immagini in Urbanizeme Exhibition. L’arte dei Writers e degli Street Artists, catalogo della mostra a cura di Ologram e Teresa Iannotta, Cleup, Padova, 2011. Si veda http://www.festivalartecontemporanea.it/passeggiando-per-i-portici-conkennyrandom Si veda l’articolo G. Pellicari http://www.festivalartecontemporanea.it/c-you/blog2010/document-82 dove si parla anche della ridefinizione dello spazio pubblico e che sostanzialmente deriva dalle teorie di P. Osborne sviluppate in Non-Places and the Spaces of Art, The Journal of Architecture, 2001. Questo paragrafo è pubblicato in G. Pellicari, Una storia per immagini in Urbanizeme Exhibition. L’arte dei Writers e degli Street Artists, catalogo della mostra a cura di Ologram e Teresa Iannotta, Cleup, Padova, 2011, p. 101. E. Roth, Geek Graffiti. A study in Computation, Gesture and Graffiti Analysis, 2009, p. 35. Traduzione: una forma basata in un movimento nel corso di un certo periodo di tempo. G. Pellicari, Una storia per immagini in Urbanizeme Exhibition. L’arte dei Writers e degli Street Artists, catalogo della mostra a cura di Ologram e Teresa Iannotta, Cleup, Padova, 2011, p. 100. Questo in parte riprende la tesi di Dado secondo cui la città con le sue relative arterie di comunicazione divenga il supporto del writer http://www.imdado.com/ in-my-opinion/writing-come-disciplina/

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Le Associazioni e il Meeting of Styles Italy

Conversazione con Ologram e Urban Code

Made, Bologna, 2012

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L’intenzione di questa conferenza14 è stata quella di soffermarsi su un aspetto più tecnico relativo al Writing e alla cultura dei graffiti in Italia, nel senso che si sono volute affrontare delle tematiche legate alla concezione di mostre di graffiti, alla promozione della creatività urbana e, infine, si è voluto affrontare dal punto di vista storico il Meeting of Styles Italy, mettendo insieme le sue tappe padovane e veneziane e creando, così, una sorta di storicizzazione del festival in Italia. Per fare questo sono state invitate due associazioni culturali che si occupano di graffiti dal 2007 e che hanno sviluppato nel tempo dei progetti di tipologia curatoriale e di promozione della cultura urbana, tramite lo sviluppo di esposizioni, la creazione di jam importanti, lo sviluppo di muri palestra per i giovani e di educazione per le scuole. Ologram è una associazione culturale con sede a Padova, principalmente composta dai membri della crew EAD padovana, che promuove attività di creatività urbana e la diffusione del movimento dei graffiti in Italia. Tra gli ultimi loro lavori realizzati si ricorda il progetto di Urbanizeme creato in collaborazione con Progetto Giovani, che si è composto di una serie di eventi di promozione dei graffiti, quali la creazione di muri palestra, una jam, una serie di conferenze e la mostra di Writing e Street Art Urbanizeme Exhibition curata insieme a Teresa Iannotta. Come referente dell’associazione è stato invitato Made514, writer e artista, nonchè vicepresidente di Ologram15. Urban Code16 è un associazione culturale composta da un gruppo eterogeneo di artisti, attivisti ed organizzatori, provenienti da esperienze diverse. Alcuni di loro si sono occupati per anni di graffiti, di arte in strada, di illustrazione e di pittura, nonchè dell’organizzazione di eventi, mostre e pubblicazioni. Tra le loro esperienze curatoriali si ricordano soprattutto i progetti di Lost in Production, Headlines che ha visto la partecipazione di writers nazionali e internazionali e, infine, anche il progetto Tagging Pinault, molto interessante perché è nato dalla combinazione tra graffiti e multimedialità, sviluppato grazie alla collaborazione con Graffiti Research Lab17. Hanno inoltre tenuto corsi nelle scuole a vari livelli, e partecipato a progetti di riqualificazione urbana. Per Urban Code sono stati invitati Capo18, writer veneziano noto a livello internazionale, fondatore delle C>> crew e co-fondatore di Urban Code e Cyro’s della RGB19 crew e membro di Urban Code. Urban Code è un gruppo di ragazzi che inizia la propria attività nel 2007,

