1

Cluster Tecnologico Nazionale “TECNOLOGIE PER LE SMART COMMUNITIES” “LA CITTA’ EDUCANTE”

Questo documento è di proprietà di VEGA Parco Scientifico e Tecnologico di Venezia A cura di Michele Vianello Versione 27 giugno 2012

2

Nella stesura di queste note ci siamo attenuti alle prescrizioni del bando “Lo sviluppo e potenziamento di cluster tecnologici nazionali” Questo documento si propone di suggerire una logica progettuale nella costruzione di un cluster nazionale. Le modalità di costituzione di Consorzi di imprese, aggregazioni di centri di ricerca, ruolo delle Pubbliche Amministrazioni saranno oggetto di trattazione in un altro documento che rappresenterà le “condizioni per l’accordo” tra i partners. Tuttavia, a questo punto delle nostre attività progettuali e di scouting di partners, possiamo anticipare la volontà di alcuni importanti Parchi Scientifici di consorziarsi su scala nazionale per partecipare al Bando del MIUR. Abbiamo inoltre rilevato l’interesse fattivo di primarie aziende del mondo I.C.T. (e/o di importanti utilizzatori di piattaforme e di tecniologie I.C.T.) a partecipare al bando del M.I.U.R., sviluppando queste idee progettuali. Questo secondo draft è infatti anche il frutto dello scambio di documenti e di idee in primis con I.B.M. e con il Comune di Reggio Emilia. Segnaliamo come sia ormai ineludibile che i soggetti Istituzionali territoriali (le Regioni in primis), esprimano anche formalmente la loro adesione al progetto. Le proposte che avanziamo si riferiscono al filone che il bando del MIUR definisce: “Tecnologie per le Smart Communities”. Per definire bene il lavoro che dovremo svolgere abbiamo evidenziato letterariamente alcuni concetti tratti dal bando: “...sviluppo delle più avanzate tecnologie applicative...risoluzione integrata per problemi sociali...”. Conseguentemente, quella che proponiamo è una “semplice” “idea progettuale” che va arricchita e tradotta successivamente in “prodotti”-”processi”. DEFINIZIONE DI SMART COMMUNITY Le Città (gli ambienti urbani) sono “LA SMART COMMUNITY”. La “Smart Community” è il luogo dove le piattaforme e le infrastrutture I.C.T. (che d’ora in avanti definiamo fattori abilitanti) consentono, già oggi, di sviluppare I più avanzati e originali processi partecipativi e democratici. Parallelamente la diffusione e la consapevolezza delle potenzialità del cloud computing, degli smartphone e il potersi connettere “sempre e ovunque” decontestualizza ogni attività umana. Vengono così meno i concetti di “attività umana” e “spazio”, associati all’idea del “tempo” che hanno guidato per decenni gli urbanisti e gli architetti. La “Smart Community” non ha luoghi fisici (così come sono stati intesi), non è prigioniera del tempo e dello spazio. Conseguentemente anche i processi di partecipazione, inclusivi e democratici (che prefigurano una moderna idea di cittadinanza) si affermano grazie anche alle nuove piattaforme denominate WEB 2.0 (social network, crowdsourcing, blog, wiki), grazie ad un processo continuo, ininterrotto, decontestualizzato di apprendimento. Questo processo è figlio di scambi continui di conoscenza. Abbiamo, quindi, abbandonato l’idea secondo la quale la conoscenza è figlia di processi statici, legati solo ad alcuni momenti specifici della nostra vita. Ed in tutti i casi i “luoghi tradizionali dell’istruzione” hanno bisogno di adeguare rapidamente l’idea e gli strumenti dell’apprendimento ad un mondo che sta cambiando a una velocità non concepibile in altri momenti della storia del genere umano.

Questo documento è di proprietà di VEGA Parco Scientifico e Tecnologico di Venezia A cura di Michele Vianello Versione 27 giugno 2012

3

La conoscenza nell’epoca degli strumenti social, di wikipedia, di Internet of Things (d’ora in avanti I.O.T.) è un processo costante figlio del nostro vivere attivamente gli ambienti urbani. La Città contemporanea, vissuta da queste attività di uomini ed oggetti, ha la possibilità di “narrare sé stessa” grazie alla quantità infinita di “data” e informazioni generati dalle nostre attività. Persone e I.O.T., georeferenziandosi, taggando, postando, interloquendo con l’ambiente, condividendo (grazie alla sempre maggiore diffusione di formati aperti dei “data”) generano conoscenza. Queste attività sono il fondamento della “Città che narra sé stessa”. La consapevolezza di queste potenzialità, la possibilità di partecipare a questi processi, è ciò che determina una nuova idea di cittadinanza. La “Smart community” è l’ambiente urbano in grado di sfruttare, per raggiungere queste finalità, le immense potenzialità messe a disposizione dall’I.C.T., di digitalizzare le conoscenze, di farle condividere/arricchire da una pluralità di uomini e macchine grazie alla diffusione di infrastrutture di cloud computing e all’adozione di formati open by default. Su queste basi ci proponiamo di sviluppare le tecnologie per la realizzazione delle “Smart communities”. Svilupperemo tecnologie (e incentiveremo sempre di più stili di vita) che aiuteranno a “decontestualizzare” le attività umane con evidenti benefici per la qualità della vita di ogni giorno, del lavoro, della qualità dell’ambiente. Chiamiamo la nostra idea progettuale “La Città educante”.

La Città è la “Smart Community” Persone e oggetti Persone e oggetti

I processi cognitivi avvengono sempre e non necessariamente nei luoghi di istruzione “tradizionali” Città “decontestualizzata” Città narrante/Città narrata Affermarsi di una nuova idea di cittadinanza

Questo documento è di proprietà di VEGA Parco Scientifico e Tecnologico di Venezia A cura di Michele Vianello Versione 27 giugno 2012

4

Abbiamo concentrato la nostra attenzione attorno ai seguenti filoni: education, mobilità, health. Li riteniamo i cardini (attività prevalenti) attorno ai quali sviluppare una “Smart community”. Abbiamo voluto evitare la presentazione di progetti che, per quanto pregevoli dal punto di vista tecnologico e concettuale, sino disgiunti tra di loro. La nostra proposta non deve essere una semplice somma di tecnologie, piattaforme, applicativi. La scelta è quella di creare un legame, un rapporto organico tra le diverse scelte progettuali. Questo legame assieme culturale e tecnologico sarà ciò manterrà unito nel tempo un cluster imprenditoriale e di ricerca su scala nazionale. Vogliamo progettare i “luoghi”, in senso fisico ed insieme immateriale (la gestione delle informazioni e la dematerializzazione/decontestualizzazione delle attività), della governance “di scala urbana e metropolitana”.

