ITALIA

UNITA NELLA BELLEZZA
   -   
R
L’Italia, divisa per partiti, regioni,
contrapposta per consorterie, per
mae in competizione sanguinaria,
per massonerie, accorpamenti tutti
disposti ad oscurare il merito in favore
del do ut des, è in realtà un paese leggi-
bile come unito solo nella bellezza,
per merito dei suoi grandi poeti,
musicisti, sublimi artisti e architetti,
tradizione che può sopravvivere però
solo nella reinvenzione-rilettura dei
contemporanei.
Il 17 marzo del 2011 i “mille” con-
quistarono simbolicamente l’Innito,
tra gli occupanti anche i Conti Leo-
pardi, e, a sorpresa anche il grande po-
eta Géza Szőcs, Ministro della Cul-
tura Ungherese (che con la minoran-
za transilvana magiara contribuì alla
caduta del tiranno Ceausescu) e una
corrente d’energia metamorca unì
idealmente l’Italia al mondo intero e
al cosmo. Si diede lettura corale al-
la canzone All’Italia di Giacomo Leo-
pardi, corifeo l’attore Franco Sanger-
mano, coreuti i “mille” e il demone
della poesia diede il segnale d’inizio
per una rivolta ineluttabile e senza li-
miti di tempo e di spazio all’Impero
del Brutto.
ARCIPELAGO EDIZIONI

150
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a cura di Tomaso Kemeny
17 marzo 1861 – 17 marzo 2011
«O patria mia, vedo le mura e gli archi…»
In occasione dei 150 anni dell’Italia
Unita, i mitomodernisti della peniso-
la e tutti coloro che contribuiscono
alla rinascita estetica, morale, econo-
mica e politica dell’Italia si sono ritro-
vati il 17 marzo 2011 a Recanati sul
Colle dell’Innito a leggere-declamare
insieme la canzone All’Italia di Giaco-
mo Leopardi.
Questo libro raccoglie versi, progetti
e pensieri vergati per l’occasione
sublime da parte dei convenuti.
Tomaso Kemeny
In copertina: Colle dell’Innito, Recanati,
foto di Silvia Venuti, 17 marzo 2011.
€ 20,00
954627 788876 9

ISBN 978-88-7695-462-7
Iva assolta dall’editore
C
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CM
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CMY
K
recanati copertina 20 euro.pdf 3-12-2011 12:36:24
RecanaTI
L’
ITaLIa
unita nella bellezza
17 marzo 1861 - 17 marzo 2011
a cura di Tomaso Kemeny
ARCIPELAGO EDIZIONI RCIPELAGO EDIZIONI ARCIPELAGO EDIZIONI
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© 2011 arcipelago edizioni
Via carlo D’adda 21
20143 Milano
info@arcipelagoedizioni.com
www.arcipelagoedizioni.com
Prima edizione dicembre 2011
ISBn 978-88-7695-462-7
Tutti i diritti riservati
Ristampe:
7 6 5 4 3 2 1 0
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InDIce
7 RInGRazIaMenTI
Tomaso Kemeny
9 PaSSIone PoeTIca
Tomaso Kemeny
18 17 MaRzo 1861 – 17 MaRzo 2011
Tomaso Kemeny
19 9 RaGIonI PeR RIBeLLaRSI aLL’IMPeRo DeL
BRuTTo
Tomaso Kemeny
20 «La BeLLezza è un’uToPIa RaGGIunGIBILe Da
ReaLIzzaRe»
Tomaso Kemeny
22 DaGLI «eRoIcI FuRoRI aRTe conTeMPoRanea»
(14.2.2011, oRe 18.30) aL coLLe DeLL’InfInITo, a Re-
