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IL SUDTIROLO DAL 1910 AL 1972 La storia del Sudtirolo, come quella di tutti i Paesi, non solo storia dei

i partiti sudtirolesi, dei sindacati, della Chiesa ecc., ma anche storia del suo sviluppo economico. Sviluppo economico, sociale e politico sono fattori legati molto strettamente e reciprocamente. Ci premesso, prima di analizzare le conseguenze che lannessione ha avuto per il Sudtirolo, necessario descrivere brevemente la situazione esistente ancora durante il dominio dellImpero austriaco.

Il Sudtirolo sotto lImpero austro-ungarico


Dal punto di vista economico il Sudtirolo era un paese a prevalente struttura agricola. I prodotti dellagricoltura venivano venduti soprattutto sul mercato interno; solo lentamente si svilupp lesportazione di frutta e vino nelle citt austriache e tedesche. Il terreno coltivabile era diviso tra molti piccoli proprietari: predominava il maso di piccole dimensioni, che poteva rendere non pi del necessario alla sussistenza di una famiglia. Solo nella Bassa Atesina, nella zona di Bolzano e nellOltradige esistevano grandi proprietari terrieri che reclutavano prevalentemente in Trentino la forza lavoro necessaria. Da un censimento dellanno 1910 risulta che in quel periodo il 61,4% dei lavoratori era occupato nellagricoltura. Solo il 16,7% lavorava nelle miniere e nellindustria ed il 3% nei trasporti. Nonostante la minore industrializzazione del Sudtirolo rispetto allAustria, anchessa - del resto - poco industrializzata, gi intorno al 1860 si svilupparono in Sudtirolo le cosiddette associazioni culturali per operai. Esse si proponevano di riunire gli operai e di consentire loro di partecipare della cultura fino ad allora prodotta da borghesi per borghesi. Furono istituite biblioteche e tenute conferenze su argomenti per lo pi di tipo culturale e poco centrati su temi politici e sociali. Pi o meno nello stesso periodo cominciarono a formarsi anche associazioni di categoria, cio sindacati, nelle quali predominava la trattazione di temi sociali. Ed i problemi sociali in Sudtirolo non mancavano: nel 1885 in Tirolo si verificarono numerosi scioperi. Nel marzo scioperarono a Merano i commessi fabbri e sarti; in luglio a Bolzano i commessi falegnami, tappezzieri e calzolai. Ovunque le richieste riguardavano laumento dei salari e la diminuzione dellorario di lavoro. La contrapposizione sociale e di classe influ anche sullattivit delle associazioni culturali per operai le quali cominciarono ad occuparsi sempre pi di problemi sociali e politici. Inizialmente, nellintento di occuparsi della formazione culturale degli operai, esse venivano sostenute da borghesi liberali che donavano libri, tenevano conferenze ecc. Quanto pi, per, le associazioni si trasformavano in circoli politici, tanto pi questi borghesi liberali se ne distanziavano. Anche gli operai cercavano un altro tipo di organizzazione che potesse rappresentare le loro istanze. Lo trovarono nel Partito Socialdemocratico Austriaco. Nel 1867 la ferrovia del Brennero fu aperta al traffico, nel 1871 tocc a quella della Val Pusteria, nel 1881 al collegamento Merano-Bolzano. I ferrovieri rappresentavano in Austria il nucleo pi consistente e forte del partito socialdemocratico, ed anche in Sudtirolo furono essi ad avvicinare gli operai degli altri settori allidea socialdemocratica, mentre anni prima erano stati i tipografi ad iniziare le associazioni culturali. Nel 1889 a Telfs fu costituito il Partito Socialdemocratico Tirolese. Il programma di richieste presentato nel corso del congresso costituente fu il seguente:

aumento dei salari orario di lavoro normale diritto di voto anche agli operai. Nel 1897 in Sudtirolo esistevano gi tre direttivi zonali con 1460 militanti organizzati: zona Bolzano, zona Merano, zona Val Pusteria con sede a Lienz (Austria). I socialdemocratici svilupparono un programma sindacale per il quale lottare. Esso, denominato leggi a tutela degli operai, conteneva i seguenti punti: 1. piena libert dassemblea e riconoscimento giuridico delle organizzazioni operaie e delle trattative sui salari; 2. divieto del lavoro notturno (con esclusione di quelle aziende che per loro natura tecnica non possono interrompere il lavoro); 3. giornata lavorativa di otto ore al massimo senza eccezioni; 4. pieno riposo domenicale da sabato sera a luned mattina; 5. divieto del lavoro per i ragazzi sotto i 14 anni; 6. esclusione dellimpiego di manodopera femminile da fabbriche in cui il lavoro risultasse particolarmente nocivo per lorganismo femminile; 7. queste disposizioni devono valere per fabbriche di ogni genere (grande industria, trasporti, artigianato, industria domestica); 8. punibilit con la reclusione delle violazioni padronali di queste disposizioni; 9. organizzazioni operaie di carattere categoriale e locale devono collaborare tramite gli ispettori, da queste eletti, al controllo del rispetto delle leggi a tutela degli operai. Il 1905 fu anno di grandi scioperi: si lott ancora per laumento del salario e per la diminuzione dellorario di lavoro. Ma proprio a partire da questanno le condizioni vita degli operai peggiorarono: lincipiente crisi economica produceva diminuzione dei salari e sfruttamento. I sindacati tentarono di passare alloffensiva: ancora nel luglio 1914, poco prima della grande guerra, la conferenza sindacale provinciale decide di lavorare con rinnovato impegno per il miglioramento sociale e materiale delle condizioni di vita del proletariato e, se necessario, lottare anche contro lo sfruttamento senza scrupoli. Solo allo scoppio della guerra gli operai furono costretti a rinunciare ad imporre le loro richieste di miglioramento sociale a favore dellimperatore e della patria.

La socialdemocrazia e i contadini
Poich in Tirolo i contadini costituivano la maggioranza della popolazione attiva, i socialdemocratici - prevalentemente artigiani e operai dellindustria - si posero il problema di un collegamento con i contadini poveri ed i braccianti. La popolazione rurale era tradizionalmente influenzata dal clero e dalle altre forze conservatrici come i nobili. Verso la fine del secolo alcuni socialdemocratici cercarono di avviare unopera di propaganda tra i contadini della bassa valle dellInn. Allinizio i risultati furono buoni. Proprio verso la fine del secolo fra i contadini regnava grande miseria economica: soprattutto i contadini tirolesi avevano contratto grandi debiti con le banche ed i socialdemocratici ne chiesero la cancellazione, puntando, per, su una propaganda generica a favore dellabolizione della societ classista e della propriet privata, convinti che prima o poi la piccola azienda agricola dovesse scomparire e che i contadini, come tutti gli operai, non avrebbero avuto nientaltro da vendere che la loro forza-lavoro. La borghesia aveva nellamministrazione austriaca un nemico sul quale dirottava il malcontento degli operai ogni volta che nascevano tensioni tra dipendenti e padroni. Perci i socialisti erano favorevoli ad unamministrazione italiana autonoma nel

Trentino e, a lunga scadenza, ad unannessione allItalia. Rifiutavano, per, lannessione del territorio di lingua tedesca perch ci avrebbe portato solamente a nuove tensioni e a nuove ingiustizie che non avrebbero eliminato il male originale. I socialisti italiani volevano far coincidere il confine di Stato italiano con il confine linguistico presso Salorno. La convivenza tra italiani e tedeschi era tuttaltro che pacifica: spesse volte si verificarono scontri in occasione di uno dei quali uno studente italiano fu ucciso con un colpo darma da fuoco. I partiti di lingua tedesca lottarono con decisione contro unamministrazione italiana nel Trentino e contro ogni concessione agli italiani. Lunica eccezione fu costituita dal Partito Socialdemocratico che sostenne le richieste dei socialisti italiani. Un esempio grottesco del cieco nazionalismo degli altri partiti sudtirolesi rappresentato dalla giornata del popolo tedesco celebrata a Vipiteno. Il 9 maggio 1918, pochi mesi prima dellarmistizio e delloccupazione del Sudtirolo da parte delle truppe italiane, la Lega popolare organizz una manifestazione a Vipiteno, alla quale furono invitati tutti i partiti del Sudtirolo: vi parteciparono le leghe, le associazioni e tutti i partiti con leccezione dei socialdemocratici e dei sindacati. Alla fine della giornata fu approvata allunanimit una mozione con le seguenti richieste: 1. un accordo di pace che rispecchi i grandi sacrifici ed i successi bellici delle potenze centrali alleate (Germania e Austria); 2. stabilire il confine con lItalia fino alla sponda meridionale del Lago di Garda; correzioni di confine in Friuli con inclusione dei territori tedeschi come i Tredici Comuni, i Sette Comuni, Bladen, Zahre, Schnfeld e Tischlwang in territorio austriaco; 3. il rafforzamento dellalleanza con lImpero tedesco in prospettiva della costruzione di una comunit economica e militare; 4. stabilire che la lingua tedesca la lingua ufficiale di tutto lo Stato austriaco; respingere gli Stati slavi del Sud e del Nord a carattere autonomo; unit e indivisibilit del territorio da Kufstein fino a Verona, respingendo assolutamente ogni autonomia per il Trentino; lotta allirredentismo italiano rafforzando da una parte la cultura tedesca nel Trentino e dallaltra esiliando tutti gli elementi irredentisti; nessuna amnistia per gli irredentisti; 5. confiscare i loro beni immobili utilizzandoli per diminuire i danni causati dalla guerra; 6. occupare la sede vescovile di Trento con un vescovo tedesco; istituzione di un seminario filotedesco nel vescovato di Trento; introduzione dellinsegnamento obbligatorio della lingua tedesca nel Trentino. La mozione -rovesciate le parti - non dissimile dai programmi di italianizzazione del fascista Tolomei di alcuni anni pi tardi, e - come quelli - espressione di un nazionalismo esasperato. I successi dei socialdemocratici tra i contadini, per, non durarono a lungo: i traguardi della loro lotta erano troppo astratti e non rispecchiavano la realt del contadino sudtirolese. Inoltre il clero era preoccupato per questa propaganda. In particolare alcuni giovani sacerdoti brissinesi avevano capito che la chiesa avrebbe perso ogni influenza sulla popolazione rurale se avesse continuato ad ignorare i problemi sociali dei contadini parlando del risarcimento in cielo. Cos, verso la fine del secolo, fondarono il partito cristiano-sociale, filoasburgico, che aveva come nemico principale le forze di sinistra e lateismo, rivolgendosi per anche ai problemi sociali dei contadini. Il loro giornale di partito, edito a Bressanone, si chiamava Brixner Chronik. Con Landare del tempo fecero uscire altre testate e riviste, tra le quali il Bauernkalender ebbe la maggior diffusione nella popolazione rurale. Anche Reinmichl,