Smart-Wiki & Sustainable School

Smart Public Transport & City Time

Smart Healt. Governance Healthcare and security and in a Smart without space community

Cloud Computing (Open Data/Big Data) Social network Sostenibilità ambientale

La finalità da evidenziare sempre è quella di creare i presupposti per la realizzazione di una “smart community”. I Progetti che, dentro una cornice comune, sottoporremo al MIUR saranno quindi: - Smart Wiki & Sustainable School; - Smart Public Transport & City Time; - Smart healt. Healtcare and without space; - Governance and security in a smart community. Tre temi, insieme “tecnologici” e “culturali” (da tradurre in piattaforme, prodotti e applicazioni) saranno trasversali, componente essenziale dei quattro Progetti.
Questo documento è di proprietà di VEGA Parco Scientifico e Tecnologico di Venezia A cura di Michele Vianello Versione 27 giugno 2012

5

Ci riferiamo all’uso e alla concezione del Cloud Computing e dei Social Ntework, alla Sostenibilità ambientale. Potremmo definirli l’anima del progetto nel suo complesso. Una costante andrà sempre mantenuta. I progetti, soprattutto quelli che si rifanno ad un uso più razionale delle risorse pubbliche o alle attività di interesse pubblico, dovranno dimostrare la loro sostenibilità economica nel tempo. Troppo speso progetti, anche finanziati, a livello comunitario si sono dimostrati nella concreta applicazione “insostenibili” economicamente. Sono stati abbandonati o sono stati ridotti a semplici rappresentazioni accademiche. CLOUD COMPUTING E SOCIAL NETWORK Le attività svolte sul web dai city user, dalle Pubbliche Amministrazioni, dalle Imprese; la comunicazione tra gli I.O.T. e le persone, generano “data”.

social network BIT!!!!
gioco

CONOSCENZA
BIT!!!!
attività istituzionali attività lavorative

slide di Michele Vianello

L’assunto (l’obiettivo da raggiungere) dal quale partiamo è che se i dati in formato aperto (Open by default) venissero messi in relazione tra di loro genererebbero più conoscenza/ intelligenza collettiva e consentirebbero una migliore governance di una Città, secondo lo schema riportato qui sopra. Dobbiamo raggiungere la consapevolezza che i dati sono una ricchezza economica e sociale per un territorio (“The Big Data” secondo la definizione data da McKinsey). Se sono veri questi presupposti, il cloud computing non può ridursi ad una “semplice” repository di dati. Parallelamente, ogni applicativo, ogni oggetto (I.O.T.) va giudicato non solo per l’utilità intrinseca alle sue funzioni, ma soprattutto in relazione ai dati/conoscenza che genera nella sua attività.
Questo documento è di proprietà di VEGA Parco Scientifico e Tecnologico di Venezia A cura di Michele Vianello Versione 27 giugno 2012

6

Il cloud computing può diventare il luogo della conoscenza e dell’intelligenza della Città se i dati vengono conservati e, soprattutto, messi in relazione tra di loro. Il cloud computing andrà quindi concepito come luogo di “piattaforme” e di “relazioni”. Ogni progetto elaborato dovrà quindi prevedere che i “data” (conoscenze) generati dalle attività, siano non solo custoditi, ma messi in relazione tra di loro (mashup). Le nostre attività generano immense quantità di dati questa sovra abbondanza (surplus cognitivo) per diventare ricchezza/conoscenza necessita di essere trattata. Si capisce che i criteri e le modalità di conservazione e di mashup dei “data” sono il nocciolo del potere nella “Smart community”. Definiamo questo obiettivo la garanzia della “Neutralità del cloud computing”. Questo concetto sarà sviluppato nel progetto che abbiamo chiamato: “Governance and security in a smart community”. Ad esempio tutti i set di “dati” considerati di “interesse pubblico” dovranno essere considerati “open by default”. Alfine di indicare le attività da coinvolgere ci rifacciamo ai parametri indicati dall’ “European smart cities” http://www.smart-cities.eu/index2.html. Seguendo questa logica, tutti i set di dati generati dalle attività previste e sviluppate in ogni singolo progetto andranno messi in relazione tra di loro ed essere considerati “open by default”. In fin dei conti il progetto proposto che denominiamo “Governance and security in a smart community” si fonda proprio sul presupposto che la governance cittadina abbia a disposizione una grande quantità di informazioni, generate da molteplici attività, per progettare in modo partecipato e condiviso la gestione di un’area urbana complessa. Conseguentemente, i dati pubblici e privati (anche interpretando in modo moderno ed estensivo il concetto di privacy) saranno resi disponibili in formati open per essere riutilizzati per finalità pubbliche, ma anche per favorire la nascita di nuove imprese. Vogliamo qui ricordare come, esplicitamente, il bando del MIUR attribuirà maggiori punteggi ai progetti che creeranno le condizioni per la nascita di una nuova generazione di spinoff e startup. Andranno inoltre previste dal progetto attività formative rivolte alle P.A., ma anche al mondo imprenditoriale finalizzate alla gestione e allo sviluppo di piattaforme software per il mashup di dati. Conseguentemente vogliamo affermare una diversa idea di “Cloud Computing”. “SOCIAL NETWORK PER LE SMART COMMUNITY” Si venuto ad affermare sempre di più un intreccio profondo tra il governo delle aree urbane (ma anche nei nuovi modelli organizzativi delle imprese) e il diffondersi dell’uso delle piattaforme definite “social network”. Quando parliamo di “social network” non ci riferiamo esclusivamente alle piattaforme più conosciute, come Facebook o Twitter. Facciamo riferimento anche (nel nostro caso, soprattutto) alle piattaforme wiki e di crowdsourcing. Per piattaforme wiki e di crowdsourcing intendiamo quei “luoghi immateriali di condivisione” attraverso i quali le persone -spesso in modo volontario e gratuitoscambiano le informazioni, le notizie, i suggerimenti su svariati argomenti. Le piattaforme di crowdsourcing sono uno strumento formidabile per attingere alla conoscenza diffusa, presente nel mondo, frutto dell’attività di milioni di persone. Il web è il canale attraverso il quale la conoscenza trova il modo di diffondersi aiutando così l’istruzione e la consapevolezza di milioni di persone. Ormai milioni di persone usano le piattaforme “social” per condividere idee e opinioni anche sugli aspetti più svariati della vita di un’area urbana.
Questo documento è di proprietà di VEGA Parco Scientifico e Tecnologico di Venezia A cura di Michele Vianello Versione 27 giugno 2012