canaTI (17.3.2011, oRe 16.00)
Tomaso Kemeny
24 ManIFeSTo PeR L’ITaLIa unITa neLLa BeLLezza
a RecanaTI SuL coLLe DeLL’InfInITo (17.3.2011)
Tomaso Kemeny
26 PRoGRaMMa DeLL’azIone-eVenTo MIToMoDeR-
nISTa
30 aRRIVo a RecanaTI
31 PReMIo aL MInISTRo e PoeTa unGheReSe Géza
SzőcS
32 anGeLo ToneLLI e MaSSIMo MaGGIaRI
(con la collaborazione di Francesco Macciò)
35 All’ITAlIA DI GIacoMo LeoPaRDI
41 ancoRa una VoLTa aLL’ITaLIa
Tomaso Kemeny
42 «L’occuPazIone DeL coLLe», DI Géza SzőcS
47 TeSTo oRIGInaLe In unGheReSe
49 L’ITaLIa DeI PoeTI (VoLTI In ITaLIano Da ToMaSo
KeMeny)
49 Madame De Staël (1766-1817) FRancIa
50 Guillaume Apollinaire (1880-1918) FRancIa
51 Miguel Costa y Llobera (1854-1922) SPaGna
51 Wystan Hugh Auden (1907-1973) GRan BReTaGna
52 Ezra Pound (1885-1972) STaTI unITI
52 Pablo Neruda (1904-1973) cILe
53 K’Ang Yu-Wei (1858-1927) GRan BReTaGna
54 Zef Shirò (1907-1927) aLBanIa
54 Czesław Miłosz (1911-2004) PoLonIa
55 Alexandr Sergeevič Puškin (1799-1837) RuSSIa
55 George Byron (1788-1824) GRan BReTaGna
56 Johann Wolfgang Goethe (1749-1832) GeRManIa
57 Sándor Petöfi (1823-1849) unGheRIa
58 aBBIaMo InSeGuITo La BeLLezza
Silvia agliotti
61 Giuseppe conte
PeR IL coManDanTe ToMaSo a RecanaTI
63 angelo Tonelli
FRaTeLLI D’ITaLIa. PoeMa In FoRMa DI Peana RI-
TuaLe PeR L’unITà DeLL’ITaLIa RIGeneRaTa DaLLa
SaPIenza
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95 Beppe Mariano
Le DeLuSIonI DI SanToRRe
98 A Santorre Di Santa rosa
102 antonio Prete
LeoPaRDI e L’ITaLIa
110 Voci dal carcere
BanDa a Mano LIBeRa
112 Salvatore Di Franco, Ai lati
113 Patrik Jovanovic, Italia
114 Biagio carlomagno, Italia
115 yassine el Rahkilli, Italia
116 Metello Faganelli e ombretta Diaferia, Sul foglio
bianco
118 Quirino Principe
PoeSIa coMe aRMa
124 MIToMoDeRnISMo
(o del fuoco indispensabile per un Futuro)
Tomaso Kemeny
126 adele Succetti
un RInGRazIaMenTo
L’azione poetica a recanati
128 InDIce DeLLe ILLuSTRazIonI
130 cReDITS
66 Tomaso Kemeny
GaRIBaLDI è TRoPPo uMano PeR eSSeRe VIVo?
Dramma-lampo mitomodernista
70 Francesco Macciò
non PaSSeRanno
71 Roberto Barbolini
«L’aMMezzaTo GaRIBaLDI»
74 Dante Marianacci
InVano
76 Rubina Giorgi
RIPenSaRe IL conceTTo DI GenTILezza
78 Isabella Vincentini
L’ITaLIa non S’è DeSTa
82 Tomaso Kemeny
aL GeneRaLe GaRIBaLDI
83 ottavio Rossani
LeTTeRa D’aMoRe aLL’ITaLIa
85 nicola Frangione
«aPRenDo La PoRTa aLLe PaRoLe»
87 endre Szkárosi
aLL’ITaLIa, PoeSIa SonoRa
86 Teleki tér
87 Piazza Cavour
88 Náměstí republiky
89 Place Concorde
90 Trafalgar Square
93 Sándor Petöfi
TeMPI aTRocI
(letto da endre Szkárosi e tradotto daTomaso Kemeny)
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scere la città di Recanati, a me ignota, a presen-
tarmi al Sindaco Francesco Fiordomo e all’asses-
sore alla cultura andrea Marinelli che si vollero
arruolare immediatamente, pronti ad occupare
il colle.
