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ALLA RICERCA DI UN MODELLO DEL RIUSO

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Il riuso per le-government

3. Alla ricerca di un modello del riuso


Lanalisi dei progetti veneti di e-government Primo Avviso, come dimostrato precedentemente, ha permesso di percorrere un tragitto di identificazione dellopportunit di riuso, quale soluzione gi disponibile ad un problema (la realizzazione di un servizio di e-government), proposta come il contenuto di una scatola virtuale (il box di riuso) contenente, oltre alla soluzione, tutto quanto di utile per acquisirla, configurarla ed adottarla (ed eventualmente adeguarla alle proprie esigenze). Questa fase ha consentito il passaggio alla successiva definizione di un possibile modello di riuso sul piano pi operativo. Dal momento che sono possibili diversi modelli di riuso (come per lopen source dove esistono pi tipologie di licenze legate ad obiettivi, storie, culture differenti), si ritenuto di proporre in questo volume la definizione di un modello: quello che si ritenuto possibile nel contesto culturale, amministrativo organizzativo locale, in cui opera il CRC Veneto. Siamo lontani, quindi, dal considerarlo il modello, poich riteniamo che probabilmente per altri contesti locali potrebbe essere pi idoneo e corretto riconsiderare e rielaborare criticamente quanto nel seguito proposto. Il lettore invitato a considerare tale proposta una delle possibili operative sul riuso e non una ricetta del riuso buona per tutti i luoghi e le stagioni.

3.1 Definizione della soluzione di riuso


3.1.1 Il box di riuso
Il modello concettuale della scatola del riuso si rivelato, a tutti gli effetti, un espediente molto efficace per passare dalla visione progettuale di prodotti rilasciati a seguito del completamento di attivit (le cosiddette delivery di progetto: moduli software, documenti, attivit di formazione, interventi di comunicazione, ecc.) alla individuazione di soluzioni, quali insiemi di prodotti funzionali alla implementazione, avviamento e gestione di un problema sia esso di tipo organizzativo (come la necessit di dar vita ad un nuovo procedimento amministrativo) o di servizio (come la realizzazione di un vero e proprio servizio on-line per i cittadini). E, infatti, alla ricerca di una soluzione confacente che si sta orientando chi proiettato verso una dinamica di riuso e non al singolo prodotto di un workpackage di progetto21.
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21 Per la comprensione dei termini delivery e workpackage si rimanda alla lettura della nota 13.

Lidea di ri-descrivere un progetto di e-government come un insieme di scatole contenenti delle soluzioni identificabili da unetichetta esterna ad esempio scatola di
22 Si fa qui riferimento ad uno dei temi pi complessi, peraltro affrontato da uno dei progetti veneti di e-gov (SUAPED). Per approfondimenti si rimanda alla lettura della scheda di sintesi del progetto riportata nellallegato D.

montaggio per uno Sportello Unico per le Attivit Produttive (SUAP)22 apparsa molto efficace, anche perch produce unimmagine simile a quella di un regalo. Una scatola SUAP come si potuto constatare nel caso di un servizio realizzato da uno dei progetti analizzati pu contenere (figura 2): software (codice eseguibile e sorgente) che pu essere riusato; documentazione di progetto, di sviluppo e di utilizzo del software (le relazioni sui requisiti utente, sulle specifiche delle funzioni software, sul disegno della banca dati adottata; la manualistica di utilizzo e gestione del software applicativo per lamministratore di sistema e per lutente finale); modulo formativo allutilizzo.
Figura 2- Modello di scatola SUAP

Se invece di un servizio, come quello del SUAP, la scatola contenesse una metodologia per la realizzazione di un sistema ad esempio Metodologia per la creazione di un Servizio Informativo Territoriale Comunale on-line per il Catasto la scatola conterrebbe, pi semplicemente, un manuale metodologico in cui sono descritti prassi, modelli di analisi, modalit organizzative, suggerimenti sulle tecnologie pi idonee, ecc.. Se poi la scatola riguardasse un modulo di formazione ad esempio La gestione del protocollo informatico conterebbe un progetto formativo con tanto di piano o campus di formazione, slides di presentazione e, magari, anche un pacchetto completo di e-learning. Per quanto tali informazioni possano essere alquanto utili, per agevolare veramente il riuso serve, tuttavia, qualcosa di pi di tutto questo.
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Specialmente nel caso di una scatola contenente una soluzione complessa (come per lappunto la scatola di montaggio per uno Sportello Unico per le Attivit Produttive), si poneva una serie di problemi da affrontare: come consentire, a quanti sono interessati ad una determinata soluzione, di capire dalletichetta cosa effettivamente contenga la scatola senza doverla necessariamente aprire23? come facilitare la valutazione di una determinata soluzione, in rapporto alle proprie esigenze (in termini ad esempio di funzionalit applicative effettivamente disponibili), ai vincoli tecnologici esistenti connaturati con quella soluzione specifica (ad esempio, banalmente, i software operativi e dambiente utilizzati nel caso di un servizio applicativo), al modello organizzativo adottato per la sua gestione, ecc.? come agevolare un processo di determinazione almeno in fattibilit dei costi da sostenere per attuare una strategia e portare a buon fine un progetto di riuso basato su quella soluzione? come, infine, far s che le possibilit di riutilizzo di una soluzione specifica siano a priori chiare, trasparenti e regolate da una certezza di diritto? Per questi motivi ci si resi subito conto della necessit di corredare letichetta di una serie di informazioni atte ad orientare quanti interessati al riuso delloggetto nel proprio processo decisionale (un po come la lista degli ingredienti utilizzati e le indicazioni DOC/DOP, nel caso di un prodotto alimentare, o degli standard di fabbricazione adottati, nel caso di un prodotto tecnologico, servono a far riflettere e decidere il consumatore sullacquisto o meno di quello che sta valutando), nonch di definire un foglio di avvertenze che lo guidi nel possibile impiego delloggetto (come i bugiardini delle medicine che, oltre a fornire indicazioni sulle composizioni, offrono informazioni anche su controindicazioni e posologie). In sostanza, stato indispensabile identificare dei documenti standard in cui raccogliere ed organizzare i dati utili per: semplificare, in prima analisi, un processo autonomo di valutazione preliminare (funzioni, livello di riuso, vincoli tecnologici ed organizzativi della soluzione); fornire tutte le possibili garanzie di riutilizzo (certezza di diritto); orientare, in fase di analisi economica di fattibilit, nellindividuazione delle attivit da intraprendere e dei costi diretti ed indiretti da sostenere in un progetto di riuso. I documenti standard da allegare ad una soluzione di riuso sono: Requisiti della soluzione Informazioni sul riuso
55 Aprire verbo utilizzato sempre in senso metaforico significherebbe in questo caso doversi subito impegnare in attivit di approfondimento tecnico, in letture di documentazione complessa, in una valutazione diretta del software in questione, ecc..
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Sintesi Specifica funzioni Sintesi Specifica dati E/R oggetti Licenza Pubblica di Riuso (LPR) Convenzione tipo di riuso. Come si pu notare, questa documentazione informativa pu essere distinta secondo due macro-tipologie: 1. Documentazione Tecnica costituita dai documenti: Requisiti della soluzione, Informazioni sul riuso, Specifica funzioni, Specifica dati/oggetti. Le informazioni contenute nei Requisiti della soluzione e nelle Informazioni sul riuso (definibili come informazioni di etichetta) sono state pensate per consentire una prima valutazione del contenuto del box soluzione e della sua utilit in rapporto alle esigenze del soggetto interessato al suo riuso. Nel caso in cui la soluzione sia un oggetto complesso (come un software applicativo), per poter andare pi a fondo e valutare con maggiore dettaglio funzionalit, caratteristiche tecniche e vincoli funzionali della soluzione analizzata, si inteso mettere a disposizione di chi valuta la soluzione, ulteriori informazioni riportate nei documenti Specifica funzioni e Specifica dati/oggetti. In questi documenti andrebbero descritti in modo approfondito e completo tutti gli elementi atti a fornire le indicazioni su attivit, prerequisiti tecnologici ed organizzativi e conseguentemente costi che andranno considerati nel riuso della soluzione individuata (tali documenti sono meglio identificabili come avvertenze tecniche aggiuntive). 2. Documentazione Amministrativa: comprendente la Convenzione tipo e la
Caratterizzata quindi da specifici layout e formati, al pari delle documentazioni di processo definite nellambito dei sistemi di qualit ISO, atti a identificare in modo certo e compiuto la release del documento in esame (mediante lindicazione di date e progressivi di revisione, nomi e responsabilit degli autori, significato degli acronimi adottati ecc.) e a garantire la completezza del contenuto.
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Licenza Pubblica di Riuso. Questa documentazione di fondamentale importanza, come vedremo, nel momento in cui si prospetta un luogo dove le soluzioni saranno rese visibili e suscettibili di riuso; poste, quindi, a disposizione di una comunit di amministrazioni interessate a condividere, a valutare e ad avvalersi di soluzioni derivanti da progetti pubblici per la realizzazione di servizi di e-government. Per quanto attiene alle caratteristiche formali della documentazione tecnica, apparso importante stabilire fin dal principio che tutta questa documentazione doveva essere pensata e impostata in modo da risultare: basata su criteri di standard qualitativi24; finalizzata a fornire elementi decisionali e strumenti conoscitivi per il riuso in fase di valutazione delle soluzioni, in modo semplice, immediato, completo ed efficace; il pi possibile snella e soprattutto finalizzata a chiarire, sintetizzandolo, il contenuto della documentazione tecnica che soprattutto nel caso di un oggetto software ci si aspetterebbe comunque di trovare dentro la scatola.
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Non si tratta quindi di documentazione tecnica aggiuntiva rispetto a quella che un progetto dovrebbe gi normalmente produrre, ma piuttosto di una serie di attestati sintetici atti ad agevolare una conoscenza tecnica, rapida ed efficace, di una soluzione. Di seguito si riporta una prima descrizione, di sintesi, sul significato e sulle finalit di ciascuno di questi documenti, rinviando alla lettura degli allegati specifici per la conoscenza in dettaglio dei contenuti di quanto in merito proposto.
Figura 3 - Esempio di documentazione di dettaglio dei contenuti