sacerdote e scrittore, simpegn nella propaganda cristiano-sociale contro la socialdemocrazia. Nel 1904 il partito cristiano-sociale fond il Bauernbund (associazione dei contadini) e si assicur definitivamente la sua egemonia tra i contadini. La terza forza politica nel Tirolo di allora erano i liberali, di estrazione sociale borghese. Prima della fine del secolo essi simpatizzavano con le associazioni culturali per operai ed avevano come avversari principali i monarchici ed il clero, il maggior alleato della monarchia. Nel 1895 fondarono il Partito Popolare Tedesco; nel 1907 si allearono con i pangermanisti e fondarono la Deutsch-Nationale Volkspartei (partito popolare nazional-tedesco). La loro testata di partito, stampata a Bolzano, era la Bozner Zeitung. Abbiamo sin qui fatto cenno alla situazione politica ed economica del Tirolo (prevalentemente del Sudtirolo) prima dellannessione allItalia. Abbiamo per tralasciato un problema che gi allora rivestiva grande importanza e che con lannessione del Sudtirolo allItalia assunse rilievo ancora maggiore: il problema delle minoranze nazionali. Nel corso del Risorgimento italiano e lungo il processo di unificazione non tutti i territori italiani furono annessi al Regno dItalia. Tra gli altri, anche il territorio tra Salorno ed Ala rimase sotto il dominio austriaco.1 L, ben presto, si svilupp un
, grosso modo, lattuale provincia di Trento. A proposito della situazione etnico-politico-istituzionale del Trentino in senso stretto nellepoca precednte lannessione al Regno dItalia sono necessarie alcune precisazioni. Il territorio, sotto lAustria, era parte del Tirolo meridionale ed era denominato Welschtirol (Tirolo italiano) in quanto abitato da una popolazione in maggioranza italiana per lingua e tradizioni culturali, la quale reclamava il proprio diritto ad una pi ampia autonomia allinterno della Dieta tirolese e nei confronti dello Stato austriaco. La maggioranza dei tirolesi di lingua tedesca non mostrava interesse nei confronti delle aspirazioni autonomistiche della popolazione italiana: ad Innsbruck e a Bolzano, anzi, si voleva fermamente conservare lunit storica del Tirolo. Nel Trentino, invece, a partire del 1848, si fece sempre pi sentire il grido di Los von Innsbruck(via da Innsbruck). I trentini vennero perfino appoggiati dal Parlamento austriaco negli anni della rivoluzione del 1848/49. A quellepoca poteva rappresentare una soluzione patriottica non solo la formazione dei una regione trentina autonoma, ma anche la sua annessione alla provincia austriaca del Lombardo-Veneto. Lo scioglimento di quel Parlamento ed il ripristino del regime assolutistico impedirono che si giungesse ad una soluzione democratica della questione trentina. Poich dal 1866 non esisteva pi unItalia settentrionale austriaca a cui i tirolesi italiani potessero aggregarsi, sarebbe stata una mossa una mossa di saggezza politica accordare loro lautonomia richiesta. In tal modo si sarebbero prevenuti gli irredentisti, i quali reclamavano non solo il via da Innsbruckma anche il via da Vienna. Ad Innsbruck, per la situazione non fu compresa. La denominazione di Trentino usata dagli irredentisti per designare il Tirolo italiano (Welschtirol) era considerata come la traduzione in termini geografici dello slogan politico Los von Innsbrucke come tale ricusata. Ufficialmente si doveva dire: Tirolo italiano oppure Sdtirol. Nel 1900 i circa 350.000 tirolesi italiani (alla stessa data il Tirolo tedesco contava 500.000 abitanti) godevano nel loro territorio di una certa autonomia culturale. La lingua italiana era la lingua duso negli uffici e nei tribunali; esisteva un numero adeguato di scuole italiane e le scritte e le insegne erano in italiano. Non solo gli impiegati degli enti territoriali locali, come i Comuni, erano italiani, ma anche i posti dellamministrazione statale erano per lo pi in mano agli autoctoni di lingua italiana. Ma i capi dei tirolesi italiani volevano una propria Dieta ed una propria potest legislativa ed esecutiva. Ci che i tirolesi esigevano per s da Vienna (autonomia) i trentini lo pretendevano per s da Innsbruck. Nella Dieta tirolese non si era molto propensi ad accogliere queste istanze. Per protesta i deputati italiani disertarono per lunghi periodi le sedute dellassemblea regionale. Al parlamento nazionale di Vienna invece essi furono sempre presenti e dal 1907 con 9 rappresentanti. Da parte ladina non fu mai sollevata alcuna pretesa autonomistica. I ladini (circa 20.000 alla fine del secolo) si sentivano legati intimamente ai tirolesi tedeschi, dai quali erano anche rappresentati nel parlamento regionale (non per i fassani che, essendo inclusi in un collegio elettorale trentino, dovevano votare per un deputato italiano, e che inutilmente tentarono di allacciare rapporti con i sudtirolesi tedeschi. Poich nulla di concreto i trentini riuscivano ad ottenere dal governo centrale e da quello regionale, in Trentino cominciavano a diffondersi il nazionalismo e lirredentismo. Anche da parte tedesca lestremismo nazionalistico guadagn terreno e non volle nemmeno pi riconoscere ai trentini lintegrit del loro territorio. Una certa tensione si cre durante il primo conflitto mondiale quando la diffidenza della polizia e
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movimento politico, lirredentismo, il cui fine era lannessione di quel territorio allItalia. Questo movimento non aveva carattere puramente nazionalistico ed era presente in modo trasversale in tutti i partiti. Nel movimento si possono distinguere due poli: da una parte il gruppo nettamente nazionalista raccolto attorno ad Ettore Tolomei, che aveva come fine non solo listituzione del confine italiano a Salorno ma anche lannessione del territorio tedesco. Dallaltra parte si trovavano i socialisti italiani con Cesare Battisti (impiccato a Trento dalle autorit austriache per alto tradimento nel luglio 1916). Essi vedevano nel dominio straniero un ostacolo alla solidariet di classe degli operai ed un problema che distoglieva continuamente lattenzione della classe operaia dai problemi sociali.

Lannessione del Sudtirolo allItalia e le sue conseguenze politiche ed economiche


La guerra ebbe un esito diverso da quello previsto ed auspicato dai nazionalisti tirolesi. Il 26 aprile 1915 a Londra era stato firmato da Italia, Gran Bretagna, Francia e Russia il patto (segreto) di Londra. Con esso si prometteva allItalia, tra le altre concessioni territoriali, anche il territorio cisalpino tirolese (il Sudtirolo fino al confine del Brennero) a condizione che lItalia entrasse in guerra dalla parte dellIntesa entro un mese. Il 24 maggio 1915 lItalia dichiar guerra allAustria ed alla Germania, contro la volont dei socialisti italiani che votarono contro lintervento. Nellautunno del 1918 era gi chiaro che Austria e Germania sarebbero state sconfitte. Infatti il 3 novembre 1918 lAustria firm la capitolazione incondizionata. In Sudtirolo si sapeva gi del patto di Londra: il governo rivoluzionario sovietico laveva reso noto nellinverno del 1917 dopo la caduta dello zar e luscita dalla guerra della Russia rivoluzionaria. I sudtirolesi puntarono ora sul programma dei 14 punti del presidente americano Wilson che prevedeva il diritto di autodecisione dei popoli e che, al punto 9, prevedeva la revisione del patto di Londra: i confini austriaci verso lItalia dovevano coincidere con i confini linguistici. Ben presto, per, sorsero dubbi sulla volont del presidente di imporre veramente questi principi allimminente conferenza per la pace. Tre giorni dopo lannuncio dellarmistizio, il 7 novembre 1918, le prime truppe italiane entrarono a Bolzano da dove, il 10 novembre, raggiunsero il Brennero. Entro una settimana tutto il Sudtirolo era occupato dalle truppe italiane. Il generale Pecori Giraldi fu designato governatore dei territori occupati. Lingresso delle truppe italiane avvenne senza alcuna resistenza da parte della popolazione sudtirolese. In un primo tempo i soldati si meravigliavano di non essere accolti con lo stesso entusiasmo manifestato dai trentini e, afferrata la situazione, cercarono di conquistare le simpatie della popolazione. I sudtirolesi, per, rifiutavano il contatto con gli italiani e nemmeno la classe dirigente intendeva avviare rapporti con il governo di Roma. Si aspettava salvezza solamente da Innsbruck, da Vienna e dalla Conferenza per la pace: lItalia non veniva presa in considerazione. Con lingresso delle truppe italiane anche i nazionalisti trentini vennero a Bolzano. Tolomei spost a Bolzano il suo Archivio per lAlto Adige, sorta di istituto di cultura per litalianizzazione dellAlto Adige, e cominci la sua battaglia per la snazionalizzazione del Sudtirolo. I suoi obiettivi principali erano litalianizzazione della popolazione ed il rifiuto di ogni autonomia per il Sudtirolo, che doveva formare ununica provincia con il Trentino.
delle autorit militari e giudiziarie la faceva da padrone e provvedimenti malaccorti, ingiusti e psicologicamente sbagliati furono la causa di non poca esasperazione.

Il governatore Pecori Giraldi, per, prese nettamente le distanze dal nazionalismo esasperato di Tolomei e segu una politica relativamente liberale, se si pu parlare di politica liberale da parte di unamministrazione militare. Pecori Giraldi si impegn a favore di unautonomia limitata per il Sudtirolo. Se in questi tempi i problemi etnici e linguistici non erano grandi, lo erano invece quelli economici e finanziari. Questi ultimi, del resto, non esistevano solo per i sudtirolesi ma per tutti i popoli annessi di recente allItalia. In Sudtirolo ed in Trentino dopo loccupazione circolavano sia la corona austriaca che la lira italiana ed il rapporto di scambio era pressoch 1:1. Il 6 novembre 1918, per, fu emanata una disposizione che proibiva limportazione della corona austriaca. Nello stesso provvedimento si disponeva anche che dora in poi il valore di scambio ufficiale per corona e lira doveva essere di 40 centesimi per una corona. Questa svalutazione della corona, che rimaneva sempre in circolazione, non era per accompagnata da una diminuzione dei prezzi in lire. In quei giorni moltissime persone potevano pagare i loro debiti in corone, risparmiando cos il 60% del debito. Naturalmente chi ci perdeva erano le banche e gli istituti di credito. Il 10 aprile 1919 la lira venne introdotta come valuta unica con un valore di 40 centesimi per corona. Oltre a ci il governo promise di pagare, con i 40 centesimi, ulteriori 20 centesimi come indennit per la perdita del potere dacquisto. Cerano anche altre ragioni per cui i sudtirolesi, proprietari di capitali, erano insoddisfatti della nuova situazione: lo Stato austriaco aveva contratto debiti di guerra con la popolazione (in Sudtirolo pi di 320 milioni di corone) che lo Stato italiano, ovviamente, non rimbors. Ci colp anche i piccoli risparmiatori. I viticoltori, poi, temevano la concorrenza del vino italiano ed il blocco doganale nei confronti di Austria e Germania. Inoltre lo Stato italiano, che voleva assicurare il rifornimento alimentare in Italia, blocc le esportazioni di carne da macello e per un certo periodo fu vietata anche lesportazione di legname da ardere. Tutti questi provvedimenti non colpirono tanto la popolazione povera quanto in primo luogo gli uomini daffari ed i grandi proprietari terrieri, i cui rapporti con lo Stato italiano non migliorarono di certo. Abbiamo visto come lamministrazione militare italiana si comportava in Sudtirolo: era relativamente liberale per quanto concerne la salvaguardia delle particolarit etniche e linguistiche dei sudtirolesi (ci che port a violenti scontri dopinione con i nazionalisti trentini) e molto severa nei confronti degli interessi economici del capitalismo sudtirolese. Vediamo ora come si muovevano le forze politiche sudtirolesi. I dirigenti conservatori e clericali, che nellottobre 1918 si erano uniti a Innsbruck nel Partito Popolare Cattolico Tirolese, ed il Partito Popolare liberale avevano invitato i sudtirolesi alla non resistenza contro le truppe doccupazione, ma anche a non intrattenere alcun contatto con esse. Alcune niziative intraprese dallamministrazione militare, come listituzione di mense scolastiche e manifestazioni di beneficenza, venivano boicottate. Immediatamente dopo lingresso delle truppe doccupazione si costitu il Consiglio Nazionale Sudtirolese, una sorta di Consiglio provinciale, che si riprometteva di occuparsi dellamministrazione del Sudtirolo. I socialdemocratici non sostennero questa iniziativa, ritenendola espressione di megalomania. Infatti il Consiglio Nazionale fu sciolto gi nello stesso inverno dal Comando supremo darmata. Nello stesso tempo furono designati due delegati, il dr. Walter Lutz ed il dr. Otto von Guggenberg, che vennero mandati allestero per prendere contatti con quei politici stranieri che allimminente conferenza per la pace potevano parlare in favore del Sudtirolo.