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dopo che la città di Venezia è stata investita da una serie di iniziative di polizia atte a reprimere il fenomeno dei writers in città e che aveva effettuato delle indagini molto attente sulle persone, con la scusa di andare a prendere coloro che andavano a scrivere nel centro storico. Per questo motivo loro si sono riuniti per provare a capire cosa era possibile fare per reagire a questo attacco e hanno iniziato a lavorare intorno a queste tematiche, soprattutto per sviluppare delle iniziative contro la repressione20. L’idea quindi deriva dalla volontà di portare alla luce la reale cultura del Graffiti Writing, che sviluppandosi su di un contesto urbano, nasce anche a stretto contatto con le tematiche dell’illegalità. Mettendosi in gruppo, e in realtà il fatto di raggrupparsi comunque deriva dalle dinamiche di crew insite al Writing, anche se in questo caso lo scopo era diverso, vi era la volontà di non essere succubi degli articoli di giornale e in un qualche modo di rendere visibile la loro identità, seppur tutelandosi. Le pratiche del Writing infatti si misurano con lo spazio pubblico (ricordiamo la tesi di Dado dove si ritiene che la città sia il supporto del writer e con essa tutte le vie di comunicazione), con le superfici, le architetture e i mezzi di trasporto, muovendosi per forza di cosa tra legalità e illegalità. In questo senso emerge un’altra tematica che si ricollega alle precedenti trattate, ovvero quella della relazionalità del graffito e della sua dimensione sociale21. Si vuole ricordare qui che la disponibilità di muri legali (nelle jam, nei festival o in luoghi predisposti), arriva molto spesso solo dopo che i writer hanno già sviluppato un percorso abbastanza lungo nella propria pratica, quindi per i writer più esperti, una possibilità che solitamente si ha dopo un percorso di anni, in cui il writer si è dovuto misurare con l’illegalità e la città stessa, provando in questo modo lo sviluppo della velocità e della gestualità del segno, elementi fondamentali per la crescita e lo sviluppo stilistico. Nel caso di Venezia l’approccio ad una città di questo tipo, caratterizzata da una forte presenza di un centro storico dominante, determina nel cittadino la mal visione dei lavori dei writer in città, anche se una cosa importante da dire è che nel caso dei writer veneziani22, essi si sono principalmente mossi all’interno della terraferma, vale a dire Mestre e Marghera, e nel caso del centro storico in pareti legali come quelle messe a disposizione dal Centro Sociale Morion23. In Venezia e in Padova, quindi, si può notare una tutela del centro storico e un rispetto per

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gli edifici e i monumenti antichi. Nel caso di Marghera poi quello che emerge dai graffiti presenti è una grande importanza del loro inserimento all’interno del contesto urbano, vale a dire che sono le stesse fabbriche abbandonate cha danno la possibilità ai writers di svilupparsi in esercizi di stile e di dipingere in tranquillità, sviluppando in questo modo i lavori a stretto contatto con la peculiarità della zona stessa. In questo senso sono molto interessanti i pezzi di Capo, il quale da sempre ha avuto uno stretto rapporto con le fabbriche di Marghera e con quella tipologia di paesaggio urbano, inscrivendo il proprio nome all’interno delle architetture. Una caratteristica che si nota anche grazie alla specificità delle fotografie esistenti dei suoi lavori, i quali vengono fermati e contestualizzandoti all’interno del contesto urbano, mentre raramente infatti si possono vedere delle foto di Capo totalmente decontestualizzate dal luogo di appartenenza. A questo proposito la teoria che Jean Baudrillard ha sviluppato nel 1976 nel suo testo fondamentale sui graffiti Kool Killer or the Insurrection of Signs24, uno dei pochi testi critici sull’argomento, rende teoricamente bene l’idea di totalità della città con i graffiti e di legame indissolubile tra writing e muro nel momento in cui il writer vi dipinge sopra, trasformandol così il luogo urbano in un corpo vivente dove i graffiti sono come dei tatuaggi. Nello specifico:
Graffiti turns the city’s walls and corners, the subway’s cars and the buses, into a body, a body without beginning or end, made erotogenic in its entirety by writing just as the body may be in the primitive inscription (tattooing). Tattooing takesplace on the body…25 The end of the ‘four walls’ when they are tattooed like archaic effigies. End of the repressive space-time of urban transport systems where the subway cars flypast like missiles or living hydras tattooed up to the eyes. Something about the city has become tribal, parietal, before writing, with these powerful emblems stripped of meaning. An incision into the flesh of empty signs that do not signifypersonal identity…26

Parlando dei lavori di Urban Code a livello di esposizioni, importante da ricordare è la loro collaborazione con Sale Docks27, il quale ha sempre lavorato sull’indipendenza dal mondo istituzionale e sui luoghi dell’arte contemporanea, muovendosi come fucina culturale con gli studenti dell’università, dell’accademia, giovani curatori, artisti e writers e,perciò, si può ritenere che vi fosse una similarità nelle tematiche trattate da

