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IL FASCISMO IN TRE CAPITOLI.

CAPITOLO PRIMO: IL FASCISMO – UN PROFILO STORICO. Le origini. - Fascismo nasce dopo la prima guerra mondiale, alcuni movimenti che contribuiranno alla sua formazione ( futurismo ) sono già presenti prima della grande guerra. Il Fascismo li ingloberà. - Fascismo è, si può dire, la risultante di un processo di cambiamento epocale che stava attraversando la società e lo Stato: la crisi delle democrazie liberali, l’ingresso delle masse nella politica. - Confluiscono nel Fascismo anche elementi del nuovo RADICALISMO NAZIONALE di matrice antigiolittiana: un movimento, una corrente di pensiero che considerava il risorgimento mazziniano come incompiuto; manchevole dell’unione “nazionalista” delle masse. C’era infatti in Italia un sentimento crescente volto alla ricerca di un “punto di svolta”, di un cambiamento del quale i giovani cercavano di farsi fautori. - La grande guerra, il mito della vittoria mutilata, la crisi economica, la distanza delle istituzioni dal resto del paese, i venti della rivoluzione bolscevica: questo e molto altro concorse a creare un clima, dopo guerra, di guerra civile; dove lo Stato liberale non riuscì in nessun modo ad imporsi, a tenere insieme il paese. - Lo Stato liberale riuscì ad uscire bene dalla guerra ma non riuscì a controllare, poi, il paese. Complici le diverse crisi, complice la crisi del bienno rosso. - In questo modo la base elettorale dello Stato liberale cominciò a disgregarsi e sorsero molti movimenti che si preparavano a dare la spallata. Tra questi sorse il movimento dei Fasci combattenti nel 1919. Mussolini. - Prime esperienze Mussolini ( 1912 ) come socialista a capo della corrente rivoluzionaria. - Direttore de L’Avanti!. - Espulso dal partito socialista per aver propugnato e portato avanti idee interventiste. - Nel 1919 con appello a reduci e interventisti, fonda i fasci di combattimento. Fascismo diciannovista. - Movimento fascista nasce innanzitutto come ANTIPARTITO, per mobilitare i reduci al di fuori dei partiti tradizionali. - Fascismo diciannovista si proclamava: pragmatico, antidogmatico, anticlericale, repubblicano. Violenza e politica di piazza. Contro il parlamentarismo. - Fu inizialmente un movimento trascurabile che non ottenne nemmeno un buon successo alle prime elezioni del 1919. - Dopo queste sconfitte, nel 1920, il movimento decide di riformarsi abbandonando proprio le sue posizioni radicali. Virando anche “a destra” per ciò che concerneva l’orientamento politico: andando a favorire la borghesia ed i ceti medi. Massimalismo dei ceti medi: squadrismo e partito fascista. - La scelta di appoggiare la borghesia ed i ceti medi ottenne i suoi frutti quando, con la crisi del partito socialista, la borghesia stessa ed i ceti medi trovarono medo affidabili i governi liberali: troppo impantanati nelle questioni del paese. - In questa ottica il fascismo si erse come difensore della cultura borghese: avviando la politica dello squadrismo proprio in Val Padana ( dove il socialismo era più tenace e vessatorio ). - Dai più questo atteggiamento violento atto a distruggere e smantellare l’organizzazione proletaria venne visto come una “sana e naturale difesa” contro la piaga socialista: per questo motivo venne appoggiato da alcune forze politiche e dalla stessa borghesia.