Fu Fabiana cacciapuoti, Presidente del centro
Mondiale della Poesia, a introdurmi nel maniero
della famiglia Leopardi, dove fu quell’uomo au-
tentico che è il conte Vanni Leopardi ad acco-
gliermi amichevolmente. Fu ancora la Profes -
soressa cacciapuoti, insigne studiosa dello Zi-
baldone di Leopardi, a presentarmi a Fabio cor-
vatta, Presidente del centro nazionale di Studi
Leopardiani, che ha non solo favorito l’azione,
sgravandoci delle preoccupazioni materiali, sov-
venzionando, a sorpresa, l’alloggio e il vitto dei
«Mille», ma oltre ad arruolarsi prontamente, ha
onorato il grande poeta Géza Szőcs (Segretario
di Stato alla cultura della Repubblica unghe-
rese), venuto da Budapest, come volontario neo-
garibaldino, ad occupare il colle dell’Infinito,
con l’assegnazione (nel centro Studi nazionale
di Studi Leopardiani, alla presenza della con-
tessa olimpia Leopardi) di un Premio Speciale
per la sua opera di scrittore, di intellettuale e di
uomo politico.
Ringraziamenti
nel congedare il libro che documenta l’occupa-
zione del colle dell’Infinito (Recanati, 17 marzo
2011) da parte dei «Mille» col convincimento e
speranza di potere assecondare e riconfermare
l’unità dell’Italia nella bellezza a 150 anni dal-
l’unità politica del paese, pare necessario ricor-
dare coloro che hanno agevolato la riuscita del-
l’azione poetica mitomodernista.
Fu il pittore William Xerra a indirizzarmi a un
affabile discendente di Gioacchino Rossini, Ro-
berto Rossini di Monte cassiano, Direttore della
Galleria «Piazza delle erbe», che mi ragguagliò
su persone che avrebbero potuto assecondare
l’alloggiamento dei «Mille» principalmente in
partenza da Milano, ma anche da ogni parte
d’Italia. Rossini fu prodigo anche nell’arruolare
decine di neo-garibaldini marchigiani.
Il 25 febbraio partìi in avanscoperta del territorio
e a Porto Recanati fu antonio Perticarini, Diret-
tore del Museo di Villa colloredo Mels (dove,
nell’occasione, venivano esibite le bandiere sto-
riche dell’Italia), ad attendermi e a farmi cono-
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a conclusione dell’azione poetica, a cui hanno
partecipato anche i conti Leopardi, Vanni e
olimpia (quest’ultima ci ha, precedentemente,
illustrato i cimeli del Museo Leopardiano), ab-
biamo sentito la necessità di ringraziare quei cit-
tadini di Recanati che, oltre ad assistere e parte-
cipare all’azione, hanno pavesato le loro case del
tricolore, colore della passione che quel giorno
ci ha unito agli spiriti sommi di Giacomo Leo-
pardi e Giuseppe Garibaldi.
Tomaso Kemeny
4 ottobre 2011
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Voci dal carcere
Banda a mano libera
«… sono solo voci prestate a un gruppo di ristretti
che usano le forme espressive per riattivare le pro-
prie capacità e liberare la proprio condizione.
Voci che amplificano mani e sguardi di uomini
che oltrepassano il muro dell’indifferenza per
unire, non separare.
Sono voci di cittadini del mondo: Italiani, Eu-
ropei dell’Est, latino-Americani, Africani, co-
nosciuti dietro le sbarre e riuniti in un coro di
libertà che intona l’armonico canto, responsabile
e resistente, e scandisce la propria condizione ogni
giorno che li separa dalla fine della pena.
le voci di Banda a mano libera sono la testimo-
nianza dignitosa e consapevole della pura e na-
turale espressione collettiva.»