I centri pi importanti della diplomazia di quei tempi erano Parigi e Berna, ed i due delegati operarono prevalentemente nelle due capitali. Non ci dilunghiamo sulle peripezie che essi vissero a Berna e ad Innsbruck e ci limitiamo a citare una loro iniziativa. Essi escogitarono un piano che prevedeva la costituzione di uno Stato autonomo del Tirolo tedesco da Kufstein fino a Salorno, uno Stato, cio, con funzione di cuscinetto tra lItalia ed il Nord germanico. Il piano suscit grande interesse tra i conservatori tirolesi poich in quel periodo, nellimmediato dopoguerra, Monaco di Baviera e Vienna - le due metropoli pi vicine - erano in mano ai consigli rivoluzionari degli operai e dei soldati. Che gi allora i conservatori tirolesi al pericolo rivoluzionario preferissero diventare italiani dimostrato dallintenzione di proporre al re dItalia il titolo di conte del Tirolo e di annettere cos allItalia non solo il Sudtirolo, ma lintero Tirolo austriaco. Il piano fu concepito quando i politici tirolesi capirono che lidea dello Stato autonomo del Tirolo non poteva comunque essere realizzata, anche se lambasciatore americano aveva ascoltato a Berna i due delegati sudtirolesi. Ma nonostante tutti i piani, pi o meno realistici, di salvare il Tirolo, alla Conferenza per la pace a Parigi si decise ci che gi prima era stato stabilito: il confine italiano settentrionale sarebbe passato per il Brennero. Gi nellagosto 1919, circa un mese prima della definitiva annessione del Sudtirolo al Regno dItalia, lamministrazione civile subentr a quella militare. Come commissario generale, che esercitava la sua funzione alle dirette dipendenze del governo, fu designato Luigi Credaro. Dal momento in cui il Sudtirolo fu annesso allItalia in Sudtirolo prese avvio un processo politico le cui conseguenze si avvertono ancora oggi: lunificazione di tutte le forze politiche sotto legemonia delle forze clericali e nazionaliste. Questo sviluppo non avvenne senza pressioni esterne. In un primo momento i socialdemocratici salvaguardarono la loro autonomia e si rifiutarono di entrare nel Deutscher Verband (Lega Tedesca), che fu fondato nellottobre del 1919 dal Partito Popolare e dal Partito Liberale. Subito dopo la fondazione di questa Lega una delegazione and a Roma per incominciare a trattare sul tema dellautonomia. Essa, per, ritorn da Roma non avendo ottenuto altro se non alcune promesse senza garanzia. Gi allora si delineava una situazione che pi tardi divent determinante: lunico partito contrario ad unire le province di Trento e di Bolzano e favorevole ad unampia autonomia per il Sudtirolo era il Partito Socialista 2. Ci non impediva per alla Lega Tedesca di vedere nei socialdemocratici sudtirolesi i nemici principali della cultura tedesca. Senza dubbio il Partito Socialdemocratico Sudtirolese in termini di iscritti era il partito pi piccolo, per aveva saputo adattarsi alla nuova situazione. Non era mai stato allineato al nazionalismo tirolese e gi prima della guerra aveva stabilito positivi contatti con i socialisti trentini ed aveva chiesto maggior autonomia per il Trentino. Perci per i socialdemocratici lalleanza con i socialisti italiani non significava tradire la cultura tedesca ed insieme a loro lottavano per lautonomia del Sudtirolo. Oltre a questa
Gli oppositori italiani del confine del Brennero, quando questo divenne una realt, si impegnarono per una autonomia la pi ampia possibile a favore del Sudtirolo. Il socialista Gaetano Salvemini nel 1919 scrisse: Non avremmo nessuna difficolt a dichiarare senza esitazioni che siamo daccordo con il confine del Brennero, se avessimo la certezza che il nostro governo sapr resistere alle pressioni dei prussiani di casa nostra che vorrebbero conquistare il Sudtirolo per opprimere i tedeschi e con ci far loro pagare la colpa dei loro padri di aver valicato il Brennero; se fossimo sicuri che il nostro parlamento conceder al Sudtirolo una ampia autonomia e non invier col alcun impiegato italiano per sabotare lordinamento amministrativo austriaco e fomentare lodio contro lItalia; se, infine, fossimo certi che il nostro governo vuol fare del Sudtirolo una specie di cantone svizzero, completamente autonomo in campo amministrativo, scolastico, religioso e con un parlamento locale del tutto indipendente da quello di Roma; se il governo esercitasse in Sudtirolo solo i diritti di sovranit politica e militare; se cio potessimo aver fiducia nellintelligenza e nel buon senso del nostro parlamento, della nostra burocrazia e della nostra detestabile stampa ... ma di tutto ci dubitiamo fortemente.
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autonomia amministrativa formale i socialdemocratici rivendicavano dallo Stato italiano il riconoscimento delle leggi a tutela degli operai ed un immediato sostegno materiale per invalidi di guerra, vedove ed orfani in Sudtirolo. I socialdemocratici fecero stampare - ora che il Giornale del popolo, organo dei socialdemocratici tirolesi stampato ad Innsbruck, poteva avere solo unimportanza limitata - un proprio giornale, il Volksrecht che usciva tre volte la settimana. Nel gennaio 1920 venne proclamato uno sciopero dei ferrovieri che dur una settimana e port ad alcuni miglioramenti per i dipendenti delle ferrovie, allora retribuiti con salari molto bassi. Lo sciopero vide lottare insieme operai italiani e tedeschi. Nel febbraio 1920 il Partito Socialdemocratico organizz un Congresso nel corso del quale fu decisa lunione, come sezione autonoma, al Partito Socialista Italiano sotto la guida di Turati. Sul lavoro sindacale il funzionario sindacale Flor, delegato al congresso, disse: Come stanno le cose a livello di organizzazione politica, cos stanno anche a livello di organizzazione sindacale. Il Sudtirolo troppo piccolo per creare organizzazioni tali da essere forti abbastanza nelle lotte economiche. Non possiamo starne fuori, allora bisogna cercare contatti. Nei consigli damministrazione di tutte le imprese del Sudtirolo ci sono degli italiani, allora anche gli operai tedeschi possono condurre le lotte economiche insieme ai compagni italiani. Mentre il movimento sindacale cresceva (subito dopo la guerra i sindacati avevano 1.000 iscritti, nel 1920 pi di 3.000) la Lega Tedesca incrementava la sua propaganda etnica. Nonostante per un osservatore non prevenuto gli alleati naturali dei sudtirolesi dovessero trovarsi a destra (a livello internazionale lUnione Sovietica aveva criticato violentemente il carattere imperialistico della Conferenza di pace di Parigi, ed a livello nazionale erano i socialisti che, soli, sostenevano seriamente la richiesta di autonomia sudtirolese), nei giornali e nelle riviste soprattutto del Partito Popolare Tirolese veniva attaccata in modo violento la sinistra. A quei tempi uscirono i primi numeri del Reinmichlkalender, che pi tardi ebbe assai ampia diffusione. Nel panorama politico che apriva ogni numero le violenze sanguinarie dei fascisti venivano ironizzate benevolmente. La situazione nellItalia di allora assomigliava ad uno stato di guerra civile: operai in sciopero venivano attaccati da fascisti armati, gente ammazzata per la strada e nelle fabbriche. Ma per Reinmichl e per altri il pericolo veniva dagli operai in lotta e non dai fascisti violenti. Ci ancor pi incomprensibile dal momento che anche in Sudtirolo squadracce fasciste facevano sempre pi frequentemente giustizia da s e cercavano di risolvere definitivamente a modo loro il problema sudtirolese. Lazione pi brutale fu lassalto di una squadraccia armata di fascisti ad un corteo folcloristico che in occasione della fiera primaverile di Bolzano passava pacificamente per il centro storico. I fascisti picchiarono violentemente i partecipanti al corteo ed alla fine cominciarono anche a sparare: il maestro di Marlengo Franz Innerhofer rimase ucciso da due proiettili ed altri 50 sudtirolesi rimasero feriti. Ci accadeva il 24 aprile 1921 ed in seguito a Bolzano si tenne una manifestazione di massa nella quale rappresentanti del Partito Popolare Tirolese, dei liberali, dei socialdemocratici e dei socialisti italiani condannarono unitariamente i fatti del 24 aprile, chiedendo la punizione dei colpevoli. Questa fu e rimase lunica azione politica unitaria tra la Lega Tedesca ed i socialisti italiani. Incominciarono anche i preparativi per le elezioni che dovevano svolgersi nel 1921 e subito si scaten una battaglia sulla suddivisione dei collegi elettorali. I nazionalisti trentini chiesero che per le province di Trento e di Bolzano ci fosse un unico collegio, la Lega Tedesca si oppose e chiese una circoscrizione separata per il Sudtirolo. Il commissario generale Credaro appoggi presso il governo le richieste della Lega Tedesca che furono accolte. Il governo, per, assegn i comuni ladini al collegio di Trento.

