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CONTRIBURTO ALLE OSSERVAZIONI AL P.S.

Applicare vincoli conservativi e procedure di ristrutturazione, recupero, ricostruzione fedele e restauro, ad oggetti di scarso valore e applicare tali vincoli a notevoli porzioni del territorio urbano una strategia non condivisibile. Ci sembra che estendere eccessivamente la tutela a manufatti di scarsa qualit faccia perdere di vista quali siano i veri valori, cosa in realt possa veramente rappresentare un segno e un insegnamento importante per le future generazioni. Estendere vincoli e salvaguardie ci sembra una limitazione non condivisibile e pericolosa. Soprattutto il voler conservare le funzioni spesso non pi attuali da ritenersi oggi pi che mai forviante. Tale approccio, oltre che limitare la naturale evoluzione economica e sociale di una citt fa si che la cultura architettonica venga ridotta, irrimediabilmente condizionata e compromessa, diventando attivit di pura tecnica, o di puro maquillage di un corpo morto, piuttosto che espressione viva del divenire della societ e delle forme delle tecnologie che via via sceglie di darsi e che sono il segno di un determinato tempo economico sociale ed estetico. Per noi, il riconoscere qualit ad un contesto costruito non pu nascere solo da considerazioni formali ed estetiche, o dalla necessit di alimentare la memoria; per far questo sono stati giustamente creati i musei. Infatti, non si pu ragionevolmente pensare di trasformare le citt in musei. Si sostiene, in sostanza, che la tutela si giustifica quando ricorrano certe condizioni: quando gli interventi non falsificano loggetto, quando non utilizzano loggetto solo per le qualit formali di una facciata, separando cos, la storia estetica del manufatto dalla storia spaziale e funzionale dello stesso. Dal punto di vista urbanistico e architettonico, ma anche del buon senso, quale ragione (salvo quella economica) pu giustificare la conservazione di volumi quando poi gli interni vengono totalmente trasformati e le facciate spesso ridisegnate e i piani ridefiniti ecc.. Il risultato, di un tale atteggiamento e sotto gli occhi di tutti in citt e non si rivelano esiti positivi. Un tale approccio di fatto, deforma la figurativit dellarchitettura, disgiungendo la forma dalle ragioni vitali che l hanno generata, banalizzando la storia dellarchitettura e della citt a semplice storia di forme. Cosa giustifica questo mascheramento e ibridazione della forma originaria dei manufatti? Un mascheramento che appare come una mortificante rinuncia del progetto a proporsi con nuove strategie formali e spaziali, come se la cultura contemporanea fosse incapace di misurarsi con le qualit estetiche espresse dagli edifici del passato. Certo, alcuni spazi, alcuni edifici, anche di archeologia industriale, hanno qualit che solo lesperienza diretta riesce a far apprezzare. Per questi edifici e complessi la giusta strategia quella di conservarli integralmente, o con minimi adeguamenti funzionali. Ma comunque necessario domandarsi quanto possiamo permetterci di conservare tutelare e mantenere inalterato, quando le funzioni che hanno generato certi manufatti sono scomparse. E non possiamo pensare di trovare sempre la giusta funzione che li mantenga in vita cos come sono. I costi economici a volte sono insostenibili e ancor di pi oggi. A questo forse solo la buona architettura pu dare risposte. Il tema della qualit e della flessibilit decisivo per dare forma ad una citt che ha necessit di cambiare volto. Una progettazione sensibile e attenta che pur trasformando, integrando e modificando, riesca a far leggere come in una dissolvenza incrociata il passato e il futuro degli oggetti e degli spazi urbani quello che auspichiamo. Una progettazione che sappia interpretare le necessit presenti sapendo adeguatamente riutilizzare le qualit e prestazioni degli oggetti esistenti senza tradirli ma senza rimanerne ingabbiati. Occorre, quindi, per noi, ricercare una pi raffinata ed efficace strategia progettuale. Il nuovo piano strutturale potr porre le basi per una nuova interpretazione dellesistente citt fabbrica sfruttando di questa le qualit spaziali e quando sono notevoli anche le qualit architettoniche dei manufatti senza farsi imbrigliare dal mantenimento a tutti i costi di forme che se pur nate in un determinato contesto e periodo non sempre si giustificano per la loro esemplarit . Semmai sono le relazioni spaziali tra i vari manufatti -i loro principi insediativi- come ad esempio le relazioni esistenti tra residenza e luogo di lavoro, cos tipiche del nostro territorio, che possono essere mantenute e tutelate come carattere precipuo della citt. I manufatti che conformano tali spazi e relazioni devono per rispondere a una indispensabile flessibilit duso adeguata alla dinamicit attuale dei comportamenti sociali ed economici. I manufatti in questo senso possono secondo questa visione alterare anche la loro volumetria, la loro forma e le finiture, mantenendo o migliorando, la dove necessario, le prestazioni e qualit dello spazio interno ed esterno che essi conformano adeguandolo alle necessit tecniche attuali. In questo quadro si ritiene possano accogliere funzioni diverse indipendentemente dalla loro natura tipologica. Riteniamo che sia il progetto a dover rendere evidenti sia le necessit che le qualit del prima e del dopo evidenziando i guadagni spaziali e funzionali che il nuovo assetto realizza. Prato 26.07.012