++o
a cura di
ombretta
diaferia
detenuti
in azione
disegni di
Ugo Pierri
interruzione di
Sandro Sardella
a mano
libera
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la conclusione della performance Banda a mano
libera – voci dal carcere è l’ultima eco del progetto
che risuona dalla Casa Circondariale di Varese oltre
quelle mura. fino al mondo «libero».
È tutta colpa dell’economista indiano e Premio
nobel Amartya Sen. la sua teoria dell’eguaglianza
e della libertà mi ha segnato vent’anni fa e da al-
lora ho cominciato a seminarlo abrigliasciolta lad-
dove l’uomo non comunica più. l’attivazione
delle capacità fondamentali è la possibilità di vi-
vere esperienze cui l’individuo attribuisca un valore
positivo. In carcere con i ristretti «facciamo ed os-
serviamo» la realtà con le lenti prospettiche della
poesia, lo spazio dove incontrare gli altri, del segno,
quello dove stabilire comunicazione con il prossimo,
della fotografia, quello dove intendere la propria
visione della realtà.
Questo libro è un segnale libero da sovrastrutture
critiche, lontane da mani e sguardi concreti e quo-
tidiani che raccontano ad altro da sé. Per dirla
come Bennis, ideatore della Giornata Mondiale
della Poesia, è «uno spazio libero per l’ospitalità
come pratica quotidiana.» Dove restituire vita alle
persone che non hanno voce, ma continuano a can-
tare.
In coro.
ombretta Diaferia
+++
Salvatore Di franco
Patrik Jovanovic
Biagio Carlomagno
Yassine El Rahkilli
unificAzione
s
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Salvatore Di Franco
ai lati
Fenomeno di risorse pieno un paese è
la mia penna come al contrario il mio
sinistro braccio scrive
allattare tu mi continui ad un caldo abbraccio
sorreggi me dalle dita al poplite scorrazzato
scrutato assaporato fatta mia ti ho
o di averti conquistato addirittura pensato ho
al contrario andato sono
il permesso mi hai tu dato con carezze
sedotto da te son stato
con il fuoco scaldato ti ho
con giochi allietato guardato te
con orgoglio strappato mi sono sempre un
sorriso tu la mia schiaffeggiato sentito
creduto ti ho
al contrario vissuto ho
da piccino cresciuto voluto mi hai
da adulto trattato da bambino in
castigo preteso il rosso delle guance
come conoscerti ai lati il mare
al contrario vissuti siamo.
++:
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Patrik Jovanovic
Italia
Italia paese che cambi ogni mese
non son parole inutilmente spese
casa e libertà ma anche prigionia
gli occhi all’orizzonte vibra l’armonia
infiniti i problemi per ironia
porti fiera tre colori e canti che sei desta
nella tua immensa e varia ricchezza
ai miei occhi resti modesta
per la tua unità siam pronti alla festa
ma per descrivere la tua bellezza
ci vuole più di una poesia
forse ci vorrebbe una magia
++¸
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Biagio carlomagno
Italia
Paese incantato
per molti stranieri dal volto
per il viaggio sciupato
Paese colto e anche stolto
dalle mille facce originali
per l’arte ambito molto
dai vicini amicali
Bel Paese lo nominarono
abitato da gente
dal gusto elegante
Popolo generoso
simpatico e sognante
eppure gente fiera su
cui l’Italia spera
++¡
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yassine el Rahkilli
Italia
1.
Italia guarda
la tua bilancia nera sbilanciata
che brucia al centro l’accento
che non pronuncia al cento per cento
2.
Italia guarda
i tuoi fgli
neri o bianchi
africani o americani
orientali o occidentali
nati
e morti
4.
Italia guarda
queste persone in compagnia
del gelo e della neve
del sole e della pioggia
governate dalla natura più tenera
5.