7

Le piattaforme social sono inoltre diventate un “normale” strumento di lavoro nelle aziende, tra le aziende, tra aziende e fornitori. Purtroppo queste attività e queste conoscenze oggi sono usate scarsamente -in una logica bidirezionale- dalle governance cittadine, disperdendo così ricchezza e non attivando processi partecipati nella gestione di un’area urbana. Per fare un semplicissimo esempio, ricordiamo, ad esempio, come, in una città fortemente improntata alle attività turistiche, le fotografie postate sui social, opportunamente taggate siano una fonte di informazione importante sul gradimento dei luoghi, sui percorsi ecc.. Usare queste conoscenze non costa niente poiché sono generate dall’attività spontanea degli utenti. I social, come ricordato più sopra, sono diventati oggi lo strumento più importante attraverso il quale i city user possono interloquire, su un piano di parità, con le Pubbliche Amministrazioni, ma anche con le imprese private. I progetti presentati dovranno perciò prevedere, tutti, una forte relazione/integrazione con il mondo social. In particolare, andranno sviluppate piattaforme aperte e neutrali secondo principi che definiamo di “social networking” o “civic media”. Naturalmente andranno sviluppati anche meccanismi in grado di intercettare il flusso di informazioni provenienti dai “social network” maggiormente conosciuti e diffusi sviluppando algoritmi di “sentiment analisys”. Anche in questo caso, andranno previste attività formative rivolte alle P.A, al mondo imprenditoriale, ai city user per affermare “un uso consapevole delle piattaforme di social network”. 1) “SMART WIKI & SUSTAINABLE SCHOOL” Il termine “wiki” si rifà alle piattaforme di condivisione dello studio e alla produzione “a più mani” di conoscenza (vale per tutti Wikipedia, la più grande e frequentata enciclopedia al mondo). Come è noto Wikipedia è il frutto dell’attività gratuita e volontaria di centinaia di migliaia di persone. Il termine “Sustainable” si rifà alla sostenibilità ambientale. Si presuppone di cambiare non solo i criteri di costruzione dei nuovi edifici scolastici, ma anche la necessità di ristrutturare gli edifici esistenti per ottenere livelli di eccellenza nella sostenibilità ambientale. Infine il termine “Smart”, si rifà all’idea che un edificio scolastico (che non è un “semplice” contenitore di studenti e d insegnanti) è, prima di tutto parte di una “Smart community”. Per “Smart community” (oltre che la Città) si intende un luogo (una situazione) di interazione “alla pari” tra soggetti basata sulle connessioni/piattaforme Internet. Per “Smart community” si intende anche l’ interazione (da usare e studiare) tra persone e oggetti (Internet of Things). Per “Smart School” si intende inoltre una comunità di scuole (decontestualizzata poiché Internet fa si che non ci siano confini) che condividono la produzione della conoscenza, le metodologie di studio ecc.. La “Smart Community” si realizza quando si consolida l’ interazione organica tra la scuola e la città, comprendendo anche i rapporti tra la scuola e il lavoro. Come si capisce il progetto è molto ambizioso perché mette insieme “ciò che oggi è stato separato” soprattutto da un punto di vista culturale. Può coinvolgere diversi soggetti economici (dalle imprese che progettano componenti I.O.T., all’Information Tecnology in senso stretto), ed insieme organismi scolastici e di ricerca. Il progetto, per le sue caratteristiche, necessita di uscire da un ambito meramente territoriale locale ed assumere una valenza nazionale.
Questo documento è di proprietà di VEGA Parco Scientifico e Tecnologico di Venezia A cura di Michele Vianello Versione 27 giugno 2012

8

Conseguentemente “Smart Wiki & Sustainable School” si propone di raggiungere l’obiettivo di diventare un luogo di “buone pratiche” da trasferire. Un primo filone di ricerca attiene lo sviluppo di componenti I.O.T. per garantire un’edilizia ecosostenibile e sicura. I.O.T. per l’edilizia sostenibile va previsto sia per la costruzione di nuovi edifici, che, soprattutto, per realizzare il riuso del patrimonio esistente, scarsamente sostenibile in quanto ideato secondo criteri progettuali/costruttivi e di modalità di insegnamento ormai superati. Sembra contraddittorio che proprio la scuola, luogo di formazione e insegnamento, sia improntata, soprattutto nelle aree urbane a criteri “logistici” e “ambientali” del “passato”. L’habitat scolastico oggi, in larga parte, non favorisce i processi umani che favoriscono la creatività, la condivisione della conoscenza e l’innovazione. Basandosi sulla possibilità di decontestualizzare si può arrivare a pensare alle “Cowo School” concepite al fine di evitare onerosi spostamenti dalla casa al luogo di studio generando così bassi impatti sull’ambiente urbano. Va raggiunta la consapevolezza che il risparmio energetico e la sostenibilità ambientale di un edificio sono il frutto della somma della capacità dei progettisti di immaginare il nuovo e dei comportamenti consapevoli di chi lo vive. Ciò vale, ancora di più per gli ambienti scolastici. Sono necessari quindi degli indicatori di sostenibilità ambientale (e sociale) degli edifici (emissioni, risparmio ecc.) e piattaforme informatiche e di visualizzazione (modello social) che coinvolgano e rendano noti ai diversi soggetti (stakeholder della Smart community) le performace virtuose dell’edificio scolastico e di chi lo vive. Ciò è reso possibile dal fatto che nei prossimi anni -ma già oggi abbiamo a disposizione applicativi e piattaforme- assisteremo all’esplosione esponenziale degli applicativi e delle piattaforme di Internet of Things (I.O.T.). L’applicazione dell’indirizzamento IPV6 consentirà a miliardi di macchine di “parlare” in un flusso/dialogo costante e complesso con gli uomini. Gli oggetti verranno così ad assumere una propria identità sempre di più marcata. Grazie all’uso di Internet e alla produzione di una nuova generazione di sensori (diminuzione dei costi, aumento delle performance) i bisogni di manutenzione di un edificio, lo stato di efficienza delle forniture energetiche (sono solo alcuni esempi), possono essere monitorate costantemente attraverso la rete attraverso l’”automonitoraggio” degli oggetti. Internet è una via di comunicazione, i sensori sono semplici interfacce tra i tablet e gli smartphone (in dotazione ai gestori) e le singoli componenti (una lampadina, un vetro da pulire, un impianto da efficentare dotati di tag RFID, QRCODE e indirizzati IPV6). Immaginiamo una finestra che una volta individuata la temperatura interna/esterna dell’ambiente la comunica all’impianto di riscaldamento/raffreddamento l’ordine di adeguare la temperatura dell’edificio. Ma, immaginiamo anche una rete di lavagne o di tavoli da lavoro muniti di ripiani touch (basta con i banchi, rappresentano il secolo scorso e l’idea della separatezza tra le persone) che favoriscono i dialoghi tra gli utenti. Immaginiamo pareti touch di aule/laboratori, concepiti come spazi modulabili, che dialogano con i ragazzi (con gli insegnanti, con gli operatori della scuola),indicando le performance cognitive, le notizie di comune di interesse. Il tema non è “semplicemente” quello di dotare la scuola di sensori (RFID, QRCODE ecc.), bensì quello di conservare e interpretare i “data” generati dall’attività delle persone e delle cose, di ordinarli, di renderli fruibili, di metterli a disposizione della “Smart community”.
Questo documento è di proprietà di VEGA Parco Scientifico e Tecnologico di Venezia A cura di Michele Vianello Versione 27 giugno 2012