Cos nel maggio 1921 si tennero le elezioni con due liste, quella della Lega Tedesca e quella dei socialdemocratici. La Lega, appoggiata pienamente dal clero, attaccava i socialdemocratici - visti come il principale nemico - dicendo ai sudtirolesi che tutti i voti non dati alla Lega erano persi ed erano un tradimento. Ci avveniva solo un mese dopo la domenica di sangue. Il terrorismo psicologico diede i suoi frutti: 36.000 voti per la Lega Tedesca, 4.000 voti scarsi per i socialdemocratici che poterono conquistare un solo deputato. Nel frattempo le violenze fasciste andavano aumentando. I principali nemici dei fascisti erano gli operai in lotta e la sinistra in generale: sino ad allora i fascisti avevano compiuto solo occasionalmente azioni repressive e loffensiva principale non era ancora scattata. Nel 1922 a Bolzano, malgrado le formali dichiarazioni di disponibilit del sindaco Perathoner i problemi irrisolti si andavano accumulando, e in particolare: linflazione, del 2-3% mensile, aveva spinto i prezzi cos in alto (il prezzo dello zucchero in un mese passato da 2 a 8 lire al chilo) che le famiglie che vivevano di un salario mensile (quindi quasi tutte le famiglie italiane) vedevano sempre pi eroso il proprio potere dacquisto; negli uffici comunali i funzionari allo sportello conoscevano quasi tutti la sola lingua tedesca, cosicch a volte il rapporto con il pubblico era problematico; il problema della scuola in lingua italiana era impellente. Nel rione di Oltrisarco esisteva un complesso, in un fabbricato statale suddiviso in tre piani, di 4 classi riservato a 200 bambini italiani, ma ci era ben poca cosa rapportata alle esigenze degli abitanti del quartiere (che, dopo la guerra, avevano ottenuto la scuola nella propria lingua), dei nuovi immigrati, di quelli provenienti dal centro storico, senza contare lo stato di disagio in cui si trovavano i mille italiani residenti a Gries e quelli a Laives; limmigrazione dei numerosi funzionari statali e la presenza dei militari, con le loro famiglie, aveva acuito il problema gi grave degli alloggi, tanto che non era possibile trovarne neppure a canoni altissimi. Nessun colloquio era stato fino ad allora concesso dal sindaco ai richiedenti. Poich il sindaco Perathoner era andato in ferie senza fornire indicazioni precise sul modo in cui risolvere il problema della scuola (che cominciava il 25 settembre) il 31 agosto 1922 il direttorio fascista di Bolzano consegn nelle mani del vicesindaco Christanell un promemoria in cui, ritenuto che i problemi di cui sopra non sfiorassero nemmeno linteresse del sindaco (considerato, dunque, il principale responsabile del disagio degli italiani), si chiedeva: 1. lallontanamento del dr. Perathoner quale sindaco e consigliere della citt; 2. formazione di un prezziario massimo degli articoli pi necessari, che il comune avrebbe dovuto far rispettare; 3. sostituzione della gendarmeria con vigili urbani; 4. doppia lingua in tutti gli atti pubblici del comune, in tutti gli avvisi pubblici, in tutte le vie pubbliche, con precedenza alla lingua italiana; 5. conversione del fabbricato scolastico comunale (uno dei quattro a disposizione del comune) nella Elisabeth-Strae (via Cassa di Risparmio) in scuola italiana; 6. censimento delle abitazioni, requisizione di quelle libere ed una giusta distribuzione alle famiglie bisognose; 7. obbligo disposto dal comune di esporre la bandiera nazionale (nelle feste nazionali) non solo per gli edifici pubblici, ma anche per tutti gli hotel di prima categoria e per tutte le banche; 8. impegno del comune per lassegnazione di una chiesa agli italiani e servizio con preti italiani; 9. istituzione di un corso di italiano per gli impiegati comunali;

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precedenza ai grandi invalidi nelle eventuali assunzioni comunali.

Anche la sezione meranese del P.N.F. present lo stesso giorno al sindaco un analogo memorandum: il sindaco convoc i fascisti nel palazzo comunale e alcune settimane pi tardi il Consiglio Comunale di Merano deliber laccoglimento di molte delle istanze presentate. Il sindaco Perathoner, invece, non volle ricevere nessuno. Il 27 settembre i fascisti lanciarono lultimatum allamministrazione Perathoner: quattro giorni di tempo per dar seguito al memorandum presentato.

La marcia su Bolzano
La scuola lungo lattuale via Cassa di Risparmio era la pi moderna della citt: era frequentata da 700 ragazzi suddivisi in 14 aule. Essa fu occupata dai fascisti la domenica mattina (1 ottobre 1922: marcia su Bolzano). Il Consiglio Comunale venne convocato durgenza nel pomeriggio per discutere i punti presentati dai fascisti bolzanini. La presidenza venne assunta dal vicesindaco dr. Christanell poich al sindaco Perathoner il re, con proprio decreto, aveva revocato pochi giorni prima il suo benestare, indispensabile per assolvere alle sue funzioni. Superflua, quindi, la trattazione del primo punto del memorandum. Il consiglio forn giustificazioni sui punti successivi. Il sindaco Perathoner, che era in vacanza da un mese, fino a quel momento non aveva affatto manifestato quella disponibilit immediata necessaria ad affrontare problemi di emergenza come quello della scuola (iniziata dal 25 settembre) ed il consiglio si giustific asserendo che da Roma non era ancora arrivata, dopo 4 mesi, lapprovazione del progetto per le nuove scuole per i ragazzi italiani. Il 2 ottobre, al mattino presto giunsero in treno a Bolzano altre squadre fasciste. Nel pomeriggio, verso le 16, i fascisti si avvicinarono al palazzo comunale scarsamente presidiato ed un gruppo riusc a penetrarvi prima dellintervento delle forze dellordine. Al posto del sindaco fu insediato un commissario dellamministrazione comunale. Loccupazione del palazzo dur un paio dore. I fascisti lasciarono Bolzano e proseguirono verso Salorno dove fecero altrettanto. Giunti a Trento, invasero la sede del commissario generale e lo accusarono di seguire una politica troppo morbida nei confronti della popolazione tedesca. Chiesero ed ottennero le sue dimissioni: Credaro cedette nello stesso giorno tutti i suoi poteri al generale Assum. I fascisti costrinsero anche il presidente della giunta regionale straordinaria, Conci, a dimettersi e, portato a termine il loro programma dazione, se ne andarono.

Il Sudtirolo sotto il fascismo


Il 28 ottobre segu la marcia su Roma. Nonostante il partito fascista rappresentasse solo una piccola minoranza il re design Mussolini capo del governo. Il primo governo Mussolini era formato da fascisti, popolari e liberali. Mussolini ricopriva la carica di presidente del consiglio dei ministri, ministro degli Esteri e ministro degli Interni. Data la situazione e pensando alle esperienze fatte dai sudtirolesi con i fascisti, parrebbe ovvio pensare che essi si sarebbero opposti al fascismo anche con le armi, ma non avvenne nulla di tutto ci. anzi sbalorditivo larticolo di Wilhelm von Walter, deputato liberale, pubblicato sulla Sdtiroler Landeszeitung, in cui egli si diceva soddisfatto per il Sudtirolo, del ripristino della tranquillit e dellordine nello Stato a seguito della presa del potere del fascismo ed aggiungeva che molte dichiarazioni di

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Mussolini lasciavano prevedere buoni propositi e che il regime di Mussolini potrebbe significare per lItalia unepoca di sano sviluppo. Quale fu, nei fatti, il sano sviluppo auspicato da von Walter? Fino al primo governo Mussolini cerano stati diversi tentativi di snazionalizzazione del Sudtirolo. Continuamente venivano emessi decreti-legge o provvedimenti di autorit locali che, per, dopo poco tempo venivano ritirati. Fino a quel momento non era successo nulla di irrimediabile. Con Mussolini, per, tutto cambi radicalmente: nellottobre 1922 venne insediato per decreto un prefetto, Giuseppe Guadagnini, dichiaratamente ostile ai sudtirolesi. Subito si incominci ad eliminare la lingua tedesca da tutte le istituzioni pubbliche. Il 10 gennaio 1923 nelle scuole dei comuni di Salorno, Bronzolo, Laives e S. Giacomo la lingua italiana divent lingua dinsegnamento al posto del tedesco. Le province di Trento e di Bolzano vennero unificate: capoluogo e sede della prefettura divent Trento. I comprensori di Ampezzo e Buchenstein andarono alla provincia di Belluno. La Bassa Atesina fu assegnata al comprensorio di Cavalese. Come si ricorder, la lotta contro lunificazione delle province era stato lobiettivo principale di tutti i partiti sudtirolesi, una premessa centrale per tutte le altre richieste. Con questo provvedimento il governo fascista colp al cuore tutta la politica sudtirolese. Quellestate port in Sudtirolo anche la fine del sindacalismo libero. Il 16 agosto 1923 verso le ore 14 il segretario delle corporazioni (fasciste) si present alla casa del sindacato di Bolzano e richiese un colloquio con i rappresentanti della commissione sindacale tedesca. Voleva un chiarimento sulla posizione dei sindacati liberi nei confronti del movimento sindacale fascista. I sindacalisti presenti fornirono una risposta evasiva ed egli ordin che la commissione sindacale tedesca si recasse lo stesso giorno, alle 17, dal viceprefetto di Bolzano. Unterkircher, Ascher, Kartneller e Menz, rappresentanti sindacali tedeschi, obbedirono ed il viceprefetto comunic loro che i fascisti chiedevano lo scioglimento dei sindacati liberi e la cessione della casa sindacale, compresa la tipografia. Il viceprefetto sottoline il fatto che per parte sua appoggiava quelle richieste. I rappresentanti sindacali convocarono unassemblea dei delegati per il 17 agosto: fu deciso allunanimit di respingere le richieste dei fascisti. Il 18 agosto questi ultimi presero ledificio e ne occuparono i locali. La segreteria sindacale, la tipografia e la redazione vennero poste sotto sequestro e furono sorvegliate da guardie per evitare che qualcosa potesse essere rimosso dalledificio. La pubblicazione del Volksrecht venne vietata. Senza successo i sindacati protestarono presso il governo. Il 23 agosto il viceprefetto costrinse con minacce i rappresentanti sindacali a firmare una dichiarazione secondo la quale tutta la faccenda veniva regolata cos comera stato richiesto dai fascisti. Ma non era finita: i fascisti ottennero dal giudice istruttore un permesso di perquisizione dei locali posti sotto sequestro. Si voleva portare alla luce materiale di prova della linea antinazionale dei sindacati liberi. Ed infatti furono trovati in una soffitta della casa ordigni esplosivi di provenienza austriaca. I membri della segreteria dei sindacati furono processati, ma al processo fu dimostrato che gli ordigni erano stati nascosti in soffitta dai fascisti stessi. Il 27 agosto si riun la segreteria bolzanina della federazione sindacale. Venne dichiarata nulla la dichiarazione estorta del viceprefetto, si protest contro la requisizione della casa e si denunciarono i fascisti per violazione della propriet. Al processo il prefetto intervenne a favore dei fascisti: con un decreto sciolse la segreteria della federazione locale e ne assegn le funzioni al consigliere di prefettura Carlo Tenner che dora in poi avrebbe dovuto amministrare la casa sindacale e tutta la federazione locale. Contro questo decreto illegittimo i sindacati protestarono presso il governo e fecero ricorso alla Corte dappello: A quel punto si intromise il governo: eman un regio decreto con cui si disponeva che i prefetti provinciali avevano dallora in poi facolt di destituire il massimo dirigente di una organizzazione operaia e di sostituirlo con un commissario di prefettura. La battaglia era cos finita: per i sindacati ci rappresentava