Italia guarda
il dolore della realtà è
la parola giusto
++¡
3.
Italia guarda
la gente disperata
con il tetto
e chi senza letto
Italia ascolta!
il mondo è paese
Dio è unico
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++6
MANO … ricordi la prima volta, quel foglio
bianco?
SGUARDO Il muro bianco!
MANO Muro? no, il foglio bianco messo davanti
al naso di Banda a mano libera.
OCCHIO Continuo a «sentirlo» come un muro,
senza un’uscita. Cerco quella porta da cui scru-
tare i colori a me familiari.
MANO Allora riempiamolo questo foglio bianco,
proprio come da anni fanno tra quelle mura:
esprimersi attivando capacità fondamentali corali

SGUARDO …mani, sguardi, voci...
MANO … fare, osservare, raccontare il proprio per-
corso...
SGUARDO … trovare la porta, aprirla ed entrare
nel bianco deserto.
MANO Quello dell’itinerando dei chierici vaganti
che danno voce alle pagine che precedono il nostro
dialogo.
s
u
l

f
o
g
l
i
o

b
i
a
n
c
o
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++¸
SGUARDO Quello attraversato da carovana dei
versi, le cui invasioni arrivano anche alla casa cir-
condariale di Varese, nel mondo dei ristretti. Anni
ormai…
MANO Un lungo viaggio che giunge fino a queste
ultime pagine e varca la soglia della Casa Circon-
dariale di Varese rientrando legalmente nel mondo
libero per documentare che ogni uomo può abbat-
tere il muro dell’indifferenza e comunicare con il
prossimo.
SGUARDO l’ora d’aria in cambio della libertà
espressiva, chiusi tra le mura, oltre le quali cor-
rono libere le nuvole.
MANO Ti ricordi lo prima volta tra quelle sbarre?
SGUARDO Mi ricordo il cielo bianco...
Metello Faganelli e ombretta Diaferia
voci dal carcere
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Quirino Principe
Poesia come arma
ποταμοῖς τοῖς αὐτοῖς ἐμβαίνομέν τε καὶ
οὐκ ἐμβαίνομεν, εἶμέν τε καὶ οὐκ εἶμεν
ERACLITO, fragm. 49/a Diels-Kranz
uno tellures dividit amne duas
CORNELIO GALLO
1
«à côté d’une photographie de sa mère, Martin
heidegger gardait sur son bureau un long vase
d’où èmergeait une rose; une seule rose. Pour
Platon, me disait-il, les roses étaient nombreuses,
évanescentes, emportées par le devenir, destinées
à s’ouvrir, puis à s’épanouir, puis à se faner. Mais
toutes ces roses éphémères imitaient la Rose éter-
nelle, la Rose-en-Soi. alors, continuait-il, que le
vrai être n’est ni l’être fluent ni l’être pur, mais
«l’être existant».
heidegger avait traduit sa pensée par une mé-
taphore. Pour lui, le chemin de campagne était
bien différent de la route, parce que ce chemin
n’a pas de tracè défini, qu’il est un sillon parmi
des sillons. heidegger m’emmena à une lieue de
++8
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Fribourg pour visiter sa maison de campagne,
analogue, disait-il, à ma «chaumière», et qu’il ap-
pelait sa Hütte. c’ètait en hiver: je ne vis d’abord
qu’un champ de neige. heidegger prit une
bêche: peu à peu l’on vit apparaître la cheminée
de la hutte, puis son toit, puis la hutte. c’était,
me disait-il, la méthode du philosophe, qui doit
bêcher sans cesse, qui doit creuser le dur réel des
mots, des destins, des moments et des choses, ‒
afin d’en faire surgir ce noyau, qui est l’être».