9

Affinché si possa realizzare “La scuola degli oggetti parlanti” c’é bisogno di infrastrutture di fibra ottica, wifi e cloud computing luogo di piattaforme pensate per favorire questi nuovi processi di collaborazione. Un secondo filone lo definiremo “I Maestri Manzi nell’era del social network”. Negli anni ’60 la televisione rappresentò il veicolo attraverso il quale una generazione di adulti analfabeti imparò a leggere e a scrivere. Il maestro Manzi era il protagonista della trasmissione che si chiamava “Non è mai troppo tardi”. Oggi viene denunciato lo stato di digital divide in cui versano intere generazioni di persone (non solo gli anziani). Tale stato di digital divide impedisce la realizzazione delle “Smart community” cittadine. In sintesi, qualche milione di italiani non è a conoscenza delle immense opportunità che il web mette a loro disposizione. L’idea progettuale presuppone l’uso dello strumento televisivo (sia i canali tradizionali che le web TV) per diffondere una nuova ondata di “scolarizzazione digitale”. I moduli formativi, gli strumenti di formazione (ad es. i filmati, il 3D, sessioni di brain strorming - il Maestro Manzi usava gessetto e lavagna) per gli adulti in stato di “digital divide” potrebbero essere condivisi con quelli della “Smart Wiki & Sustainable School”. In sintesi si tratta di creare, su una piattaforma web (l’oggetto televisione e solo un medium, non un fine), moduli di formazione (e-learning) condivisi al fine di utilizzare le energie dei più giovani per aiutare l’apprendimento di coloro che sono in una situazione di “digital divide”. Un secondo importante canale di condivisione (oltre a quello televisivo maggiormente conosciuto dalle generazioni più anziane) è dato dalla diffusione delle piattaforme “social” e di “crowdsourcing” progettate per mettere in relazione gli utenti nelle diverse fasi di “apprendimento”. Immaginate piattaforme dove “i compiti” vengono svolti collettivamente coinvolgendo utenti diversi in luoghi diversi. Un terzo “luogo” (nella logica di decontestualizzazione) potrebbe essere rappresentato dai luoghi più “familiari”, maggiormente frequentati dalla popolazione più anziana. Si potrebbe pensare ad un uso migliore degli Uffici Postali -capillarmente diffusi sul territorio nazionaleconcependoli come “luogo” di alfabetizzazione I.T.. Una articolazione del progetto “Smart Wiki & Sustainable School” potrebbe essere dedicata ad immaginare (e sperimentare) un prototipo di Ufficio Postale come luogo di apprendimento (più avanti verranno evidenziate le integrazioni con il filone “healt”. In questo contesto “fisico” innovativo andrebbero inoltre sviluppate apps -facilmente utilizzabili dagli anziani- su schermi touch per far sperimentare concretamente alla popolazione anziana i benefici e la maggior efficienza dei servizi tradizionali. Un terzo filone lo definiremo “Esperienze condivise - tra la scuola e il lavoro” Sempre di più sarà necessario realizzare nelle aree urbane spazi di coworking. L’insostenibilità ambientale è oggi in gran parte generata da spostamenti concentrati negli stessi orari, lungo gli stessi percorsi. Abbiamo già sottolineato come il combinato disposto dell’espansione dell’uso dei tablet nelle attività lavorative (oltre che nelle attività di ogni giorno) e la diffusione di piattaforme di cloud computing, porterà ad una sempre più forte “decontestualizzazione” delle attività di ogni giorno. In particolare, molte tipologie lavorative saranno massicciamente interessate da questi processi. L’abbinamento di luogo, orario, attività verrà meno. Le previsioni dei più importanti Istituti di ricerca ci dicono che nel 2016 la metà della popolazione lavorativa mondiale opererà in modo “nomadico”. Unanimemente si ritiene che esista una fortissima scollatura tra il mondo dell’istruzione e il mondo del lavoro.
Questo documento è di proprietà di VEGA Parco Scientifico e Tecnologico di Venezia A cura di Michele Vianello Versione 27 giugno 2012