3.1.2 Documentazione tecnica standard per il riuso


Linformazione standard per il riuso a valenza tecnica ha il duplice scopo di: agevolare una conoscenza immediata del contenuto della scatola con soluzione riutilizzabile e consentire, a chi volesse considerare la possibilit di adottarla, di analizzare subito nel dettaglio tutte le componenti in essa contenute e ricercare gli elementi tecnici indispensabili per poter operare una valutazione di merito e funzionalit, senza necessariamente dover aprire la scatola; fornire, nel caso di soluzioni complesse come quella ad esempio di un software applicativo per la produzione di un determinato servizio on-line ai cittadini tutti gli elementi tecnici di dettaglio riguardanti limplementazione delle singole funzioni applicative, i vincoli e le tecnologie adottate in termini di piattaforme, strutture delle banche dati, ecc.: elementi indispensabili per chi intende valutare un riutilizzo e per introdurre eventualmente nuove funzioni o adattare quelle disponibili al proprio assetto organizzativo, normativo, ecc..
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Requisiti della soluzione


Letichetta Requisiti della soluzione dovrebbe riportare in modo sintetico ed esaustivo tutte le informazioni e i dati riguardanti gli aspetti generali di contesto normativo, organizzativo e funzionale di riferimento. In particolare: 1. Dati anagrafici: informazioni su Ente e Attori che hanno sviluppato loggetto, con lindicazione dei referenti e le modalit del loro contatto. 2. Generalit e scopo: motivazioni e finalit per cui loggetto stato pensato, compresi eventuali riferimenti normativi, anche di carattere locale. 3. Obiettivi da conseguire: obiettivi specifici cui la soluzione doveva rispondere nellambito del progetto di costruzione originante. 4. Vincoli e scelte operative: principali elementi organizzativi e tecnici/tecnologici alla base e/o condizionanti la soluzione realizzata.
25 Il termine input/output qui usato in accezione generica. Se nel caso di una soluzione software, input significa molto presumibilmente un determinato flusso di dati o limputazione di una richiesta da parte di un utente; nel caso, ad esempio, di una soluzione modulo di formazione, invece, input significa la disponibilit di determinate risorse fisiche (es. unaula informatica) o di un determinato livello di conoscenze tecniche da parte dei potenziali partecipanti a cui il modulo si rivolge. 26 La tabella pu essere riferita solo ad una soluzione che riguardi un software.

5. Descrizione dei principali input e output25: gli input (organizzativi, culturali ed informativi) previsti per il suo funzionamento e gli output che essa produce. 6. Tabella delle funzioni26: tabella sinottica delle funzioni presenti/gestite dalla soluzione. 7. Glossario e abbreviazioni: elenco e spiegazione dei termini specialistici e delle sigle utilizzate.

Informazioni sul riuso


Letichetta Informazioni sul riuso costituisce la parte informativa pi importante, in quanto destinata a sintetizzare tutti gli elementi informativi atti a: fornire tutte le indicazioni sulla soluzione di riuso riguardanti i proprietari delloggetto e i soggetti che hanno concorso al suo sviluppo; riprendere ed approfondire i contenuti pi specifici sul contesto organizzativo/tecnologico/normativo in cui stata sviluppata la soluzione specifica, evidenziando anche eventuali criticit di riutilizzo; elencare in modo chiaro e completo tutti gli elementi/componenti contenuti nella scatola di riuso, corredati ciascuno da una breve descrizione. Le informazioni sul riuso dovrebbero consentire di individuare in modo inequivocabile quale sia loggetto riusabile (cosa di propriet pubblica e come tale riusabile), nonch fornire tutte le indicazioni per aiutare ad individuare, in via preliminare, i costi da sostenere in un eventuale progetto di riuso da parte di un altro soggetto interessato (evitando di trascurare costi occulti o indiretti).
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Per soddisfare tali esigenze, le informazioni sul riuso dovrebbero, a nostro avviso, riportare: 1. Dati Anagrafici: informazioni su Ente e Attori che hanno sviluppato loggetto, con indicazione dei referenti e delle modalit di contatto. 2. Architettura Contesto organizzativo: identificazione delle principali problematiche e dei principali vincoli presenti in termini organizzativi, con un livello di dettaglio superiore a quello del documento sui requisiti, evidenziando, ai fini del riuso, gli elementi pi critici. 3. Architettura Contesto tecnologico: descrizione dei presupposti tecnologici che stanno alla base della soluzione in termini di strumenti e piattaforme hardware e software adottate (sistema operativo, motore di gestione dei dati, eventuali strumenti di workflow, document mangement, office automation integrati, ecc.), denominazione di mercato, versioni e/o configurazioni particolari. 4. Elementi costitutivi loggetto di riuso: elenco completo ed esaustivo, con una breve descrizione, di tutto il materiale che costituisce la soluzione di riuso (tutto ci che contenuto nel box di riuso). 5. Rimandi informativi/documentali: ulteriori elementi di informazione/valutazione con eventuali rinvii a pagine web, pubblicazioni, articoli, demo, ecc.. 6. Glossario e abbreviazioni: i termini specialistici e le sigle/abbreviazioni utilizzate nellambito del manuale.

3.1.3 Il caso di soluzioni servizi software


Le informazioni disponibili nei requisiti della soluzione e nelle informazioni sul riuso, nel caso di soluzioni software, non sono ancora sufficienti per comprendere, da un punto di vista tecnologico, quanto sia funzionalmente reso disponibile, tanto pi se tali soluzioni si presentano particolarmente complesse. Anche da un punto di vista economico, il livello di dettaglio non ancora tale da consentire, in via preventiva, la determinazione di tutti i costi che concorrono alla realizzazione del progetto di riuso, finalizzato alla ricontestualizzazione della soluzione in un nuovo scenario di applicazione. Per giungere a tale livello sono necessari altri elementi di analisi: le specifiche sulle funzioni software; le specifiche sulla banca dati. Per un approfondimento sulle specifiche, si rimanda alla lettura delle schede argomento sulle modalit di progettazione e sulle tecniche di ingegnerizzazione
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del software (allegato C). In questa sede, ci preme evidenziare in estrema sintesi quanto segue: le specifiche sulle funzioni software servono a chiarire, in modo per quanto possibile non ambiguo, cosa un determinato software debba fare (i cosiddetti casi duso); per chi (utente), in quale modo (passi del processo), sulla base di quali input (dati imputati, o gi disponibili in un archivio, o provenienti da un'altra applicazione, ecc.) e che cosa produca (ad esempio, una videata, una stampa, un grafico, ecc.). Inoltre, inequivocabilmente, le specifiche spiegano in che modo la funzione o linsieme di funzioni debbano essere (o siano state) sviluppate: ambiente di sistema operativo, piattaforme di gestione dati, altro software di servizio per la connettivit, la gestione documentale, la gestione del processo (i cosiddetti software per il workflow management system) eventualmente impiegato. le specifiche sulla banca dati, invece, illustrano come i dati sono organizzaCon gli evidenti problemi che ne conseguono se, per diversi motivi, si rendesse necessario modificarlo, ampliarlo funzionalmente, attualizzarlo o pi semplicemente mantenerlo. 28 Ci vale nel caso di software espressamente commissionati e sviluppati in un progetto. Nel caso di software sottoposti a licenza duso, le specifiche di sviluppo sono di propriet dellazienda che ha realizzato la soluzione applicativa con propri investimenti e relativo rischio dimpresa. Pertanto, si consiglia a chi abbia commissionato uno sviluppo software e non abbia mai ricevuto insieme al prodotto applicativo la relativa documentazione, di richiederla per il futuro.
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ti negli archivi, attraverso mappe e tabelle che ne descrivono i contenuti e le relazioni. Si tratta per lo pi di diagrammi (come i diagrammi E/R di entit e relazione), o di strutture descrittive di oggetti, che consentono ad un informatico di comprendere appieno come il software in esame possa avvalersi, recuperare e gestire i dati utilizzati. Ai fini del presente studio sufficiente sapere che: 1. tali informazioni fanno riferimento a metodologie di analisi consolidate e pressoch universalmente adottate; 2. qualsiasi progetto di sviluppo software ben impostato e documentato produce e rende disponibili, oltre alla manualistica di utilizzo, una documentazione in cui sono riportate le specifiche delle funzioni software sviluppate e il disegno di banca dati adottato; 3. senza questa documentazione si rischia di possedere un software di cui non si pu conoscere a fondo cosa faccia e/o come lo faccia27; 4. fondamentale esigere la documentazione da parte di chi sviluppa lapplicativo software28. A maggior ragione se si tratta di una soluzione software egovernment, sviluppata con soldi pubblici e potenzialmente proponibile come soluzione a riuso. Al fine di evidenziare la disponibilit di questi elementi (informativi e tecnici) di sviluppo, e di renderli immediatamente fruibili, sembra utile definire, per una soluzione software a riuso, altri due standard documentali di riferimento: sintesi di specifica delle funzioni; sintesi di specifica dati/oggetti.
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Tali standard documentali hanno lo scopo di sintetizzare, anche mediante tavole sinottiche, i principali elementi di analisi e di fornire tutti i riferimenti utili per una propria valutazione di riuso della soluzione specifica.