Perché una vanga? Mi occorre, poiché so che
devo scavare senza temere la fatica, se voglio tro-
vare il tetto alle cui tegole dovrò aggrapparmi per
tenermi in equilibrio e, forse, entrare nelle an-
gustie attraverso la finestra, con una specie di
evoluzione ginnica. Là sta di casa la poesia? ne
coltivo l’illusione. Qualcuno che non si nomina
più lo suggerisce: non in pieno sole, non nell’at-
tico di Sanssouci, bensì «en el secreto aljibe» essa
vada a dormire verso la mezzanotte. Quando av-
vertiamo il profumo a buon prezzo di erbe e spe-
zie che non introdurremmo mai nei nostri cibi
(là, sarebbero velenose), ecco, «el arco del za-
guán, la humedad ‒ esas cosas, acaso, son el
poema». Sarebbe terribile, forse orribile, certo
indicibile e ineffabile, scoprire che soltanto dal-
l’abbaino di una casupola sepolta sotto la neve
è possibile vedere la «luna de enfrente». Se ci
++µ
sdraiamo nell’angolo di nord-ovest, dove il mi-
sero spazio odoroso di terriccio è stranamente
investito dal vento occidentale, potrebbe para-
lizzarci lo spavento di un’intuizione: siamo ada-
giati su una striscia in cui un punto, uno solo, è
un aleph.
2
Tu che mi leggi, perdona questa fantasia clau-
strofobica. La sogno tutte le notti, ad occhi
chiusi mi apro la strada sotto la neve, entro e
chiudo la porta. Tutte le notti, nei momenti più
agitati (quando l’aria viene meno al respiro),
sogno anche Te.
Tutto è nato dall’insistenza di chi mi insegue con
domande che odio. Sono domande che stanno
alla risposta come la distratta frase derisa da Poe,
«What o’clock is it ?», sta a un orologio senza
lancette. Mi si domanda se esiste una via di sal-
vezza nella poesia. Salvezza di che cosa? Da che
cosa? Le credenze nelle salvezza dell’anima, gli
interrogativi su quel penoso argomento, sono
volgari e risibili. Il significato escatologico appli-
cato alla parola «salvezza» (paradiso, purgatorio,
inferno, ricompensa, quarantena, castigo…) è
triviale. Se il destino escatologico della nostra
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+:o
anima deve rientrare nella morfologia dell’avere,
sottraendosi alle linee essenziali dell’essere, quel
destino non ci riguarda.
nil igitur mors est ad nos neque pertinet hilum,
quandoquidem natura animi mortalis habetur.
[…]
Sic, ubi non erimus, cum corporis atque animai
discidium fuerit quibus e sumus uniter apti,
scilicet haud nobis quicquam, qui non erimus tum,
accidere omnino poterit sensumque movere,
non si terra mari miscebitur et mare caelo.
Tendo la mano alle mie spalle, nell’assurda spe-
ranza che sia afferrata da un’altra mano: quella
del sublime ateo, Tito Lucrezio caro, che scrisse,
come soltanto gli spiriti superiori fanno, «per in-
tervalla insaniae» (De rerum natura, III, 830-
831, 838-842). chi osa dirsi certo che l’anima
muoia insieme con il corpo? chi osa dirsi certo
di qualcosa? Due le ipotesi. La prima, lucreziana:
l’anima muore con il corpo, perciò la morte non
può riguardare due realtà che, entrambe, non
esistono più. oppure: con la parola «anima» in-
tendiamo l’energia, e l’energia è inestinguibile
entro l’orizzonte della temporalità: diviene altro
da noi, e se è vero che non muore, è altrettanto
vero che la sua non-morte non ci riguarda, così
come non ci riguarderebbe la sua morte. Dopo
la fuga dell’energia da me, nulla mi potrà acca-
dere, poiché non esisterò più: «nulla potrà toc-
care i miei sensi, primo e unico strumento di co-
noscenza, neppure se la terra si fonderà con il
mare, neppure se il mare diverrà tutt’uno con il
cielo».