10

La diffusione del “luoghi di coworking” -reali e virtuali-, la loro diffusione e messa in rete, potrà creare le condizioni perché questi ultimi si trasformino in luoghi di produzione di conoscenza condivisa tra scuola e lavoro. Si può pensare alla realizzazione di una rete di laboratori unici (in quante scuole tecniche si insegna l’uso della stampa digitale in 3D?, quanti artigiani e piccoli industriali avrebbero bisogno di prototipizzare usando la stampa digitale 3D?), fino alla condivisione e al coinvolgimento lavorativo “a tempo” di studenti da parte delle aziende che scelgono di lavorare in spazi di coworking. Anche questa attività prevede la realizzazione e la gestione di piattaforme di crowdsourcing. In tutti i casi i luoghi di coworking dovranno essere concepiti come eccellenze sia sotto il profilo della qualità dei luoghi, che per i servizi forniti. Asili nidi, scuole materne “smart” dovrebbero essere servizi del coworking. Non luoghi di “parcheggio” dei figli durante l’orario lvorativo dei genitori, ma luoghi di costante interazione. 2) “SMART PUBLIC TRANSPORT & CITY TIME” L’oggetto della proposta che viene avanzata è la costruzione di una rete di “SMART INTERMODAL STATION”. Le “SMART INTERMODAL STATION” sono sia luoghi “reali”, che luoghi “immateriali”, di condivisione di informazioni, di richiesta e prenotazione di mezzi e di servizi nel mondo del trasporto delle persone. Le “SMART INTERMODAL STATION” saranno il luogo di apprendimento e di narrazione attraverso il quale le persone potranno partecipare ai processi di innovazione/ apprendimento/condivisione delle scelte di uno dei problemi più gravi del nostro tempo. Ci si propone preliminarmente di mettere assieme le diverse funzioni del trasporto delle persone con la finalità di generare sostenibilità ambientale. Ci riferiamo, oltre al tradizionale trasporto pubblico locale, anche a sistemi più innovativi come il bici sharing, il car sharing, il car pooling. Come noto queste funzioni vengono organizzate utilizzando le piattaforme web. La “Smart station” (definizione del luogo fisico da progettare) è, nella proposta, al contempo: 1. una struttura fisica che arricchisce e riqualifica l’ambiente urbano; 2. un sensore della qualità dell’ambiente e del livello di soddisfazione della “smart community”; 3. parte di una rete di luoghi materiali ed immateriali connessi tramite fibra ottica e WIFI oltre che da altre tecnologie di connettività e da piattaforme WEB; 4. un luogo di apprendimento e di narrazione della “Smart community”. La governance delle aree urbane si trova a dover gestire ingenti quantità di flussi di traffico e, contemporaneamente a dover garantire “l’ordinaria vita di ogni giorno”, fornendo qualità ed efficienza a una comunità di city user. Tutto ciò in presenza di una contrazione delle risorse economiche pubbliche e del manifestarsi di fenomeni evidenti di “insostenibilità” ambientale. Il tempo delle persone e i tempi della città vanno armonizzati per migliorare la qualità della vita dei city user e, ad esempio nel caso delle “Città d’arte”, per ottimizzare i tempi di visita dei turisti che, spesso, sono molto limitati.

Questo documento è di proprietà di VEGA Parco Scientifico e Tecnologico di Venezia A cura di Michele Vianello Versione 27 giugno 2012

11

1. Il tempo di attesa di un mezzo pubblico è oggi da tutti considerato come “tempo perduto”; da ciò la richiesta di una costante frequenza di mezzi pubblici, indipendentemente poi dalla loro reale necessità; 2. La pensilina e il mezzo di trasporto sono oggi infrastrutture disgiunte; non sono considerate parte di uno stesso sistema. Nella gerarchia del trasporto pubblico la pensilina è concepita come “strumentale” e “gerarchicamente inferiore” nei confronti del mezzo. L’utente non è in grado di dialogare con il mezzo di trasporto; 3. La pensilina è considerata come un luogo di sosta forzata, come un luogo di sgradevoli convivenze fra persone, come il luogo “della massa”, non “dell’individuo”. Anche per questi motivi la pensilina è oggetto di vandalismo e un luogo considerato come insicuro; 4. Un sempre maggior numero di persone usano costantemente i tablet e gli smartphone per attività che necessitano di costante interazione. Questi strumenti sono un canale prevalente per rafforzare il senso di “community” cittadina. Sono ormai lo strumento di lavoro per la nuova generazione di nomadic worker. 5. Le postazioni di car sharing e di bici sharing sono generalmente disgiunte dai luoghi di attesa dei mezzi pubblici. Le piattaforme di car pooling sono spesso ignorate e scarsamente conosciute anche se potrebbero aiutarci a risolvere i problemi di mobilità e di intasamento nelle aree urbane. LA “SMART STATION” COME LUOGO DI OTTIMIZZAZIONE DEI TEMPI CITTA’ E DI SVILUPPO DI INTERAZIONE, DI SOCIALITÀ E DI NUOVI SERVIZI La “Smart station” sarà collegata al web tramite connettività WIFI e fibra ottica. La presenza di tale rete di connettività web diffusa e capillare consentirà di dotare la “Smart station” di strumentazione in grado di consentire un costante flusso di informazioni (secondo logiche bidirezionali). 1. Relazioni con i luoghi di fruizione dei servizi della città (pubblici e privati), potendo consentire un uso maggiormente intensivo sia degli strumenti di connettività individuale mobile (piattaforme, contenuti, mercati ed investimenti in costante espansione), che strumentazione parte della pensilina (connettività collettiva tramite touch screen intelligenti ecc.); 2. Relazioni e informazioni generate da soggetti istituzionali ed economici, sia pubblici che privati, che dalle attività dei city user e I.O.T.. I messaggi, in entrata, generati dai soggetti Istituzionali sono quelli concepiti per garantire un flusso costante di informazioni sulla vita della Città. Vanno comprese le informazioni inerenti la fruibilità dei luoghi collettivi, nonché i livelli di sicurezza, nonché le informazioni sulle stesse attività della governance cittadina. Una piattaforma “social” sarà in grado di favorire i dialoghi, i commenti, di veicolare le informazioni, di rafforzare il senso di comunità. 3. La “Smart station” sarà dotata di sensori per rilevare i livelli di qualità dell’aria ed altri segnali di criticità di tipo ambientale. Ogni “Stazione smart” sarà essa stessa un sensore; 4. La “Smart station” sarà dotata di sensori in grado di rilevare la “sentiment analisys” per visualizzare i livelli di soddisfazione della popolazione Le “Smart station” saranno messe in rete tra di loro e con altri sensori disseminati nella Città tali da poter segnalare in “real time”!ad esempio i livelli di congestionamento del traffico, eventuali messaggi da parte !della Protezione civile ecc.. La “Smart station” potrà essere dotata di una “media facade” di grado di comunicare con l’intera community cittadina.
Questo documento è di proprietà di VEGA Parco Scientifico e Tecnologico di Venezia A cura di Michele Vianello Versione 27 giugno 2012

! ! ! ! !