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Capo, Marghera, 2012

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entrambi, il che ha dato l’avvio alla collaborazione ad eventi quali Headlines 2009-2010, avvenuta dopo Guilty at the Doc, interessante per il fatto che sono state esposte delle riproduzioni di treni con graffiti. In particolare in questa sede si vuole ricordare l’edizione del 201028, caratterizzata dalla concomitanza con il MOS, dalla presenza di artisti nazionali e internazionali, e dall’invito di Martha Cooper, la fotografa nota per aver portato all’attenzione i graffiti newyorkesi soprattutto con la pubblicazione Subway Art. Martha Cooper tra l’altro è stata conquistata dalla città e ha fotografato i lavori presenti sia al MOS, sia gli artisti mentre dipingevano a Marghera. Le intenzioni di Ologram invece si distinguono dalle volontà di Urban Code, che ha dovuto rispondere a questa spinta repressiva, poiché nel loro caso vi è sempre stata una forte accettazione da parte della cittadina e delle istituzioni nei confronti dei loro lavori; in questo senso nascono soprattutto per avere la possibilità di trovare finanziamenti e sostenitori per lo sviluppo di progetti a carattere professionale. Il fatto che gli EAD comunque abbiano portato il MOS in Italia, determina una fase di caratterizzazione dello stile italiano (anche se già dagli anni Novanta si può parlare della definizione di uno stile italiano) dandogli la vetrina necessaria all’interno di una jam internazionale così importante. Molti degli artisti presenti infatti avevano già partecipato alle jam internazionali, ma in questo modo la tappa italiana del MOS diviene una fucina culturale nazionale dove poter dare la possibilità ai writers italiani di incontrarsi e vedere i propri stili diversi, in modo di creare la possibilità di contaminazioni di stile, il che, in realtà è un fatto comunque che ha sempre caratterizzato la disciplina, dato che la rete tra i writers italiani esisteva già dai primi anni Novanta. In questo modo si ha anche un’idea a livello storico di quello che sta accadendo e un’immagine completa di quello che succedendo nello sviluppo stilistico a livello nazionale29. Spiegando ora del Meeting of Styles nello specifico, si tratta di una manifestazione nata nel 1996 a Wiesbaden, vicino a Francoforte, nel momento in cui si è resa disponibile una grande area che doveva essere utilizzata come macello e che è stata poi abbandonata. Il posto è stato così scoperto già dalla fine degli anni Ottanta dalla locale scena dei graffiti, divenendo il luogo dove si poteva dipingere illegalmente in maniera libera. Degli anni Novanta è stata poi la decisione di demolire l’area, il che ha portato i writers a voler creare uno street event per dare impor-

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Capo, Marghera, 2011

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RGB, Marghera, 2012

Made, Gemona, 2011

tanza al luogo, dando così il via alla graffiti jam ora più conosciuta e che, successivamente, si è divulgata in tutta l’Europa e nel mondo. ll Meeting of Styles Italy, portato per primo in Italia nel 2005 dagli EAD per tre edizioni e successivamente preso in mano da Urban Code, si pone perciò come un luogo di incontro tra i writers, le crew e un’occasione per mettere in luce il proprio stile, ma soprattutto è un evento che forse riesce a far conoscere questa disciplina a un più largo pubblico. L’ultima edizione è stata caratterizzata anche da una presa di posizione da parte di Urban Code, grazie alla pubblicazione di un appello in questa occasione, dove viene trattata l’ambiguità di questo periodo storico nei confronti dei graffiti, ma soprattutto ci si riferisce in particolare al caso italiano, dove sembra che vi sia, da una parte, una criminalizzazione della disciplina e dall’altra una strumentalizzazione politica, per sfociare infine verso un discorso di mercato:
E’ evidente quanto oggi il writing viva uno status di grande ambiguità, da una parte Governo e molte amministrazioni cittadine implementano i dispositivi repressivi, dall’ altra il writing diviene a pieno titolo parte del panorama artistico istituzionale. Il graffiti writing e’ preso in una forbice dove una lama rappresenta la criminalizzazione e l’altra l’istituzionalizzazione totale, ovvero il tentativo di porre fine ad ogni intento di “rottura” che è insito da sempre nel writing stesso: partendo dalle basse forme di mercificazione, fino alle ultime vere e proprie strumentalizzazioni politiche.30

Quello che loro dicono si riferisce principalmente a questo paradosso istituzionale, il quale però in un qualche modo caratterizza anche la disciplina del Writing stesso dato che è vero anche che molti writers hanno accettato sia dei compromessi con le istituzioni, sia le stesse contraddizioni insite al mercato, snaturando per certi versi il loro lavoro. In realtà la stessa disciplina del Writing è passata dall’essere una subcultura chiusa, a influenzare diverse campi della contemporaneità diventando in molti casi parte di un gusto mainstream. L’importanza di quello che loro dicono, comunque, risiede soprattutto sul fatto che il Writing deve rimanere a contatto con il contesto urbano: è lì e solo in quel caso che il Writing nasce e si mantiene vivo davvero e, perciò, è anche di illegalità che si parla. In realtà come spiegato precedentemente esiste ora un totale cambiamento e una riduzione del confine tra spazio pubblico e privato, mentre una volta queste due categorie erano completamente scisse.

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Quindi probabilmente in questo contesto e soprattutto in questo periodo storico, la questione dell’illegalità andrebbe forse rivista. Di certo però il Writing non esiste senza questo aspetto, anzi è solo in quella condizione che prende forma, perché è solo così che nascono la gestualità e la velocità del movimento, i quali si pongono tra gli aspetti più importanti nella disciplina del Writing insieme all’originalità stilistica31.