Servizio Urbanistica- Osservazioni al Piano Strutturale


Al Sindaco del Comune di Prato AllAssessore allUrbanistica del Comune di Prato

Oggetto: Osservazioni al Piano Strutturale del Comune di Prato adottato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 40 del 31.05.2012 ai sensi della L.R. 1/2005

Esprimere alcune Osservazioni al Nuovo Piano Strutturale rappresenta unopportunit molto importante per la associazione Pratofutura, che ha lo scopo di prefigurare il futuro della citt dal punto di vista economico, produttivo e sociale. Con queste note intendiamo fornire un contributo alla progettazione strategica del piano, frutto di riflessione interna fra i soci, non con lintento di affrontare nel dettaglio i singoli articoli ma con la speranza di richiamare lAmministrazione Comunale su alcuni concetti di fondo che a nostro parere potranno caratterizzare leconomia pratese. Prato sta vivendo un periodo di intense trasformazioni, che hanno investito pesantemente la struttura della sua industria manifatturiera. Alcune riflessioni: difficile poter identificare i cambiamenti anche se la contrazione nel numero delle aziende tessili tradizionali, negli occupati nel settore prevalente non deve indurre nella errata ipotesi di una perdita di importanza del manifatturiero sulleconomia locale. Lallungamento della filiera produttiva avvenuto negli anni per gli investimenti diretti di una comunit insediata sul territorio, quella cinese; insieme ai tanti problemi che tutto questo ha comportato, c la consapevolezza che ci ha arrecato valori positivi nel turn over delle aziende, nei dati sulloccupazione e nei contratti relativi al mercato del lavoro. Per il momento, solo un numero esiguo di aziende a conduzione cinese ha saputo consolidare la loro presenza sul territorio iniziando un percorso di emersione nel pieno rispetto delle regole. Il nuovo Piano Strutturale deve tenere conto necessariamente degli effetti di una emersione pi ampia, soprattutto in riferimento alledilizia residenziale. Motivi di importanza del manifatturiero derivano dalla capacit del sistema di rendersi appetibile per industrie in settori alternativi o complementari al T&A. Nel Piano si fa riferimento ad una possibile strada di diversificazione verso la New Economy e la cosiddetta Green Economy ma occorre essere pronti allaccoglienza (solo a titolo di esempio, per la presenza di un cospicuo e rilevante nucleo di imprese nellagro-alimentare e la cultura e tradizione artigiana locale nel dolciario). In attesa dei dati censuari, possiamo affermare che Prato sta progressivamente terziarizzando la propria economia. Su questo aspetto occorre mettere dei distinguo, perch il terziario fin qui insediato non risulta ancora sufficientemente interconnesso alleconomia tradizionale e per questo presenta una rilevanza che non sembra innescare autonomamente nuove traiettorie di sviluppo per il territorio. Affinch ci sia possibile, occorre lavorare sulla capacit attrattiva di Prato con una raffinata azione di marketing territoriale. Non vogliamo trascurare il fatto che il territorio presenta ampie possibilit di attrazione del settore turistico, soprattutto legate al turismo culturale (la riapertura del Museo Civico e del centro

