10 luglio 2012

Il decreto-legge sulla Revisione della spesa. Primi elementi di valutazione.
Premessa 1. Il secondo decreto sulla Revisione della Spesa (Spending review, SR) approvato dal Governo sconta due elementi che ne condizionano il carattere: il primo è l'urgenza di evitare l'aumento dell'IVA – il quale, a sua volta, era rivolto ad evitare il taglio di 20 miliardi in tre anni alle esenzioni sociali e assistenziali – e quindi di produrre un risparmio immediato di almeno 4,2 mld di euro per l’anno corrente; il secondo, connesso al primo, è lo sbilanciamento del potere di definire contenuto e natura degli interventi in capo al ministero dell’Economia e alla Ragioneria Generale dello Stato, a discapito del ruolo dei ministeri di settore e delle istituzioni regionali e locali. Una vera operazione di SR consiste in mutamenti strutturali in cui questi ultimi sono i reali protagonisti delle scelte e della loro attuazione, e non invece terminali di scelte verticistiche e centraliste. Del resto, per la SR sono più importanti gli aspetti organizzativi che quelli normativi. Dunque, anche per la necessità di salvaguardare l'idea stessa di SR – cui sarà necessario fare costante e ordinario riferimento nel governo della spesa pubblica – è opportuno chiarire che nel decreto, accanto a elementi di revisione strutturale e differenziata della spesa, sono presenti rilevanti interventi di aggiustamento dei conti tipici di una vera e propria manovra di finanza pubblica. 2. Non bisogna dimenticare che, al netto della spesa previdenziale (oltre il 15% del PIL) e di quella per interessi sul debito (4.6% del PIL, pari quasi a quanto la Danimarca investe nelle politiche del lavoro), la spesa per il funzionamento della PA e per il pubblico impiego nel nostro paese non è più alta della media europea. Al contrario, in molti settori – tra quelli maggiormente oggetto di questo intervento si segnalano l’istruzione e la sanità – essa è nella media europea o significativamente più bassa. La SR deve quindi farsi carico di una esigenza contingente di contenimento ma deve perseguire soprattutto qualità e giusta distribuzione della spesa, i veri punti deboli del nostro paese, e mirare all’obiettivo di salvaguardare l'insostituibile ruolo che le buone politiche pubbliche e le buone amministrazioni pubbliche – e al loro interno le persone che vi lavorano, i pubblici dipendenti e i dirigenti – rivestono per lo sviluppo e la coesione sociale. 3. È comunque importante fissare alcuni punti fermi, sia rispetto all’attività di miglioramento del testo in sede parlamentare sia come definizione di una posizione del PD anche per la prossima legislatura: a) in questa fase un intervento di SR e correzione dei conti pubblici deve mantenere l’impatto complessivo, in termini di saldi, definito dal governo. Ciò non solo per evitare l’aumento dell’IVA ma anche per avviare un percorso di alleggerimento della spesa pubblica che, se realizzato in termini qualitativamente efficienti, dovrà consentire una riduzione del carico fiscale, specie sul lavoro, un migliore funzionamento del mercato e il raggiungimento di un più omogeneo livello di efficienza del settore pubblico nelle diverse aree del Paese e nelle diverse amministrazioni. b) Conseguentemente, da qui deve partire l’azione per un migliore governo della spesa e la rideterminazione del perimetro dell’intervento pubblico: il suo aumento non ha favorito la crescita economica (che negli ultimi 10 anni non c’è stata), né diminuito le

diseguaglianze sociali (in costante aumento). Dunque, la SR è decisiva anche per liberare risorse da indirizzare alle politiche strategiche per contrastrare asimmetrie e disuguaglianze, in un contesto in cui un’amministrazione di qualità, capace di produrre innovazione, è un decisivo fattore di competitività. c) Accompagnare interventi di SR e di revisione dell’assetto organizzativo dello Stato con tagli lineari può determinare un impatto negativo sui servizi rivolti ai cittadini, molto spesso erogati dagli enti territoriali. Il rischio è colpire in modo insostenibile servizi che sono già stati ricondotti, da interventi di controllo e riduzione degli investimenti assai incisivi, a una condizione che vede il nostro Paese a livelli sensibilmente più bassi – se non agli ultimi posti – delle medie europee. Per questa ragione, ferma restando l’eventualità di una diversa allocazione dei risparmi, sarà necessario introdurre nel provvedimento elementi che consentano alle amministrazioni di avanzare piani di riorganizzazione delle strutture e dei servizi offerti capaci di indirizzare in modo maggiormente selettivo gli interventi di SR e di contingentamento dei costi.