Note al testo:
14. Anche questa conferenza è disponibile online http://www.ongraffitiwriting. blogspot.it/#!http://ongraffitiwriting.blogspot.com/p/videos.html e http://www. youtube.com/user/Ongraffitiwriting 15. www.ologram.org 16. www.urban-code.it 17. http://graffitiresearchlab.com/ 18. www.mynameiscapo.it 19. http://www.reachthegoaltobold.com/ 20. Queste informazioni derivano dalla conferenza e da incontri con Urban Code. 21. Si veda il pezzo sullo spostamento della ridefinizione del luogo pubblico e della relazionalità del graffito, riportato nella conversazione con Yama. 22. Si ricordano a Venezia principalmente le crew C>>, Jpeg, e i più nuovi RGB. Importante per lo sviluppo dei graffiti veneziani comunque è stato lo stretto rapporto con Padova, ma anche il legame con Peeta, che provenendo da Piove di Sacco, ha sviluppato il suo stile sia nelle fabbriche abbandonate di Marghera, che lavorando con la crew degli EAD. (Prima Peeta era negli LAH). 23. Si veda il testo scritto da Capo per Subliminal Art Magazine, disponibile online: http://blog.mynameiscapo.it/2010/10/27/subliminal-art-venice/ In questo senso molte delle cose scritte da Baudrillard sarebbero da rivedere, soprattutto quando scrive del fatto che i graffiti non abbiano né contenuto, né messaggio, e sul fatto che i graffiti diano poca importanza all’architettura esistente e anzi la dimentichino. Probabilmente questo è dovuto alla precocità dei tempi per l’analisi dei graffiti nel momento in cui il testo è stato scritto e soprattutto sembra sia principalmente riferibile al fenomeno del bombing relativo a New York. 24. J. Baudrillard, Kool Killer, or the Insurrection of Signs, in Symbolic Exchange and Death, Sage, London, 1993, cit. p. 82. 25. Ibidem. 26. http://www.saledocks.org/ 27. E’ disponibile la pubblicazione online Urban-Code (cat. a cura di), Headlines, Venezia, 2009, http://headlines.urban-code.it/?p=178 28. Si veda l’intervento di Made alla conferenza. 29. http://www.urban-code.it/?p=1251 30. G. Pellicari http://www.festivalartecontemporanea.it/c-you/blog-2010/passeggiando-per-i-portici-speciale-meeting-of-styles-italy-2011

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Cosa sono i graffiti. La situazione italiana.

Conversazione con Dado

Dado, Bologna, 2012

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L’incontro con Dado32 si è svolto focalizzando l’attenzione sulla tematiche relative ai graffiti in generale e sullo sviluppo del Writing nel contesto italiano. Scrivere una storia dei graffiti italiani non è semplice, soprattutto per il fatto che si sono sviluppati a livello territoriale e in momenti storici diversi. L’idea di parlarne con Dado è nata perché lui è uno dei maggiori writer in Italia, è un teorico della disciplina, e lavorando nell’ambiente a partire dalla fine degli anni Ottanta si può vedere come uno dei punti cardine del Writing italiano, anche se come vedremo egli stesso si definisce della seconda/terza generazione. Per quanto riguarda lo sviluppo del Writing in Italia, Dado individua principalmente le zone di Milano, Bologna e Padova come quelle che hanno dato l’avvio all’evoluzione dei graffiti nel nostro paese. Si riscontra secondo lui una prima generazione di writers che appartiene all’ inizio degli anni Ottanta afferente principalmente ai centri sociali, la quale sostanzialmente copia ciò che vede di provenienza dagli Stati Uniti tramite le poche fanzine a disposizione e indirizza, così, i graffiti principalmente verso lo stile del Wild Style33, importando essenzialmente lo stile estero. Nel caso della generazione successiva, invece, si riscontra che essa in un qualche modo esca dai centri sociali (e Dado si definisce di seconda generazione) per portare i graffiti in strada. In questo modo non copiando più solo quello che si è visto dai writers stranieri, si vengono a depositare i primi “errori” di stile, e con essi si vanno a formare le basi di quello che diventerà lo stile italiano, nato nelle nostre strade e influenzato dalla dimensione circoscritta e territoriale delle città. Tra gli iniziatori di uno stile italiano si individuano principalmente Rusty di Bologna e il suo rapporto con Boogie di Padova, segnando così il primo crocevia e il rapporto tra le due città. Rusty infatti viene a dipingere a Padova nel luogo delle banche, dando in questo modo un punto di partenza per la nascita e lo sviluppo del writing nel panorama del nord-est italiano34, anche se in questa sede si vuole ricordare come Crazy (colui che poi è diventato Kennyrandom) abbia iniziato i primi pezzi a Padova già nel 1984. Esiste così fin dalla fine degli anni Ottanta una sorta di “fratellanza” tra le due città, le quali diventano anche per lo studio dei graffiti degli esempi molto interessanti, proprio perché anche non essendo delle grandi metropoli e caratterizzate da un centro storico molto presente, hanno comunque sviluppato una specificità e una originalità degli stili

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Dado, Lunetta Gamberini, Bologna, 2008