L’anima come la intendono le religioni cosid-
dette rivelate è un’idea miserabile, poiché è av-
viata a «the profit and loss», la ricompensa e la
perdita, il guadagno e la multa da pagare, vanitas
vanitatum finalmente dimenticata dall’annegato
Phleba in The Waste land. Se tale è l’anima,
poco importa la sua salvezza. Se è l’energia ciò
che dobbiamo salvare, non indirizziamola al do-
minio dell’avere. Siamo fedeli al suo essere, che
è soprattutto significato. Il significato è ciò che
dobbiamo salvare: se non operiamo per la sua
salvezza, ci macchiamo di alto tradimento. Que-
sto crimine è esattamente ciò di cui si stanno
macchiando, in tutto l’occidente, le istituzioni
dello Stato, i mezzi di comunicazione, i caravan-
serragli delle varie religioni autoctone o d’ac-
catto. Legislatori, ministri al governo, giudici,
gendarmi, burocrati, burogendarmi (specie zoo-
logica inferiore, frutto di incroci e di meticciati),
vigilanti, custodes della più varia e laida natura,
preti di vario rango e variamente serici e colorati
e damascati e circondati dalla masnada dei loro
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+:+
genuflessi lacchè dalle mani devotamente giunte
(alcuni, con cilicio), giornalisti dalle nozioni in-
certe e d’incerta fonte, ragazzotte dall’aspetto po-
stribolare che da uno schermo intervistano con
voce al lattemiele monsignori e calciatori toccati
dalla Grazia, tutti concorrono a rinnovare il co-
dice semantico, attingendo generosamente a
pseudo-anglicismi. Il linguaggio universale im-
posto dal potere sul pianeta Distopia è in atto.
Il linguaggio è energia. Gli concediamo esi-
stenza, soltanto se tendiamo a un fine che tra-
scende il linguaggio stesso. Quel fine è il signifi-
cato del significato, che nel 1923 illuminarono,
in un libro sublime di unica e vera Rivelazione,
cecil Kay ogden e Ivor armstrong Richards:
The Meaning of Meaning. nel 1967, il Potere,
ossia Stato e chiesa, distrussero quel libro. Ra-
rissimi sono coloro che lo possiedono: si guar-
dino dall’odio del volgo. Infine, salvezza di che
cosa?
Salviamo tre beni supremi:
L’esistenza individuale, che dà esistenza al lin- •
guaggio, rivelando il significato del significato.
Il significato, che dà libertà (nelle visioni di- •
stopiche di The Brave new World, di 1984,
di My, di facial Justice, il potere distrugge le
libertà distruggendo o falsificando i signifi-
cati.
La bellezza, che fa splendere il significato, e •
dà felicità (il potere impedisce la felicità poi-
ché ha terrore della bellezza, intuendo con-
fusamente che la bellezza è l’arma adatta a di-
struggerlo).
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non possiamo salvare l’anima dall’inferno, poi-
ché l’inferno è perenne e tutti ci avvolge. L’in-
ferno è il hic et nunc. non possiamo salvare
l’anima dalla morte, poiché non sappiamo che
cosa sia la morte, né sappiamo che cosa sia
l’anima.
Ma ascoltando, si è raggiunti dalle voci che at-
tendiamo. Percy Bysshe Shelley (1792-1822), in
una lettera a Ralph Wegwood (1766-1837):
«cristo non è mai esistito. Il peccato originale,
l’intera superstizione che su di esso si fonda, è
oramai intollerabile, insostenibile». La verità, la
rivelazione, il codice «morale» (orrendo agget-
tivo, da cancellare per sempre), non ci vengono
dalle caste sacerdotali, dalle menzogne delle re-
ligioni cosiddette rivelate, dai loro detestabili
«profeti». ci vengono dai poeti: da eschilo o da
Dante alighieri, da Pindaro o da Gérard de ner-
val, dal Pervigilium Veneris o da anna achmá-
tova, da omar Khayyām o da osip emil’evič
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+::
Mandel’štam, da orazio o da Wystan hugh
auden, da Giacomo Leopardi a Rainer Maria
Rilke, dall’anonimo del Mare amoroso ad arnaut
Daniel, da Saffo a emily Dickinson. «Poets are
the unaknowledged legislators of the world»
(PERCY BYSSHE SHELLEY, in A Defence of Poetry,
1821, edito nel 1840 in Essays, letters from
Abroad. Translations and fragments).