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linizio della fine. Con loro moriva anche la socialdemocrazia, il cui giornale era stato vietato ed i cui iscritti furono sempre pi perseguitati. Insieme alle repressioni brutali delle organizzazioni operaie, si scatenava anche la repressione della vita politica di tutta la popolazione: un decreto stabil che tutti i segretari comunali dovevano sostenere un esame per ottenere la qualifica di segretario comunale. Lesame aveva luogo a Trento ed era esclusivamente in lingua italiana: la maggior parte dei segretari comunali sudtirolesi non era in grado di affrontare la prova in italiano ed al loro posto subentravano segretari di lingua italiana. Inoltre accadeva spesso che i sindaci eletti nei vari comuni venissero deposti a causa della loro mentalit antinazionale e sostituiti da commissari italiani filofascisti. Si avvicinarono cos le elezioni del 6 aprile 1924. La legge elettorale era stata cambiata dai fascisti in modo che il partito che sul piano nazionale avesse conquistato la maggioranza relativa avrebbe ottenuto i due terzi dei seggi della Camera dei deputati (legge maggioritaria). La battaglia elettorale venne combattuta con mezzi terroristici da parte dei fascisti. Anche in Sudtirolo avvennero episodi di violenza contro candidati della Lega Tedesca, unico partito tedesco presente alla elezioni, senza tuttavia che le intimidazioni assumessero il carattere di gravit (morti e feriti) assunto nel resto dItalia. A Brunico, per es., il giorno delle elezioni i fascisti fecero irruzione in un seggio elettorale e minacciarono i sudtirolesi presenti; poi impedirono a circa 500 elettori tedeschi di entrare nel locale. La Lega Tedesca raccolse in tutto 32.000 voti, ma i fascisti riuscirono ad infrangere il blocco tedesco anche in comuni interamente tedeschi. Alcuni dati lo confermano chiaramente: in Val Sarentino solo 236 di 1.004 aventi diritto andarono a votare. Di questi, 166 votarono per la Lega Tedesca e 137 per i fascisti. A Salorno i fascisti ottennero 106 voti, la Lega 235. A Castelrotto: 688 aventi diritto al voto, 401 voti validi, 166 ai fascisti, 217 alla Lega. A Stilfes: 246 voti validi, 190 alla Lega, 40 ai fascisti. A Sesto Pusteria: ai fascisti 113 voti, alla Lega Tedesca 130. Complessivamente la Lega Tedesca ottenne 32.000 voti contro i 6.600 dei fascisti. Perch i fascisti ottennero un successo cos relativamente grande? I comuni dove il loro successo fu maggiore erano in gran parte molto poveri. I fascisti promettevano alla popolazione edilizia scolastica, ponti, caserme, insomma: lavoro. I socialdemocratici in quel periodo erano gi sconfitti e non potevano presentarsi alle elezioni per sostenere un programma sociale e di libert. La Lega Tedesca con i suoi slogan che mettevano in primo piano il problema culturale non interpret le esigenze materiali della popolazione (rappresentava infatti i contadini e la borghesia, per i quali la disoccupazione non esisteva). Strumentalizzando miseria e disoccupazione i fascisti volevano conquistare le simpatie della popolazione. La tattica fascista non poteva essere seriamente contrastata dalle grida della Lega Tedesca contro i traditori del popolo. Inoltre non bisogna dimenticare che la stampa sudtirolese si era espressa molto positivamente in occasione della presa del potere di Mussolini. Lodio contro i rossi e contro la sinistra, alimentato a suo tempo dal clero e dai politici borghesi sudtirolesi, incominciava a produrre i suoi frutti. Solo cos si pu capire come mai, il 23 maggio 1924, il consiglio comunale di Laces, composto esclusivamente da sudtirolesi tedeschi, senza esservi minimamente costretto concesse a Mussolini la cittadinanza onoraria. Ancora un episodio, forse il pi grave, illustra il fallimento totale dei politici della Lega Tedesca. Nella prima seduta del neoeletto Parlamento il deputato socialista Giacomo Matteotti prese la parola e condann la violenza esercitata dai fascisti durante le elezioni. Alcuni giorni dopo scomparve e nellagosto 1924 fu trovata la sua salma in un boschetto vicino a Roma. Picchiatori fascisti lo avevano assassinato. A causa di questassassinio tutti i deputati antifascisti si ritirarono dal Parlamento e si riunirono sullAventino. Dichiararono di non voler tornare in Parlamento prima che fosse stata ripristinata la legalit nel Paese. Richiesero lo scioglimento della milizia

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fascista responsabile del delitto, una legge elettorale proporzionale e nuove elezioni. Questi partiti speravano che il re destituisse Mussolini con la stessa rapidit con cui laveva chiamato a formare il governo due anni prima. Chi non aveva aderito allatto di protesta degli antifascisti erano, oltre ad alcuni giolittiani, i deputati sudtirolesi. Forse speravano di conquistarsi cos le simpatie di Mussolini. Mussolini, per, pass alla controffensiva: afferm di assumersi la responsabilit morale e politica di ci che era accaduto e contemporaneamente annunci la chiusura del Parlamento. Nello stesso giorno entrarono in vigore alcune leggi che limitarono gravemente le libert politiche della popolazione italiana; tutte le forze dellordine vennero mobilitate contro eventuali insurrezioni e la dittatura ebbe cos inizio. Poco dopo seguirono dei provvedimenti che colpirono tutta la popolazione antifascista dItalia ed anche i sudtirolesi: le redazioni dei giornali furono costrette ad assumere collaboratori fascisti ed a sottomettersi alle loro direttive. In Sudtirolo ci significava la fine della stampa tedesca: ora usciva il Giornale delle Alpi, fascista ed in lingua tedesca.

Litalianizzazione del Sudtirolo


Nel febbraio del 1926 entr in vigore la legge che stabiliva che i sindaci eletti in tutti i comuni con meno di 5.000 abitanti dovevano essere sostituiti da podest di nomina governativa: nella lista dei 78 podest nominati per il Sudtirolo cerano 72 nomi italiani e 6 tedeschi. Nelle scuole la lingua dinsegnamento divenne definitivamente quella italiana: linsegnamento privato del tedesco venne proibito se impartito contemporaneamente a pi di tre allievi. Era linizio delle scuole delle catacombe tedesche, scuole segrete nelle quali dei volontari impartivano linsegnamento del tedesco ai bambini sudtirolesi nei masi o nelle cantine. Anche negli uffici pubblici la lingua tedesca fu sostituita da quella italiana: i funzionari tedeschi venivano sollecitati a scegliersi un posto in una provincia italiana in cui desideravano essere trasferiti. Nel 1926 incominci unaltra tappa dellitalianizzazione: tutti i cognomi che sembravano avere origine italiana e che erano stati tedeschizzati dovevano essere nuovamente restituiti alla forma italiana. Chi portasse un cognome tedesco puro, poteva cambiarlo con uno italiano. Ci valeva soprattutto per i dipendenti pubblici, se volevano mantenere limpiego. Si pu quindi affermare che nel periodo fascista la legislazione italiana non solo neg alla minoranza tedesca il riconoscimento dei suoi caratteri peculiari, ma eman norme dirette alla cancellazione di tali caratteri.3
Forniamo di seguito un sommario elenco di decreti significativi ai fini della snazionalizzazione: R.D. 29 maggio 1925 n. 8000 - Sostituzione con nomi italiani della toponomastica tedesca; Decreto prefettizio 8 agosto 1925 n. 12637 - Proibizione delluso dei termini Tirolo, Sudtirolo, sudtirolese, ecc. Decreto delle Autorit scolastiche della citt di Bolzano 18 settembre 1923 - Proibizione dellinsegnamento privato della lingua tedesca; Decreto delle Autorit scolastiche della citt di Bolzano 5 maggio 1924 n. 3189 - Uso esclusivo della lingua italiana negli asili; D.L. 23 maggio 1924 n. 1122 e Decreto prefettizio 1 settembre 1926 - Zona militare in Alto Adige; R.D. 24 aprile 1924 n. 815 - Assorbimento dellIstituto provinciale di credito agrario da parte dellIstituto di credito fondiario; R.D.L. 15 ottobre 1925 n. 1796 e D.M. 25 dicembre 1925 - Uso obbligatorio della lingua italiana nei tribunali; Decreto della Viceprefettura di Cavalese 12 dicembre 1925 n. 1614 - Uso esclusivo della lingua italiana nellistruzione religiosa;
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Il processo di italianizzazione seguiva anche altre strade. Venne favorita, e anche direttamente promossa, una immigrazione italiana nella zona: inizialmente si trattava soprattutto di funzionari statali, militari, borghesia commerciale e professionale, e poi lentamente anche di imprenditori edili e industriali, albergatori ed infine di operai. Lattivit economica locale fu compressa e assorbita o comunque subordinata agli interessi economici italiani. Inoltre, accanto a insediamenti industriali, commerciali, edilizi, turistici e professionali italiani, sempre pi massiccia divenne in tutta la provincia la presenza militare e burocratica dello Stato: caserme, uffici, strade militari, impianti bellici.4 Intorno al 1935 ha luogo unindustrializzazione della zona da parte di grossi complessi industriali italiani (Montecatini, Falk, Lancia); prima di quella data gli stabilimenti principali erano stati centrali elettriche; in quellanno invece si ha la nascita ufficiale della zona industriale di Bolzano, collegata con i centri del Nord italiano e da essi dipendente (Acciaierie, Magnesio, autoveicoli, veicoli industriali, alluminio ecc.). Tale industrializzazione, tuttavia, non produsse la nascita di una classe operaia locale, dato che il fascismo import operai italiani (spesso reduci con qualche benemerenza), fornendo loro anche abitazioni ed un minimo di infrastrutture sociali (le semirurali). I dati testimoniano da soli questa massiccia immigrazione (cfr. Tab. 1). Anche lindustrializzazione, quindi, avviene allinsegna dellitalianizzazione. LAlto Adige nel periodo fascista si trova dunque ad essere diviso in due zone: luna, quella urbana e di fondovalle, compresa nellespansione industriale promossa dal fascismo; laltra, quella montana, emarginata completamente e lasciata a se stessa e compressa nel suo naturale sviluppo. In quel periodo accanto allitalianizzazione forzata operata da una parte, si registra la penetrazione di agenti nazisti dallaltra, che svolgono propaganda filogermanica fra i sudtirolesi. Nascono alcune cellule segrete, fra cui il movimento delle Calze Bianche che sono pi il simbolo del nazismo che dellautonomismo altoatesino. La propaganda nazista si intensifica nel 1934 e, attraverso lattivit del Volksbund fr Deutschtum im Auslande (Lega per il germanesimo allestero), viene creata una vera e propria rete organizzativa locale.