12

! ! ! ! ! ! ! !

I messaggi generati dai soggetti privati potranno anche essere di contenuto pubblicitario, in questa logica potranno costituire una fonte di finanziamento destinata a supportare, seppur parzialmente, i costi di produzione e di manutenzione dell’infrastruttura. Vanno realizzate piattaforme software che consentano una interazione tra gli schermi touch della pensilina e gli smartphone e i tablet degli utenti. Lo schermo potrà diventare così uno strumento di interazione, una sorta di bacheca virtuale pubblica e privata. 5. Relazioni con il mezzo di trasporto. Attualmente siamo già in presenza di servizi generati dal dialogo tra la pensilina e il mezzo di trasporto. Si tratta tuttavia di “servizi poveri”: i tempi di percorrenza stimati, i ritardi, i tempi di attesa ecc.. Ciò che ci si propone di progettare è una nuova generazione di servizi “web oriented” più evoluti, tesi all’ottimizzazione degli spazi a disposizione nei mezzi, ad arricchire i tempi di permanenza nel mezzo, all’ottimizzazione, negli orari di minore presenza dell’utenza (di minor bisogno del servizio) o nei luoghi più periferici dei percorsi per garantire sempre un servizio senza tuttavia disperdere inutilmente risorse. Il mezzo pubblico e la “Smart station” devono costituire perciò “un unicum”, devono essere costantemente connessi. I clienti del mezzo e della pensilina non devono essere soggetti ad alcuna forma di discontinuità. Quando entri nella “Smart station” devi già sentirti nel mezzo di trasporto. Il city user deve avere ad esempio la possibilità di prenotare il posto per sé e per i propri bagagli sul mezzo in arrivo; il mezzo deve poter essere prenotato anche al di là del tradizionale orario fisso, deve essere possibile cambiare le tratte e le percorrenze. La flessibilità genera efficienza e valore. 6. Si stanno diffondendo sempre di più servizi di car sharing e di bici sharing. Normalmente i luoghi di prelievo del mezzo sono situati senza una logica di sistema. In molte città questi servizi sono organizzati esclusivamente utilizzando i call center, non esiste interazione via web, non sono previste piattaforme per il dialogo con gli utenti, non è previsto il pagamento on line attraverso sistemi di ecommerce. Anche per questi servizi vale la logica che abbiamo espresso fino ad ora. I mezzi sono già in possesso, quasi tutti, di sistemi di georeferenziazione. Combinare i sistemi di georeferenziazione e i sistemi di sensori in grado di monitorare lo stato dell’ambiente, il traffico ecc. fa si che ogni nostra attività si trasformi in un momento di condivisione di informazioni. 7. Immaginare ora che tutti questi mezzi, pubblici e privati, bus e car/bici sharing inviino informazioni alle “Smart station” che informano le persone in attesa delle criticità, dei percorsi migliori può far si che il city user possa scegliere la soluzione trasportistica in quel momento più comoda, meno dispendiosa, più adatta ai suoi bisogni di quel momento.

Abbiamo qui sottolineato come tutte le informazioni generate dal dialogo tra i city user e il mezzo di trasporto possano fornire notizie fondamentali per una miglior programmazione del trasporto. Orari, percorsi, adeguatezza dei mezzi potranno essere meglio calibrati grazie all’uso di queste informazioni. La quantità/qualità di informazioni fornite dai city user, dai sensori è la base per elaborare una piattaforma “social” che chiamiamo I.O.T./MAN. I.O.T./MAN è un “social network” che nasce per consentire il dialogo, lo scambio di informazioni tra uomini e cose in materia di traffico, di viabilità, di sostenibilità ambientale. I.O.T./MAN è un capitolo della narrazione della “Smart community”, è una parte importante del processo di arricchimento culturale della “Città narrante”.
Questo documento è di proprietà di VEGA Parco Scientifico e Tecnologico di Venezia A cura di Michele Vianello Versione 27 giugno 2012

13

Naturalmente partiamo dall’assunto che un oggetto, una volta assunto un indirizzo I.P. assuma una propria identità precisa e possa quindi, “dialogare” (interagire) con le persone. I.O.T./MAN deve avere le stesse interfacce di un “normale” “social”. Si potranno postare messaggi e commenti, foto, taggare, mettere filmati ecc.. Un oggetto, postando esso stesso messaggi/filmati criticità o comportamenti virtuosi, arricchirà le conoscenze collettive e potrà apprendere dai propri errori. I.O.T./MAN potrà essere inoltre un formidabile strumento di promozione delle offerte di carpooling, facendo si che l’uso collettivo e condiviso di automobili (o altri mezzi privati) possa affermarsi anche nelle grandi aree urbane per risolvere i noti problemi legati all’eccesso di uso individuale dei mezzi privati. Nella “Smart station” la piattaforma “I.O.T./MAN” sarà visibile attraverso un touch screen in modo tale da poter consentire la condivisione continua delle informazioni, dei commenti, essere uno strumento “intelligente” di customer satisfaction.

TPL-BicisharingCarsharing
“Smart Intermodal Station”

I.O.T./Man
(wifi, fibra ottica, touch ecc.)