Sintesi specifica delle funzioni


Lo standard documentale di sintesi di specifica delle funzioni dovr riportare i seguenti contenuti informativi: 1. Dati Anagrafici: informazioni su Ente e Attori che hanno sviluppato loggetto, con indicazione dei referenti e delle modalit di contatto. 2. Tabella riepilogativa ed albero delle funzioni/casi duso: ripresa la tabella riportata nella documentazione requisiti utente e viene tracciata una mappa delle relazioni tra le funzioni. 3. Tabella dei casi duso: organizzata secondo colonne che per ciascun caso duso forniscono una descrizione di: a. Scopo: funzioni del caso duso (a cosa serve); b. Attori: gli utilizzatori del caso duso, gli utenti o altro sistema/applicazione che ne usufruisce (soggetti coinvolti/fruitori/abilitati); c. Pre-condizioni: scenario propedeutico allattivazione del caso duso (con indicazione se esistono particolari vincoli/flussi in input); d. Corso degli eventi: descrizione sintetica del processo relativo allinterazione principale e del trattamento di eventuali eccezioni o anomalie; e. Post-condizioni: scenario successivo allattivazione del caso duso (risultato della funzione, output prodotti ecc.). 4. Requisiti sulla sicurezza: informazioni e indicazioni sui criteri/meccanismi di accesso/sicurezza adottati. 5. Rimandi informativi documentali: riferimenti alla documentazione di analisi e alla manualistica presente nel box di riuso. 6. Glossario e abbreviazioni: tutti i termini specialistici e le sigle/abbreviazioni utilizzate nellambito della relazione.

Sintesi specifica dati/oggetti


Tale standard documentale per il riuso ha lo scopo di mettere a disposizione di chi intende valutare la soluzione software i principali elementi di conoscenza su come i dati e i loro archivi sono stati disegnati ed implementati.
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Nel caso di un software sviluppato secondo tecniche tradizionali, lo strumento principe utilizzato il citato digramma E-R che fornisce una rappresentazione sintetica
29 Per un approfondimento di quanto riportato in questa parte del testo, si rimanda alla lettura della scheda argomento Analisi e modellazione dati, in allegato C. 30-31 Si veda al riguardo la scheda argomento Analisi e modellazione dati.

della realt informativa trattata dalla procedura analizzata, in termini di29: entit o oggetti di interesse, consistenti generalmente in un aggregato di informazioni. Un oggetto-dato la rappresentazione di uninformazione composita destinata ad essere trattata dal software. Per informazione composita si intende un oggetto caratterizzato da un certo numero di propriet o attributi; relazioni o legami osservati tra entit. Le relazioni descrivono le diverse modalit con cui le entit sono collegate tra di loro; attributi delle entit che ne descrivono le propriet. La documentazione standard di sintesi della specifica dati potr essere cos strutturata: 1. Dati anagrafici: informazioni su Enti e Attori che hanno sviluppato loggetto, con indicazione dei referenti e modalit di contatto. 2. Architettura/Schema E-R dei dati: mappa E-R secondo lo standard descrittivo di riferimento prescelto30. 3. Tabella delle Entit utilizzate: con descrizione e attributi/identificativi associati . 4. Descrizione delle Relazioni gestite: con indicazione dellentit di correlazione. 5. Rimandi informativi/documentali: i riferimenti della documentazione presente nel box di riuso. 6. Glossario e abbreviazioni: i termini specialistici e le sigle/abbreviazioni utilizzate nellambito della relazione. Nel caso in cui la soluzione software a riuso sia stata ingegnerizzata secondo logica ad oggetti, si render necessario avvalersi di uno standard di documentazione in linea con tale approccio. Tale documentazione dovrebbe contenere: 1. Dati anagrafici: informazioni su Enti e Attori che hanno sviluppato loggetto, con indicazione dei referenti e modalit di contatto. 2. Diagramma delle classi: mappa delle classi coinvolte secondo uno standard descrittivo di riferimento31. 3. Descrizione delle classi utilizzate: elenco delle variabili gestite con descrizione sintetica di elemento. 4. Rimandi informativi/documentali: i riferimenti della documentazione presente nel box di riuso. 5. Glossario e abbreviazioni: i termini specialistici e le sigle/abbreviazioni utilizzate nellambito della relazione.
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Nellallegato A, il lettore potr trovare una proposta esemplificativa della documentazione standard per il riuso, predisposta per la messa in opera in Veneto del modello di attuazione descritto nel prosieguo del volume.

3.1.4 Documentazione amministrativa standard per il riuso


Il problema del riutilizzo di una soluzione non si limita, n pu essere limitato, ad un problema meramente tecnico. E necessario definire regole, comportamenti e responsabilit. Nel prossimo capitolo, oltre ad introdurre tali aspetti, che sono alla base dei rapporti di riuso di soluzioni di e-government, si fornir una prima proposta di modello per il riuso elaborata grazie allanalisi realizzata dal CRC Veneto e allesperienza locale recentemente maturata. Il modello proposto richiede per il suo funzionamento due tipologie di documenti: 1) la Convenzione tipo per la regolamentazione dei rapporti tra la pubblica amministrazione cedente la soluzione a riuso e la pubblica amministrazione che intende avvalersene per realizzare un progetto di riuso. E bene specificare che un rapporto di riuso di una soluzione di propriet pubblica pu realizzarsi solo tra enti pubblici, almeno in prima istanza32. Una prima ipotesi di formalismo e di contenuti della convenzione tipo proposta in allegato B. 2) la Licenza Pubblica di Riuso sicuramente il documento pi importante (e innovativo). Lidea di prevedere un documento atto a definire i limiti e le modalit di utilizzo di una soluzione di riuso nasce dalla necessit di limitare gli usi impropri attraverso la definizione di norme certe, trasparenti, connaturate con loggetto medesimo. Lo spunto, come gi evidenziato in precedenza, stato fornito dalle licenze duso free-software del mondo open source, che consentono di tutelare il software da usi impropri o speculazioni private, a salvaguardia della volont del produttore originario di renderlo disponibile alla collettivit senza fini di lucro (si veda al riguardo in allegato C la scheda argomento sullopen source). Oltre a definire elementi di tutela per lutilizzo corretto delle soluzioni di riuso, la Licenza Pubblica di Riuso consentirebbe di qualificare giuridicamente loggetto del riuso: Soluzione sottoposta a Licenza Pubblica di Riuso potrebbe essere la formula che, in futuro, in modo semplice ed immediato chiarirebbe di quale soluzione si tratti, per quali scopi e come pu essere (ri)utilizzata. Per approfondimenti sullipotesi di Licenza Pubblica di Riuso formulata dal CRC Veneto, si rinvia alla lettura dellapposita scheda in allegato B.
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32 Una possibile evoluzione del riuso potrebbe vedere perch no? organizzazioni private che propongono software applicativi a pubbliche amministrazioni secondo i criteri propri dellopen source e, sulla base di nuovi modelli di business, modalit riconducibili ad una Licenza Pubblica di Riuso; oppure amministrazioni pubbliche che affidano in concessione a privati, tramite gara, la gestione di software sottoposti a Licenza Pubblica di Riuso. Tuttavia si ritiene opportuno limitare, in questo contesto, il campo delle possibilit ai casi e alle regole gestite nella Agor del riuso.