regionale per larte contemporanea possono diventarne facilmente i motori a fianco del Museo del Tessuto, che gi ci connota a livello internazionale); su questo occorre favorire un sistema di servizi e spazi collettivi ad esso dedicati. Per questo motivo, condividendo lobbiettivo del contenimento massimo del consumo del suolo, raccomandiamo di porre particolare attenzione al rapporto fra superfici costruite esistenti e loro destinazioni. Dallanalisi delle norme tecniche del Piano ci sembrato che molti aspetti siano stati considerati con ampio grado di dettaglio, ma che contemporaneamente risulti meno chiara la visione dinsieme sul futuro assetto di questarea e sullo sviluppo delle sue potenzialit. Del resto, comprendiamo che lincertezza economica che caratterizza questo momento storico imponga cautela nella definizione degli scenari ma proprio per questo richiediamo lapprovazione di un Piano Strutturale e di un successivo Regolamento Urbanistico che siano flessibili e che lascino aperte le possibilit di riadattare destinazioni e usi degli edifici preesistenti. Se allincertezza economica uniamo la velocit con cui si succedono i cambiamenti, si comprende che un Piano Strutturale che non risulti elastico pu portare allirrigidimento e alla cristallizzazione sul passato. Solo rendendo possibile un cambio di destinazione degli edifici in tempi brevi si pu adattare questi ad esigenze nuove, inesplorate, di cui ancora non possediamo la piena coscienza. La prima osservazione al piano per favorire il RIUSO del patrimonio edilizio esistente si traduce nella richiesta di ADOTTARE MAGGIORI CRITERI DI FLESSIBILITA. Con questa premessa, ci sentiamo di sottolineare la necessit di collocare Prato allinterno di unarea metropolitana invece che immaginarlo come sistema auto contenuto. Nel processo di agglomerazione di Firenze, Prato e Pistoia, sono ormai emerse nuove centralit, nuovi nuclei di gravitazione collettiva che tuttavia oggi risultano totalmente disconnessi; nodi non ancora immaginati a sistema. Esempi concreti di questa visione riguardano i centri di agglomerazione universitaria nella zona di Novoli, la grande distribuzione organizzata presso I Gigli e Parco Prato, solo per fare alcuni esempi. Nella definizione del Piano Strutturale occorre superare la visione strettamente localistica ed immaginare questi nuclei come nodi di aggregazione sovra-territoriale. Per questo motivo urgentissimo affrontare nelle maglie del Piano Strutturale tutti i temi di collegamento con il P.I.T. ed il P.T.C. e che riguardano la mobilit intercomunale, la viabilit di collegamento e linfrastrutturazione in genere. Riteniamo prioritario lo sviluppo di un sistema di collegamento veloce con Firenze che passi attraverso lo scalo dell aeroporto Amerigo Vespucci di Peretola in modo da incentivare il flusso di persone che ne possono usufruire, sia a scopo commerciale che meramente turistico. Consideriamo importante operare sulla dotazione di infrastrutture per accelerare processi di trasferimento di attivit produttive sul territorio comunale con il proposito di incentivare la diversificazione settoriale. La seconda osservazione al Piano consiste nel RICHIEDERE DI INSERIRE PRATO ALLINTERNO DELLAREA METROPOLITANA E DI CAMBIARE LA SCALA DI OSSERVAZIONE DELLE POTENZIALITA DEL TERRITORIO. La terza osservazione passa dalla RICHIESTA URGENTE DI CONNESSIONE CON LESTERNO: INFRASTRUTTURAZIONE, COLLEGAMENTI E MIGLIORAMENTO DELLA VIABILITA ma anche INFRASTRUTTURAZIONE IMMATERIALE. Prato, infatti, non pu permettersi di aumentare ulteriormente questo relativo isolamento dal resto del mondo. La connessione rappresenta un vantaggio che realmente costituisce la differenza nelle potenzialit di sviluppo e nella competizione fra territori. Negli ultimi anni, al contrario, Prato si progressivamente

allontanata dalle principali citt italiane mentre stanno aumentando i tempi di trasferimento verso Firenze. La citt cablata e laccesso veloce alle nuove tecnologie di comunicazione rappresenta un must per operare diversificazione in quei settori. Oltre al maggior grado di connessione, per incentivare la diversificazione la citt dovrebbe migliorare il proprio appeal ed operare una consistente opera di riqualificazione e rigenerazione urbana. Su questo punto occorre andare un po pi in dettaglio. Il Piano sembra riservare molta attenzione agli edifici di valore tipologico riconducibili alla tradizione pratese e lart.8 considera invariante strutturale la presenza del patrimonio edilizio ante 1954, genericamente inteso e senza alcuna differenziazione. E nostra opinione che dovrebbero essere operate delle distinzioni negli edifici, differenziando quelli elementi qualificanti che contribuiscono al valore identitario del territorio rispetto agli altri, genericamente intesi. Ci sono elementi architettonici che fanno parte del paesaggio riconosciuto (solo a titolo di esempio, lex Cementizia Marchino a Le Macine il cui futuro oggi appare incerto) ma non tutti gli edifici presenti al 1954 rappresentano dei landmark. Occorre inoltre abbandonare linterpretazione di Prato come citt- fabbrica e sviluppare con maggior determinazione i concetti che hanno sempre caratterizzato la citt allesterno: la capacit innovativa dei suoi abitanti, la estrema flessibilit nellorganizzazione produttiva, la dinamica del mondo del lavoro. Tutto questo lha resa una citt camaleontica, capace di superare rigidit e vincoli. Prato si connota inoltre come una citt a bassa densit. Tutto questo non privilegia lottimizzazione del territorio o lorientamento verso citt moderne, dense e compatte, in grado di accogliere nuovi residenti senza incrementare la cementificazione. Come quarta osservazione, chiediamo UNA URGENTE RIQUALIFICAZIONE URBANA, SUPERANDO IL CONCETTO DI CITTA FABBRICA Riassumendo, nel nome di una economia in transizione e ancora non ben definita nel nuovo profilo, chiediamo estrema flessibilit con lobbiettivo di non irrigidire le prospettive di sviluppo, chiediamo lo sforzo di immaginare la citt come centro pulsante dellarea metropolitana e di promuovere azioni di riqualificazione urbana con lintento di incentivare gli investimenti e promuovere la diversificazione settoriale. Insomma, di rendere Prato flessibile, moderna, citt aperta.