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peculiare e caratteristica della zona35. Bologna diviene invece una città fondamentale per lo sviluppo dei graffiti in Italia grazie alla nascita della SPA, crew storica bolognese della fine degli anni Ottanta e composta da Rusty, Ciufs, Dado, Benja, Deemo e Draw. Un gruppo che si caratterizza per il fatto che i pochi elementi che la formano si specializzano in tipologie diverse del fare graffiti: muri, treni, bombing, esercizi di stile, che sono più o meno le quattro attitudini principali del Writing, andando a influenzare, così, attitudini e scuole di pensiero molto diverse anche in altre città. Ad esempio Dado stabilisce un rapporto diretto con Padova e Milano grazie a una similitudine degli stili, mentre nel caso di Ciufs, specializzatosi nei lavori sui treni, va a formare uno stretto rapporto con Firenze. Bologna, inoltre, essendo una città di studenti ha subito dialogato con altre città, proprio perchè molti writers provenienti da altri luoghi hanno studiato lì, creando così un punto di contatto tra le diverse scene italiane e rendendo Bologna una città cardine per lo sviluppo del Writing in Italia36. Dato che in questo contesto e che comunque a livello italiano si è più volte sostenuto che Rusty sia stato fondamentale, bisogna specificare che già prima di lui erano attivi dei writer a Bologna, infatti Rusty stesso prende le prime “lezioni” di utilizzo della bomboletta da Dayaki nel 1988, appartenente alla prima generazione37. La città di Bologna diviene fondamentale perché vede anche l’importazione dei graffiti statunitensi grazie alla mostra pensata da Francesca Alinovi, ricercatrice del Dams di Bologna, che fin da subito si dimostra attenta a questo nuovo fenomeno. Arte di Frontiera: New York Graffiti viene inaugurata nel 1984, portando a Bologna gli iniziatori statunitensi come Futura 2000, Lady Pink, ma anche i precursori di quest’arte come Keith Haring38. Alla domanda riguardo all’evoluzione dei graffiti in Italia, Dado risponde che esiste una fase prima degli anni Novanta dove non c’è una coscienza di uno stile italiano e di un’ attitudine nazionale e che solo dopo gli anni Novanta, grazie ai contatti tra le diverse città e alcuni viaggi all’estero si inizia a percepire la totalità del fenomeno. Il fatto che via sia questa ipotetica linea Bologna-Padova-Rimini39, città che tra il 1990 e 1995 sono molto collegate, è perché esiste un’attitudine molto diversa rispetto a Milano, dove invece fin da subito si è riscontrata una guerra forte contro i graffiti, dovuta al fatto che i writers milanesi si sono espres-

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si con un’attitudine molto tendente al bombing40. Mentre nel caso delle città di Padova e Bologna, comunque i writers si sono mossi in maniera più tutelata, all’interno di realtà preesistenti, vale a dire all’interno di un fenomeno accolto dai propri coetanei, dando in un certo qual modo una facilitazione a diventare tecnicamente più bravi del resto di Italia, come nel caso delle banche a Padova, che sono diventate un fulcro culturale per tutto il nord-est. E’ in un contesto tutelato così che probabilmente può avvenire lo sviluppo stilistico e tecnico del writer, mentre nel caso del bombing l’aspetto più istintivo e gestuale del segno ha la predominanza. In questo senso si dovrebbe riflettere che nel caso dei graffiti Writing, esistono dei livelli esperienziali totalmente diversi e si possono riscontrare delle scelte differenti nello sviluppo della materia, nel senso che il Writing si pone come una disciplina in cui al suo interno si possono trovare dei sottoinsiemi che possono dialogare tra di loro, ma che possono rimanere anche separati. Ad esempio: le tag, il bombing, l’evoluzione stilistica, la scelta del 3D, il puppet, i lavori sui treni sono tutti elementi appartenenti alla disciplina stessa. Quello che è vero è che per arrivare all’evoluzione stilistica e alla perfezione tecnica comunque è necessario passare per il bombing, il throw up, il treno e la conseguente gestualità, ma è anche vero che vi può essere la scelta di rimanere a fare bombing e throw up per tutta la vita41. Entrambi gli aspetti si ascrivono alla disciplina del Writing. Arrivando ora nello specifico ad una definizione del Writing, che Dado sta portando avanti a partire dalla sua tesi di laurea, egli lo vede come una disciplina artistica basata su una struttura a tre livelli: -il luogo, ovvero la strada e il suo supporto la città, intesa anche con tutte le vie di comunicazione -la tecnica: gli spray,i marker, la vernice da muro e i pennelli - il soggetto: la calligrafia42.
Nel caso del Writing la calligrafia è costituita dalla scrittura del proprio nome, dove il graffito si è formato nel momento in cui si è creato un contorno al semplice segno della tag e si è, in questo modo, oggettivato il segno43. Il Writing è una disciplina artistica che ha, perciò, una natura molto complessa e che si muove attraverso la fenomenologia degli stili44. Lo stile, nella disciplina del Writing, lo si raggiunge quando dei valori semantici, riconoscibili oggettivamente, vengono attribuiti alla scrittura del di-segno del proprio nome. Il Writing, inoltre, è una disciplina dove è possibile maturare un processo

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creativo individuale e dove l’espressione di sé avviene attraverso un linguaggio di forme, stili, mode, tendenze, ricerche ed analisi fornite dal contesto che è la strada. In questo percorso, un ragazzino inizia a scrivere il proprio nome su un muro per capirsi. Una volta sul muro, tutte le scritte e le grafie si mettono in relazione tra loro e la strada le mescola in una condizione virtuosa di influenza reciproca. La strada è anche il palcoscenico dove si mette in atto una vera e propria sfida tra gli stili45.