3.2 Per un istituto del riuso

3.2.1 Alla ricerca di unispirazione


Dopo aver definito in che cosa consista una soluzione per il riuso e come possa essere identificata e descritta, si pone ora il problema di identificare le modalit con cui le opportunit di riuso possano essere qualificate e poste allattenzione dei potenziali soggetti interessati a conoscere ed approfondire tali opportunit e ad interagire con i proponenti. Le ipotesi considerate sono diverse: costituire una Authority del riuso responsabile della qualificazione/selezione delle soluzioni e della gestione di un servizio pubblico volto a promuovere e favorire il riuso tra le pubbliche amministrazioni (con quale organizzazione e con quali costi?); individuare un soggetto amministrativo pubblico, in grado di agire in maniera gerarchica nei confronti dei soggetti istituzionali terzi (in base a quale criterio o norma amministrativa?); elaborare un modello organizzativo spontaneo e autonomo, capace di favorire interazioni scevre da qualsiasi logica gerarchico-istituzionale. I motivi che, come vedremo, hanno indotto il gruppo di lavoro presso il CRC Veneto a orientarsi nello sviluppo dellultima ipotesi sono stati diversi. Ma, in particolare, dallo studio dei modelli organizzativi alla base della gestione dei cosiddetti beni collettivi, che questa idea ha iniziato a prendere forma.

Beni collettivi e usi civici


Nelle societ rurali, i beni collettivi erano costituiti da risorse ambientali ritenute strategiche al sostentamento della comunit: tali risorse legna da ardere, erba da pascolo, acqua per lirrigazione dei campi, selvaggina, funghi, ecc. pur essendo rinnovabili, dovevano essere gestite con estrema attenzione in quanto la loro rinnovabilit era garantita solo se non si abusava nel loro utilizzo. Un bosco ceduo tagliato e sfruttato, senza criterio e in modo eccessivo, difficilmente avrebbe potuto riprodurre altra legna mantenendosi sufficientemente produttivo; il cotico erboso di un pascolo eccessivamente caricato di bestiame rischiava di impoverirsi rapidamente, di perdere consistenza e di erodersi; una falda acquifera troppo attinta sarebbe rimasta, molto presumibilmente, a secco in tempi rapidi. Per la gestione ed il mantenimento di queste risorse a vantaggio della collettivit e delle generazioni future, nel tempo passato stata pensata, codificata ed attuata una serie di comportamenti definiti usi civici, successivamente recepiti nel codice civile.
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La regola alla base di questi usi semplice: ciascun componente della comunit pu servirsi di questi beni per uso personale (ad esempio: tagliare la legna necessaria per il proprio focolare), in misura delle proprie necessit, senza realizzare sprechi o speculazioni (del tipo: tagliare la legna per poi venderla al mercato); nel momento in cui qualcuno usa questi beni nel proprio esclusivo interesse recando danno al resto della comunit, lo stesso controllo sociale (attuato dagli altri componenti della comunit) che stigmatizza il comportamento scorretto e lo disincentiva mediante azioni tese a isolare lindividuo scorretto e a perseguirlo civilmente. Nel Veneto una casistica simile si ritrova negli usi e costumi giuridici delle Magnifiche Comunit dei territori montani. Dette comunit utilizzavano ed utilizzano ancora oggi un sistema a valenza giuridica molto semplice: ognuno pu fruire dei beni collettivi presenti sul territorio e appartenenti alla comunit sulla base di diritti acquisiti di legnatico, di pascolo, ecc. in quanto de facto facente parte della comunit stessa. I membri della Magnifica Comunit realizzano essi stessi il sistema di controllo sociale, ed solo nel momento in cui nasce un problema di correttezza nellutilizzo di questi diritti da parte di un singolo, che la Magnifica Comunit interviene facendosi parte lesa, come soggetto giuridico rappresentante gli interessi della collettivit. Gli usi civici sono apparsi interessanti nella prospettiva del riuso, perch presentano alcune analogie con quanto si stava analizzando. Ancora vivi in diverse parti, non solo dItalia33, ma del mondo34, questi istituti giuridici riguardano come si visto: la gestione e la tutela di beni collettivi anche le soluzioni di riuso possono essere definite come beni collettivi, in quanto realizzate con investimenti pubblici appartenenti alla collettivit; la manutenzione di beni (naturali) rinnovabili anche le soluzioni di riuso, pur non essendo un prodotto naturale (abbiamo visto infatti che si parla di beni immateriali, prodotti dellingegno e codici software), presentano una propria caratteristica di rinnovabilit, nel senso che sono destinati ad evolvere nel tempo per essere adeguati alle mutazioni organizzative, normative, tecnologiche, ecc.. Inoltre, gli usi civici realizzano un sistema di facile attuazione in quanto: basato su regole e prescrizioni semplici, riconosciute e flessibili; guidato e monitorato dal controllo sociale; attuato e garantito pubblicamente. Analogamente, loggetto pubblico di riuso potrebbe essere assimilato ad un diritto di natura civica, che viene messo a disposizione della collettivit degli enti pubblici. Linsieme delle soluzioni disponibili verrebbe a costituire, quindi, una sorta di pascolo del know-how e degli strumenti per le-government, dove le amministrazioni interessate potrebbero approvvigionarsi di soluzioni utili ad alimentare lo sviluppo e linnovazione di servizi pubblici per i propri cittadini e le imprese.
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33 Esiste una casistica di usi civici molto varia. Tra i pi originali, vi il diritto di capperatico, in virt del quale gli abitanti di una cittadina della Romagna possono liberamente raccogliere i capperi sul muro della rocca del paese, ma solo fin dove arrivano senza ricorrere a strumenti o attrezzi; i capperi che rimangono nelle parti pi alte, fuori portata, vengono invece raccolti dallamministrazione comunale e, oggi, omaggiati a visitatori illustri. 34 Diversi studi sociologici sugli usi civici (definiti a livello internazionale CPRs Common Pool Resources) hanno indagato fenomeni di gestione condivisa di beni collettivi ai quattro angoli del globo: dalle foreste in Giappone, ai pascoli in Svizzera, allirrigazione in Spagna e Filippine. Particolarmente interessante che lanalisi dei CPRs in questi ultimi anni abbia trovato un rinnovato interesse, dovuto al fatto che alcuni analisti dei rapporti tra societ e tecnologie li ritengono molto importanti per identificare nuovi modelli di business cooperativo, necessari per lo sviluppo delle future reti i-mode e basati sulla condivisione e

sullo scambio tra individui di una medesima comunit virtuale di risorse intangibili (dati, informazioni, immagini, servizi ecc.).

Questo approccio si presenta interessante dal momento che consente di: contenere i costi: non si realizza infatti unapposita struttura di gestione del riuso, ma ci si basa su una partecipazione ed attuazione spontanea di regole semplici e condivise da una collettivit locale. Per quanto riguarda poi laspetto strumentale, la soluzione (come vedremo pi avanti) quella di appoggiarsi a sistemi e tecnologie gi disponibili; eliminare alla radice possibili conflittualit di rapporti istituzionali dal momento che non la leva gerarchica amministrativa il motore del meccanismo, ma uno spirito libero di condivisione di obiettivi e di cooperazione nel saperli cogliere. Perseguire una soluzione di questo tipo, un po come affrontare i problemi di regolazione del traffico con il sistema della rotatoria invece che con il semaforo; significa mettere in atto un sistema dove ciascuno pu affrontare autonomamente lincrocio del riuso, seguendo una serie di regole semplici e secondo le proprie capacit ed abilit, senza doversi affidare al funzionamento di un semaforo (controllore), che richiederebbe la difficile definizione di regole eque e atte ad evitare inutili code, che consuma energie e che talvolta si pu anche guastare.
Figura 4 - Lincrocio del riuso