3) “SMART HEALTH. HEALTCARE AND WHITOUT SPACE” Attraverso questo progetto si desidera portare un contributo alla risoluzione di alcuni problemi che le società contemporanee devono affrontare. In primis, siamo in presenza di un costante invecchiamento della popolazione e quindi alla necessità di garantire un livello quali-quantitativo sempre più elevato e qualificato di assistenza sociale e sanitaria. Queste esigenze vengono a scontrarsi con la crisi della finanza pubblica che ha posto le società contemporanee di fronte alla necessità di riformare i principi e le strutture di welfare state eccessivamente costose e spesso inefficienti.
Questo documento è di proprietà di VEGA Parco Scientifico e Tecnologico di Venezia A cura di Michele Vianello Versione 27 giugno 2012

14

Alle nuove esigenze espresse dalla popolazione non sarà più possibile rispondere attraverso una continua espansione delle strutture di welfare sanitario ed assistenziale. All’opposto, il costante processo di inurbamento della popolazione mondiale rende necessaria una presenza maggiormente puntuale sul territorio delle strutture sanitarie di assistenza. Ma questa esigenza deve fare i conti con le limitate disponibilità economico/ finanziarie del “pubblico” ad affrontare queste emergenze. Ciò vale anche per i sistemi assistenziali e sanitari improntati sulle assicurazioni e sull’assistenza privata. Lo sviluppo delle tecnologie I.C.T. (ne abbiamo parlato più sopra - telepresenza, cloud computing, mobile) può aiutarci ad affrontare più efficacemente questi problemi soprattutto garantendo maggiore efficienza, qualità, diminuzione dei costi. La proposta che avanziamo si basa su tecnologie, piattaforme, sistemi già esistenti i quali, (le quali) tuttavia, vanno integrate per creare una massa critica, economica e sociale (aumentare il numero degli utilizzatori e i luoghi) che consenta di ammortizzare nel tempo gli investimenti finanziari. Anche in questo caso una piattaforma di “cloud computing” dovrà essere la base del sistema che proponiamo. Infatti, non sfuggirà a nessuno che le conoscenze accumulate nel settore della sanità e dell’assistenza hanno un valore sociale ed economico infinito. La proposta prevede, di dotare un’area urbana di una rete capillare di farmacie, di scuole, di luoghi di lavoro, di luoghi di aggregazione sociale (ad esempio i centri anziani) i medici di base, muniti di una infrastrutturazione video ad altissima definizione (telepresence e/o tecnologie similari) collegata con gli ospedali e le cliniche. Il sistema così concepito consentirebbe di spostare, in moltissimi casi, il momento della prima diagnosi sul territorio. Si potrebbe così consentire una prima assistenza già nelle strutture di base guadagnando risorse importanti in termini di efficienza e di costi, e garantendo un miglior servizio alle persone. In questo contesto il sistema potrebbe essere integrato a piattaforme wiki già oggi diffuse (segnaliamo ad esempio questa pagina curata dall’Università di Padova che mostra la grande quantità di filmati, blog medici messi a disposizione dalla rete http:// pinali.pbworks.com/w/page/16852600/Medicina ) che consentano una costante relazione tra i pazienti, i pazienti e i medici. Il sistema, composto da strutture materiali e immateriali permetterebbe inoltre di qualificare ulteriormente le figure dei medici di base, dei paramedici, dei farmacisti. Si verrebbe così a creare sul territorio, anche con il supporto delle piattaforme “social”, una rete capillare di strutture abilitate alla prevenzione e alla prima assistenza. Migliorerebbe inoltre il sistema di pronto intervento, poiché, si sostituirebbe il sistema ormai obsoleto basato sui centralini sostituito da applicativi basati sul web e sulla diffusione nel territorio di posti “di osservazione e prima assistenza”. La finalità del progetto è quindi quella di ridurre l’ospedalizzazione delle persone, di creare luoghi per le prime diagnosi e per la prima assistenza. Si può inoltre pensare all’uso della georeferenziazione e degli apparati video ormai diffusi negli smartphone per rafforzare l’assistenza e la prevenzione nei confronti della popolazione più anziana. Perché non pensare che apparati come FaceTime (e/o similari) possono essere integrati in una struttura di pronto intervento. Ipotizziamo una triangolazione tra anziano (o figura debole), un parente, una struttura di pronto intervento. Il tutto georeferenziato. In questo caso i dati, in formato open, messi a disposizione da una Amministrazione Comunale consentirebbero un legame tra il censimento anagrafico del territorio, la cartografia, il pronto intervento sanitario che diventerebbe così più preciso e puntuale.
Questo documento è di proprietà di VEGA Parco Scientifico e Tecnologico di Venezia A cura di Michele Vianello Versione 27 giugno 2012

15

Pensiamo poi che questo dato potrebbe essere legato alle notizie generate dal sistema “SMART PUBLIC TRANSPORT & CITY TIME”. Si verrebbe così a creare un sistema virtuoso, un modello di socializzazione e apprendimento tale da definire una “Smart community”. Ricordo ancora una volta come la diffusione del cloud computing, la possibilità di essere connessi costantemente possa decontestualizzare molte funzioni assistenziali e sanitarie. La medicina e l’assistenza possono essere, sotto molti aspetti, decontestualizzate guadagnando sia in efficienza che nei costi del servizio. Lo schema da riprodurre è quello riportato più sotto. Vorremmo creare un “CLUSTER DECONTESTUALIZZATO” delle attività di cura e di assistenza.

Cloud Ospedale Farmacie Parafarmacie Medici di base Utenti

Anziani, fasce disagiate

Famiglie

4) GOVERNANCE AND SECURITY IN A SMART COMMUNITY Lo sviluppo di questo progetto assume particolare importanza e delicatezza. Il luogo della “governance”, della “sicurezza” e dei “dialoghi” di una “Smart community” si deve configurare come una piattaforma/luogo che è assieme “immateriale” e “materiale” e che deve svolgere funzioni delicatissime nella “Città educante”. Questo sarà il luogo della “narrazione”. E’ il luogo dove i cittadini e gli I.O.T. narrano la Città attraverso un processo continuo di apprendimento, è il luogo della condivisione delle scelte e delle contaminazioni culturali. Usiamo il termine “governance” e non un generico “Pubblica amministrazione” o “Sindaco”, perché la gestione di una “Smart community” deve essere il frutto di condivisione di dati (conoscenze), messi a disposizione da diversi soggetti pubblici e/o privati.
Questo documento è di proprietà di VEGA Parco Scientifico e Tecnologico di Venezia A cura di Michele Vianello Versione 27 giugno 2012

16

Usiamo il termine “governance” perché le scelte di innovazione e di trasformazione di un territorio (ad esempio l’infrastrutturazione I.T.) tali da segnarne la capacità, di competere nel mondo della globalizzazione devono essere il più possibile il frutto di processi di concertazione. I city user devono essere essi stessi una fonte di produzione di “data” e assieme trasformarsi in un soggetto attivo nei processi partecipativi alla vita di un’area urbana. Lo sviluppo di piattaforme di “cloud computing” su cui far condividere (mashup) dati in formato open by default (oggi custoditi dalle Pubbliche Amministrazioni), dati di “interesse pubblico” oggi gestiti da soggetti privati (ad es.i fornitori di energia), dati generati dall’uso di sensori (I.O.T.), dati generati puntualmente dall’attività dei city user, è la precondizione per garantire una governance effettiva e partecipata di una “Smart community”.