In questo senso fin dall’inizio dello studio personale dei graffiti da parte di chi scrive si è riconosciuto che si dovrebbe aprire ad uno studio teorico e iconografico propri del segno d’artista, un approccio nato dalla riflessione e dalla visione di numerosi blackbook, pubblicata nel catalogo di Urbanizeme, e che successivamente ha trovato riscontro anche parlandone con Dado della sua idea della campionatura degli stili:
Se si ha la possibilità di sfogliare il book di un writer si può leggere il suo percorso secondo l’evoluzione e lo sviluppo dei suoi graffiti i quali, in realtà, non sono altro che segni lasciati alle spalle dall’artista e che vengono racchiusi in un libro, come memento. Si può notare così una similitudine tra l’arte del writing, specialmente nel caso del lettering, e quella che è lo sviluppo della calligrafia di una persona, dove molto spesso alcune caratteristiche rimangono costanti mentre altre si evolvono. In questo senso sarebbe da aprire un discorso teorico su quello che potrebbe essere uno studio iconografico del segno d’artista, inteso come rappresentazione dell’immagine, e sull’evoluzione46 di una ricerca il più delle volte legata ad un aspetto stilistico e formale47.

Infine la conferenza si è concentrata sull’evoluzione stilistica di Dado, partendo dai primi lavori e dall’influenza di Phase II nel suo percorso (dove si ricorda che i due hanno collaborato insieme nel 1998 a Bologna), al fine di arrivare a comprendere come alla base dei suoi pezzi vi sia anche uno studio geometrico e matematico di funzioni, che si rispecchiano nella forma finale del lavoro. Dado inizia nel 1988 a fare graffiti, quando fin da subito sviluppa un istinto a scrivere, a decorare diari e a scrivere sulle panchine. Sostanzialmente era già un grafomane quando a quattordici vede il suo primo graffito a Bologna girando per le strade e comincia a comprare i primi spray. Nella pratica di Dado vi è la volontà di guardare alla calligrafia femminile perché pensa che lì si possa trovare una grazia aulica presente nella forma scrivente. L’idea dei nastri infatti deriva dalle “grazie” della calligrafia femminile e anche dalla volontà di fermare il movimento, come

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Dado, Fantasmi, Bologna, 2011

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a bloccarli in certe posizioni. L’importanza delle formule matematiche esistenti nei suoi progetti risiedono sul decimali del 33, sviluppandosi quindi come delle funzioni periodiche. Per concludere si vuole porre l’attenzione sugli ultimi progetti denominati Fantasmi che nel panorama del Writing sono dei lavori di nuovissima concezione, dato che nel mondo dei graffiti raramente si sono concepiti degli interventi sulla matericità del muro, mentre molto spesso si è lavorato più sull’aspetto strutturale. Questi ultimi lavori continuano la sua recente ricerca sullo sviluppo di una nuova tecnica per il graffito in modo da farlo risultare in trasparenza, come per dare l’impressione che il lavoro stia piano piano svanendo. Si instaura così un rapporto tra graffito-muro-vernice-traccia che l’artista sta sviluppando anche tramite l’utilizzo di un processo chimico con delle muffe, nonché l’ausilio del pennello. Ma l’aspetto più interessante è l’emergere dal muro della traccia sottostante, forse uno degli elementi più appassionanti di quando si studiano i graffiti e di quando si guardano i blackbook, dove il segno e la sua gestualità hanno la prevalenza. Una trasparenza che in realtà anticipa il rapporto che normalmente avviene tra passato (traccia), presente (gestualità) e futuro (fantasma), e che in un unico lavoro racchiude insieme tutte queste dinamiche. Si ricorda, inoltre, che il termine fantasma viene utilizzato per parlare dei residui di colore che rimangono attorno ai finestrini dei treni dopo la pulitura dei graffiti e si pone, così, come una parola densa di significato48.

Note al testo:
32. Anche la conferenza con Dado è disponibile online http://www.ongraffitiwriting. blogspot.it/#!http://ongraffitiwriting.blogspot.com/p/videos.html 33. Si ricorda che il Wild Style è uno stile caratterizzato da una struttura di lettere intersecate, arricchite di frecce, barre ed elementi ornamentali. A. Mininno, Graffiti Writing. Origini, significati, tecniche e protagonisti in Italia, Mondadori, Milano, 2008, p. 293. 34. Queste informazioni derivano da interviste private con Dado e Boogie. 35. G. Pellicari http://www.festivalartecontemporanea.it/c-you/blog-2010/passeggiando-per-i-portici-speciale-con-dado 36 Questa prima parte sono argomenti affrontati da Dado nella conferenza. 37. A. Caputo (a cura di), All City Writers, Kitchen 93, Bagnolet, 2009, p. 243. 38. A. Mininno, Graffiti Writing. Origini, significati, tecniche e protagonisti in Italia,