- In questo modo il Fascismo ottenne un gran successo. Era però ora composto più da una numerosa frammentazione di fascismi provinciali che da altro. Ed era anche poco o scarsamente radicato al Sud. - Il suo successo era legato ai ceti medi e al loro recente ingresso nella politica. Nella politica di massa. - Grazie a questo successo il Fascismo ottenne dalle seguenti elezioni maggior successo: Giolitti pensò di contenere il fenomeno del Fascismo, ampiamente sottovalutato da tutti, attraverso una politica accomodante offrendo allo stesso movimento fascista di far parte del governo ( 1921 ). - Un anno più tardi ( 1922 ) era cambiato il governo. Bonomi propose un patto di pacificazione per normalizzare la situazione dello squadrismo, proponendo una conciliazione tra fascisti, socialisti e cattolici. Mussolini accettò di buon grado, credendo che quella scelte avrebbe permesso al fascismo di inserirsi in maniera più stabile nelle logiche politiche e parlamentari. - Va anche detto che la rappresaglia squadrista si stava facendo davvero violenta, suscitando spesso anche l’irritazione della stessa borghesia: a tal fine, accettando il patto di Bonomi, Mussolini tentava anche di far valere la sua leadership piuttosto che il potere dei vari capi squadriglia. - La scelta di aderire a questo patto suscitò comunque l’irritazione di molti capi squadristi. Si aprì un momento di crisi per il movimento fascista che con il congresso di Roma ( 1921 ) dal quale Mussolini riuscì ad ottenere la trasformazione in PARTITO del movimento fascista, il suo riconoscimento come DUCE ( sebbene ancora limitato nei poteri ) e riconobbe l’importanza dello squadrismo incorporando le squadre come elemento essenziale del partito. Partito milizia alla conquista del potere. - Ideologia fascista espressa più in senso estetico attraverso simboli e riti. Introducendo una novità nella politica: la religione politica o laica. - In politica estera l’unica certezza era la volontà di rivedere i trattati di Versailles ( vittoria mutilata ) e quindi di procedere ad una politica imperialista, di espansione, sulla scorta del mito “romano” adottato come simbolo dal partito. - Importante anche il “mito della giovinezza”: sia perché il partito fascista vantava un’età media di dirigenti molto bassa, sia perché il “giovane” rappresentava il corso nuovo. Il cambio radicale a dispetto della vecchia politica liberale. - Avversione del partito fascista verso la democrazia. Verso lo stato totalitario. - La MARCIA SU ROMA fu ideata come risposta ad un tentativo di sciopero legalitario anti-fascista che fallì. - La reazione dei fascisti fu violenta e permise loro di prendere atto di come lo Stato era inesistente dinanzi alle loro azioni. - A quel punto non restava altro che dare una spallata, mettendo pressione al Re per cedere il potere a Mussolini. - Conquistato il potere, tutta l’attenzione di Mussolini fu per annientare lo stato parlamentare: il fascismo del resto era incompatibile con il parlamentarismo. - Per il controllo del potere totale Mussolini si servì di coalizioni con partiti liberali ( salvo poi indebolirli dall’interno ), allo stesso modo cercò di infiltrare nelle amministrazioni locali ( prefetti ) uomini fascisti per diffondere l’ideologia ovunque in Italia ( soprattutto al Sud dove era lacunosa ). - Giunto al potere Mussolini si sbarazzò, diciamo così, anche del Partito: introducendo il Gran Consiglio del Fascismo di cui lui era presidente assieme ad altri dirigenti e ai membri fascisti del governo. In questo modo creò, oltre ad un ulteriore organo di partito, anche un vero e proprio governo-ombra del governo stesso. - Farinacci, a capo del partito, vedeva sé stesso al pari di Mussolini: venne licenziato da Mussolini. Il regime fascista. - Attraverso una specie di rivoluzione legale il regime fascista si trasformò in regime a partito unico.

- La legge Acerbo sul premio di maggioranza. - Tribunale speciale per la sicurezza dello stato: per i crimini contro lo stato. Poteva anche comminare la condanna a morte. - Stampa venne fascistizzata. - Introduzione figura del podestà di nomina regia al posto del sindaco. - Soppressa libertà di organizzazione. - Riforma elettorale ( 1928 ) con collegio unico nazionale e accettazione o respingimento della lista proposta. - Nuovo statuto del Pnf ( 1926 ) con partito non più democratico. Mussolini mise fine all’anarchia dei ras anche se il partito mantenne sempre un atteggiamento di tentata autonomia. - Agli inizi degli anni trenta il progetto del monopolio del potere era completato: permesso dalla connivenza delle istituzioni e proseguito grazie anche all’obbediente accettazione del mondo economico, cattolico e borghese. Chi in chiave anti-comunista chi in chiave di meri interessi personali. - Concordato con la Chiesa ( 1929 ). - Importanza del regime poliziesco, fondamentale al mantenimento di un clima di terrore e di