La base dell’idea progettuale (che definiamo precondizione infrastrutturale): è quindi quella di produrre lo sviluppo di piattaforme di “cloud computing” per le pubbliche amministrazioni (e/o per la governance - comprendendo i soggetti privati) di un ambiente urbano. In questa fase andranno considerati i dati generati e simulate scelte operative conseguenti allo sviluppo dei 3 progetti esposti fino ad ora. Le piattaforme da integrare saranno quelle che tratteranno: - dati inerenti le criticità (ad esempio cause legate agli stili di vita/lavoro) e/o atteggiamenti virtuosi (da replicare) derivanti dalla mobilità passeggeri in un’area urbana (progetto “Smart Public Transport & City Time”); - dati inerenti la trasformazione “intelligente e sostenibile” dei luoghi di istruzione (progetto “Smart Wiki & Sustainable School”;
Questo documento è di proprietà di VEGA Parco Scientifico e Tecnologico di Venezia A cura di Michele Vianello Versione 27 giugno 2012

17

- dati inerenti la gestione della salute e dell’assistenza in un cluster decontestualizzato di strutture messe in rete tra di loro (progetto “Smart healt. Healtcare and without space”). 1) Le notizie non potranno essere considerate come un sottoinsieme separato di dati da custodire e da sommare tra di loro, ma dovranno raggiungere una loro organicità superando la “vecchia” idea del cloud come repository di dati.. 2) I principi che guideranno la scelta dei “data” (ad esempio qualità e formati) da conservare e le modalità di mashup saranno l’essenza della democrazia nella gestione della conoscenza nella “Smart community”. Andranno studiati meccanismi e principi tali da garantire ciò che definiamo “la neutralità del cloud”. Ciò segnerà la qualità della governance della “Smart community”. 3) I “city user” potranno interloquire attivamente con la “governance” cittadina condividendo e implementando i “data”. Pensiamo alla realizzazione/implementazione di una piattaforma “wiki” (WIKIDEMOCRACY PLATFORM) alimentata dai dialoghi che avvengono nei luoghi di studio, dalle informazioni legate alla mobilità, dalle attività di cura. WIKIDEMOCRACY PLATFORM sarà il luogo attraverso il quale i city user potranno narrare la Città e così, allo stesso modo, la Città narrerà ed insegnerà a sé stessa, creando un costante e virtuoso processo educativo.

Luoghi di istruzione Sanità e luoghi di cura Sistema dei trasporti

WIKIDEMOCRACY PLATFORM

La Città che narra ed è narrata

Su questa base andranno simulate le attività di governance partecipata che verranno esercitate su un insieme organico di progetti (una Smart community a tutti gli effetti), frutto della relazione tra i sottoinsiemi scuola/istruzione, gestione della mobilità sostenibile, gestione della sanità/assistenza smart. Successivamente andrà preso in considerazione anche lo sviluppo di altri singoli prodotti/ progetti da inserire (ad es. sicurezza di un’area urbana)
Questo documento è di proprietà di VEGA Parco Scientifico e Tecnologico di Venezia A cura di Michele Vianello Versione 27 giugno 2012

18

ALCUNE PRECONDIZIONI “CULTURALI” I soggetti pubblici e privati interessati allo sviluppo qualitativo delle piattaforme di “cloud computing” non dovranno limitare la propria disponibilità alla sola “digitalizzazione dell’esistente”, anche se in formato “open”, ma dovranno dichiarare la disponibilità ad arricchire i dati in loro possesso attraverso il dialogo costante generato dalla contaminazione con le attività sviluppate dal “mondo dei social media” in tutte le sue forme e piattaforme. I dati così rielaborati ed arricchiti andranno restituiti alla comunità urbana attraverso un circuito virtuoso, fondato sulla filosofia dello scambio. Il flusso di informazioni, in questo modo, non avrà mai interruzione garantendo costantemente relazioni virtuose. Per raggiungere una piena efficacia del sistema andrà promosso (formazione su larga scala) “l’uso responsabile” (che definiamo precondizione culturale) dei social network e della WIKIDEMOCRACY PLATFORM. Sarà sviluppato un sistema di business intelligence e di “visualizzazione” dei dati (che definiamo precondizione software ) per cogliere pienamente i fenomeni sociali e i contributi di partecipazione che ivi si manifestano. Andranno quindi sviluppate forme di visualizzazione “bidirezionali” dei dati. Potremmo definirla una “dashboard”. La “dashboard” sarà lo strumento di supporto alla governance, lo strumento per concertare le scelte, la base per sviluppare “social” e consentire ai city user una “partecipazione consapevole ed informata” alla vita della Città. Livelli visibili di gradimento (basati su algoritmi di sentiment analisys) potrebbero indicarci se una community è davvero smart (una sorte di termometro/smart). In particolare, il bando M.I.U.R. fa riferimento allo sviluppo di piattaforme di “Green Cloud Computing”. Si potrebbe pensare, per raggiungere traguardi condivisi di sostenibilità ambientale in una “Smart community”, di creare obiettivi e parametri ai quali traguardare le diverse attività nei settori già evidenziati. Si potrebbe così raggiungere un governo condiviso, partecipativo, con obiettivi chiari e raggiungibili della sostenibilità ambientale di un’area urbana. Non casualmente il nostro progetto si prefigura la realizzazione di un “sistema” e non, al contrario, della somma di singole iniziative, per quanto positive esse possano apparire. Definiamo questa positiva collaborazione frutto della contaminazione tra dialoghi diversi generati da persone e/o da oggetti: “SMART SOCIAL SYSTEM”.

Questo documento è di proprietà di VEGA Parco Scientifico e Tecnologico di Venezia A cura di Michele Vianello Versione 27 giugno 2012