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Mondadori, Milano, 2008, pp. 33-34. 39. In realtà in queste conferenze si è parlato molto di questi collegamenti tra Padova Bologna e in generale della scena del nord Italia, anche perché il lavoro da me effettuato negli ultimi due anni è stato principalmente circoscritto a queste zone. 40. Effettivamente è un atteggiamento tipico delle grandi metropoli, si consiglia comunque di vedere l’ampio spazio riservato alla scena di Milano in A. Caputo (a cura di), All City Writers, Kitchen 93, Bagnolet, 2009, pp. 150-200 41. Parlando con writers che hanno scelto di continuare nell’illegalità e nello sviluppo della gestualità dei throw up, mi hanno detto che da parte loro quelli sono i graffiti, non quelli sui muri legali fatti lentamente e con bozzetti sotto mano. Ci sono diverse visioni della disciplina stessa. 42. Si riveda il testo sulla conferenza precedente in cui invece è stata esposta la teoria di Baudrillard. 43. Riportati qui i caratteri principali della tesi di Dado. 44. L’analisi che Dado ha compiuto è di chiara impronta Barilliana. 45. Questa parte più teorica è stata affrontata da Dado durante la conferenza, una tesi che lui ha portato avanti nel corso di questi anni e spiegata nella sua tesi di laurea effettuata all’Accademia di Belle Arti di Bologna, non pubblicata. Questi riferimenti comunque sono spiegati nel suo sito internet http://www.imdado.com/ 46. Si veda, ad esempio, l’analisi formale tramite un software digitale portata avanti da Evan Roth in: Geek Graffiti. A study in computation, gesture and graffiti analysis, 2009. 47. G. Pellicari, Una storia per immagini in Urbanizeme Exhibition. L’arte dei Writers e degli Street Artists, catalogo della mostra a cura di Ologram e Teresa Iannotta, Cleup, Padova, 2011, cit., p. 100. 48. Questo testo è la mia analisi effettuata sui Fantasmi di Dado, disponibile in G. Pellicari http://www.festivalartecontemporanea.it/c-you/blog-2010/passeggiandoper-i-portici-speciale-meeting-of-styles-italy-2011

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Bibliografia selezionata
J. Baudrillard, Kool Killer, or the Insurrection of Signs, in Symbolic Exchange and Death, Sage, London, 1993. A. Caputo (a cura di), All City Writers, Kitchen 93, Bagnolet, 2009. M. Cooper, H. Chalfant, Subway Art, Thames & Hudson, London, 1999 (1984). H. Chalfant, J. Prigoff, Spraycan Art, Thames & Hudson, London, 1987. N. Mailer, The Faith of Graffiti, Polaris Communications, New York 2009 (1974). M. Mason, The Pirate’s Dilemma. How Youth Culture is Reinventing Capitalism, Free Press, New York, 2008. T. Marco, Stencil Graffiti, Thames & Hudson, London, 2002. A. Mininno, Graffiti Writing. Origini, significati, tecniche e protagonisti in Italia, Mondadori, Milano, 2008. F. Naldi (a cura di), Do the right wall/Fai il muro giusto, Comune di Bologna, Mambo, 2010. P.Osborne, Non-Places and the Spaces of Art, The Journal of Architecture, 2001. G. Pellicari, Una storia per immagini in Urbanizeme Exhibition. L’arte dei Writers e degli Street Artists, catalogo della mostra a cura di Ologram e Teresa Iannotta, Cleup, Padova, 2011. G. Pellicari, Passeggiando per i Portici, disponibile online: http://www.festivalartecontemporanea.it/document-79 S. Pereira, Graffiti, Silverback books, San Francisco, 2005. A. Riva (cat. a cura di) Street Art Sweet Art: dalla cultura hip hop alla generazione pop up, Skira, Milano, 2007. E. Roth, Geek Graffiti. A study in Computation, Gesture and Graffiti Analysis, 2009. Disponibile online: http://www.ni9e.com/graffiti_analysis/graffiti_analysis_09.pdf J. Stahl, Street Art, H.F.Hullmann, Potsdam, 2009. Urban-Code (cat. a cura di), Headlines, Venezia, 2009.

Sitografia selezionata
Yama http://www.yama11.it/ Made http://www.made514.com/works Dado http://www.imdado.com/ AssociazioneOlogram http://www.ologram.org/ Urban-Code http://www.urban-code.it/ Capo www.mynameiscapo.it RGB http://www.reachthegoaltobold.com/

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Conversazione con Dado Ph. Elisa Fantin

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Conversazione con Yama Ph. Maria Giovanna Virga

Conversazione con Ologram e Urban Code Ph. Daniele Sartori

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Artisti e Associazioni coinvolti

Yama Yama 11 nasce nel 1976 a Cagliari. Attualmente vive e lavora a Padova. E’ membro della crew padovana EAD dal 2000 e membro della internazionale FX di New York dal 2000. Inizia a dipingere nella prima metà degli anni Novanta spostando presto lo studio delle sue lettere e forme verso la tridimensionalità e la ricerca del movimento continuo. Partecipa negli anni a numerosi eventi legati all’ arte e alla cultura urbana in tutto il mondo, principalmente in Europa, Stati Uniti e Sud America. Si ricordano le sue partecipazioni a diverse tappe internazionali del Meeting of Styles, a jam in tutto il mondo e alla mostra di graffiti e Street Art Urbanizeme. Info: www.yama11.it