3.2.2 Il riuso non una novit


Al di l della ricerca di un modello ispirato ai beni collettivi, un altro passo verso lidentificazione di un modello operativo venuto dalla constatazione che esistevano gi dei casi di riuso in campo informatico. Non si pu dire, quindi, che il riuso costituisca in questo ambito una vera novit.
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Infatti, proprio nel settore dellinformatica per la pubblica amministrazione, dinamiche ed esperienze definibili a tutti gli effetti di riuso risultano avvenute gi durante gli anni 70 ed 80, quali strategie attuate dalle aziende informatiche per trasferire soluzioni fra i propri clienti che si avvalevano di medesime tecnologie proprietarie. E bene innanzitutto ricordare che a quei tempi (trenta/venti anni in campo informatico corrispondono, grosso modo, ad unera geologica), nellambito di un sistema di automatizzazione ed elaborazione dati (il concetto di sistema informativo ha iniziato ad imporsi solo alla fine degli 80), ci che pesava e contava progettualmente ed economicamente di pi era lhardware: era il tempo dei grandi macchinoni proprietari i mainframe e tutto il mondo dellinformatica girava attorno alle imprese venditrici di hardware. In quegli anni lhardware costava molto, talmente tanto che i servizi sistemistici ed i software per farlo funzionare erano spesso commercialmente proposti come accessori, talora perfino ceduti in forma gratuita, per incentivare lacquisto dell hardware stesso. Per sviluppare il proprio business, le aziende produttrici di hardware proponevano alle amministrazioni che, utilizzando i loro sistemi hardware proprietari, necessitavano di risolvere un problema applicativo (come la gestione del personale, del protocollo, della finanziaria, ecc.) di valutare insieme come altre amministrazioni che utilizzavano la medesima tecnologia avessero affrontato e risolto il problema. Il costo elevato della tecnologia hardware faceva s, insomma, che si partisse dallelaboratore acquistato per valutare le possibili soluzioni, e non viceversa. Ci che poi succedeva in pratica era che se lamministrazione B aveva un sistema proprietario uguale a quello dellamministrazione A e trovava interessante una procedura specifica (ad esempio di gestione anagrafe civile) sviluppata da questultima (e di sua propriet), tendeva sovente e su suggerimento del produttore del sistema a rivolgersi ad essa per richiedere la disponibilit del software applicativo. Dopo aver ricevuto lassenso, sottoscriveva con essa una convenzione grazie alla quale entrava in possesso di una copia in linguaggio sorgente del software che le interessava dovendo, poi, quasi sempre rimetterci mano, per ricontestualizzarlo nellambito della propria organizzazione e/o integrarlo con nuove funzioni ritenute necessarie. Laspetto rilevante di questa situazione che si trattava a tutti gli effetti di un gioco pensato ed attuato a somma positiva35. La situazione, infatti, alla fine si traduceva in un vantaggio per tutti: per lamministrazione B perch riusciva ad avvalersi di una soluzione gi sviluppata, (almeno in parte) adatta alle proprie necessit, abbattendo costi di investimento in sviluppo; per il fornitore del sistema, poich allacquisizione del nuovo software da parte dellamministrazione B corrispondeva sovente (anzi pressoch sempre)
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35 Il termine gioco ha qui evidentemente laccezione assunta nellambito della teoria dei giochi, cio quella di unattivit che prevede linterazione tra due o pi soggetti impegnati, secondo un determinato schema di regole, a cogliere un obiettivo finale (generalmente, nei giochi veri e propri, una vincita o comunque un vantaggio). La teoria dei giochi, a tutti gli effetti assurta a disciplina di ricerca nellambito della matematica, viene utilizzata per analizzare, identificare modelli e interpretare situazioni in vari campi: da quello economico, a quello politico, sociale ecc. La maggior parte dei giochi (tipicamente quelli ludici da tavola come la dama e gli scacchi) sono giochi cosiddetti a somma zero, dal momento che se un contendente vince, laltro perde (anche se a scacchi, ad esempio, pu anche finire in parit, ma ci significa che nessuno dei due contendenti ha raggiunto lo scopo del gioco). Molto particolari sono i giochi a somma positiva, dove invece tutti coloro che partecipano, alla fine traggono un vantaggio.

un ampliamento hardware (di memoria centrale, del numero dei dischi, dei terminali ecc.), dal momento che la nuova applicazione richiedeva necessariamente la disponibilit di nuove risorse di elaborazione ed archiviazione (non si dimentichi che era unepoca in cui queste risorse costavano molto ed il cui acquisto da parte dei clienti avveniva in modo attento e in stretta correlazione con le necessit reali); per lamministrazione A sia in termini di ritorno di immagine positivo (dal sindaco al responsabile EDP nei mesi successivi si sentiva dire: Ma lo sapete che lamministrazione B ha voluto la nostra applicazione xy perch siamo allavanguardia?), sia in termini economici, poich il fornitore nelle successive forniture hardware riusciva ad effettuare sconti a fronte della riconosciuta disponibilit a collaborare. Il tutto avveniva senza predisporre capitolati doneri e gare dappalto, non dovendo quindi affrontare particolari impegni e costi amministrativi aggiuntivi. Con linsieme di questi elementi, iniziava cos a delinearsi il modello che il gruppo di lavoro stava cercando: un modello che, valorizzando risorse pubbliche (le soluzioni a riuso prodotte dai progetti di e-government) e favorendo linnovazione, potesse funzionare con poche regole, semplici e trasparenti (come negli usi civici); un modello che fosse praticabile spontaneamente sulla base di rapporti tra pubbliche amministrazioni regolati da accordi in convenzione cos come era gi successo in passato nel settore dellinformatica per la pubblica amministrazione e fosse capace di realizzare un gioco a somma positiva per tutti, non solo per le amministrazioni coinvolte, ma anche per i partner privati, impegnati nei progetti.

3.3 LAgor del riuso: un modello per il riuso


Una volta individuate le analogie e le linee guida di ci che si stava cercando, si iniziato ad immaginare come poteva configurarsi un possibile luogo del riuso: un ambito dove le amministrazioni potevano incontrarsi, scambiarsi informazioni e opportunit su progetti e soluzioni, partecipando, cos, al gioco del riuso. Il nome dato a questo luogo immaginario stato Agor del riuso, in quanto il pi appropriato ad evocare ulteriori analogie utili a comprendere quanto si intendeva realizzare: lAgor la piazza, il mercato dellantichit, dove non solo si scambiano merci, ma anche storie ed esperienze di cittadini e foresti; il centro delleconomia, della politica e dellamministrazione della comunit locale;
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lAgor la metafora utilizzata da parte della sociologia per identificare il proprio campo di indagine; il luogo dove si svolge la vita di una comunit, si realizzano interazioni, si confrontano e talora si scontrano esigenze, attese, opinioni; lAgor uno dei modelli di riferimento per le-business, adottato da alcuni siti web per promuovere attivit di incontro tra domanda e offerta, basate su offerte e scambi telematici36. Agor del riuso, quindi, quale luogo democratico per lo scambio aperto di soluzioni, non solo tecniche ma anche intellettuali, basato sulle attuali tecnologie innovative del web, come sintesi di definizione del modello pensato.

3.3.1 Come funzionano lAgor ed il gioco del riuso


LAgor del riuso rappresenta il luogo virtuale dove si pu accedere al gioco del riuso e dove qualsiasi soggetto partecipante (il funzionario pubblico o il professionista che agisce per conto di pubbliche amministrazioni interessate a conoscere, valutare ed adottare soluzioni di riuso37 disponibili), una volta accreditatosi, pu trovare i box di riuso realizzati dai progetti di e-government38, pu prendere contatto con le amministrazioni coinvolte, pu avviare nuovi rapporti con altre organizzazioni pubbliche per definire e realizzare (nuovi) progetti di riuso. LAgor del riuso (Figura 5) quindi la grande piazza telematica per il riuso dove possono accedere tutte le pubbliche amministrazioni che vogliono partecipare, volontariamente, al gioco del riuso.
Figura 5 - Agor del riuso

36 In realt il modello presentato non riferibile ad un modello e-business puro e semplice di agor, quanto ad un sistema di marketplace collocabile fra il modello dell agor (quale ad esempio e-bay) e quello dellalleanza (come i siti per la condivisione di software open source). Per approfondire il tema si consiglia il libro Capitale digitale, di Tapscott D., Ticoll D. e Lowy A., Tecniche Nuove, Milano, 2001. 37 Per la definizione di soluzione di riuso si rimanda a quanto gi illustrato al paragrafo 3.1. 38 In linea di principio, possono essere compresi non solo i progetti finanziati dal MIT, ma anche tutti quei progetti che le

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pubbliche amministrazioni italiane hanno avviato autonomamente con fondi propri e altre fonti di finanziamento: CIPE, CE Obiettivo 1 e/o 2, Patti Territoriali, CE FSR, FESR Innovazione ecc.

Chi accede allAgor, oltre ad una serie di servizi pi avanti specificati, trover soprattutto descritte le soluzioni di riuso disponibili: un certo numero di box di riuso, prodotti grazie ad investimenti e progetti realizzati da altre pubbliche amministrazioni. Nella figura 5 sono stati evidenziati tre box/soluzioni azzurri realizzati da un ente A e quindi di sua propriet, e cinque box/soluzioni rossi prodotti da progetti e di propriet dellente B. Lamministrazione C, interessata a conoscere e valutare soluzioni ed opportunit di riuso a partire da unesigenza specifica (ad esempio, creare un servizio di informazione online sui servizi e le prestazioni sociali dei cittadini), invece di definire ex novo un progetto organizzativo e informatico, pu accedere allAgor per valutare lesistenza e la qualit di soluzioni in grado di rispondere alle proprie necessit. Si ipotizzi che lamministrazione C accerti, grazie alle informazioni disponibili nellAgor, lesistenza di alcune soluzioni interessanti ai propri fini e prodotte, in parte dallente A (diciamo ad esempio un modello standard per la descrizione dei servizi sociali offerti) e in parte dallente B (ad esempio un software per la gestione di uno sportello ISE). A questo punto lamministrazione C potr decidere di contattare, grazie ai servizi messi a disposizione sempre dallAgor (interazioni evidenziate nella figura con le frecce nere tratteggiate), le amministrazioni A e B per poter ottenere eventuali ulteriori informazioni atte ad affinare la propria analisi esecutiva, nonch di disporre del contenuto dei box di riuso necessario al proprio progetto di riuso. Per realizzare leventuale rapporto progettuale tra C ed A e tra C e B si dovr procedere necessariamente (dal momento che stiamo parlando di soggetti pubblici) alla definizione, sottoscrizione ed adozione di una convenzione che regoli i rapporti tra queste amministrazioni, cos come gi evidenziato al capitolo precedente. Queste convenzioni (evidenziate in figura dalle frecce doppie rosse) avranno lo scopo di chiarire, di volta in volta, in quali ambiti progettuali e con quali obiettivi, le soluzioni, messe a disposizione dallente concedente (nel caso specifico da A e da B) saranno riutilizzate dallamministrazione richiedente (C) e come saranno regolati i rapporti tra gli enti coinvolti, gli eventuali vincoli previsti e gli eventuali obblighi concordati. Si tenga presente che lutilizzo di una soluzione a riuso nellambito di un progetto di riuso pu configurarsi secondo differenti casistiche connotate da effetti/risultati diversi. Un progetto di riuso pu avvalersi potenzialmente di una soluzione: cos come in tutto e per tutto (stesso modello organizzativo, stessa tecnologia di base, ecc.); ricontestualizzandola (adattandola cio al proprio modello organizzativo, oppure reingegnerizzandola per poter operare nellambito della propria architettura informatica che diversa da quella del progetto originario che ha prodotto la soluzione riutilizzata, ecc.);
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con nuove funzioni aggiunte (ad esempio ampliando i canali di comunicazione, creando vere e proprie nuove funzioni, integrando la soluzione con altre applicazioni o funzioni gi esistenti nel proprio sistema informativo ecc.); per la generazione di nuovi servizi applicativi. Lultimo caso quello pi complesso e stimolante e va ricondotto nella possibilit di riutilizzare parti di codice software oggetti e funzioni gi sviluppate e disponibili per costruire e realizzare nuove applicazioni. Un esempio tratto da un caso reale ha visto il riuso di un codice software, sviluppato per realizzare un servizio di refertazione digitale in campo sanitario, per generare una nuova applicazione on-line per la gestione di una anagrafe bovina veterinaria. Dal riuso stesso di soluzioni preesistenti si possono quindi generare nuove soluzioni prodotti nuovi o innovati e nuove opportunit in grado di arricchire nel tempo, in termini di variet e contenuti, lagor del riuso. Il riuso, insomma, pu diventare occasione per innescare un vero e proprio processo virtuoso nella generazione di soluzioni sempre pi articolate funzionalmente e costantemente innovate. Per questo motivo risulta determinante la definizione di una nuova regola: lobbligo di rendere disponibile, nellAgor del riuso, una soluzione derivante da un progetto di riuso di una soluzione preesistente, individuata ed ottenuta grazie ai servizi dellAgor medesima.
Figura 6 - Agor del riuso