controllo. Organizzare, mobilitare, plasmare. - Importanza della propaganda: radio, cinema, stampa soprattutto. Diffondere l’ideologia. Interpretare il passato, il presente ed il futuro in chiave fascista. - Nel campo dell’arte il fascismo rinunciò ad imporre una sua “visione artistica”, preferendo abbracciare i più ampi settori della cultura in maniera opportunistica. Da considerare a tal fine l’importante azione di MECENATISMO dello Stato nei confronti degli artisti e degli intellettuali. - Importanza del ruolo del Duce come elemento carismatico. Come guida di un popolo che seguendo la rivoluzione fascista doveva diventare un UOMO NUOVO. - Ed il cambiamento a questo livello di uomo nuovo non poteva non passare per l’educazione che con il tempo, con la Legge Gentile, venne fascistizzata ( obbligo tessera di partito per gli insegnanti; programmi di formazione anche nel dopo-scuola per i bambini; sistema militare ) - Gli scontri con la Chiesa e con l’Azione cattolica nell’ambito della formazione giovanile. - Il ruolo della donna: emarginata dall’importanza dell’uomo, considerata ANGELO DEL FOCOLARE. C’era però anche una donna nuova, chiamata a partecipare attivamente nella vita di regime come educatrice dell’uomo nuovo. L’accelerazione totalitaria. - Forte di una stabilità ormai conquistata “legalmente”, il regime subì negli anni 30 un’accelerazione totalitaria. Contribuita anche dai successi in campo coloniale con la conquista d’Etiopia e la proclamazione dell’Impero. - Uno dei culmini del processo totalitario del fascismo sono le leggi antiebraiche ( 1938 ) che risultano coerenti nell’ambito di un timore, quello del Fascismo, rivolto agli ebrei ritenuti parte di quella corrente di pensiero internazionale e antifascista. Ovviamente anche l’alleanza con la Germania giocò la sua importanza. - Le leggi antisemite si inserirono in un quadro di leggi razziali promulgate dopo la conquista d’Etiopia. - L’accelerazione totalitaria diede nuovo vigore alla parte rivoluzionaria, diciamo così, del partito: una parte che si era un po’ demoralizzata a seguito della forte burocratizzazione del regime. - Non andò bene invece al mondo borghese, cattolico, economico e istituzionale: la pressione del regime totalitario cominciava ad essere troppa. Sulla via dell’Impero. - Politica estera italiana e fascista degli inizi rimase sempre molto “realista”. Mussolini contava di

costruire in ambito internazionale, con una collaborazione reale con Francia e Inghilterra, un prestigio italiano. - Certo, rimanevano i punti forti della vittoria mutilata ai quali però non venne mai dato reale seguito. - Certo, è pur vero che il fascismo non aveva mai negato le sue mire espansionistiche. Mire rivolge ai BALCANI e all’AFRICA del Nord nell’ambito di una conquista globale del Mediterraneo come MARE NOSTRUM. - E l’espansionismo fu il ponte di decollo per il mito della nuova civiltà: tanto che in Europa, dopo la presa del potere del Fascismo in Italia, furono molti i partiti ed i movimenti che tradussero certe prerogative e caratteristiche fasciste nelle loro realtà nazionali. Movimenti rivoluzionari antidemocratici, caricati di simboli e riti e fortemente militarizzati spuntarono un po’ ovunque in Europa. Per Mussolini il XX secolo sarebbe stato il secolo del fascismo. - Fu proprio per questo che Mussolini maturò la convinzione di intraprendere una serie campagna coloniale culminata dopo la cruenta guerra d’Etiopia con, appunto, la proclamazione dell’Impero. Dall’apoteosi alla rovina. - La conquista d’Etiopia fu lo spartiacque del regime fascista. Il Duce ormai abbacinato dai suoi fasti e dai suoi successi non seppe trattenersi. Si avvicinò alla Germania rampante, si disimpegnò dalla Società delle Nazioni vincolandosi al nazionalsocialismo di Hitler. - In questo quadro si inserisce la conquista d’Albania. - In questo quadro si inserisce l’entrata in guerra dell’Italia e la fallimentare guerra condotta. Il tutto porterà al crollo vertiginoso del fascismo ormai sfiduciato da tutti: a pagare in prima persona sarà proprio il Duce, sconfessato e arrestato nel 1943. La Repubblica Sociale. - La Repubblica Sociale fu il tentativo di Hitler di risollevare l’Italia, e Mussolini, dopo il suo crollo. Mussolini fu liberato da Hitler, appunto. - La Repubblica Sociale segna un ritorno alle origini repubblicane del fascismo con un ritorno prepotente dell’aspetto squadrista. - Grazie all’educazione improntata sui valori fascisti molti giovani aderirono alla Repubblica Sociale anche in virtù di una volontà nazionalista di “riscatto dell’Onore perduto” l’8 Settembre con la firma dell’armistizio ed il cambio di alleanze. - In realtà la Repubblica Sociale fu ampiamente controllata dall’alleato tedesco. - Crollò con la sconfitta militare ad opera degli Alleati e della Resistenza. - Il suo mito, il mito della repubblica sociale misto all’esperienza fascista, è sopravvissuto anche nel panorama politico italiano sino ad oggi.