R.D. 2 luglio 1926 n. 1152, R.D. 16 dicembre 1926, D.M. 27 febbraio 1928 - Licenze per lattivit commerciale; Decreto prefettizio 16 novembre 1927 n. 7622 - Proibizione di iscrizioni in lingua tedesca sulle tombe; Decreto prefettizio del 1927 - Obbligo di costruire gli edifici pubblici in stile italiano; R.D.L. 26 aprile 1925 - Nomina prefettizia dei segretari comunali; R.D. 4 novembre 1928 - Totale introduzione della legislazione civile italiana; R.D.L. 28 settembre 1934 n. 621 - Zona industriale di Bolzano; L. 7 gennaio 1937 - Autorizzazione allE.R.A. di espropriare terreni. 4 Dal discorso di Mussolini alla Camera nella seduta del 27 febbraio 1927: Il problema delle minoranze allogene non si risolve, lo si capovolge. Lo si capovolge inondando le zone di frontiera di gente nostrana: ma di gente che occupi stabilmente il suolo, le fabbriche, gli alberghi, che per rango, per posizione sociale-finanziaria, per cultura, possa competere con i detentori odierni della propriet e li soverchi; che costituisca, insomma, in condizioni di superiorit, colonie compatte, dominanti la produzione e il traffico della provincia. Premessa di tutto ci lacquisto, la conquista del suolo, eseguita secondo un determinato programma e con larghi mezzi. Dalla A.A.A. (Associazione Alto Adige) XXX, p. 778: Uno dei provvedimenti coi quali il Governo fascista viene immettendo nella vita della nazione le terre di frontiera, in particolare fra i provvedimenti che mirano a dare nuovo incremento alla citt di Bolzano, capoluogo dellAlto Adige, Bolzano nuova, Bolzano grande, Bolzano italianissima, una vera e tipica creazione del Governo fascista. Vi concorrono senza distinzioni regionali e tanto meno provinciali, le forze vive di tutta la nazione. Accanto allagraria, al commercio e alle virt impellenti dellalta cultura, si schierano ora le risorse dellindustria.

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Le opzioni
Al fine di eliminare la questione altoatesina, Italia e Germania stipularono lAccordo di Berlino (23 giugno 1939), col quale fu stabilito il trasferimento entro i confini del Reich dei cittadini sudtirolesi che avessero optato per la cittadinanza tedesca. La scelta, da effettuarsi entro il 31 dicembre dello stesso anno, era facoltativa e volontaria, ma solo in apparenza; di fatto forti pressioni vennero esercitate sulla popolazione sudtirolese da parte della propaganda nazista, facendo credere, fra laltro, che il governo italiano avrebbe trasferito al sud coloro che fossero rimasti, e che - se le opzioni fossero state plebiscitarie - si sarebbe magari ottenuta lannessione del Sudtirolo alla Germania. Per i sudtirolesi si trattava di un dilemma profondo: la minaccia di dover lasciare la propria terra per il sud o per il nord. La loro debolezza politica induceva a vedere il nazismo come valida alternativa al fascismo e le pressioni dei propagandisti influirono notevolmente sulla scelta che fu perci non libera o comunque non cosciente. Le opzioni produssero una profonda lacerazione nella societ sudtirolese e nelle singole famiglie: chi decise di partire doveva abbandonare la sua Heimat, chi decise di restare (i Dableiber) era considerato un traditore del popolo sudtirolese. Queste le cifre delle opzioni: totale degli aventi diritto allopzione: 246.036 optanti per la Germania: 211.799 (86%) optanti per lItalia: 34.237 (14%) A causa dello scoppio della guerra solo 74.500 circa lasciarono in seguito il Sudtirolo.

L8 settembre 1943 e lAlpenvorland. La Resistenza.


LItalia entr in guerra nel giugno del 1940 e ci fin per rallentare prima e per bloccare poi lesodo dei sudtirolesi conseguente alle opzioni. L8 settembre 1943 fu salutato in modo diverso dagli abitanti italiani e tedeschi del Sudtirolo. Nella confusone che segu allarmistizio i reggimenti dislocati in Alto Adige si sciolsero; conemporaneamente le formazioni tedesche occuparono teste di ponte e caserme. I soldati italiani, prigionieri, furono concentrati sui piazzali del Talvera ed allo stadio di Bolzano per essere poi avviati ai campi di prigionia in Germania. Ettore Tolomei fu arrestato e trasferito in Turingia. Il controllo dellordine pubblico fu affidato al SOD (Sdtiroler Ordnungsdienst, servizio dordine sudtirolese), una formazione di polizia nazista locale. Commissario prefetto fu nominato lesponente nazista Peter Hofer. Le province alpine, Alto Adige, Trentino, Belluno, furono raggruppate nella Operationszone Alpenvorland (Zona di Operane Prealpi) a capo della quale fu posto il Gauleiter Franz Hofer. Di fatto lAlto Adige era stato annesso al Terzo Reich. Gli italiani La situazione degli italiani della zona era incerta: essi non costituivano ancora una comunit a causa delle modalit della loro recente immigrazione e delle diverse provenienze regionali (al primo posto il Trentino, seguito dal Veneto e dalla Lombardia) e per laspetto sociale ed occupazionale: negli anni Venti e Trenta prevalentemente terziario e pubblico impiego, a partire dal 1935/36 soprattutto immigrazione operaia. La concentrazione italiana aveva caratterizzato i grandi centri (Bolzano, Merano, Bressanone e Brunico), mentre fu molto scarsa nei paesi e nelle valli, limitata a dipendenti dellapparato dello Stato (podest, segretari comunali, carabinieri,

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impiegati); oppure a quelle famiglie contadine che vivevano lesperienza della conquista del suolo, cio detenevano in affitto ununit agricola dellOpera Nazionale Combattenti e dellEnte Rinascita Agraria. Sul fronte politico il controllo del partito fascista sul gruppo italiano dellAlto Adige nel Ventennio stato solo di facciata. Lo documentano i rapporti dei Federali che lamentano scarsa partecipazione a livello di attivisti. Non va inoltre dimenticato il fatto che non sono pochi i casi in cui limmigrazione in Alto Adige stata in un certo senso forzata (antifascisti, o comunque persone sospette). Con la massiccia immigrazione operaia della seconda met degli anni Trenta, legata alla creazione della zona industriale di Bolzano, si cominci a segnalare nel capoluogo anche la propaganda clandestina delle cellule comuniste. Per la maggioranza il regime fascista era strettamente identificabile con lo Stato, con gli enti, con le associazioni, attorno a cui gravitava tutta la vita quotidiana del gruppo italiano in provincia. Il 25 luglio 1943 la notizia della caduta di Mussolini e della costituzione del nuovo governo Badoglio non scaten fra gli italiani della provincia le manifestazioni di tripudio verificatesi nelle principali citt italiane. Da registrare soltanto delle sporadiche demolizioni di simboli del PNF e di Mussolini e qualche incidente nella zona industriale di Bolzano. Secondo il rapporto del prefetto Zanelli furono proprio le maestranze delle fabbriche bolzanine (soprattutto della Lancia) a destare preoccupazione per lordine pubblico. Il 31 luglio gli operai della Lancia scioperarono per due ore contro lentrata nel Regno di truppe corazzate tedesche. infatti la situazione militare, cio il transito sempre pi massiccio almeno in provincia delle truppe della Wehrmacht a rendere chiaro almeno questo: la guerra sarebbe terminata e, per ogni evenienza, i germanici avrebbero tentato di assumere il controllo della penisola. La svolta decisiva nellopinione pubblica italiana si attu al ritorno dellARMIR (Armata Italiana in Russia): ci che i reduci raccontavano smentiva ogni velleitaria affermazione della propaganda. LAlto Adige era stato nei mesi di febbraio e marzo 1943 una delle prime province ad ospitare reduci in campi di segregazione. Ovunque cresceva in Italia lostilit verso la Germania, ritenuta la vera responsabile della guerra. Ma in Alto Adige ci avvenne proprio nel momento di massimo impegno della propaganda nazista nei confronti degli optanti. L8 settembre bast una notte perch la provincia passasse militarmente in mano germanica. A differenza di quanto accadde nel resto dItalia, qui i militari italiani non poterono contare sullappoggio della popolazione nel loro tentativo di sottrarsi alla cattura. Il capoluogo fu lunico centro in cui ci pot avvenire, mentre si rivel quasi impossibile nei centri minori e nelle valli per la presenza capillare del SOD. Oltre ai militari i primi ad essere investiti dal repentino colpo di mano germanico furono gli agenti di pubblica sicurezza. Alcuni riuscirono a fuggire, quelli che rimasero furono subordinati ai reggenti tedeschi delle questure: di fatto furono tenuti a disposizione senza particolari incarichi. In seguito furono destituiti e messi a disposizione del Ministero degli Interni di Sal. Il questore di Bolzano, ad esempio, ricevette alla fine di marzo del 1944 una lettera di dispensa dal servizio da parte del Commissario Supremo nellinteresse del servizio e per la non conoscenza della lingua della maggior parte della popolazione e conseguentemente per mancanza della capacit di adattarsi alle esigenze della Provincia. La proibizione di ricostituire il partito fascista fu giustificata da Franz Hofer con la speculare proibizione per il partito nazionalsocialista, ci allo scopo di evitare attriti nella delicata situazione etnica della provincia. In seguito alle ripetute proteste di Sal verr anche risposto da parte germanica che la popolazione italiana non sembrava