Da ci discende che lamministrazione C, dopo aver realizzato mediante il proprio progetto di riuso delle nuove soluzioni (che, in certo senso, conterranno al proprio interno materiale genetico dei box originari prodotti da A e B), sar tenuta a restituir71

le allAgor, rendendole a loro volta riusabili e disponibili a tutte le altre amministrazioni partecipanti allAgor stessa (e quindi, a maggior ragione, anche alle stesse amministrazioni che hanno fornito le soluzioni di riuso originarie).
Figura 7 - Agor del riuso

Da qui la necessit che tutte queste dinamiche siano in qualche modo tracciate nel tempo e che siano garantiti tutti i processi di referenziazione ed aggiornamento della documentazione descrittiva e di progetto.
Va comunque tenuto conto che anche il software ha un proprio ciclo di vita, proprio come i modelli organizzativi e le metodologie. Dal momento in cui i contesti strutturali, tecnologici e culturali sono destinati continuamente a mutare, le soluzioni di riuso sono anchesse destinate a susseguirsi rapidamente nel tempo e, quelle divenute obsolete, fisiologicamente a scomparire. Non si tratta quindi di un fenomeno esplosivo.
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In pratica, bisogna costruire unAgor capace di conservare una memoria storica del riuso di ciascuna soluzione gestita. Tutto questo importante non solo per rendere riconoscibili meriti e responsabilit, ma anche per garantire sempre, in modo chiaro ed inequivocabile, la propriet di quanto contenuto in un box di riuso. La gestione di uno standard di documentazione sul riuso, pertanto, cos come gi prospettato nei capitoli precedenti, appare fondamentale, dal momento che solo la disponibilit di uninformazione omogenea e confrontabile su soluzioni e processi di riuso (tracciabilit, up-grading funzionale derivante dal riuso, mutazione nel tempo di requisiti, ecc.) pu consentire analisi, valutazioni e selezioni autonome ed assicurare una storicizzazione del processo di riuso medesimo. Cos impostato, il gioco del riuso consentir di creare e far crescere nel tempo la partecipazione, rendendo di conseguenza sempre pi grande la piazza, con leffetto di aumentare le opportunit per le pubbliche amministrazioni che decideranno di accedervi favorendo a loro volta la partecipazione e cos via.39
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3.3.2 Riassumendo il gioco del riuso


Riassumendo, il modello di gioco del riuso proposto si caratterizza nei seguenti punti: al gioco possono accedere tutti, ma partecipano solo enti pubblici accreditati che potranno interagire autonomamente tra di loro attraverso convenzioni reciproche che regolano e impegnano i rapporti sul riuso; le pubbliche amministrazioni che partecipano, lo fanno volontariamente: tutti possono partecipare spontaneamente, accettando le regole dellAgor del riuso e con il consenso palese da definire a livello contrattuale nellambito dei progetti di costruzione dei soggetti privati coinvolti nella progettazione e realizzazione delle soluzioni riusabili; le regole del gioco sono poche e semplici e, come vedremo, dovranno essere riportate nella Licenza Pubblica di Riuso dellAgor: chi propone un oggetto riusabile ha lobbligo di fornire uno standard minimo di documentazione a vantaggio di chi deve valutare il riuso ed identificare, in fattibilit, i costi diretti e indiretti da sostenere per il riutilizzo della soluzione; chi si avvale di una soluzione resa disponibile per il riuso, deve impegnarsi a sua volta a rilasciare le soluzioni derivanti dal suo progetto di riuso come soluzioni riusabili. Cos impostato il gioco del riuso risulta avere poche regole, appare sufficientemente flessibile e realizza una dinamica in cui ognuno responsabilizzato (proprio come succede negli usi civici riguardanti risorse strategiche collettive). Ladesione a queste regole compresa laccettazione di sottoporre a Licenza Pubblica di Riuso tutte le soluzioni a riuso originarie e/o derivate, rese disponibili nellAgor deve avvenire mediante sottoscrizione volontaria di accredito allAgor per poter accedere, quindi, alle opportunit da essa offerte40. La necessit di definire una Licenza Pubblica di Riuso (LPR) apparsa come la soluzione pi semplice per: mantenere certe ed evidenti le regole basilari di tutela della propriet pubblica (per evitare usi impropri e speculazioni private); chiarire la non compatibilit tra soluzione a riuso e copyright. Si tratta di rendere evidente il confine tra ci che comporta costi di licenze duso, a riconoscimento di diritti industriali di terzi privati e che va, quindi, eventualmente tradotto in costi di prerequisiti al riutilizzo e ci che non prevede tali costi, che la vera e propria soluzione riutilizzabile di propriet pubblica;
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40 La persona fisica, in qualit di rappresentante di unamministrazione, dovr disporre di un mandato in tal senso.

definire a priori in termini generali i vincoli da osservare nel riutilizzo di una


Sarebbe pi corretto parlare di una Licenza pubblica di riuso (usando le virgolette), dal momento che la LPR costituisce un sistema di regole accettato allatto delladesione allAgor dallamministrazione, piuttosto che un atto a valenza giuridica definito da un soggetto giuridico vero e proprio. Diverso infatti il caso, ad esempio, della licenza open source GNU, dove GNU una associazione e come tale, quindi, una persona giuridica che ha definito la Licenza GNU e che diviene parte in causa in caso di abusi ed illeciti su software sottoposto a tale licenza (per un approfondimento sulla Licenza GNU GPL si rimanda al testo riportato nella scheda argomento sullopen source). Come tale quindi la LPR risulta essere una sorta di fictio juris, un artifizio utile a semplificare la definizione dei rapporti di propriet ed uso in merito allutilizzo di una soluzione di riuso, che va sempre richiamato, come vedremo, nellambito della convenzione atta a regolare i rapporti specifici tra amministrazione concedente la soluzione e quella che ne usufruisce in riuso.
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soluzione a riuso41.