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Made514 Made nasce nel 1975 a Padova. Vive e lavora a Padova. Inizia la sua attività nel mondo dei graffiti nei primi anni ‘90. I suoi lavori sono caratterizzati da forme morbide, linee taglienti e movimenti molto dinamici, dove le lettere trovano lo spazio di fondersi con il mondo figurativo. La sua ricerca sulle lettere usa la tag come veicolo, l’intenzione come movimento, il lettering come forma risultante, visualizzando una dimensione spesso distorta e psichedelica in cui la gestualità della calligrafia è pronunciata cristallizzando il tempo dell’espressione. Il suo lavoro lo ha portato a dipingere ed esporre le sue opere in moltissime località italiane ed estere tra cui: Milano, Torino, Roma, Napoli, Venezia, Berlino, Monaco, Wiesbaden, Hannover, Pori, Tallin, Zagabria, Barcellona, Sanpaolo, Città del Messico, San Diego, New York, Los Angeles, Chicago, Atlanta, Vancouver. Info: http://www.made514.com/works/

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Capo Capo nasce nel 1977 a Mestre (VE). Vive e lavora a Mestre-Venezia. Dal 1994 scrive il sue nome su diverse superfici, con all’attivo centinaia di pezzi nella città di Venezia ed in molte altre città. Ha coprodotto due importanti fanzine: Arcano Revue dal 1996 e 10000 Maniacs con Joys dal 1999. Dal 1999 è uno dei creatori della c>>, i quali mettono insieme writing ed altre tecniche, disegnando lettere e loghi. Il suo stile è partito da lettere molto semplici nei primi anni, ma velocemente si è mosso verso il classico ed originale Wild Style. Attualmente lavora principalmente con parti geometriche e false simmetrie. E’ co-fondatore di Urban Code, un associazione culturale che promuove molte iniziative ed eventi, tra cui si ricordno Headlines e Meeting of Styles Italy. Info: www.mynameiscapo.it

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Cyro’s-RGB Cyro’s nasce nel 1987 a Venezia e insieme a Kaya fonda la crew degli RGB. Il loro background si basa sulla scena del graffiti writing, ma allo stesso tempo vogliono ridefinire quel percorso producendo delle installazioni che derivano dalla fusione tra illustrazione e scultura. Il loro stile quindi prende forma da diversi input che derivano da differenti aree, è chiaro che questa forte contaminazione nasce dal diretto approccio e dalla sintesi dei graffiti writing grazie all’attenzione ossessiva al dettaglio, mentre la pulizia è tipica di una certa tipologia di design grafico vettoriale. Hanno iniziato a lavorare alla fine degli anni Novanta con l’importante crew veneziana C>> e nel 2007 sono tra i co-fondatori di Urban Code. Info: http://www.reachthegoaltobold.com/

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Dado Alessandro Ferri nasce nel 1975 a Bologna. Lavora in Italia e all’estero. Il punto di partenza per Dado e’ stata la dedizione al writing inteso come disciplina artistica, come architettura della lettera e calcolo matematico, come labirintici solidi geometrici e fasci di lettere sinuose che si attorcigliano tra loro. Alla fine degli anni ’90, dopo avere avuto la grande opportunità di lavorare in collaborazione con il’ famoso writer Americano “Phase II”, Dado focalizza il suo studio sui graffiti, grazie alla geometria della lettera, scomponendola, destrutturandola e ricreandola. Da quindici anni Dado collabora con la amministrazione del Comune di Bologna ed altre citta’, si e’ fatto strumento di decoro dell’arredo urbano, delle stazioni ferroviarie e delle zone industriali, delle scuole; ha tenuto seminari presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna e l’Universita’ di Padova presso la Facolta’di Storia dell’Arte Contemporanea, e ha partecipato a diverse lezioni sul writing presso le scuole. In questi anni Dado ha esposto in gallerie, musei e spazi pubblici e in breve tempo ha collaborato con diversi e importanti artisti in Italia e all’estero e con diverse aziende. Info: www.imdado.org

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Urban Code Urban Code è un associazione culturale costituita nel 2007 da un gruppo eterogeneo di artisti, attivisti ed organizzatori, provenienti da esperienze diverse. Alcuni di loro si sono occupati per anni di graffiti, di arte in strada, di illustrazione e di pittura, nonchè di organizzare eventi, mostre e pubblicazioni. Hanno tenuto corsi nelle scuole a vari livelli, e partecipato a progetti di riqualificazione urbana. Sono un gruppo eterogeneo di creativi della provincia di Venezia accomunati dallo stesso interesse per l’arte negli spazi pubblici. Urban-Code svolge la propria opera a livello nazionale, ma è molto orientata alla promozione delle realtà del nord-est Italia. Info: www.urban-code.it

Ologram Ologram è una associazione culturale con sede a Padova, che promuove attività di creatività urbana e la diffusione del movimento dei graffiti in Italia. Principalmente composta dai membri della crew EAD padovana, vede al suo interno il contatto con altri artisti tamici ra i quali Kenny Random. Tra gli ultimi loro lavori realizzati si ricorda il progetto di Urbanizeme creato in collaborazione con Progetto Giovani, che si è composto di una serie di eventi di promozione dei graffiti, quali la creazione di muri palestra, e successivamente la mostra di Writing e Street Art Urbanizeme Exhibition curata insieme a Teresa Iannotta. Info: http://www.ologram.org/

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Un grazie speciale a tutti i writers che mi hanno accompagnata all’interno di questo mondo e a Lewis Baltz per aver creduto in questo progetto