Valutazioni di merito 1. Valutiamo come positive le scelte connesse alla valorizzazione delle centrali di acquisto statale e regionale per l’acquisto di beni e servizi. E' una linea da tempo auspicata dal PD anche in funzione di una efficace lotta alla corruzione. Il lavoro fatto dal Commissario Bondi va salutato positivamente e portato alle sue logiche conseguenze con l'introduzione dei costi standard a livello locale, regionale e centrale. Sul piano istituzionale quindi questo lavoro deve motivare il rilancio di un approccio federalista strategico alle riforme delle pubbliche amministrazioni, dove l'autonomia dei singoli soggetti sia incanalata dentro parametri precisi, per evitare i guasti di un approccio centralista, non indifferente rispetto allo stato di difficoltà in cui ci troviamo. 2. Valutiamo positivamente anche le scelte di semplificazione delle strutture amministrative, in particolare quelle rivolte a una riorganizzazione più efficace dei servizi sul territorio superando sovrapposizioni e superfetazioni del sistema. In questo senso la scelta più importante è quella relativa al riordino delle province, che finalmente ci fa uscire dal dibattito sterile e demagogico sulla loro soppressione tout-court. La loro riorganizzazione attorno a funzioni più limitate e non sovrapponibili a quelle dei comuni singoli o associati, la loro riduzione di numero in modo significativo concorre ad affermare finalmente nel nostro sistema il concetto di governo di area vasta e di città metropolitana. Un concetto che si porta dietro come condizione del suo stesso funzionamento il parallelo riordino delle prefetture, l'accorpamento negli Uffici Territoriali del Governo degli uffici periferici dello stato, il superamento di tutte le agenzie, consorzi, etc., che sono proliferati fuori dai livelli istituzionali di governo (tema sul quale è necessario esercitare maggiore determinazione e controllo, perché è un fattore essenziale per il risparmio della spesa). 3. Valutiamo positivamente, ancora, le proposte relative al patrimonio immobiliare e alla razionalizzazione delle sedi funzionali alle istituzioni e ai servizi della PA. Così come che si voglia intervenire sulla proliferazione delle società in house dalle quali le stesse amministrazioni proprietarie comprano servizi. Spesso si tratta di società funzionali all'aggiramento del patto di stabilità interno e, insieme, all’alterazione delle regole di mercato, ed è indubbio che siano uno dei principali luoghi di proliferazione di un clientelismo esasperato, lontano dal controllo della

pubblica opinione e sensibile alla corruzione. Certo, il panorama presenta anche esempi di efficienza, e impone di farsi carico di tanti lavoratori di queste società, pena l'aprirsi di una questione sociale di dimensioni notevoli. 4. Non è comprensibile né trova il nostro consenso, a fronte di tanta determinazione rispetto ad altri interventi, la timidezza rispetto al facile tema del riordino di tutte le scuole e strutture di formazione di dirigenti e funzionari della PA: occorre invece superare indugi e freni corporativi del tutto immotivati, per concentrare tutte le agenzie formative in una unica Scuola Nazionale per l'Amministrazione Pubblica. 5. Non abbiamo obiezioni di principio da opporre alla riduzione del numero dei dirigenti nella misura del 20% e dei dipendenti nella misura del 10%. Occorre però evitare da un lato che questo si traduca in un taglio lineare e indifferenziato, e dall’altro fare in modo che, pur considerando la diversità delle amministrazioni interessate – un conto è la Presidenza del Consiglio, un altro è il comparto sicurezza, altri ancora la sanità o gli enti previdenziali – occorre stabilire regole più rigide e omogenee per le diverse amministrazioni, in particolare relativamente al contenimento a casi assolutamente eccezionali degli incarichi diretti e di nomina politica assegnati a esterni alla PA. Allo stesso tempo, è necessario che il governo completi assai più rapidamente di quanto previsto nel decreto i disegni di riorganizzazioni delle piante organiche. E’ condivisibile che fino al 2014 si possa gestire questa prevista riduzione derogando alla riforma previdenziale, ma questo rende ancora più urgente risolvere in via definitiva la situazione degli esodati creatasi con la riforma Fornero. Come è accaduto in passato per il mondo industriale e dei servizi privati, occorre cogliere la necessità di un processo di riorganizzazione, ringiovanimento e qualificazione tecnologica della PA, usando il sistema previdenziale non nella vecchia e abusata logica dei prepensionamenti ma del prolungamento di regole vigenti fino a qualche settimana fa. Il risparmio per il sistema pubblico è certo e la riduzione dei dipendenti può essere compensata parzialmente da assunzioni di giovani, qualificati, attingendo prioritariamente dagli elenchi dei vincitori di concorso che vergognosamente si vedono ancora in attesa del posto per cui hanno concorso e vinto. Ci pare demagogica la riduzione di 2 euro dei buoni pasto quando non si ha la forza di imporre un tetto alle pensioni d'oro. 6. La parte meno condivisibile e dove maggiormente si sente l'insana continuità con la gestione Tremonti sono i tagli ai trasferimenti ordinari a Regioni, Comuni e Province, cui si aggiungono quelli alla Sanità e al sistema dell’Istruzione e della Ricerca. Il pericolo di depressione dei consumi e di recessione che si è voluto allontanare dalla "porta" evitando l'aumento dell'IVA, rischia di rientrare dalla "finestra "con in più una pesante ricaduta sulle politiche della salute, dell’assistenza sociale, del trasporto pubblico locale. E' su questi punti che il Partito Democratico concentrerà l’azione politica e parlamentare per individuare misure di intervento differenti. E chiediamo con forza al Governo di tenere aperto un dialogo serrato ma costruttivo, ispirato davvero al principio di leale collaborazione con comuni, province e regioni. Oriano Giovanelli – Presidente Forum Pubblica amministrazione e innovazione PD Marco Meloni – Responsabile Riforma dello Stato e Pubblica amministrazione – Segreteria Nazionale PD