CAPITOLO SECONDO: IL FENOMENO FASCISTA: INTERPRETAZIONI A CONFRONTO. La questione del Fascismo. - Importanza del Fascismo come fenomeno di studi e internazionale. Non è solo una questione italiana o tedesca. Movimenti simil-fascisti sorsero anche nel resto dell’Europa nel periodo tra le due guerre. - Del resto anche nei giorno d’oggi il rischio di una deriva totalitaria è sempre presente e minaccia le moderne democrazie. Oggi come allora. - Con il tempo infatti questi studi sul fascismo hanno dilatato il significato stesso del termine “fascista”. Un termine che è diventato quindi aggettivo di regimi comunisti, di regimi medioorientali- di regimi anche democratici. Interpretazioni del fenomeno fascista. - Inizialmente, e chiaramente, il fascismo fu inteso solamente come un fenomeno “italiano”. Un fenomeno caratterizzato da uno spiccato senso dell’italianità. - Fu solo in seguito con il diffondersi dell’ideologia fascista che il movimento acquista un’identità internazionale: sdoganando la rivoluzione fascista a tutto il mondo. La guerra civile in Spagna, la deriva nazionalsocialista in Germania sono gli esempi più lampanti del nuovo senso di “rivoluzione fascista in itinere” del fascismo stesso. - Solo i comunisti, i marxisti, sin dall’inizio videro nel fascismo la reazione della borghesia impaurita dai movimenti proletari che reagiva, appunto, con bande di borghesi armate. Una forma di terrorismo capitalista. - E benché si ritenesse che ogni capitalismo fosse potenzialmente soggetto al fascismo, la storia poi ha smentito questa ipotesi: del resto grandi democrazie in Europa e nel mondo hanno resistito agli assalti fascisti. - Per alcuni il nesso tra fascismo e capitalismo è rappresentato da un’alleanza nella quale il fascismo fa prevalere l’aspetto politico su quello economico. - Per il liberali, come per i radicali, il fascismo è stato sostanzialmente una patologia derivata dalla prima guerra mondiale, da un ritorno di irrazionalità e una sfiducia verso la libertà. - Tutti questi studi però hanno permesso, nel tempo, di dare al fascismo un’impronta più chiara, liberandone i giudizi da quella partigianeria logica nelle interpretazioni contemporanee al fenomeno. Fascismo e fascismi nella storiografia. - Due linee principali nello studio del fascismo: un approccio GENERICO, mirante ad individuare le caratteristiche generali del fascismo come ideal-tipo. Un approccio STORIOGRAFICO mirante a studiare nel dettaglio ogni fenomeno riconducibile alla definizione generale di fascismo per sviscerarne le qualità. -Elaborare però una teoria generale del fascismo, partendo dalla base storica delle esperienze, si è rivelata molto difficile. Innanzitutto bisognava differire i fascismi GIUNTI a regime ( fascismo e nazionalsocialismo ) e tutti gli altri non giunti al potere: la differenza è sostanziale infatti, poiché i fascismi che non giungono al potere non possono dare vita ad un nuovo regime politico. - Ci sono poi movimenti fascisti che hanno partecipato a, seppur brevi, esperienze di governo. O altri fascismi che sono stati poi assorbiti da dittature militari ( come il regime di Franco in Spagna ). - Le differenze nei fascismi riguardano tanto le differenze geografiche, quanto quelle di sviluppo economico. Ma soprattutto ci sono differente di tipo sociologico: in quanto lo zoccolo duro del movimento fascista se in Italia è il ceto medio, nei fascismi dell’Europa orientale è il mondo contadino. C’è quindi una differenza quasi paradigmatica. - Lo stesso nazionalsocialismo era un fascismo? Benchè alcuni cercano di porre sullo stesso livello totalitario fascismi, comunismi e nazionalsocialismi. Il dibattito italiano sul fascismo italiano. - Spesso studi sul fascismo sono stati limitati. Limitati a prospettive ideologiche e politiche e non alla