o voci da tempi che mi appartengono, dagli
anni della mia invernale adolescenza: «Kunst is
Magie, befreit von der Lüge, Wahrheit zu sein»
(TEODOR WIESENGRUND ADORNO, Minima Mo-
ralia, «In nuce»). o da tempi sepolti sotto i sassi:
«Mens hebes ad verum / per materialia surgit»,
e la voce è dell’abate Suitgerius ovvero Suger de
Saint-Denis (1080/1081 – 1151), in libellus de
consacratione ecclesiae sancti Dionysii, dove il mo-
dello ermeneutico sono le grandi vetrate a colori
vividi, la luce filtrata e smaterializzata in alto.
Suitgerius e i suoi dioscuri, che lo disseppelli-
scono: erwin Panofsky (Abbot Suger and its arte
treasures. on the Abbey Church of St. Denis,
Princeton university Press, Ronceton [new Jer-
sey] 1979), e Leo Spitzer (Classical and Christian
Ideas of World Harmony, edited by anna
Granville hatcher, John hopkins Press, Balti-
more 1963).
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Dov’è la bellezza? una cultura estranea a l’amour
et l’occidente, ma prossima, quasi tangente, ne
restituisce in immagini il trionfo delle origini:
nel Sefer Yetzirah (»Libro della formazione», se-
coli XIII-XVI) con vibrazioni d’estasi, nel liq-
qutè Amarim(«Raccolta di saggi», 1796) con di-
dascalica austerità, si manifesta la corona (ketér
כתר), mediatrice tra l’essenza dell’Infinito e Ine-
sprimibile En Sof (אין סוף) e i suoi attributi (le
10 Sefirót). La corona consta di tre qualità pri-
marie: ratzon (desiderio), ta’anug (piacere),
emunà (fedeltà), intesa come fedeltà non a «qual-
cosa» o a «qualcuno», ma a sè e al proprio essere.
ossia, la triade che ha esistenza nel cosmo come
Bellezza. Il suo luogo è l’eros, e il suo linguaggio
proprio è la poesia.
L’eros è Bellezza, la Bellezza è l’essere che
splende in tutta la sua visibilità. Il suo opposto è
il nulla. non il nulla in cui riconosciamo il ver-
tice della piramide, il punto che è sintesi su-
prema del Tutto; no, è il nulla che non è poiché
non può essere, e non può essere poiché non me-
rita di essere; la condanna axiologica si converte
esattamente in condanna ontologica, e in en-
trambe si nasconde, ragione profonda, la con-
danna estetica. Tutti i giorni, all’alba, il mio in-
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felice risveglio mi sussurra nell’orecchio l’odio
che il nulla distilla in sé contro la Bellezza, con-
tro l’Eros, contro l’Essere. Il nulla è il nemico,
che, all’uscita dai sogni, vedo moltiplicarsi in mi-
riadi di facce. So che quelle facce temono la Bel-
lezza, inorridiscono dinanzi all’Essere, non tol-
lerano l’energia dell’Eros. Per questo, odiano
sfrenatamente la poesia, sino al parossismo.
Sanno che la poesia è l’unica arma che possa di-
struggerli: una lancia di Achille all’inverso.
Pronto a impugnare quell’arma (attendo sol-
tanto il giorno che mi sarà segretamente segna-
lato), mi affido all’Oscuro: «Ho indagato me
stesso» (, fragm. 101 Diels-Kranz).
ἐδιζησάμην ἐμεωυτόν
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