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mostrare grande interesse per la ricostruzione del partito. Del resto, gi nellaprile del 1942, nellultima riunione dei segretari federali del PNF con Mussolini era stato lamentato lo scarso entusiasmo fascista degli altoatesini, soprattutto dei nuovi immigrati. Nellinverno del 1943, comunque, si diede il via alla costituzione di un movimento fascista clandestino. Gli scopi principali dovevano essere questi: mantenere contatti con il governo di Sal, attraverso una rete di informatori, per riferire a Mussolini gli effetti annessionistici che avevano le ordinanze del Commissario Supremo; ricevere direttive, finanziamenti e soprattutto assicurazioni riguardo litalianit dellAlto Adige, per propagandarle al gruppo italiano in provincia; sollecitare un passo ufficiale da parte di Mussolini presso il governo di Berlino, o quanto meno delle dichiarazioni ufficiali alla stampa concernenti le due zone di operazioni; sollecitare Mussolini perch chiedesse a Berlino di autorizzare la costituzione di una Brigata Alpina, formata dalle leve italiane della provincia. Nei rapporti degli informatori altoatesini pervenuti alla segreteria particolare del Duce vengono riferite puntualmente le lagnanze riguardo al nuovo stato di cose. Ad esempio la rimozione di monumenti, cippi, targhe italiane. lo sfratto ingiunto ai contadini italiani che avevano in affitto i masi dellONC; la mancata diffusione di stampa in lingua italiana; le trasmissioni dellEIAR solo in lingua tedesca; la chiusura dei cinematografi; la chiusura e requisizione di molte scuole e la precaria situazione degli insegnanti; il ritiro di molte licenze a negozianti ed artigiani italiani, i cui esercizi venivano affidati a dei gerenti (Kommissarische Leiter). In una posizione di equidistanza dal movimento fascista clandestino e dal CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) si colloc un gruppo giovanile, definitosi apolitico, che anteponeva la difesa dellitalianit della provincia a qualunque differenza ideologica e politica. LAzzurra Stella Alpina, divenuta in seguito Brigata Giovane Italia; ottenuto un invio di armi, avr un ruolo non secondario, inquadrata allinterno delle forze partigiane, nei giorni della liberazione. Lattivit del CLN altoatesino (guidato da Manlio Longon) cominci allinizio del 1944. Espressione della Bolzano dirigenziale ed impiegatizia, stent ad imporsi sulle cellule autonome delle fabbriche. Tuttavia lopera da esso svolta fu importante. Non solo cerc di rappresentare i partiti democratici italiani, ma anche di coinvolgere antinazisti sudtirolesi attraverso contatti con limprenditore Erich Amonn. Inoltre cre una rete di assistenza nel Durchgangslager di via Resia, prepar diverse fughe, invi relazioni ed accolse inviati del CLNAI, organizz la propaganda nelle fabbriche. Londata di arresti da parte del SD alla fine del 1944 decapit lorganizzazione. Longon fu ucciso sotto interrogatorio, molti dirigenti finirono nelle celle dei politici in campo di concentramento, alcuni riuscirono a fuggire. Ogni attivit clandestina cess quasi (a parte lassistenza al lager) fino allarrivo, agli inizi del 1945, di Bruno De Angelis, inviato del CLNAI per organizzare il passaggio dei poteri in vista della resa tedesca. De Angelis assunse i pieni poteri come prefetto in provincia in nome del governo italiano poco prima dellarrivo degli alleati. I sudtirolesi Nella popolazione tedesca l8 settembre segn per la maggior parte la rinascita di speranze di riunificazione alla madrepatria e la collaborazione con le autorit naziste fu spesso attiva.

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Negli anni 1940-43 il gruppo etnico tedesco era venuto a trovarsi in una situazione alquanto precaria. Pi dell80% aveva optato per la nazionalit germanica e per il conseguente trasferimento al Reich. In seguito solo un terzo effettivamente vi si trasfer. La maggioranza di essi aveva s rinunciato alla cittadinanza italiana ma ancora non aveva conseguito quella tedesca in quanto dimorante in territorio italiano. La situazione cambi radicalmente con la caduta di Mussolini il 25 luglio 1943. Per molti era solamente il preludio ad un imminente cambio di alleanze da parte italiana, perci la Germania prepar accuratamente loccupazione della penisola, ci che avvenne in seguito allarmistizio dell8 settembre in poche ore, come s detto. Per molti sudtirolesi era arrivato il momento della liberazione dal dominio italiano e del ritorno alla patria tedesca. Finalmente lo spettro del trasferimento in Germania era sparito: ora la provincia di Bolzano sicuramente doveva venir annessa al Reich (almeno cos speravano i pi). Ma, per motivi di politica estera (rapporti fra Reich e Repubblica Sociale Italiana), ci non avvenne. Formalmente il Brennero rimase il confine fra la Germania e la neonata RSI. Di fatto, per, vennero create delle Zone di operazione lungo il confine italiano: la Operationszone Adriatisches Kstenland (Zona di operazione del litorale adriatico), e una seconda a sud del confine settentrionale italiano, la Operationszone Alpenvorland (= Prealpi), sottraendo le province orientali e le province di Bolzano, Trento e Belluno ad ogni influenza delle autorit repubblichine. Nonostante lennesima delusione inferta loro dal Fhrer i sudtirolesi - o meglio: la maggioranza dei sudtirolesi) accettarono la nuova situazione perch finalmente sfuggiti allo status di minoranza e di nuovo tornati, sia pur precariamente, alla nazione dominante. Inizi una radicale opera di trasformazione e di integrazione della ZOP nella sfera nazista. Lintera societ in provincia di Bolzano, dallamministrazione locale e sociale allambito culturale e scolastico, dalla chiamata alle armi allamministrazione della giustizia e allordine pubblico, tutto venne organizzato sulla falsariga di una paragonabile provincia del Terzo Reich. Soltanto in ambito economico, soprattutto per la zona industriale di Bolzano, lintegrazione nellarea economica dellAlta Italia rest pressoch invariata, per altro anchessa aggregata e subordinata agli interessi economico-militari germanici. Questa trasformazione, o meglio, questi primi passi verso una possibile integrazione portarono in breve tempo molti sudtirolesi a posti di responsabilit, dai quali erano stati tenuti lontani dalle autorit fasciste per oltre ventanni. Amministratori locali, distrettuali, provinciali, il corpo docente delle scuole di vario grado presero servizio in quel biennio. Erano loro la base, il nucleo amministrativo-culturale della futura provincia di Bolzano nellambito dellistituenda regione autonoma Trentino-Alto Adige. Non tutti i sudtirolesi, per, erano dalla parte dei nuovi dominatori. Un gruppo consistente si trov presto guardato con sospetto o emarginato: i Dableiber, ossia coloro che nel 1939 scelsero la Heimat invece dellemigrazione. Dalle loro fila, ma anche da parte di optanti per la Germania delusi o ricredutisi, uscirono i resistenti dellAndreasHofer-Bund. A questi, nel maggio del 45, si rivolsero gli alleati quando giunse lora di un nuovo inizio allinsegna della democrazia. Dato per che erano scomodi sia ai gruppi dominanti tedeschi in Sudtirolo (perch costituivano la dimostrazione lampante del fatto che la resistenza al nazismo era una scelta altamente morale e fattibile) sia ai gruppi dominanti italiani in Alto Adige (perch altrettanto in maniera lampante testimoniavano il fatto che non tutti i sudtirolesi erano unaccozzaglia di nazisti inferociti), tutti concorsero a far cadere nel dimenticatoio per decenni questa parte rilevante della nostra storia. Vediamo, dunque, alcuni aspetti della Resistenza sudtirolese al nazifascismo. Come s pi sopra accennato, nonostante la maggior parte dei sudtirolesi nel 1943 avesse salutato entusiasticamente larrivo dei tedeschi come liberatori dallodiato giogo fascista e non pochi fossero i simpatizzanti ed i convinti sostenitori del nazismo, presto alcuni

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cominciarono ad opporre resistenza: in particolare si opponevano alla polizia tedesca ed alla continuazione della guerra. Nel corso di soli due anni di occupazione tedesca 17 sudtirolesi furono giustiziati o morirono in campo di concentramento. Altri 250 furono internati per ragioni politiche e di essi 130 in campi di sterminio. Tutto ci mentre la maggior parte della popolazione maschile era impiegata sui vari fronti. Tutti i sudtirolesi abili alle armi furono arruolati nella Wehrmacht (lesercito tedesco) o irregimentati nelle unit locali di polizia. Chi si rifiutava veniva fucilato. Molti sudtirolesi furono inquadrati nelle SS. Neanche a ci ci si poteva opporre senza rischiare la pena capitale o larresto dei famigliari. Nondimeno alcuni osarono farlo Il giovane bolzanino Mayr-Nusser, capo della giovent cattolica diocesana, non volle prestare giuramento alle SS per incompatibilit con la propria fede religiosa. Bench si fosse dichiarato disposto a fare atto di fedelt alle forze armate, cos come viene richiesto da ogni Stato, fu accusato di sabotaggio e imprigionato. Durante il viaggio verso Dachau Mayr-Nusser fu lasciato morire su un vagone ferroviario in sosta. Nel corso di un attentato compiuto da partigiani italiani a Roma il 23 marzo 1944 contro una unit sudtirolese di polizia (l11a Compagnia del Polizeiregiment Bozen) composta di riservisti arruolati coattivamente furono uccisi 34 sudtirolesi. Per rappresaglia le SS agli ordini del maggiore Herbert Kappler trucidarono alla periferia della citt (alle fosse Ardeatine) 335 ostaggi italiani. Il comandante del battaglione Bozen rifiut di obbedire allordine di portare a compimento lesecuzione obiettando che i suoi uomini erano tutti cattolici che non se la sentivano di sparare su ostaggi inermi. Verso la fine del 1944 si costituirono anche in Sudtirolo gruppi di resistenza armata, formati da uomini che rifiutavano di servire nelle file dellesercito tedesco. Uno di questi era il nucleo attivo Andreas-Hofer-Bund che poi, dal suo comandante, prese il nome di Egarter Gruppe. Questa formazione partigiana combatteva contro i nazisti e i fascisti e non c da meravigliarsi del fatto che in Sudtirolo questa lotta venisse condotta soprattutto per motivi religiosi, anche perch la tradizione democratica e socialista era stata totalmente distrutta dai fascisti. Obiettivo del gruppo Egarter era lautodecisione dei sudtirolesi ed il gruppo consisteva di centinaia di sudtirolesi che intrapresero azioni di sabotaggio in Val Passiria, in Val Pusteria, in Val dUltimo, in Val Martello, in Val dIsarco. Il gruppo Egarter tenne contatti anche con formazioni della resistenza del Tirolo del Nord, ed uno dei suoi membri, Erich Amonn, come s detto, fu in contatto anche con i partigiani italiani al comando di Manlio Longon.