realtà dei fatti. Alla realtà storiografica diciamo. - Ricerche di De Felice invece mettono in evidenza due aspetti del fascismo: un fascismo-movimento come rivoluzione e movimento di innovazione. E un fascismo-regime successivo alla presa del potere del fascismo che è poi la risultante di accomodamenti con istituzioni e poteri forti. - Importanza del fascismo come fenomeno di rottura nell’arco del travagliato processo di consolidamento unitario dello stato italiano. - Rapporto fascismo-capitalismo: il fascismo cercava di far prevalere la politica, rendendola autonoma dall’economia e dalle forze economiche capitaliste. Era un’alleanza più che la proiezione del capitalismo sulla politica. Orientamenti nuovi nella storiografia contemporanea. - Anche per chi scrive il libro il fascismo non è solo un fenomeno di rifiuto, di rigurgito. Il fascismo è un fenomeno, un processo, che è la risultante dei processi della rivoluzione francese, della grande e improvvisa modernità industriale e dell’allargamento della partecipazione delle masse alla politica. Il tutto con la spinta della prima guerra mondiale. - La Grande Guerra è stata infatti il vero trampolino di lancio per il fascismo. Un fascismo che ha comunque inglobato elementi provenienti da tradizioni e movimenti precedenti la grande guerra: come ad esempio la “liturgia laica” dei movimenti dell’Ottocento. - Questi tratti, presenti nel fascismo italiano, sono comunque evidenti anche negli altri fascismi: il dinamismo costante, la sensazione di movimento che deve trascendere, la militarizzazione della società come società unica, compatta e omogenea. - Si può parlare quindi, in teoria, di fenomeno fascista quando si parla di quei movimenti sorti in Europa tra le due guerre e caratterizzati da questo perenne movimento teso alla guerra continua per l’egemonia di una società basata sul dominio della politica su tutto. - Le nuove e recenti ricerche storiografiche hanno infatti abbattuto l’idea di una teoria universale del fascismo: lo studio dei fascismi particolare rivela somiglianze ma soprattutto differenze; certo, qualcosa che comunque può aiutare a costituire una teoria generale del fascismo benché non come teoria universale. - Proprio per cercare di trovare e arrivare ad una definizione generale del fascismo, si sono sviluppati così due filoni di pensiero. UNO rivolto soprattutto a definire il fascismo come fenomeno ideologico o comunque per la sua carica ideologica ( parliamo di Mosse, ad esempio ). Qui il fascismo è descritto come la ricerca di una TERZA VIA; la ricerca di una sintesi tra capitalismo e marxismo. - Un SECONDO approccio invece cerca di abbracciare oltre all’aspetto ideologico anche quello istituzionale e organizzativo. Linz è lo studioso principale di questa teoria che vede il fascismo come un movimento anti-comunista, anti-liberale, populista, a partito unico e con una precisa retorica, un movimento che fonde strategie terroristiche a strategie legali e che con spregiudicatezza si serve della violenza. - Da questo approccio poi l’autore del libro ha tratto una definizione del fascismo in dieci punti che segue nel successivo capitolo.

CAPITOLO TERZO: IL FASCISMO: UNA DEFINIZIONE ORIENTATIVA. Il problema del fascismo all’inizio del XXI secolo. - Gli eventi della storia cambiano la storiografia: così il crollo del comunismo ha permesso di tornare a studiare e analizzare la questione del fascismo anche in termini di paragone con il comunismo. Certo, non mancano situazioni in cui il paragone viene fatto in chiave anti-comunista e via discorrendo. - XX secolo è stato il secolo delle DUE REALTA’: la realtà delle grandi scoperte, delle grandi conquiste, della grande ricchezza. E la realtà delle grandi guerre, dei grandi stermini, della grande crudeltà. Il secolo del Fascismo? - Si discute se quello passato possa essere stato il secolo del Fascismo. Del resto alcuni storici parlano del nuovo secolo, il XXI, come un secolo dove i fascismi stanno tornando in auge ( sotto il travestimento magari di nazionalismi più o meno velati ) mentre il comunismo sembra definitivamente svanito. Si è anche parlato, con lo STALINISMO, di Fascismo rosso. Quindi perché non pensare a questo come al secolo del fascismo? - Eppure il fascismo non è mai riuscito ad avere una vocazione, o una tendenza, internazionale e universale come ha fatto il comunismo. Il comunismo ha costituito una Terza Internazionale, aveva una matrice di fondo ben precisa: cosa che il fascismo non ha mai avuto. Non ha avuto affatto. Fascismo e comunismo. - Nessuna evidente somiglianza tra fasciamo e comunismo, se non l’impianto del sistema a partito