3.3.3 LAgor del riuso come gioco sul web


Il progetto di Agor del riuso prospettato prevede che lo spazio virtuale dove sar attuato il gioco sia realizzato attraverso lingegnerizzazione di un portale di accesso ad una piazza telematica (o sistema di marketplace on-line), che servir a gestire seppure solo virtualmente le scatole contenenti le soluzioni a riuso messe a disposizione della comunit degli enti locali interessati a partecipare. Il portale Agor del riuso si propone come servizio atto a fornire supporto agli enti locali nella comprensione delle opportunit e nellagevolazione delle dinamiche progettuali di riuso, garantendo, in sintesi, servizi di: accesso pubblico a tutti gli operatori attivi nel settore delle-government per quanto attiene i servizi di informazione e conoscenza; accesso accreditato alle pubbliche amministrazioni e agli addetti ai lavori referenziati (per esempio i responsabili dei progetti di e-government e/o i dirigenti del CED e dei sistemi informativi delle amministrazioni locali) per poter usufruire anche dei servizi di contatto, scambio informativo ed accesso alle stanze di lavoro (cio i servizi per partecipare al gioco); informazione sulle regole del modello di riuso proposto; pubblicazione di esperienze e storie di casi sul riuso; informazioni su esperienze di riuso gi realizzate nellambito dellAgor; servizi di informazione standard sulle soluzioni di riuso disponibili (Archivio locale del riuso: caratteristiche tecniche, storia, pubblica amministrazione detentrice della propriet, ecc.) ed elementi di valutazione preliminare (gli standard di documentazione previsti: requisiti della soluzione, informazioni sul riuso, sintesi di specifica funzioni, sintesi di specifica dati/oggetti); servizi di informazione sui referenti da contattare per poter utilizzare le soluzioni di riuso individuate e meccanismi di contatto, con disponibilit di stanze di lavoro dove poter scambiare informazioni e delucidazioni sulle soluzioni da riutilizzare per lapprontamento di nuovi progetti; forum locale del riuso; eventuali link a demo/dimostrazioni. E inoltre previsto che tutti i meccanismi di produzione delle informazioni, della documentazione standard e delle schede tecniche relative alle soluzioni di riuso messe a disposizione nellAgor, siano gestiti tramite funzioni di tipo redazionale, a disposizione
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delle amministrazioni che, in partnership con le realt che hanno operato lo sviluppo, saranno interessate alla pubblicazione delle soluzioni progettuali realizzate. Lipotesi fatta dal gruppo di lavoro CRC Veneto di sviluppo del portale dellAgor del riuso prevede la realizzazione di tre livelli utente con differenti competenze: supervisore/amministratore che si avvarr di: strumenti per lamministrazione delle attivit del team di gestione e per il coordinamento delle diverse figure impegnate nel team stesso; procedure di validazione finale della documentazione tecnica da accompagnare alle soluzioni presenti nellAgor; team di gestione in pratica un gruppo di lavoro permanente (che vedr coinvolto il CRC) con compiti di tipo amministrativo e operativo relativamente ai temi/servizi di: gestione degli accessi accreditati allAgor e delle regole di accesso (definizione dei servizi cui consentito lingresso in back-office) degli utenti referenti di pubbliche amministrazioni; analisi/monitoraggio degli accessi pubblici e accreditati; analisi/monitoraggio delle attivit di pubblicazione e consultazione delle soluzioni di riuso; tracing delle attivit di contatto tra amministrazioni; autorizzazione alla creazione di stanze di lavoro allinterno dellAgor; funzionalit di moderatore del forum; realizzazione di questionari per valutare linteresse della pubblica amministrazione su determinate soluzioni; verifica/validazione della documentazione tecnica; referente accreditato dellamministrazione interessata che avr a disposizione una serie di funzioni per: accesso qualificato allAgor; servizi redazionali di back-office per la preparazione della documentazione standard sul riuso, da accompagnare alle proprie soluzioni; servizi di contatto ed interazione per amministrazioni interessate al riuso delle soluzioni pubblicate; richiesta e partecipazione a stanze di lavoro tematiche. Limplementazione di tutta larchitettura sar ovviamente web-oriented ed i servizi saranno resi accessibili a tutti gli utenti, attraverso lutilizzo di un comune browser via Internet. La speranza che il gioco telematico del riuso ingegnerizzato sul web, possa meglio caratterizzarsi e connotarsi come una attivit di marketplace:
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pubblica e collettiva non solo perch vedr la partecipazione delle pubbliche amministrazioni, ma perch sar resa accessibile e visibile sul web; volontaria in quanto la partecipazione delle amministrazioni sar, come gi visto, a carattere spontaneo e diretto; dinamica e coinvolgente in quanto il gioco consentir ai partecipanti di agire, interagire, essere protagonisti, far crescere le opportunit e lAgor medesima; tutelante poich consentir di capire e conoscere le possibilit reali di riuso a chi cercher opportunit in tal senso, nonch render certi i rapporti di propriet e diritto da parte di chi mette a disposizione oggetti di riuso; premiante in quanto consentir alle pubbliche amministrazioni di acquisire in
Al riguardo si rimanda alle considerazioni fatte alla fine del paragrafo che segue.
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immagine e di collocarsi in una dinamica cooperativa (magari incentivata42), e agli operatori privati che hanno prodotto buone soluzioni di riuso di avere fermo restando le regole del diritto amministrativo in tema di forniture di beni e servizi nuovi rapporti con altre amministrazioni e nuove opportunit progettuali di crescita; innovativa perch si basa su un approccio di e-business in grado di valorizzare al meglio il web nella e per la pubblica amministrazione; innovante perch consentir alle soluzioni oggetto di riuso di seguire nel tempo nuove esigenze, acquisire nuove funzioni, essere ricontestualizzate.

3.3.4 Perch partecipare al gioco del riuso?


Per capire i reali vantaggi del gioco del riuso si deve tener presente che, come gi precedentemente evidenziato, fatto 100 il costo di un normale progetto informatico (e di e-government), di solito lamministrazione si trova ad investire il 70 % su prerequisiti tecnologici indispensabili a realizzare la base su cui costruire le soluzioni effettive, gran parte delle quali sono costituite da licenze duso; solo il restante 30% dedicato ad acquisire in sviluppo, o tramite licenze duso, le soluzioni applicative utili a generare il servizio finale. Sovente purtroppo capita di imbattersi in prodotti e servizi (soluzioni) che riproducono cose gi fatte altrove.
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Con il gioco del riuso, grazie ai box delle soluzioni di riuso messe a disposizione nellAgor, le pubbliche amministrazioni partecipanti potranno invece orientare i propri investimenti verso lautentico valore aggiunto, non reinventando sempre da capo la ruota: ci grazie alladozione di soluzioni capitalizzate da progetti precedenti (risparmio di almeno il 20%) e allutilizzo delle risorse economiche risparmiate per diffondere, adeguare, integrare, potenziare, ampliare i servizi offerti. Tramite il gioco del riuso partendo da una base conoscitiva ampia e di dominio pubblico, perch regolata dalla LPR sar reso quindi possibile alle pubbliche amministrazioni utilizzare una maggiore fetta dei finanziamenti di progetto per la realizzazione effettiva di nuove o pi funzionali soluzioni e servizi a vantaggio della collettivit. Da sottolineare che il gioco del riuso cos configurato comporta diversi vantaggi, non solo per le amministrazioni pubbliche che possono avvalersi delle opportunit offerte, ma anche per i privati coinvolti (software house, societ di consulenza, aziende di servizi, ecc.). Per la pubblica amministrazione nel suo complesso i vantaggi derivabili sono: la valorizzazione degli investimenti complessivamente attuati da una comunit di pubbliche amministrazioni; la disponibilit di soluzioni di e-government valutabili; la garanzia di autonomia, per le amministrazioni partecipanti, nei processi di scelta delle soluzioni di riuso da utilizzare; leconomicit dapproccio e un maggiore orientamento al valore aggiunto nel disegno di progetti di riuso; la crescita della cooperazione tra pubbliche amministrazioni a livello locale; il miglioramento della progettazione e dei risultati progettuali conseguiti, sempre pi orientati alla costruzione di soluzioni riutilizzabili43; lattuazione di dinamiche progettuali in grado di realizzare processi di innovazione ed integrazione progressiva, capaci di valorizzare ulteriormente gli investimenti gi attuati a vantaggio di una comunit di pubbliche amministrazioni; il conseguimento di una maggiore e sempre pi qualificata (ed autentica) partnership con i propri fornitori e di un aumento della loro attenzione nei processi di definizione e costruzione delle soluzioni e di interazione con il sistema locale delle PA. Per i privati si configurano invece altri vantaggi importanti, quali: leffetto trascinamento/passaparola grazie al quale i pi bravi vengono premiati, perch riescono a proporre alle pubbliche amministrazioni vere soluzioni innovative, fatte su misura; la crescita delle possibilit realizzative in termini di nuovi sviluppi a valore aggiunto, con ampliamento del mercato e creazione di comunit di utenti;
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43 Al riguardo si rimanda alla lettura del paragrafo 3.4.