Laccordo di Parigi
Allindomani del secondo conflitto mondiale il diritto allautodeterminazione continu ad essere negato ai sudtirolesi; lAustria tuttavia, grazie alla mediazione dellInghilterra e a consultazioni dirette con lItalia ottenne la concessione di unautonomia. Lo statista trentino Alcide De Gasperi, in qualit di ministro degli Esteri italiano ed il suo collega austriaco Karl Gruber, che in precedenza era stato Capitano regionale del Tirolo, sottoscrissero il 5 settembre 1946 lAccordo di Parigi. Laccordo, per espresso desiderio della Gran Bretagna, fu recepito nel trattato di pace con lItalia. Con la Costituzione del 1948 lItalia non istitu una regione autonoma per i soli sudtirolesi, ma contro il loro volere cre la regione Trentino-Alto Adige. Con il successivo statuto dautonomia (14 marzo 1948), elaborato senza lintervento dei rappresentanti sudtirolesi, a detta regione venne data la denominazione ufficiale di Trentino-Tiroler Etschland. In seno alla regione furono create le province autonome di Trento e di Bolzano, ciascuna con un proprio consiglio provinciale ed una propria

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giunta. La maggior parte delle competenze (facolt di emanare leggi e di amministrare) fu per riservata alla regione nei cui organismi politici (Giunta regionale con sede a Trento, Consiglio provinciale con sede alternativamente a Trento e a Bolzano) i sudtirolesi di lingua tedesca vennero a trovarsi in minoranza. In tal modo fu realizzata laspirazione dei trentini allautonomia aggirando, per, allo stesso tempo, lapplicazione dellaccordo di Parigi (che avrebbe dovuto assicurare, invece, lautonomia ai sudtirolesi di lingua tedesca). Inoltre taluni punti fondamentali dellaccordo non furono attuati, per esempio: lequiparazione della lingua tedesca a quella italiana, misure di incentivazione economica, lassunzione dei sudtirolesi negli uffici pubblici. Limmigrazione degli italiani nei tempi immediatamente successivi allaccordo risult addirittura intensificata. Lo stesso statuto di autonomia rimase in parte lettera morta perch non furono emanate le necessarie norme di attuazione. Per questa ragione la provincia di Bolzano non pot esercitare le competenze che le spettavano in materia scolastica. La stessa cosa avvenne nel settore economico relativamente allagricoltura. Gli sforzi dei sudtirolesi di usufruire pienamente almeno dellamministrazione separata si infransero contro lostinato atteggiamento dei conservatori democristiani trentini, i quali, forte di una consistente maggioranza, perseguivano esclusivamente i loro interessi politici ed economici.. Nel frattempo era venuto meno anche il movimento autonomistico trentino ASAR, sorto subito dopo il 1945, che si era dichiarato disposto a collaborare intensamente con i sudtirolesi. Esso non aveva potuto resistere alle pressioni della Democrazia Cristiana. In seguito a tutto ci in Sudtirolo si fece sempre pi forte il grido di Los von Trient (via da Trento). Al gruppo etnico ladino, inoltre, vennero garantite particolari misure di tutela solo in provincia di Bolzano (Gardena e Badia) ma non anche in quelle di Trento (Fassa) e di Belluno (Livinallongo e Ampezzo).

Il Pacchetto
Dopo numerosi quanto vani tentativi presso il governo italiano di ottenere la piena applicazione dellaccordo di Parigi, i sudtirolesi si rivolsero allAustria nella sua qualit di firmataria dellaccordo, invitandola ad intervenire presso il governo italiano. Dal momento che le trattative, iniziate nel 1956, sembravano fare progressi solo su questioni di trascurabile importanza, lAustria nellautunno del 1960 si appell allONU che, al termine di un lungo dibattito, adott allunanimit la risoluzione in base alla quale invitava lAustria e lItalia a riprendere le trattative dirette. La risoluzione stabiliva che le finalit dellaccordo di Parigi consistevano nella salvaguardia del carattere etnico della popolazione di lingua tedesca in provincia di Bolzano e del suo sviluppo culturale ed economico. Fu cio chiarito in quali termini dovesse essere intesa lautonomia. Nel 1961, per dare maggior visibilit presso la pubblica opinione alle richieste sudtirolesi sistematicamente ignorate dallo Stato italiano, alcuni gruppi di sudtirolesi - in parte finanziati con fondi di dubbia provenienza - iniziarono la stagione degli attentati dinamitardi che non sempre furono incruenti e talvolta causarono la morte di militari italiani e di membri delle forze dellordine. Lo Stato rispose con la repressione poliziesca, larresto e la condanna di quanti caddero nelle maglie di polizia e carabinieri e con il sequestro dei loro beni. Sollecitate da due risoluzioni dellONU (ottobre 1960 e novembre 1961) le trattative bilaterali fra Italia e Austria ripresero e si conclusero il 30 novembre 1969 a Copenaghen con un patto fra i due ministri degli esteri Waldheim e Moro. I due governi concordarono un pacchetto di diritti a favore dei sudtirolesi elaborato da una commissione (commissione dei 19) formata da 11 italiani e 8 sudtirolesi. Il pacchetto fu approvato ed accettato da una debole maggioranza della Sdtiroler Volkspartei, nella

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sua veste di democratica rappresentante della popolazione interessata. Il pacchetto ha trovato applicazione nella legge costituzionale del 10 novembre 1971 e nel nuovo statuto dautonomia del 31 agosto 1972. Pur mantenendo la cornice di una Regione comune, ufficialmente denominata Trentino-Sdtirol, alle due province di Trento e di Bolzano vengono riconosciute pi ampie competenze, in particolare nel campo dellagricoltura, del commercio, dellindustria, del turismo e della produzione di energia elettrica. Le competenze specifiche nel settore scolastico e nella cultura sono state ridefinite e cos pure quelle concernenti lattivit edilizia pubblica. Con la promulgazione delle norme di attuazione sono state infine trasferite numerose competenze direttamente dallo Stato alle due province, fra cui la delega in materia di avviamento al lavoro. In seguito a ci nel futuro gli uffici statali e parastatali saranno occupati sulla base di criteri di proporzionalit, quale risulta dalla consistenza effettiva dei tre gruppi linguistici.

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DINAMICA DEMOGRAFICA IN SUDTIROLO DAL 1910 AL 1961


Tab. 1 - Composizione etnico-linguistica della popolazione Anni 1910 1921 1931 1936 1939 1953 1961 Tot. popol. 251.451 254.735 289.720 323.147 350.000 345.772 373.863 Sudtirolesi 223.913 199.771 228.610 233.373 239.000 214.257 232.717 Ladini 9.730 9.910 10.410 11.090 11.950 12.696 12.594 Italiani Altri

7.030 10.770 20.548 24.506 48.500 2.200 77.484 1.200 98.550 1.000 114.568 4.125 128.271 281

1921/1934: limmigrazione italiana, in questa prima fase, rappresentata soprattutto da funzionari statali, militari, borghesia commerciale e professionale, imprenditori edili e albergatori. 1935: inizia limmigrazione di operai in seguito alla creazione della zona industriale di Bolzano. Sensibile aumento della popolazione fino al 1939. 1953: brusca diminuzione della popolazione in seguito alle opzioni e alla guerra. 1954/1961: dal 1954 laumento della popolazione dovuto soprattutto al movimento naturale, tuttavia negli ultimi anni del periodo si assiste ad un movimento migratorio abbastanza sensibile che riduce il tasso di incremento della popolazione.

DINAMICA DELLA POPOLAZIONE ATTIVA IN SUDTIROLO


Tab. 2 - Distribuzione della popolazione attiva nei settori economici Settori economici 1910 Agricoltura e foreste Artigianato e industria Trasporti Commercio e servizi Pubb. Amm. Prof. Lib. Totale pop. attiva 82.976 22.588 4.043 19.847 5.750 135.204 Valori assoluti 1939 1951 103.900 44.905 6.236 24.312 25.211 204.564 62.388 34.058 5.914 28.726 15.308 146.372 Valori % 1939 1951 50,8 21,9 3,1 11,9 12,3 100 42,7 23,2 4,o 19,7 10,4 100

1961 49.001 44.966 6.689 43.101 16.343 160.103

1910 61,4 16,7 3,0 14,7 4,2 100

1961 30,6 28,1 4,2 27,0 10,1 100

Dal 1910 al 1961 si assiste ad una notevole diminuzione di addetti nel settore agricolo con uno spostamento della struttura economica verso i settori secondario e terziario il cui incremento pi forte si avuto nel ramo della pubblica amministrazione. In generale si nota che il tasso di incremento della popolazione attiva nel suo complesso tanto modesto da rappresentare in realt una diminuzione (se lo si rapporta allaumento della popolazione). Questo fenomeno presente, in misura ancora maggiore, anche nelle altre regioni italiane. La forza-lavoro resa libera dallagricoltura passata direttamente al settore terziario e, solo in misura limitata, al secondario. Il fenomeno della terziarizzazione qui pi sensibile che in Trentino e nel resto dItalia.

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Riferimenti bibliografici:
8.9.43. Italien und Sdtirol/Italia e Alto Adige 1943-45, Storia e Regione/Geschichte und Region 3/1994 BALDINI, Enrico: Storia e cronaca del 1922, Circolo culturale G. Matteotti quad. n. 5, Merano 1988 BAUR, Christof (a cura di): Storia del Sudtirolo fino al 1926, I parte, FLM comitato di Gestione 150 ore, Bolzano CAVINI, Vittorio-FERRANDI, Maurizio-BALDINI, Enrico: Nomi e toponimi, Circolo culturale G. Matteotti quad. n. 4, Merano CAVINI, Vittorio: Quando ai tedeschi cambiarono il nome, Circolo culturale G. Matteotti quad. n. 2, Laives FERRANDI, Mario: LAlto Adige nella storia, Calliano 1972 FERRANDI, Maurizio: 1939: le opzioni, Quaderni dellAlto Adigen. 6, Bolzano 1979 FORCHER, Michael: Il Tirolo. Aspetti storici, Wien 1984 GANDINI, Umberto: Quelli di via Rasella, Quaderni dellAlto Adigen. 1, Bolzano 1979 GRUBER, Alfons: Sdtirol unter dem Faschismus, Bozen 1974 HARTUNGEN, Christoph H. von: Zur Lage der Sdtiroler in der Operationszone Alpenvorland (1943-1945), in: Storia e regione/Geschichte und Region 3/1994, pp. 119135 LAZAGNA, G. B.: Der Fall des Partisanen Pircher, CUC/La Comune, Bolzano 25 aprile 1975 Note sulla Resistenza sudtirolese/Wiederstandsbewegung in Sdtirol, CUC Bolzano, cicl. in proprio, giugno 1976 PAGLIARO, Paolo: Il monumento alla vittoria, Circolo culturale G. Matteotti quad. n. 3, Laives ROMEO, Carlo: La popolazione italiana nella Zona di Operazioni delle Prealpi (1943-45), in: Storia e regione/Geschichte und Region 3/1994, pp. 75-81 STEURER, Leopold: Sdtirol zwischen Rom und Berlin 1919-1939, Wien 1980 Sommario
Il Sudtirolo sotto lImpero austro-ungarico....................................................................................................1 La socialdemocrazia e i contadini...................................................................................................................2 Lannessione del Sudtirolo allItalia e le sue conseguenze politiche ed economiche......................................5 La marcia su Bolzano................................................................................................................................10 Il Sudtirolo sotto il fascismo.........................................................................................................................10 Litalianizzazione del Sudtirolo....................................................................................................................13 Le opzioni.....................................................................................................................................................15 L8 settembre 1943 e lAlpenvorland. La Resistenza...................................................................................15 Gli italiani.................................................................................................................................................15 I sudtirolesi...............................................................................................................................................17 Laccordo di Parigi...................................................................................................................................19 Il Pacchetto...............................................................................................................................................20 DINAMICA DEMOGRAFICA IN SUDTIROLO DAL 1910 AL 1961......................................................22 DINAMICA DELLA POPOLAZIONE ATTIVA IN SUDTIROLO...........................................................22 Riferimenti bibliografici:..............................................................................................................................23