unico. - Il socialismo del fascismo non è anticlassista, non è egualitario, non è internazionalista e non mirava all’abolizione delle classi. - Certo, nel fascismo c’è stata una componente proveniente dal sindacalismo rivoluzionario: ma questi elementi nel confluire nel fascismo avevano già ripudiato i loro precedenti vissuti. I rischi del “fascismo generico”. - Le teorie troppo generiche circa il fascismo, peraltro uniche nell’ambito storiografico in quanto non esiste un liberalismo generico, sono troppo evanescenti. E finiscono per illudere di qualsivoglia obiettivo la ricerca storiografica. Non solo ideologia. - Il fascismo non è solo ideologia ma è anche ORGANIZZAZIONE e ISTITUZIONE. Organizzazione: ossia come il partito e la struttura associativa si comportavano; istituzione ossia come il partito ha costruito il regime politico una volta al potere. Dove e quando è nato il fascismo? Dove: Italia. Quando: dopo la prima guerra mondiale. - Novità del fasciamo: 1 – primo movimento nazionalista rivoluzionario organizzato in un PARTITO MILIZIA che ha conquistato il potere. 2 – Primo partito che ha portato il pensiero MITICO al potere, istituzionalizzando una liturgia e una sacralizzazione della politica con relativi miti e simboli. 3 – Primo regime politico ad essere definito come totalitario. Fascismo come esperimento totalitario. - Stato fascista come laboratorio totalitario. Nonostante il totalitarismo perfetto magari non può essere fatto, il totalitarismo è comunque una tendenza. Un esperimento, appunto.

- Ed il fascismo rientra in questi esperimenti: tanto che nessun potere istituzionale, tradizionale o religioso è riuscito ad ostacolarlo. Solo la guerra ha ostacolato il tentativo totalitario di un regime che aveva in testa la costruzione, rivoluzionaria, di un mondo nuovo. Di un modello di uomo, di italiano, nuovi. - Subito se ne sono accorti gli esperti antifascisti dell’epoca che hanno etichettato come totalitario il fascismo ( già ben prima del suo avvento al potere ). - E l’aggettivo totalitario è poi stato scelto e portato avanti con orgoglio dagli stessi fascisti nel rivendicare esplicitamente la sua vocazione totalitaria, la sua vocazione al cambiamento radicale del paese. - Non si conosce bene la realtà del fascismo infatti se si nega questa vocazione e se si nega al fascismo l’aggettivazione di totalitario, declassandolo in questo ambito rispetto al nazionalsocialismo ed al comunismo. - Nel concetto di regime totalitario importante la RELIGIONE POLITICA e lo STATO DI POLIZIA. Elementi per una definizione del fascismo. - Definire il fascismo secondo l’ambito ORGANIZZATIVO, CULTURALE E ISTITUZIONALE. - DIMENSIONE ORGANIZZATIVA: 1 - movimento di massa con prevalenza giovani provenienti dai ceti medi, magari anche privi di esperienza politica. Si fonda non sulla classe di provenienza o su altro, ma solo sul senso di cameratismo. Mira a conquistare il potere anche con la violenza, distruggendo la democrazia parlamentare. - DIMENSIONE CULTURALE: 2 – militarizzazione della politica come modello di vita e mito della giovinezza come artefice della storia. 3 – religione laica che deve creare un nuovo uomo assorbendo ogni aspetto della vita di questo uomo, in funzione dello Stato. 4 – concezione totalitaria del primato della politica che deve permettere all’individuo di fondersi in un’unica cosa con lo Stato, vagheggiato appunto nei suoi tratti misticheggianti e mitici. Il nemico va abbattuto. 5 – disciplina, virilità, spirito guerriero e dedizione e obbedienza allo Stato. Assolute. - DIMENSIONE ISTITUZIONALE: 6 – apparato di polizia molto presente che non si fa scrupolo di ricorrere al terrore. 7 – partito unico che con la sua milizia deve difendere il regime e garantire il collegamento tra la società fascistizzata ed il governo o Stato. 8 – figura carismatica del capo e perfetta simbiosi tra Stato e partito unico. Il capo investito di poteri di arbitro e di guida. 9 – organizzazione corporativista dell’economia. Aboliti diritti sindacali. Ampliamento sfera di intervento dello Stato. Salvaguardata comunque la proprietà privata. 10 – In vista della creazione di una nuova civiltà, la politica estera è improntata all’espansionismo e all’imperialismo.