la possibilit di trattativa diretta con la pubblica amministrazione committente; la creazione di una forte e autentica partnership con le pubbliche amministrazioni clienti, e di possibili nuove logiche di sistema. E molto importante, a nostro avviso, porre lattenzione su un paio di concetti che sono stati citati nellelenco appena letto. Il primo riguarda il fatto che si parla di pubblica amministrazione nel suo complesso e di comunit di amministrazioni. Ci significa che quando si affronta il tema del riuso specialmente in rapporto al tema delle-government bisogna farlo responsabilmente, con un atteggiamento di attenzione nei confronti dei cittadini e delle imprese, che sono, in ultima (o forse sarebbe meglio dire in prima) analisi, i veri finanziatori pubblici della costruzione dei progetti di servizi on-line per la pubblica amministrazione e la collettivit. Ci significa anche che il riuso, grazie alla perseguibilit dei nuovi modelli di interazione elettronica tra amministrazioni, basati su servizi operanti ed accessibili tramite web fino a pochi anni fa impensabili (come quello stesso dellAgor del riuso), una grande opportunit per utilizzare meglio le risorse pubbliche, risparmiare sui soldi dei cittadini, stimolare processi di rapida innovazione complessiva locale, attraverso una maggiore cooperazione sui temi delle-government. Il secondo concetto riguarda la necessit di realizzare dinamiche di partnership pi forte tra il mondo della pubblica amministrazione e quello delle imprese private impegnate sul fronte dei progetti di costruzione delle-government. Premesso che, purtroppo, il termine partnership molto abusato nel marketing commerciale (tanto che per questo abbiamo ritenuto necessario parlare di autentica partnership), si evidenzia che per favorire un riuso efficace, efficiente e responsabile sar fondamentale la presenza di criteri di trasparenza e professionalit qualificate e qualificanti nei rapporti contrattuali e progettuali, e che lapproccio responsabile al tema del riuso sia condiviso allinterno della partnership medesima, anzi dovrebbe essere un vero e proprio fattore di rafforzamento della stessa. Una soluzione facilmente riutilizzabile deve necessariamente essere ben documentata, scevra da trabocchetti riconducibili a copyright non evidenti, ben ingegnerizzata, con codice nel caso del software pensato e prodotto in modo ben strutturato, ecc.. Tutto ci possibile, per, solo se da un lato le amministrazioni si impegnano a superare campanilismi storici e individualismi amministrativi, a favore della crescita di un sistema locale che veda anche il privato parte in causa e non semplice fornitore o, peggio, spettatore, e dallaltro se il mondo privato inizia a comprendere che la pubblica amministrazione non pi semplicemente un cliente da soddisfare, ma una realt con cui confrontarsi, cooperare e crescere nella logica del sistema locale, secondo dinamiche improntate ad una maggiore responsabilit sociale.
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In un mondo sempre pi globalizzato, i sistemi locali quali espressioni delle interazioni sul territorio tra il settore pubblico, economico, imprenditoriale, sociale, culturale locale sono e saranno sempre pi chiamati a confrontarsi ed interagire in un contesto in cui o assieme si vince o assieme si perde. Risulta ormai evidente che la capacit di un territorio di evolvere e crescere negli anni futuri sar sempre pi determinata dalla capacit di fare ed essere sistema integrando armonicamente le varie componenti (politica, amministrativa, economica e sociale) e sar lefficienza di questi sistemi a fare la differenza. Il perseguimento di processi di riuso per lo sviluppo delle-government non pu, quindi, vedere limpresa come semplice spettatore che subisce, ma deve far s che limpresa diventi protagonista, pur nel rispetto dei ruoli e delle funzioni, a fianco dellamministrazione pubblica. Per questo importante anche che le aziende si impegnino ad individuare e sviluppare nuovi modelli di business in grado di facilitare lattuazione e diffusione di processi progettuali virtuosi rivolti al riuso. In questo contesto, si ben consci del fatto che la buona volont non pu costituire da sola un elemento per quanto necessario sufficiente a garantire uno sviluppo responsabile di dinamiche di riuso. In particolare, mentre facile comprendere perch una pubblica amministrazione che cerca una soluzione pronta per essere riutilizzata abbia interesse a partecipare al gioco del riuso (esiste una chiara motivazione utilitaristica), pi difficile capire perch unamministrazione debba mettere a disposizione nellAgor una propria soluzione, direttamente sviluppata per le sue esigenze. Anche se si parlato di ritorno di immagine e di contributo responsabile per lo sviluppo del sistema locale, percepibile la possibile mancanza di una motivazione forte. Nellambito dei confronti avuti con amministrazioni, aziende e altri CRC sul tema del modello che si stava definendo, apparsa, quindi, sempre pi evidente la necessit e limportanza di una politica incentivante a favore del riuso, un argomento che sar ripreso nelle conclusioni di questo lavoro.

3.4 Standardizzare il riuso?


A chiusura di questo capitolo, opportuno soffermarsi sulle relazioni che intercorrono tra riuso e standardizzazione. Tendenzialmente, nellapproccio analitico di temi complessi si portati a pensare che la qualificazione delloggetto di osservazione equivalga a circoscriverlo, definendo, in modo completamente standardizzato, tutti i termini della questione.
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I passaggi di analisi compiuti nel tempo e qui descritti, hanno indotto il Gruppo di lavoro CRC Veneto a considerare il tema del riuso in modo totalmente diverso rispetto alla fase originaria. Allinizio, infatti, oltre al problema di trovare una definizione di oggetto riutilizzabile in termini semantici (come chiamarlo?), figurati (come descriverlo?), metodologici (come identificarlo?), nonch contenutistici e funzionali (come definirlo, classificarlo, spiegarlo oggettivamente?), si riteneva utile e necessario, in particolare nel caso di soluzione software, cercare di identificare anche gli standard di progettazione e ingegnerizzazione in grado di renderla implicitamente tale. In realt, nel tempo si compreso che ci era inopportuno (dal momento che un approccio di questo tipo avrebbe richiesto, necessariamente, la costituzione di unauthority per lingegneria del riuso con il compito di stabilire e determinare le norme in
Per comprendere meglio, si veda quanto detto al capitolo 3, paragrafo 3.2.1. 45 Al riguardo bene ricordare quanto accaduto per i protocolli di comunicazione telematica: secondo i principali produttori hardware e gli ingeneri esperti in standardizzazione degli anni 80, oggi dovremmo tutti utilizzare un protocollo chiamato ISO/OSI. Contrariamente, oggi, la stragrande parte dellinformatica viaggia su rete in TCP/IP, protocollo, che si imposto con successo grazie anche al fatto che alla base di Internet.
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materia, che sarebbe equivalso a costruire un semaforo44) e, addirittura, controproducente e superfluo. Controproducente, perch difficilmente nella storia della tecnologia informatica si sono diffusi degli standard definiti a tavolino, ma hanno avuto successo piuttosto quelli che hanno comportato reali vantaggi per lutenza45 e che si sono imposti come standard di mercato; ed proprio un mercato lAgor che si intende creare partendo dal modello di riuso proposto. Superfluo (e paradossale) perch gi esistono in realt criteri di sviluppo dei software atti a favorirne il riuso. Appare subito evidente che per avere una soluzione software maggiormente riutilizzabile: assolutamente efficace il fatto che sia stata sviluppata aderendo a standard di mercato ed a criteri di indipendenza di piattaforma nella gestione dei dati; quanto mai opportuno che il codice sorgente sia prodotto in modo strutturato, leggibile e facilmente interpretabile da parte di altri programmatori; il prodotto applicativo deve essere sviluppato e realizzato con osservanza di tutte le consuetudini della buona ingegnerizzazione del software: adozione di un approccio di analisi metodologicamente rigoroso per la determinazione dei requisiti, delle specifiche di funzione e delle specifiche di gestione dei dati,produzione di una adeguata documentazione progettuale e di una chiara e completa manualistica duso, ecc.; deve essere anche basata su una tecnologia (linguaggio di programmazione, sistema operativo e di base, ecc.) caratterizzata dallaver creato un adeguato indotto di mercato in termini di analisti, programmatori esperti del linguaggio e degli ambienti di sviluppo adottati atto a garantire nel futuro la
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Il riuso per le-government

possibilit di poter sempre, alloccorrenza, rimettere mano al codice sviluppato per poter introdurre modifiche, integrazioni, aggiornamenti ecc.; pu essere sicuramente utile la realizzazione di una versione in grado di operare anche in ambienti open source in modo da privilegiare gli investimenti verso lacquisizione di nuovo valore aggiunto, applicativamente funzionale46. Laspetto paradossale di tutto ci deriva dal fatto che qui non si sta parlando di riuso, ma a tutti gli effetti della differenza che c tra un buon software ed un cattivo software. Ci equivale a dire che un buon software, ben realizzato, facilita il riuso, la qual cosa agli occhi di un informatico esperto appare come una semplice ovviet; favorire il riuso di soluzioni applicative, sotto il profilo tecnologico, significa in pratica produrre buon software, invece che cattivo software. Non serve, quindi, definire nuovi criteri standard o nuove pratiche particolari di ingegnerizzazione del software per favorire il riuso, basta quanto gi scritto in un qualsiasi buon manuale di progettazione e costruzione del software. Basta esigere una maggiore qualit del software prodotto. Per tutti questi motivi, si ritenuto di non forzare la ricerca di una standardizzazione del riuso in questa direzione, limitando ai termini standard la definizione dei livelli di documentazione atti a semplificare gli scambi di informazioni e ad agevolare i processi di valutazione. Ci si concentrati, piuttosto, sui problemi della certezza di diritto attraverso la definizione dello strumento di LPR. Grazie allAgor, emergeranno le soluzioni pi idonee al riuso e, conseguentemente, saranno chiarite le caratteristiche tecnologiche pi gradite e maggiormente efficaci per innovare il sistema pubblico locale, nelle funzioni di interoperabilit, gestione e produzione dei servizi on-line ai cittadini e alle imprese.
Si veda al riguardo quanto gi espresso al paragrafo 1.4.2. Va per al proposito anche evidenziato che in parte questultima asserzione contrasta con quella precedente, dal momento che, perlomeno allo stato attuale, lopen source non dispone ancora di un forte indotto di mercato.
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